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Tesina finale del laboratorio di Arte Moderna

PALA di S. GIOVANNI CRISOSTOMO


in S. Giovanni Crisstomo a Venezia

Autore: Sebastiano del Piombo (Sebastiano Luciani, Venezia 1485 Roma


1547)
Titolo: Sacra Conversazione
Crisstomo)
Data:

(meglio conosciuta come pala di S. Giovanni

1510-1511 circa

Dimensioni: 200x165 cm
Tecnica: olio su tela
Collocazione: Chiesa di San Giovanni Crisstomo, Venezia

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COMMITTENTI:
La pala di San Giovanni Crisstomo una delle prime opere note di Sebastiano
del Piombo considerata una tra le pi importanti. Realizzata molto probabilmente tra
il 1510-11, la pala fu commissionata per testamento da Caterina Contarini Morosini ,
il 13 aprile 1509 in onore del marito Nicol Morosini che sarebbe morto lanno
successivo .
Caterina infatti scrive nel suo testamento: Dimitto e lego ducatos viginti
ecclesie Sancti Joannis Crisostomi profabrica palle altaris magni post mortem dicti
domini Nicolai mariti mei (Lascio in legato venti ducati alla chiesa di San Giovanni
Crisstomo per lesecuzione della pala dellaltare maggiore dopo la morte di mio
marito Nicol).
La pala, che venne realizzata e portata a termine solo dopo la morte di
entrambe i coniugi, si trova quindi in quella che la sua ubicazione originale, la
chiesa di San Giovanni Crisstomo, luogo nella quale doveva essere sepolto appunto
Nicol Morosini e viene conclusa probabilmente nel maggio 1510 sotto la
supervisione del parroco Alvise Talenti, responsabile della ricostruzione e
ridecorazione della chiesa.
La chiesa che venne fondata nel 1080 e intitolata a Santa Cecilia, fu
completamente ricostruita tra 1485 e 1494 ad opera dellarchitetto Mauro Codussi,
ultimata dal figlio Domenico. Questa venne intitolata a San Giovanni Crisstomo per
una reliquia del Patriarca, trasportata dallOriente per essere venerata in questo
luogo. Allinterno della chiesa oltre ovviamente alla pala di Sebastiano del Pimbo
possiamo trovare altre opere importanti come la pala con i Santi Girolamo, Cristoforo
ed Agostino, di Giovanni Bellini o ancora un bassorilievo raffigurante lIncoronazione
della Vergine tra gli apostoli di Tullio Lombardo.

BREVE STORIA SULLOPERA:


Vasari ricorda su Sebastiano: Fece anco in que tempi in San Giovanni
Grisostomo di Venezia una tavola con alcune figure.. In realt, non avendo notizie
sul suo trasporto, rimane ancora da chiarire se allinizio il dipinto fosse su tavola o
tela, anche se pi probabile la prima ipotesi. Una radiografia del 1978 infatti ha
evidenziato dei frammenti di legno, che caratterizzavano le opere trasportate da
tavola su tela.
Un primo restauro dellopera dovuto al conte Bernardino Corniani degli
Algarotti fatto tra il 1860 e il 1862 a cui si deve la totale ridipintura che rimane

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intatta anche dopo il restauro successivo del 1955 ad opera di Pelliccioli. Nel 1978 la
pala viene conservata per un breve periodo alle Gallerie dellAccademia per un
intervento conservativo. Ad oggi la superficie pittorica non si presenta in condizioni
ottimali, visto il grosso intervento di ridipintura dellottocento che ha alterato il
tessuto cromatico originale.
Inizialmente Vasari nella prima edizione delle Vite (1550) attribuisce lopera
della pala di San Giovanni Crisstomo a Giorgione, successivamente invece nella
seconda edizione (diciotto anni dopo) laffida ad una realizzazione di Sebastiano del
Piombo. Francesco Sansovino non sapendo come interpretare questi continui cambi
di paternit, combina insieme le due opinioni dicendola opera di Giorgione ma
terminata da Sebastiano, teoria appoggiata da alcuni studiosi fra cui Richter (1937) e
Settis (1978) (A lui infatti sarebbero riconducibili due figure, il San Liberale e il San
Giovanni Battista sulla destra). Altri studiosi come Morassi e Hrnig vedono invece
nellopera il disegno di Giorgione ma la completa realizzazione di Sebastiano.
Restano comunque le convinzioni della maggior parte dei studiosi di una completa
realizzazione da parte di Sebastiano del Piombo (Longhi, Pallucchini, Ballarin,). La
difficolt nellaffidare questa pala ad una realizzazione di Giorgione sta
principalmente nella mancanza di altri termini di paragone, ad eccezione della pala
di Castelfranco che comunque risulta distante rispetto allevoluzione del pittore.
Calvesi fa anche unaltra supposizione per la quale Giorgione sarebbe ebreo e per
questo escluso per motivi religiosi dalla realizzazione di pale daltare (anche se ci
rendiamo conto che una supposizione alquanto incerta).

STILE DELLOPERA:
Opera di qualit notevole, segna una tappa decisiva del rinascimento e
soprattutto nello sviluppo tipologico della pala daltare veneziana, oltre che nel
percorso personale dellautore, sia per le soluzioni iconografiche sia per le scelte di
ordine compositivo e strutturale, ricercando una pienezza volumetrica e allo stesso
tempo unessenzialit plastico-luministica. Le fisionomie sono ancora tipiche del
momento storico ovvero contornate da una forte ombra per quanto riguarda gli
uomini e tornite e fisse per le donne. Temporalmente e stilisticamente, questa pala
potrebbe inserirsi a met fra la pala di Castelfranco di Giorgione e la pala Pesaro di
Tiziano. Molto probabilmente proprio alla prima pala che Sebastiano del Piombo fa
riferimento per la realizzazione dello sfondo aperto sula campagna novit molto
importante che sostituisce lo sfondo uniforme e soprattutto interno ad uno sfondo
aperto sul reale. I panneggi sono dati da una compattezza formale grazie alluso di
colori e note cromatiche che diventeranno poi costanti nella pittura sebastianesca. I
colori utilizzati infatti sono tipici della cultura veneziana, carichi e squillanti, danno

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volumetria ai corpi grazie anche al chiaroscuro. Lo scopo principale di Sebastiano in


questa pala (e in molte altre opere) quello di riportare ad una pace interiore,ad un
rapporto tra luomo e il mondo.

ESAME ICONOGRAFICO E ICONOLOGICO:


La scena risulta informale e, andando contro ad ogni tipo di rappresentazione
gerarchica, rappresenta una Sacra Conversazione che si svolge ai piedi di un
colonnato rinascimentale in prospettiva. Larchitettura in questo caso non ripete le
caratteristiche delledificio destinato a contenere la pala ma si apre alla vista di una
campagna aperta illuminata dal crepuscolo, grazie al quale si scorge un piccolo
paesino arroccato su un colle. I santi sono collocati allaperto, ognuno assorto
nellascolto interiore o in quello che si potrebbe definire un muto colloquio. La
pacatezza dei gesti ci fanno capire quale sia il nuovo modo di interpretare le sacre
conversazioni, pi colloquiale fuori da una qualsiasi rigidit precostruita.
Al centro, seduto al di sopra di una scalinata, troviamo San Giovanni
Crisstomo, dottore della chiesa Orientale, che colto nellatto di scrivere su di un
codice, con aria grave e intenta. Nonostante sia il protagonista della pala le insegne
del suo potere,ovvero il mitra vescovile e la pastorale, sono appoggiate al muro
nellombra, dietro le spalle del santo. Esso porta un manto rosso che si appoggia alle
gradinate e il volto appare, per una parte, in ombra, quasi a voler rappresentare lo
stato danimo del santo, assorto nei suoi pensieri.
Attorno a San Giovanni possiamo vedere due diversi gruppi di figure: uno
maschile ed uno femminile. A destra, in piedi, si pu riconoscere San Giovanni
Battista e pi arretrato San Liberale (patrono di Treviso e molto adorato in tutto il
Veneto) due figure che in un primo momento furono attribuite a un lavoro di
Giorgione. Il santo anziano, invece, seduto accanto a San Giovanni , cos
umanizzato da non essere riconoscibile non avendo addosso alcun tipo di attributo,
anche se ci sono alcune ipotesi che lo vedrebbero come San Nicola da Bari,
alludendo quindi ad un ritratto del marito della committente Caterina Cornaro ovvero
Nicol Morosini.

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San Giovanni Battista in primo piano sulla destra viene


rappresentato mentre tiene nella mano destra un bastone
sormontato da una croce, tipico nelliconografia di san
Giovanni, dalla quale si svolge un cartiglio con delle
iscrizioni. Il santo vestito con un abito tessuto di peli di
cammello, a cui si aggiunge il mantello rosso, segno del
martirio;

San Liberale viene rappresentato come un

cavaliere mentre porta probabilmente uno stendardo o una


lancia della quale vediamo solo un pezzo di asta;
San Nicola da
Bari essendo anche lui un vescovo vede quelli che sono i
suoi attributi in quelli di san Giovanni Crisstomo, appoggiati
al muro. Si spiegherebbe cosi la presenza di San Nicola allo
stesso livello di San Giovanni, due santi di pari dignit al
vertice della rappresentazione.
Laltro gruppo vede, invece, in ordine da sinistra Santa
Caterina, Santa Maria Maddalena, SantAgnese (o Lucia) con
dimensioni leggermente inferiori rispetto ai santi sopra
citati. Le sante, incarnano lideale di bellezza classico con un
tonalismo derivante molto probabilmente da Giorgione
accentuando cos il senso costruttivo.

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Santa Caterina, ipotizzata come un ritratto della committente, viene


rappresentata di profilo, con una veste verde dalla quale emerge la sua mano, ed
una fascia bianca che trattiene i capelli, quasi a voler ricordare la corona che sempre
identifica Santa Caterina, per le sue origini regali. Guarda
diritta verso il centro della rappresentazione con il viso
coperto da un forte accento chiaroscurale;
Santa Maria Maddalena ,lunica figura femminile che
si vede completamente, volge il viso verso di noi,
rendendoci partecipe di ci che avviene nella
composizione. Rappresentata con una veste rossa con
larghe maniche a comeo color azzurro, trattiene nella
mano destra una specie di coppa, probabilmente
contenente oli essenziali ed unguenti e con la mano
sinistra invece sorregge un ampio manto verde;
SantAgnese invece non ha agnellino, attributo che
accompagna sempre la santa. Essa regge invece un vasetto, troppo piccolo per
contenere unguenti che potrebbe essere interpretato come una lampada a olio la cui
fiammella probabilmente andata perduta durante il restauro ottocentesco. Viene
rappresentata con la testa leggermente piegata mentre osserva ci che tiene tra le
mani, non attenta a ci che accade intorno a lei.
La tonalit dei colori ricorda, come precedentemente detto, il tramonto con
un cromatismo caldo e sonoro soprattutto nellimpiego di gialli-arancioni. Il disegno
prospettico del pavimento e la citazione architettonica mitigano leffetto atmosferico
del colore che modella e pervade in modo omogeneo sia le figure sia il paesaggio.

BIOGRAFIA DELLARTISTA:
Sebastiano Luciani, meglio conosciuto come Sebastiano del Piombo nasce
quasi certamente a Venezia nel 1485, data che viene calcolata sulla base dei
documenti lasciati da Vasari dove scrive della sua morte a Roma il 21 giugno 1547
allet di 62 anni. Egli deve il suo nome alla nomina di piombatore pontificio. Nel
1531 infatti, alla morte di Fra Mariano Fetti, Sebastiano ottenne da Clemente VII il
titolo di addetto allufficio del Piombo, occupandosi della piombatura dei brevi
papali (sigillatura delle bolle e altri importanti documenti pontifici). Tale carica
comportava lobbligo di indossare la tonaca, infatti dandone notizia a Michelangelo
scrive in modo ironico :io sono il pi bel fratazo di Roma.
Si potrebbe ipotizzare che Sebastiano provenisse da una famiglia di
condizione sociale ed economica abbastanza agiata visto che in primo momento gli

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viene permesso di coltivare e praticare i suoi interessi musicali soprattutto come


virtuoso del liuto. Solo pi tardi, di sua iniziativa, si volge alla pittura.
La sua prima formazione del tutto veneziana, frequenta probabilmente la
bottega di Giovanni Bellini, per entrare poi in contatto con Giorgione dopo la met
del primo decennio del 500. La sua carriera a Venezia comincia allincirca nel 1505 e
insieme a Tiziano,con la quale si forma sulle caratteristiche contemplative e sognanti
di Giorgione alla quale per imprime un tonalismo pi costruttivo. Le strade dei due
successivamente si separano, Tiziano, infatti, dominer la scena veneziana con uno
svolgimento artistico che tra i pi stupefacenti della storia dellarte mentre
Sebastiano parte alla volta di Roma nel 1511, creando una profonda amicizia col suo
coetaneo Michelangelo che sar padrino del primo figlio di Sebastiano, Luciano (il
secondo si chiamer Giulio).
Agli anni compresi tra il 1507 e il 1509 risale una delle prime opere
commissionate a Sebastiano del Piombo ovvero le ante dorgano per la chiesa di San
Bartolomeo a Rialto, oggi conservate alle Gallerie dellAccademia, con la
rappresentazione dei santi Bartolomeo e Sebastiano (esterno) Ludovico di Tolosa e
Sinibaldo (interno).
Tra il 1510-1511 possiamo vedere invece due avvenimenti molto importanti:
la realizzazione della pala di San Giovanni Crisstomo e la partenza di Sebastiano
alla volta di Roma.. La pala,realizzata nel 1510 circa, risulta essere di fondamentale
importanza sia per i cambiamenti portati nellambito della tradizione delle pale
daltare veneziane, sia per limportanza che ha
avuto nel percorso di formazione dellartista
stesso. Nel 1511 invece Sebastiano coglie
loccasione per trasferirsi a Roma, per un periodo
che caratterizza fortemente la sua pittura,
proponendo una variante originale rispetto
allarte di Michelangelo. Occasione che gli viene
Dedalo ed
data da Agostino Chigi, banchiere del papa, che decide di affidargli
la decorazione

delle lunette alla Lungara, meglio conosciuta come Farnesina. Le lunette, decorate
con la tecnica ad affresco, prevedevano la rappresentazione delle Metamorfosi di
Ovidio ispirate unitamente al tema dellaria. Conclusasi nel 1512 la decorazione della
Farnesina vedeva uninedita immediatezza disegnativa e chiarezza del colorito,
caratteristica sviluppata durante il soggiorno romano. Qui Sebastiano ha la possibilit
di esprimere liberamente la sua personalit e si inserisce i quello che e un ambiente
diverso da quello in cui si era formato.

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Numerose guerre e saccheggi fra cui il Sacco di


Roma, il concilio di Trento sono tutti avvenimenti che
hanno fulcro nella citt. In questi primi anni di attivit
romana Sebastiano ricevette anche numerose richieste
di ritratti alcune anche molto prestigiose con quello del
Cardinale Bandinello Sauli del 1516 o ancora la cosiddetta Fornarina del 1512 o
Dorotea del 1516.
Tra la fine del 1516 e 1517 il cardinale Giulio de
Medici, poi pontefice con il nome di Clemente VII,
commission a Sebastiano la realizzazione di una pala
con la Resurrezione di Lazzaro. In realt questa si
rivela come una vera a propria gara con lopera che lo
cardinale aveva commissionato a Raffaello,

stesso
la Trasfigurazione della

Pinacoteca Vaticana, destinate entrambe alla cattedrale di Narbonne. Secondo


Vasari, parte del disegno di Sebastiano del Piombo fu realizzato sotto direttive di
Michelangelo. A lui si potrebbero ricondurre infatti il forte risalto plastico come la
gestualit dei personaggi , ma solamente a Sebastiano si pu collegare
lorchestrazione cromatica dei colori e latmosfera che conferisce un intonazione
emozionale alla scena.
Sempre realizzata in questo periodo anche
una delle opere pi emozionali di Sebastiano del
Piombo, ovvero la cosiddetta Piet del 1516 destinata
alla chiesa francescana di Viterbo. Anche qui secondo
Vasari a Sebastiano si pu ricollegare solamente la
parte finale del lavoro, mentre la realizzazione vera e
propria sarebbe di Michelangelo anche se non
abbiamo cartoni a confermare questa ipotesi.
Sebastiano, noto per la sua lentezza nel lavoro,
in alcuni documenti risulta addirittura aiutato da
Michelangelo nella conclusione di alcune
commissioni, procrastinando molto spesso i termini degli impegni presi. Lultimo
viaggio a Venezia nel 1528 mise Sebastiano a contatto con la pittura lagunare senza
per grandi conseguenze nel suo stile. Nel 1531, come prima accennato, assume
lincarico di piombatore e per questo diviene disinteressato alla pittura continuando
solo alcuni lavori che aveva intrapreso prima del viaggio a Venezia, ad esempio la

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Nativit della Vergine e la decorazione del coro di Santa Maria della Pace. Lultimo
periodo della sua vita lartista lo trascorre inoperoso in quanto prefer, almeno
secondo le Vite di Vasari, attendere allesercizio del frate, cio di quel suo uffizio, e
fare buona vita.
Sebastiano mor a Roma nella sua abitazione nei pressi di Santa Maria del Popolo, il
21 giugno 1547.

CONCLUSIONI PERSONALI:
La scelta dellopera non si pu definire del tutto casuale, quanto legata,
piuttosto, ad un colpo di fulmine. Sono rimasta infatti particolarmente
colpita da questa pala durante la visita a Venezia sia per la sua collocazione in
una chiesa tanto bella quanto intima, sia per bellezza della pala stessa. Non
ho sempre avuto una particolare passione per Sebastiano del Piombo in
quanto (erroneamente) lho sempre considerato come un artista minore, alle
spalle dei grandi come Michelangelo e Raffaello, non considerando, per, che
parte della formazione di questi ultimi doveva essere basata sulle opere di
Sebastiano. Ho colto cos la sfida e ho realizzato questo lavoro sia per ridare
dignit a Sebastiano del Piombo inserendolo nella mia scala gerarchica degli
Artisti con la A maiuscola, sia per informarmi e documentarmi su quella
grande pala che si trova in San Giovanni Crisstomo. Pala che mi ha colpito
sia per la struttura compositiva ma soprattutto per il rapporto che questa
riesce a creare con lo spettatore. Si veda in particolare la figura di Maria
Maddalena, che volge il viso verso di noi, con lo sguardi fisso, quasi a volerci
raccontare ci che sta accadendo in quel momento. Altra cosa che mi ha
colpito particolarmente la tonalit dei colori, che in questo caso non
rappresentano al meglio il cromatismo usato da Sebastiano, ma ci danno
comunque un idea di quello che doveva essere il territorio veneto durante il
500, con colori sgargianti e carichi, che definiscono i corpi dando volumetria.
Lopera di Sebastiano del Piombo si pu inserire in quello che e un
percorso di evoluzione della pala veneziana, sia dal punto di vista della
composizione che diventa informale, non pi basata su uno schema fisso, sia
per levoluzione nelluso dei colori che inserisce lartista nel grande gruppo
degli artisti veneti.

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BIBLIOGRAFIA:
- Lopera completa di Sebastiano del Piombo, Classici dellarte Rizzoli di C. Volpe e M.
Lucco
- I Maestri del Colore, Sebastiano del Piombo, Fratelli Fabbri editori
- Itinerario nellarte, G. Cricco e F.P. di Teodoro, Zanichelli
- Arte nel Tempo, P. de Vecchi ed E. Cerchiari
- pdf. Sebastiano del Piombo e il Rinascimento italiano, C. Strinati
- www.treccani.it/enciclopedia/luciani-sebastiano-detto-sebastiano-del-piombo
- altri siti minori