Sei sulla pagina 1di 95

Lucio Della Seta

Le origini del senso di colpa


(1989)

INDICE
Prefazione di Aldo Carotenuto..................................................................... 2
L'argomento..................................................................................................6
Capitolo primo
Il senso di colpa in psicologia...................................................................... 9
Capitolo secondo
Il peccato originale....................................................................................... 9
Capitolo terzo
La colpa immaginaria.................................................................................16
Capitolo quarto
Il senso di colpa..........................................................................................18
Capitolo quinto
Gli effetti del senso di colpa.......................................................................21
Capitolo sesto
L'onnipotenza............................................................................................. 22
Capitolo settimo
La predisposizione ad avere sensi di colpa................................................56
Capitolo ottavo
Le colpevolizzazioni.................................................................................. 59
Capitolo nono
Le difficolt di soluzione del problema......................................................89
Conclusione................................................................................................ 93
Bibliografia................................................................................................ 94

Prefazione
di Aldo Carotenuto
Colgo volentieri l'invito del collega e amico Della Seta per scrivere una
breve nota introduttiva al suo interessante saggio sulla colpa. La colpa
rappresenta un tema centrale del discorso psicologico perch proprio
con essa che l'intrinseca debolezza dell'uomo si e scontrata sin dal
balenare della coscienza. Tutte le grandi religioni contemplano particolari
riti purificatori che, gi dalla nascita, tendono a cancellare una colpa
collettiva e originaria che l'uomo oscuramente sente di aver commesso. Si
potrebbe allora affermare che il solo fatto di essere venuti al mondo pu
essere percepito come una colpa e di conseguenza l'intera esistenza
umana appare dedicata alla ricerca di una sorta di riabilitazione. In
quest'ottica la colpa diviene strutturale, nel senso che non c'
atteggiamento dell'adulto o dell'universo circostante che possa ritenersi
responsabile dell'emergere di tale sentimento. D'altra parte un essere del
tutto indifeso, come il cucciolo d'uomo, pu giustamente avvertire il
pericolo che incombe costantemente su di lui come il risultato di sue
manchevolezze, di colpe che egli stesso non riesce a riconoscere, ma che
sono tuttavia capaci di suscitare il castigo.
L'analisi di Della Seta mette per soprattutto in risalto il senso di colpa
che il bambino mutua direttamente dalla relazione con il genitore. In
questo contesto, particolarmente caro al pensiero psicoanalitico, mi
sembra interessante comprendere come molte volte il senso di colpa del
bambino non dipenda tanto da un atteggiamento genitoriale rigido, ma da
qualcosa di molto pi sottile e profondo, qualcosa che spesso mi sono
accorto non riesce del tutto ad essere accettato, specialmente da chi fa il
"mestiere" di genitore.
Nessuno di noi pu sfuggire alla considerazione per la quale noi
viviamo alcune dimensioni della nostra esistenza lasciando nell'ombra
altri aspetti della personalit che, pur premendo per manifestarsi nella
vita, vengono di continuo repressi. A questo punto d'obbligo una
domanda: dove si incanalano questi aspetti della nostra personalit?
Bene, da un'analisi approfondita del problema si giunge alla conclusione
per la quale i nostri figli sono "costretti" a vivere quello che noi genitori
evitiamo di estrinsecare. Naturalmente mi riferisco agli aspetti che sono
"fuori" della norma e che sono oggetto costante dei nostri rifiuti. Per
essere pi espliciti ci con cui noi non abbiamo potuto confrontarci, ci
2

che abbiamo ripetutamente rifiutato e che ci ha permesso di apparire al


mondo con comportamenti rigorosi, integerrimi, espressione di una
seriet e di una morale condivisa dal collettivo noi lo affidiamo ai nostri
figli, facendoli diventare depositari delle nostre debolezze e delle nostre
ombre, attori dei nostri stessi moti istintuali che la societ deplora,
facendo loro pagare un prezzo che spesso si configura nei termini della
malattia mentale o del suicidio.
Esiste una legge psicologica per la quale nella relazione ci si sintonizza
soprattutto sugli aspetti inconsci del partner. Pi profondo e il rapporto,
pi e presente il livello di non-consapevolezza verso questi aspetti della
personalit, e maggiore sar tale sintonia. Sono soprattutto gli individui
che, per una serie di ragioni, si trovano a stretto contatto con questa
dimensione, ad essere in grado di intuire immediatamente e di relazionarsi
con questi tratti della personalit dell'altro. Ciascun analista, specie
quelli che lavorano in prevalenza con soggetti psicotici o borderline, sa
come il paziente sia sottilmente capace di mascherare la sua parte
cosciente, entrando in rapporto con i suoi aspetti pi nascosti e segreti.
Tale meccanismo si trova anche alla base del tipo di collusione, a volte
distruttivo, che muove molti mnage, creando delle complementariet
patologiche sulle quali si fonda e si regge la relazione. Queste modalit di
rapporto sono soprattutto presenti tra un adulto ed un bambino, il cui
processo di graduale strutturazione psichica lo rende molto pi vicino e
permeabile al mondo dell'inconscio. Accade allora che i figli portino
tragicamente su di s tutto il peso dell'ombra dei genitori. Proprio quegli
aspetti maggiormente rifiutati e meno integrati vengono sottilmente
trasmessi nella relazione, segnandola vistosamente. La vera immagine con
la quale il bambino e l'adolescente entrano quotidianamente in contatto
non e quella edificante attraverso cui il genitore si propone al mondo
esterno, ma quella segreta, sepolta nel fondo del suo essere. Non solo i
figli devono fare i conti con queste dimensioni, ma ne recano in modo
evidente anche il senso di colpa. Un bambino ha bisogno di preservare
l'immagine idealizzata del genitore, e proprio per "proteggere" questa
figura dalla contaminazione del male, assume su di s la colpa. Se il
genitore e violento, distante o rifiutante, la colpa sar sempre del piccolo
che non ha saputo conquistarsi il suo amore, mettendo in atto il
comportamento adeguato. All'ombra, alla colpa, si aggiunge anche il
senso di inadeguatezza, la disistima personale. Orientarsi
successivamente nel mondo portando questo triste fardello non e facile, e
3

molti figli soccombono, senza riuscire a ricostruire la loro personalit su


basi differenti, che permettano la differenziazione dalla figura genitoriale
e lo sviluppo della propria individualit.
La psicoanalisi possiede nel suo lessico una bizzarra espressione: senso
inconscio di colpa. Tale terminologia, come si sa, usata con disinvoltura
dagli psicoanalisti che spesso non ne comprendono pienamente il reale
significato. Anche il paziente, che capisce ancora meno dell'analista,
capitola di fronte a tale spiegazione, non rendendosi conto che in realt
una simile frase non pu significare assolutamente nulla se noi diamo
all'aggettivo "inconscio" il valore di "non consapevole". Certo, con il
senso inconscio di colpa possiamo tentare dispiegare tanti atti che si
ritorcono alla fine contro di noi. Al paziente che non sa comprendere per
quali motivi provoca tanti incidenti pu sempre essere gradito giungere
alla conclusione che si deve punire per qualcosa, per esempio per essere
stato aggressivo verso ci che amava, come direbbe la Klein. Ma le varie
spiegazioni si equivalgono purch siano convincenti e purch, almeno il
paziente, creda alla terapeuticit di quello che sta facendo.
Il saggio di Della Seta per volto a sostenere la responsabilit dei
genitori e la loro capacit di essere violenti con i bambini. In genere noi
siamo abituati a sentir parlare di violenza nella sua forma pi aberrante.
difficile pensare che si possa torturare un bambino, usarlo per scopi
sessuali, mutilarlo oppure ucciderlo. Ma quello che noi vediamo in
televisione o leggiamo sui giornali soltanto un aspetto, talmente
terrificante, che nessuno di noi potr identificarsi con i fatti accaduti. In
tali casi la violenza viene presentata nel suo volto pi crudo ed estremo.
Esistono tuttavia delle forme pi velate, pi impalpabili, ma non meno
perniciose nelle loro conseguenze sullo sviluppo armonico della
personalit, come e possibile constatare nella pratica clinica. forse
sempre utile ricordare che il bambino vive la figura del genitore non solo
come protettiva, ma anche e soprattutto come dotata di un enorme potere,
un potere che pu schiacciarlo da un momento all'altro. Egli quindi
"costretto" ad accontentare il genitore in ci che questi vuole da lui, ed
in funzione di questo retroterra che possono avvenire le pi grandi
violenze. Si assiste ad un'utilizzazione narcisistica del figlio, la cui
personalit viene plasmata per colmare i propri vuoti, per riscattare i
propri fallimenti, per soddisfare i propri bisogni. Molte volte ci che il
genitore privilegia nell'educazione del bambino sono i valori predominanti
nella sua cultura, quelle caratteristiche che egli investe maggiormente di
4

significato, come ad esempio il successo professionale. Orientato


rigidamente verso tale meta, egli sar poco propenso a prendere in
considerazione le aspirazioni del figlio, aspirazioni che nascono da una
personalit diversa dalla sua. Un'imposizione del genere pu essere
vincente in tempi brevi, ma nella sostanza si rischia di consolidare un
individuo disadattato, fuori del suo tempo, fedele al credo dei genitori ma
in sostanza traditore della sua vera e nuova cultura. Giustamente sostiene
Della Seta che noi tutti siamo impregnati di una cultura che spinge ad
usare gli altri. Per i genitori tutto ci a "fin di bene" ma di questo bene
profuso a piene mani, molti figli ormai adulti, e che quindi figli non sono
pi, ne avrebbero fatto volentieri a meno. a questo punto che nasce il
senso di colpa come vero e profondo tradimento verso se stessi, verso la
propria autenticit individuale.
Aldo Carotenuto
Roma, 5 maggio 1989

Poich e evidente che la ragione e l'amore


della verit ci riportano sempre meglio sulla
dritta via che il rimorso e il pentimento.
Baruch Spinoza

L'argomento
Colpa e senso di colpa sono argomenti inesauribili. Come psicologo
delimito la mia indagine ad un preciso tipo di senso di colpa.
Quello di chi non si stima e che consiste nella cosciente o inconscia
accusa a s stessi di essere sbagliati, di non valere abbastanza, di essere
inadeguati alla vita. Si tratta di un senso di colpa che fa soffrire in misura
maggiore o minore moltissime persone e che, quando forte e
permanente, costituisce uno dei nuclei determinanti di molte nevrosi.
Questo senso di colpa ha un'origine precisa, le colpevolizzazioni, anche
involontarie, dei genitori. Questi, infatti, detengono, mediante l'uso delle
colpevolizzazioni, il potere inconscio e multiforme di far nascere e
crescere nel figlio il dubbio e talvolta la certezza di essere inadatto, per
propria colpa, ad affrontare con successo le situazioni della vita.
Una vittima di questo senso di colpa, Franz Kafka, scriveva al padre:
"Mi sempre stata incomprensibile la tua assoluta insensibilit al dolore e
alla vergogna che suscitavi in me con le tue parole e i tuoi giudizi, era
come se non ti rendessi conto del tuo potere".1
Questo scritto intende essere un invito a non colpevolizzare troppo, e
inutilmente, i bambini. Si rischia di far nascere un complesso di colpa
nevrotico o psicotico al posto del normale complesso di colpa che affligge
comunque tutte le persone e che gi provoca, universalmente, sopportabili
ma inutili sofferenze e pericolosa aggressivit. Non essere consapevoli
della potenzialit distruttiva dei nostri comportamenti che fanno sentire in
colpa i bambini significa poter infliggere loro ferite psichiche anche
inguaribili, poich la colpevolizzazione lo strumento pi potente che
abbiamo per colpire qualcuno nella stima di s.
Gi molti secoli fa un estensore del Talmud osservava: "una ferita
all'amor proprio equivale a spargimento di sangue".
La colpevolizzazione il metodo usato, di regola senza rendersene
conto, per far sentire sbagliato qualcuno. Uno scopo e quello di ottenere
un controllo, un dominio sull'altro dopo averlo indebolito
1 F. Kafka, Lettera al padre, SE, Milano 1987, p. 18.
6

psicologicamente creandogli un dubbio sul proprio valore e sulle proprie


capacit. Un altro scopo quello di vincere un confronto con qualcuno
salvaguardando la propria autostima, come ad esempio si tenta di fare in
una lite con lo scambio di insulti. Il mezzo soprattutto l'aggressione
fisica o verbale, la parola critica, denigratoria o insultante, ma anche la
mimica, il distacco, il ritiro dell'attenzione, l'ironia, e altri comportamenti
talvolta molto sottili, servono a raggiungere lo scopo.
Nell'insieme un metodo ignobile anche se e di gran lunga il pi usato
nei rapporti di coppia e con i figli. per vero che con i bambini ha una
sua indispensabile utilit per promuovere l'attenzione intelligente e la
coscienza morale, ma solo se adoperato consapevolmente, con calcolo e a
fini educativi precisi, altrimenti soltanto un crudele maltrattamento con
gravi conseguenze. Il motivo cruciale per cui le colpevolizzazioni
nell'infanzia sono pericolose che esse vanno a risvegliare le angosce
primarie del bambino: i terrori per le separazioni dalla madre. Queste
angosce infantili costituiscono lo strato originario della sofferenza
psichica dell'uomo e soltanto un loro superamento sufficientemente stabile
permette la salute mentale. Le colpevolizzazioni sono tra i fattori che
insieme ai traumi da abbandono, ai padri minacciosi, e alle madri fredde
ostacolano o impediscono il raggiungimento di questa meta.
Quello di cui mi occupo perci un senso di colpa importante
psicologicamente, e certamente il pi frequente.
Si pu definire come la reazione, o la risposta, psicosomatica, cio del
corpo e della mente del bambino, alle colpevolizzazioni genitoriali.
Quanto pi sono intense le colpevolizzazioni dei genitori tanto pi si
radica nel futuro adulto questo senso di colpa.
La mia opinione, che il senso di colpa con il quale quasi sempre ci si
confronta sia questo, ed abbia le origini che ho indicato, non coincide
per, in buona parte, con il modo di vedere di molte scuole psicologiche.
D'altra parte le differenze, e spesso la confusione, su questo argomento
sono inevitabili. Anche perch tutti, senza rendercene conto, chiamiamo
senso di colpa almeno cinque diversi sentimenti:
1) Il rimorso per un'azione ingiusta.
2) Il sentimento conseguente ad una brutta figura.
3) Gli stati d'animo di inferiorit ed inadeguatezza.
4) La paura di essere puniti.
5) L'angoscia primaria.
7

Distinguerli non agevole poich l'emozione che proviamo in tutti


questi casi sempre la stessa. Ed identica a quella destata in noi,
nell'infanzia, dalle colpevolizzazioni dei genitori, poich, in realt, ogni
evento colpevolizzante determina il formarsi o il riemergere di quei cinque
stati d'animo.
L. D. S.

Capitolo primo
Il senso di colpa in psicologia
Le teorie non sono n vere n false,
esse sono fertili oppure sterili.
Claude Bernard

S. FREUD
Naturalmente tutti gli psicologi hanno dovuto confrontarsi con i
sentimenti di colpa e hanno espresso la loro opinione sulla loro origine e
consistenza.
Freud riteneva responsabili dei sensi di colpa le modalit di sviluppo
sessuale nell'infanzia e l'aggressivit innata. C' sicuramente molta verit
in questa opinione ma non si pu ignorare che Freud, al quale si deve tutto
per aver chiarito, dimostrato e divulgato l'importanza fondamentale delle
motivazioni inconsce e cio delle cause invisibili delle nostre emozioni
ebbe il destino di doversi separare da chi stimava di pi tra i suoi amici,
colleghi e allievi per divergenze non sulle sue scoperte, non sul metodo
fondamentale di cura, ma proprio sulla identificazione di quali fossero le
vere motivazioni nel comportamento umano e nella patologia psichica.
Prima di parlare dell'origine dei sentimenti di colpa secondo Freud
occorre dire poche cose sulle sue esperienze personali che hanno
influenzato le sue teorie, perch gli uomini sviluppano psicologie
individuali diverse in conseguenza delle diverse condizioni ambientali in
cui nascono e vivono.
Come dice Gianfranco Tedeschi: "ogni ricercatore, soprattutto nelle
scienze umane, non pu non risentire dei propri presupposti (...)".2 Le
teorie psicologiche nascono meno dalle osservazioni che dalle motivazioni
personali degli psicologi.
Di Freud conosciamo quali fossero le personali motivazioni inconscie
all'origine dei suoi sensi di colpa perch nelle lettere a W. Fliess parla
ampiamente della sua autoanalisi nel corso della quale scopr di avere da
bambino desiderato sessualmente la madre e odiato il padre. Questa
scoperta non era evidentemente una interpretazione ma il prendere
coscienza di una verit realmente vissuta e ancora disturbante. D'altra parte
Freud sapeva di avere avuto un buon padre, certo non un padre
minaccioso, e considerava il suo antico desiderio incestuoso una tragica,
2 G. Tedeschi, Jung Freud, Astrolabio, Roma 1979, p. 10.
9

fatale immoralit. Prima di questa scoperta personale Freud aveva dedotto,


dalla osservazione dei suoi pazienti, che le nevrosi e i sensi di colpa erano
provocati, al contrario, da tendenze incestuose dei genitori o almeno da
loro comportamenti tendenti ad eccitare sessualmente il bambino.
Aveva perfino pensato che alcune tendenze isteriche notate in alcune
delle sue sorelle e in suo fratello, traessero origine da comportamenti
perversi del padre e in seguito ebbe anche un sogno che interpret come se
rappresentasse delle proprie tendenze incestuose nei confronti della figlia
Anna.
Ma poi l'autoanalisi lo convinse che le cose stavano all'inverso e da
allora non cambi pi idea nonostante i dubbi e le critiche di alcuni dei
suoi amici e allievi. Nella prima versione abbiamo dunque genitori
perversi e bambini innocenti, nella seconda genitori innocenti e bambini
che restano pi o meno imprigionati nelle loro fantasie incestuose. Questo
per quanto riguarda la sessualit.
Poi, dai suoi desideri di morte nei confronti del padre e dall'esperienza
della prima guerra mondiale, Freud si convinse dell'esistenza di
un'aggressivit distruttiva congenita nell'uomo.
I sentimenti di colpa hanno dunque per lui due radici, la sessualit
infantile e l'aggressivit innata che non possono non scontrarsi con le
proibizioni e le esigenze dell'ambiente e sono quindi vissute dal bambino
con paura. In seguito, la conflittualit tra i desideri sessuali e aggressivi e
le proibizioni, diventa un fatto interno dell'individuo portando alla nascita
del senso di colpa.
Nel modello mentale descritto da Freud ci sono tre elementi o istanze
psichiche. La prima, e pi antica, l'Es che "contiene tutto ci che
ereditato, che presente alla nascita, che contenuto nella costituzione
soprattutto, perci gli istinti".
La seconda l'Io, "una porzione dell'Es" che "sotto l'influenza del
mondo reale esterno intorno a noi" "ha subito uno sviluppo particolare" e
"che da allora in poi agisce da intermediaria tra l'Es e il mondo esterno".
L'Io anche quella parte di noi che ci fa comportare garbatamente con il
vigile che ci fa la multa o che ci impone di aspettare, mentre abbiamo una
fame da lupi, che si liberi un tavolo al ristorante.
La terza il Super-Io, una speciale istanza psichica che si forma
all'interno dell'Io nel "lungo periodo dell'infanzia, durante il quale l'essere
umano che cresce vive in dipendenza dai genitori"3, quella parte di noi
3 Tra virgolette sono riportate le parole di Freud tratte da: S. Freud, An Outline of
10

che costruita dagli atteggiamenti e dalla visione del mondo dei nostri
genitori. Come tale quindi anche il metro, e il giudice inflessibile, dei
nostri comportamenti. Almeno fino a quando non riusciamo a contrastarlo
con le nostre osservazioni personali della realt.
Per Freud il senso di colpa l'emozione che si prova quando l'Io e il
Super-Io entrano in conflitto. Lo scontro si verifica ed emerge l'angoscia
di colpa quando l'Io non pu, non vuole, non ha la forza o ritiene
ingiusto tenere a bada i desideri sessuali e aggressivi contenuti nell'Es e
proibiti dal Super-Io. O anche quando semplicemente tentato di
trasgredirne le direttive.
Fin dalle origini un sentimento di avvertimento e catastrofe vissuto
dall'Io per il timore di perdere, a causa dei propri errori, il nutrimento, le
attenzioni e l'amore dei genitori. Poi il Super-Io prende il posto dei genitori
e ne prolunga rigidamente, al nostro interno, la funzione critica e
giudicante, minacciosa o benevola a secondo dei nostri comportamenti e
addirittura dei nostri desideri.
Per essere precisi Freud pensava che la disposizione innata a provare
piacere erotico in varie zone del corpo e a cercare e a scoprire oggetti che
soddisfino questo bisogno combinata con altre manifestazioni come la
crudelt, l'esibizionismo e il voyerismo inducesse nel bambino delle
paure e delle fantasie di ritorsione indipendentemente dal reale
comportamento dei genitori. In ogni caso il normale processo di sviluppo
psicosessuale produce una profonda frustrazione poich oltre a subire
inevitabili tradimenti sessuali da parte delle persone pi amate il
bambino, per la sua immaturit organica non pu comunque soddisfare il
suo desiderio.
Ma si ricorder che dapprima Freud aveva considerato nevrotizzante il
comportamento degli adulti nei confronti dei bambini e che solo dopo
l'autoanalisi sent di doverli in generale assolvere da questa responsabilit.
La questione se Freud avesse ragione prima o dopo di grande
importanza, non tanto per la cura dei sensi di colpa ma per le possibilit di
una loro prevenzione perch, se causa della futura nevrosi
essenzialmente il processo interno al bambino, il comportamento dei
genitori scarsamente rilevante in quanto non pu n provocare n evitare
la malattia. E sarebbe proprio cos, se l'ansia di castrazione nei bambini e
l'ansia di non essere amate nelle bambine nascessero solamente da loro
Psycho-Analisis, 1938, The Hogarth Press, London 1969, pp. 2-3 [Trad. It.
Compendio di Psicoanalisi, "Opere" vol. 11, Torino 1979].
11

fantasie per eventi connessi alla sessualit e non, come invece evidente,
anche dai comportamenti erronei dell'ambiente.
In realt quanto possa contare il comportamento dei genitori nel prodursi
delle nevrosi e dei sensi di colpa non al centro delle ricerche di Freud,
ma dal suo lavoro e dalle sue teorie non poteva non nascere un profondo
interesse su come influire sull'ambiente per fare opera di prevenzione.
Molti autori psicoanalitici cercarono di applicare le nuove conoscenze al
modo di allevare i bambini, aspettandosi di ottenere risultati positivi. Nelle
parole di Anna Freud: "Le analisi terapeutiche di nevrotici adulti non
lasciavano dubbi sull'influenza deleteria di molti atteggiamenti e azioni
parentali e ambientali quali la disonest nelle questioni sessuali, standard
morali irrealisticamente elevati, eccessive severit e indulgenza,
frustrazioni, o comportamento seduttivo" 4.
Ma le aspettative andarono deluse. Sempre Anna Freud, in alcune pagine
della stessa opera, chiarisce l'impossibilit, deducibile a suo avviso dalla
stessa teoria psicoanalitica, di una prevenzione delle nevrosi su vasta scala.
In particolare dice: "Soprattutto liberare il bambino dall'ansia si dimostr
un compito impossibile. I genitori fecero del loro meglio per ridurre la
paura dei figli nei loro confronti solo per scoprire che ne aumentavano i
sensi di colpa, cio le paure della coscienza stessa del bambino" 5.
Scrive ancora la Freud: "Quando, a sua volta, fu ridotta la severit del
Super-Io, i bambini mostrarono la pi profonda di tutte le ansie, vale a dire
la paura degli esseri umani che si sentono privi di protezione contro la
pressione delle spinte istintuali"6. L'osservazione della realt presente nel
mondo occidentale, quello influenzato dalla dottrina psicoanalitica, sembra
dare ragione ad Anna Freud sempre che non si rilevino le contraddizioni
del suo discorso, che pur rappresentando indubitabili verit, dimostrano
per solo quanto in psicologia le verit siano frammentarie e parziali e di
impossibile concatenazione soddisfacente.
In realt moltissimo stato fatto per evitare traumi ai neonati e per la
cura dei bambini nei primi due anni di vita proprio sulla spinta delle
4 A. Freud, Normality and Pathology in Childhood, The Hogart Press, London 1969,
p. 4.
5 Anna Freud si riferisce alla coscienza morale, lo preciso perch coscienza, in
italiano, un termine ambiguo. Pu essere la coscienza morale oppure la funzione
cosciente. Cio la funzione mentale di consapevolezza di essere, di attenzione e
riflessione, di osservazione intelligente della realt. E in questo secondo significato
che uso la parola coscienza in questo scritto.
6 A. Freud, op. cit. pp. 7-8.
12

osservazioni psicoanalitiche. Per gli anni dell'infanzia successivi non si


invece riusciti ad ottenere risultati soddisfacenti, forse perch, dopotutto, la
stragrande maggioranza della gente non stata affatto influenzata dalle
teorie psicoanalitiche e quindi le ignora, oppure perch le teorie sono in
parte inadeguate alla realt, oppure perch sono state applicate
confusamente. Probabilmente sono parzialmente vere tutte e tre le cose.
Prendiamo, ad esempio, A. Freud quando parla di sensi di colpa derivanti
dalla coscienza stessa del bambino nel caso si cerchi di ridurre la paura dei
genitori. O si ritiene che esista una coscienza morale innata, concetto
evidentemente in contrasto con la teoria psicoanalitica, oppure si deve
pensare che i genitori hanno smesso di fare troppa paura ai figli solo dopo
che si era ormai formato un Super-Io schiacciante.
E quando parla del tentativo di ridurre la severit del Super-Io, parla
certo della messa in funzione da parte dei genitori di una serie di
atteggiamenti straordinariamente complessi e difficili da dosare. La pi
profonda di tutte le ansie, la paura di sentirsi privi di protezione contro le
spinte istintuali, non pu essere, in realt, che la paura dell'illimitatezza.
Ma cercare di far strutturare nel bambino un Super-Io non terrorizzante
non significa necessariamente lasciare il bambino senza la rassicurante
consapevolezza dei limiti.
Accenner ora a due altre idee di Freud sul senso di colpa.
Nel 1930, nel libro "Il disagio della civilt"7, sostiene che il senso di
colpa possa essere la reazione specifica all'aggressivit rimossa. un'idea
particolarmente importante perch vero che l'impossibilit, qualunque ne
sia la ragione, di esprimere l'aggressivit suscitata da un'offesa, genera
nell'offeso la tempesta neurovegetativa che si accompagna sempre ad un
sentimento di sconfitta ed parte integrante, come vedremo, del senso di
colpa.
L'altra idea di Sigmund Freud sul senso di colpa anche la sua dottrina
del peccato originale. In "Totem e Tab"8 formul l'ipotesi, ma con molte
esitazioni e riserve, di un senso di colpa collettivo. Una ipotesi certo
dovuta anche alla passione di ricercare nella storia, nei miti, nelle religioni
e in tutte le manifestazioni della psiche, le radici delle sue esperienze e
quindi della sua visione del mondo.
Secondo questi pensieri di Freud, da lui stesso talvolta qualificati come
fantasie, il ricordo di un sentimento di colpa, trasmesso geneticamente nel
7 S. Freud, Il Disagio della civilt, 1929 "Opere" vol. 10, Boringhieri, Torino 1978.
8 S. Freud, Totem e Tab, 1913 " Opere" vol. 7, Boringhieri, Torino 1975.
13

seguire delle generazioni si risveglierebbe, probabilmente attivato dagli


impulsi incestuosi e aggressivi nei singoli individui, per un crimine
collettivo commesso ripetutamente per millenni.
Nelle orde dei primordi, i figli uccidevano il padre-capo per
impossessarsi delle sue cose e delle sue donne e questo delitto si era
ripetuto un numero di volte tale da entrare come ricordo nel patrimonio
genetico della specie.
Questa idea stata per rifiutata dalla maggioranza degli psicoanalisti
per la difficolt di accettare come vera la teoria di J. B. Lamarck,
fermamente creduta da Freud, che ritiene trasmissibili per via ereditaria le
esperienze personali degli individui di una specie.
Mettendo dunque da parte la teoria freudiana sul peccato originale,
bisogna invece dire che con la grande quantit di esperienze accumulate
nei decenni impossibile mettere in dubbio la reale esistenza delle istanze
e forze che Freud chiama Es, Io e Super-Io e la loro conflittualit. Si
possono dare loro altri nomi e vederle da angolature diverse ma non si pu
dubitare che ci siano. Sono solo le origini e le cause che mettono in moto e
in conflitto queste forze che possono essere considerate in modi differenti.
Ad esempio, a proposito dei sentimenti di colpa, penso che una
difficolt, anche teorica, della psicoanalisi derivi dall'aver visto nei sensi di
colpa che emergevano nei pazienti nevrotici solo il vestito che li copre, e
cio un apparente conflitto tra istinti e morale. In realt l'Ideale dell'Io, uno
dei modi in cui Freud talvolta chiama il Super Io, contiene elementi che
giudicano l'Io senza il minimo interesse per le questioni morali. Infatti nel
Super-Io c' un elemento critico amorale di base che giudica l'Io
unicamente per la sua efficienza, cos che il senso di colpa che si manifesta
nelle nevrosi ma generalmente in tutte le persone la conseguenza del
vivere come propria imperdonabile e inaccettabile colpa una qualunque
inadeguatezza alle pi svariate situazioni della vita. vero che Freud
aveva ben visto che le richieste morali dei genitori e poi del Super-Io erano
spesso assurde o eccessive e attribuiva il senso di colpa anche alla
discrepanza tra realt di un individuo e richieste morali irrealistiche, ma
rimasto sempre nell'ambito delle esigenze morali, giuste o sproporzionate
che fossero. Non ha rilevato il fatto, che pure in genere gli era chiarissimo,
che l'adeguatezza morale solo una, e non la pi forte, tra le mete che un
individuo desidera raggiungere. L'ideale dell'Io essere capace. Se non si
sente capace si sente in colpa, e il contenuto della capacit grande e vario
e risente dei molti fattori presenti in una cultura, anche in conflitto tra loro.
14

Ci si sente in colpa per non aver perdonato un'offesa o perch non si


reagito all'offesa?
L'esigenza di sentirsi adeguati in una infinit di situazioni in cui la
morale non c'entra, o viene messa a tacere, grandissima. Ed questa
necessit generica che si lega all'autostima e quindi al senso di colpa.
Le questioni etiche, per la stragrande maggioranza delle persone, hanno
poco peso nell'autostima. Morale del resto viene da mores, usi, costumi, e
sicuramente contiene, inconsapevoli ma prevalenti, ancora vecchi
significati. In una cultura pu essere morale uccidere la figlia che ha perso
la verginit, in un'altra scoprire gli omosessuali e farli arrestare. Chi
dovrebbe farlo e non lo fa si sente in colpa.
Nel "L'Io e l'Es" Freud fa un'affermazione incompleta quando dice: "La
tensione tra le richieste della coscienza e le reali prestazioni dell'Io
sperimentato come senso di colpa". Freud chiama qui coscienza la morale
introiettata, la coscienza morale, non la funzione mentale cosciente. Per
avere un quadro pi aderente alla realt occorrerebbe invece dire: "La
tensione tra le richieste dell'autostima e le reali prestazioni dell'Io
sperimentato come senso di colpa". Poi Freud, sempre "nell'Io e l'Es", fa
due osservazioni: "Fu una sorpresa scoprire che un aumento di questo
inconscio senso di colpa pu trasformare le persone in criminali. Ma
indubbiamente un fatto". E poi: " da notare che quanto pi un uomo
controlla la sua aggressivit verso l'esterno tanto pi intensa diventa la
propensione all'aggressivit contro il proprio Io da parte dell'Ideale
dell'Io"9. E spiega questi fenomeni, apparentemente paradossali, in termini
di spostamento di energie da una istanza mentale all'altra e di fusione e
separazione dei due gruppi di istinti che fanno capo a Eros e Thanatos. In
verit, il primo di questi fenomeni la criminalit da senso di colpa si
pu anche spiegare tenendo presente che il senso di colpa un calo di
autostima. E che ci si pu sentire in colpa o meno anche per ragioni
estranee alla morale.
Si pu considerare se stessi cos inutili, e colpevoli di esserlo, da
bruciare il tempio di Efeso per potersi stimare.
Altri comportamenti criminali hanno origine dal senso di colpa di non
valere niente e d'altra parte la sindrome di Efeso distruggere per essere
qualcuno latente in moltissime persone. uno stato d'animo che nasce
quando un uomo pensa di s, come l'io narrante di Dostoevsky nei Ricordi
dal Sottosuolo: "Io, non dico malvagio, ma niente son riuscito a diventare:
9 S. Freud, L'Io e l'Es, 1922 "Opere" vol. 9, Boringhieri, Torino 1977, pp. 514-516.
15

n cattivo, n buono, n ribaldo, n onesto, n eroe, n insetto" 10.


Naturalmente non affatto detto che chi pensa cos sia privo di valore.
soltanto che per le troppe colpevolizzazioni subite dominato da questa
emozione di nullit. Il senso di colpa non obbiettivo, persone abiette
possono piacersi e stimarsi, altre, nobilissime, possono avere un'orrenda
opinione di s.
La seconda osservazione di Freud si pu spiegare con un esempio. Tutte
le persone che non sanno mai dire di no esercitano un eccessivo controllo
dell'aggressivit. Considerano un proprio "no" una possibile aggressione,
tanto vero che non lo dicono per paura di risvegliare l'ostilit degli altri.
Ma cos facendo risvegliano l'ostilit dell'Ideale dell'Io che non ammette
un comportamento cos timoroso e tormenta l'Io facendolo sentire in colpa.
Nell'Ideale dell'Io, nel Super-Io, oltre all'Edipo disciolto, ci sono molti altri
valori, amorali, ai quali l'Io ritiene di doversi adeguare, pena il senso di
colpa. Ma bisogna dire che l'elemento essenziale del senso di colpa, il non
riuscire a soddisfare la necessit aspecifica di sentirsi capaci, stata
trascurata da quasi tutti gli autori.
A. ADLER
Chi lo ha visto con chiarezza stato Alfred Adler.
L'esperienza personale prevalente nell'infanzia di Adler non era stata,
come per Freud, il triangolo edipico ma la competizione con i fratelli, una
lotta per raggiungere un sentimento di superiorit all'interno del gruppo
familiare. Su questo vissuto Adler costru la sua psicologia che presume vi
sia in ogni uomo una spinta innata a doversi sentire superiore agli altri.
Questa spinta, come ogni altro istinto, non negativa in s, anzi, serve a
raggiungere delle mete e a migliorare continuamente s stessi, ma diventa
negativa e porta alla nevrosi o alla psicosi quando esagerata, irrealistica e
dominante al punto di obbligare un individuo a perseguire nella sua vita
l'unico e irrealizzabile fine di essere superiore a chiunque altro.
Questa idea di Adler si rivela spesso giusta, molti nevrotici e psicotici
sono disturbati da questo elemento in maniera pi o meno grande, ma
l'aspetto pi interessante della sua psicologia l'identificazione della causa
che conduce alla perversione patologica della normale spinta a sentirsi
superiori.
L'ambiente in cui vive il bambino pu instillargli un profondo
sentimento di inferiorit, cos doloroso da spingerlo, nel corso della sua
10 F. Dostoevsky, Ricordi dal Sottosuolo, Vallecchi Editore, Firenze 1961, p. 23
16

vita futura, a cercare nella fantasia e nel comportamento una impossibile


superiorit su tutti. Gi in ogni bambino: "A causa dell'immaturit dei suoi
organi, della sua incertezza e della mancanza di indipendenza, a causa del
suo bisogno di dipendere da nature pi forti, e per i penosi e frequenti
sentimenti di subordinazione agli altri, si sviluppa un sentimento di
inadeguatezza che traspare per tutta la vita"11. Se poi l'ambiente familiare e
sociale si comporta in modo da rinforzare e stabilizzare il sentimento di
inferiorit si creer una sofferenza psichica patologica. Ogni nevrosi pu
essere vista come il tentativo di liberarsi da un sentimento di inferiorit al
fine di acquistare un sentimento di superiorit.
Adler noto per aver sostenuto che un grave sentimento di inferiorit
spesso la conseguenza di inferiorit organiche. Non si pu interpretare
questa sua affermazione come se vi fosse un rapporto diretto causa effetto.
Infatti quando elenca una serie di, per lui, inferiorit organiche quali
debolezza, tendenza ad ammalarsi, bruttezza, goffagine, occhi storti,
mancinismo, balbuzie, difetti di parola, vomito, bagnare il letto, aggiunge:
"per le quali il bambino fu frequentemente soggetto ad umiliazione, o fatto
oggetto di ridicolo, per le quali fu spesso punito e che lo resero
socialmente inadatto"12. Sono evidentemente le colpevolizzazioni, non i
difetti organici, la vera causa della sua nevrosi.
Comunque l'ambiente, per Adler, la causa determinante dei disturbi
nevrotici, e il suo pensiero importantissimo per la prevenzione.
Adler fu tra i primi a coinvolgere i genitori nelle terapie infantili e fu il
primo a promuovere e fondare organizzazioni e istituzioni per una
educazione terapeutica con la partecipazione di insegnanti e genitori. In
riferimento ai bambini difficili gi nel 1920 proponeva una cattedra di
pedagogia curativa e predicava la fondazione di una scuola modello per
l'educazione pratica del corpo insegnante in linea con i principi della
Psicologia Individuale.
Adler, a mia conoscenza, non ha scritto nulla di esplicito sui sensi di
colpa, ma mi pare si possa dire che un sentimento patologico di inferiorit,
che spesso non affatto vissuto consciamente come tale da chi lo ha,
l'equivalente di un dubbio sul proprio valore e si accompagna quindi, se
pure non ne costituisce l'essenza, al senso di colpa verso s stessi.
Fare queste analogie, cercare di identificare il sentimento di colpa con
l'angoscia di castrazione di Freud e con le conseguenze del sentimento di
11 A. Adler, Individual Psychology, Routledge & Kegan Paul, Londra 1964, p. 13.
12 A. Adler, op. cit, p. 19.
17

inferiorit di Adler pu non essere convincente, ma non troppo difficile.


C. G. JUNG
pi complicato parlare di Jung. Freud e Adler appartenevano alla
media e piccola borghesia ebraica cittadina e, per l'insicurezza sociale e
spesso fisica dei gruppi ebraici, non potevano non avere una
sviluppatissima attenzione per l'ambiente circostante e per i rapporti tra le
persone. Nelle loro psicologie infatti il benessere o il male, la colpa o
l'innocenza, dipendono dall'adeguatezza delle relazioni interpersonali.
Sia per Freud che per Adler la meta dello sviluppo psichico un
rapporto maturo con gli altri, pi nella vita privata per Freud con la
genitalit e pi nel collettivo per Adler con la solidariet sociale.
Jung invece era nato in una situazione oggettiva e soggettiva di stabilit
sociale, figlio unico per molti anni, e in campagna, dove molta attenzione
si rivolge alle cose della natura in una relativa solitudine. I disturbi
nervosi, poi, che fecero soffrire Jung per alcuni anni, a differenza di quelli
di Freud che erano nevrotici, rientravano nell'ambito delle psicosi con
conseguenze non indifferenti per la sua visione del mondo. Il suo interesse
infatti per quello che accade all'interno dell'individuo, la sua opera
psicologica si occupa solo del rapporto dell'uomo con se stesso e con le
sue radici, non delle relazioni tra persone. Senso di colpa o autostima sono,
per lui, fenomeni indipendenti dai rapporti con gli altri. Gli incontri e i
contatti tra gli individui hanno importanza solo in quanto i loro inconsci
entrano in relazione e si influenzano reciprocamente.
La meta dello sviluppo psichico per Jung il raggiungimento di
un'armonia tra l'Io cosciente individuale e le forze psichiche inconsce che
lo hanno generato e che sono il Tutto psichico, l'Eternit, la Vita, in
qualche modo Dio. Queste forze inconsce, che si manifestano nei sogni,
nelle visioni, nei miti, nelle idee religiose, sono anche le essenze psichiche
comuni dell'umanit o dei diversi gruppi umani, sono date a priori, e non
vanno confuse con i contenuti inconsci personali dovuti alle esperienze
infantili. Non che Jung ignorasse queste esperienze, che sono, secondo
me, quelle che generano il senso di colpa di cui mi occupo ma non
rientravano nei suoi interessi, tanto che raccomandava l'uso delle terapie
freudiana o adleriana per la cura delle nevrosi. Al centro del suo interesse
personale solo l'atteggiamento dell'Io nei confronti delle potenti forze
psichiche innate, che si manifestano all'Io spontaneamente, con aspetti e
modi diversi, in una successione che Jung chiama processo di
18

individuazione.
La patologia, e il senso di colpa, si producono quando un erroneo
atteggiamento dell'Io verso queste forze provoca un arresto del processo e
una alterazione dell'equilibrio che l'analisi psicologica ha la funzione di
correggere. Tuttavia, secondo il pensiero originale di Jung, l'alterazione
dell'equilibrio tra l'Io e l'Inconscio, va affrontato con la psicologia analitica
solo dopo i 35/40 anni e non tutti sono in grado di sottoporsi a questo tipo
di terapia.
In sostanza Jung non si occupava del tipo di nevrotici che costituiscono
la maggioranza dei casi nella pratica quotidiana di uno psicoterapeuta. Gli
junghiani hanno poi allargato il campo di questa psicoterapia partendo
dalle tecniche di cura e dalle premesse della visione di Jung.
Raramente Jung parla di sensi di colpa, e in riferimento alla possibilit
per un uomo di essere concretamente colpevole di qualcosa, la sua saggia
opinione che ben poco possibile esercitare il cosiddetto libero arbitrio.
Ed perci difficile parlare sul serio di responsabilit morale di un
individuo. Nel prendere delle decisioni, prevalgono la realt esterna che
quella che , e la costellazione delle forze psichiche interne dalle quali
siamo vissuti in un determinato momento.
E pensava che l'uomo si sente in colpa quando, pur avendone la
possibilit, non realizza se stesso per non affrontare le difficolt e i rischi
che alcune scelte di vita comportano.
Questa verit efficacemente al centro della psicoterapia junghiana.
Questo senso di colpa, per, appartiene ad una fase non pi infantile
della vita ed difficile che emerga alla consapevolezza se, o fino a quando,
un individuo troppo impastoiato nei sensi di colpa nati dalle
colpevolizzazioni genitoriali.
Nella prefazione che gli era stata richiesta per un libro sull'infanzia Jung,
che in genere non era molto interessato alle vicende infantili, scrive alcune
cose di grande importanza: "Il bambino cos intimamente unito
all'atteggiamento psicologico dei genitori e cos radicato in esso, che non
c' da meravigliarsi se la maggior parte dei disturbi nevrotici dell'infanzia
provengono dalla disturbata sfera psichica dei genitori. Non v' dubbio che
sarebbe molto utile se i genitori considerassero i sintomi dei loro figli alla
luce dei propri problemi e conflitti. Far questo un dovere al quale i
genitori non dovrebbero sottrarsi. Il grado della loro responsabilit dipende
da quanto sia effettivamente in loro potere foggiare la propria vita in modo
che non ne risulti un danno ai figli".
19

Qui Jung tocca un punto essenziale collegando il benessere psichico dei


figli alla realizzazione del genitore.
Poi continua: "Ci che generalmente agisce pi fortemente sulla psiche
del bambino quella parte della vita dei genitori (e degli avi poich si
tratta del primigenio fenomeno del peccato originale) che essi non hanno
vissuta. Questa affermazione sarebbe alquanto rudimentale e superficiale
se non si precisasse: si intende quella parte della vita che avrebbe potuto
essere vissuta dai genitori se considerazioni pi o meno valide non
avessero impedito loro di viverla. Si tratta di una parte della vita che non si
osato vivere, a costo magari di una pia menzogna. E questo produce i
germi pi virulenti. Non si dimentichi che si tratta del 'peccato originale',
ad ogni modo di un peccato contro la vita e non contro la morale degli
uomini, e che perci si devono considerare a loro volta i genitori quali figli
dei nonni del fanciullo!13.
Da queste affermazioni si possono dedurre almeno tre punti di vista
junghiani. Il primo che l'atteggiamento inconscio dei genitori
fondamentale per il benessere o le difficolt del bambino. Il secondo che
se un bambino piccolo ha difficolt psicologiche andrebbero curati i
genitori ogni volta che ci sia possibile. Il terzo che la colpa di un uomo
consiste nell'ignorare o nel tradire le proprie premesse psichiche che
chiedono all'Io di realizzare la sua individualit, che la forma unica e
irripetibile in cui la vita si manifesta nel singolo essere umano. un
concetto pi da intuire che da esemplificare.
Non si tratta, per questo aspetto, dell'essere coerenti, giusti e morali con
gli altri. Ci che conta e ci che provoca senso di colpa la rinuncia o la
fuga da quello che un uomo intuisce e sente essere giusto per se stesso. Si
visto che Jung parla di peccato originale riferendosi alla mancanza di
coraggio del vivere la propria vita e di accettarla, in quanto questa colpa
influisce sulle generazioni successive. Mi pare se ne possa trarre che si
determina una catena di genitori scoraggiati, avviliti, impauriti dalle
difficolt della vita, che se ne sentono in colpa e che, inconsciamente,
trasmettono ai figli il loro inconscio o cosciente stato d'animo di sconfitta,
accompagnandolo con una variet di comportamenti distruttivi. Un
genitore che non realizza se stesso inevitabilmente un colpevolizzatore
efficace.
13 C. G. Jung, "Prefazione a": F. G. Wickes, Il mondo psichico dell'infanzia.
Astrolabio, Roma 1948, p. 19.
20

E. NEUMAN e O. RANK
Si pu dire che, sia per Freud che per Jung, il senso di colpa si manifesta
quando l'Io di un individuo non sufficientemente sviluppato, maturo e
adattato al mondo esterno ed interno.
C' invece un modo di considerare la genesi del senso di colpa che
presume esattamente l'opposto, fatto non sorprendente per le cose
psichiche, e cio che proprio lo sviluppo dell'Io sia vissuto come colpa,
con il relativo sentimento. Questa idea c' gi anche in Jung ed stata
sviluppata dal suo seguace Erik Neumann, ma c' anche in Otto Rank, il
discepolo di Freud psicoanalista non medico, ma filosofo, che ha
grandemente influenzato il pensiero neo-freudiano e la psicologia
esistenziale. Rank e Neumann sostengono, partendo da premesse diverse,
che lo sviluppo e la differenzazione dell'Io, dall'ambiente circostante per
Rank e dalle determinanti psichiche pre-natali per Neumann, avvengono
con una lotta ed una sofferenza, accompagnata da sensi di colpa, che
conduce alla affermazione individuale.
Rank vedeva nel "no" del bambino ai genitori l'inizio della strada per
l'individuazione. Ma "no" psicologicamente anche separazione e
solitudine e ricorda al bambino la paura e il dolore della prima separazione
dalla madre alla nascita. Inoltre dire "no" ed inevitabile per acquisire
una identit vuol dire anche essere "cattivo" con i genitori e questo
produce senso di colpa. Poi il processo di individuazione continua con
differenziazioni dell'Io dall'ambiente sempre crescenti, e sempre
accompagnate da sensi di colpa, man mano che si distingue dalle altre
persone, e dalla natura che ci circonda,
Erik Neumann invece parte dalle premesse di Jung e fa riferimento alle
forze psichiche innate generatrici dei miti.
L'Io nasce dalla psiche primordiale collettiva che contiene la potenzialit
di produrre immagini mitologiche nei sogni e nelle fantasie. L'Io il figlio
che, crescendo, deve confrontarsi con l'immagine, o archetipo, dei
Genitori, del Padre e della Madre.
Per individuarsi, per diventare un individuo autonomo come nel suo
destino, costretto non solo a rinunciare al loro aspetto protettivo e
paradisiaco, ma anche a ribellarsi con violenza all'aspetto distruttivo di
questi elementi la dipendenza in cui lo mantengono sentendosene in
colpa. Come nel mito dell'Eroe che conduce l'umanit a livelli pi alti di
consapevolezza del bene e del male.
Scopriamo dunque con Rank e Neumann che esiste un "peccato
21

originale", non in senso teologico ma psicologico, che ogni uomo


obbligato a commettere per diventare un uomo, e che questo peccato
inevitabile all'origine del senso di colpa. Cos, sia il rinunciare, il non
riuscire a diventare s stessi, che il lottare e vincere per individuarsi,
comportano sentimenti di colpa. indubbiamente cos, con l'aggiunta per
che, come del resto implicito nei discorsi di Rank e di Neumann, se si
fortunati, si possono raggiungere dei punti nel processo di individuazione
che consentono, se non la scomparsa, almeno una importante attenuazione
del senso di colpa.
R. L. SOLOMON
C' poi ancora un modello sull'origine dei sensi di colpa, molto diverso
dagli altri, ed quello comportamentistico che spiegai fenomeni
psicologici in base all'apprendimento e ai riflessi condizionati. In un suo
libro H. J. Eisenck intitola un capitolo " la coscienza un riflesso
condizionato?" e riporta, fra l'altro, un esperimento condotto da Richard L.
Solomon su cuccioli di cane dell'et di sei mesi. In una camera dotata di
specchio unidirezionale fu messa una sedia, e a destra e a sinistra di essa
due ciotole, una contenente poco cibo poco appetitoso e l'altra molta carne
squisita. Lo sperimentatore si sedeva con in mano un giornale arrotolato
che usava per dare dei colpetti sul sedere dei cuccioli che non avevano
ricevuto cibo da due giorni. Uno alla volta i cuccioli venivano fatti entrare
nella stanza, correvano immancabilmente verso la carne buona, ma
ricevevano alcuni colpetti fino a che rinunciavano dopo averne mangiato
un po' o per niente, e si rivolgevano al poco cibo meno buono.
Ci and avanti per diversi giorni, fino a quando i cuccioli impararono il
"tab" sulla carne saporita. A questo punto si procedette all'esperimento
sulla "tentazione" e "trasgressione".
Di nuovo i cuccioli furono fatti digiunare per due giorni e poi furono
introdotti nella stanza, questa volta senza lo sperimentatore che li aveva
"puniti" per il loro "desiderio". I cuccioli affamati trangugiavano subito il
poco cibo meno buono e poi reagivano, ma in modi diversi, di fronte alla
ciotola "tab".
Eisenck riporta le parole di Solomon: "Alcuni cuccioli giravano e
rigiravano intorno alla ciotola, altri giravano per la stanza guardando il
muro ed evitando di guardare la ciotola. Altri, sulla pancia, strisciavano
verso il cibo proibito abbaiando e uggiolando.
Ci fu una grande variabilit nel comportamento emotivo dei cuccioli
22

(...)"14.
I cuccioli restavano per mezz'ora nella stanza. Se non toccavano la carne
"tab" venivano lasciati 24 ore senza mangiare e poi reintrodotti.
L'esperimento continuava fino a quando il cucciolo violava il "tab",
oppure, se non ci riusciva, si ricominciava il giorno dopo. Il tempo minimo
di resistenza alla "tentazione" fu di sei minuti, quello massimo di 16
giorni, per dei cuccioli che non poterono violare la proibizione
condizionata e furono lasciati in pace.
Sia la differente resistenza alla "tentazione" che i diversi comportamenti
dei cuccioli furono spiegati con la diversit del tipo di sistema nervoso da
cucciolo a cucciolo ma anche con le variazioni che erano state introdotte
negli esperimenti.
Infatti se i cuccioli venivano "puniti" subito, appena stavano per
mangiare la carne buona, sviluppavano una forte resistenza alla
"tentazione" senza dare segni di nervosismo o emotivit, mentre se erano
"puniti" durante il pasto "tab" o addirittura dopo, cadevano pi o meno
facilmente nella "tentazione" ma mostravano comportamenti molto agitati
e "nevrotici".
Solomon ne dedusse che la "coscienza" ha due componenti, una la
capacit di resistere alla tentazione e l'altra la sensibilit alla colpa.
Queste due componenti sono per Solomon parzialmente indipendenti e
possono combinarsi in quantit diverse a seconda del comportamento del
"punitore". Indipendentemente dalla variabile "tipo di sistema nervoso",
che l'elemento genetico ancora in attesa di definizione in psicopatologia,
Solomon ritiene che, con condizionamenti appropriati, si possono ottenere
organismi con alta resistenza alla tentazione e bassa sensibilit alle
reazioni di colpa; con alta resistenza alla tentazione e alta sensibilit alla
colpa; con bassa resistenza alla tentazione e bassa sensibilit alla colpa; e
con bassa resistenza alla tentazione e alta sensibilit alla colpa.
Conclude Solomon che facile esaminare questi quattro tipi di risultato,
e vedervi quattro combinazioni clinicamente importanti delle nevrosi.
Per vari motivi difficile convincersi che le reazioni dei bambini e dei
cuccioli siano simili e che la morale e i sentimenti degli uomini possano
avere a che fare con i riflessi condizionati.
Ma un po' un peccato d'orgoglio perch non c' dubbio che, pur
essendo evidente che vi sono variabili specificamente umane
14 H. J. Eisenck, Crime and Personality, Routledge & Kegan Paul, Londra 1964, p.
117.
23

estremamente complesse, anche i bambini in qualche misura si


condizionano, a secondo del comportamento dei genitori, a resistere ai
desideri, a non trasgredire il proibito, e a sentirsi in colpa.
Nessuna delle teorie che ho esposto esente da critiche ma nessuno dei
suoi autori si inventato nulla. Ognuno di essi ha visto quei pezzi di realt
psichica che i suoi occhi erano addestrati a vedere dalla propria storia
personale.
Ma ci sono anche altre possibilit di origine e di sviluppo dei sentimenti
di colpa che ora esporr, cominciando con il vagliare la bizzarra ipotesi di
un peccato originale.
A me sempre parso insensato attribuire ai nostri antenati la
responsabilit delle fatiche, delle sofferenze e della morte sulla terra, ma
d'altra parte il fatto che moltitudini abbiano creduto e credano a una simile
possibilit serve a dimostrare quanto possano essere allucinogeni e
fuorvianti i sensi di colpa.

24

Capitolo secondo
Il peccato originale
Si pu ritenere che le costruzioni ideologiche e mitiche, religiose e
artistiche siano conquiste, scoperte, affermazioni dell'et adulta, della
maturit intellettuale, ma io non credo che sia cos, credo che si tratti
sempre di emozioni dell'infanzia che prendono poi una forma concettuale
adulta conservando per la forza, i residui e l'essenza del vissuto infantile.
Questa opinione mi sembra confermata anche nel pensiero di Freud
quando collega esperienze infantili, mito e creazione artistica, "Ho trovato
anche nel mio caso l'amore per la madre e la gelosia per il padre ed ora
credo che sia un fenomeno generale della prima infanzia (...).
"Se cos il potere avvincente dell'Edipo Re, nonostante tutte le
obiezioni razionali al fato inesorabile che la storia presuppone, diventa
intelligibile (...)".
"Ogni spettatore fu una volta un Edipo in erba nella fantasia (...)" 15.
Di conseguenza mi pare che anche l'idea di un peccato originale e il
formarsi di un sentimento di colpa siano da ricercarsi nelle esperienze
dell'infanzia.
Tutti conoscono una emozione sgradevole che ha preso, non so quando,
il nome di senso di colpa.
Da millenni esiste, sia pure con variazioni che poi cercher di chiarire, il
concetto di colpa, ma la reazione emotiva individuale che provocata dalla
colpa, o meglio, secondo me, che generatrice dell'idea di colpa
oggetto di interesse e ricerca, come per ogni altro sentimento ed emozione,
da tempi relativamente recenti.
Tuttavia quella emozione c' sempre stata e poich pare che veramente
tutti gli uomini di tutte le razze, etnie e nazioni conoscano da sempre
questo sentimento, non pu stupire che si sia sempre cercato di collegarlo
a qualche cosa, perch caratteristica della mente umana la necessit di
trovare una causa ed un fine di tutte le cose che percepisce. Il fatto , per,
che i collegamenti sono stati necessariamente infantili e fantastici
nell'attribuire l'emozione di colpevolezza alle conseguenze di avvenimenti
impossibili, come la trasgressione di Adamo e le analoghe trasgressioni in
altre culture.
15 S. Freud: The Origins of Psychoanalysis, 1950 (Lettera di Freud a Fliess, 15 ott.
1897), Londra e N. Y., 1954. [Le Origini della Psicoanalisi, Boringhieri, Torino
1968].
25

Ci accaduto, ed accade ancora, inevitabilmente, per due ragioni.


La prima che la mente non mai completamente libera dai modi di
pensare e di interpretare la realt che si manifestano durante lo sviluppo
infantile. La seconda che l'ipotesi adulta dell'esistenza di un peccato
originale nasce dal tentativo di spiegare le pi incomprensibili e paurose
esperienze umane quali l'abbandono, le sofferenze e la morte. Di fronte ad
immagini mentali cos disturbanti vi regressione e disorganizzazione del
livello integrato di pensiero raggiunto da un individuo, e parziale ritorno a
fasi precedenti.
In sostanza non possibile costruire un sistema esplicativo per quelle
esperienze senza l'intervento delle modalit di pensiero caratteristiche
dell'infanzia.
Dobbiamo a Jean Piaget le ricerche e gli esperimenti pi importanti sul
processo di costruzione della realt nel bambino. Per merito del suo lavoro
sappiamo che un bambino acquista la capacit di fare connessioni causali
adeguate con molta lentezza e gradualit e che, almeno fino ai 10/12 anni,
una notevole quantit di relazioni causa effetto gli sfuggono.
Sappiamo anche che, per quella modalit di pensiero che viene definita
magica, il bambino crede di poter provocare cambiamenti nella realt con
il proprio pensiero. Sappiamo inoltre che il bambino "animista" in quanto
pensa che gli oggetti e le piante abbiano un'anima e siano dotati di
intenzioni e volont. Ha dunque un sistema di pensiero atto a creare miti,
traendone il materiale dalle fantasie di una organizzazione mentale
primitiva.
Qui lecito chiedersi: i nostri antenati hanno dato spiegazioni mitiche e
poi religiose alla sensazione di colpa che li disturbava perch portatori di
una funzione cosciente meno sviluppata della nostra oppure perch erano
stati bambini? E ancora, un bambino di oggi, crescendo, ripercorre le tappe
di sviluppo del pensiero dell'umanit?
Ma qualunque sia la risposta a queste domande credo si possa affermare
che l'idea, o meglio la sensazione, che debba esistere un peccato originale,
fa parte dell'organizzazione mentale del bambino.
Ogni bambino, per le modalit di pensiero che lo caratterizzano per
molti anni e per la sproporzione fisica e mentale che c' tra lui e gli adulti
che si stagliano nel soffitto e nel cielo, ha un dio-padre e una dea-madre
che lo allevano e lo educano secondo norme a lui sconosciute.
L'educazione in gran parte la repressione e la punizione di
trasgressioni ignote. Durante il lungo periodo in cui il bambino ha una
26

certa coscienza di s, ma non afferra ancora molti nessi di causalit, gli


accade di essere frustrato o punito per "crimini" che, nel suo vissuto,
nascono improvvisamente dal nulla con contorni vaghi o inafferrabili. Pu
solo rendersi conto, con paura e smarrimento, che qualcosa che dipende da
lui ha offeso i genitori provocandone l'ira.
Come dicono dei versetti sumerici di oltre 4.000 anni fa: "Il Dio che
conosco o non conosco mi ha oppresso, la Dea che conosco o non conosco
ha messo su di me la sofferenza; per quanto io sia costantemente alla
ricerca di aiuto nessuno mi prende per la mano; quando piango non
vengono accanto a me".
"Il peccato che ho commesso davvero non lo conosco, la cosa proibita
che ho mangiato davvero non la conosco, il luogo proibito su cui ho messo
il piede davvero non lo conosco"16.
Theodor Reik, che ha scritto un grosso lavoro sui sensi di colpa, "Mito e
Colpa", ha studiato e ricercato tutto quanto stato scritto sul mito del
peccato originale, la grande colpa che nei vari miti semitici, iraniani,
indiani, africani, tibetani, nepalesi, australiani, americani, porta
catastrofiche conseguenze, l'allontanamento, la vergogna, il dolore, la
distruzione fisica. Si tratta sempre di una trasgressione determinata da un
errore, una negligenza, una dimenticanza. Reik cos riassume gli elementi
comuni a tutti questi miti:
1) I progenitori dell'umanit erano all'inizio in buoni rapporti con Dio e
conducevano una esistenza felice, libera da affanni e sofferenze.
2) Questo stato di cose ebbe fine a causa di un atto offensivo di un uomo
contro la divinit. Presso alcuni popoli si tratta di un atto violento, presso
altri di uno sbaglio o di una dimenticanza.
3) Dio, indignato per l'atto compiuto dalle sue creature, le scaccia o le
abbandona17.
Se mettiamo la parola padre o la parola madre al posto della parola Dio
attributi non casuali della divinit abbiamo una descrizione delle
esperienze soggettive che fa, un gran numero di volte, ogni essere umano
prima di compiere i due anni.
Per i motivi che ho appena illustrato un bambino non pu non
trasgredire ma non lo sa, ed obbligato a darsi spiegazioni alle frustrazioni
e alle punizioni secondo il modello di pensiero che gli proprio, e quindi a
rivivere il mito di un peccato misterioso e originale, generazione dopo
16 Citato in : A. Eban, Heritage, Weidenfeld & Nicolson, Londra 1985, pag. 12.
17 T. Reik, Mito e Colpa, Sugar Editore, Milano 1969.
27

generazione.
Questa esperienza non pu essere evitata.
Anche i migliori genitori devono condizionare il figlio alle norme
culturali e di sopravvivenza e, d'altra parte, se un bambino ha dei cattivi
genitori, non pu capirlo per molti anni, un giudizio di valore che non
in grado di formulare. I genitori sono sempre buoni, se c' un cattivo in
giro non pu essere che lui. Potrebbe dipendere anche da questa esperienza
il fatto che in molte religioni Dio solo buono e tutto il male viene
dall'uomo.
In ogni caso trasgressione e frustrazione sono il pane quotidiano di tutti i
bambini per molti anni. Il concetto di peccato originale cos universale
perch universale questa esperienza infantile.
Se poi si ritiene che debba per forza esistere un senso di colpa originale,
indipendente cio dalle esperienze personali, ci sono vari indizi che
portano a pensare che l'uomo si senta sbagliato nella sua essenza per il
fatto di essere un animale, e viva questa condizione come una condanna
maledetta alla quale non pu sfuggire.
L'uomo rifiuta di essere un animale, si vuole diverso e superiore, non per
le prestazioni ma proprio come essenza.
Pu darsi che una simile situazione psicologica, pi o meno cosciente,
faccia sentire in colpa. Gli indizi di cui parlavo sono nei tentativi di uscire
da tale condizione con iniziative stravaganti.
La pi grossolana di volersi credere fatti ad immagine e somiglianza di
Dio. Un'altra la repressione spesso feroce e incomprensibile della
sessualit. Poi c' l'ascesi, massimo tentativo di non avere un corpo, e poi
c' la sacralizzazione della coscienza. Ecco cosa intendo dire: nel corso
della evoluzione si sviluppata nell'uomo la coscienza, che la capacit di
riflettere, di avere consapevolezza di s, di vedere e capire se stessi, il
mondo e la vita anche come testimoni e osservatori. Una funzione che
opera in aggiunta e accanto agli istinti, anche in modo conflittuale, e che
viviamo, insieme al pensiero, come indipendente dal corpo.
Questa funzione stata sacralizzata chiamandola anima o spirito, dando
vita a costruzioni esoteriche. Un altro indizio nella progressiva
decorporeizzazione degli dei che leggibile nel tessuto delle idee religiose,
dalle pi antiche civilt conosciute fino ai nostri tempi, dai totem animali,
dagli dei greci, alla incorporeit di Jhav e dello Spirito Santo. Se un
simile senso di colpa esiste davvero deve trattarsi di uno stadio primitivo
nello sviluppo della funzione cosciente collettiva e individuale e destinato
28

quindi ad essere superato con la comprensione e l'accettazione che tutti gli


esseri viventi valgono, in assoluto, allo stesso modo. Non va poi trascurato
un fatto importante. L'uomo portatore di una angoscia esistenziale che,
oltre ad esprimere il tormento di non riuscire a dare un significato alla vita,
anche la consapevolezza, intermittente, della precariet dell'esistere.
Questo sentimento indistinguibile da quello provocato dalle
colpevolizzazioni. Entrambi sono espressione del terrore di un
annichilimento dell'Io. Anche se conosciamo prima l'emozione di sconfitta
dell'Io per le colpevolizzazioni e, solo pi tardi, l'angoscia esistenziale,
possiamo poi confonderle l'una con l'altra e fonderle in un vissuto che pu
indurci a pensare che possa esistere una colpa misteriosa e innata, appunto
il peccato originale. Ma queste sono ipotesi aggiuntive, resta invece, pi
probabile, il peccato originale come ideazione emotiva dell'infanzia.
Pensando di avere cos abbozzato una spiegazione della credenza in un
peccato originale devo aggiungere che quelle esperienze infantili, insieme
ad altre inevitabili colpevolizzazioni e sconfitte dovute alla obbiettiva
impotenza del bambino, sono le fondamenta sulle quali si costruisce,
specie se i genitori sono psicologicamente disturbati oppure
particolarmente ignoranti o ottusi, cosa frequente, o addirittura perversi,
quel tipo di senso di colpa che pi o meno tormenta tutti e in modo grave i
nevrotici.
possibile che il senso di colpa "collettivo" del peccato originale, l'ansia
da trasgressione ignota, sia riferibile al periodo di vita del bambino in cui
non si sa che esistono le trasgressioni e ci sono quindi frustrazioni,
punizioni e sofferenze prive di qualsiasi punto di riferimento, e che il senso
di colpa "individuale" si aggiunga invece dopo, quando si comincia a
capire che ci sono cose proibite ma non se ne conosce ancora l'importanza,
l'eventuale gravit e le possibili reazioni punitive.
La realt certamente cos complessa da non permettere certezze ma
credo si dica una parte di verit affermando che la nevrosi sovente
dovuta alle non infrequenti circostanze di un sistema nervoso sensibile,
anche se non scientificamente chiarito in cosa consista questa sensibilit,
unito ad un eccesso quantitativo e qualitativo di azioni colpevolizzanti da
parte dei genitori, eccessivo rispetto alle obbiettive necessit
dell'educazione o che con questa non hanno nulla a che fare, e che
spazzano via l'autostima, il sentimento di adeguatezza alla vita essenziale
per ogni essere umano.
Non sempre, ma molte volte, mi parso di poter identificare la nevrosi e
29

l'ansia nevrotica con quell'insieme di emozioni chiamato comunemente


senso di colpa, colpa per nei confronti di se stessi, per una presunta
inadeguatezza alle circostanze della vita che talvolta diventa, a causa della
sofferenza, una inadeguatezza reale.
Come scrive Kafka al padre: "Io persi la fiducia nelle mie capacit.
Diventai incostante, dubbioso. Pi crescevo, pi aumentava il materiale
che eri in grado di esibire a riprova della mia scarsezza: a poco a poco, in
certo modo, finisti per avere ragione" 18.
Quasi tutti coloro i quali affermano di sentirsi in colpa si trovano, in
realt, in questa stessa situazione. Non hanno fatto nulla di male agli altri,
anzi sono stati vittime nell'infanzia di follie e prevaricazioni degli adulti.
L'eventuale difficolt ad accettare che le cose stanno proprio cos
dovuta alle ambiguit insite nei concetti di colpa e senso di colpa.

18 F. Kafka, op. cit., p. 24.


30

Capitolo terzo
La colpa immaginaria
Per arrivare a definire in cosa consistono, come si manifestano, e come
si originano i sensi di colpa, occorre fare dei chiarimenti preliminari
perch due persone che si mettano a parlare del senso di colpa credendo di
discutere della stessa cosa, in realt, quasi sempre senza accorgersene,
parlano di cose diverse tra loro e quando la conversazione finita si
lasciano convinti di aver comunicato tra loro a proposito di una emozione
semplice ovvia e chiara nella sua essenza a tutti e due, e invece non cos.
Sarebbe cos se, come sembrano dire le parole, il senso di colpa fosse
unicamente e semplicemente il sentimento di sofferenza provocato dalla
colpa, cio la consapevolezza di avere commesso una reale cattiva azione
della quale si moralmente responsabili.
Ma l'esperienza di lavoro psicologico e l'introspezione insegnano che
anche altri e diversi sentimenti vengono definiti senso di colpa.
Ci si pu accorgere che l'emozione alla quale con maggiore frequenza
diamo questo nome l'insieme delle sensazioni mentali e corporee che si
accompagnano ad una qualsiasi sconfitta dell'Io, comunque provocata.
Sconfitta dell'Io vuol dire automaticamente ferita ed emorragia
dell'autostima e caduta nei meccanismi della paura e dell'ansia. L'Io
come il periscopio di un sommergibile, ha la funzione di farci navigare in
mezzo alle difficolt e ai pericoli della vita senza essere danneggiati
fisicamente e psicologicamente. Se subiamo un danno l'Io
momentaneamente o permanentemente sconfitto, ha mancato alla sua
funzione, e si autoprocessa tramite il Super-Io, utilizzando le categorie, i
concetti e le metafore della nostra cultura che hanno a che vedere con i
danneggiamenti e quindi colpa, responsabilit, risarcimento, punizione.
In realt esistono, o si possono differenziare, quattro tipi di senso di
colpa.
Il primo quello provocato da una deliberata, consapevole azione
negativa. Malgrado sia proprio questo il senso di colpa degno di questo
nome, in quanto si basa certamente su una colpa e consiste in una spinta al
pentimento e alla riparazione, in verit il meno importante perch
rarissimo dato che la stragrande maggioranza di coloro i quali commettono
deliberatamente e consapevolmente delle cattive azioni, non hanno alcun
senso di colpa.
Il secondo tipo si riferisce invece ad azioni negative che non avremmo
31

voluto commettere ma che, nostro malgrado, per mancanza di attenzione,


consapevolezza e conoscenza, abbiamo commesso. E di fondamentale
importanza positiva perch uno degli elementi sviluppatori della
coscienza intesa come funzione cosciente in quanto porta ad un
aumento dell'attenzione e della consapevolezza di noi stessi e del mondo
intorno a noi e, in pi, l'elemento costitutivo della coscienza morale.
Senza questo sentimento sgradevole, che nasce quando abbiamo
sbagliato, non saremmo costretti e spinti a renderci conto meglio della
realt fuori di noi e dentro di noi, e neppure ci occuperemmo di sapere
cosa bene e cosa male. Da questo si capisce quanto sia prezioso.
naturalmente pi frequente da bambini e da giovani, con il passare degli
anni ha meno ragioni di presentarsi. Ma possiamo averlo, portarcelo
appresso, quando l'errore commesso ha avuto gravi conseguenze e non
pi riparabile.
Il terzo tipo di senso di colpa, poi, che di gran lunga il pi diffuso ed
quello dovuto alle incaute colpevolizzazioni genitoriali, il sentimento che
emerge quando, per qualsiasi motivo, riteniamo sia stata danneggiata
quell'immagine positiva che vorremmo sempre avere e mostrare.
un'autoaccusa di essere incapaci di agire senza sbagliare. E in fondo,
questo senso di colpa, che tutti conoscono perch tutti sono stati bambini,
un sentimento di sconfitta.
Fra l'altro non neppure un sentimento cos nobile quanto invece
l'espressione senso di colpa evoca facendo pensare a rimorsi, prese di
coscienza, pentimenti e riparazioni.
Sarebbe molto pi chiaro e concretamente vantaggioso se la parola colpa
fosse riservata alla teologia e all'ambito giuridico come era in origine e
che, invece, in psicologia si parlasse di sentimento di sconfitta dell'Io.
Se tuttavia continuiamo a chiamarlo senso di colpa, basta sia chiaro che
si tratta del vissuto di sentirsi sbagliati e inadeguati agli avvenimenti della
vita. Non di avere fatto del male a qualcuno. facile scoprire che, quasi
sempre, quando una persona lamenta di sentirsi in colpa per aver agito
male con qualcuno, in realt di quel qualcuno non gliene importa niente.
Soffre, soprattutto, per la propria inadeguatezza e per il fatto di aver
sbagliato.
Il filosofo Jean Paul Aron, scopertosi ammalato di Aids, cos si esprime
in un'intervista: "E oggi, poich ho deciso di attenermi al linguaggio della
verit, confesso di non provare rimorsi retrospettivi all'idea di aver potuto
contaminare qualcuno prima di sapere che ero portatore del virus". "La
32

mia verit che sono un fascio di colpevolezza nel quale l'omosessualit


gioca pesantemente ma non unicamente. Se non avessi trovato in me, e con
difficolt, la convinzione che mi sarei affermato con un'opera, sarei
crollato psichicamente"19. Purtroppo il secondo tipo di senso di colpa,
quello che determinante per lo sviluppo della coscienza, e il patologico
ma universale terzo tipo, tendono a fondersi e a confondersi poich
entrambi contengono, inizialmente, l'elemento comune della sospensione
del senso del proprio valore. E la sensazione dell'autostima che si allontana
e ci sfugge davvero il Senso di Colpa.
Per uscire, se non di fatto almeno concettualmente, da questa confusione
occorre rendersi conto che il senso di colpa positivo, il secondo tipo, ha la
caratteristica di produrre un calo di autostima che momentaneo e tende a
risolversi in una presa di coscienza.
quello che avviene normalmente per una giusta, equilibrata e
tempestiva strillata dei genitori o per un meritato cattivo voto a scuola. In
generale il bambino prova un dolore, un imbarazzo e una vergogna
limitati, si rende conto del suo errore e decidendo di non ripeterlo si sente
cresciuto. Alla sofferenza pu seguire una sensazione di benessere per la
nuova acquisizione.
Nel senso di colpa patologico, invece, c' solo una dolorosa sensazione
di incapacit che tende a permanere.
Se, riprendendo gli esempi citati, la strillata dei genitori una grave
aggressione sproporzionata e fuori luogo o contiene un rifiuto del
bambino, se il brutto voto non obbiettivo, dovuto ad antipatia per quel
bambino o ad altro motivo ingiusto, ci saranno dolore, imbarazzo e
vergogna e un dissolversi dell'autostima senza alcuna presa di coscienza.
Quando la colpevolizzazione genitoriale eccessiva, continua, il
secondo tipo di senso di colpa non solo perde la sua carica positiva di
sviluppo e trasformazione ma si muta nel terzo tipo, un crudele e
distruttivo sentimento di sconfitta che paralizza l'Io.
Infine c' il quarto tipo di senso di colpa, quello del quale ho parlato
riportando le idee di Jung. Un certo numero di adulti porta dentro di s una
sorda e ansiosa insoddisfazione per come sta vivendo la sua vita. Nel senso
dell'essere, non dell'avere.
Questo un senso di colpa che non nasce dalle colpevolizzazioni
genitoriali ma dall'osservazione personale della realt. E un confronto
adulto con s stessi che spinge alla lotta per diventare, esistenzialmente, la
19 Le Nouvel Observateur, 30 Ottobre 1987.
33

persona che si ritiene di dover essere. In qualche misura, lo hanno tutti e si


ricorder che Jung lo qualifica, tra virgolette, peccato originale.
Si pu dire che, quando si acquista consapevolezza di essere tormentati
da questo senso di colpa, che nonostante la sofferenza che procura ha una
finalit positiva, si presenta la possibilit di eliminarlo mediante una
"conversione" psicologica.
La difficolt consiste nell'averne consapevolezza perch quasi sempre
nascosto sotto lo strato dei sensi di colpa dovuti alle colpevolizzazioni.
Occorre per precisare da un punto di vista strettamente terapeutico
che in un'analisi a ispirazione junghiana, sciogliendo il nodo di questo
senso di colpa da mancata autorealizzazione, lo scioglimento trascina via
con s anche gli altri sensi di colpa.
In ogni caso, in qualunque tipo di terapia dei sensi di colpa, insensato
sperare di risolverli usando argomenti logici e diretti.
Quando si parla di senso di colpa non si riesce facilmente a tenere conto
delle distinzioni che ho appena fatto perch nella nostra mente, su questo
argomento, regna una grande confusione. La confusione dovuta a due
fattori il primo dei quali il significato plurimo ed ambiguo della parola
colpa.
Come sanno i linguisti, la nostra psiche contiene sempre, in qualche
modo, anche i significati arcaici di tutte le parole che hanno cambiato, nel
tempo, il senso originale.
Nel trascorrere dei millenni e dei secoli il vivere comporta esperienze, le
esperienze producono nuove associazioni mentali e, piuttosto che
inventare nuove parole per esprimere il nuovo, ci accade di usare le
vecchie con significati differenti in parte o in tutto. Ed anche vero che in
molti casi i significati originali sono stati rimossi perch evocatori di
emozioni paurose o sgradevoli. Di fatto le parole pronunciate nell'ambiente
del bambino entrano nel suo cervello, nella sua memoria, cariche di tutti i
significati vecchi e nuovi, parziali, precisi, rimossi, repressi, confusi,
ambigui, molteplici, emotivamente pregnanti.
La lingua patria o materna ovvero parlata dal padre e dalla madre si
sviluppa in noi carica del retaggio e dei cambiamenti di significato
avvenuti nel corso delle generazioni.
Anche qui, come nella chimica, nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto
si trasforma e nella trasformazione gli elementi si confondono.
Ci vale massimamente anche per la parola colpa.
I dizionari ci dicono che l'origine di questa parola sconosciuta. Ma si
34

pu formulare l'ipotesi che sia connessa o derivi dalla parola colpo, parola
di cui si conoscono sia l'origine che l'evolversi e l'estendersi del
significato. Colpo viene dal latino medioevale colpum che significa urto,
spinta, percossa. Colpum deriva dal latino classico colaphum che vuol dire
pugno ed preso a sua volta dal greco klaphos, schiaffo.
Se l'ipotesi di fondo verosimile, se il senso di colpa un sentimento di
rabbiosa e vergognosa sconfitta all'amor proprio, allora non si pu non
notare che proprio lo schiaffo la massima offesa all'autostima che si
possa infliggere in modo corporeo, che i nomi che si riferiscono al corpo
sono i pi usati per costruire metafore e che il senso di colpa, come
vedremo, fatto delle identiche alterazioni psicofisiche che si producono
per uno schiaffo.
Il significato di colpo si poi esteso fino ad indicare qualunque cosa o
azione che ferisce, rompe, distrugge, infrange, altera in senso concreto o
figurato, in modo permanente o provvisorio, un equilibrio preesistente.
Questo significato c' anche nella parola colpa. Continuando nell'ipotesi
che ci sia una connessione tra le parole colpo e colpa verrebbe da pensare
che la colpa possa essere il substrato e quindi l'equivalente psichico
soggettivo dello schiaffo inferto o ricevuto.
Resterebbe da individuare il concetto di responsabilit morale contenuto
nella parola colpa ma, e qui il vero cuore del problema del cambiamento
di significato, questo contenuto, che ovviamente non poteva esserci nella
parola colpo, non c'era neppure nella parola colpa fino a tempi
relativamente recenti.
Colpa indicava solamente un comportamento che, indipendentemente
dalla consapevolezza, intenzione e volont dell'agente, produceva un
danno che doveva essere riparato, compensato, pagato, ricomprato,
redento. Redimere gli schiavi voleva dire liberarli ricomprandoli, non che
fossero colpevoli.
Nella lingua italiana la prima definizione di colpa conosciuta del 1294:
"Fallo, mancanza, azione che offende la morale e le leggi" 20.
Ancora nel 1723: "Azione che produce un effetto negativo"21.
Come si vede non c' traccia dell'idea che l'azione sia deliberata o
accidentale, la colpa l'azione negativa in se, la colpa non include per
nulla il carico morale della responsabilit. In verit in queste due
20 Cortellazzo Lolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, Zanichelli,
Bologna 1979.
21 Cortellazzo Lolli, Op. cit.
35

definizioni non vi nemmeno il concetto di riparazione che vi era in tempi


pi antichi. Ma forse sottinteso.
Per quasi tremila anni nella nostra civilt il termine colpa ha avuto solo
un significato legale. Poi accanto ad esso e utilizzandolo (l'espressione di
preghiera: "rimettici i nostri debiti (...)" conserva e rivela il significato
originario di transazione finanziaria riparatrice) ebraismo e cristianesimo
hanno introdotto un altro significato, quello religioso di offesa, di schiaffo
a Dio, significato che da tempo in via di trasformazione da quello di
trasgressione alle leggi di Dio a quello di trasgressione alle leggi della
coscienza morale. per ovvio che le leggi fondamentali attribuite alla
divinit sono le stesse della coscienza morale.
A questi molteplici significati, che sono ancora vivi e operano
incosciamente in noi, dobbiamo aggiungere il pi recente, che si
sovrappone agli altri, e potrebbe essere espresso pi o meno cos: "La
colpa quella condizione di responsabilit morale, soggettiva e oggettiva,
in cui si trova chi abbia consapevolmente e intenzionalmente trasgredito
alla norma etica farisaica di non fare agli altri quello che non vorrebbe
fosse fatto a se stesso".
Quindi la parola colpa contiene, a un livello emotivo pre-razionale, pi
significati che si confondono e si sovrappongono impedendo una facile
comprensione dei problemi connessi al senso di colpa e alla responsabilit
morale.
L'altro fattore che ostacola l'intendimento sui problemi della colpa
biologico ed evolutivo, ed il prepotere dei riflessi innati sulla coscienza.
Quando il riflesso innato della paura attivato, la nostra funzione
cosciente recede in secondo piano e le considerazioni morali, le esigenze
della ragione, i distinguo, tendono a scomparire.
Ora, i sensi di colpa, che sono fatti soprattutto di paura, si formano o
emergono sempre durante una parziale o totale eclissi della coscienza. E
anche per questo difficile parlarne, capirli, identificarli, giudicare quando
sono giustificati.
Tutto ci che ha a che fare con i sensi di colpa non pu essere chiaro
nella nostra mente perch la loro esperienza concreta stata vissuta in uno
stato di piccola o grande confusione mentale dovuta alla paura. Il fatto
che l'uomo, come tutti gli esseri viventi, nasce provvisto di un riflesso che
si chiama nocicettivo. la reazione automatica di ritiro da uno stimolo
nocivo e si scoperto che un feto umano di pochi giorni gi ne dotato.
il riflesso fondamentale di difesa della vita. Non solo responsabile
36

della percezione del dolore ma anche, sviluppandosi, di tutte quelle


modificazioni chimico elettriche del sistema nervoso che permettono la
sopravvivenza generando il sentimento di paura.
evidente che gli effetti di un riflesso innato di tale importanza, senza il
quale non ci sarebbe neppure la vita, si producono automaticamente,
sempre, in frazioni di secondo, in ogni situazione di pericolo reale,
presunto, immaginato, o perfino assolutamente infondato.
Di fronte ad un pericolo reale: un'auto che sta per investirci, ci fa saltare
da una parte; di fronte ad un pericolo presunto: potremmo avere un
malattia, si mette in moto un pensiero tormentoso e ossessivo fino a che
non siamo andati dal dottore; in caso di pericolo immaginato: cosa sarebbe
successo se non avessimo perso un aereo che caduto, entra comunque, e
inutilmente, in funzione dandoci sudori freddi, malore, insonnia.
Poich gli avvenimenti che portano al senso di colpa rientrano nella
sfera delle azioni dannose e dei pericoli, e perci della paura compresa
quella di perdere la faccia, che pensiamo comporti abbandono e isolamento
gli effetti del riflesso nocicettivo dominano quasi incontrastati le idee e
le reazioni emotive di chi vi coinvolto.
D'altra parte, quel qualcosa o quelle cose in pi, rispetto agli altri esseri
viventi, che si sono sviluppate nell'uomo, collegate al linguaggio, che
chiamiamo ragione, intelligenza, mente, consapevolezza e che ho riassunto
nel termine coscienza, ha delle caratteristiche molto diverse da quelle dei
riflessi innati.
Intanto una funzione di acquisizione recente nell'evoluzione dell'uomo.
Si pu dire che una funzione in continuo sviluppo che varia, per entit e
qualit, da gruppo a gruppo e da individuo a individuo all'interno di
ciascun gruppo. Ma il fatto importante che nel nostro insieme psichico ha
un potere determinante ma limitatissimo. Pu sorprendere ma, nonostante
la nostra impressione, la coscienza non pienamente presente per la
maggior parte del tempo della nostra vita in quanto facciamo la maggior
parte delle cose sulla spinta dei riflessi innati e dei riflessi condizionati.
Non ha grandi possibilit di esplicare efficacemente n la sua funzione
etica n la sua funzione di osservazione intelligente quando la paura
prende il sopravvento. In altre parole, in conseguenza di come si svolto e
si svolge il processo evolutivo psicofisico umano, siamo dotati
incomparabilmente meglio per evitare un danno o un pericolo di quanto lo
siamo per percepire le vaghe e instabili coppie di contrari intenzionale/non
intenzionale, responsabile/non responsabile, colpevole/non colpevole.
37

La funzione nocicettiva quasi sempre preponderante sulla funzione


cosciente. E poich lo anche nei fenomeni della memoria, sia il concetto
di colpa che quello di senso di colpa restano concetti confusi.
Si sono formati, infatti, in presenza della paura e sono quindi il frutto di
una coscienza smarrita.

38

Capitolo quarto
Il senso di colpa
Nonostante le complicazioni per possibile fare un po' di luce sulla
genesi e sugli effetti del pi comune senso di colpa: il terzo tipo.
Nessuno lo ha alla nascita, ma si produce sempre, questo s, per
l'inevitabilit, anche educativa, di infliggere ferite all'amor proprio del
bambino.
Le ferite naturalmente possono essere pi o meno severe e provocare,
anche relativamente alle caratteristiche neuropsicologiche del singolo
bambino, sensi di colpa pi o meno intensi. Ma non si possono evitare
completamente.
Oltretutto se ci si mette ad osservare con molta cura una interazione tra
genitore e figlio, ci si accorge che con le parole e con le azioni, la quantit
e qualit delle sconfitte inflitte all'Io del bambino, ovvero le
colpevolizzazioni, eccedono quasi sempre le necessit educative e di
salvaguardia. Si potrebbe pensare che se gli interventi dei genitori che
generano sentimenti di sconfitta fossero limitati solo a ci che
indispensabile nell'interesse del bambino, si determinerebbero sensi di
colpa momentanei e facilmente dissipabili, invece di condensarsi per
accumulo e per intensit in un complesso che, come tutti i complessi, un
frammento di personalit che si stacca, diventa autonomo e disturba pi o
meno gravemente l'individuo dall'inconscio in cui caduto.
Ma non cos, purtroppo proprio gli elementi colpevolizzanti stabilizzati
nel profondo della memoria consentono il controllo a distanza, nello
spazio e nel tempo, del comportamento del bambino. quindi inevitabile
che debba costituirsi un complesso di colpa. per sicuro che la sua entit
possa essere molto diversa, e patologica o meno, a seconda di come i
genitori usano il loro potere colpevolizzante. dunque una questione di
fortuna e cos continuer ad essere fino a quando i genitori non usciranno
dalla inconsapevolezza di molti loro comportamenti con i figli. Mi spiego.
Poich l'educazione ha il fine di impedire che il bambino subisca danni
direttamente facendosi del male e, indirettamente, con un comportamento
sociale inappropriato, i genitori sono obbligati a compiere comunque
azioni aggressive e punitive colpevolizzanti per imprimere nella memoria
del figlio quel ricordo che gli permetta di riconoscere le situazioni di
pericolo fisico e sociale e di affrontarle con un comportamento adeguato.
Ma purtroppo questo metodo di insegnamento della sopravvivenza il
39

solo che finora conosciamo anche doloroso e pieno di pericoli.


Per cercare di capire cosa accade quando c' una di queste azioni
aggressive colpevolizzanti dobbiamo sforzarci di calare noi stessi
all'interno di un bambino identificandoci con le sue sensazioni, per
sperimentare il suo vissuto con l'immaginazione e con i residui dei nostri
ricordi. Dobbiamo anche ricorrere alle conoscenze sulle caratteristiche e
sul funzionamento del sistema nervoso umano e animale.
Azioni aggressive avvengono molto presto nella vita di un bambino, per
esempio si smette di tenerlo in braccio e lo si lascia piangere un po'
sperando che si addormenti perch non se ne pu pi, talvolta gli si urla
insensatamente un "basta!", illudendosi che serva a calmarlo e cos via. Ma
improbabile che queste azioni, pur frustrando l'Io che si va sviluppando,
producano il sentimento della sconfitta e della colpa. Forse ci pu
verificarsi solo quando il bambino ha raggiunto un grado sufficiente di
coscienza di s e del suo esistere autonomo.
Pensiamo perci, con un esempio di comodo, ad un bambino che da
poco ha incominciato a parlare e a camminare.
Questo bambino non ancora pienamente consapevole che esistono le
trasgressioni, ha percepito vaghi avvertimenti dall'ambiente, ma il concetto
stabile di trasgressione non si ancora fermato. Si potrebbe dire
metaforicamente che ancora nel paradiso, non ha consapevolezza della
precariet, delle separazioni per sempre, della morte.
in una fase della sua vita in cui il suo cervello sta crescendo e viene
plasmato in interazione con gli stimoli dell'ambiente, la fase in cui si
fissano le emozioni che producono idee e idee che producono emozioni.
Un giorno questo bambino lascia la mano della madre e corre in mezzo
alla strada. inseguito da un urlo, raggiunto da uno schiaffo o una
sculacciata. Ecco il dolore, l'umiliazione, la perdita della sicurezza
affettiva perenne, la fine di un mondo di cui avr nostalgia e che ricercher
abbastanza inutilmente per tutta la vita.
Per il bambino una scoperta totalmente inattesa, sorprendente e
devastante che provoca una tempesta neurovegetativa accompagnata da
alterazioni psichiche. Mentre nel suo sistema nervoso si verificano
istantaneamente i fenomeni chimici ed elettrici che fissano l'associazione,
cio l'accoppiarsi delle rappresentazioni mentali di lasciare la mano
materna con il dolore della punizione, che proprio quello che la madre si
propone di ottenere, e insieme incomincia per il bambino la capacit,
indispensabile, di individuare situazioni pericolose che non sembrano tali,
40

contemporaneamente avvengono dei fenomeni negativi. Se la madre riesce


a rimuovere rapidamente la propria angoscia, con l'aggressivit che questa
comporta, e immediatamente consola e coccola il bambino, e se il bambino
ha un tipo di sistema nervoso non troppo sensibile, i fenomeni saranno
contenuti. Se invece la madre trasportata dalla paura, dalla rabbia e,
qualche volta, dalla stupidit investe un bambino, che magari ha un tipo di
sistema nervoso estremamente sensibile, con tutta la violenza di cui
capace, lo picchia, continua a urlare e a insultarlo mentre lo trascina via, lo
svergogna davanti ai presenti, lo priva a lungo di manifestazioni d'affetto,
si sfoga a casa con il marito in presenza del piccolo dicendo quanto
stanca di occuparsene, allora i fenomeni negativi produrranno effetti
distruttivi.
Tutte le aggressioni, indipendentemente dalle motivazioni e dalle
intenzioni dell'aggressore, provocano nell'aggredito quelle modificazioni
del sistema nervoso determinate dai riflessi della paura nelle situazioni di
pericolo. Poich sia gli uomini che gli altri mammiferi, in queste
situazioni, dispongono geneticamente di due principali modalit di
reazione, l'attacco e la fuga, la paura prepara l'organismo a questi
comportamenti istantaneamente.
Nel corpo di un bambino che riceve uno schiaffo succedono le stesse
cose che succedono nel corpo di una lepre aggredita da un cane, o in quello
di un cassiere di banca che si trova davanti una pistola spianata. Il cuore si
mette a battere pi forte per pompare sangue e dare ossigeno alle strutture
e agli organi necessari al combattimento o alla fuga, il respiro, allo stesso
scopo, diventa pi veloce, la muscolatura si tende, spasmi all'intestino e
alla vescica tendono a svuotare l'organismo per alleggerirlo.
Nel nostro caso vi anche un'aggravante. L'amor proprio del bambino
riceve un colpo che viene vissuto come mortale. Questo evento genera una
esplosione dell'aggressivit primordiale di cui il bambino dotato
geneticamente. Ma questa violenza non pu esprimersi, resta in
grandissima parte all'interno, e va a sommarsi e a ingigantire gli effetti
neurofisiologici della reazione di paura.
Purtroppo queste reazioni di paura si verificano, in misura maggiore o
minore, anche quando non sarebbero necessarie, come nel caso del
bambino che aggrediamo ma amiamo, perch, come ho spiegato a
proposito del riflesso nocicettivo, la reazione di paura scatta prima che la
nostra funzione cosciente possa fare delle distinzioni, certo un bambino
piccolo non in grado di farle. Devono passare molti anni nella vita di un
41

individuo, e quindi si devono essere fatte molte esperienze, perch si


attutiscano queste reazioni automatiche quando la minaccia non grave o
apparente.
Nelle reazioni fisiche che ho descritto sono riconoscibili i disturbi
corporei lamentati in seguito dai nevrotici o da chiunque abbia attacchi di
ansia. Tachicardia, mali di testa, del collo, di schiena, capogiri, dolori di
stomaco e mal di pancia, nausea, sensazione di svenire, di soffocamento, di
cadere. Tutte conseguenze della tempesta neurovegetativa provocata dalla
reazione originaria alla paura preparazione all'attacco o alla fuga che
permane o si riproduce nel corso della vita.
Sul versante psicologico, che quello delle emozioni esprimibili dall'Io,
il bambino sperimenta confusione mentale, terrore, rabbia, e aggressivit,
odio, desiderio di vendetta, vergogna intensa, spinta a sottomettersi o
ribellarsi a qualunque prezzo, compresa la morte propria o dell'altro, pur di
far cessare queste quasi insostenibili tensioni contrastanti. Anche qui sono
riconoscibili le emozioni che vive poi il nevrotico, ma meno intensamente
chiunque, per scontri e confronti anche futili. Il trauma per lo schiaffo e
l'attraversamento della strada naturalmente un esempio, ma un trauma o
pi traumi prodotti da aggressioni genitoriali colpevolizzanti, avvengono
sempre nella vita di un bambino dando origine al complesso di colpa.
Il comportamento globale dei genitori, se non c' consapevolezza e
conoscenza, pu produrre serie di microtraumi per piccole o grandi
aggressioni fisiche o verbali che creano nel bambino la sensazione
profonda di essere irrimediabilmente sbagliato, ed proprio questa
sensazione, con i suoi mille risvolti, che diventa l'essenza psicologica del
complesso di colpa. Ogni microtrauma va ad ingrandire e a confermare il
complesso legando la sensazione di essere sbagliato alle emozioni e alle
reazioni fisiche del primo o dei primi traumi.
Tutto ci pu dare l'impressione che solo i genitori disinteressati al
benessere del bambino siano dannosi. Ma non cos. Anzi, esiste un folto
gruppo di genitori che costruiscono complessi di colpa nei figli perch
tormentati da un'enorme preoccupazione, nevrotica o esistenziale, nei loro
riguardi.
Una autentica iperprotettivit ansiosa determina nel bambino, che vede
intorno a s altri bambini pi liberi, una sensazione di impotenza, di
sfiducia di fondo in se stesso, perch come se i genitori lo informassero
in continuazione che non si fidano della sua capacit di cavarsela da solo.
E comunque l'iperprotettivit vissuta sempre dal figlio come una
42

aggressione.
Il senso di colpa non ha pertanto origini completamente misteriose. la
percezione o il timore di sconfitta dell'Io per cause innumerevoli.
Il suo modello originale la risposta psicosomatica che ho descritto al
comportamento ostile dei genitori in caso di trasgressione.
Le trasgressioni sono infinite, tante quanto vengono considerate tali
soggettivamente da un determinato individuo genitore e si collegano alla
sua psicologia, alla sua patologia, e alla cultura nella quale vive.
Poich il comportamento ostile dei genitori colpisce quasi
inevitabilmente anche l'autostima accade poi, nel corso della vita, che una
grande quantit di avvenimenti, che soggettivamente temiamo siano lesivi
del nostro valore, evochino la risposta psicosomatica originale in tutto o in
parte. Se poi l'autostima stata nell'infanzia troppo gravemente colpita
allora la sensazione di non valere sar permanente, e la risposta originale si
produrr in continuazione indipendentemente dagli avvenimenti.
Certo i sentimenti di sconfitta dell'Io, sgradevole mescolanza di
sensazioni di incapacit essenziale, di vergogna, di rabbia impotente si
producono anche per le molte altre sconfitte che ci sono prima o poi nella
vita del bambino. Cadute, malattie, prepotenze e aggressioni di altri
bambini, insuccessi nel gioco e nella scuola, che provocano senso di colpa.
Anche per questo motivo dei genitori che non siano colpevolizzanti al di l
dell'inevitabile sono di fondamentale importanza.
Le aggressioni colpevolizzanti, anche educative, di un buon genitore,
possono essere distruttive perch il bambino, che viene ad essere colpito
nel suo desiderio vitale di essere accettato dimostrandosi abile, capace,
intelligente, e occasionalmente fallisce, non in grado di capire che il
genitore lo fa momentaneamente soffrire nel suo stesso interesse e meno
che mai pu immaginare che il padre o la madre agiscono cos perch
hanno dei loro problemi.
A proposito, e per inciso, i sensi di colpa sono cos velenosi da rendere
permanente una certa quantit di ostilit e aggressivit contro i genitori
cos che, in genere, solo dopo la loro morte si possono comprendere
davvero, quasi per empatia, alcune loro motivazioni.
In realt tutte le aggressioni genitoriali, anche quelle di genitori validi,
incidono sul concetto di s che si sta costruendo nel bambino. Le
aggressioni avvengono perch il bambino ha mostrato il suo aspetto
negativo: incapacit, ignoranza, stupidit, violenza, egoismo. Per questo,
insieme alla reazione di paura, mescolata ad essa, c' la negazione del
43

valore positivo e lo sgretolarsi dell'autostima. Ma qui occorre tentare di


dissipare una possibile confusione nata dalla difficolt di rendere chiaro un
problema complesso, e dalla tentazione di pensare che sia in qualche modo
possibile un giorno allevare bambini senza senso di colpa.
Si appena detto che le aggressioni genitoriali avvengono perch il
bambino ha mostrato il suo aspetto negativo. Ma quale rapporto c'
realmente tra aspetto negativo del bambino e colpevolizzazione?
Tutti i bambini hanno lati negativi e tutti vengono, pi o meno, aggrediti
per questo. Ma ha sicuramente ragione R. L. Solomon quando ci porta a
dedurre che possono esserci aggressioni genitoriali teoricamente non
colpevolizzanti.
In sostanza non l'aggressione educativa o anche punitiva la causa del
senso di colpa ma l'elemento colpevolizzante che vi si associa. E
l'elemento colpevolizzante un a priori contenuto nella psiche del genitore
anch'egli a suo tempo colpevolizzato che si esprime per sua intrinseca
necessit, prendendo talvolta a pretesto l'aspetto negativo del bambino. Si
attiva quando un figlio entra nella nostra vita probabilmente perch ci
sentiamo minacciati dalla responsabilit o dai cambiamenti che la sua
presenza comporta.
Forse inconsciamente gliene vogliamo. Questo tentativo di chiarimento
porta anche ad un'altra considerazione.
Il senso di colpa senza oggetto. Poich non nasce dopotutto da questo
o quel comportamento negativo del bambino ma solo dalla "necessit" del
genitore di colpevolizzarlo in tante occasioni diverse, nessuno pu mai
sapere davvero per quali motivi si sente inadeguato. Un adulto pu
considerarsi sbagliato perch timido o perch non riesce nel lavoro o
perch beve o per tanti altri motivi. In realt, mentre certamente utile se
riesce a cambiare in positivo i suoi comportamenti, il senso di colpa pu
spostarsi su altre presunte cause o continuare sotto forma di ansia libera.
Al di l delle parole e dei fatti, con le colpevolizzazioni il genitore non
comunica al figlio che sbaglia in qualcosa ma che proprio sbagliato lui, e
questa l'emozione che resta. La mancanza di un oggetto del senso di
colpa spiega perch sia cos difficile eliminarlo usando argomenti
razionali. Chi si disistima ha un inafferrabile nemico. Eppure avere o non
avere stima di s questione di vita o di morte. La perdita totale
dell'autostima, il senso di colpa totale, conduce inevitabilmente al suicidio,
se non sempre in senso fisico almeno in senso psicologico.
Naturalmente i valori, le culture, le caratteristiche individuali su cui
44

basare l'autostima sono molteplici per cui non hanno nessuna importanza i
motivi per i quali ci si sente o no in colpa, ma il benessere globale di un
individuo proporzionato alla sua autostima.
Da bambini e da adulti, sottostante alla maggioranza dei nostri
comportamenti e dei nostri pensieri c', onnipresente anche se non lo
sappiamo, il problema dell'autostima.
La realt ci pone in una situazione di sfida permanente nei confronti
degli altri e delle cose ma in definitiva nei confronti di noi stessi e delle
nostre capacit.
Le espressioni sentirsi in pace con se stessi, essere in pace con Dio o la
propria coscienza, indicano sia l'assenza dei sensi di colpa che la presenza
dell'autostima.
Molte persone parlano bene di s o addirittura pensano bene di s pur
essendo oppresse da sensi di colpa, ma questo autoinganno indica solo il
conflitto permanente tra il sentimento di minaccia di sconfitta, cio di
colpa, e il bisogno di stimarsi per sopravvivere. L'essenza vera del nostro
dialogo interno, le cose sulle quali dialoghiamo dentro di noi in
continuazione allo stato di veglia, proprio questo conflitto. come se,
senza sapere che lo stiamo facendo, sfogliassimo una margherita
inesauribile fatta di petali con su scritto valgo, non valgo, mi posso
stimare, non posso stimarmi.
Gli argomenti che trattiamo tra noi e noi stessi sono talvolta poco
importanti sul piano della realt esterna, ma sono sempre importantissimi
ai fini dell'autostima. Chiunque sia dotato di normali capacit di
introspezione pu rendersene conto.
Dalla primissima infanzia, da quando incomincia la consapevolezza di
noi stessi, dobbiamo confrontarci con questo problema specchiandoci nelle
espressioni, negli atteggiamenti e nei comportamenti degli adulti che si
occupano di noi. Solo da loro infatti possiamo ricavare la sensazione,
acritica e irrazionale, ma fondamentale, di valere, di non valere o di
incertezza, di essere adeguati al mondo e alla vita oppure no. Moltissimi
bambini sono costretti a fare lotte terribili e disperate con la realt che li
circonda per farsi accettare. Spesso, a causa di malvagie colpevolizzazioni,
ne escono sconfitti cos che la loro autostima non potr stabilizzarsi.
Tutti i bambini, del resto, lottano per l'autostima con maggior o minor
successo. Ma nessuno di loro, comunque, a causa dell'inevitabilit di un
certo numero di colpevolizzazioni, sfugge al complesso di colpa.
Dopo che si formato, il complesso di colpa, la cui essenza appunto la
45

disistima per s stessi, cresce con noi e diventa come una macchina nella
quale vanno a immettersi una infinita serie di esperienze negative di ogni
genere nel corso della nostra vita.
Poich nel complesso di colpa scritto a lettere di fuoco che se accade
qualcosa di male non pu dipendere che da noi, non esiste avvenimento
negativo che non venga contaminato dal senso di colpa trasformando il
dispiacere, il dolore, la sofferenza in qualcosa di pi e di diverso
qualitativamente. Sicuramente non sappiamo come sia la sofferenza allo
stato puro; sempre aumentata e alterata dal senso di colpa.
L'ingombro del senso di colpa nella nostra vita tale che tutte le nostre
attivit e mete hanno anche la funzione di metterlo a tacere. Pu sembrare
un'affermazione sproporzionata ma non lo perch, a parte i piaceri e le
necessit fisiologiche, non esistono spinte ad agire che non contengano,
come co-motivazione fondamentale, il raggiungimento, il mantenimento o
la crescita dell'autostima.
L'attivit contemplata per eliminare i sensi di colpa pu essere
ragionevole, assurda, allucinatoria. sempre individuale e soggettiva.
irrilevante dal punto di vista dell'emozione che si tratti della meta
onnipotente di un paranoico o del desiderio di andare dal parrucchiere per
vedersi pi belli.
D'altra parte la vera meta, l'autostima, inconscia anche se con un
certo sforzo ognuno pu coglierla e le strade che vi conducono possono
essere molto contorte.
Racconta l'antropologa Ruth Benedict22 che gli indiani Kwakyud, una
trib del Nordamerica, accumulavano coperte, pelli, canoe, oggetti di ogni
genere e poi li distruggevano pubblicamente. Lo scopo era quello di
ottenere considerazione e ammirazione dagli altri, umiliandoli. Una
famiglia kwakyutl era all'apice dell'autostima quando dava fuoco alla
propria casa con tutti i tesori che conteneva. Questo strano comportamento
per, se ci si pensa, non dissimile da quello di qualche personaggio di
film americano che si accende il sigaro con un biglietto da cento dollari.
La necessit di stimarsi inscindibile da qualsiasi azione e viceversa.
Per questo un depresso catatonico non si muove pi.
La psicoterapia e, in larga misura, la psichiatria hanno spesso la funzione
di eliminare i sensi di colpa, ovvero di curare l'autostima.
vero che chi va dallo psicoanalista o dallo psichiatra crede di star male
perch ha disaccordi coniugali, perch non riesce a impedirsi di mangiare
22 R. Benedict 1934, Modelli di Cultura, Feltrinelli, Milano I960.
46

troppo, perch non mangia pi, perch non trova mai l'uomo giusto, perch
ha attacchi di panico al cinema, non riesce a smettere di bere, a dare gli
esami, ad avere una vita sessuale e cos via per tutta la patologia nevrotica
e, in parte, psicotica. Ma in realt ogni cliente o paziente, a meno che non
sia in preda a paure primarie, alla ricerca di una autostima mai raggiunta
o perduta.
Gli psicofarmaci hanno la funzione di mettere a tacere chimicamente la
voce interna che accusa di inadeguatezza.
Le terapie psicologiche tendono a costruire o a restituire l'autostima
perduta; quelle direttive spingendo il paziente ad agire in modo da potersi
stimare e quelle analitiche portandolo a scoprire la banalit della colpa
nevrotica.

47

Capitolo quinto
Gli effetti del senso di colpa
Il senso di colpa, anche quando non produce una patologia evidente,
comunque causa di difficolt esistenziali.
L'ipocondria
Dai sensi di colpa nascono sia la tanatofobia, che la paura continua e
ossessiva delle morte23, sia l'ipocondria, ovvero un timore sproporzionato
delle malattie, che poi una forma pi difensiva e mediata della stessa
cosa. Due sono i motivi legati ai sensi di colpa che provocano l'insorgere
di questi fenomeni.
Il primo che tutte le colpevolizzazioni si accompagnano ad un ritiro di
affetto che il bambino, specie se piccolo, vive come una minaccia di
abbandono e di morte, e questa emozione resta nel complesso di colpa
L'altro, forse il pi importante, che le colpevolizzazioni che feriscono
troppo il bambino ostacolano il suo sviluppo autonomo e lo mantengono,
suo malgrado, in una situazione di dipendenza eccessiva dalle idee dei
genitori. Quando cresce e osserva la realt con i propri occhi spinto
anche dal pi elevato livello di coscienza che ogni nuova generazione
raggiunge arriva a conclusioni parzialmente diverse da quelle dei
genitori sul come vada vissuta la sua vita
A questo punto, per, preso dalla paura di realizzare i propri desideri
perch rappresentano una trasgressione. Allora costretto a rinunciarvi o a
viverli solo in parte in un faticoso e insoddisfacente compromesso
inconscio tra le richieste genitoriali e la propria personale visione del
mondo. Questo uno stato di parziale morte psichica individuale che
evoca il sentimento della morte come non essere. L'eventuale scioglimento
del senso di colpa, il vivere appieno la propria vita direbbe Jung, portano
sempre alla scomparsa dell'ipocondria e della paura isterica della morte.
La superstizione
Anche la superstizione nasce dal senso di colpa. una misura difensiva
allucinatoria che si basa sui residui del pensiero magico.
Un consistente complesso di colpa suggerisce sempre che imminente
23 In L'Io e l'Es, Freud scrive: "Io credo che la paura della morte sia qualcosa che
accade tra l'Io e il Super-Io". S. Freud, p. 519. Op. cit.
48

una catastrofe. Ma se pensiamo alle vicende dell'infanzia, e ricordiamo il


modo di percepire la realt in quel periodo della vita dobbiamo renderci
conto che per qualche anno ci sono non solo punizioni, ovvero sconfitte
catastrofiche che arrivano inattese e imprevedibili, ma ci cono sicuramente
anche trasgressioni, ormai note o presunte, che non sono seguite da alcun
avvenimento negativo. Noi sappiamo che ci accade casualmente. Il
bambino, invece, ne deduce che devono esistere delle forze, misteriose e
sconosciute, che possono impedire la disgrazia, la perdita della grazia dei
genitori. Da adulti, il pensiero e le pratiche ossessive rappresentano la
ricerca attiva di queste forze, mentre l'evitamento superstizioso, e lo
scongiuro, servono a mostrare rispetto verso quelle stesse forze, che
vengono intraviste in elementi a grande contenuto simbolico come il sale,
l'olio, gli animali sacri, le scale, i principi maschile/femminile e soprattutto
i numeri, elementi davvero magici che dividono lo spazio e il tempo.
La pretesa irrealizzabile
I sensi di colpa sono anche responsabili del bisogno eccessivo di essere
considerati e amati, con rovinose conseguenze nei rapporti di coppia.
Molte mogli e molti mariti trascorrono gran parte del tempo
rimproverandosi a vicenda di non saper amare, di non tenere conto delle
esigenze dell'altro, di essere egoisti. Forse vero che molti non sanno
amare e sono egoisti ma come possibile che il rimprovero reciproco sia
cos diffuso? La verit che il senso di colpa gi presente in ciascun
membro della coppia produce questo effetto.
Pi ci si sente inconsciamente inadeguati e colpevoli e pi ci si attende
dal matrimonio quella considerazione totale, quella stima e quel rispetto
per la propria individualit che sono stati tanto agognati e disattesi
nell'infanzia. Ma questa richiesta, per la sua carica infantile e quindi per la
sua eccessiva intensit e compulsivit, di fatto una pretesa assurda e
irragionevole in un rapporto fra adulti. Se hanno fallito i genitori, che sono
gli unici che avrebbero potuto e dovuto soddisfare quella fondamentale
necessit, non sar poi un altro a poter riempire quel vuoto, tanto pi che
questo altro ha anch'egli lo stesso antico desiderio insoddisfatto che chiede
giustizia.
Le due richieste reciproche sono perci destinate a essere frustrate dando
vita a un forte risentimento verso l'altro che ci delude e che, nella nostra
fantasia, dovrebbe invece darci finalmente le felicit di essere senza colpa
per qualcuno.
49

La rabbia e l'aggressivit prendono il posto della speranza e si


esprimono, come naturale, mediante colpevolizzazioni reciproche che, in
un circolo vizioso negativo, tendono a innalzare la propria autostima
abbassando quella dell'altro. Usiamo, con grande abilit, le stesse armi che
furono usate contro di noi da bambini. Nell'inconscio si svolge una
vendetta permanente: "Tu non dai considerazione a me e io non do
considerazione a te".
Il risentimento attivo dura fino a quando non ci si arrende e si rinuncia.
Raramente, purtroppo, la rinuncia sana, dovuta cio a comprensione del
problema e quindi a crescita e maturazione. Troppo spesso una resa per
stanchezza e avvilimento che fa scendere sulla coppia un silenzio basato
sul rancore.
L'indecisione
I sensi di colpa provocano, poi, quelle ruminazioni mentali che
affliggono molte persone e la difficolt di prendere decisioni anche banali.
Chi oppresso dal sentimento di essere sbagliato non pu permettersi di
fare errori perch gli insopportabile un ulteriore aumento del senso di
colpa. E poich il pi semplice dei problemi ha due soluzioni, o questo o
quello, succede che non appena la mente si orienta verso il questo, subito il
senso di colpa suggerisce che non la soluzione giusta e allora la mente si
orienta verso il quello. Qui, per lo stesso motivo, torna indietro e cos
nasce un pendolo che non si ferma e non consente decisioni.
Il confronto negativo
I sensi di colpa, ancora, popolano il mondo di rivali, tutti gli altri sono
pi capaci, vivono meglio, hanno una vita pi significativa. La
deformazione della realt che ogni grosso portatore di sensi di colpa opera
tale che egli convinto di essere il solo cos inadeguato e infelice su tutta
la terra. Cos sente, anche se sa che non deve essere vero, ed molto,
molto difficile fargli prendere davvero coscienza che la maggior parte delle
persone che incontra hanno, chi pi chi meno, gli stessi problemi.
Eppure questa presa di coscienza indispensabile per placare una
dolorosa invidia, che non un desiderio di distruzione del rivale ma il
desiderio di avere le sue qualit.
Infatti anche l'invidia, in un adulto, contenuta nel complesso di colpa.
L'invidia il desiderio doloroso di avere ci che altri hanno e per un
bambino, che nasce impotente in un mondo in cui ci sono gi delle persone
50

pi grandi, un sentimento inevitabile. Si perderebbe per di vista la realt


se si fosse indotti a credere che ci che il bambino piccolo e l'adulto
oberato dai sensi di colpa vuole e invidia siano degli oggetti. Questa
solo l'apparenza, in realt desidera le capacit e le abilit degli altri, cio il
loro modo di essere. Un bambino man mano che scopre quante cose sanno
fare gli altri, e che lui non sa fare, violentemente colpito nella necessit
che ha di costruire quella stima di s che gradualmente prende il posto
della stima incondizionata che, se stato fortunato, i genitori, amandolo,
gli hanno fatto sentire.
Un eccesso di colpevolizzazione impedisce questa costruzione e l'invidia
diventa cronica. talvolta stupefacente constatare a quale assurdit pu
portare l'invidia di chi si sente molto in colpa. Una signora che conosco fu
colpita, con sconcerto e imbarazzo, da un sentimento di invidia quando
una sua ex compagna di scuola, appartenente poi alle Brigate Rosse, fu
uccisa dalla polizia. Ci che accadeva alla sua amica era a priori meglio di
ci che poteva accadere a lei. Un'altra mi confess di provare invidia per
tutte le donne che vedeva, anche brutte o perfino handicappate, perch
comunque avevano, con assoluta certezza, un qualcosa di positivo,
inesprimibile, che lei non aveva. Per alcune persone anche la televisione
pu essere un piccolo tormento. I pi disparati personaggi che appaiono
sullo schermo risvegliano in loro che vivono un perenne confronto con
gli altri sentimenti di invidia. Anche la pubblicit della Coca Cola, che
mostra gruppi di giovani felici, allegri e sicuri di s in un atmosfera
paradisiaca palesemente inattendibile, pu mettere momentaneamente in
crisi parecchi adolescenti.
Non avere nemici
Il senso di colpa genera anche il desiderio compulsivo di piacere a tutti
perch rende insopportabile l'idea che qualcuno possa pensare male di noi.
Questo fatto costringe a difficilissime acrobazie psicologiche e di
comportamento. Ogni incontro con chiunque lascia il dubbio ossessionante
di avere fatto o detto qualcosa di criticabile o di offensivo. C' chi passa
ore, o giorni, a pensare e ripensare se un altro pu avercela con lui o
giudicarlo negativamente per avvenimenti di una banalit assoluta.
Eppure queste stesse persone, se interrogate, ammettono con facilit di
trovare stimabile e positivo chi brusco, aggressivo, indifferente
all'opinione degli altri. Evidentemente questa l'altra faccia della
medaglia. Si trova simpatico e degno di ammirazione chi non si cura
51

dell'effetto che fa agli altri, ma non si ha la possibilit di fare altrettanto.


Anzi, si perennemente occupati a non suscitare reazioni negative. Fra
l'altro non si pu dire mai di no a nessuno. Ricordo di avere visto a
Londra, da un rigattiere, un quadretto che mi spiace di non avere nel mio
studio come memento per me e per gli altri. Raffigurava un uomo vestito
con l'armatura da cavaliere che giaceva in terra. Sotto la figura, sul terreno,
era scritto: Dead for wanting to please everybody. Morto per aver voluto
compiacere tutti.
La gelosia
La gelosia patologica anch'essa figlia del senso di colpa. Se una
persona che amiamo ci infedele normale soffrire, ma la gelosia vera
un'altra cosa, il timore continuo del tradimento e si basa su un dubbio sul
proprio valore. Il geloso non pensa che l'altro pu tradire perch quel
comportamento fa parte della sua personalit, inconsciamente attribuisce
sempre la possibilit del tradimento ad una propria mancanza di valore.
La gelosia il timore di sconfitta di un Io che non si stima abbastanza.
Sono significative le reazioni estreme del geloso, il suicidio e
l'assassinio. Di fatto molto raro che qualcuno si suicidi per amore, quasi
sempre perch ha perso la stima di s, come colui che uccide "per amore"
in realt lo fa per sfuggire a un sentimento di sconfitta che lo sta
travolgendo. Alcuni codici contemplano attenuanti, manifestano
comprensione, per i delitti commessi al fine di mantenere l'autostima.
L'aggressivit
Il senso di colpa anche un grande concentrato di aggressivit che,
mentre si rivolge prevalentemente all'interno pu anche, in particolari
circostanze, volgersi verso il mondo esterno.
Succede normalmente nelle analisi psicologiche che il cliente, quando
comincia a stimarsi un po' di pi, tiri fuori una aggressivit che n lui n il
suo ambiente conoscevano. una aggressivit liberatoria e non pericolosa
dovuta all'alleviarsi del senso di colpa. Invece l'aggravarsi, l'appesantirsi
del senso di colpa genera, soprattutto nelle situazioni collettive, una
aggressivit distruttiva.
Gli specialisti di guerra psicologica sanno che per portare un popolo ad
una guerra di conquista la propaganda deve energicamente colpevolizzarlo.
Il metodo usato quello di inventare o mettere in grande risalto i
comportamenti dell'avversario che deridono, insultano, sfidano, offendono
52

l'amor proprio del gruppo.


Si possono cos esaltare la vergogna e la rabbia contenute nel senso di
colpa dei singoli individui.
Infine le umiliazioni inflitte deliberatamente ai soldati di carriera in tutte
le accademie militari del mondo hanno lo scopo di mobilitare grandi
quantit di aggressivit distruttiva sotto controllo, da usare in caso di
necessit. L'aggressivit contenuta nel senso di colpa non va confusa per
con la violenza e la crudelt degli psicopatici. Questi sono individui che,
probabilmente per motivi organici legati al tipo di sistema nervoso, sono
praticamente immuni dai sensi di colpa, anzi non hanno neppure
conosciuto il secondo tipo di senso di colpa, quello che favorisce lo
sviluppo della coscienza morale. A differenza dei grossi portatori di sensi
di colpa sono molto vicini alla natura e alla sua indifferenza per il dolore.
Ma, a parte gli psicopatici, che hanno e danno altri problemi, si pu
concludere che la vita che tutti viviamo deformata; non sappiamo, se non
forse in rari momenti di grazia, come sarebbe senza la macchina dei sensi
di colpa.

53

Capitolo sesto
L'onnipotenza
Contro l'opinione che siano le colpevolizzazioni eccessive a provocare i
sensi di colpa patologici si potrebbe obiettare che, poich il senso di colpa
un vissuto essenziale di inadeguatezza e incapacit, la causa possa invece
risiedere nel desiderio di onnipotenza presente, in qualche misura, in tutti.
Infatti rispetto ai desideri di onnipotenza quindi irrealizzabili tutti si
sentono inadeguati.
Ma sarebbe una deduzione mondante che confonde la causa con l'effetto.
L'onnipotenza una caratteristica del pensiero infantile che poi, come gli
altri modi infantili di interpretare la realt permane, di pi o di meno, nella
mente adulta. Consiste nel convincimento che tutti i desideri siano
soddisfacibili, o addirittura che si autorealizzino.
Nasce da un equivoco, ma si tratta di un convincimento difficile da
eliminare perch si basa su una reale esperienza psichica che tutti hanno
fatto.
Il neonato ha due soli desideri, il latte e la presenza della madre, e questi
desideri vengono generalmente soddisfatti la maggior parte delle volte che
il bambino li manifesta. Noi sappiamo che la madre che risponde alla
richiesta, ma per il piccolo, che non distingue ancora se stesso
dall'ambiente, impossibile non dedurre che il suo desiderio provoca il
presentarsi del latte e della madre.
Avendo due soli desideri il bambino esperimenta cos che tutti i desideri
prima o poi si realizzano. Questa esperienza lascia in noi dei residui
importanti che alimentano anche opinioni filosofiche e religiose sulla
condizione umana
Da una parte spinge a illusioni sul potere della volont e dall'altra, a
causa delle frustrazioni e della conseguente attribuzione dell'onnipotenza
ai genitori, fa nascere la filosofia dell'abbandono alla provvidenza divina o
del fatalismo.
Il modo di allevare i bambini che hanno i diversi genitori, o i diversi
gruppi etnici, tende a privilegiare o i bisogni degli adulti oppure quelli dei
bambini. Pu quindi determinare precoci e intense, o tardive e lievi,
frustrazioni del pensiero onnipotente. difficile dire quali siano le
conseguenze dei diversi atteggiamenti ma di sicuro un bambino che viene
lasciato piangere tutta la notte, o viene nutrito quando fa comodo alla
madre, non avr nei confronti dei suoi desideri la stessa opinione di un
54

bambino subito e sempre accontentato.


Quello che si pu comunque affermare che tutti hanno residui del
pensiero onnipotente e che se confrontiamo la nostra adeguatezza con le
richieste dell'onnipotenza impossibile non sentirsi in colpa. Per quando
il residuo di onnipotenza molto attivo, quando le fantasie di gloria e
vittoria dominano la personalit rendendo la vita reale inaccettabile, grigia,
colpevole, piena di paura, la verit che le colpevolizzazioni e le
frustrazioni di quell'individuo sono state eccessive per lui. Il permanere di
un grosso desiderio onnipotente in un adulto indica il continuo tentativo di
sfuggire a schiaccianti sentimenti di inadeguatezza di antica origine.
La Psicologia Individuale di Adler ne ho parlato prima con le sue
spiegazioni sulla genesi dei sentimenti patologici di inferiorit e
superiorit mette bene a fuoco cosa viene prima e cosa viene dopo.
L'aspetto negativo del pensiero onnipotente che permane non nella sua
funzione consolatoria o compensativa un bambino che trasforma un
manico di scopa in una motocicletta si sta tirando su il morale ma nel
diventare talvolta un irrinunciabile punto di riferimento inconscio nel
tentativo di sottrarsi a sentimenti di colpa troppo distruttivi.

55

Capitolo settimo
La predisposizione ad avere sensi di colpa
Quasi tutti pensano che i disturbi psichici abbiano anche una base
organica. Ci sicuramente vero per le malattie mentali vere e proprie ed
molto probabilmente vero anche nel caso di alcune gravi forme nevrotiche.
Si tratta per di sapere cosa questa base organica e che importanza
riveste, nei singoli casi, rispetto all'ambiente nel quale si nasce e si cresce.
Per esempio pare dimostrato che la base organica della depressione
endogena sia un gene difettoso, ed verosimile che anche altre psicosi
abbiano un'origine genetica. chiaro che in questi casi le
colpevolizzazioni genitoriali hanno un peso marginale e non sono
determinanti nel provocare la sofferenza. Anche se non sono mai, e va
sottolineato energicamente, innocue, perch il comportamento
dell'ambiente determina sempre un aumento o una diminuzione del danno
genetico.
Ma qual' la base organica di una sofferenza nevrotica da cui ben poche
persone sono esenti, che pu anche presentarsi solo per un certo periodo
nella vita di una persona e che, oltretutto, spesso curabile con delle
parole?
Pu darsi che un numero anche notevole di sofferenze psichiche non
abbia alcuna base organica.
In tal caso sono pi vicine alla verit le spiegazioni psicologiche che
pure parlano di cose che non si vedono, di quanto non lo siano le teorie
chimico elettriche sulla mente che tuttavia si basano su osservazioni reali.
Il fatto che si possono confondere le cause con gli effetti. Prendiamo un
attacco di paura. Se qualcuno vi punta contro una pistola si producono
delle modificazioni chimiche ed elettriche nel sistema nervoso. Ma
l'incontro con il rapinatore la causa delle modificazioni e non viceversa.
Certo, il sentimento di paura provocato dalle modificazioni ma la causa
prima l'avvenimento esterno.
Questo vale anche per molte emozioni negative che vengono
dall'interno, cio i rapinatori immagazzinati nelle cellule della memoria fin
dall'inizio della nostra vita, vale a dire gli avvenimenti dell'infanzia che ci
hanno procurato dolore, infelicit, paure e sensi di colpa. Le responsabilit
dell'ambiente qui sono fuori discussione. Come indiscutibile che si pu
produrre cos, per il comportamento dell'ambiente, una "base organica" che
non deve essere confusa con un difetto innato.
56

Le ricerche sul sistema nervoso, infatti, dimostrano che le esperienze


fatte nel primo periodo della vita possono alterare, talvolta anche
permanentemente, il meccanismo dei neurotrasmettitori.
Inoltre dimostrano che gli stimoli provenienti dall'ambiente fanno
sviluppare nelle cellule nervose nuove connessioni, fanno modificare le
connessioni che gi ci sono e, infine, provocano cambiamenti nella forma
e nelle dimensioni delle cellule stesse. I primi sensi di colpa potrebbero
essere morfologicamente "stampati" nel cervello.
Tuttavia, la constatazione che bambini che abbiano fatto grosso modo le
stesse esperienze non sono poi portatori di effetti uguali, rende
estremamente probabile l'esistenza di una predisposizione ad apprendere i
sensi di colpa. Ovvero una predisposizione fisica ad assorbire di pi, o di
meno, le colpevolizzazioni. La situazione si pu esprimere con le parole di
Kafka al padre: "(...) mi guardo bene dall'affermare di essere diventato
come sono solo per causa tua; tu rafforzavi soltanto una situazione di
fatto24, ma la rafforzavi in modo determinante, perch nei miei confronti
avevi un grande potere e lo impiegavi tutto" 25.
La predisposizione a coltivare sentimenti di colpa deve essere connessa
alle particolarit di alcuni tipi di sistema nervoso.
Sembra giusto rifarsi ad un modello pavloviano che ha buone probabilit
di avvicinarsi a spiegare in cosa consiste la predisposizione che molti
chiamano "costituzione nevrotica".
I sistemi nervosi sono diversi questo spiega perch sia assurdo educare
tutti i figli nello stesso modo, credendosi giusti e si possono paragonare,
dal punto di vista che ci interessa, alle pellicole fotografiche. A seconda
delle diverse qualit di ogni pellicola, le immagini si imprimono in una
misura maggiore o minore. Cos l'espressione di vago disappunto sul volto
di un genitore pu "imprimersi" nel sistema nervoso del bambino A e
"fargli prendere profondamente coscienza" di un comportamento da
evitare, mentre neppure strilli e botte possono "imprimersi" nel sistema
nervoso del bambino B e fargli cambiare comportamento. Naturalmente
non esistono n il bambino A n il bambino B ma tutti i bambini si
collocano in un punto di una linea che va da A a B. I bambini vicino ad A,
proprio per la loro "impressionabilit", sono potenziali costruttori di una
macchina di sensi di colpa implacabile, per cui andrebbero educati in
modo "leggero", con estrema attenzione alla loro autostima; meglio
24 [Corsivo dell'autore].
25 F. Kafka, op. cit., pp. 24-25.
57

coltivare in loro un po' di "immoralit" piuttosto che rischiare grosse


sofferenze nel futuro. I bambini vicino a B, proprio per la loro scarsa
"impressionabilit", sono invece potenzialmente immuni dai sensi di colpa
ma anche, purtroppo, di difficilissima educazione per cui, sempre
potenzialmente, saranno portati a tenere poco conto dell'esistenza degli
altri e delle regole di comportamento sociale. Bisognerebbe educarli con
premi e punizioni intelligenti dimostrando loro che conviene, ai fini del
loro benessere, comportarsi in modo adeguato.
Ma in cosa consiste, in concreto, in un sistema nervoso,
l'"impressionabilit" maggiore o minore? Per ora non si sa. Speriamo che
un giorno non lontano qualcuno scopra le incognite strutturali e funzionali
del sistema nervoso che facilitano l'apprendimento del senso di colpa.
Se sar possibile riconoscerle alla nascita di un nuovo bambino sar
consentito ai genitori un comportamento adatto a prevenire l'insorgere di
sensi di colpa troppo gravi.
Per la verit Pavlov ha individuato un certo numero di tipi diversi di
sistema nervoso con diverse caratteristiche tra queste alcune potrebbero
anche indicare una tendenza a sopportare male le colpevolizzazioni e
alcuni esperti neurologi e pediatri sostengono di saperle riconoscere nei
primi giorni di vita di un bambino.
Ma l'opinione degli psicobiologi che si tratti di fenomeni pi complessi
non ancora chiariti.
In attesa di progressi in questo campo non resta che moltiplicare
l'attenzione e la prudenza.

58

Capitolo ottavo
Le colpevolizzazioni
Sgombriamo innanzitutto il campo dal falso dilemma tra educazione
permissiva o educazione rigida perch all'interno dell'una e dell'altra
possono esserci, o non esserci, colpevolizzazioni distruttive. E diciamo
che, visto che il senso di colpa una angoscia per presunta incapacit,
inadeguatezza e impotenza, inferiorit rispetto agli altri, temuta
impossibilit di essere apprezzati e desiderati da altri, si devono
considerare colpevolizzanti tutti quei comportamenti dell'ambiente che
inducono il bambino a formarsi una solida opinione negativa di se stesso.
Occorre tener presente che un bambino relativamente incapace e
impotente per cui molto facile dargli conferma della sua mancanza di
valore. invece molto difficile perch non ci si pensa aiutare il
bambino a liberarsi dal suo sentimento di inferiorit e dargli la sensazione
che vale ed in grado di diventare capace.
I genitori dovrebbero tenere presenti queste realt e dedicarsi, in modo
attivo, all'arte di coltivare l'autostima del bambino.
Purtroppo i genitori non solo non sanno di avere questo compito
primario ma agiscono invece, senza saperlo, in modo da confermare e
ingigantire nel bambino il sentimento di inadeguatezza mediante le
colpevolizzazioni.
Ci sono delle colpevolizzazioni generiche e facili da vedere cui sono
sottoposti quasi tutti i bambini e colpevolizzazioni pi particolari,
frequenti o rare, che pi difficile discernere.
Gli inganni
Alcune rientrano nella categoria dell'inganno e dell'autoinganno
quando c' inconsapevolezza che fa credere al bambino che si agisce per
il suo bene mentre si persegue un proprio interesse.
In moltissime famiglie i bambini vengono mandati a letto a una certa
ora, non perch sia utile ai bambini ma perch l'organizzazione della vita
in casa e il bisogno di riposo degli adulti o di intimit dei genitori lo
richiedono. Tuttavia viene quasi sempre detto ai bambini, e quasi tutti i
genitori ci credono in buona fede, che devono andare a letto a quell'ora nel
loro interesse e che a quell'ora tutti i bravi bambini dormono. In realt
impossibile che tutti i bambini abbiano sonno alla stessa ora, allora
protestano, piangono, chiamano con mille scuse, solo per sentirsi ripetere
59

dai genitori, man mano sempre pi arrabbiati e aggressivi, che basta, ora
di farla finita, si urla al bambino che "deve" dormire, che cattivo,
insopportabile. Cos preso tra la mancanza di sonno che per "dovrebbe"
avere e le accuse dei genitori, si sentir sbagliato, colpevole e sconfitto 26.
Se c' una riunione di adulti, una serata con degli amici, i figli vengono
allontanati dicendo loro che i bambini non devono stare con i grandi. In
realt i bambini sono molto interessati a tutto quello che fanno i grandi e la
loro curiosit certamente naturale. Ma quasi mai viene spiegato che i
grandi non vogliono bambini tra i piedi e ancora una volta ci sar stato
inganno e colpevolizzazione perch il bambino vivr il proprio desiderio di
essere presente come cattivo.
Che venga allontanato per lui comunque una traslazione, ma di
intensit accettabile e non distruttiva, se si aggiunge l'inganno
colpevolizzante si miner la sua autostima. Poich non vero che tanti
genitori siano cos cattivi da far soffrire inutilmente i loro figli procurando
loro dei traumi che tali sono questi ed altri simili inganni colpevolizzanti
bisogna chiedersi perch accada cos comunemente. La risposta che in
queste situazioni i genitori sono inconsapevoli dei veri motivi,
probabilmente li hanno rimossi e non li vedono perch prevale in loro il
bisogno di apparire perfetti e infallibili ai figli e a se stessi. Fra l'altro
ripetono ciecamente i comportamenti e usano le stesse parole ed
espressioni che i loro genitori usarono con loro quando erano piccoli.
Scompare, in certe situazioni, la capacit di osservare e rispondere agli
avvenimenti in modo individuale. Se si arriva a rendersi conto di tutto ci,
e soprattutto che il motivo dell'inganno quello di conservare una
immagine di perfezione irreale, si pu risolvere il problema.
Il desiderio dei genitori di stare in pace va espresso chiaramente, non
tutti i desideri del bambino possono essere soddisfatti, bisogna solo
chiarire sempre se quello che gli si chiede di fare nel suo interesse o in
quello dei genitori. Non si deve scaricare sul bambino un suo presunto
interesse o dovere quando non lo .
Poich negli esempi riportati si tratta di desideri del bambino stare
svegli, stare con i grandi l'inganno non riprovevole tanto per questioni
morali ma perch presentando al bambino i suoi desideri come cattivi e
26 Il problema di mettere a letto i figli pu essere complicato. Ho conosciuto una
madre astuta che riusciva a mandare a dormire i figli "tardi", come volevano loro,
mettendo avanti tutti gli orologi di casa. Non mi sento di raccomandare il metodo, e
forse questa madre sar poi diventata una persona un po' misteriosa e inaffidabile per
i figli, ma almeno non li ha colpevolizzati la sera.
60

sbagliati, si rinforzer il suo complesso di colpa.


I genitori devono avere il buon senso di presentarsi come essere umani
con necessit e desideri anche in contrasto con quelli del bambino. Nella
vita non si pu dire sempre la verit e non ingannare mai nessuno, ma con
i figli, in queste situazioni, la verit e la sincerit sono un bene prezioso
che porta armonia e aiuta il figlio a crescere dandogli sicurezza e senso del
limite della realt, insieme a una buona opinione di s.
una sensazione meravigliosa per un bambino sapere che anche gli
altri, anche i grandi, hanno dei loro desideri egoisti e quindi sono anche
loro "sbagliati". Dove tutti sono un po' sbagliati nessuno lo e si crea una
rassicurante complicit.
Per fare buona figura
Ci sono genitori che si comportano con i figli in modo totalmente
diverso a seconda che siano soli con il bambino o in presenza d'altri.
Quando non ci sono estranei sono affettuosi e attenti ma appena si trovano
a confrontarsi con una qualsiasi situazione sociale diventano
completamente diversi, critici e aggressivi o psicologicamente lontani dal
bambino che si sente, cos, all'improvviso, oggetto di ostilit e di colpo
deprivato dell'abituale interesse positivo del genitore. Naturalmente
succede con genitori che hanno un proprio problema, molto intenso, una
compulsione a fare buona figura che prevale su qualunque altra
considerazione. Il figlio entra in gioco in quanto parte o appendice del
genitore. Per questi genitori un capriccio cio una crisi d'ansia e non una
"cattiveria" del bambino se avviene in casa affrontato con calma,
tenerezza, consolazione. Ma se succede per la strada o in un luogo
pubblico la risposta molto diversa perch scatta l'idea insopportabile che
si sta dando cattiva mostra di s.
Nasce la necessit di far cessare immediatamente il capriccio mostrando,
nel contempo, una dissociazione dal bambino. Fino a pochi istanti prima si
era quasi una cosa sola, ora si due ben distinti. Strattoni e minacce,
sculacciate, viso duro con il bambino, sorrisi e richiesta mimica di scuse e
comprensione verso gli estranei presenti. Questo tipo di genitore che
passeggia felice con il proprio bambino talvolta si sente come gettato su un
palcoscenico illuminato dai riflettori, osservato da tutti, e sente di dover
dar conto agli astanti dei comportamenti suoi e del figlio. La stessa cosa
pu accadere se il bambino cade o si sporca o si mostra comunque
maldestro. Il sentimento di vergogna, che scioccamente del genitore, si
61

traduce in aggressivit sproporzionata contro il bambino. L'amore


scompare, uno schiaffo, in questi casi, solo un meschino messaggio
all'ambiente: "Non capisco come possa succedere una cosa simile, ma io
sono una persona come si deve e so cosa fare".
In realt questo comportamento particolarmente stupido perch un
bambino piccolo maltrattato aumenter il suo capriccio e la scena
continuer pi a lungo. Ma per certi genitori, presi dall'angoscia di una
presunta, e tuttavia terrorizzante, opinione negativa degli altri, non
possibile fare altrimenti.
Quando qualcuno viene in visita questi genitori, che fino ad un attimo
prima erano cordiali e interessati al bambino, cessano ogni loro attenzione
nei suoi confronti e si danno a comportamenti un po' canaglieschi. Forse
perch rigidi eredi psicologici di una cultura agricolo-patriarcale, si
adeguano ad antiche regole che impongono di minimizzare il valore di ci
che si possiede, compresi i figli. Se un ospite dice: "che simpatico questo
bambino" la madre o il padre rispondono: "Se sapesse com'!" ed elencano
una serie di cose negative. Si schermiscono togliendo importanza alla casa,
agli oggetti e anche al bambino, che si sente improvvisamente privato di
ogni considerazione e vive una confusa esperienza di tradimento.
Se il figlio litiga con un bambino ospite sempre colpa sua, se fa
qualcosa di sbagliato che di solito non viene nemmeno notato, viene
redarguito o mandato via.
Insomma per non apparire sbagliati loro, i genitori fanno apparire e
sentire sbagliato il figlio. Sarebbe necessario un migliore equilibrio tra le
esigenze dell'ospitalit e l'abituale atteggiamento verso il bambino. Infatti
sono brutte esperienze. Un bambino pu sviluppare ostilit verso gli
estranei perch in loro presenza il genitore si trasforma in uno sconosciuto
nemico ma, pi di tutto, vive momenti in cui si crede la causa di paurosi
cambiamenti nell'atmosfera che lo circonda e si sente impotente, privo di
ogni valore, colpevole. Queste colpevolizzazioni, per, non sono troppo
gravi di per s, lo diventano se si sommano ad altri comportamenti
colpevolizzanti, ma incidono comunque negativamente sull'autostima del
bambino. In ogni caso aumentano il suo conformismo, la sua diffidenza e
danno un colpo alla sua spontaneit.
Il narcisismo proiettato
Venticinque anni fa nasceva un bambino, Giovanni. Il padre e la madre
discendevano da due famiglie nobili e ricche ma poi decadute e, ora, il
62

padre funzionario statale.


Non saprei dire se, e quanto, i due si amassero, ma certamente erano
insoddisfatti della loro posizione sociale. Per alleviare il loro stato d'animo
di sconfitta ricorsero a due trucchi, uno fu quello di assumere un
atteggiamento di superiorit l'uno nei confronti dell'altro vantando la
maggiore importanza della propria famiglia d'origine rispetto a quella
dell'altro, e poi decisero inconsciamente di usare il figlio. Sarebbe stato
direttore d'orchestra, perch amavano la musica e forse perch quella
professione in quel periodo rappresentava il massimo raggiungimento
sociale, e si dedicarono a fare del figlio l'eroe che li avrebbe riportati al
vertice della piramide sociale. Erano brave persone ma incapaci di
introspezione e perci di un dialogo cosciente con se stessi. Non fecero
calcoli economici n si occuparono con sufficiente determinazione
dell'educazione musicale del figlio ma si dedicarono molto ad osannarlo
come futuro Grande Maestro.
La camera di Giovanni divenne un piccolo tempio della musica, ritratti
di musicisti, il pianoforte, locandine di opere, dischi. A tre anni veniva
messo su un tavolo con una bacchetta in mano per dirigere qualche
sinfonia suonata dal giradischi. L'esaltazione si estese ai nonni che
collaborarono nel comunicargli le aspettative della famiglia che,
diventando poi anche le aspettative di Giovanni lo misero in conflitto con
la realt. Poich Giovanni era molto intelligente e dal fondo della trappola
in cui si trovava coglieva molti segni che contraddicevano il nevrotico
ottimismo famigliare. La sua vita cominci a muoversi su due binari, la
sua mente si divise, per met viveva in fantasie di gloria, nobilt,
onnipotenza e per met sentiva crescere dentro di s il dubbio e il terrore di
una incapacit essenziale. A 18 anni, con la licenza liceale, avvenne il
crollo. Non c'erano abbastanza soldi per lunghi studi di musica e per il tipo
di vita adeguato, n Giovanni, che pure aveva appreso a suonare bene il
piano ed era diventato buon conoscitore di musica, vedeva ora davvero
possibile la carriera che gli era stata imposta. Sarebbe potuto diventare
insegnante di musica o suonatore di uno strumento in un'orchestra ma
sarebbe stato un ripiego inaccettabile. L'aspettativa delusa, i lunghi anni di
ansia per la paura di non essere all'altezza, il sogno indotto di raggiungere
vette inaccessibili agli altri mortali, si trasformarono in una grave
depressione. Per fortuna era forte e con la determinazione delle persone
sensibili e intelligenti l'ha faticosamente superata.
Ma chi lo pu ripagare per le sofferenze dei pesanti sensi di colpa
63

costruiti dal narcisismo dei genitori?


A proposito di questi fenomeni Freud scriveva: "Il bambino deve
appagare i sogni e i desideri irrealizzati dei suoi genitori; il maschio deve
diventare un grand'uomo e un eroe in vece del padre, la femmina deve
andare sposa a un principe in segno di riparazione tardiva per la madre" 27.
Le aspettative di questo genere hanno la caratteristica di non poter mai
essere soddisfatte, non soltanto perch sono quasi sempre fuori dalla realt,
ma perch l'ansia dei genitori, in questi casi, del tipo che non pu essere
placata da avvenimenti esterni, per quanto favorevoli. un'ansia che pi
che mai pu essere risolta solo da accadimenti interiori che portino ad un
nuovo atteggiamento verso la vita e verso s stessi.
Le leggi psichiche, in ogni caso non consentono che si possa
raggiungere una buona opinione di s attraverso i successi di un altro,
neppure se questo un figlio. Si pu esserne contenti, questo s, ma se si
tenta di dirsi che il buon risultato dipende dal nostro valore, si sente subito
il sapore dell'autoinganno e la situazione psichica negativa originale non
cambia. L'aspettativa si sposta sempre in avanti e si nutre di s stessa.
Cos il figlio costretto a vivere con un costante senso di colpa. Capisce
di essere sempre inadeguato, cos come , alle richieste che gli vengono
rivolte. Il fallimento ci che sente come suo destino, un sentimento che,
qualche volta, si fonde con il dolore per l'infelicit dei genitori sempre
delusi. Un bimbo, un ragazzino, non pu, a causa del suo livello mentale,
neppure immaginare la verit: che i genitori insoddisfatti lo tormentano
solo perch, inconsciamente e inutilmente, sono alla ricerca della loro
autostima.
Un bambino cos colpito rischia di diventare una persona che alterna
periodi di ansia con periodi di depressione. Uno dei danni maggiori che gli
saranno stati inflitti sar, spesso, di essere privo nella sua psiche di una
meta individuale.
La storia di Giovanni l'ho riportata perch macroscopica. Ma in realt,
aspettative dei genitori, connesse al loro narcisismo, che provocano senso
di colpa nei figli, sono frequentissime.
Qualche volta anche per aspettative meno insensate. Faccio un esempio:
un padre che riuscito bene nella vita perch ha studiato con passione e
zelo pu considerare indispensabile e indiscutibile che il figlio a scuola sia
tra i migliori. Questa aspettativa il figlio la conosce bene e cerca di
27 S. Freud, Introduzione al narcisismo, 1914 "Opere", Vol. 7, Boringhieri, Torino
1975, p. 461.
64

soddisfarla per sentirsi stimato e accettato ma pu succedere che, negli


anni critici dell'adolescenza, non riesca a studiare bene e cada in una grave
crisi. Vorrebbe studiare ma non ha l'energia necessaria un fatto
provvisorio ma lui non lo sa arriva qualche brutto voto e a casa viene
rimproverato. Diventa ansioso e questo diminuisce ancora la sua capacit
di applicazione. Altri rimproveri e l'evidente costernazione del padre lo
portano all'angoscia e all'odio contro se stesso, seguiti da manifestazioni
nevrotiche di vario tipo.
Se il padre non sta proiettando troppo intensamente il proprio
narcisismo, e capisce la situazione, cercher forse di sdrammatizzare. Ma
anche questo raro e lodevole atteggiamento insufficiente a risolvere il
problema. Il figlio continua a sentirsi in colpa perch comunque ha deluso
il padre e se stesso e diffida delle rassicurazioni. Pu forse provare un
certo sollievo se gli si spiega che sta attraversando una crisi dalla quale
uscir pi forte di prima ma intanto, ogni giorno, la situazione scolastica si
aggrava con le complicazioni pratiche e psicologiche che ci comporta, e
ci vorrebbero una enorme pazienza e fiducia nella vita proprio ci che
manca ai genitori che proiettano sui figli il loro narcisismo per far fronte
sensatamente alla crisi.
Ci sono una infinit di casi, poi, che non rientrano propriamente
nell'ambito del narcisismo proiettato, ma coinvolgono ugualmente genitori
e figli in situazioni simili a quelle dell'esempio riportato. Infatti ogni
genitore ha delle esperienze e dei valori che deve trasmettere ai figli e
quindi ha delle aspettative. Queste, almeno in parte e magari
provvisoriamente, vengono sempre deluse e i genitori devono confrontarsi
con le loro frustrazioni. Questa realt rende difficile reagire in modo
adeguato in caso di grave crisi.
davvero difficile dare indicazioni generali su come affrontare queste
situazioni. Penso per che i singoli casi possano trovare soluzione se c'
comprensione di ci che accade e dei termini del problema. Ogni genitore
a modo suo.
Una madre dotata di eccellente intuito psicologico mi ha raccontato di
una sua fortunata iniziativa. Separata dal marito, lavoratrice, quando la
figlia di quattordici anni che allevava da sola entr in crisi per lo studio,
reag in modo inconsueto ma efficacissimo. La ragazza nella sua
disperazione era diventata aggressiva, piangente, non mangiava, rifiutava
di andare a scuola, era chiaramente in preda a violenti sensi di colpa. La
madre, invece di spaventarsi, ag in base a delle considerazioni
65

prevalentemente inconsce che riporter con parole e concetti miei.


Fu come se capisse che la sofferenza della figlia si riferiva solo in
piccola parte alla difficolt concreta e che il grosso del problema era il
sentimento di sconfitta nei confronti delle aspettative della madre. Fu
anche come se si rendesse conto che il Super-Io della figlia conteneva una
immagine materna troppo rigida, di persona precisa, leale, attaccata al
dovere, disponibile agli altri, lavoratrice instancabile e quasi dimentica
della dimensione edonistica della vita. "Decise" di correggere
quell'immagine perch, in quel momento particolare di regressione, era
troppo schiacciante per la figlia. Cos facendole accadde di capire di essere
sempre stata esageratamente preoccupata per la sua situazione di donna
sola e responsabile di una figlia, e di vivere esclusivamente di doveri.
Cominci a lasciarsi andare e a mostrare alla figlia i propri "difetti" a
lungo nascosti. Si occup con minor attenzione della casa, lasciava
indumenti, oggetti e qualche volta anche il letto in disordine. Invece di
cucinare sempre comprava qualcosa in rosticceria contraddicendo il
principio di risparmiare tanto inculcato nella figlia. Usc con amici e li
invit a casa avvenimenti finora rarissimi senza preoccuparsi di far
trovare tutto perfetto.
Usciva senza dare troppa importanza alla correttezza del suo
abbigliamento, qualche sera torn a casa brilla. Due o tre volte non and in
ufficio, cosa mai successa prima, e la figlia, attonita, la sent cantare sotto
la doccia a mezzogiorno.
Questo cambiamento, attuato nell'allegria, elimin l'angoscia della
ragazza che non doveva pi confrontarsi con una immagine esterna di
perfezione irreale. Il suo Super-Io, momentaneamente, ammutol. In breve
tempo super la crisi e torn a studiare con facilit, anche se meno
intensamente di prima.
Per vari motivi, gradualmente, la madre torn in parte, ma non in tutto,
ai comportamenti precedenti ma ormai il problema lo aveva risolto con la
decisione di mostrare alla figlia il suo aspetto "negativo".
Chi fosse tentato di imitare questa madre deve stare attento perch il
metodo pu funzionare solo se lo si sente autenticamente liberatorio per
entrambi e non una recita. Altrimenti c' il rischio di far credere al figlio
che si perso il controllo di s per il dispiacere, aggravando i sensi di
colpa.
Il dramma di Giovanni, che ho raccontato prima, comunque, mostra solo
una delle due facce che ha il narcisismo dei genitori proiettato sui figli,
66

quella dell'aspettativa eroica. L'altra faccia, indipendente dalla prima ma


anch'essa pericolosa, quella che compulsivamente vuole la loro perenne
felicit.
Scrive ancora Freud: "(...) esiste nei genitori anche la tendenza a
sospendere in favore del bambino tutte le acquisizioni della civilt al cui
rispetto essi hanno costretto il loro proprio narcisismo, e a rinnovare per
lui la rivendicazione di privilegi a cui da tempo hanno rinunciato. La sorte
del bambino deve essere migliore di quella dei genitori, egli non deve
essere costretto a subire le necessit da cui, come i genitori sanno, la vita
dominata. Malattia, morte, rinuncia al godimento, restrizioni imposte alla
volont personale, non devono valere per lui, le leggi della natura, al pari
di quelle della societ, devono essere abrogate in suo favore" 28.
Questo atteggiamento generalmente tipico di genitori impauriti da
gravi avvenimenti traumatici nella loro vita pesantissime
colpevolizzazioni, povert estrema, allontanamento dalla famiglia, lunghe
ospedalizzazioni nell'infanzia, appartenenza a minoranze perseguitate che,
per vari motivi, non hanno potuto superare il passato. Tra tutti i
colpevolizzatoli questi genitori sono i pi umani e innocenti perch
dopotutto convivono con la propria paura e con la pretesa, comprensibile
anche se irrealizzabile, della perenne felicit dei figli: purtroppo creano
senso di colpa.
Sono dominati incessantemente dal timore che il figlio si faccia male,
che soffra. Si angosciano per la minima cosa e trasmettono ansia e
sensazione di continuo allarme al bambino. Questi verr obbligato a
proteggersi dal freddo, dal caldo, dal sole, dalla pioggia, dalle malattie e
dai pericoli fisici e sociali con cautele sproporzionate e soffrir di sentirsi
diverso, inadeguato accanto ai compagni pi liberi. Poich questi ultimi
sono per lui uno dei punti di riferimento pi importanti per confrontarsi
con i valori collettivi, gli sar molto difficile stimarsi.
L'ansia dei genitori, poi, far s che ci sia una quantit eccessiva di
ammonizioni e quindi anche molte trasgressioni involontarie
accompagnate da sensi di colpa. Un bambino in questa situazione,
controllato in ogni aspetto delle sue attivit, pu sviluppare una dolorosa
sensazione di incapacit a cavarsela da solo. Pu convincersi, nel
profondo, di non possedere i mezzi psichici per controllare alcun evento.
curioso che i genitori che proiettano il loro narcisismo sui figli siano
28 S. Freud, Introduzione al narcisismo, 1914 "Opere", Vol. 7, Boringhieri, Torino
1975, p. 461.
67

in genere poco preoccupati del loro benessere psicologico, o almeno lo


mettano in secondo piano, ma non casuale perch il primo oggetto del
narcisismo il corpo. Ho sentito pi di un adolescente lamentarsi: "Mia
madre ama il mio corpo ma non la mia anima".
Molto spesso un figlio esposto alla pretesa narcisistica proiettata
sviluppa una nevrosi fobico-ossessiva dovuta all'enorme preoccupazione
dei genitori. Tutta la sua infanzia costellata di pericoli, paure, proibizioni,
protezioni sproporzionate, accompagnate dal volto ansioso dei genitori e
dai loro rimproveri aggressivi chi ha paura ha difficolt a essere dolce in
modo costante che emergono ogni qual volta viene immaginato che sia
in pericolo. In pratica sempre, tranne quando addormentato
tranquillamente nel suo letto. Questi genitori diventano esperti sui tipi di
caramelle sufficientemente piccole e scivolose da non farlo soffocare.
Seguono attenti e ansiosi tutte le sue funzioni fisiologiche. Talvolta nel
portabagagli dell'auto ci sono per lui ombrelli, coperte, golf, asciugamani,
alcool, cerotti, medicine, siero antivipera, laccio emostatico. I bambini
amici vengono attentamente vagliati perch possibili portatori di germi o
di altri pericoli. La sua futura sessualit crea angoscia per motivi opposti.
Da una parte i genitori conoscono l'importanza di una piacevole e attiva
vita sessuale, dall'altra sono terrorizzati dal pericolo delle malattie e delle
situazioni sociali connesse alla sessualit. Una piccola febbre, un doloretto
sono causa di grande allarme e di immediate ricerche mediche. La
necessit di preservare il bambino dai pericoli ma viene da dire dalla vita
costringe questi genitori ad esercitare continue colpevolizzazioni creando
un complesso di colpa molto disturbante. Vi entra in grande quantit l'ansia
dei genitori stessi, poi le innumerevoli prescrizioni e proibizioni
costruiscono un Super-Io contorto ed astruso nella sua severit.
Poich nessun aspetto della vita del bambino pu essere libero di
esprimersi, le sue reazioni naturali si spengono. La spontaneit finisce per
essere vissuta come pericolosa perch tutti i moti spontanei, correre,
saltare, giocare con l'acqua, bere a volont, mangiare dolci o altro, vestirsi
in un certo modo, abbracciare un gattino, rotolarsi su un prato, salire su
una sedia, vengono rimproverati e sconfitti. Senza saperlo il bambino
arriva a dirsi: "Tutto ci che spontaneo, che nasce da me, sbagliato e
porta all'umiliazione". Il leitmotiv della sua vita adulta diventa: "Quello
che sto per fare sar sbagliato, quello che ho fatto dev'essere sbagliato".
Ogni gesto, ogni pensiero, ogni parola lo espongono all'angoscia e
all'autorimprovero.
68

Riflettendo sui due aspetti del narcisismo proiettato, e sulle gravi


conseguenze che ne possono derivare, si pu affermare che le aspettative
dei genitori dovrebbero essere realistiche, ragionevoli, elastiche, adattabili
alla individualit del bambino, che andrebbe incoraggiato per le tendenze
che mostra e non condizionato dalle nostre insoddisfazioni personali. Se ci
sar progresso psicologico collettivo pensabile che questa faccia del
problema possa essere, almeno in parte, risolta. , e credo sar sempre,
incomparabilmente pi difficile confrontarsi con la paura dei pericoli, delle
malattie, delle sofferenze dei figli. Solo una qualche forma di religiosit,
cio quell'atteggiamento interiore positivo verso la vita e la morte che
forse istintivo, forse appreso o forse tutte e due le cose insieme, pu
essere di aiuto.
"Tu non conti niente"
Effetti in parte simili a quelli del narcisismo proiettato nascono dalla pi
grave delle colpevolizzazioni, la disconferma.
Questa la metodica e permanente negazione di qualsiasi valore del
bambino e della sua personalit. Parecchi genitori, senza rendersene conto,
esercitano questa attivit deleteria. Il loro prototipo il padre di Franz
Kafka. Il suo comportamento con il figlio e gli effetti delle sue
colpevolizzazioni si leggono con sgomento nella lettera al padre, il
documento gi citato che anche la chiave per comprendere il tema
dell'opera di Kafka e della sua vita personale tormentata dal senso di colpa.
Scriveva Kafka al padre: "Bastava essere felici per una cosa qualunque,
esserne presi, tornare a casa, raccontarla e la risposta era un sorriso ironico,
un crollare la testa, un tambureggiare con le dita sul tavolo: "Ho visto di
meglio", oppure, "Se i tuoi pensieri sono tutti qui", oppure, "Ho ben altro
per la testa, io", o anche, "E che te ne fai?", o infine, "Senti un po' che
avvenimento!" (...) "Si trattava della delusione che tu infliggevi al bambino
sempre e per principio (...)". "Inoltre le delusioni patite dal bambino non
erano delusioni qualsiasi, ma colpivano in profondit giacch provenivano
da te, l'autorit suprema". "I tuoi mezzi educativi, efficacissimi o quanto
meno sempre funzionanti nei miei riguardi, si esprimevano a livello
verbale con l'insulto, la minaccia, l'ironia, in un riso cattivo e strano a
dirsi con l'autocommiserazione 29.
Un'analisi del fenomeno della disconferma mostra che proprio queste
ultime, citate da Kafka, sono le armi principali usate dal genitore che tende
29 F. Kafka, op. cit., pp. 17-23.
69

ad annullare la personalit del figlio e lo fa sentire in colpa. Il sadismo e


l'ironia, e l'autocommiserazione che paralizza il figlio e non gli permette di
reagire neppure con il pensiero.
Chi desideri una esauriente esposizione sulla disconferma deve leggere
la lettera di Kafka. Io mi limiter a qualche osservazione.
Tra i comportamenti che disconfermano bisogna annoverare la tenacia
con la quale dei genitori riescono a dimostrare al figlio che ha sempre
torto. In ogni dialogo o discussione lo prevaricano mediante la loro
superiorit dialettica, nell'istante in cui avvertono che qualcosa che dice il
figlio potrebbe metterli in difficolt cambiano argomento, lo confondono e
lo assalgono passando in rivista tutte le cose sbagliate che ha fatto nel
passato, fino a che il bambino viene ammutolito e sconfitto.
Altri non incoraggiano o lodano mai il proprio figlio e invece tutti i
giorni hanno qualcosa di positivo da dire sui suoi compagni, uno molto
bello, un'altro ordinato e pulito e cos via, portandoli ad esempio. C'
anche chi non lascia mai fare niente al figlio, fa sempre tutto lui,
comunicandogli in questo modo che non sa fare niente, non conta niente.
Un'altro metodo quello di ignorare i tentativi del bambino di avvicinarsi,
di parlare, di avere un contatto fisico: "Ora ho da fare, dopo". Questo dopo
non viene mai.
Una disconferma molto penosa c' anche quando il genitore incapace
di manifestazioni affettive e tiene il figlio a distanza un po' meno se si
vive in un gruppo la cui cultura impone il riserbo perch i bambini hanno
bisogno di sentire sulla loro pelle che piacciono ai genitori. Bisogna dire a
quei genitori che dicono che loro impossibile abbracciare e baciare
calorosamente i figli, che rifiutano le "smancerie", perch loro sono fatti
cos e non vogliono essere "falsi", che chiunque pu imparare a farlo, se lo
decide.
Devono capire bene l'importanza delle carezze per l'autostima del
bambino. Ma, a proposito dei gruppi culturali nei quali di regola
l'assenza di manifestazioni affettive, si pu in realt dubitare che tutti i
bambini escano indenni dalla privazione di un bisogno tanto profondo di
conferma. Ho avuto in cura un uomo di quasi trent'anni, molto disturbato,
incapace anche di prendere la minima decisione perch, si scopr
nell'analisi, non si era mai sentito accettato dal padre e questo fatto, oltre a
riempirlo di sensi di colpa, non gli permetteva di sentire pienamente la
propria identit.
Veniva a Roma due volte alla settimana dalla Calabria e si sottoponeva a
70

questi estenuanti viaggi nella speranza di guarire dall'angoscia che lo


tormentava. Un giorno, in cui stava particolarmente male, venne
accompagnato dal padre che, d'accordo con il figlio, volle parlare con me
da solo. Scoprii che adorava il figlio ed era perfino orgoglioso di lui
nonostante le evidenti difficolt del carattere. Ma glielo aveva tenuto
tenacemente e accuratamente nascosto perch, nella sua tradizione
famigliare, mostrare amore e interesse per i figli, specie se maschi, era
profondamente proibito. Solo le madri potevano mostrare questi
sentimenti. Lui, mi spieg, aveva baciato i suoi figli solo quando
dormivano. Naturalmente lo disse per dimostrare che aveva fatto del suo
meglio per tirare su bene il figlio.
Una piccola forma di disconferma molto comune e sembra banale, ma
non lo . Tanti genitori sostengono, ogni volta che se ne presenta
l'occasione, che la casa in cui tutta la famiglia vive appartiene solo a loro.
Questa sgradevole dichiarazione di propriet si fa frequente quando i figli
sono pi grandi e nascono i conflitti generazionali. vero che talvolta pi
che una esclusione un'arma di ricatto ma l'effetto, anche in questo caso,
di incidere negativamente sui sensi di colpa preesistenti. Occorre, infatti,
osservare che il discorso sulla propriet della casa non nasce in quel
momento ma stato da sempre un lugubre punto fermo nel rapporto tra
quei genitori e quei figli. Questi ultimi, da quando hanno scoperto che la
loro casa non appartiene anche a loro e che si trovano nella posizione di
ospiti provvisori, si sono sentiti pi deboli e soli, in una situazione di
precariet, con il convincimento inconscio di non valere molto per i
genitori. Capisco che qui sono in gioco fenomeni culturali cos antichi e
radicati, forse anche biologici, che perfino difficile capire che si tratta di
una aberrazione. Ma sarebbe molto vantaggioso per tutti prenderne
coscienza. Una drammatica forma di disconferma subiscono anche i
bambini continuamente picchiati in quanto davvero non valgono niente per
i loro genitori. In ogni caso un bambino non sa se vale qualcosa o no.
sempre alla ricerca di segni che gli confermino che vale, che conta, che
importante. La disconferma il segnale che, per colpa sua, non vale niente.
In una famiglia di miei conoscenti il padre uomo brillante, un
gaudente, buono, sensibile, ma troppo preso dalle sue faccende. La madre
una disconfermatrice calma, allegra e inesorabile. La figlia diciottenne
molto bella e intelligente ma soffre di ansia e fobie perch dominata da un
sentimento di inadeguatezza generale. consapevole di essere bella e
capace ma queste qualit sono da lei vissute come se appartenessero ad
71

un'altra persona, restano a livello razionale e non si trasformano in


esperienza emotiva. L'emotivit tutta presa dalla paura di non piacere e
di non essere mai all'altezza delle situazioni. La ragazza vive la propria
condizione come se fosse perseguitata da una maledizione che pu farla
precipitare in un baratro ad ogni istante.
Mi ha riferito un breve repertorio di frasi rivoltele dalla madre nel corso
della sua infanzia, e tutt'ora.
"Saluta pap e vai a letto. Pu essere che domani ti svegli meno
stupida".
"Non toccare il mio vestito, lo rovini di sicuro".
"Se hai paura del buio una ragione ci sar, fatti un esame di coscienza".
"Ti ho detto di non vestirti da sola. Guardati allo specchio, sembri una
rana".
"Hai portato la cattiveria in casa, prima che tu nascessi i tuoi fratelli
erano buoni".
"Tutti hanno capito quanto sei insopportabile" (seguono nomi di amici e
parenti).
"Non so se vale la pena di iscriverti a scuola".
"Non fare tardi. Gi, ma a te non ti si porta via nessuno".
"Smetti di spendere tanti soldi per i vestiti. Non puoi diventare quella
che non sei".
"Ti andato bene l'esame? Si vede che sono diventati proprio
indulgenti".
Non c' mai stata alcuna ragione comprensibile che spieghi il perch di
un simile atteggiamento materno che sempre stato costantemente uguale.
Rivalit inconscia? Non sembra. Rifiuto di avere dei figli? Non
convincente, a quanto ho potuto capire. In questo, come in tutti i casi di
disconferma, difficile rintracciare le motivazioni di un comportamento
cos pericoloso. Nulla porta a poter concludere di essere in presenza di
ignoranza o di grossi problemi irrisolti del genitore. La mia opinione che,
in genere, la disconferma sia esercitata da genitori psicologicamente
ciechi. Non si accorgono di ferire i figli, non capiscono le loro tristezze o
le loro ansie. Non conoscono la tenerezza, l'attenzione, lo scambio di
sguardi complici e d'amore. Il figlio non mai al centro del loro campo
visivo, concretamente. Nella loro mente non c' neppure una sua immagine
definita. Si muovono, agiscono, parlano, in perfetta buona fede, ignari
della vera esistenza del figlio come persona che vive esperienze ed
emozioni. Schiacciano sul nascere qualsiasi tentativo del bambino o del
72

ragazzo di esprimersi, di avere un contatto, di manifestare la sua presenza


reale. Non ascoltano mai davvero ci che il figlio dice.
In realt ci si pu accorgere che questi genitori appartengono a quella
categoria di persone che, nonostante le apparenze, non hanno una vera
percezione dell'altro, sono privi di empatia. Le loro buone maniere, con
altre persone che non siano i figli, non significano una reale
consapevolezza dei sentimenti altrui. L'unico punto di riferimento della
realt che conoscono soltanto dentro di s. Questa carenza psicologica
non , a mio avviso, correggibile se non, forse, con grandissime difficolt.
Non raro incontrare figli ormai anziani che ancora soffrono perch tutte
le cose che fanno vengono criticate o, altrimenti, ignorate da un genitore di
ottant'anni che continua a disconfermarli. Si tratta di genitori che
provocano danni gravissimi.
Pi di una anoressia mentale pu avere come concausa determinante la
disconferma. Alcune ragazze, dotate di un sistema nervoso molto sensibile,
e che avrebbero potuto diventare delle adulte un po' isteriche, possono
cadere invece nell'anoressia quando vi sia stata, da parte dei genitori, una
massiccia negazione del loro valore come individui. Infatti la disconferma
una colpevolizzazione che, pi delle altre e pi di qualsiasi altra
circostanza ambientale, ostacola il formarsi di un senso di identit e crea il
senso di colpa dell'incapacit e dell'impossibilit di affrontare il mondo e
la vita.
Ora, nelle anoressie, proprio questi elementi negativi sono al centro della
sofferenza psichica. Nel suo libro "Patologia del comportamento
alimentare" Hilde Bruch, a proposito delle anoressie atipiche, scrive: "Ho
dato una breve descrizione di ciascuna di queste pazienti per illustrare la
grande variet di avvenimenti scatenanti e di caratteristiche della
personalit. Se queste donne hanno qualcosa in comune, il loro grave
senso di inadeguatezza e di scontento"30.
Naturalmente questi sentimenti sono una causa e non una conseguenza
dell'anoressia.
La Bruch continua: "Le difficolt nell'alimentazione emergono quando
le esigenze della realt diventano eccessive per le loro deboli forze e il loro
fragile senso del s ulteriormente minato" 31.
In effetti ci accade quando l'imminente anoressica, crescendo, in
30 H. Bruch Patologia del comportamento alimentare, Feltrinelli, Milano 1977, p.
324.
31 H. Bruch, op. cit., p. 324.
73

presenza di qualche difficolt, diventa dominata dal pensiero stabile di non


essere in grado di affrontare la vita e, insieme, si accusa di questa
incapacit.
La Bruch, poi, definisce l'anoressia primitiva "come una lotta disperata
per un'identit basata sul rispetto di s" 32.
impossibile non pensare che quando una ragazza arriva ad una lotta
permanente per il rispetto di s, qualcuno, molto importante per lei, deve
averle mancato di rispetto permanentemente.
Il messaggio della disconferma: "tu non conti niente, tu non esisti",
dietro il terrore o l'indifferenza rabbiosa dell'anoressica nei confronti di un
mondo esterno che le appare incontrollabile e popolato di estranei tutti pi
forti di lei. Cos come non si sentita considerata, ora si disprezza per la
propria incapacit di riuscire ad affermare mai se stessa e a spuntarla su
qualcuno. Queste sono situazioni psicologiche insostenibili che richiedono
misure drastiche da parte dell'inconscio. Ma le misure difensive inconsce,
come spesso accade in psicopatologia, pur apportando uno strano senso di
sollievo, aggravano o rendono impossibile la soluzione del problema
originale.
Nell'anoressia la risposta difensiva contro l'insopportabile dolore
psichico provocato dal sentimento di totale inadeguatezza smettere di
mangiare.
Secondo molti, queste giovani donne, inconsciamente, digiunano per
potersi dimostrare di avere un potere almeno su qualcosa: il proprio corpo.
, in altre parole, una lotta folle ma eroica per avere stima di s,
affermando la propria personalit mediante il dominio sulle esigenze
biologiche fondamentali. Un'ultima trincea prima di essere travolte dal
disintegrarsi della loro speranza di autostima. In qualche caso
l'emaciazione serve anche a distinguersi, individuarsi, emergere. Ma forse
alcune "decidono" di non alimentarsi quasi pi anche nel tentativo
allucinatorie di conservare un corpo infantile, non crescere, restare
bambine cos che la madre fonte ma anche sollievo della loro angoscia
per la protezione che elargisce con la sua presenza le tenga sempre con
se e permetta loro di non affrontare da sole la paura del mondo esterno. Il
senso di colpa da disconferma, infatti, contiene in misura elevatissima le
paure primarie.
ovvio che nell'anoressia sono all'opera pi cause, ma il ruolo della
disconferma nel determinare la malattia di primaria importanza.
32 H. Bruch, op. cit., p 327.
74

L'anoressia la pi grave manifestazione di autodisistima in una ragazza.


Quanto al perch siano quasi esclusivamente le donne ad essere vittime
dell'anoressia probabile che quando la disconferma colpisce una
bambina, colpisca un essere gi marcato da una disconferma collettiva.
Il pregiudizio maschile, tuttora operante in tutti noi, si concretizza per
molte bambine in una sensazione di colpa per inferiorit biologica33. I
ragazzi non hanno questo senso di colpa in pi e quindi, su di loro, l'effetto
della disconferma genitoriale non porta, in genere, fino all'anoressia.
Tuttavia i cambiamenti in corso sul modo di considerare il femminile e il
maschile porteranno probabilmente ad un rapporto numerico diverso tra
maschi e femmine colpiti da anoressia.
La colpevolizzazione collettiva
Gli appartenenti a gruppi di minoranza etnica, razziale, religiosa o
sociale, sono sottoposti, come tutti gli altri, alle solite colpevolizzazioni,
ma i loro complessi di colpa contengono elementi particolari dovuti alla
disconferma collettiva.
In linea generale, qualunque situazione di minoranza mette in crisi il
sistema dell'autostima a causa del non eludibile confronto, anche
inconscio, tra i propri valori e quelli della maggioranza. Spesso, magari ad
un livello impercettibile, ma mai in realt assente, la paura, o almeno
l'imbarazzo, accompagna ogni incontro o il mescolarsi con gli altri. La
consapevolezza poi, del pregiudizio che per per chi lo subisce un
giudizio incrementa i dubbi sulla propria adeguatezza. Pertanto, in una
popolazione mista, la parte in minoranza tende ad avere, potenzialmente,
sensi di colpa pi gravi di quelli che disturbano la parte in maggioranza.
Si pu supporre, per, che se si potessero fare delle ricerche, si
scoprirebbe che, in media, i sensi di colpa nelle minoranze e nelle
maggioranze si equivalgono per qualit e intensit. Ma si tratterebbe
appunto di una media e non di un dato chiarificatore. In realt i membri di
un gruppo di minoranza sono soggetti, per la loro condizione, ad un
aggravamento oppure ad un alleggerimento del senso di colpa. Vi sono
delle ragioni che spiegano questo fenomeno.
In una minoranza il senso di colpa individuale dei figli risente, in
33 Attente terapeute di donne, Anne E. Bernstein e Gloria M. Warner nel libro
"Donne curano donne" Astrolabio, Roma 1987, scrivono: "Sulla base della nostra
esperienza clinica, riteniamo che nelle donne sia quasi universalmente presente un
difetto di autostima (...)", p- 141
75

grandissima misura, dell'atteggiamento personale che hanno i genitori nei


confronti della particolare situazione in cui si trovano. Le modalit di
reazione quando una reazione possibile di chi fa parte di una
popolazione di minoranza sono essenzialmente tre: abbandonare le proprie
peculiarit e confondersi con la maggioranza; cercare di raggiungere un
compromesso tra il desiderio di conservare le proprie radici e la paura di
destare l'ostilit dell'ambiente; rivendicare con orgoglio la propria identit.
La rinuncia alla propria identit di gruppo sotto la spinta della paura fa
aumentare i sensi di colpa sia per la trasgressione alle leggi del padre e
della madre, sia perch la negazione di s provoca un calo di autostima.
Nel caso in cui, invece, il membro di una minoranza trovi un
arrangiamento soddisfacente tra la propria realt e quella della
maggioranza, probabile che non vi sia alterazione del senso di colpa. Ma
se il modo di reagire dei genitori si manifesta con una affermazione
positiva, anche di sfida, di esaltazione della propria identit, questa
reazione si comunica ai figli con grande sollievo del loro senso di colpa, e
non solo di quello determinato dalla disconferma collettiva, ma anche del
sottostante comune senso di colpa. Il Black is beautiful dei neri americani,
e i pensieri e gli slogan analoghi in altre minoranze provocano un aumento
dell'autostima perch l'appartenenza alla minoranza non pi vissuta come
disvalore ma, anzi, come un valore in pi. Questo valore in pi fa
abbassare il livello di intensit del normale senso di colpa individuale. Non
rientra in questo studio la possibilit di giudicare o suggerire quale possa
essere la migliore reazione per un gruppo di minoranza, anche perch le
situazioni concrete possono essere diversissime. Si pu solo annotare che
quando l'individuo, in un gruppo minoritario, decide di mantenere un
profilo alto, orgoglioso, i suoi sensi di colpa tendono ad annullarsi.
In una situazione psicologica di minoranza si trovano anche le donne,
ma la loro situazione molto pi complessa per cui difficile avere idea di
quale atteggiamento femminile sia il pi idoneo a fare diminuire i sensi di
colpa e quale li faccia aumentare.
Si pu dire per e qui sta l'analogia con le minoranze numeriche che
le donne sono vittime anch'esse di una disconferma collettiva che tende a
rendere pi diffusi e pesanti i loro sensi di colpa.
Il pregiudizio culturale, antico e profondo, inconsciamente ancora
condiviso dalla maggioranza delle donne, rende pi complicato il loro
sistema di autostima.
Nella complicazione entra, in maniera determinante, il rapporto con
76

l'aspetto del proprio corpo che, pi frequentemente nelle donne che negli
uomini, fonte di sensi di colpa dato che, in gran parte, l'adeguatezza
femminile viene ancora misurata con il metro della bellezza fisica.
Padri e madri di bambine devono prendere coscienza del pericolo di
lasciarsi andare a commenti negativi sul loro aspetto fisico.
Dovrebbero dare, invece, giudizi positivi sul loro corpo. Per una donna,
essersi sentita bella per i genitori, avere introiettato il loro piacere per il
suo corpo, proprio nel periodo della vita in cui si formano i sensi di colpa,
pu essere un grande aiuto nella percezione positiva di s.
Ma in verit il problema dei sensi di colpa "in pi" delle donne quanto
mai difficile da penetrare e risolvere perch la coscienza collettiva attuale,
nella sua contradditoriet, chiede alla donna una adeguatezza
irraggiungibile. Una mia amica fa body building ed una brava
ricercatrice universitaria, ma ha sensi di colpa per la sua presunta
incapacit di essere "aggraziata e femminile". Si sente a disagio in
minigonna ma le piacerebbe portarla per essere sexy. Si sente sbagliata per
il suo disinteresse per le attivit casalinghe e perch non madre come
vorrebbero il marito e la famiglia. A quali aspettative del mondo esterno
intorno a lei deve corrispondere una donna? Come pu una donna essere
tante cose insieme? Come aiutare una bambina o una ragazza a sentirsi
adeguata alla vita? ancora lontana la meta psicologica per la quale
lavorano i movimenti femminili. L'adeguatezza, per una donna, tutt'ora
stabilita, in massima parte e caoticamente, dall'immaginario e dal desiderio
maschile. Pertanto ci che chiede la societ del nostro tempo, e quindi ci
che ogni singola donna inconsciamente chiede a se stessa per avere una
buona immagine di se e non sentirsi in colpa, talmente vasto e fatto di
opposti inconciliabili che un sentimento profondo di adeguatezza non
facilmente raggiungibile. difficile trovare la soluzione ma si pu dire
che, cos come il senso di colpa individuale pu essere affrontato e risolto
solo dall'individuo stesso e da nessun altro, cos i sensi di colpa femminili
possono essere combattuti solo dalle donne attraverso una soluzione tutta
loro, che nessun maschio pu immaginare per mancanza delle valenze
psichiche necessarie.

Il ritiro d'affetto
Molti genitori, per esperienza ancestrale inconscia, trattano
momentaneamente male un bambino con uno scopo preciso, ottenerne la
77

sottomissione, la dipendenza e l'attaccamento. Se, approfittando di una


qualsiasi azione sbagliata del bambino, si esercita il ritiro d'affetto, per un
po' non lo si guarda, non gli si risponde, ci si muove come se lui non ci
fosse, accade che a un certo punto il bambino chieder scusa, verr a
toccare la mano del genitore, chieder in qualche modo attenzione allo
scopo di "fare pace", perch per lui la situazione di ritiro d'affetto
insostenibile.
Se molto piccolo non sa, ne pu sapere, che l'atteggiamento del
genitore provvisorio, ed possibile che se la cosa si prolunga, il bambino
possa fare in quei momenti un'esperienza di morte. I pi grandi si sentono
solo intensamente in colpa. Credo che il ritiro d'affetto produca poi, da
adulti, il curioso fenomeno universale per cui, specialmente nei rapporti
amorosi, ma non solo, moltissime persone, quando non vengono prese in
considerazione, quando si sentono rifiutate, non rinunciano al rapporto,
anzi, si ostinano a volerlo. In amore creare deliberatamente un po' di
insicurezza affettiva nell'altro cosa scorretta e alla fine controproducente,
ma per un po' di quasi sicuro successo per ottenerne la dipendenza.
diverso il caso in cui si pu decidere di usare consapevolmente questa
colpevolizzazione a fini educativi allontanando il figlio dalla nostra
presenza o allontanandoci da lui quando gli ben chiaro il motivo del
nostro distacco. Bruno Bettelheim sostiene che questo il metodo migliore
per correggere comportamenti inaccettabili 34. Tuttavia il metodo pu essere
valido solo se usato da genitori ben equilibrati con bambini equilibrati
perch c' sempre il rischio di destare angosce di separazione troppo
intense.
In tal caso le capacit destrutturanti della paura impediranno la presa di
coscienza necessaria a cambiare il comportamento crescendo
psicologicamente e si susciter, inutilmente, il senso di colpa. Comunque, i
ritiri d'affetto educativi devono essere usati in casi estremi, quando si
veramente delusi e addolorati per un comportamento negativo grave, e per
un periodo di tempo molto breve, quello strettamente necessario al figlio
per rendersi conto del suo errore.
Punizioni e senso di colpa
Non mi sembra sensato sostenere che le punizioni siano sempre solo
negative o inutili. La loro giustificazione risiede nell'impossibilit di
spiegare verbalmente ad un bambino che un certo comportamento da
34 B. Bettelheim, Un genitore quasi perfetto, Feltrinelli, Milano 1987.
78

evitare. Il graduale sviluppo mentale comporta un lungo periodo durante il


quale il bambino non ha i mezzi psichici per capire molti dei concetti che
un adulto esprime e, d'altra parte, la vita mentale infantile cos dominata
dagli istinti che raramente un bambino in grado di subire modificazioni
interne significative per mezzo delle sole parole. Si deve usare
prevalentemente la comunicazione non verbale e, del resto chiunque, nel
rivolgersi a un bambino si basa meno sulle parole che sulla mimica
facciale, sul tono della voce e sui gesti, ampi e descrittivi. Fino
all'adolescenza, con sfumature individuali, si deve tenere presente la
possibilit che alcune direttive possano essere interiorizzate solo con
l'aiuto delle comunicazioni non verbali. Le punizioni sono, appunto,
comunicazioni di questo tipo. Le punizioni di cui parlo non sono,
naturalmente, delle ritorsioni e tantomeno delle vendette, ma
comportamenti che hanno esclusivamente la funzione di formare nella
memoria di un bambino una traccia sufficiente a impedirgli,
autonomamente, un comportamento negativo.
Il problema che le punizioni, in genere, producono danni gravissimi
nella psiche di un bambino dato che troppo spesso sono sfoghi di rabbia
dei genitori o, peggio, fanno parte di un comportamento cieco, ignorante e
aggressivo che nulla ha a che vedere con l'educazione del figlio. Si crea
terrore oppure si incide sui sensi di colpa, oppure si producono l'una e
l'altra cosa insieme.
Ricorro ancora alla lettera di Kafka al padre: "Una notte piagnucolavo
incessantemente per avere dell'acqua, certo non a causa della sete, ma in
parte probabilmente per infastidire, in parte per divertirmi. Visto che
alcune pesanti minacce non erano servite, mi sollevasti dal letto, mi
portasti sul ballatoio e mi lasciasti l per un poco da solo, davanti alla
porta chiusa, in camiciola. Non voglio dire che non fosse giusto, forse
quella volta non c'era davvero altro mezzo per ristabilire la pace notturna,
voglio soltanto descrivere i tuoi metodi educativi e l'effetto che ebbero su
di me. Quella punizione mi fece s tornare obbediente, ma ne riportai un
danno interiore. L'assurda insistenza nel chiedere acqua, che trovavo tanto
ovvia, e lo spavento smisurato nell'essere chiuso fuori, non sono mai
riuscito a porli nella giusta relazione. Ancora dopo anni mi impauriva la
tormentosa fantasia che l'uomo gigantesco, mio padre, l'ultima istanza,
potesse arrivare nella notte senza motivo e portarmi dal letto sul ballatoio,
e che dunque io ero per lui una totale nullit" 35.
35 F. Kafka, op. cit., p. 14.
79

Poich il padre di Kafka era un disconfermatore aggressivo compaiono,


in questo episodio, sia il terrore che il senso di colpa. Le punizioni
incidono sul solo senso di colpa quando non vi violenza fisica o minaccia
verbale credibile di ricorrervi.
Sono le punizioni umilianti come quando, in presenza di estranei, si
manda via da tavola un bambino che si comportato male e le altre
situazioni analoghe che destano intensi sentimenti di vergogna. Voglio
ricordare ora un caso in cui non si inciso sul senso di colpa ma si
prodotto solo panico, che ritengo interessante perch contiene anche
qualche importante informazione sul modo di funzionare della mente
infantile durante una punizione.
Una bambina di cinque anni abitava con i suoi genitori in una villetta.
Era figlia unica, come molti bambini spesso si annoiava e, per distrarsi,
aveva inventato un gioco. Andava in giardino e si appoggiava alla rete di
recinzione che dava sulla strada. Qui con fare angelico chiedeva ai passanti
di mettere un dito nella rete e poi dava un bel morso a tradimento. Faccio
notare che era una bambina molto intelligente, e se occasionalmente agiva
cos era perch aveva dei genitori cos bravi e presenti da farla sentire tanto
sicura e protetta da poter sfidare il mondo, almeno dall'interno della sua
casa. Ma quel comportamento andava certo stroncato.
Il padre un giorno la prese, la port in salotto, e le diede qualche
sculaccione. La madre era presente, sedeva in poltrona a cucire e, mentre il
padre eseguiva la punizione, continu il suo lavoro in silenzio senza alzare
lo sguardo. Le sculacciate non furono nulla per la bambina ma che la
madre stesse l ferma senza correre in suo aiuto la sconvolse e la
terrorizz.
Il livello psichico della sua et non le permise di capire il contesto e di
afferrare il quadro totale. Si rendeva perfettamente conto che le sculacciate
erano la conseguenza dei morsi ai passanti. Sapeva che chi la puniva era
suo padre. Ma l'immagine della madre che non correva in suo aiuto mentre
lei soffriva era un avvenimento per lei incomprensibile, senza causa, fonte
di inaudito terrore, solitudine cosmica e morte. Nella sua mente questo
pezzo dell'episodio era completamente staccato, a se, senza rapporto con
gli altri avvenimenti e tale rimase nella sua psiche, nonostante il fatto che
subito dopo la madre le avesse spiegato che non sarebbe stato giusto un
suo intervento e la bambina lo cap benissimo.
Quella bambina oggi una signora di 60 anni che ha affrontato una vita
molto difficile con capacit e coraggio. sempre stata bene
80

psicologicamente ma, due anni fa, in occasione di una operazione


chirurgica del marito, perfettamente riuscita, caduta in uno stato
depressivo che ancora la fa soffrire.
Il pensiero che il marito potesse morire era la prima volta nella sua vita
che si trovava di fronte ad un pericolo reale di restare sola aveva
risvegliato il trauma di solitudine primordiale subito a cinque anni. Il
riattivarsi di un trauma infantile in un adulto comporta una parziale
regressione. Le emozioni legate al trauma riemergono con la qualit
originale del vissuto infantile, non pi filtrate dal pensiero adulto e da una
filosofia della vita che abbiamo acquisito maturando.
Senza il trauma di tanto tempo prima probabile che la signora avrebbe
provato quello che provano tutti in un'occasione del genere, una grande
paura che per scompare quando scompare il pericolo. Per evitare quel
trauma la madre avrebbe dovuto essere attiva in qualche modo. Per
esempio avrebbe potuto parlare prima della punizione dicendo qualcosa
come: "Adesso pap ti sculaccia per insegnarti a non dare i morsi"
mostrandosi magari "cattiva" ma presente e rassicurante.
Quel trauma per non poteva essere evitato perch allora non c'erano
sufficienti conoscenze, ma credo che neppure oggi questi meccanismi
siano conosciuti fuori dal campo degli specialisti. Purtroppo la mente
adulta non in grado di capire spontaneamente quello che sta succedendo
in un bambino in quel tipo di situazione. Ci sembra assurdo che la bambina
potesse sentirsi sola nel cosmo come in un incubo da fantascienza e che
questa sensazione, durata pochi secondi, potesse stamparsi nella sua mente
in attesa di una occasione valida per riemergere. Ma proprio quello che
successo.
Tuttavia quella bambina non diventata nevrotica, e non ha avuto
malesseri psichici fino ad ora. Perch?
Si ricorder che nella premessa ho avuto occasione di dire che ogni
senso di colpa contiene le angosce primarie. Ora preciso, anche, che le
angosce primarie non contengono il senso di colpa. Questo pu solo essere
aggiunto dal comportamento dell'ambiente.
Pertanto solo quei bambini che gi si sentono sbagliati deducono
automaticamente che se vengono abbandonati colpa loro. Altrimenti
possono registrare il terrore dell'abbandono senza sentirsene la causa. Il
trauma della bambina era stato tanto forte da provocare una dolorosa
depressione dopo 55 anni. Ma d'altra parte, anche la bambina era forte.
Come emerso dai ricordi e dai sogni era stata profondamente amata e
81

accettata da genitori intelligenti. Il suo complesso di colpa non era


pericoloso e non si appropri dell'evento. Non aveva la forza sufficiente
per suggerire che l'abbandono era colpa sua.
probabile che, per quanto riguarda le punizioni, abbiano una notevole
validit gli esperimenti di Solomon, sempre con la riserva che le variabili
specificamente umane possono alterare i risultati. Ma non in misura tale da
rinunciare a prenderli in considerazione.
Se ci che si vuole ottenere che il bambino eviti il comportamento
sbagliato senza ferirlo nell'amor proprio, evidente, seguendo le idee di
Solomon, ma anche il buon senso, che la punizione deve essere prima di
tutto tempestiva, deve cio seguire immediatamente il comportamento da
correggere. Lasciare trascorrere del tempo tra i due eventi non permette al
bambino una presa di coscienza, perch i collegamenti nella sua mente
sono labili. Per contro si creer senso di colpa.
Una punizione ritardata solo dannosa. Una madre incapace di
assumersi le sue responsabilit che dica abitualmente al figlio: "Stasera
quando viene tuo padre gli dir quello che hai fatto e lui ti punir" non
otterr alcun cambiamento positivo durevole nella struttura psichica del
figlio. Provocher invece nel bambino tensioni di lunga durata che
possono diventare un'ansia cronica, gli far odiare il padre e se stessa in
quanto spia e traditrice, e infine quest'odio far sentire il figlio solo e
colpevole.
Un'altro punto importante. Quando si punisce un bambino bisogna
trovare le parole giuste perch distingua, perch capisca che il suo
comportamento a essere sbagliato, non lui come persona. difficile ma, se
si decide davvero di ottenere questo risultato, ci si riesce. saggio anche
fargli sapere che lo si punisce soltanto perch possa ricordare e non
ripetere lo sbaglio. Una punizione, inoltre, perch non desti sensi di colpa,
non deve mai essere umiliante. Nessuna parola offensiva dell'amor proprio
deve accompagnarla e, in pi, l'accaduto deve essere tenuto accuratamente
nascosto agli altri. Un bambino molto consapevole del sollievo che gli
procura il pensiero di non essere stato svergognato. Questa sensazione,
lungi dal diminuire l'effetto della punizione, funge da rinforzo alla presa di
coscienza.
Le punizioni comportano comunque dei pericoli per la psiche del
bambino. Oltre ai genitori perversi, e a quelli che non possono mai avere
torto, sono pericolosi anche i genitori troppo ansiosi, e perci insicuri della
propria immagine. Cadono spesso nella stolta e gi menzionata necessit
82

di apparire perfetti e allora, nel timore che la punizione sia eccessiva o


ingiusta, o tale possa essere considerata dal figlio, ingigantiscono e
aggravano il misfatto e lo collegano a tutti i difetti del figlio con parole
insultanti o di autocommiserazione perch hanno bisogno, senza
rendersene conto, che il figlio si senta molto in colpa. Solo cos, e
"inconsciamente" lo sanno, possono ottenere di sentirsi in pace con la
propria coscienza e di non essere giudicati negativamente.
Per concludere osserver che punire frequentemente i bambini
diminuisce il valore delle punizioni e finisce per renderle tutte inefficaci e
colpevolizzanti. Il bambino diventa apatico, rassegnato e insieme
rancoroso, oppure ribelle e aggressivo, si sente in colpa ma non cambia.
essenziale, invece, lasciar correre su molte cose per conservare il potere di
correggere quei pochi comportamenti gravi che non possono cambiare in
altro modo.
Rifiuto, avversione, ostilit
Vorrei parlare ora del senso di colpa che nasce da rifiuto, antipatia e
ostilit da parte dei genitori e, prima di farlo, sembra giusto osservare che
anche questi atteggiamenti sono automaticamente delle terribili
disconferme, cos come lo sono gli abbandoni, volontari e involontari. Ma
mentre la disconferma non implica, di per s, sentimenti ostili dei genitori,
bens solo cecit, il rifiuto invece ha origine in un sentimento patologico di
avversione per i figli. In realt, per, abbastanza raro che il rifiuto sia
davvero diretto originariamente contro il figlio c' in questo caso una
patologia molto grave quasi sempre vi una insoddisfazione o un
problema nei confronti dell'altro genitore che si trasforma in avversione
per il figlio.
Si scopre con facilit, in analisi, che il coniuge e il figlio sono associati
nella mente del genitore rifiutante, anche se quest'ultimo non se ne
accorge. Le ragioni del rifiuto psicologico possono essere molte. Una
madre che non voleva un figlio ma lo ha fatto per far piacere al marito. Un
padre che decide di averne uno perch la moglie lo vuole e poi si trova con
un rivale che gli toglie le attenzioni alle quali era abituato. Una coppia
vacillante che crede, avendo un figlio, di trovare l'armonia assurdo
espediente ancora oggi consigliato da molti medici e consiglieri spirituali
e invece, come ovvio, tutto peggio di prima.
Sono molto pi frequenti di quello che si pu credere ostilit e rifiuto in
genitori immaturi o psicologicamente disturbati che alla nascita del figlio
83

vivono angosce di separazione dal coniuge e, non sentendosi pi sostenuti


e appoggiati come prima, reagiscono con una ostilit inconscia nei
confronti del figlio.
Questa ostilit viene sempre percepita dal figlio e vissuta con senso di
colpa perch al solito, il bambino si sente sbagliato lui non sentendosi
desiderato e voluto. Come pu pensare che il padre immaturo, non sa
stare in piedi da solo ed pieno di rabbia e aggressivit perch ha perso la
totalit del possesso della moglie ed esistenzialmente impaurito? Queste
sono analisi di un adulto del mestiere, un bambino rifiutato capisce solo di
essere rifiutato e pu solo concludere di essere brutto, cattivo, indegno di
considerazione e d'amore.
Talvolta succede che vi sia ostilit in un genitore e iperprotettivit
nell'altro. Sembra logico ma in verit non sempre facile capire quale dei
due atteggiamenti metta in moto l'altro per reazione. Anche se la reazione
di ostilit indica, comunque, almeno lo scarso equilibrio di chi si fa cos
coinvolgere.
Vi sono poi madri che dormono con il figlio maschio per anni. Dicono di
farlo per accontentare il figlio che, ovviamente, lo desidera, ma in realt
agiscono in questo modo perch deluse dalla vita di coppia o per evitare di
avere con il marito rapporti sessuali che si sono rivelati frustranti. Questo
comportamento desta l'aggressivit del padre contro il figlio che si sente
perci rifiutato. E coinvolto in un rapporto edipico difficile che, come in
molti altri casi, nasce in maggior misura dalla pochezza dei genitori che
dalle spinte istintuali dal bambino. Naturalmente una madre pu dormire
con una figlia femmina per evitare di avere contatti fisici e psicologici con
il marito, ma in questo caso l'ostilit del padre meno violenta perch
manca la rivalit sessuale inconscia.
Apro una parentesi per dire che comunque, indipendentemente dai sensi
di colpa, dormire con i figli pu avere conseguenze molto gravi perch in
tal modo non si permette loro di superare, affrontandole sia pure
gradualmente, le angosce primarie. Questo discorso vale per, sopratutto
per i bambini che crescono nel nostro tipo di societ urbanizzata e che
dovranno poi vivere, da adulti, in piccolissimi gruppi o da soli.
Vi sono genitori, poi, che rifiutano i figli perch questi sono d'impaccio
ai loro progetti esistenziali. Non riescono ad armonizzare il ruolo di
genitori con l'insieme dei loro desideri personali. Nella maggior parte di
questi casi il genitore prova una strana e ambigua antipatia per il figlio,
un'ostilit che non un vero rifiuto ma ugualmente incisiva per i sensi di
84

colpa del bambino che avverte l'inutilit e il negativo della propria


presenza.
Le peggiori situazioni di rifiuto che pu sperimentare un bambino sono
naturalmente quelle in cui entrambi i genitori si mostrano ostili. Ad
esempio una madre persegue un'ambizione narcisistica nella societ e
rifiuta ogni impegno con i bambini mentre il padre, insicuro, non tollera
che venga occupato dai figli il pochissimo posto che c' nel cuore della
moglie.
Ci sono poi delle bambine che vengono rifiutate, pi o meno
apertamente, da uno o da entrambi i genitori, per il fatto di essere
femmine. Sono rifiutate da madri totalmente identificate con il pregiudizio
maschilista che abboniscono la propria femminilit, e da padri che
disprezzano le donne. Ma anche ed un fatto a parte da padri di
primogenite. Questo rifiuto particolare parzialmente indipendente dal
pregiudizio antifemminile o almeno ne una variante insolita. Ha origine
in qualcosa di molto profondo; la figlia lo spossessa dell'immortalit. Un
padre, maschio, ha insormontabili difficolt ad identificarsi in una figlia,
femmina, e non pu perci, attraverso di lei, soddisfare il proprio delirio di
immortalit mediante il rassicurante pensiero della sopravvivenza di una
parte di se. Pu farlo solo se ha un figlio maschio e quindi,
inconsciamente, rifiuta una figlia primogenita. Se questo padre ha due o
pi figlie femmine conserva, in genere, la sua rabbia per quella che per
prima lo ha deluso.
Il delirio d'immortalit, d'altra parte, la pi frequente e universale delle
allucinazioni nelle persone normali ed causato da un desiderio fortissimo
di eliminare il mistero e la paura della morte. Non pu stupire che, insieme
a molti altri modi di manifestarsi, si riveli anche in questi atteggiamenti di
rifiuto. Non ho per mai visto madri che rifiutino il figlio maschio per le
stesse ragioni e questo fa capire che un arcaico pregiudizio antifemminile
concorre a produrre il fenomeno. Anche l'eternit, nell'inconscio di molte
persone, privilegio maschile.
Come si visto, le alterazioni personali che portano al rifiuto sono
indipendenti dalla realt del bambino. Il figlio, qualunque figlio, scatena il
problema irrisolto del genitore o della coppia ma, nella percezione del
genitore e purtroppo anche in quella del bambino la colpa del figlio.
In qualche genitore l'inconsapevolezza del problema pu essere tale che
percepisce davvero il figlio come sgraziato, brutto, antipatico, egoista,
prepotente, capriccioso e, soprattutto, senza amore ne interesse per lui, il
85

genitore.
Le conseguenze di tutti i tipi di rifiuto sono gravissime per il sentimento
di adeguatezza del bambino. Tutti i genitori dovrebbero farsi un accurato
esame di coscienza e, con la massima onest verso se stessi, cercare di
capire se provano ostilit e rifiuto verso i figli, anche poco. Se, fra le tante
emozioni che li invadono, riescono a catturare e isolare questi sentimenti,
devono accettare di averli senza prendersela con se stessi, dato che
nessuno crea o padrone dei propri sentimenti. Non indispensabile che il
sentimento di rifiuto se ne vada, basta sapere di averlo e decidere di
controllarlo affinch il comportamento cambi quanto basta ad evitare altri
danni. Spesso, per, alcuni genitori riescono, quando ne sono divenuti
consapevoli, a liberarsi completamente dell'ostilit. Il difficile capire di
averla.
Quella che ho tentato di dare la spiegazione del rifiuto psicologico dei
figli nel nostro tipo di societ. Ma non c' dubbio che il maggior numero di
bambini rifiutati si ha, nel mondo intero, per motivi che non sono
strettamente psicologici ma antropologici e sociali.
La causa risiede nel basso livello di coscienza di gran parte dell'umanit.
Per fortuna, da qualche tempo, vi sono rivoluzionari segni di sviluppo
della coscienza in molti individui e gruppi.
Vergogna e colpa per la sessualit
Nelle famiglie di credenti, in omaggio ad antichissime idee sulla
sessualit entrate a far parte delle religioni, sono inevitabili severe
colpevolizzazioni per le manifestazioni sessuali dei figli. Ma anche nelle
famiglie laiche, sia per i residui delle colpevolizzazioni ricevute da padre
in figlio nel corso delle generazioni, sia per la particolare vischiosit dei
tab sessuali che accompagnano l'umanit da quando si cap che il seme
maschile genera la vita ma i nostri progenitori ne trassero anche
deduzioni e corollari inesatti, ancora duri a morire esiste un rifiuto, o
almeno un grande imbarazzo, per la sessualit.
La prima manifestazione sessuale colpita dalle colpevolizzazioni la
masturbazione. Poi seguono le proibizioni o considerazioni ansiose
pseudo igieniche e sociali nelle famiglie di non credenti che riguardano
la verginit e i rapporti sessuali prematrimoniali. Nonostante le apparenze,
ben poche persone nella nostra societ sono libere da sensi di colpa sulla
sessualit e solo una minoranza di genitori riesce a non colpevolizzare i
figli in questo ambito. inutile elencare i comportamenti e le parole dei
86

genitori tendenti a reprimere la sessualit perch ognuno ricorda la


riprovazione e le minacce che lo hanno spaventato e fatto sentire
colpevole.
Nelle famiglie religiose, naturalmente, il problema pi gravido di
conseguenze negative perch una entit divina, nemica della sessualit,
con la sua spaventevole potenza e onnipresenza, entra a far parte del
Super-Io dei figli.
In ogni caso, la probabile presenza, gi accennata a proposito del
peccato originale, di un rifiuto della sessualit in quanto manifestazione di
animalit, rende molto complessa tutta la questione. Mi limito a constatare
quanto male viene fatto ai bambini con le colpevolizzazioni sul sesso. Chi
pu ragioni, e le eviti.
Il risultato di queste colpevolizzazioni non solo quello, gi gravissimo,
di incidere negativamente sul bisogno di stimarsi del bambino e di
terrorizzarlo, ma anche quello di produrre una inadeguatezza sessuale
nella vita adulta. Difficolt di orgasmo e impotenza hanno quasi sempre
origine dalle colpevolizzazioni dei genitori per la masturbazione. E poche
cose quanto quelle difficolt fanno sentire particolarmente in colpa un
adulto.
Dal punto di vista delle persone religiose poi, vi sono aggravanti
paradossali. Da una parte il peso preponderante e ossessivo del tab
sessuale nell'educazione e nella pratica religiosa porta a relegare in
secondo piano l'insegnamento dell'amore per gli altri, e a trascurare la
ricerca del significato, delle origini e dei fini dell'esistenza e del mistero.
Dall'altra, la sofferenza per i sensi di colpa sulla sessualit porta molte
persone a cercare di liberarsene abbandonando ogni rapporto con la
dimensione religiosa.
Per chi nasce in una famiglia credente il rigetto delle leggi del padre,
indispensabile per una crescita individuale, si accompagna sempre pi
spesso, per confusione e malinteso, al rigetto della dipendenza dal Padre.
Per molti non la razionalit a negare l'esistenza della divinit ma il peso
di insopportabili sentimenti di colpa per i desideri e le attivit sessuali.
Con un cambiamento di ottica far cenno ora ad un particolare senso di
colpa connesso alla sessualit, quello provocato dall'incesto padre figlia. Il
padre, naturalmente, non ha alcun senso di colpa. solo la figlia ad averlo
e la sua consistenza varia a seconda delle circostanze. Se si tratta di una
violenza, anche ripetuta ma occasionale, il senso di colpa sar generato
soprattutto dalla prepotenza subita e dalla paura di essere ormai e per
87

sempre marcata di diversit negativa se la cosa viene risaputa. E questo


un senso di colpa meno radicato di quanto si potrebbe pensare, anche se
assai pesante.
Ma se vi stata seduzione in questi casi il rapporto tende a diventare
stabile e a durare per anni la situazione molto pi pericolosa nonostante
l'assurdit che quel padre sia l'unico tipo di padre che fa di tutto perch la
figlia non si senta in colpa per la sessualit. In realt, malauguratamente,
nella figlia ci sono, insieme alla paura e alla vergogna, anche delle
emozioni positive, che poi le si ritorcono contro. La strana e cos intensa
attenzione paterna viene per forza vissuta anche come privilegio,
accettazione, riconoscimento di valore. E il rapporto sessuale le fa provare
piacere, anche se suo malgrado. A questa figlia, quando diventa donna, non
concesso di considerare se stessa una vittima. Si sente comunque
sbagliata, e schiacciata dal senso di colpa per avere partecipato con orrore,
ma anche con desiderio, ad una trasgressione mostruosa. molto difficile
farle prendere coscienza che stata solo la vittima di un comportamento
criminale.
Finora ho parlato di genitori che sbagliano, che rifiutano, che
colpevolizzano, ma pi spesso solo uno dei genitori che agisce
distruttivamente. In tal caso l'altro genitore ne disturbato e ne soffre. Ma
se ritiene giusto non opporsi per quieto vivere, o perch pensa che i
genitori devono comunque mostrarsi uniti nell'educare il figlio e non
contraddirsi a vicenda, e non si rende conto dei danni che la sua omissione
di soccorso avr contribuito a fare, allora il bambino senza scampo.
Un buon genitore smette di esserlo quando non interviene e non agisce
per difendere, a tutti i costi, un figlio seriamente colpevolizzato.

88

Capitolo nono
Le difficolt di soluzione del problema
Quelli che ho descritto sono i comportamenti colpevolizzanti che ho
potuto capire. Ma penso che le colpevolizzazioni siano molte di pi e
anche assai ardue da identificare. Ne d un'idea facendo un esempio.
Quando facciamo un regalo a un figlio ci aspettiamo che ne sia felice,
anticipiamo sia la sua gioia che il manifestarsi del suo amore per noi per
gratitudine. Ma non sempre un bambino risponde come vorremmo. Quel
regalo pu non piacergli, o in quel momento preso da un'altra cosa per lui
pi importante, atteggiamenti normalissimi in un bambino. Se si reagisce
negativamente alla sua indifferenza si crea senso di colpa. Bisognerebbe
fare un respiro profondo per controllare la frustrazione e passare oltre. E
non lasciarci trasportare dal nostro desiderio deluso mostrandoci offesi o
recriminando o insistendo perch apprezzi il regalo. In questo modo il
bambino si sentir sbagliato e colpevole di non corrispondere a ci che le
persone pi importanti della sua vita si aspettano da lui. Chiss quanti altri
nostri atteggiamenti generano sensi di colpa nei figli.
Inoltre ci sfugge quasi tutto delle sequenze mentali nel genitore e nel
figlio mentre si stabilizza un senso di colpa.
Anche qui faccio un esempio, tratto da un articolo di Giannetto
Cerquetelli36. uno schema di sequenze reciprocamente mistificanti tra un
genitore che "perseguita" un figlio a fin di bene e il figlio stesso.
Genitore vede la persecuzione come amore.
Bambino vede la persecuzione come persecuzione.
Il bambino pu capire o no che il genitore intende la propria
persecuzione del bambino come amore, di solito per non lo capisce.
Il genitore vuole che il bambino ami, onori, obbedisca il genitore per il
bene del bambino. Se il bambino non lo fa deve forzare il bambino a
farlo per il suo bene.
Quanto pi il bambino vede la persecuzione come persecuzione, tanto
pi il genitore lo perseguita e vede la propria persecuzione come amore.
Il bambino, naturalmente, si accorge che il genitore lo perseguita tanto
pi quanto pi lui se ne accorge e quindi nasconde a se stesso che vede il
genitore (affettivamente) persecutore e nasconde a se stesso che
qualcosa nasconde.
36 G. Cerquetelli, "Dinamiche Familiari" Clinica Psichiatrica, Roma 1974.
89

Insomma tutto molto complicato e i genitori che decidono di fare


attenzione al proprio comportamento al fine di incidere il meno possibile
sul complesso di colpa dei figli hanno, di fronte a s, almeno un paio di
grossi ostacoli.
Il primo che non ci comprendiamo abbastanza tra adulti e bambini e,
quindi, i nostri rapporti con loro sono ricchi di malintesi che, facilmente,
portano a umiliazioni del bambino.
Il mio primo giorno di scuola, a sei anni, tornando a casa, raccontai che
la mia maestra si chiamava Benedettini. Questa notizia provoc sorpresa e
entusiasmo. La mia maestra era sorella di un Benedettini, granatiere come
mio padre e i miei zii e loro compagno in guerra, ed era stata, lei stessa,
crocerossina.
Per capire l'atmosfera che si cre in famiglia devo riferire che uno dei
miei zii granatieri era morto in guerra e aveva avuto la medaglia d'argento,
la mia nonna paterna sepolta con una bandiera tricolore sotto la testa e,
mio padre, a novant'anni, ancora andava ai raduni annuali dei Granatieri di
Sardegna.
Quel giorno si parl tanto della fortuna che avevo avuto e della gioia di
tutta la famiglia che la mattina dopo presi dal comodino di mia madre il
suo orologio d'oro e lo portai in regalo alla mia maestra. Oggi
quell'episodio mi diverte ma allora, lo sconcerto generale, la restituzione
dell'orologio accompagnata da imbarazzati convenevoli tra mia madre e la
signorina Benedettini, mi fecero molto male. Avevo sbagliato tutto ed era
colpa mia.
Credo che i bambini, per l'incomprensione reciproca che c' tra loro e il
mondo degli adulti, si trovino spesso in situazioni che generano senso di
colpa. E non c' molto da fare.
L'altro ostacolo, forse in parte superabile, ma incomparabilmente pi
pericoloso del primo, la presenza in noi tutti di una ancestrale esigenza
psicologica che ci spinge a cercare benessere e vantaggi usando altri esseri
umani, cos come facciamo con tutte le cose che la natura mette intorno a
noi. Compresi i nostri figli. un qualcosa di cui non ci possiamo rendere
conto senza una riflessione attenta. L'utilizzazione che facciamo oggi dei
figli nella nostra cultura prevalentemente psicologica e inconscia ma,
qualche volta, non meno dannosa di quella concreta esercitata da tempi
immemorabili.
L'utilizzazione materiale dei bambini, infatti, nei secoli e nei millenni
90

dietro di noi, ha fatto della storia dell'infanzia una storia di orrori. Bambini
usati per i sacrifici in misura incomparabilmente maggiore dei sacrifici di
adulti. Bambini assassinati accade ancora in qualche parte del pianeta
perch ritenuti inutili. Usati per servire, lavorare, sfruttati in tutti i modi.
Macchine fabbricate deliberatamente per servirsene e migliorare la propria
vita materiale a questo ancora incitano governi di paesi civili premiando
le nascite creature senza diritti, di propriet degli adulti.
Nella nostra societ certi tipi di sfruttamento sono enormemente
diminuiti, anche se non sono scomparsi, mentre l'utilizzazione psicologica
inconscia dei figli si grandemente sviluppata mano a mano che la
tecnologia ha fatto recedere il bisogno di aiuto materiale portando in primo
piano il bisogno di ricavare dai figli soddisfazioni e compensazioni
psicologiche. Che si utilizzino i figli per i propri fini personali, del resto,
inevitabile, almeno all'inizio della loro vita.
Non ci possibile fare un figlio nel suo interesse ma solo nel nostro.
Viviamo il nostro desiderio di averlo, non il suo, e il nostro desiderio per
forza riferito a noi e ai nostri bisogni psichici. Per assecondare una spinta
biologica, per assicurarci amore e interesse da parte di qualcuno, per avere
qualcuno di cui occuparsi, per accontentare un coniuge, per sentirsi
immortali, per soddisfare una nostra necessit di seguire un comandamento
divino, perch la popolazione sta invecchiando, per avere braccia per
lavorare, per produrre soldati, per la sopravvivenza del gruppo. E altre
ragioni nessuna delle quali legabile a un interesse e tantomeno a un
desiderio del figlio.
Un bambino nasce sempre perch serve ai genitori, al loro interesse per
se stessi o in quanto membri di una comunit.
Ci potrebbe non voler dire, necessariamente, che anche dopo la nascita
si debba continuare ad usare i figli per soddisfare altre esigenze psichiche
dei genitori. Per succede sempre e, di conseguenza, ci accade di assumere
atteggiamenti colpevolizzanti con i figli quando questi non ci permettono
di usarli ai nostri fini narcisistici inconsci. difficilissimo, ma questi fini
devono essere portati alla coscienza se si vuole essere dei buoni genitori.
probabile che le finalit inconsce di utilizzazione siano molte e diverse ma,
per la maggior parte delle persone, si possono riassumere nel desiderio di
essere amati, stimati e considerati perennemente da qualcuno. Quel
desiderio, anche se non ci si accorge di nulla, n del nostro desiderio n
della nostra reazione, viene ogni tanto inevitabilmente frustrato, e ci desta
aggressivit colpevolizzante.
91

Questo fenomeno diventa particolarmente grave quando interviene la


cosiddetta reversione.
Si scoperto, facendo le analisi psicologiche, che moltissimi individui
identificano il figlio con una figura della loro infanzia che li ha amati
moltissimo ma scomparsa troppo presto, oppure che non li ha amati
come avrebbero desiderato. Pu essere un padre, una madre, una nonna, un
fratello maggiore, comunque una persona di importanza vitale per loro
quando erano bambini. Il figlio inconsciamente chiamato a soddisfare
quel potente desiderio rimasto come in sospeso in attesa della sua nascita.
Non in grado di farlo, ovviamente, e la frustrazione risveglia nel genitore
continua aggressivit, malumore, reazioni rabbiose e parziale o totale
rifiuto del bambino.

92

Conclusione
L'esistenza di tante difficolt e di tanti meccanismi inconsci, che ho
esposto nel corso di questo scritto, indicano chiaramente che il senso di
colpa inevitabile. Ma si tratta di intendersi.
Alcuni ritengono che il senso di colpa sia inevitabile perch connaturato
all'uomo. Farebbe cio parte della sua costituzione originale. In realt, nel
senso di colpa, ci che pu essere connaturato all'uomo soltanto il tipo di
reazione dell'organismo quando c' una ferita all'amor proprio e sconfitta
dell'Io. Questo s, il tipo di risposta, fa parte immutabile della natura
umana, ma gli avvenimenti che la provocano no. Ad esempio non fa parte
necessariamente della natura umana ferire l'amor proprio di un bambino.
Certo, gli avvenimenti che provocano la risposta sono talmente tanti, e
quelli della prima infanzia davvero inevitabili che, di fatto, il senso di
colpa universale e anche questo ha potuto far pensare che sia
un'emozione innata ma ci non significa che l'uomo si senta in colpa
autonomamente, comunque, indipendentemente dagli avvenimenti esterni
presenti o passati.
Quello che si pu ricavare dalla realt dei fatti che, poich la risposta
senso di colpa iscritta nel codice genetico, bisogna evitare, ogni volta che
sia possibile, i comportamenti che la mettono in moto. Non importa che sia
impossibile impedire tutte le sconfitte all'Io del bambino, gi ogni
identificazione, ogni smascheramento dei singoli eventi che dipendono da
noi, e che durante l'infanzia dei nostri figli provocano la risposta senso di
colpa, pu aiutarci a costruire un futuro un po' pi felice per loro.
Tutto per dipende dallo sviluppo della coscienza collettiva e
individuale perch siamo ancora lontani dall'avere sufficiente attenzione e
autentico rispetto per la personalit dei bambini. Siamo ancora troppo
impregnati di una cultura che nasce dalla spinta inconscia ad usare gli altri
pi che ad amarli. Questa cultura potrebbe avere come archetipo tutti gli
dei dell'Olimpo, e cos come contiene i privilegi del pi forte, contiene
anche la subordinazione acritica dei bambini al volere degli adulti.
la stessa cultura che fa dire a Dio, nella Bibbia, onora il padre e la
madre, e non anche onora i tuoi figli.
Questa lacuna tuttavia non pi accettabile per la coscienza di molti.

93

Bibliografia
ADLER A., Individual Psychology, Routledge & Kegan Paul, London,
1964.
id., Il temperamento nervoso, Astrolabio, Roma, 1950.
id., Psicologia del bambino difficile, Newton Compton, Roma, 1976.
id., Conoscenza dell'uomo, Mondadori, Milano, 1954.
ALLPORT G. W., The nature of prejudice, Doubleday, New York, 1958.
BENEDICI R., Modelli di cultura, Feltrinelli, Milano, 1960.
BERNSTEIN A. e WARNER G., Donne curano donne, Astrolabio, Roma,
1987.
BETTELHEIM B., Un genitore quasi perfetto, Feltrinelli, Milano, 1987.
BRUCH H., Patologia del comportamento alimentare, Feltrinelli, Milano,
1977.
CERQUETELLI G., Clinica Psichiatrica, Roma, 1974.
CORTELLAZZO LOLLI, Dizionario etimologico della lingua italiana,
Zanichelli, Bologna, 1979.
DOSTOEVSKYJ F., Ricordi dal sottosuolo, Vallecchi, Firenze, 1961.
EBAN A., HERITAGE, Weidenfeld & Nicolson, London, 1985.
EISENCK H. G., Crime and personality, Routledge & Kegan Paul,
London, 1964.
FENICHEL O., Trattato di Psicoanalisi, Astrolabio, Roma, 1951.
FREUD A., Nomality and Pathology in Childhood, The Hogart Press,
London, 1969. [trad. it. Normalit e patologia del bambino, Feltrinelli,
Milano, 1969].
id., L'Io e i meccanismi di difesa, Martinelli, Firenze, 1968.
FREUD S., Il disagio della civilt, "Opere" vol. 10, Boringhieri, Torino,
1978.
id., Totem e Tab, "Opere" vol. 7, Boringhieri, Torino, 1975.
id., L'Io e L'Es, "Opere" vol. 9, Boringhieri, Torino, 1977.
id., Introduzione al narcisismo, "Opere" vol. 7, Boringhieri, Torino, 1975.
id., Compendio di psicoanalisi, "Opere" vol. 11, Boringhieri, Torino, 1979.
id., Le origini della psicoanalisi, Boringhieri, Torino, 1968.
JONES E., Vita ed opere di Freud, Garzanti, Milano, 1977.
JUNG C. G., The development of personality, in Collected Works, Vol. 17,
Routledge & Kegan Paul, London, 1954.
KAFKA F., Lettera al padre, S. E., Milano, 1987.
KONNER M., L'ala impigliata, Feltrinelli, Milano, 1984.
94

MAYNARD SMITH J., La teoria dell'evoluzione, Newton Compton,


Roma, 1976.
NEUMANN E., Storia delle origini della coscienza, Astrolabio, Roma,
1978.
PAVLOV I. P., I riflessi condizionati, Einaudi, Torino, 1940.
id., Psicopatologia e Psichiatria, Editori Riuniti, Roma, 1969.
PIAGET J., La rappresentazione del mondo nel fanciullo, Boringhieri,
Torino, 1955.
id., La costruzione del reale nel bambino, La Nuova Italia, Firenze, 1973.
RANK O., Il mito della nascita dell'eroe, Libr. Psicoan., Napoli, 1921.
id., Il trauma della nascita e il suo significato psicoanalitico, Guaraldi,
Rimini, 1972.
REIK T., Mito e Colpa, Sugar, Milano, 1969.
SPINOZA B., Court Trait, in Oeuvres Compltes, Gallimard, Paris, 1954.
STORR A. Jung, Fontana Collins, Glasgow, 1973.
TEDESCHI G., Jung Freud, Astrolabio, Roma, 1979.
THASS-THIENEMANN Th., La formazione subconscia del linguaggio,
Astrolabio, Roma, 1968.
WICKES F. G., Il mondo psichico dell'infanzia, Astrolabio, Roma, 1948.
WOLPE J. e ZAPPONE G., Origine e superamento delle paure inutili,
Masson Italia, Milano, 1987.

95