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Nella Critica del giudizio (1790), Kant si sforza di superare gli esiti contrastanti

ai quali pervenuto nelle due precedenti Critiche, ovvero lantinomia


apparentemente insanabile fra necessit naturale e libert morale. Limperio
della natura non pu infatti, secondo Kant, essere tale da rendere vana
laspirazione delluomo alla libert e alla moralit; oltre la necessit naturale
che impone alluomo la propria legge, deve esistere in natura una sorta di
ordinamento provvidenzialmente volto, finalizzato a che luomo possa
comunque raggiungere (seppur stretto dalla necessit) gli scopi propri delle
aspirazioni alla libert e alla moralit. Per Kant, il Giudizio la capacit della
nostra ragione in grado di giustificare sia pure solo come possibilit e non
anche come realt una finalit della natura conforme alle aspirazioni e agli
ideali delluomo in primo luogo appunto quello del bene, ma anche quello della
bellezza; il Giudizio, cio, la facolt che pu tentare una mediazione fra
lintelletto teorico, che afferma la cieca fatalit degli eventi naturali e la
ragione pratica che sostiene la libert dellagire umano, limmortalit dello
spirito e lordine del mondo. La sua attivit congiunta alle sensazioni di
piacere e di dolore ed sempre caratteristicamente individuale, soggettiva. La
rappresentazione estetica (del bello, in particolare) accompagnata dal
piacere che sorge dalla percezione della pura forma di un oggetto,
indipendentemente dalla sua materia e dal suo scopo. Nel giudizio di gusto si
ha pertanto un piacere disinteressato.

ANALITICA DEL BELLO


Momenti del giudizio del gusto:
1)(QUALITA') Bello loggetto di un piacere mediante cui si giudica qualcosa
senza interesse.
2) (QUANTITA') Bello ci che piace universalmente senza concetto.
3) (RELAZIONE) Bello ci che viene percepito secondo una finalit in cui
manca la rappresentazione di uno scopo.
4) (MODALITA') Bello, infine, ci che, senza concetto, riconosciuto come
oggetto di un piacere necessario

Primo momento del giudizio di gusto secondo la qualit.


per distinguere se qualcosa bella o meno ci si riferisce NON alloggetto in se
ma al soggetto che giudica mediante limmaginazione. Quindi il giudizio di
gusto (che la facolt di giudicare un oggetto mediante un compiacimento,
che ha come oggetto il bello, senza alcun interesse) non un giudizio di
conoscenza (e quindi logico), quindi soggettivo pertanto pu dirsi estetico.

Secondo momento del giudizio di gusto, cio secondo la sua


quantit
Se quindi ci si compiace per il bello senza alcun interesse, tale bello deve avere
un principio di compiacimento universale. Infatti proprio perch il giudicante
libero in rapporto al compiacimento che dedica alloggetto, egli non pu trovare
condizioni priviate e quindi deve presupporre tale compiacimento anche in
ciascun altro.
Al piacevole non potr mai esser dato valore universale ma solo generale, al
buono viene rappresentato s come oggetto di compiacimento universale, ma
solo mediante un concetto (cosa che non accade n nel piacevole n nel bello).
Il bello media quindi tra buono e piacevole: dal piacevole prende la sua
immediatezza ed il suo non esser basato su un concetto, mentre dal buono
prende la sua universalit.
luniversalit pretesa dal giudizio del bello non logica in quanto non riposi nel
concetto delloggetto, bens universalit estetica e quindi di tipo speciale in
quanto si estende alla sfera dei giudicanti. Se si giudicano quindi gli oggetti
semplicemente secondo concetti, andrebbe perduta ogni rappresentazione del
bello.
Il giudizio di gusto non postula laccordo di ciascuno, lo richiede semplicemente
aspettandosi la conferma non da concetti ma dalladesione degli altri, la voce
universale quindi solo un idea.
Nel giudizio di gusto, proprio per questo motivo (avere capacit di
comunicazione universale e non privata), non pu precedere il sentimento del
piacere. Per avere valore oggettivo la rappresentazione di un oggetto deve
avere un punto di riferimento universale con cui la facolt rappresentativa di
tutti obbligata ad armonizzarsi e visto che il principio di determinazione del
giudizio deve essere pensato come semplicemente soggettivo, allora quel
principio non pu che essere lo stato dellanimo che si da nel rapporto tra
facolt rappresentative che riferiscono una rappresentazione data alla
conoscenza in genere. Le facolt rappresentative chiamate in causa si trova in
un libero gioco che nessun concetto determinato le possa limitare ad una
particolare regola conoscitiva, quindi lo stato danimo su cui si fonda il principio
per la quale ogni facolt rappresentativa, nel giudizio puro di gusto, deve
armonizzarsi, appunto quello di un sentimento del libero gioco delle facolt
rappresentative in una rappresentazione data per una conoscenza in genere.
Queste facolt rappresentative sono limmaginazione (per la composizione del
molteplice dellintuizione) e lintelletto (per lunit del concetto che unifica le
rappresentazioni).

Se la rappresentazione (che da occasione al giudizio di gusto) fosse un


concetto unificante intelletto e immaginazione nel giudizio sulloggetto si
avrebbe una coscienza intellettuale di tale rapporto, a tal punto il giudizio di
gusto non verrebbe dato in riferimento al piacere e dispiacere e quindi non
sarebbe un giudizio di gusto. Per avere un giudizio di gusto bisogna quindi
riconoscere lunit soggettiva di quel rapporto soltanto mediante la sensazione,
la cui universale comunicabilit postulata dal giudizio di gusto.

Terzo momento del giudizio di gusto la relazione degli scopi


che in essi presa in considerazione
Essendo uno scopo loggetto di un concetto in quanto questo sia la causa di
quello e essendo la conformit a scopi la causalit di un concetto nei riguardi
del suo oggetto, l dove un oggetto vien considerato possibile grazie ad un so
concetto, si pensa dunque ad uno scopo. La coscienza della causalit di una
rappresentazione rispetto al soggetto pu designare il piacere. La facolt di
desiderare cio di agire conformemente ad uno scopo la volont.
Detto questo, un oggetto, stato danimo o azione si pu dire conforme a scopi
anche se la loro possibilit non presupponga necessariamente la
rappresentazione di uno scopo per il semplice fatto che essa abbia bisogno di
essere spiegata mediante una causalit secondo scopi. Quindi possiamo
almeno osservare una conformit a scopi secondo la forma anche senza porre a
suo fondamento uno scopo e possiamo rilevarla negli oggetti sebbene solo con
la riflessione.
Ogni scopo quando fondamento del compiacimento comporta sempre un
interesse che determina il giudizio sulloggetto, quindi non pu stare a
fondamento del giudizio di gusto uno scopo soggettivo, ma neppure la
rappresentazione di uno scopo oggettivo. Di conseguenza n la piacevolezza
n la perfezione delloggetto, n il concetto di buono possono contenere il
principio di determinazione del giudizio di gusto. Quindi, nella rappresentazione
di un oggetto, solo la conformit soggettiva a scopi senza scopo, e quindi la
semplice forma della conformit a scopi, pu costituire il compiacimento che
quindi il principio di determinazione del giudizio di gusto.
Il piacere del giudizio estetico si distingue dal piacere morale in quanto
questultimo sia pratico, mentre laltro semplicemente contemplativo: la
coscienza della conformit a scopi semplicemente formale nel gioco delle
facolt conoscitive del soggetto il piacere stesso poich essa contiene un
principio di attivit del soggetto in vista di un ravvivamento delle sue facolt
conoscitive quindi una causalit interna senza tuttavia essere limitata a una

conoscenza determinata. Questo piacere non in alcun modo pratico n come


quello che procede dal fondamento del piacevole, n come quello che procede
dal fondamento del buono. Eppure ha una causalit in s, quella di mantenere
lo stato della rappresentazione stessa e lattivit delle facolt conoscitive senza
altro intento.
Ogni interesse altera il giudizio di gusto soprattutto quando esso non da
precedere la conformit a scopi al sentimento del piacere, avendo bisogno del
miscuglio di attrattive ed emozioni per il compiacimento, o addirittura
rendendo esse criterio dapprovazione.
La conformit a scopi oggettiva o esterna (utilit) o interna (perfezione), in
caso fosse interna si avvicinerebbe tanto al predicato della bellezza da essere
stata confusa con esso anche da filosofi rinomati, ma solo in caso essa venga
pensata confusamente. Esistono infatti due tipi di perfezione: quella qualitativa
in cui lo scopo di un oggetto precede il suo concetto e il molteplice si armonizza
nella cosa rispetto a questo concetto; e quella quantitativa che un semplice
concetto di grandezza nel quale il concetto delloggetto gi determinato e ci
si domanda se in essa ci sia tutto ci che richiesto a questo riguardo. Ci che
formale nella rappresentazione di una cosa non d a conoscere in alcun modo
una conformit a scopi oggettiva poich astraendo non resta che la conformit
a scopi soggettiva, la quale indica lagevolezza del soggetto ad apprendere
nellimmaginazione una forma data, ma non una perfezione di un qualche
oggetto, che non qui pensato mediante un concetto di uno scopo.
Rappresentarsi una conformit a scopo formale e oggettiva, ma senza scopo,
cio solo la forma di una perfezione una vera contraddizione, quindi visto che
la bellezza basata su conformit a scopi formale e soggettiva, riguardo la
perfezione delloggetto essa non viene pensata n formale n oggettiva.
Vi sono due specie di bellezza: bellezza libera (non presuppone alcun concetto
di ci che loggetto deve essere), bellezza aderente (presuppone un tale
concetto e la perfezione delloggetto secondo quel concetto). Nel giudicare la
bellezza libera il giudizio di gusto puro, non presupposto un concetto di
qualche scopo e quindi ci che questo debba rappresentare con il che verrebbe
soltanto limitata limmaginazione. Anche se il giudizio di gusto si allaccia con il
primo tipo di bellezza, comunque, n la perfezione guadagna dalla bellezza, n
la bellezza guadagna dalla perfezione, ma dal momento che quando
paragoniamo ad un oggetto la sua rappresentazione mediante un concetto,
non si pu evitare di tenerla insieme nel soggetto con la sensazione, allora
quando sia armonizzano tra loro entrambi gli stati danimo, ne guadagna la
facolt rappresentativa.
Ogni giudizio di gusto estetico quindi non pu esserci alcuna regola che
determini il bello mediante un concetto, bens soltanto un sentimento
soggettivo che funge da suo principio di determinazione. Tale principio
ammetta luniversale comunicabilit della sensazione senza concetto,

ma come concordanza: questo il criterio empirico . Essendo il gusto una


facolt che ciascuno esercita da se, chi imita un modello, nella misura in cui lo
realizza con successo, da prova soltanto della propria abilit, mentre da prova
di gusto solo nella misura in cui pu giudicare da se tale modello. Il pi alto
modello, ovvero larchetipo di modello, una semplice idea (idea = concetto
della ragione; ideale = rappresentazione di un essere in quanto adeguato ad un
idea). Essendo dunque larchetipo di modello non rappresentato mediante
concetti ma solo in una singola esibizione, pu esser meglio detto ideale di
bellezza, tale che, se non lo possediamo, ci sforziamo di produrlo in noi. La
bellezza per la quale va ricercato tale ideale non vaga, ma fissata da un
concetto di conformit oggettiva a scopi e di conseguenza deve competere a
un giudizio di gusto non interamente puro, ma in parte intellettualizzato e solo
ci che ha lo scopo della sua esistenza in se stesso, lessere umano, pu o
determinare da s con la ragione i suoi scopi oppure, prendendoli da una
percezione esterna, pu coordinarli con scopi essenziali e universali e quindi
giudicarne larmonia esteticamente. Ad esso appartengono lidea normale
estetica (singola intuizione) e lidea della ragione (che fa degli scopi dell
umanit il principio del giudizio su una figura attraverso la quale quegli scopi si
manifestano nel fenomeno). Lidea normale deve prendere dallesperienza i
suoi elementi per formare la figura di un animale di un genere particolare, ma
la massima conformit a scopi nella costruzione della figura, limmagine, sta
semplicemente nellidea del giudicante, la quale per, in quanto idea estetica,
pu essere esibita del tutto in concreto con unimmagine che modello.
Lideale, nellessere umano, consiste nellespressione della moralit e anche se
lespressone visibile di idee morali nellessere umano pu essere presa solo
dallesperienza, il loro legame con ci che collega la ragione con il buono
morale nellidea della pi alta conformit a scopi, pu esser colta da idee pure
della ragione e grande potenza dellimmaginazione. La giustezza dellideale di
bellezza provata dal fatto che esso non permette che si mischi lattrattiva dei
sensi e tuttavia lascia che vi si prenda un grande interesse, il che prova che
giudicare secondo tale criterio non pu mai essere puramente estetico.

Quarto momento del giudizio di gusto la modalit del


compiacimento per loggetto
Del bello si pensa che abbia un riferimento necessario al compiacimento,
questa necessit di tipo speciale: non teoretica oggettiva, n una
necessit pratica, ma pu essere chiamata, soltanto esemplare, vale a dire:
una necessit dellaccordo di tutti in un giudizio considerato esempio di una
regola universale che non si pu addurre.
Il giudizio di gusto richiede laccordo di ciascuno, dichiarare bello qualcosa vuol
dire quindi intendere che ciascuno debba dare la medesima approvazione
alloggetto giudicato. Nel giudizio estetico dunque ci si pronuncia riguardo al

dovere solo condizionatamente, si aspira cio a ottenere laccordo universale


perch si ha un principio che comune a tutti.
Il giudizio di gusto deve avere un principio soggettivo, che solo mediante il
sentimento, e non mediante concetti, ed in modo universalmente valido,
determini ci che piace o meno. Ma tale principio pu essere considerato solo
come un senso comune, il quale essenzialmente distino dal comune
intelletto. Solo nella presupposizione di questo senso comune (con il quale si
intende un libero gioco delle nostre facolt conoscitive) pu essere pronunciato
il giudizio di gusto
Se le conoscenze si debbono poter comunicare universalmente, allora deve
essere comunicabile universalmente anche lo stato dellanimo, vale a dire la
disposizione dellaccordo delle facolt conoscitive per una conoscenza in
genere e precisamente quella proporzione che si addice a una
rappresentazione per farne una conoscenza. Questa disposizione allaccordo
delle facolt conoscitive ha una diversa proporzione secondo la diversit degli
oggetti dati. Tuttavia ce ne deve essere una (disposizione), in cui questo
rapporto per il ravvivamento delluna facolt con laltra sia il pi favorevole
possibile per entrambe le facolt dellanimo, questa disposizione deve essere
determinata dal sentimento e, visto che, sia essa che il sentimento di essa
devono essere comunicati universalmente, presupponendo il sentimento un
senso comune, allora questo pu essere ammesso con ragione e non mediante
osservazioni psicologiche.
Tale senso comune, che non concede a nessuno di essere di altro parere,
nonostante il giudizio non sia fondato su concetti, ma solo sul nostro
sentimento, non pu essere fondato sullesperienza poich non dice che
ciascuno si accorder con il nostro giudizio, ma che deve armonizzarsi con
esso. Bisogna quindi attribuirgli validit esemplare in quanto sia una
semplice norma ideale, e tale principio preso soggettivamente e tuttavia come
soggettivamente universale e addirittura, riguardo alla concordanza universale,
come principio oggettivo, potrebbe richiedere un accordo universale se si fosse
sicuri di aver sussunto correttamente sotto quella regola.
In conclusione solo una conformit a leggi senza legge e un accordo soggettivo
dellimmaginazione nei riguardi dellintelletto senza accordo oggettivo (in cui la
rappresentazione riferita a un concetto determinato di un oggetto) possono
coesistere con la libera conformit a leggi dellintelletto e con la peculiarit di
un giudizio di gusto.

DEDUZIONE DEI GIUDIZI ESTETICI PURI


Nella natura solo il sublime pu essere considerato come del tutto privo di
forma o informe e tuttavia come oggetto di compiacimento puro e pu
mostrare una conformit soggettiva a scopi della rappresentazione data. Tale

sublime propriamente deve essere attribuito solo al modo di pensare, infatti


lapprensione un oggetto privo di forma e non conforme a scopi fornisce
semplicemente loccasione di divenirne consapevoli, il quale oggetto viene
inteso solo soggettivamente conforme a scopi ma ovviamente non in ragion
della sua forma. Perci la nostra esposizione dei giudizi sul sublime della natura
era nello stesso tempo la loro deduzione. Quindi bisogna andare in cerca solo
della deduzione di giudizi di gusto cio dei giudizi sulla bellezza delle cose di
natura e non sul sublime poich in esso deduzione ed esposizione coincidono.
Lobbligo di una deduzione ricorre solo se il giudizio avanza
unesigenza di necessit ed anche nel caso in cui richiede un
universalit soggettiva. Bisogna quindi provare solo la validit
universale di un giudizio singolare che esprime conformit soggettiva a
scopi di una rappresentazione della forma di un oggetto per spiegare come
qualcosa possa piacere sia semplicemente nel giudizio sia come il
compiacimento di uno qualsiasi possa esser dichiarato universale. Tale validit
universale non deve fondarsi su un autonomia del soggetto che giudica intorno
al sentimento di piacere ne deve derivare da concetti, in tal modo un giudizio
cosiffatto possiede in primo luogo la validit universale a priori, non logica ma
luniversalit di un giudizio singolare, e in secondo luogo una necessit che non
dipende da argomenti a priori grazie ai quali la sua rappresentazione possa
essere imposta all approvazione che il giudizio di gusto esige.
Il giudizio di gusto consiste nel reputare una cosa bella in rapporto alla quale
essa si regola sul nostro modo di apprenderla. Si dovrebbe pensare che un
giudizio a priori debba contenere un concetto delloggetto, per la cui
conoscenza contiene il principio, eppure il giudizio di gusto non si fonda su
concetti e non affatto un giudizio di conoscenza, ma solo estetico; esso trova
nel proprio desiderio di approvazione un motivo per accomodarsi al comune
abbaglio. Il gusto semplicemente avanza un esigenza di autonomia. Pertanto il
seguire, non limitazione, la giusta espressione per designare come ogni
influenza che possono avere su altri i prodotti di un autore esemplare e, tra
tutte le altre facolt e talenti, proprio il gusto, poich il suo giudizio non
determinabile mediante concetti ad aver bisogno pi di tutti di esempi di
talentuosi.
Il giudizio di gusto non affatto determinabile per mezzo di argomenti, come
se esso fosse semplicemente soggettivo: lapprovazione degli altri non da
alcuna prova valida per il giudizio sulla bellezza, infatti ci che molti hanno
visto allo stesso modo pu servire solo come argomento finalizzato ad un
giudizio teoretico, non quindi estetico.
Alla rappresentazione di un oggetto bello si sente il piacere immediatamente
ed esso non pu essermi imposto a parole mediante argomenti. Quindi un
principio adeguato di determinazione del proprio giudizio possono aspettarselo
non dalla forza degli argomenti, ma solo dalla riflessione del soggetto sul

proprio stato. I critici dunque non dovrebbero ragionare a fine desporre questa
specie di giudizi in una formula universale utilizzabile, bens far ricerca intorno
alle facolt conoscitive e ai loro compiti in questi giudizi, analizzando la
reciproca conformit a scopi soggettiva. La critica del gusto larte o la scienza
di riportare a regole il rapporto reciproco di intelletto e immaginazione nella
rappresentazione data. arte quando mostra ci in esempi scienza quando
deriva la possibilit di tal giudicare dalla natura queste facolt. Qui in quanto
critica trascendentale, ha funzione di scienza.
Il giudizio di gusto si distingue da quello logico in quanto questultimo
sussume una rappresentazione a concetti delloggetto, mentre il primo no,
tuttavia simile a quello in quanto vanti un universalit e necessit (ma
soltanto soggettiva). Non essendo, pertanto, il giudizio di gusto fondabile su
oggetti, esso si fonda soltanto sulla condizione soggettiva formale di un
giudizio in genere, tale condizione soggettiva la stessa capacit di
giudicare che richiede larmonizzarsi delle due facolt
rappresentative: immaginazione e intelletto.
Con una percezione pu anche essere legato immediatamente un sentimento
di piacere, un compiacimento che accompagna la rappresentazione
delloggetto e sta ad essa in luogo di predicato, cos pu nascere un giudizio
estetico che non un giudizio conoscitivo. Alla base di tale giudizio (formale di
riflessione che esige da ciascuno quel compiacimento) deve stare un principio
a priori che pu essere soltanto soggettivo, ma che ha bisogno comunque di
una deduzione con la quale si comprenda la possibilit di avanzare esigenza di
necessit da parte del giudizio estetico.
Quindi: come possibile un giudizio che, a partire dal proprio sentimento del
piacere, indipendentemente da concetti, giudichi a priori quel piacere come
condiviso da qualsiasi altro soggetto?
Visto che i giudizi di gusto sono sintetici (aggiungono allintuizione di un
oggetto un predicato che non nemmeno conoscenza ma sentimento di
piacere), la domanda si trasforma: come sono possibili i giudizi sintetici a
priori?
A priori non si pu legare un sentimento determinato a una rappresentazione,
se non nel caso in cui sta a fondamento, un principio a priori che determina la
volont, ma poich il piacere ne la conseguenza esso non pi essere in alcun
modo paragonato con il piacere nel gusto dato che quello richiede un concetto
di legge mentre questo deve essere legato immediatamente al semplice
giudizio. Quindi non il piacere, ma la validit universale del piacere, ci che
nel giudizio di gusto viene rappresentato a priori.
Ora, dal momento che la facolt di giudizio pu rivolgersi a ci che di
soggettivo pu essere presupposto in tutti gli uomini, allora deve poter
essere ammesso come valido a priori per ciascuno laccordo di una
rappresentazione con queste condizioni della facolt di giudizio.

Quando la sensazione si riferisce ad una conoscenza, si chiama sensazione dei


sensi e pu essere comunicata solo se si assume che ciascuno abbia lo stesso
senso. La piacevolezza o spiacevolezza associata alla sensazione del medesimo
oggetto dei sensi non pu assolutamente pretendere universalit (un piacere di
questo tipo pu esser chiamato di godimento). Il compiacimento per un azione
morale non di godimento ma di una spontaneit e della sua conformit
allidea della propria destinazione, tale sentimento (detto morale), richiede
per dei concetti ed esibisce una conformit a scopi non libera, ma in accordo
con leggi. Il piacere per il sublime della natura in quanto piacere della
contemplazione ragionante, avanza un esigenza di partecipazione universale,
ma gi presuppone tuttavia un altro sentimento, ovvero quello della propria
destinazione soprasensibile che ha un fondamento morale. Tale compiacimento
attribuibile a ciascuno mediante legge morale che per parte sua fondata su
concetti della ragione. Invece il piacere per il bello non del godimento, n
di unattivit in accordo con leggi, neppure di contemplazione ragionante, ma
un piacere della semplice riflessione. Questo piacere accompagna la
comune apprensione di un oggetto mediante limmaginazione in riferimento
allintelletto per mezzo di un procedimento della facolt di giudizio per
percepire la conformit della rappresentazione allattivit armonica di
entrambe le facolt conoscitive nella loro libert.
Alla facolt di giudizio si da spesso il nome di senso, e il comune intelletto
umano, ha anche lonore di essere etichettato con il nome di senso comune
(comune= si trova dappertutto). Ma con sensus communis si deve intendere
lidea di una facolt giudicante che nella sua riflessione ha riguardo a priori nel
pensiero di ognuno. Dunque il gusto pu essere detto sensus communis
con pi ragione del sano intelletto, e che la facolt di giudizio pu portare il
nome di senso che abbiamo in comune. Solo l dove limmaginazione risveglia
lintelletto e questo, senza concetto, mette limmaginazione in un gioco
conforme a regole, l si comunica la rappresentazione in quanto sentimento
interno di uno stato danimo conforme a scopi. Il gusto dunque la facolt di
giudicare a priori la comunicabilit dei sentimenti legati a una rappresentazione
data.
Da tutto ci segue che essendo dato un giudizio estetico puro, possa
esservi legato un interesse, anche se questo legame pu essere
soltanto indiretto (legato quindi con qualcosa daltro). Tale qualcosa
daltro pu essere empirico (inclinazione umana) o intellettuale
( propriet di esser determinata a priori dalla ragione). Empiricamente il bello
interessa solo nella societ, ma interesse empirico non ha nessuna importanza
se si deve considerare solo ci che pu avere relazione con il giudizio di gusto a
priori.
Il sentimento per il bello non molto diverso dal sentimento morale anche se
ha con questo, poca compatibilit. Chi ha un interesse immediato per la

bellezza della natura sempre contrassegno di un anima buona che denota


una disposizione dellanimo favorevole al sentimento morale. Ed un interesse
immediato ed intellettuale per la bellezza della natura di chi apprezza i
prodotti della natura non semplicemente per la forma, ma anche per lesistenza
senza che vi abbia parte un attrattiva di sensi o uno scopo. Tale primato della
natura rispetto alla bellezza artistica si accorda con quegli uomini che hanno
coltivato il proprio sentimento morale.
Poich inoltre interessa la ragione che le idee abbiano anche realt oggettiva e
quindi che la natura dia un cenno di contenere un principio per ammettere un
accordo tra le leggi dei suoi prodotti e il nostro compiacimento, allora la
ragione deve avere un interesse per ogni manifestazione della natura di un
accordo simile a quello e quindi lanimo non pu meditare sulla bellezza senza
trovarsi anche interessato. Questo interesse non comune ma solo di coloro
il cui modo di pensare si gi formato rispetto al bene e allora lanalogia tra
giudizio di gusto (che fa provare compiacimento universale) ed il giudizio
morale che fa lo stesso sulla base di concetti, porta un pari interesse
immediato per loggetto del primo (interesse libero) e per quello del secondo
(interesse fondato su leggi oggettive).
Nel giudizio di gusto puro per il compiacimento per larte bella linteresse non
legato con un interesse immediato come quello per la natura poich larte bella
o imitazione della natura (e quindi produrr leffetto di una presunta bellezza
naturale) oppure intenzionalmente diretta al nostro compiacimento e quindi
non potr mai interessare per se stessa ma solo per il suo scopo.
1) Larte distinta dalla natura come il fare lo dallagire. Si dovrebbe
chiamare arte solo la produzione mediante libert, cio mediante un arbitrio
che ponga la ragione a fondamento delle sue azioni
2) larte in quanto abilit delluomo anche distinta dalla scienza, quale facolt
pratica della facolt teoretica, quale tecnica della teoria. Pertanto non si
chiama arte ci che si pu fare basta che si sappia ci che si deve fare, bens
solo ci che anche se lo si conosce completamente, non si ha gi tuttavia
labilit di farlo appartiene allarte.
3)larte anche distinta dal mestiere: la prima si dice arte liberale ed un
occupazione piacevole, laltro pu anche essere detto arte mercenaria, non
piacevole ed allettante solo per il suo effetto.
Se larte, adeguata alla conoscenza di un oggetto possibile, esegue per
realizzarlo semplicemente le azioni a ci richieste, arte meccanica, ma se ha
come immediato intento il sentimento del piacere, si chiama allora arte
estetica. Questa o arte piacevole (mirata semplicemente al godimento)
oppure arte bella che modo rappresentativo conforme a scopi ma senza
scopo che promuove la cultura delle facolt danimo in vista di comunicabilit
universale che porta piacere non del godimento ma della riflessione.

Dinnanzi ad un prodotto dellarte bella si deve essere consapevoli che si tratta


di arte e non natura, tuttavia la conformit a scopi nella forma di esso deve
parere cos libera da ogni costrizione di regole che se fosse un prodotto di
natura. In generale il bello ci che piace nel semplice giudicare. Ora larte ha
sempre lintento di produrre qualcosa; Se questo qualcosa fosse semplice
sensazione soggettiva che dovesse essere accompagnata da piacere, allora il
prodotto piacerebbe solo per mezzo del sentimento dei sensi, se invece
lintento fosse indirizzato alla produzione di un oggetto determinato, la
realizzazione di questo mediante larte piacerebbe solo mediante concetti.
Quindi la conformit a scopi nei prodotti dellarte bella, pure se intenzionale,
deve parere non intenzionale: bisogna guardarla come se fosse natura.
Genio il talento che da la regola allarte. Poich il talento appartiene esso
stesso alla natura si potrebbe dire: genio quellattitudine innata dellanimo
mediante la quale la natura d la regola allarte. possibile provare quindi che
le belle arti debbano essere necessariamente considerate come arti del genio.
Infatti se ogni arte presuppone regole secondo le quali un oggetto artistico
devesser possibile e visto che il concetto di arte bella non permette che un
giudizio su un suo prodotto derivi da regole determinate da un concetto,
questarte bella non pu trarre da se stessa la regola secondo la quale sia
possibile un suo prodotto perci tale regola deve venirle conferita dalla natura:
per questo motivo larte bella possibile solo come prodotto del genio.
Per giudicare gli oggetti belli in quanto tali richiesto gusto, ma per larte bella
in s, cio per la produzione di tali oggetti richiesto il genio. Per giudicare una
bellezza naturale non ho bisogno di avere in anticipo un concetto di che cosa
loggetto deve essere (scopo), ma basta la sua semplice forma senza
conoscenza dello scopo. Se, invece, loggetto giudicato dato come prodotto
dellarte e in quanto tale bello, deve essere allora presupposto a suo
fondamento un concetto di ci che la cosa deve essere (dato che larte
presuppone sempre uno scopo). La natura non viene giudicate in quanto
appare come arte, ma in quanto realmente arte (sovraumana), e il giudizio
teleologico serve al giudizio estetico da base e condizione, di cui questo deve
tener conto. Larte bella mostra la sua superiorit nel fatto che essa descrive
bellamente cose che in natura sarebbero brutte o spiacevoli.
Per dare forma dellesibizione di un concetto ad un prodotto dellarte bella
richiesto semplicemente il gusto a quale lartista sattiene nella sua opera
finch non trovi quella forma che lo appaghi. Il gusto per semplicemente
una facolt di giudicare e non una facolt produttiva, dunque ci che gli
conforme non appunto necessariamente un opera della dellarte bella. In un
opera quindi che dovrebbe essere dellarte bella, si pu scorgere spesso genio
senza gusto o gusto senza genio.
Per spirito si intende il principio vivificante dellanimo, ma ci per cui questo
principio vivifica lanima ci che da impulso alle facolt dellanimo. Tale

principio non nientaltro che la facolt dellesibizione di idee estetiche, per


idea estetica si intende la rappresentazione dellimmaginazione senza che per
qualche concetto possa esserle adeguato. Si vede facilmente che essa il
correlato dellidea razionale (che viceversa un concetto cui non pu essere
adeguata alcuna intuizione). Si possono chiamare idee le rappresentazioni
dellimmaginazione poich da una parte tendono a qualcosa che sta al di l dei
confini dellesperienza e cos cercano di approssimarsi a unesibizione dei
concetti razionali, dallaltra parte perch ad esse, in quanto intuizioni interne,
nessun concetto pu essere completamente adeguato. Le forme che
costituiscono non lesibizione stessa di un concetto dato ma esprimono soltanto
le conseguenze che vi si collegano e la parentela di quel concetto con altri si
chiamano attribuiti (estetici). Essi rappresentano ci che della sublimit e
maest della creazione sta nei nostri concetti, ma qualcosa daltro che da
occasione allimmaginazione di diffondersi su una quantit di rappresentazioni
imparentate.
Dunque lidea estetica una rappresentazione dellimmaginazione associata a
un concetto dato, la quale, nel libero uso dellimmaginazione, legata a una
moltitudine di rappresentazioni parziali che non pu esserne trovata un
espressione che designi un concetto determinato.
Le facolt dellanimo la cui unione costituisce il genio sono dunque
immaginazione e intelletto, ma, poich limmaginazione sottoposta alla
costrizione dellintelletto e alla limitazione di essere adeguata al suo concetto
e, tuttavia, dal punto di vista estetico, libera per fornire materia allintelletto
(che per applica soggettivamente per vivificare le facolt conoscitive), allora il
genio consiste in quel felice rapporto nel rinvenire idee per un concetto dato e
per altro verso nellindovinarne lespressione mediante la quale la disposizione
dellanimo cos provocata sia comunicabile universalmente. Questultimo
talento si dice spirito (rende comunicabile agli altri lo stato danimo di una
cerca rappresentazione). Ci sono due diversi modi di comporre nella loro
esposizione, i propri pensieri: maniera ( non ha altro criterio che il sentimento
dellunit dellesibizione) metodo (segue principi determinati) quindi per larte
bella vale solo il primo, ma manierato si chiama il prodotto dellarte solo se
lesposizione della sua idea mira in esso alla stranezza e non resa in modo
adeguato allidea.
Ai fini della bellezza non richiesto in modo cos necessario lessere ricchi e
originali nelle idee, ma piuttosto richiesta ladeguatezza dellimmaginazione,
nella sua libert, alla conformit a leggi dellintelletto. Ed proprio la facolt di
giudizio che possiede la capacit di adattare limmaginazione allintelletto. Se
quindi nel conflitto dei due tipi di qualit (gusto e genio) bisogner sacrificarne
uno, ci dovrebbe accadere piuttosto dal lato del genio: La facolt di giudizio
permetter che si danneggi la libert e la ricchezza dellimmaginazione
piuttosto che lintelletto.

Dialettica della facolt estetica di giudizio

Una facolt di giudizio per essere dialettica deve essere innanzi tutto
ragionante, cio i suoi giudizi debbono avanzare lesigenza delluniversalit.
Non resta quindi altro concetto di una dialettica, che possa riguardare il gusto
oltre quello di una dialettica della critica del gusto sotto il profilo dei suoi
principi. La critica trascendentale del gusto quindi conterr una parte che pu
portare il nome di dialettica della facolt estetica di giudizio solo se si trova
unantinomia dei principi di questa facolt che rende dubbia la sua conformit
a leggi e perci la sua interna possibilit.
Il primo luogo comune del gusto contenuto nella proposizione Ciascuno ha il
gusto proprio ed il giudizio non ha alcun diritto al necessario accordo degli
altri; il secondo luogo comune Sul giudizio non si pu disputare e cio il suo
principio di determinazione non pu essere riportato a concetti determinati.
Manca una proposizione che, nonostante non sia proverbiale, nella mente di
ciascuno: sul gusto non si pu discutere. Dunque si crea la seguente antinomia:
1) Tesi: Il giudizio di gusto non si fonda su concetti
2) Antitesi Il giudizio di gusto si fonda su concetti (altrimenti non se ne
potrebbe neppure discutere)
Per risolvere lantinomia non c altro modo se non quello di mostrare che il
concetto non deve essere preso nel medesimo senso nelle due massime della
facolt estetica, infatti esso ha duplice senso fondamentale alla nostra facolt
trascendentale di giudizio. Ogni contraddizione dunque cade se si dice: Il
giudizio di gusto si fonda su un concetto a partire dal quale per nulla pu
essere conosciuto e provato riguardo all'oggetto, poich esso (il concetto) in
s indeterminabile e idoneo alla conoscenza e tuttavia proprio mediante esso il
giudizio acquista nello stesso tempo validit per ciascuno. Quindi nella tesi si
dovrebbe dire: il giudizio di gusto non si fonda su concetti determinati;
nellantitesi invece; il giudizio di gusto si fonda su un concetto,
sebbene indeterminato, e tra di essi non ci sarebbe pi conflitto.
Il giudizio di gusto e la distinzione del suo realismo e idealismo possono essere
posti solo nel fatto che la conformit a scopi viene assunta, come scopo reale
della natura di accordarsi con la facolt di giudizio o per quanto riguarda la
natura e le sue forme generate secondo speciali, soltanto come un accordo
conforme a scopi che si manifesta, senza uno scopo, da s e in modo
contingente, per il bisogno della facolt di giudizio. La propriet della natura di
contenere loccasione per noi di percepire quando giudichiamo i suoi prodotti
linterna conformit a scopi dichiarata universale, non pu essere uno scopo
naturale, altrimenti il giudizio cadrebbe nelleteronomia e non sarebbe dunque
libero. Il principio dellidealismo della conformit a scopi si vede chiaro anche
nellarte bella poich qui non pu essere assunto un realismo estetico della
conformit a scopi per esempio mediante sensazioni, di conseguenza ne sta a
fondamento lidealit degli scopi non la loro realt, anche perch deve essere
considerata non un prodotto dellintelletto, ma del genio che ottiene la sua

regola mediante idee estetiche che sono distinte da idee razionali e scopi
determinati.
Per attestare la realt dei nostri concetti sono sempre richieste intuizioni.
Lipotiposi in quanto presentazione sensibile duplice: o schematica (a un
concetto vien data a priori la corrispondente intuizione) o simbolica (se con
un concetto, a cui non pu essere adeguata alcuna intuizione, si accorda solo la
regola di questo procedimento e non lintuizione stessa, quindi solo secondo la
forma della riflessione e non secondo il contenuto).
Il bello dunque il simbolo del bene morale e anche solo sotto questo riguardo
esso piace, con esigenza daccordo universale. Questo lintelligibile rispetto a
cui le nostre facolt si armonizzano e senza di cui non sorgerebbero nientaltro
che contraddizione tra esigenze del gusto e natura di quelle facolt.