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SULLA CRITICA AL DETERMINISMO DEI FENOMENI FISICI

Author(s): PAOLO ROSSI


Source: Rivista di Filosofia Neo-Scolastica, Vol. 22, No. 5 (SETTEMBRE-OTTOBRE 1930), pp.
325-338
Published by: Vita e Pensiero Pubblicazioni dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/43066066
Accessed: 23-09-2016 13:15 UTC
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PAOLO ROSSI

professore di Cosmologia nell'Universit Cattolica del S. Cuore

SULLA CRITICA AL DETERMINISMO


DEI FENOMENI FISICI

Assistiamo oggid ad un fatto che a tutta prim


no e cio: mentre il determinismo dei fenomen

i suoi pi validi sostenitori i meccanicisti -

estenderlo non solo ai fenomeni vitali ma agli


invece esso trova gli oppositori pi radicali nel
costruendo una muova Meccanica la quale perm
delle scienze fisiche di cui si avuto sentore

scientifico.

Dir fin d'ora che sulla critica al determinismo non v' affatto accordo

nemmeno fra gli specialisti, perch se da una parte non si trova affatto ne-

cessario di abbandonare le vecchie posizioni deterministiche, dall'altra si

arriva ad affermare che per comprendere le nuove teorie fisiche bisogna rinunciare al principio di causalit oppure si parla di un libero arbitrio della

Natura nei suoi fenomeni elementari

In ogni modo le discussioni, iniziatesi in Germania, hanno avuto una


certa eco tanto in Francia che in Italia (veggasi qualche notizia in un'appendice alla presente relazione).
Si ricordi che nelle famose ed interminabili discussioni sulla relativit

einsteiniana i dialoghi avvenivano spesso fra fisici e filosofi che reciproca-

mente si fraintendevano. Invece le odierne discussioni sul determinismo si

sono svolte finora prevalentemente fra fisici, sia pure di mentalit diversa
(fisici sperimentali e teorici), e sono gli stessi teorici della nuova meccanica
che hanno Paria di voler combattere dei pregiudizi filosofici.
Per entrare in argomento sar opportuno premettere poche parole su
quello che, dal punto di vista fisico, si intende per determinismo dei feno-

meni.

Si ammette cio, come un postulato, che tutti i processi naturali sono


univocamente e quantitativamente determinati dall'insieme delle condizioni
fisiche immediatamente anteriori, cos che se fissato lo stato iniziale di un
sistema (come le posizioni e le velocit dei suoi punti materiali) restano per(#) Quest'articolo tratto da una relazione tenuta lo scorso gennaio dall'autore in
una riunione della Societ italiana per gli stud filosofici e religiosi . (N. d. R.)
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fettamente determinati tutti gli stati successivi (posizioni e velocit in un


tempo qualunque).
Quanto alla interpretazione del principio stesso, essa diversa secondo
il punto di vista in cui ci poniamo: se si tratta di fenomeni fisici che con
sentono la rappresentazione matematica e noi ci poniamo dal punto di vis
delle teorie rappresentative o simboliche (della fisica matematica), il deter
minismo dipende dal fatto che le leggi che regolano i processi naturali so
esprimibili mediante equazioni differenziali, cio mediante relazioni fra l
variazioni infinitesime delle grandezze, per es. fra una variazione infinitesim
del tempo e quella corrispondente della velocit, onde nel linguaggio c
mune si dice che lo stato o la configurazione di un sistema materiale dipend
in modo univoco da quello posseduto nell'istante immediatmente prec

dente.

Note poi queste leggi elementari (in senso matematico), il calcolo inte*
graie insegna (come dice la parola) ad integrare gli effetti di tutte queste
variazioni infinitesime durante un intervallo di tempo determinato, e quin
a dedurre lo stato del corpo dopo un tempo qualunque. In modo analogo si
pu risalire ad uno stato anteriore qualsiasi. Secondo questo punto di vista
in tanto valido il principio deterministico, in quanto sono valide le equa

zioni differenziali.

Invece secondo quello delle teorie meccaniciste o pi in generale di tutte


le teorie esplicative o figurative, il determinismo dei fenomeni che noi osser-

viamo una conseguenza del determinismo dei fenomeni elementari che


obbediscono alle leggi della meccanica o dell'elettromagnetismo, aventi a
loro volta carattere deterministico per la ragione sopra detta; ma secondo
questa concezione vi possono essere eccezioni nei fenomeni complessi (ma*
crcscopici), dato il loro carattere statistico, come fra poco si vedr.

Infine dal punto di vista filosofico il determinismo ha radici pi pro*


fonde perch concepito come una conseguenza del principio di causalit o
di ragione sufficiente, per cui gli effetti preesistono virtualmente nelle cause
efficienti, e se queste cause sono materiali (si esclude cio il libero arbitrio)
gli eventi non possono essere diversi da quelli che sono.
questo un principio che il filosofo ammette per forza di ragione e
non solamente, come vorrebbero taluni oppositori, per il fatto che l'uomo
assiste al ripetersi di determinati effetti, quando si verifica il concorso di

determinate cause.

Tornando ora alle due interpretazioni fisiche far notare anche che si
mantiene pi aderente alla realt quella esplicativa in confronto dell'altra,
perch la prima ora nominata permette anche di darsi ragione delle apparenti
eccezioni. Com' noto, fra le teorie esplicative hanno un posto eminente
quelle meccaniciste e neo-meccaniciste, ma poich non intendo pregiudicare
la questione riguardante la natura dei fenomeni elementari e di difendere,
in particolare, il meccanicismo, chiamer in generale col nome di teorie esplicative quelle che (sia pure aiutandosi colle ipotesi) tendono a ridurre le pro^
priet che constatiamo coi sensi ed anche coi nostri strumenti, e le leggi em- 326 -

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piriche che riusciamo a stabilire dalle ripetute osservazioni od esperi


propriet ed a leggi primordiali, da considerarsi come vere propriet
sostanze materiali e vere leggi di natura, e non come propriet secon

o derivate.

Ora, queste teorie esplicative, com' noto, considerano i corpi come costituiti da un numero estremamente grande di particelle e le loro propriet
come propriet dell'aggregato; in altri termini i fenomeni che noi osserviamo
globalmente sono da considerarsi come risultati statistici di un numero estremmente grande di fenomeni elementari. In tali teorie esplicative il postulato
deterministico affermato essenzialmente pei fenomeni elementari; quanto
agli effetti globali si presenta invece la questione se essi non possono offrire
delle apparenti eccezioni a detto principio.
Sperimentalmente si ha la riprova del determinismo dei fenomeni fisici
mediante la verifica delle previsioni a carattere quantitativo, le quali sono
possibili se si conoscono le condizioni iniziali e la legge di variazione , per
dette previsioni non possono essere che approssimate per la limitata precisione
dei nostri mezzi di misura ne! determinare le condizioni iniziali. Ma allora

lecita la domanda : se col perfezionarsi idealmente dei nostri mezzi di misura


- cio anche oltre ogni possibilit pratica - possibile avere un valore sempre pi esatto di una certa grandezza fisica, oppure se questo mon possibile
per la natura stessa dell'ente che si vuole misurare.
Se per es. si vuol misurare la pressione esercitata da un gas sopra una
parete, si potr raggiungere una approssimazione sempre maggiore col ere"
scere in perfezione lo strumento di misura, a condizione di riferirsi ad un'area
non troppo piccola, ma se si volesse misurare la pressione in un punto od
in una piccolissima regione attorno ad esso, non si pu prescindere dal fatto
che questa pressione il risultato statistico di un grandissimo numero di
urti, i quali si susseguono irregolarmente e che solo per la legge dei grandi
numeri si pu ritenere praticamente determinato il numero di urti sopra
una determinata superficie e per un intervallo di tempo determinato. In realt
non esiste un numero preciso e costante; dunque in questo caso la precisione
delle misure non limitata solo dalla imperfezione dei nostri strumenti di
misura, ma dalla natura stessa dell'ente da misurare. Lo stesso dicasi della

temperatura in un punto del corpo, dipendente essenzialmente dalla energia


cinetica molecolare che singolarmente varia di continuo e solo in media, oppure statisticamente, pu ritenersi determinata.

Che tutto ci possa essere motivo di apparenti eccezioni al principio deterministico non solo dal punto di vista concettuale, ma anche sperimental-

mente, lo si pu vedere con un esempio: sembra non esservi nulla di pi


determinato della caduta di un grave, appena esso lasciato libero, anche se
immerso in un fluido, purch questo sia specificamente pi leggero. Per fissare le idee, si immagini una sferetta di argento in seno all'acqua: lasciata
a s, deve cadere secondo la verticale. La previsione del fenomeno sembra
assoluta, almeno dal punto di vista qualitativo (caduta), ma non si tratta di
un fenomeno semplice, poich la presenza del fluido (acqua) importa che, oltre
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all'azione di gravit, si esercitino su quella sferetta degli impulsi da par


molecole del mezzo, impulsi i cui effetti statisticamente si compongo

una risultante verso l'alto di intensit costante che non altro che la ben

nota spinta della legge di Archimede Ma se supponiamo che la sferetta vada


sempre pi rimpiccolendosi, si arriver ad un punto in cui si verificheranno
delle fluttuazioni sensibili attorno a detta media statistica che d la spinta,
cos da aversi un moto di caduta sensibilmente perturbato (per es. un moto
a zig-zag) e che potr essere oggetto di osservazione coll'aiuto di un suffi'
ciente ingrandimento.

Ancora di pi: supponendo che le dimensioni della sferetta diventino


dell'ordine di grandezza delle sospensioni colloidali (argento colloidale) non
saremo nemmeno pi sicuri di assistere sempre alla caduta dlia sferetta in
osservazione, perch ora si muover verso l'alto, ora verso il basso ed ora
verso altre direzioni. In tal caso non ci possibile alcuna previsione sul moto
effettivo della particella; il risultato globale degli urti non pi determina*
bile, ma ci nulla prova contro il determinismo dei fenomeni elementari (urto
delle molecole contro le particelle sospese e fra di loro). Queste riflessioni ci
fanno accorti di ritenere come apparenti le eccezioni al determinismo dei fenomeni naturali e ce ne suggeriscono la spiegazione nel loro carattere statistico,

come quando contiamo il numero degli atomi di elio espulsi nella disintegrazione degli atomi radioattivi.
Prima di proseguire sar bene fare queste due constatazioni. Si noti in
primo luogo che le teorie esplicative vedono queste eccezioni al determinismo
da un punto di vista pi esatto e pi esauriente che non le teorie simboliche.
Infatti che cosa potrebbe dire in proposito una teoria puramente rappresenta-

tiva che non voglia tenere conto se non dei fenomeni da noi osservabili,
escludendo cio quelli nascosti? Constatando che taluni fenomeni non sono
pi retti dalle usuali equazioni differenziali, che il valore di certe grandezze
non pi calcolabile o prevedibile in base ai valori precedenti, dedurr che
detti fenomeni non obbediscono alle leggi del determinismo e concluder che
tale principio non pi universale, mentre una teoria esplicativa, quale pu
essere una teoria cinetico-molecolare, ci dir che se vero che detto principio
appare in difetto in taluni fenomeni complessi a carattere statistico, non si
deve dire altrettanto dei fenomeni elementari.
La seconda osservazione torner utile per ci che si vedr in seguito: la
limitazione imposta alle nostre previsioni, non dalle imperfezioni dei nostri
strumenti di misura, ma dal carattere statistico dei fenomeni, presenta questo
di particolare che in generale si corrispondono due grandezze in modo che,
se vogliamo determinare l'una colla massima esattezza, dobbiamo rinunciare

all'esattezza dell'altra.

Ecco senz'altro degli esempi: nel misurare la pressione esercitata da un


fluido, se si vuol misurare il valore della pressione senza incontrare incertezze per le possibili fluttuazioni, bisogna riferirsi ad un'area non troppo piccola, poich solo allora il numero degli impulsi sar abbastanza grande da
dare un risultato medio che possa esprimersi con precisione e rimanga costante col tempo.
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Se vogliamo invece riferirci ad un'area estremamente piccola (si prescinde


in queste considerazioni da ogni difficolt pratica) bisogna rinunciare ad u
valore ben determinato della pressione ed accontentarsi di una media stati
stica o di un valore probabile. Altro esempio: se si vuole misurare la velocit
di caduta di una piccolissima particella in seno ad un fluido bisogna riferirs
ad un tratto percorso di una certa lunghezza; se invece vogliamo limitarci
ad un percorso piccolissimo non avremo una velocit ben determinata ne i
valore, ne in direzione per l'intervento dei cos detti moti browniani. Cos
pure nel seguire la disintegrazione radioattiva, contando gli atomi di elio
espulsi (raggi alfa), bisogner seguirla per un intervallo abbastanza lungo s
si vuole ottenere la costante di trasformazione con una certa precisione, op
pure limitandosi a brevi intervalli di tempo si andr incontro alle irregola
rit statistiche e non si potr avere che una media grossolana,

Ci premesso, vediamo ora come la crisi delle teorie fisiche, portata dalle
ipotesi dette quantistiche, ha provocato anche la crisi del determinismo.
Le teorie cinetiche molecolari che, colPaiuto dei metodi statistici avevano

ottenuto successi quasi insperati nei diversi campi della fisica, si sono trovate
ad un certo punto davanti a difficolt insormontabili, ad altrettanti vicoli
ciechi che mi contenter di enumerare: i calori specifici dei corpi specialmen^
te alle pi basse temperature, la legge di raggiamento per incandescenza del
cos detto corpo nero, i fenomeni fotoelettrici ed in un tempo posteriore tutto

il vasto campo della spettroscopia co* suoi numerosi e complicati spettri di


emissione e di assorbimento, colle loro innumerevoli righe, di cui la molte"
plicit, non sempre facilmente discernibile, complica maggiormente le cose.
Per tutte le accennate difficolt si resa possibile una via d'uscita ed insieme
si sono spiegati ed anche previsti altri fenomeni, ammettendo un'ipotesi, detta
dei quanti , gi di per se inconciliabile colle teorie basi, quali sono da consi'
derare la meccanica newtoniana e l'elettromagnetismo, e ad essa si sono poi
aggiunte altre ipotesi e restrizioni pure in contraddizione colle dette teorie

classiche.

La ipotesi dei quanti postula anzitutto che negli scambi di energia rag"
giante fra materia ed etere (cio nell'emissione e nell'assorbimento delle ra**
diazioni) questi avvengono solamente secondo multipli interi di quantit eie*
mentari di energia : per queste non sono - come le quantit elementari di
elettricit - tutte uguali fra loro, sibbene sono legate essenzialmente al pe*
riodo di vibrazione ossia alla frequenza (numero di periodi al secondo): pre*

cisamente maggiore la frequenza e proporzionalmente pi grande il

quantum elementare. Se si denota cio con q detto quantum e con f


la frequenza, si pu esprimere detto legame mediante la formula q = hf, in
cui la costante h di proporzionalit, detta costante di Planck, deve ritenersi
come una costante universale ed assoluta, cio indipendente dalla natura dei
corpi che prendono parte ai fenomeni e dal genere delle radiazioni. questa
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una relazione fondamentale che ormai pu ritenersi di carattere sperimenta


perch verificata in tutti i fenomeni a cui essa applicabile.

Ora se si applica questa ipotesi non solo ai processi di emissione o d


assorbimento della luce, ma anche a quelli di propagazione, non si pot

pi assumere, come modello di una sorgente luminosa, un centro vibrator


attorno a cui l'energia uniformemente distribuita si propaga per onde, m
piuttosto si dovr paragonare remissione di luce ad un'esplosione di granu
di energia di diverso valore a seconda di quella che si chiama frequenza di
vibrazione; maggiore quindi per i raggi visibili che per quelli infrarossi, pi
grande ancora per quelli ultravioletti, infine granuli enormi pei raggi X,
enormi si intende per l'energia trasportata da ciascuno, non per il volum
intorno a cui nulla sappiamo di positivo.
Non sar superfluo, a questo punto, aggiungere qualche cenno su ta*
lune esperienze che possono far quasi toccar con mano l'esistenza di quest
quanti di luce , come furono chiamati.
Si dato il nome di fenomeno fotoelettrico alla emissione di cariche

negative (elettroni) da parte di corpi colpiti da radiazioni di una certa qualit


o frequenza (raggi ultravioletti, raggi X); ora la velocit e quindi l'energia
di moto di tali corpuscoli espulsi sotto l'azione dei raggi non in nessuna
maniera influenzata dall'intensit della radiazione, come sarebbe ovvio supporre, ma unicamente dipende dalla loro frequenza, e precisamente l'energia
di moto ch'essi posseggono uguale (salvo un eventuale lavoro di estrazione
dell'elettrone dal corpo) al quanto q dato dalla formula fondamentale. Va
aggiunto c^e se elettroni dotati di questa energia di moto la dovessero cedere
integralmente urtando contro un ostacolo (come sarebbe l'anti-catodo nei tubi
per raggi X) darebbero origine a raggi aventi la stessa frequenza /. Ma ci
che sorprende ancor pi che siffatti granuli di energia si comportano come

se fossero corpuscoli materiali, quando incontrano un elettrone sul loro

cammino. Avviene cio un urto come fra due masse materiali: l'elettrone
viene rimbalzato da una parte ed il quanto di luce devia dall'altra, secondo
le leggi dell'urto meccanico, quindi con una certa perdita di energia che,
secondo la formula fondamentale, si rivela in una corrispondente diminuzione
di frequenza (effetto Compton). Ritorneremo allora alla teoria dell'emissione
di Newton? Tale ritorno non possibile perch bisogna pure dar ragione
dei fenomeni di interferenza, diffrazione ecc. che stanno sempre ad attestare
il carattere ondulatorio della luce. In generale poi questi fenomeni, ultimamente nominati, sono dominanti nelle radiazioni di grande lunghezza d'onda
e nelle onde elettromagnetiche, mentre vanno man mano cedendo terreno
ai fenomeni attribuiti ai quanti di luce col crescere della frequenza fino ad
arrivare ai raggi X molto penetranti, il che del resto ben naturale perch
sappiamo che colla frequenza cresce l'entit dei quanti elementari e quindi
anche l'intensit delle loro manifestazioni.
In ogni modo rimane questo enigma: come concepire una propagazione

di onde che dia conto dei quanti di luce e della loro natura quasi corpu-

scolare.

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Ma ancora altre difficolt sono sorte nell'applicare questa ipotesi de


quanti (che risultata assai feconda) ai modelli atomici in modo da prevedere colla massima precisione desiderabile i complicatissimi fatti spettrosco
pici. Il Bohr nel modello atomico che da lui prese nome, conserv la classic
immagine di elettroni puntiformi che descrivono delle orbite attorno al nu
cleo positivo, ma ha dovuto introdurre contemporaneamente altre ipotesi ch
contraddicono alla meccanica classica ed all'elettromagnetismo, per esempi
quella di ammettere come possibili solo certe orbite che corrispondono a determinati livelli energetici.
Il concetto fondamentale del Bohr questo: che finche l'elettrone descrive

una di queste orbite, si trova in uno stato stazionario e non irradia energi
ma quando l'elettrone salta da un'orbita ad un'altra emette od assorbe ener
gia raggiante in modo che sia verificata la relazione fondamentale dei quant
circa la frequenza /, cio l'energia liberata od assorbita sempre uguale al
prodotto hf o ad un suo multiplo intero. Tale ipotesi fu una delle pi feconde in previsioni che si siano avute nel campo dei fenomeni di emission
e di assorbimento delle radiazioni. Ma si comprese subito che una tale de-

scrizione dei fenomeni, in base alla meccanica classica, era estremamente

difficile o addirittura impossibile, e si pens che questa meccanica, che diremo


macroscopica, non potesse valere pei sistemi aventi dimensioni atomiche;
meglio ancora si pens all'esistenza di una meccanica pi generale, che valesse quindi anche nel campo dell'estremamente piccolo e che nel caso dei
sistemi macroscopici si potesse praticamente identificare colla meccanica di
Newton.

Sono sorte cos le cosi dette meccaniche quantistiche che non si potevano
costruire, come quelle di Newton, partendo da principi' suggeriti dalle osservazioni o dalle esperienze dirette, ma invece cercando una teoria matematica,
cio di tipo simbolico che fosse rigorosa e coerente e nello stesso tempo fosse
la pi adatta a rappresentare e sintetizzare i fatti conosciuti.

Anzi il criterio seguito primamente da Heisenberg e dalla scuola di

Gttingen stato quello di escludere da' suoi ragionamenti matematici qualsiasi grandezza che non fosse osservabile e misurabile : non si deve quindi par-

lare n di orbite o traiettorie di elettroni, n di velocit di rotazione entro

l'atomo. Invece si potr parlare di frequenze e di intensit di radiazioni emesse ed assorbite, di stati energetici degli atomi, che sono grandezze misurabili.
Non il caso di discutere qui questa attitudine rigidamente fenomenologica di Heisenberg, la quale non nuova nella storia della fisica, in quanto
che non differisce da quella degli energetisti, cio da quella strenuamente
sostenuta dal Duhem specialmente nel suo libro sulla teoria fisica, di cui ho
pubblicato in questa stessa Rivista uno studio critico (Anno 1927, fase. IV-V).
In appendice al presente articolo riportato anche il parere di Langevin in
proposito, ma per il momento si accolga pure la pregiudiziale di Heisenberg,
per poter seguire l'evoluzione delle teorie fisiche nel momento attuale.
L'apparato matematico adeguato a questa teoria estremamente compli-

cato e le regole di operazione sui simboli che Heisenberg introdusse nella


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sua teoria sono quelle che valgono per degli schemi (detti matrici) aventi un

numero infinito di termini.

A che cosa poi corrispondono fisicamente questi simboli? una questione


assai difficile a risolvere ma appunto nella interpretazione fisica di questi

simboli che sorta la critica al determinismo anche dei fenomeni elementari*

Si deve appunto ad Heisenberg il cos detto principio di indetermina *


ione o di imprecisione , secondo il quale se noi vogliamo determinare colla
massima esattezza la posizione per es. di un punto materiale, di un elettrone,
dobbiamo rinunciare a determinarne colla stessa precisione la velocit, op*pure se vogliamo determinare esattamente l'istante in cui esso passa da una
certa posizione, dobbiamo rinunciare a determinarne esattamente l'energia.
In generale vige questo principio che ad ogni grandezza fisica di carattere
estensivo (spazio, tempo) corrisponde un'altra di carattere intensivo (velocit,,
energia) in modo che quanto pi esatta la determinazione di una di esse,
e tanto meno esatta pu essere quella dell'altra, ed in termini pi matematici :
il prodotto degli intervalli di approssimazione di siffatte grandezze coniugate
una costante ed inoltre di grande importanza teorica il fatto che l'ordine
di grandezza di questa costante uguale a quello della costante h di Planck,
la quale viene cos ad acquistare un significato fisico diverso (e pi univer^
sale) di quello che pu risultare dalla formula q = hf. L'estrema piccolezza
di questa costante spiega perch la sua esistenza sfuggita per tamto tempo
ai fisici e con essa il principio di indeterminazione.
Un'altra teoria che pu sembrare meno lontana da un'interpretazione
concreta quella di Schrdinger che, pur conservando un certo simbolismo,
consente un'ovvia interpretazione di talune grandezze considerate nella teoria
stessa, la quale si svolge seguendo un'analogia, portata alle estreme conse^
guenze possibili, fra la traiettoria di un punto materiale ed un raggio lumi'
noso, godendo entrambi della propriet di conservarsi normali a certe supera
fici dipendenti dalle propriet del campo in cui si trovano (nel caso dei raggi
luminosi sono le superfici d'onda).
Grande interesse poi suscit la dimostrazione data dallo stesso Schrding
ger che la sua teoria non sostanzialmente diversa da quella di Heisenberg,
quantunque assai grande ne sia la differenza formale: dicendo che sono sostanzialmente uguali si vuol significare che portano entrambe alle stesse con^
seguenze circa le grandezze verificabili. La cosa non ha mancato di destare
una certa sorpresa per il fatto che la teoria di Heisenberg una teoria ad
aspetto discontinuo mentre quella di Schrdinger a tipo continuo.
Infine la teoria che ha consentito un'interpretazione fisica pi vicina al

tipo esplicativo quella di L. De Broglie, il quale ha tentato di conciliare

l'esistenza dei quanti di luce colla teoria ondulatoria, poich egli nella sua
teoria non ha abolite le onde, ma queste perdono il loro significato quasi
meccanico, che hanno nella classica teoria ondulatoria della luce, per appa^
rire semplicemente come un intermediario matematico che permette di pre-*
vedere le traiettorie dei quanti di luce. Secondo questa teoria si fa corrispondere la propagazione di un'onda anche al moto di un elettrone.
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Anzi, in un primo tempo, si considerato quel fenomeno fisico, ch


interpretiamo come il moto di un elettrone, come consistente in un
propagazione di onde, da cui il nome di meccanica ondulatoria Si con
adunque un treno di onde, detto anche un pacchetto di onde (Wellenpa
cio un fenomeno ondulatorio di limitata estensione, o pi precisament
a poche lunghezze d'onda, ciascuna delle quali abbia un ordine di gran
del milionesimo di mm.; si potr allora considerare questo gruppo di
di dimensioni trascurabili, cio come un punto; siccome poi siffatto tr
onde, secondo le leggi della nuova meccanica, si sposta come farebbe u
to materiale (per es un elettrone), cos si potr avere in detto treno
un'immagine fisica del corpuscolo, atta a darci ragione anche di talun
che la vecchia meccanica del tutto impotente a spiegare.
Si per es. trovato recentemente che i raggi catodici, se costituit
elettroni aventi tutti una medesima velocit, incontrando una struttur
lare, come quella dei cristalli, danno luogo a fenomeni di diffrazione
farebbero dei raggi a natura ondulatoria (raggi X di una determinata q
ed inoltre la lunghezza d'onda che in queste esperienze appare asso
quei corpuscoli coincide con quella che fa prevedere la teoria (i).
Ora, questa immagine fisica del corpuscolo va bene finch si consid
traiettorie aperte od anche chiuse, ma aventi grandi dimensioni risp
treno di onde immaginato, ma se invece dette dimensioni sono dello
ordine di grandezza, come si verifica nel caso delle supposte orbite deg
troni dentro l'atomo, allora non si ha pi un moto d'assieme di tutto i
d'onda lungo siffatte traiettorie, ma moti interni al treno stesso e l'ele
rappresentato da quel pacchetto di onde si dissolve, si spappola, per co
dentro l'atomo e non sar pi possibile attribuirgli un'orbita.
D'altra parte, per spiegare gli accennati fenomeni di diffrazione dei
corpuscolari, bisogna considerare delle onde piane indefinite che rappr
tino l'insieme statistico di tutto il fascio degli elettroni incidenti, cio
onde hanno piuttosto un significato statistico e rappresentano una prob

A siffatta conseguenza arrivano anche le teorie quantistiche e resta conferm

per diverse vie il principio di indeterminazione di Heisenberg, consis


- come si detto - nella limitazione reciproca dell'esattezza con cui si
sono determinare certe coppie di valori come quelli che danno la posi

e lo stato di moto.

Ecco espressa in altre parole l'accennata difficolt: non possibile conservare di un corpuscolo (per. es. di un elettrone) l'immagine semplice di un
piccolo oggetto avente contemporaneamente una posizione ed una velocit
ben determinate . Infatti se, come si preferisce oggid, si fanno corrispondere
onde piane indefinite di frequenza ben determinata (monocromatiche), il che
significa che anche l'energia ha un valore ben determinato, non ne rimane
(i) Pi recentemente (1930) si sono ottenuti risultati analoghi di diffrazione con raggi
corpuscolari costituiti non da elettroni, ma da molecole (di idrogeno e di elio). Per ulteriori particolari veggasi p. es. l'articolo di S. Kikuchi in: Physikalische Zeitschrift ,
n. 17, settembre 1930.
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ben definita la posizione; se invece, come si preferiva in addietro, si assoc


all'elettrone un treno d'onde ridotto (un pacchetto), la posizione meglio de
terminata, ma non la frequenza od il periodo, perch la teoria delle onde uv
segna che il campo spettrale occupato da questo sistema di onde che si pro
pagano come un pacchetto tanto pi esteso, - e quindi la frequenza tanto
meno precisa - quanto pi ristretto risulta il pacchetto*
Insomma queste onde della nuova meccanica non somo altro che rappre"
sentazioni simboliche delle posizioni e degli stati di moto dei corpuscoli, ch
ci possono dare in um certo punto dello spazio (col quadrato della loro am"
piezza) semplicemente la probabilit che un corpuscolo si trovi in questo pu
to in un certo istante, ma esse non permettono di prevedere con precisio
la sua posizione in base ad un'altra precedente. Giunto poi questo istante,
una nuova osservazione potr darci nuove indicazioni che ci permettano di
prevedere l'evoluzione ulteriore delle probabilit e cos via, ma non ci sar
dato di prevedere esattamente.
In conclusione, ci che si pu prevedere non sono gli eventi futuri , ma
solo le probabilit di tali eventi, ed solo perch le possibilit future sono
assai limitate ossia, come dice il Dirac, il libero arbitrio della natura molt
ristretto, che noi possiamo parlare ancora di leggi fisiche; tuttavia queste no
sarebbero leggi causali , ma solo leggi di probabilit (De Broglie). In altri te
mini - come dice lo stesso autore della teoria meccanica ondulatoria - quan
tunque noi troviamo un apparente determinismo nei fenomeni macroscopic
tuttavia quando discendiamo alle dimensioni atomiche, l'impossibilit di as
segnare contemporaneamente una posizione ed uno stato energetico ai cor
puscoli ci impedisce di costruire un modello dei fenomeni elementari* Attr
buire a questi corpuscoli una energia ben determinata l'unica maniera ch
ci permette di applicare il principio della conservazione dell'energia, d'altr
parte se vogliamo rappresentarceli chiaramente bisogna attribuir loro una
posizione, ma queste due cose insieme sono incompatibili alla scala atomica
Ora la impossibilit di precisare tutti gli elementi che si riferiscono ad un
certo stato attuale non consente di prevedere l'ulteriore fluire degli event
Quanto poi al determinismo dei fenomeni macroscopici, esso sembra ri"
goroso perch alla nostra scala il margine di imprecisione affermato dalla
nuova meccanica cos piccolo da sfuggire alle nostre misure, essemdo com
pletamentc mascherato dagli errori sperimentali.
Tale concezione dell'apparente determinismo macroscopico perfettamen
te accettabile, ma dove si impongono delle riserve o quanto meno delle chia
rificazioni di termini nella affermata necessit di rinunciare al determinismo

causale o, come altri dicono, al principio di causalit dei fenomeni elementar


Il De Broglie ed anche pi esplicitamente lo Schrdinger im un discorso
inaugurale tenuto all'Universit di Zurigo dice che l'abitudine che noi ab"
biamo a pensare in funzione di cause (causai zu denken) ha le sue origini ne
secolari osservazioni di quelle leggi di natura di cui recentemente abbiamo

(i) V a tal proposito l'articolo di L. De Broglie, Dterminisme et causalit dans l


hysique contemporaine , "in: Revue de Mtaphysique et de Morale , dicembre 1929.
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SULLA CRITICA AL DETERMINISMO DEI FENOMENI FISICI

constatato il carattere statistico onde tale abitudine va abbandonata dal m

mento che si reso poco probabile che le leggi elementari della natura a
biano carattere deterministico Aggiunge lo Schrdinger che la dimostrazi
del principio di causalit spetta ora ai sostenitori del principio stesso e n
la dimostrazione del contrario a quelli che ne dubitano, indotti a ci dall
studio delle leggi naturali.
Orat a parte il fatto che il principio di causalit ha un fondamento be
pi profondo che non ha la semplice osservazione dei legami che interce
dono fra i fenomeni naturali, non si vede come si trovi in difetto il princ
di causalit per le considerazioni svolte a meno che si voglia intendere p
principio di causalit quello che semplicemente afferma il determinismo
fenomeni naturali inteso nel senso che un corso di eventi rigorosamen
determinato dallo stato iniziale e da leggi di natura. Si concede allora ch
un tal determinismo non sempre valido e propriamente in difetto n
fenomeni a carattere statistico, ma si dovrebbe parlare esclusivamente d
determinismo senza porre in questione la causalit.
Ma oppongono taluni che, siccome si tratta di rinunciare al determinism
dei fenomeni elementari , non c' pi modo di descrivere i fenomeni co
causati da altri. Finche, dicono, il determinismo si trova in difetto nei fen
meni complessi di carattere statistico (esempio: spostamenti di granuli co
dali) si pu sempre immaginare che esso valga nei fenomeni pi semplici
ne sono la causa (moti molecolari), ma se dobbiamo rinunciare anche al d
terminismo dei fenomeni elementari, dove esso potr rifugiarsi?
Ho detto - fenomeni elementari - ma converr tornare sul significa
di tale espressione, troppo importante per le conseguenze filosofiche che s
vogliono trarre.

Anzitutto si tenga presente che la caratteristica dell'imprecisione


Heisenberg, affermata dalle nuove teorie pei moti dei corpuscoli, quel
stessa che si incontra nei fenomeni complessi a carattere statistico, cio qu
dell'impossibilit di precisare contemporaneamente due grandezze, l' una

carattere estensivo e l'altra di carattere intensivo, che determinano uno stato

elementare. Quindi la conseguenza pi ovvia che se ne dovrebbe trarre


che quei fenomeni che si presentano con questa medesima indeterminazione,
siano essi pure a carattere statistico e perci non siano, a rigore, elementari.
Solo in un certo senso spetta loro questa denominazione, in quanto che in
funzione di essi si cerca di descrivere gli altri pi complessi ed anche perch
sono manifestazioni dei veri o supposti elementi del cosmo ( elettroni, quanti
di luce, ecc.); ma se la interpretazione che oggid ne d la meccanica quantistica esatta, dobbiamo conchiudere che non si tratta dei veri fenomeni

elementari - de jure - i quali ci sono ancora affatto ignoti.

Cos vediamo che gli atomi radioattivi si trasformano disintegrandosi secondo leggi tali per cui possiamo solamente prevedere la probabilit di tali
trasformazioni: diremo forse che si tratta di un fenomeno elementare che

sfugge alle leggi del determinismo? o non piuttosto di un fenomeno complesso come tanti altri che si presentano con carattere statistico?
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PAOLO ROSSI

Si sa che le leggi statistiche coprono, in certo modo, la nostra ignor


esse non sono altro che leggi di probabilit e, come tali, vogliono esser
siderate come le leggi del caso, ma in tanto esse hanno valore in quant
gono altre leggi che rispetto ad esse possono essere considerate come

mentari.

Ed allora perch si vorrebbe negare che il nuovo principio di inde


minazione di Heisenberg, che ha tutti i caratteri di una legge statisti
appoggi a sua volta sopra una fondamentale determinazione delle legg

natura veramente elementari?

Anche il De Broglie (i) insieme ad altri che hanno trattato la presente


questione si domanda : indagando siffatte leggi di probabilit si arriver a
ritrovare quelle a tipo deterministico, come gi si trovato, dietro le leggi
statistiche dei gas, quelle deterministiche dei movimenti molecolari?
Taluni argomenti porterebbero a crederlo, ma sarebbe molto imprudente

affermarlo .

In ogni modo egli ammette la possibilit di una resipiscenza.


Ma intanto la conseguenza che lecito trarre da tale interpretazione delle
teorie quantistiche che anche i fenomeni ritenuti elementari, cio quelli
che si attribuiscono ai supposti elementi dei corpi (elettroni, protoni, quanti
di luce) presentano il carattere di indeterminazione proprio dei fenomeni sta"
listici.

In conclusione: la critica al determinismo dei fenomeni fisici, che il me"


todo statistico applicato alle ipotesi cinetiche"molecolari aveva sollevato a
proposito di taluni fenomeni retti da leggi statistiche o di probabilit, venne
estesa dalle moderne teorie, quantistiche - che furono imposte dai recenti
sviluppi della fisica - anche ai fenomeni detti elementari perch presentati
dagli elementi del cosmo (elettroni, quanti di luce, protoni), ma arbitrario
concludere per una fondamentale indeterminazione dei fenomeni veramente
elementari ed ancora pi arbitrario pretendere la rinuncia al principio di cau"
salit che non entra affatto in questione, inteso almeno nel senso filosofico.

APPENDICE

Avevo gi redatto la presente nota, quando venni a conoscenza dell'in


eressante rendiconto di una seduta della Societ francese di filosofia, tenut
il 12 settembre 1929 (2), nella quale si discusse appunto sul tema Determ
nismo e causalit nella fisica contemporanea . L'esposizione della tesi ant
determinista venne fatta da L. De Broglie per in tono moderato, e pres
parte alla discussione Borei, Einstein, Langevin ed altri. In generale ha p
valso il senso di moderazione e di prudenza: mi contenter in questa bre
appendice di un accenno al parere espresso da Einstein, il quale fa distinzio

(1) Articolo citato: Dterminisme et causalit, ccc.


(2) V.: il Bulletin de la Soc. fran. de Philosophie , N. 5 (ottobre^dicembre) 19
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SULLA CRITICA AL DETERMINISMO DEI FENOMENI FISICI

fra determinismo di fatto e determinismo di diritto; concede cio che si p


dubitare della possibilit di raggiungere una rappresentazione a carattere
terministico, ma osserva che non si pu negare a priori tale possibilit.
notare che il determinismo sperimentale ha gi incontrato difficolt analo
a quelle attuali e conclude : l'indtermination des lois actuelles ne sign
pas l'impossibilit d'atteindre des lois prcises; le principe de causalit th
rique n'est pas atteint par une difficult de la causalit empirique .

Anche il Langevim osserva che la situazione attuale non senza pr


cedenti ne dal punto di vista scientifico, n da quello filosofico. Egli

segnala il pericolo di un eccessivo antropomorfismo, come quando si parla


una scelta fatta dalla natura al presentarsi di una semplice impossibilit
prevedere con una precisione illimitata l'evoluzione di un sistema particol
Infine a proposito dell'attitudine fenomenologica - di Heisenberg (di
cui si fatto cenno nella presente Nota), osserva che ntlly storia della fis
si manifestata altre volte la stessa tendenza davanti ad analoghe diffic
(ricorda, ad esempio, l'energetismo), ma il Lange vin ritiene, unitament
Meyerson, che una tale attitudine non pu avere per i fisici un caratter
definitivo, e che rappresenta solo una posizione di ripiego; a ripiegamenti
questo genere hanno fatto seguito, in passato, nuove e feconde offensiv
intese nel senso di andar oltre alla esperienza immediata e conchiude cos
c'est par rapport une reprsentation qu'il peut tre question de dterm

nisme o d'indtermination. La tendance profonde de la physique est


chercher constamment perfectionner la reprsentation, pour y inclur
maximum possible de dtermination. Notre science n'a pas d'autre sens et

renoncerait elle-mme si elle s'arrtait sur ce chemin .

Quanto ai pareri dei fisici italiani, se ne pu avere qualche informazione


dagli Atti recentemente pubblicati dalla XVIII Riunione della Societ It. per
il progresso delle scienze (i), tenuta in Firenze. La tesi indeterminista venne
esposta dal Persico ed i fondamenti sperimentali della nuova teoria vennero
illustrati dal Fermi.

Ecco per qualche saggio delle opposizioni o delle riserve avanzate dai
fisici presenti. Lo Straneo, pur dichiarandosi disposto a qualche concessione,
soggiunge (p. 377) : ma dove non posso seguire gli indeterministi estremi
nel credere che sarebbe assurdo studiare, magari solo ipoteticamente, da quali

eventuali fenomeni determinati possano derivare logicamente quelle risultanze


statistiche che ci interessano. E pi innanzi: per me il principio di inesattezza ha esclusivamente un valore analogo a quello della dimostrazione di
Einstein della impossibilit pratica di sincronizzare due orologi in due sistemi
differenti ed in moto relativo, per mezzo di esperienze fisiche... In queste
condizioni mi pare proprio prematuro discutere di necessarie modificazioni
del principio di causalit . Infine fa presente che lo stesso Planck , l'illustre
autore della teoria dei quanti, ha espresso opinioni nello stesso senso.
Il Corbino (pag. 379)* dopo di aver esposto talune osservazioni a com(1) Atti del Congresso , vol. I, pag. 372 e segg.
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PAOLO ROSSI

plemento della esposizione teorica fatta dal Persico, fa sapere che, in riguardo
al principio di indeterminazione, i fisici sperimentali sono forse anche pi
convinti dei teorici, ma i nuovi teorici indeterministi, coll'opporsi al principi
di causalit, vanno ancora pi in l, com'egli mostra con degli esempi, ed
in ci che i fisici sperimentali sono restii a seguirli. D'altra parte, egli osserva
la fisica teorica non ha bisogno di arrivare a siffatta negazione: basterebbe
affermare che la fisica si pu fare senza conoscere il principio di causalit ed
allora la fisica teorica prenderebbe la posizione gi tenuta dalla termodinamica, che permette la previsione quantitativa dei fenomeni senza spiegarne
il meccanismo, ma senza escludere che quel meccanismo esista.
Fra le altre opposizioni alla tesi indeterministica estrema baster qui
um cenno a quella del Castelli il quale incomincia coll'osservare che altro
il principio di causalit ed altro la causalit in senso fisico e conclude rimproverando ai fisici indeterministi di uscire dal loro campo per invadere
indebitamente quello della metafisica,

RI ASSUNTO

Nella prima parte l'A., dopo d'aver precisato il significato ch


parola determinismo, mostra con esempi come possano present
cezioni al principio deterministico in quei fenomeni che, per il lo
non permettono che previsioni di probabilit. Nella seconda par
pi recenti teorie, dette quantistiche, portino ad un principio d
toglierebbe la possibilit di descrivere i fenomeni come causati
critico che chiude l'articolo si giunge alla conclusione che ar
fondamentale indeterminatezza dei fenomeni veramente elementa
necessario rinunciare al principio di causalit.

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