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CRITICA DEI CONCETTI DINAMICI

Author(s): Paolo Rossi


Source: Rivista di Filosofia Neo-Scolastica, Vol. 27, No. 2 (MARZO 1935), pp. 157-165
Published by: Vita e Pensiero Pubblicazioni dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore
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Accessed: 23-09-2016 13:15 UTC
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CRITICA DEI CONCETTI DINAMICI (1)

Il libro che oggetto del presente esame offre un particolare interesse sia

dal punto di vista filosofico che scientifico: com' detto nel titolo si tratta di
una critica intorno ad uno dei concetti fondamentali della scienza e precisamente di quello di forza, ma nello svolgimento di questa critica vengono toccate diverse questioni che per non aver trovata la soluzione definitiva, sono
sempre sul tappeto ed anche oggid sono da considerarsi di primaria impor-

tanza nei tentativi che si fanno per risolvere l'attuale crisi della fisica*

Dal punto di vista filosofico lo studio del Maymone una reazione alla
critica neo-idealistica della scienza, come esplicitamente egli dichiara nella introduzione, ma, come si vedr nell'analisi dell'opera, l'A non ha nemmeno
molta simpatia per la metafisica in genere.
Nel Io capitolo l'A. prende in considerazione le varie forme della conce Zione dinamica e fa notare come si possano distinguere diverse fasi: quella
del senso comune, quella della metafisica e quella scientifica. Attraverso a que-

ste fasi la concezione della forza diviene razionale: dalla cieca credenza nelle

forze sovrannaturali si giunge alla concezione delle forze naturali della fisica
moderna; e qui l'A. tratta, in proposito, dell'idea di forza quale la troviamo
nell'intuizione animistica dei primitivi, oppure nelle cos dette scienze occulte

ed infine nelle scienze moderne.

Nel 2 capitolo vengono analizzate le origini della nozione di forza : in


primo luogo fatto cenno alle dottrine sensistiche, poi si parla delle teorie intuizionistiche, in cui la forza viene ridotta alla volont, teorie che prendono le
mosse dal Leibniz. Qui l'A. fa rilevare che l'asserita conoscenza immediata
della volont come forza e della causazione volitiva come causazione dinamica
(pag. 61) si fonda sulla credenza metafisica che le vere cause sono le cause efficienti. Ne segue che la critica delle teorie intuizionistiche e volontaristiche, si
pu ricondurre alla critica della dottrina della causalit efficiente.
All'esposizione delle teorie sensistiche ed intuizioniste l'A. fa seguire la

critica di tre filosofi - Malebranche, Berkeley e Hume - che egli chiama

antidinamisti in quanto negano la realt della forza. In particolare si sofferma


sulla critica di Hume e ne rivela il punto di contatto con Newton circa il carattere puramente descrittivo che si vorrebbe conferire alle formole dinamiche: le forze servirebbero in certo modo a descrivere i fatti constatati senza

fare intervenire le cause che del resto non conosciamo. In seguito l'A. illustra
il pensiero di Kant, mostrando come questi da un lato accetta la tesi negativa

di Hume ma dall'altra tenta di fondare la nozione di forza su una teoria

schiettamente razionalistica della conoscenza (pag. 80).


A questo punto l'A. fa un'analisi particolareggiata del pensiero kantiano
(1) A. Maymone, Critica dei concetti dinamici , Palermo, Ed. And, pag. 314.
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PAOLO ROSSI

sulla natura della forzat distinguendo nella sua formazione storica tre fasi
ratteristiche e conclude dicendo che la teoria kantiana della causalit, nono
stante le limitazioni critiche della Estetica e dell'Analitica, nonostante il fe

menalismo in esse contenuto, ritorna a consacrare la nozione metafisica della

forza. , s, - come diceva Hume - una forza che non conosciamo, ma dice Kant - siamo costretti nondimeno a pensarla (pag, 93).
Nel 30 capitolo l'A. tratta della forza come sostanza e del principio della
sua conservazione L'immaterialit della forza, riconosciuta anche dai primi'
tivi, non costituisce un ostacolo a considerarne la sostanzialit, come di qualche cosa che si conserva* La sostanzialit della forza poi, come quella della
materia, vuol dire in certo modo la sua realt obbiettiva.

L'A. esamina la sostanzialit della forza quale risulta dalle teorie fisiche

moderne intorno alle trasformazioni ed alla conservazione della forza. Va no-

tato per che in questo capitolo l'A. parla generalmente della forza e della sua
conservazione, riferendosi invece a quella che oggid concordemente i fisici
chiamano energia e che solo impropriamente prende talvolta il nome di forza,

come la forza viva.

appunto l'energia dei fisici che viene considerata come una sostanza che
si conserva attraverso a tutte le trasformazioni, e se qui faremo uso della parola forza sar per uniformarci alle espressioni usate nell'opera in esame, come
pure al linguaggio dei fisici che pei primi trattarono la questione.
Storicamente la concezione metafisica della sostanzialit della forza antecede la enunciazione dell'assioma conservativo, fatta verso la met del secolo

scorso e lo stesso principio di conservazione ebbe origini metafisiche: Cartesio


lo aveva ricavato dalla immutabilit di Dio, Leibniz e J. Bernouilli dalla adeguazione dell'effetto alla causa, i fisici teorizzanti del secolo scorso lo dedussero dall'immortalit della forza stessa considerata quale un essere immateriale,

come Colding, oppure dall'indistruttibilit delle cose create da Dio, come

Joule* ecc* Infine l'aver data una formulazione matematica alla conservazione

della forza ha contribuito moltissimo a confermare il concetto della sua sostan-

zialit (pag. 98).


L'A. per ne fa la critica mostrando che si tratta di un'illusione, la quale
nasce, fra l'altro, dalla credenza che ci che costituisce un invariante nell'ordine della conoscenza matematica corrisponda ad una sostanza nell'ordine me-

tafisico.

Colla conservazione dell'energia intimamente collegata oggid (in particolare nelle teorie relativistiche) la conservazione della materia, che non ne
sarebbe che una conseguenza ed a questo proposito il nostro A. pone in rilievo
la difficolt offerta dal seguente dilemma: o energia e materia sono ambedue
estese ed allora occorre stabilire in che cosa differiscono, ovvero l'una ine-

stesa e l'altra estesa ed allora occorre veder chiaro in che consiste la trasmu-

tazione dell'energia in materia, dell'inesteso nell'esteso.


Segue la critica della distinzione fra le diverse forme virtuali ed attuali
della forza, ossia dell'energia, ed in essa viene mostrato come siffatta distinzione non sia netta, e come nelle applicazioni manchi un criterio veramente
obbiettivo. Secondo i realisti poi la distinzione sarebbe illusoria (pag. 106)? la
forza in se stessa sarebbe reale, cio attuale, solo che a noi in apparenza talune
forze si manifestano come attuali ed altre come virtuali, per cui l'A. conclude
che la distinzione in parola inammissibile se la si vuole fondare su una con-

cezione realistica della forza stessa.

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CRITICA DEI CONCETTI DINAMICI

Segue una critica tanto della concezione meccanicista che riduce tutte
specie dinamiche a quella meccanica, quanto di quella energetica, secondo
quale l'energia tanto reale da costituire tutta intera la realt.
Particolare interesse offrono gli ultimi paragrafi di questo terzo capito
sull'assimilazione della materia coll'energia, affermata dalla fisica moderna
sempre maggiore convinzione e provata da sempre nuovi fatti. Tale conc
zione monista non costituisce una novit in sede metafisica, ma oggid i fi
ritengono di fondarla sopra dei fatti, constatati o verificabili. Ora il nostr
fa vedere le difficolt insormontabili che si incontrano sia ammettendo Te
stenza di sostanze diverse, materia ed energia, e la loro trasmutabilit, sia a
mettendo la loro identit sostanziale.

Nella prima ipotesi infatti, per mantenere raffermata distinzione fra ma^

teria ed energia (o fra materia e forza, come si esprime TA.), si costrett

negare a quest'ultima l'estensione, ma d'altro canto, se si vuole evitar

identificazione della materia colla pura estensione, bisogna ammettere che

sia costituita anche da una certa qualit dinamica (pag. ii8'II9); nella

conda ipotesi invece l'asserita reale identit della forza e della materia imp
la realt della prima e la fenomenalit della seconda. Inoltre osserva l'A.
fra le contraddizioni della fisica odierna dobbiamo annoverare anche que
che, mentre da un lato si insiste, come forse non mai, sulla identit sosta
ziale della materia e della forza, dall'altro lato si vorrebbe costruire una fi
senza materia e senza forza. Con ci l'A. si vuol riferire alle tendenze odie
di un certo nominalismo matematico nella sua forma estremista, ed allora
sieme colla materia e colla forza cadono anche i concetti di sostanza e di c
salit. Tutta la fisica moderna intimamente combattuta dalla irriducibile
titesi che esiste fra fisicismo (colle relative sostanze e cause metafisiche) e
tematismo, in cui le cose della fisica svaniscono in una misteriosa fumos
dalla quale scaturiscono non meno misteriosamente, delle funzioni matem
che, ovvero sia degli scalari, dei vettori, dei tensori e via dicendo.
L'A. conclude questa critica della forza come sostanza, dicendo che no
non conosciamo ne la massa, ne la forza, ne altro ente fisico alla maniera
chiesta dalla metafisica, cio come assoluto, incondizionato (pag. 127).
11 Capitolo 40 considera la forza come causa del moto o della variazione
moto. Qui la forza intesa in largo senso, quindi vi considerata anche
forza d'inerzia; e la critica dell'A. sopratutto rivolta al principio d'iner
che l'assioma fondamentale della meccanica. Tale esame critico conduce l
a concludere (pag. 162) che le diverse teorie fisiche sulla materia (e suoi co
tuenti) sono tutte quante dinamiche nel senso che attribuiscono alla mate
oltre alle propriet geometriche, anche delle propriet dinamiche, e non
escludere nemmeno Cartesio nonostante il suo fittizio antidinamismo (p
135). In Cartesio, come in Galileo, vi dietro l'assioma di inerzia una con
zione teo'dinamica, che l'A. fa rilevare citando quei punti dove Cartesio as
risce che l'inerzia attribuita alla materia deriva da Dio. La meccanica car
siana, quindi - osserva l'A. (pag. 137) - introduce cos, ricorrendo alla te
logia, quel concetto di forza che aveva creduto di eliminare in nome del
geometria perci il tentativo di costruire una cinematica assoluta deve co
derarsi fallito collo stesso Cartesio.

Quanto alla moderna fisica relativista , coll'identificare inerzia e gravi


zione, sposta la questione, ma non risolve la difficolt, trasforma il conce
fisico di attrazione in un concetto puramente geometrico, ma in ultima a
lisi costretta a conservare il concetto della forza come causa e sostanza m
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fisica nonostante tutti gli sforzi di geometrizzazione assoluta (pag* 154)*


stesso dicasi dell'eliminazione del tempo nella meccanica relativista ricorren
al continuo quadridimensionale e riducendo la meccanica a pura geometri
ma, osserva il nostro A., non ostante l'assimilazione del tempo allo spazio
tempo rimane ancora incancellabile ed inconfondibile colla sua irriversibili
Quasi si direbbe che la fisica la scienza del tempo
Accennando, in fine del capitolo, alla teoria dei quanta, il nostro A pon
in rilievo come essa venga a confermare la concezione del realismo dinamic
anche meglio della teoria della relativit, tenuto conto del senso schiettamen
realistico che ha avuto, in tutti i tempi, l'atomismo* Nella critica delle con
zioni quantistiche espressa l'opinione che le difficolt in cui esse si imbat
tono nascono dalla sostantivazione dei quanti (pag* 160) a cui si attribuisc
una vera individualit fisica: anche i fisici del resto ne riconoscono la falsa
individualit, affermando che quanto di essi si afferma vale solo statistic
mente*

Nel Capitolo 5 viene svolta la critica della misura della forza ; problema
questo di primaria importanza pei fisici realisti, di cui comune e salda credenza ch la realt della forza sia provata dalla sua misurabilit, quantunque
essi ammettano poi di non conoscerne la vera natura. A questa posizione de
fisici l'A. da il nome di realismo scettico, e si domanda che cosa vuol dire

misurare ci che non si conosce?

Ora questa critica della misura delle forze non si pu lasciar passare senza
qualche osservazione.
Siamo d'accordo che di molte grandezze misurate dai fisici non si cono*
see la vera essenza, ma per la misura questo non necessario, giacche basta
cogliere il lato quantitativo.
Per la descrizine e la rappresentazione in simboli dei fenomeni basta stabilire delle convenzioni che rendano possibile una misura, tanto meglio poi se
in tali convenzioni si riesce a ridurre al minimo l'arbitrario ed il provvisorio.
Non scetticismo e nemmeno un preconcetto antimetafisico raffermare
che la fisica co' suoi strumenti e co' suoi metodi non raggiunge le essenze;
errore sarebbe l'affermare che la ricerca delle cause si esaurisce nel dominio
scientifico, ma non l'ammettere che in detta ricerca la scienza si deve fermare
ad un certo punto, poich il resto del cammino viene percorso dalla filosofia.
Tornando ora alla misura delle grandezze fisiche noto che il primo problema che si presenta, quando si deve intraprendere lo studio di un certo
campo di fenomeni quello della misura delle grandezze, prima ancora di fare
delle ipotesi sulla loro natura; cos si procede alla misura delle quantit di calore senza bisogno di sapere che si tratta di energia piuttosto che di un fluido;
cos pure si misurano le quantit di elettricit e di magnetismo prescindendo
da qualunque ipotesi sulla loro natura. In generale poi le definizioni della fisica
sono tali da permettere la misura dell'ente che si vuol definire, mentre le definizioni puramente concettuali non servono; pertanto quegli enti che sfuggono ad ogni misura non trovano posto nelle teorie fisiche: bisogna farne a
meno, errore sarebbe invece negarne l'esistenza.
Su questi punti possiamo dire che esiste accordo tanto fra i teorici della
fisica sostenitori del pi estremo matematismo, quanto fra i fisici sperimentatori pi alieni da detto estremismo, e, se non erro, anche il nostro A. non
la vede molto diversamente, giacche a pag. 174 cos si esprime: Se il matematismo sinonimo di metrismo, noi giustifichiamo l'esigenza propria del
pensiero scientifico di voler misurare tutto e di costruire la scienza soltanto
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CRITICA DEI CONCETTI DINAMICI

metricamente, ma non gi perch la sola quantit sia reale o perch tutt


realt si risolva in quantit (che appunto l'errore del matematismo ed il
presupposto metafisico), o perch basta misurare senza conoscere ci che
misura, ma perch la misurazione costituisce il tipico processo teorico tecn
che assicura il valore obbiettivo della fisica .

Ci premesso, vediamo se la misura della forza, non nei tentativi che


hanno preceduto la sistemazione odierna della fisica, ma nel procedimento
gico che la giustifica, presenta il fianco a tutta quella critica che il nostro
svolge nel capitolo in questione*
Siccome i fisici misurano le forze in base alla proporzionalit fra le for
stesse e le corrispondenti accelerazioni, assume particolare importanza la d
manda se detta proporzionalit un assioma, una definizione od una ver

di fatto.

Anche il nostro A. lo asserisce esplicitamente a pag. i8i ed a proposit


di tale domanda ricorda i pareri pi autorevolmente espressi, ma non conc
danti fra di loro, e conclude col dire che i fisici hanno compreso che occo
rinunziare definitivamente alla misura della forza in s, e che questa conc
sione semiscettica la troviamo ufficialmente introdotta nella Meccanica di
grange, di Laplace e di altri fisici deir8oo.
Ma per rispondere con precisione alla suddetta domanda, occorre ten
presente che, almeno da un punto di vista concettuale, una misura delle fo
possibile anche in base ad un metodo statico, facendo equilibrio per es. c
una forza elastica a quella di gravit: il criterio di uguaglianza di due for
sar dato dal fare equilibrio entrambe ad una medesima forza, il criterio
somma si appogger al postulato dell'indipendenza degli effetti dovuti a fo
diverse, sempre pi ammissibile a priori che non quello di proporzionalit

forze ed accelerazioni.

In possesso di questo mezzo per misurare le forze, che vogliamo anche


supporre provvisorio, il fisico in grado di giungere, per via sperimentale, a
dimostrare l'anzidetta legge di proporzionalit, od in altri termini a dimo*
strare che le forze misurate con procedimento dinamico (in base alle corrispon*

denti accelerazioni) hanno valori uguali a quelle misurate staticamente. Se non


che la dimostrazione sperimentale di cui si fatta parola non pu essere che
grossolana e non pu applicarsi che a pochi casi particolari; ragione per cui a
questo punto si postula che la legge verificata solo con grossolana approssima*
zione sia valida rigorosamente in tutti i casi; n tale postulato rimane senza
ulteriore giustificazione, in quanto che i fisici ne traggono poi, con procedi*
menti matematici, numerose conseguenze, che permettono una verifica molto
pi rigorosa di quella diretta, come sarebbero ad es. le leggi del pendolo o dei
moti astronomici, verifica che non risulterebbe soddisfacente, se si trattasse
solo di una legge approssimata.
Come rispondiamo dunque alla domanda che stata posta ? che la legge
di proporzionalit fra le forze e le corrispondenti accelerazioni non un as*
sioma, n una definizione o una convenzione, ma una legge dedotta a poste *
n'ori, alla quale si adattta l'appellativo di postulato in quanto si ammette che
essa superi in generalit ed in rigore il dato sperimentale.
Il Capitolo 6, in cui si considera la forza come una funzione intesa ma*
tematicamente, tocca pi da vicino le tendenze ben note della fisica contem*
poranea di sostituire il simbolo matematico ai concetti di causa e di sostanza
come anche ad ogni spiegazione pi o meno meccanicista. L'A. qui distingue
giustamente le diverse forme teoriche e storiche di ci che in una parola si
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pu chiamare il matematismo , poich dalla forma realistica che si trova gi


Grecia coi pitagorici e coi platonici si passa gradatamente all'odierno estrem
smo, che conduce al nominalismo od all'idealismo. La critica che l'A fa di
questa tendenza, a nostro parere esauriente e persuasiva costituisce forse
parte pi interessante del volume, almeno per la sua attualit* Dovremo pe
limitarci a dare qualche saggio, data l'estensione dell'argomento.
Per cominciare dal realismo matematico il nostro A. ritiene che una ra*

gione particolare del suo affermarsi e del suo svolgersi consista in ci che il
mondo della quantit o meglio il mondo considerato quantitativamente si
presenta come un mondo reale, non solo, ma come il pi reale (pag. 205).
Sembra infatti che le relazioni quantitative debbano essere pi reali di
quelle qualitative o causali. Si aggiunga che la persistenza delle relazioni quantitative ci colpisce di pi perch nel mondo matematico vale rigorosamente il
criterio dell'uguaglianza che un caso della identit.
La matematizzazione della fisica in un primo tempo fatta sul presupposto del realismo; anche nei fisici del 700 e dell'800, come gi in Cartesio,
in Galileo, in Newton, persiste la credenza che l'ordine della natura sia ordine

matematico. Nemmeno la connessione della meccanica razionale colla cinema"

tica, cio colla geometria, n la considerazione che la meccanica costituisce il


fondamento di tutta la fisica, viet ai fisici matematici, come Lagrange, La*
place, Fourier, Ampre, Lam, di riguardare l'aspetto fisico delle teorie ana-

litiche del tutto irriducibile ed ineliminabile. In fondo alle loro costruzioni

matematiche un solido realismo fisico, per tale matematizzazione della fisica fa passare in seconda linea la ricerca delle cause e delle sostanze; quello
che conta di mettere in equazione le leggi fisiche. I fisici trovano nel calcolo
la certezza e la verit che la fisica pura altrimenti non avrebbe. La scelta delle
ipotesi diviene indifferente, una volta che sia costituito un sistema di equa-

zioni e che i fatti vi obbediscano.

Si viene cos preparando la corrente positivistica pi recente e secondo

essa si devono eliminare del tutto le cause efficienti e finali dallo studio dei

fatti naturali e sociali ed in vece loro sostituire le leggi con preferenza di


quelle di tipo matematico. La critica comtiana delle cause metafisiche significa
il trionfo della concezione matematica della legge, non solo, ma la matematizzazione della fisica, anzi di tutte le scienze voluta dalla stessa premessa com-

tiana che in ultima analisi tutti i fenomeni dell'universo siano riducibili a fe-

nomeni geometrici meccanici (pag. 217).


La matematizzazione, dal Comte propugnata, va tuttavia intesa nel senso

del razionalismo e non del nominalismo.

Quanto poi al concetto della forza, essa non poteva avere nella teoria
comtiana se non un senso meccanico, anzi cinetico, ma la identificazione della
forza col movimento non risolve per nulla il problema; infatti poi il Comte,
trattando dei vari capitoli della meccanica, conserva la forza come causa del
moto, perch essa che imprime ai corpi una certa velocit, che produce variazioni nella direzione ecc. Inoltre fanno ritorno, nella trattazione comtiana
della fisica e della chimica, le forze di gravitazione e di affinit. In seguito
poi la crociata contro il fantasma della forza si continua in una fase storica assai difficile (pag. 220), in quanto che iniziava i suoi trionfi la legge detta della
conservazione della forza, cos che alla concezione sostanzialistica e causale
della forza non mancava l'autorevole adesione dello stesso Helmholtz colla sua
celebre memoria sulla conservazione della forza. Ma infine per matematizzare
definitivamente il concetto di forza i moderni la considerano semplicemente
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come il nome dato ad una funzione matematica : allora la forza non pi


cosa, nemmeno una causa e neanche un fenomeno fisico; solamente un n
dato ad una grandezza. Questa teoria matematica della forza, osserva qui
si collega strettamente con un'altra teoria pi generale (pag. 225), quella

vuole eliminata dalla fisica addirittura il concetto di causalit e sostituito ad

esso quello di funzione matematica. Il positivismo estremo andato oltre


Hume, ed oltre Comte nel considerare ogni teoria fisica come una descrizione
matematica, nel rinunziare alla spiegazione dei fenomeni, nelPeliminare la

causalit dal dominio della fisica. Ed ecco che la corrente matematizzante


- osserva il nostro A. - che abbiam visto accrescersi e rafforzarsi a mano a

mano con lo sviluppo delle scienze matematiche, si accanisce contro quel con-

cetto di causalit che era stimato universalmente una delle basi della concezione scientifica del mondo naturale, e lo ancora nella concezione comune,

del resto. Ora, ne la forza pu ridursi ad una mera funzione matematica, ne

la funzione matematica pu sostituirsi al concetto di causalit fisica. Anzi tutto

ovvio che tutti i concetti della fisica sono relativi a delle grandezze, che co-

stituiscono delle funzioni; ma ci che conta il senso fisico che noi attribuiamo
a cotali grandezze, che si chiamano ancora fisiche, e se fisiche non fossero, non

avrebbe ragione d'essere la distinzione fra matematica e fisica (pagg. 225-226).


D'altra parte il concetto di funzione non cos chiaro come sembra a coloro che vorrebbero sostituirlo a quello di causa, ed in ogni modo non pu so-

stenere da se tutta la concezione del mondo fisico anche se tutte le relazioni

fra i fenomeni naturali fossero riducibili a relazioni funzionali, poich anzitutto la causalit irriducibile alla funzione matematica: manca in questa
l'idea di successione che invece essenziale a quella.
Contro questo matematismo estremo polemizza il nostro A. nel seguito
del capitolo, che si legge con interesse perch tocca nel vivo lo spirito di talune teorie modernissime della fisica, teorie in cui non vi pi alcun posto
ne per la materia, ne per la forza, ne per l'etere, n per l'elettricit, e dove si
trovano solamente dei simboli matematici puri; e conclude che il matematismo in questa sua forma estrema non altro che un formalismo assoluto (pag.
233). E poich non soltanto del tempo presente l'idea che la teoria fisica non
debba essere che una descrizione in termini matematici, con una completa rinuncia alla spiegazione dei fenomeni, il nostro A. rivolge la sua critica contro
tutti coloro che egli chiama brevemente i descrizionisti. Essi non hanno analizzato sufficientemente il concetto di descrizione (pag. 243). Descrizione vuol

dire determinazione dei caratteri della cosa o del fatto come individuale. Si

definisce l'universale, cio il concetto, si descrive l'individuale. Ora giusto


che la teoria scientifica non debba prescindere dalla conoscenza del concreto,

del fatto, ma i descrizionisti errano se credono che la conoscenza si esaurisca

nel giudizio individuale e che lo stesso giudizio si costituisca senza alcun riferimento al concetto, come universale. Ora quando si afferma che la descri-

zione fatta in termini matematici, posto che si tratti di teorie fisiche, si vuol

forse escludere da essa l'intervento dei concetti ? Quando il fisico vuol descri-

vere i fenomeni della natura costretto ad uscire dal dominio della mera conoscenza matematica; il fenomeno non si riduce in nessun caso ad un insieme

di determinazioni esclusivamente matematiche (pag. 244). Ecco un altro aspetto

del conflitto fra fisicismo e matematismo, che in altri termini un conflitto fra
realismo e nominalismo.

Merita anche di rilevare che verso la fine del capitolo si svolge una critica alla geometrizzazione del tempo, quale si fa nella fisica relativistica, e l'A,
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termina colla seguente osservazione (pag. 235) : Anzich entit esistenti a


s ed affatto irrelative, tempo e spazio sono invece condeterminazioni anali*

tiche onde si costituisce il concetto scientifico del movimento Una conside*

razione analoga l'A. aveva svolto precedentemente confutando la metafisica

aseit della forza della massa della velocit ecc.

Il capitolo seguente, il 70, ha per titolo: la deduzione dinamica .


In esso l'A. constata anzitutto la situazione paradossale di dover ricono*
scere, da una parte, le difficolt contenute nella nozione di forza, come viene
intesa dal senso cornane, dai sistemi metafisici ed anche dalla scienza, e dal*
l'altra la necessit di ricorrere alla forza perch il reale diventi intelligibile.
Nell'analisi poi che egli fa delle diverse forme di deduzione dinamica, arriva
alla conclusione che la diversit dei sistemi non tocca la deduzione stessa, che
in tutti i casi derivazione dell'attuale dal virtuale, e ci significa in ultima
analisi, secondo l'A*, la loro identificazione. 1
Non si tratta di un'identit assoluta; infatti il reale mentre ancora non
il virtuale; per come mai il reale deriverebbe dal virtuale se questo non
avesse in certo modo una sua realt ? Si tratta sempre di una differenza for*
male, giacche la identit si differenzia solo sub specie temporis (pag. 275), cio
in quanto essa ora virtuale ed ora attuale. Ne seguirebbe secondo l'A., che
il nesso dinamico fra virtuale ed attuale solo llusoriamente causale.
Che cosa si dovr sostituire, allora, alla deduzione dinamica ?
Il pensiero dell' A. esposto nell'ultimo capitolo intitolato: la sintesi ero*
notattica. Incomincia cos (pag. 279): ci che chiamiamo virtuale ed attuale
non sono enti, n metafisici, ne fisici in nessun modo ed in nessun caso, ma
sono invece momenti della successione... L'attuale il presente, il virtuale
il futuro. E si intende che attuale e virtuale non esistono in se, vuoti di con*
tenuto, ma soltanto come determinati contenuti di una coscienza determinata,
Per il dinamista invece fra virtuale ed attuale esiste, oltre la relazione di sue*
cessione, quella di causalit efficiente.

Ora questa concezione che l'A. respinge, ma per non fraintender quella
che egli pensa di sostituire alla prima, come conclusione della sua critica, bi*
sogna seguirlo in una distinzione e cio: tra i momenti successivi non esiste
semplicemente la relazione temporale, ma anche un'altra relazione che l'A
chiama cronotattica, e la differenza sta in ci che nella relazione temporale
i successivi sono assunti soltanto come distinti, nella relazione cronotattica in*
vece come distinti ed insieme unificati (pag. 282).
Come vi una totalit cronotattica, vi naturalmente una sintesi crono tattica ossia la funzione medesima onde si considerano i momenti della sue*
cessione come distinti ed insieme unificati nel modo che si accennato
(pag. 283).

Facendone applicazione alla forza, cos l'A. si esprime (ib.): crediamo,


ad es., che la forza produca accelerazione; mentre invece la formula relativa
abbraccia le variazioni cinetiche in una totalit determinata: e si che la forza
medesima non n avanti, n alla fine della serie delle variazioni, ma e l'in^
sieme ordinato delle variazioni medesime, considerate nella loro realt relativa
Perci si conferma ancora una volta il criterio che abbiamo chiamato di con*
determinazione analitica. E si conferma inoltre la verit che la forza non e
causa, n effetto del moto, o della velocit, o della accelerazione, o d'altro t
n in senso metafisico, n in senso scientifico. Essa il concetto onde abbrac^
ciamo in una totalit cronotattica le variazioni del fenomeno.
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CRITICA DEI CONCETTI DINAMICI

Non e nostro intento di entrare qui in piena discussione intorno al p


blema dinamico, ma nel manifestare la nostra opinione diremo che ci sem
pi soddisfacente il modo con cui svolta la critica che non la conclusi
secondo la quale, ammessa la necessit di una unificazione dei momenti
cessivi, questa viene ridotta ad un atto (unificatore) della coscienza. Il s
diventa albero - un esempio portato dallo stesso A. - - : che cosa che
fica le variazioni successive ? Risponde l'A (pag. 301) che l'unificazione
data, in ultima analisi, a nessun nexus dinamico, da nessuna fojrza attrat
che terrebbe insieme uniti i termini della serie, da nessuna facolt sintet
trice che un vieto sostitutivo della forza medesima; ma soltanto dalla l
di formazione della serie, che noi pensiamo una ancorch relativa ad una
tiplicit di distinti. L'unificazione, insomma nell'atto unificatore della
scienza. Ed nel concetto dinamico.

Orbene, codesta unificazione, com' intesa dall'A. nella sua sintesi crono*

tattica, ci sembra troppo poco, vale a dire non ci soddisfa dal punto di vista
filosofico. Solamente se ristretta al campo scientifico ed in particolare al con*
cetto di forza, com' introdotto in fisica, possiamo ammetterla, almeno prov*
visoriamente, ed in questo senso non ci suona male all'orecchio quanto l'A*,
scrive, a mo' di conclusione nell'ultimo paragrafo: Il risultato ultimo della
nostra critica consiste nella giustificazione teoretica della dinamica scientifica,
dove la forza non una sostanza o una causa in senso metafisico, o in senso
fisico; e neanche una mera funzione matematica; ma una relazione concet*
tuale, anzi un modo caratteristico di sintesi: la sintesi che abbiamo chiamata
cronotattica . Ma d'altra parte non possiamo dimenticare che nel pensiero
dell' A. la stessa soluzione dovrebbe valere anche in sede filosofica. Si legge
infatti nell'introduzione (pag. 18): non riteniamo ammissibile due modi di
conoscere la natura : uno scientifico e l'altro filosofico. Non si vede in che ab*
bia a differire la conoscenza scientifica dalla conoscenza filosofica ecc.

E l'A. dopo di aver accennato alle diverse distinzioni che solitamente si


fanno fra sapere scientifico e sapere filosofico, termina con indubbi dichiara*
zioni antimetafisiche, per le quali riteniamo ora necessario fare delle riserve a
proposito della sintesi cronotattica posta dall'A. a conclusione della sua critica

dei concetti dinamici.

Nonostante per le riserve fatte e qualche critica alla Critica di A.


Maymone, non esitiamo a concludere che il volume in esame particolarmente
interessante e merita di essere segnalato per la competenza e la larghezza con
cui vi trattato l'argomento nominato nel titolo e per le molte giuste osser* ,
vazioni ed anche per le numerose citazioni tanto di opere antiche che di quelle
pi moderne, ed infine non nemmeno trascurabile il merito di aver preso a
trattare un argomento che oggid non frequente oggetto di meditate pub^

blicazioni.

Paolo Rossi

Professore incaricato di Cosmologia

nell'Universit Cattolica del 5. Cuore

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