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Sergio Samaniego

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Seminario Storia e Dogma di M. Blondel
Quello che mi ha interessato di pi nel testo di Blondel, la
vocazione di mediatore del filosofo cattolico. Davanti a due sistemi di
pensiero incompatibili e incomplete, capace di intravvedere la linea che
gli unisce: lazione fedele, cio, la tradizione. Questa linea non una
sintesi superiore che equilibra due sistemi attraverso dei legami
concettuali. Blondel invece, il amico del silenzio, ed questo il suo modo
principale desser mediatore. Nelle sue lettere intime lui descrive la sua
mediazione come qualcuno che tratta di colmare quel abisso tra Dio e
l`uomo. Abisso che esiste anche tra l`uomo e se stesso, per il quale l`uomo
continuamente manchevole. Infatti, Blondel si sente chiamato, nella sua
vocazione laicale, a portare nel mondo questa mediazione, e per compiere
ci, ha ben chiaro che tutto dipende dalla unione con Cristo, il Mediatore, e
che l`uomo deve morire se stesso per far spazio all`unico necessario ed
impossibile. A questo livello, io colloco la filosofia cristiana, cio, come
kenosi. Svolger pi avanti questo punto.
Un presupposto: penso che il filosofo deve necessariamente autoimplicarsi nel suo filosofare. Scrivo filosofare perch considero la
filosofia innanzitutto come unazione sempre incompleta. Un dinamismo in
una persona concreta, esistenzialmente situata in certe condizioni storiche
che agiscono in lui a modo di principio vitale. Auto-implicarsi vuol dire,
appunto, unire la vocazione filosofica allesistenza totale della persona.
Qua, le tradizioni familiari e culturali sono importantissimi. Adesso vorrei
menzionare un humus culturale che sempre mi ha chiamato lattenzione
dal Peru: La devozione popolare, cio, una esperienza spirituale del popolo
di semplice fiducia, di unione con Dio, molto concreta e affettiva. Questa
devozione si traduce nella vita quotidiana in un continuo e immediato senso
di provvidenza. Per esempio, quando volevamo fare qualche cosa con i
miei amici, cominciavamo pensando ad un piano per alla fine, la
conclusione di solito era: mo vediamo, cio, non ti preoccupare, pi
avanti vediamo e decidiamo la miglior opzione. Nessuno di loro erano
persone religiosi. Non avevano questa devozione popolare per, in certo
modo, cera qualche influsso culturale. Facendo una trasposizione molto
allargata, come pensare la vita coinvolto nel suo mistero rivelato ed
ancora nascosto. Perci, comprendo la filosofia come risposta ad una
esigenza che il mistero della mia esistenza (Marcel). Tengo a cuore le
parole di Dostoievskij: Luomo un mistero. Un mistero che bisogna
risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che
hai perso tempo; io studio questo mistero perch voglio essere un uomo.

Ecco la esigenza filosofica: trattare desser uomo non teoricamente ma


mettendosi in gioco.
In quanto alla questione del metodo, penso che esso sia un
cammino per il quale mi apro alla realt. Non tanto un processo con dei
passi a seguire, bens un cammino che ognuno deve interiorizzare
accogliendo la vita della quale abbiam parlato prima. Per altro lato, si tratta
di percorrere il metodo, non semplicemente imparare ed applicare, e
nel fare esperienza per interiorizzare il metodo, la primazia limmanenza
della realt. Il metodo implica la consapevolezza di poter andare oltre se
stesso. Questo , appunto, une delle mancanze del estrincesismo e
storicismo. Sono chiusi in se stessi. Blondel invece, con il suo metodo dei
residui, non soltanto confuta gli argomenti contrari evidenziando
criticamente le contraddizioni interne che emergono davanti allimmanenza
che transita i due sistemi. Anche afferma, in certo modo, che il suo metodo
ha la consapevolezza di poter, se necessario, andare oltre s stessi, e
perci serve come auto-critica costante.
Ritorniamo alla filosofia cattolica. Considero il punto pi importante
della mia filosofia il cristianesimo che tratto di vivere. Cristianesimo che
non si riduce ad una esperienza individuale, bens che una esperienza
communionale, che sintonizza con il dispiegamento della Incarnazione del
Verbo nella storia, tramite il suo Corpo mistico. Infatti, nellIncarnazione,
l`esperienza dell`uomo si allungata, aprendosi a delle realt prima
insospettate e addirittura, impossibili da raggiungere. Il Cristianesimo non
soltanto ha proposto nuovi temi allo spirito umano (come il concetto di
persona). Ha cambiato qualcosa di questo spirito ed ha interiorizzato ogni
cosa esistente, e questo una novit assoluta. Questa espansione divinoumana coinvolge tutto l`universo, e perci, al lato di un progresso spirituale
ogni volta pi intenso che se espressa nei dogmi, si incontra lumanit
totale nella quale avviene questa espansione, e include tutti gli uomini e
tutte le filosofie, e si manifesta in una complessit ogni volta pi grande del
pensiero umano. In questo senso, il filosofo cristiano, cerca di partecipare
del dinamismo kenotico del Verbo incarnato. Questo significa pensare
compassionevolmente, cio, unendosi al pathos dellaltro. Non pu non
vivere in relazione con i suoi contemporanei. Perci, cercher la miglior
precisione nel comprendere quello che laltro attinge. , appunto, spinto
per la consapevolezza che ha della latente presenza della coscienza di Ges
in ogni uomo, che cerca di intravvedere i movimenti del Verbo nel dramma
altrui. E tuttavia, non tratta semplicemente di risolvere le sue inquietudine
ma cerca di patire, di passare e transitare Getsemani (Falque). Questo vuol
dire mostrare lo spessore del finito perch soltanto cos, in quella densit, il
Verbo si incarnato. La sua missione passa per il continuo sopportare

lessere che resiste a qualsiasi violenza razionalistica. E per realizzare quel


cammino necessaria la pascua. Passare degli idoli a delle icone (Marion).
Licona si rivela in colui che ha rinunciato alla sua potenza (steresi).