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Foucault e il potere
biografia Michel Foucault
vedi Orwell 1984 e il
Potere
torna a filosofia

MICHEL FOUCAULT e Il Potere


Centrale in Michel Foucault la questione del potere: sul potere la sua riflessione segna una
svolta, una rottura operata nel segno di Nietzsche, del quale F. fa suo il metodo genealogico,
critico-distruttivo. Da maestro del sospetto (1), F. smaschera, smonta, decostruisce la
tradizionale idea di potere. Concependo, quindi, la filosofia non come discorso sul mondo
ma come lavoro di scavo che indaga i discorsi sul mondo(Segatori), F., con straordinaria
potenza analitica, smonta la concezione moderna del potere, quella istituzionale e giuridica
che si imposta a partire da Hobbes, ne dimostra il carattere ideologico e ne prende le
distanze perch, ci di cui abbiamo bisogno - dice in Microfisica del potere - una
filosofia politica che non sia costruita intorno al problema della sovranit, dunque della legge
e dellinterdizione. Bisogna tagliare la testa al re (2). Con lo sguardo sovversivo del
genealogista, dunque, F. ribalta la prospettiva dalla quale guardare al potere, sostituisce cio
la prospettiva a volo duccello, propria dei filosofi che pretendono di dare, dallalto, una
visione globale della sovranit, con la prospettiva della rana, che, da una posizione
decentrata, deangolata, segue la vita reale nelle sue piccolezze, nelle sue apparentemente
irrilevanti casualit. unanalisi dal basso, che vuol portare alla luce ci che si nasconde
sotto la superficie dei fenomeni, che esamina non il potere sovrano che promana dallalto e
si esercita verso il basso ma i micropoteri che sono diffusi e in atto a livello del quotidiano,
gli effetti che il potere genera nella societ, nelle forme della cultura e del sapere.
Fra sapere e potere il nesso profondo e strettissimo: lanalisi dal basso, come gi
Nietzsche aveva visto, mostra che non c verit che non sia coinvolta in un rapporto di
forza, che sapere e scienza sono non solo strumento ed effetto ma esse stesse forme di
dominio, microsistemi di potere. Sapere e potere si condizionano reciprocamente e luomo
preso dentro il loro circolo: , dice F., oggetto prodotto ed inquadrato in unepisteme (3).
Luomo si illude, quindi, quando si ritiene soggetto sovrano dei propri atti cognitivi e
linguistici, padrone assoluto di s, signore della storia di cui crede di conoscere il senso e il
fine, mentre questa, in realt, non il risultato delle azioni coscienti delluomo.
A partire dalla riflessione nietzschiana e dallo strutturalismo (4), F. matura una concezione
antistoricistica e antiumanistica, che nega la costituzione autonoma del soggetto. Quella di
uomo come soggetto trascendentale, essere razionale fondato e fondante e cio criterio di
giudizio dellesperienza, del sapere, della verit, unidea di recente invenzione, un
prodotto dellIlluminismo e di Kant. Uninvenzione, dice F., nel solco di Nietzsche, forse gi
dissolta. un a priori che, in realt, storico e quindi a priori non ; inquanto forma
storica, transitoria, nata lungo i concatenamenti della storia e destinata a mutare con essi.
Quel soggetto in realt un oggetto; quel soggetto , quindi, morto: luomo deve
riconoscersi qual , non pi autonomo, artefice del suo destino, n fondamento della
conoscenza.
Sono proprio le nuove forme del sapere, come la linguistica, la psicoanalisi, la etologia ad
aver decentrato luomo e ad avere portato alla luce le leggi inconsce che presiedono al
costituirsi del linguaggio, dei suoi desideri, delle sue azioni.
Il soggetto, ritenuto fondamento sicuro, invece da sempre penetrato da relazioni di potere
che lo fanno essere quello che , che lo plasmano nei pensieri e nei comportamenti, nei
desideri, nel corpo, nei bisogni; quel soggetto prodotto dai saperi che con esso nascono e
dalle pratiche disciplinari che gli fissano una identit. Quellinvenzione recente che il
soggetto kantiano, creativo in quanto trascendentale ma oggetto in quanto assoggettato alle
pratiche del sapere-potere, , proprio per questo, forse gi morto. Se ancora non lo , la sua
fine, per F., auspicabile, perch la fine di un tipo di individualit che le forme del sapere e
del potere politico hanno imposto per secoli.
E inSorvegliare e punire(1975) e in La volont di sapere(1976), che F. fa unanalisi del
sapere e del potere, indagando sulle procedure che hanno prodotto e assoggettato
lindividuo. In Sorvegliare e punire costruisce la storia delle moderne pratiche di potere
punitive dimostrando che il potere non si limita a reprimere ma, disciplinando, produce. Il
modello ideale del potere disciplinare il Panopticon di Bentham (5), che si fonda
sullequazione vedere-potere.
In La volont di sapere, primo volume della storia della sessualit, indaga il rapporto

sapere-potere-sessualit; analizza come questultima sia diventata oggetto di sapere e


quindi di potere e sviluppa la sua teoria delle pratiche di potere. Sottopone ad analisi critica
le tradizionali filosofie sul potere e in particolare la concezione freudiana e la sua ipotesi
della repressione. F. sostiene che identificare il potere con la repressione, la negazione e il
divieto limitativo. Innanzitutto perch scrive F. in La volont di sapere sarebbe un
potere povero nelle sue risorse, economo nei suoi procedimenti, monotono nelle tattiche che
usa, incapace di invenzione ed in un certo senso condannato a ripetersi sempre; in secondo
luogo perch un potere che non avrebbe praticamente altro che la potenza del
no;incapace di produrre alcunch, atto solo a porre limiti, sarebbe essenzialmente antienergia;il paradosso della sua efficacia sarebbe di non potere nulla , se non far s che ci che
sottomette non possa a sua volta fare niente, se non quel che gli si permette di fare. E infine
perch un potere il cui modello sarebbe essenzialmente giuridico, centrato sul solo
enunciato della legge e sul solo funzionamento del divieto. Tutti i modi di dominio, di
sottomissione, di assoggettamento si ridurrebbero in fin dei conti alleffetto di obbedienza.
Se si esercitasse solo in modo negativo, sarebbe molto fragile. Se forte perch, dice
F.in La Microfisica del potere, produce effetti positivi, produce il reale, il sapere sui corpi e,
attraverso questo, lidentit degli individui.
In La volont di sapere, terreno di verifica di questa ipotesi la sessualit; questa non
stata repressa dalla chiesa o dalla morale borghese, come,d altronde fermandosi alle
apparenze potrebbe sembrare, non stata proibita e tenuta segreta. Al contrario, stata
portata a forza alla luce : dapprima attraverso la confessione cristiana, poi, a partire dal
XVIII secolo,diventando oggetto di un interesse crescente da parte dei saperi che, di fronte
allaumento demografico,si sono occupati di salute, alimentazione, durata della vita, capacit
lavorative e fertilit della popolazione; di corpi . Sul sesso sono poi proliferati i discorsi della
pedagogia, della medicina, della psichiatria, e la sessualit diventata cos quella che
stata elaborata e definita dai genitori, educatori, medici, psicologi, psichiatri. Attraverso il
sapere sul sesso, il soggetto stato costruito come suddito, stato assoggettato al potere:
soggetto significa proprio sujet, assoggettato.
Ecco perch il potere non si limita semplicemente a reprimere, il potere fa molto di pi:
produce, in questo caso, la sessualit, il soggetto e i saperi sul corpo.
Anche la concezione istituzionale- giuridica e liberale o, come F. la chiama della sovranit e
della legge, sottoposta a critica: nella visione giuridico-liberale il potere localizzato in un
centro sovrano che impone la sua legge dallalto verso il basso, fondato sul contratto. Ora,
ci che bisogna mettere in dubbio il principio che il diritto debba essere la forma stessa
del potere e che il potere debba esercitarsi nella forma del diritto. Nella monarchia, assoluta
o costituzionale, il diritto stato il modo in cui il potere si rappresentato per rendersi
accettabile, il modo con cui il potere ha ordinato che lo si pensasse: il potere sovrano
legittimo perch nato dal consenso degli individui che preesistono ad esso e che quindi,
rispetto ad esso, mantengono il diritto, da quello minimo di conservare la vita a quello
massimo di partecipare al governo. Con questo quadro, proprio delle filosofie moderne del
potere, F. rompe.Per lidea moderna si pu conservare la vita solo istituendo una barriera
artificiale nei confronti della natura per neutralizzare il conflitto. Per F. impossibile un vero
superamento dello stato naturale in quello politico, che appare, invece, la continuazione del
primo ad un altro livello.
La politica, per la filosofia moderna, rappresenta una sospensione dello stato di guerra; per
F., invece, politica e guerra sono due strategie diverse con cui il potere si esprime e lo stato
di diritto continuazione di quello naturale. La politica non comincia dove la guerra finisce,
perch la guerra ne lorigine e lo sfondo e quindi, sostiene F. ribaltando la formula di
Clausewitz (6) , la politica la guerra continuata con altri mezzi. La guerra sostrato
sociale permanente e costituisce la politica; non solo non eliminabile dalla politica, ma
percorre e costituisce ogni aspetto della vita sociale.
Dallanalisi decostruttiva di F., quindi, risulta che la figura moderna-liberale del contratto
una maschera di cui il potere si serve per legittimarsi e che la politica la sanzione del
disequilibrio delle forze proprio della guerra. Questo punto di vista realistico svela il
carattere ideologico della giustificazione liberale che il potere d di s. E F. riconosce anche a
Marx il merito di esservi pervenuto: Marx ha scoperto che il potere reale sfugge alle regole
del diritto, che luguaglianza formale copre e sanziona la disuguaglianza sostanziale. Ma
Marx ha considerato il potere una sovrastruttura. Per Marx il potere pi vero e forte
economico e a questo il potere politico funzionale, da questo dipende; il potere dello stato,
la forma in cui gli individui di una classe dominante fanno valere i loro interessi comuni,
un potere derivato e relativamente autonomo. Per F. non cos: il politico non unistanza
seconda, non svolge una funzione servente,ma una dimensione autonoma.
F. rivendica quindi lautonomia della politica contro la teoria marxiana per la quale il potere
ha funzionalit economica.
Respinte le interpretazioni pi diffuse del potere, che lo collocano in luoghi riconosciuti, nello

stato, nella legge, nel dominio di classe, F. dice che il potere non occupa un luogo unico
privilegiato, n dipende da un unico soggetto identificabile una volta per tutte. Lo stato, le
leggi, le egemonie sociali sono soltanto effetti e manifestazioni sul piano istituzionale di
rapporti e strategie di potere. Il potere , invece, anonimamente diffuso ovunque;
onnipresente e dappertutto, non perch inglobi tutto, ma perch viene da ogni dove Il
potere coincide con la molteplicit dei rapporti di forza, che variamente si intrecciano e si
contrappongono; il potere ha quindi un carattere mutevole e instabile. Il potere una
relazione fra individui e la societ attraversata da rapporti di potere: ogni rapporto sociale
un rapporto di potere perch il soggetto, animato da volont di potenza, per sua natura
polemico e guerreggiante. Lanalisi dal basso fa cos vedere che la societ non nasce dal
contratto ma dalla guerra, dallo scontro, dallassoggettamento. Gli apparati della
produzione,le famiglie, i gruppi ristretti, le istituzioni sono attraversati da rapporti di forza
perch tutte le relazioni, ad ogni livello, sono relazioni di potere. Luomo, essere sociale,
esso stesso prodotto delle infinite relazioni di potere.
Il potere ha il suo punto di appoggio nel corpo. Prima del XVIII secolo il potere sovrano del
monarca,simboleggiato dalla spada, si esercitava come diritto di vita e di morte. Dal XVII
sec. I meccanismi del potere si sono trasformati: il diritto sovrano di appropriarsi dei bei, del
lavoro, della vita dei sudditi, non pi la forma principale del potere, che simpegna ,invece,
a gestire la vita. Adesso vi sono dei corpi e delle popolazioni. Il potere diventato
materialista, ha smesso di essere giuridico. Il nocciolo del potere il biopotere, il potere
che si esercita positivamente sulla vita, nel senso che la gestisce, la potenzia, la plasma
riuscendo a regolarla e a controllarla in modo sempre pi capillare e preciso. Suo oggetto
il corpo dellindividuo e il corpo-specie della popolazione; le discipline del corpo e i saperi che
mirano a regolare la popolazione costituiscono i due poli attorno ai quali si sviluppata
lorganizzazione del potere sulla vita. L effetto storico una societ normalizzata, in cui i
corpi sono plasmati, gli individui irregimentati nella scuola , nella caserma,nellospedale,
nella fabbrica.
Il potere che si esercita sulla vita lo stesso che spinge intere popolazioni ad uccidersi
reciprocamente in nome della loro necessit di vivere. I massacri-nota F.- sono diventati
vitali. Mai, come negli ultimi due secoli, si sono registrate guerre tanto sanguinose e
genocidi tanto estesi. Esempi della nuova forma assunta dal potere sono il nazismo e
lequilibrio del terrore dellet atomica: la politica sulla vita produce la morte di
massa,lassicurazione della vita produce un ordine di morte.
Dopo aver smontato il paradigma sovrano, F., nella met degli anni settanta, avanza lipotesi
della biopolitica, unintuizione che, di recente, filosofi come Agamben e Esposito,hanno
ripresa ed approfondita, cercando di rispondere al perch una politica sulla vita minacci
sempre di rovesciarsi in opera di morte.
A F. la nozione di biopolitica ci pare serva per ribadire la natura non puramente impositiva e
repressiva del potere, per dire che, nelle societ attuali, il potere ,al fine di potenziare se
stesso, potenzia loggetto su cui si scarica, rendendolo cos per ancor pi soggetto al
proprio assoggettamento. Il potere plasma lio e, nellet dei diritti, produce per lio un
regime di libert affinch lio assecondi e accresca il potere.
Sembra non esserci spazio al di fuori del potere, sembra non essere possibile una libert
contro il potere. Il potere una relazione che ha il suo punto di attacco nel corpo e che
attraverso il corpo organizza masse di individui. Ma il corpo, conclude F., non malleabile
allinfinito; il corpo oppone resistenza: l dove c potere, c resistenza e questa non
mai in posizione di esteriorit rispetto al potere. La resistenza laltro termine nella
relazione di potere . Ci non significa che la resistenza sia inevitabilmente soggiogata al
potere cui pare contrapporsi, ma che il potere ha bisogno di un punto di contrasto con cui
misurarsi. Lottare contro il potere allora potenziare la resistenza. Ma il rischio ,
nellorganizzare la resistenza,di riprodurre la strategia del potere. In quanto organizzazioni e
quindi forme di potere, il partito, il sindacato, il progetto stesso di unalternativa sono
rifiutati da F., che contesta il marxismo e le sue forme di lotta. Se il potere dappertutto
perch viene da ogni dove, se il suo punto di attacco il corpo, la lotta al potere non pu
che essere locale e nomade.
La critica di F. radicale e lesito pu sembrare deludente. Questo perch la sua analisi
muove da un presupposto pessimista: laltro colui che sottomette, assoggetta, controlla,
ciascuno lavversario di qualcuno; le relazioni sociali sono relazioni di potere, la politica
la guerra. Non c che la lotta di ognuno contro la presa del potere che avanza da ogni dove.
La sua una critica decostruttiva, che rifiuta di ristrutturare il potere dallinterno, che si
limita a cercare libert e simpegna a praticare uno sganciamento dal potere stesso.
Note:
(1) Maestro del sospetto: questa lespressione con cui Ricoeur defin Freud, Marx e
Nietzsche. Ci che essi denunciano la falsa coscienza, o lillusione della coscienza di s, su
cui invece Cartesio e tutta la filosofia moderna avevano basato la certezza del conoscere.

(2) Si finalmente tagliata la testa al re!: con questa espressione F. abbandona la


concezione giuridica del potere ed approda alla nuova idea di potere che emerge da La
Volont di Sapere.
(3) Episteme: (dal greco, conoscenza) da intendere come la struttura di pensiero peculiare
ad un mondo storico ben definito. allorigine delle convinzioni coscienti e del bagaglio di
saperi degli individui di quellepoca che il filosofo, in quanto archeologo del sapere, ha il
compito di portare alla luce.
(4) Strutturalismo: tendenza metodologica che, nata originariamente in ambito linguistico, si
estesa ben presto ad altri settori dando luogo, negli anni Sessanta e Settanta del 900 ad
una specifica atmosfera naturale incentrata sulla nozione di struttura. Gli strutturalisti
oscillano fra uninterpretazione realistica e uninterpretazione metodologica della struttura.
Secondo la prima essa ci che costituisce ontologicamente luomo, il mondo o la societ.
Secondo quella metodologica, la struttura un modello ipotetico in grado di riconoscere
relazioni controllabili tra fatti e di formulare il quadro generale di esse, ai fini di una
previsione statistica delle loro trasformazioni.
(5) Panopticon di Bentham: dellanno 1787 costituisce il tipo ideale, fattosi architettura del
potere disciplinare. Esso rappresenta un istituto di sorveglianza e detenzione nel quale le
singole celle sono disposte in file circolari concentriche tutto intorno ad una torre centrale di
osservazione. Tutti i detenuti possono essere visti dal sorvegliante centrale, il quale, per,
rimane invisibile. Di conseguenza il centro di sorveglianza pu anche restare vuoto, perch i
detenuti sono costretti a comportarsi come se fossero costantemente esposti a una
osservazione. Il modello di Bentham avrebbe dovuto trovare applicazione anche nelle
fabbriche, nelle scuole, nelle case di lavoro, negli ospizi, nei manicomi e negli ospedali.
(6) Formula di Clausewitz: Von Clausewitz (1780 1831), partecip alle guerre
napoleoniche, riorganizz lesercito prussiano e insegn alla scuola militare di Berlino.
Secondo Clausewitz la guerra non altro che un duello su una vasta scala: un atto di
forza che ha per scopo quello di costringere lavversario a sottomettersi alla nostra volont.
La forza intesa nel suo senso fisico costituisce il mezzo; lo scopo di imporre la nostra
volont al nemico. "La guerra dunque, non soltanto un vero camaleonte, perch in ogni
concreto caso modifica la sua natura, ma anche nel complesso delle sue manifestazioni,
per le tendenze che la dominano, una meravigliosa trinit costituita dalla forza originaria del
suo elemento: lodio e lostilit, che vanno considerati come un cieco istinto naturale dal
gioco delle probabilit e del caso, che la rendono unattivit libera dellanimo: e dal carattere
subordinato di strumento della politica, per il quale rientra nel campo del puro intelletto".
Clausewitz assimila la guerra ad un camaleonte per evidenziarne la mutevolezza, il
polimorfismo e limprevedibilit. Essa principalmente e imprescindibilmente "violenza",
imprevedibile in quanto non possibile prevederne gli esiti, ed , infine, calcolo razionale.
Clausewitz afferma inoltre che la politica ad aver generato la guerra: essa lintelligenza,
mentre la guerra non che lo strumento. La guerra viene quindi concepita in unottica
nuova, quale "continuazione del lavoro politico" e pi esattamente "una specie di scrittura o
di linguaggio nuovo per esprimere il pensiero politico che ha senza dubbio una propria
grammatica ma non ha una logica propria". Questa definizione ci consente di dedurre e di
comprendere la nota formula la guerra semplicemente la continuazione della politica con
altri mezzi (e precisamente con mezzi violenti). Le guerre nella storia, secondo Clausewitz,
pur appartenendo tutte ad uno stesso "genus", si manifestano in una pluralit di situazioni
contingenti che possono essere ricondotte a diverse e specifiche configurazioni locali,
determinate dal livello di sviluppo dei soggetti coinvolti nella guerra e dalla loro struttura
organizzativa.
Bibliografia:
Testi:
K. Von Clausewitz, "Della guerra", cap. I
M.foucault, "La volont di sapere e Sorvegliare e punire"
N.abbagnano - G.fornero, "Itinerari di filosofia" ed. paravia
H.Fink , "Michel Foucault" ed. carocci
R.Esposito, "Bios"
Siti:
www.ica-net.it
www.swif.it
www.ilgiardinodeipensieri.it

it.wikipedia.org

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