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Il Sole 24 Ore

DOMENICA - 31 LUGLIO 2016

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Su Domenica Ricordi su Jack London

Il romanzo dellestate dello scorso anno pubblicato


dalla Domenica era Ricordi su Jack London: nel testo inedito
di un socialista dimenticato, Edmondo Peluso, il folgorante
e impietoso ritratto del celebre scrittore della sinistra
americana di primo Novecento (tradotto da Sergio Luzzatto)
www.archiviodomenica.ilsole24ore.com

Terza pagina

il romanzo dellestate

filosofia minima

Il monastero sul mare


Iniziamo la pubblicazione del romanzo
dellestate in 4 puntate, un racconto lungo di
Marcello Simoni scritto per la Domenica.
Simoni, quarantenne di Comacchio, ex
archeologo e bibliotecario, ha avuto successo
come romanziere davventura per Newton
Compton. Con lesordio Il mercante di libri
maledetti rimasto un anno in classifica e ha
vinto il 60 Premio Bancarella. Le avventure
del mercante proseguono in altri due roman-

Nuotare
alla Bertrand
Russell
DAVIDE NADALIN

zi medievali, La biblioteca perduta dellalchimista e Il labirinto ai confini del mondo. AllIsola


dei monaci senza nome, ambientato nei mari
della Toscana del 500, tra cristiani rinnegati e
corsari ottomani, si ispirato per scrivere
questo racconto. Simoni torna al Medioevo
con un trittico sullabbazia di Pomposa e gli
intrighi della Ferrara trecentesca: Labbazia
dei cento peccati, Labbazia dei cento delitti e
Labbazia dei cento inganni, appena uscito.

Il mare della Toscana infestato da corsari


ottomani e cristiani rinnegati fa da sfondo
a questo racconto lungo che pubblicheremo
in quattro puntate nel mese di agosto
di Marcello Simoni
agosto 1544, isola di montecristo

a piccola imbarcazione affior


dal nero della notte, tra lo sciabordio delle onde che scintillavano sotto il primo quarto di luna. Era un caicco a dieci remi,
lunica vela imbrogliata, intento a procedere a voga corta, seguendo gli ordini di un uomo avvolto in un mantello di
broccato. Non era lui a comandare, bens
lindividuo al suo fianco. Ingobbito, celava
sotto un cappuccio dei lineamenti deformi
che al palpitare del fanale rivelavano una
pelle squamosa, quasi verdastra. La ciurma
lo detestava, covando nei suoi riguardi un
gran disgusto. Egli tuttavia non si curava
delle loro occhiate, continuando imperterrito a tracciare la rotta. L, profer dun
tratto, indicando una cala che si apriva tra le
rupi di granito.
Il caicco aggir una conformazione di
scogli e, scivolando sullacqua, imbocc
linsenatura. Subito dopo aver toccato la riva, i membri dellequipaggio imbracciarono archibugi e mezze picche, mettendosi in
marcia su una spiaggia completamente deserta. Il vento salmastro li accompagn per
un sentiero in salita, tra lecci e arbusti di erica, dove gli unici rumori provenivano dagli
uccelli marini che nidificavano sulle alture.
Inerpicarsi al barlume delle fiaccole non
fu impresa facile. Luomo deforme avanz
con ostinazione, incurante dei sassi che
franavano sotto i suoi piedi. Ogni passo era
un gesto di rabbia, ogni respiro unimprecazione. Se alla fine pot scorgere il monastero abbarbicato sul promontorio, fu solo
grazie al sorgere dellalba. Come lo vide,
fece cenno alla compagnia di proseguire
per una gradinata scavata nella roccia,
senza voltarsi a osservare la distesa di blu
cobalto che iniziava a risplendere fino alla
Costa dArgento.
Ledificio era vetusto, roso a tal punto

dalle tempeste e dal sole da aver assunto


gli stessi colori delle pietre che lo circondavano. Dopo un secolo dabbandono, gli
sterpi avevano preso a crescere persino sul
tetto. Malgrado ci, lincappucciato non
esit a correre fino al portale e a bussare
con violenza.
Luomo col mantello si mantenne arretrato. Frenate la foga, eccellenza, lo beffeggi, fomentando le risate degli armati.
Non vi accorgete che il luogo deserto?
Tacete! sibil laltro, mentre la sua
smania lo induceva a picchiare con ambo i
pugni, facendo tremare il battente. Deve
esserci qualcuno! Deve!.
A conferma di quelle parole, si ud lo
scatto di un chiavaccio e il rumore del portale che si apriva, dopodich comparve un
monaco con la tonaca a brandelli. Chi
postula?.
Vi trovate alla presenza di Jacopo V Appiani, principe di Piombino e dellarcipelago toscano, esord con orgoglio luomo
deforme, per poi indicare il suo accompagnatore. Costui invece il comandante
Giannettino Doria, che naviga sotto linsegna dellaquila nera di Genova.
Il monaco osserv gli armati in attesa fra
le rocce, infine si sofferm sul volto deturpato del principe di Piombino. Ebbene,
disse, a cosa devo lonore?
Fateci entrare e lo riveleremo allabate.
Labate?, ridacchi. Qui non c nessun abate, vostra grazia.
Come sarebbe a dire? Non questo il
monastero di San Mamiliano? Non vige il
santordine dei Camaldolesi?.
Lasceta scosse il capo. I benedettini
bianchi se ne sono andati da tempo. Ora potete trovare soltanto eremiti.
Di bene in meglio, sbuff il Doria, lasciando intendere di voler ripiegare verso
la spiaggia.
Aspettate!, lo trattenne lAppiani.

il graffio

Fare unesperienza
Pubblicit di un ristorante sentita alla
radio: Venite a mangiare da noi, non
solo assaggerete dei piatti prelibati ma
ci farete un'esperienza. Quanto pi
l'esperienza si allontana dalle nostre
vite - dissolta nel virtuale, nella illimitata disponibilit delle simulazioni,
nei software che pensano per noi tanto pi viene continuamente evocata e celebrata. Non basta pi cenare

bene, mangiare cibi gustosi, ragionevolmente sani, a prezzi onesti. Siamo


enfaticamente invitati a farne
un'esperienza, qualcosa dunque che ci
modifica e da cui saremo ammaestrati
per la vita. Neanche Benjamin - che
pure registr la fine dell'esperienza avrebbe potuto immaginare che questa
risorgesse davanti una matriciana
rivisitata.

Abbiamo comunque il dovere di controllare.


Il mio dovere verso la flotta che ho lasciato al largo dellisola del Giglio, obiett
il genovese. Pertanto spicciatevi.
Con un cenno dassenso, il signore di
Piombino si rivolse nuovamente al monaco. Vedete la mia faccia?, e abbassando il
cappuccio, mostr lorrenda cicatrice che
gli solcava una guancia. Tuttintorno cerano dei bubboni putrescenti, il pi grosso dei
quali, di una sfumatura verdastra, gli deturpava unocchiaia. a causa di un diavolo maomettano se sono ridotto in questo
stato! Il veleno di cui era intrisa la sua lama
scorre nel mio sangue, rendendo vana ogni
cura, ogni speranza di guarigione! Sono un
cadavere che respira ancora per miracolo,
capite? Quindi non sottraete tempo alla mia
vendetta, giacch di tempo ce n poco!.
Io..., si scherm leremita. Io non so
nulla!.
Il suo nome Sinan, continu lAppiani con sprezzo, ma prima che rinnegasse
la Croce era noto come Cristiano dHercole.
Suo padre il corsaro Ciafut, detto il Giudeo
di Smirne, chio stesso ebbi il piacere di spedire allinferno. E avrei fatto altrettanto con
il figlio, giuro su Dio, se non fosse stato per
quella maledetta tempesta!.
La tromba marina di cinque notti fa?,
esclam il monaco, basito. Oh, piet divina! Labbiamo vista sin da qui, io e i miei
confratelli. E abbiamo pure visto delle navi
sballottate dalla procella, e udito boati di
cannoni....
Era la mia flotta, conferm il Doria. Si
stava scontrando contro quella di Khayr
al-D n Barbarossa.
Il corsaro turco di Costantinopoli?.
LAppiani annu. Sinan suo alleato,
riprese. Comprendete ora?
No, non capisco..., rispose il religioso
in un crescendo di paura. Perch mai sareste giunto fin qui... in questo luogo sacro?
Per verificare che quel bastardo non vi
abbia trovato rifugio, gli rispose secco.
Stiamo battendo le isole dellarcipelago
alla sua ricerca e....
Ma qui non c nessuno, solo anime
penitenti!.
Allora come mai non ci avete ancora
fatto entrare?. Cos dicendo, Jacopo V
Appiani fece cenno agli uomini davanzare. Ma solo dopo che Giannettino Doria
ebbe reiterato lordine, una coppia di archibugieri scatt in avanti, mand il monaco gambe allaria e irruppe allinterno,
occupando la navata.
Il principe di Piombino e il capitano del
mare giunsero subito dopo con il resto dellassembramento, le spade gi sguainate.
Ma prima che i loro occhi potessero adattarsi alla semioscurit, udirono uno sparo
provenire dalla sacrestia.
Vostre eccellenze!, rimbomb una voce ardita, mentre un soldato genovese stramazzava a terra con la testa spappolata.
Dunque cercate ancora sangue!.
1Continua
RIPRODUZIONE RISERVATA

la traviata a ravenna

Insegno Verdi per recuperarne lessenza


SILVIA LELLI

di Riccardo Muti

a scrittura di Verdi teatro, sempre:


teatro scavato, ricercato, studiato alla
perfezione. Tornito sui significati
profondi della parola, sui silenzi. Fatto di grandi gesti melodici, ma anche di piccole
dissonanze nascoste, rivelatrici. Di raffinati
vapori sonori. Dove il dolore pi estremo si
esprime cantando pianissimo, come pochi interpreti si ricordano di restituire. E dove tutto
chiosato: in partiture fitte di indicazioni
espressive, con parole, dinamiche e colori dettagliati con precisione meticolosa, come nelle
Sinfonie di Mahler.
Peccato per che nella realt pochi autori
siano bistrattati al pari di lui: alle opere di Verdi si fanno tranquillamente tagli (come non si
oserebbe mai con Beethoven o Schubert o
Wagner) oppure aggiunte (e ci sono appassionati che attendono il cantante al varco solo per
quelle note, nemmeno scritte dal compositore). Si storpiano le parole, gli accenti, le intenzioni: amare diventa ammare, che non
centra con landare al mare. I pianissimi, chiesti con disperazione, con ben quattro pppp
sotto la nota, vengono gridati. Il dramma diventa comico. Verdi non lavrebbe tollerato. Il
suo teatro tagliato nel cristallo, come il teatro
di Mozart. Basta volerlo e saperlo leggere.
Per questo ho deciso di insegnarlo ai giovani, nellAccademia per lopera italiana, fondata a Ravenna, e che ha gi gettato ponti in Corea e in altre parti del mondo. Interamente sostenuta da privati, prevede due settimane di
studio intensivo per quattro direttori, altrettanti maestri collaboratori e un gruppo di cantanti, selezionati su oltre quattrocento do-

magister
Riccardo Muti
con gli allievi della
Italian Opera
Academy al teatro
Alighieri di
Ravenna, durante
le lezioni del
secondo corso
per direttori
dorchestra,
maestri
collaboratori
e cantanti
mande di ammissione pervenute da tutto il
mondo. Gli allievi effettivi lavorano, sul palcoscenico del Teatro Alighieri, avendo a disposizione lOrchestra Cherubini; gli uditori, pi di
un centinaio, seguono in sala.
Lopera di questanno Traviata. La popolare Traviata, che per manc dalla Scala per
26 anni (e lultimo a dirigerla fu Karajan, che
dovette uscire dalla porta di via Verdi, per
sfuggire a quanti lo aspettavano in via Filodrammatici, per ulteriormente contestarlo)
infrangendo una doverosa continuit culturale. Vennero affissi cartelli listati a lutto, sui
muri del teatro, quando osai riproporla, nel
1990: per il funerale di Violetta. In tutto il
primo atto non ci fu un applauso. Mi veniva
voglia di girarmi e dire, come De Filippo: Ma

che, c freddezza?.
Un certo tipo di pubblico aspettava solo una
nota. Una, lunica non scritta da Verdi: il mi bemolle del soprano, alla fine di tutte le piroette
ben pi terribili della Cabaletta. Nel disco con
Renata Scotto non lavevamo eseguita. Ma con
Tiziana Fabbricini avevamo concordato un
cenno dintesa, nel caso fosse stata necessaria
per vincere la scommessa. Perch pi elegante, pi filologica, pi belcantistica la chiusura al centro. Ma in questo caso quellacuto
non cos un errore. Come invece il do del
tenore, nel secondo atto (Laver!, tanto
brutto anche sulla parola, e Verdi di drammaturgia si intendeva) oppure sempre laltro
do, nella Pira del Trovatore.
Come fin? Lei cant il mi bemolle e venne

gi il teatro. Ecco, io oggi mi batto per questo:


perch Verdi non venga ascoltato per un acuto
circense, bens per il suo teatro. Che rispecchia
noi italiani, nel senso pi nobile e profondo.
Costruito con una lente che scava in fondo allanimo umano. Musicalmente intrecciando il
classicismo viennese di Haydn-Mozart-Beethoven con la grande scuola napoletana del
suo maestro a Milano, Vincenzo Lavigna,
compositore di Altamura.
Prendiamo ad esempio il terzo atto, dopo il
Preludio, il pi vero e toccante, genialmente
collocato qui e non allinizio dellopera, col suo
senso di morte e la sua tinta simile allOuverture del Lohengrin, andato in scena tre anni
prima del 1853 di Traviata, ma che Verdi allora
non poteva conoscere. Violetta sveglia Annina, la domestica, e il libretto prevede un dialogo senza orchestra, puro teatro di parola, che
anticipa Otello. Sono poche battute, sospese
tra pause piene di emozione, importantissime per definire il clima di morte che aleggia da
subito. Difficili come tutti i Recitativi di Verdi,
perch brevi. Da caratterizzare, perch spesso
le due donne finiscono per cantare con la stessa espressione: ma Annina non Violetta e il
carattere del personaggio nella scrittura verdiana consegnato pi agli aggettivi che ai sostantivi: il vero amico, per laride follie,
bei sogni ridenti, lanima stanca.
Il testo svela raffinate qualit letterarie,
quando le indicazioni ritmiche ed espressive
vengano rispettate. E profondit di racconto,
di significato, quando si eseguano le seconde
strofe, nei Cantabili o nelle Cabalette: come
nell Addio del passato, legato e dolce, con
uneco di cantilena da medio-oriente. Introdotto da un disegno, in orchestra, che riproduce quel cerchio chiuso, che compare sempre quando Verdi evoca il tema del destino, da

cui non si pu fuggire. Dove per lunica volta


usa la parola traviata. E Verdi lo fa dire proprio da Violetta. Spiegando furente nelle lettere, che a Roma hanno fatto Traviata pura e innocente, ma una puttana deve essere sempre
una puttana in linguaggio schietto, contadino. Vero, senza maschere.
Perci il Brindisi Libiamo del primo atto
non va cantato con i personaggi sulla scena
che dondolano felici e spensierati: perch dipinge unatmosfera malata, di morte fisica e
spirituale. E nel Finale del secondo atto non si
deve allargare il tempo nelle tre grandi frasi
di Violetta, che invoca piet: perch sono indicate come un pensiero interno, mentre intorno si svolge il diabolico, frenetico gioco
delle carte. E col tempo, le orrende due parole che pap Germont dice a Violetta, intimandole di lasciare il figlio Alfredo, andrebbe studiato per anni: come si studia in Shakespeare to be or non to be.
(conversazione raccolta da Carla Moreni)
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il 7 agosto con
la domenica una cena
molto originale
di fernando pessoa
Continua la serie
dei Racconti dautore
della Domenica
del Sole 24 Ore.
Oggi i lettori troveranno
in allegato Amo la
notte con passione di
Guy de Maupassant.
Il 7 agosto sar la volta
di Una cena molto
originale
di Fernando Pessoa.
Info sul sito
www.ilsole24ore.com

di Armando
Massarenti

@Massarenti24

ra il 2 ottobre del 1948 quando


un aereo precipit nelle acque
norvegesi presso Trondheim.
Sul velivolo si trovava il settantaseienne Bertrand Russell, che si salv
la vita nuotando a stile libero verso la
riva per un considerevole lasso di
tempo. A un intervistatore che successivamente gli chiese a cosa stesse pensando mentre stava nuotando, Russell
rispose che lunica cosa che aveva in
mente era il fatto che lacqua fosse
terribilmente fredda. Tale replica, oltre
dirci qualcosa sul carattere di Russell,
cio di un genio che non ama prendersi
troppo sul serio, ci dice anche qualcosaltro sullazione stessa del nuotare:
mentre alterniamo bracciate a respirazione, mentre avanziamo tagliando la
superficie dellacqua, la nostra mente e
il nostro corpo trovano una straordinaria, quando momentanea, comunione:
il corpo pensa a come armonizzare i
movimenti affinch essi siano al massimo efficaci, la mente sente come sue
la tensione e le percezioni del corpo.
Proprio per questo imparare a nuotare,
si sa, non cosa facile. Lo sa bene Carola Barbero, che allArte di nuotare,
dedica un volumetto di Meditazioni
filosofiche edito dal melangolo. Possiamo leggere manuali che ci descrivono
nel dettaglio ogni singolo movimento,
eppure la conoscenza proposizionale
non ci far diventare nuotatori provetti:
solo lesperienza pu insegnarci, ovve-

paestum | La tomba del tuffatore


ro la conoscenza procedurale; solo
lavere un maestro che ci mostri come
fare, che corregga i nostri errori, un
maestro da imitare e, soprattutto, solo
lesercizio costante ci permetteranno di
sperimentare quella stupenda sensazione che si prova quando si nuota.
Immergersi nellacqua e iniziare ad
avanzare a ritmo sostenuto gi di per
s unesperienza di sospensione:
infatti possibile mettere tra parentesi il
mondo, coi suoi problemi e i suoi affanni, e dimenticarlo per un poco mentre
siamo felicemente storditi dallottundimento dei suoni esterni e dalla freschezza dellacqua che ci accarezza. Chi
ama nuotare, in genere, uno spirito
solitario e meditativo, che saffranca dal
tempo rigido lineare della produttivit
aggrappandosi al ritmo incessante
delle bracciate e della respirazione; solo
allora il tempo si dilata e assume una
dimensione che del tutto interiore.
Chi ama nuotare capace di applicare
alle cose della vita quella sospensione
del giudizio che gli antichi chiamavano epoch, una momentanea quanto
salvifica interruzione di quella assillante catena di pensieri e passioni che ci
porterebbe ad azioni sbagliate. Il nuoto,
fra laltro, anche a che vedere con
lesperienza del sublime. Attraverso
lapnea richiesta sottacqua, per esempio, una prova che ci spinge ai limiti
stessi della nostra natura. O il tuffo.
Tuffarsi significa sperimentare una
sorta di volo: puntando i piedi sul
trampolino ci lanciamo nel vuoto e poi,
accolti dallacqua, risaliamo quasi
planando verso la superficie. Quale
piacere pi grande, ma allo stesso
tempo pi pericoloso? Ed questa la
sua bellezza. Si pensi alla celebre pittura della tomba del tuffatore presso
Paestum: la grazia e la fiducia con la
quale il giovane atleta si tuffa dallalto
di un trampolino paiono esprimere
tutto il coraggio e la serenit di chi si
accinge a compiere un passaggio da
un mondo allaltro, da quello dei vivi a
quello dei defunti. In fin dei conti, per
nuotare ci vuole unarte, cos come per
vivere. E i nuotatori, intimante filosofi,
conoscono entrambe le arti. Diversamente dai corridori, che durante la
corsa si esibiscono in tragicomiche
smorfie di sofferenza, i nuotatori, usciti
dalla piscina, sorridono sempre: Quella pacata serenit gli resta stampata sul
viso per un po, insieme al segno degli
occhialini intorno agli occhi.
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