Sei sulla pagina 1di 2

NOTA AGGIUNTIVA ALL'ARTICOLO: LA SIMULTANEIT SECONDO EINSTEIN ECC.

Author(s): Paolo Rossi


Source: Rivista di Filosofia Neo-Scolastica, Vol. 16, No. 2/3 (MARZO-GIUGNO 1924), p. 186
Published by: Vita e Pensiero Pubblicazioni dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/43065884
Accessed: 23-09-2016 13:16 UTC
JSTOR is a not-for-profit service that helps scholars, researchers, and students discover, use, and build upon a wide range of content in a trusted
digital archive. We use information technology and tools to increase productivity and facilitate new forms of scholarship. For more information about
JSTOR, please contact support@jstor.org.

Your use of the JSTOR archive indicates your acceptance of the Terms & Conditions of Use, available at
http://about.jstor.org/terms

Vita e Pensiero Pubblicazioni dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore is collaborating with
JSTOR to digitize, preserve and extend access to Rivista di Filosofia Neo-Scolastica

This content downloaded from 158.251.134.101 on Fri, 23 Sep 2016 13:16:48 UTC
All use subject to http://about.jstor.org/terms

RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

NOTA AGGIUNTIVA ALL'ARTICOLO:

" LA SIMULTANEIT SECONDO EINSTEIN ECC


Dopo la correzione delle bozze del mio articolo pubblicato nel fascicolo di gennaio-febbraio di questa Rivista, venni a conoscenza di un
recentissimo lavoro sperimentale compiuto nell'Istituto Radiologico di
Heidelberg, il qual lavoro, se non modifica in nulla le conclusioni dell'articolo stesso, rende necessaria una breve aggiunta a quanto ho gi
esposto circa le interpretazioni dell'esperienza di M. e M. diverse da quella

einsteiniana. Ho osservato a tal proposito che, non essendo in detta esperienza


la sorgente di luce extra-terrestre, restava insoluta la questione se la velocit

di propagazione della luce si somma con quella della sorgente, come vor-

rebbe l'ipotesi balistica, oppure no. Orbene, nelle esperienze fatte ad

Heidelberg da /?. Tomaschek (Ann. d. Phys., Serie IV, voi. 74, pag. 105,
annata 1924) vennero usate delle sorgenti extra-terrestri, quali il sole, la
luna, il pianeta Qiove e due stelle, e venne confrontata la velocit di propagazione della luce proveniente da dette sorgenti con quella di una sorgente terrestre di paragone. Non venne riscontrata nessuna differenza, ma
il Tomaschek interpreta questo risultato negativo non come una conferma
del principio della costanza della velocit della luce, quale inteso da
Einstein, ma sibbene come una conferma dell' ipotesi di Lcnard della esistenza di due sorta di eteri, cio di un etere universale, assolutamente
immobile (detto dal Lenard: Urther) e di un'altro etere legato alla materia e trascinato completamente da questa, come un'atmosfera.
Questa ipotesi - per quanto non corredata per ora da un numero
di fatti sufficiente per essere accettata a preferenza delle altre - dimostra
se non altro che possono essere molteplici le interpretazioni della famosa
esperienza, e ci proprio quanto io intendeva di far rilevare. Si noti,
anzi, che l'ipotesi di Lenard sarebbe essenzialmente antirelativista, cio
contraria anche al Io postulato, in quanto che suppone un etere assolutamente immobile. Quanto poi alle esperienze di Tomaschek non sar
superfluo far notare che esse non valgono a risolvere la questione prospettata dalla teoria balistica, cio dell'influenza del moto della sorgente
sulla velocit di propagazione della luce emessa, giacch i raggi provenienti dalle nominate sorgenti extra-terrestri subivano una riflessione sopra

uno specchio prima di essere sottoposti ad esperimento, onde entra in


campo la questione, tutaltro che risolta, dell'influenza che pu avere uno
specchio in movimento sulla velocit delle onde riflesse.
In conclusione il risultato delle nuove esperienze fatte con luci extraterrestri se da un lato non contraddice ai postulati di Einstein, non ne
costituisce nemmeno una prova a favore, in quanto che esso pu venire
interpretato, partendo da ipotesi antirelativiste, come quella di Lenard. Era
per opportuno farne almeno un cenno per prevenire ogni equivoco circa
il suo valore probativo.
Dott. Paolo Rossi

- 186 -

This content downloaded from 158.251.134.101 on Fri, 23 Sep 2016 13:16:48 UTC
All use subject to http://about.jstor.org/terms