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Prunella Elena 2015/2016

La multifattoriale diversit ENSO

Da decenni vengono portati avanti studi e simulazioni al fine di incrementare la nostra


comprensione dei fenomeni legati al concetto di ENSO El Nino Southern Oscillation- e, di
conseguenza, la nostra capacit di prevederne la portata e le caratteristiche. Tuttavia, per quante
informazioni siano state raccolte negli ultimi anni da studiosi di tutto il mondo, ancora siamo
distanti da un definitivo chiarimento delle meccaniche che portano e seguono questi fenomeni,
come anche delle conseguenze che hanno sul clima e che potrebbero avere avuto in passato in
questo senso.
Nel Pacifico Tropicale si possono distinguere due fenomeni apparentemente complementari, El
Nino e La Nina, che si alternano con intervalli variabili tra i 2 e i 7 anni, causando rispettivamente
un incremento o una diminuzione pi o meno drastici della temperatura delle acque oceaniche nella
zona interessata. Questo fenomeno fisico di base correlata poi con unoscillazione su larga scala,
da est ad ovest, della pressione al livello del mare, la cosiddetta Southern Oscillation che
corrisponde alla fondamentale manifestazione atmosferica di entrambe le tipologie di fenomeni.
Oltre alla differenziazione tra fenomeno caldo e freddo, ogni evento ENSO differisce dagli altri
nella sua evoluzione temporale, nella sua diffusione in quantoampiezza e portata del fenomeno- e
nella sua distribuzione, o pattern, spaziale. A seconda della combinazione tra questi fattori si
ottengono effetti a livello atmosferico ed oceanico differenti, come lo sviluppo di SSTA (Sea
Surface Temperature Anomaly) che portano a temperature dellaria in superficie e precipitazioni
sempre diverse. Proprio osservando questa particolarit del fenomeno, nel 2004, Ashok coni la
denominazione di El Nino Modoki diverso ma uguale, in giapponese-, che gi in s una delle
descrizioni pi calzanti dellidentit stessa degli eventi di El Nino: le diverse tipologie registrate
corrispondono a veri e propri generi ed insiemi diversi tra loro o piuttosto ad un continuum pi
ampio e diversificato?
Rispondere a quesiti simili non affatto semplice, sopratutto perch le dinamiche dei fenomeni in
esame sono ancora in parte oscure per i ricercatori e di conseguenza una suddivisione netta delle
tipologie condivisa da tutti pare essere ancora piuttosto lontana; proprio la moltiplicit di sistemi di
categorizzazione venutasi a formare negli ultimi decenni potrebbe tuttavia suggerire unidentit pi
unitaria, per quanto poi varia al suo interno, dei fenomeni. Gli indici di suddivisione sono molteplici
e si basano su fattori e categorie di dati diverse tra loro Temperatura in superficie, salinit,
distribuzione di venti e precipitazioni. Proprio per discutere di questa ambigua molteplicita
caratteristica degli eventi osservati si tenuto nel Febbraio del 2013 lUS Clivar ENSO Diversity
Workshop in Colorado dove si sono messi in relazione gli schemi di SSTA con la portata dei diversi
eventi ENSO, con unenfasi particolare sugli El Ninos (siccome La Ninas hanno solitamente origine
pi ad Ovest e mostrano differenze meno consistenti del corrispettivo caldo).
Kao e Yu, nel 2009, hanno suddiviso gli El Ninos in CP e EP, che corrispondono rispettivamente
agli eventi osservati nel Pacifico Centrale e in quello Orientale (Est), implicando una dicotomia tra
le due tipologie ma fornendo anche comode abbreviazioni di descrizioni qualitative che sono entrate
velocemente in uso. La diffusione in questo seondo senso dei fenomeni dipende dallindice

utilizzato ma si basa sempre sulladistribuzione degli eventi in quanto a longitudine, un dato


abbastanza vario. E stato osservato che di norma molti eventi si concentrano al centro ed in
generale pochi sono molto distaccati, suggerendo una caratteristica determinante in comune. I
fenomeni dalla portata e dallimpatto socioambientale pi consistenti sono gli EP El Ninos in
misura minore, il CP pi degni di nota sono La Ninas; fatto che sottolinea invece una mancata
linearit nelle variabili, unasimmetria tra positivi e negativi.
La differente locazione influisce anche nel modello evolutivo stesso degli ENSO, suddiviso in fasi
per un totale di circa sei mesi tra quella precursoria e la struttura evoluta della fase finale. Bisogna
per tenere a mente che gli ENSO non sono mai semplicemente EP o CP, ma pi precisamente una
combinazione sempre varia dei due, risultanti ogni volta da diversi bilanciamenti di processi fisici,
cosa particolarmente evidente in eventi consistenti la cui evoluzione sottoposta a processi
tuttaltro che lineari o prevedibili. Un altro fattore identificativo che pu favorire una suddivisione
in tipologie nello studio del processo evolutivo quello degli schemi stagionali dei fenomeni,
diversi da CP con una SSTA iniziale che si origina agli estremi Est del Pacifico in primavera e si
estende verso Ovest in estate ed autunno- a EP nei quali la SSTA si origina ai subtropici Est e si
sposta verso il Pacifico Centrale tra primavera ed estate-; le due tipologie hanno tuttavia in comune
almeno il momento di massima ampiezza del fenomeno, durante linverno boreale.
Le caratteristiche esatte di ogni evento dipendono dalle tempistiche e dalla portata del fenomeno
atmosferico che innesca levento stesso, ma purtroppo i dati in possesso della societ scientifica al
momento corrispondono solo a periodi di tempo relativamente brevi, il che non permette di
affermare con certezza quali siano le meccaniche stesse allorigine degli eventi. Negli ultimi
decenni i ricercatori hanno tentato di ovviare a questa lacunarit dei dati dosservazione con
ricostruzioni e simulazioni che risalgano a ritroso nel tempo. Queste ricostruzioni si basano
principalmente sui dati di periodi ricchi di fenomeni osservati negli ultimi 30 anni da proiettare in
periodi precedenti. Ma proprio per il lasso di tempo limitato delle osservazioni certe, pi si va
indietro nel tempo pi i dati possono risultare di parte o poco attendibili messi a confronto poi
con le caratteristiche dellepoca nella quale sono proiettati.
Un qualche tipo di aiuto viene da elementi datanti di tipo geologico o biologico, vettori di
informazioni dal passato per quanto riguarda, per esempio, il clima del Pacifico (i cerchi degli
alberi, il cuore dei ghiacciai, i sedimenti lacustri); forniscono una visione pi a lungo termine del
clima e dei fenomeni avvenuti risalendo indietro nel tempo, quindi dati riguardanti anche la
variabilit ENSO prima dellinizio delle odierne osservazioni da parte degli studiosi. I risultati per,
per quanto possano confermare quelli ottenuti nelle simulazioni del CGCM (Coupled General
Circulation Model), non sono del tutto attendibili in quanto poco chiari e dallinterpretazione
piuttosto varia in chiave moderna. Lo stesso problema sussidte per le simulazioni CGCM stesse, che
tendono ad essere troppo sensibili a fattori moderni e forzature esterne, rendendo quindi
indispensabile prendere in esame e combinare pi simulazioni e modelli al contempo per poter
ottenere responsi attendibili e relativamente pi coerenti, privi di eccessive generalizzazioni tra i
periodi storici.
La ricerca sul Paleoclima offre una visuale pi ampia sulla diversit ENSO, pur non supportata da
molti dati, e le rianalisi oceaniche forniscono un approccio alternativo alla ricostruzione di dati,
siccome non modellano le SSTA storiche facendole assomigliare eccessivamente a quelle legate ad
ENSO recenti ed usano sia dati atmosferici che oceanici. Inoltre permettono di prendere in esame
periodi di tempo piuttosto lunghi attraverso il SODA (Simple Ocean Data Assimilation; Carton e
Giese, 2008) recentemente impostato sul periodo che va dal 1871 al 2008, ottenendo dati certi. Al

contrario, indici che diversificano gli ENSO basandosi solo sullSST si concentrano sulla traccia
oceanica degli El Ninos e non tengono sempre in conto la duplicit oceano-atmosfera che li
caratterizza; cosa che invece fanno altri studi, come quello di Chiodi ed Harrison del 2013, con
parametri pi legati proprio alla duplicit intrinseca dei fenomeni. Un indice che combina pi
fattori, ducplicit delle SSA e anomalie nelle precipitazioni, infatti un buon indicatore delle
telecondizioni piuttosto estreme degli ENSO.
I Modelli climatici possono fornire lunghe simulazioni con informazioni di vario tipo, dati di
superficie e non, anche combinando tra loro pi modelli stessi per ununica simulazione. Queste
simulazioni portano ad un attento esame della diversificazione ENSO grazie proprio alla variabilit
dei molteplici modelli, con risultati di gran lunga pi attendibili in quanto compositi. Non per
questo per i modelli climatici vanno considerati privi di pecche: in alcuni casi deviano in modo
talmente estremo da da limitare labilit delle simulazioni di riprodurre in modo fedelmente vario
gli ENSO. I pi precisi raggiungono comunque ottimi livelli di realismo, come quello di Yu e Kim
tra il 2010 e il 2012. Tra questi il GFDLC2.1 (Geophysical Fluid Dynamics Laboratory Climate
model 2.1) riflette fedelmente la gran parte della diversit ENSO osservata, ma al contempo
sopravvaluta la portata della variabilit inter-anno degli stessi.
Le simulazioni mostrano che gli eventi pi consistenti, per quanto molto diversi tra loro,
raggiungono il loro picco di SSTA nel Pacifico Orientale, quelli pi deboli nel Pacifico Occidentale.
Anche in questo caso la divisione in categorie ovviamente non netta e consiste piuttosto in una
continuit di eventi che si intensificano pi ci si sposta ad Est. E straordinario, per esempio, come il
modello GFDLC ed altri simili permettano oggi di riprodurre simulazioni lunghe anche millenni e
quindi unanalisi sempre pi precisa e dettagliata dei processi dinamici a giuda degli eventi che
raggiungono il proprio picco a differenti longitudini. I risultati di simulazioni cos lunghe sta, tra
laltro, andando a confermare quelli delle ben pi brevi simulazioni canoniche, ponendo basi
sempre pi solide per la ricerca riguardo la diversit ENSO.
E importante sottolineare che levoluzione pressoch ciclica degli ENSO riguarda anche lo
spostamento del WWV (Warm Water Volume) delloceano da e verso il Thermocline equatoriale -lo
strato denso che divide quello superiore caldo da quello profondo freddo, pi sottile nel Pacifico
Orientale e pi spesso in quello Occidentale- nellazione di ricambio Recharge-Discharge (R-D).
Per esempio, i cambi nel Thermocline associati col processo R-D sono pi consistenti in relazione
alle SSt del Pacifico Occidentale: i processi dinamici principali differiscono a seconda della
posizione di ogni evento, le anomalie del Thermocline e i processi R-D diventano sempre pi deboli
man mano che gli eventi raggiungon il loro picco pi ad Ovest. Ad oggi, il ruolo del WWV per
determinare a stagioni di distanza i fenomeni ENSO (Meinen e McPhaden) sta tra laltro diventando
di minore importanza per via dellaumento di CP dallanno 2000 combinato con i cambiamenti nel
processo R-D stesso.
Le SSTA connesse a cicli ENSO possono modificare la circolazione atmosferica e, di conseguenza,
la variabilit metereologica in tutto il mondo con impatti anche piuttosto dannosi per il clima e per
le attivit umane ad esso correlate. Le teleconnessioni atmosferiche sono infatti influenzate dagli
schemi di SSTA equatoriali e grazie a questo rapporto si possono individuare degli indicatori di
zona generali: latmosfera pi responsiva nella regione che corrisponde alle polle calde
indopacifiche (Warm Pools) per via della superficie calda e dellatmosfera pi attiva, quella meno
responsiva corrisponde alla zona della lingua pi fredda del pacifico. Allo stesso modo stato
individuato un ruolo chiave nellimpatto climatico a lunga distanza da parte della zona del Pacifico
equatoriale Centrale, proprio per via della combinazione di sensibilit atmosferica e postata delle

SSTA. E infatti anche attraverso la teleconnessione atmosferica che il fenomeno ENSO arriva ad
intaccare la fase evolutiva stessa delle diverse variabili atmosferiche extratropicali ed il clima ad
esse connesso. Per esempio, le SSTA sia in EP che CP hanno un effetto non indifferente sulla SLP
(Sea Level Pressure) del Pacifico del Nord e sul relativo NPO (North Pacific Oscillation) che
stanno allorigine atmosferica di una tipologia di variabile di SST e SSH (Sea Surface Height)
connessa con fattori fondamentali per lecosistema e quindi lo sviluppo del Plankton che
corrisponde al primo fondamentale scalino nella piramide alimentare della fauna della zona.
Ropelewski e Halpert, tra il 1987 e il 1992, sono stati capaci di osservare e studiare come le SSTA
del Pacifico tropicale combinate col fenomeno ENSO siano capaci anche di influenzare
pesantemente precipitazioni e temperatura dellaria in superficie, con una particolare attenzione per
il territorio Americano, Canadese e Statunitense. Gli schemi e le modalit delle precipitazioni e gli
aumenti o le repentine diminuzioni di temperatura sono risultati differenti per EP e CP coinvolti
nellosservazione, ma entrambe le tipologie di eventi hanno causato sconvolgimenti ed anomalie
climatiche inusuali in aree anche piuttosto ampie in disaccordo con il modello climatico stagionale.
Per quanto rimangano comunque grandi incertezze riguardo alle meccaniche precise di questo
processo di alterazione climatica, gli studi hanno reso chiaro che la portata degli effetti atmosferici
tanto varia quanto frequente nella zona.
Sempre riguardo agli effetti che questi fenomeni hanno sul clima, si pu affermare che gli El Ninos
sono associati con precipitazioni ridotte in gran parte dellIndia e dellAustralia: la posizione delle
SSTA nel Pacifico Equatoriale un fattore importante per quanto riguarda la secchezza eccessiva
del clima. Inoltre, gli eventi che raggiungono la propria massima nel Pacifico Centrale hanno
uninfluenza rispetto a quelli che la raggiungono nel Pacifico Orientale anche se questi possono
essere pi consistenti in s come fenomeni, come nel caso degli El Ninos CP moderati del 2002 e
del 2004 che hanno portato ad una siccit terribile ed economicamente devastante, mentre quello
molto consistente del 1997/8 non ha avuto effetti altrettanto disastrosi. Allo stesso modo gli eventi
di La Ninas sono pi spesso associati con aumenti di precipitazioni, per quanto con notevoli
differenze tra CP ed EP. Come al solito, per, i dati dosservazione sono relativi a periodi di tempo
ancora troppo brevi per poter essere considerati certezze.
Tra i diversi e sempre vari effetti di questi fenomeni, la disposizione spaziale delle SSTA durante EP
e CP ha conseguenze socioeconomiche sui tropici. Per esempio, grandi El Ninos che riscaldano il
Pacifico Orientale causando uno spostamento verso Sud della zona di convergenza intertropicale,
portano ad un intensificarsi delle precipitazioni, malgrado le regioni normalmente secche, causando
anche inondazioni a dir poco catastrofiche. Lo stesso studio ha sottolineato che i maggiori eventi CP
creano invece condizioni pi fredde nelle stesse acque portando una secchezza di clima piuttosto
consistente durante lusuale stagione delle pioggie,con immensi danni per lagricoltura anche
nellentroterra. Al contempo i cambiamenti nella circolazione oceanica legati ai diversi tipi di
ENSO hanno effetto sugli processi biologici lungo lequatore, come nel caso della produzione della
clorofilla-A del Pacifico Orientale danneggiata pesantemente dagli EP El Ninos che portano pi in
profondit il Thermocline e, di conseguenza, indebolendo lazione di risalita di acqua ricche di
sostanze nutrienti. Effetti simili si riscontrano con i CP, ma in corrispondenza del Pacifico Centrale
e con processi fisici leggermente differenti ma ugualmente efficaci. E straordinario quindi notare
che in questa ottica la variazione decennale nella frequenza di EP e CP pu essere considerata un
meccanismo di recupero, avendo leffetto di permettere una certa misura di ripresa da parte
dellecosistema.

La prevedibilit del fenomeno ENSO si basa in primo luogo sullesistenza di eventi precursori, i
cosiddetti grilletti, che portano gli eventi ad una eccitazione iniziale o ad una successiva svolta
nellevento generale. Nel Pacifico Equatoriale prendono solitamente la forma di disturbanze
atmosferiche interstagionali, o WWE (Westerly Wind Event), distribuite tra longitudini molto varie
nella zona centro-occidentale: eccitano onde di calore in direzione Est che favoriscono El Ninos
portando pi in profondit il Thermocline. Tempistica, forza e posizionamento longitudinale delle
WWE sono vari, ma piuttosto importanti per decretare CP o EP, anche se per ora i dati raccolti non
ci permettono di comprendere esattamente come. A questo proposito ha importanza anche lo stato
iniziale delloceano stesso che, nel caso gi presenti una temperatura superiore alla norma,
risultato pi propenso a WWE che portino a EP El Ninos.
La variabilit atmosferica non equatoriale in numerosi casi unaltro dei grilletti determinanti degli
ENSO. LNPO associata con anomalie dei venti possono imprimere una traccia sopra alla
superficie oceanica col loro passaggio, cambiando la temperatura della superficie stessa e la
direzione delle correnti appena sottostanti. Limpronta denominata NPMM (North Pacific
Meridional Mode), per esempio, nota per il suo causare comunemente ENSO e una conseguente
reazione che porta ad un indebolimento delle tratte dei venti ed un consegunte rafforzamento delle
SSTA gi esistenti nel fenomeno identificato come WES (Wind Evaporation SST) da Kie nel 1999.
Il WES arriva fino ai tropici favorendo, lungo il suo percorso, lo sviluppo di El Ninos attraverso
leccitazione di onde di calore. Allo stesso tempo queste anomalie dei venti legate allNPO possono
energizzare processi equatoriali e cambiamenti nella forza della circolazione tropicale
sopraoceanica, in quanto fenomeni associati a CP. Il corrispettivo dellNPMM nellemisfero Sud
lSPMM (South Pacific Meridional Mode) che, per quanto di natura simile, si estende fino al
Pacifico equatoriale Centrale e Orientale, mentre il primo ristretto allarea dei subtropici
dellemisfero Nord; inoltre pi attivo nella parte orientale, mentre lNPMM lo in quella centrale.
Esaminando i risultati degli studi di questi ultimi decenni si capisce che possibile un certo livello
di prevedibilit stagionale ed annuale delle tipologie ENSO e questa abilit di predizione trattata
nellNMME (North America Multimodel Ensemble), un esperimento di previsione che include i dati
riguardanti il periodo dal 1982 ad oggi, presi su nove diversi modelli. Questi modelli riescono a
catturare, per una durata di 6 mesi e in una prospettiva puramente qualitativa, i contrasti osservati
tra riscaldamento nel Pacifico Orientale e Occidentale e le differenze ad esso associate nelle
anomalie delle precipitazioni. Non si possono tuttavia prendere i risultati ottenuti come assoluti,
siccome stato provato che i modelli producono troppi eventi di riscaldamento ad Est in confronto
a quelli stimati nelle osservazioni per quanto la produzione di eventi in altre zone diano riscontri
altamente attendibili.
Per quanto riguarda il passaro, dati legati al paleoclima e simulazioni climatiche di lunga durata
mostrano, prendendo in esame periodi di tempo piuttosto ampi, epoche dominate da intensi ENSO
anche per decenni interi (Wittemberg, 2009), dove periodi con forti EP El Ninos tendono ad
associarsi con condizioni decennali diffuse di calore ad oriente e freddo ad occidente. Tuttavia le
variazioni decennali hanno effetto sul fenomeno ENSO con modalit non ancora del tutto chiare,
siccome gli esperimenti non mostrano una vera e propria coerente prevedibilit a riguardo: le
epoche paiono susseguirsi quasi a random.
Prendendo invece in esame gli ultimi 20 anni, labbondanza di eventi con SSTA potrebbe essere
identificata come principale portatrice dei cambiamenti nelle caratteristiche degli ENSO a causa
del riscaldamento globale. Nelle simulazioni sta aumentando il numero di CP in proporzione ai
fenomeni EP in relazione agli schemi di SST ed al contempo sembra quasi si stia pesantemente

indebolendo la circolazione climatologica come anche la lingua fredda del Pacifico Equatoriale, che
si sta restringendo. Questi cambiamenti, secondo gli studi portati a termine fino ad adesso,
potrebbero portare ad un aumento dei CP nei prossimi anni e in generale riducono le SSTA legate
allENSO nel Pacifico Orientale e le aumentano nel Pacifico Centrale- diminuendo il responso del
Thermocline. Nella stessa ottica di previsione, secondo le simulazioni gli El Ninos di portata
consistente (come quello del 1997/8) aumenteranno esponenzialmente, per quanto anche questo sia
tuttaltro che certo. Comunque sia, fino ad ora limpatto del cambiamento climatico sulla diversit
ENSO sempre stato piuttosto difficile da valutare, siccome anche nelle simulazioni il
comportamento ENSO pu modificarsi intrinsecamente anche senza lintervento di fattori esterni
come hanno provato per primi Zebiak e Kane gi nel 1987.
Le combinazioni casuali delle strutture iniziali ottenute con modello lineare possono produrre
lunghe epoche dominate da un singolo tipo di evento: intere epoche multidecennali con la presenza
esclusiva di CP o EP. Questa modulazione intrinseca ENSO pu finire con lintaccare il
background a livello multidecennale, rendendo confusi i rilevamenti climatici su brevi periodi di
tempo; per esempio, laumento di El Ninos nel pacifico centrale degli ultimi 30 anni ha contribuito
al riscaldamento atmosferico della zona, incrementando le SST, come riscontrato nei loro studi da
Lee e McPhaden nel 2013. Al contempo il Thermocline equatoriale si accentuato dal 1980 (con
prevalenza EP) al 2010 (prevalenza di CP). E per importante notare che alcuni dei risultati finali
di simulazioni ed esperimenti arrivano a contraddirsi tra di loro, necessitando di sempre nuovi
accertamenti. Perci non certo inaspettato che ci sia ancora un clima di incertezza per quello che
riguarda la portata e le caratteristiche degli impatti antropogenici e dellinterazione tra ENSO e stato
generale. Quello che certo che possibile definire la modulazione ENSO come causa o effetto
ancora sotto esame- di cambiamenti decennali intrinsechi ed antropogenici nello stato maggiore del
Pacifico Equatoriale.
In conclusione, le scoperte degli ultimi 10 anni hanno permesso ai ricercatoi di esaminare con
molteplici modalit le differenze tra ENSO, limpatto del loro schema spaziale sulle teleconnessioni
e sul clima. Grazie a osservazioni, rianalisi e modelli climatici si giunti alla conclusione che il
fenomeno fisico di base di tutti gli ENSO lo stesso e le differenze sorgono in relazione a SSTA
portate a diverse longitudini anche e sopratutto grazie alla profondit del Thermocline cosa che,
per quanto renda pi complessa una classificazione, perlomeno fornisce un buon punto fermo di
partenza. Inoltre ormai chiaro che i processi pi consistenti si sviluppano ad Oriente con processi
non lineari.
Tutti questi anni di raccolta dati, per quanto non abbiano ancora dato risposta al sempre crescente
numero di domande sullargomento, permettono di definire gli ENSO in modo ben pi preciso di
quanto non fosse possibile fino a qualche decennio fa, come un fenomeno congliunto atmosfericooceanico che mostra variazioni sostanziali con responsi differenti a senconda della regione,
portando ad un continuum diversificato degli eventi stessi.