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Valerio Del Nero

PROBLEMI APERTI SUL


DE INSTITUTIONE FOEMINAE CHRISTIANAE

DI JUAN LUIS VIVES


SUMMARY

Juan Luis Vives' De Institutione foeminae Christianae (1524) is one of the most im

portant treatises concerning the ducation of woman in Renaissance. Vives'


analysis is conducted on three levels, looking at woman as a virgin, a wife and
a widow. The hook epitomises his ambivalence between a sincere attempi to
provide women with a better ducation and the reassertion of women's spcifie
role in the domestic environment. In this article, the author sets out to prsent a
more comprehensive view of Vives' De institutione by focusing on both the Chri
stian sources and the condition of woman at the time.

1540) uno dei trattati pi organici sulla donna che la cultura rina

Il Descimentale
institutione
abbia elaborato.foeminae
La tradizionaleChrstianae
impostazione analitidi Juan Luis Vives (1492/3
ca degli stati di vita femminili (vergine, sposa, vedova), strettamente

collegati al suo ruolo sociale, alla sua affettivit e alla sua sessualit,
lungi dal contribuire alla diminuzione della complessit dell'interpre
tazione della figura muliebre, ha teso al contrario ad accrescerla nel
corso del tempo. Come infatti i modelli di riferimento si sono molti
plicati coi progressi interpretativi della produzione globale di Vives,
cos accaduto in particolare anche per questo testo. Fonti classiche
e bibliche, letteratura patristica, scritti tardo medievali, cultura con
temporanea si rifondono in misura ampia e in maniera pi meno
armonica nel De institutione. Pertanto, come accade in casi analoghi,
occorre in primo luogo riconsiderare i dati conosciuti e tramandati e
rivisitare a fondo l'evidenza, proprio per non incappare in osservazio
ni giudizi frettolosi. Collocato allo snodo interpretativo di fonda
mentali questioni storiografiche (quella educativa, quella della donna
e quella del Rinascimento, solo per rammentarne tre fra le pi signi
ficative), si tratta di uno scritto che va adeguatamente inserito in un
contesto del quale non sempre si validamente tenuto conto : in pri
ma istanza mi riferisco alla stessa biografia dell'autore, poi alla situa
zione della donna nella societ del xvi secolo, infine al recente svilup
po di una specifica, agguerrita storiografia che analizza con passione

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12

il

VALERIO

ruolo

DEL

NERO

storico

della

donna

della Riforma, un material


Di primo acchito ci trovia
rittura risultare irritante:
sposato, il quale fa della d
per quanto filtrata attrave
eccessiva. Siamo dunque dav
ma alla continuazione di u
socialmente autorizzato a p
sizione di potere. Il discors
particolari novit da un ap
si tratterebbe di uno sbagl
Vives ricca e sfumata, pe
certante su alcuni punti de
relazione a questa sua rigid
chevolmente, ricordandogl
ti della donna in generale
pi gentile nei confronti de
Occorre porre una partico
di Vives, che nasce probab
pu prescindere. Innanzi tu
tore e certamente non sec
complessiva: finita nel 152
1524, e riedita nel 1538 do
agevolmente appurabile tr
la sorte che tocca anche
appunto per questo tale sca
nell'economia interpretativa
ti, emerge da un periodo d
sfortunato commento al D

1 Su Vives occorre partire almeno


Madrid, Ediciones Paulinas, 1978 e
lastica al Humanismo, Valncia, Gen

1 Abbiamo ora a disposizione l'ed


L.Vives, De institutione feminae C
theeussen; transi, by C. Fantazzi, Le

tione feminae Christianae liber secu


transi, by C. Fantazzi, Leiden-New
3 Epistola n. 1830 a Vives da Basile
Epistolarum Des. Erasmi Rot., t. vii
4 Occorre leggere con attenzione l
sopra citata.

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SUL DE INSTITUTIONS FOEMINAE CHRISTIANAE DI VIVES 13

commissionato da Erasmo. A parte questa improba fatica, eg


era affatto risparmiato da almeno otto-dieci anni, con prove
tura in svariati campi, dalla retorica, alla religione, alla filoso
polemica antidialettica (una vera e propria costante, quest'ult
suo lavoro intellettuale).1 Proprio in una lettera piuttosto lunga
da Oxford all'amico giurista Francesco Cranevelt in data 25
1524,2 Vives ad un certo punto ci d una interessante informazi

<Tres meos> libros <de Feminae Christianae Jnstitutione ferme typis


vit typographus; nulla tamen res mihi fastidiosior> quam titulus oper
vidiosus; in quibus ego singulari sum fato, ut semper libris meis prep
[eiusmodi] tituli, quibus amicis ne pilo quidem fiam comendatior, inim
ro invisior, medijs contemptior: [nam] prorepti ingenti de opere ex t
stimatione, ingressi tanto omnia intervallo sub promissione [tituli] re
Biblio[po]lae sua tantum spectant comoda, et fortassis liber fit vendibil
bris tituli, sed plerumque [invenitur vi]lior postquam est lectus, et ego
Caeterum praeterita reprehendi citius possunt quam corrigi. Liber exi
nostris manib]us et factus est publicus; de me quam quisque habebit opi

non vehementer sum solicitus: salu[tem enim consequi p]oss[um] e

lo libro a me edito. Prosit modo liber legentibus, et augeatur religio a


gloria, [satis est; nosmetipsi] nihil sumus: Christo serviendum est qui
aeternum: illuc referendum omnia, non ad nos ipsos.

Quell'attributo invidio sus affibbiato al titolo manifesta una


zione negativa o, quanto meno, limitativa (malvisto, capa
scitare addirittura odio). In realt, sembra intendere Vives,
di un testo non solo ha valore in s, ma contribuisce ad alim
sentimenti di simpatia di antipatia verso l'autore, orientan
un certo senso la lettura e l'interpretazione. In realt si tratt

piccola, ma illuminante spia dei rapporti che intercorrono tra a

editore e libraio: il titolo elemento delicatissimo nella cat


duttiva del libro, proprio perch quest'ultimo tirato in op
rezioni sia dalle esigenze del libraio, che vuole venderne tant
sia da quelle dell'autore, timoroso di vedersi ripercuotere ad
delusione del lettore le cui aspettative sul contenuto del libr
per caso state nettamente maggiori della realt. Comunque o

dado tratto e il libro ha una vita autonoma rispetto all'autore.

1 Utili osservazioni in C. Fantazzi, Vives, More and Erasmus, in Juan Luis Vives. A

sprdch in der Herzog Angust Bibliothek Wolfenbiittel vom 6. Bis 8 November 1980, hrg

Hamburg, Hauswedell, 1981, pp. 165-176; E. Gonzalez Gonzalez, op. cit. La pr

noma polemica antidialettica condensata nella lettera-trattato all'amico Juan F


Vives, In pseudodialecticos, ed. C. Fantazzi, Leiden, Brill, 1979.

2 H. De Vocht, Litterae virorum eruditorum ad Franciscum Craneveldium (1522-15


vain, Librairie Universitaire, 1928, p. 235.

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14 VALERIO DEL NERO

conressa ad ogni buon conto di no


di nessuno. A lui sta a cuore il pr
mente indipendente dalla produzio
Probabilmente un lavoro come il

soddisfazioni di quante egli se ne po

sua pubblicazione. E probabilment


ne ampliato e ripubblicato alla fine

lui particolarmente fertile. Se com


due edizioni vengono pubblicate s

anni trenta che vedono la luce le su


sta filosofico e linguistico. Va rico

institutione pressoch contempo

sue pi organiche fatiche dal punto

d'altra parte, negli anni venti, an

tico-sociali, quale il De subventionep


tica e innovativa sullo spinoso probl
che questo decennio si chiude col De

derazioni sul matrimonio a partir

allora in poi di questi due testi una


venibile in Vives un filo rosso che
zione tutte queste sue proposte, com

nae? Certamente s, ed l'interess

opere come il De disciplinis (1531), il

et vita (1538), per limitarmi a que


organiche di questo umanista.3 Pu
interno alla vita e alla produzione
con interpretazioni 'esterne' che c
che guardano alla donna da punti
anche pi specifici, insomma di gen
si pu assolutamente prescindere p
dunque, bisogna gettare luce sull

1 I. L. Vivis De anima et vita, a cura di M. S


1 L. Vives, De subventione pauperum, a cur
con importante Introduzione del curatore a

ne critica: J. L. Vives, De subventione pauperu

C. Matheeussen and C. Fantazzi, with the a


Brill, 2002.

3 V Del Nero, Pedagogia e psicologia nel pensiero di Vives, in I. L. Vivis Valentini Opera
Omnia. 1. Volumen lntroductorio. Coordinado por A. Mestre, Valncia, Edicions Alfons El
Magnnim, 1992, pp. 179-216; Idem, L'educazione in Vives, in Luis Vives y el Humanismo Eu
ropeo, coords. F. J. Fdez Nieto, A. Meler y A. Mestre, Valncia, Universitat de Valncia,
1998, pp. 131-146.

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SUL DE INSTITUTIONE FOEMINAE CHRISTIANAE DI VIVES 15

Come altri suoi scritti, anche il De institutione ha avuto pare


fortuna nell'Europa moderna, incontrandosi con le aspettative d
ta parte del mondo cattolico durante la Controriforma, ma entr
pure in sintonia con quei pi ampi processi di disciplinamento s

che hanno investito anche la realt delle chiese e delle societ riforma

te.1 Occorrerebbe a questo proposito una ricerca ampia e sistematica


nei fondi bibliotecari europei analoga a quella che stata condotta
per i Colloquia sive linguae Latinae exercitatio (altra opera di rilevan
te impianto ed impatto educativo, stampata autonomamente fino al
cuore del xx secolo).2 Mi pare, insomma, che questo testo, che pur
ha dato soddisfazione all'autore, abbia riscosso un maggiore successo
postumo, forse perch il margine, che gli indubbiamente caratteri
stico, tra trattato educativo e trattato di comportamento, tra specchio

di un modello che si spera e si auspica praticabile e proposta social


mente imitabile, in effetti parecchio sottile. Dal De civilitate morum

puerilium erasmiano in poi la convergenza tra modello educativo e


comportamentale si far sempre pi stretta.3 Si capisce pertanto co
me l'et moderna apprezzer una proposta come quella del Vives,
anche quando non si mostrer del tutto d'accordo con lui.
Rispetto alla situazione reale della donna nell'et del Rinascimento,
l'approccio dell'autore alla questione appare complesso, teso comun
que ad una valutazione /rivalutazione della dimensione spirituale e
culturale dell'elemento femminile, che ne mette inesorabilmente in
ombra le dimensioni corporee e materiali, squilibrando cos non po
co la figura femminile. Si potrebbe dire che questa rimozione della
fisicit, giustificata anche sulla base di una lunga tradizione, riscatta
la donna rispetto ad un modello di rapporto (presunto feale che sia)
che tende invece a strumentalizzarla e a renderla passivo strumento
di dominio e di piacere nelle mani del maschio. Tuttavia il prezzo pa
gato dalla donna delineata da Vives molto alto : alla probabile ricerca
1 La precoce traduzione castigliana di Juan Justiniano (1528) si legge ora in J. L. Vives,
Instruction de la mujer cristiana, a cura di E. T. Howe, Madrid, Fundacin Universitaria
Espafiola-Universidad Pontificia de Salamanca, 1995. Cfr. pure D. Briesemeister, Die ge
druckten deutschen LJbersetzungen von Vives' Werken im 17. Jahrhundert, in a. buck (hrsg.), Ar

beitsgesprdch, cit., pp. 177-191; M. von Katte, Vives' Schriften in der Herzog August Bibliothek
und ihre Bedeutungfur die Prinzenerziehung im. 16. und 17. Jahrhundert, ivi, pp. 193-210. Il testo

di Vives fu tradotto nel Cinquecento in francese, italiano, inglese, tedesco, spagnolo.

* Esemplare il lavoro di E. Gonzalez Gonzalez, V Gutirrez Rodrguez, Los didlogos


de Vives y la imprenta. Fortuna de un manual escolar renacentista (1539-1994), Valncia, Instim

elo Alfons el Magnnim, 1999.


3 Erasmo da Rotterdam, Il galateo dei ragazzi, a cura di L. Gualdo Rosa, Roma, Istituto
della Enciclopedia Italiana, 1991.

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VALERIO

DEL

NERO

di un equilibrio, l'umanista spag


della donna nella quale l'ossessi
l'onore gioca un ruolo determin

Nella
conto

complessiva
di

un

altro

valutazione

fattore.

Vives

sedici-diciassette anni lascia la cit


ritorno. Egli si stabilir nelle Fi

po un soggiorno parigino di cir


e altri suoi parenti furono sott
inquisitoriali.2 Le notizie che fi
Cranevelt

negli

anni

venti

lascian

diretta, una situazione d'animo


pata. Questo spiega, per altro, l
nanti ed improvvise riflessioni
potere degli inquisitori. Non vi

innescato un trauma nella sua coscienza e una frattura nella sua bio

grafia, il che spiega la sua scelta di non tornare nella terra natia. Ora,

fra le tante cose c' da chiedersi se in lui, che si sempre dichiarato


cristiano e che nei suoi scritti ha dato prova continua di esserlo, non
siano rimaste tracce lontane di un'educazione giudaica, per esempio
nella valutazione della figura della donna. Personalmente non mi so
no mai azzardato ad inoltrarmi in una simile ricerca, che ipotizzo per
altro difficilissima. Per la domanda va posta e il dubbio va espresso.
Sono invece convinto che questo intricato rapporto con la famiglia e
la terra di origine abbia contribuito a forgiare certi tratti malinconici

e perfino tristi del suo carattere, che qua e l affiorano dalla sua ope
ra. Una visione moralmente severa e finanche un po' pessimistica dei
rapporti umani pu avere contribuito ad alimentare in lui l'elabora
zione di giudizi assai rigidi sulla natura della donna.
1 Sulla donna nel Rinascimento la bibliografia si fatta via via sempre pi ricca. Pos
sono risultare utili per una primissima introduzione generale alla questione R. De Maio,
Donna e Rinascimento, Milano, Il Saggiatore, 1987; M. L. King, Le donne nel Rinascimento,
tr. it., Roma-Bari, Laterza, 1991; Dal Rinascimento all'et moderna, a cura di A. Farge, N.
Zemon Davis, in Storia delle donne in Occidente, a cura di G. Duby e M. Perrot, tr. it., Roma

Bari, Laterza, 1995; M. Zancan, La donna, in Letteratura italiana, a cura di A. Asor Rosa,
v. Le Questioni, Torino, Einaudi, 1986, pp. 765-827; Rinascimento al femminile, a cura di O.
Niccoli, Roma-Bari, Laterza, 1991; Monaca, moglie, serva, cortigiana: vita e immagine della
donna tra Rinascimento e Controriforma, a cura di S. F. Matthews-Grieco, Firenze, Morgana
Edizioni, 2001; L'educazione delle donne in Europa e in America del Nord dal Rinascimento al
1848: realt e rappresentazioni, a cura di G. Leduc, Torino, L'Harmattan Italia, 2001; M. E.
Wiesner, Le donne nell'Europa moderna 1500-1750, Torino, Einaudi, 2003.

2 M. de la Pinta y Llorente, J. M. de Palacio, Procesos Inquisitoriales contra lafamilia


judia de Luis Vives, Madrid, Instituto Arias Montano, 1964.

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SUL DE INSTITUTIONE FOEMINAE CHRISTIANAE DI VIVES VJ

Il De institutione foeminae christianae trae origine da un soggiorn

inglese di Vives nell'ambiente della regina Caterina di Aragona,


quale l'opera dedicata: il rapporto piuttosto confidenziale con

regina trova un preciso riscontro nel De ratione studii puerilis del 15

un piccolo manuale di metodo educativo e pedagogico per la fi


(Jussisti ut brevem aliquam rationem conscriberem, qua in Mar
lia Tua instituenda praeceptor ejus uti posset: parui libens tibi, c
rebus multo majoribus obsequi vellem, si possem).1 Nella prefaz
al De institutione Vives sostiene con convinzione la naturale inse
bilit della donna dall'uomo (socia inseparabilis) e colloca il pro

progetto educativo tra l'eredit dei trattatisti classici de re familiar

la tradizione dei padri della chiesa, accentuando l'analisi del pe


so educativo della donna dalla fanciullezza, al matrimonio, fino
eventuale vedovanza. Consapevole della novit dell'impresa, egl
marca per il fatto che si tratta di una proposta educativa che
deve essere letta settorialmente, per esempio a seconda dello s
di vita, ma al contrario deve essere gustata integralmente da tu
universos [libros] legendos censeo.2 Non a caso esso contiene p
osservazioni e valutazioni generali e non solo perci relative ad

determinato stato di vita.

Si delineano subito due tratti decisivi, molto cari all'autore, quali la

scelta di valorizzare la dignit della donna, ma anche l'insistenza sul


suo ruolo subordinato a quello dell'uomo. In particolare, poi, nella
cura di s la donna deve tutelare principalmente la pudicitia che sim
boleggia quel valore morale che, nell'ottica maschilista, ne esalta e
ne favorisce la separatezza sociale, nella misura in cui contribuisce a
relegarla nella dimensione privata e domestica, innalzandone per il

valore sul mercato dello scambio matrimoniale. Evidentemente sia

mo di fronte ad una contraddizione non risolta. Inoltre l'educazio

ne sentimentale, morale, amorosa, sessuale non a caso trovano uno


spazio molto ampio in questo trattato. Non certo l'unica tematica
affrontata, ma quella che ha attirato frequentemente l'occhio dei

critici. Cos Hilmar M. Pabel3 incentra un suo intervento sulle strate

gie retoriche messe in atto da Vives per inculcare il valore della castit
nella donna non sposata e anche in quella maritata, strategie che oggi

possono parerci inopportune esagerate, ma che probabilmente al


1 J. L. Vives, Opera Omnia, ed. G. Mayans, 8 vols., Valncia, Monfort, 1782-1790, voi. 1, p.

256. 2 J. L. Vives, De institutionefeminae Christianae liberprimus, cit., p. 4.


3 H. M. Pabel, Feminae unica est cura pudicitiae: Rhetoric and the Inculcation of Chastity
in Book 1 of Vives' De Institutione feminae Christianae, Humanistica Lovaniensia, xlviii,
1999, pp. 70-102.

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l8

VALERIO

DEL

NERO

suo tempo mostravano una pi in


tiae e di exempla, alternanza di u
di

apostrofi

indicazioni

ed

invettive

sulle

letture

dirette

da

culturali rafforzano la continua sottomissione della donna all'uomo

in tutto l'arco della vita, date anche la sua naturale inclinazione al pia
cere e la sua instabilit mentale. Tuttavia, se la castit appare davvero
come una ossessiva finalit educativa, bisogner tentare di chieder
si perch. Federica Parenti Pellegrini,1 in riferimento alla dimensio
ne sessuale del progetto vivesiano, contestualizza l'opera e la pone
a confronto col De officio mariti, che giudica pi originale del De
institutione, rimarcando fortemente la visione subordinata della don

na che emerge da questo testo. L'autrice interessata in particolare


alla condizione matrimoniale della figura femminile, e sottolinea al
riguardo la dimensione della donna come animale domestico, acco
stata com' da Vives, in un passo del De officio, al cavallo al bue. Pur

valorizzando il matrimonio sulla scia di Erasmo, l'umanista spagnolo


insiste sulla condizione di inferiorit morale e giuridica della donna,
che nella dimensione matrimoniale esalta il primato della procreazio
ne rispetto a qualunque altra esigenza affettiva e sessuale. Si tratta di
osservazioni giuste e da recepire a livello di indicazioni di ricerca. Ma
ovviamente il discorso resta tutto da approfondire.
Carmen Peraita2 invece, che definisce la proposta di Vives come la
pi decisa difesa cinquecentesca della possibilit di accesso all'educa
zione per la donna, evidenzia pure il contrasto di fondo tra questa im
presa di educazione morale e il rafforzamento di un ruolo socialmen
te subordinato, nella misura in cui l'elemento femminile titolare di
imperfezioni naturali, morali e teologiche. La formazione culturale e
quella letteraria in special misura rappresentano una strada per il con
seguimento della saggezza,'della virt e della sapienza. La studiosa
insiste molto su questo nesso tra educazione alle lettere e educazio
ne alla virt, che permette di infondere reflexive habits, nonch di
moderare la condotta e di reprimere la sessualit. Il De institutione si

caratterizza perci per un modello educativo incentrato su un moral


learning che ha riflessi sulla vita quotidiana, instillando nella donna
un codice di comportamento basato sul governo di s. Uno stimolo
1 F. Parenti Pellegrini, Juan Luis Vives: il debito coniugale e la moglie come animale dome
stico, Archivio Storico Italiano, clv, 1997, pp. 495-506.
1 C. Peraita, Latin and Virtue: Vives on Educating the Subordinated Sex, in Entra mayo y
sale abril: Medieval Spanish Literary and Folklore Studies in Memory of Harriet Goldberg, eds.

M. Da Costa Fontes, J. T. Snow, Newark, Delaware, Juan de la Cuesta, 2005, pp. 281-301.

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al

fare

SUL DE INSTITUTIONE EOEMINAE CHRIS TIANAE DI VIVES 19

positivo quello rivolto a potenziare l'istruzione della donna, van


to tuttavia dal permanere di condizioni che ne perpetuano la s

ternit.

Una valida direzione di ricerca sicuramente quella intrapresa


Jan Papy,1 che ha approfondito alcune piste concernenti le font

pensiero di Vives. Infatti se, come noto, i padri della chiesa, gli in
lettuali medievali e gli umanisti costituiscono la rete di riferimenti
getta un po' di luce sulla struttura e la finalit del testo, in questo
gio si rimarca in particolare la scarsa considerazione dell'influsso de
letteratura spagnola sul trattato di Vives e, in particolar modo, que

del francescano catalano Francesco Eiximenis (1340 ca.-i409), ch


Llibre de les dones solleva alcune tematiche verso le quali anche l
nista si mostrer sensibile.2 Tra le possibili fonti medievali di V

vengono poi indicate anche lo Spculum virginum e i libri di ore, a

se da dire che il rapporto tra Vives e i medievali mediato e c


zionato da un costante atteggiamento polemico nei confronti d
logica tardo scolastica. Decisivi appaiono tuttavia le relazioni con
umanisti, Bud, Erasmo e More soprattutto : la questione umani
dell'apprendimento e dell'uso del latino , da questo punto di vi
centrale in tutta la produzione dell'umanista spagnolo, compre
De institutione. Dunque una valida indicazione, quella di Papy, ch
vr naturalmente venire approfondita.
Infine un cenno all'articolo di A. D. Cousins3 che lega nella sua
lisi le posizioni di Erasmo, Vives e More in relazione all'educaz
umanistica della donna e al ruolo esercitato in queste valutazion
mito (quello di Pigmalione in particolare), tenendo come costan
punto di riferimento il poema di More To Candidus sul modo d
gliere una moglie. Anche in questo saggio, dunque, si evidenzi
particolare lo stretto nesso che unisce in Vives il De institutione al

officio nella consapevolezza che Erasmo sicuramente e lo spagn


quasi sicuramente hanno letto il poema di More. Questo contri

rebbe per altro a spiegare l'enfasi di Vives sull'armonia coniugale, f


data sulla attiva formazione (fingere come scolpire) della mogl

parte del marito, che costituisce per anche il segnale di una vo

1 J. , Juan Luis Vives (1492-1540) on the Education of Girls. An Investigation into his

eval and Spanish Sources, Paedagogica Historica, xxxi, 1995,3, pp. 739-765.
2 F. Eiximenis, Estetica medievale dell'eros, della mensa, della citt, a cura di G. Zano

Milano, Jaca Book, 1986; Des femmes et des livres. France et Espagnes, xive-xvne sicle, e

De Courcelles, C. Val Julin, Paris, Ecole des Chartes, 1999, p. 96 sgg.


3 A. D. Cousins, Humanism, Female Education, and Myth: Erasmus, Vives, and More
Candidus", Journal of the History of Ideas, lxv, 2004, n. 2, pp. 213-230.

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VALERIO

DEL

NERO

di chiusura della donna en


casa il proprio regno : quest

processo formativo eterod


di compiti che costituisce
sessi. Dunque, a parere de
umanisti errato emargi
sce

uno

dei

tratti

fondamen

Pur ribadendo posizioni


vole al matrimonio lo pon
culturale che mira a rival
to, storicamente, delle po
anche di quella erasmiana
matrimonii quaerimus aut
lone, sed ab ipso summo r
tum est, ab eodem et laud
que.1 Tutta l'argomentaz
re quale struttura portant

constare

et

contineri

omnia

vero che le leggi e le us


vi popolo cos barbaro c
trimonio, che ha umanizz

tes, distogliendoli a vag


belli e sacri del matrimon
sa, proprio perch questo
liberando le donne dalle f
te rivolte. I vizi stanno ne
zi, una buona moglie pu
marito pu correggere un

fisso e di definitivo. Resta la triste consuetudine che falso uxores ac

cusamus. Niente in realt vi di pi dolce, di pi felice e di pi sicuro

della vita coniugale. Il celibe Erasmo, certo nella prospettiva di una


profonda riforma del cristianesimo che ridimensionasse le pretese e
il potere del clero e aprisse ad un apporto pi attivo dei laici, ci lascia
dunque un messaggio convintamente positivo sul matrimonio: tolle
matrimonium, perpaucis annis universum hominum genus funditus
intereat necesse est.3 Sar perci necessario rileggere il piano educa
tivo globale di Vives anche alla luce di una riconsiderazione delle idee
1 Des. Erasmi Rot. Declamatio in genere suasorio De laude Matrimonii, in Opera Omnia, 1-5,

Amsterdam-Oxford, North-Holland Publishing Company, 1975, p. 386.

Ivi,

p.

394.

Ivi,

p.

412.

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SUL DE INSTITUTIONS FOEMINAE CHRISTIANAE DI VIVES 21

sull'amore e sul matrimonio dell'olandese. Ma nel contestualizzare in

modo particolare il De officio mariti si dovr tener conto di un clima

nuovo che offre, per esempio, spregiudicate proposte di esaltazione


della donna, come quella di Agrippa di Nettesheim, senza le quali la
visione umanistica di questi problemi risulterebbe intollerabilmente
monca.

La posizione di Agrippa sulla donna, collocandos

zione del De institutione foeminae christianae e in co


officio mariti, pu aiutare a mettere in luce alcune d

ves. In polemica con i fautori del celibato, in sint

in accordo con alcune linee di fondo dei riformatori


esalta nel 1526 il matrimonio in un piccolo, ma succo

a Magherita di Angoulme.1 Il matrimonio l vis


rena, quale sorgente di felicit: [...] nec in somno,
discedentes, sed vita illis in omnibus actionibus, la
atque in omni fortuna coniuncta, inserviunt sibi i
vunt: comitantur se usque ad vitae exitum.2 Anco

per un confronto lo spegiudicato De praecellentia et


sexus del 1529, che rivendica non solo l'uguaglianza d
to agli uomini, ma perfino la loro superiorit, se le s

fossero a loro disposizione. Se esse sono costrette


schi non per qualche ragione naturale divina,
dine, educazione fortuna: in termini antropologi
situazione che la cultura pu contribuire a modific
Del resto, nulla itaque est ab essentia animae inte
rem, alterius super alterum nobilitatis praeeminen
par dignitatis innata libertas.3 Quella di Agrippa
concezione assai meno rigida e pi ardita di quella
gnolo. Ma, appunto, in un frangente storico decis
mo e per la Riforma, pu essere davvero fruttuosa
pio raggio di quello che gli intellettuali del period
su educazione, amore e matrimonio.
Se si torna ora per un attimo al De institutione,
sua struttura esso non risulta equilibrato tra le sue

1 Henr. Corn. Agrippae De Sacramento Matrimonii declamatio, in

Beringos fratres, s.d., , pp. 536-549. Cfr. P. Zambelli, Mariage et lut

Corneille Agrippa, Nouvelles de la Republique des Lettres, 1997,1


2 Henr. Corn. Agrippae op. cit., p. 540.
3 H. Corneille Agrippa, De nobilitate et praecellentia foeminei se
texte d'Anvers 1529, sous la direct, de R. Antonioli, Genve, Droz
veda, in questo stesso fascicolo, il contributo di V Perrone Compa

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22

VALERIO

DEL

NERO

ne critica infatti, al primo


traduzione inglese, sono d

nuptis, 195; al terzo, sullo s


lere un confronto esterior
di Vives rivolto molto pi

sposata che alla vedova. Tr


merita rammentare almen
rizzati in genere dall'autor
quali segnalatori di inclinaz
'domestica' (tessere e cucin
il valore di una attivit ins
Quanto alla formazione cul
preciso, per quanto selezion
che hanno per oggetto gue

tichit fino all'Umanesimo.

L'analisi di questi testi e dell'indice ante litteram elaborato dal Vives


gi stato intrapreso dagli studiosi, ma si tratter di approfondire il
discorso, anche in relazione ad altre sue opere. In via di ipotesi si pu
ritenere che l'intento del filosofo spagnolo sia quello di sottrarre l'im
magine della donna ad una visione strumentalizzata della sua affetti
vit, rafforzandone per contemporaneamente la subordinazione ad
un ordine, sociale e familiare, prettamente maschile. Virt, moralit,
pudicizia, devozione, frugalit, sobriet sono valori da tutelare in ma
niera ossessivamente decisa e, in questa cornice, si capisce come la
verginit sembri acquisire una validit indiscutibile : da qui il contor
no di proibizioni e di consigli che vanno da una certa dieta, al riposo,
al rifiuto dell'ozio, alla capacit di fare a meno di belletti. Alcuni padri
della chiesa vengono citati direttamente dall'autore, ma una ricerca
pi mirata potr evidenziare meglio il grado della loro assimilazione
e del loro riuso (che io ritengo particolarmente elevato). La donna
che si avvia al matrimonio e ancor di pi la donna maritata sono og
getto di consigli che non si discostano dal solco educativo predisposto
per la fanciulla. Nettamente dipendente dalla volont del coniuge, la
donna sposata alimenta l'armoniosa concordia affettiva matrimoniale
anche attraverso una saggia amministrazione dell'educazione dei figli
e del patrimonio familiare. La sessualit invece viene fortemente sva
lutata ed emarginata. Il valore e la supremazia dell'interiorit rispet
to all'esteriorit, dell'animo rispetto al corpo, dello spirito rispetto
alla materia costituiscono un filo rosso che accomuna l'educazione

della virgo, della donna sposata e della vedova. Indubbiamente il De


institutione un testo ricco di tanti spunti di riflessione, basti pensare

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SUL DE INSTITUTIONS FOEMINAE CHRISTIANAE DI VIVES 23

alle osservazioni dell'autore sulla danza, sull'uso di mascherarsi,


tradizionali feste di matrimonio, sulle cerimonie funebri fastos

periodi di lutto eccessivamente prolungati, tutte spie da legger

che in chiave antropologica in un contesto storico in fase di profo

trasformazione agli esordi dell'et moderna.


Dopo numerose ed utili indagini particolari, probabilmente
mai maturo il tempo di uno studio globale approfondito su qu
stimolante, problematico e, a tratti, sgradevole testo, che lo inq
nel contesto della cultura umanistica, nella concreta situazione

donna nell'et rinascimentale, nella trattatistica educativo-peda


ca, nella personalit e nella produzione dell'autore. Non solo o
re tener conto delle due edizioni elaborate dall'autore, ma biso
rapportarlo al De officio mariti e alle numerose altre opere di t
educativo che Vives ha pubblicato. N un'accusa di conservatori
maschilista n un apprezzamento senza riserve delle aperture e

tive nei confronti della donna, che pur non mancano, possono bast

a rendere ragione di un progetto cos complesso ed ambizioso

donna animai infirmum, ma al contempo titolare di diritti edu

al pari del maschio. Il riferimento alla tradizione pagana (Plut


e cristiana (i padri della chiesa) per invitare la donna alla mod
del comportamento, all'onest, alla sapienza, al silenzio, ad abba
gli occhi indica un processo di interiorizzazione della 'disciplina
autocontrollo che va ben oltre Vives: ma un processo, lo sapp
bene, che viene da lontano e che si inoltra in profondit nel

della modernit.

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