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LA MASSA DELL'ENERGIA E LA NEGAZIONE DELLA MATERIA

Author(s): PAOLO ROSSI


Source: Rivista di Filosofia Neo-Scolastica, Vol. 16, No. 5/6 (SETTEMBRE-DICEMBRE 1924),
pp. 376-393
Published by: Vita e Pensiero Pubblicazioni dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/43065929
Accessed: 23-09-2016 13:15 UTC
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Dott. PAOLO ROSSI


Professore di cosmologia nella Universit cattolica

LA MASSA DELL'ENERGIA
E LA

NEGAZIONE DELLA MATERIA

Premessa

Una questione di capitale importanza per la filosofia naturale, riso


vata dalla teoria della relativit, quella che riguarda la inerzia dell'ene
in altri termini non solo la materia, ma anche 1' energia ha un coeffic
d'inerzia della stessa natura di quello che misura la massa dei corpi e
quindi essa ha un peso. Ci basta a taluni energetisti per trovare superfluo
il concetto di materia e per ridurre tutti i corpi materiali a nulPaltro che
ad una somma di energie.
Molto fu detto e scritto in proposito sia dal punto di vista fisico che
filosofico, ma occorre spesso di constatare che non viene fatta alcuna distin-

zione fra ci che acquisito veramente dall'esperienza e ci che ipotetico, come pure fra i risultati sperimentali e le loro interpretazioni.
Inoltre le generalizzazioni che si sono fatte in questo campo e le ipotesi pi o meno arrischiate non hanno tutte lo stesso grado di attendibilit, quindi non vanno trattate tutte alla stessa stregua in una discussione

filosofica.

Ritengo pertanto di non fare opera vana coll'offrire ai lettori, che si


interessano di siffatti argomenti, lo stato attuale della questione riguardante la massa dell'energia in modo affatto imparziale; dopo di che potr
discutere se lecito dedurne come conseguenza la negazione della mater iay
cio la non esistenza di quella supposta realt che tanto dal volgo come
dagli scienziati fu sempre chiamata col nome di materia.

Basi sperimentali della questione


Conviene ricordare anzitutto che l'idea di attribuire una massa all'e-

nergia sorta indipendentemente dalla teoria della relativit, alla quale


invece spetta il merito di considerare la cosa da un punto di vista pi
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LA MASSA DELL' ENERGIA E LA NEGAZIONE DELLA MATERIA

generale. Inoltre quell'idea sorta da fatti o da esperimenti il cu


non legato alle sorti pi o meno fortunate che potr avere la t

relativistica.

Ecco perch li considero separatamente. Sono essenzialmente due questi

ordini di fatti e cio:

Io la pressione della luce;


2 la variabilit della massa degli elettroni in dipendenza della loro

velocit.

Io Pressione della luce . Se un fascio di luce, o, pi in generale, se


delPenergia raggiante incontra un corpo, esercita sulla sua superficie una
pressione dipendente essenzialmente dall'energia del fascio.
Le prime esperienze probative sono dovute al Lbdeff (1900); poi
furono eseguite misure pi accurate da Nichols e Hull.
Ora la teoria elettromagnetica dell'energia raggiante, dovuta al Max-

well, non solo prevede l'esistenza di tale pressione, ma ne d anche il

valore numerico quale confermato dall'esperienza (1).


E' da notarsi che, indipendentemente da qualunque ipotesi sulla natura
dell'energia raggiante e sul meccanismo di propagazione, il Bartoli fino
dal 1876, unicamente appoggiandosi ai principi della termodinamica, dimostr che doveva necessariamente esistere una pressione. Il fatto di potersi rendere indipendente da qualunque ipotesi sulla natura della luce,
costituisce certamente un pregio della dimostrazione fondata sulle leggi
della termodinamica, per essa presenta lo svantaggio, come osserv Hasenhrl (2), che non arriva a dare il valore della pressione di radiazione
nel caso d'una superficie in movimento, mentre ci diventa possibile se
si fa una ipotesi sulla natura della luce. Questo autore, nell'intento di arrivare allo scopo facendo il minimo numero possibile di ipotesi, calcol il
lavoro che si richiederebbe per far variare la velocit di un involucro
contenente dell'energia raggiante e nelle sue considerazioni energetiche,
che non intendo seguire per brevit, arriv per il primo a formarsi il
concetto di una massa apparente , legata a detta energia raggiante, ed affatto analoga alla cos detta massa elettromagnetica, cio come quella di
una carica elettrica in moto (loco cit. p. 346). Egli trov anche che questa
massa apparente proporzionale all'energia raggiante racchiusa nell'involucro, divisa per il quadrato della velocit della luce; essa per estremamente piccola.
Il merito dell'autore citato fu quello di avere, per il primo, presa in

considerazione questa massa apparente che si aggiunge a quella di un

sistema materiale per il fatto che esso possiede dell'energia, ma nella sua

dimostrazione sono introdotte delle limitazioni non necessarie.

Una dimostrazione pi rigorosa, in cui corretto anche un errore di


(1) Nel caso d'un corpo che assorba integralmente la luce (o l'energia raggiante) che lo colpisce, la pressione numericamente uguale al valore dell'energia
raggiante contenuta nell'unit di volume del mezzo di propagazione (etere cosmico).
(2) Zur Theorie der Strahlung in bewegten Krpern, Ann. d. Physik, vol. 15,
p. 344 (1904).
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RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

calcolo sfuggito al precedente autore, stata fatta da Kurd v. Mo


ma nel frattempo era sorta la teoria relativistica di Einstein, cos
soch tutte le dimostrazioni date in seguito si appoggiano a qu

e sulle sue formule.

Ritorner pi tardi sui rapporti che esistono fra la questione in parola


e la relativit einsteiniana; perora preferisco prescindere da questa teoria
e mostrare come, partendo unicamente dal fatto della pressione della luce

e dai noti principi della Meccanica, si giunga a dotare l'energia di una

massa, o di un coefficiente d'inerzia, proporzionale all'energia stessa.


Il modo pi semplice e chiaro con cui stata fatta questa dimostra-

zione mi sembra essere quello seguito dal Lewis (2), ed io seguir da

vicino lo stesso ragionamento, a cui il Lewis ha dato naturalmente forma

matematica.

Un corpo soggetto ad una pressione di radiazione per un certo tempo


acquista una certa quantit di moto nella direzione di propagazione e, se
non si vuol rinunciare al princpio della conservazione della quantit di
movimento, bisogna ammettere che contemporaneamente un altro sistema
perda una uguale quantit di moto nella stessa direzione. Ora, tenuto conto
che la sorgente luminosa pu avere inviato la radiazione gi da parecchio
tempo, si condotti inevitabilmente all'idea che nel fascio luminoso non
solo si propaghi dell'energia, ma anche della quantit di moto ceduta dalla
sorgente ed acquistata dal corpo irradiato.

Si presenta allora spontanea la domanda: qual' la massa (sia pure

fittizia) che dotata della stessa velocit della luce, in direzione del fascio
luminoso, possiede appunto quella quantit di moto che viene comunicata
alla superficie Illuminata? Con calcoli di meccanica abbastanza semplici
si trova questo importante risultato che il numero che misura detta massa,
apparentemente trasportata da una data porzione del fascio, uguale al
quoziente dell'energia raggiante, contenuta nella stessa porzione, per il
quadrato della velocit della luce. In conclusione dir che, avuto riguardo
alla pressione della luce, il fenomeno avviene come se il fascio luminoso
trasportasse non solo dell'energia e della quantit di moto, ma anche una
massa proporzionale all'energia stessa. L'interpretazione pi semplice, almeno sotto l'aspetto meccanico, di tale risultato, consiste nell'attribuire
all'energia stessa che si propaga, una massa uguale al quoziente dell'energia
per il quadrato della velocit della luce. Se si ammette poi che anche questa
massa indistruttibile, ne consegue un aumento della massa nel corpo che
assorbe energia raggiante ed una perdita in quello che la emette. D'altra
parte, poich ogni energia pu trasformarsi in energia raggiante (3), segue
anche che ad ogni forma di energia va attribuita una massa intesa come
un coefficiente d'inerzia.

(1) Ann. d. Physik, vol. 22, p. 868 (1907).


(2) A Revision of the fundamental laws of matter ana energy, nella rivista
Philosophical Magazine , vol. 16, p. 705, II Sem. 1908.
(3) Basta ricordare che ogni corpo che non si trova allo zero assoluto erneue
di continuo dell'energia raggiante dipendentemente dal suo stato termico.
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LA MASSA DELL' ENERGIA E LA NEGAZIONE DELLA MATERIA

Ma qui mi fermo poich si incomincia ad entrare nel

ipotesi e rimando il lettore che volesse inoltrarvisi alla citata

del Lewis.

2 Variabilit della massa degli elettroni. Se si ammette come legittima la generalizzazione a cui si accennato or ora, cio se si ammette
che ogni energia sia affetta (come quella raggiante) da un coefficiente di
inerzia, si deve ammettere che anche la massa di un corpo debba aumentare colla velocit perch esso acquista, colla velocit, dell'energia cinetica

a cui compete una massa che si aggrega a quella del corpo.

Tale aumento per sfugge ad ogni misura, salvo che si tratti di ve-

locit di poco inferiore a quella con cui si propaga la luce.

Ora velocit siffatte sono raggiunte solo da quei corpuscoli sub-atomici che hanno preso il nome di elettroni.
Ecco perch la verifica sperimentale non stata possibile (almeno
finora) sugli atomi materiali e tanto meno sui corpi comuni. La constatazione, primamente fatta dal Kaufmann (1902-1906), della variabilit della
massa degli elettroni emessi spontaneamente dal radio, ha destato com'era
naturale il pi grande interesse. Va subito notato per che il fatto in parola non necessariamente legato colla questione dell'inerzia dell'energia,
la quale si presenta come una questione di indole pi generale. Basta considerare un elettrone come una carica elettrica distribuita su una sfera di
piccolissimo raggio e tener conto delle propriet del campo elettromagnetico

che si genera col moto dell'elettrone, per spiegare l' inerzia di esso come
un'inerzia puramente elettromagnetica, (dovuta cio all' auto-induzione
della corrente di convezione che l'elettrone produce nel suo movimento)
ed anche per dar ragione della variabilit di questa inerzia colla velocit.
Tuttavia per arrivare ad una formola che permetta la verifica quantitativa occorre fare qualche ipotesi concreta sulla deformabilit o meno

dell'elettrone.

Abraham lo suppose indeformabile, mentre Lorentz ammise che l'elettrone si deformasse a cagione di una contrazione in direzione del moto
- contrazione detta appunto lorentziana - e se le esperienze di Kaufmann
od altre analoghe furono ripetute da numerosi sperimentatori fu appunto
per decidere quale fra le due ipotesi (1) in accordo coi fatti.
Siccome poi la teoria della relativit di Einstein conduce ad una formola che coincide con quella di Lorentz, la verifica veniva ad acquistare
maggiore interesse, poich un mancato accordo di questa formola coll'esperienza avrebbe non solo messo da parte l'ipotesi lorentziana, ma avrebbe
costituito una contraddizione palese alla teoria relativistica.
Occorrendo sperimentare sopra corpuscoli di velocit estremamente
grande (di poco inferiore a quella della luce), gli sperimentatori hanno
approffittato primamente dei cos detto raggi beta del radio, che constano
appunto di elettroni espulsi con grandissima velocit.
(1) Per essere completi va ricordata anche un'altra ipotesi, dovuta a Bucherer
ed a Langevin, secondo la quale il corpuscolo nella deformazione mantiene un

volume costante.

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RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

Ora i risultati di Kaufmann concordavano di meno colla formola di

Lorentz-Einstein che con quella di Abraham o coll'altra di Bucherer-Langevin. Per i lavori del Kaufmann hanno suscitato numerose discussioni
dalle quali si ricava che, pur restando dimostrata la variabilit della massa
degli elettroni, non si poteva ritenere confermata in modo sicuro n l'ipotesi di Abraham n quella di Lorentz.
Bucherer (1908) intraprese per conto suo nuove ricerche (1) sempre
coi raggi beta e credette di poter dimostrare coi risultati ottenuti l'esattezza della formola di Lorentz-Einstein. Ma questa affermazione, data l'importanza della questione, suscit a sua volta una lunga polemica fra questo
autore ed il Bestelmeyer, che riteneva non fosse lecito trarre una conclusione decisiva da esperimenti fatti con un solo metodo ed un solo appa-

recchio.

Nuove esperienze sui raggi beta furono fatte dal Neumann (2) modificando in taluni dettagli il dispositivo del Bucherer e questa volta la conferma dell'esattezza della formola di Lorentz-Einstein parve pi persuasiva,
almeno entro limiti di velocit degli elettroni compresi fra 4/10 e 7/io della

velocit della luce ; per per velocit un po' maggiori la concordanza non

cos perfetta.

Frattanto esperienze analoghe erano state fatte anche sugli elettroni


che costituiscono i raggi catodici di gran velocit; per mentre i risultati
ottenuti da Proctor (3) sembravano dar ragione alla formola di Abraham,
quelli di Hupka (4) si trovavano in perfetto accordo colla formola di Lo-

rentz-Einstein.

Contro le conclusioni di Hupka sorse Heil con una critica (5) che

tendeva a togliere ogni valore probativo alle esperienze di Hupka.


Nemmeno a conclusioni decisive arrivarono Guye e Ratwosky (6) con
un nuovo metodo inaugurato nel laboratorio di fisica dell'universit di
Ginevra, ma pi recentemente Guye e Lavanchy hanno reso di pubblica
ragione (7) le esperienze fatte nello stesso laboratorio e collo stesso metodo (detto delle traiettorie identiche) opportunamente perfezionato (8), il
quale permetteva una grande precisione nelle misure.
Ora stando a queste ultime esperienze bisogna dire che la formola di
Lorentz-Einstein ha riportato una netta vittoria su quella di Abraham (9),
(1) Physik. Zeitschr, voi. 9, p. 755 (1908) ed Ann. der Physik, vol. 28, p. 513
(1909).
(2) Ann. d. Physik, vol. 45, p. 529 (1914).
(3) Physical Review, vol. 30, p. 53 (1910).
(4) Ann. d Physik, vol. 31, p. 169 (1910).
(5) Ann. d. Physik, vol. 31, p. 519 (1910).
(6) Comptes Rendus, vol. 150, p. 326.
(7) Arch. d. Sciences phys. et nat. Geneve. T. XLII ottobre-dicembre 1916.
(8) Il vantaggio principale di questo metodo di non richiedere misure di
elevati potenziali e quindi di eliminare le principali incertezze.
(9) Baster qui accennare che mentre il valor medio delle divergenze offerte
dalla formola di Abraham rispetto ai dati sperimentali raggiungeva il valore di

quello dato dalla formola di Lorentz era solo di


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LA MASSA DELL' ENERGIA E LA NEGAZIONE DELLA MATERIA

onde per non fare dell'ipercritica, ammetteremo come provato


scussione che seguir, che le deduzioni di Lorentz e di Einstein
accordo colle esperienze.
Deduzioni teoriche

Posto cos in chiaro quali siano i risultati dell'esperienza, resta a


quali sono i motivi che inducono ad attribuire una massa all'energia
conseguenza del modo di comportarsi degli elettroni.

La interpretazione pi semplice della variabilit della massa d

elettrone colla velocit di traslazione di pensare che l'energia cine


dell'elettrone in moto possegga una massa e che questa si aggiunga
massa dell'elettrone in riposo.
Tale interpretazione, che a tutta prima pu sembrare alquanto a
traria, acquista invece una grandissima attendibilit se la si pone in
ziona colle conseguenze che abbiamo dedotto a proposito della press
della luce e se si tien conto del rapporto che deve esistere fra l'ene
e la massa che le corrisponde in entrambi gli ordini di fenomeni (p
sione della luce e variabilit della massa degli elettroni).
Abbiamo visto infatti, parlando della pressione della luce, che la m
apparentemente trasportata dall'energia uguale al valore dell'en
stessa divisa per il quadrato della velocit della luce.
Orbene, se si ammette, con un processo di generalizzazione, che
relazione valga non solo per l'energia raggiante ma per qualsiasi for

di energia, si pu calcolare come deve variare la massa di un c

quando acquista, colla velocit, dell'energia cinetica.


Si trova in tal modo, per la massa variabile colla velocit, la s
espressione, che il Lorentz ha trovato (1) e che rappresenta meglio d
altra la legge con cui varia la massa degli elettroni col variare della
locit; tranne che ora la relazione dovrebbe valere non solo per gli
troni, ma per ogni mobile.
Un altro motivo, che ha indotto i fisici ad attribuire una massa
energia in base agli esperimenti di Kaufmann sugli elettroni ed agl
analoghi, che se si parte dall'ipotesi pi ampia che l'inerzia degli e
troni sia di duplice natura nel senso che all'inerzia elettromagnetic
vuta alla carica elettrica si aggiunga una massa materiale non dipen
dalla carica, se in altri termini si considera l'elettrone alla stessa st
di un conduttore materiale dotato di una carica elettrica, si trova frontando i risultati degli esperimenti con quelli previsti in tale ipo
che l' inerzia del supposto sostegno materiale cos piccola rispetto a
dovuta alla carica, da sfuggire ad ogni misura, onde si ammette gen
mente dai fisici che la massa degli elettroni sia puramente di origin

tromagnetica.

(1) Veggasi per es. la dimostrazione molto semplice che trovasi nell'art

citato del Lewis (dalla formola IIa alla 15a).


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RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

Per essere pi prudenti si pu concedere che a questa mas


magnetica se ne aggiunga un'altra puramente meccanica di va
camente trascurabile, ma ci che interessa per Pargomento in
conclusione che la massa di un elettrone essenzialmente legat
dovuta alla sua carica, non solo, ma se si confronta Pespression
massa (in funzione della carica, delle dimensioni dell'elettron
tualmente della velocit di cui animato) coPespressione dell'en
si trova che la prima uguale alla seconda divisa per il quadr
velocit della luce, cio verificata la relazione fondamentale
biamo trovato per altra via fra l'energia e la massa corrispon
Prima di procedere alla discussione di questo risultato im

far notare che nel caso di un elettrone in moto va fatta distinzione fra la

cos detta massa longitudinale e la massa trasversale , in altri termini esso


reagisce diversamente alle cause esterne che tendono a farne variare la
velocit, secondo che la grandezza o la direzione che varia: se si vuole
aumentare o diminuire la velocit dell'elettrone (senza modificare la direzione della traiettoria) interverr quel coefficiente d'inerzia che ha preso
il nome di massa longitudinale, se invece, pur mantenendo la stessa velocit, si vuol deviare l'elettrone nel suo movimento, per es. facendogli percorrere una traiettoria circolare, interverr un altro coefficiente d'inerzia
che misura la cos detta massa trasversale. A tale distinzione si perviene
sia partendo dall'ipotesi di Abraham, come da quella di Lorentz ed in
entrambe le teorie la massa trasversale minore dell'altra, ma la differenza tende ad annullarsi quando la velocit dell'elettrone tende a zero.
Si presenta allora spontanea la domanda: a quale delle due masse si
riferiscono le esperienze di Kaufmann sugli elettroni e le altre analoghe?
Orbene esse si riferiscono alla massa trasversale ed appunto la formoia
di Lorentz relativa alla massa trasversale quella che risulta verificata dalPesperienza.
Ho accennato gi come, partendo dal concetto che l'energia abbia
una massa (misurata dal valore dell'energia stessa divisa per il quadrato
della velocit della luce) si arriva ad una formoia della massa variabile
colla velocit che coincide colla formoia di Lorentz.

Ora aggiunger che si tratta precisamente della formoia che si riferisce alla trasversale, ed osserver che se vero che alla stessa formoia
si pu arrivare nei due modi, si verifica per anche il fatto che, partendo
semplicemente dall'ipotesi che l'aumento della massa di un elettrone in
moto sia dovuto all'inerzia dell'energia cinetica che esso viene ad acquistare, non si riesce a comprendere perch l'elettrone acquisti un'inerzia
al moto diversa nelle diverse direzioni e perch in particolare, il valore
(1) Ci vale tanto se si considera l'elettrone in quiete oppure in moto. Nel
primo caso Penergia totale data solamente dall'energia elettrostatica, invece nel
caso dell'elettrone in moto va tenuto conto anche dell'energia del campo magnetico generato dal movimento. Per la dimostrazione di quanto sopra veggasi per
es.: L. Rouoier, La matire et l'nergie. Cap. V, p. 50 e segg. Gauthier-Villars,
Paris (1921).
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LA MASSA. DELL'ENERGIA E LA NEGAZIONE DELLA MATERIA

che si ottiene per la nuova massa dell' elettrone misuri la

in direzione trasversale al moto e non quella in direzione stessa del

moto.

Basi relativiste

innegabile che la teoria relativista di Einstein permette di tratta


la questione da un punto di vista pi generale e, matematicamente pa
lando, pi rigoroso, ma poi necessario porre maggior attenzione ne
discernere ci che ipotetico e ci che provato, in quanto che la te
stessa nelle sue basi tuttora ipotetica (1), e d'altra parte la visione sin
tica che essa permette trascina facilmente ad accogliere con fiducia tu
le sue conclusioni, anche quando manca la possibilit di una verifica.
Incomincer a dire dei risultati teorici della relativit: Einstein fino

dal 1905 (2) partendo dalle equazioni del campo elettromagnetico di Maxwell, e dal suo principio di relativit, nonch ammettendo quello della
conservazione dell'energia, arriva alla conseguenza che la massa di un
corpo deve variare col suo contenuto di energia e che la misura di questa
massa addizionale dovuta alla energia numericamente uguale al valore
dell'energia stessa divisa per il quadrato della velocit della luce. Secondo
questa teoria se due corpi si irradiano dell'energia (per es. Sole e Terra)

il raggiamento accompagnato da un passaggio di inerzia, ossia da


una cessione di massa, dal corpo che lo emette a quello che lo as-

sorbe (3).
Questo risultato non verificabile data la piccolezza relativa delle
masse, ma Einstein osserva che non esclusa la possibilit di una verifica
nel caso delle sostanze radioattive, per le quali hanno luogo variazioni di
energia assai grandi rispetto alla loro massa.
In una pubblicazione posteriore lo stesso autore fa vedere come la
conseguenza a cui era arrivato nel lavoro precedente discende necessariamente anche dalla legge della conservazione dello stato di moto del centro
di gravit, generalizzata a quei sistemi in cui avvengono processi non solamente meccanici, ma anche elettromagnetici, ed in questa pubblicazione
che Einstein fa notare che il principio della conservazione della massa si
pu considerare come un caso particolare del principio della conservazione dell'energia.

(1) Per ci che riguarda la relativit ristretta veggasi per es. un mio articolo
su questa stessa Rivista, gennaio-febbraio 1924, p. 36-46.
(2) Ist die Trgheit eines Krpers von seinem Energieinhalt abhngig? Ann.
d. Physik, vol. 18, p. 639.

(3) Secondo questo modo di vedere il Sole perderebbe colla sua emissione

di energia raggiante una massa di circa 4 milioni di tonnellate al secondo (e di


questa la Terra ne riceverebbe solo 2 kg.), ma relativamente alla massa del Sole
si tratta di un valore estremamente piccolo e che sfugge ad ogni misura: si calcola
infatti che occorrerebbe un periodo di 16 mila anni perch la massa del Sole diminuisse di un miliardesimo del suo valore.

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RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

Infine in un'altra nota (1) questo autore si propone di este


conclusioni riguardanti l'inerzia dell'energia a nuovi casi, e co
fra gli altri il caso di un corpo rigido elettrizzato, trova c

siede, anche in quiete, una massa addizionale (oltre, cio, q

riale) uguale all'energia elettrostatica divisa per il quadrato de


della

luce.

Una
trattazione
energia
raggiante
vuta
a
M.
Planck
Ora,
se
con
ovvio
gia,
di
qualunque
sere
pi
rigorosa
massa
nelle
reazi
assorbimento
o
sv
Il
Planck,
in
bas
l'idrogeno
coll'os
vrebbe
essere
la
c
18
grammi
di
com
a
poco
pi
di
3
m
quantit
eccessiva
quantit
relativam
termica
che
pu
i
tato
a
100
acquist
un
poco
minore
tit
di
energia
son
sidera
il
calore
ch
dotti,
durante
un
ceduta
dal
radio,
Il
Planck,
in
pr
ed
energia
valga
qual
caso
non
sar
che
la
differenza
Questa
osservazi
ma
oggid
chi
acc
lativit
generaliz
colla
massa
pesant
(1)
(2)

(3)

Ann.
Ann.

der
der

Infatti

il

Phys
Phys

Precht

di
milligrammo
p
(4)
Sperimentalmen
la
proporzionalit
f
and
sempre
cresce
nelle
esperienze
di

fino

p.

Il

ad

20

(1922).

000

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LA MASSA DELL' ENERGIA E LA NEGAZIONE DELLA MATERIA

dizione colla teoria stessa, qualora la perdita di peso in question


accessibile alle nostre misure, il che tutaltro che da esludersi

venire.

Un risultato positivo invece costituirebbe, secondo il Planck u


ferma indiretta dell'esistenza di un'energia latente (com'egli pr
chiamarla) nell'interno dell'atomo, la quale, finch l'atomo rima
riato pu manifestarsi unicamente come massa (inerte e pesant
In altri termini, se si suppone di abbassare sempre pi la tem
di un corpo, l'energia immagazzinata non tenderebbe ad un valo
col tendere della temperatura allo zero assoluto, ma tenderebbe
verso un limite che misura appunto l'energia latente del corpo,

non si rivela altrimenti che come inerzia alle variazioni di moto.

Ma allora perch non supporre addrittura che tutta l'inerzia del corpo sia

di origine energetica, cio che la massa totale di quel corpo, supposto allo
zero assoluto, non sia che l'equivalente dell'energia latente e perci uguale

al rapporto fra l'energia stessa ed il quadrato della velocit della luce?


A dire il vero non trascurabile il salto che occorre fare per giun-

gere a questa conclusione, o meglio a tale generalizzazione dell'equiva-

lenza fra energia e massa; ma poich molti relativisti considerano come


ovvia questa generalizzazione, seguiamoli un momento in quest'ordine di
idee per calcolare l'energia equivalente alla massa di un grammo: si trova
che essa equivale a circa 25 milioni di kilowatt-anni, vale a dire a poco
pi di 9 bilioni di chilogrammetri (1), pari alia energia di combustione
di 3 milioni di chilogrammi di carbone.

Di qui la speranza di avere nella dematerializzazione dei corpi una

fonte praticamente inesauribile di energia.


Terminer questo particolare argomento con un'ultima considerazione:
si detto pi d'una volta che l'energia possiede una massa proporzionale al
valore dell'energia stessa e si visto che la costante di proporzionalit
una costante assoluta, perch l'inversa del quadrato della velocit di propagazione della luce; ora siccome la misura di tale velocit dipende dal sistema
di misura cio dalle grandezze che si scelgono come unit di misura, sar

possibile sceglierle in modo che risulti = 1 la velocit di propagazione

della luce, ed allora il numero che misura una data energia ne misura
anche la massa , e viceversa il numero che misura una massa qualsiasi ne
misura anche l'energia equivalente, posto che ogni massa corrisponda ad
un'energia latente. Ma allora uno dei due concetti si renderebbe inutile,
perch massa ed energia si identificano in una grandezza sola.
Noi dovremmo considerare la massa e l'energia - dice il Lewis (2) come nomi differenti e differenti misure di una stessa grandezza: dire che
un grammo equivale a 9X1020 erg. (3) ha lo stesso senso come dire che
un metro equivale a 39,37.... pollici .
(1)
uguale
(2)
(3)

Nel sistema assoluto cm.-gr.-sec. il quadrato della velocit della luce


a 9X10 20 per cui la massa di 1 gr equivale a 9X1020 erg.
Philos . Magazine, vol. 16, p. 705 (II Sem. 1908).
V. la nota (1).
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RIVISTA DI FILOSOFIA. NEOSCOLASTICA

Discussione dei dati scientifici

Esposti cos, obbiettivamente, tanto i risultati della esperienza qu


quelli delle odierne teorie che consentono di considerare i fenomen

punto di vista pi generale possibile, mi propongo ora di classi

secondo il loro grado di certezza o di maggiore o minore attendibi


Nessuna riserva da fare sul fenomeno ben provato della press
della luce e sulla variabilit della massa degli elettroni col variare d
velocit, t solo nelP interpretazione dei due fatti che incomincia a p
tarsi qualche incertezza e la necessit di aprire la via delle ipotesi.
Consideriamo in primo luogo le conseguenze che si sono tirate
fenomeno della pressione luminosa.
E' certo che se si vuole mantenere il principio della conservazio
della quantit di movimento, bisogna attribuire, almeno formalmen
l' inerzia all'energia trasportata da un fascio luminfero eche fra l'e
trasportata e la massa apparente che le corrisponde esiste la nota re
ma non necessario supporre che tale massa dell'energia sia effett
senso che lungo il fascio si trasportino effettivamente delle masse
Anzitutto si tenga presente che un fatto analogo si verifica nel
del suono, tranne che, mentre nel caso della luce la pressione nu
camente aguale alla densit dell'energia (energia dell'unit di volum
caso delle onde sonore semplicemente proporzionale a tale densit
Orbene, nel caso del suono, in cui il meccanismo della propagaz
ci noto, non si rende necessario attribuire una massa all'energia
pagatesi, per darci ragione della pressione delle onde. A rigore, sec
i relativisti, che fanno corrispondere una massa ad ogni energia, d
siasi forma, anche nel caso del suono l'energia propagantesi deve tra

tare con s una massa equivalente che verrebbe ceduta dalla sor

sonora al sistema materiale che riceve le onde, ma apparirebbe artif


il ricorrere a siffatte considerazioni per dar ragione della pressione

onde sonore.

Ma anche rimanendo puramente nel campo dell'energia raggiante che


si propaga nell'etere cosmico si presenta qualche domanda a cui difficile dare una risposta soddisfacente se si attribuisce all'energia stessa una
massa reale, dir meglio della stessa natura di quelli dei corpi materiali.
Si visto infatti che partendo sia dal concetto che l'energia traslatoria, come ogni energia, possiede una massa, sia accettando i postulati
della relativit einsteiniana, si perviene alla conseguenza che coli' aumentare della velocit di un corpo aumenta la sua massa, tendendo questa ad
un valore infinito quando la velocit tende a raggiungere la velocit della
luce; in altri termini la velocit della luce rappresenta un limite (irrag(1) La costante di proporzionalit dipende naturalmente dalle propriet del
mezzo vibrante e propriamente dal rapporto fra i calori specifici. Chi volesse darsene ragione dal punto di vista fisico consulti per es.: Cantone, Corso di fisica
sperimentale , vol. III, p. 74 e segg., II ediz. Edit Maio, Napoli (1923).
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LA MASSA DELL* ENERGIA E LA NEGAZIONE DELLA MATERIA

giungibile) per le velocit con cui si trasporta la materia, ed


si spiega che la massa che si attribuisce all'energia raggiante,
ha invece un valore finito? Bisogna ammettere che questo qu
che possiede una massa e che si trasporta colla velocit della l
possa identificare colla materia, od anche che la massa dell'en
nosa una massa che si annulla quando si trova allo stato di r
pure solamente si trasporta con una velocit un poco pi picc
della luce (1).
D'altra parte - osserva il prof. More dell'universit di Cinc
in un articolo di critica contro le deduzioni del Lewis - non si
come questa massa trasportata dall'energia raggiante e che in

trovasi nella sorgente, venga ad acquistare una velocit di

uguale alla velocit della luce.


Conchiude perci il More che la massa dell'energia raggian
niente a che fare colla massa ordinaria della materia ponderab
rale fa notare poi il More che quando si asserisce che la m

altro che un complesso di centri di energia non si spiega

viene semplicemente ad attribuire ad un fluido ipotetico pi


materia le propriet della materia in questione.
Riassumendo pertanto le legittime conclusioni che si posso
dai risultati teorici e sperimentali che riguardano la pressione

raggiante e la massa di cui questa appare dotata, dir che

comodo , nel senso di Poincar (3), considerare l'energia come d


massa, ma non necessario : in ogni modo questa massa non
z'altro identificare con quella della materia ponderabile.

Ma quando poi si vuole estendere la relazione fra energ

alle altre forme di energia, considerandole tutte indistintamen

massa, si fa un'ipotesi, sia che si arrivi a questa generalizzazione di

in considerazione del fatto che tutte le energie si possono trar


energia raggiante, sia che vi si giunga attraverso la teoria dell
L'ipotesi, dal punto di vista scientifico, non solo legittim
dove finora arrivata l'esperienza l'accordo soddisfacente,
un valore euristico incontestabile, anzi di primaria importan
accennare alla grande utilit di tale ipotesi nello sviluppo delle
sulla costituzione degli atomi; fra l'altro solamente coli' attri
massa all'energia si riuscito a dare una ragione soddisfacent
che la massa atomica dell'idrogeno non esattamente un subm

quella degli altri atomi, ma risulta di circa ^ maggiore: rappr

(1) A tale conclusione arriva lo stesso Lewis nella memoria citata,


pretendere di darne una spiegazione esauriente.
(2) Philos. Magazine, vol. 18, p. 17 (1908, II Sem.).
(3) Dicendo ci non intendo sottoscrivere senza riserve al comod
Poincar, ma ammetto che in motte questioni scientifiche il criterio
per l'interpretazione e lo studio di una data classe di fenomeni es
quello della maggior comodit, il che pu essere di grande importa
di vista filosofico, perch viene a mancare il carattere di necessit al
che se ne possono trarre.
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RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

cio tale differenza una massa di energia. Ci nonostante il filosof


pu fare a meno di prendere atto del lato ipotetico di siffatte conc
D'altra parte la variabilit della massa degli elettroni, accurata
verificata e studiata con numerose esperienze prova due cose :
Io che la massa - almeno prevalentemente - di origine elett
magnetica;
2 che P accrescimento che essa subisce colla velocit misurata

proprio dalla massa che si aggiunge per l'acquistata energia cinetica. Pi


precisamente questo vero per la massa trasversale, posto che gli esperimenti pi accurati confermano la formola di Lorentz-Einstein.

Ma se poi si vuole estendere la validit di tale formola anche alla


massa dei corpi materiali sia in omaggio alla teoria della relativit sia

supponendo che ogni massa materiale sia di origine elettromagnetica, non


si pu fare a meno che appoggiarsi a qualche ipotesi, giacch l'esperienza
non ci dice nulla in proposito.
Si tratta per di ipotesi e di generalizzazioni ancora prudenti, di cui

converr tener conto in una discussione filosofica.

Ma poi vengono anche le ipotesi arrischiate, e queste conviene subito


classificarle a parte. Cos bisogna fare una generalizzazione arrischiata per
affermare che ogni massa l'equivalente di una certa energia pi o meno
latente, e ci non solamente nel senso che in ogni equazione in cui compare il valore di una massa, questa pu essere sempre sostituita dal quoziente di un'energia per il quadrato della velocit della luce, ma anche nel
senso che questa energia effettivamente esista, anzi sia Punica cosa che esista.

Ancor pi arrischiata l'ipotesi che una massa materiale possa essere


integralmente trasformata in energia, ipotesi che fa pensare con compiacenza ai 9 bilioni di chilogrammetri equivalente ad ogni grammo di materia e non senza qualche timore che la trasformazione possa avvenire, in
date circostanze, in forma esplosiva !
Anche se si riuscisse a dimostrare sperimentalmente che l'energia ter-

mica immagazzinata da un corpo che si riscalda ne aumenta la massa,

come stato calcolato, o piuttosto che una trasformazione radioattiva


accompagnata da una perdita di massa equivalente all'energia sviluppata
nella trasformazione, si avrebbe una conferma dell'ipotesi che ogni energia
dotata di massa, ma non sarebbe affatto provato che ogni massa materiale sia trasformabile in energia.
Quale senso dunque si potr dare all'affermazione del Lewis che un
grammo di materia equivale a tanti erg come un metro equivale a tanti
pollici ? E con qual diritto si pu affermar ci ? Nello stesso senso e collo
stesso diritto con cui possiamo misurare un intervallo di tempo in centi-

metri od in km. (1), cio mediante lo spazio percorso dalla luce nello

(1) La convenzione ad hoc equivarrebbe - usando il linguaggio dei fisici a considerare nulle le dimensioni (fisiche) della velocit, ed allora le dimensioni
dell'energia risulterebbero uguali a quelle di una massa, mentre nell'usuale sistema
di misure le dimensioni di un'energia sono uguali a quelle di una massa moltiplicata per il quadrato di una velocit.
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LA MASSA DELL' ENERGIA E LA NEGAZIONE DELLA MATERIA

stesso intervallo di tempo. Secondo tale convenzione, per esem


vallo di 10 secondi misurato da 3 milioni di km., ma dicen
si vuol negare la distinzione universalmente ammessa fra le
rate, spazio e tempo.
Terminer questo paragrafo proponendomi la seguente que
Quanto alla massa di un elettrone, sar essa trasformabile in
Nulla pi che ipotesi si possono fare in proposito, per si
ipotesi non sono cos vaghe ed arrischiate come quelle che si
la trasformabilit delle masse materiali in energia, credo che
di riportare qui i risultati dei calcoli tentati dal Guye (1). Eg
che quando un elettrone, che entra a far parte di un atomo,
energia, si produca anche una dispersione parziale della caric
trone, la quale dispersione, per la teoria dei quanti di energia,
tanto maggiore quanto pi elevata la frequenza della energ
emessa. Orbene, nel caso dei raggi ultravioletti estremi la ca

si disperderebbe non sarebbe che ^ car*ca dell'elettr

cora pi piccola risulterebbe per le radiazioni visibili. Se poi


dell'elettrone fosse totale, si dovrebbe raggiungere una frequ
risponde a quella che caratterizza i raggi X e raggi gamma pi
che si conoscono, mentre l'esplosione degli elementi positivi
a formare gli atomi materiali, dovrebbe dar luogo ad una fre
1800 volte maggiore, frequenza finora non mai osservata.
Per concludere la presente discussione dir che la varia
massa degli elettroni un fatto constatato, la variabilit del
corpi, colla velocit, un ipotesi, che la identit della massa e

una deduzione affatto arbitraria.

Discussione delle conseguenze filosofiche


Prima di discutere le conseguenze che si sono volute trarre dall'insieme di esperienze e di teorie fisiche gi esposte, credo opportuno di
eliminare subito un motivo di equivoco che pu sorgere dalla identificazione del concetto di massa , quale risulta dalla definizione che ne danno
i fisici, ed il concetto filosofico di materia (in atto, si intende).
I fisici, come ben noto, nella maggior parte delle loro definizioni,
si attengono a quelle che permettono la misura dell'ente che si tratta di

definire, conformemente al carattere della fisica, ed appunto questo criterio

si segue per la massa. Definita poi la massa, si fa la convenzione che essa


misuri la quantit di materia, convenzione giustificata dalle esperienze che
si possono fare confrontando corpi costituiti dalla stessa sostanza nelle
identiche condizioni fisiche; ma per quanto giustificata non cessa di essere
una convenzione. Cos che se si potesse provare sperimentalmente che la
massa di un corpo, misurata in base ad una delle definizioni della fisica,

(1) Sur l'explosion partielle ou totale d'un lectron , etc. Boll. d. 1. Soc. Fran^
de physique. Seduta del 4 aprile 1924.
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RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

aumenta effettivamente col crescere della velocit di cui esso an


come fanno gli elettroni, nessuno si riterrebbe autorizzato a dedur
la quantit di materia di cui costituito quel corpo aumenta colla
cit, e se anche si volesse accogliere questa ipotesi bisognerebbe st
quale delle due masse, se la trasversale o la longitudinale, ha il pri
di rappresentare la quantit di materia.
Pertanto non sar forse superfluo richiamare brevemente quali d
definizioni si possono dare della massa, definizioni che, se si accet
postulati della meccanica classica e la legge delP attrazione univer
equivalgono perfettamente :

Io si pu definire la massa come un coefficiente d'inerzia , b


dosi sul secondo postulato della meccanica ed allora essa misurat
rapporto fra la forza agente sul corpo e la corrispondente acceler
2 la si pu definire come un coefficiente di attrazione secon
legge newtoniana, ed allora si chiamer brevementa massa pesante

3 la si pu definire, secondo Maupertuis, come una capac

acquistare una quantit di movimento, ed allora misurata dal ra


fra la quantit di moto posseduta dal corpo e la velocit corrispon
La distingueremo brevemente col nome di massa maupertuisiana
4 la si pu infine definire, in modo analogo al precedente, c
una capacit ad acquistare dell'energia cinetica.
Ora, se vero che nella meccanica classica tutte queste definiz

equivalgono, anche vero che tale equivalenza essenzialmente

alla validit rigorosa dei postulati della meccanica e di una delle le


gravitazione.
Quindi se si ammette coi relativisti la variabilit della massa colla velocit o se si vogliono applicare queste definizioni alle masse degli elettroni,
si rende necessaria la distinzione. Per es. la massa, di cui l'esperienza ha

provata la variabilit nel caso degli elettroni di grande velocit* e che


abbiano chiamato massa trasversale, coincide colla massa maupertuisiana
definita pi sopra come il quoziente fra la quantit di moto e il valore

della velocit. Se invece del quoziente fra queste quantit si considera

quello differenziale (cio fra gli incrementi infinitesimi) si ha un valore

che coincide colla massa longitudinale (1), e questa a sua volta dipende

dal modo di differenziazione; si rendono cos necessarie delle sotto-distnzioni. Ora di tutte queste diverse masse quale misura la quantit di materia?
sempre possibile adottare una convenzione per questa misura, ma essa
sar ancora pi arbitraria di quella adottata dalla meccanica classica.
Pretendere dunque che i fisici misurino la quantit di materia senza
fare una convenzione e che definiscano la massa senza appoggiarsi a nessuna ipotesi o a nessun postulato, pretendere troppo allo stto attuale
della scienza.

Segue da ci che non lecito confondere il concetto di massa con


quello di materia e nemmeno si pu identificare in ogni caso la massa
colla quantit di materia.
(1) Planck, 1. cit. p. 28.
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LA MASSA. DELL' ENERGIA E LA NEGAZIONE DELLA MATERIA

Cos se l'energia ci risulter indubbiamente dotata di inerzia


questo diremo che l'energia materia o viceversa.
Se l'esperienza ha dimostrato la variabilit di una massa e la t

c pervenuta ad una relazione numerica fra massa ed energia,

pu far passare tutto ci come una dimostrazione scientifica dell'


zione che la materia non altro che un insieme di energie, e che
il concetto di materia superfluo.

Dal punto di vista scientifico pu essere oggetto di discus

vantaggio di considerare fra le grandezze fisiche solo l'energia, co


sione della masa, ma anche ammesso tale vantaggio, non ne seg
la negazione della materia, filosoficamente intesa.

Ho insistito alquanto sopra questo punto perch ho la conv


che l'energetismo puro non pu affatto avanzare la pretesa di un
strazione basata sui risultati pi recenti delle scienze sperimenta
Allora esso pu presentarsi unicamente come un'ipotesi, m
questa posizione pi modesta mi pare che sia difficilmente soste
puri energetisti, non meno difficilmente di quella diametralmente
degli atomisti meccanici. Secondo quest'ultimi l'unica realt esist
materia inerte: come dato primitivo va considerata la massa ed ogn
riducibile ad energia cinetica misurata dal semiprodotto di una
massa per il quadrato di una velocit; invece secondo gli energet
nica realt esistente l'energia e l' inerzia di un corpo non che
della sua energia pi o meno latente: il dato primitivo l'energi
massa misurata dal quoziente di una energia per il quadrato

locit della luce.

Ora, per quanto questa possibilit di considerare ogni massa come

l'equivalente di una certa energia sia puramente ipotetico, posso concedere per un momento, rimanendo nel campo della fisica pura, che essa

possa giungere ad aver ragione di tutte le obbiezioni; ma non tutte le

concessioni ammissibili sotto l'aspetto fisico, lo sono ugualmente sotto


quello filosofico, cio non si pu concedere che l'energia esista senza una
sostanza, un substrato a cui inerire (1). L'energia, almeno com' definita
in fisica, un'attitudine (a compiere del lavoro), un potere d'azione, quindi
una qualit che deve inerire ad un soggetto.
Lo stesso Duhem, tanto simpatizzante per l'energetismo, non cessa di

essere sostanzialista. Cito le sue parole: Noi persisteremo dunque ad

ammettere che ogni movimento suppone un mobile, che ogni forza viva
la forza viva d'una materia. Ostwald ci domanda: quando ricevete un

colpo di bastone che cosa percepite? il bastone o l'energia? Noi con-

fesseremo di sentire l'energia del bastone, ma noi continueremo a con eluderne che esiste un bastone portatore di energia. D'altra parte noi non
dimenticheremo che questa energia che risiede in un certo luogo dello
(1) Il Lebon ( L'volution de la matire . Ed. Flammarion, Paris, 1912) non
dubita che sia possibile ad una intelligenza superiore immaginare l'energia senza
sostanza, perch nulla prova che essa debba avere necessariamente un supporto,
ma intanto concede che una tale concezione a noi nop accessibile.
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RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

spazio e che si trasporta da una regione all'altra somiglia in


golare a della materia che avrebbe rinnegato il suo nome, ma
potuto cambiare di essenza (1).
Queste espressioni sembrano curiose ad A. Rey (2) sotto la
Duhem, in quanto che, egli dice, lo stesso Duhem si sforza di

m
n

p
c

una fisica teorica puramente matematica e basata sui principi dell' e

Invece giusto riconoscere che il Duhem non si trova in contr


con se stesso perch egli, facendo della fisica, non intende risol
blemi metafisici e non d alla concezione energetica quella imp

filosofica che altri hanno voluto darle. Il Duhem tiene a dis


fisica odierna - come egli la intende - dalla fisica aristotelica.

attuale - egli dice - non una metafisica; essa non si propo

vare dietro le nostre percezioni per coglierne l'essenza. Tutalt


scopo

Ecco dunque che, come fisico, egli pu


e considerare semplicemente ci che m
Tornando ora al nostro argomento, ric
dice che dal punto di vista filosofico
sostanza che possegga le qualit rivelat

questa energia che risiede in una reg

airaltro desta necessariamente l'idea di materia.

Di pi una buona parte delle critiche che si fanno al dinamismo valgono anche contro l'energetismo puro che nega la materia (5). Ma allora,
mi si potrebbe domandare, si deve proprio negare un'importanza filosofica
sia ai risultati dell'esperienza che riguardano la variabilit della massa sia
alle nuove tendenze della fisica in fatto di energetismo?
Al contrario, io ritengo che le esperienze fatte in questo indirizzo e
quelle che assai probabilmente si realizzeranno col perfezionarsi del mezzi
di indagine, sono del massimo interesse per il filosofo e che le interpretazioni offerte dalla fisica valgono a modificare profondamente le idee che
ci eravamo formati delle propriet della materia ed in particolar modo

dell'inerzia.

Si tenga presente che l'inerzia l'unica propriet fondamentale che


i sostenitori dell'atomismo meccanico attribuivano alla materia; invece
secondo le pi recenti vedute energetiche l'inerzia stessa della materia,
misurata da quella che i fisici chiamano massa, una conseguenza di qualit attive inerenti alla materia. Essa infatti l'equivalente di una certa
energia e se l'energia cresce, aumenta proporzionalmente anche l'inerzia
di un corpo determinato.
In altri termini, pu sussistere invariato il substrato materiale e variare

(1) L'volution de la mcanique . Revue gnrale des Sciences, p. 253 n. 15,

marzo 1903.

(2)
(3)
(4)
(5)

La thorie de la physique , II ediz. p. 91 Alean, Paris, 1923.


Le mixte et la combinaison chimique , p. 202. Naud, Paris, 1902.
La physique moderne p. 69 Flammarion, Paris, 1909.
Veggasi per es. il Nys, Cosmologie T. I (fine) Louvain e Paris (Alean), 1918.
- 392 -

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LA MASSA DELL' ENERGIA E LA NEGAZIONE DELLA MATERIA

invece le propriet, l' inerzia compresa, le quali non dipendono solo da


natura del corpo, ma sono altres funzioni del mezzo.
Quali limiti segneremo a questo mezzo che influisce sulle propriet
della materia? Non sappiamo, ma lecito ammettere che per P iner
questi limiti abbraccino tutto l'universo, com' nello spirito della relativ
generale: se un corpo persevera, per inerzia, nel suo stato di moto non
sar allora per rispetto allo spazio assoluto e vuoto di Newton, ma per
guidato dal campo generato dalla materia stessa distribuita in tutto l'un
verso.

Tanto si pu concedere all'interpretazione energetica della


corpi, ma da tutto questo alla negazione della materia corr
Sommario e conclusioni

Si fatto notare anzitutto che l'idea di attribuire una massa all'e


sorta indipendentemente dalle teorie relativiste, e propriamente
ordini di fenomeni che vengono presi in considerazione nel presente
e cio: la pressione della luce e la variabilit della massa degli elett

dipendentemente dalla loro velocit. Si sono poi passate in rass


deduzioni teoriche pi importanti, che sgorgano da questi fatt

modo particolare si esposto il punto di vista della relativit einste


arrivando a conseguenze di una certa importanza, ma non verifica
sinora dalla esperienza. Esposti cos i risultati sia dalPesperienza ch
odierne teorie che riguardano l'argomento in istudio, essi vengono
sificati secondo il loro grado di certezza o di accettabilit in una d
sione indole scientifica, e si osserva a mo' di conclusione che se la
bilit della massa degli elettroni un fatto, quella della massa dei
materiali un ipotesi, mentre la identit della massa coll'energia

deduzione affatto arbitraria.

Il lavoro termina con una discussione delle conseguenze filosofiche


che taluni hanno creduto di trarre da quanto precede: premessa la necessaria distinzione fra il concetto di massa, qual' inteso dai fisici (e che
ammette diverse definizioni) e quello di materia, ne segue che quei dati
scientifici, in precedenza esposti e discussi, non portano in nessuna maniera a dimostrare che la materia non sia altro che un insieme di energie
e che quindi sia superfluo il concetto di materia. Nel seguito della discussione si fa poi vedere come tale concezione sia difficilmente sostenibile
anche come ipotesi.

Si chiude con un breve accenno del modo come potrebbero essere

interpretate le nuove vedute della fisica sull'inerzia dei corpi, senza arrivare alle esagerazioni dell'energetismo puro.

- 393 4

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