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Il "Flauto magico".

Scrive il musicologo A. Einstain a proposito del Flauto Magico: "E' un lavoro ch


e incanta il fanciullo, commuove l' uomo piu' indurito ed entusiasma il saggio.
Ogni individuo ed ogni generazione vi trovano qualcosa di diverso: solo a colui
che e' senplicemente colto, e al puro barbaro, il Flauto Magico non dice nulla."
[ cit. Lettura del Flauto Magico, Mila]
Mi hai chiesto di "acculturarti" sul Flauto Magico, non e' vero?
Il punto e': perche' dovrei esserne in grado?
Quello che posso fare e' di farti avere la registrazione e il libretto, e magari
, visto che non e' possibile farlo a voce, scriverti qualcosa. Piu' che altro ce
rchero' di acculturarmi un po' io. E di renderti partecipe di eventuali successi
, quel tanto che basta per farti, spero, quantomeno apprezzare il Flauto Magico.
Se mai riusciremo mai a vederlo.
I) Una fiaba, ma che fiaba.
Mi chiedo perch il F. M. mi piaccia tanto. Forse perch commuove l'uomo indurito, f
orse perch incanta il bambino. Escludendo che ci sia in me l'uomo saggio.
Forse perch quello che Calvino definirebbe un classico, cio qualcosa "che non ha m
ai finito di dire quel che ha da dire". Ad ogni ascolto.
Il F. M. un'opera strana e, da un certo punto di vista, superficialmente, poco M
ozartiana.
In primo luogo una fiaba, ma una fiaba fortemente allegorica. O se preferisci un
a storiella massonica. (Ma questo lo vedremo poi).
I suoi personaggi sono molto lontani da quelli che Mozart aveva musicato in prec
edenza, che non solo non parlavano tedesco (le altre sue opere, e in genere l'op
era per eccellenza era in Italiano!!), ma avevano soprattutto un certo spessore
realistico. Che fosse tragico o comico (Don Giovanni o Le Nozze) il tono era app
unto quello realistico. I personaggi erano a tutto tondo, sia un Don Giovanni si
a un Figaro sono personaggi immersi in un contesto storico ben preciso, in un am
biente determinato; non solo, hanno anche un non indifferente spessore psicologi
co. I protagonisti del F.M. invece sono macchiette, maschere, il loro scopo solo
quello di impersonare un concetto, un'idea, un carattere. Sono come i personagg
i delle sacre rappresentazioni, dei misteri, dei moral players, nulla di reale.
Bisogna per fare almeno due importanti osservazioni.
La prima che il F.M. un opera didattica, ma non nel senso che nella storia si ce
la un moralismo (od una morale) che lo spettatore deve subire assieme alla stori
a stessa, ma nel senso che questa parola aveva nel medioevo, o, se vogliamo, nel
Barocco. L'intento educativo esplicito, come dire, spudorato. (L'arte Barocca,
del resto, non era quella che si proponeva di "educare divertendo"?)
Siamo di fronte a vere e proprie Figure, per dirla con l'Auerbach, ovvero di all
egorie nel senso proprio del termine. E appunto l'allegoria presuppone, una volt
a conosciuta la chiave interpretativa, una lettura univoca, precisa, indiscutibi
le. La chiave di lettura per l' allegoria-macchina scenica- Flauto Magico la con
oscenza dei simboli e dei rituali massonici, in una parola, della "filosofia mas
sonica".
La seconda considerazione che, sebbene indubbiamente fondamentale, l'allegoria n
on l'unica "realt " del F.M.. Del resto Mozart era un massone novizio, inesperto
, e in pi, se si fa eccezione, ovviamente, per l'aspetto musicale, un uomo di poc
a cultura.
Se pure si pu ipotizzare una sua genuina adesione all'intento didattico-morale di
Schikaneder (l' amico librettista, attore e committente dell'opera) non si pu no
n ammettere che Mozart abbia donato ai personaggi-allegoria uno spessore che non
solo quello dell'allegoria.
Insieme all'allegoria occorre dunque considerare anche il simbolo.
Potrebbe sembrare una contraddizione, ma non lo affatto. L'opera nasce in un tea
tro popolare e si rivolge ad un pubblico popolare, rozzo ed incolto, certamente
non adatto a cogliere immediatamente i riferimenti culturali-iniziatici, almeno

i pi complessi. L'impatto emotivo, dunque, veniva automaticamente ad assumere un


ruolo chiave per catturare l'attenzione dello spettatore. Il pubblico doveva ri
manere affascinato, impressionato, estasiato, interessato, incuriosito, coinvolt
o, cos che in un secondo momento potesse, eventualmente, cogliere e comprendere
anche l'allegoria.
Questo non appunto il significato di educare divertendo?
Era stato cos gi un secolo prima per l'arte Barocca, di cui il teatro tedesco popo
lare sentiva ancora l'influenza: lazzi, effetti spettacolari (botole, fuochi, ca
rrucole, macchinari volanti, ecc erano all'ordine del giorno). L'arte allegoric
a, o meglio il suo apparato scenico, si presta, evidentemente, assai bene per s
oddisfare le esigenze creative di una artista ricco di fantasia. Indirettamente
si sovrappone all'allegoria un certo simbolismo. In altri termini c' spazio anche
per l'emozione, per il "sentimento", al meno dal punto di vista di un popolano,
di un neofita. E cos'era Mozart se non un neofita dell'allegorismo massonico? L
a gerarchia di lettura di un opera allegorica solo nella mente di un artista bar
occo, che sa che l'essenza l'idea e la forma non che un mezzo, ma la poetica di
Mozart non pu essere quella barocca, egli accetta formalmente la gerarchia, ma la
sua anima, l'artista (per dirla in modo romantico), o se preferiamo il suo inco
nscio (per dirla in modo psicoanalitico) , diciamo cos, naturalmente portato a pri
vilegiare l'aspetto popolare, non quello allegorico. Da qui l'ambiguit. Alla form
a barocca si somma un surplus semantico di tipo simbolico, una proiezione romant
ica della personalit dell'artista nell'opera, che va al di l del significato rigor
oso che l'allegorismo avrebbe voluto. Mozart vive ormai da troppi anni fra gente
povera e di conseguenza la sua sensibilit pi vicina a quella di un popolano che n
on a quella di una maestro di una loggia.
"La massoneria di Mozart un'altra, la massoneria degli umili e della povera gent
e, come Papagheno e Papaghena, come Tamino e Pamina, anche se quest'ultimo un pr
incipe giapponese e Pamina la figlia della Regina della Notte. La massoneria di
Mozart quella di coloro i quali non hanno altra forza che quella degli affetti u
mani, non altra ricchezza che il loro cuore; la massoneria della brava gente con
tro tutti i potenti, contro tutti i domini, i signori, contro tutti coloro che v
estono delle divise, delle armature, e portano i galloni" [cit da " Il Flauto ma
gico: un opera per i puri di cuore, dal programma del Teatro La Fenice di Venezi
a, 13 dic 1969 ].
Il frutto di queste contraddizioni un'opera la cui straordinaria polisemia nasce
proprio da quella sua ambigua complessit.
E a fidarsi di Leopardi nell'ambiguo, nel indeterminato, che sta la poesia.
Non a caso molti romantici esaltarono il Flauto Magico, ne ricordo due per tutti
: Gothe, che progetto' ed inizio' a scrivere un seguito all'opera, e Bethoven .
E' una fiaba, ma una fiaba perch solo una fiaba pu avere una simile variet di piani
di lettura.
E per questo si pu dire ci che Calvino dice a proposito di un "classico", nel caso
specifico di Montale, guarda caso, "le sue poesie catturano ad apertura di pagi
na e non si esauriscono mai".
II ) La semplicit: la rivincita degli umili.
La bellezza del F.M. sta in una musica cos limpida, cos depurata, cos fresca da app
arire persino ingenua. Ma un'ingenuit, una semplicit che solo la maturit dona. Una
seconda giovinezza, perfetta. Ed tale semplicit a rendere la musica scevra da ogn
i retorica ( per questo cos diversa dalla musica romantica, anche se molti, giust
amente, riconoscono in quest'ultima opera di Mozart la prima opera romantica ted
esca) perfino quando la musica didascalica, ad esempio nella marcia che accompag
na l'ingresso trionfale di Zarastro. Non si arriva mai al parossismo infatuato d
i un Wagner.
Dietro tutto l'oro abbagliante, e i simboli della massoneria, affiora con prepot
enza l'umilt del popolo (siamo in piena Rivoluzione Francese, non c'era la televi
sione, ma insomma la Francia non era cos lontana).
Pi che da Tamino, il principe coraggioso, l'eroe, il buono, siamo rapiti dalla se

mplicit di Papagheno, il bugiardo, lo stupido, il codardo, il mediocre. Lui che n


on accede nemmeno alle prove di virt e di coraggio perch si dimostrato pauroso anc
ora prima di iniziare.
"-Ce ne sono tanti altri come me-, risponde Papagheno quando lo Sprecher gli ann
uncia solennemente che lui escluso dalle prove perch si mostrato indegno dei piac
eri celesti. Papagheno con questo vuol dire che tutti praticamente sono come lui
, salvo alcuni eroi come Tamino. Questi l'eccezione, lui la regola. Una volta t
anto anche lui un simbolo, simbolo della gente che non simbolo di niente, ma che
semplicemente se stessa, inserita nella realt dell'esistenza." [cit. da AA.VV.,
"Intorno al Flauto Magico"]
E' il suo zuflo di bamb la musica pi solare dell'opera, quell'aria spensierata e s
altellante ci riempie subito di tenerezza. E' la sua voce a commuoverci quando c
anta con la bocca serrata dal lucchetto, che gli hanno imposto le tre damigelle
per aver mentito, ed anche se il canto un po' buffonesco di un uomo vestito di p
iume di pappagallo, un canto che nella sua comicit nasconde un'infinita tristezza
, la tristezza di chi lucchetto o non lucchetto non parla mai, perch non pu farlo.
E' lui a commuoverci, infine, con il suo carrillon, quando "klingen klingen" su
ona i campanelli e incanta i cattivi (Monostrato e i suoi servi), costringendoli
ad uscire di scena ballando come marionette. In quella musica un po' meccanica,
bambinesca, Mozart ha rinchiuso il senso stesso della musica, la sua forza, o
quello che si vorrebbe fosse la sua forza.
E ancora: nel suo amore per Papaghena che ci riconosciamo tutti, non nel pi nobil
e ma pi freddo amore di Tamino per Pamina, nella gioia incredula ed incontenibile
di Papagheno che sbarra gli occhi di fronte alla metamorfosi della misera vecch
ina in Papaghena; ancora, nel duetto stucchevolmente frivolo, ma anche incredibi
lmente delicato dei due amanti pappagalleschi che si rincontrano, che tutti si c
ommuovono, non tanto nelle pompe magne di un amore celeste e virtuoso.
Certo Mozart accett la commissione di Schikaneder perch non aveva pi soldi, perch er
a malato, perch Costanza si lamentava delle restrittezze economiche, e forse perc
h si sentiva investito di una nobile funzione facendo un servizio alla massoneria
, in cui era da poco entrato.
Ma anche perch quella era finalmente un'opera per il popolo, che parlasse al popo
lo, che la gente capisse, potesse amare. Per tutta la vita aveva servito papi, i
mperatori, baroni, conti, cardinali, aristocratici di ogni genere: un musicista
non era molto pi che un artigiano al servizio di un padrone, cos come fosse un fab
bro od un cuoco, un servo. Mozart fu sempre un servo, un servo indisciplinato, p
rovocatore, egocentrico, ma pur sempre servo, anche quando cantava "Se vuol ball
are signor contino il chitarrino le suoner, le suoner". L'ultima sua opera fu l'un
ica fatta non da servo.
Scrive alla moglie Costanza il 7-8 ott 1791 (un mese dopo la prima del FM) "...
torno in questo momento dal teatro, era pieno come sempre. Il duetto Mann und We
ib ecc, e i campanelli del primo atto furono come sempre ripetuti, cosi' pure ne
l secondo atto il terzetto dei Ragazzi. Ma quello che mi fa pi piacere l'applauso
silenzioso! " .
E' questo che Mozart sente come bisogno ed in questo il segreto del Flauto Magic
o.
Le note restano l, appoggiate nell'aria, come per caso, eppure non sono "n una di
troppo, n una di meno" (come fa dire a Mozart Forman nel film "Amadeus"). Sono p
erfette cos.
Del resto non dicevano: "Ars est celare artem "?
appunti per l' ascolto
Ouverture
Mi bemolle maggiore, tonalit fondamentale dell'opera.
Struttura: Adagio (breve), Allegro I, Adagio (ripresa), Allegro II.
Fu scritto solo due giorni prima della prima rappresentazione dell'opera, sebben
e tecnicamente sia un pezzo piuttosto complesso.

Il motivo (tema principale) era un tema gi noto in ambiente Viennese, probabilmen


te mutuato da Mozart a Clementi, che del resto ne rivendic la paternit. Ci era per p
ratica comune, soprattutto per un brano fugato come l'ouverture. Il tema del res
to in simili circostanze non affatto importante, ci che importa lo sviluppo che s
ubisce.
L'ouverture un buon esempio dello stile contappuntistico, che Mozart aveva utili
zzato in tutta maturit nella non lontana sinfonia Jupiter.
L'allegro presenta caratteristiche sia della fuga che della sonata.
Alcune spiegazioni: il contrappunto in poche parole la pi antica tecnica di armon
izzazione di una melodia, al canto viene sovrapposto un controcanto, cos nelle pr
ime evoluzioni dei gregoriani, e in seguito i contro canti diventano pi d'uno, qu
attro ad esempio. La struttura armonica dunque data non da un armonizzazione com
e per intenderci pu essere quella di un accordo, ma da pi melodie sovrapposte. La
fuga era tecnica molto usata, soprattutto nel seicento organistico, ma non solo,
semplificando: una melodia viene ripresa pi volte, con un processo di "inseguime
nto" sia melodico che armonico, passando da uno strumento all'altro (nell'organo
da una mano all'altra), subendo piccole continue variazioni, una specie di cano
ne. (I musicologi si torcerebbero le budella a sentire simili spiegazioni, ma va
bhe!) La sonata invece presenta pi temi, il procedimento di "rimpallo" della mel
odia relativamente simile, ma il punto che la struttura melodica presenta molti
temi, con relative riprese. Cambi di tempo, ritmo, armonia.
L'ouverture inizia con cinque note sottolineate (1+2+2), in cui alcuni vogliono
riconoscere simbologie massoniche, il numero tre, pi volte presente nell'opera, u
n numero sacro, ovvio! Ma importa poco. L'allegro si articola in un ritmo veloce
, come di corsa, per scale ascendenti e discendenti. Interessante una pausa di u
na battuta proprio nel mezzo dell'allegro con una ripresa inaspettata.
Atto primo
Scena prima.
Introduzione: do minore ( relativa min di mi b!!)
Tamino fugge inseguito da un serpente, il suo arco senza frecce. Cade svenuto.
Le battute iniziali lasciano il tempo allo spettatore d'acclimatarsi, sono uno d
ei passaggi pi descrittivi dell'opera, concessione da parte di Mozart che non ama
va affatto il descrittivismo. Il moto sinuoso potrebbe essere quello del serpent
e, o forse pi genericamente della fuga, dato che nella prima redazione della stor
ia doveva essere un leone!!
Tamino canta un urlo di paura. E sviene. La storia inizia in una foresta, con un
a "fiera", con uno smarrimento, reale e metaforico, ovvio, un po' come Dante. "
E caddi come corpo morto cadde".
Giungono le tre dame, servitrici della regina della notte, sconfiggono il serpen
te. Cantano "Triumph".
LA bemolle
S'accorgono della bellezza del principe, inizia il battibecco su chi debba andar
e ad avvertire Astrifiammante (la regina), tutte vogliono restare. Stacco brusco
fra il tono tragico epico del serpente e del trionfo e il terzetto fatto di Nai
n nain e di Io resto, io veglio, io proteggo, un quadretto spassosissimo, condit
o di un certo umorismo sulla "stupidita' delle donne", anche se Mila scrive: "i
difetti delle donne, la loro fragilit la loro incostanza, il loro egoismo di pic
cole bestioline, sono viste con l'occhio di chi le adora e di chi non si saziere
bbe mai della loro compagnia."
Do maggiore, allegro, dopo la contemplazione, seguita al battibecco, la decision
e d'andare tutte e tre.
Aria di Papagheno
Tamino si risveglia, vede il serpente ucciso, sente zufolare il flautino di Papa
gheno, si nasconde.
Entra in scena Papagheno. Cantando. E' un'aria in sol maggiore. Piuttosto sempli
ce, popolare.
Papagheno l'uccellatore (colui che cattura gli uccelli), anche lui alle dipenden
ze della regina della notte. Arriva in scena vestito di piume, con una gabbia di
pappagalli sulle spalle, da cui probabilmente il nome.

Era il personaggio di Schikaneder, un personaggio comico, giullaresco. Che dovev


a far ridere il pubblico. Ma non solo. Papagheno la contro figura di Tamino, l'a
iutante nel senso che ha questa parola nelle favole, cio non il servitore, ma un
personaggio che s'accosta al protagonista, ma con una sua identit. E' un uomo sem
plice, stupido pure, i suoi desideri non sono la saggezza, l'amor celeste, ma un
a donna, di carne ed ossa, una buona tavola, e soprattutto il vino. Papagheno su
bir il processo inverso di Monostrato, da servitore del male migrer verso il bene,
Sarastro. E' un personaggio positivo, anche se non l'eroe, non acceder alle prov
e, ma egualmente a suo modo vincer.
Ma andiamo con ordine. Dopo l'aria con cui si presenta in pubblico, P. vede Tam
ino, inizia qui un lungo parlato. Da notare che proprio un parlato, non un canta
to con solo accompagnamento di basso continuo, ossia clavicembalo, come era nell
e opere classiche. La forma del F.M. del resto quella dell'operetta popolare ted
esca, e il parlato aveva la sua importanza teatrale. Anzi, probabilmente il parl
ato serviva per mettere battute di spirito, magari anche suscettibili di improvv
isazioni. Una: Ma come vivi? chiede Tamino. Mangiando e bevendo, come tutti. Ri
sponde Papagheno. E non e' solo una battuta.
P. vede il serpente ucciso, si spaventa, ma poi visto che Tamino non sa come sia
stato ucciso, P. si proclama suo salvatore ed inizia a vantare la sua presunta
forza, si figne, lui, l' uccisore del mostro.
Arrivano le damigelle. Papagheno punito perch ha mentito: la prima damigella inve
ce del solito vino gli porge acqua, la seconda invece del pane un sasso, la terz
a gli lucchetta la bocca, perch non possa pi mentire.
Le damigelle danno a Tamino il ritratto della figlia di Astrifiammante, Pamina,
rapita da Sarastro, appena vede il ritratto Tamino s'innamora perdutamente della
principessa: siamo in una fiaba, non c' dubbio.
Aria del Ritratto
Mi bemolle mag, tonalit fondamentale.
E' un'aria per sentimentali, ma niente affatto brutta, anzi di grande effetto. D
al sarcasmo, dalla comicit di Papagheno, un vero salto. Questa la grandezza di Mo
zart, si passa in continuazione da un registro all'altro. E' un'aria in cui si v
uole descrivere la "purezza di cuore", in cui Mozart da prova d'essere ancora ca
pace di delicatezze, dolcezze, siamo lontani dal Cos fan tutte.
Aria della Regina della Notte, Astrifiammante.
Si b mag
Le tre dame spiegano a Pamino che la regina della Notte ha scelto lui per libera
re Pamina. Segue il racconto del rapimento di Pamina da parte di Sarastro. Quest
a lunga parte parlata viene spesso omessa, o per lo meno ridimensionata, ma cos c
ome il parlato di Papagheno, in realt era parte integrante dello spettacolo. Come
nelle tragedie classiche rispettata l'unit di tempo, cos i fatti precedenti sono
relegati al racconto di un "messaggero". Ma ora non di moda. Vedremo che cosa de
cider Muti.
Improvvisa l'apparizione di Astrifammante, si apre il fondale e compare un trono
stellato con la splendida regina.
Introduzione strumentale, un'altra delle poche concessioni al descrittivismo.
Aria: larghetto (3\4) in sol min, allegretto in sib mag (4\4)
Astrifiammante un personaggio strano, in origine, nella prima stesura del raccon
to, non era cattivo, lo divenne poi. Qui nelle prime scene appare in tutta la su
a ambiguit, non si sa se dovuta al fatto che l'aria fu scritta prima del rifacime
nto, oppure per la volont di mantenere l'ambiguit del personaggio cattivo alla sua
prima apparizione. O forse ancora per rendere l'ambiguit della verit, e dunque de
l male.
E' una madre che soffre, ma una madre strana. Glaciale la sua voce, non di sopra
no semplice ma di soprano fenomenale. Era di moda, allora, cucire su misura part
i di virtuosismo per cantanti particolarmente brave, la R. era interpretata da u
na cugina di Mozart dalle notevoli doti canore. Ma in realt occorre notare che, p
ur se eccezionali, le cantanti capaci di simili prodezze, non erano poche, e che
esisteva gi una discreta letteratura di brani "acutissimi", oltre la seconda ott
ava della chiave di violino. Mozart per non confezion solo un'aria per una virtuos
a, utilizz se mai il virtuosismo per caratterizzare il personaggio, la differenza

conta. Utilizz quella voce appunto glaciale come si utilizza il registro acuto d
i un flauto, o l'ottavino. L'aria inizia con lunghe frasi drammatiche e poi impr
ovvisamente s'impenna, s'infuria, e sale sugli acuti tipici della Regina. Compar
e la melodia che caratterizza poi, anche in seguito, Astrifiammante [ ogni perso
naggio, o quasi, ne ha una, la pi evidente quella di Papagheno, le famose cinque
note del flautino].
Quintetto (Tamino, Papagheno, tre dame)
Si b Mag ma con numerose modulazioni.
La leggenda dice che questo brano fu composto da Mozart a Praga, mentre giocava
al biliardo. Bellissima la scena di "Amadeus" che si ispira a questo aneddoto. N
on so se tu sia stata a vedere, a Praga, la villa in cui abit Mozart, un po' soll
evata rispetto alla citt bassa, in periferia, la scena farebbe folclore, ma il b
iliardo, devo dire, non c' pi!
La struttura del quintetto piuttosto lineare, il discorso si sviluppa per moment
i giustapposti, non c' sovrapposizione di temi o di stati d'animo, s' lontani dal
contrappunto iniziale. Qui il dialogo ben distinto, cristallino.
Papagheno lucchettato mugugna: mm...m... m... Spassosissimo il suo dialogo con T
amino, che un po' lo scimmiotta nelle risposte. La comicit di P. sottolineata dai
fagotti che gli doppiano il canto, mentre T. accompagnato pi dagli archi. Una sc
ena davvero fantastica.
Papagheno poi liberato dalle dame, che consegnano a Tamino il flauto magico, per
ch liberi Pamina. Papagheno intuisce come "butta" e poco signorilmente fa per and
arsene, saluta le "belle signore", eufemistico, ma la fuga non gli riesce. E' st
ato scelto dalla Regina come aiutante di Tamino, per nulla entusiasta Papagheno
si lascia per convincere dal dono magico: i famosi campanelli. E qui c' tutta la s
ua ingenuit, la sua innocenza, come un bambino chiede: "E li posso anche suonare?
" "ma certo" la risposta: il gioco fatto. Inutile sottolineare la simbologia del
flauto: l' arte, la musica... etc.
Interessante notare, piuttosto che in tutto il quintetto i flauti tacciono, a pr
ova del fatto che Mozart non ama il descrittivismo. Alla faccia dei romantici.
Dopo qualche "battuta morale" sulla possibilit di un mondo pi felice se tutti aves
sero strumenti come quelli, iniziano gli addii. Il tono ritorna solenne, ma nemm
eno... forse meglio definirlo come scrive Mila dalla "sonorit misteriosa", soffus
a, sussurrata, creata dal pizzicato degli archi, e dal canto pianissimo: "Auf We
iderhsen", dicono i cinque. "Omoritmia", in altri termini le parole sono scandit
e con le stesse figure ritmiche, come in tutti i corali del quintetto, per altro
, le note differiscono, ma non il ritmo, risultato: le parole si distinguono ben
e, non ci sono sovrapposizioni. Vedi sopra.
Quadro secondo.
Terzetto sol M
La scena si sposta nel campo avversario, nella reggia di Sarastro, dove tenuta p
rigioniera Pamina.
Un lungo dialogo parlato tra gli schiavi di Monostrato al solito omesso. La scen
a inizia con la rabbia di Monostrato perch Pmina ha tentato di sfuggire, dopo ave
r subito le sue insidie. Mostrato il vero personaggio cattivo, subir il processo
speculare a Papagheno, da aiutante del bene finir con Astrifiammante, ma mentre l
a Regina grande, seppur nel male, Monostrato un miserabile, malvagio, libidinoso
, bugiardo, servile, vile, ce le ha tutte. Dimenticavo: anche negro. Indubbio l'
accento razzista nel personaggio.
Il terzetto in realt consta di due parti, meglio di due duetti. Il primo fra Pami
na e Monostrato, il secondo fra Papagheno e Monostrato.
Pamina trascinata da Monostrato che cerca d'incatenarla si dispera e invoca la m
orte, presto sviene. Arriva inscena baldanzoso come mai Papagheno, vede la bella
ragazza svenuta e si precipita a salvarla, ma imbatte in Monostrato. I due si s
paventano reciprocamente, essendo l'uno vestito di piume, l'altro tutto nero. Sc
appano. Scena nuovamente comica, anche se qui la musica, pur essendo "leggera",
certo non tragica, risulta egualmente difficile definire comica. Papagheno, stra
namente coraggioso, ritorna sui suoi passi, commentando la sua fuga in modo fant
astico: " Sono stato proprio un pazzo a lasciarmi spaventare! Nel mondo ci sono
uccelli neri, perch non ci dovrebbero essere anche uomini neri?" (!!)

Duetto Mi b M
Papagheno riconosce Pamina, le racconta di Tamino e del suo neonato amore. Altro
evento da favola: subito Pamina a sua volta s'innamora, pur non avendo mai vist
o il principe. Divertente il dialogo successivo, in cui Papagheno si lamenta per
non avere una compagna. Segue il duetto fra Pamina e Papagheno.
Un duetto sull'amore: "Agli uomini che sentono l'amore non mancher bont di cuore".
"L'amore addolcisce la vita". Mila suggerisce che il tema pi filosofico che alt
ro, in effetti met del duetto incentrato sul matrimonio, la massoneria con la sua
etica ricompare. Il duetto nella sua estrema dolcezza non per nulla melenso, e
"pi che mai vale l'osservazione dello Hocquard, che quello che manca nel Flauto M
agico, ed felice mancanza, il patetico."
Finale
Occorrono alcune note preliminari, prima d'affrontare il finale del primo atto.
Nell'opera all'italiana, come del resto erano le precedenti opere di Mozart, non
esisteva il parlato semplice, il recitativo era una dizione ritmica accompagnat
a dal basso continuo, generalmente il clavicembalo, magari suonato dallo stesso
compositore, l'aveva fatto pi volte anche Mozart. Nel Flauto non solo ci sono dei
recitativi assolutamente "recitati", nel senso di parlati in pieno stile teatra
le, addirittura come nel caso di Papagheno con parti che si prestavano all'impro
vvisazione, all'opera buffa, ma vi sono anche esempi di recitativo-cantato. Non
fu il primo Mozart, gi l'aveva fatto Gluck, ma in altro modo. In ogni caso, senza
entrare nel particolare, il finale ha una lunghissima parte di recitativo accom
pagnato dall'orchestra.
I tre geni
Per contraddirsi subito: questa e' un aria non un recitativo, ovvio!!
Molto breve, architettato perch risulti un quadretto filosofico, una specie di ca
ntico religioso. Breve forse proprio perch di difficile comprensione, non dal pun
to di vista musicale, ma da quello delle parole. I tre geni educano Tamino alla
saggezza: "sii fermo, paziente e riservato". Le tre virt massoniche, nuovamente i
l numero tre!
Recitativo di Tamino
Tamino ora di fronte ai templi. " della Ragione e della Natura, e della Saggezza
". Prover ad entrare senza successo nei primi due, "indietro" gli sar risposto. In
fine dal terzo tempio uscir un sacerdote. Lungo il recitativo, forse anche un po'
pesante, che ne dicano i critici tedeschi, evidentemente portati per una musica
pomposa e seriosa. Il Sacerdote canta un adagio dalle reminiscenze arcaiche, un
giro instancabile di modulazioni.
La discussione si articola intorno all'"equivoco" sulla natura di Sarastro, il s
acerdote spiega che stato ingannato dalla Regina che il bene nel Tempio. Nota an
tifemminile, non estranea allo spirito massonico: "Una donna fa poco e parla mol
to".
Aria del Flauto Magico
Il dialogo finisce quando il sacerdote svela a Tamino che Pamina vive ancora: "P
amina", dice Tamino. Per ringraziamento imbocca il flauto e suona. Al celeste su
ono, un arietta in do M, ecco tutti gli animali incantati escono dalla foresta,
un'altra trovata spettacolare di Schikaneder. Inutili spiegazioni sulla simbolog
ia, o sui riferimenti, come quello possibile di Orfeo, di certo noto a Mozart g
razie a Gluk. Ma qui in chiave popolare. "Mi piace che un'aria sia adatta ad un
cantante, come un vestito fatto bene." Scrisse Mozart, e infatti cos fece: il can
tante che impersonava Tamino era anche un buon flautista e suonava in scena. Ora
, naturalmente, suona il primo flauto dell'orchestra, mentre il cantante finge.
Si sente infine il flautino di Papagheno, risponde al richiamo Tamino, che subit
o si getta incontro al compagno sperando di trovare Pamina. Ma l'uno esce di sce
na da una parte, gli altri entrano dall' altra. Altra trovata da operetta.
Duetto di Pamina e Papagheno.
Brevissimo.
Senza soluzione di continuit, come in tutto questo finale, in cui le scene s'inse
guono senza sosta, ecco comparire il nero Monostrato.
Il carillon Sol M

Inferocito. Pamina spaventata, Papagheno di pi. Ma ecco anche lui ha un'idea geni
ale, suona i campanellini magici. La scena non pu essere raccontata, n spiegata, v
a semplicemente goduta. Monostrato e gli schiavi si mettono a ballare, come bamb
ini.
Nel finale Papagheno e Pamina duettano, solito commentino "morale". Interessante
la ricomparsa del contrappunto. Un accenno di canone.
Arrivo di Sarastro.
Marcia in Do M
Arrivano gli adepti di Sarastro, intonando una marcia trionfale. Ritmata e solar
e, timpani "senza coperte" e trombe senza "sordine". Papagheno vorrebbe sparire:
"Oh, se fossi un topo, come vorrei nascondermi! Se fossi una lumaca, m'infilere
i nel mio guscio."
Arriva Sarastro. Pamina giustifica la sua tentata fuga denunciando le molestie
di Monostrato, Sarastro saggio, non la rimprovera, per la deve trattenere, perch d
estinata a Tamino, quando si sar purificato, ed avr superato le prove. Arrivano Mo
nostrato e Tamino. Tamino e Pamina si riconoscono, s'abbracciano. Monostrato s'i
nfuria e chiede a Sarastro d'intervenire, cosa che il maestro non esita a fare..
. facendo frustare Monostrato. Scena al contempo drammatica e comica. Tamino e P
apagheno vengono incappucciati per le prove [era cos nel rituale massonico, quand
o la fascia veniva levata e la luce abbagliava gli adepti era il simbolo dell'il
luminazione divina].
Coro finale moraleggiante. Scrive Mila: "non un pezzo di grande impegno composit
ivo, ma un brillante e luminoso "per finire". "
Atto secondo
Quadro primo
Marcia dei sacerdoti, Fa maggiore.
Al suono di una marcia solenne, di fiati, strumenti tipici della massoneria, ent
rano i sacerdoti e Sarastro.
Viene preannunciata la cerimonia di iniziazione di Tamino.
Tamino "figlio di re, desidera contemplare nel luogo pi santo la viva luce." E' q
uesto, in effetti, il fulcro del simbolismo massonico del Flauto Magico: la lott
a contro le tenebre. Pi volte Tamino sar bendato, e pi volte si assister al contrast
o luce buio, metafora dei due opposti stati dell'animo umano, ignoranza e sapien
za. Tutta la simbologia messa in scena nell'opera ricalca piuttosto fedelmente q
uella dei riti d'iniziazione delle logge.
Aria con Coro, Fa Mag
Un sacerdote s' mostrato preoccupato della sorte di Tamino, Sarastro ha risposto
che se il giovane non superer le prove raggiunger prima la grazia di Iside ed Osir
ide. Intona cos un canto propiziatorio.
La tonalit luminosa, distesa, solenne. Un brano senza violini n contrabbassi, sen
za pathos romantico, ma profondamente "religioso", di una religiosit spigolosa, r
accolta, come l'architettura romanica . "Solennemente ieratica".
Segue un lungo intermezzo recitato, in cui i due giovani si dirigono verso le pr
ime prove. Incontrano due sacerdoti, che li informano di ci che li attende. Tamin
o pronto a tutto, Papagheno meno, "infondo non aspiro affatto a conquistare la s
aggezza", esclama . Ma la promessa di una Papaghena alletta il titubante Papaghe
no. Chiede di vederla, prima: non si sa mai. Il desiderio verr esaudito, per Papa
gheno non potr parlare. E' la prova del silenzio, la prima delle prove d'iniziazi
one.
Quadro secondo
Duetto, Andante in Do Mag .
Prima d'allontanarsi i due sacerdoti intonano un canto sul pericolo rappresentat
o dalle donne, un po' di sano antifemminismo massonico, spiattellato alla meglio
da Schikaneder. "Guardatevi dalle insidie delle donne..." ecc.
Quintetto, Sol Mag
Giungono le tre damigelle, nella veste di "tentatrici". Cercano di sedurre, app
unto, i due "eroi", di riconquistarli. Le dame si cimentano in una serie tipicam
ente femminile di moine, che pi che nel testo si ritrovano nella musica. E se non
hanno nessun effetto su Tamino, Papagheno fatica a tener la bocca chiusa.

Qui si decreta il definitivo passaggio dei due dal mondo della Regina della Not
te a quello di Sarastro. Le damigelle cercano di vincere il mutismo dei giovani,
ma falliscono. Giungono i sacerdoti, con una roboante marcia in Do Mag, e cacci
ano nel sottosuolo le donne, come nel finale di Don Giovanni, complici le numero
se botole del palcoscenico.
Quadro terzo
Aria di Monostrato, Do Mag
Ancora una volta Monostrato pensa di sedurre Pamina. La sua Aria suonata "sottov
oce" (come indicato nella stessa partitura), e caratterizzata dalla presenza, un
ica nell'opera, dell'ottavino. L'atmosfera crepuscolare poich la scena viene ambi
entata di notte. Come altre scene comiche intrisa di non poca tristezza, il moro
si lamenta perch non pu amare una donna bella e candida. Ma il suo canto interrot
to dall'arrivo della regina e dal suo dialogo con Pamina, al quale Monostrato na
scostamente assiste.
Aria della regina della Notte, Re min.
Il parlato che la precede un dialogo in cui Pamina chiede aiuto alla madre, ma l
a madre spiega che nulla pi in suo potere, da quando "con la morte di tuo padre t
ramontato il mio potere." L'unica soluzione uccidere Sarastro. La Regina consegn
a alla figlia un coltello per compiere l'omicidio, Pamina confusa: "Madre", escl
ama, "Non una parola di pi".
Inizia la famosissima aria. Astrifiammante canta l'odio, la vendetta, la malediz
ione. Con i suoi sovracuti, i ripetuti fa sopra il rigo, l'aria acquista il cara
ttere tragico delle opere classiche. Intervalli ampi, accompagnamento esile, sal
to dal minore al relativo maggiore (FA). Infine un incredibile unisono con il fl
auto solo. La rabbia di ghiaccio, il personaggio ha subito la sua metamorfosi, i
l suo aspetto ora non pi ambiguo, fra il bene e il male, essa il male. Il volto i
numano, bianco lunare, il canto inumano pure, metallico. Al culmine della tensi
one tragica Astrifammante sprofonda.
Rimane la confusione di Pamina, che non sa come comportarsi. Compare Monostrato,
che la ricatta. Promette silenzio in cambio del suo amore (si dice cos, per pudi
cizia). Pamina non cede, giunge Sarastro, inutili sono le parole di Monostrato c
ome quelle di Pamina, Sarastro sa, e ha gi deciso. Egli il saggio.
Aria di Sarastro, larghetto in Mi Mag.
Dopo la gelida esibizione del soprano, ecco sapientemente accostatagli la tranqu
illa e placida voce del basso. Sarastro dichiara che nel suo regno "la vendetta
sconosciuta", e che "si perdona al nemico" . E' sufficiente per chiudere l'incid
ente.
L'Aria esattamente agli antipodi di quella della Regina, non solo per la distanz
a di "altezze", ne' per quella di tempi, l'uno veloce, l'altro lento, ma sopratt
utto per la linea melodica: l'una procedeva per gradi disgiunti, salti strepitos
i, risultando interrotta, frammentata, feroce, l'altra procede piana per gradi c
ongiunti, sviluppandosi fluida e rilassata.
Quadro quarto
Papagheno e Tamino di nuovo soli, costretti al silenzio. Ancora Papagheno non sa
tacere. Segue il comico dialogo fra Papagheno e Papaghena, travestita da vecchi
a. I lazzi sono ben cuciti sul personaggio di Papagheno, prima l'acqua al posto
del vino, poi l'et che non ottanta ma diciotto (il gioco di parole si capisce ben
e in tedesco... vedi libretto).
E infine quando si svelano tutte le analogie ("il mio amante qui vicino e si chi
ama Papagheno"), quando finalmente Papagheno sta per capire e la vecchia sta per
svelare il suo nome, improvvisamente scompare.
Terzetto dei fanciulli, La Mag, 6\8.
Giungono su una splendida macchina volante i fanciulli, pronti a riconsegnare ai
due eroi i loro strumenti magici, e delle vivande. Il pezzo, breve, saltellant
e, aereo.
Aria di Pamina,
6\8 ma molto lento.
Mentre Papagheno s'abboffa, Pamina giunge richiamata dal suono del flauto di Tam
ino. La scena passa dal comico al tragico, e poi di nuovo al comico. Pamina al s
ettimo cielo corre in contro a Tamino, ma costui non pu parlare. Perplessa Pamina

si rivolge a Papagheno, il quale, per indole non certo portato ad osservare il


"regolamento", si trova momentaneamente, lui pure, impossibilitato a parlare...
perch s' ingozzato. Pamina pensa di essere stata dimenticata da Tamino, e inizia i
l suo canto disperato. E' un aria seria, di tono drammatico, il dolore di Pamina
anche se generato da un equivoco, e' reale. Pamina giunge a minacciare di uccid
ersi. E si allontana.
Quadro V
Coro dei sacerdoti. Adagio La Mag
Un coro di tenori e bassi annuncia il superamento della prima prova.
Terzetto, Andante moderato in Sib Mag
Sarastro conduce Pamina davanti a Tamino per "l' ultimo addio", Pamina non capis
ce bene, nonostante le rassicuranti parole di Sarastro ("vi rivedrete lieti un g
iorno"). Domanda Pamina, rispondono Sarastro e Tamino. La situazione si ripete,
ma con il raddoppiamento della domanda, (da 4 a 8 battute), cos pure la risposta.
Infine le parti s'invertono, il basso (Sarastro) apre, e rispondono Pamina e Ta
mino, che passa cos da voce superiore a voce inferiore ( tenore). Il pezzo orchest
rato secondo i canoni della musica da camera, un brano pi concertistico che operi
stico. Molto si discute sulla riuscita di questo brano, per alcuni troppo freddo
per una situazione di simile pathos. Non saprei, non certo dei migliori, ma non
mi sembra cos inopportuno.
Quadro VI
Ancora Papagheno e un sacerdote. "Avresti meritato di vagare per sempre negli os
curi antri della terra". Il sacerdote severo ma anche fondamentalmente benigno.
Qui la famosa risposta di Papagheno: "Ce ne sono tanti altri come me, per conto
mio un buon bicchiere di vino sarebbe la gioia pi celestiale." Papagheno oppone a
lle gioie celesti quelle terrene? Forse, ma non avvertita una grande contraddizi
one, la contraddizione traspare giusto nel comico opposto al serio, ma anche Pap
agheno gode di una propria dignit di personaggio. Il desiderio del vino appagato
e subito Papagheno desidera altro... una donna.
Inizia l' aria di Papagheno, sol Mag.
Motivetto semplice ed orecchiabile, una melodia gi conosciuta, secondo alcuni ver
rebbe da un corale cinquecentesco. Giusto un po' accelerata, marcata nei tempi f
orti. Ancora un'aria saltellante, caratterizzata dall'orchestrazione basata sui
campanelli di Papagheno. Alla prima parte binaria segue una seconda parte in 6\8
. Un tempo di ronda. Importante notare che non c' caduta di tono, il comico non a
ppare come uno scivolone del copione, ma se mai felice alternarsi di sentimenti.
L'amore di Pamina e Tamino, non poi cos lontano da quello di Papagheno, sono div
ersi aspetti dello stesso sentimento.
Compare la vecchina: "Vieni dammi la mano quale pegno del nostro vincolo". Papag
heno non molto convinto, ma la vecchia l'avverte: se non accetti "Dovrai vivere
senza un'amica e rinunciare al mondo."
Papagheno accetta la "gentile" proposta, commentando fra se "finch non avr visto u
na pi bella di te". Ma ecco che la vecchia si trasforma in una bellissima giovane
: Papaghena.
L'idillio , per, presto rotto, giunge un oratore che li separa.
Finale II
Quella di Papagheno e Papaghena l'ultima scena parlata del Flauto, come nel prim
o Finale, le scene si susseguiranno, da qui in poi, senza soluzione di continuit,
senza soste, e la musica non cesser mai, al posto dei parlati saranno inseriti i
"declamati melodici" (come quelli di Tamino del Finale I).
Corale dei tre geni Mi b Mag
Breve introduzione corale, il clima simile a quello del coro dei sacerdoti, ma p
i etereo.
Pamina
entra in scena, disperata, chiede del suo Tamino. E' sconvolta dal dolore, e vuo
le suicidarsi. Il tono diviene tragico. Si passa al Do min (tonalit seria per Moz
art). Rispondono i Fanciulli in sol m, sempre una tonalit patetica, poi si sale
al Fa m, e infine in un giro instancabile di armonie, passando per il La b Mag (

rel mag di Fa min) si ritorna al tono dominante, Mi b Mag.


I Fanciulli promettono a Pamina di condurla da Tamino, e i quattro s'avviano all
a macchina volante.
Le prove del Fuoco e dell' acqua.
La scena nel libretto descritta con dovizia di particolari, e ci non deve stupire
, in Mozart come abbiamo gi visto la musica non ha quasi mai funzione descrittiva
, dunque l' "ambientazione" era lasciata esclusivamente alla scenografia, che de
l resto era altrettanto importante della musica in un teatro popolare, come quel
lo dove veniva inscenato il Flauto. La simbologia pi che evidente, due montagne,
due cascate, una di fuoco l'altra d'acqua, due guardie in armatura...
Il corale degli Armigeri. Adagio in Do Mag.
Traduzione comunemente accettata ma leggermente fuorviante, sarebbe forse meglio
armati, ovvero dotati d'armatura.
"L'unico pezzo d'elevata difficolta' musicale". In pieno stile severo, ossia con
trappuntistico e fugato. I due temi del contrappunto sono di strana provenienza.
Uno Mozart lo prese da un corale Luterano, forse dello stesso Lutero, l'altro d
a un Kyrie cattolico di tale Biber.
Il tema del Kyrie viene esposto, dopo una breve introduzione, dai violini second
i soli, e la battuta seguente questi sono raddoppiati all'ottava dai violini pri
mi. Seguono viole e violoncelli, e i violini espongono gi il controsoggetto. Le
guardie inizieranno, invece, cantando il corale luterano.
Per questioni metriche il tema delle due guardie ritmicamente alterato rispetto
al corale originale, mentre la melodia pura sar suonata all'unisono da flauti ob
oi e fagotti.
Le interpretazioni di questo strana miscellanea si sprecano. E sono delle pi fant
asiose; la pi affascinate, ma anche un po' forzata, che vi sarebbe espressa la vo
lont di glorificare il presunto ideale ecumenico della massoneria, unendo cattol
icesimo e protestantesimo, ma lasciamo perdere.
Risponde al severo coro contrappuntato, un pi semplice declamato di Tamino, in Fa
min.
La decisione di affrontare la morte presa.
Ma ecco giungere Pamina, Tamino, da buon amante, ne riconosce da lontano la voce
, e chiede conferma agli armati. E loro, tutti contenti confermano. Viene subito
meno l'immagine severa degli armigeri, che si lanciano in un affettuoso coro co
n Tamino. Un solare Fa Mag, (che s'avverte particolarmente perch viene dal Fa min
).
Gli amanti s'apprestano ad affrontare le prove pi dure. L'orchestra accompagna co
n un pizzicato ostinato dei contrabbassi. Un "ritmo incantatorio" "che blocca i
l tempo e lo immobilizza stranamente".
Si passa al Do mag: Pamina invita Tamino a suonare il flauto magico, "lo intagli
mio padre in un' ora incantata dal profondo di una quercia millenaria."
La musica tace quasi, i due entrano nella porta, dietro cui li attende fuoco ed
acqua. Solo il flauto di Tamino gorgheggia. Mai fu musica meno didascalica, ness
un accenno al fuoco, all acqua, alla paura alla tragicit del momento, gli arabesc
hi del flauto sono limpidi, rilassati, se mai arcadici. Accompagnati da accordi
isolati di corni, trombe e tromboni e timpani smorzati. E non credo che sia solo
per l'antipatia di Mozart verso il descrittivismo, ma perch il momento un moment
o di assoluta calma interiore, di elevazione spirituale, di pace raggiunta, di e
stasi, si potrebbe dire, per usare termine religioso. A rappresentare l'orrore d
ell'ambiente ci pensi lo scenografo, la musica si occupa di cose ben pi elevate.
Si occupa di ci che l'occhio non vede.
La prova superata ed ecco suonano le trombe trionfali dei sacerdoti.
Il coro, Do Mag
"Trionfo, trionfo nobile coppia". Un "chiassoso" coro trionfale. Solo uno stupid
o potrebbe pensare alla fine dell'opera. Non solo perch siamo in Do Mag (ovvio ch
e finir in Mib), ma soprattutto perch il tono troppo trionfale. E poi manca ancora
l'epilogo dei controeroi, Papagheno e Papaghena. Che fine ha fatto l'uomo Natur
a, rilettura popolare di Rosseau?
Anche lui ha diritto ad un epilogo e possibilmente anche lui ad un lieto fine. E
i personaggi cattivi?

Manca ancora qualcosa.


Papagheno, Sol Mag 6\8
Ed l il nostro Papagheno. Si sta disperando perch ha perso la sua Papaghena. La si
mmetria (o il chiasmo meglio) pi che evidente, con Pamina. Anche lui afflitto, an
che lui pensa al suicidio. Ma il modo ovviamente diverso. Non si vuole uccidere
con un nobile coltello, come Pamina, ma con un povero laccio, con una corda impi
ccarsi all'albero, "voglio decorare quell'albero".
E' seria la sua tristezza e forse anche il suo proposito di suicidio, ma in eff
etti vera anche la speranza, lui non vuole morire! Conta e suona il flautino spe
rando che qualcuno risponda. Uno... due ...tre ma nessuno risponde. L'effetto co
mico d'allungare la distanza fra i tre fischi evidente, ma sarebbe cieco non ved
erci anche una certa grottesca disperazione. "Cos finisce qui! Buona notte, perfi
do mondo". E' un capolavoro! L'aria certo pi bella di tutte quelle di Papagheno,
per la sua completezza, per la capacita' di unire comico e tragico, nella scelta
stessa del ritmo ternario, che da saltellante spensierato diviene triste, e cos
pure la tonalit Sol Mag, tonalit per eccellenza comica, che qui assume strane infl
essioni, fino a scivolare in un patetico sol min.
Arrivano i fanciulli, che consigliano: "Fa tintinnare i tuoi campanelli". Ecco
accendersi in Papagheno una nuova speranza, non si fa pregare. E mentre suona un
breve intermezzo in do Mag, ecco comparire Papaghena, proprio dalla macchina vo
lante dei fanciulli.
Inizia l'aria del riconoscimento, del ritrovamento. Sol Mag, non poteva essere d
iversamente.
Pa... Pa... Pa.... E' la gioia di ritrovarsi, di vedersi. Di esserci. In un prim
o momento il nome detto timidamente, a sillabe, temendo quasi che pronunciando i
l nome scompaia la persona, poi con pi convinzione. Nota in alcune pagine magnifi
che Mila: questa semplice aria "segna regolarmente l'acme del successo in ogni r
appresentazione del Flauto Magico. [...] e nessuno potr mai dire le ragioni per c
ui una simile farsa sillabica, di contenuto quasi puerile, produca insieme all'a
llegria un tale effetto di commozione". Ed questa la grandezza di Mozart. Contin
ua Mila: "Tamino e Pamina sono personaggi individuali, singole coppie di amanti
illustri, la cui ricongiunzione ci commuove ed interessa con l'oggettivit di una
vicenda di romanzo. Papagheno e Papaghena no: di loro come singoli individui non
ci importa un bel niente. La commozione nasce dal fatto che Papagheno e Papaghe
na siamo tutti noi, [...] in verit l'incontro dell'uomo con l'uomo." La semplicit
di Mozart trascende ogni spiegazione. Certo vero ci che dice Mila, ma non spiega
tutto. E' un po' come esser di fronte alla scena finale del film di Chaplin in c
ui Charlotte si allontana mano nella mano alla sua amante, con i suoi piedi larg
hi a papera.
Rimane da liquidare il male, e questo, a dir il vero, ormai quasi superfluo.
Quintetto, Moderato Do min
Motivetto staccato, per intervalli di quarta. I maligni, la Regina, Monostrato e
le tre dame tramano l' ultimo attacco al bene. Monostrato, col chiodo fisso, si
fa promettere in cambio del suo aiuto la mano di Pamina. Ma ormai nessuno pi tem
e. E infatti il quintetto dura poco, rapidi giri di armonie, ne passa davvero mo
lte, e poi tutti precipitano nel vuoto. Come potesse essere inscenata tale situa
zione non so. Finale un po' sbrigativo, ma tant' . Non ci sarebbe motivo di tirar
la in lungo.
Coro finale, bipartito: Andante, Allegro, Mib Mag
Compare un enorme sole, ed in cima Sarastro con Pamina e Tamino vestiti da sacer
doti, strana concessione, in extremis, al femminismo, ma in fondo si tratta di P
amina, il prototipo della purezza, del candore, del bene, le si pu perdonare il r
esto... il coro spiegato canta a gran voce la vittoria del sapienza. I personagg
i spariscono nel coro, che viene a chiudere da solo, caso unico nella produzione
Mozartiana, l'opera.
Il corale breve, si ha fretta di finire, di andare a casa, contenti, soddisfatti
e non annoiati. Non un'opera per stacanovisti, e non vuole infliggere un finale
micidiale al pubblico.
Solo, degna di nota, una trovata strana, quasi una beffa: il corale pare finire,
su un accordo coronato di settima dominante... ma ecco riprendere, e con un can

to che pare nuovamente accennare al contrappunto, poche battute, in cui i tenori


e i bassi si inseguono, e alti e soprani gorgheggiano perdendo l'omoritmia del
tema originale, ma e' solo uno scherzo, chi si gi messo la giacca e sta per andar
sene a casa a mangiare non tema... riprende il tema puro... e l'opera finita.
Buona notte.