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C.

Begg
F. Manns
R. Pierri
M.C. Paczkowski
O. Livne-Kafri
M. Pazzini
O. Garbarino
M. Lewy

Y. Hirschfeld
M. Fabbrini
A. Ovadiah
M. Piccirillo
Z. Friedman
S. Amorai-Stark
et alii
A.R. Lisella
G.C. Bottini

Il libro di Michea secondo la versione siriaca (Peshitto)


La crux del Sal 72,5
Die Pausalformen der Segolata und die Mitte des
biblischen Verses
The Rahab Story in Josephus
Quelques variantes du codex Bezae de Luc 24
La preposizione PROS nellOnomastico di Eusebio
di Cesarea (III-IV sec.)
Gerusalemme - ombelico del mondo nella tradizione
cristiana antica
On Muslim Jerusalem in the Period of its Formation
Padre Mario da Calascio grammatico e lessicografo
(Calascio 1550 - Roma 1620)
Il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Appunti di ricerca
storico-architettonica
An unknown view of Mt. Zion monastery by the Flemish
old master Pieter Coecke van Aelst (1502-1550) as
evidence to his pilgrimage to Jerusalem
En-Gedi: A Very Large Village of Jews
Reperti archeologici nella citt vecchia di Nablus
Liturgical Modifications in the Early Byzantine Church in
Eretz Israel. The Architectural and Epigraphic Evidence
Aggiornamento delle liste episcopali delle diocesi
in territorio transgiordanico
Boats Depiction in the 8th Cent. CE Nilotic Frames Mosaic
in the Church of St. Stephen, Umm al-Rasas, Jordan
Seals of the 11th-9th century BCE from Israel made
of oil shale
Glass Core Pendants from the Museum of the SBF
Ricordo di Marco Adinolfi (1919-2005) servitore della
Parola di Dio
Sintesi degli articoli (Abstracts)
Ricerca storico-archeologica in Giordania XXV 2005
Recensioni e libri ricevuti
SBF: Anno Accademico 2004 - 2005
Tavole

9
27
41
59
113
131
141
165
203
217
239

315
327
355
363
377

LIBER ANNUUS
LV
2005

395

419
435
457
473
483
521
577
1-76

FRANCISCANUM

M. Pazzini
R. Pierri
S. Bazylinski
G. Geiger

STUDIUM BIBLICUM

A. Niccacci

Articoli
Quarto carme del Servo del Signore (Is 52,1353,12).
Composizione, dinamiche e prospettive

LIBER ANNUUS

LV
2005

INDICE GENERALE

STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM

JERUSALEM

LIBER ANNUUS
Annual of the
Studium Biblicum Franciscanum
Jerusalem

MARCO ADINOLFI
VITAE PRO EVANGELIO

STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM

LIBER ANNUUS
LV

Editor
Co-editors
Editorial Board

Eugenio Alliata
Frderic Manns, L. Daniel Chrupcaa
Giovanni Bissoli, G. Claudio Bottini, A. Marcello
Buscemi, Nello Casalini, Gregor Geiger, Pietro
Kaswalder, Giovanni Loche, Alviero Niccacci,
Carmelo Pappalardo, Massimo Pazzini, Michele
Piccirillo, Rosario Pierri, Tomislav Vuk

Pubblications of the STUDIUM BIBLICUM FRANCISCANUM


sponsored by the Franciscan Custody of the Holy Land:
SBF

Liber Annuus (LA)


Collectio Maior
Collectio Minor
Analecta
Museum

1951-2005
46 volumes
43

67

14

All correspondence, papers for publication in LA,


books for review, and any request for exchanges
should be adressed:
Editor of Liber Annuus
Studium Biblicum Franciscanum
P.O.Box 19424 91193 Jerusalem (Israel)
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Tel +972-2-6266592 Fax +972-2-6272274 Email: fpp@bezeqint.net
Printed in Jerusalem 2006

ISSN 0081-8933

INDICE GENERALE

Articoli
A. Niccacci

Quarto carme del Servo del Signore


(Is 52,1353,12). Composizione, dinamiche
e prospettive

M. Pazzini
R. Pierri Il libro di Michea secondo la versione siriaca
(Peshitto)
S. Bazyliski

La crux del Sal 72,5

G. Geiger Die Pausalformen der Segolata und die Mitte


des biblischen Verses
C. Begg

The Rahab Story in Josephus

27
41
59
113

F. Manns

Quelques variantes du codex Bezae de Luc 24 131

R. Pierri

La preposizione PROS nellOnomastico


di Eusebio di Cesarea (III-IV sec.)

M.C. Paczkowski Gerusalemme - ombelico del mondo


nella tradizione cristiana antica
O. Livne-Kafri
M. Pazzini
O. Garbarino
M. Lewy

141
165

On Muslim Jerusalem in the Period of its


Formation

203

Padre Mario da Calascio grammatico e


lessicografo (Calascio 1550 - Roma 1620)

217

Il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Appunti di


ricerca storico-architettonica

239

An unknown view of Mt. Zion monastery by the


Flemish old master Pieter Coecke van Aelst
(1502-1550) as evidence to his pilgrimage
315
to Jerusalem

Y. Hirschfeld
M. Fabbrini
A. Ovadiah

En-Gedi: A Very Large Village of Jews

327

Reperti archeologici nella citt vecchia


di Nablus

355

Liturgical Modifications in the Early Byzantine


Church in Eretz Israel. The Architectural
363
and Epigraphic Evidence

M. Piccirillo

Aggiornamento delle liste episcopali delle


diocesi in territorio transgiordanico

377

Z. Friedman

Boats Depiction in the 8th Century CE Nilotic


Frames Mosaic in the Church of St. Stephen,
Umm al-Rasas, Jordan

395

S. Amorai-Stark
A. Rosenfeld
T. Minster Seals of the 11th-9th century BCE from Israel
made of oil shale

419

A.R. Lisella

Glass Core Pendants from the Museum of the


Studium Biblicum Franciscanum - Jerusalem

435

G.C. Bottini

Ricordo di Marco Adinolfi (1919-2005)


servitore della Parola di Dio

457

Sintesi degli articoli (Abstracts)

473

Ricerca storico-archeologica
in Giordania XXV 2005

483

Recensioni e libri ricevuti


SBF: Anno accademico 2004 - 2005
Tavole

521
577
1-76

ARTICOLI

LA 55 (2005) 7-472; tavv. 1-60

QUARTO CARME DEL SERVO DEL SIGNORE (Is 52,1353,12).


COMPOSIZIONE, DINAMICHE E PROSPETTIVE

A. Niccacci
Per cercare di chiarire i molti problemi del quarto carme del Servo del
Signore necessario comprendere la dinamica del brano, identicare i
parlanti delle varie parti che lo compongono e la prospettiva dellinsieme
mediante unanalisi attenta delle forme verbali, le quali costituiscono il
veicolo dellinformazione. Una volta identicata la composizione del brano
( 1-2) potr essere pi facile risolvere i problemi di dettaglio ( 3) e
valutare linsieme ( 4).
1. Composizione del testo e traduzione
A) Esaltazione (52,13-15)
52,13

y;dVbAo lyI;kVcy hEnIh


:dOaVm ;hAbgw aDcnw Mwry
My$I;br KyRlDo wmVmDv rRvSaA;k 52,14
whEarAm vyIaEm tAjVvIm_NE;k
:MdDa yEnV;bIm wrSatw
My$I;br MIywg hzy NE;k 52,15
MRhyIp MyIkDlVm wxVpVqy wyDlDo
w$ar MRhDl rApUs_al rRvSa yI;k
:wn`Dnw;bVtIh woVmDv_al rRvSaw

PARLA DIO

A) Esaltazione (53,10-12)

y$IlTj`Rh waV;k;d XEpDj hHwhyw 53,10


w$vVpn MDvDa MyIcD;t_MIa
MyImy JKyrSay orRz hRary
:j`DlVxy wdyV;b hDwhy XRpEjw
o$D;bVcy hRary wvVpn lAmSoEm 53,11
MyI;br`Dl y;dVbAo qy;dAx qy;dVxy w#;tVodV;b
:lO;bVsy awh MDtOnOwSow
My#I;brDb wl_qR;lAjSa NEkDl 53,12
~ lDlDv qE;lAjy MyImwxSo_tRaw
w$vVpn twD;mAl hrToRh rRvSa tAj#A;t
hDnVmn MyIoVvOp_tRaw
a$Dcn MyI;br_aVfEj awhw
s :Aoy`IgVpy MyIoVvOpAlw

B) Evocazione (53,1-3) PARLA LA COMUNIT B) Evocazione (53,7-9)

wnEtDoUmVvIl NyImTaRh yIm 53,1


:hDt`Dlgn yIm_lAo hDwhy Aowrzw
wyGnDpVl qnwyA;k lAoyw 53,2
hYyIx XrRaEm vrOvAkw
rdDh alw wl rAat_al
:whdVmVjnw hRarAm_alw whEarnw

hnSon awhw cgn 53,7


~wyIp_jA;tVpy alw
l$Dbwy jAbRfAl hRcA;k
hDmDlTan DhyRzzOg yEnVpIl lEjrVkw
:wy`Ip jA;tVpy alw
j$;qUl fDpVvI;mImw rRxOoEm 53,8
LA 55 (2005) 9-26

10

A. NICCACCI

My$IvyIa ldSjw hzVbn 53,3


yIlOj Aowdyw twbOaVkAm vyIa
wn$R;mIm MynDp rE;tVsAmVkw
:wh`UnVbAvSj alw hRzVbn

AjEjwcy yIm wrw;d_tRaw


MyYyAj XrRaEm rzgn yI;k
:wm`Dl ogRn yI;mAo oAvRpIm
w$rVbIq MyIoDvr_tRa NE;tyw 53,9
wyDtOmV;b ryIvDo_tRaw
h$DcDo sDmDj_al lAo
:wy`IpV;b hDmrIm alw

C) Comprensione della comunit (53,4-6)


a) a$Dcn awh wnyDlFj NEkDa 53,4

wn$EoDvVpIm lDlOjVm awhw 53,5 (a


wnyEtOnOwSoEm aD;kdVm
wy$DlDo wnEmwlVv rAswm
:wn`Dl_aDprn wtrUbSjAbw
wny$IoD;t NaxA;k wnD;lU;k 53,6 (b
wnyInDp w;krdVl vyIa
w$;b AoyIgVpIh hwhy`Aw (a
:wn`D;lU;k NOwSo tEa

MDlDbVs wnyEbOaVkAmw

b) whYnVbAvSj wnVjAnSaw

:h`RnUoVmw MyIhlTa hE;kUm Aowgn

A) Esaltazione (52,13-15)
Ecco il mio servo sar saggio,

PARLA DIO

A) Esaltazione (53,10-12)

E il Signore ha voluto schiacciarlo,


renderlo malato.
si innalzer e sar alto e sar elevato molto.
Se la sua anima offrir il sacricio per la colpa,
52,14
Come furono desolati per causa tua molti egli vedr una discendenza, prolungher i giorni
cos corruzione da (quello di) un essere umano e il volere del Signore per la sua mano riuscir.
53,11
era il suo aspetto
A causa del tormento della sua anima
e la sua forma da (quella de)i gli degli uomini;
egli vedr (una discendenza), si sazier (di
giorni);
52,15
con la sua conoscenza il giusto mio servo
cos egli asperger molti popoli,
giusticher i molti / e della loro iniquit
a causa di lui i re chiuderanno la loro bocca,
egli si caricher
53,12
poich quello che mai fu raccontato loro
Perci io gli dar una parte tra i molti
avranno visto
e con i forti avr parte al bottino,
e quello che mai sentirono avranno compreso.
dato che ha versato no alla morte la sua anima
e con i malfattori stato contato,
mentre egli il peccato dei molti ha portato
e per i malfattori interceder.
52,13

B) Evocazione (53,1-3)

53,10

PARLA LA COMUNIT

B) Evocazione (53,7-9)

53,7
Chi ha creduto alla nostra notizia
Fu maltrattato ed egli si lasciava umiliare.
e il braccio del Signore su chi stato rivelato?
e non apriva la sua bocca.
53,2
Egli cresciuto come un virgulto davanti a lui Come la pecora che al macello verr portata
e come una radice da terra arida.
e come un agnello che davanti ai suoi tosatori
Non aveva forma n splendore / perch lo
restato muto, / egli non apriva la sua bocca.
53,8
guardassimo,
Dalloppressione e dal giudizio fu portato via,
53,1

QUARTO CARME DEL SERVO DEL SIGNORE

non aspetto perch lo desiderassimo.


53,3
Era disprezzato e trascurato dagli uomini,
uomo dei dolori e conosciuto dalla malattia
e come uno dal quale si nasconde il volto;
disprezzato e non lo considerammo.

11

e la sua generazione chi la considerava?


Poich egli fu strappato dalla terra dei viventi,
(ma) per liniquit del mio popolo egli ebbe la
punizione.
53,9
E si pose con i malvagi la sua tomba
e con il ricco nella sua morte,
per il fatto che violenza non fece
e non cera inganno nella sua bocca.

C) Comprensione della comunit (53,4-6)


a)
In realt le nostre malattie egli port
e dei nostri dolori egli si caric,
53,4

b) mentre noi lo considerammo


colpito, percosso da Dio e umiliato.

a) 53,5 Egli invece fu tratto per le nostre iniquit,


schiacciato per i nostri delitti;
la correzione della nostra pace era sopra di lui
e per le sue percosse noi siamo stati guariti.
b) 53,6 Tutti noi come pecore ci siamo sviati,
ciascuno andato per la sua strada,
a) e il Signore ha fatto cadere su di lui
il delitto di tutti noi.

2. Osservazioni sulla composizione


Mi pare di poter identicare nel modo seguente la composizione e i parlanti
del brano:
A // A: Esaltazione del Servo, parla Dio;
B // B: Evocazione della vicenda del Servo da parte della comunit (il
gruppo noi), come mostrano le varie forme di prima persona plurale;
C: Comprensione da parte della comunit del senso vero della vicenda
del Servo.
Rispetto a B, nellevocare la vicenda del Servo, B ha in pi la
comprensione del senso vero di essa (53,8) sulla scia di 53,4-6.
In A/A parla Dio, dato che in ambedue compare yI;dVbAo il mio servo
(52,13a; 53,11b)1. In 53,10, in cui si parla di Dio in terza persona, forse il
1. Lindicazione a, b, c, ecc. che accompagna i versetti si riferisce al primo, secondo, terzo, ecc.
stico del carme secondo la divisione stabilita sopra ( 1). Tra i commentari di Isaia citer, con
il solo nome dellautore, i seguenti: F. Delitzsch, Isaiah, Two Volumes in One, vol. II, Grand
Rapids, Michigan 1980; J.D.W. Watts, Isaiah 34-66, Waco, Tex. 1987; J.L. Koole, Isaiah. Pars 3.
Volume 2: Isaiah 49-55, Leuven 1998; J.N. Oswalt, The Book of Isaiah. Chapters 40-66, Grand
Rapids 1998; K. Baltzer, Deutero-Isaiah. A Commentary on Isaiah 40-55, ed. P. Machinist,
Minneapolis 2001; J. Blenkinsopp, Isaiah 40-55. A New Translation with Introduction and
Commentary, New York ecc. 2002. Per la vasta bibliograa sul quarto carme del Servo rimando
a H.-J. Hermisson, Neue Literatur zu Deuterojesaja (I), TRu 65 (2000) 237-284; Neue Literatur zu Deuterojesaja (II), ibid., 414-430; W. Hllstrung - G. Feine - D. Bailey, A Classied
Bibliography on Isaiah 53, in: B. Janowski - P. Stuhlmacher (edd.), The Suffering Servant.
Isaiah 53 in Jewish and Christian Sources, Grand Rapids - Cambridge 2004, 462-492.

12

A. NICCACCI

profeta introduce le parole di Dio contenute in 53,11-122. La prospettiva


temporale oscilla ripetutamente tra il futuro e il passato. Identicare tutti i
passaggi e il senso che ne deriva costituisce uno dei problemi maggiori del
quarto carme (vedi infra, 3).
In B/B la prospettiva passata. In B passata e negativa (aspetto umile
del Servo in vita e in morte); in B passata e prima negativa come in B
(53,7-8c), poi positiva (sofferenza vicaria e innocenza del Servo) per inusso
di C. Siccome la prospettiva passata, le proposizioni senza verbo nito
hanno valore di imperfetto e servono a descrivere laspetto del Servo; cos
pure le forme yiqtol in 53,7b.e e 53,8b (ma sul problema dello yiqtol si veda
infra, 3). Due forme weyiqtol (53,2d) indicano lo scopo: whEarnw afnch
noi lo guardassimo / whdVmVjnw afnch lo desiderassimo3.
2. P. Beauchamp, Lectures et relectures du quatrime chant du Serviteur: DIsae Jean,

in: J. Vermeylen (ed.), The Book of Isaiah. Le livre dIsae. Les oracles et leurs relectures;
unit et complexit de louvrage, Leuven 1989, 325-355, forse lo studio pi rafnato che
io conosca sulla composizione e sulle dinamiche dei parlanti nel testo. Anche Beauchamp
identica due voci fondamentali: quella di Dio allinizio e alla ne (52,13-15 e 53,11-12) e
quella di un gruppo noi nella parte centrale, che per lui 53,1-10. Una piccola differenza
che io unisco 53,10 alla parte conclusiva, in cui parla Dio, anche se in quel versetto si
parla di Dio in terza persona. Il motivo in particolare lo stretto collegamento tra 53,10 e
53,11 (cf. infra, 4, nota 23).
3. Questo versetto presenta un problema di accenti masoretici. Infatti i Masoreti separano, mediante atnah, whEarnw da ci che precede e lo uniscono alla proposizione che segue,
alla quale collegato alla ne un altro weyiqtol, whdVmVjnw, mentre si aspetterebbe che ogni
stico avesse il suo weyiqtol, cio: Non aveva forma n splendore perch lo guardassimo,
/ non aspetto perch lo desiderassimo. Mentre Simmaco legge come il TM ...whEarnw, poich traduce ina eidwmen aujto/n, LXX e Vulgata leggono le forme verbali al passato: kai
eidomen aujto/n (kai oujk eicen eido oujde kallo e non aveva n forma n bellezza,
diverso dal TM); et vidimus eum et desideravimus eum. Delitzsch, 312-313, contrario
a modicare la divisione masoretica e traduce il primo weyiqtol come semplice passato, il
secondo invece come consecutivo: and we looked, and there was no look, such that we
could have found pleasure in him; similmente al passato traducono Oswalt, 374-375, e
Blenkinsopp, 345. In effetti, gli interpreti giudaici medievali intendono whEarnw come passato;
cf. A.J. Rosenberg (ed.), Miqraot Gedolt. Isaiah, Volume Two: A New English Translation Translation of Text, Rashi and Commentary, New York 1989. Rashi parafrasa: And
when we saw him [whwnyarvkw] from the beginning without an appearance, how could we
desire him [whdmjn Kayh]? (p. 424). Dato che un weyiqtol non pu essere tradotto con
una forma indipendente di passato, a meno di cambiare la vocalizzazione in wayyiqtol,
direi che lunico modo di spiegare la vocalizzazione e la divisione masoretica interpretare whEarnw come forma di protasi (come in Sal 46,3-4; 91,7; 93,3-4; 139,8-9; 146,4, testi
che ho esaminato in Biblical Hebrew Verbal System in Poetry, 2.5, in: S.E. Fassberg
- A. Hurwitz (edd.), Biblical Hebrew in Its Northwest Semitic Setting. Typological and
Historical Perspectives, Jerusalem - Winona Lake 2006, 247-268, pp. 264-265). Allora
hRarAm_alw lapodosi, mentre whdVmVjnw indica lo scopo. Dato poi che lasse temporale dominante di Is 53,2 il passato, whEarnw si tradurr di conseguenza: qualora lo volessimo
guardare, non aveva aspetto perch lo desiderassimo. Un motivo che pu aver favorito

QUARTO CARME DEL SERVO DEL SIGNORE

13

La presenza di yI;mAo mio popolo in 53,8 potrebbe far pensare che il


parlante sia Dio e non la comunit come nella parte parallela B. Risulta per
che la designazione mio popolo compare anche in bocca al profeta4, e
probabilmente cos anche qui5. Si pu facilmente supporre che la comunit
rietta sulla vicenda del Servo sotto la guida e la luce che Dio manda ad essa
tramite il profeta6.
In C la comunit proclama la comprensione che ha acquisito circa la
sorte del Servo. Praticamente evoca di nuovo la vicenda di lui dandone
per una lettura ben diversa, come diversa lapparenza dalla realt. Un
legame diretto tra le parti C e B costituito da due espressioni analoghe:
whnVbAvSj alw hzVbn (era) disprezzato e non lo considerammo (53,3d) e
hnUoVmw MyIhlTa hE;kUm Aowgn whnVbAvSj wnVjnSaw mentre noi lo considerammo / colpito,
percosso da Dio e umiliato (53,4c-d).
In C la riessione comprende due parti in cui si alternano in sequenza
diretta la comprensione attuale (indicata con a nel testo sopra, 1) e
limpressione precedente (indicata con b) e termina con la comprensione
attuale, secondo lo schema a-b // a-b-a.
questa divisione masoretica, che tra laltro squilibra in parte la lunghezza dei due stichi
53,2c-d, pu essere stato tenere insieme il verbo e il sostantivo ambedue derivati dalla radice
har. Comunque, considerato il lavoro accurato e minuzioso dei Masoreti, sar bene cercare
di comprendere il senso della loro sistemazione del testo anche se, per qualche motivo, si
preferisce una lettura diversa attestata da testimoni e/o da versioni antiche.
4. Si veda lanalisi che feci dellespressione il mio popolo in Un profeta tra oppressori e
oppressi. Analisi esegetica del capitolo 2 di Michea nel piano generale del libro, Jerusalem
1989, 102-104. Considerando i casi che compaiono in Isaia, in 40,1 consolate, consolate il mio
popolo / dir il vostro Dio, la designazione il mio popolo esplicita parola di Dio, mentre in
un invito simile (togliete ogni ostacolo dalla strada del mio popolo) non compare un parlante
preciso (si dir), bench si tratti certamente di un soggetto vicino a Dio (profeta o voce angelica). Sulla situazione testuale di 53,8 si consulti D. Barthlemy, Critique textuelle de lAncien
Testament. 2. Isae, Jrmie, Lamentations, Fribourg, Suisse - Gttingen 1986, 397-399.
5. Delitzsch, forse proprio a motivo di yI;mAo, insiste che wrw;d_tRaw non complemento oggetto
di AjEjwcy yIm ma accusativo avverbiale, mentre oggetto sarebbe la frase seguente introdotta da
yI;k (53,8c; pp. 325-326). Traduce perci: and of His generation who considered: He was
snatched away out of the land of the living; for the wickedness of my people punishment
fell upon Him? (p. 323).
6. Barthlemy, Critique textuelle de lAncien Testament. 2, sostiene invece che i parlanti
siano i re e i popoli nominati in 52,15 (pp. 391-392) e che mio popolo di 53,8 sia detto da
ogni re singolarmente (p. 399). Credo per che linterpretazione che rende conto di tutti gli
elementi sia quella della comunit orante di Israele sotto la guida del profeta. Diversamente
non si comprenderebbe il linguaggio, tipicamente israelitico, dellespiazione e del gregge
che il gruppo noi utilizza nella parte centrale C. Questa anche lopinione di Beauchamp,
Lectures et relectures du quatrime chant du Serviteur, 336-337, il quale per ritiene che
lespressione mio popolo non abbia senso e corregge in suo popolo. Si confronti, oltre a
Delitzsch, 323-326, anche Oswalt, 381.

14

A. NICCACCI

La prospettiva passata di B // B e di C suggerisce che solo ora, dopo che


la vicenda del Servo si conclusa, la comunit orante ne comprende il
vero senso sulla base della proclamazione di Dio comunicata dal profeta
(A // A)7.
3. Problemi di dettaglio
In 52,13-15 Dio annuncia la condizione futura del Servo con quattro verbi.
Il primo indica saggezza: lyI;kVcy sar saggio, agir con saggezza, avr
successo8, mentre gli altri tre Mwry sorger, si innalzer, yiqtol come il
precedente e parallelo ad esso; ;hAbgw aDcnw e sar alto e sar elevato, due
weqatal coordinati a Mwry indicano in vario modo esaltazione. Il collegamento tra lyI;kVcy e il parallelo 53,11b-c sar illustrato pi avanti ( 4)9.
La prospettiva aperta dal fatto che in 52,13-15 parla Dio e dal parallelismo
con 53,10-12, dove esplicita lidea della intercessione del Servo, suggerisce
la possibilit che il verbo hzy (52,15) abbia il senso pi usuale di aspergere,

7. Baltzer ritiene che la composizione del quarto carme segua landamento di un procedimento giudiziario che si svolge in cielo riguardante la morte di Mos (cf. nota 9). La gura
del Servo rietterebbe quella del servo di Dio Mos e il suo ruolo sarebbe legato al nuovo
esodo. un tentativo apprezzabile di interpretare i quattro carmi del Servo in collegamento
tra loro e il quarto nel suo contesto (52,11-12; 54,1-7), ma il suo grado di validit dovr
essere meglio controllato. Mi sembra dubbia in particolare la collocazione in cielo del
procedimento giudiziario.
8. Forzando un po la valenza del verbo in base alla collocazione in cielo della sua interpretazione (cf. nota 7), Baltzer traduce lyI;kVcy con beatied (pp. 392.394-395).
9. Delitzsch vede una progressione nei tre verbi di esaltazione al punto che ne fa, com
abituale per lui, una lettura direttamente cristologica: The three verbs (of which the two
perfects are dened by the previous future) consequently denote the commencement, the
continuation, and the result or climax of the exaltation; and Stier is not wrong in recalling to
mind the three principal steps of the exaltatio in the historical fullment, viz., the resurrection, the ascension, and the sitting down at the right hand of God (p. 305). Lesaltazione del
Servo in tre stadi, con tre verbi di movimento, ben delineata da Baltzer, 395-398. Secondo
questo autore, 52,13 condensa unantica tradizione riguardante una disputa circa la morte di
Mos che si ritrova in forma ampia nel Testamento di Mos e nella Exagoge di Ezechiele
il Tragico. Pur senza proporre una lettura direttamente cristologica, Beauchamp, Lectures
et relectures du quatrime chant du Serviteur, 345, segnala il collegamento tra lesaltazione del Servo in 52,13 (aDcnw Mwry) e la visione di Dio assiso in trono in 6,1 (aDcnw Mr) e ne
deduce che nel post-esilio emerge la concezione di una gura umana che sar esaltata no
al livello di Dio (cf. Ez 1,26). Diversamente, per Blenkinsopp, 346, the second half of the
verse seems overloaded with three more-or-less synonymous verbs, cosa che Koole, 265,
giustamente riuta.

QUARTO CARME DEL SERVO DEL SIGNORE

15

invece che far tremare, far trasalire10. Bisogna allora chiedersi come
intendere questo senso di hzy nel contesto (52,14-15). La cosa si comprende
se si analizzano i due NE;k come tra loro paralleli e contrastanti, cio:
a) 14 Come furono desolati per causa tua molti
b) cos corruzione da (quello di) un essere umano era il suo aspetto
e la sua forma da (quella de)i gli degli uomini11;
15
cos (per) egli asperger molti popoli,
a causa di lui i re chiuderanno la loro bocca,
a) poich quello che mai fu raccontato loro avranno visto
e quello che mai sentirono avranno compreso.
Il passaggio dalla seconda alla terza persona (da per causa tua a il suo
aspetto), per quanto brusco, comprensibile senza cambiare il testo12. Dio
annuncia che, da un lato, si vericher lo smarrimento di molti a motivo
dellaspetto sgurato del Servo (52,14); dallaltro per questi puricher
molti popoli (52,15a). Ora questo capovolgimento di situazione lascer
i re senza parola, perch avranno visto / avranno compreso qualcosa
di inaudito13. I due qatal war e wnnw;bVtIh vanno tradotti con il futuro anteriore
perch esprimono anteriorit rispetto allazione futura espressa dallo yiqtol

10. Barthlemy, Critique textuelle de lAncien Testament. 2, 386-387, ha mostrato che non

affatto impossibile che il verbo hzy asperger regga un oggetto senza preposizione, per
quanto Blenkinsopp, 346-347, continui ad affermarlo e i commentatori recenti preferiscano
il senso far tremare, far trasalire; cos, ad esempio Watts, 225; Koole, 268-270; Oswalt,
374; non per Baltzer, 400. Si veda anche infra ( 4).
11. Secondo Delitzsch, 307, tAjVvIm un innito con valore nominale: corrompere, corruzione, e le due espressioni preposizionali vyIaEm // MdDa ynV;bIm sono rette da esso: lontano
da (oppure: pi di) un essere umano // dai gli delluomo. La possibilit che tAjVvIm abbia
il senso di unzione proposta da Barthlemy, Critique textuelle de lAncien Testament.
2, 392-395.
12. Si veda lanalisi di Delitzsch, 306, e la discussione dello stato del testo in Barthlemy,
Critique textuelle de lAncien Testament. 2, 383-384.
13. Blenkinsopp, 345-347, ritiene invece che la seconda parte di 52,14 (da NE;k in poi) sia
fuori luogo e la sposta dopo 53,2, dove si riprende lo stesso argomento dellaspetto sgurato
del Servo. Credo per che non ci sia motivo per questo spostamento: da un lato, si annullerebbe nella parte A il tema del rovesciamento della situazione; dallaltro, se si dovessero
eliminare tutte le ripetizioni, si dovrebbe riscrivere il testo. E purtroppo Blenkinsopp lo fa
in vari passi del quarto carme, a differenza di Oswalt, il quale si sforza di valutare il senso
delle ripetizioni nel quadro dello stile poetico e della prospettiva dellautore. Analogamente, una ricostruzione del testo originale sulla base di fenomeni poetici proposta da V.
Wagner, Die poetische Form des vierten Gottesknechtsliedes Jes 52,13-53,12, ZAH 14
(2001) 173-199.

16

A. NICCACCI

wxVpVqy chiuderanno (la loro bocca)

14.

Invece i due qatal negati rApUs_al e


woVmDv_al indicano il passato assoluto: quello che mai nella loro vita stato

loro raccontato n mai hanno visto15.


Il senso di asperger da interpretare in collegamento con le altre
espressioni che nel corso del carme designano il valore della morte del Servo,
soprattutto in 53,10: se la sua anima offrir il sacricio per la colpa. Cos il
Servo appare insieme come vittima e come sacerdote (vedi infra).
La prospettiva di 52,13-15 quindi futura per quanto riguarda lesaltazione
del Servo (52,13.15a-b), passata per quanto riguarda la sua forma esterna
umiliata (52,14.15c-d). Futuro e passato sono in forte contrasto: la situazione
futura ribalter totalmente quella passata.
problematico capire in che senso il verbo lAoyw di 53,2 continua, in
accordo con la sua funzione sintattica di wayyiqtol, i due qatal di 53,1 (cf. un
altro wayyiqtol in 53,9). Proporrei: (1) Chi ha creduto alla nostra notizia (=
alla notizia da noi ricevuta) / e il braccio del Signore su chi stato rivelato?
/ (2) Egli infatti cresciuto (oppure: In effetti egli cresciuto) come un
virgulto davanti a lui / e come una radice da terra arida. Per il modo in cui
la comunit evoca lorigine del Servo, le espressioni indicano piccolezza,
umilt. Ma allora lespressione davanti a lui, da riferirsi a Dio, appare in
contrasto con ci che precede, nel senso che suggerisce un aspetto positivo
nella situazione negativa: umile, s, ma sotto lo sguardo e la cura divina16.
In 53,9 sono da chiarire alcuni problemi: chi il soggetto di NE;tyw; se i
termini MyIoDvr e ryIvDo malvagi e ricco abbiano davvero entrambi senso
negativo, come di solito si intende; se wyDtOmV;b sia plurale di hDm;Db altura, inteso
nel senso di tumulo, tomba, oppure sia da analizzare come preposizione
bet + plurale di twDm morte. Credo che su questi problemi sia bene
considerare la proposta di Delitzsch, 326-329, il quale ritiene che il soggetto
di NE;tyw sia generico, che i termini malvagi e ricco non siano sinonimi
ma contrapposti, e che wyDtOmV;b sia plurale di twDm con valore di superlativo (nel
senso cio di morte eccellente, sacricio, martirio)17. Ecco la sua traduzione:
14. Cos si comprende, almeno in parte, che la LXX traduca con due futuri: oyontai e
sunh/sousin.
15. Allo stesso modo traduce Baltzer, 392.400.
16. Cf. Delitzsch, 312; Koole, 279-280; Blenkinsopp, 352.
17. Sul testo e sulle versioni si pu consultare Barthlemy, Critique textuelle de lAncien

Testament. 2, 399-400, il quale propone la traduzione On a mis chez les mchants son tombeau et chez le riche son mausole, senza per spiegarne il senso. Baltzer, 417-418, intende
wyDtOmV;b come his burial place e discute la questione della tomba del Servo in rapporto a
quella, rimasta ignota, di Mos (p. 417), nella convinzione che il Servo sia presentato sulla
falsariga del condottiero dellesodo dallEgitto (cf. supra, nota 7).

QUARTO CARME DEL SERVO DEL SIGNORE

17

And they assigned Him His grave with sinners, and with a rich man in His
martyrdom, because He had done no wrong, and there was no deceit in His
mouth (p. 326). La gente, cio, assegn al Servo la sepoltura con i peccatori
ma poi, a motivo della sua morte sacricale (martirio), la sua sepoltura fu
posta con i ricchi18. Cos si spiegherebbe pi facilmente il senso del seguente
lAo: per il fatto che (violenza non fece).
In 53,10b soggetto di MyIcD;t dovrebbe essere wvVpn e lespressione porre
il sacricio per la colpa dovrebbe signicare offrirlo19. Inoltre, dato che la
18. J.H. Walton, The Imagery of the Substitute King Ritual in Isaiahs Fourth Servant
Song, JBL 122 (2003) 734-743, sostiene che il parallelismo i malvagi // il ricco si
comprende bene sulla falsariga del rituale mesopotamico del sostituto del re che prende su
di s i cattivi auguri, muore per salvare dal male il re effettivo, che egli appunto sostituisce,
e alla ne riceve una sepoltura regale (pp. 739-740). Altri elementi del quarto carme che
secondo Walton riettono il rituale mesopotamico sono il sacricio per la colpa (p. 740) e
la coppia di termini una discendenza / i giorni, termini che in Is 53,10c compaiono senza
sufsso personale e che nel quadro del rituale appartenevano al re effettivo per il quale il
sostituto moriva (ibid.). Lautore discute brevemente anche lidentit del Servo: a differenza
dal rituale, il Servo di Isaia talvolta un individuo, talvolta il popolo o un gruppo speciale
del popolo. La gura del Servo, sia essa individuale o corporativa, presenta comunque
tratti del re ideale, chiari soprattutto nei primi due carmi (42,1-9; 49,1-6), come risulta dal
confronto con i testi messianici di Isaia (cc. 11 e 61-62; Idem, 741-743). Il passaggio dal
teologumeno della centralit di Sion e del re davidico durante il periodo di Ezechia alla
nuova via di salvezza aperta da Dio attraverso la gura del Servo delineata da P.D. Hanson, The World of the Servant of the Lord in Isaiah 40-55, in: W.H. Bellinger, Jr. - W.R.
Farmer (edd.), Jesus and the Suffering Servant. Isaiah 53 and Christian Origins, Harrisburg,
Pennsylvania 1998, 9-22.
19. Delitzsch afferma che the idea of satisfactio vicaria in the sense of Anselm is brought
out most distinctly here, where the soul of the Servant of God is said to present such an
atoning sacrice for the whole, that is to say, where He offers Himself as such a sacrice
by laying down the life so highly valued by God (Isa. 42:1; 49:5). As the verb most suitable
to the idea of the asham the writer selects the verb sim, which is generally used to denote
the giving of a pledge (Job 17:3), and is therefore the most suitable word for every kind
of satisfactio that represents a direct solutio (p. 334). Simile la proposta di Barthlemy,
Critique textuelle de lAncien Testament. 2, 403: si son me offre un sacrice dexpiation. Forse anche possibile intendere: Se la sua anima porr (se stessa) come sacricio
per la colpa; cos A. Schenker, Knecht und Lamm Gottes (Jesaja 53). bernahme von
Schuld im Horizont der Gottesknechtslieder, Stuttgart 2001, 69, e Koole, 317. D. Volgger,
Das Schuldopfer Ascham in Jes 53,10 und die Interpretation des sogenannten vierten
Gottesknechtliedes, Bib 79 (1998) 473-498, difende la traduzione che intende MyIcD;t come
forma verbale di seconda persona maschile: Wenn du als Schuldopfer Ascham sein Leben
setzst, (dann) wird er Nachkommenschaft sehen und lange leben (p. 490). Studiando la
dinamica dei parlanti nel corso del quarto carme, egli ritiene che il soggetto tu del verbo
setzst non si riferisca a Dio ma a uno del gruppo noi e confronta questa interpretazione
con la versione dei LXX (ibid.). Direi per che questa versione riette una prospettiva
interpretativa che trasforma considerevolmente il TM (cf. infra, note 22, 24 e 41). Da parte
sua, Baltzer, 420-422, interpreta Is 53,10 in rapporto a Es 32,30-35 e Dt 9,7-15, dove Mos
offre la sua vita per espiare il peccato del popolo. Si veda anche infra, nota 26.

18

A. NICCACCI

prospettiva delle apodosi (53,10c-d) futura, potrebbe essere futura anche


quella della protasi (53,10b). Tradurrei dunque: Se la sua anima porr/
offrir il sacricio per la colpa, / egli vedr una discendenza, prolungher i
giorni / e il volere del Signore per la sua mano riuscir. Ma questa analisi va
controllata (cf. infra, 4).
4. Valutazione complessiva
Per comprendere la prospettiva del carme necessario precisare il valore
delle forme yiqtol che compaiono accanto a forme di passato. Occorre cio
decidere se le prime sono legate allasse del passato e hanno quindi valore
di imperfetto, oppure sono legate allasse loro proprio e hanno valore di
futuro. I due yiqtol di 53,7b.e sono chiaramente legati allasse del passato
e perci vanno tradotti e non apriva la sua bocca; cos pure quello di
53,8b: e la sua generazione chi la considerava?. Invece lo yiqtol di 53,7c
ha il valore suo proprio di futuro; ad esso si contrappone un qatal nello
stico successivo20, per cui i due stichi presentano un parallelismo futuro
// passato che ha la funzione di indicare un comportamento della pecora e
dellagnello che cos sempre sar e sempre stato (merismo)21.
Il problema dello yiqtol si pone soprattutto in 53,10b: si deve intendere
se la sua anima offrir il sacricio per la colpa, oppure offriva?; e
in 53,12f: e per i malfattori interceder, oppure intercedeva?22. La
possibilit del futuro si presenta a motivo di 53,10c-12b, che un passo in
prospettiva di futuro: egli vedr una discendenza, prolungher i giorni / e
il volere del Signore per la sua mano riuscir. / A causa del tormento della
sua anima egli vedr (una discendenza), si sazier (di giorni)23; / con la sua
20. Nonostante le incertezze di alcune versioni, sia antiche che moderne, lo yiqtol

lDbwy come
anche il qatal hDmDlTan, che tra laltro femminile, non si riferiscono al servo ma agli animali.
Si veda in particolare lanalisi di Delitzsch, 323.
21. Ho illustrato il fenomeno del merismo verbale, legato al tempo o allaspetto dellazione,
in Biblical Hebrew Verbal System in Poetry, 2.1.
22. In ambedue questi passi la LXX ha una versione considerevolmente diversa dal TM:
ean dwte peri aJmartia hJ yuch\ uJmwn oyetai sperma makro/bion qualora diate lofferta
per il peccato, la vostra anima vedr una discendenza numerosa (53,10b-c); kai dia ta
aJmartia aujtwn paredo/qh e per i loro peccati egli fu consegnato (53,12f). Nel primo
caso la LXX si riferisce ai peccatori, non al Servo; nel secondo dice soltanto che egli fu
consegnato (a morte), non che interceder o intercedeva per i peccatori, rimuovendo anche
qui lidea dellespiazione vicaria del Servo (cf. infra, nota 24).
23. Come ho proposto nel mio saggio Giustizia e giusticazione nellAntico Testamento, Dizionario di spiritualit biblico-patristica 28 (2001) 19-106 (p. 99, nota 63), sembra

QUARTO CARME DEL SERVO DEL SIGNORE

19

conoscenza il giusto mio servo giusticher i molti24 / e della loro iniquit


egli si caricher. / Perci io gli dar una parte tra i molti / e con i forti avr
parte al bottino25.
Comunque si traduca, al futuro o allimperfetto, lo yiqtol di 53,10b e
di 53,12f26, resta il fatto che il ruolo beneco del Servo si realizza dopo
la sua morte, anzi proprio grazie alla sua morte. Se poi si traduce al futuro
anche 53,10b, allora il senso che lauto-offerta del Servo si perpetua dopo
la morte.
Ma cos la vicenda del Servo appare ancor pi inaudita di quanto usualmente si riconosce27. evidente che si verica un rovesciamento di situazione: il Servo che sembrava sottoposto alla punizione divina, in realt ha
sofferto per colpe non sue ma del popolo; egli che sembrava maledetto, avr
invece una lunga e potente discendenza; Israele passer dal castigo meritato
alla pace e alla giusticazione non per proprio merito ma grazie al sacricio
espiatorio del Servo.

evidente che i due verbi oD;bVcy hRary hanno come oggetto, rispettivamente, discendenza
e giorni, dato che questo passo riecheggia i due stichi che precedono. Ma per lo pi gli
autori, seguendo la LXX e i frammenti di Qumran (al riguardo si vedano la presentazione di
Barthlemy, Critique textuelle de lAncien Testament. 2, 403-406, e lanalisi di D.A. Sapp,
The LXX, 1QIsa, and MT Versions of Isaiah 53 and the Christian Doctrine of Atonement,
in: Bellinger, Jr. - Farmer [edd.], Jesus and the Suffering Servant, 170-192), aggiungono la
luce dopo hRary; cos Blenkinsopp, 346.348. Da parte sua Oswalt, seguendo la BHS contro
gli accenti masoretici, collega w;tVodV;b con oD;bVcy e traduce: From the anguish of his soul he
will see light, / and be satised by his knowledge (p. 399). Ma il TM in perfetto ordine
e d un senso eccellente (cf. infra).
24. Sul problema della sequenza yI;dVbAo qy;dAx si veda la presentazione di Sapp, The LXX,
1QIsa, and MT Versions of Isaiah 53, 173-174, nota 3. Nonostante lopinione che intende
qy;dAx come sostantivo, esistono altri casi in cui laggettivo precede a scopo di enfasi, invece
di seguirlo, il sostantivo a cui si riferisce (cf. Is 10,30; 23,12; Sal 89,51), come ha mostrato
Delitzsch, 336. Sapp, ibid., 173-176, nota giustamente che la LXX presenta una versione
ben diversa dal TM: dikaiwsai dikaion eu douleu/onta polloi (il Signore vuole)
giusticare il giusto che serve bene molti. Secondo questa versione non il Servo che
giustica i molti ma Dio che giustica il Servo (cf. supra, nota 22).
25. Baltzer, 425-427, interpreta questo linguaggio militare in senso pacico, riferendo il termine lDlDv preda, bottino al usso dei molti popoli verso Sion (cf. 2,1-5) e alla promessa
di pace per Sion/Gerusalemme che segue il quarto carme (c. 54).
26. In Giustizia e giusticazione nellAntico Testamento, 100, ho tradotto allimperfetto
in ambedue i casi.
27. Delitzsch accoglie queste prospettive senza problema e vede nel Servo limmagine perfetta di Ges: Every word stands here as if written beneath the cross on Golgotha. And
this is the case with the clause before us, which was fullled (though not exclusively) in
the prayer of the crucied Saviour: Father, forgive them; for they know not what they do
(Luke 23:34) (p. 340).

20

A. NICCACCI

Oltre a questo rovesciamento si produce un passaggio che aumenta il


mistero: da quello che il Servo ha fatto nel passato, durante la vita, a quello
che far nel futuro, dopo la morte, e/o viceversa: Se la sua anima offrir
il sacricio per la colpa (53,10b = futuro) // dato che ha versato no alla
morte la sua anima (53,12c = passato); con la sua conoscenza il giusto mio
servo giusticher i molti / e della loro iniquit egli si caricher (53,11bc = futuro) // e dei nostri dolori egli si caric (53,4b = passato) / mentre
egli il peccato dei molti ha portato (53,12e = passato)28 / e per i malfattori
interceder (53,12f = futuro)29.
Cosa dire? Anche il lettore moderno rischia di restare confuso e senza
parola, esattamente come i molti dellantichit (52,13-15), di fronte a questo testo tra i pi sfuggenti, dalle prospettive molteplici, difcili da denire.
Ritengo per che lattenzione alle dinamiche della comunicazione, principalmente sulla base delle forme verbali utilizzate, consenta di raggiungere
uninterpretazione almeno probabile.
Una nota particolare merita il linguaggio di 53,11b-c, in cui compaiono,
in parallelo, il linguaggio sapienziale: con la sua conoscenza il giusto mio
servo giusticher i molti, e quello rituale: e della loro iniquit egli si
caricher. Il linguaggio sapienziale compare gi nella prima frase del carme: Ecco il mio servo sar saggio (52,13a). La differenza che in 52,13
la sapienza beneca per il Servo stesso (come conseguenza del fatto che
sar saggio, egli si innalzer e sar alto e sar elevato molto), mentre
in 53,11b-c egli beneco per gli altri differenza che non poi tale ma
piuttosto evoca una diversa prospettiva della medesima realt. infatti idea
comune nellAT che la sapienza, come la giustizia, salva chi la possiede
(cf. ad es. Pro 10,2; 11,4), e che la presenza di dieci giusti avrebbe evitato
la distruzione di Sodoma (Gen 18,23-26). Un detto di Proverbi particolarmente indicato per comprendere il valore salvico della conoscenza nel
quarto carme:

:wx`ElDjy Myqy;dAx tAo#dVbw whEor tIjVvy PnDj h#RpV;b Con la (sua) bocca lempio

28. Non c motivo di seguire Koole, 336.343, il quale traduce i due qatal di 53,12c-d con

il futuro anteriore: in exchange of this, that he will have poured his soul in death / and
allowed himself to be numbered with sinners, salvo poi a tradurre con il presente il qatal
di 53,12e: But he bears the crime of many (ibid.).
29. Confrontando le due parti parallele, si rileva in A la sequenza futuro (52,13) - passato
(52,14) - futuro (52,15a-b) - passato (52,15c-d), mentre in A, passato (53,10a) - futuro
(53,10b-12b) - passato (53,12c-e) - futuro (53,12f).

QUARTO CARME DEL SERVO DEL SIGNORE

21

roviner il suo prossimo, / mentre per la (loro) conoscenza i giusti saranno


liberati (Pro 11,9)30.
Un altro elemento suggestivo del quarto carme del Servo, anche a motivo della sua continuit no al NT, luso di MyI;br molti, in un caso come
aggettivo che modica Mywg popoli (52,15), negli altri casi da solo e quindi
come sostantivo. Ora se consideriamo le espressioni che denotano il rapporto
del servo con gli altri, troviamo designazioni di tre gruppi: (i) molti / molti
popoli, noi, mio popolo. Risulta anzitutto che la designazione molti
compare nelle parti esterne A e A in cui parla Dio (52,14a.15a // 53,11b.12a.
e), mentre le altre designazioni compaiono nelle parti centrali B // B e C in
cui parla la comunit e il profeta. Esattamente la designazione noi compare
varie volte nella parte B sia come sufsso (53,1a) che come forma verbale
(53,2d.3d) e costantemente nella parte C (53,4-6), mentre la designazione
mio popolo compare in B (53,8d).
Il confronto delle frasi in cui queste designazioni compaiono aiuta a
comprendere chi siano i beneciari del sacricio del Servo. Se, come ho
proposto sopra, hzy ha valore di asperger, allora Dio in A annuncia il risultato beneco che verr dalla vicenda del Servo, in A lo ribadisce e ne spiega
anche il motivo. Il risultato : cos egli asperger molti popoli (52,15a) //
con la sua conoscenza il giusto mio servo giusticher i molti (53,11b) //
e per i malfattori interceder (53,12f); e il motivo : e della loro iniquit
egli si caricher (53,11c) // dato che ha versato no alla morte la sua anima / e con i malfattori stato contato, / mentre egli il peccato dei molti ha
portato (53,12c-e).
Ora ambedue questi elementi, cio sia il motivo che il risultato beneco
del sacricio del Servo, costituiscono ci che la comunit orante ha compreso sotto la guida del profeta che ha comunicato ad essa il messaggio di Dio.
Il motivo : In realt le nostre malattie egli port / e dei nostri dolori egli si
caric (53,4a-b) // egli invece fu tratto31 per le nostre iniquit, / schiacciato per i nostri delitti (53,5a-b) // e il Signore ha fatto cadere su di lui /

30. In Giustizia e giusticazione nellAntico Testamento, 102, ho scritto: Alla luce di

questo passo il senso di Is 53,11 sar che grazie alla conoscenza di Dio e del suo piano
di salvezza che ha acquisito con la sua obbediente accettazione della morte, il Servo far
giustizia per molti, cio sar modello, intercessore e guida a uno stato di giustizia davanti a
Dio per i membri della comunit che accoglier con fede la sua esperienza. Si veda anche,
tra gli altri, Baltzer, 424-425.
31. Meglio di disonorato, che pure possibile; cf. Barthlemy, Critique textuelle de lAncien Testament. 2, 396-397.

22

A. NICCACCI

il delitto di tutti noi (53,6c-d) // per liniquit del mio popolo egli ebbe la
punizione (53,8d); il risultato : la correzione della nostra pace era sopra di
lui / e per le sue percosse noi siamo stati guariti (53,5c-d).
Risulta dunque che nellindicare il risultato beneco del sacricio del
Servo come anche il motivo di esso si nominano in modo parallelo sia
molti / molti popoli (in bocca a Dio) che noi / il suo popolo (in bocca
alla comunit/profeta). Ci signica che i popoli stranieri e gli Israeliti sono
insieme la causa delle sofferenze e della morte del Servo e anche i beneciari del suo sacricio32. Dio enuncia la prospettiva universale, la comunit
quella particolare; ambedue le prospettive convivono naturalmente, senza
alcuna tensione. I molti sono gli Israeliti credenti ma includono anche
gli altri popoli che accoglieranno il volere del Signore (hwhy XRpEjw) che
per la sua mano riuscir (53,10d), cio che sar realizzato per lopera
del Servo dopo che il Signore ha voluto (XEpDj hwhyw) schiacciarlo, renderlo
malato (53,10a)33.
Ora il termine molti come designazione dei destinatari di anonimi
mediatori di salvezza si ritrova in un passo di Daniele che simile per pi di
un aspetto al nostro testo:

d`Row MDlwoVl MyIbDkw;kA;k My$I;br`Dh yqy;dVxAmw AoyqrDh rAhOzV;k wrIhzy My$IlI;kVcA;mAhw E i saggi

risplenderanno come lo splendore del rmamento e quelli che avranno


reso giusti i molti come le stelle in eterno e per sempre (Dn 12,3)34.

32. Schenker, Knecht und Lamm Gottes (Jesaja 53), 70-73, ritiene che la colpa che il Servo
prende su di s consista nel suo proprio annientamento a opera dei molti (che per lui si
identicano con il gruppo noi, pp. 76-77). Non mi sembra per che la colpa del popolo
sia rivolta contro il Servo n esplicitamente n implicitamente. Piuttosto, il Servo prende
su di s i peccati del popolo, qualunque essi siano; si prola cio la sofferenza di uno per
tutti invece di una punizione collettiva (cf. infra).
33. Il verbo yIlTjRh pu essere inteso come innito o come qatal hil di hlj trattato come un
verbo di terza alef (cf. Delitzsch, 330; GKC 74k), per cui si pu anche tradurre lo rese
malato. Con buona pace di Barthlemy, Critique textuelle de lAncien Testament. 2, 402
(e anche di Volgger, Das Schuldopfer Ascham in Jes 53,10, 475), questa traduzione non
presenta alcuna nuance sadique. Il linguaggio mostra piuttosto che il volere divino, che
lesaltazione del Servo e la sua intercessione per i molti, si realizza attraverso il suo
sacricio che Dio stesso ha voluto. Non c quindi bisogno di cercare un senso diverso da
quello immediato del passo.
34. Su questo e altri testi, anche di Geremia e di Zaccaria, si pu consultare Beauchamp,
Lectures et relectures du quatrime chant du Serviteur, 345-346. Una trattazione pi ampia e ben documentata si trova in M. Hengel - D.P. Bailey, The Effective History of Isaiah
53 in the Pre-Christian Period, in: Janowski - Stuhlmacher (edd.), The Suffering Servant,
75-146. Oltre a Dn 12,3 gli autori esaminano 11,33, in cui compare il linguaggio della
sapienza utilizzato nei confronti dei molti, e 11,35 in cui sembra ravvisabile il concetto
di sofferenza vicaria dei saggi.

QUARTO CARME DEL SERVO DEL SIGNORE

23

Le somiglianze riguardano non solo luso di MyI;brDh ma anche il fatto di


combinare insieme il linguaggio della sapienza con quello della giusticazione:
cf. yI;dVbAo lyI;kVcy (Is 52,13) e MyI;brDl yI;dVbAo qy;dAx qy;dVxy w;tVodV;b (53,11b).
I molti sono dunque i membri della comunit orante che grazie al
messaggio del profeta ha compreso il senso della vicenda del Servo e lo
proclama. E questa comunit non si esaurisce nei credenti di Israele ma
aperta alle nazioni straniere35. signicativo il fatto che la designazione
dei membri della comunit fedele come i molti si ritrova nel linguaggio di
Qumran e anche nel NT36.
Un altro elemento di questo scenario veramente singolare il fatto
che le sofferenze e la morte del Servo sono un sacricio per la colpa
(53,10b)37. E inoltre questa morte sacricale il risultato dellincontro
di due volont: quella di Dio e quella del Servo. Infatti il Signore ha
voluto schiacciarlo, renderlo malato (53,10a) // il Servo fu maltrattato
[per volere/permissione di Dio] ed egli si lasciava umiliare / e non apriva
la sua bocca. / Come la pecora / come un agnello / egli non apriva la
sua bocca (53,7)38.

35. Riguardo a i molti scrive bene Beauchamp, Lectures et relectures du quatrime chant

du Serviteur: cette dnomination gnrique peut englober Juifs et non-Juifs Cet Isral
[= gruppo noi] pourra fort bien inclure ceux qui, du dehors, seront venus grossir ses rangs
(p. 337).
36. Si veda in particolare J. Jeremias, polloi, Theological Dictionary of the New Testament VI (1968) 536-545. Lautore passa in rassegna luso di MyI;br nel quarto carme del Servo
(sia come nome che come aggettivo), negli scritti di Qumran (specialmente nella Regola,
in cui il termine indica i membri a pieno titolo della comunit), nella letteratura rabbinica e
nel NT (in particolare in Gv 1,29, dove invece di il peccato dei molti, come in Is 53,12e,
si legge il peccato del mondo). Lo scopo di Jeremias mostrare che il termine i molti
non ha senso restrittivo, in opposizione a tutti, ma ha invece senso inclusivo. Direi che
esattamente il termine indica i membri della comunit di fede che accetta il sacricio di
Ges, Servo del Signore in senso pieno.
37. Circa la sofferenza ed espiazione vicaria del Servo, un tema naturalmente molto studiato, rimando a H. Spieckermann, The Conception and Prehistory of the Idea of Vicarious
Suffering in the Old Testament, in: Janowski - Stuhlmacher (edd.), The Suffering Servant,
1-15, il quale mostra lassoluta novit dellidea nellAT. Daltra parte, Hengel - Bailey, The
Effective History of Isaiah 53 in the Pre-Christian Period, mostrano che gli inussi di Is 53
si fanno sentire nella letteratura giudaica, nella quale essi includono anche Sap 2 e 5, per cui
suggeriscono che non solo la Chiesa primitiva, ma Ges stesso poteva conoscere quellidea
e identicarsi con il Servo sofferente (si veda al riguardo infra, nota 41).
38. La sintonia del Servo con Dio, specialmente nel suo silenzio durante la passione e nella
sua intercessione per i peccatori dopo lesaltazione, evidenziata bene da Schenker, Knecht
und Lamm Gottes (Jesaja 53). In sintesi egli afferma: Hinter der Passion und der Verherrlichung des Knechtes zeichnet sich das Prol von JHWH selbst ab (p. 85).

24

A. NICCACCI

Davvero, come abbiamo detto sopra, lo scenario che si delinea sulla base
di queste considerazioni lascia senza parola noi come gi i re contemporanei
dellevento39. Essi perch la vicenda del Servo era per loro qualcosa di
inaudito40; noi perch pi la consideriamo, pi essa appare come qualcosa
di gi udito, anzi di gi realizzato in forma piena e superiore ad ogni
immaginazione nella vita di Ges di Nazaret41.
Alviero Niccacci, ofm
Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem

39. Lo studio di Beauchamp, Lectures et relectures du quatrime chant du Serviteur,

mostra bene lapertura del testo biblico verso il futuro. Lautore infatti identica nel gruppo noi (Israele) due voci, o due prospettive: quella dei testimoni dellevento passato
che raccontano lumiliazione del Servo, e quella degli annunciatori dellevento futuro che
proclamano la sua gloricazione. Secondo le parole di Beauchamp, le Quatrime Chant
nest pas la reprsentation dun fait, mais lannonce dune annonce Non seulement rcit,
mais attestation. Non seulement attestation, mais message vhiculer trs loin Tout
se passe comme si lexaltation en gloire du Serviteur disparu avait suscit un groupe de
tmoins qui est, son tour, un group de Serviteurs [corsivo dellautore] (pp. 337-338).
Proseguendo su questa linea Beauchamp si attribuisce un peu de folie (2Cor 11,1), un
sano coraggio che gli permette di interpretare il Servo del quarto carme in senso individuale, non collettivo, e di cogliere laspetto inaudito della sua vicenda. Ecco come egli
enuncia questo aspetto: Si un individu meurt, la rupture devient complte entre lui et son
groupe par lequel il a t rejet. Il est donc inou que cette rupture soit surmonte par une
rconciliation qui survienne aprs la mort (p. 339). Beauchamp giunto a delineare la
prospettiva futura del quarto carme attraverso unattenta analisi della struttura del testo;
io sono giunto a una visione analoga attraverso lesame della dinamica temporale delle
varie parti sulla base delle forme verbali utilizzate. Ecco come si esprime Beauchamp:
La structure dun texte rvle ce qui, en lui, appelle lavenir. Elle montre le texte non
comme reet du rel qui est derrire lui, mais rclamation de la vrit qui est en avant de
lui. La structure transcende le texte et, pour cela, ne se vrie quen dautres textes (p.
340). Il suo ragionamento diviene per me un po complicato quando parla del testo come
profezia, ad esempio: Quun texte soit une prophtie, quest-ce dire, sinon que ses mots
sont antrieurs sa vrit? Pour cela il nest pas ncessaire quils lexposent clairement,
mais quils y conduisent. Ils conduisent dans sa direction (interdisant donc la direction
oppose), mais sans latteindre. Il faudra donc en conclure que la vrit conduit les textes,
et non linverse. Un croyant admet cette proposition, que nous estimons compatible avec
lexercice dune exgse rationnelle (p. 341). Resta comunque il fatto che il quarto carme
del Servo suggerisce soprattutto due aspetti inauditi nel quadro dellAT: da un lato, che
il Servo sia morto per peccati non propri ma altrui e che la sua morte sia un sacricio di
espiazione che giusticher la comunit credente; dallaltro, che lefcacia del suo sacricio si estenda verso il futuro a benecio di tutti quelli che crederanno allannuncio, sia
Israeliti che di altri popoli, i quali saranno la sua discendenza e nei quali egli prolungher
i suoi giorni (53,10-11). In fondo la soluzione di Beauchamp, con lidenticazione del
gruppo dei testimoni e del gruppo dei servi, simile a quella di Hermisson, che propone
una collaborazione tra due Servi, quello individuale e quello corporativo (cf. nota 40). Si
veda anche Baltzer, 428-429.

QUARTO CARME DEL SERVO DEL SIGNORE

25

40. Accenno a due altri problemi controversi: se il Servo sia da intendere come gura
individuale o corporativa; se lo svolgimento della missione che il Signore gli ha afdato
dopo la morte offrire la sua vita in espiazione e intercedere per i peccatori comporti
o no la risurrezione del Servo. Per un panorama delle varie identicazioni della gura del
Servo (il profeta del Deutero Isaia, Israele, o il resto degli esiliati) rimando a Z. Kustr,
Durch seine Wunden sind wir geheilt. Eine Untersuchung zur Metaphorik von Israels
Krankheit und Heilung im Jesajabuch, Stuttgart - Berlin - Kln 2002, 186-188. Per parte
mia sono convinto che il Servo sia una gura individuale, non corporativa (cf. nota 39), e
che il Servo abbia dei tratti regali (cf. nota 18), anche se non saprei con chi identicarlo.
Watts lo identica con Zorobabele e fa intervenire nel testo anche il re Dario e il governatore
dellOltreume Tattenai, in un modo che la sua traduzione, con accanto lidenticazione
dei parlanti, per me sconcertante (pp. 223-225). Tra laltro, per lui le promesse di Dio in
53,11 si riferiscono, in modo alterno, a Zorobabele e a Dario, e Dario stesso pronuncerebbe
laffermazione nale di 53,12! Lidenticazione del Servo con il re Ioiachin, gi proposta
da E. Sellin, stata riproposta con nuovi argomenti da M. Goulder, Behold My Servant
Jehoiachin, VT 52 (2002) 175-190. Forse la soluzione migliore quella sostenuta da H.-J.
Hermisson, The Fourth Servant Song in the Context of the Second Isaiah, in: Janowski Stuhlmacher (edd.), The Suffering Servant, 16-47. Lautore ritiene che il Servo sia una gura
individuale, ma che per realizzare la sua missione abbia bisogno del Servo corporativo
che Israele. In sintesi egli afferma: Only through the cooperation of Gods two Servants
the prophet who preaches Gods word and Israel who receives it is the Servant role
fullled. One-sided designations of the servant as individual or corporate are therefore
simple, and the texts supra-individual dimensions betray a future to the Servant role not
exhausted by the individual prophet (p. 16). Forse la soluzione del problema che suscita il
ruolo inaudito del Servo dopo la morte si trova proprio in questa prospettiva di continuit:
Israele e/o la comunit credente che, come ho suggerito sopra, aperta a tutti i popoli (i
molti) la discendenza del Servo; attraverso il ministero di questa comunit, lespiazione
e lintercessione del Servo sono offerte a tutti quelli che vorranno accettare lannuncio.
Non credo che il testo suggerisca in alcun modo una risurrezione del Servo; la sua opera
continua in quelli che accolgono il messaggio di salvezza che il Signore invia tramite il
profeta. A ben pensare, questa prospettiva simile a quella che accompagna la promessa che
Dio non solo benedir Abramo ma in lui o nella sua discendenza saranno benedette tutte le
famiglie/popoli della terra (Gen 12,3; 18,18; 22,18).
41. Beauchamp, Lectures et relectures du quatrime chant du Serviteur, ha studiato due
citazioni di Isaia (53,1 e 6,9-10) in rapporto a Gv 12,38-41. Per quanto riguarda limpatto del quarto carme del Servo sul NT e sul cristianesimo antico rimando a Bellinger,
Jr. - Farmer (edd.), Jesus and the Suffering Servant. Al termine del suo contributo in
questo volume, H.G. Reventlow, Basic Issues in the Interpretation of Isaiah 53, 23-38,
afferma: Looking at the role of Isaiah 53 in biblical theology it can be said that its main
importance did not emerge until the time of the New Testament (p. 37). Il problema se
il Ges storico si sia auto-identicato con il Servo del Signore o se invece lidenticazione sia stata opera della comunit primitiva (cf. supra, nota 37) discusso, con pareri
contrastanti, da vari autori nello stesso volume: O. Betz, Jesus and Isaiah 53, 70-87;
M.D. Hooker, Did the Use of Isaiah 53 to Interpret His Mission Begin with Jesus?,
88-103; M.C. Parsons, Isaiah 53 in Acts 8. A Reply to Professor Morna Hooker, 104119; M.D. Hooker, Response to Mikeal Parsons, 120-124; R.E. Watts, Jesus Death,
Isaiah 53, and Mark 10:45. A Crux Revisited, 125-151. Quel problema costituisce anche
il punto di partenza del confronto delle diverse versioni di Is 53, nel medesimo volume,
a opera di Sapp, The LXX, 1QIsa, and MT Versions of Isaiah 53. Lautore conclude
che la dottrina neo-testamentaria dellespiazione trova appoggio nel TM di Is 53,9-11,
mentre la LXX ha modicato la gura del Servo rimuovendo laspetto di morte sacricale

26

A. NICCACCI

(cf. supra, nota 19) e quindi lidea, per lui implicita, di risurrezione. Per questo motivo,
secondo Sapp, nel NT non si trovano vere e proprie citazioni di Is 53,9-11 il cui testo
doveva essere desunto dalla LXX per venire incontro alluditorio di lingua greca ma
solo allusioni alla versione ebraica.

IL LIBRO DI MICHEA
SECONDO LA VERSIONE SIRIACA (PESHITTO)

M. Pazzini R. Pierri

In questo contributo viene offerto il testo vocalizzato del profeta Michea


secondo il modello gi sperimentato per i primi cinque Profeti minori
(Osea, Gioele, Amos, Abdia e Giona)1. Dato lo scopo che ci siamo pressi per il nostro progetto, che consiste nelloffrire un testo pienamente
vocalizzato dei Dodici, abbiamo ritenuto di dovere seguire pi da vicino il
testo consonantico dellottima edizione critica di A. Gelston, limitandoci
qui a segnalare le principali lezioni varianti di 7a1 che sono: odqr,
ollyo e oclho (1,8 per dqr, llyo e clho); hmgtpo (4,2
per htlmo); odno e cno (4,3 per odto e cto); ohyczyno
(4,3 per ohyxmoRo); asysR (5,6 per asysR); rbeo (5,13
per dboo); hl ayrm (6,8 per hl); tasmb (6,11 per
tasmb); ydq (7,20 per le).
Come nelledizione critica, abbiamo inserito nel testo due parole che
mancano in 7a1: rispettivamente Nylh (3,1) e oh (7,12).
Inne, al v. 7,4 abbiamo anticipato di una parola, rispetto alledizione
critica, linizio del versetto.
Allatto della vocalizzazione abbiamo operato le seguenti scelte:
1,6. La forma verbale alg (imperf. 1 s.) stata vocalizzata, secondo
le indicazioni del Thesaurus Syriacus, come Pael.
1,7. Limperf. Pal 3 pl. f. Dqan (da dqy bruciare, ardere) stato
contrassegnato, come il corrispettivo m. che compare in Abdia 18, con D
quy.
1,13. Abbiamo vocalizzato la forma verbale tdgp al Pal secondo il
Thesaurus.
2,4. La forma Tyou corda per misurare (2 volte + 2,5) stata
vocalizzata con T quy come in Amos 7,17. Nello stesso versetto la

1. Questi i testi nora apparsi in questa stessa rivista: I libri di Amos e Giona secondo la
versione siriaca (Peshitto), in Liber Annuus 53 (2003), 185-208; Il libro di Osea secondo
la versione siriaca (Peshitto), in Liber Annuus 54 (2004), 119-139.

LA 55 (2005) 27-39

28

M. PAZZINI R. PIERRI

forma lpn stata interpretata come imperf. Pael 3 s. m. Nella Poliglotta


di Londra troviamo, invece, la vocalizzazione lpn.
2,10. Il sostantivo tonf impurit stato vocalizzato con
rukkkh come in Osea 9,3.10.
2,12. Seguendo lindicazione del Thesaurus, abbiamo vocalizzato la forma ngm come part. Pael pass. di ang nel senso di occulto, nascosto.
2,13. Per la forma erot spaccatura, breccia, rovina abbiamo
seguito le indicazioni di Nldeke (Syriac Grammar 103).
3,7. La forma orpxn stata interpretata, come nel Thesaurus Syriacus, allAfel nel senso di arrossire, provare vergogna.
4,8. La parola ayer, da noi vocalizzata nel senso di pastore, pu
essere vocalizzata anche diversamente. Si veda, ad esempio, la proposta
della Poliglotta di Londra (ayer).
5,6. A differenza delledizione critica abbiamo munito asysR aspersione, rugiada, pioggerella di syme.
6,11. Il sostantivo aPosRm sacca, bisaccia (della bilancia) dal greco marsupion stato munito di syme (come tasm bilancia) e
di P quy. Entrambe le forme sono senza syme in 7a1.
7,1. Per TrCb (frutto) primaticcio con T quy cfr. Os 9,10.
7,14. Per la vocalizzazione di almrc Carmelo, giardino ci siamo
attenuti alle indicazioni del Thesaurus.
7,17. Il sost. pl. costrutto Dlox (s. Dlox talpa) stato vocalizzato
con D quy come in Prov 24,31 nelledizione di Mosul.
Massimo Pazzini, ofm - Rosario Pierri, ofm
Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem

Bibliograa
Bibbia di Mosul: Biblia Sacra juxta versionem simplicem quae dicitur Pschitta, Mosul
1887-1891 (edizione curata dai PP. domenicani; ristampa Beirut 1951).
Bibbia Poliglotta: (ed. B. Walton, 1655-1657) Michea, volume III, London 1656, pp. 66-86
(ultima parte del volume).
Gelston A. (ed.), Dodekapropheton, in The Old Testament in Syriac according to the
Peshita Version, Part III, fascicle 4, Leiden 1980 (Micah pp. 45-54).
Nldeke Th., Kurzgefate Syrische Grammatik, Leipzig 18982 [= Nldeke Th., Compendious Syriac Grammar (trad. J.A. Crichton), London 1904]. Ristampa in tedesco con
appendice (ed. A. Schall, Darmstadt 1966; traduzione inglese di P.T. Daniels, Winona
Lake 2001).
Payne Smith R., Thesaurus Syriacus, 2 voll., Oxford 1879, 1901. A Supplement to the Thesaurus Syriacus of R. Payne Smith, Oxford 1927 (a cura di J. Payne Smith).

IL LIBRO DI MICHEA SECONDO LA VERSIONE SIRIACA (PESHITTO)

29

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M. PAZZINI R. PIERRI

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IL LIBRO DI MICHEA SECONDO LA VERSIONE SIRIACA (PESHITTO)

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M. PAZZINI R. PIERRI

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IL LIBRO DI MICHEA SECONDO LA VERSIONE SIRIACA (PESHITTO)

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34

M. PAZZINI R. PIERRI

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IL LIBRO DI MICHEA SECONDO LA VERSIONE SIRIACA (PESHITTO)

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36

M. PAZZINI R. PIERRI

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12

IL LIBRO DI MICHEA SECONDO LA VERSIONE SIRIACA (PESHITTO)

37

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13

38

M. PAZZINI R. PIERRI

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14

IL LIBRO DI MICHEA SECONDO LA VERSIONE SIRIACA (PESHITTO)

39

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15

*
CRUX
SalSAL
72,572,5

LALA
CRUX
DEL
NEL

S. Bazyliski

Fra i molti ed interessanti problemi che il Sal 72 propone agli esegeti risulta
degna di particolare attenzione la situazione testuale del v. 5; il TM del Sal
72,5 recita infatti , ti temeranno, mentre quello dei LXX ha
, rimarr, durer, prolungher. evidente la discrepanza fra
le due lezioni: quella masoretica augura al re di essere temuto dai sudditi,
mentre la versione greca chiede una lunga vita per il re. Ci proponiamo di
riesaminare in primo luogo questa complessa situazione testuale per verificare quale delle due lezioni preferire. In base al risultato di questa indagine
testuale e al rapporto fra le due varianti, cercheremo di trarre alcune conclusioni sullimportanza del v. 5 nelleconomia del Sal 72.
1. Considerazione critico-testuale
La prima fase di questa indagine presenta limpatto delle due varianti nei
testimoni antichi ed offre un parere in proposito.
1.1 Testo ebraico
Cominciamo a valutare il testo ebraico, i cui manoscritti occidentali, ad
eccezione di alcuni che contengono la lectio defectiva o 1, attestano la variante della BHS , presente anche nel Codice di Aleppo2.
Sulla stessa scia si colloca la tradizione orientale, rappresentata dal manoscritto 508 A, che legge ugualmente 3.

Questo articolo gi apparso in versione inglese col titolo The Crux of Psalm

72,5, sulla rivista Catholic Biblical Studies of Korea 1 (2002) 142-164.


1. La lezione attestata da undici manoscritti; da due e forse anche dal ms 245;
cf. B. Kennicott, Vetus Testamentum Hebraicum cum variis lectionibus II, Oxonii 1780, 367.
2. M.H. Goshen-Gottstein (ed.), The Aleppo Codex, Jerusalem 1976, 506.
3. A. Dez Macho - A. Navarro Peiro, Biblia Babilonica. Fragmentos de Salmos, Job y Proverbios (Ms. 508 A del Seminario Teolgico Judo de Nueva York), Madrid 1987, 21. Secondo
lindice dei manoscritti babilonesi fornito dalla Biblia Hebraica di R. Kittel - P. Kahle, Stuttgart 1951, xlvii, il manoscritto 508 A sarebbe lunico testo orientale che contiene tutto il Sal
72; il frammento ritrovato nella Geniza del Cairo include infatti soltanto i vv. 15-20 del Sal 72.
LA 55 (2005) 41-58

42

S. BAZYLISKI

A questa attestazione manoscritta si aggiunge la testimonianza delle


versioni antiche. Il Targum (Tg) traduce abbastanza letteralmente
, timebunt a te cum ascensu solis4. La Peshitta (Syr) legge
, ti temeranno con il sole5; Simmaco (Sym) recita
6 e Iuxta Hebraeos (Hier) ha et timebunt te quamdiu erit
sol7. Numerosi sono gli esegeti che accolgono la variante masoretica8. Tuttavia, questa variante solleva una difficolt stilistica. Dopo linvocazione a
Dio (v. 1) e la preghiera che si riferisce al re alla terza persona singolare
(vv. 2.4), il v. 5 introduce, infatti, improvvisamente un nuovo soggetto grammaticale alla terza persona plurale9. Lorante interpella qualcuno, come
indica il suffisso pronominale della 2a sg. m. . Inoltre, non chiaro se il
suffisso si riferisca a Dio o al re. La prima soluzione sarebbe suffragata
dal fatto che nel Sal 72 il re non chiamato in causa e che quando il salmista si rivolge direttamente a qualcuno, come accade nei vv. 1-2, questi
chiaramente Dio. In favore della seconda possibilit milita invece il fatto
che il re il soggetto dei verbi nei versetti precedenti (vv. 2.4) e che a lui si
riferiscono anche quelli seguenti (vv. 7-17). Dal momento che i verbi

4. L. Dez Merino (ed.), Targum de Salmos. Edicin Prncipe del Ms. Villa-Amil n.5 de
Alfonso de Zamora (BHBib 6), Madrid 1982, 132 e 256.
5. D.M. Walter (ed.), Psalms (OTSy 2/3), Leiden 1980, 80.
6. F. Field (ed.), Origenis Hexapla II, Oxonii 1875, 211.
7. H. de Sainte-Marie (ed.), Sancti Hieronymi Psalterium iuxta Hebraeos (CBLa 11), Citt
del Vaticano 1954, 101.
8. MTeh sul Sal 72,5 (ed. S. Buber, 326); Rashi; Ibn Ezra; D. Kimhi, , Venezia
1794, 142. Si vedano inoltre P.D. Burkius, Gnomon Psalmorum I, Stutgardiae 1760, 686; H.
Venema, Commentarius ad Psalmos IV (LXV-LXXXV), Leovardiae 1766, 315; S. de Muis,
Commentarius literalis et historicus in omnes psalmos Davidis, et selecta Veteris Testamenti
cantica I, Lovanii 1770, 610; E.F.C. Rosenmller, Psalmi annotatione perpetua illustrati
(Scholia in Vetus Testamentum 4/3), Lipsiae 1823, 1315; G. Phillips, The Psalms in Hebrew
II, London 1846, 132; W.M.L. de Wette, Commentar ber die Psalmen, Heidelberg 51856,
387; H. Hupfeld, Die Psalmen III, Gotha 1860, 271-272; F. Hitzig, Die Psalmen II, Leipzig
1865, 117; A.C. Jennings, The Psalms I, London 1877, 328; A. Heiligstedt, Praeparation zu
den Psalmen, Halle 31882, 68 n.5; F. Delitzsch, Biblischer Kommentar ber die Psalmen
(BC 4/1), Leipzig 51894, 481-482; B. Vandenhoff, Exegesis psalmorum imprimis messianicorum apud Syros nestorianos, Rheine 1899, 44; E.E. Ettisch, Die monotheistische Symbolik der Bundestafeln, VT 14 (1964) 215; M. Dahood, Psalms II (AncB 17), Garden City
1968, 180; A. Cohen, The Psalms, London 121982, 228; N.A. van Uchelen, Psalmen II (4180), Nijkerk 1986, 230; K. Seybold, Die Psalmen (HAT I/15), Tbingen 1996, 275; W.S.
Prinsloo, Psalm 72: n Verskuiwing van die mistieke na die politieke?, OTEs 12 (1999)
542; cf. H. Graetz, Commentar zu den Psalmen, Breslau 1882, 433; J. Wellhausen, The
Book of Psalms (SBONT 14), London 1898, 72; ecc.
9. Per quanto attiene allidentificazione del suo soggetto grammaticale nel Sal 72,5 gli
esegeti propongono: e del v. 4; (v. 5); gli oppressori (, v. 4); Israele
(, v. 2); gli uomini o il soggetto impersonale.

LA CRUX DEL SAL 72,5

43

hit, prostrarsi, e , servire (v. 11), descrivono lomaggio di altri re al


re israelitico, si pu pensare che anche il verbo (v. 5) indichi il rispetto
che circondava il re10.
1.2 Lezione dei LXX
Passiamo adesso allattestazione del papiro Bodmer XXIV che legge []
11. Da questa lettura dipendono lItala12 (et permanebit cum sole), la Vg13, il Salterio Romano14 e Mozarabico15 ed anche
alcuni Padri della Chiesa16. La lezione dei LXX quindi lunica variante
testuale differente dal TM17.
Pronunciandosi in favore della variante dei LXX ,
lesegesi moderna18 afferma che essa evita la difficolt costituita nel TM

10. Cf. Prinsloo, Psalm 72, 542.


11. R. Kasser - M. Testuz, Papyrus Bodmer XXIV. Psaumes XVII-CXVIII, Cologny Genve 1967, 140. R. Holmes - J. Parsons, Vetus Testamentum Graecum cum variis
lectionibus III, Oxonii 1823, ad loc., leggendo il verbo con il prefisso
invece di come appare nel papiro Bodmer XXIV, segnalano solo una variante
differente .
12. P. Sabatier (ed.), Biblorum Sacrorum latinae versiones antiquae seu Vetus Latina II,
Parisiis 1751, 143.
13. Liber Psalmorum (Biblia Sacra iuxta latinam Vulgatam versionem 10), Romae 1953, 168.
14. R. Weber (ed.), Le Psautier romain et les autres anciens Psautiers latins (CBLa 10),
Citt del Vaticano 1953, 166.
15. T. Ayuso Marazuela (ed.), El Salterio (La Vetus Latina Hispana 5/2), Madrid 1962, 718.
16. Athanasius, In Ps. 71,4-6 (PG 27, 324C); Diodorus Tarsensis, In Ps. 71,5 (PG 33,
1611B-C); Theodorus Mopsuestenus, Le Commentaire sur les Psaumes (I-LXXX) (ed. R.
Devreesse) (StT 93), Citt del Vaticano 1939, 472; Theodoretus Cyrensis, Int. in Ps. 71,5
(PG 80, 1432C). Hieronymus, Br. in Ps. 71,5 (PL 26, 1090B); Augustinus, En. in Ps. 71,8
(CChr.SL 39, 976-977); Cassiodorus, Exp. Ps. 71,5 (CChr.SL 98, 651); Beda Venerabilis,
Ps. 71,5 (PL 93, 863C-D); ecc.
17. Cf. K.M. Heim, The Perfect King of Psalm 72. An Intertextual Inquiry, in P.E. Satterthwaite et al. (ed.), The Lords Anointed. Interpretation of Old Testament Messianic
Texts, Carlisle - Grand Rapids 1995, 239.
2
18. B. Duhm, Die Psalmen (KHC 14), Tbingen 1922, 275; R. Kittel, Die Psalmen (KAT
13), Leipzig - Erlangen 3-41922, 239; T.E. Bird, A Commentary on the Psalms II, London
1927, 12; H. Gunkel, Die Psalmen, Gttingen 41929, 309; H. Schmidt, Die Psalmen (HAT
15), Tbingen 1934, 136; J. Cals, Le livre des Psaumes I, Paris 1936, 683; S.P. Luque, El
Reino Mesinico descrito en el Salmo 71 es fundamentalmente social, CuBi 5 (1948) 169;
R.E. Murphy, A Study of Psalm 72(71), Washington 1948, 21; E. Podechard, Le Psautier.
Traduction littral et explication historique I (Ps 1-75), Lyon 1949, 310-311; A. Weiser,
Die Psalmen (ATD 14), Gttingen - Zrich 101987, 341; F. Asensio, Salmos mesinicos o
salmos nacionales?, Gr 33 (1952) 257; A. Feuillet, Le Cantique des Cantiques. tude de
thologie biblique et rflexions sur une mthode dexgse (LeDiv 10), Paris 1953, 224; G.

44

S. BAZYLISKI

dallimprovvisa apostrofe a Dio o al re. Il testo risulterebbe cos stilisticamente pi uniforme, continuando le azioni del re ai vv. 2.4 e 7-17 e in accordo con 19. Il v. 5 sottolineerebbe il prolungamento della vita del re
o, come fanno altri salmi regali, la continuazione della dinastia regale (,
18,51; 45,17; 89,5.30.37-38), oppure la longevit del re al potere (18,51;
21,5; 67,7).
1.3 Valutazione
Le considerazioni precedenti portano ad una scelta fra le varianti testuali, la
cui valutazione presenta diversi interrogativi.
1.3.1 Complessit della variante dei LXX
Determinare il valore della traduzione greca per arduo. Gli studiosi che
si occuparono delle questioni testuali hanno giudicato la lezione (TM)
un errore scribale20 e hanno preferito la variante dei LXX (nella retrover

Castellino, Libro dei Salmi (SB[T]), Torino - Roma 1955, 583; H. Duesberg, La justice
selon le cur de Dieu, BVC 41 (1961) 47; H.-J. Kraus, Psalmen (BK 15/2), NeukirchenVluyn 61989, 655-656; P.-E. Bonnard, Le Psaumes 72. Ses relectures, ses traces dans
luvre de Luc?, RSR 69 (1981) 260; G. Ravasi, Il libro dei Salmi. Commento e attualizzazione II, Bologna 1983, 478; A. Feuillet, Les problmes poss par lexgse des Psaumes.
Quatre Psaumes royaux (II, XLV, LXXII, CX), RThom 85 (1985) 28; B. Renaud, De la
bndiction du roi la bndiction de Dieu (Ps 72), Bib 70 (1989) 309 n.11; L. Alonso
Schkel - C. Carniti, Salmos I (1-72). Traduccin, introducciones y comentario (Estella
1992) 930; C.C. Broyles, The Redeeming King: Psalm 72s Contribution to the Messianic
Ideal, in C.A. Evans - P.W. Flint (ed.), Eschatology, Messianism, and the Dead Sea Scrolls
(Studies in the Dead Sea Scrolls and Related Literature 1), Grand Rapids - Cambridge 1997,
27; W. Houston, The Kings Preferential Option for the Poor: Rhetoric, Ideology and
Ethics in Psalm 72, Biblical Interpretation 7 (1999) 345; M. Arneth, Sonne der
Gerechtigkeit. Studien zur Solarisierung der Jahwe-Religion im Lichte von Psalm 72
(BZAR 1), Wiesbaden 2000, 21 n.16; Idem., Psalm 72 in seinen altorientalischen
Kontexten, in E. Otto - E. Zenger (ed.),Mein Sohn bist du (Ps 2,7). Studien zu den
Knigspsalmen (SBS 192), Stuttgart 2002, 149; B. Janowski, Die Frucht der Gerechtigkeit.
Psalm 72 und die judische Knigsideologie, in Otto-Zenger, Ibid., 103.
19. C.A. & E.G. Briggs, The Book of Psalms II, Edinburgh 1907, 138.
20. D. Barthlemy et al., Critique textuelle de lAncien Testament. 4. Psaumes (OBO 50/4),
Fribourg - Gttingen 2005, 501. P.W. Skehan, Strophic Structure in Ps 72 (71), Bib 40
(1959) 304, seguito da J.S. Kselman, Psalm 72. Some Observations on Structure, BASOR
220 (1975) 77, intravede in (v. 4) una dittografia di (v. 5), che sarebbe sorto
come conseguenza del tentativo erroneo di lettura di (LXX). Da questa posizione si
discosta J. Knig, Lactivit hermneutique des scribes dans la transmission du texte de
lAncien Testament, I, RHR 161 (1962) 152-154.

LA CRUX DEL SAL 72,5

45

sione ) considerandola pi primitiva, nonostante i dubbi considerevoli


che circondavano questa forma21. Lincertezza sta apparentemente nel fatto
che il verbo , in cui la preformante traduce lebraico ,
non ricorre altrove nei LXX. Dallesame di altri testi dellAntico Testamento emerge inoltre che il verbo corrisponde a (Gn 44,33)
e ad (Pro 12,1; Dn 11,17 [Teodozione]; cf. ms A di Sir 6,8; 11,17)22.
di conseguenza difficile verificare direttamente quale lezione ebraica soggiaccia al testo greco.
Le citazioni bibliche fornite per suffragare la lezione greca comportano,
inoltre, ulteriori problemi. Accennando al prolungamento o alla lunga durata della vita umana, Dt 17,20, Is 53,10 e Sal 21,5 adoperano insieme
ad un complemento diretto 23. Un uso analogo di questo verbo si riscontra nella letteratura extrabiblica24. Per ovviare a questa difficolt S.M.
Paul pensa che nel Sal 72,5 il verbo hi sia utilizzato in senso assoluto,
senza , in conformit con il testo tardivo di Qo 7,15 (cf. 8,12)25. Per
quanto riguarda Qo 7,15 va notato che questo testo non contiene la forma
finita del verbo hi, ma il participio ; inoltre, questo participio potrebbe essere adoperato come attributo che non richiede necessariamente un
complemento oggetto26. In conclusione, la costruzione ... nel Sal

21. Barthlemy, Critique, 501, ritiene infatti che in una scala decrescente da A a D tale
variante presenti un grado di certezza C.
22. Si nota inoltre che i LXX rendono il verbo qal/hi principalmente con le parole
contenenti la preformante (Ez 12,22 qal e allo hiphil in Es 20,12; Dt 4,40; 5,16.33;
6,2; 11,6; 32,47; Gdc 2,7; Is 53,19; 54,2; Sal 129,3[128,3]; Pro 19,10; 28,16; Qo 8,13);
(Gn 26,8 qal e allo hiphil in Dt 4,26; 17,20; 22,7; 25,15; 30,18) o (2Cr 5,9).
23. Cf. anche con in Gn 26,8; Es 20,12; Dt 4,26.40; 5,16.33; 6,2; 11,9; 32,47; Gs
24,31; Gdc 2,7; Ez 12,22; Pro 28,16; ecc. Castellino, Salmi, 583, cita inoltre Is 53,10 il quale
utilizza . Il difetto della mancanza del complemento diretto dopo sarebbe concreto.
Laffermazione di Knig, Lactivit, 156, che questa lacuna risultato dellelissi di ,
causata dalluso vivo della lingua, non suffragata da alcuna prova.
24. Per le attestazioni ugaritiche si veda KTU 2.23,20: w . urk . ym . ; cf. KTU
1.23,33.34. Fra le iscrizioni fenicie menzioniamo quelle di , KAI 4,3.5: ...; di
, KAI 6,2.3: []...; di , KAI 7,4-5: ... e di , KAI
10,9: . Luso simile viene confermato anche da un testo aramaico ritrovato a
; KAI 226,3: .
25. S.M. Paul, Psalm 72:5 A Traditional Blessing for the Long Life of the King, JNES
31 (1972) 352 n.9, riguardo a Qo 8,12, ritiene che il participio potrebbe significare:
Dio concede a lui pazienza (grants him forbearance).
26. La mancanza del complemento diretto dopo in Qo 7,15 fa pensare che il participio
sia adoperato in senso non verbale; cf. P. Joon, Grammaire de lhbreu biblique (Rome
1923) 121k. Anche se il primo e il secondo emistichio del v. 15 iniziano con , che
richiede normalmente un predicato, questo incluso rispettivamente nei nomi che seguono
immediatamente: e (diversamente in Qo 8,14 -sostantivo-/.-part.). I participi
e , uniti a questi sostantivi, pare che possano essere considerati i loro attributi (cf.

46

S. BAZYLISKI

72,5 non sarebbe confermata dai brani menzionati sopra e la variante dei
LXX non si impone allora in maniera irrevocabile27.
1.3.2 Lapostrofe nel TM
La lezione masoretica, che introduce in maniera inaspettata una nuova situazione stilistica, potrebbe trovare una giustificazione nei brani dove il
salmista inserisce unapostrofe ex abrupto e un conseguente cambiamento
di soggetto.
a) Il Sal 14 contiene al v. 6a un improvviso mutamento di soggetto:
L tremeranno di spavento
perch Dio sta con i giusti.
Il consiglio del misero vi confonda28,
perch il Signore suo rifugio (vv. 5-6).
b) Nel Sal 22,27, menzionando la lode dei poveri, il poeta si rivolge improvvisamente allassemblea in seconda persona plurale (invece nei LXX
c , loro):
I poveri mangeranno e saranno saziati
loderanno Yhwh quelli che lo cercano
Viva il vostro cuore per sempre!
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra (vv. 27-29a).
c) Un richiamo simile rivolto al cuore dei presenti si trova nel Sal 69,33b:
Vedranno gli umili e si rallegreranno,
quanti cercano Dio si ravvivi il vostro cuore!,
poich il Signore ascolta i poveri
e i suoi prigionieri non disprezza (vv. 33-34).
d) Nel finale del Sal 81 si nota un passaggio analogo:
...sar il loro tempo per sempre.
lo nutrir con frumento migliore
con miele di roccia ti sazier (vv. 16b-17),
che i LXX cambiano, .

Qo 5,12). Infine i traduttori dei LXX interpretavano Qo 7,15 in questo senso:


, .
27. Cf. Van Uchelen, Psalmen II, 234 n. 14; M. Weinfeld, Social Justice in Ancient Israel
and in the Ancient Near East, Jerusalem - Minneapolis 1995, 52.
28. Delitzsch, Psalmen, 142, interpreta la forma yiqtol, , come volitivo; possibile
tradurlo allindicativo sarete confusi.

LA CRUX DEL SAL 72,5

47

e) Il Sal 135,8-9 offre un altro esempio:


Percosse i primogeniti dEgitto
dalluomo fino al bestiame;
mand segni e prodigi in mezzo a te, Egitto,
contro il faraone e tutti i suoi ministri.
Dalle citazioni riportate si arguisce che il cambiamento improvviso
dalla terza persona allapostrofe conosciuto nel Salterio (e nellAT)29.
Questa figura retorica conferisce allenunciato maggiore immediatezza ed
ha una forza attualizzante: nel Sal 72,5 il poeta enfatizzerebbe il timore o la
paura degli altri nei confronti del suo interlocutore.
2. Il rapporto tra e
Da tempo gli esegeti hanno notato lattivit ermeneutica degli scribi sia
durante la formazione del testo ebraico30 sia nella sua traduzione in greco31.
Questa attenzione orienta verso un procedimento esegetico denominato
che dice di non leggere questo, ma quello32. La sua funzione consi

29. 1Re 1,27 ; 2,38; Ger 2,16.31; Os 8,5 ; Gio 2,3b; Na 3,9 ; Sal
3,4; 2Cr 3,4. Cf. E. Knig, Stilistik, Rhetorik, Poetik in Bezug auf die biblische Litteratur,
Leipzig 1900, 239-245; L. Alonso Schkel, Hermenutica de la Palabra II. Interpretacin
literaria de textos bblicos, Madrid 1987, 176-183.
30. Knig, Lactivit, 141-174 (specie pp. 155-158), ha fatto notare lattivit ermeneutica
degli scribi nel Sal 72,5, nelloperare il passaggio da hi (testo originale) a (testo
attuale). Questo tentativo apprezzabile per lavvertita possibilit della metatesi tra e e
dello scambio tra e . Laccostamento di Is 59,19 come brano parallelo (data la presenza di
temere, sole, le parole che compaiono anche nel Sal 72,5; ?), non dimostra ancora che gli scribi si sarebbero serviti del testo isaiano per cambiare in maniera consapevole
in . Come risultato di questo passaggio si giunge inevitabilmente ad una lezione
pi difficile stilisticamente e meno conforme al suo contesto della variante dei LXX.
31. J. Schaper, Der Septuaginta-Psalter. Interpretation, Aktualisierung und liturgische Verwendung der biblischen Psalmen im hellenistischen Judentum, in E. Zenger (ed.), Der
Psalter in Judentum und Christentum (HBS 18), Freiburg 1998, 175-176, nota la traduzione
attualizzante del Sal 72,17, dove i LXX aggiungono dopo
(), probabilmente tenendo presente lespressione del v. 19. La benedizione del
nome del re come quello di Dio, indicherebbe un accrescimento dellimportanza spirituale
del re nella versione greca, che lo intravede come salvatore.
32. Nel testo adoperata lespressione aramaica . La piena formula sarebbe
che ricorreva pi spesso accanto alle altre: (), oppure
; per approfondire questa tematica si pu consultare W. Bacher, Die exegetische
Terminologie der jdischen Traditionsliteratur I. Die bibelexegetische Terminologie der
Tannaiten, 175; II. Die bibel- und traditionsexegetische Terminologie der Amorer, Leipzig
1899-1905, 194-195; H. Torczyner, Al tikre, EJ(D) II, 74; C. McCarthy, The Tiqqune
Sopherim and Other Theological Corrections in the Masoretic Text of the Old Testament

48

S. BAZYLISKI

ste nellintrodurre unaltra interpretazione, attraverso il cambiamento della


vocalizzazione o delle consonanti, oppure, in qualche occasione, della differente suddivisione della parola e della frase33. Questa regola interpretativa non si contrappone alla tradizionale critica del testo, ma nellambito
dallesegesi midrashica e omiletica cerca di offrire unaltra lettura possibile
quasi un valore aggiunto che a volte avvalora le interpretazioni commentate dalla halaka oppure della haggada. Non di rado attraverso di
essa si introduce qualcosa di nuovo o ci si sofferma su un abile gioco di
parole34. Chi si serviva di questa regola, era cosciente del doppio senso,
quello del testo originale e quello della lettura proposta dagli scribi35. Il
loro scopo era di attualizzare e di indicare che un testo antico si riferiva
anche agli eventi storici dellepoca in cui si effettuava lesegesi del passo
scritturistico36.
Questa tecnica interpretativa stata adoperata dai rabbini non soltanto
nel Midrash e nel Talmud, ma gi quando la Bibbia veniva tradotta in greco37, come dimostrano gli esempi forniti dagli esegeti riguardo allutilizzo
di nei LXX38. Si nota infine che un altro testo consonantico, otte

(OBO 36), Gttingen 1981, 140; R. Le Daut, Usage implicite de lal tiqr dans le
Targum de Job de Qumrn?, in D. Muoz Leon (ed.), Salvacin en la Palabra. Targum
Derash Berith. En memoria del profesor A. Dez Macho, Madrid 1986, 420-422.
33. L. Prijs, Jdische Tradition in der Septuaginta, Leiden 1948, 35-61 e McCarthy, Tiqqune, 139-166, citano molti gli esempi.
34. Torczyner, Al tikre, 74; McCarthy, Tiqqune, 140. Lelemento di gioco poi molto
meno sviluppato nella categoria halakica di che in quella aggadica di ;
cf. I.L. Seeligmann, Voraussetzungen der Midraschexegese, in Congress Volume. Copenhagen 1953 (VT.S 1), Leiden 1953, 159 n.2, 160.
35. Cf. Seeligmann, Voraussetzungen, 158; T. Lorenzin, Luso di un procedimento esegetico analogo allal tiqr in 1 e 2Cronache, RivBib 40 (1992) 67.
36. Is 9,11 nel TM menziona gli aramei e i filistei, nei LXX invece i siri e gli elleni. T.
Lorenzin, Luso delle regole ermeneutiche al tiqr e gezerah shawah nel Sal 18, in R.
Fabris (ed.), Initium Sapientiae. Scritti in onore di F. Festorazzi (SRivBib 36), Bologna
2000, 86-88, ha indicato che il Sal 18 ha attualizzato sulla scorta della regola il suo
originale di 2Sam 22 almeno in quattro casi (, v. 11; , v. 43; , v. 44; , v. 46).
37. La datazione della traduzione del Salterio discussa. Dagli studi di T.K. Cheyne, The
Origin and Religious Contents of the Psalter, London 1891, 12, 83 e di H.B. Swete, An Introduction to the Old Testament in Greek, Cambridge 1902, 25, si pu desumere che il Salterio greco risalga al periodo tra la met del secolo II a.C. e la seconda met del I sec. a.C.
38. A. Kaminka, Studien zur Septuaginta an der Hand der zwlf kleinen Propheten,
MGWJ 72 (1928) 242-273; L. Prijs, Tradition, 35-61; R. Le Daut, La Septante, un
Targum?, in R. Kuntzman - J. Schlosser (ed.), tudes sur le judasme hellnistique.
Congrs de Strasbourg (1983) (LeDiv 119), Paris 1984, 165-180, 185-190; J. Gray, The
Massoretic Text of the Book of Job, the Targum and the Septuagint Version in the Light of
Qumran Targum (11QtargJob), ZAW 86 (1974) 331-350.

LA CRUX DEL SAL 72,5

49

nuto apparentemente dalla retroversione del testo greco, non autorizza a


priori a concludere che esso aveva unaltra Vorlage39. Tale procedimento
esegetico presente anche nel Sal 72.
2.1 e (v. 20)
La tradizione giudaica ha segnalato la presenza di un al v. 20. Il
TM legge , sono terminate le preghiere di Davide, figlio
di Iesse. La lettura , tutte queste sono le preghiere
di Davide, figlio di Iesse, fu invece indicata da R. Meir (sec. II d.C.), il
quale intendeva dimostrare che tutto il libro dei salmi stato composto da
Davide40.
2.2 e (v. 12)
Un altro pare che si possa avvertire al v. 12. Il participio piel del
verbo , gridare, , tradotto dai LXX con
(), dal potente. Questo caso rivelerebbe un abile gioco di parole che
include da un lato, nel TM, latto di querela ( pi part.; cf. Es 2,23; Ab
1,2; Sal 18,7; Gb 19,7; 29,12; 30,28; 35,9; Lam 3,8) e dallaltro, nei LXX,
la persona a motivo della quale essa viene sporta (). La presenza di un
sarebbe quindi un segno dellabilit del traduttore, che sapeva giocare sul testo consonantico cambiandone la vocalizzazione (in ),
ed anche un indizio della sua premura ermeneutica nel chiarire chi fosse
loperatore di e (v. 14), motivi della denuncia41.

39. Prijs, Tradition, 54. M. Flashar, Exegetische Studien zum Septuagintapsalter, ZAW 32
(1912) 246: G [stellte] durch nderung, Streichung oder Hinzufgung einzelner Konsonanten einen Text [her...], der ihm besser zu passen schien, als die Vorlage, die er vorfand.
Man konnte jedoch aus der Vorlage einen anderen Sinn, als sie dem unbefangenen Leser
bot, herauslesen, ohne an dem Konsonantentext etwas zu ndern. Lautore chiama questo
tipo di attivit Verlegenheitskonjekturen (p. 241). Per quanto riguarda il Sal 72,5, Heim,
King, 239, ha sostenuto recentemente che it is [...] not clear whether the Septuagint really
had a different sequence of consonants as its Vorlage or whether it is the result of an
unconscious alteration when copying an original which was difficult to read or arose
through a misreading of the sequence of consonants (parablepsis).
40. Cf. b.Pes 17a; MTeh sul Sal 72,20 (ed. S. Buber, 327); Yalq 930 sul Sal 72,20.
41. In Gb 29,12 i LXX traducono con ().

50

S. BAZYLISKI

2.3 e (v. 5)
In primo luogo si notano diversi modi di tradurre il verbo nei LXX: non
sempre si ricorre ai verbi consueti42, offrendo alle volte una versione differente, distante dal significato primitivo di . Il Sal 130,4 [129,5], presso
di te il perdono, perch ti si tema (), i LXX cambiano in
(); Pro 14,27 , il timore del Yhwh
la fonte della vita, nei LXX viene trasformato in la legge di Yhwh,
() . In alcuni testi i traduttori si
comportavano con una certa libert: ad esempio, in Is 25,3, dove del
secondo emistichio viene reso con lo stesso verbo che traduceva
del primo emistichio. Nel Sal 9,21: Metti, Yhwh, terrore ( =
da , temere) su loro, i LXX lo rendono con , ,
(, maestro, da , insegnare) . Ci sono
infine esempi dove si gioca sullo scambio tra le radici e : Gn 43,18
diventa ; 2Sam 14,15 trasformato in (); Ez 1,18 , i LXX leggono
().
Nel Sal 72,5, il gioco sulle radici e fu avvertito da qualche
esegeta: Roberto Bellarmino afferm infatti che la transizione da a
, fu effettuata mediante il cambiamento della posizione di una sola
lettera, e 43. Prima di lui, nel 500, Gilbert Gnebrard aveva proposto
ieeroch come forma soggiacente a 44, leggendo il
verbo al qal, probabilmente sulla scorta di Gn 26,8 (...), Ez
12,22 (). In questa maniera il cambiamento poetico di in
, sarebbe pi facile.
In secondo luogo va notato il carattere liturgico della traduzione dei
LXX, che presuppone il principio di chiarezza, vale a dire lattenzione a
non creare equivoci45. Era molto importante che lassemblea comprendesse
allistante la lettura, perch, contrariamente alle sinagoghe palestinesi dove
il testo ebraico era tradotto in aramaico e spiegato da un interprete (),
la Bibbia nella diaspora alessandrina era letta in greco. La preoccupazione

42. Cf. (Gs 4,14; 1Sam 21,13; 2Sam 1,14; 1Re 1,50.51; ecc.), (Gn 35,17;
Es 14,13; 1Re 17,13; Gl 2,21; Sof 3,16; ecc.), (Pro 31,21), (Es 3,6),
(Gb 1,9), o altri corrispondenti.
43. R. Bellarminus, Explanatio in Psalmos, Romae 1931, 390.
44. G. Genebrardus, Psalmi Davidis. Calendario hebraeo, syro, graeco, latino, Lugduni
1600, 408; cf. G.F. Berthier, I Salmi V, Venezia 1799, 330.
45. Z. Frankel, Vorstudien zu der Septuagint, Leipzig 1841, 166-167, riporta gli esempi che,
mediante unaggiunta, completano o esplicitano il contenuto di un testo difficile o ambiguo.

LA CRUX DEL SAL 72,5

51

per la comprensibilit immediata ha influito sulla traduzione delle espressioni poetiche, che in certi brani furono rese con quelle reali46.
Lesigenza di chiarezza del testo liturgico si realizza nella variante
greca del Sal 72,5, che evita la difficolt derivante da una traduzione letterale del testo ebraico. Non immediatamente intelligibile infatti n chi sia
il soggetto del verbo , n a chi si riferisca il suffisso pronominale . La
scelta della radice non richiederebbe poi tanti cambiamenti e si accorderebbe con il resto del v. 5, dove le preposizioni e sono utilizzate in
senso temporale47 e lespressione avverbiale (cf. Is 51,8; Sal
102,25) faciliterebbe questa scelta. Nel caso di hi, la difficolt della
mancanza del complemento diretto si spiegherebbe attraverso luso tardivo
di questo verbo che non lo richiedeva (cf. Qo 7,15; 8,12)48, mentre, nel
caso di qal, il complemento non sarebbe necessario in quando si affermerebbe la durata del governo regale49. La ricerca di comprensibilit renderebbe plausibile la presenza di un nel Sal 72,5.
Si osservata infine la sostituzione della radice da 50. Nel Sal 72,5
questa indeterminatezza diventa ancora pi probabile nel caso della scriptio
defectiva del verbo 51. La forma potrebbe essere vocalizzata sia ,

46. Le Daut, Septante, 168, presenta i seguenti esempi: Is 9,13 Il Signore ha tagliato da
Israele capo e coda, palma e giunco in un giorno, palma e giunco, vengono resi dai LXX
con grande e piccolo; Gb 38,7 quando gioirono insieme () le
stelle del mattino..., i LXX traducono , quando furono comparse/
fatte le stelle; Sir 48,2 [ms. B]: , ruppe per loro il bastone di pane,
diventa nei LXX , fece venire su di loro la fame.
Allultima citazione si pu aggiungere Lv 26,26.
47. Per si veda C. Brockelmann, Hebrische Syntax, Neukirchen 1956, 113, contemporaneit; W. Gesenius - F. Buhl, Hebrisches und aramisches Handwrterbuch ber das
Alte Testament, Berlin 171915, 595; F. Zorell, Lexicon hebraicum Veteris Testamenti, Romae
1984, 605; HALAT, 794; per , Gesenius-Buhl, Ibid., 648; Zorell, Ibid., 657; HALAT, 889;
Paul, Psalm 72:5, 351-355; Heim, King, 240-242. Lopinione contraria, che e
sono adoperati nel Sal 72,5 nel senso spaziale, lhanno avanzato M. Dietrich - O. Loretz,
Von hebrisch m/lpny (Ps 72:5) zu ugaritisch m vor, in L. Eslinger - G. Taylor (ed.),
Ascribe to the Lord. Biblical and Other Studies in Memory of P.C. Craigie (JSOT.S 67),
Sheffield 1988) 113; cf. Weinfeld, Justice, 52.
48. Cf. R. Tournay, Le Psaume 72,16 et le rveil de Melqart, F. Graffin et al. (ed.), in
cole de Langues Orientales Anciennes de lInstitut Catholique de Paris Mmorial du
Cinquantenaire 1914-1964, Paris 1964, 101.
49. Si veda Dn 3,33: , e il suo dominio con una generazione e una generazione, cio il suo dominio durer per sempre.
50. In questo paragrafo sono stati presentati i casi che riguardavano i LXX. Allinterno del
TM e dei LXX, J. Becker, Gottesfurcht im Alten Testament (AnBib 25), Rome 1965, 5-6,
enumera circa 60 testi, dove questo avviene.
51. Si veda sopra la nota 1.

52

S. BAZYLISKI

ti temeranno, sia , ti vedranno. Se vi fosse incertezza nella vocalizzazione, vi sarebbe un ulteriore motivo teologico in favore di al v. 5.
Si vorrebbe evitare unespressione antropomorfica vedere Dio (cf. Es
33,20)52 come in Es 24,10 , ,
(cos anche al v. 11); in Nm 12,8, dove Mos
non guarda pi la forma di Yhwh, ma la ; in Lv 9,4, p.e.,
viene adoperata persino la forma passiva di vedere, 53.
3. Collocazione di nel Sal 72
necessario a questo punto inquadrare nel contesto giuridico del salmo.
3.1 Vocabolario giuridico del salmo
Ci soffermiamo innanzitutto brevemente sui vv. 1-4 e 12-14, nei quali
maggiormente concentrato il lessico giuridico del salmo.
3.1.1 Programma per il giusto governo (vv. 1-4)
Il Sal 72,1-4 si rif allidea del giusto governo di un re legittimo (v. 1)54, a
cui Dio concede diritti, privilegi e doveri, i quali ne definiscono lo statuto
giuridico di fronte a Dio e ai sudditi (Sal 18,23; 19,20; 89,31; 147,19.20)55.

52. Weinfeld, Justice, 53, ritiene invece che si tratti di vedere il re (they will see him [he
will appear to them] as the sun, ). A motivo del carattere blasfemo di questa
immagine, poich attribuirebbe al re il carattere divino, gli scribi posteriori la cambierebbero
in temeranno te [Dio] come il sole.
53. Tuttavia in 2Cr 18,18: vidi il Signore ().
54. Il titolo si riferisce probabilmente al principe ereditario, quindi non a un
usurpatore; cf. Podechard, Psautier, 309; C. van Leeuwen, God, de koning en de armen in
Psalm 72, NedThT 12 (1957-1958) 20; Alonso-Carniti, Salmos, 932. Dallesame di A.
Lemaire, Note sur le titre bn hmlk dans lAncien Isral, Sem 29 (1979) 62, risulta inoltre
che nellAntico Testamento non indichi il titolo di funzione, p.e., di un ufficiale di
guardia. A. Ab Alpe, Regnum Messiae in Ps 71, VD 13 (1933) 274 e M. Buttenwieser,
The Psalms. Chronologically Treated with a New Translation, New York 1969, 781, per
sostenere linterpretazione messianica affermano, in base alla mancanza dellarticolo davanti
al , che il salmo non si riferisce in alcun modo a un re storico. Malgrado tutto sembra che
questa constatazione non sia convincente. Lassenza dellarticolo difatti, p.e. nei Sal 21,2;
45,2, pare essere segno di libert poetica, cf. Joon, Grammaire, 137f n.3; W. Gesenius E. Kautzsch, Hebrische Grammatik, Leipzig 281909, 126h.
55. Castellino, Salmi, 582. Rashi e Rosenmller, Psalmi, 1314, giurisprudenza; I.H.
Eybers, The Stem -- in the Psalms, in Studies on the Psalms (OTWSA.P 6), Potcherst-

LA CRUX DEL SAL 72,5

53

Questo, in funzione della difesa del popolo di Dio (v. 2) e dei miseri:
(vv. 2.4.12), (vv. 4.12.13)56. Lattivit giuridica del re indicata dai
verbi (v. 2), (v. 4)57 e hi, venire in aiuto, salvare (v. 4; cf.
hi, v. 12; , v. 14), che hanno una connotazione tipicamente forense58.
Limpegno regale a vantaggio dei deboli qualificato mediante il sintagma
... come retto giudizio (v. 2). Questo suo dovere lo porta ad
affrontare loppressore o lo sfruttatore (, v. 4)59, di cui i deboli sono
vittime, riducendolo allimpotenza (, triturare, calpestare)60. Il suo
comportamento ripristina le giuste relazioni tra le persone, cosicch si attua

room 1963, 60; Kraus, Psalmen, 657, sentenze giuridiche. Le versioni antiche: i LXX, la
Syr, la Vg e Hier anzich il plurale leggono il singolare , diritto, giudizio.
56. I termini e sono sinonimi ricorrendo in parallelo ad es. in Ez 18,12; 22,29; Sal
35,10; 37,14; 70,6; 86,1; 109,16.22; Gb 24,14; Pro 31,9. pare che indichi uno che si trova
nello stato di una ridotta capacit, forza e valore, di una miseria attuale e permanente come
la povert economica, la malattia, la prigione, loppressione (cf. R. Martin-Achard, II,
elend sein, THAT II, 344). , invece, nella letteratura legislativa e profetica sembra
denotare lo sfruttato (Es 23,6.11; Dt 15,1-11; 24,14; Ger 2,34; 5,28; 22,16; Ez 16,49; 18,12;
22,29; Am 2,6; 4,1; 5,12; 8,4.6). A volte i testi sapienziali parlano di una miseria materiale
in contrapposizione alla ricchezza (Sal 49,3; 112,9; Pro 31,20), cf. E. Gerstenberger, ,
wollen, THAT I, 20-25, specie coll. 23-25. Dallo studio di M. Schwantes, Das Recht der
Armen (BET 4), Frankfurt a.M. 1977, 202, si arguisce che questi termini, assieme a (v.
13; cf. in parallelo con in 1Sam 2,8; Is 14,30; 25,4; Am 2,7; 4,1; 5,11; 8,6; Sal 82,4;
113,7; Gb 5,16; 31,16; Pro 14,31; con Is 10,2; 26,6; Sof 3,12; Sal 82,3; Gb 34,28; Pro
22,22), svelino principalmente tre situazioni: a) dei privi di propria terra, piccoli contadini
israelitici; b) delle oppressioni di tipo differente; c) dellumilt davanti a Dio.
57. G. Liedke, , richten, THAT I, 446-447, quanto al significato primario di (Ger
5,28; Sal 9,9; Pro 31,9; ecc.), osserva che questo verbo tratta del giudicare in maniera
autorevole e vincolante in un processo; (Dt 25,1; 2Sam 15,4; 1Re 8,32; Sal 82,3; 2Cr
6,23; ecc.), invece, si riferirebbe in origine a una decisione in una procedura di conciliazione
non autoritaria. Tuttavia le due radici allargano il loro significato diventando sinonimi (Ger
5,28; Sal 9,9; Pro 31,9).
58. Schwantes, Recht, 184; P. Bovati, Ristabilire la giustizia. Procedure, vocabolario,
orientamenti (AnBib 110), Roma 1986, 165-179, 182-188; H.-J. Fabry, , ThWAT II,
241, pensa allaiuto nel foro giuridico. Augustinus, En. in Ps. 71,7 (CChr.SL 39, 976):
Iudicabit, et postea: salvos faciet, qudam velut expositio est quomodo iudicabit.
59. Il verbo ha come complemento il giusto (Sal 119,121-122), il salariato (Lv 19,13;
Dt 24,14; cf. Ml 3,5), la vedova, lorfano e lo straniero (Ger 7,6 per i primi due; Ez 22,29
per il terzo; Zc 7,10 per i tre), il povero, (Am 4,1; Pro 14,31; 22,16; 28,3); cf. anche il
povero, (Zc 7,10); J. Pons, Loppression dans lAncien Testament, Paris 1981, 74.
60. J.-M. Carrire, Le Ps 72 est-il un psaume messianique?, Bib 72 (1991) 54: Le roi
sauvera, en crasant loppresseur (corsivo del testo). In Is 3,13-15 nel contesto del cattivo
funzionamento della giustizia, il verbo viene adoperato riguardo a coloro che erano
obbligati a renderla, ma si sono arricchiti alle spese dei poveri. nei contesti giuridici e
forensi ricorre inoltre in Gb 5,4 e Lam 3,34-36.

54

S. BAZYLISKI

la pace (v. 3; cf. v. 7)61 e fiorisce linnocente (v. 7)62, contrapposto alloppressore (v. 4)63.
3.1.2 Re salvatore dei deboli (vv. 12-14)
Anche se i vv. 12-14 riprendono certi termini dei vv. 2-4 ( e , vv.
12.13; cf. , v. 13 con , v. 4), tuttavia, in maniera
specifica, danno importanza allazione salvifica del sovrano.
Il re perfetto non pu rimanere sordo al grido di querela ( pi part., v.
12)64 dei deboli, che fanno a lui ricorso, forse come ad ultima istanza
dappello, perch non c nessuno che li possa aiutare, difendere la loro
causa (, v. 12)65 e proteggerli da e (v. 14). Questi termini
designano il reato: il sostantivo 66 sembra indicare una minaccia contro
la vita (, vv. 13b.14a) dei poveri o un pericolo mortale per essi, se non
un omicidio (, v. 14b). In non pochi testi, infatti, connesso con il
versamento del sangue (Gn 49,5-6; Gdc 9,24; Is 59,6; Ger 51,35; Ez 7,23;
Gl 4,19)67. La parola , altra manifestazione di reato, ricorre con sicurezza solo quattro volte nellAntico Testamento; non risulta semplice decidere
se si riferisca allambito economico, oppure se vada considerata come sino

61. Es 18,23; Is 9,5-6; 26,2-3.12; 32,17-18; 48,18, 59,7-8, 60,17; Sal 85,11; 122,7-8; ecc. A.
Niccacci, I monti portino pace al popolo (Sal 72,3), Anton 56 (1981) 804-806 e N.M.
Waldman, The Wealth of Mountain and Sea: The Background of a Biblical Image, JQR
71 (1981) 176-180, forniscono dei paralleli del Vicino Oriente antico concernenti la metafora dei monti che portano al popolo la pace.
62. P. Veugelers, Le psaume LXXII pome messianique?, EThL 41 (1965) 327, ammette
come ipotesi che si tratti dei giusti, che potrebbero essere identificati con i poveri ed umili
liberati dal re e posti sotto la sua tutela.
63. Cos fa Alonso-Carniti, Salmos, 937-938, citando Pro 28,12.28; 29,2; per la metafora
del fiorire detta di Israele si veda Is 27,6; Os 14,6.8; per quella dei malvagi e dellinnocente
Sal 92,8.13.
64. (pi) assieme a , e pu indicare latto di querela (cf. Es 2,23; Ab 1,2; Sal
18,7; Gb 19,7; 29,12; 35,9; Lam 3,8); cf. Bovati, Giustizia, 289-290.
65. Al verbo nel campo giuridico Bovati, Giustizia, 310, ha conferito il seguente significato: lazione del difensore rivelando linnocenza dellaccusato e la menzogna dellaccusatore tende a decidere favorevolmente il confronto giuridico.
66. S. Marrow, (violentia) in Jer 20,8, VD 43 (1965) 253, definisce come
invasionem in iura proximi, quae sponte provocat appellationem ad altiorem auctoritatem,
ad arbitrum, vindicem, iudicem.
67. Gesenius-Kautzsch, Grammatik, 124n, fa una differenziazione tra , sangue, e
, indicando che il plurale potrebbe essere adoperato nel senso di delitto sanguinario
(Bluttat) o delitto capitale ovvero omicidio (Blutschuld); Gn 4,10; Es 22,1-2; Nm
35,27; 2Sam 21,1; Is 33,15; Ez 9,9; ecc.; cf. Joon, Grammaire, 136b.

LA CRUX DEL SAL 72,5

55

nimo di . Dato che nei Sal 10,7; 55,12 (Ger 9,5 corr.) si trova
accanto a , frode, si potrebbe arguire che ricada nel campo degli
affari. In questa maniera lo intesero i LXX e la Vg traducendo al v. 14
(interesse) e usura68. Tuttavia il contesto sembra favorire la sinonimia tra e (cf. Sof 1,9 in parallelo con ), indicando oppressione o crudelt69. Proprio per questo motivo ed anche in vista del ricorso
(, v. 12), spetta al re intervenire esercitando unazione di difesa nei loro
confronti ( hi, v. 12; hi, v. 13; , v. 14; Ger 50,34; Sal 119,154; Pro
23,11; cf. Lam 3,58), peraltro tipica per Yhwh70, e opponendosi allarroganza dei malvagi, mostrando la sua compassione verso quanti ne hanno
bisogno (, v. 13)71.
3.2 Paura di fronte al potere
Si visto come possa riferirsi al re per motivi di critica testuale gi
esposti72, per lo stile73 e per la tradizione interpretativa74. Nella Bibbia il
verbo non impiegato esclusivamente per indicare il timore di Dio, ma
spesso riferito alluomo di fronte al potere75. A partire da alcuni brani che

68. Schwantes, Recht, 188 n.2.


69. Gesenius-Buhl, Handwrterbuch, 878; Zorell, Lexicon, 898, violenta vexatio;
HALAT, 1593, Bedrckung, Gewaltttigkeit. Ab Alpe, Regnum, 303; Castellino,
Salmi, 586; Bovati, Giustizia, 291 n.139; Alonso-Carniti, Salmos, 928.
70. Cf. Gn 32,12; Es 18,4; Sal 7,2; 18,18; 31,16; 34,5; 56,14; U. Bergmann, hi, retten,
THAT II, 96-99, alla col. 97, osserva che il campo semantico di hi si riferisce alla soppressione delloppressore, mentre hi sottolinea piuttosto laspetto di allontanare dallambiente di tribolazione. Nellambito giuridico chi subisce uningiustizia, invoca il soccorso del re: (2Sam 14,4; 2Re 6,26), che tenuto ad aiutarlo; cf. F. Stolz, hi,
helfen, THAT I, 785-790. Il verbo infine, ricorrendo in parallelo con hi in Is 49,26;
60,16; 63,9; Sal 106,10; con hi in Es 6,6 o con in Is 41,14, indica lelemento salvifico
nel campo giudiziario.
71. S. Wagner, , ThWAT II, 811-819, specie coll. 812 e 819. Il verbo appartiene al
vocabolario della misericordia accanto ai verbi , pi, (in particolare Ger 13,14;
21,7) e . Va notato che questo verbo utilizzato quasi esclusivamente in frasi negative
per indicare il rifiuto del perdono (Dt 13,9; 19,3.21; Ger 13,14; Ez 5,11; 7,4; Gl 2,17). Nel
Sal 72,13 rappresenta uno dei pochi casi con la connotazione positiva, cf. Gio 4,10.
72. Si veda sopra 1.1.
73. Quanto alla difficolt stilistica di , come abbiamo gi accennato nel punto 1.3.2, il
passaggio ex abrupto dalla terza alla seconda persona un ricorso stilistico conosciuto nella
Bibbia, non solo quale procedimento che rende pi vivo lo stile, ma anche attualizzante.
74. Cf. sopra nota 8.
75. Per nel contesto militare si veda p.e. Es 14,10.13; Dt 1,29; 2,4; 20,1; 1Sam 17,11.24;
Is 10,24; 37,6 e quello di stima, Gs 4,14.

56

S. BAZYLISKI

descrivono la paura dinanzi agli uomini e al re, in questo paragrafo si cercher di indicare il valore di intimidazione di tale verbo nel Sal 72,576.
3.2.1 Timore davanti alluomo (alcuni paralleli)
Gedeone in Gdc 6,25-32 demol laltare di Baal ad Ofra di notte, poich temeva (, v. 27) di essere colpito dalla vendetta della sua famiglia ()
e degli abitanti della citt, che avevano il diritto di proteggere laltare.
In 2Sam 3,6-11 Is-Baal accus Abner di essersi unito ad una concubina
di Saul, suo padre (v. 7). Abner per non si fece intimorire da tale accusa e
persever nel suo comportamento. Egli, divenuto potente (, v. 6),
ignor completamente Is-Baal, che fu incapace (, v. 11) di resistergli
poich aveva paura di lui (, v. 11)77.
Un motivo letterario analogo presente in Gdc 18,20-26, sebbene non
vi ricorra il verbo . Il brano mostra che Mica ha ceduto intimidito (v. 25)
davanti al potere dei daniti (, v. 26), che avevano portato
via gli di e il sacerdote.
Vincitore dei due re, Ieu impose (2Re 10,1-11) ai capi di Samaria di
uccidere i settanta figli di Acab. I capi per paura ( , v. 4) si sottomisero e acconsentirono alla sua pretesa, portando in Izreel i segni del
massacro (le teste degli uccisi).
3.2.2 Intimidazione quale elemento coercitivo del potere regale
Durante il processo di Geremia menzionata la vicenda di un altro profeta,
Uria (Ger 26,20-23), il quale aveva profetizzato contro Gerusalemme e
Giuda e perci era stato condannato a morte dal re Ioiakim. Per paura (,
v. 21) Uria decise di salvarsi fuggendo in Egitto, ma non riusc ad evitare la
morte e fu giustiziato.

76. Il tema della paura di fronte al potere presente anche nei testi extrabiblici del Vicino
Oriente antico: il re Azitawada, KAI 26A, si vanta di aver sradicato tutto il male nel suo
paese (r. 8-9) e che nel suo regnare pacifico elimina con potenza ogni tipo di resistenza in
modo che sia attuata la pace ( r. 11) nel paese (r. 13-16). In Ugarit, nel poema Keret, il
vecchio re Keret maledice suo figlio quando questi richiede a lui il potere regale.
un segno che il moribondo Keret disponeva ancora dei mezzi efficaci per rimanere sul trono;
cf. KTU 1.16. VI 39-58.
77. Bovati, Giustizia, 71, cita questo esempio assieme a Gn 31,26-28 per illustrare che una
accusa risponde veramente alla sua natura se, non solo si limita a constatare il reato, ma si
avvale specificatamente del potere concreto di applicare al colpevole una adeguata punizione.

LA CRUX DEL SAL 72,5

57

1Re 1,41-53 presenta la fine del complotto di Adonia. Questi, dopo


aver usurpato il potere, si fece proclamare re e offr un banchetto per i suoi
sostenitori. Alla notizia che Davide aveva nominato re Salomone (suo fratello minore) gli invitati, spaventati (, v. 49) lasciarono Adonia ed
egli, per paura di Salomone (, v. 50), che era sostenuto dalla
forza militare (v. 44), si sent costretto a rinunziare al trono e a cercare asilo
nel tempio. Suo fratello, inizialmente, gli risparmi la vita mandandolo a
casa (v. 53). Tuttavia, dopo la richiesta di avere in moglie Abisag (1Re
2,14-25), fu condannato a morte dal re.
La paura degli uomini davanti al re Salomone nellesercizio del suo
potere giudiziario appare in 1Re 3,16-28, in cui due prostitute gli chiedono
un verdetto: deve stabilire a chi di loro due appartenga il figlio rimasto in
vita. La sua sentenza di tagliare con la spada il fanciullo e darne una met a
ognuna delle due donne (v. 25), non solo rivel chi fosse la vera madre (vv.
26-27), suscitando lammirazione per la saggezza del re (v. 28), ma dest
anche la paura degli Israeliti davanti a Salomone stesso. Il verbo , infatti,
seguito da al v. 2878, pi che stimare, concepire rispetto (CEI),
esprime la paura79.
Anche il Sal 72,5 pu essere collocato fra questi testi. I vv. 2-4
espongono ci che si attende concretamente dal giusto governo del re, il
quale pu essere re dIsraele solo se protegge i deboli80. Perch la sua
giustizia sia efficace occorre un elemento coercitivo: senza un potere che
possa anche punire, difficile pensare alleffettiva validit dellautorit
regale. La presenza di al v. 5 non risulta quindi casuale, bench resti
arduo determinare con sicurezza il suo soggetto che potrebbe essere
o impersonale.

78. B. Costacurta, La vita minacciata. Il tema della paura nella Bibbia Ebraica (AnBib
119), Roma 1988, 23, considera 1Re 3,28 assieme a Pro 20,2 e Dn 1,10 come esempi in cui
il re, essendo dotato di privilegi e autorit, viene presentato come causa di timore.
Attraverso alcuni brevi accenni a Pro 20,2 (pp. [63] 64; 189 n.29), lautrice specifica che il
re oggetto della paura o terrore ( un genitivo oggettivo; cf. Joon, Grammaire,
129e; Gesenius-Kautzsch, Grammatik, 128h). Questa paura del re paragonata al ruggito
di un giovane leone ().
79. Cf. Dt 5,5; 7,19; Gs 9,24; 11,6; 1Sam 7,7; 21,13; 1Re 1,50; 2Re 25,26; Ger 41,18;
42,11; Becker, Gottesfurcht, 59-60; L. Derousseaux, La Crainte de Dieu dans lAncien
Testament. Royaut, Alliance, Sagesse dans les royaumes dIsral et de Juda. Recherches
dexgse et dhistoire sur la racine jr (LeDiv 63), Paris 1970, 129.
80. H.W. Wolff, Herren und Knechte. Anste zur berwindung der Klassengegenstze
im Alten Testament, TThZ 81 (1972) 133.

58

S. BAZYLISKI

Conclusione
Conclusione
AlAltermine
terminedel
dellavoro
lavoro utile
utileriassumerne
riassumernei dati
i datiprincipali.
principali.Lesame
Lesamecriticocriticotestuale
)) pur
testualehahafatto
fattoemergere
emergereche
cheil iltesto
testoebraico
ebraicodel
delSal
Sal72,5
72,5(
(
pur
stilisticamente
stilisticamentedifficile
difficile omogeneo
omogeneonella
nellasua
suatestimonianza
testimonianzamanoscritta
manoscrittae e
consono
consonoalle
alleversioni
versioniantiche
antichedidiTg,
Tg,Syr,
Syr,Sym
Syme eHier.
Hier.I Isostenitori
sostenitoridella
della
variante
variantegreca
grecadei
deiLXX
LXXsono
sonointervenuti
intervenutiper
permigliorarlo,
migliorarlo,rendendo
rendendolalaloro
loro
lezione
lezionepi
piuniforme
uniformecon
conil ilcontesto
contestoimmediato.
immediato.Ciononostante
Ciononostantelanalisi
lanalisi
degli
degliargomenti
argomentia afavore
favoredidi

hahareso
resoevidente
evidenteuna
unamanmancanza
canzadidiparalleli,
paralleli,poich
poichi brani
i branicitati
citatinon
nonpermettono,
permettono,senza
senzainconvenienti,
inconvenienti,
didiaccettare
accettarelalacorrezione
correzionedel
delTM.
TM.
Lipotesi
Lipotesididiuna
unadipendenza
dipendenzadel
deltesto
testogreco
grecodallebraico
dallebraico stata
stataconsiconsiderata
deratanella
nellaparte
parteseconda
secondacome
comerisultato
risultatodellattivit
dellattivitermeneutica
ermeneuticadegli
degli
scribi,
scribi,ininbase
basealalprocedimento
procedimentoesegetico
esegetico.
.IlIlsuo
suoscopo
scoposarebbe
sarebbe
rendere
rendereil ilv.v.5 5liturgicamente
liturgicamentepi
piintelligibile
intelligibilee,e,forse,
forse,evitare
evitareil ilvocabolario
vocabolario
antropomorfico
antropomorficonei
neiconfronti
confrontididiDio.
Dio.
Nella
nel
Nellaterza
terzaparte,
parte,alla
allaconfigurazione
configurazionedidi

nelcontesto
contestodel
delvocabovocabolario
lariogiuridico-forense
giuridico-forensedel
delSal
Sal72,1-4.12-14
72,1-4.12-14 seguita
seguitalanalisi
lanalisidei
deitesti
testi
paralleli,
paralleli,ininparticolare
particolaredidiGer
Ger26,20-23,
26,20-23,1Re
1Re1,41-53
1,41-53e e1Re
1Re3,16-28.
3,16-28.Questo
Questo
studio
studiohahaindotto
indottoa apensare
pensareche
cheil ilverbo
verbo
nel
nelSal
Sal72,5
72,5indichi
indichilelemento
lelemento
coercitivo
coercitivonellesercizio
nellesercizioefficace
efficacedel
delpotere
poteregiuridico
giuridicorichiesto
richiestoe/o
e/oaugurato
augurato
alalgiusto
giustogoverno
governodel
delre,re,che
chealtrimenti
altrimentisarebbe
sarebberimasto
rimastosenza
senzalalaforza
forzanenecessaria
cessariaper
perattuare
attuarelalagiustizia
giustizia(salvare),
(salvare),ristabilire
ristabilirelelerelazioni
relazionitratralele
persone
personee eportare,
portare,come
comesuo
suofrutto,
frutto,lalapace.
pace.
Stanisaw
Bazyliski,ofmconv
ofmconv
StanisawBazyliski,
Pontificia
PontificiaFacultas
FacultasTheologica
TheologicaS.S.Bonaventurae,
Bonaventurae,Roma
Roma

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA


UND DIE MITTE DES BIBLISCHEN VERSES

G. Geiger
Im biblischen Hebrisch nach der tiberiensischen berlieferung verndern
viele Wrter ihre Vokalisation in der sogenannten Pausa, d. h. am Ende
einer prosodischen Einheit. Problematisch ist die genaue Definition dieser
prosodischen Einheit, der Pausalphrase, d. h. des Textes zwischen zwei
Pausalformen. Erstens haben nicht alle Wrter eine erkennbare Pausalform,
zweitens stimmt die Pausalphrase nicht immer mit einer definierten syntaktischen Einheit berein, auch nicht mit der Prosodie der masoretischen Akzente,
und drittens gibt es Formen, die fter in Pausa auftreten als andere.
Thema dieser Arbeit1 ist die Stellung der Pausalformen der hebrischen
Segolata, einer (einigermaen) klar umrissenen Gruppe von Wrtern, fr
die sich Regeln aufstellen lassen, die mit nur wenigen Ausnahmen erklren,
warum sich an einer bestimmten Stelle des Textes ein Segolat in der Pausalform findet oder warum nicht.2
1. Anstze zur Festlegung der Pausalphrase
Arbeiten, die versuchen, die Pausalphrase zu definieren, tun das meistens in
Abhngigkeit von den masoretischen Akzenten, so z. B. die Grammatiken
von Gesenius-Kautzsch ( 29i-v), Bergstrer ( 29) oder Joon-Muraoka
( 32). Ausfhrlich und mit reichem statistischen Material bearbeitet das
Thema H. Churchyard, allerdings beschrnkt er seine Arbeit auf Formen,
die in der Pausa eine andere Betonung haben (genauer gesagt: eine ltere
Betonung beibehalten3). Von den Segolata behandelt er daher nur die Wrter
III.j. Nach B. E. Dresher4 stehen Pausalformen am Ende der intonational
1. Ich danke Stefan Zinsmeister fr einige hilfreiche Hinweise, vor allem zur sprachlichen
Gestaltung dieser Arbeit.
2. Ich beschrnke mich dabei in der Regel auf den Text, den die BHS bietet, und den ihr
zugrundeliegenden Codex Leningradensis (L). Thema ist nur am Rande die Entwicklung
von rekonstruierten oder rekonstruierbaren vormasoretischen Formen hin zu den aktuellen
Kontext- und Pausalformen.
3. Churchyard, Phonology, v. a. S. 285: Blocking of stress-shifts in the pausal environment.
4. Dresher, Prosodic, 13.

LA 55 (2005) 59-111

60

G. GEIGER

phrase, allerdings ist im geschriebenen masoretischen Text das einzige


Kriterium, diese Intonationsphrase zu definieren, die Pausalform. Nur teilweise abhngig von den Akzenten definieren die Pausalphrase vor allem E.
J. Revell und J. Ben-David. Revell5 untersucht Bedingungen fr Pausalformen, die nicht mit silluq, atnach oder ole we-yored stehen. Ben-David6 versucht, Pausalformen zu erklren, die nicht am Versende oder in der Versmitte
stehen, wobei er betont, da die Versmitte nicht immer mit atnach bzw. ole
we-yored akzentuiert ist.7
Revell und Ben-David zeigen, da nicht alle Pausalformen durch die
Akzente begrndet sind. Es gibt zwei Gruppen von Pausalformen: solche,
die in der Regel durch die Akzente begrndet sind, und andere, die es oft
nicht sind. Diese beiden Gruppen kann man voneinander unterscheiden:
zum einen durch Formen, die zwei verschiedene Pausalformen haben ihre
Verteilung ist zu den beiden Begrndungen parallel (v. a. die Formen
und sowie die Worte und , in groer Pausa, d. h.
abhngig von den Akzenten, gegenber den Formen , ,
und , alle milel, in kleiner Pausa, d. h. unabhngig von den Akzenten);
zum anderen kann man sie unterscheiden durch Pausalformen, die nur an
Stellen auftreten, die abhngig sind von den Akzenten, z. B. 8 oder die
meisten der im nchsten Kapitel behandelten Segolata.
Pausalformen in Abhngigkeit von den Akzenten finden sich in Standardpausalposition9, das bedeutet: am Versende (sof pasuq)10, in der Versmitte, markiert durch atnach, in 11 und in der Versmitte, markiert durch
ole we-yored, in 12. Hufig finden sich Pausalformen auch in der VersVor allem Revell, Function, und Revell, Poetry.
Vor allem Ben-David, Pausa; fr die Segolata s. bes. S. 190-234.
7. Ben-David, Pausa, v. a. S. 12-19; Ben-David, Imperatores. Zum gleichen Ergebnis
kommt, offenbar unabhngig von ihm, DeCaen, Distribution, 326.
8. Ben-David, Pausa, 12; dort mehr Beispiele.
9. Revell, i Type, 319, Anm. 4: pausal situation; s. u., Kap. 3.1.
10. Listen mit Ausnahmen davon gibt es schon in der masora magna, siehe z. B. in den
Anhngen zu den Bibelausgaben von Baer-Delitzsch (z. B. Baer-Delitzsch, Genesis, 79f).
Die meisten der dort aufgezhlten Ausnahmen lassen sich morphologisch erklren, d. h. die
entsprechenden Formen haben nie eine eigene Pausalform, s. u., Kap. 3 und 3.1.
11. Die Bcher mit Prosa-Akzenten (nach hebrischer Zhlung sind es 21, ), d. h. alle
biblischen Bcher auer Ps, Ij 3,2-42,6 und Spr.
12. Die Bcher mit poetischen Akzenten (Ps, Ij 3,2-42,6 und Spr), hebrisch , und
Ole we-yored wird von einigen nicht zur Standardpausalposition gerechnet, z. B.
Breuer, Akzente, 240; auch in den Listen bei Baer-Delitzsch ist ole we-yored nicht enthalten.
5.
6.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

61

mitte, die nicht mit atnach bzw. ole we-yored markiert ist.13 Shalshelet (in
)ist ein Sonderfall:14 Dieser Akzent steht immer beim ersten Wort des
pasuqs. Im hebrischen Text kommt er sechsmal vor:15 Die Form NEaDmyw
(Gen 39,8) ist in Pausa und im Kontext16 gleich, alle anderen fnf Formen
13
stehendie
in nicht
Pausamit
(Gen
19,16;
24,12;
Lev 8,23;markiert
Jes 13,8;
1,2). Keine
mitte,
atnach
bzw.
ole we-yored
ist.Am
Shalshelet
(in
14
dieser
ist ein Akzent
Segolat,steht
und immer
keine gehrt
zu denWort
Formen,

) istfnf
ein Pausalformen
Sonderfall: Dieser
beim
ersten
des
17
deren Vorkommen
abhngig
von denerAkzenten.
pasuqs.
Im hebrischen
Textistkommt
sechsmal vor:15 Die Form NEaDmyw
16
die von
denKontext
Akzenten
unabhngig
sind: fnf
Hier Formen
ist vor
(GenPausalformen,
39,8) ist in Pausa
und im
gleich,
alle anderen
18
allem
auf
die
Arbeiten
von
Revell
zu
verweisen.
Innerhalb
der
Vershlften
stehen in Pausa (Gen 19,16; 24,12; Lev 8,23; Jes 13,8; Am 1,2). Keine
ist alsofnf
selten
Abhngigkeitistderein
Pausalformen
dengehrt
Akzenten
festzustellen.
dieser
Pausalformen
Segolat, undvon
keine
zu den
Formen,

deren Vorkommen abhngig ist von den Akzenten.17


Pausalformen, die von den Akzenten unabhngig sind: Hier ist vor
2. Dieauf
Segolata
allem
die Arbeiten von Revell18 zu verweisen. Innerhalb der Vershlften
ist also selten Abhngigkeit der Pausalformen von den Akzenten festzustellen.
Von Interesse fr die Fragestellung sind nur Segolata im Singular und ohne
Endungen, mit Ausnahme des unbetonten he locale. Ich lasse alle Segolata
beiseite,
die weder in Pausalstellung noch in Pausalform vorkommen. Au2. Die Segolata
Von Interesse fr die Fragestellung sind nur Segolata im Singular und ohne
Vgl. dazu die Gegenargumentation bei Ben-David, Pausa, 13, oder Ben-David, Imperatores,
Endungen,
mit3.1,
Ausnahme
unbetonten
he locale.
Ich lasse
alleStandardpauSegolata
1*-4* (s. u., Kap.
Anm 109).des
Atnach
in halte
ich dagegen
nicht fr
beiseite,
in Pausalstellung noch in Pausalform vorkommen. Ausalposition,die
s. u.weder
Kap. 3.4.

13. Ben-David, Pausa, passim, z. B. S. 12-31, oder Ben-David, Imperatores, S. 12*, u. .:

Er fat Standardpausalposition und Versmitte unter dem Begriff zusammen und


definiert
Akzente Kaiser, weil
sie oft Pausalformen
und vorImperatores,
allem, weil
Vgl.
dazudiese
die Gegenargumentation
bei Ben-David,
Pausa, 13, bewirken,
oder Ben-David,
sie auch
bewirken,
dieinnur
durch
werden.
Es gibt
1*-4*
(s. solche
u., Kap.Pausalformen
3.1, Anm 109).
Atnach

haltedieichAkzente
dagegenbewirkt
nicht fr
Standardpaujedoch den Unterschied,
salposition,
s. u. Kap. 3.4.da sich in Standardpausalposition nur sehr wenige Kontextformen
finden (s. dazu Kap. 3.1), whrend sonst in der Versmitte Kontextformen nicht selten sind
13. Ben-David, Pausa, passim, z. B. S. 12-31, oder Ben-David, Imperatores, S. 12*, u. .:
(s. dazu Kap. 3.2-3.6).
Er fat Standardpausalposition und Versmitte unter dem Begriff zusammen und
14. Ben-David,
Pausa, 24,
zhlt ihn
zu sie
denoft

. bewirken, und vor allem, weil


definiert
diese Akzente
Kaiser,
weil
Pausalformen
sie
solche
Pausalformen
bewirken,
nur atnach.
durch die Akzente bewirkt werden. Es gibt
15. auch
Yeivin,
Masora,
156f. Alle
6 Versedie
haben
jedoch
Unterschied, da sich
in Standardpausalposition
nur 37,35.
sehr wenige Kontextformen
16. In den
Standardpausalposition:
2K
5,16; im Kontext z. B. Gen
finden (s. dazu Kap. 3.1), whrend sonst in der Versmitte Kontextformen nicht selten sind
17. dazu
Abhngigkeit
der Pausalformen von den Akzenten ist auerdem feststellbar in den
(s.
Kap. 3.2-3.6).
doppelt akzentuierten Texten Ex 20,3.4 (Segolat) und Dt 5,7 (aber nicht Dt 5,8 nach BHS,
14.
Pausa,
24, zhlt ihn zu denPausalform

.
s. u.,Ben-David,
Anm. 60), wo
Standardpausalposition
bewirkt,
die alternative Akzentuierung
15.
Yeivin,
Masora,
Alle Abhngigkeit
6 Verse habeneiniger
atnach.Pausalformen von zaqef qatan, s. u.
dagegen
nicht.
Zur156f.
mglichen
Kap.In
2.2,
Anm. 51f und Kap. 2.21.
16.
Standardpausalposition:
2K 5,16; im Kontext z. B. Gen 37,35.
18. Abhngigkeit
Insbesondere Revell,
Function; Revell,
Poetry,
und Revell,
Perfect, 284f,
Anm. 18.
17.
der Pausalformen
von den
Akzenten
ist auerdem
feststellbar
in den
doppelt akzentuierten Texten Ex 20,3.4 (Segolat) und Dt 5,7 (aber nicht Dt 5,8 nach BHS,
s. u., Anm. 60), wo Standardpausalposition Pausalform bewirkt, die alternative Akzentuierung
dagegen nicht. Zur mglichen Abhngigkeit einiger Pausalformen von zaqef qatan, s. u.
Kap. 2.2, Anm. 51f und Kap. 2.21.
18. Insbesondere Revell, Function; Revell, Poetry, und Revell, Perfect, 284f, Anm. 18.

62

G. GEIGER

erdem tragen die meisten der qutl-Segolata nichts zum Thema bei, da sie
keine erkennbaren Pausalformen haben,19 mit Ausnahme der Wurzeln III.j.
Es gibt verschiedene Arten, ein Segolat zu definieren. (1) Man kann
von der aktuellen Vokalisation ausgehen: Ein Segolat ist ein Wort, dessen
erster (oder drittletzter) Konsonant mit betontem20 segol, sere oder cholem,
dessen vorletzter mit segol vokalisiert ist. Beide Vokale knnen sich allerdings
unter dem Einflu von Laryngalen oder von schwachen Konsonanten anders
realisieren, der erste dieser Vokale auerdem durch die Pausa. (2) Man
kann von den flektierten Formen ausgehen: Formen mit Personalsuffixen
oder mit dem he locale, Dualformen und der status constructus im Plural21
bewahren meistens die vormasoretische Vokalisierung:22 Ein Segolat ist
danach ein Wort, dessen erster bzw. drittletzter Konsonant vormasoretisch
mit a, i oder u vokalisiert, dessen vorletzter vokallos war. Allerdings sind
von vielen Segolata entsprechende Formen im biblischen Corpus nicht bezeugt, und es ist mit weiteren Lautverschiebungen zu rechnen.23 (3) Man
kann von vormasoretischen Formen ausgehen, die man zu rekonstruieren
versucht mit Hilfe anderer hebrischer Texte oder Traditionen oder benachbarter semitischer Sprachen; allerdings sind solche Rekonstruktionen mit
vielen Unsicherheiten verbunden.
Die folgenden Tabellen bringen in der ersten (linken) Spalte die Kontextform des Segolats (wenn sie nicht dokumentiert ist, lasse ich sie unvokalisiert). Unterschiedliche Lexeme (auch Namen) fhre ich nur dann eigens
auf, wenn unterschiedlichen Bedeutungen wenigstens zum Teil auch unterschiedliche Formen oder Vokalisierungen entsprechen. Zusammengesetzte
19. Ich erwhne qutl-Bildungen nur dann, wenn von derselben Wurzel auch Bildungen mit
anderem Vokal vorkommen. Es ist zwar nicht von vornherein auszuschlieen, da unterschiedlicher Vokalismus bei Wurzeln, bei denen er nicht unterschiedliche Lexeme bedeutet
(z. B. bei der Wurzel ), mit Pausalphnomena zu tun hat (hnlich der Verben ,
und ) , doch gibt es darauf fast keine positiven Hinweise. Allenfalls die Verteilung einiger
seltener Formen knnte darauf hindeuten, wie die der Wrter oder . Das belegte
Material reicht aber nicht, um dahingehende Regeln oder auch nur Neigungen festzustellen.
Auch die seltenen plene-Schreibungen von qutl-Bildungen ( vdwq, Dan 11,30; JKRbwc , 2Sa
18,9; rAowx, Gen 19,22.30.30; vielleicht auch ynwpVlRlVxAh, 1Chr 4,3) stehen nicht in direktem Zusammenhang mit der Pausa; die meisten dieser Formen stehen zwar am Satzende, aber ihnen
steht eine groe Zahl von defektiv geschriebenen qutl-Bildungen in Pausalstellung gegenber.
20. Damit scheiden Wrter wie dAjAa (z. B. Gen 48,22) aus, eigentlich auch r$dRj (2Sa 13,10,
im Cod. L so akzentuiert, ebenso in BHS, ohne den sonst in solchen Fllen verbreiteten
Hinweis sic L, dagegen milel im Cod. Alep.).
21. Siehe dazu Fassberg, Ma:lex, 207, Anm. 3.
22. Anders Revell, i Type.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

63

Namen, deren letzter Teil ein Segolat ist, werden nur eigens aufgefhrt,
wenn sie anders vokalisiert sind als das alleinstehende Segolat.24
Die zweite
urspnglichen
Wurzelkonsonanten
an (a, i
Namen,
deren Spalte
letzter fhrt
Teil den
ein Segolat
ist, werden
nur eigens aufgefhrt,
24
oder
u)
und
die
Quellen,
die
seine
Rekonstruktion
ermglichen.
(1)
bedeutet,
wenn sie anders vokalisiert sind als das alleinstehende Segolat.
da Die
im masoretischen
Text flektierte
Formen vorkommen,
die diesenanKonzweite Spalte
fhrt
den urspnglichen
Wurzelkonsonanten
(a, i
25
sonanten
zeigen.
(2)
bedeutet,
da
die
Vokalisation
der
unflektierten
Form
oder u) und die Quellen, die seine Rekonstruktion ermglichen. (1) bedeutet,
auf
Wurzelkonsonanten
hinweist;Formen
das ist der
Fall, wenndie
derdiesen
erste (oder
daden
im masoretischen
Text flektierte
vorkommen,
Kon26
25
drittletzte)
Konsonant
mit
sere
,
patach
oder
cholem
vokalisiert
ist.
Wenn
sonanten zeigen. (2) bedeutet, da die Vokalisation der unflektierten Form
der
aus (1)hinweist;
und (2) nicht
ersichtlich
versuche
ich,(oder
ihn
auf Wurzelkonsonant
den Wurzelkonsonanten
das ist
der Fall, ist,
wenn
der erste
26 wie Bildungen auf - , weibliche Formen,
aus
Ableitungen
(3)
zu
erkennen,
drittletzte) Konsonant mit sere , patach oder cholem vokalisiert ist. Wenn
Formen
ohne segolisierte
oder
der mishqal
Rckschlsse
der27Wurzelkonsonant
ausFemininendung,
(1) und (2) nicht
ersichtlich
ist,lt
versuche
ich, ihn
zu.
Wo
auch
das
zu
keinem
Ergebnis
fhrt,
blicke
ich
(4)
auf
masoretisch
aus Ableitungen (3) zu erkennen, wie Bildungen auf - , weibliche Formen,
vokalisierte
(5) auf
Formen aus oder
anderen
hebrischen
Texten oder
Formen ohneNamen,
segolisierte
Femininendung,
der mishqal
lt Rckschlsse
27
Traditionen,
(6)
auf
die
Umschrift
von
Namen
oder
Wrtern
Schriften
zu. Wo auch das zu keinem Ergebnis fhrt, blicke ich (4) auf in
masoretisch
mit
Vokalausdruck
auf mndliche
von Namen
oderoder
(7)
vokalisierte
Namen,oder
(5) auf
Formen ausberlieferung
anderen
hebrischen
Texten
28
auf
Wrter
aus
anderen
semitischen
Sprachen.

Bei
aufsteigender
Nummer
Traditionen, (6) auf die Umschrift von Namen oder Wrtern in Schriften
wird
die Rekonstruktion
unsicherer.
mit Vokalausdruck
oderimmer
auf mndliche
berlieferung von Namen oder (7)
28
Die
dritte
Spalte
bringt
Formen
Standardpausalposition,
d. h.Nummer
Formen
auf Wrter aus anderen semitischen in
Sprachen.
Bei aufsteigender
die
pasuq stehen, immer
mit atnach
(in ) oder mit ole we-yored. z. B.
wirdmit
diesofRekonstruktion
unsicherer.
Die dritte Spalte bringt Formen in Standardpausalposition, d. h. Formen
die mit sof pasuq stehen, mit atnach (in ) oder mit ole we-yored. z. B.

23. S. dazu Revell, i Type, v. a. S. 324f.


24. Z. B.

und seine Zusammensetzungen. Alphabetisch sind solche Namen unter dem


Segolat eingeordnet, nicht unter dem ganzen Namen, auch dann nicht, wenn sie im masoreti23. S.Text
dazuinRevell,
Type,geschrieben
v. a. S. 324f.
schen
einem iWort
sind.
24.
Z.
B.

und
seine
Zusammensetzungen.
Alphabetisch der
sindstatus
solcheconstructus
Namen unter
dem
25. Formen mit Suffixen oder dem he locale, Dualformen,
Plural
Segolat
eingeordnet,
nicht
unter
dem
ganzen
Namen,
auch
dann
nicht,
wenn
sie
im
masoretioder vergleichbare Formen. Formen, die in diesen Fllen segol haben (z. B. ), knnen
schen
Text in einem
Wort
geschrieben
sind.
als
qitl-Segolata
gelten,
s. Revell,
i Type,
319. Revell, i Type, v. a. S. 324f, sieht im i auch
25.
Formen
mit
Suffixen
oder
dem
he
locale,Reflex
Dualformen,
der status constructus
der paradigmatischen Formen einen mglichen
von ursprnglichem
a. Deshalb Plural
weise
oder
Formen.
Formen,durch
die in
Fllen ist,
segol
(z. B. Pausalform
), knnen
ich
beivergleichbare
einigen Segolata,
dereni-Vokal
(1)diesen
zu erkennen
diehaben
aber trotzdem
als qitl-Segolata
s. Revell,
i Type, 319.Belege
Revell,
mit
qamaz haben,gelten,
auch auf
auermasoretische
fr ii Type,
hin. v. a. S. 324f, sieht im i auch
der
paradigmatischen
Formen
einen
mglichen
Reflex
von
ursprnglichem
Deshalb
weise
26. Zur Verteilung der Formen mit sere und derer mit segol,
s. Revell, ia.Type,
322-325:
ich bei
einigen
derenim
i-Vokal
(1) zu erkennen
ist, die close
aber trotzdem
Pausalform
sere
findet
sich Segolata,
hauptschlich
statusdurch
constructus
und in anderen
joined situations,
mit322,
qamaz
haben,
aufbeeinflut
auermasoretische
Belege des
fr iersten
hin. Vokals; hnlich Ben-David,
(S.
Anm.
19) auch
und ist
von der Qualitt
26. Zur
Verteilung
Formen
mit sere
derer
mit segol,
s. Revell,
Type,
322-325:
Pausa,
221-231.
Nachder
Revell,
i Type,
325,und
ist die
Neigung
zu Formen
mitisere
kleiner
bei
sere findetdiesich
hauptschlich
statushaben.
constructus und in anderen close joined situations,
Wrtern,
Pausalformen
mitim
qamaz
(S. 322,
Anm.die
19)Formen
und ist in
beeinflut
von der Qualitt
desdie
ersten
Vokals;
Ben-David,
27.
Whrend
(1) paradigmatisch
sind, sind
Formen
von hnlich
(3) eigene
Lexeme;
Pausa,
221-231.
Nach
Revell,
i
Type,
325,
ist
die
Neigung
zu
Formen
mit
sere
bei
hier ist mit der Mglichkeit unterschiedlicher mishqalim zu rechnen, z. B. ( Ijkleiner
17,9) und
Pausalformen mit qamaz haben.
Wrtern,
( Sachdie12,5).
27. (4)
Whrend
Formen
(1) eigens
paradigmatisch
sind,Koehler-Baumgartner.
sind die Formen von (3) eigene Lexeme;
28.
bis (7)die
sind,
wenn in
nicht
belegt, nach
hier ist mit der Mglichkeit unterschiedlicher mishqalim zu rechnen, z. B. ( Ij 17,9) und
( Sach 12,5).
28. (4) bis (7) sind, wenn nicht eigens belegt, nach Koehler-Baumgartner.

64

G. GEIGER

drckt dabei aus, da nicht alle relevanten Stellen zitiert sind, das Fehlen
drckt Zusatzes
dabei aus,
da nicht
Stellen
dieses
bedeutet,
daalle
sie relevanten
alle aufgelistet
sind.zitiert sind, das Fehlen
dieses
Zusatzes
bedeutet,
da
sie
alle
aufgelistet
sind.
Die vierte Spalte soll zeigen, da die meisten
der Segolata auerhalb
Die
vierte
Spalte
soll
zeigen,
da
die
meisten
Segolata auerhalb
der in der dritten Spalte beschriebenen Stellen nicht der
in Pausalform
vorkomder inSie
derfhrt
dritten
Spalte
beschriebenen
Stellen
nicht in Pausalform
men.
daher
Stellen
an, wo man
eine Pausalform
erwartenvorkomknnte,
men.
Sie fhrt daher
Stellen
an, wo
eine Pausalform
die
unabhngig
von den
Akzenten
ist.man
Problematisch
ist, daerwarten
es kaum knnte,
sichere
die
unabhngig
von
den
Akzenten
ist.
Problematisch
ist,
29da es kaum sichere
Kriterien gibt, wo solche Pausalformen stehen mten.29 Als ArbeitsgrundKriterien
gibt, wo solche
Pausalformen
mten.
Als Arbeitsgrundlage
soll folgende
Definition
gelten, diestehen
nicht in
jedem Einzelfall
stimmen
lage soll
Definition
gelten,
die nicht
in jedem Als
Einzelfall
stimmen
mag,
aberfolgende
immerhin
ungefhre
Ergebnisse
ermglicht:
Pausalposition
mag,
aber
immerhin
ungefhre
Ergebnisse
ermglicht:
Als
Pausalposition
sehe ich in Prosatexten das Ende eines grammatikalischen Satzes, sofern er
sehe ichalsinein
Prosatexten
das Ende eines grammatikalischen Satzes, sofern er
31
lnger
Wort ist,30
30 in poetischen Texten das Ende des Halbverses.31
lnger
als
ein
Wort
ist,
in
poetischen
Texten
das
Ende
des
Halbverses.
Im Zweifelsfall notiere ich die Stelle. Auerdem notiere ich Segolata in
Im Zweifelsfall
notiere
Stelle.bzw.
Auerdem
notiere
ich Segolata
in
der
Versmitte, die
nichtich
mitdie
atnach
ole we-yored
bezeichnet
ist. In
der
Versmitte,
die
nicht
mit
atnach
bzw.
ole
we-yored
bezeichnet
ist.
In
diesem Fall zitiere ich sie kursiv.
diesem Fall zitiere ich sie kursiv.
2.1 Segolata mit drei starken Wurzelkonsonanten, ohne Laryngale
2.1 Segolata mit drei starken Wurzelkonsonanten, ohne Laryngale

i (1)
i (1)

dg`D;b (z. B. Ez 18,7)


dg`D;b (z. B. Ez 18,7)
i (1,7) qd`D;b (2K 12,6)
i (1,7) qd`D;b (2K 12,6)
i (7)
qzDb (1Sa 11,8)
i (7)
qzDb (1Sa 11,8)
i(1,7),a(7) NRf`Db (z. B. Gen 30,2)
i(1,7),a(7) NRf`Db (z. B. Gen 30,2)
a (3)
rRk`Db (1Chr 7,8)
a (3)
rRk`Db (1Chr 7,8)

dgR;b (Lev 14,55)/


dgR;b (Lev 14,55)/
- dg$Rb (Jes 59,6)
- dg$Rb (Jes 59,6)
--q--z$Rb (Ri 1,5.6)
q--z$Rb (Ri 1,5.6)
-------

29. Ideal wre es, fnden sich parallele Verse, die sowohl in der Syntax als auch in der
29. Ideal wrebereinstimmen,
es, fnden sich von
parallele
die sowohl
in der
Syntax als
in der
Akzentuierung
denenVerse,
einer eine
erkennbare
Pausalform
hat,auch
der andere
Akzentuierung
bereinstimmen,
von denen
einer
erkennbare
Pausalform hat, der andere
an
entsprechender
Stelle ein Segolat.
Ich habe
keineine
solches
Beispiel.
an entsprechender Stelle ein Segolat. Ich habe kein solches Beispiel.
30. Wo andere Beispiele fehlen, fhre ich vereinzelt auch Ein-Wort-Stze an.
30. Wo andere Beispiele fehlen, fhre ich vereinzelt auch Ein-Wort-Stze an.
31. Problematisch ist daran zum einen, da es auch Pausalformen gibt an anderen Stellen
31. B.
Problematisch
ist daran
es Kontextformen,
auch Pausalformen
anderen
Stellen
(z.
innerhalb eines
Satzes:zum
Geneinen,
17,7)da
oder
wo gibt
nachandieser
Definition
(z. B. zu
innerhalb
eines
Kontextformen,
nach dieser
Definition
Pausa
erwarten
wreSatzes:
(z. B. Gen
Gen 17,7)
16,6).oder
Die Beobachtung,
dawofehlende
Pausalform
auf
PausaVerbindung
zu erwartenzwischen
wre (z. B.
16,6).
Die Beobachtung,
da fehlende
Pausalform
auf
enge
denGen
beiden
Stzen
hinweit, ist zwar
richtig, aber
hier wenig
enge Verbindung
Stzen keine
hinweit,
ist Kriterien
zwar richtig,
aber hier lassen.
wenig
hilfreich,
da sich zwischen
fr diese den
engebeiden
Verbindung
klaren
formulieren
hilfreich, da sich
fr diese da
engeweder
Verbindung
keine klaren
lassen.
Problematisch
ist auerden,
der grammatische
SatzKriterien
noch derformulieren
poetische Halbvers
Problematisch
ist abgrenzbar
auerden, da
der grammatische
Satzimmer
noch der
poetische
Halbvers
immer
eindeutig
ist.weder
Schlielich
ist Prosa nicht
genau
von Poesie
abimmer eindeutig
abgrenzbar
ist. Schlielich
ist Prosa
nicht
immer
genau Texte.
von Poesie
abzugrenzen:
Die Bcher
mit Prosaakzenten
enthalten
eine
Reihe
poetischer
Da ich
zugrenzen:
Die Bcher
enthalten
eine Reihe
poetischer
Texte. DaProich
keine
Mglichkeit
sehe, mit
die Prosaakzenten
Ergebnisse anhand
bestehender
Listen
oder elektronischer
keine Mglichkeit
sehe,mag
die mir
Ergebnisse
anhand
bestehender
Listen oder
Programme
zu berprfen,
die eine oder
andere
Form entgangen
sein.elektronischer
Am Allgemeinbild
gramme
berprfen,
drfte
daszuwenig
ndern.mag mir die eine oder andere Form entgangen sein. Am Allgemeinbild
drfte das wenig ndern.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

-
-

-
-

-
-

-
-

-
-

a (7)
--a (7)
?,u(4,6)
--32
a?,u(4,6)
(6)
d--r`D;b (Gen 16,14)
(6)32 --dr`D;b (Gen 16,14)
ia (1)
?i (1)
--u? (1,2) --u (1,2) rRt`Db (Hld 2,17)
i(1),a(7)
(Hld
ai(1),a(7)
(4)
rRbtDg`b (z.
B. 2,17)
Jes 22,17)
a (4)
(z.B.
B.Jos
Jes16,3)
22,17)
i(3),a(6)
rrRzbDgDg (z.
i(3),a(6) rzDg (z. B. Jos 16,3)
a (1)
NRpDg (z. B. Ri 9,12)
(1)
9,12)
a (5)
MNRprDgDg(z.
(z.B.
B.Ri
Gen
49,14)
33
a (5)(1) MR
MvrDg` (z. B. Gen
i/u
1K 49,14)
18,41)
i/u33 (1) MRv`Dg (z. B. 1K 18,41)
a (3)
--a (3)
--a/i
(7) rR
b;d (z. B. Hab 3,5)
(7) --rRb;d (z. B. Hab 3,5)
ua/i(1)
au (1)
tR--l;d (Gen 19,9; Ri 19,22)
(Gen
Ri 19,22)
a (1)
JKtRrl;d (z.
B. 19,9;
Jes 43,16)
a (1)
JKr;d (z. B. Jes 43,16)
i (1)
NRv;d (z. B. Ps 65,12)
65,12)
ai (1)
(6)
lRNRvb;d`DzyIa(z.(z.B.B.Ps1K
18,19)
(6)
lRb`DzyIa (z. B. 1K 18,19)
ia (1,2)
----ai (1,2)
(6)34 rR
k`Dz (1Chr 8,31)
34
(1Chr
8,31)
?a (6)
rRmk`Dz (Dt
14,5)
(Dt 14,5)
i? (7)
tRrRmpDz` (Ex
2,3)
(Ex 2,3)
ai (7)
(6)
dtRrp`Dz (Nu
21,12; Dt 2,13)
(6)
(Nu 32,2)
21,12; Dt 2,13)
ia (3)
MdrDz` (Jes
i (3)(7) t
MrDz` (1Sa
(Jes 32,2)
a/i
17,4)
tr`Dz (1Sa 17,4)
?a/i (7) --?
---

65

rRxD;b (Ij 22,24)


rRxD;b (Ij 22,24)
----JK--r$R;b (Jes 45,23)
45,23)
tRJKvr$R;b# r(Jes
y (2Sa
11,21)
tRv#R;bry (2Sa 11,21)
--rR--bGg (z. B. Ps 128,4)
(z. B. 9,17)/
Ps 128,4)
rrRzbYgGg (1K
zYgzg(1K
-rr
(1K9,17)/
9,16)
9,16)
NR-prgzg(z.(1K
B. Jer
8,13)
NRpg (z. B. Jer 8,13)
--MR--vDg (Spr 25,23)/
vvDg Yg(Spr
25,23)/
-MRMR
(2K
3,17)
- MRvYg (2K 3,17)
--rR--b;d (Nu 14,12)
rRb;d (Nu 14,12)
--tR--l$;d (z. B. Dt 15,17)
Dt 15,17)
JKtRrl;d$ (z.
(Ij B.
24,4)/
-JKrJK;dr$;d(Ij(z.24,4)/
B. Ex 18,8)
$;d (z. 4,12)
B. Ex 18,8)
NR-vJK$;dr(Lev
NRv$;d (Lev 4,12)
----------------MR--lRf (Jos 15,24)
MRlRf (Jos 15,24)

32. LXX: Barad.


33.
es sich. bei ;hDmVvg (Ez 22,24) nicht um eine Verbform handelt (so Even-Shoshan,
32. Sofern
LXX: Barad

Konkordanz,
33. Sofern es245).
sich bei ;hDmVvg (Ez 22,24) nicht um eine Verbform handelt (so Even-Shoshan,
34.
Vulg.: Zacher.
Konkordanz,
245).
34. Vulg.: Zacher.

66

G. GEIGER

a (1)

a/i (1) dRlDy (z. B. Gen 21,16)


?
qRlDy (Jl1,4; Nah 3,15)
a (6)
tRp`Dy (z. B. Gen 5,32)
i(1),a(7) bq`Dy (z. B. Num 18,30)
a (6)
dr`Dy (Gen 5,15; 1Chr 1,2)
i (1)
rRtRy (1Chr 7,38)

a (1)
--i(1,2),a/i(7) lRs`Dk (Ij 15,27)
a (1)
PRsD;k (z. B. Spr 25,4)

a (1)
Mr`D;k (z. B. Gen 9,20)
?
--?
dRk`Dl (Spr 3,26)
a (6)
JKRm`Dl (z. B. Gen 4,18)
i (7)
vqDl (Am 7,1)
?
--i (7)
gzDm (Hld 7,3)
i (1)
rRkRm (Neh 13,16)
a (1)
JKRl`Rm (z. B. Gen 49,20)
u (2)
i (7)
--35
?, u (6) dr`Dm (1Chr 4,18)
u(6),a/u(7) JKRv`Rm (1Chr 1,17)
i(1,2),i/a(7) lRb`Dn (z. B. Ps 81,3)

/
/

a (6)
i (1)
?
i (1,2)
i (1,2,7)

36

PrDf (z. B. Ez 22,25)

bg`Rn (z. B. Gen 24,62)


dgRn (Dt 28,66)
Pg`Dn (Nu 17,11)
rdRn (z. B. Gen 31,13)
JKRs`Dn (z. B. Jl 1,13)

35. LXX: Mwrad, Mwrhd .


36. LXX: Nageb.

PrDf (z. B. Ij 4,11)/


- Pr$Rf (z. B. Nu 23,24)
dRlYy (z. B. Ex 2,3)
qRlYy (Jer 51,14; Nah 3,15)
tRpYy (Gen 9,27)
----rRtRy (z. B. Ps 11,2)/
- rRty (1K 2,5)
bRl#D;k (z. B. Ps 59,7)
lRs$R;k (Qoh 7,25)
PRsDk (z. B. Ps 68,31)/
- PRs$R;k (z. B. Ex 27,17)
Mr$Rk (z. B. Ex 22,4)
MRtDk (Spr 25,12)
------MRv%Rl (Jos 19,47)
----JKRl$Rm (z. B. Est 9,4)
----JKRvRm (Ps 120,5)
lRbDn (Ps 92,4)/
- lRbn (Ps 71,22)
bgnY (zB Dan11,9; Gen20,1)
dgYn (z. B. Gen 21,16)
--rdn (1Sa 1,11)
JKRsYn (z. B. Gen 35,14)

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

a (6)
i (2)
a (1)

67

gRpRn (1Chr 3,7; 14,6)


--vRpDn (z. B. Spr 13,19)/
- vRpGn (z. B. Dt 19,21)

?
tRp`Dn (Jos 17,11)
---
u (2)
--tRpOn (Spr 27,7)

?
JKRv`Rn (Ex 22,24; Lev 25,37) JKRvn (Ps 15,5)

i (1,7) PRv`Dn (z. B. Ij 7,4)


~PRvn (2K 7,7)
/ i (2) qRv`Dn (z. B. Ps 140,8)
--
i(1),a/i(7) rRv`Dn (z. B. Ez 10,14)
rRvDn (Ij 39,27)/
- rRvYn (Ob 4)

?
qRt`Dn (Lev 14,54)
qRtGn (z. B. Lev 13,31)

i (7)
--rRtDn (Spr 25,20)/
- rRtYn (Jer 2,22)
/ i (2) lRmDs (Dt 4,16)
--
i (1)
--qRpDs (Ij 36,18)

i (1,2) rRpEs (z. B. Jos 18,9)


rRp$Es (Ex 17,14)

i (1,2,7) rRt`Ds (z. B. Spr 25,23)


--
i(1),a/i(7) rgDp (Nah 3,3)
--
i (1)
rdDp (Lev 1,8; 8,20)
--
a (1)
gRl`Dp (Gen 11,16)
gRlRp (1Chr 1,25)

a (3)
fRl`Dp (z. B. Jos 15,27)
fRlRpyIlTa (1Chr 3,8)

i (7)
JKRl`Dp (Spr 31,19)
--
i (1)
lRsDp (z. B. Ri 18,20)
lRsRp (Nah 1,14)

i (1)
--dr$Rp (2Sa 18,9; 1K 18,5)

a,i (7) JKr`Dp (z. B. Ex 1,13)


--
a (3)
Xr`Dp (Gen 38,29; Neh 11,4) Xr$Dp (Ru 4,18)/
- XrRp (1Chr 2,5)
-
i (1,7) XrDp (Gen 38,29; Neh 6,1) XrDp (Ij 16,14)

i (1)
--vr$Rp (1Chr 7,16)

a/i (7) NRtDp (Jes 11,8)


--
i (1)
qd`Rx (z. B. Dt 16,18)
qd$Rx (z. B. Jes 26,10)

a (1)
rRm`Dx (z. B. 2K 3,4)
--
i(1),a(7) rRbq (z. B. Gen 23,9)
rRbq (Ij 5,26)

a (1,3)/i(2) Mdq (z. B. Gen 25,6)/ Mdq (z. B. Ps 68,34)/


- hDmdq (z. B. Nu 10,5)
- Md$q (z. B. Nu 23,7)

--lRp`Dn (Qoh 6,3)


vRp`Dn (z. B. Num 5,2)

68

-
-

/
/

/
/
/
/
/

G. GEIGER

i (1)
vdq (Ri 4,11.9)
i (1)
vdq (Ri 4,11.9)
u (1/2)
u (1/2)
i(7),u(1) bRfq (Jes 28,2)
i(7),u(1) bRfq (Jes 28,2)
a (7)
lRfq (Ob 9)
a (7)
lRMRsfqq (Ob
9)
i (7)
(Ez 21,26)
i (7)
MRPRsxqq (Ez
21,26)
i (1)
(z. B. Est 1,18)
i (1)
PR
x
q

(z. B. Est 1,18)


i (1)
brq (z. B. Lev 3,3)
i (1)
bNrrqq (Ps
(z. B. Lev 3,3)
a (1)
75,5, 1Chr 25,5)
a (1)
N
r
q

(Ps 75,5, 1Chr 25,5)


a (1)
vrq (z. B. Ex 26,20)
a (1)
vrq (z. B. Ex 26,20)
i (3,6) trq (Spr 9,3.14)
i (3,6) trq (Spr 9,3.14)
?
bRvq (z. B. 1K 18,29)
?
bRvq (z. B. 1K 18,29)
i(1),u(7) rRvq (z. B. 2K 11,14)
i(1),u(7) rRvq (z. B. 2K 11,14)
a (1)
tRvq (z. B. 2Sa 1,18)
a (1)
tRvq (z. B. 2Sa 1,18)

hDvd$q (Ri 4,10)


hDvd$q (Ri 4,10)
----------------------------trq (z. B. Spr 8,3)
t--rq (z. B. Spr 8,3)
------tRvq (z. B. Ps 76,4)/
tR- tRvvq$q(z.(z.B.B.Ps2K
76,4)/
13,16)
- tRv$q (z. B. 2K 13,16)
a (1)
lgr (z. B. Ex 21,24)
lgr (z. B. Ps 66,6)
a (1)
lgr (z. B. Ex 21,24)
l--gr (z. B. Ps 66,6)
i (3,7) vgr (Ps 55,15)
i (3,7) vgr (Ps 55,15)
--i(1),a/i/u(7) bRkr (z. B. 2Chr 21,9) bRk$r (z. B. 2Sa 8,4)
i(1),a/i/u(7) bRkr (z. B. 2Chr 21,9) bRk$r (z. B. 2Sa 8,4)
a/i (7) vRkr (1K 5,8)
--a/i (7) vRkr (1K 5,8)
--?
Mqr (1Chr 7,16)
--?
MtRqvrr (1Chr
7,16)
--i (1)
(Neh 9,23)
tRvr (Spr 1,17)
i (1)
tR
v
r

(Neh 9,23)
tR--vr (Spr 1,17)
i(1,2),i/u(7) fRb`Dv (Ex 28,21)
i(1,2),i/u(7) fRb`Dv (Ex 28,21)
---rRbvR$ (Lev24,20; Am8,5)
i(1,2,7),a(6,7) rRbv
D` (Spr17,19; Klg3,47)
i(1,2,7),a(6,7) rRbv
D
`
(Spr17,19; Klg3,47) rRbv
R$ (Lev24,20;
Am8,5)
i (2)
--PRf$Rv (Dan
9,26)
i (2)
--PRlRkfDc$Rv (Ij
(Dan 9,26)
i(1,2),u(7) --17,4)/
i(1,2),u(7) --lR- klRkDc$Rc(Ij(Neh
17,4)/
8,8)
- lRk$Rc (Neh 8,8)
i (1)
hDmVkRv (Hos 6,9)
MRkRv (Ps 21,13)
i (1)
hDgRlm`DvVkRv(z.(Hos
6,9)
MRgRlkDvRv (Ij
(Ps 21,13)
a (7)
B. Ij 6,16)
9,30; 38,22)/
a (7)
gRl`Dv (z. B. Ij 6,16)
gRlDv (Ij 9,30; 38,22)/
- gRl#Rv (Ij 24,19)37
/
- gRl#Rv (Ij 24,19)37/
- gRl$Rv (Klg 4,7)
l$Rv (Klg 4,7)
a (6)
PRlDv (Gen 10,26; 1Chr 1,20)- gR--a (6)
PR
l
v
D

(Gen 10,26; 1Chr 1,20) --?


dRmDv (1Chr 8,12)
--?
dRNRmm`DvDv(z.
(1Chr 8,12)
--a (1)
B. Gen 35,14)
NRm$Rv (z. B. Lev 2,1)
a (1)
NR
m
v
D
`
(z. B. Gen 35,14)
NR--m$Rv (z. B. Lev 2,1)
i (3,7) rRm`Dv (1Chr 6,31; 7,34)
i (3,7) rRm`Dv (1Chr 6,31; 7,34)
---

37. Zur Frage, ob hier die Versmitte ist, s. u., Kap. 3.5.
37. Zur Frage, ob hier die Versmitte ist, s. u., Kap. 3.5.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

i(1),a/i(7)

vRm`Dv

(z. B. Ps 58,9)

69

vRmDv (Ps 72,5; Ij 8,16)/


- vRm$Rv (z. B. Gen 28,11)
--vRmDv (Ps 72,5; Ij 8,16)/
--- vRm$Rv (z. B. Gen 28,11)
l--q#Rv (z. B. 2K 7,1)
--rlqDv#R (z. B.
B. Spr
2K6,17)/
7,1)
---rqRv (Ps 35,19; 120,2)/
-rr
2Sa
18,13)
qqDv$Rv(z.(z.B.B.Spr
6,17)/
d- rrq$RcRv(Jes
44,13)
(Ps 35,19; 120,2)/
--- rq$Rv (z. B. 2Sa 18,13)
--dr$Rc (Jes 44,13)
-----

ii(1),a/i(7)
(3)/
rRpvR`Dvm(Gen
`Dv (z.49,21)
B. Ps 58,9)
a (6)
rRp`Dv (Nu 33,23.24)

i (1,7)
lrRqp`Dv (z.
B. 49,21)
Ex 38,29)

(3)/
(Gen

?a (6)
PrRpqDv` (1K
7,5)
(Nu 33,23.24)
i(1),i/u(7)
`Dv (z.
5,9)

i (1,7) lqr
`Dvq(z.
B. B.
ExEx
38,29)

?
PqDv (1K 7,5)

i(1),i/u(7) rq`Dv (z. B. Ex 5,9)

?
--
i (7)
XrDv (Lev 11,31)

?,
u
(6)
v--rDv (1Chr 7,16)

?
-
ui (7)
(1,2) XrDv (Lev 11,31)

i?,(7)
B. Ex
5,7)
u (6) NRvbr`R;tDv(z.
(1Chr
7,16)
-
u (1,2)
Diese
Segolata
Gruppen einteilen.

i (7)lassen
NRbsich
`R;t (z.inB.zwei
Ex 5,7)
--- (A): Die meisten der
Segolata stehen in Standardpausalposition immer, sonst in der Versmitte
38
manchmal
, auerhalb
der in
Versmitte
nie in Pausalform.
(B):
kleinere
Diese Segolata
lassen sich
zwei Gruppen
einteilen. (A):
DieEine
meisten
der
Gruppe
Segolata
hat nie eine eigene Pausalform.
Segolatavon
stehen
in Standardpausalposition
immer, sonst in der Versmitte
(A) Es38gibt
Pausalformen
von qatlvon qitl-Bildungen.
die
manchmal
, auerhalb
der Versmitte
nieund
in Pausalform.
(B): EineWenn
kleinere
hufig
vertretene
These
richtig
ist,
da
die
Pausalform

vom
mishqal
Gruppe von Segolata
hat nie eine eigene Pausalform.
40
qatl(A)
gebildet
ist,39Pausalformen
mu man dievon
qitl-Formen
mit
, mit VoEs 41gibt
qatl- und
vonmishqal-Wechsel
qitl-Bildungen. Wenn
die
42
kalwechsel
oder These
als Analogiebildungen
DerZusammenhang
hufig vertretene
richtig ist, da die erklren.
Pausalform
vom mishqal
39
40
zwischen
dem
qatldieund
der Pausalform
wird aber deutlich
bei
qatl gebildet
ist,mishqal
mu man
qitl-Formen
mit mishqal-Wechsel
, mit Vo41 Betrachtung: Jedes masoretisch
42 eindeutige qatl-Segolat hat in
umgekehrter
kalwechsel oder als Analogiebildungen erklren. Der Zusammenhang

zwischen dem mishqal qatl und der Pausalform wird aber deutlich bei
umgekehrter Betrachtung: Jedes masoretisch eindeutige qatl-Segolat hat in

38. Zu Einzelheiten s. u., Kap. 3.

39. Revell, i Type, 319; Fassberg, Ma:lex, 207, mit weiteren Belegen in Anm. 2.
40.
Ma:lex,
207, 3.
Anm. 6, und 212.
38. So
Zu Fassberg,
Einzelheiten
s. u., Kap.
41.
Revell,
i Type,
bes. Anm.
7; Bauer-Leander,
72d.
Man
kann zwar
39. So
Revell,
i Type,
319;320,
Fassberg,
Ma:lex,
207, mit weiteren
Belegen
in Anm.
2. bei eini-

gen masoretischen qitl-Segolata, die die Pausalform mit qamaz bilden, ursprnglichen a-Vo40. So Fassberg,
207,
und auch
212. bei Wrtern, deren i-Vokalismus auermakalismus
erkennenMa:lex,
(z. B. bei
Anm.
), man6,kann
41. So Revell,
i Type, 320, bes. zu
Anm.
7; Bauer-Leander,
72d.Einflu
Man vermuten
kann zwar(z.
beiB.einisoretisch
nur jdisch-aramisch
belegen
ist, dort biblischen
bei
gen),masoretischen
die Pausalform
mit qamaz
ursprnglichen
a-Vo
aber es gibt qitl-Segolata,
doch einige die
Wrter,
die masoretisch
wie bilden,
auermasoretisch
klaren
ikalismus erkennen
bei ),die
man
kann auchbei
Wrtern,
deren
auermaVokalismus
zeigen (z.
undB.trotzdem
Pausalform
bilden,
z. B.
i-Vokalismus
, oder
.
soretisch
nur jdisch-aramisch
42.
So Sarauw,
Akzente, 86f. zu belegen ist, dort biblischen Einflu vermuten (z. B. bei
), aber es gibt doch einige Wrter, die masoretisch wie auermasoretisch klaren iVokalismus zeigen und trotzdem die Pausalform bilden, z. B. , oder .
42. So Sarauw, Akzente, 86f.

70

G. GEIGER

Standardpausalposition die
die Pausalform
Pausalform ,, mit
mit der
der einzigen
einzigen AusnahAusnahStandardpausalposition
43
43
me

.
me
.
(B)
(B) Bei
Bei den
den Wrtern
Wrtern ohne
ohne eigene
eigene Pausalform
Pausalform handelt
handelt es
es sich,
sich, sofern
sofern
sich deren
deren Vokalismus
Vokalismus masoretisch
masoretisch feststellen
feststellen lt,
lt, um
um qitl-Segolata
qitl-Segolata (( ,,
sich
und ),
), auer
auer dem
dem erwhnten
erwhnten
,, ,, ,, ,, ,, ,, ,, und
.. Bei

deuten
die
meisten
Formen
auf
a-Vokalismus,
aber
Bei
deuten die meisten 44
Formen auf a-Vokalismus, aber es
es findet
findet
44. Wrter, deren Stammvokal nur auersich
auch
die
hufige
Form

sich auch die hufige Form


. Wrter, deren Stammvokal nur auermasoretisch zu
zu rekonstruieren
rekonstruieren ist,
ist, sind
sind weniger
weniger eindeutig:
eindeutig: und
und sind
sind
masoretisch
eher qatl-Segolata.
qatl-Segolata. Wahrscheinlich
Wahrscheinlich gibt
gibt es
es auch
auch einen
einen Zusammenhang
Zusammenhang mit
mit
eher
45
45
dem
ersten
Konsonanten
des
Wortes:
Alle
Segolata
ohne
eigene
Pausalform
dem ersten Konsonanten des Wortes: Alle Segolata ohne eigene Pausalform
beginnen
beginnen mit
mit , , , , , , oder
oder ..
2.2
2.2 Segolata
Segolata mit
mit drei
drei starken
starken Wurzelkonsonanten,
Wurzelkonsonanten, I.lar.
I.lar.

(1,2)
ii (1,2)

---

a/u (1)
(1)
a/u

(z. B.
B. Gen
Gen 31,45)
31,45)
NRbDa (z.

46
aa (6)
(6)46
(2,3)
ii (2,3)
aa (1)
(1)
??
aa (1)
(1)

XRb`Da (Jos
(Jos 19,20)
19,20)
--Nd`Da (Ex
(Ex 38,27)
38,27)
(1Sa 20,19)
20,19)
lz`Da (1Sa
PRl`Da (z.
B.
(z. B. Ps
Ps 50,10)
50,10)

aa (7)
(7)
a/u (1)
(1)
a/u

vRm`Da (Gen
(Gen 31,42)
31,42)
(Jes 34,12;
34,12; Am
Am 6,10)
6,10)
sRp`Da (Jes

(Qoh 7,4),
7,4),
lRb$Ea (Qoh
- lRb#Ea (z.
B.
(z. B. 2Sa
2Sa 14,2)
14,2)
(Ij 41,16;
41,16; Spr
Spr 20,23)/
20,23)/
NRbDa (Ij
- NRb$Da (Gen
11,3)/
(Gen 11,3)/
(z. B.
B. Ex
Ex 17,12)
17,12)
- NRbRa (z.
--(Ez 17,3)
17,3)
rRb$Ea (Ez
----PRlDa (Ij
(Ij 33,23)/
33,23)/
(z. B.
B. Dt
Dt 32,30)
32,30)
- PRl$Ra (z.
vRmRa (2K
9,26)
(2K 9,26)
---

43. Zum
Zum mglichen
mglichen i-Vokalismus:
i-Vokalismus: Fassberg,
Fassberg, Ma:lex,
Ma:lex, 209f;
209f; Nach
Nach ihm
ihm (S.
(S. 212-215)
212-215) ist
ist die
die
43.
Erklrung
Erklrung fr
fr die
die fehlende
fehlende Pausalform
Pausalform nicht
nicht phonetisch,
phonetisch, sondern
sondern pragmatisch:
pragmatisch: um
um den
den Anklang
Anklang
an
zu
zu vermeiden.
vermeiden. Nach
Nach Brockelmann,
Brockelmann, Grundriss,
Grundriss, 119b,
119b, kommt
kommt es
es von
von der
der Basis
Basis qatil.
qatil.
an
44.
Bei
Koehler-Baumgartner,
1001,
eigenes
Stichwort,
nur
durch
den
Vokalismus
von
44. Bei Koehler-Baumgartner, 1001, eigenes Stichwort, nur durch den Vokalismus von

unterschieden.
unterschieden.
45. Zum
Zum Zusammenhang
Zusammenhang zwischen
zwischen dem
dem ersten
ersten Konsonanten
Konsonanten und
und sowohl
sowohl der
der Vokalisation
Vokalisation
45.
der
der Pausalform
Pausalform mit
mit qamaz
qamaz als
als auch
auch der
der Kontextformen
Kontextformen mit
mit sere
sere oder
oder segol:
segol: s.
s. Revell,
Revell, ii Type,
Type,
322-325 oder
oder Bttcher
Bttcher 347.
347.
322-325
46.
46. Vulg.:
Vulg.: Abes.
Abes.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

?
i (2)

oApDa (Jes 41,24)


rRp`Ea (z. B. Ij 2,8)

?, u (1)
?
a (1)

br`Da (Ij 38,40)


--zr`Da (z. B. 1K 6,20)

a (1)

Xr`Da (z. B. Ex 15,12)

?, u (5)
a/i (1)

JKRv`Da (Lev 21,20)


lRbDh (z. B. Gen 4,2)

a(1),i(2) JKRp`Rh (Ez 16,34)


i (3,5) rRbDj (z. B. Dt 18,11)
?
ld`Dj (Jes 38,11)
i(2),a(7) --a /i (1) rd`Dj (z. B. 1K 20,30)
i(1),u(5,7) dRl`Dj (Ps 49,2)

-
-
/

i (2)
--u (2)
--i (2)
--u(5),a/i(7) rRm`Dj (Dt 32,14)
u (2)
i (2)
tRmEj (Gen 21,15)
a (1)
dRsDj (z. B. Gen 39,21)

i (1,2)
i (2)
i (1,2)
a (1)

u (2)

71

--rRpEa (Ij 13,12)/


- rRp$Ea (Jer 6,26)
brDa (Ij 37,8)
grDa (Ij 7,6)
zrDa (Ij 40,17)/
- zr$Da (Jer 22,14),
- zr$Ra (1K 6,18)
XrDa (z. B. Ps 22,28),
- XraR (Ps48,11; Spr 30,21)/
- Xr$Da (z. B. Jes 14,9)/
- Xr$Ra (z. B. Gen 1,10)
--lRbDh (Ij 21,34)/
- lRbRh (2K 17,15)
------qdDj (Spr 15,19)
rd$Rj (z. B. Ri 16,9)
dRlDj (Ps 89,48; Ij 11,17)/
- dRl#Rj (Ps 17,14)
----XRl$Dj (1Chr 2,39)
---

--dRsDj (z. B. Ps 62,13)/


- dRs$Rj (z. B. Jos 2,12)
XRp`Ej (z. B. Qoh 12,1)
--rRp`Ej (1K 4,10; 2K 14,25) --rq`Ej (z. B. Ps 145,3)
rqEj (z. B. Ij 9,10)
br`Dj (z. B. Gen 31,26)
brDj (z. B. Ps 63,11)/
- brRj (z. B. Lev 26,36)

72

G. GEIGER

?
?i (1,2)
ia(1,2)
(1)
aa (1)
(1)
47
aa (1)
(6)
47
ai (6)
(1,2)
ia(1,2)
(1)
a (1)

----MrEj (z. B. Jos 6,18)


MsrrEjDj (z.
Jos 6,18)
(DtB.28,27;
Ri 8,13)
scrrDjDj (Dt
28,27;
Ri 8,13)
(z. B.
Nu 5,17)
ctrrDj`Dj (z.
B. 22,5)
Nu 5,17)
(1Sa
trRrb`Dj`Eo (1Sa
(z. B.22,5)
1Chr 1,18)
rRdRbb`Eo`Do (z.
1,18)
(z. B.
B. 1Chr
Lev 25,39)
dRb`Do (z. B. Lev 25,39)

i (1,2) lg`Eo (Jer 34,19)

i (1,2) lg`Eo (Jer 34,19)

a (6)
NdRo (Am 1,5)
-
ai (6)
NNddRoEo (Am
(2)
(z. B.1,5)
Gen 3,23)
-
ii (2)
(1,2) NrddEo`Eo(z.
(z.B.B.Gen
Gen3,23)
32,17)

ii(2),a(4)
(1,2) rrdd`Eo`Do (z.
B. Gen
-
(1Chr
8,15)32,17)
-
i(2),a(4)
d`Do (1Chr 8,15)

i (1,2) r--- ii (1,2)
--(2)
rzDo (1Sa 7,12)
--
i (2)?
r--zDo (1Sa 7,12)
-- i (3)? --rz`RoyIbSa (Ri 8,2)48
48
-- ia/i
(3)(6) rrzz`Ro`RoyIyIblSaTa (Ri
8,2)Gen
(z. B.
15,2)49
--
a/i
(6) rrzz`RoDoyIdldTaSh(z.
i (6)
(z.B.B.Gen
2Sa15,2)
8,7) 49
- ia(6)
Sh (z.17,56)
B. 2Sa 8,7)
(3) rMRzlDo`Dodd(1Sa

ai (3)
(1,2) MRqRlm`Do`Eo (1Sa
(z. B.17,56)
Jos 8,13)
-
iu(1,2)
(2) qRm`Eo (z. B. Jos 8,13)
-
ua (2)
(1)
MRx`Do (z. B. Spr 15,30)
-
au(1)
x`Do (z. B. Spr 15,30)
(1,2) MR---
u? (1,2) -----
?u (2) -----
ui (2)
--bq`Eo (Ps 119,33.112)

ii (2)
brqq`Eo`Eo (Ps
119,33.112)

(2)
(1Chr
2,27)

i (2)
rq`Eo (1Chr 2,27)

fr$Rj (Ex 32,4)


fMrr$Rj$Ej (Ex
32,4)
(z. B.
Jos 6,18)
MhDrs$Ejr$Aj(z.(Ri
B. 14,18;
Jos 6,18)
Ij 9,7)
hDcsrrDj$Aj(Ij(Ri41,22;
14,18;Spr
Ij 9,7)
26,23)
c--rDj (Ij 41,22; Spr 26,23)
--rRbEo (1Chr 8,22)
rRdRbbEoDo (1Chr
8,22)
(Spr 29,19)/
dR-bdRDob(Spr
29,19)/
$Do (Gen
44,10.17)/
-- dRdbRb$DoRo (Gen
(z. B.44,10.17)/
2Sa 9,2)
-ldgEoRbRo(Ps(z.29,6)/
B. 2Sa 9,2)
l-gEolg(Ps
29,6)/
$Eo (Ez
1,7)
---lg$Eo (Ez 1,7)
------rdEo (Jer 13,20)
r--dEo (Jer 13,20)
------rz$Eo (1Sa 4,1)
rrzz$Eo$Do (1Sa
(1Chr4,1)
25,31)
r--z$Do (1Chr 25,31)
------rz#RoddSh (z. B. 2Sa 10,16)
rMRzl#Ro$Rodd(1Sa
Sh (z.20,22)
B. 2Sa 10,16)
MRqRlm$RoEo (1Sa
20,22)
(Jer 48,8)
qRmEo (Jer 48,8)
MRxRo (1Chr 4,29)
MR--xRo (1Chr 4,29)
--rRx$Ro (Ri 18,7)
rR--x$Ro (Ri 18,7)
-----------

47. Vulg.: Hareth.


48. Vulg.:
Fehlt bei
Ben-David, Pausa, 190.
47.
Hareth.
49. Fehlt
Koehler-Baumgartner,
54, fhrt
48.
bei Ben-David, Pausa,
190.auch die Form

TextKoehler-Baumgartner,
nicht findet.
49.
54, fhrt auch die Form

Text nicht findet.

- an, die sich aber im masoretischen


- an, die sich aber im masoretischen

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

a (1)

73

brDo (z. B. Gen 24,63)

brDo (Ij 7,4)/


br$Ro (z. B. Gen 19,1)
-
i (2)
brEo (Lev 13,53.56)
--
a (1)
cr`Do (Am 3,12)
--

a (1)
b
r
o
D

(z. B. Gen 24,63)


b
rDo (Ij 7,4)/

i (1,2) bRcEo (z. B. Dt 29,22)


--b--r$Ro (z. B. Gen 19,1)

i(3),a(7)50 rRc`Do (z. B. Jos 21,5)


-
i (2)
b
r
o
E

(Lev 13,53.56)
--a (6)
--rRtRo (Jos 15,42)

a (1)
cr`Do (Am 3,12)
--Bei
den Segolata
i (1,2)I.lar.
bRcEogibt
(z. es
B. neben
Dt 29,22)
den beiden--Gruppen (A) und (B) eine
50
dritte
( C): Segolata,
i(3),a(7) die
rRcauch
`Do (z. B.
Jos
21,5)
--auerhalb von Standardpausalposition und
Versmitte

(6)
--- stehen.
rRtRo (Jos 15,42)
ina Pausalform

(A) Da es Segolata gibt, die nur in Standardpausalposition und in der


I.lar. haben,
gibt es ist
neben
den zu
beiden
Gruppen
(A) und
(B) eine
Bei
den Segolata
Versmitte
Pausalform
schwer
beweisen,
da kein
sicherer
Gedritte
(C):
Segolata,
die
auch
auerhalb
von
Standardpausalposition
und
genbeweis zu erbringen ist zur These, da sie alle zu (C) gehren, zumal es
Versmitte
in Pausalform
stehen.
fr viele der
Worte wenig
Material gibt, d. h. viele kommenn selten oder
(A)
Da
es
Segolata
gibt, dievon
nurStandardpausalposition
in Standardpausalposition
in der
nie in Pausalstellung auerhalb
und und
Versmitte
Versmitte
Pausalform
ist schwer zu beweisen,
kein
Gevor. Mit einer
gewissenhaben,
Wahrscheinlichkeit
gehren zuda
(A):
sicherer
, ,
,
genbeweis
zu
erbringen
ist
zur
These,
da
sie
alle
zu
(C)
gehren,
zumal
es
, und . Jedes masoretisch eindeutige qatl-Segolat hat in Stanfr
viele der Wortedie
wenig
Material
dardpausalposition
Pausalform
gibt,
. d. h. viele kommenn selten oder
nie in
Pausalstellung
auerhalb
von
Standardpausalposition
(B) Worte ohne eigene Pausalform sind: , , , und
, Versmitte
, ,
vor.
,,
,,
,Mit
einer
, ,gewissen
, ,Wahrscheinlichkeit
( Subst.), gehren
, zu, (A):
,
,

und

.
Jedes
masoretisch
eindeutige
qatl-Segolat
hat
in
Stanund . Diese Segolata haben (wie die ohne Laryngale, s. o. Kap. 2.1)
dardpausalposition
die klaren
Pausalform
.
meistens masoretisch
i-Vokalismus.
gibt es masoretisch mit a
(B)
Worte
ohne
eigene
Pausalform
sind: Hinweise
, , auf
,aund
, i,fr
, ,
und i, fr gibt es auermasoretische

, Solche
, Segolata
, , finden
, ( Subst.),
der
, vier
Laryngale
, , als
,
,
aufa.
sich bei jedem
Anfangsund

.
Diese
Segolata
haben
(wie
die
ohne
Laryngale,
s.
o.
Kap.
2.1)
konsonanten.
meistens
masoretisch
klaren
i-Vokalismus.

gibt
es
masoretisch
mit
a
Zu (C) gehren: , , und . Sie sind masoretisch erkennbar
und
i,
fr

gibt
es
auermasoretische
Hinweise
auf
a
und
i,
fr

als qatl-Formen. Sie sind alle I., auer , mit nur zwei relevanten Vorauf
a. Solche
finden
bei jedem
vieralle
Laryngale
als Anfangskommen.
MitSegolata
Ausnahme
des sich
hufigen
der
stehen
diese Pausalformen
51
konsonanten.
mit zaqef qatan, aber dieser Akzent steht auch hufig bei der Kontextform
Zu (C) gehren: , , und . Sie sind masoretisch erkennbar
als qatl-Formen. Sie sind alle I., auer , mit nur zwei relevanten Vorkommen.
Mit Ausnahme des hufigen stehen alle diese Pausalformen
50. Arab. arun.
51
mit
zaqef
qatan,
aber
dieser
stehtAkzenten
auch hufig
51. Ben-David, Pausa,
18 und
190.Akzent
Mit anderen
finden bei
sichder
nur:Kontextform
~XrDa (Jes 51,13;
Jer 31,8), Xr#Da (Ps 44,4) und XrDa (Ps 50,1; 98,3; Ij 18,4, Verse mit ole we-yored).
50. Arab. arun.
51. Ben-David, Pausa, 18 und 190. Mit anderen Akzenten finden sich nur: ~XrDa (Jes 51,13;
Jer 31,8), Xr#Da (Ps 44,4) und XrDa (Ps 50,1; 98,3; Ij 18,4, Verse mit ole we-yored).

74

G. GEIGER

der Segolata.52 Die Form knnte von der Form mit Artikel beeinflut sein.53
2.3 Segolata 52
mit drei starken Wurzelkonsonanten, II.lar.
der Segolata. Die Form knnte von der Form mit Artikel beein53
flut sein.

a (1,2) lAo`D;b (z. B. Gen 20,3)


lAoD;b (2Chr 26,7)/
- lAo#A;b (z. B. Dt 22,22)
2.3
Segolataa mit
(2) dreirAstarken
o`D;b (SprWurzelkonsonanten,
12,1)
---II.lar.

a (2)
rAj`Dg (Neh 7,49)
rAjAg (Esr 2,47)

aa (6)
vAlAoD;bYg (1Chr

(1,2) vA
lAo`D;bg (z.
(z.B.
B.Jos
Gen24,30)
20,3)
(2Chr11,32)
26,7)/

a/u (5) MAh`Dz (2Chr 11,19)


--- lAo#A;b (z. B. Dt 22,22)

aa (1,2)
MArAo`Dz;b (z.
B. 12,1)
Jes 26,20)
MA--oYz (Jes 30,27; Dan 11,36)
(2)
(Spr

aa (1,2)
--PA
28,9)
(2)
rAj`Dg (Neh 7,49)
rAojYzAg (2Chr
(Esr 2,47)

aa (1,2)
MAvAo`Dfg (z.
(Spr
26,16)
--(6)
B.11,22;
Jos 24,30)
vAoYg (1Chr 11,32)

aa/u
(1,2)
hD
x
h
V
y
D

(Nu
21,23;
Dt
2,32)
--(5) MAh`Dz (2Chr 11,19)

aa (1,2)
(z. B.
B. Jes
1Sa26,20)
11,11)
dAMAjoYzDy (Jes
(z. B.30,27;
Ps 74,6)/
(1,2) dA
MAjo`Dzy (z.
Dan 11,36)
dA
j
y

Y
(Jes
45,8)

a (1,2) --PAoYz (2Chr 28,9)

aa (2)
24,22)26,16)
tA--jYy (1Chr 4,2)
(1,2) tA
MAjo`Dfy (1Chr
(Spr 11,22;

aa (1,2)
rA
o
y
D

(z.
B.
Jes
44,14)
rA
o
(1,2) hDxVhDy (Nu 21,23; Dt 2,32) ---Dy (z. B. Ps 50,10)/
-dAjrADyoYy(z.(z.B.B.Ps1Sa
14,26)

a (1,2) dAj`Dy (z. B. 1Sa 11,11)


74,6)/

a (1,2) vAjDk (Hos 10,13)


--- dAjYy (Jes 45,8)

sAtAojD;k`y (1Chr
(Qoh 1,18;
(Ij 5,2)4,2)
/ aa (1,2)
(2)
24,22)Spr 21,19) cA
tAojD;kYy (1Chr

aa (1,2)
--bA
h
l
A
#
(Ri
(1,2) rAoDy (z. B. Jes 44,14)
rAoDy (z. B.3,22.22)
Ps 50,10)/

a (7)
dAhDl (1Chr 4,2)
--- rAoYy (z. B. 1Sa 14,26)

aa (1)
B. 10,13)
Gen 31,54)
MR--jDl (Ij 28,5; 33,20)/
(1,2) MRvAjDlk (z.
(Hos
B. Gen 18,5)
/ a (1,2) sAoD;k (Qoh 1,18; Spr 21,19) -cAoMRD;kj%Rl(Ij(z.5,2)

aa (1,2)
XA
j
l
D

(Jes
30,20)
--(1,2) --bAh#Al (Ri 3,22.22)

a (7)
a (1)

dAhDl (1Chr 4,2)


MRjDl (z. B. Gen 31,54)

--MRjDl (Ij 28,5; 33,20)/


52. Ben-David, Pausa, 194, zhlt 612 Vorkommen von Segolata mit segol bei zaqef qatan.
- MRj%Rl (z. B. Gen 18,5)
53. Auch wenn dem Wort die Konjunktion vorausgeht, die mit verbindendem qamaz

(1,2)
XAjDl (Jes
30,20)
--- (z. B. Jes 65,17).
vokalisiert
ist, aheit
es immer
, selbst
mit Verbindungsakzent
52. Ben-David, Pausa, 194, zhlt 612 Vorkommen von Segolata mit segol bei zaqef qatan.
53. Auch wenn dem Wort die Konjunktion

vokalisiert ist, heit es immer

vorausgeht, die mit verbindendem qamaz


, selbst mit Verbindungsakzent (z. B. Jes 65,17).

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

a (2)
a (1,2)

vAj`Dl (z. B. Jes 3,3)


lAo`Dm (z. B. Nu 5,12)

u (2)
a (2)
a (6)55
a (1,2)

----XAoDmyIjSa (1Sa 14,50)


lAjDn (z. B. Lev 23,40)

-
-

a (2)
tAjDn (Qoh 4,6)
a (1,2) lAo`Dn (Dt 25,10)
a /u (6)56 MAoDn (1Chr 4,15)
u (2)
a (6)57 MAoDnVlRa (1Chr 11,46)
a (1,2) rAo`Dn (z. B. Gen 21,19)

u (2)
a (1,2)
a (1,2)

/
-

a (2)
tAj`Dp (Jer 48,28)
u (1,2)
a (2)
lAo`DpVlRa (1Chr 8,11.18)
--a (1,2) MAoDp (z. B. Jes 41,7)
MAo$Ap (z. B. Gen 18,32)
a (2)
tAo`DpEm (Jos 13,18; Jer 48,21, qere) --a (6)
rAj`Dx (Ez 27,18)
--u (2)
a (1,2) --dAoDx (Spr 30,29)
a(2),u(1) bAhr (Ij 9,13; 26,12)
bAhr (Ps 89,11)
a (2)
MAjr (z. B. Jes 46,3)
--?
MRjr (Jer 20,17)
MRjr (Ps 22,11; 58,4)
a (2)
dAor (Ex 15,15)
--a (1,2) --MAor (Ps 81,8)

rAo`Ds (Ps 55,9)


dAj`Dp (Ij 39,16; Ps 53,6)

54. Nicht Versmitte.


55. LXX: Acimaa.
56. LXX: Noom, Vulg.: Nahem.

--lAoDm (Ij 3,4)54/


- lAo$Am (z. B. Lev 5,15)
------lAjDn (Ps 74,15; Ij 6,15)/
- lAjGn (z. B. Jos 17,9)
--lAoYn (Gen 14,23)
----rAoDn (Spr 20,11; 22,15)/
- rAoYn (z. B. Gen 18,7)
--dAjDp (Ps 14,5; Ij 21,9)/
- dAj$Ap (z. B. Ex 15,16)
tAj$Ap (Jer 48,44)

75

76

G. GEIGER

a (2)
a (2)
a (7)
a (7)
a (1,2)

a (1,2)

vAor (Am 1,1)


lAjDv (Hos 13,7; Ij 28,8)
PAjDv (Lev 11,16; Dt 14,15)
XAj`Dv (Ij 41,26)
rAj`Dv (z. B. Gen 32,25)

tAj`Dv (z. B. Ps 94,13)/


- tAj` v59 (Ps 16,10)
a (2)
PAo`Dv (1Chr 2,47)
a (2)
rAo`Dc (Ij 18,20)
a (1,2) rAo`Dv (z. B. Ri 9,40)

a (2)
a (1,2)

vAjD;t (z. B. Nu 4,8)


tAjD;t (z. B. Gen 49,25)

vAo$r (1K 19,11; Ez 37,7)


lAjDv (Ij 4,10)
--XAjDv (Ij 28,8)
rAjDv (Ps 139,9)/
- rAj$Av (Jos 6,15)
tAjDv (z. B. Ij 33,18.2458)/
- tAjv
A$ (Jes 51,14; Ps 55,24)
--rAo$Ac (Ez 27,35)
rAoDv (Ps 69,13)/
- rAo#Av (z. B. 1Sa 4,18)
vAj$A;t (Nu 4,6.14)
(tAj%D;t, Dt 5,8)60

Fast alle Segolata II.lar., von denen sich relevante Vorkommen nachweisen
lassen, gehren zur Gruppe (A), d. h. sie stehen in Standardpausalposition
immer, sonst in der Versmitte manchmal, auerhalb der Versmitte nie in
Pausalform. Die einzige Ausnahme ist lAoDm, Ij 3,4 (atnach markiert nicht
die Versmitte), in BHS auch noch tAjv
` (Ps 16,10) und tAj%D;t, im doppelt akzentuierten Text Dt 5,8. Alle diese Wrter sind qatl-Bildungen; ob sich einige von ihnen aus ursprnglichen qitl-Bildungen entwickelt haben, lt
sich an den tiberensisch vokalisierten Formen nicht mehr nachweisen, auch
nicht bei den beiden Substantiven und .
2.4 Segolata mit drei starken Wurzelkonsonanten, III.lar. (auer III.)

i (1)

jAfR;b (z. B. Gen 34,25)

jAfR;b (z. B. Spr 1,33)/


- ~jAfRb (z. B. Ez 28,26)

57. LXX: Elnaam, Vulg.: Elnaem.


58. Zur Frage, ob der dritte revia im Vers die Versmitte markiert, s. u., Kap. 3.5.
59. So in BHS (wohl Druckfehler). L hat tAj`Dv ; im Cod. Alep. fehlt diese Seite.
60. So in BHS: nach einer der beiden alternativen Akzentuierungen mit geresh, aber trotzdem

in Pausalform; vgl. dazu Ex 20,4, wo der doppelten Akzentuierung doppelte Vokalisierung


entspricht. In Freedmans Faksimileedition von L ist der Querbalken des qamaz als auergewhnlich dick zu erkennen; mglicherweise stehen patach und qamaz bereinander.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

a (3)
i (1)
i (1)

i(3),a(6) oAbDg (z. B. Jos 18,24)

i(1),a/i(7) jAbDz (z. B. Lev 7,17)


a (1)
jr`Dz (z. B. Gen 38,30)
a (1)
orDz (z. B. Gen 1,29)
i (1)
jAb`Df (z. B. Ez 21,20)
a (7)
--u (2)
?
oz`Dy (Ez 44,18)
--a (1)
jr`Dy (Gen 10,26; 1Chr 1,20) --i (1,2) oAv`Ry (Ij 5,11)
oAvRy (Ps 132,16; Ij 5,4)/
- oAvGy (Jes 45,8; 61,10)
a (6)
jAl`D;k (z. B. Gen 10,11)
--i (1)
jq`Rl (z. B. Jes 29,24)
jqRl (Spr 1,5)
a (6)
oAv`Dl (Gen 10,19)
--i (7)
jAl`Rm (z. B. Gen 14,3)
jAlmR$ (1Chr 18,12; Ez 43,24)
i (1)
ogDn (z. B. Lev 13,13)
ogYn (z. B. Lev 13,6)
i (1)
oAf`Dn (Ij 14,9)
--i (1,2) jAx`Rn (z. B. Am 1,11)
jAxRn (z. B. Ps 13,2)/
- jAxYn (z. B. Jer 15,18)
a (1)
oAlDs (z. B. Nu 20,10)
oAlDs (z. B. Ij 39,1)/
- oAl$Rs (z. B. Nu 20,8)
a(6),i(5,7) jAs`Dp (z. B. Ex 12,21)
jAsDp (Nu 9,2)/
- jAs$Rp (Nu 9,13)
i (1)
oAxDp (Ex 21,25)
--i(1),a(7) jrDp (Ex 25,33; 37,19)
jrRp (z. B. Nu 17,23)
i (1)
oAvDp (z. B. Nu 14,18)
oAvDp (z. B. Spr 10,19)/
- oAvRp (1Sa 24,12)
i(1,2),a(7) jAt`Dp (z. B. Gen 19,11)/ jAt$Rp (Ex 12,23; 1K 14,6)
- hDjVtRp (Gen 19,6)
i (1)
jAm`Rx (Sach 3,8)
--i (3)
--oAp$Rx (Jes 14,29)

oAlD;b (z. B. Gen 36,33)


--oAxDb (z. B. Ex 18,21)

77

--oAl#Db (Ps 52,6)


oAxD;b (Spr 1,19; 15,27)/
- oAxb
;R# (Gen37,26; Mal 3,14)
oAbYg (Es 2,26; Neh 7,30)/
- oAbYg (1Sa 13,3; 1Chr 8,6)
jAbYz (1Sa 9,13; Zef 1,7)
jrRz (1Chr 6,26)
orGz (z. B. Gen 47,19)
jAbRf (Gen 43,16)
jAp$Rf (1K 7,26; 2Chr 4,5)

78

G. GEIGER

a (1)
a (7)
a/i (7)
a (1)
u (2)
i (7)

i (1)

oAlq (Ij 41,20; 1Sa 25,29)


jAmq (1K 5,2; Jes 47,2)
-----

oAl$q (Sach 9,15)


jAm$q (Hos 8,7; 1Sa 28,24)
jAxq (z. B. Jes 28,25)
jrq (z. B. Ij 6,16)

ogr (z. B. Ps 6,11)

ogr (Ps 73,19)/


- og$r (Klg 4,6)
oAvr (z. B. Spr 4,17)/
- oAvr
(Hos10,13; Qoh3,16)
oAb$Rv (2Sa 24,2; 1K 1,16)
jAlRvwtVm (1Chr 1,3)
oAmDv (Ps 150,5)61
---------

oAvrDh (Qoh 3,16)/


- oAvr (z. B. Jes 58,4)
i (3)
--i (1)
jAlDv (z. B. Gen 10,24)
i(1,2),u(1) --a (6)
oAm`Dv (1Chr 2,43)
a/u (6) jr`Dc (Nu 26,46)
?
jAm`Dt (Es 2,53; Neh 7,55)
a (6)
jr`D;t (z. B. Gen 11,24)

(A) Die meisten der Segolata III.lar. stehen in Standardpausalposition immer,


sonst in der Versmitte manchmal, auerhalb der Versmitte nie in Pausalform.
Es gibt Pausalformen von qatl- und von qitl-Bildungen. Jedes masoretisch
eindeutige qatl-Segolat hat in Standardpausalposition die Pausalform .
(B) Bei den Wrtern ohne eigene Pausalform handelt es sich um qitlSegolata (, , , , und ). Die Segolata ohne eigene
Pausalform beginnen mit , , , , oder .
(C) Ein einziges dieser Segolata kommt auerhalb von Standardpausalposition und Versmitte in Pausalform vor: og$r (Klg 4,6). Es ist nur auermasoretisch als qitl-Segolat zu erkennen. Vielleicht begnstigt der Anfangskonsonant resh ein Verhalten wie die Segolata I.lar.62
Ein Sonderfall ist . Dieses qitl-Segolat hat einmal die Pausalform
oAvrDh (Qoh 3,16)63, sonst (9mal)64 bleibt es auch in Standardpausalposition
61. Mglicherweise eigenes Lexem, so Even-Shoshan, Konkordanz, 1181.
62. Nach Ben-David, Pausa, 333f, begnstigt auch maqqef die Pausalform; er fhrt aber
diese Stelle in diesem Zusammenhang nicht an.
63. Nur hier in Standardpausalposition mit Artikel (Revell, i Type, 321, dort findet sich
auch eine Liste von Wrtern, die mit Artikel die Vokalisierung ndern und dann aussehen
wie Pausalformen). Auerhalb von Standardpausalposition ist das Wort mit Artikel oAv$rDh
vokalisiert, z. B. im selben Vers Qoh 3,16, am Satzende.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

79

in der Form . Singulr ist die Form hDjVtRp (Gen 19,6): Dieses Wort ist
sonst nicht mit dem unbetonten he locale belegt (bei anderen Segolata
behindert dieses Suffix die Bildung von Pausalformen nicht, z. B. hDxr`Da ,
in der
Form . Singulr ist die Form hDjVtRp (Gen 19,6): Dieses Wort ist
Gen
18,2).
sonst nicht mit dem unbetonten he locale belegt (bei anderen Segolata
behindert dieses Suffix die Bildung von Pausalformen nicht, z. B. hDxr`Da ,
GenInfinitiv
18,2). mit segolierter Endung (auch substantiviert)
2.5
a (1,2) tAodDl (z. B. Jes 32,4)
tAod (z. B. Spr 1,29)/
2.5 Infinitiv mit segolierter Endung (auch substantiviert)
tAo$d (z. B. Jes 40,14)

tdRlDl (Gen 25,24; 30,9) td$R;lIm (Gen 16,2)


(z. B.
Jes 32,4)
od (z. B. Spr 1,29)/
tRtAko`DldDl(Spr
15,21;
30,29; Qoh tA1,7)/
tAo$d (z. B.Ez1,20;
Jes 40,14)
- tRkRlDl (Ex8,24; Ri19,5.7; 1Sa15,27;
Ps78,10)

i (1)
tdRlDl (Gen 25,24; 30,9) ~ttRkdRl$R;lDlIm (Ri
(Gen
16,2)
19,8; 2Sa 15,20)
tRjkq`DlDl(Spr
15,21;
30,29; QohtA1,7)/

ai (1)
(1,2) tA
(1K
17,11)
jqDl (2K 5,16)
-d
tRrkDlRlDl(z.(Ex8,24;
Ri19,5.7; 1Sa15,27;
Ez1,20; Ps78,10)

i/u65 (1) t
B. Gen 44,26)
--~tRkRlDl (Ri 19,8; 2Sa 15,20)

i (1)
tRvrDl (Ne 9,23)
--
ai (1)
(1,2) tR
tAbjDvqDlDl (1K
17,11)
5,16)
(z. B. Nu 35,2)
tRtAbj$RvqDlDl (2K
(Ri 18,1)
65

i/u (1) tdrDl (z. B. Gen 44,26)


--Der
Themavokal
i (1) ist atRnur
vrDlbei
(Neden
9,23)
Verben III.lar. --(Segolata II.lar.), sonst i.
(A) Die iInfinitive
(1)
tRbDvDl, (z.
Nu 35,2)
Dl (Ri 18,1)
B.
und
habentRinb$RvStandardpausalposition

i (1)
(1,2)
ia (1)

und Versmitte Pausalform, sonst nie. Es gibt dabei keinen Unterschied


Der Themavokal
ist a nur bei
III.lar.oder
(Segolata
II.lar.), sonst i.
zwischen
der Verwendung
vonden
Verben
als Infinitiv
als Substantiv.
(A)
Die
Infinitive

und

haben
in
Standardpausalposition
(B) Die Infinitive , und haben nie eine eigene Pausalform.
undEin
Versmitte
Pausalform,
sonst nie.
Es kommt
gibt dabei
Unterschied
Sonderfall
ist der Infinitiv
: Er
9malkeinen
in Standardpausalzwischen
der
Verwendung
von

als
Infinitiv
oder
als
Substantiv.
position vor (sonst nie in der Versmitte), davon steht er dreimal in der Pau(B) Die
, am
Versende;
und haben
eine eigene
Pausalform.
salform
Infinitive
(alle drei
Mal
aber nie
es findet
sich auch
dort einEin
Sonderfall
ist
der
Infinitiv

:
Er
kommt
9mal
in
Standardpausalmal die Pausalform tRk`RlDl, Ps 78,10).
position vor (sonst nie in der Versmitte), davon steht er dreimal in der Pausalform ( alle drei Mal am Versende; aber es findet sich auch dort einmal die Pausalform tRk`RlDl, Ps 78,10).
64. Revell, i Type, 321, kommt auf 13 Vorkommen, weil er auch atnach in Versmitte in

mitzhlt (Spr 4,17; 10,2; 12,3; 16,12).

65. Auf u weist nur das qere in Ps 30,4 hin, das ketiv lt eher auf eine andere Form

(Partizip)
schlieen.
64. Revell,
i Type, 321, kommt auf 13 Vorkommen, weil er auch atnach in Versmitte in
mitzhlt (Spr 4,17; 10,2; 12,3; 16,12).
65. Auf u weist nur das qere in Ps 30,4 hin, das ketiv lt eher auf eine andere Form
(Partizip) schlieen.

80

G. GEIGER

2.6 Mehrkonsonantige
Mehrkonsonantige Wrter,
Wrter,
2.6
deren
letzte
drei
Konsonanten
als Segolata
Segolata vokalisiert
vokalisiert sind
sind
deren letzte drei Konsonanten als
Es handelt
handelt sich
sich hier
hier vor
vor allem
allem um
um Eigennamen
Eigennamen oder
oder Substantive,
Substantive, die
die aus
aus
Es
66
66
anderen
Sprachen
bernommen
worden
sind.
anderen Sprachen bernommen worden sind.

(2)
aa (2)
aa (6)
(6)
(6)
aa (6)
aa (6)
(6)
(6)
ii (6)
aa (2)
(2)

(3)
aa (3)

(z. B.
B. 1Sa
1Sa 1,16)
1,16)
lAoDyIlV;b (z.
qRcD;md (z.
(z. B.
B. 1K
1K 19,15)
19,15)
--qRc`Dmr;d (2Chr
(2Chr 24,23;
24,23; 28,5)
28,5)
(Dan 10,4)
10,4)
lq;dIj (Dan
NAo`DnVk (z.
(z. B.
B. Gen
Gen 9,18)
9,18)

(z. B.
B. 2Sa
2Sa 20,1)
20,1)
lAoGyIlV;b (z.
qRc$R;m;d (z.
(z. B.
B. 2Sa
2Sa 8,6)
8,6)
(2K 16,10)
16,10)
qRc$R;mw;d (2K
qRc$Rmr;d (1Chr
(1Chr 18,6)
18,6)
(Gen 2,14)
2,14)
lq$;dIj (Gen
NAoDnV;k (z.
(z. B.
B. Ps
Ps 105,11)/
105,11)/
(z. B.
B. Gen
Gen 11,31)
11,31)
-- NAoYnV;k (z.
jAlDtwv (Nu
(Nu 26,36;
26,36; 1Chr
1Chr 7,20)
7,20) ---

Auerdem kann
kann man
man die
die Verbform
Verbform JKRtDbVbwv (Jes
(Jes 47,10)
47,10) und
und vielleicht
vielleicht auch
auch
Auerdem
67
JKRtAbEhSa (Ru
(Ru 4,15
4,1567
,, keine
keine Pausalposition)
Pausalposition) als
als hierher
hierher gehrend
gehrend betrachten.
betrachten.
Alle diese
diese Wrter
Wrter haben
haben Pausalformen
Pausalformen in
in Standardpausalposition
Standardpausalposition und
und
Alle
Versmitte (A),
(A), unabhngig
unabhngig vom
vom ursprnglichen
ursprnglichen Vokal.
Vokal.
Versmitte
2.7 Substantive
Substantive mit
mit segolierter
segolierter Femininendung
Femininendung
2.7
(ausgenommen Infinitive
Infinitive und
und Partizipien)
Partizipien)
(ausgenommen

(1)
aa (1)
(7)
aa (7)
ii (1)
(1)
(6)
aa (6)
a/i
(7)
a/i (7)
(3)
aa (3)
??
??
(1)
uu (1)

tRl`RwIa (z.
(z. B.
B. Spr
Spr 12,23)
12,23)
(Lev 14,56)
14,56)
tr`DhRb (Lev
trDbg (Jes
(Jes 47,7)
47,7)
(Jos 19,11)
19,11)
tRvD;bd (Jos
tRl`DxAbSj (Jes
(Jes 35,1)
35,1)
(Ex 4,9)
4,9)
tRv`D;by (Ex
tr`DnIk (Jos
(Jos 19,35)
19,35)
(Gen 22,6.10)
22,6.10)
tRlRkSaAm (Gen
---

tRlRwIa (z.
(z. B.
B. Spr
Spr 14,17)
14,17)
(z. B.
B. Lev
Lev 13,2)
13,2)
tr$RhAb (z.
----------(Ri 19,29)
19,29)
tRlRkSaAm (Ri
---

66. Zusammengesetzte
Zusammengesetzte Namen
Namen finden
finden sich
sich in
in Kap.
Kap. 2.1-4,
2.1-4, s.
s. Anm.
Anm. 24.
24.
66.
67. So
So vokalisiert
vokalisiert in
in L
L und
und Cod.
Cod. Alep.;
Alep.; es
es gibt
gibt in
in der
der handschriftlichen
handschriftlichen berlieferung
berlieferung auch
auch
67.

die Version
Version mit
mit qamaz
qamaz (vgl.
(vgl. den
den Apparat
Apparat in
in BHS).
BHS).
die

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

?68
?a68(1)
(1)
aa69(1)
?a (1)
?a69(1)
(7)
aa (1)
(1)
aa (7)
?/
u (2)
a (1)
a (2)
?/
u (2)
a? (2)
??
?i (3)
(2)
ia (3)
a (2)
a (2)
(1,2)
aa (2)
(2)
aa (1,2)
?/
u (5)
a (2)
?/ u (5)
i (3)
(3)
ia (3)
aa (3)
(1,2)
ai (2)
(1,2)
i? (2)
?a (1)

81

tRkDpVhAm (Jer 20,3)


tRk$RpVhAm (2Chr 16,10)
ttRkrD;bDpVjVhAmAm (Jer
(Ex 36,11.17)
20,3)
tR--k$RpVhAm (2Chr 16,10)
--tR
m$RjVlIm (1Sa 13,22)
trD;bVjAm (Ex 36,11.17)
--tR--krSoAm (Lev 24,6; 1Chr 9,32)
tRm$Rj--VlIm (1Sa 13,22)
tRtRkxDlrVpSoImAm (2Chr
15,16)
--(Lev 24,6; 1Chr 9,32) --28,37;
29,6)
tRpYnVxIm (Ez 21,31)
tRtRxpDlDnVxVpImIm (Ex
(2Chr
15,16)
--(Ex28,37;
16,34)29,6)
(z. B.
Nu 8,26)
tRtpr`DmDnVxVvImIm(Ex
tRtpr$RmYnVxVvImIm(Ez
21,31)
tRtrl`DmqVvVvImIm (Ex
(Jes 16,34)
28,17)
--tr$RmVvIm (z. B. Nu 8,26)
--tAjApAs (Lev 14,56)
tRlqVvIm (Jes 28,17)
--tR--mDlDo (1Chr 7,8)
tA--jApAs (Lev 14,56)
--tR
bDxAo (Spr 10,10)
tRmDlDo (1Chr 7,8)
--tR--v`DlVp (Ex 15,14; Jl 4,4) tR--bDxAo (Spr 10,10)
--tA
jD;lAx (Spr 19,24; 26,15)/
tRv`DlVp (Ex 15,14; Jl 4,4) --t

(2K
21,13)
--tAjAjD;lAxA;lAx(Spr
19,24;
26,15)/
tAjDpAx (1K 17,12)
--- tAjA;lAx (2K 21,13)
(z. B. 17,12)
Lev 13,2)
--tAtAjorDpDxAx (1K
--(MiB.3,3)
--tAtAojr`D;lDxq (z.
Lev 13,2)
----tRbDhVlAv (Ij 15,30)/
tAj`D;lq (Mi 3,3)
--21,3)
--tR- tRbDhb$RhVlAvVlAv(Ij(Ez
15,30)/
tRf`D;lAv (Ez 16,30)
--- tRb$RhVlAv (Ez 21,3)
tRtRff`D;lrDcAv (Ez
(Lev16,30)
21,5)
----tAtRfoDlrDcwt (Lev
(z. B.21,5)
Nu 19,6)
----tRl$EkVt (Ex 28,37)
tA--oDlwt (z. B. Nu 19,6)
--tR--m`DvnIt (Lev 11,30; Dt 14,16)tRl$Ek--Vt (Ex 28,37)
ttRmr`Da`DvVpnItIt (Lev
(z. B.11,30;
Ex 28,2)
t
r
a
D

VpIt (Spr 28,12)


Dt 14,16) --tr`DaVpIt (z. B. Ex 28,2)
trDaVpIt (Spr 28,12)

a (1)
(A) Die meisten dieser Wrter haben Pausalform in der Standardpausalposition und meistens in der Versmitte, sonst nicht. Es gibt zwei Ausnahmen
(A) Die meisten dieser Wrter haben Pausalform in der Standardpausalposi(B), und .
tion und meistens in der Versmitte, sonst nicht. Es gibt zwei Ausnahmen
(B), und .

68. Unklar, ob ursprnglicher mishqal oder Part. hi. fem. (so Koehler-Baumgartner, 524.
68. Unklar, ob ursprnglicher mishqal oder Part. hi. fem. (so Koehler-Baumgart69. Unklar, ob ursprnglicher mishqal oder Part. hi. fem.
ner, 524.
69. Unklar, ob ursprnglicher mishqal oder Part. hi. fem.

82

G. GEIGER

2.8 Partizipien mit segolierter Femininendung


(auch Substantive im mishqal eines femininen Partizips)

i (3)
tRl`DkOa (Jes 30,27)
i (3)
tn`RmOa (Ru 4,16)
i (3)
--a(2),i(3) tAjrO;b (Gen 16,8)
i (3)
trDbOj (Ex 26,4.10)
i (3)
tRb`Dvwy (Jos 2,15; 2K 4,13)
a (3)
tr`DoObVm (Jer 36,22)
a (3)
--a (3)
tq`Dxwm (2K 4,5, qere)
i (3)
--i (3)
--i (3)
tRkRlOm (1Chr 7,18)
i (3)
tRpDanVm (z. B. Ez 16,32)
i (3)
tRk`D;sAm (Ri 16,13.14)
a (3)
tr`D;tUsVm (Spr 27,5)
a (3)
--a (2,3) tAorOxVm (Nu 12,10)
a (3)
tRkD;brUm (1Chr 23,29)
i (3)
--i (3)
tRl`D;kVcAm (Spr 19,14)
i (3)
tRl`D;kAvVm (2K 2,19.21)
a(2),i(3) --i (3)
tRp`Dan (Lev 20,10)
a (3)
tRk`DpVhn (Jon 3,4)
a (3)
tRbDvwn (Ex 16,35)
a (3)
tAj`DkOn (Gen 20,16)
a (3)
--a (3)
tr`D;kVon (Spr 15,6)
i (3)
tRlRpOn (Am 9,11)
a (2,3) tAjAxn (Jer 8,5)
a (3)
trDaVvn (Jos 13,2)
a (3)
trD;bVvn (Ez 30,22)
i (3)
tr`DjOs (Est 1,6)
i (3)
tnRkOs (1K 1,2)

----trRmOa (z. B. 1K 3,22)


--------tdDowm (Spr 25,19)
--tRl$R;lAjVm (Lev 21,9)
tdR;lyVm (z. B. Gen 35,17)
--------tRx$rOpVm (Neh 1,3)
----~tgRcAm (Lev 14,21)
----tAj$;qAlVtIm (Ez 1,4)
--------tr$;dVon (Jes 59,15)
--------tr$R;bVvn (Dan 8,22)
--tnRkOs (1K 1,4)

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

i (3)
i (3)

trrOs (Sach 7,11)


trrOs (Sach 7,11)
i (3)
td`DmOo (Qoh 1,4)
ii (3)
ttdr`Dm`DpOoOo (Nu
(Qoh31,22;
1,4) Jer 6,29)
(3)
ii (3)
ttRrl`DpRhOoOq (Nu
(3)
(Qoh31,22;
7,27) Jer 6,29)
ii (3)
tR
l
h
R

q
O
(Qoh
7,27)
(3)
tRfqOv (Sach 1,11)
ia(2),i(3)
(3)
tRtAfoq`DmOvOv (Sach
1,11)
(Spr 25,12)
a(2),i(3) tAo`DmOv (Spr 25,12)

83

trrOs (Spr 7,11)/


t- rtrrOs$r(Spr
7,11)/
ws (Neh
9,29)
----tr$rws (Neh 9,29)
--trDpOo (Ij 19,24)
ttRrlDp$RhOoOq (Ij
19,24)
(Qoh
1,2; 12,8)
tR--l$RhOq (Qoh 1,2; 12,8)
-------

Die meisten dieser Wrter haben Pausalform in Standardpausalposition und


Die
meisten
dieser
Wrter haben
Versmitte
(A),
mit Ausnahme
derPausalform
folgenden: in Standardpausalposition und
Versmitte
(A),
mit
Ausnahme
der
folgenden:
(B) , , , , , und . Bis auf sind
(B) , formaliter)
, , lauter
, Partizipien
, undqal,
mit
. Bis
auf sindies (zumindestens
ursprnglichem
es
(zumindestens
formaliter)
lauter Partizipien
Partizipien qal,
mit Pausalform.
ursprnglichem
iVokal,
aber es finden
sich andere
qal mit
Jedes
Vokal,
aber
es
finden
sich
andere
Partizipien
qal
mit
Pausalform.
Jedes
dieser Wrter ist nur ein einziges Mal in Standardpausalposition belegt,
dieser
Wrter istzweimal
nur ein sonst
einziges
MalVersmitte.
in Standardpausalposition
auerdem
in der
Der syntaktische belegt,
Status
des
Partizips
auerdem
zweimal
sonst
in
der
Versmitte.
Der
syntaktische
Status
scheint keine Rolle zu spielen: ist substantivisch
gebraucht
70
des
scheint
Rolle
zu spielen:
istwerden,
substantivisch
nachPartizips
Prposition,
keine
kann
verschieden
gedeutet
istgebraucht
Attribut,
70
nach
Prposition,

kann
verschieden
gedeutet
werden,

ist
Attribut,
und sind Prdikate des Nominalsatzes, ist Prdikatsnomen,
und
der
und
sind
Prdikate
ist Prdikatsnomen,
Name
ist
Subjektdes
desNominalsatzes,
Satzes.
und (C)
der Name

ist
Subjekt
des
Satzes.
Die einzige Pausalform auerhalb von Standardpausalposition und
(C) Dieisteinzige
vonBeleg
Standardpausalposition
Versmitte
tRx$rOpVmPausalform
, gleichzeitigauerhalb
der einzige
fr dieses Partizip und
und
Versmitte
ist
tR
x
r

$
p
O
m
V
,
gleichzeitig
der
einzige
Beleg
fr
dieses
Partizip
und
berhaupt fr diese Wurzel im pual (piel nicht belegt). Auerdem ist es der
berhaupt
fr diese
impual
pualmit
(piel
nicht belegt).
Auerdem ist
es der
einzige Beleg
fr einWurzel
Partizip
segolierter
Femininendung
in mglieinzige
Beleg
fr
ein
Partizip
pual
mit
segolierter
Femininendung
in
mglicher Pausalstellung auerhalb von Standardpausalposition und Versmitte
cher
Pausalstellung
von Standardpausalposition
undDeshalb
Versmitte
(Partizip
hofal ist inauerhalb
dieser Stellung
berhaupt nicht belegt).
ist
(Partizip
hofal
ist
in
dieser
Stellung
berhaupt
nicht
belegt).
Deshalb
ist
nicht zu klren, ob vielleicht die anderen Formen des Partizips pual mit
nicht
ob vielleicht
die anderen
pualForm
mit
qamazzuzuklren,
einer greren
Neigung
fhren,Formen
auch in des
der Partizips
segolierten
qamaz
zu
einer
greren
Neigung
fhren,
auch
in
der
segolierten
Form
qamaz, das heit Pausalform, anzunehmen. Fr die entsprechenden Formen
qamaz,
heitsich
Pausalform,
Fraber
die entsprechenden
Formen
im nifaldas
finden
zwar zweianzunehmen.
Gegenbeispiele,
beide sind nur begrenzt
im
nifal
finden
sich
zwar
zwei
Gegenbeispiele,
aber
beide
sind
nur
begrenzt
ausssagekrftig: tr$R;bVvn (Dan 8,22) steht am Ende eines Ein-Wort-Satzes
ausssagekrftig:
$R;bVvn (Dan
steht am Ende
eines
oder eines Casustr
pendens,
in 8,22)
ungewhnlicher
Weise
vorEin-Wort-Satzes
einer wayyiqtoloder
eines
Casus
pendens,
in
ungewhnlicher
Weise
vor
wayyiqtolForm; tr$;dVon (Jes 59,15) steht am Satzende, wo in diesemeiner
poetischen
Text
Form;
tr$;dMitte
Von (Jes
steht am
wo in diesem
poetischen
auch die
des59,15)
Halbverses
ist.Satzende,
(An vergleichbarer
Stelle
steht inText
Jes
auch
die
Mitte
des
Halbverses
ist.
(An
vergleichbarer
Stelle
steht
in
Jes
59,12 die Pausalform K$R;dgn.)
59,12 die Pausalform K$R;dgn.)
70. Als Attribut, als Name (so z. B. LXX: Maleceq ) oder als Substantiv in Apposition (so
z. B.Als
Vulg.:
Regina).
70.
Attribut,
als Name (so z. B. LXX: Maleceq ) oder als Substantiv in Apposition (so

z. B. Vulg.: Regina).

84

G. GEIGER

2.9 Adjektive mit segolierter Femininendung

71

i (3)
a (3)
a (3)
i (3)

trRjAa (z. B. Jes 28,11)


tRm;dVmdSa (Lev 13,19)
tRbrDx (Spr 16,27)
tRf`D;lAv (Ez 16,30)

tr$RjAa (z. B. Gen 26,21)


-------

hat nie Pausalform (B), die drei einzigen weiteren Belege fr Adjektive
mit segolierter Femininendung in Standardpausalposition stehen in Pausalform; Belege fr Satzende auerhalb der Standardpausalposition gibt es nur
fr .
2.10 Segolata II.w
Segolata II.w ( , , , und ) sind in Pausa (z. B. Dt 22,26)
wie in Kontext (z. B. 2K 4,40) gleich vokalisiert (wie starke Wurzeln in
Pausa), mit Ausnahme von ( ist nur mit Suffix belegt); diese beiden
sind auch III.lar. und kommen nicht in Pausalstellung oder -form vor.
2.11 Segolata II.j

a (2)
a (2)

ly`Da (z. B. Ex 29,15)


Ny`Da (z. B. Ex 17,7)

a (2)

tyD;b (z. B. Gen 27,15)

a (2)

ayDg (1Chr 4,39)

a (2)
a (2)

lyDgIbSa (1Sa 25,3)


lyDhyIbSa (1Chr 2,29)

ly$Aa (z. B. Gen 22,13)


NyDa (Spr 14,6; 25,14)/
- Ny$Da (Qoh 3,19)/
- NyAa (z. B. Ex 32,32)
tyD;b (z. B. 1K 5,31)/
- tyA;b (1K 6,14)/
- ty$D;b (Gen 17,12.27)/
- ty$A;b (z. B. Lev 14,35)
ayYg (Dt 3,29)/
- ayYg (Jer 2,23; Neh 2,15)
lyGgyIbSa (1Sa 25,42)
---

71. Vielleicht anderes Lexem, so Khler-Baumgartner, 986.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

/
-

a (2)
a (2)

85

ty`Dz (Ri 15,5)


ly`Dj (z. B. Nu 24,18)

tyz (Mi 6,15; Hab 3,17)


lyDj (z. B. Ps 18,33)/
- ly$Aj (z. B. Gen 47,6)
a (2)
--Xy$Aj (Ez 13,10)
a (2)
NyDy (z. B. Gen 14,18)
NyYy (z. B. Hld 2,4)/
- NyAy (z. B. Gen 19,32)
a (2)
ly`El (Jes 21,11)/
--a (2)
- hDlyDl (z. B. Gen 1,5)
hDly$Dl (z. B. Jer 6,5)/
- hDly#Al (z. B. Gen 19,34)
a (2)
hDvyDl (Ri 18,7; 2Sa 3,15, qere) ~vyAl (Ri 18,14)
a (2)
--fyDo (Ij 28,7)/
- fy$Ao (Jes 18,6; 46,11)
a (2)
Ny`Do (z. B. Gen 24,29)
NyDo (z. B. Ps 17,8)/
- Ny$Ao (z. B. Ex 21,24)
a (2)
dy`Dx (Neh 13,15; Gen 27,3, qere) dyAx (Gen 27,7)
a (2)
Nyq (z. B. Gen 4,24)
Ny$q (Gen 4,1)
a (2)
Xyq (z. B. Jer 8,20)
--a (2)
--fy$Av (Jes 33,21)
i(1),a(2) tyDv (Jes 5,6; 7,25)
--a (2)
--vyDt (Spr 30,31)

Alle Segolata II.j sind qatl-Bildungen; es finden sich vereinzelt Hinweise,


die auf ursprngliche qitl-Formen deuten knnen, bei ( und bei ) .
Alle diese Segolata haben, wenn sie an relevanten Stellen vorkommen,
Pausalformen.
(A) Ob es Segolata gibt, die sicher nur in Standardpausalposition und in
der Versmitte Pausalform haben, ist schwer zu belegen, da kein Gegenbeweis
zu erbringen ist zur These, da sie alle zu (C) gehren. Mit einer gewissen
Wahrscheinlichkeit drften zu (A) gehren: , , , , , ,
und .
(C) Auch auerhalb von Standardpausalposition und Versmitte kommen
die Pausalformen von ( einmal) und ( zweimal) vor, alle mit zaqef qatan.

86

G. GEIGER

Ein Sonderfall ist ly`El (Jes 21,11). Man wird diese Form aus einem
poetischen Text kaum als regulre Pausalform von ansehen knnen,
72
welches
ansonsten nicht
belegt ist.
Ein Sonderfall
ist ly`inEl Pausa
(Jes 21,11).
Man wird diese Form aus einem
poetischen Text kaum als regulre Pausalform von ansehen knnen,
welches ansonsten nicht in Pausa belegt ist.72
2.12 Substantive mit Dualendung
Ich
echte Dualformen als auch Wrter mit diachron
2.12untersuche
Substantivehier
mitsowohl
Dualendung
anders zu erklrenden Endungen, die formal mit der Dualendung - zusammengefallen
sind.
Ich untersuche
hier sowohl echte Dualformen als auch Wrter mit diachron
anders
zu
erklrenden
Endungen,
die diese
formalWrter
mit derausnahmslos
DualendungPausalform
- zusamIn Standardpausalposition
haben
mengefallen
(A),
z. B. My`Dnsind.
zDa (Ez 24,26). In der Versmitte auerhalb der StandardpausalIn
Standardpausalposition
haben diese Wrter
Pausalform
position finden sich folgende Pausalformen:
MyrVpRaausnahmslos
(z. B. Nu 13,8),
IMDlDvwry
(A),B.z.Jer
B. 8,1),
My`DnzDaM(Ez
In der
Standardpausal(z.
y$DpA;k 24,26).
(Klg 3,41),
MyDmVersmitte
(z. B. Ps auerhalb
42,2), MyrVxder
Im (z.
B. Ps 68,32),
sich
VpRaB.(z.PsB.73,25).
Nu 13,8),
IMDlDvwry
Mposition
yDnyEo (Sprfinden
10,26),
Myfolgende
DtDoVbIv (SprPausalformen:
6,31) und MyDmMDvyr(z.
Versmitte
(z. B. Pausalform
Jer 8,1), My$Dpfindet
A;k (Klgsich
3,41),
MyDm (z.anB.den
Ps folgenden
42,2), MyrVxStellen:
Im (z. B.MPs
ohne
dagegen
yrDm68,32),
Vx (Jos
M18,22),
yDnyEo (Spr
10,26),
M
y
t
D

o
D
b
V
v
I
(Spr
6,31)
und
M
y
m
D

v
D
(z.
B.
Ps
73,25).
Versmitte
IM$AlDvwry (Jer 39,1), MyAm (Ps 107,35) und MyAmDv (Ps 148,1). Dreimal
ohne Pausalform
findetauerhalb
sich dagegen
an den folgenden Stellen:
yrDmVx (Jos
findet
sich Pausalform
von Standardpausalposition
undMVersmitte
18,22),
M
I
l
A
$
v
D
w

(Jer
39,1),
M
y
m
A

(Ps
107,35)
und
M
y
m
A

v
D
(Ps
148,1).
Dreimal
(C): My$Dm (Dt 8,7; Jl 1,20) und IMDlDvwry (Ps 128,5, Vers mit ole we-yored),
alle
73
findetsind
sichsemantisch
Pausalformkeine
auerhalb
von Im
Standardpausalposition
Versmitte
drei
Duale.
folgenden noch eineund
Aufstellung
(C): Wrtern
My$Dm (Dt 8,7;
Jl 1,20) und
IMDlDvPausalform:
wry (Ps 128,5,
von
am Satzende
ohne
My$rVers
VpRa (z.mitB.ole
Dtwe-yored),
33,17), My$Atalle
Dl;d
73
drei 45,1;
sind semantisch
keine
Im folgenden
(Jes
Mal 1,10), M
y%dy (z.Duale.
B. Ez 21,12),
IMAlDvwrynoch
(z. B.eine
Ri Aufstellung
1,7), My$AaVlI;k
von Wrtern
Pausalform:
(z. B.
Dt 33,17),
(Lev
19,19), Mam
y$AtaDSatzende
m (z. B. ohne
Ez 48,17),
My#Am (z.My$rB.VpRaGen
7,17),
My$rVxIm M(z.y$AtDlB.;d
(Jes 41,48),
45,1; Mal
y (z.MB.
AlDvwry (z.MyYwB.
1,7),17,24),
My$AaVlI;k
Gen
MyYnVt1,10),
Dm (NahMy%d2,2),
y$A;tVvEz
Ujn 21,12),
(z. B. RiIM16,21),
rApRi
Vs (2K
(Lev
19,19),
M
y
t
A
$
aD
m
(z.
B.
Ez
48,17),
M
y
#
A
m
(z.
B.
Gen
7,17),
M
y
r

$
x
V
m
I
My$AlgRo (Ez 47,10), MyYnyEo (1Sa 16,7), My$AmSoAp (Gen 27,36; Qoh 6,6), (z.
My$AmB.Dv
GenB.41,48),
MyYnVtDmMy(Nah
My$A;tEsr
VvUjn10,13)
(z. B. und
Ri 16,21),
ApVsEx
(2K
17,24),
(z.
Gen 2,19),
YnVv (Jer2,2),
34,18;
My$AtDpVc M(z.yYwrB.
6,30).
My$AlgRo (Ez 47,10), MyYnyEo (1Sa 16,7), My$AmSoAp (Gen 27,36; Qoh 6,6), My$AmDv
(z. B. Gen 2,19), MyYnVv (Jer 34,18; Esr 10,13) und My$AtDpVc (z. B. Ex 6,30).
72. Normalerweise wird der Diphthong aj zu e kontrahiert im status constructus oder sonst
bei enger Verbindung zum folgenden, z. B. NyEa , Gen 11,30.
73.
Pausa,
35, zitiert
MyrVpRa, 1K
12,25,
nach L. BHS
72. Ben-David,
Normalerweise
wird208,
der Anm.
Diphthong
aj zu enoch
kontrahiert
im status
constructus
oder(ohne
sonst
einen
Hinweis
auf die zum
Version
von L) z.
und
Alep.
haben MyrVpRa . In Freedmans Faksimibei enger
Verbindung
folgenden,
B.Cod.
NyEa , Gen
11,30.
leausgabe von L wirkt das qamaz in MyrVpRa ungewhnlich gro und dick, als ob tifcha (das
73. Ben-David,
Pausa,
208, Anm.
35, zitiert nochund
Myr(von
VpRa, 1K
12,25,
nachzuL.qamaz
BHS korri(ohne
nicht
erkennbar ist)
und patach
zusammengezogen
zweiter
Hand?)
einenworden
Hinweis
auf die Version von L) und Cod. Alep. haben MyrVpRa . In Freedmans Faksimigiert
wren.
leausgabe von L wirkt das qamaz in MyrVpRa ungewhnlich gro und dick, als ob tifcha (das
nicht erkennbar ist) und patach zusammengezogen und (von zweiter Hand?) zu qamaz korrigiert worden wren.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

87

2.13
2.13 Substantive
Substantive im
im Plural
Plural mit
mit Possessivsuffix
Possessivsuffix 2.
2. Pers.
Pers. Sg.
Sg. Fem.
Fem.
In
In Standardpausalposition
Standardpausalposition haben
haben diese
diese Wrter
Wrter ausnahmslos
ausnahmslos Pausalform
Pausalform (A),
(A),
z.
B.
K
J
y

n
D

yE
o
(Gen
16,6).
In
der
Versmitte
auerhalb
der
Standardpausalposition
z. B.
(Gen 16,6). In der Versmitte auerhalb der Standardpausalposition
findet
findet sich
sich nur
nur die
die folgende
folgende Pausalform:
Pausalform: JKyrDoVv (Ps
(Ps 147,13).
147,13). Versmitte
Versmitte ohne
ohne
Pausalform
findet
sich
nur
bei
K
J
y

l
A
#
l
D
o
O

(Ps
137,9).
Auerhalb
von
StandardPausalform findet sich nur bei
(Ps 137,9). Auerhalb von Standardpausalposition
pausalposition und
und Versmitte
Versmitte findet
findet sich
sich nirgends
nirgends Pausalform.
Pausalform. Im
Im folgenden
folgenden
noch
eine
Aufstellung
von
Wrtern
am
Satzende
ohne
Pausalform:
noch eine Aufstellung von Wrtern am Satzende ohne Pausalform: JKyYnDbSa
(Jes
(Jes 54,11),
54,11), JKy$Abywa (Klg
(Klg 2,16),
2,16), JKy$rSjAa (1K
(1K 1,14),
1,14), JKyAlEa (2Sa
(2Sa 14,10;
14,10; Ez
Ez
21,8),
J
K

y
#

g
V
;
b
(Ez
16,16.39),
J
K

y
Y

n
D
;
b
(2K
4,4),
J
K

d
O
d
(Hld
4,10),

J
K

y
A
k

;
d
(Ez
21,8),
(Ez 16,16.39),
(2K 4,4),
(Hld 4,10),
(Ez
16,61),
16,61), JKyAgAj (Na
(Na 2,1),
2,1), JKy$AtafAj (Jer
(Jer 30,15),
30,15), JKy$AtOmOj (Jes
(Jes 60,10;
60,10; Ez
Ez 26,12),
26,12),
JKy$Amy (Ez
(Ez 22,4),
22,4), JKy$AbSh`AaVm (Ez
(Ez 16,33),
16,33), JKy$AjAfVbIm (Jer
(Jer 2,37),
2,37), JKy$AtOrVswm (Jer
(Jer 2,20),
2,20),
74
74
JKy$rDty`Em (Jes
(Jes 54,2),
54,2), JKyYnAoVm (Jes
(Jes 60,14),
60,14), JKy$AarAm (Hld
(Hld 2,14)
2,14) ,, JKy$rwon (Jer
(Jer
22,21;
Ez
16,43),
J
K

y
G

n
yE
o
(z.
B.
1Sa
1,23),
J
K

y
$
A
l
D
o
(z.
B.
Jes
1,25),
J
K

A
n
D

p
(Na
22,21; Ez 16,43),
(z. B. 1Sa 1,23),
(z. B. Jes 1,25),
(Na
2,2),
2,2), JKy$Axw;bIq (Jes
(Jes 57,13),
57,13), JKy$AlVkOr (Ez
(Ez 27,15),
27,15), JKy$AtOmr (Ez
(Ez 16,39),
16,39), JKyAlwv (Jer
(Jer
13,22),
13,22), JKy$AtOwVlAv (Jer
(Jer 22,21),
22,21), JKy$AtOtVpIc (Hld
(Hld 4,3),
4,3), JKy$AtwnzAt (Ez
(Ez 16,34)
16,34) und
und JKy$ApUt
(Jer
(Jer 31,4).
31,4).
2.14
2.14 Segolata
Segolata III.
III.

??
a/i
a/i (7)
(7)

aRb`Rg (Jes
(Jes 30,14)
30,14)
aRv;d (Jer
(Jer 14,5;
14,5; Ij
Ij 38,27)
38,27)

aa (1)
(1)
ii (1)
(1)
ii (1)
(1)

anRf (Dt
(Dt 26,2)
26,2)
aRlR;k (z.
B.
(z. B. 1K
1K 22,27)
22,27)
aRlRp (z.
(z. B.
B. Jes
Jes 25,1)
25,1)

--aRvd (Ij
(Ij 6,5;
6,5; Spr
Spr 27,25)/
27,25)/
aRv$d (Dt
32,2)
(Dt 32,2)
----aRlRp (z.
(z. B.
B. Ps
Ps 77,15)
77,15)

Keines
Keines dieser
dieser Segolata
Segolata verndert
verndert die
die Vokalistion
Vokalistion in
in75Pausa,
Pausa, d.
d. h.
h. sie
sie gehren
gehren
75
alle
alle zu
zu (B),
(B), unabhngig
unabhngig vom
vom ursprnglichen
ursprnglichen Vokal.
Vokal.

74.
74. Nach
Nach Ben-David,
Ben-David, Pausa,
Pausa, 205,
205, kleine
kleine Pausa,
Pausa, vgl.
vgl. JK
JKyyEaEarrAmAm,, im
im selben
selben Vers.
Vers.
75.
Diachron
kann
in
diese
Gruppe
auch

gerechnet
werden,
in
der
75. Diachron kann in diese Gruppe auch gerechnet werden, in der masoretischen
masoretischen Form
Form

ist
ist es
es dagegen
dagegen kein
kein Segolat.
Segolat. In
In der
der Pausa
Pausa verndert
verndert es
es die
die Vokalisierung
Vokalisierung nicht,
nicht, z.
z. B.
B.
Lev
Lev 19,17.
19,17.

88

G. GEIGER

2.15 Segolata III.h

?
hRk`Rb (Esr 10,1)
--
i (5)
hg`Rh (Ps 90,9)
--

i (2)
hdEn (Ez 16,33)
--2.15 Segolata III.h

?
hDl`Rs (z. B. Ps 3,3)
hDlRs (Ps 57,4)

??
hhRnk`Rs`Rb (1Sa
--
(Esr 14,4)
10,1)
--
ii (2)
hR
x
q

(Na
3,9)
--(5)
hg`Rh (Ps 90,9)
--
i (2)
hdEn (Ez 16,33)
--Bei den Wrtern und hngt es von der genauen Definition des
Begriffes

?
hD
l
s
R
`
(z. B. Ps 3,3)
hDlRs (Ps 57,4)
Segolat ab, ob man sie dazurechnet oder nicht. Nach meiner
76 gegebenen
?
hn`Rs (1Sa gehrt
14,4) dazu, --oben
Definition
dagegen nicht. Davon
unabhngig

igilt
(2) die Feststellung,
hRxq (Na 3,9)da keines der --Segolata III.h in der Pausa

die Vokalisation verndert. Sie gehren also zu (B).


Bei den Wrtern und hngt es von der genauen Definition des
Begriffes Segolat ab, ob man sie dazurechnet oder nicht. Nach meiner
oben76
gegebenen
2.16
Segolata
III.wDefinition gehrt dazu, dagegen nicht. Davon
unabhngig gilt die Feststellung, da keines der Segolata III.h in der Pausa
die Vokalisation
Sie41,2.18)
gehren also zu (B).

a (6) verndert.
wj`Da (Gen
---

u (2)
whb (Jes 34,11; Jer 4,23) wh$b (Gen 1,2)

?, u(6) woDp (Gen 36,39)


--2.16 Segolata III.w

a (6)
wor (Gen 11,18; 1Chr 1,25) --
i(5),u(6)
--w--k$Rc (1Sa 19,22)

a (6)
wj`Da (Gen 41,2.18)
Eigennamen
DynOdSa (z.JerB.4,23)
1K 1,8)

uauf
(2) -w:hz.
b B.
(Jeswh`34,11;
wh$b (Gen 1,2)

?, u(6) woDp (Gen 36,39)


--Keines dieser Wrter hat eine eigene Pausalform, sie gehren also zu (B).
a (6)
wor (Gen 11,18; 1Chr 1,25) --
Bei einigen (, und )ist die Gltigkeit dieser Aussage allerdings

i(5),u(6)
---da sie nicht in Kontextstellung
wk$Rc (1Sa
19,22)
dadurch eingeschrnkt,
belegt
sind.
Eigennamen auf -: z. B. wh`DynOdSa (z. B. 1K 1,8)

Keines dieser Wrter hat eine eigene Pausalform, sie gehren also zu (B).
Bei einigen (, und )ist die Gltigkeit dieser Aussage allerdings
dadurch
eingeschrnkt, da sie nicht in Kontextstellung belegt sind.
76. Am Anfang von Kap. 2.: Ein Segolat ist ein Wort, dessen erster (oder drittletzter) Kon-

sonant mit betontem segol, sere oder cholem, dessen vorletzter mit segol vokalisiert ist.

76. Am Anfang von Kap. 2.: Ein Segolat ist ein Wort, dessen erster (oder drittletzter) Konsonant mit betontem segol, sere oder cholem, dessen vorletzter mit segol vokalisiert ist.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

2.17 Segolata III.j


2.17 Segolata III.j

?
yIordRa (z. B. Nu 21,33)

?
yIordRa (z. B. Nu 21,33)

a (2)
yn`Da (z. B. Gen 27,24)

a (2)
yynr`DaSa (z.
Gen 27,24)
(3)
(RiB.14,18)

a
(3)
y
r

a
S
(Ri
14,18)

i (1)
yIk`R;b (z. B. Jes 15,3)/

i (1)
yI-ky`R;bIkVb(z.(Gen
B. Jes
15,3)/
45,2)
y
k
I
b
V
(Gen
45,2)

a (3)
--
a (3)
--(7)

a? (7)
--
yIj;dQIm (Ps 56,14; 116,8)

?u(1),a(7)yIj--;dQIm (Ps 56,14; 116,8)

u(1),a(7)
--u (2)
yIpO;d (Ps 50,20)

u (2) yIypnwO;dpVl(Ps
RlVxAh50,20)
(1Chr 4,3)

u
(2)
y
n
w
p

l
V
l
R
x
V
h
A
(1Chr
4,3)

a (7)
---
au (7)
(1,2) --yIlOj (Dt 7,15; Jes 53,3)
-
u (1,2) yIlOj (Dt 7,15; Jes 53,3)
/ i (2) yIxEj (1K 10,7; 16,21)
/ iu(2)
(1K
10,7;
16,21)
(1,2) yIx
pEjOy (z.
B. Jes
3,24)

ui (1)
(1,2) yIp
lOy`R;k(z.
(z.B.
B.Jes
Nu3,24)
19,17)

i (1)
yIl`R;k (z. B. Nu 19,17)

a/i (7)78 yIjRl (z. B. 1K 22,24)

a/i (7)78 yIjRl (z. B. 1K 22,24)

i (4)
yrRm (z. B. Nu 17,25)

i
(4)
y
Nu 17,25)

?
yIrvRm` (z.
(EzB.16,10)

?i (3)
yIvh`Rmn (Jer
(Ez 9,17;
16,10)Am 5,16)

ii(1),a(2)
(3)
yIyhdRno (Jer
9,17;
5,16)
(Ez 16,11;Am
23,40)

i(1),a(2)
y--dRo (Ez 16,11; 23,40)

?
---

89

yIordRa (Jos 19,37)/


yI-oyIrod$rRadRa(Jos
(Jos19,37)/
13,31)77
77
-ynyIDao$r(z.
dRaB.(Jos
Gen13,31)
27,34)
yy$nrDaSa (z.
B. 5,19)
Gen 27,34)
(Am
y$yIrkSaRb (Am
5,19)
(Ij 16,16)/
yI-kyIRbk#R;b(Ij(Ps
16,16)/
30,6; Jer 31,16)
-y$IlyIk
#V;bR;b(z.(PsB.30,6;
Jer 31,16)
Jes 38,17)
y$IldV;bg (Ri
(z. B.
Jes 38,17)
14,6)
y$--dg (Ri 14,6)
--y$Il;d (Jes 40,15)
y$--Il;d (Jes 40,15)
------yIl$Oj (2Chr 21,15)/
yI-ly$OjIlFj(2Chr
21,15)/
(Jer 10,19)
-yIxyIl
(Jer40,42.42)
10,19)
EjFj(Ez
yyIIxpEj#Oy (Ps
(Ez50,2;
40,42.42)
Klg 2,15)
yIpl#OyR;k(Ps
50,2;
2,15)
(z. B.
1SaKlg
17,49)/
yI-ly#R;kIlV;k(z.(1K
B. 1Sa
17,49)/
17,10)
-yIjyIlR V;k(Klg
(1K
17,10)
3,30)/
yI-jyIjRl$Rl(Klg
(Ri 3,30)/
15,14.19.19)79
79
-yryIj
$Rm$Rl(z.(RiB.15,14.19.19)
1Sa 15,23) 80
80
yyrIv$Rm (z.
1Sa 15,23)
(EzB.16,13)
yyIIvhRmGn (Jer
(Ez 9,9.19)
16,13)
yI--hGn (Jer 9,9.19)
--yIlTo (Spr 27,22)
yIlTo (Spr 27,22)

77. Fraglich, ob Pausa; der Name kommt sonst nur in Standardpausalposition und einmal in

der Versmitte
vor.Pausa;
Zum selben
Schlu
kommt
Ben-David,
Pausa, 42.
77.
Fraglich, ob
der Name
kommt
sonst
nur in Standardpausalposition
und einmal in
der
vor. Zum selben
Schlu
kommt
Ben-David,
42.
78. Versmitte
Koehler-Baumgartner,
499,
bringen
Belege
fr a undPausa,
i und entscheiden
sich fr a, vgl.
Bauer-Leander,
72h.
78.
Koehler-Baumgartner,
499, bringen Belege fr a und i und entscheiden sich fr a, vgl.
Bauer-Leander,
72h.
79. Mglicherweise
ein anderes Lexem, so Khler-Baumgartner, 499. In Ri 15,19 (2. Vor-

kommen)
steht der Name
nicht amLexem,
Satzende,
sonst ist er nicht in Kontextstellung
belegt.
79.
Mglicherweise
ein anderes
so Khler-Baumgartner,
499. In Ri 15,19
(2. Vorkommen)
steht
der
Name
nicht
am
Satzende,
sonst
ist
er
nicht
in
Kontextstellung
belegt.
80. Auch auerhalb vom Satzende: Ez 2,8; 12,2.25; 24,3; 44,6.
80. Auch auerhalb vom Satzende: Ez 2,8; 12,2.25; 24,3; 44,6.

90

81

81

83/

/
-
/83
-

G. GEIGER

u (1,2)
u (1,2)
i (1)
?i (1)
82
i?(3)
ui (3)
(2)82
au (7)
(2)
ua (2)
(7)
u (2)
i (1)
ii (7)
(1)
?i (7)
??

ynOo (z. B. Dt 16,3)


ynOo (z. B. Dt 16,3)
yaIl`Rp (Ri 13,18)
yyaI
rRpl`Rp(z.(Ri
B. 13,18)
Jer 12,2)
yIytrRpRp (z.
B.
(z. B. Ez
Jer45,20)
12,2)
yIyIbt`RxRp (Dan
(z. B.8,9)
Ez 45,20)
--yIb`Rx (Dan 8,9)
y--rq (z. B. Lev 26,23)
yIyarrq (1Sa
Nah 3,6)/
(z. B.16,12;
Lev 26,23)
-yIayrIar(1Sa
(Gen
16,13)
16,12;
Nah 3,6)/
yI-b`RvyIa(z.
B.
Nu
21,1)
r (Gen 16,13)
yIyIlbRv`Rv(2Sa
(z. B.3,27)
Nu 21,1)
yIyIpl`RvRv (Nu
23,3)
(2Sa 3,27)
y`yIItpVv`Rv (Qoh
10,17)
(Nu 23,3)
y`ItVv (Qoh 10,17)

ynOo (Klg 1,3)/


-ynyYOonFo(Klg
(Klg1,3)/
3,1)
--- yYnFo (Klg 3,1)
y--r$Rp (Ez 17,8.23)
yIytrRp$Rp (Spr
21,11)
(Ez 17,8.23)
yyIIbtVxRp (Dan
11,16.41)
(Spr 21,11)
yyrIb$OxVx (Ez
27,17)
(Dan 11,16.41)
yyrr$q$Ox (Lev
26,21.41)
(Ez 27,17)
yIyarr$q (Ij
7,8;
33,21)
(Lev 26,21.41)
--yIar (Ij 7,8; 33,21)
yI--b$Rv (z. B. Jer 43,11)
--yIb$Rv (z. B. Jer 43,11)
-----------

?
Die meisten dieser Wrter sind diachron zu den Segolata zu rechnen, auch
wenn
es nichtdieser
bei allen
mit sind
Sicherheit
festzustellen
ist.84 Sie
Die meisten
Wrter
diachron
zu den Segolata
zu unterscheiden
rechnen, auch
84
sich
jedoch
sowohl
in
der
masoretischen
Vokalisation
als
auch
im Pausalwenn es 85
nicht bei allen mit Sicherheit festzustellen ist. Sie unterscheiden
verhalten
von
den
anderen
Segolata.
sich jedoch sowohl in der masoretischen Vokalisation als auch im Pausal85 einzigen Wrter, die nur in Standardpausalposition und Versmitte
(A) Die
verhalten
von den anderen Segolata.
Pausalformen
haben,Wrter,
sind dieund
. Die wenigen Belege gengen
aber
(A) Die einzigen
nur
inStandardpausalposition
und Versmitte
nicht,
um ausschlieen
zu knnen,
auch
zu (C) gehren
knnten.aber
Pausalformen
haben, sind
undda
sie
. Die
wenigen
Belege gengen
nicht, um ausschlieen zu knnen, da sie auch zu (C) gehren knnten.

81. Fraglich, ob dieses Wort (nur hier belegt) zu den Segolata III.j zu rechnen ist; nach
Ben-David, Pausa, 42, ist es so.
81. Fraglich, ob dieses Wort (nur hier belegt) zu den Segolata III.j zu rechnen ist; nach
82. Nach Koehler-Baumgartner, 936, kommt twaVbIx (Jer 3,19) von . Andere leiten es ab
Ben-David, Pausa, 42, ist es so.
von , z. B. Even-Shoshan, Konkordanz, 973, oder Groves, Accordance 6.4.1, ad loc.
82. Nach Koehler-Baumgartner, 936, kommt twaVbIx (Jer 3,19) von . Andere leiten es ab
83. und sind vielleicht verschiedene Lexeme. Der Name ( 3 Belege, alle
von , z. B. Even-Shoshan, Konkordanz, 973, oder Groves, Accordance 6.4.1, ad loc.
in Standardpausalposition, z. B. Gen 16,14) gehrt nicht hierher, da yIar milra betont ist.
83. und sind vielleicht verschiedene Lexeme. Der Name ( 3 Belege, alle
84. Hierher gehren auerdem noch einige der endungslosen (way-)yiqtol-Kurzformen,
in Standardpausalposition, z. B. Gen 16,14) gehrt nicht hierher, da yIar milra betont ist.
s. u., Kap. 2.18.
84. Hierher gehren auerdem noch einige der endungslosen (way-)yiqtol-Kurzformen,
85. Ausfhrlich dazu: Revell, Short a, 91f. Nach Churchyard, Phonology, 284f, haben
s. u., Kap. 2.18.
Pausalformen mit pausal stress-shift-blocking ein anderes Pausalverhalten als Pausalformen,
85. nur
Ausfhrlich
dazu:
ShortVokalvernderungen
a, 91f. Nach Churchyard,
Phonology,
284f, fr
haben
die
quantitative
oderRevell,
qualitative
zeigen. Das
stimmt zwar
die
Pausalformen
mitVergleich
pausal stress-shift-blocking
ein anderes
Pausalverhalten
als Pausalformen,
Segolata
III.j. im
zu anderen Segolata, aber
m. E. nicht
fr viele andere
Pausalformen
die nur
quantitative oder qualitative
zwar
die
ohne
Akzentverschiebung.
Mir scheintVokalvernderungen
z. B., die Pausalformzeigen.
( 3.Das
Sg. stimmt
Mask. Pf.
qal,fr
ohne
Segolata III.j. im Vergleich
zu sich
anderen
Segolata,
m. E.
nicht fr vielePluralform
andere Pausalformen
Akzentverschiebung)
verhlt
nicht
anders aber
als die
entsprechende
( mit
ohne Akzentverschiebung. Mir scheint z. B., die Pausalform ( 3. Sg. Mask. Pf. qal, ohne
Akzentverschiebung).
Akzentverschiebung) verhlt sich nicht anders als die entsprechende Pluralform ( mit
Akzentverschiebung).

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

91

(B) Es finden sich einige Wrter ohne Pausalform: , ,


und(B)
Es
. finden sich einige Wrter ohne Pausalform: , ,
und (C)
Die
. meisten dieser Wrter haben Pausalformen auch auerhalb von
(C) Die meisten dieser
haben
von
Standardpausalposition
undWrter
Versmitte:
Pausalformen
, , , auch
, ,auerhalb
, ,
,
Standardpausalposition
Versmitte:
, bei
, einer
, Zsur
, innerhalb
, , ,eines
,
, , , und und
, nicht
selten auch
Satzes
, (z.
, B.
,
und sogar
, nichtvereinzelt
selten auch
einer Zsur innerhalb
Ez 16,13),
mitbei
Verbindungsakzent
(z. B.eines
ynDa,
Satzes
(z. B.
16,13),
sogar vereinzelt
Verbindungsakzent
(z. B. ynDa,
Jes 49,18).
Ezhat
die Besonderheit,
da mit
es auch
in Standardpausalposition
86
Jes
49,18).
Kontextform
hat die Besonderheit,
da
auch ,in
Standardpausalposition
einmal
in der
vorkommt.
es
und sind nur in
86
einmal
in der Kontextform

und sind nur in


Pausalstellung
und -form, vorkommt.
, und
nur, in
Standardpausalposition
Pausalstellung
und -form,
und
nur mitten
in Standardpausalposition
und -form belegt.
hat
die,
Pausalform
auch
im Satz, ohne da
und
hat
die eine
Pausalform
auch mittenistim
Satz,
ohne87da
eine -form
Zsur belegt.
festzustellen
wre;
andere Kontextform
nicht
belegt.
eine Zsur festzustellen wre; eine andere Kontextform ist nicht belegt.87
2.18 Endungslose (w-,way-)yiqtol-Formen und Imperative
2.18 Endungslose (w-,way-)yiqtol-Formen und Imperative
Unter den vielen Verbformen (vor allem von Verben III.h), die endungslose
Unter
denmit
vielen
Verbformen
(vor 88allem
Verbenwenige
III.h), die
endungslose
Formen
Segolisierung
bilden,
gibt von
es relativ
in Pausa,
denn
89
Formen
mit Segolisierung
bilden,88yiqtol-Kurzformen
gibt es relativ wenige
in Pausa,
denn
wayyiqtol-Formen
stehen immer,
meistens
am Satzwayyiqtol-Formen
stehen immer, yiqtol-Kurzformen meistens89 am Satzanfang.
anfang.

i (3)
arEaw (Sach 2,1)
arEaw (z. B. Neh 4,8)

i
(3)
a
r
a
E

(
Sach
2,1)
a
(z. B.15,16)
Neh 4,8)

a (3)
--PrEaRhw(1Sa

ai (3)
(3)
--P--rRh (1Sa 15,16)

yIh`Ry (Ez 16,15)

i (3)
yIh`Ry w (Ez
16,15)
--(Ez 16,19)
yIhRyw (Ps 33,9)

i (3)
yIhjRy` w (Ez
yI--hRyw (Ps 33,9)
Jes 16,19)
38,21)

i (3)
yIj`Ry w (Jes
38,21)
--z. B. Dt 4,33)

ia (3)
yIlAjj`RyDyww ((z.2K
B. Dt
--(3)
1,2)4,33)

a (3)
lAjDyw (2K 1,2)
--86. Ben-David, Pausa, 42 und 331, sieht einen Zusammenhang mit der vorausgehenden
Prposition
ohne
Artikel.
ist das Wort sonst
belegt, aber mit
86.
Ben-David,
Pausa,
42 In
unddieser
331, Konstellation
sieht einen Zusammenhang
mitnicht
der vorausgehenden

der Prposition
findet
es sich
ohne Artikel
auch in ist
Pausalform:
kRbVl (Jes
15,2).
Prposition
ohne
Artikel.
In dieser
Konstellation
das Wort yIsonst
nicht
belegt, aber mit
der
findet es
sich
ohne
auch
in Pausalform:
yIkRbVl mit
(Jesder
15,2).
87. Prposition
Ben-David,Pausa,
332,
sieht
in Artikel
Spr 19,25
einen
Zusammenhang
vorangehenden
Konjunktion
. Dies
erklrt
aber
nicht
die Form
tRp (Spr
14,15): Zwar hat
trennenden
87.
Ben-David,
Pausa,
332,
sieht
in Spr
19,25yIeinen
Zusammenhang
mitdas
derWort
vorangehenden
dechi, aber es.steht
ersten
Wort
desyItVerses
auchZwar
des Satzes,
Pausalform
Konjunktion
Dies im
erklrt
aber
nichtsowohl
die Form
Rp (Sprals
14,15):
hat dasdie
Wort
trennenden
trennt das
verbalen
Prdikat.
dechi,
aberSubjekt
es stehtvom
im ersten
Wort
sowohl des Verses als auch des Satzes, die Pausalform
trennt
das Aufzhlung,
Subjekt vom welche
verbalenVerbformen
Prdikat. das sind, findet sich bei Ben-David, Pausa, 39;
88. Eine
190 und
88.
Eine205.
Aufzhlung, welche Verbformen das sind, findet sich bei Ben-David, Pausa, 39;
190
205. Approach, 181.
89. und
Qimron,
89. Qimron, Approach, 181.

92

G. GEIGER

a (2)
lAo`Dyw (1Sa 2,6)
--
a (2)90 lAo`Dyw (2Chr 36,23)
--
a (2)
lA
o
y

D
`
w

(
1Sa 2,6)
--a (2) 90 cAo`Dyw (Ij 23,13)
--
a (2)
lAo`Dyw (2Chr 36,23)

i (2)
--a--rYyw (Klg 3,50)

91 aa (2)
(2)
cA
o
y

D
`
w

(
Ij 23,13)
--wj`D;tVvyw (z. B. Ex 34,8)
wj$D;tVvyw(Jos5,1492;Jes44,15)

i (2)
--Klg 3,50)
91 i (3) --yIahr$R;tYyww ((Klg
3,37)

a (2)
w

j`
t
;
D
v
V
y

(
z. B. Ex 34,8)
w

j$
t
;
D
v
V
y

(Jos5,1492;Jes44,15)

a (2)
rAhA;tw (Gen 16,4)
--
i (3)
--3,37)

i (3)
--aRyIhl$R;tE;tww ((Klg
Ij 4,5)

a (2)
rA
h
t
;
A

(Gen 16,4)
--
a (2)
lAo`D;tw (Gen 24,16)
--
i (3)
(Ij 4,5)

a (3)
P--r`R;t (Ps 138,8)
PaRrlR;tE;tw(Spr
4,13)

a (2)
lA
o
t
;
D
`
w

(
Gen 24,16)
--93
?
yIvR;t (Dt 32,18)
--
a (3)
Pr`R;t (Ps 138,8)
PrR;t (Spr 4,13)
93

?
yI
v
t
;
R

(
Dt
32,18)
Die komplexen Entwicklungen dieser und anderer--segolierter yiqtol-Formen

brauchen hier nicht diskutiert zu werden.94 Zum Thema ist folgendes festzuDie komplexen
Entwicklungen
dieser
und anderer
yiqtol-Formen
stellen:
Der Vokal
des drittletzten
Konsonanten
(d.segolierter
h. auer bei
der
94
brauchen
hier
nicht
diskutiert
zu
werden.
Zum
Thema
ist
folgendes
festzudes Personalprfixes) war historisch in den meisten Fllen a und hat sich
in
stellen:
Der
Vokal
des
drittletzten
Konsonanten
(d.
h.
auer
bei

der
vielen Fllen nach i entwickelt.
des (A)
Personalprfixes)
war es
historisch
den meisten
Fllen a und
hat sich
in
Pausalformen gibt
bei zweiinGruppen
von Wrtern:
Wrter,
deren
vielen Fllen
nach i entwickelt.
vorletzter
Konsonant
ein Laryngal ist und die im Kontext den drittletzten
(A)
Pausalformen
gibtvokalisieren
es bei zwei Gruppen
von Wrtern:
Konsonanten mit patach
(Ausnahme:
rAhA;tw, GenWrter,
16,4),deren
und
vorletzter
Konsonant
ein
Laryngal
ist
und
die
im
Kontext
den
drittletzten
Wrter, deren letzter Konsonant j sich zu vokalischem i entwickelt
hat und
Konsonanten
mitKonsonant
patach vokalisieren
A;tw, shwa
Gen 16,4),
und
deren
drittletzter
im Kontext(Ausnahme:
in der RegelrAhmit
vokalisiert
Wrter,
deren Formen
letzter Konsonant
j sich zu vokalischem und
i entwickelt
hatoder
und
ist.
Ob diese
nur in Standardpausalposition
Versmitte
deren
drittletzter
Konsonant
im
Kontext
in
der
Regel
mit
shwa
vokalisiert
auch sonst in Pausalform stehen, lt sich nicht feststellen, da entsprechende
ist. Obfehlen.
diese Formen nur in Standardpausalposition und Versmitte oder
Belege
auch sonst in Pausalform stehen, lt sich nicht feststellen, da entsprechende
Belege fehlen.
90. Nach Revell, i Type, 323, Anm. 28, sei dieser Vokal aus i entstanden. Sprachvergleich

deutet aber eher darauf hin, da der Laryngal verhindert hat, da sich der Vokal von a zu i
verndert.
90. Nach Revell, i Type, 323, Anm. 28, sei dieser Vokal aus i entstanden. Sprachvergleich
deutet
aber eher
daraufhat
hin,diese
da Form
der Laryngal
verhindert
hat, da sichwie
derdie
Vokal
von a aber
zu i
91.
Diachron
gesehen
zwar dieselbe
Ausgangsbasis
Segolata,
verndert.
ob
man die masoretische Form zu den Segolata rechnet, ist eine Frage der Definition.
91. Ben-David,
Diachron gesehen
Form
zwar dieselbe
Ausgangsbasis wie die Segolata, aber
92.
Pausa, hat
207,diese
schreibt
irrtmlich
Ez 5,14.
ob man die masoretische Form zu den Segolata rechnet, ist eine Frage der Definition.
93. Kann von der Wurzel oder kommen, s. Ben-David, Pausa, 39, mit weiteren
92. Ben-David, Pausa, 207, schreibt irrtmlich Ez 5,14.
Belegen.
93. Viele
Kann Verben
von dermit
Wurzel
oder
Konsonanten
kommen, s. Ben-David,
Pausa, 39, mit
weiteren
94.
schwachem
ersten
bilden die endungslosen
Formen
im
Belegen.ebenfalls wie Segolata, bewahren aber in Pausa die milra-Formen, z. B. drEyw (Gen
Kontext
11,5,
Kontext)
und d
rywschwachem
(2Sa 22,10).ersten Konsonanten bilden die endungslosen Formen im
94. Viele
Verben
mit
Kontext ebenfalls wie Segolata, bewahren aber in Pausa die milra-Formen, z. B. drEyw (Gen
11,5, Kontext) und dryw (2Sa 22,10).

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

93

(B) Keine Pausalformen haben die Formen, die den drittletzten Konsonanten mit sere (alles Formen mit alef als letztem Konsonanten) oder mit
95
segol
vokalisieren.
(B)
Keine Pausalformen haben die Formen, die den drittletzten Konso(C) mit
Nursere
(alles
hatFormen
Pausalform
auerhalb
Standardpausalposinanten
mit auch
alef als
letztemvon
Konsonanten)
oder mit
tion und
Versmitte.95
segol
vokalisieren.
Die Nur
Neigung
Pausalformen
alsoauerhalb
geringer von
als bei
den Substantiven
(C)
zu
hat
Pausalformist
auch
Standardpausalposi96
III.j. und Versmitte.
tion
Die Neigung zu Pausalformen ist also geringer als bei den Substantiven
III.j.96
2.19 qatal-Formen der 2. Pers. Sg. Fem. von Verben III.lar.
2.19
qatal-Formen

a (2) der
---2. Pers. Sg. Fem. von Verben
V;tAj$AlVmIII.lar.
Uh (Ez 16,4)

a (2)
V;tAoDgy (Jes 47,15)
V;tAoYgy (Jes 57,10)

a (2)
--V;t--Aj$AlVmUh (Ez 16,4)
V;tAody (Jer 50,24)

a (2)
V;t--AoDgy (Jes 47,15)
V;tAojYg#qyDl(Jes
(Ez57,10)
22,12)

a (2)
V;tAodDvyDp (Jer
--(Jer50,24)
3,13)

aa(2),i(3)
(2)
--V;t--Aj#qDl (Ez 22,12)
V;tAo`DbDc (Ez 16,28.29)

a (2)
V;tAoDvDp (Jer 3,13)
--Die wenigena(2),i(3)
belegten
ins Bild (A):

V;tAoFormen
`DbDc (Ez passen
16,28.29)
--- Pausalform nur in Standardpausalposition (sonstige Versmitte nicht belegt). Es ist schwer zu
entscheiden,
es sichFormen
bei diesen
Pausalformen
um Pausalform
Pausalformen
Die
wenigen ob
belegten
passen
ins Bild (A):
nurder
inSegoStanlata handelt oder um
Pausalformen
in Analogie
zu den anderen
Personen
dardpausalposition
(sonstige
Versmitte
nicht belegt).
Es ist schwer
zu
(patach wirdob
zuesqamaz,
z. diesen
B. D;tVod
y, Dt 28,33) oder
zu Wurzeln, der
die Segonicht
entscheiden,
sich bei
Pausalformen
um Pausalformen
III.lar.
sind (z.
B.um
V;tVq`DjPausalformen
Dx, Gen 18,15)inmit
Auflsung
der Doppelkonsonanz
lata
handelt
oder
Analogie
zu den
anderen Personen
durch patach.
(patach
wird zu qamaz, z. B. D;tVody, Dt 28,33) oder zu Wurzeln, die nicht
III.lar. sind (z. B. V;tVq`DjDx, Gen 18,15) mit Auflsung der Doppelkonsonanz
durch patach.
2.20 Nicht-segolierte qVtl-Formen
Der einzige
Beleg frqVtl-Formen
eine Pausalform eines solchen Wortes ist ;dr`Da (Gen
2.20
Nicht-segolierte
46,21), in Standardpausalposition. Die sog. umgekehrten Segolata (z. B.
der Name
Vv, Genfr35,4)
keine eines
eigenesolchen
Pausalform;
Der
einzigeM`RkBeleg
eine haben
Pausalform
Wortesmeistens
ist ;dr`Da findet
(Gen
46,21), in Standardpausalposition. Die sog. umgekehrten Segolata (z. B.
der Name M`RkVv , Gen 35,4) haben keine eigene Pausalform; meistens findet
95. Keine Pausalformen haben auerdem die Formen, die die ursprngliche auslautende
Doppelkonsonanz bewahren, z. B. V;KVb`E;tw, Gen 21,16.
96. Keine
Vgl. dazu
Garr, Seghol,
111: auerdem
In verbs, vowel
lengthening
is conditioned
by auslautende
pause.
95.
Pausalformen
haben
die Formen,
die die
ursprngliche

Doppelkonsonanz bewahren, z. B. V;KVb`E;tw, Gen 21,16.


96. Vgl. dazu Garr, Seghol, 111: In verbs, vowel lengthening is conditioned by pause.

94

G. GEIGER

sich die Vokalisierung als umgekehrtes Segolat bei enger Verbindung mit
dem folgenden, z. B. rAbg (Ps 18,26).97
sich die Vokalisierung als umgekehrtes Segolat bei enger Verbindung mit
2.21
dem Zusammenfassung
folgenden, z. B. rAbg (Ps 18,26).97
Die Segolata lassen sich in drei Gruppen einteilen:
Die meisten der Segolata stehen in Standardpausalposition immer,
2.21(A):
Zusammenfassung
sonst in der Versmitte manchmal, auerhalb der Versmitte nie in Pausalform.
Es
Pausalformen
von
und (weniger
hufig) von qitl-Bildungen.
Diegibt
Segolata
lassen sich
in qatldrei Gruppen
einteilen:
Die (A):
meisten
haben instehen
Standardpausalposition
die Pausalform;
Dieqatl-Segolata
meisten der Segolata
in Standardpausalposition
immer,
bei
den
Wrtern,
die den
a-Vokalauerhalb
masoretisch
eindeutignie
erkennen
lassen,
sonst
in der
Versmitte
manchmal,
der Versmitte
in Pausalform.
gibt
es nur
die Ausnahmen
, und
,(weniger
, ,hufig)
, von
qitl-Bildungen.
und die VerbEs gibt
Pausalformen
von
qatlformen
qatl-Segolata
und .
Die meisten
haben in Standardpausalposition die Pausalform;
Reihedievon
nie eine eigene
Pausalform.
den
bei (B):
den Eine
Wrtern,
denSegolata
a-Vokalhat
masoretisch
eindeutig
erkennenBei
lassen,
Segolata
mitdie
starken
Konsonanten
gibt es nur
Ausnahmen
, sind
, das
, meist
, qitl-Segolata.
, undNur
diewenige
Verbdieser
formenSegolata
undbeginnen
. mit einem Explosivlaut. Keines der Segolata II.w,
III.,(B):
III.hEine
undReihe
III.w hat
eigene
hat
immer dieBei
Pauvoneine
Segolata
hatPausalform.
nie eine eigene
Pausalform.
den
salform.
Segolata mit starken Konsonanten sind das meist qitl-Segolata. Nur wenige
(C):Segolata
Einige Segolata
auchExplosivlaut.
auerhalb vonKeines
Standardpausalposition
dieser
beginnenstehen
mit einem
der Segolata II.w,
und
Pausalform.
meisten
sind entweder
I. und
qatl-Formen,
III.,Versmitte
III.h undinIII.w
hat eineDie
eigene
Pausalform.
hat
immer
die Pausalform.
(C): Einige Segolata stehen auch auerhalb von Standardpausalposition
97.
gehren
zu den qVtl-Bildungen
auch sind
noch andere
Gruppen
vonqatl-Formen,
Substantiven:
undDiachron
Versmitte
in Pausalform.
Die meisten
entweder
I. und

II.n: Bei keinem dieser Wrter ist masoretisch der ursprngliche zweite Wurzelkonsonant
n zu erkennen (nicht immer sind daher Wurzeln II.n und II.gem. klar zu unterscheiden).
Aussagekrftige Belege gibt es von und , Pausa in Standardpausalposition und Versmitte
97. Diachron
gehren zuverndern
den qVtl-Bildungen
noch andere
Substantiven:
(A);
die qitl-Bildungen
sich nichtauch
in Pausa
(B); Gruppen
hat auchvon
eine
Pausalform
II.n: Bei
dieser Wrter ist masoretisch
der ursprngliche
zweite
Wurzelkonsonant
auerhalb
vonkeinem
Standardpausalposition
und Versmitte
(auch nicht am
Satzende):
PDa (2Chr
n zu erkennen
(nicht immer
daher Wurzeln
und II.gem. klarursprnglich
zu unterscheiden).
28,13).
Aufschlureich
ist dassind
Pronomen
, das II.n
den phonemischen,
kurzen
Aussagekrftige
Belege
gibt es
vonEskommt
und nur
, Pausa
in Standardpausalposition
Versmitte
(?)
Endvokal nicht
verloren
hat:
in Standardpausalposition
undund
Versmitte
in
(A); die
qitl-Bildungen
sich nicht in Pausa
(B); erkennbar
hat auch eine
Pausalform
einer
Pausalform
vor, dieverndern
durch unterschiedliche
Vokalisation
ist. An
anderen
auerhalb
von Standardpausalposition
und Versmitte
nicht am
Da (2Chr
Stellen
unterscheidet
sich die kleine Pausa
von der (auch
Kontextform
nurSatzende):
durch diePStellung
28,13).
Aufschlureich ist das Pronomen , das den phonemischen, ursprnglich kurzen
des
Akzents.
(?) Endvokal
nicht
verloren
hat: Es kommt nur
Standardpausalposition
und Versmitte
in
II.: Einige
behalten
das konsonantische
alef in
und
sind vokalisiert als umgekehrte
Segoeiner (z.
Pausalform
diebehalten
durch unterschiedliche
Vokalisation
erkennbar
An), anderen
lata
B. ), vor,
andere
alef als mater lectionis
(z. B.
oderist.
andere
Stellen unterscheidet
sich die kleine
Pausa
von(z.
derB.Kontextform
durch
die Stellung
schlielich
haben im masoretischen
Text
kein alef
). Keines nur
dieser
Wrter
hat eine
des Akzents.
eigene
Pausalform (B).
II.: Einige
behalten
konsonantische
und sind auch
vokalisiert
als umgekehrte
SegoII.gem.:
Diese
Wrterdas
sind
oft mit qamazalef
vokalisiert,
auerhalb
von Standardpaulata (z. B.und
Versmitte
), andere(C),
behalten
alef als Pausa,
mater lectionis
salposition
s. Ben-David,
162-179. (z. B. oder ), andere
schlielich haben im masoretischen Text kein alef (z. B. ). Keines dieser Wrter hat eine
eigene Pausalform (B).
II.gem.: Diese Wrter sind oft mit qamaz vokalisiert, auch auerhalb von Standardpausalposition und Versmitte (C), s. Ben-David, Pausa, 162-179.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

95

oder sie sind Segolata III.j; auerdem noch: , , , , ,


, sie
sind
undSegolata
.98III.j;
Auer
den Segolata
,stehen
diese,
oder
auerdem
noch: III.j
, und

, alle
,
98 qatan oder atnach.
Pausalformen
mit
zaqef
, und . Auer den Segolata III.j und stehen alle diese
Schlielichmit
gibt
es einige
Pausalformen
zaqef
qatanSonderflle:
oder atnach.Sowohl Pausal- als auch KontextformSchlielich
in Standardpausalposition
haben: Sowohl
, ,
und alsauch
. Kontextgibt es einige Sonderflle:
Pausalform in Standardpausalposition haben: , , und .
3. Die Versmitte
3. Die Versmitte
Wie Kap. 2 gezeigt hat, gilt fr den grten Teil der Segolata, da sie in
Standardpausalposition
in der Versmitte
in Pausalgilt frsonst
den grten
Teil der manchmal
Segolata, da
sie in
Wie Kap. 2 gezeigt hat,immer,
form stehen. Im folgenden
Kapitel
sollin
untersucht
werden,
wie dieses
Standardpausalposition
immer,
sonst
der Versmitte
manchmal
inmanchPausalmal stehen.
noch genauer
zu beschreiben
ist.untersucht
Ich untersuche
ohne
form
Im folgenden
Kapitel soll
werden,die
wieVersmitten
dieses manchatnach
bzw.
ole
we-yored
daraufhin,
ob
sie
Pausalform
bewirken
oder
nicht,
mal noch genauer zu beschreiben ist. Ich untersuche die Versmitten ohne
gesondert
dem Akzent,
mit dem
sie Pausalform
markiert sind.
Da esoder
dazunicht,
zum
atnach
bzw.nach
ole we-yored
daraufhin,
ob sie
bewirken
Teil nur wenig
weitesind.
ich die
gesondert
nach aussagekrftiges
dem Akzent, mitMaterial
dem siegibt,
markiert
DaUntersuchung
es dazu zum
aus
auch
auf
andere
Wrter,
die
Vernderung
in
Pausa
zeigen.
Teil nur wenig aussagekrftiges Material gibt, weite ich die Untersuchung
In einigen
Fllen
scheintdiemir
die Frage nicht
geklrt
(oder nicht klraus auch
auf andere
Wrter,
Vernderung
in Pausa
zeigen.
bar),Inwo
berhaupt
die
Versmitte
ist.
Ich
versuche,
zur
Antwort
auf diese
einigen Fllen scheint mir die Frage nicht geklrt (oder
nicht
klr99
Fragewo
beizutragen
die Untersuchung
der Pausalformen.
Umauf
zu diese
mgbar),
berhauptdurch
die Versmitte
ist. Ich versuche,
zur Antwort
99
lichst beizutragen
aussagekrftigen
zu kommen
(und um Zirkelschlsse
zu
Frage
durchErgebnissen
die Untersuchung
der Pausalformen.
Um zu mgvermeiden),
ist
es
ntig,
mglichst
genau
zu
definieren,
wann
man
eine
lichst aussagekrftigen Ergebnissen zu kommen (und um Zirkelschlsse zu
Pausalform vor
sich
hat, mglichst
wann einegenau
Kontextform,
oder auch
man
vermeiden),
ist es
ntig,
zu definieren,
wannwann
man eine
wahrscheinlich
eine Pausalform
haben
Die
Pausalform
vor oder
sich mglicherweise
hat, wann eine Kontextform,
oder
auchknnte.
wann man
rigoroseste
Definition
der
Pausalform
ist
die:
Eine
sichere
Pausalform
ist
wahrscheinlich oder mglicherweise eine Pausalform haben knnte. Die
nur
dann
gegeben,
wenn
dasselbe
Wort
in
derselben
Form
(und
zwar
masorigoroseste Definition der Pausalform ist die: Eine sichere Pausalform ist
retisch
diachron)
der Standardpausalposition
diese
Form
und
nur
dannwie
gegeben,
wennindasselbe
Wort in derselben Form
(und
zwarhat
masowenn die
entsprechende
belegt ist. Entsprechend
einehat
sichere
retisch
wie
diachron) inKontextform
der Standardpausalposition
diese ist
Form
und
Kontextform
nur
dann
gegeben,
wenn
dasselbe
Wort
in
derselben
Form
wenn die entsprechende Kontextform belegt ist. Entsprechend ist eine sichere
(masoretisch wie
in der wenn
Standardpausalposition
eigeneForm
PauKontextform
nur diachron)
dann gegeben,
dasselbe Wort in eine
derselben
salform
hat.

Eine
wahrscheinliche
Pausalform
ist
gegeben,
wenn
die
ent(masoretisch wie diachron) in der Standardpausalposition eine eigene Pausprechende
oder KontextformPausalform
nicht von demselben
belegt
ist,
salform
hat.Pausal Eine wahrscheinliche
ist gegeben,Wort
wenn
die entsondern
nur
von
einem
anderen,
vergleichbaren
Wort;
vergleichbar
heit:
sprechende Pausal- oder Kontextform nicht von demselben Wort belegt ist,
beim Verb
Tempus,
gleicher
Stamm und
gleiches
Konjugationssondern
nurgleiches
von einem
anderen,
vergleichbaren
Wort;
vergleichbar
heit:
beim Verb gleiches Tempus, gleicher Stamm und gleiches Konjugations98. Das stimmt berein mit der Feststellung von Ben-David, Pausa, 12 und 232f, wonach

der mishqal nie zu

wird auerhalb von Standardpausalposition und Versmitte.

der mishqal nie zu

wird auerhalb von Standardpausalposition und Versmitte.

98. Das stimmt berein mit der Feststellung von Ben-David, Pausa, 12 und 232f, wonach

96

G. GEIGER

schema, evtl. gleiche Klasse schwacher Verben; beim Nomen: gleicher


mishqal, evtl. gleiche Schwche der Konsonanten.
Das Bild wird dadurch verwischt, da auch in Standardpausalposition
Kontextformen vorkommen. Diese sind zwar nicht so zahlreich, wie in den
100
in Kap. 1evtl.
erwhnten
Listen,
sie existieren.
Deshalb
beginne ich
diese
schema,
gleiche
Klasse aber
schwacher
Verben;
beim Nomen:
gleicher
Untersuchung
mit
einer
Beschreibung
der
Kontextformen
in
Standardpaumishqal, evtl. gleiche Schwche der Konsonanten.
salposition.
Das Bild wird dadurch verwischt, da auch in Standardpausalposition

Kontextformen vorkommen. Diese sind zwar nicht so zahlreich, wie in den


in Kap. 1 erwhnten Listen,100 aber sie existieren. Deshalb beginne ich diese
3.1 Standardpausalposition
Untersuchung
mit einer Beschreibung der Kontextformen in Standardpausalposition.
Am Versende ( )101:
Von den in Kap. 2 untersuchten Segolata finden sich beim Versende keine
sicheren
Kontextformen.
3.1 Standardpausalposition
Sonstige sichere Kontextformen sind:102
l`AkaVersende
t al (1Sa(
1,7)) 101:
(s. l`Ekat al, Lev 22,12)
Am
yI;tVl`Akden
Da (Neh
5,14)2 untersuchten Segolata finden(s.
yI;tVlbeim
`DkDa, Gen
31,38)keine
Von
in Kap.
sich
Versende
vq (Ex 15,7)
(s. vq , Jl 2,5)
sicheren
Kontextformen.
Sonstige sichere Kontextformen sind:102
l`Akat al (1Sa 1,7)
(s. l`Ekat al, Lev 22,12)
Untersuchungen, der Vergleich mit bersetzungen
die31,38)
Untersuchung
yI99.
;tVl`AkSyntaktische
Da (Neh 5,14)
(s. yI;tVl`DkDaoder
, Gen
der graphischen Anordnung in Handschriften mag hier zu weiteren Ergebnissen fhren, das
valles
q (Ex
15,7)
(s. vq , Jl 2,5)
wrde
aber den Rahmen dieser Arbeit sprengen.

100. Baer und Delitzsch berschreiben diese Listen in Anlehnung an die masoretische Terminologie mit (...) und bersetzen dies frei mit Loci (...)
vocalem
non productam
in medio extremove
versu
retinentes
(z. B. oder
Baer,die
Genesis,
79). Sie
99.
Syntaktische
Untersuchungen,
der Vergleich
mit
bersetzungen
Untersuchung
gehen
in ihren Listen
einerseits
ber die hebrische
man sie
wrtlich
der
graphischen
Anordnung
in Handschriften
mag hierberschrift,
zu weiteren wrde
Ergebnissen
fhren,
das
verstehen,
sie dieser
auch Kontextformen
alles
wrde hinaus,
aber denindem
Rahmen
Arbeit sprengen.mit segol anfhren (z. B. rz`RoyIlTa, Gen
15,2) sie erklren dazu (Baer, Genesis, 80, Anm. 4) Masoretae nominant
100. Baer und Delitzsch berschreiben diese Listen in Anlehnung an die masoretische Termi(vgl. dazu z. B. die masora parva zu , Ps 47,5). Andererseits fhren sie eine Reihe von
nologie
(...)

und bersetzen
dies sind
frei mit
Loci
(...)
Formen mit
mit patach
an, die
nicht
einmal
wahrscheinliche
Kontextformen
(z. B.
dAo, Gen
vocalem
nondie
productam
in medio
extremove
versu
retinentes
(z. 3,6,
B. Baer,
Genesis,
79). Sie
49,27) oder
sogar sichere
Pausalformen
sind
(z. B.
l`Akayw, Gen
vgl. die
entsprechende
gehen
in ihren
ber die hebrische
berschrift,
manerwhnen
sie wrtlich
Kontextform
lAkListen
ayw, Geneinerseits
25,34). Kontextformen
mit shwa
(z. B. yIkVb,wrde
Gen 45,2)
sie
verstehen,
hinaus, indem sie auch Kontextformen mit segol anfhren (z. B. rz`RoyIlTa, Gen
nicht.
15,2) sie erklren dazu (Baer, Genesis, 80, Anm. 4) Masoretae nominant
101. Da
diez.beiden
sich nur fhren
bedingtsie
vergleichen
lassen,
(vgl.
dazu
B. diemasoretischen
masora parvaAkzentuierungssysteme
zu , Ps 47,5). Andererseits
eine Reihe
von
untersuche
sie getrennt.
Formen
mitich
patach
an, die nicht einmal wahrscheinliche Kontextformen sind (z. B. dAo, Gen
49,27)
oder
die sogar
sichere
Pausalformen
sind (z. B.forms
l`Akaywnever
, Gen occur
3,6, vgl.
diesilluq
entsprechende
102. Vgl.
dagegen
Revell,
Poetry,
187: Contextual
with
at the end
Kontextform
ayw, Gen
Kontextformen
mitaccents
shwa (z.within
B. yIkVbthe
, Gen
45,2) erwhnen sie
of a verse, andlAkonly
rarely25,34).
with the
strongest pausal
verses.
nicht.
101. Da die beiden masoretischen Akzentuierungssysteme sich nur bedingt vergleichen lassen,
untersuche ich sie getrennt.
102. Vgl. dagegen Revell, Poetry, 187: Contextual forms never occur with silluq at the end
of a verse, and only rarely with the strongest pausal accents within the verses.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

97

Wahrscheinliche oder
oder mgliche
mgliche Kontextformen
Kontextformen sind:
sind:
Wahrscheinliche
103
(Ex 31,17)
31,17)103
(vgl. f`
f`ElElD;mD;myyww,, 1Sa
1Sa 19,12)
19,12)
v`v`ApApnnyyww (Ex
(vgl.
v`v`AnAnDaDayyww (2Sa
(2Sa 12,15)
12,15)
(vgl.
f`
l
E
m
;
D
y

,
1Sa
19,12)
(vgl. f`ElD;myw, 1Sa 19,12)
(Jes 5,15)
5,15)
(vgl. h
hnnVmVmDvDvyIyI;t;t,, Ez
Ez 6,6)
6,6)
hhnnVlVl`Ap`ApVvVvI;tI;t (Jes
(vgl.
hhnnVbVb`Av`AvVqVqI;tI;t (Jes
(Jes 32,3)
32,3)
(vgl.
h
n
m
V
v
D

yI
t
;
,
Ez
6,6)
(vgl. hnVmDvyI;t, Ez 6,6)
(Ez 30,17.18)
30,17.18)
(vgl. h
hnnVmVmDvDvyIyI;t;t,, Ez
Ez 6,6)
6,6)
hhnnVkVk`Al`AlEtEt (Ez
(vgl.
hhnnVvVvrrTjTjR;tR;t (Mi
(Mi 7,16)
7,16)
(vgl.
h
n
m
V
v
D

yI
t
;
,
Ez
6,6)
(vgl. hnVmDvyI;t, Ez 6,6)
(Jes 60,4)
60,4)
(vgl. h
hnnYgYgDoDo`E;t`E;t,, Ru
Ru 1,13)
1,13)
hhnn`Am`AmDaDaE;tE;t (Jes
(vgl.
yynnw`w`AlAlVlVlqqVmVm (Jer
(Jer 15,10)
15,10)
(vgl.
y
n
j
D
`
l
D
v
V
,
Nu
16,29)
(vgl. yn`DjDlVv, Nu 16,29)
104
(Am 2,12)
2,12)104
(vgl. wwa$
a$rr;q;qI;tI;t,, Jes
Jes 61,6)
61,6)
wwaaVbVbnnI;tI;t (Am
(vgl.
Versmitte
mit
atnach
(

):
Versmitte mit atnach () :
Von den
den Segolata
Segolata finden
finden sich
sich folgende
folgende Kontextformen:
Kontextformen:
Von
105
(Gen 45,2)
45,2)105
(s. yIyIk
k`R;b`R;b,, Jes
Jes 15,3)
15,3)
yyIkIkVbVb (Gen
(s.
tRtRkkRlRlDlDl (Ex
(Ex 8,24;
8,24; Ri
Ri 19,5.7;
19,5.7; 1Sa
1Sa 15,27;
15,27; Ez
Ez 1,20)
1,20) (s.
(s. tR
tRkk`Dl`Dl,, Qoh
Qoh 1,7)
1,7)
(1Sa 24,14;
24,14; Jes
Jes 58,4;
58,4; Ez
Ez 7,11;
7,11; Mi
Mi 6,10.11)
6,10.11) (s.
(s. oA
oAvvrrDhDh,, Qoh
Qoh 3,16)
3,16)
oAoAvvrr (1Sa
Eine
wahrscheinliche
Kontextform
eines
Segolats
ist:
Eine wahrscheinliche Kontextform eines Segolats ist:
(Gen 19,6)
19,6)
(vgl. hD
hDxxrr`Da`Da,, Gen
Gen 18,2)
18,2)
hDhDjjVtVtRpRp (Gen
(vgl.
Eine
sonstige
sichere
Kontextform
ist:
Eine sonstige sichere Kontextform ist:
(Jes 33,11)
33,11)
(s. v
vqq,, JlJl 2,5)
2,5)
vvqq (Jes
(s.
Wahrscheinliche
oder
mgliche
Kontextformen
sind:
Wahrscheinliche 106
oder mgliche Kontextformen sind:
llAmAmggyyww (Gen
(Gen 21,8)
21,8)106
(vgl. f`
f`ElElD;mD;myyww,, 1Sa
1Sa 19,12)
19,12)
(vgl.
wwrrVmVmaayyww (Gen
(Gen 34,31)
34,31)
(vgl.
w

l`
k
E
a
y

,
Gen
18,8)
(vgl. wl`Ekayw, Gen 18,8)
(Ex 16,20)
16,20)
(vgl. b`
b`D;kD;kVvVvyyww,, 1K
1K 19,6)
19,6)
vvAaAaVbVbyyww (Ex
(vgl.
wwrrVmVmDaDaww (Dt
(Dt 21,7)
21,7)
(vgl.
w

d`
b
D
a
D
w

,
Jer
6,21,
qere)
(vgl. wd`DbDaw, Jer 6,21, qere)
_lAaa (Ri
(Ri 13,14)
13,14)
(vgl. l`
l`EkEkaatt aall,, Lev
Lev 22,12)
22,12)
llAkAkaa;t;t_lA
(vgl.
103. Nach Ben-David, Pausa, 180, ist die Neigung zu patach in Pausa grer bei Zischlaut
103. Nach Ben-David, Pausa, 180, ist die Neigung zu patach in Pausa grer bei Zischlaut
am Wortende.
Wortende. Meiner
Meiner Meinung
Meinung nach
nach hngt
hngt aber
aber die
die Vokalisierung
Vokalisierung v`
v`ApApnnyyww eher
eher zusammen
zusammen mit
mit
am
dem
Unterschied
zwischen
yiqtolund
wayyiqtol-Formen:
endungslose
yiqtol-Formen
im
dem Unterschied zwischen yiqtol- und wayyiqtol-Formen: endungslose yiqtol-Formen im
nifal haben
haben in
in der
der Regel
Regel (auer
(auer von
von der
der Wurzel
Wurzel
))in
in Kontext
Kontext wie
wie in
in Pausa
Pausa sere,
sere, dagegen
dagegen
nifal
haben wayyiqtol-Formen
wayyiqtol-Formen in
in Pausa
Pausa oft,
oft, aber
aber nicht
nicht immer
immer (z.
(z. B.
B. f`
f`ElElD;mD;myyww,, 1Sa
1Sa 19,12)
19,12) patach.
patach.
haben
Zischlaut am
am Ende
Ende knnte
knnte aber
aber tatschlich
tatschlich v
vqq (Ex
(Ex 15,7;
15,7; Jes
Jes 33,11)
33,11) erklren
erklren sowie
sowie v
vAaAaVbVbyyww (Ex
(Ex
Zischlaut
16,20),
v
r

j
T
t
;
R
(Ps
109,1;
39,13)
und
v
r

j
T
y

Z
(Ps
50,3).
16,20), vrTjR;t (Ps 109,1; 39,13) und vrTjZy (Ps 50,3).
104. Ben-David, Pausa, 89, erklrt diese Form als Mischform zwischen Wurzeln III.
104. Ben-David, Pausa, 89, erklrt diese Form als Mischform zwischen Wurzeln III.
und
III.j.
und III.j.
105. S. o., Kap. 2.17, Anm. 86.
105. S. o., Kap. 2.17, Anm. 86.
106. Nach Ben-David, Pausa, 180, hngt die Neigung zu patach in Pausa zusammen mit
106. Nach Ben-David, Pausa, 180, hngt die Neigung zu patach in Pausa zusammen mit
lamed am
am Wortende;
Wortende; vgl.
vgl. aber
aber oben,
oben, Anm.
Anm. 103.
103.
lamed

98
107
lAmq (Jes 33,9)107
hDnnOo (Jes 57,3)
hnVjrVpIt (Jes 66,14)
hnVtAxI;t (Jer 49,2)
wnVlAxn (Jer 7,10)
108
yIfVlD;mIh (Sach 2,11)108
Am Versende ( ):

G. GEIGER

(vgl. N`EkDv, Dt 33,12)


(vgl. hqqwv, Jes 29,8)
(vgl. hnVmDvyI;t, Ez 6,6)
(vgl. hnVmDvyI;t, Ez 6,6)
(vgl. wnVf`DlVmn, Ps 124,7)
(vgl. wr$EmDvIh, Jer 9,3)

Von den Segolata finden sich folgende sichere Kontextformen:


tRk`RlDl (Ps 78,10)
(s. tRk`Dl, Spr 15,21)
oAvr (Ps 84,11; Ij 34,8; Spr 8,7)
(s. oAvrDh, Qoh 3,16)
Sonstige sichere Kontextformen finden sich nicht.
Wahrscheinliche oder mgliche Kontextformen sind:
vrTjR;t (Ps 109,1)
(vgl. j`DlVvI;t, Ex 4,13)
NwbVxDjy (Ij 19,24)
(vgl. NwlQEhD;b`Iy, Ps 104,29)
hnr`E;bdV;t (Spr 24,2)
(vgl. hnVs`A;kAoV;t, Jes 3,16)
hnVo`A;bVcIt (Spr 27,20)
(vgl. hnVmDvyI;t, Ez 6,6)
109
Versmitte mit ole we-yored:109
Von den Segolata findet sich folgende sichere Kontextform:
oAvr (Ps 45,8)
(s. oAvrDh, Qoh 3,16)
Sonstige sichere Kontextformen finden sich nicht.
Mgliche Kontextformen sind:
vrTjQR;t (Ps 39,13)
(vgl. j`DlVvI;t, Ex 4,13)
vrTjZy (Ps 50,3)
(vgl. r`DsVjy, Qoh 9,8)
110
Bei ber 44 000110 Standardpausalpositionen im masoretischen Text
bedeuten weniger als 50 Kontextformen ein bemerkenswert einheitliches
Bild. Man bekommt ein noch einheitlicheres Bild, geht man von der Annahme
aus, da es nicht nur vereinzelt Kontextformen gibt, wo Pausalformen zu
107. Nach Ben-David, Pausa, 180, hngt die Neigung zu patach in Pausa zusammen mit
lamed am Wortende.
108. Breuer, Niqqud, 224, sieht in diesem Vers einen Unterschied in der Interpretation zwischen

und .

109. Zur Frage, warum ich Versmitte mit atnach in nicht fr Standardpausalposition
halte, s. u., Kap. 3.4. In ole we-yored dagegen sehe ich wie Ben-David Standardpausalposition.
Er begrndet es (Ben-David, Imperatores, 1*-4*) zum einen durch die Parallelen zu Versen
mit atnach in ( 9 Beispiele auf S. 2*), zum anderen durch die konsequenten Pausalformen.
110. Ofer, Geheimnis, 437; Von seiner Zahl sind knapp 500 abzuziehen, die im aramischen
Text stehen.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

99

erwarten wren, sondern auch, da es umgekehrt vereinzelte Pausalformen


gibt von Wrtern, die sonst keine solche bilden. Als solche sehe ich vor
allem das einmalige Vorkommen von oAvrDh (Qoh 3,16)111 an (im Gegensatz
zu sonst 9mal in Standardpausalposition), das einmalige vq in Jl
2,5 sowie das singulre hnVmDvyI;t (Ez 6,6,112 im Gegensatz zu den sieben
sonstigen Fem.-Pl.-yiqtol-Formen des qal mit patach in Standardpausalposierwarten
sonderndes
auch,
da zu
es qamaz).
umgekehrt
vereinzelte
Pausalformen
tion ohnewren,
Vernderung
patach
Auerdem
haben
die yiqtolgibt
von
Wrtern,
die
sonst
keine
solche
bilden.
Als
solche
sehemeistens
ich vor
Form der Wurzel regelmig, die wayyiqtol-Formen des nifals
111
allem
einmalige Vorkommen
von finden
oAvrDh sich
(Qohin3,16)
an (im
Gegensatz
keine das
Pausalformen,
und schlielich
der Regel
keine
Pausalzu
des
sonst
9mal
in Standardpausalposition),
formen
Verbs
mit
vokalischen Endungen.113 das einmalige vq in Jl
2,5 sowie das singulre hnVmDvyI;t (Ez 6,6,112 im Gegensatz zu den sieben
sonstigen Fem.-Pl.-yiqtol-Formen des qal mit patach in Standardpausalposition
ohne Vernderung
des zaqef
patach
zu qamaz). Auerdem haben die yiqtol3.2 Versmitte,
markiert mit
qatan
Form der Wurzel regelmig, die wayyiqtol-Formen des nifals meistens
keine
Pausalformen,
und schlielich Regeln,
finden sich
in die
der Versmitte
Regel keinenicht
PausalIch kenne
keine allgemeingltigen
wann
mit
113
formen
des
Verbs

mit
vokalischen
Endungen.
atnach akzentuiert ist und mit welchem Akzent dann. Je krzer der pasuq,
desto geringer ist die Wahrscheinlichkeit, dort atnach zu finden. Aber es
finden sich auch Vier-Wort-Verse114 mit atnach, z. B. Nu 33,13. (Vier3.2
Versmitte,
mit zaqef
Wort-Vers
mitmarkiert
zaqef qatan:
z. B. qatan
Ex 15,12; mit tifcha: z. B. Nu 13,8.)
Ich kenne keine allgemeingltigen Regeln, wann die Versmitte nicht mit
atnach
akzentuiert
ist und mit welchem Akzent dann. Je krzer der pasuq,
111. S. Kap.
2.4, Anm. 63.
desto
geringer
ist
die
Wahrscheinlichkeit,
dortdas
atnach
finden.
Aber es
112. Nach Ben-David, Imperatores,
4*, Anm. 2, begnstigt
folgendezumem
die Verschiebung
von patach
zu qamaz.
finden
sich
auch Vier-Wort-Verse114 mit atnach, z. B. Nu 33,13. (Vier113. Ebenfallsmit
wrVmDazaqef
(Ij 28,22,
Versmitte);
qatalund mit
wayyiqtol-Formen
Verbs finden
Wort-Vers
qatan:
z. B. Ex
15,12;
tifcha: z. B. dieses
Nu 13,8.)
sich mit vokalischen Affixen nie in Pausalform, yiqtol-Formen dagegen schon (z. B. wrEmay,
Jer 5,2) sowie qatal-Formen mit konsonantischem Affix (z. B. yI;trDmDa, Ps 40,11). Ben-David,
Pausa, 89, (mit Verweis auf )schlgt als Erklrung fr die fehlende Pausalform vor, da
man S.
darauf
da 63.
Gesagte zu hren. Dagegen sprechen aber die zahlreichen Pausalform
111.
Kap.wartet,
2.4, Anm.

dieses
Wortes
vor direkter
Rede, auch
auerhalb
von Standardpausalposition
Versmitte,
112.
Nach
Ben-David,
Imperatores,
4*, Anm.
2, begnstigt
das folgende mem dieund
Verschiebung
vor patach
allem wenn
die direkte Rede mit einem Vokativ beginnt (z. B. r#Amayw, Gen 16,8). S. dazu
von
zu qamaz.
auch Revell, Function, 167, v. a. Anm. 1. Breuer, Niqqud, 223, bes. Anm. 89, hlt die
113.
Ebenfalls
wrVmDa (Ij 28,22,
Versmitte); qatalwayyiqtol-Formen
finden
Erklrung
Ben-Davids
fr unwahrscheinlich
undund
sieht
in wrVmDa (Ij 28,22)dieses
einenVerbs
Unterschied
sich
mit
vokalischen
Affixen
nie
in
Pausalform,
yiqtol-Formen
dagegen
schon
(z.
B.
wrEmay,
in der Interpretation zwischen und .
Jer 5,2) sowie qatal-Formen mit konsonantischem Affix (z. B. yI;trDmDa, Ps 40,11). Ben-David,
114. Wortzhlung
nach masoretischer
Weise,
d. h. Wrter,
die fehlende
durch maqqef
verbunden
Pausa,
89, (mit Verweis
auf )schlgt
als Erklrung
fr die
Pausalform
vor,sind,
da
zhlen
als eines.
man
darauf
wartet, da Gesagte zu hren. Dagegen sprechen aber die zahlreichen Pausalform

dieses Wortes vor direkter Rede, auch auerhalb von Standardpausalposition und Versmitte,
vor allem wenn die direkte Rede mit einem Vokativ beginnt (z. B. r#Amayw, Gen 16,8). S. dazu
auch Revell, Function, 167, v. a. Anm. 1. Breuer, Niqqud, 223, bes. Anm. 89, hlt die
Erklrung Ben-Davids fr unwahrscheinlich und sieht in wrVmDa (Ij 28,22) einen Unterschied
in der Interpretation zwischen und .
114. Wortzhlung nach masoretischer Weise, d. h. Wrter, die durch maqqef verbunden sind,
zhlen als eines.

100

G. GEIGER

In der Versmitte mit zaqef qatan115 finden sich folgende Pausalformen


vonInSegolata:
My$rVpRamit
(Hos
13,12),
ty$D;bfinden
(1Ksich
6,4),
oAbYg (Esr
2,26; Neh
der Versmitte
zaqef
qatan115
folgende
Pausalformen
7,30),
rR
b
Y

g
(Klg
3,35),
r
z
Y

g
(1K
9,17),
vA
o
Y

g
(1Chr
11,32),
l
y
$
D
j
(2Chr
26,12),
von Segolata: My$rVpRa (Hos 13,12), ty$D;b (1K 6,4), oAbYg (Esr 2,26;
Neh
XR7,30),
l$Dj (1Chr
2,39),
N
y
Y

y
(Hld
2,4),
NA
o
Y

n
V
;
k
(1Chr
16,18),
M
y
$
D

p
A
;
k
(Klg
3,41),
MR
j$Dl
rRbYg (Klg 3,35), rzYg (1K 9,17), vAoYg (1Chr 11,32), ly$Dj (2Chr 26,12),
(Esr
2,21;
1Chr
2,51),
hD
l

y
$
D
l
(Jer
6,5),
r
z
$
D
o
(1Chr
25,31),
X
r
$
D

p
(Ru
4,18)
und
XRl$Dj (1Chr 2,39), NyYy (Hld 2,4), NAoYnV;k (1Chr 16,18), My$DpA;k (Klg 3,41), MRj$Dl
yIh$R;tw 2,21;
(Klg 3,37).
(Esr
1Chr 2,51), hDly$Dl (Jer 6,5), rz$Do (1Chr 25,31), Xr$Dp (Ru 4,18) und
Folgende
yIh$R;tw (Klg sichere
3,37). Kontextformen von Segolata finden sich: rRbYg (Klg 3,27),
IM$AlDvwry (Jersichere
39,1; Sach
12,11) undvon
yYnFo Segolata
(Klg 3,1).finden sich: rRbYg (Klg 3,27),
Folgende
Kontextformen
Sonstige
sichere
Pausalformen
sind:
y$
D
v
wj (1K
IM$AlDvwry (Jer 39,1; Sach 12,11) und yYnFo (Klg
3,1). 4,16), y$Dvy (Ru 4,22; 1Chr
29,26), AoYwsichere
AvSaw (Klg
3,8), y$DtwyVlIk sind:
(Klg y$3,13),
wnVm$Dt 4,16),
(Klg 3,22),
y$Dj (Klg
Sonstige
Pausalformen
Dvwj (1K
y$Dvy (Ru
4,22; 3,39),
1Chr
J29,26),
K$Dl (KlgAoYw3,44),
y$
D

y
A
j
(Klg
3,53),

w
r$
D
m
V
k

n
(Klg
5,10),

w
a$
D
c

n
(Klg
5,13),
Dk;drDm
AvSaw (Klg 3,8), y$DtwyVlIk (Klg 3,13), wnVm$Dt (Klg 3,22), y$Dj (Klg y$3,39),
4,12),
y$D;kz (Esr
2,9; Ne
7,14),
(Esr 2,11;
Ib (Esry$Dk2,14;
JK(Est
$Dl (Klg
3,44),
y$DyAj (Klg
3,53),
wr$Dmy$DbVkEbn (Klg
5,10),Ne
wa$Dc7,16),
n (KlgyYwg5,13),
;drDm
Ne
7,19),
y$
o
D
h
D
(Esr
2,28;
Ne
7,32)
und
y$
m
D
s
V
s
I
`
(1Chr
2,40).
(Est 4,12), y$D;kz (Esr 2,9; Ne 7,14), y$DbEb (Esr 2,11; Ne 7,16), yYwgIb (Esr 2,14;
Sonstige
y$DnIv 2,40).
(Klg 3,16), hr$OqVjn`Vw (Klg
Ne
7,19), wahrscheinliche
y$DoDh (Esr 2,28; NePausalformen
7,32) und y$DmVssind:
`Is (1Chr
3,40),
D
;
K
$
R
a

r
V
q
a
R
(Klg
3,57),
w

nV
p
$

;
d

r
n

(Klg
5,5),
w

t$
D
b
v
D
(Klg
Sonstige wahrscheinliche Pausalformen sind: y$DnIv (Klg5,14),
3,16),y$DxhEbr$Oq(Esr
Vjn`Vw 2,17;
(Klg
Ne
7,23)
und
y$
j
D
yI
v
m
V
(1Chr
16,22).
3,40), D;K$RarVqRa (Klg 3,57), wnVp$;drn (Klg 5,5), wt$DbDv (Klg 5,14), y$DxEb (Esr 2,17;
Sonstige
sichere
Ne
7,23)
und
y$DjyIvKontextformen
Vm (1Chr 16,22). sind: $KnyImy (Ex 15,12) und yI;tVo$dy (Hld
116
6,12) . sichere Kontextformen sind: $KnyImy (Ex 15,12) und yI;tVo$dy (Hld
Sonstige
116 wahrscheinliche Kontextformen sind: w$rV;b;d (1K 20,11), yYgAj (Hag
Sonstige
6,12)
.
2,20),
t
;
V
$Aon (Hld 7,7), y$AsyrKontextformen
Sa (Est 9,9) undsind:
yYnV;tAmw$r(Neh
12,19).
SonstigeVmwahrscheinliche
V;b;d (1K
20,11), yYgAj (Hag
Bei
den
Segolata
stehen
also
18
Pausalformen
4
Kontextformen
gegen2,20), V;tVm$Aon (Hld 7,7), y$AsyrSa (Est 9,9) und yYnV;tAm (Neh 12,19).
ber,
bei
den
anderen
Wrtern
sind
es
29
(sichere
und
wahrscheinliche)
Bei den Segolata stehen also 18 Pausalformen
4 Kontextformen gegen117
Pausalgegenber
7
Kontextformen.
Die
Verslnge
keine Rolle
ber, bei den anderen Wrtern sind es 29 (sichere undscheint
wahrscheinliche)
Pausal- gegenber 7 Kontextformen.117 Die Verslnge scheint keine Rolle
115. Ben-David, Pausa, 18f, nennt zaqef qatan, der die Versmitte markiert,

.
Unter den Fllen, wo zaqef gadol die Versmitte markiert, ist keiner, der als Pausal- oder
115.
Ben-David,
Pausa, 18f,
nennt zaqef
der die
Versmitte
markiert,
sich
nur
.
Kontextform
erkennbar
ist, hchstens
ldqatan,
(Ex 23,3
die
Vokalisation
findet
bei
den Fllen,
wo zaqef
gadolvgl.
die Anm.
Versmitte
engerUnter
Verbindung
zu dem,
was folgt,
97). markiert, ist keiner, der als Pausal- oder
Kontextform
ist,findet
hchstens
d (Ex
23,3 die
Vokalisation
findetProsodic,
sich nur bei
Versmitteerkennbar
mit segolta
sich lim
hebrischen
Text
nicht. Dresher,
12,
enger
dem, was
folgt,
vgl.properties
Anm. 97).of a D0 accent, which could suggest a
Anm. Verbindung
14, schreibt,zusegolta
has
some
Versmitte
mitlong
segolta
findet
Text nicht.
Dresher,
division
of some
verses
intosich
threeimD0hebrischen
phrases. Welche
Eigenheiten
dasProsodic,
sind, fhrt12,
er
Anm.
14, das
schreibt,
segolta has
properties
a D0
accent,
whichbei
could
suggest
nicht aus;
Pausalverhalten
dersome
Segolata
gehrtof
nicht
dazu,
da (auer
Segolata
III.j)a
division
some long verses
into three
D0 phrases.
Eigenheiten
fhrtoft
er
nur zweiof
Pausalformen
mit segolta
vorkommen:
~XrDa Welche
(Jes 51,13;
Jer 31,8).das
Dasind,
segolta
nicht
aus; das
Pausalverhalten
der Segolata
da (auer
III.j)
eine starke
syntaktische
Trennung
markiert,gehrt
liegt nicht
darindazu,
begrndet,
dabei
es Segolata
nur in relativ
nur
zwei
Pausalformen
mit segolta vorkommen:
langen
Vershlften
als Haupttrenner
vorkommt. ~XrDa (Jes 51,13; Jer 31,8). Da segolta oft
eine starke syntaktische Trennung markiert, liegt darin begrndet, da es nur in relativ
116. Im Vers findet sich ein zweiter zaqef qatan mit der Kontextform ynVt$AmDc.
langen Vershlften als Haupttrenner vorkommt.
117. Ben-David, Imperatores, 13*, zhlt wie ich 47 Pausalformen, aber nur 9 Kontextformen,
116. Im Vers findet sich ein zweiter zaqef qatan mit der Kontextform ynVt$AmDc.
zwei weniger als ich.
117. Ben-David, Imperatores, 13*, zhlt wie ich 47 Pausalformen, aber nur 9 Kontextformen,
zwei weniger als ich.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

101

zu spielen; es finden sich Vier-Wort-Verse mit Pausal- (z. B. Klg 3,13) und
mit Kontextform (z. B. Ne 12,19), und es gibt relativ lange Verse mit
Pausal- (z. B. 2Chr 26,12) und mit Kontextform (z. B. Jer 39,1). Es findet
sichspielen;
Pausalform,
wo sich
die Versmitte
mit der Satzgrenze
B.
zu
es finden
Vier-Wort-Verse
mit Pausal- zusammenfllt
(z. B. Klg 3,13)(z.und
1ChrKontextform
2,39), aber auch
15,12).
Aufflligerweise
ist
mit
(z. B.Kontextform
Ne 12,19), (z.
undB.esExgibt
relativ
lange Verse mit
die Versmitte
immer
mit Pausalform
markiert, wenn
Pausal(z. B. 2Chr
26,12)
und mit Kontextform
(z. B. der
Jer Vers
39,1).aus
Es einem
findet
Nominalsatz
besteht
undVersmitte
die beiden
Subjekt
und Prdikat(z.entsich
Pausalform,
wo die
mitVershlften
der Satzgrenze
zusammenfllt
B.
sprechen
(14aber
Flle,
z. B.Kontextform
Esr 2,26, auerdem
noch
der invertierte
Verbalsatz
1Chr
2,39),
auch
(z. B. Ex
15,12).
Aufflligerweise
ist
1ChrVersmitte
29,26). In
den mit
Klageliedern
sich wenn
16malder
Pausalform
(z. B.
die
immer
Pausalformfindet
markiert,
Vers aus einem
Klg 3,8), davon
dreimal
diebeiden
eines Segolates
3,35.37.41),
aber entnur
Nominalsatz
besteht
und die
Vershlften(Klg
Subjekt
und Prdikat
zweimal Kontextform,
Segolata
(Klg 3,1.27).
sprechen
(14 Flle, z. B.beides
Esr 2,26,
auerdem
noch der invertierte Verbalsatz
1Chr 29,26). In den Klageliedern findet sich 16mal Pausalform (z. B.
Klg 3,8), davon dreimal die eines Segolates (Klg 3,35.37.41), aber nur
3.3 TifchaKontextform,
()
zweimal
beides Segolata (Klg 3,1.27).
Tifcha ist der letzte trennende Akzent im pasuq vor silluq und vor atnach.
Einzige
Ausnahme
von dieser Regel sind die Verse, in denen atnach im
3.3
Tifcha
()
vorletzten118 oder im ersten 119 Wort des Verses steht. Nicht einmal ein Verbindungsakzent
kanntrennende
vor solche
Wrter
atnach
bzw. silluq
treten;
wo
ist der letzte
Akzent
immit
pasuq
vor silluq
und vor
atnach.
Tifcha
die Silbenstruktur
Ein-Wort-Halbverses
einen
solchen
verlangt,
wirdim
er
Einzige
Ausnahmedes
von
dieser Regel sind die
Verse,
in denen
atnach
120
118
119
durch tifcha
ersetzt,
den die
masoretische
Tradition
dann majela
vorletzten
oder
im ersten
Wort des Verses
steht. Nicht
einmal nennt.
ein VerDer Grund dafrkann
drfte
der musikalischen
Natur der
Akzente
zu suchen
bindungsakzent
vorinsolche
Wrter mit atnach
bzw.
silluq treten;
wo
sein:Silbenstruktur
wahrscheinlich
die Melodie einen
von atnach
und
von silluq
die
desverlangte
Ein-Wort-Halbverses
solchen
verlangt,
wirddie
er
120
vorbereitende
Kadenz
von
die zwarTradition
ausfallen,dann
aber majela
nicht durch
durch
tifcha ersetzt,
den
dietifcha,
masoretische
nennt.die
121
Melodie
eines
anderen
ersetzt werden
konnte.
Tifcha zu
wird
also
Der
Grund
dafr
drfteAkzentes
in der musikalischen
Natur
der Akzente
suchen
unabhngig
von der Syntax
unddie
derMelodie
Bedeutung
Verses
Tifcha
sein:
wahrscheinlich
verlangte
vondes
atnach
undgesetzt.
von silluq
die
122
wird zu den melachim
gerechnet.
hat jeder
biblische
vorbereitende
Kadenz von
tifcha, dieSozwar
ausfallen,
aber Vers
nichtmindestens
durch die
Melodie eines anderen Akzentes ersetzt werden konnte.121 Tifcha wird also
unabhngig von der Syntax und der Bedeutung des Verses gesetzt. Tifcha
118. 53zu
Flle,
B. Gen 1,3; gerechnet.
s. die Listen 122
bei So
Price,
z. B. S.Vers
36f. mindestens
wird
denz.melachim
hatConcordance,
jeder biblische
119. Ebenfalls 53 Flle, z. B. Gen 15,8; s. die Listen bei Price, Concordance, z. B. S. 53f.

120. Z. B. Gen 8,18, s. die Listen bei Price, Concordance, z. B. S. 99. In Jer 2,31 regiert

majela
Verbindungsakzent
118.
53 sogar
Flle,einen
z. B. Gen
1,3; s. die Listen(merecha).
bei Price, Concordance, z. B. S. 36f.
121. Ebenfalls
Dresher, Prosodic,
it iss. surely
not bei
an Price,
accident
that a cadence
119.
53 Flle, z.48,
B. dazu:
Gen 15,8;
die Listen
Concordance,
z. B.isS.required
53f.
precisely at a major prosodic break.

120. Z. B. Gen 8,18, s. die Listen bei Price, Concordance, z. B. S. 99. In Jer 2,31 regiert
122. Z. sogar
B. Yeivin,
140; Price, Syntax,
65-71, (In Hierarchy III) Das Beilegeblatt
majela
einenMasora,
Verbindungsakzent
(merecha).

von BHS dagegen plaziert tifha nach revia.

121. Dresher, Prosodic, 48, dazu: it is surely not an accident that a cadence is required

precisely at a major prosodic break.


122. Z. B. Yeivin, Masora, 140; Price, Syntax, 65-71, (In Hierarchy III) Das Beilegeblatt
von BHS dagegen plaziert tifha nach revia.

102

G. GEIGER

einen melech. In Versen ohne einen anderen melech ist somit immer der
123 unabletzte Trenner vor silluq automatisch der strkste Trenner im Vers,123
124 Im
hngig von der syntaktischen oder logischen Gliederung des Verses.124
Zusammenhang mit den Pausalformen stellt sich die Frage, ob die Gliederung
durch Pausalformen parallel ist zur Gliederung durch tifcha.
Eindeutig ist die Gliederung in Versen, deren einziger Trenner tifcha
125 Es finden sich folgende Pausalformen eines Segolats: MyrVpRa (Nu
ist.125
13,8; Ri 17,1), auerdem noch die mgliche Pausalform yIordRa (Jos 19,37).
Folgende sichere Kontextformen von Segolata finden sich: dgR;b (Lev 14,55),
rAjAg (Esr 2,47), jrRz (1Chr 6,26), MRxRo (1Chr 4,29), gRlRp (1Chr 1,25), XrRp
(1Chr 2,5) und jAlRvwtVm (1Chr 1,3).
Folgende wahrscheinliche Kontextformen von Segolata finden sich: MRlRf
(Jos 15,24), gRpRn (1Chr 3,7; 14,6), tAjApAs (Lev 14,56) und rRtRo (Jos 15,42).
Sonstige sichere Pausalformen finden sich nicht; eine mgliche Pausalform
126.
ist yD;lq (Ne 12,20) 126
Sonstige sichere Kontextformen sind: KVtDowvy`Il (Gen 49,18), lAkat al (Dt
14,3), yAwgIb (Ne 10,17), dAvVkAprAa (1Chr 1,24) und yAtV;lIx (1Chr 8,20), auerdem
KSor in den doppelt akzentuierten Versen Ex 20,16 und Dt 5,20, das in einer
der beiden Akzentuierungen die Versmitte ist.
Sonstige wahrscheinliche Kontextformen sind: KSanAf (Dt 28,5.17), oAmVv (Jos
15,26), ynAbyIvwh (Klg 3,6), yAlVmAv (Esr 2,46) und yAvDv (Esr 10,40).
Bei den Segolata stehen also 3 Pausal- 12 Kontextformen gegenber, bei
den anderen Wrtern 1 mgliche Pausalform 11 (oder 13) Kontextformen.
Die 4 Pausalformen stehen alle in Vier-Wort-Versen, aber es finden sich
solche auch ohne Pausalform (Klg 3,6; Esr 2,46.47). Das einzige Mal, wo
123. Ben-David, Pausa, 24f, nennt ihn in diesem Fall

und rechnet ihn zu den


. Auch lngere Verse kommen vor, z. B. Gen 3,21.
124. Es findet sich sogar nesiga bei Wrtern, die durch tifha voneinander getrennt sind:

l`Ea lAoDp, Nu 23,23. Beispiele, wo tifcha nicht die strkste syntaktische Trennung im
(Halb-)Vers markiert, sind Jos 9,3; 1Chr 5,14 oder Jes 7,3.

125. Das sind alle Zwei- und Drei-Wort-Verse (Gesenius-Kautzsch 15f), von den Vier-

Wort-Versen nur solche, die den Trenner am zweiten Wort haben, da tifha meistens nur ein
Verbindungsakzent (Merecha) vorausgeht. (Die 17 Verse, in denen mehr als ein Verbindungsakzent tifcha vorausgeht s. Price, Concordance, 98f; 341; 609 und 898 sind alle
lnger als 4 Wrter.) Es finden sich aber auch Vier-Wort-Verse mit atnach, z. B. Jos 15,33
(Versmitte beim 1. Wort) oder Nu 33,13 (Versmitte beim 2. Wort) oder mit zaqef qatan,
z. B. Ex 15,12. Es gibt keinen Zwei-Wort-Vers, dessen erstes Wort pausalfhig ist.
126. Even-Shoshan, Konkordanz, 1018, hat .

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

103

die Versmitte auch Satzgrenze ist, findet sich Pausalform (eines Segolates,
Ri 17,1).
die
Versmitte auch Satzgrenze ist, findet sich Pausalform (eines Segolates,
In Versen, wo der Akzent revia dem Akzent tifcha vorausgeht, findet
Ri 17,1).
sichInfolgendes
Pausalform
bei tifcha:
ord (1Chr
2,6),
lyDj (1Chrfindet
26,9;
Versen, Bild:
wo der
Akzent revia
dem Akzent
tifcha
vorausgeht,
2Chrfolgendes
25,6) undBild:
IMDlDvwPausalform
ry (Jer 8,1; 13,13).
sich
bei tifcha: ord (1Chr 2,6), lyDj (1Chr 26,9;
Kontextformen
bei
tifcha:
lA
o

A
;
b
(2K
10,20), Knax (Dt 18,4) und bA;kVvItw (Ez
2Chr 25,6) und IMDlDvwry (Jer 8,1; 13,13).
32,28).
Kontextformen
bei tifcha: lAoA;b (2K 10,20), Knax (Dt 18,4) und bA;kVvItw (Ez
Pausalformen
bei
revia: K#rDhVxy (Dt 18,4) und yn#Da (Qoh 5,17)127.
32,28).
Kontextformen
Segolata
My#rVpynRa#Da (Ez
jr. Gz (1Chr 2,6),
Pausalformen
beivon
revia:
K#rDhVxy bei
(Dtrevia:
18,4) und
(Qoh48,6),
5,17)127
lKontextformen
y#AjyIbSa (1Chr 5,14),
I
M
#
A
l
D
v

w
r
y
(Jos
10,3;
2Chr
24,9),
NA
o
n

G
k
V
(Gen
10,15; 2,6),
Hos
von Segolata bei revia: My#rVpRa (Ez 48,6), jrGz (1Chr
1,13),
hDlVoIM#Am#AlVlDvImwr(1K
und
Xr#Rp24,9),
(1Chr NA27,3).
l12,8;
y#AjyIbSa1Chr
(1Chr
5,14),
y (Jos7,11)
10,3;
2Chr
oGnVk (Gen 10,15; Hos
Sonstige
Kontextformen
bei
revia:

w
#
o
V
m
D
v
(Jos
9,3),
o#
m
A
Vvyw (Jer 36,11), h#D;tAaw
12,8; 1Chr 1,13), hDlVo#AmVlIm (1K 7,11) und Xr#Rp (1Chr 27,3).
(Ez 32,28),
h#D;tAow (Mal 2,1;
1Chr w28,10;
2Chr
2,12)
yGnyE36,11),
owyVlRa (1Chr
Sonstige
Kontextformen
bei revia:
#oVmDv (Jos
9,3),
o#AmVvund
yw (Jer
h#D;tAaw
3,24).
(Ez 32,28), h#D;tAow (Mal 2,1; 1Chr 28,10; 2Chr 2,12) und yGnyEowyVlRa (1Chr
Bei tifcha stehen fnf Pausalformen (alle von Segolata) drei Kontextformen
3,24).
(einetifcha
davon
ein Segolat)
gegenber.
Den
Pausalformen
bei revia
Bei
stehen
fnf Pausalformen
(alle
vonbeiden
Segolata)
drei Kontextformen
stehen
10
Kontextformen
von
Segolata
und
7
andere
gegenber.
Diese
bei(eine davon ein Segolat) gegenber. Den beiden Pausalformen bei revia
den
Pausalformen
mssen
nicht
durch
die
Akzente
bedingt
sein:
K

#
h
D
x
V
y

(Dt
stehen 10 Kontextformen von Segolata und 7 andere gegenber. Diese bei18,4)Pausalformen
ist Teil der mssen
Wendung
K#rDhdurch
Vxyw Kdie
VvOry`Akzente
I;t %Kng;d, die
nochsein:
viermal
Dt
den
nicht
bedingt
K#rDhVxiny (Dt
128
vorkommt
(z. B.
verschieden
immer
vokalisiert,
18,4)
ist Teil
der7,13),
Wendung
K#rDhVxyakzentuiert,
w KVvOry`I;t %Kngaber
;d, die
nochsoviermal
in Dt
128
und yn#Da (Ende
Relativsatzes)
oft in Pausalform
(C),
s. o., Kap.
vorkommt
(z. B.des
7,13),
verschieden steht
akzentuiert,
aber immer so
vokalisiert,
2.17.

Ich
habe
nur
drei
Verse
gefunden,
wo
bei
revia
und
und yn#Da (Ende des Relativsatzes) steht oft in Pausalform (C), s.bei
o., tifcha
Kap.
pausalfhige
Formen
der erwhnte
Vers
18,4;
Ez 32,28
(zweimal
2.17.
Ich habe
nurstehen:
drei Verse
gefunden,
woDtbei
revia
und bei
tifcha
Kontextform)Formen
und 1Chr
2,6 (bei
Kontextform
eines Ez
Segolats,
bei tifcha
pausalfhige
stehen:
derrevia
erwhnte
Vers Dt 18,4;
32,28 (zweimal
Pausalform
o
r
d

).
Kontextform) und 1Chr 2,6 (bei revia Kontextform eines Segolats, bei tifcha
Zumindest die
der Segolata deuten also auf tifcha als Versmitte
Pausalform
ordPausalformen
).
hin. Andere
die Pausalformen
beeinflussen
knnten,
habe ich
Zumindest
dieFaktoren,
Pausalformen
der Segolata deuten
also auf tifcha
als Versmitte
nichtAndere
gefunden.
Weder Verslnge
noch Satzgrenze
spielenknnten,
eine Rolle.
hin.
Faktoren,
die Pausalformen
beeinflussen
habe ich
Versen, wo
der Verslnge
Akzent tevir
dem
Akzent tifcha
nichtIngefunden.
Weder
noch
Satzgrenze
spielenvorausgeht,
eine Rolle. findet
sichInfolgendes
Pausalformen
Segolata
tifcha: Mfindet
yrVpRa
Versen, woBild:
der Akzent
tevir demvon
Akzent
tifcha bei
vorausgeht,
(Hos
4,17),
t
y

D
;
b
(1K
5,31),
lA
o

D
;
b
(2Chr
26,7),
I
M

D
l
D
v

w
r
y
(Ne
13,20;
1Chr
sich folgendes Bild: Pausalformen von Segolata bei tifcha: MyrVpRa
28,1),4,17),
yIjRl (Klg
jAsDplA(Nu
9,2). 26,7), IMDlDvwry (Ne 13,20; 1Chr
(Hos
tyD;b3,30)
(1Kund
5,31),
oD;b (2Chr
28,1), yIjRl (Klg 3,30) und jAsDp (Nu 9,2).
127. Im Vers findet sich ein zweiter revia mit der Kontextform vRm#Rv .
128. Im
Breuer,
Niqqud,
225f,
sieht inrevia
diesem
Vers
einen Unterschied
127.
Vers findet
sich
ein zweiter
mit der
Kontextform
vRm#Rv . in der Interpretation

zwischen und .
128. Breuer, Niqqud, 225f, sieht in diesem Vers einen Unterschied in der Interpretation
zwischen und .

104

G. GEIGER

Sonstige Pausalformen bei tifcha: KRtyE;b (Dt 6,9; 11,20), drw;t (Jes 14,15),
JKSonstige
AlOyw (Klg Pausalformen
3,2) und P;qyw (Klg 3,5; keine sichere Pausalform).
bei tifcha: KRtyE;b (Dt 6,9; 11,20), drw;t (Jes 14,15),
von Segolata bei tifcha: tyA;b (1K 6,14; Ez 40,8; 41,10),
JKKontextformen
AlOyw (Klg 3,2) und
P;qyw (Klg 3,5; keine sichere Pausalform).
lAKontextformen
oA;b (2K 10,26.28),
JKr;d (Ri 5,10), lRbRh (Qoh 4,7), dRsRj (1Chr 3,20),
von Segolata bei tifcha: tyA;b (1K 6,14; Ez 40,8; 41,10),
fRlAolAR;pbyIl(2K
Ta (1Chr
3,8), jAtRp (Ex 40,28), MyrDmVx (Jos 18,22) und oAbRv (Jos
10,26.28), JKr;d (Ri 5,10), lRbRh (Qoh 4,7), dRsRj (1Chr 3,20),
15,28; Ne 11,27),
fRlRpyIlTa (1Chr 3,8), jAtRp (Ex 40,28), MyrDmVx (Jos 18,22) und oAbRv (Jos
Sonstige Kontextformen bei tifcha: KnOyVbRa (Ex 23,6), yAj (Lev 13,14), hD;tAa
15,28; Ne 11,27),
(Dt 4,33), KV;dVbAo (1K 1,26), wlVlAhVt`Iyw (Jes 45,25), yAlEa (Jer 13,3; Ez 12,8),
Sonstige Kontextformen bei tifcha: KnOyVbRa (Ex 23,6), yAj (Lev 13,14), hD;tAa
K(Dtdy 4,33),
(Ez 37,20)
waVpry (Ez 47,11; keine sichere Kontextform),
KV;dVbAound
(1K 1,26), wlVlAhVt`Iyw (Jes 45,25), yAlEa (Jer 13,3; Ez 12,8),
Bei tevir steht in diesen Fllen immer die Kontextform, 13mal von Segolata
Kdy (Ez 37,20) und waVpry (Ez 47,11; keine sichere Kontextform),
IMAlDvwry (Jer 29,2; 2Chr 9,30), MRjRl (2Chr 11,6), MyrVxIm ( Ex 1,13; Dt 6,22;
Bei tevir steht in diesen Fllen immer die Kontextform, 13mal von Segolata
Jer 25,19; 2Chr 9,28), lAjAn (Jos 13,9), rAoAn (2K 9,4), tAjAp (Klg 3,47),
IMAlDvwry (Jer 29,2; 2Chr 9,30), MRjRl (2Chr 11,6), MyrVxIm ( Ex 1,13; Dt 6,22;
MJer
yAty25,19;
rIq (Jer2Chr
48,23), JKydDv (Hld 7,4) und rAoAv (Ez 40,8) sowie ca. 23mal
9,28), lAjAn (Jos 13,9), rAoAn (2K 9,4), tAjAp (Klg 3,47),
eine sonstige Kontextform.
MyAtyrIq (Jer 48,23), JKydDv (Hld 7,4) und rAoAv (Ez 40,8) sowie ca. 23mal
Bei tifcha stehen sieben Pausalformen von Segolata und fnf sonstige Paueine
sonstige
salformen
13 Kontextform.
Kontextformen von Segolata und 9 sonstigen gegenber. Es
Bei
Segolata
und fnf
sonstige
Paugibt tifcha
einigestehen
Verse,sieben
wo beiPausalformen
tevir und beivon
tifcha
pausalfhige
Formen
stehen:
salformen
13
Kontextformen
von
Segolata
und
9
sonstigen
gegenber.
Es
Ex 40,28; Ez 40,8 und Qoh 4,7 (nur Kontextformen) sowie Klg 3,2.5 (Paugibt
einige
Verse,
wo
bei
tevir
und
bei
tifcha
pausalfhige
Formen
stehen:
salformen bei tifcha). In einem einzigen Fall findet sich eine Pausalform an
Ex
40,28;
Ez 40,8
und Qoh
(nurPausalform
Kontextformen)
Klg 3,2.5
(Pau129
anderer
Stelle
im Vers:
1K4,7
1,26,
KR;dVbAo sowie
bei telisha
gedola
.
salformen
bei
tifcha).
In
einem
einzigen
Fall
findet
sich
eine
Pausalform
an
Die Pausalformen deuten also auch hier, wenn sie Aussagen erlauben, meist
anderer
im Vers:hin.
1KAndere
1,26, Faktoren,
Pausalform
R;dVbAo bei telisha
gedola129.
auf tifchaStelle
als Versmitte
dieKPausalformen
beeinflussen
Die Pausalformen
deuten
also auchWeder
hier, wenn
sie Aussagen
erlauben,spielen
meist
knnten,
habe ich nicht
gefunden.
Verslnge
noch Satzgrenze
auf
tifcha
als
Versmitte
hin.
Andere
Faktoren,
die
Pausalformen
beeinflussen
eine Rolle.
knnten, habe ich nicht gefunden. Weder Verslnge noch Satzgrenze spielen
eine Rolle.
3.4 Atnach ( )
3.4
Atnach
( )in mit atnach markiert, 130 findet sich dort meistens
Ist die
Versmitte
Pausalform. Bei den Segolata gibt es viele131 solcher
Formen. Aber es finden
Ist die Versmitte in mit atnach markiert, 130 findet sich dort meistens
Pausalform. Bei den Segolata gibt es viele131 solcher Formen. Aber es finden
129. Breuer, Niqqud, 226, sieht in diesem Vers einen Unterschied in der Interpretation zwischen

und . Nach Ben-David, Pausa, 333, ist diese Pausalform beeinflut


durch
den vorausgehenden
maqqef.
129. Breuer,
Niqqud, 226, sieht
in diesem Vers einen Unterschied in der Interpretation zwischen

und
nennt
. Nach
Ben-David,
Pausa,
333, ist
130. Ben-David,
Pausa, 13,
atnach
dann

. diese Pausalform beeinflut


durch den vorausgehenden maqqef.
131. Nach Ben-David, Pausa, 199, sind die Formen mit segol 135.
130. Ben-David, Pausa, 13, nennt atnach dann .
131. Nach Ben-David, Pausa, 199, sind die Formen mit segol 135.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

105

sich dort auch Kontextformen. Bei den Segolata sind sichere Kontextformen:
XrRa (Ps 48,11; Spr 30,21), MyAm (Ps 107,35)132, MyAmDv (Ps 148,1)133 und rqRv
134
sich35,19;
dort auch
Kontextformen.
Bei den Segolata sind sichere Kontextformen:
(Ps
120,2
).
132
133
XrRa (Ps 48,11;
30,21), MyAm (Ps
107,35)
, Ps
MyAm17,10),
Dv (Ps 148,1)
und26,1),
rqRv
Sonstige
sichereSpr
Kontextformen
sind:
w

s
;
D
(!,
yI
t
;
k
V
l
A

h
D
(Ps
(Ps 35,19; 120,2134).
yAbyry (Ps 35,1), wdSown (Ps 48,5), Kny`Imy (Ps 110,5), KV;dVbAo (Ps 119,65), yI;trAmDa
Sonstige sichere Kontextformen sind: wrgD;s (!, Ps 17,10), yI;tVkAlDh (Ps 26,1),
(Ij 9,22), wqV;tn (Ij 17,11) und wvAgy (Ij 41,8) 135 sowie die kleine Pausalform
wdSown (Ps 48,5), Kny`Imy (Ps 110,5), KV;dVbAo (Ps 119,65), yI;trAmDa
yIy;tAbVmyrAjyn(Ps
w (Ij35,1),
42,6)136. Daneben gibt es noch einige wahrscheinliche oder mgli(Ij 9,22), wqV;tn (Ij 17,11) und wvAgy (Ij 41,8) 135 sowie die kleine Pausalform
che Pausalformen.
136
yI;tVmden
Ajnw meisten
(Ij 42,6)Fllen
. Daneben
gibt
es atnach
noch einige
oder
In
bewirkt
also
Pausa,wahrscheinliche
wenn es in
diemgliVersche
Pausalformen.
mitte markiert. Die Kontextformen sind aber zu viele (16 sichere), als da
137
In mir
den gerechtfertigt
meisten Fllenerschiene,
bewirkt also
atnach
Pausa, wenn es in
die Verses
hierin
Standardpausalposition
zu sehen.
mitte
markiert.
Die
Kontextformen
sind
aber
zu
viele
(16
sichere),
als
da
Wo atnach nicht die Versmitte markiert, wo also ole we-yored vorausgeht,
137
es
mir
gerechtfertigt
erschiene,
hierin
Standardpausalposition
zu
sehen.
finden sich folgende Pausalformen von Segolata: XrDa (Ps 50,1; Ij 18,4),
atnach
nicht
dielAo
Versmitte
IMDlDvWo
wry (Ps
128,5)
und
Dm (Ij 3,4).markiert, wo also ole we-yored vorausgeht,
finden sich folgende
Pausalformen
XrDa X(Ps
Ij 18,4),
Kontextformen
von Segolata
sind: NyAavon
(PsSegolata:
69,21; Ij 3,9),
rRa 50,1;
(Ps 35,20;
Spr
I30,14),
MDlDvwry dR(Ps
128,5) und lAoDm (Ij 3,4).
sRj (Ps 130,7), IMAlDvwry (Ps 137,6), MyApnVk (Spr 23,5), PRsR;k (Ps 68,14),
Kontextformen von Segolata sind: NyAa (Ps 69,21; Ij 3,9), XrRa (Ps 35,20; Spr
30,14), dRsRj (Ps 130,7), IMAlDvwry (Ps 137,6), MyApnVk (Spr 23,5), PRsR;k (Ps 68,14),
132. Nach Ben-David, Pausa, 211, Anm. 40, (mit Verweis auf M. Breuer): beeinflut von
Jes 41,18.
132. Nach Ben-David,
Ben-David,Pausa,
Pausa,14,
211,
40, (mit hier
Verweis
auf M.
Breuer):
beeinflut
von
133.
ist Anm.
azla legarmeh

, deshalb
bezeichnet
Jes 41,18.
atnach
in diesem Vers nicht die Versmitte und hat folglich auch keine Pausalform. Allerdings
steht
hier azla
legarmeh
gar nicht
ersten
Wort hier
des
pasuqs, so
da ole
we-yored
ersetzt
133. Nach
Ben-David,
Pausa,
14, istim
azla
legarmeh
, deshalb
bezeichnet
werden
ihm als Verbindungsakzent
voraus, was
bei ole
atnach inmte;
diesemauerdem
Vers nichtgeht
die Versmitte
und hat folglich auchmerecha
keine Pausalform.
Allerdings
we-yored
aber selten
ist. im
S. dazu
allgemeine
Kritiksoanda
Ben-Davids
System
der
steht hiermglich,
azla legarmeh
gar nicht
erstendieWort
des pasuqs,
ole we-yored
ersetzt
Ersetzungen
bei Ofer,
Geheimnis,
441f.
werden mte;
auerdem
geht ihm
als Verbindungsakzent merecha voraus, was bei ole
we-yored
aberPausa,
selten ist.
S.
dazu24
dieund
allgemeine
Kritik
an Ben-Davids
134.
Nachmglich,
Ben-David,
199,
Anm.
25, ist in
diesem
Vers nicht System
atnach der
die
Ersetzungen
bei Ofer,
Geheimnis,
Versmitte,
sondern
revia,
der hier an441f.
die Stelle von ole we-yored tritt. In hnlicher Konstellation
findet
sich Ben-David,
allerdings in Pausa,
Ij 28,5 die
Xr#Ra25,
. ist in diesem Vers nicht atnach die
134. Nach
199,Kontextform
Anm. 24 und
Versmitte,
sondern
revia,89f,
der hier
an die
Stelledieser
von ole
we-yored
tritt.erInUnterschiede
hnlicher Konstellation
135.
Ben-David,
Pausa,
erklrt
einige
Formen,
indem
zwischen
findet
sich allerdings
in Ij 28,5 die
Xr#Ra.
der
Tradition
der Vokalisierung
undKontextform
der der Akzentuierung
annimmt.
135. Das
Ben-David,
Pausa, 89f, erklrt
einige dieser
Formen,
indem
er Unterschiede zwischen
136.
einzige Vorkommen
einer kleinen
Pausalform
in der
Versmitte.
der Tradition der Vokalisierung und der der Akzentuierung annimmt.
137. Anders Ben-David, Imperatores, 5*f: Nach ihm markiert atnach Standardpausalposition,
136. Das
einzige Vorkommen
einer
kleinen
Pausalform
in der geschlossener
Versmitte.
weil
er meistens
(37mal, 10mal
nicht)
patach
in vorletzter
Silbe in qamaz
wandelt;
dagegen
sei
es
nie
so
in
Versen,
in
denen
atnach
nach
ole Standardpausalposition,
we-yored vorkommt.
137. Anders Ben-David, Imperatores, 5*f: Nach ihm markiert atnach
Revell,
Type, 320,(37mal,
bes. Anm.
6, ist
der Meinung,
qatl-Segolata
in auch
weil er i meistens
10mal
nicht)
patach inda
vorletzter
geschlossener
Silbedie
in Pausalqamaz
form
dagegen
haben knnen.
Dies
bedeuten,
atnach
und
nicht nurvorkommt.
zwei unter-
wandelt;
sei es nie
so wrde
in Versen,
in denen
nachhtten
ole we-yored
schiedliche
Akzent-,
sondern
unterschiedliche
Vokalisierungssysteme.
Diese
Revell, i Type,
320, bes.
Anm.auch
6, istzwei
der leicht
Meinung,
da qatl-Segolata
in auch die PausalFormen
aberDies
auchwrde
durchbedeuten,
die Annahme
da atnach
in
keine
form lassen
habensich
knnen.
erklren,
und htten
nicht nur
zwei unterStandardpausalposition
ist. Imauch
brigen
sich solche Kontextformen
in kaum
am
schiedliche Akzent-, sondern
zwei finden
leicht unterschiedliche
Vokalisierungssysteme.
Diese
Versende
und beisich
ole we-yored,
Kap. 3.1.
Formen lassen
aber auchs.durch
die Annahme erklren, da atnach in keine
Standardpausalposition ist. Im brigen finden sich solche Kontextformen in kaum am
Versende und bei ole we-yored, s. Kap. 3.1.

106

G. GEIGER

MRjRl (Ps 14,4; 53,5), MyAm (Ps 66,12; Spr 30,16), lAjAn (Spr 30,17), rRtEs (Ps
139,15), MAor (Ps 81,8) und rqRv (Ps 69,5).

Whrend bei den Segolata 4 Pausalformen 16 Kontextformen gegenberstehen, finden sich bei den anderen Formen etwas mehr Pausal- als Kontextformen. Wrter mit unterschiedlicher groer und kleiner Pausa (z. B. hD;tAa, Ps
2,7) haben die Form kleiner Pausa.
Pausalformen mit atnach ( ) sind also hufiger, wenn atnach die
Versmitte markiert, als wenn atnach nach ole we-yored steht. Am deutlichsten
ist dieser Unterschied bei den Segolata festzustellen.
3.5 Versmitte mit revia ( )
In Versen ohne ole we-yored und atnach ist die Versmitte meistens mit
revia markiert.138 Das kann auch in lngeren Versen der Fall sein, zumal
wenn die Versmitte im ersten oder vorletzten Wort des pasuqs ist, da ole
we-yored oder atnach an diesen Stellen nicht vorkommen (z. B. Ps 105,45).
Revia kann in einem Vers mehrfach (bis zu dreimal) vorkommen. Whrend
in der Regel von mehreren gleichen Akzenten der erste strker trennt als
der folgende, ist bei revia der letzte der strkere Trenner.139 Die Verteilung
der Pausalformen besttigt das.
Bei einem einzigen revia im Vers finden sich folgende Pausalformen von
Segolata: oAl#Db (Ps 52,6), rRbGg (Ps 128,4), yIp#Oy (Ps 50,2), IM#DlDvwr`Vy (Ps 137,5)
und bRl#D;k (Ps 59,7.15).
Es finden sich die Kontextformen von Segolata JKy#AlDlOo (Ps 137,9, revia
mugrash) 140 und rAj#Av (Ps 22,1).
Sonstige Pausalformen sind: y#DhlTa (Ps 35,24), wnGnw;k (Ps 37,23), wa#ryyw (Ps
52,8), D;K#RarVqRa (Ps 86,7), wr#xny (Ps 105,45), y#Dkrd (Ps 119,5), y#DoUvSoAv (Ps
119,24), K#Rtrwt (Ps 119,34), K#RtrVmIa (Ps 119,103), K#R;dVsAj (Ps 119,124), JK#Dl
(Ps 120,3), yI;tVjGn (Ij 3,26), wk#Dozn (Ij 17,1) und wm#DkSjw (Spr 8,33).
138. Und zwar revia ohne geresh (Ben-David, Pausa, 19). Yeivin, Masora, 194, nennt den
Akzent in diesem Fall . In einigen Fllen findet sich aber trotzdem
geresh, z. B. Ps 137,9 (Kontextform); Ps 25,1; 89,1.53; 146,1; Spr 1,10. In Ps 48,1 findet
sich in BHS (und L, anders im Cod. Alep.) geresh ohne revia (nicht pausalfhig).
139. Ben-David, Pausa, 17.
140. Nach Ben-David, Imperatores, 11*, ist mahpach legarmeh hier , deshalb
bezeichnet revia nicht die Versmitte (und ist deshalb mugrash?).

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

107

Eine sichere Kontextform ist yI;tr#AmDa (Ps 119,57), wahrscheinliche Kontextformen sind t#EjVvA;t (Ps 58,1) und yI;tVc#Ac (Ps 119,14).
Kommt revia zweimal im Vers vor und steht mindestens einer bei einem
Wort, das sich in Pausa verndern kann, findet sich folgendes:
Ps 76,8
1.: hD;t#Aa (kleine Pausa)
2.: nicht pausalfhig
Ps 79,3
1.: My#Am (Kontext des Seg.)
2.: IM#DlDvwr`Vy (Pausa d. Seg.)
Ps 113,9 1.: ty#A;b (Kontext des Seg.)
2.: nicht pausalfhig
Ps 116,19 1.: nicht pausalfhig
2.: IM#DlDvwr`Vy (Pausa d. Seg.)
Ps 119,48 1.: y#ApAk (Kontext)
2.: yI;tVb#DhDa (Pausa)
Ps 121,6 1.: nicht pausalfhig
2.: hD;k#R;ky (Pausa)
Ps 135,21 1.: nicht pausalfhig
2.: IM#DlDvwr`Vy (Pausa d. Seg.)
Ij 24,19
1.: nicht pausalfhig
2.: gRl#Rv (Kontext d. Seg.)
In zwei Fllen findet sich revia dreimal im Vers, und mindestens eines der
Wrter ist aussagekrftig:
Ij 33,24
1.: nicht pausalfhig, 2.: rRmaGyw (Kontext), 3.: tAj#Dv (Pausa, Seg.)
Ij 33,27
1.: nicht pausalfhig, 2.: rRmaGyw (Kontext), 3.: nicht pausalfhig.
Der letzte revia des Verses als Versmitte besttigt meine These: auerhalb
der Versmitte hat ein Segolat in der Regel keine Pausalform, in der Versmitte
dagegen oft schon.
3.6 Sonstige Versmitte in
In zwei Fllen ist die Versmitte durch den einzigen Trenner pazer markiert:
Ps 18,2 (Pausalform r&Amayw) und Ps 30,1 (nicht pausalfhig).
Es finden sich einige Verse ohne Trenner; sie haben entweder zweimal
illuj (Ps 44,1; 69,1); illuj (mit paseq), dann illuj (Ps 36,1; 47,1; 49,1; 61,1;
81,1; 85,1) oder zuerst tarcha, dann munach (Ps 38,1; 83,1; 108,1). Alle
diese Verse ohne trennenden Akzent sind Psalmenberschriften, die aus
drei Wrtern bestehen.141 In keinem findet sich ein pausalfhiges Wort.142

141. Ben-David, Pausa, 18, Anm. 21 sieht im letzten Verbindungsakzent


. Er zhlt 8 solche Verse; ich finde 11. Mir ist nicht klar, ob er in den anderen 3 Fllen
(in welchen?) ( vgl. Ben-David, Pausa, 19-24) sieht.

Nach Price, Concordance, 1108, Anm. 5, haben diese Verse Virtual Rebia Mugrash.
142. Auer mglicherweise tnygn , Ps 61,1.

108

G. GEIGER

3.7 Zusammenfassung
In Standardpausalposition finden sich nur sehr wenige sichere Kontextformen,
weder von Segolata noch von anderen Wrtern. Ein Unterschied zwischen
Versende und Versmitte oder zwischen und ist nicht festzustellen.
Ist die Versmitte mit zaqef qatan oder mit atnach ( ) akzentuiert, findet
sich meistens Pausal-, vereinzelt Kontextform, sowohl bei Segolata als auch
bei anderen Wrtern. Wo atnach ( ) nicht die Versmitte markiert, findet
sich bei Segolata meistens Kontext, vereinzelt Pausalform, bei anderen Wrtern ist Pausal- und Kontextform ungefhr gleich hufig. In kurzen Versen
mit tifcha als einzigem Trenner finden sich Pausalformen nur von Segolata.
In lngeren Versen finden sich bei tifcha etwas mehr Kontext- als Pausalformen, sowohl von Segolata als auch von andern Wrtern. Beim (einzigen
oder letzten) revia ( ) findet sich meist Pausal-, manchmal Kontextform,
von Segolata wie von anderen Wrtern.
Sofern also der pasuq durch eine Pausalform in zwei Hlften unterteilt
wird, stimmt diese Unterteilung in aller Regel berein mit der Unterteilung
durch die masoretischen Akzente. Diese bereinstimmung ist bei Segolata
etwas konsequenter als bei anderen Pausalformen.
4. Schlufolgerung
Die Segolata, die eine erkennbare Pausalform haben, stehen regelmig in
dieser Form, wenn sie im masoretischen Text silluq, atnach ( ) oder ole
we-yored tragen. Ist die Mitte des pasuqs mit einem anderen Akzent bezeichnet, so findet sich oft Pausalform, aber nicht immer. Je krzer der
Vers, desto hufiger findet sich Kontextform. Auerhalb von Versende und
-mitte finden sich Pausalformen nur von den Segolata III.j, von und
wenige (14) Pausalformen von anderen Segolata. Von anderen Wrtern, die
Pausalformen bilden, verhalten sich einige wie die Segolata, die meisten
dagegen bilden Pausalformen ebenfalls mit silluq, atnach ( )oder ole
we-yored, in sonst akzentuierter Versmitte manchmal (etwas weniger hufig
als die Segolata, vor allem in krzeren Versen), aber auch hufig an anderen
Stellen im Text, vor allem am Satz- oder Stychenende, ohne da eine Abhngigkeit von den Akzenten festzustellen wre. Eine weitere Gruppe von
Wrtern bildet zwei Pausalformen, die eine davon findet sich an Stellen,
wo sich auch die Pausalform des Segolats fnde, die andere steht an anderen
Stellen im Text.

DIE PAUSALFORMEN DER SEGOLATA

109

Kann man daraus Rckschlsse auf die Spachentwicklung ziehen? Die


hier behandelten Segolata sind nur ein Ausschnitt aus der hebrischen Phonologie, diachrone Systematisierungen dagegen erscheinen mir nur sinnvoll
auf dem weiteren Hintergrund der Entwicklung der Phonologie. Das ist hier
nicht mein Ziel. ber die Entwicklung der Segolata von ihren vormasoretischen Formen hin zu den masoretischen Pausal- und Kontextformen kann
ich in diesem Rahmen keine Aussagen machen, wohl aber ber die Festlegung
der Stellen, an denen sie sich im masoretischen Text in Pausalform finden:
Diese Festlegung setzt zumindest einige Details im Akzentsystem voraus:
Die Festlegung der Versgrenze;
Die Festlegung (fr zumindest einen Teil der Verse), welche Verse die
Versmitte nicht mit atnach bzw. ole we-yored bezeichnen;
Die Festlegung der Versmitte in den Versen mit atnach bzw. ole we-yored;
Die Festlegung der Versmitte in zumindest einigen der anderen Verse;
Die Festlegung der Versmitte auf die Stelle des letzten trennenden Akzentes des Verses in Versen ohne atnach und zaqef qatan in zumindest
einem Teil der Verse.
Das ist einerseits nicht viel, aber andererseits schliee ich vor allem aus der
letzten dieser Aussagen, da das komplexe Akzentsystem zumindest teilweise
schon entwickelt war, als sich die konkreten Pausalpositionen der Segolata
festlegten. Folgt man der Argumentation Revells143, der die Pausalstellungen,
die von den Akzenten unabhngig sind, als sehr alt ansieht (nach ihm gehen
sie z. T. bis in die Zeit der Entstehung des biblischen Textes zurck), so
kommt man auf einen erheblichen zeitlichen Abstand zwischen der Entwicklung der Pausalstellungen von verschiedenen Wortklassen und damit
womglich auch der Pausalformen selbst.144 Das heit, meiner Meinung
nach ist die formale Unterscheidung zwischen Kontext- und Pausalformen
bei den Segolata (und z. B. auch die Unterscheidung zwischen groen
und kleinen Pausalformen bei anderen Wrtern) jnger als die Unterscheidung bei den meisten anderen Wrtern. Mglicherweise erlaubt das Rckschlsse auf die zeitliche Einordnung der Entwicklung der Pausal- und
Kontextformen.
Gregor Geiger, ofm
Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem
143. Vor allem Revell, Function, und Revell, Poetry.
144. Selbst wenn man die Akzente als lter betrachtet als die Vokalzeichen (so Dotan,
Chronology, 98: Er datiert die Akzente vor 500 C. E.), bleibt der Abstand erheblich.

110

G. GEIGER

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3
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THE RAHAB STORY IN JOSEPHUS

C. Begg

Joshua 2 is the one story in the book to feature a woman character, i.e.
Rahab of Jericho, the rescuer of the Israelite spies1. In this article I shall
examine the version of the Rahab story in Josephus Antiquitates Judaicae (hereafter Ant.) 5.2-152. I undertake this study with three overarching
questions in mind: (1) Given the noteworthy differences between MT and
LXX in Joshua 23, which text-form(s) of the chapter did Josephus utilize?;
(2) How and with what effects has Josephus reworked the content of the

1. On Joshua 2, see, e.g., J.P. Floss, Kunden oder Kundschafter? Literaturwissenschaftliche


Untersuchung zu Jos 2 (ATS 16), St. Ottilien 1982; M. Anbar, The History of Composition of the Story of Rahab and the Spies, Beit Mikra 29 (1983-1984) 255-257 (Hebrew);
P.H. Horn, Joshua 2,1-24 im Milieu einer dimorphic society, BZ 31 (1987) 264-270;
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Joshua 2, Calvin Theological Journal 37 (2002) 28-48; M. de Budalls Diez, Raab- mulher da vida: uma proposta de leitura bblica feminista, Fragmenta de cultura 13 (2003)
1009-1016.
2. For the text and translation of the works of Josephus, I use H.St.J. Thackeray et al. (eds.),
Josephus (LCL), Cambridge, MA - London 1926-1965 (Ant. 5.2-15 is found in vol. V, pp.
3-9 where the translation and notes are by R. Marcus). I have likewise consulted the more
recent text, translation, and notes of E. Nodet, Flavius Josphe Les antiquits juives, II:
Livres IV et V, Paris 1995, 116-118 as well as the translation of and notes on the passage
in C.T. Begg, Flavius Josephus Judean Antiquities 5-7 (Flavius Josephus Translation and
Commentary 4), Leiden 2005, 3-6.
3. On these differences between Joshua 2 in MT and LXX, see, e.g., R.G. Boling and G.
E. Wright, Joshua (AB 6), Garden City, New York 1982, 141-143; E. Tov, The Growth of
the Book of Joshua in the Light of the Evidence of the LXX Translation, Scripta Hierosolymitana 31 (1986) 321-339. For the MT of Joshua 2 I use BHS and for the LXX A.E.
Brooke and N. MacLean, The Old Testament in Greek according to the Text of Codex Vaticanus, II.4: Joshua, Judges and Ruth, Cambridge 1917, 677-681. I have likewise consulted
the translation of and notes on LXX Joshua 2 in J. Moatti-Fine, Jsus (Josu) (La Bible
dAlexandrie 6), Paris 1996, 99-104. With regard to the text of Joshua 2, I would further
note that the Qumran manuscript 4QJoshb preserves only parts of vv. 11-12 which do not differ materially from the MT; see the edition of E. Tov in Qumran Cave 4, IX. Deuteronomy,
Joshua, Judges, Kings (Discoveries in the Judean Desert 14), Oxford 1995, 154.

LA 55 (2005) 113-130

114

C. BEGG

chapter?; and (3) how does Josephus version of Joshua 2 compare with
the elaborations of it found elsewhere in ancient Jewish and Christian tradition4?
For purposes of my comparison between them, I divide up the biblical
and Josephan Rahab stories into the following ve parallel segments: (1)
Spies dispatched (Josh 2,1a// Ant. 5.2); (2) Spies arrival (Josh 2,1b// Ant.
5.5-7); (3) Rahab saves spies (Josh 2,2-7// Ant. 5.8-10); (4) Rahab-spies
exchange (Josh 2,8-21a// Ant. 5.11-14); and (5) Spies return (Josh 2,21b24// Ant. 5.15).
Spies dispatched
Both the biblical and Josephan Rahab stories open with mention (Josh
2,1a// Ant. 5.2) of Joshuas dispatching spies to Jericho. The two accounts
differ markedly, however, with regard to the placement of this notice within
their respective contexts. In the Book of Joshua itself, Joshuas dispatch
of the spies (2,1a) follows upon the preliminary events narrated in chap.
1, i.e. the Lords address to Joshua (vv. 1b-9) subsequent to the death of
Moses (v. 1a), Joshuas directives to the ofcers to prepare the people for
their imminent passage of the Jordan (vv. 10-11), and his exchange with
the Transjordanian tribes concerning their participation in the upcoming
campaign in the Cisjordan (vv. 12-18). Joshua 2 then tells of the spies
mission, this ending with their return to their sender in vv. 23-24, following
which Josh 3,1 relates the peoples advance to the Jordan under Joshuas
direction. Josephus, for his part, omits the divine discourse of Josh 1,1b-9
completely5, appending (Ant. 5.1) Joshuas directive that the people prepare
themselves (// Josh 1,10-11) to the reminiscence of Moses death (// Josh

4. For surveys concerning the gure of Rahab in ancient Jewish and Christian tradition,
see F. Langlamet, Rahab, in Dictionnaire de la Bible Supplment 9, Paris 1979, cc. 10651092; M.A. Beek, Rahab in the Light of Jewish Exegesis, in W.C. Delsman et al. (eds.),
Von Kanaan bis Kerala: Festschrift fr Prof. Mag. Dr.Dr. J.P.M. van der Ploeg O.P. (AOAT
211), Kevelaer/Neukirchen-Vluyn 1982, 37-42; A. Felber, Ecclesia ex Gentibus congregata:
Die Deutung der Rahabepisode (Jos 2) in der Patristik (Dissertationen der Karl-FranzensUniversitt Graz 85), Graz 1991; A. Garca Araya, La prostituta Rajab de Jeric en la
tradicin juda antigua, Isidorianum 25 (2004) 55-67.
5. This omission is reective of Josephus tendency to downplay the divine role throughout
his version of the Book of Joshua in Ant. 5.1-119 (and in the biblical portion of the Antiquities as a whole); on this tendency, see L.H. Feldman, Josephus Interpretation of the Bible,
Berkeley, CA 1998, 453-455.

THE RAHAB STORY IN JOSEPHUS

115

1,1a) and the mourning for him as related in Ant. 4.329-331. Then, after
mention of Joshuas dispatch of the spies (5.2// Josh 2,1a), he proceeds
to relate Joshuas discussion with the Transjordanians (Ant. 5.3-4a// Josh
1,12-18) and the Israelites advance towards the Jordan (Ant. 5.4b// Josh
3,1). Only thereafter does he resume his account of the spies adventure (//
Josh 2,1b-24) in Ant. 5.5-15. Thus in Josephus presentation, the events of
Josh 1,12-18 (the exchange between Joshua and the Transjordanians) and
3,1 (Israels advance to the Jordan) serve to ll the interlude during which
the spies are absent on the mission assigned them in Josh 2,1a// Ant. 5.2,
as is indicated by the formulation which Josephus attaches to his version of
the notice on Joshuas dispatch of the spies (// Josh 2,1a), i.e. (they are to
carry out their task) while he [Joshua] himself reviewed the army, intending at the rst opportunity to cross the Jordan. Such re-arrangements of
the biblical sequence are, as we shall see, characteristic of Josephus entire
version of Joshua 2.
Josephus notice on Joshuas actual dispatch of the spies in Ant.
5.2 reads: He also sent scouts to Jericho to reconnoitre the strength
and disposition of the inhabitants. This formulation differs from the
wording of Josh 2,1a in both its MT (And Joshua sent two men
secretly from Shittim as spies, saying, Go view the land, especially
Jericho. [RSV]) and LXX (And Joshua sent two young men from
Sattein to spy, saying go up and see the land and Jericho.) renditions. Specically, Josephus leaves aside the biblical indication concerning the place from which Joshua sends off the spies6. In contrast
to MTs men and LXXs young men, he designates those sent with
the functional term scouts, inspired by the Bibles notice on the purpose of their mission. Unlike both LXX and MT he does not specify
the number of the spies7, even while he follows both text-forms in
leaving the gures nameless8. Finally, Josephus Joshua spells out more
6. Josephus does mention the site of Israels nal Transjordanian camp in his version of Josh

3,1 in Ant. 5.4, where he designates the place as Abile (MT: Shittim; LXX: Sattein), i.e.
the shortened form of the place-name Abel-shittim used, e.g., in Num 33,49 for Israels
nal Transjordanian camp.

7. In Irenaeus, Haer. 4.20.12, the three spies represent the three persons of the Trinity.
8. Jewish tradition goes behind the Bible in providing a variety of names for the two spies,
i.e. Caleb and Phineas (e.g., Num. Rab. 16.1); Perez and Zerah, the twin sons of Judah
and Tamar (Midrash haggadol on Gen 23,1); and Cenez and Seeniamian, the sons of Caleb (L.A.B. 20.6). Christian tradition interprets the two (or three; see n. 7) nameless spies
allegorically, identifying them with a wide range of persons or concepts; see Langlamet,
Rahab, c. 1083d.

116

C. BEGG

precisely what it is he wants the spies to ascertain for him in Jericho


(the strength and disposition of the inhabitants) than does his biblical
counterpart9.
Spies Arrival
The sequence of Josh 2,1 reads oddly: having been instructed by Joshua
to spy out the land and Jericho (v. 1a), the two men forthwith proceed to
enter the house of Rahab, a harlot (MT: hnwz hva; LXX: gunh\ pornh/)
and lodge there (v. 1b) what sort of execution of their commission
is this10? How does Josephus deal with this peculiar presentation? He
does so, rst of all, by inserting an extended segment (Ant. 5.5-6) which
makes clear that the spies did indeed carry out the mission given them
by Joshua in 5.2. Within this Josephan insertion one may further distinguish three elements. Of these, the opening portion of 5.5 represents a
resumption of the spy story, introduced in 5.2, but then interrupted by
the account of Joshuas initiatives during the spies absence in 5.3-4 (//
Josh 1,12-18; 3,1; see above): Scarce had he [Joshua] pitched his camp
when the scouts reappeared, in nothing ignorant of the condition of the
Canaanites. The continuation of 5.5 then explains how the spies came by
this knowledge of the Canaanites situation which they now bring back
to Joshua: For undetected at the rst, they had surveyed their entire
city unmolested, noting where the ramparts were strong and where they
offered less secure protection to the inhabitants, and which of the gates
through weakness would facilitate entrance for the army. Having thus
noted the spies public inspection of the city, Josephus concludes his insertion by addressing a question evoked by that inspection, i.e. how were
the spies able to do as they did without challenge by the inhabitants? The
historians answer to this obvious question comes in 5.6: Those who met
them had disregarded their inspection, attributing to a curiosity natural to
strangers this busy study of every detail in the city, and in no wise to
any hostile intent.
9. Like LXX, Josephus lacks an equivalent to the term vdj (RSV: secretly) used to qualify

Joshuas dispatch of the spies in MT Josh 2,1a. This term has been interpreted in a wide
variety of ways in Jewish tradition; see Langlamet, Rahab, cc. 1076-1077.

10. On the problem see, e.g., the remarks of Boling and Wright, Joshua, 145, ad loc., who

point out that Rahabs establishment, with its variety of clients, would, in fact, be a good
place to pick up the kind of intelligence the men had been sent to obtain.

THE RAHAB STORY IN JOSEPHUS

117

Following the above insertion, Josephus nally comes (Ant. 5.7) to offer his version of Josh 2,1b (see above): But when, at fall of even11, they
retired to an inn, hard by the ramparts12, to which they had proceeded for
supper13, and were now thinking only of departure. In this formulation
the overt and problematic sexual language of Josh 2,1b (MT and LXX)
disappears: the spies go, not to the house of the harlot Rahab, but to an
inn14, with the intention simply of having supper and then immediately
to depart, rather than spending a longer time there, as the biblical wording
suggests. Here then one sees Josephus modifying the data of his source that
portrayed representatives of his people behaving in questionable fashion.
Rahab saves spies
The biblical spy story takes a new turn in Josh 2,2 where the king of
Jericho is informed that certain men of Israel have come here tonight15
to search out the land. Josephus rendering in Ant. 5.8a species that the
king was informed as he supped and expands the report given him to
include mention of the current whereabouts of the spies who were now in
Rahabs16 inn, mightily anxious to escape detection. This added element of
the report made the king draws on Josephus own previous remarks about
11. Josephus derives this chronological indication from Josh 2,2 where the king of Jericho is
informed that Israelites have come here tonight (MT; in LXX the corresponding indication
stands rather in 2,3 as part of the kings command that Rahab bring out the men who had
come to her tonight).
12. Josephus anticipates this localization of the spies stopping-place from Josh 2,15b (MT)

which states that Rahabs house was built into the city wall, so that she dwelt in the wall.
LXX lacks an equivalent.

13. Greek: deipnopoihso/menoi. This is the reading adopted by Marcus and Nodet (see n. 2),
based on the cenaturi of the Latin translation. The Greek codices read the aorist participle
deipnopoihsa/menoi.
14. Josephus reference to an inn as the spies destination has a possible parallel in the

term used for Rahabs profession in the Targums rendering of Josh 2,1b, i.e. atyqdnp, one
of whose meanings is innkeeper. However, the same Aramaic term is also used in the
sense of prostitute (see J. Levy, Chaldisches Wrterbuch ber die Targumin, Leipzig
1881, s.v.), so that it remains unclear how the Targum understands Rahabs profession. Also
elsewhere in Jewish tradition one nds occasional references to Rahab the innkeeper; see
y. Ber. 4.5 and Sifre to Num 10,29.
15. The words here tonight are absent in the LXX Josh 2,2; see n. 11.
16. Josephus form of the heroines name is Raa/bh; MT has bhr, LXX Raa/b. He derives
the name from Josh 2,1b.

118

C. BEGG

the spies; see 5.7. It likewise helps explain how the king knows the precise
location of the spies within the city, as is presupposed by the order which
he issues in Josh 2,3. In that order the king instructs Rahab herself to bring
out her visitors, for they have come to search out the land. Josephus
king (5.8b) issues more precise commands to those he sends after the spies:
they are to arrest and bring them up, and adds a statement concerning his
own intentions regarding them: that he might discover by torture to what
intent they had come.
In Josh 2,4-6 there is a double mention of Rahabs concealing the spies,
the rst (v. 4a17) more general, the second (v. 6) more specic, with the
notice on her words to the royal messengers (vv. 4b-5) supervening. Josephus (Ant. 5.9a) conates the sources double concealment notice into a
single one, likewise placing this before his report of Rahabs words to the
kings envoys: But when Rahab learned of their approach18, being then
engaged in drying some bundles of ax upon the roof19, she concealed the
spies therein. In MT Josh 2,4b Rahab begins her words to the messengers with the admission that men had indeed come to her, but then adds
I did not know where they came from (LXX lacks this latter element).
Josephus rendering of the womans opening words reects the MT plus,
while also echoing his own earlier presentation of the spies: (she told
the kings messengers) that some unknown strangers had shortly before
sundown supped with her (see 5.7). The biblical Rahab concludes her
address to the messengers with the statement that the spies had left her for
an unknown destination (Josh 2,5a) and the assurance that the messengers
can overtake them if they pursue them quickly (2,5b MT; LXX lacks an
equivalent to the word quickly). Josephus version of the womans closing words (Ant. 5.9a) compresses her reference to the spies (purported)
departure, omitting the biblical details about their leaving when the gate
was to be closed and her own not knowing where they went. Conversely,
he expatiates on her pursuit proposal, prefacing this with an allusion to
17. In MT Josh 2,4a one reads the grammatically curious sequence the woman had taken

the two men and hidden him (LXX has the expected them). This anomaly gave rise to
the story reported, e.g., in Num. Rab. 16.1, that Rahab actually hid only the one spy Caleb
since his partner Phineas (see n. 8), as a priest/angel, had the capacity to render himself
invisible.

18. I use italics to highlight components of Josephus presentation like this one which lack

a counterpart in Joshua 2 itself.

19. Greek: te/gou. This is the reading of the Epitome, followed by Marcus and correspond-

ing to the mention of the roof as the spies hiding place in Josh 2,6. Nodet (ad loc.) reads

tei/cou (wall) with the codices.

THE RAHAB STORY IN JOSEPHUS

119

the rationale for such a pursuit of spies who have already (supposedly) exited the city: but, were it thought that the city had cause to fear them
or were their coming fraught with danger for the king, they could be caught
without difculty if pursued.
In Joshua 2, there is double mention of the messengers acting on Rahabs pursuit proposal, rst in 2,7 (where it is separated from her proposal
[2,5] by the second concealment notice of 2,6 [see above]), and then in
2,22 (where the non-success of their search is cited). Once again re-arranging and conating the repetitious biblical presentation, Josephus appends
(Ant. 5.10) his expanded version of Josh 2,7.22 directly to his rendering of
Rahabs words of 2,5b: The messengers, thus cajoled by the woman and
suspecting no guile, departed without even searching the inn20, but when,
after speeding along the roads by which they thought it most likely that the
men had ed, including all those leading to the river21, they found no trace
of them, they ceased to trouble themselves further22. Via his handling of
the data of Josh 2,7.22, Josephus highlights the efcacy of Rahabs words,
even while also providing an (implicit) answer to the obvious question of
why the messengers failed to rst search Rahabs quarters, i.e. the persuasiveness of her words and their own credulity.
Rahab-Spies Exchange
The central core of the story in Joshua 2 consists of an exchange (vv. 821a) between Rahab and the spies, which itself unfolds in two stages and
settings and involves a good deal of repetition on the part of both speakers. The parties initial exchange (2,8-14) occurs on the roof (see 2,8) of
Rahabs house, while the second (2,15-21a) transpires at the moment the
spies are being let down through the window of the house (see 2,15a).
Josephus characteristically compresses the two-stage biblical exchange
into a single one, which he relates in Ant. 5.11-14. He likewise situates this
single exchange in a setting that would be more secure than the exposed
roof (cf. Josh 2,8) and less awkward than the very moment when the
spies are hanging suspended on a rope from Rahabs window (cf. Josh
20. This notice on the effect of the womans words on the spies replaces the extraneous

detail of Josh 2,7b which states that once the messengers had set out the gate was shut.

21. Compare Josh 2,7a which refers to the pursuers proceeding on the way to the Jordan

as far as the fords.

22. Josh 2,22a speaks more specically of the pursuers returning.

120

C. BEGG

2,15), i.e. inside Rahabs house; see the opening words of Ant. 5.11: The
tumult having subsided23, Rahab brought the men down [i.e. from the
roof, see 5.9].
Rahabs biblical words to the spies open (Josh 2,9-11) with an extended confession of faith by her in which she cites reports of the Lords
initiatives on Israels behalf and her compatriots reactions to these reports
(2,9-11a)24, this culminating in the declaration of 2,11b: for the Lord your
God is he who is God in heaven above and on earth beneath. Josephus
has her (Ant. 5.11) begin rather with a much-elaborated version of her
reminder about her having dealt kindly with the spies in Josh 2,12a:
having told them of the risk which she had run for their salvation
for, had she been caught concealing them, she would not have escaped
the vengeance of the king, but she and her house would have perished
miserably25. This expanded reminder of Rahabs risk-lled action on
the spies behalf, has, in turn, a counterpart in Josephus equally embellished rendering of the womans plea that the spies swear to spare her and
her household (Josh 2,12-13) in Ant. 5.12: she besought them to bear
this [her saving action; see 5.11] in mind, when, once masters of the land
of the Canaanites26, they should be in a position to recompense her for
their present salvation27; and she bade them depart to their own place28,
23. This inserted transitional phrase summarizes the preceding account of Rahabs interac-

tion with the royal messengers in Ant. 5.9-10.

24. The LXX version of Josh 2,9-11 lacks an equivalent to Rahabs statement in 2,9b (MT):

(I know) that all the inhabitants of the land melt away before you.

25. Rahabs words to the spies in Josh 2,9-13 are formulated in direct address. In accord

with his frequent practice, Josephus recasts them in indirect address; on the phenomenon,
see C.T. Begg, Josephus Account of the Early Divided Monarchy (BETL 108), Leuven
1993, 12-13, n. 38.
26. This element of Rahabs appeal draws on, while also detheologizing (see n. 5), her

earlier afrmation of Josh 2,9a: I know that the Lord has given you the land (which is
itself echoed in the spies promise to requite Rahab in MT Josh 2,14b: when the Lord
gives us the land). On the theme of the land in Josephus, see B.H. Amaru, Land Theology
in Josephus Jewish Antiquities, JQR 71 (1980-1981) 201-229.

27. Greek: swthri/a. This term is the same one used by Rahab in her reminder to the spies
of the risk she had run for their salvation (swthri/a) in 5.11. The verbal echo serves to

keep before the spies the claim Rahab has on their good ofces.

28. This element of Rahabs discourse represents an anticipation of her second biblical

speech to the spies in Josh 2,16, at the very end of which she tells them that they may go
their way. Given that in his presentation (see Ant. 5.10), the pursuers have already called
off their search for the spies, Josephus leaves aside the preceding portion of Rahabs address
in 2,16: Go into the hills, lest the pursuers meet you; and hide yourselves there three days,
until the pursuers have returned, then afterward.

THE RAHAB STORY IN JOSEPHUS

121

after swearing29 that they would verily save30 her31 and all that was hers32,
when on taking the city33, they should destroy all its inhabitants34. To
the foregoing reference to the destruction awaiting the inhabitants with
which his version of Rahabs appeal (// Josh 2,12-13) concludes, Josephus
appends, at the end of 5.12, a sequence that further qualies this destruction. It reads: as had been decreed by their [the spies] people35,
for of this (she said) she knew36 through certain signs37 which God had
given her38.
29. Compare Rahabs opening words to the spies in Josh 2,12: Now then, swear to me by

the Lord (LXX adds your God). Josephus rendering avoids having the pagan Rahab
evoke the name of Israels God. Overall, Josephus virtually never uses the LXXs oJ Ku/rio
(= MT Yhwh) to designate the Deity, likely because such a use of the term was not current
in secular Greek; see Begg, Josephus Account, 45, n. 218.
30. Greek: swzein. This verb echoes Rahabs twofold preceding use of the noun swthri/a
in Ant. 5.11-12; see n. 27.
31. In Josh 2,12-13 Rahab does not appeal, explicitly and separately, for her own deliverance. Cf., however, her request and give me a sure sign of MT 2,12b, to which LXX
lacks an equivalent.
32. This phrase is a compression of the catalogue of those whose safety Rahab requests

in Josh 2,13a: save alive [LXX the house of] my father and mother, my brothers and
sisters [MT; LXX lacks mention of sisters, but adds and all my house] and all who belong
to them.

33. This expansion of Rahabs plea for the safety of her household in Josh 2,13 picks up

on the also inserted (see n. 26) indication when once masters of the land of the
Canaanites at the start of Ant. 5.12. In both instances, the Josephan Rahab is concerned to
specify the moment in the future when her plea is to be activated.
34. This component of Rahabs appeal lacks a direct equivalent in Josh 2,12-13. Compare,

however, 2,13b where Rahab begs and save our lives [MT; LXX my life] from death.

35. No such decree is cited by Rahab in her words to the spies in Josh 2,9-13. The allusion
to that decree which Josephus attributes to Rahab here harks back to the Mosaic injunction
reported by him in Ant. 4.300 that the Canaanites are to be exterminated wholesale.
36. Compare Josh 2,9a, where at the start of her words to the spies, Rahab afrms: I know
that the Lord has given you the land. Josephus version makes Rahabs knowledge
concern rather the Israelites decree of destruction against the Canaanites.
37. Greek: shmei/a. Marcus (ad loc.) opines that the signs to which Rahab alludes here

are the wonders done by God on behalf of the Israelites (the drying up of the Red Sea, the
overthrow of Kings Sihon and Og) cited by her in Josh 2,10.

38. With this formulation Josephus accounts for Rahabs knowledge concerning the Israelites intentions vis--vis the Canaanites as afrmed by her just previously. In Joshua 2
(see vv. 9-10), Rahab does not make such a direct claim to have received her knowledge
about Israelite affairs from God himself. The claim in this regard Josephus attributes to her
here has a counterpart in both Jewish (see, e.g., Sifre to Deut 1,22-25; Ruth Rab. 2.1)) and
Christian (see, e.g., Origen, Homilies on Joshua 3.4) tradition, where Rahab is said to have
been inspired by the Holy Spirit. See further Langlamet, Rahab, cc. 1078, 1083.

122

C. BEGG

The biblical spies make their initial, summary response to Rahab in


Josh 2,14, this comprising a conditional promise: Our life for yours!
If you do not tell this business of ours, we will deal kindly and faithfully with when the Lord gives us the land39. Thereafter, they elaborate
upon their answer at much greater length in the course of their second
exchange with Rahab (see above) in 2,17-20. Josephus (Ant. 5.13-15a)
compresses the spies two distinct answers into a single one, likewise
modifying the content of these in a variety of ways. Thus, in place of
the spies opening afrmation our life for yours (Josh 2,14a), he rst
states in reply they expressed their gratitude for her present favors40.
He then has them continue with a generalized version of their conditional
promise in (MT) Josh 2,14b (see above and cf. n. 39): and swore41
to repay her in future by recompense in act42. Thereafter, passing over
the intervening sequence of Josh 2,15 (the spies descent, a notice he
will reproduce subsequently in 5.15b) and 2,16 (Rahabs renewed word
to them on this occasion, partially anticipated by him in 5.12; see n. 28),
he proceeds directly to his rendition of the spies second, more extended
reply to Rahab of 2,17-20. In so doing, he passes over the spies initial
declaration of 2,17 (we will be guiltless with respect to this oath of yours
which you made us swear, MT; LXX lacks the words which you have
made us swear) that appears out of place at this point, where the question of what would make them (non)liable for their oath has not yet

39. So MT. LXX Josh 2,14 is quite different. Here, the spies simply afrm our life for

yours until death, whereupon Rahab replies: when the Lord gives you the city, you will
deal kindly and faithfully with me.

40. Such an explicit expression of gratitude by the spies is conspicuously absent in the

Bibles extended report of their words. Filling this lacuna, Josephus takes care to represent
his Jewish spies as grateful and appreciative persons also towards a pagan foreigner.

41. Nowhere in Joshua 2 is the spies act of swearing narrated as such as Josephus

does here, even though they are urged to swear by Rahab (v. 12) and twice themselves
refer to the oath which Rahab has made them swear (vv. 17 and 20). Josephus formulation makes it explicit that the spies did in fact give Rahab the oath she had requested of
them (see 5.12).

42. In this rewording of the spies promise of (MT) Josh 2,14b, Josephus eliminates the

condition which they attach to it there (if you do not tell this business of ours), just
as he has no equivalent to their subsequent warning of 2,20: but if you tell this business of ours, we shall be guiltless with respect to your oath which you have made us
swear. Thereby, Josephus eliminates from the spies words any suggestion of suspicion
that Rahab might subsequently betray them his spies accept the womans bona des
without question.

THE RAHAB STORY IN JOSEPHUS

123

been broached43. Instead, he proceeds immediately to the spies security


directives to Rahab of 2,18, even while reversing their biblical sequence
in which the display of the scarlet cord (v. 18a) is mentioned prior to the
gathering in of Rahabs household (v. 18b)44: but they counseled her,
when she should see the city45 was on the point of being taken, to secure
her chattels and all her household within the inn and to shut them in46,
and to extend red ags before her doors47, in order that their general48,
recognizing the house49, might refrain from doing it any injury50. Having
thus expanded the cord/ags directive of Josh 2,18a (see above) with an
appended indication concerning the intended purpose of this device (see
n. 50), Josephus goes on to interject a further statement, likewise featur-

43. As pointed out in n. 42, Josephus likewise has no equivalent to the reiteration of the

spies opening words of Josh 2,17 in 2,20.

44. Josephus reversing of the order of the two biblical directives seems to make better
sense: the display of the cord would more naturally come after Rahab had taken the preliminary step of ensuring that her household was all present and accounted for. Conversely, if
she displayed the cord before her household had been gathered, this might incite suspicions
by the townspeople that would preclude her gathering her family members.
45. In this instance, Josephus wording corresponds to the text of LXX ( when we come
into the city) against the MT ( when we come into the land) of Josh 2,17aa.
46. Compare Josh 2,17b: you shall gather into your house your father and your mother,

your brothers, and all your fathers household. Josephus substitution of inn for house
reects his earlier designation for Rahabs establishment (see 5.7,8,10), while his abbreviation of the biblical catalogue of her dependents corresponds to his handling of the similar
catalogue in his version of Rahabs words of 2,13 in 5.12 (see n. 32).

47. In Josh 2,18a Rahab is instructed bind this scarlet cord in the window through which

you let us down. Josephus red ags before the doors would be more readily visible to
the Israelite invaders an important concern given the confusion that would certainly attend
their projected slaughter of the citys population (note too that in his subsequent notice on
the spies departure in Ant. 5.15, Josephus, in contrast to Josh 2,15 [cf. 2,18a,21b], makes no
mention of a window through which they descend). Moatti-Fine, Jsus (ad loc.) points out
that the Greek word used by Josephus to designate the red ags, i.e. foiniki/ (a Josephan
hapax) is employed by Polybius (2.66.11) to designate a military standard.
48. Greek: strathgo/. Feldman, Interpretation, 448 and n. 8 points out that whereas the

Bible itself never employs the general title for Joshua, Josephus does so no less than ten
times.

49. Greek: oijki/a. Here, under the inuence of the Bibles own terminology, Josephus varies
his previous designations of Rahabs residence as an inn (see Ant. 5.7,8,10,13).
50. This indication concerning the purpose behind the display Rahab is instructed to
make has a certain parallel in LXX Josh 2,18 where the spies mention of the item (the
scarlet cord Rahab is to display (2,18ab, MT LXX) is preceded by the plus you shall place
the sign.

124

C. BEGG

ing the gure of Joshua, by the spies in Ant. 5.14a: For, they said,
we shall report51 to him that it is by thy zeal that we owe our lives52.
Following this expansion of the biblical spies words, Josephus, drawing
on their relevant declaration in Josh 2,19a, has them (5.14b) conclude
their response to Rahab by addressing the question of what will happen if
Rahabs relations do not remain inside her house as stipulated by them in
5.13 (// Josh 2,18b): But, should any of thy kinsmen fall in the battle53,
thou must not lay that to our charge, and we implore the God by whom
we have sworn [see 5.13] to be in no wise indignant at us, as though we
had transgressed our oaths54.
Spies Return
The (second) biblical exchange between Rahab and the spies (Josh 2,1521) concludes with the formers statement According to your words [MT;
LXX word], so be it (2,21a), and the attached notice then she sent them
away [cf. the reference to her letting them down by a rope in 2,15a]
and they departed; and she bound the scarlet cord in the window (2,21b,
51. Greek: mhnu/somen. This is the reading of the codices RO; the remaining codices have
mhnu/sein. Note here the shift from the indirect discourse used previously by the spies to

direct discourse. Such shifts within characters speeches are not infrequent in Josephus; see
Begg, Josephus Account, 123-124, n. 772.

52. The Greek verbal form translated by Marcus as we owe our lives is swzesqai (literally we have been saved). The term echoes the salvation terminology, utilizing the
same root, of Ant. 5.11,12 (bis). The spies (unbiblical) promise here at the end of their
response to Rahab forms a kind of inclusio with their opening expression of gratitude to
her for present favors in 5.13. By means of the inclusion Josephus highlights the spies
appreciation for what Rahab had done for them.
53. Compare the spies conditional formulation in Josh 2,19ab: if any one goes out of the
doors of your house into the street. Josephus wording makes more explicit the mortal
danger anyone violating the stipulation laid down by the spies in 5.13 (// Josh 2,18b) will
place himself in.
54. The above apodosis represents an expansion and rewording of that of Josh 2,19ab:
his blood shall be upon his head, and we shall be guiltless (so MT). Like LXX (he shall
be responsible for it), Josephus uses non-gurative language in place of the MT phrase
blood upon the head, just as he attenuates the presumptuousness of the spies claim about
their being guiltless (in Josephus rendering such guiltlessness is something they can only
implore from God). From the spies statement in Josh 2,19, Josephus leaves aside the
converse case adduced by them in v. 19b: but if a hand is laid upon any one who is
with you in the house, his blood shall be on our head (MT; LXX: we shall be responsible).
The Josephan spies do not even reckon with the possibility that their compatriots would
violate the oath that they have taken in this way.

THE RAHAB STORY IN JOSEPHUS

125

MT)55. Josh 2,22 then continues with mention of the spies remaining in
the hills for three days until the pursuers call off the search (see Rahabs
corresponding directive in 2,16), whereupon the spies descend and make
their way to Joshua (2,23aba). Josephus version of this transitional sequence differs in many respects. Whereas Josh 2,21 (in this picking up on
2,15) focusses attention on Rahabs initiatives as she and the spies separate,
Josephus (Ant. 5.15a) highlights the spies own role in making their escape:
So having made this compact56, they departed57, letting themselves down
the wall by a rope58. Having earlier passed over Rahabs directives of
Josh 2,16 on the matter (see above), Josephus likewise leaves aside the
complex of 2,22-23aba concerning the spies three-day self-concealment
in the hills until the pursuit for them has ended, their subsequent descent,
and approach to Joshua. In place thereof, he limits himself to a brief phase
that effects the transition between the spies departing from Rahab (// Josh
2,21ba) and their making their report (// 2,23bb): when they were
safely restored59 to their friends.
In Josh 2,23b the spies both approach and make their report to Joshua
personally. In line with his reference to the spies being safely restored to
their friends just previously, Josephus leaves indeterminate to whom they
deliver their report: they recounted their adventures in the city,
just as he passes over the actual content of the report as cited in Josh 2,24:
Truly the Lord has given all the land into our hands; and moreover all the
inhabitants of the land are fainthearted because of us60. Rather than thus
giving the last word in the story to the spies, Josephus concludes (Ant.
5.15b) his version by highlighting the initiative taken by Joshua in response
55. The LXX version of Josh 2,21b is much shorter, consisting simply of the words and

she sent them away.

56. This transitional phrase might be seen as Josephus spy-centered equivalent to the

words of Rahab quoted in Josh 2,21a according to your words, so be it.

57. This notice has an equivalent in MT Josh 2,21ba, from which, however, Josephus omits

the preceding mention, common to both MT and LXX, of Rahabs sending them [the spies]
away.

58. Josephus here makes a delayed use of the notice of Josh 2,15a concerning the spies

descent. There, however, it is Rahab who lowers them and their descent takes place
through a window.

59. Greek: diaswqe/nte. This is Josephus fth and nal use of salvation terminology in
his version of Joshua 2; see nn. 27, 30,52.
60. The wording of the spies report to Joshua here in Josh 2,24 echoes that used earlier in

the chapter. On the Lords giving the land to Israel, see 2,9a.14b; on the inhabitants loss of
heart, see Rahabs declaration to that effect in (MT) 2,9b.

126

C. BEGG

to their report: Joshua thereupon reported to Eleazar the high priest and to
the council of the elders61 what the spies had sworn to Rahab62; and they
ratied the oath63.
Conclusion
In the conclusion to this essay I wish briey to return to the three questions
I formulated at the start in order now to summarize my ndings concerning
them. The rst of those questions asked about the text-form(s) of Joshua
2 utilized by Josephus. In the course of our study, we noted instances of
positive agreements64 between Josephus and MT against LXX (see, e.g., n.
12 and compare MT Josh 2,4 and Ant. 5.9), but also the reverse case (see,
e.g., nn. 45, 50)65.
My second opening question concerned Josephus rewriting techniques
in his Rahab story. Of these, the most conspicuous are probably his re-arrangements. Such re-arrangements affect both his placement of the Rahab61. Greek: gerousi/a. On this institution of postexilic Jewish history and Josephus retrojec-

tion of it into a much earlier period, see D. Goodblatt, The Monarchic Principle: Studies
in Jewish Self-Government in Antiquity (TSAJ 38), Tbingen 1994, 30-43, 90-99 and S.
Mason, Flavius Josephus and Flavian Rome: Reading on and Between the Lines, in A.J.
Boyle and W.J. Dominik (eds.), Flavian Rome: Culture, Image, Text, Leiden 2003, 573581.
Josephus portrayal of the spies report as involving Israelite authorities in addition to Joshua
himself has a certain parallel in the Samaritan Chronicle II whose version of Joshua 2
concludes: They [the spies] made their report before him [Joshua] and Eleazar the priest
and before all the chiefs of the tribes of Israel. See John MacDonald, The Samaritan
Chronicle No. II (or Sepher Ha-Yammim) from Joshua to Nebuchadnezzar (BZAW 107),
Berlin 1969, 78.
62. This item echoes the mention of the spies swearing to repay Rahab in Ant. 5.13. As

pointed out in n. 41, Joshua 2 itself does not explicitly report that the spies actually did
swear to their deliverer.

63. As Feldman, Josephus Interpretation, 352-353, points out, throughout his account of

Joshua Josephus repeatedly portrays him as acting, not on his own, as he does in the corresponding biblical passages, but rather, as here in Ant. 5.15, in concert with the high priest
and the council of the elders. Feldman sees the historians procedure in this regard as reecting his own priestly background and notes that it serves to accentuate the piety of Joshua
who confers with his high priestly colleague concerning major decisions.
64. I use this phrase to designate cases where Josephus has an item of content in common

with either MT or LXX which the other biblical textual form lacks.

65. With this nding compare the conclusion of Nodet, Flavius Josphe II, xiii according

to whom Josephus used a Hebrew text of the Book of Joshua that stands much closer to
our MT that to the LXX.

THE RAHAB STORY IN JOSEPHUS

127

episode within its context (see the discussion of Ant. 5.2 and its resumption
in 5.5) and the sequential unfolding of the episode itself whose source
components he repeatedly re-positions (see, e.g., his combining elements
of Josh 2,5.7a.22b [the failed pursuit of the spies by the royal messengers]
into a continuous sequence in Ant. 5.9-10). Likewise notable are Josephus
compressions and omissions of source material. The double mention of
Rahabs hiding the spies in Josh 2,4a.6 and her two separate exchanges
with them (Josh 2,8-14 and 2,16-21a) are both reduced to a single one.
Similarly, a whole range of biblical items are simply omitted by Josephus,
e.g., the spies three-day stay in the hills (Josh 2,16.22a)66.
At the same time, Josephus also adds to/expatiates on the Bibles Rahab-account. Instances of this re-writing technique range from the insertion
of brief transitional phrases (see, e.g., the opening words of Ant. 5.5 and
10) to rather extended developments of particular source items67.
A nal category of Josephus re-writing techniques comprises his (other)
modications of the Bibles presentation. Stylistically, he generally (though
not invariably; see 5.14) recasts the Vorlages direct as indirect discourse.
The most dramatic example of Josephus modication is, however, a contentual one, i.e. his initial portrayal of the spies and their hostess, Rahab.
As noted above, Josh 2,1 evidences a highly peculiar presentation in this
regard: commissioned by Joshua to inspect the land and city, the spies proceed immediately to the house of the prostitute Rahab where they lodge.
Josephus rendition in Ant. 5.5-7 dramatically modies this whole account:
following a diligent inspection of the citys defenses as ordered by Joshua,
the spies go to an inn for no other purpose than to have supper there and
then immediately to depart.
What differences I further asked in my second opening question between the biblical and Josephan Rahab-stories result from the historians
application of the above re-writing techniques? Here, I limit myself to a
summarizing synthesis concerning such differences, many of which have
been touched on in what precedes. On the stylistic level, Josephus version
66. Here one notes the interconnectedness of Josephus various re-writing techniques: his

omission of the spies self-concealment is a function of his re-arrangement of the sequence


of Josh 2,5.7a.22a (see above). In his presentation the pursuers have already called off their
search by the time Rahab addresses the spies, and so there is no need for a self-concealment
by the latter after their exit from Jericho as envisaged in Josh 2,16.22a.

67. See, e.g, the reference to the kings intention of torturing the spies attached to his order

for their arrest (Josh 2,3) in Ant. 5.8 and the indication concerning the royal messengers
being hoodwinked by Rahab and so failing to search her house that Josephus appends to the
notice (Josh 2,7a) about their acting on her pursuit proposal in 5.10.

128

C. BEGG

represents a streamlined, smoother-reading version of Joshua 2, given its


many abridgements/omissions on the one hand and its attentiveness to the
use of transitions and Leitworte (those of the sw-stem in particular; see nn.
27,30,52,59) on the other. Source problems of plausibility/verisimilitude,
e.g., Rahabs addressing the spies rst on the exposed roof (Josh 2,8-14)
and then as they dangle from the window (2,15-16) or the messengers precipitous rush to follow Rahabs advice about pursuing the spies (see Josh
2,7a), are addressed and/or disposed of in various ways.
Josephus version likewise presents distinctive portrayals of the storys three main characters, i.e. Joshua, Rahab, and the spies. Overall, the
Josephan Joshua assumes a heightened importance vis--vis his biblical
counterpart. Right at the start, he secures the spies punctilious obedience
to his directives (see Ant. 5.5; compare Josh 2,1). Later, Josephus has those
same spies twice evoke their commander in their words to Rahab, rst as
the general who will conduct operations against Jericho (see 5.13) and
then as the intended recipient of their report (5.14). Subsequently, it is true
that Joshuas role is diminished in comparison with his biblical one in that
he is not explicitly mentioned as the one to whom the spies go and deliver
their report (see Josh 2,22-23 and compare Ant. 5.15a). On the other hand,
Josephus does interject an additional reference to Joshua at the very end of
his version in 5.15b, where Joshua consults with his fellow leaders about
the spies oath-taking, thereby evidencing his exemplary piety and collegiality (compare Josh 2,24 where it is rather the spies themselves who get
the storys last word).
Josephus Rahab, most obviously, is introduced as a more respectable
gure then her biblical namesake and as such a more suitable hostess for
the Israelite spies. Her effectiveness in hoodwinking the royal messengers by her words to them is highlighted (see Ant. 5.10 and compare Josh
2,7a). Subsequently, however, in her exchange with the spies she seems
to suffer both a quantitive and a qualitative eclipse as compared with the
biblical gure. Not only does she have less to say to her guests (her words
to them of Josh 2,16aba and 21a [which concludes the entire exchange between her and spies] have no counterpart in Josephus), she also appears less
knowledgeable about the specics of Israels faith and history than does the
Bibles Rahab68. In the same line, recall that whereas in Josh 2,15a Rahab
68. Thus in place of Rahabs credal-like statements about the Exodus and the overthrow of

the Transjordanian kings in Josh 2,10 and her monotheistic-sounding afrmation in 2,11,
Josephus has her merely voice her awareness of the Israelites determination to exterminate the Canaanites in Ant. 5.12. Josephus reductionism in this regard likely reects

THE RAHAB STORY IN JOSEPHUS

129

lets the spies down through the window and in 2,21ba sends them away,
in Ant. 5.15a the spies see to their own exit from Rahabs domicile.
The spies too take on distinctive features in Josephus presentation.
They carefully execute Joshuas orders to them and there is nothing to
raise readers eyebrows about the person whom they visit and the purpose
of their brief stay with her. In their response to Rahab the spies show
themselves both more explicitly grateful (see their interjected expressions
of thanks in Ant. 5.12 and 14) and less suspicious about her intentions
(compare the spies double allusion to the possibility that Rahab might end
up betraying their secret in Josh 2,14a.20). Ultimately, however, Josephus
spies disappear from the scene without getting to deliver the last word
attributed to them in Josh 2,24, yielding the stage to a new set of characters,
i.e. Eleazar and the gerousia (see Ant. 5.15b).
Finally, under the differences heading, I would note that the motif
of the spies swearing/oath takes on a heightened signicance in Josephus
version. In contrast to the Bible, he twice explicitly mentions the spies act
of swearing to Rahab (see Ant. 5.12,15b). Similarly, as just pointed out,
Josephus reworks the conclusion of the biblical story in such a way as to
highlight the oath topic: it is this that becomes the core content of the spies
report (compare Josh 2,24 where the spies make no mention of their swearing to Rahab in their words to Joshua) and the object of a deliberation on
the part of the entire Israelite leadership (see Ant. 5.15b)69.
In my third (and last) opening question, I asked about the possible
afnities between Josephus version of the Rahab-story and the commentaries on it elsewhere in ancient Jewish and Christian tradition. My study
has, in fact, identied several such communalities. In particular, Josephus
depiction of Rahabs person/establishment has a counterpart in targumic
and rabbinic tradition (see n. 14), just as his representation of Rahabs
evoking the signs given her by God (Ant. 5.12) nds a parallel in the
his sensitivity to contemporary Roman concerns about Jewish proselytism Rahab being
regarded as a proselyte in Jewish tradition (see Langlamet, Rahab, cc. 1077-1079) and
its appeal to high-ranking Romans; on the subject, see Feldman, Josephus Interpretation,
157-159. At the same time, Josephus downplaying of Rahabs religious knowledge/faith is
counterbalanced to some extant by his having her explicitly attribute what she does know
of Israels intentions to signs that God himself has given her; see n. 38.
69. This feature accords with the recurrent attention Josephus gives to the subject of oaths,

the seriousness with which they are to be taken, and their inviolability, also when as is the
case in the Rahab story the recipient/beneciary is a Gentile throughout his Antiquities.
See L.H. Feldman, Josephus Portrayal (Antiquities 5.136-174) of the Benjamite Affair of
the Concubine and its Repercussions (Judges 19-21), JQR 90 (2000) 255-292.

130

C. BEGG

allusions to Rahabs being inspired by the Holy Spirit in both Jewish and
Christian authors (see n. 38). Finally, Josephus inserted reference to the
role assumed at the end of the story by leaders in addition to Joshua himself
(Ant. 5.15b) possesses a pendant in the Samaritan Chronicle II (see n.
61). On the other hand, however, it is also the case that Josephus version
evidences no particular interest in a variety of other features of the Rahab
story that caught the attention of many other ancient Jewish and Christian
commentators, e.g., the identities of the spies (see n. 8), the meaning of
Rahabs name (meaning broad), the morality of her lie, the symbolic
import of her scarlet cord, etc.70.
Within the vast expanse of Josephus Antiquities, Rahab is a quite minor character whose story he basically takes over as he found it in the
Bible. Still, as I hope this essay has shown, an attentive study of even so
brief a passage has much of interest to suggest regarding the three questions
with which I began.
Christopher Begg
Catholic University of America, Washington

70. On all these points, see the comprehensive survey of Langlamet, Rahab, cited in
n. 4.

QUELQUES VARIANTES DU CODEX BEZAE


DE LUC 24
F. Manns

Dans un article prcdent nous avions propos lhypothse que Luc 24


reprend la mthode juive dexgse connue sous le nom de Haraz1. Notre
intention en revenant sur Luc 24 est den souligner les principales variantes
du codex Bezae, un des reprsentants de la version occidentale pour en
tablir sa provenance juive2.
Pour Luc-Actes la ralit la plus importante est laccomplissement
des Ecritures dans la vie de Jsus. Les rcits de lenfance3 et lpisode
connu sous le nom des disciples dEmmas en tmoignent. La perception de cet accomplissement est lie la reconnaissance du ressuscit
qui ouvre lesprit lintelligence des Ecritures. A maintes reprises les
leons particulires du codex Bezae font cho aux histoires scripturaires,
soit dans leur forme biblique, soit dans celle quelles ont acquises dans
la tradition orale juive. Aucune allusion nest faite ouvertement, mais
plutt laide dun tissu complexe dindices tels lutilisation de termescls, le recours aux jeux de mots ou la cration de pseudonymes. Ces
procds caractrisent lexgse juive comme lattestent les Targumim
ou les midrashim contemporains du Nouveau Testament. En dautres
mots, cest la mthode midrashique4 quil faut suivre pour dtecter les
caractristiques du codex Bezae. Deux traditions seront passes en revue :
la tradition de Jacob reprise dans la localisation de la scne et celle du
pch dAdam et dEve qui, aprs avoir mang le fruit de larbre, voient
leurs yeux souvrir.

1. Luc 24,32 et son contexte juif , in F. Manns, Une approche juive du Nouveau Testa-

ment, Paris 1998, 198-206.

2. C.-B. Amphoux, Le chapitre 24 de Luc et lorigine de la tradition textuelle du codex

de Bze (D.05 du NT) , FilNeot 4 (1991) 22-49. E.J. Epp, The Theological Tendency of
Codex Bezae Cantabrigiensis, Cambridge 1966 soulignait le caractre anti-juif du codex.
Notre conclusion sera diffrente.
3. Luc 2,39 intgre la citation : Il sera appel Nazaren , qui prsente Jsus comme le
Nezer annonc par Isae 11.
4. F. Manns, Le Midrash, Jrusalem 1991.
LA 55 (2005) 131-139

132

F. MANNS

1. De Ierousalm Oulemmaous
La fuite des deux disciples de Jrusalem5 aprs les vnements tristes de la
mort de Jsus voque la fuite de Jacob due la haine de son frre Esa. Cette
conclusion est permise si on se rappelle que le terme Oulemmaous employ
par le codex Bezae au lieu de Emmas est utilis par la LXX de Gen 28,19
qui orchestre la vision de Jacob Bethel-Luz6. Quelques variantes mineures
sont connues cependant dans les diffrents manuscrits de la LXX.
Les diffrentes hypothses proposes par les archologues et les exgtes pour localiser le site dEmmas ont t rsumes par I.H. Marshall7. De
lpoque byzantine la priode croise la topographie de lendroit a chang.
Inutile de revenir sur ce problme complexe.
Si on admet la lecture de Oulemmaous le problme topographique
devient un problme thologique. Jsus est le nouveau Jacob qui les cieux
ouverts sont manifests aprs sa rsurrection.
Immdiatement une objection peut tre faite : Bethel-Luz ne correspond pas
la distance de soixante stades indique dans le texte. LOnomasticon dEusbe
afrme que Bethel est 12 milles romains de Jrusalem. Si Oulemmaous est
5. Dans le codex Bezae lorthographe hellnistique Hierosolyma dsigne la ville dans sa
situation gographique sans signication religieuse. Lorthographe tire de lhbreu Ierousalm dsigne la ville comme centre spirituel du monde juif et le site du Temple. Jsus avait
donn ordre aux disciples de ne pas quitter Ierosolyma mais dy attendre lEsprit Saint (Ac
1,4), mais les aptres sont alls attendre Hierousalem (Ac 1,12), car ils navaient pas
saisi toute ltendue de la rupture de Jsus avec le judasme. Cest lEglise de Hierosolyma
qui fut perscute en Ac 8,1, ce qui signie que ce groupe avait commenc prendre des
distances avec les autorits juives. Les deux disciples quittent le judasme symbolis par
Jrusalem pour recevoir la rvlation du Ressuscit qui est le nouveau Temple.
6. J. Read-Heimerdinger, Where is Emmaus ? Clues in the texte of Luke 24 in Codex
Bezae , in D.C. Parker - D.G.K. Taylor (ed.), Essays in the New Testament Textual Criticism, Birmingham 1999, 227-249 ; J. Read-Heimerdinger - J. Rius-Camps, Emmaous or
Oulemmaous ? Lukes use of Jewish Scriptures in the Text of Luke 24 in Codex Bezae ,
RCatT 27 (2002) 23-42. Nous ne suivrons ces deux auteurs quen partie. Leur identication de Clophas avec Cphas nous parat force. Clophas est connu et cit par Eusbe
de Csare qui dans son Histoire ecclsiastique en fait le deuxime vque de Jrusalem
aprs la mort de Jacques, le frre de Jsus. Son ls sappelait Simon (HE 3,11 ; 3,32,1-3 ;
4,22,4). Lapparition de Jsus Simon pourrait voquer ce dernier. Le choix de lvque de
Jrusalem qui le Ressuscit apparat prend tout son poids si on admet lhypothse de R.H.
Anderson, A la recherche de Thophile , Dossiers darchologie 279 (2002) 64-70, qui
veut voir dans lillustre Thophile le grand prtre qui fut en exercice de lan 37 41. Ce
personnage connu par Flavius Josphe est galement mentionn sur un ossuaire du premier
sicle publi par D. Barag et D. Flusser, The Ossuary of Yehohanah Granddaughter of the
High Priest Theophilus , IEJ 36 (1986) 39-44. Jeanne mentionne par lEvangile de Luc
pourrait tre la petite lle du grand prtre Thophile.
7. The Gospel of Luke, Exeter 1978, 892-893.

QUELQUES VARIANTES DU CODEX BEZAE DE LUC 24

133

un nom symbolique, il nest pas exclu que les soixante stades indiquent galement une mesure symbolique. En effet en 1R 6,2 le temple di par Salomon
avait une dimension de 60 coudes de longueur. Or la vision du Temple est
associe Bethel et la vision de Jacob8, comme nous le verrons.
Un bref rappel des traditions concernant le Patriarche Jacob simpose, si
lon veut saisir la porte thologique suggre par la variante Oulemmaous .
Le targum palestinien de Gen 28,10 rsume les cinq prodiges qui furent oprs
pour Jacob lorsquil quitta la terre sainte pour aller Haran cause de la haine
que lui portait son frre9. Nous reproduisons la version du Targum Noti.
Premier signe : les heures du jour furent abrges et le soleil se coucha
avant le temps, parce que le Verbe brlait de parler avec lui . Jacob suivit
la source qui apparaissait l o les Patriarches sinstallaient. Elle accompagna Jacob jusquau Mont Moriah. Lorsquil arriva lendroit du Temple10
le Seigneur lui dit : Jacob, tu as du pain dans ton sac et leau de la source
tanchera ta soif. Tu peux rester l pour la nuit . Dieu voulait lui apparatre
la nuit. Jacob prpara son lit et fut dlivr de la poursuite dEsa en raison de
lobscurit survenue trop tt11.

8. Le rcit de Gen 28,10-22 justie le nom dun lieu Bethel, maison de Dieu qui devien-

dra un lieu de culte. La tradition rabbinique y voit lorigine du Temple de Jrusalem. Au


verset 13 il est question du Seigneur qui est appuy sur lchelle (au fminin dans la LXX).
Le pronom masculin du texte hbreu peut renvoyer soit lchelle (masculin), soit Jacob.
Sur le symbolisme du chiffre 60 il faut se rappeler que six est le nombre nuptial fminin,
car il rsulte de la multiplication du trois (masculin) et du deux (fminin) selon Plutarque,
De E apud Delphos, 8. On passe sur son imperfection (7-1) en tant que fminin, eu gard
au fait quil est le seul nombre parfait de la dizaine et quil participe des nombres de base
1, 2 et 3 (1+2+3 = 6) selon Plutarche, De animae procreatione, 13. Philon dAlexandrie,
dans son trait De All 2, parle ainsi du symbolisme du nombre six : Lorsque Mose dit :
Dieu acheva son uvre le sixime jour nous devons comprendre quil ne parle pas dun
nombre de jours, mais quil prend six comme un nombre parfait puisque cest le premier
nombre qui est gal en ses parties, dans sa moiti, dans son tiers et dans son sixime, et
puisque ce rsultat est obtenu est obtenu par la multiplication des deux facteurs ingaux,
deux et trois . Pour St Augustin (Cit de Dieu, 11,30) la perfection du chiffre six est limite
la perfection terrestre. Quant au chiffre dix par qui six est multipli pour former soixante,
il symbolise la perfection puisquil rsulte de laddition des nombres 1,2,3 et 4. Dans la
version matthenne de la parabole du semeur le chiffre soixante est repris pour parler de la
bonne terre qui produit tantt cent, tantt soixante, tantt trente.
9. Le thme de Jacob et dEsa est prsent dans toute la patrologie. Nous lavons montr
dans notre livre : Un pre avait deux ls, Paris 2004.
10. Lexpression biblique wayifga bamaqom est interprte au sens de Il pria le Nom .
Maqom dsigne souvent Dieu. La tradition remonte la Mekilta, Beshallah 2,28a. Voir
aussi GenR 68,10 ; Sanh 95b. Pour Philon dAlexandrie le lieu (topos) est la Parole de
Dieu (Somn 1,61-71).
11. Tanhuma B 1,145.

134

F. MANNS

Second signe : les pierres que notre pre Jacob avait prises et mises
comme oreiller pour sa tte, quand il se leva le matin, il les trouva runies en
une seule pierre ; cest cette pierre quil rigea en stle et sur le sommet de
laquelle il versa de lhuile (TN Gen 28,10).
Selon la tradition midrashique il sagissait des douze pierres de lautel
sur lequel Isaac avait t li12. Pour expliquer le pluriel pierres du verset
11 et le singulier pierre du verset 18 le livre des Jubils 27,20.26 parle
aussi dune seule pierre. Cette pierre devint la pierre de fondation du monde
qui se trouve dans le Temple, la eben shetyyah sur laquelle le nom de Dieu
est grav13.
Au cours de cette nuit Jacob t un rve : une chelle dresse sur terre
atteignait le ciel sur laquelle deux anges, qui taient alls Sodome14, montaient vers le ciel. Ils dirent aux autres anges : Venez, voyez Jacob, le juste,
dont limage est grave sur le trne de la gloire15 et que vous brliez de voir
(Tj I Gen 28,12). A noter que limage de Jacob-Isral est grave sur le trne
divin. Dieu montra alors Jacob la rvlation du Sina, le ravissement dElie
et le temple dans sa gloire et sa destruction16. De ce rve Jacob sveilla effray car il avait vu la destruction du temple17. Il scria : Que ce lieu est
redoutable et fameux. Ce nest pas un lieu profane, mais un sanctuaire pour
le nom de Yhwh, car cest un lieu propre la prire, orient juste en face de
la porte des cieux, tabli sous le trne de la gloire18 (Tj I Gen 28,17). Le
concept selon lequel le sanctuaire terrestre se trouve en face du sanctuaire
cleste est largement rpandu dans les midrashim19. Jacob pria et demanda
Dieu daccomplir la promesse quil lui avait faite, de lui donner le pain et le
vtement. Ayant achev sa prire Jacob se mit en route vers Haran et dautres
signes saccomplirent pour lui : La terre se rtrcit devant lui et il se trouva
tre Haran. Quatrime signe : la pierre que tous les bergers runis pour la
faire rouler de dessus la bouche du puits ntaient pas parvenus bouger,
lorsquarriva notre pre Jacob, il la souleva dune seul main et il abreuva le
troupeau de Laban, frre de sa mre. Cinquime prodige : le puits se mit
12. GenR 28,11 ; Hulin 91b ; PRE 32.
13. PRE 35. La pierre enduite dhuile est la base du Temple de Jrusalem. Pour Justin la

pierre ointe est une prguration du Christ (Dialogue 113,6).

14. Tj I Gen 28,12.


15. GenR 32,29 ; LamR 2,1 ; Hulin 91b ; Tg 1Ch 21,15.
16. GenR 68,12.
17. GenR 69,7.
18. PRE 35 ; Tg 1Ch 21,15.
19. Mekilta, Shirah 10,43b ; J. Ber 4,8a ; Taanit 16a.

QUELQUES VARIANTES DU CODEX BEZAE DE LUC 24

135

dborder et monta en sa prsence et continua dborder pendant vingt ans,


tout le temps quil demeura Haran (TN Gen 28,10). Une force surnaturelle
lui avait t donne lorsquil quitta la terre sainte. Dieu t tomber sur lui la
rose de la rsurrection et sa force fut si grande quil fut victorieux mme dans
le combat contre les anges20. Cest alors quil rencontra Rachel.
Les lgendes brodes sur la vie de Jacob taient rpandues : elles mettent
au centre de sa vie la rvlation du Temple, orient vers le Temple cleste. Aux
disciples qui quittent Jrusalem cest la rvlation du ressuscit, le nouveau
temple, qui est faite. A la vision de Jacob correspond louverture des yeux des
disciples. Cette vision se t de nuit, de mme que lapparition aux disciples
qui sexclament : Reste avec nous, le soir descend . Le thme des douze
pierres est adapt en Luc et devient celui des onze , puisque Juda a trahi
son Matre. Jsus est le nouveau Jacob. Aprs sa rsurrection il a une force
surnaturelle qui lui permet de faire rouler la pierre du tombeau21.
2. Louverture des yeux et le voile sur le cur
Un ajout important au codex Bezae se trouve au verset 31 : labontn de
autn ton arton apautou, noigsan oi ophtalmoi autn kai epegnsan auton.
Cest aprs avoir pris le pain que Jsus leur donna que les yeux des disciples
souvrirent et quils le reconnurent. Cette tradition renvoie la premire page
de la Bible qui illustre le pch dAdam et dEve. Dans la LXX le verbe ils
mangrent est au pluriel, contrairement au singulier de lhbreu appliqu
Adam. Cest alors que leurs yeux souvrirent et ils surent quils taient nus22.
Le Targum associe galement la manducation du fruit dfendu louverture
des yeux :
Eve prit de ses fruits et en mangea, puis en donna son mari qui en
mangea. Alors leurs yeux tous deux silluminrent et ils reconnurent quils
taient nus, car ils avaient t dnuds du vtement de gloire avec lequel ils
20. PRE 32 et 36.
21. LEvangile de Jean 1,51 offre une lecture christologique de lchelle de Jacob qui sym-

bolise la croix du Christ. En effet les anges montent et descendent sur le Fils de lhomme.
Au chapitre 4 Jean reprend le thme du puits de Jacob qui sinspire du Targum de Gen
28,10. Voir A. Jaubert, La symbolique du puits de Jacob , in Lhomme devant Dieu (Mlanges H. de Lubac), Paris 1964, 63-73.
22. Dans la tradition juive et chrtienne ce sont les yeux de la conscience des protoplastes
qui souvrirent. La prise de conscience de la nudit signie la dcouverte de la perte des
vtements de gloire (Irne, Adv. Haer. 3,23,5) ou la prise de conscience des besoins lis
la vie pratique qui dtournent de la contemplation (Origne, Contre Celse 4,76).

136

F. MANNS

avaient t crs (Tj I Gen 3,6-7). Ces traditions sont orchestres par le
midrash PRE 14 et lApocalypse de Mose 20,2.
Lajout du verset 31 pourrait complter de faon heureuse la thologie de
leucharistie de Luc selon la version du codex Bezae. Dans le rcit lucanien
de linstitution de leucharistie selon la version alexandrine il est question
de deux coupes distinctes, la premire prcde le rcit de linstitution et fait
partie de la clbration juive de la Pque. La seconde coupe eucharistique est
introduite par le biais de la formule que lon retrouve dans la premire lettre
de Paul aux Corinthiens au chapitre 11. Cependant le codex Bezae a conserv
une formule plus archaque de linstitution de leucharistie o la seconde coupe
napparat pas, et o la bndiction sur le pain est suivie immdiatement de
lannonce de la trahison de Juda (Lc 22,19.21-23). Tandis que Mc et Mt ne
font quune rfrence indirecte la clbration de la Pque, Luc dveloppe
lardent dsir de Jsus de partager la Pque avec les disciples, leur rvlant
quil ne la mangerait pas avant quelle ne saccomplisse dans le Royaume de
Dieu. Il redit la mme chose aprs avoir reu la coupe qui met n au repas
pascal. Lorsquil a conclu le rite pascal il prit le pain, rendit grces, le partagea et dit : Ceci est mon corps . Le codex Bezae omet la suite livr pour
vous. Faites ceci en mmoire de moi .
Lannonce de la trahison de Juda suit le texte de loffrande de Jsus : Ceci
est mon corps. Or voyez la main de celui qui me livre est sur cette table .
Les autres rfrences leucharistie reprennent lexpression la fraction du
pain23 . Lomission de la coupe eucharistique lie au sacrice pascal indiquerait que Luc a voulu viter les connotations sacricielles qui avaient une
relation avec le Temple pour faciliter lacculturation de leucharistie au sein
des communauts paennes. Le geste de partager le pain inviterait aussi la
communaut partager le pain avec les affams.
Le lien entre le don du pain et louverture des yeux permet dajouter une
nouvelle dimension leucharistie dnie par le codex Bezae. Le repas eucharistique doit tre resitu lintrieur de lhistoire du salut. A Adam et Eve
Dieu avait donn lordre de ne pas manger le fruit de larbre. Aux disciples
il donne lordre de manger pour quils retrouvent le vtement de gloire avec
lequel ils avaient t crs. Leucharistie devient ainsi source de transguration
et de glorication de lhomme. A louverture des yeux qui suit le partage du
pain correspond galement louverture des Ecritures que seul le Christ fait.
Une autre variante importante du codex Bezae se trouve au verset 32. Au
lieu de notre coeur ntait-il pas brlant en nous de la version alexandrine
23. Lc 24,35 ; Ac 2,42.46 ; 20,7.11 ; 27,35.

QUELQUES VARIANTES DU CODEX BEZAE DE LUC 24

137

qui pourrait renvoyer la tradition targumique du Verbe qui brlait de parler


avec Jacob, le codex Bezae porte : Notre cur ntait-il pas voil (kekalumen) tandis quil nous parlait sur la route . Le thme du voile sur le cur
est connu dans la tradition juive et notestamentaire. Nous lavons tudi24.
Mose, dont le visage est rayonnant aprs la rencontre avec le Seigneur, doit se
voiler la face (Ex 34,33). Le voile est aussi le symbole du caractre inachev
de la rvlation. Il inclut aussi le thme du jugement de Dieu aprs le pch
du veau dor. Isral est empch de voir la gloire de Dieu qui signie sa grce.
La lecture du voile sur les yeux et sur le cur sinspire de Dt 29,3 : Jusqu
ce jour le Seigneur vous a donn un cur pour connatre (ladaat), des yeux
pour voir et des oreilles pour couter .
Le Targum Jonathan Tj I Dt 29,3 traduit ce texte : Mais la parole de Yahv
ne vous a pas donn un cur pour oublier, mais bien pour connatre, des yeux
pour faire signe, mais bien pour voir, des oreilles pour les boucher, mais bien
pour couter. Et vous, vous avez oubli la loi de votre cur, vous avez fait
signe avec vos yeux et vous vous tes bouch les oreilles en ce jour .
Le Targum fait intervenir la Parole de Dieu. Le trinme cur, yeux, oreilles
est repris par Paul, lorsquil mdite sur le voile qui couvre les yeux, le cur
et qui demeure sur la Torah. Luc 24 le reprend galement. Enn lexpression
jusqu ce jour est commune Dt 29,3, 2Cor 3,14.15 et Lc 24,21
(codex Bezae : smeran).
Paul, en appliquant le voile qui couvrait les yeux de Mose la Torah
elle-mme, semble conclure que la lecture de la Torah est mettre sur le
mme plan que le don de la Torah au Sina. A Mose correspond la Torah. A
lIsral du dsert correspond la Synagogue. Au voile sur le visage de Mose
correspond le voile sur la Torah. Ici encore Paul dpend des dveloppements
de la Synagogue.
En effet, le Tj I Ex 33,7 appelle la tente de runion du dsert la tente de
la maison dinstruction. Elle est dsigne sous le nom de cole de Sem
en Tj I Gen 22,19 ; Tj I Gen 25,22 et TN et Tj I Gen 25,2725. En Tj I Ex 18,7
il est question de Jthro qui devient proslyte : Mose sortit de dessous les
nues de gloire la rencontre de son beau-pre ; il sinclina et le baisa et en
t un proslyte. Ils se salurent lun lautre et vinrent la tente de la maison
dinstruction . En Tj I Ex 40,20 Mose prend les deux tables de pierre, les
tables de lalliance qui lui avaient t remises lHoreb et qui taient dresses

24. De la ralit au symbole. 2 Corinthiens 3,7-18 la lumire de la tradition juive , in

Manns, Un pre avait deux ls, 37-58.


25. Gad ben Ami Sarfati, The Tent = The House of Study , Tarbiz 38 (1968) 87-89.

138

F. MANNS

comme une enseigne dans la maison dtude . Cette tradition est conrme
par le Tj I Dt 29,5 : Ma Torah trouvait constamment refuge dans vos coles,
an que vous soyez occups son tude et que vous sachiez que je suis Yahv
votre Dieu . TN Ex 19,4 dnit la sortie dgypte en ces termes : Je vous
ai ports dans les nues de gloire de ma Shekinah, sur les ailes daigles rapides et vous ai fait approcher de lenseignement de ma Torah . Tj I Ex 19,4
reprend la dernire expression : Je vous ai fait approcher de lenseignement
de ma Torah .
En Luc 24,27 Jsus est dni comme linterprte de la loi de Mose, des
prophtes et des Ecritures. Le verbe ermneuein quil emploie est riche de
sens et prsente Jsus comme le vritable interprte des Ecritures.
Le texte occidental, on la rpt bien des fois, comporte de nombreuses
prcisions topographiques26 et temporelles27. Il contient des ajouts de type
liturgique28. Il renforce lhostilit des chefs juifs lgard de Jsus et des
chrtiens ainsi que leur responsabilit dans la mort de Jsus, puis dEtienne29,
ce qui ne signie pas cependant que son origine soit chercher dans le monde
paen. Il souligne luniversalisme chrtien30 en butte aux tracasseries des juifs.
Dans le mme sens il souligne laction de lEsprit dans la vie de lEglise. Les
vnements de la vie de lEglise sclairent la lumire des traditions juives31.
A la n de lvangile de Luc le texte occidental ne contient pas le verset 24,51
26. En Ac 12,7-8 il est question des sept marches devant la prison de Pierre. Elles voquent

la vision dEzchiel 40,22.26 qui dcrit le Temple au retour de lexil. Dans la cour extrieure
sept marches donnent accs au Temple. Le narrateur du codex Bezae renverse la prophtie
dEzchiel. Pierre quitte le temple accompagn de lange du Seigneur. A cause de lchec du
peuple juif et de ses chefs reconnatre le Messie Dieu a dplac son Eglise du temple et de
Jrusalem. Du temple qui constitue une inclusion de lEvangile de Luc, on passe au thme
de la maison dans les Actes. En hbreu il y a un jeu de mots sur le double sens du mot bayt.
Voir J. Read-Heimerdinger, The seven steps of Codex Bezae. A Prophetic Interpretation
of Acts 12 , in D.C. Parker - C.-B. Amphoux (ed.), Codex Bezae. Studies from the Lunel
Colloquium, June 1994, Leiden 1996, 303-310.
27. En Ac 19,9 Paul enseignait dans lcole du rhteur Tyrannos de la cinquime la dixime heure.
28. Ac 8,36.
29. Ac 3,17 et 13,27.
30. Dans les dcrets dicts par les autorits de Jrusalem au terme de lassemble qui a dcid de ne plus imposer la circoncision aux paens convertis le codex Bezae omet la mention
de la viande touffe et ajoute la rgle dor connue du judasme : Ne faites pas autrui ce
que vous ne voudriez pas quon vous fasse . Lexigence thique remplace la prescription
rituelle. Lexpression est identique celle que lon trouve dans les crits rabbiniques dans
un rsum de la Loi pour les paens.
31. Barnab est introduit en des termes qui le comparent au patriarche Joseph et le roi
Hrode est assimil en Ac 12,20-23 avec le prince de Tyr du livre dEzchiel.

QUELQUES VARIANTES DU CODEX BEZAE DE LUC 24

139

dcrivant lascension de Jsus, pas plus que la prosternation des disciples au


verset 52a. Ds lors la continuit avec le rcit dAc 1,1-11 est assure avec
un seul enlvement en Ac 1,11. Epp32 pensait que le codex Bezae provenait
dun chrtien originaire de la Gentilit qui voulait dmontrer la supriorit du
christianisme sur le judasme. La connaissance dtaille des traditions orales
juives sur Jacob et sur le pch dAdam et dEve nous amne penser que
lauteur du codex Bezae est un juif qui veut convaincre ses contemporains
que Jsus accomplit les Ecritures juives. Puisque le repas de Jsus avec les
disciples qui fuient Jrusalem a une dimension eucharistique, la relecture
de la geste de Jacob vient ajouter une dimension importante au sacrement.
Cest dabord la rconciliation de Jacob et dEsa qui est clbre dans ce
sacrement33. Cest ensuite le vtement de lumire34 qui est redonn au croyant.
Cest enn lalliance nouvelle caractrise par la connaissance de Dieu qui
est scelle dans ce sacrement.
Frdric Manns, ofm
Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem

32. The Theological Tendency, Cambridge 1966.


33. Les Evangiles synoptiques en soulignant les deux multiplications des pains, o douze

paniers (symbole dIsral), puis sept paniers (symbole des nations) sont ramasss aprs que
la foule a t rassasie, traduisent la mme ide. Leucharistie doit rconcilier Isral et les
nations, faire de deux peuples lunique peuple des enfants de Dieu. Sur la symbolique de
Jacob et dEsa voir notre ouvrage Les Enfants de Rbecca, Paris 2002, 5-7.
34. Le vtement de gloire , in Manns, Les Enfants de Rbecca, 259-264.

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO


DI EUSEBIO DI CESAREA (III-IV sec.)

R. Pierri

Per il fatto di essere unopera dinnegabile valore storico e testimoniale,


lOnomastico di Eusebio1 stato studiato e consultato a fondo da innumerevoli studiosi interessati alle memorie legate ai luoghi biblici e alla
loro reale esistenza nei primi tre secoli dopo Cristo. , infatti, un punto di
riferimento imprescindibile per palestinologi e biblisti.
La messe di informazioni, talvolta piuttosto stringate talvolta pi diffuse, raccolte da Eusebio, offre un panorama dellonomastica biblica quale
doveva essere ai suoi giorni. Non vi sono elementi per dubitare di questo.
Sono casomai le indicazioni che ci offre a metterci in difcolt, col risultato di porre in luce, ancora una volta, quanto poco sappiamo talora del passato. Non si dar in questa sede una valutazione del grado di attendibilit di
quanto Eusebio riferisce, n ci chiederemo se abbia visitato di persona, se
non tutti, almeno una buona parte dei siti su cui si dilunga maggiormente.
Nellintroduzione Eusebio espone le ragioni che lhanno spinto a stendere lopera2. Chi dovesse per pensare ad una descrizione dettagliata dei

1. Ledizione adottata quella di E. Klostermann (ed.), Eusebius. Das Onomastikon der

biblischen Ortsnamen, Leipzig 1904 (rist. Hildesheim 1966). Di essa si accetta il testo anche
dove vi sono emendamenti delleditore. I principali lavori di riferimento sono Y. Tsafrir - L.
Di Segni - J. Green, Tabula Imperii Romani. Judaea-Palaestina. Maps and Gazetteer (Publications of the Israel Academy of Sciences and Umanities), Jerusalem 1994; L. Di Segni,
The Onomasticon of Eusebius and the Madaba Map, The Madaba Map Centenary 18971997. Travelling through the Byzantine-Umayyad period. Proceedings of the International
Conference held in Amman, 7-9 April 1997 (SBF Collectio Maior 40), Jerusalem 1999; J.E.
Taylor, Golgotha: A Reconsideration of the Evidence for the Sites of Jesus Crucixion and
Burial, NTS 44 (1998) 180-203; P. Kaswalder, Onomastica Biblica (SBF Collectio Minor
40), Jerusalem 2002; G.S.P. Freeman-Grenville - R.L. Chapman, III, - J.E. Taylor, Palestine
in the Fourth Century A.D. The Onomasticon by Eusebius of Caesarea, Jerusalem 2003.
2. Di Eusebio Panlo, vescovo di Cesarea di Palestina, circa i nomi che si trovano nella
divina scrittura. Come scritto nel proemio dellopera che mi stata consegnata da te, o
Paolino, santo uomo di Dio, dopo aver dapprima esposto i presupposti promessi, ho tradotto in primo luogo in lingua greca i nomi delle nazioni sparse nel mondo che si trovano in
nomi ebraici nella divina scrittura; poi ho fatto una descrizione dellantica Giudea in base
ai dati presi da ogni libro, determinando in essa i distretti territoriali delle dodici trib e
inoltre, stando alle indicazioni della scrittura, della loro (degli Ebrei) principale citt rinomata in passato, parlo appunto di Gerusalemme. Ne ho ricavato limmagine del tempio con
LA 55 (2005) 141-164

142

R. PIERRI

siti, potrebbe rimanere deluso. Lautore si limita a consegnare allo scritto


quanto ritiene essenziale, attenendosi al programma tracciato nel cappello
introduttivo.
Il testo in alcuni casi pu apparire ripetitivo: registrato il toponimo, si
accenna alla trib a cui apparteneva, si riporta la posizione del sito, distanza
e direzione rispetto ad altre localit in genere di maggiore importanza.
Nellopera primeggiano proprio le espressioni localizzanti, la cui interpretazione tuttaltro che univoca, quando si voglia spiegarle con precisione. Il loro costante impiego, per, ne permette uno studio sistematico
allinterno dellopera, che si presta pertanto in buona parte ad una traduzione cosiddetta diretta, dove si pu tentare di dare corrispondenze costanti e
di valore univoco alle parole o alle formule greche adoperate da Eusebio.
In questo articolo studiato luso della preposizione pro nellOnomastico3. La materia sar distribuita secondo i casi e ognuno di essi avr
dei paragra nei quali sono registrati gli usi anche sulla base di raggruppamenti omogenei. Nonostante lidea di fondo comune, talora a fare la
differenza una sfumatura, un tratto che non sempre possibile rendere
in maniera adeguata. Per porre in evidenza tali sfumature si far ricorso
di volta in volta a un commento o al confronto con espressioni simili o
concorrenti.
il confronto delle memorie riguardanti i luoghi. Di seguito aggiunger le tue osservazioni
conformemente a quanto gi predisposto, a vantaggio dellintera opera. Ho poi esposto gli
indizi riguardanti le citt e i villaggi riportati nella divina scrittura in lingua originale, di
quali regioni sono e come li chiamano i nostri contemporanei, sia che li chiamino in modo
simile ai nomi antichi, sia quando, riferendoli mutati, li chiamano diversamente. Da tutta
la scrittura ispirata, dunque, sceglier i luoghi da esaminare e li esporr ciascuno in ordine
alfabetico per agevolare la comprensione nelle letture di quanto cade sotto gli occhi sparso
qui e l (Onomastico 2,1-20).
3. Per i sussidi H.G. Scott - H.St. Jones - R. McKenzie, A Greek-English Lexicon, Oxford
19499; A Supplement Edited by E.A. Barber, with the Assistance of P. Maas - M. Scheller
- M.L. West, 1968; An English Lexicon, Revised Supplement Edited by P.G. Glare - A.A.
Thompson, Oxford 1996; F. Montanari, Vocabolario della lingua greca, Torino 1995; L.
Rocci, Vocabolario greco-italiano, Citt di Castello 196619; J. Lust - E. Eynikel - K. Hauspie, Greek-English Lexicon of the Septuagint (ed. riv.), Stuttgart 2003; T. Muraoka, A
Greek-English Lexicon of the Septuagint. Chiey of the Pentateuch and the Twelve Prophets,
Louvain - Paris - Dudley, MA 2002; F. Zorell, Lexicon Graecum Novi Testamenti, Parisiis
19613; W. Bauer - K. Aland - B. Aland, Griechisch-deutsches Wrterbuch zu den Schriften
des Neuen Testaments und der frhchristlichen Literatur, Berlin - New York 19886; A GreekEnglish Lexicon of the New Testament and other Early Christian Literature (BDAG), revised and edited by F. W. Danker, Chicago - London 20003; G.W.H. Lampe, A Patristic Greek
Lexicon, Oxford 1961-19785; E.A. Sophocles, Greek Lexicon of the Roman and Byzantine
Periods (from B.C. 146 to A.D. 1100), Cambridge 1914. Gli ultimi due lessici (Lampe, s.v.,
1163 e Sophocles, s.v., 936) registrano il solo uso con laccusativo.

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO

143

Di ogni toponimo registrato non sar riportato il solo costrutto preposizione - sostantivo / pronome ma un contesto pi ampio offerto anche in
traduzione.
Sulla base dei dati raccolti le occorrenze della preposizione pro nellOnomastico sono 96 e sono cos distribuite.
1. Con genitivo
Di agente
1. kai qrhskeu/etai epifanw pro\ twn eqnwn hJ terebinqo kai oi
tw Abraam epixenwqente aggeloi e il terebinto e gli angeli ospitati da

Abramo sono venerati pubblicamente presso le / dalle popolazioni locali


(Arbo, Onomastico 6,13-14).
2. kai outw <ei eti nuvn> kaleitai pro\ twn epicwriwn e cos <no
ad ora> chiamata dagli abitanti del posto (Achor, Onomastico 18,1920).
Osservazioni (I). Luso di pro con il valore di agente attestato nel greco
classico4.

2. Con dativo5
2.1 Stato in luogo nei pressi di
2.1.1 Monte
1. legetai de kai touv ploiou en thv Armenia pro\ tw orei twn
Korduaiwn eti mero ti einai Si dice che ci sia ancora una parte della nave
in Armenia nei pressi del monte dei Curdi (Ararat, Onomastico 4,13-14).
2. kwmh pro\ tw orei twn elaiwn Villaggio nei pressi del monte
degli Ulivi (Bethphage, Onomastico 58,13).
3. keitai de kai pro\ tw orei twn elaiwn Si trova proprio nei pressi
del monte degli Ulivi (Gethsimane, Onomastico 74,17).
4. H.W. Smyth, Greek Grammar, revised by G. M. Messing, Cambridge 1956 (rist. 1976),

1678; N. Basile, Sintassi storica del greco antico, Bari 2001, 263.
5. Con il dativo la nozione principale espressa dalla preposizione quella di prossimit.

144

R. PIERRI

Osservazioni (II). Il senso di vicinanza, prossimit al monte o allarea montuosa, come pu essere intesa la prima occorrenza6. Afne la costruzione con
para7. Quando Eusebio vuol dire che qualcosa allinterno della supercie del
monte, talora da intendere come area, regione montagnosa, un senso che si presta
naturalmente a questuso, adopera la costruzione en tw orei8, che non esclude ma
comprende il concetto di stare sul monte. Questo senso afdato soprattutto a
epi con genitivo9. NellOnomastico non occorre la costruzione pro\ (to\) oro,
attestata, invece, quella con para/ pi accusativo10.
6. I sussidi consultati, infatti, nelle rispettive voci dedicate a pro, con il dativo contempla-

no il valore di unione e di aggiunta, ma non di stato in luogo allinterno. Tra tutti cf. Scott
- Jones - McKenzie, A Greek-English Lexicon, s.v., 1497. Fa eccezione Rocci, Vocabolario
greco-italiano, s.v., 1581, che registra anche in, da intendere evidentemente come stato
in luogo allinterno di. Va notato, per, che in nessuno degli esempi addotti appare una
traduzione conseguente. Segno, forse, di un senso riconosciuto pi per probabilit, dovuto
cio a un possibile uso intuto per analogia, che per concreta attestazione.
7. Cf. kai esti to/po ei deuvro deiknu/meno para tw orei Fogwr (Araboth Moab, Onomastico 12,22-23).
8. Cf. eisi de kwmai Iaeir en tw orei Galaad (Auoth Iaeir, Onomastico 18,5); kai esti
kwmh apo\ shmeiwn Ailia en tw orei pro\ borran (Aroueir, Onomastico 32,9-10); antikru\ Skuqopo/lew kai Tiberiado pro\ anatolai en tw orei (Gadara, Onomastico 74,1011); kai nuvn estin etera kwmh Ioudaiwn en tw orei Qabwr (Dabeira, Onomastico 78,6);
po/li Ihsouv touv Nauhv en tw orei keimenh (Thamnathsara, Onomastico 100,1-2); po/li
ieratikh/, to\ prin ousa fugadeuth/rion en thv Galilaia en tw orei Nefqaleim (Kades,
Onomastico 116,8-9); to/po thv erh/mou para to\ Cwrh\b oro, en w ek thv petra thv en
tw orei Cwrh\b erru/hsan ta udata (Raphidim, Onomastico 142,22-23); Sucem en tw orei
Efraim, po/li fugadeuthriou (Sychem, Onomastico 150,7); po/li fulhv Manasshv, to\
prin ousa ieratikh\ twn fugadeuthriwn en tw orei Efraim (Sychem, Onomastico 158,1-2).
Almeno nel caso del Tabor e dellOreb non sembrano esservi dubbi che si tratta di singoli
monti e non di aree montagnose.
9. Cf. esti de eidwlon Mwab, o esti Baal epi touv Fogwr orou (Beelphegor, Onomastico
44,12-13); kai nuvn deiknutai epi touv orou kwmh para th\n limnhn Tiberiado (Gergesa,
Onomastico 74,14); kai allh Danaba epi touv orou Fogwr apo\ shmeiwn> z thv Esbouv
(Danaba, Onomastico 76,11-12); kai nuvn esti kwmh peran touv Iordanou apo\ shmeiwn
Pellh po/lew epi touv orou keimenh (Iabeis di Galaad, Onomastico 110,12-13). In questo
caso la localizzazione sembra interessare le pendici del monte, anche se lidolo di Moab, ma
non necessariamente, potrebbe stare sulla cima. Eusebio, tuttavia, per indicare la cima del
monte adopera korufh/: oro Mwab, en w hgagen Bala\k (in questo caso vi movimento:
sul quale Balak condusse) to\n Balaam epi korufh\n touv lelaxeumenou (Altura del
campo, Onomastico 12,16-17). Qui Eusebio cita Nm 23,14. Larticolo touv non presente
nel testo di Rahlfs. - legetai de einai oro Nabauv epi korufh\n Fasgw (Abareim,
Onomastico 16,24-26). Qui Eusebio cita Dt 34,1 che ha per Fasga. - kai deiknutai apo\ i
shmeiwn Petra po/lew epi korufhv touv orou (Beroth dei gli di Iakeim, Onomastico
46,15-16). - h estin en pediw Mwab apo\ korufhv touv lelaxeumenou (Ianna, Onomastico 104,6-7). Qui Eusebio cita Nm 21,20.
10. Cf. legetai de ti kwmh Csalou\ en thv pediadi para to\ oro Qabwr (Acsaph, Onomastico 22,4); legetai ti kwmh Csalou\ en thv pediadi para to\ oro Qabwr (Acheseloth,
Onomastico 28,22-23); kai nuvn esti para to\ oro Qabwr (Sion, Onomastico 158,13-14).
Le due costruzioni non sono equivalenti, pro\ tw orei guarda ai due oggetti vicini senza

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO

145

2.1.2 Deserto
1. fulhv Iou/da pro\ thv erh/mw (Villaggio) della trib di Giuda nei
pressi del deserto (Addara, Onomastico 24,3).
2. kwmh estin pro\ thv erh/mw keimenh un villaggio situato nei
pressi del deserto (Acarca, Onomastico 24,6-7).
3. pro\ thv erh/mw staqmo\ twn uiwn Israh/l, exio/ntwn ex Aigu/ptou
dia touv klu/smato Accampamento dei gli di Israele nei pressi del deserto, quando uscivano dallEgitto attraverso il porto di Clisma (golfo di
Suez) (Beelsephon, Onomastico 44,2-3).
4. hJ kai Aswr. fulhv Iou/da, pro\ thv erh/mw Anche Asor. Della trib
di Giuda, nei pressi del deserto (Esor, Onomastico 84,26).
Osservazioni (III). NellOnomastico non occorre il costrutto para/ pi dativo
del sostantivo deserto (erh/mw) con o senza articolo11. Si incontra cinque volte il
verbo composto parakeimai seguito da thv erh/mw12. In questo caso il valore simile
a quello espresso dal costrutto esaminato, che non ha mai valore di stato in luogo
allinterno di qualcosa. Per esprimere questo signicato Eusebio usa en con il dativo
erh/mw13. Il costrutto appare, ma con verbo di movimento, anche con laccusativo14.
considerarne lestensione sica, aspetto che, invece, sottolinea para to\ oro, per cui lidea
sottostante che un villaggio, una citt si trovano, si estendono lungo il monte, comprendendo anche lidea di contatto.
11. Con altri sostantivi di luogo si vedano enqa katwkei Samywn en tw sphlaiw Htam
para tw ceimarrw (Etam, Onomastico 96,5-6); en h oJ Cristo\ kata to\n Iwannhn thv
Samareitidi para thv phghv dialegetai (Sychar, Onomastico 164,2-3).
12. Cf. en escatoi esti <Palaistinh> parakeimenh thv pro\ meshmbrian erh/mw (Ailam,
Onomastico 6,17-18); parakeitai thv erh/mw Kadh (Asasan Thamar, Onomastico 8,7); po/li
Amorraiwn parakeimenh thv erh/mw <thv> kaloumenh Kadh (Arad, Onomastico 14,1-2);
parakeitai thv erh/mw Kadh (Enna, Onomastico 84,14); Tracwniti de kaleitai hJ parakeimenh
cwra thv erh/mw thv kata Bo/stran thv Arabia (Itouraia, Onomastico 110,28-29).
13. Cf. enqa oJ Cananaio oJ kaqh/meno ei to\n no/ton epelqwn tw Israh\l en thv erh/mw
polemeitai (Aetharim, Onomastico 10,9-10); Asemwna po/li en thv erh/mw apo\ no/tou thv
Ioudaia (Asemona, Onomastico 14,4-5); cwra en thv erh/mw (Amalecitis, Onomastico
16,5), cf. anche 3.3.4.2; en thv erh/mw peran touv Iordanou (Bosor, Onomastico 46,8);
<hJ> aujth/ esti thv Kadh Barnhv, erh/mw thv parateinou/sh Petra po/lei (Barne, Onomastico 46,26-27): qui come apposizione di Barne; enqa eko/ph mero touv laouv uJpo\ touv en thv
erh/mw Cananaiou kai touv Amalh/k (Ermana, Onomastico 82,24-25); po/li hn wkodo/mhse
Solomwn en thv erh/mw (Thermoth, Onomastico 100,21-22); en thv erh/mw staqmo\ twn
uiwn Israh/l (Lebona, Onomastico 120,15); keitai de epekeina thv Arabia pro\ no/ton en
erh/mw twn Sarakhnwn (Madiam, Onomastico 124,9-10); cf. anche 3.3.13; legetai de kai
Codollago/mwr kataskhvyai tou\ en thv Faran, h estin en thv erh/mw (Pharan, Onomastico 166,16-17); staqmo\ twn uiwn Israh\l en thv erh/mw (Oboth, Onomastico 176,9).
14. Cf. deu/tero staqmo/, enqa hlqon apo\ Sokcwq para th\n erhmon exelqo/nte apo\
Aigu/ptou (Othom, Onomastico 140,23-24).

146

R. PIERRI

2.1.3 Paesi
1. to\ palaio\n de hn orion twn Cananaiwn twn pro\ thv Aigu/ptw
Anticamente era conne dei Cananei che erano stanziati vicino allEgitto
(Gaza, Onomastico 62,23-24).
2. pro\ thv Aigu/ptw po/li Citt dalle parti dellEgitto (Elioupolis,
Onomastico 94,13).
3. oro anatolwn pro\ thv Indikhv Monte doriente verso lIndia (Sopheira, Onomastico 150,14).
Osservazioni (IV). Nel caso di Eliopoli colpisce il fatto che in 94,13 Eusebio adoperi la costruzione con pro/, mentre successivamente scrive h> estin
Hliou/poli. <po/li> en Aigu/ptw (On, Onomastico 176,3)15. Girolamo in 95,11
e in 177,1 scrive urbs in Aegypto. Eusebio distingue, come si visto, i due usi16,
a meno che con pro/ non abbia voluto per qualche ragione conferire allo stato in
luogo interno un valore generico. Non si pu neppure escludere che si sia corretto17. Questa sembra la posizione pi plausibile. Ad ogni modo se c sovrapposizione duso delle due preposizioni, almeno in Eusebio, con il dativo Aigu/ptw e
solo nel passo in questione (non appare altrove), la si deve, come s detto, allidea
locativa generica che una regione, soprattutto molto vasta, permette di esprimere.
Lo stesso vale anche per oro anatolwn en thv Indikhv (Sopheira, Onomastico
160,20). Questo passo conferma quanto si sostenuto n qui.

15. Per altre citt localizzate in Egitto cf. po/li hn wkodo/mhsan oi uioi Israh\l en Aigu/ptw
(Ramesse, Onomastico 142,15-16); po/li en Aigu/ptw (Phithom, Onomastico 168,12).
16. Sempre in riferimento allEgitto si possono vedere anche keitai de, w fhsin hJ grafh/,
ana meson Kadh kai ana meson Sou/r, du/o erh/mwn, thv men thv Aigu/ptw parakeimenh
(presso - ai conni di) (Gerara, Onomastico 60,10-12); Ismah\l de legetai katoikhvsai
epi thv erh/mou Eujila, hn fhsin hJ grafh\ metaxu\ einai erh/mou Sou\r thv kata pro/swpon
Aigu/ptou (Eueilat, Onomastico 82,3-5). Sono esempi in cui si nota luso pertinente dei

casi e delle preposizioni.


17. Talvolta le notizie si completano e sono precisate. Per fare alcuni esempi, nel toponimo
Araba (Onomastico 12,25-26) vi unindicazione di Teodozione (Qeod en dusmai) che
sembra non appaia nellomonima voce in Onomastico 16,12-14. Qui Eusebio, concludendo,
invece annota kai apo\ triwn shmeiwn Skuqopo/lew allh (kwmh kaloumenh Araba)
pro\ dusma (13-14). Se lannotazione del punto cardinale in entrambi i casi avesse come
elemento di riferimento il villaggio, i due costrutti indicherebbero la stessa cosa in modo
diverso. Sotto la voce Engaddi si precisa che il centro parakeitai thv nekra qalassh ei
dusma (Onomastico 96,10-11). Questultima indicazione non appare in precedenza (Onomastico 86,18). In Onomastico 74,3-4 Emath risulta essere, in via indiretta, una regione (en
cwra <Emaq>) nei dintorni della regione di Damasco (peri th\n Damaskhnh/n); in 88,20
conne nella regione di Damasco (orion twn allofu/lwn en cwra Damaskouv); si dice,
inne, che una citt in 90,4 (po/li Damaskouv). Nei Lxx il sito di Aimaq non denito
n regione, n conne, n citt.

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO

147

2.1.4 Citt
1. hJ pro\ thv Cebrwn ei eti nuvn deiknumenh terebinqo Il terebinto
che mostrato no ad ora nei pressi di Ebron (Quercia di Mambre,
Onomastico 76,1-2).
Osservazioni (V). Sulla base di hJ druv Abraam kai to\ mnhvma aujto/qi
qewreitai kai qrhskeu/etai epifanw pro\ twn eqnwn hJ terebinqo kai oi tw
Abraam epixenwqente aggeloi (Arbo, Onomastico 6,12-14), nel passo in esame

si potrebbe essere tentati di tradurre anche presso Ebron / a Ebron. Tuttavia


dello stesso terebinto si parla anche in un altro sito: esti de kwmh nuvn Bhqanin
legomenh apo\ b shmeiwn thv terebinqou, Cebrwn de apo\ tessarwn (Ain, Onomastico 24,15-17). Le indicazioni delle distanze non lasciano dubbi sul fatto che
il terebinto non si trova a Ebron. Di conseguenza pro/, in questo caso, pu avere
il senso generico di dalle parti di Ebron.

2.1.5 Altre entit


1. kai nuvn estin outw kaloumenh kwmh katio/ntwn apo\ Nea po/lew
epi Skuqo/polin en pentekaidekatw shmeiw pro\ aujthv thv lewfo/rw Ora

chiamato cos un villaggio al quindicesimo miliare18, quando si scende


da Neapoli a Scitopoli proprio nei pressi della strada maestra (Aser,
Onomastico 26,22-24).
2. keitai de en thv Galilaia pro\ thv Gennhsaritidi limnh Si trova
nella Galilea nei pressi del lago di Gennesareth (Bethsaida, Onomastico
58,12).
3. (po/li peran touv Iordanou) ou pro\ tai uJpwreiai ta twn
qermwn uJdatwn loutra parakeitai (Citt oltre il Giordano) presso
le cui falde (del monte) si trovano i bagni di acque calde (Gadara, Onomastico 74,11-13).
4. h pro\ thv oJdw eqayan th\n Rach/l, apo\ shmeiwn d thv Ierousalh/m, en tw kaloumenw ippodro/mw Nei pressi della sua strada
seppellirono Rachele a quattro miliari da Gerusalemme nel cosiddetto ippodromo (Ephratha, Onomastico 82,11-12).
Osservazioni (VI). Nei passi citati lidea locativa di prossimit esterna.
18. NellOnomastico Eusebio, per indicare le distanze, adopera nella grande maggioranza
dei casi shmeion pietra miliare, reso nella traduzione con miliare. Solo in tre casi si
incontra milion, che verr tradotto con miglio. I tre luoghi interessati sono: Ataroth 26,20;

Aiphraim 28,26; Bethasimouth 48,7.

148

R. PIERRI

2.1.6 Pronome anaforico


1. <Tiberia> kai hJ pro\ aujthv limnh <Tiberiade> e il lago nei suoi
pressi (Aulon, Onomastico 16,1-2).
2. hJ de estin amfi th\n Tiberiada kai th\n pro\ aujthv limnhn laltra
intorno a Tiberiade e al lago vicino (Galilaia, Onomastico 72,20-21).
3. kai eno\ de twn apogo/nwn Nwe hn onoma Eujeilat, on su\n toi
adelfoi Iwsippo apo\ Kwfhvno potamouv thv Indikhv kai thv pro\
<aujthv> Shria katoikhvsai istorei Avila era il nome di uno dei di-

scendenti di No, che, Giuseppe riferisce, si stabil con i fratelli (a partire)


dal ume Cofene dellIndia e dalla vicina19 Seria (Eueilat, Onomastico
82,1-3).
4. par w katwkhsan uioi Iektan uiouv Eber, ou fhsin Iwsippo
apo\ Kwfhvno potamouv thv te Indikhv kai thv pro\ aujthv Shria
katascein lungo il quale (Monte doriente) abitarono gli di Iectan, glio

di Eber, i quali, dice Giuseppe, occuparono (a partire) dal ume Cofene e


dallIndia e dalla vicina Seria (Sopheira, Onomastico 150,14-17).
5. hn de kai eno\ twn apogo/nwn Eber onoma Oujfeir, ou <tou\>

uiou\ apo\ Kwfhvno potamouv thv Indikhv kai thv pro\ aujthv Shria
katoikhvsai Iwsippo istorei Il nome di uno dei discendenti di Eber

era Ofeir, <i> cui gli, Giuseppe racconta che si stabilirono (a partire)
dal ume Cofene dellIndia e dalla vicina Seria (Opheir, Onomastico
176,15-17).
Osservazioni (VII). La posizione della costruzione sempre quella attributiva. Stando alle conoscenze geograche che abbiamo, nelle prime due occorrenze
il grado di vicinanza , si pu dire, massimo. Certamente si pu ipotizzare che
indichi anche contatto, anche se in modo generico. Quanto si detto vale anche
per le rimanenti occorrenze, anche se la scala delle dimensioni considerata naturalmente maggiore.

2.2 Stato in luogo di direzione o orientamento


2.2.1 pro\ anatolai (oriente)
1. kai allh po/li epishmo, Abela oinofo/ro kaloumenh, diestwsa
Gadarwn shmeioi ib toi pro\ anatolai e unaltra notevole citt,
19. Non da escludere il valore di connante.

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO

149

che produce vino, chiamata Abela, distante da Gadara dodici miliari verso
oriente (Abel dei Vigneti20, Onomastico 32,16-17).
2. hJ aujth/ esti thv anwterw keimenh Golgwl pro\ hJliou anatolai
thv palai Iericw eisw touv Iordanou la stessa rispetto a quella elencata pi sopra come Golgol a oriente dellantica Gerico al di qua del
Giordano (Galgala, Onomastico 64,24-25).
3. po/li peran touv Iordanou, antikru\ Skuqopo/lew kai Tiberiado
pro\ anatolai en tw orei Citt oltre il Giordano, di fronte a Scitopoli
e a Tiberiade verso oriente sul monte (Gadara, Onomastico 74,10-11).
Osservazioni (VIII). La designazione del punto cardinale, ovvero delloriente,
non pu che essere generica. Tuttavia una cosa dire verso oriente (cf. 1 e 3),
unaltra a oriente di (cf. 2), dove il genitivo partitivo sembra esprimere una maggiore vicinanza o relazione. Nel caso si voglia intendere il costrutto in esame in
modo inclusivo, come stato in luogo allinterno (sc. in oriente / nelle terre orientali), ne va precisato il senso, per evitare una impropria confusione di signicati.
Quando Eusebio vuole indicare che un sito in oriente, scrive en anatolai21.
Il valore inclusivo in questo caso esplicito22. chiaro che un villaggio verso
/ a oriente si trova in qualche regione / territorio considerati orientali rispetto
ad altre entit, ma si tratta di una osservazione fatta sulla base di una deduzione
plausibile e non delluso della preposizione.

2.2.2 pro\ toi boreioi23 (nord)


1. kraniou to/po, enqa oJ Cristo\ estaurwqh. o kai deiknutai
en Ailia pro\ toi boreioi touv Siwn orou Luogo del cranio, dove
Cristo fu crocisso, che si mostra in Elia presso il versante nord del monte
Sion (Golgotha, Onomastico 74,20-21).

20. Nelle versioni: Abel-Cheramim. Cf. Gdc 11,33.


21. Cf. kai kwmh de estin megisth diestwsa Nea po/lew shmeioi q en anatolai
(Acrabbein, Onomastico 14,8-9); legetai de ti kwmh <Adia> peri th\n Gazan, kai allh
Adiqa peri Dio/spolin en a<na>tolai (Adiathain, Onomastico 24,23-24); esti de kai
Gabaa kai Gabaqa kwmh en anatolai touv Darwma (Gabathon, Onomastico 70,10-11);
fulhv Iou/da. en anatolai touv Darwma (Maon, Onomastico 130,12).
22. Per fare un esempio preso dalla nota precedente il villaggio di Aditha nei dintorni di

Diospoli si trova nel territorio orientale della citt, ossia nei suoi conni. Lo stesso vale per
Gabatha che si trova in quelli che sono o possono essere considerati i conni del Daroma
che, per forza di cose, sono approssimativi..
23. Si tratta di un aggettivo sostantivato che sottintende mero parte reso nella traduzione
proposta versante. Cf. sotto nota 27 alla voce Dothaeim.

150

R. PIERRI

Osservazioni (IX). In Onomastico 162,12 si dice che Sion un monte in Gerusalemme24. Nel passo in esame il rapporto da considerare quello che intercorre
tra en Ailia e pro\ toi boreioi touv Siwn orou25. Quando Eusebio parla dellAkeldama, scrive cwrion aimato o kai deiknutai ei eti nuvn en thv Ailia en
boreioi touv Siwn orou (Akeldama, Onomastico 38,20-21)26. Anche il campo di
sangue si trova in Elia a nord del monte Sion27. Il fatto che solo per il Golgota Eusebio adoperi pro\ toi boreioi non pu essere casuale. Che il monte Sion sia dal
24. Cf. oro en Ierousalh/m. Non c alcun passo nellOnomastico in cui si afferma liden-

tit di Gerusalemme con Elia. Si parla di Sion altrove, ma non del monte, in Sion, Onomastico 158,13-14: klh/rou Issacar. kai nuvn esti para to\ oro Qabwr.
25. Il costrutto pro\ toi boreioi hapax nellOnomastico.
26. Girolamo cambia direzione e scrive: in Aelia ad australem plagam montis Sion (Onomastico 39,26-27). In unaltra voce Eusebio offre altri particolari per la localizzazione del
campo: bwmo\ touv Qafeq en Ieremia. en proasteioi Ailia ei eti nuvn deiknutai oJ

to/po outw kalou/meno, w parakeitai hJ kolumbh/qra touv knafew kai to\ Aceldamac
cwrion (Thapheth, Onomastico 102,14-16).
27. Considerando il rapporto tra monte e lindicazione geograca in questione si pu vedere
anche oro Efraim, ou en boreioi eqayan Ihsouvn (Gaas, Onomastico 70,19). Per una
doppia localizzazione espressa con la preposizione en cf. kwmh esti kai aujth\ en tw Darwma
en boreioi Anewn (Asthemo, Onomastico 26,11-12). Casi simili sono: kai allh de esti
nuvn Masshba en oJrioi Eleuqeropo/lew en boreioi (Maspha, Onomastico 130,1-2); nuvn
Remmwn esti plhsion Ailia kwmh en boreioi apo\ shmeiwn ie (Remmon, Onomastico
144,11-12). Il costrutto con en di gran lunga il pi diffuso. Cf. keitai de en boreioi
Iericw (Achor, Onomastico 18,19); kai nuvn esti kwmh Atarou\q en boreioi Sebasthv
w apo\ d miliwn (Ataroth, Onomastico 26,19-20); kai esti kwmh Afraia nuvn kaloumenh,
apecousa Legewno en boreioi milioi (Aiphraim, Onomastico 28,25-26); kai esti
nuvn kwmh Bhqnambri w apo\ shmeiwn e Libiado en boreioi (Bethnamran, Onomastico
44,17-18); apecei hJ kwmh Eleuqeropo/lew shmeioi h en toi boreioi (Bera, Onomastico
54,27); kai nuvn kaleitai Gazara kwmh Nikopo/lew apecousa shmeioi d en boreioi
(Gazer, Onomastico 66,21-68,1); esti de kai nuvn kwmh Galgouli legomenh, Antipatrido
w apo\ shmeiwn ex en toi boreioi (Gelgel, Onomastico 68,14-16); kai esti nuvn Kammwna
kwmh en tw megalw pediw, apecousa Legewno shmeioi en boreioi apio/ntwn ei Ptolemaida (Kamon, Onomastico 116,21-22); esti de kai kwmh en boreioi Eleuqeropo/lew
Swrh\c legomenh (Sorech, Onomastico 160,3).
Altre indicazioni di riferimento sono: a) con epi: deiknutai de ei eti nuvn to/po faraggwdh
sfo/dra calepo\ oJ Arnwna ojnomazo/meno, parateinwn e p i ta bo/ r eia thv Areopo/lew (Arnon, Onomastico 10,17-19); apecei de aujthv shmeioi ib epi ta bo/reia merh
(Dothaeim, Onomastico 76,14-15); b) con peri: kai esti nuvn kwmh Efraim megisth peri
ta bo/reia Ailia w apo\ shmeiwn k (Ephron, Onomastico 86,1-2); c) con ek: kai esti nuvn
Bhnnamareim ek boreiwn Zoorwn (Nebereim, Onomastico 138,21).
In alcuni passi si parla di conne settentrionale (orion bo/reion). orion thv Ioudaia
bo/reion (Asadadda, Onomastico 14,13); orion thv Ioudaia bo/reion (Asarenan, Onomastico 14,16); orion thv Ioudaia bo/reion (Zephrona, Onomastico 92,9); h gegonen orion
thv <Ioudaia bo/reion apo\ Dan ew Bhrsabee> dihkou/sh (Laisa, Onomastico 122,1819); orion de hn to\ palaio\n twn Cananaiwn bo/reion (Sidon, Onomastico 148,6-7). da
notare che, se si eccettuano le cinque occorrenze qui registrate, soltanto unaltra volta orion
determinato dallindicazione del punto cardinale. Cf. orion anatoliko\n thv Ioudaia

(Arbela, Onomastico 14,18).

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO

151

punto di vista sico28 considerato distinto, separato da Elia o inglobato nella citt,
non fa differenza ai ni del nostro studio29. considerato, tuttavia, unentit a s
rispetto ad altre parti della citt. Il Golgota si trova in Elia presso il versante nord
del monte Sion30, non allinterno dellarea del monte Sion ma nei suoi pressi31.
28. Non si discute lovvia appartenenza territoriale e amministrativa a Elia.
29. Nel caso dellAkeldama Eusebio dice che si trova allinterno del perimetro del Sion, che

a sua volta allinterno del perimetro della citt. Se poi il Sion avesse delle proprie mura
questione da discutere in altra sede.
30. Fin dove si estendesse agli occhi di Eusebio larea del monte Sion non dato saperlo.
NellOnomastico, dove laspetto teologico pu fare da sfondo ma non preminente, Eusebio
in genere fa una distinzione tra Gerusalemme e Elia, considerando la prima come la citt del
passato e la seconda come lattuale. vero che non manca qualche indicazione di distanza
a lui contemporanea riferita a Gerusalemme come nel caso di h pro\ thv oJdw eqayan th\n
Rach/l, apo\ shmeiwn d thv Ierousalh/m, en tw kaloumenw ippodro/mw (Ephrata, Onomastico 82,11-12), ma appunto un unicum. Lidenticazione tra le due citt una cosa ovvia.
Eusebio stesso lo dice nel De theophania: paresti gar uJp oyesin oJran Ioudaiou men ei
panta ta eqnh dieskedasmenou, allofu/lou de kai allogenei oikh/tora thv palai
men Ierousalh/m, nuvn d apo\ touv poliorkhtouv Ailiou Adrianouv Ailia metwnomasmenh

possibile, infatti, vedere con gli occhi come i Giudei sono dispersi in tutte le nazioni
e che gli abitanti dellantica Gerusalemme, ora chiamata Elia dal poliorcete Elio Adriano,
sono stranieri e daltra stirpe. Cf. H. Gressmann (ed.), Eusebius. Die Theophanie, Leipzig
1904, (frammento 12) 31,3-6. Il rapporto geograco tra il monte Sion e Gerusalemme - Elia
emerge tra le righe in un testo di carattere teologico qual la Demonstratio Evangelica: ti
d an eih oJ ek Siwn proelhluqw no/mo, etero wn touv epi thv erh/mou dia Mwsew en tw
Sina orei nenomoqethmenou, all h oJ eujaggeliko\ lo/go oJ dia touv swthvro hJmwn Ihsouv
touv Cristouv kai twn aposto/lwn aujtouv ek thv Siwn proelhluqw kai dielqwn panta ta
eqnh; pro/dhlon gar w apo\ thv Ierousalh\m kai touv tau/th prosparakeimenou Siwn orou

Quale sarebbe la legge che uscita da Sion, differente da quella promulgata mediante
Mos nel deserto sul monte Sinai, se non la parola evangelica che, per opera del Signore
nostro Ges Cristo e dei suoi apostoli, uscita da Sion e ha raggiunto tutte le nazioni?
chiaro che (si intende) da Gerusalemme e dalladiacente monte Sion. Cf. I.A. Heikel (ed.),
Eusebius. Die Demonstratio evangelica, Leipzig 1913, I,3,8. Per intendere il senso del
participio prosparakeimenou cf. prosparakeitai tw teicei Ierousalh\m pro\ anatola
(Gaiennoum, Onomastico 70,3-4).
31. La specicazione non oziosa, perch, anche se non condivisibile, si potrebbe avanzare
lipotesi che, trovandosi il monte Sion in Elia, pro\ toi boreioi permetta una localizzazione del Golgota allinterno e non allesterno dellarea del monte Sion. quanto sostiene J.A.
Taylor in Golgotha: A Reconsideration of the Evidence for the Sites of Jesus Crucixion
and Burial, 192-193. Posizione ribadita dalla studiosa in Freeman-Grenville - Chapman,
III - Taylor, Palestine in the Fourth Century A.D., 171. Il fatto che Eusebio faccia riferimento prima ad Elia e poi al monte Sion non lascia dubbi su come intendere il passo. A
prova di quanto si sostiene, si possono addurre anche altri casi nei quali la localizzazione
avviene (anche) mediante la combinazione a) en pro/ (= allinterno di presso)
e b) pro/ - en (= verso allinterno di). a) Della prima costruzione si considerano
i luoghi completati da una determinazione in genitivo o in altro caso. Cf. legetai de kai
touv ploiou en thv Armenia pro\ tw orei twn Korduaiwn eti mero ti einai (Ararat, Onomastico 4, 13-14); alla kai Anaia esti kwmh Ioudaiwn megisth kaloumenh <en tw>
Darwma pro\ no/ton Cebrwn (Anab, Onomastico 26,9-10); keitai de en thv Galilaia pro\

152

R. PIERRI

2.2.3 pro\ dusmai (occidente)


1. kai esti nuvn kwmh Bhqasan kaloumenh en oJrioi Ailia pro\
dusmai apo\ shmeiwn i ora il villaggio chiamato Bethasan nei conni

di Elia, verso occidente, a sedici miliari (Asan, Onomastico 26,4-5).


2. esti kwmh Araq, Ailia pro\ dusmai il villaggio di Arath a
occidente di Elia (Arith, Onomastico 34,4-5).
3. po/li touv Amorraiou apo\ i shmeiou Filadelfia pro\ dusmai
en thv nuvn Peraia thv Palaistinh uJper to\n Iordanhn Citt dellAmorreo a dieci miliari da Filadela verso occidente nellattuale Perea della
Palestina oltre il Giordano (Iazer, Onomastico 104,13-15).
4. hn dihvlqe Saou/l.> kwmh estin en oJrioi Eleuqeropo/lew pro\
dusmai che Saul attravers. un villaggio nei conni di Eleuteropoli
verso occidente (Saaleim, Onomastico 160,9-10).
Osservazioni (X). Lindicazione generica, ma, come si vede (cf. Asan, Iazer,
Saaleim), precisata tre volte dallo stato in luogo espresso da en con dativo.

3. Con accusativo
3.1 Stato in luogo di vicinanza a
1. <A> pro\ oJmala Mwab, <S> epi th\n pediada thv Mwab <Aquila>: vicino ai territori pianeggianti di Moab; <Simmaco>: nella pianura
di Moab (Araboth Moab, Onomastico 12,21).
2. ta uJper to\n Libanon pro\ th\n Damaskhnwn cwran I territori
al di sopra del Libano vicino alla regione dei Damasceni (Antilibanos,
Onomastico 18,8-9).
3. <S Dwr> thv paralia, auth esti Dwra hJ pro\ Kaisareian thv
Palaistinh <Simmaco Dor> marittima. Questa Dora nei pressi di
Cesarea della Palestina (Dor Napheth, Onomastico 78,8-9).

thv Gennhsaritidi limnh (Bethsaida, Onomastico 58,12). b) po/li peran touv Iordanou,
antikru\ Skuqopo/lew kai Tiberiado pro\ anatolai en tw orei (Gadara, Onomastico 74,11-12); kwmh Ioudaiwn megisth apo\ i shmeiwn Eleuqeropo/lew <pro\ no/ton
en tw Darwma> (Eremmon, Onomastico 88,17-18); po/li touv Amorraiou apo\ i shmeiou
Filadela pro\ dusmai en thv nuvn Peraia thv Palaistinh uJper to\n Iordanhn (Iazer,
Onomastico 104,13-15); esti nuvn kwmh megisth Ioudaiwn, Eleuqeropo/lew apo\ shmeiwn
ih pro\ no/ton en tw Darwma (Iettan, Onomastico 108,8-10).

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO

153

4. kwmh pro\ Bhqleem Villaggio vicino a Betlemme (Chamoam,


Onomastico 174,20).
Osservazioni (XI). Non vi sono dubbi che lespressione di Simmaco indichi
uno stato in luogo allinterno della pianura. Ci non vuol dire per che la sua
indicazione equivalga a quella di Aquila32. La scelta di interpretare il costrutto in
esame (pro/ ) secondo il valore proposto motivata dal valore semantico della
preposizione e del caso, e dal fatto che la localizzazione del toponimo interessato
data in riferimento a un altro, nome proprio o comune che sia. Lespressione
rimane generica ma non indenita.

3.2 Stato in luogo in opposizione a qualcosa


1. en escatoi esti <Palaistinh> kai thv pro\ aujth\n eruqra
qalassh nella parte estrema <di Palestina> e al Mar Rosso che nei
suoi (del deserto) pressi / vicino (Ailam, Onomastico 6,17-18).
3.3 Stato in luogo generico di direzione o orientamento
3.3.1 pro\ anatola (oriente)
1. ta uJper to\n Libanon pro\ anatola I territori al di sopra del
Libano in direzione est / verso oriente (Antilibanos, Onomastico 18,8).
2. hn de ta uJper to\n Iordanhn kai pro\ anatola oria thv
katascesew twn uiwn Israh\l mecri orou Aermwn I conni al di
sopra del Giordano e verso oriente del possesso dei gli di Israele arrivavano no al monte Ermon (Aermon, Onomastico 20,12-14).
3. kai esti nuvn kwmh peri Dio/spolin apo\ shmeiwn tessarwn pro\
anatola, h kaleitai Betoannaba E ora un villaggio nei dintorni
di Diospoli, a quattro miliari verso oriente, che si chiama Betoannaba
(Anob, Onomastico 20,15-16).
4. kwmh nuvn esti megisth pro\ anatola Eleuqeropo/lew Ora
un villaggio molto grande a oriente di Eleuteropoli (Adolam, Onomastico
24,21-22).

32. Per lidenticazione cf. Kaswalder, Onomastica Biblica, 102.

154

R. PIERRI

5. kai nuvn esti kwmh Aifr<aim thv Bhq>h\l apo\ <shmeiwn e pro\
anatola> E ora il villaggio di Efr<aim di Bet>el a <cinque miliari
verso oriente (Aphra, Onomastico 28,4-5).
6. legetai ti kwmh Csalou\ en thv pediadi para to\ oro Qabwr,
apecousa Diokaisareia shmeioi h pro\ anatola Si chiama Chsalus un villaggio nella pianura nei pressi del monte Tabor, distante da Diocesarea otto miliari verso oriente (Acheseloth, Onomastico 28,22-24).
7. kai estin ei eti nuvn apecousa Eleuqeropo/lew shmeioi i pro\
anatola metaxu\ Nikopo/lew ancora no ad ora distante da Eleuteropoli dieci miliari verso oriente dopo Nicopoli (Bethsames, Onomastico
54,11-13).
8. kwmh ei eti kai nuvn estin en escatoi touv Darwma <pro\
anatola epi thv nekra> qalassh Villaggio ancora no ad ora esistente allestremit del Daroma33 <verso oriente sul Mar> Morto (Gadda,
Onomastico 68,18-19).
9. prosparakeitai tw teicei Ierousalh\m pro\ anatola adiacente alle mura di Gerusalemme ad oriente (Gaiennoum, Onomastico
70,3-4).
10. cwra pro\ anatola Regione verso oriente (Eueilat, Onomastico 80,23).
11. kai nuvn esti kwmh megisth pro\ anatola Eleuqeropo/lew
Ora un villaggio molto grande a oriente di Eleuteropoli (Eglom, Onomastico 84,23-24).
12. kai nuvn esti kwmh Edouma en thv Akrabattinh, w apo\ dwdeka
shmeiwn pro\ anatola <Nea po/lew> E ora il villaggio di Edouma
nellAcrabattene, a circa dodici miliari a oriente <di Nicopoli> (Edomim,
Onomastico 86,24-26).
13. kwmh nuvn estin en tw Darwma en oJrioi Eleuqeropo/lew>
plhsion Cebrwn apo\ shmeiwn h pro\ anatola Ora un villaggio nel
Daroma nei conni di Eleuteropoli in prossimit di Ebron, a otto miliari
verso oriente (Ziph, Onomastico 92,15-18).
14. cwra hJgemo/nwn Edwm kai po/li Hsauv, apo\ i shmeiwn Petra
pro\ anatola Regione dei principi di Edom e citt di Esa a dieci miliari da Petra verso oriente (Elath, Onomastico 94,9-10).
15. kai esti nuvn kwmh Ianw en thv Akrabattinhv, apo\ ib shmeiwn Nea
po/lew pro\ anatola E ora il villaggio di Iano, nella Acrabattene, a
dodici miliari da Neapoli verso oriente (Iano, Onomastico 108,20-21).
33. Daroma sta per Neghev. Cf. Kaswalder, Onomastica Biblica, 78.

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO

155

16. keitai de en tw megalw pediw <thv Legewno pro\ anatola Si


trova nella grande pianura di Legio34, verso oriente (Itabyrion, Onomastico 110,20-21).
17. kai ei eti nuvn kwmh Khla pro\ anatola Eleuqeropo/lew apio/
ntwn ei Cebrwn, w apo\ shmeiwn h Ancora no ad ora il villaggio
di Kela, a oriente di Eleuteropoli, andando a Ebron, a circa otto miliari
(Keeila, Onomastico 114,15-17).
18. kwmh estin ei eti nuvn Cermala ojnomazomenh, hti ermhneu/etai
Karmhlo, apo\ dekatou shmeiou Cebrwn pro\ anatola C ancora
no ad ora un villaggio chiamato Chermala, che interpretato Karmelos, al
decimo miliare da Ebron verso oriente (Karmelos, Onomastico 118,5-7).
19. keitai de epi touv Arnwna apo\ shmeiwn ib pro\ anatola
Mhdabwn Si trova sulla riva dellArnon a dodici miliari a oriente di
Madaba (Matthanem, Onomastico 126,14-15).
20. kai nuvn esti pro\ anatola Eleuqeropo/lew apo\ shmeiwn h
Ora a oriente di Eleuteropoli a otto miliari (Makeda, Onomastico
126,24-25).
21. oqen hn Micaia oJ profh/th, pro\ anatola Eleuqeropo/lew
Di dove era il profeta Michea, a oriente di Eleuteropoli (Morathei, Onomastico 134,10-11).
22. kai ei eti nuvn estin en thv Galilaia antikru\ thv Legewno w
apo\ shmeiwn ie pro\ anatola, plhsion touv orou Qabwr Ancora no
ad ora nella Galilea di fronte a Legio, a circa quindici miliari verso oriente, in prossimit del monte Tabor (Nazareth, Onomastico 138,25-140,2).
23. estin de kai allh Oujllama apo\ ib shmeiwn Diokaisareia pro\
anatola C anche unaltra Ullama a dodici miliari da Diocesarea verso
oriente (Oulammaous, Onomastico 140,17-18).
24. estin ei eti nuvn allh kwmh en Robbw en oJrioi Eleuqeropo/lew
pro\ anatola C ancora no ad ora un altro villaggio a Robbo nei
conni di Eleuteropoli verso oriente (Rabboth, Onomastico 144,19-20).
25. orion thv Ioudaia pro\ anatola Conne della Giudea verso
oriente (Sephama, Onomastico 154,18).
26. keitai de kai epekeina thv Arabia epi no/ton, apecei de Aila
pro\ anatola oJdo\n triwn hJmerwn Si trova anche oltre lArabia a sud,
e dista da Aila verso oriente tre giorni di strada (Pharan, Onomastico
166,14-15).
34. La grande pianura la Valle di Esdrelon, Legio corrisponde a Megiddo. Per le rispettive

identicazioni cf. Tsafrir - Di Segni - Green, Tabula Imperii Romani. Judaea-Palaestina,


182 e 170. Per Legio cf. anche Kaswalder, Onomastica Biblica, 75.

156

R. PIERRI

27. po/li twn Amorraiwn. esti de kai oro pro\ anatola Fasga
Citt degli Amorrei. Fasga anche un monte verso oriente (Phasga,
Onomastico 168,28-29).
Osservazioni (XII). Visto il numero di occorrenze, mette conto porre in rilievo
alcune differenze che giusticano linterpretazione e la resa dellespressione in
esame. In genere Eusebio, come si visto nora, per localizzare un villaggio, una
citt, una regione si serve, come punto di riferimento, di un centro di maggiore
importanza. Nelle ventisette occorrenze registrate in questo paragrafo si pu osservare quanto segue. Di Eueilat (10), Sephama (25), Phasga (27) si dice solo di
cosa si tratta (regione, conne, monte) senza alcun altro punto di riferimento se
non quello generico del punto cardinale. Per cui la resa verso oriente. Per un
discreto numero di toponimi si registra un unico punto di riferimento senza altre
determinazioni geograche. il caso di Antilibanos (1), Gaiennoum (9), Itabyrion
(16). Una variante di questo tipo si ha con Adolam (4), Eglom (11), Morathei (21),
dove il riferimento pi stretto e comporta necessariamente la resa a oriente di.
Pi numerosi sono i toponimi per i quali Eusebio fornisce due o pi dati. Anche per
questi vale la distinzione precedente. Con Ermon (2), Anob (3), Aphra (5), Acheseloth (6), Bethsames (7), Gadda (8), Ziph (13), Elath (14), Iano (15), Karmelos (18),
Nazareth (22), Oulammaous (23), Rabboth (24), Pharan (26) si ha verso oriente,
per Edomim (12), Keeila (17), Matthanem (19), Makeda (20) a oriente di35.

3.3.2 pro\ borran (nord)


1. kai esti kwmh apo\ shmeiwn Ailia en tw orei pro\ borran
Ed un villaggio a sei miliari da Elia, sul monte, verso nord (Aroueir,
Onomastico 32,9-10).
2. estin en oJrioi Diospo/lew apo\ shmeiwn ie toi pro\ borran en
thv Qamnitikhv nei conni settentrionali di Diospoli a quindici miliari
nella Thamnitica (Baithsarisa, Onomastico 56,22-23).

35. Costruzioni afni sono esti de kai ei eti nuvn kwmh legomenh Aswr en oJrioi
Askalwno toi ei anatola (nei conni orientali di) (Asor, Onomastico 20,3-4); kai
nuvn kaleitai kwmh Beqbeten, apo\ ojgdo/ou shmeiou Ptolemaido ei anatola (a oriente)
(Batnai, Onomastico 52,19-20); oJ touv qeiou paradeisou to/po ei anatola (in oriente)
(Edem, Onomastico 80,20). kai nuvn esti kwmh Qhna apo\ shmeiwn i Nea po/lew ep
anatola (verso oriente), katio/ntwn epi to\n Iordanhn (Thenath, Onomastico 98,1314); keitai de epekeina thv Arabia pro\ no/ton en erh/mw twn Sarakhnwn, thv eruqra
qalassh ep anatola (a oriente di) (Madiam, Onomastico 124,9-11); auth legetai
einai kata pro/swpon Mwab, thv Areopo/lew, kata anatola (verso oriente) (Aie,
Onomastico 10,12-14); esti de oro en thv pediadi keimenon apo\ shmeiwn i Diokaisareia
kata anatola (verso oriente) (Thabor, Onomastico 98,23-24).

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO

157

3. parakeitai thv Fainwn w apo\ shmeiwn d pro\ borran Si trova presso Fenon a circa quattro miliari verso nord (Daidan, Onomastico
80,14-15).
4. kwmh estin en oJrioi Eleuqeropo/lew pro\ borran, apio/ntwn ei
Niko/polin w apo\ shmeiwn i un villaggio nei conni di Eleuteropoli
verso nord, andando a Nicopoli, a circa dieci miliari (Saraa, Onomastico
156,15-16).
Osservazioni (XIII). Per avere un quadro pi denito del signicato dellespressione si possono consultare le costruzioni afni offerte in nota36.

3.3.3 pro\ dusma (occidente)


1. kai apo\ triwn shmeiwn Skuqopo/lew allh pro\ dusma mentre
un altro (sc. villaggio) a tre miliari da Scitopoli in direzione / verso
ovest (Araba, Onomastico 16,13-14).
2. keitai de ei eti nuvn kwmh perix Gerasan po/lin thv Arabia w
apo\ shmeiwn ie pro\ dusma, kaleitai de nuvn Erga Si trova ancora
ora un villaggio nei dintorni di Gerasa, citt dellArabia, a circa quindici miliari in direzione ovest, ora si chiama Erga (Argob, Onomastico
16,19-21).
3. kai esti kwmh nuvn outw kaloumenh plhsion Baiqh\l pro\ dusma
C ora un villaggio cos chiamato nelle vicinanze di Betel verso occidente (Gabaon, Onomastico 66,13-14).
4. kai nuvn estin olh Cristianwn kwmh, para Mhdaban po/lin thv
Arabia, legomenh Karaiaqa, apo\ i shmeiwn thv Mhdabwn pro\
dusma epi to\n Barhn Ora un villaggio intero di cristiani vicino a

Madaba, citt dellArabia, chiamato Karaiatha, a dieci miliari da Madaba


verso occidente sopra Bare (Kariathaeim, Onomastico 112,15-17).

36. Cf. kai ei eti nuvn estin apo\ i shmeiwn Eleuqeropo/lew, ei borran (a nord)
apio/ntwn ei Niko/polin (Esthaol, Onomastico 88,12-14); po/li Saou/l, apo\ shmeiwn
<Ailia> ei borran (a nord) apenanti Baiqh/l (Rama, Onomastico 144,14-15); kai
esti nuvn Magdalsenna apo\ ojgdo/ou shmeiou Iericouv ei borran (a nord) (Senna, Onomastico 154,16-17). Cf. anche koila allofu/lwn kata borran (a nord di) Ierousalh/m

(Rafaein, Onomastico 146,11-12).

158

R. PIERRI

5. kai nuvn estin w apo\ ie shmeiwn Filadelfia pro\ dusma Ora


a circa quindici miliari da Filadela verso occidente (Ramoth, Onomastico 144,5-6).
Osservazioni (XIV). Per avere un quadro pi denito del signicato dellespressione si possono consultare le costruzioni afni offerte in nota37.

3.3.4 pro\ borran kai dusma (nord e occidente)


1. auth estin pasa hJ peri th\n Eleuqero/polin pedinh\ cwra pro\
borran kai dusma Questa tutta la regione pianeggiante intorno a
Eleuteropoli a nord e a occidente (a nord - ovest) (Sephela, Onomastico
162,8-9).
3.3.5 pro\ meshmbrian (sud)
1. en escatoi esti <Palaistinh> parakeimenh thv pro\ meshmbrian
erh/mw nella parte estrema <di Palestina>, situata presso il deserto meridionale (Ailam, Onomastico 6,17-18).
2. cwra en thv erh/mw thv pro\ meshmbrian thv Ioudaia Regione nel
deserto meridionale della Giudea (Amalecitis, Onomastico 16,5-6).
3. hn de to\ palaio\n twn Cananaiwn orion pro\ meshmbrian Era
lantico conne dei Cananei a sud (Gerara, Onomastico 60,9).

37. Si confrontino anche: a) parakeitai thv nekra qalassh ei dusma (a occidente)


(Engaddi, Onomastico 96,10-11); kai deiknutai ei eti nuvn apo\ ektou shmeiou Esbouv ei
dusma (a occidente) (Nabau, Onomastico 136,7-8). Sulla base dei dati raccolti si nota
che non si ha mai la preposizione ei seguita dal punto cardinale e dal genitivo di luogo. Ci

pu voler dire una maggiore sottolineatura del rapporto con il luogo punto di riferimento.
Nei due casi addotti, in altri termini, le due localit si trovano rispettivamente a occidente
del Mar Rosso e di Esbus. b) kai esti nuvn Zia kwmh w apo\ ie shmeiwn Filadela epi
dusma (Zeb, Onomastico 94,3-4). La preposizione pu voler indicare stato in luogo generico in unarea che si trova ad una certa altezza. c) kata dusma (a occidente di) Baiqh/l
(Aggai, Onomastico 4,27); to/po thv erh/mou kata dusma (a occidente di) Mwab
(Abelsattein, Onomastico 10,28-29). Nel primo caso non escluso che la preposizione abbia
un valore pregnante che comprenda anche il valore di gi verso / di fronte; nel secondo
implicito che la localit si trova nel territorio di Moab.

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO

159

Osservazioni (XV). I sostantivi meshmbria e no/to in concreto si equivalgono38. Il secondo molto pi frequente. Lespressione sembra che si presti alla
costruzione attributiva cos come si presenta nelle prime due occorrenze.

3.3.6 pro\ no/ton (sud)


1. apecei de Cebrwno shmeioi k pro\ no/ton Dista da Ebron venti
miliari verso sud (Arad, Onomastico 14,14-15).
2. Amalh\k de katoikei en thv ghv pro\ no/ton Amalek abita nella terra
a sud (Amalecitis, Onomastico 16,7-8).
3. alla kai Anaia esti kwmh Ioudaiwn megisth kaloumenh <en tw>
Darwma pro\ no/ton Cebrwn Ma c anche un villaggio molto grande di
Giudei chiamato Anaia <nel> Daroma a sud di Ebron (Anab, Onomastico
26,9-10).
4. kai nuvn estin Aigalleim kwmh pro\ no/ton Areopo/lew diestwsa
shmeioi h E ora Aigalleim un villaggio a sud di Areopoli, distante otto
miliari (Agalleim, Onomastico 36,20-21).
5. kai deiknutai ei eti nuvn oJ to/po apo\ h shmeiwn Skuqopo/lew
pro\ no/ton plhsion Saleim kai touv Iordanou Si mostra ancora no ad
ora il luogo a otto miliari da Scitopoli verso sud, nelle vicinanze di Salem
e del Giordano (Ainon, Onomastico 40,2-4).
6. <esti de ei eti nuvn kwmh Isimou\q> antikru\ Iericouv apo\ miliwn i
pro\ no/ton parakeimenh thv nekra qalassh <C poi ancora no ad ora
un villaggio, Isimouth>, di fronte a Gerico a dieci miglia verso sud che si
trova presso il Mar Morto (Bethasimouth, Onomastico 48,6-8).
7. eti kai nuvn esti kwmh megisth apecousa Cebrwn shmeioi k pro\
no/ton ancora ora un villaggio molto grande distante da Ebron venti
miliari verso sud (Bersabee, Onomastico 50,1-2).
8. uJper to\n Darwman keimenh, apecousa Eleuqeropo/lew shmeioi
ke pro\ no/ton situata al di l del Daroma e dista da Eleuteropoli venticinque miliari verso sud (Gerara, Onomastico 60,7-9).
9. kwmh Ioudaiwn megisth apo\ i shmeiwn Eleuqeropo/lew <pro\
no/ton en tw Darwma> Un villaggio di Giudei molto grande a sedici miliari da Eleuteropoli <verso sud nel Daroma> (Eremmon, Onomastico
88,17-18).
38. Al riguardo si possono vedere due passi nei quali si ha alternanza tra meshmbria e
no/to. Cf. A no/tou, <S> meshmbria (Anegb, Onomastico 34,3); oJ no/to par Ebraioi.
S meshmbria (Nageb, Onomastico 136,14).

160

R. PIERRI

10. kai pa de oJ pro\ no/ton to/po outw kaleitai: kai gar ermhneu/etai
Qaiman no/to Tutto il distretto meridionale si chiama cos. Infatti Teman
si interpreta sud (Thaiman, Onomastico 96,22-23).
11. esti nuvn kwmh megisth Ioudaiwn, Eleuqeropo/lew apo\ shmeiwn
ih pro\ no/ton en tw Darwma ora un villaggio molto grande di Giudei,
(distante) da Eleuteropoli a diciotto miliari verso sud nel Daroma (Iettan,
Onomastico 108,8-10).
12. kai <estin> ei eti nuvn kwmh Eleuqeropo/lew apecousa shmeioi
z pro\ no/ton apio/ntwn ei to\n Darwman <> ancora no ad ora un villaggio distante da Eleuteropoli sette miliari verso sud andando nel deserto
(Lacheis, Onomastico 120,20-22).
13. keitai de epekeina thv Arabia pro\ no/ton en erh/mw twn
Sarakhnwn, thv eruqra qalassh ep anatola Si trova oltre lArabia verso sud nel deserto dei Saraceni, a oriente del Mar Rosso (Madiam,
Onomastico 124,9-11).
14. estin de kai epekeina Bo/strwn kata th\n erhmon pro\ no/ton w
epi Damasko/n anche oltre Bostra nel deserto verso sud in direzione di
Damasco (Regione Traconitide, Onomastico 166,2-4).
15. kwmh megisth Cermel en tw Darwma, oqen hn Nabal, plhsion
Cebrwn pro\ no/ton Chermel un villaggio molto grande nel Daroma, di
dove era Nabal, nelle vicinanze di Ebron, verso sud (Chermel, Onomastico 172,20-21).
Osservazioni (XVI). Lindicazione in s generica39, ma precisata da altri
dati con cui si ssa la posizione. Se si eccettua loccorrenza nel toponimo Teman
(10), dove si ha la costruzione attributiva, il valore di pro\ no/ton essenzialmente
di direzione40.
39. Si intende dire che generica rispetto ad una eventuale espressione nel sud (di).
40. Idea di direzione con sottolineatura di stato in luogo si riscontra in: Ak Su oJdo\ twn
katasko/pwn, enqa oJ Cananaio oJ kaqh/meno ei to\n no/ton (nel sud) (Aetharim, Onomastico 10,9-11); legetai de kai nuvn Ammaqouv kwmh en thv Peraia thv katwtera, Pellwn
diestwsa shmeioi ka ei no/ton (a sud ma anche nel sud) (Aimath, Onomastico 22,2425); kai deiknutai nuvn erhmo hJ Nabauv, diestwsa Esbouv shmeioi h ei no/ton (a sud

ma anche nel sud) (Naboth, Onomastico 136,12-13).


Un senso diverso deve avere lespressione kata no/ton in kwmh nuvn estin Ianoua thv
Legewno apo\ shmeiwn triwn kata no/ton (verso sud) (Ianoun, Onomastico 108,5-6);
kai nuvn esti kata no/ton (a sud di) Qabwr apo\ ib shmeiwn plhsion Aendwr (Naein,
Onomastico 140,4-5); kai nuvn esti kwmh Soulh\m w apo\ shmeiwn <e> touv Qabwr orou
kata no/ton (verso sud) (Sounem, Onomastico 158,11-12). Nel caso di Nain non escluso
che Eusebio voglia indicare anche lidea di fronte o, stando al principale valore etimologico della preposizione di gi verso / sul lato sud. Lo stesso sembra si possa applicare
anche a Sunem.

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO

161

3.4 Moto a luogo


1. oqen oJ anqrwpo pro\ Elissaion Di dove era luomo (che giunse) presso Eliseo (Baithsarisa, Onomastico 56,21).
2. enqa apesteilen Abennh\r pro\ Dauid Dove Abner invi (messaggeri) a Davide (Terra di Thelam, Onomastico 100,17).
3. erhmo ex h presbei apesteile Mwushv pro\ Shwn Deserto dal quale Mos invi ambasciatori a Seon (Kademoth, Onomastico
114,5-6).
3.5 Traslato
1. Nei confronti di
ermhneu/etai de Bhrsabee <frear oJrkismouv> apo\ thv Abraam kai
Isaak pro\ to\n Abimelec oJrkwmosia Bersabea signica <pozzo del

giuramento>, dal giuramento di Abramo e Isacco fatto a Abimelech (Bersabee, Onomastico 50,5-6).
2. Ostilit

crwntai de malista oi anqrwpoi tw komizomenw pro\ tou\ apotropiasmou/ Le persone se ne servono soprattutto come cura contro i mali

(Ararat, Onomastico 4,15-16).

Per cercare di precisare in maniera pi approfondita il valore del costrutto pro\ no/ton, si pu
considerare anche epi no/ton. A questo scopo cf. keitai de kai epekeina thv Arabia epi no/ton
(a sud) (Pharan, Onomastico 166,14), dove la determinazione locativa di stato in luogo pi
accentuata rispetto a quella espressa da pro\ no/ton. Bench non sia strettamente attinente ai
ni della ricerca in corso, a prova di quanto si affermato, va notato che la preposizione epi/
determina solo qualche volta direttamente il nome di un punto cardinale. Ci avviene in esti
nuvn megisth kwmh Aendwr plhsion touv orou Qabwr epi no/tou (in direzione / verso sud)
w apo\ shmeiwn d (Aendor, Onomastico 34,9-10); po/li Amman. kai esti nuvn Zia kwmh w
apo\ ie shmeiwn Filadela epi dusma (a occidente) (Zeb, Onomastico 94,3-4).
Non a caso la preposizione occorre soprattutto unita a sostantivi (anche pronomi) che indicano qualcosa di particolare, di ben denito. Limitando la ricerca ai luoghi dove appare il riferimento a un punto cardinale, si possono consultare i seguenti passi: deiknutai de ei eti nuvn
to/po faraggwdh sfo/dra calepo\ oJ Arnwna ojnomazo/meno, parateinwn epi ta bo/reia
(nei territori / nelle regioni settentrionali) thv Areopo/lew (Arnon, Onomastico 10,1719); apecei de aujthv shmeioi ib epi ta bo/reia merh (nei territori / nelle regioni settentrionali) (Dothaeim, Onomastico 76,14-15); estin kwmh Baitoanaia, Kaisareia apecousa
shmeioi ie epi ta anatolika (nei territori / nelle regioni orientali) (Aneiel, Onomastico
30,5-6); Ailia apoqen shmeioi epi ta no/tia peri th\n ferousan ei Cebrwn oJdo/n (nei

territori / nelle regioni meridionali) (Bethleem, Onomastico 42,10-11).

162

R. PIERRI

3. Aggiunta
keklh/rwto de fulhv Iou/da, kai po/li hn ieratikh/, mia twn fugadeuthriwn,
Ailia ek no/tou diestwsa shmeioi b pro\ k Era stata assegnata in sorte

alla trib di Giuda e fu una citt sacerdotale, una delle citt rifugio, distante
da sud di Elia ventidue miliari (Arbo, Onomastico 6,10-12).
Conclusioni

Un primo risultato di carattere generale da rilevare e che, sulla base del valore
di pro, ci si poteva aspettare, la maggiore frequenza della costruzione con
laccusativo rispetto a quella con il dativo41. Mettendo a confronto le rispettive
occorrenze, secondo lordine dativo vs accusativo, raccolte per voci comuni, si ha il seguente quadro: oriente 3 vs 27; nord 1 vs 4; occidente 4
vs 5; nord - occidente 0 vs 1; sud 0 vs 18 (sommando le occorrenze di
meshmbria e no/to); moto a luogo 0 vs 3; traslato 0 vs 3.
Dalla comparazione dei luoghi dove si ha una concreta alternanza di uso
(oriente, nord, occidente) non emergono divergenze di signicato. Lassenza di relazione tra pro e il concetto di sud42 si pu spiegare in base ad una
eventuale preferenza idiomatica che non esclude altrove luso con il dativo43.
Se si scende nei dettagli, prendendo come punto di riferimento le occorrenze in dativo e stante lopposizione dativo vs accusativo, si nota che
i due casi sono direttamente associati a: monte44 3 vs 0; deserto 4 vs 0;
paesi45 6 vs 0; citt 346 vs 247; lago 148 vs 0; strada maestra, falde,
strada49 1 vs 0.
41. Lasciamo da parte il genitivo il cui uso limitato a quello di agente.
42. Indipendentemente da quanto si sta dicendo, da notare che nellOnomastico meshmbria,
no/to e no/tio non occorrono mai al dativo.
43. Nella Praeparatio Evangelica di Eusebio si legge dio\ pan men eqno ewon, pan de
esperiwn apto/menon hjo/nwn bo/reio/n te kai ta pro\ tw no/tw panta mian ecei kai th\n
aujth\n pro/lhyin Perci ogni popolo orientale, ognuno (di quelli) che tocca le coste occi-

dentali, il nord e tutte le regioni verso sud, ha un (solo) e medesimo concetto innato. Cf.
. des Places (ed.), Eusbe du Csare. La Prparation vanglique, XII-XIII (Sources
Chrtiennes, 307), Paris 1983: XIII,13,64,9-11.
44. Si tenga presente quanto detto nelle Osservazioni (II), 3.
45. Alle tre occorrenze registrate sotto la voce Paesi (cf. 2.1.3) vanno sommate altre tre
presenti alla voce Pronome anaforico (cf. 2.1.6) ai numeri 3-5.
46. A Ebron (cf. 2.1.4) si afanca per due volte Tiberiade. Cf. voce Pronome anaforico
(2.1.6) ai numeri 1-2.
47. Cf. 3.1 ai numeri 3-4.
48. Cf. la seconda occorrenza registrata sotto la voce Altre entit (2.1.5).
49. Cf. i numeri 1.3.4 sotto la voce Altre entit (2.1.5).

LA PREPOSIZIONE PROS NELLONOMASTICO

163

Si tratta, come si detto, di rapporto diretto della preposizione con i


due casi. Questa sintesi mostra in modo inequivocabile, fatta eccezione per
la voce citt, la tendenza di Eusebio, ma probabile che ci troviamo di
fronte ad un fenomeno generalizzato, a preferire la preposizione con il dativo per marcare una relazione particolare che sottintende un concetto di stato
in luogo prossimo a qualcosa, dove la prossimit in riferimento al limite,
perimetro o conne di una certa realt. Le occorrenze in opposizione sotto
la voce citt gettano luce su una possibile interpretazione dellalternanza.
Non escluso che con il dativo si intenda la realt di riferimento50 come un
tuttuno in s, in modo denito, nei suoi contorni, mentre con laccusativo si
guardi alla medesima realt nella sua dimensione di oggetto esteso, in modo
indenito. Da qui, dunque, le preferenze e le particolarit di uso con le varie
preposizioni, compresa pro51.
Come stato notato, lidea locale di stato in luogo interno estranea a
pro, se non in un senso molto generico, anche con il dativo. quanto si
detto solo riguardo a Eliopoli52. Per evitare fraintendimenti necessario precisare che la possibilit di poter interpretare luso della preposizione in modo
inclusivo nellOnomastico, ovvero di stato in luogo allinterno di, dovuto
ad altri fattori e non al valore oggettivo conferito da Eusebio a pro nei vari
contesti. Per fare un esempio, riguardo a Betfage leggiamo kwmh pro\ tw
orei twn elaiwn Villaggio nei pressi del monte degli Ulivi (Bethphage,
Onomastico 58,13) e per Betania kwmh en deuterw Ailia shmeiw, en krhmnw
touv orou twn elaiwn Villaggio al secondo miliare di Elia, in un luogo scosceso del monte degli Ulivi (Bethania, Onomastico 58,15-16). Dunque, questo
50. Si intende dire che in villaggio nei pressi del deserto, villaggio in relazione a deser-

to, che la realt di riferimento o di relazione rispetto a villaggio.


51. Dal punto della storia della lingua greca, le preposizioni nascono come avverbi e poi si
specializzano nella cosiddetta reggenza dei casi. Sarebbe pi pertinente dire che le preposizioni si costruiscono con uno o pi casi. Cf. L. Heilmann - L. Ghiselli, Grammatica storica
delle lingua greca (di Heilmann) con cenni di sintassi storica (di Ghiselli) (Enciclopedia
classica II, V, III), Torino 1963, 439-440. un dato di cui necessario tener conto, se si
vogliono evitare fraintendimenti, sostenendo sovrapposizioni duso inesistenti o perlomeno
molto incerti e, casomai, forzati.
La concorrenza tra le preposizioni un fatto evidente e ben documentato. Cf. M. Zerwick,
Graecitas biblica Novi Testamenti, Romae 19665, 87-105, dove emerge per, per fare un
esempio, che ei a sconnare nel campo di pro e di en e non linverso. Cf. anche F. Blass
- A. Debrunner - F. Rehkopf, Grammatica del Greco del Nuovo Testamento (Supplementi
al Grande Lessico del NT, 3), Brescia 1982, 205-206; 209-210.
I grammatici indicano non solo con quali casi si costruiscono le preposizioni, ma anche
quale valore del caso interessato. Cf. Heilmann - Ghiselli, Grammatica storica delle
lingua greca, 300-314.
52. Cf. Osservazioni (IV).

164

R. PIERRI

luogo scosceso considerato nel monte degli Ulivi e ne fa parte. Betania, di


conseguenza, si trova allinterno del monte. In base ad altre conoscenze, non
sulla base dellOnomastico, sappiamo che il villaggio di Betfage pi vicino
a Gerusalemme di Betania. Ora, se Betania nel monte degli Ulivi, tanto pi
lo sar Betfage. Per cui se ne potrebbe dedurre che luso di pro nel caso di
Betfage sia di stato in luogo allinterno. Se si guarda ancora alla localizzazione
del Getsemani mediante la medesima preposizione (cf. 2.1.1.3), si pu arrivare
alla stessa conclusione. Ma queste deduzioni, bisogna ammettere, le facciamo
sulla base di nostre osservazioni, proiettando il nostro punto di vista sul testo.
Oggi, prendendo ad esempio il Getsemani, diciamo che ai piedi o, volendo,
su di un anco del monte degli Ulivi, dando per ovvio che si trova allinterno
del monte. Ma questo il nostro modo di vedere e di esprimerci, e non vi sono
elementi oggettivi per dire che Eusebio la pensasse allo stesso modo. Bisogna
arrivare a capire cosa intendesse Eusebio per monte e se, cosa probabile, non
guardasse alla realt monte anche in modi diversi. Abbiamo visto come per
il terebinto, e non solo, si hanno notizie (apparentemente) contrastanti53. Se
si ipotizza che Eusebio scriveva da Cesarea, non desta alcuna meraviglia che
in un luogo abbia posto il terebinto a Ebron e in un altro a una certa distanza
dalla citt. Un caso vistoso quello ricordato di Eliopoli - On54. Eusebio non
poteva non sapere che la citt si trovava in Egitto, ma non escluso che, quando
ha posto Eliopoli pro\ thv Aigu/ptw, avesse in mente la capitale, Alessandria,
come attuale ingresso nella terra dei Faraoni.
Per tale motivo alla localizzazione del Golgota stata dedicata una particolare attenzione. Il confronto con altri passi che potessero precisare luso
contestuale di pro ne ha messo in chiaro il valore di stato in luogo di prossimit a55.
Rosario Pierri, ofm
Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem

53. Cf. Osservazioni (V).


54. Cf. Osservazioni (IV).
55. Cf. Osservazioni (IX).

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO


NELLA TRADIZIONE CRISTIANA ANTICA

M. C. Paczkowski

La dimensione territoriale del giudaismo uno dei suoi elementi fondamentali. A partire da Abramo, le promesse divine contenute nelle Scritture, parlavano spesso del possesso della terra e del suo dono. Il centro
della terra promessa costituito da Gerusalemme, la citt santa, che il
luogo dove sorgeva il tempio, quindi il simbolo e il segno tangibile della
presenza divina in mezzo al popolo eletto. La riessione su Gerusalemme
pervade gli scritti biblici di carattere profetico e apocalittico. Tuttavia con
la letteratura giudaica postbiblica che emerger chiaro il concetto di Gerusalemme come centro del mondo, con la localizzazione dellombelico
di tutto luniverso sul Sion. Il giudaismo tardivo interpret generalmente il
destino della citt santa alla luce della sua denitiva caduta ad opera dei romani. Cos nella coscienza ebraica mut il signicato simbolico della citt
che lasciava spazio alla trasgurazione della realt sica di Gerusalemme
in una struttura mitica e atemporale1.
Pu meravigliare il fatto che la concezione dellombelico del mondo
emerge abbastanza tardi, dato che convinzioni analoghe sono testimoniate
molto presto nelle religioni dellantico Medio Oriente e nelle civilt anteriori a quella israelitica, cio egiziana e mesopotamica2. Del resto, i samaritani
1. Cf. W. Caspari, Tabur (Nabel), in: Zeitschrift der Deutschen Morgenlndischen Ge-

sellschaft 86 (1933) 49-65; R. Moesch, Lieu dorientation et nombril du monde (1 Rois


8,1-13), in: O. Camponovo - M. Krieg - H. Busslinger-Simmen et alii, Peuple parmi les peuples. Dossier pour lanimation biblique (Essais bibliques 18), Genve 1990,
157-169.
2. Il tempio della citt sumerica di Nippur veniva chiamato legame dei cieli con la
terra e lo si identicava con il luogo, dove dio Enlil ha diviso le sfere del mondo e ha
fatto comparire lessere umano. In Egitto i santuari religiosi si trovavano sulle colline
simboleggianti laltura che emerse dalle acque delloceano primordiale. Cf. N. Wyatt, Le
centre du monde dans les littratures dOugarit et dIsrael, Journal of Northwest Semitic
Languages 21 (1995) 123-142; S.M. Maul, Die altorientalische Hauptstadt: Abbild und
Nabel der Welt, in: G. Wilhelm, Die orientalische Stadt: Kontinuitt, Wandel, Bruch/1.
Internationales Colloquium der Deutschen Orient-Gesellschaft 9.-10. Mai 1996 in Halle/
Saale (Colloquien der Deutschen Orient-Gesellschaft 1), Saarbrcken 1997, 109-124; M.
Gruna-Sulisz, Swiatynia jerozolimska jako kosmogoniczne centrum i model wszechswiata, in: P. Paszkiewicz - T. Zadrozny (a cura di), Jerozolima w kulturze europejskiej,
Warszawa 1997, 363.
LA 55 (2005) 165-202

166

M. C. PACZKOWSKI

indicavano il monte Garizim come lombelico del mondo3. Nel periodo


classico greco tale centro della terra si localizzava nel tempio di Apollo a
Del4. Un punto simile non mancava neppure nellantica Roma5.
Il cristianesimo, in quanto culto in spirito e verit, inizialmente non
dava molta importanza alla localizzazione del centro del mondo. Le preoccupazioni cosmologiche non apparivano di primo ordine e la valenza religiosa dellumbilicus terrae non era percepita. I primi cristiani precisavano
piuttosto il tempo degli eventi salvici e apparentemente non volgevano
attenzione alla posizione geograca di alcuni luoghi6. Per tramite la mediazione dei giudeocristiani e il fatto che la Palestina divenne successivamente terra christiana, il concetto di centro del mondo cominciava ad
emergere.
Fonti e paralleli della riessione patristica sulla centralit di
Gerusalemme
Gli antichi scrittori cristiani metodicamente e di frequente attingevano
dal repertorio scritturistico. LA e il NT parlano continuamente della terra
promessa e di Gerusalemme, facendone lo sfondo essenziale della storia

3. Cf. R.T. Anderson, Mount Gerizim: Navel of the World, Biblical Archaeologist 43

(1980) 217-221. Secondo un pensatore samaritano chiamato Markah il monte Garizim


gemello del giardino di Eden. Tutti e due sono apparsi quando emergeva la terra asciutta.
La forma di Adamo stata presa dal fango della montagna. Cf. ibid., 217.
4. A proposito di Del come ombelico del mondo cf. ad esempio Lucio Anneo Cornuto,
De natura deorum, 67; Esichio, Lexicon, tau 1134. E indubbiamente il pi famoso ombelico del mondo che doveva essere originariamente sacro alla dea della terra Gaia, e solo
pi tardi ad Apollo. Si ritiene che un simile oggetto sia esistito anche in Eleusis. Su alcuni
paragoni con il mondo ebraico nellepoca biblica cf. S. Terrien, The Omphalos Myth and
Hebrew Religion, VT 20 (1970) 324-325.
5. Non lontano dallarco trionfale di Settimio Severo si trova un tronco di colonna chiamata
umbilicus urbis Romae oppure lombelico del mondo. Nellantichit vi furono indicate
le distanze tra la capitale e le principali localit dellimpero: Atene, Cartagine, Alessandria,
e Londinum. Non mancavano casi in cui alcune citt di particolare importanza venivano
considerate centro del mondo, come nel caso di Alessandria. Cf. W. Brazil, Alexandria:
The Umbilicus of the Ancient World, in: R. MacLeod, The Library of Alexandria: Centre
of Learning in the Ancient World, London 2001, 35-59. Anche nella capitale frigia Gordio
esisteva un posto simile.
6. Cf. L. Perrone, Sacramentum Iudeae (Gerolamo, Ep. 46): Gerusalemme e la Terra
Santa nel pensiero cristiano dei primi secoli. Continuit e trasformazioni, in: A. Melloni
- D. Menozzi - G. Ruggieri - M. Toschi (a cura di), Cristianesimo nella storia. Saggi in
onore di G. Alberigo, Bologna 1996, 445-446.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

167

salvica. Per questo motivo i fatti legati alla realt e alla simbologia di Gerusalemme venivano analizzati nelle opere dei Padri. E proprio loro, meglio
degli autori di cerchia giudaica, sottolineavano i molteplici aspetti della
citt santa. I Padri della Chiesa accentuavano che gi nellAntica Alleanza
Gerusalemme si presentava come simbolo e anticipazione dellunit e della
pace, perlopi non tanto un luogo di culto per eccellenza, ma annunzio della realt celeste. La citt santa possedeva inoltre una intrinseca vocazione
come patria spirituale e punto di riferimento di tutti coloro che credevano
nellUnico Dio7. Questi loni continuarono no alla tarda et patristica,
ma il legame primario con la citt santa avveniva attraverso la Bibbia.
Lindicazione di Gerusalemme come centro del mondo fa riferimento al
lone mitologico che considerava alcuni posti privilegiati, perch adatti
al contatto immediato con il soprannaturale8. In essi si realizz lunione
primordiale tra il cielo e la terra, come pure avvenne latto creativo.
Nella sionomia della citt santa secondo la prospettiva veterotestamentaria9 si impressa la storia della sua conquista da parte di Davide (cf.
2 Sm 5,6-12) e la costruzione del tempio per opera di Salomone (cf. 2 Re
3,1). In questo modo Gerusalemme diventa il centro spirituale e istituzionale dIsraele (cf. Sl 60; 68; 78). Il monte Sion diventa il nuovo Sinai e
luogo della rivelazione della parola divina (cf. Sl 68,18; Is 2,4). La messa
in rilievo di questa altura nella congurazione della citt santa assume un
valore teologico. In realt la presenza delle montagne, quali immagine naturale e simbolo di potenza soprannaturale, impressionava fortemente vari
popoli, innalzando la mente e il cuore verso le realt pi alte e suscitando
sentimenti religiosi10.
Gerusalemme fu considerata santa non a causa della sua posizione geograca, ma perch era la capitale di un popolo santo (cf. Es 19,6). Luni-

7. Cf. soprattutto C. Safrai, The Centrality of Jerusalem: a Retrospect: Jerusalem - Truly


the Navel of the World?, in: M. J.H.M. Poorthuis - C. Safrai, The Centrality of Jerusalem.
Historical Perspectives, Kampen 1996, 217-228.
8. Cf. M. Eliade, Centre du monde, temple, maison, in: Le symbolisme cosmique des
monuments religieux. Actes de la Confrence Internationale qui a eu lieu sous les auspices de lIs.M.E.O Rome, Avril-Mai 1955, avec la collaboration du Muse Guimet (Srie
Orientale, 14), Roma 1957, 58; 61-62
9. Cf. soprattutto L.J. Hoppe, The Holy City. Jerusalem in the theology of the Old Testament, Collegeville 2000.
10 Le popolazioni medio-orientali edicavano i loro santuari sulle alture. Ne sono testimoni alcuni testi biblici (cf. Nm 33,52; Dt 12,2). Sulla problematica in generale cf. G.
Widengren, Aspetti simbolici dei templi e luoghi di culto del Vicino Oriente Antico,
Numen 7 (1960) 1-25.

168

M. C. PACZKOWSKI

versalit della citt santa sottolineata dai testi di Ezechiele e dai Salmi:
essa la madre dei popoli (cf. Sl 87,5) e la gioia di tutta la terra (cf. Sl
48,2)11. Tuttavia lidea di Gerusalemme come lombelico della terra (cf.
Ez 38,12) da ricercare nei testi di Ez 5,512 e Sl 73 (74),1213. La citt santa
appare in una nuova visione e assume un signicato pi universale14. Il
suo destino quello di diventare una capitale religiosa non solo del popolo
eletto, ma di tutti coloro che credono in un Dio unico (cf. Sl 87).
Il testo di Ez, sottolineando la posizione geograca della capitale della
Giudea15, la pone in mezzo alle nazioni, con le quali pu stare alla pari16.
La posizione centrale di Sion un elemento fondamentale della teologia di
Gerusalemme di questo profeta17. Tuttavia anche gli altri profeti descrivono
la gloricazione di Gerusalemme che resta sempre il centro dIsraele. Ma
dal contegno verso le sorti di essa dipende anche la salvezza di tutte le
genti. Quindi la citt il centro spirituale di tutto il mondo.
Secondo le convinzioni antiche la struttura spaziale, e quindi anche la
geograa, va considerata come manifestazione materiale e concreta della realt
sopranaturale18. Tutto ci che fondato si trova al centro del mondo, perch
la creazione avviene a partire da un centro che il pi sacro, santicato e
quindi ripieno di forza19. Sion aveva un posto di primo ordine non solo nella
dimensione orizzontale, ma anche in quella verticale. Il monte del Signore20
11. Cf. anche Sl 50,2; H.-J. Kraus, Theology of the Psalms, Minneapolis 1986, 78-84.
12. Cos parla Dio, il Signore: Ecco Gerusalemme! Io lavevo posta in mezzo alle nazioni

e agli altri paesi che la circondavano. Cf. anche Ez 38,12.

13. Dio nostro re dai tempi antichi, colui che opera la salvezza sulla terra.
14. Cf. Is 2,2; 56,6-7; Zc 8,21-22; 14,16.
15. Ez 38,12 pu essere collegato con Ct 7,3 dove lombelico delle sposa paragonato ad

una coppa rotonda, probabilmente in riferimento a Gerusalemme in mezzo alle nazioni e


paragonata ad una coppa per le caratteristiche del paesaggio (circondata da monti e valli).
Cf. C. Wau, Ombelico, in: Enciclopedia della Bibbia, 5, 233.
16. Cf. M. Greenberg, Ezekiel 1-20, New York 1983, 110.
17. Cf. T. Krger, Geschichtskonzepte im Ezechielbuch (BZAW 180), Berlin 1989, 77.
18. Cf. R.E. Brown - J.A. Fitzmyer - R.E Murphy (red.), Nuovo grande commentario biblico, Brescia 1990, 405; 424.
19. Cf. M. Eliade, Okultyzm, czary, mody kulturalne, Krakw 1992, 28.
20. Cf. S. Talmon, Har, G.J. Botterweck - H. Ringgren (ed.), Theologisches Wrterbuch
zum Alten Testament, Band 2, Stuttgart - Berlin - Kln - Mainz 1977, 472-473. Nelle varie
civilt la montagna sacra assume connotati topologici e geograci reali. In Palestina lo potrebbe essere non solo Sion, ma anche il monte Tabor (ombelico = tabbur). Sulle alture
scelte si edicavano edici di culto, fortezze e citt sacre. Nelle varie mitologie sono gli
dei a creare tali luoghi: stabili e protetti dalle inuenze nefaste dellesterno. Cf. S. Terrien,
The Omphalos Myth, 316, note 2-3.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

169

era attraversato dallasse del mondo (axis mundi)21 perch ritenuto punto di
convergenza delle tre sfere cosmiche: cielo, terra e inferi22, dove si manifesta
la pienezza dellessere23. Questa altura raggiungeva le invisibili altezze dei
cieli24.
La tradizione giudaica e cristiana ha sviluppato ampiamente la riessione
sullunit attraverso lasse verticale terra-cielo cos da attuare la sovrapposizione di diversi aspetti della citt di Dio vivente (Eb 12,22)25. Lesegesi
cristiana antica dei testi biblici che riguardano Gerusalemme non sempre
tocca la questione della sua centralit geograco-spirituale. In realt gli
autori ecclesiastici spesso danno ad essi un signicato soteriologico. Ci si
vede con particolare evidenza in alcuni commentari patristici al Salterio26.
Gli scritti neotestamentari presentano Gerusalemme nellambito della
loro teologia, ma rilevano fatti cruciali della redenzione, vedendo in essa il
luogo predestinato al compimento del mistero pasquale. Gli autori cristiani
antichi non sembrano dare molta importanza al fatto che Luca aveva posto
la citt santa al centro del suo vangelo27. Con pi consapevolezza invece
21. Si tratta di unimmagine dellarchitettura cosmica. Lasse simboleggia lidea dellarmo-

nia del creato e della struttura ordinata delluniverso.


22. Cf. Terrien, The Omphalos Myth, 317-318, con nota 5.
23. Cf. L.E. Sullivan, Axis mundi, in: M. Eliade (a cura di), The Encyclopedia of Religion, II, New York-London 1987, 20-21.
24. Cf. Gruna-Sulisz, Swiatynia jerozolimska, 363. Nella letteratura giudaica antica questo elemento si incontra nella versione aramaica del Test. Levi; cf. J.T. Milik, Le Testament
de Lvi en Aramen, RB 62 (1955) 400. Alcuni echi di questi concetti si possono scorgere
negli scrittori medievali. Andrea di San Vittore scrive: Ferunt in Palaestina esse verticem
terrae quasi umbilicum; Expositio super Heptateuchum (In Deut.). Un altro autore pi
ricco nei particolari: Constituit eum super excelsam terram (Iherusalem dicitur esse vertex
quasi umbilicus terrae), ut comederet fructus agrorum; Roderico Semenio di Rada, Breviarium III,136,13.
25. Il giudaismo rabbinico aveva speculato sul duale ebraico per introdurre una tensione
verticale spaziale e temporale tra la Gerusalemme terrestre e quella celeste, tra la Gerusalemme storica e quella escatologica.
26. Il Salmo 73 citato da alcuni autori greci: Origene, In Ps. 73,12; Didimo il Cieco, De
Trinitate I,15,86; Epifanio di Salamina, Homilia II (in sabbato magno); Teodoreto da Cirro,
Interpretatio in Ps. 73,12; 15. Tra gli scrittori latini elenchiamo: Agostino di Ippona, In Ps.
73,14;15,16;17;19;20;25; De civitate Dei XVII,4; Zenone di Verona, Tractatus II,5; Pietro
Crisologo, Sermo 18; Arnobio il Giovane, In Ps. 74; Vigilio da Thapsus (pseudo), Opus
contra Varimadum Arianum I,60; III,8; Quodvultdeus, Sermo IV: Contra Iudaeos, paganos
et Arianos 11; Girolamo, In Hiezech. II,5; XI,38; In Psalmum 84; Beda Venerabile, De
natura rerum I,23; De locis sanctis 2.
27. In questo modo si sottolinea la continuit con Israele; cf. R.L. Brawley, Luke-Acts and
the Jews. Conict, apology and conciliation (Society of Biblical Literature. Monograph
Series 33), Atlanta 1987, 126.

170

M. C. PACZKOWSKI

si costata che a Gerusalemme i discepoli dovevano attendere lo Spirito;


da l che iniziano la missione di testimoni: Sarete miei testimoni a Gerusalemme, in Giudea e Samaria e no ai conni del mondo (At 1,8). La
Chiesa apostolica che manifestava il suo ideale attraverso lamore fu il
modello incontestabile per le successive generazioni cristiane28. Lapostolo
Paolo considera come lirrinunciabile il legame con la comunit della citt
santa (cf. Gal 2,1-2) e le dimostra un notevole rispetto (cf. Rm 15,19.2531)29. Tuttavia emerge anche il suo atteggiamento riservato nei confronti
della citt che continuava ad essere il cuore religioso e politico del popolo
dIsraele. Lapostolo distacca il suo pensiero dalla citt concreta e storica,
accentuando i suoi aspetti simbolici e spirituali, arrivando no ad opporre
la Gerusalemme terrena alla Gerusalemme celeste, unica madre dei credenti (cf. Gal 4,25-26). Questa relativizzazione di Gerusalemme come il
luogo prescelto da Dio per la sua presenza allinterno del popolo eletto e
per il culto presente nel quarto vangelo. Le affermazioni pronunciate dal
Signore nel dialogo con la Samaritana (cf. Gv 4,21-24) sono la conferma
che alla capitale di Giudea non va pi conferito uno status speciale30.
NellApocalisse la nuova Gerusalemme appare come il culmine della
storia e la realt in cui si intrecciano i piani divini e il destino dellumanit. Gli scrittori ecclesiastici non dovevano fare nientaltro che trasferire
vari loni di riessione biblica e giudaica sulla citt santa ai luoghi e ai
momenti della redenzione. Tuttavia Gerusalemme appare come il punto di arrivo della storia e realt immaginata nella sfera soprannaturale.
Nella sua immagine si intrecciano i piani divini e il destino dellumanit
(cf. Ap 21,3-4)31, perci stando al centro della speranza dIsraele, la citt
santa si trovata anche al centro della speranza cristiana32. La prospettiva
28. Il modello della comunit apostolica (cf. At 4,32) alimentava la memoria storica della

citt santa; cf. P.C. Bori, Chiesa primitiva. Limmagine della comunit delle origini - Atti
2,42-47; 4,32-37 - nella storia della Chiesa antica, Brescia 1974.
29. Cf. E. Lohse, Siwn, GLNT, 12, 360-366.
30. Questo lone offr lappiglio pi forte a tutti i critici dellidea di una Terra Santa cristiana. Cf. A. Destro - M. Pesce, Lo Spirito e il mondo vuoto. Prospettive esegetiche e
antropologiche su Gv. 4,21-24, ASE 12 (1995) 9-32.
31. Si deve rilevare la differenza tra la prospettiva apocalittica e le nozioni paoline. La
nuova Gerusalemme dellAp una realt futura e non appare come quella gi presente.
Cf. K. Traede, Jerusalem (II/Sinnbild), RAC, 17, 725.
32. Su Gerusalemme negli autori cristiani cf. Perrone, Sacramentum Iudeae (Gerolamo, Ep. 46), 445-478; Id., The Mystery of Judaea (Jerome, Ep. 46): The Holy City
of Jerusalem between History and Symbol in Early Christian Christian Thought, in: L.I.
Levine (ed.), Jerusalem. Its Sanctity and Centrality to Judaism, Christianity and Islam,
New York 1999, 221-239; M.C. Paczkowski, Rzeczywistosc, symbol i tajemnica. Jerozolima

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

171

escatologica accompagnava per lungo tempo la teologia cristiana primitiva, accelerando o moderando le trasformazioni di Gerusalemme in senso
spirituale.
Latteggiamento degli autori dellepoca patristica nei confronti di
Gerusalemme si pu ricondurre non solo dentro il solco delle riessioni
bibliche, ma anche delle tradizioni religiose dIsraele. Nella Chiesa primitiva si ha una prosecuzione e compimento di alcuni elementi riguardanti la centralit della citt santa. signicativo che la concezione di
Gerusalemme come il centro del mondo e il suo ombelico si sviluppa
in maniera completa nella letteratura rabbinica33. Tuttavia gi il periodo
intertestamentario mise laccento sulla posizione centrale della citt di
Dio. Sion veniva considerato come il punto di convergenza del cielo e
della terra, come pure il luogo della comunicazione divina. In realt la
citt santa, con il tempio, era il canale attraverso il quale le preghiere
arrivavano al cielo34. conosciutissima la pratica di pregare rivolti verso
Gerusalemme, basata del resto sulla Bibbia (cf. Dn 6,11)35.
Lunicit della posizione di Gerusalemme affermata dalle fonti
apocrife giudaiche e giudeocristiane. Si tratta di opere sorte in ambienti
differenti che testimoniano una pluralit di posizioni nei riguardi di Gerusalemme. Tuttavia esse fanno supporre la convinzione che la citt santa
va ritenuta centro della terra. Nel libro dei Giubilei tra i luoghi pi
sacri della terra si ricorda il monte di Sion centro dellombelico della
terra36. Esso sar santicato nella nuova creazione per la santicazione
della terra37. E evidente che Sion conserver alcuni suoi privilegi anche
nel tempo escatologico.

w starozytnej literaturze chrzescijanskiej okresu przedchalcedonskiego (Biblioteka Ziemi


Swietej: seria naukowa), Wroclaw 2003.
33. Oltre al classico studio di A.J. Brawer, Jrusalem comme Centre du Monde. tude historico-gographique, Jerusalem 1913 (in ebraico; sommario in francese), cf. F. Bhl, ber
das Verhltnis von Shetija-Stein und Nabel der Welt in der Kosmogonie der Rabbinen, Zeitschrift der Deutschen Morgenlndischen Gesellschaft 124 (1974) 253-270; Z. Ilan, Tabur
ha-Aretz, the Navel of the Land, Israel Land and Nature 10 (1985) 146-148; S. Talmon,
The Navel of the Earth and the Comparative Method, in: S. Talmon, Literary Studies
in the Hebrew Bible. Form and Content, Leiden - Jerusalem 1993, 50-75.
34. Cf. Gruna-Sulisz, Swiatynia jerozolimska, 364.
35. Indubbiamente i cristiani rivolsero la loro attenzione verso questa pratica. Nel V secolo
Girolamo ricorda questa usanza come anticotestamentaria (cf. Epistula 22,2639).
36. Jub. VIII,19. Sion, come il giardino di Eden e il monte Sinai, stato creato come luogo
santo.
37. Jub. IV,26.

172

M. C. PACZKOWSKI

Invece il libro di Enoc ricorda come punto di riferimento per la descrizione dell'Eden il centro della terra un luogo benedetto e fertile38. In
esso si trova il monte Sion e Gerusalemme39. La menzione del centro della
terra posta dopo il viaggio del visionario nelle regioni nord-orientali del
mondo. Nella descrizione della Palestina si mescolano gli elementi della
geograa reale con quelli tratti dai testi escatologici di Ez e Zc40. Non va
dimenticato che nei testi rabbinici Sion venne spesso considerata come
lapice della bellezza terrena41.
Lunicazione delle immagini del paradiso e del centro della terra
appare sovente nella tradizione ebraica. Questa tradizione si radic profondamente nel giudaismo e i rabbini localizzavano il paradiso nelle vicinanze
della citt santa42. Non mancano delle testimonianze che pongono la creazione di Adamo, la sua vita e la sua morte nellarea del futuro tempio43.
Lesaltazione nale di Gerusalemme e del suo santuario un elemento
fortemente presente nella letteratura di carattere profetico-apocalittico. Nel
quinto libro dei cosiddetti Oracula Sibillina si possono trovare i riessi
delle reazioni della comunit della diaspora ebraica in Egitto nella prima
met del II secolo. Questa opera prospetta la gloriosa restaurazione della
citt santa e felicit della stirpe divina [e] celeste dei beati ebrei, / che
abitano intorno alla citt di Dio nel centro della terra 44. Luso del verbo
abitare intorno suggerisce lidea che questa parte del testo sia posteriore
allespulsione degli ebrei da Gerusalemme e dalla Giudea nel 135. Si deve
notare tuttavia che si tratta della ricostruzione della citt terrena45.
Alcuni loni simili si ritrovano negli ambienti della diaspora ebraica
del periodo ellenistico in cui Gerusalemme descritta come una citt situata nel centro di tutta la regione dei giudei, sopra un monte che ha elevata

38. 1 Enoch 26,1. Per la terra bendetta cf. ibid. 27,1.


39. Cf. 1 Enoch 26,1. Il testo parla di un monte santo.
40. P. Grelot, La geographie mythique dHenoch et ses sources orientales, RB 65 (1958)

42, schema a p. 46.

41. Cf. bQiddushin 90 b.


42. Paragoni simili sono presenti in Origene. Cf. N.R.M. De Lange, Origen and the Jew

Studies in Jewish-Christian relations in third-century Palestine, Cambridge 1978, 125.


43. Cf. L. Ginzberg, The legends of the Jews, V, Philadelphia 1925, 117; 126-127.
44. Oracula Sibillina 5, vv. 249-250.
45. Cf. J.J. Collins, Sibylline Oracles, in: J.H. Charlesworth (ed.), The Old Testament pseudepigrapha. 1: Apocalyptic literature and testaments, 2: Expansions of the Old Testament
and legends, wisdom and philosophical literature, prayers, psalms and odes, fragments of
lost judeo-hellenistic works, vol. 1, London 1983, 392.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

173

lestensione in alto46. La tradizione rabbinica sosteneva che il santuario di


Dio si trovava nel punto pi alto della terra dIsraele47, in una posizione
pi elevata rispetto ad altre regioni del mondo.
Questa particolare prospettiva apre la strada alla convinzione che nel
caso della metropoli giudaica si trattava dellombelico del mondo (tabbur
ha-arez). Lidea non pare sconosciuta a Filone Alessandrino e a Giuseppe
Flavio, che parlano della citt santa degli ebrei in termini di somma venerazione, pur preoccupandosi di essere compresi dal mondo culturale e religioso greco-romano. Filone descrive Gerusalemme come situata nel centro
del mondo48, anche se nel suo tempio vede prevalentemente la simbologia
cosmica e antropologica.
Secondo Giuseppe Flavio [Giudea] si estende dal ume Giordano no
a Joppe. Nel suo preciso mezzo situata la citt di Gerusalemme, per cui
alcuni non senza ragione chiamarono detta citt ombelico del paese 49. Lo
storico ebreo descrive inoltre che Gerusalemme sta a capo [delle partizioni della Palestina] e emerge su quanto sta dattorno, a guisa di testa sul
corpo 50. Le indicazione geograco-storiche51 di Giuseppe sono da considerarsi un riesso dellidea teologica che cominciava a diffondersi dopo la
distruzione del tempio.
Nei vari midrashim si trovano alcune considerazioni riguardanti non
solo la posizione centrale di Gerusalemme, ma anche la sua qualica di
umbilicus mundi.
Come lombelico si trova nel mezzo dellessere umano cos anche il
paese di Israele ombelico del mondo, perch stato detto: Abita in
mezzo alla terra (Ez 38,12). La terra di Israele sta nel centro del mondo,
Gerusalemme nel centro della terra di Israele, il santuario nel centro di
Gerusalemme, il santo dei santi nel centro del santuario e larca nel centro
del santo dei santi, di fronte ad esso si trova la pietra della fondazione
(shethiyah), dalla quale inizi la creazione del mondo52.
46. Ep. Aristeae 83. Questo scritto venne composto nel II sec. a.C.
47. E un riferimento a Dt 17,8: Ti alzerai e salirai al luogo che il Signore, il tuo Dio, avr

scelto. Cf. Baraita, Kid. 69 a.

48. Legatio ad Gaium 294.


49. De bello iudaico III,51-52.
50. Ibidem III,54. In questa descrizione il tempio di Gerusalemme occupa un posto di gran

rilievo. Per la sua descrizione dettagliata cf. Antiquitates Judaicae III,179-187.


51. Per Plinio il Vecchio Gerusalemme di gran lunga la pi importante citt dellOriente,
e non solo della Giudea; Naturalis historia V,70.
52. Cf. Midrash Tanhuma. Qedoshim 10 (II,33). Cf. B. Ego, Im Himmel wie auf Erden.
Studien zum Verhltnis von himmlischer und irdischer Welt im rabbinischen Judentum

174

M. C. PACZKOWSKI

La tradizione rabbinica situava nel centro del mondo la pietra di Giacobbe (cf. Gen 28,11.18) che la pietra shethiyah. Nel concetto di Gerusalemme - ombelico della terra si nota la triplice centralit53: la citt santa
costituisce il centro del paese dIsraele, la terra dIsraele il centro del
mondo, e il mondo, non conoscendo il vero Dio, va identicato con le
acque del caos. I profeti veterotestamentari usavano un linguaggio simile,
presentando sotto il simbolo delle acque delloceano i popoli che circondavano Israele (cf. Is 17,12-13; Ger 6,23; 50,51)54. Il luogo centrale va
considerato pure laxis mundi perch indica la linea di congiunzione fra
cielo e terra, segnalato dal santuario gerosolimitano.
Nel giudaismo si nota il processo di metaforizzazione di queste idee
che giunse talora a notevoli esiti espressivi e pu essere formulato con un
linguaggio fortemente antropomorfo, come riporta la narrazione talmudica.
Questo mondo simile alla pupilla dellocchio delluomo: la parte bianca
loceano che cinge tutta la terra, la parte scura il mondo, la piccola
gura riessa nella pupilla Gerusalemme. Il volto di quella gura il
tempio55.
Le altre narrazioni giudaiche tardo-antiche svilupparono con particolare
ampiezza il tema del ruolo cosmologico della pietra di fondazione. Secondo
la narrazione midrashica, Dio ha sprofondato la pietra di Giacobbe sino
(WUNT 2, Reihe 34) Tbingen 1989, 97, nota 102. Targum Pseudo-Jonatan a Es 15,17 dice:
[Il] luogo [della Gloria] che hai stabilito di fronte al trono della tua Gloria, ssato di fronte
alla casa della tua santa Shekina; il tuo santuario; cf. G. Bissoli, Il tempio nella letteratura
giudaica e neotestamentaria (SBF Analecta, 37) Jerusalem 1994, 90-91.
53. Alla pietra della fondazione che segna lombelico del mondo viene data limportanza
anche nella tradizione islamica. Nella Cupola della Roccia venerata la pietra sacra con
il nome di el-sakhra. Nel suo racconto di viaggio Jamal-ed-Din narra di aver visto dei
sacerdoti cristiani portare su questa pietra delle bottiglie di vino. Non si sa bene a cosa
alluda questo passo (lEucaristia celebrata in questo luogo o altro?). Tuttavia il fatto sembra dimostrare che i cristiani veneravano questa roccia come sacra. Cf. www.nostreradici.
it/simbolismo_altare.htm#n07.
Alcuni testi degli autori musulmani confermano lidea di Gerusalemme - centro del mondo.
Particolarmente interessante la testimonainza di Abu Khalid Thawr Ibn Yazid al-Kali (circa a. 770): Il luogo pi santo (al-quds) della terra la Siria; La zona pi sacra della Siria
la Palestina; il luogo santissimo della Palestina Gerusalemme (Bayt al-maqdis); il luogo
pi sacro a Gerusalemme il Monte; [questa] zona pi sacra a Gerusalemme il luogo di
culto (al-masjid), e il luogo pi sacro, dove ci si raduna per la preghiera la cupola [della
Roccia]. Cf. J. van Ess, Abed al-Malik and the Dome of the Rock. An Analysis of some Texts,
in: J. Raby - J. Johns (red.), Bayt al-Maqdis, parte I, Oxford 1992, 89.
54. Cf. Gruna-Sulisz, Swiatynia jerozolimska, 365.
55. Derek Eres zuta 9. Si tratta della sentenza attribuita a Semel ha-Qgan - vissuto agli
inizi del II secolo.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

175

alle profondit dellabisso, e ne ha fatto la base della terra. Per questa


ragione essa chiamata shethiyah56. Oltre a questo midrash, anche il Talmud (trattato Thaanit) e Rabbi Salomon Yarhi affermano che stata questa
pietra ad essere consegnata da Maria, la sorella di Mos, agli Israeliti nel
deserto. La si identicava inoltre con la pietra [che] si stacc dal monte
(Dn 2,34). Si tratta della tradizione post-biblica, secondo la quale la pietra
di fondazione del tempio di Gerusalemme chiudeva le acque dellabisso57.
La letteratura midrashica rivela la credenza che dalla pietra del fondamento su cui sorse il tempio ebbe inizio la creazione del mondo58: Il
Santo (che sia benedetto il Suo Nome) cre il mondo come un embrione.
Come [esso] prende inizio dallombelico e si espande in tutte le direzioni, cos anche il Santo inizi la creazione del mondo dal suo ombelico e
da quel luogo lo aveva sviluppato in diverse direzioni59.
Il brano contiene riferimenti alla concezione platonica delluomo come
microcosmo, considerando la persona umana il riesso di tutto luniverso creato. Perch come lembrione cresce dallinterno (dal centro) verso
lesterno, partendo dallombelico, cos la creazione muove dal centro verso
la periferia e come il nuovo essere trae energia e linfa vitale dal cordone ombelicale. Simili paragoni vogliono indicare il collegamento effettivo
con la realt trascendente del mondo spirituale60. Dalla pietra di fondazione
si espande sulla terra la benedizione identicata con acqua.
Il Santo, che sia benedetto, ha gettato la pietra nel mare; a partire da
essa si form il mondo, perch stato detto: Su che furono poggiate le
sue fondamenta, o chi ne pose la pietra angolare (Gb 38,6). Che cosa fece
il Santo? Con il suo piede destro affond la pietra nelle profondit delloceano primordiale e la fece fondamento del mondo, alla stesa maniera
come luomo mette nellarco la pietra di sostegno. L c lombelico del
mondo e di l fu estesa la terra e su di essa sta il santuario di Dio, com
detto: Questa pietra, che ho eretta come stele, sar la casa di Dio (Gen
28,22)61.
56. Midrash Yalkout.
57. Cf. per es., Targum pseudo-Yonatan a Es. 30,28. Questa pietra di chiusura arginava lac-

qua sotterranea. Secondo la tradizione talmudica, tali acque sarebbero straripate se qualcuno
avesse rimosso la pietra situata sotto laltare dei sacrici. Attraverso lapertura che essa
otturava, le acque del primo diluvio sarebbero scese negli abissi.
58. Si tratta di un midrash tardivo, cio Pirq De Rabb Elezer a Gn 28,17.
59. Questo Midrash citato in: J.D. Levenson, Sinai and Zion, Minneapolis 1985, 120.
60. Ombelico di Ct 7,3 identicato con il Sinedrio. Cf. Ct Rabba 7,3 (1,1).
61. Mishna Yoma V,2. Cf. D. Forstner, Swiat symboliki chrzescijanskiej, Warszawa 1990,
127.

176

M. C. PACZKOWSKI

Nelle fonti ebraiche e giudeocristiane non mancano riferimenti a questa


tradizione62, testimoniata anche dagli autori posteriori63. Si tratta, del resto,
del procedimento comune di identicare a Gerusalemme i luoghi dove si
svolsero i fatti pi importanti della storia salvica64. La citt di Dio dalle fonti
ebraiche viene chiamata metropoli in base a considerazioni teologiche: non
si tratta solo del centro della terra, ma soprattutto della sua luce65. Nella
letteratura giudeocristiana e patristica abbondano considerazioni simili.
Per porre le fondamenta del santuario divino occorreva sconggere i
demoni che in un modo o in un altro, minacciano la stabilit della sua
struttura66. A tale simbolismo fa probabilmente riferimento la leggenda
dellanello di Salomone. Il sapiente re costringe Asmodeo, uno dei principi infernali, a concorrere alledicazione del tempio di Gerusalemme:
la scontta delle forze demoniache nel centro del mondo presente nelle
interpolazioni cristiane dellapocrifo Testamentum Salomonis67.
Seguendo le tracce della tradizione biblica e giudaica la Chiesa primitiva aveva coscienza dellimportanza di Gerusalemme. Ci si nota n dai
tempi apostolici. Tuttavia, in seguito allemigrazione dei fedeli di ceppo
giudaico a Pella, prima della distruzione di Gerusalemme, cominciarono
a perdersi denitivamente i connotati etnici nella sua valenza teologica.
Per i cristiani la patria non era pi questo mondo e tutto lorbe terrestre
divent la terra santa. Ciononostante Gerusalemme non cess di essere
centro e luogo santo par excellence. Questa coscienza non si mut nella
cristianit dei primi secoli in necessit di dominare nel modo esclusivo il
centro del mondo nella pretesa di creare santa enclave. Gli autori cristiani ammettevano per la centralit geograca, antropologica e cosmica
62. Cf. Sanhedrin 37a; Ct Rabba 7,5; n. 3.
63. Cf. E. Testa, Il Golgota, porto della quiete, in: E. Testa - I. Mancini - M. Piccirillo

(a cura di), Studia Hierosolymitana in onore di P. Bellarmino Bagatti, I. Studi archeologici


(Collectio Maior 22) Jerusalem 1976, 203-211.
64. Gen Rabba 22,7; Pirq De Rabb Elezer 23,31.
65. Cf. Gen Rabba 59,5. Per gli autori cristiani questultima caratteristica si riferisce alla
Gerusalemme celeste. Cf. Giustino, Dialogus cum Tryphone 113,5.
66. Gerusalemme offre stabilit ai suoi abitanti, proteggendoli dal vuoto dellesterno (cf. Is
49,18-23). Nelle descrizioni del cataclisma cosmico lo straripamento delle acque caotiche,
simbolo del nulla e degli inferi, si associa al terremoto che sconvolge la piattaforma terrestre. Gli elementi del caos attentano in questo modo allo splendore della creazione. Su questo sfondo di sconvolgimento e di instabilit si distacca per contrasto la solidit incrollabile
di Gerusalemme (cf. Sl 48,9; 87; 125): la tempesta cosmica non tocca la rocca-paradiso di
Sion che si presenta come unoasi di pace.
67. Cf. B. Bagatti, I giudeo-cristiani e lanello di Salomone, Recherches de science religieuse 60 (1972) 154-156.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

177

di Gerusalemme68. Di conseguenza, la cosmologia di carattere apocalittico (ebraica e cristiana), la geograa mitica del tempo e la storia della
salvezza venivano localizzate in una determinata zona della citt santa69.
Basandosi sulla concretezza della citt biblica e storica, gli autori dellantichit cristiana tracciano non tanto la pianta della Gerusalemme terrena,
ma quella celeste: trasformata e rivolta verso il compimento escatologico.
Inoltre, era il cuore umano che assumeva i tratti di Gerusalemme, perch
in esso Dio era presente. Linterno della coscienza divent il vero centro e
il luogo della salvezza compiuta.
Visione dei Padri anteniceni
Negli scritti degli autori cristiani dellepoca prenicena si scorge che la visione di Gerusalemme era colorata di escatologia70, ma molte volte emerge
anche la prospettiva storica che permette di evidenziare la centralit di
Gerusalemme71. In realt le indicazioni topograche non erano senza valore per gli scrittori della Chiesa primitiva. E risaputo che i giudeocristiani
trasferirono il ricordo di Adamo dal monte Moria al Calvario, adattando
alcune tradizione ebraiche. Niente di strano che in seguito il Golgota a
diventare il centro del mondo, godendo di privilegi simili a quelli del monte
del tempio72. Questa opinione, fondata non solo sulle tradizioni ebraiche,
68. Nelle concezioni giudeocristiane viene esaltato il Calvario, il luogo dove Melchisedech

comp la sua funzione sacerdotale, dove Abramo condusse Isacco per immolarlo, fu eretto
lalbero della croce. Questo luogo il centro della terra ed l che si scontrarono le quattro parti della terra Quando Seth vi port il corpo di Adamo, questo luogo fu chiamato
la porta della terra: essa si apr. Quando Seth e Melchisedech ebbero deposto il corpo di
Adamo al centro della terra, le quattro parti accorsero per ricongiungersi e circondarono
Adamo. La caverna dei Tesori (vers. siriaca 4, 6, 20, 26-28, 35, 63; vers. araba 41, 45,
58, 62-63, 97-98).
69. Cf. E. Testa, Il Golgota, porto della quiete, in: E. Testa - I. Mancini - M. Piccirillo
(a cura di), Studia Hierosolymitana in onore di P. Bellarmino Bagatti, I. Studi archeologici
(Collectio Maior 22) Jerusalem 1976, 200-201.
70. Si tratta delleredit lasciata dalla polemica con i millenaristi. Sugli sviluppi della Gerusalemme celeste nella visione chiliastica cf. M.C. Paczkowski, Interpretacja milenarystyczna idei Jerozolimy (II-III wiek), Tarnowskie Studia Teologiczne 19 (2000) 55-62.
71. Cf. M.C. Paczkowski, The Centrality of Jerusalem in the Reections of the Father of
the Church, in: A. Niccacci (ed.), Jerusalem House of Prayer for All Peoples in the Three
Monotheistic Religions. Proceedings of a symposium held in Jerusalem, February 17-18,
1997 (SBF Analecta 52) Jerusalem 2001, 115-134.
72. Cf. B. Bagatti - E. Testa, Il Golgota e la croce (SBF Collectio Minor 21), Jerusalem
1978, 27.

178

M. C. PACZKOWSKI

ma anche sui testi scritturistici, fu accettata in seguito da alcuni scrittori


cristiani. Essi ne traevano conseguenze teologiche, riaffermando lunicit
del luogo per lattuazione della salvezza antropologica e cosmologica insieme.
Gi nel II secolo il vescovo di Sardi Melitone73 scrive che Ges Cristo stato crocisso in mezzo a Gerusalemme74. Questa affermazione
pu sembrare in contrasto con le relazioni scritturistiche, tuttavia lautore
riferisce lo stato reale delle cose: a causa dei cambiamenti urbanistici il
Golgota si trovava ormai nel centro di Aelia Capitolina. Alle indicazioni
di carattere topograco il vescovo di Sardi aggiunge elementi teologici
diventati poi comuni75. Ormai i cristiani hanno trasferito le tradizioni della
pietra della fondazione del tempio considerata ombelico del mondo e le
hanno applicate al Calvario. Daltro canto Melitone conferma che si adora
il Signore non pi in un solo luogo, ma la grazia [di Dio] si diffusa
no ai conni della terra76.
Ireneo di Lione delinea i conni geograci dellespandersi del cristianesimo nel mondo di allora ed elenca le singole Chiese seguendo i punti
cardinali. Afferma quindi che le Chiese in diverse regioni non hanno ricevuto o trasmettono una fede diversa. Tra esse c la Chiesa nel centro
del mondo, cio a Gerusalemme77.
Alla tradizione giudeocristiana fa riferimento lanonimo scritto intitolato De duobus montibus. Il suo autore descrive che sul monte Sion, che
santo e sprituale, il Figlio di Dio fu costituito re per annunciare la volont e il comando di Dio e Padre suo78. Per questo motivo esso simbolo
della Gerusalemme santa e celeste, le cui fondamenta sono sul luogo della
croce79. Il Salvatore assume i tratti di Adamo cosmico80 e proprio lui
73. Lomelia pasquale di questo autore scritta tra 160-170.
74. Hom. Pasch. 93; cf. A.E. Harvey, Melito and Jerusalem, Journal of Theological Stu-

dies 17 (1966) 401-404. Espressioni simili si trovano in Hom. Pasch. 72; 94.

75. Alcuni tratti simili si possono scorgere nella tradizione giudaica, ma in riferimento

al tempio di Gerusalemme. Cf. ad es. Midrash Tanchum, Qedoshim 10, commento a Lv


19,23.
76. Hom. Pasch. 45; cf. R. Cantalamessa, I pi antichi testi pasquali della Chiesa, Roma
1972, 34.
77. Adversus haereses I,10,2. Secondo alcuni autori non si tratterebbe della citt santa, ma
della Chiesa di Roma; cf. E. Bellini (a cura di), Ireneo di Lione. Contro le eresie e gli
altri scritti, Milano 1981, 573, nota 5 a 10,2.
78. De duobus montibus 3.
79. Cf. Ibid.
80. Cf. B. Bagatti - E. Testa, Il Golgota e la croce (Collectio Minor 21), Jerusalem 1978, 109.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

179

diventa il centro perch [Dio] racchiude nel pugno la terra dei quattro
punti cardinali81. Composto in versi un trattato anonimo contro leretico
Marcione ricorda la sepoltura di Adamo sul Calvario e il sangue redentivo
che lo lav nel centro del mondo82.
Con Origene la prospettiva cambia83, perch egli ha calato completamente la realt di Gerusalemme in simboli e risonanze spirituali con lo
sguardo verso la comunit ecclesiale e la storia di ciascun credente. Inoltre, egli considera Gerusalemme frutto della grazia, ma nel senso strettamente spirituale84. Contemporaneamente il grande esegeta alessandrino
denuncia divergenze con coloro che intendevano le immagini bibliche, tra
cui anche quelle della Gerusalemme celeste, in senso puramente letterale85.
LAlessandrino rivendica esplicitamente per la Chiesa tutte le promesse
legate con la terra e la citt santa, privandole cos di ogni legame con un
luogo concreto86.
Questa convinzione si basa sul principio secondo cui il culto giudaico si
concluso e con esso il ruolo della Gerusalemme terrena87. La distruzione
del tempio da parte dei romani una conferma di questa verit e indica
che il regno di Dio passato alle genti che credettero in Cristo Signore88.
Origene oppone la realt storico-visibile della Gerusalemme terrena alla
realt gloriosa della Gerusalemme celeste.
Non si rimane sorpresi che i riferimenti alla centralit della Gerusalemme terrena nel sistema origeniano non trovano alcun posto. Sono spinti
al margine anche gli accenni alla concretezza dellantica capitale di Giuda.
Vale la pena vederne il contesto. Le affermazioni origeniane rivelano il
81. De duobus montibus 4.
82. Cf. Carmen contra Marcionem. Il Sl 73 citato da Cipriano di Cartagine: Deus autem
rex noster ante saeculum, operatus est salutem in medio terrae; Ad Quirinum II,29.
83. Cf. M.C. Paczkowski, Gerusalemme in Origene e San Girolamo, in: G. Bissoli (a cura
di), Gerusalemme. Realt sogni speranze, Jerusalem 1996, 107-114.
84. Cf. In Ezech. (cat.) 16,3.
85. LAlessandrino parla della lettura superciale (cf. De principiis II,11,2) e giudaizzante (cf. In Joannem X,42).
86. Cf. Hom. in Jeremiam IX,12; R.L. Wilken, The Land Called Holy. Palestine in Christian
History and Thought, New Haven-London 1992, 65-78.
87. Nelle omelie In Jos. Origene lo afferma molto chiaramente: Se dunque, giudeo, quando
vieni a Gerusalemme, citt terrena (ad Hierusalem civitatem terrenam), e la troverai abbattuta, ridotta in cenere e polvere, non piangere ma al posto della citt terrena cerca quella
celeste. Guarda in alto e vi troverai la Gerusalemme celeste (Hierusalem coelestem) che
madre di tutti (cf. Gal 4,26). In Jos. XVII,1.
88. Cf. Comm. in Joannem X,24,138-140.

180

M. C. PACZKOWSKI

rispetto e lalta considerazione dei fatti legati alla citt storica, anche se
si tratta del preannuncio delle realt future. Con lo stabilirsi della nuova
realt della Chiesa, Gerusalemme non pi necessaria, proprio perch il
Cristo a rivelare i misteri di quella citt celeste ed eterna, il cui modello
doveva essere annientato89. Anche se qui si possono scorgere le notevoli
consonanze con successivi sviluppi teologici, per il marchio indelebile
della spiritualizzazione e allegorizzazione dellimmagine di Gerusalemme
segn loffuscamento della tradizione dellombelico della terra in alcuni
ambienti cristiani.
La citt santa come centro cristiano
Dopo Origene la comunit cristiana palestinese cercher di riacquistare la
maggior importanza nella grande Chiesa, anche attraverso la sua propria
voce nelle discussioni teologiche del momento. Ci non senza importanza
perch erano ancora vive le correnti esegetiche che sviluppavano la teologia
di Gerusalemme. La marginalizzazione del millenarismo non ha circoscritto
la riessione patristica sulla citt santa nel passato. Le conseguenze si sono
avute nel IV secolo, quando il complesso delle tradizioni biblico-ebraiche
legate con il tempio, stato adeguato alla nuova basilica costantiniana90.
Per la Palestina era iniziata una nuova epoca: i luoghi santi ai quali si
veniva in pellegrinaggio91, diventano inevitabilmente unattrazione molto
forte. Succede che gli aspetti concreti e spirituali si sono intrecciati e uniti
vicendevolmente.
Il cambiamento di prospettiva particolarmente evidente in Eusebio di
Cesarea. Egli, nonostante il suo origenismo, pose le basi per il signicato
religioso di Gerusalemme nella sua condizione presente. Per lui la santit
di Gerusalemme non era fondata sulla presenza del tempio dellAltissimo,
ma sullesistenza della basilica dellAnastasis. Essa risultava il fulcro dello
scenario storico e geograco della morte e risurrezione del Signore e, al
89. Hom. in Leviticum X,1; cf. F. Ledegang, Mysterium Ecclesiae. Images of the Church
and Its Members in Origen (Bibliotheca Ephemeridum Theologicarum Lovaniensium 156),
Lovanio 2001, 318-325; 472.
90. Cirillo di Gerusalemme doveva spiegare ai suoi fedeli che il tempio di Dio (cf. 2 Tess
2,4) il santuario giudaico ormai distrutto, non [la chiesa] in cui ora stiamo; Catechesis
XV,15.
91. Per le informazioni sommarie cf. soprattutto B. Ktting, Peregrinatio religiosa, Mnster-Regensburg 1950; P. Maraval, Lieux saints et plerinages dOrient. Histoire et gographie. Des origines la conqute arabe, Paris 1985.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

181

tempo stesso, la memoria permanente degli eventi salvici fondamentali.


Senza esitare il vescovo palestinese ritiene sulla base di Ez 5,592 che si
tratta del nuovo tempio e del centro di tutto il mondo.
Nel luogo stesso in cui fu sepolto il Salvatore venne costruita la nuova
Gerusalemme (ne/a Ierousalh/m) Limperatore [] edic un monumento che testimoniava la vittoria che il Salvatore aveva conseguita contro
la morte, e forse non errato identicare proprio in questo monumento la
nuovissima Gerusalemme annunciata dagli oracoli dei profeti Costantino volle adorare il sacro speco, perch lo considerava come il centro
ideale del mondo intero: si trattava, infatti, del sepolcro grondante perenne
memoria, del luogo che serbava il trofeo della vittoria [del Salvatore]
Limperatore abell per primo [il sepolcro] con ogni sorta di ornamenti
quasi fosse il centro del mondo93.

La descrizione eusebiana del complesso costantiniano ebbe differenti


interpretazioni da parte degli studiosi94. Resta per il fatto che larchitettura
idealmente corrispondeva alla concezione del centro del mondo indicato nei
luoghi pi sacri della religione cristiana. Questa impressione rafforzata
dallaltra menzione che fa il vescovo di Cesarea: il centro di tutto ledicio
era lemisfero, collocato allestremit opposta della basilica95. Si potrebbe
trattare di un ciborium o un omphalos indicante il luogo preciso della crocissione96. E probabile che la terminologia usata da Eusebio faccia piuttosto riferimento allhemisfairion come cupola97, anche se non esclusa la
possibilit di una costruzione indicante il luogo della scoperta della Croce
di Cristo98. Nella lettera di Costantino citata da Eusebio, probabilmente in
riferimento al Calvario, si accenna al luogo che n dal principio fu sacro

92. Questo testo profetico riportato anche nella Demonstratio evangelica II,3,134.
93. Vita Constantini III,33-34.
94. Secondo P.W.L. Walker questo brano si riferisce alla Gerusalemme celeste. Cf. Id.,
Holy City, Holy Places? Christian Attitudes to Jerusalem and the Holy Land in the Fourth
Century (Oxford Early Christian Studies 2), Oxford 1990, 399.
95. Vita Constantini III,38.
96. Linterpretazione presentata da A. Piganiol, Lhmisphairion de lomphalos des Lieux
Saints, Cahiers archologiques 1 (1945) 7-14.
97. Cf. J.G. Davies, Eusebius Description of the Martyrium at Jerusalem, American
Journal of Archaeology 61 (1957) 171. La. del articolo cita la testimonainza di Evagrio
Scolastico, Historia Ecclesiastica IV,31.
98. Ne parleranno alcuni pellegrini posteriori come larcidiacono Teodosio (circa a. 530).
Cf. Davies, Eusebius Description, 173, note 23-25.

182

M. C. PACZKOWSKI

per volere di Dio, e che diventato ancora pi sacro da quando ha portato


alla luce la testimonianza della passione salvica99.
Secondo lopinione di Eusebio, Costantino fece del suo impero anticipazione e modello terreno delleterna regalit di Cristo Signore100. Il segno
tangibile di questa verit costituito dallatto di erezione della basilica
dellAnastasis che con la sua bellezza e il suo splendore doveva onorare il
luogo pi straordinario e meraviglioso che esista nel mondo101.
Le riessioni di Cirillo di Gerusalemme assumono sfumature diverse.
Secondo questo autore la citt santa costituisce il centro di tutto il mondo
cristiano, godendo immutabilmente di molti privilegi102. Il pi grande di
essi, e contemporaneamente la loro somma, costituito dalla precedenza
(axioma) nei confronti delle altre Chiese. Il vescovo di Gerusalemme ricorre allargomentazione biblica: tutti tra i pi importanti fatti salvici (incarnazione del Verbo - Salvatore, inizio della sua attivit pubblica e la discesa
dello Spirito Santo) si sono realizzati nelle vicinanze di Gerusalemme103.
I fatti ricordati dal vescovo della citt santa si riferiscono alla discesa di Dio sulla terra che rivela la sua benevolenza104. Cirillo combatte le
convinzioni che ritenevano la salvezza attuata nella sfera invisibile, secondo le categorie platoniche. Si trattava di un argomento molto dibattuto
in quellepoca, ma il nostro catecheta, rivendicando in pi occasioni la
testimonianza dei luoghi santi, introduce una specie di teologia testimoniale, nutrita con memorie bibliche e della vita terrena di Cristo105. Non
va dimenticato che si tratta dellepoca della prima organizzazione della
liturgia stazionale di Gerusalemme, incentrata sempre sullattualizzazione
degli eventi storici della vita di Ges.
Sottolineando il primato del luogo, rivelato dai libri sacri, il vescovo
della citt santa formula il principio teologico della santit di Gerusa99. Vita Constantini III,30.
100. Secondo lo storico Socrate, Elena madre dellimperatore, diede a tutti i monumenti

edicati da Costantino il nome di Jerusalem; cf. Historia ecclesiastica I,17.

101. Cf. Vita Contantini III,31; In Ps. 87,11-13.


102. La nostra citt fu sempre oggetto di ogni privilegio; Catechesis III,7.
103. Il fatto [della Pentecoste] avvenuto a Gerusalemme, l nella chiesa superiore detta

degli Apostoli, una fra le tante gloriose memorie sparse nel nostro paese: in questa terra
Cristo discese dal cielo, e in questa terra disceso dal cielo lo Spirito Santo; Catechesis
XVI,4. Sugli avvenimenti ricordati cf. ibidem III,7; XVII,13.
104. Cf. Catechesis X,3.
105. Sulla cristologia testimoniale di Cirillo cf. L. Perrone, Four Gospels, Four Councils - One Lord Jesus Christ. The Patristic Developments of Christology within the Church
of Palestine, LA 49 (1999) 372-377.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

183

lemme al quale si aggiunge la conferma offerta dai luoghi santi e dalle


preziose reliquie relative ad essi106. Lautore delle Catechesi sottolinea in
varie occasioni che i fatti salvici si realizzarono nei luoghi conosciuti agli
ascoltatori107. Ci permette di far riferimento alla geograa della fede
in cui la capitale della Giudea era lelemento cruciale. Pieno di ardore il
vescovo gerosolimitano esorta i fedeli ad accogliere con tutto il cuore i
misteri testimoniati dai luoghi santi, perch da essi ebbero inizio i misteri
(musth/ria)108 che si celebrano sullaltare del Nuovo Testamento109. Nel
contesto della citt santa e della Terra Santa le testimonianze della verit del Credo, anche nel contesto polemico sia contro i giudei che contro
i pagani, non sono pi contenute soltanto nelle Scritture, ma si richiamano
pi direttamente a questo specico tipo di prove che costituito dai luoghi
biblici, diventati ormai oggetto della piet dei credenti. Questa certamente
una dimensione originale e attuale nelle sue Catechesi.
Per sottolineare luniversalit della redenzione, garantita dalla la croce
di Cristo110, Cirillo di Gerusalemme parla del Golgota come del centro
della terra, dove Ges stese le sue braccia per abbracciare simbolicamente
lintero genere umano:
Sulla croce allarg le sue mani per abbracciare con il Golgota, posto
proprio al centro della terra, tutto il mondo no ai suoi estremi conni.
Non sono io ad affermarlo ma lo dice il profeta: Hai operato la salvezza dal centro della terra (Sl 73,12). Colui che aveva steso le mani
106. Prima di tutto si tratta del sepolcro del Signore e del santo legno della Croce. Come

afferma Cirillo, se qualcuno tentasse di negare la realt della sofferenza di Cristo, lo stesso
Golgota e i frammenti della Croce lo convincerebbero, con tutto il peso della loro testimonianza concreta e immediata della passione di Ges. Cf. Catechesis X,19.
107. Cirillo sottolinea che molti avvenimenti si sono realizzati qui (ejntauvqa); cf. Catechesis III,7; XVI,4. Alle volte il vescovo della citt santa emfatizza questo aspetto: Abbiamo
questo privileggio di parlare dei beneci divini realizzatisi tra noi e non tra gli altri; ibidem
XVII,13.
108. Per Cirillo di Gerusalemme e i Padri posteriori il termine mysterion si applicava ai riti
cristiani e alle cose consacrate. Cf. B. Studer, Mistero, in: A. Di Berardino (a cura di), Dizionario patristico e di antichit cristiane, 2, Casale Monferrato-Genova 1983-1988, 2266.
109. Catechesis XVIII,33. Ambrogio considera la croce di Cristo come parte integrante e
essenziale del mistero del battesimo: Tutto il mistero sta nel fatto che egli patito per te.
De sacramentis II,2,6.
110. Lapparizione della croce nei cieli di Gerusalemme il 7 maggio 351, descritta da Cirillo,
un riferimento simbolico alla regalit universale di Ges Cristo mediante la sua morte e
resurrezione, e la sua venuta futura in qualit di giudice trionfante. Cf. Ep. ad Constantium
in PG 33, 1165-1176; E. Bihain, Lptre de Cyrille de Jrusalem Constance sur la vision
de la croix, Byzantion 43 (1973) 264-296.

184

M. C. PACZKOWSKI

divine per rendere stabile il cielo, distese [sul Golgota] le sue mani di
carne111.

Il testo salmodico come conferma la tradizione giudeocristiana che


concentrava nel luogo della crocissione del Signore i pi importanti fatti
della storia salvica112. Pu trattarsi pure del processo dellappropriazione
cristiana delle tradizioni veterotestamentarie e giudaiche113.
Le testimonianze degli altri autori assumono sempre di pi un signicato antropologico e soteriologico: il Golgota il centro dellecumene redenta. La dimensione geograca della salvezza non sparisce del tutto, come
lo testimoniano gli autori antiariani. In questo caso un ruolo importante
svolto dagli elementi di provenienza scritturistica, come nel caso di un testo
pseudoatanasiano: Che poi il Cristo sarebbe stato crocisso nel mezzo
della terra scritto nel Salmo 73: Iddio, nostro re dalla eternit, ha operato
la salute nel mezzo della terra (Sl 73,12)114. Sorprende invece il fatto che
Eusebio commentando il Sl 73 non accenna ad alcun elemento geograco,
accontentandosi di una lettura sommaria e abbastanza comune115.
Didimo il Cieco invece si riferisce in modo molto chiaro alla morte
salvica di Cristo nel mezzo della terra:
Davide, poi nel salmo 73, salmeggiando dellEterno, disse: Iddio, nostro re, leterno, ha operato la salvezza nel mezzo della terra (Ps 73,12).
Intende il Golgota, luogo centralissimo e lo considera centro della [zona
111. Catechesis XIII,28.
112. Epifanio di Salamina descrive varie tappe del pellegrinaggio di Adamo dopo la sua cac-

ciata dal paradiso e poi la sua sepultura sotto il Calvario (cf. Adversus haereses [Panarion]
II,1,5). Secondo lopinione attribuita a Basilio Magno si tratta della tradizione ecclesiastica
non scritta (cf. In profetam Isaiam V,141).
113. Ne esempio il Breviarius de Hierosolyma (VI sec.).
114. Pseudo - Atanasio, Quaestiones ad Antiochum 137,10.
115. Secondo il vescovo di Cesarea [il Salmista] riprende il discorso sulla provvidenza e presenta le grandi opere della potenza di Dio, esprimendosi opportunamente con pie
espressioni [E] dice: Anche se le cose si sono realizzate n questo modo, tuttavia siamo
convinti che tu sei il nostro Dio, che riconosciamo anche come nostro re, che tutto governa
con regale e divino giudizio per la salvezza di tutti; infatti: Dio nostro re dalleternit,
ha operato la salvezza in mezzo alla terra (Sl 73,12). Cos, se anche hai permesso che si
facessero tali cose [in ordine della salvezza] in un singolo angolo della terra, a motivo di
quelli che labitavano, tuttavia siamo persuasi che concederai la salvezza agli uomini che
abitano lintera terra, suscitando come Salvatore per tutti gli uomini il tuo Cristo. A me sembra che, con questo solo versetto, quasi si offra la soluzione ai dubbi sollevati Ci sar la
salvezza, che Dio operer in mezzo alla terra. Come di consueto, anche qui la profezia
espressa con luso del passato al posto del futuro. In Ps. III: 73,12-17.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

185

che ] sotto il cielo, ove, nella sua divina prescienza, da tutti i secoli ha
operato per noi la salvezza il Figlio, nella Incarnazione. Infatti, quando
lImpassibile mor per noi come seppe e volle, venne, per cos dire, nel
cuore della terra. Secondo tale senso anche Ezechiele profetizza: Posi la
stessa Gerusalemme nel mezzo delle genti (Ez 5,5)116.

Il commentario che fa Ilario di Poitiers al Sl 73,12 altrettanto univoco: Nel luogo mediano dellorbe terrestre, in cui il Signore, operando
la nostra salute, morto (in medio orbis terrae loco, in quo Dominus
salutem nobis operans passus est), fece segni e prodigi: nelle ore della sua
crocissione, il sole si nascose; trem la terra; le rocce si spaccarono; i
sepolcri si aprirono e i morti risuscitarono117.
Ad Atanasio di Alessandria invece i vari elementi geograci servono
per sviluppare lidea della vocazione dei popoli pagani alla Chiesa: Gerusalemme situata al meridione, mentre i pagani abitano il nord Proprio
l si trova il monte di Sion. In quel luogo predicava il Cristo, che venne
da Sion e vide lempiet di Giacobbe. Giustamente i popoli chiamano la
citt del gran re quegli estremi conni del nord118.
Il rilievo dato ai particolari geograci col passare del tempo diventer
norma negli itinerari dei pellegrini119 ed elemento importante nellesegesi.
Tuttavia presso gli esponenti della teologia dotta e rafnata lidea di Gerusalemme - ombelico del mondo non trovava sostenitori. In realt non
cerano pi legami vitali con leredit del giudeocristianesimo e la sua
teologia non erudita.
Le obiezioni circa il ruolo centrale della citt santa riecheggiavano le
antiche critiche a tali pretese avanzate in una prospettiva cristiana. La contestazione si diffondeva soprattutto negli ambienti gnostici, ma non erano
state ignorate neppure da Origene e da altri esponenti di unermeneutica di
tipo spirituale dopo di lui.
Emblematica in questo contesto lopinione di Gregorio di Nissa. Egli
dimostra che non esiste uno spazio sacro speciale che bisogna identicare
necessariamente con Gerusalemme terrena e il suo punto centrale - il tem116. Didimo il Cieco, De Trinitate I,15.
117. Tractatus in Ps. 74,19.
118. In Ps. 47,3. Arnobio da Sicca presenta il popolo di Dio e sottolinea che esso non
appartiene a questo mondo. Lo costituiscono coloro che dimorano con i santi e gioiscono
in mezzo a te, Gerusalemme, cio l dove sovrano il Cristo che regna con il Padre e lo
Spirito Santo. Commentarii in Ps. 115.
119. NellItinerarium Egeriae si trovano indicazioni circa i cambiamenti nella geograa
sacra dei luoghi santi visitati dalla pellegrina

186

M. C. PACZKOWSKI

pio del Signore120. Le cose visibili persero il loro valore, perch la santit
prerogativa della Chiesa in quanto comunit istituita dal Signore stesso
e luogo di preghiera per i suoi fedeli. Neppure tra i santuari gerosolimitani
non ci sono luoghi pi sacri degli altri. Dio dimora nel cuore di chi lo teme
e lo loda veramente, perch il cambiamento del luogo non fa che Dio sia
pi vicino, ma in qualunque luogo tu sia, Dio verr a te se la dimora della
tua anima trovata tale che il Signore vi abiti e vi resti121. La presenza del
Signore non legata a luoghi materiali, n a cose visibili. La superiorit
spirituale di Gerusalemme smentita dai fatti122. Ciononostante Gregorio
prova gioia nel vedere le tracce del grande amore del Signore per noi123 e
i segni salvici di Dio124. Non tralascia, quindi, la menzione di aver visto,
sensibilmente i luoghi santi che in concreto sono: Betlemme, il Golgota,
il monte degli Ulivi, la Resurrezione125. Si tratta di un opinione dominante
in molti circoli cristiani: solo il culto spirituale possiede valore.
In sintonia con questo atteggiamento la posizione di Cirillo Alessandrino. Il metropolita dEgitto appartiene al gruppo minoritario di quegli
autori cristiani che nei loro scritti sistematicamente usavano il nome Elia in
riferimento a Gerusalemme126. In questo modo si evitava lidenticazione
della citt biblica con una sede episcopale palestinese concreta127. Tuttavia
120. Cf. L. Lugaresi (a cura di), Gregorio di Nazianzo. La morte di Giuliano lApostata.

Oratio V (Biblioteca patristica 29), Fiesole 1997, 44-45.

121. Epistula 2,16-17.


122. Cf. E. Pietrella, I pellegrinaggi ai Luoghi Santi e il culto dei martiri in Gregorio di

Nissa, Augustinianum 21 (1981) 140. Anche Girolamo nella questione dei pellegrinaggi
fu abbastanza inconsistente, poich apparentemente cambi opinione quando, dopo essersi
inizialmente entusiasmato della vita in Terra Santa, esprimeva le sue riserve. Tuttavia lo
Stridonese era disposto a fare uneccezione per la sua Betlemme. Cf. P. Maraval, Saint
Jrme et le plerinage aux lieux saints de Palestine, in: M.C. Duval (ed.), Jrme entre
lOccident et lOrient. XVI Centenaire du dpart de saint Jrme de Rome et de son installation Bethlem (Actes du Colloque de Chantilly, septembre 1986) Paris 1988, 345-353.
123. Cf. Epistula 3,1.
124. Cf. ibid. 2,2; 3,1. Il Nisseno parla anche dei segni della grazia del Signore (ibid. 3,1;
3; Vita Macrinae [pref.]) e dei ricordi dellamore di Dio per noi (cf. Epistula 3,2).
125. Cf. ibid. 3,2. Si veda anche Pietrella, I pellegrinaggi ai Luoghi Santi, 138, nota 20.
126. Gi Origene in unomelia su Ez si riferisce probabilmente ad Elia Capitolina: Non
soltanto in Elia, o a Roma o ad Alessandria, ma contemporaneamente ovunque (la citazione
di Mt 13,47). In Ez. I,11; cf. N. Antoniono (trad., intr. e note a cura di), Origene. Omelie
su Ezechiele, Roma 1987, 46, nota 138. Cirillo usa i nomi equivalenti e i sinonimi per Gerusalemme, tra i quali Kallipoli.
127. Cf. F.M. Abel, St. Cyrille dAlexandrie dans ses rapports avec la Palestine, in: Kyrilliana. Spicilegia edita Sancti Cyrilli Alexandrini XV recurrente saeculo. tudes varies
loccasion du XVe centenaire de Saint Cyrille dAlexandrie, Cairo 1974, 222.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

187

egli non sollevava dubbi a proposito dei privilegi della Gerusalemme biblica128. Per dissipare con pi efcacia alcuni equivoci Cirillo aggiunge alle
sue spiegazioni elementi geograci: Il Sion terreno, che parte di Gerusalemme, si trova nella terra di Giuda129. Cirillo menziona la citt santa in
riferimento a Sion, che spesso qualica come terreno, giudaico130 o lo
identica con la sinagoga131. Gerusalemme madre dei giudei 132 e il suo
tratto caratteristico linfedelt133.
Gerusalemme come centro della geograa salvica secondo Girolamo
Girolamo da Stridone, venuto in Palestina per trovarvi la sua nuova patria,
aveva buoni motivi per occuparsi della questione di Gerusalemme134. Come
uno studioso di Bibbia, e precisamente il suo traduttore e interprete, sapeva
trarre protto dallimmediato contatto con i luoghi santi per la riessione
non solo stricte esegetica, ma anche dottrinale e spirituale. La sua attitudine
riette la preoccupazione di non operare una completa spiritualizzazione
dellimmagine della citt santa che avrebbe potuto far vacillare i legami
concreti con i luoghi evangelici. Il paesaggio sico della terra palestinese,
evocato con molti dettagli, doveva essere continuamente ripresentato interiormente e vissuto come unesperienza personale di vita spirituale135.

128. Meno frequentemente degli altri autori Cirillo parla di Gerusalemme nel contesto ecclesiologico. Cf. In Isaiam II,2;2,1; II,1;11,12; V,4;60,8-9.
129. In Ps. 136,1.
130. Cf. In Isaiam I,1;2,3. Cirillo parla di Sion in riferimento a coloro che sono discendenti
del sangue giudaico e dalla Gerusalemme terrena cf. ibid. IV,4;50,2-3.
131. Cf. ibid. I,1;1,21.
132. Cf. ibid. III,1;28,1. Cirillo usa lespressione la madre degli ingrati giudei; cf. In
Joannis Ev. V,7,36.
133. Cirillo qualica la citt di Gerusalemme come meretrice; cf. In Joannis Ev. IV,7,9.
134. Cf. Paczkowski, Gerusalemme in Origene e San Girolamo, 115-112.
135. Girolamo dice a questo proposito: Benedetto colui che porta in se stesso la Croce,
la resurrezione, il luogo della nascita di Cristo e della sua ascensione! Benedetto colui
che porta Betlemme nel suo cuore, e nel quale Cristo nato ogni giorno! (Tractatus in
Ps. 95,10). Lautore della Volgata dimostra preferenza per Betlemme. La devozione per il
luogo della nascita di Ges lo spinge a riconoscere nella mangiatoia un simbolo primario
per lessenza della fede cristiana. Cf. P. Antin, La ville chez saint Jrme, in: Id., Recueil
sur saint Jrme, Bruxelles 1968, 375-389; I. Grego, Girolamo nella sua povera piccola
Betlemme. Il XVI centenario della venuta di san Girolamo a Betlemme, SOC Collectanea
19 (1986) 239-283.

188

M. C. PACZKOWSKI

Partendo dal fatto di vivere in Terra Santa, lo Stridonese indica un suo


tratto particolarissimo: nei luoghi santi il fedele si trova nel centro della
spiritualit e della devozione. Questa coscienza costituisce un aiuto e un
punto di partenza per una sequela e una imitazione di Cristo pi profonde.
Nonostante alcune riserve, Girolamo dice chiaramente che con maggior
evidenza lo si scorge nella posizione unica di Gerusalemme136.
Gerusalemme sita nel mezzo del mondo; questo lo attesta lo stesso
profeta, dimostrando che essa lombelico della terra (Hierusalem in medio mundi sitam, hic idem propheta testatur, umbilicum terrae eam esse
demonstrans). Il Salmista, esprimendo il Natale del Signore, disse: La
Verit sorta dalla terra (cf. Sl 85,12)137; quindi, parlando della passione
[di Cristo] disse: Ha operato la salute nel mezzo della terra (Sl 73,12).
Infatti, dalla parte orientale [Gerusalemme] cinta dalla regione che
chiamata Asia; dalla parte occidentale da quella che chiamata Europa;
dalla parte meridionale o dalaustro - dalla Libia e dallAfrica; dalla parte
settentrionale da tutte le nazioni degli Sciti, dallArmenia e Persia e da
quelle del Ponto. E dunque posta veramente nel centro delle genti, poich
Iddio era nato in Giudea e il suo nome era grande in Israele, afnch tutte
le nazioni del suo circondario ne seguissero gli esempi; ma essa che aveva
seguito le empiet delle genti che le stavano intorno le vinse nel proprio
delitto. Molto bene lo ha interpretato Simmaco: Questa Gerusalemme,
che io posi nel mezzo delle nazioni e che in quelle regioni commut i giudizi miei con le empiet che impar dai gentili e le mie giusticazioni con
lempiet delle regioni che le sono dintorno, perch riprov le mie cose
legittime e non cammin pi secondo i miei giudizi (cf. Ez 5,5-6)138.

Secondo lopinione dello Stridonese la posizione geograca di Giudea


e della sua capitale139 ha facilitato la diffusione delle verit di fede nel
mondo140. Bisogna notare per che Girolamo sfrutta una tradizione ben
radicata dellinterpretazione letterale del testo profetico che permetteva di
136. Per una questione simile cf. Tractatus in Ps. 106,3.
137. La Verit uno dei titoli cristologici fondamentali.
138. In Hiezech. II,5,5. Questo brano citato da Rabano Mauro nel suo commentario a
questo libro profetico. Cf. anche Beda Venerabile, De Locis sanctis II,6. Pietro Abelardo
riporta questo brano geronimiano in: Theologia christiana I,90; cf. anche Theologia Scholiarium I, linea 1190.
139. Girolamo rileva che si tratta della zona montagnosa e poco agevole, ma nello stesso
tempo propizia allascesa spirituale. Cf. Epistula 43,2,3.
140. Il testo di Is 24,13 secondo la Volgata (in medio terrae, in medio populorum) venne
ritenuto da Girolamo in sintonia con i riferimenti alla posizione centrale di Gerusalemme
(cf. In Ps. 84; In Isaiam VIII,24,7;14). In altre occasioni lautore elenca la citt santa con
altri popoli (cf. Epistula 18 A,15).

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

189

fare riferimenti espliciti alla geograa della Palestina. Procedendo in questo


modo, lesegeta latino mette a confronto le diverse versioni del testo sacro,
come appare nei suoi commentari a testi profetici141.
Nel modello interpretativo largamente usato dai Padri, secondo cui le
profezie riguardanti Israele si riferivano alla Chiesa - nuovo popolo di Dio,
lo Stridonese mescola aspetti concreti con quelli simbolici. Ha steso la tua
mano sopra coloro che erano abbandonati e poi hanno riacquistato [la grazia], sopra il popolo raccolto in mezzo alle nazioni142, che ne ebbe propriet
e abit nel centro della terra (esse abitator umbilici terrae). Di lui stato
scritto: [Dio] ha operato la salvezza in mezzo alla terra (Ps 73,12)143.
La riessione geronimiana avanza anche nella direzione del mysterium
iniquitatis. Gerusalemme, in quanto ombelico del mondo, ha concentrato
in s liniquit dellumanit. La morte di Cristo in questo luogo assume connotati ancora pi drammatici144. Con essa, giunse al termine lantica economia di salvezza, che aveva al proprio centro Gerusalemme145. signicativo
che Girolamo non rinuncia a menzionare la tradizione del legame tra il luogo
della sepoltura di Adamo e della crocissione del Salvatore146. Ciononostante per lautore della Volgata i privilegi incentrati sulla citt santa sono
stati trasferiti interamente ai gentili, mediante la missione degli apostoli147.
Probabilmente per questo motivo non menziona la posizione centrale del
141. Lunico commentario sistematico realizzato da Girolamo riguarda lOpus Prophetale.

Lopera frutto di lunghi anni di ricerca e di lavoro. Cf. J. Braverman, Jeroms commentary
on Daniel. A study of comparative Jewish and Christian interpretations of the Hebrew Bible
(The Catholic Biblical Quarterly. Monograph Series 7), Washington 1978, 10.
142. La Volgata traduce Ez 38,12 come: Super eos qui deserti fuerant et postea restituti et
super populum qui est congregatus ex gentibus qui possidere coepit et esse habitator umbilici terrae. Testo secondo la Biblia sacra iuxta Vulgatam versionem (Vetus Testamentum),
Roma 1986.
143. In Hiezech.XI,38.
144. Gerusalemme non va identicata con Sodoma e con lEgitto (cf. Ap 11,8) a causa della
crocissione di Ges, dal momento che questi luoghi vanno interpretati in senso spirituale (equivalenti di questo mondo). La metropoli cristiana non pi la terra maledetta
(cf. In Isaiam XIII,50,1 [libellum repudii]), bens deve essere considerata come il suolo
pi prezioso in quanto bagnato dal sangue di Cristo. Cf. la trattazione in Epistula 46,6-7.
Aggiungiamo che questa lettera, indirizzata a Marcella, un invito pressante alla visita dei
luoghi santi come propedeutica alla conoscenza dei misteri dei Cristo.
145. Girolamo riferisce che al momento della morte di Cristo le schiere angeliche abbandonarono il tempio. Cf. ibid. 4,1-2.
146. Cf. ibid. 3,2. In seguito Girolamo prender le distanze da questa interpretazione. Cf.
In ev. Matthaei IV,27,33.
147. Cf. Epistula 46,4,3. Si tratta della linea di pensiero seguita dalla maggioranza degli
autori cristiani no al IV secolo.

190

M. C. PACZKOWSKI

luogo della redenzione. Tuttavia vari dati biblici e extrabiblici confermano


per Girolamo il carattere unico di Gerusalemme che deve essere considerata
come un compendio del mistero cristiano. Il triplice nome della citt santa148 rinvia alla fede trinitaria e poi alle tappe di perfezione cristiana149.
Il valore redentivo della Croce evidenziato dalla prospettiva che lega
la cristologia allecclesiologia. Limmagine di Cristo che stende le sue braccia a m di ali protettrici sopra il mondo rafgurazione delluniversalit
della salvezza. Da qui il passaggio verso una calda e intima devozione per
Ges, contemplato nella fragilit e umilt della sua esistenza umana. Questo tratto mistico comunque nutrito dai legami con i luoghi santi150.
Girolamo riafferma senza equivoci il valore unico della Gerusalemme
cristiana. Infatti la realt presente della citt ben pi grande del suo passato giudaico. Lesegeta latino stabilisce un paragone tra il santuario giudaico
e la basilica dellAnastasis. A proposito del S. Sepolcro egli sottolinea la
sua superiorit rispetto al tempio anticotestamentario. Girolamo tradisce
forse il bisogno di una compensazione da parte dei cristiani dellantica
istituzione religiosa dIsraele151. A questo scopo egli accenna rapidamente
al principio del progresso, temporale delleconomia divina, per sfruttare
largamente lesperienza fondamentale dei pellegrini sui luoghi santi e la
forza evocativa di essi152. E fuori dubbio che Girolamo rivendica lo status
peculiare della Gerusalemme cristiana. Nonostante la soggettivit della sua
trattazione, con il mescolare questioni di principio e situazioni di fatto, egli
riesce a fondere in maniera organica motivi teologici, esegetici, pastorali
e devozionali. Queste diverse ragioni riettono in larga misura lo sviluppo
della questione di Gerusalemme durante il IV secolo. Si pu intravedere
che la riscoperta della geograa spirituale mette in evidenza la preminenza di Gerusalemme agli occhi dei cristiani, che permette di ricuperare
limportanza ecclesiastica della citt al di fuori della Palestina153.
148. Girolamo afferma che Gerusalemme detta Jebus, Salem, Jeruzalem. Il primo

appellativo signica calcata, il secondo pace e il terzo visione di pace. Epistulae


46,3; cf. anche ibid. 73,2; 108,9. I tre nomi di Gerusalemme sono menzionati anche da
Epifanio di Salamina, cf. Adversus Haereses (Panarion) 35,2.
149. In tribus nominibus trinitatis demonstrat dem; Epistula 46,3. Sul passaggio dai vizi
alle virt cf. In Ps. 136,8.
150. Si tratta in particolare di Betlemme. Cf. le espressioni in Epistulae 58,3; 108,10.
151. Cf. Epistula 46,5,2; Perrone, Sacramentum Iudeae (Gerolamo, Ep. 46), 471, nota 73.
152. Nella lettera 108 (in memoria di Paola) Girolamo descrive litinerario compiuto al momento della loro venuta in Terra Santa (a. 386) attraverso tutti i santuari della Palestina.
153. Girolamo contrappone Gerusalemme a Roma. Sulla questione cf. Antin, La ville chez
saint Jrme, 375-389.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

191

La tradizione su Gerusalemme - ombelico del mondo nel periodo


postcalcedonese
Nellepoca successiva a san Girolamo linteresse verso Gerusalemme,
causato dagli approcci esegetici e dal susseguirsi dei pellegrinaggi, non
diminuito. Lo conferma, anche se solo in parte, la produzione letteraria di
Teodoreto da Cirro che segue piuttosto la tradizione in tutta la sua ampiezza. Non cerca perci tanto loriginalit quanto piuttosto la conferma delle
autorit riconosciute, limitandosi a raccogliere e sintetizzare tutto ci che
fu scritto prima. Per questo motivo nella sua riessione ha molti punti di
convergenza con altri autori del tempo154. Pi signicative e sorprendenti
risultano le somiglianze con il pensiero geronimiano, ma ci non implica
da parte sua una conoscenza diretta dei testi dello Stridonese, ma piuttosto si tratta di una tradizione esegetica comune. Alla pari di Girolamo,
Teodoreto descrive la posizione della citt santa in mezzo ai continenti e
la chiama lombelico del mondo. [Dio] fece abitare [Israele] nel luogo
chiamato lombelico del mondo. Dalloriente e dal settentrione si trova
lAsia; dalloccidente, attraverso il mare [Palestina] si unisce con lEuropa;
al meridione c la Libia. Hai cos tutte e tre le parti della terra divisa tra
i gli di No155.
Teodoreto presenta Gerusalemme sullo sfondo geograco-biblico156 e
nel quadro delle popolazioni connanti157. Parlando della posizione della
citt santa in riferimento ai punti cardinali158 indica che dal nord proviene il
male (cf. Ger 1,14), ma i monti riparano Gerusalemme dal pericolo. Passa
per immediatamente allesegesi di sapore allegorico159, che certamente
non da considerare un tratto caratteristico di questo convinto letteralista.
Il testo biblico costituisce pretesto non tanto per le divagazioni palestinologiche, ma per introdurre alcuni elementi di geograa spirituale. Un
154. Ne sono un esempio i commentari alle lettere paoline.
155. Interpretatio in Ez. II,5,5-6. Sulla divisione della terra in tre continenti cf. Cosma Indi-

copleustes, Topographia II,28. Questo pensiero sviluppato dagli apocri giudaici. Lidea
non era estranea agli autori cristiani. Agostino di Ippona concepiva il mondo diviso in tre
parti (Europa, Africa, Asia) alla conuenza dei quali si trovava Gerusalemme. Questa concezione si estese poi in tutta la cosmologia cristiana medievale (De civitate Dei XVI,17).
156. Cf. Interpretatio in Ps. 88,13; Interpretatio in Jer. I,1,12.
157. Cf. Interpretatio in Ps. 59,10; Interpretatio in Ez. VIII,21,1-2; Interpretatio in Abdiam
19.
158. Secondo Interpretatio in Ps. 125,4 Gerusalemme situata al sud.
159. I monti sono identicati con i profeti, gli apostoli e gli angeli custodi dei fedeli. Cf.
Interpretatio in Ps. 47,3.

192

M. C. PACZKOWSKI

intreccio tra gli elementi concreti e gurativi si vede spesso nel trattare la
questione di Gerusalemme da parte di questo scrittore. Secondo la visione
del vescovo di Cirro la capitale della Giudea si trovata in mezzo agli altri
popoli perch [essi] imparassero ogni piet e il vero culto [di Dio]160. Il
questa occasione viene riconosciuto il carattere universale e visibile dellassemblea ecclesiale. Se ammetteremo che il monte di Dio Gerusalemme,
vedremo che verso la sua direzione vanno tutti coloro che credettero, provenienti da ogni parte del mondo Accolsero il messaggio e ottennero la
benedizione che l germoli161.
Per Teodoreto Gerusalemme il centro cristiano e il culto veterotestamentario da considerare un capitolo chiuso. I gli della Chiesa accorrono da tutto il mondo verso Gerusalemme non per adorare Dio nel tempio
giudaico, ma per vedere i famosi luoghi della passione, della risurrezione
e dellascensione [del Signore]162. Il vescovo di Cirro indica con chiarezza
che c un fattore decisivo nelle relazioni ebraico-cristiane: Gerusalemme
diventata la metropoli dei credenti in Cristo. Mettendo in rilievo la centralit della citt santa163 questo autore conseguentemente tralascia gli elementi
speculativi nella interpretazione dei testi profetici e fa aforare i riferimenti
alla concretezza della metropoli cristiana164.
Nessuno tra gli scrittori antichi prima di Teodoreto aveva riferito in
maniera cos palese molti dei preannunci profetici allo splendore degli edici cristiani esistenti in quellepoca. Gerusalemme occupa il posto centrale
nella spiritualit cristiana e da essa per tutti sono sgorgate le fonti della
salvezza165 e nei santuari si sperimenta concretamente la potenza di Cristo
e la gloria della sua Chiesa.
160. Interpretatio in Ez. II,5,5-6. Giovanni Crisostomo afferma che nei tempi dellAntico

Testamento Gerusalemme era la maestra di tutta la terra; In Psalmum 47,1.

161. Ibidem II,2,3-4. Cf. anche I,1,27-28; XV,49,21-23; XIX,60,4-7; Commentaria in Zach.

IX,20-22; Commentaria in Jer. I,4,17.


162. Commentaria in I XIX,60,4.
163. Teodoreto chiama Gerusalemme citt eletta (cf. Interpretatio in Ez. XI,26,1-2),
famosa (cf. Interpretatio in Zach. 9,20-22) e meravigliosa (cf. Interpretatio in Mich.
2,14-15).
164. Le parole del testo [profetico] ci ammaestrano ancora nel modo pi evidente: Si
inchineranno davanti a te con la faccia a terra, lambiranno la polvere dei tuoi piedi; tu
riconoscerai che io sono il Signore, che coloro che sperano in me non saranno delusi (Is
49,23). Ogni giorno vediamo che ci avviene nelle chiese Si pu vedere il compimento
di [questa] profezia in modo particolare a Gerusalemme, dove [i pellegrini] si procurano la
polvere [della terra] come fosse dono del cielo, la baciano e la considerano un medicina per
il corpo e per lanima; Commentaria in Is XV: 49, 21-23.
165. Hist. religiosa IX.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

193

Nella corrente tradizionale dellesegesi soteriologica dei Salmi troviamo Cassiodoro. Il suo commentario si rif ai loni agostiniani, anche se
non mancano elementi originali. il caso del Sl 60 interpretato secondo
la chiave tipologica: non solo dai conni della terra si diffonde la voce
- scrive questo autore - ma anche nelle sue parti interiori e nellombelico
di [tutte le] terre (umbilico terrarum), secondo ci che stato detto nel
Salmo 18: Il loro suono si diffonde per tutta la terra (Sl 19 [18],4)166.
Tra le notizie concise circa i luoghi santi della Palestina attribuite a
Eucherio167 appare la menzione della posizione geograca della citt santa:
In mezzo alla Giudea si trova la citt di Gerusalemme, come lombelico
di tutta [quella] regione (in medio autem Iudaeae civitas Hierusolima quasi umbilicus regionis totius)168. Il carattere di questa inserzione spiega il
fatto che lautore attinse i dati topograci sulla Terra Santa da Girolamo169.
La frase iniziale, invece, citata alla lettera da Isidoro di Siviglia170. Ci
conferma il fatto che la tradizione sulla posizione centrale di Gerusalemme
rispetto ad altre zone della Palestina era saldamente radicata.
Un testo attribuito a Pietro Diacono concretizza il lone teologico di
Gerusalemme considerata centro del mondo. La localizzazione del sepolcro
di Cristo e della basilica dellAnastasis giocano qui un ruolo cruciale:
Il sepolcro del Signore fabbricato nel mezzo del tempio; il tempio, invero, nel mezzo della citt, verso settentrione, non lontano dalla
porta di David. Dietro alla Resurrezione c lorto, in cui santa Maria parl
con il Signore. Fuori della Chiesa, nella parte posteriore, [indicato] il
centro dellorbe (foris ecclesiam retro est medietas orbis)171.

Seguono le citazioni di Sl 73,12 e Ez 5,5 che costituiscono la conferma


dellultima frase. Questa indicazione del centro del mondo, precisa e separata dagli altri luoghi, testimonia limportanza data a questa tradizione. In
realt dagli inizi del VII secolo si scorge che la localizzazione del centro
del mondo veniva separata dal Calvario e dallAnastasis. Si cercavano a
Gerusalemme altri indizi per confermarne lo statuto di umbilicus mundi.
166. In Psalmum 60.
167. Si tratta di una lettera indirizzata ad un certo presbitero Fausto. Le questioni dellautore

e il tempo di composizione sono ancora discusse.

168. De situ Hierosolimitanae urbis 30.


169. Si tratta dellEpistula 129,4-5.
170. Etymologiae XIV,3,21.
171. De locis sanctis 1.

194

M. C. PACZKOWSKI

Lo attesta la relazione del patriarca gerosolimitano Sofronio. Nei versetti poetici egli descrive laspetto esteriore dei luoghi santi prima della
distruzione operata dai persiani (a. 614), anche se egli stesso visse nel
periodo dellinvasione islamica. Egli scrive: Scender al tempio della Risurrezione Verr al riposo del bellissimo Calvario Disteso bacer
la sacra pietra, ombelico del mondo, dove era stato initto il legno della
croce che sciolse la maledizione del legno dellalbero [del paradiso]172.
LOmphalos si trovava in un luogo indicato con precisione nella basilica.
La distinzione attuata tra i diversi luoghi dovuta probabilmente al fatto
di non voler offuscare la fama del Golgota e del glorioso sepolcro. Come
avvenne per i luoghi evangelici, anche lombelico del mondo veniva circondato dalla piet dei fedeli e quindi non si trattava solo di una semplice
curiosit.
Una tradizione abbastanza curiosa e non collegata con la basilica del
S. Sepolcro riportata nella relazione di Arculfo173. Si parla della colonna
sul piazzale di fronte all'attuale porta di Damasco174.
Durante il solstizio destate, in pieno mezzogiorno, quando il sole
passa attraverso il centro del cielo [detta colonna] non fa nessuna ombra.
Quando il solstizio passa, cio lottavo giorno delle calende di giugno,
dopo tre giorni comincia a fare la prima, piccola ombra. Dopo, col passare
il tempo, [lombra] si allunga. In questo modo quella colonna durante il
mezzogiorno del solstizio destate, circonfusa interamente dalla luce del
sole, dimostra che Gerusalemme posta nel centro del mondo. Per questo
motivo, in riferimento ai luoghi santi della passione e della risurrezione
che si trovano in Elia il Salmista canta: Dio ha operato la salvezza in
mezzo alla terra (in medio terrae) (Sl 73,12); e cio a Gerusalemme,
della quale si dice che nel centro della terra ed lombelico del mondo
(mediterranea et umbilicus terrae dicitur)175.

I manoscritti del IX secolo che contengono la descrizioni di Arculfo


sono illustrati, tra laltro, dalle schematiche rafgurazioni della rotonda
dellAnastasis. Si nota una stretta analogia tra questo tipo di rappresen172. Carmina anacreontica XX.
173. Il viaggio di Arculfo in Palestina si svolse nella. 685. Il resoconto del pellegrinaggio

stato scritto da Adamnan da Hy in Scozia.

174. Odierna Bab al-Amud, cio la porta della colonna. Il mosaico di Madaba segnala

la presenza di una colonna al centro della piazza semicircolare. Nel disegno che illustra il
pellegrinaggio di Arculfo si vede, di fronte alla porta principale, una colonna sormontata
dal busto di Cristo, laddove un tempo cera la statua di Adriano.
175. De locis sanctis I,11,2-4.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

195

tazione e il modello iconograco della Gerusalemme celeste rafgurata


come cerchio nei codici medioevali contenenti il libro di Ap (Parigi e Valenciennes)176. Ci testimonia che lo schema, che pu essere ricondotto alla
struttura della citt storica, entra nella sua immagine ideale177. E anche un
periodo in cui si inizia il capitolo del pi vivo interessamento dellarchitettura di Gerusalemme e dei luoghi santi178.
I particolari riguardanti lombelico del mondo sono confermati dai pellegrini del XII secolo. Sevulfo indica il centro della terra vicino al Calvario. Ai suoi occhi proprio questo luogo lo aveva indicato con la propria
mano Ges Cristo come il centro del mondo 179. A partire dal medioevo
i pellegrini trasmettono la notizia che il centro dellorbe veniva segnalato
allinterno della basilica del S. Sepolcro con un cerchio e una pietra rotonda
che si innalzava dal pavimento.
Molteplice eco del concetto di Gerusalemme - centro del mondo
La travagliata storia di Gerusalemme fu segnata nel modo decisivo dal suo
contesto religioso peculiare che conservava le tracce della vita di Ges.
Inoltre, grazie ai luoghi santi, la sua popolazione e i pellegrini per lunghi
periodi sperimentavano unatmosfera internazionale, di per s molto favorevole a un processo di sintesi tra diverse tradizioni teologiche. Questo
non ha annientato le tradizioni locali di vecchia data, ma al contrario, ne
diffuse la conoscenza e le rese pi salde. Perci lidea di Gerusalemme
come centro del mondo trov uno sbocco in molteplici direzioni, come
iconograa, liturgia e cartograa. Indirettamente questi campi sembrano
offrire alcune idee della ricchezza della vita teologica e insieme spirituale
nellantica Chiesa di Palestina.
Nel modo pi universale la teologia di Gerusalemme ha trovato il suo
riesso negli elementi iconograci presenti nellarte paleocristiana. Nellepoca prenicena si trattava piuttosto di tracce iconograche modeste e
176. Questa rappresentazione iconograca in disaccordo con il testo biblico.
177. Cf. C. Heitz, Retentissement de lApocalypse dans lart de lpoque carolingienne,

in: LApocalypse de Jean. Traditions exgetiques et iconographiques (IIIe-XIIIe sicle),


Genve 1979, 227-228.
178. Questo interessamento viene confermato dal Commemoratorium de casis Dei. Si tratta
dellelenco delle chiese e monasteri della Palestina (a. 808), comprendente anche il numero
e la qualit del personale addetto al culto, nonch le dimensioni esatte di alcuni principali
edici.
179. Peregrinatio ad Hierosolymam et T.S. 7.

196

M. C. PACZKOWSKI

schematiche che rappresentavano gli elementi architettonici con il signicato simbolico. Solo ulteriormente sono sorte le complesse decorazioni
delle basiliche paleocristiane. Sui mosaici parietali la rafgurazione di Gerusalemme associata alle volte con quella di Betlemme. Il motivo della
citt santa assunse una valenza fortemente simbolica e la ssazione della
sua rappresentazione sembra attestarlo. Si tratta di un modello iconograco
conosciuto come testimoniano anche gli esempi pi recenti. Le sue rafgurazioni confermano interpretazione cristiana della citt biblica nella sua
storia e vocazione, come pure il suo ne escatologico. Si ha la prevalenza
degli elementi simbolici e la tendenza di idealizzazione, anche se vi conuiscono dei particolari di carattere realistico.
Lo svolgimento dei temi iconograci segue una linea comune: da una
parte si tratta dello schema oppure allusione180, dallaltra il realismo si fonde con la gloria della citt escatologica181. Gerusalemme viene rafgurata
sui mosaici paleocristiani non tanto per scopi puramente decorativi, ma
in quanto simbolo. Alle volte si pu pensare allinventiva dellartista, ma
alcuni schemi della composizione si ripetono in seguito182 per testimoniare
che si tratta di un modello conosciuto e di forte carica concettuale 183
Non sono trascurabili le rappresentazioni schematiche della citt santa e
modelli icononograci di carattere simbolico. Si tratta di derivazioni dalla
pianta ideale di Gerusalemme che ebbe la pi larga diffusione nel medioevo e non da escludere la loro provenienza molto pi antica. La citt
santa veniva rafgurata nella forma di un cerchio184 o di un quadrato185. Il
180. Si tratta dei sarcofaghi paleocristiani che presentano decorazioni architettoniche sullo

sfondo e della rafgurazione di Gerusalemme sullarco trionfale di Santa Maria Maggiore. Questultimo schema iconograco ripetuto dagli artisti di Roma e di Ravenna. Cf.
esempi nel Catalogo, M.L. Gatti Perer - L.F. Pizzolato (a cura di), La dimora di Dio con
gli uomini (Ap 21,3). Immagini della Gerusalemme celeste dal II al XIV secolo, Milano
1983, 186-192.
181. Le composizioni che si rifanno al mosaico della chiesa di S. Pudenziana si conoscono
solo grazie alle descrizioni. Cf. B. Khnel, From the Earthly to Heavenly Jerusalem. Representations of the Holy City in Christian Art of the First Millennium, Roma - Freiburg
- Vienna 1987, 64.
182. Cf. A. Colli, Catalogo, in: Gatti Perer, La dimora di Dio con gli uomini, nn. 72-73
e 74-75, 186-187.
183. Cf. lelenco delle rafgurazioni della Gerusalemme celeste sui mosaici paleocristiani di
Roma e di Ravenna secondo B. Bagatti, Gerusalemme e Betlemme negli antichi mosaici,
La Terra Santa 39 (1963) 101.
184. Cf. M.C. Papi, Tutta la citt in un simbolo, Medioevo 6 (1997) 97.
185. Richiamando Is 11,12 alcuni autori parlavano di forma quadrata mundi. Cf. Girolamo,
In Marcum 15.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

197

cerchio indica eternit, trascendenza e perfezione. Invece il quadrato simboleggia la stabilit e indica il mondo. Le rappresentazioni della citt santa
assumono i connotati astratti con riferimenti allordine superiore delluniverso in cui Dio presente attraverso larmonia. Nella concezione spaziale
del mondo a Gerusalemme spetta una posizione centrale186.
Lo si deduce dallimportanza data agli edici gerosolimitani nel mosaico absidale della chiesa di santa Pudenziana a Roma. Questa composizione
musiva ha sollevato tante ipotesi da parte degli studiosi, ma si riconosce
comunemente che lesecutore del mosaico si ispirato a edici realmente
esistenti. La citt santa inuiva fortemente sullOccidente e Roma attraverso liconograa e la liturgia. Le riproduzioni di Gerusalemme non sono
messe nelle composizioni musive per il semplice gusto di ritrarre questa
citt biblica, ma per comunicare un concetto simbolico, del resto noto ed
espressivo. Rappresentando Gerusalemme i cristiani intendevano simboleggiare tutta la storia del popolo ebraico, descritta nellAT.
Un valore particolare assume la carta musiva di Madaba. Non si tratta
esclusivamente di un documento di geograa biblica187, ma della testimonianza di fede dei cristiani medio-orientali. La sua composizione presenta
la rilettura cristiana attualizzata della storia della salvezza nel suo quadro
geograco, dove al centro dellecumene redenta rappresentata la citt
santa di Gerusalemme. Inoltre essa rafgurata nel modo pi ampio di
tutte le altre localit188, essendo lombelico del mondo. Gli esecutori del
mosaico di Madaba si rifanno alla forma circolare della citt e qui i loro
intenti simbolici sono evidenti. La forma ovale della citt non rispecchia la
realt, ma assume connotati simbolici: lartista si riferiva alla pianta ideale
della metropoli di Giudea. Lo conferma il testo di Eucherio della met del
V secolo189.
Il rilievo iconograco dato alla metropoli di Giudea testimonia che si
tratta del centro ideale della composizione. La vignetta di Gerusalemme
nel centro sico esatto del mosaico costituisce il suo vertice gurativo190. Il
186. Cf. ampio studio di W. Mller, Die heilige Stadt. Roma quadrata, himmlisches Jerusalem und die Mythe vom Weltnabel, Stuttgart 1961.
187. La fonte principale della carta di Madaba lOnomasticon di Eusebio di Cesarea, anche
se sono stati utilizzati documenti geograci di diversa natura.
188. La rafgurazione di Gerusalemme pi grande anche sul mosaico della chiesa di S.
Stefano a Kastron Mefaa (Umm er-Rasas). La citt santa viene messa al primo posto tra le
citt palestinesi.
189. Cf. De situ Hierosolymae 3.
190. Breviarius sottolinea che lAnastasis si trovava al centro del complesso cittadino. Cf.
ibid. 1.

198

M. C. PACZKOWSKI

mosaicista aggiunse la didascalia che toglie ogni dubbio sulla natura e sul
ruolo della citt rappresentata. Non si usa la denominazione ufciale Aelia191, dal IV secolo senza laggiunta Capitolina, che potrebbe suggerire il
carattere pagano della citt rafgurata. La dimensione reale di Gerusalemme
resa dalla fedelt con cui sono rafgurati i suoi edici principali, le case
e le forticazioni192. La rafgurazione dellimpianto urbanistico dominata
dal complesso costantiniano della basilica del Santo Sepolcro che fulcro
compositivo della vignetta della citt santa193. Si tratta quindi non solo di una
comoda guida per i pellegrini del VI secolo che visitavano la Terra Santa con
la Bibbia in mano, ma anche di unespressione di piet e di fede.
Tuttavia non va dimenticato il fatto che la spiritualizzazione di Gerusalemme procedeva secondo il proprio ritmo. Procopio di Gaza vede in
questa prospettiva lidea del centro delluniverso. Secondo la sua ottica
luomo spirituale offre sullaltare del cuore il proprio io e in questa maniera diventa il centro di tutto. Egli, contemplando laltissimo Dio, mantiene stabile il proprio intelletto come lasse del cielo, come guardando
il centro, labisso del proprio cuore194. Nella letteratura monastica non
mancano esempi di considerare la vita ascetica come un viaggio spirituale
verso Gerusalemme195. Il centro la zona del sacro e la realt assoluta,
per cui la via che vi conduce difcile come i pellegrinaggi.
Nellambito siriano il ruolo peculiare di Gerusalemme sottolineato
dalle fonti letterarie e dagli elementi architettonici delle chiese che riettevano la congurazione reale dei pi importanti santuari gerosolimitani.
Efrem il Siro evidentemente traeva protto dai motivi semitici diffusi nel
suo ambiente e dipendenti probabilmente dalle antiche tradizioni ebraiche
relative alla citt santa vista come centro del piano di Dio per lumanit196.
La tradizione della Chiesa sira orientale attribuisce a Nestorio lopinione,
secondo cui linizio di ogni piet viene da Gerusalemme, perch l avverr
il giudizio universale.
191. Cf. Y. Tsafrir, The Holy City of Jerusalem in the Madaba Map, 155. La denominazione Aelia era sopravissuta al periodo bizantino e si usava ancora agli inizi dellepoca
bizantina.
192. La carta dovette essere messa in opera dopo il 542, data della costruzione della chiesa
della Nea Theotokos, rappresentata sul mosaico.
193. In modo simile poteva essere rafgurata la citt di Madaba, ma questa parte del mosaico non si conservata.
194. Centuriae wg Filokalii.
195. Cf. Evagrio il Pontico, Epistula 39 e Doroteo di Gaza, Instructiones X,107.
196. Cf. Sermo de de V,61-65.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

199

Nella struttura architettonica delle chiese siro-orientali invece si trova


il santuario considerato come il simbolo del cielo, mentre la sua navata
rappresenta la terra. Il bema, con la sua posizione centrale, indica Gerusalemme, centro della terra e il Golgota al centro di questa. Chiunque volesse
arrivare al cielo (il santuario), deve venire a Gerusalemme (lambone) e
credere alle Scritture e alla liberazione operata da Cristo nella sua citt197.
Si tratta qui della conferma del fascino esercitato dalla citt di Gerusalemme, il cui eco si fatto sentire nella liturgia e nellarchitettura.
Nelle epoche successive si afferm ancora di pi la concezione della
sacralit spaziale. Dallepoca crociata no al XVI secolo per gli europei
Gerusalemme era considerata realmente il centro del mondo. Nellepoca
medioevale il punto centrale dellorbe venne indicato da unedicola con
decorazione musiva198. Il pellegrino Sevulfo paragona la potenza divina di
Cristo che misura il cosmo con la forza della salvezza attuata da lui. Il pellegrino occidentale sul luogo chiamato Compas richiama il Sl 73199. Nella
basilica crociata del Santo Sepolcro il centro della terra veniva spostato per
evidenziarlo. Lo indicavano i cerchi concentrici nel coro dei canonici200.
Questo particolare suscit frequenti menzioni dellumbilicus mundi negli
itinerari medioevali. Gli eventi salvici venivano in questa maniera visualizzati e sottolineati. Emblematica anche la tendenza di indicare il centro
del mondo nel luogo dellapparizione del Risorto a Maria Maddalena201.
I cartogra medioevali crearono la mappa ideale di Gerusalemme,
concependola come una citt a pianta rotonda e in questa maniera meglio corrispondente alle rappresentazioni del mondo dellepoca. La citt
era situata nel centro esatto dellorbe202. Lorientazione geograca inuiva
sullaspetto di queste carte, differenti a prima vista da quelle della nostra
epoca. Presso i cartogra medioevali prevalsero le ragioni teologiche. Le
197. Cf. Pseudo-Giorgio di Arbela, Expositio Ofciorum II,2.
198. Si tratta della descrizione del pellegrino russo Daniele lIgumeno. Cf. J. Wilkinson - J.

Hill - W.F. Ryan, Jerusalem pilgrimage 1099-1185 (Hakluyt Society. Second Series 167),
London 1988, 128.
199. Cf. ibid., 103.
200. Sullargomento cf. L.-A. Hunt, Artistic and Cultural Inter-Relations between the Christian Communities at the Holy Sepulchre in the 12th Century, in: G. Gunner - K. Hintlian
- A. OMahony, The Christian Heritage in the Holy Land, London 1995, 69.
201. A proposito di questi cambiamenti cf. Hunt, Artistic and Cultural Inter-Relations,
69-70.
202. Sono emblematiche a questo proposito le parole di Guglielmo da Tiro: Sed et quasi
in umbilico Terre Promissionis eadem posita est regio, secundum hoc, quod in Josue Terre
Promissionis termini describuntur; Chronicon VIII,4.

200

M. C. PACZKOWSKI

loro mappe venivano disegnate con intenti simili a quelli del mosaicista
di Madaba, perch le classiche mappamundi dovevano insegnare la storia della salvezza. Lesattezza geograca era al secondo piano. Cos ad
esempio, la famosa mappa Ebstorf si basa sullimmagine del Cristo crocesso203. Non mancavano le mappe che si rifacevano alla struttura del
mondo secondo lo schema tolemaico, quindi con il centro dellorbe situato
in Asia Minore204. La localizzazione del centro della terra non si fondava
su un dato geograco, ma si trattava del centro geometrico e simbolico. Il
concetto delluniverso immaginato come sfera o cerchio ha i suoi riessi
nellarchitettura, soprattutto nelle chiese a pianta centrale. Gli edici cristiani venivano visti come lapice e il compimento della realt pregurata
dal tempio di Gerusalemme.
Nelle chiese cristiane il simbolo del centro evoca le immagini di tipo
circolare, di unarea segreta e di un luogo del mistero. Comunque questo
simbolo sentito come luogo di origine viene costituito in modo tale da
evocare la tiepida protezione del seno materno chiuso ai pericoli esterni205.
Nellabside si fondono i simboli del centro spaziale e somatico (grembo
che racchiude in s il secreto della vita).
Il simbolismo del centro, cruciale per lidea di Gerusalemme - ombelico del mondo, persiste nellimmagine del tempio cristiano, imago mundi.
Laltare maggiore allinterno dellabside non solo era il luogo del sacricio
eucaristico, ma fungeva da pietra di fondazione (shethiyah). Questo tratto
si scorge nei templi cristiani costruiti secondo la pianta basilicale oppure a
forma di croce. Laltare occupa sempre il centro dellabside o si trova nel
punto di convergenza tra il transetto e la navata principale. Il ciborio oppure il baldacchino sopra laltare richiamano lidea del luogo pi importante
del mondo e, quindi, il suo centro. Tra il VI e il VII secolo il signicato
cosmico dello spazio architettonico raggiunge la sua compiuta codicazione: Cosma Indicopleustes d delluniverso limmagine di un cubo (la
terra), sormontato da un emisfero (la volta celeste)206. Agli stessi concetti
si rifacevano i costruttori di Hagia Sophia a Costantinopoli. Praticamente la
203. Questa carta veniva datata intorno al 1235. Fu distrutta durante la seconda guerra

mondiale.
204. Ne esempio la carta elaborata da Andrea Walsperger (XV sec.) che si trova nella
collezione della Biblioteca Apostolica Vaticana.
205. Cf. A. Guimbretire citato da Gatti Perer, La dimora di Dio con gli uomini, 42.
206. Massimo il Confessore, il cui pensiero fortemente impregnato della mentalit neoplatonica, ribadisce lidea che la chiesa cristiana il riesso delluniverso. Cf. Mystagogia
3. Egli si riferisce alla cattedrale di Edessa, in cui una cosa veramente mirabile che nella
sua piccolezza questo tempio sia simile al vasto mondo.

GERUSALEMME - OMBELICO DEL MONDO

201

chiesa cristiana assume le funzioni attribuite precedentemente al tempio di


Gerusalemme. Il tempio cristiano diventa il veicolo grazie al quale questo
mondo si unisce allaltro mondo.
Conclusione
Alla domanda se la Palestina e Gerusalemme siano il centro del mondo la
tradizione cristiana ha risposto affermativamente. Ha seguito in questo la
tradizione giudaica che giunse talora a notevoli esiti espressivi. La meditazione sulla centralit di Gerusalemme spazia dalle fonti antropologiche
del mito, della losoa e della cultura antica, con la simbologia connessa,
a precisi dati biblici e geograci.
La rivelazione invece indicava che nella citt santa Dio manifest la
sua innita misericordia, entr per sempre nelle vicende dellumanit. Gerusalemme divenne il punto pi importante della geograa della fede. A
differenza delle concezioni rabbiniche che sottolineavano la territorialit
religiosa, la teologia della Chiesa antica mise in evidenza gli aspetti salvici e universali.
Per giusticare il fatto di considerare Gerusalemme come ombelico del
mondo si usavano vari argomenti, antichi e nuovi. Nel periodo preniceno linteresse si concentr sul Calvario, data la prevalenza degli elementi di teologia
giudeocristiana. Pi tardi prevalse la convinzione che il centro del mondo da
ricercare nel luogo del glorioso Sepolcro di Cristo. La basilica dellAnastasis
diventa il punto di riferimento per i cristiani ormai prevalentemente di ceppo
gentile. Con il passare del tempo come il luogo centrale dellorbe veniva
considerata la citt santa nel suo insieme oppure tutta la Terra Santa. Presso
alcuni autori cristiani le descrizioni geograche diventano lelemento cruciale
dellesegesi biblica. Spesso per le visioni profetiche e loni apocalittici si
fondono nella realt terrena della Gerusalemme cristiana. Perno i concetti di
chiaro stampo giudaico, assunti dalla riessione cristiana, vengono spiritualizzati alla maniera estrema. Loggetto di venerazione, di vanto e di nostalgia
per ogni credente non si identica esclusivamente con una regione del mondo
o con la citt, ma lo il Cristo - Signore e Salvatore.
Tuttavia grazie ai pellegrinaggi e al contatto con i luoghi santi, nellantichit cristiana si afferm limportanza di quella terra prescelta da Dio
e della sua citt. Gerusalemme mantenne la sua posizione speciale nel
cristianesimo perch in essa si focalizzarono le idee e sentimenti, ma anche
la teologia della Chiesa vi trov punto di riferimento. In questo modo non
si perse mai il reale signicato della citt santa.

202

M. C. PACZKOWSKI

Tuttavia incontestabile il fatto che il peso simbolico e spirituale di


Gerusalemme gravava sulliconograa cristiana e considerazioni geograche. Queste testimonianze permettono di vedere una nuova concezione
teologica della realt, in cui i membri della Chiesa costituiscono la parte
integrale dellecumene redenta. La convinzione riguardante la posizione
centrale di Gerusalemme di svilupp in seguito nellEuropa medioevale e
su questa base nacque la pratica dei cartogra dellepoca (dal XI secolo in
poi) di rappresentare la citt santa come lumbilicus mundi.
Mieczysaw Celestyn Paczkowski
Seminario Maggiore Antonianum Wrocaw

ON MUSLIM JERUSALEM
IN THE PERIOD OF ITS FORMATION

O. Livne-Kafri
The status of Jerusalem in early Islam was the subject of many studies, some
of which have been published in recent years. These studies reect different
aims, approaches, and methodologies, but altogether they constitute a bold
presentation of Jerusalem as a holy city. The basic sources are generally texts
of adth (the Muslim Tradition), of which the most important are Muslim
traditions belonging to the literary genre of fail bayt al-maqdis (The Praises
of Jerusalem).1 Notions of the sanctity of Jerusalem reected in those traditions
apparently took shape mainly during the rst two centuries of Islam (7th and
the 8th centuries A.D.). A major problem is that medieval Arabic sources
dealing with Jerusalem, even chronicles, are generally meager on historical
details of Jerusalem during that period. Matters like the towns structure, its
demographic division, non-Muslim communities, the character of the local
government and its relations with the central government, economic and
commercial activities, the administration and taxation system, or the reaction
of the townspeople to important political and theological controversies are
usually missing. Since our assumption is that the development of ideas and
conceptions is inseparable from social and political conditions, this creates
serious difculty. Relevant non-Muslim historical sources are also few.
Therefore, in the relative absence of sufcient concrete historical accounts,
texts of adth traditions belonging to the literary genre of fail bayt almaqdis can be used as actual historical sources.2
1. On this literary genre see, e.g., I. Hasson, Muslim View of Jerusalem - The Qurn and
the adth, in The History of Jerusalem: The Early Muslim Period 638-1099, ed. J. Prawer
and H. Ben-Shammai, Jerusalem, 1996, 349-385; M.J. Kister, A Comment on the Antiquity
of Traditions Praising Jerusalem, The Jerusalem Cathedra 1 (1981) 185-186. Some basic
studies concerning the sanctity of Jerusalem in early Islam are: Idem, You Shall Only Set
out for Three Mosques, a Study of an Early Tradition, Le Muson 82 (1969) 173-196; H.
Busse, The Sanctity of Jerusalem in Islam, Judaism 17 (1968) 441-468. On the genre of
adth in general see J. Robson, adth, Encyclopaedia of Islam, second edition, vol. 3
(1971) 23-28; I. Goldziher, Muslim Studies, ed. and trans. S.M. Stern (London, 1971), vol. 2.
On some basic problems in the investigation of the Arabic traditions concerning Jerusalem
see O. Livne-Kafri, The Muslim Traditions in Praise of Jerusalem (Fail al-Quds):
Diversity and Complexity, Annali 58 (1998) 166-169.
2. Important studies which offer a historical outlook by using both historical accounts and
traditions concerning Jerusalem are, e.g., A. Elad, The History and the Topography of Jerusalem during the Early Islamic Period: The Historical Value of Fail al-Quds Literature:

LA 55 (2005) 203-216

204

O. LIVNE-KAFRI

Many publications of mine are dedicated to this eld, including a critical


edition of an extremely important manuscript on the Praises of Jerusalem,
from the 11th century.3 In this article I would like to give some interpretations
and denitions of the process of the sanctication of Jerusalem in Islam,
even well known issues, and to assemble issues treated in my earlier articles
in a different context. One of the main snags is that although we are familiar
with the different attitudes and aproaches, we are not always able to assess
the degree of their relative strength and signicance, or to nd their internal
balance. The interpretation of the texts is not always easy.
A. The image of Jerusalem in Islam was mainly created during the rst two
centuries of the hijra (the 7th and the 8th centuries A.D.). This was a period

A Reconsideration, Jerusalem Studies in Arabic and Islam 14 (1991) 41-70 (see the introduction, p. 41, concerning the characteristics of the history of this research); idem, Medieval
Jerusalem and Islamic Worship, Leiden 1995, and his An Early Arabic Source Concerning
the Markets of Jerusalem, Cathedra 24 (1982) 31-40 (in Hebrew). In addition to Elads
important observations in these studies concerning information that may be derived from
the isnd (chains of transmitters), see also O. Livne-Kafri, The Sanctity of Jerusalem in
Islam, Ph.D. Dissertation, The Hebrew University of Jerusalem, 1985, 28-52. See also the
studies of S.D. Goitein, Jerusalem During the Arabic Period, Jerusalem Researches of
Eretz Israel, 4 (1953) 82-103; al-Kuds, Encyclopaedia of Islam, second edition, 5 (1986)
322-329; The Sanctity of Jerusalem and Palestine in Early Islam, in idem, Studies in Islamic History and Institutions, Leiden 1966, 135-148, and his basic study The Sanctity of
Palestine in Muslim Piety, Yediot Haevra Leaqirot Eretz Israel ve-Atiqoteha 12 (194546) 121-126 (in Hebrew); M. Gil, Palestine During the First Muslim Period (634-1099),Tel
Aviv 1983, vol. 1, especially pp. 54-61, 75-86 (in Hebrew).
3. Ab al-Mal al-Musharraf b. al-Murajj b. Ibrhm al-Maqdis, Kitb Fail Bayt
al-Maqdis wa-al-Khall wa-Fail al-Shm, ed. O. Livne-Kafri, Shfaram 1995; Various
studies, including O. Livne-Kafri, The Muslim Traditions in Praise of Jerusalem (Fail
al-Quds): Diversity and Complexity (note 1 above); A Note on Some Traditions of Fail
al-Quds, JSAI 14 (1991) 71-83 (Hebrew version: Muslim Traditions on Jerusalem between
Judaism and Christianity, Cathedra 83 [1997] 45-54); The Early Sha and Jerusalem,
Arabica 48 (2001) 112-120; Fail Bayt al-Maqdis (The Merits of Jerusalem): Two Additional Notes, Quaderni di Studi Arabi 19 (2001) 61-70. The book Jerusalem in Early
Islam - Selected Essays, Jerusalem 2000, The Yad ben-Zvi Institute (in Hebrew), including
the articles On Jerusalem in Early Islam, Cathedra 51 (1989) 35-66; Jerusalem, the Navel of the World in Muslim Tradition, Cathedra 69 (1993) 79-104; Jerusalem in Muslim
Traditions of the End of Days, Cathedra 86 (1998) 23-56; Jerusalem and the Sanctity of
the Frontier Cities in Islam, Cathedra 94 (1999) 75-88; Prayers in a Jerusalem Guide for
Muslim Pilgrims, Cathedra 66 (1992) 57-60; Early Arabic Literary Works on Jerusalem,
Cathedra 44 (1987) 21-26; Muslim Traditions on Jerusalem between Judaism and Christianity (above). Among my other publications in Hebrew see, e.g., : A Tradition in Praise
of Jerusalem - Khitm al-Qurn (The Ending of Reading the Koran), Maof ve-Maase 3
(1996) 105-115. My article Early Muslim Ascetics and the World of Christian Monasticism, JSAI 20 (1996) 105-129 includes many examples concerning Jerusalem.

ON MUSLIM JERUSALEM IN THE PERIOD OF ITS FORMATION

205

of formation and crystallization of Muslim society and its system of values;


the rst century of that era seems the more difcult to explore. The different
attitudes to Jerusalem that developed then have subsequently been reected
in different genres of the Arabic literature. Jerusalem played a major role
in the discussion among Muslim scholars on the issue of the sacredness of
places.4 The texts evince to elements of ideology and ritual, religious and
political motives, and the creation of a whole new system of concepts that
were unique, but not entirely detached from the social, religious, and political
institutions that preceded Islam.5 Jerusalem might be taken as a small-scale
model to demonstrate several issues such as attitudes to the holy places
in Islam; religious motives and politics; Jewish and Christian materials and
concepts absorbed in Islam, or the world of Muslim ascetics in general and
their special attitude to Jerusalem. Such issues and others are not exclusive to
Jerusalem, but in Jerusalem they have a special meaning, because of the rare
combination of Muslim, Jewish, and Christian literary elements, mirrored
also in the holy geography of Jerusalems sanctuaries.
B. In the case of Jerusalem there is indeed an apparent aspect of continuity
and reliance on the ancient heritage of Jews and Christians, but also a
manifest wish for a clear distinction from them.6 The Muslim traditions
of Jerusalem, just as in Judaism and Christianity (but also following
the Koran and its commentaries), are connected with prominent biblical
gures; these traditions emphasize the place of that city in cosmology
and eschatology, and at times (though rarely) they reect clear-cut Jewish
and Christian ideas which are very far from the general concepts accepted
in orthodox Islam.7 Despite the strength of the non-Muslim traditions
absorbed in the Muslim literary lore and value system, what determined the
sacred status of Jerusalem was a purely Muslim aspect: The night journey
of Muammad the prophet of Islam from Mecca to Jerusalem (isr; cf.
4. See, e.g., the study by Kister, You Shall Only Set out for Three Mosques (note 1
above), pp. 173-196.
5. See, e.g., U. Rubin, Direction of Prayer in Islam: on the History of a Cults Struggle,
Historia 6 (2000) 5-29 (in Hebrew).
6. See, e.g., my article Christian Attitudes Reected in the Muslim Literature in Praise of
Jerusalem, Proche-Orient Chrtien 54 (2004) 347-375.
7. See, e.g., Livne-Kafri, A Note on Some Traditions of Fail al-Quds (note 3 above);
but see A.J. Wensinck, The Ideas of the Western Semites Concerning the Navel of the Earth
(Verhandelingen Koninklijke Akademie van Wetenschappen: Letterkunde XII, 1) Amsterdam 1916; J.W. Hirschberg, The Sources of Muslim Traditions concerning Jerusalem,
Rocznik Orientalistycny 17 (1951-1952) 314-350.

206

O. LIVNE-KAFRI

Su. 17:1).8 This combination of continuity and distinction is expressed in a


very interesting manner in the two important Muslim buildings on Temple
Mount: al-Aq Mosque (connected with the isr), and the Dome of the
Rock, which is connected with many Jewish themes, often related to the
Temple (although already having a Muslim color), but also to the mirj,
Muammads ascension to heaven. 8a
C. The building of the Dome of the Rock (692 A.D.) has justly been highlighted
in research as an important step in the sanctication of Jerusalem in Islam; it
has also become a controversial issue among present-day scholars regarding
Jerusalem in early Islam between religion and politics. The question asked
is whether the sanctity of Jerusalem originated in the politics of the Umayyad
rulers, who mobilized well known religious authorities to promote the
status of Jerusalem, or whether the special status of Jerusalem originated
from purely religious motives.9
8. See Kister, You Shall Only Set out for Three Mosques (note 1 above). On the isr (and
the mirj, Muammads ascension to heaven) see, e.g., Hasson, Muslim View of Jerusalem (note 2 above), pp. 355-359.
8a. Elad, Medieval Jerusalem (note 1 above), is a most detailed study on these buildings,
and on the secondary sites in the Umayyad period and later. His observations are accompanied by a deep historical perception and meticulous readings of the different texts, cf.
our note 22 below.
9. The problem of the inuence of the Umayyad dynasty (661-750) on the sanctication of
Jerusalem, Palestine and Syria became an important issue among scholars. A summary of
such studies and important observations are to be found in an excellent chapter written by A.
Elad, The Religio-Political Status of Jerusalem during the Umayyad Period in Elad, Medieval Jerusalem (note 2 above), pp. 147 ff. See, e.g., ibid., p. 158, on the enormous effort
made by the Umayyads to raise the religious and political status of Jerusalem. One matter
dealt with by Elad in detail is the critique of D.S. Goitein of I. Goldziher, concerning the
sources of the sanctity of Jerusalem between religion and politics. The famous orientalist
Goldziher believed that traditions which sanctify Jerusalem, and Syria (the center of power
of the Umayyad empire), were created through the inspiration and drive of the Umayyads,
who mobilized religious authorities for that purpose. In fact, Goldziher dedicated only a few
pages to this issue in the framework of his studies on the adth literature (Goldziher, Muslim Studies [note 1 above], 44-46). He relied mainly on a text from the 9th century A.D. of
the historian al-Yaqb according to which the caliph Abd al-Malik b. Marwn (685-705)
erected the Dome of the Rock in Jerusalem in order to prevent Muslim pilgrims to Mecca
from giving the baya (an oath of allegiance) to Abd Allh b. al-Zubayr, a counter-caliph
in the ijz. This theory was sharply debated by Goitein who said that the roots of the
sanctity of Jerusalem in Islam are to be found not in the eld of politics, but solely in the
eld of religion (Goitein, The Sanctity of Palestine in Muslim Piety [note 2 above], p.
121; idem, The Sanctity of Jerusalem and Palestine [ibid.]). Among his many arguments,
Goitein asserts that an important reason for the construction of the Dome of the Rock in Jerusalem by Abd al-Malik was to rival the splendor of the Christian churches, which might

ON MUSLIM JERUSALEM IN THE PERIOD OF ITS FORMATION

207

My contention is that despite the complexity of the Arabic texts concerning


Jerusalem, the various ideas, trends, and interests, and the different circles
that participated in the creation of traditions on Jerusalem,10 - it was the
Umayyads who made the difference. By their great construction activities
in Jerusalem they combined all the elements mentioned above into one
entity, a place of magnicent buildings that could attract the believers minds
and feelings. It is very difcult to conjecture what might have happened if
Temple Mount had been left bare, devoid of those Umayyads constructions,
which even won the admiration of Abbsid caliphs who succeeded them
(they were their bitter foes over power and legitimacy before that).11 These
splendid buildings graced Jerusalem with a very special image. They
forcefully entered the collective memory, and in fact remain symbols of the
city untill today.
In most cases the traditions of Fail Bayt al-Maqdis do not seem to reect
obvious antagonism of Muslim scholars toward the Umayyads. The interests
of the Umayyads and religious thinking concerning the sanctity of Jerusalem
and Syria were for the most part apparently not contradictory.12 To modern
scholars the richness and complexity of the traditions in Praise of Jerusalem
might be confusing sometimes, especially when the interpretation of the
same tradition appears to result in different and even conicting trends.
The following tradition was understood by Goldziher in the context of the
political rivalry between Medina, and Damascus, the seat of the Umayyads:
have made a great impression on the second generation Muslims; he especially emphasized
the attitude of ascetics and mystics to Jerusalem, Palestine, and Syria. See also Goitein,
The Historical Background of the Eection of the Dome of the Rock on Jerusalem, JAOS
70 (1950) 104-108.
10. See, e.g., Hasson, Muslim View of Jerusalem (note 1 above), 349-365.
11. See especially Ibn al-Murajj (note 3 above ), p. 183, no. 260; Ibn Askir, Tarkh
Madnat Dimashq, ed. al al-Dn al-Munajjid, Damascus 1951, vol. I, part 2, 51; Fail
Bayt al-Maqdis wa-l-Shm (anon.), MS Cambridge Qq 91/2, f. 121b; Muammad b. Shams
al-Dn al-Suy, Itf al-Akhi bi-Fail al-Masjid al-Aqs, MS Hebrew University
116, f. 106a; Mujr al-Dn al-anbal, Kitb al-Uns al-Jall bi-Tarkh al-Quds wa-l-Khal,
Cairo 1283 AH, vol. 1, 251; Amad b. Muammad b. Surr al-Maqdis, Kitb Muthr alGharm bi-Fail al-Quds wa-l-Shm, ed. Amad Smi al-Khlid, Jaffa 1365 AH, 53-54;
Ibrhm b. Yay al-Mikns, Kitb fhi Fail Bayt al-Maqdis wa- Fail al-Shm, MS
Tbingen 25, f. 119b; Imd al-Dn al-anaf, Tadhkirat al-Imd f fail al-Shm, MS
Cambridge 742, 44-45; Abd al-Ramn b. Abd al-Razzq, adiq al-Inm f Masin
al-Shm, MS Princeton 3047 (4429), f. 50a; Ibn al-Firk al-Fazr, Mukhtaar al-Ilm biFail al-Shm, MS Princeton 4416 (241), ff. 19a-20a. Cf. Ibn al-Murajj (note 3 above),
183, no. 49.
12. Cf. Livne-Kafri, Jerusalem and the Sanctity of the Frontier Cities (note 3 above),
85-86.

208

O. LIVNE-KAFRI

Ab l-Dard (who acted as a judge in Syria) asked Salmn al-Fris to


come to the holy land - meaning Syria - (halumma ill-ar al-muqaddisa [I
prefer: al-muqaddasa] whereupon Salmn is said to have unswered: Nobody
can sanctify the land, but good deeds sanctify man.13 This might also fall
within a certain trend of Islamic asceticism and Susm: to prefer the duties
of the hearts and inner contemplation to worship in specic sanctuaries. This
attitude is probably connected to a similar trend in Christianity (The Palace
of Heaven is opened from Jerusalem as it is opened in Britain, because the
Kingdom of Heaven exists inside us). Such a trend is of very early origin
in Muslim asceticism, but such an attitude appears also later, for example,
in the Su poetry of Ynus Emre (d. 1321 A.D.):When you seek God,
seek him in your heart - He is not in Jerusalem, nor in Mecca, nor in the
ajj...14 The phrase the land does not sanctify its people, but it is they who
sanctify it appears in another early account created against the background
of the Syro-Iraqi tension in the Umayyad period.15 So what seems to have
originated out of purely religious sentiments might also be used in political
circumstances.
D. There are different accounts of the building of the Dome of the Rock
and al-Aq Mosque.16 Whether we accept that the Umayyad caliph Abd
al-Malik erected them both, or that his son al-Wald b. Abd al-Malik (705715) built (or completed) al-Aq Mosque,17 the Umayyads created the holy
geography of Jerusalem in a way that combined purely Muslim elements (the
13. Goldziher, Muslim Studies (note 1 above), p. 46. See also Ibn al-Murajj (note 3 above), 180, no. 253; cf. Mlik b. Anas, al-Muwaa, ed. Muammad Fud Abd al-Bq,
Cairo 1951, vol. 2, 769; Ab Nuaym al-Ibahn, ilyat al-Awli, Cairo 1932, vol. 1,
205; Ibn Askir, Tarkh Madnat Dimashq (note 11 above), vol. 1, p. 139; Fail Bayt
al-Maqdis (note 11 above), f. 139/a; Al-Sharn, Lawqi al-Anwr, Cairo 1961, 512-513;
Muammad b. Thir al-Hind, Tadhkirat al-Mawt, Cairo 1343 AH, 218; Ibn al-Dayba,
Tamyz al-Tayyib, Cairo 1347 AH, 17; al-Jarr, Kashf al-Khaf wa-Muz1 al-Ilbs, Cairo 1351-1352 AH, vol. 1, 116, no. 321. My translation is: Ab al-Dard[d. 32 A.H.; an
ascetic who was a judge in Damascus] wrote to Salmn al-Fris to come to the Holy Land
(al-ar a1-muqaddasa) and to the land of Jihd, and he wrote to him (in reply) that the land
does not sanctify anybody, but a man is sanctied by his own deeds...
14. A. Schimmel, Mystical Dimensions of Islam, Chapell Hill 1975, 106. See also LivneKafri, A Note on Some Traditions of Fail al-Quds (note 3 above), 73-75.
15. Livne-Kafri, On Jerusalem in Early Islam (note 3 above), 54-55. Cf. the important discussion in I. Hasson, Muslim Literature in Praise of Jerusalem, The Jerusalem Cathedra
1 (1981) 175. Cf. the discussion in Elad, Medieval Jerusalem (note 2 above), 151-153.
16. See, e.g., Ibn al-Murajj (note 3 above ), pp. 58-62, no. 47.
17. Elad, Medieval Jerusalem (note 2 above), 36; cf. 24-26; 29-39.

ON MUSLIM JERUSALEM IN THE PERIOD OF ITS FORMATION

209

isr and the mirj) with the inherited foreign elements, mostly related to the
Temple, which, as said, were mostly attributed to the akhra, the Rock.18 In
light of the absolute acceptance of the holiness of al-Aq Mosque by Sunni
scholars, and the fact that opposition to the Dome of the Rock eventually did
not succeed,19 the whole debate over whether the sanctity of Jerusalem in
Islam originated from political or of religious motives should have been more
muted. Muwiya, the rst Umayyad ruler (661-680), who tried to create a
kind of Syrian-Muslim identity based on biblical elements (the identication
of al-shm [Syria], with the Holy Land, the place of the prophets and the land
of the resurrection),20 set a precedent. Abd al-Malik, who came to power
only some years after the death of Muwiya, represented a new trend of selfcondence. He was the one who changed the language of the administration
from Greek to Arabic and introduced Muslim currency.21 His building
initiatives in Jerusalem were a part of this trend, namely the aggrandizment
of the new religion and the new empire with religious contents expressed in
impressive monuments. The Rock, the akhra, and al-Aq Mosque, but also
the secondary holy sites, many of which were built in the Umayyad period,22
sometimes evince continuity with Jewish and Christian beliefs, but there is
also a manifestation of internal Muslim debate, and also a polemic against
Judaism and Christianity.23
18. Cf. notes 7-8a above.
19. See Kister, You Shall Only Set out for Three Mosques (note 1 above), 195-196.
20. Cf. the sources in note 15 above.
21. But see also Abd al-Maliks need to sue for peace in 688/9, because of the offensives

of the Byzantines against the Arabs, in Constance Head, Justinian II of Byzantium, London
1972, 33.
22. Elad, Medieval Jerusalem (note 2 above), 46-50; 68-77; 78 ff.
23. See, e.g., a kind of competition between the Dome of the Rock and al-Aq Mosque in
Ibn al-Murajj (note 3 above), 172, no. 240. There was also a fear that the Muslims would
follow foreign customs. This is reected in a tradition about the caliph Umar b. al-Khab
who prayed in the Church of Mary then regretted it, or in a prohibition attributed to Kab
al-Abr to go there (Ibn al-Murajj [note 3 above], 253). On opposition to the Dome of
the Rock because it was adored (according to Ibn Taymiyya, d. 1328 AH) only by Jews
and Christians, see Kister, You Shall Only Set out for Three Mosques (note 1 above),
195. The identication of the Rock as the place of the ascension of Muammad to heaven
(al-mirj) was probably somehow connected to the Church of the Ascension on the Mount
of Olives (cf. O. Limor, Christian Traditions Concerning the Mount of Olives in the Byzantine and Arabic Period, MA thesis [in Hebrew], The Hebrew University, Jerusalem 1978,
84-87 on the imprint of Jesuss foot at the Church of the Ascension). Compare the imprint
of Muammads foot on the Rock, according to al-Yaqb, Tarkh, Leiden 1883, vol. 2,
311. The transfer of holy elements by Christians from Temple Mount to Golgotha was not
overlooked in the Muslim tradition either: see Ibn al-Murajj (above, note 3), 38-39, no. 29.

210

O. LIVNE-KAFRI

In fact, the erection of the most splendid (and expensive) Dome of the
Rock was not only a declaration against Christianity and its monumental
churches in Jerusalem.24 It was directed also against the Byzantine empire,
the bitter enemy of Islam. We can also put it like this: as regards Jerusalem,
the Umayyads and certain religious gures (not necessarily close to them),25
internalized the changes caused by the expansion of the empire and the
encounter with vast new populations (many of whom eventually converted
to Islam). It would be justied to say that the Umayyads understood the
political, social, and religious structures that preceded Islam, especially those
connected with the Byzantines. The very fact of the Muslims impressive
construction activities on Temple Mount was not a part of Jhil, pre-Islamic
tradition in Arabia, but had a clearly Byzantine orientation. The Byzantines
too erected magnicent sacred buildings to manifest political power. It
was Constantine himself who understood the potentiality and importance
of religious architecture for the creation of the new imperial identity, and
the buildings erected in Constantinople, Jerusalem, and other places bear
witness to this.26 Abd al-Maliks buildings made a statement not only against
the tremendous Christian churches in Jerusalem, but one still more in the
framework of the general relationship with the Christian world, especially
against the background of the continuous military confrontation with the
Byzantines.27 It seems to me that many Muslim traditions concerning the

On symbols of sanctity and sovereignty transferred from the Dome of the Rock to the Kaba
see Ibn al-Murajj (above, note 3), p. 127, no. 156; cf. Fail Bayt al-Maqdis (note 11
above), f. 59b. See also the discussion in Elad, The History and Topography of Jerusalem
during the Early Islamic period (note 2 above), 57. Cf. Abd Allh b. Muammad a-Badr,
Nuzhat al-Anm f Masin al-Shm, Baghdad-Cairo 1341 AH, 22 on the transfer of the
Temples gates from Jerusalem to Damascus.
24. Cf. Note 9 above. See also Goitein, The Sanctity of Jerusalem and Palestine (note 2
above), 138-139, 147. The many anti-Christian inscriptions in the Dome support Goiteins
theory. Cf. Hasson, Muslim View of Jerusalem (note 1 above), 357, note 32.
25. Cf. Livne-Kafri, The Sanctity of Jerusalem in Islam (note 2 above), 29-52; 146-175.
26. Cf. note 37 below. Cf. P. Brown, The Cults of the Saints, Chicago 1981, 10, note 38,
on the bishops of Jerusalem who seek important posts because of their religious sites. Cf.
al-Iakhr, Kitb Maslik al-Mamlik, Leiden 1829, 70. In fact the whole issue should be
studied against the background of the sanctication of Jewish and Christian religious sites
among Muslims. See H. Busse, Der Islam und die biblischen Kultsttten, Der Islam 42
(1966), 113-147.
27. Cf. Goiteins awareness that the conict with Byzantium contributed to the development
of the religious Muslim term The Holy Land, which was used to attract volunteers for
the perpetual war against the unbelievers on the Syrian front (Elad, Medieval Jerusalem
[note 2 above], 153).

ON MUSLIM JERUSALEM IN THE PERIOD OF ITS FORMATION

211

sanctity of Syria and Palestine originated before the erection of the Dome
of the Rock and al-Aq Mosque; but the very fact of their construction,
and their impressive appearance impelled the creation of more traditions,
increasing numbers of pilgrims journeying to the city,28 and to public support
that continued even after the fall of the Umayyads. As suggested by Goitein,
the signicant attitudes of Muslim ascetics (and later Sus) to Jerusalem
were most probably inuenced by conceptions and customs of ahl al-kitb;
these were extremely important for the creation of an aura of sanctity over
Jerusalem.29 We nd here a meaningful connection with the ideals and way
of life of Christian monks and hermits, but also with Byzantine conceptions
of authority;30 these were absorbed in the Muslim value system. The role
of Jewish converts to Islam was extremely important. They introduced an
enormous number of Jewish traditions that gave an ideological background
to the general sanctity of Jerusalem, and to specic sites in the city. They
also gave a Muslim coloration to such traditions. It happened, though rarely,
that the burden of their inheritance caused them to create traditions remote
from the central stream in Islam (e.g., the use of Jewish terminology of
redemption, including a longing for the rebuilding of the Temple). In one of
these traditions the construction of the Dome of the Rock is depicted as the
28. An interesting example is a pilgrimage by Sus to Mecca, Jerusalem, and frontier towns.

The example in Ibn al-Murajj (note 3 above), 193-194, no. 278 is from the late 8th or the
9th century, but it reects older customs; see Ibn al-Murajj, 94-95, no. 91; cf. al-Mikns,
Kitb fhi Fail Bayt al-Maqdis (note 11 above), f. 22a; Muaf Asad al-Luqaym, Latif al-Uns al-Jall bi-Taif al-Quds wa-l-Khall, MS The Hebrew University, Yahuda
807, f. 5b; Ibn al-Firk al-Fazr, Kitb Bith al-Nufs il Ziyrat al-Quds al-Mars,
ed. Ch. D. Matthews, JPOS 14 (1934), p. 60; Muammad b. Shams al-Dn al-Suy, Itf
al-Akhi bi-Fail al-Masjid al-Aq (note 11 above), MS The Hebrew University 116, f.
17a; Muammad b. al-usayn al-Kanj, Fail Bayt al-Maqdis wa-Fal al-alt fh, MS
Tbingen 26, f. 66a; Amad b. Muammad b. Surr al-Maqdis, Kitb Muthr al-Gharm
bi-Fail al-Quds wa-l-Shm, MS Paris 1667, f. 50a.
29. See e.g., Goitein, The Sanctity of Palestine in Muslim Piety (note 2 above); LivneKafri, Early Muslim Ascetics and the World of Christian Monasticism (note 3 above),
passim. See, e.g., 126-128 on ascetics and authorities.
30. It seems also that the popularity of Christian ascetics and monks and their inuence in
Byzantine-Syrian society (see, e.g., A. Voobus, History of Asceticism in the Syrian Orient
[CSCO clxxxiv, Subsidia 14], Louvain 1958, the introduction, p. iv ff.), had a special echo
in Islam, at least in the Syrian Umayyad area. Monks and ascetics enjoyed high status even
at the Byzantine court (see e.g., K.G. Holum, Theodosian Empresses, [Los Angeles] 1982),
185; see also Jaroslav Pelikan, The Spirit of Eastern Christendom (600-1700), Chicago and
London 1974, 168 on the involvement of politics and Church in Byzantium). Similarly
Abd al-Malik himself shows a most respectful attitude to the ascetic Umm al-Dard (Ibn
al-Murajj [note 3 above], 185, no. 263). The transmitter of this account was the tutor of
the children of Abd al-Malik.

212

O. LIVNE-KAFRI

rebuilding of the Temple, accomplished by Abd al-Malik as if according


to an old prophecy.31 We also nd rare Muslim traditions which obviously
reect anti-Jewish Christian attitudes against Jerusalem.32 It seems though
that the Muslim traditions of Jerusalem and the Muslim sites in the city
reect more antagonism to Christianity than to Judaism. One reason was that
the Jews had no impressive monuments that would make their mark in the
hearts of the Muslims; nor did they have any part in the political and military
rivalry with the Muslims.
E. Islam sought its uniqueness and freedom from the two other monotheistic
religions, but still needed the legitimacy (and knowledge) afforded by their
heritage. Abd al-Malik himself seemed to have consulting Kab al-Abr,
the Jewish convert, and his stepson Nf al-Bakkl, concerning the sanctity
of the Rock (on which he built the Dome), in order to glorify its status
among the Muslims. One of these traditions reects a controversy over that
status on the Last Day. An account of a discussion on the matter among
scholars in the presence of Abd al-Malik hints at his involvement in favor
of the Rock. In that discussion Kab seemed to satisfy the rulers wish in
preference of the Rock over the other mountains on the Last Day.33 This recalls
the way Christianity struggled for its own uniqueness. Christian attitudes
to Jerusalem were ambiguous, and in fact the city even played a certain
role in Christian polemics against Judaism;34 (the restrictions on Muslims
against pagan beliefs and cults in Arabia might be likened to the Christian

31. According to a tradition of Kab al-Abr, the famous Jewish convert to Islam (see M.
Schmitz, Kab al-Abr, Encyclopaedia of Islam, second edition, vol. 4 [1978], 316-317),
was prophesied in one of the books that the caliph Abd al-Malik will build Jerusalem
(Irshalyim) which is Bayt al-Maqdis and the Rock, which is called al-haykal [hekhal in
Hebrew: the Temple; literally: a palace] with gold, silver and pearls...; Ibn al-Murajj (note
3 above), 63-64, no. 50. Cf. Ab Bakr al-Wsi, Fail Bayt al-Muqaddas, ed. I. Hasson,
Jerusalem 1979, 86, no. 138. See also Nir al-Dn al-anaf, Kitb al-Mustaq f Fail
al-Masjid al-Aq, MS. Escorial 1767, f. 28a. Cf. the discussion in O. Livne-Kafri, A Note
on Some Traditions of Fail al-Quds (note 3 above), 83; idem, Jerusalem in Muslim
Traditions of the End of Days (note 3 above), p. 25; idem, Some Notes on the Muslim
Apocalyptic Tradition, Quaderni di Studi Arabi 17 (1999) 84.
32. Livne-Kafri, A Note on Some Traditions of Fail al-Quds (note 3 above), 72-77.
33. This information is found in the commentary (tafsr) of Muammad b. Jarr al-Tabar
(d. 923), Jmi al-Bayn, Cairo 1954, vol. 16, 212.
34. See, e.g., J. Prawer, Christianity between Heavenly and Earthly Jerusalem, Jerusalem
Through the Ages, The Twenty-fth Archaeological Convention October 1967, Jerusalem
1968, 179-192; idem, Jerusalem in Jewish and Christian Thought of the Early Middle
Ages, Cathedra 17 (1980) 40-72 (in Hebrew).

ON MUSLIM JERUSALEM IN THE PERIOD OF ITS FORMATION

213

debate against the pagans and the Hellenic heritage). Regarding Jerusalem,
an interesting comparison might be made to the making of Constantinople
a new center of the Roman Empire at the time when Christianity became
the state religion.35 The transfer of the center of power from Medina to the
territory of Syria by the Umayyads in 661 might in a way be compared to
that. Jerusalem, unlike Constatinople, was not the center of power or the site
of the emperors palace, nor of the imperial administration or the important
military units (which was not the case with Mecca also). But Jerusalem
nevertheless had an important religious role during the Byzantine period and
in Islam, and in both it carried a certain political signicance. The monumental
churches, rst built in the time of Constantine, helped to impart an image
of splendor to the city, with obvious Christian symbolism. These churches
could be attractive to non-Christians, just as they might reinforce the selfassurance of the Christian faithful, a sense of identication with the city, and
an swelling ow of pilgrims. Umayyads building activities in Jerusalem,
especially the building of the Dome of the Rock, are not symmetrical with
those of the Byzantines, but nevertheless they have much in common as
regards the role of the city under the latter. Constantinople, in itself a
replacement for the city of Rome, needed the holy city of Jerusalem, not
just under its earthly control (just as it was considered necessary for Muslim
caliphs to have Jerusalem and Mecca under their control).35a In addition,
Constantinople also tried to build its own unique image as a holy city too,
sometimes by means of elements taken from Jerusalem. This also caused a
rivalry between the two cities. Very similarly there are Muslim traditions that
try to transfer elements of sanctity from Jerusalem to Medina, which was the
center of the Muslim empire from 632 to 661 A.D. Similarly, rivalry existed
between Damascus, the capital of the Umayyads, and Jerusalm.36 According
to a tradition connected with Maymna, the wife of Muammad, a certain
woman was ill and she vowed to undertake a pilgrimage to Jerusalem if she
recovered. When she did recover she prepared provisions for the journey and
went to Maymna. The latter advised her to stay in Medina, to consume her

35. Cf. Hirschbergs observation concerning the meaningless role of Jerusalem in the politi-

cs of the Muslim state (quoted by Elad, Medieval Jerusalem (note 2 above), 149. On Constantinople as the new Rome, see W.H. C. Frend, The Early Church, London 1965, 221.
35a. In fact, control by the caliph over the mosques of Mecca and Jerusalem; see Ibn alMurajj (note 3 above ), 253, no. 386.
36. Cf. Kister, You Shall Only Set out for Three Mosques (note 1 above), 188-189; also
in relation to Kfa in Iraq, the symbol for the Shtes, 189-190. Cf. Livne-Kafri, The Early
Sha and Jerusalem, Arabica 48 (note 3 above).

214

O. LIVNE-KAFRI

provisions there, and fulll her vow by praying in the mosque of Medina.
Maymna quoted the utterance of the Prophet that a prayer in that mosque
was better than a thousand prayers in any other mosque except that of the
Kaba. This tradition is part of a large body of traditions, quoted by Kister,
regarding the controversy among religious scholars over Muslim holy
places. Other Muslim traditions also recommend conceding a religious visit
to Jerusalem and praying somewhere else, such as in Mecca, Medina, or
Damascus. A similar stereotype appears in Byzantine literature. Daniel the
Stylite, on his way to Jerusalem, was convinced by an old man not to go there
but to the second Jerusalem (Constantinople), or to a desolate place in Thrace
or the Pontus. P. Brown sees in this anecdote a transfer of sanctity, in which
the holiness associated with Jerusalem is transferred to the ruling city, the
political center, namely Constantinople. The Muslim traditions conrming
the value of prayers at different holy sites, and the preference given to them,
may also be seen as parallel to the Christian tradition of likening pilgrimages
to a monastery to visits to Jerusalem.37 Though a borrowing is not certain, in
the framework of other Byzantine ideas and customs reected in the Muslim
traditions of Jerusalem, it seems not improbable.38
F. The apocalyptic tradition is extremely important to clarify the whole
issue. Eschatological ideas appear in the Koran, and they are further
developed in the adth literature. The Muslim tradition also followed
Jewish and Christian apocalypses, but it developed its own models to express
remote periods and last things (including the Last Day), but also to set the
historical reality of the Muslim society in an eschatological context.39 The
Day of Judgment in the Judeo-Christian tradition undoubtedly inuenced
Muslim traditions, as it was also manifested at the different Muslim sites in

37. See Livne-Kafri, Diversity and Complexity (note 3 above), 182-183; idem, On Jerusalem in Early Islam (note 3 above), 58-60; idem, Christian Attitudes Reected in the
Muslim Literature in Praise of Jerusalem (note 6 above), notes 64-70.
38. Cf. on the founding of the Temple according to Muslim traditions in Livne-Kafri, Jerusalem, the Navel of the World in Muslim Tradition (note 3 above), 101; on the act of founding and the importance of the founder in the Roman perception see A. Linder, Ecclesia and
Synagoga in the Medieval Myth of Constantine the Great, Revue Belge de Philosophy et
dHistoire 54 (1976) 1021; idem, The Myth of Constantine the Great in the West: Sources
and Hagiographic Commemoration, Studi Medievali, 3c-5c, 16 (1975) 55.
39. See Livne-Kafri, Jerusalem in Muslim Traditions of the End of Days (note 3 above),
50-56; Some Observations Concerning Muslim Apocalyptic Literature in Light of Jewish
and Christian Apocalyptic Tradition (accepted for publication in Studia Islamica). Cf. note
40 below.

ON MUSLIM JERUSALEM IN THE PERIOD OF ITS FORMATION

215

Jerusalem.40 The symbolism of Jerusalem as the place of the nal, ultimate


victory against the powers of evil (as is apparent in Jewish and Christian
perceptions) also appears in Muslim traditions. In some such traditions,
where contemporary traumatic events are shaded in apocalyptic colors,
Jerusalem becomes the symbol of eschatological victory, both in internal
Muslim struggles and in connection with the struggle against the indels,
especially the Byzantines.41 The apocalyptic traditions of Jews, Christians,
and Muslims frequently use similar ideas, ideologies, motifs, and symbols,
but they also express similar hopes, expectations, and fears (sometimes
in the same historical circumstances). For example, just as the Christian
apocalypse of Pseudo-Methodius (dated to the second half of the 7th
century) wished to spark hope for the destruction of the Muslim invaders,
we have also Muslim apocalyptic traditions that emphasize especially
the future conquest of Constantinople by the Muslims as the nal stage
of history.42 Certain elements of the Christian apocalypse were transferred
with an anti-Christian twist.43
40. See Elad, Medieval Jerusalem (note 2 above), 163; Livne-Kafri, Jerusalem in Muslim

Traditions of the End of Days (note 3 above), passim. On the idea that the construction
of the Dome of the Rock is a sign of a Muslim desire to rebuild the Temple, see different
opinions among scholars in Elad, Medieval Jerusalem (note 2 above), 161-162. Cf. Busse,
The Sanctity of Jerusalem in Islam (note 1 above), 442.
41. See Livne-Kafri, Jerusalem in Muslim Traditions of the End of Days (note 3 above),
50-56, 50-56, especially 56.
42. Such as a nal victory over the Byzantines and the conquest of Constantinople by the
Muslims at the time of the mahd. See Jall al-Dn al-Suy, al-Urf al-Ward f Akhbr
al-Mahd, in al-w li-l-Fatw, Cairo 1351 AH, vol. 2, 244. There are many traditions
of this sort in Nuaym b. ammd al-Marwaz (d. 842 AD), Kitb al-tan wa-l-malim,
ed. Majd b. Manr b. Sayyid al-Shr, Beirut 1997, passim; see, e.g., 281, end of tradition
no. 1113. See also the important chapter on the [future] conquest of the city of unbelief
which is Constantinople and the conquest of Rome, in Uthmn b. Sad al-Dn, al-Sunan
al-Wrida f al-Fitan, Beirut 1997, 212-218. Cf. ibid., 210.
43. Jesus appears as a Muslim messenger, and he is described as breaking the symbols of
Christianity and leading the world in the ways of Muslim prayer (see H. Lazarus-Yafeh,
On the Messianic Idea in Islam, in Messianism and Eschatology, ed. Z. Baras [Jerusalem 1983], 173, in Hebrew).; cf. al- Tabarn, al-Mujam al-aghr, Medina 1968, vol. 1,
34. The borrowing of terminology from the Judeo-Christian tradition is also apparent, for
example, in the Muslim legend of al-dajjl, a parallel gure to the antichrist; this legend is
inuenced by the Christian legend. The name al-dajjl originated from the Syriac msh
daggl; see A. Abel, al-Dajjl, EI2, vol. 2 (1987) 75; or we nd a Muslim usage of the
terms Sons of Esau in Ibn al-Murajj (note 3 above), 160, no. 212 (= Sons of Edom) to denote the Byzantines as the enemies of Islam on the shores of Palestine (cf. Livne-Kafri, Diversity and Complexity [note 1 above], 173-181). For the historical background see A. Elad,
The Coastal Cities of Palestine during the Early Middle Ages, The Jerusalem Cathedra 2
(1982) 146-167. On such a usage in Jewish sources see Y. Even Shmuel, Midreshei Geula,

216

O. LIVNE-KAFRI

G. As mentioned, an important aspect, very clearly reected in the Muslim


traditions in Praise of Jerusalem, is the participation of ascetic Godfearing
Muslims in the creation of such traditions. A comparison with Christian
monastic conceptions shows great resemblance in the thinking and way of
life, but also in some attitudes to Jerusalem. There are even some similarities
in the role of ascetics at the courts of the two empires. The evolution of
the conception of the Holy Man in Islam is partly reected in the Muslim
traditions concerning Jerusalem. We suggested also important observations
concerning the relations between the authorities and people of great piety.44
At the beginning of the article I mentioned that although we are familiar
with the different attitudes and approaches concerning Jerusalem in early
Islam, we are not always able to assess the balance of their relative strength
and signicance, or to nd their internal proportion. I believe that the role
of the Umayyads was decisive in combining many elements of the different
attitudes. Through their building activities in Jerusalem (but also through
literary forms and contents) they had great signicance for the original Muslim
contribution (e.g., al-Aq Mosque). They also relied greatly on Jewish and
Christian patterns, and they adopted Byzantine models in addressing (and
utilizing) religious matters. This shows also that the cultural background of
the different religious communities did not differ that much, and there was
mutual exposure to ideas and customs. Here I have presented some different
perspectives and interpretations of the Arabic texts on Jerusalem, especially
regarding the preservation of foreign elements absorbed by Muslim culture.
Some of the observations were treated in early articles of mine but occasionally
in a different context. Emphasis lay on the early patterns that preceded Islam
in Syria and Palestine.
Ofer Livne-Kafri
University of Haifa - Israel

Jerusalem 1954, 162; H.Z. Hirschberg, Temple Mount in the Arab Period (638-1099) in
Muslim Traditions and in Historical reality, Yerushalayim Ledoroteha, Jerusalem 1969,
115-116 (in Hebrew). On a usage in the Christian tradition (probably against Rome), see
the Syriac work of Aphrahat, Aphraatis Syriaca Sapientis Persae Demonstrationes, ed. and
trans. D.I. Parisot, Patrologia Syrica, ed. R. Grafn, Paris 1894, vol. 2, 220, 229.
44. See Livne-Kafri, Early Muslim Ascetics and the World of Christian Monasticism (note
3 above), 105-129, especially 122-128.

PADRE MARIO DA CALASCIO


GRAMMATICO E LESSICOGRAFO*
(Calascio 1550 - Roma 1620)

M. Pazzini

In occasione della Giornata della Memoria 2005 la citt di Perugia ha organizzato una mostra riguardante il mondo ebraico dal titolo: Non tutto perduto: cultura ebraica a Perugia1. In detta mostra sono state esposte, fra laltro,
due opere di P. Mario da Calascio, illustrate da apposite didascalie, cio la
sua grammatica ebraica e il suo dizionario trilingue ebraico-latino-italiano:
a) yhla rbd2 - Verbum Dei, Canones generales linguae sanctae Hebraicae,
complectentes Nomen, Verbum, Dictionem, tres Litterae Radicales, tria Aedio ]3, et intelcia, seu quatuor, idest Activa, unum Activum Passivum, yrIWf hn:mv
ligentiam, ac doctrinam Prophetarum. Ex variis auctoribus collecti, suisque
Appendicibus insigniti. Auctore R. P. Doctore fr. Mario Calasio Ord. Min. Obs.
Prov. Rom. eiusdem Linguae Sanctae professore, Romae, excudebat Stephanus Paulinus, 1616, pp. XVI non numerate + 256 (in quarto); b) Dictionarium
hebraicum, una cum interpretatione Latina, & Vulgari, Romae, excudebat
Stephanus Paulinus, sumptibus Andreae Brugiotti, 1617, pp. IV + 128 (in quarto). Mancava la terza opera Concordantiae sacrorum Bibliorum hebraicorum,
in quibus chaldaicae etiam librorum Esdrae et Danielis suo loco inseruntur4
*
Il presente articolo la rielaborazione di una conferenza tenuta a Calascio (AQ) il 20 agosto 2005 nellambito del Convegno Padre Mario da Calascio (Calascio 20 e 21 agosto
2005), organizzato dalla locale Amministrazione comunale con il sostegno di diversi enti e
istituzioni della regione Abruzzo.
1. In una nota di presentazione della mostra scrive Gemmarosa Levi-Donati: La Biblioteca Comunale Augusta in Perugia nel presentare oggi, 27 Gennaio 2005, queste preziose
pagine, sa di evidenziare sia testi biblici poliglotti di grande valore, sia testimonianze di
cultura ebraica in manoscritti e incunabuli risalenti al XV, XVI e XVII secolo. Dal buio e
dal silenzio ritornano alla luce le pagine in lingua santa e resuscitano il canto di Davide:
Non morr, ma vivr e narrer le opere dellEterno (Salmo 118). Il testo citato dal
sito internet della mostra.
2. Come altre grammatiche della stessa epoca, ad es. quelle del Franchi e del Medici, ricordate in seguito, il volume porta anche il titolo in ebraico.
3. Questa dicitura in ebraico compare nel titolo latino e si riferisce, come si vedr in seguito,
agli otto ordini in cui viene suddiviso il verbo.
4. Il titolo completo, che ben ci fa comprendere il contenuto dellopera, Concordantiae sacrorum Bibliorum hebraicorum, in quibus chaldaicae etiam librorum Esdrae et Danielis suo loco

LA 55 (2005) 217-238

218

M. PAZZINI

(forse pi difcile ad esporsi data la notevole mole), la quale viene a ragione


ritenuta il capolavoro dellautore. Di queste opere, che costituiscono la produzione completa di Padre Mario, ci occuperemo in questo articolo.
Lopera grammaticale di P. Mario
Non ci occupiamo di proposito della vita di P. Mario5, preferendo piuttosto
concentrarci sulla sua attivit grammaticale. Narrano le fonti che, innamorato della lingua ebraica, non trascorreva una giornata senza dedicarsi allo
studio dellebraico e che mor6 ascoltando il racconto della Passione letto
dai confratelli e cantando i salmi in ebraico. Il Nostro viene denito nelle
fonti come Frate minore e lessicografo, quasi dimenticando che compose anche una dettagliata grammatica di ebraico della quale esporremo pi
avanti in maniera sintetica ed essenziale il contenuto.
La sua bibliograa specica nel settore dellebraico biblico. La produzione letteraria concentrata negli ultimi cinque anni di vita. Ricordiamo
in ordine cronologico: la Grammatica ebraica (1616), il Dizionario ebraicolatino-volgare (1617) e le Concordanze bibliche pubblicate postume7 (1621inseruntur: deinde post thematum seu radicum omnia derivata, et usus latius deducta, ac
linguar. chaldaicae, syr. et arab. vocabulor.q. rabbinicor. cum hebraicis convenientiam;
latina ad verbum versio adiungitur, ad quam Vulgatae, et Septuaginta editionum differentia
deliter expeditur: demum nomina propria ad calcem novo ordine digerunt, auctore R. P.
Doctore fr. Mario de Calasio ord. min. obser. Prov. Romanae, linguae sanctae professore,
Romae, apud Stephanum Paulinum, 1621, voll. I-IV, colonne 1438 + 1246 + 1440 + 1116
(in folio). Lopera fu riedita da William Romaine a Londra nel 1747-49 con aggiunte e miglioramenti. Alla ne del tomo quarto, le pagine numerate [1], 2, 3, contengono, in lingua
inglese, la lista dei sottoscrittori dellopera (A list of the subscribers of the work) che inizia
con il re di Francia e Navarra Luigi XV e prosegue poi in ordine alfabetico dalla A alla
Y. Questa ultima informazione ci stata gentilmente fornita dal personale della Biblioteca
comunale di Imola (BO). A loro il nostro sentito grazie.
5. Diverse enciclopedie italiane (ad es. pi diffusamente la Cattolica alla voce Calasio e
lEnciclopedia Italiana alla voce Mario da Calascio) e straniere (in francese, tedesco, inglese, ecc.) ci informano sulla vita e lopera di P. Mario riproducendo, in sostanza, una pagina di
carattere bio-bibliograco che compare allinizio delle sue concordanze bibliche. Larticolo pi
completo sulla sua vita e sul suo operato scientico del francescano A. Kleinhans, De prima
editione catholica concordantiarum hebraico-latinarum Sacrorum Bibliorum, Biblica 5 (1924)
39-48. Qui si potr trovare anche una ricca bibliograa al riguardo. Occorre segnalare che molto
materiale reperibile online nei siti che trattano delle concordanze, oppure alla voce Calasio.
6. A Roma il 24 gennaio 1620. Talvolta, ma in maniera errata, si trova come data di morte
il 1 febbraio.
7. Lopera era certamente stata terminata prima della morte di Padre Mario. Limprimatur,
infatti, porta la data del 1619.

PADRE MARIO DA CALASCIO GRAMMATICO E LESSICOGRAFO

219

1622). Questultima opera, per la quale giustamente famoso, sintetizza


il meglio dellepoca nel campo dellebraistica ed frutto dellesperienza
scaturita dalla preparazione delle due opere precedenti.
P. Mario studi e insegn ebraico per circa 40 anni. Venne chiamato a
Roma dal suo coetaneo, il papa Paolo V (1552-1621; fu papa dal 1605 al
1621), di cui divenne in seguito anche confessore, che gli concesse il titolo
di Dottore e lo istitu maestro generale della lingua santa nellUrbe8. Si
aggreg al collegio accademico dei francescani di San Pietro in Montorio
(Monte aureo) dove ebbe per compagni diversi confratelli di grande levatura culturale9; qui, e in seguito anche al convento dellAracoeli, sede del
ministro generale e dello studio generale dellOrdine, insegn la lingua
santa, come veniva allora comunemente chiamata la lingua ebraica.
Padre Arduino Kleinhans, il miglior conoscitore della sua bio-bibliograa, ci narra10 che perfezion la sua conoscenza della disciplina alla scuola
dellebreo convertito Fabio o Fabiano Fioghi11 il quale istruiva nella religione cristiana i neoti provenienti dal giudaismo. Linsegnamento della
lingua ebraica da parte dei convertiti dal giudaismo era una caratteristica
dellepoca. Ricordiamo, a questo proposito, Guglielmo Franchi che svolgeva lo stesso compito e fu apprezzato maestro di ebraico e, proprio in quei
decenni, compose una grammatica chiamata Sole della Lingua Santa12. Nel
8. Fra le realizzazioni di Paolo V ricordiamo che, a partire dal 1607, commission a Carlo
Maderno il completamento denitivo della basilica di San Pietro, trasformando limpianto
da croce greca in croce latina con laggiunta di tre campate e del portico dingresso; porta la
rma del Maderno e, inciso a chiare lettere, il nome di Paolo V anche limponente facciata
della basilica, nalmente completata.
9. Ebbe amici ed estimatori anche di altri ordini, ad es. il domenicano Francesco Donati
di Roma che scrisse Carmi ebraici e siriaci in lode dellautore e dellopera; si trovano
allinizio del I volume delle Concordanze. Nel testo siriaco (un carme di 60 righe) il Donati
paragona la citt di Roma al giardino di Eden e il nostro P. Mario al virgulto di Iesse. Per
tre volte tesse le lodi del Calascio (del quale trascrive il nome in caratteri siriaci) e della sua
opera: alle righe 37-41, 42-46 e alle righe 53-56, in tutti i casi facendo un gioco di parole
fra la radice siriaca qls lodare, elogiare e la parola latina Calasius, scritta in siriaco con
le stesse consonanti. Del contenuto di queste righe ci occuperemo in seguito.
10. Cf. Enciclopedia Cattolica, vol. III, col. 322.
11. Il Fioghi ricordato espressamente nelle pagine introduttive della grammatica ebraica
di P. Mario: Fabianus Fioghus noster Praeceptor homo plurimae doctrinae, & eruditionis
litterarumq. Hebraicarum annis septuaginta profeor.
12. vdqh wvl vmv (Shemesh leshon ha-qodesh) cio Sole de la lingua santa nel quale
brevemente, e chiaramente si contiene la grammatica hebrea. Composta dal R.P.D. Guglielmo Franchi, Romano, monaco della congreg. di Vallombrosa, con tal facilit che ciascuno
de se medesimo la potr imparare, per Comin Ventura, in Bergamo, 1591 (edizioni e ristampe
successive: 1599; 1603; 1657) pp. XXIV non numerate + 415 + 1 tavola da inserirsi alla ne
del primo libro fra p. 212 e 213. Lopera (II ed.) suddivisa in quattro parti. Il primo libro

220

M. PAZZINI

1694 Paolo Sebastiano Medici, come il Franchi proveniente dal giudaismo,


compose una grammatica di ebraico in italiano dal titolo Midolla della
lingua santa13. Queste due grammatiche in lingua italiana, una precedente
e una seguente a quella di P. Mario, sintetizzano lo stato degli studi ebraici
nei secoli XVI-XVII in Italia e ci aiutano a comprendere il metodo dellopera grammaticale di P. Mario14.
La Grammatica ebraica (1616)
La grammatica15 del Calascio unopera di sintesi, come ben esprime il
titolo16, da diverse opere ed autori, non ultimi dei quali i maestri ebrei di
madrelingua spesso ricordati. Ha lo scopo dichiarato di introdurre alla lin(pp. 1-112) tratta della ortograa e della fonologia. Il secondo libro (pp. 113-324) dedicato
quasi interamente al verbo in tutte le sue forme e coniugazioni. Il terzo libro (pp. 325-379)
tratta della morfologia del nome e del pronome. Il quarto libro (pp. 380-415) tratta delle
preposizioni, avverbi, congiunzioni, interiezioni; insegna come scoprire la radice; d alcune
nozioni di sintassi della frase per terminare con alcune pagine dedicate alla poesia ebraica.
Lautore usa molti termini linguistici tipici dei grammatici ebrei. Questopera la prima
grammatica della lingua ebraica scritta in italiano. Cf. il nostro contributo Grammatiche
e dizionari di ebraico-aramaico in italiano. Catalogo ragionato, Liber Annuus 42 (1992)
9-32, n. 36.
13. vdqh wvl jm (Moach leshon ha-qodesh) cio Midolla della lingua santa ovvero
breve metodo per imparare facilmente la lingua ebraica, ridotti i luoghi pi oscuri della
pronunzia, e regole in versi. Colle radici di detta lingua. Di Paolo Sebastiano Medici della
congregazione di Gies Salvatore, e pubblico professore dessa lingua santa nello Studio
Fiorentino dedicato allaltezza sereniss. di Cosimo III. granduca di Toscana, per Vincenzio
Vangelisti Stamp. Arciv., in Firenze 1694, pp. XXIV + 248. La divisione della materia e la
sua trattazione molto simile a quella che si trova nella grammatica del Franchi. Lautore
dovette conoscere la grammatica del Franchi, anche se non ne fa menzione. Per il contenuto
dellopera cf. il nostro catalogo ragionato, n. 35.
14. Lordine francescano ha avuto altri maestri insigni di ebraico, ad esempio, il Lusitano
Ludovicus S. Francisci, autore della ponderosa grammatica ebraica di pi di mille pagine dal
titolo Globus Canonum et Arcanorum Linguae Sanctae (Roma 1586). Nonostante una certa
somiglianza nel titolo e nella disposizione del contenuto fra questa grammatica e quella
del Calascio, P. Mario non sembra dipendere in maniera diretta da questa opera pubblicata
trentanni prima della sua. Si veda in proposito il contributo di A. Kleinhans, De grammatica Hebraica P. Ludovici S. Francisci, Antonianum 1 (1926) 102-108.
15. Un sentito grazie a P. Marcello Sardelli, bibliotecario della Ponticia Universit Antonianum (Roma), il quale mi ha procurato lopera permettendomene una procua consultazione. Vivi ringraziamenti anche alla dottoressa Gabriella Giuliani, segretaria del Convegno
dedicato alla gura di P. Mario, che mi ha fornito la scansione fotograca del medesimo
testo.
16. Canones generales linguae sanctae Hebraicae... ex variis auctoribus collecti

PADRE MARIO DA CALASCIO GRAMMATICO E LESSICOGRAFO

221

gua ebraica biblica ma anche di avvicinare alla comprensione degli scritti


rabbinici non vocalizzati17.
Nellavvertenza Ad lectorem il Calascio, dopo aver elencato le difcolt
del primo approccio allo studio dellebraico (forse per scoraggiare coloro
che non ne fossero stati seriamente intenzionati), passa a descrivere per
sommi capi il contenuto e metodo della sua grammatica18. Scrive: Come
nella costruzione di una casa prima si gettano le fondamenta, poi si alzano
le pareti, quindi si fanno le travature per terminare con la copertura del
tetto, cos nella grammatica lapprendimento delle lettere il fondamento,
la comprensione delle vocali e degli accenti costituisce le pareti, la conoscenza delle regole serve da travatura, mentre il ne (= il tetto) si raggiunge
con la costruzione dei verbi.
In primo luogo la coniugazione del verbo viene distinta in due generi,
cio transitiva (ad es. i verbi leggere e imparare) ed intransitiva (ad
es. camminare, stare e sedere) secondo una distinzione desunta, a
suo dire, dai pi sottili grammatici. In secondo luogo vengono trattati i
mutamenti vocalici dovuti a quattro cause principali: lo stato costrutto, il
genere femminile, il numero plurale, laggiunta dei pronomi. In terzo luogo
si tratta dei pronomi, sia separati che afssi.
Questa schematica divisione della materia, in verit assai insolita, non
rende giustizia al contenuto dellopera. Conviene, dunque, vedere in dettaglio e descrivere il contenuto di questo prezioso volume. Il capitolo I si
intitola Le lettere dellalfabeto (pp. 1-2) e tratta delle consonanti e delle
vocali ebraiche (ortograa). Il capitolo II dal titolo Distinzione delle lettere dellalfabeto (pp. 2-4) tratta della doppia pronuncia delle Begadkefat,
del Raf, delle lettere nali, delle lettere gutturali e di alcune loro propriet.
Il capitolo III (pp. 4-7) dopo un breve richiamo alla fonetica articolatoria19
da lui desunto dal Sefer Yesirah20 divide le consonanti in gutturali, palatali,
17. ad Rabbinorum etiam commentaria, quae puncta vocalibusq. carent propius accedere non dubitaveris. Queste parole compaiono nella prima pagina dellavvertenza Ad
lectorem.
18. La divisione generale della materia , come vedremo a suo tempo, quella tripartita in
uso nella sua epoca, cio: nome, verbo e parola. Gi dal titolo si pu prevedere questa
disposizione dalle parole Canones generales complectentes nomen, verbum, dictionem.
19. In questa caratteristica il Calascio si collega alla pi genuina tradizione grammaticale
ebraica.
20. hryxy rps cio Libro della creazione il titolo di due libri esoterici di diversa epoca.
Il pi recente dei due, risalente ai primi secoli dellera volgare, contiene, fra laltro, la pi
antica descrizione del sistema fonetico della lingua ebraica. Recentemente ne stata curata
ledizione critica da A.P. Hayman (Tbingen 2004).

222

M. PAZZINI

linguali, dentali e labiali (notare la corretta progressione dellarticolazione


dalla gola alle labbra). Poi descrive la pronuncia delle singole lettere nelle
diverse combinazioni in cui possono trovarsi. Segue il capitolo IV che tratta delle vocali ed anche lultimo nel senso che, da qui in avanti, il testo
non viene pi diviso in capitoli. La materia viene ora trattata in maniera
meno sistematica e viene spesso discussa alla luce delle diverse opinioni.
Cos alla trattazione tradizionale delle vocali viene premessa una lunga e
assai polemica disquisizione volta a dimostrare che le lettere dellalfabeto
e le vocali sono state date a Mos insieme al dono della legge e non sono
invenzioni posteriori dei massoreti o dei grammatici (cf. pp. 7-18). Da p.
18 a p. 28 segue una assai dettagliata, e non priva di originalit, descrizione
delle vocali. Seguono diversi paragra dedicati alle lettere quiescenti, al
dage e alle lettere servili.
A pagina 40 comincia la trattazione del verbo con la presentazione dei
tempi e dei modi; alla coniugazione attiva segue la trattazione della coniugazione passiva, poi la coniugazione dei verbi quiescenti (verbi irregolari o
deboli) nelle diverse coniugazioni (chiamate in ebraico binyanim - ynIy:nBi
edici). Qui la trattazione della materia si discosta dalla prassi odierna e
non sempre facile seguire la logica che spinge il nostro P. Mario.
A pagina 59 inizia un capitolo sulla distinzione fra lettere radicali e
lettere servili che ha lo scopo di insegnare, attraverso molti esempi, a trovare la radice dei vocaboli; questa materia arriva no a p. 72. In questa
stessa pagina inizia la trattazione dei numerali (cardinali e ordinali) che si
protrae no a p. 7621.
Qui inizia la trattazione dei pronomi, partendo dai pronomi personali
divisi per persone e casi. Lordine seguito il seguente: dalla prima alla
terza persona, singolare e plurale e, nellambito di ogni persona, le forme
corrispondenti ai casi della lingua latina. Ad es. alle voci nominative ynIa}
e ykinOa; io segue il genitivo yLiv, di me, il dativo yl'ae o yli a me, laccusativo ytiao me e lablativo yNImi o yNIm, oppure yNIM,mi da me (espressi in
ebraico da particelle con sufssi). Lo stesso viene fatto col pronome di 1
pl. nella triplice forma Wnj]n"a}, Wnj]n" e Wna; (oppure Wna}) noi e, in seguito, coi
pronomi di seconda e terza persona, m. e f., s. e pl. (no a p. 80). In questa
presentazione della materia, in verit assai insolita, il Nostro si mette dalla
parte del lettore di mentalit latina, anticipando parte della materia (cio
i pronomi sufssi) che, secondo la logica della lingua ebraica, dovrebbe
venire dopo.
21. In questa pagina viene spiegato luso dei numeri nelle datazioni, nellebraico
postbiblico.

PADRE MARIO DA CALASCIO GRAMMATICO E LESSICOGRAFO

223

Alla pagina seguente inizia la trattazione dei nomi con sufssi pronominali sia maschili come rb;D: parola, cosa sia femminili come hr:/T legge,
sia regolari, come i due appena menzionati, che irregolari (ad es. ba; padre, ja; fratello e hP, bocca), sia afssi alle particelle (pp. 88-89). A
pagina 89 riprende la trattazione con le parti del discorso rifacendosi alla
divisione classica della grammatica ebraica ve nome, l['/P verbo e hL;mi
parola22; inizia la sua esposizione dal verbo (est enim maior difcultas in
verbis qum in nominibus). Vi sono ripetizioni con quanto detto in precedenza e si ha limpressione che la grammatica consti di due blocchi, in origine distinti, poi fusi insieme: da un lato il materiale viene presentato come
se il lettore fosse gi a conoscenza della lingua; dallaltro vediamo che le
nozioni vengono frantumate e rese accessibili anche a coloro che sono digiuni della lingua e ragionano in latino. La nuova divisione per verbo,
nome e parola inizia rispettivamente alle pp. 89 (verbo23), 21124 (nome)
e 253 (parola: avverbi, preposizioni, congiunzioni e interiezioni).
I verbi vengono divisi in otto ordini o classi: 1) verbi regolari; 2) difettivi di prima radicale Nun, Lamed o Alef; 3) quiescenti di prima Alef o Yod;
4) quiescenti di seconda Waw / Yod; 5) quiescenti di terza He / Alef; 6)
verbi geminati (cio con seconda e terza radicale uguali); 7) verbi di prima
Nun / Yod e terza He / Alef (verba pluries inrma); 8) i verbi quadrilitteri
(p. 93). A pagina 93 comincia la trattazione delle coniugazioni verbali che
lautore divide in 3 + 1 nel senso che le prime tre (rispettivamente Kal, Piel
e Hil) hanno anche la forma passiva (rispettivamente Nifal, Pual e Hofal),
mentre la quarta (Hitpael) solitamente riessiva; poi illustra con esempi
il signicato delle singole coniugazioni. Occorre qui sottolineare che la
grammatica di P. Mario molto ricca di esempi in tutte le sue parti.
A pagina 96 comincia la materia che riguarda la coniugazione Kal.
Dopo le note introduttive riporta, secondo il suo metodo, il preterito del
verbo nei suoi otto ordini / classi (regolari e irregolari oppure forti e de22. La stessa divisione tripartita caratterizza le grammatiche ebraiche in italiano del Bianchi
e del Medici ricordate sopra.
23. La materia del verbo viene presentata prima in maniera generale (gli otto ordini del
verbo, le quattro o sette coniugazioni) no a p. 100, poi vengono presentate le coniugazioni
nei loro otto ordini e arricchite di preziosi paradigmi (Kal p. 100, Kal passivo p. 113, Piel
p. 119, Piel passivo p. 127, Hil p. 130, Hil passivo p. 138 e Hitpael p. 141). Dopo questa
prima presentazione per tempi e modi, il Nostro riprende la delicata materia dei verbi da un
altro punto di vista, cio quello della distinzione per coniugazioni (cf. p. 147). Le 30 pagine
che seguono (no a 177) sono una serie ininterrotta di paradigmi verbali piuttosto dettagliata
e assai completa. Questa parte di grande attualit no ad oggi.
24. In realt la trattazione De nomine inizia gi a p. 198 con nozioni di carattere generale.

224

M. PAZZINI

boli secondo la terminologia in uso nella grammatica semitica), persona


per persona, seguendo lordine, usuale in ebraico biblico, dalla terza alla
prima persona; vengono prima le sei persone di genere maschile o comune,
alle quali vengono aggiunte le tre forme tipiche del femminile (2 f. s.; 3 f.
s.; 2 f. pl.). Lo stesso ordine viene seguito anche nel quadro riassuntivo nel
quale viene esso il preterito di cinque verbi. A pagina 100 viene presentato
il participio presente (participio attivo in ebraico) nei suoi otto ordini / classi, mentre a p. 103 viene proposto il participio preterito (participio passivo
in ebraico) secondo i suoi otto ordini. Segue la presentazione dellinnito
Kal secondo la stessa metodologia (pp. 104-106). Limperativo occupa le
pp. 106-108 e il futuro le pp. 108-112. Si tenga presente che in ogni caso,
dopo le forme del paradigma, segue una serie di annotazioni che hanno lo
scopo precipuo di segnalare le eccezioni e di fornire esempi.
A pagina 113 inizia la trattazione del passivo della prima coniugazione, cio del Nifal, e prosegue no a p. 119. La materia viene sminuzzata
secondo il solito ordine: preterito, participio, innito, imperativo e futuro.
A pagina 119 inizia la presentazione della seconda coniugazione (Piel o
Cabed), sia attiva che passiva, che si conclude a p. 130. La terza coniugazione Hil, col passivo Hofal, occupa le pp. 130-140. La quarta e ultima
coniugazione Hitpael viene presentata, con la solita ricchezza di forme,
alle pp. 141-147.
A questa prima presentazione del verbo, che occupa pi di 50 pagine,
ne segue unaltra (pp. 147-166) che ricapitola tutta la materia distribuendola in maniera differente. Ora i verbi vengono presentati secondo il criterio
regolare / irregolare. Vengono, quindi, offerti prima i paradigmi del verbo regolare nelle quattro (o sette) coniugazioni (pp. 147-149), poi i verbi
di prima radicale Nun (149-151) seguiti dai prima Yod (151-152), i verbi
quiescenti di prima Alef (152-154), i quiescenti di prima Yod (154-155), i
quiescenti di seconda Waw (156-157), i quiescenti di terza Alef (157-159),
i quiescenti di terza He (159-160) a cui seguono i verbi geminati (160-162).
Alle pagine 162-164 troviamo i paradigmi dei verbi con due irregolarit,
come hf;n: inclinare e hp;y: essere bello. Inne alle pp. 165-166 viene
fornito il paradigma del verbo irregolare t'n: dare, dei verbi quadrilitteri e
dei verbi la cui radice composta da cinque consonanti. Occorre qui notare
che queste venti pagine sono stilate secondo il metodo di insegnamento in
uso ancor oggi; sono quindi di grande attualit ed utilit. Alle pagine 166177 viene proposto un dettagliato paradigma dei verbi con sufssi in tutti i
loro ordini e coniugazioni. La trattazione del verbo termina con una ventina
di pagine (178-198) nelle quali il Nostro ricapitola e sintetizza quanto n
qui esposto, soprattutto nelle precedenti tavole dei paradigmi.

PADRE MARIO DA CALASCIO GRAMMATICO E LESSICOGRAFO

225

Inizia quindi una prima25 trattazione De nomine, quella parte della


grammatica che detta in ebraico ve nome. Seguendo la metodologia e
la terminologia dei grammatici ebrei, il Calascio divide la materia in quattro sezioni dedicate rispettivamente al sostantivo, allaggettivo in genere,
allaggettivo gentilizio e allaggettivo numerale. Poi spiega le generalit
del nome quali il genere (m. e f.), il numero (s., duale e pl.), il caso (i
sei casi della declinazione latina) e la derivazione dei nomi dalle quattro
coniugazioni (pp. 198-202). Alle pp. 204-206 spiega, in maniera piuttosto
originale26, i nomi composti di quattro o cinque lettere. Le pagine seguenti
(206-211) sono dedicate al tema a lui caro dellaggiunta dei sufssi ai
nomi, alle preposizioni e ai verbi.
A p. 211 inizia una nuova presentazione del nome nella quale vengono
ripresi temi, in parte gi affrontati, quali la divisione in aggettivi e sostantivi e la distinzione di genere e numero (no a p. 218). Viene poi presentata
una lista di modelli nominali ordinati dal pi semplice al pi complesso e
tenendo in conto la frequenza dello stesso modello in ebraico. Il primo modello, il pi comune, quello del tipo rb;D: parola, cosa nel quale compare
la radice con due vocali in origine brevi; segue il modello v/dq; santo
(e varianti del tipo qez: vecchio e ryxiq; mietitura) nel quale la seconda
vocale lunga; vengono poi nomi del tipo l,m, re, chiamati segolati,
seguiti dalle restanti forme nominali. In ogni caso la teoria grammaticale
accompagnata da liste di nomi appartenenti allo stesso modello, che costituiscono la parte pratica. Questo modo di procedere prosegue no a p. 236.
Nelle pagine seguenti viene riproposta unulteriore divisione del nome in
otto ordini, questa volta secondo le lettere della radice (no a p. 253).
Le ultime pagine della grammatica (pp. 253-255) sono dedicate a quella
parte del discorso denominata hL;mi parola la quale comprende avverbi, preposizioni, congiunzioni e interiezioni. Si pu notare la rigida logica grammaticale
latina del Nostro, ad es., nella divisione dellavverbio di luogo (stato in luogo,
moto a luogo, moto da luogo, moto per luogo) e nella classicazione degli
avverbi (di ordine, di comparazione, di affermazione, di negazione, ecc.).
Terminata lesposizione della teoria grammaticale P. Mario aggiunge a
mo di postilla nale una pagina, scritta in caratteri minuscoli, nella quale
ritorna su un argomento a lui caro (e di certo fra i pi complessi della
25. Questo primo approccio introdotto dalle parole: Placet nobis nunc aliqua dicere de
Nomine, quia de his tractaturi sumus susis suo loco.
26. Per P. Mario i nomi con una radice composta da pi di tre lettere (ad es. r:b]a' Abramo, br:q][' scorpione, r/Tp]K' sferetta, bottone) sarebbero, in realt, risultato della fusione di due elementi (rispettivamente: ba; + wr; qy[ + bbr; p'K; + r/T oppure ra'T;).

226

M. PAZZINI

grammatica ebraica), cio i sufssi al verbo e al nome dei quali ha trattato


ampiamente e a pi riprese in precedenza. Con questa pagina si chiude la
grammatica oggetto della nostra presentazione.
Giudizio complessivo: la grammatica, molto densa di contenuti, allo
stesso tempo una grammatica della lingua ebraica biblica e postbiblica
(ebraico rabbinico). Questa caratteristica si pu constatare considerando
lesposizione della materia fatta due volte, una volta dialogando coi grammatici ebrei27 e una volta dirigendosi pi specicamente al lettore di mentalit latina. Vi sono pagine dedicate alla discussione che non riguardano
propriamente la teoria grammaticale (ad es. la disquisizione sullorigine
delle consonanti e delle vocali ebraiche). La materia, in particolare lesposizione dei verbi, molto dettagliata e mira a far familiarizzare il lettore
con le forme, in particolare con le pi difcili. Vi sono molti esempi che,
attraverso lanalogia, facilitano laccesso alla materia. un vero peccato
che lopera non sia stata aggiornata nel corso dei secoli, rimanendo perci
un monumento prezioso s, ma oggi inutilizzabile.
Il genere letterario Lessico ebraico
Il genere dizionario ebraico della Bibbia parte dalle opere in madrelingua, scritte in arabo e tradotte in ebraico, oppure scritte direttamente in
ebraico. Proponiamo qui una breve sintesi che ci mostri la linea genealogica del Lessico ebraico dalle sue origini allepoca di P. Mario.
Sono trascorsi pi di 1000 anni da quando Menahem ben Saruk in Spagna (Crdoba) componeva la sua Mahberet28, il primo dizionario completo
di ebraico biblico, scritto in lingua ebraica medievale. La disputa grammaticale fra Menahem e Duna ben Labra29, continuata dai discepoli30, accese
27. tipico dei grammatici ebrei, ad esempio, esporre il verbo per analogia, con luso di molte
forme paradigmatiche accostate le une alle altre, piuttosto che esporre regole astratte.
28
Menahem ben Saruq, Mahberet. Edicin crtica e introduccin de A. Senz-Badillos,
Granada 1986.
29. Si pu consultare al riguardo lopera Criticae vocum recensiones Donasch ben Librat
quaeque pertinent ad antiquissimum lexicon hebraicum et chaldaicum Veteris Testamenti
conscriptum a celeberrimo auctore Menahem ben Saruk editore H. Filipowski, Londini
et Edimburgi 1855.
30. Le risposte dei discepoli delle due scuole si possono trovare, ad esempio, in Liber responsionum. Particula I continet responsiones discipulorum R. Menahem b. Saruk
Particula II continet responsiones discipuli Dunasch b. Labrat edidit S. Gottlieb Stern,
Vindobonae (Wien) 1870.

PADRE MARIO DA CALASCIO GRAMMATICO E LESSICOGRAFO

227

in Spagna linteresse per lo studio del lessico ebraico. Le discussioni fra


le diverse scuole, in particolare per quanto riguarda le lettere della radice,
portarono, con Yehudah ayu, alla denizione del trilitteralismo delle radici della lingua ebraica, fondamento che rimasto attuale no ai giorni
nostri.
Con il Libro delle radici di Rabbi Yonah ibn annach (prima met del
secolo XI) la lessicograa ebraica raggiunse in Spagna il pi alto livello,
al punto che tutta la lessicograa medievale posteriore, in particolare David Qimchi, attinse da questa fonte. Lo stesso Wilhelm Gesenius, qualche
secolo dopo, ebbe modo di apprezzare questopera e di farne uso. Il grande
pregio del lessico di ibn annach quello di aver distinto chiaramente
fra grammatica e lessicograa. In questo secondo campo ha poi distinto
in modo magistrale fra i diversi sensi della stessa radice basandosi sul
contesto e i passi paralleli e su unappropriata comparazione con le voci
corrispondenti della lingua araba.
Nei secoli XII-XIII la lessicograa raggiunse il suo apice, in Provenza e in Italia, con Yosef Qimchi e soprattutto con il glio David Qimchi
(Libro delle radici)31. La loro opera diede origine, fra laltro, alla serie dei
Maqr dardeq, dizionari con spiegazioni anche in lingue diverse da quella
ebraica32.
Rabbi Moe ha-naqdan (secoli XII-XIII) propose una nuova divisione
nella morfologia. Distinse i verbi in verbi forti, verbi deboli e quadrilitterali. Nella trattazione del nome propose la divisione: nomi, particelle e numeri, la quale, con qualche modica, divent classica nella
grammatica ebraica dei secoli successivi.
Elia Levita, che oper soprattutto in Italia (Roma e Venezia), la gura di maggior spicco fra i lessicogra ebrei dei secoli XV-XVI. Ebbe una
grande inuenza sul mondo degli studiosi cristiani (S. Muenster, B. Fagius)
al punto da essere considerato il padre dei maestri della cultura ebraica
allinterno del cristianesimo. Alle sue opere, come pure a quelle di David
Qimchi, si ispirato anche P. Mario, come si pu evincere dalle numerose
citazioni presenti nella sua grammatica ebraica33.

31. Si pu consultare lopera nelledizione classica curata da Jo.H.R. Biesenthal e F. Lebrecht: Radicum liber, sive Hebraeum Bibliorum Lexicon cum animadversionibus Eliae
Levitae, Berolini 1847.
32. Si veda il nostro catalogo ragionato al n. 57. Qui viene segnalata unopera con le glosse
in italiano stampata a Napoli nel 1488.
33. Si veda, ad esempio, alle pp. 226-227 della grammatica dove il Nostro li cita entrambi.

228

M. PAZZINI

Nel 1587 venne pubblicato a Venezia il dizionario trilingue di Rabbi


David de Pommis, chiamato Zemach David34 (ZD) cio Virgulto di Davide. Si tratta di unimponente opera di sintesi, con la spiegazione dei
lemmi in ebraico, latino e italiano, la quale getta il ponte fra i lessicogra
ebrei e gli studiosi cristiani. In questo prezioso volume viene incluso anche
materiale postbiblico, tipico della lingua dei rabbini, caratteristica ben nota
anche della concordanza di P. Mario.
I cristiani diventarono protagonisti della lessicograa ebraica a partire
dal secolo XVI come conseguenza dellumanesimo, del rinascimento e della riforma protestante. Fra i tanti autori di dizionari ebraici ricordiamo: J.
Reuchlin (Pforzheim), S. Muenster (Basilea), S. Pagninus35 (Lione), J. Buxtorf (Basilea) e J. Coccejus (Amsterdam). In questo fervore e proliferare di
studi ebraici in tutta Europa si mosse e oper il nostro P. Mario avendo cura
di attingere dalla migliore tradizione, in particolare dagli autori ebrei.
A questo punto sarebbe stato opportuno trattare del dizionario ebraicolatino-volgare di Padre Mario (1617). Ci riserviamo di trattare dellopera
in altra sede, preferendo qui concentrarci sulla concordanza che raccoglie
tutta lesperienza in campo lessicograco del nostro P. Mario.
Il genere letterario Concordanza ebraica
Gi nellepoca post-biblica (secoli IV-V) il testo ebraico della Bibbia stato
oggetto di studio in vista di una sua trasmissione fedele. Le note degli scribi
(Tiqqn Sferm Correzioni degli Scribi), attribuite a Esdra oppure
agli uomini della Grande Sinagoga, avevano lo scopo precipuo di trasmetterci il testo nella sua integrit evitando, allo stesso tempo, espressioni che
avrebbero potuto rappresentare mancanze di rispetto nei confronti di Dio.
Casi del genere sono riscontrabili, ad esempio, in Nm 11,15 e Ger 2,11. Nel
primo caso gli scribi suggeriscono di cambiare la parola t][;r: (o la forma
pausale t,[;r:) la tua sventura con yti[;r: la mia sventura (cio sostituire
io non veda pi la tua sventura con io non veda pi la mia sventura);
34. dwd jmx (Zemach David) Dittionario novo Hebraico, molto copioso, Dechiarato in
tre lingue; con bellissime annotationi, e con lindice latino, e volgare; de tutti li suoi signicati, Giovanni di Gara, Venezia 1587, pp. 124 (62 fogli) + 476 (238 fogli). Nel nostro
catalogo segnalato al n. 56. Per il contenuto e la disposizione del materiale si veda anche
il nostro contributo Registrazione e denizione del lemma nel dizionario di Rabbi David
De Pommis, Liber Annuus 43 (1993) 261-276.
35. La sua opera monumentale Thesaurus linguae sanctae, Lugduni (Lione) 1529 fu molto
apprezzata e usata a pi riprese da P. Mario. Noi abbiamo consultato una ristampa del 1575.

PADRE MARIO DA CALASCIO GRAMMATICO E LESSICOGRAFO

229

nel secondo caso si suggerisce di sostituire ydI/bK] la mia gloria con /d/bK]
la sua gloria (cio sostituire il mio popolo ha cambiato la mia gloria
con il mio popolo ha cambiato la sua gloria). In entrambi i casi si cerca
di non attribuire a Dio caratteristiche negative. Si noti che questi casi sono
segnalati anche nellapparato della Biblia Hebraica Stuttgartensia, ledizione critica dellAT ebraico, al luogo appropriato con la sigla Tiq soph.
Nella grammatica ebraica del Calascio, nelle pagine introduttive dal titolo
De locis Scripturae Sacrae quae Scribae corruperunt, vengono elencati i
sedici casi di Correzioni degli Scribi ricordati nelle liste tradizionali dei
massoreti36.
I primi studi sistematici sul testo furono per fatti dai massoreti nei
secoli VIII e IX con la preparazione di liste di parole o di problemi inerenti al testo biblico (ad es. liste di Qer e Ketiv, di parole scritte plene o
defective, di parole arcaiche o dialettali, ecc.). Non si pu parlare ancora
di concordanze nel senso odierno del termine. Sono piuttosto annotazioni
utili per coloro che scrivevano i manoscritti biblici, sia il testo consonantico
che le vocali e gli accenti.
Solo nel medioevo, per di pi in ambito cristiano, nato il genere letterario concordanza biblica nel senso proprio del termine. Una menzione particolare, in proposito, meritano i religiosi francescani e domenicani.
A SantAntonio viene attribuita la compilazione della prima concordanza
biblica37. Lopera, basata sul testo latino della Vulgata, non giunta no
36. In realt la tradizione ebraica, come lo stesso Calascio ricorda, menziona 18 passi biblici, pur elencandone solo sedici. Si veda in proposito I. Yeivin, Introduction to the Tiberian Masorah (translated and edited by E.J. Revell), Missoula 1980, 50. I passi elencati
dal Calascio sono i seguenti: 1) Gen 18,22; 2) Nm 11,15; 3) Nm 12,12; 4) 1Sam 3,13; 5)
2Sam 16,12; 6) 2Sam 20,1; 7) Ez 8,17; 8) Ab 1,12; 9) Ml 1,13; 10) Zc 2,12; 11) Ger 2,11;
12) Gb 7,20; 13) Os 4,7; 14) Gb 32,3; 15) Lam 3,7; 16) Sal 106,20. Al termine di questa
lista il Nostro azzarda lipotesi (con le parole secundum meam sententiam) che i due testi
vengano omessi dalla tradizione giudaica per il fatto che si tratta di due passi cristologici
nei quali si dimostra la Passione di Cristo e la sua Divinit. I passi in questione sarebbero:
hanno forato le mie mani e i miei piedi (Sal 22,17) e cos sar chiamata: Signore-nostragiustizia (Ger 33,16). Nel primo caso, operando un lieve mutamento vocalico, il passo
stato erroneamente letto: come un leone sono le mie mani e i miei piedi, eliminando,
cos, ogni accenno alla sofferenza del giusto; nel secondo caso, anche alla luce di Ger 23,6
e della versione greca dei LXX, bisognerebbe leggere cos sar chiamato: Signore-nostragiustizia, dove il pronome ebraico maschile sarebbe un riferimento diretto al Messia (non
a Giuda e Gerusalemme come nel caso del pronome femminile).
37. Non si tratterebbe di concordanze verbali, ma tematiche, cio di un prontuario per la
predicazione. Le concordanze verbali classicano le parti del discorso (dai semplici nomi
alle parti grammaticali come, ad esempio, gli articoli, le preposizioni, le congiunzioni, le
varie coniugazioni, le diverse persone del verbo, ecc.) privilegiando laspetto lessicale, sintattico, grammaticale. Le seconde raggruppano i termini secondo una logica tematica in

230

M. PAZZINI

a noi. Ugo di San Caro, aiutato da centinaia di confratelli domenicani,


fu il primo a redigere una concordanza biblica degna di questo nome38:
Concordantiae Sacrorum Bibliorum (1244). A lui, con ogni probabilit,
si deve lintroduzione del nome Concordanza. La sua opera, basata anchessa sul testo della Vulgata, venne riedita dal francescano Arlotto da
Prato (1290). Tutte queste opere erano basate sul testo biblico tradotto in
latino.
La prima concordanza biblica costruita sul testo ebraico porta il nome
di Meir Nativ - bytin: ryaime che illumina il cammino (o, nella seconda
edizione, Yair Nativ - bytin: ryaiy:; cf. Gb 41,2439) ed opera di Isacco (o
Mordekhai) Natan Ben Kalonimos. Lopera, basata sul precedente lavoro
di Arlotto40 (infatti elenca i libri biblici secondo lordine della Vulgata e
adotta la divisione in capitoli e versetti come nella tradizione cristiana),
vide la luce a Venezia nel 1524 e fu seguita, a quarantanni di distanza, da
una seconda edizione (Venezia 1564). Tutto il materiale vi viene ordinato
per radici. La concordanza venne tradotta in latino nel 1556 da Johannes
Reuchlin, ma risult densa di errori sia nel testo ebraico che in quello
latino. Il nostro P. Mario, che pur conosceva lopera del Reuchlin41, complet lopera di Isacco Natan con laggiunta dei nomi propri (in unapposita sezione, nel IV volume), delle parti aramaiche dellAT e apportando
diverse correzioni. Segnal anche le varianti testuali della LXX e della
Vulgata e inser parecchie annotazioni di carattere lologico tratte dalla
base al signicato che essi ricevono dal contesto (ad es. acqua come elemento naturale;
acqua per dissetarsi; acqua per bagnarsi; acqua del battesimo; ecc.), oppure secondo criteri
di sviluppo teologico-esegetico (luce-tenebre; misericordia-carit; peccato-punizione; ecc.).
Circa le concordanze attribuite a S. Antonio da Padova si pu consultare il lungo e dotto
articolo di A. Kleinhans, De concordantiis biblicis S. Antonio Patavino aliisque fratribus
minoribus saec. XIII attributis, Antonianum 6 (1931) 273-326.
38. Per concordanza intendiamo una lista di parole, arrangiate per radici oppure in ordine alfabetico, che compaiono in un determinato corpus con citazione dei passi nei quali
le parole occorrono. Si pu consultare anche il nostro contributo La Concordanza ebraico-aramaica di Abraham Even Shoshan. Criteri di composizione e guida pratica alluso,
Vivarium 13 (2003) 399-413.
39. Il contesto del libro di Giobbe presenta il mostro marino chiamato Leviatan il quale,
con i suoi movimenti, produce una bianca scia dietro di s (letteralmente: illumina il
cammino).
40. Nella prefazione alla sua opera Isacco Natan scrive: ho trovato, fra i libri dei cristiani,
un libro che chiamavano, nella loro lingua Concordanze bibliche il quale comprendeva
tutti e singoli i versetti della Sacra Scrittura quasi in una tavola Allora mi sono detto che
lo avrei tradotto; infatti non pensavo di poter trovare qualcosa di simile nella nostra lingua
(= ebraico). Citato da Kleinhans, De prima editione catholica, 41.
41. Cf. Kleinhans, De prima editione catholica, 42-43.

PADRE MARIO DA CALASCIO GRAMMATICO E LESSICOGRAFO

231

parafrasi aramaica della Bibbia (Targum), dalla letteratura rabbinica e dalle lingue semitiche, in particolare siriaco e arabo. La concordanza divenne
cos anche un vero e proprio dizionario. Ricordiamo, inne, che P. Mario
vocalizz, in maniera completa o parziale, parecchie parole ebraiche che
compaiono nella parte esplicativa della sua opera per permetterne una migliore comprensione.
Di Eliahu Ben Asher Ha-Levi (Eliahu Bahur / Elia Levita) ci rimangono, solo manoscritte, due stesure successive di una concordanza ebraica
chiamata Sefer Zikhronot (prima stesura: 1525; seconda stesura: 1535 circa). In questopera tutte le voci vengono elencate in ordine alfabetico. Vi
sono incluse le particelle, i nomi propri e numerose note della massorah.
Spesso, ma non sistematicamente, vengono riportate, accanto ad una radice,
anche tutte le parole che ne derivano. Lopera, come detto sopra, non venne
mai stampata.
Johannes Buxtorf con la collaborazione del glio, omonimo del padre,
pubblic una concordanza (Concordantiae Bibliorum Hebraicae et Chaldaicae apparsa postuma nel 1632) che sintetizzava i pregi del Meir Nativ e
del Sefer Zikhronot e divenne la concordanza di riferimento per pi di due
secoli. Nel 1861 ne venne edita una nuova edizione, contenente anche una
traduzione in tedesco, a cura di Bernhard Baer. Fin qui possiamo parlare di
inuenza diretta del Calascio nella genealogia della concordanza.
Conviene ricordare, seppur brevemente, gli sviluppi che tale genere
letterario ebbe nei secoli successivi. Nel 1840 apparvero le Librorum Sacrorum Veteris Testamenti Concordantiae di Julius Frst, giustamente ritenute le prime concordanze moderne. Il testo di Buxtorf venne integrato
con numerose note e con laggiunta di molteplici voci.
Benjamin Davidson sintetizz e miglior le edizioni di Buxtorf e Frst
nella sua opera A Concordance of the Hebrew and Chaldee Scriptures apparsa nel 1876. Ogni voce ebraica e aramaica venne qui tradotta in inglese.
Tre concordanze hanno caratterizzato il secolo appena terminato. Una
menzione speciale merita lopera di Solomon Mandelkern Veteris Testamenti Concordantiae Hebraicae atque Chaldaicae, in quanto rappresenta la
sintesi ed il miglioramento della precedente tradizione. Grazie ad aggiunte
e correzioni apportate da vari studiosi la concordanza diventata un punto
di riferimento imprescindibile no ai giorni nostri42.
42. S. Mandelkern, Veteris Testamenti Concordantiae Hebraicae atque Chaldaicae, 2 voll.,

Berlin 1925 (II ed.); editio nona aucta atque emendata, Jerusalem - Tel Aviv 1971. Mandelkern ordina tutte le parole per radici: ad es. la parola hL;piT] preghiera sar da cercare
alla radice llp (dopo la radice lp).

232

M. PAZZINI

Nel 1957 (II ed. 1958) venne pubblicata la concordanza di Gerhard


Lisowsky, Konkordanz zum hebrischen Alten Testament43. In questopera
le voci sono state impostate in modo da promuovere la ricerca nel settore
semantico (laccento non viene posto solo sulla morfologia).
Al termine di questo percorso, nel quale abbiamo mostrato in sintesi
la genealogia della concordanza biblica in senso stretto, siamo arrivati
allopera di Abraham Even Shoshan44, la pi recente e la pi facile a
reperirsi. Qui, a differenza delle due opere precedenti, tutte le occorrenze
vengono numerate. Grazie a questa numerazione vengono fatti numerosi
rimandi a versetti nei quali compaiono determinate forme o particolari
signicati.
Abbiamo cos visto il cammino che dalle origini ci ha condotto alle
opere moderne passando attraverso lopera del Calascio, la quale ha avuto
uninuenza non trascurabile per circa 250 anni.
La Concordanza biblica di P. Mario (1621-1622)
Lopera del Calascio raccoglie e sintetizza il meglio no alla sua epoca
sia sotto laspetto lessicale che concordanziale. Pi precisamente si pu
denire come un lessico concordanziale dellAntico Testamento ebraico
ordinato per radici.
Basta scorrere la prima voce dellopera per rendersi conto di quanto vi
appare sia in ambito lessicograco che concordanziale. Il primo articolo

43. G. Lisowsky (con la collaborazione di L. Rost), Konkordanz zum hebrischen Alten

Testament, Stuttgart 1958 (II ed.). Terza edizione emendata a cura di H.P. Rger (1990).
Questa nuova edizione comprende unappendice alla ne del volume (pp. 3*-8*) che elenca
circa 300 addizioni e correzioni. La concordanza riporta il testo biblico manoscritto dallautore in bella calligraa; tutti i termini ebraici sono tradotti in tedesco, inglese e latino.
basata sulla Biblia Hebraica di R. Kittel (IX ed., 1954). Lisowsky segue lordine alfabetico
(solo i verbi vengono elencati per radici): la parola hL;piT] (radice llp) verr dopo hl;p]Ti
scempiaggine, cosa senza senso (radice lpt).
44. A New Concordance of the Bible. Thesaurus of the Bible Hebrew and Aramaic Roots,
Words, Proper Names Phrases and Synonyms, Jerusalem 1981 (e riedizioni successive),
in ebraico. I lemmi vi sono elencati in ordine alfabetico. Data la sua praticit, diventata
di uso comune fra gli studiosi dellAT ebraico. Per poter consultare in maniera fruttuosa questopera ci si pu aiutare con il nostro sussidio La Concordanza ebraico-aramaica
di Abraham Even Shoshan. Criteri di composizione e guida pratica alluso, Vivarium 13
(2003) 399-413. Sia in questopera che in quella del Mandelkern, le quali propongono, nelle
pagine introduttive, una breve storia della concordanza ebraica, si possono trovare menzioni
elogiative della concordanza di P. Mario.

PADRE MARIO DA CALASCIO GRAMMATICO E LESSICOGRAFO

233

riguarda la radice Alef Bet Bet (bba) della quale viene data la spiegazione
in ebraico (desunta dai lessicogra ebrei) seguita dalla spiegazione in traduzione latina: Inde dividuntur duo capita intelligentiam & signicationem
mutantia, cio: Da qui [dalla radice] si sono distinte due teste di diversa
pronuncia (af;b]mi) e signicato.
A. Ci che concerne la derivazione dellalbero, del frutto o del ore
(virgulto) bybia;.
B. Ci che ha a che fare con la spiga che cresce nel suo stelo.
Il termine bybia; indica sia il grano ancora verde che il grano in via di
maturazione. Cos le parole ba; e bybia; vengono intese come il mese delle
nuove messi45. La parola bae signica frutto. Pl. yBiai; hB;ai signica ore,
pomo, virgulto.
Al termine di queste prime spiegazioni siamo informati che nella Bibbia abbiamo due46 parole desunte da questa radice: lebraico bybia; grano,
mese primaverile e la parola ebraica e aramaica bae frutto.
Al secondo punto P. Mario riporta la Convenientia aliarum linguarum,
cio opera una comparazione linguistica con altre lingue (bibliche e non),
in particolare lingue semitiche47. Le parole vengono desunte dallaramaico (caldaico), siriaco, greco, arabo e ebraico rabbinico (chiamato anche
lingua dei saggi). Il caldaico bybia} e bwba (non vocalizzato)48 equivale
allebraico, cio signica spiga in via di maturazione oppure nuove
messi e anche il tempo nel quale le messi maturano (Es 13,4); nel
Targum aramaico si specica oggi usciremo nel mese ab;ybia}D" delle nuove
messi. Poi continua: aB;ai signica frutto. Pl. yBiai e yBinai (Dn 4,9) e Sal
67 nel Targum, penultimo versetto (Sal 67,749). Un secondo approccio al
caldaico viene fatto attraverso la forma bwba (non vocalizzata), in siriaco ab;WBa' zampogna preparata con lo stelo delle nuove messi; in greco
45. Oppure dei nuovi frutti. In latino: novarum frugum.
46. La parola ba; nel senso di nome proprio (il mese di Ab) non attestata nella Bibbia
ebraica. Il Calascio, nonostante le apparenze, non include la parola fra quelle derivate dalla
radice Alef Bet Bet.
47. Per questa operazione si basa in particolare sullopera di V. Schindler, Lexicon pentaglotton, Hebraicum, Chaldaicum, Syriacum, Talmudico-Rabbinicum, & Arabicum. Quo
omnes voces Hebraeae, Chaldaeae, adjectis hincinde Persicis, Aetiopicis & Turcicis ordine alphabetico & omnibus Latinis Bibliorum versionibus, doct, ampl, ac delucid
proponuntur & explicantur. Cum indice gemino, Francofurti ad Moenum 1612.
48. Nelle parole ebraiche e aramaiche che seguono abbiamo, dove ci parso opportuno,
apportato lievi modiche, soprattutto nella vocalizzazione di qualche parola.
49. La traduzione italiana della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha: La terra ha dato
il suo frutto.

234

M. PAZZINI

kalami citara, strumento musicale50. Pl.


51

ybwba (non vocalizzato) in arabo

anbub, con n invece del dage, tibia ossia strumento musicale: da qui
deriva anbubaie suonatori di auto. Per questo approccio il Nostro ha
attinto parallelismi dalla letteratura siriaca (aramaica) e araba.
In un terzo momento P. Mario ritorna a confrontarsi con la letteratura
rabbinica52 in lingua ebraica, per un ulteriore approfondimento. In questo
ambito le t/bybia} sono t/r/kB] cio primizie. Le parole bybia; e ybiybia} signicano primavera e primaverile; lespressione tybyba td"q]nI signica
punto primaverile. Padre Mario propone un ulteriore approfondimento,
sempre dal punto di vista dellebraico rabbinico: Allo stesso modo bwba' o
bwbai qualcosa che assomiglia ad una canna / bastone come h[,/r bwba'.
Ar. abbub alrai canna / bastone del pastore53. Lultima espressione ebraica citata t/yliq] lv, bwba' (oppure yail;q] lv,) canna daccensione54.
A questo punto inizia la concordanza vera e propria, cio la lista delle
occorrenze di un dato lemma; questa sezione introdotta dalla dicitura
latina: In his locis solummodo haec radix invenitur. Le due parole raggruppate sotto questa radice (bybia; e bae) vengono divise in due gruppi,
secondo il loro signicato: nel primo gruppo compaiono le occorrenze di
bae che signicano ore, frutto (riscontrabili in Giobbe, Cantico e Daniele), mentre nel secondo quelle di bybia; che signicano spiga, primavera
(in Esodo, Levitico, Deuteronomio e Ezechiele). Ogni occorrenza data in
ebraico non vocalizzato ed seguita, in parallelo, dalla traduzione latina55.
Nelle concordanze moderne il testo ebraico non viene tradotto, ma ci si
accontenta della citazione, lasciando al lessico linterpretazione tipica di
un dato contesto.
Seguono le note marginali alla traduzione latina dei diversi passi ebraici, le quali hanno lo scopo di mostrare le varianti presenti in altre versioni
antiche.

50. Il testo latino : Fistula ex novarum frugum calamo confecta; kalami cythara, in-

strumentum musicum.
51. Strumento musicale simile al auto.
52. Anche per la letteratura rabbinica la fonte principale sembra essere il lessico dello
Schindler ricordato sopra, forse attraverso la mediazione del ZD del De Pommis.
53. Il ZD specica: nome di herba che si chiama, verga di pastore.
54. Il testo latino recita: calamus, vel baculus ferreus, quo aliquid torrendum igni adhibetur; aut etiam ignis accenditur. Il ZD spiega: stromento a guisa di canna di ferro, per
accendere il fuoco.
55. La traduzione in latino non riproduce il testo della Vulgata, ma presa dalla versione
del Pagninus. Cf. Kleinhans, De prima editione catholica, 45.

PADRE MARIO DA CALASCIO GRAMMATICO E LESSICOGRAFO

235

Per Gb 8,12 ancora verde (ebraico /Baib] WNd<[o) abbiamo due annotazioni alle parole adhuc eo in virore suo, ancora verde: la Vulgata (V.)
ha cum adhuc esset in ore, ancora in ore, mentre la Septuaginta (S.)
ha la lezione aduc existens in radice, ancora in radice56.
In Ct 6,1157 per lespressione per vedere il verdeggiare (della valle)58
(ebr. yBeaiB] t/arli) ad videndum in fructus abbiamo due note: la prima riguarda la V. che sostituisce fructus con poma, cio pomi, mentre la S. ha
la lezione in germine, cio in germoglio.
In Dn 4,11, dove ricorre la forma aramaica con suff. HBenai59 il suo frutto, troviamo una nota a dispergite fructum eius, disperdete il suo frutto,
dove la V. riporta la lezione plurale fructus.
Seguono altre annotazioni che si riferiscono al secondo senso della
radice riscontrabile nella parola ebraica bybia;. Per Es 9,31 quia hordeum
viride, perch lorzo era verde60, alla parola latina viride si fa notare che
la V. ha esset virens, era verdeggiante, mentre la S. ha germinaverat, cio
era in germoglio.
Per Es 13,4 abbiamo una nota alle parole in mense frugum novarum,
nel mese delle nuove messi61; la V. e la S. hanno la variante in mense novorum, nel mese delle cose nuove, cio del rinnovamento primaverile.
Per Es 23,15 troviamo una nota alle parole mensis frugum novarum; la
V. e la S. hanno ancora una volta mensis novorum.
A Es 34,18 sono dedicate due note: alle parole mensis Abib la V. traduce verni temporis, tempo di primavera, mentre alle parole in mense
primitivorum la V. ha in mense de spicis adhuc virentibus, nel mese delle
spighe ancora verdi e la S. ha nova, nuove.
Troviamo due note anche a Dt 16,1: la prima alle parole mensem Abib,
dove la V. ha novarum frugum e la S. novorum; la seconda nota riguarda in
mense Abib, dove la V. ha in isto mense e la S. mense novorum.

56. La lezione della Septuaginta in radice usata nel senso metaforico di in germoglio,

non maturo. In effetti la parola ebraica bae pu signicare allo stesso tempo ore, frutto,
germoglio.
57. Nella concordanza di P. Mario la citazione Ct 6,10.
58. Questa la traduzione proposta dalla Bibbia della CEI. Mi pare che questa traduzione,
seppure non letterale, sia ben deducibile dal senso della parola ebraica in questione.
59. La medesima forma ricorre anche in Dn 4,9 e 4,18.
60. La Bibbia della CEI traduce perch lorzo era in spiga.
61. La Bibbia della CEI traduce nel mese di Abib, interpretando la parola come nome
proprio di mese.

236

M. PAZZINI

Inne per Ez 3,15 abbiamo una nota alle parole Tel Abib (ebraico
bybia; lTe), dove la V. ha acervum novarum frugum, cumulo di nuove messi e la S. ha captivantem sublimis*62, prigionia sublime.
Abbiamo cos presentato il primo articolo della concordanza che serve
da modello ed esempio per quelli che seguono, i quali sono redatti secondo
gli stessi criteri.
Prima di terminare conviene operare un breve confronto con alcuni
strumenti di lavoro odierni. Nei moderni lessici ordinati per radici (ad es.
BDB63 e KB64) la radice ebraica bba attestata e da essa derivano le parole
ebraiche bybia; e bae (la seconda attestata solo con sufsso) e la parola aramaica bae (attestata solo con sufsso). Inoltre lopera di P. Mario concorda
con le moderne concordanze nel numero delle occorrenze: bybia; (8 volte),
bae ebraico (2 volte), bae aramaico65 (3 volte). In questo caso possiamo concludere che linformazione lessicale e numerica fornita dalla concordanza
di P. Mario , in gran parte, valida ancor oggi. Il confronto sistematico con
altre radici porterebbe inevitabilmente a conclusioni differenti.
Giudizio complessivo: un ottimo lavoro, forse la migliore sintesi della
sua epoca, che ha inuito sulle opere successive in maniera diretta per circa
250 anni. Viene quindi giustamente annoverato nellalbero genealogico che
conduce alle moderne concordanze. Le caratteristiche che, col passare dei secoli, lo hanno reso obsoleto sono: a) laver caratterizzato lopera come lessico
e concordanza allo stesso tempo (oggi non pi attuale); b) lorganizzazione
del materiale per radici, che rende difcile ogni intervento successivo sul testo
stampato; c) le numerose annotazioni di critica testuale che hanno perduto la
loro attualit man mano che comparivano le nuove edizioni critiche dellAT.
Insomma, quella che allinizio rappresentava una grande ricchezza, col passare
dei decenni e dei secoli, si trasformata in un limite insormontabile.

62. Lasterisco, come segnalato nella parte introduttiva della concordanza, ci fa notare che la

Septuaginta traduce, in questo caso, un testo ebraico diverso da quello consueto e riprodotto
nella concordanza.
63. F. Brown - S.R. Driver - C.A. Briggs (BDB), Hebrew and English Lexicon with an
Appendix containing the Biblical Aramaic, Oxford 1907. Ledizione americana (Peabody
1979) contiene aggiunte e miglioramenti.
64. L. Khler - W. Baumgartner (KB), Hebrisches und Aramisches Lexicon zum Alten
Testament, Leiden 1967-1996 (III ed.). Tradotto in inglese: The Hebrew & Aramaic Lexicon
of the Old Testament, 5 voll., Leiden ecc. 1994-2000 (Study edition in 2 voll. 2001).
65. In Even Shoshan la voce compare nella forma *aB;nai e viene data una sola citazione
(Dn 4,9), tralasciando le altre due attestate, peraltro, nello stesso capitolo (vv. 11 e 18). In
Mandelkern le informazioni circa le occorrenze corrispondono alle indicazioni fornite dal
Calascio nella sua opera.

PADRE MARIO DA CALASCIO GRAMMATICO E LESSICOGRAFO

237

Conclusione
I secoli XVI e XVII sono stati unepoca di progettazione, realizzazione e
sintesi di opere monumentali in campo biblico e linguistico. Ricordiamo,
ad esempio, le Bibbie Poliglotte di Alcal66 (1502-17; 6 volumi), Anversa
(1569-72; 8 volumi), Parigi (1645; 10 volumi) e Londra (1654-57; 6 volumi) e diversi dizionari, in particolare il Thesaurus del Pagninus (Lione
1529). Una buona parte di questi strumenti, che hanno segnato unepoca,
sono stati consultati da P. Mario e menzionati nelle sue opere. Egli, da parte
sua, ha sintetizzato la scienza della sua epoca, e delle epoche precedenti,
nella sua opera maggiore e nella grammatica. Occorre sottolineare che certe
minuziose sintesi dellepoca sono rimaste a tuttoggi ineguagliate.
Per concludere questa rassegna dellopera grammaticale di Padre Mario
non trovo parole pi appropriate di quelle del domenicano P. Francesco
Donati di Roma, scritte in siriaco e pubblicate allinizio della concordanza,
alle quali si accennato sopra. Voglio proporre il contenuto di parte del
carme siriaco, qui per la prima volta tradotto in una lingua moderna, nella
quale vengono tessute le lodi di Padre Mario e della sua opera e, di conseguenza, del suo luogo nativo. Come gi detto lautore del carme opera un
gioco di parole, di non facile interpretazione, fra la radice siriaca qls (verbo
qalles lodare) e il nome della cittadina di Calascio, in latino Calasius. Ne
offriamo una traduzione volutamente letterale:
37)
38)
39)
40)
41)

Righe 37-41
Ecco pervenuto nelle mie mani un tomo mirabile in meraviglia
del tuo67 glio applaudito, Calasio, nellinsegnamento.
Come potr lodarlo e come nelle sue lodi plauso
porr, visto che ha anche la lode nellappellativo?68
Oh come bramo che tu sia lodato con sapienza!

Righe 42-46
42) Cerca per te lo scritto di Calasio pieno di nezze;
43) ecco lodato perch il suo scopo lodato con lode
44) perch loda e spiega il libro lodato della profezia;

66. In latino Complutum, da dove le deriva il nome di Biblia Complutense.


67. Il pronome si riferisce alla citt di Roma.
68. Come si gi detto, la radice siriaca qls, messa in parallelo con Calasius (Calascio),

signica lodare.

238

M. PAZZINI

45) ecco lodato perch al suo insegnamento non c addizione


46) perch il suo scopo lodato, esso che per noi inizio e fondamento.
Righe 53-56
53) Aprir dunque la mia bocca per le tue lodi, grande Roma
54) visto che i tuoi gli famosi ecco sono lodati in tutte le terre;
55) in Calasio, in lui sei lodata in tutte le regioni
56) perch il suo lavoro lodevole per tutte le creature.
Questo elogio di Padre Mario scritto a Roma, la sua citt di adozione, si
traduce, seppure indirettamente, in una lode per il suo luogo nativo. Nelle
fonti storiche e biograche si sottolinea che la cittadina di Calascio gli
ha dato il cognome. Oggi, a distanza di quattro secoli, ha voluto onorare
questo illustre cittadino con un incontro scientico a lui dedicato. Padre
Mario, lodato nella grande Roma, ha degnamente restituito onore e fama al
luogo natio; giusto quindi onorare la sua memoria fra quelle dei cittadini
illustri.
Massimo Pazzini, ofm
Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME


Appunti di ricerca storico-architettonica

O. Garbarino

Dalle fonti scritte e dalle fonti archeologiche si traggono informazioni di


diverso tipo che spesso non sono facili da porre in relazione diretta. Di solito le prime registrano in modo parziale e puntuale singoli momenti della
storia di un monumento, per lo pi datati; le seconde, invece, restituiscono
sequenze di trasformazioni materiali dallinquadramento cronologico, tuttavia, quasi sempre alquanto lacunoso. I casi in cui nel testo dei documenti
riconoscibile con sufciente chiarezza la descrizione o anche il solo
riferimento ad una precisa fase costruttiva dellarchitettura indagata, sono
preziosissimi, seppure normalmente molto rari. Come naturale conseguenza
di tale difcolt, nel mondo accademico si sviluppata una tendenza verso
forme disciplinari di ricostruzione storica, nelle quali ciascun gruppo di
studiosi tende a privilegiare i dati ricavabili dal tipo di fonte nel quale
specializzato e a considerare ad essi funzionali tutti quelli provenienti da
altri settori di ricerca.
Quando, nel 1981, Virgilio Corbo pubblic i risultati delle indagini
effettuate tra il 1960 e il 1973 nel cantiere di restauro del Santo Sepolcro,
corredandoli con una lettura di sintesi delle fasi costantiniana (sec. IV),
monomachea (sec. XI) e crociata (sec. XII) del complesso monumentale1,
era la prima volta che si tentava di descrivere le vicende del pi importante
santuario della Cristianit basandosi in prima istanza sulle testimonianze
materiali2. Nelloccasione le discordanze tra le interpretazioni correnti
delle descrizioni letterarie del complesso - in particolare quelle ricavabili

1. Corbo V.C., Il Santo Sepolcro di Gerusalemme: aspetti archeologici dalle origini al

periodo crociato, I-III, Gerusalemme 1981.

2. Alcuni studi precedenti, come per esempio quelli di Conant degli anni 50 (vedere:

Conant K.J., The Original Buildings at the Holy Sepulchre in Jerusalem in: Speculum,
XXXI, 1956), erano gi stati realizzati con unimpostazione archeologica, ma con pochi
dati materiali a disposizione e, soprattutto, senza nessuna sequenza stratigraca nota. I
rilevamenti eseguiti da Corbo sulle strutture messe in luce dagli scrostamenti e dagli scavi
del cantiere di restauro, che era stato intrapreso per la prima volta in modo coordinato da
tutte le comunit (latina, greco-ortodossa, armena, siro-giacobita, copta ed etiope) insediate
nel santuario, costituirono un salto di qualit ancora oggi fondamentale e insuperato nella
storia delle ricerche sul Santo Sepolcro.
LA 55 (2005) 239-314

240

O. GARBARINO

dai testi di Eusebio (sec. IV)3 e Arculfo (sec. VII)4 - e la restituzione delle
architetture che larcheologo francescano attribu al secolo IV, risultarono
in qualche punto rilevanti.
Rimase senza una convincente spiegazione, per esempio, il sensibile disassamento tra i corpi di fabbrica dellAnastasis (basilica della Risurrezione)
e del Martyrium (basilica del Golgotha) e la conseguente interruzione delle
gallerie esterne sul lato sud di questultimo. Tali portici a due piani, stando
ad Eusebio, avrebbero dovuto afancare su ambo i lati e senza soluzione
di continuit il Matyrium, collegandolo al santuario della Risurrezione in
un insieme di volumi allineati e simmetrici5. A lungo andare gli archeologi
hanno accettato le tesi di Corbo6, ma una parte di studiosi, soprattutto storici, ha continuato a privilegiare le vecchie ricostruzioni di Vincent e Abel7,
elaborate in base alle notizie ricavate dalle fonti scritte8, criticando in modo
pi o meno esplicito larcheologo francescano per la presunta insufcienza
e la parzialit di lettura delle prove materiali esibite9.
3. Eusebius Pamphilus episcopus caesariensis (vissuto tra il 265 e il 340 d.C.), autore del
De vita Costantini; vedere: Baldi D. (a cura di), Enchiridion, Locorum Sanctorum: documenta Sancti Evangelii Loca respicientia, Gerusalemme 1982.
4. Arculfus vescovo gallico ispiratore dellopera Adamnani de locis sactis libri tres,
scritta da Adamnano abate di Iona nel 670 d.C.; in: Baldi, Enchiridion,
5. Amfi; d eJkavtera ta; pleura; dittw'n stow'n, ajnageivwn te kai; katageivwn, divdumoi
parastavde" tw'/ mhvkei tou' new; sunexeteivnonto, crusw'/ kai; au|tai tou;" ojrovfou" pepoikilmevnai: w|n aiJ me;n ejpi; proswvpou tou' oi[kou kivosi pammegevqesin ejphreivdonto, aiJ
d ei[sw tw'n e[mprosqen uJpo; pessoi'" ajnhgeivronto polu;n to;n e[xwqen peribeblhmevnoi"
kovsmon. (Ad ambo i lati [del Martyrium] due portici gemellari a doppio piano, superiori
e inferiori, si estendevano quanto la lunghezza del tempio, anchessi con softti dorati. I
portici davanti al tempio [cio esterni] poggiavano su enormi colonne, quelli interni invece
erano elevati su pilastri riccamente ornati); Eusebius, De Vita Cost., XXXVII, in: Baldi,
Enchiridion, 623.
6. Vedere ad esempio: Krautheimer R., Architettura paleocristiana e bizantina, Torino 1986;
Crippa M.A., La prima architettura cristiana: IV-V secolo, in: Larte paleocristiana: visione e spazio dalle origini a Bisanzio, Milano 1998; Piva P., Le copie del Santo Sepolcro
nellOccidente romanico: varianti di una relazione problematica, in: Il Mediterraneo e larte del Medioevo, Milano 2000; Ousterhout R., The Church of Holy Sepulchre (in Bologna,
Italy), in: Biblical Archaeology Review, vol. 26, VI, 2000.
7. Vincent L.H. - Abel F.M., Jerusalem: Recherches de topographie, darchologie et dhistoire, II, Jrusalem Nouvelle, fsc. I e II, Parigi 1914-1926.
8. Vedere ad esempio: Cardini F., La devozione al Santo Sepolcro, le sue riproduzioni
occidentali e il complesso stefaniano: alcuni casi italici, in: Sette colonne e sette chiese: la
vicenda ultramillenaria del complesso di Santo Stefano, Bologna 1987; Gerke F., Le sorgenti dellarte cristiana, Milano 1996; David M., Il Santo Sepolcro di Gerusalemme: genesi e
metamorfosi di un modello, in: Il Mediterraneo e larte nel Medioevo, Milano 2000.
9. Sullargomento, cos si esprime ad esempio Massimiliano David: Corbo d conto di 13
sondaggi, tra i quali si segnala per lampiezza quello eseguito nella piazzola dove stata

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

241

Fig. 1. Ricostruzioni della fase costantiniana del Santo Sepolcro secondo Corbo
(A) e secondo Vincent e Abel (B).

individuata una monumentale cisterna bipartita. Va per considerato che ogni indagine nellarea del Santo Sepolcro resa difcile dalle particolari condizioni della cogestione discorde armena, greca e cattolica. Gli scavi sono stati comunque con precipitazione presentati
come risolutivi e - come hanno gi rilevato vari studiosi tra i quali F. Dez, G.S.P. Freeman
Grenville e R. Ousterhout - i molti luoghi oscuri di cui disseminata la storia del Santo
Sepolcro non sono ancora denitivamente illuminati; David M., Il Santo Sepolcro, nota
3, 289.

242

O. GARBARINO

Ragioni concrete sostengono entrambe le posizioni, ma chiaro che


linterpretazione oggettiva dai fatti, ossia, in denitiva, il valore stesso attribuibile ad ogni singola informazione o, pi in generale, ad una qualsivoglia
fonte, dovrebbe scaturire dalla verica della medesima allinterno della
globalit degli elementi che la ricerca mette a disposizione. Un quadro
contestuale ottenuto attraverso un uso archeologico della Filologia, nella
quale gli insiemi dei dati provenienti dai diversi generi di fonte (scritta,
materiale, iconograca e orale)10, dopo essere stati ordinati in senso cronologico e classicati tipologicamente, vengono messi in relazione tra loro
secondo la successione delle fasi storiche11.
Per chiarezza, si avvisa n dora il lettore che nel presente lavoro la
terminologia riferita ai periodi cronologici e stilistici sar la seguente: architettura costantiniana per i monumenti fatti costruire nel secolo IV d.C.
da Costantino I o da chi per esso; tardoantica in generale per tutti i monumenti pre-giustinianei (ante sec. VI); altomedievale per i monumenti di
scuola palestinese costruiti tra il VI e lXI secolo; bizantina per i volumi
realizzati dagli imperatori costantinopolitani nel sec. XI; crociata per le
realizzazioni dei Latini nel secolo XII.

Fig. 2. Ricostruzione ipotetica del complesso descritto da Eusebio.


10. Ogni tipo di fonte deve essere ovviamente sottoposta allanalisi (interna, comparativa e

contestuale) propria della disciplina specica preposta al suo studio. Alla ricerca storica di
taglio archeologico interessano soprattutto i dati che lanalisi disciplinare riesce a denire
sine glossa, ovvero meramente strumentali.
11. Il contributo illustrato in questa sede nato come libera ricerca svolta da chi scrive nellambito
della facolt di Architettura dellUniversit di Genova e gi in parte conuita in una tesi di laurea sul
Santo Sepolcro discussa nel 2001 [Garbarino O., Il Santo Sepolcro di Gerusalemme: la rappresentazione tridimensionale dei dati materiali come ambito privilegiato della lologia e fase ulteriore
della ricerca archeologica (Tesi di laurea in Architettura dellUniversit di Genova; rel. prof.ssa
Luisa Cogorno, correl. prof. Tiziano Mannoni e arch. Roberto Ghel), Genova 2001], seguita poi
da una pubblicazione riguardante la classicazione delle murature e il sistema di analisi adottato
nellindagine [Garbarino O., Le tipologie murarie nellindagine storico-archeologica del Santo
Sepolcro di Gerusalemme, in: Archeologia dellArchitettura, VI, Firenze 2001; 147-161].

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

243

1. Larcheologia del Santo Sepolcro nelle fonti scritte e iconograche


1.1 - Il De Vita Costantini di Eusebio stato giustamente considerato una
fonte basilare per la storia del monumento gerosolimitano in quanto ricca
di dettagli e scritta da un autore che fu senzaltro testimone oculare delle
prime fasi del cantiere voluto dallImperatore. Bisogna per tenere presente
che la data precisa dellopera e la fase costruttiva alla quale essa si riferisce
sono sconosciute. Il testo descrive un santuario costituito dallEdicola della
Tomba di Cristo, probabilmente compresa allinterno di un edicio chiuso12, un cortile porticato su tre lati e lastricato in pietra, un atrio orientale
con tre porte e una grande basilica o tempio regale (Basivleio" nevw")
per le cerimonie solenni; i sostegni dei porticati esterni costituiti da grandi colonne (kivosi pammegevqesin), mentre i matronei interni delle chiese
impostati su pilastri (pessoi'") e tutti i softti del complesso decorati a
cassettoni13. Tuttavia non nomina espressamente lAnastasis, ignora del
tutto i locali abitativi del clero (il cosiddetto Patriarchio), il piazzale
meridionale e, soprattutto, la Roccia del Calvario, indicata dalla pellegrina
Egeria, che scrisse intorno alla ne del secolo IV, come uno dei principali
Luoghi Santi intorno ai quali si era sviluppata larticolata liturgia itinerante
gerosolimitana. Eusebio parla di un santuario della Risurrezione edicato
intorno alla sepoltura di Cristo, ammettendo tuttavia che la scoperta della
Tomba era avvenuta contro ogni speranza (par elpivda pa'san)14 mentre
si eseguivano gli sbancamenti per la nuova basilica voluta da Costantino.
La primitiva destinazione del complesso cultuale non poteva dunque essere
mirata alla celebrazione di quella particolare testimonianza. infatti probabile che, in concomitanza allapertura del Concilio di Nicea (325 d.C.),
limperatore avesse demandato a Macario, vescovo di Gerusalemme, il
compito di edicare una chiesa commemorativa sul luogo della Passione
del Signore, cio un martyrium: nome col quale Cirillo nelle sue omelie
(347-348 d.C.) designa ancora indistintamente le chiese della Risurrezione

12. Eusebio parla della Tomba e dellEdicola che la contiene, poi passa a descrivere un
cortile porticato su tre lati (chiamato poi Triportico da Sofronio allinizio del secolo VII)
tra la Tomba e il Martyrium, dicendo che si passa ad unarea aperta allaria pura (dievbaine
d eJxh'" ejpi; pammegevqh cw'ron), affermando implicitamente che tutto quanto era stato nominato no a quel momento si trovava in un edicio chiuso, del quale, peraltro, non fornisce
alcun particolare (Eusebius, De Vita Cost., XXXV, in: Baldi, Enchiridion, 622).
13. Ibidem, XXXVII, 623.
14. Ibidem, XXVIII, 620.

244

O. GARBARINO

e del Golgotha15. Questultima sar poi indicata dalla tradizione gerosolimitana come il vero e proprio Martyrium o basilica Constantini, proprio
perch oggetto primario delliniziativa imperiale. La memoria della Tomba
di Cristo si era forse perduta dopo la distruzione di Gerusalemme del 70 d.
C., mentre lubicazione approssimativa del Golgotha agli inizi del secolo
IV era ancora nota16 in quanto tramandata dalla teologia giudeo-cristiana
come Centro del Mondo e luogo della sepoltura di Adamo17. Nellanno
130, con la fondazione della nuova citt romana di Aelia, sul sito della crocissione era stato edicato un Capitolium costituito da un grande tempio
con sei colonne in facciata18. Secondo Eusebio, le demolizioni delle costruzioni pagane iniziarono immediatamente19. dunque plausibile che il ritrovamento della Tomba sotto le macerie e i riempimenti sia avvenuto gi nel
325 o tuttal pi nellanno successivo. La scoperta dovette determinare una
prima revisione generale del progetto, che, a quel punto, venne organizzato
in funzione dellEdicola, considerata quale testa dellintera opera20. Eu-

15. Tivni ga;r tw'/ lovgw/ mh; kata; ta;" loipa;" ejkklhsiva" oJ tou' Golgoqa' kai; th'" ajnastavsew" ou|to" oJ tovpo" ejkklhsiva kalei'tai, ajlla; martuvrion (Per quale ragione questo
luogo non viene chiamato Chiesa del Golgota e della Risurrezione, secondo luso delle
altre chiese, ma Martyrium?); Cyrillus, Catechesibus, V, in: Baldi, Enchiridion, 626. Gi
Eusebio, peraltro, aveva denito la basilica di Costantino uno splendido Martirio della
Risurrezione (Tovnde me;n ou\n to;n new;n swthrivou ajnastavsew" ejnarge;" ajnivsth martuvrion basileuv"); Eusebius, De Vita Cost., XL, in: Heikel A., Eusebius Werke I, Lipsia 1902.
In Egeria, che scrive tra la ne del secolo IV e linizio del V, si registra invece una netta
distinzione tra lAnastasis, o chiesa della Risurrezione, e il Martyrium, o chiesa maggiore,
cos chiamata, secondo lautrice, perch costruita sul Golgotha, dietro alla Croce, dove
Ges ha sofferto; vedere: Egeria, Diario di Viaggio, (a cura di Giannarelli E.) Milano
2000, XXX, 1, 233.
16. Nel 295 circa, Eusebio da Cesarea scriveva che Il Luogo del Cranio, nel quale il
Salvatore fu crocisso per la salvezza di tutti, ancora oggi mostrato in Aelia presso la
parte settentrionale del monte Sion; Eusebius, Onomasticon, LXXIV, 19-21, in: Alliata E.,
Topograa cristiana della Palestina, Gerusalemme 2000, 88.
17. Scrive Origene (a. 245 circa): Circa il Luogo del Cranio giunto a noi che gli Ebrei
tramandano che il corpo di Adamo sepolto l afnch, poich in Adamo tutti muoiono,
tutti possano di nuovo risorgere con Cristo Origenes, Comm. in Matt. PG 13, 1777, in:
Alliata, Topograa 88. Sullargomento vedere inoltre: Bagatti B. - Testa E., Il Golgota e la
Croce, Gerusalemme 1978, 26-30.
18. Cos appare infatti rappresentato su una moneta di Antonino Pio (138-161 d.C.), oggi al
Museo della Flagellazione di Gerusalemme; vedere: Corbo, Il Santo Sepolcro, III, foto 208.
19. Ama de; prostavgmati ta; th'" ajpavth" mhcanhvmata eij" e[dafo" a[nwqen ajf uJyhlou'
katerrivpteto, (Dato lordine, venivano subito demolite da cima a fondo le invenzioni
dellinganno); Eusebius, De Vita Cost., XXVI, in: Baldi, Enchiridion, 620.
20. Tou'to me;n ou\n prw'ton wJsanei; tou' panto;" kefalh;n ejxairevtoi" kivosi kovsmw/, ibidem,
622.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

245

sebio si dimostra un cronista coinvolto dalla meraviglia e dallentusiasmo


suscitato da un evento che sembra appena accaduto. probabile che ci
che egli descrive non fossero vere e proprie costruzioni, ma un progetto
che si intendeva realizzare, peraltro forse ancora privo di una soluzione
architettonica denita per lAnastasis.
Egli non nomina il Calvario perch allepoca lo sgombero dellintera
area doveva essere appena iniziato e difcilmente ci si sarebbe potuto rendere conto che quello sperone di roccia calcarea, sul quale i sacerdoti pagani avevano posto la statua di Venere21, era lultima porzione della collina
del Golgotha sopravvissuta agli sbancamenti del Capitolium adrianeo22.
In un periodo che gli studiosi collocano tra il 327 e il 32823, Elena, madre
di Costantino, fece un viaggio nelle provincie orientali e si rec in Palestina.
Secondo Eusebio, limperatrice era stata inviata dal glio a promuovere la
costruzione delle basiliche dellEleona e della Nativit24 e, stando a ci che
narra la tradizione posteriore riportata da Egeria25, essa visit anche lo stato
21. Ab Adriani temporibus usque ad imperium Constantini, per annos circiter centum octa-

ginta in loco Resurrectionis simulacrum Iovis; in Crucis rupe statua ex marmore Veneris a
gentibus posita colebatur (Hierolamus, Epistulae, 58, PL 22. 581, in: Baldi, Enchiridion,
619).
22. Dalle minuscole dimensioni della sua cima e dallirregolare conformazione dello sperone di roccia, erosa da molte spaccature naturali e grotticelle articiali, sembrerebbe di
poter escludere che quella attuale sia la forma originaria del sito della Crocissione e, nel
contempo, che tale forma gli sia stata data dagli sbancamenti costantiniani, che solitamente
presentano, al contrario, dei tagli alquanto regolari. invece possibile che si trattasse dei
resti di un pilastro di roccia in origine lasciato a sostegno della volta dellantica cava, che
in quel punto era probabilmente in galleria come nel tratto dove in seguito venne ricavata la
cisterna dellInventio Crucis. Infatti la cima del Calvario presenta un tipo di pietra malaky
molto friabile, inadatta allutilizzo e alla lavorazione, che dunque venne tralasciata no a
formare la copertura dellavanzamento della cava, mentre alla parte inferiore, sagomata pi
regolarmente, corrisponde una roccia compatta di buona qualit, tipica dellarea di estrazione. Quando i Romani regolarizzarono le superci della cava abbandonata per costruire
il Capitolium, fecero forse crollare la volta della caverna articiale, mantenendo i resti del
pilastro per utilizzarlo come basamento per la statua di Venere. Pertanto lo sperone del
Calvario potrebbe essere denito a tutti gli effetti lultimo resto della collina del Golgotha.
Sullargomento vedere: Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 77-82.
23. Biddle M., La storia del Santo Sepolcro, in: Biddle M. - Avni G. - Seligman J. - Winter T., La chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, Milano 2000, 20.
24. Eusebius, De Vita Cost., XLI-XLIII, in: Baldi, Enchiridion, 86-88.
25. E che dire dello splendore delledicio stesso che Costantino, rappresentato dalla madre, avendo a disposizione tutte le risorse del suo impero, ha graticato doro, mosaici, marmo prezioso, tanto alla chiesa maggiore [il Martyrium], quanto allAnastasis, o alla Croce [il
Calvario] e agli altri luoghi santi di Gerusalemme?; Egeria, Diario, XXV, 9, 219-220.
26. quanto, tra le righe, sembra affermare Eusebio. Vedi ancora: Eusebius, De Vita Cost.,
XXXIV, in: Baldi, Enchiridion, 622.

246

O. GARBARINO

di avanzamento dei lavori per il Martyrium della Risurrezione. Il cantiere


gerosolimitano era iniziato da Occidente, con la sistemazione dellarea della Tomba26: isolata in un dado di roccia poligonale tramite lo sbancamento
del versante collinare. Nella parte orientale del Golgotha proseguivano gli
sgomberi delle macerie, quandecco che un nuovo ritrovamento, aveva obbligato i progettisti a modicare una seconda volta la composizione generale
del santuario. Mentre stavano saggiando la consistenza della roccia per stabilire le fondamenta della basilica orientale, gli operai avevano sfondato una
cisterna ricavata in un antro della vecchia cava. Dentro questo vano erano
stati rinvenuti alcuni frammenti del legno della Croce di Ges, accompagnati
- sembra - dallIscrizione di condanna descritta dai Vangeli27. Gli elementi
utili a denire la data dellInventio Crucis e, quindi, la cronologia delle fasi
cruciali del cantiere gerosolimitano, sono effettivamente pochi. Una tradizione, antica ma alquanto posteriore allevento, attribuisce lidenticazione
della reliquia ad Elena, madre di Costantino28, il cui ruolo da protagonista
per taciuto da Egeria29, da Cirillo30 e dallo stesso Eusebio. Questultimo, in
particolare, non riporta nemmeno la notizia della scoperta, anche se pare alludere al legno della Croce quando scrive a Costantino nominando il Segno
di Salvezza (tw'/ swthrivw/ shmeivw/), senza tuttavia fare alcun commento31.
In ogni caso il vescovo di Cesarea, pur conoscendo il programma di Elena in
27. Giovanni Crisostomo (344-407 d.C.) afferma che lo strumento della morte di Cristo
venne identicato come tale proprio in base alliscrizione che vi era appesa; Ioannes Chrysostomus (Omelia su Giovanni) 85,1, in: Migne J.P. (a cura di), Patrologiae cursus completus, Series Graeca, Parigi 1867, 59, 461. Al tempo di Egeria la reliquia dellIscrizione
veniva esposta ai fedeli insieme alla Vera Croce il giorno del Gioved Santo; Egeria, Diario,
XXXVII, 1, 244. Le testimonianze del IV-V secolo tacciono invece il fatto che la Croce di
Cristo sia stata trovata insieme alle croci dei due ladroni, come invece affermano spesso le
fonti successive, a partire dal secolo VI.
28. Il ritrovamento della Vera Croce e i conseguenti segni miracolosi, sono attribuiti ad
Elena a partire dallopera De obitu Theodosii oratio di Ambrogio da Milano, scritta tra il
395 e il 397 (vedi: Baldi, Enchiridion, 624). Sullargomento cfr. Frolow G., La reliquie de
la vraie croix. Recherches sur le dveloppement dun culte, Parigi 1961.
29. Egeria ribadisce la tradizione secondo la quale le reliquie erano state trovate durante il
cantiere di costruzione del Martyrium, laddove afferma che per la festa di consacrazione
della basilica (la festa delle Encenie, il 13 settembre) era stato scelto il giorno del ritrovamento della Croce (Egeria, Diario, XLVIII, 1, 271).
30. Nella lettera a Costanzo, Cirillo afferma che la Vera Croce venne trovata allepoca di
Costantino: Sed tempore quidem Dei amicissimi ac felicis recordationis patris tui, salutare
crucis lignum in Hierosolymis est repertum (Baldi, Enchiridion, 624).
31. Vedere: ibidem, 624. Sullargomento: Biddle, La storia del Santo Sepolcro, 35; e
in generale: Hunt E. D., Holy Land Pilgrimage in the Later Roman Empire AD 312-460,
Oxford 1984.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

247

Palestina, doveva ignorare una sua possibile tappa a Gerusalemme, altrimenti ne avrebbe senzaltro parlato nella sua biograa di Costantino32. dunque
possibile che il ritrovamento della reliquia sia avvenuto poco prima o tuttalpi allinizio del viaggio di Elena nelle Province Orientali. Se lImperatrice
si rese conto solo in un secondo tempo della necessit di una visita fuori
programma al cantiere gerosolimitano, fu probabilmente per constatare
lentit di una scoperta appena avvenuta e clamorosa. Ella forse non trov di
persona la Vera Croce, ma tuttavia plausibile che vada ascritta a suo merito
la decisione di conservare intatta la spelunca dellInventio e di modicare
ulteriormente il progetto del santuario.
Nel loro complesso i lavori dovettero procedere con regolarit e senza
interruzioni di rilievo. LItinerarium scritto dallanonimo pellegrino di
Bordeaux che visit Gerusalemme nel 333, parla dellAnastasis, costruita
sulla Tomba, come di un edicio nito, che in quel momento era ancora
lunica basilica accessibile ai visitatori entro larea del Golgotha. Peraltro
da questa testimonianza si deduce anche che lo sgombero delle macerie del
Capitolium dalla zona orientale doveva essere ormai ultimato, in quanto la
roccia del Calvario risultava gi isolata e identicata come tale33. quindi
possibile che anche la costruzione del Martyrium fosse ampiamente avviata. Stando alla tradizione, entrambe le chiese, lAnastasis e il Martyrium,
vennero solennemente consacrate il 13 settembre del 335, in concomitanza
con la festa dellEsaltazione della Croce34. Tale data, tuttavia, non coincise
con la chiusura denitiva del cantiere del Santo Sepolcro: le niture interne
degli edici proseguirono infatti per alcuni anni. senzaltro probabile, per
esempio, che lEdicola fosse ancora in fase di costruzione nel 347, quando
Cirillo, pronunciando le sue catechesi, descrive la Tomba come un antro di
roccia sul quale sono in corso lavori di abbellimento35.
32. Questo fatto sembrerebbe indicare la data dinizio del viaggio di Elena in Palestina come
plausibile termine ante quem della redazione del De vita Costantini.
33. a sinistra autem parte est monticulus Golgotha, ubi dominus crucixus est. Inde quasi
ad lapidem missum est cripta, ubi corpus eius positum fuit et tertia die resurrexit; ibidem
modo iusso Constantini imperatoris basilica facta est; Itinerarium Burdigalense, 1-2, in:
Baldi, Enchiridion, 623-624.
34. Alle Idi di settembre, ad Aelia si celebrava la festa di Giove Ottimo Massimo. dunque
probabile che alla data di consacrazione del Santuario della Risurrezione e dellInventio
Crucis sia stato dato anche un signicato prettamente esaugurale. Le fonti principali di
questo avvenimento sono: Eusebius, De Vita Cost., IV, XL-XLVI, in: Winkelmann F., Die
griechischen christlichen Schrifsteller der ersten (drei) Jahrhunderte, Berlino 1965, 135; ed
Egeria, Diario, XLVIII, 1, 271. Vedere anche: Biddle, La storia del Santo Sepolcro, 37.
35. Chiama fenditura della roccia quel riparo [ossia latrio] che una volta si trovava davanti
alla porta del Sepolcro del Salvatore, tagliato nella medesima roccia come si usa qui di fronte

248

O. GARBARINO

Fig. 3. Lo stato di fatto del complesso visto dall'Anonimo di Bordeaux nel 333.

Fig. 4. Il complesso ultimato nel 335.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

249

La cronologia di massima della fase costantiniana del Santo Sepolcro


potrebbe essere dunque sintetizzata nei seguenti termini:
a. 325 Incarico dellImperatore Costantino a Macario, vescovo di
Gerusalemme, per la costruzione di un Martyrium sul Golgotha, luogo
della Crocissione, e inizio della demolizione del Capitolium romano ivi
esistente Scoperta della Tomba di Cristo sotto il podio del tempio pagano e prima modica del progetto iniziale: il santuario viene ora denito
Martyrium della Risurrezione.
a. 326 Sbancamenti della roccia per isolare la Tomba, inizio della
costruzione dellAnastasis e prosecuzione degli sbancamenti nella zona
orientale dellarea cultuale romana.
a. 327 Scoperta dei frammenti della Vera Croce in una cisterna dellarea orientale e viaggio di Elena, madre di Costantino, nelle Provincie
Orientali.
a. 328 - Visita di Elena al cantiere gerosolimitano e seconda modica
del progetto del santuario.
a. 333 - Completamento dellAnastasis e avvio dei lavori al Martyrium.
a. 335 - Il 13 settembre vengono consacrate le due basiliche dellAnastasis e del Martyrium.

La maggior parte delle informazioni utili allo studio archeologico del


santuario costantiniano ci giunta senzaltro da Egeria, la quale, descrivendo con cura le liturgie ivi praticate verso la ne del secolo IV36, fornisce anche molti dati sulla distribuzione e il funzionamento dei vari spazi
architettonici. A Occidente, vicino ad alloggi conventuali37, ubicata la
chiesa della Risurrezione (Anastasis)38, costruita intorno alla Grotta della
alle tombe. Oggi per non pi visibile perch ne stata asportata la parte anteriore in vista
degli attuali abbellimenti; Cyrillus, Catech., V, 14,9, in: Alliata, Topograa, 90-91.
36. La datazione del manoscritto stata oggetto di diverse ipotesi che hanno proposto
cronologie comprese tra la ne del sec. IV e linizio del V. Tuttavia gli studi pi recenti
sembrano concordi nel restringere il lasso di tempo entro cui porre il pellegrinaggio, dalla
Pasqua del 381 alla Pasqua del 384; vedere: Egeria, Diario, 44-45.
37. Ogni giorno, prima del canto dei galli, si aprono tutte le porte dellAnastasis e vi
discendono tutti i monazontes (monaci) e le parthene (vergini), come li chiamano qui
(ibidem, XXIV, 1, 206-207). Usando il termine discendono in luogo di entrano, la
pellegrina sembra alludere al fatto che i locali conventuali sono ubicati entro i recinti del
Santo Sepolcro, ai piani alti di edici a pi livelli. senzaltro possibile che facessero parte
di questi alloggi anche i volumi del cosiddetto Patriarchio.
38. Ibidem, 95, 110-111, 113; XXIV-XXXVI 206-216, 218, 220, 222, 224-228, 231-234, 236239; XXXVII-XLI 248-253; XLIII-XLIV 255, 258-260; XLVI-XLVIII 263, 266, 268-271.
39. La Grotta dellAnastasis ben distinta dallAnastasis stessa, ovvero dalla basilica della
Risurrezione; vedere: ibidem, XXIV, 10, 213-214 e XXXIV, 238.

250

O. GARBARINO

Tomba39, davanti allentrata della quale posizionata larea presbiteriale40,


separata tramite cancelli dalla zona aperta ai fedeli41. Si tratta di una vera e
propria basilica, nella quale si svolge la maggior parte dellUfcio Liturgico
quotidiano e dove viene celebrata, in determinate occasioni, la Messa dei
Fedeli, preclusa ai catecumeni42. Ledicio chiuso da varie porte43 che lo
separano dallatrio interno porticato44. Sul lato orientale di questo ampio
cortile, in adiacenza alla grande basilica del Golgotha, sorge la Roccia del
Calvario, che Egeria chiama alla Croce essendovi insso il simbolo della
Passione45. Il Luogo Santo, presso il quale si svolge quotidianamente una
parte della liturgia46, attrezzato come una basilica discoperta47, con spazi
presbiteriali protetti da cancelli48. Due scale, una posizionata sul lato Nord e
unaltra sul lato Sud, permettono al clero e ai fedeli di salire no alla cima
dello sperone, ad unaltezza di circa m. 4,5 dal piano del sagrato49. Sul
40. Ibidem, XXIV, 5, 210.
41. Ibidem. XXIV, 2-5, 208-210; XXIV, 10, pag 214; XXV, 3, 216. Dal testo di Egeria si

deduce chiaramente che i cancelli del presbiterio erano ai lati dellentrata della Tomba:
paralleli alla facciata dellAnastasis. Peraltro, ci non esclude lipotesi che esistesse anche
una seconda serie di cancelli posti tra il deambulatorio e la parte centrale della basilica.
42. Ibidem, XXVII, 9, 228.
43. Ibidem, XXIV, 8, 212-213.
44. Latrio era a cielo aperto e a sua volta chiuso da porte; ibidem, XXIV, 8, 213 e XXXVII,
4, 246.
45. Ibidem, 94-95,104, 107; XXIV, 7, 211; XXIV, 14, 214; XXV, 9 e 11, 220; XXVII, 2,3,6,
pp.224-227; XXXI, 4, 236; XXXVI, 4-5, e XXXVII, 1, 4-5, 242-246; XXXVII, 8, 248;
XXXIX, 1-2 e XL, 2, 251-252; XLIII, 8, 258.
46. In particolare la recita di preghiere e inni dellUfcio quotidiano e festivo, e la lettura
della Parola; ibidem, XXVII, 2, 224; XXXVII, 4-8, 246-248; XXXIX, 2, XL, 1-2, 251-252;
XLIII, 8, 258.
47. In un passaggio del suo diario, cos Egeria parla del cortile porticato: Il settimo giorno, poi,
cio la Domenica, prima del canto dei galli, tutta la moltitudine che pu stare in quel luogo si
raccoglie, come per Pasqua, nella basilica che si trova vicino allAnastasis, ma allesterno, dove
stanno appese davanti delle lampade; ibidem, XXIV, 8, 212-213. Sulla denizione di basilica
discoperta, i suoi esempi nellarchitettura tardoantica e la relativa bibliograa, vedere: Perogalli
C., LArchitettura dellAltomedioevo Occidentale, Milano, 1974, 20-23.
48. In determinate occasioni, come per esempio il Venerd Santo, davanti alla Croce si poneva
il seggio vescovile (Egeria, Diario, XXXVII, 5, 246). In un passo dove Egeria descrive i vari
momenti della celebrazione dellUfcio quotidiano, ella dice che il vescovo recita insieme ai
fedeli un salmo e una preghiera davanti alla Croce e quando esce (evidentemente da dei cancelli
dellarea presbiteriale), tutti si avvicinano alla sua mano (ibidem, XXIV, 11, 214). I cancelli
del Calvario sono poi nominati nel Breviarius de Hierosolyma (a. 530): Et inde intrans in
Golgotha In circuitu in ipso monte sunt cancellae argenteae (Baldi, Enchiridion, 636).
49. Nella Vita di Pietro Iberico (a. 430) si legge che il protagonista e Giovanni lEunuco
salirono al posto del Santo Golgotha per la parte di Nord (Bagatti - Testa, Il Golgota, 47),

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

251

Golgotha, dietro alla Croce, c la chiesa Maggiore costruita da Costantino o Martyrium50, che sede della liturgia ordinaria della Domenica51
e delle celebrazioni annuali solenni, compresa la Veglia di Pasqua52. Sul
lato occidentale della vasta aula, dietro allaltare circondato da un giro di
dodici colonne che sostengono un ciborio rotondo53, c labside, entro il
quale viene posta la cattedra del vescovo54 e a Oriente si aprono tre grandi
porte sul mercato55, ossia sul cardo maximo della citt romana. Parte
dellUfcio quotidiano viene celebrato in una terza basilica alquanto ampia, dato che dispone di una capienza sufciente per ospitare il vescovo
con il clero e tutto il popolo56. Tale ambiente, che la pellegrina iberica
chiama dietro alla Croce57, risulta contenuto allinterno del volume del

cio usarono la scala settentrionale, lasciando intendere che doveva essercene una seconda
sul lato opposto. Una simile impressione lasciano anche le parole dellAnonimo Piacentino:
ab una parte ascenditur per gradus, unde Dominus noster ascendit ad crucigendum
(Anonimus Placentinus, Antonini Placentini itinerarium, v. 3, in: Baldi, Enchiridion, 638).
Dalle fonti non chiaro se le due rampe servissero per regolarizzare e rendere continuo
il usso dei pellegrini, oppure fossero riservate luna al clero e laltra ai laici. In generale
vedere: Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 78.
50. Egeria, Diario, 96; XXV, 1, 3, 6, 215-217; XXV, 8-11, 219-220; XXVII, 3, 224-225;
XXX, 1-3, 233-234; XXXII, 1-2, XXXIV, XXXV, 1-2, 236-239; XXXVII, 8, XXXVIII, 1-2,
XXXIX, 2, 248-251; XLI, 253; XLIII, 2, 6-7, 255-256, 258; XLV, 2, 261; XLVI, 1, 5, 264,
267; XLVIII, 1, 271; XLIX, 3, 273.
51. Ibidem, XXV, 1, 215; XLI, 253.
52. Infatti la solenne Veglia della Risurrezione non avviene nel santuario dellAnastasis,
ma nel Martyrium che era la cattedrale e che, inoltre, disponeva della capienza maggiore
(ibidem, XXXVIII, 1-2, 249-250).
53. Hmisfaivrion h\n ejp a[krou tou' basileivou oi[kou tetagmevnon (...lemisfero collocato
sulla parte pi alta della basilica, al quale fanno corona dodici colonne); Eusebius, De
Vita Cost., XXXVIII, in: Baldi, Enchiridion, 623. Il ciborio sormontava un altare doro e
dargento sostenuto da nove colonne: Est ibi desuper [al luogo dove sono state trovate le
tre Croci] altare de argento et auro puro et novem columnae, quae sustinent illud altare
(Anonimus Placentinus, Antonini Placentini itinerarium, v. 1, in: Baldi, Enchiridion, 636).
54. Egeria, Diario, XLVI, 5, 267. Labside del Martyrium era a Occidente, come in tutte
le altre basiliche costruite da Costantino a Roma e in Palestina. Peraltro la consuetudine di
direzionare la liturgia, e quindi gli altari e gli absidi delle chiese, verso Oriente, compare gi
verso la ne del secolo III nella Didascalia: Segregetur presbyteris locus in parte domus
ad orientem versa nam Orientem versus oportet vos orare. Tuttavia tale disposizione
divenne norma generale solo a partire dal V secolo. Vedere in proposito: Righetti M., Storia
Liturgica, I, Milano 1964, 432.
55. Egeria, Diario, XLIII, 7, 258.
56. Ibidem, XXIV, 7, 212.
57. Ibidem, pag, 95; XXIV, 7, 212; XXV, 1, 215; XXXV, 2, 239; XXXVII, 1-3, 243-246.

252

O. GARBARINO

Fig. 5a. Gerusalemme, anno 33 d.C.

Fig. 5b. Gerusalemme, anno 1150 d.C.

Fig. 6. Restituzione delle misure fornite da Teodosio e dall'Anonimo piacentino.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

253

Martyrium,58 pur essendo da esso ben distinto59. Il Gioved Santo vi si celebra la Messa solenne60 e il giorno successivo, il Venerd Santo, davanti
al vescovo assiso in cattedra, vi viene esposta la Vera Croce e lInsegna:
tutti i fedeli slano davanti alle reliquie, entrando da una porta e uscendo
da unaltra61. Dal contesto intuibile che non si tratta del sacrario delle reliquie stesse, ubicato da altre fonti nel vestibolo orientale del Martyrium62,
ma di una cappella dedicata al culto della Croce63, cio del Luogo Santo che
le fonti successive chiamano Golgotha, ubi Crux Domini inventa est. Il
Breviarius de Hierosolyma (530 d.C.) indica questo ambiente presso labside occidentale del Martyrium costantiniano64, mentre Theodosius (530
d.C.), riportando la distanza che lo separa dal Calvario, lo fa coincidere con
lantica cisterna dellInventio65. A questultima testimonianza fa eco il testo
dellAnonimo Piacentino (570 d.C.) che, con le sue misure, indica invece
il centro dellattuale chiesa semisotterranea di SantElena66. Tutto ci pare
58. La cappella in questione era ubicata sul Golgotha, dietro alla Croce (ibidem, XXXVII,
1, 243-244), come il Martyrium (ibidem, XXV, 1, 215), nel quale doveva essere necessariamente inglobata perch, secondo Egeria, le chiese (ovvero gli edici) che costituivano
il santuario gerosolimitano erano solo due: lAnastasis e, appunto, il Martyrium (ibidem,
XLVIII, 1, 271).
59 Quando si fatto il congedo al Martyrium, si va dietro alla Croce; ibidem, XXXV,
2, 239.
60. Ibidem, XXXV, 2, 239.
61. Ibidem, XXXVII, 1-3, 243-246.
62. Si tratta di fonti del secolo VI: In medio civitatis est basilica Constantini. In introitu
basilicae ipsius ad sinistram partem est cubiculus, ubi crux Domini posita est (Breviarius
de Hierosolyma, vv. 1, in: Baldi, Enchiridion, 635); Procedente sancta cruce adorante de
cubiculo suo et veniens in atrio (Anonimus Placentinus, Antonini Placentini itinerarium,
v. 6, in: Baldi, Enchiridion, 639). Tuttavia Eusebio nomina le esedre poste ad ambo i lati
dellatrio (ejxevdrai d h\san ejntauqoi' par eJkavtera, Eusebius, De Vita Cost., XXXIX, in:
Baldi, Enchiridion, 623) le quali, evidentemente, erano gi previste nel progetto iniziale.
63. Sullargomento vedere lanalisi in: Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 86.
64. Et inde intras in ecclesiam sancti Constantini. Magna ab occidente est absida, ubi inventae sunt tres cruces (Breviarius de Hierosolyma, vv. 1, in: Baldi, Enchiridion, 635-636).
65. De sepulcro Domni usque Calvariae locum sunt passus numero XV; sub uno tecto est.
De Calvariae locum usque in Golgotha passus numero XV, ubi crux Domini inventa fuit
(Theodosius, De situ Terrae Sanctae, vv. 2, in: Baldi, Enchiridion, 637). Per la ricostruzione
graca delle misure sullimpianto archeologico del complesso, vedere: Garbarino, Il Santo
Sepolcro (tesi), 66, 83-88.
66. A monumento (cio il Santo Sepolcro) usque Golgotha (cio la roccia del Calvario)
sunt gressi LXXX De Golgotha usque ubi inventa est crux sunt gressos quinquaginta
(Anonimus Placentinus, Antonini Placentini itinerarium, vv. 3 e 5, in: Baldi, Enchiridion,
638-639). Per la ricostruzione graca delle misure, vedere ancora: Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 66, 83-88.

254

O. GARBARINO

dimostrare che gi in epoca costantiniana doveva esistere una vasta cripta


ricavata sotto la zona presbiteriale del Martyrium e collegata con la spelunca
dellInventio Crucis67, con la quale formava un solo, articolato, spazio liturgico. Questi vani costituivano il vero e proprio Luogo Santo del Golgotha
e, nel contempo, una sorta di basilica minor con funzione di santuario,
distinta dalla soprastante basilica maior che, invece, aveva funzione di
cattedrale e vi si esercitava la cura animarum. Arculfo chiarisce in un certo
qual modo tale dicotomia68 dicendo che la basilica magno cultu a rege
Costantino constructa, quae et Martyrium appellatur, stata edicata sul
luogo ubi crux Domini, cum aliis latronum binis crucibus, inventa est69.
Nel disegno schematico allegato al testo70 che rappresenta i Luoghi Santi del
complesso cultuale, egli non riporta la pianta del Martyrium, ma della cripta
della Croce, indicando, tra le altre cose, le due porte dingresso nominate
da Egeria nella descrizione del cerimoniale dellOstensione.
Nel De vita Costantini, Eusebio fornisce anche una notizia molto importante relativa allo schema distributivo del Santo Sepolcro. Egli afferma
infatti che i portici esterni erano a due piani e le basiliche erano dotate di
matronei71. In altre parole, si trattava di un santuario formato da pi edici e
da cortili, che risultava totalmente organizzato su due livelli, cio provvisto
di un sistema di gallerie esterne collegate ad un sistema di gallerie interne
complanari. Come si gi visto, Eusebio descrive unarchitettura probabilmente non ancora costruita. Tuttavia, nel caso specico, queste particolari
strutture vennero effettivamente realizzate. Lo confermano numerosi indizi
contenuti nelle fonti posteriori e, in particolare, in una Descrizione armena
dei Luoghi Santi del secolo VII, che riporta il numero totale dei sostegni
67. Secondo Franco Cardini, il nome Martyrium esteso allintera basilica, era tuttavia

proprio del santuario sotterraneo (Cardini, La devozione al Santo Sepolcro, 26).


68. Una tale sovrapposizione di spazi, di destinazioni e di signicati ha spesso reso difcile
distinguere nelle fonti quale, tra la basilica superiore e la cripta, gli autori intendessero
indicare parlando della chiesa del Golgotha o della basilica di Costantino dove furono
trovate le Croci. Theodosius, ad esempio, riferendosi esclusivamente ai Luoghi Santi, non
nomina la basilica Maggiore, ma solo la cripta della Croce. Pur parlando dello stesso argomento, invece molto meno chiaro Willibaldus (723-726 d.C.): Et inde venit ad Ierusalem
in illum locum ubi inventa fuit sancta crux Domini. Ibi est nunc ecclesia in illo loco, qui
dicitur Calvariae locus (Willibaldus, Itinerarium Sancti Willibaldi, in: Baldi, Enchiridion,
646).
69. Adamnanus, De lociis sanctis, v. 5, in: Baldi, Enchiridion, 645.
70. Vedere: Baldi, Enchiridion, 643. Per lo studio sulle due versioni del disegno riprodotto
sui codici di Parigi e di Vienna, vedere: Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 103, 106-107.
71. Eusebius, De Vita Cost., XXXVII, in: Baldi, Enchiridion, 623. Vedi sopra, alla nota
n 5.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

255

dellAnastasis, del Martyrium e del cortile porticato, sottolineando che si


tratta di un livello superiore e di uno inferiore72.
Nessuna fonte dice per quale motivo venne adottato un sistema cos
complesso. Egeria, in un suo passo, sembra accennare ad una rigida separazione vigente tra i fedeli dei due sessi73. Tale regola potrebbe spiegare i due
livelli, riservati uno agli uomini e uno alle donne secondo la consuetudine
vigente nelle sinagoghe, estesi a tutto il santuario, vista la continua necessit
di spostamenti che aveva il popolo per partecipare alle cerimonie itineranti
tra un Luogo Santo e un altro74. In ogni modo, un rapporto con la particolare
liturgia praticata a Gerusalemme doveva esserci, perch, sotto questo punto
di vista, il complesso del Santo Sepolcro rimasto un caso unico nellintero
panorama dellarchitettura religiosa, paleocristiana e medievale.
Alcune fonti iconograche ci forniscono anche qualche caratteristica
dellalzato del santuario: se non proprio relativa allepoca Costantiniana,
perlomeno anteriore al secolo VII. Nel celebre mosaico di Madaba, ascrivibile allepoca di Giustiniano (aa. 527-565)75, si distingue il tetto a due
falde del Martyrium e la cupola dorata di forma emisferica che lAnastasis
mantenne no all820, quando venne ricostruita a tronco di cono76. Da fonti
posteriori deducibile che entrambe le coperture erano in legno77, cio del
materiale pi usato negli edici paleocristiani e altomedievali del Medio
72. Baldi, Enchiridion, 646. In realt il testo nomina solo lAnastasis e il Martyrium. Tuttavia, mentre per la prima chiesa fornisce il numero di 12 sostegni sopra e 12 sotto (che
esatto, se si escludono le tre coppie di pilastri), per la seconda il numero di 65 sostegni
su ciascun livello senzaltro ricavato dal numero dei pilastri della basilica sommati alle
colonne del cortile porticato interno.
73. Egeria, Diario, XLV, 2, 261.
74. Sulla liturgia itinerante del Santo Sepolcro durante il secolo IV, vedere: ibidem, 101103.
75. Sul mosaico di Madaba, vedere: Piccirillo M., Chiese e mosaici di Madaba, Gerusalemme 1989; Ortolani G., Cartograa e architettura nella Carta di Madaba, in: Palladio,
XIV, 1994; cfr. Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 23.
76. La cupola venne ricostruita a tronco di cono dal patriarca Tommaso che mor nell820.
probabile che la forma emisferica fosse stata abbandonata per la prima volta, perch la
nuova copertura risult pi alta della vecchia e ci venne stigmatizzato dai Musulmani che
inissero alla Chiesa di Gerusalemme una forte ammenda. Vedere: Bagatti B., Alle origini
della Chiesa, II, Citt del Vaticano 1982, 80-81; Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 133.
La cupola emisferica dellAnastasis compare anche come una sorta di baldacchino sopra
lEdicola, in una miniatura lateranense databile in un intorno temporale compreso tra il VI
e il IX secolo; Bagatti, Alle origini, 30, 149.
77. I resti archeologici relativi alla fase del secolo IV sembrano appartenere a muri costruiti
per ricevere solo carichi verticali, ovvero per sostenere solai e coperture in legno. Il dato
confermato anche dalle descrizioni del complesso che Daniele Abate fece prima dellinizio

256

O. GARBARINO

Oriente. lAnastasis aveva gi la conformazione di un mausoleo circolare78


con deambulatorio a due livelli, e il Martyrium, a somiglianza di molte
basiliche siriache, era privo di nestre sulla navata centrale. Da Prospero
dAquitania e da Teofane, sappiamo peraltro che il progetto della Basilica
della Risurrezione venne redatto proprio da un architetto siriano, Zenobio,
coadiuvato (probabilmente in qualit di consulente liturgico) dal presbitero Eustazio di Costantinopoli79. Eusebio riferisce inoltre, che lesecuzione
materiale venne afdata a Draciliano, governatore della Siria e Palestina,
il quale provvide ad inviare i tecnici e gli operai necessari80 che, dunque,
erano anchessi siriani.
1.2 - Il primo evento storico noto, segnalabile come possibile causa di
sensibili cambiamenti nellarchitettura del complesso costantiniano, fu la
cruenta invasione dei Persiani dellanno 614. Le orde di re Cosroe II saccheggiarono Gerusalemme per tre giorni consecutivi. Antioco lo Stratega narra
che le chiese vennero profanate e incendiate, i sacerdoti e i diaconi trucidati
come animali e le molte persone che avevano cercato scampo nellAnastasis,
scovate e bruciate vive81. dunque evidente che le basiliche del Santo Sepolcro vennero date alle amme. Il crollo delle coperture e dei solai di legno
delle gallerie provoc sicuramente danni seri alla struttura muraria, ma forse
non tali da rendere necessaria la ricostruzione totale adombrata alcuni secoli
dopo (933-940 d.C.) da Eutichio di Alessandria nei suoi Annales82. Peraltro i

del cantiere crociato (1106-1107 d.C.). Parlando dellAnastasis egli afferma che: la cupola
della chiesa non chiusa da una volta in pietra, ma costituita da un sistema di carpenteria
formata da travi in legno; inoltre descrive nel seguente modo larea con i resti ancora
visibili del Martyrium: in quel luogo era stata costruita una grande chiesa col tetto in carpenteria (Daniel Abbas, Vie et plerinage, vv. 1, 11, in: Baldi, Enchiridion, 656, 659).
78. Alcuni elementi ricavabili dallanalisi archeologica lasciano spazio allipotesi che la
forma circolare della parte centrale dellAnastasis, sia stata il frutto di un rimaneggiamento
attuato in una fase successiva (anche se forse non troppo lontana) a quella costantiniana;
vedere: Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 96-98.
79. Krautheimer, Architettura paleocristiana, 60, 65 e 72.
80. Eusebius, De Vita Cost., XXXI, in: Baldi, Enchiridion, 621.
81. Alliata, Topograa, 93.
82. Diruit etiam ecclesias Constantini, Cranii et Sepulcri; in Cranium et Sepulcrum injecto
igne Persae autem postquam incendissent, vastassent et occidissent, reversi Zachariam
patriarcham Hierosolymitanum una cum aliis multis captivum abduxerunt. Lignum etiam
crucis quod loco illo reliquerat Helena imperatrix, abstulerunt, quod et una cum captivis
deportatum est in Persiam. Eutiche afferma che Modesto magna opum vi collecta Jerosolyma reversus, ecclesias Ressurectionis, Sepulcri, Cranii et Sancti Constantini extruxit
(Eutyches, Annales, III, IV, in: Baldi, Enchiridion, 639).

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

257

cantieri imperiali di Costantino erano ormai patrimonio del mito: Bisanzio,


dissanguata dalle troppe guerre, nelloccasione non pot offrire alcun aiuto.
I restauratori dovettero operare con mezzi scarsi e in circostanze politiche
incerte. Dei lavori venne incaricato labate di San Teodoro, Modesto, il
quale si rec a Ramla, a Tiberiade, a Tiro e a Damasco per chiedere ai
cristiani di dargli delle offerte onde aiutarlo a ricostruire le chiese di Gerusalemme che erano state distrutte dai Persiani. Con la somma raccolta
egli riusc ad attuare gli interventi necessari e nel 625 fu in grado di
scrivere che tutte le chiese gerosolimitane erano state restaurate83. Ma
cosa intendeva per restaurate? In soli undici anni e con risorse ricavate da collette84, senzaltro verosimile che Modesto abbia provveduto a
semplici riparazioni per riaprire al culto gli edici religiosi pi importanti
piuttosto che a vere e proprie ristrutturazioni o, meglio ancora, a ricostruzioni radicali degli stessi. Certo nelle fonti scritte mancano elementi sufcienti per suffragare qualsiasi ipotesi. Si pu per notare come il patriarca
Sofronio, nei suoi Carmina scritti circa tredici anni dopo (aa. 634-638)
la presunta data di chiusura dei restauri dichiarata da Modesto, denisca
ancora lAnastasis basilica da poco ridecorata (Nearo;n d e[peita kavllo" basilikhvn)85. Sofronio mor nel 638, poco dopo aver assistito ad un
altro importante avvenimento destinato a cambiare radicalmente la storia
dei cristiani in Medio Oriente: loccupazione araba della Palestina. In tale
occasione il califfo Omar, preso possesso pacicamente di Gerusalemme,
riut di pregare sia nellAnastasis, sia nel Martyrium, ma stese il suo
tappeto nel portico dellatrio orientale. Come conseguenza di questo gesto
del condottiero il nartece venne destinato al culto individuale e solitario dei
musulmani e ai cristiani venne quindi proibito luso dellingresso principale
del santuario86.
83. Biddle, La storia del Santo Sepolcro, 40.
84. Si tenga presente che il ricco cantiere patrocinato dalla casa imperiale dur, senza interruzioni, pi di dieci anni: dal 325 ad oltre il 335.
85. Sophronius Patr. Hierosol., Anacreontia Carmina, in: Baldi, Enchiridion, 641-642.
86. Nel muro accanto allattuale Ospizio russo-ortodosso, si conserva un frammento
di iscrizione in caratteri arabi cuci risalente al secolo X, che riporta le disposizioni di
Omar a riguardo dellatrio orientale del Santo Sepolcro: In nome di Dio Misericordioso
e Compassionevole. Per esaltare la Sua Maest. Si ordina che questo masjid (cortile) sia
salvaguardato e che a nessuno di quanti stanno sotto la nostra protezione sia permesso di
entrarvi, n a pagamento n per qualunque altra ragione. Sullargomento vedere: Biddle, La storia del Santo Sepolcro, 41-42. La fonte dellepisodio anchessa tarda (1099
d.C.), seppure in generale abbastanza attendibile: Eutyches, Annales, III-IV, 17, in: Baldi,
Enchiridion, 642, nota n 1.

258

O. GARBARINO

La prima fonte in grado di darci un quadro esaustivo della situazione


successiva a questi due avvenimenti87 il gi pi volte citato resoconto
che il vescovo gallico Arculfo dett ad Adamnano, abate di Iona (Scozia),
intorno allanno 67088. Questo testo, ricco di informazioni e corredato da un
disegno schematico del complesso, conferma che la distribuzione generale
del Santo Sepolcro era sensibilmente mutata rispetto a quella costantiniana. Latrio orientale non vi viene pi nominato. Come ingresso principale
vengono invece indicate le quattro porte distribuite sul lato meridionale del
transetto dellAnastasis e del cortile porticato.
Questultimo, dunque, non ha pi funzione di basilica discoperta,
ma di un vero e proprio atrio interno (plateola in qua die et nocte semper
lampades ardent) al servizio di tutte le basiliche del santuario. Prima ancora delloccupazione araba e della conseguente chiusura dellatrio orientale, contro il lato Sud del complesso (nellarea dellattuale sagrato) era
stata edicata una grande chiesa dedicata alla Madonna89. La nuova aula,
inglobando le suddette porte dingresso, ora funge suo malgrado da ulteriore atrio e complica non poco la linearit dei percorsi. Anche la zona del
Calvario risulta molto rimaneggiata: la Sacra Roccia inglobata entro una
chiesa che Arculfo denisce veramente molto grande (Pergrandis ecclesia), paragonabile, per dimensione, a quella di Santa Maria. Ledicio doveva essere stato costruito dopo il 638, in quanto Sofronio parla del Luogo
del Cranio (Kranivou tovpon) ubicato in un cortile porticato su tre lati
(trivstoon)90, cio ancora allaria aperta come quando era stato descritto da
Egeria alla ne del secolo IV. Si tratta di una basilica ad almeno due livelli.
Arculfo parla di una prima cappella costruita in illo loco qui hebraice
Golgotha vocitatur, nel quale, sormontata da una grande ruota alla quale
stanno appese molte lampade, si alza una croce dargento, piantata in loco
ubi quondam lignea crux, in qua passus est humani generis Salvator, inxa
stetit, ossia sulla cima dello sperone di roccia. Descrive poi un secondo

87. In realt, come si vedr pi avanti, la citata Descrizione armena del sec. VII senzaltro
precedente al testo di Adamnano. Tuttavia, essendo riferita alla situazione anteriore al 638,
non contempla ancora i radicali cambiamenti susseguiti alloccupazione araba, registrati
invece dal resoconto di Arculfo.
88. Adamnanus, De lociis sanctis, vv. 1-8, in: Baldi, Enchiridion, 642-645. Arculfo visit
la Terrasanta trentanni dopo la conquista di Gerusalemme da parte di Omar, cio intorno
al 668, e vi risiedette nove mesi.
89. Sulla funzione di questo edicio e sulla sua probabile datazione si ritorner pi avanti,
ai punti 1.3, 3.2 e 3.3.
90. Sophronius Patr. Hierosol., Anacreontia Carmina, in: Baldi, Enchiridion, 640.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

259

Fig. 7. Pianta di Arculfo contenuta nel codice parigino (in alto) e restituzione
archeologica del complesso rappresentato dal vescovo gallico.

260

O. GARBARINO

ambiente cultuale che si trova in eadem ecclesia, dove vi una grotta


(spelunca), scavata nella roccia sotto il Luogo della Croce del Signore.
Questa cappella inferiore (detta in seguito cripta di Adamo) funge da
chiesa cimiteriale e si trova al piano terreno del santuario. Arculfo ricorda
che, durante la celebrazione delle esequie, i feretri sono deposti davanti allentrata, sulla platea, cio sul lastricato del cortile interno. Il Martyrium
risulta invertito nellorientamento liturgico: a Occidente, dove prima cera
labside, ora c il vestibolo dingresso, tramite il quale si accede anche
alle due porte del Locus ubi Crux Domini, cum aliis latronum binis crucibus, reperta est, cio la Cripta della Croce. Alle estremit Nord e Sud
di questo lungo e spazioso corridoio, sono stati predisposti due sacrari: il
Locus in quo Abraham patriarcha altare conposuit, e lexedra (cappella)
in qua est Calix Domini. Un terzo sacrario ubicato sulla parete esterna
del vestibolo, sotto lantistante porticato (in porticu illius Constantini basilicae) e contiene, incastonata in una croce di legno, la Lancea [militis]
cuius hastile in duas intercisum est. Il Calice e la Lancia, come anche la
Spugna, facevano parte di una serie di testimonianze della Passione esposte
nel santuario gerosolimitano, probabilmente solo a partire dal secolo VI91.
Il Breviarius de Hierosolyma (530 d.C.) e lAnonimo Piacentino (570 d.C.)
le collocano ancora nel Martyrium: allinterno del vestibolo orientale, insieme ai resti della Vera Croce, e nella navata centrale92. Dalla Descrizione
armena e da un passaggio del Carme di Sofronio (634-638 d.C.), si ricava
che, dopo il saccheggio persiano, gli oggetti sacri vennero spostati nella
galleria superiore dellAnastasis93. La sistemazione di tali reliquie descritta
da Arculfo non pare essere stata dettata da misure precauzionali, ma dalla
volont di valorizzarle e renderle pi in vista e facilmente visitabili. Tutto
91. Vengono infatti taciute in Eusebio, Egeria, Gerolamo ed Eucherio.
92. Et est in media basilica (il Martyrium) Lancea, unde percussus fuit Dominus Iesus

Christus; Deinde ad sacrarium de basilica sancti Constantini, ubi est cubiculum, ubi est
Calamus et illa Spongia et ille Calix, quem benedix Dominus et dedit discipulis suis bibere (Breviarius de Hierosolyma, vv. 2 e 5, in: Baldi, Enchiridion, 636 e 637). Nam et ibi
(cio nel cubiculum ubi lignum Crucis reconditus est) est illa Spongia et Canna...et Calix
onychinus quem benedix in cena (Anonimus Placentinus, Antonini Placentini itinerarium,
v. 7, in: Baldi, Enchiridion, 639).
93. There in the upper division (in the chamber) are the Lance, Sponge, and Cup of Christ,
wrought in gold ; Armenian description of Holy Places saec. VII, in: Baldi, Enchiridion,
646. Questo particolare permette di collocare cronologicamente il brano della description tra
linvasione persiana e quella araba, ossia tra il 614 e il 638. Uperwvi>on qeou'mai kavlamon,
spovggon te, lovgchn ( per volgere lo sguardo alla Canna, posta in alto, e alla Spugna
e alla Lancia); Sophronius Patr. Hierosol., Anacreontia Carmina, in: Baldi, Enchiridion,
641.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

261

ci conferma ulteriormente che, dopo loccupazione araba, il santuario


gerosolimitano venne trasformato secondo un vero e proprio progetto di
ristrutturazione globale, sia dal punto di vista architettonico-distributivo,
sia da quello liturgico. Il nuovo direzionamento delle basiliche, attrezzate
per avere i presbiteri ofcianti rivolti ad Oriente, si pu facilmente intuire
dalla posizione sul lato orientale degli ingressi che il vescovo gallico ha
indicato nel Martyrium e nelle chiese di Santa Maria e del Calvario. Anche
nellAnastasis, che peraltro risulta ledicio rimasto maggiormente invariato rispetto alla fase pre-araba, appare qualche nuova struttura. Arculfo parla
infatti di due altari ricavati dalla pietra di chiusura della Tomba. Uno, gi
ricordato dallAnonimo Piacentino94, posto innanzi allingresso dellEdicola, e uno pi grande addossato al muro orientale95, dove in origine doveva
invece aprirsi una delle porte dingresso al santuario. Il centro della parete
risulta infatti cieco e afancato sui due lati da otto porte: quattro disposte
a Nord-Est e quattro a Sud-Est. Da notare che egli non nomina unexedra
che contenga il suddetto altare maggiore, n la indica sul disegno, lasciando dunque ad intendere che in quel momento la facciata dellAnastasis era
ancora priva di abside. Si discusso sulla mira rotunditate ex omni parte con la quale Arculfo descrive e disegna la forma della basilica, poich
apparentemente in contrasto con i resti archeologici della facciata e del
transetto rettilinei, attribuiti da Corbo al secolo IV96. Il vescovo gallico
considera ledicio formato da tre cortine murarie concentriche, separate
tra loro da corridoi: conlocata a fundamentis in tribus consurgens parietibus inter unumquemque parietem et alterum latum habens spatium viae.
Il muro perimetrale della basilica, ben identicabile perch a Nord, Ovest
e Sud, vi sono indicate le tre absidi97, non considerato quello esterno come ci si potrebbe aspettare - ma quello intermedio, cio compreso tra
94. Ante Monumentum altaris est positus (Anonimus Placentinus, Antonini Placentini
itinerarium, 2, in: Baldi, Enchiridion, 638).
95. Maior vero illius lapidis pars aeque circumdolata in orientali eiusdem ecclesia loco
quadrangulum aliud altare sub linteaminibus stabilitum extat (Adamnanus, De lociis
sanctis, 2, in: Baldi, Enchiridion, pag 644). Questo altare era stato probabilmente ricavato
dalla porzione della pietra di chiusura che allepoca dellAnonimo Piacentino era esposta
vicino allingresso della Tomba (Lapis, unde clausus Monumento, ante os Monumenti est;
Anonimus Placentinus Antonini Placentini itinerarium, 2, in: Baldi, Enchiridion, 638).
96. Corbo, Il Santo Sepolcro, I, 51-68 e II, tavv. 13,14,17.
97. Tria quoque altaria in tribus locis parietis medii articia fabricatis: hanc rotundam
et summam ecclesiam supra memorata habentem altaria, unum ad meridiem respiciens,
alterum ad aquilonem, tertium ad occasum versus (Adamnanus, De lociis sanctis, 1, in:
Baldi, Enchiridion, pag 642).

262

O. GARBARINO

il muro dellEdicola e la cinta esterna. Ci dimostra che Arculfo consider


parte integrante dellAnastasis anche il percorso esterno che girava intorno
alla medesima passando dallatrio della chiesa di Santa Maria al cortile del
Patriarchio98. Tanto la distribuzione interna della basilica, quanto laffaccio inclinato a Nord-Est e Sud-Est degli ingressi, sembrano dimostrare
che lo spazio del transetto allepoca di Arculfo non aveva pi loriginaria
forma rettilinea che chiude lemiciclo di una grande abside, ma era gi
stato parzialmente rimaneggiato e integrato a corridoi concentrici99; adeguato, cio, alla disposizione dei percorsi che incanalavano il movimento
in circolo delle liturgie e dei pellegrini intorno al Sepolcro e al nucleo
centrale dellAnastasis. Nellampio volume cilindrico contenente lEdicola, lammirazione del prelato gallico catturata in particolare dalle dodici
grandissime colonne che reggono la chiesa (hanc rotundam et summam
ecclesiam duodecim mirae magnitudinis lapideae sustentant columnae),
da esso descritte come se fossero le uniche strutture di quel genere allinterno delledicio. Se tale impressione corrispondesse al vero, i sostegni della
rotonda nel secolo VII sarebbero stati sostanzialmente simili agli attuali: un
anello inferiore formato da dodici colonne divise a gruppi da tre coppie di
pilastri, e un anello superiore formato da soli pilastri100.
98. Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 112.
99. probabile che si trattasse solo di una ristrutturazione dello spazio interno del transetto;
in particolare di quello al livello inferiore. Ci non esclude che il volume esterno del transetto continuasse ad essere racchiuso nelle strutture architettoniche di epoca costantiniana e
che quindi, laspetto complessivo dellAnastasis fosse ancora quello dei secoli precedenti;
anche perch la forma a parallelepipedo del transetto era pressoch obbligata per raccordare
i porticati del cortile quadrangolare interno con il volume cilindrico della basilica.
100. Larcheologia ha infatti accertato con un certo margine di sicurezza lappartenenza
alla fase costantiniana della coppia di pilastri sul lato Nord, le cui fondazioni invadono un
sotterraneo adrianeo per le acque di scolo (Corbo, Il Santo Sepolcro, I, 68-69 e II, tavv.
18 e 20). Questa porzione di struttura dimostrerebbe che loriginaria larghezza degli archi
della rotonda era quella odierna e che, di conseguenza, i plinti sono sempre stati diciotto:
tre coppie di pilastri e dodici colonne. Nel testo della Descrizione armena si afferma che
nellAnastasis vi sono dodici colonne per ogni livello, ma probabile che il redattore, intendendo sottolineare il numero simbolico delle colonne e i due livelli del santuario, abbia
prima escluso le tre coppie di pilastri, considerati alla stregua di un setto murario, e poi
assimilato in uno solo i diversi tipi di sostegni sui due piani. Peraltro, la distinzione tra colonne e pilastri un dettaglio raramente riscontrabile nelle fonti scritte. La difcolt nasce,
naturalmente, nella mancanza di dimestichezza nel descrivere larchitettura e, in particolare,
nella non conoscenza della terminologia appropriata. A titolo di esempio si ricordi lespressione utilizzata da Daniele Abate allorch, nel secolo XII, descrisse a sua volta i sostegni
interni dellAnastasis: la chiesa della Risurrezione di forma circolare ed sostenuta da
dodici colonne monolitiche e sei colonne in pietra (cio pilastri) (Daniel Abbas, Vie et
plerinage, 1, in: Baldi, Enchiridion, 656).

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

263

Il testo di Adamnano, pur ricco di informazioni, presenta anche qualche lato oscuro. Tra le tante situazioni illustrate quella forse pi ambigua
riguarda il reale stato di consistenza del Martyrium. Arculfo si limita ad
accennare che la basilica a rege Constantino constructa destinata alle
grandi cerimonie (magno cultu). Dopo aver denito valde grandis ecclesia lAnastasis e pergrandis ecclesia sia la chiesa di Santa Maria sia
quella del Calvario101, stranamente egli spende pochissime parole per questo edicio, che avrebbe invece dovuto essere ben pi grande e maestoso
degli altri. Limpressione che quando parla della basilica costruita sul
luogo dove sono state trovate le tre Croci, egli si riferisca allambiente
rappresentato nel disegno schematico allegato al testo, cio alla cripta del
Martyrium, piuttosto che al Martyrium stesso. pur vero che afferma di
aver assistito allostensione del Santo Sudario inter populi multitudinem
in ecclesiae conventu102, ma non affatto chiaro se quella chiesa fosse
proprio il Martyrium o no.
Le fonti successive rafforzano addirittura queste incertezze. Willibaldus, che scrive tra il 723 e il 726, parlando della basilica costruita sul
Golgotha dove venne trovata la Croce del Signore, afferma che nella
parte orientale della chiesa (in orientali plaga ecclesiae) ci sono tre croci di
legno in ricordo della Passione, collocate allesterno delledicio, contro la
parete, e sormontate da un tetto103. Sul lato esterno orientale del Martyrium
cera lex atrio costantiniano interdetto ai cristiani, del quale si perde ogni
traccia nei documenti posteriori al 638. da questo cortile che egli vide
le tre croci104, oppure bisogna pensare che i simulacri fossero alloggiati in
ci che rimaneva delle absidi orientali della grande basilica, evidentemente
in rovina, trasformate in una sorta di edicole votive allaperto e che quindi ledicio chiuso fosse gi allora una chiesa pi piccola costruita sul
sedime della cripta?
101. a dextera cohaeret parte (dellAnastasis) sanctae Mariae matris Domini quadrangulata

ecclesia. Alia vero pergrandis ecclesia orientem versus in illo fabricata est loco, qui hebraice
Golgotha vocitatur (Adamnanus, De lociis sanctis, 3 e 4, in: Baldi, Enchiridion, pag 644).
102. Ibidem, 8, 645.
103. Ibi est nunc ecclesia in illo loco, qui dicitur Calvariae locus...Et ibi stant nunc tres
cruces lignee foris orientali plaga ecclesie, secus parietem, ad memoriam sancte crucis
Dominice et aliorum, qui cum eo crucixi erant. Illa non sunt nunc in ecclesia, sed foris
stant sub tecto extra ecclesiam (Willibaldus, Itinerarium Sancti Willibaldi, 1, in: Baldi,
Enchiridion, pag 646).
104. Bisognerebbe comunque capire per quale motivo le tre croci sarebbero state poste
proprio in quel cortile: periferico, di difcile accesso, poco importante e, soprattutto, di
propriet della comunit musulmana.

264

O. GARBARINO

Il Commemoratorium de casis Dei, stilato dagli emissari di Carlo Magno


nell808 circa per accertare le necessit delle basiliche della Terrasanta, riporta
il numero dei religiosi operanti nel Santo Sepolcro. Dal testo risulta che tutto
il clero canonico, proprio della Chiesa Madre gerosolimitana e del seguito
del patriarca, adibito allufcio dellAnastasis. I presbiteri rimanenti sono
preposti alla custodia dellEdicola, della chiesa del Calvario e della cappella
del Calice. Due di essi sono inoltre registrati in servizio ad Sanctam Crucem
et Sudarium che, si suppone, fossero reliquie contenute nella chiesa di san
Costantino, poich questo lunico santuario a non essere espressamente
nominato nellelenco105. Nel passo successivo vengono annotate le distanze
tra il Sepolcro, il Calvario e il locus ubi sancta Crux inventa fuit (misurata
dalla scala meridionale che scende nella cripta), e poi la lunghezza e la larghezza totale dellintero complesso chiesastico, nel quale viene nalmente
nominata anche la chiesa di san Costantino: inter sanctum Sepulcrum et
sanctum Calvarium et sanctum Constantinum, illorum tectum in integrum106.
Dalla restituzione archeologica delle misure107 risulta che i missi carolingi
considerarono il sedime del Martyrium del secolo IV, del quale, evidentemente, dovevano ancora esistere almeno i muri perimetrali. Tuttavia appare
chiaro che ledicio non era pi da tempo il centro della liturgia praticata nel
complesso cultuale. Per avere ulteriore conferma di ci, basta confrontare il
testo del Typicon Anastasis che illustra i riti della Settimana Santa nel IX-X
secolo, con il pi volte citato resoconto di Egeria. Mentre nella descrizione
della pellegrina ispanica tutti i momenti pi importanti della liturgia, compresa
la Veglia pasquale, venivano celebrati nel Martyrium o chiesa Maggiore108,
in quella del Typicon hanno invece luogo nellAnastasis109, a sua volta utilizzata come chiesa principale del santuario e anche come cattedrale. Nella
basilica rotonda, infatti, e non pi nel Martyrium come un tempo, nel secolo
IX risulta collocato il Santo Bema (Agion Bh'ma)110: il presbiterio rialzato
105. Primum in Sancto Sepulcro Domini presbyteri IX, diaconi XIV, subdiaconi VI, clerici canonici XXIII, custodes quos fragelites vocant XIII, monachi XLI, qui cum cereis
antecedunt patriarcham XII, ministri patriarche XVII, prepositi II, computarii II, notari II,
custodes qui assidu[e] prevident sepulchrum Domini II, presbyteri II, in sancto Calvario I,
ad Calicem Domini II, ad sanctam Crucem et Sudarium II (Commemoratorium de casis
Dei, 1, in: Baldi, Enchiridion, pag 647).
106. Ibidem, 2, 647.
107. Vedere: Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 111, 114-115.
108. Egeria, Diario, XXX-XL, 233-243.
109. Typicon Anastasis, 1-3, in: Baldi, Enchiridion, 649-652. Vedere anche lanalisi del testo
in: Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 139-140.
110. Ew" ou| e[lqwsin eij" th;n puvlhn th'" Agiva" Anastavsew", h} kalei'tai hJ Puvlh tw'n Murofovrwn.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

265

Fig. 8. restituzione delle misure riportate nel Commemoratorium carolingio.

dove viene celebrata in forma solenne la liturgia della Parola111. Allepoca di


Egeria, da questo particolare podio, ubicato nel mezzo della navata del Martyrium, i sacerdoti e il patriarca pronunciavano infatti le loro omelie durante
la messa della Domenica112.
Una spiegazione plausibile per giusticare questa ambiguit insita nelle
fonti, che la basilica costantiniana ad un certo punto sia caduta in rovina e,
pur essendo stato subito previsto un suo ripristino architettonico e liturgico,
di fatto tale progetto non sia mai stato realizzato o, perlomeno, mai portato
a termine. Nella storia della Palestina non sembrano certo mancare eventi
naturali a causa dei quali un edicio come il Martyrium pu aver subito danni
gravi. Allepoca del pellegrinaggio di Arculfo (668-670 d.C.) si registra un
Tovte paralambavnousin oiJ uJpodiavkonoi tou;" qumiatou;" ejk tw'n ajrxierevwn kai; iJerevwn, kai; eijseleuvsontai
o{loi eij" to; Agion Bh'ma, kai; a[rxe(tai) oJ patriavrch" to; Kuvrie ejlevhson (...no a quando sarebbero

giunti alla porta della Santa Anastasis, che chiamata Porta delle Mirofore. Allora i suddiaconi
prendono i turiboli al vescovo e ai sacerdoti, ed entrano tutti nel Santo Bema, e il patriarca
intona il Kyrie eleison); Typicon Anastasis, 3, in: Baldi, Enchiridion, 651.
111. Cfr. Bagatti, Alle origini, II, 183-184.
112. Quando si fa luce, poich Domenica, ci si riunisce nella chiesa maggiore, costruita
da Costantino, quella che si trova sul Golgotha dietro alla Croce e vi si fa tutto quello che
si ha labitudine di fare dovunque la Domenica. Tuttavia qui c lusanza che fra tutti i preti
che ci sono, quanti lo desiderano possono predicare e dopo tutti questi predichi il vescovo
(Egeria, Diario, XXV, 215).

266

O. GARBARINO

violento terremoto che distrugge una parte di Gerico, la chiesa di San Giovanni
al Giordano e il monastero di SantEutimio, tra Gerico e Gerusalemme; un
altro sisma si verica nel 746 e distrugge molte case, chiese e monasteri113.
Di danni ai santuari gerosolimitani tuttavia non si fa cenno. Eutichio narra
invece di un terremoto avvenuto durante il patriarcato di Tommaso I (aa.
807-820) che danneggi lAnastasis114, ma probabile che solo la cupola ne
abbia veramente risentito, in quanto pare sia stata lunica struttura ad esser poi
restaurata. In ogni modo, dal crepuscolo del VI secolo in poi, nei documenti
vige un assoluto silenzio sulla situazione del Martyrium, e il fatto che non sia
mai stato indicato come oggetto di un qualsivoglia intervento sembra escludere
le calamit naturali dalle possibili cause della sua rovina.
Un accenno, anche se tardo, forse chiaricatore, contenuto invece nel
Peregrinatio ad Hierosolymam et Terram Sanctam di Sewulfo (aa. 11021103): opera nella quale lautore attinge informazioni sui periodi passati dalla locale tradizione siriaca115. Egli afferma che paulo superius (del
cortile interno porticato) locus apparet ubi sancta Crux cum aliis crucibus
inventa est, ubi postea in honore reginae Helenae magna constructa fuit
ecclesia, sed postmodum a paganis funditus est detrusa116. Dopo le distruzioni ordinate da Al-Hakim nel 1009 e i successivi restauri bizantini,
la cosiddetta chiesa di san Costantino non risulta pi nominata da alcuna fonte. Sewulfo ritorna dunque al cuore della tradizione, parlando del
Luogo del Ritrovamento della Croce e della grande basilica ivi costruita
dalla regina Elena. I pagani che secondo lui distrussero tale edicio,
probabilmente non sono i musulmani autori dei danni pi recenti, ma i
Persiani di Cosroe II che avevano saccheggiato Gerusalemme tre secoli
prima117. In effetti lincendio delle basiliche del Santo Sepolcro doveva
essere stato particolarmente devastante proprio in quel mare di travi di
legno incastrate tra loro che costituivano copertura e solai a cassettoni del
113. Bagatti, Alle origini, II, 78-79.
114. Eutyches, Patrol. Graeca, 111, in: Baldi, Enchiridion, 654.
115. Infatti, nel passo precedente a quello che interessa il Martyrium, riferendosi alle informazioni relative alla cappella del Carcere di Cristo, lautore indica i Siriani come fonte
(testantibus Assiriis); Saewulfus, Peregrinatio ad Hierosolymam et T. S., 3, in: Baldi,
Enchiridion, 655.
116. Ibidem.
117. Il termine viene usato qualche volta anche nei confronti dei musulmani, sebbene impropriamente. Musulmani, Ebrei e Cristiani si denivano reciprocamente infedeli, in quanto
comuni gli di Abramo e popoli del Libro, ossia seguaci di religioni derivate dalla
Bibbia. Al contrario i Persiani erano effettivamente pagani in quanto seguaci di Zoroastro
e adoratori del Fuoco. Vedere: Bagatti, Alle origini, 72.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

267

Martyrium118. I pochi indizi che si possono ricavare dalla fonte pi vicina ai fatti (Sofronio), dimostrano che Modesto intervenne sicuramente sul
santuario principale del complesso, cio lAnastasis, ma, come si visto,
con risorse limitate a disposizione. Tanto vero che le niture interne di
questa basilica furono completate quasi ventanni dopo, mentre il Calvario venne radicalmente ristrutturato ancora pi tardi, dopo larrivo degli
Arabi. Ricostruire i solai e le travature del Martyrium avrebbe richiesto la
disponibilit di unenorme somma di danaro per lacquisto della necessaria
quantit di legname119. Tutti gli elementi sopra esaminati sembrano confermare con una certa chiarezza che, dopo la morte di Giustiniano (565 d.C.)
e lentrata in crisi dellImpero bizantino, per la Chiesa di Gerusalemme far
fronte ad un tale sforzo nanziario divenne unimpresa di fatto impossibile.
Il mancato restauro modestiano spiega lo spostamento delle reliquie della
Lancia, della Spugna e del Calice nella galleria dellAnastasis, nel periodo
compreso tra il saccheggio persiano e la ristrutturazione post-araba120. Pro118. Ta; de; th'" ei[sw stevgh" glufai'" fatnwmavtwn ajphrtismevna kai; w{sper ti mevga
pevlago" kaq o{lou tou' basileivou oi[kou sunecevsi tai'" pro;" ajllhvla" sumplokai'" ajneurunovmena, crusw'/ te diaugei' di o{lou kekallummevna, fwto;" oi|a marmarugai'" to;n pavnta
new;n ejxastravptein ejpoivei. (...mentre la parte interna del tetto, fatta a forma di cassettoni
intagliati, formata da una distesa di tte travi incastrate tra loro come un gran mare lungo
tutta la basilica, e coperta interamente di oro sfavillante, faceva brillare tutto il tempio di un
scintillio di luci); Eusebius, De Vita Cost., XXXVII, in: Baldi, Enchiridion, 623.
119. In Palestina e in Siria, come anche nellAfrica settentrionale e nelle regioni caucasiche,
laddove si poteva disporre del legno, la copertura a travi era la regola. Nella maggior parte dei
casi la copertura a volta in muratura non era il risultato di una scelta ma di una necessit. In una
sua lettera, del 380 circa, Gregorio di Nissa dichiarava al vescovo di Iconio (Konya): dato
che nella nostra parte del mondo non abbiamo legname, dovremo coprire a volta la cappella
ottagona progettata (Krautheimer, Architettura paleocristiana, 162). In Terrasanta il legname
da costruzione era merce preziosa, per cui se ne rileva un uso maggiore nei ricchi cantieri
imperiali e una progressiva rarefazione e scomparsa in favore dalla volta nelle architetture
locali e nei periodi di crisi economica. Edici grandiosi come lAnastasis e il Martyrium erano
stati progettati per avere le coperture e i solai fatti di travi di legno e, per via della loro forma,
delle loro dimensioni e delle caratteristiche dei loro sostegni interni, potevano accogliere solo
questunica forma di struttura orizzontale. Il patriarca Tommaso (807-821 d.C.), per ricostruire
la cupola dellAnastasis fu costretto ad importare il legname da Cipro. Egli riusc nellimpresa con laiuto nanziario di un ricco egiziano di nome Bocam. Tuttavia, venne multato dai
musulmani per aver fatto la cupola troppo alta e tale spesa lasci la Chiesa di Gerusalemme
sommersa dai debiti (Bagatti, Alle origini, II, 81). Per avere unidea dellimpegno nanziario
richiesto, basti pensare che la cupola dellAnastasis richiedeva circa 760 mq di legname,
mentre per la sola copertura e i solai del Martyrium (esclusi i controsoftti a cassettoni) ne
sarebbero occorsi oltre 3600, cio una spesa quasi cinque volte pi grande.
120. Nella logica di questa ipotesi risulterebbe meno oscura anche la confusione palesata
dalla Descrizione armena laddove assimila i sostegni del cortile porticato a quelli della
basilica maggiore, in quanto entrambe le aree sarebbero state a cielo aperto e dunque le
rispettive componenti strutturali relativamente difcili da distinguere.

268

O. GARBARINO

babilmente la cripta-santuario, che aveva avuto danni limitati, fu riattivata


in breve tempo e divenne il sacrario della Vera Croce e del Santo Sudario.
Provvisoriamente fu utilizzata come spazio liturgico residuo della basilica
costruita sul Golgotha da Costantino e, col passare del tempo e i mancati
ripristini previsti, divenne essa stessa la chiesa di san Costantino.
Per la verit i restauri iniziarono e alcune parti di quello che avrebbe
dovuto essere il nuovo Martyrium vennero effettivamente realizzate. Allepoca del pellegrinaggio di Arculfo era gi stato costruito il vestibolo,
che era adiacente alla chiesa del Calvario e ospitava le cappelle dellAltare di Abramo e del Calice dellUltima Cena. Il Typicon Anastasis nomina la Porta Regia di san Costantino121, ossia lingresso monumentale
dOccidente della nuova basilica. Dalla testimonianza del monaco Epifanio
ascrivibile al secolo IX, si ricava che questa struttura era sormontata da un
vano, destinato forse, nel nuovo progetto, ad ospitare una tribuna regia.
Egli afferma che in tale ambiente, ai suoi tempi utilizzato come sacrario,
erano visibili la Spugna, la Canna e la Sindone122. A queste reliquie, in
origine conservate nella navata del Martyrium123, ora si sono aggiunte la
Tazza dove Ges bevve aceto e ele, il Catino nel quale lav i piedi ai
121. eij" th;n basilikh;n puvlhn tou' aJgivou Kwnstantivnou Typicon Anastasis, 1, in: Baldi,

Enchiridion, 649.

122. Kai; mevson th'" fulakh'" kai; th'" staurwvseowv" ejstin hJ puvlh tou' aJgivou Kwnstantivnou,

ejn w/| eujrevqhsan oij trei'" stauroi;. Kai; ejpavnw th'" puvlh" ejsti; to; iJerovn, e[nqa kei'tai to;
pothvrion o{pou e[pien oJ Cristo;" to o[xo" kai th;n colhvn... Eij" de; to;n aujto;n tovpon kei'tai to;
lekavnion oJpou' e[niyen oJ Cristo;" tou;" povda" tw'n maqhtw'n aujtou'... Enqa kei'tai hJ lovgch,
kai; oJ spovggo", kai; oJ kavlamo", kai; oJ stevfano" oJ ejx ajkanqw'n, kai; hJ sundovnh hJ kaqara; eij"
tuvpon th'" sindovno", h}n ei\de Pevtro" oJ ajpovstolo". (In mezzo al Carcere e alla Fissione
della Croce [cio il Calvario] c la Porta [della chiesa] di san Costantino, nella quale sono
state trovate le tre croci. E sopra la porta c il sacrario nel quale custodita la Tazza dove
Cristo bevve laceto e il ele Nello stesso luogo custodito il Catino nel quale Cristo lav i
piedi ai discepoli: questo [oggetto] fatto di marmo. Ivi posta anche la Lancia, la Spugna, la
Canna, la Corona di Spine e la Sindone, equivalente alla sindone che vide Pietro apostolo);
Epiphanius Monachus, Enarratio Syriae, 3, in: Baldi, Enchiridion, 648.
123. Come si visto pi sopra, dopo lattacco persiano del 614, la Spugna (e forse anche
la Canna) venne provvisoriamente alloggiata insieme al Calice e alla Lancia nella galleria
superiore dellAnastasis. La Sindone e la Vera Croce furono probabilmente alloggiate nella
cripta del Martyrium, dove risultano essere registrate dal Commemoratorium carolingio. In
seguito alla ristrutturazione post-araba le reliquie ospitate nellAnastasis furono ricollocate
nella nuova area dingresso del Martyrium. Per il Calice era stata predisposta una apposita
cappella nel vestibolo, mentre la Lancia venne esposta sotto il porticato antistante. La Spugna
e la Canna furono invece alloggiate nella tribuna al piano superiore. Nel secolo IX inoltrato
a questi due oggetti venne aggiunta anche la Sindone, separata cos dalla Vera Croce che
rimase probabilmente custodita nella chiesa di san Costantino, cio nel luogo stesso dove
era stata trovata.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

269

discepoli e la Corona di Spine124. inoltre probabile che gli alloggiamenti


delle tre croci, ubicati da Willibaldo allesterno nella parte orientale della
chiesa, siano da identicare i primi impianti di unarea presbiteriale che si
stava costruendo entro il volume dellantico vestibolo della basilica costantiniana125. Senzaltro possibile che tra i ruderi della grande navata priva
di tetto si svolgessero ancora alcune cerimonie e che, dunque, le absidi
del nuovo presbiterio fossero utilizzate, ma comunque certo che dopo le
distruzioni persiane, il complesso cultuale gerosolimitano ebbe lAnastasis
e non pi il Martyrium come cattedrale ed epicentro della liturgia.
1.3 - La crisi dellImpero dOriente spinse il Patriarcato di Gerusalemme a
cercare aiuti e protezione politica nei regni cristiani dOccidente. Le premesse
di questa presenza attiva dei Latini in Terrasanta nacquero forse nei trentanni
di interregno intercorsi tra la morte di Sofronio (638 d.C.) e lelezione di un
nuovo primate sulla cattedra di Gerusalemme (Giovanni, 668 d.C.). In questo
periodo il patriarcato palestinese venne amministrato da Stefano di Dorla, Giovanni di Filadela e dal presbitero Teodoro, i quali, oltre alle difcolt economiche, dovettero fronteggiare anche la minaccia del Monotelismo126. Tra il 642
e il 715 governarono la Chiesa di Roma una serie di ponteci di origine greca
e siriaca e dunque ben addentro alla questione monotelica e ai problemi delle
comunit orientali. Papa Teodoro, in particolare, era nato a Gerusalemme per cui
possibile che proprio durante il suo ponticato (642-649 d.C.) si siano intensicati i rapporti tra la Palestina e lOccidente. Fu comunque il suo successore
papa Martino (aa. 649-655) a eleggere Giovanni di Filadela come vicario di
Gerusalemme e a scrivere numerose lettere a vescovi, archimandriti e governatori laici di Terrasanta afnch fornissero a costui tutti gli aiuti possibili127.
124. Di questultima reliquia si hanno notizie solo a partire dal VII secolo. La Descrizione

armena la colloca allinterno della basilica di Sion (la Santa Sion), dove era esposta appesa al softto: In it there is no upper division (room, gallery), and only a wooden tarb
(trellis-work), and on the tarb hangs the crown of thorns which was laid on the head of
the Life-giver (Armenian description of Holy Places, in: Baldi, Enchiridion, 490). Nello
stesso luogo la pone ancora Bernardo Monaco nell870: Est preterea in ipsa civitate alia
ecclesia ad meridiem, in monte Syon in qua pendet spinea corona Domini (Bernardus
Monachus, Itinerarium, in: Baldi, Enchiridion, 493). Probabilmente venne trasportata nel
Santo Sepolcro verso la ne del secolo IX.
125. Dalle misure interne complessive del santuario, riportate dal Commemoratorium carolingio,
risulta la sporgenza di absidi di ridotte dimensioni sul lato orientale del Martyrium. possibile
che si trattasse di tre emicicli ricavati entro gli intercolumni del vestibolo costantiniano, adattato
a presbiterio. Su questo argomento vedere: Garbarino, Il Santo Sepolcro (tesi), 118.
126. Bagatti, Alle origini, II, 78.
127. Ibidem.

270

O. GARBARINO

Tra il 726 e l843 i patriarcati di Roma e Gerusalemme lottarono anco a anco


nella controversia iconoclasta128 e diedero rifugio e appoggio al numeroso clero
iconodulo in fuga da Bisanzio. Fu senzaltro attraverso la mediazione del Papato
che la Terrasanta ottenne anche una sorta di protezione politica dal Regno Franco. I buoni rapporti, di vecchia data, tra i Franchi e la casata Abbaside di Bagdad
erano nati dalla condivisa avversione per i Bizantini (rivali dei Franchi in Italia e
degli Arabi in Oriente) e per gli Omayyadi (combattuti in Spagna dai Franchi e
considerati usurpatori e nemici personali dagli Abbasidi)129. Le prime notizie di
scambi diplomatici tra i due regni risalgono al 765 e vedono come protagonisti
Pipino e il califfo Abu Giabar el-Mansur. Una trentina danni dopo, nel 797,
Carlo Magno invi al califfo Harun er-Rashid unambasciata composta da due
franchi (Lantifrido e Sigismondo) e da un interprete ebreo (Isacco), per acquistare un elefante. Molti studiosi hanno visto in questa lunga missione durata
ben quattro anni, lo scopo sottinteso di consolidare lalleanza che garantiva
protezione ai pellegrini europei in Terrasanta. Dellargomento probabilmente
si parl in quanto il patriarca di Gerusalemme, Giorgio, nelloccasione, invi al re franco una serie di reliquie accompagnate dalla sua benedizione130.
Nellanno 800, quando Carlo Magno si trovava a Roma per essere incoronato
Imperatore, ricevette una delegazione composta dal presbitero Zaccaria, suo
inviato, da un benedettino del Monte Oliveto e da un monaco del monastero di
San Saba, che recavano in dono i simboli del Protettorato: le chiavi del Santo
Sepolcro, della citt di Gerusalemme e della Montagna (il Monte Oliveto?
Il Sinai?) con lo stendardo. Si trattava dello stesso gesto fatto da papa Leone
quando aveva inviato al re franco le chiavi della Confessione di San Pietro e
lo stendardo di Roma131. Nell803 due monaci inviati dal patriarca Giorgio si
fermarono alla corte carolingia per tre mesi. Subito dopo part per lOriente
unambasciata franca condotta dal missus dominicus Radberto, che prima si
rec a Gerusalemme e poi alla corte di Bagdad. Eginhard nella sua Vita Karoli,
scrive che non solamente il califfo, informato del desiderio di Carlo Magno,
gli concesse tutto ci che domandava, ma mise sotto il suo potere i Luoghi Sacri
dove era avvenuta la salvezza degli uomini e, in modo particolare, il Santissimo Sepolcro e il Luogo della Risurrezione di Nostro Signore e Salvatore132.

128. Ibidem, 79-80.


129. Formentini U., Genova nel basso Impero e nellalto Medioevo, in: Storia di Genova

dalle origini al nostro tempo, II, Milano 1941, 140, 144-145.

130. Bagatti, Alle origini, II, 74.


131. Ibidem.
132. Ibidem, 75.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

271

Tale accordo venne di l a poco raticato tramite una delegazione orientale,


composta da un messo di Harum er-Rascid e da due inviati del patriarca di
Gerusalemme, che giunse in Europa nell807 con ricchi doni per lImperatore
franco. Cosa abbia realmente signicato sul piano politico questa alleanza
ancora oggi oggetto di controversia presso gli studiosi. Di certo si sa che Carlo
Magno ebbe un ospitale regio, dotato di una propria curtis di beni, presso il
Santo Sepolcro. Cos scrive nell870 il monaco Bernardo in visita a Gerusalemme: fummo ricevuti nellospizio del gloriosissimo imperatore Carlo, nel
quale sono accolti tutti coloro che, devotionis causa, vanno in questo luogo
e parlano la lingua romana. C vicino la chiesa in onore di Santa Maria, con
una nobilissima biblioteca procurata dal predetto imperatore, con dodici mansiones, campi, vigne e orto nella Valle di Giosafat133. La chiesa in questione
stata identicata con quella di Santa Maria Latina nel Muristan, ma possibile
che si trattasse invece della basilica omonima annessa al Santo Sepolcro. Nel
testo, infatti, Bernardo ritiene la suddetta chiesa inconfondibile, come se, in
quel momento, nellarea del santuario gerosolimitano ne esistesse ancora una
sola con tale dedicazione, cio quella pi antica fondata prima delloccupazione araba. Egli pone ledicio insieme alle basiliche di san Costantino, del
Calvario, dellAnastasis, mutuis sibimet parietibus coherentes disposte a Est,
Ovest e Sud di un paradisus sine tecto, cuius parietes auro radiant (il cortile
interno porticato) nel punto medio del quale segnato il Centro del Mondo134.
Inoltre, linquisitio del Commemoratorium annota diciassette monache e una
reclusa spagnola, le quali ad Sepulcrum Domini serviunt operando in tre case
ospitaliere de Imperio Domini Caroli135.
133. Bernardus Monachus, Itinerarium, in: Bagatti, Alle origini, II, 76.
134. Intra civitatem, exceptis aliis ecclesiis, quatuor eminent ecclesie, mutuis sibimet
parietibus coherentes, una videlicet ad orientem, que habet montem Calvarie et locum in
quo reperta fuit crux Domini, et vocatur basilica Constantini, alia ad meridiem, tercia ad
occidentem in cuius medio est sepulcrum Domini... Inter predictas IV ecclesias est paradisus
sine tecto cuius parietes auro radiant; pavimentum vero lapide struitur preciosissimo, habens
in medio sui connium IV catenarum, que veniunt a predictis quatuor ecclesiis. In quo dicitur
medius esse mundus (Bernardus Monachus, Itinerarium, in: Baldi, Enchiridion, 647-648).
135. Commemoratorium de casis Dei, in: Baldi, Enchiridion, 647. I primi centri per i pellegrini sorsero probabilmente gi dal secolo IV nellarea del foro di Aelia, formando il
cosiddetto Muristan o quartiere ospitaliero internazionale. Il 20 novembre 543, nella zona
sudorientale della Citt Santa, venne consacrata la grande basilica dedicata alla Vergine fatta
costruire da Giustiniano e chiamata la Nuova (Na) forse per distinguerla dalla basilica
della Probatica che aveva la stessa intitolazione (Bagatti, Alle origini II, 55 e 69). Si trattava della prima chiesa gerosolimitana senza funzioni di santuario. Procopio di Cesarea, nel
suo De Aediciis (V, 6), afferma che sono inoltre opera dellImperatore Giustiniano due
ospizi [annessi alla Na], situati uno di fronte allaltro, il primo per gli stranieri pellegrini,
il secondo per i malati poveri. Ancora pi preciso lItinerarium dellAnonimo Piacentino:

272

O. GARBARINO

Se non fu un vero e proprio protettorato franco, si tratt della fondazione di


basi logistiche europee in Palestina, ad uso di diplomatici, pellegrini e mercanti,
pienamente possedute e gestite dal Sacro Romano Impero136. Comunque gli
aiuti carolingi alla Terrasanta e, in particolare, al Santo Sepolcro non furono
mai sufcienti a far fronte alle reali necessit, specialmente dopo la scissione
dellImpero in tre regni sancita col trattato di Verdun dell843. Tanto vero che
nellanno 881 il patriarca Elia scrisse una lettera a tutti i re della stirpe di Carlo
Magno e al clero dOccidente per raccomandare loro i monaci Gisbert e Renard incaricati di raccogliere i sussidi destinati a sdebitare i beni della Chiesa
di Gerusalemme ipotecati nella ricostruzione di numerosi santuari137. Poich
probabile che si trattasse ancora dei debiti contratti dal patriarca Tommaso
(807-821 d.C.) per la ricostruzione della cupola dellAnastasis distrutta da
un terremoto138, da ci risulta con chiarezza la cronica indigenza economica
sofferta dal patriarcato gerosolimitano durante il secolo IX. La situazione peggior ulteriormente nel secolo successivo, durante il quale le Patrologie Greca,
Latina e Orientale registrano una recrudescenza delle violenze perpetrate dai
funzionari e dalla popolazione musulmana, a danno dei cristiani di Palestina.
Durante il patriarcato di Atanasio o, secondo Eutiches, di Cristodulo (aa. 929937), un gruppo di fanatici appicc il fuoco alla basilica di san Costantino
mentre si celebrava la funzione della Domenica delle Palme. Il Calendario
Liturgico di Gerusalemme, nel giorno del disastro, il 24 marzo, annota: BisoDal Sion andammo alla basilica di Santa Maria, dove vive una grande comunit di monaci;
l vi sono due ospedali, per gli uomini e per le donne, lospizio dei pellegrini, innumerevoli
mense e pi di tremila letti per gli ammalati (Alliata, Topograa, 99). Chiesa e complesso
ospitaliero vennero ridotti in cenere dai Persiani di Cosroe II nel 614. La grande basilica
(che non fu probabilmente pi ricostruita) e i servizi ad essa collegati seguirono la stessa
sorte. Gli hospitali carolingi furono evidentemente fondati per colmare questo vuoto, ma,
nella seconda met del secolo IX, la crisi del Sacro Romano Impero dovette procurare delle
difcolt di sopravvivenza anche a queste istituzioni. Tra l821 e l838 un egiziano di nome
Nabruwah fond a Gerusalemme una chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena (Bagatti,
Alle origini II, 81-82), la quale, nel secolo XI, ebbe annesso un convento femminile e un
ospitale per le donne, mutando il titolo in Santa Maria Magna. Lospitale per gli uomini
era quello annesso alla chiesa di Santa Maria Latina della quale non nota la data di fondazione, ma che risulta anchessa gi funzionante nel secolo XI. Nel 1063 gli Amaltani
attivarono un ospizio per i poveri presso lantica chiesa di San Giovanni, che venne gestito
dal monastero di Cava dei Tirreni (ibidem, 87, 143). chiara, in queste strutture ospitaliere
dei primi decenni dopo il Mille, se non lidentit, senzaltro la continuit funzionale con le
tre casae carolingie nominate dal Commemoratorium.
136. Su questo argomento vedere anche: Garbarino, Monaci, Milites e Coloni; materiali
scritti e costruiti per una storia del Tigullio altomedievale, Genova 2000, 68-69.
137. Eutyches, Patrol. Graeca, 111, in: Bagatti, Alle origini II, 83.
138. Ibidem, 81 (vedere anche nel presente testo, al punto 1.2).

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

273

gna ricordare il grande martirio pieno di amarezza che fu il giorno delle Palme
per uomini, donne, giovani e ragazzi; bisogna fare liturgia139. Se fu incendiata
la chiesa-cripta o ci che rimaneva della basilica superiore non dato sapere.
Tuttavia alcuni particolari della vicenda e il fatto che non si parli di restauri o
ricostruzioni, farebbero propendere per la seconda ipotesi. Da questo momento
in poi, col termine chiesa di san Costantino sintese probabilmente solo la
cripta, mentre larea della basilica superiore divenne un vaquo abbandonato.
Nellanno 966, il governatore della Palestina, Mohammed ibn Ismail as-Sanagi
uccise il patriarca Giovanni glio di Giami e ordin di incendiare lAnastasis.
Cos venne fatto e il fuoco fece crollare la cupola producendo gravissimi danni. Habib di Cesarea, succeduto a Giovanni, inizi immediatamente restauro
della basilica, ma non riusc a portarlo a termine. La ricostruzione della cupola
dur addirittura quarantanni e vi concorsero tre patriarchi: Habib, Giuseppe e
Oreste. Questultimo, che era parente del califfo Mansur Nizar el-Aziz, si rec
alla corte bizantina per ottenere sussidi al cantiere. I lavori vennero completati
nel 1006 e nello stesso anno Oreste moriva a Costantinopoli140.
1.4 - Lopera di restauro cost moltissimo alla Chiesa di Gerusalemme
e, purtroppo, fu anche di breve durata. Tre anni dopo, il fanatico califfo
Al-Hakem, succeduto a Mansur, ordin al governatore della Palestina di
distruggere il Santo Sepolcro e far sparire i suoi emblemi in modo che non
ne rimanesse traccia. Lordine venne eseguito a partire dal 28 settembre
1009 e quando lo scempio si arrest, erano state demolite quasi del tutto le
chiese del Calvario e di san Costantino e con esse il monastero femminile di
Deir-essiri, adiacente al santuario; lEdicola era stata smantellata no a scalpellarne la roccia e dellAnastasis era stato distrutto tutto ci che la notevole
solidit della muratura aveva permesso. Ogni suppellettile, oggetto prezioso
o reliquia venne rubato141. Guglielmo Malmesburiense afferma che Hakem,
durante il suo governo, fece distruggere ben quattromila chiese142.
Per cinque anni larea del Santo Sepolcro venne interdetta ai cristiani.
Tuttavia i pellegrinaggi continuarono143 e le funzioni liturgiche ebbero comun139. Ibidem, 83-84.
140. Ibidem, 84-85.
141. Yahia Ibn-Said Antiochenus, Patrologia Orientalis, in: Baldi, Enchiridion, 652; Bagatti, Alle origini II, 85-86.
142. Gulielmus Malmesburienses, Patrologia Latina, in: Bagatti, Alle origini II, 86.
143. Un monaco greco del Sinai, di nome Simeone, nel periodo compreso tra il 1012 e il
1018, risulta dalle fonti aver svolto il compito di guida ai Luoghi Santi di Gerusalemme;
cfr. Biddle, La storia del Santo Sepolcro, 45.

274

O. GARBARINO

que luogo clandestinamente. Nel 1014 pare che la stessa madre di Hakem,
Maria, che era cristiana, inizi a ricostruire le pietre squadrate e ben rinite
del Tempio di Cristo distrutto per ordine di suo glio144. Senzaltro si tratt
di interventi limitati allEdicola e, in ogni caso, circoscritti allAnastasis, che
da ora in poi risulta lunica basilica del complesso nominata dalle fonti. Gli
sgomberi delle macerie e i lavori per rendere nuovamente agibile il santuario
iniziarono nel 1020, quando i cristiani ottennero dal califfato il permesso di
fare liturgia senza impedimenti nel recinto della Quyamah (la Risurrezione)
e sulle sue rovine145. Nel febbraio del 1021 Hakem fu ucciso e gli succedette
el-Zahir, il quale rm subito un trattato di pace con Costantinopoli. Fra le
condizioni stabilite dal documento, venne introdotta anche la concessione
allImperatore bizantino di rifare la basilica dellAnastasis146. Nel 1023, il
patriarca di Gerusalemme Niceforo, venne inviato a Costantinopoli dalla
sorella del defunto Hakem, Sitt al-Mulk, per informare lImperatore Basilio
II sul restauro della chiesa dellAnastasis e delle altre chiese che erano state
distrutte in Palestina, Egitto e Siria147. Nonostante le cospicue donazioni provenienti anche dallOccidente148, i lavori dovettero tuttavia procedere a rilento
se, nel 1026 o 1027, un religioso che faceva da guida ai pellegrini si sent in
dovere di dire loro che lo stato della basilica non era affatto paragonabile a
quello precedente, n in bellezza, n in grandezza149.
Nel 1037-1038 si giunse ad un accordo formale tra lImperatore
dOriente, Michele IV Paagone, e il califfo al-Mustansir, nel quale si
stabiliva che la chiesa della Risurrezione fosse ricostruita a spese della
Corona Imperiale150. Furono inviate maestranze direttamente da Bisanzio,
insieme a una grande quantit di argento e oro. Gli storici bizantini dicono
che lopera venne realizzata prima della morte di Michele, avvenuta nel
1041151, sebbene non tutti i lavori, a quella data, fossero ancora completati.
Lo lascia intendere Guglielmo di Tiro nella sua Historia, affermando che
144. Ibidem, 44.
145. Ibidem, 45.
146. Bagatti, Alle origini II, 86.
147. Biddle, La storia del Santo Sepolcro, 45.
148. Nel 1027, il duca di Normandia, Riccardo II, invi a Gerusalemme centinaia di libbre

doro per il restauro dellAnastasis; ibidem, 46.

149. Ibidem, 45.


150. Missus ergo... apud eundem Dominum imperatorem deliter elaborans, obtinuit, ut,

ad opus praedicti aedicii de proprio sco, idem Deo amabilis Augustus, sumptus necessarios et sufcientes ministrari praeciperet; Gullielmus Tyrensis, Historia rerum in partibus
transmarinis gestarum (ab anno 1143), in: Baldi, Enchiridion, 653.
151. Biddle, La storia del Santo Sepolcro, 46.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

275

fu il successivo Imperatore, Costantino IX Monomaco, a concludere il cantiere di restauro nel 1048152. Gi lanno prima, in ogni caso, il viaggiatore
persiano Nassir-i-Khusrau esternava la sua ammirazione per lAnastasis
rinnovata, denendola una chiesa senza eguali nel mondo153.
Dai resoconti del pellegrino Sewulfo154 (1102-1103 d.C.) e di Daniele
Abate (1106-1107 d.C.)155, che videro il Santo Sepolcro prima che iniziasse
il cantiere crociato, possibile farsi unidea dello stato di fatto del complesso
architettonico dopo le suddette ricostruzioni. Il primo autore tratta dellAnastasis, ossia della ecclesia Sancti Sepulchri quae Martyrium vocatur, dicendo
che una grande chiesa con il tetto aperto alla sommit che lascia uire la
pioggia sullEdicola della Tomba156. Il secondo, descrive meglio questa copertura a cupola, osservando che costruita in travature di legno; specica
che ledicio circolare e sostenuto da dodici colonne monolitiche e da sei in
pietra (cio pilastri) al livello terreno, e da sedici colonne (in pietra?) al livello
delle tribune; e inne, che pavimentato in lastre di marmo, decorato con
affreschi e mosaici e dotato di sei porte dingresso157. Sul lato settentrionale e
su quello meridionale dellAnastasis sono addossate due cappelle, rispettivamente dedicate a Santa Maria e a San Giovanni Evangelista, ossia a coloro che
assistettero alla Passione di Cristo158. Sul lato sinistro di questultimo oratorio
152. Sic ergo obtentia licentia, et sumptibus de imperialis aerario ministratis, eam quae

nunc Hierosolymis est (Guglielmo scrive poco meno di un secolo dopo, quando la citt era
gi stata conquistata dai crociati), sanctae Resurrectionis aedicaverunt ecclesiam, anno ab
Incarnatione Domini MXLVIII; Gullielmus Tyrensis, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum (ab anno 1143), in: Baldi, Enchiridion, 653.
153. Cette glise est telle que lon ne saurait en voir une semblable dans aucun autre
endroit du monde; Nassiri Khosrau, Sefer Nameh. Relation du voyage en Syrie, en Palestine..., in: Baldi, Enchiridion, 654.
154. Saewulfus, Peregrinatio ad Hierosolymam et Terram Sanctam, 1-10, in: Baldi, Enchiridion, pp 655-656.
155. Daniel Abbas, Vie et plerinage, 1-11, in: Baldi, Enchiridion, 656-659.
156. In medio autem istius ecclesiae est Dominicum sepulchrum, muro fortissimo circumcintum, et opertum ne dum pluit pluvia cadere possit super sanctum sepulchrum, quia
ecclesia desuper patet discoperta; Saewulfus, Peregrinatio ad Hierosolymam et Terram
Sanctam, 2, in: Baldi, Enchiridion, 655.
157. Lglise de la Rsurrection est de forme circulaire et renferme douze colonnes monolithes et six en pierre; pave de tres belles dalles en marbre, elle a six entres et des tribunes
avec seize colonnes...La cupole de lglise nest pas ferme par une voute de pierre, mais
se compose de poutres en bois en guise de charpente, de sorte que lglise est dcouverte
par le haut; Daniel Abbas, Vie et plerinage, 1, in: Baldi, Enchiridion, 656-657.
158. In lateribus vero ipsius ecclesiae duae capellae sibi adherent praeclarissimae hinc
inde [sanctae Mariae scilicet Sanctique Johannis in honore] sicut ipsi participes Dominicae
Passionis sibi in lateribus constituerunt hinc inde; Saewulfus, Peregrinatio ad Hierosolymam et Terram Sanctam, 8, in: Baldi, Enchiridion, 656.

276

O. GARBARINO

si addossa una bellissima cappella dedicata alla Santa Trinit, che a sua volta
condivide il muro meridionale con unaltra cappella dedicata a San Giacomo
Apostolo il Minore, primo vescovo gerosolimitano159. Nel descrivere questo
complesso di cinque chiese allineate, Sewulfo ricorda che sul muro di facciata
della cappella di Santa Maria si poteva vedere lImmagine miracolosa della
Vergine Deipara celebrata nella Vita di Maria Egiziaca160. Dellicona parla
gi lAnonimo Piacentino nel secolo VI, che tuttavia la colloca in un non
meglio denito luogo elevato161. Il monaco Epifanio, che scrive nel secolo
IX, afferma invece che lImmagine della Santissima Madre di Dio si trova
allesterno del Tempio, sulla sinistra della chiesa di san Costantino162. Poich
il testo della suddetta Vita specica che la santa volse lo sguardo allicona
dopo essersi ritirata in angulum atrii Templi163, si pu ragionevolmente
ipotizzare che, nei gi secoli anteriori allanno Mille, il dipinto si trovasse
nel luogo indicato da Sewulfo allinizio del secolo XII: cio sopra una porta
ubicata presso langolo Nord-occidentale del cortile porticato. Trattandosi di
un affresco realizzato sul muro esterno della cappella di Santa Maria, dunque
possibile che tale edicio esistesse gi molto tempo prima dei restauri bizantini.
Inoltre Sewulfo denisce la cappella della Trinit un monasterium in quo
est locus baptisterii. Poich le due destinazioni (monastica e battesimale)
sono fra loro incompatibili, una delle due - probabilmente la seconda - deve
essere stata aggiunta a quella originaria dagli stessi Bizantini. Parrebbe dunque
ipotizzabile che i quattro oratori addossati allAnastasis fossero costruzioni
gi esistenti nei secoli IX e X, sopravvissute alle distruzioni di Hakem e solo
marginalmente interessate dai restauri imperiali.
Anche sul lato orientale del cortile porticato Sewulfo nomina una serie
di cappelle, alcune delle quali gi facenti parte del complesso altomedieva159. Ex altera vero parte Sancti Joannis ecclesiae est monasterium Santae Trinitatis

pulcherrimum, in quo est locus baptisterii, cui adheret capella sancti Jacobi apostoli, qui
primum cathedram ponticalem Jerosolimis obtinuit; ibidem, 10, 656.
160. In muro autem occidentali ipsius capellae sanctae Mariae conspicitur imago ipsius
Domini Genitricis perpicta exterius, quae Mariam Aegyptiacam olim toto corde compunctam mirice consolabatur ; ibidem, 9, 656.
161. Nam et ibi est illa spongia et canna et calix et aliae multae virtutes, species
beatae Mariae in superiore loco; Anonimus Placentinus Antonini Placentini itinerarium,
7, in: Baldi, Enchiridion, 639.
162. Kai; eij" to; ajristero;n mevro" tou' aJgivou Kwnstantivnou ejstin hJ eijkw;n th'" uJperagiva Qeotovkou, hJ kwluvousa th;n oJsivan Marivan tou' eijselqei'n eij" to;n nao;n th'" Uywvsew" hJmevra/. (E
sulla parte sinistra [della chiesa] di san Costantino, c limmagine della Santissima Madre di
Dio, che, nel giorno dellEsaltazione della Croce, proib lingresso al Tempio alla beata Maria
[Egiziaca]; Epiphanius Monachus, Enarratio Syriae, 4, in: Baldi, Enchiridion, 648-649.
163. Vedere: Patrologia Graeca, in: Baldi, Enchiridion, 639.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

277

le, altre invece costruite dai Bizantini. Sullo spigolo settentrionale collocata lantica cappella del Carcere di Cristo164 e, su quello opposto, la chiesa
del Calvario, la quale era verosimilmente ricostruita, in quanto annoverata
tra quelle che furono devastate dagli uomini di Hakem. Il pellegrino osserva che questultimo santuario costituito da due sacrari sovrapposti: uno
superiore che ricorda il Luogo della Crocissione e dove Abramo costru
il suo altare, e uno inferiore dove invece la tradizione colloca la Tomba di
Adamo165. Per la verit Sewulfo non nomina alcuna chiesa sul Calvario, tuttavia lesistenza delledicio attestata da Daniele Abate, il quale afferma
che la Sacra Roccia circondata da muri e sormontata da volte: gli uni e
le altre interamente ricoperti di mosaici. Questo ambiente, da identicarsi
con la chiesa del Calvario vera e propria, dispone di due porte daccesso
con gradini166, forse collegate alle gallerie porticate dellatrio. Al di sotto
del Calvario, nel Luogo del Cranio (che lui individua come quello di Adamo), Daniele dice che costruita una bella cappella riccamente decorata e
pavimentata in marmi preziosi167.
La chiesa altomedievale di san Costantino che era stata costruita sulla
cripta del Martyrium del secolo IV, distrutta per ordine di Hakem, non
risulta pi ricostruita dai Bizantini e di essa, dopo quasi un secolo di
oblio, si era addirittura persa la memoria del nome. Nel testo di Sewulfo
larea nel suo complesso viene identicata come il luogo dove la regina
Elena aveva costruito la grande basilica che celebrava il ritrovamento
della Vera Croce168. Passando attraverso i ruderi della cripta, si scende
alla Spelunca dellInventio, che, invece, ancora ofciata come oratorio
164. In atrio ecclesiae Dominici sepulchri loca visuntur sanctissima, scilicet carcer ubi

Dominus noster Jesus Christus post traditionem incarceratus fuit; Saewulfus, Peregrinatio
ad Hierosolymam et Terram Sanctam, 3, in: Baldi, Enchiridion, 655.
165. Postea ascenditur in montem Calvarium, ubi Abraham patriarcha, facto altari, prius
lium suum jubente Deo sibi immolare voluit, ibidem postea lius Dei quem ipse preguravit, pro redemptione mundi Deo patri immolatus est hostia... Subtus est locus qui Golgotha
vocatur, ubi Adam a torrente Dominici cruoris super eum delapso dicitur esse a mortuis
resuscitatus; ibidem, 4-5, 655.
166. Une muraille entoure cette sainte pierre, ainsi que le Lieu du Cruciement du Seigneur, et une batisse orne de meraveilleuses mosaiques la recouvre Il y a deux portes;
on monte sept marches jusquaux portes et autant aprs; Daniel Abbas, Vie et plerinage,
6-7, in: Baldi, Enchiridion, 658.
167. Au dessus de ce roc git le crane du premier homme Adam...ce roc sentrouvrit au
dessus du crane dAdam...Sous le Lieu du cruciement, l o est le crane, est installe une
petite chapelle orne de belles mosaiques et pave de beau marbre; ibidem, 6 e 8, 658.
168. Saewulfus, Peregrinatio ad Hierosolymam et Terram Sanctam, 3, in: Baldi, Enchiridion, 655.

278

O. GARBARINO

e santuario169. Le antiche reliquie sono andate perdute. Alcune, come il


Calice e la Sindone, non vengono nominate, mentre altre, come la Croce,
la Lancia e la Spugna, sono solo ricordate come mitiche scoperte della
madre di Costantino170.
Tra il Calvario e il Carcere di Cristo, sfruttando il sedime dellex vestibolo del Martyrium171, i Bizantini avevano costruito tre oratori dedicati
ad altrettanti episodi della Passione. Procedendo da Sud a Nord, i due pellegrini annotano: la cappella della Divisione delle Vesti, la cappella dellIncoronazione di Spine e la cappella che ricorda Cristo deriso dai soldati
e rivestito di porpora. Questultima nella ristrutturazione crociata verr
dedicata alla Flagellazione, ma per il momento la Colonna alla quale associato il supplizio viene indicata entro il volume dellex vestibolo insieme
ad altri santuari (tra i quali lAltare di Abramo e il Luogo dove il Signore
venne percosso al viso), ma non nella cappella stessa172.
169. Lendroit o sainte Hlne retrouva la sainte Croix est a vingt sagnes de distance

vers lorient, prs du Lieu di cruciement. On y avait bati una trs grande glise toit en
charpente, et maintenant il ny a l qune petite glise; Daniel Abbas, Vie et plerinage,
11, in: Baldi, Enchiridion, 659.
170. On compte vingt-cinq sagnes du cachot du Crist au lieu o sainte Hlne dcouvrit
la sainte Croix, les Clous, la Couronne, la Lance, lEponge et le Roseau; ibidem, 9, 659.
171. Infatti Daniele Abate nota che: Tous ces saints lieux (il Calvario, il Carcere e le tre
cappelle della Passione che si vedranno di seguito) sont sous le meme toit lun ct de
lautre (ibidem).
172. Prs du Lieu du cruciement, du cot nord, se trouve lendroit o lon a partag les
vetements de Notre Seigneur, et, cot, celui o lon mit sur sa tete la Couronne dEpines, et
o il fut revetu du Manteau de pourpre de drision (ibidem, 8, 658). Inferius vero non longe
a carcere columna marmorea conspicitur ad quam Jesus Christus Dominus noster in pretorio
ligatus agris afigebatur durissimis; iuxta est locus ubi Dominus noster a militibus exuebatur
ab indumentis; deinde est locus ubi induebatur veste purpurea a militibus et coronabatur spinea
corona, et diviserunt vestimenta sua (Saewulfus, Peregrinatio ad Hierosolymam et Terram
Sanctam, 3, in: Baldi, Enchiridion, 655). Della Colonna della Flagellazione si hanno notizie n
dal secolo IV. Le fonti tardoantiche e altomedievali la collocano nellarea di Sion. Il pellegrino
di Borbeaux (333 d.C.) dice di averla visitata nel luogo dove sorgeva la casa di Caifa (In eadem
ascenditur Sion et paret, ubi domus Caifae sacerdotis, et columna adhuc ibi est, in qua Christum
agellis ceciderunt; Itinerarium Burdigalense, in: Baldi, Enchiridion, 474). Girolamo (404
d.C.), invece, la colloca tra i sostegni della nuova basilica, cio la Santa Sion (Ostendebatur
illi columna Ecclesia porticum sustinens, infecta cruore Domini, ad quam vinctus, dicitur agellatus; Hieronymus, Epistulae, 108, in: Baldi, Enchiridion, 479), e di tale spostamento, avvenuto
in relazione alla costruzione delledicio, riferisce Teodosio (530 d.C.): Columna, quae fuit
in domo Caiphae, ad quam domnus Christus agellatus est, modo in sancta Sion iusso Domni
ipsa columna secuta est, et quomodo eam, dum agellatur, amplexavit (Theodosius, De situ
Terrae Sanctae, in: Baldi, Enchiridion, 483). Sempre allinterno della chiesa, La colonna viene
nominata da Arculfo (670 d.C.), Beda (673 d.C.), Epifanio (sec. IX) e da una Vita di SantElena
e Costantino del secolo X (vedere: Baldi, Enchiridion, 489, 494-495). Il trasporto della reliquia
al Santo Sepolcro sembra dunque coinciso con la ricostruzione bizantina del santuario.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

279

Sul lato meridionale del Calvario, Sewulfo descrive la chiesa di Santa


Maria, o meglio, quel che rimaneva dellantica basilica altomedievale descritta
da Arculfo nel secolo VII. Al posto delle navate doveva esserci un vaquo, utilizzato come sagrato meridionale del Santo Sepolcro, in quanto larea occidentale
delledicio e latrio erano gi stati trasformati da molto tempo nelle cappelle
di San Giovanni, della Trinit e di San Giacomo. Le strutture sopravvissute,
adattate a cappella, ricordavano il Luogo Santo dove il corpo di Cristo, calato
dalla croce, venne unto con oli aromatizzati e avvolto in un lenzuolo173.
Nel cortile porticato interno, proprio dietro il muro dellabside dellAnastasis, posizionato lOmphalos o Centro del Mondo, simboleggiato
da un particolare oggetto detto Compas. Sewulfo denisce questo Luogo
Santo un oratorio174 e Daniele Abate descrive una piccola costruzione che
lo sormonta, del tutto simile ad un ciborio, con la volta riccamente decorata
a mosaico. Su tale copertura riportata liscrizione: La pianta del mio
piede serve da misura per il cielo e per la terra175.
1.5 - Gerusalemme cadde in mano ai crociati il 15 luglio 1099, i quali
la mantennero no al 2 ottobre 1187. In questi ottantotto anni di regno
latino il Santo Sepolcro venne ristrutturato nelle forme che ancor oggi si
possono in gran parte ammirare. Poich le strutture in stile romanico sono
chiaramente riconoscibili, di fatto non sussistono problemi archeologici di
rilievo a riguardo della fase crociata del monumento. Semmai qualche dubbio permane sulla la cronologia precisa dei lavori, quantunque le fonti a disposizione contribuiscano a restringere notevolmente il campo delle ipotesi.
Lintero complesso doveva essere ormai terminato nel 1172, quando venne
descritto da Teodorico nel suo Libellus de Locis Sanctis176. Il pellegrino
tedesco parla infatti del Chorus Dominorum dei crociati, che sorge davanti
al Sepolcro ed unito verso Oriente allAnastasis177, e osserva che in questa
173. Juxta locum Calvariae, ecclesia sanctae Mariae in loco ubi corpus Dominicum, avulsum a

cruce, antequam sepeliretur fuit aromatisatum, et linteo sive sudario involutum (ibidem, 6, 656).

174. A caput autem ecclesia Sancti Sepulchri, in muro forinsecus non longe a loco Calva-

riae, est locus qui Compas vocatur Ista oratoria sanctissima continentur in atrio Dominici
sepulchri ad orientalem plaga (ibidem, 7, 656).
175. Derrire lautel (dellAnastasis), lexterieur du mur, se trouve lOmbilic de la terre
qui est recouvert dune petite construction, au-dessus de laquelle le Christ est reprsent
en mosaique avec cette lgende: La plante de mon pied sert de mesure pour le ciel et pour
la terre (Daniel Abbas, Vie et plerinage, 5, in: Baldi, Enchiridion, 658).
176. Theodoricus, De Locis Sanctis, in: Baldi, Enchiridion, 661-671.
177. Praeterea santuarium vel sancta sanctorum, a Francis postea opere mirico constructum, hujus ecclesiae corpori adjunctum est (ibidem, 664).

280

O. GARBARINO

nuova basilica ofciavano i latini e alcuni altari del santuario erano riservati al clero siriano, armeno, greco, giacobita e copto178. Egli si diffonde
nellillustrare le cappelle del Calvario o dellElevazione della Croce, e del
Golgotha o di Adamo; la nuova chiesa di SantElena con la Spelunca dellInventio179; le tre cappelle occidentali prospicienti il sagrato meridionale,
sulla prima delle quali, adiacente allAnastasis, era gi stato edicato il
poderoso campanile180. Annota inoltre che, delle tre cappelle che sorgevano
sul lato opposto, la centrale (quella ricavata nellabside dellantica Santa
Maria) era - allora come oggi - di propriet degli Armeni181. Non ci sono altre fonti esaurienti al pari del Libellus di Teodorico che riguardino i periodi
precedenti. Tuttavia dal De situ urbis Jerusalem182 - una guida dei Luoghi
Santi redatta tra il 1130 e il 1150 circa - sembra di potersi ricavare che la
fase pi consistente del cantiere crociato, nel secondo quarto di secolo non
era ancora iniziata. Il testo, infatti, descrivendo lAnastasis e il Calvario
separati dal cortile a cielo aperto183, dimostra che il Chorus Dominorum non
esisteva ancora. Stando alla medesima fonte, sembrerebbe, peraltro, che a
Oriente si stesse costruendo la chiesa di SantElena184.
178. Hae sunt professiones sive sectae, quae in ecclesia hierosolymitana divina peragunt

ofcia, scilicet Latini, Suriani, Armenii, Graeci, Jacobini, Nubiani (ibidem, 666).

179. Dehic versus orientem XXX et amplius gradus ad venerabilem beatae Helenae reginae

capellam extra ipsam ecclesiam (cio il Chorus Dominorum) sitam descenditur, ubi in ejus
honore altare venerandum habetur. Hinc iterum ad dexteram per XV vel paulo plus gradus
in subterraneum specum descenditur, ubi in dextro specus ipsius angulo cavum altare et sub
eo crux pavimento impressa cernitur, in quo loco ipsa regina crucem dominicam reperisse
narratur: ubi altare in honore sancti Jacobi habetur. Ipsa quoque capella nullam habet
aliam fenestram nisi magnum superne foramen (ibidem, 667-668).
180. Iterum fere ad meridiem (dellAnastasis) janua paret, per quam in capella intratur
sub turri campanaria constitutam (ibidem, 668).
181. Exeuntibus ecclesiam versus meridiem ocurrit quasi quoddam praetorium quadrangulum, quadratis lapidibus constructum, ad cujus sinistram partem juxta Golgotha exterius capella trium Mariarum in honore habetur, quam Latini tenent. Ulterius quoque ad
meridiem alia capella exstat, cui praesunt Armenii. Inde ulterius parvula quaedam existit
capella (ibidem, 670-671).
182. De situ urbis Jerusalem, in: Baldi, Enchiridion, 661.
183. Sepulchrum vero Domini ast infra civitatem, paululum ad sinistram nobis euntibus ad
Templum. Ecclesia Sepulcri rotunda est satis pulchre fabricata, et habet quatuor portas que
aperitur contra solis ortum. Sepulchrum vero Domini est in medio ejus satis bene munitum,
et decenter ordinatum. Deforis etiam a parte orientali est Calvariae locus, ubi fuit Dominus
crucixus, et ibi ascenditur per sedecim gradus, et ibi est magna rupis, ubi crux Christi fuit
erecta. Subterius est Golgotha, ubi sanguis Christi per medium petre deorsum stillavit, et
ibi est altare in honore sanctae Dei genitricis (ibidem).
184. Deforis (dal Calvario) quo contra ortum solis est locus ubi beata Helena Sanctam
Crucem invenit, et ibi edicatur magna ecclesia (ibidem).

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

281

Alcune discussioni sono nate tra gli studiosi intorno allinterpretazione


che dovrebbe essere data ad uniscrizione, oggi scomparsa, che un tempo si
leggeva sullarco dingresso alla cappella del Golgotha. Il testo, ricostruito
e tradotto, dovrebbe essere il seguente:
[Questo luogo santo, santicato dal sangue di Cristo,][Con la
nostra consacrazione non aggiungiamo nulla alla sua santit.][Ma la
casa costruita intorno e sopra questo luogo sacro][Fu consacrata il
giorno quindici di luglio,][Alla presenza di altri padri, del patriarca
Fulcherio,][Che allora era al suo quarto anno di patriarcato,][Nel quinto
anno dalla presa della Citt,][Che allora brillava di oro puro.][Dalla
nascita del Signore si sono contati][Millecento e quaranta e nove
anni]185.
Per qualcuno il 1149 dunque da leggersi come la data di consacrazione dellintero complesso ormai ultimato; per altri si tratta solo della
consacrazione delle rinnovate cappelle del Calvario. Infatti, dal punto
di vista liturgico, il Santo Sepolcro non un unico santuario, ma un
complesso di santuari distinti, che plausibilmente furono anche consacrati
in modo autonomo. Appare dunque improbabile che liscrizione posta
su un ingresso del Calvario riguardi anche il Chorus Dominorum senza
nominarlo. Tali osservazioni, di per s non certo decisive, sono peraltro
sostenute dagli indizi ricavabili dalla vicenda riguardante una seconda
iscrizione scomparsa. Si tratta dellepigrafe Praepotens Ianuensium
praesidium che i crociati apposero in lettere doro sullaltare orientale
dellAnastasis in riconoscimento degli aiuti ricevuti dai Genovesi per
la conquista della citt186. Pare che liscrizione sia scomparsa durante il
regno di Almarico (1163-1174), quando laltare venne demolito insieme
allabside per collegare la basilica della Risurrezione al Chorus Dominorum, che, pertanto, solo in quel periodo doveva essere stato ultimato187.
Non pu essere infatti considerato un caso che i primi re di Gerusalemme
no a Folco dAngi, morto nel 1143, siano stati sepolti ai piedi delle
cappelle del Calvario, mentre la tomba di Baldovino III, morto nel 1163,
sia gi stata collocata tra i pilastri del transetto meridionale della grande
chiesa romanica188.

185. Biddle, La storia del Santo Sepolcro, 50.


186. De Negri T. O., Storia di Genova, Firenze 1986, 223-224.
187. Biddle, La storia del Santo Sepolcro, 52.
188. Ibidem.

282

O. GARBARINO

Fig. 9. Il sito al tempo di Cristo.

2. Lanalisi e la classicazione delle tipologie murarie del Santo Sepolcro, dalle fasi pi antiche a quella crociata (sec. XII)189
2.1 - I tipi di lavorazione della pietra
Le colline dove sorge la citt di Gerusalemme sono di roccia calcarea.
I tipi di pietra da costruzione pi usati sono due: la mizzy, dal colore
bianco-panna con frequenti striature rossastre, levigabile come il marmo,
e la malaky, di colore variabile in molte tonalit intermedie tra locra
scuro e il biancastro, omogenea, sebbene alquanto porosa. Questultima
189. Il contenuto del seguente capitolo stato sviluppato nello studio sulla classicazione archeologica delle murature al quale si rimanda. Vedere: Garbarino, Le tipologie
murarie.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

283

stata utilizzata per la costruzione dei muri n dalle epoche pi remote


perch dotata di ottima consistenza e facilmente lavorabile, prima e dopo
la perdita dell'acqua di cava, anche con strumenti in ferro dalla tempra
non ancora sosticata. Il Santo Sepolcro quasi interamente costruito in
pietre malaki squadrate, tagliate e rinite con la Shahuta: un tipo di asciamartello a denti ni, il cui uso scomparso solo da poco dai moderni
cantieri della Palestina. Le differenze che si riscontrano, non riguardano
la tecnica di lavorazione in quanto tale, che rimane quasi sempre quella
appena descritta, ma le modalit nelleseguirla, che invece cambiano a
seconda delle diverse scuole di scalpellini allopera nei vari cantieri succedutisi nel tempo.
A - Gli enormi blocchi visibili nellattuale Ospizio dei Russi i pi
grandi tra quelli usati per la costruzione del complesso - sono conci in
opera quadrata lavorati a faccia piatta, con la fascia perimetrale spianata a scalpello lasciata in evidenza. Sulla faccia a vista si vedono i fori
per le grappe di un rivestimento marmoreo esterno. Il che qualica questi
resti come elementi in origine non appartenenti al complesso del Santo
Sepolcro190. Secondo Corbo si tratta di un riutilizzo adrianeo di pietre
provenienti dallarea del tempio di Erode, dove se ne vedono ancora oggi
di uguali191.
B - Nella cisterna, sotto lattuale sagrato (lantico piazzale sud), si pu
osservare lunica porzione di muro costruito in pietre di media pezzatura,
lavorate a bugnato ribassato e fascetta perimetrale in evidenza192. Altri conci di questo tipo risultano riciclati in varie parti del complesso, comprese
le fondazioni e gli elevati pi arcaici193. Per tale motivo Corbo identica
questa lavorazione come propria del Capitolium adrianeo.
C - Quando Corbo parla di una tipica tecnica costantiniana, si riferisce alla lavorazione dei grandi blocchi appartenenti alla fase pi antica del
complesso194. Essa caratterizzata da un uso dellascia-martello a denti
ni (shahuta) che lascia striature rettilinee e ordinate, prodotte da piccoli colpi dello strumento assestati in successione ed anche con portato

190. Infatti Eusebio afferma che allesterno la supercie delle mura, resa lucente da pietre

squadrate connesse armonicamente tra loro, offriva un eccezionale spettacolo, per niente
inferiore a quello del marmo; cfr. Corbo, Il Santo Sepolcro, I, 46.
191. Ibidem, III, foto 118-119.
192. Ibidem, III, foto 1, 2, 5.
193. Ibidem, III, foto 96, 98, 102.
194. Ibidem, I, 169; III, foto 11, 66, 96.

284

O. GARBARINO

continuo195. La rinitura piana della faccia a vista, sempre estremamente


accurata, risulta eseguita in tal modo, senza luso di altri strumenti e senza
che risulti evidente lo spianamento a scalpello della fascetta perimetrale.
Dal punto di vista qualitativo, si tratta di un livello di lavorazione molto
alto, superato per nezza solo da quello crociato.
D - Corbo denisce lavorazione di periodo bizantino una forma simile alla precedente, ma di livello meno accurato, nella quale le rigature lasciate dai denti della shahuta risultano alquanto irregolari e, spesso,
aventi un andamento leggermente curvilineo196. Questultima particolarit
deriva probabilmente dalluso degli scalpellini di portare i colpi dascia
poggiando il gomito in un punto sso197. Bisogna tuttavia osservare che
la discriminante pi evidente rispetto alla lavorazione di tipo C, rimane il
livello qualitativo decisamente minore.
E - I conci appartenenti alle strutture crociate del secolo XII rappresentano quanto di meglio si possa ottenere tagliando la pietra Malaky con
lascia-martello (shahuta). Il modello di lavorazione e di rinitura uguale
al tipo C, ma le rigature sono ancora pi ni e regolari. Tale risultato
ottenuto attraverso luso di materiale scelto di grana ne e limpiego di
scalpellini di altissimo livello e ben guidati198. Bench le maestranze siano

195. Ibidem, I, 169. La faccia del blocco era spianata a piccoli colpi dascia assestati in
modo ordinato e sistematico, con riprese molto tte (ibidem, III, foto 96). In qualche
raro caso compaiono anche lavorazioni eseguite a colpi incrociati (ibidem, III, foto 11). In
genere i conci che formavano il paramento a vista erano poi ulteriormente riniti usando
lo strumento a mo di pialla, il quale lasciava sulla pietra una ne rigatura quasi continua
(ibidem, III, foto 66).
196. Ibidem, III, foto 3. Questo tipo di lavorazione, o comunque qualcosa di molto simile
ad essa, si riscontra anche in monumenti alquanto antichi. Per esempio, nelle nei conci delle
strutture giustinianee (sec. VI) del monastero di Santa Caterina sul Sinai; in proposito cfr.
Galey J., Le Sinai et le monastre de Sainte-Catherine, Soccarda-Zurigo, 1981, g. 10.
197. Devo queste informazioni tecniche al prof. Eugenio Alliata dello Studium Biblicum
Franciscanum, che ringrazio ancora per la gentilezza. Per quanto invece riguarda la denizione di periodo bizantino, bisogna precisare che nel contesto della ricerca del recente
passato, ad essa si sono date spesso accezioni diverse. Corbo la utilizza per indicare le
opere del X-XI secolo, mentre, ad esempio, Vincent e Abel deniscono bizantini i resti
pi antichi del Cenacolo, che dalle grandi dimensioni dei conci (corsi dellaltezza di un
metro) sembrano doversi assegnare al tempo di Giustiniano o dello stesso Costantino. Cfr.
Alliata, Topograa, 34.
198. Questa modalit di lavorazione contraddistingue quasi tutte le opere crociate in
Palestina, ma il livello di qualit delle strutture del Santo Sepolcro decisamente pi
alto. Vedi, ad esempio, i muri della chiesa di Santa Maria di Tortosa in: Deschamps
P., Terre Sainte romaine, La Pierre-qui-vire (Yonne), 1990, foto 81, 82, da confrontare
con foto 100.

IL SANTO SEPOLCRO DI GERUSALEMME

285

state probabilmente locali, indubbia la similitudine con la lavorazione di


strutture romaniche francesi dello stesso periodo199.
F - Il tipo di lavorazione di pietre antiche pi diffuso a Gerusalemme
quello identicato come metodo arabo. Lo si trova applicato in qualche
concio delle mura e, pi abbondantemente, nelle porte, che furono ricostruite per lultima volta dai Mamelucchi nel XVI secolo200, nonch in molte
case civili dimpianto medievale. praticamente assente nelle murature
del Santo Sepolcro, se non in qualche raro elemento di restauro. La tecnica
caratterizzata dal consueto spianamento con lo scalpello del bordo del
concio, dal quale procede la regolarizzazione della supercie di faccia a
vista con l'ascia martello (shahuta) a colpi portati da varie direzioni in
modo disordinato.
importante notare come nessuna delle suddette varianti appena illustrate possa essere riferita, in quanto tale, ad un determinato periodo storico, poich, tra le altr