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MEMORIE DI LUNIGIANA

ADRIANA G.HOLLETT

Castelnuovo
la pace di Dante e
il tesoro dei vescovi

Fotografie di A. G. Hollett

...Se novella vera


di Lunigiana o di parte vicina sai,
dillo a me che gia' grande la' era.
Dante Purgatorio canto VIII

Cenni sulla storia della Lunigiana


Per riassumere brevemente la storia delle origini della Lunigiana sara
necessario, a causa della carente documentazione, ricorrere allopera di Eugenio
Branchi Storia della Lunigiana feudale, unica fonte autorevole assieme a quella
di Gioachino Volpe; ebbe a osservare questultimo che, per la storia della
Lunigiana, avanti il XII secolo, e poco meno che tenebre e tenuissima luce di alba
lontana.
Concordando con loro, possiamo partire da Oberto, conte di Luni, di
probabile origine longobarda e unico superstite della famiglia dei Marchesi di
Toscana.
Luni divenne colonia romana nel 177 a.C., prospero col nome di Provincia
Maritima Italorum, subi dapprima linvasione longobarda e in seguito, unita a
tutta la Lunigiana venne aggregata al ducato longobardo di Lucca. Con i Franchi
entro nella marca carolingia, Oberto ne fu il primo conte e, in seguito, quando i
Vescovi contrastarono il dominio obertengo ottenendo da Federico I di veder
sanciti i loro diritti su tutto il territorio, divenne sede vescovile.
Il Volpe, concordemente ad altri storici e genealogisti, individua in
Oberto (945), di origine longobarda, il primo ad essere nominato conte di Luni.
Lessere conte di Luni aveva una certa rilevanza poicheil paese, collocato tra
Liguria e Toscana, testimoniava attraverso i resti dellanfiteatro romano e quelli
di antichi insediamenti paleolitici il suo notevole passato. Costui dopo pochi anni
(951), oltre alla Lunigiana, entro in possesso della marca della Liguria orientale,
dei centri di Tortona e Genova e alla sua morte tutti i suoi possedimenti vennero da
lui lasciati ai due figli: Adalberto I e Oberto II.
Dal primo figlio, per successive diramazioni, ebbero origine i casati dei
marchesi di Massa, Corsica e Sardegna, quella dei Pelavicino e dei Cavalcabo di
Cremona. Dal secondo figlio Oberto II, quello che maggiormente interessa la
nostra storia, nacquero Alberto Azzo I e Oberto Obizzo I. Il primo dette origine alla
casa dEste ed il secondo a quella dei Malaspina.

Oberto Obizzo I si stabili sui gioghi dellAppennino


Ligure-Tortonese-Piacentino, nelle alte valli della Trebbia e dello Staffora e in
questultima valle, centro del suo dominio, pose la propria residenza nella rocca di
Oramala, unico castello fortificato della valle e quella venne poi da sempre
considerata la culla dei Malaspina.
Successivamente Oberto Obizzo I fece costruire una serie di castelli che
sarebbero divenuti formidabili punti di difesa e principalmente di controllo per il
traffico delle merci che costituiva con i pedaggi una grossa fonte di ricchezza.
I Malaspina facevano pagare molto cari questi pedaggi e talvolta arrivavano
ad assaltare essi stessi le carovane comportandosi come briganti da strada. Il loro
castello di Villafranca fu chiamato Malvido e poi Malnido (nel diploma conferito
dallimperatore Federico a Opizone nel 1164) per i pedaggi da rapina e per le
ruberie poste direttamente in atto da loro a spese delle carovane che transitavano
dal passo della Cisa.
Poco si sa di suo figlio Alberto I e del nipote Obizzo II, ma sicuramente il
figlio di questultimo Alberto II divenne noto col nome di Malaspina. Cio appare
nellatto di pace di Luni stipulato nel 1124 tra il vescovo Andrea da una parte e il
marchese Alberto II detto il Malaspina dallaltra.
Nella divisione tra Corrado e Opizzino nel 1221, a Corrado l Antico
(1253) vennero assegnati i possedimenti alla destra della Magra, mentre Obizino
(1301) cambiando nellarme lo spino secco in spino fiorito ebbe parte dei
territori alla sinistra del fiume.
La divisione poi non fu solo dei beni ma araldica, in quanto venne
modificato lo stemma di famiglia. Quello dello spino secco portava uno spino con
sei rami, uno verticale e cinque orizzontali, tre dei quali voltati a sinistra e due a
destra, tutti con aculei.Quello dello spino fiorito portava uno spino verde con sei
rami, uno verticale e cinque orizzontali tre dei quali a destra e due a sinistra,
terminanti con tre piccoli globetti bianchi in croce alle estremita in modo da
formare un piccolo fiore. Lo stemma originario aveva uno spino secco nero in
campo doro con il motto ad medelam (mi offre rimedio).
I membri del casato si moltiplicarono e cosi lo stemma venne spesso
modificato; il piu conosciuto e pero quello che mostra un leone rampante
coronato affiancato dai rami alternativamente, dello spino secco o fiorito o
emtrambi. E da ricordare che il leone rampante bianco venne assegnato a
Corrado detto lAntico ( 1253) da Luigi IX re di Francia per laiuto ricevuto dal
Malaspina nella crociata dEgitto del 1248.
Opizzino o Opizzone (1301), secondogenito di Federico (1264) fu lo
stipite dei Marchesi e Signori di Villafranca. La sua vedova marchesana Tobia
Spinola, tutrice dei figli ancora in minor eta, merita di esser ricordata come colei
che compose, ordino e stabili gli STATUTI per Aulla e altre sue terre. (Gli
Statuti di Aulla del 1303 sono conservati dal Dott. Francesco Raffaelli e dal Dott.
Lorenzo Ferri di Bagnone).

Importante precisare che fin da prima della divisione dei Malaspina del
1221esistevano nei loro feudi i MUNICIPI che erano composti da un Consolo,
quattro o sei Consiglieri e un Massaro. La MAGISTRATURA era costituita da un
Giudice dAppello che era il Marchese, di un Podesta eletto dal marchese, un
Vicario del Podesta, un Notaro, un Corriere e un Custode delle carceri. Ogni
terra aveva il proprio Municipio e tutti assieme quelli del feudo formavano il
General Consiglio.
Nel secondo Libro sono annotate norme e regole di diritto civile ma si deve
ritenere che dovea esistere precedentemente regole e norme da disposizioni
scritte o da consuetudini inveterate.
Alcune di queste norme erano: la donna se dotata non poteva succedere ai
genitori, il marito non poteva donare o lasciare per testamento alla moglie cosa
veruna; nella vendita dei fondi dovevano esser preferiti nella vendita i condomini,
i parenti fino al quarto grado, i confinanti; la prescrizione degli immobili
incorrevasi col lasso di venti anni ecc..
Nel terzo Libro si determinavano le trasgressioni e i delitti punibili con
pene corporali o pecuniarie o afflittive: la fustigazione per tutta la terra, il bando
perpetuo, il taglio della testa, la forca e la morte per mezzo del fuoco, la confisca
dei beni. Si puniva lomicidio col taglio della testa, ladulterio con lire venticinque
per luomo e la donna, lo stupro con la pena capitale, il furto, labigeato, il taglio
degli alberi e la rimozione dei termini con pene pecuniarie. Per la falsificazione
delle monete si era arsi vivi, la falsa testimonianza o lo spergiuro con la galera, e
nelle scritture con la forca. Il delitto di lesa maesta portava al taglio della testa.
Questi quattro Libri o Statuti furono adottati da tutti i discendenti di
Federico per tutte le Terre e le Castella da tutti gli Uomini, Universita e
Comunita che a loro furono soggetti
E' necessario premettere che il territorio della Lunigiana era in parte
governato dai Malaspina e in parte dai vescovi-conte. I loro feudi non erano ben
separati ma si incuneavano tra di loro con incerti confini. Alcuni borghi addirittura
erano divisi tra i due feudatari e spesso dovevano pagare l'uno all'altro i diritti di
pedaggio o per il pascolo o la transumanza A causa di questi diretti contatti e di
terre in comune scoppiavano spesso gravi litigi. Nel 1280 era scoppiata una guerra
tra i Malaspina dello spino secco di Villafranca ed il vescovo Enrico da Fucecchio
per il castello della Brina.
In seguito venne stipulata tra di loro una pace ma le ostilita' non cessarono e
con il nuovo vescovo Antonio da Camilla scoppiarono nuovi dissidi a causa dei
castelli di Bolano, Bibola, S.Stefano e Brina.
Franceschino Malaspina di Mulazzo occupo' Sarzana, territorio della sede
vescovile, con il tacito consenso dei sarzanesi che mal sopportarvano il giogo
vescovile. Naturalmante scoppio' una guerra e i territori di Sarzanello, Carrar,a
Ponzano, Bibola, Santo Stefano e Bolano si allearono coi Malaspina mentre
Fosdinovo e Falcinello rimasero fedeli al vescovo..

La guerra si protrasse per molti anni; i territori furono oggetto di saccheggi,


incendi e danni.
Era ormai piu' che necessario porre fine alla guerra e si cercava la persona
adatta, un abile diplomatico che riuscisse a conciliare le parti e porre fine al
conflitto.
E' solo un caso che Dante Alighieri si trovasse in Lunigiana; esule dalla sua
patria e ospite di Franceschino Malaspina in Mulazzo. Il poeta accetto' di
comporre con una risoluzione politica il conflitto.
Fu certamente assecondato da Alagia, moglie di Moroello Malaspina di
Giovagallo che, cugina del vescovo Antonio da Camilla, in un sentimento di
affettuoso legame familiare, convinse Moroello alla tregua.
Dante nel 1306 si trovava ospite proprio presso Franceschino a Mulazzo ed
e' probabile che abbia visto di persona quanto fosse grave la situazione per cui
quando i marchesi ed il vescovo decisero di concludere la pace e fu chiesta la sua
mediazione accetto' l'incarico.
Ci sono due documenti che testimoniano la reale presenza di Dante in
Lunigiana; sono entrambi datati 6 ottobre 1306, rogati dal notaio Giovanni Di
Parente Di Stupio, uno a Sarzana e il secondo a Castelnuovo.

An outline of the history of the Lunigiana


Region
In order to summarize briefly the history of the origins of the Lunigiana
Region, it is necessary, due to scarce documentation, to resort to the work of
Eugenio Branchi Storia della Lunigiana feudale (History of the Lunigiana
Region in feudal times), the only authoritative source together with the work of
Gioachino Volpe; in this regard, it was Volpe who observed, the history of the
Lunigiana Region, before the twelfth century, is little more than shadows and
tenuous light of a distant dawn.
In accordance with these authors, we begin with Oberto, count of Luni,
probably of Lombardic descent and the only surviving member of the family of
the marquis of Tuscany.
Luni became a Roman colony in 177 B.C., prospered with the name of
Provincia Maritima Italorum (Italian Maritime Province), at first, subjected to
Lombardic invasion, then, with all of the Lunigiana Region, was aggregated to the
Lombardic dukedom of Lucca. With the Franks, Luni entered into the Carolingian
march (borderland), Oberto was its first count and, later, when the Bishops
opposed the dominion of the Obertenghi family, obtaining from Federico I,
sanction of their rights on all of the territory, it became a bishops see.
Volpe, in agreement with other historians and genealogists, singles out in
Oberto (945), the first historical figure to be nominated count of Luni. To be count
of Luni had a certain importance, as the town, located between Liguria and
Tuscany, bore witness through the remains of its Roman amphitheatre and ancient
Palaeolithic settlements, to its remarkable past. Oberto, a few years later (951), as
well as the Lunigiana Region, entered into possession of the march of eastern
Liguria, of the centres of Tortona and Genoa and, upon his death, all of his
possessions were passed by him to his two sons: Adalberto I and Oberto II.
The first son, by successive ramifications, gave rise to the lineages of the
marquis of Massa, Corsica and Sardinia, of the Pelavicino and of the Cavalcabo`
of Cremona. The second son Oberto II, the one of greater interest to Lunigianas
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history, fathered Alberto Azzo I and Oberto Obizzo I. The first of these two gave
rise to the house of Este and the second to that of the Malaspina.
Oberto Obizzo I established himself on the passes of the
Liguria-Tortona-Piacenza Apennines, in the high valleys of the Trebbia and
Staffora, and in this last valley, the centre of his dominion, he founded his
residence in the rock of Oramala, the only fortified castle in the valley, later
considered the cradle of the Malaspina family.
Subsequently, Oberto Obizzo I had a series of castles built that were to
become formidable points of defence and particularly of control of trade routes
that constituted, in terms of tolls, a large source of riches.
The Malaspina made these tolls very expensive and at times went as far as
to besiege, by themselves, the passing caravans, behaving like highway brigands.
Their castle at Villafranca became known as Malvido and later Malnido (in the
diploma conferred by the emperor Federico to Opizone in 1164), due to
plunderous tolls and thefts perpetrated by them at the expense of the caravans that
passed by in the Cisa pass.
Little is known of Oberto Obizzos son Alberto I and of his grandson
Obizzo II; what is known is that the son of Obizzo II, Alberto II became known by
the name of Malaspina. This appears in the peace treaty of Luni stipulated in 1124
between the bishop Andrea, on the one hand, and the marquis Alberto II known as
Malaspina, on the other hand.
In the division between Corrado and Opizzino in 1221, to Corrado lAntico
(1253), were assigned the possessions to the right of the river Magra, while
Obizino (1301), who changed the coat of arms from the spino secco (bare
thorn bush), to the spino fiorito (blossomed thorn bush), had the part of the
territories to the left of the river.
The division, therefore, was not only in terms of possessions, it was also
heraldic in that the family blazon was modified. That of the spino secco
presented a bush with six branches, one vertical and five horizontal, three of
which set to the left and two to the right, all with prickles. That of the spino
fiorito presented a green bush with six branches, one vertical and five horizontal,
two to the left and three to the right, terminated with three tiny white globes in a
cross at the extremities so as to form little flowers. The original blazon had a black
thorn bush on a gold background with the motto ad medelam (to me, it offers a
remedy).
The members of the family multiplied and, as a consequence, the blazon
was often modified; the best known, however, is that which depicts a rampant
crowned lion, side by side with branches, alternatively of bare or blossomed
thorns or both. It is noted that the rampant lion was assigned to Corrado detto
lAntico (1253), by Luigi IX, king of France, for the help received from Malaspina
in the crusade in Egypt in 1248.

Opizzino or Opizzone (1301), the second son of Federico (1264), was the
ancestor of the Marquis and Masters of Villafranca. His widow, Tobia
Spinola, guardian of his infant offspring, is worthy of mention as she who
composed, ordered and established the STATUES for Aulla and other
territories of hers. (The Statutes of Aulla of 1303 are preserved by Dott. Francesco
Raffaelli and by Dott. Lorenzo Ferri of Bagnone (1)).
It is important to note that even before the division of the Malaspina
territories of 1221, there were already in existence in their territories, the
MUNICIPALITIES that were composed of a Consul, four or six Counsellors and a
Massaro (farm overseer). The MAGISTRACY was made up of an Appeal Court
Judge who was the Marquis, of a Podesta (high official), elected by the marquis, a
Podestas Assistant, a Public Notary, a Courier and a Prison Custodian. Each
territory had its own Town Hall and all those of the territory formed the General
Council.
In the second Statue or Book, were annotated rules and regulations of civil
rights; however, it is believed that there had to exist rules and regulations prior
to these, available in written form or in inveterate use.
Some of these regulations were: a woman in possession of a dowry was not
allowed to inherit from her parents; a husband was not allowed to donate or leave
anything at all in his will to his wife; in the sale of real estate, joint owners, distant
relatives, neighbours were to have precedence; the loss of unexercised rights to
real estate after twenty years, etc..
In the third Book, were defined the transgressions and crimes punishable by
corporal punishment or fines: flogging throughout the territory, banishment for
life, decapitation, hanging and burning at the stake, the confiscation of
possessions. Murder was punished by decapitation, adultery by a fine of twenty
five liras for both men and women, rape by capital punishment, theft, rustling,
felling of trees and removal of boundary stones by fines. Counterfeiting was
punishable by being burnt alive, perjury by imprisonment and forgery by hanging.
The crime of treason led to decapitation.
These Books (four in all), were adopted by all the descendents of Federico
Malaspina throughout all of their Territories and Castles by all of the Men,
Universities and Communities under their rule.
In the thirteenth century, the Lunigiana territory was governed in part by
the Malaspina family, and in part by the bishop-counts. Their estates were not
well separated, rather, they were wedged in amongst themselves with ill-defined
borders. Some towns were even divided up between the two factions of
landowners and often the townspeople had to pay a toll or royalties for grazing or
moving herds of sheep or other animals. Such encounters and the territories in
common were often the cause of heavy disputes. To cite an example, in 1280, war
broke out between the spino secco branch of the Malaspina family resident in

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Villafranca and the bishop Enrico da Fucecchio over a dispute regarding the castle
of Brina.
In the years to follow, peace was established between the opposing parties,
however, hostilities did not cease and with the newly appointed bishop Antonio da
Camilla fresh disputes arose regarding the castles of Bolano, Biboloa, S. Stefano
and Brina.
Moreover, the town of Sarzana, the bishops seat, was occupied by
Franceschino Malaspina di Mullazzo with the tacit consent of the townspeople
who ill-supported the bishops oppression. Naturally, war broke out and the
territories of Sarzanello, Carrara, Ponzano, Bibola, S. Stefano, and Bolano sided
with the Malaspina family, while Fosdinovo and Falcinello remained faithful to
the bishop.
The war continued for many years and the territories were subjected to
looting, incendiaries, and other damages.
At long last, it was generally conceded that the time had come to put an end
to the war and people cast about for an intermediary, an able diplomat, capable of
establishing agreement between the parties and putting an end to the conflict.
In 1306, by chance, at that time, Dante Alighieri found himself in exile in
the Lunigiana territory and as a guest of Franceschino Malaspina di Mullazzo. It
is likely that Dante had witnessed, first hand, how grave the situation was, and
when the opposing landowners decided to stipulate peace treaty and they asked
him to act as intermediary, he accepted.
The treaty was no doubt facilitated by Alagia, wife of Moroello Malaspina
di Giovagallo and cousin of the bishop Antonio da Camilla, who, in a spirit of
family unison, convinced Moroello to accept peace.
There are two documents that bear witness to the presence of Dante in
Lunigiana; both are dated 6 October 1306, issued by the notary Giovanni Di
Parente Di Stipio, one at Sarzana, the other at Castelnovo.

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carta di Lunigiana

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Castelnuovo

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Castel Nuovo

Castelnuovo di Magra o del Piano risiede sul fianco meridionale del monte
Bastione, ultima propaggine occidentale dei monti di Carrara e all'imboccatura
del golfo della Spezia con una splendida vista sul mare e sugli avanzi di Luni.
Ebbe nome probabilmente di "nuovo" assieme agli altri poggi di
Fosdinovo ed Ortonovo tutti derivati dalla distrutta Luni dove le popolazioni
fuggivano da una spiaggia divenuta malsana e spesso esposta alle incursioni di
pirati.
Il nome di Castro Novo compare per la prima volta tra il 1187 e il 1203 in
un argomento del codice Pelavicino.

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Panorama di Castelnuovo.

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Questa fu la sede di Antonio Nuvolone da Camilla vescovo di Luni dal


1297 al 1307.

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Fu creato vescovo di Luni da Papa Bonifacio VIII.

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Il vescovo-conte era un vescovo che univa nella propria persona l'autorita'


religiosa e la carica politica con il titolo di conte. Questa figura assunse un rilievo
molto particolare durante le dinastie ottoniana-sassone e salica, che crearono uno
stretto legame, personale e istituzionale tra il potere temporale dell'imperatore e le
diocesi, ma anche le abbazie, del Sacro Romano Impero.
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Nel Sacro Romano Impero la Chiesa ebbe un ruolo essenziale a partire da


Ottone il grande, che riusci' ad avere voce in capitolo nell'assegnazione di tutte le
sedi episcopali e nelle elezioni abbaziali, esercitando un'influenza decisiva sulla
scelta dei candidati.

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Gia' all'epoca della dinastia carolingia i sovrani avevano promosso ad


elevate cariche ecclesiastiche i chierici che avevano servito nella cappella
imperiale e gli imperatori romano- germanici procedettero con decisione sempre
maggiore secondo questo primcipio. Le diocesi erano guidate da persone di
fiducia del'limperatore che garantiva loro immunita' e regalie.
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In cambio di questo favorevole trattamento i vescovi, che a partire dall'XI


secolo erano sempre pu' spesso principi dell'impero, prestavano il cosiddetto
"servitium regis", che significava ospitare la corte imperiale, mettere a disposizione
soldati per l'esercito del sovrano ecc. In questo modo le proprieta' della chiesa erano
equiparate a quelle imperiali.

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Nel sistema feudale questa pratica aveva un vantaggio decisivo: mentre i


vassalli laici tentavano di trasformare il proprio feudo in una proprieta'
trasmissibile per eredita', per vescovi e abati questo problema non esisteva ed alla
loro morte il feudo ritornava al signore feudale che poteva assegnarlo
nuovamente ad un altro vassallo fedele.

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Non e' possibile stabilire un momento preciso in cui questa pratica


divenne un sistema coscientemente praticato in quanto e' conosciuto che risalisse
ai tempi di Carlo Magno ed era presente gia' in altri stai europei.In questo sistema
spesso venivano a confliggere due ambiti di autorita': quello dell'imperatore e
quello del Papa.

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Si conosce invece con la riforma cluniacense, nell'XI secolo, il movimento


di riforma ecclesiale che ebbe la sua origine nell'abbazia benedettina di Cluny in
Borgogna, movimento che dapprima rinnovo' l'ordine benedettino e poi si estese a
tutta la chiesa Cattolica. Sottrazione dei monasteri all'autorita' vescovile,

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Sempre nel secolo XI si pervenne ad una svolta riguardo alla politica


ecclesiastica. Limitare l'ingerenza da parte delle autorita' laiche rafforzando
l'autorita' dei vescovi rispetto al potere temporale e liberare il papa, capo
spirituale della chiesa, da condizionamenti del potere laico.

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Per parlare del nostro vescovo Antonio diremo che fu gia' cappellano del
vescovo di Sabina Gherardo ( Orvieto) e successore di Enrico da Fucecchio nella
cattedrale lunense. Appena eletto incappo' nei secolari problemi con il Capitolo
della Cattedrale, con Sarzana, i Malaspina e la Repubblica di Lucca.

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I sarzanesi guidati dal Podesta', cittadino lucchese, gli impedirono di


esercitare la giurisdizione comitale sostenuti dal Capitolo della Cattedrale e
spalleggiati dai Marchesi Malaspina, da altri signori della Lunigiana, dai comuni
di Pisa, Genova, Lucca Brugnato, Reggio, Parma e Piacenza.

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Il comune di Lucca fu il primo ad agire inserendo giudici, podesta', notai e


vicari nelle magistrature e nelle amministrazioni locali, annettendo il territorio
diocesano a quello del comune lucense. Nel 1308, morto il vescovo Antonio e in
piena vacanza episcopale. Lucca inserira' nei suoi statuti i comuni di Massa
Fosdinovo, Verrucola dei Bosi, Aulla, Ponzano e Pontremoli.

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Nel maggio del 1297, appena eletto, il vescovo Antonio da Camilla chiede
l'aiuto papale perche' lo liberi dalle intromissioni lucchesi e nel settembre dello
stesso anno il papa Bonifacio VIII e' costretto ad inviare in Lunigiana un proprio
cappellano come delegato per obbligare i sarzanesi e i lucchesi a rispettare il
vescovo e a lasciargli il castello.

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Contemporaneamente Bonifacio VIII annullo' tutte le alleanze gia'


stipulate, gli atti pubblici e le alleanze che Sarzana aveva stretto con i comuni e i
Malaspina minacciandoli di pene spirituali, pecuniarie e della liberta'.I marchesi
Malaspina certo indispettiti dai cedimenti sarzanesi, muovono guerra al vescovo,
riaprendo e rigettando la pace orvietana che un tempo, nel 1281, aveva concluso
con il vescovo Enrico da Fucecchio.

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Certamente quando Federico I nel X secolo costitui' il Comitato Lunenses


con Oberto I capostipite della famiglia Malaspina dette a questa potente famiglia
marchionale l'opportunita' di costituire un potente organismo feudale. Costoro
dapprima si trovarono costretti ad affermare la propria autorita' sui feudatari
minori poi, inevitabilente cominciarono a contrastare il potere del
vescovo-conte.
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La guerra tra i Malaspina e il Vescovo fu lunga e sanguinosa finche' non si


giunse a questa pace.

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La guerra duro' infatti dieci anni. e la pace fu sancita il 6 ottobre 1306 in


Camera Episcopali Palatii de Castro Novo cioe' a Castelnuovo Magra, inter
Venerabilem Patrem Dnm Antonium Dei gratia Lunensem Episcopum et Comite,
et Magnificos Viros et Excelsos Dnm Moroellum, Francischinum, Conradium et
Fratres Marchiones Mal.

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La Pace di Castelnuovo fu firmata nel castello vescovile di


Castelnuovo Magra, in Lunigiana, il 6 ottobre del 1306, tra i marchesi
Malaspina e il vescovo-conte di Luni.

Quella pace resse per sempre.

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Sarzana- Piazza della Calcandola e Palazzo Comunale

Gli atti furono rogatidal notaro sarzanese ser Giovanni di Parente di Stupio
e sono conservati presso l'Archivio di Stato della Spezia

I documenti attestano che a Sarzana, nell'antica piazza della Calcandola ( il


Calcandola e' un torrente che scorre sotterraneo nella piazza omonima), la
mattina del 6 ottobre del 1306, Dante ricevette da Franceschino Malaspina
marchese di Mulazzo, la procura generale valida per concludere in suo nome e
per l'intero ramo dello "spino secco" malaspiniano, la pace con Antonio
Nuvolone da Camilla, vescovo-conte di Luni.
L'accordo venne concluso lo stesso giorno presso il castello del vescovo
in Castelnuovo Magra.
Questo accordo, sempre mantenuto, segno' la fine del potere temporale
della chiesa in Lunigiana.

35

La presenza di Dante in molti luoghi della Lunigiana non e' testimoniata,


l'unica certa e' a Castelnuovo.

36

Nel VII centenario della presenza di Dante a Castelnuovo....

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Ai pie' dell'alta torre - casa di Dante

4 agosto 1844

dis E. Branchi

I documenti del trattato di pace furono


rinvenuti nel 1765 per il IVcentenario della
nascita di Dante. Questi documenti
rappresentano l'unica testimonianza certa
della presenza di Dante dell'intero periodo
del suo esilio in Lunigiana.
a lato
Ruderi del castello di Moroello a Giovagallo
sotto
ruderi del castello di Franceschino a Mulazzo

Castello di Mulazzo - dis di Eugenio Branchi - 2 sett 1842

38

Mulazzo - Monumento a Dante Alighieri (Arturo Dazzi)

Ritratto riconosciuto autentico


da - La Divina Commedia - Milano - Vallardi Editore 1928

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QUEM EGO VIDEREM INTEROGAVI QUO PETERET ET CUM


IPSE VERBUM NON REDERET ITERUM INTEROGAVI QUID PETERET
TANC ILLE CIRCUSPECTUS FRATRIBUS DIXIT PACEM

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Ex Epistola Fr.Ilari de Corvo in faucibus Macre

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Lettera scritta da frate Ilario del Convento dei cappuccini del Corvo
inviata a Uguccione della Faggiola intorno all'anno 1315. Frate Ilario descrive
l'incontro con un pellegrino che sosto' in cerca di pace e che lascio' il manoscritto
dell'Inferno con la preghiera di inoltrarlo a Uguccione signore di Pisa

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Targa affissa all'interno delle mura perimetrali del castello

VI OTTOBRE MDCCCCVI
A PERPETUA RICORDANZA
CHE OR COMPONSI A PUNTO SEI SECOLI
DANTE ALIGHIERI
PER PROCURA DI FRANCECHINO MOROELLO CORRADINO MALASPINA
IN QUESTO TURRITO PALAGIO
FERMO' PACE TRA ESSI ED ANTONIO DE CAMILLA VESCOVO E CONTE DI LUNI
I TARDI NEPOTI
LIETI CHE L'ESULE IMMERITEVOLE
QUI RICEVETTE ACCOGLIENZE
DA LUI RICAMBIATE GRIDANDO LE LODI
DEI SIGNORI E DELLA CONTRADA
E GIUSTAMENTE SUPERBI
D'AVER EGLI DALLA NATURA E DALLA SORIA LUNIGIANESE
TRATTO COLORI IMMAGINI MEMORIE
DEL POEMA IMMORTALE
CHE INTERROTTO DAL BANDO
IN QUESTA NUOVA QUIETE DI VITA
FU COME SUONA ANTICA TRADIZIONE
RIPRESO E CONTINUATO
AUSPICE IL MUNICIPIO DI CASTELNUOVO
CONSACRARONO QUESTO MARMO

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E' notorio che nelle prime ore del mattino del 6 ottobre 1306, Dante si trovasse in
piazza della Calcandola in Sarzana a ricevere da Franceschino Malaspina, per atto del
notaio Ser Giovanni Di Parente di Stupio,una procura generale in bianco per trattare un
accordo di pace con il vescovo-conte di Luni Antonio da Camilla.

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Sarzana - Piazza della Calcandola

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La cerimonia si ipotizza che possa essere stata svolta nella zona ove sorge il
palazzo civico sul cui prospetto un'epigrafe commemora l'incontro con una lapide
marmorea che cita: ORMA DI DANTE NON SI CANCELLA.

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Sarzana - Piazza della Calcandola

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Le prime pagine dell'atto di procura a Dante Alighieri per la trattativa


di pace col Vescovo di Luni.

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Gli Atti della pace di Castelnuovo sono redatti su sei fogli di pergamena;
questi arrivati sino a noi sono solo le minute degli Atti poiche' gli originali sono
andati smarriti.

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E' storicamente certo che nella stessa mattina in cui incontro'


Franceschino Malaspina a Sarzana, in compagnia del notaio e di due testimoni
Dante sali' al palazzo dei vescovi a Castelnuovo dove lo attendeva Il vescovo
Nuvolone da Camilla per firmare la storica pace.

60

Possiamo supporre che Franceschino si sia presentato da solo a Sarzana con la


procura di Moroello e Corrado solo per organizzare le ultime fasi del trattato e abbia
preferito o ritenuto piu' prudente non partecipare al confronto affidando a Dante una
fiducia incondizionata per definire con i piu' ampi poteri l'accordo di pace.

61

Magnificus vir dominus Franceschinus Marchio Malaspina fecit, constituit et


ordinavit suum legiptimum procuratorem, actorem. factorem et nunctium specialem
Dantem Alegerij de Florentia.
Forse l'atto di pace venne firmato a Castelnuovo nel palazzo vescovile a causa
delle problematiche condizioni di salute del vescovo infatti...

62

...nell'anno successivo, il 1307, Antonio da Camilla mori'.

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Via Dante. Il borgo principale che dal castello scende alla chiesa.

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Un bel portale in via Dante.

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Una delicata maesta'. Forse San Francesco.

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Via Dante.

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Antichi architravi riportati in luce.

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SIA LAUDATO IL SANTISIMO SACRAMENTO MDC XXXV

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Via Dante - Palazzo Du Jardin

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Castelnuovo e' conosciuto come il paese dalle bellissime e innumerevoli maesta'.

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Via Dante - Palazzo Ferrari.

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L'antico borgo e' affiancato da entrambi i lati da questi vicoli che lo collegano
alle vie laterali parallele. In paese vengono chiamati " sorcheli".

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Via Dante - Palazzo Pucci.

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Via dante - Palazzo Tonarelli Bettica.

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Un "sorchelo" di via Dante.

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Via Dante - L'antica caserma dei carabinieri.

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Via Dante.

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Via Dante.

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Via Dante - In alto la piazza del castello.

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D. ominum O. optimum M. maximum


MONS PIETATIS CASTRI NOVI AN. D. MDCIIII

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Sul lato sinistro della chiesa una scultura incompiuta marmorea dedicata alla
Maddalena.Su questo lato si apriva il prospetto dell'antica chiesetta, con a lato il
cimitero, che il vescovo Gualterio nel 1204 volle ampliare e diversamente orientare.

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La chiesa parrocchiale di Castelnuovo e' dedicata a Santa Maria


Maddalena; ne venne modificato l'orientamento nel 1204, venne ricostruita nel
17secolo e nel 1727 venne riconsacrata. La facciata e' del 1893 e le statue
marmoree sonio di scultore pietrasantino:in alto a sin. la statua dell'Immacolata
Concezione, a destra San Giuseppe e al centro San Fedele sono del 1814.

LA CROCEFISSIONE - Dipinto di Bruegel "il giovane" e' stato donato


alla chiesa nel 1840 dalla marchesa Teresa Gargiolli.

84

La chiesa di santa M. Maddalena si innalza su una grande terrazza con


scalinata e balaustra marmoree.

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Tutta la chiesa e' stata appena rinnovata con tinteggiature e intonaci nuovi. Anche
l'interno e' molto ben conservato ma e' stupefacente constatare il gran numero e la
ricchezza di opere d'arte, di splendidi altari e di arredi sacri.
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Il pavimento davanti alla chiesa e' ancora l'antico selciato contornato da


marmo bianco.
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a sinistra
Le colonne che
dividono le tre navate
sono state recuperate per
ordine del vescovo dai
resti dell'antica Luni
ormai
abbandonata.
Queste
colonne
semisepolte dal fango
vennero collocate nella
nuova sede e coronate da
capitelli in marmo di stile
ionico.

L'acquasantiera in marmo
bianco con tarsie policrome e' del
16 secolo.
Il ricchissimo pulpito
anch'esso in marmo bianco con
bassorilievi e marmi policromi e'
coevo all'acquasantiera.

91

Il fonte battesimale costruito in marmo bianco e tarsie policrome porta sulla


sommita' l'immagine del Cristo. E' opera del carrarese Isidoro Baratta.
92

Nel cielo della navata centrale troviamo un affresco raffigurante


l'assunzione della Maddalena tra gli angeli.
La curiosita' di Castelnuovo e' la riproduzione di innumerevoli angeli in
ogni dove. Tutti gli altari sono sovraccarichi di angeli e cosi' ogni affresco o
bassorilievo o dipinto. In ogni maesta' nel borgo o sulle case piccoli putti o grandi
alati ci accompagnano durante il percorso.

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L'altare maggioree' stato costruito nel 1749

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Tutti gli altari sono molto ben curati, in marmo bianco e tarsie policrome.
Ogni altare e' corredato da belle colonne e tele ben conservate.

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Oltre alle tele e gli altari marmorei sono presenti anche molti affreschi.

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L'altare di San Fedele costruito nel1737; il Santo, compatrono con santa


Maddalena, viene festeggiato viene festeggiato la 4 domenica d'agosto.

102

La tela raffigurante " La crocefissione " viene attribuita a Van Dick.


Il cartiglio sopra il tabernacolo con lo sportello in argento indica l' anno
1749 e il donatore - Lavaggi Antonio.

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Madonna della Neve in trono - 1669

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Coro ligneo del 17 secolo.

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La Maddalena - Scultura in marmo di Andrea Guardi - 1400

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San Giovanni Evangelista - Fr.Del Mastro - 1400

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Si dice che ogni altare ha la sua croce ma a Castelnuovo ogni altare ha i suoi
angeli.

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San Fedele e' il Santo a cui i fedeli di Castelnuovo sono particolarmente devoti.

113

Marta

Esiste un " caveau" nascosto e protetto


in cui viene conservato l'antico tesoro della
chiesa. Questa preziosa collezione consta di
oltre cento reliquiari, teche ed urne, cofani e
torricelle, ostensori, candelieri, calici e croci
antichissime ricoperti di oro zecchino.

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Il culto delle reliquie e' antichissimo e tra le prime vi furono quelle costituite
dai corpi dei martiri delle persecuzioni dei primi secoli. Questi venivano sepolti
nei cimiteri o catacombe ma a volte parti della salma venivano asportate e
conservate in altri luoghi. Quando Costantino I (306-337) autorizzo' il
cristianesimo i santi e i martiri cominciarono ad essere sepolti nelle chiese.

115

Ma" l'epoca d'oro" delle reliquie fu certamente il medioevo. I santuari che


ospitavano le reliquie piu' venerate erano importanti mete di pellegrinaggio; la
presenza di reliquie significava per il santuario o la citta' che le possedeva,
prestigio e protezione nonche' sicuro afflusso di offerte. Ne nacquero molti abusi
e accanto alle reliquie autentiche se ne venerarono anche di false.

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Santa Maria Maddalena. Busto a grandezza naturale in legno ricoperto in lamina


d'oro zecchino con decorazioni policrome.

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Urna in legno ricoperto in oro zecchino e cristalli contenente i resti mortali


di San Fedele.

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A volte le reliquie venivano vendute, prese come bottino di guerra o persino


rubate; vi sono stati scambi o doni per cui, per molte, non e' possibile avere una
storia tracciabile che risalga alla loro origine.

119

La riforma protestante mise in discussione e respinse il culto delle reliquie.


Lutero defini' il culto delle reliquie " una cosa senza fondamento nella parola di
Dio..." Calvino scrisse un " Trattato sulle reliquie" in cui condannava duramente le
forme di idolatria di cui erano oggetto. Altre reliquie furono distrutte durante la
Rivoluzione francese e altre, piu' tardi, durante le guerre napoleoniche.

120

In risposta alla riforma protestante, la chiesa cattolica intervenne per


mettere freno agli abusi; il concilio di trento istitui' una severa regolamentazione
in base alla quale l'autorizzazione al culto di una reliquia era subordinata
all'esistenza di una documentazione che ne provasse l'autenticita' o quantomeno
l'esistenza da una lunga tradizione.

121

Tutti i reliquiari utilizzati nelle chiese cattoliche devono portare il sigillo e


l'autenticazione dell'autorita' religiosa competente. I corpi dei santi sono
generalmente conservati in sarcofagi o, a volte, in urne di cristallo che ne
permettono la visione.
Come nel nostro caso, per le reliquie di San Fedele.

122

Sono particolarmante venerati i corpi dei santi che si conservano incorrotti


a distanza di decenni o di secoli dalla morte. In effetti la chiesa cattolica considera
questo un indizio di santita'; nelle causa di beatificazione viene sempre compiuta (
quando e' possibile) la ricognizione della salma, per constatarne lo stato di
conservazione.

123

Molti cattolici ritengono attraverso le reliquie di poter chiedere piu'


efficacemente l'intercessione del santo a cui esse sono connesse. Cosi' ad
esempio, la persona che domanda una grazia, per se' o per altri puo' visitare il
luogo in cui la reliquia e' custodita e se permesso,toccarla o baciarla. Nel caso di
malati la reliquia puo' essere messa a contatto con la parte malata.

124

Nel corso dei millenni le reiliquie dei santi ebbero usi differenti sia per il loro
impiego; solenni processioni, traslazioni, benedizioni ecc. sia per la loro
dislocazione fissa. Ad esempio la collocazione in un santuario o una chiesa a
protezione di un paese o una citta'.

125

Il culto delle reliquie e' considerato dalla chiesa cattolica una forma di
religiosita' popolare, e poiche'e' consentito il culto pubblico per le reliquie di santi
o beati autenticate esclusivamente dagli ordinari ecclesiastici cui sia stata
conferita da un indulto apostolico e' in questa terra che i vescovi hanno racccolto
un vero tesoro col grande numero di reliquie racchiuse in meravigliose opere
d'arte ricoperte d'oro.

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Questa raccolta iniziata nel medioevo dai vescovi conte e' una preziosa
eccezionalita'.

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Da non dimenticare oltre alle reliquie i molti messali, turibuli,


patene, carta gloria, candelieri...

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Per mostrare altri tesori preziosi di cui e' dotata la parrocchia di Castelnuovo,
mancando l'autorizzazione ad accedere ad ogni singolo pezzo, l'autrice e' stata
autorizzata a riprodurre nelle pagine seguenti alcune fotografie dell'album
pubblicato da Adriana Quirico Bettega sulla Mostra di oggetti sacri avvenuta
nell'ottobre del 2010.

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Ostensori e
candelieri di legno
dorato a foglia.

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Statue lignee

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Antiche stole
e pianete orlate
d'oro.

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Piviali, turibulo e calice dorati

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Carta gloria di ogni epoca e dimensione anche laminati in oro.

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Ex-voto, trine, carta gloria e


croci tutte dorate.

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L'antico lanternone

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Messali
veneziani del
1700, 1800.

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In un'ala laterale della chiesa di Santa Maria Maddalena troviamo l'oratorio


della Confraterna dei Rossi ovvero del S.S. Sacramento.

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Sull'altare una croce bizantina, bottino di guerra, ottenuta con la sconfitta di


Carlo VIII nella celebre battaglia di Fornovo del 1495.

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Fotografie della mostra del 2010 eseguite da Adriana Quirico Bettiga

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sopra -La Madonna del presepe

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sotto - una sposa del presepe

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La mostra era stata preparata nell'oratorio dei Rossi

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Il grande organo a mantice e l'uscita della chiesa della Maddalena.

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La Via del Pozzo dalla terrazza della chiesa.

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Dalla terrazza della chiesa vediamo via Roma o Via delle Maesta'.

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La prima mesta' di via Roma Una crocefissione con le due Marie.

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Un antico oratorio oggi dimenticato.

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Sulla chiave di volta e' rimasto il simbolo JHS

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Palazzo dei conti Lazzotti

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Il mestoso palazzo Lazzotti in via Roma

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Palazzo Bonatti.

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Portale e scala Bonatti

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Una terracotta recente ma dolcissima.

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Un "sorchelo". Nello sfondo il portale Ferrari.

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Via Roma - Questa maesta' e' stata recuperata sotto l'intonaco del muro

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sotto: un delicato Sant'Antonio da Padova.

a sinistra : "un sorchelo"che unisce Via Dante con Via Roma.

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Un'antica maesta' sul muro del giardino dei Du Jardin.

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p.zza del Municipio

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Santa Lucia

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Via Roma - Palazzo Pellegrini

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Sulla chiave di volta una testina apotropaica col viso rivolto al muro.Queste testine
apotropaiche erano collocate per allontanare gli spiriti maligni

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Palazzo Pellegrini

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Palazzo Mezzena

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La parte terminale di Via Roma e' chiamata anche San Rocco

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Lantico oratorio di San Rocco ridotto a rudere.

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L'ingrsso dell'oratorio di san Rocco

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Risalita Via Roma siamo ritornati in piazza del castello e ci accingiamo a


ridiscendere Via Dante per riguardare i palazzi e i "sorcheli"che collegano il borgo

Il presepe di Castelnuovo.

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Le maesta' di Castelnuovo sono delle delicatissime sculture. Ricche di


particolari e santi cari alla gente di Lunigiana.

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Via Dante.

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I "sorcheli" sono generalmente ben tenuti e puliti

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Via Dante - Balconcini marmorei e maesta'.

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Palazzo del Console Tonarelli

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Palazzo Ferrari

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Via Dante Portale Tonarelli Bettiga

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Portale dei carabinieri.

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Piazza del Municipio

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Palazzo Ingolotti - Cornelio

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Piazza del Municipio

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Via del Pozzo ( sotto la chiesa)

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Vecchi muri di Via dei Bianchi

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Via Sottoportici

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Via Sottoportici

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Via Sottoportici

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Via Sottoportici

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"Sorcheli"

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Il campanile da Via del Pozzo

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Via del Pozzo e la scala di Marta

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Via del Pozzo

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Via dei Bianchi.

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Oratorio della Confraternita dei Bianchi

L'oratorio dei Bianchi eretto nella seconda meta' del '400 a pianta
rettangolare e orientato a sud e' tutt'ora sede della Confraternita di Santa Maria
Assunta dei disciplinari. Staccato dalla chiesa parrocchiale e' situato nella parte
bassa del paese chiamata "borghetto"con l'ingresso in via dei Bianchi.
La facciata e' in stile rinascimentale ed e' stato rimaneggiata nel corso dei
secoli.La confraternita aveva un buon numero di aderenti ed era retta da un Priore
e dal suo vice che rimanevano in carica un anno assieme a otto consiglieri, due
massari, un cancelliere e due sindaci che relazionavano sulla loro
amministrazione al vescovo di Sarzana.
Compito della confraternita era assistere gli infermi ed aiutarli con i
proventi delle elemosine e i Giudici di Pace che erano deputati a derimere le liti e
le controversie tra i confratelli.
I confratelli si distinguevano per una cappa bianca che indossavano in
particolari cerimonie.

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Nella bellissima facciata, molto ben conservata, troviamo una piccola


statua marmorea della Madonna Assunta.

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Il campanile a vela dell'oratorio.

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Ad unica navata ed un solo altare. Le panche riccamente intagliate


seguono le pareti della chiesa. I lanternoni seguono distanziati la parete.

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Due dissimili ma antiche acquasantiere e i soliti angeli onnipresenti.

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La zona dell'altare rimane sollevata rispetto al resto del pavimento della chiesa
poiche' questa sporge dal crinale del colle e divenne necessario farla poggiare su una
costruzione sottostante

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L'Assunta tra tarsie di marmo policrome e il solito stuolo di angeli.

Splendido altare marmoreo a disegni geometrici policromi.

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Porta della sacrestia.

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quasi oliva speciosa in campis

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Un grande oratorio molto ben tenuto

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Elegante il coro e prezioso l'organo a canne.

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CARTELAMI DI CASTELNUOVO

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IL CARTELAME.

Il cartelame e' un apparato scenografico a soggetto devozionale allestito in


chiese o oratori confraternitali per il culto delle quarant'ore e per i sepolcri della
Settimana Santa.
Come la tela della Passione il cartelameappartiene alle diverse tipologie di
beni culturali ormai completamente dimenticati. Si tratta principalmente di
sagome di cartone ( certe volte di lamiera, legno o tela) dipinte a tempera o olio su
un lato che raffigurano scene a carattere sacro con figure umane e strutture
architettoniche disegnate a dimensione reale e sostenute sul retro da una struttura
lignea.
L'uso dei cartelami e' conosciuto dal settecento ed e' proseguito per tutto
l'ottocento. In Liguria, nel ponente, vennero usati a partire dal seicento.
Successivamente continuarono ad essere prodotti in Corsica, in Piemonte e
zone limitrofe fino al 900.
In tutta la Liguria del levante gli unici cartelami esistenti sono custoditi a
Castelnuovo.Le figure rappresentano il Cristo, le due Marie, San Giovanni e
quattro guardie.

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I cartelami potevano essere


costruiti anche per occasioni speciali
ma inizialmente erano stati realizzati
in legno per adornare il repositorio
dove veniva deposta l'ostia il
Giovedi' Santo.

Gli altari per


i cosidetti
Sepolcri ancora in uso, sceglievano
un tempo scenografie raffiguanti
episodi della Passione fino ad
arrivare a creare stanze autoportanti
da montarsi all'interno della chiesa o
degli oratori.

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Molto rari sono i cartelami


ancora esistenti, visto il materiale
con cui sono stati costruiti.
Questi di Castelnuovo,
previo un restauro accurato,
hanno partecipato alla grande
mostra allestita nell'estate del
2013 nel Palazzo Ducale di
Genova.
Quanto prima torneranno in
bella mostra tra i tesori dei
vescovi di Castelnuovo.

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L'autrice e' meravigliata e sorpresa nel trovare in Castelnuovo un cosi'


grande patrimonio di oggetti e arredi sacri, masoprattutto si congratula per come
la comunita' abbia partecipato, oggi come sempre, e generosamente, alla
conservazione delle sue chiese e della grande eredita' che i loro "vecchi"hanno
prima essi stessi amato, conservato con devozione e cura e poi tramandato loro.
Castelnuovo, e' universalmente conosciuta come il luogo della Lunigiana
dove "il sommo poeta"venne come ambasciatore di una pace, l'unica pace che si
mantenne nei secoli ma dovrebbe invece essere conosciuta come depositaria
della storia di un passato del quale dovrebbe sentirsi orgogliosa e mostrare a tutti
anche l' inestimabile tesoro ereditato dai vescovi.

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