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SINOSSI GRAMMATICALE PERSIANO-AVESTICA

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IE

SCR

PERS-AV

FONOLOGIA
VOCALI
1

Brevissime

a/i

Brevi

aiu
aiu

aiu


aa ii uu
(r/r)
rj rrj

aeiou

Lunghe


aa ee ii oo uu
Liquide sonanti ()
rj rrj

lj llj

Nasali sonanti
nj

mj
DITTONGHI
Brevi
i i i
ai ei oi

lj llj

()

a/an
/n

a/am
m
u u u
au eu ou

e o
ai au

ai au

Lunghi i i i u u u ai au
aai eei ooi aau eei oou aai aau
CONSONANTI
OCCLUSIVE
Gutturali k kh
k kh
Palatali

g gh
g gh nh

k kh
k kh

g gh
g gh nh

k -

h
gj gjh nj

j jh
dj djh nj

- -

kj kjh

c ch
tj tjh
-

- - - -

Labiovelari k kh
kv kvh

g gh
gv gvh

Cerebrali
Dentali

Labiali

p ph

th

SPIRANTI
Sibilanti s z
Aspirata

i u

dh

b bh

n
m

tsh

g -

x
khv

dsh

h
h
tv tvh dv dvh nv

- -

t th

dh n

t- d -

p ph

bh m

p/f

- th
b/w b/w f

s
s sj sv sh

s
s sj sv sh

SEMIVOCALI


yw

yv
yw

y-

LIQUIDE
r l

r l

rl

ALFABETO PERSIANO
LINGUA E LETTERATURA PERSIANA
Il persiano [prs, o con pronuncia araba, frs] appartiene al ramo indoiranico delle lingue
indoeuropee ed oggi lingua ufficiale della repubblica dell'rn, dov' parlato da circa sessanta
milioni di persone, ma anche presente in Tkstn ed in Afanistn.
La fase pi arcaica della lingua l'antico persiano, diffuso nell'impero degli Achemenidi (558-331
a.C.) e attestato dalle iscrizioni monumentali lasciate dagli imperatori di questa dinastia, le pi
importanti delle quali si trovano a Behstm, a Gannm ed a Taht-e amd [Persepoli]. Queste
iscrizioni erano in caratteri di tipo cuneiforme, di evidente derivazione mesopotamica, ma laddove
il cuneiforme assiro-babilonese era una scrittura mista, insieme sillabica e ideografica, il cuneiforme
iranico era esclusivamente sillabico. Affine all'antico persiano era l'avestico, la lingua utilizzata dal
profeta Zarautra per i suoi inni, i G, che costituirono il nucleo attorno al quale sorse l'Avest, il
libro sacro della religione mazdea. L'alfabeto avestico era di tipo consonantico-vocalico, essendo
derivato dall'aramaico, che intorno alla met del Primo Millennio a.C. veniva utilizzato come lingua
veicolare in tutto il Medio Oriente. Poich durante il regno degli Achemenidi l'aramaico divenne la
lingua amministrativa dell'impero persiano, fu necessario impiegare scribi aramei tanto nel cuore
dell'impero fin nelle pi lontane satrapie, fatto che influenz la formazione delle scritture nazionali
dell'et successiva e costitu un importante nesso culturale tra il mondo greco e la lontana India, le
cui successive scritture furono parimenti di origine aramaica.
Dopo il crollo dell'impero degli Achemenidi ad opera di Alessandro Magno, che apr il periodo
ellenistico, si avvicendarono sull'rn prima gli Arsacidi (250 a.C.-224 d.C.), di origine partica, e
quindi i Sassanidi (226-561 d.C.). La lingua entr in una nuova fase, quella del mediopersiano o
pahlav, di cui rimangono per scarsi documenti. L'alfabeto pahlavico, di tipo consonantico, era
ancora una volta di derivazione aramaica.
La conquista araba nel 651 segn l'inizio di una nuova fase della cultura persiana. Per alcuni secoli
l'arabo venne usato come lingua dei dotti e della cultura, mentre il popolo continuava ad esprimersi
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in persiano. La lingua, arricchita da un'infinit di termini di origine araba, intorno all'anno 1000 gi
cominciava a sviluppare la fisionomia attuale. Con la fase del persiano classico inizia una strepitosa
fioritura letteraria. Rudg e Daqq utilizzarono per la poesia un persiano praticamente puro, e il
successore di quest'ultimo, il grande Ab `l-Qasm Ferdous (940-1020), cant nel suo hnm
["Libro dei Re"] le glorie degli antichi sovani della tradizione mazdea, dando all'rn il suo poema
nazionale. In persiano, Elyas Ab Moh hammed Nez hmdi Gan (1141-1204 ca.) scrisse i suoi
cinque deliziosi romanzi in versi, ancora oggi considerati capolavori di raffinata bellezza. In
persiano compose parimenti una nutrita serie di grandissimi poeti, in cui il canto dei piaceri del
mondo si confondeva in afflati di sottilissimi mistici, i cui nomi fanno oggi parte della letteratura
mondiale: il notissimo Omar Hayym (1048-1131 ca.) [VEDI], Mos hleh h od-Dn Saddi rz (11841291) , all od-Dn Rm di Balh (1207-1273), ams od-Dn Hfez h di rz (1326-1390). Nel
campo della prosa si affermarono parimenti i grandi trattati di filosofia, scienza, geografia, le opere
di favolistica, di istruzione e i dialoghi. Con i folli azal d'amore di Moll Nr od-Dn m (14141492) sembra chiudersi il periodo classico feconda letteratura classica.
Nel periodo di suo massimo splendore, il persiano godette di grande prestigio, come lingua della
poesia e della mistica, ben al di fuori dei confini dell'rn. Fu coltivato nell'Impero Ottomano fino a
tempi relativamente recenti, in ambito indiano da esuli sunniti sotto la protezione degli imperatori
Moghul. In India, anzi, il neopersiano fu lingua ufficiale prima di venire soppiantato dall'inglese nel
XIX secolo. Ancora oggi, in rn, il persiano una valida e feconda lingua letteraria e alcuni autori
hanno rinomanza internazionale.
La grammatica persiana non difficile. La lingua ha perduto del tutto il genere grammaticale e
utilizza un articolo che viene posposto al nome. I sostantivi di origine persiana formano il plurale
con un semplice suffisso, al contrario delle parole di origine araba che hanno conservato le
complicate inflessioni interne. Gli aggettivi, anch'essi invariabili, vengono posposti ai sostantivi. La
coniugazione verbale mostra le medesime sei persone delle lingue europee (contro le tredici
dell'arabo); tempi e modi vengono creati con prefissi e suffissi piuttosto regolari. Dal punto di vista
del lessico, buona parte del vocabolario persiano di origine araba, ma molte parole conservano
tuttora le antiche radici indoeuropee.

LESSICO FONDAMENTALE
Uomo

Mard

Cielo

smn

Acqua

Donna

Zan

Terra

Zamn

Albero

Deraht

Padre

Pedar

Sole

ftb

Cane

Sag

Madre

Madar

Luna

Qamar

Gatto

Gorb

L'ALFABETO PERSIANO
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La scrittura arabica, che i popoli dell'rn adottarono insieme all'Islm, si adatta pochissimo alle
esigenze della lingua persiana. Il persiano non una lingua semitica ma indoeuropea; ha una
gamma vocalica che l'alfabeto arabico non in grado di segnalare e il suo sistema consonantico
completamente differente da quello arabo. Non c' dunque da stupirsi se l'alfabeto persiano appaia
ibrido e ridondante, con una serie di lettere derivate dall'arabo e non utilizzate in persiano, pi altre
lettere inventate ex-novo per segnalare quei suoni del persiano che non esistono in arabo.

IL SISTEMA CONSONANTICO
L'alfabeto persiano ha desunto integralmente l'alfabeto arabo [VEDI] ma ha dovuto adattarlo alle
proprie esigenze fonetiche. Ne vien fuori un ridondante alfabeto di 32 lettere, quattro pi
dell'alfabeto arabo.

trascrizione pansemitica
ch b p t th (g)gj cj kh khv d dh r z j s sh tj dj tv dv gh ghv f q k g l m n w h y
La differente fonetica del persiano ha interpretato gli originali suoni arabi in senso molto diverso,
con ampie sovrapposizioni di lettere differenti per indicare suoni uguali, come ora vedremo.

ch
La consonante muta alef, generalmente rappresentata con l'accento lene del greco, ha in persiano la
medesima funzione che aveva in arabo, fungendo da aggancio vocalico. Il modo in cui viene
utilizzata nel persiano, tuttavia, un po' diverso, in quanto in persiano alef non funge da supporto
per la hamz.

kh

Le consonanti h h ed h [h hey ed hey] portano in persiano la medesima pronuncia di fricativa glottale


sorda [h], e corrispondono all'h aspirata iniziale della parola inglese "house" (in arabo la lettera h h
era invece una consonante faringale).

khv

ghv

Le lettere h e [hey e ayn] rappresentano, in persiano come in arabo, la fricativa velare sorda e
sonora (anche indicate in alcune trascrizioni con kh e gh). Si tratta in altre parole del ch finale del
tedesco "Bach" e della g iniziale dello spagnolo "general".

q
La lettera q [qf] (in arabo era un'uvulare sorda, cio una sorta di c pronunciata in fondo al velo
palatino), in persiano venuta ad avere la medesima pronuncia di , come nell'iniziale dello
spagnolo "general".

gh
La consonante ayn, trascritta con l'accento aspro del greco (in arabo una faringale), in persiano
divenuta un'occlusiva glottale sorda, cio un'interruzione istantanea dell'emissione del suono nel
corso della parola. In questo caso, assumendo il valore originario di alef.

cj

gj

Le consonanti e [ ey e m] rappresentano rispettivamente l'occlusiva palatale sorda e sonora,


ovvero la c(i) e la g(i) italiane. La prima delle due lettere un'innovazione dell'alfabeto persiano,
non esistendo in arabo.

sh

j
6

Le consonanti e [ n e ey] rappresentano rispettivamente la fricativa postalveolare sorda e


sonora, ovvero lo sc(i) italiano di "sciocco" e la j francese di "jamais". La seconda lettera di nuovo
un'invenzione del persiano, non essendo contemplata dalla fonetica araba.

Le lettere s e z [sn e zey] corrispondono alla fricativa dentale sorda e sonora, cio rispettivamente
alla s aspra di "sole" e alla s dolce di "rosa".

th

tj

Non esistendo in persiano alcune classi di suoni presenti nell'arabo, come le spiranti interdentali e le
faringalizzate, le lettere che in arabo segnavano questi suoni, in persiano sono venute a sovrapporsi
alla pronuncia di s e z. Per esempio, le due lettere s e s h[sey e s hd] (che in arabo rappresentavano
rispettivamente il th sordo inglese di "thing" e una s faringalizzata), in persiano si sovrappongono
alla lettera s [sn] nella pronuncia della fricativa dentale sorda (s aspra di "sole").

dh

dj

dv

Analogamente, le lettere z, e z h [zal, d e z hy] (che in arabo rappresentavano rispettivamente il th


sonoro inglese di "that" e una d e una z faringalizzate), in persiano si sovrappongono a z [zey] nella
pronuncia della fricativa dentale sonora (s dolce di "rosa").

AFFINIT E DIFFERENZE TRA GLI ALFABETI PERSIANO E ARABO


La differenza pi evidente tra alfabeto arabo e persiano sono le quattro lettere aggiuntive p g che
il persiano ha dovuto creare ex novo per indicare dei suoni inesistenti in arabo, e cio
rispettivamente la p, la c(i) palatale, la j francese e la g velare (dura).

cj

Tali lettere sono state formate a partire da lettere arabe dalla pronuncia simile, ma sono state
distinte, almenbo tre di esse, con un diacritico a tre punti. Il loro uso del tutto conforme a quello
delle lettere da cui sono derivate.

Alla fonetica persiana mancano alcune serie di suoni, come le enfatiche e le faringali. Per questa
ragione ben nove lettere dell'alfabeto arabo non hanno alcun riscontro in persiano e vengono usate
solo nelle parole di origine araba (o, in pochi casi, per distinguere parole omofone). Esse sono:

th

kh

dh

tj

dj

tv

dv

gh

La pronuncia persiana di questi otto segni ben diversa da quella araba, venendo a sovrapporsi al
suono di lettere gi presenti nell'alfabeto persiano, cosa che spiega il gran numero di lettere
pronunciate allo stesso modo.
L'alfabeto persiano pu essere dunque schematizzato dividendo le sue lettere in quelle gi presenti
nell'alfabeto arabo e quelle che bastano per i suoni del persiano: i due insiemi si intersecano
indicando un gruppo, pi contenuto, di lettere comuni.

Un'altra curiosa differenza tra i due alfabeti riguarda la successione delle lettere ww ed hey, che
nell'alfabeto persiano invertita rispetto all'alfabeto arabo. Il persiano scrive inoltre la lettera y,
almeno nelle forme isolata e finale, priva dei due puntini sottoposti che la caratterizzano in arabo.
LETTERE TIPICAMENTE PERSIANE IN TRASCRIZIONE PANSEMITICA
ch b p t (th) (g)gj cj (kh) khv d (dh) r z j s sh (tj) (dj) (tv) (dv) (gh) ghv f (q) k g l m n w h ych b p t
(g)gj cj khv d r z j s sh ghv f k g m n w h y (tipicamente persiane)ch b p t dj tj khv d r s sh ghv f k
glmnwhy
(trascrizioni semplificata)
LETTERE USATE DAL PERSIANO IN ORDINE ALFABETICO COME DAL FENICIO
ch b tj d h w dj khv y k l m n ghv p f r s sh t
GRAFIA DELLE CONSONANTI

Le regole di scrittura dell'alfabeto persiano sono le medesime dell'arabo. La scrittura continua,


come nel nostro corsivo, e la forma delle lettere muta, pi o meno sensibilmente, a seconda che sia
isolata, iniziale, mediana o finale. Ogni lettera si lega dunque alla precedente ed legata alla
successiva. Solo le sette lettere ` d z r z v non legano alla successiva, interrompendo di fatto la
continuit grafica della parola; la lettera che segue dovr dunque riprendere con la forma iniziale.

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Qualche esempio di parole scritte in persiano:

IL SISTEMA VOCALICO
Il vocalismo persiano ricco e variegato, e questa la maggiore difficolt che la scrittura arabica
incontra nel rendere la fonetica del persiano. La fonetica araba contempla soltanto tre vocali, a u i,
che possono apparire in forma lunga o breve, di cui la scrittura segna soltanto le lunghe. Si pu
capire quanto poco un sistema cos rudimentale si adatti al persiano, che conta non meno di sette
vocali, tra lunghe e brevi, e in pi svariati dittonghi. Adottando l'alfabeto arabo, il persiano ha
dovuto utilizzare un sistema grafico basato su tre sole vocali per esprimere una pi ricca variazione
di suoni. Di conseguenza, gli iranisti sono spesso incerti se trascrivere dal persiano attenendosi
all'ortografia araba o riportare l'effettiva pronuncia persiana: questa la ragione per cui spesso si
trovano grafie differenti per i medesimi nomi (ed esempio la traslitterazione arabica del nome del
poeta Firds contro una resa pi fedele al vocalismo persiano quale Ferdous).
Poich un rigoroso sistema di traslitterazione dovrebbe innanzitutto permettere di risalire senza
ambiguit dalla forma trascritta in alfabeto latino a quella nell'alfabeto originale, bisognerebbe
privilegiare la grafia della parola, lasciando l'esattezza della pronuncia alla conoscenza delle regole
ortografiche da parte del lettore. Ma d'altra parte, il vocalismo persiano profondamente differente
da quello arabo, e vocali che in Arabia sono considerate omofone non lo sono in rn. Il metodo di
trascrizione che abbiamo adottato, seguito da molti autori, pur non essendo strettamente formale,
altrettanto rigoroso.
Graficamente, l'alfabeto persiano segnala tre vocali brevi e tre lunghe, le medesime dell'alfabeto
arabo. Senonch il colore delle vocali in persiano avvertito con maggior importanza della loro
lunghezza, che anzi raramente distintiva di significato. Questa la ragione per cui nella
traslitterazione del persiano si usa distinguere ogni volta e da i, od o da u, mentre la lunghezza
viene segnalata con un macron soprattutto in ossequio alla grafia di origine araba.
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Queste sono le vocali segnate come brevi:

Qui a si pronuncia come una e molto aperta, o ed e sono invece pronunciate come le rispettive
vocali chiuse dell'italiano.
Le tre vocali segnate come lunghe sono formalmente considerate corrispondenti alle tre brevi:

Qui una vocale molto aperta, intermedia tra a ed o, mentre ed hanno lo stesso colore delle
rispettive vocali italiane.
Abbiamo infine un'ultima vocale, tipica del persiano:

Traslitterata generalmente con l'accento acuto (ma in altri testi anche grave), corrisponde a una e
tonica posta in fin di parola.

VOCALI BREVI
Avendo derivato le proprie regole di scrittura dall'arabo, il persiano non scrive le vocali brevi, ma
soltanto il nudo scheletro consonantico delle parole. Questo, nonostante che il persiano non sia una
lingua semitica e quindi dia meno risalto alla struttura consonantica. La corretta lettura delle vocali
viene dettata dal contesto della frase e dall'esperienza del lettore.
Le tre vocali brevi dunque non vengono segnate in alcun modo, essendo considerate implicite:

Negli esempi evidente che le vocali compaiono solo in traslitterazione, mai nell'originale grafia
persiana:

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All'inizio di parola, un po' come in arabo, le vocali brevi sono rette dalla consonante debole alef. In
persiano, per, al contrario dell'arabo, alef viene utilizzata nuda (senza il supporto della hamz) a
reggere la vocale.

Negli esempi la presenza della vocale compare ancora una volta soltanto in trascrizione, ma mai
nella grafia originale. Infatti la vocale non va identificata con alef, che una consonante muta posta
a reggere la vocale ma non deve essere confusa con essa.

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VOCALI LUNGHE
Come in arabo, anche in persiano la presenza delle vocali lunghe viene indicata facendo
seguire alla vocale implicita una consonante di prolungamento (matres lectionis), che a seconda del
caso sar rispettivamente una delle tre consonanti deboli ` w y [alef vv y].

Negli esempi che seguono, le consonanti deboli ` w y non vanno considerate come le rispettive
vocali lunghe ma come lettere di prolungamento delle vocali implicite:

All'inizio di parola, le vocali lunghe vengono indicate con una alef seguita da una lettera di
prolungamento (matres lectionis), che per le vocali sar rispettivamente la consonante debole `
w y [alef vv y]. Nel caso di , analogamente a quanto accade in arabo, non essendo possibile
disporre due alef di seguito, si provvede con una alef madda, ovvero una alef sormontata da un'altra
piccola alef scritta di traverso.

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Qualche esempio:

HEY FINALE
Alle vocali di cui abbiamo parlato, che si sovrappongono a quelle gi contemplate dalla scrittura
araba, si unisce in persiano la tipica vocale , posta alla fin della parola e sempre tonica (accentata).
Viene indicata dalla lettera hey, che normalmente la consonante aspirata h, ma che in fin di parola,
qualora non sia preceduta da una consonante lunga, acquista appunto il valore di .

Esempi:

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DITTONGHI
Nel persiano moderno vi sono quattro dittonghi, che vengono rappresentati cos:

Questi vengono contrassegnati usando combinazioni delle stesse consonanti deboli usate anche per
le vocali lunghe. importante pronunziare distintamente i due elementi del dittongo, perch ne
dipende il senso della parola.

All'inizio di parola, il dittongo introdotto da alef, in questo modo:

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Vediamo qualche esempio:

L'attento lettore avr notato che vi nella notazione dei dittonghi un certo grado di ambiguit con le
stesse vocali. Non c' modo di capire quando una vv nel corpo della parola vada pronunciata e
quando sia invece il dittongo ou. Analogamente non c' modo di distinguere una y da pronunciarsi
da una che indichi invece il dittongo ey. Ci sono addirittura dei casi in cui la lettura vocalica e
quella dittongata sono distintive di significato, come ad esempio nella parola m, "capello", che
letta dittongata nella forma mou diventa invece "tralcio di vite". Soltanto una buona conoscenza
della lingua aiuter a riconoscere, parola per parola, la giusta ortografia.
Si noti ancora che nel parlato i dittonghi tendono a trasformarsi in vocali. Cos y spesso
pronunciato come una e lunga, mentre ou diventa una o lunga.

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MOZIONI VOCALICHE
La notazione araba delle vocali consisteva in una serie di tre diacritici che, posti sopra o sotto la
consonante, le davano la colorazione vocalica a i u. Questo sistema passato anche in persiano,
dove le tre mozioni sono chiamate rispettivamente feth h, emm e kesr (oppure seber, p e sr).
Il persiano deve per coprire con queste tre mozioni un campo vocalico assai pi vasto. Dunque
feth h si usa per segnalare a ed , e anche in fin di parola; emm segnala o ed ; kesr segnala
infine e ed .
Vi inoltre una quarta mozione, anch'essa derivata dall'arabo e chiamata in persiano sokoun, la
quale, posta su una consonante, indica l'assenza di vocale. Al contrario dell'arabo, per, l'ortografia
tradizionale persiana evita di mettere il sokoun sulla consonante finale della parola.

Vediamo qualche esempio che ne renda evidente l'uso:

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Detto questo, bisogna per aggiungere che il persiano non usa scrivere le mozioni vocaliche,
lasciando la pronuncia delle vocali all'esperienza del lettore.

USO DELLA HAMZ


Ereditato dall'arabo, dove accompagnava le semivocali destinate a rappresentare le vocali brevi, in
persiano il segno chiamato hamz, traslitterato con lo spirito dolce del greco, ha perduto quest'uso e
lo ritroviamo soltanto sulla hey finale, qualora faccia le veci della vocale , e sulla y seguita da
un'altra y (nel qual caso la prima y perde i due puntini).

Esempi:
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Si noti ancora che la hamz, che alla fine di alcune parole arabe segnava un colpo di glottide,
sparisce allorch tali parole passano in persiano.

GEMINAZIONE
Come abbiamo detto, il persiano non fa uso di diacritici. Non segna le mozioni vocaliche, n fa uso
di altri segni. Analogamente, il raddoppiamento delle consonanti non viene mai segnato, per quanto
il persiano disponga di un segno apposito mutuato dall'arabo, il tadd.

ACCENTO
In persiano l'accento cade pressoch regolarmente sull'ultima sillaba.

SEGNI D'INTERPUNTIZIONE
In persiano non esistono segni d'interpuntizione. Si usa la congiunzione va ["e"] in luogo della
virgola o dei due punti. Il punto fermo, l'interrogativo e l'esclamativo non sono mai segnati e solo
nel parlato si avvertono dalla modulazione della voce.

NUMERALI
I numerali persiani sono derivati da quelli arabici, di cui conservano la forma. Fanno eccezione i
numerali per 4, 5 e 6 che hanno una loro forma propria.

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In persiano come in arabo, le cifre dei numerali decorrono da sinistra a destra, in senso opposto a
quello della scrittura.
A titolo di curiosit, facciamo notare la rassomiglianza dei numeri in persiano con quelli delle altre
lingue indoeuropee. Ad esempio: persiano yak (cfr. greco eis), persiano dou (cfr. greco do, latino
duo), persiano pan (cfr. greco pnte), persiano a (cfr. latino sex), persiano haft (cfr. greco hept),
persiano hat (cfr. greco okt ), persiano noh (cfr. latino nouem), persiano dah (cfr. greco dka,
latino decem).

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RIFORMA ORTOGRAFICA
Una proposta di riforma dell'alfabeto persiano stata presentata negli ultimi anni, s da abbandonare
la grafia arabica in luogo di un pi preciso sistema basato sull'alfabeto latino. In questo nuovo
sistema, chiamato UniPers, il persiano non viene pi traslitterato, bens l'intera ortografia viene
ricostruita foneticamente in modo che ad ogni suono corrisponde una sola lettera. Tale alfabeto
riformato consisterebbe di 30 lettere:

Il valore delle varie lettere evidente. Viene utilizzato q per indicare la fricativa velare sonora gh,
precedentemente segnata da ayn e qf, ed x per la fricativa velare sorda segnata da hey. Le vocali
sono indicate esclusivamente per il loro colore e non per la differenza di lunghezza, che d'altronde
nel persiano moderno non ha molto senso.
Questa proposta ha suscitato sia consensi che dissensi. Per quanto non manchino precedenti di
adozione dell'alfabeto latino da parte di una lingua precedentemente scritta con grafia araba (ad
esempio il turco), sar molto difficile che tale riforma venga attuata, vista la grande importanza che
ha l'alfabeto arabo nella tradizione e nella cultura persiane.

SCHEMA GENERALE

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BIBLIOGRAFIA E LETTURE CONSIGLIATE


Angelo De Martino: Grammatica persiana. [Hpli 1911] Cisalpino-Goliardica 1993.
Faezeh Mardani: Dizionario italiano-persiano. Vallardi 2000.
Antonino Pagliaro - Alessandro Bausani: La letteratura persiana. Sansoni 1968.
Omar Hayym [a cura di Alessandro Bausani]: Quartine (Ruba`iyyt). Einaudi 1956.
Ferdousi [a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini]: Il Libro dei Re. Mondadori
1989.
Hamzah Roberto Piccardo [a cura di]: Il Corano. Newton 1994.
Henry Corbin: Corpo spirituale e Terra celeste. Adelphi 1986.

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