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Fondazione Istituto Gramsci

Dello "Spiegare" in storiografia


Author(s): Paolo Rossi
Source: Studi Storici, Anno 9, No. 2 (Apr. - Jun., 1968), pp. 300-323
Published by: Fondazione Istituto Gramsci
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/20562930
Accessed: 23-09-2016 13:15 UTC
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Questioni di metodo

DELLO <?SPIEGARE >> IN STORIOGRAFIA

I1 pasticcio della storia contem


poranea e questo: dhe la gente si
ricorda del tempo in cui tutte le
alternative erano ancora aperte, e
difficilmente riesce ad assumere
l'atteggiamnento dello storico, per

il quale ogni alternativa e stata


definitivamente bloccata dal fatto

compiuto.
E. H. Carr, What is History?,

London, I96I, p. 98.

i. aL'esprit humain n'a pu jusqu'a present fonder la science so

ciale sur des bases vraiment positives... Notre intelligence ne pouvait


r6ellement, avant l'epoque actuelle, statuer un ensemble de faits
assez etendu pour diriger convenablement ses speculations ration
nelles a l'egard des lois fondamentales des phenomenes sociaux ?
Fondare una fisica sociale appare a Comte, com'e noto, ? il fine piiNu

grande e il bisogno piui urgente che si presentano all'uomo mo


demo >.
In tutta quella corrente di pensiero che (solo per comodit"a espo
sitiva) potra qui essere chiamata positivistica, viene, nella sostanza,

accettato e reso operante questo tipo di impostazione. La cosid


detta comprensione storiografica si configura, da questo punto
di vista, come uno degli aspetti della comprensione scientif:ca del
mondo. Quest'ultima, a sua volta, e fatta eccezione per la cono
1 A. Comte, Cours de philosophie positive, Paris, I908, tv, p. iig.

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Dello <<spiegare>> in storiografia 30I

scenza dei sistemi matematici e logici, consta di spiegazioni che


risolvono gli eventi particolari in casi di una legge o generalizza
zione che a sua volta segue da o e connessa con altre leggi e genera
lizzazioni piiu ampie. Sociologia, economia, diritto, etica si confi

gurano come descrizioni-spiegazioni del comportamento osser

vabile dei gruppi umani: la storiografia risulta essa stessa una scienza

empirica a base sociologica.


Cue un solo metodo per conoscere il mondo: i criteri della spie
gazione sono formalmente identici per tutti gli eventi o processi
di eventi sui quali si compie un'indagine. Piju che i metodi o i pro
cedimenti, le differenze riguardano gli oggetti o i campi di studio

e di applicazione.
2. La prolusione su La Filosofia positiva e il metodo storico pubbli
cata da Pasquale Villari nel I866 apparve a Roberto Ardigo come
il manifesto del positivismo italiano. Comunque si voglia accogliere
questo giudizio, le pagine del Villari restano, nella loro chiarezza,
esemplari. Mentre i cultori delle scienze naturali seguivano la via indi

cata da Galilei, passando di conquista in conquista e strappando


ogni giomo alla natura un nuovo segreto, i filosofi si rifiutarono
al metodo sperimentale e, procedendo di sistema in sistema, non
ebbero il coraggio di rinunciare ad imprese impossibili. La filo
sofia positiva, prosegue Villari, si e invece resa conto con chiarezza
che ?per accertarci scientificamente della verita, abbiamo sinora

due soli metodi, il metodo matematico e quello sperimentale>>.


La filosofia tradizionale e posta di fronte a un dilemma: o correre
il pericolo d'esser posta al livello dell'astrologia e dell'alchimia,
oppure tentare una rivoluzione simile a quella compiuta da Galilei
nell scienze sperimentali 2. I1 positivismo ha tentato questa rivo
luzione, ed esso segna la fine di una filosofia che si muove sul piano

delle essenze e delle ragioni eterne, che considera l'uomo come


un entita collocata fuori dello spazio e del tempo:
Cio che noi vediamo nel mondo sono societa, popo i, individui che si trasfor

mano, mutano ogni giorno. Ma la filosofia ha creduto che, trascurando questo


2 P. Villari, La Filosofia positiva ed il metodo storico, nel vol. Saggi di storia, di

critica e di politica, Firenze, I868, pp. I6-I7, i8, I9.

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302 Paolo Rossi


studio del contingente e del mutabile, si possa riuscire meglio a conoscere l'uomo; e

s'e grandemente ingannata. Come volete conoscere la natura di questo essere, che

muta continuamente, senza sapere nulla delle leggi che regolano queste sue ine
vitabili mutazionik Voi volete... trovare l'essenza dell'uomo, e non pensate a stu

diarlo prima nelle condizioni in cui solamente lo potete osservare 3.

Villari concepisce il positivismo << come un nuovo metodo, non


gia come un nuovo sistema>) e ritiene che, trascurando la varietd
e la particolarita delle sue forme, esso si riduca in realta <# all'appli
cazione del metodo storico alle scienze morali, dando ad esso l'im
portanza medesima che ha il metodo sperimentale nelle scienze
naturali >>. Questa applicazione consentir'a il ripetersi di una rivo
luzione di tipo galileiano: una nuova serie di scienze potra passare
dal periodo metafisico a quello scientifico e positivo. <( Non pos
siamo conoscere che fatti e leggi di questi fatti; ma fatti e leggi
dello spirito umano e del pensiero >>: la scienza storica, secondo
gli insegnamenti di Vico, si intreccia in tal modo con la scienza

dell'uomo. Le leggi del mondo sociale sono le leggi stesse dello


spirito umano, giacch6 la societa e la sua storia non sono che il
riflesso dell'uomo e in esse si ritrovano <<e stesse idee e aspirazioni,
le passioni medesime divenute fatti socialil 4.
Non si tratta di giungere a conclusioni <{ speculative)> sulla na
tura umana in genere, ma di giungere ad un tempo alla storia come

scienza e alla scienza dell'uomo:

Se la storia vi da come il mondo esterno sul quale sperimentare ed accertare


le induzioni della vostra psicologia, questa, a sua volta, diviene una fiaccola che
illumina la storia. Le leggi dell'una, se sono vere, debbono riscontrarsi nell'altra,

e viceversa 5.

Si tratta, per la filosofia positiva, di studiare i fatti e le leggi


sociali e morali ? riscontrando pazientemente le induzioni della
psicologia nella storia, e ritrovando nelle leggi storiche le leggi
dello spirito umano>>. Scienza storica e scienza sociale - ribadir"a
3 Op. Cit., pp. I9-20.
4 Op. Cit., pp. 28-29.
5 Op. cit., pp. 29-30.

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Dello <{spiegare)> in storiografia 303

Villari nel I868 - son nate quasi in uno stesso giorno. I1 problema

centrale gli appariva quello


di trovare le leggi secondo cui i fenomeni della natura, e le leggi secondo cui i
fatti dello spirito si succedono nel tempo. V'e nel nostro secolo una fede grandis
sima, che l'imparare a conoscere e a rispettare queste leggi ci potra fare, in parte

almeno, domlinare le forze sociali, come gia dominiamo le forze della natura68

3. Fatti e leggi della natura, fatti e leggi del mondo storico sociale:
l'avvicinamento della storiografia alla sociologia (in qualche caso
la integrale risoluzione della storiografia in sociologia) e stato pre
sentato da molti positivisti - e piiu tardi da molti neopositivisti come un passaggio dal terreno dell'arbitrio e della vaghezza a quello
del rigore e della scientificit'a. La considerazione comparativa di
diverse culture o la considerazione di un sistema isolato di cultura

hanno, come fine essenziale, la determinazione di leggi o gene


ralizzazioni. E si tratta di' leggi utilizzabili in una larga varieta di
campi di indagine, che trovano, in tale varieta, reciproca conferma,

che si saldano l'un l'altra, al limite, in una scienza generale del


l'uomo e del suo divenire nel tempo.
Positivisti e neopositivisti hanno lungamente e duramente po
lemizzato, da questi punti di vista, contro tutte quelle posizioni
che hanno affermato la eterogeneitia della comprensione storica
rispetto alla spiegazione scientifica e del metodo storico rispetto
al metodo scientifico. E la polemica non si e tanto indirizzata contro
l'affermazione del carattere individuale e irripetibile degli << og
getti ?> della comprensione storica, quanto contro l'affermazione che
i processi storici siano <( conoscibili?> mediante un atto di intuizione
(o immedesimazione, o comprensione intrinseca, o comunicazione,
o ricreazione di esperienze altrui, o possibilita di # rivivere)> gli
eventi) 7.
6 Discorso inaugurale letto... il 6 novembre 1868, pp. 8-io, cit. in E. Garin, La
Cultura italiana fra 8oo e 900, Bari, I962, p. 54. Sulla posizione del Villari cfr. le
pp. 53 sgg. e 82 Sgg.
I Cfr. in particolare Th. Abel, The Operation called << Verstehen >, in <( American

Journal of Sociology)>, 1958, 54, poi in Readings in the Philosophy of Science; H.


Feigl and M. Brodbeck editors, New York, I953, pp. 677-687. Ma cfr. anche
E. Nagel, Some issues in the Logic of Historical Analysis, in << The Scientific Mon
thly)>, I952 (poi in Readings, cit., pp. 688 sgg.).

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304 Paolo Rossi

Una teoria ? idealistica ? della storiografia, per Collingwood,


consta essenzialmente di due proposizioni: i) la storiografia ha
a che fare con pensieri e con esperienze umane; 2) la comprensione
storiografica ha carattere specifico ed e qualificabile come <<im
mediata , 8. Anche se lo schema proposto da Collingwood e indub,
biamente troppo rigido, non e difficile esemplificare. In base agli
oggetti e in base alla natura del pensiero umano Gustav Droysen di
stingueva tre possibili metodi scientifici: quello speculativo, quello
fisico, quello storico. E vedeva la loro essenza nel conoscere (specu
lazione), nello spiegare (fisica), nell'intendere (storia). Poiche la sto

ria si configurava agli occbi di Droysen come <#ii mondo etico


considerato nella successione dei suoi momenti >, egli poteva affer

mare che questa tripartizione faceva in qualche modo riapparire


l'antico canone delle scienze: logica, fisica, etica. II parallelismo,
esplicitamente affermato, tra le << forze etiche >> e le << leggi mecca

niche ?, non escludeva tuttavia una rigida contrapposizione fra


intendimento e spiegazione: <<l'indagine storica non vuol spiegare,
cioe non vuol derivare il posteriore dall'anteriore, non vuol deri
vare necessariamente i fenomeni dalle leggi, come semplici effetti
e svolgimenti >>. Non si trattava, pero, solo di un rifluto della cat
goria della necessita o di una visione deterministica e meccanica dei
processi temporali. La possibilita del comprendere, che costituisce per

Droysen l'essenza del metodo storico, era fondata sul riconosci


mento <?del carattere a noi congeniale delle estrinsecazioni dello
spirito umano >>, sul carattere di reciprocita in cui ci sentiamo di
fronte all'uomo: << ogni io chiuso in se, ognuno aprendosi ad ogni
altro nelle proprie estrinsecazioni >. L'atto dell'intendimento, ben
distinto dal meccanismo logico dell'intendere, avviene in tal modo

come <(intuizione immeediata, come anima che s'immerge in


un'anima, atto creativo come quello della donna nel concepire 9
II Sommario del Droysen e del I882. Undici anni piiu tardi, nel
'93, Benedetto Croce pubblicava negli Atti dell'Accademia Pon
taniana di Napoli, il suo celebre saggio su La Storia ridotta sotto il
8 E. G. Collingwood, The Idea of History, Oxford, I946, pp. 48-49.
9 J. G. Droysen, Sommario di Istorica, Firenze, I967, pp. 34-37, 48. E cfr. le

piu ampie considerazioni contenute in Istorica, lezioni sulla enciclopedia e metodologia

della storia, Milano-Napoli, I966, pp. 26-27, 405.

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Dello << spiegare > in storiografia 305

concetto generale dell'arte. In quelle pagine le posizioni sostenute


da Droysen nei Grundriss der Historik venivano presentate come
una decisa proclamazione del carattere scientifico della storiografia.
E le tesi di Droysen venivano accostate e in molti casi fatte coinci
dere con quelle, per tanti aspetti cosi profondamente diverse, di
Ernst Bemheim. Alla definizione della storia offerta da Bernheim
(<(la scienza dello svolgimento degli uomini nella loro attivita di
esseri sociali>>), Croce contrapponeva l'affermazione che la storia
< non e la scienza dello svolgimento, non ci dice in che consista
lo svolgimento; la storia espone ossia racconta i fatti dello svolgi
mento>>10. Le scienze, proseguiva Croce, parlano di generi, la storia

di individui: e non puo esserci scienza di individui; la scienza e


interessata alle leggi e a cio che e generale, la storia e interessata
a questo o a quel fatto, a questa o a quella persona. Queste affer
mazioni, ricavate dai testi di Schopenhauer e del Lazarus, apparivano
a Croce verita incontrovertibili 11. E in base a queste considerazioni
egli andava distinguendo fra intendere e vedere, fra la richiesta del
<(che cos'e >> e la raffigurazione dell'oggetto nella sua apparizione
concreta, fra l'esperienza scientifica e quella artistica:
0 si fa della scienza, dunque, o si fa dell'arte. Sempre che si assuma il particolare

sotto il generale si fa della scienza; sempre che si rappresenti il particolare come


tale, si fa dell'arte. Ma noi abbiam visto che la storiografia non elabora concetti,

e riproduce il particolare nella sua concretezza; e percio le abbiamo negato i carat

teri della scienza. E dunque una facile conseguenza, e un sillogismo in tutta re


gola, il concludere: che se la storia non 6 scienza, dev'essere arte 12.

La storia non e dunque scienza, ma # rappresentazione dello svol


gimento, rappresentazione delle cose umane in quanto si svolgono
nel tempo #; e, in specie, quel genere di rappresentazione artistica
che ha per oggetto della sua rappresentazione il realmente acca
duto 13.

10 B. Croce, II Concetto della storia nelle sue relazioni col concetto dell'arte, Roma,

I896, pp. 12-13, 30.


11 op. Cit., p. 32.
12 Op. cit., pp. 39, 40-4I.
13 Op. cit., pp. 4I, 59.

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306 Paolo Rossi

Croce, si e visto, avcva radicalmente escluso che, nella storia, il


particolare potesse essere assunto sotto il generale, e tuttavia non
aveva esitato a parlare, in quello stesso testo, della determinazione

delle cause:

La storia ha un solo scopo: narrare deifatti; e quando si dice narrar dei fatti, s'in

tende anche che i fatti debbono essere esattamente raccolti e mostrati quali sono
realmente accaduti, ossia ricondotti alle loro cause e non gia esposti come possono

esteriormente apparire all'occbio inesperto. Questo e sempre stato l'ideale della


buona storiografia di tutti i tempi 14.

Ogni intelligente narratore, ripetera nelle Discussioni, com


pie l'operazione <( di collegare coi nessi causali reali i fatti che espo
ne '15. Come si potesse ricondurre i fatti alle loro cause o parlare
di cause mantenendosi sul piano della # rappresentazione del parti

colare come tale? ed escludendo il piano della <<elaborazione dei


concetti#> Croce, in quel testo, non spiegava. Ed e curioso, ed e
anche indice preciso della incertezza e del carattere approssimativo
dei suoi procedimenti e delle sue conclusioni di allora, il fatto che,

nell'edizione del I896, egli citasse in nota, a conferma delle sue


argomentazioni, un passo del Labriola che enunciava la tesi di un
particolare tipo di rapporto tra scienza e storia:

Tutte le tendeuze e tutti gli studi scientifici, che hanno svecchiato gia la storio
grafla tradizionale, la spingono sempre piu verso una rappresentazione pensata delle

cause operanti particolarmente e in complesso in un determinato periodo. Ma,


per quanto essa si giovi della scienza come di sussidio e di presupposto, l'ufficio

suo e pur sempre quello di narrare e di esporre 16.

4. L'aspra polemica contro il positivismo e contro la << epidemia w


del darwinismo sociale, il rifiuto di ogni << filosofia storica a disegno ?,

di ogni storia dedotta, di ogni estrinseca applicazione al mondo

14 Op. cit., pp. 32-33.


15 Op. Cit., p. 9 I.
16 A. Labriola, I Problemi della filosofia della storia, Roma, 1887, p. 45; cfr. B.

Croce, Op. cit., p. 32.

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Dello < spiegare') in storiografia 307

storico dei metodi impiegati nelle scienze della natura 17, non avevano

certo impedito a Labriola di valutare positivamente quella forma


di naturalizzazione della storia che era in grado di funzionare come
efficace rimedio a quelle ideologie che identificano l'attiviti e l'opera
degli uomini con il loro arbitrio, le loro libere scelte, i loro di
segni. Le condizioni del processo storico gli erano apparse, non
a caso., riducibili <(in serie di spiegazioni > ed egli non aveva esi
tato, a questo proposito, a parlare del materialismo storico come
di uno << schema di tutti gli sviluppi storici morfologicamente
intesi ? 18. I meditati disegni, i propositi politici, i sistemi di diritto

ecc., gli erano apparsi, da questo punto di vista, proprio come cio
che la storia deve spiegare:
legittima e fondata in modo assoluto e la spiegazione storica la quale proceda
invertendo dai presunti voleri a disegno, che avrebbero regolato di proposito
le varie fasi della vita, ai moventi e alle cause obiettive di ogni volere 19.

Il bisogno di f una comune e generale scienza sociale che renda


possibile la unificazione dei processi storici>) sembrava nata a La
briola dalle stesse varie discipline che illustrano i fatti che si svolgono

nella storia. Di quel processo di unificazione il materialismo sto


rico, inteso come <<la teoria obiettiva delle rivoluzioni sociali)),
gli appariva <<l'ultimo termine, e anzi l'apice>, 20. Attraverso le
rivoluzioni degli ultimi due secoli, il pensiero
si e spogliato dei presupposti teologici e metafisici, per racchiudersi, in fine, in

questa prosaica esigenza: nella interpretazione della storia occorre restringersi


alla coordinazione obiettiva delle condizioni determinanti e degli effetti deter
mn.inati. La concezione materialistica segna il culmnine di questo nuovo indirizzo

nel ritrovamento delle leggi storico-sociali; in quanto non e un caso particolare


d'una generica sociologia, o di una generica filosofia dello stato, del diritto e della

storia, ma e il risolvente di tutti i dubbi e di tutte le incertezze che accompa

I59.

't Cfr. A. Labriola, La Concezione materialistica della storia, Bari, I953, pp. I47,

18 0p. cit., pp. I54-I55

10 Op. cit., pp. I56-I57


20 Op. cit., pp. I78-I88.

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308 Paolo Rossi


gnano le altre forme di filosofare su le cose utmane, ed e. l'inizio della interpreta

zione integrale di queste 21.

La storiografia tradizionale, che assume a principale o esciusivo


oggetto, lo Stato e il diritto e che vede in queste forme della vita
sociale < l'essenziale dello sviluppo umano >>, va integrata e risolta
in una piiu ampia scienza della societ che, a differenza della socio
logia dei positivisti, si configura agli occhi di Labriola come < la
scienza delle funzioni e delle variazioni sociali)>. Tutta la storio
grafia <(tende presentemente a diventare una scienza, o meglio,
una disciplina sociale >> 22. Anche se non si tratta
di sostituire la sociologia alla storia, come se questa fosse stata un'apparenza, cie
celi dietro di se una realta riposta; ma anzi si tratta di intendere integralmente
la storia, in tutte le sue intuitive manifestazioni, e d'intenderla per mezzo della

sociologia economica 23.

L'insistenza di Labriola sulla narrazione e sull'esposizione (con


trapposte all'astrazione e all'analisi), il suo stesso discorrere, a pro
posito della storia, di arte erano nati su questo terreno. Da questo

punto di vista, servendosi del materialismo storico come di un


nuovo principio e un nuovo metodo di ricerca, si trattava per lui
* di riuscire ad un rifacimento narrativo ed espositivo della storia >.

Lo ribadira, scrivendo una lettera a Croce, nel novembre del I895:


<* l'arte del racconto, fatto da storici di professione >> doveva servire

da <(complemento * alla teoria o dottrina del materialismo sto


rico 24.

5. La storia che narra ed espone servendosi della scienza come suo


presupposto e sussidio; la storia collegata ad una organica teoria
della societa e del suo sviluppo nella storia: al di la delle correzioni,
delle integrazioni, dei radicali mutamenti ai quali sottopose le sue

prime pagine, Croce non giungera mai a questo tipo di conclu


21 op. Cit., p. I 84.
22 op. Cit., pp. 205, 244.
23 Op. Cit., p. 246.

24 op. cit., pp. 247, 276.

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Dello <?spiegare>> in storiografia 309

sioni. II suo riconoscimento della inseparabilita dell'elemento logico

da quello intuitivo-rappresentativo si leghera da un lato alla sua


teoria degli pseudoconcetti, dall'altro alla sua riduzione della cono
scenza scientifica sul piano delle statistiche e delle classificazioni.
La storia resto sempre per Croce # la massa calda e scorrente che il
naturalista raffredda e solidifica calandola nelle sue forme presta
bilite> 25. II suo concetto di legge scientifica rimase sempre con

finato entro l'ambiguo piano delle <<pseudoleggi > e raggiunse


forme paradossali la ove Croce ebbe a dichiarare che
la determninazione naturalistica di un fatto 6 anche la sua legge... naturale... il
concetto del lupo e la legge del lupo... Cosi posto il concetto chimico dell'acqua,

HA, dato nella realta tanto d'idrogeno e tanto d'ossigeno, H 0, e sottomesso


alle altre condizioni che la chimica indica, "e da concludere che si vedra apparire

l'acqua. Tutte le leggi naturalistiche sono di questo tipo 26.

Sulla base di queste definizioni e evidente che tra la conoscenza


scientifica e la conoscenza storica non poteva darsi, in nessun caso,
possibilita alcuna di rapporto e di confronto:
si dice che si cercano le cause cosl nella filosofia, come nella storia, come nelle
scienze naturali... ma la medesimezza del vocabolo non deve nascondere la diver
sita degli atti mentali: la causa nella storiografia non e altro che il fatto stesso indi

viduale che si narra, investigato compiutamente, per quanto e possibile; la causa


nella filosofia b lo stesso concetto filosofico, il pensamento dell'universale puro;

la causa nelle scienze naturali e nient'altro che il concetto empirico, cioe mera
muente approssimativo 27.

L'insistenza continua sulla narrazione della realta individuale,


la polemica contro <i pallidi schemi e le vuote astrazioni che si
adattano a tutte o a parecchie eta insieme ? 28, non impedir'a a Croce

di formulare - spesso con impeto oratorio - generalizzazioni o

25 B. Croce, Lineamenti di una logica come scienza del concetto puro, Napoli, Igo5,

p. 76.

26 Op. cit., p. 73.


27 Ibidem.

28 B. Croce, Logica come scienza del concetto puro, Bari, I909, p. 2I2.

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310 Paolo Rossi

principi e dI inserirli come verit'a ovvie e asserti pacificamente


accettabili nel corso stesso delle sue trattazioni storiche:
La forza ideale, anche nelle eta di decadenza, non cade mai del tutto, e non solo

ha lampi e guizzi in singoli individui, ma, benche non capace di animare il tutto,

pur lavora dentro queste o quelle singole parti della vita, serbando acquisti gia
fatti, ampliandone altri, preparando elementi per il tempo in cui si ravvivera
nel tutto e riavra corso il generale progresso. Quei lavori in singole parti, cosi
dissociati, sono esposti senza dubbio al rischio di essere investiti e trascinati anch'essi

nella generale decadenza, che per allora e in atto; ma per un altro verso, celan
dosi e resistendo, esercitano un'azione risanatrice al modo delle parti sane di un

organismo, alle quali puo bensl estendersi la malattia che e nelle malate ma
dhe possono altresl concorrere al lento risanamento di quelle 29.

Con <<questo occhio >, secondo Croce, era necessario indagare


sulle et"a della decadenza e sulla crisi italiana del Cinquecento in
particolare. L'occhio o lo sguardo al quale si appellava Croce coin
cideva in realta con una teoria del progresso, si esprimeva in una
affermazione di carattere generale, valida non in un singolo caso,
ma presentata come vera per tutte o per parecchie eta' della storia
umana. Anche se, poche pagine piiu avanti, Croce aveva ribadito
la sua volonta di attenersi # all'unica considerazione del vivo pro
cesso storico, che e processo spirituale e dimostra nel suo fatto stesso
la sua propria ragione >> 30

6. Tener conto di posizioni del tipo di quelle ora delineate, nonche


delle polemiche e delle contrapposizioni cui esse dettero luogo in
un passato non troppo lontano, puo risultare di una qualche utilita
ove si vogliano prendere in considerazione discussioni molto pitu
recenti sulla conoscenza storica, anche volendosi limitare, come
qui si intende di fare, a quelle relative alle << spiegazioni > in storio
grafia. Su quest'ultimo tema si e andata accumulando, negli ultimi
vent'anni, una bibliografia dalle dimensioni quasi imponenti. In
essa si muove, salvo talune non rilevanti eccezioni, da un presup
29 B. Croce, La Crisi italiana del Cinquecento e il legame del Rinascimento cot
Risorgimento, in Poeti e scrittori del pieno e del tardo Rinascimnento, Bari, I945, I, p. IO.

3 ? Op. cit., p. I.

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Della << spiegare,> in storiografia 31I

posto: che il problema dello << spiegare ? costituisca anche nelle


discipline storiche (e nonostante l'autorevole parere in contrario
di alcuni storici illustri) un problema reale.
Patrick Gardiner, William Dray e gli altri autori che si sono
piu o meno ampiamente soffermati su questo problema, hanno
assunto tutti, come punto di partenza, la teoria della spiegazione
elaborata, fra il 1935 e il 1949, da Karl Popper e da Carl Hempel 31.

Le linee generali di tale teoria sono le seguenti: una spiegazione


consiste nel porre in relazione un determinato evento a un altro
evento (o serie di eventi) che vien detto sua < causa ?> o << condizione ?.

Un evento viene detto in tal modo <( spiegato ? quando si fa riferi

mento a un evento (o serie di eventi) di un tipo che in tutte le


precedenti esperienze e stato visto accompagnare il tipo di evento
che deve essere spiegato. Vale a dire: un evento e spiegato quando

e ricondotto sotto una generalizzazione o una legge. Si assume


come regola o ipotesi universale che, data la presenza di certe con
dizioni iniziali, si verificheranno eventi simili a quello che deve
essere spiegato. (Questa ipotesi asserisce una regolarita del seguente
tipo: in ogni caso in cui un evento dello specifico tipo C accade
in un certo luogo e in un certo tempo, un evento dello specifico
tipo E accadra in un certo tempo e luogo che sono in relazione,
in modo specifico, con il tempo e il luogo del primo evento).
L'asserzione che una serie di eventi del tipo C,, . . . C., hanno
<( causato ? l'evento da spiegare conduce ad affermare che, in accordo

a certe leggi generali, una serie di eventi del tipo menzionato e


regolarmente accompagnata da un evento del tipo E. La struttura
della spiegazione consiste dunque: i) in una serie di asserzioni
sull'esistenza di una serie di condizioni iniziali (l'accadimento di
31 K. Popper, The open Society and its Enemies, London, I945, II, pp. 248 segg.,
ma la teoria era gia stata svolta, dieci anni prima, in Logik der Forschung, Vienna,

I935 (ora in Logic of Scientific Discovery, London, I959). Popper ha rivendicato


la precedenza della sua formulazione della teoria della spiegazione su quella formulata
da C. G. Hempel, The Function of general Laws in History, in ?<The Journal of Philo

sophy >, I942. Cfr. del resto la recensione dello Hempel alla Logik del Popper in
<<Literaturzeitung >, I937, 8, pp. 3IO-3I4. Cfr. inoltre P. L. Gardiner, The Nature
of Historical Explanation, Oxford, I952; W. Dray, Laws and Explanation in History,
Oxford, I957, e ora i saggi raccolti in Philosophy and History, ed. by S. Hook,

New York, I963.

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31 2 Paolo Rossi

determinati eventi C, C,... C1 in determinati luoghi e tempi);


2) in una serie di asserzioni relative a leggi generali tali che: a) le
asserzioni di entrambi i gruppi siano ragionevolmente confermate
dalla evidenza empirica; b) dai due gruppi di asserzioni possa essere
ricavata o logicamente dedotta l'affermazione dell'occorrenza del
l'evento E. Generalmente Si puo quindi affermare che il gruppo i
stabilisce le condizioni determinanti per l'evento da spiegare, men
tre il gruppo 2 contiene le leggi generali sulle quali e fondata la
spiegazione. Cio che deve spiegarsi (explanandum) e reso intelli
gibile col venir ricondotto a una classe non vuota di leggi naturali
e di condizioni fattuali rilevanti (classe che rappresenta l'explanans).

La spiegazione consiste quindi nell'inferenza della proposizione


descrivente lo explanandum da un insieme non vuoto di proposi
zioni almeno in parte- universali (explanans) costituenti le leggi
di natura e gli enunciati delle condizioni empiriche investite, nella
fattispecie, di rilevanza logica 32,

La struttura logica della spiegazione appare in tal modo la stessa

della predizione, senza che entrino in gioco le nozioni di passato


e di futuro che, nel discorso comune, consentono di distinguere
fra i processi dello spiegare e quelli del prevedere. Un'asserzione
preditiva deriva da un'asserzione che concerne un certo numero
di condizioni conosciute, presa congiuntamente a un'altra asserzione
relativa a una legge generale: un astronomo predice la futura posi
zione di determinati pianeti conoscendo la loro posizione presente

e le leggi della meccanica celeste. Una legge puo essere o meno


confermata, e si dice che un evento conferma una legge quando
l'occorrenza di questo evento verifica un'asserzione la quale segue
come conseguenza di un'altra asserzione che conceme la legge in
questione e la presenza delle condizioni richieste per la sua appli
cazione: cosi, per esempio, il comportamento del pianeta Urano
(particolari irregolarita nel suo movimento) insieme all'assunzione
delle leggi della meccanica celeste, condusse Adams e Leverrier a
<(prevedere > o a postulare la presenza, in una determinata regione

spazio-temporale, di un altro pianeta; l'esistenza di tale pianeta


32 Cfr. R. B. Braithwaite, Scientific Explanation, Cambridge, 1953; E. Nagel,
The Structure of Science: Problemiis in the Logic of Scientific Explanation, New York, I96I,

(trad. ital., Milano, I968); A. Pasquinelli, Nuovi principi di epistemologia, Milano, I964.

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Dello <<spiegare> in storiografia 313

fu successivamente confermata mediante l'osservazione telescopica


del pianeta Nettuno. Quest'ultima osservazione: i) forni una spie
gazione del comportamento di Urano, 2) verifico una predizione,
3) confermo la validita delle leggi astronomiche in questione.
Concepire una spiegazione storica come deducibile da una legge
e considerare un evento storico come <<caso> o <(esemplare>> di una
generalizzazione e cosa che ripugnerebbe notevolmente (e giusta
mente) a non pochi storici di professione. Gli storici, o almeno la
maggior parte di essi, affermano di essere interessati non alla for
mulazione di leggi o alla considerazione di eventi come <<casi?> o
<( esemplari >, ma all'esame di un particolare personaggio o periodo
o istituzione che si tenta di ricostruire nella sua particolare, irri
petibile e inconfondibile fisionomia. CiO non toglie che lo storico,
la ove intenda spiegare, faccia uso di leggi o generalizzazioni. Queste
ultime vengono tuttavia, nella maggioranza dei casi, passate sotto
silenzio per due ragioni: i) perch6 si da spesso per ovvia la cono
scenza del normale comportamento degli esseri umani; 2) perche
le generalizzazioni in questione sono molto difficilmente formu-.
labili con sufficiente precisione.
Si preparava una generazione di ribelli perche Ia mancanza d'ogni libert'a, impe

dendo la formazione d'una cultura che fosse discemimento e critica, indirizzava


le menti alle torbide fantasie d'origine mistica e all'astratto... razionalismo 33.

In questa espressione - tratta dalla Storia d'Europa di Benedetto


Croce - e presente il riferimento (che in molti altri casi puo essere
soltanto implicito) ad una legge o generalizzazione. L'espressione
citata ha la stessa struttura logica della frase <<il vetro si e rotto
perch6 hanno tirato un sasso contro il vetro)>; in essa e esplicita
mente affermata, come ha notato P. Gardiner, una << legge # rela
tiva allo sviluppo intellettuale sotto un regime dispotico.
Ovvieta e imprecisione sembrano dunque caratterizzare molte
delle generalizzazioni alle quali fanno ricorso gli storici. In molte
ricerche scientifiche le cose procedono in maniera differente. Di
fronte a una sostanza H che si comporti in una certa maniera U,
possiamo affermare che il suo comportamento dipende dal fatto
33 B. Croce, Storia d'Europa, Bari, 1932, p. I90, citato in P. Gardiner, op. cit., p. 66.

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3I4 Paolo Rossi


che essa e stata portata alla temperatura t. La << legge ? di cui ci si e
serviti per spiegare il comportamento di una certa sostanza, date
determinate condizioni, e suscettibile di essere verificata o falsifi
cata. La spiegazione e completa: nel senso che non richiede alcuna

ricerca ulteriore. A differenza della spiegazione scientifica (qui


presentata in modo alquanto rudimentale e semplificato) la spiega
zione storiografica, secondo Hempel, non ha mai questo carattere di
completezza: ha la forma di uno schizzo di spiegazione (explanation
sketch) che richiede di essere riempito, che richiede cioe un'ulteriore

ricerca empirica. L'indicazione piu o meno vaga di leggi o genera


lizzazioni, che e presente nella spiegazione storiografica, necessita,
per dar luogo ad una spiegazione effettivamente funzionante, di
essere <(riempita ?. II riempimento (cioe l'ulteriore ricerca storio
grafica) richiede sempre ulteriori ricerche empiriche alle quali lo
sketch suggerisce la direzione.

Pur facendo uso di generalizzazioni, la ricerca storiografica ha


quindi sempre carattere individualizzante: si puo per esempio assu

mere come vero che i regimi dispotici impediscano il formarsi

di una mentalitA critica e spingano alle fantasie misticheggianti.


Cio fornisce la base della spiegazione. Ma la domanda dello storico
non e: <( e vero che generalmente i regimi dispotici ecc.? ?, ma la
seguente: #accade questo nel caso preso in esame? ?. A differenza
della spiegazione scientifica, la spiegazione storiografica richiede un
dettagliatissimo esame del caso individuale. Giustificare una spiega
zione storica vuol dire narrare piu' storia, proseguire nel racconto,
arricchire la narrazione di sempre nuovi elementi e di sempre nuovi
particolari.
7. La riducibilita della spiegazione storica alla teoria ora esposta,
la presenza stessa di spiegazioni fondate su generalizzazioni in opere
di storia, e stata ed e tuttora contestata (in Italia e fuori) da non

pochi storici di professione. Lo storico - ebbe a scrivermi uno


dei maggiori storici che ha avuto il nostro paese - <<in genere
critica, giudica, analizza, ricostruisce, ma non spiega>> . Tenendo

34 <( Avrei solo un dubbio: sul termine spiegare; lo storico (lo studioso di storia
che non sa se 'e " storico " o no, quindi si raccomanda al metodo e alla razionalit'a
dell'indagine, tien fermo all'empirismo delle buone regole tradizionali - critica

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Dello o spiegare)> in storiografia 31 5

conto di contestazioni di questo tipo, potra essere di una qualche


utilitt la presentazione di una serie di esempi tratti da opere storiche

di indiscutibile rilievo.

(i) TUCIDIDE
Sulle citta in preda alla discordia piombarono molte e gravi calamita, come
avviene e avverria sempre finch6 la natura dell'uomo sara cosi fatta; talvolta piiu

talvolta meno violente e di diversa specie, secondo che i rivolgimenti si presen


tano nel variare delle vicende. Infatti quando regna la pace e fiorisce la prosperita,

tanto le citta quanto i privati cittadini hanno pium serene le menti perche non
avviene loro di cadere nella morsa delle necessita spietate, ma la guerra, che di
strugge le cose necessarie alla vita di ogni giomno, diventa maestra di violenze
e conforma alle esigenze del momento le passioni della moltitudine [Guerra del

Peloponneso, III, 82].

(2) TOCQUEVILLE
[Nel I755 Turgot indirizzava al re di Francia un memoriale nel quale si
consigliava il sovrano di far eleggere liberamente dalla nazione un'assemblea
rappresentativa e di convocarla annualmente, senza tuttavia accordarle alcun
effettivo potere politico. La proposta di Turgot appare a Tocqueville segno di
incompetenza politica, e tale incompetenza gli sembra rappresentare un tipico
caso della scarsa consapevolezza della societa francese di fronte all'imminenza
della rivoluzione. Segue l'esposizione delle < ragioni * della incompetenza di Turgot]:

E ben vero che verso la fine di un periodo rivoluzionario, si e impunemente

potuto fare quanto Turgot aveva suggerito, concedendo non una reale liberta,
ma solo l'apparenza e l'ombra di essa: Augusto lo tento con successo. Una nazione

stanca di lunghi dibattiti acconsente di buon grado che la si inganni purch6 le

delle fonti etc. - che cerca di lavorare scientificamente e percio ha grande interesse
per l'empiricismo) in genere critica, giudica, analizza, ricostruisce, ma non spiega.

Ma questo e solo per dirle quanti dubbi mi ha proposto la sua domanda: non
e che 1'esposizione (non irrazionale spero) di uno stato di fatto sul quale la sua do
manda mi fa riflettere da altri punti di vista, differenti da quelli usati finora #. Que
ste parole di Delio Cantimori, scritte in una lettera del 28 dicembre I955, mi hanno
spinto a riscrivere il saggio che avevo presentato in quello stesso anno a un <( Con
vegno di studio sull'analisi del linguaggio storiografico >> (Torino, I9s5), a cercare,
in particolare, di rispondere alle osservazioni che, anche a voce, egli mi aveva mosso.

Ho preferito lasciare questo tentativo di risposta nella forma che esso aveva as
sunto prima che Cantimori ci lasciasse per sempre.

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3i6 Paolo Rossi


si dia pace; la storia ci insegna che per appagarla basta allora raccogliere da tutto
il paese un certo numero di uomini oscuri e sottomessi e, pagandoli, far rappre
sentare dinanzi ad essa la parte di un'assemblea politica.Molti ne sono gli esempi;

ma all'inizio di una rivoluzione questi tentativi falliscono sempre ed eccitano il


popolo senza appagarlo [L'Atatico regime, trad. it., Milano, 1946, pp. 264-65].

(3) CROCE

E poich6 gli uomini non abbandonano il vecchio se non quando sorge il nuovo

capace di sostituirlo e aborrono dall'anarchia come dal vuoto, e poich6 allora


davano smarrimento e paura lo spezzettarsi dell'Europa in chiese e sette contra
stanti, e il traballante ordine sociale, e la sregolatezza del costume, e la minaccia
alla cultura, il gesuitismo venne al soccorso e, col correggere, rinsaldare e riadat
tare gli istituti della chiesa di Roma, fece argine alla rovina e molte cose neces

sarie salvo, e questo servizio che rese alla civilta europea gli acquisto autorita e
potere [II Carattere della fitosofia moderwa, Bari, I945, p. 96].

(4) MORANDI

II partito giacobino, sfumati i primi entusiasmi, palesa la debolezza della sua

costituzione interna. Era nato dal malcontento, e si dissolve nella delusione di


molti sogni mancati. Non aveva basi solide; si era diffuso rapidamente ma sem
pre alla superficie. In genere i movimenti riformatori e moderati muovono dalle

campagne e dalle loro esigenze (e cosi era avvenuto del moto toscano e lom
bardo del Settecento); la rivoluzione trova invece le sue forze entro le mura
cittadine. Quindi, nonostante gli sforzi giacobini, il contado italiano era rimasto

estraneo al rivolgimento democratico dei centri urbani [La Sinistra al potere,

Firenze, 1944, p. 30].

(5) LEFEBVRE
L'antagonismo tra coloro che detengono i mezzi di produzione e coloro che
sono costretti, sia come schiavi, sia come salariati, a fornire il lavoro senza il quale

il capitale resterebbe improduttivo e una molla della storia e si scorge in tutti


i tempi; ma la concentrazione dell'impresa, accelerata dal macchinismo, col riget
tare progressivamente gli artigiani nel proletariato e col raggruppare gli operai
attorno alla fabbrica, ha conferito ad esso un carattere acuto che fino allora non
conosceva. Poich6 l'evoluzione economica non era in nessun luogo tanto avanzata
quanto in Inghilterra, quivi le sue conseguenze sociali apparivano piiu chiaramente.

Tuttavia, fu in Francia che esse generarono un conflitto sanguinoso e si rivelarono

come il tratto p'iu originale dell'epoca [A propos d'un centenaire, in ((Revue histo

rique #, I948, I, p. 7].

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Dello < spiegare > in stariografia 3 17

(6) CHABOD
Percio era naturale la ritrosia a concedere il diritto elettorale alle masse. Noi
puri, noi savi, pensavano veramente, gli uomnini della Destra; e a renderli ostili
a che nella vita pubblica penetrassero larghi strati nuovi di elettori, non erano

solo le preoccupazioni di partito, vale a dire la paura di esser sbalzati di seggio


e di dover soggiacere, nella contesa elettorale, a partiti non logorati dal peso del

potere e quindi piu freschi di energie e piiu popolari. C'era il partito, ma c'era
anche qualcosa di piu: precisamente, il timore dell'ignoto, di un pericolo grosso
e oscuro a cui s'andava incontro, senza poteme misurare nemmeno tutta l'esten
sione [Storia delta politica estera italiana, Bari, I965, J, p. 4I8].

(7) SESTAN
E in fatto di lingua: non e questione soltanto che i Longobardi erano pochi

e i Romani molti e che la progressiva scomparsa del linguaggio longobardo


fosse l'assorbimento quantitativo dei pochi nei molti. Ci fu anche questo, certa
mente; ma it fatto essenziale e dhe si trattava dei pochi di fronte ai molti e piu
civiii, e soprattutto dei pochi padroni di fronte ai molti soggetti e piu civili. -t
giocoforza, un fatto che cade sotto l'esperienza di tutti i < colonialisti*>: che chi

comanda, se voglia farsi obbedire, deve servirsi anche solo rudimentalmente


della lingua di coloro a cui comanda. L'iniziativa parte da chi comanda, non da
chi obbedisce: si potria colpirlo, si potra anche ammazzarlo, ma non si potra per

cio ottenere che faccia quello che gli e comandato di fare, se non lo intende
[Stato e nazione nell'Alto Medioevo, Napoli, 1952, p. 264].

(8) BLOCH
Sarebbe cosa assai temeraria il pretendere di analizzare in questa sede, in po
che parole, le cause che hanno determinato il tracciato di una curva di decadenza

assai lunga e piuttosto sinuosa... La mano d'opera servile... non ha che un rendi

mento quasi sempre tra i piu deboli... lo schiavo e, per di piu, un capitale depe
ribile il cui rinnovamento si impone con frequenza... Tra tutti gli allevamenti
quello del bestiame umano e uno dei piiu diflicili. Per essere redditizia, la schia
vitiu, praticata secondo i metodi della grande impresa, presuppone percio la pre

senza sui mercati di una came fresca, abbondante ed a basso prezzo. E come
procurarsela se non con la guerra o con la razzia? Forse dhe lo schiavo non e sem
pre stato, innanzitutto, un prigioniero? In altre parole, una societ"a non sarebbe

in grado di fondare in larga misura la sua economia sull'addomesticamento del


l'uomo che a condizione di trovare a sua portata di mano delle societa piu deboli,

che essa combatte o che essa saccheggia. Tale fu il caso, dal secolo XVI al XIX,

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318 Paolo Rossi


dell'Europa colonialista nei confronti dell'Africa nera; oggi o ieri dell'Abissinia
circondata da tribiu primitive e mal armate; nell'antichita dell'Impero romano
[Le Invenzioni niedievali (I935), nel vol. Lavoro e tecnica nel Medioevo, Bari, 1959,

p. 197].

In ciascuno di questi otto esempi e presente quella che Hempel

ha chiamato una legge generale o generalizzazione o ipotesi di


forma universale capace di essere confermata o falsificata mediante
una serie pitu o meno lunga di successivi accertamenti empirici.
La possibilit"a di una tale verificazione o falsificazione consente di
distinguere le spiegazioni dalle cosiddette pseudo-spiegazioni. Que
ste ultime, che ricorrono anch'esse con una certa larghezza in talune
opere storiche, fanno ricorso a concetti del tipo << fato >>, < missione

provvidenziale> ecc. e si sottraggono di principio a tale possibilita


di accertamento.
In ciascuno degli esempi considerati, il discorso dello storico
tende a mostrare come certi eventi non siano avvenuti << a caso ?,
ma come essi possano invece essere <( spiegati h> date certe condizioni

antecedenti o simultanee e certe regolaritd o costanze di comporta


mento individuale e sociale. Appare inoltre evidente che solo negli
esempi 2, 4, 5, 8 abbiamo a che fare con asserzioni che possono in
qualche modo presentarsi come # fondate >> su un precedente lavoro
di accertamento storiografico o sulle conclusioni di carattere generale

raggiunte in altre discipline. In tutti gli altri esempi le ipotesi di


forma universale si riferiscono in modo alquanto generico o se si
vuole << banale > a regolarita o costanze di comportamento solita
mente rilevate dal senso comune e che si ritengono, nella vita pratica,

sufficientemente garantite dall'esperienza quotidiana.

8. Puo darsi che la tesi sostenuta da Delio Cantimori sia vera:


# lo storico critica, giudica, analizza, ricostruisce, ma non spiega *.
Se e vera, non lo e sul piano delle proposizioni descrittive (perche
di fatto nelle opere storiche si trovano delle spiegazioni) ma su
quello delle norme o dei precetti di carattere metodologico: <'lo
storico deve (o dovrebbe) criticare, giudicare... ma non spiegare o.
II che potrebbe anche voler dire che deve spiegare il meno possi
bile e che la fatica (in verita assai lieve) che e occorsa per rintrac
ciare nei libri di storia spiegazioni fondate su generalizzazioni, e

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Dello < spiegare>> in storiografia 319

una fatica del tutto inutile, perche quel tipo di proposizioni sono - o
dovrebbero essere il piiu possibile - accidentali e non essenziali ai
libri storicl.
La storiografia che respinge da se le spiegazioni (o come illegit
time o come soltanto accidentali) si trova in realt"a di fronte a tre
problemi: i) chiarire il significato del termine spiegazione al fine

di determinare non in modo generico, ma in modo specifico in


che senso la storiografia non spiega o non deve spiegare; 2) affron
tare iI problema del significato che hanno le spiegazioni (fondate
sul ricorso a implicite o esplicite leggi o generalizzazioni) che si
trovano di fatto e frequentemente presenti in opere storiche non
marginali e non qualificabili come pseudo-storiche; 3) determinare

infine - nel caso che questa storiografia si ponga in un qualche


rapporto teorico con i problemi filosofici del marxismo - il senso
preciso della sua esclusione di ogni ricorso a leggi o generalizzazioni.
Per quanto riguarda il primo problema, non e certo il caso di ana
lizzare in questa sede le diverse accezioni nelle quali puo essere
assunto il termine < spiegazione >>. All'elenco dei significati (che corri

spondono ad altrettante tesi interpretative) fornito da Alberto Pa


squinelli 35 (<< descrivere in termini familiari >; <( inferire da leggi

e teorie )>; <(risalire alle cause >; <(individuare le essenze >; <(rico
struire la genesi >>; <<identificare la funzione >) non pare che ci sia

qualcosa da aggiungere. Bisognerebbe invece approfondire ulte


riormente il problema della possibilita di una effettiva contrapposi
zione tra l'interpretazione genetica dei processi esplicativi (spiegare
come # ricostruire la genesi >) e l'interpretazione nomologico-infe
renziale di questi stessi processi. La <<ricostruzione della genesi>>
dovrebbe, da questo punto di vista, escludere il ricorso a principi
universali o leggi, sia pure soltanto di carattere statistico. <(In realta

- scrive Pasquinelli - cio non sembra aver luogo, l'apparente sin


golarita della spiegazione genetica dipendendo sia dalla circostanza
che per rendere conto dei fenomeni storico-sociali occorre solita
mente accertare un'ampia classe di condizioni antecedenti parti
colari, sia dalla concomitante circostanza che le generalizzazioni
assunte a tale scopo esplicativo vengono per lo pitu lasciate tacite,
dato il loro carattere spesso intuitivo o comunque trasparente attra
35 A. Pasquinelli, op. cit., pp. 86-87.

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320 Paolo Rossi

verso il contesto. La spiegazione genetica pare quindi riconducibile


allo schema nomologico-inferenziale, con la caratteristica distintiva
di una maggiore enfasi sullo stabilimento, nell'explanans, di molte
plici condizioni antecedenti particolari, anziche sull'esplicitazione
delle leggi (per lo pi'u statistiche) ivi utilizzate, leggi solitamente
assunte, in effetti, con procedimento implicito 136* 1 problema da
affrontare sembra qui formulato in modo estremamente corretto.
In ogni caso, senza pregiudicarne la soluzione, resta in piedi il pro
blema della utilizzazione, da parte dello storico che narra e << rico
struisce la genesi ?, delle spiegazioni (fondate su leggi o generaliz
zazioni) presenti in altre discipline. Spiegazioni (nel senso hempe
liano del termine) sono o non sono presenti in discipline diverse
dalla storiografiae Per esempio nell'economia, nella sociologia, nella
linguistica, nell'antropologia? In chia misura e in che senso tali spie
gazioni possono essere utilizzate dallo storico? Che senso ha questo
suo far ricorso a spiegazioni di questo tipo? Che rapporto intercorre
fra l'assunzione implicita e quella esplicita delle <<leggi>> che ne
costituiscono il fondamento?
Passiamo al secondo problema. A proposito del quale converra
notare in primo luogo che la teoria della spiegazione fin qui con
siderata si muove secondo linee ben diverse da quelle proprie del
positivismo <<classico ?. I1 progredire della ricerca storica non e
affidato alla individuazione di ? leggi storiche ?, o alla trasformazione

della storiografia in sociologia, o alla risoluzione della storiografia


nella << scienza >>. 1i rilievo del carattere individualizzante come tipico

del lavoro storiografico e la funzione strumentale attribuita alle


leggi o generalizzazioni sembrano invece creare la possibilita di un
incontro o di un terreno comune fra le conclusioni sopra esposte
e le considerazioni che sono state svolte in ambienti culturali molto
differenti. Prendendo spunto da una osservazione di Simmel, Marc
Bloch ha esaminato un caso di spiegazione storiografica fondata
su regolarita o costanza di comportamenti: << gli hebertisti si accor
darono in un primo tempo con Robespierre perch6 cedeva a tutti
i loro desideri; po si allontanarono da lui perch6 lo giudicavano
troppo potente ?. Queste due proposizioni, nota Bloch 37, non sono
36 Op. cit., pp. i08-iog e cfr., dello stesso Autore, Sociologia empirica, storio
grafia, storicismo, ne <II Mulino ?, i9s4, pp. 555-569.
3t M. Bloch, Apologia della storia, Torino, I950, pp. i56 sgg.

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Dello < spiegare )> in storiografia 321

necessariamente false, ma nemmeno necessariamente vere [nel lin


guaggio di Hempel: si tratta di asserzioni relative a regolarita riscon
trate, sul piano del senso comune, nella psicologia individuale e so
ciale, formulate in modo generico e approssimativo, prive di ogni
carattere di necessita]. Assumendo regolarita di questo tipo come
base per una spiegazione, lo storico, secondo Bloch, corre il rischio
di un errore che deriva: i) dal credere che le asserzioni in questione
abbiano carattere di necessita; 2) dall'assumerle come verita a priori
che non hanno bisogno di essere provate in riferimento al caso sin
golo. L'errore, in altri termini, <(non sta nella spiegazione, ma nel
suo apriorismo... non e affatto impossibile che gli hebertisti abbiano
obbedito ai motivi loro attribuiti dallo storico; il torto sta nell'aver

considerato quell'ipotesi come accertata in precedenza, mentre

bisognava provarla>>. La generalizzazione e quindi solo indicativa


di un'ipotesi [nella terminologia di Hempel: e uno <<schizzo di spie
gazione >] che va accertata mediante l'ulteriore ricerca empirica,
che puo fornire la prova della validita della spiegazione [nella ter
minologia di Hempel: si tratta di < riempire s lo sketch il quale non
conclude la ricerca, ma suggerisce ad essa una provvisoria direzione].
Il terzo problema e indubbiamente, e senza paragone, il piut com
plicato. E di fronte ad esso appaiono soprattutto da evitare affrettate

e ingiustificate analogie o tentativi di camminare nella direzione


di discutibili sintesi. Si sono gia richiamati alcuni testi del Labriola.
Gramsci, in chiave diversa, parlo anch'egli della stretta connessione
in.tercorrente fra <<necessit)>> storica e <<regolarit >>:
Da queste considerazioni occorre prendere le mosse per stabilire che cosa si
gnifica # regolarita>>, < legge ?, <automatismo >> nei fatti storici. Non si tratta di

<(scoprire) una legge metafisica di determinismo >> e neppure di stabilire una legge
<(generale#>, di casualita. Si tratta di rilevare come nello svolgimento storico si
costituiscano delle forze relativamente # permanenti > che operano con una certa
regolarit?a e automatismo 38.

Lenin, dal canto suo, ebbe ad insistere sulla <<possibilit& di appli

3A A. Gramsci, II Materialismo storico e la filosofia di B. Croce, Torino, I949,


P. I100.

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322 Paolo Rossi


care ai rapporti di produzione il criterio scientifico della reitera
bilita >) 39.

Negli ambienti del neopositivismo, sulle tracce di un giudizio


di Popper, e diventato una specie di luogo comune l'attribuire a
Marx il fondamentale <<errore dello storicismo >: la convinzione
cioe che le tendenze possano identificarsi con le leggi e che le linee
dello sviluppo storico possano essere immediately derived from uni
versal laws alone. Di qui il passaggio, che sarebbe presente nel marxi
smo, dal piano della predizione a quello della profezia e la sostan
ziale poverty of imagination di ogni forma di storicismo40 Questa
interpretazione, che tende a ridurre Marx al rango di un filosofo
della storia tipo Spengler o Toynbee, appare largamente diffusa.
Fra i molti passi di Marx che (per usare una espressione particolar
mente cara a Popper) potrebbero <'falsificare)a questo tipo di giudizi,
bastera ricordarne uno soltanto:
Degli eventi sorprendentemente analoghi, che tuttavia si verificano in contesti

storici diversi, hanno effetti completamente diversi. Studiando separatamente


ognuno di questi processi evolutivi e confrontandoli, troviamo facilmente la
chiave per comprendere il fenomeno in questione; ma in nessun caso e possibile
arrivare a tale comprensione servendosi come di un passe-partout di una teoria
storico-filosofica che ha la gran virtiu di porsi al di sopra della storia 41

II riconoscimento della <variabilitta e dei condizionamenti, il


rifiuto di un determinismo fondato su meccaniche analogie, l'affer

mazione della impossibilita di dedurre immediatamente da leggi


universali le linee dello sviluppo storico, non potrebbero essere
piu evidenti. Anche se queste tesi non escludono affatto ne la necessita

di un confronto tra processi storici deterniinati, n6 la conseguente


ricerca di una << chiave ) (distinta dai passe-partout) come effettivo
strumento di comprensione. Piu in generale: la polemica contro le

39 Lenin, Opere complete, R.oma, I954, I, p. I35.


40 K. Popper, The Poverty of Historicism, London, I96I, pp. i28-i29. Cfr. an
che Prediction and Prophecy in the Social Sciences, nel vol. Theories of History, ed. by

P. Gardiner, Glencoe, I959, pp. 276, 284.


41 K. Marx, [Brief an die Redaktion der " Otetschestwen.nye Sapiski "], I877,
in K. Marx, F. Engels, Werke, Bd. i9, Berlin, I962, p. II2.

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Dello (< spiegare>> int storiografia 323

spiegazioni << totalil > di tipo metafisico, implica un giudizio posi


tivo sulle spiegazioni <<scientifiche ?. I modelli e le teorie relativi

allo sviluppo storico sociale hanno senza dubbio, per Marx, un


campo di applicabilit"a assai piu vasto di quello al quale si attinge
in vista della loro costruzione.
II pensiero di Marx, relativamente a questi problemi, e stato
largamente analizzato. La discussione sui rapporti teoria-storia e
scienza-storia, sulla compresenza del momento storico-genetico e
di quello genetico-formale si e fatta oggi singolarmente vivace.
Qui non si intendeva addentrarsi in questa discussione. Si volevano
solo richiamare alcuni testi all'unico scopo di ricordare una ovvieta:
che i problemi della spiegazione e della previsione, del rapporto
fra la narrazione storica e un'organica teoria dello sviluppo sociale,
del <<confronto > fra processi storici determinati, delle <(leggi? e

delle <( regolarita )>, non possono essere in alcun modo consi

derati problemi chiusi o morti per il marxismo e per la cultura


contemporanea.

Paolo Rossi

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