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Cassazione Civile

CASE POPOLARI ED ECONOMICHE - CATASTO - TRIBUTI LOCALI


Cass. civ. Sez. V, Sent., 11-05-2012, n. 7297

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TRIBUTARIA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. PIVETTI Marco - Presidente
Dott. MERONE Antonio - Consigliere
Dott. BERNARDI Sergio - Consigliere
Dott. DI IASI Camilla - rel. Consigliere
Dott. GRECO Antonio - Consigliere
ha pronunciato la seguente:
sentenza
sul ricorso 15010/2007 proposto da:
CITTA' D'EUROPA COOP. EDIL. SRL CESSATA in persona del suo Liquidatore
e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA
PIAZZA DI PRISCILLA 4, presso lo studio dell'avvocato COEN Stefano, che lo
rappresenta e difende unitamente all'avvocato DRUDA DAVIDE, giusta
delega a margine;
- ricorrente contro
COMUNE DI PADOVA in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA VIA DEL VIMINALE 43, presso lo studio dell'avvocato
LORENZONI Fabio, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato
MONTOBBIO ALESSANDRA, giusta delega in calce;
- controricorrente avverso la sentenza n. 48/2006 della COMM. TRIB. REG. di VENEZIA,
depositata il 09/01/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 02/12/2011
dal Consigliere Dott. CAMILLA DI IASI;
udito per il ricorrente l'Avvocato RIZZACASA, delega Avvocato COEN, che ha
chiesto l'accoglimento;
udito per il resistente l'Avvocato LORIA, delega Avvocato LORENZONI, che
ha chiesto il rigetto;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL CORE
Sergio, che ha concluso per il rigetto dei primi dieci motivi del ricorso,
accoglimento ultimo motivo (undicesimo).
CASE POPOLARI ED ECONOMICHE
Imposte

CATASTO
TRIBUTI LOCALI
ICI

Fatto - Diritto

P.Q.M.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE


SEZIONE TRIBUTARIA
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. PIVETTI Marco - Presidente
Dott. MERONE Antonio - Consigliere
Dott. BERNARDI Sergio - Consigliere
Dott. DI IASI Camilla - rel. Consigliere
Dott. GRECO Antonio - Consigliere
ha pronunciato la seguente:
sentenza
sul ricorso 15010/2007 proposto da:
CITTA' D'EUROPA COOP. EDIL. SRL CESSATA in persona del suo Liquidatore
e legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA
PIAZZA DI PRISCILLA 4, presso lo studio dell'avvocato COEN Stefano, che lo
rappresenta e difende unitamente all'avvocato DRUDA DAVIDE, giusta

delega a margine;
- ricorrente contro
COMUNE DI PADOVA in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA VIA DEL VIMINALE 43, presso lo studio dell'avvocato
LORENZONI Fabio, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato
MONTOBBIO ALESSANDRA, giusta delega in calce;
- controricorrente avverso la sentenza n. 48/2006 della COMM. TRIB. REG. di VENEZIA,
depositata il 09/01/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 02/12/2011
dal Consigliere Dott. CAMILLA DI IASI;
udito per il ricorrente l'Avvocato RIZZACASA, delega Avvocato COEN, che ha
chiesto l'accoglimento;
udito per il resistente l'Avvocato LORIA, delega Avvocato LORENZONI, che
ha chiesto il rigetto;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL CORE
Sergio, che ha concluso per il rigetto dei primi dieci motivi del ricorso,
accoglimento ultimo motivo (undicesimo).

Svolgimento del processo - Motivi della decisione


1. La societ Citt d'Europa Cooperativa Edilizia a r.l. ricorre
(successivamente depositando memoria ex art. 378 c.p.c.) nei confronti del
Comune di Padova (che resiste con atto denominato "memoria",
successivamente illustrato da ulteriore memoria) per la cassazione della
sentenza con la quale, in controversia concernente impugnazione di avvisi di
accertamento per ICI e relative sanzioni con riguardo agli anni 1995 e 1996,
la C.T.R. Veneto confermava la sentenza di primo grado che aveva respinto il
ricorso della contribuente.
In particolare, per quel che in questa sede ancora rileva, i giudici d'appello
evidenziavano: che gli avvisi opposti dovevano ritenersi adeguatamente
motivati in quanto in essi erano chiaramente indicati i criteri adottati per il
calcolo del valore dell'area ed esplicitato il criterio logico seguito
nell'accertamento, cos mettendo la contribuente in condizione di contestare
adeguatamente la pretesa tributaria; che risultava evidente che
nell'accertamento relativo all'area edificabile il Comune non aveva
considerato il plusvalore determinato dal costo dei fabbricati in corso d'opera
ma aveva tenuto conto esclusivamente dell'ubicazione, dell'indice di
edificabilit e dei prezzi medi di mercato; che per l'accertamento relativo ai
fabbricati il Comune aveva osservato il disposto del D.Lgs. n. 504 del 1992,

art. 5, comma 6, a mente del quale, a partire dal giorno di ultimazione dei
lavori di costruzione, la base imponibile ai fini ICI non va pi riferita all'area
edificatoria ma al fabbricato su di esso realizzato; che il calcolo
dell'imponibile era stato effettuato sulla base delle rendite catastali esistenti
almeno dal 25.3.1996 e non era applicabile nella specie l'invocato D.Lgs. n.
342 del 2000, art. 74, non trattandosi di immobili dichiarati con rendita
presunta, ai quali soltanto riferibile la norma suddetta; che priva di
fondamento la doglianza circa l'illegittimit delle sanzioni irrogate, posto che
la sanzione intermedia irrogata, avuto riguardo alla definizione agevolata,
risulta pi conveniente per il contribuente; che non sussistono i presupposti
per l'invocata applicazione della c.d. "continuazione", non risultando gli
illeciti contestati legati da una "risoluzione criminosa". 2. Preliminarmente va
esaminata l'eccezione di inammissibilit del controricorso del Comune per
difetto di procura (non indicandosi in nessun punto dell'atto il nominativo del
soggetto che avrebbe sottoscritto la peraltro generica - procura stasa in
calce), eccezione proposta da parte ricorrente nella memoria di cui all'art.
378 c.p.c..
In proposito, deve innanzitutto evidenziarsi che l'atto depositato
tempestivamente in cancelleria dal Comune e tempestivamente notificato a
controparte, ancorch qualificato "memoria", va considerato controricorso,
sussistendone tutti i requisiti di cui all'art. 370 c.p.c., siccome interpretato
dalla giurisprudenza di questo giudice di legittimit.
E' da aggiungere che sul retro dell'ultimo foglio del controricorso notificato
alla controparte risulta in data 19 giugno 2007 rilasciata, dal sindaco pro
tempore della citt di Padova, procura agli avvocati Montobbio e Lorenzoni
per il ricorso dinanzi alla corte di cassazione, e in calce a tale procura, prima
della sottoscrizione, sotto le parole "Il Sindaco", sono riportati dattiloscritti e
tra parentesi il nome e il cognome del suddetto sindaco ( Z. F.), dovendo
peraltro aggiungersi che l'identit del sottoscrittore era in ogni caso
individuabile, a prescindere dalla esplicitazione del nome e del cognome,
attraverso l'indicazione di esso come il sindaco p.t. della citt di Padova in
data 19 giugno 2007, ed inoltre che in ogni caso non risulta in alcun modo
dedotta l'illeggibilit della sottoscrizione.
Tanto premesso, occorre precisare, con riguardo alla dedotta genericit della
procura, che, secondo la giurisprudenza di questo giudice di legittimit, il
rilascio perfino non datato della procura mediante timbro apposto a margine
od in calce all'atto contenente il controricorso ed il ricorso incidentale
conferisce alla procura stessa sia il carattere dell'anteriorit, che il requisito
della specialit giacch tale collocazione rivela uno specifico collegamento tra
la procura ed il giudizio di legittimit (v. tra numerose altre cass. n. 25137
del 2010), ed inoltre che il mandato apposto in calce o a margine del ricorso
per cassazione (ovvero del controricorso) per sua natura mandato speciale,
senza che occorra per la sua validit alcuno specifico riferimento al giudizio
in corso ed alla sentenza contro la quale si rivolge, poich in tal caso la
specialit del mandato deducibile dal fatto che la procura al difensore
forma materialmente corpo con il ricorso od il controricorso al quale essa si
riferisce (v. ancora cass. n. 15692 del 2009).
Inoltre, quanto alla asserita mancata indicazione del nome del sottoscrittore

della procura (fermo restando quanto sopra esposto circa la chiara


indicazione non solo di tale nome ma anche di tutti gli elementi idonei ad
identificarlo e circa la mancata allegazione della illeggibilit della firma),
appena il caso di evidenziare che, secondo la giurisprudenza di questo
giudice di legittimit, quando (anche solo) dagli atti di causa sia possibile
identificare il nome del legale rappresentante della persona giuridica che ha
conferito il mandato per ricorrere per Cassazione, (perfino) la mancata
indicazione nell'intestazione del ricorso e nella procura del nome di detto
rappresentante nonch l'illeggibilit della firma non comportano
l'inammissibilit del ricorso (v. SU n. 5764 del 1998).
Col primo motivo, deducendo nullit della sentenza per violazione dell'art.
112 c.p.c. e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 49, la ricorrente si duole del fatto
che i giudici d'appello abbiano escluso la dedotta carenza di motivazione
degli avvisi opposti sulla base di una mera argomentazione del contribuente
senza valutare l'eccezione di nullit dei suddetti avvisi nel suo complesso. I
giudici d'appello si sarebbero infatti limitati, secondo la ricorrente, ad
affermare che erano stati indicati i criteri adottati per il calcolo del valore
dell'area senza considerare che il contribuente aveva osservato che era
meramente apparente e contraddittorio il criterio di stima indicato nell'atto
perch faceva riferimento al valore di mercato del bene senza tenere conto
del fatto che l'area non era in comune commercio, essendo destinata
all'edilizia economica e popolare, non equiparabile ad altre aree collocabili sul
mercato senza vincoli, e che gli atti di compravendita utilizzati come
comparazione erano irrilevanti perch recanti valori assai dissimili tra loro,
perch riferibili ad aree residenziali e perch non resi disponibili alla societ
n allegati agli avvisi opposti.
La censura infondata.
Il ricorrente denuncia in rubrica l'omessa pronuncia, ma tale omissione non
sussiste in quanto i giudici d'appello si sono pronunciati sulla dedotta
mancanza di motivazione degli avvisi opposti e l'hanno esclusa. Eventuali
censure in ordine alla correttezza o meno di tale pronuncia non possono
essere proposte denunciando un error in procedendo, tant' che poi la
ricorrente censura nei motivi che seguono la suddetta pronuncia
(asseritamente omessa) sotto il profilo della violazione di legge e del vizio di
motivazione. E' peraltro appena il caso di aggiungere che l'eventuale
mancata considerazione di alcune delle argomentazioni sostenute dalla parte
non costituisce omessa pronuncia ma potrebbe eventualmente costituire
(ove tali argomentazioni riguardino fatti controversi e decisivi) vizio di
motivazione.
Col secondo motivo, deducendo nullit della sentenza per violazione e/o falsa
applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 11 commi 1, 2, e 2 bis, nonch
art. 5, comma 5, L. n. 212 del 2000, art. 7 e L. n. 241 del 1990, art. 3, la
ricorrente si duole del fatto che i giudici d'appello abbiano ritenuto
legittimamente motivati gli avvisi opposti senza considerare che detta
motivazione faceva riferimento - per il calcolo del valore dell'area
assoggettata a regime vincolato per l'edilizia economica e popolare- al
criterio di stima del valore in comune commercio, utilizzando come elementi
di comparazione atti non resi noti o disponibili al destinatario n allegati e

riferentisi ad aree con caratteristiche diverse da quelle dell'area da stimare,


senza prendere in considerazione l'atto di cessione da parte del medesimo
Comune al contribuente della stessa area, intervenuto appena due anni
addietro.
La censura in parte infondata e in parte inammissibile.
Occorre innanzitutto premettere che, pur censurando la decisione dei giudici
d'appello in ordine alla ritenuta legittimit della motivazione degli atti
opposti, in realt la ricorrente pone un problema (non di esistenza ma) di
"fondatezza" di detta motivazione, perci di fondatezza della pretesa. In ogni
caso la censura difetta di autosufficienza, posto che, secondo la
giurisprudenza di questo giudice di legittimit, in base al principio di
autosufficienza del ricorso per cassazione, sancito dall'art. 366 c.p.c.,
qualora il ricorrente censuri la sentenza di una commissione tributaria
regionale sotto il profilo della congruit del giudizio espresso in ordine alla
motivazione di un avviso di accertamento - il quale non atto processuale,
bens amministrativo, la cui motivazione, comprensiva dei presupposti di
fatto e delle ragioni giuridiche che lo giustificano, costituisce imprescindibile
requisito di legittimit dell'atto stesso -, necessario, a pena di
inammissibilit, che il ricorso riporti testualmente i passi della motivazione di
detto atto in relazione ai quali si discute (v. tra le altre cass. n. 15867 del
2004), essendo da aggiungere che la motivazione di un atto va
correttamente valutata nel suo complesso e nel suo contesto (considerando
anche il tipo di imposta ed il tipo di atto cui afferisce) e pertanto risulta
necessario che detta motivazione vada riportata testualmente ed
integralmente.
In relazione alla dedotta omessa allegazione di atti non conosciuti dalla
societ ed ai quali si sarebbe fatto riferimento nella suddetta motivazione,
occorre rilevare che l'obbligo di motivazione degli atti tributari pu essere
adempiuto anche "per relationem", ovverosia mediante il riferimento ad
elementi di fatto risultanti da altri atti o documenti, a condizione che questi
ultimi siano allegati all'atto notificato, ovvero che lo stesso ne riproduca il
contenuto essenziale (v. tra le altre cass. n. 6914 del 2011 e n. 1906 del
2008) e che nella specie non si esclude che il contenuto essenziale degli atti
richiamati e non allegati sia stato riportato nella motivazione n si riporta in
ricorso l'intero testo della suddetta motivazione al fine di verificare tale
circostanza.
Con i quattro motivi successivi, da esaminare congiuntamente perch
logicamente connessi, la ricorrente si duole del fatto che i giudici della
C.T.R., non pronunciando su quanto in proposito evidenziato nell'atto
d'appello, avrebbero ritenuto le legittimit degli avvisi opposti senza
considerare, in punto di diritto e in punto di fatto, le seguenti circostanze:
l'assoggettamento dell'area de qua (in quanto destinata ad edilizia popolare
ed economica) ad uno speciale regime giuridico incidente sul relativo valore
(quindi l'irrilevanza nella specie ai fini della stima dell'indice di edificabilit,
dell'ubicazione e dei prezzi medi di aree genericamente destinate ad uso
residenziale), e la vendita (avvenuta appena due anni prima) della suddetta
area da parte del Comune alla societ ad un prezzo molto inferiore al valore
accertato in sede impositiva dallo stesso Comune.

Le censure esposte sono fondate esclusivamente nei termini e nei limiti di cui
in prosieguo.
Giova innanzitutto rilevare che, secondo la giurisprudenza di questo giudice
di legittimit, in relazione all'imposta comunale sugli immobili ed ai fini della
determinazione del valore imponibile indispensabile che la misura del
valore venale in comune commercio sia ricavata in base ai parametri
vincolanti previsti dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 5, che, per le
aree fabbricabili, devono avere riguardo alla zona territoriale di ubicazione,
all'indice di edificabilit, alla destinazione d'uso consentita, agli oneri per gli
eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai
prezzi medi rilevati sul mercato della vendita di aree aventi analoghe
caratteristiche (v. cass. n. 14385 del 2010), con la conseguenza che,
dovendo tali criteri normativamente determinati considerarsi tassativi, non
pu condividersi la tesi della ricorrente, secondo la quale il valore di
riferimento per la determinazione della base imponibile ai fini dell'I.C.I.
doveva essere costituito dal prezzo indicato nella convenzione di
compravendita tra lo stesso Comune e la societ, non rientrando tale criterio
tra i parametri fissati dal citato articolo 5 e dovendo peraltro rilevarsi che
tale prezzo non potrebbe in ogni caso ritenersi significativo, non foss'altro
perch il Comune (ente pubblico avente compiti istituzionali di natura non
economica e quindi non necessariamente ed esclusivamente inteso al
profitto, come ipotizzabile invece in caso di alienazione da parte di un
privato) ben potrebbe essersi determinato (in relazione alla particolare
destinazione della suddetta area) ad alienarla ad un prezzo inferiore a quello
di mercato.
Tanto premesso, occorre tuttavia rilevare che i giudici d'appello non hanno
accertato la corretta ed integrale applicazione da parte del Comune di
Padova dei suddetti parametri siccome individuati dalla norma citata. I
suddetti giudici infatti indicano i criteri adottati dal Comune per il calcolo del
valore ("potenzialit edificatoria, ubicazione dell'area, vincoli esistenti e
corretto raffronto con aree similari") senza per verificare se tali parametri
sono stati adeguatamente valutati con riguardo alla fattispecie concreta e se
sono stati considerati anche tutti gli altri parametri indicati nel citato D.Lgs.
n. 504 del 1992, art. 5, comma 5. In particolare, essendo pacifico in causa
che l'area in questione faceva parte di una zona ricompresa in un piano di
edilizia economica e popolare ed era quindi gravata da vincoli di destinazione
urbanistica, i giudici d'appello avrebbero dovuto espressamente considerare,
sotto questo profilo, sia il parametro della zona territoriale di ubicazione
dell'area de qua sia, soprattutto, il parametro della destinazione d'uso
consentita (che invece dalla sentenza impugnata non risulta preso in
considerazione negli avvisi opposti), mentre il riferimento al valore di altre
aree avrebbe dovuto riguardare specificamente terreni aventi analoghe
caratteristiche, laddove nella sentenza in esame non risulta precisato n
specificato se le aree circostanti, il cui valore stato individuato come
parametro di confronto, presentavano le stesse caratteristiche di quella
oggetto della presente controversia, ricompresa in zona P.e.e.p., oppure si
trattava di aree non sottoposte a vincoli e liberamente commerciabili (per
analoghe considerazioni vedi cass. n. 19515 del 2003, con la quale la Corte
ha cassato la sentenza del giudice di merito che nella sua decisione non

aveva tra l'altro considerato che l'area fabbricabile faceva parte di una zona
ricompresa in un piano di edilizia economica e popolare, gravata da vincoli di
destinazione urbanistica, e che il riferimento al valore dei terreni circostanti
avrebbe dovuto riguardare specificamente quelli aventi tali caratteristiche).
Col settimo motivo, deducendo nullit della sentenza per violazione e/o falsa
applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2 e art. 5, comma 5 nonch art.
8, la ricorrente sostiene che la sentenza impugnata sarebbe erronea nella
parte in cui i giudici d'appello hanno ritenuto tassabile ai fini ICI il fabbricato
di nuova costruzione fin dalla data della dichiarazione di ultimazione dei
lavori, laddove dalla lettura coordinata degli articoli indicati in rubrica
dovrebbe dedursi che la tassabilit a fini ICI decorre dalla data di utilizzo o
utilizzabilit degli immobili medesimi, coincidente con la concessione
dell'abitabilit.
La censura infondata alla luce della consolidata giurisprudenza di questo
giudice di legittimit secondo la quale, in relazione all'imposta comunale
sugli immobili ed ai fini della decorrenza del tributo, l'iscrizione dell'unit
immobiliare nel catasto edilizio (ovvero la mera sussistenza delle condizioni
di iscrivibilit) costituisce di per s presupposto sufficiente perch l'unit
stessa sia considerata "fabbricato" e, di conseguenza, assoggettata ad
imposta, con la conseguenza che nel caso di fabbricato di nuova costruzione,
il tributo decorre dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se
antecedente, da quella della sua utilizzazione (v. tra numerose altre
conformi, cass. n. 24924 del 2008).
Con l'ottavo motivo, deducendo nullit della sentenza per violazione e/o falsa
applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2 e art. 5, comma 5 e L. n. 342
del 2000, art. 74, la ricorrente rileva che per l'anno 1996 non era possibile
calcolare la base imponibile ai fini ICI con riferimento alla rendita attribuita e
notificata in data 25.3.1996, posto che, giusta quanto previsto dalle norme
indicate in epigrafe, la base imponibile di un fabbricato iscritto in catasto con
attribuzione di rendita , con i dovuti moltiplicatori, la rendita vigente al 1
gennaio dell'anno di imposizione.
La censura fondata.
La base imponibile ai fini del calcolo dell'imposta comunale sugli immobili
individuata senza possibilit di equivoci dal D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5,
comma 2, mediante una stretta ed imprescindibile relazione tra iscrizione (o
necessaria iscrivibilit) in catasto di una unit immobiliare e rendita vigente
al primo gennaio dell'anno di imposizione (v. sul punto cass. n. 22124 del
2010), senza che possa rilevare in contrario (come erroneamente ritenuto
dal Comune controricorrente) il disposto del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2,
lett. a), ovvero del comma 6 dell'art. 5 D.Lgs. citato, posto tali norme fanno
riferimento alla data dell'ultimazione dei lavori (ovvero, se antecedente, a
quella in cui il fabbricato stato utilizzato) al fine di stabilire (la prima
norma) il momento in cui il fabbricato di nuova costruzione soggetto
all'imposta e (la seconda norma) fino a quale momento deve essere
considerata come base imponibile l'area fabbricabile (e non ancora il
fabbricato), laddove il comma 2 del citato art. 5 indica (non da quale
momento il nuovo fabbricato soggetto ad imposta bens) qual il valore

cui occorre fare riferimento per determinare la base imponibile del fabbricato
(di nuova costruzione o meno).
Dal momento in cui intervenuta l'ultimazione dei lavori il fabbricato di
nuova costruzione dunque soggetto ad imposta, tuttavia per stabilire il
valore di esso ai fini della determinazione della base imponibile possibile
fare riferimento soltanto alle rendite che risultino in catasto al primo gennaio
dell'anno di imposizione. Ne consegue che, in ipotesi di nuovo fabbricato i cui
lavori siano stati ultimati in corso d'anno con successiva attribuzione della
relativa rendita, tale rendita non pu essere applicata ai fini della
determinazione del valore del fabbricato, perch non "Vigente" al primo
gennaio dell'anno di imposizione, ma ci non significa che il nuovo fabbricato
non sia soggetto ad imposta fino al primo gennaio dell'anno successivo,
significa semplicemente che, in mancanza di una rendita precedente
(trattandosi di fabbricato di nuova costruzione), il valore deve essere
determinato ai sensi del comma 4 del citato art. 5, secondo il quale per i
fabbricati non iscritti in catasto il valore determinato con riferimento alla
rendita dei fabbricati similari gi iscritti.
La riconosciuta fondatezza di alcune delle censure sopra esaminate,
rimettendo in discussione la pretesa tributaria (o eventualmente il suo
ammontare) comporta l'assorbimento del nono, decimo e undicesimo
motivo, che censurano la sentenza impugnata con riguardo alle statuizioni
concernenti le sanzioni irrogate con gli avvisi opposti.
3. Alla luce di quanto sopra esposto, il primo, il secondo e il settimo motivo
devono essere rigettati, il terzo, quarto, quinto, sesto e ottavo motivo
devono essere accolti, nei limiti e nei termini di cui alla motivazione che
precede, mentre devono ritenersi assorbiti, a seguito dell'accoglimento di cui
sopra, i motivi nono, decimo e undicesimo siccome relativi alle sanzioni
irrogate. La sentenza impugnata deve essere cassata in relazione alle
censure accolte con rinvio ad altro giudice che provveder a decidere la
controversia facendo applicazione dei principi di diritto sopra esposti oltre
che a liquidare le spese del presente giudizio di legittimit.

P.Q.M.
Accoglie per quanto di ragione i motivi 3, 4, 5, 6 e 8, rigetta i motivi 1, 2 e
7, dichiara assorbiti gli altri. Cassa la sentenza impugnata in relazione alle
censure accolte e rinvia anche per le spese a diversa sezione della C.T.R.
Veneto.
D.Lgs. 30/12/1992 n. 504, art. 2
D.Lgs. 30/12/1992 n. 504, art. 5

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