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Pablo Picasso: La corsa, 1922


“L’immagine
femminile,
ogge3o
dei
desideri
mu2:
la
donna
madre,
la
donna
amante,
la

donna
potente,
la
donna
sensuale,
la
donna
adolescente”
Mena Miccoli
Ho scelto di presentare ai ragazzi e alle ragazze del 1° anno del polivalente i
pittori postimpressionisti ed espressionisti pensando al “cambiamento”, inteso come
mutamento di condizione, realizzato da questi artisti in un tempo lungo e con un
ritmo incalzante.
Parlare con i giovani di cambiamento, risulta estremamente difficile, perché è
un concetto astratto legato al pensiero dell’adulto, un pensiero che il quotidiano e il
contingente e l’ansia del futuro proiettano in immagini concrete, lontane
dall’immaginario e utopico mondo giovanile. Il fluire degli accadimenti, il modo con
cui si interagisce con tutto ciò che accade intorno, la proiezione che ciascuno fa in sé
e di sé è un’operazione che è in continuo movimento. L’adulto può gestire, seppure
molte volte con estrema difficoltà questo movimento. Le emozioni, le sensazioni, la
criticità, la somma delle esperienze attivano processi di pensiero via via più evoluti,
raffinati ma meno spontanei, contribuendo a strutturare l’identità per accumulo di
certezze e concretezze e non riuscendo più, per quanti sforzi si faccia, a entrare
profondamente in contatto con il turbinio delle emozioni e sensazioni dei giovani,
finendo per apparire loro come dei vati.
Anche il mondo giovanile è legato al concreto, un concreto fatto di
identificazioni soprattutto con i pari, lo stesso slang, l’identico modo di vestire, le
stesse abitudini alimentari, le stesse modalità di divertimento, lo stesso desiderio di

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distinguersi aggregandosi in gruppi differenti ma riconoscibili per codici. Questa
massificazione assopisce le emozioni individuali, nasconde a loro stessi e all’esterno
pensieri divergenti, desideri, sogni, spinte a percorrere strade sconosciute. Strade che
sono occasioni in cui lanciarsi per poter scoprire capacità e voglia di sostenere ciò
che si è e per poter partecipare alla vita sociale con un personale contributo,
soddisfacendo il bisogno che in un angolo remoto della mente e dell’animo è riposto
e che potrebbe non emergere mai.
È su questi pensieri che rifletto quando organizzo le attività da presentare,
dedico molto tempo alla modalità dell’incontro, ho bisogno di conoscerli e questo
capita in attività in cui il contatto col sé avviene inconsapevolmente.
Tra i ragazzi si accende il desiderio mentre si sperimentano con la propria
fisicità e con la relazione tra tutti i presenti nello spazio attrezzato con molta anima e
cura. Emerge quasi subito la sensibilità per il colore, il desiderio di possedere la
forma, l’intuito per la scelta delle immagini che non è mai casuale. Dall’animosità e
dalla contestazione iniziale che si esprime con frasi tipo ”mò che ci vuò fa fa” oppure
“a conosc tiene qualcosa in mente”, passano ad uno stato di quiete, sfogliano le
pagine dei libri che dispongo sui tavoli, osservano i dipinti, esprimono pareri di tipo
estetico, parlano soprattutto tra loro, e poi con convinzione della scelta effettuata,
perplessità per la difficoltà compositiva, curiosità del mettersi alla prova, iniziano a
fare.
All’inizio dell’attività non parlo degli artisti, seguo a ruota le loro emozioni, li
accompagno nell’acquisizione della tecnica del disegno, osservo la modalità con cui
ciascuno coltiva la relazione, o si confrontano sulla scelta del dipinto, osservano
vicendevolmente i disegni sostenendosi nella difficoltà. L’azione è vera e molto
responsabile, hanno chiaro in mente che fanno sul serio, infatti indossano i camici
ancora prima di iniziare.
Si apre poi un dialogo che definisco silenzioso con l’autore del quadro, a volte
gli rivolgono espressioni colorite, altre volte mi chiedono che tipo è, oppure perché
ha dipinto proprio quell’opera o ancora dubitano della sua sanità mentale. Mentre si
lavora, rispondo alle loro domande, parlo della personalità dell’autore, del periodo
storico relativo, della grande passione degli artisti, tutte persone molto impegnate a
partecipare al cambiamento, racconto delle loro vite difficili, della sofferenza
scaturita dal fatto di non essere capiti e della tenacia, della forza espressa nel
sostenere le loro idee. Cerco il dialogo sulla condizione della scelta per riflettere
insieme, per sfatare l’idea che esprimono con insistenza che le cose sono e non
possono essere diverse. Non tutte le giornate sono uguali, molto incide l’umore che
circola nel gruppo, sono ragazzi e ragazze la cui età va dai quindici ai diciassette
anni, sono nati amori, amori a volte contesi a volte non corrisposti, amori che
inquietano alcuni per la paura di perdere l’amico o l’amica, l’amore in tutte le sue
espressioni: amore-amicizia, amore-solidarietà, amore-coesione, amore-sostegno. È
questo sentimento pregno di emozioni che ha influito sulla scelta delle opere da
riprodurre e interpretare.

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Serena, nel corso degli incontri che avvenivano proprio nel laboratorio, è stata
un’osservatrice attenta e molto discreta, ha visto il nascere delle opere, il procedere, il
rallentamento e ancora… ancora fino al termine dell’attività. La suggestione delle
immagini femminili, gli sguardi di queste donne, in particolare il volto della Venere
interpretato da I. in un connubio di antico e moderno, le hanno comunicato il
desiderio di parlarne, di sollecitarmi ad una riflessione sulla scelta operata dai
ragazzi. Così a distanza di due anni dalla produzione è molto impressionata e
incuriosita dalla Sirena Partenope realizzata da R., una semidonna senza volto. Nasce
così l’idea di parlarne in questo seminario, per un confronto e per meglio
comprendere i significati di questi messaggi dei ragazzi che a loro modo ci
conducono e ci introducono nella loro sfera emotiva.
Molti soggetti sono immagini femminili, donne dall’aspetto imponente, donne
sensuali, donne androgine, dallo sguardo misterioso, intenso, perso nella malinconia
o lontano assorto nei pensieri. Immagini così lontane dagli stereotipi femminili dei
nostri adolescenti: parlano spesso di diete da fare per diventare longilinee, per poter
indossare abiti stretti che fasciano e che lasciano intravedere le forme ma poi
contraddittoriamente mangiano di tutto e soprattutto alimenti calorici.

Manao tupapau – Gauguin 1892


Le immagini da osservare erano molteplici, i soggetti delle opere
rappresentavano tantissimi aspetti della realtà, tantissime donne di tutte le età,
moltissime longilinee dai tratti spigolosi, con abiti dai colori brillanti e molto
contrastanti, tantissimi uomini e varie ambientazioni. Ma la scelta è stata questa che
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vedete, sia le ragazze che i ragazzi indipendentemente l’uno dall’altra hanno scelto
immagini di donne semivestite o nude, il nudo non ha suscitato imbarazzo, è stato
vissuto con tranquillità. Penso che la tranquillità che ha accompagnato l’esecuzione
del lavoro sia scaturita dalla loro tranquillità
interiore, queste immagini hanno trovato
corrispondenza nei loro desideri, si sono
identificati nelle figure femminili che
vorrebbero nella loro vita: la madre, la
compagna, un’amica. Diverse sono state le
reazioni dei ragazzi durante questo processo
di identificazione: J. mentre dipingeva
protestava, non trovava la sua esecuzione
somigliante all’originale, parlava
rivolgendosi alle figure, le trovava brutte e
non voleva completare il lavoro. Seduta sulla
sediolina guardava il dipinto e mi chiamava
per esternare tutta la sua disapprovazione.
Allo stesso tempo controllava L., ascoltava
con le orecchie tese cosa dicesse, era in una
forte tensione nella confusione dei suoi
sentimenti. Le dissi di lasciar perdere, di non terminare qualcosa che non le piaceva
ma mi rispose che non era così, che voleva farlo perché quelle donne le piacevano,
erano come voleva essere lei. J. è piccola di statura, è molto graziosa, riscuote
consensi perché è allegra e simpatica, ha catturato l’attenzione di L. con cui gioca
maliziosamente e sensualmente. Lei non è libera, è fidanzata con un ragazzo già da
due anni, fidanzata in casa con qualcuno che sicuramente sposerà perché rappresenta
da tutti i punti di vista la sicurezza che lei non ha. Eppure ha messo in atto tutta la sua
seduzione per conquistare L. che è perdutamente innamorato senza alcuna speranza.
Le è molto chiaro il potere che può avere una donna per prendere ciò che in quel
momento desidera, conosce la seduzione e sa usarla, disapprova il tradimento e nei
giudizi è lapidaria. Lei non sta tradendo, sta giocando, sta verificando fin dove arriva
con il suo potere. Ecco la contraddizione con l’immagine scelta da cui non traspaiono
emozioni irruente, la calma, la serenità, la staticità, l’ordine delle cose e della natura.
Volutamente la Sirena di R, è senza volto, in un primo momento non mi
convinceva la sua motivazione, sosteneva con pacatezza e convinzione che non
poteva aggiungervi alcun tratto somatico che la identificasse perché nessuno la
conosce in quanto nessuno l’ha mai vista. R. è una ragazza che non ama vedersi,
vedere quante capacità ha, ha una personalità forte pensa di non aver bisogno di
nessuno. In famiglia ha un ruolo da adulta, partecipa all’accudimento dei nipotini e
della casa, la madre che vive una situazione familiare difficile, marito e figlio in
carcere è una mater familias, è molto accogliente, diligente nel sostenere il percorso
di R. e nel mantenere la famiglia unita. R. vive molto questo ruolo familiare e
dimentica di avere desideri. È il secondo anno che è con noi, ha avuto un momento di

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disorientamento per cui si è allontanata, ma quando è ritornata a scuola ha dato corpo
ai desideri, è diventata più bella, cura il suo aspetto fisico, emana il senso del vivere
e la sua sirena di cui è orgogliosa riacquista il volto.

Sandro Botticelli: Venere e Marte, 1485-1486


La Venere interpretata da I. è nata dalla richiesta di fare un dipinto da regalare a suo
padre, mi ha descritto il salone dove dovrebbe essere collocato il suo lavoro, lo stile
dei mobili e il colore della stoffa di cui sono rivestiti i divani, mi ha chiesto di
indicarle un artista che poteva meglio rispondere alla sua idea. Le ho portato un libro
di Botticelli, perché mentre l’ascoltavo sentivo questo suo forte bisogno di esprimere
amore, tenerezza, sensibilità e delicatezza e che mi faceva pensare al dolcissimo volto
della Primavera.
A quel tempo I. aveva già completato la riproduzione di un quadro, “la camera di
Van Gogh” una vera sfida con se stessa, con la sua irrequietezza, con la sua
aggressività, con la sua invadenza e con il forte desidero di occupare la posizione di
leader. Il lavoro dei tutor, dei docenti, intenso e continuo, il tutoraggio stretto di
Donatella e di Emilia a sostegno della ragazza e della madre hanno segnato il
cambiamento. È lentamente emersa la parte adolescente con il diritto di vivere i
sentimenti di amore, infatti si è innamorata di A., si è addolcita e per il tempo che è
stata con noi è riuscita a convivere con più tranquillità con la paura, paura di perdere
il padre, paura di perdere la vita.

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Ci ha sorpreso il contrasto
tra la sua concretezza, la sua
impulsività ed arroganza e la
figura di una Venere dolcemente
distesa. È significativo che abbia
lasciato questa figura che
campeggia nella sua
riproduzione e non abbia voluto
rappresentare niente altro
dell’originale che comprende
piccoli satiri e Marte
addormentato. Questa visione di
quiete è così distante dai suoi
racconti di guerre, conflitti,
fughe e scontri! Con il tempo ha
lasciato emergere le sue richieste di pacificazione, il suo desiderio di tranquillità, la
ricerca di altri modi di ascoltare e chiedere.
Le donne rappresentate non sono solo la percezione di sé, ma sono ancor di più
la rappresentazione di ciò che riempie la loro vita, il loro fulcro, la madre.
L’immagine della donna madre rappresenta la proiezione che i nostri giovani
hanno della figura materna verso cui sentono un’ambivalenza che si esterna in un
rapporto di odio-amore, come testimoniano le pesanti espressioni che le rivolgono nei
momenti di rabbia. La madre è la figura da amare, da proteggere, da difendere, ma è
anche la responsabile del loro senso di disagio, dell’inadeguatezza della loro vita. La
madre di tanti dei nostri giovani è l’emblema della madre – potente,una figura forte
che con i suoi vissuti, spesso sfocianti
nell’illegalità, riesce a dominare il territorio,
ricevendo in cambio rispetto e
riconoscimento. Misurarsi con una figura così
forte è difficile per i ragazzi, genera in loro
ansia e paura da un lato, rispetto e amore
dall’altro. Tutta questa gamma di sentimenti,
percepiti inconsapevolmente si esternano
nella scelta dei quadri. Le donne raffigurate
non sono mai aggressive, dominanti, ma
hanno un aspetto accogliente, hanno gli occhi
dolci, comprensivi e amorevoli. Le donne
raffigurate non sono altro che la
personificazione dei desideri dei nostri
ragazzi: sono la madre che vorrebbero, la
donna rassicurante, che tutto capisce e tutto
appiana.

Henri Matisse: Zorah sulla terrazza, 1912

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Paul Gauguin: Fanciulle Tahitiane con fiori di mango, 1899

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Paul Gauiguin: Donna con mango, 1892

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Paul Gauguin: Nevermore o nudo di Pau’ ura coricata, 1897

La Sirena Partenope: interpretazione fantastica

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Leonardo da Vinci: La Gioconda, 1503

Esercitazione in Accademia Jessica Galbret: regina della notte

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Matisse: Bozzetti per bassorilievo in cartapesta

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