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A differenza della linguistica generale di taglio strutturale, che si occupa delle lingue in quanto sistemi, delle loro

potenzialit espressive e delle loro regolarit strutturali, la linguistica testuale, specie in una prospettiva pragmatica, si
occupa delluso delle lingue in quanto procedure adoperate per trasmettere e interpretare messaggi in situazioni
concrete, degli effetti comunicativi di tali procedure e dei meccanismi ricorrenti di produzione-interpretazione dei
messaggi.
La glottodidattica (o didattica delle lingue) la disciplina che analizza e mette in pratica approcci teorici, metodi e
tecniche per l'insegnamento delle lingue. Essa riguarda tutti i differenti studi di lingua, sia esso studio della lingua
materna o di una L2 (lingua straniera, seconda o etnica) o, ancora, di una delle lingue classiche (latino e greco). La
glottodidattica non deve essere confusa con l'insegnamento delle lingue (educazione linguistica), che invece l'oggetto
di ricerca della disciplina[3]. Si definisce come disciplina "teorico-pratica", in quanto ambisce tanto a "sapere" quanto a
"risolvere" sulla materia dell'apprendimento delle lingue: essa, insomma, partecipa in entrambe le dimensioni, quella
teorica e quella pratica. Quest'ultima si esplica sostanzialmente nella ricerca di modelli operativi e viene anche chiamata
glottodidassi.
Caratteristiche generali
Se l'insegnamento linguistico scolastico tradizionale tendeva ad attribuire primaria importanza all'elemento della
correttezza grammaticale, a partire dalla seconda met del XX secolo lo scopo della glottodidattica si orientato
maggiormente sull'acquisizione, da parte del discente, di efficacia comunicativa, tanto nello scritto che nel parlato.
Oltre ad uno statuto teorico-pratico, la glottodidattica ha un approccio interdisciplinare e trae le proprie conoscenze da
pi scienze e che integra quattro diverse aree scientifiche:

le scienze del linguaggio e della comunicazione, che forniscono alla glottodidattica i contenuti dell'insegnamento e
fondamentali riflessioni sulla natura del linguaggio

le scienze psicologiche, che spostano l'attenzione della glottodidattica sui processi cerebrali e mentali
dell'acquisizione linguistica (di cui si occupano la neurolinguistica e la psicolinguistica) e sugli stati affettivi degli
apprendenti durante il processo di apprendimento

le scienze della cultura e della societ, necessarie per integrare l'insegnamento di una lingua (straniera o no) con
l'insegnamento della cultura che si esprime attraverso quella lingua

le scienze dell'educazione e della formazione, necessarie per l'insegnamento di qualsiasi disciplina


La glottodidattica intrattiene, inoltre, rapporti con altre discipline che si occupano dell'apprendimento e dell'insegnamento
delle lingue. In particolare:

la linguistica applicata

la linguistica educativa

la linguistica acquisizionale
La linguistica la disciplina scientifica che studia il linguaggio umano (inteso come la capacit dell'uomo di comunicare)
e le sue manifestazioni (le lingue parlate nel mondo). Un linguista una persona specializzata in linguistica e non va
confuso con un poliglotta, che invece una persona che parla pi lingue.
La linguistica ha come scopo quello di definire e comprendere le caratteristiche del linguaggio (la facolt mentale
dell'uomo di comunicare attraverso una lingua) attraverso l'analisi delle lingue del mondo: un linguista indaga e descrive
quindi le strutture delle lingue per capire come sono quest'ultime e cerca di spiegare perch queste sono come sono (e
perch non sono in altro modo).
La linguistica indaga le lingue secondo due aspetti: quello sincronico e quello diacronico. Una lingua o, pi in
particolare, un fenomeno linguistico possono essere studiati nella loro evoluzione storica, ossia nel loro mutare nel
tempo: tale approccio, nonch metodo di analisi linguistica, chiamato diacronico. La linguistica storica quella branca
della linguistica che si occupa dello studio diacronico delle lingue. Quando invece si osserva e si analizza una lingua o
una sua caratteristica in un preciso momento storico (sia esso presente o passato), senza interessarsi del suo aspetto
diacronico, si conduce una analisi sincronica. Quest'ultima condotta dalla linguistica sincronica.
Ogni livello di una lingua (dalla fonologia alla semantica e alla pragmatica) pu essere studiato sia sincronicamente che
diacronicamente: ad esempio, possibile studiare il sistema nominale del latino (ossia le declinazioni: quali sono e come
sono strutturate) per come ci stato conservato nei testi letterari di un determinato periodo (studio sincronico); oppure
possiamo ricostruire i mutamenti che hanno portato al sistema nominale latino come lo osserviamo, seguendo la sua
storia dal protoindoeuropeo fino al latino (studio diacronico).
Discipline
La linguistica un campo di ricerca ampio che include varie discipline, alcune delle quali collegate alle varie parti che
compongono il sistema lingua. Le principali sottodiscipline della linguistica (che corrispondono in linea di massima ai
livelli che compongono un sistema lingua) sono:

la fonetica e la fonologia, che riguardano il sistema di suoni delle lingue

la morfologia, che studia la struttura interna delle parole

la sintassi, la quale si occupa della struttura delle frasi

la semantica, che interessa il significato

la pragmatica, che studia le propriet degli atti comunicativi

e la lessicologia.
A seconda dei punti di vista dai quali il linguaggio viene studiato, possibile inoltre distinguere altre sottodiscipline:
la linguistica descrittiva, che si occupa di documentare e descrivere le lingue del mondo

la linguistica storica, che consiste nell'analizzare i fenomeni linguistici da un punto di vista storico
la sociolinguistica, la dialettologia, la geolinguistica e l'etnolinguistica, che si occupano dei vari aspetti sociali e di
variazione geografica e dialettale
la psicolinguistica, la neurolinguistica e linguistica cognitiva, che si occupano delle caratteristiche psico-cognitive e
neurologiche del linguaggio
la tipologia linguistica (o linguistica tipologica) e la linguistica comparata, il cui obbiettivo primario quello di
confrontare le lingue del mondo e individuare le strutture ricorrenti e darne una spiegazione attraverso motivazioni
funzionali
la linguistica applicata, la linguistica computazionale e la linguistica forense
la logopedia e la foniatria, che si occupano dei disturbi e patologie legati al linguaggio.

Il termine pragmatica stato introdotto da Charles Morris nellarea degli studi semiotici per indicare quella parte della
semiotica che studia i segni in relazione ai loro utenti. Morris distinse tre branche della semiotica:

La sintassi, cio lo studio delle relazioni fra i segni.

La semantica, cio lo studio delle relazioni fra i segni e gli elementi della realt cui essi rimandano.

La pragmatica, cio lo studio delle relazioni fra i segni i gli utenti del codice.
Successivamente si sviluppa come quellinsieme di ricerche che cercano di definire il significato in rapporto alle
convenzioni culturali e sociali che regolano la comunicazione linguistica, o, anche, alle intenzioni e alle credenze dei
parlanti; di come il contesto influisca sull'interpretazione dei significati (per "contesto" si intende "situazione", cio
l'insieme dei fattori extralinguistici -sociale, ambientale e psicologico- che influenzano gli atti linguistici).
Il contesto pertinente per lintroduzione e la produzione degli enunciati composto da tre componenti:

Le conoscenze condivise, linsieme di credenze sociali e culturali sul funzionamento del mondo che i parlanti
condividono.

La situazione comunicativa, ovvero la situazione spaziotemporale in cui si svolge un evento linguistico, le aspettative
e gli scopi dei partecipanti

Il contesto linguistico, ovvero il discorso in atto e le conoscenze che esso ha generato.


Problemi di omonimia, ovvero di espressioni del codice aventi identico significante ma diverso significato.
Esempio: linglese Tale omofono di Tail
Parole polisemiche, ovvero parole che hanno pi significati.
Esempio: squadra ; riso.
Lambiguit pu essere a livello lessicale, ad esempio per la polisemia di una parola.
Esempio: il cavallo in seconda corsia ha saltato lostacolo. (Poich saltare vuol dire sia superare e sia evitare)
Le espressioni linguistiche solitamente non sono pienamente specificate riguardo al loro significato. Qui pu prodursi ad
esempio la vaghezza, che pu essere espressa dai possessivi. Sar il contesto a specificare la natura dellespressione
utilizzata.
Esempio: al mio paese (pu indicare: il paese che possiedo, il paese in cui sono nato, il paese in cui abito.)
Unespressione in un enunciato pu essere indeterminata, ovvero richiedere il ricorso al contesto per la realt
extralinguistica a cui rimanda.
Esempio: trovo ci consigliabile!
Si pu parlare di uso delle espressioni nominale in:

Funzione allocutiva: si usa unespressione in funzione allocutiva per richiamare lattenzione dellinterlocutore.
Esempio: mamma? Ci sei? ; gentili ascoltatori, a minuti avr inizio la telecronaca.

Funzione referenziale: quando il parlante si serve di espressioni nominali per evocare nel modello di discorso aspetti
di realt.
Esempio: cera un re seduto sul sof.

I parlanti hanno a disposizione tre tipi di espressioni referenziali:

I descrittori: che fanno riferimento a classi di oggetti accumunati per qualche propriet. Per poter usare un descrittore
in modo appropriato un parlante deve: 1) conoscere il significato intensionale del descrittore, ovvero linsieme dei
tratti semantici che lo definiscono; 2) sapere se il referente che vuole nominare attraverso il descrittore pu far parte
dellestensione del descrittore stesso; 3) conoscere il significato intensionale del termine.

I nomi propri: che evocano direttamente uno specifico oggetto o individuo. Esempio: alice la protagonista di una
serie di avventure.

Gli indicali: prendendo in considerazione lesempio trovo ci consigliabile, non possibile attribuire un significato
allespressione ci se non si conosce il contesto in cui tale espressione stata usata.

semiotica Scienza generale dei segni, della loro produzione, trasmissione e interpretazione, o dei modi in cui si
comunica e si significa qualcosa, o si produce un oggetto comunque simbolico.
La sintassi per eccellenza considerata quella che studia la frase, come composta di parole; studia i diversi modi in cui
le parole si uniscono tra loro per formare una proposizione e i vari modi in cui le proposizioni si collegano per formare un
periodo.
semantica Ramo della linguistica che si occupa dei fenomeni del linguaggio non dal punto di vista fonetico e
morfologico, ma guardando al loro significato. Il termine fu coniato da M. Bral nel 1883 come sostituto di semasiologia.
La morfologia il settore della linguistica che studia la struttura interna delle parole e le relazioni fra i cambiamenti di
forma e i cambiamenti di senso delle parole. Ad es., la parola italiano pu essere scomposta nellelemento lessicale Italia
e nel suffisso -ano sulla base dellanalogia formale e semantica di coppie di parole dalla struttura e dal significato
analogo, quali Australia / australiano, Bolivia / boliviano. La morfologia studia anche le relazioni fra italiano e parole quali
italiana, italiani, italiane, italianismo, italianit, italianizzare, italianizzazione. Come si pu notare, fra italiano e italiani c
una relazione diversa che tra italiano e italianizzare. Nel primo caso si tratta di due forme flesse di una stessa parola
(lessema), la cui unica differenza consiste nel valore della categoria plurale ( numero), nel secondo caso di due parole
diverse (un aggettivo e un verbo) che hanno forma e significato in parte comuni. La flessione riguarda le diverse forme
che uno stesso lessema pu assumere in relazione al contesto in cui usato. Si differenzia quindi dalla formazione
delle parole, che riguarda invece la coniazione di lessemi nuovi a partire da un determinato lessema. La formazione di
parole nuove si ottiene principalmente o con laggiunta di affissi o tramite la combinazione di due parole. Nel primo
caso si tratta di derivazione, in cui vengono usati principalmente suffissi (curare cura-bile, cura-tore) o prefissi
(fare dis-fare, ri-fare); nel secondo caso, di composizione (pescecane, capostazione).
In italiano la flessione si manifesta principalmente tramite suffissi (in italiano non esistono prefissi flessivi, che si trovano
invece in altre lingue, come larabo), ma anche con altre strategie, tra cui la modificazione vocalica interna (vedo ~ vidi),
alternanze accentuali (per es., mangio ~ mangi), costruzioni perifrastiche, quali, ad es., i tempi composti dei verbi (ho
mangiato, avr mangiato, ecc.; tempi composti; perifrastiche, strutture) o il grado comparativo dellaggettivo (pi
bello, pi dolce).
La morfologia larea della linguistica che studia la struttura delle parole, che vengono tipicamente analizzate come
sequenze di uno o pi morfemi.
I morfemi sono sequenze di uno o pi fonemi che costituiscono la pi piccola unit linguistica dotata di significato.
morfema In linguistica, elemento formativo che conferisce aspetto e funzionalit alle parole e alle radici, definendone la
categoria grammaticale e la funzione sintattica. I m. possono essere isolati, come le preposizioni e le congiunzioni, o
uniti alla radice, come affissi, desinenze, alternanze qualitative o quantitative (per es., nel lat. didicram avevo
imparato, alla radice dic- si uniscono i morfemi di- prefisso, -era- infisso temporale, -m desinenza di prima pers. sing.).
Nella terminologia della linguistica statunitense morpheme qualunque segmento di enunciato dotato di significato.
Morfemica il settore della linguistica strutturale che studia i m. sia in quanto unit minime significative sia in quanto
componenti grammaticali delle parole.
Una parola pu essere composta da un solo morfema; per esempio: la preposizione di e in generale quasi tutte le
particelle invariabili.
Esistono anche parole variabili (nomi, aggettivi, pronomi etc.) che possono essere composte da un solo morfema, nella
lingua italiana sono quasi esclusivamente singolari e generalmente maschili; per esempio: bel e qual. Queste parole
sono rare in italiano ma possono essere comuni in altre lingue; in particolare sono la regola nelle lingue isolanti come
l'inglese o il cinese. da notare che queste parole non sono morfemi nel senso della linguistica storica.
Le parole pi "semplici" possono essere composte da due morfemi; per esempio la parola gatto composta dal
morfema gatt-, che anche la radice della parola, e dal morfema -o che la desinenza che significa "maschile
singolare".
Le parole derivate possono essere composte da pi morfemi; per esempio la parola nazionali composta dal morfema
nazion- che la radice, dal morfema -al- che il suffisso che deriva l'aggettivo da un nome e dal morfema -i che la
desinenza che significa "comune plurale".
Le forme verbali possono essere composte da molti morfemi; prendendo come esempio l'espressione si sono inviperite
troviamo:
si: particella della coniugazione riflessiva;
s-: radice del verbo ausiliare essere;
-ono: desinenza della terza persona plurale;
in-: prefisso per derivare il verbo da un nome;
viper-: radice del nome che d il significato principale;
-i-: vocale tematica della terza coniugazione italiana;
-t-: suffisso del participio passato;
-e: desinenza femminile plurale.
I morfemi possono essere distinti in:

morfema lessicale: un morfema che d tutto o parte del significato principale della parola o espressione;
morfema grammaticale: un morfema che non lessicale, cio un morfema che d la forma corretta nel contesto. Il
morfema grammaticale pu essere diviso in

morfema derivazionale: un morfema che pu cambiare o precisare il significato del morfema lessicale e che si
adopera nella derivazione;
morfema flessionale: un morfema che non d un significato vero e proprio e si adopera solo per la flessione.

toys > morfema lessicale toy + morfema grammaticale s


libri > morfema lessicale libr + morfema grammaticale i
leggermente > morfema lessicale legger + morfema suffissale mente
parlavano > morfema lessicale parl + vocale tematica a + morfema di tempo e modo v + morfema di persona e numero
ano
Gli allomorfi sono le diverse forme che un morfema assume e che non determinano cambiamenti nel suo significato; il
procedimento connesso si chiama allomorfia ( morfologia). Un esempio di allomorfo il prefisso negativo in-, che
appare in quattro forme diverse in parole come illogico, impossibile, inutile, irreale; un altro esempio rappresentato
dalla diversa realizzazione della consonante finale della radice di amico: occlusiva velare al singolare [amiko], affricata
palatale al plurale [amii]. Va ricordato che il morfema la pi piccola unit linguistica dotata di significato. Un morfema
pu essere costituito da un solo fonema (ad es., il morfema -i del plurale maschile dei nomi dellitaliano) o pi spesso da
pi fonemi.
morfosintassi In linguistica, studio sistematico delle regole che presiedono alla formazione di un enunciato linguistico
(parole, sintagmi, frasi) mediante la combinazione di morfemi. La m. si occupa dei rapporti reciproci delle parole nella
frase, come per es. nella concordanza fra nome e aggettivo (libro rosso, e non rossi o rosse), nome e verbo (il cane
gioca e non il cane giocano).
morfosintttico agg. [comp. di morfo- e sintattico] (pl. m. -ci). Che concerne insieme la morfologia e la sintassi: analisi
m. di un periodo, di un testo; o che considera gli elementi morfologici in quanto elementi per la strutturazione di enunciati
linguistici: problemi m.; procedimenti m. di creazione di un sintagma.
Un lessema , in lessicologia strutturale, l'unit minima che costituisce il lessico di una lingua (in opposizione a
morfema). Dunque, a ogni lessema di una lingua pu corrispondere la sua registrazione in un dizionario sotto forma di
lemma.
Pi in generale, lunit astratta che in un lessico, inteso come lista di parole o dizionario, viene assunta come forma di
base comprendente tutte le forme della sua flessione (per es., linfinito per i verbi).
Lemma: In linguistica si dice lemma la citazione di una parola, ossia quella parola che per convenzione scelta per
rappresentare tutte le forme di una flessione.

in italiano il lemma di ogni verbo in genere la forma al modo infinito e tempo presente

il lemma del nome il maschile o il femminile singolare (per esempio: viso, favola)

il lemma degli aggettivi

il maschile singolare per gli aggettivi a quattro uscite (per esempio: bello, primo)

e il maschile o femminile singolare per gli aggettivi a due uscite (per esempio: utile, presente).

Sostanzialmente il lemma la forma rappresentativa di tutte le altre forme flesse che una classe di parole[1]pu
avere.
Il lemma anche la voce o la locuzione di cui tratta ogni singolo articolo di un dizionario, di unenciclopedia e simili, e
che di regola stampata con caratteri pi evidenti (neretto o maiuscoletto), allinizio dellarticolo stesso.
Enunciato: in linguistica, sequenza di parole che forma un segmento reale di discorso (orale o scritto), prodotto in una
determinata situazione di comunicazione e sufficiente a dare linformazione richiesta; pu essere molto lungo o costituito
anche di una sola parola e talora sintatticamente incompleto.
Fonema: unit minima non ulteriormente analizzabile del significante. Secondo lo strutturalismo i fonemi rappresentano
le unit minime di seconda articolazione, ossia le unit linguistiche pi piccole e senza significato proprio, ma che
combinate possono produrre unit aventi significato (unit di prima articolazione). La disciplina che individua e studia i
fonemi si chiama fonologia. I fonemi sono unit astratte: queste unit hanno come realizzazione i foni ( un suono
linguistico. I foni, che fanno riferimento, appunto, solo a suoni -e non a lettere, sono rappresentati nello scritto per mezzo
delle trascrizioni fonetiche, che sono sempre scritte tra parentesi quadre [ ]. Il sistema di scrittura pi diffuso usato per le
trascrizioni fonetiche l'Alfabeto fonetico internazionale.)
In fonologia, un allofono o variante combinatoria di un fonema una realizzazione fonetica che in una determinata
lingua non ha carattere distintivo, ma si trova a essere in distribuzione complementare con gli altri allofoni dello stesso
fonema.
In italiano un esempio lampante rappresentato dal fonema /n/, che possiede ben cinque allofoni. Se si considerano,
per esempio, le parole naso, Gianpaolo, mangiare, conca e anfibio, in ognuna di esse il fonema /n/ realizzato in realt
utilizzando foni diversi, rispettivamente [n] (nasale dentale), [m] (nasale bilabiale, esistente anche come fonema e scritto
"m"), [] (nasale palatale, esistente anche come fonema, nel qual caso scritto "gn"), [] (nasale velare), [] (nasale
labiodentale). Di questi foni, solo due ([m] e []) sono anche, in altri contesti, fonemi: gli altri risultano esclusivamente dal
cambiamento del punto di articolazione del fonema, influenzato dai fonemi adiacenti.

Definiamo 'fono' un suono che ha valore linguistico. Ogni suono, ovviamente, cambia da parlante a parlante: cento
persone, per dirla in altri termini, pronunceranno [a] [e] e tutto il resto dei foni in modo diverso; questo non significa,
ovviamente, che esistono cento [a] [e] e cos via. Esistono, invece, una [a] e una [e] a livello astratto, alle quali
corrispondono a livello concreto varie realizzazioni fonetiche.
Schematizzando:
A livello astratto individuiamo quelli che prima abbiamo definito 'fonemi'; a livello concreto, invece, i 'foni'. Non difficile
capire che, mentre i primi sono pressoch infiniti, i secondi, al contrario, variano da lingua a lingua. Nella lingua italiana
ne esistono una trentina.
sintagma: unit sintattica di varia complessit e autonomia, di livello intermedio tra la parola e la frase (per es., a casa,
di corsa, contare su [qualcuno]); in partic., con riferimento alla categoria grammaticale: s. nominale, verbale, aggettivale,
preposizionale. Si usa chiamare s. cristallizzato, in linguistica, un sintagma risultante non dalla libera unione di due o pi
morfemi (come potrebbe essere, per es., la frase un incontro inatteso) ma fissatosi stabilmente in una determinata forma
nella lingua, e ripetuto quasi passivamente da chi parla o scrive (per es.: un imbarazzante silenzio, un viaggio di piacere,
in un raptus di follia, ecc.); detto anche stereotipo (s.m.).
Nella frase, le singole parole si dispongono in sequenze linearmente ordinate, che formano unit dette sintagmi. Il
sintagma (fr. syntagme, ingl. phrase) una struttura linguistica costituita o da una sola parola o da una combinazione di
(due o pi) elementi che formano ununit costruita intorno a un nucleo (denominato testa del sintagma) e dotata di
comportamento sintattico unitario.
Ad es., un sintagma nominale un nome a cui sono aggiunti altri elementi, come in (1):
(1) hai letto un libro molto difficile
dove al nome libro sono aggiunti elementi posti sia prima che dopo: prima larticolo un; dopo lavverbio molto e
laggettivo difficile. Insieme, queste quattro parole formano un sintagma nominale, con il nome libro come testa. A sua
volta, laggettivo difficile testa nel sintagma aggettivale molto difficile.
Il sintagma un costituente che si trova a un livello intermedio fra la parola e la frase. i sintagmi hanno diversa
estensione, e da un certo punto di vista la frase stessa pu essere considerata come il sintagma di massima estensione
( frasi nucleari), dato che la combinazione di frasi costituisce ununit di livello superiore, cio un testo ( testo, tipi di).
Esistono vari criteri per determinare se una successione di parole costituisce un sintagma o no:
(a) Spostabilit. Che un sintagma formi un gruppo coerente di parole si vede anche dal fatto che se lordine degli
elementi in una frase viene cambiato, interi sintagmi si spostano insieme. Non possibile spostare le singole parole, ma
una sequenza di parole che formano un sintagma si pu spostare allinterno della frase. Nel seguente es., in cui le
singole parole sono raggruppate in quattro sintagmi (ciascuno tra parentesi quadre):
(2) [Di queste cose] [io e lei] [abbiamo parlato] [anche ieri] (Maggiani 1995: 249)
i singoli sintagmi si possono spostare senza rompere la struttura della frase:
a. io e lei abbiamo parlato di queste cose anche ieri
b. anche ieri io e lei abbiamo parlato di queste cose
c. abbiamo parlato io e lei di queste cose anche ieri

mentre non sarebbe possibile spostare liberamente le singole parole.


Una sequenza di parole che si possono spostare insieme allinterno della frase formano un sintagma (cfr. anche 7).
(b) Sostituibilit. Se una parola o una sequenza di parole pu essere pronominalizzata, cio sostituta da un pronome
personale o altra proforma ( pronomi), essa costituisce un sintagma. In:
(3) i giovani non conoscono la storia, ma noi vecchi la conosciamo (Silone 1974: 15)
la storia si pu sostituire, ad es., con la verit, e nella frase seguente la vediamo sostituita da una proforma, il pronome
la (cfr. anche 5.7). Una parola o una sequenza di parole che non pu essere sostituita da una proforma, non forma un
sintagma.
(c) Enunciabilit in isolamento. Una parola (o una sequenza di parole) che forma un enunciato e che si pu enunciare in
isolamento, costituisce un sintagma. In:
(4) Finalmente stiamo vincendo! Finalmente (Vassalli 2010: 184)
la parola finalmente pu essere enunciata in isolamento, il che non varrebbe per stiamo. Se riprendiamo les. (2),
vediamo che i quattro singoli sintagmi possono tutti essere enunciati in isolamento, il che non sarebbe il caso per
sequenze di parole (come, ad es., cose io e lei abbiamo) che non rispecchiano le strutture sintagmatiche.
(d) Coordinabilit. Parole o sequenze di parole che costituiscono i membri di una struttura coordinata ( coordinative,
congiunzioni; paratassi) sono sintagmi, come nel seguente esempio:
(5) Una casa fatta di mattoni e di calce, e pu crollare (Ginzburg 1974: 70)
ove le due parti della struttura coordinata (di mattoni e di calce) formano ognuna un sintagma per conto suo. I due
sintagmi coordinati formano insieme quel che taluni chiamano paratagma.
La testa, cio la parola che impone allintero sintagma il proprio comportamento sintattico, lelemento che d nome al
singolo tipo di sintagma. I tipi pi importanti sono: sintagmi nominali (di solito abbreviati SN), sintagmi verbali (SV),
sintagmi preposizionali (SPrep), sintagmi aggettivali (SAgg), sintagmi avverbiali (SAvv).

I livelli di analisi linguistica


Nella tradizione linguistica sono generalmente riconosciuti quattro livelli di analisi: fonetico, morfologico, sintattico e
semantico. Alla fonetica attribuita lanalisi dei suoni linguistici. Essa fornisce una descrizione fisica dei suoni (f.
acustica), una descrizione fisiologica della loro articolazione (f. articolatoria) e della percezione da parte dellapparato
uditivo (f. uditiva).
Si opera poi una distinzione tra fonetica e fonologia. Secondo la formulazione di Trubeckoj, luna studia i suoni delle
parole, laltra i suoni della lingua. Infine, unulteriore distinzione presente tra fonematica e prosodia. La prima analizza i
fonemi come unit di seconda articolazione, prescindendo dagli elemento fonici a funzione distintiva, oggetto della
prosodia.
Alla morfologia attribuita lanalisi delle forme con cui si presentano le parole di una lingua. Il termine, dalla seconda
met dellOttocento, usato per designare lo studio degli elementi fondamentali usati in una lingua per dar luogo a
nuove forme dalla stessa parola.
Alla sintassi attribuita lanalisi della sequenza o della disposizione degli elementi nella struttura lineare della frase. Alla
semantica attribuito lo studio del significato. Il termine, usato per la prima volta alla fine dellOttocento da Bral che
defin la semantica come linsieme delle leggi che presiedono alla trasformazione dei sensi, alla scelta di espressioni
nuove, alla nascita e alla morte delle locuzioni. Si devono a Saussure e alla sua teoria del segno le basi della semantica
moderna.
E importante rilevare che non tutti gli studiosi concordano su tale articolazione dellindagine linguistica. A seconda delle
scuole di pensiero si hanno mutamenti nelle procedure. Un esempio significativo pu essere indicato nel diverso
procedere adottato dal punto di vista strutturale e da quello generativo. Nella prospettiva strutturale la lingua da
studiare a partire dai componenti pi piccoli per sviluppare poi unanalisi di quelli pi grandi. Tale procedura modificata
nella grammatica generativa che pone in primo piano lanalisi della struttura sintattica.
I concetti di frase, enunciato, periodo e proposizione
La frase pu essere definita come un'espressione linguistica costruita secondo le regole generali della lingua, tale da
esprimere un concetto di senso compiuto anche al di fuori di un testo e di una situazione comunicativa. Ovviamente, il
'senso compiuto' di tali espressioni linguistiche sar sempre molto generico e anche variamente interpretabile".
"Non va confuso l'enunciato (che legato a quel certo parlante in quel certo momento e in quel certo luogo) con la
frase, che un'unit grammaticale e perci astratta e libera da legami con il tempo, lo spazio, le persone. Si dir dunque
che oggi una bella giornata, detto da Marco il 15 settembre 1980 a Roma, e oggi una bella giornata, detta da
Marcello il 16 ottobre 1981 a Milano, sono due enunciati cui sottost la stessa frase. D'altra parte, in un solo enunciato
pu essere realizzata pi di una frase. Per esempio, tre frasi sono sottostanti all'enunciato Come va? Stai bene? Che fai
di bello?" (inGrammatica per parole, L. Agostiniani et alii (a cura di), Padova, Liviana ed., 1984).
Quando parliamo, noi parliamo per enunciati, non per frasi.
Anche se la linguistica moderna tiene separato il concetto di frase da quello di enunciato evidente che c' uno stretto
rapporto, perch una frase non pu realizzarsi che in un enunciato, cio in un'espressione concreta, fisica. La situazione
comunicativa pu decidere della dimensione dell'enunciato: il contesto pu infatti rendere perfettamente comprensibile
anche un monosillabo. L'enunciato non ha bisogno di essere una frase compiuta ma deve essere conforme alla
situazione comunicativa. Ad esempio, se A chiede:"Vieni domani?" e B risponde: "S", al primo enunciato corrisponde
una frase sintatticamente completa, al secondo un semplice avverbio che, in una data situazione comunicativa in cui due
parlanti si alternano nei turni dialogici, risulta essere un enunciato perfettamente comprensibile.
Sempre nei termini della grammatica tradizionale, al concetto di frase si collega quello di proposizione, che l'unit
sintattica con cui si indica ogni frase elementare e minima, costituita almeno da un soggetto e da un predicato
(consistente in un verbo finito); nel caso dei verbi meteorologici (ad es. piove,nevica) anche dal solo predicato verbale,
che si combina con altre proposizioni per formare la frase pi complessa. Nella trattazione scolastica, la proposizione
spesso confusa con la frase, mentre opportuno tenere distinte le due nozioni, nonostante possano anche coincidere;
ad es. in "Ho visto un bel film" abbiamo una sola proposizione, che corrisponde ad una frase semplice; ma non appena
in una struttura sintattica compaiono due o pi predicati, si individueranno due o pi proposizioni, appartenenti ad
un'unica frase complessa. L'unione di due o pi proposizioni per mezzo di coordinazione o subordinazione forma una
struttura sintattica complessa, denominata tradizionalmente periodo. Il termine ha origine nell'ambito della retorica
classica, in cui indicava una frase complessa, di una certa lunghezza, che manifestasse un equilibrio strutturale tra i suoi

componenti e che terminasse con una clausola ritmicamente ordinata. La grammatica tradizionale, specialmente nel suo
adattamento scolastico, ha spesso confuso il concetto di periodo con quello di frase o di proposizione (come le dicevo
all'inizio, questi concetti linguistici non sono quasi mai univoci), mentre sembra opportuno considerare il periodo l'unit
sintattica maggiore che comprende al suo interno unit sintattiche minori, quali proposizioni (o frasi semplici) e sintagmi
(che sono unit sintattiche di livello inferiore a quello della frase, composta da due o pi unit grammaticali e lessicali e
formati da articolo+nome 'il padre', da preposizione+nome 'di Gianni', da verbo+verbo 'sta arrivando' o da
preposizione+nome 'a Milano').
Risulta importante accennare alla distinzione, nell'ambito del periodo, che riguarda i rapporti di dipendenza strutturale
che si stabiliscono tra le proposizioni in esso contenute; essenzialmente sono possibili due tipi di struttura sintattica: la
coordinazione e la subordinazione. Nel primo caso, le due o pi proposizioni che formano il periodo sono entrambe
indipendenti e sintatticamente autonome, mentre nel secondo caso una proposizione, detta principale, regge
sintaticamente l'altra proposizione, detta secondaria o subordinata.

FRASE
La frase un insieme di parole disposte intorno a un verbo di senso compiuto e autonomo che si combinano tra loro
secondo precise regole grammaticali ed la massima sequenza di un testo in cui vigono relazioni sintattiche e in cui le
parole seguono un certo ordine.
La disciplina che si occupa dello studio delle frasi la sintassi, che pone l'attenzione sull'aspetto formale delle
combinazioni e sulle regole grammaticali e sintattiche che permettono di ottenere unit complesse da unit semplici.
Una frase composta da uno o pi sintagmi, coesi fra loro tramite regole sintattiche e costituiti da unit inferiori: i
morfemi, a loro volta composti da fonemi.
Nella lingua italiana la frase formata da un sintagma nominale (SN) e da un sintagma verbale (SV). Nel sintagma
nominale si trova l'argomento del verbo, cio il soggetto; nel sintagma verbale, invece, si trova il verbo con i suoi
argomenti (diversi dal soggetto).
La frase anche definita come "la forma degli enunciati che esprimono proposizioni". Praticamente ogni enunciato
analizzabile come frase, ma i termini "enunciato", "proposizione" e "frase", nonostante possano essere usati come
sinonimi, appartengono a diverse dimensioni del linguaggio (pragmatica, semantica, sintassi).
Si possono distinguere due tipi di frase.
La frase semplice (detta anche proposizione) formata da un unico verbo
Oggi una bella giornata
La frase complessa (detta anche periodo) formata da pi proposizioni collegate tra loro sullo stesso livello o su
livelli diversi
Oggi una bella giornata e ci sar il sole
Oggi una bella giornata perch sei arrivato tu
Nellanalisi del periodo, la frase autonoma dal punto di vista del contenuto e della sintassi pu essere:
una proposizione indipendente, se lunica del periodo
una proposizione principale, se da essa dipendono altre proposizioni, dette subordinate.

I collegamenti tra le varie proposizioni possono essere di due tipi.


La coordinazione (chiamata anche paratassi) pone le frasi sullo stesso livello usando le varie congiunzioni coordinanti
come e, n, o, oppure, ma e cos via o ricorrendo alla giustapposizione (cio al collegamento tramite i soli segni di
punteggiatura)
Tuona da stamattina e da qualche ora grandina
Tuona da stamattina; da qualche ora grandina
La subordinazione (chiamata anche ipotassi) mette le frasi su livelli diversi, per cui c la frase che regge
(chiamata reggente osovraordinata) da cui dipendono le varie frasi di diverso grado (chiamate subordinate o secondarie)
collegate con una congiunzione o con una preposizione
Sto bene, bench non abbia dormito
Dichiar di star bene
La subordinazione pu presentare due forme:
la forma esplicita, quando usa un verbo di modo finito (indicativo, congiuntivo, condizionale)
Siamo venuti perch ti vogliamo bene
la forma implicita, quando usa un verbo di modo indefinito (infinito, gerundio, participio)
Siamo arrivati usando lauto di Giacomo.

PERIODO
Il periodo linsieme di due o pi proposizioni che unendosi formano ununit indipendente dal punto di vista logico e
grammaticale.
In ogni periodo c sempre una proposizione autonoma sul piano semantico e sintattico, la proposizione principale
Sono tornato a casa a piedi perch lautobus si fermato per la strada
Alla proposizione principale si possono collegare una o pi proposizioni dipendenti, in base a un rapporto che pu
essere di:
coordinazione (paratassi)
Luca lavora e studia tutti i giorni
giustapposizione
Andiamo via, non voglio rimanere qui un minuto di pi
subordinazione (ipotassi)
Tuo padre stanco perch ha guidato tutto il giorno.

Esistono inoltre periodi uniproposizionali, formati cio dalla sola proposizione principale non legata ad altre proposizioni.