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STORIA DELLA FILODRAMMATICA A SCALEA

Di Gaetano Zuccarello

Nel parlare di filodrammatica a Scalea non si pu fare a meno di ricordare Alfredo Barletta, la memoria storica degli eventi che riguardano questo argomento. Ebbene non mi stato difficile incontrarlo e farmi raccontare molti episodi
che mi hanno riportato alla mia infanzia con

ricordi che riaffioravano man

mano che il racconto proseguiva.


Alfredo mi ha raccontato : la prima filodrammatica che io ricordi stata sicuramente formata dal compianto Andrea De Vito prima della guerra, essendo
io, allepoca, un ragazzino di 8 9 anni, ricordo che gi si facevano diverse
rappresentazioni teatrali. Andrea De Vito stato il primo e per la passione e
lamore che aveva verso il teatro. Fu lui a far costruire il palcoscenico nel salone dellasilo infantile delle suore nel Palazzo del Principe Spinelli ed il sipario fu cucito da Arturo Bloise, cucino di Andrea mentre gli scenari vennero dipinti da Orlando Belmonte che tra laltro faceva parte del cast degli attori.
Posso affermare che il Belmonte era un vero attore drammatico oltre che un
bravo truccatore ed Andrea De Vito era un regista veramente bravo al punto di
far recitare anche chi non sapeva leggere, insegnando con molto garbo ma con
severit sia la mimica facciale e sia il modo di stare sul palcoscenico e
quantaltro serve per essere un bravo attore.
Gli attori che ricordo nei vari periodi, sono, oltre ai compianti Orlando Belmonte, Elio Galiano, un certo Bongianni, Euripide Spinelli, Gino Cosentino,Antonio Licursi, Pietro Zuccarello, Giuseppe Barletta, anche Fulvio Pezzotti, Giuseppe De Patta, Pasquale Voce e tanti altri giovani dellimmediato dopoguerra.
Il palcoscenico dellasilo infantile fu utilizzato per molte recite di bambini, di
alunni delle scuole elementari, oltre che di adulti, mantenendo sempre viva la
passione per il teatro.

Anche dopo la costruzione della nuova sede dellIstituto Madre Clarac, nel salone venne realizzato un palcoscenico dove si sono svolte

rappresentazioni

teatrali anche da parte di adulti. Alfredo Barletta mi ricordava che lultima rappresentazione organizzata da Andrea De Vito nel nuovo salone dellasilo infantile, si chiamava Alaska e parlava di traffico di pelli e contrabbandieri. Fra gli
attori oltre ad Alfredo cerano Orlando Belmonte, mio padre Carmelo-Pietro
Zuccarello e tanti altri giovani.
Dal 1994 la passione per il teatro dialettale fu ripresa da Alfredo Barletta con la
commedia I Ziti, poi A malascjorta, A Magaria, Fa cum t fatt con
nuovi interpreti fra i quali Franco Vittorino, Luigi Maiolino, Gianfranco Grisolia, il brillantissimo Andrea Cavaliere e tanti altri.
Fra gli appassionati del teatro dialettale dei giorni nostri non si deve ignorare il
contributo di Ercole Serra e di Elena Stummo.
Ercole Serra, prolifico scrittore di commedie dialettali, organizza ormai da anni
rappresentazioni sia in piazza Spinelli che in piazza Cimalonga, riscuotendo
successo come autore, regista ed attore. Ormai tradizione per i villeggianti assistere alle sue manifestazioni che mantengono viva la passione per il nostro
dialetto.
Lintervista dobbligo ad Ercole Serra conferma ed integra quanto gi ricordato
da Alfredo Barletta, egli, infatti mi ha raccontato: Negli anni dal 1946 al 1960,
a Scalea nacque e si svilupp uninteressante attivit del teatro amatoriale che
vide la rappresentazione di farse e commedie, in parte dialettali, recitate da attori dilettanti autodidatti del posto. I primi gruppi teatrali dilettantistici furono
formati dal compianto Andrea De VITO, il quale aveva fatto esperienza nel settore della regia e della recitazione negli ambienti artistici napoletani.
Gi, qualche anno prima, per, il compianto parroco della Chiesa di San Nicola in Plateis, don Giuseppe RIMOLI, stimolava molti ragazzi della sua parrocchia a partecipare, quali attori dilettanti, alle recite che Egli organizzava e
rappresentava nel salone dell Asilo infantile delle suore di Madre Maria Cla-

rac sito, allora, nel Palazzo dei Principi Spinelli. In questa sala sempre affollata, successivamente sede del cinema San Carlo, parecchi giovani scaleoti ed
anche anziani (come il compianto mio zio Carmelo Zuccarello) recitavano i copioni di Andrea De Vito che si riferivano, spesso, alle trame di noti romanzi
strappa lacrime, in particolare: Le due Orfanelle, San Tarcisio e La cieca di Sorrento. In questultima recita, ancora oggi, rimane diffusa la frase:
j na cicata, n n catarratta che la pronunci mast(i) Sarvatur(i) nella parte del medico oculista. Con la scomparsa dei protagonisti di questa attivit teatrale, specialmente quando nel 1952 ci lasci per sempre lamato parroco, don
Pippin(i), purtroppo nel corso degli anni le recite iniziarono a scemare fino al
punto che non ne furono pi rappresentate per diversi anni. Si organizzavano
soltanto sporadiche recite di bambini nella scuola elementare e nellasilo infantile dellepoca e si poteva assistere a rappresentazioni teatrali amatoriali di
qualche compagnia di girvaghi o di circhi equestri. Ebbe un certo successo
di pubblico una piccola compagnia che, per oltre un mese verso la fine degli
anni cinquanta, ogni sera rappresentava a Scalea, nel largo accanto alla Chiesa di San Nicola, recite commoventi come La storia di Santa Rita da Cascia
dove recit un giovane scaleoto, privo di alcun talento, il quale, come da copione, dovendo vendicare luccisione del proprio padre (marito di Santa Rita),
rivolto al pubblico, pronunci questa frase: pap stanott(i) ti vendicheram(i), invece di vendicheremo, suscitando, fra la commozione, le ovvie risate.
Molte persone erano coinvolte nelle recite scaleote, come gli indimenticati Orlando BELMONTE e Peppino BARLETTA (entrambi pittori), i quali si occupavano particolarmente di trucco, scenografia e coreografia. Solo negli ultimi
ventanni lattivit teatrale stata ripresa grazie alla mia personale passione e
quella di Alfredo BARLETTA il quale, circa ventanni addietro, su mia idea,
scrisse e diresse la commedia I ZIT(i) rappresentata con replica nella festa
dell IMPROVVISATA ed altre recite: A MAGARIA, I DUE ORFANEL-

LI e farse sempre rappresentate nellIMPROVVISATA a cura del Comitato


CIMALONGA, con scene di Damiano Barletta. Nella stessa tradizionale manifestazione folcloristica, fino allanno 2010, sono state rappresentate commedie amatoriali da me scritte, dirette ed anche recitate: Le PANITTERE, LE
LAVANNARE, LEMIGRANTE, A MORT(i) nd CASA, U LASTRACHIELLU, A VRASCERA d U MIS(i) i NATAL(i), A CANTINA d IMBRIACUNI, U CUNSUOL(i). Questi copioni si richiamano alle costumanze
e tradizioni scaleote e sono state recitate con molta bravura da attori dilettanti
del posto ed anche napoletani. Con Alfredo Barletta, a suo tempo, pensai di costituire una compagnia del teatro amatariale sotto il nome: guagliun(i) d
Scala, ma non ci si riusciti perch mai si sono avute manifestazioni
dinteresse. Nel 2009 ho rinnovato questo proponimento attraverso Il Diogene
Moderno, sperando che questa volta, se siamo uniti e senza disfattismo, Scalea potr avere la sua compagnia teatrale. Vorrei sottolineare il talento
dellamico Peppino SANGINETO nel settore del cinema amatoriale. Alcuni
suoi filmati del corto, girati sull ambiente sociale e tradizionale di Scalea,
hanno avuto la segnalazione anche dalla RAI; ultimo: Il Miracolo.
Ed a proposito di talenti, Scalea possiede un patrimonio artistico anche nella
recitazione dilettantistica che pu essere valorizzato e sviluppato, scoprendo
soggetti che possono avere un successo anche a livello regionale e nazionale.
Un esempio eclatante: lattore professionista scaleoto Leonardo GAMBARDELLA.
Dal 2009 cresciuto linteresse verso la commedia dialettale scaleota per merito dellassociazione Carnem Levare che ha prodotto due rappresentazioni, la
prima Stanott pass u Bommin e la seconda Ndu Vicinanz scritte e dirette
da Elena Stummo, coadiuvata, nella prima da Paola Maiolino e da Zaccaria Errico. Entrambe le commedie si riportano agli usi e costumi della Scalea di una
volta.

Nella prima commedia interpretata da Zaccaria Errico, Paola Maiolino, Luigi


Maiolino, Francesco Ferraro, Alessio Cirelli, Anna Sangiovanni ed altri, si parla
delle tradizioni natalizie mescolando anche il sacro con il profano, laddove gli
anziani insegnano ai giovani le preghiere ovvero gli scongiuri da recitare
per allontanare il mal di testa da malocchio: i patrinuosti, o per far calmare il
mal di pancia i bestie.
Si parla pure delle tradizioni della tavola con le tredici pietanze da preparare per
la sera di Natale, e dei vari detti antichi sul Natale: Passaj Natale e vinn Capudann, Pasc e Bifania mancu frijmmo il commento sui numeri mentre si giocava a tombola : 25: Natale, 33: Lann j Crist, 37: U monachiell, 40:
mammata j bacanta, mittila nda cangiulla e vidis cum canta,
La seconda commedia Ndu vicinanz tratta del vicinato tipico scaleoto il giorno prima di Natale, con i venditori ambulanti che si fanno la concorrenza, la pescivendola, le clienti, ed il calzolaio con il suo banchetto allaperto, il quale
mentre lavora sintromette nei discorsi degli altri e nei fatti degli altri.
Questa commedia rappresentata il 26 dicembre del 2011 nella sala consiliare di
Scalea, ha riscosso un notevole successo di pubblico.
E stata molto appressata linterpretazione di Giuseppe Monachello nella parte
di mast Francisch, di Simona Forastieri nella parte di Maculat, di Nicolino
Errico nella parte di Ginuzz, di Francesco Ferraro nella duplice parte di
Guardia Municipale e di Cumpa Carmelo e di tutti gli altri interpreti quali
Marzia

Russo, Gilda Di Lorenzo, Wilma Monachello, Antonio Propato, Ma-

riarita Schiffino ed anche quella del sottoscritto.


Devo dire che con la mia partecipazione nella parte di Mast Sicundino mi
sono veramente divertito ed emozionato. Sopratutto la presenza di tanti giovani
che con naturalezza e spontaneit hanno saputo interpretare i loro ruoli ed il loro entusiasmo, hanno fatto s che lemozione venisse sopraffatta tanto da immedesimarmi a pieno nel contesto del personaggio e della parte che interpretavo.

Con laugurio che questa esperienza possa ripetersi per molti e molti anni, sono
certo che la commedia dialettale scaleota sapr mantenere vivo il ricordo delle
nostre tradizioni e del nostro dialetto.
Gaetano Zuccarello