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Diario di guerre

Fare didattica in situazioni difficili, tra una strage di camorra e una guerra petrolifera - gennaio 1991 -
Costruire col gruppo classe “un patrimonio comune di immagini e un’interpretazione condivisa del
passato” é il modo principale di costruire una coesione di gruppo attraverso cui esercitare una positiva
pressione morale sull’allievo e spingerlo all’impegno e allo studio. Comune e condivisa significa che
l’insegnante in prima persona é coinvolto, che la motivazione non si insegna ma “si partecipa” agli altri,
così come si partecipa la gioia e al dolore. La letteratura - che offre un vasto patrimonio di immagini
condivisibili - viene ricreata nel gruppo classe e talora creata ex novo - quando gli eventi sono
necessariamente condivisi dall’insegnante come dagli alunni: é stato il caso della guerra in Iraq. La
possibilità di affrontare insieme la comune paura della guerra é stata data proprio dal fatto che esisteva
un “patrimonio di immagini condiviso" e altre immagini sono state create ed aggiunte in questa
occasione. L’insegnante stesso, nella sua vita, aveva già sperimentato forme di psicosi di massa che gli
hanno consentito di attingere a sua volta ad un patrimonio di “esperienze comuni”. In questo modo egli é
diventato un elemento di una tradizione, di un trasferimento nel tempo delle conoscenze piuttosto che
trasmettere una cultura immobile nel tempo ed indifferente agli eventi reali.
Tredici morti in un anno in un perimetro di centocinquanta metri intorno alla scuola.
Sappiamo cosa significa sentirsi minacciati e aspettare da un momento all'altro la vendetta o la pallottola
vagante.
Sappiamo cosa succede quando i morti sono tanti che bisogna mettersi in coda anche per essere seppelliti.
Sappiamo cosa significa vedere il compagno di classe piangere all'improvviso senza motivo apparente.
Noi viviamo in tutto questo eppure questa guerra non solo sta provocando orrori mille volte più grandi su
milioni di persone, ma fa venire fuori la parte peggiore di tutti noi che stiamo qui.
Anni di paure e di angosce si stanno riversando fuori senza nessun argine contagiando tutti ed
amplificando tutte le paure già esistenti.
Gennaio 1991 - Cronaca della settimana
Oggi per la prima volta da una settimana sono ritornati a scuola tutti i bambini e stiamo scrivendo per
cercare di capire cosa ci succede.
La settimana si é aperta con la paura di una strage che c'era stato il sabato prima in una piazzetta vicino
alla scuola.
Molti bambini erano spaventati perché erano stati vicino alla sparatoria.
Inoltre alcuni genitori hanno aumentato la paura dicendo che ci dovevano essere delle rappresaglie anche
nella scuola.
Per questo motivo siamo rimasti in classe con solo quattro o cinque bambini.
Mentre stava finendo questa paura, é cominciata la paura della guerra. Molte persone hanno fatto grandi
rifornimenti e dicevano che veniva la guerra a Napoli.
Quando é scoppiata la guerra e hanno visto che non succedeva niente hanno cominciato a dire che i
terroristi mettevano le bombe sotto alla scuola.
Un altro giorno c'era una grande manifestazione contro la camorra e pure qualcuno ha pensato di non far
andare i bambini a scuola immaginandosi dei pericoli.
Un solo fatto divertente é successo a una nostra amica: a casa sua c'era un grosso ratto che si aggirava
per le scale e siccome non sono riusciti a ucciderlo per quattro giorni lei non é venuta a scuola. E' venuta
a scuola quando c'era stata la strage, é venuta quando é scoppiata la guerra, poi é bastato un ratto per
tenerla a casa.
Infine il principe azzurro, cioè il fratello ha ucciso il mostro e oggi Assunta é tra noi.
A scuola invece abbiamo fatto delle cose buone: abbiamo inaugurato la televisione e abbiamo visto il film
"Il ragazzo selvaggio". Poi abbiamo letto le storie di Sansone, Davide, Giuditta e tutti i bambini hanno
scritto molto bene.
Siccome stiamo tutti molto nervosi sono successe anche altre cose:
1) Il maestro ha litigato con alcuni genitori che venivano in classe e facevano spaventare i bambini.

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2) Maria ha avuto un attacco di appendicite e sta all'ospedale
3) Salvatore ha preso un grande spavento a casa sua e ora gli fa male l'occhio.
4) Gennaro ha litigato con la maestra dell'Istituto dove va di pomeriggio ed é stato sospeso per due giorni.
Da tutte queste cose si capisce che stiamo veramente in una situazione difficile.
Però ci sono troppe persone che invece di mantenere la calma aumentano la paura mettendo in giro le
voci più strane.
Anche per questo abbiamo letto le storie di Sansone, Davide e Giuditta.
Nella storia di Sansone abbiamo visto che anche una persona che fa paura a tutti alla fine non spaventa
più nessuno se si capisce il suo segreto.
Nella storia di Davide abbiamo visto che il re Saul seguiva tutte le voci della gente e abbiamo capito che
invece noi dobbiamo essere migliori e cercare di capire da soli, proprio come il piccolo Davide che alla
fine dimostra di essere più forte e deciso dei guerrieri.
Perciò é importante venire a scuola in questi giorni di difficoltà perché ci aiutiamo tra noi a capire e a
non aver paura. (Scrittura collettiva guidata dal maestro)
Dalla cronaca di Maria Assunta
Dal 21 dicembre 1990 a Barra sono già state uccise 13 persone infatti ieri sono morte altre persone: tre
uomini e una donna anziana per la paura e un bambino di otto anni é stato ferito: comunque una strage.
Ora noi pensiamo e siamo piccoli e il governo non prende dei provvedimenti, e quando ne prendono
qualcuno lo fanno per far vedere che loro sono importanti.
Il governo ha un quartiere abbandonato."Ma la vogliamo finire?"
Se fossi in lui metterei delle guardie nei "circoletti", nei bar, nelle salumerie e in tutte le parti.
Io sono una bambina e quando sento qualcosa di questo genere in questo paese me ne vorrei proprio
scappare e non ritornare mai e poi mai più. Invece il governo non se ne frega proprio niente e quindi per
me si potrebbe togliere tutto di mezzo, cioè il governo, le guardie e tutte queste persone che si sentono
importanti.
…..
Attingere al patrimonio comune di immagini
Non siamo impreparati ad affrontare le paure e le angosce che sono naturali in tutti i bambini e in questo
quartiere in special modo, però ci siamo trovati di fronte ad un problema più difficile.
E' possibile aiutare il bambino ad essere sereno usando i poteri della sua mente quando le sue
preoccupazioni sono soprattutto di origine interna.
Ciò che é difficile é rassicurare il bambino quando il pericolo é fondato e quando la psicosi di massa
amplifica i pericoli. In realtà anche di fronte a pericoli estremi essere analitici, distinguere e articolare i
giudizi é essenziale, ed é quello che sempre facciamo. Si cerca di guardare in faccia il pericolo e di
delimitarlo, di discriminare tra pericolo reale e amplificazioni psicologiche, si cerca di evitare la
circolazione di notizie incontrollate ed allarmanti.
Ecco quindi individuato un tema su cui concentrare la nostra attenzione: di fronte alla minaccia reale
bisogna lavorare perché questa non sia l'inizio di un processo di disintegrazione di tutta la vita e quindi
della personalità. Molti genitori già avviliti da una vita difficile abbandonano ogni cura, si lasciano andare,
sembra che aspettassero solo questo.
-Perché non avete provveduto alla vaccinazione antirosolia?
-Con la guerra che c’è penso alla vaccinazione!
-Perché il bambino non viene a scuola?
-Perché c’è la guerra
-La guerra guerreggiata é lontana.
-Ma mettono le bombe sotto alle scuole
-E noi, bambini e insegnanti che stiamo in classe siamo incoscienti?
-Siete privilegiati perché avete uno stipendio.

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E' un piccolo saggio di come si avvia un processo di disintegrazione, già presente, che attendeva solo la
grande catastrofe per precipitare. I bambini percepiscono con grande sensibilità questo lasciarsi andare
degli adulti, questo desiderio di abbandonare ogni regola e ogni condotta finalizzata e soffrono di questo
ancor più che del pericolo di guerra.
La declamazione del pericolo, la sua amplificazione, la propalazione di notizie false e allarmanti risponde
non ad un esame di realtà ma ad incontrollate spinte interne. Viceversa noi tentiamo di operare una sorta di
consapevole fuga che ha per fine di conservare la nostra integrità di fronte a una situazione estrema.
Dobbiamo riuscire a conservare una linea di condotta, riuscire a continuare il nostro lavoro senza farci
travolgere dalle cose che non possiamo cambiare.
Questa situazione era già stata affrontata in due casi nel passato anno scolastico: discutendo il caso di Ryan
e il caso di Patrizia Tacchella. Due ragazzi che in situazione di pericolo estremo hanno saputo tenere una
linea di condotta che ha impedito il disintegrarsi della loro personalità ancora prima che si realizzasse la
minaccia di vita sulle loro persone:
La storia di Ryan
La storia di Ryan é stata proposta all'interno di un percorso didattico riguardante l'identità personale. In
particolare si stava discutendo di quelle forme di autocommiserazione in cui molti si lasciano coinvolgere e
che producono solo un ulteriore degrado della persona. Ryan, morto proprio nei giorni in cui ferveva
questa discussione, rappresentava invece il caso opposto di una persona, che pur avendo la certezza della
morte ha saputo mantenere una condotta di vita positiva per sé e per gli altri. La storia ha coinvolto
intensamente i bambini, in special modo i più sfortunati che hanno visto in questa favola reale una
speranza anche per sé.
...il ragazzo già sapeva che aveva l’AIDS e che doveva morire però lui voleva studiare; un giorno si era
iscritto a scuola e appena era andato a scuola le mamme avevano ritirato i loro figli e lo avevano lasciato
solo.
Poi un giorno Ryan se ne era andato in un altro paese che si chiama Cicero e finalmente i bambini
capirono che l’AIDS si prende solo se qualcuno ha una ferita aperta.
Però le ragazze del supermercato non gli davano niente perché credevano che toccando i soldi che Ryan
aveva in mano si infettavano.(Assunta)
Ryan un giorno si fece una trasfusione nel laboratorio e c'erano delle n bottiglie di sangue malato e gli
venne l’AIDS. Seppe che doveva morire e si scritte a una scuola dove i genitori dei bambini se li portarono
via e dissero: "Noi abbiamo incendiato una casa degli ammalati, accorto che te lo facciamo anche a te "
Il bambino andò in un altro paese di nome Cicero e andò a scuola e capirono che era ammalato e poi si
trovò una fidanzata ed era il primo della classe.
Combatteva per i malati e arrivò dal presidente degli Stati Uniti che mise un albero col suo nome.
...quando morì il presidente degli Stati Uniti ha messo tutte le bandiere a mezz'asta e ha messo una striscia
nera alla bandiera per tutti i cittadini. Elton Jon lo cantato la canzone “una Candela nel Vento". (Nando
10 aprile 1990).
Patrizia e la letteratura
I giornali hanno riferito che Patrizia Tacchella, mentre era prigioniera dei suoi rapitori stava scrivendo una
storia intitolata “Due cani ed un gatto".
Partendo da questo titolo abbiamo provato a immaginare quale storia stesse scrivendo Patrizia e perché.
Io penso che i due rapitori sono i gatti e Patrizia é il cane, perché lei ha preferito di essere il cane perché
é più fedele invece i gatti sono cattivi; infatti i due uomini erano cattivi e Patrizia li ha detti gatti, invece
per il cane ha pensato a sé stessa.
Un giorno Patrizia che era abbandonata in una prigione, per passare il tempo si é messa a scrivere, e
chissà se sapeva che in mano ai rapitori stava 80 giorni.
Quello che ha detto mio fratello al maestro ci interessa. Angelo ha detto proprio come ho pensato io, che
lei si sentiva abbattuta e sola e si mise a scrivere.
Questo vuol dire che se si mette a scrivere non sta sola ma riflette e pensa come se nel quaderno stesse
parlando con la madre e il padre.

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Sia Angelo che Maria sanno bene che la storia che Patrizia scriveva era il frutto della sua fantasia, che in
nulla poteva cambiare la sua situazione se non nel contribuire a darle una speranza. La cosa più
straordinaria era che essa stessa si raccontava questa favola, perché questo era un modo per dialogare con
sé stessa e mantenere vivi quei rapporti coi genitori che invece erano violentemente troncati.

Parlare d'altro, continuare le proprie attività può sembrare una fuga dalla realtà troppo penosa, o far
ritenere che si accettino fatalisticamente tutti gli errori umani che sono connessi a tali realtà, significa
invece fare un serio esame di realtà e affrontare con determinazione quelle forme di degrado umano che in
tali circostanze si sviluppano. Nella discussione in classe abbiamo affrontato seriamente il problema di
quanta probabilità ci fosse che la camorra venisse nella scuola per vendicarsi sui bambini di una spiata che
si dice esserci stata Abbiamo esaminato seriamente la possibilità che Napoli fosse bombardata, abbiamo
esaminato seriamente la possibilità che ci fossero attentati alle scuole e alla nostra in particolare, e siamo
arrivati a conclusioni meno allarmanti, solo perché erano le nostre conclusioni e non eravamo in balia degli
umori altrui. Mantenere il controllo significa quindi assumere anche il pericolo e il rischio nel proprio
vissuto invece di lasciarsi andare alla psicosi di massa.
Ci siamo impegnati con noi stessi a non farci coinvolgere nella psicosi, a mantenere un po' di raziocinio.
Tutto questo però non bastava, occorreva anche esprimere delle speranze che in modo razionale non
possono essere espresse proprio perché la realtà é troppo dura, i timori troppo fondati per esprimere
speranze a buon mercato.
Avevamo bisogno anche noi, come Patrizia, o i bambini dell'isola deserta di trovare un materiale che desse
corpo a delle speranze che non possono essere espresse in termini realistici addentrandoci in analisi degli
scenari di guerra vicini e lontani. Ci sono libri che in queste circostanze ci possono soccorrere, perché
narrano le esperienze di altri uomini che hanno affrontato situazioni estreme.
Sansone
La storia di Sansone, forzando un po' il testo, può anche essere letta come la storia di una forza basata sulle
paure altrui: Sansone con i suoi capelli lunghi ostenta il suo carattere indomito e i nemici si sentono
mancare solo a vederlo. Sansone perde la sua forza quando i nemici vedendolo tosato come una pecorella
ridono di lui. Noi ci troviamo nella condizione dei Filistei di fronte a gente che ostenta la sua forza e la sua
prepotenza, ma una parte della loro forza sta nella nostra paura, che si estende molto al di là della loro
effettiva forza.
D'altro canto la storia di Sansone é anche la storia del ritrovamento di una identità e di una forza interiore
dopo la perdita di una forza tutta esteriore.
Lapidariamente Angelo ha detto : Sansone ha cominciato come Saddam Hussein ed é finito come
Gorbaciof: Saddam viene assunto a simbolo di quello che é prepotente e tracotante, Gorbaciof é percepito
come un personaggio che cambia con la forza delle idee.
Maria invece ha scritto:
Io penso e ho detto in classe che questa vera storia arrassomiglia a Giovanni senza paura, infatti lui alla
fine scoprisce che in sé stesso sta più forza che fuori.. Sansone, come ha spiegato Angelo nella classe era
come un ragazzo di strada che vuole essere guappo solo perché ha in mano un oggetto minaccioso.
Io penso pure ai bambini che si sentono forti e fanno mettere paura a tutti e non sono buoni, in senso che
non sono all'altezza di affrontare le persone.
Giovani senza paura, nella versione dei Grimm si spaventa e muore la prima volta che si volta indietro e
vede la sua ombra: la sua forza non derivava dalla conoscenza di sé ma da quella che i bambini hanno
chiamato incoscienza: non affrontava i pericoli, semplicemente non li conosceva. Sansone invece una volta
privato della possibilità di leggere la paura degli altri perché cieco, scopre in sé stesso la forza che prima
gli derivava dai capelli:
Mentre i filistei lo prendevano in giro, lui pensò in sé stesso:
"Dio, io adesso prendo la tua forza e la tua capacità e io sono sempre forte, non fuori, ma in me stesso"
Così con l'ultima forza fece cadere il palazzo.
Fine della prima parte
Seconda parte.

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Noi stiamo in un luogo (la bambina tutta contenta mostra il foglio: ho scritto luogo! una parola ricercata)
dove molte persone si vogliono fare guappi, ma non sanno affrontare faccia a faccia la persona, ma
perché hanno la pistola in mano. Ma quando uno gli toglie la pistola quello mica sa affrontare la realtà?
Invece quelli che sanno affrontare faccia a faccia i problemi, quelli sono veri uomini. Però io preferirei
che anche se loro sono guappi, ai figli non glielo devono far capire, devono capire stesso loro che non si
devono comportare come guappi.
Poi quelli che non sanno sparare - ora sto pensando quando ci furono a Barra tre morti - sono peggio
ancora..(la bambina ha usato per la prima volta l'inciso, si é fermata ed ha chiesto se era il caso di usare
il punto e virgola ndr)
Infatti uno di quelli non sapeva sparare ed é proprio quello che sparò al ragazzo.
Voi pensate che io stessi con loro. Non certo!
Io voglio far capire a loro, ma non vado con loro; lo faccio e lo dico per il bene vostro, per non farvi
uccidere. Perciò voi non mi dovete accusare che io stia con loro.
Fine anche della seconda parte.
Maria 16 gennaio 1991
Mirko si é trovato nel pieno della sparatoria, ed é praticamente sotto choc per ciò che ha visto. Il maestro
ha introdotto questo tema anche per aiutarlo indirettamente a parlare e ad elaborare questa sua paura.
Mirko anche, per la prima volta, é riuscito a svolgere un compito di notevole complessità ed ha usato per la
prima volta il napoletano tra virgolette, come segno di ulteriore disprezzo per quelli che lo hanno
terrorizzato. Non sarà facile assorbire un simile colpo ma certamente Mirko sta sulla buona strada. Nel
pomeriggio dello stesso giorno stava con la madre a manifestare contro la camorra.
Io in questo racconto ho pensato che lui se non aveva i capelli non era forte ma forse anche era che
quando lo vedevano i giovani, con i capelli lunghi credevano che era importante. E' come quando i
giovani a Barra si credono forti ma non valgono proprio niente.
E' come quando qualcuno ha una pistola e se gliela togli non vale proprio niente e sparano anche come
scemi "va!va! pecché nun sanno' mantenere neanche' a' pistola' 'mmano'" (Ma va, non sanno neppure
tenere la pistola in mano!)
Il telefono cellulare
Parliamo dei tempi di oggi :
un signore perbene (ironico ndr) accompagna la figlia a scuola e entra nel cortile con una macchina
grande che costa 50 milioni e si ferma a parlare con il radiotelefono. Passa il mio maestro e lo guarda
fisso e dice il signore:
"Ma che guardate a fare"
Risponde il mio maestro:
"Voi avete il coraggio di venire in questa scuola con questa macchina così grande che i bambini si
possono terrorizzare"
Parlo io: poi con il telefono se telefona a qualcuno per fare il guappo lui forse non sa che le guardie fanno
delle ricerche e poi sempre lo arrestano.
Davide
Il piccolo pastore Davide vince il gigante tracotante con la sua fresca baldanza: é questa la favola che
conosciamo da bambini, ma la storia narrata dalla Bibbia é molto più significativa in relazione ai problemi
che stiamo affrontando. La vera forza di Davide sta proprio nel non lasciarsi contagiare dallo scoramento
che ha preso tutti i guerrieri.
Stavamo discutendo di questo quando lo scoppio della guerra ha fatto fiorire le voci più incontrollate e un
panico maggiore si é ancora più diffuso.
Ho esteso allora la lettura di questo episodio all'intera storia di Saul e Davide per evidenziare l'opposizione
dei due caratteri e soprattutto la dipendenza di Saul dagli umori più immediati del suo popolo.
La vista di un re che si comporta come molti adulti loro vicini, ha da un lato un effetto consolatorio: la
paura e la debolezza di fronte alla vox populi hanno degli illustri precedenti; dall'altro ha un effetto di
sprone: possiamo essere migliori di un re, proprio come é stato migliore di Saul il piccolo Davide. I ragazzi

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- senza illuderci che per questo abbiano abbandonato tutte le loro paure - erano molto soddisfatti di questa
scoperta, del fatto che é possibile che un ragazzo sia più fermo di molti adulti di fronte al pericolo.
Saul é un re ma in verità non lo chiamerei re perché un vero re sfrutta le sue capacità e le sue idee e la sua
intelligenza, ma invece Saul si fa dire le cose dal suo popolo che prende decisioni sciocche.
Per questo tre volte ha fatto dei patti e non li ha mantenuti ora ve li dico:
1) Quando non aspetta Samuele
2) Quando deve punire il figlio
3) Quando deve far sposare Davide e non gli da la figlia.
Nel secondo fatto Saul aveva detto che assolutamente nessuno doveva mangiare e il figlio Gionata vide del
miele e lo mangiò e lo doveva uccidere, ma il popolo disse: "Non lo uccidere"
Il terzo fatto sbagliò perché sentì una canzone del popolo che diceva; "Mille ne ha uccisi Saul e diecimila
Davide", si ingelosì e non gli fece sposare la figlia.
Tutti questi sbagli vengono da un fatto che é il primo: i figli di Samuele erano ingiusti e il popolo
protestava sempre e invece di trovare un giudice giusto vollero un re. Dio disse a Samuele; "Io ve lo do,
ma questo re vi farà passare i guai vostri". Il popolo anche se sapeva questo accettò e Saul pure accettò
perché era anche ambizioso.
Saul é un re ricco di oro e Davide é un pastorello ricco di intelligenza.
Voi dite, ma che significa? Ora ve lo dico:
Saul quando deve prendere una decisione la pensa ma poi se la fa dire dal popolo, invece Davide quando
prende una decisione la dice al popolo ma se il popolo dice"No non va bene la dobbiamo
cambiare”Davide dice di no perché sfrutta la sua capacità e anche perché ha fiducia in sé stesso. I miei
amici dicono che Davide é così perché crede in Dio, ma anche Saul crede in Dio, ma lo crede a fantasia
(superficialmente ndr).
Giuditta
L'ultima storia che abbiamo letto e che sembrava fatta proprio al caso nostro é quella di Giuditta e
Oloferne. Anche qui la lettura delle fasi che precedono la sua celebre impresa interessa più che la scena
finale: il popolo di Betania é assediato, senz'acqua e cibo, i ragazzi e le donne muoiono per strada e gli
anziani decidono di arrendersi. Giuditta, bella e saggia, ancora affranta dal dolore per la morte del marito,
non si adagia nella disfatta, esce dal rozzo sacco di lutto e sfolgorante di bellezza e determinazione compie
l'impresa che capovolge le sorti della città.
Anche in questo caso l'elemento importante è il contagio della demoralizzazione e la capacità di rimanere
fermi nei propri propositi quando é bello abbandonarsi al degrado generale.
I bambini ascoltano incantati queste storie e si rendono conto che l'esperienza che stanno vivendo é
vecchia quanto il mondo ed e possibile uscirne più forti.
Vorrei sottolineare che in tutti e tre i casi queste storie sono state una scoperta anche per me, che le
conoscevo superficialmente per reminiscenza delle infantili letture di pessime riduzioni. Come é noto
questo tipo di storie, non rientrando in alcuna delle letterature e dei periodi studiati a scuola, non vengono
affatto conosciute e sono lasciate agli specialisti di “religione” che a loro volta mal le conoscono perché
dalla controriforma al Concilio Vaticano la Bibbia é stato quasi un libro proibito.
Infine un ultimo tocco é stato dato osservando e confrontando tra loro alcuni celebri dipinti che raffigurano
questi episodi. L'osservazione dei dipinti ha rafforzato l'idea che queste storie sono da sempre considerate
molto significative.

Immagini mentali e visive.


Casualmente uno dei ragazzi apre il libro dove c’è una Salomé di Battistello Caracciolo. Immediatamente
pensano che si tratti invece di Giuditta: c’è una testa tagliata, c’è una donna e l'identità é stabilita.
Faccio osservare meglio alcuni particolari : ad esempio si vede che la donna riceve la testa piuttosto che
darla. Mentre faccio questo un bambino dice che il volto della donna é '"’nfame", il volto di qualcuno che
ha compiuto una azione malvagia, quindi non può essere di Giuditta.
Visto questo inizio passiamo a esaminare il volto della donna raffigurata da Caravaggio e con lo stesso
metodo gli altri dipinti. Alla fine tutto il gruppo elabora una scheda per ciascun dipinto.
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Salomé (Battistello Caracciolo)
In questo quadro si vede che una guardia consegna in un piatto d'oro la testa di Giovanni Battista.
Salomé ha la faccia di una che ha fatto un tradimento ed é pure contenta e sta facendo un segno alla
madre per farle capire: "Hai visto che sono stata capace di tagliargli la testa?"
Giuditta(Caravaggio)
In questo quadro fa vedere Giuditta che taglia la testa di Oloferne e la sua serva prepara il sacco per
metterci la testa dentro.
Giuditta ha le rughe tra gli occhi e sta molto tesa e molto concentrata su quello che sta facendo. Giuditta
sta anche scostata e con lo sguardo come se non volesse vedere perché non é una cosa divertente.
"Giuditta torna al suo popolo" (Botticelli)
In questo quadro fa vedere che Giuditta e la sua serva ritornano dal popolo.
Giuditta ha in mano una spada e nell'altra un ramo di olivo, e alle spalle si vedono i guerrieri di Oloferne.
La serva va di corsa e ha la faccia di una che é curiosa di dire le notizie al popolo, Giuditta invece sta
ancora molto impegnata perché la pace e la guerra non sono ancora decise, infatti tiene in mano il
simbolo della pace e il simbolo della guerra. E lei é ancora preoccupata perché la missione deve ancora
finire.
Quadro familiare
Nella mia famiglia chi mantiene la situazione calma é mio padre perché quando mia mamma guarda la TV
e si impressiona mi padre dice:
"Ora chiudo la televisione e non ti faccio vedere niente più" Perché lei dice sempre:
"Madonna, come si sente una mamma a vedere il figlio combattere e vederlo nella TV e tutte le cose che si
dicono"
Una mia zia quando vede il telegiornale si mette a piangere e dice che la notte non dorme.
Mio padre le fa degli scherzi e dice:
"Saddam Hussein dice che si deve perdere il suo nome se non vince questa guerra e che non finisca più"
Mia zia quando sente queste cose che dice mio padre, prima fa una preghiera, poi subito se ne scappa in
casa sua.
Il percorso didattico compiuto in questi giorni seppure tra difficoltà e con una tensione altissima é un
esempio di come la didattica possa affrontare problemi importanti partendo dal vissuto e dai bisogni del
bambino, e utilizzando il sapere per fornire risposte alle loro domande.. Certamente sono importanti le
nozioni geografiche, storiche economiche etc, che pure sono state date e che qui non compaiono, ma é
importante che questo studio oggettivo della realtà é partito dalla preoccupazione e dall'analisi del modo in
cui i bambini percepiscono la situazione presente.
Un percorso che non ci ha trovati del tutto impreparati perché c'era già stata attenzione alle paure e ai
bisogni del bambino e questa é stata una occasione per tirare le fila di frammenti di discorso già avviati.
Si tratta di situazioni difficili, da cui, se non ci lasciamo travolgere, usciamo rafforzati; sono occasioni
didattiche preziose, perché il bambino si rende conto che stiamo sentendo qualcosa insieme a lui, che i suoi
bisogni sono anche i nostri, che abbiamo bisogno l'uno dell'altro per capire e costruire insieme delle
speranze. Ci auguriamo che resti solo questo.
C.Moreno

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