Sei sulla pagina 1di 187

ASPETTI

GENERALI DELLA
LEGISLAZIONE
AMBIENTALE IN
ITALIA
CONCETTO
GIURIDICO DI
AMBIENTE
LEGISLAZIONE
AMBIENTALE IN
ITALIA
IL DANNO
AMBIENTALE

LEGISALZIONE
AMBIENTALE IN
AMBITO
INTERNAZIONALE

LEGISALZIONE
AMBIENTALE IN
AMBITO EUROPEO

I NUOVI
STRUMENTI
DELLA
POLITICA
AMBIENTALE
COMUNITARIA

DIRITTO
INTERNAZIONALE
DELLAMBIENTE

TRATTATI

GLI STRUMENTI
VOLONTARI
GLI STRUMENTI
DI MERCATO
EMAS; ECOLABEL
GLI STRUMENTI
ORIZZONTALI
Agenzia europea
per lambiente
I MECCANISMI DI
SOSTEGNO
FINANZIARIO
LIFE

NORME
CONSUETUDINARIE
DICHIARAZIONI DI
PRINCIPIO
TRATTATI
INTERNAZIONALI

PRINCIPI DELLA
POLITICA A. EU
PROGRAMMI DI
AZIONE
STRUMENTI
REGOLAMENTI
DIRETTIVE
DECISIONI

ASPETTI GENERALI DELLA


LEGISLAZIONE AMBIENTALE IN
ITALIA

Il concetto giuridico di ambiente


La crescente attenzione per i problemi di carattere ambientale ha portato nel
tempo alla necessit di costruire un

CONCETTO GIURIDICO UNITARIO


al fine di:

agevolare e promuovere a tutti i livelli sociali il processo di presa di


coscienza dei problemi ecologici;

consentire una pi agevole risoluzione degli stessi mediante


lelaborazione di normative caratterizzate da una maggiore sistematicit.

Definizione del concetto giuridico di ambiente


Nel processo di definizione del concetto giuridico di ambiente stato
determinante lapporto della Corte Costituzionale italiana che si pronunciata
con due sentenze significative (la n. 210/1987 e la n. 641/1987).

Sentenza 210/1987
Facendo esplicito riferimento agli art. 9 e 32 della costituzione, secondo la
Consulta la tutela dellambiente deve garantire:
la conservazione, la razionale gestione ed il miglioramento delle
condizioni naturali (aria, acqua, suolo e territorio), lesistenza e la
preservazione dei patrimoni genetici terrestri o marini, di tutte le
specie animali o vegetali che in esso vivono allo stato naturale ed in
definitiva della persona umana in tutte le sue estrinsecazioni. (Sentenza
28 maggio 1987, n.210)
4

Definizione giuridica del concetto di ambiente


Nel processo di definizione del concetto giuridico di ambiente stato
determinante lapporto della Corte Costituzionale italiana che si pronunciata
con due sentenze significative (la n.210/1987 e la n.641/1987).

Sentenza 641/1987
La Sentenza 641/1987, ricollegandosi a quanto sostenuto dalla 210/87,
sottolinea che, pur essendo fruibile in varie forme e differenti ruoli, il
concetto di ambiente non fa venir meno e non intacca la sua natura e la sua
sostanza di bene unitario.
Lelemento unitario riferito alla qualit della vita, allhabitat naturale
(inteso quale mezzo e ambito dellattivit umana) nel quale luomo vive ed
agisce, necessario alla collettivit ed ai cittadini.

Il concetto giuridico di ambiente in ambito comunitario

Per ambiente si intende, oltre alla flora ed alla fauna, anche il suolo, lacqua, il
paesaggio il clima, i beni materiali ed il patrimonio culturale
ovvero
LINSIEME DEGLI ELEMENTI CHE, NELLA COMPLESSIT DELLE LORO
RELAZIONI, COSTITUISCONO IL QUADRO, LHABITAT E LE CONDIZIONI DI
VITA DELLUOMO.

Il concetto giuridico di ambiente in ambito Internazionale

LOrganizzazione Mondiale della Sanit, ha fornito un proprio concetto giuridico


sostenendo che lambiente costituito dallinsieme dei
FATTORI FISICI, CHIMICI, BIOLOGICI E SOCIALI CHE ESERCITANO
UNINFLUENZA APPREZZABILE SULLA SALUTE ED IL BENESSERE
DEGLI INDIVIDUI E DELLE COLLETTIVIT.

Il concetto giuridico di ambiente


Un concetto giuridico di ambiente, oggi, ritenuto valido e condiviso da pi parti
definisce lambiente come:
LINSIEME DEI FATTORI VIVENTI (BIOTICI) E NON VIVENTI (ABIOTICI) DI UN
ECOSISTEMA.

FATTORI VIVENTI
BIOTOCI

FATTORI NON
VIVENTI ABIOTOCI

sono gli organismi viventi,


diversi dalluomo con i
quali egli interagisce, come
i virus, le piante, gli animali,
i batteri ecc.

non sono altro che il mezzo


fisico in cui gli organismi,
con
tutte
le
loro
caratteristiche fisiche e
chimiche, vivono e cio
aria, acqua, suolo.
8

Il concetto giuridico di ambiente

Pi specificamente i fattori abiotici sono le RISORSE NATURALI per le


quali necessario approntare idonee misure di salvaguardia.

Tali sono:

le fonti energetiche e le materie prime di origine minerale od organico


impiegate come fattori della produzione

lhabitat in cui luomo vive ed opera e gli organismi viventi che influiscono
sulla qualit della vita

Lo spazio che deve essere adibito a luogo di ricezione ed assimilazione


degli scarti della produzione e dei consumi

La tutela del patrimonio ambiente un dovere di tutti e va ben oltre i confini


nazionali: solidariet sociale e impiego di strumenti di carattere giuridico
internazionale improntati ad unottica preventiva e collaborativa possono
garantire unadeguata tutela dellambiente.

Per questo a livello internazionale sono stati intensificati programmi volti a:

Migliorare i metodi qualitativi e quantitativi di valutazione delle modificazioni


dellambiente

Consentire una migliore comprensione dei rapporti causa effetto ed il loro


ruolo un una gestione integrata dellambiente
10

Elaborare metodi che stimolino la creativit della ricerca di alternative di


sostituzione e di schemi di produzione e di consumo razionali da un punto
di vista ecologico

Analizzare e sorvegliare una corretta attuazione da parte degli Stati delle


decisioni prese a livello internazionale.

In sostanza, limpegno di ogni nazione deve orientarsi verso lo studio e la


realizzazione di politiche di natura anticipatoria e preventiva in attuazione di
decisioni internazionali che favoriscano unottimale successione ecologica,
dove ogni stadio dipende da quello precedente e condiziona quello futuro.

11

LE NORME COSTITUZIONALI A TUTELA


DELLAMBIENTE
La Carta Costituzionale italiana non ha considerato lambiente quale bene
oggetto di una specifica tutela. Dalla normativa costituzionale si pu ricavare
un principio di salvaguardia indiretta e parziale dellambiente attraverso la
lettura degli art.2 -9-32- 41-42-44.
DIRITTI
FONDAMENTALI

ART. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i


diritti inviolabili delluomo, sia come
singolo, sia nelle formazioni sociali ove si
svolge la sua personalit, e richiede
ladempimento dei doveri inderogabili di
solidariet politica, economica e sociale.
Al vertice dei valori giuridici si pone la
persona umana sia nella dimensione sociale
che individuale.
12

LE NORME COSTITUZIONALI A TUTELA


DELLAMBIENTE
In ambito internazionale La Carta Costituzionale italiana non ha considerato
lambiente quale bene oggetto di una specifica tutela. Dalla normativa
costituzionale si pu ricavare un principio di salvaguardia indiretta e parziale
dellambiente attraverso la lettura degli art.2 -9-32- 41-42-44.
DIRITTI
FONDAMENTALI

ART. 9
Tutela del paesaggio

La Repubblica promuove lo sviluppo della


cultura e la ricerca scientifica e tecnica [33,
34].Tutela il paesaggio (ambiente) e il
patrimonio storico e artistico della Nazione.

13

LE NORME COSTITUZIONALI A TUTELA


DELLAMBIENTE
In ambito internazionale La Carta Costituzionale italiana non ha considerato
lambiente quale bene oggetto di una specifica tutela. Dalla normativa
costituzionale si pu ricavare un principio di salvaguardia indiretta e parziale
dellambiente attraverso la lettura degli art.2 -9-32- 41-42-44.
RAPPORTI ETICOSOCIALI

ART. 32
Diritto alla salubrit
dellambiente

La Repubblica tutela la salute come


fondamentale
diritto
dellindividuo
e
interesse della collettivit, e garantisce cure
gratuite agli indigenti. Nessuno pu essere
obbligato a un determinato trattamento
sanitario se non per disposizione di legge.
La legge non pu in nessun caso violare i
limiti imposti dal rispetto della persona
umana.
14

LE NORME COSTITUZIONALI A TUTELA


DELLAMBIENTE
In ambito internazionale La Carta Costituzionale italiana non ha considerato
lambiente quale bene oggetto di una specifica tutela. Dalla normativa
costituzionale si pu ricavare un principio di salvaguardia indiretta e parziale
dellambiente attraverso la lettura degli art.2 -9-32- 41-42-44.
RAPPORTI
ECONOMICI

ART. 41

Liniziativa economica privata libera. Non


pu svolgersi in contrasto con lutilit
sociale o in modo da recare danno alla
sicurezza, alla libert, alla dignit umana. La
legge determina i programmi e i controlli
opportuni perch lattivit economica
pubblica e privata possa essere indirizzata e
coordinata a fini sociali [43].
15

LE NORME COSTITUZIONALI A TUTELA


DELLAMBIENTE
In ambito internazionale La Carta Costituzionale italiana non ha considerato
lambiente quale bene oggetto di una specifica tutela. Dalla normativa
costituzionale si pu ricavare un principio di salvaguardia indiretta e parziale
dellambiente attraverso la lettura degli art.2 -9-32- 41-42-44.
RAPPORTI
ECONOMICI

ART. 42

La propriet pubblica o privata. I beni


economici appartengono allo Stato, ad enti
o a privati. La propriet privata
riconosciuta e garantita dalla legge, che ne
determina i modi di acquisto, di godimento
e i limiti allo scopo di assicurarne la
funzione sociale e di renderla accessibile a
tutti [44, 472]. La propriet privata pu
essere, nei casi preveduti dalla legge, e
salvo indennizzo, espropriata per motivi
dinteresse generale.

16

LE NORME COSTITUZIONALI A TUTELA


DELLAMBIENTE
In ambito internazionale La Carta Costituzionale italiana non ha considerato
lambiente quale bene oggetto di una specifica tutela. Dalla normativa
costituzionale si pu ricavare un principio di salvaguardia indiretta e parziale
dellambiente attraverso la lettura degli art.2 -9-32- 41-42-44.
RAPPORTI
ECONOMICI

ART. 44

Al fine di conseguire il razionale


sfruttamento del suolo e di stabilire equi
rapporti sociali, la legge impone obblighi e
vincoli alla propriet terriera privata, fissa
limiti alla sua estensione secondo le regioni
e le zone agrarie, promuove ed impone la
bonifica delle terre, la trasformazione del
latifondo e la ricostituzione delle unit
produttive; aiuta la piccola e la media
propriet[422,3].La
legge
dispone
provvedimenti a favore delle zone montane.

17

LE NORME COSTITUZIONALI A TUTELA


DELLAMBIENTE
CODIFICAZIONE COSTITUZIONALE DELLA TUTELA DELLAMBIENTE
Con la riforma del Titolo V della Carta Costituzionale (modificato con la legge
costituzionale 31 gennaio 2001), che ha ridefinito il riparto delle competenze
tra Stato Regioni ed Enti locali (novella dellart. 117), per la prima volta si
parla espressamente di tutela dellambiente.
Precisamente la materia di ambiente viene menzionate tra le materie su cui
lo Stato ha la competenza esclusiva
art. 117 lett. S): TUTELA DELLAMBIENTE, DELLECOSISTEMA E DEI
BENI CULTURALI.

18

NORME POSTE A TUTELA DELLA. IN ALTRI MODELLI


COSTITUZIONALI:

In modelli costituzionali profondamente diversi le norme di principio poste


a protezione dellambiente rivelano caratteri comuni e sono pressoch
identiche nella sostanza.

I principi comuni possono riassumersi:

1) La tutela ambientale un interesse della comunit e perci posta tra


le esigenze fondamentali per assicurare il benessere ed il progresso della
comunit

2) Il diritto allambiente inviolabile e ad esso sono connessi i precisi


doveri di rispettarlo e proteggerlo e di astenersi dalle attivit lesive dei
beni ambientali

3) Il diritto allambiente ha un contenuto giuridico che si concretizza


nellinformazione e nella partecipazione collettiva
allo scopo di
valorizzare il ruolo attivo della persona umana nel rapporto con la natura.
19

Costituzioni emanate o emendate nellultimo ventennio hanno introdotto


norme specifiche a tutela dellambiente:
Art. 66 COSTITUZIONE PORTOGHESE (1976) sancisce il diritto
allambiente salubre ed ecologicamente equilibrato;
Art. 45 COSTITUZIONE SPAGNOLA (1978) prevede il diritto degli individui
ad un ambiente adeguato allo sviluppo della persona;
Art.72 e 73 COSTITUZIONE DELLA SLOVENIA (1991) sanciscono il diritto
soggettivo allambiente salubre e il dovere di ogni cittadino di proteggere le
aree naturali di particolare pregio e rarit.

20

LA LEGISLAZIONE
AMBIENTALE
IN ITALIA

21

LA LEGISLAZIONE AMBIENTALE
FASE INIZIALE:
TUTELA SETTORIALE E SCARSA
PRODUZIONE NORMATIVA.
CI SI LIMITA A TUTELARE PARTE
DELLA NATURA O SINGOLE SPECIE

NORME GENERALI
ESTENSIVAMENTE
APPLICABILI ALLAMBIENTE
- NORME CODICISTICHE

ASSENZA DI UNA NORMATIVA


AMBIENTALE AD HOC
ESTENSIVAMENTE APPLICABILE

LEGISLAZIONE SPECIALE

22

CI HA COMPORTATO:
TUTELA AMBIENTALE EMERGENZIALE
I giudici chiamati in causa hanno risolto le diverse emergenze utilizzando
estensivamente gli unici strumenti giuridici a disposizione, ovvero le norme del
codice civile e penale.
Significativo, in questo periodo, lintervento del MAGISTRATO PENALE proprio
per la maggior efficacia e rapidit dellintervento.
LIMITE:
Gli Interventi del magistrato penale erano, tuttavia, episodici, parziali e soprattutto
successivi al prodursi del danno e dunque, di natura sanzionatoria pi che
riparatoria.

23

LA LEGISLAZIONE SPECIALE
ANNI 60-70
1966 L. 615/66 LEGGE ANTISMOG

Si tratta della prima legge organica


in materia ambientale che detta
misure contenitive dellinquinamento
atmosferico

1976 L. 319 /1976 LEGGE MERLI

Inquinamento idrico.
Per quanto sottoposte negli
anni a numerose modifiche,
integrazioni, abrogazioni parziali ha
avuto il merito di colmare una grave
lacuna .

24

LA LEGISLAZIONE SPECIALE
ANNI 80

La legislazione assai pi prolifica:

D.P.R. 915/82

detta una prima disciplina in materia di rifiuti solidi urbani


poi abrogata dal D.lgs.22/1997;

Legge 979/82

reca disposizioni in difesa del mare;

L. 431/85

c.d.legge Galasso in materia paesaggistica;

L. 349/86

istitutiva del Ministero dellambiente de della tutela del


territorio;

D.P.R. 175/88

recepisce la direttiva Seveso (sul controllo dei pericoli di


incidenti rilevanti connessi con determinate attivit
industriali
25

LA LEGISLAZIONE SPECIALE
ANNI 90

risentono fortemente dei condizionamenti comunitari


della cultura demergenza ambientale che si va
sempre pi consolidando a causa dei numerosi
incidenti ecologici.

Vengono emanati molti decreti legislativi a tutela delle acque:


D.lgs. n.130, 132,133/1992
L.549/1993 che detta norme a tutela dellozono stratosferico
L.447/1995 Legge quadro su inquinamento acustico
L.61/1994 istitutiva dellANPA
26

LA LEGISLAZIONE SPECIALE

D.lgs 22/1997 sulla gestione dei rifiuti successivamente modificato dal


D.lgs. 389/1997 e dalla legge 426/1998

D.P.R. 357/1997 che detta norme per la conservazione degli habitat naturali
e seminaturali e della fauna e della flora selvatiche

L.413/1997 che prevede misure urgenti per la prevenzione


dellinquinamento atmosferico.

27

I problemi fondamentali della legislazione in materia ambientale possono riassumersi


nei seguenti:
- FRAMMENTARIETA della disciplina dovuta alla pervasivit del sistema ambientale
che si trova ad interagire con le pi disparate attivit umane e ci ha comportato
spesso una frammentariet della disciplina di tale materia.
- RITARDO con cui il Parlamento italiano ha affrontato il problema degli inquinamenti
e della tutela dellambiente
- CARENZA DI UNA LEGISLAZIONE AD HOC che ha comportato la proliferazione
di provvedimenti legislativi, leggi, d.l., d.lgs ecc. (legislazione emergenziale)
- FALLIMENTO DEL SISTEMA DEL COMMAND AND CONTROL, ha finito col
generare una maglia legislativa sempre pi fitta ed estesa, adempimenti sempre pi
complessi e costosi per le amministrazioni pubbliche e per i privati, senza garantire
spesse volte risultati di particolare efficacia.
Di qui la necessit di riorganizzare il corpus normativo in materia ambientale
28

SVILUPPO FUTURO DELLA LEGISLAZIONE


AMBIENTALE
Azioni propositive:
coordinare le norme nazionali tra loro e con le direttive comunitarie,
completare il recepimento di queste ultime,
eliminare le disarmonie tra i vari settori,
individuare le sedi ed organi della programmazione ambientale e precisarne le
competenze.

29

SVILUPPO FUTURO DELLA LEGISLAZIONE AMBIENTALE


Primo passo
RIORDINO DELLA NORMATIVA AMBIENTALE DALLA LEGGE
DELEGA AL DECRETO DI ATTUAZIONE:
LEGGE 15 dicembre 2004, n. 308
(Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e lintegrazione
della legislazione in materia ambientale e misure di diretta
applicazione).
Il Governo stato delegato ad adottare entro 18 mesi dalla data di
entrata in vigore della stessa legge uno pi decreti legislativi per il
riassetto e la codificazione delle disposizioni legislative in materia di
beni culturali ed ambientali.
Con lintento di una rielaborazione dellintero corpus normativo.
30

SVILUPPO FUTURO DELLA LEGISLAZIONE AMBIENTALE


Nellottica di una riforma/ristrutturazione del sistema legislativo ambientale la legge
in esame individua sei settori di intervento:

Gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati

Tutela delle acque dallinquinamento e gestione delle risorse idriche

Riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo e lotta alla


desertificazione

Gestione delle aree protette e conservazione ed utilizzo sostenibile degli


esemplari di specie protetta e della flora e della fauna,

Tutela risarcitoria contro i danni allambiente,

Riorganizzazione e semplificazione delle procedure in materia di valutazione


dellimpatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale

.
31

LEGGE 15 dicembre 2004, n. 308

Art. 11 Prevede listituzione di una commissione composta da un numero


massimo di ventiquattro membri scelti fra professori universitari, dirigenti
apicali di istituti pubblici di ricerca ed esperti di alta qualificazione nei settori
e nelle materie oggetto della delega, per la durata di un anno.

COMPITI: riscrittura dellintero corpus normativo e regolamentare


riguardante tutti gli aspetti nevralgici della normativa ambientale

32

Art. 12 La segreteria tecnica coordinata dal Capo dell'ufficio legislativo del


Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio o da un suo delegato e
composta da venti unit, di cui dieci scelte anche tra persone estranee
all'amministrazione e dieci scelte tra
personale in servizio presso il
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, con funzioni di supporto

Art. 13 La commissione viene nominata con Decreto del Ministro dellAmbiente


e della tutela del territorio che ne disciplina, altres, l'organizzazione ed il
funzionamento.
Art. 15 Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, ogni quattro mesi
dalla data di istituzione della commissione di cui al comma 11, riferisce alle
competenti Commissioni parlamentari sullo stato dei lavori della medesima
commissione.

33

La legge delega mostra che la volont di riforma del legislatore volta


essenzialmente alla disciplina dei seguenti aspetti:
Risparmio energetico
Prevenzione dellinquinamento
Potenziamento della struttura sanzionatoria
DECRETO DI ATTUAZIONE
La delega ha trovato attuazione con il Dlgs. 3 aprile 2006, n. 152 unico corpus
normativo composto da 318 articoli e suddiviso in sei parti:
1. DISPOSIZIONI COMUNI
2. PROCEDURE PER LA VAS, LA VIA E AIA
3. DIFESA DEL SUOLO, LOTTA ALLA DESERTIFICAZIONE TUTELA DELLE
ACQUE E GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE
4. GESTIONE DEI RIFIUTI E BONIFICA DEI SITI INQUINATI
5. TUTELA DELLARIA E DELLA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI IN
ATMOSFERA
6. TUTELA RISARCITORIA CONTRO I DANNI ALLAMBIENTE.
34

ENTRATA IN VIGORE
Il dlgs. In esame entrato in vigore il 29 aprile 2006 ad eccezione della
seconda parte in materia di VIA e VAS la cui entrata in vigore stata fissata il
12 agosto 2006. Termine prorogato

FINALIT
La disciplina di tutti i settori citati stata concepita per il conseguimento di
ununica finalit, ovvero:
LA PROMOZIONE DEL LIVELLO DI QUALIT DELLA VITA UMANA, DA
REALIZZARE ATTRAVERSO LA SALVAGUARDIA ED IL MIGLIORAMENTO
DELLE CONDIZIONI DELLAMBIENTE E LUTILIZZAZIONE ACCORTA E
RAZIONALE DELLE RISORSE NATURALI.

35

ASPETTI GENERALI
DELLA LEGISLAZIONE
AMBIENTALE IN AMBITO
INTERNAZIONALE

36

La
problematica
ambientale
dal punto di
vista
internazionale

Gi negli anni 60 la comunit internazionale ha preso


coscienza del rischio ambientale connesso allesercizio di
determinate attivit industriali, chimiche, nucleari ecc. Ben
presto, in ambito internazionale, cresce la consapevolezza che
le problematiche ambientali non sono circoscritte nei confini
nazionali dei singoli Stati, ma costituiscono un rischio globale.
Per questo si avviano al livello internazionale forme di
collaborazione volte alla formazione di un tessuto
normativo sempre pi armonizzato che prende il nome di
diritto internazionale dellambiente costituito da:

NORME CONSUETUDINARIE
DICHIARAZIONI DI PRINCIPIO
TRATTATI INTERNAZIONALI
37

NORME CONSUETUDINARIE
(elemento soggettivo opinio iuris ed
elemento oggettivo ripetersi reiterato
di un determinato comportamento).

Nascono dalla ripetizione costante ed


uniforme di un comportamento che
inizialmente
viene
ritenuto
socialmente dovuto e, con il tempo,
finisce per essere avvertito come
giuridicamente obbligatorio

Esempi di norme consuetudinarie internazionali riguardano:


RAPPORTI DI VICINATO TRA GLI STATI

-Divieto di inquinamento transfrontaliero che mira a limitare sul territorio

lesercizio di attivit che possono causare danni ambientali in altri paesi.


Fonderia canadese Trail (immissioni nel territorio statunitense)
-Obbligo di cooperazione tra gli Stati, che impone alle nazioni il dovere di
comunicare potenziali o attuali rischi di inquinamento ai Paesi che potrebbero
essere esposti al pericolo.
38

Esempi di norme consuetudinarie internazionali riguardano:


ZONE NON SOGGETTE A SOVRANITA
Nelle zone non sottoposte alla sovranit di alcuno stato lutilizzazione degli spazi
non deve comportare pregiudizio alla libert ed agli interessi degli altri Stati.
Le zone non soggette a sovranit sono:

- LO SPAZIO EXTRA-ATMOSFERICO
- LALTO MARE

39

LALTO MARE
Convenzione di Montego Bay ha codificato un principio
consuetudinario che prevede il diritto degli stati di
intervenire al di l del proprio mare territoriale su navi
straniere che abbiano avuto un incidente in mare, da cui
ragionevole aspettarsi conseguenze dannose al fine di
proteggere le proprie coste e gli interessi correlati.

CASO DELLA TORREY CANYION, una nave liberiana che


aveva subito un incidente al largo delle coste inglesi, in
una zona di alto mare. Per evitare danni allambiente
marino, la nave fu bombardata dagli inglesi, in una zona
non soggetta alla loro sovranit.

40

DIRITTO CONVENZIONALE
DICHIARAZIONI
DI
PRINCIPIO
(sono
mere
raccomandazioni cui gli stati sono liberi di conformarsi o
meno) svolgono un ruolo rilevante nel processo di
sviluppo del D.I., in quanto contribuiscono ad indirizzare
la prassi degli stati.

1972 DICHIARAZIONE DI STOCCOLMA.


Dove fu assunto limpegno di tracciare le linee guida della politica ambientale
internazionale degli anni successivi. Il piano di azione studiato prevedeva:
- Monitoraggio dello stato di salute dellambiente
- Attivit di ricerca delle soluzioni idonee ai problemi dellecologia
-Attivit di pianificazione ambientale per contemperare le esigenze di sviluppo
con la tutela delle risorse ambientali
-Attuazione di programmi di educazione, formazione ed informazione a
supporto delle attivit di protezioni dellambiente

41

1987 RAPPORTO BURTLAND contiene principi legali per la protezione


dellambiente.
Per la prima volta viene proposto lobiettivo del perseguimento dello sviluppo
sostenibile, ovvero di uno sviluppo che tenesse conto della scarsit delle risorse
ambientali primarie.
1992 CONFERENZA DI RIO. La dichiarazione finale contiene 27 principi guida cui
ispirare le politiche nazionali di sviluppo e sui quali basare la cooperazione
internazionale per la tutela dellambiente.
Documento programmatico Ag. XXI che indica in 4 sezioni la strada verso lo
sviluppo sostenibile:
- Dimensioni economiche e sociali
- Conservazione e gestione delle risorse
- Rafforzamento del ruolo delle forze sociali
- Strumenti di attuazione

42

1997 PROTOCOLLO DI KYOTO. Per la definizione degli obiettivi e degli impegni


programmatici dei paesi industrializzati per la riduzione delle emissioni di anidride
carbonica derivanti dallimpiego di oli minerali e gasa serra.
Al termine del summit, la Conferenza dei 160 paesi partecipanti ha licenziato un testo
con il quel sono stati fissati gli obiettivi che devono raggiungere i paesi industrializzatii
partecipanti:
1.Riduzione delle emissioni di anidride carbonica, di metano, di protossido di azoto, di
idrofluorocarburi, di perfluorocarburi e di esafluoruro di zolfo che costituiscono i 6
principali gas serra non controllati dal protocollo di Montreal sulla protezione della
fascia dellozono
2.Promozione dellefficienza energetica in ogni settore
3.Sviluppo delle fonti di produzione di energia rinnovabili e sviluppo dei supporto
tecnologici alla riduzione delle emissioni inquinanti
4.Promozione di forme di agricoltura sostenibile
5.Limitazione e riduzione delle emissioni di metano provenienti dalle discariche di rifiuti
e dagli altri settori energetici
6.Adozione di misure di prelievo fiscale che facciano regredire lemissione di gas serra.

43

TRATTATI INTERNAZIONALI
(bilaterali e plurilaterali: incontro tra due o pi
manifestazioni di volont, volte a costituire
modificare o estinguere norme giuridiche
internazionali)

Esempi di trattati internazionali:


Convenzioni concernenti mari ed oceani:
-Convenzione sul diritto del mare di Montego Bay del 10 dicembre 1982
-Convenzione

sulla preparazione, la lotta e la cooperazione in materia di inquinamento da


idrocarburi nellambiente marino del 30 novembre 1990 ratificata dallItalia con L.15.12.1998,
n.464, istituita per far fronte agli incidenti di inquinamento da idrocarburi nellambiente marino
mediante:
- lindividuazione di unautorit che faccia da referente in materia e lelaborazione di un piano
di emergenza nazionale di preparazione e di lotta;
-Cooperazione con le altre parti aderenti per fornire servizi di consulenza e supporto tecnico e
materiale.
44

-Promozione

dello scambio dei risultati dei programmi di ricerca e di sviluppo volti a migliorare
le tecniche esistenti di preparazione e di lotta contro linquinamento da idrocarburi
-Cooperazione tecnica nella lotta allinquinamento.
Convenzioni concernenti latmosfera:
Convenzione internazionale sullinquinamento atmosferico attraverso le frontiere a lunga
distanza adottata a Ginevra il 13 novembre 1979 e ratificata in Italia con la legge 27 aprile 1982
Convenzioni concernenti specie ed aree protette. Si tratta di accordi volti a preservare le
diversit biologiche delle specie esistenti in natura ed a tutelare quelle in via di estinzione.
Convenzione Internazionale sulla regolamentazione della caccia alla balena (1946)
Convenzione per la protezione degli uccelli (1950).
Convenzione sulla biodiversit adottata a Rio de Janeiro ed entrata in vigore il 29. 12.1993,
ratificata dallItalia con la legge 14 febbraio 1994, n.124.
Obiettivo dellaccordo di conservare, nella loro integrit la variet di razze e delle specie sia
animali che vegetali localizzate in massima parte nei paesi in via di sviluppo e necessarie alla
sopravvivenza della terra.
45

Il ruolo delle ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI


interessate alle problematiche ambientali di
fondamentale importanza in quanto esse si
adoperano per:
- Coordinare le attivit dei singoli Stati entro i confini
nazionali ed indirizzarle al rispetto dei principi generali
sanciti nei diversi trattati
- Promuovere politiche e strategie di prevenzione e
di sviluppo in tema di protezione dellambiente.

Esempi di organizzazioni internazionali attive nel settore dell ambiente:


zONU,

con UNEP ovvero il programma delle Nazioni Unite sullambiente, e con UNDP,
programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo,
zCommissioni

regionali delle Nazioni Unite ed in particolare la Commissione Economica

per lEuropa,
zComitato
z

delle Politiche Ambientali della CEE,

Agenzie specializzate quali la FAO, OCSE, AIEA


46

ASPETTI GENERALI
DELLA LEGISLAZIONE
AMBIENTALE IN AMBITO
COMUNITARIO

47

Gli strumenti
comunitari
posti a tutela
dellambiente

LAMBIENTE NEI TRATTATI DELLA COMUNIT EUROPEA


I PRINCIPI DELLA POLITICA AMBIENTALE COMUNITARIA
I PROGRAMMI DI AZIONE
LE DIRETTIVE EU A TUTELA DELLAMBIENTE
*****
I NUOVI STRUMENTI DELLA POLITICA AMBIENTALE
COMUNITARIA
(IL COINVOLGIMENTO DELLE IMPRESE:
I SISTEMI EMAS, ISO ED ECOLABEL
I MECCANISMI DI SOSTEGNO FINANZIARIO:
LIFE
48

NORMATIVA COMUNITARIA DI RIFERIMENTO


TRATTATO DI ROMA (1957)

Istituisce la comunit europea.


Non fa alcun riferimento alla tutela dell ambiente anche se nel preambolo
dello stesso tra gli obiettivi da conseguire veniva riconosciuto il
miglioramento costante delle condizioni di vita dei popoli.

Interpretazione estensiva degli art.100 e 235 del Trattato (c.d. clausole in


bianco). Lelasticit di queste norme ha permesso alla Comunit di ampliare il
proprio intervento anche in settori, come quello ambientale non direttamente
disciplinato dalle disposizioni del Trattato.

49

TRATTATO DI ROMA (1957) cont.


Lart.100 prevede che la CEE pu adottare ogni iniziativa opportuna per
larmonizzazione delle legislazioni nazionali attraverso lindividuazione di principi
comuni a pi ordinamenti statuali e leliminazione graduale delle differenze.
Il Consiglio, deliberando all'unanimit su proposta della
Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e del Comitato
economico e sociale, stabilisce direttive volte al ravvicinamento delle
disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri
che abbiano un'incidenza diretta sull'instaurazione o sul funzionamento del
mercato comune.

50

TRATTATO DI ROMA (1957) cont.

Lart. 235 attribuisce al Consiglio la facolt di emanare disposizioni


necessarie ad assicurare il raggiungimento dei fini comunitari (cd. poteri impliciti)
Quando un'azione della Comunit risulti necessaria per raggiungere nel
funzionamento del mercato comune, uno degli scopi della Comunit, senza
che il presente trattato abbia previsto i poteri d'azione a tal uopo richiesti, il
Consiglio, deliberando all'unanimit su proposta della Commissione e dopo
aver consultato il Parlamento europeo, prende le disposizioni del caso.

51

zATTO

UNICO EUROPEO 1986.

Il Trattato di Roma viene riformato con la firma dell'Atto Unico Europeo che entrer
in vigore nel 1987.
Tale atto pone le basi per una maggiore integrazione fra i paesi della Comunit.
Il trattato di Roma viene modificato con lintroduzione del titolo VII che ha sancito
definitivamente la competenza della Comunit nella materia ambientale
individuando i principi ed i criteri di unazione comune improntata alla sistematicit
coerenza ed incisivit. Art. 130R, 130S, 130T.

130R

INDIVIDUA GLI SCOPI DELLAZIONE COMUNITARIA

zSALVAGUARDARE,

PROTEGGERE E MIGLIORARE LA QUALIT

DELLAMBIENTE;
zCONTRIBUIRE

AL MIGLIORAMENTO DELLA SALUTE UMANA

zGARANTIRE

UNUTILIZZAZIONE ACCORTA E RAZIONALE DELLE


RISORSE NATURALI.
52

ATTO UNICO EUROPEO 1986


Il Trattato di Roma viene riformato con la firma dell'Atto Unico Europeo che entrer in
vigore nel 1987.
Tale atto pone le basi per una maggiore integrazione fra i paesi della Comunit.
Il trattato di Roma viene modificato con lintroduzione del titolo VII che ha sancito
definitivamente la competenza della Comunit nella materia ambientale individuando i
principi ed i criteri di unazione comune improntata alla sistematicit coerenza ed
incisivit. Art. 130R, 130S, 130T.
130 S
DEFINISCE LE PROCEDURE PER LADOZIONE DELLE AZIONI
COMUNITARIE
E STABILISCE CHE
IL CONSIGLIO DEVE DELIBERARE ALLUNANIMIT IN MERITO
ALLAZIONE IN OGGETTO, PREVIA CONSULTAZIONE DEL PARLAMENTO
EUROPEO E DEL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE
53

ATTO UNICO EUROPEO 1986.


Il Trattato di Roma viene riformato con la firma dell'Atto Unico Europeo che
entrer in vigore nel 1987.
Tale atto pone le basi per una maggiore integrazione fra i paesi della Comunit.
Il trattato di Roma viene modificato con lintroduzione del titolo VII che ha sancito
definitivamente la competenza della Comunit nella materia ambientale
individuando i principi ed i criteri di unazione comune improntata alla sistematicit
coerenza ed incisivit. Art. 130R, 130S, 130T.

130 T.
RIBADISCE LA FACOLT PER GLI STATI MEMBRI DI ADOTTARE
PROVVEDIMENTI ED AZIONI COMPATIBILI CON IL TRATTATO,
CHE GARANTISCANO LA MASSIMA PROTEZIONE POSSIBILE.

54

TRATTATO DI MAASTRICHT (1993)

La protezione dellambiente assume la qualificazione di


politica comunitaria

Lart. 2 sancisce che la comunit ha il compito di promuovere uno


sviluppo armonioso ed equilibrato delle attivit economiche attraverso
la realizzazione di una crescita sostenibile che rispetti lambiente.

Principio dello sviluppo sostenibile

Individuare le modalit pi idonee al contemperamento delle esigenze


di sviluppo economico e sociale con quelle di tutela dellambiente e di
conservazione delle risorse naturali

55

I principi della politica


ambientale
comunitaria

La Comunit europea basa le proprie politiche in materia di


ambiente su alcuni principi fondamentali a fondamento della
politica ambientale :
1)

2)

Il principio di prevenzione che sancisce lesigenza di evitare


sin dallinizio - correzione alla fonte - inquinamenti e altri
inconvenienti, anzich combatterne successivamente gli
effetti. Esso rappresenta il principio cardine della politica
comunitaria sin dal primo programma dazione in materia
ambientale del 1973.
Il principio di chi inquina paga, nozione anchessa
introdotta sin dai primi programmi dazione, che dispone la
necessit di addossare allinquinatore il costo della
prevenzione, della riduzione, nonch della riparazione del
danno causato allambiente.
56

I principi della politica


ambientale
comunitaria

3)

Il principio di precauzione, introdotto per la prima volta dal


Trattato di Maastricht, stabilisce il dovere di ridurre le
emissioni inquinanti alla fonte, indipendentemente dalla
prova certa, ma in presenza di significativi indizi di un effetto
ambientale negativo e, cio, anche in assenza di prove
significativamente idonee a dimostrare lesistenza di un
nesso causale tra le emissioni e tali effetti negativi, ove
questi siano gravi e/o irreversibili.
In sostanza occorre adottare misure preventive ancor prima
che abbia inizio un processo di degrado ambientale. Inoltre,
per non incombere in responsabilit, occorre aver adottato
tutti gli interventi necessari per scongiurare levento
dannoso.

4) Il principio di correzione che prevede la correzione alla


fonte dei danni causati allambiente, ovvero lo Stato
inquinante deve provvedere a correggere leventuale
lesione.
57

I principi della politica


ambientale
comunitaria

5) Il principio di sussidiariet, sancito dallart. 3B del


Trattato di Maastricht (ora art. 5), che dispone che, nei
settori che non sono di sua esclusiva competenza, la
Comunit interviene secondo il principio di sussidiariet
soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dellazione
prevista non possono essere sufficientemente realizzati
dagli Stati membri e, a motivo delle dimensioni o degli
effetti in questione possono essere realizzati meglio a
livello comunitario.
6) Il principio di integrazione, previsto dallart. 6 del
Trattato di Amsterdam, per il quale le esigenze connesse
con la tutela dellambiente devono essere integrate nella
definizione e nellattuazione delle altre politiche
comunitarie. Tale principio stato introdotto nella
risoluzione che reca in allegato il terzo programma
dazione ambientale (1983) e ribadito in tutti quelli
successivi.
58

I programmi di
azione

I PROGRAMMI DI AZIONE
I programmi di azione costituiscono dei documenti fondamentali per
lattuazione delle politiche comunitarie in materia ambientale.
Essi rappresentano vere e proprie dichiarazioni politiche, che individuano le
azioni da adottare in un arco temporale determinato e ciascuno rappresenta
la continuazione del precedente verso uno sviluppo sempre pi
approfondito della problematica ambientale.
Queste azioni sono inserite in un quadro generale nel quale sono fissate le
priorit e gli obiettivi da raggiungere e, in alcuni casi, vengono introdotti o
delineati anche nuovi orientamenti da seguire.
I primi due programmi d'azione (1973-1977; 1977-1981), ognuno di
durata quadriennale, sanciscono per la prima volta la centralit
dell'interesse ambientale, che deve riproporsi in qualsiasi
programmazione o decisione adottata dalla Comunit. Con essi
vengono introdotti il principio di prevenzione degli inquinamenti
rispetto a interventi successivi di recupero e ripristino, nonch il
principio "chi inquina paga".
59

I programmi di
azione

Con il TERZO programma d'azione (1982-1986), la Comunit


europea approfondisce ulteriormente il proprio impegno nel
settore ambientale sino a delineare, accanto alla politica di
controllo e di contenimento degli inquinamenti, una vera e propria
politica di prevenzione dei danni all'ambiente. In attuazione del
medesimo programma sar approntata la direttiva 85/337/CEE
sulla VIA. Si afferma il principio di cooperazione tra gli stati.
Nel 1987 viene adottato il QUARTO programma d'azione
ambientale (1987-1992). La vera novit consiste nell'aver posto
per la prima volta la problematica relativa alla necessit di
integrare la politica ambientale con tutte le altre politiche
comunitarie (non solo con la politica economica e sociale come
affermato nel terzo programma).

60

I programmi di
azione

Nel dicembre del 1992 il Consiglio ha approvato il QUINTO


programma (1992-1999) politico e d'azione. Rispetto agli atti
precedenti non variano i fattori ambientali sui quali intervenire,
ma l'approccio con cui tali temi sono affrontati. E' in questo
periodo che viene adottata la direttiva IPPC del 1996 (dir. n.
96/61/CE) sul controllo integrato degli inquinamenti; vengono
introdotti strumenti di mercato (Ecolabel e Ecoaudit), mirati a
sensibilizzare i produttori e i consumatori a un uso responsabile
delle risorse naturali e sar integrata l'originaria direttiva sulla VIA
(direttiva 97/11/CE).
Obiettivo: prevenzione in campo ambientale che si raggiunge
attraverso la diffusione di maggiore informazione in campo
ambientale e prevedendo azioni premianti per chi rispetta
determinati standard ambientali.

61

I programmi di
azione

Il perno attorno al quale ruota il quinto programma lo


sviluppo sostenibile, ossia il tentativo di individuare le
modalit pi idonee al contemperamento delle esigenze di
sviluppo economico e sociale con quelle di tutela
dell'ambiente e di conservazione delle risorse naturali.
L'ultimo in ordine di tempo il SESTO programma
d'azione (Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra
scelta) adottato in una proposta di decisione della
Commissione il 24 febbraio 2001, che individua e definisce
i principali obiettivi e le priorit ambientali della Comunit
europea per i prossimi dieci anni. Esso si basa sulla
valutazione globale del quinto programma e ribadisce che,
nonostante i progressi nell'abbattimento dei livelli
d'inquinamento, le problematiche di natura ambientale
continuano a persistere nei Paesi dell'Unione europea.
62

I programmi di
azione

Trattato di
Maastricht

I principi di tutela ambientale spontaneamente introdotti nel tempo con


i programmi di azione sono stati recentemente sistematizzati
all'interno del nuovo Trattato sull'Unione europea firmato a Maastricht
nel febbraio del 1992, ed entrato in vigore il 1 gennaio 1993, dando
cos un nuovo impulso all'obiettivo comunitario di protezione
dell'ambiente.
Rispetto all'Atto Unico europeo che riconosceva alla Comunit
soltanto la possibilit di intervenire in campo ambientale, nel Trattato
di Maastricht la tutela ambientale acquista un valore pari a tutte le
altre politiche comunitarie e diventa uno dei parametri di
misurazione della crescita sostenibile, il cui raggiungimento sar
necessariamente correlato alla prevenzione dei danni permanenti
all'ambiente, alla garanzia di un continuo accesso alle risorse naturali
e all'eliminazione degli sprechi.

63

STRUMENTI GIURIDICI COMUNITARI


OBBLIGATORI

direttive
(vincolante nel fine e nei

regolamenti
(portata generale,
obbligatorio, direttamente
applicabile)

termini di recepimento.
Lascia liberi gli stati nelle
modalit di adeguamento)
(Consiglio o Commissione)

decisioni
( un atto individuale indirizzato
sia agli stati, sia a persone fisiche
o giuridiche.
Obbligatoria in tutti i suoi
elementi ai soggetti cui
destinata)

64

NON VINCOLANTI

Raccomandazioni

Pareri

(sono adottate dalla Commissione.


Suggeriscono un determinato
comportamento, ma non impongono
alcun obbligo giuridico.

(emessi dalle istituzioni comunitarie


quando si tratta di valutare fatti
avvenuti nella comunit o in uno
stato membro).

65

DIRETTIVE
E
REGOLAMENTI

Dal 1985 ad oggi, la cultura ambientale europea ha messo a


punto una regolamentazione sempre pi attenta alle
problematiche ambientali degli interventi puntuali sul territorio,
alla programmazione/pianificazione e monitoraggio dei piani e dei
programmi che pu essere sintetizzata nei seguenti atti legislativi.

DIRETTIVA N. 1985/337/CEE e 97/11 VIA


DIRETTIVA N. 1996/61/CE IPPC
REGOLAMENTI EMAS N. 1993/1836 E N. 2001/761/CE
DIRETTIVA N. 2001/42/CE VAS

Recepimento definitivo
DLGS. 152/2006
Codice dellambiente

66

VIA
Direttiva 85/377/CE e
Direttiva 97/11/CE
concernente la
valutazione dimpatto
ambientale

VAS
Direttiva 2001-42-CE
concernente la
valutazione degli effetti
di determinati piani e
programmi
sullambiente

IPPC
Direttiva I.P.P.C. 96/61/97/CE recepita
dal D.Lgs n.372/99. n.59/05
concernente la prevenzione e la
riduzione dellinquinamento

EMAS I - II
Regolamenti (CE)
n. 1836/93 & 761/2001
sull'adesione volontaria
delle organizzazioni ad un
sistema comunitario di
ecogestione ed audit.
67

Listituto

VIA
DIRETTIVA
N.
1985/337/CE

E un istituto di derivazione statunitense (NEPA-National


Environmental Protection Act, 1969) ed ha la specifica finalit di
contribuire a migliorare la qualit delle progettazioni e delle decisioni
pubbliche e private introducendo tra i fattori da prendere in
considerazione in via pregiudiziale, anche quello ambientale.
Nel 1977 la Comunit Europea ha fatto propria liniziativa
USA, indicando nel secondo programma di azione tra gli obiettivi di
unazione ambientale preventiva, anche la necessit di predisporre
regole per analizzare la rilevanza dellimpatto sulle risorse ambientali
della realizzazione dei progetti.
Successivamente la comunit europea con la direttiva
85/337, ha inteso adottare la disciplina necessaria allattuazione della
procedura di impatto ambientale negli stati membri, secondo un
determinato modello strutturale e funzionale.

68

Finalit

La VIA uno strumento preventivo della politica


ambientale
-Deve armonizzare le differenti normative nazionali e
deve controbilanciare gli effetti sullambiente
-Deve interagire con la pianificazione urbanistica,
paesaggistica, energetica e socio-economica dei paesi
membri
- Deve coinvolgere i cittadini nelle scelte e nelle
decisioni che incidono sui beni primari e sui diritti
inviolabili

69

Direttiva
97/11

La direttiva 97/11 ha modificato la precedente direttiva 337/85 con


lobiettivo di :
Introdurre disposizioni tese a migliorare le regole relative alla
procedura di valutazione e di assicurarne lapplicazione e e lefficacia
Completare lelenco dei progetti di opere pubbliche o private che a
causa del rilevante impatto sullambiente devono essere sottoposti a
VIA
Completare lelenco dei progetti di opere pubbliche o private che a
giudizio dei singoli stati possono essere di diritto sottoposti a VIA
Attribuire ai singoli stati membri la possibilit di fissare soglie o criteri
per stabilire quali progetti dellallegato II sottoporre a VIA
Rafforzare la VIA in un contesto trasfrontaliero.
70

Oggetto della
VIA

Lart. 3 della Dir. 85/337 come modificato dalla direttiva 97/11


afferma che la VIA individua, descrive e valuta, in modo
appropriato per ciascun caso particolare, gli effetti diretti ed
indiretti di un progetto sui seguenti fattori:
z

LUOMO, LA FAUNA, LA FLORA

IL SUOLO, LACQUA, LARIA, IL CLIMA ED IL


PAESAGGIO

I BENI MATERIALI ED IL PATRIMONIO CULTURALE

LINTERAZIONE TRA GLI ULTIMI DUE GRUPPI DI


FATTORI SU INDICATI

71

Progetti da
sottoporre a
VIA

La direttiva distingue poi i progetti che devono essere


sottoposti a VIA indicati nellAllegato I della direttiva, da quelli
che formano oggetto di valutazione solo se gli stati membri
ritengono che le loro caratteristiche lo richiedano.
Lelenco dei progetti che possono essere sottoposti a VIA
riportato nellAllegato II.
Per questi ultimi progetti gli stati membri determinano previo
esame specifico del progetto ed un confronto con le soglie
fissate allinterno dello Stato (Allegato III) se il progetto debba o
meno essere sottoposto a VIA secondo quanto previsto dagli
articoli da 5 a 10 della direttiva (iter procedurale).

72

Progetti da
sottoporre a
VIA dir. 85/337
ALL.I

ALLEGATO I
PROGETTI DI CUI ALL'ARTICOLO 4, PARAGRAFO 1 DELLA
DIRETTIVA 85/337/CEE
1. Raffinerie di petrolio greggio (escluse le imprese che producono
soltanto lubrificanti dal petrolio greggio) nonch impianti di
gassificazione e di liquefazione di almeno 500 t al giorno di carbone
o di scisti bituminosi
2. Centrali termiche ed altri impianti di combustione con potenza
termica di almeno 300 MW, nonch centrali nucleari e altri reattori
nucleari (esclusi gli impianti di ricerca per la produzione e la
lavorazione delle materie fissili e fertili, la cui potenza massima non
supera 1 kW di durata permanente termica)
3. Impianti destinati esclusivamente allo stoccaggio definitivo o
all'eliminazione definitiva dei residui radioattivi
4. Acciaierie integrate di prima fusione della ghisa e dell'acciaio.

73

5.

Impianti per l'estrazione di amianto, nonch per il trattamento e la


trasformazione dell'amianto e dei prodotti contenenti amianto: per i prodotti di
amianto-cemento, una produzione annua di oltre 20.000 t di prodotti finiti; per
le guarnizioni da attrito, una produzione annua di oltre 50 t di prodotti finiti e,
per gli altri impieghi dell'amianto, un'utilizzazione annua di oltre 200 t

6.

Impianti chimici integrati

7.

Costruzione di autostrade, vie di rapida comunicazione, tronchi ferroviari per


il traffico a grande distanza, nonch aeroporti con piste di decollo e di
atterraggio lunghe almeno 2.100 m.

8.

Porti commerciali marittimi, nonch vie navigabili e porti per la navigazione


interna accessibili a battelli con stazza superiore a 1.350 t.

9.

Impianti di eliminazione dei rifiuti tossici e pericolosi mediante incenerimento,


trattamento chimico o stoccaggio a terra.
74

"ALLEGATO I

Progetti da
sottoporre a
VIA dir. 97/11

Estensione a
21 categorie

PROGETTI DI CUI ALL'ARTICOLO 4, PARAGRAFO 1


1. Raffinerie di petrolio greggio (escluse le imprese che producono soltanto
lubrificanti dal petrolio greggio) nonch impianti di gassificazione e di liquefazione
di almeno 500 tonnellate al giorno di carbone o di scisti bituminosi.
2. - Centrali termiche ed altri impianti di combustione con potenza termica pari
o maggiore di 300 MW e
- centrali nucleari ed altri reattori nucleari, compreso lo smantellamento e lo
smontaggio di tali centrali e reattori (*) (esclusi gli impianti di ricerca per la
produzione e la lavorazione delle materie fissili e fertili, la cui potenza massima
non supera 1 kW di durata permanente termica).
3. a) Impianti per il ritrattamento di combustibili nucleari irradiati.
b) Impianti destinati:
- alla produzione o all'arricchimento di combustibile nucleare,
- al trattamento di combustibile nucleare irradiato o residui altamente radioattivi,
- allo smaltimento definitivo dei combustibili nucleari irradiati,
- esclusivamente allo smaltimento definitivo di residui radioattivi,
- esclusivamente allo stoccaggio (previsto per pi di 10 anni) di combustibile
nucleare irradiato
o residui radioattivi in un sito diverso da quello di produzione.
75

4. - Acciaierie integrate di prima fusione della ghisa e dell'acciaio.


- Impianti destinati a ricavare metalli grezzi non ferrosi da minerali, nonch concentrati o materie
prime secondarie attraverso procedimenti metallurgici, chimici o elettrolitici.
5. Impianti per l'estrazione di amianto, nonch per il trattamento e la trasformazione
dell'amianto e dei prodotti contenenti amianto: per i prodotti di amianto-cemento, una produzione
annua di oltre 20 000 tonnellate di prodotti finiti; per le guarnizioni da attrito, una produzione annua
di oltre 50 tonnellate di prodotti finiti e, per gli altri impieghi dell'amianto, un'utilizzazione annua di
oltre 200 tonnellate.
6. Impianti chimici integrati, ossia impianti per la produzione su scala industriale, mediante pro ce
s s i d i trasformazione chimica , di sostanze i n cui si trovano
affiancati vari stabilimenti
funzionalmente connessi tra di loro:
i) per la fabbricazione di prodotti chimici organici di base;
ii) per la fabbricazione di prodotti chimici inorganici di base;
iii) per la fabbricazione di fertilizzanti a base di fosforo, azoto o potassio (fertilizzanti semplici o
composti);
iv) per la fabbricazione di prodotti di base fitosanitari e di biocidi;
v) per la fabbricazione di prodotti farmaceutici di base mediante procedimento chimico o
biologico;
vi) per la fabbricazione di esplosivi.
76

7. a) Costruzione di tronchi ferroviari per il traffico a grande distanza, nonch aeroporti (1) con piste di
decollo e di atterraggio lunghe almeno 2 100 m.
b) Costruzione di autostrade e vie di rapida comunicazione (2).
c) Costruzione di nuove strade a quattro o pi corsie o raddrizzamento e/o allargamento di strade
esistenti a due corsie al massimo per renderle a quattro o pi corsie, semprech la nuova strada o il
tratto di strada raddrizzato e/o allargato abbia una lunghezza ininterrotta di almeno 10 km.
8. a) Vie navigabili e porti di navigazione interna che consentono il passaggio di navi di stazza superiore
a 1 350 tonnellate;
b) Porti marittimi commerciali, moli di carico e scarico collegati con la terraferma e l'esterno dei porti
(esclusi gli attracchi per navi traghetto) che possono accogliere navi di stazza superiore a 1350
tonnellate.
(*) Le centrali nucleari e gli altri reattori nucleari cessano di essere tali quando tutto il combustibile
nucleare e gli altri elementi oggetti di contaminazione radioattiva sono stati rimossi in modo definitivo dal
sito in cui si trova l'impianto.
(1) Gli "aeroporti" ai fini della presente direttiva corrispondono alla definizione data nella convenzione di
Chicago nel 1944 relativa alla creazione dell'organizzazione internazionale dell'aviazione civile (allegato
14).
(2) Le "vie di rapida comunicazione" ai fini della presente direttiva corrispondono alla definizione data
nell'accordo europeo sulle grandi strade di traffico internazionale del 15 novembre 1975.

77

9. Impianti di smaltimento dei rifiuti (cio rifiuti cui si applica la direttiva 91/689/CEE) (1)
mediante incenerimento, trattamento chimico, quale definito nell'allegato II bis, punto D 9 della
direttiva 75/442/CEE (2), o interramento di rifiuti pericolosi.
10. Impianti di smaltimento dei rifiuti mediante incenerimento o trattamento chimico di rifiuti
non pericolosi, quali definiti nell'allegato II bis, punto D 9 della direttiva 75/442/CEE, con capacit
superiore a 100 tonnellate al giorno.
11. Sistemi di estrazione o di ricarica artificiale delle acque freatiche in cui il volume annuale
dell'acqua estratta o ricaricata sia pari o superiore a 10 milioni di metri cubi.
12. a) Opere per il trasferimento di risorse idriche tra bacini imbriferi inteso a prevenire un'
eventuale penuria di acqua, per un volume di acque trasferite superiore a 100 milioni di metri cubi
all'anno.
b) In tutti gli altri casi, opere per il trasferimento di risorse idriche tra bacini imbriferi con
un' erogazione media pluriennale del bacino in questione superiore a 2 000 milioni di metri cubi
all'anno e per un volume di acque trasferite superiore al 5 % di detta erogazione.
In entrambi i casi sono esclusi i trasferimenti di acqua potabile convogliata in tubazioni.

78

13. Impianti di trattamento delle acque reflue con una capacit superiore a 150 000 abitanti
equivalenti quali definiti all'articolo 2, punto 6 della direttiva 91/271/CEE (3).
14. Estrazione di petrolio e gas naturale a fini commerciali, per un quantitativo estratto superiore
a 500 tonnellate al giorno per il petrolio e a 500 000 m al giorno per il gas naturale.
15. Dighe e altri impianti destinati a trattenere le acque o ad accumularle in modo durevole,
laddove un nuovo o supplementare volume di acqua trattenuta o accumulata sia superiore a 10
milioni di metri cubi.
16. Gasdotti, oleodotti o conduttore per prodotti chimici, di diametro superiore a 800 mm e di
lunghezza superiore a 40 km.
17. Impianti per l'allevamento intensivo di pollame o di suini con pi di:
a) 85 000 posti per polli da ingrasso, 60 000 posti per galline;
b) 3 000 posti per suini da produzione (di oltre 30 kg) o
c) 900 posti per scrofe.
18. Impianti industriali destinati:
a) alla fabbricazione di pasta per carta a partire dal legno o da altre materie fibrose;
b) alla fabbricazione di carta e cartoni con capacit di produzione superiore a 200 tonnellate al
giorno.

79

19. Cave e attivit minerarie a cielo aperto, con superficie del sito superiore a 25 ettari, oppure
torbiere, con superficie del sito superiore a 150 ettari.
20. Costruzione di elettrodotti aerei con un voltaggio di 220 kV o superiore e di lunghezza
superiore a 15 km.
21. Impianti per l'immagazzinamento di petrolio, prodotti petrolchimici o prodotti chimici, con una
capacit superiore a 200 000 tonnellate.

(1) GU n. L 377 del 31. 12. 1991, pag. 20. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva
94/31/CE (GU n. L 168 del 2. 7. 1994, pag. 28).
(2) GU n. L 194 del 25. 7. 1975, pag. 39. Direttiva modificata da ultimo dalla decisione
94/3/CE della Commissione (GU n. L 5 del 7. 1. 1994, pag. 15).
(3) GU n. L 135 del 30. 5. 1991, pag. 40. Direttiva modificata da ultimo dall'atto di adesione
del 1994.

80

Progetti
che
possono essere
sottoposti a VIA
All. II dir. 97/11

ALLEGATO II
PROGETTI DI CUI ALL'ARTICOLO 4, PARAGRAFO 2
1. Agricoltura, selvicoltura ed acquicoltura
a) Progetti di ricomposizione rurale.
b) Progetti volti a destinare terre incolte o estensioni seminaturali alla coltivazione
agricola
intensiva.
c) Progetti di gestione delle risorse idriche per l'agricoltura, compresi i progetti di
irrigazione e
di drenaggio delle terre.
d) Primi rimboschimenti e disboscamento a scopo di conversione ad un altro tipo di
sfruttamento del suolo.
e) Impianti di allevamento intensivo di animali (progetti non contemplati nell'allegato I).
f) Piscicoltura intensiva.
g) Recupero di terre dal mare.
2. Industria estrattiva
a) Cave, attivit minerarie a cielo aperto e torbiere (progetti non compresi nell'allegato
I).
b) Attivit mineraria sotterranea.
c) Estrazione di minerali mediante dragaggio marino o fluviale.
d) Trivellazioni in profondit, in particolare:
- trivellazioni geotermiche,
- trivellazioni per lo stoccaggio dei residui nucleari,
- trivellazioni per l'approvvigionamento di acqua,
escluse quelle intese a studiare la stabilit del suolo.
e) Impianti di superficie dell'industria di estrazione di carbon fossile, di petrolio, di gas
81
naturale e di minerali metallici nonch di scisti bituminosi.

3. Industria energetica
a) Impianti industriali per la produzione di energia elettrica, vapore e acqua calda (progetti non
compresi nell'allegato I).
b) Impianti industriali per il trasporto di gas, vapore e acqua calda; trasporto di energia
elettrica mediante linee aeree (progetti non compresi nell'allegato I).
c) Stoccaggio in superficie di gas naturale.
d) Stoccaggio di gas combustibile in serbatoi sotterranei.
e) Stoccaggio in superficie di combustibili fossili.
f) Agglomerazione industriale di carbon fossile e lignite.
g) Impianti per il trattamento e lo stoccaggio di residui radioattivi (se non compresi
nell'allegato I).
h) Impianti per la produzione di energia idroelettrica.
i) Impianti di produzione di energia mediante lo sfruttamento del vento (centrali eoliche).
4. Produzione e trasformazione dei metalli
a) Impianti di produzione di ghisa o acciaio (fusione primaria o secondaria), compresa la
relativa colata continua.
b) Impianti destinati alla trasformazione di metalli ferrosi mediante:
i) laminazione a caldo,
ii) forgiatura con magli,
iii) applicazione di strati protettivi di metallo fuso.
c) Fonderie di metalli ferrosi.
d) Impianti di fusione e lega di metalli non ferrosi, esclusi i metalli preziosi, compresi i prodotti
di recupero (affinazione, formatura in fonderia ecc.).
e) Impianti per il trattamento di superficie di metalli e materie plastiche mediante processi
elettrolitici o chimici.
82

f) Costruzione e montaggio di autoveicoli e costruzione dei relativi motori.


g) Cantieri navali.
h) Impianti per la costruzione e riparazione di aeromobili.
i) Costruzione di materiale ferroviario.
j) Imbutitura di fondo con esplosivi.
k) Impianti di arrostimento e sinterizzazione di minerali metallici.
5. Industria dei prodotti minerali
a) Cokerie (distillazione a secco del carbone).
b) Impianti destinati alla fabbricazione di cemento.
c) Impianti destinati alla produzione di amianto e alla fabbricazione di prodotti a base di
amianto (progetti con compresi nell'allegato I).
d) Impianti per la fabbricazione del vetro, compresi quelli destinati alla produzione di fibre di
vetro.
e) Impianti per la fusione di sostanze minerali, compresi quelli destinati alla produzione di fibre
minerali.
f) Fabbricazione di prodotti ceramici mediante cottura, in particolare tegole, mattoni mattoni
refrattari, piastrelle, gres o porcellane.
6. Industria chimica (progetti non compresi nell'allegato I)
a) Trattamento di prodotti intermedi e fabbricazione di prodotti chimici.
b) Produzione di antiparassitari e di prodotti farmaceutici, di pitture e vernici, di elastomeri e
perossidi.
c) Impianti di stoccaggio di petrolio, prodotti petrolchimici e chimici.

83

7. Industria dei prodotti alimentari


a) Fabbricazione di oli e grassi vegetali e animali.
b) Fabbricazione di conserve di prodotti animali e vegetali.
c) Fabbricazione di prodotti lattiero-caseari.
d) Industria della birra e del malto.
e) Fabbricazione di dolciumi e sciroppi.
f) Impianti per la macellazione di animali.
g) Industrie per la produzione della fecola.
h) Stabilimenti per la produzione di farina di pesce e di olio di pesce.
i) Zuccherifici.
8. Industria dei tessili, del cuoio, del legno e della carta
a) Impianti industriali destinati alla fabbricazione di carta e cartoni (progetti non compresi
nell'allegato I).
b) Impianti per il pretrattamento (operazioni di lavaggio, imbianchimento, mercerizzazione) o
la tintura di fibre o di tessili.
c) Impianti per la concia delle pelli.
d) Impianti per la produzione e la lavorazione di cellulosa.
9. Industria della gomma
Fabbricazione e trattamento di prodotti a base di elastomeri.
10. Progetti di infrastruttura
a) Progetti di sviluppo di zone industriali.
b) Progetti di riassetto urbano, compresa la costruzione di centri commerciali e parcheggi.
c) Costruzione di ferrovie, di piattaforme intermodali e di terminali intermodali (progetti non
compresi nell'allegato I).
84

d) Costruzioni di aerodromi (progetti non compresi nell'allegato I).


e) Costruzione di strade, porti e impianti portuali, compresi i porti di pesca (progetti non compresi
nell'allegato I).
f) Costruzione di vie navigabili interne non comprese nell'allegato I, opere di canalizzazione e di regolazione
dei corsi d'acqua.
g) Dighe e altri impianti destinati a trattenere le acque o ad accumularle in modo durevole (progetti non
compresi nell'allegato I).
h) Tram, metropolitane sopraelevate e sotterranee, funivie o linee simili di tipo particolare, esclusivamente o
principalmente adibite al trasporto di persone.
i) Installazioni di oleodotti e gasdotti (progetti non compresi nell'allegato I).
j) Installazione di acquedotti a lunga distanza.
k) Opere costiere destinate a combattere l'erosione e lavori marittimi volti a modificare la costa mediante la
costruzione, per esempio, di dighe, moli, gettate e altri lavori di difesa dal mare, esclusa la manutenzione e
la ricostruzione di tali opere.
l) Progetti di estrazione o di ricarica artificiale delle acque freatiche, non compresi nell'allegato I.
m) Opere per il trasferimento di risorse idriche tra bacini imbriferi, non comprese nell'allegato I.

85

11. Altri progetti


a) Piste permanenti per corse e prove di veicoli a motore.
b) Impianti di smaltimento di rifiuti (progetti non compresi nell'allegato I).
c) Impianti di depurazione delle acque reflue (progetti non compresi nell'allegato I).
d) Depositi di fanghi.
e) Immagazzinamento di rottami di ferro, comprese le carcasse di veicoli.
f) Banchi di prova per motori, turbine e reattori.
g) Impianti per la produzione di fibre minerali artificiali.
h) Impianti per il recupero o la distruzione di sostanze esplosive.
i) Stabilimenti di squartamento.
12. Turismo e svaghi
a) Piste da sci, impianti di risalita, funivie e strutture connesse.
b) Porti turistici.
c) Villaggi di vacanza e complessi alberghieri situati fuori dalle zone urbane e strutture
connesse.
d) Terreni da campeggio e caravaning a carattere permanente.
e) Parchi tematici.
13. - Modifiche o estensioni di progetti di cui all'allegato I o all'allegato II gi autorizzati,
autorizzati
realizzati o in fase di realizzazione, che possono avere notevoli ripercussioni negative
sull'ambiente.
- Progetti di cui all'allegato I, che servono esclusivamente o essenzialmente per lo sviluppo e il
collaudo di nuovi metodi o prodotti e che non sono utilizzati per pi di due anni.

86

Criteri di
selezione per la
sottoposizione a
VIA dei progetti
di cui AllII

ALLEGATO III - CRITERI DI SELEZIONE DI CUI


ALL'ARTICOLO 4, PARAGRAFO 3
1.Caratteristiche dei progetti
Le caratteristiche dei progetti debbono
considerate tenendo conto, in particolare:

essere

Caratteristiche
Localizzazione
Caratteristiche
dellimpatto
potenziale

delle dimensioni del progetto,


del cumulo con altri progetti,
dell'utilizzazione di risorse naturali,
della produzione di rifiuti,
dell'inquinamento e disturbi ambientali,
del rischio di incidenti, per quanto riguarda, in
particolare, le sostanze o le tecnologie utilizzate.

87

Criteri di
selezione per la
sottoposizione a
VIA dei progetti di
cui allII

ALLEGATO III - CRITERI DI SELEZIONE DI CUI ALL'ARTICOLO 4,


PAR. 3
2. Localizzazione dei progetti
Deve essere considerata la sensibilit ambientale delle aree
geografiche che possono risentire dell'impatto dei progetti, tenendo
conto, in particolare:

Caratteristiche
- dell'utilizzazione attuale del territorio;
Localizzazione
Caratteristiche
dellimpatto
potenziale

- della ricchezza relativa, della qualit e della capacit di


rigenerazione delle risorse naturali della zona;
- della capacit di carico dell'ambiente naturale, con particolare
attenzione alle seguenti zone: zone umide; zone costiere; zone
montuose o forestali;riserve e parchi naturali;zone classificate o
protette dalla legislazione degli Stati membri; zone protette speciali
designate dagli Stati membri in base alle direttive 79/409/CEE e
92/43/CEE; zone nelle quali gli standard di qualit ambientale fissati
dalla legislazione comunitaria sono gi stati superati; zone a forte
densit demografica; zone di importanza storica, culturale o
archeologica.
88

Criteri di
selezione per la
sottoposizione a
VIA dei progetti di
cui allII

ALLEGATO III - CRITERI DI SELEZIONE


ALL'ARTICOLO 4, PARAGRAFO 3

DI

CUI

3. Caratteristiche dell'impatto potenziale


Gli effetti potenzialmente significativi dei progetti debbono
essere considerati in relazione ai criteri stabiliti ai punti 1 e 2
e tenendo conto, in particolare:
Caratteristiche

della portata dell'impatto (area geografica e densit della


popolazione interessata);

della natura transfrontaliera dell'impatto;

dell'ordine di grandezza e della complessit dell'impatto;

della probabilit dell'impatto;

della durata, frequenza e reversibilit dell'impatto.

Localizzazione
Caratteristiche
dellimpatto
potenziale

89

La procedura di
VIA

La procedura comunitaria di VIA si articola in quattro fasi:


I.

REDAZIONE DI UNO
STUDIO PRELIMINARE
CIRCA IL PRESUNTO
IMPATTO AMBIENTALE
DEL PROGETTO
LA CONSULTAZIONE
DELLE VARIE
AMMINISTRAZIONI
INTERESSATE
LINFORMAZIONE DELLA
POPOLAZIONE
IL RILASCIO
DELLAUTORIZZAZIONE
ALLA REALIZZAZIONE
DELLOPERA

REDAZIONE DI UNO STUDIO PRELIMINARE CIRCA IL


PRESUNTO IMPATTO AMBIENTALE DEL PROGETTO.

Questa fase interamente rimessa al committente.


Le informazioni che il committente deve fornire sono contenute
nellallegato IV della direttiva 97/11 e sono:
una descrizione del progetto comprese in particolare:
a) una descrizione delle caratteristiche dellinsieme del progetto e
delle esigenze di utilizzazione del suolo durante le fasi di
costruzione e funzionamento;
b) una descrizione delle principali caratteristiche dei processi
produttivi, con lindicazione per esempio della natura e delle
quantit dei materiali impiegati
c)

una valutazione del tipo e della quantit dei residui e delle


emissioni previsti (inquinamento dellacqua, dellaria e del suolo,
rumore, vibrazione, luce, calore, radiazione ecc) risultanti
dallattivit del progetto proposto.
90

La procedura di
VIA

una descrizione delle componenti dellambiente potenzialmente


soggette ad un impatto importante del progetto proposto, con
particolare riferimento alla popolazione, alla fauna e alla flora, al
suolo allacqua allaria ai fattori climatici, ai beni materiali compreso
il patrimonio architettonico e archeologico, al paesaggio e
allinterazione tra questi vari fattori.

una descrizione (questa descrizione dovrebbe riguardare gli effetti


diretti ed eventualmente gli effetti indiretti, secondari, cumulativi a
breve medio e lungo termine permanenti e temporanei positivi e
negativi del progetto) dei probabili effetti rilevanti del progetto
proposto sullambiente, dovuti:
a) allesistenza del progetto
b)

allutilizzazione delle risorse naturali

c)

allemissione di inquinanti, alla creazione di sostanze


nocive e allo smaltimento dei rifiuti

d)

descrizione da parte del committente dei metodi di


previsione utilizzati per valutare gli effetti sullambiente.

91

La procedura di
VIA

una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e se possibile


compensare rilevanti effetti negativi del progetto sullambiente
un riassunto non tecnico delle informazioni trasmesse sulla base di punti
precedenti.
un sommario delle eventuali difficolt (lacune tecniche o mancanza di
conoscenza) incontrate dal committente nella raccolta dei dati richiesti.
*****
In base a quanto posto dallart. 5 della direttiva 85/337 le informazioni
che il committente deve fornire conformemente al paragrafo 1, e dunque
per i progetti che devono essere sottoposti obbligatoriamente a VIA,
comportano almeno:
- Una descrizione del progetto con informazioni relative alla sua
ubicazione, progettazione e dimensioni
- Una descrizione delle misure previste per evitare ridurre e possibilmente
compensare rilevanti effetti negativi dati necessari per individuare e
valutare i principali effetti sullambiente del progetto
- Una descrizione sommaria delle principali alternative prese in esame dal
committente con indicazione delle ragioni della scelta sotto il profilo
dellimpatto ambientale
- Una sintesi non tecnica delle informazioni di cui alle prime tre voci citate
92

La procedura di
VIA
REDAZIONE DI UNO
STUDIO PRELIMINARE
CIRCA IL PRESUNTO
IMPATTO AMBIENTALE
DEL PROGETTO
LA CONSULTAZIONE
DELLE VARIE
AMMINISTRAZIONI
INTERESSATE

II. LA

CONSULTAZIONE DELLE VARIE AMMINISTRAZIONI


INTERESSATE
Per i modi e le forme rimandata alle legislazioni nazionali ex art.6
comma 3.
La Comunit non ha dettato una disciplina di dettaglio per questa
fase non volendo porre dei limiti alla collaborazione tra gli organi
delle pubbliche amministrazioni se non precisando che deve essere
data lopportunit di esprimere un parere in merito alla domanda di
autorizzazione a tutte le autorit con funzioni di responsabilit in
materia di ambiente.

LINFORMAZIONE DELLA
POPOLAZIONE
IL RILASCIO
DELLAUTORIZZAZIONE
ALLA REALIZZAZIONE
DELLOPERA

93

La procedura di
VIA
III. LINFORMAZIONE DELLA POPOLAZIONE
REDAZIONE DI UNO
STUDIO
PRELIMINARE CIRCA
IL PRESUNTO
IMPATTO
AMBIENTALE DEL
PROGETTO
LA CONSULTAZIONE
DELLE VARIE
AMMINISTRAZIONI
INTERESSATE
LINFORMAZIONE
DELLA
POPOLAZIONE
IL RILASCIO
DELLAUTORIZZAZIO
NE ALLA
REALIZZAZIONE
DELLOPERA

Per garantire la partecipazione di tutti gli interessati e la trasparenza


dellazione amministrativa. Le informazioni messe a disposizione
del pubblico danno la possibilit a chiunque di esprimere il proprio
parere prima della realizzazione del progetto agevolando in tal
modo lattivit istruttoria della pubblica amministrazione.
E oggetto dellinformazione:
informazione
Il contenuto della decisione e le condizioni eventualmente
aggiunte alla decisione

I motivi principali e le considerazioni su cui basata la decisione

Eventualmente una descrizione delle principali misure utili per


prevenire ridurre e se possibile compensare gli effetti negativi gravi.

94

La procedura di
VIA

IV.IL RILASCIO DELLAUTORIZZAZIONE


REALIZZAZIONE DELLOPERA

ALLA

REDAZIONE DI UNO
STUDIO
PRELIMINARE CIRCA
IL PRESUNTO
IMPATTO
AMBIENTALE DEL
PROGETTO

La procedura si conclude con una decisione finale


basata sulla valutazione globale circa limpatto dellopera
sullambiente. Se non ci sono motivi ostativi, lautorit
procedente adotta il provvedimento di autorizzazione.

LA CONSULTAZIONE
DELLE VARIE
AMMINISTRAZIONI
INTERESSATE

La Comunit non entra nel dettaglio lasciando alle


autorit nazionali libera scelta sullindividuazione
dellorgano amministrativo competente al rilascio.

LINFORMAZIONE
DELLA POPOLAZIONE
IL RILASCIO
DELLAUTORIZZAZIO
NE ALLA
REALIZZAZIONE
DELLOPERA
95

VIA TRANSFRONTALIERA
La Direttiva 97/11 ha sostituito lart. 7 della direttiva 337/85 stabilendo che
qualora uno stato membro sia a conoscenza che un progetto possa influire
in modo rilevante sullambiente di un altro stato o qualora uno stato membro
che possa esserne considerevolmente danneggiato, ne faccia richiesta, lo
stato membro sul cui territorio prevista la realizzazione del progetto,
comunica, quanto prima, allaltro stato sia una descrizione del progetto,
corredata di tutte le informazioni disponibili circa il suo eventuale impatto
transfrontaliero, sia le informazioni sulla natura della decisione che potrebbe
essere adottata.
Alla luce di queste comunicazioni, si avviano le consultazioni necessarie.

96

Recepimento della Direttiva nellordinamento italiano


La direttiva 85/337 allart. 2 concedeva 3 anni di tempo agli stati membri per
attuare la disciplina sulla VIA, ma in Italia non si mai giunti ad un
recepimento definitivo della stessa.
La norma fondamentale in materia di VIA, fino allentrata in vigore del
Dlgs.152/2006, stata lart. 6, della legge 8 luglio 1986, n. 349 istitutiva del
Ministero dellAmbiente, con cui stata recepita in via transitoria la disciplina
dettata dalla direttiva n. 85/337/CEE.

97

La valutazione di
impatto
ambientale
nellordinamento
italiano

Articolo 6
1. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge il Governo
presenta al Parlamento il disegno di legge relativo all'attuazione
delle direttive comunitarie in materia di impatto ambientale.
2. In attesa dell'attuazione legislativa delle direttive comunitarie in
materia di impatto ambientale, le norme tecniche e le categorie di
opere in grado di produrre rilevanti modificazioni dell'ambiente
ed alle quali si applicano le disposizioni di cui ai successivi commi 3,
4 e 5, sono individuate con decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata
su proposta del Ministro dell'ambiente, sentito il Comitato scientifico
di cui al successivo articolo 11, conformemente alla direttiva del
Consiglio delle Comunit europee n. 85/337 del 27 giugno 1985.

98

La valutazione di
impatto
ambientale
nellordinamento
italiano

Articolo 6
3.

I progetti delle opere di cui al precedente comma 2 sono


comunicati, prima della loro approvazione, al Ministro
dell'ambiente, al Ministro per i beni culturali e ambientali e alla
regione territorialmente interessata, ai fini della valutazione
dell'impatto sull'ambiente. La comunicazione contiene
l'indicazione
della
localizzazione
dell'intervento,
la
specificazione dei rifiuti liquidi e solidi, delle emissioni ed
immissioni inquinanti nell'atmosfera e delle emissioni sonore
prodotte dall'opera, la descrizione dei dispositivi di eliminazione
o recupero dei danni all'ambiente ed i piani di prevenzione dei
danni all'ambiente e di monitoraggio ambientale. L'annuncio
dell'avvenuta comunicazione deve essere pubblicato, a cura
del committente, sul quotidiano pi diffuso nella regione
territorialmente interessata, nonch su un quotidiano a
diffusione nazionale.
99

La valutazione di
impatto ambientale
nellordinamento
italiano

Articolo 6
4. Il Ministro dell'ambiente, sentita la regione interessata, di concerto
con il Ministro per i beni culturali e ambientali, si pronuncia sulla
compatibilit ambientale nei successivi novanta giorni, decorsi i
quali la procedura di approvazione del progetto riprende il suo
corso, salvo proroga deliberata dal Consiglio dei ministri in casi di
particolare rilevanza. Per le opere incidenti su aree sottoposte a
vincolo di tutela culturale o paesaggistica il Ministro dell'ambiente
provvede di concerto con il Ministro per i beni culturali e ambientali.
5. Ove il Ministro competente alla realizzazione dell'opera non ritenga
di uniformarsi alla valutazione del Ministero dell'ambiente, la
questione rimessa al Consiglio dei ministri.

100

La valutazione di
impatto
ambientale
nellordinamento
italiano

Articolo 6
6.

Qualora, nell'esecuzione delle opere di cui al comma 3, il Ministro


dell'ambiente ravvisi comportamenti contrastanti con il parere
sulla compatibilit ambientale espresso ai sensi del comma 4, o
comunque tali da compromettere fondamentali esigenze di
equilibrio ecologico e ambientale, ordina la sospensione dei
lavori e rimette la questione al Consiglio dei ministri.

7.

Restano ferme le attribuzioni del Ministro per i beni culturali e


ambientali nelle materie di sua competenza.

8.

Il Ministro per i beni culturali e ambientali nel caso previsto


dall'articolo 1-bis, comma 2, del decreto-legge 27 giugno 1985, n.
312 , convertito, con modificazioni, nella legge 8 agosto 1985, n.
431, esercita i poteri di cui agli articoli 4 e 82 del decreto del
Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, di concerto
con il Ministro dell'ambiente.
101

La
valutazione di
impatto
ambientale
nellordiname
nto italiano

Articolo 6
9. Qualsiasi cittadino, in conformit delle leggi vigenti, pu presentare, in
forma scritta, al Ministero dell'ambiente, al Ministero per i beni culturali e
ambientali e alla regione interessata istanze, osservazioni o pareri
sull'opera soggetta a valutazione di impatto ambientale, nel termine di
trenta giorni dall'annuncio della comunicazione del progetto.
******
La norma impegnava il Governo a presentare al Parlamento entro sei mesi
un disegno di legge relativo allattuazione delle Direttive comunitarie in
materia di VIA (art. 6, comma 1). In realt il periodo transitorio durato molto
pi a lungo e quella disciplina, in assenza di una norma quadro, continua ad
essere applicata.
******
Ladozione delle norme tecniche e categorie di opere in grado di produrre
rilevanti modificazioni dellambiente era invece rinviata allemanazione di un
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottarsi su proposta
del Ministro dellAmbiente, sentito il Comitato scientifico.
102

La valutazione Sulla base del citato comma 2 dellart.6 sono stati emanati
di impatto
due decreti e cio:
ambientale
il D.P.C.M. 10 agosto 1988, n. 377 integrato
nellordinamento
successivamente dal D.P.R. 11 febbraio 1998; con cui si
italiano
delineato un regime transitorio nel quale si definivano a
grandi linee le fasi della procedura della c.d.
compatibilit ambientale limitatamente alle opere di cui
allallegato I della direttiva;
il D.P.C.M. 27 dicembre 1988 integrato successivamente
dal D.P.R. 2 settembre 1999, n. 348, oltre ad alcune
circolari volte a individuare le categorie di opere da
sottoporre alla procedura di VIA e a dettarne la disciplina.
Successivamente, senza un disegno coerente e unitario, alcune
disposizioni di legge settoriali hanno ampliato le categorie di opere
ricadenti nellambito oggettivo di applicazione dellistituto quali:
tutela del mare: art. 1, legge 28 febbraio 1992, n. 220;
dighe, elettrodotti ad alta tensione e prospezione di idrocarburi
liquidi e gassosi:
art. 2, legge 9 gennaio 1991, n. 9.
103

.Riassumendo

Direttiva 85/337/CEE
modificata dalla
Direttiva 97/11/CE
Fissa i principi
fondamentali
della VIA da recepire
Individua negli
Allegati I e II
le categorie di opere
soggette a VIA

Art. 6 legge 349/86


Definisce i principi
Fondamentali della
VIA
Rimanda ad un
successivo decreto
lindividuazione
delle
categorie di opere
soggette a VIA

DPCM 10.08.98 n. 377


Individua le categorie di
opere soggette a VIA
Specifica la procedura
Opere di cui all.All.1 della
Direttiva

DPR 11.02.98
Integra lelenco delle
opere soggette a VIA.
Opere di cui all All.1
della Direttiva

DPR 27.12.98
integrato dal
DPR 2.9.99 n.348
Norme tecniche per
gli SIA
Quadri di
riferimento
104

VIA regionale Recepimento Allegato II della direttiva 85/337/CE

Direttiva
85/337/CEE
come modificata
dalla
Direttiva 97/11/CE
Fissa i principi
fondamentali
della VIA da
recepire
Individua negli
Allegati I e II
le categorie di opere
soggette a VIA

DPR 12.04.96
Come integrato da
DPCM 3.09.99
DPCM 1.09.2000
Atto di indirizzo e coordinamento
alle Regioni sulla VIA
Disciplina lAllegato II
Della direttiva 85/337/CEE

Leggi Regionali
Recepiscono
le disposizioni dellatto di indirizzo
e coordinamento
105

La VIA
nellordinamento
italiano

La VIA una fase del procedimento amministrativo principale,


o secondo altri un endo-procedimento, diretto allapprovazione
del progetto di unopera o di un impianto.

Natura e
definizione
dellistituto

Listituto volto a prevedere gli effetti sullambiente di progetti


pubblici e privati per opere e interventi sul territorio, in modo
da prevenire, evitare o minimizzare quelli dannosi, ovvero gli
effetti dannosi oltre una determinata soglia.
Il giudizio dimpatto ambientale, mediante il quale si conclude
la relativa procedura, consiste nella descrizione e valutazione
degli effetti di un progetto su una pluralit di fattori biotici quali
luomo, la flora e la fauna e abiotici quali suolo, acqua, aria,
paesaggio e patrimonio culturale nonch sulle rispettive
interazioni, i quali nel loro complesso costituiscono lambiente
in senso unitario e globale, oggetto della VIA.

106

Natura e
definizione
dellistituto

Diverse ed eterogenee sono le funzioni dellistituto:


prevenzione,
gestione
razionale
delle
risorse,
programmazione, ottimizzazione dei progetti e dei processi
decisionali di opere e di attivit rilevanti per lambiente,
informazione e partecipazione del pubblico interessato.
In sintesi, la procedura di VIA consente di comporre in un
unico contesto, non sul piano sostanziale, ma sul piano
procedurale, i molteplici interessi sottesi alla tutela dei valori
ambientali e territoriali. Pertanto, accanto ai giudizi riguardanti
i distinti profili ambientali interessati da un dato progetto,
nellambito della procedura in esame si aggiunge un giudizio di
insieme che considera lentit complessiva delle alterazioni
ambientali.
Nel D.P.C.M. 377/88 come integrato dal D.P.R. 11 febbraio
1998, sono riportate le categorie di opere da sottoporre
alla procedura prevista dallart. 6 della L.349/1986.
107

SIA
Pubblicazione

Presentazione
Istanza

Pag. 0,5%o

Procedimento
Principale

G.U.

MINISTRO AMB

MATT

MINISTRO BB.CC

BB.CC

REGIONE

CVIA Segr.

Comitato Coord

Gruppo
istruttore

PLENARIA

108

LA DECISIONE
Il Ministro dellAmbiente e della Tutela del Territorio, sentita la
Regione interessata, di concerto con il Ministro per i Beni e le
Attivit Culturali si pronuncia sulla compatibilit ambientale
dellopera entro 90 giorni dal ricevimento della domanda del
committente.
Solo il Ministro dellAmbiente e della Tutela del Territorio ha la
facolt di sospendere i lavori di realizzazione dellopera e
rimettere la questione al Consiglio dei Ministri, al quale
spetta la competenza alladozione di misure definitive qualora
nellesecuzione del progetto ravvisi comportamenti contrastanti
con il parere sulla compatibilit ambientale o tali da
compromettere le fondamentali esigenze di equilibrio ecologico
ed ambientale.

109

LA DECISIONE Il procedimento di VIA pertanto potr concludersi con:


Giudizio di compatibilit positivo, con eventuali prescrizioni di
natura tecnica.
Giudizio di compatibilit negativo. (impossibilit di ripresentare
il progetto sullo stesso sito).
Con decreto del Ministro.
Giudizio di compatibilit interlocutorio negativo
se la documentazione presentata risulta incompleta ed il
ministero dellAmbiente richiede le integrazioni necessarie.
Con atto del Direttore Generale.
Leventuale presentazione di integrazioni fa decorrere un
nuovo termine di 90 giorni per la pronuncia di compatibilit.

110

DLGS 3
APRILE
2006, N. 152

ABROGAZIONE DELLART. 6
Lart. 6 della legge 349/1986 stato recentemente abrogato
dallart. 48 del Dlgs. 3 aprile 2006, n. 152.
Tale provvedimento risistema in maniera organica la procedura
di VIA, unitamente alle direttive 96/61, sullIPPC recepita con
Dlgs 59/2005 ed alla direttiva 2001/41/CE sulla VAS.
La parte II del Dlgs 152/2006 interamente dedicata a
regolamentare tali provvedimenti ed avrebbe dovuto entrare in
vigore il 12 agosto 2006.
La regolamentazione attuativa non stata ancora
perfezionata.

111

I principali obiettivi da perseguire con la nuova disciplina sono i seguenti:


-

RAPPORTO COSTI BENEFICI occorre bilanciare le ragioni dellambiente con


quelle delleconomia ed anticipare la procedura di VIA gi allesame del
progetto di intervento.

RIDUZIONE DEI TEMPI di conclusione della procedura

COORDINAMENTO tra VIA e VAS e tra VIA ed autorizzazione integrata


ambientale nel caso di impianti sottoposti ad entrambe le procedure

112

Dlgs.152/2006
Nuova
disciplina del
procedimento di
VIA
Definizione

Art. 5 del c.d. codice dellambiente per VIA si intende:


L'elaborazione di uno studio concernente
- l'impatto sull'ambiente che pu derivare dalla
realizzazione e dall'esercizio di un'opera il cui progetto
e' sottoposto ad approvazione o autorizzazione,
- lo svolgimento di consultazioni,
- la valutazione dello studio ambientale e dei risultati
delle consultazioni nell'iter decisionale di approvazione
o autorizzazione del progetto dell'opera
e
- la messa a disposizione delle informazioni sulla
decisione;

113

Art. 23
Opere
soggette a
VIA

1.

Sono assoggettati alla procedura di VIA:


a)

i progetti di cui allelenco A dellAllegato III alla parte seconda


del D.lgs 152/2006, ovunque ubicati;

b)

i progetti di cui allelenco B dellAllegato III alla parte seconda


del D.lgs 152/2006 che ricadano, anche parzialmente,
allinterno di aree naturali protette come definite dalla legge 6
dicembre 1991, n. 394;

c)

i progetti elencati di cui allelenco B dellAllegato III alla


parte seconda del D.lgs 152/2006 che non ricadano in aree
naturali protette, ma che, sulla base degli elementi indicati
nellallegato IV alla parte seconda del DLGS 152/2006, a
giudizio dellautorit competente richiedano ugualmente lo
svolgimento della procedura di VIA;

( All. 4 elementi di verifica per lassoggettamento VIA di progetti dellall. III,


elenco B, non ricadenti in aree naturali protette CARATTERISTICHE DEI
PROGETTI, LOCALIZZAZIONE, CARATTERISTICHE DELLIMPATTO
POTENZIALE )

d)

i progetti di specifiche opere o interventi per i quali la


procedura di VIA sia espressamente prescritta dalle leggi
speciali di settore che disciplinano dette opere o interventi.
114

2.

Per i progetti di opere o di interventi di cui al comma 1, lettera


a), ricadenti allinterno di aree naturali protette, le soglie
dimensionali, ove previste, sono ridotte del 50%.

3.

La medesima procedura si applica anche agli interventi su


opere gi esistenti, non rientranti nelle categorie del comma
1, qualora da tali interventi derivi unopera che rientra nelle
categorie stesse.

Si applica altres alle modifiche sostanziali di opere ed


interventi rientranti nelle categorie di cui al comma 1, lettere a)
e b).

115

4. Possono essere esclusi dal campo di applicazione della VIA i progetti


di seguito elencati che, a giudizio dellautorit competente, non
richiedano lo svolgimento di questa procedura:
a) i progetti relativi ad opere ed interventi destinati esclusivamente a

scopi di difesa nazionale;


b) i progetti relativi ad opere ed interventi destinati esclusivamente a

scopi di protezione civile, oppure disposti in situazioni di necessit


e durgenza a scopi di salvaguardia dellincolumit delle persone
da un pericolo imminente o a seguito di calamit;
c) i progetti relativi ad opere di carattere temporaneo, ivi comprese

quelle necessarie esclusivamente ai fini dellesecuzione di


interventi di bonifica autorizzati.

116

5. Per i progetti assoggettati a VIA che non ricadono in aree


naturali protette, ma richiedono ugualmente, a giudizio dellautorit
competente, lo svolgimento della VIA (art.23 comma1, lettera b.) e
per i progetti relativi ad opere ed interventi destinati a scopi di difesa
nazionale, per i progetti relativi ad opere ed interventi destinati
esclusivamente a scopi di protezione civile oppure disposti in
situazioni di necessit e durgenza a scopi di salvaguardia
dellincolumit delle persone da un pericolo imminente o a seguito di
calamit, progetti relativi ad opere di carattere temporaneo, ivi
comprese quelle necessarie esclusivamente ai fini dellesecuzione di
interventi di bonifica autorizzati (art.23 comma 4 lettere a, b, c) si
applica la procedura di verifica di cui allarticolo 32.
Nel corso di tale procedura di verifica, per i progetti di cui al comma 4
lautorit competente comunica alla Commissione europea, prima
del rilascio delleventuale esenzione, i motivi che giustificano tale
esenzione ai sensi dellarticolo 2, comma 3, lettera c), della direttiva
85/337/CEE.
117

6.
Ai fini dellapplicazione dellarticolo 4 del D.lgs 17 gennaio 2005, n.
13, per i progetti aeroportuali assoggettati alla procedura di VIA ai sensi della
parte seconda del D.lgs 152/2006 tale procedura tiene conto delle
prescrizioni definite nell'allegato II* del medesimo decreto legislativo 17
gennaio 2005, n. 13.
7.
Nel caso di opere ed interventi di somma urgenza destinati
esclusivamente alla difesa nazionale di cui al comma 4, lettera a), il Ministro
dellambiente e della tutela del territorio dispone, su proposta del Ministro
della difesa, lesenzione da ogni verifica di compatibilit ambientale soltanto
per i progetti relativi a lavori coperti da segreto di Stato.

*comitato tecnico consultivo di cui al dlgs 13/2005, redige una relazione concernente la situazione
aeroportuale attuale, previsioni in assenza di nuove misure, valutazione delle misure diverse dalle
restrizioni operative, valutazioni delle restrizioni operative, riepilogo di natura non tecnica,
valutazione dellesposizione al rumore.

118

FINALIT
FINALIT
DELLA
DELLA VIA
VIA

1.

La procedura di VIA deve assicurare che:

Art.
Art. 24
24

a)

nei processi di formazione delle decisioni relative alla


realizzazione di progetti (individuati negli Allegati A e B) siano
considerati gli obiettivi di:
9
9

proteggere la salute,
migliorare la qualit della vita umana,

al fine di:

contribuire con un migliore ambiente alla qualit della vita,

provvedere al mantenimento della variet delle specie,

conservare la capacit di riproduzione dellecosistema in


quanto risorsa essenziale di vita,

garantire luso plurimo delle risorse naturali e dei beni


pubblici destinati alla fruizione collettiva,

assicurare lo sviluppo sostenibile;


119

b)

per ciascun progetto siano valutati gli effetti diretti ed


indiretti della sua realizzazione:

sulluomo,
sulla fauna,
sulla flora,
sul suolo,
sulle acque di superficie e sotterranee,
sullaria,
sul clima,
sul paesaggio,
sullinterazione tra detti fattori,
sui beni materiali,
sul patrimonio culturale ed ambientale;

120

c)
d)

per ciascun progetto siano esplicitate le principali ragioni della


scelta fra le alternative proposte dal committente;
in ogni fase della procedura siano garantiti:

e)

siano garantite:

f)

lo scambio di informazioni
la consultazione tra il soggetto proponente e lautorit
competente;

linformazione
la partecipazione del pubblico al procedimento;

siano conseguite:

la semplificazione,

la razionalizzazione,

il coordinamento delle valutazioni e degli atti autorizzativi in


materia ambientale.
121

COMPETENZE
COMPETENZE
E
E
PROCEDURE
PROCEDURE

La valutazione di impatto ambientale compete:

1.

a)

Art.
Art. 25
25

al Ministro dellambiente e della tutela del territorio, di


concerto con il Ministro per i beni e le attivit culturali,
secondo le disposizioni di cui al capo I ed al capo II del
D.lgs.152/06 per i progetti di opere ed interventi:
z
z

b)

sottoposti ad autorizzazione statale,


aventi impatto ambientale interregionale o internazionale;

negli altri casi, allautorit individuata dalla regione o dalla


provincia autonoma con propria legge, secondo le procedure
dalla stessa stabilite sulla base dei criteri direttivi generali,
ferme restando le disposizioni comuni in materia di VIA.

122

Fasi
Fasi del
del
Procedimento
Procedimento

FASE INTRODUTTIVA DEL PROCEDIMENTO


FASE DELLO STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
FASE DELLA PUBBLICIT
FASE DELLA PARTECIPAZIONE
FASE DELLISTRUTTORIA TECNICA
FASE DEL GIUDIZIO DI COMPATIBILIT

123

Fase
Fase
introduttiva
introduttiva
MATT
MIN BENI E
ATTIVITA
CULTURALI
COMMISSIONE
ALTRI MIN
INTERESSATI

60 gg per
esprimere il
loro parere

Decorsi i 60
gg lautorit si
esprimer
sulla
compatibilit
ambientale
senza il loro
parere.

Il proponente inoltra la
domanda allautorit
competente
Copia della domanda
deve essere
trasmessa
Alle Regioni
Province
Comuni interessati

Agli enti di
gestione se gli
interventi da
attuare riguardano
aree naturali
protette

la

domanda
deve
contenere:
Il progetto
SIA
Sintesi non tecnica

Lautorit competente
pu chiedere
integrazioni
documentali
indicando un preciso
termine entro cui
adempiere

Contestualmente alla
presentazione della
domanda
Diffusione di un annuncio
dellavvenuto deposito a
mezzo stampa secondo le
modalit stabilite da un
apposito regolamento
dellautorit competente
che provveder a
disciplinare anche le
modalit di pubblicazione
su Internet del progetto

almeno
in
un
quotidiano
a
diffusione nazionale
e in un quotidiano a
diffusione regionale
per ciascuna regione
territorialmente
interessata.

124

Fase
Fase dello
dello
studio
studio di
di
impatto
impatto
ambientale
ambientale

SIA predisposto a cura e spese del committente/proponente e secondo le


disposizione di cui allegato 5 della legge e deve contenere:

a)

una descrizione del progetto con informazioni relative alle sue


caratteristiche, alla sua localizzazione ed alle sue dimensioni;

b)

una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e


possibilmente compensare gli effetti negativi rilevanti;

c)

i dati necessari per individuare e valutare i principali effetti


sullambiente e sul patrimonio culturale che il progetto pu
produrre, sia in fase di realizzazione che in fase di esercizio;

d)

una descrizione sommaria delle principali alternative prese in


esame dal committente, ivi compresa la cosiddetta opzione zero,
con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo
dellimpatto ambientale;

125

Fase
Fase dello
dello
studio
studio di
di
impatto
impatto
ambientale
ambientale

e)

una valutazione del rapporto costi-benefici del progetto


dal punto di vista ambientale, economico e sociale.
*******

Allo studio di impatto ambientale deve essere allegata una sintesi


non tecnica delle caratteristiche
dimensionali e funzionali dellopera o dellintervento progettato
e
dei dati ed informazioni contenuti nello studio stesso.

126

Fase
Fase della
della
pubblicit
pubblicit

Le amministrazioni,
le regioni
e
le province autonome
Indicano gli uffici presso i quali sono reperibili e
consultabili dal pubblico i documenti e gli atti inerenti il
procedimento di valutazione

Fase
Fase della
della
pubblicit
pubblicit

Gi al momento della presentazione della domanda il


committente proponente deve depositare il progetto, il
SIA e varie copie della sintesi non tecnica oltre a
provvedere, come gi evidenziato, alla diffusione di un
annuncio dellavvenuto deposito

I soggetti interessati devono proporre le proprie


osservazioni
entro
45
giorni
dallavvenuta
pubblicazione dellannuncio a mezzo stampa
127

Fase
Fase della
della
partecipazione
partecipazione al
al
procedimento
procedimento

I soggetti interessati devono proporre le proprie


osservazioni
entro
45
giorni
dallavvenuta
pubblicazione dellannuncio a mezzo stampa

Tutti i soggetti interessati possono fornire


elementi conoscitivi e valutativi concernenti i
possibili effetti dellopera

Lautorit pu dar corso ad uninchiesta e pu


disporre un sintetico contraddittorio con il
proponente (art.29)
128

Fase
Fase
dellistruttoria
dellistruttoria
tecnica
tecnica

In tale fase si

Accerta la completezza della documentazione

Verifica la corrispondenza di ci che stato documentato ai


luoghi

Controlla la conformit alle normative di settore di tutte le


sorgenti potenziali ed eventuali di inquinamento

Verifica la coerenza del progetto rispetto allutilizzo delle


materie prime

Accerta il corretto utilizzo degli strumenti di analisi e


previsione degli effetti ambientali

Individua limpatto complessivo che lintervento produrr


sullambiente sul patrimonio culturale confrontando la
situazione esistente ante proposizione della domanda con
quella che si presume si verificher successivamente alla
realizzazione dellopera
129

Fase
Fase
dellistruttoria
dellistruttoria
tecnica
tecnica

commissione tecnico-consultiva

Tale
fase

svolta
dalla
commissione di cui allart.19,
comma 2 del D.lgs.190/2002 come
modificato dal D.L. 315/2003
convertito in L.5/2004.

Lart. 6 del D.lgs.152/2006 c.d.


codice
dellambiente
prevede
listituzione, con D.P.C.M., su proposta
del Ministro dellambiente di una
Commissione tecnico-consultiva per
le valutazioni ambientali.

Il Decreto 190 stato abrogato


negli art. 1 e 2
relativi alla
commissione per effetto dellart. 48
del D.lgs.152/2006.

Sar composta da 78 membri oltre al


Presidente ed a tre vicepresidenti scelti
tra
professori
universitari,
tra
professionisti ed esperti qualificati in
sistemi di gestione, in misurazioni e in
materie
progettuali,
geologiche,
ambientali, giuridiche, economiche e
sociali, nonch fra dirigenti della
pubblica amministrazione.

Tuttavia
labrogazione
resta
sospesa fino allemanazione del
D.M. che discipliner, modalit,
tariffe, controlli e compensi.

130

Fase
Fase
dellistruttoria
dellistruttoria
tecnica
tecnica

attivit

Sottocommissione esprime il proprio parere


entro 30 giorni dalla scadenza di tutti i termini e lo
trasmette al vicepresidente che entro 10 giorni lo
invia al ministro per il giudizio di compatibilit
ambientale

L'attivit della Commissione e' articolata in tre settori operativi facenti capo ai tre
vicepresidenti e concernenti, rispettivamente, le seguenti procedure:
a) valutazione ambientale strategica;
b) valutazione di impatto ambientale;
c) prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento
La Commissione opera, di norma, attraverso sottocommissioni.
Le sottocommissioni sono composte da un numero variabile di componenti in ragione delle
professionalit necessarie per il completo ed adeguato esame della specifica pratica.
L'individuazione delle professionalit necessarie spetta al vicepresidente competente. Una
volta individuate le figure professionali dei componenti e del coordinatore della
sottocommissione, i singoli commissari sono assegnati alle sottocommissioni sulla base di un
predefinito ordine di turnazione.
z

Integrata con un esperto designato da ciascuna delle regioni interessate per territorio
dallattivit
131

Fase
Fase del
del
giudizio
giudizio di
di
compatibilit
compatibilit

Il giudizio di compatibilit deve essere reso entro


90 giorni dalla pubblicazione della domanda
Se il termine decorre invano, si attiva il potere sostitutivo del
Consiglio dei Ministri, il quale
-- diffida lorgano competente ad adempiere entro 20 giorni.
- vi provvede entro 60 giorni anche su istanza delle parti interessate

In difetto, per progetti sottoposti a VIA:


in sede statale, si intende emesso giudizio negativo sulla compatibilit
ambientale del progetto.

in sede non statale, si applicano le disposizioni di cui al periodo


precedente fino allentrata in vigore di apposite norme regionali e delle
province autonome, da adottarsi nel rispetto della disciplina comunitaria
vigente in materia.
132

Lamministrazione competente allautorizzazione definitiva alla realizzazione


dellopera o dellintervento progettato acquisisce il giudizio di compatibilit
ambientale comprendente:
le eventuali prescrizioni per la mitigazione degli impatti,
il monitoraggio delle opere e degli impianti
le misure previste per evitare, ridurre o eventualmente compensare

rilevanti effetti negativi.


Nel caso di iniziative promosse da autorit pubbliche, il provvedimento
definitivo che ne autorizza la realizzazione deve adeguatamente
evidenziare la conformit delle scelte effettuate agli esiti della
procedura dimpatto ambientale.
Negli altri casi i progetti devono essere adeguati agli esiti del giudizio di
compatibilit ambientale gi prima del rilascio dellautorizzazione alla
realizzazione.

133

> nel caso di opere non realizzate almeno per il venti per cento
entro tre anni dal giudizio di compatibilit ambientale, la
procedura deve essere riaperta per valutare se le informazioni
riguardanti il territorio e lo stato delle risorse abbiano subito nel
frattempo mutamenti rilevanti.

>

In ogni caso il giudizio di compatibilit ambientale cessa di


avere efficacia al compimento del quinto anno dalla sua
emanazione.

134

Gli esiti della procedura di VIA devono essere comunicati

ai soggetti del procedimento,

a tutte le amministrazioni pubbliche competenti,


anche in materia di controlli ambientali,
e

devono essere adeguatamente pubblicizzati, in quanto il


pubblico deve vedersi garantita unadeguata informazione.

135

In particolare, le informazioni messe a disposizione del pubblico


comprendono:

il tenore della decisione;

le condizioni che eventualmente l'accompagnano;

i motivi e le considerazioni principali su cui la decisione si fonda,


tenuto conto delle istanze e dei pareri del pubblico;

le informazioni relative al processo di partecipazione del pubblico;

una descrizione, ove necessario, delle principali misure prescritte


al fine di evitare, ridurre e se possibile compensare i pi rilevanti
effetti negativi.

136

VALUTAZIONE
VALUTAZIONE
IMPATTO
IMPATTO
AMBIENTALE
AMBIENTALE
IN
IN SEDE
SEDE
REGIONALE
REGIONALE O
O
PROVINCIALE
PROVINCIALE

Art. 42 PROGETTI SOTTOPOSTI A VIA IN SEDE


REGIONALE O PROVINCIALE
1. Sono sottoposti a VIA in sede regionale o provinciale i
progetti di opere ed interventi rientranti nelle categorie di cui
allarticolo 23 (ambito di applicazione), salvo si tratti di opere
o interventi sottoposti ad autorizzazione statale o aventi
impatto ambientale interregionale o internazionale, ai sensi
dellarticolo 35.
2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano
possono definire, per determinate tipologie progettuali e/o
aree predeterminate, sulla base degli elementi indicati
nellAllegato IV alla parte seconda del D.lgs 152/2006, un
incremento delle soglie di cui allelenco B dellAllegato III alla
parte seconda del D.lgs 152/2006 fino alla misura del venti
per cento.
(All. 4: caratteristiche dei progetti, localizzazione dei progetti, caratteristiche
dellimpatto potenziale).
137

VALUTAZIONE
VALUTAZIONE
IMPATTO
IMPATTO
AMBIENTALE
AMBIENTALE
IN
IN SEDE
SEDE
REGIONALE
REGIONALE O
O
PROVINCIALE
PROVINCIALE

Art. 42 PROGETTI SOTTOPOSTI A VIA IN SEDE


REGIONALE O PROVINCIALE
3. Qualora dallistruttoria esperita in sede regionale o
provinciale emerga che lopera o intervento progettato pu
avere impatti rilevanti anche sul territorio di altre regioni o
province autonome o di altri Stati membri dellUnione
europea, lautorit competente con proprio provvedimento
motivato si dichiara incompetente e rimette gli atti alla
Commissione tecnico-consultiva di cui allarticolo 6 per il
loro eventuale utilizzo nel procedimento riaperto in sede
statale.
In tale ipotesi facolt del committente o proponente
chiedere, ai sensi dellarticolo 36 (procedimento di
valutazione), comma 3, la definizione in via preliminare delle
modalit per il rinnovo parziale o totale della fase di apertura
del procedimento.
138

VALUTAZIONE
VALUTAZIONE
IMPATTO
IMPATTO
AMBIENTALE
AMBIENTALE
IN
IN SEDE
SEDE
REGIONALE
REGIONALE O
O
PROVINCIALE
PROVINCIALE

Art. 42 PROGETTI SOTTOPOSTI A VIA IN SEDE


REGIONALE O PROVINCIALE
4. Qualora si accerti che il progetto definitivo differisce da quello
preliminare quanto alle aree interessate oppure alle risorse
ambientali coinvolte, o comunque che risulta da esso
sensibilmente diverso, lautorit competente:
adotta i provvedimenti relativi allaggiornamento dello
studio di impatto ambientale
dispone la nuova pubblicazione dello stesso, anche ai fini
dellinvio di osservazioni da parte dei soggetti pubblici e
privati interessati.

139

VALUTAZIONE
VALUTAZIONE
IMPATTO
IMPATTO
AMBIENTALE
AMBIENTALE
IN
IN SEDE
SEDE
REGIONALE
REGIONALE O
O
PROVINCIALE
PROVINCIALE

Art. 43 PROCEDURE DI VIA IN SEDE REGIONALE O


PROVINCIALE
1. Ferme restando le disposizioni di cui agli articoli 4, 5, 23, 24,
25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33 e 34, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano disciplinano con proprie
leggi e regolamenti le procedure per la VIA dei progetti
sottoposti in sede regionale o provinciale (di cui allart. 42,
comma 1).
2. Fino allentrata in vigore delle discipline regionali e provinciali
di cui al comma 1, trovano applicazione le disposizioni di cui
alla parte seconda del D.lgs 152/2006.
3. Nel disciplinare i contenuti e la procedura di VIA le regioni e
le province autonome di Trento e di Bolzano assicurano
comunque che siano individuati:
a) lautorit competente in materia di valutazione di
impatto ambientale;
140

VALUTAZIONE
VALUTAZIONE
IMPATTO
IMPATTO
AMBIENTALE
AMBIENTALE

Art. 43

IN
IN SEDE
SEDE
REGIONALE
REGIONALE O
O
PROVINCIALE
PROVINCIALE

b) lorgano tecnico competente allo svolgimento dellistruttoria;

PROCEDURE DI VIA IN SEDE REGIONALE O


PROVINCIALE

c) le eventuali deleghe agli enti locali per particolari tipologie


progettuali;
d) le eventuali modalit, ulteriori o in deroga rispetto a quelle
indicate nella parte seconda del presente decreto, per
linformazione e la consultazione del pubblico;
e) le modalit di realizzazione o adeguamento delle cartografie,
degli strumenti informativi territoriali di supporto e di un
archivio degli studi di impatto ambientale consultabile dal
pubblico;
f) i criteri integrativi con i quali vengono definiti le province ed i
comuni interessati dal progetto.
141

VALUTAZIONE
VALUTAZIONE
IMPATTO
IMPATTO
AMBIENTALE
AMBIENTALE

Art. 43 PROCEDURE DI VIA IN SEDE REGIONALE O


PROVINCIALE

IN
IN SEDE
SEDE
REGIONALE
REGIONALE O
O
PROVINCIALE
PROVINCIALE

4. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano


possono individuare appropriate forme di pubblicit, ulteriori
rispetto a quelle previste nel regolamento di cui allarticolo 28,
comma 2, lettera b).
5. Qualora durante lesecuzione delle opere di cui allarticolo 42
(VIA in sede regionale o provinciale) siano ravvisate
situazioni contrastanti con il giudizio espresso sulla
compatibilit ambientale del progetto, oppure comportamenti
contrastanti con le prescrizioni ad esso relative o comunque
tali da compromettere fondamentali esigenze di equilibrio
ecologico e ambientale, lautorit competente, esperite le
opportune verifiche, ordina la sospensione dei lavori e
impartisce le prescrizioni necessarie al ripristino delle
condizioni di compatibilit ambientale dei lavori medesimi.
142

VALUTAZIONE
VALUTAZIONE
IMPATTO
IMPATTO
AMBIENTALE
AMBIENTALE
IN
IN SEDE
SEDE
REGIONALE
REGIONALE O
O
PROVINCIALE
PROVINCIALE

Art. 44 TERMINI DEL PROCEDIMENTO


1. Ferme restando le ipotesi di sospensione e di interruzione, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano
possono stabilire, in casi di particolare rilevanza, la
prorogabilit dei termini per la conclusione della procedura
sino ad un massimo di sessanta giorni.

143

VALUTAZIONE
VALUTAZIONE
IMPATTO
IMPATTO
AMBIENTALE
AMBIENTALE

Art. 45 COORDINAMENTO ED INTEGRAZIONE DEI


PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI

IN
IN SEDE
SEDE
REGIONALE
REGIONALE O
O
PROVINCIALE
PROVINCIALE

1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano


definiscono le modalit per:
larmonizzazione,
il coordinamento,
lintegrazione, se possibile,
della procedura di VIA con le procedure ordinarie di assenso alla
realizzazione delle opere.
2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano
integrano e specificano, in relazione alle rispettive disposizioni
legislative e regolamentari, quanto disposto dagli articoli 33
(relazione tra VAS e VIA) e 34 (relazioni tra VIA e IPPC).
144

VALUTAZIONE
VALUTAZIONE
IMPATTO
IMPATTO
AMBIENTALE
AMBIENTALE
IN
IN SEDE
SEDE
REGIONALE
REGIONALE O
O
PROVINCIALE
PROVINCIALE

Art. 46 PROCEDURE SEMPLIFICATE ED ESONERI


1. Per i progetti di dimensioni ridotte o di durata limitata
realizzati da artigiani o piccole imprese, nonch per le
richieste di verifica (art. 32), le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano promuovono modalit semplificate.
2. Per i progetti di cui allarticolo 23 (ambito di applicazione),
comma 1, lettera c)*, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano possono determinare, per specifiche
categorie progettuali o in particolari situazioni ambientali e
territoriali, sulla base degli elementi di cui allAllegato IV alla
parte seconda del D.lgs 152/2006, criteri o condizioni di
esclusione dalla procedura.
*(si tratta dei progetti di cui all. 3 elenco b)

145

VALUTAZIONE
VALUTAZIONE
IMPATTO
IMPATTO
AMBIENTALE
AMBIENTALE
IN
IN SEDE
SEDE
REGIONALE
REGIONALE O
O
PROVINCIALE
PROVINCIALE

Art. 47 OBBLIGHI DI INFORMAZIONE


1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano
informano, ogni dodici mesi, il Ministro dellambiente e
della tutela del territorio circa:

i provvedimenti adottati,

i procedimenti di VIA in corso

lo stato di definizione delle cartografie e degli


strumenti informativi.

146

Direttiva 96/61
IPPC

DIRETTIVA 96/61/CE DEL CONSIGLIO del 24 settembre 1996 sulla


prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC)

Finalit

Autorizzazione
allesercizio
dellimpianto

La presente direttiva ha per oggetto la prevenzione e la riduzione


integrate dell'inquinamento proveniente dalle attivit di cui all'allegato I.
Essa prevede misure intese ad evitare oppure, qualora non sia
possibile, ridurre le emissioni delle suddette attivit nell'aria,
nell'acqua e nel terreno, comprese le misure relative ai rifiuti, per
conseguire un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo
complesso, lasciando impregiudicate le disposizioni della direttiva
85/337/CEE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di
determinati progetti pubblici e privati nonch altri requisiti comunitari.

147

Articolo 3
Fonte
Principi generali degli obblighi fondamentali del gestore
normativa
comunitaria Gli Stati membri prendono le disposizioni necessarie perch le autorit
competenti garantiscano che l'impianto sia gestito in modo:
a) che siano prese le opportune misure di prevenzione
dell'inquinamento, applicando segnatamente le migliori tecniche
disponibili;
b) che non si verifichino fenomeni di inquinamento significativi;
c) che sia evitata la produzione di rifiuti, a norma della direttiva
75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975, relativa ai rifiuti (11),
in caso contrario, questi sono ricuperati o, ove ci sia
tecnicamente ed economicamente impossibile, sono eliminati
evitandone e riducendone l'impatto sull'ambiente;
d) che l'energia sia utilizzata in modo efficace;
e) che siano prese le misure necessarie per prevenire gli incidenti e
limitarne le conseguenze;
f) che si provveda affinch sia evitato qualsiasi rischio di
inquinamento al momento della cessazione definitiva delle attivit
ed il sito stesso sia ripristinato in modo soddisfacente.

148

Articolo 6
Fonte
Domanda di autorizzazione
normativa
comunitaria Gli Stati membri prendono le disposizioni necessarie affinch una domanda

Domanda di
autorizzazione
allesercizio
dellimpianto

di autorizzazione presentata all'autorit competente contenga la descrizione:


dell'impianto, del tipo e della portata delle sue attivit;
delle materie prime e secondarie, delle sostanze e dell'energia usate o
prodotte dall'impianto;
delle fonti di emissione dell'impianto;
dello stato del sito di ubicazione dell'impianto;
del tipo e dell'entit delle prevedibili emissioni dell'impianto in ogni
settore ambientale nonch un'identificazione degli effetti significativi
delle emissioni sull'ambiente;
della tecnologia prevista e delle altre tecniche per prevenire le
emissioni dall'impianto oppure, qualora ci non fosse possibile, per
ridurle;
ove necessario, delle misure di prevenzione e di recupero dei rifiuti
prodotti dall'impianto;
delle altre misure previste per ottemperare agli obblighi fondamentali
del gestore di cui all'articolo 3;
delle misure previste per controllare le emissioni nell'ambiente.
Detta domanda di autorizzazione deve contenere anche una sintesi non
tecnica dei dati di cui ai trattini precedenti.
149

Fonte
normativa
comunitaria

Articolo 7
Approccio integrato del rilascio dell'autorizzazione
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per il pieno
coordinamento della procedura e delle condizioni di autorizzazione
quando sono coinvolte pi autorit competenti al fine di garantire un
approccio integrato effettivo di tutte le autorit competenti per questa
procedura.

Articolo 8
Decisioni
Fatti salvi altri requisiti prescritti da disposizioni nazionali o comunitarie,
l'autorit competente rilascia un'autorizzazione contenente condizioni
che garantiscano la conformit dell'impianto ai requisiti previsti dalla
presente direttiva oppure nega l'autorizzazione in caso di non
conformit.
Ogni autorizzazione concessa o modificata deve includere le modalit
previste per la protezione di aria, acqua e terreno di cui alla presente
direttiva.
150

Fonte
normativa
comunitaria

Articolo 10
Migliori tecniche disponibili e norme di qualit ambientale
Qualora una norma di qualit ambientale richieda condizioni pi
rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili,
l'autorizzazione prescrive misure supplementari particolari, fatte salve
le altre misure che possono essere adottate per rispettare le norme di
qualit ambientale.

BAT
Le autorizzazioni
sono rilasciate
sulla base delle
migliori tecniche
disponibili

Articolo 11
Sviluppi delle migliori tecniche disponibili
Gli Stati membri garantiscono che l'autorit competente si tenga
informata o sia informata sugli sviluppi delle migliori tecniche
disponibili.

Le BAT sono
contenute nei
BREf (bat
reference
document)
151

ALLEGATO I
DELLA DIRETTIVA
CATEGORIE DI ATTIVIT INDUSTRIALI DI CUI ALL'ART. 1

ATTIVIT
ENERGETICHE

PRODUZIONE E
TRASFORMAZION
E DEI METALLI

INDUSTRIA DEI
PRODOTTI
MINERALI

INDUSTRIA
CHIMICA

GESTIONE DEI
RIFIUTI

ALTRE ATTIVIT

152

DECRETO LEGISLATIVO 18 febbraio 2005, n.59


Fonte
normativa - Attuazione integrata della direttiva 96/61/CE relativa alla
Italiana prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento. (IPPC)
Art. 1
Finalit
1. Il presente decreto ha per oggetto la prevenzione e la
riduzione integrate dell'inquinamento proveniente dalle attivit
di cui all'allegato I; esso prevede misure intese ad evitare
oppure, qualora non sia possibile, ridurre le emissioni delle
suddette attivit nell'aria, nell'acqua e nel suolo, comprese le
misure relative ai rifiuti e per conseguire un livello elevato di
protezione dell'ambiente nel suo complesso.
2. Il presente decreto disciplina il rilascio, il rinnovo e il riesame
dell'autorizzazione integrata ambientale degli impianti
esistenti, nonch le modalit di esercizio degli impianti
medesimi.
153

DECRETO LEGISLATIVO 18 febbraio 2005, n.59


Definizione
Lart. 2
definisce lAIA come il provvedimento che autorizza lesercizio di un
impianto o di parte di esso a determinate condizioni che devono
garantire che limpianto stesso sia conforme ai requisiti previsti.
UnAIA pu valere per uno o pi impianti o parti di essi che siano
localizzati sullo stesso sito e gestiti dal medesimo gestore.

154

DECRETO LEGISLATIVO 18 febbraio 2005, n.59


Principi generali dellautorizzazione integrata ambientale
Nel determinare le condizioni per lAIA, fermo restando il rispetto delle norme di
qualit ambientale, lautorit competente tiene conto dei seguenti principi
generali:
a)

Devono essere prese le opportune misure di prevenzione dell'inquinamento, applicando in


particolare le migliori tecniche disponibili

b)

Non si devono verificare fenomeni di inquinamento significativi;

c)

Deve essere evitata la produzione di rifiuti,

d)

L'energia deve essere utilizzata in modo efficace;

e)

Devono essere prese le misure necessarie per prevenire gli incidenti e limitarne le
conseguenze;

f)

Deve essere evitato qualsiasi rischio di inquinamento al momento della cessazione


definitiva delle attivit ed il sito stesso sia ripristinato ai sensi della normativa vigente in
materia di bonifiche e ripristino ambientale
155

DECRETO LEGISLATIVO 18 febbraio 2005, n.59


Procedura per il rilascio dellautorizzazione integrata ambientale
Ai fini del rilascio dellAIA la procedura prevede che salvo quanto disposto dal comma 5
dellart. 5 del Dlgs. 59/2005 circa le informazioni sui rischi di incidenti connessi a determinate
attivit e le informazioni richieste dalla normativa relativa ad aria, acqua, suolo e rumore la
domanda debba comunque descrivere:
a) l'impianto, il tipo e la portata delle sue attivit;
b) le materie prime e ausiliarie, le sostanze e l'energia usate o prodotte dall'impianto;
c) le fonti di emissione dell'impianto;
d) lo stato del sito di ubicazione dell'impianto;
e) il tipo e l'entit delle emissioni dell'impianto in ogni settore ambientale, nonch
un'identificazione degli effetti significativi delle emissioni sull'ambiente;

156

f) La tecnologia utilizzata e le altre tecniche in uso per prevenire le emissioni


dall'impianto oppure per ridurle;
g) le misure di prevenzione e di recupero dei rifiuti prodotti dall'impianto;
h) le misure previste per controllare le emissioni nell'ambiente;
i) le eventuali principali alternative prese in esame dal gestore, in forma sommaria;
j) le altre misure previste per ottemperare ai principi di cui all'articolo 3 e una sintesi non
tecnica dei dati di cui alle voci precedenti.

157

L'autorit competente, entro trenta giorni dal ricevimento della domanda ovvero, in
caso di riesame, contestualmente all'avvio del relativo procedimento, comunica al
gestore la data di avvio del procedimento ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, e la
sede degli uffici di cui al comma 6.
Entro il termine di quindici giorni dalla data di ricevimento della comunicazione il
gestore provvede a sua cura e sue spese alla pubblicazione su un quotidiano a
diffusione provinciale o regionale, ovvero a diffusione nazionale nel caso di progetti che
ricadono nell'ambito della competenza dello Stato, di un annuncio contenente
l'indicazione della localizzazione dell'impianto e del nominativo del gestore, nonch il
luogo ove e' possibile prendere visione degli atti e trasmettere le osservazioni.
Entro trenta giorni dalla data di pubblicazione dell'annuncio di cui sopra, i soggetti
interessati possono presentare in forma scritta, all'autorit competente, osservazioni sulla
domanda.

158

Commissione
IPPC
composizione

Ai fini dello svolgimento delle attivit istruttorie e di consulenza


tecnica connesse al rilascio delle autorizzazioni di competenza
statale, e' istituita presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio, una commissione istruttoria IPPC composta da 27 esperti di
elevata qualificazione, di cui uno con funzioni di presidente, provenienti
dalle amministrazioni pubbliche, dall'Agenzia per la protezione
dell'ambiente e per i servizi tecnici, da universit, istituti scientifici, enti di
ricerca, soggetti pubblici e privati adeguatamente qualificati.
Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, sono
nominati i membri della commissione ed e' disciplinato il funzionamento
della commissione stessa.
Al fine di garantire il necessario coinvolgimento degli enti territoriali, per le
attivit relative a ciascuna domanda di autorizzazione, la commissione e'
integrata da un esperto designato da ciascuna regione, da un esperto
designato da ciascuna provincia e da un esperto designato da ciascun
comune territorialmente competenti.

159

Commissione
IPPC
COMPITI:
Parere sul
rilascio
dellAIA

La commissione istruttoria IPPC ha il compito di fornire all'autorit


competente, anche effettuando i necessari sopralluoghi, in tempo utile per il
rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, un parere istruttorio
conclusivo e pareri intermedi debitamente motivati, nonch
approfondimenti tecnici in merito a ciascuna domanda di autorizzazione.
Ai componenti della commissione spetta un compenso stabilito con decreto
del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze.

160

Rilascio
dellAIA

Lautorizzazione integrata ambientale non pu essere comunque rilasciata


prima della conclusione del procedimento di VIA e sostituisce a tutti gli effetti
ogni altra autorizzazione, visto, nulla osta, parere in materia ambientale
previsti dalle disposizioni di legge e dalle relative norme di attuazione, fatte
salve le disposizioni relative al verificarsi di incidenti pericolosi.
Copia dellAIA e di qualsiasi suo aggiornamento messa a disposizione del
pubblico e sono rese altres disponibili le informazioni relative alla
partecipazione del pubblico al procedimento.

161

Lautorizzazione concessa agli impianti esistenti che deve includere le


modalit previste per la protezione dellambiente nel suo complesso, prevede
la data del 30 ottobre 2007 entro la quale le prescrizioni devono essere
attuate.
Tutti i procedimenti per gli impianti esistenti devono essere conclusi in tempo
utile per assicurare il rispetto di tale termine.
Le autorit competenti definiscono ed adeguano conseguentemente i propri
calendari delle scadenze per la presentazione delle domande di
autorizzazione.

162

Accordi tra
autorit e
gestori

In considerazione del particolare e rilevante impatto ambientale,


della complessit e del preminente interesse nazionale
dell'impianto, le autorit competenti e i gestori, possono concludere
specifici accordi, al fine di garantire, in conformit con gli interessi
fondamentali della collettivit, l'armonizzazione tra lo sviluppo del
sistema produttivo nazionale, le politiche del territorio e le strategie
aziendali assicurando il necessario coordinamento tra l'attuazione
dell'accordo e la procedura di rilascio dell'autorizzazione integrata
ambientale.
In questi casi il termine di centocinquanta giorni e' sostituito dal
termine di trecento giorni.

163

Art. 34 dlgs. 152/2006 RELAZIONI TRA VIA E IPPC


Lart.34 al comma 1 recita che per le opere e gli interventi sottoposti a VIA e
contemporaneamente rientranti nel campo di applicazione del decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, nonch per le modifiche sostanziali, di tali
opere o interventi, facolt del proponente ottenere che la procedura di
VIA sia integrata nel procedimento per il rilascio dellautorizzazione
integrata ambientale.
2. Pertanto ove il proponente manifesti la volont di avvalersi della citata
facolt:
a)

il progetto e lo studio di impatto ambientale, comprendono anche le informazioni di


cui allarticolo 5, commi 1 e 2, del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, e cio
il progetto deve contenere tutte le misure necessarie al conseguimento di un elevato
grado di protezione dellA. nel suo complesso e deve includere i valori limite di
emissione fissati per le sostanze inquinanti, che possono essere emesse
dallimpianto in quantit significativa, nonch i valori limite di emissione e
immissione sonora, e, se necessario, lAIA ulteriori disposizioni che garantiscono la
protezione del suolo e delle acque sotterranee, le opportune disposizioni per la
gestione dei rifiuti prodotti dall'impianto e per la riduzione dell'inquinamento
acustico, con il necessario grado di dettaglio;
164

Art. 34 RELAZIONI TRA VIA E IPPC


b)

i depositi di atti e documenti, le pubblicazioni e le consultazioni


(previste dalla parte seconda del dlgs.152/2006) sostituiscono ad ogni
effetto tutte le forme di informazione e partecipazione di cui al citato
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59;

c)

in pendenza della procedura di valutazione dellimpatto ambientale, il


procedimento di rilascio dellautorizzazione integrata ambientale,
eventualmente avviato, resta sospeso;

d)

listruttoria sullo studio di impatto ambientale condotta dagli organi


preposti allistruttoria sulla domanda di autorizzazione integrata
ambientale e il relativo parere di valutazione di impatto ambientale
integrato da quanto riguarda gli aspetti connessi alla prevenzione e
riduzione integrata dellinquinamento, in conformit ai principi
comunitari e al dettato delle relative norme di attuazione;

165

Art. 34 RELAZIONI TRA VIA E IPPC


e)

una volta conclusa la procedura di VIA, il giudizio di compatibilit


ambientale viene comunicato anche allautorit competente al rilascio
dellautorizzazione integrata ambientale che riprende il relativo
procedimento con la trasmissione del predetto giudizio alle
amministrazioni di cui allarticolo 5, commi 10 e 11, del decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, per lespressione del parere di
competenza;

166

Art. 34 RELAZIONI TRA VIA E IPPC


f)

lautorit competente al rilascio dellautorizzazione integrata


ambientale si pronuncia tenuto conto del giudizio di compatibilit
ambientale emesso sul progetto dellopera o intervento per il
quale detta autorizzazione stata richiesta;

g)

tenuto a corrispondere un unico corrispettivo nella misura


stabilita con il decreto di cui allarticolo 49, comma 2.

167

Art. 34 RELAZIONI TRA VIA E IPPC


3. Le modifiche agli impianti soggetti alla disciplina recata dal
decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, che costituiscano mera
attuazione di prescrizioni contenute nellautorizzazione
integrata ambientale, non si considerano modifiche sostanziali ai
sensi della parte seconda del presente decreto.
4 Le modifiche progettate per gli impianti soggetti alla disciplina
recata dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, che ai sensi
dellarticolo 10 di tale decreto legislativo non risultino sostanziali,
non costituiscono modifiche sostanziali ai sensi di quanto disposto
dalla parte seconda del Dlgs.152/2006.

168

Art. 34 RELAZIONI TRA VIA E IPPC


5.

Per gli impianti di produzione di energia elettrica di


potenza superiore a 300 MW termici,* nonch per le
modifiche sostanziali agli stessi, la procedura di
valutazione dellimpatto ambientale integrata nel
procedimento per il rilascio dellautorizzazione integrata
ambientale. Si applica il comma 2 dellart.34, ad esclusione
del disposto di cui alla lettera c).

La procedura per il rilascio dellautorizzazione di tali impianti stata


disciplinata inizialmente dal DL 7 febbraio 2002, n.7 convertito in L. 55/2002,
rubricato misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico
nazionale.Il recepimento della direttiva 96/61 avvenuta con il dlgs 59/2005
il quale ha introdotto la disciplina generale per il rilascio dellAIA.
169

Art. 34 RELAZIONI TRA VIA E IPPC


6. Le modifiche agli impianti di produzione di energia elettrica e relative
opere connesse, che siano soggetti anche alla disciplina di cui al decreto
legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, e che costituiscano mere attuazioni di
prescrizioni contenute nellautorizzazione integrata ambientale e
nellautorizzazione di cui allarticolo 1, comma 1, del decreto-legge 7
febbraio 2002, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile
2002, n. 55, non si considerano modifiche sostanziali ai sensi della parte
seconda del presente decreto e sono da ricomprendere nei relativi
provvedimenti di autorizzazione.

170

OBIETTIVO
Valutazione
ambientale
strategica La direttiva comunitaria 2001/42 si pone come obiettivo:
Garantire un elevato livello di protezione dellambiente
Contribuire

VAS :
valutazione
dellimpatto
sullA.dei
piani e
programmi
VIA: impatto
di unopera
IPPC:
impatto/eser
cizio di un
impianto

allintegrazione di considerazioni ambientali allatto


dellelaborazione e delladozione di piani e programmi al fine di promuovere
lo sviluppo sostenibile

Assicurare che venga effettuata la valutazione ambientale di determinati

piani e programmi che possono avere effetti significativi sullambiente.

La VAS dovr essere, quindi, sviluppata come sistema di valutazione


ambientale che sta a monte del processo decisionale, come fase di
indirizzo di politiche, piani e programmi che prevedono lo sviluppo
sostenibile
delle
opportunit
identificando
gli
impatti
sullambiente.

171

La direttiva 2001/42 CE individua nella valutazione ambientale strategica lo strumento per


lintegrazione delle considerazioni ambientali allatto dellelaborazione e delladozione di piani e
programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile.

In tal modo garantisce che gli effetti ambientali derivanti dallattuazione di determinati piani e
programmi (art. 3), siano presi in considerazione e valutati durante la loro elaborazione e prima
della loro adozione.

La Valutazione Ambientale Strategica, quindi, si delinea come un processo sistematico inteso a


valutare le conseguenze sul piano ambientale delle azioni proposte politiche, piani o iniziative
nellambito di programmi nazionali, regionali e locali- in modo che queste siano incluse e
affrontate, alla pari delle considerazioni di ordine economico e sociale, fin dalle prime fasi
(strategiche) del processo decisionale.

In altre parole, la Valutazione Ambientale Strategica assolve al compito di verificare la


coerenza delle proposte programmatiche e pianificatorie con gli obiettivi di sostenibilit,
a differenza della VIA che si applica a singoli progetti di opere.
172

DEFINIZIONE
ED AMBITO DI
APPLICAZIONE

LART.5 del Dlgs. 152/2006 definisce il procedimento di VAS


come:
- l'elaborazione di un rapporto concernente l'impatto
sull'ambiente conseguente all'attuazione di un determinato piano
o programma da adottarsi o approvarsi,
- lo svolgimento di consultazioni,
- la valutazione del rapporto ambientale e dei risultati delle
consultazioni nell'iter decisionale di approvazione di un piano o
programma
e
- la messa a disposizione delle informazioni sulla decisione

173

AMBITO DI

Lart.7 del d.lgs.152/2006 dispone che sono soggetti a VAS


APPLICAZIONE

1)

a)

b)

i piani ed i programmi che possono avere effetti significativi


sullambiente e sul patrimonio culturale e che presentino
entrambi i seguenti requisiti:
riguardino i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico,
industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque,
delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale
o della destinazione dei suoli;
contengano la definizione del quadro di riferimento per
l'approvazione, l'autorizzazione, l'area di localizzazione o
comunque la realizzazione di opere ed interventi i cui progetti
sono sottoposti a valutazione di impatto ambientale in base alla
normativa vigente;

174

3)
concernano i piani e i programmi concernenti i siti designati
come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli
selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la
protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica.
******
Lart.7 del d.lgs.152/2006 dispone che sono altres soggetti a VAS i
piani ed i programmi contenenti
la definizione del quadro di riferimento per l'approvazione,
l'autorizzazione, l'area di localizzazione o comunque la realizzazione
di opere ed interventi i cui progetti, pur non essendo sottoposti a
valutazione di impatto ambientale in base alle norme di cui al Dlgs
152/2006, possono tuttavia avere effetti significativi sull'ambiente e
sul patrimonio culturale, a giudizio della sottocommissione
competente per la valutazione ambientale strategica.

175

ESCLUSIONE

Sono esclusi dallapplicazione della VAS:


a) i piani e i programmi destinati esclusivamente a scopi
di difesa nazionale caratterizzati da somma urgenza o
coperti dal segreto di Stato;
b) i piani e i programmi finanziari o di bilancio;
c) i piani e i programmi relativi agli interventi di telefonia
mobile soggetti alle disposizioni di cui all'articolo 87 del
decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259.

176

PROCEDIMENTO

La VAS deve essere effettuata durante la fase preparatoria del


piano o del programma e prima della sua approvazione
direttamente dallamministrazione dellintervento ambientale,
fermo restando linoltro del rapporto ambientale ai ministri
dellambiente e dei beni culturali e del paesaggio, agli altri ministri
coinvolti o interessati e alla Commissione tecnico consultiva,
nonch linvio alle regioni e il deposito presso gli uffici provinciali e
regionali.
Le procedure amministrative previste dal codice dellambiente al
titolo II della parte II sono integrate nelle procedure ordinarie in
vigore per ladozione ed approvazione dei piani e dei programmi.
Nel caso di piani e programmi gerarchicamente ordinati, le
autorit competenti allapprovazione dei singoli piani o programmi
tengono conto, al fine di evitare duplicazioni del giudizio, delle
valutazioni gi effettuate.
177

RAPPORTO
AMBIENTALE
Art. 9

Per i piani e i programmi sottoposti a valutazione ambientale


strategica deve essere redatto, prima ed ai fini dell'approvazione,
un rapporto ambientale, che costituisce parte integrante della
documentazione del piano o del programma proposto o adottato e
da approvarsi.
Nel rapporto ambientale debbono essere individuati, descritti e
valutati gli effetti significativi che l'attuazione del piano o del
programma proposto potrebbe avere sull'ambiente e sul
patrimonio culturale, nonch le ragionevoli alternative che
possono adottarsi in considerazione degli obiettivi e dell'ambito
territoriale del piano o del programma stesso.
L'Allegato I alla parte seconda del decreto riporta le informazioni
da fornire a tale scopo nei limiti in cui possono essere
ragionevolmente richieste ed usate anche per la redazione del
rapporto
178

RAPPORTO
AMBIENTALE
Art. 9

Il proponente ha la facolt di attivare una fase preliminare allo


scopo di definire, in contraddittorio con lautorit competente
le informazioni che devono essere fornite.
Le altre autorit che, per le loro specifiche competenze
ambientali, possono essere interessate agli effetti sull'ambiente
dovuti all'applicazione del piano o del programma oggetto
d'esame devono essere consultate al momento della decisione
sulla portata delle informazioni da includere nel rapporto
ambientale e sul loro livello di dettaglio.
Al rapporto ambientale deve essere allegata una sintesi non
tecnica dei contenuti del piano o programma proposto e degli altri
dati ed informazioni contenuti nel rapporto stesso.

179

Consultazioni
Art.10

Informazione e
pubblicit del
piano/programma
e del rapporto
ambientale

Prima dell'approvazione, il piano o programma adottato,


oppure, qualora non sia previsto un atto formale di adozione, la
proposta di piano o di programma ed il rapporto ambientale e
la documentazione allegata, devono essere messi a
disposizione/ o inviati alle altre autorit che, per le loro
specifiche competenze ambientali o paesaggistiche, esercitano
funzioni amministrative correlate agli effetti sull'ambiente dovuti
all'applicazione del piano o del programma e del pubblico.
Dellavvenuto invio o deposito deve essere data notizia a mezzo
stampa secondo le modalit stabilite con apposito regolamento
che assicura criteri uniformi di pubblicit e garantisce che il
pubblico interessato venga in tutti i casi adeguatamente informato.
Fino allentrata in vigore del regolamento le pubblicazioni vanno
eseguite a cura e spese dellinteressato in un quotidiano a
diffusione nazionale e un un quotidiano a diffusione regionale per
ciascuna regione direttamente interessata.
180

Consultazioni
Art.10

Entro il termine di quarantacinque giorni dalla pubblicazione


della notizia di avvenuto deposito e dell'eventuale pubblicazione in
internet,
chiunque ne abbia interesse pu prendere visione della proposta
di piano o programma e del relativo rapporto ambientale
depositati e pubblicizzati.
Entro lo stesso termine chiunque pu presentare proprie
osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi
e valutativi.

181

Consultazioni
trasfrontaliere
Art.11

Qualora l'attuazione di un determinato piano o di un programma


sottoposto a valutazione ambientale strategica possa avere effetti
significativi anche sull'ambiente di un altro Stato membro
dell'Unione europea, o qualora lo richieda lo Stato membro che
potrebbe essere interessato in misura significativa, una copia
integrale della proposta di piano o di programma e del
rapporto ambientale, deve essere trasmessa, prima della
approvazione del piano o del programma, anche a detto Stato
membro interessato, invitandolo ad esprimere il proprio parere
entro il termine di sessanta giorni dal ricevimento della
documentazione trasmessa.
Qualora lo Stato membro, cui sia stata trasmessa copia della
proposta di piano o di programma e del rapporto ambientale,
entro il termine di trenta giorni dal ricevimento comunichi che, per
esprimere il proprio parere, intende procedere a consultazioni,
l'autorit competente deve concedere un congruo termine,
comunque non superiore a novanta giorni, per consentire allo
Stato membro di procedere alle consultazioni al proprio interno
delle autorit e del pubblico interessato. Nel frattempo ogni altro
termine resta sospeso.
182

Il giudizio di
compatibilit e
lapprovazione del
piano o programma
proposto
Art.11

Prima dell'approvazione del piano o del programma sottoposto a


valutazione ambientale strategica devono essere esaminati e
valutati
il rapporto ambientale redatto ai sensi dell'articolo 9,
i pareri espressi ai sensi dell'articolo 10, (consultazioni con le
altre autorit)
nonch
gli eventuali pareri di altri Stati membri resi ai sensi dell'articolo
11(consultazioni trasfrontaliere).
In base agli esiti dell'esame e delle valutazioni raccolte, l'autorit
preposta alla valutazione ambientale, entro sessanta giorni dalla
scadenza dell'ultimo termine utile per la presentazione dei pareri
stessi, emette il giudizio di compatibilit ambientale contenente
un parere ambientale articolato e motivato che costituisce
presupposto per la prosecuzione del procedimento di
approvazione del piano o del programma.

183

Il giudizio di
compatibilit e
lapprovazione del
piano o programma
proposto

Il giudizio di compatibilit ambientale pu essere condizionato


all'adozione di specifiche modifiche ed integrazioni della proposta
del piano o programma valutato.

Art.11

In tali ipotesi, il giudizio e' trasmesso al proponente con invito a


provvedere alle necessarie varianti prima di ripresentare il piano o
programma per l'approvazione.
Se il termine decorre vanamente, si attiva il potere sostituivo da parte
del Consiglio dei Ministri, che provvede entro sessanta giorni, previa
diffida all'organo competente ad adempiere entro il termine di venti giorni,
anche su istanza delle parti interessate. In difetto, per i piani e i programmi
sottoposti a valutazione ambientale in sede statale, si intende emesso
giudizio negativo sulla compatibilit ambientale del piano o programma
presentato.
Per i piani e i programmi sottoposti a valutazione ambientale in sede non
statale, si applicano le disposizioni di cui al periodo precedente fino
all'entrata in vigore di apposite norme regionali e delle province autonome,
da adottarsi nel rispetto della disciplina comunitaria vigente in materia.
184

Il giudizio di
compatibilit e
lapprovazione del
piano o programma
proposto
Art.11

Il provvedimento di approvazione deve essere accompagnato


da una dichiarazione di sintesi in cui si illustra in che modo le
considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o
programma e come si e' tenuto conto
del rapporto ambientale,
dei pareri espressi ai sensi dell'articolo 10
e dei risultati delle consultazioni avviate ai sensi dell'articolo 11,
nonch
le ragioni per le quali e' stato scelto il piano o il programma
adottato, anche rispetto alle alternative possibili che erano state
individuate, ed, infine, le misure adottate in merito al
monitoraggio.

185

Informazioni
sulla
decisione
Art.13

Monitoraggio
Art.14

In base allobbligo di informazione circa la decisione, i giudizi di


compatibilit ambientale e i provvedimenti di approvazione devono
essere posti a disposizione del pubblico, unitamente alla relativa
documentazione, da parte del proponente, che e' tenuto a darne
notizia a mezzo stampa e devono essere altres trasmessi in copia
integrale dall'autorit competente alle altre autorit ed agli Stati
membri che abbiano partecipato alle consultazioni.
Le autorit preposte all'approvazione dei piani o dei programmi
esercitano, avvalendosi del sistema delle Agenzie ambientali, il
controllo sugli effetti ambientali significativi derivanti dall'attuazione
dei piani e dei programmi approvati, al fine, tra l'altro, di individuare
tempestivamente gli effetti negativi imprevisti e di essere in grado di
adottare le opportune misure correttive.

186

Rapporto tra la VIA e la VAS

Art. 33
RELAZIONI TRA VAS E VIA
Per progetti di opere ed interventi da
realizzarsi in attuazione di piani o
programmi gi sottoposti a VAS, e che
rientrino tra le categorie per le quali
prescritta la VIA, in sede di esperimento
di questultima costituiscono dati
acquisiti tutti gli elementi positivamente
valutati in sede di valutazione di impatto
strategico o comunque decisi in sede di
approvazione del piano o programma.
VAS

DIFFERENZE
Oggetto della valutazione
LA VAS si riferisce a piani e
programmi.
Pone cos un rimedio al maggior limite
della VIA ovvero il riferimento ad opere
specifiche e non ad un quadro di pi
vasta scala.
Soggetto valutatore
La VIA presuppone la terziet del
valutatore rispetto al proponente
(MATT)
La VAS presuppone, invece, che la
stessa amministrazione che redige il
piano sia responsabile della valutazione
di sostenibilit ambientale del proprio
strumento

VIA
187