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Indagine sulle mazzate

Per prima cosa ognuno scrive la propria opinione su come vanno affrontati questi problemi. Risultano
quattro modi principali:
1) Il maestro deve dividere i bambini e punirli
2) Chiamare il maestro prima di passare alle mani
3) Picchiare l’aggressore in modo serio, cioè facendogli male
4) Il genitore deve venire in classe a minacciare il prepotente
5) Solo per Cinzia: non bisogna fare gare e avere amicizia tra i bambini.
A questo punto non si discute più di Andrea e Rosy, ma delle diverse proposte, la discussione si fa
animata, ma non degenera in rissa; segue il voto: 13 bambini dicono che non bisogna fare gare (item 5)
uno vuole l’intervento del maestro, due chiedono dure punizioni corporali, uno si appella alla difesa
familiare.
La discussione sembra aver capovolto le regole che vigevano fino al giorno precedente, ma non
bisogna illudersi che le cose stiano veramente in questo modo. E’ importante verificare fino a che punto
la rissa scoppiata in classe avesse origine in sentimenti autentici dei bambini o piuttosto dall’obbedienza
a comportamenti sociali diffusi: verifichiamo quindi cosa pensano in proposito gli adulti che i bambini
frequentano sottoponendo loro le cinque proposte. Nel giorno stabilito sono stati intervistati dai bambini
98 adulti (per comodità abbiamo arrotondato a cento facendo altre due interviste il giorno dopo). Ecco i
risultati:
Il maestro deve dividere e punire 13
Intervento dei genitori con minacce 15
Chiamare il maestro 13
Clima di collaborazione 43
Punizioni corporali 16
I genitori e gli adulti favorevoli a stabilire un clima di collaborazione, appaiono più numerosi dei 13
bambini che avevano scelto la stessa soluzione. Qui diventa importante riuscire a fare un confronto sul
peso relativo di questa risposta in ciascun gruppo. Servono quindi nozioni come percentuali, istogrammi
etc.. Tutto questo è stato fatto in un lavoro prolungato che ha richiesto tutto il tempo necessario ad
acquisire queste competenze.
Giunti finalmente alla costruzione di due “torte” confrontabili restava un’ultima operazione di
‘accorpamento’ per evidenziare meglio i risultati: bisognava trovare un concetto ed una espressione
linguistica tali da poter mettere insieme risposte diverse. La scelta - largamente arbitraria - è stata la
seguente:
Bambini Adulti
Soluzioni fondate sull'autorità (il maestro) 1 26
Soluzioni violente (botte e minacce) 3 31
Soluzioni collaborative 13 43

Bambini Adulti
6% 26 %

18 % 43 %

76 % 31 %

Collaborazione Violenza Autorità


In questo modo, la rissa, attraverso il vaglio della discussione e delle trasformazioni numeriche, è stata
concettualizzata, ma non per questo è stata privata delle sue connotazioni e della sua carica emotiva. Nel
momento in cui vedono la luce i due grafici riprodotti, dove si evidenzia la netta prevalenza delle
proposte di collaborazione tra i ragazzi, si scatena un senso di liberazione:
Io con i miei genitori non sono neanche un po’ d’accordo sul fatto che con le “mazziate” si risolve
qualcosa. Invece non si risolve nulla e penso che i miei compagni sono d’accordo con me.
Ora faccio un esempio: i nostri genitori pensano di risolvere qualcosa con le botte se noi bambini non
sappiamo scrivere?
I genitori dicono che possiamo imparare, e allora ci devono anche capire e rispettare; altrimenti
quando ci facciamo grandi trattiamo male anche i nostri figli. (Stefania)
Io penso che gli adulti non capiscono i pensieri dei bambini: i bambini non vorrebbero fare a botte
ma fare amicizia. Gli adulti si approfittano di noi perché siamo piccoli.
Alcuni genitori vengono in classe e dicono: “perché non picchiate i bambini come facevano con noi?“
Oppure “Perché non li mettete con i ginocchi sul granone?” I bambini pensano che la crudeltà non
serve, perché i bambini soffrono tanto, invece i ragazzi vanno avanti sfruttando l’intelligenza. (Cinzia)
I grandi pensano che picchiare i bambini é buono, perché forse quando loro andavano a scuola il
maestro o la maestra li ha picchiati:.......però non é giusto che le cose che facevano i nonni o i genitori le
dobbiamo fare pure noi. Tutte le cose che facevano loro comunque le vogliono fare a noi....Penso che
tutta questa faccenda non é giusta perché credono che noi siamo bambini di tre anni che non capiamo e
che stiamo ai loro ordini. (Carla).
Molti bambini si comportano male e rompono anche i giubbotti che la madre gli ha comprato.
Molti bambini si comportano male perché i fratelli si comportano come gli asini e i loro genitori
pensano solo alle mazzate.
A me non piacciono le mazzate perché mi fanno male e lo stesso non capisco niente e quando vado a
scuola rompo anche i quaderni.
Altri genitori li sgridano e gli danno gli schiaffetti e qualche volta gli danno tutte mazzate.
E la scuola funziona in un altro modo per far capire come si usa l’intelligenza e per fare capire che
non si deve rompere niente e anche come si studia. (Elio, novembre 1989).