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Corso di Laurea Magistrale in Sociologia

Anno Accademico 2015-2016


Diritti e Cittadinanza Europea Prof.ssa Marina Calloni
Argomento tematico: Diritto al cibo

MACELLAZIONE RITUALE E
BENESSERE ANIMALE
Unanalisi degli aspetti etici e giuridici

Studentessa: Eleonora Gnan


Matricola: 796709
E-mail: e.gnan1@campus.unimib.it
Telefono: 3409460948

Indice
Introduzione... 3
1. Cos la macellazione rituale? ............................................................... 4

1.1 Un confronto tra macellazione convenzionale e rituale... 4


1.2 La macellazione rituale nella tradizione ebraica ed islamica. 5
1.3 La minimizzazione della sofferenza animale nella macellazione... 7
2. La macellazione e il benessere degli animali: aspetti filosofici. 9
3. La macellazione rituale nellUnione Europea: aspetti giuridici. 12
3.1 La Direttiva 93/119/CE . 13
3.2 Il Regolamento 1099/2009 14
3.3 La disciplina giuridica negli Stati membri. 16
3.4 La situazione italiana. 17
Conclusioni 18
Appendice Testi sacri a fondamento delle macellazioni rituali. 21

Bibliografia. 22

Fonti normative. 24

Autovalutazione rispetto al proprio percorso formativo. 25

Introduzione
Lo scopo di questo elaborato analizzare la questione della macellazione rituale
non nella sua integrit, ma in relazione ad un aspetto specifico: il benessere degli
animali. Secondo alcuni, la macellazione rituale porterebbe allincremento della
sofferenza degli animali che la subiscono e quindi, soprattutto in relazione al
riconoscimento di questultimi come esseri senzienti, dovrebbe essere vietata.
Secondo altri, la macellazione rituale non creerebbe maggiori sofferenze negli
animali rispetto ai metodi di macellazione convenzionale. Si tratterebbe,
piuttosto, di chiedersi se sia giusto uccidere gli animali ai fini di soddisfare
lalimentazione umana.
Come viene interpretato il tema della tutela del benessere animale in relazione
alla macellazione rituale dalla disciplina giuridica europea e nazionale? La
disciplina giuridica in materia di macellazione rituale ha subito cambiamenti in
seguito ai recenti dibattiti filosofici ed etici sulla tutela dei diritti degli animali?
possibile una conciliazione tra questi due aspetti? Queste sono le principali
domande a cui si cercher di dare risposta nel corso dellelaborato.
Linteresse per questo tema nasce in seguito alla lettura del saggio di Ceva
(2014) nel quale viene trattato il problema relativo la conciliazione tra pluralismo
alimentare e tutela del benessere animale. Il principio della tutela del benessere
animale, sia per le condizioni dellallevamento che della macellazione ad uso
alimentare, ormai assodato allinterno della legislazione europea. Esso si basa
sul principio di minimizzazione della sofferenza degli animali durante la
macellazione (ibidem). Il dibattito tra macellazione rituale e benessere animale si
inserisce allinterno del tema pi ampio del diritto al cibo e allalimentazione. Tale
diritto si traduce nella possibilit di avere accesso a cibo che sia
quantitativamente e qualitativamente adeguato e rispettoso delle convinzioni e
delle tradizioni, sia culturali che religiose, di ogni individuo.
Lelaborato si compone di tre paragrafi. Nel primo verr fornita la definizione di
macellazione rituale attraverso la sua ricostruzione storica e biblica, in riferimento
alla tradizione ebraica ed islamica (in appendice sono riportati i versi dei testi
sacri ebraici e islamici a fondamento delle macellazioni rituali). Verr, poi,
3

effettuato un breve confronto tra macellazione rituale e convenzionale e, per


finire, saranno messe in luce le principali problematiche sollevate dalla
macellazione rituale allinterno del dibattito nazionale ed europeo. Nel secondo
paragrafo si prenderanno in considerazione gli aspetti filosofici ed etici che
stanno alla base del riconoscimento degli animali come fruitori di diritti e di dignit
specifiche, e che impongono alluomo un comportamento responsabile nei loro
confronti. Infine, lultimo paragrafo sar dedicato agli aspetti giuridici della
questione. Si analizzeranno le principali norme europee e nazionali, e i relativi
cambiamenti, che attualmente disciplinano la macellazione animale con
particolare attenzione al rapporto tra il benessere degli animali e le macellazioni
rituali.

1. Cos la macellazione rituale?


Per macellazione rituale si intende luccisione di un animale secondo un rito
religioso al fine del consumo delle sue carni (Bottoni, 2015). Le macellazioni
rituali sono pratiche che interessano in particolare la religione ebraica e quella
islamica. Esse consistono nelluccisione di un animale attraverso il taglio,
mediante una lama affilata, della trachea e dellesofago al fine di assicurare una
profonda resezione dei vasi sanguigni del collo. Questa operazione compiuta
nel rispetto di precise regole di matrice religiosa ed accompagnata da atti, quali
benedizioni e invocazione del nome di Dio, che ne manifestano il significato sacro
e rituale (Comitato Nazionale per la Bioetica, 2003). Lanimale sottoposto a
macellazioni rituali deve essere sano e vigile: questo esclude il ricorso a
qualunque tipo di tecnica che comporti lesioni allintegrit animale, come ad
esempio il previo stordimento adottato dalla macellazione convenzionale e
prescritto per legge al fine di ridurre la sofferenza degli animali.

1.1 Un confronto tra macellazione convenzionale e rituale


La macellazione convenzionale, come gi accennato, prevede per legge che
lanimale, prima di essere sgozzato, venga immobilizzato e poi stordito in modo
da ridurne la sofferenza e determinarne uno stato di incoscienza fino alla morte.
Lo stordimento pu avvenire tramite concussione, elettrocuzione o inalazione

(Fonda, 2010). Esso pu quindi essere ottenuto, rispettivamente, mediante


pistola a proiettile captivo, elettroshock o esposizione al biossido di carbonio.
Dopo lo stordimento prevista la iugulazione, ovvero la resezione dei vasi che
forniscono sangue al cervello dellanimale, in modo tale da ottenerne il
successivo dissanguamento. Lo stordimento un metodo utilizzato per eliminare
il dolore dellanimale quando esso ancora vivo: con questa procedura la
coscienza e la sensibilit al dolore sono praticamente annullate (Pezza e Fossati,
2010). La morte per dissanguamento dovrebbe poi sopraggiungere in tempi
molto brevi in modo da precedere ogni rischio di risveglio dellanimale.
In alcuni paesi e per alcune comunit religiose, stata consentita una deroga
alla macellazione convenzionale. Nella macellazione rituale di norma viene
applicata prima la iugulazione, da sola nella grande maggioranza dei casi o,
eventualmente in poche eccezioni, seguita o preceduta dallo stordimento.
Il metodo di macellazione convenzionale mira, dunque, a una insensibilizzazione
diretta applicata, tramite il preventivo stordimento, sempre prima del
dissanguamento. La macellazione rituale mira, invece, a una insensibilizzazione
indiretta che ha origine proprio dal dissanguamento stesso dellanimale (ibidem).

1.2 La macellazione rituale nella tradizione ebraica ed islamica


Quasi tutte le religioni attribuiscono al cibo significati tali da giustificare la
predisposizione di regole, le c.d. regole alimentari religiose, che finiscono per
condizionare a diversi livelli la vita dei fedeli (Chizzoniti, 2010). Esistono due
tipologie di regole alimentari religiose: i divieti di consumare determinati alimenti
o di consumare cibo per determinati periodi dellanno, e quelle connesse alluso
rituale del cibo. A cavallo tra lattivit di consumo e di produzione pu essere
collocata quella di preparazione degli alimenti, a cui fa riferimento la tradizione
ebraica koshr e quella islamica hall, di cui si parler a breve. Le prescrizioni
alimentari ebraiche ed islamiche non sono, tuttavia, direttamente riconducibili alla
configurazione pi tradizionale di libert religiosa in quanto non consistono in veri
e propri atti di culto, ma riguardano piuttosto pratiche di vita motivate da
considerazioni religiose (Rocella, 2003: p. 20).

Le prescrizioni alimentari della religione ebraica trovano fondamento nella Torh


e, nel loro complesso, sono note come prescrizioni sul cibo koshr. La Bibbia
Ebraica racconta che lumanit sarebbe stata dapprima vegetariana e sarebbe
diventata carnivora solo dopo aver ricevuto lautorizzazione da parte della
divinit. Per la tradizione ebraica mangiare carne, dunque, considerato non
come un diritto scontato [] ma come un atto che comporta la violazione di un
ordine e che pu essere lecito solo a determinate condizioni (Di Segni, 2003: p.
86). Luccisione di un animale deve, quindi, essere sacralizzata perch la morte
di un essere vivente non deve mai diventare un atto semplice e ordinario. Gli
animali permessi, per poter essere mangiati, devono essere uccisi in un modo
particolare, attraverso la c.d. shechith. Lobbligo di usare tale procedura deriva
dal divieto di cibarsi di animali morti per cause naturali. Le scritture sacre, in
realt, non forniscono dettagli riguardo la macellazione in quanto molti di questi
si tramandano mediante tradizione orale (Lerner e Rabello, 2010). La shechith,
che pu essere praticata solo da un esperto, consiste nel taglio della trachea e
dellesofago, e di conseguenza anche delle vene giugulari e carotidee
dellanimale che deve essere perfettamente integro. La procedura deve avvenire
per mezzo di una lama affilatissima, in questo modo la morte dellanimale
rapida in quanto si ottiene un veloce e abbondante dissanguamento. La
shechith da sola non per sufficiente a rendere koshr, e quindi commestibili,
gli animali. Affinch un animale sia permesso necessario che venga sottoposto
a una serie di ispezioni accurate, prima e dopo il rito di macellazione, con lo scopo
di rilevare eventuali malformazioni o patologie che lo renderebbero impuro
(Dazzetti, 2010).
La religione islamica, invece, richiede ai suoi aderenti losservanza di prescrizioni
alimentari sulla carne animale che trovano il loro fondamento nel Corano.
Losservanza di queste prescrizioni fa s che il cibo sia consentito, o hall. Per il
Corano proibito mangiare animali morti per cause naturali, il sangue e la carne
di maiale, gli animali soffocati, uccisi a bastonate, ammazzati a cornate o
parzialmente divorati dalle bestie feroci a meno che non siano stati finiti
sgozzandoli. Secondo i precetti islamici esistono due metodi per macellare
ritualmente: il metodo c.d. dabh, che consiste nel recidere completamente la gola

dellanimale, trachea e giugulari comprese, con un unico movimento della mano


senza estrarre il coltello dalla ferita, e il metodo c.d. uahr per il quale non si
richiede la recisione della trachea e delle giugulari (Francesca, 2003). Le norme
islamiche per la macellazione assomigliano per alcuni aspetti a quelle ebraiche,
ma se ne differenziano per altri. Ad esempio, a differenza della tradizione ebraica,
il macellatore musulmano non deve per forza essere un esperto, ma pu
compiere il rito qualsiasi musulmano di sesso maschile, sano di mente e che
rispetti fedelmente le prescrizioni dettate dallIslam (Ascanio, 2010). Nellatto
delluccisione inoltre obbligatorio invocare il nome di Dio e orientare la testa
dellanimale verso la Mecca (Lerner e Rabello, 2010).
Sia la macellazione rituale ebraica che quella musulmana rifiutano il previo
stordimento dellanimale, praticato dalla macellazione convenzionale. Tuttavia,
secondo alcune opinioni, il diritto musulmano non sarebbe cos rigoroso come
quello ebraico. Per la tradizione ebraica, infatti, lo stordimento intaccherebbe la
perfezione dellanimale che diventerebbe quindi impuro; per la tradizione
islamica, invece, lo stordimento pu essere accettato solo se questultimo non
provoca la morte dellanimale (ibidem). Ad ogni modo, dove non sia assicurato il
rispetto delle prescrizioni religiose relative alla carne degli animali, ebrei e
musulmani sono costretti o ad escludere la carne dal loro regime alimentare o a
rinunciare allosservanza del precetto religioso.

1.3 La minimizzazione della sofferenza animale nella macellazione


Negli ultimi anni la macellazione animale ha sollevato diverse riflessioni su aspetti
economici, giuridici, medici, etici e religiosi. In modo particolare lattenzione si
focalizzata sul tema dei diritti degli animali e della produzione di cibo rituale, come
la carne koshr e hall (Fonda, 2010). Il Comitato Nazionale per la Bioetica
(2003), nel trattare la questione delle macellazioni rituali e dei diritti degli animali,
parte dalla messa a punto di due principi fondamentali tra di loro interconnessi. Il
primo riguarda la superiorit della specie umana e la subordinazione di tutte le
altre; il secondo sottolinea che questo primato va considerato come segno di
responsabilit, e che esso non pu dar luogo a pratiche crudeli nei confronti degli
animali. Tale principio di responsabilit richiede quindi di valorizzare tutte le

possibilit di ridurre o annullare la sofferenza degli animali che connessa a ogni


forma di macellazione (ivi: p. 7).
Dalle riflessioni sulla macellazione emergono, dunque, essenzialmente due
questioni: la necessit di ridurre la sofferenza degli animali e, quindi, di agire per
la tutela del loro benessere, e la necessit di garantire il diritto di libert religiosa
delle minoranze che praticano la macellazione rituale (ibidem). In tale sede ci si
concentrer sul primo aspetto tralasciando il tema, seppur importante, del
rapporto tra macellazione animale e rispetto della libert religiosa.
La tutela del benessere animale risulta cruciale per il dibattito tra macellazione
rituale e macellazione convenzionale: quale delle due tecniche di macellazione
provoca minor sofferenza e quindi garantisce maggiore tutela degli animali? La
questione non affatto semplice. Da un lato, la spersonalizzazione della
macellazione convenzionale a scopo alimentare, e la sua organizzazione
economica e industriale, hanno ridotto la tutela del benessere animale. Le
macellazioni rituali, invece, sacralizzando la procedura di uccisione dellanimale,
ne sottolineano la gravit, e ricordano alluomo che egli non dispone in modo
arbitrario degli altri essere viventi ma che se ne pu servire soltanto in riferimento
a Dio (ibidem). Dallaltro lato, la tutela del benessere animale, basandosi sullidea
che la sofferenza degli animali debba essere minimizzata durante il processo di
macellazione, richiede che la morte dellanimale sia la pi rapida e indolore
possibile. Secondo la maggior parte dellopinione pubblica, le macellazioni
convenzionali che operano mediante il previo stordimento dellanimale
garantirebbero il rispetto di tale principio in quanto produrrebbero una perdita di
coscienza e, di conseguenza, anche di percezione del dolore (Fonda, 2010). In
questo caso si parla di macellazione pietosa (Lerner e Rabello, 2010). Le
macellazioni rituali, invece, secondo questa concezione, causerebbero
allanimale uninutile sofferenza (ivi: p. 73). Daltro canto, rabbini e imam
responsabili della macellazione rituale hanno protestato contro limmagine
crudele dipinta dagli oppositori della macellazione religiosa, affermando che, se
effettuate in modo appropriato, le macellazioni rituali koshr e hall costituiscono
le forme pi rapide e indolore per provocare la perdita di coscienza e la morte
dellanimale (Zuolo, 2013). Tali credenze fanno per riferimento alle conoscenze
8

e alle tecniche disponibili nellepoca storica in cui si sono formate. Pu, dunque,
essere lecito pensare che queste vadano riviste in seguito allattuale progresso
scientifico e tecnologico.
Il dibattito tra macellazione e tutela del benessere animale solleva, quindi,
questioni di non facile risoluzione in quanto, in realt, non esiste una prova
scientifica sufficiente per determinare esattamente il grado di sofferenza
dellanimale sottoposto alla macellazione. Sulla base degli studi scientifici
condotti in questo campo dal Farm Animal Welfare Council e dalla Federazione
dei Veterinari Europei esiste, per, una forte presunzione secondo cui la
macellazione convenzionale causi minor sofferenza rispetto a quella rituale. Al
contrario, la macellazione rituale implicherebbe un aumento della sofferenza
animale misurabile nellarco di alcuni secondi (Consiglio Nazionale per la
Bioetica, 2003). Tuttavia, dal momento che la sofferenza di per s inerente al
processo stesso della macellazione, ogni suo pi piccolo incremento rappresenta
un ulteriore aggravio che deve essere evitato alla luce dellobbligo umano, di cui
si parlato prima, di non causare intenzionalmente danno ad ogni altro essere
vivente. Su questa convinzione si fonda, come vedremo, la legislazione italiana
ed europea.

2. La macellazione e il benessere animale: aspetti filosofici


Il dibattito sulla macellazione e sul benessere degli animali nasce a partire dagli
ultimi decenni del secolo scorso quando, riguardo al generale tema dei diritti
fondamentali, si innestato un filone di studio che aveva tra gli obiettivi il
superamento della visione antropocentrica del mondo. Lo scopo era quello di
affermare una visione unitaria della vita e di tutti gli esseri viventi, idonea [] ad
estendere il riconoscimento di diritti [] anche al mondo animale (Toniatti, 2010:
p. 16). Il crescente riconoscimento etico, sociale e giuridico del rispetto degli
animali ha inciso, come vedremo, sulla legislazione comunitaria e sugli
ordinamenti degli Stati membri ed , innanzitutto, il risultato dei movimenti
filosofici che, rivendicando i diritti di tutti gli esseri senzienti, animali compresi,
hanno posto i fondamenti della rilevanza giuridica degli stessi (Tallacchini, 2010).

In realt, la questione animale molto antica in filosofia: la dottrina che pi


lungamente ha influenzato la concezione morale occidentale sugli animali
quella del non-incrudelimento. Tommaso dAquino sosteneva, ad esempio, che
la crudelt nei confronti degli animali inducesse alla crudelt anche verso gli
uomini. Tale posizione stata poi riaffermata nel Settecento da Kant: luomo deve
mostrare bont di cuore verso gli animali perch chi insensibile al mondo
animale lo anche nei confronti della specie umana. Con Bentham gli animali
vengono affratellati agli umani nella percezione di piacere e dolore; egli non si
chiede, infatti, se gli animali possano ragionare o parlare, ma se possano soffrire.
Vengono in questo modo poste le prime fondamenta per la dignit morale
dellintera comunit di senzienti (ibidem).
Il dibattito pi recente sugli animali rientra in quelle che vengono chiamate
filosofie dei diritti, ed stato aperto a partire dal 1975 da Singer e da Regan
(ibidem). Secondo il primo tutti gli animali, condividendo lesperienza del dolore,
hanno uguale interesse a non soffrire. Linteresse degli animali a non soffrire
produce lobbligo umano di non farli soffrire. Regan riprende in modo pi radicale
le posizioni di Singer: gli animali hanno il fondamentale diritto di ricevere un
trattamento rispettoso e di non essere danneggiati, tutto ci si traduce nel diritto
di non essere uccisi.
Un altro recente corpo di teorie filosofiche riguarda quelle del benessere animale
(ibidem). Queste teorie, pur affermando lesistenza di doveri diretti nei confronti
degli animali, non ne precludono limpiego a condizione che ne sia rispettata la
qualit della vita attraverso la minimizzazione della sofferenza e la realizzazione
del c.d. animal welfare. Secondo Broom, uno dei principali esponenti della teoria,
gli elementi che consentirebbero lelaborazione di linee di comportamento umano
corrette non si baserebbero semplicemente sulla questione dei diritti degli
animali, ma sulla considerazione del benessere e sulla comprensione del dolore.
Infine, Lombardi Vallauri osserva, riprendendo la teoria dellincrudelimento
elaborata dai filosofi classici, che latto di crudelt non danneggia solo le
potenziali vittime ma anche lo stesso carnefice, producendo unalienazione da se
stesso e dalla propria umanit. La consapevolezza della sofferenza animale

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quindi, da un lato, si traduce in un oggettivo rispetto per la sua vita e, dallaltro, in


forme di conoscenza individuali e sociali sempre pi estese in cui il rispetto per
gli animali costituisce una parte essenziale (ibidem).
Queste teorie filosofiche influenzano non solo il tema del benessere animale di
per s, ma soprattutto la relazione tra questultimo e le pratiche di macellazione.
La legislazione europea che regola il rapporto tra benessere degli animali e
macellazione rituale, di cui a breve si parler, appare implicitamente fondata su
alcune di queste assunzioni filosofiche (ibidem):

gli animali sono esseri senzienti e legalmente incapaci;

gli uomini fanno largo uso degli animali e alcuni di questi utilizzi possono
condurre a situazioni di sofferenza inutile;

coloro che usano gli animali hanno il dovere morale di prestare le cure
appropriate nei loro confronti, bilanciando tale dovere con altri interessi o
obblighi umani;

le istituzioni europee devono regolare le attivit umane che fanno uso di


animali in modo da assicurare a questi ultimi protezione, attraverso
modalit che riflettono i valori dei cittadini.

Per quanto riguarda le pratiche di macellazione, da queste riflessioni filosofiche


derivano tre buone regole per garantire il benessere degli animali (Fonda, 2010).
La prima regola prevede che la macellazione venga eseguita correttamente e nel
modo pi umano possibile. Se le procedure vengono eseguite correttamente si
ottiene, infatti, una minima sofferenza dellanimale e una perdita di coscienza
rapida e senza lotta. La seconda regola riguarda il corretto contenimento degli
animali. Anche se la macellazione si conclude con la morte dellanimale, non
deve essere consentita alcuna forma di sofferenza n alcuna forma di crudelt
da parte del personale addetto. Infine, la terza e ultima regola riguarda la
minimizzazione del c.d. stress da premacellazione: il percorso di convogliamento
dellanimale non deve comportare paura o sofferenza sia per gli animali macellati
sia per quelli che assistono indirettamente alleutanasia.

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3. La macellazione rituale nellUnione Europea: aspetti giuridici


I dibattiti filosofici ed etici di cui si appena parlato, la maggiore sensibilit della
societ verso il mondo animale e il riconoscimento allanimale di diritti soggettivi
richiede una rivisitazione della normativa europea e nazionale riguardo il tema
della macellazione (Pezza, 2010). La macellazione rituale pu considerarsi
conciliabile con le norme giuridiche ed etiche circa i diritti degli animali?
Lesigenza di conciliazione impegna il legislatore nella ricerca di una risposta
normativa che sia in grado di soddisfare le diverse istanze di una coscienza
sociale complessa e spesso discorde (Fossati, 2010). Lassenza di stordimento,
che le pratiche di macellazione rituale richiedono per garantire la morte per
dissanguamento di un animale integro e vigile, considerata da molti non pi
compatibile con gli intenti di riduzione della sofferenza animale (Tallacchini,
2010). Il riconoscimento etico, sociale e giuridico del rispetto della vita degli
animali ha inciso profondamente sulla legislazione comunitaria e degli Stati
membri. La volont di tutela dei diritti degli animali andata rafforzandosi
attraverso la configurazione di linee di policy europee sul benessere animale in
relazione alle pratiche di macellazione, fino al suo inserimento nel Trattato di
Lisbona del 2009.
La Convenzione europea sulla protezione degli animali da macello, conclusa a
Strasburgo nel 1979, definisce i principi generali di comportamento nelle fasi di
avviamento, ricovero, immobilizzazione, stordimento e abbattimento degli
animali, al fine di assicurarne protezione. La Convenzione specifica, inoltre, che
i metodi di abbattimento ammessi e finalizzati a risparmiare agli animali ogni
sofferenza evitabile (art. 16) devono trovare applicazione uniforme nei Paesi
membri, anche in considerazione del fatto che la paura, la tensione e le
sofferenze patiti dagli animali durante la macellazione possono influenzare la
qualit delle carni.
Il Trattato di Lisbona del 2009, che istituisce lUnione europea, riconosce per la
prima volta gli animali come esseri senzienti. Esso stabilisce, infatti, allart. 13
che lUnione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in
materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettando nel

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contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati


membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e i
patrimoni regionali. Tale norma costituisce un importante passo in avanti verso
il riconoscimento dei diritti degli animali (Chizzoniti, 2010).
Attualmente, nellUnione europea il tema del benessere animale in relazione alla
macellazione rituale disciplinato dal Regolamento n. 1099 sulla protezione degli
animali durante labbattimento, approvato il 24 settembre 2009. Questultimo,
entrato in vigore nel 2013, ha abrogato la Direttiva 93/119/CE. La nuova
normativa, pur ponendosi in continuit con quella previgente, presenta alcune
novit. Analizziamo ora da pi vicino queste due disposizioni giuridiche.

3.1 La Direttiva 93/119/CE


La Direttiva del Consiglio dellUnione europea, approvata il 22 dicembre 1993, e
relativa alla protezione degli animali durante la macellazione o labbattimento,
non contiene una definizione di macellazione rituale ma si limita ad affermare la
necessit di tenere in considerazione le esigenze particolari di certi riti religiosi.
La Direttiva, tenendo conto del fatto che durante la macellazione o labbattimento
debba essere evitato agli animali qualsiasi dolore o sofferenza evitabile, allart. 5
stabilisce che gli animali debbano essere storditi prima della macellazione.
Tuttavia il legislatore, per tutelare il diritto di libert religiosa, ammette la
possibilit per gli Stati membri di derogare allobbligo di previo stordimento nel
caso di animali sottoposti a particolari metodi di macellazione richiesti da
determinati riti religiosi.
Per tutelare il benessere animale, il legislatore prescrive limmobilizzazione degli
animali da macellare ritualmente attraverso congegni meccanici che siano in
grado di limitarne dolore e sofferenza. La Direttiva stabilisce, inoltre, che la
macellazione, sia rituale che convenzionale, debba essere praticata in macelli
autorizzati. Allart. 7, al fine di garantire il rispetto dei diritti degli animali, si afferma
che possono essere addetti alle pratiche di macellazione solo persone che
possiedono la preparazione teorica e pratica necessaria per svolgere tali
operazioni in modo umano ed efficace.

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La Direttiva europea prevede, infine, che lautorit religiosa, per conto della quale
sono effettuate le macellazioni, sia competente in materia di applicazione e
controllo delle disposizioni relative la macellazione rituale, ma che possa operare
solo sotto la responsabilit di un veterinario ufficiale. I sacrificatori rituali devono,
inoltre, essere in possesso di una licenza, che provi la loro competenza, e di
unautorizzazione da parte della comunit religiosa di appartenenza.
Di fatto, il bilanciamento tra macellazione rituale e promozione del benessere
animale hanno portato, come vedremo, a svariate soluzioni normative adottate
dagli Stati membri (Bottoni, 2015). In linea di massima, solo pochi paesi europei
hanno proibito in toto la macellazione rituale senza previo stordimento, partendo
dal presupposto che essa comporti un dolore evitabile allanimale.

3.2 Il Regolamento 1099/2009


Lattuale Regolamento n. 1099 del 2009 sulla protezione degli animali durante
labbattimento, entrato in vigore il 1 gennaio 2013, ha abrogato la Direttiva
93/119/CE e ha introdotto alcune novit relative la tutela del benessere degli
animali durante la macellazione. La modifica della normativa europea in tale
materia si resa necessaria per adeguare gli standard dellUnione europea sia
ai progressi tecnologici e alle scoperte scientifiche, sia alla mutata sensibilit
delle societ europee, pi attente rispetto al passato, al tema del benessere degli
animali (ibidem).
Il Regolamento parte dal presupposto che sia opportuno ridurre al minimo lo
stress e la sofferenza degli animali durante il processo di macellazione,
attraverso lutilizzo delle migliori pratiche nel settore e dei metodi pi avanzati.
Esso dispone lobbligo di abbattere gli animali esclusivamente previo
stordimento (art. 4). Tuttavia, il Regolamento conferma la deroga prevista dalla
Direttiva: laddove i metodi di macellazione siano prescritti da riti religiosi, gli
animali possono essere uccisi senza previo stordimento, a condizione che la
macellazione avvenga in un macello autorizzato. Secondo il Regolamento, dal
momento che le norme comunitarie in materia di macellazioni rituali sono state
recepite in modo diverso a seconda del contesto nazionale, importante

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mantenere la deroga allo stordimento degli animali prima della macellazione,


consentendo tuttavia un certo livello di sussidiariet a ciascun Stato membro.
Il Regolamento ha, inoltre, definito la macellazione rituale, dapprima come una
serie di atti correlati alla macellazione di animali prescritti da una religione come
quella islamica o ebraica e, successivamente sostituendo il riferimento allIslam
e allEbraismo con linciso [] prescritti da una religione (art. 2, lettera g). La
macellazione rituale senza stordimento deve comprendere un taglio preciso alla
gola, mediante un coltello affilato, al fine di ridurre al minimo le sofferenze
dellanimale.
Il Regolamento prevede, inoltre, un sistema pi rigoroso di verifica delle
competenze del personale addetto alla macellazione, sia convenzionale che
rituale, stabilendo che il rilascio dei certificati e lerogazione di corsi di formazione
avvengano secondo modalit uniformi. Tra i requisiti vi devono essere la capacit
di utilizzo e di manutenzione dei coltelli per il dissanguamento, e di controllo
dellassenza di segni di vita da parte dellanimale.
Il Regolamento, infine, garantisce agli Stati membri dellUnione europea la
possibilit di adottare disposizioni nazionali, tese a garantire una maggiore
protezione degli animali al momento della loro uccisione, diverse da quelle
prescritte a livello comunitario in materia di macellazione rituale.
Durante la stesura del Regolamento non sono mancati dibattiti sul tema della
conciliazione tra benessere animale e macellazione religiosa (Bottoni, 2015).
Questultima stata definita da alcuni eurodeputati, tra cui Tomaszewska, come
una pratica incompatibile con la nostra civilt, un costume di trib selvagge e
primitive; Muscardini ha parlato invece di riti e macelleria tribale. Daltro canto,
Wojciechowski ha sottolineato limportanza di instaurare un dialogo con le
comunit ebraiche ed islamiche per favorire ladozione di misure che riducano la
sofferenza degli animali uccisi secondo i riti religiosi. Una soluzione di questo tipo
potrebbe essere, ad esempio, prendere in considerazione lesigenza di
aggiungere il requisito dello stordimento, praticato subito dopo lo sgozzamento,
per bilanciare la salvaguardia della macellazione rituale con la necessit di ridurre
il dolore dellanimale.
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Secondo Bottoni il perseguimento del benessere animale nel momento della sua
uccisione una contraddizione in termini, dal momento che lobiettivo di
proteggere gli animali negato in radice dellatto di privare gli stessi della vita
(ivi, p. 491). Di conseguenza, la contrapposizione netta tra macellazione
convenzionale e rituale, fondata sullidea che la prima tuteli i diritti degli animali e
la seconda no, dovrebbe essere considerata con cautela. Questa prospettiva
apre unaltra importante questione, affrontata dal Regolamento: il miglioramento
delle condizioni dellanimale deve essere conseguito non solo negli istanti
immediatamente precedenti la sua morte, ma anche attraverso lumanizzazione
delle procedure di trasporto, scarico, stabulazione e immobilizzazione (ibidem).

3.3 La disciplina giuridica negli Stati membri


La libert di scelta che di fatto lUnione europea d agli Stati membri
relativamente alla macellazione rituale fa s che, sul tema della conciliazione tra
macellazione e benessere animale, vi siano interpretazioni giuridiche anche
molto diverse da paese a paese. Per quanto riguarda la deroga allobbligo del
previo stordimento, prevista prima dalla Direttiva 93/119/CE e poi dal
Regolamento 1099/2009, i paesi dellUnione possono essere classificati in tre
categorie (Bottoni, 2010). La pi numerosa costituita dagli Stati membri che
definiscono lo stordimento come il metodo pi idoneo ad uccidere gli animali ma,
a determinate condizioni, ammettono leccezione della macellazione rituale,
consentendo ai gruppi religiosi ebrei e musulmani di effettuare la macellazione
secondo i loro precetti religiosi. Si tratta del modo pi consono di bilanciare la
libert religiosa con la protezione degli animali (Lerner e Rabello, 2010).
Il secondo gruppo costituito da Austria, Estonia e Slovacchia che, pur
autorizzando la pratica, prescrivono lo stordimento dellanimale subito dopo lo
sgozzamento. A questa categoria si aggiunge la Finlandia che prevede che gli
animali da macellare ritualmente siano storditi e sgozzati nello stesso momento.
Lultima categoria costituita da quei paesi, come Lettonia, Svezia e la provincia
finlandese di Aland, che vietano la macellazione rituale di animali che non siano
stati previamente storditi. Nel 2014 anche Danimarca e Polonia si sono aggiunte
a questo ristretto gruppo di Stati membri (Bottoni, 2015). Questi paesi proibiscono
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la macellazione rituale in quanto ritengono che essa causi irragionevolmente


dolore agli animali. Alcuni di questi, come la Svezia, vietano anche limportazione
di carne macellata ritualmente.

3.4 La situazione italiana


Attualmente lItalia riconosce il preventivo stordimento come il metodo pi idoneo
a procurare minori sofferenze allanimale durante la macellazione. Tuttavia,
prevede una deroga per la macellazione effettuata secondo i riti religiosi ebraici
ed islamici, per i quali concesso praticare la macellazione senza previo
stordimento, purch questa avvenga nel rispetto di alcune regole.
LItalia ha autorizzato la macellazione rituale con il Decreto ministeriale dell11
giugno 1980, Autorizzazione alla macellazione degli animali secondo i riti religiosi
ebraico e islamico. In questo caso viene fatto esplicito riferimento alle richieste
delle organizzazioni

confessionali interessate: lUnione delle

Comunit

israelitiche italiane e il Centro islamico culturale dItalia (Chizzoniti, 2010). Il


Decreto autorizza la macellazione senza previo stordimento eseguita secondo i
riti ebraici ed islamici, purch venga effettuata da personale qualificato e
attraverso un coltello affilatissimo in modo che possano essere recisi con un
unico taglio contemporaneamente lesofago, la trachea e i grossi vasi sanguigni
del collo. Infine, viene richiesta ladozione di tutte le precauzioni atte ad evitare il
pi possibile sofferenze e ogni stato di eccitazione non necessario. A partire dalla
sua emanazione, tale provvedimento ha suscitato reazioni contrastanti,
oscillanti tra il consenso per la legittimazione delle esigenze religiose e la
disapprovazione del conflitto morale generato con i principi bioetici che
riconoscono lanimale come portatore di interessi (Fossati, 2010: p. 265).
La materia delle macellazioni rituali e del benessere animale , oggi, regolata dal
Decreto legislativo n. 333 del 1 settembre 1998, Attuazione della direttiva
93/119/CE relativa alla protezione degli animali durante la macellazione o
labbattimento. Il Decreto allart. 5 esenta dal previo stordimento o abbattimento
istantaneo in caso di macellazioni che avvengono secondo i riti religiosi ebraici
ed islamici. Esso, riprendendo in modo fedele la Direttiva 93/119/CE, si limita a

17

fissare alcuni criteri da rispettare in caso di macellazione rituale. Non viene,


quindi, specificato un obbligo esplicito a consentire la macellazione rituale, che
rappresenta, quindi, soltanto uneccezione alla regola, e la cui possibile messa in
atto rimane legata solamente a quanto stabilito dal Decreto dell11 giugno 1980
(Chizzoniti, 2010).
In merito alle numerose denunce esposte dai cittadini e dalle associazioni
animaliste, nel 2008 stata presentata una proposta di legge mirata a modificare
il Decreto legislativo 333/98. In tale proposta veniva chiesto che qualsiasi tipo di
macellazione, anche quella rituale, fosse preceduta da un preventivo stordimento
dellanimale, in modo da ridurne la sofferenza. Lo scopo era dunque quello di
rendere impossibili anche in Italia le macellazioni che non risparmiano agli
animali eccitazioni, dolori e sofferenze (Fossati, 2010: p. 271). Tale proposta
ancora lontana dalla conclusione del suo iter parlamentare.
Lordinamento giuridico italiano, infine, in seguito allentrata in vigore del
Regolamento 1099/2009, ha previsto una serie di sanzioni amministrative
pecuniarie da applicare contro la violazione delle disposizioni previste da tale
regolamento. Le sanzioni sono adottate dal Decreto legislativo n. 131 del 6
novembre 2013, Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni al
Regolamento (CE) n. 1099/2009 relativo alle cautele da adottare durante la
macellazione o labbattimento degli animali.

Conclusioni
I recenti dibattiti etici, filosofici e giuridici in ambito europeo sul tema del
benessere animale si basano sul principio di minimizzazione della sofferenza
degli animali durante la macellazione. Tale principio vede luomo attivamente
impegnato nel rispetto del diritto dellanimale ad una vita e ad una morte
dignitosa. In materia di benessere animale e macellazione rituale, il nocciolo della
questione sembra individuabile nellassenza di previo stordimento, il quale
garantirebbe, appunto, allanimale riduzione della sofferenza
Nazionale per la Bioetica, 2003).

18

(Comitato

Lorientamento prevalente nelle leggi di tutti i paesi dellUnione europea, come


abbiamo visto, fondato sulla ragionevole presunzione che lanimale soffra meno
se ridotto in stato di incoscienza prima della macellazione. Gli oppositori della
macellazione rituale vengono etichettati dai rappresentanti delle comunit
ebraiche ed islamiche come intolleranti nei confronti delle minoranze religiose.
Queste ultime, invece, sono raffigurate come impegnate in pratiche barbare non
ammissibili nellEuropa contemporanea (Zuolo, 2013). Il cuore della questione,
tuttavia, non il conflitto tra libert religiosa e benessere animale, in quanto
anche lintenzione della macellazione rituale la stessa degli animalisti: ridurre
al minimo la sofferenza degli animali. Il dibattito, dunque, non tra crudeli e
misericordiosi, ma tra due diverse interpretazioni di cosa costituisca un
trattamento umano degli animali e di quale sia il metodo meno doloroso per
procurarne la morte (ibidem).
Il tema della tutela del benessere animale in relazione alla macellazione rituale
viene, attualmente, interpretato dalla disciplina giuridica europea attraverso il
Regolamento 1099/2009. Come visto, questo Regolamento comunitario, a cui si
ispirano la maggior parte degli Stati membri dellUnione, stabilisce che gli animali
debbano essere

uccisi

esclusivamente tramite

preventivo

stordimento,

ammettendo, per, una deroga per la macellazione rituale. La disciplina giuridica


in materia di macellazione rituale cambiata nel corso del tempo alla luce della
nuova sensibilit sociale nei confronti dei diritti e del rispetto per gli animali,
considerati esseri senzienti. La normativa che disciplina le macellazioni rituali ha
subito molte modifiche tanto che alcuni paesi europei, ad oggi, hanno deciso di
vietare tale pratica o di modificarne alcuni elementi, prescrivendo ad esempio un
obbligatorio stordimento successivo o simultaneo la macellazione, in modo da
garantire la tutela del benessere dellanimale nel momento della sua morte.
Una conciliazione tra benessere animale e macellazione rituale, allapparenza
molto complessa, in realt possibile. Lo hanno dimostrato le disposizioni
legislative a livello comunitario e nazionale che interpretano tale disciplina, e lo
stanno dimostrando i recenti mutamenti etici, filosofici e giuridici in materia.
Tuttavia, ancora molte sono le cose che possono essere fatte. A tal proposito, in
Italia, il Comitato Nazionale per la Bioetica (2003) auspica che vengano
19

sostenute ricerche volte a trovare ulteriori punti di contatto tra le pratiche di


macellazione dettate da precetti religiosi e quelle volte a ridurre la sofferenza
animale. Ad esempio, necessario precisare la nozione di integrit dellanimale,
distinguendola da quella di vigilanza. Sulla base di esperienze gi effettuate in
altri Stati europei, appare infatti possibile individuare tecniche che siano in grado
di limitare lo stato di vigilanza dellanimale senza produrre lesioni che ne riducano
lintegrit (ibidem). Oppure ricercare, attraverso il dialogo tra le due parti, forme
di stordimento che possano essere considerate accettabili anche dai precetti
religiosi ebraici ed islamici.
In conclusione, il tema della macellazione rituale offre lo spunto per una
riflessione pi ampia sulla responsabilit degli uomini nei confronti degli animali.
Questultima non inerente soltanto allatto della macellazione in s, ma allintero
processo di allevamento. Lapplicazione pratica della legislazione riguardante
lallevamento degli animali richiede interventi volti a dare concreta attuazione
alletica della cura degli animali. La questione , quindi, ancora aperta in quanto
le modalit con cui gli animali da macello sono costretti a vivere nella fase di
allevamento, quelle con cui sono trasportati sul luogo della macellazione e quelle
con cui eseguita la macellazione stessa, spesso, non rappresentano le
condizioni richieste a livello etico e giuridico per parlare di rispetto degli animali.

20

Appendice Testi sacri a fondamento delle macellazioni rituali

Testi biblici a fondamento della macellazione rituale ebraica


Genesi 1.29: Dio disse: Ecco, io vi do tutte le erbe che fanno seme, che sono
sulla faccia di tutta la terra, tutti gli alberi che danno frutto dalbero producente
seme; vi serviranno come cibo.
Genesi 9.4: Non mangiate, per carne mentre ha la sua vitalit, il suo sangue.
Esodo 22.30: Uomini sarete dinanzi a Me; non mangerete carne di animale
sbranato nella campagna; gettatelo in pasto ai cani.
Deuteronomio 12.21: Nel caso che il Signore tuo Dio abbia posto lontano da te
il luogo che sceglier come sede del Suo Santuario, tu potrai macellare animali
del tuo bestiame grosso e minuto che il Signore ti avr concesso come ti ho
comandato e potrai mangiare nelle tue citt a saziet.
Deuteronomio 14.21: Non dovrete mangiare alcun animale morto da s; li darai
allo straniero che abita presso di te e li manger, oppure li venderai allo straniero
perch tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Non cucinerai il capretto
nel latte di sua madre.

Testi coranici a fondamento della macellazione rituale musulmana


Sura V, 3: Vi sono vietati gli animali morti, il sangue, la carne di porco e ci su
cui sia stato invocato altro nome che quello di Allah, lanimale soffocato, quello
ucciso a bastonate, quello morto per una caduta, incornato o quello che sia stato
sbranato da una belva feroce, a meno che non labbia sgozzato [prima della
morte] e quello che sia stato immolato su altari [idolatrici] e anche [vi stato
vietato] tirare a sorte con le freccette. Tutto ci iniquo. Oggi i miscredenti non
sperano pi di allontanarvi dalla vostra religione: non temeteli dunque, ma temete
Me. Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia
e Mi piaciuto darvi per religione lIslam. Se qualcuno si trovasse nel bisogno di
fame, senza lintenzione di peccare, ebbene Allah perdonatore, misericordioso.
Sura VI, 145: D: In quello che mi stato rivelato non trovo altri interdetti a
proposito del cibo, se non lanimale morto, il sangue effuso e la carne di porco
che immonda e ci che, perversamente stato sacrificato ad altri che ad
Allah. Quando a che vi fosse costretto, senza intenzione o ribellione, ebbene il
tuo Signore perdonatore, misericordioso.

21

Bibliografia
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23

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Strasburgo il 10 maggio 1979.
Direttiva 93/119/CE del Consiglio del 22 dicembre 1993, relativa alla protezione
degli animali durante la macellazione o labbattimento, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale delle Comunit europee L 340 del 31 dicembre 1993.
Regolamento (CE) n. 1099/2009 del Consiglio del 24 settembre 2009, relativo
alla protezione degli animali durante labbattimento, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale dellUnione europea L 303/1 del 18 novembre 2009.
Decreto Legislativo 1 settembre 1998, n. 333 Attuazione della direttiva
93/119/CE relativa alla protezione degli animali durante la macellazione o
labbattimento.

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Autovalutazione rispetto al proprio percorso formativo


Il corso Diritti e Cittadinanza Europea tenuto dalla prof.ssa Calloni mi ha
permesso di riflettere su alcune tematiche a cui non avevo mai dato troppa
attenzione. Tra le principali vi sono la questione della cittadinanza, lampio tema
dei diritti umani e umanitari, la libert di espressione, il diritto di satira e lhate
speech, oggi di grande attualit. Infine, il tema del diritto al cibo e
allalimentazione che stato celebrato, soprattutto questanno, grazie ad Expo
Milano 2015. proprio questultima questione relativa al diritto al cibo ad aver
suscitato in me particolare interesse.
Per diritto al cibo non si intende solo laccesso ad unalimentazione
qualitativamente e quantitativamente adeguata, ma esso deve tener conto anche
della cultura e delle tradizioni delle persone, in quanto le scelte alimentari giocano
un ruolo cruciale nel modo in cui una persona concepisce se stessa in merito a
una delle pratiche pi essenziali della vita quotidiana: la nutrizione. Attraverso la
lettura e lanalisi della Carta di Milano, e grazie alla successiva visita ad Expo, mi
stato possibile riflettere sulla necessit di promozione del diritto al cibo inteso
come diritto fondamentale. Diritto al cibo significa lotta alle ineguaglianze socioeconomiche, alla povert alimentare, e promozione di unalimentazione sana che
tenga conto anche della sostenibilit ambientale. In relazione allo sviluppo
sostenibile, interessante stata la conferenza tenuta da Pistoletto Let EatBe: il
terzo paradiso in terra biellese. Un altro importante spunto di riflessione stato
fornito dal seminario Cibo e religioni tenuto da Giorda, sul tema del pluralismo
alimentare e religioso nelle mense scolastiche. A questo si ricollega il saggio di
Ceva, Il pluralismo alimentare come problema filosofico letto per la
presentazione in aula. Questultima si rivelata unimportante occasione di
sperimentazione e di miglioramento delle proprie capacit di public speaking.
A partire dal contributo di Ceva si scelto di approfondire la questione delle
macellazioni rituali e del benessere animale. Questo approfondimento ha
suscitato in me la consapevolezza che il diritto al cibo un diritto fondamentale
che vede protagonisti tutti gli esseri senzienti, animali compresi, in quanto
racchiude in s il diritto di espressione, il diritto alla libert religiosa e il diritto al
benessere e alla riduzione della sofferenza degli animali.

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