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Presentazione

Dorothea Brande svela la diffusa tendenza allautosabotaggio e ci spiega che potremmo


cogliere risultati impensati se mettessimo lo stesso impegno e la stessa energia per far
funzionare le cose, invece che per farle fallire.
certo che rinunciare a un obiettivo e accontentarsi della mediocrit meno impegnativo
che tenere duro e vincere, ma la Brande arriva a smascherare tutti i meccanismi improntati
alla volont di fallire e convince il lettore a scegliere la strada della consapevolezza,
del coraggio e dellazione.
Svegliati e vivi! ha avuto in America un successo inimmaginabile perch una di quelle
rare opere senza tempo capaci di gettare una luce profonda sui comportamenti umani.
Dorothea Brande (1893-1948), nata e laureata a Chicago, inizia la carriera come
giornalista per poi diventare editor della rivista American Review. Nel 1934 pubblica il
suo primo libro di successo, Becoming a writer, ma la consacrazione di critica e pubblico
arriva con il best seller Wake up and live! (che Vallardi pubblica con il titolo Svegliati e
vivi!).

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Antonio Vallardi Editore s.u.r.l.
Gruppo editoriale Mauri Spagnol
Copyright 2014 Antonio Vallardi Editore, Milano
Titolo originale: Wake Up and Live!
Originally published by Simon & Schuster in 1936
First Tarcher/Penguin edition 2013
Copyright 1936 by Dorothea Brande
Copyright 1963 by Gilbert I. Collins and Justin Brande
All rights reserved including the right of reproduction in whole or in part in any form
This edition published by arrangement with Jeremy P. Tarcher, a member of Penguin Group (USA) LLC,
a Penguin Random House Company
Grafica di copertina: MoskitoDesign
Illustrazione di copertina: Ganna Demchenko/shutterstock.com
Traduzione di Ornella Ciarci
ISBN 978-88-6731-574-1
Prima edizione digitale 2014
Condiviso da mykon per TNTVillage, buona lettura

NOTA PERSONALE DELLAUTRICE


Qualsiasi libro che si riveli utile, con tutta probabilit viene letto pi volte. Se,
presto o tardi, rileggerete questo testo, possibile che ne facciate un uso
ancora migliore ogni volta che lo riprenderete in mano. Pu darsi che qualche
brano renda pi chiara unidea che avete in testa, o che vi sciolga un dubbio.
O magari che scopriate un dettaglio che gi conoscete, ma che tendete a
dimenticare. Qua e l potreste trovare una frase che sembra quasi scritta
apposta pensando al vostro caso.
Non fatevi intimidire dalla carta stampata e non trattenetevi dal trasformare
questo libro nel vostro libro. Leggete tenendo una matita a portata di mano:
quando vi imbatterete in un punto su cui pensate di voler tornare spesso o
che, in seguito, avrete bisogno di ricordare, tracciate una riga lungo il margine
della pagina; sottolineate le parole e le frasi che vi toccano personalmente.
Poi, allinizio o alla fine del libro, riportate i numeri delle pagine su cui avete
tracciato i segni, magari accompagnandoli con brevi annotazioni di
riferimento. Potete anche segnare con una grande X le pagine che riportano
concetti su cui non siete daccordo o cancellare con una riga le frasi che non
possono essere applicate a voi. Scrivete a margine qualsiasi commento o
approfondimento personale.
I manuali letti e rivisti in questo modo danno sempre molta pi soddisfazione.
Pi sono utili al lettore e pi rendono giustizia agli intenti dellautore. Fate in
modo che ci che vi serve sia evidente a colpo docchio e risparmiatevi inutili
perdite di tempo, eliminando le pagine per voi superflue. cos che potete
aiutare lautore di qualsiasi manuale a fare ci che questi si auspica in
particolar modo: scrivere un testo che sia utile, pratico e diretto a ogni singolo
lettore.

INTRODUZIONE
Due anni fa ho scoperto un metodo per avere successo, che mi ha
rivoluzionato la vita. Era talmente semplice e ovvio (una volta individuato),
che non riuscivo a credere che vi si dovessero i risultati eccezionali da me
ottenuti una volta messo in pratica.
Per prima cosa, devo confessare che due anni fa ero una frana. Naturalmente
non lo sapeva nessuno, tranne me e chi mi conosceva abbastanza bene da
capire che non stavo realizzando neanche un decimo di quello che ci si
sarebbe potuto aspettare da me. Avevo una posizione interessante, la mia vita
non era particolarmente noiosa, eppure non mi sentivo minimamente
realizzata. Svolgevo unattivit che non era esattamente quella che mi ero
prefissata e, nonostante tutte le giustificazioni razionali che adducevo a me
stessa, sapevo perfettamente che avrei potuto fare di pi, di meglio e
soprattutto qualcosa che mi appartenesse interamente.
Ero costantemente a caccia di una via duscita da quel vicolo cieco, ma,
quando ho avuto il colpo di fortuna di trovarla, ho stentato a crederci. In un
primo momento non ho nemmeno provato ad analizzarla o a cercare una
spiegazione. Tanto per cominciare, luso di quel metodo produceva effetti
tanto evidenti, da farmi diventare quasi superstiziosa: sembrava una magia ed
noto che porta male porsi troppe domande sul funzionamento di un
incantesimo! Pi realisticamente, allora ero piuttosto disincantata, perch
avevo gi cercato, tante volte, di superare le mie difficolt, mi ero spesso
illusa di esserci riuscita e poi mi ero dovuta irrimediabilmente ricredere. Ma la
vera ragione per cui non avevo perso tempo ad analizzare il metodo e a
spiegarne gli effetti dopo aver iniziato a usarlo con costanza era che ero
troppo impegnata e che mi stavo divertendo un mondo. La facilit con cui
svolgevo attivit che fino ad allora mi erano sembrate impossibili costituiva
un autentico godimento. Vedevo crollare barriere che mi erano apparse
insuperabili, sentivo svanire le inibizioni e le paure che per anni mi avevano
tenuta prigioniera.
In effetti, erano anni che mi trovavo in quellimpasse. Sapevo benissimo che
cosa volevo fare, mi ero preparata per svolgere quella professione, eppure
non avevo concluso nulla. Avevo deciso molto presto che la mia strada era

scrivere e avevo iniziato piena di speranze. I lavori che avevo portato a


termine erano stati accolti quasi tutti discretamente, ma, quando avevo
provato a salire di un gradino e a passare a una fase pi matura, mi ero
completamente bloccata, mi sembrava di non riuscire nemmeno a cominciare.
Non c bisogno di dire che ero infelice: non ero, tuttavia, disperata o
depressa, ma semplicemente infastidita e insoddisfatta per via della mia
inadeguatezza. Mi accontentavo di fare la redattrice e la curatrice editoriale,
visto che laspetto pi creativo della letteratura mi sembrava precluso, ma non
smettevo mai di tormentarmi, di rivolgermi a insegnanti, esperti, psicologi e
medici per chiedere consigli su come uscire da quella situazione. Leggevo, mi
informavo, riflettevo, mi davo da fare, seguivo qualsiasi suggerimento, ma
non cera nulla che funzionasse se non per brevi periodi. Ogni tanto mi
capitava di buttarmi in unattivit febbrile, ma mai per pi di una settimana o
due. Il momento creativo, per, allimprovviso cessava, lasciandomi pi
scoraggiata di prima e sempre pi lontana dal mio obiettivo.
Poi, da un momento allaltro, mi venuta lidea che mi avrebbe salvata. Non
ero di proposito a caccia di una soluzione, ma ero impegnata in una ricerca in
un ambito completamente diverso. Durante la lettura di un libro di F.W.H.
Myers, intitolato La personalit umana e la sua sopravvivenza,1 mi sono
imbattuta in una frase cos illuminante, che ho messo da parte il testo per
riflettere sulle idee scaturite da quellunica, avvincente, ipotesi. Quando ho
ripreso in mano il libro, ero unaltra persona.
Ogni aspetto della mia vita, ogni mio atteggiamento nei suoi confronti, ogni
mia relazione personale ne uscito trasformato ma, come ho gi detto, di
primo acchito non me ne ero resa conto. Capivo soltanto, con sicurezza
sempre maggiore, che avevo trovato un talismano che funzionava contro il
mio immobilismo e il mio scoramento. Per me, era sufficiente! Le mie mani e
le mie giornate erano diventate cos piene, che non avevo tempo per riflettere
su me stessa. Di tanto in tanto, dopo aver svolto in breve tempo un compito
che prima mi sarebbe sembrato gigantesco, mi interrompevo per dormire un
po, pensando nel frattempo: Questa non sono io! Eppure, ero io che
coglievo i frutti: i libri che avevo tanto desiderato scrivere, e che, fino ad
allora, non ero riuscita a concludere, ora prendevano forma alla velocit con
cui riuscivo a mettere le parole su carta. Invece di sentirmi esaurita da
quellattivit, trovavo, di continuo, idee nuove che sembravano e, in effetti,
erano nascoste nella mia mente, dietro tutto il lavoro che era rimasto
bloccato e che aveva eretto una barriera.

Elenco, di seguito, tutti gli scritti che avevo prodotto nei ventanni antecedenti
la scoperta della formula magica: quel poco che ero riuscita a fare con grande
fatica, fra mille difficolt e con enorme frustrazione. Per essere generosa, ho
addirittura sopravvalutato il numero di voci di ciascuna categoria: diciassette
racconti, ventidue recensioni di libri, mezza dozzina di articoli di giornale, un
abbozzo di romanzo, abbandonato dopo meno di un terzo della stesura. La
media meno di due lavori completi allanno!
Il risultato dei due anni successivi allilluminazione il seguente: tre libri (i
primi due conclusi il primo anno con due settimane di anticipo rispetto ai
tempi stabiliti ed entrambi di successo, seppure in campi diversi), ventiquattro
articoli, quattro racconti, settantadue conferenze, limpalcatura di altri tre libri
e innumerevoli lettere di suggerimenti e consulenze professionali inviate in
tutti gli Stati Uniti.
Ma questi non sono gli unici risultati che ho ottenuto applicando il mio
metodo. Non appena ho scoperto il meccanismo per sbloccare le mie energie
di scrittrice, mi sono chiesta in quali altri ambiti, in cui incontravo difficolt, il
metodo avrebbe potuto essermi utile e ho provato a utilizzarlo. Le paure e le
incertezze che, fino ad allora, mi avevano paralizzata in quasi tutti gli aspetti
della mia vita si sono dissolte. Le interviste, le conferenze, gli impegni cui
prima mi obbligavo a partecipare, lottando contro la mia volont, sono
diventati esperienze piacevoli. Daltro canto, ho cessato di accettare i mille
piccoli soprusi che subivo quasi come una penitenza , mentre mi trovavo
nel mio vicolo cieco. Ero finalmente in buoni termini con me stessa, avevo
smesso di autopunirmi senza piet e quindi non accettavo pi di sentirmi
stanca o annoiata senza motivo.
Il mio metodo aveva effetti straordinari su di me, ma ne parlavo solo con
pochissimi amici. Nellottuso egocentrismo che credo di condividere con il
novantanove per cento dei miei simili, pensavo che il mio caso fosse unico,
che nessuno si fosse mai ritrovato in un tale stato di inefficienza da poter
applicare con successo il mio metodo per superare le proprie difficolt. Di
tanto in tanto, tuttavia, non trovandomi pi cos imprigionata da non vedere
nulla di ci che accadeva allesterno, mi accorgevo che anche altri stavano
sprecando le loro vite, pi o meno come io avevo sprecato la mia fino ad
allora, ma, visto che io avevo avuto la fortuna di salvarmi, pensavo che anche
loro, prima o poi, lavrebbero fatto. Di conseguenza, stato solo per caso che
ho deciso di esporre pubblicamente il semplice metodo che tanto mi stava
aiutando. Tra laltro, forse non mi sarei mai accorta che quasi tutte le persone

adulte, chi pi chi meno, sono insoddisfatte della loro vita e per questo
motivo sono frustrate.
Ecco com andata. Alcuni mesi fa mi stato chiesto di tenere una conferenza
davanti a una platea di librai, il cui tema era: Le difficolt di diventare
scrittore. Poich nel mio primo libro avevo gi esaminato in modo
approfondito tali difficolt, non avevo alcuna voglia di leggere un capitolo di
un testo gi pubblicato a persone che, con tutta probabilit, lo avevano gi
letto. Mentre iniziavo a preparare la conferenza, non mi veniva in mente nulla
in pi da aggiungere allargomento, se non dire, con sincerit, che il compito
pi difficile per uno scrittore imparare a superare la propria apatia e i propri
timori. E cos, con la paura che il mio discorso risultasse scontato, ho
cominciato a prendere in esame largomento e a prepararmi.
Le conclusioni che ho tratto sono illustrate in questo libro: a) siamo tutti
vittime della volont di fallire; b) se non ce ne accorgiamo in tempo e non
prendiamo contromisure, moriremo senza realizzare le nostre ambizioni; c)
per opporsi a questa volont, c un sistema che d risultati straordinari, quasi
magici. Ho tenuto la conferenza e sono rimasta sbalordita dal modo in cui
stata recepita. Prima di iniziare a ricevere biglietti, lettere e telefonate, avevo
creduto che il racconto di come avevo superato le mie difficolt potesse
rivestire un interesse modesto per la gran parte del pubblico ed essere daiuto
a non pi di due o tre spettatori che, in qualche modo, si trovavano sulla mia
stessa barca.
Sembrava, invece, che gli astanti, quasi allunanimit, fossero tutti nella
situazione che avevo descritto e che tutti cercassero aiuto per uscirne. Ho
tenuto quella conferenza altre due volte e i risultati sono stati identici. Sono
stata sommersa di messaggi, domande e richieste di interviste. Entusiasmanti
sono stati tre racconti che mi sono pervenuti nel giro di due settimane. A
quanto pare, tre partecipanti alla conferenza non solo non avevano aspettato la
fine della spiegazione e nemmeno avevano dato per scontato che il mio
sistema non fosse adatto a loro, ma si erano sentiti in dovere di metterlo
subito in pratica. Una di loro aveva scritto e venduto un racconto che aveva
cercato di scrivere per anni, ma che, fino ad allora, le era sembrato troppo
incredibile, perch si potesse vendere. Un altro era tornato a casa e, con
tranquillit, aveva posto fine al suo asservimento da parte di una sorella
lunatica, per poi decidere di riprendere a svolgere unattivit serale cui aveva
rinunciato per volere della sorella. Con suo grande stupore, lei, una volta
compreso che luomo non intendeva essere pi sminuito, si era come

risvegliata da un periodo di stizzosa ipocondria e sembrava pi felice che mai.


Il terzo caso troppo lungo e personale per esporlo in questa sede, ma, per
molti versi, il migliore di tutti. In pratica, almeno tre persone avevano
trovato il mio metodo efficace e, come me, vedevano un che di miracoloso
nei risultati raggiunti.
Viviamo tutti cos al di sotto delle nostre reali capacit che, quando ci
liberiamo degli ostacoli che ci frenano e cominciamo a intravvedere le nostre
potenzialit, ci sentiamo del tutto trasformati. Paragonando le vite incerte,
timorose ed esitanti, che ci rassegniamo a vivere, con le normali esistenze alle
quali potremmo legittimamente aspirare, abbiamo limpressione che queste
ultime abbiano un qualcosa di soprannaturale. Quando ce ne accorgiamo,
comprendiamo che tutti gli uomini e le donne che vivono pienamente
statisti, filosofi, artisti o imprenditori hanno adottato, a volte in modo del
tutto inconscio, la stessa forma mentale che i loro simili meno affermati
devono cercare di raggiungere, se non vogliono morire senza aver perseguito i
loro obiettivi. Ogni tanto, come dimostra la lettura di numerose biografie e
autobiografie, lilluminazione perviene tramite la religione, la filosofia, o
lammirazione sincera per il prossimo. Lindividuo, anche se si sente spesso
debole, se sorretto dalla devozione, in grado di compiere prodezze
dellingegno e di dar prova di una resistenza e di unefficienza tali che destano
meraviglia. Chi, tuttavia, non possiede la conoscenza innata del metodo che
conduce alla realizzazione personale, o non lo apprende abbastanza presto da
non ricordare quando lo ha scoperto, oppure, per qualsiasi motivo, non riesce
a trovare nella religione o nella filosofia la forza di cui ha bisogno per
combattere la propria inefficienza, pu comunque imparare a ottenere il
meglio dalla vita, mediante uno sforzo consapevole. E, mentre compie tale
sforzo, molte altre situazioni che prima lo sconcertavano e lo disorientavano
diventano chiare. Questo libro, per, non parla della nascita di unidea, ma
vuole essere un manuale pratico per chi desidera evadere dalla futilit e
iniziare a vivere bene.

PERCH NON CE LA FACCIAMO?


Il tempo e le energie che sprechiamo per fallire a tutti i costi sarebbero pi che
sufficienti per avere successo.
Un paradosso assurdo? No, per fortuna si tratta di una verit pura e semplice,
che racchiude un potenziale notevole.
Supponiamo che un tizio abbia un appuntamento a 100 km di distanza da
casa, in direzione nord e che, se vi si recasse con puntualit, avrebbe salute,
felicit e anche un certo benessere garantiti per il resto della vita. Ha giusto il
tempo per arrivare sul posto e benzina appena sufficiente. Parte, ma decide di
fare una deviazione di 25 km verso sud prima di mettersi sulla buona strada.
Una follia bella e buona, vero? Il tizio si perde unopportunit irripetibile, non
per colpa della benzina, n per mancanza di tempo e neanche a causa della
strada, perch questa conduce sia a nord sia a sud. Se quellindividuo vi
dicesse che, tutto sommato, si goduto il giretto nella direzione sbagliata, che,
per certi versi, gli piaciuto di pi vagare senza meta che presentarsi in tempo
allappuntamento, che andando verso sud ha rivissuto alcuni bei ricordi del
suo passato, lo elogereste per il suo atteggiamento filosofico riguardo
alloccasione perduta?
Penso proprio di no: lo considerereste un autentico imbecille. Non lo
giustifichereste neanche se si fosse perso lappuntamento perch sognava a
occhi aperti mentre guidava e quindi non aveva visto un paio di cartelli
stradali. Se fosse arrivato troppo tardi perch aveva smarrito la strada non
avendo avuto il buon senso di consultare una buona cartina prima di partire,
forse sareste dispiaciuti per lui, ma lo giudichereste ugualmente uno
sprovveduto.
Eppure, quando si tratta di recarsi agli appuntamenti che prendiamo con noi
stessi e che conducono alla nostra realizzazione personale, ci comportiamo
tutti come il protagonista di quella storiella: andiamo nella direzione sbagliata.
Pur impiegando lo stesso tempo e le stesse energie, invece di raggiungere
lobiettivo, lo manchiamo.
Il fallimento indica che le nostre energie sono state sprecate, perch usate nel

modo sbagliato. Compiere azioni che portano al fallimento richiede energia.


Questa una cosa di cui ci rendiamo conto con difficolt. Poich siamo
abituati a pensare che il fallimento sia lesatto contrario del successo,
continuiamo erroneamente a considerare antitetiche le qualit che
caratterizzano rispettivamente, il successo e il fallimento. Per riuscire bisogna
essere risoluti, attivi, svegli, quindi siamo convinti che chi non ce la fa debba
essere indeciso, indolente e passivo. Per certi versi vero, ma questo non
significa che non ci sia un utilizzo di energia. Qualsiasi psicologo sarebbe in
grado di dirvi che, per resistere ai cambiamenti, un individuo adulto deve
investire una notevole quantit di energia. Bisogna intraprendere una dura
lotta per mantenersi inerti di fronte alle forze della vita e del cambiamento, ma
una lotta cos interiore e profonda, che non sempre ce ne rendiamo conto.
Anche chi inattivo consuma energie vitali. Anche i pigri impiegano energie
per sognare.
Tutti comprendiamo che quando si fallisce perch si sprecato tempo
prezioso in occupazioni futili, lenergia stata indirizzata in una direzione
sbagliata. Ci sono, per, attivit che non sembrano affatto inutili, anzi hanno
laspetto di compiti difficili, da svolgere con scrupolo, e che spesso suscitano
elogi e ammirazione e provocano un senso di autocompiacimento in chi li
svolge. solo osservando con pi attenzione che scopriamo che tali
occupazioni sono inconcludenti, ci fanno stancare e ci lasciano insoddisfatti
ed solo a quel punto che ci accorgiamo di aver usato male le nostre energie.
Ma qual il motivo? Se, in ogni caso, dobbiamo impiegare le stesse energie
sia per realizzarci sia per fallire, perch ci capita cos di rado di vivere come
vorremmo e di raggiungere i nostri obiettivi? Perch concludiamo cos poco e
ci buttiamo via in maniera insensata? Perch, quando partiamo in ritardo,
oppure restiamo senza benzina per disattenzione, o non prestiamo attenzione
ai cartelli stradali per distrazione, adduciamo una serie di pretesti che fanno
acqua da tutte le parti e ci consideriamo addirittura filosofici? Nessuno si
consola davvero pensando che meglio un uovo oggi che una gallina
domani, che limportante non vincere ma partecipare e che mezza pagnotta
meglio di niente. Questi proverbi possono essere frutto dellesperienza, ma
non vanno presi come esempio. Non inganniamo nessuno: solo chi sulla
nostra stessa barca pu prendere per buoni i nostri compromessi e le nostre
scuse. Luomo o la donna realizzati reagiscono con incredulit e divertimento
a queste magre consolazioni, pensando tra s e s che il mondo pieno di
ipocrisia. Costoro sono la prova vivente che le gratificazioni ottenute da un

lavoro ben fatto sono di gran lunga superiori a qualsiasi giustificazione di un


insuccesso e che il raggiungimento di un obiettivo, anche minuscolo, vale pi
di una montagna di sogni.
Neanche quando cogliamo gli eventuali aspetti positivi di un insuccesso siamo
davvero soddisfatti. In realt, noi non siamo convinti, anche se i proverbi
sembrano affermare il contrario, che occorra scegliere tra successo e una vita
tranquilla. Sappiamo benissimo che chi si realizza vive sotto lo stesso cielo,
respira la stessa aria, ama ed amato proprio come chi fallisce, ma ha
qualcosa in pi: la consapevolezza di aver deciso di percorrere la strada del
successo e della crescita, invece di accontentarsi e rassegnarsi. Il filosofo
statunitense Ralph Waldo Emerson aveva ragione quando, nellOttocento,
scriveva: Il successo in noi, dipende da un atteggiamento mentale e fisico
positivo, dalle energie impiegate nel lavoro e dal coraggio.
Perch, allora, falliamo? E, soprattutto, perch facciamo di tutto per non
realizzarci?
Il motivo che, oltre a essere soggetti alla volont di vivere e alla volont di
potenza, siamo influenzati da unaltra volont: la volont di fallire o volont
di morte.
Per molti questo un concetto nuovo. Sulla volont di vivere e sulla volont
di potenza, si sente di tutto e psicologi e filosofi versano fiumi dinchiostro.
La volont di fallire, invece, molto pi complessa e difficile da osservare
in azione, perch assume diverse forme. Ci sono tanti modi per fallire (e per
farlo in modo rispettabile e con successo), quante sono le classificazioni dei
tipi psicologici: per questo che ci coglie alla sprovvista. Non ci siamo
preparati a contrastarla, perch siamo abituati a considerare linsuccesso come
uno spettro o una minaccia, pi che come una realt da affrontare e da
sconfiggere, eppure lo temiamo, pi di ogni altra cosa, per tutta la vita.
Renderci conto che esiste una volont di fallire o una volont di morte il che
la stessa cosa , che nella nostra vita agisce una forza che ci trattiene, ci
debilita, ci frustra, ci rovina la salute e ostacola la nostra crescita il primo
passo per muoversi dallinsuccesso verso la realizzazione. Non possiamo
decidere di ignorare questa volont, perch poi essa lavorer in maniera
ancora pi sotterranea e potente. Prima dobbiamo affrontarla e poi ce ne
libereremo.
possibile infatti riappropriarsi dellenergia che impieghiamo per fallire e
utilizzarla per fini pi utili. Esistono determinati fatti chiari, universali e

passibili di una spiegazione psicologica che, una volta compresi, ci portano


a precise conclusioni. A partire da queste, possiamo trovare un metodo con
cui agire. C un procedimento semplice e pratico, che ci consente di fare
dietro-front e di procedere nella direzione giusta. il metodo come abbiamo
detto applicato, consciamente o inconsciamente, da tutte le persone
realizzate.
Il procedimento semplice e i primi passi per seguirlo sono talmente facili,
che chi preferisce ingigantire le proprie difficolt potrebbe rifiutarsi di credere
che un metodo cos poco complicato possa aiutarlo. Daltro canto, poich
richiede poco tempo e dimostra ben presto che le conseguenze del suo
utilizzo, semplici o no, sono spesso incredibili, tanto vale sperimentarlo. Una
vita pi ricca, risultati migliori, la soddisfazione del successo e delle sue
gratificazioni sono tutti fini per cui di sicuro vale la pena effettuare un
esperimento. Gli unici strumenti necessari sono limmaginazione, la
disponibilit a modificare, per un certo periodo, le vecchie abitudini e ad agire
in maniera nuova, per il tempo sufficiente per portare a termine un singolo
compito. Quanto tempo sar necessario dipende dal tipo di lavoro da svolgere
e dal fatto di poter rendere conto solo a s stessi, oppure di dover tenere in
considerazione il carattere e la disposizione degli altri, elementi che, come ben
sanno dirigenti e amministratori, richiedono maggiore impegno e attenzione.
In ogni caso, alcuni risultati dellesperimento si vedono subito. Spesso questi
primi risultati sono cos strabilianti, che potrebbero rendere scettici i lettori
dalla mente pi razionale. Per questo tipo di lettori sentir parlare di risultati
prima di averli sperimentati sarebbe un po come sentir parlare di miracoli,
per cui lefficacia del metodo potrebbe essere in parte vanificata
dallinsinuarsi di quegli stessi dubbi, che invece intendiamo fugare.
Lo ripeto ancora una volta: per quanto i risultati siano notevoli, il metodo
semplice e facile. Provatelo, perch ha funzionato con centinaia di persone e
pu essere utile a chiunque sia pi interessato alla propria realizzazione
personale che allinsuccesso.

LA VOLONT DI FALLIRE
Chiunque conosca Schopenhauer, Freud, Nietzsche e Adler ha dimestichezza
con definizioni come volont di vivere e volont di potenza. Tali
espressioni che descrivono, talvolta ai limiti dellesagerazione, gli impulsi
dellessere umano verso la realizzazione e la crescita personale, corrispondono
a esperienze concrete, che tutti abbiamo vissuto. Vediamo bambini che fanno
di tutto perch le altre persone si accorgano di loro e giovani che cercano in
ogni occasione di dimostrare le proprie capacit. Abbiamo sperimentato
come, dopo una lunga malattia, il nostro corpo recupera le forze. Sappiamo
che qualunque persona normale, che si trovi in circostanze avverse, in grado
di sopportare povert, afflizioni, umiliazioni e condizioni che alcuni
considerano ben peggio della morte. Ed solo il desiderio di continuare a
vivere che spiega la tenacia con cui un individuo, in tali circostanze, si
aggrappa al semplice diritto di respirare e di esistere.
Non dimentichiamo, inoltre, che noi prima viviamo il processo della crescita e
solo in seguito ci rendiamo conto di averlo vissuto. Lindividuo procede
dallinfanzia alladolescenza e poi allet adulta, e a ciascun passaggio scopre
che le occupazioni e gli interessi che lo impegnavano nel periodo precedente
sono cambiati e si sono evoluti. La natura prepara lorganismo a ciascun
nuovo ruolo nel mondo e ci riconcilia con le nuove esigenze, mostrandoci i
piaceri e le gratificazioni che caratterizzano la condizione che stiamo per
assumere e che prenderanno il posto di quelli che dobbiamo abbandonare.
Lidea di una volont contrapposta alla volont di vivere la volont di fallire
o la volont di morte non accettata con la stessa facilit. Per qualche
tempo, per esempio, uno dei pilastri della psicanalisi stato il concetto che
nessun essere umano pu effettivamente figurarsi la possibilit di cessare di
esistere. Si pensava che persino i sogni di morte e le minacce di suicidio da
parte di pazienti molto disturbati si basassero unicamente sul desiderio di
vendetta. La spiegazione era che il paziente immaginava di continuare a vivere
in unaltra dimensione, da cui era in grado di osservare il rimorso e il
rimpianto provocati dalla propria morte in chi, secondo lui, gli aveva fatto un
torto.

In realt, Freud, dopo aver analizzato alcuni pazienti traumatizzati dalla guerra,
pubblic una monografia, in cui affermava di avere, in alcune occasioni,
identificato sogni che rivelavano sinceri desideri di morte. La morte fa, in
effetti, parte dellesperienza umana, tanto quanto la nascita e la crescita e, se la
natura ci prepara a ogni nuova fase della vita, spegnendo in noi gli antichi
desideri e spalancandoci nuovi orizzonti, non sembra poi cos difficile
concepire che veniamo anche, in modo lento e graduale, messi in grado di
accettare labbandono finale di tutto ci che ci stato caro in vita. La rinuncia
a ogni lotta, a ogni sforzo, desiderio o ambizione dovrebbe risultare naturale
in un essere che viene distolto, con gradualit, dagli impegni della vita.
per questo motivo che dobbiamo considerare la volont di fallire come una
realt concreta.
Se linerzia, la soggezione, le occupazioni di ripiego, la paura della fatica,
laccettazione e la rassegnazione si manifestassero solo al termine della vita, o
quando siamo logorati da una malattia o dalla stanchezza, se non ci
ostacolassero mai quando siamo nel pieno vigore delle nostre forze vitali, non
ci sarebbe alcun motivo per affrontare questa volont di fallire come se fosse
e in effetti il nemico supremo di tutto ci che in noi positivo e
costruttivo. Ma tali atteggiamenti, se compaiono in giovent o nella piena
maturit, sono il sintomo di qualcosa che non va in noi e nel profondo del
nostro essere, cos come una sonnolenza fuori luogo pu presagire una
malattia fisica.
Se questa volont si potesse individuare con facilit quando si presenta prima
del tempo, sarebbe semplice da combattere. Purtroppo, siamo quasi sempre
gi in preda al suo potere prima ancora di sospettare, anche solo in modo
vago, che non tutto sta andando come dovrebbe. Siamo cos abituati a parlare
in termini negativi degli insuccessi, delle frustrazioni e delle paure, che come
se fossimo invitati a combattere contro i mulini a vento quando veniamo
esortati a lottare contro le avvisaglie del fallimento.
Da giovani, raro riconoscere i sintomi della volont di fallire. Spieghiamo la
nostra riluttanza a metterci in gioco come la naturale esitazione del
principiante. Per tale riluttanza perdura, gli anni passano e, a un certo punto,
ci accorgiamo con sbigottimento che la timidezza giovanile di un tempo, che a
tratti poteva essere graziosa, si trasformata in qualcosa di molto diverso,
morboso e ripugnante. Oppure ci adagiamo in una comoda situazione
familiare, che ci permette di sopportare il peso di non aver mai avuto il

coraggio di lavorare con fervore. Diciamo, per esempio, che non avremmo
potuto lasciare questo o quel parente da solo e indifeso. Poi la famiglia cresce,
si disperde e noi ci ritroviamo soli: lattivit di ripiego che ci aveva tenuti
tanto impegnati ci sottratta senza piet e noi siamo terrorizzati allidea di
voltare pagina e riprendere il progetto abbandonato da tempo.
Ma potremmo anche avere tutte le ragioni del mondo per non aver dato il
meglio di noi stessi. Molte persone sono costrette a lavorare per vivere, per
cui loccupazione trovata nel momento in cui era indispensabile cominciare a
guadagnarsi il pane non era quella cui ambivano o per la quale erano portate
per natura. Quando poi ci si sposa e si hanno figli, i bisogni sono ancora pi
pressanti. Se dovessimo pensare solo a noi stessi, potremmo anche essere
disposti ad aspettare alcuni anni, ma costringere altri a farlo richiede un
egoismo e un coraggio che solo pochissimi hanno.
In Occidente, in particolare, dove i matrimoni per amore sono la regola, la
maggior parte dei giovani inizia la vita coniugale possedendo poco pi della
propria salute, della giovinezza e dellintelligenza come unico bagaglio. Ormai
la pretesa di una dote, che dovrebbe essere fornita dalla famiglia della sposa,
considerata ignobile e antiquata. Eppure lidea di avere a disposizione una
piccola riserva finanziaria con cui far fronte alle esigenze di una nuova
famiglia non poi cos disdicevole. Chiss, forse a causa dellabbandono di
questa usanza, che si vedono cos tanti uomini e donne di mezza et che si
sprecano in lavori faticosi, ingrati e privi di soddisfazione, con lunica
prospettiva di un futuro monotono o, peggio ancora, lincubo della
disoccupazione e della povert.
La necessit di accettare il primo lavoro che capita pu da sola spiegare
perch siano cos poche le persone che riescono a realizzare i loro progetti.
Spesso accade che allinizio abbiamo tutte le intenzioni di non perdere di vista
il nostro vero obiettivo, anche se siamo obbligati a guadagnarci da vivere
svolgendo un lavoro che non ci congeniale. Ci prefiggiamo di non
rinunciare alle nostre ambizioni e di procedere in quella direzione costi quel
che costi , lavorando anche la sera, nel fine settimana e in vacanza. Ma il
lavoro a tempo pieno stancante e impegnativo e ci vuole una forza di
volont sovrumana per continuare a darsi da fare da soli, mentre tutti gli altri
si svagano, senza avere alcuna garanzia di raggiungere, presto o tardi,
lobiettivo. E tutto ci avviene senza che ci rendiamo conto di essere caduti in
preda alla volont di fallire. Continuiamo ad agitarci e non ci accorgiamo che
stiamo andando a fondo.

Quasi tutti nascondono i loro insuccessi agli altri, ma soprattutto a s stessi.


Non difficile far finta di non sapere che si sta facendo molto meno di quanto
si potrebbe, di aver realizzato solo una minima parte di ci che ci si era
riproposti di fare entro una certa et e che tutto il resto, con grande
probabilit, non arriver mai. Uno dei motivi per cui cos facile
autoingannarsi che, a un certo punto, finiamo per stipulare una sorta di
tacito patto con amici e famigliari. Non accennare mai al mio fallimento,
chiediamo implicitamente agli altri, e io non mi lascer mai sfuggire di bocca
che neanche tu stai facendo tutto quanto saresti in grado di fare.
raro che quel diplomatico silenzio sia violato in giovent o negli anni della
piena maturit. Fino ad allora, infatti, di solito ci illudiamo che, da un
momento allaltro, potremmo decollare. Qualche anno dopo, iniziamo a
infrangere il silenzio e, infine, arriva un momento in cui possiamo permetterci
di sorridere mestamente, ammettendo che le ambizioni con cui avevamo fatto
il nostro ingresso nel mondo adulto erano troppo alte e che le speranze che
nutrivamo sulle nostre capacit erano troppo ottimistiche. Quando arriviamo
intorno alla cinquantina e talvolta anche prima di solito ci concediamo un
borbottio indulgente e quasi ironico; dopo tutto, ben pochi dei nostri coetanei
si trovano nella posizione di dire: Perch non cominci adesso? Eppure,
molte grandi opere dellumanit, numerosi capolavori inestimabili sono stati
eseguiti da uomini e donne che avevano superato da un pezzo quello che, con
superficialit, chiamiamo il fiore degli anni.
E cos ci lasciamo sfuggire la vita, senza aver dato il nostro contributo, senza
aver mai attinto a tutto il nostro potenziale, senza aver sfruttato neanche la
minima parte delle nostre abilit, naturali o acquisite che fossero. Se
riusciamo a conquistare un certo benessere, a guadagnarci un minimo di
rispetto e di ammirazione da parte del prossimo, se abbiamo un assaggio,
anche piccolo, di potere e alcuni affetti, riteniamo di aver raggiunto un buon
compromesso e ci lasciamo pervadere dalla volont di fallire. Ci facciamo
addirittura vanto della nostra sagacia, senza nemmeno sospettare di essere stati
defraudati e di esserci accontentati delle consolazioni che seguono il
fallimento, invece di aver raggiunto le gratificazioni del successo.
Se il gioco complicato al quale tutti noi giochiamo con noi stessi e con gli altri
non avesse mai fine se non si fermasse mai nemmeno per un momento, in
modo da rivelarsi allimprovviso per quello che davvero , la volont di
fallire potrebbe trascinarci, inesorabile, fino alla morte, e nessuno di noi si
sognerebbe di protestare. Per fortuna, qualche volta il gioco si interrompe sul

pi bello e di colpo ci chiediamo perch ci stiamo affannando in quel modo,


perch giochiamo a nascondino come se fosse una questione di vita o di
morte, che fine abbia fatto la vita che desideravamo mentre sprecavamo il
nostro tempo a non fare niente, oppure a svolgere un lavoro che ci garantiva
niente pi della mera sopravvivenza.
Il momento, talvolta, passa e nessuno se ne ricorda pi, se non dopo molto
tempo, oppure dimenticato per sempre. Ma ci sono alcuni di noi che non lo
dimenticano: allora il gioco si trasforma in un incubo e svegliarci e ritornare
alla realt diventer la nostra unica preoccupazione. Qualche volta lincubo
peggiora: proviamo un espediente dopo laltro per liberarci, ma solo per
ritrovarci in un labirinto senza via duscita.
Eppure possiamo scappare, ma solo se prima torniamo (apparentemente)
indietro, ammettiamo lesistenza della volont di fallire e poi ci rendiamo
consapevoli di essere sue vittime.

LE VITTIME DELLA VOLONT DI FALLIRE


Se la volont di fallire si manifestasse con sintomi chiari e inconfondibili,
come quelli del morbillo o del raffreddore, probabilmente sarebbe gi stata
debellata da un bel pezzo, oppure esisterebbe una tecnica per contrastarla.
I sintomi, per, sono molti e vari. Se provaste a strappare un viveur, edonista,
modaiolo e nel pieno degli anni dalla sua sfrenata vita mondana e lo
presentaste a un filosofo barbuto, mal vestito e meditabondo, e diceste ai due
di fare conoscenza perch hanno un mucchio di cose in comune,
probabilmente vi prenderebbero per matti, ma avrebbero torto. Il sognatore
introverso e il bellimbusto estroverso sono agli antipodi quanto a stile di vita,
eppure sono motivati dallo stesso impulso: entrambi cercano inconsciamente
linsuccesso.
Le loro vite hanno un denominatore comune. In una sua massima Marco
Aurelio1 ammonisce s stesso con queste parole: Non agire come se dovessi
vivere mille anni. Chi in preda alla volont di fallire si comporta come se
avesse dinnanzi a s mille anni di vita. Che sogni o si diverta, spreca il suo
tempo prezioso come se fosse inesauribile.
Ma, poich esistono tanti modi di sprecarsi quante sono le caratteristiche
psicologiche che distinguono gli individui, spesso non siamo in grado di
identificare la volont di fallire n nel prossimo n in noi stessi. Di seguito,
illustro alcuni degli innumerevoli modi di agire che adotta chi pensa di poter
vivere mille anni.
Ci sono, per esempio, persone che dormono da due a sei ore in pi di quelle
che basterebbero per mantenersi in perfetta salute fisica. Esaminando i singoli
casi, a meno che le ore di sonno non superino di gran lunga la normale
durata, difficilissimo essere certi che non si sia in presenza di innocui
dormiglioni. Quando, tuttavia, si colgono segni di paranoia, allora si
sicuramente di fronte a vere e proprie vittime della volont di fallire. Gli
individui che si mettono di cattivo umore o si trascinano mezzo addormentati
se costretti ad andare a letto pi tardi del solito, quelli che ogni mattina
contano meticolosamente le ore di sonno della notte precedente, lamentandosi

per ogni interruzione, ogni ora dinsonnia, ogni visita importuna, sono
persone per cui il sonno non ha una funzione unicamente ristoratrice. Quando
poi un adulto prende labitudine di fare regolarmente un paio di sonnellini al
giorno, allora la diagnosi diventa di una semplicit estrema.
Poi, sempre nella categoria dei non realizzati che non si notano, troviamo gli
introversi, ossia quelli che dormono in piedi: persone che assistono da
lontano alle attivit altrui senza quasi mai prendervi parte, o che si dedicano a
passatempi che richiedono una partecipazione scarsa e non costruttiva. Sono
gli appassionati di solitari, cruciverba e puzzle, cui si aggiungono i topi di
biblioteca patologici. Una volta capita la differenza, non poi cos difficile
distinguere lo svago dallossessione.
I pi facili da riconoscere, fra chi persegue linsuccesso, sono i forti bevitori.
Su di loro si potrebbe scrivere un trattato, ma sono gi stati versati fiumi
dinchiostro. La volont di fallire evidentissima, agli occhi di qualsiasi
osservatore, in chi beve di frequente e senza misura, al punto da essere
sempre stordito o, peggio ancora, una sorta di morto vivente. Ci sono,
tuttavia, migliaia di casi in cui i sintomi sono cos labili che passano quasi
inosservati. Si tratta di chi beve sapendo che il giorno dopo sar intontito e
incapace di ragionare, se non in maniera annebbiata, finch i postumi della
sbronza non si saranno esauriti, oppure di chi sa che lalcol gli provocher
disturbi fisici, leggeri o acuti. Tutti quelli che hanno imparato a conoscere le
conseguenze del bere, eppure continuano a sottoporvisi di propria volont,
sono veri e propri autolesionisti. Quale che sia la sostanza assunta fa poca
differenza. Se il caff vi fa diventare nervosi o se siete intolleranti al latte,
eppure continuate a farne uso, pur non essendo considerati alla stregua degli
alcolizzati, fate ugualmente parte della stessa categoria. Chiaramente, questo
vale anche per unalimentazione scorretta o troppo copiosa.
Passando agli individui attivi, bisogna dire che gli estroversi che perseguono il
fallimento come obiettivo principale lo fanno in cos tanti modi diversi, che
cercare di catalogarli impossibile. Come esempio, posso portarvi i
nottambuli infaticabili, quelli che non si possono perdere un solo spettacolo,
una cena o una mostra, quelli che si disperano se passano un giorno senza
essere stati a un cocktail o a una festa. Naturalmente, non abbiamo niente
contro gli svaghi e il rilassamento quando si rendono necessari, dopo un
periodo di attivit costruttiva e finalizzata, ma chiaro che, travisando questa
regola non scritta, ossia esigendo di svagarsi a tutti i costi, si attribuisce al
divertimento un valore anomalo.

Poi ci sono le vie di mezzo, difficili da classificare, come chi ricama e chi
lavora a maglia e simili. Va precisato, tuttavia, che, talvolta, un compito che
richiede solo abilit manuali pu essere associato a unintensa attivit mentale,
come la risoluzione di un problema concreto. Occorre, in ogni caso, essere del
tutto sinceri con s stessi, per capire il vero scopo di unoccupazione
meccanica. Se si instaura una sorta di torpore o, al contrario, se il passatempo
sufficientemente complicato da richiedere unattenzione consapevole e da
non poter essere svolto in modo automatico, allora raro che si possa
collocare fra le attivit veramente creative o complementari a queste ultime.
Quanto ai chiacchieroni puri e semplici, pi facile pensare che lo siano gli
altri, che accorgerci di esserlo noi stessi. Non vi mai capitato di rendervi
conto allimprovviso di aver ripetuto lo stesso aneddoto alle stesse persone e,
di conseguenza, sentirvi in dovere di mantenere un silenzio imbarazzato per
qualche giorno? Ma questa uninezia. Il peggio si verifica quando neanche i
sorrisini forzati degli altri o le loro espressioni annoiate ci impediscono di
continuare a blaterare sempre sugli stessi argomenti, di ripetere
meccanicamente le medesime opinioni, di fare gli stessi commenti inutili nelle
situazioni che si ripetono, di mostrarci automaticamente indignati per le
consuete ingiustizie, di portare gli stessi esempi per illustrare le solite tesi, pi
qualche fiacca argomentazione per corroborare quelle che un tempo erano
opinioni e ora sono solo frasi fatte.
Talvolta adottiamo vezzi verbali che hanno il potere di irritare il prossimo
(offrir in seguito alcuni suggerimenti su come perdere questo vizio; per ora
mi limito a illustrare come tradisca in noi la presenza della volont di fallire).
Ritengo che sia un vero e proprio colpo di fortuna riuscire a far innervosire
un amico fino a quel punto. Se vi accorgete allimprovviso di non fare altro
che ripetere: Cio, chiaro che, Figuriamoci!, Ma vi rendete
conto?, Non ho parole!, rischiate di ritrovarvi a parlare da soli e di
scoprire che quelle espressioni ripetitive non solo infarciscono ogni vostra
conversazione, ma non aggiungono nulla di nuovo o di interessante alle idee
che vorreste sottolineare. Anche in questo caso, come per le altre categorie,
quando ci si imbatte in esempi caricaturali di questa brutta abitudine,
facilissimo accorgersi che c qualche cosa che non quadra: un parolaio
esaltato di sicuro una persona con disturbi psicologici. Il difficile rendersi
conto che ci sono forme molto meno evidenti di questo vizio, che spesso
passano inosservate per anni, perch chi ne affetto ripete gli stessi concetti a
un pubblico sempre diverso.

Ma si pu cadere vittime della volont di fallire in modi ancora pi


impercettibili, a cui introversi ed estroversi sono vulnerabili quasi in egual
misura. Prendiamo come esempio il gran numero di persone che svolge, per
scelta, mansioni per cui necessaria solo una frazione delle proprie capacit e
competenze e poi si affanna senza sosta ed esaurisce tutte le proprie energie su
dettagli insignificanti. Fanno parte di questa categoria quelli che conseguono
un master dopo laltro, facendo il giro di tutte le universit, anno dopo anno.
Ma ne fanno parte anche i figli e le figlie che vivono allombra dei genitori, le
madri e le mogli devote (i padri sono pi rari, chiss perch, ma qualche
marito c), che vivono senza mai attingere al loro potenziale personale e,
perci, senza arricchire in alcun modo gli oggetti della loro abnegazione,
oppure offrendo loro un aiuto solo marginale. C chi, invece, si assume
consapevolmente un compito che al di sopra delle proprie forze, oppure si
dedica a ricerche fini a s stesse. Conosco una persona di New York, per
esempio, che, fin dal secondo anno di universit, non fa altro che collezionare
dettagli biografici su un oscuro statista italiano. Quello pseudobiografo ormai
sulla quarantina avanzata e non ha ancora scritto una sola parola della
Biografia ufficiale di quelluomo.
Forse la categoria pi folta di tutte le persone il cui obiettivo fallire quella
degli ammaliatori indefessi.
Quando vi ritrovate in presenza di unaffabilit che non adeguata alle
circostanze, potete star certi che avete a che fare con una persona non
realizzata. Badate bene che non sto criticando la cordialit sincera,
lamichevolezza, o lamabilit di carattere: sto parlando degli eterni
bambinoni, di quegli adulti, uomini e donne, che devono essere per forza
accettati dai loro coetanei come pargoli divertenti, accattivanti, deliziosi,
magari anche irresponsabili, un po incoscienti, ma talmente adorabili, anche
per gli estranei! Sono le donne civettuole e capricciose e le persone che si
lamentano costantemente in modo spiritoso, le quali, se sono anche di aspetto
gradevole, argute e divertenti, il pi delle volte suscitano, sul momento,
indulgenza e tenerezza. solo in seguito che ci si rende conto che quelle
emozioni non sono giustificate. Un adulto sano non ha certo bisogno della
tenerezza o dellindulgenza di tutte le persone con cui entra in contatto. A
meno di non avere la coscienza sporca, nessuno si sognerebbe mai di
inscenare una recita per suscitare quelle reazioni. Tali individui sono obbligati
a esercitare il loro fascino come condannati ai lavori forzati e a essere sempre
pi simpatici e accattivanti man mano che le loro altre attrattive scemano,

oppure devono affrontare la verit, ammettendo di non aver adempiuto in


modo adeguato ai loro doveri. Finch la loro inadeguatezza non evidente, se
non riflessa nello sguardo indulgente di chi le sopporta, tali persone possono
andare avanti senza ammettere di essere dei falliti. E cos sprecano la loro vita,
a meno che, a un certo punto, non abbiano la fortuna di accorgersi che sono
loro a rimetterci maggiormente.
Ci sono, quindi, tutti questi modi, e molti altri, per tenersi occupati in attivit
apparentemente inutili o seguendo abitudini il cui significato illusorio, e tutti
derivano dallassoggettamento alla volont di fallire.
Tenete presente che tali attivit sono inutili solo in apparenza, perch in
ciascun caso c unintenzione interiore che pu essere definita in molti modi
diversi.
Si potrebbe dire che la nostra intenzione pi ovvia far credere al mondo che
sfruttiamo al massimo tutte le nostre capacit. Questo particolarmente
evidente se la nostra vita sociale ricca di molti piccoli impegni, oppure se
svolgiamo coscienziosamente un lavoro pesante e ingrato. chiaro che
nessuno potrebbe mai chiederci di fare di pi! Non si vede che siamo tanto
occupati, che non avremmo un solo minuto, n un briciolo di energia in pi
per fare altro? Non forse nostro dovere portare a termine meticolosamente
quel compito cos insignificante, insoddisfacente e noioso? Queste sono
domande cui ognuno di noi pu rispondere con sincerit solo e unicamente
per s stesso, e di solito lo fa durante gli attacchi di insonnia o nei periodi di
convalescenza, quando la mente, abitualmente cos presa da questioni banali,
ha il tempo per fermarsi a riflettere. Alla lunga, ha poca importanza quanto
astutamente siamo riusciti a ingannare gli altri: se non facciamo ci che ci
pi congeniale, o se non svolgiamo bene il lavoro che abbiamo intrapreso e
che consideriamo il nostro contributo personale al progresso del mondo,
quantomeno seguendo con seriet quella che per noi una vocazione sincera,
nella nostra vita ci sar sempre un fondo di insoddisfazione, che, con il
passare degli anni, diventer sempre pi difficile da ignorare.
Lo scopo principale di spendaccioni, edonisti e lavoratori indefessi
lautoinganno: riempiendo di attivit ogni loro singolo istante di veglia,
cercano di fugare anche il pi piccolo sospetto che la loro vita sia futile. La
sera, poi, sono ancora intenti a divertirsi, oppure sono cos esausti, che non
sono in grado di riflettere sulla realt. Eppure queste vittime costituiscono un
triste spettacolo una volta smascherate e viste per ci che sono: falliti

dissennati che accumulano invano uninfinit di sensazioni, esperienze,


emozioni artificiali, capricci e manie assurde nel prezioso scrigno della loro
unica e insostituibile esistenza.
Qualunque sia lo scopo apparente, chiaro che in tutti questi casi la
motivazione una sola: lintenzione, spesso inconscia, di riempirsi la vita di
occupazioni poco importanti o di attivit di ripiego, in modo che non resti
pi il tempo per svolgere il lavoro a s pi congeniale e per cui si pi
adeguati.
In breve, lintenzione fallire.

LE GRATIFICAZIONI DEL FALLIMENTO


Per quanto, di primo acchito, possa sembrare assurdo che un individuo voglia
davvero, seppure in modo inconsapevole, dedicarsi al fallimento, un dato di
fatto che esiste forse una sola persona su cento che non si danneggi
deliberatamente in un modo o in un altro. Per comprendere questo fenomeno
necessario dedicare un intero capitolo a quelle che potremmo definire, senza
paradossi, le gratificazioni dellinsuccesso.
Linteresse recente e sempre pi diffuso per tutti gli ambiti della psicologia ci
ha insegnato ad accettare unidea che, quando era stata avanzata per la prima
volta, era sembrata ridicola: lidea che tutti, chi pi chi meno, ci perdiamo
quasi sempre in fantasticherie. Sogniamo consapevolmente e
inconsapevolmente, da svegli e da addormentati, una situazione che, secondo
noi, dovrebbe darci pi soddisfazioni della vita concreta. Di tanto in tanto,
affiora in noi unidea infantile di felicit o di successo che ci svia dalla nostra
esistenza adulta o la intralcia. Talvolta il sogno vivere una vita sfarzosa e
inoperosa, in quanto linconscio infantile si rifiuta di abbandonare il sicuro
rifugio materno, dove tutti i bisogni venivano soddisfatti non appena erano
espressi, dove il nutrimento, il calore e laffetto erano offerti generosamente e
in modo incondizionato. Il gi citato Emerson, molto prima che possedessimo
un vocabolario specifico per definire quella fantasia retrospettiva e che
fossimo a conoscenza di termini come fissazione o narcisismo, scrisse:
Non vogliamo credere che esista una forza attuale che possa rivaleggiare con
quel meraviglioso passato o ricrearlo. Ci attardiamo fra le rovine dellantico
nido che un tempo ci offriva cibo e riparo. Per certi versi, questo vale per
tutti, ma in misura minore per gli adulti soddisfatti e realizzati.
In altri casi, per quanto possa sembrare assurdo, la fantasia riguarda il
successo: luomo timido vorrebbe essere un Napoleone della finanza o della
politica, la donna insignificante una dea. Se la realt non si intromettesse mai
in queste fantasie, il sognatore potrebbe essere pi contento quando
assorbito dalla muta narrazione della sua fiaba, che non se gli capitasse
loccasione di concretizzarla almeno in parte. Tali fantasie rendono accettabile
una vita noiosa, o perfino monotona e priva di cambiamenti. Ma, poich il

mondo quel che , il sognatore costretto a vivere, almeno per parte del suo
tempo, nella dura realt dei fatti. Purtroppo non abitiamo nel paese della
cuccagna, dove i maialini arrosto vanno in giro gridando: Mangiami,
mangiami! e dove i frutti cadono direttamente in bocca dagli alberi. Per
quanto il sogno sia piacevole, prima o poi dobbiamo svegliarci e affrontare le
dure condizioni della vita reale.
Il sognatore incallito si d da fare solo lo stretto necessario e non di pi. Si
guadagna da vivere facendo tutto di malavoglia. Poi, una volta terminate le
sue occupazioni quotidiane, si rifugia nuovamente nei suoi sogni, anche senza
rendersene conto. Riesce a concludere una sola cosa: conquistare qualche ora
di tempo libero ogni giorno per un unico scopo, ossia continuare a sprecare la
propria vita. Per queste persone, sognare unautentica compensazione per
tutti gli altri insuccessi e quindi vanno avanti cos. Ma poich, dopo tutto, il
vero obiettivo la felicit, in realt i sognatori si autoingannano, perch non si
rendono conto che anche il pi piccolo successo arrecherebbe loro pi
soddisfazione di anni di fantasticherie.
Ci nonostante, indispensabile ricordare che le gratificazioni degli insuccessi
sono di per s reali, altrimenti non dovremmo farci coraggio per combatterle
come si conviene. Esistono, inoltre, altre gratificazioni oltre ai sogni.
Se, per esempio, pensate di esservi sforzati abbastanza, da poter dire a voi
stessi che ci avete provato, allora potete tranquillamente incrociare le braccia
per il resto dei vostri giorni. Potete ammettere umilmente che vi siete dati da
fare, ma avete scoperto che vi mancano gli strumenti per realizzarvi. Questa
unosservazione che si sente pronunciare in realt abbastanza di rado da
persone anziane che, con un tono di ironica autodisapprovazione,
riconoscono il loro fallimento. un commento che suona molto sincero e
toccante; inoltre, non c modo di dimostrarne la falsit, totale o parziale. Chi
lo afferma si comunque risparmiato una vita di sforzi. Se fate parte di questa
categoria, potete osservare le fatiche degli altri con occhio semidivertito e con
una punta dinvidia per i loro successi, ma forse godendovi ancora di pi
considerata lumana natura lo spettacolo di chi non ce la fa e viene a
ingrossare le file degli osservatori come voi.
Come disse Benjamin Franklin:3 Lumanit superficiale e ignobile. Chi si
cimenta in qualcosa, alla prima difficolt rinuncia scoraggiato. E perch non
dovrebbe, si chiede linconscio, visto che si pu provare, arrendersi e
consolarsi pensando per il resto della vita che, se avessimo provato ancora

una sola volta, ce lavremmo fatta? Come risultato, potete diventare un


dilettante difficilissimo da accontentare da parte di chi continua a faticare, il
pi severo di tutti i critici, il possessore di chiss quali conoscenze interiori e
della potenzialit di raggiungere livelli di eccellenza impareggiabili dai comuni
mortali; livelli cos sublimi, cos elevati che limpossibilit di raggiungerli
pi onorevole potreste insinuare del facile successo di chiunque altro. Pur
non avendo concluso nulla, il plauso che avreste potuto ottenere, il colossale
colpo finanziario che avreste potuto mettere a segno, il capolavoro che
avreste potuto realizzare, potrebbero assumere, nelle vostre fantasticherie, e
agli occhi di coloro che accettano la vostra versione dei fatti, forse pi
importanza del successo concreto che avreste potuto ottenere.
Altrimenti potreste diventare i protettori e i sostenitori di lavoratori e artisti
pi perseveranti e forse questo linsuccesso pi gratificante, il fallimento pi
riuscito di tutti.
Tenete presente, per, che in tutti questi casi vi risparmiereste, come minimo,
gli sforzi, il dolore e le umiliazioni che, inevitabilmente, si associano al lavoro
materiale. Nessuno disprezzerebbe mai o fraintenderebbe un lavoro che vi
costato una fatica immensa. Non dovreste mai subire il rancore di chi avete
necessariamente dovuto sorpassare. Non sareste costretti a sentire le critiche
dei vostri eventuali detrattori. Non dovreste mai prendere atto della malignit
di chi invidia il vostro successo, seppure di scarsa importanza. Non dovreste
mai difendere le vostre opinioni quando siete stanchi e avreste voglia di
riposarvi per prepararvi a una nuova impresa. Oppure, dolore ancora pi
profondo e intimo, non vedreste mai la discrepanza tra il lavoro che avete
concluso e quello che avreste sperato di concludere. questa discrepanza la
fonte della modestia di chi lavora seriamente.
La questione della fatica e delle delusioni evitate di fondamentale
importanza, quando si esaminano i motivi per cui spesso preferiamo il
fallimento al successo, e si rivela molto illuminante. perci necessario
capire che se non ce la facciamo, siamo premiati perch non rischiamo di
affannarci, stancarci, scoraggiarci o infuriarci quando i nostri collaboratori
sembrano pi riottosi del solito o quando i nostri strumenti sembrano
inadeguati. Se qualcun altro eccelle nella posizione che avevamo sognato di
rivestire, possiamo sempre pensare che, se avessimo riprovato, avremmo
potuto superarlo.
E poi, restando nellombra, non vi capiter mai di superare una persona che

amate. Questa forse la gratificazione legata al fallimento pi frequente per le


donne, ma ne sanno qualcosa anche i figli di genitori illustri e i discepoli di
maestri sorpassati. Eppure, corretto affermare che molti di quelli che hanno
paura di arrecare dolore ad altri non provano neanche ad agire e non tengono
nella giusta considerazione la generosit dellamore. Di conseguenza, il pi
delle volte questa una scusa per non darsi da fare e non un reale
compromesso con la nostra ambizione, che ha lo scopo di non rovinare una
relazione di vitale importanza.
Lindividuo che non si realizza si risparmia un mucchio di pettegolezzi e di
incomprensioni, oltre alle dicerie quasi scandalistiche che molto spesso
fioriscono intorno alle persone di successo. Avere una paura eccessiva di
queste conseguenze da nevrotici, ma capita di frequente che questo timore
funga da deterrente alla realizzazione personale. Tutte le persone dinamiche
sono oggetto della curiosit di chi non come loro, ma pochi, la cui opinione
vi sta a cuore, conoscono la verit, mentre tutti gli altri non contano. Eppure
molti rinunciano a unesistenza attiva, non a favore di una vita interiore
ancora pi intensa, bens per sfuggire al volgare interesse delle folle.
Di solito, inoltre, se il vostro fallimento non troppo eclatante, sarete pi
apprezzati in societ rispetto a quanto lo sarebbe una persona che lavora con
maggiore impegno. Chi ha davvero successo, il pi delle volte, un
lavoratore assiduo e, persino nei momenti di svago, volge di frequente il
pensiero a qualche aspetto della propria occupazione professionale. La
persona di successo ha meno tempo libero e rispetta in modo puntiglioso le
scadenze che si stabilisce, riducendo o rinunciando alla propria vita sociale.
raro che si possa contare su di lei per un evento mondano dellultimo minuto,
visto che non a caccia di qualsiasi pretesto per sfuggire a una vita
insoddisfacente. E poich non vittima dei profondi sensi di colpa che
tormentano chi sa di non essersi realizzato, non ha bisogno di ricevere
ricompense e gratificazioni a tutti i costi. Chi ha successo condivide la propria
arguzia, il proprio fascino, le proprie emozioni e il proprio appagamento con
le persone cui si legato per scelta. Di conseguenza, fuori dalla cerchia degli
amici intimi, pu avere la nomea di individuo burbero, scostante o freddo.
Fino a che non riuscirete a tollerare lidea che possa esistere anche un solo
essere umano al mondo a cui siete indifferenti, ridicoli o antipatici,
probabilmente farete di tutto pur di continuare sulla strada dellinsuccesso,
usando tutto il vostro fascino.
A questo punto, potrebbe essere utile esaminare le vite di tre vittime della

volont di fallire. In ciascuno dei casi si nota unesistenza molto attiva, cos
attiva che, di primo acchito, si potrebbe concordare con i protagonisti degli
esempi, attribuendo i loro insuccessi a un destino perverso. Ma, osservando
pi attentamente, ci si accorger che nessuno dei fallimenti stato causato da
fattori estranei al carattere dellindividuo. Ognuna di quelle persone
possedeva le capacit per condurre unesistenza felice, piena e produttiva, ma
ognuna ha sprecato le proprie energie per vanificare lintenzione dichiarata.
La prima si accorta dellerrore e ha rimediato; la seconda morta senza aver
ammesso di aver sprecato i propri talenti; la terza ancora alle prese con il
proprio problema, ma a mille miglia da uneventuale soluzione.
Il primo caso quello di una donna rimasta vedova in giovanissima et.
Proveniva da una famiglia molto istruita e aveva avuto una brillante carriera
accademica. Con quel poco che le era rimasto per mantenere s stessa e la
propria figlioletta, si era nuovamente iscritta alluniversit per conseguire una
laurea in lettere e un dottorato di ricerca al fine di dedicarsi allinsegnamento.
In realt (come scopr lei stessa con stupore quando le sue difficolt
diventarono cos gravi da obbligarla a chiedere aiuto), essere di nuovo una
studentessa e rivivere la condizione delladolescente spensierata in un mondo
adulto le piaceva immensamente. Di conseguenza, prolung pi che pot quel
periodo di preparazione. Dopo il conseguimento del dottorato, comp seri
sforzi ai suoi occhi e anche a quelli degli amici per trovarsi una posizione
adeguata. Solo che finiva, invariabilmente, per mettersi in grave contrasto con
i propri superiori e sempre a causa di certe sue originali idee economiche che
non centravano nulla con la materia che doveva insegnare e la cui
accettazione o il cui rifiuto da parte del resto del mondo non avrebbero
cambiato di una virgola il lavoro che era chiamata a svolgere. Ogni volta che
trovava un posto, tuttavia, la sua ostinazione nel pretendere che le sue idee
assurde e utopistiche fossero prese in seria considerazione dai colleghi
finivano per procurarle lantipatia e lostilit delle persone da cui dipendeva la
sua sopravvivenza.
Pass da un posto allaltro senza mai restarci pi di un anno, come stabilito
per contratto. Era unottima docente, molto preparata, e aveva tanto da dare al
prossimo, per faceva di tutto pur di non trovarsi nella situazione di dover
sgobbare troppo a lungo. Le sue speranze di ottenere una cattedra svanirono e
lei retrocesse gradualmente dagli atenei prestigiosi alle piccole scuole
sconosciute. In quel periodo, elabor una propria filosofia di vita che
giustificava il suo costante declino. Era convinta che la vita di tutti fosse

caratterizzata da un lusso eccessivo, da unimportanza esagerata attribuita


allabbigliamento, alla buona cucina e alle comodit. Alla fine ottenne un
posto che la port a sistemarsi in un quartiere popolare di una grande citt.
Quando si trattava di invitare a casa gli amici, per, le sue sprezzanti
giustificazioni crollavano. Divenne, cos, sempre pi solitaria ed eccentrica,
pur non rinunciando al suo atteggiamento spavaldo.
Per sua fortuna, la sua unica figlia era diventata una ragazza molto bella e
intelligentissima, che non si faceva condizionare dalla pseudofilosofia della
madre. Capiva perfettamente che il loro stravagante stile di vita la ostacolava
in tutti i campi e, una volta diventata adolescente, cominci a esigere una vita
pi ragionevole in un ambiente pi adeguato. I contrasti si aggravarono al
punto tale che la madre si trov nella condizione di prendere atto delle
rimostranze della figlia pur di non perderla. Tutti gli sforzi che comp per
uscire dalla situazione in cui lei stessa si era cacciata risultarono, per, vani.
Continuava a lanciarsi nelle solite polemiche tutte le volte che le capitava
loccasione e a lavorare nella posizione inadeguata in cui era scivolata solo
perch la sopportavano e perch era arrivata ad accettare uno stipendio
bassissimo, nonostante la sua formazione e le sue capacit.
Quando finalmente decise di rivolgersi a uno psicologo, cadde dalle nuvole,
rendendosi conto che aveva dedicato tutte le sue energie a un unico obiettivo:
linsuccesso. Inconsciamente la irritava doversi guadagnare da vivere e
avrebbe preferito restare bambina, oppure tornare a essere una moglie amata e
coccolata. Le sue polemiche erano state, come dicono gli analisti,
sovradeterminate:4 da un lato avevano lo scopo di farle perdere il posto, in
modo che per lei diventasse impossibile lavorare e, dallaltro, volevano
attirare lattenzione degli uomini. Poich non era in grado di ammettere a s
stessa che era effettivamente a caccia di un marito, per attirare lattenzione
aveva adottato la tecnica efficace tanto quanto la seduzione di mettersi in
contrasto con il mondo intero. Per rimettersi in carreggiata, dovette compiere
un lungo e difficile lavoro su s stessa, ma alla fine ce la fece.
Il secondo caso uno di quelli che si possono trovare quasi in ogni citt e in
ogni Paese. la storia di uno di quei fallimenti che, non solo suscitano
unaffettuosa simpatia, ma spesso sono, in qualche modo, considerati pi
dignitosi e pi nobili di qualsiasi storia di successo. Si tratta del caso di un
uomo dalla mente sveglia, noto per la sua integrit e dotato anche di una
buona dose di ingegnosit. Costui visse e mor nella sua cittadina natale (un
centro manifatturiero privo di attrattive), ma non perch la amasse e non

desiderasse nulla di meglio. Leggeva sempre libri di viaggi e avventure e


parlava continuamente con rammarico di luoghi e Paesi che non aveva mai
visitato. Non si pu nemmeno dire che non ebbe mai la possibilit di
viaggiare, anzi! Lopportunit gli si present senza che lavesse cercata: gli
sarebbe bastato coglierla. Lavorava come direttore di una filiale di una grossa
impresa ed era cos capace, che gli offrirono un posto analogo in una citt pi
grande e con uno stipendio pi adeguato. Luomo accett con entusiasmo, ma
dopo soli due giorni scrisse una lettera in cui affermava di aver cambiato idea
e che non pensava di essere allaltezza di quella promozione. Le sue paure si
intensificarono: alcuni anni dopo contest tutte le innovazioni che la sua
azienda cerc di introdurre, pur di non cambiare metodo di lavoro. Qualche
tempo dopo divent un tale ostruzionista, che lazienda lo mand in pensione
con una rendita bassissima ed egli divenne ladorato filosofo del villaggio.
Al suo funerale un senatore pronunci unorazione funebre commovente e i
suoi concittadini si mostrarono inconsolabili Forse indelicato sottolineare
che sua moglie laveva preceduto nella tomba di dieci anni, sfinita per
leccesso di lavoro; che uno dei suoi figli non aveva ricevuto altra istruzione
oltre a quella impartita nella scuola della cittadina, nonostante avesse
unintelligenza pari a quella del padre; che laltro suo figlio dovette lavorare
per pagarsi gli studi universitari, mettendoci pi tempo e sprecando pi
energie (dato che studiare lavorando , secondo una delle false credenze del
sogno americano, il modo ideale per darsi unistruzione); e che la figlia si era
rifugiata in un matrimonio senza amore, pur di abbandonare un ambiente
domestico privo delle comodit e dei piaceri pi comuni.
meglio essere molto chiari su un punto: chi afferma che il successo
raggiunto con onest, come obiettivo di vita, sia, per certi versi, ignobile o si
autoinganna o ipocrita. Eppure in corso una campagna massiccia per
imporci questa falsa credenza, che forse deriva dalla confusione fra il termine
successo e il concetto di ricchezza accumulata con mezzi leciti e non. Ma
lidea che sia ignobile fare bene ci che ci si prefigge di realizzare e ottenere in
cambio gratificazioni adeguate talvolta sotto forma dellapprovazione dei
propri pari, talaltra come tacita soddisfazione personale per aver arricchito il
mondo con il proprio contributo, spesso come compenso economico ricevuto
in cambio di un oggetto o di un servizio che, per lacquirente, valgono il loro
prezzo semplicemente assurda ed lesatto contrario di ci che,
solitamente, si considera filosofico.
Proprio su questo punto si cos espresso William Ernest Hocking:5 Se il

possesso dei frutti della terra il normale destino delluomo, perch mai chi
acquisisce la possibilit di goderne, dimostrando di possedere grandi capacit,
non dovrebbe ottenere i riconoscimenti che gli spettano per i suoi successi?
compito delluomo arricchirsi e, in circostanze normali, una dimostrazione
del suo talento.
Il terzo caso quello di uno scrittore, figlio darte, che, fin dagli esordi, stato
cos favorito dalla sorte, da non aver vissuto quasi per nulla le difficolt e i
rifiuti che sono quasi sempre il preludio di una carriera letteraria. Ci
nonostante, questi vive nel terrore dellinsuccesso e in preda a un impulso che
sembra condurlo in quella direzione. Non si mette allopera se non quando
completamente al verde e, a quel punto, scrive forsennatamente e fino allo
sfinimento fisico, dopo di che si atteggia a convalescente. Cercando, con
laiuto di uno psicanalista, di perdere le sue brutte abitudini lavorative, ha
provato, pi di una volta, a mettersi allopera quando non ha un urgente
bisogno di denaro, ma in quelle circostanze produce sempre lavori
inaccettabili e completamente da riscrivere. Per fortuna, il suo pubblico non
a conoscenza di tutta quella fatica sprecata, del tempo dedicato alle avvilenti
revisioni che gli sono costantemente richieste. Ogni volta che si trova in
quella situazione, si convince che il suo lavoro per lui sempre pi noioso e
meno entusiasmante, e le sue speranze di scrivere un libro di cui andare
davvero fiero si affievoliscono.
Anche nel suo caso, la psicanalisi ha gettato un po di luce sui motivi inconsci
di quel comportamento, rivelando che la tendenza a produrre lavori
raffazzonati e insoddisfacenti sovradeterminata: da un lato, c la paura di
superare il proprio illustre padre nella sua stessa professione e, dallaltro, la
consapevolezza, appena intuita, che se i racconti cui sembra dedicarsi con
grande impegno fossero rifiutati, egli non sarebbe pi costretto a lavorare e
potrebbe essere libero di passare la vita sognando, a modo suo. Linconscio si
rifiuta sempre di tener conto della realt e di ammettere che la regola, per la
maggioranza della gente comune, : Lavorare o morire di fame.
Eppure, quelluomo tormentato vive spesso unesperienza che, se fosse capita
e analizzata, potrebbe farlo uscire da quel vicolo cieco. Quando
completamente sul lastrico, quando non ottiene pi credito da nessuno,
quando non pu pi contare n sullindulgenza degli amici n sulla propria
reputazione, quando, in poche parole, ha la forza della disperazione,
produce scritti che sono accettati allistante. Invece di trarre una conclusione
logica da quel fenomeno, preferisce farne oggetto di una superstizione,

dicendo a s stesso che solo i lavori dellultimissimo momento gli portano


fortuna! E cos va avanti con quel tran tran.
In ciascuno di questi casi, quindi, il fallimento, o il relativo insuccesso, hanno
due gratificazioni: la fuga dalle responsabilit di una vita adulta e il tempo da
perdere sognando a occhi aperti. Si assiste al tentativo di mettersi sulla buona
strada solo nei casi in cui la frustrazione pi faticosa da sopportare del
successo. Non pensate anche voi che chi spreca la vita in questo modo sia,
come minimo, un po matto? A tutti capita di crearsi delle difficolt, di evitare
il lavoro, di perdere delle occasioni. Non avete mai ripensato al vostro
passato, dicendovi: Se cinque anni fa avessi fatto quella cosa, ora starei
molto meglio? Avrete anche voi avuto opportunit che non avete colto.
Perch? Siete sicuri che, in questo preciso istante, non vi stiate lasciando
scappare unaltra occasione che, pi avanti, vi accorgerete di aver sprecato? Vi
siete mai chiesti se non siate anche voi vittime della volont di fallire?
Eppure le gratificazioni del successo sono immensamente superiori. Ancora
una volta, anche il compito pi piccolo, svolto bene, il pi minuto oggetto che
non esisterebbe se voi non aveste lavorato, d pi soddisfazione di quanta
possa portarne linsuccesso in tutta una vita. La consapevolezza di mettersi
concretamente alla prova, e non solo nel mondo delle fantasie, come toccare
terra dopo essere stati alla deriva in mare per giorni e giorni. Solo chi lavora
facendo del proprio meglio non corre il rischio di cadere in preda al panico
quando costretto a prendere atto della realt, o di svegliarsi, talvolta, troppo
tardi per acquisire o riacquisire le abitudini e i comportamenti normali.
Oltre alle innumerevoli gratificazioni soggettive, ci sono anche quelle pratiche.
Un dipinto sognato non si vende, un libro immaginato non d diritto a un
riconoscimento economico, un investimento ipotizzato non produce
dividendi. Per quanto possa sembrare venale in un mondo in cui si cerca a
tutti i costi di convincere gli idealisti che hanno ragione loro, questa una
verit pura e semplice, che ne racchiude una ancora pi grande. I sognatori
possono disprezzare i beni materiali, ma chi li possiede, di sicuro, prova
almeno una soddisfazione concreta.

CORRERE AI RIPARI
Il successo il fine naturale dellessere umano, a dispetto della volont di
fallire e delle gratificazioni dellinsuccesso. Impieghiamo correttamente le
nostre energie non quando restiamo inoperosi e nemmeno quando ci
dedichiamo ad attivit improduttive e sterili, ma solo quando le mettiamo al
servizio dellambizione pi completa e pi matura che nutriamo per noi stessi.
La definizione di successo varia da individuo a individuo, si evolve con la
crescita ed strettamente personale: nessuno pu imporre la propria visione a
un altro. Spesso, ma non sempre, comprende lapprovazione e lammirazione
del prossimo e soddisfazioni economiche. Numerosi ricercatori e scienziati si
considerano realizzati (e a ragion veduta) per aver aggiunto una piccola
scoperta alla mole di conoscenze che contribuiscono al progresso
dellumanit, o per aver dimostrato in maniera inconfutabile quella che fino
ad allora era una semplice ipotesi. I loro nomi potrebbero restare per sempre
sconosciuti al di fuori dellambito scientifico o addirittura al suo interno. Ma
se hanno raggiunto lo scopo che si erano prefissati, quei ricercatori hanno
realizzato il loro obiettivo di vita.
Lattrice che ha raggiunto lapice del successo realizzata tanto quanto la
madre che accudisce una famiglia numerosa. Il sacerdote che si prodiga per i
propri parrocchiani conduce unesistenza ricca di soddisfazioni, tanto quanto
il genio famoso in tutto il mondo. Lidea di successo di un altro individuo pu
essere tanto diversa dalla nostra, che non riusciamo a capire che soddisfazioni
costui tragga dalloccupazione che si scelto. A patto di non essere del tutto
privi di immaginazione, quando per vediamo che questi vive e lavora in
maniera responsabile, efficiente, utile e con soddisfazione, sfruttando al
massimo le sue doti e i suoi punti di forza, non possiamo non accorgerci che
abbiamo di fronte una persona realizzata.
Se proponessimo una definizione di successo troppo circoscritta,
vanificheremmo lo scopo di questo libro. La nostra sfiducia nel mondo
deriva, per buona parte, dal fatto che non ci rendiamo conto delle infinite
possibilit di realizzazione che ci si possono presentare. Ciascuno di noi, di
solito al termine delladolescenza, possiede un tale cumulo di conoscenze su

di s, che se prendesse in seria considerazione lantica esortazione Conosci


te stesso , potrebbe analizzarsi e guardarsi dentro, fino a capire con
chiarezza quale sia il suo ideale di una vita di successo. Dovrebbe essere
compito delleducazione mettere in grado ogni bambino di comprendere
limportanza di delineare il proprio futuro, mostrandogli anche il pericolo di
farsi disorientare da falsi miti o dal concetto erroneo che gli elementi che
concorrono al successo siano uguali per tutti. Nonostante possibili
disorientamenti, eventuali false partenze o la presa in carico di ambizioni che
appartengono, in realt, a genitori e insegnanti, quasi tutti, in ogni caso, verso
i ventanni sanno per che cosa sono portati o che cosa potrebbero fare, se ne
avessero lopportunit o la preparazione.
Tenete presente che, se non avete troppo sopravvalutato le vostre capacit, la
vostra idea di realizzazione personale di sicuro concretizzabile. Anzi, di
solito, pi che sopravvalutarci, non comprendiamo appieno la portata delle
nostre potenzialit. Esamineremo pi avanti il motivo di questa scarsa
autostima; per ora mettiamoci in testa che ben pochi, a parte i malati mentali,
si considerano destinati a imprese ben al di sopra delle loro abilit.
Il punto successivo da sottolineare che in questa sede non si parla di un
successo marginale o metaforico. Non abbiamo alcuna intenzione di sostituire
la vostra idea di realizzazione personale con un compromesso nobile o
idealistico. Non vogliamo nemmeno indurvi a ridimensionare le vostre
ambizioni per dimostrarvi che potete accontentarvi di qualcosa di meno.
Questi espedienti non fanno altro che posticipare il fallimento. Pi, invece,
delineate in modo chiaro e dettagliato lobiettivo che un tempo speravate di
raggiungere, maggiori saranno le probabilit di realizzarlo.
Avendo, perci, esaminato i motivi che ci inducono a rassegnarci
allinsuccesso, avendo capito che, se li giustificassimo, sprecheremmo la
nostra vita senza reagire, vediamo quali forze agiscono in questo momento in
noi e ci impediscono di compiere gli sforzi necessari per realizzarci.
A tal fine, dobbiamo affrontare un argomento che oggi un po screditato:
lipnosi. Per svariati motivi, alcuni validissimi ma altri piuttosto deboli,
lipnosi poco studiata di questi tempi. Se non avete mai avuto occasione di
leggere un testo serio al riguardo, potreste pensare che alcune imprese
attribuite a soggetti ipnotizzati non possano in alcun modo essere state
compiute. possibile, per, che abbiate letto qualcosa sullautosuggestione,
metodo di guarigione molto popolare qualche tempo fa, derivato dagli studi

ottocenteschi sullipnosi.
Pochi lettori oggi conoscono, per esempio, gli esperimenti effettuati in India, a
met Ottocento, dal medico scozzese James Esdaile. Si tratta di interventi
chirurgici eseguiti senza dolore (e con un recupero postoperatorio
rapidissimo) su centinaia di pazienti. Persino Franz Anton Mesmer,6 che
elabor una teoria straordinaria sulla base di una notevole mole di esperimenti
quasi sempre riusciti, oggi considerato un mero ciarlatano.
Senza dubbio, il discredito in cui oggi caduta lipnosi in parte da attribuire,
da un lato, al fatto che i primi sperimentatori non poterono trattenersi
dallelaborare teorie tanto fantasiose quanto premature e, dallaltro, che agli
occhi del pubblico lipnosi fu associata a individui come gli spiritisti e i
medium, molti dei quali in seguito si rivelarono ciarlatani. Numerosi
potenziali ricercatori si allontanarono da quel metodo, perch era
accompagnato da ipotesi stravaganti e che non spiegavano nulla, come quelle
sulla forza odica7 e sul magnetismo animale.8 Negli stessi anni, inoltre,
erano in corso esperimenti sullanestesia con luso di cloroformio ed etere.
Linsensibilit al dolore ottenuta con lipnosi era incerta e presentava
numerose difficolt: non tutti erano ipnotizzabili, ma soprattutto non ogni
medico era in grado di ipnotizzare i pazienti. Fu inevitabile che lanestesia,
dagli esiti pi certi, tramite luso del cloroformio e delletere divenisse la
prassi pi accettata. Lo studio dellipnosi, che per molti attenti ricercatori di
met e fine Ottocento era il primo passo verso la liberazione dellumanit dal
dolore fisico e da molti disturbi psichici, oltre che una terapia contro svariate
dipendenze, and in declino. Lavvento della psicanalisi, infine, segn la
sconfitta, almeno temporanea, dellipnosi.
Sottolineo che il metodo che sono in procinto di illustrarvi non ha nulla a che
fare con lautoipnosi, anche se analizzando quel procedimento caduto in
disgrazia possibile capire alcuni dei motivi che vanificano i nostri sforzi per
realizzarci. Riflettete per un momento sui risultati raggiunti da un bravo
ipnotizzatore con un soggetto recettivo: sembrano tanto inspiegabili, che ci
rifiutiamo di apprendere tutto ci che potrebbero rivelarci. Soggetti che
abitualmente soffrono di vertigini anche da quote minime, se ipnotizzati sono
in grado di percorrere unasse strettissima, collocata a notevole altezza. Altri,
di aspetto fragile e gracile, riescono a sollevare oggetti pesantissimi. Certi
balbuzienti possono eseguire, su comando, una fervida orazione, senza
mostrare la minima traccia del difetto di pronuncia che li affligge nel
quotidiano. Forse uno dei casi pi eclatanti quello citato da F.W.H. Myers,

nel capitolo dedicato allipnosi dellopera intitolata La personalit umana e la


sua sopravvivenza.9 Il soggetto in questione era una giovane attrice in preda
ad ansia da palcoscenico, perch chiamata allultimo minuto a sostituire la star
della sua compagnia teatrale. La giovane, sottoposta a ipnosi leggera, recit
brillantemente e suscit grandi ovazioni, ma ci volle molto tempo prima che
riuscisse a recitare senza laiuto dellipnotizzatore che stazionava in
permanenza nel suo camerino. In seguito, si inizi a osservare, in quello
stesso soggetto, il fenomeno della suggestione postipnotica,10 che pose le
fondamenta della scuola di ipnosi di Nancy, il cui esponente pi famoso fu il
farmacista e psicoterapeuta francese, vissuto fra Ottocento e Novecento,
mile Cou.
Nello stesso capitolo in cui descrive il caso incredibile dellattrice, Myers
formula unipotesi che potrebbe avere un valore immenso per chi spera di
liberarsi dalle catene della volont di fallire. Lautore osserva che la normale
timidezza e titubanza, che ognuno di noi prova quando affronta qualcosa di
nuovo, nei soggetti ipnotizzati del tutto assente, per cui questi agiscono con
precisione e fiducia in s stessi.
La rimozione della ritrosia operata dallipnosi sarebbe, in realt, una
cancellazione del ricordo degli insuccessi precedenti, cancellazione che
permette al soggetto di sfruttare appieno le attitudini di cui ha bisogno in quel
momento, scrive lautore.
La soluzione racchiusa in questa affermazione, che ha implicazioni notevoli
per chiunque voglia reindirizzare la propria esistenza sulla strada della
realizzazione personale.
un luogo comune dire che si impara dai propri errori. In realt, si impara
dalla scoperta che un tipo di comportamento non produce il risultato sperato;
allora, proviamo ancora, anche molte volte, finch troviamo il modo di
raggiungere lobiettivo: adottiamo, quindi, lultima fra tutte le procedure
sperimentate.
Ecco che cosa intendiamo quando diciamo che si impara dai propri errori.
Questidea, pi o meno corretta, non sottolinea in modo adeguato un
elemento del processo su cui non ci si sofferma quasi mai, ma che linconscio
ha ben presente: la sofferenza. Siamo convinti, o almeno cos affermiamo, che
il raggiungimento dellobiettivo sia lunica eredit della serie di tentativi messi
in atto e che sia in grado di cancellare dalla nostra mente tutti gli insuccessi in
precedenza sperimentati. Non consideriamo limportante ruolo che i tentativi

non riusciti e sfociati in un fallimento giocheranno nel nostro comportamento


futuro. Alla fine ce labbiamo fatta vero ma, nel frattempo, abbiamo
sperimentato il fallimento, che stato, in alcuni casi, anche fonte di sofferenza
o di pesanti umiliazioni. Nella nostra memoria conserviamo solo lelemento
del successo finale, ma linconscio non riesce a dimenticare i fallimenti e il
dolore attraverso cui siamo passati.
Linconscio teme la sofferenza, le umiliazioni e la fatica: lobiettivo di evitare
il dolore per esso pi importante della spinta a procurarci piacere. Questo
uno dei motivi che spiegano perch a volte soccombiamo allinattivit e
allinerzia, quando invece sarebbe pi vantaggioso agire: piuttosto che
rischiare di soffrire, preferiamo non fare nulla.
Pur di non rivivere il ricordo degli insuccessi precedenti, e pur di non
rischiare di provare altro dolore, decidiamo inconsciamente di non agire, o di
fare qualcosa di pi facile di ci che sarebbe nelle nostre possibilit, oppure ci
stabiliamo un programma, lo seguiamo fino al punto in cui avevamo
sperimentato la sofferenza e poi troviamo un pretesto per battere in ritirata,
lasciando il lavoro a met, senza mietere alcuna soddisfazione. Linconscio
infantile ha la meglio: perlomeno, non ci siamo di nuovo fatti male in un
punto gi dolorante.
del tutto illogico: pur di evitare un banale disagio, accumuliamo una lunga
serie di insuccessi che in futuro ci ostacoleranno, sprechiamo unoccasione
dopo laltra e opportunit che magari non si ripresenteranno mai e ci
esponiamo a sofferenze ben maggiori di quelle che riusciamo a scansare. Ma,
almeno, il ricordo di quella prima umiliazione pu essere sopito, oppure,
quantomeno, reso confuso.
Se ci fosse vero e solo tramite lautoanalisi possiamo scoprirlo sarebbe
comodissimo avere un ipnotizzatore a portata di mano tutte le volte che
dobbiamo metterci al lavoro! Chiaramente impossibile, ma anche
indesiderabile. Per fortuna, non per nulla necessario sottoporsi allinflusso
della volont altrui per perseguire i propri obiettivi. La soluzione molto pi
semplice. Si pu sfuggire ai malefici influssi dellinerzia e della frustrazione
considerando questa formula:
Agisci come se fallire fosse impossibile.
Questo un talismano, un ordine perentorio che ci indirizza verso la
realizzazione personale.

Fate piazza pulita, nella vostra mente, di tutte le incertezze e diffidenze, della
paura di apparire ridicoli, tutte sensazioni che finora hanno intralciato, senza
che nemmeno lo sospettaste, la vostra realizzazione personale. Vi accorgerete
che, entrando nello stato mentale che avreste naturalmente se camminaste in
direzione di un successo prefissato e inevitabile, il primo risultato sar uno
straordinario slancio vitale, unenergia eccezionale. E poi vi sembrer che la
vostra mente si lasci andare, in un certo senso, a un sospiro di sollievo, di
gratitudine per quella liberazione e che si apra al massimo delle possibilit. In
quel momento, quasi giustificato e perdonabile pensare che in tutto ci
ci possa essere un che di magico. Si verificher, infatti, un ampliamento delle
vostre capacit, in apparenza sovrannaturale.
A quel punto, il flusso a lungo arginato scorrer, diritto e inarrestabile,
imboccando con naturalezza la giusta direzione, diventando sempre pi
impetuoso. Pu darsi che in un primo momento abbiate il timore che
lincantesimo a un certo punto cessi di avere effetto. Sappiate che non
accadr, perch non un incantesimo, ma unautosollecitazione, un ricordare
a voi stessi come si lavora con efficienza. Se lo terrete presente, non solo non
smetterete di ottenere i risultati sperati, ma ogni ora di attivit ben diretta sar
la premessa di molte altre. anche possibile che, allinizio o finch non avrete
imparato a organizzare la vostra nuova vita, vi sentiate sopraffatti dalla
valanga di opportunit che di colpo vi si presenteranno.
Le paure, le ansie e le inquietudini di un tempo purtroppo non erano semplici
emozioni negative: attribuendo loro unimportanza superiore al dovuto, le
avevate trasformate in realt concrete. Erano diventate escrescenze
parassitiche che vi succhiavano energia vitale, vi prosciugavano e
alimentavano i fantasmi della vostra mente e non i suoi straordinari elementi
creativi. Perci non si tratta di ricevere allimprovviso nuovi poteri
straordinari, ma di smettere di essere in balia delle paure e quindi di riuscire a
sfruttare le doti che gi possedete, cui per non riuscivate ad attingere per
mancanza di energie. Scoprirete di possedere capacit che non sospettavate di
avere e vi sembrer di averle appena acquisite, anche se invece erano gi
presenti in voi. E la rapidit con cui tali abilit si manifesteranno, nel
momento in cui le condizioni saranno favorevoli, sar stupefacente e fonte di
ulteriori soddisfazioni.
Poi si verificher una nuova esperienza, in netto contrasto con quanto
accadeva prima: vi sembrer di essere diventati instancabili. I risultati concreti
ottenuti lavorando con questo metodo metteranno a dura prova lo scetticismo

di chi non ha ancora vissuto tale esperienza. Questi periodi di lavoro intenso
non saranno, inoltre, seguiti da momenti di depressione. Avrete sempre cos
tanti progetti da realizzare, e tutti cos chiari e precisi, che non correrete il
pericolo e non avrete il tempo di lasciarvi andare allo sconforto. Quando la
mente rivolta al passato, alle antiche tribolazioni e a tutti i possibili ostacoli
che potrebbero presentarsi, ovvio che non pu incamminarsi in direzione di
obiettivi futuri. Una volta sgravatasi da quel fardello inutile e ingrato, allora
potr prendere il volo, senza pi inciampare e brancolare nel buio.
Dovrete, tuttavia, imparare da soli a capire come passare da un obiettivo
realizzato a quello successivo, a non perdere tempo e a non sprecare energie
per quanto sia gratificante , esultando per la facilit con cui avete portato a
termine un compito o ammirando troppo il notevole lavoro che avete appena
svolto. In ogni caso, un periodo di allegria giustificato, ma, poich sarete
impazienti di dedicarvi ad altre occupazioni, senza sentirvi per nulla affaticati
e con tutte le vostre forze intatte, non c alcun rischio che il primo successo
conseguito con il nuovo metodo sia anche lultimo.
Se nutrite qualche dubbio su questo procedimento, se avete paura che
finireste per autoingannarvi e deludervi, vi assicuro che vi sbagliate. Nella vita
quotidiana, badiamo tutti ai fatti concreti e ci basiamo sullesperienza: ci che
per noi funziona anche vero e diventa il fondamento di tutte le nostre
attivit. Per dirla con le parole di William James:11 I nostri pensieri diventano
veri quando svolgono con efficacia la funzione di interpretare il mondo
intorno a noi. Questo concetto, espresso in maniera ancora pi completa e
convincente, alla base della teoria del come se.12 Forse non tutti
condividono fino in fondo questa filosofia, ma evidente che, in molti ambiti
della vita, vantaggioso comportarsi come se un determinato fatto sia una
realt palese. Tanto per cominciare, se insistessimo a voler dimostrare
lefficacia, reale o presunta, della maggior parte delle concezioni sulle quali
basiamo il nostro agire pratico, non ci avanzerebbe pi il tempo per fare nulla.
Quindi, in generale, diamo per buoni i presupposti che ci sono presentati da
fonti sicure e ci basiamo su questi, a meno che la nostra esperienza non ci
induca a dubitare della loro utilit. In tal caso, possiamo provare a
riesaminarli e pu capitare che ne traiamo conclusioni diverse da quelle che ci
erano state proposte, ma, nella maggior parte dei casi, noi agiamo come se le
nostre regole di condotta e i nostri principi fossero validi, sempre e ovunque,
a patto che si dimostrino efficaci per noi.
Nella vita di tutti i giorni, quindi, se siete inconcludenti nei vostri rapporti con

il prossimo e improduttivi sul lavoro, in pratica agite come se desideraste


fallire. Capovolgete quellatteggiamento, decidete consapevolmente che il
vostro come se devessere sano, vitale e mirato alla vostra realizzazione
personale, e il vostro successo sar reale e concreto.
La legge della natura : agisci e avrai il potere; chi non agisce non ha il
potere.13

LAPPLICAZIONE DEL METODO


Se possedete unimmaginazione molto vivace, con ogni probabilit siete gi
sulla buona strada dellapplicazione del metodo, pur conoscendo, per ora,
solo lindizio racchiuso nellaffermazione: Agisci come se fallire fosse
impossibile. Se invece non avete unimmaginazione particolarmente fervida,
o se avete gi sofferto molto per i vostri insuccessi, pu darsi che facciate una
certa fatica a iniziare ad agire nel concreto, ma non detto.
Perch possiate riuscirci con pi facilit, vi do questo consiglio: invece di
iniziare dal punto in cui siete o, per essere pi precisi, invece di provare a
cominciare, o di giurare che comincerete o di ingannare voi stessi, dicendovi
che inizierete domani o il giorno successivo , afflitti dai soliti dubbi sul
vostro rendimento e dal ricordo delle sofferenze passate, prima di tutto
lavorate sulla vostra forma mentale, cio sullatteggiamento con cui intendete
mettervi allopera.
Se avete un appuntamento importante, di solito non vi precipitate fuori in
disordine, senza esservi lavati, oppure vestiti come capita, ma dedicate del
tempo alla cura della vostra persona. Che siate un uomo o una donna, vi
pettinate, vi lavate e mettete in ordine i vostri vestiti, cercate di valorizzare i
vostri punti di forza e di nascondere o di migliorare le vostre imperfezioni.
Poi, durante lincontro, cercherete di comportarvi, per quanto possibile, come
se quellaspetto ricercato fosse il vostro stato abituale.
Ora immaginate di dovervi mentalmente recare a un appuntamento con il
vostro io realizzato. Quale disposizione mentale dovreste avere, per far s
che lappuntamento sia proficuo?
Innanzitutto, datevi un esempio. Tutti abbiamo conseguito almeno un
successo nella vita, anche se magari in un ambito ristrettissimo. Frugate nella
vostra memoria, ritornate anche alla vostra infanzia o ai tempi della scuola.
Non c assolutamente bisogno che sia la realizzazione della vita adulta cui
ambite. Ci che dovete ritrovare lo stato mentale in cui eravate quando avete
ottenuto quel particolare successo. Ma fate attenzione a non andare oltre il
bersaglio, a non balzare subito alleuforia che avevate provato in seguito.

Limitatevi a rivivere la sensazione di sicurezza e di fiducia che vi aveva


pervasi quando, giunti a conoscenza dellobiettivo stabilito, vi siete resi conto
che non solo eravate in grado di raggiungerlo, ma che era proprio alla vostra
portata. Sforzatevi di ricordare, nel modo pi chiaro possibile, tutte le
circostanze di quel momento, poi applicate mentalmente quella felice
sequenza di azioni, che allora vi ha portato al successo, al lavoro che dovete
affrontare. Se foste certi che ogni elemento dellattuale lavoro sarebbe di
semplice esecuzione, cos come lo stato ogni elemento del compito che avete
portato a termine con successo in passato, se sapeste in anticipo che ci cui
state per dare inizio si concluder sicuramente bene, come vi sentireste dal
momento in cui cominciate a lavorare, fino al momento in cui consegnerete la
vostra opera? Come vi comportereste? In quale stato danimo sareste
nellistante in cui vi metterete al lavoro?
Fissate la vostra attenzione su ci che avete evocato, perch dora in poi
quello sar il vostro atteggiamento mentale nellambito del lavoro. Rifiutatevi
di passare allazione prima di averlo identificato, ma insistete, invece, per
raggiungerlo il pi velocemente possibile. Quando lavrete fatto vostro,
tenetevelo ben stretto, come se foste in attesa di un segnale di via. Di colpo, vi
sentirete carichi di energia: sar il segnale e potrete partire. Vi accorgerete che
non dovrete pi spronarvi a lavorare, perch sar la vostra stessa energia a
mandare avanti, da sola, il lavoro.
Era linutile fatica di dover mettere da parte la vostra stessa inerzia a farvi
credere, prima, che ci fossero troppi ostacoli per cominciare, che brancolavate
nel buio o che dovevate interrompervi di continuo per spazzare via dubbi o
paure non ben identificati, o ricordi di insuccessi passati, che vi ronzavano
intorno come uno sciame di moscerini. Sgombrate la mente da tutto ci prima
di iniziare a lavorare, semplicemente rifiutandovi di prendere in
considerazione leventualit di un fallimento.
Dopodich lavorate finch non sentite in voi linconfondibile approssimarsi di
una fatica autentica e concreta. Un eventuale affievolimento dellattenzione
sar solo un tentativo, da parte del vostro precedente stato mentale, di
insinuarsi di nuovo in voi quando vi distrarrete un attimo. Se ci accade,
fermatevi per un istante e pensate: No! Questo il modo in cui NON devo
pensare!, allontanate quellimpulso e riprendete a lavorare. Quando il vostro
corpo e la vostra mente protesteranno, con sincerit, perch hanno fatto tutto
quel potevano fino a quel momento, allora concedetevi una pausa e
rilassatevi. Se siete vincolati da orari dufficio, allontanatevi o isolatevi per

qualche minuto, soprattutto se avete paura di ricadere nello stato mentale di


un tempo o se vi accorgete che dovrete perdere un po di tempo per
modificare latteggiamento di un collega prima di poter applicare serenamente
il nuovo metodo. Ritornate in mezzo agli altri solo dopo aver ritrovato la
fiducia in voi stessi.
Quando sar il momento giusto per rilassarvi, vi renderete conto che lo farete
con una soddisfazione ben meritata.
Se una persona ha molto sofferto per i propri insuccessi, pur prestando
grande attenzione a non eccedere con lautocommiserazione, per lei potrebbe
essere necessario iniziare esercitandosi ad applicare ogni giorno questo
metodo solo per un breve periodo e per raggiungere un obiettivo di
importanza secondaria. Numerosi pedagoghi sono concordi nellaffermare che
il modo migliore per insegnare a un bambino ad agire con sicurezza e in
maniera efficiente e per favorire il processo di apprendimento sia chiedergli di
eseguire un piccolo compito che sia alla portata delle sue abilit non ancora
affinate. Come afferma Dorothy Canfield Fisher14 in un suo straordinario
manualetto per genitori e insegnanti, Il successo o il fallimento nella vita
adulta dipende molto dallenergia, dal coraggio e dallautostima con cui si
affronta il problema della realizzazione dei propri sogni. La fiducia in se stessi
con cui ci si accosta a qualsiasi iniziativa deriva, di norma, dal ricordo dei
successi del passato. Secondo Hocking,15 inoltre: Educare significa fornire
alla mente che procede a tentoni un metodo di lavoro e alcuni esempi di
successo. Ci sono pochi miracoli pi belli del condurre un bambino
dallavvilimento al raggiungimento di un obiettivo anche piccolo. Sono
poche, inoltre, le difficolt la cui natura non pu essere rappresentata in una
forma tanto semplice, che la soluzione non risulti, al tempo stesso, facile e
rivelatrice. Aumentando le difficolt per gradi successivi, il bambino, sulla
spinta dellentusiasmo generato dai ripetuti successi e dal raggiungimento di
traguardi sempre pi difficili, pu ritrovarsi ben oltre lostacolo che
inizialmente lo intralciava.
Nel nostro caso, qualora avessimo perso la fiducia in noi stessi, dovremmo
identificare un piccolo desiderio che, per qualche motivo, non siamo riusciti a
realizzare. La vita piena di questo tipo di circostanze! Nel corso di questi
esperimenti per conquistare il successo, sufficiente raggiungere un obiettivo
che era rimasto nel mondo dei sogni, oppure modificare il metodo che
avevamo impiegato per cercare di perseguirlo, che non era, quindi, quello
giusto.

La trama di Bunker Bean16 illuminante ai fini del nostro discorso. Il


protagonista del film, un timido impiegato, si lascia convincere da un medium
di essere lincarnazione di un faraone, e quindi un vero leader. A quel punto,
la sua vita cambia completamente e la sua rapidissima ascesa nel mondo del
lavoro costellata di successi. Quando, alla fine, si rende conto di essere stato
imbrogliato, di non essere la reincarnazione di un faraone egizio, ormai si
talmente impadronito del metodo per avere successo che non potrebbe pi
tornare indietro.
Di seguito, elenco alcuni esempi di come possono essere sviluppate abilit
secondarie, al fine di acquisire sicurezza e fiducia in s stessi nelle cose che
contano.
Un affermato psichiatra newyorkese ha imparato di recente a plasmare la creta
e poi a dipingere e cuocere la terracotta. Si dedicato a quellattivit con il
preciso intento di riuscire in un passatempo, dato che la sua professione lo
mette continuamente in contatto con materiale refrattario. Ha pertanto
trasferito la sicurezza acquisita nel nuovo campo al suo difficile lavoro
quotidiano e, in aggiunta, si creato un passatempo avvincente, che gli
alleggerisce la mente e suscita ammirazione nei suoi confronti, perch le sue
opere in creta si rivelano sempre gradite e spesso di notevole pregio. Potreste
pensare che avesse una dote nascosta. In effetti, quello psichiatra era
consapevole di essere sempre stato attirato dallidea di lavorare la creta, pur
non avendo mai nemmeno toccato quel materiale prima della trentina. Cos ha
semplicemente individuato un desiderio che quasi tutti provano a un certo
punto della vita e lha trasformato in uno svago e in una fonte di fiducia in s
stesso.
Prendiamo un altro esempio. AllArt Institute di Chicago esiste una sala
dedicata a un famoso uomo daffari, che impar a dipingere dopo i
cinquantanni det. Le sue opere, presentate a un concorso con un nome che
non poteva essere riconosciuto, vinsero il primo premio. Oggi, a Chicago,
esiste un circolo di professionisti e imprenditori di mezza et che studiano arte
e producono lavori di buon livello.
Poi c la storia dellimpiegata trentenne di un ufficio commerciale che aveva
sempre desiderato imparare a suonare il pianoforte. Un giorno, tornando a
casa a piedi, appeso alla porta di unabitazione, ha visto un cartello che
pubblicizzava lezioni di piano e, per fortuna, non ha resistito allimpulso di
suonare il campanello. Naturalmente, il suo successo solo relativo, sia

perch non ha la possibilit di dedicarsi a tempo pieno alla musica, sia perch
non ha iniziato sufficientemente presto nella vita per acquisire le abilit di un
vero pianista. Quellimpiegata riuscita, per, a concretizzare il suo sogno e,
grazie a quellatto di coraggio, la sua vita ne uscita trasformata. Al piacere
che trae dalla comprensione della musica che solo un esecutore pu avere,
aggiunge la soddisfazione e la consapevolezza di aver agito in maniera adulta
e questo, a sua volta, le d maggior sicurezza in tutte le relazioni. La donna, un
tempo oberata di lavoro e depressa dalla convivenza con i genitori, si trovata
un appartamentino indipendente, ha stabilito rapporti pi sereni con i propri
famigliari e si creata un giro di amici che hanno i suoi stessi interessi.
Questi tre casi dovrebbero fornirvi almeno unidea del metodo corretto per
trasformare finalmente i sogni in realt. Ipotizziamo, per esempio, che abbiate
il desiderio di viaggiare, ma non abbiate mai potuto farlo. Per realizzare
quellambizione, dovreste fare un certo numero di cose. Se non le faceste,
dimostrereste a voi stessi che permettete al vostro inconscio infantile di
decidere come volete vivere, invece di affidarvi alla vostra mente razionale.
Se voleste visitare un Paese straniero, per esempio, dovreste almeno imparare
qualche parola o frase della lingua locale, per apprezzare al meglio il viaggio
ed essere in grado di leggere un quotidiano locale, o conoscere la storia di
quel Paese. Potreste cominciare acquistando una buona guida, un frasario, un
vocabolarietto e una grammatica sintetica. Di che altro potreste aver bisogno?
Di tempo e denaro. Provate a capovolgere la nota frase fatta e dite a voi stessi
che il denaro tempo, cosa sicuramente vera: se avete abbastanza denaro
per poter viaggiare, ne avete anche il tempo. Allora cominciate a mettere da
parte una piccola somma ogni giorno, ma non fermatevi l. Riflettete su quale
lavoro potreste svolgere nel vostro tempo libero per guadagnare denaro in pi
per il vostro viaggio. Se il massimo che riuscite a fare la baby-sitter serale,
per decidete di dedicare il guadagno unicamente al viaggio che avete in
mente, allora siete sicuramente in cammino verso la realizzazione del progetto.
Un giovane redattore, insoddisfatto del proprio lavoro e che voleva viaggiare,
si presentato negli uffici di un quotidiano italiano stampato a New York,
dove ha chiesto aiuto per tradurre uninserzione in cui offriva lezioni di
inglese o di giornalismo in cambio di lezioni di italiano. Due anni dopo si
trasferito in Italia come istitutore di un ragazzo e oggi lavora come segretario
presso il servizio diplomatico, obiettivo cui aveva aspirato per anni, ma che
considerava irraggiungibile per scarsit di risorse finanziarie.
Badate, per, a non trasformare i vostri primi progressi in un modo pi

complicato per continuare a sognare a occhi aperti. Fate ogni giorno qualcosa
per avanzare verso il vostro obiettivo, per quanto ambizioso. Se vi piacerebbe
fare lo scultore, domani entrate in un colorificio e comprate un po di
plastilina; se vorreste viaggiare, cercate di scrivere articoli di viaggio; se
proprio non avete soldi da spendere, recatevi alla biblioteca rionale e prendete
in prestito i testi che vi servono per incamminarvi verso lobiettivo.
Allinizio, non fate parola con nessuno, o quasi, su quanto intendete fare, ma
cercate prima di ottenere un risultato. Se parlaste troppo presto, potreste avere
la sensazione che sia in atto un complotto per farvi desistere dal vostro
proposito e, in parte, avreste ragione. Chi ancora schiavo dei sogni e della
volont di fallire prova invidia nei confronti di chi spezza quelle catene,
perch pensa che un modo di agire inconsueto implichi una critica nei suoi
confronti. Linconscio sa che la sua supremazia pu essere contrastata da un
momento allaltro e che pu essere privato delle sue fantasticherie. E, quindi,
si oppone. Una delle forme che questa battaglia assume pi di frequente
quella delle massime, che sembrano sagge, ma il pi delle volte sono solo
consolatorie e pronunciate da chi rifiuta la realt. Pi le cose cambiano e pi
restano le stesse, vi diranno saccentemente, ma travisando il vero significato
della frase. Lerba del vicino sempre pi verde, sentenzier chi non ha
voglia di guardare al di l del proprio naso. E cos quelle persone
continueranno a minare subdolamente il vostro entusiasmo e a rafforzare
limmagine che hanno di s stessi. E, se i proverbi non avranno effetto,
ricorreranno alle provocazioni.
Voi, invece, se vi state finalmente liberando dallinerzia, parteciperete a un
altro tipo di complotto, questa volta con la realt, un accordo per vedere
quanto riuscirete a trarre dalla vita, se agite con un po pi di coraggio e di
chiarezza di quanto avete fatto finora. Allinizio, non offrite a nessuno
lopportunit di scoraggiarvi, di dissuadervi o di deridervi per la vostra
decisione. Vedrete che, in breve tempo, i fatti parleranno da soli e vi
giustificheranno ampiamente.
La prima domanda che dovreste sempre porre a voi stessi la seguente:
Come mi comporterei se per me fosse veramente impossibile non
raggiungere lobiettivo che mi sono dato? Il vostro sogno pu essere di
qualunque tipo: viaggiare, scrivere, scolpire, fare giardinaggio o, ancora,
ballare, cucire, studiare aritmetica o una lingua antica, perdere peso o
imparare a suonare uno strumento. Qualunque sia lobiettivo, potete scoprire
con facilit, pensandoci un po, quale dovrebbe essere il vostro primo passo

nella realt e non nei sogni. Una volta preso atto della realt, fate quel primo
passo. Poi chiedetevi quale dovrebbe essere il secondo passo, e cos via,
finch non noterete che la vostra ambizione sta prendendo forma,
cominciando a maturare autonomamente e iniziando a trascinarvi, invece di
dover essere inseguita. Ecco che cosa succede: a un certo punto vi accorgerete
di aver preso il volo, con velocit e leggerezza, sullo slancio della vostra
spinta iniziale. La vita infinitamente flessibile diceva un vecchio
psicanalista ai propri pazienti e, anche se questo pu sembrare un tantino
eccessivo, pur vero che la vita molto pi malleabile e plasmabile di quel
che sembra, finch non siamo pronti a passare allazione.
Ma c anche un altro modo per iniziare ad agire in modo efficace. Di rado ci
rendiamo conto della frustrazione di cui tutti i giorni siamo vittime solo
perch ci aspettiamo di essere respinti o ignorati. Provate a rievocare un
dialogo avuto oggi in ufficio, in un negozio o con il personale di servizio e
sforzatevi di ricordare in che modo avete formulato una certa richiesta. Pur
tenendo conto della normale cortesia, del rispetto dovuto ad anziani e
superiori, nella vostra richiesta non cera forse anche una nota dincertezza?
Non avete chiesto collaborazione con un tono che lasciava spazio a un rifiuto,
o anche solo a una certa riluttanza? E ora chiedetevi quale sia il modo ideale
per presentare quella richiesta o per impartire quellordine. Potete formularlo
in maniera altrettanto cortese, ma in modo che linterlocutore non possa
rifiutarsi di eseguirlo senza mostrarsi di proposito scontroso e ostile.
Questo il tono del successo. Una volta identificatolo, non ne beneficerete
soltanto voi, ma anche chi collabora con voi. Non sprecate il tempo e
lenergia del prossimo e non mettete a dura prova la vostra pazienza,
lasciando intendere, anche in modo indiretto, che possono esserci pi linee
dazione, quando ce n una sola in grado di produrre il risultato auspicato. Il
compito da svolgere richiede la met del tempo se lattenzione totale e poi,
in breve, sarete liberi di dedicarvi allesigenza successiva.
Vi mai capitato di avere come collega una persona che si considera sprecata
per la posizione che occupa? Oh, signor Rossi, potrebbe dirvi, in tono
cerimonioso, se le avanzasse un minuto di tempo, le spiacerebbe dare
unocchiata alle pratiche che trova sulla sua scrivania, appena pu? Mi secca
dover incomodare una persona impegnata come lei, ma il capufficio ne ha
bisogno. Per quanto riprovevole, pi che umano e giustificato desiderare di
non avere un solo momento libero da prestare allaltro, guardarsi intorno per
cercare qualcosaltro da fare ed essere quindi nellimpossibilit di soddisfare

quella richiesta. Ma probabile che quelle pratiche fossero in ogni caso nel
vostro programma e se cedeste alla tentazione di metterle da parte per
impartire una lezione alla sussiegosa collega, non solo rallentereste il lavoro di
tutti, ma vi mettereste anche in cattiva luce con i vostri superiori. Non forse
vero, quindi, che il tono fastidioso con cui quella semplice richiesta vi stata
avanzata vi ha fatto sprecare tempo ed energie? Eppure scommetto che, per
ripicca, rispondereste: Signora Bianchi, le spiacerebbe portarmi il fascicolo
XYZ, se non troppo occupata?, pur sapendo che fa parte dei compiti della
signora Bianchi portarvi i fascicoli di cui avete bisogno, che sia occupata o
no. Perci lei sarebbe costretta a dire: Certamente, fingendo di essere libera
di rifiutarsi, volendo. Sarebbe altrettanto semplice dire: Signora Bianchi, mi
occorre il fascicolo XYZ, per favore e a quel punto riportereste subito la
collega al suo compito, evitando di trattarla con un atteggiamento di eccessiva
superiorit e senza aver bisogno di dare una risposta noncurante. Se il tono
della semplice frase fosse attento e rispettoso, non solo evitereste di ferire
lorgoglio della collega, ma vi rivolgereste a lei come a una collaboratrice
solerte e non le dareste motivo di sentirsi una subalterna suscettibile che va
trattata con i guanti.
Potrebbero sembrarvi inezie, eppure la somma delle piccole cose portate
felicemente a termine che libera la vita dalla schiavit della monotonia. Le
donne, in particolare, cadono spesso nellerrore di usare il tono sbagliato con i
propri subalterni e con i colleghi, e spesso le discriminazioni di cui sono
vittime sul luogo di lavoro nascono dal fatto che, inconsciamente, aggiungono
una sfumatura del tutto fuori luogo alle loro faccende quotidiane. Le signore
che ogni sera si lagnano dellincompetenza o dellinsolenza delle donne di
servizio o dei figli, le segretarie che di continuo deplorano la disparit di
trattamento di cui sono oggetto sono, il pi delle volte, le vere colpevoli.
Rivolgendosi al prossimo con latteggiamento, il tono e le parole sbagliate,
provocano attriti che non avrebbero motivo di esistere.
Esaminando mentalmente la vostra giornata prima ancora di cominciarla,
pensando a tutte le persone con cui probabilmente entrerete in contatto e a
come vi conviene trattarle, ascoltando la vostra voce interiore e
correggendola, fino a ottenere un tono che esprime un atteggiamento al
contempo cortese e risoluto, potrete iniziare, fin da subito, ad agire in
positivo. Vi accorgerete che la vostra giornata lavorativa risulter meno
faticosa e che, con le energie che avrete risparmiato, potrete finalmente
puntare alla realizzazione di un piccolo desiderio che da tempo sognate in

segreto. A quel punto, baster uno sforzo minimo per trovare il coraggio di
intraprendere le imprese pi ambiziose che avete sempre desiderato e sperato
di compiere.

AVVERTENZE E MODALIT DUSO


Prima di proseguire, ritengo opportuno elencare ci che estraneo a questo
metodo.
Innanzitutto, il successo non si ottiene con lipnosi. Questo un punto
importante da comprendere, perch sono numerose le persone che, per i loro
motivi, temono e rifiutano tutto ci che si basa sullipnosi, anche nella forma
dellautosuggestione. I lavori della gi citata scuola di Nancy, resi noti da
mile Cou, sono ricchi di spunti per imparare a dirigere le nostre attivit
verso il raggiungimento di alcuni obiettivi.17 Non un caso, per, se la moda
dellipnosi, un tempo molto diffusa, oggi quasi scomparsa. Nonostante tutti
gli avvertimenti, sono troppe le persone che, cercando di curarsi da sole,
hanno finito per aggravare i problemi che intendevano risolvere.
Perci, anche se una frase tratta da un capitolo di un testo sullipnosi ha
contribuito alla scoperta della nostra formula, il legame del nostro metodo con
lipnosi finisce qui. Suggeriamo di far ricorso, in un primo momento, alla
propria volont, quel tanto che basta per decidere di sperimentare un sistema
nuovo. Poi, come accade per la scuola di Nancy, limmaginazione prender il
sopravvento, liberando la mente dalla negativit, dalla confusione, dalle
incertezze e dalle paure.
La differenza consiste in questo: con lautosuggestione si rischia di perdere il
contatto con la realt e di procedere come quando si sognava a occhi aperti o
si era depressi, ma nella direzione opposta. C il pericolo di esaltarsi, di
cadere in preda a uneuforia eccessiva che comporta una sorta di
intossicazione mentale, tanto dannosa quanto temporaneamente piacevole.
Non si pu vivere sempre in stato di eccitazione e, se si potesse, si
ridiventerebbe incapaci di agire in maniera efficace nel mondo concreto.
Quando non si agisce sulla realt, si ben lontani dalla realizzazione personale
e ci si autoinganna profondamente, come sempre.
Occorre, invece, agire con sicurezza, con fermezza e liberamente e solo allora
ha inizio una gioia che non porta alcun rischio. La mente, sgombra dai dubbi,
inizia ad ampliarsi e a trarre piacere e soddisfazione dalla propria attivit.

Scaturisce, allora, in noi uneuforia che non ha nulla a che vedere con
lillusione o con lipnosi e che non sar seguita da reazioni opposte che la
neutralizzeranno.
Il secondo consiglio di non fare affermazioni come Non posso fallire,
oppure Raggiungo sempre tutti i miei obiettivi e simili. Questo metodo, che
per molti utile, ha troppo in comune con lautoipnosi per chi non capisce
appieno il principio su cui si trover a lavorare una volta adottatolo. Molti di
noi si discostano poco dal prosaico buon senso comune quando cercano di
impiegare il metodo assertivo; per ogni persona che utilizza con efficacia il
metodo, inoltre, ce ne sono cento che si sentono ridicole quando ci provano.
Altre ancora ottengono ottimi risultati per qualche tempo, ma poi si ritrovano
in una situazione peggiore della precedente. Non intendo, tuttavia,
disapprovare tale metodo, quando utilizzato da persone per cui , per cos
dire, caratterialmente adatto. Per chi invece scettico, anche solo in parte,
probabile che questo sistema si riveli pi frustrante che altro.
Il terzo consiglio di non aver fretta di far colpo sul prossimo,
inorgogliendosi, fingendo o addirittura mentendo a proposito dei risultati
raggiunti. Lunica persona su cui dovete far colpo, almeno allinizio, siete voi
stessi, e solo al fine di mettervi in condizione di lavorare con efficacia.
Anche in questo caso, il suggerimento il solito: agite come se fallire fosse
impossibile.
Evitate soprattutto di continuare a immaginare il successo, di fantasticare in
maniera ancora pi dettagliata e circostanziata di prima, ricadendo nellantico
vizio di sognare a occhi aperti. In questo caso, luso dellimmaginazione
abbastanza diverso e sar in seguito oggetto di un esame pi approfondito.
Molto prima che Freud desse il suo contributo al pensiero moderno, Pico
della Mirandola, in un trattato del 1501, intitolato De imaginatione, oper una
distinzione fra due tipi di fantasia: uno retrospettivo, rivolto allindietro, e
ostacola luomo nel suo lavoro, prolungando lo stato di irresponsabilit
infantile; laltro, limmaginazione autentica, quello che si riscontra nella
persona realizzata.
La definizione pi precisa di immaginazione quella contenuta in un
aforisma di Joseph Joubert:18 Il sogno a occhi aperti una facolt istintiva,
egli scrive, ben diversa dallimmaginazione, che invece intellettuale. Il
primo passivo, la seconda attiva e creativa.

, perci, allimmaginazione creativa che occorre fare appello; se lo teniamo


bene a mente, non corriamo il rischio di ricadere, per lennesima volta,
nellantica abitudine di sognare un mondo diverso mentre la vita ci sfugge via.
Ricordate che il successo dipende da un atteggiamento mentale e fisico
positivo, dalle energie impiegate nel lavoro e dal coraggio. questa lidea da
tenere bene a mente: si capisce che una persona non sta sognando, bens
immaginando correttamente, se il suo lavoro cerebrale seguito da azioni
concrete. Qualsiasi attivit mentale che riesamini il passato pi a lungo del
necessario, per rimediare a un errore o per sostituire un vizio con
unabitudine sana, negativa e va ripudiata, se si ambisce a vivere
unesistenza piena.
Stabilite voi stessi in anticipo lorario di lavoro. In quei momenti e come
parte integrante del lavoro stesso sgombrate la mente da qualsiasi altro
pensiero. Quando vi sentirete fiduciosi, sereni e tranquilli, allora potrete agire.
Vorrei, a questo punto, ricordarvi che viviamo in unepoca di alibi. Siamo
forse un po troppo informati sullazione delle ghiandole sul comportamento
umano, sui disagi provocati dalle resistenze psicologiche e via discorrendo.
Questo implica che finora non cerano mai state cos tante giustificazioni per
essere pigri, a ragion veduta. verissimo che spesso si pu rimediare a livelli
di energia al di sotto della norma con adeguate cure ormonali, ma quante, fra
le persone che dichiarano di essere affette da ipotiroidismo,19 si prendono la
briga di sottoporsi a una semplicissima analisi del metabolismo basale, per
verificare se sia proprio quello il loro problema? Possono, di certo, sempre
affermare che le loro condizioni sono cos gravi, che non hanno nemmeno la
forza di iniziare a curarsi. Per queste persone non esistono soluzioni. Ma se
siete realmente apatici, potete compiere il vostro primo passo verso un
cambiamento in positivo, rivolgendovi a un buon medico. Ma solo se
necessario, badate bene, perch risaputo che un sospetto di insufficienza
tiroidea , molto di frequente, uno di quegli alibi cui ho accennato sopra.
Qualsiasi endocrinologo pu confermare che la tiroide degli individui apatici
che aumentano la loro attivit reagisce accrescendo gradatamente la
produzione ormonale. In pratica, quel disturbo fisico spesso si pu curare con
lazione! Potete stare tranquilli che non andrete incontro a un esaurimento
nervoso se seguirete questo consiglio, a meno che non passiate
deliberatamente (e con lintento di farvi del male) da uno stato pressoch
comatoso a unattivit sfrenata.
Quanto alle resistenze psicologiche, sono quasi un dogma dellattuale

religione secolare. Persone che non si sognerebbero mai di investire tempo,


denaro ed energie per sottoporsi a psicanalisi sarebbero capaci di dichiarare,
con compiacimento, che sono resistenti a questo o a quello e che ritengono
di aver fatto tutto ci che era in loro potere, se non di pi, quando hanno
ammesso di avere quel problema. Si osservano, tuttavia, casi eclatanti di
guarigione in chi segue con scrupolo il consiglio di sostituire il termine
resistenza con il suo sinonimo, un po dmod, di pigrizia. Non n
divertente n lusinghiero essere insensatamente pigri, ma non lo nemmeno
essere vittime di un termine tecnico, eppure sono numerosi coloro che si
fanno influenzare in negativo da una parolona e che non avrebbero alcun
problema se vivessero in una societ pi semplice e meno edonistica. Chi
autenticamente e profondamente affetto da una nevrosi dovrebbe rivolgersi
subito a uno psicoterapeuta competente. Parlare in termini tecnici di questi
disturbi dovrebbe essere considerato riprovevole, se chi parla non disposto
a curarsi.
Se gli alibi di questepoca fossero in qualche modo utili, se non fossero solo
pretesti per restare inoperosi e se linattivit fosse, in effetti, pi soddisfacente
del suo contrario, allora non ci sarebbe nulla di male ad abbandonarsi
allattuale tendenza, anche senza possedere le conoscenze mediche o
psicologiche necessarie per usarne in modo corretto la terminologia. Ma prima
di decidere che siete vittime di ghiandole reticenti o di una resistenza perversa,
provate a mettere in pratica alcuni fra i consigli di autodisciplina che troverete
in seguito. Potreste trovarli molto divertenti e accorgervi che ampliare le
vostre capacit molto pi soddisfacente che essere pigri e scoprirete di non
aver bisogno, tutto sommato, dellaiuto di uno specialista.

COME RISPARMIARE FIATO


Nelle pagine precedenti abbiamo dato il consiglio di non parlare con gli altri
dei vostri obiettivi prima di aver fatto i primi passi. Potreste, cos, avere
limpressione che uno dei presupposti per raggiungere il successo sia
rinchiudersi in un silenzio scostante.
Nulla pi lontano dalla verit. Dialogare, parlare in modo persuasivo,
stabilire e mantenere rapporti amichevoli con il prossimo di fondamentale
importanza per chi desidera realizzarsi. Ci nonostante, facile cadere
nellerrore di parlare troppo, o in momenti sbagliati, o insensatamente. Una
quantit di proverbi testimonia che, da sempre, la saggezza popolare considera
pericoloso leccesso di chiacchiere. La parola dargento, ma il silenzio
doro, Tante parole, pochi fatti, Can che abbaia non morde, Ne uccide
pi la lingua che la spada sono solo alcuni fra i detti pi noti, ma si dice
anche che i demagoghi siano parolai, si elogiano le persone di poche parole
e talvolta si resta molto colpiti dallefficacia di una frase laconica.
Senza dilungarmi troppo sullargomento, vorrei esaminare alcuni motivi che
inducono a consigliare il silenzio. Tutte le grandi religioni insistono
sullopportunit di controllare il proprio linguaggio. Numerose sette cristiane
osservano periodi di silenzio e alcune fanno voto di silenzio perpetuo. Uno
dei movimenti filosofico-religiosi pi grandi e famosi, linduismo, dedica una
parte considerevole della preparazione, oltre che al controllo della parola,
anche al controllo del respiro: si tratta del Pranayama. In latino, i termini
respiro e anima sono la forma maschile e femminile della stessa radice,
mentre in greco coincidono.
Questo un punto degno di attenzione. La respirazione uno dei pochi atti
involontari del corpo sui cui possiamo esercitare un controllo volontario. Ci
significa che il respiro al confine fra consapevolezza e inconsapevolezza. Le
persone in grado di parlare o di tacere consapevolmente danno prova di
autocontrollo.
Quando linconscio a dominarci, non siamo in grado di parlare come
parleremmo se comprendessimo tutte le conseguenze dei nostri discorsi, ma

apriamo bocca per sfogare una frustrazione. Cos, con atteggiamento ironico,
brontoliamo per i nostri problemi e ne diventiamo consapevoli, oppure
accampiamo scuse in modo sprezzante, o ci lamentiamo per uningiustizia di
poco conto; ed sorprendente accorgersi di come talvolta chiediamo al
prossimo un compatimento ben maggiore di quanto sarebbe necessario.
Quando troviamo qualcuno che ci tratta con indulgenza e ci commisera, non
siamo quasi mai sufficientemente maturi per non approfittarne, scegliendo di
crogiolarci invece nel nostro infantilismo e frenando la nostra crescita
personale.
Una delle astuzie pi efficaci della volont di fallire che obbliga le proprie
vittime a chiedere consigli non necessari. Ancora una volta, il vero motivo per
cui chiediamo un consiglio (non necessario, lo sottolineiamo) per sentirci
protetti e coccolati, anche se non siamo pi bambini. Ma agire in tale modo
significa procurarsi una nuova scusa per non avere successo. Se falliamo per
aver seguito il suggerimento di qualcun altro, la colpa non nostra, ma di chi
ci ha mal consigliato. Semplicissimo, no? Possiamo, quindi, continuare a
sognare a occhi aperti, raccontandoci che, se avessimo seguito il nostro primo
impulso, avremmo raggiunto lobiettivo.
Poich tali motivazioni esistono, conviene analizzare bene che cosa ci spinge a
chiedere consiglio. Se lorigine del desiderio non sospetta, allora basta porsi
una sola domanda, prima di chiedere aiuto con la coscienza a posto: Se
risolvessi questo dubbio da solo, sarei lunico a perdere tempo? Se la
risposta fosse s, allora fareste meglio a risolvere il problema in modo
autonomo, a meno che la quantit di tempo che sprechereste non fosse del
tutto sproporzionata rispetto al risultato.
Se siete un creativo, ricordate che il tempo dedicato alla ricerca di un metodo
di lavoro di rado sprecato. Siamo abituati a considerare miracolose le
imprese di uomini come Joseph Conrad, un autore polacco che scriveva in
inglese, o del tedesco Charles Proteus Steinmetz, diventato un genio
dellelettrotecnica, nonostante soffrisse di nanismo, gobba e displasia a una
spalla. Pensiamo, sbagliando, che aver superato i loro problemi da soli sia
stata, per queste persone, unimpresa difficilissima. Al contrario, fu proprio
lesigenza di rendersi autonomi uno dei motivi del loro successo e,
riconoscendolo, non sminuiamo per nulla il valore dei risultati. La maggior
parte di noi lavora in collaborazione cos stretta con gli altri, che risulta molto
difficile offrire un proprio contributo individuale. I prodotti finali sono una
sorta di accozzaglia di gusti, capacit e metodi e sono tutti quasi uguali fra

loro. Pensate, per esempio, ai mediocri romanzi commerciali, o agli slogan e


alle immagini delle inserzioni pubblicitarie di qualsiasi rivista: vi sembrerebbe
esagerato dire che, anche quando sono il frutto del lavoro di una sola persona
o di un solo studio, sembrano provenire tutti da una specie di ufficio centrale?
Eppure, anche se accettiamo senza protestare i prodotti del Ministero della
Narrativa e della Commissione per le Campagne pubblicitarie, riserviamo il
nostro sincero apprezzamento per i lavori che danno prova di originalit e di
genialit.
Perci vale la pena dedicare del tempo allelaborazione, anche faticosa e
solitaria, di una tecnica originale o di un metodo innovativo. Detto questo,
esaminiamo i casi in cui bene chiedere consiglio.
Ipotizziamo che abbiate un problema autentico: come primo passo, dovreste
scriverlo o formularlo verbalmente con precisione, al fine di identificarlo con
chiarezza. Se vi limitaste a rigirare il problema nella vostra mente, non solo lo
ingigantireste, ma lo rendereste ancora pi vago. Solo a quel punto potreste
cercare un consigliere un amico o un estraneo , ma a patto che le sue
opinioni siano affini alle vostre, perch di solito questo implica che i suoi
processi mentali sono analoghi ai vostri. Consultarlo prima significherebbe far
perdere tempo a entrambi, perch lo coinvolgereste inutilmente nel vostro
autoesame. Una volta trovato lesperto, spiegategli il problema in maniera il
pi possibile concisa, ma senza tralasciare nulla. Poi seguite i suggerimenti,
finch non vedete risultati concreti. Se avete la tentazione di dire che un
determinato consiglio non fa al caso vostro, allora dovreste sospettare delle
vostre motivazioni. Un tale rifiuto indicherebbe che avevate gi in mente un
piano dazione e che speravate in una conferma. Esaminare lesempio
riportato qui di seguito di un atteggiamento sbagliato nei confronti di un
suggerimento o di un insegnamento ricevuto pu essere pi illuminante di
qualsiasi esempio positivo.
Avete mai visto un insegnante di disegno durante una lezione in aula? Se,
come spesso accade, gli capita di trovare un errore tipico di una certa fase
della preparazione nel lavoro di un allievo, quasi sicuramente chiamer tutti
gli altri a raccolta intorno alla tavolozza incriminata. Partendo da questultima,
si dilungher in critiche, consigli, esortazioni e magari arriver al punto di
cancellare e correggere lerrore lui stesso. Se osservaste il gruppo di studenti
in quel momento, vi accorgereste che, tristemente, tutti sembrano capire
lerrore, tranne colui che lha commesso e che, pi di tutti, avrebbe bisogno di
aiuto. Quasi sempre, infatti, chi fa da esempio agitato, nervoso, talvolta

pronto alle lacrime, spesso arrabbiato e dimostra di sentirsi umiliato e offeso e


quindi reagisce in maniera infantile. Perci, se chiedete aiuto, o se vi mettete
nella posizione dellallievo, imparate a trarre profitto dagli errori, invece di
risentirvi, e mantenete un atteggiamento distaccato mentre il vostro
insegnante vi mostra come correggervi.
Se andate a scuola, o seguite un corso o delle lezioni private, non perdete
occasione per porre domande pertinenti, per poi agire in base alle
informazioni ricevute e, infine e soprattutto, informate linsegnante sugli
eventuali progressi compiuti seguendo i suoi consigli. Tutto ci non va solo a
vantaggio vostro, ma anche del docente e degli altri allievi, in quanto
linsegnante non pu sapere quali metodi siano efficaci e quali no, a meno che
non riceva un riscontro dagli allievi stessi. Se continuate a non compiere
alcun progresso, i casi sono due: o non capite appieno le spiegazioni, oppure
non state seguendo linsegnante giusto.
Dopo il periodo di apprendistato, evitate di dubitare delle vostre capacit, al
punto di dover chiedere aiuto per qualsiasi piccolezza. I medici e gli psichiatri
hanno le sale daspetto piene di pazienti che si presentano a ripetizione per
porre quesiti banalissimi. Se queste persone hanno rapporti di dipendenza in
tutte le loro relazioni, come mostrano di averle con i loro medici, difficilmente
potranno crescere e maturare nella vita. Ciarlatani a parte, nessuno vede di
buon occhio questo tipo di pazienti. Chi cerca sempre una scusa per attribuire
ad altri la responsabilit dei propri insuccessi, o che, pur essendo in grado di
farlo, non vuole crescere e imparare a risolvere i propri problemi da solo,
continua a chiedere consigli, finch avr fiato in corpo. Per questo motivo, si
pu perdonare il medico o lo specialista, anche espertissimo, che, di tanto in
tanto, si spazientisce anche con chi fa domande valide.
Un buon espediente per capire se facciate parte dellesercito degli importuni
chiedervi ogni volta: Porrei questa domanda se, per avere una risposta,
dovessi pagare una parcella? Tutte le persone impegnate e molto in vista per
motivi professionali sono subissate da richieste di colloqui personali. Molti
rispondono con garbo e pazienza e si impegnano, pur di non rischiare di
scoraggiare un principiante dotato e ricettivo, ma spesso sono spietatamente
sfruttati. Quelli che, invece, come talvolta accade, si rifiutano di rispondere a
qualsiasi domanda, non lo fanno perch sono altezzosi e indisponibili, o
perch non amano essere daiuto, ma perch non sono in grado di distinguere
con sicurezza chi ha autenticamente bisogno di suggerimenti e chi nevrotico.
Perci, avendo del lavoro prezioso da svolgere, preferiscono un riluttante

silenzio e, per giustificarsi, si dicono che chi in grado di lavorare in modo


autonomo non ha bisogno di umiliarsi, perch presto o tardi finisce per darsi
da solo delle risposte soddisfacenti.
Ne consegue che, durante il periodo di rieducazione, in cui imparerete ad
adottare un atteggiamento nuovo, vi converr astenervi dal parlare, dal
lagnarvi, dal chiedere consigli e suggerimenti. In definitiva, il vostro
traguardo riuscire a lavorare in qualsiasi circostanza. Non potrete mai avere
la certezza che il vostro consigliere preferito o il vostro amico pi intimo
saranno sempre disposti a prestarvi ascolto nel momento di maggior bisogno.
Se prendete labitudine di rivolgervi sempre a qualcuno in una certa fase del
vostro lavoro e, peggio ancora, vi convincete che necessario farlo per
ottenere un buon risultato, sappiate che vi state incamminando lungo la strada
dellinsuccesso.
Se, inoltre, dedicate tutto il vostro tempo a unattivit creativa, di qualunque
genere, a un certo punto vi ritroverete con una notevole mole di esperienza
personale su cui basarvi. Allora, vi renderete conto che molti problemi che in
precedenza consideravate di difficile risoluzione erano dovuti solo
allinesperienza e alla scarsit di conoscenze di quel periodo ormai superato.

IL RUOLO DELLIMMAGINAZIONE
Abbiamo gi parlato dellimportante contributo dellimmaginazione alla
realizzazione personale: favorisce latteggiamento mentale necessario per
avere una vita produttiva. Limmaginazione pu, tuttavia, essere utile in tanti
altri modi e molto diversi tra loro.
Di solito, si pensa che questa facolt possa essere utile, forse, a chi opera in
campo artistico, ma che sia del tutto inutile, se non controproducente, nella
pratica quotidiana. In genere, si ritiene che attingere allimmaginazione sia
come concedersi una vacanza, come imparare a sognare a occhi aperti o come
permettere alla mente di rilassarsi e di non fare nulla. Dopo esserci concessi
questo lusso poich siamo portati a credere che lesercizio
dellimmaginazione sia, in qualche modo, un lusso possiamo ritornare, con
energia rinnovata, alle attivit precedenti, oppure scoprire che abbiamo perso
tempo, sprecato occasioni, o che siamo rimasti indietro rispetto a colleghi e
collaboratori. In breve, ci sembra di pagare le conseguenze dellaver dato
libero sfogo a una parte della nostra mente.
per questo che consideriamo limmaginazione con sospetto, che spesso
cerchiamo di imbrigliarla oppure, in casi estremi, addirittura di soffocarla.
Che limmaginazione possa essere molto utile nelle questioni pi pratiche
unidea respinta dai pi. Limmaginazione , infatti, considerata una facolt
incontrollabile, che impone le proprie regole, che non si pu gestire e mettere
al servizio della ragione e della volont. Eppure, se controllata e ben diretta,
diventa quellimmaginazione matura e costruttiva, quella facolt spirituale di
cui parlava Joubert.20
Ma provate a esaminare solo alcuni dei molti modi in cui limmaginazione ci
pu essere utile: pu aiutarci a prendere le distanze da noi stessi e quindi a
considerare in maniera pi obiettiva le emozioni e i pregiudizi che spesso ci
impediscono di vedere con chiarezza. Questo potrebbe farci scoprire che
andiamo costantemente contro i nostri stessi interessi e che potremmo
sostituire attivit mentali deleterie con altre molto pi proficue. Oppure
potremmo usarla per studiare il carattere di un avversario o di un
collaboratore renitente, cos come uno scrittore studia un personaggio che

spera di collocare in unopera letteraria. Limmaginazione pu aiutarci a capire


le motivazioni del nostro avversario o del nostro collaboratore e poi a vedere
se le nostre supposizioni erano fondate. In questo modo eviteremmo di
compiere errori come essere troppo bruschi con una persona sensibile, o
troppo indulgenti con unaltra che pensa solo a sfruttarci.
La lista dei modi in cui limmaginazione pu contribuire alla nostra
realizzazione personale, invece di farci cadere nelle fantasticherie o nella
rassegnazione, o invece di essere impiegata solo come mezzo di svago,
inesauribile. Se, nei limiti del possibile, diretta dalla volont e
accompagnata, mano nella mano, dalla ragione, pu aiutarci a trovare nuovi
ambiti in cui esprimerci, o restituirci parte dellentusiasmo che provavamo in
principio per il nostro lavoro e che abbiamo perso per stanchezza e a causa
dellabitudine. Pu addirittura rivestire una funzione del tutto pratica, come
aiutarci a scoprire nuovi mercati per i nostri prodotti o altri modi per sfruttare
le nostre doti.
Vale la pena esaminare in modo un po pi approfondito queste idee e, in
seguito, proporre alcuni esercizi per imparare a impiegare meglio
limmaginazione.
Non necessario far parte del gruppo di chi, come si suol dire, impara solo
dallesperienza. Avendo scoperto che il timore di intraprendere nuove attivit
proviene, in gran parte, dalla paura di essere feriti ancora, possiamo decidere
di sperimentare mentalmente, e quindi senza dolore, le occupazioni cui
vorremmo dedicarci. Possiamo perci imparare a guardare avanti con
limmaginazione, per evitare di sbagliare, essere inefficienti e sprecare tempo
ed energie.
Innanzitutto, possiamo usare limmaginazione per vedere noi stessi e il nostro
lavoro con un certo distacco.
Sappiamo tutti che i bambini si identificano totalmente in ci che possiedono
e in ci che fanno e nelle persone che si prendono cura di loro. Si offendono
se si chiede loro di condividere i propri oggetti: la rottura di un giocattolo
amato una tragedia e se piove il giorno in cui avevamo programmato una
gita, pensano che il sole non splender mai pi. Se la mamma o la tata si
allontanano momentaneamente, i bambini si sentono traditi nel pi sleale dei
modi. In effetti, uno dei principali obiettivi educativi per la prima infanzia
insegnare a quei piccoli egocentrici che il mondo non ruota intorno a loro.
Tutti noi abbiamo dovuto, a un certo punto, imparare questa lezione, anche se

quasi nessuno lha capita fino in fondo. Una traccia di quellinfantile


egocentrismo permane anche nei nostri ultimi giorni, e talvolta ben pi di
una traccia, tanto che certi adulti soffrono, protestano e reclamano proprio
come marmocchi.
Il successo, in qualsiasi campo, implica la presenza di relazioni interpersonali
(lidea dellartista che lavora solo per s stesso una chimera, un animale
mitico come lippogrifo). Proprio per tale motivo, ci sono occasioni in cui
importantissimo vedersi in modo obiettivo e in rapporto con il prossimo.
Ciascuno di noi, presto o tardi, arriva a dirsi: Questo sono io, questo il
lavoro che svolgo, queste sono le persone che spero di aiutare e di soddisfare
con la mia attivit. Limmaginazione pu aiutarci a fare un passo indietro, a
osservare quelle relazioni da lontano, ad analizzarle nei dettagli e a capire la
portata di quanto abbiamo intrapreso.
Ladulto infantile non in grado di osservarsi dallesterno e, meno ancora, di
vedere il proprio lavoro o il proprio prodotto per quello che , senza farsi
influenzare dallorgoglio personale o, al contrario, da eccessiva modestia o
dalla paura. Di conseguenza, non potr mai rendersi conto della portata del
suo contributo e dipender sempre dalle opinioni di amici ed estranei, che non
mancheranno di confonderlo. Quellindividuo non comprender appieno quei
pareri, anche se espressi con parole semplici, perch non vi dedicher
unattenzione totale e scevra da emozioni, ma si far influenzare dal peso delle
sue stesse speranze e desideri. Cos, non solo non trarr vantaggio da consigli
o critiche costruttive, ma non riuscir nemmeno a rendersi conto se tali
consigli e critiche siano affidabili. Osservando, con limmaginazione, prima s
stesso, poi il lavoro che intende svolgere, poi il pubblico cui vorrebbe
rivolgersi e, infine, mettendo tutti quegli elementi in relazione tra loro, potr
impedire che qualcuno faccia vacillare il suo coraggio, confonda le sue idee
con consigli contraddittori e influenzi il suo giudizio obiettivo sui suoi stessi
risultati.
Identificarsi troppo a lungo con il proprio lavoro un errore grave, che pu
ostacolare i progressi ed essere fonte di delusione. Gli sviluppi degli ultimi
anni ci hanno insegnato che follia identificarsi con i figli, al punto tale da
renderli incapaci di condurre una vita autonoma. La madre che si aggrappa al
proprio figlio adulto (o anche adolescente), che soffre con lui, decide per lui,
si fa carico delle sue umiliazioni, incapace di vivere pienamente la propria
vita se il figlio non conduce la vita che lei desidera per lui, interferendo nelle
sue scelte e imponendogli interessi professionali e sociali, non pi

considerata come la summa dellamore e del buon senso materni. Anche se


non sempre pratichiamo ci che predichiamo, oggi sono pochi gli uomini e le
donne che ritengono auspicabile e lodevole identificarsi totalmente con i
propri figli. Si pu dire che oggi abbiamo imparato a essere pi obiettivi su
una delle relazioni fondamentali della vita. Sappiamo che il nostro compito di
genitori fare tutto ci che in nostro potere per preparare i figli a vivere una
vita adulta sana e soddisfacente, evitando di porre veti non necessari alle loro
attivit, lasciandoli liberi di scegliere le amicizie e di formarsi opinioni proprie
il pi presto possibile. Sappiamo, inoltre, che bene che qualsiasi adulto,
genitore o figlio che sia, abbia interessi propri, perch solo cos si asterr
dallinterferire in modo malsano nella vita altrui. Detto questo, nessuno si
sogna, infine, di pensare, nemmeno per un istante, che questa nuova e pi
sana comprensione della funzione genitoriale, sostituitasi a quella precedente,
dittatoriale e tirannica anche quando era motivata da profondo affetto,
sminuisca lamore dei genitori per i figli.
Lanalogia fra il risultato di un lavoro e un figlio molto stretta: allinizio
necessario concepirli, accudirli e nutrirli come se fossero una parte di noi. Ma,
a crescita conclusa, arriva un momento in cui ciascuno deve possedere
unidentit propria e indipendente. Se vogliamo sfruttare la vita al massimo,
dobbiamo capire quando il momento di passare da un compito a quello
successivo. Anche la persona pi produttiva potrebbe dare un contributo
maggiore di quello che gi offre. I nostri risultati sono pressoch dimezzati,
finch non impariamo a staccarci da quanto abbiamo gi compiuto e a
dedicare le nostre energie al lavoro che ci aspetta, invece di voltarci a
osservare il destino di ci che fino a quel momento ci ha avvinto. Occorre
precisare che, in certa misura, ci inevitabile: abbiamo bisogno di conoscere
la storia e il destino del nostro lavoro finito, perch ci serve per apprendere
elementi utili. E in questo la persona comune ha molto da imparare dal genio.
Labbondanza, come disse Edith Wharton,21 segno di una vocazione
autentica in qualsiasi ambito della vita. Il vero genio che sia un Leonardo,
un Dickens, un Napoleone o un Edison lavora sempre. La versatilit e
labbondanza non sono, come si dice talvolta, segni di mediocrit. Al
contrario, quando questi due elementi sono presenti in una persona mediocre,
la accomunano ai grandi della sua professione.
Siamo tanto abituati a realizzare unopera e poi a fermarci a osservarne il
destino, che proviamo stupore nei confronti di chi non commette lo stesso
errore. Siamo anche convinti, in modo erroneo, che queste persone non si

diano tregua pur di realizzare ci che hanno in mente. Sappiate che non per
niente o non necessariamente vero. In realt, il tempo, le energie, le
attenzioni che le persone comuni sprecano ad aspettare approvazioni, ad
ascoltare commenti, a chiedersi se avrebbero potuto fare di meglio, i geni li
impiegano per andare avanti e tentare nuove strade. Ci non significa che gli
uomini e le donne molto produttivi siano presuntuosi o indifferenti alle
critiche costruttive, ma solo che essi sanno che se qualcosa di pertinente sar
detto su di loro, prima o poi lo verranno a sapere. Lesperienza ha insegnato
loro che non siamo mai sordi a ci che ci riguarda personalmente. Hanno
quindi imparato a non fermarsi ad aspettare i commenti sul loro lavoro, ed
per questo che le loro vite sono doppiamente piene e soddisfacenti rispetto a
quelle di chi non riesce a capire quando il momento di tagliare il cordone
ombelicale con il prodotto della propria mente o della propria fatica.
Limmaginazione pu farci capire come agiscono questi saggi lavoratori e
aiutarci a imitarli.

10

PARAMETRI E CRITERI
A questo punto ipotizziamo che ci occorra ottenere approvazione e
accettazione in una fase del nostro lavoro, prima di poter passare a quella
successiva. Che cosa accadrebbe se il nostro lavoro contribuisse al
raggiungimento di un obiettivo comune? Naturalmente, sarebbe pi
complicato, ma limmaginazione potrebbe comunque assisterci, mostrandoci
la nostra posizione nella catena di cause che concorrono a produrre un certo
risultato e quindi insegnarci a essere pazienti mentre il nostro lavoro viene
preso in esame, a restare in attesa fino allemissione del verdetto. Se questo
dovesse rivelarsi negativo cosa che di tanto in tanto deve accadere , i casi
sono due: o si affronta lo stesso problema da unangolazione diversa,
sperando questa volta di trovare un metodo di lavoro in accordo con i propri
collaboratori che sia pi proficuo, oppure si espongono i motivi per cui si
pensa che la propria idea sia valida, ma senza dare limpressione che la si
voglia difendere solo per un senso di orgoglio, che sarebbe fuori luogo.
Lunico modo per riuscirci definire, in anticipo, una serie di parametri ben
studiati, applicabili a ciascun tipo di lavoro che svolgerete. Se elaboraste tali
parametri solo a opera conclusa, potreste essere fuorviati dai risultati, o
ritrovarvi a difenderli nonostante tutto, forse cercando anche di non vederne
le pecche.
Pure in questo caso possiamo appellarci allimmaginazione. Provate a
chiedervi quale sia il miglior esempio possibile del risultato che intendete
raggiungere. Cercate quale sia il lavoro simile al vostro pi riuscito. Una volta
individuato, chiedetevi quali caratteristiche abbia, quali di esse siano
indispensabili e quali siano le caratteristiche specifiche aggiunte dallautore di
tale lavoro. Sulla base di questa analisi, definite una serie di criteri a vostro
uso personale, indicando prima le qualit del tutto indispensabili perch quel
risultato abbia successo; poi quelle auspicabili, ammesso che sia possibile
includerle; infine, le caratteristiche che potrebbero esprimere il vostro
contributo, che lelemento pi importante per la vostra realizzazione
personale.
Unultima cosa: prima di mettervi allopera, dimenticate la vostra opinione e

considerate il vostro futuro compito dal punto di vista del vostro pubblico, o
del consumatore finale. Chi trarr beneficio dalla vostra attivit? Chi il
vostro pubblico, se siete un creativo? Chi il vostro acquirente tipo, se
intendete mettere in vendita un certo articolo? Se foste al suo posto, che
cosaltro desiderereste dallofferta? Se riuscite a comprendere lo stato mentale
di chi potrebbe decretare il vostro successo o fallimento, probabile che
sarete in grado di aggiungere gli elementi che possono rendere irresistibile il
vostro prodotto.
Facciamo un esempio molto banale e che tutti conosciamo: quello del mobilio
da cucina. Perch, secondo voi, per anni, fornelli, lavelli e vasche sono stati
costruiti cos bassi che le donne che dovevano usarli faticavano e si
stancavano in fretta a causa della posizione innaturale che erano costrette ad
assumere? Non cera un motivo valido, ma nel momento in cui una persona
sensata ha cominciato a pensare a quei mobili senza dare per scontato che
dovessero essere come erano sempre stati costruiti fino a quel momento,
riflettendo invece sulla comodit duso per gli acquirenti di tali oggetti, si
verificata una rivoluzione nel campo delle attrezzature da cucina. Spesso le
migliorie di questo genere sono talmente ovvie, che non le vediamo. Un
piccolo e quasi banale cambiamento in grado di trasformare un articolo
magari insoddisfacente e che tutti comprano solo perch non esiste
unalternativa in una grande novit, ma soprattutto in un oggetto pi utile e
agevole da usare. Tale trasformazione pu essere realizzata soltanto da una
persona che lavora in maniera creativa, che non si limita a seguire la forma
con cui siamo abituati a vedere un oggetto, studiandone le parti essenziali, ma
in grado di immedesimarsi in chi, in seguito, dovr usarlo.
Stranamente, proprio il creativo colui che, il pi delle volte, non riesce a
migliorare il livello qualitativo del proprio lavoro, perch non prende in
considerazione le esigenze, non ancora del tutto formulate, della sua clientela.
Il suo obiettivo dovrebbe essere, almeno in parte, quello di comunicare
unidea o unemozione estetica ad altri e, se non ci riesce, va incontro a un
insuccesso. Bisogna riconoscere che essere rosi dalla paura costante di non
compiacere il proprio pubblico si ripercuote negativamente sul lavoro. Ed
anche vero che, se si cerca solo di compiacere gli altri, il proprio lavoro di
rado fonte di soddisfazione. Ma se la propria idea di successo comporta
anche un riconoscimento da parte del prossimo, allora pi si conosce a fondo
la psicologia del proprio pubblico e meglio . Se, conoscendo i gusti dei
vostri utenti finali, siete in grado di offrire loro non solo ci che desiderano,

ma qualcosa di molto meglio di quanto possano immaginare, allora mieterete


un successo.
Dopo aver preso in considerazione tutti questi elementi, dopo aver formulato
nel modo pi chiaro possibile lidea verso cui dovrebbe tendere il vostro
lavoro, prima di proporla al mondo, dovreste vagliarla tramite una serie di
domande che nascono logicamente dai parametri ben precisi che dovreste
aver definito. Ogni ambito professionale avr i propri quesiti, ogni singolo
lavoratore vi attribuir un peso diverso o ne modificher lordine sequenziale,
ma, a grandi linee, il lavoro finito dovrebbe essere valutato in base a questi
criteri:
Ci che ho realizzato allaltezza di quanto di meglio esiste nel campo?
Possiede tutto ci che necessario per il suo normale utilizzo?
Vi ho aggiunto qualche caratteristica specifica e innovativa?
Lho reso il pi possibile gradevole e adeguato agli utenti (pubblico o
acquirenti) cui destinato?
Mi sono chiesto se esiste unaltra fascia di consumatori o di utenti cui
potrebbe interessare?
Che altro potrei fare prima di staccarmene e di lasciare che questo mio
prodotto percorra la propria strada?
Provate a leggere queste domande in due modi: applicandole a un articolo
commerciale, ma anche allatteggiamento con cui affrontate un compito
quotidiano.
Lartista si porr una serie di domande diverse, ma pur sempre affini a quelle
sopra riportate. Una poetessa, per esempio, si porr le seguenti domande:
Sono riuscita a trasmettere il mio pensiero?
Sono riuscita a trasmettere le mie emozioni?
Ho espresso i miei pensieri e le mie emozioni nel modo pi chiaro
possibile?
Sono nobili o belli nei limiti consentiti dallargomento?
Anche in questo caso, se fate parte di unquipe di lavoro, limmaginazione
potr aiutarvi, mostrandovi la vostra posizione in relazione agli altri. Quando
ne avrete preso atto, potrete elaborare una vostra serie di regole che eliminer
buona parte dei fastidi e delle frustrazioni derivanti dal lavoro quotidiano. Vi
siete mai divertiti o meravigliati guardando un ambiente a voi noto dalla cima

di una scala, oppure vedendovi per un attimo come vi vedono gli altri, grazie
al riflesso di uno specchio posto ad angolo con un altro? questo leffetto
che dovreste cercare di ottenere con limmaginazione. Se riusciste a vedere
voi stessi e i vostri collaboratori come se foste le pedine di una scacchiera,
con grande probabilit vi accorgereste di quanto non state facendo, o state
facendo male, e agireste per correggervi.
Molte persone che pensano di lavorare troppo, in realt, fanno meno di ci
che dovrebbero e potrebbero fare con facilit, se si rendessero conto, non con
ansia, ma in modo creativo, di quanto ci si aspetta da loro. Spesso il lavoro in
pi qualcosa che queste persone intraprendono senza che nessuno abbia
loro chiesto di farlo, molte volte per un reale senso del dovere. Un esempio di
questo tipo di lavoratori indefessi non manca in nessun grande ufficio: nei
casi estremi, si tratta di accaparratori di lavoro o pi spesso di
accaparratrici di lavoro che, per paura che i loro superiori pensino che
non stiano facendo tutto ci che dovrebbero, o per timore di essere
considerati superflui, si occupano di una miriade di piccoli dettagli,
sovraccaricandosi di lavoro, risultando meno proficui, perdendo tempo,
mentre altri, che potrebbero benissimo darsi da fare, si permettono di oziare e
di distrarsi. Se un lavoratore di questo genere potesse vedersi in modo
obiettivo, potrebbe portare a termine un numero maggiore di compiti che gli
competono, svolgerli meglio e con meno stress e fatica.
I dirigenti e i responsabili che continuano a fare molto di pi di ci che loro
richiesto, esaurendosi fisicamente e mentalmente, spesso assecondano solo la
loro presunzione e la loro vanit, anche se, di solito, respingono con stizza tale
accusa. Di sicuro, sono vittime della volont di fallire. Aumentare la propria
normale attivit fino al raggiungimento dei propri limiti positivo e di solito
la si pu aumentare molto di pi di quanto si creda , ma tutto ci che va oltre
il primo passo verso linsuccesso e verso il famigerato esaurimento
nervoso.
Una volta definito il vostro ruolo, svolgete le vostre mansioni fino in fondo,
ma non oltrepassate la misura, se non in caso di emergenza. Nella maggior
parte delle grandi imprese e societ esiste, o dovrebbe esistere, una persona
che prende le decisioni definitive. Talvolta, ogni socio di unimpresa in
compartecipazione ha il potere decisionale o di veto su un certo aspetto
dellattivit. Spesso si prendono le decisioni dopo aver esaminato le opinioni
e i suggerimenti di tutti. Da ci deriva la necessit di seguire una regola: se
una decisione contraria al vostro parere o suggerimento, rinunciate alla

vostra idea e collaborate con entusiasmo con la maggioranza. Se avete


limpressione che si stia per compiere un errore grave, chiedete qualche ora
per analizzare la situazione come la vedete voi, spiegate in che modo, secondo
voi, la nuova decisione altererebbe le circostanze, perch ritenete che sia un
errore o perch bisognerebbe elaborare unalternativa. Sforzatevi di essere il
pi possibile obiettivi, in quanto spesso si pensa che unalternativa sia valida
solo perch la propria e quindi si pecca di orgoglio.
Molte volte, chi convinto di aver rinunciato alle proprie idee e di seguire le
direttive degli altri, inconsciamente ostacola, rallenta e critica il lavoro,
cercando di vanificarne gli obiettivi. Il guaio che, spesso, tale ostruzionismo
inconsapevole. Per non cadere in questo errore, sufficiente rendersi conto
del pericolo ed esaminare scrupolosamente s stessi e il proprio
atteggiamento, per essere certi di non creare problemi inutili, di non svolgere
la propria parte del lavoro con troppa lentezza o senza entusiasmo, ponendo
cos le basi per un fallimento, per il solo motivo che il proprio piano stato
ignorato o modificato.
Se, invece, sono le vostre decisioni a dover essere accettate da altri, vi
risparmierete un mucchio di noie future, sorvegliando le fasi iniziali del
lavoro, per controllare che non sia in atto un sabotaggio inconsapevole. Un
breve ammonimento rivolto alla persona che potrebbe essersi risentita,
talvolta, rimette in carreggiata un piano, che altrimenti potrebbe essere
destinato allinsuccesso. Tale controllo vi permetterebbe anche di verificare
che ognuno stia svolgendo il lavoro che gli stato assegnato.
Spesso basta seguire da vicino collaboratori e partner durante le prime fasi di
ogni nuova attivit, per riorganizzare un settore da tempo caotico.
Ma pu anche darsi che voi vi troviate nel posto sbagliato e che dareste il
meglio di voi stessi, per esempio, come progettista piuttosto che come
dirigente. In tal caso, vi converrebbe sottoporre il problema allattenzione dei
vostri superiori, creando il minor disagio e il minor scompiglio possibile.
Prendete labitudine di scrivere relazioni chiare, concise ed esaurienti e di
presentarle a chi di dovere, a meno che non siate del tutto certi che saranno
ignorate. Solo in tal caso e in nessunaltra circostanza dovrete scavalcare il
vostro superiore. Cercate anche di accettare che i vostri consigli e le vostre
idee siano messi in pratica senza che vi sia attribuito alcun merito. Nelle
grandi organizzazioni ci accade di frequente, ma corrucciarsi e protestare,
rivendicando la paternit delle proprie idee, controproducente e ottiene

lunico effetto di annullare gli eventuali progressi compiuti. Se i vostri


preziosi suggerimenti non sono un fuoco di paglia, vedrete che, presto o tardi,
il vostro valore sar riconosciuto. In caso contrario, significherebbe che
quellorganizzazione non fa per voi e quindi dovreste darvi da fare per trovare
una collocazione migliore il pi presto possibile.
Le societ, in particolare quella universale fra marito e moglie, sono quasi
sempre casi unici e diversi gli uni dagli altri. Come regola generale, per,
cercate di non assumervi mai gli usuali compiti dellaltro partner, finch non
avete la prova quasi irrefutabile che, se non lo faceste, ne andrebbe distrutto
un equilibrio vitale. Spesso, fare la propria parte bene e fino in fondo basta a
incoraggiare laltro a fare la sua. In qualsiasi societ, se si sicuri di svolgere
il proprio dovere, di solito possibile discutere di eventuali punti deboli,
individuarne i motivi e porvi rimedio. , per, talvolta impossibile e solo chi
membro della societ o della coppia in grado di capire che non si pu
parlare di un determinato argomento, perch laltro ipersensibile o miope. In
tali casi, assumetevi le responsabilit trascurate di cui potete farvi carico, ma
non una di pi. C sempre la speranza che si verifichi unilluminazione
improvvisa o una maturazione tardiva, che sarebbero compromesse se voi vi
sostituiste allaltro in tutto. Badate bene ad assumervi le responsabilit non
vostre liberamente e non per imposizione. Ci di cui vi farete carico con
consapevolezza, di rado diventer, in seguito, causa di sofferenza o motivo di
astiosit.
Quando avrete individuato, con limmaginazione, il vostro campo dazione,
come individuo e come membro di un gruppo o di una societ, sarete pronti
per imparare, organizzarvi ed esercitarvi, fino a raggiungere il massimo della
vostra efficienza.

11

DODICI ESERCIZI

I
Esistono numerosi esercizi con cui possiamo rendere la nostra mente pi
sveglia e flessibile, due qualit indispensabili per chi intende realizzarsi nella
vita. Tutti soccombiamo con troppa facilit alla tentazione di cercare un
sistema per portare a termine le nostre occupazioni quotidiane sforzandoci il
meno possibile e prestando scarsa attenzione. Questo tentativo non avrebbe
alcuna ripercussione negativa su di noi, se impiegassimo il tempo risparmiato
a fini pi nobili. Purtroppo, la verit, nuda e cruda, che non lo facciamo
quasi mai. Ci limitiamo ad applicare labitudine a guardare ci che ci accade
intorno, senza reagire, a tutti gli aspetti della nostra esistenza, con il risultato di
diventare ogni giorno pi fiacchi, pi timorosi, meno coraggiosi, sia
mentalmente sia psicologicamente.
Svolgiamo gran parte delle nostre attivit quotidiane guidati dallabitudine.
Quando lavoriamo, usiamo solo quella parte dellintelletto che ha imparato
(spesso, con fatica e malvolentieri) a prendere in considerazione alcuni
problemi specifici. Se dobbiamo affrontare una situazione o unidea nuova,
attingiamo a un esempio passato e agiamo in base ai preconcetti o alle
emozioni che suscita in noi. Anche chi segue, pure con un certo impegno,
programmi di automiglioramento, di rado sfrutta pi di unarea del proprio
cervello, limitandosi a collezionare nozioni su un determinato argomento e si
considera preparato solo per aver imparato qualcosa sulle religioni
dellIndia, o sulle opere di Charles Dickens, o sugli uccelli della California
meridionale.
Ci avrebbe poca importanza, se tale atteggiamento non fosse accompagnato
da una forma di autocompiacimento. Accumulare nozioni solo una delle
facolt dellintelletto: se accompagnata, o preceduta, dallesercizio di un
giudizio critico e indipendente, in modo da trarre in autonomia conclusioni
corrette riguardo ai fatti, allora una facolt preziosa. Ma i programmi di
automiglioramento, da soli, non bastano ad ampliare al massimo le

potenzialit della mente e a farne uno strumento di utilit immediata e non


riescono a dare allindividuo il potere di attingere, a piacere, a tutte le proprie
risorse.
Nemmeno chi si considera un lavoratore infaticabile possiede quella forma di
allenamento mentale che consente di ottenere il massimo dalla vita. Alexis
Carrel, nel suo libro Luomo, questo sconosciuto,22 definisce uno dei motivi
principali che portano a questa situazione: i progressi della civilt non sono
privi di svantaggi. Lessere umano, per esempio, non pi costretto a patire i
rigori del clima, n a essere schiavo delle carestie; lilluminazione elettrica
trasforma la notte in giorno; i mezzi di comunicazione ci intrattengono a
sufficienza, da non obbligarci, se non di rado, a inventarci altri mezzi di
svago. La persona sana possiede una grande capacit di adattamento e come
dice Carrel lesercizio delle funzioni adattive indispensabile per lo
sviluppo ottimale dellessere umano. Per sfuggire dalle responsabilit non
appena possibile, ci siamo infiacchiti, abbiamo perso la nostra ingegnosit e
siamo arrivati al punto di temere, o addirittura detestare, la parola
disciplina.
Eppure, disciplinarsi significa porsi dei vincoli, al fine di sviluppare le abilit
necessarie per condurre unesistenza soddisfacente. La disciplina mentale
dovrebbe essere lequivalente, per la mente, del lavoro compiuto dallatleta
per migliorare lefficienza fisica. Dovremmo, prima di tutto, esaminare con
attenzione la nostra mente e poi metterci allopera per rafforzarla in un
ambito, renderla pi flessibile in un altro, ampliarla, insegnarle a essere pi
precisa: in breve, dovremmo metterla alla prova per sfruttarla al massimo.
A tal fine, dobbiamo imparare a essere rigorosi con noi stessi, che non per
nulla facile per una generazione, come la nostra, che non solo stata
indebolita dalle comodit materiali, ma che ha anche il discutibile beneficio di
poter ricorrere alla psicologia quando le pare e piace. Certe persone temono
e odiano il controllo, perfino se autoimposto per un motivo valido, al punto
che vivono assecondando vizi e impulsi, nella convinzione che solo cos
possono essere del tutto libere. Ma la libert, dice Aristotele,
lobbedienza alla legge che ci si dati, una definizione ancora valida dopo
pi di duemila anni.
Dobbiamo darci da fare per ritonificare e allenare tutti i nostri muscoli, anche
quelli mentali, finch non ci sar possibile interrompere un lavoro e iniziarne
un altro, variando lapproccio e lintensit dello sforzo, con la stessa agilit e

destrezza di un bravo tennista che si adatta alle mosse imprevedibili


dellavversario. Se potessimo conoscere, giorno per giorno, le difficolt cui
dovremo far fronte, potremmo prepararci in anticipo e la flessibilit e
lingegnosit non sarebbero necessarie. Poich non cos, dobbiamo allenarci
per imparare a soddisfare le infinite richieste che ci saranno poste, invece di
limitarci ad assolvere con facilit i due o tre compiti che ci sono congeniali
per natura e poi affrontare gli altri problemi in modo maldestro e confuso.
Gli esercizi proposti di seguito provengono da tutto il mondo. Chi si intende
di filosofia e di religione trover pratiche che gi conosce e che sono
consigliate dai saggi di numerosi Paesi (India, Spagna, Grecia, Cina), ma
anche da qualsiasi scuola per fanciulle di buona famiglia! Alcuni sono comuni
a tutti i Paesi in cui si insegnano esercizi mentali o spirituali di qualsiasi
genere, come, per esempio, losservazione di periodi di silenzio prestabiliti.
Nessun esercizio casuale, ma ognuno punta a sviluppare o a rafforzare una
facolt mentale che devessere mantenuta in esercizio da chi vuole avere il
controllo della propria vita e realizzare i propri obiettivi.
Non tutti questi esercizi sono utili allo stesso modo, in tutti i casi; ma, prima di
respingerne uno, chiedetevi se non lo stiate scartando proprio perch vi
richiede pi autocontrollo di quanto vi sia congeniale. Quasi tutti gli esercizi
presentano delle difficolt in un punto o nellaltro e comportano lequivalente
mentale dellindolenzimento e della rigidit provocati dalluso di un muscolo
non allenato. Poich i muscoli si irrobustiscono solo se sottoposti a uno
sforzo, per essere certi che lesercizio sia efficace bisogna provare almeno un
minimo di disagio. Di conseguenza, se eseguendo questi esercizi mentali
riuscite a completarne uno senza provare un certo disagio, se non vi sentite
infastiditi perch state abbandonando una certa abitudine e sperimentando
nuove modalit di azione, pu darsi che lesercizio in questione non sia quello
di cui avete veramente bisogno. In tal caso, vi conviene passare a un altro
esercizio che richieda un certo sforzo e una certa resistenza da parte vostra.

II. I dodici esercizi


1.
Il primo esercizio consiste nel trascorrere unora ogni giorno senza aprire

bocca, se non per rispondere a domande dirette. Non dovete farlo n


isolandovi dagli altri, n dando limpressione che siete imbronciati o afflitti da
un mal di testa feroce. Comportatevi come al solito, ma senza parlare.
Rispondete alle domande in maniera esauriente, ma concisa: non aggiungete
commenti non richiesti e non cercate di indurre linterlocutore a porvi altre
domande. Per quanto possa sembrare strano, un compito difficile anche per
le persone di solito taciturne. Siamo tanto abituati a fare conversazione
quando ci incontriamo, anche solo per dimostrarci affabili e disponibili, che
parliamo quasi sempre ogni volta che ne abbiamo loccasione.
Questo esercizio viene proposto in quasi tutti i Paesi dove si pratica una
religione di antica data. di grandissima utilit e permette di ottenere una
serie di risultati diversi. quasi impossibile che persone differenti reagiscano
in maniera identica a questo esercizio. Un elemento appare chiaro a molti fin
dai primi tentativi, e cio che di rado esprimiamo subito il nostro pensiero. Di
solito, facciamo un discorso, vediamo dallespressione del volto
dellinterlocutore che non siamo stati abbastanza chiari o che abbiamo detto
qualcosa di sbagliato e poi ricominciamo da capo. Se continuiamo a non farci
capire, ritentiamo: facciamo una pausa per radunare i nostri pensieri e poi
pronunciamo una frase pi chiara. I precedenti tentativi andati a vuoto
restano, per, impressi nella mente dellascoltatore, che si sente disorientato.
Una persona che ha provato lesperimento mi ha riferito che, allinizio, gli era
sembrato di non essere fisicamente presente. Poi, cera stato un lasso di tempo
in cui aveva avuto limpressione di riempire, con il suo silenzio, tutto
lambiente e di osservarsi dallesterno. Quando parlava, ovunque fosse, si
sentiva, in modo naturale, al centro della scena, invece se taceva si collocava
in una posizione diversa rispetto ai presenti. Trascorsa lora di silenzio, si
vedeva talvolta al centro, talvolta ai margini del gruppo, e ogni tanto del tutto
estraneo a ci che si svolgeva intorno a lui.
Un altro ha raccontato che, una volta percepito il suo silenzio, i suoi amici
avevano avuto reazioni molto interessanti. Due di loro, senza capire che cosa
ci fosse dinsolito in quella situazione, si erano sentiti molto a disagio. Il
primo era diventato, l per l, mellifluo, mentre il secondo torvo e poi
apertamente ostile, arrivando al punto di accusare lamico silenzioso, proprio
al termine dellora, cio quando poteva ricominciare a parlare, di essere
superbo. Un terzo, che fino ad allora si era sempre dimostrato il pi taciturno
del gruppo di amici, era diventato molto loquace, quasi come per ristabilire un
equilibrio, e si era di nuovo rinchiuso nel suo silenzio quando lamico aveva

ripreso a parlare.
Una donna ha riferito, con aria divertita, che non si era mai sentita cos
ammirata in vita sua, come durante lora in cui era rimasta seduta, sorridendo
in silenzio a una festa. Il suo silenzio sembrava attirare e sedurre gli altri molto
di pi della sua abituale socievolezza.
Tutte le persone che si sono sottoposte allesperimento concordano su un
aspetto: durante il periodo di silenzio maturato in loro un senso di
padronanza di s. Quando hanno ripreso a parlare, lo hanno fatto in maniera
molto pi chiara e precisa e sempre con la consapevolezza di poter ricorrere al
silenzio quando lo desideravano. Una donna ha concluso il suo racconto con
un aforisma di George Meredith23 che fino ad allora non aveva capito
appieno: il silenzio del dio quello che temiamo, non la sua ira; il silenzio
una replica insopportabile.

2.
Abituatevi a pensare a un solo e unico argomento per mezzora al giorno. Per
quanto possa sembrare facile, allinizio di una difficolt assurda. Il
principiante dovrebbe cominciare a meditare sul suo unico argomento,
dapprima, per soli cinque minuti al giorno, per poi arrivare con gradualit a
mezzora. Potete iniziare scegliendo un oggetto concreto: un fiore, una matita,
una sciarpa. Non dovete per tenere loggetto sotto gli occhi, bens dipingerlo
nella vostra mente. Se, per esempio, scegliete il fiore, dipingete le impressioni
che offre a ciascuno dei vostri sensi. Dopo di che, visualizzate la sua crescita e
il suo ambiente; ditevi che cosa rappresenta (se il simbolo di qualcosa) e per
quali usi si pu impiegare. Partendo da questo semplice inizio, proseguite
meditando su un problema concreto e, infine, su unastrazione. Provate prima
con argomenti che vi interessano, poi, quando avrete insegnato alla mente a
non distrarsi nemmeno per un istante, potrete scegliere un argomento a caso,
puntando il dito sulla pagina di un giornale o di un libro e riflettendo sulla
prima idea che vi verr in mente leggendo la parola che avrete toccato.
Troverete illuminante iniziare lesercitazione con carta e penna, tracciando un
segno sul foglio ogni volta che vi renderete conto di distrarvi. Se sarete veloci
nellaccorgervene, i primi giorni il vostro foglio sar pieno di segni. Per
fortuna, si migliora in modo piuttosto rapido: nel giro di una settimana, nei
casi migliori, e nel giro di un mese, nei casi pi refrattari, al termine della
mezzora il foglio quasi vuoto. Questo esercizio di grande utilit per chi
ambisce a svolgere un lavoro creativo, o a inventare tecniche nuove. Allinizio

meglio far pratica quando si da soli, ma poi si dovrebbe imparare a farlo


anche quando si bombardati da distrazioni, come quando ci si reca al
lavoro, per esempio.
Tenete presente che non si tratta di fissare la mente su un oggetto, come in
alcune discipline indiane o nella pratica cristiana chiamata raccoglimento.
Dovete solo pensare a un unico argomento, niente di pi. Laltra pratica
induce uno stato lievemente ipnotico e non adatta ai nostri scopi.
Si tratta, in effetti, del semplice applicarsi e concentrarsi, che ci stato
insegnato sui banchi di scuola. Ci non toglie che sia interessante accorgersi
che non abbiamo mai imparato bene quella lezione, n allora n in seguito!
Ma, una volta appresa, questa si rivela immensamente utile. Chi in grado di
applicarsi e concentrarsi pu imparare una lingua straniera in brevissimo
tempo. Magari con un accento tremendo, se non ha cominciato da bambino,
ma in meno di un mese pu acquisire un numero sufficiente di vocaboli per
cavarsela allestero e capire il senso di un testo.
In caso di prestazione competitiva, chi si allenato a pensare senza distrarsi
raggiunge per primo il traguardo. Ma i benefici di questo esercizio sono tanto
ovvi, che non ritengo necessario sottolinearli ancora.

3.
Scrivete una lettera senza mai usare le parole seguenti: io, me, mi,
mio, mia. Limportante che il testo sia scorrevole e interessante. Se il
destinatario vi nota qualcosa di strano, significa che lesercizio non ha
raggiunto il suo scopo. Questa pratica, come altre analoghe, dovrebbe
insegnarci a vedere noi stessi in modo pi obiettivo. Per poter scrivere una
lettera di quel genere, indispensabile volgere la mente verso lesterno,
dimenticando per qualche momento le preoccupazioni e gli affanni. Vedrete
che, dopo, vi sentirete molto pi leggeri e riposati.

4.
Parlate per un quarto dora al giorno senza mai usare le parole io, me,
mi, mio, mia.

5.
Scrivete una lettera in tono positivo e tranquillo. Non sono ammesse falsit,
bugie, menzogne, ostentazioni. Limitatevi a descrivere elementi o occupazioni

che potete, con onest, raccontare in quel modo e non aggiungete altro, ma
lasciate intuire, dal tono della lettera, che in quel particolare momento non
siete per nulla demoralizzati.
Lo scopo di questo esercizio duplice. Il primo consiste nel trasformare un
atteggiamento negativo e scoraggiato in uno stato danimo positivo e
ottimistico. Per quanto possa sembrare difficile trovare argomenti a
sufficienza per scrivere una lettera di quel tipo, ben presto scoprirete che ci
sono vari aspetti della vostra vita e del vostro lavoro che vanno bene e che
non prendevate in considerazione perch, di solito, ci si concentra sulle
delusioni e sulle frustrazioni. Il secondo e pi importante obiettivo consiste
nel rimuovere, mediante una missiva del genere inviata a tutti i propri
corrispondenti epistolari o quasi, uno dei pi grossi ostacoli alla propria
realizzazione personale.
La corrispondenza unattivit che di solito releghiamo ai ritagli di tempo.
Quando non abbiamo nulla da fare e ci sentiamo svogliati, annoiati, stanchi o
depressi, prendiamo carta e penna e scriviamo ai nostri cari. Di conseguenza,
inviamo messaggi tristi, pieni di brutte notizie e ne mietiamo le naturali
conseguenze, sotto forma di risposte consolatorie e comprensive. Tali risposte
arrivano talvolta quando ci sentiamo abbastanza bene o quando, addirittura,
siamo euforici, ma resistere alla tentazione di autocommiserarsi unimpresa
eroica. Leggendo le risposte che abbiamo sollecitato, abbiamo due possibilit:
ricadere nel tormento e nellautocommiserazione, oppure sentirci proprio
sciocchi. Poich molto pi eccitante sentirsi tristi che sciocchi, proseguiamo
nel nostro circolo vizioso e comunichiamo altre cattive notizie quando
rispondiamo a nostra volta. Per riuscire nella vita, occorre rinunciare per
sempre allautocommiserazione e al vittimismo!

6.
Questo esercizio proviene dalle migliori scuole per fanciulle di buona
famiglia: se state per entrare in un ambiente affollato, fermatevi un istante
sulla soglia della porta e chiedetevi quali siano i vostri rapporti con le persone
presenti. Molte signore di una certa et sono riconoscenti per aver ricevuto,
dalla propria scuola, questo piccolo insegnamento, grazie al quale hanno
imparato a gestire con competenza situazioni che, altrimenti, avrebbero potuto
essere imbarazzanti e impegnative per giovani cos protette dal mondo. Per
anni si insegnato alle ragazze a sostare un attimo sulla soglia della porta che
stavano per varcare, al fine di cercare con gli occhi prima la padrona di casa e

poi lospite donore (o, in mancanza, linvitato di et pi avanzata). Una volta


entrata, la giovane doveva aspettare che la padrona di casa si liberasse e poi
dirigersi verso di lei, per essere salutata e scambiare i convenevoli duso. Poi
doveva attendere la prima occasione per scambiare due parole con lospite
donore e, solo dopo aver adempiuto a quegli obblighi, era libera di fare
conversazione con chi voleva. Le fanciulle che imparavano bene quella
lezione acquisivano una capacit preziosissima per chiunque: farsi unidea dei
presenti con un solo colpo docchio, per capire a chi ci si debba accostare,
prima per dovere sociale e poi per il proprio piacere personale.
Oggigiorno si considera ipocrita o snob pianificare gli incontri in questa
maniera ed abbastanza diffuso il concetto per cui sarebbe pi sano e naturale
agire dimpulso in qualsiasi situazione, improvvisare, cogliere quello che
capita o che fa comodo e lasciar perdere il resto. In realt, concedersi un
attimo di pausa per soppesare le varie possibilit o occasioni dincontro che si
possono presentare nel corso di un evento non significa comportarsi in
maniera artefatta. Si evita, invece, di farsi prendere alla sprovvista o di essere
coinvolti in una conversazione che non ci interessa, rischiando di perdere
loccasione per conversare con un amico o con qualcuno che ci attira molto di
pi. Anche pianificando con attenzione la propria vita, esiste sempre un
margine sufficientemente ampio per gli imprevisti, che non si corre di certo il
pericolo di perdere la propria spontaneit. Lideale sarebbe avere il maggior
controllo possibile sulla propria esistenza ma, talvolta, nonostante tutti i nostri
sforzi, non siamo in grado di prevederne tutti i possibili sviluppi. In quei casi,
se avevamo soppesato tutte le possibili variabili, possiamo accontentarci di
unopzione secondaria, ma senza rinunciare a tutte le altre opportunit solo
perch la prima ci sfuggita.

7.
Una volta fatto vostro lesercizio di cui sopra, potrete seguire un antico
consiglio in voga nella Francia secentesca. Incoraggiate qualsiasi nuova
conoscenza a parlare di s stessa, senza darle modo di indagare su di voi.
Allinizio, ignorate le domande vicendevoli, ma con una cortesia tale che
linterlocutore non si senta disdegnato. Ben presto in voi crescer linteresse
per questultimo e, se sarete del tutto gentili e userete limmaginazione per
comprendere chi avete di fronte, potreste anche ritrovarvi avvinti dalla
conversazione, al punto che non rester in voi la bench minima traccia di
imbarazzo o di ritrosia. Pu darsi che non vi sia chiesto nulla di voi stessi, ma

non ha importanza perch, come minimo, avrete sentito opinioni diverse dalle
vostre e allargato i vostri orizzonti. Se, invece, aveste occasione di parlare di
voi stessi in risposta a domande successive, sapendo quali interessi avete in
comune, sapreste destreggiarvi meglio e valutare se lamicizia di quella
persona sia auspicabile.
Forse bisognerebbe precisare che comportarsi con consapevolezza non
significa agire freddamente. Avere un saldo controllo di ogni situazione non
significa sacrificare la propria spontaneit, bens dimostrare un interesse per il
prossimo. Invece di essere cos presi da noi stessi, da non comprendere nulla
degli stati danimo o degli interessi altrui, a meno che non ci condizionino,
possiamo sfuggire in maniera alquanto piacevole al nostro gretto
egocentrismo. Linterlocutore, ben lungi dal sentirsi vittima di un complotto,
per una volta si trova nella condizione di non dover subire il protagonismo
altrui.

8.
Questo esercizio lesatto contrario dei precedenti ed molto pi difficile da
eseguire con intenzione. Si tratta di parlare solo di voi stessi e dei vostri
interessi, senza lamentarvi, senza vantarvi e, possibilmente, senza annoiare
linterlocutore. Cercate di rendervi il pi possibile interessanti per chi vi
ascolta.
un ottimo esercizio per chi, di solito, parla troppo di s stesso, perch
lesaltazione di questo suo difetto gli far prendere coscienza della noia che
infligge ai propri amici in ogni occasione. Quando si decide consapevolmente
di centrare la conversazione sui propri interessi, si colgono in modo fin
troppo chiaro tutti quei segni di indifferenza, noia, insofferenza, impazienza o
desiderio di passare a un altro argomento, che purtroppo ci sfuggono quando
siamo in preda al nostro narcisismo. Dopo un paio di esperimenti, rinuncerete
volentieri sia allesercizio sia alla vostra pessima abitudine.
Ma ci possono essere anche altri vantaggi. Vi accorgerete ben presto che il
racconto di situazioni banali, ordinarie e di episodi ricorrenti della vostra vita
suscita una certa noia nei vostri ascoltatori. Se, daltro canto, avete vissuto
esperienze interessanti, se in una certa situazione vi siete dimostrati pi
creativi del solito, se state facendo qualcosa di nuovo, con ogni probabilit
avvincerete il vostro pubblico. Ne trarrete, quindi, la conclusione che forse
varrebbe la pena ampliare i vostri interessi, intraprendere nuove avventure o
aggiungere un tocco di fantasia alla vostra vita quotidiana. Si impara presto a

non ascoltare le narrazioni altrui in merito ad acciacchi, agli ultimi exploit dei
figli o, peggio ancora, del cane, o riguardo alle pi recenti disavventure. Se vi
trovate in compagnia di qualcuno che si ostina a sprecare il fiato in quel
modo, quando tocca a voi parlare provate a introdurre un argomento di
interesse pi vasto. Se vi accorgete che laltro ignora tutti i vostri
incoraggiamenti a cambiare discorso, dovrete prendere una decisione.
In unamicizia con una persona dalle qualit modeste, nonostante tutte le
possibili limitazioni, ci possono essere un calore, un affetto e una sincerit
tali, che non ci verrebbe mai in mente di interrompere quella relazione. Per
contro, pu capitare di scoprire con sconforto che ci siamo affezionati a una
persona per il solo motivo che in sua presenza possiamo blaterale a volont
delle frivolezze della nostra vita, anche se fra noi non esiste un legame
profondo. , di conseguenza, dobbligo rinunciare a quel legame il prima
possibile, pur senza offendere laltro, per rifiutarsi di continuare a sprecare
tempo ed energie e di farle sprecare anche allamico. Se avete ceduto alla
tentazione di stringere un legame di quel genere, una sorta di alleanza fra
persone insignificanti (cosa che succede quasi a tutti), provate innanzitutto a
vedere se potete trasformarlo in unamicizia autentica e stimolante. Solo dopo
aver perso ogni speranza in tal senso, potrete decidere di interrompere la
frequentazione.

9.
Per perdere il vizio di infarcire ogni discorso con cio, diciamo che o
altri modi di dire, ci vuole il sostegno di qualcuno. Se vi accorgete di avere
quel vezzo verbale, ricorrete allamico con cui vi esprimete nella maniera pi
libera e sincera. abbastanza facile controllare quel vezzo in presenza di una
persona che conosciamo a malapena, ma nella foga di un discorso le parole
incriminate tendono a moltiplicarsi. Spiegate allamico che avete il vizio di
dire e cos via, per esempio, spesso e fuori luogo: chiedetegli di farci caso e
di alzare una mano, senza interrompere la conversazione, ogni volta che lo
sentir dire. Il discorso che ne seguir sar, per forza di cose, frammentario e,
almeno allinizio, fonte di grandi risate, ma vedrete che lespediente vi aiuter
a perdere quellabitudine. Nel giro di due o tre sedute imparerete a non
pronunciare involontariamente quelle parole.

10.
Pianificate due ore di una delle vostre giornate e rispettate il programma.

Se lavorate in proprio, qualsiasi giorno va bene, altrimenti scegliete una


domenica o un festivo. Fatevi un programma che segua le vostre abitudini,
ma solo in parte. Per esempio:
7.30-8 Prima colazione e lettura del giornale.
8-8.20 Corrispondenza.
8.20-9.25 Suddividere i libri per argomento.
9.25-9.30 Fissare telefonicamente (se di settimana) un appuntamento che
continuate a rimandare. Se un giorno festivo, fare una passeggiata.
Il grado di complessit o di diversit degli impegni non rilevante ai fini
dellesercizio, il cui scopo aiutarci a passare da unattivit allaltra in un
momento preciso e non solo dopo aver terminato quella precedente. Se non
avete finito di leggere il giornale, pazienza! Passate oltre e aprite la posta. Se
quel giorno non ricevete niente, dedicate quei venti minuti alla scrittura di una
lettera. Se vi avanza del tempo, spedite un paio di biglietti o prendete appunti
per una lettera da scrivere un altro giorno. A qualunque punto siate con la
corrispondenza, alle 8.20 fermatevi e mettetevi a sistemare i libri. Fate in
modo che almeno una delle occupazioni programmate rivesta per voi un certo
interesse. Se non avete libri da riordinare, allora riordinate le fotografie,
oppure mettete in ordine un armadio o una stanza.
Il duplice scopo di questo esercizio , innanzitutto, imparare a seguire alcune
istruzioni alla lettera e, secondo, rendersi conto che non si ha quasi mai la
percezione esatta del tempo necessario per svolgere un compito prestabilito.
Probabilmente capita a qualsiasi tipografo o impaginatore di brontolare con
un redattore perch pretende di mettere troppi caratteri in una sola riga
stampata o troppe parole in una sola pagina. Ebbene, molti di noi fanno la
stessa cosa con le ore della giornata. Persino i pendolari che sanno, per
esperienza, che ci vogliono 17 minuti esatti per andare dalla doccia alla
banchina della stazione ferroviaria, spesso pensano disinvoltamente di poter
smaltire il lavoro di mezza giornata in un paio dore dopo pranzo! Quante
volte pretendiamo che il tempo si possa dilatare, pur sapendo benissimo che
non accade cos? , tuttavia, possibile imparare a sfruttare il proprio tempo al
meglio: allinizio pianificheremo due ore di una giornata, poi tre, poi quattro,
e cos via, fino a riuscire a sfruttare con efficacia almeno otto ore della
giornata. Non sempre possibile e nemmeno auspicabile programmare
unintera giornata, ma rispettare, per un paio di giorni, gli orari che noi stessi
abbiamo stabilito per certe occupazioni ci ricorder il valore del tempo e ci

aiuter a capire che cosa possiamo aspettarci da noi stessi quando non lo
sprechiamo.
Lautentico egocentrico si riconosce dal fatto che non calcola mai in modo
corretto il tempo necessario per svolgere un determinato compito, in quanto
convinto, seppure inconsciamente, che il mondo giri intorno a lui e, sentendo
di possedere il potere magico di fermare il sole e la luna, passa la vita a
meravigliarsi che il tempo non si pieghi alle sue esigenze. Arriva in ritardo agli
appuntamenti, sempre indietro con il lavoro, si assume pi impegni e accetta
pi inviti di quanti potrebbe smaltirne anche se avesse un gemello. Se queste
persone non imparano dagli errori, fanno una brutta fine.

11.
Questo lesercizio pi difficile di tutti e vi sembrer tanto arbitrario, che
molti lettori non tenteranno nemmeno di eseguirlo. In effetti, arbitrario;
proprio in questo aspetto risiede la sua efficacia. Questo esercizio si rivela
meno utile per chi vive in una grande famiglia rispetto a chi vive solo, o
quasi sempre solo. Ricordando le parole del succitato Alexis Carrel,24 fate
modo di mettervi in una situazione in cui dovete agire in maniera non abituale
e quindi adattarvi. I soldati, i marinai, i religiosi e i membri di certe
associazioni devono eseguire ordini di continuo, per cui possiedono una
capacit di adattamento di cui sono prive le persone che non devono rendere
conto a nessuno. Non facile recuperare la capacit di adattamento, che per
troppo preziosa per essere persa. Se i consigli che seguono vi sembrano
esagerati o addirittura ridicoli, state pur certi che i risultati vi mostreranno il
valore della disciplina.
Prendete alcuni pezzetti di carta una dozzina, tanto per cominciare e
scrivetevi istruzioni di questo tipo:
Recarsi a 30 km da casa, usando i mezzi di trasporto pubblico. In altre
parole, non uscite in auto o in taxi, ma usate il treno, la metropolitana,
lautobus o quello che volete.
Non mangiare per dodici ore.
Consumare un pasto in un luogo insolito. Un ristorante in un quartiere del
tutto sconosciuto pu andare bene, ma chiedere del cibo in una fattoria
sarebbe ancora meglio, a patto di avere abbastanza faccia tosta.
Non dire niente tutto il giorno, se non per rispondere alle domande.

Passare la notte a lavorare.


Questultima, tra laltro, listruzione pi importante di tutte. Dovete imporvi
di lavorare con costanza e seriet, senza mai cedere alla tentazione di sdraiarvi
per qualche minuto, ma solo concedendovi alcuni istanti di rilassamento ogni
ora, appoggiandovi allo schienale della sedia e preparandovi a resistere ai
momenti di stanchezza. Solo chi prova questo esperimento sa che la nostra
mente possiede risorse cui di rado attingiamo, abituati come siamo a
soccombere al primo segno di fatica, o a restare svegli solo se siamo stimolati
dallesterno.
Infilate i pezzetti di carta in altrettante buste, mescolatele tra loro e poi
mettetele in un cassetto. Rimescolatele tutte le volte che vi viene in mente.
Ogni due settimane, o una volta al mese, prendete una busta, apritela ed
eseguite listruzione che vi troverete. Pu darsi che piova a catinelle il giorno
in cui dovrete a percorrere 30 km con i mezzi pubblici, ma fatelo comunque, a
meno che non siate impediti da gravi motivi di salute. Se il vostro lavoro vi
impegna molto, un esercizio di questo genere al mese pi che sufficiente.
Altrimenti, pi vi obbligate a essere dispotici con voi stessi senza
trasformarvi in trottole ovviamente e meglio sar per la vostra forza di
carattere.
Non indispensabile che le istruzioni siano tutte diverse. Se vi viene in mente
unoccupazione che non vi congeniale e che svolgete con grande difficolt,
e che sapete che sarebbe un ottimo allenamento per voi, insistete su quella.
Ecco un esempio: un giovane di mia conoscenza, incredibilmente timido, si
obbligava a conversare con almeno tre sconosciuti al giorno. I compiti che
scegliete devono essere sia didattici sia insoliti, al punto da interrompere
bruscamente la vostra normale routine.

12.
Come alternativa, potete provare questo esercizio: di tanto in tanto stabilite un
giorno in cui dite di s a qualsiasi richiesta che sia un minimo ragionevole.
Questo esercizio preziosissimo per chi tende a isolarsi nel proprio tempo
libero. Potrebbe capitarvi che vi invitino a fare una gita in slitta o addirittura a
cambiare lavoro. La gita in slitta va di certo accettata, anche se detestate le
pellicce, il freddo e la neve. Il cambio di lavoro devessere preso in esame con
attenzione, perch si possono accettare su due piedi solo proposte
ragionevoli. Non abbiate paura che in quello specifico giorno non vi
chiedano nulla: il numero di piccole richieste che ogni giorno respingiamo,

piuttosto che interrompere la nostra comoda routine, incredibile. Le


conseguenze possono essere notevoli, istruttive e spesso molto utili. Non
balzate, per, alla conclusione che, se un giorno di quel genere stato ricco di
richieste interessanti, debbano esserlo anche gli altri. Per esempio, la prima
volta che io stessa ho provato a eseguire questo esercizio, mi stato chiesto di
tenere un corso di scrittura narrativa. Tenete presente che avevo sempre detto
a tutti che odio linsegnamento, che non avrei mai insegnato finch avessi
potuto mantenermi in un altro modo e che la maggior parte dei corsi di
scrittura narrativa cui avevo assistito fino ad allora non mi erano sembrati di
alcuna utilit per gli allievi. Per eseguire lesercizio, tuttavia, ero obbligata ad
accettare e, oltretutto, ero idonea, perch io stessa scrivevo, lavoravo come
redattrice da dieci anni e avevo alcune idee su come avviare il flusso
narrativo. Cos ho accettato di tenere il corso, ho ascoltato le domande degli
allievi, ho scoperto che, per quel che ne sapevo, non esistevano testi che vi
rispondessero in modo esauriente e quindi mi venuta voglia di scrivere un
libro su quellargomento. E il libro che state leggendo il risultato di una
giornata in cui mi ero riproposta di dire s a ogni richiesta. Come se non
bastasse, il corso cadeva in un periodo in cui ero impegnatissima, per cui, se
non mi fossi data lordine perentorio di accettare qualsiasi richiesta, avrei fatto
di tutto pur di sottrarmi. Non tutti i giorni di quel genere hanno avuto
conseguenze di cos ampia portata, ma si sono rivelati, se non altro, quasi
sempre interessanti. Di conseguenza, ogni giorno, se possibile, dovrebbe
essere vissuto con la mente aperta a qualsiasi opportunit. Per contro,
rifiutare, di tanto in tanto, un invito unesperienza illuminante, in particolare
per chi spreca troppo tempo in feste e svaghi. Queste persone dovrebbero
iniziare a declinare diversi inviti, e a dedicare un po di tempo alla loro
crescita interiore.
Sulla base di questo esempio, individuate altri esercizi che facciano al caso
vostro. Ci sono due modi per farlo. Innanzitutto dovete prendere atto di una
vostra debolezza o mancanza e poi decidere, magari dopo aver fatto qualche
prova, se potete rimediare facendo lesatto contrario oppure come
nellesercizio per perdere il vizio di parlare troppo di s stessi enfatizzando il
difetto.
Una volta capito il concetto, vi accorgerete che questi esercizi non sono
soltanto utili, ma anche piacevoli da eseguire. In molti casi sostituiscono certi
svaghi basati sullenigmistica, che fanno appello alle stesse capacit. Mettendo
alla prova la vostra arguzia contro voi stessi, affronterete lavversario pi

scaltro e ingegnoso che possiate trovare. Di conseguenza, uscire vittoriosi da


quei duelli regala un senso di trionfo. Infine, quando ci si esercita, si possono
sfruttare a piacere tutte le abilit mentali che sono state cos rafforzate e
scoprire che funzionano a meraviglia.
Quando, tuttavia, cominciate a divertirvi eseguendo quegli esercizi, tenete a
mente che sono mezzi e non fini. Assumendo il controllo della vostra mente,
non avete ancora iniziato, per cos dire, a usarla ufficialmente, ma siete nel
periodo di prova. Vi mai capitato di conoscere uno di quei salutisti che
mangiano con il bilancino, camminano per tot chilometri al giorno, giocano a
tennis X volte alla settimana, prendono il sole o stanno sotto la lampada per X
minuti e la cui compagnia di una noia mortale? Tali persone conducono
unesistenza sanissima ed equilibratissima. ma per che cosa? Voi allenate la
mente per poterla poi sfruttare in attivit concrete, quindi non procrastinate e
passate ai fatti.

III
Il percorso verso la realizzazione personale pu essere agevolato sia da
elementi esterni sia da strumenti di supporto da noi predisposti. Vale di certo
la pena seguire il consiglio impartito da Benjamin Franklin nella sua
Autobiografia,25 e annotare ogni giorno i propri progressi su un apposito
taccuino. Franklin stesso stil un elenco di tredici virt (o regole), ciascuna
corredata da una massima che ne riepilogava il significato. Per esempio, per
Temperanza, scrisse: Non mangiare troppo e non bere fino a diventare
euforico; per Silenzio: Non parlare, se non per recare beneficio a te stesso o
ad altri. Evita i discorsi futili; e cos via, per Ordine, Determinazione,
Moderazione e altre virt. Sarebbe ben difficile inventare regole migliori ma,
per i nostri attuali scopi, lesame dei sei punti che ci costano pi fatica pi
che sufficiente. Ogni lettore che possa farlo dovrebbe, per, dare unocchiata
allAutobiografia di Franklin, ricca di ottimi suggerimenti. Ciascuno di noi ha
i propri difetti, ma ipotizziamo, per esempio, che voi sappiate che potreste
lavorare di pi se solo voleste; oppure che siete timidi; che ci mettete troppo
tempo a prendere qualsiasi decisione; che parlate troppo (la timidezza e la
loquacit non si escludono a vicenda); che mangiate in modo scorretto o senza
rispettare gli orari; che dormite troppo (o troppo poco). Le pagine del vostro

taccuino dovrebbero essere cos strutturate:


LUN
LAVORO
CORAGGIO
DETERMINAZIONE
LOQUACIT
ALIMENTAZIONE
SONNO

MAR

MER

GIO

VEN

SAB

DOM

Le spunte rappresentano il numero di volte in cui, secondo voi, avete resistito


alla tentazione di agire in maniera non soddisfacente. Nel momento in cui vi
accorgete che siete in grado di spuntare, ogni giorno, tutte le caselle in altre
parole, quando avrete eliminato il difetto che vi crea un problema , potrete
eliminare quella voce e inserirne unaltra. Prima potete fare a meno del
taccuino e meglio . In ogni caso, potete sempre conservarlo in un cassetto
come promemoria.
Poi c il problema di come iniziare la giornata. Chi di mattina arzillo fatica a
credere che molti altri ci mettono parecchio tempo prima di assumere il pieno
controllo delle proprie facolt. Se fate parte di quel gruppo, provate ad
appendere sulla parete di fronte al letto un cartello con scritto: Alzati subito
dal letto e, non appena aprite gli occhi, obbedite.
Se, per giunta, sapete come succede a tanti che a mezzanotte vi vengono
ispirazioni che il mattino dopo, a causa del malumore, tendete a ignorare,
scrivetevi un appunto e siate severi e risoluti con voi stessi. Scrivetevi per
esempio: Saresti un idiota se non sottoponessi questidea almeno al tuo
editore. Prendi appuntamento oggi stesso! Spesso basta questo per superare
linerzia mattutina e passare allazione.
Un personaggio piuttosto famoso ha labitudine di spedirsi di continuo
messaggi e cartoline. Quel sistema gli permette di liberare la memoria dai
dettagli non indispensabili, e quindi tiene sempre in tasca alcune buste con
lindirizzo del suo ufficio. Ero con lui al ristorante in un giorno di pioggia,
quando guard fuori, prese una cartolina dalla tasca, la scrisse e poi me la
porse con un sorrisino. Era indirizzata al suo ufficio e diceva: Metti
limpermeabile accanto al cappello. In ufficio, aveva altre buste con
lindirizzo di casa.
Premiarsi per un lavoro ben fatto, al di l della soddisfazione personale per il
successo conseguito, un altro modo per incoraggiarsi ad agire in modo

adeguato. Se vi concedete un piccolo lusso quando, ma solo quando, il vostro


taccuino vi dimostra che non avete mai vacillato in tutta una settimana, allora
potete cominciare a sforzarvi un po di pi per eliminare i vostri difetti.
Prendete labitudine di essere, al contempo, severi e indulgenti con voi stessi:
esigete un determinato livello qualitativo dal vostro lavoro, ma poi
congratulatevi con voi stessi o addirittura premiatevi se lo raggiungete.
Troppo spesso adottiamo tattiche sbagliate. Quando dovremmo agire, ci
abbandoniamo allinoperosit, magari giustificandoci; poi per ci
rimproveriamo o ci puniamo in maniera spietata e inutile. I rimproveri sono
futili se pensiamo che lessere severi e aspri con noi stessi sia unespiazione
per la colpa di non aver agito bene. Ovviamente, non cos. Non abbiamo
fatto ci che avevamo programmato e, per giunta, ci siamo scoraggiati e
avviliti.

12

E ORA BUONA FORTUNA!


Riepilogando, il principio su cui si basa la realizzazione personale : Agisci
come se fallire fosse impossibile.
Cominciando a metterlo in pratica, scoprirete che la prima cosa che dovete
imporvi di fare riappropriarvi, il pi possibile, delle energie che sprecate
sognando a occhi aperti, o dedicandovi a banali passatempi, e impiegarle in
occupazioni e attivit che abbiano un obiettivo preciso e concreto. Dovete
agire ignorando il ricordo dei timori e degli insuccessi passati, rifiutandovi di
attribuire importanza al disagio temporaneo o alle sofferenze vissute. Imparate
a non soccombere alle frustrazioni, evitando atteggiamenti e toni che possano
dare adito a rifiuti o opposizioni. Dovete esercitare la mente con simulazioni,
al fine di averne il pieno controllo quando si presenter loccasione di usarla
in maniera efficiente. Dovete esplorare con limmaginazione, quindi senza
correre il rischio di restare delusi, tutte le vostre potenzialit e individuare
interessi sempre nuovi, al fine di non ricadere nelle fantasticherie.
Dovete crearvi unatmosfera mentale corroborante e in quellatmosfera,
sgombra da angosce e dubbi, agire.
Negli ultimi capitoli abbiamo esaminato, uno per uno, gli aspetti del modo di
agire che conducono al successo. Va per ricordato che quelle analisi
dettagliate, per quanto corrette e didattiche, hanno una grave pecca: la velocit
delle azioni stata alterata, al fine di mostrarne lo svolgimento minuto per
minuto.
La visione al rallentatore dei movimenti di un calciatore, di un golfista o di un
tennista , talvolta, illuminante per i principianti. Lo sforzo muscolare alla
base di un agile movimento corporeo, se visto alla sua normale velocit, non
percepito dallocchio, ma in un filmato al rallentatore osservabile in tutte le
sue sottigliezze. Per appropriarci della tecnica, dobbiamo rinunciare, per un
momento, anche a un altro aspetto. Avrete notato che, visto al rallentatore, un
tennista sembra librarsi languidamente nellaria, la palla sembra avvicinarsi
lentamente alla racchetta, sembra colpirla morbidamente e rimbalzare con
altrettanta dolcezza. Quelle immagini, per quanto eloquenti, sono anche

abbastanza comiche: il balzo del giocatore, lo schiocco della pallina e il ritmo


del gioco si perdono completamente e sono sostituiti da una delicatezza
irreale.
Analogamente, per esaminare le tecniche che conducono alla realizzazione
personale, in queste pagine abbiamo dovuto sacrificare il ritmo allanalisi. Il
ritmo reale delle azioni che favoriscono il successo, pur non essendo
incalzante e faticoso come quello dei movimenti di una competizione,
comunque pi veloce, spedito e uniforme di quanto si possa mai descrivere in
un manuale. Lazione ben fatta piacevolmente concisa. So che sto
eseguendo un bel dipinto, se lavoro speditamente, ha detto di recente un
artista a un gruppo di amici. E ha aggiunto: Quando mi attardo, so che c
qualcosa che non quadra; dipingere bene quasi come giocare.
Lazione finalizzata a un obiettivo, oltre ad avere di certo un che di giocoso,
sembra pi veloce, pi precisa, pi ovvia e gratificante di qualsiasi altra. Pu
darsi che, in realt, lavoriate con pi lentezza e con pi cura del solito, ma il
fatto che non abbiate perplessit, che non perdiate tempo a fantasticare mentre
agite, conferisce un tono inconfondibile ai compiti che eseguite come si
deve.
proprio quello il tono che dovete catturare con limmaginazione quando vi
sforzate di ricordare lo stato danimo in cui eravate quando, in precedenza,
avete ottenuto un successo. Una volta che lavrete ritrovato, usato per lazione
che state compiendo e avrete osservato unanalogia nei risultati, sarete in
grado di adottare il ritmo giusto, senza pi dover ricorrere allimmaginazione.
Quel ritmo si impone, talvolta, allimprovviso, nel bel mezzo di
unoccupazione secondaria: il segno che, se potete accantonare tutto il resto
e mettervi allopera, sarete colti dallispirazione. A un certo punto, imparerete
a capirne le manifestazioni e a sfruttarle a vostro vantaggio.
Tutte le sensazioni che riguardano il tono o il ritmo delle vostre azioni, che
assumono forme diverse a seconda del carattere individuale, sono la prova
che state procedendo nella giusta direzione. Con ci non si vuole consigliare
di accelerare i propri movimenti fisici durante il lavoro, il che pu anche
accadere. Il pi delle volte i movimenti, in effetti, risultano accelerati ma, in
certi casi, la fretta eccessiva serva della volont di fallire, in quanto imita
soltanto la determinazione tipica dellagire con un obiettivo preciso e fa s che
numerosi passaggi fondamentali siano ignorati o sottovalutati.
In realt, non stiamo parlando tanto della velocit di per s, quanto del fatto

che il movimento continuo e sciolto, che procede in una direzione precisa,


piacevole e ritmico e conduce allobiettivo senza tentennamenti.
Analizziamo ora un altro stato, in apparenza paradossale, ma favorevole al
successo, che quasi tutti hanno sperimentato di persona o comunque tramite il
racconto di amici e conoscenti: lo stato definito la forza della disperazione.
Nei casi pi estremi, quella forza si manifesta perch una catastrofe o una
serie di ostacoli ha precluso qualsiasi alternativa. Non ha pi nulla da
perdere si dice, di solito, di una persona che si trova in una situazione del
genere. Ebbene, in quello stato un individuo agisce con una determinazione e
unaudacia che abitualmente non possiede. E spesso lobiettivo viene
raggiunto. Uno degli esempi delle vittime della volont di fallire, riportato nei
primi capitoli,26 illustrava il caso di chi fa della disperazione una condizione
indispensabile e quasi scaramantica per realizzarsi. Interpretando male la
propria condizione, tale persona si autoconvince che la prospettiva di una
sconfitta totale costringa la cattiva sorte ad arrendersi. In realt, quella persona
non comprende che quando raggiunge il punto da non poter permettersi di
non farcela, allora agisce come dovrebbe fare sempre: come se fallire fosse
impossibile. E in quello stato ha successo tutte le volte, senza eccezioni.
Intrappolata com da pensieri ed emozioni negative, si augura il fallimento
come unico modo per spronarsi ad agire. A chi la conosce pu sembrare un
pazzo, che si colpisce la testa con un martello solo perch quando smette
prova un grande sollievo. , in effetti, cos, ma quelle persone non vedono i
propri errori e si prendono sul serio.
Senza arrivare a questi estremi, il senso che la disperazione spazza via le
alternative. La disperazione, per, non lunico mezzo per sventare
leventualit di un fallimento. Limmaginazione molto pi efficace. Rimane
da esaminare la condizione del coraggio rivolto verso la giusta direzione.
, questa, la condizione sine qua non per riuscire. per raggiungere tale stato
mentale che ci siamo esercitati a usare flessibilit e controllo, che abbiamo
imparato a non alimentare ansie e timori, incanalando, invece, la nostra
immaginazione verso fini pi utili; per questo che abbiamo stabilito di agire
in modo corretto in ambiti secondari, prima di prendere coraggio e affrontare
le grandi questioni della nostra vita. Usiamo la nostra intelligenza, per sfruttare
al massimo i nostri talenti e le nostre capacit, rifiutandoci di cedere alla
tentazione di sognare, di evitare le responsabilit, di sforzarci il meno
possibile, comportandoci in maniera infantile.

Avere successo, per qualsiasi adulto equilibrato, significa fare del proprio
meglio. Quale sia il meglio, quali siano i risultati pi importanti cui possiamo
ambire, lo scopriremo solo liberandoci del tutto dalla volont di fallire.

Questa riedizione di Wake Up and Live!27 comprende una biografia originale


di Dorothea Brande (1893-1948), cos comera apparsa in una delle prime
edizioni dellopera. Pubblicato quando lautrice era in vita, questo profilo,
probabilmente redatto dellautrice stessa, ricapitola i punti fondamentali e la
filosofia della sua mitica carriera.

LAUTRICE
Dorothea Brande, fino a due anni prima della pubblicazione di Wake Up and
Live!, aveva redatto una quarantina di testi brevi, nessuno dei quali portato a
termine. Poi, avendo capito di possedere una riserva di energia che non aveva
mai sfruttato, decise di affrontare il lavoro di scrittura seguendo la formula:
Agisci come se fallire fosse impossibile. Da quellesperienza nato Wake
Up and Live!, che si dimostrato un testo contagioso proprio per via di
quellentusiasmo, come dimostra il caso della stenografa incaricata di
dattilografare il manoscritto del libro per il tipografo. La ragazza in questione
rimase tanto colpita dal testo che diede le dimissioni, si mise in proprio e, nel
giro di due mesi, apr unagenzia che dava lavoro ad altre tre giovani. Le
centinaia di lettere che sommersero la casa editrice furono la prova che quello
non era affatto un caso isolato: il libro decisamente fuori dallordinario.
Dorothea Brande nacque a Chicago e frequent le universit di Chicago e del
Michigan. Subito dopo la laurea, lodore della carta stampata la fece
approdare negli ambienti delleditoria di Chicago. Il settore dei quotidiani
stava cominciando a crescere, ma in quella citt stentava a decollare. La
Brande lavor come giornalista per numerosi quotidiani locali, ma la
possibilit di diventare responsabile della tiratura dellAmerican Mercury28
la port a New York. Per una giornalista del Middle West fu unesperienza
illuminante e di crescita professionale. Negli anni seguenti Dorothea Brande
lavor come redattrice per altre riviste, imparando a scrivere testi intelligenti,
che fossero anche vendibili.
Nel 1934 usc Becoming a Writer29 ed ebbe un successo immediato, anche in
termini commerciali. Il manuale, basato su semplici regole per imparare a
mettere su carta i propri pensieri in maniera chiara e logica, piuttosto che sui
principi della composizione letteraria classica, nasceva da una lunga
esperienza redazionale e voleva dimostrare che chiunque in grado di
scrivere.
Anche Most Beautiful Lady,30 uscito nel 1935, ebbe un grande successo di
pubblico. In quel periodo la Brande teneva un corso per corrispondenza, a
livello nazionale, di scrittura narrativa e numerose conferenze in scuole e
universit. I suoi consigli erano sempre pratici, concreti e basati sul buon

senso. Wake Up and Live! usc nel febbraio del 1936 e laccoglienza fu
strepitosa: basti pensare alla metamorfosi della stenografa. Lautrice non solo
aveva capito come sfruttare con efficacia la propria vitalit, ma anche come
insegnare agli altri a farlo, rinunciando ai sogni e alle illusioni e passando
allazione mentale. Forse, proprio perch lei stessa era stata a lungo frenata
dallincapacit di concentrarsi e di attingere a tutte le proprie energie, ora era
in grado di mostrare al suo pubblico quali erano gli ostacoli da superare.
Nel 1937 il titolo del libro fu venduto a una casa cinematografica e divenne un
musical interpretato da Ben Bernie e Walter Winchell e diretto da Sidney
Lanfield. Il film fu presentato in numerose edizioni straniere (danese, svedese,
tedesca, francese, italiana,31 spagnola, giapponese e olandese). Il suo libro
successivo My Invincible Aunt,32 fu pubblicato nel 1938.

Indice

NOTA PERSONALE DELLAUTRICE


INTRODUZIONE
PERCH NON CE LA FACCIAMO?
LA VOLONT DI FALLIRE
LE VITTIME DELLA VOLONT DI FALLIRE
LE GRATIFICAZIONI DEL FALLIMENTO
CORRERE AI RIPARI
LAPPLICAZIONE DEL METODO
AVVERTENZE E MODALIT DUSO
COME RISPARMIARE FIATO
IL RUOLO DELLIMMAGINAZIONE
PARAMETRI E CRITERI
DODICI ESERCIZI
E ORA BUONA FORTUNA!
LAUTRICE
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Note
1. Frederic William Henry Myers (1843-1901) fu un parapsicologo britannico, la cui opera, La personalit umana e la sua
sopravvivenza
2. Imperatore, filosofo e scrittore romano (121-180).
3. Giornalista, scrittore, diplomatico, attivista, inventore, scienziato e politico statunitense (1706-90).
4. Ossia determinate da una pluralit di fattori.
5. Filosofo statunitense (1873-1966).
6. Medico e filosofo austriaco (1734-1815), considerato il precursore dellipnosi.
7. Nome attribuito a met Ottocento a unipotetica energia vitale irradiata da tutta la materia.
8. Ipotesi secondo cui il corpo di qualunque animale sarebbe dotato di unenergia di tipo magnetico.
9. Vedi nota 1.
10. Suggestione che viene data al soggetto in trance ma che ha effetto anche dopo il risveglio.
11. Psicologo e filosofo statunitense (1842-1910).
12. Concezione elaborata dal filosofo tedesco Hans Vaihinger (1852-1933).
13. Ralph Waldo Emerson, filosofo statunitense (1803-82).
14. Dorothy Canfield Fisher (1879-1958) stata una riformatrice delle istituzioni scolastiche, unattivista sociale e unautrice
di best-seller americana dei primi decenni del XX secolo. Oltre a portare il metodo Montessori per leducazione dei bambini
negli Stati Uniti, ha presieduto il primo programma di educazione degli adulti del Paese.
15. Vedi nota 5.
16. Bunker Bean un film del 1936, diretto da William Hamilton e tratto dallomonimo romanzo di Harry Leon Wilson.
17. mile Cou, Il dominio di se stessi, Bis Edizioni, Diegaro di Cesena (FC) 2013.
18. Filosofo francese (1754-1824).
19. Insufficiente attivit della tiroide.
20. Vedi cap. 7.
21. Scrittrice statunitense (1862-1937), autrice di Let dellinnocenza.
22. Alexis Carrel fu un fisiologo francese (1873-1944), premio Nobel per la medicina nel 1912, autore del volume Luomo,
questo sconosciuto, Luni Editrice, Milano 2006. La prima edizione in lingua originale del 1935.
23. Scrittore inglese di epoca vittoriana.
24. Vedi paragrafo I di questo capitolo.
25. Vedi nota 3. Benjamin Franklin, Autobiografia, Garzanti, Milano 1999.
26. Vedi cap. 4.
27. La presente la prima traduzione in lingua italiana dellopera.
28. Rivista satirica pubblicata dal 1924 al 1981.
29. Dorothea Brande, Diventare scrittori, Sperling & Kupfer, Milano 2008.
30. Non tradotto in italiano (La signora pi bella).
31. Il fantasma cantante (1937).
32. Non tradotto in italiano (La mia invincibile zia).

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