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AUTORE: Marcia Lorenzo

TITOLO: Lutero e le origini della Riforma

DATA: 31/05/2010

ORGANIZZAZIONE: Istituto Istruzione Superiore “G.Brotzu”


INDICE

Capitolo 1 – La crisi religiosa e la Riforma protestante

1.1 Lutero e l’indulgenza tedesca del 1517

1.1.1 La dottrina della indulgenze

1.1.2 Le 95 tesi di Martin Lutero

1.1.3 La condanna papale alle tesi luterane

1.1.4 Le ripercussioni politiche della protesta di Lutero

1.1.5 La corruzione della chiesa e i papi del Rinascimento

Capitolo 2- La teologia luterana

2.1.1 La formazione religiosa di Lutero

2.1.2 La fede e la promessa di Dio

2.1.3 Lutero ed Erasmo da Rotterdam

2.1.4 La dottrina luterana dei sacramenti

2.1.5 Il sacerdozio universale e il libero esame delle scritture

2.1.6 La fede, le opere e i veri sacramenti

2.1.7 L’appello ai principi tedeschi

Capitolo 3- La Riforma in Germania

3.1.1 La risonanza dell’”affare Lutero” e la dieta di Worms

3.1.2 La diffusione della Riforma e la rivolta dei cavalieri

3.1.3 La guerra contadina tedesca

3.1.4 Lutero contro la sollevazione sociale

3.1.5 La dottrina politica di Lutero e la rottura con Erasmo

3.1.6 L’intervento dei principi tedeschi in difesa della Riforma

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Capitolo 1 - La crisi religiosa e la Riforma protestante
1.1 Lutero e l’indulgenza tedesca del 1517
1.1.1 La dottrina delle indulgenze
L’evento che ha causato la nascita dell’Europa moderna è la riforma luterana.
Questa ha rotto l’unità cristiana che aveva segnato il medioevo, segnando così
una svolta. Nella Riforma si intrecciano degli elementi di ordine religioso,
culturale e politico che fecero sorgere diverse tensioni. Ma l’occasione che fece
da detonatore fu la grande indulgenza tedesca del 1517. La dottrina
dell’indulgenza è un aspetto della fede cristiana che si riferisce alla possibilità
di cancellare una parte ben precisa delle conseguenze di un peccato, dal
peccatore che abbia confessato sinceramente il suo errore e sia stato
perdonato tramite il sacramento della confessione. Alla fine del XV secolo la
teoria e la pratica delle indulgenze erano ormai cosa consolidata e fu da una
polemica sorta intorno a essa che derivò la più profonda crisi mai vissuta dalla
chiesa cristiana. All’inizio del 1515 Alberto di Hohenzollern aveva chiesto per sé
anche il più importante vescovado di Germania, quello di Magonza. Questo
cumulo di cariche era proibito, ma papa Leone X era disposto ad autorizzarlo
dietro il pagamento di 10.000 monete d’oro. Alberto se le fece anticipare dal
banchiere di Augusta Jacob Fugger e per poterle restituire concordò con il papa
il bando di un’indulgenza della durata di due anni.

1.1.2 Le 95 tesi di Martin Lutero


Nel 1517 i frati domenicani incaricati di diffondere le “lettere di indulgenza”,
giunsero ai confini della Sassonia. La loro propaganda assunse toni
particolarmente scandalosi. Il monaco agostiniano Martin Lutero si affrettò a
mettere in guardia i suoi parrocchiani di Wittemberg; Lutero argomentò la sua
condanna scrivendo 95 brevi enunciati, note come le “95 tesi”. Era la fine di
Ottobre del 1517. In quel tempo nacque anche la stampa, un mezzo tecnico
capace di diffondere con estrema rapidità le opinioni e di amplificare ed
esasperare i toni di una polemica. In queste tesi Lutero condannava il
nepotismo, il lusso sfrenato, il concubinaggio, la simonia e la compravendita di
reliquie come idoli sacri. In queste tesi egli sosteneva che:

– Esistono solo due sacramenti, quali battesimo ed eucarestia come ricordo


dell’amore divino.
– L’uomo non è in grado di scegliere il bene, quindi non c’è il libero arbitrio
(de servo arbitrio).
– L’unica via di salvezza è la lettura della Sola Scrittura, cioè del Vangelo,
quale unica fonte della parola divina.

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– La sacra scrittura doveva essere letta e interpretata dal singolo fedele
con l’aiuto dello Spirito Santo.

1.1.3 La condanna papale delle Tesi luterane


Le Tesi luterane furono inviate a Roma, mentre in Germania la polemica fra
Lutero e i partigiani delle indulgenze diventava rovente. Nell’estate del 1518, la
corte pontificia emise una prima condanna delle Tesi di Lutero, invitandolo a
Roma per discolparsi; ma nel frattempo trovò un aiuto in Federico il Savio
(principe elettore di Sassonia). I vari eventi politici fecero passare in secondo
piano la polemica accesa dal monaco di Wittemberg. Ma il 15 giugno 1520 il
papa emanò la bolla “Exurge Domine” il quale condanna Lutero ad andare a
Roma. Ma quest’ultimo fu di nuovo salvato da Federico, il quale chiese che
Lutero venisse ascoltato alla prima dieta convocata dal nuovo imperatore, che
doveva tenersi nel 1521.

1.1.4 Le ripercussioni politiche della protesta di Lutero


Quando ciò avvenne erano passati già più di tre anni dall’inizio della contesa, il
fronte dei partigiani di Lutero si era allargato e le idee del monac9o si erano
ormai inserite in processi di trasformazione culturale e politica assai più
complessi. La Germania era, in quel tempo, un paese politicamente arretrato
rispetto alle altre monarchie europee; l’unità tedesca era data solo
dall’autorità imperiale, ma essa a sua volta sembrava troppo legata a
un’eredità medievale connotata da una continua ingerenza di quel lontano
centro di legittimazione che era Roma. Alla pressione politica si aggiungeva la
pressione finanziaria da parte del papa: era troppo il denaro tedesco che
arrivava in Italia. Le questioni sollevate da Lutero erano in buona parte
faccende interne alla Germania e toccava alla dieta imperiale giudicarle. Inoltre
Lutero poteva essere certo dell’appoggio dei Ritter (piccola nobiltà dei
cavalieri). Questa classe sociale rappresentava un passato in via di
disfacimento.

1.1.5 La corruzione della chiesa e i papi del Rinascimento


Dopo il concilio di Basilea, si erano visti alcuni pontefici di grande cultura,
protettori delle lettere e delle arti, apertamente schierati dalla parte dello
spirito rinascimentale, ma anche pericolosamente affascinati dal culto
dell’antichità classica, dai valori estetici fini a se stessi.

2.1 – La teologia luterana


2.1.1 La formazione religiosa di Lutero

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Le 95 tesi di Lutero non costituivano soltanto la condanna di uno dei tanti
abusi che venivano rimproverati alla chiesa romana. Martin Lutero era nato ad
Eisleben, in Sassonia, il 10 novembre 1483. Nel 1501 entrò all’università di
Erfurt per studiare diritto; nel 1505 aveva deciso di farsi monaco ed era entrato
nell’ordine degli agostiniani, mostrando i segni di una religiosità sentita in
maniera molto drammatica, tipica dell’uomo medievale. Nel 1507 diventò
sacerdote; era perseguitato dal senso del peccato e si confessava in
continuazione. Lutero si convinse che nessun uomo può essere privo di desideri
malvagi, qualunque cosa esso faccia; secondo lui è impossibile salvarsi con le
proprie forze.

2.1.2 La fede e la promessa di Dio


Nel 1510, Lutero fece un viaggio a Roma, per svolgervi una missione per conto
del suo ordine. A Roma non trovò conforto alle sue angosce e nel 1513 tornò a
Wittemberg dove iniziò a insegnare teologia. In questi anni egli trovò la
soluzione al problema della giustificazione a partire dalla frase di San Paolo ai
Romani: “il giusto vivrà nella fede”. Il senso del cristianesimo cambiò
totalmente ai suoi occhi, perché infatti, secondo lui, erano inutili le buone
opere, in quanto l’uomo è di natura malvagia. Pertanto, secondo Lutero; i
comandamenti erano stati preordinati affinchè l’uomo riconoscesse la propria
impotenza rispetto al bene e imparasse a disperare di sé stesso. Per Lutero,
l’unico mezzo per la salvezza è credere, ma per farlo devi essere scelto da Dio,
in quanto l’uomo non può far nulla per trovare da solo la fede.

2.1.3 Lutero ed Erasmo da Rotterdam


C’erano molte concordanze tra Erasmo da Rotterdam e Lutero. Nel 1516
Erasmo aveva pubblicato un’edizione del Nuovo Testamento che includeva la
versione originale in greco, in modo che ogni persona potesse interpretare

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liberamente ciò che dicevano i teologi. Lo stesso doveva fare il cristiano nella
vita di tutti i giorni, e cioè liberarsi di tutto ciò che è estraneo e deformante alla
vera fede. Fra Erasmo e Lutero vi erano anche delle differenze: Erasmo non
accettava le visioni luterane per cui l’uomo è privo di libero arbitrio ed è
totalmente corrotto sin dalla nascita.

2.1.4 La dottrina luterana dei sacramenti


Lutero nega quasi tutti i sacramenti. Per Lutero essi si sono ridotti solo a delle
specie di riti malvagi, validi a prescindere dalla fede di colui che li riceve. Essi
sono riconducibili ad uno solo: l’accettazione delle promesse divine. Così
vengono accettati i sacramenti dove è il fedele a ricevere ciò che Dio ci offre e
aboliti quelli che ci fanno credere di fare un opera buona “apprezzata” da Dio.

2.1.5 Il sacerdozio universale e il libero esame delle Scritture


Lutero critica anche l’ordinazione sacerdotale. Per Lutero i sacerdoti sono solo
ministri col compito di insegnare e predicare. Con Lutero il sacerdozio è
universale e, ognuno, col battesimo, può diventare sacerdote. In base a questo
Lutero abolisce gli ordini monastici e qualunque tipo di voto perché la visione di
Lutero del “primato della fede”, faceva sì che egli diffidasse da tutto ciò che
tendeva a trasformare il cristianesimo in una forma di vita eccezionale. Infine
Lutero esalta il lavoro, ogni uomo deve sposarsi, avere figli e lavorare,
conseguentemente, abolisce il divieto del matrimonio per i sacerdoti. Inoltre lui
si sposò con una ex-suora.

2.1.6 La fede, le opere e i veri sacramenti

Per Lutero i veri sacramenti sono 3: l’eucarestia, il battesimo e la confessione.


Con l’eucarestia egli non mette in dubbio la presenza reale del corpo e del
sangue di Cristo nel pane e nel vino. Con il battesimo trova il simbolo della
morte e della resurrezione. Infine con la confessione dice che ciò che conta è
solo la fede nella promessa del perdono. Il penitente amministra da sé tale
sacramento, con la propria fede.

2.1.7 L’appello ai principi tedeschi


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Lutero, infine, per attaccare il papa, trova l’ascolto dei principi tedeschi, ai quali
chiedeva di intervenire negli ordinamenti terreni della chiesa: facendo ciò abolì
i monasteri, requisì le ricchezze della chiesa di Roma in Germania. Ormai
l’assemblea della Dieta, col nuovo re Carlo V, era prossima.

3.1 – La riforma in Germania


3.1.1 La risonanza dell’”affare Lutero” e la dieta di Worms

Il 6 gennaio 1521 Lutero venne scomunicato; il 27 gennaio si tenne la Dieta di


Worms. Le polemiche luterane erano basate su argomenti molto sentiti da tutti
i fedeli d’Europa, e contava inoltre sull’appoggio delle forze umanistiche. Lutero
presentava i favori dell’opinione pubblica, che era stanca delle ingerenze della
chiesa sugli affari interni tedeschi, al punto che molti principi si erano convinti
toccasse alla Dieta giudicare Lutero stesso in quanto egli aveva aperto delle
polemiche interne alla Germania. Se Lutero avesse accettato di attenuare
alcuni aspetti delle sue tesi, la Dieta l’avrebbe “assolto”, e questa sarebbe
stata l’occasione per dare una sonora sconfitta alla chiesa romana. Lutero però
non rivisitò le sue teorie, pertanto fu dato ordine di catturarlo. Ancora una volta
Federico di Sassonia lo salvò nascondendolo in un suo castello. Qui Lutero
tradusse in tedesco la Bibbia.

3.1.2 La diffusione della Riforma e la rivolta dei cavalieri


Quando Lutero tornò a Wittenberg (1522), i suoi seguaci erano decisamente
aumentati. Nel corso degli anni ’20, in Germania, i segni dell’antico modo di
vivere la religione furono distrutti o dispersi. Frati e monaci furono riportati alla
vita laica con la forza. Oltre a tutto questo, vi furono risvolti anche “non
spirituali”. Infatti, i Ritter renani assaltarono l’arcivescovo di Treviri per
impossessarsi dei suoi possedimenti, quest’attacco fu stroncato da un
intervento armato dei maggiori principi, che volevano sfruttare la riforma
luterana come una spinta verso lo Stato.

3.1.3 La guerra contadina tedesca

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Quando vi fu la rivolta dei cavalieri, Lutero si schierò con i principi. Tra il 1524 e
il 1525 ci fu una nuova rivolta contadina che ebbe come protagonista Thomas
Muntzer, il quale predicava alle comunità di fedeli di poter fare a meno del
clero in toto, e di poter amministrare da sé le cose sacre. Muntzer fomentò la
folla, e si trovò protagonista di una delle principali rivolte del tempo,
massacrando e distruggendo, tutto ciò che trovava sul loro passaggio.

3.1.4 Lutero contro la sollevazione sociale


Nel ’25 la rivolta raggiunse il culmine; Lutero la giudicò come un flagello di dio
contro l’avidità dei signori, ma invitò i contadini a non farsi trasportare dai
fanatici, per non cadere nel male dell’anarchia. In seguito Lutero, per sottrarsi
dall’accusa di essere causa della rivolta, pubblicò un opuscolo dove chiamava i
principi alla carneficina. Nel maggio del ’25 i rivoltosi furono sconfitti e Muntzer
fu torturato e poi ucciso.

3.1.5 La dottrina politica di Lutero e la rottura con Erasmo


Per Lutero l’uomo è schiavo del peccato nei rapporti sociali, per questo Dio ha
creato il potere temporale dello Stato, sopprimendo i rivoltosi. L’idea che la vita
sociale fosse possibile soltanto sotto la minaccia della spada era inaccettabile
per gli umanisti. Erasmo pubblicò così il de libero arbitrio, dove diceva che la
fede è basata sulla libera scelta, a cui Lutero rispose con il de servo arbitrio,
dove giudicava le teorie umaniste peggiori di quelle papiste.

3.1.6 L’intervento dei principi tedeschi in difesa della Riforma

Sempre più le sorti della Riforma restavano affidate all’appoggio politico dei
principi. Per le autorità, seguire la Riforma voleva dire abolire il ceto cattolico e
impossessarsi dei suoi beni. Sia luterani che cattolici tentavano di
salvaguardare l’unità della chiesa per andare incontro alle esigenze
dell’imperatore; la figura imperiale continuava a rimanere un’autorità non
contestata. Comunque non riuscirono a trovare un compromesso valido per
entrambe le fazioni.

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BIBLIOGRAFIA
Lutero, mendicante di Dio
Erasmo, Lutero, Melantone. Da Steyn a Wittemberg
FILMOGRAFIA
Il Rinascimento. Martin Lutero. La riforma protestante

FINE