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Violently Happy di

Paola Calvo Germania, 2016, 92


min.

" Si legge spesso ultimamente che la cinematografia berlinese in una fase di


stallo e che mancano film coraggiosi; io spero, con questo mio film, di essere stata
coraggiosa abbastanza.
Con queste parole la regista di origine venezuelana Paola Calvo introduce la prima
del suo film " Violently Happy" al Filmfest di Monaco di Baviera.
La pratica della violenza in un contesto amichevole e controllato potrebbe
rappresentare una nuova frontiera della civilizzazione? Il nostro corpo
sottovalutato o sopravvalutato? possibile una fusione felice tra danza,
meditazione e BDSM?
La risposta a queste domande, che, lungi dal riguardare solo la sfera
sessuale,coinvolgono completamente le relazioni umane, la fiducia nellaltro e
l'atteggiamento verso la morte, ci viene data dal gruppo di Schwelle 7, una
comunit di danzatori di Berlino facente capo a Felix Ruckert, suo ideatore.
Controparte femminile in questa ricerca Mara Morgen, conduttrice di corsi sulla
sessualit e lei stessa"escort" di sesso estremo basato su yoga e meditazione.
Sono due personaggi reali quindi, che hanno dato alla regista Paola Calvo la
possibilit di indagare senza censure nel loro mondo in cui si sperimenta la ricerca
del piacere estremo attraverso la sofferenza fisica sempre voluta e mai imposta, in
un gioco di ruoli, quello tra dominante e dominato, che spesso, magari anche
inconsapevolmente, alla base di ogni relazione umana.

Nel mostrare le varie tecniche utilizzate dai seguaci di Ruckert,ci accorgiamo che
c' sempre un pubblico che osserva e impara,supportando chi si adopera
attivamente nella sperimentazione estrema a 360 gradi, in cui accanto alle pi
tradizionali pratiche sadomasochiste compaiono le tecniche pi svariate di
controllo estremo del piacere e del dolore sullaltro (non manca nemmeno
lapplicazione di sanguisughe) praticato in coppia o in gruppi in cui il senso di
categorie come "etero" e "omo" naturalmente e felicemente superato.Quello che
conta l'altro come oggetto di vera e profonda attenzione che consente la
conoscenza di noi stessi attraverso la ricerca , impegnativa e qualche volta molto
difficile,del significato del piacere e della sperimentazione sempre pi totalizzante
delle emozioni scaturite dalla sofferenza fisica.
Il film ha un taglio documentaristico, in cui allo spettatore vengono aperte le porte
dello Schwelle 7 , un loft di 500mq che fino al mese scorso aveva sede in Berlino,
offrendogli la possibilit di conoscere ed informarsi, di assistere senza
coinvolgimento ma con curiosit ; dove per Felix si cimenta nella realizzazione di
"quadri viventi", che ci offrono la concreta dimensione della sua arte danzante fusa
alla sperimentazione sessuale, attraverso scene sicuramente pornografiche ma
indiscutibilmente artistiche, l'occhio dello spettatore non pu non
apprezzare(anche se non necessariamente condividere) i risultati del percorso di
Felix ed attribuirgli una emotivit ( overamotional recitava un brano di Bijork
omonimo del titolo del film)con cui ciascuno dovrebbe avere il coraggio ( o forse
anche il dovere?) di fare i conti.