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Eugenio Canone

ISPIRATI DA QUALE DIO?


BRUNO E L'ESPRESSIONE DELLA SAPIENZA
SUMMARY

This article examines some thmes which, in diffrent ways, are relevant to
Bruno's thinking on divination. It explores the idea that the divinity can be
a source of inspiration or can manifest in a certain manner its 'wilT, which is
accomplishedby means of the activity of special individuals. In what sense can
one say that, for Bruno, creative inspiration, whether poetic or philosophical,
is supported and strengthened by the divinity or is a gift of divine grce? Also
considered is the theme of the Muses and intermediary deities, as well as the
notion of the diffrent levels of Wisdom. The article returns, moreover, to the
question of 'contraction and of the spiritus, considered in relation to Bruno's
conception of divination.

zione il concetto bruniano di ispirazione. Pi precisamen


Un tema
mineglisembra
opportuno
te, sesul
datoquale
rintracciare
scritti del filosofo
nolano una richiamare l'atten
concezione dell'ispirazione creativa che abbia a che fare con l'idea di
ispirazione profetica; un discorso che riguarda la poesia e, per Bru
no, la stessa filosofia. Del resto, nelle sue opere egli insiste sul lega
me speciale esistente tra poesia e filosofia; anzi, tra poesia pittura e
filosofia,1 in relazione alla fantasia e alla capacit di figurare qualcosa

di nuovo - e in qualche modo di 'antico' - in grado di coinvolgere


mente e cuore. Allora, in che termini l'ispirazione creativa del poeta
nonch del filosofo pu dirsi profetica, e in che modo sarebbe gui
data dalla divinit? Inoltre, quale divinit: un dio, un demone? Se la
somma divinit, quale fato provvidenza superiore in cui coincido
no libert, volont e necessit, concepita come (in s) indifferente
rispetto alle cose del mondo - come quel dio che, in quanto abso
luto, non ha che far con noi2 -, pur vero che per Bruno la divini
t, in quanto si comunica e si diffonde nella natura,3 assiste l'uomo
1 Explicatio, bol , 133-134; De imag. comp., bol , 198.
2 Spaccio, bsp 257.

3 In tal senso, si ricordi l'assunto, di ascendenza platonica e poi ripreso dalla scolasti
ca, bonum est diffusivum sui. Per come lo considera Bruno vedi De campo Caelii,
id estbonitate naturali, Lampas trig. stat., bom 1164-1172, in partie, p. 1170: xv. Conside

rantibus Caelum in haec inferiora influere, apparebit significatio boni pr eo quod est
sui diffusivum, communicativum, liberale, serviens, obsecundans. Cfr. bol iii 109.

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390

EUGENIO

CANONE

nelle sue imprese giuste ed eroich


unit, che l'uomo pu solo ador
numi2 a favorire e proteggere l'
di i 'doni', anche quelli di caratte
et infinito onnipotente lume, a
appunto distributori de doni.3
di e, in generale, di forze dem
alla sfera naturale.4 Tuttavia, ne
da lui fatta propria, dmoni non
natura, ma anche degli individui

elevato da comportare una loro


ri. L'eroe il sapiente anche l'a
sublime e produttivo, sono qua
sarebbero appunto dmoni.5 D
come Parmenide, Pitagora, Socra
pientissimi.
Riguardo alla profezia e, in particolare, alle tante profezie circo

lanti nella sua epoca, la posizione di Bruno essenzialmente cri


titica. Del resto, il tramonto degli oracoli era stato gi da tempo

diagnosticato da Plutarco. Pertanto, l'immagine della Sibilla che il


filosofo nolano offre nei suoi scritti, per es. nel De immenso, per lo

pi negativa: il linguaggio enigmatico e poetico, ma in certo mo


1 Bruno parla quindi di uomini di eroico spirito, di animo veramente eroico, del
tutto indipendentemente dalla bassa condizione sociale (Causa, boeuc iii 83).
2 Le espressioni ricorrono nella 'epilogazione morale' che Bruno fa recitare a Pru
denzio' a conclusione dei dialoghi della Cena: Io ti scongiuro, Nolano, per la speranza
ch'hai nell'altissima et infinita unit che t'avviva, et adori; per gli eminenti numi, che ti
protegeno, e che onori; perii divino tuo genio che ti defende, et in cui ti fidi [...] (boeuc

283).

Ivi,

p.

39.

4
Sono
da
vedere
in
propos
za
naturale
degli
Egizi:
Ve
una
semplice
divinit
che
s
vatrice
de
l'universo,
secon

e
prende
diversi
participazione
de
reti,

pescar

ricchezze

particulari

Ci

nomi;
ve
diversi
d

pesci

beni,
(bsp

sarebbero,

con

la

contratto

254,

257;

osserva

cf

Br

nelle
quali
l'intellettuale
s
altre
nelle
quali
l'animale
sono
nelle
quali
l'uno
e
l'al
(boeuc
vii
191).
Per
alcune
Canone,

Magia

dei

contrari.

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BRUNO E L'ESPRESSIONE DELLA SAPIENZA 391

do decifrabile della Sibilla risulta poi smarrito; rimar


espressioni tortuose e follia.1 Va per rilevato che Bru
resistenza di una capacit profetica, grazie alla quale
sibile prevedere il futuro, una capacit che sarebbe pr
filosofi e uomini di scienza pi che di Sibille. Si veda
dire a 'Sofia' in merito all'opera di Crantore di Soli e r
tento dello Spaccio de la bestia trionfante: Io, Saul
in verit accaduto in cielo altro che quel tanto che in
sogno, in ombra, in spirito di profezia vedde Cranto
batto de la Ricchezza, Volupt, Sanit e Fortezza.2 U
profezia Bruno individua anche nei versi di un poet
Tansillo3 e nei Meteorologica di Aristotele.4 Nel pass

Spaccio le espressioni da evidenziare sono vedde e


L'intuizione profetica e poetica esprime un'anticipazi

al futuro - nei suoi stessi scritti, in particolare negli Ero

me pure nei Poemi filosofici latini, Bruno attribuisc


alle parti poetiche tale funzione -, ma non comporter
l'intendere il significato e le conseguenze avvenire di
gurato'. Gli stessi termini - vedere, intendere - ri
brano celebre della Cena de le Ceneri, in cui si parla d
Manto che vedeva, ma non intendeva, diversament
Tiresia che, pur essendo cieco, aveva piena capacit d
e di intendere.5 noto che nel brano della Cena imp
rimento a Copernico, con il riconoscimento da parte
merito dell'astronomo polacco (costoro in effetto so
interpreti che traducono da uno idioma a l'altro le par
alla propria opera (sono gli altri poi che profondano

1 Talis Apollineum furiosa Sibylla per antrum / Bacchatur (referu


non color unus. / Qui potis est igitur sacri commenta furoris / Tantis
ambagibus tantis, / Turbine phantasiae e tanto, qui fluctut intus?
, 299). Cff. Causa, boeuc ih 49.
2 Spaccio, bsp 131; Bruno si riferisce a un brano del libro xi dell'Adver
di Sesto Empirico.
3 Citando alcuni versi del giovanile poemetto Vendemmiatore (Se n

che v' da presso, / come torrete quel che v' lontano? [...]), Bru

si pu tirar a certo meglior proposito quel che disse il Tansillo quas


(Cena, boeuc ii 51), e l'espressione per certo gioco qui corrisponde

fezia.

4 Riferendosi all'idea di 'vicissitudine', Bruno osserva che nel fine


della sua Meteora [Aristotele] ha parlato come un che profetiza e divi
medesmo tal volta non s'intenda, pure in certo modo zoppigando, e
pre qualche cosa del proprio errore al divino furore, dice per il pi e p

vero (ivi, pp. 259, 261). 5 Ivi, p. 37.

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392

EUGENIO

ti,

non

e Bruno come Tiresia.2

CANONE

essi

medesimi).1

Quin

D'altra parte, l'idea di una qualche predestinazione e grazia - l'idea


cio di certi Mercuri che gli di invierebbero agli uomini3 - non
per il filosofo nolano in contraddizione con l'idea di un personale e
progressivo perfezionamento dell'uomo, fino a farsi perfetto con
transformarsi et assomigliarsi alla divinit.4 Al di l di certi benefici

divini, per Bruno tuttavia in virt della ricerca e dello studio che
il singolo si eleva spiritualmente; pertanto la 'scienza' - pi di una
qualche grazia un qualche dono - uno esquisitissimo camino a
far l'animo umano eroico.5 Secondo tale prospettiva, in cui morale
e conoscenza si intrecciano con una peculiare soteriologia, la salvez

za non scende dall'alto ma si costruisce dal basso.

Si tratta di questioni che rinviano alla concezione bruniana della


sapienza, cio ai tre gradi della sapienza6 in collegamento con la dot
trina dei tre mondi: metafisico, fisico-naturale, razionale. Nel mon

do razionale e umbratile, propriamente il mondo dell'uomo con


la sua memoria collettiva, si decide il destino degli individui, dalla
gloria all'ignominia, e solo indirettamente lo scenario del Giudizio
pu riguardare - oltre la civilt, cio la fama l'oscurit - un mon
do divino superiore.7 Secondo Bruno questa una possibilit che

1 Ibidem.

2 Sempre nella Cena e con riferimento al racconto evangelico, Copernico parago


nato a Giovanni Battista; l'astronomo polacco sarebbe stato ordinato da gli di come
una aurora, che dovea precedere l'uscita di questo sole de l'antiqua vera filosofia, per
tanti secoli sepolta (ivi, p. 41). Il sole (che nel racconto evangelico si riferisce a Ges
Cristo e al suo messaggio) nel brano indica ovviamente la 'nolana filosofia'. Vedi E. Ca
none, Il dorso e il grembo dell'eterno. Percorsi della filosofia di Giordano Bruno, Pisa-Roma,
2003, p. 39.

3 Per tale concezione, nei suoi scritti Bruno si richiama tra l'altro alla 'tradizione

ermetica' e, in particolare, all'Asclepius (vedi Spaccio, bsp 252-259). In considerazione


della duplicit della natura del messaggero degli di (sulla cui duplicit Bruno insiste
nella Cabala del cavallo pegaseo e nel De imaginum compositione), non sorprende che tali
Mercuri possono esprimere un ruolo ora positivo ora negativo, come risulta dai due
brani riportati di seguito: Non cesst providentia deorum - dixerunt Aegyptii sacer
dotes - statutis quibusdam temporibus mittere hominibus Mercurios quosdam, etiam
si eosdem minime vel male receptum iri precognoscant (De umbris, bui 14); quei che
essendo usciti dal fango e caverne de la terra, quasi Mercuri et Appollini discesi dal cie
lo, con moltiforme impostura han ripieno il mondo tutto d'infinite pazzie, bestialit e
vizii, come di tante vert, divinit e discipline (Cena, boeuc ii 47).
4 Si tratta di una pagina famosa degli Eroici furori, in cui Bruno afferma che l'uomo
eroico pu divenire un dio dal contatto intellettuale di quel nume oggetto (boeuc vii

121). 5 Causa, boeuc hi 83. 6 Orat. valed., bol 1,112-15.


7 II medium il mondo naturale.

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BRUNO E L'ESPRESSIONE DELLA SAPIENZA 393

rimane aperta e insondabile. Per il filosofo nolano, qu


dell'uomo fondamentalmente un mondo simbolico
e inferni, alla cui origine c' la virtus phantastica con
ritentivo e produttivo.1 Un mondo la cui autonomia, ri
tura, da considerarsi un prodotto storico-culturale e
originario che corrisponderebbe alla volont di un dio c
poi da Bruno concepito quale artefice interno:2 pote
nale come arte somma della materia della natura, per

della materia e della natura che conosciamo. Bruno fa riferimento

a tale dio come sommo artista senza volto,3 ma che comunicandosi


nella natura si fa conoscere sotto volti diversi.4 La natura naturata

sarebbe essa stessa simbolica, essendo ogni realt finita all'interno di


una catena infinita di connessioni, e ci viene a interessare non solo
le innumerevoli specie della natura, ma anche la struttura elementa
re delle cose e il principio animatore natura naturante. La natura
simbolica perch in ogni sua parte animata e correlata. L'anima

del mondo la fonte dell'universale sensus e intellectus: attribuisce

vita, senso, intelligenza a ogni cosa e la mantiene in rapporto con

la totalit.

Pur manifestando Bruno un interesse verso l'arte divinatoria - sul

piano teorico e non della pratica, rimarcher egli nel corso del pro
cesso5 -, il suo atteggiamento nei confronti della divinazione am

bivalente.

Da un lato, egli mostra una posizione critica e demistificatoria


nei confronti di profezie cos come di temporanei poteri, ritenuti
1 Explicatio, bol , 121-122; De imag. comp., bol h,m 118 sgg.
2 Causa, boeuc m 117; Spaccio, bsp 14-15.

3 Causa, boeuc m 103,105,107. 4 Spaccio, bsp 249-257.

5 Nella sua prima denuncia, Giovanni Mocenigo afferma che Bruno gli avrebb
di voler attender all'arte divinatoria, et che si vuole far correr dietro tutto il

(Firpo, Processo, doc. 2, p. 144). A una domanda specifica dell'Inquisitore venez


[...] habbi detto di voler attender all'arte divinatoria et altre sudette), nel su
costituto Bruno risponder: quanto [...] alla divinatione, particularmente quel
dalla astrologia giuditiaria, ho detto et havuto ancora proposito di studiarla per
se haveva verit conformit alcuna. Et questo mio proponimento l'ho com
to a diversi, dicendo haver atteso a tutte quante le parti della filosofia et d'ess
curioso in tutte le scientie eccetto che nella giuditiaria; et che havendo comm
otio, volevo attendere a quella, trovando loco solitario et quieto (ivi, doc. 15,
188). Cff. il paragrafo Circa artem divinatoriam del Sommano del processo, in
l'altro si legge tale affermazione di Bruno: Non ho mai havuto intentione di p

re detta scientia e communicare detto libro [De sigillis Hermetis, Ptolomei et alioru

solo haverlo presso di me, sin che fossi informato della forma e teorica della
perch la prattica mai mi piacque, eccetto secondo quella parte ch'appartiene a
dicina (ivi, doc. 51, p. 287).

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394 EUGENIO CANONE

soprannaturali, di alcuni individu


sar stato un attento lettore del p
tende essenzialmente a considerar
naturale, in rapporto a complessi
soggetto ; ci che trasformerebbe
di 'miracoloso' l'immaginazione,
di coloro cio che vi prestano fed

nel Sigillus sigillorum, le riflessioni


contractio;1 considerazioni riprese n

da rilevare che il filosofo nolan

fronti di divinazioni e pronostici


l'astrologia, che egli ritiene per l
matico-astronomico rispetto a un
sottolineato, Bruno rifiuta sia la g
no del mondo: quel gracchiare - c
pronosticanti astrologi et altri di
giamento parzialmente diverso ne
In generale, il suo interesse si riv
astrologia, in connessione al temp
t si manifesterebbe nella natura;
segni zodiacali e gli influssi dei p
le, egli si mostra interessato a un
D'altra parte, Bruno stesso carica
ne profetica, riconoscendo il valor

di carattere naturale che si manifesterebbe variamente - e secondo

lui vicissitudinalmente - nella civilt umana. Questa forma di divi


nazione riguarda uomini singolari (uomini savii e divini, uomini
rari, eroichi e divini si legge nella Cena de le Ceneri)6 che appaiono
1 Sig. Sigili, BOL II,II 180-193. 2 BOEUC VII 327.
3 In proposito, mi permetto di citare un mio testo: Tra l'ai di l e l'ai di

sarebbe alcuna separazione metafisica e fisica: spazio e atomi sono gli ste
menti e le reputate qualit planetarie sono presenti l e qua. Si pu allora p
di diversi punti di vista, di centri relativi nell'universo infinito senza cent
Pertanto, dall'angolazione della sua cosmologia infinitista, Bruno rigetta qu
uno dei fondamenti dell'astrologia matematica, la quale - sulla base di cal
alla posizione degli astri - intende offrire delle predizioni circa individui ed
Terra. Le predizioni cos dettagliate degli astrologi, da Tolomeo in poi, non
alcuna attendibilit scientifica, nel significato di validit fisica (E. Canone

contrari, cit., pp. 60-61). 4 Spaccio, bsp 39.

5 E. Canone, Magia d contrari, cit., p. 61, 106-107. Sulla questio

Bruno cfr. L. Spruit, Giordano Bruno and Astrology, in Giordano Bru

Renaissance, ed. by H. Gatti, Aldershot, 2002, pp. 229-249; . Pom


e i decani, in La mente di Giordano Bruno, a cura di F. Meroi, sagg
Ciliberto, Firenze, 2004, pp. 409-428.

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BRUNO E L'ESPRESSIONE DELLA SAPIENZA 395

quali messaggeri della divinit e, in tal senso, come ho


Mercuri. Per Bruno non si pu tuttavia parlare di una
metafisica del sapiente dell'eroe come predestinato,
individui che - con le loro forze, tramite un proprio e
spirito, anche in virt di una qualit innata e di una p
benigna1 - si mostrano degni della grazia divina.2 Dal
teologico, nella concezione bruniana sembrano affior
pelagiani semipelagiani, motivi che del resto erano f

cultura rinascimentale e che saranno variamente evidenziati nelle


accuse rivolte nei confronti dei novatores dai censori e dal tribunale

del Sant'Uffizio tra Cinque-Seicento. Un aspetto che ritorna con for


za negli scritti di Bruno l'urgenza da parte dell'uomo di compiere
l'opera che ognuno riconosce come personale compito morale nella
vita (ovviamente, egli si riferisce in particolare alla propria vita e alla

propria opera, riconoscendovi caratteri di eroicit). Indipendente


mente dal successo finale, che dipende dalla fortuna e dal fato, l'uo
mo non deve perdere di vista che, pi del risultato certo, la sua ri
cerca e il suo impegno che hanno valore ; un valore che caratterizza
la dignitas hominis sul piano etico e della conoscenza.
Gli uomini rari, eroichi e divini - scrive Bruno in un brano della Cena cui ho
gi fatto riferimento - passano per questo camino de la difficolt, a fine che
sii costretta la necessit a concedergli la palma de la immortalit. Giungesi a

questo che, quantumque non sia possibile arrivar al termine di guadagnar il


palio: correte pure, e fate il vostro sforzo in una cosa de s fatta importanza, e
resistete sin a l'ultimo spirto. Non sol chi vence vien lodato, ma anco chi non
muore da codardo e poltrone : questo rigetta la colpa de la sua perdita e morte
in dosso de la sorte, e mostra al mondo che non per suo difetto, ma per torto
di fortuna gionto a termine tale.3

Basta che tutti corrano, si legge nei Furori.4 L'attivit e la ricer


ca - il lavoro, l'industriosit, la sollecitudine ma anche l'aspirazione

alla verit e bene universale5 - connotano la stessa essenza umana

1 Una patria naturale - Bruno parla tra l'altro di benignit del cielo - ma anche cul
turale, quindi morale. Per alcune considerazioni cfr. Cena, boeuc ii 215; Causa, boeuc iii
45; Articuli adv. math., bol , 4; De rerumprinc., bol iii 554 sgg. (bom 684 sgg.).

2 Quindi, con il 'merito' si dimostra una propria personale 'elezione', ma Bruno


lontano dalla concezione calvinista. 3 boeuc ii 93.
4 Cicada. Ma de gli uomini non tutti possono giongere a quello
uno doi. \ Tansillo. Basta che tutti corrano; assai eh'ognun facci

perch l'eroico ingegno si contenta pi tosto di cascar mancar degn


imprese, dove mostre la dignit del suo ingegno, che riuscir a perfez
nobili e basse (boeuc vii 143). Cfr. De monade, bol , 423-425.
5 Furori, boeuc vii 449; cfr. De immenso, bol , 203-205.

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396 EUGENIO CANONE

la quale, pi che originariamente da


quista. Nell'orizzonte peculiare che

pisce che il filosofo nolano affermi d


che la sua opera inspirata da alta in
il 'furioso eroico' da Bruno present
un amore intellettuale della natura-di
gestiva pur se improbabile etimologia
dell'amore: El terzo amore l'ordine
el pianeto di Venere [...]; e tutti si chi

amatorii, el quale vocabolo "heroes"

che si dice "heros", el quale significa a


Dunque, per Bruno, si tratta di eroicreativi: individui che rivendicano un
libert di pensare con la propria testa
proprio giudizio; che non rifiutano p
quanto tradizione, ma che si orientan
criterio personale;4 che vivono piena
re in maniera conflittuale. Individui c
possono godere di un beneficio divino

tra mondo divino e sfera umbratile


tualizzando che quella umbratile sec
immaginativo-simbolica nonch razio
pertanto dalla mediazione del lingua
linguaggi, in relazione alle diverse art

Quella del sapiente pur sempre u

quanto la natura che funge da mediu


noscibile e l'uomo. Per il filosofo nol
do possono comunicare direttamente
attiene alla verit n su un piano che

1 Si tratta di un passaggio dell'epistola dedicato


dosi a Michel de Castelnau - Bruno scrive: io

gnificato da grandi, stimato da potenti, e favori


voi gi ricettato, nodrito, difeso, liberato, riten

scampato per voi da perigliosa e gran tempest


questa generosa e divina prole, inspirata da alt
puta e da nolana Musa parturita, per voi non m
anche Furori, boeuc vii 377: Per a questo tem

ben nati spiriti armati dalla verit et illustrati da

contra la fosca ignoranza, montando su l'alta ro


zione. A costoro conviene d'aver ogni altra impr

1 M. Ficino, El libro dell'amore, a cura di S. Nicco

3 Cfr. Cena, boeuc ii 37 sgg. 4 Vedi Furori, boeuc vii 65 sgg.


5 Cfr. De umbris, bui 23; Causa, boeuc hi 9; De immenso, bol , 2oi sgg.

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BRUNO E L'ESPRESSIONE DELLA SAPIENZA 397

parlano, per cos dire, lingue totalmente differenti. Il


mette in contatto tali estremi quello della natura,
beto di specie, figure, segni; ed quello della natura
un linguaggio dell'uni-molteplicit, essendo la natura

fetto dell'infinita causa, il logos, il verbum, il deus in reb

possibilit di una mediazione tra uno e molteplice.

diazione risulterebbe impossibile intendere la volont


dio, cosi come - d'altra parte - vanamente l'uomo si a
un dio trascendente, incomprensibile e inconoscibile
luta alterit rispetto al comunicarsi della divinit nella

Ci che l'uomo pu congetturare circa l'intelligib


vino - come pure su potenza, sapienza e volont divin

non basarsi che su una rivelazione naturale: la divina luce sem

pre presente, scrive Bruno negli Eroici favori.1 Tuttavia, proprio


in ragione della dinamica vicissitudinale della sapienza umana, con
l'alternarsi di periodi di declino e di rinascita, che tale luce viene dal
l'uomo persa e ricovrata discuoperta.2 Come si legge nello
Spaccio, con richiamo al culto magico degli Egizi: quella sapienza
e giudizio, quella arte, industria et uso di lume intellettuale, che dal
sole intelligibile a certi tempi pi et a certi tempi meno, quando
massima e quando minimamente viene revelato al mondo.3
La inventio del genio creativo dunque un ritrovare, un discopri
re; negli scritti bruniani tale motivo non si delinea nella prospetti
va convezionale di una prisca sapientia che andrebbe restaurata. Ci
implica, da parte di Bruno, una posizione antidogmatica : una critica
dell'idea di autorit (teologica, filosofica) e di fedelt a una scuola, a
una tradizione. Di conseguenza nell'ambito, per es., della poesia
- implica il rifiuto di un modello di una regola da imitare. Come
egli rimarca nei Furori: tanti son geni e specie de vere regole, quanti

son geni e specie de veri poeti,4 e ci vale per la poesia come per
le altre arti. Il genio creativo ritrova e discopre perch la sua non
una creatio ex nihilo, ma - come lo stesso spiritus phantasticus - egli
genera nuove realt combinando in modo originale elementi pree

sistenti.

Va aggiunto che per Bruno l'antichit - metastorica e storica non rappresenta di per s un valore un qualcosa da venerare. Con
riferimento alla successiva ben nota querelle, si pu osservare che per
il filosofo nolano non ha senso schierarsi in generale per gli antichi
1 BOEUC VII 23.

2 Ivi, p. 481; vedi Cena, boeuc ii 11 e 63. Cfr. E. Canone, Magia dei contrari, cit., p. 82.
3 BSP 255. 4 BOEUC VII 67.

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398 EUGENIO CANONE

per i moderni, mentre opportuno


della natura e della ragione, che non so
come non lo sono divinit e natura.1 P
darsi dall'idea di un'et dell'oro - prece
dell'umanit - anche di una originari
'antico' non di per s garanzia di 'ver
ne troverebbero alcuni, anche celebri
rappresentano per lo pi un momento
rale (ovviamente, Bruno si riferisce in
ai peripatetici). La sapienza degli antich
sulla base di astratte categorie assiologi
i risultati raggiunti, sul piano della sc

etico.2

Ancora, secondo Bruno, lo stato di natura dell'uomo sarebbe stata


una condizione di totale immersione nell'animalit; una condizione
in cui non si pu parlare di vizio ma neanche di virt - differen
za molta tra il non esser vizioso e l'esser virtuoso, afferma Giove
nello Spaccio.3 Gli uomini primordiali sarebbero stati dotati di una
facolt di divinazione naturale come istinto animale (una sorta di
fede animale), in quanto intelligenza della natura e della specie: una
intelligenza non errante,4 rispetto alla quale libert coincide con
necessit. Questo stato di 'incoscienza', che fa dell'individuo uno
strumento di potenze superiori, unisce la condizione dell'uomo pri
mordiale e quella del soggetto che interamente posseduto da furo
re divino da entusiasmo melanconico.5 Non deve dunque stupire
se alla base dell'ispirazione pi accesa si diano un istinto animale e

una certa fede.

Anche le rivelazioni ritenute di carattere soprannaturale vengono

da Bruno ricondotte al piano della natura (una natura, s'intende,


pervasa dalla divinit) : anima del mondo, spirito, dmoni rientrano
in un'orbita naturale. Tali rivelazioni - che interessano profeti, poe
ti e filosofi - possono essere pi meno straordinarie e variamente
1 Influit Deus per naturarti in rationem. Ratio attollitur per naturam in Deum. Deus
est amor, efficiens, claritas, lux. Natura est amabile, obiectum, ignis et ardor. Ratio est

amans, subiectum quoddam, quod a natura accenditur et a Deo illuminatur (De mi


nimo, bol , 136). Per Bruno assurdo ed empio ritenere che natura e divinit non
possono concorrere in uno medesimo buono fine (Spaccio, bsp 278). Vedi Summa term.

met., bol , . 2 Vedi Cena, boeuc ii 63.


3 bsp 207. Riguardo a tale stato originario dell'umanit, Brun

homini lupus : gli uomini primordiali sarebbero stati buoni c


buoi e scimmie, i cui comportamenti non sono valutabili secon

4 Cabala, boeuc vi 101. 5 Vedi Causa, boeuc iii 199.

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BRUNO E L'ESPRESSIONE DELLA SAPIENZA 399

ispirate. Esse possono derivare dal raggiungimento,


soggetto, di uno stato di totale passivit, quasi un ann
s, del proprio spirito e della propria coscienza - l'indiv
lora stanza de di spiriti divini1 - da capacit inna
scono un'attivit del soggetto: forte immaginativa, acu
e, soprattutto, uno spirito lucido et intellettuale - c

negli Eroici furori2 -, capacit potenziate mediante eserciz

Escluso quel genere di impeto che tende al ferino in


che richiama la prima forma di mania indicata da Platon
per Bruno sarebbero quindi due le specie di furori. I primi
delirio divino e, in parte, anche il quarto elencati da Pl
no a riassumersi essenzialmente nella prima specie ind
no (quel farsi stanza de di cui si accennato). La seco
si collega alla mania amorosa di cui parla Platone, ma in
prospettiva gnoseologica. Il filosofo nolano insiste, ai
varsi per quella scala degli amorosi gradi,6 sulla fun
innato spirito intellettuale, per cui da uno interno stim

naturale suscitato dall'amor della divinitate viene acceso il lume

razionale con cui [tali "uomini divini"] veggono pi che ordinaria


mente: e questi non vegnono al fine a parlar et operar come vasi et
instrumenti, ma come principali artefici et efficienti.7 Rispetto a
Platone, Bruno accentua la dimensione gnoseologica e il ruolo della
coscienza dell'individuo: la mania amorosa diventa un genere di co
noscenza, il genere sommo per l'uomo.
La divinazione del sapiente s per ordine naturale ,8 ma compor

ta il passaggio (cio l'ascesa) di diversi gradi nell'ambito di un'unita


ria potenza conoscitiva che, in rapporto all'intelligenza della natura,
' Furori, boeuc vii 119. 2 Ibidem. 3 Ibidem.
4 Phaedr. 265a (il passo si richiama al primo discorso di

sgg.). 5 Ivi, 244a sgg., 265b.

6 L'espressione nel Commento sopra una


Pico della Mirandola, 'De hominis dignitate',
cura di E. Garin, Firenze, 1942, p. 569.
7 Furori, boeuc vii 119,121; cfr. anche p. 12
ne l'anima et impeto divino che gl'impront
8 Causa, boeuc ih 199; tra le specie della f

et altamente effettua la perfezzion de l'in


verit della natura, e quanto sia possibile [

(dico per ordine naturale, e raggione di vicis


no le bestie e que' che gli son simili; non p
fanno i profeti; non per melancolico entusi

ordinando leggi e riformando


vita pi beata e pi divina.

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costumi, m

400

EUGENIO

CANONE

si sviluppa in una sfera spiritu


zione, cogitativa, ragione, intell
ferenti di una divinazione natur
la anche di una forma 'regolata
e intelletto, nonch di una form
Una divinazione che Bruno riti
mento di Ermete ne\YAsclepiu
traduzione-rilettura nello Spacci
pur nell'amara constatazione de
ch del tramonto di una religi
civilt, si preannuncia un pross
un punto importante -, non i

e 'personale' - la polemica ne
le piaghe d'Egitto -, ma di una
Bruno coincide con la legge del

Va notato che il filosofo nolano cerca di mantenere nei suoi scritti

una certa ambiguit in merito alle rivelazioni bibliche, pur facendo


alcune puntualizzazioni sulla fede teologica e lo statuto 'divino' del
profeta che rendono palese il suo pensiero al riguardo. Egli respinge
la figura del profeta melanconico e, secondo lui, menagramo. Non
sciagure e castighi terribili avrebbe disposto la divinit, non apocalis
si pi meno imminenti,4 ma la salvifica mutazione vicissitudinale:
per cui cosa non di male da cui non s'esca, cosa non di buono a

cui non s'incorra.5

Ho accennato a un passaggio dello Spaccio circa la sapienza e la


religione degli Egizi. Bruno rileva in proposito che il politeismo non
escludeva l'idea di un'unica divinit suprema: gli Egizi - egli osser

va - adoravano la deit una e semplice et absoluta in se stessa,

nonch multiforme et omniforme in tutte le cose.6 Il monotei

smo ebraico, anche sul piano etico, viene valutato criticamente da


1 Cfr. Cena, boeuc ii 53,211,233; Causa, boeuc iii 9,109,199; Infinito, boeuc iv 9,301,333;
Spaccio, bsp 26; Lampas trig. stat., bol iii 140 (bom 1226).

2
4

bsp
Sul

258-259.

concetto

di

Ivi,

p.

apocalisse

259.
nello

53-65

5 Infinito, boeuc iv 39. E quanto a gli stati del mondo - si legge nei Furori -, quando
ne ritroviamo nelle tenebre e male, possiamo sicuramente profetizar la luce e prosperi
tade; quando siamo nella felicit e disciplina, senza dubio possiamo aspettar il successo
de l'ignoranze e travagli: come avvenne a Mercurio Trimigisto che per veder l'Egitto
in tanto splendor de scienze e divinazioni, per le quali egli stimava gli uomini consorti
de gli demoni e di, e per conseguenza religiosissimi, fece quel profetico lamento ad
Asclepio (boeuc vii 291, 293).
6 bsp 268. Per alcuni rilievi cfr. E. Canone, Magia dei contrari, cit., p. 40 sgg.

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Spaccio

BRUNO E L'ESPRESSIONE DELLA SAPIENZA 401

Bruno, il quale mostra una posizione articolata sul so


di questa religione: Mos, da lui considerato come un
mago istruito dai sapienti egiziani. L'elogio bruniano d
degli Egizi non comporta un interesse verso il polite
sia di carattere teorico, cio di comprensione filosof

to naturale che Bruno difende dall'accusa di idolatria. L'idea fonda

mentale su cui egli insiste nei suoi scritti che l'uomo pu elevarsi
alla sfera divina procedendo al profondo della mente.1 Si tratta di
un appello a un'interiorit dello spirito e al 'conosci te stesso' che
vuole rivendicare nel contempo l'unit della natura, tenendo con
to del legame tra intelligenza (arte) della natura e ingegno (arte)
dell'uomo; pertanto tra verit/bont naturale e amore intellettivo

dell'uomo.2 Come il filosofo nolano sottolinea nella Cena de le Cene

ri: non posso inamorarmi di cosa ch'io non vegga,3 e - come egli
precisa nei Furori - la vista suole promuovere l'affetto ad amar pi
che non quel che vede.4
Quello che per Bruno conta, ci che legittima il messaggero - e lo
si pu cogliere con chiarezza nella sua ripresa del motivo erasmia
no dei Sileni di Alcibiade - non la forma solenne del messaggio e
l'autorit del presunto Mercurio (autorit derivante da una supposta
investitura divina, dal sguito di una qualche setta /scuola di una
religione), ma il contenuto del messaggio rispetto ai frutti che da
esso possono derivare. Quindi, il metro che ci farebbe distinguere
il vero dal falso profeta, come il vero dal falso sapiente - i Mercuri
benefici dagli angeli nocentes -, non dipende dalla fede, dalla consue
tudine cultuale di un determinato popolo come pure dal sapere tra
mandato nelle scuole, ma concerne il grado di veridicit e utilit che
pu essere verificato, sul piano della ragione e a livello etico, nella
prospettiva di una piena legittimazione della natura. La concezione
di messaggero di verit e di filosofo eroico contempla anche l'idea
di una solitudine contingente propria del profeta: un solo, bench
solo - scrive Bruno nella Cena -, pu e potr vencere, et al fine ar
vinto e triomfar contra l'ignoranza generale.5
Ho notato che l'atteggiamento di Bruno nei confronti della di
vinazione ambivalente; un'ambivalenza che viene a riguardare i
concetti di ispirazione e di furore, di contrazione dello spirito e di
rapimento estatico,6 cos come le figure del profeta (e del mago),
1 Furori, boeuc vii 317. 1 Cfr. ivi, pp. 231, 233.
3 Cena, boeuc ii 35. 4 boeuc VIH79. 5 boeuc ii 51; cfr. ivi, p. 71.
6 Si pu citare un brano significativo della Lampas triginta statuarum che si riferisce
alla cognitio: Est ecstasis, utpote facultas ad abstrahendum a sensibus a praesentibus,

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402

EUGENIO

CANONE

nonch delle Muse e della Sibill


nei suoi scritti Bruno si rifa a
Pomponazzi, da Apuleio e Plutar
scritti bruniani spesso il profeta
e assumpto apocaliptico,1 men
no come entit creature alien
di una volont divina, ma per
spirito estraneo. Si ricordino, i
introdotte, nei Furori, le due f

a loro modo sacerdotesse) del


donne - scrive Bruno -, alle q

re, argumentare, desciferare, sa


profetar qualche volta che si tro

indicate

anche

come

puttan

gonfio e superbo verso in Elicon


'gonfiano di vento', la Sibilla sar
Tuttavia, pur mostrandosi spr
far l'invocazione,6 a volte Bru

egli tiene a rimarcare che si trat


Musa9 o, comunque, delle Mus
Un passaggio della Cena de le Ce
cazione e aspettativa: a voi Mu
suffiatemi, scaldatemi, accendet
liquore, datemi in succhio10 - i
che Aquilecchia ha definito una

et appulsus ad superiora et continuatio


divina seu daemonica, sive bona sive mal
vatibus poetisve, qui vere poetae sunt
dam vel fulgor vel calor spirituosus, imp
operationes. Hic in sapientibus, qui non
quadam et studio fiunt poetae et philos
et Socrate, qui per multas horas diei extr
incumbebant. Sed ex his quanto hi melio

142,;

bom

Causa,

1232).

boeuc

111

49.

2 Per questo, aggiunge Bruno, gli ha b


gura lasciando a qualche maschio ingegno
ficata (boeuc vii 41). Su Laodomia e Giu
67

nota

1.

3 Causa, boeuc ih 49;


4 Cena, boeuc ii 35. 5 Causa, boeuc ih 49.

Muse

puttane

d'E

6 Furori, boeuc vii 69. 7 Ivi, p. 61 sgg. ; cfr. De minimo, bol , 1358 Furori, boeuc vii 69. 9 Causa, boeuc ih 9.

10 Cena, boeuc ii 35. 11 Ivi, p. 339, nota 34.

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BRUNO E L'ESPRESSIONE DELLA SAPIENZA 403

puntualizzato che l'invocazione del filosofo nolano se


a un proprio oggetto d'amore - nel senso di una propr
zione dell'oggetto d'amore -, a una personale Musa isp
Anche la figura della Sibilla a volte riscattata da B
accade nelle prime pagine del De minimo, dove egli all

ai vaticini della Sibilla Cumana e di Evandro.2 In entrambi i casi il

riferimento a Virgilio, rispettivamente alla Egloga iv e al libro vm


dell'Eneide, quindi l'avvento propizio di un nuovo 'eroe' (per il filo
sofo nolano di sempre nuovi eroi-messaggeri della divinit) e il mo
nito ad agire, con la lode delle gesta degli eroi del passato e sempre
mirando alla gloria.
L'ambivalenza che ho segnalato ci riporta alle varie specie di con
trazione prese in esame nel Sigillns sigillorum: in una sezione a s stan
te dell'opera Bruno ne elenca quindici.3 Tranne l'ultima - la quindi
cesima dell'elenco - che decisamente positiva e sarebbe propria dei
filosofi,4 le altre forme di contrazione si rapportano a pratiche asce
tiche, a dinamiche istintive di difesa e, per lo pi, a fenomeni di sug
gestione e di eccitazione immaginativa, derivanti per es. dal desiderio
dal timore. Si rapportano, ancora, a fenomeni di alterazione della
coscienza e di allucinazione, spesso connessi a stati patologici favoriti
da complessione saturnina e umore melanconico, fino a pi gravi fe
nomeni di alienazione, invasamento e possessione demonica. Si trat
ta sempre di contrazioni dello spirtus - uno spirito proprio uno spi
rito estraneo - che sono riconducibili a cause naturali, anche quando
implicano l'intervento di dmoni, i quali, come si notato, rientrano
in una sfera naturale. Nelle ultime pagine del Sigillus,5 Bruno sottoli
nea la distinzione tra una contractio che attiene al piano del descensus
rispetto a un'altra che concerne il piano dell'ascensus. Le quindici spe
cie elencate nella sezione De multiplici contractione (in relazione a una
virt molteplice) si riferiscono evidentemente tutte al secondo tipo.
A quale specie di contrazione si collega la virt profetica e, inoltre,
la fonte che ispira la divinazione sarebbe di natura divina demoni
ca? Gi un autore come Plutarco aveva dato - nel De defectu oraculo
rum e nel De Pythiae oraculis - risposte articolate in merito al quesito,
con una significativa oscillazione.6 L'oscillazione tra natura divina
1 Si veda in proposito il finale del De immenso, bol , 317-318.

2 De minimo, bol , 136. 3 Sig. sigili, bol , 180-193.

4 Ivi, pp. 192-193. Cfr. in tal senso il brano della Lampas triginta statuarum cit. supra,

nota 6 a pp. 401-402. 5 bol , 213-214.

6 Nel De defectu oraculorum si insiste sull'origine demonica (come


Apuleio), mentre nel De Pythiae oraculis su quella divina.

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404

EUGENIO

CANONE

e demonica circa la fonte della


scritti di Bruno, secondo il qua
disposizione e intenzione del s
pienza di cui si tratta. Ritornan
e Cristo riguardo alla prima form
che comporta un distacco, un p
gliersi in s. Questo tipo di cont
negativo se si guardano gli svilu
late, in quanto verrebbe promo
testo Bruno allude soprattutto
rate perniciose: un motivo svi
trasto sull'interpretazione del ri
ritenute fortemente devianti, s
Sigillus

sigillorum.

La dodicesima specie di contraz


con il termine Bruno intende ri
e al suo raptus, pi che a Giovan
mo a una certa tipologia di mis
da una grave forma di melanco
no profeti,4 e che pretendono d
sulla morte di un qualche Ad
Anche la quattordicesima forma
riferimento a una vis propheta
te inspiegabili, in cui uomini to
pentinamente sapienti e profeti
condizione asinina che gli era p
estraneo del quale erano possedu
Un punto su cui Bruno insiste7
dividui anche se a volte in modo
za cos come stati di beatitudin
divinatorie in virt di una contr
dire, che sarebbe affine a quella
determinati influssi astrali e in

do: tema su cui Ficino si era soffermato nel terzo libro del De vita.

Sia che si parli di descensus di irradiatio, l'anima e lo spirito si mani


1 BOL II,II I8O-182.

2 Ivi, pp. 189-190. Sugli apocalittici cfr. Causa, boeuc ih 49 e 107; vedi anche Thes. de
magia, bol io 488 (bom 392).

3 Cfr. boeuc iii, p. 347, nota 13. 4 Sig. sigili, bol , 189.
5 Ivi, p. 190. 6 Ivi, pp. 191-192.

7 Nel Sigillus e in altri scritti, specificamente in quell


prassi della magia.

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BRUNO E L'ESPRESSIONE DELLA SAPIENZA 45

festerebbero con un fenomeno di progressiva opacizz


porto a qualit diverse e in relazione ai contrari che a
natura e in noi stessi: caldo/freddo, luce/tenebre, uni
zione; amore/odio, memoria/oblio. Per cui, di conseg
rebbero: angeli dmoni della luce e angeli dmoni d
angeli dmoni della memoria e angeli dmoni dell'o
- come ho rilevato - in un'orbita naturale e, possiamo
in una dimensione gnoseologica ed etica. Secondo Bru
dmoni spiriti possono ingannare intenzionalmente,1
volte essi si esprimono attraverso enigmi e le consegu
per l'uomo dipendono da una erronea interpretazione
saggi criptici. Un caso emblematico, ricordato nel De m
be quello di Cecco d'Ascoli che avrebbe male interp
gli era stato divinato dallo spirito Floron.2
La contrazione dello spirito pu essere favorita e raf
terminate pratiche di purificazione, da astinenza, asc
ch da costanti esercizi di concentrazione, da pregh
zioni. Un impegno gravoso che in alcuni casi farebbe
capacit di vincolare altri individui, anche numerosi in
lungo tempo, sempre che il soggetto sia dotato di un
smatico, e che si diano un'immaginazione e una fed
volte, tale soggetto si configura come una marionett
di uno spirito alieno; in maniera analoga la Pizia e l
vano apparire quali marionette nelle mani del dio
Spesso, proprio il soggetto dotato di particolari pot
a vincolare un individuo adatto, tanto da farne un fa
sue mani. In merito a casi di manipolazione delle co
una prospettiva di evidente impostura, nel De imagin
tione Bruno ricorda un episodio relativo a Cerinto,4
aspetti ricorda quanto scrive Machiavelli nei Discorsi

Numa.5 Cerinto avrebbe sedotto una fanciulla trasformandola in

Sibilla, la quale all'occasione era in grado di vaticinare o, meglio,


dava l'impressione di vaticinare, su comando dell'abile pigmalione
che l'aveva soggiogata.
1 Cfr. De magia, bol ih 426 sgg. (bom 224 sgg.); De monade, bol , 467-468.
2 De monade, bol , 467.

3 Spirito proprio, animo, coscienza sono termini correlati se non sinonimi.


4 De imag. comp., bol , 199. Cerinto tra l'altro menzionato da Ireneo nell'Adversus

haereses.

5 Vedi N. Machiavelli, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, a cura di C. Vivanti,
Torino, 1983, p. 68 (Machiavelli si rif a Livio).

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406 EUGENIO CANONE

Nelle opere bruniane viene sottolin


magia e facolt arte della divinazion
ro diversi tipi di profeta cos come ci
feti che - come si legge De la causa, pr
ispirati da buoni mali demoni.2 Si
filosofo nolano risulta confermata un
mosse nel corso del processo, sulla ba
Mocenigo e di alcuni concarcerati, cio
stati n pi n meno che dei maghi, d
che nei documenti del processo bru
Cristo nonch a profeti e apostoli, ric
a un lessico peculiare della miscrede
ne, impostura, miracoli apparenti, as
di spiriti, arte magica e negromantic
presente in vari testi e atti processua
a una specifica tradizione medievale.
Kaspar Schoppe a Konrad Rittershaus
alcuni di tali aspetti.
Inutile dire che negli scritti di Bruno
late rispetto alle testimonianze dei de
tori durante il processo - pur non po
il proprio pensiero - egli tenta di pun
evidenziare quantomeno la distanza tr
plessit, e un riportamento malevolo e
tuttavia di aver dubitato, sin dalla pr
zione della Seconda Persona e, quindi,
conferma inoltre di considerare Mos
egiziani. Un mago esperto in una m
tiene a precisare - e che avrebbe eser
che parlasse con Dio.5 Quest'ultima,
dato rintracciare nei suoi scritti, m
mosaica viene da lui messa in rapport
Anche a tener conto della comune r
turnina), per Bruno il legame tra Mos
a un medesimo antro ingannatore ch
scienza di s, in nome di una fede ch
te irrazionale. Si tratterebbe di un an
1 Cfr. De magia, bol ih 397 (bom 160). 2 boeuc iii 199.
3 Oltre alle denunce di Mocenigo, cfr. in particolare il Sommario, in Firpo, Processo,

doc. 51, pp. 259-262, 274-276, 286-287. 4 Vedi ivi, doc. 71, pp. 348-352.
5 Ivi, doc. 51, p. 275.

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BRUNO E L'ESPRESSIONE DELLA SAPIENZA 407

- come si legge nella Epistola dedicatoria et clavis dei Poem

tesi - un profeta arcano ed uno oscuro messaggero d


titonante riversarono per le generazioni successive i
civilt, dell'ignoranza e dell'empiet fino alla totale ub
effetti, nel testo dell'epistola non chiaro chi si nasc
figure del profeta arcano e dell'oscuro messaggero - n
revelator arcanus e pauper emissarius2 -, ma probabile

glia riferirsi proprio a Mos e Cristo. Di sicuro, il filo


conosce un stretto legame tra ebraismo e cristianesim
a un non 'regolato' umore melanconico significativ
sigillorum e in altri suoi scritti. Inoltre, secondo lui l
nesimo come religione 'naturale' e 'razionale' un'int
che contrasta con quelle che sono le fonti stesse del cr
primo luogo le epistole paoline. In tal senso, la posizio
ro di un Calvino gli sar sembrata coerente rispett
rio messaggio del cristianesimo con la sua dottrina d
la sua escatologia; ma era proprio questo che egli rifiu
pi deciso, per cui la condanna bruniana della Riform
che essere fermissima. Nell'ultima parte dello Spaccio,
paolina e poi protestante del Redentore - che nel lingu
dell'opera corrisponde a Orione3 -, Bruno contrappon

Cristo-Chirone non come Figlio di Dio ma come u

mo che pu servir per sacrificio e sacrificatore, idest


e per bestia.4 Quindi, nel cielo allegorico-morale del
cristianesimo troveranno posto la Semplicit giusta,
rale, mentre saranno espulse, assieme all'Impostura,
l'Ignoranza, la Favola disutile e perniziosa; [...] la Supe
Nel nuovo cielo riformato si insediano inoltre la Mag

1 Cito dalla trad. italiana di Carlo Monti, in G. Bruno, Opere latine, To


2 Con l'espressione revelator arcanus Bruno potrebbe anche voler al

Battista. Riporto l'intero enigmatico brano: Sub ignorantiae capite,


suggestionum pectore (seu reconditorio) potestatis brachium, quan
praesentabimus, quam stulti unius robustissimi, in medio humilis, pa
populi, ancipitem, funestumque casu, fortunaque circumrotantis gl
pe de ignobili rusticorum armento magister morum; de insolenti ca
vel grammaticorum academia institutor doctrinae ; de somnolento e
lancholiae antro revelator arcanus et maximi altitonantis pauper e
summatissimam usque temulentiam inurbanitatis, ignorantiae, et im

ineunte aetate propinarunt (De immenso, bol 1,1194-195). Nel passo, l'a
conia rimanda al brano del primo dialogo della Cena (citato nella nota
si parla di fango e caverne de la terra (boeuc ii 47).

3 Cff. bsp 29, 277-282. 4 Ivi, pp. 300-301.

5 Ivi, p. 301; cff. anche pp. 31-32.

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408 EUGENIO CANONE

et ogni Divinazione e Prognosticazion


na et utile,1 come pure trovano posto
Rapto, Vaticinio e Contrazzione, che
razione : onde fugge lontano il Furor
zionale, la Dissoluzione di spirito, la D
che si trovano nel campo de la stempr
al Genio perverso.2
Pur riconoscendo nelle Sacre Scrittu
bri dell'Antico Testamento, una prof
pienza di carattere naturale, Bruno diverso rispetto agli Gnostici - ritien
mosaico sia equiparabile a un demone
Nel corso del processo, uno dei conca
che egli avrebbe detto ch'era finti
con Dio, e che la legge sua era dura, e
da Dio, ma fatta dalla sua imagination
guinolenta.3 Al di l dell'asprezza del
osservare come il filosofo nolano dist
legge-religione - in rapporto a un po
usanze; il giudizio di Bruno in questo
piano della sapienza, ponendo quest'
sapienza e la magia naturale degli E
sto caso essenzialmente positiva. Una
solo la figura di Mos, ma pi in gen
mo - che si proclama religione dell'am
universale appellandosi a una divinit
dubbio la durezza di una religione d
e vendicativo, ma ne rappresenta nel
guarda ad alcuni aspetti di fondo dell
la storia stessa della Chiesa. Eppure, n

Bruno riconosce l'eccezionale forza vincolante della fede cristiana.

Con il suo sincretismo, il cristianesimo avrebbe riconosciuto la di


vinit come amore e il ruolo delle potenze mediatrici rispetto alla
divinit: quei tanto da lui detestati santi, che egli considera come
brutte copie delle divinit intermedie degli antichi.4
Sarebbe Eros il dio grande demone5 invocato dal filosofo no
lano come fonte di ispirazione: Amor che pi forte e pi grande,
1 Ivi, p. 294.

2 Ivi, p. 25. 3 Firpo, Processo, doc. 51, p. 274.

4 Vedi Spaccio, bsp 49, 249-250, 266, 268-269; cfr. Firpo, Processo, doc. 51, p

5 Platone, Symp. 202d-e.

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BRUNO E L'ESPRESSIONE DELLA SAPIENZA 409

e che ha domino supremo in cielo, in terra et in mare


considerare quel che dicono gli antichi, che l'amor pre
altri di.1 Amor come volto di una medesima divinit

Mens e Intellectus ; Amore come altro nome di Anima


la potenza che abbraccia e pervade ogni cosa, che im
dell'intelletto e della volont: chi, se non l'amore divin

ruppe e quelle porte, / onde rari son sciolti et escon f

1 Furori, boeuc vii 353, 355. Cfr. Sig. sigili., bol , 198; De monade, bol

term. met., bol , 103 ; Lampas trig. stat., bol iii 61 (bom 1060) ; De vincu

510). 2 Furori, boeuc vu 123.


3 Infinito, boeuc iv 55. Il sonetto da
, 20i). Si tenga presente Ps 54,7: et d
requiescam.

pennas
'De

ut

hominis

Per

illuc

un

confronto

volemus?

dignitate',

si

veda

Amor

'Heptaplus',

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il

eoru

'De

ent