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LA SIMULTANEIT SECONDO EINSTEIN SOTTO L'ASPETTO SCIENTIFICO-SPERIMENTALE

Author(s): PAOLO ROSSI


Source: Rivista di Filosofia Neo-Scolastica, Vol. 16, No. 1 (GENNAIO-FEBBRAIO 1924), pp.
36-46
Published by: Vita e Pensiero Pubblicazioni dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/43065867
Accessed: 23-09-2016 13:15 UTC
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DOTT. PAOLO ROSSI


Professore di cosmologia nell'Universit cattolica del sacro Cuore

LA SIMULTANEIT SECONDO EINSTEIN


SOTTO L'ASPETTO SCIENTIFICO-SPERIMENTALE

La nuova definizione di simultaneit, che costituisce una delle basi


della teoria della relativit speciale, fu presa in considerazione, dal punto
di vista filosofico, dal prof .Jacques Maritain in un articolo comparso
questa stessa Rivista (1) ed intitolato La metafisica dei fisici o la simultaneit secondo Einstein . Non quindi il caso, almeno per ora, di ripren
dere la questione dallo stesso punto di vista, tanto pi che l'egregio Autor
nominato tocc, come si dice, il vero nocciolo della questione distinguend

il concetto filosofico di un ente dalla definizione che pu essere meglio utiliz-

zata da fisici in quanto che permette la misura dell'ente che si vuol de


finire; in altri termini dir che bisogna ben distinguere la definizione
intesa nel senso filosofico dalla convenzione che si usa in fisica per pro
cedere alle misure. Aggiunger anzi che a tale distinzione io sottoscrivo
anche come fisico, quantunque il sullodato Autore lasci credere che i fisic
- oltrech un debole per la teoria di Einstein - abbiano anche la con-

suetudine di identificare il concetto di una cosa colla definizione che loro

serve per la misura (2).


Prima di chiudere la presente nota mi permetter di citare le opinioni

di diversi fisici a proposito di siffatti ardimenti relativistici e si vedr come

fra di essi esista non minore riserbo ad accettarli che non fra i filosofi

meno rinunciatari (del buon senso). Ora dir solamente che distinzioni
dello stesso genere occorrono ai fisici abbastanza sovente nella interpretazione dei risultati sperimentali (che sono per lo pi risultati di misure)
e ne dar un esempio in una prossima nota a proposito del concetto di
massa che, identificata senza le dovute distinzioni colla quantit di materia,
ha fatto dire e scrivere a diversi autori frasi come queste : la materia non
altro che energia, la materia non esiste, e simili.
Tornando, dopo questa parentesi, alla simultaneit secondo Einstein,
ritengo che valga la pena di considerare anche la questione dal punto di
(1) Fascicolo di settembre-ottobre 1923.
(2) Anzi in un punto dice esplicitamente : Einstein commette questo errore e
certo non il solo a commetterlo; il peccato comune de' suoi fratelli, i fisici,

come dei matematici filosofanti intorno alla natura. Enrico Poincar vi caduto

prima di lui.
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vista fisico, vale a dire di mostrare se e fino a qual punto i fisici siano

costretti a modificare la definizione di simultaneit - e di abbandonare

di Conseguenza le antiche convenzioni per la misura del tempo e dello


spazio - in seguito a quei risultati sperimentali che hanno dato occasione

alla cos detta teoria della relativit.

Certamente i filosofi si trovano in una rocca inespugnabile, specialmente per i non filosofi, se pongono la questione come ha fatto il prof. Ma-

ritain, ma compito dei fisici di esplorare se attorno a questa rocca ci


sono effettivamente gli avversari con le armi adatte per un assalto, o se
per caso si tratta di un falso allarme. In ogni modo anche chi si trova
in una rocca inespugnabile ama informarsi circa le forze avversarie.
Per conto mio mi propongo di imitare l'egregio autore dell'articolo
che ha dato occasione al presente, col cercare io pure il nocciolo della
questione, si intende dal punto di vista fisico. Per isolare questo nocciolo,

converr anzitutto mettere in chiaro come la nuova definizione della simul-

taneit, con tutte le conseguenze pi o meno paradossali che se ne traggono, non legata necessariamente al principio di relativit propriamente

detto.

Ricordo che sono due i principii su cui fondata la teoria della


relativit speciale:
1) Il principio di relativit propriamente detto (1), secondo il quale
non possibile fisicamente se non lo studio del moto relativo.
2) Il principio della costanza della velocit della luce nel senso che

essa indipendente sia dal moto della sorgente come da quello del si-

stema in cui si trova l'osservatore co' suoi apparecchi.


*

* *

Ora il primo di questi principii pu essere accettato senza


per nulla i concetti tradizionali di spazio, di tempo, di sim
le convenzioni relative alle loro misure. Esso non che una
zione della relativit newtoniana, in quanto che comprende
fenomeni meccanici, ma tutti i fenomeni fisici, compresi
quelli elettromagnetici. Esso inchiude pertanto anche il risu
della celebre esperienza di Michelson e Morley (brevemente
M. e M.), colla quale si era sperato di rendere manifesto il
Terra rispetto all'etere cosmico, considerato quest'ultimo c

privilegiato in quiete assoluta. A rigore questo principio

nemmeno l'esistenza di un tale sistema, quale potrebbe imma


a grande distanza dalla materia ponderabile, e non intende
lato filosofico della questione del moto assoluto ; infatti esso

(1) Ecco per es. come lo enuncia Einstein nel suo noto libro di
zione, (Trad, italiana Edit. Zanichelli, Bologna; p. 11) se K' rapp
stema di coordinate animato da moto di traslazione uniforme rispe
meni naturali seguono le medesime leggi qualunque sia il sistema

feriscono .

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RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

enunciare dicendo che tutti fenomeni fisici in un sistema anima


moto rettilineo ed uniforme avvengono esattamente come in un s
in riposo, onde segue che noi non siamo in grado colle nostre espe
di stabilire se un sistema in quiete od in moto (rettilineo ed unif
In conclusione il principio di relativit propriamente detto si p
accettare come un postulato, essendo riusciti vani tutti i tentativ
constatare un moto assoluto (esempio: il moto della Terra rispetto a
cosmico).
Vero che se non si vuole ipotecare il futuro bisognerebbe attenersi
al fatto storico che finora iton siamo riusciti a constatare questo moto
assoluto, mentre il postulato va inteso nel senso che l'Universo fatto
in modo che non possibile tale constatazione, ma poich analoghi postulati sono accettati in altri campi dai fisici, cos possiamo accettare anche
questo della relativit propriamente detta, tanto pi che esso non tocca
per nulla i principii filosofici, anzi ammette senz'altro i tradizionali concetti di spazio, tempo e simultaneit.
*

Le difficolt sorgono nella interpretazione del fatto test

per esempio esse sorgono quando vogliamo darci ragion


negativo dell'esperienza di M. e M., giacch si tratta allora
un'idea esatta, o per lo meno soddisfacente, del modo d
della luce in tutti i casi di movimento, cio quando i
osservatore o la sola sorgente luminosa oppure si muov

Einstein risolse il problema ammettendo il suo secondo pos

quindi come esso costituisca appunto il nocciolo della qu

interessa.

Il problema della propagazione della luce un problema che ancora

affatica le menti dei fisici ed attende tuttora una soluzione soddisfacente

sia dal punto di vista teorico che sperimentale.

A) Una quella d Lorentz e di Fitzgerald , la quale parte dalla


ipotesi di un etere fisso e per spiegare il fatto che nella esperienza di
M. e M. non riusciamo a constatare il moto della Terra rispetto a questo
etere fisso, suppone che i corpi in moto subiscano una contrazione, in

direzione del moto, atta a compensare esattamente l'effetto che dovrebbe


risultare per il moto anzidetto. Secondo questo modo di vedere, la costanza
della velocit della luce da affermarsi rispetto all'etere] essa quindi
indipendente dal moto della sorgente. Ma poich si afferma contemporaneamente l'esistenza di un sistema privilegiato in quiete assoluta (l'etere
cosmico), il principio di relativit propriamente detto significherebbe solo
l'impossibilit da parte nostra di constatare il moto rispetto all'etere.
Anche il Lorentz parla di un tempo locale per un sistema in moto,
ma egli non attribuisce a detta grandezza nessun significato fisico, ed
inoltre non esclude il tempo assoluto, il quale sarebbe quello proprio di
un osservatore immobile rispetto all'etere. Non va taciuto per che l'artificio dell'ipotesi della contrazione non ha generalmente soddisfatto i fisici
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e che la interpretazione di Lorentz- Fitzgerald non va esente da serie ob-

biezioni.

B) Altra soluzione quella di Einstein che taglia il nodo gordiano,


affermando il principio della costanza della velocit della luce in ogni
caso, sensa preoccuparsi di suggerire un meccanismo di siffatta propagazione, anzi trascurando deliberatamente di prendere in considerazione
l'etere cosmico in cui la propagazione ha luogo (1). Secondo detto principio si ammette che, a qualunque sistema sia legato l'osservatore co' suoi
'apparecchi, esso deve trovar sempre la stessa velocit di propagazione
della luce,, indipendentemente dal moto che puS avere la sorgente.
Per fissare le idee si immagini una stella in moto (relativo) verso il
nostro sistema planetario e si consideri ipoteticamente un osservatore nel
Sole, un secondo sopra un pianeta A che si muova nel senso della propagazione della luce ed un terzo osservatore sopra un altro pianeta B
moventesi in senso opposto, com' rappresentato schematicamente nella
figura. Per tutti e tre gli osservatori la velocit di propagazione della luce

B
<

Stella

(II)

proveniente dalla Stella deve essere sempre di 300 mila km. al secondo.
sottinteso che lo stesso fatto si avrebbe se la sorgente luminosa fosse
in quiete rispetto all'osservatore, come nell'esperienza di M. e M., in cui
essa sorgente fa parte del dispositivo sperimentale.
(1) Ho gi fatto notare in altro mio articolo (La cosmologia di S. Tommaso
in rapporto alle scienze moderne , nella Pubblicazione commemorativa S. Tommaso
d'Aquino. Soc. Ed. Vita e pensiero , 1913; p. 259), come Einstein non sostenga la
negazione dell'etere, anzi in qualche punto ne ammette esplicitamente la necessit,
ma gli ammiratori ed i volgarizzatori delle teorie einsteniane si vantano di aver
relegato Petere fra gli accessori inutili. Per es. C. Nordmann dice in Einstein et
V univers p. 54: Pour Tther des physiciens, nous le relguerons un moment au
magasin des accessoires inutiles, cot de l'ther suave, amorphe et vague.... mais
si precieux prosodiquement, des potes.
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RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

Ora, se in base a questa classica esperienza, possiamo benissimo ammettere (in opposizione all' ipotesi di Lorentz) che la velocit di propa

zione della luce indipendente dal moto che sorgente ed osservat

possono avere in comune , occorre per un'ulteriore dimostrazione per poter

affermare che anche quando la sorgente in moto rispetto all'osservato


ed a' suoi apparecchi, questi deve trovare sempre la stessa velocit di pr
pagazione. Bisognerebbe, a mo' d'esempio, che nell'esperienza di M. e M
la sorgente luminosa fosse extraterrestre, ma questo non possibile. Qu
altra dimostrazione esiste in proposito?
Su questo punto di capitale importanza i sostenitori della relativit
einsteiniana sono piuttosto laconici. Lo stesso Einstein nel suo ben not
scritto di volgarizzazione (gi citato in nota) dice che taluni ragionamen
associati alle osservazioni delle stelle doppie hanno permesso all' astr

nomo olandese De Sitter di dimostrare che la velocit di propagazi


della luce non pu dipendere dalla velocit del corpo che la emette
adunque inverosimile supporre che la velocit di propagazione dipenda
dalla direzione nello spazio .

Invece, come mostrer fra poco, si tratta di una questione tut altr
che pacifica, tanto pi che dall'ammettere o meno questa indipendenz
della velocit di propagazione dal moto della sorgente, in unione col pr
cipio di relativit propriamente detto, possono nascere o no tutte que

conseguenze paradossali a cui conduce il principio della costanza de


velocit della luce, com' intesa nella teoria della relativit speciale

Einstein.

Infatti non occorre nemmeno un ragionamento matematico per vede


che, ammesso detto principio nel senso che venne test illustrato coll
sempio a cui si riferisce la figura, bisogna fare conseguentemente un
di queste tre ammissioni: o l'unit di lunghezza per un osservatore d
versa che per un altro, o diversa l'unit di tempo, o sono diverse tut

due; poich solo ammettendo una di queste ipotesi potr risultare


misura del cammino percorso dalla luce in un dato tempo, uguale

tutti e tre gli osservatori, nonostante che questi si trovino in diverse c


dizioni di moto rispetto alle onde luminose (ammesso che sia ancora lec

parlare di onde) che provengono dalla stella. Alla stessa conclusion

arriva prendendo in considerazione l'esempio, portato da Einstein, del tr


in moto rispetto alla strada ferrata, dove un raggio di luce si propaga

direzione della strada stessa.

Il calcolo dice naturalmente qualche cosa di pi e precisamente ci

fa sapere che tanto l'unit di lunghezza, quanto l'unit di tempo subiscono

una contrazione (1), o meglio ogni sistema ha il suo modo di misurare


lo spazio ed il tempo che non coincide con quello di un altro sistema

in moto rispetto al primo.


C) Ma esiste un terzo modo d'interpretare il risultato negativo del-

(1) Ma mentre nel concetto di Lorentz la contrazione deir unit di lunghezza


reale per il sistema in moto rispetto all'etere, nel concetto di Einstein non si pu
parlare di contrazione reale per il fatto che non esiste un'unit assoluta.
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l'esperienza di M. e M., estendendo il principio di relativit della meccanica newtoniana anche ai fenomeni dell'ottica e dell'elettromagnetismo, e
consiste nel supporre che la velocit di propagazione della luce si sommi
con quella della sorgente. In tale ipotesi, se la sorgente luminosa e l'osservatore co' suoi strumenti si muovono di conserva, p. es. partecipando

al moto della Terra lungo l'orbita, non sar possibile constatare detto
movimento, come non sarebbe possibile giudicare della velocit di un

treno, o di un piroscafo, dalla velocit che acquistano rispetto al treno i


proiettili lanciati da un'arma che faccia parte del sistema in moto (1). Se
invece la sorgente in moto rispetto all'osservatore o, che lo stesso
(per il principio di relativit propriamente detto), se l'osservatore in
moto rispetto alla sorgente, si dovrebbe constatare una velocit di propagazione diversa e propriamente maggiore se i due sistemi (sorgente ed
osservatore) si vengono incontro, minore se si allontanano.
Si tratta dunque di una questione che non va risolta in base a teorie
o a postulati, ma facendo ricorso all'esperienza. Sfortunatamente per l'approssimazione consentita nelle misure della velocit della luce non permette, almeno per ora, di decidere la questione con esperienze dirette.
lecito per sperare che indirettamente, almeno, si riesca a dare una risposta
sicura alla questione.
Ora, fu appnnto basandosi su talune considerazioni astronomiche che
il De Sitter credette di poterne dedurre l' inaccettabilit dell' ipotesi balistica, portando cos un argomento in favore della costanza della velocit

della luce, che, come si visto, la vera base della teoria di Einstein,

chiamata della relativit speciale.


Ma vale la pena di fermarsi un po' di pi sulla scottante questione,
giacch la dimostrazione del De Sitter non ha convinto pienamente. Anzi
un valente fisico italiano, il La Rosa , in una recente comunicazione fatta
alla Reale Accademia dei Lincei (I sem. 1923, p. 590) espone le buone ragioni per cui egli propende invece a ritenere che la velocit della luce
si compone con quella della sorgente, come ammette l'ipotesi balistica.
Non qui il luogo per entrare in dettagli sulla discussa questione, per,

almeno a titolo di informazione, dir che il De Sitter si appoggiato

nella sua dimostrazione sopra le stelle doppie per il fatto che in esse si
verifica il caso che periodicamente una sorgente si avvicina e si allontana
da noi : ne dovrebbe seguire, secondo l' ipotesi balistica, delle conseguenze
che non sembrano verificate; pi esattamente dir che, secondo il De Sitter,

calcolando le orbite in base all' ipotesi di Einstein, esse risulterebbero elit(1) Questa ipotesi proposta dal Ritz fino dal 1908, ha preso il nome di ipotesi
balistica per l'analogia che esiste fra il moto dei proiettili ed il modo di propagazione secondo detta ipotesi, ma tale denominazione non vuole significare ufi
ritorno all'antica teoria dell'emissione, giacch l'ipotesi stessa si pu accordare

con un meccanismo di propagazione, secondo il quale sono le onde che hanno


una velocit che si somma con quella della sorgente. Un'immagine concreta di

siffatto meccanismo stata per es. suggerita da J.J. Tomson, Philosophical Magazine, 1910; p. 301.
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tiche con piccola eccentricit, mentre calcolandole in base all'ipotesi ba


stica assumerebbero forme ed eccentricit poco probabili. D'altra parte
La Rosa contesta l'esattezza di queste conclusioni e mostra come l'ipot
balistica permette invece di spiegare in modo semplice e naturale i fen
meni presentati dalle cos dette stelle variabili e dalle nuove , fe
meni che finora non erano stati spiegati che in piccola parte e per di

in modo non esauriente.

Ora ci che risulta da tutto questo e ci che mi importava di far


constatare che il secondo dei postulati che formano la base della teoria
della relativit speciale di Einstein - e proprio quello da cui nascono
quelle conseguenze paradossali che tutti sanno - ancora in discussione,
per non dire pericolante, onde lecito sperare che quei concetti tradizionali di spazio, tempo, simultaneit, che finora erano accettati da filosofi

e da fisici, siano ancora utilizzabili da quest'ultimi per la costruzione

delle nuove teorie.

* *

Tornando ora a considerare in particolare la questione


taneit e della misura del tempo, ecco come essa si presen

fisico. Se si tratta di avvenimenti che occorrono nelle immediate vicinanze

dell'osservatore, come nell'esempio einsteiniano l'arrivo supposto simultaneo


dei due segnali, vale senz'altro la nozione comune, n v' alcuna necessit di introdurre nuove definizioni o convenzioni, ed infatti alla comune
definizione si attiene anche Einstein nel suo ormai famoso ragionamento;
ma se gli avvenimenti hanno luogo a distanza dall'osservatore, allora per

rendere utilizzabile la stessa comune definizione necessario che si veri-

fichi almeno una di queste due condizioni: I) o esiste una propagazione


istantanea di segnali ; II) o conosciamo, senza cadere in alcun circolo vizioso, la velocit con cui si propaga la luce (data la convenienza, anzi la

necessit, di ricorrere a segnali luminosi) in tutti i casi di movimento sia


della sorgente che dell'osservatore. Ma poich, da una parte, di propagazione istantanea non il caso di parlare e poich, d'altra parte, il problema della propagazione della luce non ancora risolto in modo esauriente, cos non ci resta che appoggiarci ad ipotesi pi o meno provvisorie,
come quella balistica (1), finch i risultati sperimentali ci costringeranno
eventualmente ad abbandonarla, oppure introdurre una nuova definizione

(1) Si immagini per fissare le idee una stella in moto relativo rispetto a noi
e si voglia sapere in quale istante essa ci ha inviato la luce che ci arriva in questo
momento, nel nostro strumento d'osservazione. Si supponga nota la sua velocit radiale grazie all'effetto Doppler e la sua distanza determinata per es. in base alla parallasse. Se ammettiamo, conformemente alla ipotesi balistica, che la velocit della
luce si compone con quella della sorgente luminosa, abbiamo tutti gli elementi
per calcolare il tempo trascorso fra P istante in questione e P istante presente, e
ci riferendoci solo al moto relativo stella-osservatore. Il principio di relativit,
propriamente detto, non entra affatto in questione per la misura del tempo.
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di simultaneit e una nuova convenzione per misurare il tempo come ha


fatto Einstein, senza preoccuparci delle conseguenze a cui si potr arrivare, paghi che, sotto l'aspetto matematico, le equazioni della teoria elettromagnetica di Maxwell - la quale gode le nostre simpatie - non vengano
alterate da un moto di traslazione uniforme quale viene definito secondo
la nuova maniera. Ma allora interviene a proposito il ragionamento svolto
dal prof. Maritain e di quegli altri filosofi che negano ai relativisti il diritto di invadere il campo filosofico per portarvi le innovazioni che si
ritengono necessarie nel campo della fisica.
Ma anche rimanendo in quest'ultimo campo non giustificato quel
senso di sicurezza che si vuol dare dalla maggior parte dei volgarizzatori
alle conseguenze che torna comodo di trarre dal nuovo concetto di simultaneit.

Ricordo come esempio l'introduzione degli orologi che devono segnare ore diverse a seconda della loro velocit relativa all'osservatore, e
cito in proposito il pensiero ben espresso del fisico Chwolsott nel suo
classico trattato (1): nous sommes convaincu que l'introduction d'horloges
dans l'exposition du principe de relativit ne peut tre d'aucune utilit,
n'explique rien et ne peut qu'embarasser l'esprit ou conduire des mprises: la notion de l'heure est tout fait trangre la question de la
relativit. Une horloge est un instrument physique.... et il me parait tout
fait impossible dire comment un tel instrument physique se comporter
dans les circonstances envisages par la thorie de la relativit. On ne
peut dterminer a priori quelle action exercera sur cet istrument la vitesse

relative.

* *

Ho ritenuto opportuna questa citazione anche pr most


i fisici ed in modo particolare fra fisici sperimentatori le
relativiste sono accolte con una certa diffidenza e con esp
anche quando torna loro comodo di accettare ed applicare
cui giungono le teorie stesse (2).

Fra i giudizi resi noti in un'interessante pubblicazio

I fondamenti della relativit . Ediz. italiana. Hoepli, 1923),


e degli astronomi non sono certamente i pi favorevoli: n
dello stesso raccoglitore (/?. Contu) detto testualmente

(1) Chwolson, Trait de physique , trad, francese, 1914. Tomo


p. 262. Edit. Hermann e fils, Paris.
(2) bono per lo pi le formole della relativita generale, e segn
che riguardono la massa variabile colla velocit; ed soprtutto
costituzione degli atomi (data la grandissima velocit degli elet
che occorrono frequentemente tali applicazioni e con innegabile
facendo i fisici non intendono pregiudicare le questioni inerenti
tiviste. La variabilit della massa degli elettroni un fatto ed

di una formola che rappresenti quantitativamente il fatto con suff


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RIVISTA DI FILOSOFIA. NEOSCOLASTICA

ben guardinghi nel giudicare la teoria dal punto di vista della sua validit, della sua comodit, della sua necessit, affermando tutti per, ed
anche con entusiasmo il suo gran valore come sistema matematico e di
ricerca e pi avanti : in ogni caso molto tempo trascorrer prima che
possa pronunziarsi dai fisici e dagli astronomi con intima convinzione il

monosillabo decisivo si o no .

Non minori riserve sono fatte negli articoli pubblicati recentemente

sulla rivista Scientia (ed. da Zanichelli, Bologna), sullo stesso argo-

mento. Ritengo poi non del tutto inutile riportare, con discrezione, qualche
brano tolto s dall'una che dall'altra pubblicazione, poich temo che l'ar-

ticolo del prof. Maritain, da cui ho preso le mosse, abbia lasciato nei

lettori di questa Rivista un'impressione perfettamente contraria a quanto

ho test affermato.

Il prof. Boccardi (trad, del libro di Kopff gi citato, p. 336) scrive : il


non potersi nel momento attuale render ragione di alcuni fenomeni elettromagnetici non deve autorizzare nessuno a dichiarare incompleta quella
meccanica che ha spiegato migliaia di fatti (1).
Il prof. Burgatti (ibid. p. 339) : la teoria della relativit merita la pi
grande attenzione; opera di un uomo di genio e come tale lascer tracce
profonde, ma non provata. Ogni sicuro giudizio sulla sua generale validit al presente prematuro.

Il dott. Cernili (p. 340): a malgrado della moda, io resto fedele a

Newton.

Il prof. Fubini, a proposito della grande popolarit della teoria della

relativit, dice (p. 346): ma questa popolarit un grave pericolo; gli

inesperti non si rendono conto che nella scienza le teorie si succedono


alle teorie, ognuna pi perfetta della precedente o destinata a spiegare
o prevedere qualche nuovo fenomeno.
Il prof. Gianfranceschi (p. 350) : non si comprende come in un tempo
come il nostro in cui si insiste tanto sulla critica dei principi e dei postulati, si accettino da alcnni, con tanta leggerezza, le conclusioni della

relativit generale come stato fisico delle cose. Quella teoria non pu

avere altro valore che quello di strumento di ricerca ecc.


Il prof. La Rosa (p. 354) : tempo che la critica pi calma, pi saggia
e pi prudente vi porti intorno il suo lavoro....

Il prof. Maiorana (p. 355): parlando della mentalit propria di un

fisico sperimentatore dice: la sua mentalit, abituata alla osservazione dei


fenomeni ed alla formulazione di modelli fisici che di questi danno soddisfacente spiegazione, non si adatta ad accettare i postulati e le conclusioni di Einstein.... e poco pi avanti : anche i mirabili controlli nel campo
dell'osservazione.... lo lasciano scettico; egli ancorch ammetta la verit

(1) Dir una volta per tutte che nel fare queste citazioni non entro in merito
al valore degli argomenti che ciascuno crede di portare a sostegno del suo modo
di vedere, ma mi interessa semplicemente di documentare la corrente di opinioni

da me affermata.

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LA SIMULTANEIT SECONDO EINSTEIN ECC.

di tali fatti pensa, spesso non dicendolo, che altre teorie pi semplici
possono spiegarli.
Ed ora scelgo qualche brano della rivista Scientia .
Boaasse scrive (n. di gennaio, 1923, p. 19): Certes les notions (espace,
temps, simultanit,...) que nous admettons implicitement, mais tous identiquement de la mme manire la seule condition de ne pas les plucher
ne sont rien moins que claires. Si nous ergotons dessus, nous n'avons
aucune peine choir dans une paisse melasse.
C. Somigliatici (n. di luglio, 1923) nell'articolo sui Fondamenti della
relativit , dice a proposito del moto assoluto (p. 8) : per ora dobbiamo
ammettere che come l'esperienza non ci concede di affermare la soluzione
positiva, l'esistenza cio del moto assoluto, nulla finora ci autorizza ad
affermare la soluzione negativa.
Lo stesso Autore afferma inoltre in un altro punto dell'articolo (p. 6)

che il problema della propagazione della luce quando la sorgente in

moto non ancora esaurito n sperimentalmente n teoricamente e che

il modo meno ragionevole di tutti per risolverlo gli sembra quello di

sconvolgere le basi della fisica e della meccanica.


M. La Rosa nell'articolo intitolato Le concept de temp dans la thorie
d'Einstein {Scientia, n. d'ottobre, 1923) fa notare che: a lato degli entusiasmi di coloro che, per una disposizione naturale all'astrazione e per
una lunga abitudine al ragionamento per mezzo delle formole, non provano alcuna difficolt ad accettare come una realt una costruzione che

della realt non rappresenta che un aspetto tutt'affatto particolare e schematico, l'aspetto geometrico, noi troviamo ancora la freddezza, l'indifferenza o la diffidenza della gran massa dei fisici sperimentatori, cio di
quelli che dovrebbero essere pi direttamente interessati a giudicare dell'eccellenza di questa costruzione ecc....
Ed ora credo di aver persuaso il prof. Maritain, nonch i cortesi lettori della Rivista, che allo stesso modo come non mancano dei buoni
medici contro i quali non occorre difendere la pelle , cos ci sono pure
non pochi scienziati contro i quali non si costretti a difendere la ragione .
Pertanto invece di continuare nelle citazioni esporr una considera-

zione che nasce al leggere taluni giudizi di fisici e di filosofi che si

dichiarano contrari allo spirito rivoluzionario delle teorie relativiste; e


cio i filosofi in certo modo incolpano i fisici di uscire dal campo delle
loro misure per invadere quello filosofico, come fa Jacques Maritain nel
suo pregiato articolo, e dell'altro canto i fisici fanno colpa ai filosofi di
precorrere, per cos dire, gli avvenimenti e di voler trascinare la scienza
ad abbandonare i suoi metodi di indagine positiva. Leggasi per es. l'articolo gi citato del Somigliana dove dice(p. 1): se la relativit, almeno
nel metodo, non pi fisica, ma filosofia, noi fisici e meccanici nulla

abbiamo da obbiettare alla nuova teoria .


Ora io domando se non il caso che filosofi e fisici si accordino

anche a parole nell'assegnare dei giusti limiti al valore della teoria relativistica, affinch non si creda dai primi che i fisici vogliano imporla in
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RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

nome della scienza, e non si giudichi da quest'ultimi che i filosofi vogli


assumersi il compito di difenderla senza curarsi delle obbiezioni e de
riserve mosse dagli scienziati.
Di vero c' che tanto fra gli scienziati quanto fra i filosofi vi son
vivaci sostenitori della relativit einsteiniana, i quali non sempre si s
attenuti al loro campo di competenza e ci ha dato origine a polemich

dir cos incrociate.

Perci io ho ritenuto opportuno considerare la questione solo dal


punto di vista fisico, senza lasciarmi guidare da alcun preconcetto ed

avendo cura di mettere in rilievo il problema che ancora in discussione


e che tuttora aspetta una soluzione, mentre a tutta prima non appare certo
tanto difficile, voglio dire il problema della propagazione della luce quando
la sorgente in moto. Inoltre ho fatto vedere che la soluzione proposta
da Einstein non la sola possibile, perch altre ve ne sono che non toccano le comuni e tradizionali definizioni di tempo e di simultaneit, e
tanto mi pare che possa interessare quei filosofi che vogliono fermarsi
una giusta idea delle modeste esigenze della fisica in fatto di relativit.

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