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D W C O L L E C T O R S S E R I E S P U R E O A K + S A B I A N B I G & U G LY + accessori SCHLAGWERK

N I C K M E N Z A + AMEDEO ARIANO + FANCESCO CINIGLIO + FRANCO PENATTI + ANDREA PICCIONI

16
N. 48- LUGLIO/AGOSTO 20
FREE

thomas

lang

2016 Drum Workshop, Inc. All Rights Reserved.

Introducing Collectors Series Cherry & Mahogany. Only from The Drummers Choice
Don Henley and Scott Crago have toured and recorded with DW Collectors Series for well over two decades.
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LUGLIO/AGOSTO 2016

28 Spotlight
THOMAS LANG

di Bob Baruffaldi

Una lunga chiacchierata fatta quasi come se


nessuno dovesse leggere quanto ci siamo
detti. Ne venuto fuori qualcosa di originale e
a tratti anche molto provocatorio, da parte di
un musicista dalla capacit di analisi davvero
elevata e profonda, che pu appartenere solo
a persone di livello superiore. Thomas Lang
come non lavete mai letto

Foto di Francesco Desmaele

Musicians

10 CAJON & PANDEIRO DAY di Mauro Gatto


24 NICK MENZA di Edoardo Sala
40 AMEDEO ARIANO di Alfredo Romeo
Departments
46 FRANCESCO CINIGLIO di Luca Luciano
06 WHATS GOING ON
50 FRANCO PENATTI di Ramon Rossi
12 SOUNDS GOOD di Carlo Marzo
54 ANDREA PICCIONI di Davide Bernaro
13 UNORTHODOX BEHAVIOUR di Davide Merlino
14 THE ITALIAN JOB di Gianluca Fiorentino
OVERTURE di Lorenzo Petruzziello
Tools 16
20 DRUM CONCEPTS di Ruben Bellavia
58 DW COLLECTOR'S SERIES PURE OAK di Bob Baruffaldi
60 SABIAN BIG & UGLY di Alessandro Inolti 64 LIGHT MY FIRE
62 Accessori SCHLAGWERK di Antonio Gentile

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DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

Message in a bottle
D W C O L L E C T O R S S E R I E S P U R E O A K + S A B I A N B I G & U G LY + a c c e s s o r i S C H L A G W E R K

N I C K M E N Z A + AMEDEO ARIANO + FANCESCO CINIGLIO + FRANCO PENATTI + ANDREA PICCIONI

N. 48- LUGLIO/AGOSTO 2016


FREE

thomas

lang

FUOCHI DARTIFICIO!

DIRETTORE RESPONSABILE
Alfredo Romeo
MANAGING EDITOR
Bob Baruffaldi
PUBBLICIT
Antonio Gentile
antonio@drumsetmag.com
tel (+39) 328 2180218
CEO
Andrea Belardi
HANNO COLLABORATO
Ruben Bellavia, Davide Bernaro, Andrea Bruni, Francesco
Desmaele, Gianluca Fiorentino, Mauro Gatto, Alessandro Inolti,
Luca Luciano, Carlo Marzo, Davide Merlino, Lorenzo Petruzziello,
Ramon Rossi, Edoardo Sala, Carlo Terenzi.
IN COPERTINA
In copertina Thomas Lang, foto di Francesco Desmaele
DRUMSET MAG una pubblicazione mensile di
Drumset Mag, societ cooperativa, sede legale
via dei Prati Fiscali 158, 00141 Roma, tel. (+39) 0692956871.
Registrazione del Tribunale di Roma n. 75/2012 del 15-3-2012
Manoscritti e foto originali, anche se non pubblicati, non si
restituiscono. vietata la riproduzione anche parziale di testi,
documenti, disegni e fotografie.

IN ALCUNI ARTICOLI COMPARE UN BOX SIMILE A QUESTO:


www.drumsetmag.com

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Quando lo trovi, vai su Drumsetmag.com e digita nel box di
ricerca che si chiama ARTICOLO # il numero che compare sul
giornale. Verrai reindirizzato a una pagina che ti proporr dei
contenuti aggiuntivi, video o immagini.

Bentrovati! Il nostro Bob Baruffaldi ci regala questo mese unincredibile intervista a mr. Thomas Lang. Bob un ottimo batterista,
un profondo conoscitore del suono dello strumento, nonch di
tutti i suoi componenti strutturali. Sar per questa sua dedizione
al 110% alla comune passione che i batteristi, anche quelli appena
conosciuti di persona (perch da dischi, CD, video o concerti dubito che esistano batteristi a lui ignoti), entrano immediatamente in sintonia con lui e ci parlano come se fossero stati compagni
di studi al college Nel caso di Thomas Lang, poi, c una vera
amicizia che data ormai da anni e che ha contribuito a unintervista non convenzionale, in cui lasso austriaco ha detto la sua,
senza risparmiare critiche feroci, a un tipo di drumming che sta
attualmente spopolando. Da leggere tutta dun fiato!
Rappresenta un contributo straordinario anche larticolo che il
giovane, ma gi bravissimo Ruben Bellavia dedica al drumming
del giovanissimo Tony Williams quando suonava con il quintetto
del trombettista Miles Davis. Ruben ha trascritto e analizzato laccompagnamento di Williams sul brano Walkin inciso nel live
del 1964 Four & More; ne abbiamo tratto materiale per diversi
articoli, che pubblicheremo in questo e nelle prossime puntate
della rubrica Drum Concepts. E che dire della puntata estiva di
The Italian Job? Gianluca Fiorentino ospita con i suoi fill uno dei
migliori batteristi italiani, quel Giorgio Di Tullio da noi intervistato
sul numero di Febbraio 2016. Quanto a Overture, oggetto dellanalisi di Lorenzo Petruzziello niente popo di meno che In the
Air Tonight di mr. Phil Collins. Music Maker Jam lapp analizzata questo mese dal grande Carlo Marzo, mentre le riflessioni non
ortodosse di Davide Merlino riguardano questo mese la figura del
percussionista creativo. Infine, a proposito di rubriche, qualche
lettore si lagnato in privato dellassenza da qualche numero di
quella curata da Marco Volpe. Per poterlo leggere nuovamente
non dovete far altro che sottoporgli le vostre domande, direttamente o via mail tramite la redazione (redazione@drumsetmag.
com).
Edoardo Sala firma larticolo dedicato al compianto Nick Menza,
del quale trascrive Hangar 18, un classico dei Megadeth; il sottoscritto intervista lottimo Amedeo Ariano, jazzista dal percorso e dallapproccio allo strumento personalissimi, mentre Luca
Luciano si confronta con lemergente e preparatissimo Francesco
Ciniglio, Ramon Rossi con lesperto collega Franco Penatti, Davide Bernaro con il maestro del tamburello Andrea Piccioni. E
parlando, di percussioni, Mauro Gatto ci fa la cronaca dellintenso
e partecipato Cajon & Pandeiro Day organizzato da Leo Di Angilla
lo scorso maggio in provincia di Venezia.
Chiudiamo un numero particolarmente ricco con le nostre recensioni, alcune news batteristiche selezionate, la presentazione della
nuova DW Collectors Pure Oak firmata Baruffaldi, il test dei piatti
Sabian Big & Ugly realizzato da Alessandro Inolti e quello di Antonio Gentile sui nuovi accessori per cajon (e non solo) Schlagwerk.
Pu bastare per i prossimi due mesi? Come sempre, buona lettura
e buona estate a tutti.
Alfredo Romeo

WhatsGoingOn
CLINIC, MASTER, ECC.
Luca Trolli
Dal 5 al 10 luglio a Borgo
Corsignano, Arezzo, in collaborazione con Cemm e
Musicology, summer camp
di musica pop-rock con Luca
Trolli: tecniche fondamentali, suono, timing, fraseggio e improvvisazione pop,
ascolto, il lavoro del turnista, lettura interpretativa
alcuni degli argomenti che
saranno affrontati. Info e
dettagli: tel. 02 95039675;
347 1759854; segreteria@
cemmusica.com; infomusicology@gmail.com.
Ignazio Di Fresco
Il batterista palermitano
dadozione sta promuovendo il suo libro Different
Inspiration (Edizioni Curci)
attraverso una serie di master class in giro per lItalia
del sud. Venerd 8 luglio
appuntamento alla Citt del
Mare di Terrasini/Palermo
(info: 339 2083853). Venerd 19 agosto, infine, Di Fresco far visita alla WizDom
Drum School di Vibo Valentia (Info: 0963 93620; 347
3660295).
Campus estivo per 8

Dal 12 al 15 luglio a Ripa


Teatina, in Abruzzo, presso
lAgriturismo La Capezzagna in Contrada S. Stefano
64, full immersion di tre
giorni con ben otto batteristi
per unesperienza didattica
senza precedenti. Cinque
docenti fissi (Massimiliano
DUrbano, Roberto Prazzoli, Riccardo Lombardo,
Gabriele Morcavallo, Danny
Manzo) pi una masterclass al giorno con Elio Rivagli, Giorgio Di Tullio ed
Enzo Augello. I partecipanti
avranno la possibilit di affrontare ogni aspetto musicale e tecnico beneficiando
dellesperienza e della diversa estrazione di ogni musicista, in un percorso didattico
intensivo ed efficace. Il vitto e lalloggio allinterno di
un agriturismo dagli spazi
ultra confortevoli faranno
da complemento a unesperienza formativa di altissimo livello, unendo a essa
gli aspetti della convivialit
e della condivisione umana.
Il campus a numero chiuso. Info e prenotazioni: 339
8058995 oppure charleston.
musica@libero.it.
Improvvisa-mente
Workshop di improvvisa-

zione dal 13 al 17 luglio, sul


Monte Amiata con Silvia
Bolognesi (contrabbasso),
Angelo Olivieri (tromba) e
Claudio Sbrolli. I partecipanti saranno ospitati da
una struttura accogliente
e immersa nel verde, lagriturismo Il Roccone, alle
pendici della montagna tra
Piancastagnaio e Castellazzara. Il seminario tratter di
jazz e musica improvvisata,
con particolare riferimento
alla tecnica della conduction perfezionata da Butch
Morris. Previsto anche un
concerto di fine corso di
tutti i partecipanti (il corso
aperto a tutti gli strumenti). Per informazioni: tel.
333 4621677, oppure claudiosbrolli@gmail.com
KoSA in Calabria!
Dal 21 al 24 luglio a Locri
(RC), prima edizione italiana dei seminari didattici con
la direzione artistica del percussionista ital0/canadese
Aldo Mazza e del suo collega calabrese Massimo Cusato. Ecco lelenco dei docenti
residenti con rispettive materie: Rick Latham batteria:
funk & groove development;
Aldo Mazza ritmi cubani
per batteria e percussioni;

idee per un set ibrido; Massimo Cusato tamburello e


drum set combinati; Andrea
Piccioni tamburi a cornice e
applicazione del sistema di
conteggio indiano Solkattu;
Allan Molnar vibrafono jazz,
garage band e tecnologia;
Mario Diciutiis elettronica
applicata ai tamburi a cornice; Gigi Morello & Cristiano
Coraggio, laccordatura della
batteria. Special Guests per
singole master class: Massimo Russo (batteria), Paolo Cimmino (percussioni),
Alfredo Romeo (storia della
batteria). E infine, prevista
la partecipazione di Geg
Albanese al pianoforte e Stefano Napoli al basso elettrico. Tutti i partecipanti seguiranno quattro ore di lezioni
intensive al giorno impartite
a piccoli gruppi in tutte le
materie citate, pi Music business (la professione nellindustria musicale) a cura di
James Taylor. Ogni sera ci
sar poi un concerto presso
la Sala Rossa del cinema Vittoria. A seguire jam session
sul mare aperte a tutti i partecipanti. Per informazioni
e prenotazioni: www.kosamusic.com/kosaitaly.

Gary Chaffee, the teacher


A ottobre il celebre batterista e insegnante Gary Chaffee, ex direttore della cattedra
di percussioni e batteria del Berklee College of Music di Boston, sar in Italia
per un tour di clinic e master. In 40 anni dinsegnamento Chaffee ha formato
alcuni fra i pi importanti batteristi del panorama mondiale (da Vinnie Colaiuta a
Steve Smith, da Dave Garibaldi a John Robinson), oltre ad aver suonato con Pat
Metheny, Dave Samuels, Abe Laboriel, Jaco Pastorius, Mike Stern, Steve Swallow,
Mick Goodrick, John Abercrombie, Bill Frisell, Palle Danielsson, Tom Harrel e Pino
Daniele. Linfluenza di Chaffee nel batterismo mondiale quindi sostanziale, anche
per via dei suoilibri, che sono tra i riferimenti pi importanti per gli insegnanti
odierni. Unoccasione unica per tutti i batteristi di perfezionare e sviluppare i suoi
metodi direttamente con lui. Chi fosse interessato a ospitare nella sua scuola una
clinic o una master class con Gary Chaffee pu mandare una mail allaccount sal.
corazza@gmail.com; tel. 3355873217.

6
DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

Dario Esposito
Dal Progressive Rock al Jazz
e dal 23 al 26 luglio e dall8
all11 agosto ad Arcevia (AN)
il Campus Estivo con il batterista romano Dario Esposito, in forza alla progressive band Balletto di Bronzo,
ma anche a diversi progetti
in ambito funk, jazz e rock.
Approfondimenti
ritmici
per avanzati e principianti
Lezioni di tecnica e coordinazione stilistica, laboratori,
buon cibo, natura e paesaggi dincanto. Il corso aperto a batteristi di ogni livello
ed et. Sono a disposizione
due sessioni di 4 giorni per
un numero massimo di soli
8 allievi. Info: info@darioesposito.com; www.darioesposito.com

corso (tre tipi di pacchetti) e


di incontri individuali di tre
ore ciascuno. Il tutto presso
lo studio La Genesi di Roma.
Info: dannypomo@inwind.
it; tel. 338 1221583.

VIII seminario jazz


A Gessopalena, in provincia
di Chieti, dal 31 luglio all1
agosto laboratori di tecnica
dimprovvisazione e musica dinsieme per tutti gli
strumenti (Dante Melena
il docente di batteria). Info:
Gino Melchiorre, tel. 333
9681204. www.gessomusic.
it

Poliritmica
Dal 26 al 28 agosto a Verbania, sul Lago Maggiore,
seconda edizione del festival
di percussioni con la direzione artistica di Davide Merlino, Maurizio DAgostino e
Paolo Gravante, lorganizzazione del locale Ente Musicale in collaborazione con
lOrchestra di Percussioni
Waikiki e lassociazione Percussivamente e il patrocinio
del Comune di Verbania.
Ecco il programma completo. Venerd 26 dalle 10 alle
13 e dalle 15 alle 18 master
di batteria di Marco Volpe;
alle 15 Afro Percussion Ensemble di Amadou Diagne;
alle 16 flashmob di Waikiki
Afro Free; alle 17 drumcircle di Gilson Silveira; alle
18 aperitivo moderatamente
solo con Pasquale Mirra; alle
21 concerto Poliritmica Free
Ensemble. Sabato 27 alle 10
master di percussioni con
Francesco DAuria; ale 14
master di vibrafono con David Friedman ed esperienza
Gong Therapy con Fausto
Rossetti; alle 16.30 master

Daniele Pomo
Recording the Drums 2016 il
titolo del corso estivo di specializzazione per batteristi e
fonici tenuto da luglio a settembre dal batterista romano, colonna della prog rock
band RanestRane. Accordatura, prove e registrazione
di strumenti (tamburi in
acero, in betulla, rullanti in
legno o metallo,piatti), conoscenza e prova di diverse
pelli, microfoni, tecniche di
registrazione su computer,
controllo delle dinamiche,
rapporto con il click, session
di registrazione multistilistiche; questi e altri gli argomenti trattati, con la possibilit di personalizzazione il

Damien Schmitt
Dal 18 al 21 agosto lAccademia di batteria di Massimo
Russo (via scesa del Ges,
Vibo Valentia) offre la possibilit di studiare con uno dei
migliori batteristi europei:
32 ore di lezione con classi
mattutine al mare e pomeridiane in accademia, con
clinic e concerti serali gratuiti. La possibilit sar data
a un massimo di 25 iscritti.
Info: tel. 340 3578147; 347
3660295. massimo@massimorussodrum.it

di percussioni afro-cubane
di Giorgio Palombino; alle
17.30 drumcircle con Gilson Silveira; alle 19 aperitivo con Giorgio Palombino;
alle 21 concerto Percussion
Staff. Domenica 28 agosto
dalle 9 master di vibrafono
con David Friedman; alle 14
Traps, la storia della batteria con Alfredo Romeo; alle
14 Didjeridoo Therapy con
Alberto Maroni Biroldi; alle
17 drumcircle con Giorgio
Borghini; alle 19 aperitivo
con Gilson Silveira Duo;
alle 21 concerto/recital con
David Friedman. Inoltre,
tutti i giorni, dalle 10 alle 12
laboratorio per bambini con
Astrid Quintero Reyes. Tutti
gli eventi sono a ingresso libero! www.poliritmica.it

com/vacanza-studio.

Marcello Pellitteri
Dal 31 agosto al 3 settembre
a Briosco, Milano, a villa
Medici Giulini (via Medici
6), seminario sulle tecniche
ritmiche di composizione e
improvvisazione nella musica contemporanea e nel jazz
con il batterista milanese da
anni residente negli USA e
docente al Berklee College
of Music. Richiesta una conoscenza armonica di base;
sconti per studenti di conservatorio. Info: 335 285939;
villamedici@villagiulini.it.

CONCORSI

Studiare in Burkina
XIX edizione del viaggio
Vacanza e Cultura a Bobo
Dioulasso, in Burkina Faso,
in Africa Occidentale, organizzato da Tamtando e
Progetto Anik. Le vacanze
studio si svolgeranno ad
Agosto 2016 ed possibile
scegliere tra i periodi che
vanno dal 2 al 23; dal 2 al 16
e dal 9 al 23. Si potranno
studiare djemb, doun, bala,
tama, ngoni e canto, ma anche danza e pittura. Per info
e iscrizioni: www.tamtando.

LAB Drum Camp


In Grecia, dal 14 al 17 ottobre, sar possibile studiare
a stretto contatto con Virgil
Donati, George Kollias e
Gergo Borlai (+ Karl Drako & Ralf Gottlieb). Dove?
Al Ranch (www.ranch.gr),
nellesclusiva cornice naturale del Peloponneso. Dalle
quattro alle otto ore di lezioni quotidiane e la possibilita di jammare con ognuno
di questi tre fenomeni. Il
Camp oltre alle 24 ore totali di lezione include anche
alloggio e tre pasti al giorno
per quattro giorni. Per info e
iscrizioni si pu contattare il
referente per litalia via mail:
atlast@virgilio.it.

International Italy
Percussion Festival
Terza edizione del concorso
abbinato al festival dedicato
alla batteria e alle percussioni, in programma questanno dal 19 al 24 luglio a Villa
Lomellini di Montebello della Battaglia (PV) con la direzione artistica del M Loris
Stefanuto. Il programma dei
concerti prevede il 19 luglio
lesibizione dellensemble
danese Percurama; il 20
quelle di Casey Cangelosi
e Nanae Mimura. Il 21 Andrei Pushkarev e Theodor
Milkov. Il 22 il Paolo Cimmino Project e Rosalia De
Souza; il 23 il Be-Bop All
Stars Quintet (con Tony
Arco alla batteria e Andrea
Dulbecco al vibrafono) e il
trio di Israel Varela. Chiusura il 24 con lesibizione
dei vincitori del concorso.
Altrettanto nutrito e interessante il programma della masterclass: il 19 luglio
Giovanni Giorgi (batteria) e
Danilo Grassi (percussioni

WhatsGoingOn
orchestrali). Il 20 Gert Mortensen (percussioni) e Giorgio Di Tullio (batteria); il 21
Nanae Mimura (marimba),
Antonio Catone (timpani) e
Pier Giuseppe Gajoni (timpani, percussioni, manutenzione e suggerimenti tecnici). Il 22 Paolo Cimmino
(tamburi a cornice); Israel
Varela & Karen Lugo (ritmiche e ballo flamenco); Andreai Pushkarev (vibrafono).
Il 23 Tony Arco (batteria) e
Theodor Milkov (marimba).
Infone, il 24 luglio, seminario di marimba e percussioni con Casey Cangelosi.
www.percussioncompetition.com; info@percussioncompetition.com.
Giornate della Percussione
Edizione n. 14 della rassegna che include anche lItaly Percussion Competition,

concorso internazionale per


strumenti a percussione
e batteria. Questultimo si
svolger il 16, 17 e 18 settembre e la giuria sar composta
da Dom Famularo (USA),
Sergio Bellotti (Italia/USA)
e Claus Hassler (Germania).
Tutte le info e i programmi
dettagliati di esibizioni e
master class sul sito www.
italypas.it .

DAI FESTIVAL ESTIVI


Tra i concerti consigliati,
batteristicamente parlando,
segnaliamo da Roma incontra il Mondo a Villa Ada,
il 5 luglio i Wilco (Glenn
Kotche, batteria e percussioni). DallAmbria Music
Festival in Val Brembana, l8
luglio Marlene Kuntz (Luca
Bergia alla batteria). Dal
Vertigo Festival di Pianezza
(TO), il 9 luglio il trio BGH,

ossia Burns, Golinelli e Will


Hunt, ossia la ritmica di Vasco Rossi in versione power
trio. Dal Tuscia in Jazz Festival a Castiglione in Teverina
il 29 luglio Cyrys Chestnut,
Buster Williams & Lenny
White. Da Il ritmo della citt, il festival jazz di Milano,
il 13 luglio allOrto Botanico
Citt Studi, Brandford Marsalis Quartet featuring Kurt
Elling (Justin Faulkner on
drums). Da Mantova Arte
e Musica Dal Cala Gonone
Jazz Festival il 27 luglio gli
Yellow Jackets (William Kennedy) e il 28 Mike Stern &
Bill Evans Band (Keith Carlock). Il 10 agosto a Villa Lagarina, per il Valsugana Jazz
Tour, il trio del chitarrista
Kurt Rosenwinkel (Justin
Faulkner). Per il Panorama Music Festival in Val di
Fassa l1 settembre a Moena

lOlivia Trummer Trio featuring Nicola Angelucci. Per il


Dromos Festival a Oristano
e provincia, il 6 agosto a Barattili San Pietro la band di
Tony Allen, padre dellAfroBeat.

Latin-Rhythms Master drummer & percussionist.


Key-Teacher Yamaha drums courses (Italy),
Preparazione esami metodo Yamaha.
Corsi di Batteria & percussioni per ritmi afro/sudamericani
e nordamericani con metodologie e strumenti allavanguardia.
Corsi Yamaha Drums - attestati e diplomi ufficiali,
con riconoscimento internazionale, rilasciati da Yamaha
Music Foundation (JAPAN).

orionpercussion
la scuola di Alex Battini de Barreiro
Via Jacopo Palma 11 - 20146 Milano
02.48702354 - 02.36565371
e mail: barreiro@alexbattini.it
www.alexbattini.com
ci trovi anche su:

BeatIt
www.drumsetmag.com

20933
Santa Maria di Sala (VE), 14 maggio 2016

CAJON & PANDEIRO DAY

di Mauro Gatto

Vedere 45 persone unite dalla passione per la musica, il ritmo e la storia di due piccoli e semplici
strumenti ha sicuramente aperto il cuore a Leo Di Angilla, percussionista affermato nonch
didatta da ormai moltissimo tempo, che ha organizzato questa bellissima giornata.

na bella scossa di energia positiva per tutti i presenti! Pensare di poter parlare (e suonare)
per ben sette ore - dalle 11 della mattina
alle sei del pomeriggio - di un tamburello coi sonagli e di una scatolone di
legno poteva sembrare veramente un
sogno, quello che si realizzato nel
corso del Cajon & Pandeiro Day tenutosi lo scorso 14 maggio presso il teatro
di Villa Farsetti di Santa Maria di Sala.
Gi dal primo mattino, laria era quella
dellevento, con tutte queste persone
aggregate dalla passione, subito curiose e incuriosite, i volti felici. E si parte
subito con Leo Di Angilla, appunto
padrone di casa, che per ben due ore
senza sosta ha infilato una successione
di tecniche di base in senso moderno
per entrambi gli strumenti, nella sua filosofia suona quello che vuoi dove vuoi,

comprendendo anche storia ed evoluzione, grazie alla marea di strumenti


presenti sul palco.
Dopo questo primo assalto, tutti in
compagnia a fare quattro chiacchere
e a rifocillarci, per riprendere nel primo pomeriggio con un ospite quale
Stefano Scutari, chitarrista veneziano
profondo conoscitore della musica brasiliana, che insieme a Leo al pandeiro
ha dato un primo assaggio del folklore
brasiliano.
Altro ospite del pomeriggio, a seguire,
stato Bubi Staffa con il suo pandeiro muto cio senza platinelas, ovvero
senza piattini. Il suo mini seminario
stato incentrato sulla scoperta e le
possibilit infinite di colori, timbriche
e pulsazioni, delle dinamiche davvero
elevate, dal pianissimo con quattro P
al fortissimo, creando grandissime sug-

10
DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

gestioni in chi ascoltava.


La Microrchestra ha fatto da ponte,
grazie a Stefano Olivato allarmonica
cromatica, Stefano Scutari alla chitarra e allinstancabile Leo, obbligatoriamente al pandeiro, tra il tradizionale
e il moderno, con laggiunta di brani e
ritmiche pop, rock, funk e la dimostrazione della grande versatilit di questo
piccolo tamburo a cornice.
La giornata proseguita con la parte
dedicata al Cajon, introdotta sempre da
Leo, insieme a un grande chitarrista e
profondo conoscitore della musica afro
peruviana, Amilcar Rafael Soto Rodrguez. Qui lemozione si sentita forte, con i canti e le pulsazioni della tradizione, con un Amilcar addirittura quasi
in lacrime dopo che oltre trenta cajon
hanno suonato contemporaneamente,
come in una piazza di Lima. Sensazioni

Leo Di Angilla

che solo la musica pu dare.


La giornata proseguita con chi vi scrive, Mauro Gatto, che ha introdotto la
nuova via balcanica dello strumento,
introdotto in tale contesto non pi di
15 anni fa, con una serie di ritmiche dispari e interpretazioni della tradizione
est-europea, usando anche alcune adds
on, piccoli oggetti attaccati alla tapa o
alla cassa per ricreare i suoni di quelle

terre.
Non contenti, Leo Di Angilla ha illustrato unultima nuova frontiera, il
cajon e la sua interazione elettronica,
dando vita a una perfomance di grandissimo livello, sperimentando suoni, dinamiche, utilizzando il pedale, i
trigger e tutta una serie di altre cose,
uscendo ancora una volta dalla via della
tradizione per entrare in nuovi mondi

11

sonori. La giornata si andata chiudendo con lestrazione tra i partecipanti di


tre premi, un Cajon Tycoon, sponsor
della giornata, e due corsi online di
IplayPercussion tenuti dallo stesso Leo.
Esperienze cosi dovrebbero essere
allordine del giorno per noi che siamo
appassionati, perch - professionisti o
amatori - non importano il livello, la
bravura o le capacit, ma il sentire la
musica dentro, lemozione e lo scambio, creano le basi per nuove esperienze personali. Per concludere questa
cronaca, lasciamo la parola allorganizzatore: Eh s, stata proprio una giornata straordinaria! Anzi, la giornata perfetta: Cajon e Pandeiro Day, il workshop
dedicato appunto a questi due incredibili
strumenti, le vere star della giornata.
stato veramente fantastico vedere 45 persone (45 persone a un workshop di percussioni!) interessatissime, entusiaste, con
una gran voglia di scoprire, approfondire,
imparare e migliorarsi!.

Sounds Good To Me

MUSIC MAKER
Lapp di questo mese ha un ottimo potenziale per coinvolgere tutti, professionisti e non, studenti, neofiti e
persino chi completamente digiuno di nozioni musicali.

i da tempo Magix ha lanciato sul


mercato delle applicazioni Music Maker Jam
nella versione per iPhone e
iPad. Alla base di questa applicazione c unidea molto
semplice: quella di proporre
unapp per creare musica
su iPad/iPhone con un software cos facile da usare da
permettere a tutti gli appas-

a cura di Carlo Marzo

Diplomato al conservatorio in Strumenti a percussione, laureato in Didattica dellinsegnamento


strumentale e Discipline
musicali indirizzo interpretativo-compositivo, ha studiato percussioni etniche
con numerosi insegnanti
italiani e stranieri. Docente
e Coordinatore nazionale
della Percussion Academy
delle Scuderie Capitani, ha
collaborato con i migliori
nomi del panorama pop
nazionale, sul palco e in
numerosi programmi televisivi.
www.carlomarzo.it

sionati di musica di creare


facilmente suoni e brani con
i dispositivi della mela.
Come? Basta selezionare
uno tra i 100 stili disponibili
(Hip Hop, Dubstep, Rock,
Funk, Trap, D&B, Techno,
House, Ambiente, Jazz, Movie Scores, eccetera, eccetera) per cominciare subito a
utilizzare questa applicazione. Tempi e armonie adattabili in automatico semplificano luso per i principianti.
Inoltre, grazie al mixer a
otto canali e la possibilit di
modificare manualmente le
armonie, anche i pi esperti avranno la possibilit di
editare in maniera pi approfondita le tracce audio. Il
design dellapp stato completamente rinnovato per i
dispositivi Apple rispetto a
quello utilizzato su piattaforma Windows. Funzioni
chiave, come il selettore loop
o leditor armonia, sono ancora pi facili e intuitivi da
usare. A completare il tutto,
una nuova schermata Home
garantisce, poi, unottima
fruibilit.

Shakers & Co.


Tecniche basilari e avanzate per imparare a suonare

Caxixi - Shakers Cabasa

Triangolo Tambourine

Ant

oGi
oni

aPh
unt

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201

Carlo Marzo

App; con linstallazione base


dellapp sono forniti quattro
pacchetti di stile in configurazione Lite. In aggiunta, si
possono scegliere gratuitamente dallo store due ulteriori stili completi. Molto
semplice e divertente da utilizzare, pu essere utile per
creare delle basi loop su cui
studiare o su cui far studiare
i vostri allievi.
Buon divertimento!

Music Maker Jam gratuita, ma strutturata con il


sistema degli acquisti in

12
DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

Unorthodox Behaviour

DEL PERCUSSIONISTA CREATIVO


non possiamo pi considerare lesperienza musicale come uno schema prefissato, bens come un luogo dialettico
dove gli elementi della comunicazione che non sono mai gi fatti (ready made), ma sono sempre da fare (to be made)
vengono formati, creati e sviluppati. Luciano Berio (1959).

cco che da pi di cinquantanni


si cerca di difendere la musica
altra, che ha preso vita lo scorso secolo e che ancora non riuscita
in pieno ad affrancarsi da stilemi compositivi e da aspettative facilmente individuabili da parte del pubblico. Non
sto difendendo gli esperimenti dodecafonici facendo la solita allusione al
fatto che Schonberg e Webern hanno
preso il testimone da Beethoven e Wagner per portarlo avanti, modificandolo
e rendendolo agli occhi di tutti inconcepibile e alle orecchie di tutti rifiutato
(non per ignoranza, ma per molestia
musicale del compositore!). Sto cercando di sostenere chi ha sperimentato nel
corso del secolo altre vie musicali legate allazione teatrale e al timbro, pur
rimanendo allinterno di una fruibilit
comunicativa/emozionale a cui sono,
come ben sapete, molto sensibile.

La figura del percussionista creativo, nata


nel 900, sta ora affrontando il nuovo
millennio con rinnovata energia. Il nostro ruolo importante e fondamentale alla buona riuscita e per la corretta
diffusione di nuove musiche e nuovi
approcci agli strumenti. La buona pratica legata in modo inscindibile al qui
e ora. Lo strumento diventa un mezzo
- qualunque esso sia - per raggiungere
determinati obiettivi di libert, liricit
e musicalit.
Il work in progress diventa lo strumento educativo per la consapevolezza
delluomo contemporaneo, lesecutore/compositore diventa veramente attivo, dovendo reagire sempre in modo
nuovo e diversificato rispetto agli stimoli che gli vengono forniti dai sodali,
oppure dagli strumenti stessi che utilizza durante la performance.
Una rivoluzione continua: Percussion
is revolution diceva il buon John Cage,
come sempre avanti sui tempi. Lui in
primis, ma poi una pletora di seguaci,
hanno perseguito la traccia comune
senza arrendersi. attraverso la creazione artistica, infatti, che speriamo di
approssimarci allessenza delle cose,
senza mai raggiungerla, possibilmente
in modo da poter crescere ed evolvere
il nostro modo di suonare in un continuum vitae.

a cura di Davide Merlino


Dopo studi privati di batteria, si laurea
in Percussioni classiche con specializzazione in didattica dello strumento e
frequenta il Corso superiore di formazione jazz. Collabora con enti liricosinfonici italiani e stranieri e, in ambito
jazz, con numerosi musicisti di fama.
Con il quartetto nujazz MU vince nel
2010 il concorso internazionale Percfest. Oltre a insegnare nelle scuole medie musicali e al liceo musicale, coordina lorchestra di percussioni Waikiki.

Abbracciando il nuovo, accogliendo


limprevisto, analizzando lerrore si
pu tracciare una nuova via. Proprio
abbracciando lesperienza musicale
in modo dinamico si possono trovare
nuove soluzioni, nuove sfumature. La
conoscenza, lesperienza e una buona
dose di coraggio sono alla base di una
prolifica riuscita. Non improvvisate a

13
DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

caso se non avete un obiettivo da perseguire: analizzate, soppesate, tracciate


linee immaginarie, ponetevi dei paletti
e poi buttateli gi tutti in un solo colpo.
Dovendo citare, con immenso affetto,
un altro grande Maestro, David Searcy
quando suoni devi farmi divertire, stupire, pensare, arrabbiare piuttosto, ma per
favore non farmi annoiare!. Questo
pensiero un po il riassunto della rubrica di oggi: non annoiamoci e non
annoiamo, ma di contro creiamo emozioni forti che ci possano sconvolgere
e che possano attecchire su un terreno
fertile che abbiamo preparato con dovizia e sapienza. Siamo gli agriCULTORI, coltiviamo cultura, prepariamo il
nostro pubblico, i nostri allievi, diamoci al massimo della nostra espressivit,
sempre!
Ovviamente non bisogna mai dimenticarsi del passato, quindi lascolto e lo
studio della letteratura del 900 rimane la base per noi percussionisti moderni. Non c futuro senza passato e
senza un presente vissuto in modo attivo e propositivo.
Le letture e gli ascolti che mi hanno infiammato in queste notti insonni..
Il cammino verso la nuova musica, Anton Webern (SE 1989);
Scritti sulla musica, Luciano Berio (Einaudi 2013);
Moderatamente solo, Pasquale Mirra (video su Youtube).

The Italian Job


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20934
della nostra vita

CON MR. GIORGIO DI TULLIO

Ciao a tutti e bentornati a


The Italian Job. Questo mese
ospitiamo un grande batterista e un grande amico, Giorgio Di Tullio. Giorgio un
batterista jazz-fusion di enorme statura. Ha collaborato
con moltissimi artisti di livello mondiale come ad esempio Eric Marienthal, Mel
Collins, Alex Acua, Michael
Rosen, Javier Girotto, Fabrizio Bosso, Dario Deidda, Riccardo Fioravanti, Tullio Ricci,
Marco Bianchi, Lorenzo Erra,
Luca DellAnna e moltissimi

a cura di
Gianluca Fiorentino

Produttore e compositore oltre che batterista,


ha collaborato in studio
e dal vivo con Renato
Zero, Anna Tatangelo, Arthur Miles, Alex Lofoco,
Conservatorio di Como,
Alex Lloyd, Belle Histoire
e altri. Insegna batteria
presso SpunkTeatro di
Saronno (VA), Overdrive
Studio (Milano), le accademie Lizard di Lecco e
Como, ed assistente di
Lele Melotti nei suoi seminari e titolare del Bflat
Recording Studio di Origgio (VA).

altri. Da pochissimo (vedi


lintervista pubblicata sul n.
43 di Drumset Mag, Febbraio
2016) uscito il suo metodo didattico in DVD Libero
nel tempo, ben cinque ore di
bellissima musica e batteria.
Consigliatissimo. Essendo
Giorgio un batterista essenzialmente portato a suonare
jazz-fusion, la sua visione
dei fill sar sicuramente uno
spunto interessante da poter
studiare e trasferire a quella
che la musica pop-rock. Andiamo a cominciare.
Il primo fill, come del resto
anche gli altri tre che vi ho
trascritto, copre una misura
intera. Esaminiamolo partendo dai singoli movimenti che
lo compongono.
Primo movimento, quartina
di sedicesimi:
flam sul secondo sedicesimo tra rullante e timpano;
diteggiatura tipica del quarto paradiddle (RLLR).
Secondo movimento, quartina di sedicesimi:
flam sul primo sedicesimo
tra rullante e timpano;
inserimento di 32esimi nella seconda met della quartina.
Terzo movimento, quartina
di sedicesimi:
incastro tra cassa e rullante.
Quarto movimento, quartina
di sedicesimi:
figurazione ritmica un ottavo e due sedicesimi con il
flam allinizio.
Molto interessante sopratutto
linizio: il flam sulla seconda

nota della quartina sposta il


fill in avanti. Anche luso dei
32esimi suonati con il double
stroke roll pu essere inserito
in molti contesti.
Secondo fill. Questa volta, il
fill si caratterizza sopratutto
per la differenza di figure ritmiche: la prima una quartina, la seconda una sincope e
la terza una sestina.
Il fatto di partire con una
quartina interessante, perch subito dopo c quasi un
blocco con la sincope, che infatti suonata sopratutto con
i pedali (lunico colpo con le
mani il secondo sedicesimo
della sincope). Si riaccelera
con la sestina tra primo tom e
rullante, e ci si riblocca con la
nota da un quarto sul timpano. Molto molto interessante.
Terzo fill. Le figure ritmiche
sono solo due, sestina e quartina. Attenzione per alle
diteggiature. Infatti la prima
sestina ha la cassa (o meglio,
due colpi di cassa) al centro,
quindi dopo tre note con le
mani (RLL) la figura si chiude con un ultimo colpo con
la mano L (sinistra per i destrorsi). Questo permette di
far ripartire la seconda sestina con la stessa diteggiatura,
spostandoci sul set. Sul terzo
movimento iniziano le quartine. La prima sempre suonata con la diteggiatura del
quarto paradiddle (RLLR),
ma sullultimo sedicesimo
abbiamo lunisono tra cassa e
crash, mentre lultima quarti-

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DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

na un unione tra rullante,


cassa e crash, ma partendo
con la mano sinistra!
Ultimo fill. Potrebbe essere
intitolato quasi tutte quartine! La prima, cassa e rullante (sulla cassa c sempre il
crash); la seconda, rullante
e cassa (sempre allunisono
con il crash), ma ovviamente
al contrario. Quindi se la prima RLRL la seconda sar
LRLR. Terza quartina tutta
sul rullante, ma attenzione
alla diteggiatura, sempre
quella del quarto paradiddle,
ma con la partenza a sinistra
(LRRL). Il fill si chiude con la
figurazione ritmica di due sedicesimi e un ottavo combinata tra cassa e flam (su rullante e timpano). Molto bello!
Tutte queste frasi, tutti questi
fill, sono a mio avviso molto
belli, ma sono soprattutto
spendibili in qualsiasi genere musicale. Come al solito,
prestiamo sempre molta attenzione al contesto nel quale li inseriamo!
Per questo numero abbiamo
terminato, vi auguro una
buona estate, ringrazio Giorgio di Tullio per la sua grande
cortesia e professionalit e vi
ricordo come sempre il mio
metodo La Biblioteca dei Fill,
edizioni Wakepress.

15

Overture
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20935

PHIL COLLINS
IN THE AIR TONIGHT

articolo di questo mese sar


dedicato a Phil Collins, artista
a 360 che vanta una strepitosa
carriera come cantante solista, come
band leader con i Genesis, come compositore, ma soprattutto come batterista.
La sua carriera musicale inizia prestissimo, allet di cinque anni, e come
molti della sua generazione, Phil impara a suonare con la musica che ascoltava dalla televisione o dalla radio. La
musica che pi ha caratterizzato il suo
stile stata quella dei Beatles e quella
della band The Action, il cui batterista
aveva uno stile molto simile a quello

di Lorenzo Petruzziello

Batterista, compositore, arrangiatore. Insegna batteria presso il suo


studio Groovin On in provincia di
Avellino. Ha pubblicato un metodo
didattico: Key to Groove dedicato allapproccio e allo sviluppo del
groove. Ha collaborato in studio e
dal vivo con: Pino Jodice, Orchestra
Jazz del Conservatorio di Avellino,
Musicateneo Big Band, Marirosa Fedele, Rocco Zifarelli, Pasquale Innarella, Antonella Bucci, Dialis e molti
altri. Da svariati anni si occupa di
trascrivere partiture per batteria per
le principali riviste specializzate italiane (Percussioni, Batteria, Ritmi,
Drumset Mag).

dei grandi della musica soul. Grazie a


questa influenza, il giovane Phil Collins inizia ad ascoltare e ad appassionarsi a brani prodotti dalla famosa etichetta Motown.
Non a caso, svariati anni dopo, precisamente nel 2010, pubblicher un album
dal titolo Going Back nel quale suoner
(insieme al suo inseparabile batterista
di fiducia Chester Thompson) e canter tutti i brani Motown che hanno caratterizzato la sua giovinezza.
I suoi studi, nellet adolescenziale,
si concentrano sulla carriera cinematografica, in cui riesce a ottenere dei
discreti risultati, tanto da avere una
parte nel film dei Beatles A Hard Days
Night del 1964 (Phil aveva allora solo 13
anni). Intanto Collins continua a suonare, e pi in l inizia a collaborare con
molti artisti inglesi degli anni 60.
Grazie alle sue grandi capacit ottenne senza alcun problema il posto nei
Genesis nel 1970. Nel 1971 cant il
suo primo brano scritto con Steve Ha-

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DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

ckett e inizi a farsi apprezzare anche


come cantante solista. Dopo che Peter
Gabriel ebbe lasciato la band nel 1975
per intraprendere una carriera solista,
divent lui stesso il nuovo cantante,
conservando il ruolo di batterista negli
album in studio. Dal vivo c la mano di
Chester Thompson che segna i groove,
seduto a una delle due batterie, perch
laltra linconfondibile strumento di
Phil Collins, che ogni tanto lo affianca
e con lui duetta.

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Il set di batteria di Collins sempre stato facilmente riconoscibile, sia perch


- essendo mancino - era montato al
contrario, sia perch aveva una serie
di tom rigorosamente privi della pelle
risonante, con misure 8, 10, 12 e 15
montati davanti, e timpani a terra da
16 e 18.
Phil Collins ha sempre avuto un sound
particolare e personale, e infatti sempre stato molto richiesto in altri contesti musicali. Sono sue le batterie di due
album solisti di Robert Plant (Pictures
at Eleven e The Principle of Moments) e
di un album di Eric Clapton (Behind the
Sun), ma anche la bellissima parte di
Woman in Change dei Tears for Fears e tante altre ancora.
Ma veniamo al brano che analizzeremo
questo mese. il primo singolo della
sua carriera solista ed tratto dallalbum Face Value del 1981, dal titolo In
The Air Tonight.
Il brano inizia con un loop di drum
machine, che lo accompagner per tutta la sua durata, e un meraviglioso giro

armonico, costruito in una tonalit minore. Collins canta tutta la rabbia che
ha vissuto in quel momento della sua
vita, in seguito alla separazione dalla
moglie, con un effetto sulla voce che la
rende molto sintetica. Della batteria
nessuna traccia, almeno per quasi due
terzi del brano, fino a quando un fill
sui tom segna lingresso della ritmica
batteristica.
(Vedi trascrizione fill di ingresso)
Si tratta di un fill storico, una delle entrate pi famose, nonostante non sia
collocato allinizio del brano. Anche
leffetto d alla batteria un suono molto sintetico, complice la particolare
accordatura che usava Phil Collins e i
suoi famosi fusti senza pelle risonante. Il fill in sedicesimi, eseguito con
due colpi di tom che si alternano a uno
di cassa, in modo da formare un movimento a tre note (emiolia), iniziando
da quelli pi piccoli (primo e secondo)
allunisono, scendendo sempre pi gi
fino ai timpani.
Da qui inizia il groove, fantastico, con

18

particolarissimi incastri di cassa allunisono con il movimento del basso e il


rullante suonato con i flam.
(Vedi trascrizione Groove)
Anche i fill di Phil (!!!) sono interessantissimi: non terminano sul battere
del primo movimento, ma invadono il
resto della battuta. Dal vivo diventano
sempre pi vari e meno radi rispetto
alla versione del disco.
(Vedi trascrizione Groove con Fill)
La cosa pi particolare di tutto il brano
la totale assenza di piatti, sia di Crash
in apertura che di hi-hat o ride nellaccompagnamento.
Riguardo Phil Collins, ogni commento
ulteriore semplicemente superfluo,
poich la sua genialit lo rende perfetto
in ogni suo aspetto artistico. una essenza di groove, pulizia ed essenzialit,
unita alla ricerca ritmica e sonora.
Anche per questo appuntamento
tutto, ci vediamo dopo lestate con un
nuovo brano.

Drum Concepts
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20936

TONY & MILES (I PARTE)


D
a cura di
Ruben Bellavia
Classe 1985, nativo di Moncalieri (Torino), considerato uno dei batteristi pi versatili della scena musicale
italiana. Nel 1993 fonda gli
Ossi Duri, band che vanta
numerose
collaborazioni
prestigiose ed riconosciuta a livello mondiale come
una delle migliori a eseguire
il repertorio di Fank Zappa.
Dopo essersi laureato in
Percussioni al Conservatorio G. Verdi di Torino, intraprende lo studio della batteria jazz. Dal 2009 collabora
con alcuni fra i principali
musicisti del panorama
jazzistico italiano e internazionale ed entra a far parte
del Fabio Giachino Trio, formazione con la quale vince
alcuni fra i pi importanti
concorsi di jazz italiani e
stranieri e ha gi inciso tre
album. Endorser dei marchi
Istanbul Agop e Vater.

a quando ho iniziato a studiare jazz


mi sono reso conto
dellimportanza del cosiddetto linguaggio. Ognuno dei
maestri con i quali ho avuto
modo di studiare nel mio periodo a New York City (John
Riley, Ari Hoenig, Quincy
Davis, Greg Hutchinson) mi
ha spiegato di come sia importante nella musica jazz
cercare di comprendere, acquisire e fare proprie certe
convenzioni, ritmi e frasi. I
grandi jazzmen del passato
hanno davvero inventato una
lingua, facendola poi evolvere, rendendola pi complessa e talvolta deframmentandola e destrutturandola fino
al limite della comprensione. un mondo nel quale,
pi ci si addentra e pi si
scoprono nuove idee, spunti
musicali, sorprese e analogie. Da questo presupposto
viene naturale pensare che
per comprendere una lingua
bisogna prima di tutto ascoltarla e cercare di imitarla,
impararne il vocabolario e la
grammatica.
Come molti musicisti e studiosi del jazz, ho allora iniziato a fare delle trascrizioni.
Nel mio programma di studio divido il mio lavoro di
imitazione/trascrizione in
due parti:
1) Batteristi che bisogna assolutamente conoscere, che

hanno inventato il linguaggio del jazz, dal dixieland,


allo swing fino al bebop.
Ho lavorato su Chick Webb,
Shadow Wilson, Kenny Clarke, Philly Joe Jones, Jimmy
Cobb, Art Blakey, Max Roach, Papa Jo Jones.
2) Batteristi che incontrano
di pi il mio gusto personale e dei quali vorrei capire
a fondo il gesto, il suono e
portarli nel mio vocabolario.
Fra questi Elvin Jones, Jack
DeJohnette, Chris Dave, Jeff
Tain Watts e, in modo pi
approfondito Tony Williams.
Tony Williams sempre
stato uno dei miei batteristi
preferiti, se non il mio preferito in assoluto. Un giorno

20
DRUMSET MAG | GIUGNO 2016

ero in giro con Fabio Giachino e Davide Liberti (Fabio


Giachino Trio, il mio gruppo principale) e si parlava
di trascrizioni, acquisizione
del linguaggio e imitazione.
Fabio ha fatto riferimento
al metodo Dave Liebman: il
maestro del sax soprano ritiene molto importante imparare a memoria gli assoli
che pi piacciono, cantarli
e infine provarli sullo strumento. Dopodich suggerisce di scriverli su carta per
non dimenticarli. Ho detto a
Fabio che stavo imparando a
orecchio qualche lick di Tony
Williams e lui ha controbattuto, quasi per sfida: beh
perch non provi a impararti
proprio delle intere esecuzioni

o di qualche minuto? Vedrai Ho deciso di prendere un


che ti far bene....
brano nel quale Tony WilMi capitato poi di sentire liams mi piace moltissimo.
il famoso discorso che Tony Si tratta di un uptempo blues
Williams fece nel 1985 du- dal titolo Walkin, versiorante lo Zildjian Day dopo ne live del 1964 dal disco
un fantastico assolo. In Four and More di Miles Daquelloccasione Tony parl vis. Ho portato la traccia sul
del suo primo periodo di programma Amazing Slow
studio. Il suo ragionamento Downer e ho iniziato a creera questo: penso che per are dei loop per ogni quatdiventare il batterista perfet- tro battute. Ogni settimana
to bisognerebbe avere la tec- cercavo di imparare quattro
nica di Max Roach, il groove battute all80% della velodi Art Blakey e la creativit cit. Gradualmente le ho
di Philly Joe Jones. Spieg collegate una allaltra e porpoi come aveva imparato tate su di velocit. Una volta
a orecchio 1intere perfor- imparato tutto il comping
Joe (accompagnamento)
duran
mance di Roach,
Philly
e Blakey dai1 dischi.
Accor- te il solo di Miles ho voluto
dava anche la batteria nello imparare anche lassolo di
di batteria.
Inunsecondo
mo
stesso modo per
cercare

renderla il pi possibile si- mento ho scritto poi la parmile. Tutto questo quando te. Studiare cos a fondo un
aveva circa 15 anni! Per me batterista ti permette di no1
stato illuminante e ho pen- tare moltissime sfumature.

2 se
sato: ma allora,
riuscissi

Comping

a trascrivere Tony Williams
2 un po anpotrei imparare
Tony Williams non ripete
1 altri.
che da tutti gli
mai
le stesse
cose.
Ha una

complessit di linguaggio
davvero pazzesca. stato
bello poter trovare le analogie con Philly Joe, Roach
e Blakey, proprio come
aveva detto nellintervista.
Tony crea delle frasi molto
lunghe, perfettamente geometriche e che sembrano
finire nel vuoto. Non d
quasi mai il battere, mentre invece accentua quasi
sempre il secondo quarto
(in una maniera che ricorda
Jimmy Cobb). Utilizza poi
i suoi famosi cinque colpi
sul ride, che non sempre
sono davvero cinque. So in passaggi
pi
prattutto
veloci utilizza infatti un sistema di mascheramento,
dei
colpi
inserendo
di rul-
lante. Parlando dei piedi,
sembra che abbia studiato
le combinazioni dellAdvanced Techniques for the Modern
di Jim
Chapin
sia
Drummer

la cassa
che
con
con
lhi hat
e il Four Way Coordination
di E.
Fine
& M. Dahlgren.

Qualsiasi
combinazione
ritmica, che sia di due, tre
o sei colpi, la pu eseguire
con entrambe le mani, oppure in combinazione con il
piede sinistro o il piede destro. Impressionante linterplay che instaura con Miles Davis, sembra quasi che
siano uno strumento unico.
Inoltre rallentando laudio
c sempre la sensazione
delle terzine (lo swing), anche se il brano molto veloce! Unawritten
cosa che
by proprio
Ruben Bellavia
non riesco
a spiegarmi: in
velocit si sentono i colpi
writteneven
by
praticamente
eights,
Ruben Bellavia
ma rallentando

sembra di
swing

ascoltare un medium
(vedi
perfettamente
in
basso).
suonato
esempi

8 Exercises based on
Tony Williams' comping style
8 Exercises based on
Tony Williams' comping style
8 Exercises based on
Tony Williams' comping style

8 Exercises based on

written by
Ruben
Bellavia
Tony Williams' comping style Tecnica
La firma di Tony Williams,
8 Exercises based on
soprattutto del primo perio do, senzaltro
written
laby sua famoTony Williams' comping style sa combinazione
Bellavia
di cinque
Ruben

1
2

23

2
3




3
4




45


5



4


5

4

21

colpisul ride. Oltre


che su
Walkin latroviamo nella
written
by
Ruben Bellavia

prima registrazione di Seven Steps


to Heaven e pi avanti in Prince of
Darkness (anche sul sidestick) e in
Angola di Wayne Shorter, solo per
citare alcuni esempi. In Walkin la figurazione si ripete con diverse varianti
e con difficolt tecniche differenti.

Esempio Tecnica 1A (battuta 1, da


00.16 a 00.18): senzaltro la pi
usata da Tony William, una figurazione
molto difficile da eseguire.

Esempio Tecnica 1B (battuta 25, da


00.34 a 00.37): prima variante; aggiungendo un colpo di cassa nel primo
ottavo, Williams rende la figurazione
pi complessa.

Esempio Tecnica 1D (battuta 105, da


01.30 a 01.32): una via di mezzo
fra la variante B e la C. I colpi di piatto
sono quattro, ma dosando le dinamiche di cassa e rullante leffetto notevole.

Esempio Tecnica 2 (battuta 44, da


00.47 a 00.49): ho voluto mostrarvi
questo passaggio per farvi vedere come
per Tony non ci fossero discriminazioni fra i quattro arti. Voleva riuscire
a eseguire ogni figurazione in tutte le
combinazioni possibili.

Esempio Tecnica 3 (battuta 115, da


01.38 a 01.41): vediamo come in
questo estratto Williams combini in
modo perfetto hi hat, cassa, rullante e
piato ride. Ho trovato combinazioni simili studiando sul Four Way Coordination di Fine & Dahlgren e sullAdvanced
Techniques for the Modern Drummer di
Jim Chapin.

Esempio Tecnica 1C (battuta 52, da


00.53 a 00.55): seconda variante,
ottenuta togliendo un colpo di piatto e
uno di rullante. Sicuramente la figurazione pi semplice tecnicamente. Tony
Williams bravissimo a far sembrare
che ci siano i cinque colpi sul piatto
ride utilizzando le dinamiche fra le
due mani in modo perfettamente bilanciato.

22

Per questa prima parte pu bastare. In


un prossimo appuntamento parleremo
di Linguaggio e di Innovazioni e in un
altro ancora del solo che Tony Williams
esegue sempre su Walkin. Quanto alla trascrizione dellaccompagnamento suonato da Williams su questo
brano, ve ne propongo qui una prima
parte (la prima di cinque pagine). Chi
fosse interessato allintera trascrizione
pu contattarmi tramite la redazione o
il mio sito: www.rubenbellavia.it
Ho visto lesecuzione di Ruben di
Walkin per la prima volta su Facebook e mi ha colpito per diversi motivi: la trascrizione stessa un lavoro
impegnativo, poi ha mostrato bene il
linguaggio e la tecnica ritmica di Tony,
infine lha eseguito simultaneamente, e ci rende limpresa ancora pi
straordinaria. Se chiudete gli occhi
e ascoltate, proprio Tony che suona
accompagnando se stesso! Questo
quel che succede quando una persona
si emoziona per qualcosa, e cerca di
raggiungerla. di grande ispirazione.
Bravo Ruben, e complimenti! (David
Garibaldi)

23

Unforgettable

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20948

NICK MENZA
di Edoardo Sala

Uno degli articoli che mai avrei


voluto scrivere legato alla recente
scomparsa di un musicista al quale sono
pi legato fin dalladolescenza. Uno di
quei batteristi che, senza fare grossi
circhi, riuscito a farmi venir voglia di
prendere in mano le bacchette e tentare
di imparare i suoi groove, di formare
una band e cercare di comporre dei
brani prendendo esempio proprio dai
suoi Megadeth.

avventura alla batteria di Nick Menza (Monaco di Baviera, 23 luglio


1964 Los Angeles, 21 maggio
2016) inizia molto presto; figlio del sassofonista jazz Don Menza, gi allet di
sei anni ha la fortuna di potersi sedere a
sfogare il proprio istinto sulla batteria di
sua maest Jack DeJohnette. Questo lo
porta ad avere un inizio di carriera professionale gi a 18 anni con i Rhoads, band
che vede alla voce Kelle Rhoads, sorella
del compianto chitarrista di Ozzy Osbourne, Randy. Negli anni successivi Nick
si adopera come session man per diverse band di Los Angeles, fino a diventare
drum tech per Chuck Behler, batterista
nativo del Michigan in forza ai paladini

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DRUMSET MAG | GIUGNO 2016

del thrash metal Megadeth. Dopo averlo


sostituito diverse volte nel corso del tour
di So Far, So Good So What! la prima
in Inghilterra, a Bradford, il 12 maggio
1988 Nick entra a far parte in pianta
stabile della band, non senza prima aver
positivamente partecipato a un provino
con gli Slayer in uno dei loro periodi problematici con Dave Lombardo, rientrato
poi nei ranghi. Nei successivi dieci anni
Nick mette la sua pacca sul rullante al
servizio di cinque dischi quattro pi la
raccolta del 1995 Hidden Treasures per lesattezza rimasti nella storia del metal:
Rust in Peace (1990), Countdown To Extinction (1992), Youthanasia (1994) e Criptic
Writings del 1997. Periodo florido per la

band, sia a livello compositivo che a livello


di vendite, supportate anche dalla potenza
di una major come la Capitol. Ma la fine
del periodo idilliaco alle porte: durante
il tour del 1998, Nick ha problemi a un
ginocchio per via di un tumore benigno e
viene ricoverato e sostituito da Jimmy DeGrasso. Purtroppo, quella che sembrava
dover essere una soluzione temporanea si
trasforma inspiegabilmente nel licenziamento di Nick.
Sono finiti i tempi dei mitici set di batteria montati sul rack Greg Voelker, quel
fantastico intreccio di tubi da cui penzolavano giganti crash Zildjian e tamburi
trasparenti marchiati Tama. Per un lungo
periodo, di Menza nessuna notizia, fino al
tentativo di un progetto personale. Menza: Life After Deth viene annunciato, con
tanto di data di uscita del disco, tour e produttore (Max Norman, gi con Megadeth
e Ozzy). Purtroppo la sfortuna perseguita
Nick e la morte per infarto del bassista
Jason Levin arriva come una tegola inaspettata e il progetto non ha un seguito.
Tuttavia, dopo la pubblicazione dellintero
catalogo rimasterizzato dei Megadeth nel
2004, Nick viene richiamato allovile per
una reunion. Purtroppo il leader Dave Mu-

staine decide per una seconda liquidazione con motivazioni legate allo scarso stato
fisico del batterista, inadeguato secondo
lui a reggere un tour mondiale. Sostituito
immediatamente da Shawn Drover, Nick
si unisce agli Orphaned to Hatred, band
di Los Angeles che cerca di raccogliere
leredit musicale dei Pantera per portarla un passo pi in l. Neppure questa
avventura ha per grande successo, anche
per via di un brutto incidente con una
motosega che gli recide il braccio, salvato
tempestivamente grazie a un delicato intervento di ricostruzione e a un periodo di
riabilitazione.
Gli ultimi anni di carriera hanno visto
Nick molto attivo con diversi ex-membri
dei Megadeth, intento a registrare cover
e pezzi inediti per diverse band, oltre a
video dei brani storici per la Soultone,
marchio di piatti di cui era fiero endorser
nonch collaboratore per la creazione di
alcuni modelli.
Un recente e prepotente ritorno mediatico ci ha mostrato un Menza in splendida
forma, impegnato anche nella realizzazione di un DVD didattico la cui uscita
era prevista per giugno 2016; il ritorno
alla ribalta tale da essere nuovamente

preso in considerazione dal rosso crinito


Dave Mustaine, con tanto di filmati e provini ufficiali con la sua band. I fan pi
datati e fedeli dei Megadeth speravano
ovviamente nella reunion tanto agognata
da anni, ma i post sulla pagina ufficiale
di Menza lasciano cadere ogni speranza: mere questioni economiche e vecchi
screzi sono rimbalzati sui vari social fra
il cantante e il batterista, scatenando una
pessima telenovela a sfondo thrash metal.
Il resto purtroppo storia recente; Chris
Adler dei Lamb of God viene assunto per
il nuovo Dystopia, mentre Nick entra nella
band fusion OHM di Chris Poland, primo
chitarrista degli stessi Megadeth, con cui
sforna video, brani e concerti. Fino al maledetto 21 maggio scorso, quando sul palco del Baked Potato della sua Los Angeles
il cuore di Nick decide di non voler andare
pi avanti, consumato da problemi cardiovascolari.
Sulla pagina artista di Nick Menza su Facebook partita una campagna di raccolta fondi per i figli; per saperne di pi sul
batterista californiano segnalo un libro
uscito nel 2014 dal titolo Nick Menza: Megalife Countdown to Resurrection scritto da
J. Marshall Craig. Rust in Peace Nick!

Unforgettable

NICK MENZA

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Spotlight

THOMAS LANG
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NEVER STOP THINKING...


Una lunga
chiacchierata fatta
quasi come se nessuno
dovesse leggere
quanto ci siamo detti.
Ne venuto fuori
qualcosa di originale
e a tratti anche molto
provocatorio, da parte
di un musicista dalla
capacit di analisi
davvero elevata e
profonda, che pu
appartenere solo
a persone di livello
superiore. Thomas
Lang come non lavete
mai letto

d i B ob B a ruffa ldi
fo to d i Franc e s co Dis ma e le

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DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

Foto di Wilma Colon

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Spotlight

THOMAS LANG

o incontrato Thomas Lang molte volte nel corso di


tanti anni di conoscenza e di amicizia, fatta di incontri anche non ufficiali sopra e fuori dal palco e
off the record o di semplici cene tra amici. E ho avuto modo di
scoprire e apprezzare le qualit umane, oltre a quelle di un
professionista unico nel panorama batteristico internazionale. Lidea di questa intervista nata ovviamente a tavola,
dove si scherza, si mangia e si beve (a volte anche troppo):
una chiacchierata in cui si toccano gli argomenti in maniera
molto pi profonda che in passato, parlando quasi come se
nessuno dovesse leggere quanto segue Ci che venuto
fuori davvero assai originale, a tratti anche molto provocatorio, con una capacit di analisi davvero elevata e profonda,
che appartiene solo alle persone di livello superiore. Thomas
Lang come non lavete mai letto
Mi piacerebbe iniziare parlando di tecnica. In questo ultimo
periodo hai scelto di suonare la doppia cassa invece del doppio pedale. C una ragione particolare dietro questa scelta?
Certo, tre buone ragioni.
1. Psicologia. Mi piace sentire il suono del mio colpo nel
punto stesso in cui colpisco il tamburo. Ho bisogno di
sentire il suono della cassa venire dal punto esatto in cui
colpisco la pelle. Con un doppio pedale colpisco con il mio
piede sinistro, ma il suono viene dalla cassa alla mia destra!
Il suono e la sensazione sono davvero strane, e questo mi
disturba molto. Mi sembra innaturale. Immagina di colpire
il tuo hi-hat con la mano sinistra, ma con il suono che viene
dallo hi-hat chiuso alla tua destra Come se il mix nella tua
cuffia fosse invertito, ma te ne rendi conto solo se indossi la
cuffia! Questa una cosa estremamente fastidiosa per me:
preferisco ascoltare il suono che proviene direttamente dalla
sorgente e dal punto dove avviene limpatto. Il mio piede destro va sulla cassa destra, quello sinistro sulla cassa sinistra.
Semplice e diretto. A livello sonoro, questa lesperienza di
doppia cassa pi diretta che si possa avere e ci ha un effetto
sul fraseggio, sul suono, sulla precisione e sulla risposta. Per
questo motivo non mi piace il doppio pedale.
2. Suono. Il centro dei due battenti su qualsiasi doppio pedale spostato lateralmente di 5/7 centimetri (a volte dipende
dalla dimensione del battente e dalla distanza dellasticella
del battente), quindi i due battenti colpiscono la pelle in punti completamente diversi. Il battente di destra di solito colpisce praticamente al centro, quello di sinistra pi esternamente. Questi punti di impatto leggermente diversi producono due suoni diversi, una cosa che si nota molto quando
si microfona la cassa. Trovo pi semplice ottenere due suoni
identici con due casse, specialmente se parliamo di frequenze basse, che risultano molto diverse quando si usa un doppio pedale. Con due casse ci vuole un po pi tempo per trovare la giusta equalizzazione, identica per tutte due le casse,
ma io riesco a ottenere un suono pi pieno per ogni cassa.
Di solito inizio a lavorare sulla cassa sinistra, poi cerco di realizzare lo stesso suono per quella destra. Ci mi garantisce
che il livello e lequalizzazione delle due casse sia lineare e
quasi identico. Molti ingegneri del suono considerano meno
importante la cassa sinistra e prestano meno attenzione alla

sua EQ: quindi, iniziare il sound check con la cassa sinistra


li forza ad agire con pi concentrazione e attenzione. Le frequenze basse generate da due casse sono superiori a quelle
generate da un doppio pedale, anche perch quando suoni
dei pattern veloci con il tallone alzato, o i rulli a colpi doppi,
il battente di destra smorza il suono della pelle mentre sta
suonando quello di sinistra, e viceversa. Questo non succede
mai con due casse. A livello effettivo, finisci con avere met
dei colpi per ogni cassa, e per questo ogni nota ha pi volume, attacco, peso, sustain, pienezza e frequenze basse. Per
me suona molto meglio, non ho mai la sensazione di soffocare il suono del tamburo. Con un doppio pedale mi sembra
sempre di sabotare il suono della cassa con laltro battente,
specialmente quando eseguo dei pattern dinamici con accenti e combinazioni di colpi eseguiti con il tallone sollevato
e abbassato. Non ho mai questo problema con due casse.
3. Look. Mi sempre piaciuto il look delle due casse, perch potente e dominante e d unimmagine di solidit. A
livello visivo d al set una base molto larga, con una parte
frontale estesa, una cosa che mi piace molto. Ogni gamba
ha il suo spazio, mentre lhi-hat non mi d quellimmagine
e quellimpressione mentale cos potenti. Senza la seconda
cassa il set mi sembra incompleto e sbilanciato. Mi piace
suonare dei pattern guidati da entrambi i piedi, e spesso mi
sposto sul piede sinistro, cos che entrambi possano avere
la stessa importanza. Per me il look delle due casse una
cosa molto fica, il set sembra molto pi bilanciato e simmetrico. Suonare con una cassa sola mi fa sentire come se
indossassi un pantalone molto largo, con una gamba pi
corta dellaltra. Mi fa sentire strano. Il mio switch non una
cosa recente, perch suono con due casse da quando avevo
18 anni e me le potevo permettere. Ho trascorso molti anni
facendo tanti compromessi con il mio equipaggiamento, sia
in tour che nelle clinic, solo perch non cera il bisogno di
due casse a livello musicale, o perch era impossibile avere
una seconda cassa identica. Le due casse sono sempre state
la mia prima scelta, e sin da quando ho iniziato a suonare mi
sempre piaciuto il loro aspetto.
Quando ti vedo suonare, dal vivo o in video, noto che usi
sempre set up differenti. Perch cambi cos spesso, e che
tipo di visione hai in termini di suono? Personalmente, mi
piace molto quando suoni dei set ridotti
Mi piace cambiare sempre la configurazione dei miei set.
Mi annoio facilmente con ununica soluzione e trovo noiosi e contro ogni tipo di ispirazione i classici set standard
di cinque elementi. Mi piace tenere la mente in modalit
creativa quando suono e cambiare spesso i miei setup rappresenta una sfida costante. Questo mi tiene lontano dalla
mia comfort-zone e mi forza ogni volta a ripensare a tutto
ci che faccio. Non posso diventare pigro ed eseguire delle
routine provate fino allo sfinimento: devo pensare in modo
molto pi creativo e devo pianificare e valutare ci che sto
per suonare, non lasciare solamente che le cose accadano.
Valuto sempre tutto anche dopo che le ho suonate. Questo
mi forza a pensare in maniera non convenzionale e mantiene costantemente alto il mio livello di attenzione. In questo
modo sono forzato a usare nuovi sticking, sono costretto a

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muovermi in modi non convenzionali. Tutto ci molto divertente e stimolante. Cambio i miei setup perch mi piace
aggiungere e mischiare le misure dei tamburi, gli strumenti
e i suoni. Ci avviene principalmente quando suono per altri
batteristi, ai drum festival o alle clinic, o quando registro nel
mio studio per artisti pi progressive. Non uso mai set troppo elaborati quando faccio delle sessioni standard o dei tour:
in questi casi normalmente uso un set standard di quattro
elementi. Quando suono musica pi progressive, o lavoro
sulla mia musica, mi piace incorporare suoni non convenzionali, per suonare dei beat e dei pattern inusuali. Quando
ho fatto abbastanza esplorazioni con una particolare configurazione e un certo ambiente sonoro, allora mi piace cambiare e provare qualcosa di diverso. Per me, cambiare un
setup come iniziare a leggere un nuovo libro, una volta che
lho finito lo metto via e inizio a leggere il successivo. A volte
torno sul set precedente perch sento di non averlo usato
completamente, o perch ritengo che ci sia ancora qualcosa
da scoprire e da esplorare. Queste fasi possono durare dei

giorni o a volte anche dei mesi o anni. Mi piace cambiare


e mi piacciono le sfide, perch mi danno ispirazione, stimolano i miei pensieri creativi e lapproccio musicale che
sono in me. Mi forzano ad adattarmi e a controllare condizioni nuove e diverse: credo che ladattarsi al cambiamento
di molti setup differenti faccia di me un batterista migliore e
un musicista in generale. Suonare sempre con lo stesso set
pi semplice, ma non ci vedo una grande sfida, non lo trovo
creativo ma solo pragmatico. necessario, ma anche un
clich suonare in questo modo: un approccio tradizionale,
una filosofia da puristi. Lo stesso set, molti stili. Ti concentri
sulle sfumature e sulle dinamiche, i suoni, i dettagli, il feel e
il tempo. Non c nulla di sbagliato in questo, e quando riesci a farlo bene una cosa meravigliosa, ma in questo modo
di pensare manca lelemento sorpresa, il senso di pericolo
e quel tocco di ventunesimo secolo. Come guidare una sola
macchina, a prescindere dalle circostanze. Non puoi trainare un rimorchio con una Fiat 500 e non puoi parcheggiare
una gigantesca Ford F450 nel centro di Roma. Ci vogliono

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Spotlight

THOMAS LANG
macchine differenti per situazioni diverse e a me piace guidare auto differenti che sono state costruite per un certo uso.
Faccio lo stesso con i miei set, cambiando la configurazione
secondo i bisogni e lo scopo della mia esplorazione musicale. Forzarmi a fare tutto con un set equivalente a una Toyota
Corolla, o a una BMW 328 sarebbe limitante e frustrante.
Una volta questo tipo di approccio rappresentava una sfida
per me, ma mi sono messo alla prova in quel modo per tanti
anni. Oggi cerco ispirazione da set nuovi e interessanti, ma
soprattutto per me cambiare divertente!
So che hai subito due operazioni alle mani e sono curioso
di sapere se ci ha condizionato o cambiato la tua tecnica,
pensando a ci che era prima
Naturalmente questo ha condizionato la mia tecnica, il mio
modo di suonare in generale, le mie priorit in relazione alle
tecniche applicate e il mio punto di vista sugli altri batteristi
e sulla loro tecnica. Prima usavo esclusivamente limpugnatura traditional - lho fatto per decenni - mentre ora suono
esclusivamente con la matched grip. Il cambiamento stato
enorme. Suonavo in modo pi aggressivo per avere pi potenza e volume, ora suono con pi delicatezza ed efficienza
per ottenere un suono pi grande e una maggiore proiezione sonora. Ora presto molta attenzione alla posizione delle
mani, ma in maniera meno legata alle regole. Lascio che le
cose accadano pi naturalmente: a volte assecondo una tecnica peggiore per avere qualche scorciatoia, come suonare
occasionalmente con il palmo rivolto verso lalto sul mio tom
a terra pi distante alla mia destra. Queste sono cose meno
importanti, ma lascio che accadano molto pi spesso che in
passato. Ironicamente, la mia tecnica era gi molto buona,
secondo lopinione di altri batteristi e critici, ma alla fine ho
dovuto fare un intervento chirurgico a entrambe le mani! La
sindrome del tunnel carpale ha s una dose di predisposizione genetica, ma si manifestata soprattutto per aver suonato
la batteria per pi di 40 anni! La pi grande differenza e il
cambiamento maggiore sono semplicemente dati dal fatto
che ho ricominciato a sentire le bacchette nelle mie mani
quando suono! Questo mi permette di rispondere meglio al
rimbalzo e di controllare meglio le bacchette. Per anni non
sono stato in grado di farlo, e questo mi portava a suonare
con pi forza, senza alcuna reazione al movimento e alla
vibrazione delle bacchette. Per circa 10 anni ho combattuto
con gli effetti della sindrome del tunnel carpale, e per cinque anni ho avuto un grosso problema ogni volta che suonavo, perch avevo perso qualsiasi tipo di sensibilit nelle
mani, non sentivo assolutamente niente, proprio nulla. Non
sentivo niente toccando un qualsiasi oggetto, era diventato
tutto innaturale e mi sentivo disconnesso. Non riuscivo a
sentire i tasti del mio pianoforte o quelli della tastiera del
mio computer, il touchscreen del mio telefono, cose di questo
tipo. Negli ultimi due o tre anni prima dellintervento non
riuscivo nemmeno a sentire una scottatura o un taglio nelle
mani, e potevo dire di avere qualcosa in mano solo guardando ci che avevo in mano. Durante i concerti spesso guardavo le mie mani per essere sicuro di avere le bacchette: non
sentendo assolutamente niente, sapevo di avere le bacchette

in mano solo con una rapida occhiata o per via del suono
prodotto. A volte si rompeva una bacchetta senza che io me
ne accorgessi, era quasi come fare air drumming con gli arti
intorpiditi. Tutto ci mi creava molto stress e non era per
niente divertente. Era diventato molto fastidioso e mi faceva suonare senza ispirazione, e il risultato era che suonavo
senza sentire nulla anche a livello mentale. Verso la fine di
quella fase il mio modo di suonare era diventato meccanico,
estremamente aggressivo e privo di dinamica. Odiavo il mio
suono e il mio modo di suonare; ora quando vedo i miei
video degli ultimi dieci anni sono disgustato e mi vergogno,
ma sono felice di aver attraversato questo processo, perch
mi ha forzato a riconsiderare e a rivalutare tutto ci che facevo tecnicamente, fisicamente e musicalmente. Ora, dopo
lintervento, le mie mani sono di nuovo al cento per cento;
tutto ci che devo fare ricostruire la finezza e la velocit che
avevo prima che il problema iniziasse. Questo un processo
molto piacevole e sto facendo progressi molto velocemente.
La mia mano sinistra ancora pi debole della destra, perch ho fatto lintervento relativo solo lanno scorso e ancora
non ho fatto abbastanza terapia e riabilitazione per riacquistare la forza necessaria, come ho fatto per la mano destra.
Ma lentamente il potenziale sta tornando al completo. Di
sicuro la rottura di un osso nel mio polso sinistro di qualche
mese fa non ha aiutato. Sono caduto dallo skate di mio figlio,
ma solo una piccola cosa se la paragoni ai problemi che ho
avuto prima. Niente pi skate per me!
Sono molto curioso di avere la tua opinione sul gospel drumming e su quelli che tutti chiamano gospel chops. Credo che
in proposito ci sia una grande mancanza di personalit, tu
che ne pensi?
Io qui mi riferisco ai gospel chops come a ci che prima era
il linear drumming, perch vorrei mettere lo stile del drumming a parte rispetto al clich della musica di chiesa. Oggi
ci sono cos tanti batteristi straordinari al mondo, ci sono
letteralmente legioni di gospel choppers velocissimi con i colpi singoli e con un ottimo piede destro. Rispetto tutti questi
giovani batteristi per la loro passione, lamore per il drumming e la musica, per la loro determinazione e disciplina.
Hanno diversi pattern crossover e chops lineari che suonano
alla grande, se inseriti nel giusto contesto musicale. Ci sono
centinaia di questi giovani che inseguono tutti un solo e unico obiettivo: suonare come tutti i batteristi gospel/R&B pi
fichi che ci sono in giro, cosa che alla fine significa suonare come Dennis Chambers nel 1982! Ho fatto il giudice in
molti concorsi batteristici e mi sono sempre sentito a disagio nel giudicare qualcuno con criteri rigidi e punteggi, non
c mai stato un chiaro vincitore. Credo che questi ragazzi
siano tutti dei vincitori, perch danno tutto ci che hanno,
perch hanno passione e amore per la musica. Probabilmente, il problema della mancanza di personalit a cui ti
riferisci il risultato del fatto che oggi tutti ascoltano gli stessi batteristi e guardano gli stessi video online. Tutti quanti
saltano sul carro dellultima moda allo stesso momento e
imparano le stesse cose dallo stesso nuovo eroe/superstar
del linear drumming. Il risultato che suonano tutti allo

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stesso modo! Ma non un problema relativo solo al linear


drumming o ai gospel chops, perch accade la stessa cosa
nel metal. Non dico questa cosa con leggerezza, n senza
una grande riflessione e una profonda analisi. Ho fatto il
giudice al Guitar Center Drum OFF per 11 anni di seguito,
il pi grande concorso batteristico degli USA, e ho visto il
meglio dei giovani batteristi americani. Io stesso gestisco il
pi grande contest online del mondo, il Big Drum Bonanza
Theme Song Play Along Contest, e ho visto e analizzato i video di migliaia di giovani batteristi per tanti anni di seguito.
Quindi lo dico diplomaticamente e con molta attenzione,
perch alla fine sono molto contento di vedere che ci sono
cos tanti grandi batteristi oggi. Mi diverto con la maggior
parte di ci che vedo in queste competizioni, ma vedo molta
poca personalit in generale. C sempre un sacco di gospelchops drumming, circa l80%, un po troppo per i miei gusti,
qualcosa di distruttivo. Se non cera uninfluenza tipicamente alla Chambers, allora era alla Gerald Heyward o alla Teddy

Campbell, con un tocco di Aaron Spears o Chris Coleman.


Mi piace molto ascoltare batteristi come Coleman, Spears,
Tony Royster e altri, e ovviamente gli originali come Gerald
e Dennis. A ogni modo, mi risulta difficile riscontrare delle
differenze nellascoltare un assolo di batteria di alcuni degli
altri famosi batteristi gospel-chops, perch sono praticamente indistinguibili quando ne ascolto una registrazione e non
ne vedo un video. In un song contest ancora pi difficile:
quando penso di ascoltare il batterista A e qualcuno mi dice
che invece il batterista B, potrei crederci senza problemi!
Mentre se ascolto Steve Gadd e qualcuno mi dice che Dave
Weckl, allora non ci credo, anche se alla fine Gadd stata una delle pi grandi influenze per Dave. Se ascolto Stewart Copeland e qualcuno mi dice che Neil Peart, allora
dico che una stronzata. Lo stesso vale per Vinnie Colaiuta,
Terry Bozzio, Steve Smith, Tony Williams, Billy Cobham o,
per le nuove generazioni, con Mike Mangini, Marco Minnemann, Gavin Harrison o Simon Phillips o molte altre

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Spotlight

THOMAS LANG

grandi personalit del drumming contemporaneo. Io amo


molto i batteristi che hanno un suono specifico, uno stile,
tanta personalit e idee. Questo ci che manca nel mondo
dei gospel chops, lelemento concettuale e competitivo, che
ovviamente il risultato della personalit e di un desiderio
di essere creativi e diversi da tutti gli altri. un drumming
molto casuale, che manca di premeditazione creativa; diciamo che manca il piano, se cos possiamo dire. troppo basato sulla connessione dei punti, sul suonare sempre e solo
delle frasi brevi e sul finire sulla nota giusta. Uno e due, e le
conseguenti combinazioni. Frasi super corte mischiate con
tanti colpi singoli su tutto il set in un modo molto meccanico, con lobiettivo di connettere i punti molto velocemente e
in maniera molto impegnativa a livello fisico. Buttaci dentro
un po di sticking rudimentali di base e sei un campione di
gospel-chops! Mi manca lesposizione di unidea, non solo
unesplosione di energia e di bravura fisica, che mi piace, ma
che non deve essere la sola cosa. Mi piace seguire il piano
di chi suona e non essere sorpreso tanto quanto il batterista
stesso che tutto alla fine abbia funzionato o meno
C dellaltro?
A parte il fattore concettuale e di personalit, c qualcosaltro che mi colpisce in modo sbagliato riguardo ad alcuni dei
giovani batteristi del mondo del linear drumming, e cio un
problema legato alla tecnica.
Per prima cosa, il 99,9% di loro non ha nessuna abilit con

il piede sinistro. Nessuna indipendenza con lhi-hat e nessuna capacit con il doppio pedale. Ironicamente, molti di
questi batteristi sostengono che usare il pedale singolo la
cosa pi fica, e che suonare con il doppio pedale sarebbe
come imbrogliare, il che una cosa molto stupida da dire!
Sarebbe come dire che suonare con una mano sola fico,
mentre usare due mani sarebbe un inganno! Ma non pu
esserci alcuna discussione per questi due argomenti.
Seconda cosa, non c indipendenza in generale. Niente,
zero! Solo frasi lineari o sovrapposizioni dei pattern delle
mani con i piedi. Non esiste il mantenere il tempo o una
pulsazione con lhi-hat. Vedo un sacco di ragazzi che buttano gi frasi lineari in trentaduesimi come dei campioni del
mondo, ma poi non riescono a tenere contemporaneamente
il tempo con il piede: spesso perdono il tempo e recuperano
il tutto con un beat molto intricato dopo un fill rattoppato.
Ed molto facile dimenarsi agitandosi in un caos incredibile
di note suonate a caso fino a che non ci si riallaccia nuovamente a caso sulla pulsazione. Non il modo di suonare che
preferisco.
Terza cosa, non c assolutamente dinamica. Se c, allora
solo in omaggio a Dennis Chambers o a Billy Cobham, e
tutto sembra forzato e messo appositamente in scena. Ancora una volta, mancanza di personalit e di unicit. Tecnicamente, il drumming lineare non mi impressiona molto.
Preferisco una solida combinazione di idee lineari e non

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lineari. Cervello e muscoli, se cos possiamo dire, oscurit e


luce, bianco e nero, e non solo un colore unico. Mi piacciono lo Ying e lo Yang, perch senza colori e contrasto non ci
sono forme distinguibili. Tutto diventa mono dimensionale
e piatto. Ma questa solo la mia opinione; altre persone ne
hanno sicuramente unaltra differente, e io le rispetto tutte.
Forse perch ho ascoltato troppa roba tutta uguale per tanto tempo e magari sono troppo arrogante o ignorante per
capire il punto di tutto ci. Questa solo la mia opinione, basata sul mio gusto personale. Non voglio offendere nessuno
perch, come ho detto, qualsiasi batterista capace di suonare
bene un vincitore per me e non ho altro che rispetto per
ognuno di loro. Ma ho le mie preferenze.
Secondo te, cos che si pu considerare buono nel mondo
del drumming oggi?
Credo di capire a cosa ti riferisci. Penso che buono significhi
avere una buona consistenza nel tenere il tempo e avere un
buon groove, un grande feel e un grande suono. Credo che
laggettivo buono descriva il fatto di poter trovare tutti gli
elementi fondamentali e necessari in un batterista. Significa
suonare per il brano e per la musica, supportare il cantante o
il musicista leader, essere di supporto ma comunque essere
il membro creativo di una band. Significa avere una buona
conoscenza generale della musica e del ruolo portante del
batterista in una band. Credo che quello che c di buono nel
mondo della batteria contemporanea sia in essenza lo stesso
che cera 40 anni fa, ma il livello del buono di oggi dieci
volte pi alto di quello di allora. Se un buon batterista di oggi
facesse un viaggio indietro nel tempo, arrivando fino agli
anni Settanta, sarebbe assolutamente un alieno/dio/supereroe della batteria. Il livello odierno sicuramente molto pi
alto di come era in passato, e continua ogni anno a crescere
sempre di pi, anche in termini di complessit e di tecnica.
Non riesco a vedere il limite a ci che possibile fare con la
batteria, e sono molto eccitato nello scoprire come diventer
il nuovo buono tra altri 40 anni!
E chi - o cosa - pu essere considerato il meglio, ammesso
che il meglio possa mai esistere?
Cosa vuol dire il migliore? Personalmente, non credo
che esista una cosa del genere nella musica. Il migliore
un superlativo che tradizionalmente usato per descrivere
qualcosa di superiore a tutto e a tutti in qualsiasi momento
e in qualsiasi circostanza. Descrive qualcosa di innegabile,
ovvio e chiaro. Descrive un risultato di vittoria, o lopposto
del peggio. Non credo che nel mondo della musica esista
una cosa del genere. Credo che ci sia un pugno di batteristi
al mondo che suona a un livello pi alto di chiunque altro,
ma non sono sicuro che questo li qualifichi come i migliori. Possono essere pi moderni, pi innovativi, pi creativi,
tecnicamente avanzati, complessi, potenti, versatili e unici,
ma nonostante questo io ancora non li definirei migliori rispetto a qualsiasi altro. La gente ha una leggera e perversa
ossessione per queste etichette e i superlativi, ma il migliore
non esiste. sempre una questione di gusto e mai una posizione o un valore definiti. La gente pensa che Buddy Rich sia
il migliore batterista nella storia dellumanit, altri pensano
che lo sia Ringo Starr! Non potrebbero essere pi diversi

di quello che sono! Molti pensano che Steve Gadd sia il miglior batterista di sempre, ma Gadd non sarebbe la scelta
giusta per registrare un album o per fare un tour di musica
Heavy Metal. Nemmeno Buddy o Ringo potrebbero suonare
molta della musica heavy di oggi o quella latina attuale, che
richiede tantissima coordinazione; o il Progressive Metal, o
un certo tipo di rock dove richiesta una mano super pesante. Quindi direi che nessuno il migliore rispetto agli
altri, nel drumming, nella musica o in qualsiasi altra area
dove richiesta una certa esperienza. Il livello pi alto di
qualsiasi cosa in costante evoluzione e cambiamento e noi
dobbiamo crescere ed evolvere con le circostanze e con tutto
ci che abbiamo intorno. Io penso che i batteristi che pi si
avvicinano a quelli che io considero i migliori sono quelli
che fanno sempre in modo di evolvere costantemente, cambiare, migliorare e crescere come artisti, sia a livello creativo
che tecnico. Quelli che hanno unicit nello stile, nel suono e
nelle idee, sono quelli che espandono lorizzonte del drumming e vanno dove nessuno mai stato prima. Questi sono
i miei eroi personali e i batteristi ai quali d il massimo del
rispetto e dellammirazione.
So che a dicembre farai parte del tour Drumsphere, in duo
con Virgil Donati. Puoi raccontarci qualcosa in pi di questo
progetto?
Questo tour stato concepito da Scott Donnell della Drum
Workshop ed organizzato dalla DW. Scott ha pensato che
sarebbe stato interessante mettere insieme me e Virgil in
uno show di arte percussiva contemporanea. Virgil e io
siamo amici da tanti anni e abbiamo un approccio simile.
Capiamo il modo di suonare dellaltro e riusciamo a identificare le rispettive idee e i concetti. Riusciamo anche a copiarci quando necessario, e possiamo entrambi suonare
dei pattern complessi con relativa facilit, siamo sulla stessa
lunghezza donda batteristica! Scott ha suggerito di comporre e provare diverse composizioni intere per due batterie e
portare il tutto in tour. Entrambi suoneremo un drum set
gigante montato e sistemato in una enorme sfera composta da tanti rack DW, da cui il nome Drumsphere. Intorno
a noi ci sono solo tamburi, siamo letteralmente circondati
dai tamburi, come in un gigantesco mondo di tamburi! Respiriamo e viviamo della Drumsphere! Labbiamo chiamata
cos anche perch prendiamo il pubblico e gli facciamo fare
un viaggio in unatmosfera esterna e nel drumming contemporaneo del livello pi alto. E naturalmente chiamata cos
perch alla fine c una gigantesca palla sul palco! Sar uno
show incredibile e anche molto divertente. Mi piace molto
passare del tempo con Virgil, e lui uno dei miei batteristi preferiti di tutti i tempi. Sono sicuro che ci divertiremo
molto. Abbiamo gi fatto qualche prova e fino a qui suona
tutto alla grande. Porteremo lo spettacolo in Australia e in
Nuova Zelanda allinizio, e probabilmente anche in Europa
il prossimo anno.
Quale ritieni sia il rischio che un batterista si assume nel voler essere uno specialista in un unico genere musicale, invece
di essere un musicista versatile? So qual lovvia risposta, ma
mi piacerebbe elaborare un po di pi con te questo soggetto,
che credo abbia a molto a che fare con lintegrit artistica

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Spotlight

THOMAS LANG
Penso che se scegli di fare una sola cosa vieni categorizzato
e archiviato come uno che sa fare una cosa sola e il rischio
quello di non avere abbastanza lavoro. Conosco molti batteristi metal che non riescono a suonare in una band di cover pop, perch sanno suonare solo blast beat a 300 bpm,
ma non riescono a suonare decentemente uno shuffle o
un samba. Lo stesso vale per i batteristi jazz che non sanno
suonare un groove rock che salverebbe loro la vita. Conosco batteristi rock che non riescono a suonare in terzine o
eseguire un semplice beat shuffle. Vedo un sacco di queste cose ed un problema tipico dei giorni nostri, a causa
di Internet. Le persone sono spesso super specializzate. Io
credo che oggi sia necessario specializzarsi a un livello altissimo perch certi generi musicali richiedono molta pi
pratica, abilit ed esperienza rispetto al passato. In questo
modo per si rischia di diventare mono dimensionali e prevedibili. Credo che artisticamente possa essere interessante
e appagante, ma pu rivelarsi anche estremamente noioso e
distruttivo. Penso che si debba avere un giusto bilanciamento tra lessere versatili e lo specializzarsi in un unico stile. Io
sono a favore della specializzazione e della concentrazione
sui propri stili e interessi musicali, ma se vuoi essere un
musicista che lavora tanto devi per forza imparare a suonare
la musica commerciale e di moda, come essere efficiente,
funzionale, come essere un buon team player ed essere di
supporto alla band.
Tanti anni fa concludevi la nostra prima intervista con queste
parole: Mi vedo appoggiato alla mia macchina sportiva ita-

liana, possibilmente una Lamborghini Diablo, parcheggiata


allesterno della mia villa in Toscana. Sono vestito molto elegante, mia mia moglie mi sussurra cose strane allorecchio
mentre i miei ragazzi giocano a badminton poco lontano
Di sera facciamo una bellissima cena a Siena e andiamo a
letto cantando O sole mio E non sto scherzando! Era
veramente divertente, la pensi ancora allo stesso modo?
No! Non guiderei mai una Diablo! No, seriamente, le mie
ambizioni sono diverse e pi terrene ora. Sono pi preoccupato della salute della mia famiglia, del benessere pi di
qualsiasi altra cosa. Ho le mie preoccupazioni sulleducazione e sulla felicit dei miei ragazzi e di mia moglie. Mi piace
ancora fare la bella vita, ma ci non significa che debba per
forza accadere in Toscana. Sono molto felice di vivere in California con la mia famiglia, e guido delle belle macchine,
quindi non devo pi lavorare cos tanto. E poi moglie mi sussurra sempre cose strane quando siamo in macchina! I miei
ragazzi sono pi interessati al Parkour che al Badminton,
ma questi sono solo dettagli. In realt sono molto felice dove
sono e voglio solo avere la capacit di continuare il mio percorso in questo modo, godermi il lusso di fare ci che amo
fare. La mia nuova Diablo del futuro sar la pi ecologica e
verde Tesla, ma lessenza della visione sempre la stessa!

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40 ANNIVERSARIO
DANIELE CHIANTESE
DANIELE POMO

CLAUDIO MASTRACCI

ROBERTO GATTO

DAVIDE PISCOPO

GIANNI DI RENZO

ROBERTO PALLADINO

CARLO PORFILIO

presenta...

Carlo Porlio: 347.5560893


www.carloporlio.com - carlo@carloporlio.it

SEDI ABILITATE PER TUTTI I 5 LIVELLI - DIPLOMA FINALE

100% Abilitati - Livello Master

DRUM PERCUSSION CENTER

SEDI ABILITATE PER DIPLOMA INTERMEDIO


90%

90%

85%

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DIPLOMATI ne LA CASA DEL

BATTERISTA
ANTONIO GIANNINO ha
conseguito il diploma di 5 LIVELLO,
voto 90/100, ed anche labilitazione
allinsegnamento nellaccademia

LEONARDO DI FORTUNATO
UNDERSOUND

FaceToFace

AMEDEO ARIANO
www.drumsetmag.com

20939

OPEN HANDED
open minded

In procinto di partire per una serie di concerti con Ronnie Cuber e Toninho Horta, il batterista
salernitano ci racconta qualcosa del suo passato e del suo presente. La sua impostazione
open handed, cos particolare quando ha iniziato a suonare, ormai condivisa da moltissimi
batteristi. Ma soprattutto grazie alla sua apertura mentale che ha potuto avere una carriera
tra le pi ricche del panorama nazionale.
di Alfredo Romeo

Ciao Amedeo. Vorrei iniziare chiedendoti cosa stai combinando in questo


periodo, musicalmente parlando
Ho appena finito di registrare il nuovo disco di Sergio Cammariere. C in
uscita un disco in quintetto con i tre
fratelli Deidda e PierPaolo Bisogno a
vibrafono e percussioni. Sta per essere
pubblicato un disco realizzato alla Casa
del Jazz di Roma in trio con il pianista Daniele Pozzovio e Luca Bulgarelli
al contrabbasso. Ed anche in uscita
il nuovo CD di Nick The Nightfly, una
delle produzioni di cui faccio parte ormai da cinque o sei anni.
Ti va di ricordarcele queste produzioni?
Nick the Nightfly uno speaker radiofonico di Radio Montecarlo che mi
ha anche affidato la direzione musicale, ossia mi ha dato carta bianca per
chiamare i musicisti con cui suonare
sia dal vivo che in studio. Il nuovo disco vede Claudio Colasazza al piano,
Francesco Puglisi al contrabbasso, Jerry Popolo al sax pi tantissimi ospiti.
Con Nick, sempre come batterista e

direttore musicale, avevo gi inciso un


CD intitolato Nice One. Ho poi la fortuna di lavorare con Geg Telesforo,
grande artista a tutto tondo, grande
conoscitore di musica di qualit. Con
lui ho registrato il disco Soo Cool. Faccio poi parte del sestettto Standard di
Enrico Rava con Dino Piana, anche
se per i tanti impegni del leader non
suoniamo tantissimo. Vorrei ancora ricordare la collaborazione con Gianluca
Guidi, che oltre a essere un bravissimo
attore anche un ottimo crooner, e
con lui presentiamo nei teatri italiani
la musica di Franck Sinatra. E ancora,
da quando sono arrivato a Roma - era il
1992 - ho la fortuna di collaborare con
la bravissima cantante USA Joy Garrison, e con il suo quartetto in uscita
tra qualche mese un CD. Sto anche
collaborando con il Max Ionata Organ
Trio, formazione che annovera Alberto
Gurrisi allorgano e come special guest
Geg Telesforo. Collaboro anche con
una bravissima artista brasiliana, Rosalia De Souza.
Dalla qualit e le differenze stilistiche

40
DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

di tali collaborazioni emerge il dato


della tua grande versatilit. E non abbiamo ancora parlato della tua lunga
collaborazione con Sergio Cammariere Quando iniziata?
Ho conosciuto Sergio nel 1999 e da allora la formazione di base non mai
cambiata; oltre a me ci sono Luca Bulgarelli al contrabbasso e Fabrizio Bosso
alla tromba. Alle percussioni, a Simone
Haggiag subentrato Bruno Marcozzi.
Prima mi parlavi del nuovo disco di
Cammariere. Fino a che punto sei
coinvolto - se sei coinvolto - nella stesura dei brani, o delle parti ritmiche delle
canzoni? Ricevi delle indicazioni su
cosa e come suonare? Insomma, come
funziona la vostra collaborazione?
Con Sergio ho la fortuna di lavorare
con un artista vero, nel senso che non
mi ha mai n consigliato n indirizzato verso una formula ritmica: mi ha
solo suonato il brano e mi ha detto:
Amede, senti sto pezzo: come ci suoneresti tu?. E io suono quello che mi sento di suonare. Sono ormai sette i CD registrati con lui, abbiamo fatto centinaia

Foto di Carlo Terenzi

di concerti live, cose come il Festival di


Sanremo La musica si fa insieme, ed
giusto che il musicista possa dare il
suo contributo anche a una canzone,
non solo alla musica strumentale. E
quasi tutti i suoi dischi sono stati registrati con questa grande libert dinterpretazione, cosa che consente a un
artista di dare il meglio di s, di esprimersi al meglio.
Una cosa che ti capita anche con gli altri artisti con cui collabori?
Certo! Anche con Nick the Nightfly o
con Geg Telesforo mi capitato di registrare delle ritmiche che ormai sono
entrate a far parte dellarrangiamento
stesso. E loro si sono sentiti chiedere
da alcuni importanti colleghi allestero:
Ma come fa il batterista a fare quel tempo su quel brano?.
Ci fai un esempio?
Su Soo Cool! di Geg c il brano omonimo che suono con le spazzole con
una figurazione che non complicata,
formata da 16esimi sul rullante con
rullo a uno, rigorosamente con le spaz-

zole e accento sul 2 e 4 movimento,


cassa sull1 e 3 e hi hat in levare su tutti
i movimenti. Un tempo semplice, ma
di grande efficacia, che altri batteristi
hanno trovato difficolt a eseguire con
la stessa fluidit. Rick Margitza ha detto a Geg di aver dovuto chiamare anche un percussionista per poter riproporre con la stessa fluidit quella ritmica su un suo pezzo, perch da solo il
suo batterista non ci riusciva!
I tuoi riferimenti stilistici sono prevalentemente jazzistici. Ma nasci jazzista
o quando eri pi giovane suonavi anche altri generi?
No, non nasco jazzista. Da piccolo avevo gi una batteria a casa, grazie a mio
padre, fisarmonicista e grande appassionato: una Star con cassa da 16 che
aveva comprato per mio fratello maggiore, di tre anni pi grande, ma che lui
non ha mai suonato. Mio zio, il fratello
di mio padre, suonava ai matrimoni e
io spesso lo seguivo e mi guardavo il
batterista. Poi tornavo a casa e cercavo
di rifare quello che gli avevo visto fare.

41

La tua impostazione oggi verrebbe definita open. Come nasce? Sei mancino
dalla cintola in su o cosa?
Tutto nasce dal fatto che la batteria a
casa dei miei genitori era sistemata
dietro un mobile bar a forma di Luna
e l non cera spazio per poter montare il ride a destra: cera solo spazio per
un piattino a sinistra e io ho iniziato a
suonare cos
portando il tempo con la sinistra sul
ride montato a sinistra. Ma non sei
mancino
No, non sono mancino.
Poi, cosa succeso?
Poi a 14 anni, mi chiam una TV privata di Salerno per suonare in un programma dal vivo: pop internazionale,
dai Pooh a Pino Daniele, cose sentite
in TV che non sapevamo neppure cosa
fossero. Una specie di Sarabanda: noi
suonavamo e i concorrenti dovevano
indovinare il brano. Avevo formato un
gruppo di quattordicenni, che chiamai
Equipe 56, la somma dei nostri anni
Mi mancava il bassista e costrinsi mio
fratello gemello Gino a suonare il bas-

FaceToFace

AMEDEO ARIANO

so. Poi da l matrimoni, battesimi, feste


di piazza fino ai 18 anni.
E la pratica era la sola cosa che facevi
sulla batteria, o studiavi lo strumento?
Solo ed esclusivamente pratica: suonare, preparare il repertorio per il giorno
dopo; era diventato un lavoro. Studiavo
per scuola (mi sono diplomato e non
sono mai stato bocciato) e suonavo. Finita la scuola, mio padre cerc di indirizzarmi a un lavoro serio, quello che
faceva lui: il rappresentante di prodotti
farmaceutici. E per due anni lho fatto,
guadagnando anche bene, ma la batteria non lho mai lasciata, facevo tre prove a settimana Poi sono partito per il
servizio militare. Era il 1988.
E sei riuscito a suonare anche durante
la naja?
Certo. Il servizio militare lho fatto a
Fano, perch il comandante sapeva che
ero batterista e mi voleva nella sua caserma, dove cera una sala musica pazzesca e un gruppo che il comandante
mandava in giro per lItalia a suonare.
Fantastico! A fine anno decisi di anda-

re a Perugia per Umbria Jazz, perch il


jazz era una musica che mi incuriosiva. E cos, invece di andarmene a casa
per i 20 giorni di licenza ordinaria, mi
sono iscritto ai corsi del Berklee College.
Com andato il tuo incontro con il
jazz?
Alle audizioni mi hanno messo una
parte davanti, ma io non sapevo leggere; per conoscevo il brano, Mr. PC:
lho suonato e mi hanno ammesso. L
cera questo insegnante, Steve Wilkes,
che mi diceva che non potevo suonare
con la mia impostazione, e io non capivo perch: avevo provato a suonare in
modo normale, ma faticavo. Insomma, mi incazzai e me ne andai. Ma mi
vennero a cercare per dire che avrei potuto studiare con un altro insegnante,
Marcello Pellittieri, che mi lasci suonare a modo mio e mi disse che avevo uno swing della Madonna Lavorammo molto bene insieme, al punto
che scelsero me per suonare nella Big
Band al Teatro Morlacchi a fine festival,
nonostante i miei limiti nella lettura a

42

prima vista e la presenza di alcuni ragazzi davvero formidabili.


Immagino quindi che dopo il servizio
militare hai scelto di fare il musicista
da grande
Esatto. Dopo questa bella esperienza
a Umbria Jazz ho rinunciato allidea
di fare il rappresentante. Sono stato a
Salerno fino al 92 insegnando in una
scuola che si chiama Accademia Setticlavio e continuando a crescere musicalmente in vari progetti con musicisti
di Salerno oggi affermati. Poi nel 92
con Dario e Sandro Deidda e Daniele
Scannapieco ci trasferimmo a Roma.
Cosa vi ha spinto a questo passo?
A Salerno si svolgeva un importante
festival internazionale di jazz, presentato da Mauro Vestri, cui partecipammo con la Salerno Liberty City Band - i
fratelli Deidda, Scannapieco, Popolo e
Giovanni Amato - prima della band di
Paolo Fresu. Vestri rimase molto colpito dalla nostra esibizione e ci disse che
avrebbe parlato di noi al proprietario
dellAlexanderplatz di Roma. Questo ci

spinse a trasferirci.
E una volta a Roma?
Non conoscevo nessuno: andai a sentire un concerto allAlexanderplatz e cera il gruppo di Enzo Scoppa. Lo conobbi e mi invit a casa sua per sentire un
po di musica. Stavo da lui quando gli
squill il telefono. Era Stefano Di Battista, che gli chiedeva una mano: doveva suonare quella sera al Saint Louis,
ma Iodice, Ascolese, Sferra erano tutti
impegnati. Scoppa gli disse che a casa
cera un batterista, ma che non lo conosceva bene. Me lo passa e Stefano mi
dice che il repertorio era di brani originali, ma senza parti n registrazioni da
poter ascoltare. Te la senti? mi chiese.
E io dissi di s. Cera tutta Roma quella sera a sentirlo: Pieranunzi, Nicky
Nicolai, Joy Garrison, Fabrizio Aiello,
Lello Panico, Maria Pia De Vito La
serata and benissimo, una bomba, e
questa cosa mi aiut tantissimo a farmi conoscere. Tra gli altri mi chiam
anche Lino Patruno a suonare Dixieland, e conobbi tutti quelli del giro tradizionale: ho suonato anche con Carlo
Loffredo, Romano Mussolini, Michele
Pavese Suonai anche con unorchestra di Fabiano Red Pellini. Mi hanno
insegnato tantissimo.
Ignoravo questi tuoi trascorsi tradizionali: concordi che per un jazzista
si tratta di unesperienza importante,
anche per conoscere le strutture dei
brani
Ma scherzi? fondamentale, perch ti
consente di acquisire il linguaggio, di
conoscere un repertorio: come voler
parlare italiano senza conoscere lalfabeto. Questa cosa manca a molti musicisti di oggi, e me ne accorgo perch
da qualche anno mi sono avvicinato
allinsegnamento. Alcuni ragazzi vogliono suonare jazz, ma non conoscono la tradizione e pensano di iniziare
con idee pi moderne. Ma se non riesci
a fare un medium swing per 3 minuti solo con ride e charleston, che cosa
vuoi fare dopo?
Torniamo a Roma nel 92: che combinavate con la Salerno Liberty City
Band?
Era la mia formazione, messa su in-

sieme a Dario Deidda, che ha trovato


il nome. Una bella forza musicale, con
tanti brani originali di jazz insieme
a tanta musica mediterranea: world
music direi, sonorit africane, mediterraneee. A un certo punto decisi di
registrare con questa formazione e
produrre un disco, che usc per la EMI
prodotto da Via Veneto Jazz. La nostra
sembrava una setta, per chi ne era
escluso, ma dal mio punto di vista non
lo era affatto. Anzi, ognuno dei membri della SLCB aveva sue situazioni nelle quali io non figuravo
Capirai, a Roma gi non mancavano le
parrocchie; vi ci siete messi pure voi
che venivate da fuori ed eravate anche
bravi
Diciamo che cera una certa chiusura,
cui non ero abituato. Per me era importante suonare, qualsiasi cosa e con
tutti.
Qui invece cera un giro per il jazz
tradizionale e un altro per quello pi
moderno
e infatti allinizio qualcuno mi ha
fatto pesare il fatto che suonassi con
Lino (Patruno, NdA). Quelli fichi non
mi chiamavano per questo motivo, cos
come, qualche anno dopo, mi dicevano
che non potevo pi chiamarmi perch
avevo fatto Sanremo con Cammariere
Torniamo al tuo arrivo a Roma
Poco dopo il mio arrivo ho iniziato a
suonare con (il sassofonista) Maurizio
Giammarco e Dario Deidda in un trio
dedicato a Rollins, I Like Sonny, siamo
stati a Malta, in Turchia, in parecchi
festival importanti. Un altro incontro
importantissimo stato quello con
Tony Scott, che mi ha cambiato la vita,
insegnandomi come si sta sul palco, il
rispetto per la musica, per gli altri musicisti e per il leader. Per me stato un
secondo pap: pensa che gli ho fatto
da testimone di nozze. Ero tra i suoi
batteristi preferiti. Lui chiamava prima
Giulio Capiozzo, ma se non cera lui
chiamava me. Soprattutto qui a Roma
iniziata una grande collaborazione con
Giampiero Rubei dellAlexanderplatz:
inaugurammo la programmazione di
una serie di concerti con ritmica italiana e ospiti stranieri, iniziando con il

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pianista Kirk Lightsey, poi ospitammo


Cedar Walton, Mulgrew Miller, George
Coleman E dopo, grazie ad Adriano
Mazzoletti e Alberto Alberti, ho avuto
il piacere di suonare anche con Art
Farmer, Benny Golson, Johnny Griffin,
James Moody, Sreve Grossman e tantissimi altri americani.
Quindi avanti tutta con il jazz?
Non solo: contemporaneamente avevo anche un trio blues, gli Alma Negra, con mio fratello Gino al basso e
Giovanni Ventre alla chitarra, con cui
abbiamo aperto i concerti di Robben
Ford, dei Blues Brothers, Steve Ray
Vaughan. Nel 1995 ci fu la possibilit
di lavorare in TV nel programma Uno
Mattina; nella band cera alla chitarra
Alex Britti, Agostino Penne alle tastiere. Poi le collaborazioni in RAI sono
continuate, fino alledizione 2000 di
Domenica In. Ricordo che ci furono
delle audizioni ed eravamo rimasti in
ballo io e Cristiano Micalizzi, batterista
versatile, grande lettore, secondo me
pi adatto per quel lavoro; ma incredibilmente scelsero me
Ma nel frattempo avevi imparato a leggere?
Certo, la lettura per me, dopo lesperienza a Umbria Jazz, era diventata
una sfida: piano piano mi sono messo
a studiare e pi o meno ho imparato,
anche se non ho una grande prima
vista.
Al di l della lettura, anche per le questioni tecniche sei rimasto un autodidatta?
Ho sempre guardato e ascoltato di tutto, ma non ho mai avuto un punto di
riferimento, una guida per la tecnica.
Con il tempo ho lavorato sul mio approccio da ambidestro, cercando di
livellare destra e sinistra e imparando
anche a suonare con la sinistra. Monto
sempre due ride leggeri da 22, uno a
destra e uno a sinistra, che uso anche
come crash. Con questa impostazione,
anche se vai da un insegnante o ti guardi un video didattico, tu suoni sempre
al contrario e quindi devi sempre trovare la tua soluzione ai problemi tecnici.

FaceToFace

AMEDEO ARIANO

E come ci si trova un autodidatta a vestire i panni dellinsegnante? So che insegni a Percento Musica qui a Roma
S, da quattro anni, ed una cosa bellissima: oltre ad avere un confronto continuo con tanti ragazzi, ne vedo tanti che
si vogliono avvicinare a questo mio tipo
di approccio.
Che tipo di insegnante sei?
Mi piace approfondire: non sono il tipo
che fa eseguire la lezione n. 10 del libro Preferisco che lallievo mi sottoponga qualche sua problematica, che
affrontiamo e cerchiamo di risolvere
insieme. Il batterista devessere in linea di massima un musicista versatile,
in grado di suonare tutto e bene, deve
avere unimpostazione che gli consenta di suonare qualsiasi genere musicale
(oltre a quello che lui preferisce). Devi
conoscere bene gli stili. A lezione c
uno scambio reale con i ragazzi, che
spesso mi insegnano loro delle cose.
Suoni anche altri strumenti?
Prima della batteria da piccolino ho
studiato un po di pianoforte e ora a

orecchio mi diverto ad accompagnarmi. Per i concerti di Cammariere sono


io a fare il sound check del piano; e anche della voce, perch da piccolo cantavo nel gruppo con mio fratello.
Hai mai sentito la necessit di rimettere in piedi un gruppo tuo?
Me lo chiedo ogni giorno. Fare una
cosa mia significherebbe scegliere i
musicisti. Ma quelli con cui sono cresciuto e mi piacerebbe suonare sono
esattamente quelli con cui ho passato
gran parte della mia vita, i fratelli Deidda, Scannapieco, Amato. Ma non ti nascondo che ho delle difficolt a riunire
la band e gi lanno scorso ho dovuto
rinunciare alla data che mi avevano
offerto a Umbria Jazz. Vorrei fare un
disco, ma non sono un compositore,
ho sempre suonato al servizio degli
altri. Lesigenza di un disco mio forse
non lho ancora sentita perch in tutti i
dischi che registro c una parte di me
e ogni brano la realizzazione di una
mia idea, quindi come se fosse una
cosa mia. Vale per Cammariere, per
il disco di Telesforo o di Nick. E poi,

44

ringraziando Dio, suono talmente tanto che non riuscirei a prendermi una
settimana di tempo per scrivere E poi
non mi interessa apparire. Il mio disco
a suo tempo lho chiamato Salerno Liberty City Band, non Amedeo Ariano
Septet. A me non piace apparire, anche
se qualcuno pu pensare il contrario,
visto che ho anche fatto lattore in una
fiction di RAI Uno. Rosario Giuliani,
dopo avermi visto in TV un giorno mi
chiama e mi dice: Ma sai che sei pi
bravo come attore che come batterista.
Ovviamente voleva dire che mi trovava
bravissimo anche come attore, ma io
glielo rinfaccio sempre.
Quali sono i tuoi rapporti con i tuoi colleghi batteristi?
In realt solo da poco, da quando sto
insegnando, che mi sono aperto a questa cosa e sto avendo qualche scambio
con altri batteristi. successo in passato solo con Tullio (De Piscopo, NdA),
che mi aveva chiamato tempo addietro
per suonare nel suo spettacolo. Qui a
Roma posso dire di aver aiutato e chiamato per lavori o sostituzioni tanti mie

colleghi, ma devo anche dire che, tranne Pietro Iodice, nessuno di loro mi ha
mai ricambiato il favore Comunque,
ho un bellissimo rapporto con i miei
colleghi: qualche tempo fa a Milano, al
Blue Note, ho rivisto Francesco Corvino, che mi ha raccontato, commosso,
che mi sentiva suonare da ragazzo e
che, grazie al mio esempio ha iniziato
a fare la professione: ci siamo messi a
piangere Lo stesso con Pierpaolo Bisogno, bravissimo percussionista, che
da piccolo dice di aver aveuto me come
punto di riferimento.
Il tuo rapporto con lo strumento?
A me ha sempre interessato pi la musica che la batteria: fino a poco tempo
fa non conoscevo le differenze tra i vari
legni, n a quanti cm. corrispondessero i pollici, eccetera. Ma da quando
insegno mi sto appassionando, avendo
tra laltro il piacere e lonore di un endorsement con la Gretsch.
Quindi da poco che ti fai delle do-

CARLO PORFILIO

mande sulla batteria?


Quando ho iniziato non me ne facevo
proprio, n sulla batteria n sullaccordatura. Suonavo su qualsiasi strumento, senza farmi problemi e senza
neppure ascoltare il mio suono, perch
magari mi preoccupavo delle note del
basso o che fosse tutto a posto a livello armonico e melodico. Sono riuscito
a ordinare anni fa una Sonor Light in
betulla scandinava senza neppure rendermi conto di cosa stavo comprando,
in termini di misure Mi arriva a casa
un fucile: una cassa da 56 powered. E
che ci dovevo fare? Lavr suonata quattro volte in tutto. Insomma, ero proprio ignorante

una vecchia Ludwig degli anni 60 e


una Yamaha elettroacustica che tengo
a casa per studiare. Per i piatti sono da
anni endorser UFIP per il pop e i tour
con Cammeriere. Per il jazz sono anche un amante dei piatti vintage: Paiste 602 e Zildjian turchi. Uso due ride
da 22 uno a destra e uno a sinistra,
e a destra un china capovolto, da usare come ride. Come pelli uso sempre
Remo Ambassador sabbiate sia battenti sia risonanti. Le bacchette e le spazzole sono Facus.

Adesso invece hai un set standard o


delle misure di riferimento?
S, ho una cassa da 16 per i club, con
rullante da 14, tom da 12 e timpano
14. Con Cammariere uso una Gretsch
Renown con cassa da 20 e le altre misure 14, 14 e 12. Per le cose pi pop
uso una cassa da 22. Poi ho anche

presenta...

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LA CASA DEL

LA CASA DEL

PERCUSSIONISTA

PERCUSSIONISTA CLASSICO

DIPLOMATI ne LA CASA DEL


PERCUSSIONISTA CLASSICO

GIUSEPPE PAPANIA ha conseguito lammissione


al 1 LIVELLO con linsegnante Giuseppe Marino
con voto 100/100

45

FaceToFace

FRANCESCO CINIGLIO
www.drumsetmag.com

20941

il batterista?

ARBITRO E FANTASISTA
Innamorato di Philly Joe Jones, il giovane batterista napoletano ha sentito la necessit di
andare in America per studiare e ascoltare coloro che con il drummer di Filadelfia avevano
avuto a che fare. Ma dopo qualche anno di studio e imitazione nata forte la necessit di
ricercare un proprio suono sullo strumento.
di Luca Luciano

iao Francesco. Passami il termine, sei fra le giovani promesse della batteria jazz in Italia.
Quando hai iniziato?
Ciao. Ho iniziato a due anni sulla classica batteria giocattolo della Chicco.
Mio padre, chitarrista, mi regal una
chitarra, ma proprio non riuscivo a suonarla canonicamente, quindi la mettevo sulle ginocchia e la percuotevo con
le mani, mantenendo note diverse con
le dita. Dopo averci provato pi volte,
mio padre decise di portarmi a lezione
di batteria da Sergio Di Natale, con il
quale studiai del sei ai nove anni, poi
un periodo di sospensione fino ai 13,
giusto il tempo di fare le mie esplorazioni libere da adolescente, e poi altri
cinque anni con Sergio. Arrivato ai 18,
Sergio disse che mi aveva insegnato
tutto ci che sapeva (tanta roba), quindi mi lasci per la mia strada. Intanto,
grazie agli ascolti di jazz che avevo da
quando ero piccolo pap aveva un giradischi e tanti vinili, da Charlie Parker
a Jimi Hendrix iniziava a fiorire un

amore pi maturo verso il jazz, e dopo


un periodo funky e rock avevo voglia di
incontrare altro.
Quindi come per tutti, hai avuto anche
un periodo rock e fusion?
Certo, dalla band scolastica Kymera ai
piccoli concerti nei locali del napoletano, adoravo Bonham e Mitchell. Ma la
formazione di Sergio, per me imbattibile come didatta, e la curiosit verso il
linguaggio jazz mi hanno indotto a scavare verso il passato. E cos ho scoperto
Philly Joe Jones, secondo me il batterista jazz per eccellenza, perch riusc ad
applicare tutti i rudimenti del tamburo
classico al vocabolario della batteria
jazz, in un modo davvero moderno,
considerando che lo fece a partire dagli
anni 40.
Da quel momento un velocissimo, intenso e variegato cammino verso il jazz
direttamente negli States, mi sembra.
S. Dopo una deludente esperienza di
ammissione al triennio di Jazz presso
il conservatorio di Napoli, in cui fui respinto (un esame di solfeggio in setti-

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DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

clavio fatto da docenti di classica, senza


nemmeno farmi suonare la batteria),
nel 2008 ottenni una borsa di 12 mila
dollari per il Berklee College of Music di
Boston partecipando alle Berklee clinic
a Umbria Jazz. La somma non bastava,
ovviamente, poich la retta per i college in America si aggira in media sui 35
mila dollari annui. Allora provai altre
audizioni a New York per la Manhattan
School of Music, la New School e il City
College. Tra le varie risposte, quella del
City College era la pi fattibile: un college statale, pi economico (intorno ai
15 mila dollari annui) e meno altisonante e severo dei college privati. Fui ammesso. Avrei avuto un visto da studente
e mi sarei laureato nel 2014. Intanto ho
studiato batteria con Greg Hutchinson
(lunghe sedute a suonare il piatto e a
scrivere le parti di comping sul rullante), lunghi dialoghi fra contrabbasso e
batteria con John Patitucci (John era
lArtist in Residence della scuola, coordinava le classi di musica dinsieme per
i Master Students: non essendo io tale,

mi concesse per sola amicizia e piacere


questa lunga esperienza) e Fred Hersch
(ogni masterclass con Fred era incentrata su diversi aspetti del suonare insieme, arrangiare gli standard in modi
diversi dalla versione originale e capire
il proprio ruolo allinterno della band).
La lunga esperienza a NY fu il frutto
anche dellaiuto economico fondamentale di mio padre e dellospitalit di mio
zio Carlo. La prima estate mi concessi
anche lesperienza del barbone: andai a
vivere sulle panchine del Central Park,
per sei giorni, con qualche maglietta di
ricambio, un rullante e il ride. A cappello riuscivo a racimolare 100/150 dollari al giorno. Una volta si avvicin una
coppia elegantemente vestita. Luomo
aveva grossi occhiali scuri, si avvicin,
tir fuori una banconota da 100 dollari,
sollev gli occhiali e disse: Good job
man, good job!. Lo riconobbi solo in

quel momento. Era Paul McCartney.


Negli anni poi la conoscenza con i musicisti jazz e soprattutto lamicizia con
Wayne Tucker mi avrebbero portato a
suonare tantissimo. Anche 35 set nel
mese di maggio.
Il ritorno in Italia. Napoli e subito dopo
Roma.
S, Roma decisamente la scena con
pi possibilit di suonare in Italia. In
questa citt ho pensato e composto
il mio disco Wood, con Aaron Parks e
Joe Sanders. Registrato nuovamente a
NY in quattro ore di seduta live presso
il Bunker Studios a Brooklyn. Sempre
a Roma sono il batterista di Luca Mannutza, ma suono con tanti altri musicisti. Un lavoro che mi rende particolarmente orgoglioso il disco con Alessandro Presti per la CAM Jazz Records,
con Alessandro Lanzoni, Daniele Tittarelli, Gabriele Evangelista.

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Hai suonato in trio con Wayne Tucker


a Roma e NY?
Il trio con Tucker fu con Dario Deidda in quelloccasione lanno scorso a
Roma, e cerchiamo di mantenerlo cos,
poich Dario e uno dei pochi che ci permette di suonare come si suonerebbe a
NY, con quellaccento l.
I maestri della batteria per te?
Oltre a Philly Joe Jones direi Tony
Williams, Elvin Jones e Billy Higgins.
Tornando su Philly Joe Jones, fra I batteristi jazz a NY si dice che esistono
due tipi di colleghi nel jazz: quelli che
imitano Philly e quelli che lo hanno
studiato e cercano una propria voce.
Io ho sentito la necessit di andare in
America per studiare e ascoltare coloro
che ci hanno avuto a che fare, per avere
unesperienza diretta, ma dopo qualche
anno di studio e imitazione ho sentito
la necessit di dire la mia, di ricercare

FaceToFace

FRANCESCO CINIGLIO
il mio suono e i miei colori sia sullo
strumento che nella musica che suono.
Ovviamente, Philly Joe Jones e gli altri
grandi jazz masters che ho studiato
sono stati il mio trampolino di lancio.
In effetti, la tua voce arriva subito
come personale. Sei perfettamente nella struttura del brano, ma appoggiandoti su marching e second line ti dai
molte libert.
il mio modo di intendere la batteria.
Tutto attorno deve funzionare, ma tu
devi anche essere creativo. Il batterista
ha la possibilit di essere arbitro e fantasista, e io cerco di interpretare il ruolo
in questo modo.
Altri giovani colleghi che apprezzi dietro ai tamburi?
Enrico Morello, per il senso ritmico
e linsieme dei colori, ma anche Marco Valeri, Bernardo Guerra, Gianrico
Manca.
La tua ricerca musicale si colloca allinterno della Black American Music coordinata da Nicholas Payton.
S, cerco di avvicinarmi a quelle sonorit che ritengo tipiche ed esclusive degli afro-americani. Fuori dal jazz trovo
molto interessante il percorso che si sta
facendo di prendere samples di batteria
elettronica, usati magari nella jungle
o beat music, per suonarli in maniera
black e hip hop o R&B, come fanno
Questlove o soprattutto Chris Dave.

Anche il tuo set frutto di una ricerca


timbrica particolare.
S, ho un vecchio tom e timpano
Gretsch Round Badge, un rullante Pearl Masterclass (che mi porto dietro
dallet di 13 anni), piatti artigianali che
adoro: uno Zildjian Trans Stamp preso
da Roberto Gatto, un Ottaviano e uno
Spizzichino, preso dal mitico Roberto
un anno prima della sua morte. Ma la
cosa che suscita pi curiosit naturalmente il set di casse. Ne ho due: un
marching drum (ex rullante) della Slingerland del 1941 che misura 16 x 12
dalla nota piccola, che utilizzo come un
altro tom nei fraseggi; con un doppio
pedale raggiungo una cassa da 18 pi
ordinaria, per le sfumature pi profonde. Di solito la cassa da 18 e il doppio
pedale sono forniti dal service. Ultimamente sto suonando con due hi-hat a
sinistra e due ride a destra, mi interessano le geometrie sullo strumento, le linee di passaggio tra i tamburi e i piatti,
e questo mi permette to fly around the
set pi facilmente per ci che voglio
suonare. Gli hats sono una coppia di
old K da 15 (old stamp dinizio anni 50)
e dei Paiste da 16 PST. Mi piacciono
molto i piatti artigianali, ultimamente
sono stato a Zagabria da Kruno Levacic, che oltre a essere un ottimo batterista lavora su vecchi piatti comprati
in giro, oppure su semilavorati Agop o

Mehmet. Kruno ha martelli con teste di


varie misure, punte da tornio e accessori con cui interviene sul piatto durante
la rotazione. Il risultato eccezionale e
molto personale.
Qualcosa in pi sul tuo disco
Volentieri. In sei anni in America non
ho mai avuto tanto tempo e relax per
potermi dedicare alla scrittura, c bisogno di un certo status mentale pacifico
per farmi sentire libero di essere inspirato. Tornato a Roma, tutto a un tratto
avevo tutto il tempo del mondo, quindi mi sono messo l e ho scritto dieci
brani in due mesi. Quindi ho chiesto
ad Aaron e Joe di registrarlo con me,
ma loro sono cos impegnati che riuscii a sottrargli soltanto mezza giornata
(neanche un giorno intero di studio).
Quindi, con tutta lansia del primo disco, ho registrato i miei brani nelle poche ore (quattro) a disposizione. Tutto
questo senza prove. Stiamo parlando di
due dei musicisti pi geniali della loro
generazione, sia per estro che per professionalit. Riuscimmo a registrare
10 brani in quattro ore. Una cosa mai
vista, suonavamo brano dopo brano,
dal primo allultimo, tutto buona la
prima. Erano proprio come li volevo
io, brani semplici, suonati e registrati
live (tutti in una stanza) senza separazioni, senza editing, senza tagli e copiaincolla, tutto cos nudo e crudo, onesto

FRANCESCO CINIGLIO TRIO


Wood
Fresh Sound New Talent
Lavoro desordio del Francesco Ciniglio Trio (compagni di viaggio del batterista
sono Aaron Parks al piano e Joe Sanders al basso). Il CD intriso di atmosfere che
fanno da ponte fra Europa e Stati Uniti, ovvero quelle pi melodiche del Vecchio
Continente e quelle pi avventurose degli USA. Dopo una saggia e breve attesa durante la quale non si sente batteria, Ciniglio riscalda i motori e da subito si coglie
il suo modo di interpretare lo strumento da arbitro e da fantasista. I colori sono
molti e tutti prendono la via dello swing, dinamiche e tocco definiscono meglio
qualsiasi pezzo del set dandogli un suono asciutto o regalandogli una coda. Percorrendo lalbum attraverso il primo ascolto dei brani si arriva circa a met dello
stesso per orientarsi e iniziare riconoscere lidentit sonora del trio. Fra i vari brani ecco che appare Dance of the Infidels,
saltellante gioco di spazzole e bacchette, walking classico e begli incastri fra struttura armonica e laccompagnamento vivace di Ciniglio. Spazi e mistero si riaprono con Outer Space, si sente la freschezza di giovani musicisti che oltre a essere
bravi hanno alle spalle ottimi ascolti e davanti la responsabilit di dover scoprire una nuova via. Il gioco di nome e di fatto,
New Super Mario. Ostinato di pianino che permette alla batteria di liberarsi. Molto bello Ina, forse il pezzo pi maturo e
completo fra tutti, dove si ritrova un gigantesco equilibrio fra tutti i caratteri precedenti: vivacit, spazio e sorpresa, gioco. Il
lavoro, registrato interamente a Brooklyn, un ottimo ascolto che fa riflettere sulla strada che stanno percorrendo i nuovissimi jazzisti italiani e mette in evidenza Francesco Ciniglio come batterista e musicista che cerca voce oltre piatti e tamburi.
(Luca Luciano)

48

e dal sound fresco e sincero. Il mix e


master lho fatto fare a Dave Darlington (su raccomandazione di TUTTI i
migliori jazzisti di NY), che ha mixato i
dischi di Sting, Stevie Wonder, Michael
Jackson e la maggior parte dei jazzisti
pi famosi che ci sono oggi al mondo
(Mark Turner, Ambrose Akinmusire,
Gerald Clayton, Aaron Parks, Avishai
Cohen, ecc). Col disco nelle mie mani,
era il momento di trovare unetichetta, quindi ho inviato un link privato
di Soundcloud col disco intero a tante
etichette internazionali, fino a quando
Jordi Pujol, il direttore generale della
Fresh Sound New Talent, un etichetta
di Barcellona che ha prodotto album
pazzeschi da Brad Mehldau a Ambrose
Akinmusire e molti altri, mi dice che
vuole produrre il mio disco.
In un mondo saturo di metodi, qual
il tuo studio?
Practice pad per una mezzoretta (rudimenti e riscaldamento, con libri come
Dante Agostini, Buddy Rich, Gary
Chaffee, e NARD - marce militari). Poi
mi siedo allo strumento e comincio a
suonare la prima cosa che mi viene in
mente. I play around fino a quando

esce qualcosa dinteressante. Una frase, unidea, una geometria, un colore.


Quindi mi fermo, e suono solo quella,
ci suono un po attorno, poi me la scrivo, poi pausa di 5-10 minuti e poi me la
risuono (ora magari gi diversa) e la
riscrivo. La suono in un contesto, fast/
medium/swing/straight ecc. e vedo in
quali contesti ritmici funziona meglio.
Allora annoto tutto e il giorno dopo la
ripeto, finch non diventa parte integrante del mio vocabolario personale.
Cos facendo sto accumulando tante
frasi che poi forse un giorno pubblicher in un mio libro dappunti.
Complimenti! Quali sono i tuoi impegni per il futuro e i contributi che vuoi
dare alla musica e alla batteria?
Come contributi, io voglio soltanto essere me stesso, ma pi di tutto voglio
far capire ai miei coetanei batteristi di
jazz e musica improvvisata quanto sia
importante studiare la tradizione del
jazz, il vocabolario, il suono, le frasi con laccento americano, per cui
magari un investimento pi che importante andare a NY anche solo per
2-3 mesi e experience the history, in
modo da diventare solidi e affidabili

49

musicalmente. Assieme a questo, per,


esorterei tutti a usare questa conoscenza come trampolino di lancio verso se
stessi, il proprio suono, che diverso
da qualunque altro e che va ricercato.
Ovviamente limpegno principale sar
quello di far uscire il mio disco, nella
migliore delle ipotesi, organizzare un
tour in Europa per promuoverlo e farlo sentire a quante pi persone possibile. Inoltre, la registrazione del disco
di Alessandro Presti con CAM Jazz, di
cui sono molto orgoglioso (e tutti i concerti annessi), le jam session alla masterclass Creative Jazz Clinic Velenje in
Slovenia, le Late Night Jam Session al
Gregorys Jazz Club di Roma, ogni sabato notte, e altre partecipazioni importanti con musicisti italiani e stranieri.
Un saluto e un consiglio ai lettori/batteristi del nostro giornale?
Vi assicuro che con la tradizione alle
spalle e lascolto della musica che ci
piace (e non), senza paura di essere diversi, e quindi senza cadere in clichs
come gi fatto e gi sentito - e naturalmente con molto lavoro - si pu diventare davvero dei batteristi interessanti e
tosti. In bocca al lupo a tutti.

FaceToFace

FRANCO PENATTI
www.drumsetmag.com

20940

DRUMMING
che passione!

Tanta esperienza live, molta televisione, altrettanta sala di registrazione. E da 20 anni


unintensa attivit didattica nelle scuole di musica private, cui da qualche anno si aggiunto
linsegnamento presso alcune scuole medie della sua zona. Ladies & gentlemen, mr. Franco
Penatti.
di Ramon Rossi

al vivo Franco ha collaborato,


tra gli altri, con Marco Carta,
Raf, Jovanotti, Ronnie Jones,
Davide Van de Sfroos, Shel Shapiro,
Checco Zalone, Gatto Panceri Le
esperienze televisive lo hanno visto
militare in orchestre impegnate sia in
Mediaset sia in RAI sia nella TV Svizzera Italiana. In sala di registrazione
Penatti stato invece impegnato con
Ronnie Jones & Soul Sindicate, Ambra Marie, Pago, la folk band Luf, Jp.
Asplund, Alessandro Bosco, Benedetta
Fedel, Fabio del Toro, Rosso porpora,
Formadonda
Per quale motivo ti sei avvicinato al
drumset?
Negli anni 70, avendo fratelli pi grandi, ho iniziato di nascosto a sentire i
loro dischi che avevano delle copertine molto strane ma molto intriganti,
come del resto anche la musica allinterno (Genesis, King Crimson, Jethro
Tull, Weather Report, Jimi Hendrix).
Sin da quei momenti ho sempre apprezzato, oltre alle melodie e alle armonie, soprattutto le ritmiche: rullate
infinite con un sacco di tamburi. cos

che mi sono avvicinato allo strumento


che ancora oggi suono con rispetto e
passione.
Quali difficolt hai incontrato per svolgere la tua attivit?
dal 1990 che svolgo questa professione e sinceramente a quei tempi se
si voleva suonare si trovavano poche
difficolt: i locali erano tanti, la gente
frequentava molto di pi i locali con
musica dal vivo, gli stessi gestori amavano molto di pi avere band live anzich musica diffusa o un DJ.
Quali studi hai affrontato per imparare
la tecnica dello strumento?
Ho iniziato a suonare, credo come tanti, a orecchio, suonando sopra i dischi,
poi con i primi video dimostrativi. Infine, quando mi sono reso conto che per
progredire avevo bisogno di qualcosa
di pi, mi sono deciso a iscrivermi a un
corso privato con Massimo Pintori. A
quel punto un sacco di cose mi si sono
chiarite e cosi ho frequentato i suoi
corsi per cinque anni. Nel frattempo
e tuttora vado a seminari di batteristi
famosi sia italiani che stranieri (credo
sia obbligatorio per chi voglia scoprire

50
DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

le molteplici possibilit di usare la batteria allinterno dei vari contesti musicali).


Che ricordi hai di quel periodo di studio?
Bello bello bello! A ogni esercizio che
svolgevo e superavo seguivano approfondimenti e vari modi per mettere in
pratica quella frase ritmica. Il rapporto
che cera con il mio insegnante stato
fondamentale per capire come affrontare lo studio e le varie tipologie di lavori (studio di registrazione, studi televisivi, tourne, teatri, locali, eccetera).
Quali sono i batteristi che hanno influenzato di pi il tuo stile?
Allinizio negli anni 70 ascoltando il
prog-rock mi sono innamorato in primis di Phil Collins, che prima con i
miei adorati Genesis e poi con la sua
carriera solista mi ha contaminato
con le sue frasi riconoscibilissime sui
tom, i suoi groove senza piatti e senza
hi-hat Insomma, un amore al primo
ascolto! Poi altri grandi batteristi che
hanno forgiato il mio modo di suonare
sono stati Stewart Copeland con i Poli-

ce, Jeff Porcaro con i Toto e i suoi molti


dischi suonati da turnista.
Raccontaci un episodio importante della tua carriera
Sicuramente uno dei pi importanti
stato il provino con il Maestro Luca
Orioli, che stava selezionando per conto di Mediaset elementi per formare
una band per la trasmissione televisiva
Le meteore. stata solo la prima trasmissione, cui sono seguiti altri programmi (Passaparola, per ben cinque
edizioni, poi Canta e vinci e altri). Da
quel provino non nata solo una collaborazione professionale che dura ancora oggi, ma anche una solida amicizia
e una stima reciproca che continua a
legarci.
Parlaci un po della tua attivit didattica.
Insegno da circa 20 anni in varie scuole private e negli ultimi quattro anni
sto facendo dei corsi da esterno nelle
scuole medie della zona dove risiedo.
Trovo che ci sia molto interesse per la
batteria, quindi cerco di trasmettere la
voglia e la passione che conservo dopo

tutti questi anni. Parto dalla tecnica


con i rudimenti del tamburo per poi
svilupparli sul set, affronto i vari stili
ma soprattutto cerco di trasmettere avendo avuto un imprinting prog-rock,
genere in cui la batteria parte essenziale dellarrangiamento - il concetto di
batteria suonata in modo melodico e
non prettamente ritmico.

za mi ha accontentato, realizzando su
mia richiesta un modello prendendo
spunto dalle Buddy Rich. Uso una batteria Sonor Ascent in faggio con misure
cassa 22x 18, rullante 14x 6.5, tom
10 e 12, timpano 16, con pelli Remo:
sul rullante Control Sound, sulla cassa una Powerstroke Emperor Clear su
tom e timpano.

Ti capita ancora di studiare?


Mi capita di affrontare lavori per cui ci
vogliono sonorit e particolarit di esecuzione, quindi per loccorenza mi dedico a capire le modalit e lapproccio
pi giusto per ottenere quel risultato.
Per il resto, oltre alle clinic che frequento tutte le volte che mi possibile,
cerco di mantenere elasticit muscolare e fraseggio con esercizi giornalieri.

Pensi che un giovane che si voglia avvicinare alla batteria debba subito seguire dei corsi o seguire la propria strada
da autodidatta?
Penso che lideale per chi volesse avvicinarsi alla batteria sia farsi guidare con indicazioni ben precise da un
insegnante che lo stimoli a capire e
sviluppare le proprie curiosit senza
rimanere troppo legato a schemi e stili.
Cos si valorizza il carattere, il suono
e la personalit di ognuno e si evitano
quei difetti di impostazione che sono
cos difficili da correggere una volta
acquisiti.

A quali strumenti ti affidi per le tue


performance?
Da sei anni sono endorser per le batterie Sonor distribuite in Italia da Eko
Music Group. Per i piatti dal 2005 collaboro con UFIP, per le bacchette invece
da anni mi appoggio allamico Tiziano
Dugnani di Mr. Drum, che con pazien-

51

Quando leggi una partitura ti limiti a


leggere per filo e per segno o aggiungi
qualcosa del tuo background artistico?

& Alfredo Romeo

FaceToFace

TRAPS

FRANCO PENATTI

presentano

Ho fatto molti lavori dove era essenzia- Il bassista ideale, come anche gli altri
le leggere e cercavo di adeguare lesecu- musicisti, devono essere ovviamente
zione ai tempi di lavoro, nel senso che preparati. e soprattutto devono saper
su direttive del direttore capivo quan- ascoltare. Per fortuna sono capitato in
do cera la possibilit di poter mettere molte situazioni musicali in cui la gran
qualcosa di personale o se invece fosse maggioranza dei musicisti aveva questi
pi giusto attenersi alla partitura. In requisiti.
tutti questi anni ho avuto esperienze
con arrangiatori che ti lasciano libero
interpretare e altri
che invece
hanno
Lincontrodi ripercorre
i primi
cento
anni di storia della batteria,
un disegno specifico e quindi lasciano
calcolati a far data dal 1909, anno in cui fu brevettato il primo
meno spazio allimprovvisazione. Rivero pedale per grancassa. La storia dello strumento viene
tengo per che, anche seguendo senza
ricostruita
accompagnando
il racconto
con la proiezione di
modificarla
una partitura scritta
da chi
fotografie,
lascolto
di
brani
selezionati
e
la
visione di tantissimi
ha un progetto ben preciso in mente,
video. Verranno
prese
in
esame
le
principali
innovazioni tecniche
si possa dare un proprio apporto persoe strutturali,
chemeccanico.
hanno portato la batteria a presentarsi cos
nale e non

100 anni di drum set


Una storia multimediale della batteria

come la conosciamo oggi, e saranno citati quei musicisti che


Quali sono
i batteristi
della nuova
gemaggiormente
hanno
contribuito
a unevoluzione
dello strumento
nerazione
che ti hanno
colpitoe/o
di pi?
da un punto
di vista
stilistico
della tecnica esecutiva. Dalla
Ultimamente sono stato molto colpito
nascita del
Jazz - e della batteria - a New Orleans al Rhythm &
da batteristi come Benny Grebb, Jojo
Blues, dal primo Rock & Roll al Jazz-Rock, dalla Fusion allHard
Mayer, Johnny Rabb, Chris Dave, Eric
Rock, dall
HeavyMark
Metal
allHip Hop
Harland,
Guiliana

scatto in realt opera del fotografo


Per informazioni:
339 essere
8826702
Come dovrebbe
il tuo oppure
bassista alfredo@drumsetmag.com

ideale?

PRECISAZIONE
Nellintervista al M LUIGI
MORLEO comparsa nelle
pagine 48 e 49 del n. 47 di
Drumset Mag del numero
di Giugno 2016 (Il mondo
un tamburo, di Fabrizio
Versienti) abbiamo utilizzato una foto priva dellindicazione del suo autore. Lo
Donato Contaldi, al quale vanno le

scuse della redazione e delleditore.

LEZIONI DI BATTERIA CON

RAMON ROSSI
TRA LE SUE COLLABORAZIONI PIU IMPORTANTI IN AMBITO
POP ROCK : CARLO CORI, NIKKA COSTA, GATTO PANCERI,
MAURIZIO SOLIERI, RIKI PORTERA, GALLO, SIMONE
TOMASSINI, RIKI GIANCO, MASSIMO PRIVIERO, LUCA
BARBAROSSA, RON , IVA ZANICCHI, LOREDANA BERTE', SHEL
SHAPIRO, GLENN HUGHES, MILAN POLAK E TANTI ALTRI,
ARTISTI CON CUI HA PRESO PARTE A NUMEROSI TOUR LIVE,
PROGRAMMI TELEVISIVI E REGISTRAZIONI DISCOGRAFICHE.

LA SUA METODOLOGIA SI BASA SUI 4 ARGOMENTI


FONDAMENTALI DELLA DIDATTICA (LETTURA, RUDIMENTI,
OSTINATO, STILI), DANDO PARTICOLARE ATTENZIONE AL
SUONO GLOBALE DEI DIVERSI COMPONENTI DEL DRUMSET E
ALLO STUDIO DEL PORTAMENTO NEI VARI STILI). TRA I SUOI
ALLIEVI TROVIAMO ALCUNI PROFESSIONISTI DI RILIEVO DEL
PANORAMA ARTISTICO ODIERNO.
RAMON ROSSI INSEGNA PRIVATAMENTE PRESSO IL SUO
STUDIO PRIVATO A MELEGNANO (MI) E PRESSO DIMENSIONE
MUSICA NELLE SEDE DI SANT'ANGELO LODIGIANO (LO).

INFO: TEL. 320-8461479.


WWW.DIMENSIONEMUSICA.INFO

52

FaceToFace

ANDREA PICCIONI
www.drumsetmag.com

20942

IL RITMO

della parola

Approfittiamo delluscita del suo nuovo lavoro didattico per intervistare il percussionista
romano, specializzato in tamburi a cornice con al suo attivo prestigiose collaborazioni
internazionali e docenze nei pi importanti festival di strumenti a percussione.
di Davide Bernaro

arlaci un p di questo tuo nuovo


lavoro didattico, il terzo della tua
produzione
Ho realizzato un primo libro quindici
anni fa, allepoca in cui stavo esplorando
quella che sarebbe diventata poi la mia
tecnica, soprattutto sul tamburello. In
seguito ho prodotto un dvd nel quale ho
gettato le basi di quella che sarebbe diventata la mia tecnica moderna. Il ritmo
della parola un altro tassello: si distacca
un p dalla logica dei tamburi a cornice
perch un libro sul Solkattu - che vuol
dire gruppi di sillabe in lingua tamil
- quindi sul sistema di conteggio onomatopeico del sud dellIndia. Il libro si
chiama Il ritmo della parola proprio per
enfatizzare il lavoro sul sistema onomatopeico vocale, partendo dal principio che
se lo sai cantare, lo sai anche suonare. Il
metodo pensato per chiunque abbia a
che fare in qualche modo con la musica,
quindi anche danzatori, cantanti, eccetera. Dopo aver inquadrato il tipo di studio
da affrontare, viene sviluppata una sintesi
del solkattu, che porta allapplicazione di
questi concetti alla musica occidentale.
un metodo molto semplice, volutamente
non scritto in notazione occidentale, che
parte da zero e arriva fino a quelle che

sono le applicazioni pi avanzate quali le


composizioni, i tempi dispari, le microvariazioni, eccetera. Il libro in formato
e-book e non ho previsto una parte audio
o video - almeno per il momento - perch volevo realizzare un manuale che
fosse estremamente chiaro e intelleggibile. Questo lavoro rappresenta il primo
tassello di un percorso pi ampio, che
dovrebbe culminare in unaltra pubblicazione che quasi ultimata: si tratter di
un metodo focalizzato sulle tecniche moderne per tamburello partendo dalle basi
che ho gettato con il dvd.
Il metodo di solfeggio che tu prediligi
quindi quello del sud dellIndia?
S, anche se sono molto interessato al
metodo del nord dellIndia che si chiama
Konnakol, meglio noto come larte di vocalizzare sui ritmi. Diciamo che ci sono
due grandi scuole in India che sono quella del nord e quella del sud, dalle quali
si diramano poi tutte le altre. La scuola
del nord nasce e si sviluppa soprattutto
intorno alle tabla, tamburi che hanno una
quantit di colpi molto maggiore di quelli
del sud dellIndia quali il mrdangam, il
gatham e la kanjira. Il solkattu del nord
dellIndia estremamente rigoroso su
quello che il bohl - ovvero le sillabe che

54
DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

si usano nella vocalizzazione - e il colpo


che fai sullo strumento; mentre nel sud
la cosa pi flessibile proprio perch gli
strumenti hanno meno colpi quindi con
gli stessi bohl si fanno colpi diversi e viceversa. Da questo punto di vista, la tecnica
del sud dellIndia pi vicina allinterpretazione che stata data in primis da Glen
Velez, lapripista di questo tipo di applicazioni sui tamburi a cornice, e partendo
da quello ho sviluppato il mio metodo.
Diciamo che la grande intuizione di Glen
Velez e John Bergamo stata quella di applicare il solfeggio e le tecniche del sud
dellIndia quali la split-hand technique alle
percussioni occidentali. Un altro sistema
che ho studiato e che trovo molto interessante il Tanim, un linguaggio onomatopeico persiano che usa sostanzialmente
due sole sillabe - ta e na - con le quali
contano tutto. Nel libro ho dovuto fare
una semplificazione, visto che tutta una
serie di strutture che vengono usate nella
musica classica indiana non hanno corrispondenze nei tipi di musica nei quali
suoniamo, quindi sarebbero inutili anche
se a livello informativo le ho riportate. La
semplificazione inoltre permette di applicare da subito il metodo allinterno della
musica occidentale.

Foto di Antonio Del Vecchio

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FaceToFace

ANDREA PICCIONI
Con Bobby McFerrin

Lavorando con questo tipo di solfeggio ti


muovi indifferentemente in pi ambiti,
giusto?
Attualmente in ambito jazzistico, nella
musica antica e nella world-music. Ho verificato che con questo metodo ci si riesce
a inserire immediatamente allinterno

del linguaggio jazzistico sia per quanto


riguarda limprovvisazione che la gestione dellaccompagnamento. Altra cosa
interessante che ho cominciato a sviluppare da un po di anni - e che trova la sua
massima espressione nel mio metodo
moderno di tamburello ma che comun-

que ho esportato a tutti gli strumenti -


la relazione voce/mente/corpo, facendo
tesoro degli anni di arti marziali che ho
praticato, soprattutto aikido. Lintento
quello di utilizzare il corpo al 100% delle
sue possibilit, non coinvolgendo nellatto del suonare i tendini e i muscoli, la-

ANDREA PICCIONI
Il ritmo della parola
Caravelle Edizioni
Dopo alcuni anni dal suo primo metodo dedicato al tamburello italiano, Andrea
Piccioni si ripropone con un secondo libro, tutto dedicato al Solkattu, larte di
contare, cantare e scandire la ritmica musicale, tipica della tradizione del sud
dellIndia. Lopera in cento pagine di esercizi, suggerimenti, utilizzi vari di questo
metodo, consigliato anche a danzatori e non percussionisti, e dove tutte le idee
e le esperienze dellautore convergono, dopo anni di attenti studi con i grandi
maestri e le esperienze dal vivo con altrettanti grandi musicisti, ultimo ma non
ultimo Bobby McFerrin. Ogni ciclo ritmico viene descritto in modo facile, per poi
venire ulteriormente implementato, arricchito, fino a creare una propria capacit
di linguaggio: le suddivisioni diventano sempre pi intriganti, come la parte dedicata alle divisioni dispari, dal tre al nove, con sottodivisoni impegnative ma che
danno grande controllo del tempo. Interessante anche la piccola, ma molto efficace emigrazione in terra persiana. Estremamente curati gli schemi e i diagrammi,
la lettura e la semplicit delle esposizioni teoriche. Concludono il tutto una breve
composizione riassuntiva, estremamente interessante, e un glossario ricco ed esaustivo. Insomma, un lavoro che non deve
mancare per tutti i curiosi della ritmica, anche perch le possibilit di applicazione sono veramente tante, e non solo nella
musica tradizionale. A breve saranno disponibili anche i file audio interpretati dallo stesso autore, a chiudere il cerchio, o
meglio, a chiudere il ciclo! (Mauro Gatto)

56

vorando cio solo con le articolazioni. Un


lavoro che il corpo fa a risparmio per
cui non si ha bisogno di praticare per acquisire forza e resistenza, perch il lavoro
fatto esclusivamente con larticolazione le
rende disponibili in maniera addirittura
maggiore di quando si lavora principalmente con muscoli e tendini. In pratica
ho lavorato sulla respirazione e sugli assi
del corpo, sulla fascia delle anche, sulla
colonna vertebrale e sulle articolazioni
principali - cervicale, spalle, gomiti e polsi - rilassando i quali si rilassa anche il
resto del corpo.
Trovo molto interessante il fatto che con i
tuoi strumenti, che di solito non si vedono collocati in formazioni jazzistiche, tu
in realt suoni jazz. Che tipo di jazz hai
suonato e che apporto pensi di avere dato
a questa musica?
Per i registri alti uso una serie di effetti in
metalli vari e soprattutto una serie di piatti della Ufip che, essendo molto sensibili
al tocco delle dita e delle spazzole, si adattano bene al mio modo di suonare. Il cuore del set che utilizzo nel 90% di tutte le
situazioni il tamburello, di cui questanno ho realizzato un nuovo modello signature con un costruttore - Gianluca Vallone
- che mi permette di utilizzare le tecniche
tradizionali, oltre a quelle che ho sviluppato io. Uso inoltre lo Slapback 99 della
Cooperman, con il quale riesco a replicare il suono di un piccolo jazz-set di batteria, un riqq e un tamburo a cornice che
utilizzo per i brani un p pi lenti o per
i pezzi in solo. Tra le collaborazioni che
mi hanno dato pi soddisfazione c stata
quella con Gianluigi Trovesi, quella con
Luciano Biondini e Mos Chiavoni, quella con Bobby Mc Ferrin e quella col sassofonista di origine siriana Basel Rajoub
nel progetto Soriana, in cui approcciamo
la musica tradizionale siriana in chiave
jazzistica. Con questi ultimi abbiamo un
disco in uscita questa primavera e un tour
gi programmato.
Ti va di raccontarci qualcosa dellesperienza con Bobby McFerrin?
Bobby aveva gi lavorato con Francesco
Turrisi, pianista, fisarmonicista e clavicembalista italiano che vive in Irlanda e
con il quale anchio collaboro. Bobby e il
manager volevano un sound mediterraneo per il tour europeo dellestate scorsa e coinvolsero Francesco, chiedendogli
a sua volta di consigliargli dei musicisti

adatti alla situazione. Francesco sugger


il violoncellista inglese Ben Davis e me.
stata unavventura incredibile, innanzitutto perch tutti i concerti furono improvvisati dalla prima allultima nota: non
facemmo nemmeno una prova, perch a
Bobby piace salire sul palco e creare una
sorta di flusso musicale nel quale improvvisare insieme ai musicisti. Ci incontrammo direttamente al soundcheck per
la prima data del tour al Ravello Jazz Festival e non dimenticher mai che lui semplicemente arriv sul palco sorseggiando
il suo immancabile th verde, mi guard
e disse: do something! E quelle sono state le uniche prove che abbiamo fatto! La
cosa straordinaria di Bobby che quando
lontano dal pubblico soffre molto: i concerti migliori sono stati quelli dove aveva
tutta la gente intorno. Mi ricordo un jazzclub dove ha trascorso met del concerto
seduto in mezzo alle persone facendole
cantare e ballare: il concerto finito con
lui che faceva il trenino insieme al pubblico in giro per la sala!
Altre collaborazioni musicali attuali?
Ho una collaborazione interessante insieme al flautista di estrazione classica Calogero Giallanza e al chitarrista e
compositore algerino Salim Dada, con i
quali ho suonato molto in Paesi quali Libano, Tunisia e Algeria. Abbiamo creato
un progetto che ruota attorno alla figura
del poeta arabo-siculo Him Hamdis, che
praticamente misconosciuto ma che ha
scritto delle poesie meravigliose: dal punto di vista musicale si caratterizza come
una ricerca di sintesi tra la musica dei Paesi arabi e la musica siciliana. Ho anche
un nuovo progetto assieme a Francesco
Loccisano, suonatore di chitarra battente
che ha rivoluzionato la tecnica di questo
strumento modernizzandola: stiamo cercando di sviluppare un linguaggio dei nostri strumenti tradizionali - tamburello e
chitarra battente - in una chiave moderna
anche da un punto di vista compositivo.
Quali sono i contesti che ricevono meglio
questo tipo di proposte musicali cos ricercate e apparentemente di nicchia?
Qui in Italia faccio sempre fatica, perch
i miei strumenti vengono spesso guardati
con sospetto, c sempre questo concetto
della pompa, per cui quando i musicisti
non vedono la grancassa vanno nel panico: io provo a spiegargli che la grancassa sta nel mio tamburellino ma questo

57

spesso non viene recepito. Diciamo che


non mi ci rompo la testa, anche se lentamente anche da noi sta passando lidea
che questi strumenti siano completi a
livello di suoni e ci si possa suonare di
tutto: allestero molto pi facile, anzi
mi chiamano proprio per queste caratteristiche. Devo dire che qui in Italia la
situazione musicale diventata molto
confusa proprio perch non si capisce
pi chi faccia cosa: non vedo pi tante
figure professionali di riferimento soprattutto a livello manageriale e di agenzie
di booking. Trovo che ci sia una linea di
demarcazione veramente drammatica tra
chi a un certo livello - diciamo i grandi
nomi per rimanere in ambito jazzistico
- e tutti gli altri, mentre prima cera unarea nella quale avevi accesso a festival,
collaborazioni e ad agenzie che curavano
i tuoi interessi. Oggi pare che lo spazio
per i professionisti normali si sia estremamente ridotto, lo vedo quando provo
a proporre delle cose in Italia e ancora di
pi lo vedo con i colleghi che lavorano
prevalentemente in Italia: molti di loro
stanno meditando di abbandonare la musica, o comunque fanno due o tre lavori, e
questa unidiosincrasia prevalentemente italiana. Vero che dovremmo essere
noi in primis a far sentire la nostra voce
su questi temi.
E riguardo alla tua attivit didattica?
Ho avuto la fortuna di insegnare per otto
edizioni del Tamburi Mundi Festival, un
festival internazionale di tamburi a cornice che si tiene in Agosto a Freiburg in
Germania, e parallelamente ho insegnato
in tutti gli altri festival di tamburi a cornice del mondo: sono stato spesso in America e attualmente mi reco di frequente
in Svizzera. Assieme ad altri colleghi abbiamo creato lassociazione Frame Drums
Italia attraverso la quale organizziamo
ogni anno lomonimo festival dedicato
ai tamburi a cornice a Montelparo, nel
cuore delle Marche. Quella di questanno
stata unedizione speciale, forse la pi
importante di quelle realizzate finora,
perch abbiamo avuto come docenti sia
il mio maestro Glen Velez che il grande maestro israeliano Zohar Fresco (per
ogni informazione a riguardo possibile
visitare il sito www.framedrumsitalia.it).
Informazioni sempre aggiornate sullartista al sito www.andreapiccioni.net

Whats New
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DW Collectors Series Pure Oak


Dopo una lunga attesa creata ad arte, stato presentato recentemente il nuovo set prodotto
dalla Drum Workshop, denominato Pure Oak. I kit di questa nuova serie fanno parte della
ormai celebre Collectors Series e come tali vengono prodotti solo su ordinazione a Oxnard,
California.
di Bob Baruffaldi

a serie in questione nata con


fusti prodotti interamente in acero, ma si poi espansa nel corso
degli anni includendo fusti in betulla,
ciliegio, e acero/mogano.
I fusti Pure Oak, a differenza di quel-

li della Romanian Oak (unedizione


limitata facente parte del progetto Timeless Timber) sono i primi prodotti
interamente in quercia dalla DW. Ci
che rimane costante la possibilit di
personalizzarne ogni aspetto, dal tipo

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DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

di assemblaggio degli strati fino al tipo


di finitura esterna e dellhardware. Per
i set della Collectors Series si pu addirittura a scegliere lorientamento delle
venature del legno di ogni singolo fusto. Questo fa parte del progetto SSC

(Specialized Shell Configuration), che


mette a disposizione ben quattro tipologie di realizzazione del fusto: VLT,
HVLT, X-Shell, e VLX. Lo standard dei
fusti Pure Oak definito dallopzione
HVLT (Horizontal/Vertical Low Timbre), che utilizza un mix tra orientamento orizzontale e verticale delle
venature, per poter creare un fusto
dotato di una tonalit specifica, in virt
della maggior tensione nel fusto. Nello
specifico, la HVLT predilige un orientamento orizzontale per gli strati esterni, mentre la maggior parte degli strati
interiori ha un orientamento verticale.
Questa configurazione stata pensata
per offrire una maggiore presenza sulle frequenze medie e basse.
La combinazione degli strati avviene
inoltre in base alla lunghezza delle venature. I fusti Pure-Oak hanno infatti
un nucleo costituito da tre strati con le
venature pi lunghe, posti a sandwich
tra due strati esterni con le venature
pi corte. I tom con sette strati hanno
unaggiunta di uno strato esterno (venature lunghe) e di uno strato interno
(venature corte), utilizzato per ottenere
un timbro pi basso, a causa della minore tensione in questa parte del fusto.
I fusti a otto strati hanno invece uno
strato interno con venature extra corte.
Quindi, tutti i tom che vanno da otto
a tredici pollici utilizzano sette strati,
mentre i floor tom da quattordici pollici in poi e le casse ne utilizzano otto.
I rullanti sono pi robusti, in un certo
senso, e utilizzano ben undici strati
di quercia. Non previsto lutilizzo di
cerchi di rinforzo, in virt dello spessore e della densit della quercia. La
DW ha dichiarato che lo spessore degli strati dei fusti HVLT Pure-Oak
leggermente maggiore (1/32) rispetto
allo standard DW, che di 1/36. Laumento dello spessore stato voluto per
diminuire il numero totale degli strati
per ogni fusto. Anche la formula della
particolare colla che li tiene insieme
stata rinnovata per garantire una resistenza e una durezza venti volte superiore. I bordi sono tagliati a quarantacinque gradi e hanno una dimensione
maggiore nella parte esterna del fusto,
per enfatizzare le frequenze pi basse.

Come accennato in precedenza, la personalizzazione di tutti i set della Collectors Series (oltre alle finiture dei
fusti, naturalmente) fa s che si possano avere ben cinque opzioni a disposizione per ci che riguarda la finitura
dellhardware: chrome, nickel, gold,
satin chrome e black nickel. Questo riguarda i cerchi, i blocchetti e i tiranti,
le gambette delle casse, i supporti dei
tom, le gambe dei floor tom e le macchinette di gestione della cordiera.
La finitura pi utilizzata in questa fase
di presentazione e di promozione la
Hard Satin, che mette perfettamente
in risalto la consistenza e le venature
della quercia. I set Pure Oak includono molte delle caratteristiche che rappresentano ormai degli standard DW,
come il sistema STM (Suspension Tom
Mounts), connesso al fusto utilizzando quattro blocchetti, i tiranti TruePitch 50 e i caratteristici blocchetti signature DW denominati Turret Lugs.
I cerchi True Hoops (tripla flangia con
il bordo superiore arrotondato) hanno
uno spessore graduato che cresce proporzionalmente al diametro dei tom.
Per quello da 10 abbiamo uno spessore di 1.65 millimetri, che diventano due
per i tom da 12 e 2.3 per i tom da 14 e
da 16. Per i rullanti da 14 lo spessore
di tre millimetri.
I rullanti sono equipaggiati con le ormai note macchinette di gestione della cordiera True-Tone a venti fili, che
prendono il nome di Mag Throw-Off,
con il collaudato sistema 3P posizionato dal lato opposto del fusto. Basta
una piccola spinta verso lesterno della levetta per aprire completamente il
meccanismo, che ritorna in posizione
in maniera fluida e davvero silenziosa
grazie allutilizzo di un piccolo magnete. Lazione molto precisa ed efficace,
con la leva che agisce verso lesterno, la
ghiera di regolazione fine unica e posta
in posizione orizzontale; le possibilit di regolazione sono infinite, anche
grazie alla piccola leva chiamata 3P,
posizionata dal lato opposto a quello
della macchinetta. Tale leva ha tre posizioni che possono essere richiamate
velocemente: ci permette di cambiare
la tensione della cordiera ottenendo

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unimmediata variazione sonora.


Una novit rappresentata dalle pelli
battenti con cui sono equipaggiati tutti
i tom, le AA Smooth White, progettate
e sviluppate da John Good e da Scott
Donnell, che rappresentano le prime
pelli a doppio strato mai prodotte dalla
DW. Le pelli risonanti sono delle generiche trasparenti a singolo strato, mentre la pelle risonante della cassa - di
colore nero e con il logo DW - presenta
una serie di sei piccoli fori delle dimensioni di mezzo pollice, distribuiti lungo tutta la zona del bordo esterno della
stessa. La loro presenza, come sostiene
lo stesso John Good, elimina il bisogno
di un foro pi grande e garantisce una
maggiore presenza di frequenze basse,
anche se il suono in questi casi diventa
sicuramente pi asciutto.
Le batterie DW sono distribuite da
GEWA Med srl, viale Italia 68, 20020
Lainate (MI), Telefono 02 933089400.
www.gewamusic.com

Sound Check

piatti SABIAN Big & Ugly


www.drumsetmag.com

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Brutti che piacciono


La serie Big & Ugly stata creata per quei batteristi che sono alla ricerca di un suono vintage ma
combinato a caratteristiche moderne. Credo proprio che la Sabian sia riuscita nel suo intento:
quei batteristi resteranno sorpresi e soddisfatti.
di Alessandro Inolti

er la prima volta mi trovo a scrivere un articolo su questo fantastico magazine e sono felice e
orgoglioso di potervi parlare della serie
di ride Big&Ugly della Sabian. Il primo
Big&Ugly che ho acquistato stato un
Nova Ride da 22. La scelta ricaduta
su quel modello perch cercavo un

piatto dry (asciutto) e molto scuro, un


piatto particolare che mi permettesse
di andare fuori dagli schemi. Subito
dopo averlo provato mi sono chiesto:
e adesso dove lo metto? Come lo gestisco?, essendomi trovato di fronte a
qualcosa di nuovo e diverso da ci a
cui ero abituato. C da considerare,

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DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

infatti, che questi piatti hanno poco


sustain, sono tutti molto scuri (alcuni
pi, altri meno, a seconda del modello)
e tutti dry (sempre a seconda del modello). Nonostante il primo impatto mi
avesse leggermente spiazzato, non c
voluto molto prima che mi abituassi e
mi innamorassi di questo ride. Ogni

piatti

SABIAN
Big & Ugly

sto ride e posso confermare tutto,


scuro ma non totalmente dry: sar il
mio prossimo acquisto!

Distribuiti da FBT Elettronica, via Paolo


Soprani 1, Zona Industriale Squartabue,
62019 Recanati (MC). Tel. 071 750591;
info@fbt.it

HH King (22 e 24)


Il ride King secondo me la perfezione in assoluto. dry e scuro al punto
giusto, potente e sofisticato ed il pi
particolare, perch il tocco e lapproccio possono tirarne fuori le sue tante
e diverse sfaccettature. il secondo
Big&Ugly che ho comprato e che potete
vedere nel video. Vorrei non mancasse
mai dal mio set in qualsiasi situazione.
modello della serie Big & Ugly ha una
sua identit, ma sono tutti piatti molto
versatili, ideali per chi ama sperimentare e ha la fortuna di poterlo fare, per
chi cerca una propria identit sullo
strumento o un modo per aggiungere
colori, per chi suona jazz, funk, latin,
progressive
Nel mio drumset porto sempre con
me due Big & Ugly (Nova e King, entrambi da 22) e un Artisan light ride
da 22, perch per me ogni ride come
un mondo diverso da esplorare. Come
avrete capito, privilegio la presenza di
pi ride nel mio set, mentre posso fare
a meno di utilizzare pi crash.
Ma veniamo ai modelli e alle caratteristiche dei Big&Ugly. La serie composta da sei ride: AA Apollo, HH Pandora, HH King, HH Nova, HHX Phoenix,
Xs20 Monarch, tutti quanti disponibili
da 22 e 24 fatta eccezione per il Phoenix e il Monarch, che sono prodotti
solamente nella misura da 22.
AA Apollo (22 e 24)
Il ride Apollo forse tra i pi chiari
della serie. Viene descritto dalla casa
produttrice come molto versatile; se
suonato forte garantisce un suono
molto moderno, mentre suonato piano e con dinamica riesce a tirare fuori
un suono molto controllato e brillante.
Personalmente confermo lestrema
versatilit, motivo per cui lo porterei
sempre con me.
HH Pandora (22 e 24)
Il ride Pandora un piatto mediumthin dal colore medio scuro, una buona via di mezzo fra lHH King e lHH
Nova. Ho avuto modo di provare que-

Prezzi al pubblico (IVA Inclusa): piatti Big & Ugly serie HH da 22, euro
495,00; serie HH da 24, euro 559,00;
serie XSR da 22 euro 289,00 (la serie
XSR sostituisce la serie XS20).

anche utilizzato come crash. Anche


questo viene definito dalla casa madre
come un ride vintage.
In conclusione trovo che questa serie
sia perfetta. La Sabian riuscita a raggiungere lobbiettivo prefissato, io non
riesco pi a fare a meno di questi piatti. Vi consiglio quantomeno di provarli,
vedrete che sar amore al primo tocco!

HH Nova (22 e 24)


Il ride Nova viene definito dal sito della compagnia come quel piatto che
si trova nel retro bottega. un ride
estremo, oltremodo scuro ed estremamente dry. Se si vuole andare oltre i limiti probabilmente il ride giusto per
farlo. Cercavo un piatto cos da tanto
tempo e finalmente eccolo. Il Nova,
affiancato ai miei King e Artisan Light
Ride, crea quel cambiamento sonoro
che ti spiazza. Passare da un ride molto aperto come lArtisan a uno estremamente dry e scuro ti lascia senza fiato
per un attimo.
HHX Phoenix (22)
Si tratta di un piatto molto controllato,
il pi consistente della serie, e molto
scuro. Parlando di frequenze, definito dalla Sabian come il pi presente
nel mix totale rispetto agli altri della
collezione.
Xs20 Monarch (22)
Il Monarch un ride medium-thin con
un suono consistente e diretto, ottimo

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Sound Check

Accessori per cajon Schlagwerk


Dalla casa tedesca tre nuovi accessori per cajon, piccoli e semplici ma efficaci. I Finger Jingle
aggiungono un suono brillante con il semplice movimento delle mani. Spazzole in nylon e rods
permettono di suonare il cajon o piatti e altri strumenti con un volume adeguato a quello del
cajon. Tutti accessori compatti adatti alla musica acustica e al lavoro nei club.
di Antonio Gentile

ra i pi recenti accessori introdotti nel catalogo dalla


Schlagwerk Percussion, abbiamo scelto tre piccoli strumenti molto
semplici, ma nello stesso tempo molto
efficaci per ampliare le possibilit timbriche di un set percussivo acustico.
Si tratta di accessori pensati principalmente per ampliare le sonorit del
cajon, ma che possono essere utilizzati
anche con altri strumenti o set, secondo la fantasia e la creativit del musicista.
Finger jingle. Un accessorio veramente
minimalista, ma di grande efficacia. Si
tratta di una coppia di cimbalini montati in una forcella di legno che pu
essere fissata intorno a un dito della
mano (o del piede, perch no?) grazie a
un sottile nastro di velcro. Un semplice meccanismo a vite regola lapertura
dei due cimbalini smorzandone il movimento, se necessario, fino allimmobilit assoluta. Lutilizzo quanto mai

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DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

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semplice e istintivo. A ogni movimento della mano i cimbalini entrano in
movimento e suonano, sottolineando
con il loro timbro brillante e metallico
tutte le ritmiche eseguite dalla mano.
Possono essere usati sia singolarmente
che a coppia.

della Schlagwerk Percussion raggiungono il giusto compromesso. Come


tutte le altre spazzole della gamma
hanno anche limpugnatura in nylon
in modo da non danneggiare il bordo
del cajon o produrre suoni indesiderati
durante lutilizzo.

Big Brush. Quinto modello proposto


dalla casa tedesca nella gamma delle spazzole in nylon appositamente
studiate per il cajon. Questo modello,
come dice il nome, ha una massa di
filamenti notevolmente pi grande di
quella dei suoi predecessori, in modo
da produrre bassi corposi e con un volume maggiore. Tutto ci senza per
rinunciare agli alti, prodotti colpendo il
bordo superiore del cajon. Altri modelli di spazzole grandi in nylon presenti
fino a oggi sul mercato garantiscono
infatti ottimi bassi, ma sono pressoch
inefficaci sui suoni alti. Le Big Brush

Timbales Rod. Anche la gamma di rods


in acero ricca di modelli interessanti
sia per percussionisti che batteristi.
Quelo che abbiamo scelto costituito
da una bacchetta centrale pi grossa,
circondata da otto filamenti pi sottili,
tutti in acero naturale. Limpugnatura in materiale plastico nero, come
pure una fascia di rinforzo nellarea
del rimshot. Il bilanciamento di questi battenti ottimo e consente quindi
lesecuzione dei rudimenti principali
senza troppa fatica. Il volume molto
contenuto, pur mantenendo un attacco definito su tamburi, piatti o altri

63

ACCESSORI PER CAJON

SCHLAGWERK
PERCUSSION

Distribuiti in Italia da Mogar Music


S.p.a., via Bernini 8, 20020 Lainate (MI)
www.mogarmusic.it
Prezzi al pubblico (IVA esclusa):
Fj20 Finger Jingle euro 12,00; Brc05
Cajon Big Brush euro 24,90; Ro4 Maple
Timbales rod euro 13,90.

strumenti come campane, wood block


o simili. La fascia di protezione nellarea del rimshot permette di utilizzare
anche questo tipo di colpo sui tamburi
senza distruggere i battenti al secondo
tentativo. I Timbales Rod rappresentano quindi unottimo compromesso tra
volume contenuto e suono ben definito.

LightMyFire

ALEX SIPIAGIN
New Path 2
Art Beat Records
Creata nel 2014, la formazione New Path guidata dal
trombettista russo (ma da
parecchi anni residente a
New York) Alex Sipiagin ha
almeno due caratteristiche
che la contraddistinguono
rispetto ai tanti gruppi jazz
in circolazione nel panorama internazionale. La prima riguarda il ruolo della
voce - affidato alla cantante
olandese Hiske Oosterwijk
- utilizzata come uno strumento anche quando non
si limita a dei vocalizzi, ma
canta dei testi veri e propri
(scritti dalla stessa Oosterwijk). La seconda consiste
nel fatto che tutti gli altri
componenti del gruppo
sono russi; oltre a Sipiagin,
solo il pianista Misha Tsiganov vive a New York, mentre il contrabbassista Makar
Novikov e il batterista Sasha
Mashin risiedono a Mosca e
sono attivi e ben conosciuti
in Russia e nelle varie repubbliche ex sovietiche.
Russa anche letichetta Art
Beat per la quale stato realizzato New Path 2, album
dalle atmosfere crepuscolari
e dai suoni che a volte (vuoi
per luso del piano Rhodes,
vuoi per quello del minimoog) rimandano troppo ad
atmosfere crossover in stile
Return to Forever. Interessante, anche se non origi-

nalissima, la performance
di Mashin, uno dei migliori
batteristi dellex URSS, in
bellevidenza su Afternoon
Dreams.
Guido Bugatti
ANDERLUNE
Andergo
Videoradio
Passi di danza e ritmi dal
mondo. Il duo Anderlune
ferma su CD alcuni brani
su cui si esprime la collaborazione artistica tra Mauro
Gatto, batterista, polistrumentista, compositore, nonch nostro stimato collaboratore, e la ballerina Angelica Bressanin, in arte Amira,
specialista di belly, tribal e
fusion dance. La musica del
duo, fortemente contaminata, evita di scegliere ununica matrice etnica, riuscendo
a far convivere, a volte negli
stessi brani, la tradizione del
Nord Africa con echi del pi
profondo Oriente e tracce
di elettronica (drum&bass,
trance, tribal). Semplici,
ma funzionali le composizioni, tutte originali, con
una propensione melodica
che non ti aspetteresti da un
batterista/multipercussionista, che ha anche suonato
basso e tastiere, oltre ad aver
curato il programming. Alla
registrazione, realizzata con
laiuto del DJ Max Marotto,
hanno partecipato alcuni
percussionisti di vaglia (da
Andrea Piccioni a Carlo Mar-

zo, da George Sadak a Carlo


Bellotti e Patrick Graham),
pi altri ospiti impegnati a
suonare strumenti acustici pi o meno popolari, dal
violoncello alloud al qanun.
Peccato solo che il CD non
consenta di apprezzare laltra met di Anderlune, ossia
la brava e bella Amira: motivo in pi per non perdersi
una delle prossime esibizioni dal vivo del duo.
Alfredo Romeo
BELEDO
Dreamland Mechanism
MoonJune Records
Compositore, arrangiatore
e polistrumentista (il suo
primo strumento la chitarra, ma se la cava benissimo
anche con pianoforte, tastiere, violino e accordeon),
luruguayano Beledo firma
il suo primo album per letichetta MoonJune, un ottimo esempio della sua miscela strumentale in grado
di far coesistere sprazzi di
jazz-fusion con suggestioni
prog e world music. Al suo
fianco, nei primi otto brani
di Dreamland Mechanism,
una ritmica formidabile,
quale quella formata dal
bassista Lincoln Goines e
dal (redivivo) batterista Gary
Husband,
ultimamente
ascoltato pi alle tastiere che
dietro piatti e tamburi (le ultime due composizioni sono
invece affidate al binomio comunque allaltezza della

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DRUMSET MAG | LUGLIO/AGOSTO 2016

situazione - formato da Tony


Steele al basso e Doron Lev
alla batteria). Da segnalare,
in un album godibilissimo
anche per il gran da fare
che si d un Gary Husband
molto alla Cobham, anche
la presenza in due tracce dei
percussionisti Cucu Kurnia
ed Endang Ramdan, specialisti del kendang indonesiano. Cross Over rules!
Guido Bugatti
DARIO CHIAZZOLINO
Red Cloud
Tukool Records
Chitarrista e compositore
torinese da qualche tempo
stabilitosi a New York, Dario Chiazzolino approdato
al jazz dopo inizi di chiara
matrice rock e progressive,
ancora ben presenti nella
sua musica. Per il suo ottavo
album da leader (o co-leader,
considerando anche il recente Lost in the Jungle, ultima incisione del compianto
Gianni Branca) Chiazzolino
ha fatto le cose in grande,
contornandosi di autentici
fuoriclasse quali il pianista
Antonio Fara, il bassista
elettrico Dominique Di
Piazza e il batterista Manhu
Roche. In otto brani originali, pi la davisiana Solar
(introdotta con gusto dal
batterista francese, che qualcuno ricorder anche per un
lungo soggiorno italiano tra
l82 e il 96), Chiazzolino ha
modo di farsi apprezzare sia

per le sue doti chitarristiche


sia per quelle compositive,
con temi interessanti, gusto
della melodia, frequente e
ingegnoso ricorso ai tempi
dispari. Un ottimo album di
jazz contemporaneo.
Alfredo Romeo
GERMANO
MAZZOCCHETTI
ENESEMBLE
ASAP
Incipit Records; distr. Egea
Il fisarmonicista e compositore abruzzese, assai apprezzato e richiesto come autore
per il teatro e la TV, riprende
la sua personale ricerca musicale avviata con i precedenti Di mezzo il mare (2006) e
Testasghemba (2009). Difficile classificare la sua musica: c un po di jazz, indubbiamente, c tanta musica
popolare del Meridione dItalia che scorre sottotraccia,
c linfluenza del Nuevo
Tango di Astor Piazzolla, ci
sono altre mille suggestioni etniche dalla vasta area
mediterranea, senza che
nessuna di queste influenze
risulti nettamente predominante sulle altre. Suggestivo
e struggente a livello timbrico lincontro tra la fisarmonica del leader, la viola di
Paola Emanuele e le ance
(sax soprano e clarinetti) di
Francesco Marini. Delicata
ma non per questo priva di
tensione positiva la ritmica
formata da Marco Acqua-

relli (chitarra), Luca Pirozzi


(contrabbasso), Emanuele
Smimmo (batteria) e Sergio
Quarta (percussioni).
Guido Bugatti
GIOVANNI ANGELINI
Open 4tet
A tratti
Bumps Records
Si definisce Viandante sulle
orme di Kandinskij e scrive
nelle note interne al suo CD
di aver cercato nel rapporto
tra suono e colore il sentiero
che superasse il visuale per
andare dentro e fuori dal ritmo. Proprio la lettura di un
saggio dellartista russo creatore della pittura astratta (Lo
spirituale nellarte), unita agli
studi in composizione jazz
con Gianni Lenoci al conservatorio di Monopoli, allorigine di quasi tutte le tracce
di A tratti, del batterista e
compositore pugliese Giovanni Angelini. Allievo tra
gli altri di Antono Di Lorenzo, poi soprattutto di Ettore
Mancini e Fabrizio Sferra e
laureatosi a Monopoli con il
massimo dei voti nel 2013,
Angelini guida un quartetto
dalla strumentazione particolare, in cui Vince Abbracciante a farsi carico con
il suo organo Hammond
delle linee di basso, oltre
che del supporto armonico;
completano lorganico Claudio Chiarelli al sax contralto
e Giorgio Distante alla tromba. Il maestro Gianni Lenoci

65

al piano ospite sullultima


traccia dellalbum, una delle
sue due composizioni prestate al meritevole allievo
per un disco desordio in cui
le suggestioni free e davanguardia si alternano a quelle
post bop e ad altre di matrice pi rock, il tutto allinsegna di composizioni dai
temi obliqui e spigolosi, di
impatto non propriamente
immediato. Unopera prima
coraggiosa.
Alfredo Romeo

IL VASO DI PANDORA
Massacri per diletto
Areasonica Records
Nuova prova in studio per il
quartetto bolognese composto da voce femminile - che
anche autrice dei testi - chitarra, basso e batteria. Il terreno su cui la band sembra
poggiare al meglio il proprio
passo senzaltro quello
dellalternative rock, anche
se non mancano riferimenti
al grunge e al metal tali da
rendere il risultato finale variegato, seppure allinterno
di confini ben marcati. I testi in italiano sono influenzati in larga parte da letture
di genere psicologico, mentre i brani si presentano con
un impatto ruvido e deciso
(Lera del s, Calma apparente, Mi vien da dire),
che a tratti non disegnano
sonorit maggiormente levigate (La giostra e la stessa
Massacri per diletto). Alla

batteria Francesco Scaglioni, efficace nel garantire il


traino necessario e abile a
sottolineare ritmicamente
i diversi umori disseminati
in queste otto tracce. Il disco
stato mixato in Germania,
mentre il mastering avvenuto negli Stati Uniti.
Andrea Bruni
LOOMINGS
Everyday Mythology
AltrOck
Loomings la creatura nata
nel 2012 dalla fervida mente
di Jacopo Costa, percussionista da anni trasferitosi a
Strasburgo, in Austria. La
sorprendente musica registrata in Everyday Mythology
appartiene alla tradizione
del rock pi sperimentale
e non pu non far pensare
come primo riferimento al
genio di Frank Zappa. Sonorit acustiche accanto ad
altre elettroniche, tre voci
impostate
classicamente
mescolate alle percussioni
impegnate a disegnare groove che spaziano dal jazz alla
techno, passando per il pop/
rock in un caleidoscopio di
atmosfere sempre diverse
e sempre cangianti, grazie
anche allapporto del bassista Louis Haessler e del
multi-percussionista Enrico
Pedicone. Un mix di ironia
e poesia in una musica dai
confini talmente labili da
apparire addirittura inesistente, tra rock sperimentale

LightMyFire

S E G N A L A Z I O N I

A CURA DI CECILIO METALLO

ELYSIUM Symphony of a Forest Soundreef; distr. (R)esisto Distribuzione


Prog rock sinfonico da Orvieto: Elysium una band creata dal bassista e compositore Marco Monetini, dal
violinista Christian Arlechino e dalla vocalist Vanessa Pettinelli; a questo nucleo si sono via via aggiunti i chitarristi Igor Abbas e Camilla Giannelli, il batterista Flavio Lovisa e la pianista Silvia Vazzola. Tante le influenze
rintracciabili nella musica di questo loro interessante EP, dagli Anathema ai primi Genesis, passando per
molta musica barocca e Vivaldi.Ne viene fuori un mix davvero gradevole, con melodie cantabili sopra basi
cazzute quanto basta. A quando un full lenght?
ETHS Ankaa Season of Mist
La band viene da Marsiglia, Francia, il nome dellalbum quello dellastro pi brillante della costellazione della
Fenice. E proprio alle stelle sembrano puntare questi alfieri transalpini del modern metal, giunti con Ankaa
al loro quarto full lenght, con il quale confidano di far travalicare alla loro fama i patrii confini. La creatura del
chitarrista (e produttore) Staif Bihl ha per loccasione ingaggiato una nuova frontwoman, Rachel Aspe, e reso
pi dark il suono complessivo, affidandosi per le parti ritmiche allasso belga Dirk Verbeuren, ben noto per il
suo lavoro con i Soilwork (dal vivo c invece R.U.L. dietro piatti e tamburi). The stars are the limit!
GAME OVER Crimes Against Reality Scarlet Records
Non facile trovare moog e tastiere nella strumentazione di una metal band, ma i ferraresi Game Over non
sembrano un gruppo qualsiasi. Lispirazione iniziale viene dal pi classico trash metal della Bay Area tipico
degli anni 80, cui si aggiungono suoni decisamente pi moderni e una buona dose di personalit. Crimes
Against Reality si fa ascoltare pi che volentieri, grazie a riff duri quanto basta, cori da intonare a squarciagola e
una ritmica infallibile (Anthony Vender Dantone on drums). La copertina opera del grande Mario E. Lopez
(Evil Invaders, Impalers, Hyades).
NECRONOMICON Advent Of The Human God Season of Mist
Vengono dal Quebec, provincia francofona del Canada, suonano death metal, hanno alle spalle una lunga
carriera, iniziata nel 1988 per volont del chitarrista e cantante Rob The Witch e giunta solo nel 2010 a una
certa notoriet internazionale con lalbum Return Of The Witch. I loro brani si caratterizzano per un impianto
epico e un approccio a dir poco furioso e incazzato, cui contribuisce non poco la ritmica formata dal bassista
Mark e dal ruvido batterista Rick. Brutali quanto basta.
RAIN Spacepirates Aural Music
Dopo 28 anni di carriera iniziata e portata avanti ancor oggi come cover band degli idoli Deep Purple, i Rain
continuano a darci dentro con devozione assoluta a un genere, lhard rock, che vanta fan di almeno tre generazioni. Il nuovo album di inediti, Spacepirates, conferma quanto di buono pu dire chi li segue con affetto
ed entusiasmo ai loro concerti. Riff assassini su groove potenti e impegnativi, per cui velocit e tecnica sono
indispensabili: pane per i denti dellottimo batterista Stefano Visintin. La vecchia scuola ruggisce ancora!
SINISTRO Semente Season of Mist
Provate a unire sonorit dark ad alcune delle caratteristiche musicali tipiche del Portogallo, da dove provengono i cinque componenti di questa band. Fado e Ambient, Saudade e Doom Rock, mescolate il tutto e metteteci
in cima la bella voce di Patricia Andrade, che canta nella lingua nata, e avrete come risultato il nuovo album
dei Sinistro. Tra Massive Attack e le colonne sonore di Ennio Moricone, tra Faith No More e David Bowie (ma
i riferimenti possono essere altrettanti), uninteressante novit dal sud dellEuropa. Alla batteria il solido P (Y
e R alle chitarre, F a basso e tastiere). Mischiare bello!
ZHRINE Unortheta Season of Mist
Nati nel 2007 come Gone Postal, gli islandesi Zhrine hanno abbandonato gradualmente accentuato le componenti dark death metal delle origini, che pure avevano consentito loro la vittoria nel 2012 della locale Wacken
Metal Battle. Abbandonato il vecchio nome e il precedente repertorio dopo unindimenticabile apparizione
daddio al celebre Eistnaflug Festival, da allora la musica dei rinati Zhrine si fatta sempre pi dark, atmosferica e satura di una desolante disperazione urlata nei testi, componenti ben riassunte in questo album desordio
con il nuovo nome. Da rimarcare il lavoro di doppia cassa del velocissimo drummer Stefn Ari Stefnsson.
Pi scuro della mezzanotte

66

e musica colta, passando per


tutto ci che pu starci in
mezzo. Per ascoltatori curiosi e con forte propensione al
rischio.
Isa Fraschini
PINO MINAFRA
Minafric
Sud Music Record; distr. Egea
Il trombettista pugliese
porta avanti il lavoro svolto
in un recente passato con
il suo Sud Ensemble con
unaltra formazione allargata, capace di indossare rapidamente, a volte nellarco
dello stesso brano, differenti
vesti musicali. Accanto a lui
c suo figlio Livio nel ruolo
delicatissimo di compositore e arrangiatore. Costanti
nella ricerca di Minafra &
Son sono alcune caratteristiche quali linteresse per
leredit della Bande di paese (la tradizione pugliese

Via Vettabbia 9, Milano


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in questo ambito tra le pi


ricche dItalia), per le avanguardie europee, per alcune
tradizioni musicali mediterranee, per il caleidoscopico
mondi musicale latinoamericano. A tali costanti - e alla
conoscenza della tradizione
jazzistica delle big band - si
sovrappongono
elementi
innovativi, come nel caso
in questione lutilizzo del
quartetto vocale femminile
Faraualla, il ricorso a motivi
e ritmi balcanici, linteresse
per lAfrica denunciato sin

dal titolo, con i suoi positivi


apporti in termini di capitale
umano e ritmico. Eccellenti
le performance di Vincenzo
Mazzone e Giuseppe Tria a
batteria e percussioni, assolutamente fondamentali per
poter affrontare al meglio
un repertorio cos ricco non
solo di influenze, ma anche
di cambi repentini di ritmi e
colori.
Alfredo Romeo

LIBRI/DVD
JIM RILEY
Survival Guide for the Modern Drummer
LIBRO + 2 CD
Alfred Music
Batterista e direttore musicale della band Rascal Flatts,
gruppo USA con allattivo
ben due dischi di platino e
allavanguardia nel gene-

libreria

Birland
67

re country, Jimmy Riley


unautentica autorit sulla
scena musicale di Nashville.
quindi di sicuro pi che
titolato per insegnare a un
aspirante working drummer
cosa serve per potersela cavare brillantemente in differenti situazioni lavorative. Il
sottotitolo del libro (A Crash
Course in All Musical Styles
for Drumset) potrebbe far

Metodi spartiti DVD basi play-along


Inviate i vostri ordini tramite
fax, telefono, email
birdland@ birdlandjazz.it

LightMyFire

pensare a un metodo multistilistico vecchio stampo,


ma questo manuale di sopravvivenza per il batterista
contemporaneo ha effettivamente una marcia in pi:
sfrutta la grande esperienza
sul campo di Riley per offrire una selezione di groove
tratti dalla vita reale applicabili di sicuro nelle pi disparate situazioni stilistiche.
Ma soprattutto ha un piccolo tesoro nei due CD allegati: lautore non si limitato
infatti a ingaggiare dei bravi
turnisti per far suonare loro
tutti brani di tutti gli stili,
ma ha preferito rivolgersi
a diverse band per offrire
agli allievi di volta in volta
lambiente musicale pi autentico possibile. Il primo
CD presenta la bellezza di
124 tracce senza batteria,
sulle quali applicare i 318
groove proposti sul libro e
registrati sul CD numero
2. Questultimo contiene
anche il software della Alfred Tempo Change per poter
rallentare o accelerare qualsiasi file audio (in formato
MP3) presente nei due CD.
Sono 10 i capitoli in cui Riley ha diviso i contenuti del
libri: 1) Pop drumming; 2)
Blues; 3) Swing; 4) Country;
5) Early Rock & Motown; 6)
Dance & Electronic; 7) Funk
& Fusion; 8); Odd Time Signatures; 9) Metal & Double Bass; 10) Grooves from
Around the World. Questo
e tanto altro ancora (come
la dettagliata presentazione
della struttura di ognuno dei
brani) completano uneccellente strumento didattico,
ovviamente scritto in inglese, utile sia a studenti fai
da te sia a insegnanti in
cerca di materiale di prima
mano su cui far fare pratica
ai propri allievi. Se poi non
vi bastano descrizioni, note
e istruzioni in forma scrit-

ta, c sempre la possibilit


di andare sul sito www.survivalguidevideos.com
per
vedere Riley eseguire alcuni
dei groove o potersi scaricare in formato PDF le charts
ossia le partiture dei brani
play along. Eccellente e assai utile!
Alfredo Romeo
PIERLUIGI VILLANI
Metodo per batteria Vol. III
Fo(u)r Edition
Due anni or sono lautore,
validissimo batterista nativo
di Napoli, ma da anni trasferitosi in Puglia, aveva gi
pubblicato per lo stesso editore il secondo volume del
suo Metodo di batteria, sottotitolato Guida allo studio del
fraseggio jazz. Rifacendosi a
opere didattiche celebri e celebrate quali Advanced Technique for the Modern Drummer di Jim Chapin, nel Vol.
II Villani aveva intenzionalmente optato per una scrittura fatta di sole crome (per i
tempi veloci, i fast) e di terzine. Ma si sa, il drumming si
evolve e, come scrive lautore
nella sua prefazione al Vol.
III ho sentito lesigenza di
ampliare quel tipo di linguaggio nel quale dialogano
tutti e quattro gli arti (). Il
linguaggio attuale batteristico, grazie alla nuova generazione di jazzisti ma, soprattutto di drummer Gospel,
ipertecnici, potentissimi e
velocissimi, ha cambiato il
tipo di fraseggio, rendendolo
sicuramente pi contaminato e pi estremo. Per questo
motivo il libro comprende
altre figurazioni quali, per
lappunto, le semicrome.
Oltre a una maggiore difficolt complessiva dei fraseggi proposti, la peculiarit di
questo terzo volume risiede
nel fatto che lhi hat non
pi legato alla tipica figurazione che marca secondo e

quarto movimento di una


battuta di quattro quarti, ma
viene chiamato in causa e
partecipa al fraseggio al pari
degli altri tre arti, mentre
per la scansione del piatto
si privilegiano i sedicesimi
puntati. Il libro articolato
in otto sezioni di difficolt
crescente, ciascuna conclusa
da un solo riassuntivo (tranne la F, composta da sette
brevi soli). Nella sezione A
suonano solo piatto e rullante e i fraseggi coinvolgono
quarti, ottavi e sedicesimi;
nella B fraseggiano rullante
e cassa; nella C rullante e hi
hat; nella D rullante, cassa
e hi hat; nella E compaiono
anche le terzine di ottavi.
Della F abbiamo gi detto,
mentre le conclusive sezioni
G e H sono rispettivamente
in tre e cinque quarti. I fraseggi e i soli proposti non
hanno indicazioni n di velocit esecutiva n di accentazioni, per favorire la libera
espressione e la musicalit
dello studente (ma luso del
metronomo assolutamente
necessario). Un libro impegnativo, ma molto utile, per
jazzisti non alle prime armi
(e neppure alle seconde).
Alfredo Romeo

68

JEAN-PHILIPPE FANFANT
Afro-Caribbean Grooves for
Drumset
Libro + CD audio/video
Sher Music Co.
Di solito parliamo di ritmi
caraibici da una prospettiva
percussionistica e cubanocentrica. Risulta per questo
ancor pi interessante il
libro scritto da un batterista, originario delle Antille
francesi, per la precisione
della Guadalupa, un dipartimento dOltremare della
Francia. Stabilitosi a Parigi, Fanfant ha contribuito
a creare la band Saksho e
ha partecipato allincisione
di oltre 300 album per artisti del calibro di Anglique
Kidjo, Andy Narrell, Tour
Kunda, Tania Maria, Thierry
Cham In questo agile libro
bilingue (inglese e francese)
lautore trascrive per batteria
oltre 100 groove presi dalla
tradizione musicale di 10
nazioni caraibiche. Oltre ai
pi noti ritmi cubani si parla di Zouk, Soca, Calypso,
Bomba, Dance Hall, Zouk e
tanti altri groove pi o meno
noti, adeguatamente introdotti con sintetiche spiegazioni storiche e geografiche.
Il CD allegato al libro contiene lesecuzione dei singoli
groove trascritti, con relative
variazioni, oltre ad alcune
tracce riassuntive di batteria e basso, per dare allallievo unimpressione pi reale
del contesto musicale in cui
vengono usati tali groove. Il
CD contiene anche 10 tracce
video, in cui lautore dimostra altrettanti ritmi. Ottimo
strumento didattico per una
corretta introduzione alla
materia.
Alfredo Romeo

1-2-3 Luglio 2016

INGRESSO
GRATUITO

www.arezzowave.com

San Giustino Valdarno


Campo Sportivo

. ITALY

invitiamo tutti gli amici di Arezzo Wave a vivere una settimana di pace,
amore e libert al Festival reggae pi grande e solare dEuropa
Bienvenidos!

Rototom Sunsplash sostiene Arezzo Wave love Festival 2016


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