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PERCH NON VOTO - PROGRAMMA DI UN ASTENSIONISTA

Raoul Vaneigem
L'anno scorso, la mia figlia pi piccola, di ritorno da scuola, mi ha detto: Sono molto scocciata. Mi hanno
spiegato che votare un dovere di tutti. Per tu non voti. Spiegami perch!. Allora avevo dei buoni
argomenti, oggi ne ho anche di migliori.
C stato un tempo in cui le idee politiche avevano una certa importanza agli occhi dei cittadini e
determinavano le loro scelte elettorali. Esisteva allora una frontiera piuttosto netta tra la Destra e la Sinistra,
fra progressisti e conservatori. Ma, gi a quell'epoca, appariva chiaramente che le conquiste sociali erano
soprattutto strappate per le strade, con le sommosse, gli scioperi o le grandi manifestazioni popolari. I
demagoghi e i parlamentari socialisti e comunisti se ne attribuivano poi il merito e ne approfittavano per
esercitare il loro ascendente sulle masse. Ma senza la determinazione dei movimenti di rivendicazione, non
ci sarebbero state la riduzione dei tempi di lavoro, n le ferie pagate, n il diritto alle cure sanitarie, ai
sussidi di disoccupazione, a quei vantaggi che oggi le mafie multinazionali distruggono con l'aiuto dei
governi di destra e di sinistra.
Molto presto, si assistette a una burocratizzazione del movimento operaio. I partiti e i sindacati si
mostrarono pi preoccupati di aumentare il loro potere che di difendere un proletariato che fino agli anni
60 si difendeva molto bene da solo. Il rosso divent rosa e la rosa perse i suoi petali. Mentre il riformismo
socialdemocratico se ne andava in merda, l'impostura del movimento cosiddetto comunista crollava con
l'implosione dell'impero stalinista, lasciando campo libero a una vera e propria operazione di
colonizzazione delle masse. L'emergere e il predominio di un'economia di consumo vennero infatti a
controbilanciare al momento opportuno le conseguenze spiacevoli di una decolonizzazione che i popoli del
Terzo Mondo avevano strappato a viva forza.
Denunciato dal Maggio 68, il mito della societ del benessere, diffuso dal consumismo, va oggi in pezzi e
accompagna nel suo fallimento quel capitalismo finanziario la cui bolla speculativa scoppia e rivela intorno
a s il vuoto scavato dal denaro impazzito, dal denaro impiegato a riprodursi in un circuito chiuso (non
senza che ad ogni suo passaggio se ne riempiano le tasche quelle mafie affariste e politiche che, una volta
rielette, tornano a esaltare l'austerit).
Nel frattempo, il supermercato diventato il modello della democrazia: si sceglie liberamente qualsiasi
prodotto, alla sola condizione di pagarlo all'uscita. Ci che importante, per l'economia e per i suoi
profittatori, far consumare qualsiasi cosa per aumentare il fatturato. Nel clientelismo politico che
imperversa oggi le idee non hanno molta pi importanza di un depliant pubblicitario. Ci che conta, per il
candidato, aumentare la propria clientela elettorale per condurre i suoi affari a vantaggio dei suoi interessi
egoistici.
Che un'assemblea di cittadini scelga dei delegati per difendere le proprie rivendicazioni, dia loro il mandato
di rappresentarla e chieda loro di rendere conto del successo o dell'insuccesso della loro missione, ecco ci
che costituisce una vera democrazia.
Ma in che cosa mi rappresenterebbero quelli che:
- truffano il bene pubblico,
- si servono delle tasse e delle imposte dei salariati e dei piccoli lavoratori indipendenti per rimpinguare le
malversazioni di banchieri-gangsters (banksters),
- gestiscono, a sprezzo dei pazienti, gli ospedali come imprese da cui trarre profitto,
- privilegiano l'insegnamento concentrazionario e costruiscono delle prigioni e dei centri di detenzione
invece di moltiplicare le piccole scuole,
- sostengono le mafie agroalimentari che snaturano il cibo,
- smantellano i settori primari (metallurgia, tessile, alloggi, servizio postale, trasporti, vetreria, fabbriche di
beni utili alla societ)?

Dell'estrema destra all'estrema sinistra, ci che prevale la ricerca di una clientela, sono il potere, la
menzogna, l'impostura e larroganza. il disprezzo del povero stupido che piscia la sua fiducia nell'urna
senza pensare alla sifilide del disincanto che, rendendolo astioso e vittima di una rabbia cieca, lo predisporr
alla barbarie del ciascun-per-s e del tutti-contro-tutti.
Ma -voi direte- non tutti i politici sono corrotti, non tutti spendono il denaro dei contribuenti in viaggi di
affari, in spese di rappresentanza, in malversazioni varie. Alcuni sono onesti e ingenui. Certo, ma quelli
non rimangono molto a lungo nell'arena. Nellattesa, servono da paravento per gli assetati di potere, ai
malati di autorit, ai gestori della farsa elettorale, ai promotori di un'immagine di marca che essi affiggono
ovunque senza preoccuparsi del ridicolo.
Non ci si lasci ingannare: sebbene la democrazia parlamentare sia marcia alla radice, non propongo n di
sopprimerla n di tollerarla ancora a lungo come un male minore. Non voglio n il Chiudi quella bocca!
n il Parla sempre!. Voglio che la politica ritrovi il suo senso originario: l'arte di gestire la citt. Voglio
che da una democrazia diretta vengano fuori non dei cittadini cornuti, mazziati e soddisfatti, ma degli
uomini e delle donne preoccupati di promuovere ovunque la solidariet e il progresso umano.
Quando delle collettivit locali che agiscono globalmente -alla maniera delle federazioni internazionalidecideranno di autogestirsi, e prenderanno in considerazione:
- come favorire la messa a punto di forme di energia gratuita a disposizione di tutti;
- come costituire una cooperativa di investimento per finanziarne la costruzione;
- come mettere in atto la gestione collettiva di un fondo di investimento costituito da una partecipazione
finanziaria che renda possibile a chi ha redditi bassi o medi di rifiutarsi di pagare le tasse e le imposte
prelevate da uno Stato-bankster;
- come diffondere l'occupazione delle fabbriche e la loro gestione da parte di coloro che vi lavorano;
- come organizzare una produzione locale destinata al consumo delle collettivit locali e federate, per
sfuggire allo sperpero del mercato e per assicurare poco per volta quella gratuit dei beni di sussistenza che
renda il denaro obsoleto (Non parlate di utopia! ci che hanno realizzato nel 1936 le collettivit libertarie
di Catalogna e di Aragona, prima di essere schiacciate dai comunisti.);
- come diffondere l'idea e la pratica di quella gratuit che l'unica arma assoluta contro il sistema
commerciale;
- come favorire la diffusione di fattorie biologiche e la loro diffusione nelle citt;
- come moltiplicare delle piccole unit scolastiche di prossimit, dalle quali siano bandite le nozioni di
competizione, di concorrenza e di predazione. Utopico? No. In Messico, a San Cristobal, l'Universit della
Terra propone una formazione gratuita nei campi pi diversi (oltre alle materie tradizionali: dei laboratori
di calzoleria, di meccanica, di elettronica, di fabbricazione di oggetti in ferro, di fisica, di agricoltura
naturale, di arte culinaria, di musica, di pittura, ecc.). La sola qualit richiesta il desiderio di apprendere.
Non ci sono diplomi ma ci si aspetta che coloro che sanno comunichino gratuitamente e a chiunque le
loro conoscenze;
- come dotare le collettivit locali di case di cura, in cui le cure primarie possano essere assicurate con
l'aiuto di medici di campagna e di quartiere;
- come organizzare una rete di trasporti gratuiti e non inquinanti;
- come mettere in pratica una solidariet attiva in favore dei bambini, dei vecchi, dei malati e degli
handicappati, delle persone con difficolt mentali;
- come mettere in opera dei laboratori creativi aperti a tutti;
- come riconvertire i supermercati in magazzini dove i prodotti utili e gradevoli siano oggetto di baratto o
di scambio di servizi allo scopo di favorire la scomparsa del denaro e del potere.
Allora voter. Appassionatamente!
(pubblicato sulla rivista Sin Hebdo n 80 - 17 marzo 2010)
- traduzione a cura di Andrea Babini -