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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI

NAPOLI
Suor Orsola Benincasa

FACOLT DI GIURISPRUDENZA
Corso di laurea specialistica in
Giurisprudenza
TESI DI LAUREA
IN
DIRITTO PENALE

La preterintenzione
RELATORE:
Chiar.ma Prof.ssa
Mariavaleria DEL TUFO

CANDIDATO:
Marco NAGAR
Matr.: 051000191

ANNO ACCADEMICO 2008/2009

INDICE
Cap. I - Il delitto
preterintenzionale..1
1. Il delitto preterintenzionale nella previsione dellart.43 c.
p..
2. Lelemento oggettivo e soggettivo del delitto
preterintenzionale. Cenni.
3. Le ipotesi di delitto preterintenzionale previste dalla parte
speciale.
4. La natura giuridica dellelemento oltre lintenzione.

Cap.
II
La
struttura
preterintenzionale.18

dellomicidio

1. Levento del reato.


2. Lelemento oggettivo: a) Condotta. b) Nesso di causalit.
3. Rapporto tra la fattispecie ex art. 584 c.p. e lart. 56 c.p..
4. Lomicidio preterintenzionale quale reato a forma libera o
reato a forma
vincolata.
5. Il delitto preterintenzionale nella disciplina del concorso di
persone nel
reato.
6. Problematiche legate allimputazione delle circostanze
nellomicidio
preterintenzionale.

Cap. III Lelemento soggettivo nellomicidio


preterintenzionale
...55
1. Limputazione dellevento morte:
a) A titolo di dolo ovvero di colpa.
b) Criterio di imputazione del dolo misto a colpa.
c) Criterio di imputazione del dolo misto a responsabilit
oggettiva.
2. Critiche alle ricostruzioni dualistiche.
3. Il delitto preterintenzionale al vaglio della Corte di
Cassazione.

Cap. IV - Rapporti con le altre


fattispecie..77
1. Lomicidio preterintenzionale e lomicidio volontario ex
art. 575
c.p..
2. Lart. 584 c.p. in rapporto allaberratio ictus e all
aberratio delicti.
3. Differenze rispetto allart. 586 c. p..
4. Lart. 584 c.p. e i delitti aggravati dallevento.
5. In particolare sulla configurabilit dellomicidio
preterintenzionale in caso di consenso del soggetto
passivo alle
lesioni.

Cap. V - Le recenti applicazioni giurisprudenziali..

105
1. I diversi criteri di imputazione su cui si basato lomicidio
preterintenzionale.
2. Rassegna giurisprudenziale sui diversi aspetti
dellomicidio preterintenzionale.

Bibliografia...
...129

Capitolo I
Il delitto preterintenzionale.
SOMMARIO: 1. Il delitto preterintenzionale nella previsione dellart. 43 c.p. 2.
Lelemento oggettivo e soggettivo del delitto preterintenzionale. Cenni. 3. Le
ipotesi di delitto preterintenzionale previste dalla parte speciale. 4. La natura
giuridica dellelemento oltre lintenzione.

1.

Il delitto preterintenzionale nella previsione


dellart.43 c.p.
Il primo comma dellart.43 del codice penale dispone

che il delitto doloso, o secondo intenzione, quando


levento dannoso o pericoloso sia voluto o preveduto
dallagente come conseguenza della propria azione od
omissione; colposo, o contro lintenzione, quando esso,
anche

se

preveduto

non

sia

voluto

dallagente;

preterintenzionale, oltre lintenzione, quando dallazione od


omissione dellagente derivi un evento pi grave di quello
voluto.
La formulazione legislativa, ad una prima lettura, non
sembra destare particolari dubbi interpretativi: si tratta di

definizioni che, pur non risultando prive di rilievo sul piano


della disciplina dellelemento soggettivo, sono frutto di
quella vocazione dottrinale del nostro codice, per lo pi
ritenuta inopportuna e comunque non vincolante sul piano
dellinterpretazione e della ricostruzione dogmatica degli
istituti1 . In particolare viene criticata lelaborazione di tutte
e tre le definizioni sul parametro dellintenzionalit. In
effetti, se lidentificazione del dolo con lagire intenzionale
riduttiva e fuorviante, in quanto non pienamente compatibile
con la forma unanimemente ammessa del dolo eventuale, la
qualificazione della colpa come contrariet allintenzione
addirittura errata, stante la compatibilit tra causazione
intenzionale dellevento e responsabilit colposa nelle
ipotesi di colpa cd. impropria.
Quanto alla concezione della preterintenzione come
superamento dellintenzione, essa nulla dice ancora sui
criteri di imputazione dellevento non voluto, caratteristici di

FIANDACA MUSCO, Manuale di diritto penale, Parte Generale, Zanichelli, Bologna,2004, p.


322 ss.

questo titolo di responsabilit2.


Detto ci si pu affermare che, da unattenta lettura si
generano una serie di difficolt ermeneutiche che la dottrina 3
e la giurisprudenza4 hanno tentato di superare, proponendo
molteplici soluzioni, spesso contrastanti.
Nella concezione dei compilatori del codice, la
realizzazione di un evento non soltanto e non tanto diverso,
ma pi grave nei termini di una progressivit di lesione
omogenea, veniva valutata pi rigorosamente del delitto
colposo e avvicinata al delitto doloso: si sosteneva 5 che il
verificarsi di unesorbitanza dal voluto avesse come logica
conseguenza che solo una parte dellevento fosse voluta .
Tale

interpretazione

induceva

compilatori

ad

identificare la preterintenzione con un elemento psicologico


del reato, ossia un tertium genus da collocare tra il delitto
colposo e il delitto doloso, distinto dalla responsabilit
2

T. PADOVANI, L. STORTONI, Diritto penale e fattispecie criminose. Introduzione alla parte


speciale del diritto penale, Nuova edizione, Il Mulino, Bologna, 2006, p. 388-392
3
IMPALLOMENI, Lomicidio nel diritto penale, Torino, 1899; Puglia, Delitti contro la persona, in
Trattato di diritto penale diretto da A. Zerboglio, VI, Milano, 1994, p.678.
4
Cass., 1 aprile 1980, Casani, ivi 1981, 2002
5
VANNINI, Omicidio preterintenzionale, in Quid uris?, Milano, 1954, p.785.

oggettiva.
A sostegno di tale tesi, in dottrina 6 si sosteneva che nel
reato preterintenzionale levento pi grave non voluto ma
neppure disvoluto.
La predetta concezione stata criticata da chi ha
osservato che non pu esistere una volont lambente: un
evento, infatti, o si vuole o non si vuole, non potendo
assumere una qualifica intermedia tra

voluto e non

voluto.
La dottrina dominante ha perci scelto di configurare la
preterintenzione non pi come criterio psicologico di
imputazione ma, sotto il profilo oggettivo, come forma
delittuosa autonoma e distinta sia dal delitto doloso che dal
delitto colposo7.
La

particolarit

oggettivo-strutturale

del

delitto

preterintenzionale pu di per se giustificare la peculiare


disciplina prevista dal legislatore.

6
7

ANTOLISEI, Manuale di diritto penale, Parte speciale, Giuffr, Milano, 2008, p.321.
ROMANO, Commentario sistematico del codice penale, Giuffr, Milano, 1987, 376.

2.

Lelemento oggettivo e soggettivo del delitto


preterintenzionale. Cenni.
Nella fattispecie del delitto preterintenzionale possiamo

distinguere un elemento soggettivo ed un elemento


oggettivo.
Lelemento

oggettivo,

secondo

alcuni8,

sarebbe

caratterizzato da una progressione per cui da un evento


meno grave voluto si passerebbe ad un evento pi grave non
voluto, omogeneo al primo.
Tale interpretazione, per, non stata da tutti condivisa:
si osservato, infatti, che diversamente dallomicidio
preterintenzionale nella cui descrizione il legislatore si
riferisce espressamente ad una progressione consistente
nel passaggio da un evento meno grave voluto ad uno pi
grave non voluto, nellart.43 c. p., invece, si parla
semplicemente di un evento dannoso o pericoloso pi grave
di quello voluto dallagente9.
8

FIANDACA MUSCO, Manuale di diritto penale, Zanichelli, Bologna, 2004, p. 598;


ANTOLISEI, Manuale di diritto penale, Parte speciale I, Giuff, Milano, 2008, p.739.
LEONE, Il reato aberrante, Napoli, 1964, p.367; PATALANO, voce omicidio preterintenzionale,
Enc. Dir., XXXV, Milano, 1986, p.799.

In ordine allidentificazione dell elemento soggettivo


del delitto preterintenzionale, il problema quello di
stabilire a quale titolo debba essere imputato allagente
levento ulteriore non voluto.
Esclusa, ovviamente, la possibilit che levento ulteriore
possa essere imputato a titolo di dolo, si sono affermate due
diverse teorie: una secondo la quale levento ulteriore deve
essere imputato a titolo di responsabilit oggettiva, laltra
secondo la quale lo stesso evento deve attribuirsi a titolo di
colpa.
Seguendo la prima teoria si evince che il codice non
richiede che levento ulteriore si verifichi per colpa e che la
conseguenza pi grave fosse posta a carico dellagente solo
in quanto conseguenza della sua azione od omissione;
perci, secondo tale orientamento dottrinale, levento
ulteriore non voluto dovrebbe essere attribuito al reo a
titolo di responsabilit oggettiva, in virt del solo rapporto
di causalit. Tale concezione stata oggetto, tuttavia, di

10

molte critiche10 soprattutto in quanto contrastante con il


principio di personalit della responsabilit penale.
Altra parte della dottrina11 ha invece individuato nella
colpa generica il criterio di imputazione dellevento
ulteriore: tale interpretazione, si sostenuto, sarebbe in linea
con il principio della personalit della responsabilit penale
sancito dalla Corte Costituzionale 12, in virt del quale tutti
gli elementi che concorrono a contrassegnare il disvalore
della fattispecie devono essere soggettivamente collegati
allagente.
Dagli anni 90 in poi, la Corte di Cassazione ha aderito
allorientamento secondo il quale la preterintenzione
dovrebbe essere intesa come dolo misto a colpa.

3.

Le

ipotesi

di

delitto

preterintenzionale

previste dalla parte speciale.


Il legislatore ha espressamente rubricato nella parte
speciale del codice penale due sole ipotesi di delitto
10

FIANDACA - MUSCO, Manuale di diritto penale, Zanichelli, Bologna, 2004, p. 654.


PADOVANI, Diritto penale, Giuffr, Milano, 1999, p.894.
12
Corte Costituzionale, sentenza n.364 del 1988
11

11

preterintenzionale: lomicidio preterintenzionale ex art.584


c.p. e laborto preterintenzionale ex art.18, comma 2, Legge
n.194 del 1978.
Parte della dottrina13 ritiene che le suddette fattispecie
siano le uniche ipotesi di delitto preterintenzionale
contemplate dal nostro ordinamento giuridico.
Ci ha suscitato forti perplessit in chi ritiene che, al
contrario, larticolo 43 c.p., descrivendo la preterintenzione,
si riferisca ad una vera e propria categoria di reati.
Si infatti osservato che sarebbe singolare che una cos
ampia definizione come quella di cui allart.43 c.p. si
riferisse

soltanto

allomicidio

preterintenzionale

ed

allaborto preterintenzionale.
Levento pi grave cui fa riferimento il legislatore
potrebbe essere anche di pericolo e potrebbe essere
conseguenza

anche

di

una

condotta

omissiva:

ci

confermerebbe il fatto che la categoria dei delitti


preterintenzionali non pu essere ridotta alle sole fattispecie
13

ANTOLISEI, Manuale di diritto penale, parte speciale I, Giuffr, Milano, 2008, p.367;
FIANDACA MUSCO, Manuale di diritto penale, Zanichelli, Bologna, 2004, p.599.

12

dellomicidio

preterintenzionale

dellaborto

preterintenzionale.
Parte della dottrina14 ha dunque espresso lopinione
secondo cui nellambito della preterintenzione debbano
essere

ricondotte

talune

ipotesi

di

delitti

aggravati

dallevento.
Si osservato15 che nella preterintenzione levento non
voluto deve essere pi grave di quello voluto, nel senso che
il primo dovrebbe essere risultato non imprevedibile della
condotta dellagente e dotato di una maggiore offensivit
rispetto al secondo.
Perci, dai delitti preterintenzionali resterebbero escluse
quelle fattispecie nelle quali il secondo evento anche se
prevedibile, si ponga come del tutto anomalo tanto da
costituire un evento assolutamente diverso per la direzione
delloffesa.
Si dovrebbero, viceversa, considerare preterintenzionali
quei delitti nei quali ad un dolo di danno e ad una condotta
14
15

ZUCCAL, Il delitto preterintenzionale, Palermo, 1985, p. 52.


MANTOVANI, Diritto penale, Cedam, Padova, 2007, p.632

13

volta a realizzarlo, consegue un evento di pericolo non


voluto e omogeneo rispetto al primo.
Secondo tale orientamento, perci, sarebbero ipotesi di
delitto preterintenzionale le fattispecie di danneggiamento
cui segue un evento di pericolo o meglio la possibilit che si
verifichi un risultato dannoso pi grave di quello voluto
dallagente.
Altra

dottrina16

critica

questa

interpretazione

evidenziando che nel delitto preterintenzionale deve esistere


uno scarto tra voluto e realizzato: essa infatti sostiene che
levento non voluto deve porsi in relazione di maggiore
gravit rispetto a quello voluto.
Questa particolare relazione tra evento voluto e evento
verificatosi si riscontrerebbe nella preterintenzione, ma non
nei delitti dolosi aggravati dallevento.
La questione relativa alla possibilit di estendere la
categoria della preterintenzione ad ulteriori ipotesi rispetto
allomicidio
16

preterintenzionale

ed

allaborto

SCOTTI, Brevi riflessioni in tema di omicidio preterintenzionale, in Riv. it dir. proc. pen..,
1989, p.843

14

preterintenzionale tuttoggi oggetto di dibattito in dottrina.

15

4.

La natura giuridica dellelemento oltre


lintenzione.
Circa la natura giuridica del delitto preterintenzionale

ci si chiede se esso rappresenti uno schema generale


riferibile solo a figure criminose costitutive di titoli
autonomi di reato ovvero anche ad ipotesi di illecito
circostanziate.
Lidea che lelemento non voluto del fatto oggettivo
preterintenzionale possa essere anche una circostanza
aggravante stata prospettata da una parte della dottrina
sulla base della considerazione che non esisterebbero nella
legge indizi veramente probanti a favore della sua natura di
requisito necessariamente essenziale di un nuovo titolo di
reato.
Questa concezione trova poi anche supporto, sia nella
tradizione storica, come ad esempio nel codice Zanardelli
dove

delitti

dolosi

aggravati

da

un

evento

preterintenzionale venivano identificati con delle figure di

16

reato circostanziato17, sia nella radicata interpretazione dell


art.43 c.p., secondo cui levento realizzato sarebbe non
essenzialmente diverso, ma solo quantitativamente pi grave
rispetto al voluto.
Contro questa possibilit, la dottrina dominante ha
soprattutto fatto leva su argomenti incentrati sulla specifica
figura di illecito prevista dallart.584 c.p..
Cos si escluso che lomicidio preterintenzionale possa
configurarsi semplicemente come una lesione o percossa
aggravata dallevento morte, inteso come mera circostanza,
in quanto, da un lato, non si spiegherebbe perch il
legislatore non abbia allora previsto questo fatto tra le
aggravanti nominate del delitto di lesioni di cui allart.583 18;
dallaltro, la distruzione del bene della vita, non potrebbe
ragionevolmente essere assunta come mera variazione
quantitativa nei confronti di un offesa allintegrit
personale; infine sarebbe assurdo far dipendere da una
circostanza, e quindi da un requisito per definizione,
17
18

M. FINZI, Il delitto preterintenzionale, Utet, Padova, 1978, p. 179.


G. ZUCCAL, Il delitto preterintenzionale, Palermo, 1985, p. 52.

17

accidentale lo stesso nomen juris della fattispecie


criminosa19.
Non si pu per ritenere che queste affermazioni
possano valere solo per lomicidio preterintenzionale perch
che lo schema del delitto preterintenzionale sia indicativo
soltanto di titoli autonomi di reato, e non di figure
circostanziate, si ricava da un insieme di elementi20.
Se da un lato larticolo 43 c.p. parla, genericamente, di
evento oltre lintenzione, dallaltro non pu dimenticarsi
come larticolo 42 c.p., comma 2, si riferisca, viceversa, in
modo esplicito al fatto riveduto dalla legge come delitto
preterintenzionale; con la conseguenza che, essendo il
termine fatto utilizzato nel corpo dellarticolo 42 c.p.,
dedicato al reato consumato e tentato, come sinonimo di
insieme di tutti i requisiti materiali costitutivi di un certo tipo
di illecito, anche lelemento oltre lintenzione non pu che
avere natura essenziale. Il che trova conferma nella
circostanza che lo stesso articolo 43 c.p. definisce levento
19

G. ZUCCAL, Il delitto preterintenzionale, Palermo, 1985, p.256; M. SPASARI, Osservazioni


sulla natura giuridica del delitto preterintenzionale, in Arch. Pen., 1987, p. 243.
20
M. TRAPANI, La divergenza tra il voluto e il realizzato, GIUFFR, Milano, p. 360.

18

oltre lintenzione come dannoso o pericoloso.


Possiamo notare come larticolo 42 c.p., ponendo il
delitto preterintenzionale accanto al delitto doloso o colposo,
individui con tutta evidenza un ulteriore criterio di
imputazione di carattere generale dei fatti costitutivi di
reato, e quindi un modello autonomo di illecito di cui poi
larticolo 43 c.p. descrive lintera struttura, oggettiva e
soggettiva; mentre dellimputazione delle circostanze il
codice si occupa specificatamente nel capo successivo.
Escluso, dunque, che il requisito non voluto del delitto
preterintenzionale

possa

avere

natura

di

circostanza

aggravante, ci si pu domandare se esso non possa,


piuttosto, inquadrarsi nella categoria delle condizioni
obiettive di punibilit.
Questa tesi pur sostenuta da unautorevole dottrina non
si pu ritenere accoglibile soprattutto perch, a differenza di
quanto disposto dallarticolo 44 c.p., secondo cui
indifferente che levento da cui dipende il verificarsi della
condizione

sia

casualmente

collegato

alla

condotta

19

dellagente ovvero sia da questo voluto, lelemento


preterintenzionale non solo deve necessariamente derivare
dal comportamento attivo o omissivo del reo, ma deve anche
essere estraneo alla sua volont, onde la sua natura di
elemento costitutivo del fatto di reato21. N maggior
fondamento avrebbe la tesi che ravvisasse nell elemento
preterintenzionale una c.d. condizione obiettiva di maggiore
punibilit.
Bisogna rilevare come, dato che una condizione pu
essere correttamente definita di maggiore punibilit solo
in quanto acceda ad un fatto di reato di per s gi punibile,
allora evidente come rimarrebbero fuori dallo schema del
delitto preterintenzionale tutti i casi in cui la fattispecie di
illecito non preveda, fra i suoi requisiti costitutivi, la
necessaria realizzazione di un fatto corrispondente al delitto
voluto, e quindi, in primo luogo, paradossalmente, proprio
lomicidio preterintenzionale.
21

G. DELITALA, Il fatto, 1978, p.765; G. MUSETTO, Le condizioni obiettive di punibilit nella


teoria generale del reato, Palermo, 1936, 95 ss., spec.101; G. Z UCCAL, Il delitto
preterintenzionale, Palermo, 1985, p.548; M. SPASARI, Osservazioni sulla natura giuridica del
delitto preterintenzionale, in Arch. Pen,, 1987, p.923.

20

Concludendo, dunque, si deve ritenere che lelemento


oltre lintenzione non possa consistere n in una
circostanza aggravante n in una condizione obiettiva di
punibilit o di maggiore punibilit; il che significa come lo
schema

del

delitto

preterintenzionale

descriva,

propriamente, una fattispecie di divergenza monolesiva in


cui tanto il voluto quanto il realizzato siano costitutivi di
titoli autonomi di reato, e in cui, in particolare, lelemento
non voluto assuma natura di requisito essenziale del fatto
oggettivo preterintenzionale22.

22

R.A. FROSALI, Concorso, Roma, 1970, p.418; G. Vassalli, Concorso tra circostanze
eterogenee e reati aggravati dallevento, in Riv. it dir. proc, pen., 1975, p. 3 ss., il quale
sottolineava come la riforma attuata con il decreto legge-legge dell11 aprile 1974
(convertito in legge n. 220 del 1994) destinata a dar luogo ad un gran numero di problemi
interpretativi e sistematici, dei quali, dopo alcuni mesi di esperienza giudiziaria, si intravede
linizio. Una modifica normativa che ha avuto, infatti, riflessi su tutto il panorama del codice
penale e delle leggi speciali.

21

Capitolo II
La struttura dellomicidio preterintenzionale.
SOMMARIO: 1. Levento del reato. 2. Lelemento oggettivo: a) Condotta. b)
Nesso di causalit. 3. Rapporto tra la fattispecie ex art. 584 c.p. e lart. 56 c.p.
4. Lomicidio preterintenzionale quale reato a forma libera o reato a forma
vincolata. 5. Il delitto preterintenzionale nella disciplina del concorso di persone
nel reato. 6. Problematiche legate allimputazione delle circostanze nellomicidio
preterintenzionale.

1.

Levento del reato.


Lomicidio

preterintenzionale,

secondo

quanto

stabilisce larticolo 584 c.p., si configura nel fatto di


chiunque con atti diretti a commettere uno dei delitti di cui
agli articoli 581 e 582 c.p. cagiona la morte di un uomo.
Pertanto, ai sensi della citata disposizione, la condotta
che punita a titolo di omicidio preterintenzionale
individuata negli atti diretti a commettere uno dei delitti
preveduti dagli articoli 581 e 582 c.p..
Pu considerarsi pacifico che,per la configurabilit del
delitto in esame, non necessario che la volont di
percuotere o di ledere abbia avuto il suo esito materiale,
essendo sufficiente che lautore dellaggressione abbia

22

commesso atti diretti a percuotere o ledere.


In relazione al delitto previsto dallarticolo 584 c.p.,
oggetto specifico della tutela penale linteresse dello Stato
a salvaguardare la sicurezza della persona fisica, con
particolare riferimento al bene giuridico della vita umana,
contro quei fatti che, pur essendo intenzionalmente diretti
soltanto a percuotere o ledere la persona, cagionano la morte
del soggetto passivo23.
Secondo lindirizzo consolidato della Suprema Corte la
ratio consiste nel porre una difesa avanzata al bene della vita
dei consociati, nella considerazione che non raramente da
atti diretti a ledere possa naturalisticamente, anche se
involontariamente, sopravvenire la morte del soggetto
passivo, data la delicatezza degli equilibri biologici delle
varie componenti la condizione di generica, difficilmente
ottimale, normalit nel funzionamento degli organismi
viventi24.
23

24

MANZINI, Trattato di diritto penale italiano, a cura di P. Nuvolone-G.D. Pisapia, vol. VIII,
Torino, 1985, n. 2904.
Cass., 13 novembre 1989, Paradisi, Cass. Pen. 1991, 769

23

Per

quanto

riguarda

il

soggetto

attivo,

come

nellomicidio doloso comune, esso pu essere chiunque,


non essendo richiesta una particolare qualit della persona25.
La figura dellomicidio preterintenzionale era gi
prevista dai Codici Preunitari, molti dei quali richiedevano
che la morte della vittima fosse stata prevista dal reo come
conseguenza probabile o possibile della condotta realizzata.
La dottrina evidenzi linadeguatezza del criterio della
prevedibilit dellevento ulteriore come strumento volto
ad individuare ipotesi di omicidio preterintenzionale
rilevando che indagare sullo stato danimo del reo al
momento del fatto e sulla possibilit che egli avesse avuto di
prevedere levento ulteriore, risultava compito difficile e
arbitrario.
Il codice Zanardelli, proprio al fine di scongiurare tali
perplessit, richiese per lomicidio preterintenzionale la
sussistenza di due requisiti: lintenzione di nuocere ad una
persona o comunque di cagionarle un danno nel corpo e
25

MANZINI, Trattato di diritto penale italiano, a cura di P. Nuvolone-G.D. Pisapia, vol. VIII,
Torino, 1985, n. 2908.

24

nella salute, nonch levento morte non voluto come


conseguenza della condotta del soggetto.
Tuttavia, nonostante il mancato espresso riferimento al
criterio della prevedibilit, si continu a ritenere che per
lintegrazione

della

fattispecie

dellomicidio

preterintenzionale fosse necessario che nellomicida vi fosse


animo o volont di ferire o percuotere e che la morte del
ferito o del percosso, pur non prevista, potesse prevedersi26.

26

PUGLIA, Delitti contro la persona, in Trattato di diritto penale diretto da A. Zerboglio, VI,
Milano, 1994, p. 321.

25

2.

Lelemento oggettivo.

a)

La condotta.
Secondo la costante giurisprudenza della suprema

Corte, lomicidio preterintenzionale disciplinato dallart.584


c.p. consiste nel fatto di chi, ponendo in essere atti diretti
unicamente a percuotere una persona o a provocarle una
lesione personale, ne cagiona la morte, la quale, quindi,
rappresenta un quid pluris rispetto allevento effettivamente
perseguito27.
La norma riprende sostanzialmente il contenuto
precettivo dellarticolo 368 del codice Zanardelli che ha
determinato il superamento della disciplina anteriore
dellomicidio preterintenzionale.
Tuttavia rispetto al codice Zanardelli lattuale previsione
normativa si distingue per la mancata riproposizione della
disciplina delle concause, contenuta nel cpv. dellarticolo
368 cod. abr., dato che il nesso di causalit materiale stato
disciplinato, nella parte generale, agli articoli 40 e 41 c.p..
27

Cass., 20 gennaio 1986, Barletta, Riv. Pen. 1987, 595; Cass., 10 giugno 1983, Galletti, ivi
1984, 545; Cass., 15 marzo 1982, Catapano, in Giust. Pen. 1983, III, 276.

26

Risulta poi indispensabile un attento esame delle


condotte, dovendo cogliersi da esse lintenzione perseguita,
essendo evidente che uno stesso gesto pu assumere diverso
significato finalistico, come nel caso di una spinta inferta
solo per farsi largo, senza intenzione di percuotere o ledere.
Se da essa dovesse derivare la caduta del soggetto
passivo, e quindi la morte a causa di un colpo alla testa, non
potrebbe configurarsi lomicidio preterintenzionale, ma pi
correttamente quello colposo, al pi, lipotesi prevista
dallarticolo 586 c.p., qualora nella spinta finalizzata a far
spostare la vittima possano ravvisarsi gli estremi del delitto
di violenza privata28.
La Cassazione ha inoltre sottolineato che il termine
percuotere nellart.581 non usato soltanto nel senso di
battere, picchiare, colpire, ma anche in quello pi lato,
comprensivo di ogni violenta manomissione dellaltrui
persona fisica, onde, oltre il pugno, lo schiaffo o la
28

VANNINI, Il delitto, Giuffr, Milano, 1954. Lautore ritiene che bisogner valutare se il
soggetto attivo dando la spinta, per le particolari condizioni del caso, abbia agito
accettando il verificarsi di una lesione, in quanto, sia pure a titolo di dolo eventuale,
lattivit pu dirsi diretta a realizzare il delitto di cui allarticolo 582 c.p..

27

bastonata, integrano il percuotere o quanto meno latto


diretto a percuotere anche lurto o la spinta violenti,
lafferramento o simili; si configura pertanto il delitto di cui
allarticolo 584 c.p., e non la semplice ipotesi colposa
dellart.589 c.p., nel fatto di chi determini con una violenta
spinta la caduta con effetto letale di taluno 29 o di chi,
avventandosi contro la parte offesa, ne provochi la caduta
contro una sporgenza del pavimento con conseguenze
letali30.
La Suprema Corte ha precisato che, con riguardo al
delitto di cui allart.582 c.p., esso pu essere commesso con
qualunque mezzo idoneoe, quindi, anche introducendo
nelle vene di altra persona sostanze stupefacenti mediante
iniezione, in quanto lo stupefacente stesso, cos iniettato,
provoca unalterazione dello stato fisico e psichico; ne
consegue che deve risponde di omicidio preterintenzionale e
non di omicidio colposo colui che inietti ad una persona per
via endovenosa delleroina cagionandone la morte, a nulla,
29

Cass., 1 aprile 1980, Casani, ivi 1981, 2002; Cass., 14 ottobre 1970, Zucolella, in Giust. Pen.
1971, II, 731.
30
Cass., 7 ottobre 1988, Merlo, in Cass. pen., 2002

28

peraltro, rilevando il consenso a farsi iniettare la droga,


poich si tratta di consenso non valido a norma dellart.5
c.c.31.
Altro

problema

ai

fini

della

configurabilit

dellomicidio preterintenzionale concerne le eventuali cause


estintive (come la desistenza) ipoteticamente idonee ad
incidere sul tentativo di percosse o lesioni in s considerato,
come nel caso del soggetto che, dopo aver compiuto atti
idonei e diretti in modo non equivoco a commettere percosse
o lesioni, rinunci a perseguire nella condotta e si attivi per
tranquillizzare il soggetto passivo, il quale invece muoia per
sopravvenuto infarto da paura. Si sostenuto che in tal caso
ricorra il reato in esame, poich la realizzata condotta, sia
allo stadio di atti diretti sia a quello, pi avanzato, di atti
diretti in modo non equivoco a commettere i reati di
percosse o lesioni, va inquadrata nel contesto diverso e pi
ampio (rispetto al tentativo) considerato dallart.584, rispetto

31

Cass., 4 marzo 1992, Carmignani, in Giur. It. 1993, II, 123; Cass., 26 giugno 1985, Origlia, in
Cass pen. 1987, 1734, con nota di L. Salazar, Iniezione di stupefacenti ed omicidio
preterintenzionale.

29

al quale la desistenza dalla condotta non ha alcun rilievo32.

b)

Il nesso di causalit.
La giurisprudenza costante nel ritenere che, ai fini

della sussistenza del delitto di omicidio preterintenzionale


sufficiente che esista un rapporto di causa ad effetto tra gli
atti diretti a percuotere o a ledere levento letale33.
Nellomicidio preterintenzionale lagente risponde
dellevento morte come conseguenza non voluta di una
condotta causalmente orientata a produrre un risultato
diverso.
In dottrina34 si innanzitutto precisato che nel delitto
preterintenzionale antecedente causale della morte sono gli
atti diretti e non levento di percosse o lesioni.
Taluni hanno ritenuto applicabile al nesso causale
relativo allart.584 c.p. la teoria della condicio sine qua non,
secondo cui le percosse o lesioni dovrebbero essere
32

G. MARINI, voce Omicidio in Dig. Dir. Pen. Vol. VIII, Utet, 1994, p. 654..
Cass., 3 ottobre 1986, Smorgon, Cass. pen. 1984, 1126; Cass., 1 aprile 1980, Casani, Cass.
pen. 1981, 2002; Cass., 13 dicembre, 1974, Mendicino, ivi 1976, 704.
34
CARINGELLA GAROFALI, Studi di diritto penale, Giuffr, Milano, 2002, p.1531.
33

30

considerate causa della morte della vittima.


Non necessario tuttavia che la serie causale che ha
portato

allevento

morte

costituisca

lo

sviluppo

levoluzione naturale delle lesioni o delle percosse volute dal


colpevole, pur rappresentandone una progressione non
prevedibile.
Si obiettato, tuttavia, che la condivisione di tale
teoria finirebbe per estendere in modo indefinito i limiti
della punibilit.
La Suprema Corte ha perci anche sostenuto che, ai
fini

della

configurabilit

del

delitto

di

omicidio

preterintenzionale non sufficiente che la morte della


vittima sia legata da un rapporto di mera causalit materiale
con la condotta dellautore del fatto,ma necessario
dimostrare

che

tale

evento

sia

riferibile

ad

un

comportamento volontario, diretto ad aggredire laltrui


persona; non , quindi, giuridicamente apprezzabile, agli
effetti dellart.584, un fatto di percosse o lesioni di un
soggetto, se non sia sorretto dalla volontaria intenzione di

31

recare offesa allaltrui incolumit.


In dottrina, al fine di non estendere i limiti della
punibilit, si affermato che il rapporto di causalit deve
essere concepito come una successione necessaria, ma anche
uniforme, nel senso che la condotta pu dirsi condizione
dellevento sempre che sia in astratto idonea a produrlo ed
adeguata al risultato letale, per modo che questultimo, sotto
il profilo causale, appaia come conseguenza ordinaria e
non eccezionale, o assolutamente atipica; oppure in ogni
caso ascrivibile ad una serie causale fornita di efficacia
autonoma35; perci altra parte della dottrina ritiene
applicabile allart.584 c.p. la teoria della causalit adeguata.
Al

fine

di

verificare

nellambito

dellomicidio

preterintenzionale la sussistenza del nesso causale tra


condotta ed evento non voluto, sarebbe perci necessario
accertare se la condotta posta in essere sia sufficiente in
astratto a cagionare levento.
La giurisprudenza, prendendo in esame la questione
35

V. PATALANO, voce Omicidio, Dir. Pen,. in ed. XXIX, Giuffr, Milano, 1979, p. 879. M.
SINISCALCO, voce Rapporto di causalit, in Enc. Dir., vol VI, Giuffr, Milano, 1960, 646.

32

relativa

al

nesso

preterintenzionale,

ha

di

causalit

dedicato

nellomicidio

particolare

attenzione

allinterpretazione dellart.41 c.p., disposizione volta a


disciplinare

lincidenza

delle

cause

antecedenti,

concomitanti e sopravvenute, sul nesso di causalit.


In particolare, la giurisprudenza ha sostenuto che le
cause sopravvenute da sole sufficienti a determinare
levento sono soltanto quelle del tutto indipendenti dal fatto
del reo, avulse la sua condotta e operanti in assoluta
autonomia36.
Non costituisce perci causa sopravvenuta quella che
sia legata alla causa preesistente e si trovi con essa in una
situazione di interdipendenza per cui, mancando luna,
laltra rimarrebbe inefficace; infatti nessuna di esse, in tal
caso, potrebbe realizzare levento disgiunta dallaltra.
Devono

rispondere

perci

del

delitto

di

omicidio

preterintenzionale le persone che si sono rese responsabili di


un pestaggio quando, per fuggire ad ulteriori percosse o
36

Cass., pen., sez. V, 2 ottobre 1996.

33

comunque nello stato confusionale determinato dai colpi


ricevuti, la vittima precipiti da un muretto trovando la morte
a causa della caduta37.
Per quanto concerne lincidenza sul nesso causale di
cause preesistenti, la giurisprudenza ha avvertito lesigenza
di distinguere il concetto di occasione da quello di
causa.
Nelle ipotesi in cui, per la lievit delle lesioni
cagionate, la morte risultata come evento sproporzionato
rispetto alla gravit dei fatti, la giurisprudenza ha escluso
che levento pi grave possa essere attribuito allagente per
il solo fatto che egli abbia posto in essere una condotta
lesiva.
La stessa giurisprudenza ha ritenuto sussistente il nesso
di causalit tra la condotta che ha determinato le lesioni o
percosse e levento letale, allorch lazione del reo, di per s
sfornita di efficacia causale rispetto alla morte, abbia inciso
in modo diretto sulle condizioni dinfermit del soggetto
37

Cass., 2 gennaio, 1996, Paoletti, C.E.D. Cass., n. 205943.

34

passivo determinando unalterazione dellequilibro delle


condizioni fisiologiche dellaggredito.
Il nesso causale stato invece reputato insussistente
allorch, stanti le gravi condizioni di salute dellaggredito, le
lesioni o percosse non abbiano avuto efficienza causale
autonoma, rappresentando semplicemente loccasione di un
processo morboso che ha condotto la vittima alla morte.
Perci mentre lantecedente causa o condizione
quando senza di esso levento non si sarebbe verificato, deve
per contro considerarsi occasione quando rappresenta una
circostanza coincidente pi o meno favorevole ma non
necessaria

che

contribuisce

come

motivo

dimpulso

allazione, senza per divenire un fattore di produzione


dellevento stesso38.

38

Cass. Pen. 2002, 13114.

35

3.

Rapporto tra la fattispecie ex art.584 c.p. e


lart.56 c.p..
La configurabilit del delitto preterintenzionale tentato

stata normalmente esclusa sul rilievo secondo cui nella


fattispecie ex art.584 c.p. manca la volont dellevento morte
destinato a perfezionarla.
Si inoltre osservato che nel delitto preterintenzionale
il tentativo non pu ammettersi perch la responsabilit
resterebbe comunque circoscritta al delitto di lesioni o
percosse nel caso in cui il soggetto passivo dovrebbe
sopravvivere.
Quanto alla necessit che il delitto base di percosse o
lesioni sia almeno tentato, taluni ritengono sia sufficiente
che la condotta base sia consistita in un semplice
comportamento minaccioso o aggressivo, non integrante,
dunque, gli estremi del tipico tentativo di percosse o lesioni;
altri39, invece, sostengono che il delitto preterintenzionale
possa sussistere soltanto allorch la condotta base si sia
39

INSOLERA, Riflessioni sulla atura soggettiva della preterintenzione, in ind. Pen. 1981, p.989.

36

tradotta almeno in un tentativo di percosse o lesioni.


La prima interpretazione si basa sul confronto tra
lart.584 c.p. e gli articoli 56 e 43 c.p..
Si osserva, innanzitutto, che lespressione scelta dal
legislatore allart.584 c.p., pur essendo molto simile a quella
di cui allart.56 c.p., tuttavia non fa alcun accenno alle note
caratteristiche del tentativo: lidoneit e la non equivocit
della direzione degli atti sono requisiti che non possono
ritenersi impliciti nella semplice indicazione della loro
direzione soggettiva.
Ci evidenzierebbe la diversa portata applicativa delle
fattispecie: il raffronto tra gli articoli 584 e 56 c.p., dunque
non pu in alcun modo essere utilizzato al fine di dimostrare
che lespressione atti diretti a commettere un tentativo di
percosse o di lesioni significhi che, per lintegrazione della
fattispecie di omicidio preterintenzionale, sia necessario per
lo meno il tentativo dei delitti di cui agli articoli 581 e 582
c.p..
La fattispecie di cui allart.584 c.p. si inserisce nel

37

quadro di un istituto generale del diritto penale: il delitto


oltre lintenzione definito dallart.43 c.p. comma 1. Tale
disposizione normativa come visto stabilisce che si ha delitto
preterintenzionale allorch dalla condotta derivi un evento
pi grave di quello voluto: ci non significa, tuttavia, che
questultimo debba essere realizzato insieme al risultato
preterintenzionale; indica semplicemente che il colpevole
deve volere commettere un certo reato e con la propria
condotta cagionare un risultato pi grave.
Secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale
infatti, la figura dellomicidio preterintenzionale non deve
ritenersi necessariamente ed esclusivamente legata al
presupposto di un tipico tentativo di percosse o lesioni,
giacch nel testo dellart.584 c.p. contemplata una forma di
condotta tipica atti diretti a commettere, nella quale pu
sussumersi anche un semplice comportamento minaccioso o
aggressivo, sempre che sia tendente a ledere o a percuotere40.
In sostanza perci, secondo limpostazione, unazione
40

Cass. Pen 2008, n.4237 Cass. Pen 2004, n.15004..

38

posta in essere con la volont di ledere o percuotere, anche


se non integra lo schema del tentativo delluno o dellaltro
reato, pu dare luogo al momento iniziale di un omicidio
oltre lintenzione.
Secondo altro orientamento dottrinale, invece,
indispensabile che il delitto di percosse o lesioni sia stato
almeno

tentato

perch

sia

integrato

il

delitto

preterintenzionale. Si deve, per questa tesi, ritenere che ai


fini della sussistenza del delitto in esame, occorre che
lagente abbia commesso intenzionalmente contro il
soggetto passivo un delitto di percosse o lesioni, sia pure
allo stadio di semplice tentativo, dal quale sia derivato
levento non voluto41.
Da ci consegue che, nellipotesi in cui la morte derivi
da una mera minaccia di percosse o di lesioni, non integrante
un tentativo di tali delitti, deve ravvisarsi la figura criminosa
prevista dall art.586 c.p.42.
41
42

Cass., 13 dicembre 1974, Mendicino.


A. M. STILE, voce Morte e lesioni come conseguenza di altro delitto, in Enc. Dir., vol. XXVII,
Giuffr. Milano, 1977, 151.

39

A sostegno dellopzione in esame si adducono diversi


argomenti. In primo luogo, si osserva che, essendo il primo
segmento

dellelemento

soggettivo

dellomicidio

preterintenzionale costituito dal dolo del reato di percosse o


di lesioni, necessario, anche in ossequio al principio
cogitationis poenam nemo patitur, che siffatta intenzione si
estrinsechi almeno in una fattispecie tentata43.
Si aggiunge che, allorch la condotta base non
punibile, in quanto scriminata, levento letale addebitabile
non ai sensi dellart.584 c.p., bens, eventualmente, in forza
dellart.589 c.p.: ci confermerebbe, sia pure in forza di un
argomento a contrario, la necessit che gli atti diretti
presentino

una

propria

autonomia

illiceit

penale,

realizzabile solo qualora integrino gli estremi del tentativo.


Cos se da una parte c chi ritiene che lespressione atti
diretti a commettere di cui allart.584 c.p. sarebbe del tutto
equivalente a quella atti diretti in modo non equivoco di
cui allart.56 c.p., per cui la fattispecie andrebbe ricostituita
43

CALVI, Reato aberrante e omicidio preterintenzionale, in Riv. it. dir. proc. pen., Giuffr,
Milano, 1962, p. 998.

40

in termini di percosse o lesioni, quanto meno tentate, seguite


da morte, c chi obietta che se indubbia la somiglianza tra
le due espressioni, altrettanto indiscutibile la differenza che
tra esse intercorre, non potendosi non attribuire significato,
senza stravolgere il dato normativo, al fatto che nella
previsione dellart.584 c.p. non vi alcun cenno al connotato
della idoneit degli atti posti in essere44.
Secondo una terza tesi intermedia particolarmente
aderente al dato letterale, va sottolineata la circostanza
secondo cui nellart.584 c.p. si rinviene il riferimento al
requisito della sola direzione degli atti, non anche a quello
della loro idoneit: se ne riferisce, allora, che la condotta
base deve essere necessariamente caratterizzata dalla sola
univocit, requisito minimo di ogni atto esecutivo del delitto
doloso45. Infatti se potr mancare lidoneit, dovr essere
presente la nota tipizzante della direzione non equivoca degli
atti verso la realizzazione delle percosse o delle lesioni,
44
45

GROSSO, Rapporti fra condotta ed evento nell art. 584 c.p., Roma, 1962, p. 493.
CANESTRARI, Preterintenzione, in Digesto, sez. pen., vol IX, Utet, Torino, 1995, p. 731;
CATALANO, voce Omicidio preterintenzionale, in Enc. Dir., XXXV, Giuffr, Milano, 1986, p.
960.

41

indispensabile per verificare se lagente effettivamente


volesse compiere il reato di percosse o di lesioni. Daltronde
lintenzione di percuotere o ledere il substrato psicologico
indispensabile per la configurazione del delitto in esame e
non pu mancare.
Anche la recente giurisprudenza46 sembra orientata a
non considerare necessaria la presenza di un tentativo di
percosse o di lesioni in senso tecnico, cos la giurisprudenza
sottolinea che sia da escludere che tali atti debbano
necessariamente assurgere a dignit di tentativo e che
lagente debba aver potuto percepire le conseguenze della
sua condotta.
Queste conclusioni vanno per precisate, nel senso che
una semplice minaccia, con scopo meramente intimidatorio,
non pu certo dirsi connotata dalla finalizzazione ad
attentare allaltrui incolumit fisica per cui, qualora ne derivi
la morte a causa dello spavento, dellagitazione, il fatto
andr pi correttamente inquadrato nella fattispecie di cui
46

Cass., 17 marzo 1982, n.1533.

42

allart.586 c.p..
Daltro canto se veramente il legislatore avesse inteso
circoscrivere

la

portata

dellart.584

c.p.

alleffettiva

realizzazione di un delitto, sia pure solo tentato, di lesioni o


percosse, avrebbe dovuto utilizzare espressioni del tipo se
del fatto deriva, se al fatto segue ecc. che viceversa
contrassegnano tutte le altre fattispecie di reato caratterizzate
dalla presenza della morte della vittima o di un terzo come
evento non voluto dal reo47.

47

V. PATALANO, I delitti contro la vita, Padova, 1984, p. 522 ; TRAPANI M., La divergenza tra il
voluto e il realizzato, Giuffr, Milano, 1992.

43

4.

Lomicidio preterintenzionale quale reato


forma libera o reato a forma vincolata.
Si discute se si possa configurare il delitto di omicidio

preterintenzionale mediante omissione.


Chiaramente la risoluzione di tale quesito presuppone
la prioritaria verifica afferente la natura della figura di
omicidio preterintenzionale, se a condotta solamente attiva o
anche omissiva.
A tale proposito si individuano in dottrina tre diversi
orientamenti interpretativi.
Secondo una prima tesi non configurabile il delitto di
omicidio preterintenzionale mediante omissione, in quanto
lart.584 fa espresso riferimento ad atti diretti a
commettere uno dei delitti di cui agli artt.581 e 582 c.p., con
ci escludendo le condotte che non si estrinsechino in
comportamenti positivi48.
Una tesi intermedia distingue a seconda che si tratti di
comportamento diretto a commettere percosse ovvero
48

V. Patalano, I delitti contro la vita, Cedam, Padova, 1984, p. 341..

44

lesioni.

Mentre nel primo caso, essendo le percosse un

reato di sola azione, lomicidio preterintenzionale non


sarebbe realizzabile mediante omissione, nel secondo caso,
invece, essendo le lesioni un reato realizzabile mediante
omissione, si potrebbe configurare lipotesi omissiva.
Altri autori49, invece, non vedono ostacoli alla
possibilit

di

realizzare

lomicidio

preterintenzionale

mediante omissione. Occorre osservare che la fattispecie


omissiva non ipotizzabile rispetto al delitto di percosse, per
sua stessa natura realizzabile solo con una condotta positiva
in mancanza di un evento naturalistico cui rapportare la
previsione dellart.40 c.p., certamente altrettanto non pu
dirsi rispetto alle lesioni personali.
E infatti ben possibile che in presenza di uno specifico
obbligo di intervento lo si ometta con il consapevole
intendimento di cagionare ad altri una lesione personale, e se
in tale ipotesi a causa di ci, al di l dello scopo perseguito,
si determina la morte della vittima, il fatto appare coincidere
49

SCOTTI, op. cit., p. 843.

45

perfettamente con la fattispecie descritta dallart.584 c.p..


Non sembra che una tale interpretazione violi il
principio di tassativit, in primo luogo perch proprio
lart.40 c.p., che opera a tutti gli effetti la parificazione
dellomissione allazione.
Si deve ritenere che al termine atto debba attribuirsi in
senso giuridico un significato pi ampio di quello
riconosciuto nel linguaggio comune, per tale intendendosi
qualsiasi manifestazione che si estrinsechi nel mondo
esterno in un comportamento tangibile, che certo pu
concretarsi in un facere cos come in un non facere50.
Deve

conclusivamente

dellomicidio

affermarsi

preterintenzionale

per

lammissibilit
omissionem

commissum, purch la condotta omissiva abbia come


obiettivo la produzione di lesioni personali, sempre che sia
individuabile un dovere giuridico gravante sul soggetto di
impedire levento naturalistico di cui allart.582 c.p..
Occorre ricordare infine come la giurisprudenza ha
50

ZUCCAL, op. cit., p. 36.

46

aderito alla

tesi estensiva,

configurarsi

il

concorso

riconoscendo
omissivo

che possa
nellomicidio

preterintenzionale ogniqualvolta vi sia stato un mancato


impedimento, invece doveroso, della condotta illecita altrui,
rappresentata, ovviamente, da quegli atti diretti a percuotere
e a ledere di cui allart.584 c.p.. Al di fuori dellipotesi di
realizzazione

plurisoggettiva

del

delitto,

dubbio,

comunque, che possa configurarsi unipotesi di omicidio


preterintenzionale mediante omissione.

47

5.

Il delitto preterintenzionale nella disciplina


del concorso di persone nel reato.
La Cassazione ha pi volte affermato che in tema di

concorso di persone nel reato, le norme sulla partecipazione


non

soffrono

alcuna

specifica

eccezione

riguardo

allomicidio preterintenzionale, essendo sufficiente, anche in


relazione a tale reato, che sia dimostrato il concorso dei vari
soggetti attivi, non importa se morale o materiale,
nellattivit diretta a percuotere o ledere senza volont di
uccidere e che tra tale attivit e levento letale posto a loro
carico esista un rigido rapporto di causalit, rappresentando
questo elemento il presupposto richiesto dal legislatore per il
mutamento del titolo di reato51.
E lazione unitaria degli aggressori, non scindibile in
singoli segmenti, che si pone in rapporto di causalit
materiale con levento accaduto e non voluto, pienamente
integrando la fattispecie dellomicidio preterintenzionale 52 di
cui devono rispondere tutti i concorrenti secondo i generali
51
52

Cass., 13 gennaio 1997, Marchitelli, Cass. Pen. 1998. Cass., 25 marzo 1963, Corte, 1964.
MARINI, Commentario al codice penale, Utet, Torino, 2002, p. 822.

48

principi di cui allart.110 c.p..


Il dolo di partecipazione in questo caso riguarda la
realizzazione da parte di pi soggetti del fatto di lesioni o
percosse, o quanto meno di una condotta a ci sicuramente
volta, cui segue, collegata da rapporto causale, la morte del
soggetto passivo.
Si escludeva, invece, la configurabilit del concorso in
omicidio preterintenzionale qualora lazione comune si fosse
frazionata in singole azioni dotate di separata dinamica di
autonoma efficacia causante.
Se dunque non si sono registrate particolari difficolt
interpretative in relazione al concorso ex art.110 c.p.
nellomicidio preterintenzionale, la dottrina si interrogata
sulla configurabilit del concorso ex art.116 c.p. nel delitto
ex art.584 c.p..
Se ci pacifico quando tutti i concorrenti partecipano
alla condotta aggressiva da cui scaturisce la morte del
soggetto passivo, qualche problema potrebbe sorgere nel
caso in cui Tizio dia mandato a Caio di percuotere

49

Sempronio e lesecutore materiale, pur non volendolo,


neppure a titolo di dolo indiretto, ne cagioni la morte.
Ci si chiede infatti se in tale ipotesi sia ravvisabile una
ipotesi di concorso anomalo ex art.116 c.p., suscettibile
eventualmente di applicazione dellattenuante di cui al 2
comma dellarticolo suddetto.
Al quesito deve darsi risposta negativa, in quanto
anche in tale ipotesi la corresponsabilit va desunta a norma
dellart.110 c.p. e non dallart.116 c.p., atteso che il
concorrente materiale non ha voluto un delitto diverso
rispetto a quello voluto dal concorrente morale.
Entrambi hanno agito per perseguire lo stesso risultato,
listigazione stata accolta per come esattamente proposta,
solo che levento ha esorbitato rispetto allintenzione di
entrambi.
Autorevole dottrina53 ha precisato che il complice
morale sarebbe tenuto a rispondere dellevento ulteriore solo
allorch levento pi grave realizzato dallesecutore nel
53

LATAGLIATA, I principi del concorso di persone nel reato, Napoli, 1964, p. 849.

50

corso delladempimento dellincarico si ponga come


conseguenza prevedibile della condotta progettata.
La questione diventa pi problematica allorch
mandante e mandatario si accordino per lesecuzione di un
omicidio volontario e lesecutore, invece agendo in concreto
al solo fine di ledere o percuotere la vittima, ne cagioni, oltre
lintenzione, la morte.
Taluni54 hanno sostenuto che in questo caso lautore
materiale

dovrebbe

rispondere

di

omicidio

preterintenzionale mentre a carico del mandante si


configurerebbe lipotesi di omicidio doloso.
Secondo altra dottrina55 la soluzione esposta non tiene
conto del fatto che le condotte poste in essere da mandante e
mandatario acquistano rilevanza penale solo con riferimento
al reato effettivamente commesso dallesecutore, cos come
lart.116 c.p. stesso stabilisce.
Lintenzione del mandante, invece, dovrebbe essere
punita solo quando essa si sia trasfusa nellopera
54
55

VANNINI, Manuale di diritto penale italiano, Giuffr, Milano, 1954, p. 357.


PATALANO, I delitti contro la vita, Cedam, Padova 1984, p. 699.

51

dellesecutore.
Si in secondo luogo evidenziato che la formulazione
dellart.116 c.p. non esclude che il reato diverso realizzato
sia meno grave di quello voluto dal mandante, lultimo
comma di questa norma, infatti, prospettando la possibilit
che il fatto si configuri come reato pi grave, implicitamente
ammette che il delitto realizzato possa essere meno grave.
Lart.116 c.p. comma 1, dunque, disciplinerebbe il
principio di carattere generale che regola il concorso nel
reato diverso, il secondo comma si riferirebbe al caso
specifico della diminuzione di pena per il soggetto che abbia
voluto il reato meno grave.
Conseguentemente, perci, sia i principi generali del
diritto penale, sia la lettera della norma inducono a ritenere
che si configuri unipotesi di concorso in omicidio
preterintenzionale ex art.116 c.p. allorch il mandante abbia
affidato lincarico di uccidere e il mandatario abbia posto in
essere la condotta di percosse o lesioni da cui sia discesa la
morte della vittima come conseguenza non voluta.

52

Ci si chiesti se sia applicabile, al mandante o al


complice

morale,

dallart.116

c.p.

la
in

diminuzione
caso

di

di

concorso

pena

prevista

in

omicidio

preterintenzionale.
La Suprema Corte, in particolare, ha ritenuto non
applicabile allomicidio preterintenzionale lipotesi prevista
dal secondo comma dellart.116 c.p., in quanto trattasi di
una forma attenuata di concorso configurabile solo
nellipotesi in cui il concorrente, che si vuole anomalo, abbia
voluto un reato diverso da quello voluto dagli autori
materiali

concretamente

attuato.

Nellomicidio

preterintenzionale, invece, levento morte non voluto da


nessuno dei concorrenti: tutti vogliono le lesioni o le
percosse, onde tutti devono rispondere della morte che
eventualmente consegua allaggressione voluta56.
Si ritenuta invece applicabile alle ipotesi di concorso
di persone nel delitto preterintenzionale lattenuante di cui
allart.114 c.p.. Anche nelle ipotesi di concorso morale la
56

Cass. Pen., sez. V, 2 febbraio 1996.

53

condotta del complice non esecutore materiale sarebbe


valutabile in concreto: la legge nello stesso art.114 c.p. fa
espresso riferimento allopera della preparazione del reato.
Evidentemente,

perci,

anche

nellomicidio

preterintenzionale si potr applicare lattenuante di cui


allart.114 c.p. al concorrente il cui contributo sia stato di
minima importanza: da valutare, questultima, tenendo
conto tanto dellevento pi grave verificatosi quanto di
quello che si voleva realizzare.

54

6.

Problematiche legate allimputazione delle

circostanze nellomicidio preterintenzionale.


Quanto al regime circostanziale basta qui osservare che
lart.584 c.p. diversamente da quanto previsto dagli articoli
578

579

c.p.,

non

sancisce

alcuna

preclusione

allapplicabilit delle aggravanti ed attenuanti comuni,


quindi

senzaltro

compatibilit,

operative,

con

la

nei

limiti

struttura

della

loro

dellomicidio

preterintenzionale. Cos allart.584 c.p. si applicano oltre a


talune circostanze speciali anche le circostanze comuni di
cui agli articoli 61, 62, e 62-bis c.p..
Si senzaltro ritenuta applicabile la circostanza di cui
allart.61, n.1, c.p., ovvero laver agito per motivi abietti o
futili; la futilit dei motivi dovrebbe tuttavia essere presa in
considerazione in relazione alla condotta di percosse o
lesioni e non rispetto allevento non voluto verificatosi. La
predetta circostanza, infatti, deve essere valutata in relazione
allelemento soggettivo del delitto preterintenzionale in cui
voluta solo lazione costitutiva del reato che si vuole

55

compiere.
Secondo parte della dottrina57 applicabile al delitto
preterintenzionale la circostanza di cui allart.61, n.3, c.p.,
avere nei delitti dolosi agito nonostante la previsione
dellevento.
Altri lo escludono, evidenziando che laggravante di
cui sopra riferibile ai soli delitti colposi, non anche ai
delitti preterintenzionali, caratterizzati da un elemento
psicologico diverso rispetto alla colpa.
Quanto al nesso teleologico si ritiene che la relativa
circostanza aggravante compatibile con lomicidio
preterintenzionale, in quanto il nesso si stabilisce non con
levento non voluto, ma con la sua dolosa condotta, che
parte del reato commesso.
Cos la cassazione penale ha ritenuto che nellipotesi
in cui il reato fine sia costituito dalla rapina, la circostanza
aggravante , per, configurabile solo quando lazione
violenta, da cui sia derivata oltre lintenzione la morte,
57

LATAGLIATA, I principi del concorso di persone nel reato, Morano editore, Napoli, 1964, p.
744; CARRARA, Programma del corso di diritto criminale IV, Il Mulino, Lucca, 1972, p. 799.

56

consista in un quid pluris rispetto alla violenza minima


prevista dallart.623 c.p. come lelemento proprio del reato
di rapina. In tal caso, infatti, lazione voluta dal colpevole
diversa da quella indispensabile per consumare la rapina ed
quindi possibile stabilire un collegamento finalistico tra le
due diverse condotte. Qualora, invece, levento morte, di per
se estraneo al nesso teleologico, data la natura colposa, sia
conseguenza di semplici percosse senza effetti morbosi,
laggravante non configurabile.
Quindi secondo la Suprema Corte, la semplice
partecipazione ad una rissa non pu integrare, rispetto al
reato

di

omicidio

preterintenzionale,

la

circostanza

attenuante di cui allart.62 n.5 c.p. (concorso doloso


delloffeso), atteso che tale circostanza presuppone oltre
allinserimento dellazione della persona offesa nella serie
delle cause dellevento lesivo subito, anche la volont di
concorrere alla produzione di questo58. Per lapplicabilit
dellattenuante in parola, quindi, richiesto che il fatto
58

Cass., 18 dicembre 1991, Giannullo, Cass. Pen. 1993, 1770.

57

doloso delloffeso sia in rapporto di causalit non soltanto


materiale, ma anche psicologica con levento59.
In ordine allaggravante di cui allart.61, n.8, c.p., aver
aggravato o tentato di aggravare le conseguenze del delitto,
la dottrina prevalente opta per la sua non applicabilit al
delitto preterintenzionale osservando che se laggravamento
della lesione intenzionale si sarebbe al cospetto di un
omicidio volontario.

59

NUVOLONE, Il sistema nel diritto penale, Cedam, Padova, 1982, p. 989.

58

Capitolo III
Lelemento

soggettivo

nellomicidio

preterintenzionale.
SOMMARIO: 1. Limputazione dellevento morte: a) A titolo di dolo ovvero di
colpa. b) Criterio di imputazione del dolo misto a colpa. c) Criterio di
imputazione del dolo misto a responsabilit oggettiva. 2. Critiche alle
ricostruzioni dualistiche. 3. Il delitto preterintenzionale al vaglio della Corte di
Cassazione.

1.

Limputazione dellevento morte:

a)

A titolo di dolo ovvero di colpa.


Uno degli aspetti pi discussi nellinterpretazione dello

schema

dellomicidio

preterintenzionale

concerne

la

struttura della sua fattispecie soggettiva.


Gi abbiamo visto come, sul piano strettamente
psicologico, la figura della preterintenzione sia caratterizzata
dalleffettiva volont, da parte dellagente, di porre in essere
un fatto costitutivo di delitto doloso, e dalla non volont
dellevento realizzato, integrativo dellaspetto oggettivo di
una diversa figura di illecito pi gravemente sanzionata; nel
senso che questultimo non deve essere positivamente

59

investito neppure da quel coefficiente psichico minimo


idoneo a dar vita al c.d. dolo eventuale.
Il vero problema e se, per limputazione dellelemento
non voluto dal punto di vista soggettivo, sia sufficiente che
esso costituisca oggetto necessario di un accertamento di
tipo strettamente psicologico, sia pure a contenuto negativo,
nel senso, appunto, che si deve provare la sua effettiva non
volizione; ovvero occorra anche la presenza di un requisito
ulteriore.
Muovendo

da

una

concezione

dellomicidio

preterintenzionale come reato ad unico evento offensivo, di


fronte ad uno schema di illecito incentrato su una condotta
dolosa e su un evento, per definizione, non voluto, la
dottrina ha in un primo tempo privilegiato, ai fini
dellindividuazione della natura giuridica e quindi del titolo
di responsabilit per questo tipo di illecito, ora laspetto
doloso del fatto, ora quello estraneo alla volont dellagente.
In questa prospettiva, a parere di una parte della
dottrina, lomicidio preterintenzionale non sarebbe altro che

60

un vero e proprio delitto doloso, posto che si tratterebbe di


un illecito avente, comunque, la sua causa in un fatto doloso
del reo60.
Questa tesi ha destato delle perplessit, in quanto in tal
modo si riterrebbe lagente responsabile a titolo di dolo per
un fatto che non voluto. E se anche vero che,
comunque normativamente ipotizzabile la previsione di casi
di punibilit a titolo di dolo per fatti, in tutto o in parte, non
voluti dal punto di vista psicologico, altrettanto chiaro
come ci possa avvenire solo qualora sia lo stesso legislatore
a stabilirlo espressamente, come ad esempio avviene con gli
articoli 116 e 117 c.p.; mentre al contrario nessuna
indicazione in questo senso reperibile nella fattispecie
dellomicidio preterintenzionale61.
Secondo

unaltra

opinione

il

concetto

di

preterintenzione coinciderebbe con la nozione di dolo


indiretto62; cos se il reo, pur non avendo voluto levento pi
60

IMPALLOMENI, Istituzioni, Utet, Torino, 1899, p. 252; MASSARI, Le dottrine generali del reato,
Napoli, 1930, p. 116.
61
TRAPANI, op. cit., p. 630.
62
E. FLORIAN, Parte generale del diritto penale, in Trattato di diritto penale, Milano, 1934; E.
ALTAVILLA, Lineamenti di diritto criminale, Napoli, 1932, 211.

61

grave come fine immediato del suo comportamento, ne ha


tuttavia previsto la possibilit di verificazione saremmo in
presenza di dolo eventuale, onde il modello della
preterintenzione finirebbe allora per perdere ogni autonoma
ragion dessere.
In realt, gli autori che ricorrono alla nozione di dolo
indiretto escludono che levento realizzato ricada, in
qualunque forma, sotto la volont del reo, tant che parlano
anche di dolo preterintenzionale, evidente per che la
preterintenzione non pu essere identificata con una forma
di dolo63.
Escluso dunque che lomicidio preterintenzionale
possa essere in ogni caso ricondotto al delitto doloso, parte
della dottrina lo individua in un vero e proprio delitto
colposo64; saremmo perci in presenza di un caso tipico di
delitto colposo per inosservanza di leggi.
Tuttavia condividendo questa teoria che attribuisce
63

64

CARRARA, Dolo, in Opuscoli, Milano, 1998, p. 316, egli distingue il dolo indiretto
(denominato indeterminato) dalla preterintenzione, nel senso che nella seconda a
differenza del primo mancherebbe la previsione attuale della conseguenza pi grave
O. VANNINI, Delitti contro la vita, Giuffr, Milano, 1950, p. 786; PATALANO, Voce omicidio
preterintenzionale, in Enc. Dir., XXXV, Milano, 1986, p. 455.

62

allagente levento ulteriore non voluto a titolo di colpa per


violazione di legge, infine, si ancorerebbe la punibilit
dellomicidio preterintenzionale alla violazione degli articoli
581 e 582 c.p.: sennonch, secondo dottrina e giurisprudenza
maggioritaria, per lintegrazione della fattispecie di cui
allart.584 c.p. non richiesto che i delitti di lesioni e
percosse si siano realizzati sotto forma di tentativo, ma
sufficiente siano stati posti in essere atti diretti alla
commissione di tali delitti65.
Il difetto fondamentale di queste tesi esaminate sta
nella

loro

unilateralit

nellelevare

elemento

caratterizzante ora solo la parte del fatto voluta, ora solo la


parte non voluta66.

b)

Criterio di imputazione del dolo misto a colpa.


Proprio linsoddisfazione per queste soluzioni estreme

di tipo unilaterale, ha indotto la maggioranza della dottrina a


riconoscere che la fattispecie soggettiva dellomicidio
65
66

DE MARSICO, Diritto penale, Napoli, 1973., p. 209


VANNINI, op. cit., p.147.

63

preterintenzionale abbia, in realt, natura complessa, in


quanto costituita dal combinarsi di due distinti criteri di
imputazione corrispondenti, rispettivamente alla parte del
fatto voluta e a quella non voluta67.
Questa dottrina, dunque, distingue due momenti:
quello doloso da cui deriva la lesione o percossa, e quello
colposo da cui deriva la morte, perci in altri termini si
configurerebbe dolo per levento voluto e colpa per levento,
pi grave68.
Una

volta

riconosciuto

che

lomicidio

preterintenzionale un misto di titoli diversi di


imputazione, ci dovrebbe logicamente presupporre, sul
piano materiale, il riconoscimento della presenza di almeno
due eventi distinguibili tra loro, non potendosi ammettere
una pluralit di titoli di responsabilit con riferimento allo
stesso risultato69; il che sembrerebbe, viceversa, contrastare
con laffermazione che lomicidio preterintenzionale un
67

TRAPANI, op. cit., p. 398.


ALIMENA, La colpa nella teoria generale del reato, Milano, 2001, p. 194.
69
PAGLIARO, Principi di diritto penale, Parte generale, Milano, 1980, p. 357.
68

64

reato ad unico evento.


Dobbiamo notare come la dottrina abbia reputato che
sia necessario attribuire al reo levento morte non voluto a
titolo di colpa generica.
Il principale ostacolo con cui si scontra questo
orientamento

consiste

nella

difficolt

di

concepire

unautonoma violazione di regole cautelari attraverso una


condotta dolosa.
Si osservato che unattivit vietata in assoluto non
pu, poi, essere oggetto di un divieto o di un comando
strumentale finalizzato alla sua corretta esecuzione.
A contrario si sostenuto che le regole dellagire cauto
valgono tanto per chi opera legittimamente quanto per chi
opera illegittimamente, sia perch non detto che il tenere
un comportamento illecito dispensi da qualsiasi dovere di
oculatezza, sia perch rispondente ai sani criteri della
psicologia, esigere questa oculatezza pi da chi versa in un
comportamento illecito che da colui che agisce onestamente,
essendo

al

primo

pi

facilmente

rappresentabile

65

lampliamento della sfera di danno derivante dalla propria


azione delittuosa70.
Recente dottrina, poi, ritiene possibile ledificazione di
regole cautelari anche in un contesto illecito purch si renda
maggiormente oggettivo il modello di riferimento.
In sostanza, perci, in ambito illecito non si dovrebbe
ricorrere a quella sintesi oggettivo - soggettiva rappresentata
dall homo eiusdem condicionis et professionis impiegata
per individuare le cautele in ambito lecito, in quanto bisogna
non ritenere rinvenibile la figura di un delinquente
modello.
Bisogner quindi costruire la regola di cautela facendo
riferimento

alluomo

mediamente

avveduto

senza

sconfinare nel modello ipotetico dell esperto universale.


Ricostruita la regola in ambito doloso, diventerebbe
quindi possibile accertare se levento verificatosi costituisca
la realizzazione di quello specifico pericolo che la regola
cautelare mirava a prevenire.
70

Leone, Il reato aberrante, Napoli, 1964, p. 722.

66

Altra dottrina ritiene che la colpa possa occupare larea


di eventi conseguenti a fatti base penalmente illeciti,
potendosi configurare la violazione di regole cautelari anche
attraverso una condotta dolosa71.
Questa interpretazione ha trovato importanti conferme
sia da parte del legislatore che ha modificato il regime
dimputazione delle circostanze aggravanti attribuendo
rilievo alla colpa, sia da parte della Corte Costituzionale che
ha ritenuto indispensabile che tutti e ciascuno degli
elementi che concorrono a contrassegnare il disvalore della
fattispecie siano soggettivamente collegati allagente72.
Grande rilievo ha rivestito, al riguardo, una sentenza
della Corte di Cassazione del 199273 che ha affermato che la
preterintenzione deve essere interpretata in termini di dolo
misto a colpa intendendo questultima come concreta
prevedibilit dellevento letale da verificare caso per caso.
La Suprema Corte ha evidenziato che la prevedibilit
71

LEONE, op. cit., p. 723; Mantovani, op. cit., p. 340.


Corte Costituzionale 1058/1988.
73
Corte di Cassazione, Sez. V, 11 dicembre 1992.
72

67

deve essere intesa come capacit di prevedere le


conseguenze della propria condotta e di esercitare su di
essa

un

controllo

finalistico:

tale

interpretazione

giurisprudenziale ha cos escluso che la fattispecie ex art.584


c.p. possa porsi in contrasto con il principio di personalit
dellillecito penale.
Recenti pronunce della Corte di Cassazione hanno
considerato sussistente il delitto preterintenzionale allorch
levento letale non voluto sia stato, semplicemente, una
conseguenza prevedibile della condotta che ha determinato
levento voluto.
Parte della dottrina74 ha evidenziato che lesigenza di
unimputazione colpevole dellevento morte non risulta
soddisfatta dal requisito della sola prevedibilit soprattutto
qualora essa sia valutata in generale ed in astratto: se infatti
la colpevolezza venisse ridotta alla sola prevedibilit in
astratto dellevento morte, non si potrebbe mai negare la sua
sussistenza atteso il rapporto di omogeneit-contiguit
74

PISA, Responsabilit oggettiva nellomicidio preterintenzionale, in Dir. pen. proc.,


n.31, 1997.

68

naturalistica

tra

aggressione

allincolumit

fisica

aggressione alla vita.


La sola prevedibilit in astratto non riuscirebbe a
svolgere,

quindi,

una

funzione

delimitativa

della

responsabilit rispetto ad unimputazione oggettiva75.


Secondo tale linea ricostruttiva anche la prevedibilit
in

concreto

dellevento

sarebbe

ancora

lontana

da

unimputazione colpevole di esso: il parametro minimo della


colpevolezza infatti la colpa, la quale non pu essere
ridotta al mero concetto di prevedibilit.

c)

Criterio

di

imputazione

del

dolo

misto

responsabilit oggettiva.
Tuttavia tale indirizzo stato superato da pi recente e
consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui il
delitto preterintenzionale caratterizzato dal verificarsi di un
evento che non sia perseguito dallagente comunque
conseguente della sua condotta e, per questo, ne aggrava il
75

M.A.NUOVO, Ancora in materia di omicidio preterintenzionale, prova dellelemento


soggettivo e della sua gradualit, in Giur. merito, 1994, p.811.

69

trattamento sanzionatorio. In altre parole, lagente risponde


per fatto proprio, sia pure per un evento pi grave di quello
effettivamente voluto76.
Quindi in conclusione pu affermarsi la natura
oggettiva del tipo di imputazione preterintenzionale, il cui
connotato caratterizzante sta nella presenza di un momento
doloso che deve assistere la condotta determinante levento
pi grave e che, in quanto volta ad aggredire lintegrit fisica
del soggetto passivo, attribuisce al fatto quel connotato di
maggiore gravit che giustifica il diverso trattamento
sanzionatorio rispetto alla disciplina dellaberratio delicti ed
a quella sua particolare forma prevista dallart.586 c.p..
Levento morte viene pertanto posto a carico
dellagente sulla base del rapporto di causalit, per cui non
pu attribuirsi rilievo allelemento della prevedibilit,
almeno intesa in senso soggettivo, con riferimento allagente
modello77.
Semmai la prevedibilit in senso oggettivo, a dover
76
77

Cass. sez. pen. 2002/13114; Cass. sez. pen. 2006/13673..


FROSALI, op. cit., 518.

70

essere considerata quale canone valutativo del rapporto


causale, cosicch esso deve essere escluso allorquando
levento non appariva, secondo la migliore scienza ed
esperienza, quale conseguenza verosimile della condotta78.
Il criterio della prevedibilit oggettiva consente invero
di segnare il limite estremo della causalit umanamente
riconosciuta, da cogliere con particolare attenzione proprio
in fattispecie quale questa dellomicidio preterintenzionale,
date le conseguenze sanzionatorie che ne derivano.
Se cos indubbio che normalmente non pu
escludersi il nesso causale tra le percosse e la morte
dellemofiliaco o del soggetto gi affetto da altra malattia
quando secondo il canone valutativo di cui si detto era
prevedibile come verosimile che, nei confronti di tali
persone, sarebbe derivato levento letale, altrettanto vero
che in taluni casi potrebbe in concreto emergere che la morte
vada ricondotta, a fronte dellassoluta modestia dei
traumatismi inferti, alla malattia in se, e quindi a cause
78

SPASARI, op. cit. , p. 238.

71

endogene delle vittime79.


Dovr quindi attentamente valutarsi, nel caso di
condizioni patologiche preesistenti, se lazione violenta
abbia o meno direttamente influito sullequilibrio fisiologico
della vittima, scatenando un processo morboso che
altrimenti non si sarebbe determinato, affermandosi in tal
caso la sussistenza dellomicidio preterintenzionale.
Si deve ritenere che sia proprio questo ad emergere
dalla rigorosa analisi delle norme e della loro collocazione
sistematica.
Possiamo vedere poi come in tema di concorso di
persone nel reato, la Suprema Corte ha affermato che le
norme sulla partecipazione non soffrono alcuna specifica
eccezione riguardo allomicidio preterintenzionale, essendo
sufficiente, anche in relazione a tale reato, che sia dimostrato
il concorso dei vari soggetti attivi, non importa se morale o
materiale, nellattivit diretta a percuotere o ledere senza
volont di uccidere e che tra tale attivit e levento letale
79

CARINGELLA GAROFOLI, Studi di diritto penale , Giuffr, Milano, 2002, p. 1531.

72

posto a loro carico esista un rigido rapporto di causalit,


rappresentando questo elemento il presupposto richiesto dal
legislatore per il mutamento del titolo di reato80.
Tale pronuncia ha fatto propria la tesi prevalente a
livello giurisprudenziale e dottrinale. Parte della dottrina
individua come unico limite a tale prospettazione lipotesi in
cui ricorra una situazione qualificabile come caso fortuito81.

80
81

Cass. Pen., sez. I, 13 gennaio 1997.


CALVI, Reato aberrante e omicidio preterintenzionale, in Riv. it. dir. proc. pen., Giuffr,
Milano, 1962, p. 1145; TRAPANI, La divergenza tra il voluto e il realizzato, Giuffr,
Milano, 1992, p. 622; ZUCCAL, Il delitto preterintenzionale, Palermo, 1985, p. 731.

73

2.

Critiche alle ricostruzioni dualistiche.


Parte della dottrina82 ritiene poi debba ritenersi

impossibile parlare di dolo misto a colpa o a responsabilit


oggettiva con riferimento a un unico fatto di reato e che
piuttosto la preterintenzione vada intesa come criterio di
imputazione strutturalmente diverso dal dolo e dalla colpa e
come titolo autonomo di responsabilit.
Infatti

anche

volendo

riconoscere

lesattezza

dellaffermazione per cui dellelemento oltre lintenzione


lagente non risponde se, nelle circostanze del caso concreto,
esso era imprevedibile o inevitabile, dobbiamo chiederci se
, in realt, veramente corretto parlare della preterintenzione
come di dolo misto a colpa o misto a responsabilit
oggettiva83.
Per dare una risposta al quesito occorre individuare con
molta chiarezza il significato in cui sono assunte le
espressioni dolo, colpa, e responsabilit oggettiva da
parte di quegli autori che sottolineano la natura di criterio
82
83

TRAPANI, op. cit., p. 633.


CARINGELLA GAROFOLI, op. cit., 1533.

74

misto di responsabilit della preterintenzione84.


Intendendoli come criteri di imputazione dellintero
fatto, non essendo logicamente ipotizzabile una convergenza
di qualifiche diverse su un unico fatto di reato, posto che non
si pu normativamente ammettere lapplicazione cumulativa
di

una

pluralit

di

discipline

contenutisticamente

contrastanti, ne consegue come si possa coerentemente


parlare, in questa accezione, di pi criteri di imputazione
solo laddove sia giuridicamente possibile individuare una
pluralit di fatti costitutivi di reato, ossia un vero e proprio
concorso di illeciti. Ed appunto questa la strada percorsa
da una parte della dottrina85, che ha ritenuto esistente, dietro
lo schermo del delitto preterintenzionale, addirittura un
effettivo concorso formale di due reati, luno corrispondente
allevento voluto, laltro relativo allevento pi grave non
voluto.
Questa

tesi

va

tuttavia

respinta

oltre

per

la

considerazione per cui il delitto preterintenzionale vada


84
85

In questi termini, FROSALI, Lerrore, op. cit., p. 577.


PAGLIARO, op. cit., p.357.

75

inteso come reato a struttura unitaria, anche perch lo


schema tipico della preterintenzione delineato dallart.43
c.p. non richiede, come sappiamo, n che il reato voluto sia
realizzato, sia pure a livello di tentativo, n che levento non
voluto sia di per se costitutivo anche di un autonomo delitto.
Volendosi attribuire un significato giuridicamente
plausibile al concetto di un misto di criteri di imputazione
lunica strada praticabile sarebbe quella di intendere i due
termini, che siano dolo e colpa o siano dolo e responsabilit
oggettiva, come sinonimi di criteri di imputazione non
dellintero fatto di reato, ma di suoi singoli elementi,
costitutivi o anche meramente circostanziali.
Bisogna perci constatare come nel caso della
preterintenzione ci troviamo di fronte ad un criterio di
imputazione strutturalmente non unitario, ma diversificato a
seconda degli elementi che compongono questo schema di
illecito.
Cos, in particolare, si deve ritenere che il modello del
delitto preterintenzionale delineato dallart.43 c.p., come

76

anche quello delle fattispecie di illecito del tipo dellart.584


c.p., risulta caratterizzato, dal punto di vista della fattispecie
soggettiva, dalla mera volont di realizzazione di un fatto
costitutivo di delitto e dalla non volont del fatto diverso
commesso, purch questultimo non sia in concreto
imprevedibile o inevitabile.
Qui con riferimento alla condotta, non potrebbe
parlarsi se non impropriamente di dolo, proprio perch
mentre il dolo , propriamente, definibile come volont del
realizzato, nel nostro caso non si richiede neppure il
passaggio per il tentativo del delitto di lesioni o percosse. N
a sua volta, quando al fatto oggettivamente commesso,
potrebbe

fondatamente

sostenersi

che,

nonostante

loperativit del caso fortuito e della forza maggiore come


limiti dellimputazione soggettiva, lelemento non voluto sia
imputabile per colpa o per responsabilit oggettiva, posto
che queste non possono correttamente riferirsi solo ad un
segmento del fatto di reato86.
86

CARINGELLA GAROFALI, op. cit., p. 1531.

77

In questi casi non si pu dunque parlare di un misto


tra i diversi criteri di imputazione strutturalmente diversi, ma
al massimo di una loro combinazione, dal cui unificarsi con
riferimento ad un unico fatto di reato nasce un nuovo ed
autonomo criterio di imputazione, perci un autonomo
titolo di responsabilit che deve considerarsi quindi
diverso da quello proprio dei delitti dolosi, colposi o dalla
responsabilit oggettiva.

3.

Il delitto preterintenzionale al vaglio della


Corte di Cassazione.
La Corte di Cassazione con la sentenza dell11

dicembre 1992 si posta lobiettivo di delineare i caratteri


dellelemento psicologico dellomicidio preterintenzionale,
al fine di risolvere in termini positivi il problema relativo
alla compatibilit dellincriminazione prevista dallart.584
c.p. con lart.27, comma 1, della costituzione, cio con il
principio di personalit della responsabilit penale.
Della legittimit costituzionale dellart.584 c.p. si del

78

resto dubitato non solo in relazione allart.27 Cost., ma


anche sul rilievo che il trattamento sanzionatorio comminato
per la suddetta fattispecie incriminatrice sarebbe pi severo e
maggiore di quello contemplato dallart.18, comma 4, della
legge 22 maggio 1978, n.194, che prevede il caso di morte
conseguita allinterruzione di gravidanza provocata con
azioni dirette a cagionare lesioni87.
La fattispecie di cui alla legge n.194/ 1987 configura
un delitto preterintenzionale in cui linterruzione della
gravidanza e levento morte si pongono come conseguenza
non voluta di unaltra condotta delittuosa: non sussisterebbe,
dunque, alcuna sostanziale differenza con la fattispecie
descritta dallart.584 c.p. tale da giustificare il pi grave
trattamento sanzionatorio riservato a questultima ipotesi
delittuosa.
Si rilevato, anzi, che il fatto previsto dalla legge
n.194/1978

risulterebbe

astrattamente

pi

grave

dellomicidio preterintenzionale, poich offensivo di due


87

C. Assise App. Venezia, 27 maggio 1981.

79

beni giuridici: la vita ed il diritto alla maternit della donna.


La questione stata scandagliata e respinta dalla Corte
Costituzionale che, con una pronuncia del 1981, ha posto in
rilievo le differenze tra lomicidio preterintenzionale e
laborto preterintenzionale, evidenziando che in questultima
fattispecie laborto costituirebbe levento che si verifica
contro lintenzione e la morte della donna circostanza
aggravante speciale.
Questipotesi dunque, si caratterizza per il fatto che tra
la condotta realizzata animo ledenti e la morte si inserisce
laborto come evento ai fini della qualificazione del fatto.
La Corte Costituzionale ha sostenuto, quindi, che
essendo le due ipotesi di delitto preterintenzionale solo
parzialmente analoghe ed in ogni caso eterogenee, il loro
differente trattamento sanzionatorio non implica violazione
del principio di uguaglianza.

80

Capitolo IV
Rapporti con le altre fattispecie.
SOMMARIO: 1. Lomicidio preterintenzionale e lomicidio volontario ex art. 575
c.p. 2. Lart. 584 c.p. in rapporto allaberratio ictus e all aberratio delicti. 3.
Differenze rispetto allart. 586 c. p.. 4. Lart. 584 c.p. e i delitti aggravati
dallevento. 5. In particolare sulla configurabilit dellomicidio
preterintenzionale in caso di consenso del soggetto passivo alle lesioni.

1.

Lomicidio preterintenzionale e lomicidio


volontario ex art.575 c. p..
Nellomicidio preterintenzionale, come visto, sotto il

profilo soggettivo concorrono un dato positivo e uno


negativo: la volont di offendere con percosse e lesioni e la
mancanza dellintenzione di uccidere; mentre invece
lelemento psicologico che connota lomicidio volontario
proprio lintenzione di cagionare la morte della vittima.
Qualora vi siano nel contesto delle circostanze
concrete difficolt nel riconoscere per via diretta il proposito
dellagente, debbono essere individuati quei fatti certi che
consentono di provare lesistenza o meno di altri fatti, ignoti,
attraverso un procedimento logico dinduzione.

81

Essi consistono nei mezzi usati, nella direzione,


nellintensit e nella reiterazione dei colpi, nella distanza dal
bersaglio, nella parte del corpo colpita, nelle situazioni di
tempo e di luogo che favoriscono lazione cruenta.
La volont dellagente di uccidere la vittima, che
costituisce il criterio distintivo tra omicidio volontario e
omicidio preterintenzionale, deve ritenersi sussistente non
soltanto quando lagente abbia agito con lintenzione di
uccidere, ma anche quando egli si rappresentato levento
morte come conseguenza altamente probabile della sua
condotta che, ciononostante, ha posto in essere.
Nella specie si ritenuta corretta la decisione di merito
che aveva escluso la preterintenzione e ritenuto il dolo sulla
base di precise risultanze processuali, quali la micidialit
dellarma e del proiettile adoperati, la breve distanza tra
sparatore e vittima, la parte del corpo attinta, il
comportamento tenuto dallimputato prima e dopo lepisodio
delittuoso88.
88

Cass., 3 marzo 1994, Mandarino.

82

Il criterio distintivo fra le due ipotesi di reato previste


dagli articoli 575 e 584 c.p. va individuato quindi nella
diversit dellelemento psicologico, che nellomicidio
preterintenzionale consiste nella volontariet delle percosse
o delle lesioni alle quali consegue la morte dellaggredito
come evento non voluto neppure nella forma eventuale e
indiretta della previsione del rischio.
Quando lagente abbia agito con dolo alternativo, con
la volont cio di ferire o di uccidere indifferentemente o
con dolo eventuale, vale a dire con previsione o
rappresentazione dellevento in termini di probabilit e di
accettazione del rischio, non pu ricorrere lipotesi
preterintenzionale che presuppone laccertata esistenza di
volont unicamente diretta a ledere o percuotere89.
Anche lesistenza del dolo, diretto o eventuale, va
valutata con riferimento allelemento psicologico dellagente
al momento dellinizio dellazione.
89

Cass. 14 dicembre 1992, Di Grande; Cass. 10 febbraio 1992, De Pasquale. Fattispecie in cui
il colpevole, nel corso di una rapina accompagnata da violenza carnale, commessa in
concorso con altri, aveva a lungo premuto sulla bocca della vittima un cuscino, impedendole
cos di respirare e cagionandone la morte, intervenuta per soffocamento, oltre che per cause
concorrenti.

83

Pertanto, non potendosi ritenere che lagente, nel


momento in cui, nel corso di una rapina, colpisca una
persona con il calcio di una pistola, valuti ed accetti la
possibilit che quella sua condotta possa determinare
lesplosione di un colpo dellarma, con conseguente morte di
uno dei presenti, deve escludersi anche il dolo eventuale,
poich

la

previsione

dellevento

morte

determinata

dallesplosione di colpo non pu essere collegata alluso


dellarma come mezzo contundente; fattispecie relativa a
ritenuta sussistenza di omicidio preterintenzionale e non di
omicidio volontario90.

90

Cass. 28 maggio 1990, Moschetti.

84

2.

Lart.584 in rapporto allaberratio ictus e


allaberratio delicti.
Un problema di sicuro rilievo quello delleventuale

divergenza ulteriore tra voluto e realizzato, concernente il


soggetto passivo.
Ci si riferisce in pratica alle ipotesi in cui vi sia
diversit tra soggetto che si voleva offendere con gli atti
diretti a commettere percosse o lesioni, e quello la cui morte
stata effettivamente conseguenza degli atti stessi; come
allorquando lagente esploda un colpo di pistola con
lintento di ferire lavversario e, per errore nelluso dei
mezzi di esecuzione o per altra causa, cagioni la morte di un
passante. Sul punto vi divergenza di opinioni.
Secondo la giurisprudenza in tale ipotesi ricorrerebbe
la figura dellaberratio ictus di cui allart.82 c.p. e si
risponderebbe comunque di omicidio preterintenzionale, non
ritenendosi operante la fattispecie di cui allarticolo 586 c.p.,
costituente lapplicazione dellart.83 c.p., non applicabile
quando il delitto doloso da cui scaturisce la morte sia

85

rappresentato dalle percosse o dalle lesioni volontarie.


Difetterebbe in sostanza lestremo della diversit del bene
giuridico
offeso tra reato voluto e quello realizzato, essenziale per
poter ravvisare una ipotesi di aberratio delicti.
Cos possiamo notare come nel caso in cui lagente,
con atti diretti a percuotere o a ferire, cagioni la morte di una
persona diversa da quella che intendeva offendere, secondo
la Suprema Corte, ricorre la figura dellaberratio ictus e si
risponde, pertanto, di omicidio preterintenzionale, in quanto
il reato commesso, nel suo nucleo doloso, lesioni o percosse,
identico a quello voluto, mentre muta soltanto il soggetto
passivo.
Lunica peculiarit rispetto allipotesi ordinaria di reato
aberrante prevista dallart.83 c.p. che lelemento deviante,
determinante la divergenza tra volizione e realizzazione,
investe non soltanto la persona cui loffesa era diretta, ma
anche levento cagionato rispetto a quello voluto; tale
peculiarit, caratteristica dellomicidio preterintenzionale,

86

non muta, peraltro, la sostanza della fattispecie al punto da


far ritenere configurabile unipotesi di aberratio delicti ai
sensi dellart.83 c.p. laddove difetta lestremo della diversit
del bene giuridico leso rispetto a quello cui mirava loffesa.
Nellomicidio

preterintenzionale,

infatti,

levento

realizzato non diverso, ma soltanto pi grave di quello


voluto.
Ne discenderebbe che nel caso di omicidio commesso
nei confronti di persona diversa da quella che si voleva
offendere nellintegrit fisica ricorrerebbe una ipotesi di
aberratio ictus, in quanto il reato commesso, nel suo nucleo
doloso, identico a quello voluto, mutando solo il soggetto
passivo, con la peculiarit rappresentata dal fatto che la
divergenza tra volizione e rappresentazione investe non
soltanto la persona, ma anche levento cagionato rispetto a
quello voluto.
Peculiare che per, secondo tale orientamento, non
muterebbe la sostanza delle cose, consentendo si pur sempre
di chiamare il responsabile a rispondere a titolo di omicidio

87

preterintenzionale, secondo la previsione dellart.82 c.p..


In senso conforme pi recentemente la Cassazione ha
affermato che, nel caso in cui la persona uccisa sia diversa
da quella che si intendeva soltanto percuotere o ferire,
laddebito di omicidio preterintenzionale trova ragione nel
fatto che, ai sensi dellart.82 c.p., lagente risponde a titolo
di dolo come se avesse commesso latto di percosse o lesioni
in danno della persona diversa e, quindi, ai sensi
dellarticolo 584 c.p., della morte derivata da tale atto di
violenza91.
Su questa linea, in dottrina, si osservato che la
formula cagiona la morte di una persona, di per s, esclude
che nellomicidio preterintenzionale la vittima debba essere
necessariamente la stessa persona contro la quale lazione
era diretta, vuoi perch la divergenza tra il voluto e il
realizzato, nella struttura della fattispecie risultante dalla
integrazione dellarticolo 584 c.p. con lart.82 c.p.,
irrilevante, sia, infine, perch la riserva contenuta nel
91

Cass., 28 maggio 1990, Moschetti, Cass. pen. 1992, 1522.

88

comma 1 dellarticolo 83 c.p., fuori dai casi preveduti


dallarticolo precedente, induce a ritenere che, se la persona
offesa diversa dalla vittima designata, sempre applicabile
larticolo

82

c.p.,

nonostante

leventuale

diversit

dellevento che in concreto si verifica, rispetto a quello


voluto92.
A tale tesi per si obietta con felice intuizione 93 che
nellart.584 c.p. viene in considerazione la diversit non gi
dei soggetti colpiti, ma degli eventi.
Levento dellomicidio preterintenzionale diverso da
quello delle lesioni o percosse avuto di mira, per cui
allipotesi dellarticolo 584 c.p. non pu applicarsi lart.82
c.p., che chiaramente presuppone che si verifichi loffesa
voluta dal colpevole, vale a dire lo stesso evento, ma in
danno di persona diversa. Qui vi diversit di risultati e non
solo di persona, cosicch lunica norma applicabile risulta
quella dellart.83 c.p..
Si ritiene, infatti, che la regola contenuta nellart.82
92
93

V. SERIANNI, voce Omicidio, in Enc. giur. Treccani, XXI, 1990, p.642.


PATALANO, voce Omicidio, in Dir. pen., ed. XXIX, Milano, 1979, p.911.

89

c.p. vale soltanto per i delitti dolosi e si riferisce allipotesi


in cui il colpevole cagioni, in danno di un soggetto diverso,
il medesimo tipo di offesa che intendeva realizzare in danno
della vittima designata, mentre lart.584 c.p. riguarda una
fattispecie in cui la condotta produce unoffesa di tipo
diverso da quella progettata94.
Invero la identit del modello criminoso voluto
realizzare,

ontologicamente

mancante

nellomicidio

preterintenzionale, essenziale per la riconducibilit del


fatto alla figura dellaberratio ictus.
Per sostenerne la ricorrenza bisognerebbe poter
ravvisare loffesa propria del delitto di cui allart.584 c.p.
nelle lesioni o percosse, anzich nella morte come evento
non voluto, ci solo consentendo di cogliere la identit
delloffesa, prevista dallart.82 c.p..
Una tale soluzione, come ben osservato dalla dottrina,
presupporrebbe a sua volta che lomicidio preterintenzionale
si consumi con le lesioni o le percosse e sia solo aggravato
94

PATALANO, voce Omicidio, in dir. pen., in ed. XXIX, Milano, 1979, p. 528; G. M ARINI,
voce Elementi di diritto penale I, Utet, Torino, 1978, 522.

90

dallevento letale.
Ma ci sicuramente da escludere, se vero che per la
configurabilit del delitto in esame non in alcun modo
indispensabile la realizzazione dei delitti di cui agli articoli
581 e 582 c.p., neppure nella forma del tentativo, non
potendosi certo sottacere la collocazione autonoma del
modello di responsabilit preterintenzionale. Lart.584 c.p.
infatti, proprio non necessitando che lazione causale abbia
attinto il livello del tentativo del delitto voluto, incrimina
una condotta che esprime un autonomo contenuto di
disvalore proprio in considerazione dellevento realizzato,
posto in relazione ad una manifestazione di aggressivit.

91

3.

Differenze rispetto allart.586 c.p..


Lart.586 c.p. dispone che quando da un fatto

preveduto come delitto doloso deriva, quale conseguenza


non voluta dal colpevole, la morte o la lesione di una
persona, si applicano le disposizioni di cui allart.83 c.p., ma
le pene stabilite negli articoli 589 e 590 sono aumentate.
La formulazione della norma induce parte della
dottrina a ritenere che costituisca una specifica applicazione
della disciplina dellaberratio delicti, la cui espressa
previsione giustificata dallaumento di pena previsto per i
delitti di omicidio e di lesioni colpose.
Altra parte della dottrina, invece, ritiene che lart.586
c.p. costituisca fattispecie incriminatrice riconducibile alla
responsabilit penale in senso lato.
Si sostenuto, infatti, che, come nellomicidio
preterintenzionale, nel delitto di cui allart.586 c.p.,
caratterizzato da una fattispecie dolosa di base a cui
conseguirebbe un evento pi grave non voluto, la situazione
criminosa

intenzionale

deve

essere

intrinsecamente

92

predisposta alla verificazione dellevento ulteriore.


Secondo

il

predetto

orientamento

il

delitto

preterintenzionale e la fattispecie ex art.586 c.p. sarebbero


caratterizzate da un identico requisito di responsabilit.
Nella fattispecie di cui allart.586 c.p., la realizzazione
dellevento

pi

grave

sarebbe

conseguenza

della

violazione di regole cautelari che dovrebbero accompagnare


la condotta esecutiva della fattispecie base.
La

trasgressione

di

regole

prudenziali

nella

realizzazione della condotta base, renderebbe perci


plausibile ricondurre la fattispecie ex art.586 c.p., alla figura
giuridica della preterintenzione in senso lato.
In sostanza, ci che avvicinerebbe lart.586 c.p. alla
struttura del delitto preterintenzionale sarebbe la necessit
che, al fine dellintegrazione del reato, la fattispecie dolosa
di base tipizzi un fatto illecito caratterizzato da un pericolo
astratto rispetto ai beni protetti dal delitto aggravato nel suo
complesso.
La pericolosit della condotta base rispetto allevento

93

ulteriore

non

voluto

dovrebbe

essere

verificata

empiricamente, cio sulla base del dato pregiuridico della


frequenza statica.
La stessa dottrina pur avendo riscontrato analogie
strutturali tra le fattispecie ex articoli 584 e 586 c.p., ha
tuttavia ammesso che tra di esse esiste una profonda
differenza: infatti, mentre nel delitto preterintenzionale il
fatto base predeterminato dal legislatore, nellipotesi ex
art.586 c.p. esso deve essere determinato dal giudice che
altres chiamato a valutare se esso si sia posto in termini di
effettiva pericolosit rispetto allevento ulteriore verificatosi.
In sostanza, quindi, il delitto ex art.586 c.p. sarebbe
caratterizzato da un elemento di arbitrariet assente nel
reato di cui allart.584 c.p.95.
Altra dottrina96 ha posto in rilievo la marcata
distinzione concettuale tra le suddette ipotesi criminose
osservando che nel caso di cui allart.586 c.p. lattivit del
95
96

CANESTRARI, Preterintenzione, in Digesto, sez. pen., Utet, Torino, 1995, vol. IX, p.677.
STILE, voce Morte e lesioni come conseguenza di altro delitto, in Enc. dir., vol XXVII,
Giuffr, Milano, p.980.

94

colpevole diretta a realizzare un delitto doloso diverso


dalle percosse o dalle lesioni personali, mentre nellomicidio
preterintenzionale lattivit diretta a realizzare un evento
che, ove si verificasse la morte, costituirebbe reato di
percosse o lesioni.
Nel delitto preterintenzionale, quindi, necessario che
la lesione si riferisca allo stesso genere di interessi giuridici,
mentre nellipotesi di cui allart.586 c.p. la morte o la
lesione deve essere conseguenza del delitto doloso diverso
dalle percosse o dalle lesioni.
Nonostante le indicate differenze concettuali e
strutturali registrabili tra la fattispecie ex art.584 c.p. e quella
ex art.586 c.p., sul piano pratico si pongono notevoli
problemi al fine di individuare la norma applicabile alle
ipotesi in cui il delitto doloso di base da cui derivi levento
morte non voluto si connoti per unestrinsecazione di
violenza sulla persona.
In questi casi risulta difficile stabilire se si debba
applicare la norma dettata dal legislatore dallart.586 c.p.

95

oppure se si debba ritenere integrata la fattispecie


dellomicidio preterintenzionale.
Per la soluzione del problema giova definire in modo
preciso sul piano materiale le condotte previste agli articoli
581 e 582 c.p..
La tipicit dellomicidio preterintenzionale resta
ancorata dalla legge alla realizzazione di una condotta
intenzionalmente diretta alla commissione di uno dei delitti
previsti dagli articoli 581 e 582 c.p., laddove da tali atti sia
derivata, quale conseguenza ulteriore non voluta, la morte
del soggetto passivo anzich levento di lesioni o di
percosse.
Secondo consolidata giurisprudenza, nel concetto di
percossa ex art.581 c.p. rientrerebbe ogni violenta
manomissione dellaltrui persona fisica ed ogni azione
violenta produttiva di sensazioni dolorose priva di
conseguenze morbose97.
Lart.582 c.p., nel disciplinare il reato di lesione
97

Cass., 26 febbraio 1981.

96

personale, indica nellevento malattia levento tipico della


fattispecie, potendosi cos ricondurre nellambito della
norma qualsiasi azione che si trovi in rapporto di causalit
materiale con tale evento.
Lanalisi della fattispecie di cui agli artt.581, 582 e 584
c.p. consente di giungere alla conclusione che la condotta
del reato di omicidio preterintenzionale dal punto di vista
materiale si identifichi con i delitti di percosse e di lesioni
personali.
Si tratta di reati a condotta libera potendosi realizzare
in qualsiasi forma mediante atti diretti a percuotere o ledere,
idonei a compromettere lincolumit individuale e pericolosi
rispetto al bene della vita.
Alla condotta cos realizzata dal punto di vista
oggettivo, deve aggiungersi, al fine dellintegrazione del
delitto preterintenzionale, lanimus laedendi da parte del reo.
Autorevole dottrina ha perci posto in luce la necessit
di indagare in ordine allintenzione con la quale lagente ha
posto in essere la condotta base per stabilire se in concreto,

97

nel caso in cui si verifichi levento letale non voluto, si


configuri responsabilit ex art.584 c.p. o ex art.586 c.p..
Qualora loffesa arrecata al bene dellintegrit fisica sia
particolarmente tenue e soprattutto sia palese lintenzione
del reo di colpire un bene diverso dallincolumit fisica del
soggetto passivo, come per esempio lonore o la libert
morale, si esulerebbe dalla portata applicativa della
fattispecie che disciplina lomicidio preterintenzionale
dovendosi ritenere integrata la fattispecie di cui allart.586
c.p.98.
Va

perci

ribadito

che,

per

aversi

omicidio

preterintenzionale, non peraltro necessario che la volont


di percuotere o di ledere abbia avuto il suo esito materiale,
essendo sufficiente che lautore dellaggressione abbia
commesso atti diretti a percuotere o a ledere, incluso quindi
anche il tentativo.
Nella specie99, relativa a rigetto di ricorso, si ritenuta
la sussistenza del reato di omicidio preterintenzionale e non
98
99

SCEUSA, in Foro it., Parte II, 1992, 513.


Cass., 23 marzo 1990, Damiani.

98

del delitto di cui allart.586 c.p., poich, sia volendo


considerare comunque unitaria lazione, sia volendo dar
credito alla tesi difensiva del frazionamento di essa, le
conclusioni non potevano mutare: nel primo caso vi era stata
addirittura lesione alla gamba con il primo colpo e nel
secondo caso linterposta minaccia, secondo colpo mediante
sparo in aria, sarebbe poi stata comunque seguita dallatto
diretto a percuotere o a ledere mediante luso della pistola
come corpo contundente.
Nel fatto di chi venda o comunque ceda una quantit di
droga a un tossicomane, il quale deceda a causa
dellassunzione, autonomamente realizzata, della droga
stessa,

non

configurabile

il

reato

di

omicidio

preterintenzionale, di cui allart.584 c.p., bens quello


previsto dallart.586 c.p., morte o lesioni come conseguenza
di altro delitto, in relazione all art.589 c.p., omicidio
colposo.
Infatti, in tale ipotesi deve ravvisarsi non il dolo
diretto, inequivocabilmente richiesto dallart.584 c.p., atti

99

diretti a percuotere o cagionare lesioni, ma una condotta


lesiva caratterizzata da dolo indiretto eventuale100.
Peraltro il delitto di cui allart.582 c.p. pu essere
commesso con qualunque mezzo idoneo e, quindi, anche
introducendo

nelle

vene

di

altra

persona

sostanze

stupefacenti mediante iniezione, in quanto lo stupefacente


stesso, cos iniettato, provoca unalterazione dello stato
fisico e psichico.
Ne consegue che deve rispondere di omicidio
preterintenzionale e non gi di omicidio colposo colui che
inietti a una persona per via endovena delleroina
cagionandone la morte, a nulla, peraltro, rilevando il
consenso a farsi iniettare la droga101.

100
101

Cass. 14 novembre 1988, Gentilini.


Cass., 4 marzo 1992, Carmignani.

100

4.

Lart. 584 e i delitti aggravati dallevento.


Dottrina e giurisprudenza maggioritarie tendono a

distinguere, dunque, la fattispecie di cui allart.586 c.p. sia


dal delitto preterintenzionale sia dai cosiddetti delitti
aggravati dallevento.
Questultima categoria di delitti caratterizzata dal
fatto che, a seguito del verificarsi di un fatto ulteriore
rispetto ad un fatto base che gi costituisce reato, si ha un
aumento di pena.
Controversa la natura giuridica dei delitti aggravati
dallevento: alcuni ritengono che si tratti di unautonoma
categoria; altri invece li considerano delitti circostanziati.
In ogni caso, in virt di quanto emerge da consolidata
giurisprudenza, levento aggravatore potr essere attribuito
allagente solo allorch esista un coefficiente minimo di
responsabilit per colpa da intendersi come rappresentazione
o rappresentabilit dellevento ulteriore.
Laffermarsi, in giurisprudenza, del principio in virt
del quale levento aggravatore deve essere imputato

101

soggettivamente ha indotto parte della dottrina a riscontrare


delle analogie tra la fattispecie dei delitti aggravati
dallevento, intesi come autonoma categoria, e quella del
delitto preterintenzionale.
In senso contrario si sostenuto che nel delitto
preterintenzionale levento pi grave omogeneo rispetto
alla condotta diretta a realizzare quello meno grave, mentre
nei

delitti

aggravati

dallevento

tale

omogeneit

mancherebbe e levento pi grave rappresenterebbe quasi


una deviazione dal processo causale della condotta, un
risultato anomalo ed eccezionale, anche se derivante da essa.
Il delitto preterintenzionale, inoltre secondo il predetto
orientamento dottrinale, darebbe luogo ad una nuova
fattispecie di reato, mentre i delitti aggravati dallevento non
darebbero luogo ad alcun nuovo reato costituendo,
semplicemente, unaggravante del reato base.

102

5.

In

particolare

sulla

configurabilit

dellomicidio preterintenzionale in caso di


consenso del soggetto passivo alle lesioni.
Per quanto riguarda la fattispecie dellomicidio
preterintenzionale in riferimento allipotesi di consenso alle
lesioni da parte del soggetto passivo si ritiene che
nellipotesi che si contempla, in merito quindi al consenso
informato, correttamente definito quale criterio etico e
giuridico che riflette in ambito medico il principio di
autonomia individuale, che soltanto il libero consenso del
paziente, quale manifestazione di volont di disporre del
proprio corpo, pu escludere in concreto, in assenza di altre
cause di giustificazione codificate, lantigiuridicit della
lesione procurata mediante trattamento medico chirurgico.
Si evidenzia cos come qualsiasi tipo di intervento
medico necessiti del consenso del malato, dallo stesso
preventivamente

manifestato

valido

pertanto

per

leffettuazione del solo intervento per il quale detto consenso

103

stato per lappunto prestato.


Qualora nella fase preparatoria il chirurgo si avvedesse
dellimpossibilit di effettuare lintervento per il quale
stato acquisito il consenso, ravvisando tuttavia la possibilit
di raggiungere lo stesso risultato effettuando un altro tipo di
intervento, maggiormente invasivo o addirittura mutilante,
egli deve sospendere la sua attivit, rendere edotto di tutto
ci il paziente ed acquisire leventuale necessario consenso
prima di procedere con lintervento di tipo diverso rispetto a
quello programmato102.
Lunica deroga a tale principio consentita nel caso in
cui si dovesse determinare, sul tavolo operatorio, una
situazione di urgenza e gravit tale che il mancato
intervento, diverso da quello preventivato, ponesse in serio
pericolo la vita del paziente103; in tal caso, in presenza di uno
stato di necessit, previsto dallart.54 c.p., il chirurgo deve
procedere ugualmente secondo i dettami imposti dal caso
102
103

Cass., 21 aprile 1992, Massimo.


G. LATTANZI, Codice penale, rassegna di giurisprudenza e di dottrina, vol. X, Giuffr,
Milano, 2002, p. 220; V. ZAGREBELSKY, Codice penale annotato, Utet, Torino, 1999, p.766.

104

concreto, andando in ogni caso esente da responsabilit


penale, attesa lurgenza che la grave situazione ha
determinato.
Cos, facendo un ragionamento a contrario, possiamo
osservare come il chirurgo che, in assenza di necessit ed
urgenze terapeutiche, sottopone il paziente a un intervento
operatorio di pi grave entit rispetto a quello meno cruento
e comunque di pi lieve entit del quale lo abbiano
informato preventivamente e che solo sia stato da egli
consentito, commette il reato di lesioni volontarie di cui
allart.582 c.p., in quanto ravvisabile, nella condotta stessa,
la consapevole volont di ledere laltrui integrit personale
senza averne diritto e senza che ve ne fosse necessit, perci
viene considerata del tutto irrilevante, essendo sotto il
profilo psichico, la finalit pur sempre curativa della sua
condotta.
Sicch

egli

risponde

del

reato

di

omicidio

preterintenzionale previsto dallart.584 c.p. se da quelle


lesioni

deriva

la

morte

perci

scaturisce,

da

tale

105

comportamento delittuoso e dalla conseguente morte del


paziente, la responsabilit del chirurgo a questo titolo.
Il punto centrale della questione va ricercato nel fatto
che il reato ascritto al chirurgo viene abitualmente
riconosciuto in situazioni del tutto diverse e che quindi
potrebbe risultare, tutto sommato, una forzatura configurare
il caso di specie alla stregua di un delitto come lomicidio
preterintenzionale che si configura cos grave ed efferato.
La Cassazione104 qualifica tuttavia la condotta cruenta
del sanitario come un illecito comportamento che ha
determinato la lesione del bene dellintegrit fisica del
malato, pur in assenza di intenzioni lesive o quantomeno
aggressive:

il

fatto

che

il

medico

agisce

sempre

nellinteresse e per il bene del paziente, indurrebbe ad


osservare che non viene ritenuta necessaria quella che si
definisce una intenzione malvagia da parte del sanitario,
ma abbia ritenuto sufficiente laver constatato che lo stesso
abbia voluto in realt levento lesivo.
104

Cass., 21 aprile 1992, Massimo, Cass. pen. 1993, 63, con nota di G. Melillo, Condotta
arbitraria e responsabilit penale; G. LATTANZI, Codice penale, rassegna di giurisprudenza e
di dottrina, vol. X, Giuffr, Milano, 2002, p. 511.

106

Argomentando al contrario e supponendo che il


trattamento effettuato arbitrariamente del chirurgo avrebbe
potuto avere esito favorevole, si sottolineato che anche in
tal caso vi sia la sussistenza del reato di lesioni, pertanto che
qualsiasi intervento chirurgico, eseguito senza il preventivo
consenso del paziente, anche se con finalit terapeutiche e
con esito favorevole, ledendo lintegrit fisica del malato,
di per se illegittimo e configura la fattispecie del reato di
lesioni personali volontarie, anche perch sussiste la
coscienza e la volont del medico relative al fatto
commesso; leventuale conseguente decesso del paziente
configurer pertanto gli estremi del reato di omicidio
preterintenzionale105.
Per concludere possiamo infine aggiungere che a
norma dell art.5 del codice civile gli atti di disposizione del
proprio corpo debbono essere considerati vietati sia quando
essi cagionino una diminuzione permanente della integrit
105

G. LATTANZI, Codice penale, rassegna di giurisprudenza e di dottrina, vol. X, libro II,


Giuffrp, Milano, 2002, p. 231; V. Z AGREBELSKY, Codice penale annotato, Utet, Torino, 1999,
p. 787; Cass., 21 aprile 1992, Massimo, in Cass. pen. 1993, 63, con nota di G. Melillo,
Condotta arbitraria e responsabilit penale.

107

fisica, sia quando siano altrimenti contrari a legge, allordine


pubblico o al buon costume.
Ne consegue che, ai fini della configurabilit del
delitto di omicidio preterintenzionale, il consenso prestato ad
una iniezione di eroina, che ha provocato effetti letali, e che
indubbiamente contro il buon costume e comunque contro
la legge (posto che le iniezioni per endovena sono praticabili
solo dal personale sanitario qualificato) un consenso che
non pu ritenersi valido e quindi non atto a scriminare il
reato precisato106.

106

Cass., 4 marzo 1992, Carmignani.

108

Capitolo V
Le recenti applicazioni giurisprudenziali.
SOMMARIO: 1. I diversi criteri di imputazione su cui si basato lomicidio
preterintenzionale. 2. Rassegna giurisprudenziale sui diversi aspetti dellomicidio
preterintenzionale.

1.

I diversi criteri di imputazione su cui si


basato lomicidio preterintenzionale.
La tesi del dolo misto a colpa, maggioritaria in

dottrina, ha trovato conferma anche nella giurisprudenza


maggioritaria.
Si collocano in questa linea interpretativa:
la sentenza della Cassazione penale 107, caso Izzo:
lelemento

psicologico

dellomicidio

preterintenzionale non costituito da dolo misto a


colpa, ma unicamente dalla volont di infliggere
percosse o provocare lesioni, a condizione che la morte
dellaggredito

sia

casualmente

conseguente

alla

condotta dellagente, il quale dunque risponde per fatto


107

Cass., sez. V, 13 febbraio 2002, n. 13114, in Cass. pen., 2003, p. 1561.

109

proprio, sia pure in relazione ad un evento diverso da


quello

effettivamente

previsione

voluto,

legislativa,

che

aggrava

per
il

esplicita

trattamento

sanzionatorio;
la sentenza della Cassazione penale108, caso Paletti: La
corretta interpretazione dellart.584 c.p. impone di
ritenere che per integrare in tutti i suoi estremi il delitto
di omicidio preterintenzionale sufficiente il rapporto di
causalit tra la condotta di aggressione (atti diretti a
percuotere o ledere) e levento morte non essendo
necessaria la prevedibilit di questultimo, che quindi
lart.584 c.p. prevede un caso di dolo misto a
responsabilit oggettiva;
la sentenza della Cassazione penale109, caso Zeni, per la
sussistenza del delitto di omicidio preterintenzionale
sufficiente che esista un rapporto di causa ad effetto tra
gli atti diretti (anche nella forma del tentativo o
semplicemente
108
109

di

atteggiamento

aggressivo

Cass., sez V, 2 ottobre 1996, n. 9197, in Cass. pen., 1997, p. 2715.


Cass., sez. V, 20 novembre 1988, in Cass. pen., 1989, p.999.

110

minaccioso) a percuotere o a ledere e la morte,


indipendentemente da ogni indagine sulla volontariet,
sulla colpa o sulla prevedibilit dellevento pi grave.
la sentenza della Cassazione penale110, caso De Nunzio:
lomicidio preterintenzionale richiede che lautore
della aggressione abbia commesso atti diretti a
percuotere o a ledere e che esista un rapporto di causa
ad effetto tra i predetti atti e levento letale senza la
necessit che la serie causale che ha prodotto la morte,
rappresenti lo sviluppo dello stesso evento di percosse o
lesioni volute dallagente. E ci senza prescindere,
tuttavia, dallelemento psicologico che si concreta nella
volont e previsione di un evento meno grave di quello
verificatosi in concreto poich si tratta, pur sempre, di
un reato doloso in cui si introduce una componente
fortuita che prescinde da ogni indagine di volontariet,
colpa o di prevedibilit dellevento pi grave.
In tutta questa giurisprudenza, si afferma che accertata
110

Cass., sez. I, 30 giugno 1986, in Giust. Pen., 1987, II, p. 720.

111

la sussistenza di tutti i requisiti del reato base, sar


sufficiente la mera presenza del nesso di causalit fra la
condotta del reato posto in essere e il pi grave reato
verificatosi, perch di questo possa rispondersi a titolo di
preterintenzione.
Sotto un punto di vista sistematico, sussiste il problema
che, la presenza nel nostro codice penale di ipotesi di
responsabilit oggettiva, stata tradizionalmente giustificata
con la presenza nel 4 comma dellart.43 c.p., ove si prevede
che, oltre alle ipotesi di dolo, preterintenzionalit e colpa
(indicate nel precedente comma 2), sussistano una serie di
casi determinati dalla legge in via esclusiva nei quali
levento posto altrimenti a carico dellagente come
conseguenza della sua azione od omissione.
Secondo la lettura tradizionale, tali altre ipotesi, sono
appunto le ipotesi di responsabilit oggettiva. Nella
sistematica dellart.43 c.p., queste ipotesi sono altre, anche
rispetto alla preterintenzione, posta nel comma precedente
come autonomo coefficiente soggettivo, accanto al dolo e

112

alla colpa.
Un elemento di rilevante novit, viene portato con la
sentenza della Corte Costituzionale111, tale sua decisione
parte dallindividuazione di una nozione di colpevolezza
costituzionalmente richiesta dove per la richiesta si intende
indefettibile ai fini della configurazione di un illecito penale,
tale colpevolezza non costituisce elemento tale da poter
essere,

discrezione

del

legislatore,

condizionato,

scambiato, sostituito con altri o paradossalmente eliminato.


Il principio di colpevolezza reso necessario dalla
moderna concezione della pena, che esige che questa tenda
alla rieducazione del condannato, come stabilito dallart.27,
comma 3, Cost..
In tale ottica, non pu esserci pena, che prescinda dal
diritto di punire dello Stato, il cui necessario presupposto,
non

pu

che

essere

la

colpevolezza,

che

diviene

fondamento, titolo giustificativo dellintervento punitivo


dello Stato.
111

Corte cost. 24 marzo 1988, 364, pronuncia nota per aver dichiarato
costituzionalmente illegittimo lart.5 del c.p. nella parte in cui non esclude
dallinescusabilit dellignoranza della legge penale lignoranza inevitabile.

113

Ancora la colpevolezza elemento fondante del


principio di certezza del diritto, il principio di colpevolezza
, pertanto, indispensabile, appunto anche per garantire al
privato la certezza di libere scelte dazione: per garantirgli,
cio, che sar chiamato a rispondere penalmente solo per
azioni da lui controllabili e mai per comportamenti che solo
fortuitamente producano conseguenze penalmente vietate.
Su questi presupposti, la Consulta rilegge il principio
di personalit del reato, sancito dallart.27, comma 1, Cost.:
la responsabilit penale personale, attraverso le lenti del 3
comma del medesimo articolo (funzione rieducativi della
pena), comunque si intenda la funzione rieducativa, essa
postula almeno la colpa dellagente in relazione agli
elementi pi significativi della fattispecie tipica.
Non avrebbe senso la rieducazione di chi, non essendo
almeno in colpa (rispetto al fatto) non ha, certo bisogno di
essere rieducato.
La sentenza, tuttavia, non arriva ad affermare la piena
incostituzionalit di ogni forma di responsabilit oggettiva in

114

Diritto penale.
La corte enuclea un concetto di responsabilit
oggettiva pura o propria, caratterizzata dal fatto che
nessun elemento della fattispecie coperto dalla colpa
dellagente, per affermare che solo tale forma di
responsabilit oggettiva da considerarsi in maniera
automatica come costituzionalmente illegittima. Per le varie
forme di responsabilit oggettiva spuria o impropria, la
costituzionalit va valutata volta per volta con riferimento
alle singole fattispecie, va, di volta in volta, a proposito
delle diverse ipotesi criminose, stabilito quali sono gli
elementi pi significativi della fattispecie che non possono
essere coperti almeno dalla colpa dellagente.
In definitiva, dunque, la Consulta afferma che
necessario che gli elementi maggiormente significativi di
una fattispecie criminosa siano coperti dalla presenza di un
coefficiente soggettivo, una compenetrazione psicologica tra
fatto e autore, che possa giustificare la punizione, anche se
non necessario che tutti gli elementi della fattispecie lo

115

siano, ma solo i principi, quelli che concorrono a


contrassegnare il disvalore della fattispecie.
Una

prima

corrente,

esprime

la

tesi

che

la

preterintenzione sia data da dolo misto a colpa specifica.


Posto che la colpa data da una negligenza o imprudenza o
imperizia, ovvero dalla inosservanza di leggi, regolamenti,
ordini o discipline, tale dottrina afferma che nella
preterintenzione debba sussistere si un elemento colposo, ma
che la colpa risieda nel fatto stesso di aver violato la norma
penale incriminatrice rispetto al fatto doloso di base.
Il richiamo effettuato dallart.43, comma 3, c.p., nel
richiamare la violazione di norme di legge in maniera
generica, si presta a farvi rientrare anche le norme penali
incriminatici delle condotte meno gravi. In questo modo, il
soggetto che si macchia della fattispecie meno grave, in
dolo relativamente a questa, ma allo stesso tempo, senza che
sia necessaria alcuna indagine specifica sul suo coefficiente
psicologico, in colpa.
Tale dottrina, introduce di fatto una forma di colpa

116

presunta o di colpa in re ipsa, che sul piano pratico non si


distingue affatto dallaffermazione di una imputabilit per
responsabilit oggettiva.
La critica a tale dottrina, la accusa, non a torto, di aver
voluto trovare un comodo trucco o un escamotage, per far
rientrare dalla finestra la responsabilit oggettiva che dalla
porta si voleva cacciare.
Tale tesi ha talvolta trovato una occasionale sanzione
in giurisprudenza

li legittimit,

con sentenza

della

Cassazione penale112, caso Paradisi, si afferma che


nellomicidio preterintenzionale non pu ravvisarsi una
ipotesi di responsabilit oggettiva, poich pur non
condizionata

nella

integrazione

alla

prevedibilit

dellevento, lelemento soggettivo (colpa) va ricercato


nellavere disatteso il precetto di non porre in essere atti
diretti a percuotere o a ledere.
Invero, nella legge, la cui ratio sta nel porre una
difesa avanzata al bene della vita dei consociati, nella
112

Cass. pen., sez. IV, 15 novembre 1989, in Cass. pen., 1991, I, p. 769.

117

considerazione che non raramente da atti diretti a ledere


(percosse o lesioni) possa, naturalisticamente, ancorch
involontariamente, sopravvenire la morte del soggetto
passivo, data la delicatezza degli equilibri biologici delle
varie componenti la condizione di generica (difficilmente
ottimale) normalit nel funzionamento degli organi viventi,
la valutazione intorno alla prevedibilit dellevento da cui
dipende lesistenza del delitto de quo.
Sulla scorta della nuova centralit assunta dal principio
di colpevolezza, si fatta strada in dottrina una nuova
interpretazione della preterintenzione, ispirata alla necessit
di conferire maggiore legittimit costituzionale a questa
figura.
dalla volont di costituzionalizzare la responsabilit
preterintenzionale,

distaccandola

dalla

responsabilit

oggettiva, che nascono le nuove correnti dottrinarie che


strutturano la preterintenzione come dolo misto a colpa
generica, rifiutando tuttavia la tesi che tale colpa sia da
ricondursi alla violazione del precetto base.

118

Sussiste per il problema che, ove si affermasse che la


preterintenzionalit si sposi in tutto o in parte con un
atteggiamento

psicologico

di

natura

colposa,

questa

finirebbe per coincidere in tutto con laberratio delicti


plurilesiva di cui allart.83 c.p..
Parte della dottrina, in ogni caso, ricostruisce la
preterintenzione come dolo misto a colpa generica, esigendo
che tale colpa sia del tutto equivalente alla colpa ordinaria,
componendosi
prevedibilit

tanto

dellelemento

dellevento

ulteriore,

soggettivo
quanto

di

della
quello

oggettivo della violazione di norme cautelari113.


Per uscire da tale contraddizione ed offrire alla
responsabilit preterintenzionale una struttura autonoma,
recente dottrina arriva a ricostruirla come dolo misto a colpa
generica, esigendo che la genericit della colpa risieda nella
pericolosit posseduta dal comportamento posto in essere,
relativamente ai beni giuridici protetti dalla fattispecie
preterintenzionale.
113

MANTOVANI, Diritto penale, parte generale, Cedam, Padova, 2007, p.566.

119

Si esige che, lagente che commettendo il reato di base


attivi il rischio che a questo connaturato, sia chiamato
dallordinamento ad adottare specifiche regole cautelari, rese
necessarie da questa posizione di rischio.
Sar la violazione di tali particolari precetti cautelari a
far nascere quel coefficiente di colpa che caratterizza la
preterintenzione, diverso dalla colpa di matrice pi generica
che caratterizza la responsabilit colposa ordinaria114.
Le critiche a tale dottrina, si incentrano sullidea che
sarebbe illogico prospettare lesistenza di regole cautelari
che siano specificamente collegate ad una situazione di
illiceit, regole del percuotere prudentemente o del ledere
con attenzione.
In giurisprudenza, tali ricostruzioni della responsabilit
preterintenzionale sono nettamente minoritarie e se ne
riscontrano remote testimonianze115, tuttavia, una isolata

114

115

In dottrina si schierano in tal senso G. BETTIOL, Diritto penale, ed. XI, Cedam, Padova,
1982; CANESTRARi, voce: Preterintenzione, in Digesto delle discipline penalistiche, vol. IX,
Utet, Torino, 1995, pp.710 e ss.
Cass. pen., sez. I, 23 marzo 1979, n.2989, caso Donzelli; Cass. pen., sez. V, 16 dicembre
1981, n.10994, caso Albanese.

120

sentenza116 del 1992 caso Bonalda, riprende tale ipotesi


facendola

propria,

pur

offrendone,

tuttavia,

una

interpretazione discutibile.
Nel caso di specie, si prende in esame un episodio di
scontri fra opposte tifoserie calcistiche, a margine di un
evento sportivo. Tre esponenti di una tifoseria sono inseguiti
da tifosi avversari (in schiacciante superiorit numerica),
uno di questi raggiunto e percosso, con modalit che
tuttavia non sono di per s pericolose per la vita. La vittima
ricoverata muore in ospedale. Lautopsia accerta che la
morte dovuta ad una malformazione cardiaca congenita (di
cui lo stesso tifoso ignorava lesistenza), che ha prodotto
levento mortale a causa dello stress fisico ed emotivo
dellinseguimento e della colluttazione.
In

sede

di

giudizio

di

legittimit,

le

difese

dellimputato propongono in primo luogo eccezione di


illegittimit

costituzionale

dellart.584

c.p.

(omicidio

preterintenzionale), sotto diversi profili, ma in primo luogo,


116

Cass. pen., sez. V, 11 dicembre 1992, in Cass. pen., 1993, p.2529, con nota di Fulgenzi.

121

per il preteso contrasto con lart.27 comma 1 Cost. alla luce


delle sentenze della corte costituzionale117.
La tesi sostenuta che il principio di personalizzazione
dellillecito penale offerto con queste sentenze, sia
contraddetto dalla lettera dellart.584 c.p., che invece
sarebbe fondato sulla mera sussistenza di un nesso
eziologico.
Nel respingere listanza di remissione, la Suprema
Corte,

afferma

che

preterintenzionale

(nella

preterintenzionale)
giurisprudenza,

tale

sarebbe

struttura
specie

gi

lorientamento

stata

dellillecito
dellomicidio

superata

prevalente,

dalla

sostiene

la

Cassazione: individua lelemento psicologico del delitto


previsto dallart.584 c.p. nel dolo misto a colpa.
Tale affermazione, non appare in realt surrogata,
risultando di gran lunga maggioritaria, come visto, la
giurisprudenza

di

legittimit

che

ricostruisce

la

responsabilit preterintenzionale come una forma di


117

Corte Costituzionale, 24 marzo 1988, n.364 e 13 dicembre 1988, n.1085.

122

responsabilit oggettiva.
In tale sentenza, comunque, viene sposata la tesi
dottrinaria

di

maggiore

modernit:

la

tesi

della

preterintenzione come dolo misto a colpa; come quella che


sottolinea che la condotta colposa (generica o specifica che
sia) consiste nella violazione di regole cautelari tese ad
impedire il verificarsi di eventi dannosi che concretizzano il
pericolo insito in attivit lecite e non di qualsiasi norma,
bench di natura preventiva, appare preferibile. Essa spiega
perch la preterintenzione costituisce una figura intermedia
fra il dolo e la colpa, distinta dalla responsabilit oggettiva
ed i cui profili non configgono con il solco tracciato dalle
note pronunce della Corte Costituzionale in materia di
personalizzazione dellillecito penale.
Dopo tale affermazione di principio, tuttavia, la
Suprema

Corte

condanna

il

Bonalda

per

omicidio

preterintenzionale, sottolineando come levento mortale


non si pone oltre la prevedibilit che costituisce il limite
minimale dellimputazione soggettiva dellillecito, intesa

123

come riferibilit psichica del fatto allautore.


La Cassazione, dunque, sposa (pur isolatamente) la
ricostruzione della preterintenzione come dolo misto a colpa,
ma richiede, in questa sede, una nozione minimale di colpa,
che coincide non con la violazione di specifiche norme
cautelari, ma con la mera prevedibilit.

124

2.

Rassegna giurisprudenziale sui diversi aspetti


dellomicidio preterintenzionale.

Questioni di costituzionalit: infondata la questione

di costituzionalit dellart.584 c.p., nella parte in cui


prevede, per il reato di omicidio preterintenzionale, una pena
edittale superiore nel massimo e nel minimo rispetto a quella
stabilita dallarticolo 18, 2 e 4 comma, legge 22 maggio
1978, n.194, per il fatto di chi provochi linterruzione della
gravidanza con azioni dirette ad arrecare lesioni alla donna,
se dal fatto derivi la morte della donna, in riferimento
allarticolo 3 Cost.172118.

Lelemento

psicologico

nellomicidio

preterintenzionale: manifestamente infondata la questione


di legittimit costituzionale dellart.584 c.p., in quanto
previsione

normativa

di

unipotesi

di

responsabilit

obiettiva, in contrasto con lart.3 Cost., sotto il profilo della


disparit

di

trattamento

rispetto

fattispecie

che

118

Corte Cost., 30 luglio 1981, n. 162, emessa 16 luglio 1981, pubblicata in gazz. Uff n. 214 del
5 agosto 1981.

125

presenterebbero identica connotazione (evento non voluto


posto a carico dellagente, articoli 83, 116 e 586 c.p.) e con
lart.27, comma 1, Cost., in forza del quale limputazione
dellillecito penale si concreta nella rapportabilit (o
riferibilit) psichica del fatto allagente sotto il profilo
minimale della prevedibilit, intesa quale capacit di
prevedere le conseguenze della propria condotta e di
esercitare su questa il dovuto controllo finalistico.
Da un lato, infatti, non invocabile il principio di
eguaglianza, quando si pongono a confronto situazioni come
quelle richiamate dagli articoli 584, 83, 116 e 586 c.p., che
sono sostanzialmente dissimili tra loro, al di l del dato
formale comune dellimputazione di un evento non voluto o
non avuto di mira direttamente dallagente. Dallaltro, poi,
va

considerato

che

la

giurisprudenza

configura

la

preterintenzione come dolo misto a colpa, i cui profili non


configgono, ma sono in linea con le pronunce nn.364 e
1085/88

della

Corte

costituzionale,

in

tema

di

126

personalizzazione dellillecito penale119.

Sul rapporto di causalit: si ritiene che la negligenza o

limperizia dei sanitari non esclude il rapporto di causalit


tra la condotta lesiva dellagente e levento morte, perch la
colpa dei medici non pu ritenersi del tutto indipendente,
ossia causa sopravvenuta da sola sufficiente a produrre
levento, rispetto al comportamento dellagente che,
provocando il fatto lesivo, ha dato luogo al necessario
intervento operatorio.
La suddetta negligenza o imperizia, infatti, non
avvenimento eccezionale ed atipico rispetto alla serie
causale precedente di cui costituisce anzi un normale
sviluppo evolutivo120.

Sul

concorso

omissivo

nellomicidio

preterintenzionale: in virt del principio dellart.40 c.p. pu


essere chiamato a rispondere di omicidio preterintenzionale
il funzionario di polizia che sia assente dal luogo ove il fatto
119

Cass. pen., sez. V, 11 dicembre 1992, caso Donzelli, cass. Pen.1993, p.2529, con note di
Fulgenzi.
120
Cass. pen., sez. V, 4 febbraio 1993,riferimento in CARINGELLA GAROFOLI, op. cit. p.1547.

127

si verificato, violando lobbligo di impedire che la


condotta degli agenti sottoposti trasmodasse in ulteriori e
gravi violenze nei confronti dellindagato. (fattispecie ex
art.584 c.p., nella quale il dirigente della squadra mobile
della Questura aveva schiaffeggiato lindagato dellomicidio
di un commissario, che era stato quindi portato in altro
locale e sottoposto a violenze ed al trattamento con acqua e
sale da parte degli agenti ed era infine deceduto per
laccidentale penetrazione nelle vie aeree del tubo per
limmissione dellacqua)121.

Sulle

cause

di

giustificazione

nellomicidio

preterintenzionale: Ai fini della configurabilit della


legittima difesa, anche putativa, pur non occorrendo la
sussistenza di unaggressione attuale, necessario che
sussista comunque lattualit di un pericolo, intendendosi
per attuale un pericolo presente o incombente, non futuro o
gi esaurito; inoltre, per lipotizzabilit dellesimente
putativa,
121

necessario

che

ogni

eventuale

erroneo

Cass. pen., sez. V, 4 aprile 1995, n.5139.

128

convincimento del soggetto di versare in stato di pericolo sia


sempre sorretto da circostanze di fatto che possano
giustificare la ragionevole persuasione di una situazione di
pericolo, occorrendo che tale persuasione poggi su dati
obiettivi e non meramente soggettivi (nella specie, relativa a
ritenuta

responsabilit

per

delitto

di

omicidio

preterintenzionale per avere limputato, avventandosi contro


la persona offesa e determinandone la caduta contro una
sporgenza del pavimento, cagionato alla persona medesima
lesioni letali, i giudici non hanno ritenuto lesimente in
presenza del solo fatto che la vittima, la quale fino a quel
momento si era limitata a litigare proferendo ingiurie
verbali, si era tutto ad un tratto alzato in piedi, poich il
semplice gesto di alzarsi non poteva essere interpretato come
azione aggressiva o minacciosa e che anche una diversa
convinzione dellimputato non sarebbe stata rilevante ai fini
di una legittima difesa putativa, non trovando riscontro nella
realt122.
122

Cass. pen., 7 ottobre 1988, riferimento in Caringella Garofoli, op. cit., p.1548.

129

Lesimente di cui allart.52 c.p. non applicabile, neppure


sotto laspetto delleccesso colposo, quando la sproporzione
non deriva da colpa, ma sia consapevole e volontaria, sicch
lagente non agisce con la volont di difendersi nella
convinzione sia pure erronea di dover reagire a solo scopo
difensivo, ma per risentimento o ritorsione, sapendo di
rispondere con eccesso alloffesa; in tal caso, del delitto
commesso egli risponde a titolo di dolo, oppure, se volle
solo ferire e invece uccise, a titolo di preterintenzione123.
Il

consenso

del

paziente

deve

essere

manifestato

preventivamente al trattamento medico chirurgico da


eseguire. Il chirurgo non abilitato ad eseguire un altro
intervento, non preventivato n consentito ed al di fuori di
una condizione di necessit ed urgenza per la salute del
paziente. Le lesioni derivanti da un intervento chirurgico
eseguito senza il consenso del malato configurano il delitto
di lesioni personali volontarie.
Si delinea, il delitto ex art.584 c.p. qualora dalle lesioni
123

Cass. pen.., 24 maggio 1983, riferimento in Caringella Garofoli, op. cit., p.1549.

130

consegua, come evento non voluto, la morte del paziente124.


A norma dellart.5 c.c. gli atti di disposizione del proprio
corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione
permanente della integrit fisica, o quando siano altrimenti
contrari a legge, allordine pubblico o al buon costume; ne
consegue che, ai fini della configurabilit del delitto di
omicidio preterintenzionale, il consenso prestato ad una
iniezione di eroina, che ha provocato effetti letali, e che
indubbiamente contro il buon costume e comunque contro la
legge (posto che le iniezioni per endovena sono praticabili
solo da personale sanitario qualificato) un consenso non
valido e non atto a scriminare il reato precitato125.

Sul

concorso

di

preterintenzionale:

lipotesi

dellart.116

non

c.p.

persone
prevista

nellomicidio
dal

applicabile

comma

allomicidio

preterintenzionale, in quanto trattasi di una forma attenuata


di concorso configurabile solo nella ipotesi in cui il
concorrente che si vuole anomalo abbia voluto un reato
124
125

Cass. pen., sez. V, 21 aprile 1992, caso Massimo, in riv. Pen. 1993, II, p.44.
Cass. pen., sez. V, 4 marzo 1992, riferimento in Caringella Garofoli, op. cit., p.1548.

131

diverso

da

quello

voluto

dagli

autori

materiali

concretamente attuato.
Nellomicidio preterintenzionale, invece, levento mortale
non voluto da nessuno dei concorrenti; mentre tutti
vogliono le lesioni o come nel caso in esame, le percosse,
onde tutti devono rispondere della morte che eventualmente
consegua alla aggressione voluta126.

126

Cass. pen., sez. V, 2 febbraio 1996, riferimento in Caringella - Garofoli, op. cit.,p.1549.

132

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