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LETTERA APERTA ALL'AMMINISTRATORE DELEGATO

La desertificazione di Telecom colpisce duramente Torino

I lavoratori di Telecom Italia intendono esprimerLe la loro delusione sui continui e reiterati progetti aziendali tutti mirati ad estinguere progressivamente la forte presenza nazionale della Telecom e sul nostro territorio in particolare, soprattutto dal punto di vista occupazionale e professionale.

Telecom a Torino era fino a pochi anni addietro un patrimonio del territorio che si identificava fortemente con il mondo delle telecomunicazioni. Chi lavorava al suo interno aveva un senso di appartenenza molto forte e coincidente con la sua dirigenza, a tal punto che si schierò compatto al fianco di chi come Lei tentò di difendere l'azienda dall'attacco dell' Opa ostile con proposte impegnative quale la fusione con Deutsche Telekom.

Fino ad allora Telecom era la prima azienda europea nella telefonia mobile; tra le prime al mondo sulla telefonia fissa; aveva a Torino un centro di ricerca tra i più qualificati al mondo con capacità e di incidere e indirizzare attraverso le sue competenze il mondo delle Tlc; Torino era la sede legale sia di Tim che di Telecom; aveva centinaia di professionalità impiegate nella ex finanziaria di Telecom e nella sua governance; Torino aveva un centro elaborazione dati (oggi si chiamerebbe I.T.) con competenze e professionalità che erano di sostegno all'intera azienda; sempre a Torino era proprietaria dei palazzi più prestigiosi del centro.

Purtroppo le cose andarono diversamente e dopo alcuni anni di saccheggio professionale, dell'occupazione, di immobili aziendali, di vendite ed esternalizzazioni, tutte finite con fallimenti e licenziamenti, si provò un pò di tranquillità solo nel momento in cui Lei ritornò al comando dell'azienda.

Sfortunatamente la tranquillità durò molto poco, poiché ci si accorse subito della totale continuità con le decisioni del passato della nuova dirigenza, ovvero; licenziamenti, esternalizzazioni, riduzione del perimetro aziendale, dismissioni e mai nessun piano di rilancio affiancato da investimenti, progetti di valorizzazione degli attuali livelli occupazionali finalizzati ad una politica mirata a nuove internalizzazioni e definizione dei propri asset nazionali ed internazionali.

Ricordiamo che solo pochi anni fa eravamo un’azienda con oltre 120 mila dipendenti, si investivano miliardi per le nuove tecnologie ed eravamo senza un euro di debito. Oggi siamo meno di 60 mila e da anni le varie proprietà hanno preferito pagare alti dividendi agli azionisti e dare stipendi faraonici ai manager, senza proporre una reale strategia di rilancio della nostra azienda.

In queste ore i lavoratori vengono a conoscenza dei nuovi progetti dell'azienda che, contrariamente agli annunci fatti dall'amministratore delegato attraverso una lettera ai dipendenti in cui diceva “Noi tutti facciamo parte di una grande realtà aziendale e dobbiamo esserne fieri. Telecom Italia è un patrimonio che appartiene a tutti noi e dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre facoltà per continuare a salvaguardarne la competenza e per garantire un futuro prospero”, nel nuovo piano industriale si appresta a frazionare la Telecom in una sommatoria di scatole- azienda da razionalizzare oggi per magari vendere domani ( Grande Telecontact, Grande SSC, HRS) senza un minimo di garanzie industriali e occupazionali per quasi 8000 esuberi.

Come si può definire “una grande realtà aziendale” se solo dopo pochi giorni questa grande realtà è disposta a far uscire dal corpo Telecom attività importanti e essenziali come l'Information technology in SSC, attività di governance in HRS o attività di gestione dei clienti in Telecontact ?

Cosa resterà della grande Telecom dopo gli interventi decisi dal nuovo piano industriale ? Forse solo la rete. Però, considerando che la gestione di importanti interventi di assurance per la manutenzione dell’attuale rete in rame non è assunta come scelta strategica ma persegue una politica sempre più sbilanciata sugli appalti e su pratiche di outsourcing, si conferma una politica di risparmio che mal si concilia con l’obiettivo di accrescere il

numero dei clienti ed il loro valore.

Come possono ancora identificarsi con l'azienda i lavoratori quando la dirigenza li considera solo un costo da efficientare attraverso licenziamenti, cessioni ad aziende, inserimenti in scatole-azienda dal futuro già segnato come in tutti i casi precedenti (Tils, Accenture, H P, Amuser, Avago ecc).

Si è superato ogni limite e questa volta i lavoratori si opporranno con tutte le loro forze ad un depotenziamento, mediante le azioni previste, che definitivamente ridurrebbero la Telecom in uno spezzatino di aziende a tempo determinato senza nessuna prospettiva ne per chi viene ceduto ne per chi resterà in azienda in assenza di garanzie e prospettive.

TORINO 27, maggio, 2010

I LAVORATORI LE RSU E OOSS DI CATEGORIA PIEMONTE