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Denaro

e Bellezza
I banchieri,
Botticelli
e il rogo
delle vanit
a cura di
Ludovica Sebregondi
e Tim Parks
Firenze, Palazzo Strozzi.
17 settembre 2011
22 gennaio 2012

STATE PER INIZIARE UN VIAGGIO ALLE


ORIGINI DEL SISTEMA BANCARIO MODERNO

Senza banchieri niente Rinascimento. Non solo per le immense somme di denaro
che questi uomini investivano in dipinti e palazzi, ma anche perch erano sempre
in ansia per la disapprovazione della Chiesa. Ogni prestito dato a interesse era un
peccato contro natura: gli usurai andavano allinferno.
Per tutta risposta, questi ricchi cristiani si ingegnavano a escogitare prestiti
vantaggiosi che non comportassero interessi. Placavano la Chiesa con donazioni e
scoprirono che larte, che poteva essere comprata con il denaro, creava un valore che
andava oltre il denaro: larte conferiva prestigio sociale, e poteva anche rendere la
Chiesa pi accogliente. Certi uomini di Chiesa erano felicissimi di accettare i soldi
dei banchieri. Altri invece, come Savonarola, non scendevano mai a compromessi.
Durante il viaggio avrete due guide. La storica dellarte Ludovica Sebregondi,
autrice di Iconografia di Girolamo Savonarola, 1495-1998, e Tim Parks, scrittore e
traduttore, autore di La Fortuna dei Medici. Finanza, teologia e arte nella Firenze del
Quattrocento. Le loro voci danno vita a un duetto in cui vengono presentati punti di
vista diversi (e a volte contrastanti) delle opere in mostra.

Sezione 1
Il fiorino, immagine di Firenze nel mondo

Prima che i governi sottoscrivessero il valore della moneta, di carta o metallo, il


denaro doveva avere un valore intrinseco; doveva essere doro o dargento. Solo
cos un mercante lavrebbe scambiato con i suoi prodotti. Serviva per unampia
gamma di monete per far fronte alle spese grandi e piccole. Agli inizi del 200, a
Firenze come in molte altre citt dellEuropa occidentale, si usava ancora il denaro
dargento creato con le riforme di Carlo Magno, ma valeva cos poco che lo si doveva
integrare con monete di maggior valore provenienti da Lucca e Siena. Limpetuoso
sviluppo delleconomia rendeva necessaria la presenza di una valuta pi adatta
alle grandi transazioni. Nel 1237 nacque la Zecca di Firenze, che coni dapprima il
fiorino grosso dargento, del valore di 12 denari (o un soldo), e nel 1252 il fiorino
doro, pari a 20 soldi (o una lira). Era una moneta serissima in oro puro a 24 carati
del peso di 3,53 g, che oggi verrebbe a costare 110 euro o 150 dollari. Le ambizioni
della citt furono presto premiate. Alla fine del secolo il fiorino era gi in uso in
tutta Europa, non solo come moneta reale ma anche come valuta di conto.
Il successo confer grande prestigio a Firenze e si rivel una risorsa importante per
mercanti e banchieri della citt.
T.P.

1.1
Statuti dei monetieri
1314-1461
codice pergamenaceo legato in mezzo cuoio e assi di
legno imbullettate; cc. 22
cm 29 x 21
Firenze, Archivio di Stato, Ufficiali della Moneta, poi
Maestri di Zecca, 1
I monetieri, o Ufficiali della Zecca, sovrintendevano
alla fabbricazione delle monete, di cui dovevano
controllare il conio la matrice in acciaio con i
simboli da imprimere e la regolarit di peso e
fattura. Lelezione dei due ufficiali, in carica per
sei mesi, spettava allArte dei Mercanti di Calimala,
addetta al commercio internazionale, e allArte del
Cambio. Per evitare frodi, dal Trecento gli Ufficiali
cominciarono a marcare le monete con un simbolo o
lo stemma.
L.S.
Aureole e monete. Il Giovanni Battista biblico viveva
in povert indossando una veste di peli di cammello.
La Zecca fiorentina lo ammanta anche di scarlatto,
simbolo di ricchezza e autorit. Come santo patrono
di Firenze figurava su ogni fiorino coniato dalla
Zecca. Una confortante fusione tra soldi e santit.
Lo statuto contiene le norme atte a prevenire frodi
e contraffazioni, oltre ai dettagli dei condannati per
questi reati tra il 1314 e il 1461.
T.P.
1.2
Il Fiorinaio
1317-1834
registro pergamenaceo legato in cuoio e assi di legno,
con borchie e fermagli metallici; cc. 235
cm 47,5 x 35;
Firenze, Archivio di Stato, Ufficiali della Moneta, poi
Maestri di Zecca, 79, c. 14r
La Zecca era un servizio offerto ai privati cittadini
che acquistavano oro in lingotti o monete estere e
lo convertivano in fiorini, soprattutto per transazioni
commerciali, pagando una piccola percentuale di
commissione. Il Comune non regolava lemissione di
denaro, ma questo registro riporta numeri e immagini
di tutte le monete coniate. La citt era cos ricca
che tra il 1344 e il 1351 erog pi di 100.000 fiorini
allanno.
T.P.

1.3
Fiorino doro (III serie)
1252-1303
oro
Firenze, Museo Nazionale del Bargello

1.4, 1.5, 1.6


Fiorino vecchio da denari 12 (I serie)
1250/1252-1260
argento; cm 1,96; peso g 1,75
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 1 Monete

Da un lato il giglio di Firenze, dallaltro Giovanni


Battista: politica e preghiera fuse assieme, nelloro.
Introdotto nel 1252, il fiorino sarebbe rimasto per
200 anni la moneta privilegiata per le transazioni
commerciali nellEuropa occidentale. Sebbene in
origine valesse 20 fiorini dargento (o 20 soldi), il
fiorino doro era una moneta ben distinta, il cui valore
aument con il calo del prezzo dellargento. Nel 1533
raggiunse i 150 fiorini dargento.
T.P.

Fiorino grosso (popolino) da soldi due


1306
argento; cm 1,98; peso g 1,77
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 12 Monete

1.8, 1.10
Fiorino doro (XI serie)
II semestre 1375
oro
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 253 Monete
Fiorino doro (XXI serie)
II semestre 1422
oro; cm 2,04; peso g 3,47
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 275 Monete
Gli intagliatori dei coni (o punzoni) erano orafi che
lavoravano per la Zecca. Michelozzo di Bartolomeo
(che fu anche architetto di fiducia di Cosimo de
Medici e raffinato scultore) inizi a collaborare con
la Zecca nel 1410, quattordicenne, per un compenso
annuo di 20 fiorini. Allepoca si cominciava a lavorare
come apprendisti nelle botteghe poco pi che
bambini, imparando le diverse tecniche: una prassi che
allorigine delleclettismo degli artisti rinascimentali.
L.S.

Fiorino grosso da denari venti


II semestre 1316
argento; cm 2,0; peso g 1,44
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 29 Monete
Non era semplice. Servivano 12 denari per 1 soldo e 20
soldi per 1 lira (anche se non esisteva una moneta di
questo valore). Il fiorino dargento valeva 1 soldo, il
grosso 2. Il grosso guelfo (5 soldi e 6 denari) subentr
con il declino del prezzo dellargento, che rese
necessarie monete di maggior valore. Lanomalia era il
grosso da 20 denari (1 soldo e 8 denari), un multiplo
disorientante presto ritirato.
T.P.

1.7, 1.9, 1.11, 1.12


Picciolo da denari uno (o denaro)
I semestre 1323
argento, cm 1,5; peso g 0,52
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 839 Monete
Grosso guelfo da soldi cinque denari sei
I semestre 1402-II semestre 1406
argento; cm 2,34; peso g 2,50
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 38 Monete
Soldino da denari dodici
I semestre 1465
argento; cm 1,51; peso: 0,52 g
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 93 Monete
Quattrino bianco da denari quattro
I semestre 1493
argento; cm 183; peso g 0,72
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 830 Monete
Anche lestetica conta. Il picciolo, che valeva un
denaro, era chiamato fiorino nero a causa dellaspetto
misero. Dal 1325, per la gioia dei cittadini, la Zecca
vi applic una placcatura dargento. Il superiore
contenuto dargento valse al quattrino, pari a 4 denari,
lappellativo di bianco. Le monete dovevano anche
mostrare il loro valore altrimenti la gente avrebbe
usato altre valute, perch limportante era la quantit
di metallo prezioso, non chi le aveva coniate.
T.P.

1.13
Jacopo di Cione, Niccol di Tommaso, Simone di
Lapo, Incoronazione della Vergine, con i santi Giovanni
Battista, Caterina dAlessandria, Anna, Matteo, Vittore
papa, Giovanni Evangelista, Zanobi, Barnaba, Antonio
abate,
Reparata; I profeti Isaia ed Ezechiele (spicchi
superiori); Stemmi della Zecca fiorentina (gradino)
1372-1373
tavola
cm 350 x 192,3
Firenze, Galleria dellAccademia, inv. 1890 n. 456
Nella pala, destinata alla sede della Zecca, sono riuniti
i santi protettori di Firenze tra cui Giovanni Battista
e Anna, che sorregge il modello della citt. Cinta
da mura, con il Battistero e la cattedrale, Firenze
ricordata comera al tempo della cacciata del duca
dAtene, avvenuta il giorno della festa della santa
(26 luglio 1343). Nel gradino, tra gli altri, gli stemmi
dellArte dei Mercanti (aquila con il torsello, o balla di
mercanzia), e del Cambio (i bisanti, cio monete).
L.S.
LIncoronazione della Vergine consente al committente
di cingere doro la testa della Madonna. Era un
soggetto caro ai mercanti banchieri della Firenze
rinascimentale. Qui la Zecca fiorentina commissiona
unimmagine del regno di Dio, i cui valori sono sublimi
e indivisibili, per ornare un edificio nel quale si forgia
denaro contante.
T.P.

Sezione 2
Tutto monetizzabile?

Lo straordinario vantaggio del denaro che consente di accumulare ricchezza per


poi dividerla e usarla a piacimento. Lo svantaggio che ogni prodotto e servizio
assume un valore unitario, autorizzando i paragoni pi improbabili: una botte di
vino costa 20 soldi, una preghiera per un caro defunto 10, una prostituta 15. Questo
ci turba. Non sembra giusto porre sullo stesso piano cose cos diverse. Il disagio
era tanto maggiore in un periodo in cui le differenze sociali erano viste come un
riflesso del volere di Dio. Nella Firenze del 300, in molti lamentavano come il denaro
potesse permettere ai pi volgari di ambire a un ceto superiore o perfino mandarli
en paradiso. Il libero uso del denaro minacciava sia lo status quo sia la metafisica
cristiana. Sono qui esposti vari oggetti e immagini, sacri e non, che rimandano
alla tensione tra valore monetario e valori spirituali. La Madonna fu dipinta per
affiancare un privato cittadino nelle preghiere, ma solo i pi ricchi potevano
permettersi unopera simile; lassistenza religiosa era diventata un bene di lusso.
E pur avendo partorito in una stalla, la Madonna indossa abiti fini e costosi.
T.P.

2.1
Tommaso di Piero Trombetto (Prato 1464-post 1527)
Ritratto di Francesco di Marco Datini
1491-1492
tavola
cm 131 x 69
Prato, Fondazione Casa Pia dei Ceppi
Il ritratto celebra Datini, fondatore dellospedale
di Prato, circondato dai simboli della ricchezza:
la sopravveste bordata di ermellino, gli anelli, la
tappezzeria, il pavimento in marmo. Tutti prodotti
riservati al ceto dirigente, cui Datini si era elevato
con lattivit mercantile e creditizia. Dalla moglie non
riusc ad avere figli, ma si dimostr generoso verso gli
illegittimi, e non solo i propri: con un lascito di 1000
fiorini sollecit Firenze a costruire un ospedale per i
trovatelli.
L.S.
Un uomo che tenea la femmina, e viveano solo
a starne, adorando lo arte, lo invio e l danaro,
dimenticando Iddio e se stesso, Francesco Datini,
linfaticabile mercante di Prato, nella sua lunga vita
avr fissato un prezzo per ogni bene immaginabile,
compresa la schiava ventenne che gli diede lunica
figlia che riconobbe: Ginevra. Mor nel 1410 lasciando
124.549 lettere daffari, 573 libri contabili e una
fortuna di oltre 100.000 fiorini. La veste scarlatta sar
costata circa 80 fiorini, ben pi della schiava.
T.P.
2.2
Pittore fiorentino
Il miracolo del Crocifisso dei Bianchi (Il miracolo; Le
onoranze al crocifisso; La processione)
post 1399
tempera su tavola
Empoli, Museo della Collegiata di SantAndrea, inv. 11
La predella narra un miracolo avvenuto vicino a Prato
il 24 agosto 1399, quando un mandorlo secco, cui
era stata appoggiata una croce, fior durante una
processione dei Bianchi, il movimento che attravers
lItalia alla vigilia del giubileo. Il pellegrinaggio
raffigurato ha portata locale, come quello cui prese
parte Datini: per nove giorni i fedeli scalzi e con una
veste bianca dalla croce rossa seguivano crocifissi,
dormivano sulla paglia, si astenevano dalla carne e si
flagellavano invocando misericordia e pace.
L.S.

Incalzato dallamico Lapo Mazzei a lasciar perdere il


denaro e pensare alla sua anima, nel 1399 Francesco
Datini part per un pellegrinaggio penitenziale di nove
giorni con i Bianchi, tutti scalzi con una ferza in
mano, battendoci con essa. Lo zelante contabile,
per, non pot non annotare che un rosario costava
14 soldi e 8 denari. Iddio il faccia valevole allanime
di tutti concluse.
T.P.
2.3
Beato Angelico (Fra Giovanni da Fiesole, Guido di
Pietro; Vicchio 1395 circa-Roma 1455) (?)
Madonna in trono con Ges Bambino
inizi del XV secolo
tavola
cm 63 x 34
Firenze, Collezione Mario e Luigi Bellini, inv. 1645
Fra Angelico potette essere ricco, e non se ne cur.
Cos dice Vasari. Si limit a dipingere per i ricchi.
Commissionata da un privato, questopera doveva
esaltare la qualit delle preghiere del facoltoso cliente,
cui non andavano ricordate le umili origini del Cristo.
Francesco Datini sugger
agli agenti incaricati di procurare dipinti votivi, di
aspettare che gli artisti avessero bisogno di soldi e poi
tirare sul prezzo.
Azzuro ultramarino 2 fiorini circa / Sfondo dorato 38
fiorini circa Opera dellartista 35 fiorini circa
T.P.

2.4
Libro delle gabelle
met del XIV secolo
manoscritto membranaceo
mm 260 x 190; cc. II, 76, II; legatura di restauro in
assi, dorso in cuoio
Firenze, Biblioteca Riccardiana, Ms. 2526
Dal 1427 le famiglie fiorentine dovettero denunciare
reddito e patrimonio al fisco, ma era risaputo che
le dichiarazioni erano falsate. Le entrate principali
venivano dalle gabelle, dazi doganali applicati ai
prodotti in entrata e uscita alle porte della citt.
Questo libro ne riporta a centinaia. Spesso il Comune
ne concedeva la riscossione ai banchieri per onorare i
prestiti. La corruzione non mancava: condannato nel
1410 per aver intascato il denaro delle gabelle, Pippo di
Giovanni di Nuto fu punito con lamputazione di naso
e orecchie.
T.P.
2.5
Theatrum sanitatis
XIV-XV secolo
miniatura su pergamena
mm 346 x 242
Roma, Biblioteca Casanatense, Ms. 4182, c. 170
I Tacuina sanitatis sono prontuari medici di
origine araba che illustrano, attraverso immagini
accompagnate da brevi testi esplicativi, le propriet di
erbe e piante e i principi alla base del mantenimento
della salute. I primi furono realizzati alla corte dei
Visconti, di cui restituiscono lelegante ambiente tardo
gotico, testimoniando usi, costumi e vita quotidiana
della societ di fine Trecento, epoca di Datini.
L.S.
Sono tante le medicine che voi pigliate che v
indebolito lo stomaco scrisse un amico a Francesco
Datini. Oltre alla santit, i ricchi mercanti bramavano
di comprare anche la salute, consultando trattati come
il Theatrum Sanitatis e abusando di erbe e sciroppi. Il
denaro non bast a salvare gli uomini della famiglia
Medici dalla gotta; spesso il dolore impediva loro di
mostrare agli ospiti gli sfarzi del loro palazzo. La visita
di un medico costava da 1 a 3 fiorini. Laspettativa
media di vita era sotto i trentanni.
T.P.

Sezione 3
Usura

La parola usura indica pratiche finanziarie proibite dalla Chiesa: quando non c
produzione o trasformazione di beni concreti, ma solo riscossione di un interesse in
denaro sul denaro. Dalla tarda antichit a oggi, lusura uno dei grandi problemi che
collega e disgiunge economia e morale. Tra i vizi capitali fissati dalla Chiesa lusura
rientra nellavarizia, e lusuraio pecca perch vende lintervallo tra il momento in cui
presta e quello in cui viene rimborsato con linteresse: commercia dunque il tempo,
che compete solo a Dio. Il veto trov eccezioni: Tommaso dAquino pose le premesse
per inserire il tasso di interesse fra i contratti leciti, mentre Bernardino da Siena
precis la distinzione tra usuraio e banchiere, la cui attivit consente la circolazione
della ricchezza, dato che il prestito alla base del moderno sistema finanziario. In
questa tensione si fecero strada le donazioni pro remedio animae (per la salvezza
dellanima), destinate a opere di bene, o darte, ma le rappresentazioni dei prestatori
conservano sempre connotazioni negative. La figura dellusuraio legata a quella
dellebreo: essendo proibite loro quasi tutte le attivit, agli ebrei non restava che la
medicina e il prestito. La Chiesa avvert la necessit di aiutare chi fosse in difficolt
e i francescani, dal 1462, ispirarono e fondarono i Monti di Piet come istituzioni
antiusura.
L.S.

3.1
Orcagna (Andrea di Cione; Firenze documentato 13461368)
Punizione degli avari
1345 circa
affresco staccato
cm 246,2 x 336
Firenze, Museo dellOpera di Santa Croce
Direzione Centrale per lAmministrazione del FEC
Il frammento proviene da Santa Croce a Firenze. La
scena era parte dellInferno, raffigurato come una
montagna con cavit destinate ai peccatori, e mostra
i dannati per avarizia, uno dei sette vizi capitali.
Orcagna il primo a seguire, nel contrappasso delle
pene, la Commedia dantesca, e inserisce tra i dannati
un papa, un cardinale, una monaca e laici agiati, ma
nessun rappresentante di un ordine mendicante, come
quello francescano, committente dellaffresco.
L.S.
I ricchi avari sono frustati con borse di denaro.
Vescovi e cardinali inclusi. E a ragione: il clero aveva
importanti depositi nelle banche fiorentine. Dipinti
come questo dovevano mettere a disagio i facoltosi
cittadini del Trecento, al momento di entrare in
chiesa. Quando toccava a loro commissionare opere
destinate a luoghi sacri, al giorno del Giudizio
prediligevano immagini rassicuranti di persone agiate
in venerazione della Vergine.
T.P.
3.2
Pesellino (Francesco di Stefano detto il; Firenze circa
1422-1457)
Nativit; Martirio di san Cosma e san Damiano;
SantAntonio fa ritrovare nel forziere il cuore
dellusuraio (predella)
1445 circa
tavola
cm 35 x 144
Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n. 8355
La predella fu commissionata da Cosimo de Medici
che, temendo per la propria anima a causa dei
guadagni illeciti, fece edificare e decorare luoghi
sacri, individuando anche soggetti adeguati. Cos
scelse la storia dellusuraio il cui cuore viene trovato
nel forziere ed elesse Cosma e Damiano a patroni della
famiglia. I due santi medici divennero i santi medicei:
poich avevano esercitato la professione senza

compenso, volle associare il loro agire disinteressato a


quello della casata.
L.S.
Mai, disse Cosimo de Medici, avrebbe potuto
spendere tanto in onore di Dio che lo trovassi ne suoi
libri debitore. Eppure si ostinava a commissionare
dipinti votivi. Malgrado la veste raffinata, le storie qui
raffigurate sono macabre: mentre i santi dottori Cosma
e Damiano stanno per essere decapitati, santAntonio
opera larduo miracolo di far comparire il cuore
dellusuraio non nel suo petto ma nel forziere. Cosimo
spera di essere associato al santo che portava il suo
nome, non al peccatore cui lo accomunava il mestiere.
T.P.
3.3
Jan Provoost (Mons 1462-Bruges 1529)
Lavaro e la Morte
1505-1510
olio su tavola
cm 119,7 x 78,5 e 119, 8 x 78,7
Bruges, Musea Brugge, Groeningemuseum, inv. 0000.
GRO0217.I-0218.I
La cosa curiosa, qui, che il cambiavalute a convegno
con la Morte il committente stesso del dipinto. I
pannelli, infatti, erano sul retro delle ante laterali di
un trittico in cui figuravano il donatore, la moglie, e
unimmagine centrale andata perduta. Chiudendo il
trittico, i pannelli formavano ununica scena. Ma che
genere di patto si sta siglando? Le ipotesi abbondano.
La mia idea che con questopera il cambiavalute
abbia voluto manifestare la premura che i suoi libri
spirituali, a conti fatti, fossero in pareggio.
T.P.

3.4
da Marinus van Reymerswaele (Reymerswaele 1490
circa-Middelburg, documentato fino al 1567)
Gli usurai
1540 circa
olio su tavola
cm 100 x 76
Firenze, Museo Stibbert, inv. 4080
Due usurai, la cui ricchezza testimoniata dagli abiti,
registrano operazioni su un libro di conti circondati
dai simboli dellattivit. I soldi hanno deformato
corpi e volti, esasperando fino al grottesco i desideri
nascosti e mostrandoli grifagni nellaspetto e laidi
nello spirito. Il soggetto fu spesso replicato in ambito
fiammingo dopo la Riforma: lintonazione moralistica
risulta anche dalla frase sul libro, che invita a
riflettere sullinutilit delle ricchezze accumulate
ingiustamente.
L.S.
Avevano sempre la penna in mano. Sono ore 21 dice
Datini e non mangiato n bevuto e sono stato uno
d a sedere che mai sono uscito di casa, e sono per
istare insino a sera sanza mangiare e domane sono
per fare il simile. Qui lartista aspira a catturare un
tale fanatismo, con limplicazione che il godimento
dellusuraio stava nel suo ossessivo annotare, calcolare
e gongolare, il corpo curvo e teso sopra una penna in
costante movimento.
T.P.
3.5
Pittore mantovano
Madonna col Bambino e i santi Girolamo, offerente
alla Vergine il modello di una chiesa, Giovanni Battista
ed Elisabetta, al di sotto dei quali compaiono quattro
appartenenti alla comunit ebraica
1515 circa
olio su tela
Mantova, Basilica di SantAndrea
Nel 1495 il banchiere ebreo Daniel Norsa ottiene di
togliere immagini sacre cristiane dal muro esterno
della sua casa di Mantova, ma la popolazione reagisce
e assalta ledificio. Dopo la vittoria di Francesco II
Gonzaga su Carlo VIII a Fornovo viene eretta una
chiesa al posto della casa: Santa Maria della Vittoria,
con un dipinto del Mantegna (oggi al Louvre) che
viene fatto pagare al Norsa. In questo contesto si
inserisce la tela, in cui i due uomini della comunit

ebraica hanno le vesti contrassegnate dal segno


(filugello) giallo.
LS
3.6
Scultore toscano (bottega di Agnolo di Polo?)
Busto di santAntonino Pierozzi
fine del XV-primi decenni del XVI secolo
terracotta policromata
cm 58 x 60 x 32
Firenze, Basilica di Santa Maria Novella
Direzione Centrale per lAmministrazione del FEC
Il ritratto di Antonino (1389-1459), frate domenicano,
priore di San Marco e arcivescovo di Firenze, derivato
dalla maschera mortuaria. A lui si deve la fondazione
dei Buonomini di San Martino per aiutare coloro
che, avendo goduto di un tenore di vita decoroso,
si fossero trovati in difficolt, anche ma non solo
dopo il ritorno di Cosimo de Medici dallesilio. Il
culto di Antonino, e i suoi ritratti, si diffusero quando
Savonarola ne esasper le posizioni anti-medicee.
L.S.
Assunta la guida di San Marco dopo il costoso restauro
pagato da Cosimo de Medici, Antonino critic le celle
adorne nella maniera pi frivola di sculture e pitture
superflue. A capo dei domenicani, poi vescovo
di Firenze, condann lusura e accus la fazione di
Cosimo di aver ridotto il contenuto dargento nel
picciolo, la moneta dei poveri. Ma quando fond la
Congregazione dei Buonomini di San Martino, Cosimo
fu il maggior benefattore. Ecclesiastico e banchiere
sono figure complementari.
T.P.

3.7
Vicino da Ferrara (Ferrara 1432-1509)
Bernardino da Feltre
post 1494
tempera su tela
cm 172 x 70
Ferrara, Pinacoteca Nazionale, inv. 67
Bernardino da Feltre (1432-1509), al secolo Martino
Tomitano, fu frate minore Osservante, famoso
predicatore venerato gi prima della beatificazione
avvenuta nel 1654. Con la destra sorregge il Mons
Pietatis, simbolo dellistituzione che contribu a
diffondere. Bernardino si scagli contro gli ebrei,
causando persecuzioni e morti, ma a Firenze i Medici
adottarono misure protettive nei confronti della
comunit ebraica, arrivando ad allontanare il frate
dalla citt.
L.S.
3.8
Incisore fiorentino
La figura della vita eterna in Marco da Montegallo,
Libro delli comandamenti di Dio del testamento vecchio
et nuovo et sacri canoni
Firenze, per Antonio Miscomini
1494
xilografia
mm 210 x 138
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Palat. E.6.3.99,
c. 1v
Marco da Montegallo (1425-1496) frate dellOsservanza
francescana, fu un famoso predicatore impegnato nella
fondazione dei Monti di Piet. Nella xilografia predica
davanti a una figurazione simbolica del Mons pietatis,
circondato da sei gruppi di persone che rappresentano
le opere di misericordia secondo il Vangelo di Matteo
(25, 34-46). Limmagine attesta la tendenza a
organizzare gli aiuti ai bisognosi in forma sempre pi
controllata attraverso istituzioni specializzate.
L.S.

Sezione 4
Arte (e mistero) del cambio

Il bando della Chiesa sullusura e le immagini di usurai che bruciavano allinferno


erano un forte deterrente. Tuttavia molti avevano bisogno di prestiti, e non aveva
senso concederli senza un tornaconto. Serviva una soluzione che non solo aggirasse
il divieto ma che non sembrasse affatto usura. Il cambio gentil trovato scrisse
Benedetto Cotrugli nel 1458, cosa dingegno difficile inseguire e per giunta
quodadmodo impossibile a uno religioso intenderlo. Per oltre 200 anni fu la
lettera di cambio a consentire ai banchieri di trarre profitti dai prestiti senza
sentirsi usurai. Le citt italiane non possedevano sempre valute estere in quantit,
perci per cambiare fiorini in, poniamo, sterline inglesi bisognava versare i fiorini a
Firenze e ritirare le sterline a Londra. Ufficialmente servivano 90 giorni per arrivare
a Londra, cos cera tempo per sfruttare quei fiorini prima di restituirli in sterline.
Poich il tasso di cambio favoriva sempre la moneta locale, chi incassava poteva
fare unanaloga operazione di cambio a Londra per riconvertire le sterline in fiorini
e dopo altri 90 giorni conseguire un profitto compreso tra il 10 e il 20 percento. La
lettera di cambio legava la finanza al commercio, con la distanza e i tassi di cambio
che rimpiazzavano il tempo e i tassi dinteresse.
T.P.

4.1
Incisore fiorentino
De mercatanti et cambiatori in Jacopo da Cessole, Libro
di giuocho di scacchi
Firenze, per Antonio Miscomini
1 marzo 1493/1494
xilografia
mm 205 x 141
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, P. 5.4.
Non facevano che pesare e misurare, e sempre con
aria di grande solennit, come fosse una questione
di somma importanza. Questo libro paragona ogni
ruolo sociale a un pezzo degli scacchi, celebrando una
societ gerarchica in cui ciascuno ha una posizione
fissa. In realt la speculazione commerciale stava
rendendo pi fluida la societ: qui il banchiere
annoverato fra i pedoni, ma negli scacchi alcuni
pedoni assurgono a reali.
T.P.
4.2
Incisore fiorentino
Attivit di un banco in Libro di Mercatantie et usanze
de paesi
Firenze [Bartolomeo de Libri], per Piero Pacini da
Pescia
1490 circa
xilografia
mm 154 x 104
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Palat. E.6.4.95,
c. 1r
Il testo appartiene a un genere, le Pratiche di
mercanzia, manuali tascabili compilati da mercanti,
che descrivevano le piazze, la moneta in corso, le
valute accettate, le misure usate e il loro valore, i
prodotti disponibili e la qualit. Gi diffuso come
manoscritto, venne poi dato alle stampe: lesemplare
uscito dalla tipografia di Bartolomeo de Libri, leditore
il notaio ser Piero Pacini da Pescia. Linterno di
un banco illustrato con intento descrittivo, non
moraleggiante.
L.S.
Il mondo era frammentato. Ogni staterello aveva
una valuta diversa, diversi pesi e misure, leggi
commerciali, tasse, costi di spedizione e assicurazione.
I tassi di cambio fluttuavano in base alle fiere e al
periodo dellanno. Questo e el libro che tracta di
mercatantie et usanze de paesi annuncia la prima

pagina di questo solenne manuale di commercio;


ledizione qui esposta fu stampata in formato ridotto
per portarla comodamente in viaggio. Nel 1490.
T.P.
4.3
Filippo Calandri
Trattato di aritmetica
fine del XV secolo
manoscritto membranaceo
mm 170 x 110; cc. XII, 110; legatura di restauro
(2000) in velluto azzurro su assi
Firenze, Biblioteca Riccardiana, Ms. 2669
Labaco era cosa complessa. Questo lussuoso trattato
fu donato a un figlio di Lorenzo de Medici per
insegnargli i fondamenti matematici della contabilit
in partita doppia. Poich il fiorino a fiorini, una
valuta di conto di Firenze, imponeva di lavorare sulla
base di 29 soldi (o 348 denari) al fiorino, bisognava
essere abili con labaco. Ironia vuole che nessuno dei
figli del Magnifico divent banchiere; la famiglia aveva
pi alte ambizioni.
T.P.
4.4
Marinus van Reymerswaele (Reymerswaele 1490 circaMiddelburg, documentato fino al 1567)
Il cambiavalute e sua moglie
1540
olio su tavola
cm 84 x 114
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, Legato Carrand,
inv. 2058 C
A un banco siede una coppia di cambiavalute, priva
della connotazione totalmente negativa dei dipinti
che raffigurano gli usurai. Luomo saggia, cio
paragona il peso delle monete; sul tavolo i denari si
accompagnano a una borsa di pelle e sul ripiano
appoggiata una candela arsa, simbolo di caducit. Il
contesto signorile ma la gestualit rapace come
consueto nella pittura moraleggiante espressione del
credo luterano quasi a far trapelare la vera natura di
coloro che trafficano col denaro.
L.S.
Cosa esige pi attenzione dei soldi? Occhi, mani,
spalle e gomiti sono tutti orientati verso un mucchio
di monete. Ma i cambiavalute non sono pi grotteschi;
la moglie tanto bella quanto assorta. Non v cosa

pi ordinaria, attesta lartista, del nostro relazionarci


agli altri tramite il denaro. Le mani sono tese e
avide. In mezzo alluomo e alla moglie, la candela si
spenta.
T.P.
4.5
Arte fiamminga o francese
Borsa a scarsella in cuoio scamosciato con otto tasche
XVI secolo
cuoio ricamato; metallo forgiato, brunito e dorato
cm 28 x 26
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 1810 C
Sul tavolo del dipinto di Marinus van Reymerswaele
posata una borsa in pelle analoga a questa: un
oggetto raro, fra i pochi superstiti di una produzione
vasta, perduta non solo per luso intenso, ma anche
perch non ritenuta meritevole di essere conservata.
Le borse venivano utilizzate soprattutto da mercanti
e viaggiatori: la tasca pi grande ne contiene unaltra
destinata ai beni pi preziosi.
L.S.
4.6
Artista tedesco (Norimberga?)
Bilancia per oro e pietre preziose di Hans II Harsdorf
1497
cassetta in legno ricoperto con carta dipinta; ferro;
argento parzialmento dorato; filo; perla
cassetta: cm 17,4 x 10,3 x 2,5, altezza dellasta
bipartita della bilancia (senza basamento) cm 22,8,
diametro dei piatti della bilancia cm 2
Norimberga, Germanisches Nationalmuseum, Propriet
della Freiherrlich Harsdorfsche Familienstiftung, HG
11 161
I banchieri non si rassegnarono mai del tutto allarido
mondo di pesi, misure e valore monetario, ma
agognarono sempre blasoni e nobilt. Nessuno vuole
essere ricordato solo per i propri soldi. Commissionata
da Hans II Harsdorfer, capo della Zecca di Boemia
dal 1496 al 1499, questa bilancia di precisione
accompagnata da sontuose immagini che alludono a
unaffascinante e cavalleresca virilit.
T.P.

4.7
Cassettina-forziere
secoli XIV-XV
legno rivestito in cuoio bulinato
cm 15 x 38 x 22,5
Firenze, Museo di Palazzo Davanzati, inv. 22
A Firenze simili contenitori erano prodotti dallArte
dei Chiavaioli e dai Fibbiai, che afferiva a quella
dei Fabbri, con la collaborazione dei Cuoiai per il
rivestimento. Forzieri, cofanetti e scrigni di varie
dimensioni e materiali per contenere denaro,
documenti o preziosi venivano anche importati dalla
Francia, dalla Spagna, dalle Fiandre o da Venezia. La
terminologia adoperata per definirli testimonia un
lessico specifico, che oggi si sta perdendo insieme alla
tradizione dellartigianato artistico.
L.S.
4.8
Manifattura fiorentina
Scatola per documenti appartenuta alla famiglia
Cavalcanti
terzo o ultimo quarto del XV secolo
legno, ferro a fusione, cuoio bulinato, cuoio conciato
con
allume di rocca
cm 15 x 51,4 x 29
Firenze, Galleria e Museo di Palazzo Mozzi Bardini, inv.
Bd. 5822
La segretezza, fulcro dellattivit bancaria, era cosa
ardua quando gli impiegati di una filiale remota
vivevano e lavoravano tutti nella stessa casa. Pensata
per tenere sotto chiave un voluminoso libro contabile,
questa scatola era il genere di oggetto che un
direttore nascondeva in camera per tutelare i nomi dei
facoltosi clienti. Il Banco Medici aveva stabilito che i
dipendenti non conoscessero gli stipendi dei colleghi.
Sempre abi un tuo libro e scrivivi suso consiglia
Paolo da Certaldo e tieloti ne la cassa tua compiuta.
T.P.
4.9
Cassaforte
XVI secolo
ferro, legno
cm 43,5 x 87 x 43
Lucca, Museo di Villa Guinigi, inv. 314
Badare alle ricchezze, disse un banchiere, pi

difficile che non conservare la libert, o le donne.


Nel 1433, poco prima del suo arresto, Cosimo de
Medici aveva nascosto 3000 ducati veneziani tra
le reliquie sacre del monastero di San Miniato al
Monte. Per trasferire denaro di citt in citt, spesso
lo si occultava nelle balle di lana. Questa ingegnosa
cassaforte ha un vistoso lucchetto che non apre nulla,
mentre la vera serratura celata sotto una placca
scorrevole attivata da un pulsante nascosto.
T.P.
4.10, 4.11
Arte italiana
Chiavi
XIII secolo (a); XIV secolo (b-c)
Ferro; cm 13 (a, la mappa cm 3,2); 11,5 (b, la mappa
cm 1,8); cm 10,2 (c la mappa cm 3,8)
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, invv. 1460 C;
1465 C; 1464 C
Arte francese
Sei lucchetti
XIII secolo (a); XV secolo (b-c-d-e-f)
bronzo (a); ferro (b-c-d-e-f); cm 4,5 x 3 (a); cm 2,1
x 16 (b);
cm 3,6 x 2,3 (c); cm 3,7 x 2,1 (d); cm 4,2 x 2,5 (e);
cm 5 x
2,5 (f)
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, invv. 1449 C,
1450 C, 1451 C, 1452 C, 1453 C, 1454 C
Il mondo bancario era un tripudio di serrature e
casseforti. A Firenze, lArte del Cambio teneva i libri
contabili di banchieri morti o falliti in una cassaforte
con tre serrature, affidando le chiavi a tre funzionari
della corporazione cos che i libri fossero consultabili
solo alla presenza di tutti i membri. Ma questa era
prassi comune in molte istituzioni. Chi non si fida
non ingannato recitava un famoso detto.
T.P.

4.12, 4.13
Tasca per messaggero
fine del XV-inizio del XVI secolo
cuoio, velluto
cm 19,5 x 20,5
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 1338 C

4.14bis
Contratto di assicurazione tra Francesco Datini e
compagni di Pisa emesser Giusto Marini
Pisa, 1 luglio 1399
fogli cartacei
Prato, Archivio di Stato

Tasca per messaggero


fine del XV-inizio del XVI secolo
cuoio
cm 21 x 19,5
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 1339 C

Dove non arrivavano Dio e la fortuna ci pensava


lassicurazione. Qui la societ di Francesco Datini a
Pisa assicura messer Giusto Marini per il trasporto di
500 fiorini di spezierie e daltre robe da Alessandria
dEgitto a Lcluse (il porto di Bruges). Il premio
per questo viaggio lungo e pericoloso era del 10
per cento, il sensale Ibo di Tommaso di ser Tieri da
Poggibonsi. Dato che servivano varie copie, si capisce
perch mercanti e banchieri avessero sempre le mani
tinte dinchiostro.
T.P.

Le tasche rappresentano una rara testimonianza di


oggetti del vivere quotidiano del passato. Forma e
struttura erano pensate per contenere e custodire
documenti, lettere o carte nel corso dei viaggi,
tenendole per sicurezza il pi possibile vicino
al corpo, pi difficili dunque da raggiungere ai
tagliaborse.
L.S.
Lettere di qui a Vinega scrive un agente da Milano
nel 1395 fate chonto che ongni domenicha mattina
ci va per reghola 1 fante e di qui a Bruga, chome,
le scarselle da Lucha l passano per qui e chos per
Parigi. Linformazione era lanima del commercio. I
banchieri indicavano in ogni lettera i tassi di cambio
del giorno. I corrieri erano organizzati da corporazioni
o consorzi di aziende, e ricompensati per la rapidit di
consegna. Il mondo stava affrettando il passo.
T.P.
4.14
Lettera di cambio da Diamante e Altobianco degli
Alberti a Francesco di Marco Datini e Luca del Sera
Bruges-Barcellona, 2 settembre 1398
foglio cartaceo; mm 73 x 224
Prato, Archivio di Stato, b. 1145/1403803
Poche righe scritte a mano: ecco lo strumento
finanziario che rivoluzion lattivit bancaria. Un
mercante di Bruges, dovendo dei soldi a Barcellona,
li versa in una banca del posto; questa spedisce la
lettera a una banca di appoggio a Barcellona che
corrisponde la somma al creditore del mercante, in
valuta locale. Se ne stilavano quattro copie, inviate
separatamente per garantirne larrivo. Ora il solo
problema era pareggiare i conti tra le due banche.
T.P.

4.15
Lettera di cambio del Banco Medici a Baldo dAmbra di
Piombino
15 maggio 1424
foglio cartaceo; mm 40 x 225
Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato
148, n. 22
La lettera di cambio diveniva strumento di credito
quando la banca, anzich ricevere soldi da un
mercante per pagare una somma allestero, glieli
versava per acquistare valuta straniera. Lagente del
mercante li restituiva in una citt estera nei tempi
stabiliti. Poi la banca, sfruttando i tassi di cambio
favorevoli alla moneta locale, comprava unaltra lettera
simile e riconvertiva il denaro nella valuta iniziale.
Il mercante otteneva un prestito a breve termine, la
banca profitti del 10-20%.
T.P.
4.16
Libro del fattore di Averardo de Medici
1412-1417
registro cartaceo; cm 32 x 25; cc. 212
Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato
130, c. 1r
I profitti bancari si potevano anche investire
nellagricoltura. Il banchiere Averardo de Medici,
cugino di Cosimo, possedeva terreni nel Mugello e
affid a un fattore il compito di mantenere i rapporti

con i contadini, tenendo questa contabilit. A corto


di soldi, nel 1427 il Comune di Firenze ordin un
censimento delle propriet e una successiva imposta
patrimoniale. Averardo fu tra i maggiori contribuenti.
In molti la consideravano unistigazione al falso in
bilancio e alla fuga dei capitali.
T.P.
4.17
Costituzione di una compagnia per la gestione del
Banco Medici
8 giugno 1435
foglio cartaceo; cm 40 x 32; scrittura mercantesca di
mano di Giovanni Benci
Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il
Principato, 94, 137
Come evitare il fallimento per un solo debito insoluto?
Successe a tre grandi banche negli anni 40 del
Trecento, quando Edoardo III dInghilterra non ripag
gli ingenti prestiti. I Medici crearono una casa madre
a Firenze con partecipazione di controllo in varie
filiali ma senza responsabilit patrimoniale. Questo
contratto del 1435 ricostituisce la casa madre al
ritorno di Cosimo dallesilio, cacciando i potenti Bardi
che gli avevano negato il pieno supporto e assumendo
Giovanni Benci, artefice del successo futuro della
banca.
T.P.
4.18
Libro segreto dei conti del Banco Medici tenuto da
Giovanni Benci
1440-1450
registro pergamenaceo; cm 36 x 26,5; cc. 100,
scrittura mercantesca di mano di Giovanni Benci
Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il
Principato, 153
Segreti. Scritto su pergamena per durare nel tempo e
sempre sotto chiave, il libro contabile segreto di una
banca registrava investimenti e profitti dei principali
partner ed era conservato dal direttore in persona, in
questo caso Giovanni Benci, capo della casa madre
di Firenze. Oltre ai nomi di vescovi e cardinali con
depositi importanti, Benci aveva altri segreti. Con due
figli illegittimi avuti da giovani schiave, fece cospicue
donazioni a un ordine di suore di clausura.
T.P.

4.19
Libro segreto dei conti personali di Francesco Sassetti
1462-1469
registro pergamenaceo legato in pelle; cm 28 x 21,5;
cc. 66 Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, II
serie, 20, c. 1r
Delegare rischioso. Impegnati in politica, i Medici
si affidavano ai direttori. Lorenzo il Magnifico quasi
non si dava la pena di controllarli. Cos, dal 1463 al
1490 Francesco Sassetti si arricch a fronte del declino
della banca. Sposando una facoltosa quindicenne
poco prima dei quarantanni, il suo vero interesse
era collezionare libri, argenteria e altri beni di lusso.
A darne prova questo suo libro personale in cui
annotava cose di valuta et segrete, mentre i conti
bancari del periodo andarono perduti.
T.P.
Francesco Sassetti, uomo di cultura pi che daffari,
rese omaggio allamicizia con Lorenzo il Magnifico
nella cappella di famiglia in Santa Trinita, affrescata
da Domenico Ghirlandaio con storie del santo patrono
Francesco. Nella scena della Rinuncia ai beni paterni
viene evocata una citt nordica, probabilmente
Ginevra, dove Sassetti dal 1466 cur, senza fortuna,
gli interessi del Banco Medici.
L.S.
4.20
Cifra usata da Lorenzo de Medici
1470
foglio cartaceo; cm 29 x 21,5
Firenze, Archivio di Stato, Manoscritti, 727, doc. 73
El sospetto. Ecco il difetto pi grave e molesto
del Magnifico, come disse lo storico Francesco
Guicciardini nel 1509. Trasformato in farsa il sistema
elettorale fiorentino per assicurarsi il controllo
politico, Lorenzo ordin agli impiegati della banca
di spiare i diplomatici fiorentini. Giovanni Lanfredini
scriveva da Venezia usando questo codice segreto.
Le lettere sono sostituite da numeri e simboli; a
complicare le cose, alcune lettere hanno vari simboli
e alcuni simboli rimandano a un nome o una parola
intera.
T.P.

4.21
Memoria di Lorenzo de Medici sulle perdite del banco a
Londra e Bruges
1478
foglio cartaceo; cm 29,5 x 22; scrittura mercantesca
Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il
Principato, 84, 21
Ritorno alla realt. Troppo preso da politica, poesia e
donne per badare ai conti, nel 1478 Lorenzo de Medici
scopr che tra gli sperperi di Tommaso Portinari e i
grossi prestiti a Carlo il Temerario, duca di Borgogna,
la filiale di Bruges rischiava la bancarotta. In questo
memorandum annota perdite per 70.000 fiorini e
conclude: E questi sono i ghuadangni grandi che ci
assengnati il ghoverno di Tommaxo Portinari. In
verit le perdite superavano i 100.000 fiorini.
T.P.
4.22
Lettera cifrata dellambasciatore Giovanni Lanfredini ai
Dieci di Balia
Napoli, 1 febbraio 1486 (stile comune)
filza cartacea legata in pergamena; cm 33 x 30 x 8;
cc. 613
Firenze, Archivio di Stato, Dieci di Balia, Responsive
33, cc. 265-268
La guerra nuoceva agli affari. Il nemico ti poteva
confiscare i beni allestero. Nel 1485 re Ferrante di
Napoli invoc lalleata Firenze per vincere i baroni
locali sostenuti da papa Innocenzo VIII. Lorenzo
prese tempo per non danneggiare gli affari fiorentini
a Roma. In questa lettera in codice (con traduzione
fra le righe) il delegato di Lorenzo a Napoli parla di
problemi a comunicare con Firenze passando per gli
stati papali, dove i funzionari intercettavano tutta la
corrispondenza.
T.P.

Sezione 5
Il commercio internazionale: viaggi e merci

Come principale strumento di credito, la lettera di cambio finanziava il commercio


internazionale. Di norma i banchieri erano anche mercanti; non cera una netta
distinzione. LItalia trasportava spezie, allume, seta e beni di lusso verso Nord,
mentre dallEuropa settentrionale giungevano lana, stoffe, stagno, piombo e cuoio.
Poich il saldo commerciale era ampiamente in favore dellItalia e nessuno voleva
viaggiare con grandi somme di denaro, veneziani, genovesi e fiorentini dovettero
inventare triangolazioni commerciali per far rientrare i proventi dallestero, spesso
passando per Barcellona e Valencia o per le grandi fiere di Ginevra e Lione. Con le
strade spesso in cattivo stato ed esposte agli assalti di malfattori dogni sorta, i
beni ingombranti in genere attraversavano via mare il golfo di Biscaglia. Il viaggio
era lento, le navi spesso caricate oltre il limite, e la costa della Catalogna era
famosa per i suoi pirati. Non di rado, quando la merce giungeva a destinazione,
le condizioni di mercato erano mutate in peggio. Il grosso delle spedizioni era
assicurato, con banche e privati che si accordavano per spartire rischi e profitti. I
premi erano pi bassi se la nave era difesa da arcieri. Nel nome di Dio e di buona
ventura.
T.P.

5.1
Boccale
1290-1330 circa
maiolica arcaica a pasta rossa
cm 13,8, max. cm 7,8; piede cm 5,9
Testa di stadera
1290-1330 circa
ottone, ferro, legno
lunghezza cm 9,3; lati cm 3,3 x 2,8; cavalieri h. cm 8;
ganci h cm 9,5
Pugnale a doppia T(basilarda)
1290-1330 circa
acciaio, ferro, piombo, legno
lunghezza cm 44
Bugliolo
1290-1330 circa
cm 9; orlo cm 14,5; fondo cm 16,6
Ascia da bottai (ascina)
1290-1330 circa
ferro, legno
lunghezza cm 18; larghezza al taglio cm 9,4; al tallone
cm 3,1
Parti di una catena
1290-1330 circa
ferro fucinato
lunghezza elementi cm 12,5; lunghezza massima cm
115
Firenze, Museo Archeologico Nazionale
A Empoli, sullArno, sono affiorati i resti di
unimbarcazione fluviale affondata forse nellalluvione
del 1333. Il trasporto delle merci avveniva spesso
via fiume, oltre che su terra, utilizzando carovane
di muli e carri. Gli oggetti ritrovati servivano per la
manutenzione (lascia, il bugliolo con la pece per
impermeabilizzare lo scafo) e la navigazione (la catena
da ormeggio), mentre la bilancia, in grado di pesare
fino a un quintale, suggerisce unattivit mercantile e
larma la necessit di difesa personale.
L.S.

5.2
Francesco de Cesanis (attivo 1420 circa)
Carta nautica (Portolano)
1421
inchiostro e acquerello su pergamena
cm 58 x 96,6
Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia,
Cartografia Museo Correr, lascito Emanuele Cicogna
3451, Portolano 13
Ai mercanti servivano carte nautiche. Venezia
le forniva. Il mondo appariva come una serie di
centri di commercio in rosso i porti principali,
in nero i minori racchiusi in una griglia che
consentiva ai marinai di determinarne le coordinate.
Le usavano anche i pellegrini, assidui viaggiatori
che alimentavano uneconomia a parte. Una nave
approdata a Genova nel 1396 dalla Romania
trasportava Schiavine [mantelli per pellegrini] balle
37. Piombo pezzi 191. Schiavi e schiave teste 80.
T.P.
5.3
Beato Angelico (Guido di Pietro; Vicchio circa 1395Roma 1455)
Lincontro di san Nicola con un messaggero
dellimperatore e il salvataggio miracoloso di un veliero
tra 1437 e 1449
tempera e oro su tavola
cm 34 x 63,5
Citt del Vaticano, Musei Vaticani, inv. 40252
La tempesta sorprende un veliero che trasporta
grano, mettendo in pericolo equipaggio, nave e
mercanzia. Lultima possibilit rivolgere preghiere
a san Nicola di Bari, patrono dei marinai, tanto che
nessuno governa pi limbarcazione e ci si affida ormai
solo allintervento soprannaturale. La stessa nave
raffigurata quattro volte, in lontananza prima della
tempesta, poi in balia degli elementi (e di un animale
marino dallaspetto diabolico), mentre veleggia e
infine ancorata al sicuro nel porto.
L.S.

5.4
Modello di nave mercantile del 1450 circa
prima met del XX secolo
legno, cotone
cm 104 x 119 x 58,1
Anversa, MAS - Museum Aan de Stroom AS
1946.005.005
Portata, velocit, sicurezza: ecco i fattori chiave. Nella
relativa quiete del Mediterraneo, la piccola galea, con
vele e rematori, era lideale per spostare rapidamente
beni di lusso. Le galee italiane giungevano a Bruges e
Londra, ma nei mari del Nord la caracca era pi sicura
e capiente. Questa una pleyt delle Fiandre, con scafo
piatto per scaricare su spiaggia e un alto castello
di prua da cui gli arcieri potevano colpire i pirati
Nel nome di Dio e di buona ventura imploravano i
documenti di spedizione.
T.P.
5.5
Maestro di Carlo III Durazzo (attivo 1370 circa-1420
circa)
Storie di Saladino e Torello di Str
inizi del XV secolo
frammento di cassone, legno dipinto e pastiglia dorata
cm 45,5 x 121,5
Firenze, Museo Stibbert, inv. 16202
La tavola era il fronte di un cassone commissionato,
i La tavola era il fronte di un cassone commissionato,
in coppia, per unoccasione nuziale. Raffigura la
novella di Boccaccio (Decameron X, 9) che narra di
un commerciante lombardo e della sua amicizia con
Saladino che si presenta sotto le mentite spoglie
di mercante. Esalta dunque lattivit commerciale
probabilmente la stessa dello sposo , i traffici con
il vicino Oriente, la lealt che supera la differenza di
religione. Nellaltro cassone era celebrata la fedelt
coniugale, monito per gli sposi, alla cui stanza i
mobili erano destinati.
L.S.

5.6
Francesco Botticini (Firenze 1446-1497)
Larcangelo Raffaele e Tobiolo con un giovane devoto
1485 circa
tempera su tavola
cm 156 x 89
Firenze, Soprintendenza Speciale per il Polo Museale,
inv. 1890 n. 8676
Non appena sapeva usare penna e abaco, il figlio
di un mercante cominciava lapprendistato in una
citt lontana per cercare un poco del mondo [] e
regimenti e le condizioni de luoghi e tornare pi
isperto e pi pratico dogni cosa. Frattanto i genitori
imploravano ansiosi lassistenza divina, in questo caso
pagando una bella somma per evocare la protezione
dellarcangelo su Tobiolo, una storia dal Libro di Tobia.
Ahim il ragazzo in questione, probabilmente Raffaello
Doni, figlio di ricchi mercanti di lana, mor nel 1487,
a 14 anni.
T.P.
La citt nordica sullo sfondo forse, idealizzata,
quella in cui il giovane Raffaello Doni era diretto al
momento della commissione dellimmagine votiva.
Scrive Alessandra Macinghi Strozzi nel 1464 dopo
laffondamento di una galea in Fiandra, con la mente
rivolta a uno dei figli: Estavo prima co pensiero di
Lorenzo quando sento che va in mare: ma ora ne star
con maggiore paura quando sapr abbia andare o
tornare per nave: che lAgnol Rafaello laccompagni.
L.S.

Sezione 6
Leggi suntuarie

Dal Duecento, collespandersi degli scambi commerciali e col diffondersi di nuove


necessit, si aggiornano i simboli della ricchezza e sono sempre pi numerosi
coloro che possono sfoggiare abiti e ornamenti preziosi, col rischio di minare le
barriere fra gruppi sociali e di entrare in contrasto con la moralit invocata dalla
Chiesa. Le leggi suntuarie, che non disciplinano solo luso di vesti e ornamenti ma
regolamentano anche banchetti, nozze, battesimi e funerali, sono emanate proprio
per contenere il lusso, limitando importazioni e spese, per difendere i tradizionali
valori di austerit anche a scapito del nuovo mondo che si apre al commercio. Le
autorit sono per sollecitate da una preoccupazione duplice e quasi antitetica:
da un lato limportanza della circolazione del denaro, dallaltro il timore di una
contaminazione fra ceti differenti. Dal Trecento si fanno strada due novit: i simboli
del lusso vengono concessi a cavalieri, dottori, medici, giudici e alle loro donne e
si consente inoltre di contravvenire alle norme pagando una multa, ottenendo cos
insieme lo scopo di rimpinguare le casse cittadine. Sofismi e cavilli hanno comunque
sempre permesso ai fiorentini di ostentare lopulenza raggiunta: Fatta la legge,
trovato linganno.
L.S.

6.1, 6.2
LUfficiale delle donne, degli ornamenti e delle vesti
1343-1344
codice membranaceo con coperta di pergamena, cc.
21; mm 350 x 255
Firenze, Archivio di Stato, Giudice degli appelli e
nullit, 119, ins. 16
Norme suntuarie inserite negli statuti fiorentini
1415
codice membranaceo, legato in cartone e tutta pelle,
cc. 314; mm 453 x 330
Firenze, Archivio di Stato, Statuti del Comune di
Firenze, 24, cc. 280v-281r
Niente bottoni decorativi o stoffe fantasia, solo poche
perle, collane, anelli. I singoli cercavano visibilit
e ricchezza, ma la societ nel complesso esigeva
la sobriet. Cos, nella citt delle stoffe di lusso,
abbiamo leggi che ne vietano luso. Data la riluttanza
dei fiorentini, sincaricavano i forestieri di vigilare
sullabbigliamento delle donne. Questo registro riporta
le trasgressioni tra il novembre 1343 e laprile 1344.
Molte erano denunciate con lettere anonime.
T.P.
6.3
Manifattura fiorentina
Cintura
1470 circa
taffet rosso spolinato e lanciato con oro filato
avvolto attorno a unanima di seta gialla; argento
dorato, fuso, cesellato e traforato; smalto traslucido a
fili affondati; niello
cm 6,8 x 154.5
Londra, Victoria and Albert Museum, inv. 4278-1857
La lussuosissima cintura da uomo paragonabile
ad analoghi doni di rappresentanza destinati a
personalit di tutta Europa. Simili accessori, proibiti
alla maggioranza della popolazione dalle leggi
suntuarie, venivano realizzati a Firenze da setaioli
specializzati, che lavoravano per le botteghe orafe
in cui le cinture venivano poi montate con fibbie e
puntali.
L.S.

6.4
Manifattura fiorentina
Scarsella
ultimo quarto del XV secolo
seta; cuoio; bronzo fuso, rinettato a cesello, inciso
e niellato. Velluto tagliato a un corpo lanciato; seta,
oro membranaceo broccato; velluto tagliato operato
a un corpo
cm 30,5 x 32
Prato, Museo del Tessuto, Collezione Comune Cariprato, inv. 81.01.182
La scarsella veniva appesa alla cintura per tenere il
denaro, perch gli abiti erano privi di tasche interne.
Lesemplare un unicum, ma la stessa tipologia
attestata ad esempio nel dipinto di Francesco Botticini
esposto in mostra. Allo stemma dei Bracci, famiglia
di mercanti-banchieri, affiancato un giglio, forse
per richiamarne lorigine fiorentina; il tessuto, tanto
ricco da essere proibito, ricorda lo stemma dellArte
del Cambio.
L.S.
6.5
Maso Finiguerra (Firenze 1426-1464), attribuito
Figura femminile con acconciatura di penne di pavone
1460 circa
penna e inchiostro marrone, tracce di stilo; carta
bianca vergata
mm 132 x 86
Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv.
59 F.
Vistose acconciature di perle e penne di pavone
venivano prodotte tra laltro nella bottega di Maso
Finiguerra, ma erano proibite dalle leggi suntuarie.
Alessandra Macinghi Strozzi in una lettera
del 1447 descrive tuttavia un analogo copricapo
indossato dalla figlia Caterina il giorno del
fidanzamento: e fassi una grillanda di penne con
perle, che viene fiorini ottanta; e lacconciatura di
sotto, e sono duo trecce di perle, che viene fiorini
sessanta o pi.
L.S.

6.6
Lo Scheggia (Giovanni di ser Giovanni; San Giovanni
Valdarno 1406-Firenze 1486)
Madonna col Bambino, nella cuspide Dio Padre e lo
Spirito Santo
1470-1480 circa
tempera su tavola
cm 150 x 84
Arezzo, Soprintendenza BAPSAE di Arezzo - Museo
Statale darte Medievale e Moderna, inv. 28
Vesti analoghe, proibite dalle leggi suntuarie ai pi,
erano tuttavia permesse a cavalieri, dottori cos in
ragione civile come in ragione canonicha, et medicina,
et huomini forestieri et loro donne, e naturalmente
anche ai santi e alla Madonna. Il tabernacolo un
esemplare, originale in ogni sua parte, di quei colmi
da camera, citati dai documenti e destinati alla
devozione privata, in questo caso probabilmente della
famiglia Bardelli.
L.S.
Come limitare la indomitam feminarum
bestialitatem, lindomita bestialit delle donne?
chiese un membro del Comune di Firenze discutendo
delle leggi suntuarie. La donna raggiungeva il
culmine della purezza nella Vergine, e un abisso
di depravazione nella moglie che sperperava un
patrimonio in sete e gioielli. Ma nellarte gli opposti
si conciliano: qui la pura Madonna porta tutti gli abiti
sfarzosi vietati dalla legge.
T.P.
6.7
Jacopo del Sellaio (Firenze 1442-1493)
Il banchetto di Assuero
1485 circa
tavola
cm 44,5 x 62
Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n. 491
Il dipinto formava, insieme ad altre quattro tavole,
una spalliera, cos chiamata perch rivestiva le pareti
delle camere fino allaltezza della spalla. Come tutte le
pitture destinate alla stanza degli sposi
narra una storia edificante, quella di Ester e Assuero.
La scena mostra un banchetto, di quelli regolamentati
dalle leggi suntuarie, ma per le nozze di Lorenzo il
Magnifico nel 1469 giunsero a Palazzo Medici 150
vitelle, 4000 tra galline e papere, pesci e botti di vino.
L.S.

6.8
Niccol di Pietro Gerini (Firenze notizie dal 13681415)
Funerali di un confratello della compagnia di Ges
Pellegrino (predella)
1404-1408
tempera su tavola
cm 81 x 156
Firenze, Galleria dellAccademia, inv. 1890 n. 5066
La predella la parte inferiore della tavola da morti
della compagnia di Ges Pellegrino, con sede in
Santa Maria Novella a Firenze. Mostra il funerale di un
membro del sodalizio e i confratelli in preghiera con
il cappuccio la buffa a nascondere il volto per
soddisfare il precetto evangelico la carit segreta.
Le cerimonie confraternali permettevano ai poveri
un funerale decoroso e linumazione nella tomba del
gruppo laicale.
L.S.
6.9
Beato Angelico (Fra Giovanni da Fiesole, Guido di
Pietro; Vicchio 1395 circa-Roma 1455)
Esequie della Vergine (scomparto di predella)
1432-1435
tempera su tavola
cm 19 x 51,5
Firenze, Museo di San Marco, inv. 1890 n. 1493
Nonostante le leggi suntuarie i funerali potevano
essere dispendiosi, come quello di Filippo Strozzi,
costruttore del Palazzo, nel 1491: Delle belle
onoranze si facessi a Firenze gi gran tempo, fu la
sua; quattro regole di frati, tutto el clericato di Santa
Maria del Fiore e di San Lorenzo, una compagnia di
150 uomini, tutti li scarpellini e ministri di muraglia
e cave sue, e contadini, tutte le capitudine, due filze
di drappelloni, quaranta doppieri: ebbe vesti tutto l
parentado.
L.S.

6.10
Beato Angelico (Fra Giovanni da Fiesole, Guido di
Pietro; Vicchio 1395 circa-Roma 1455)
Sposalizio della Vergine (scomparto di predella)
1432-1435
tempera su tavola
cm 19 x 51,5
Firenze, Museo di San Marco, inv. 1890 n. 1493
LAngelico attualizza le nozze della Vergine agli usi
della Firenze di primo Quattrocento. Il rito dello
scambio della fede, o anellamento, non aveva luogo
in chiesa davanti a un sacerdote: unico requisito
necessario era la presenza di testimoni. Durante la
cerimonia in Toscana gli amici dello sposo lo colpivano
sulle spalle, un gesto del rituale popolare che
sottolineava labbandono del celibato e il passaggio
del giovane da un gruppo sociale a un altro.
L.S.
Dilemma. I fiorentini erano combattuti tra lo sfarzo
aristocratico e lausterit della virt. Organizzando
il funerale del cardinale Coscia, lamico Giovanni di
Bicci de Medici non bad a spese, mentre a quello
del nipote Piero di Cosimo la famiglia us stoffe nere
fermate con degli spilli per poterle riutilizzare. Se la
Madonna col Bambino dello Scheggia, realizzata per
un privato, porta abiti sontuosi, questa dellAngelico,
commissionata per una pala daltare, rispetta tutte le
restrizioni sulle spese nuziali.
T.P.

Sezione 7
Banchieri e artisti

Il mecenatismo lanello di congiunzione tra economia e arte, e la disponibilit


finanziaria presupposto necessario, ma non sufficiente, a spiegare la committenza;
fondamentale anche il venir meno dei freni morali che impedisce lostentazione
della ricchezza e la disponibilit verso spese non redditizie. Oggetti e dipinti
raffinati e preziosi vengono importati da lontano, e quelli provenienti dalle Fiandre
attestano limportanza raggiunta dalle famiglie Portinari, Baroncelli o Tani che
gestiscono i banchi a Bruges. I mercanti-banchieri si circondano della ricchezza, ma
anche della Bellezza collegata alla cultura: lo dimostrano le opere che sottolineano
la padronanza della musica, la conoscenza del mondo classico, della letteratura e
della filosofia, in un perfetto connubio di opulenza, sapere e armonia. Lo stesso
che pervade i dipinti di Botticelli, portavoce sensibile del Rinascimento fiorentino,
in un percorso che, dalle opere giovanili, passa attraverso la grazia idealizzata dei
neoplatonici delle celebrate favole mitologiche per i Medici. Un mondo nel quale
Denaro e Bellezza sono stati luno al servizio dellaltro.
L.S.

7.1
Hans Memling (Seligenstadt circa 1435-1494)
Ritratto di Benedetto Portinari; San Benedetto
1487
olio su tavola
ciascuno cm 45,5 x 34,5
Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890, nn. 1090 e
1100
I pannelli sono i laterali di un trittico commissionato
a Bruges da Benedetto Portinari a Hans Memling,
uno dei pi importanti artisti delle Fiandre, per
lo Hof Bladelin, sede del Banco Medici, che lo zio
Tommaso Portinari aveva comprato da Lorenzo il
Magnifico nel 1480. Le tavole vennero trasferite a
Firenze nellOspedale di Santa Maria Nuova, legato al
patronato della famiglia, per la cui chiesa Tommaso
aveva commissionato il grande trittico di Ugo van der
Goes oggi agli Uffizi.
L.S.
I guastatori. Cresciuti in casa Medici, i fratelli Pigello
e Tommaso Portinari mandarono in rovina le filiali di
Milano e Bruges della banca, passando pi tempo alle
corti ducali che non in ufficio. Eppure amavano larte.
Rientrava nella scalata sociale. Qui il figlio di Pigello,
Benedetto, commissiona lopera al grande Hans
Memling. In abiti eleganti, contrapposto allaustero
santo suo omonimo che esiste, dipinto, grazie ai
soldi di Benedetto. Non v motivo di dubitare della
devozione del banchiere.
T.P.
7.2
Bottega di Domenico Ghirlandaio
Adorazione dei pastori con Filippo Strozzi (predella
della Pala di Lecceto)
1487-1488
tavola
cm 27 x 65,5
Rotterdam, Museum Boijmans Van Beuningen, inv.
2553
Filippo Strozzi (1428-1491), che i Medici bandiscono
bambino da Firenze, trascorre lunghi anni a Napoli.
Tornato in patria nel 1466 afferma vo tuta volta
pensando e disegnando, e se Iddio mi presta
chonpetente vita spero fare qualche cosa di memoria.
Lega dunque il proprio nome alla cappella in Santa
Maria Novella, al grande palazzo in cui ci troviamo e
alla chiesa di Santa Maria a Lecceto, da cui proviene la

predella che lo raffigura dinanzi alla Sacra Famiglia in


dimensioni quasi paritarie.
L.S.
7.3
Consiglio dellastrologo a Filippo Strozzi per la posa
della prima pietra del Palazzo
[Libro di debitori e creditori e ricordi di Filippo Strozzi]
1484-1491
registro cartaceo con coperta in cuoio
mm 355 x 265 x 70
Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, Quinta
serie, 41, c. 172
La gigantesca voragine scavata per le fondamenta di
Palazzo Strozzi impressionano un vicino, lo speziale
Tribaldo de Rossi che, nel corso della posa della prima
pietra, getta un sasso e un quattrino e manda poi
a chiamare i suoi bambini facendoli vestire a festa,
perch ricordino per sempre quel giorno. In collo al
padre, il maggiore ghuatava cholagi; e dettili un
quatrino gigliato e gittolo lagi e un mazzo di roseline
da damascho chaveva in mano. Un gesto di buon
auspicio legato alle monete.
L.S.
Volendo investire un terzo del suo vasto patrimonio
in un palazzo enorme, Filippo Strozzi si fa predire
da Benedetto di Giannozzo Biliotti il momento pi
propizio per posare la prima pietra.
Lastrologia prosperava nonostante la condanna di
certi teologi. Il consiglio di Biliotti compare qua nella
parte dedicata ai ricordi di Strozzi: il 6 agosto 1489,
alla decima ora e 1/6, il segno del Leone avrebbe
garantito una casa di huomini grandi, nobili et di
buon stato, in eterno. Filippo mor nel 1491 e il
palazzo rimase incompiuto.
T.P.

7.4
Lo Scheggia (Giovanni di ser Giovanni detto; San
Giovanni Valdarno 1406-Firenze 1486)
Gioco del civettino (recto)
Lotta di due bambini (verso)
1450 circa
tempera su tavola
cm 59
Firenze, Museo di Palazzo Davanzati, inv. 1890 n. 488
In occasione della nascita di un figlio o al momento
del matrimonio era uso donare un desco da parto,
cio un vassoio sui cui offrire il cibo rifocillante
alla puerpera. Spesso era decorato sui due lati con
raffigurazioni tanto preziose da farlo considerare un
vero e proprio dipinto da appendere alle pareti nella
camera degli sposi. Tra i soggetti preferiti, scene di
nascita, di gioco (come in questo caso) e puttini nudi,
auspicio di fertilit.
L.S.
7.5
Bottega dellItalia settentrionale (Bottega delle storie
di Susanna)
Specchio da parete
secondo quarto del XV secolo
osso, corno e legno, in parte tinti di verde e arancione
cm 51,5 x 28,2
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 125 C
Analoghi specchi da parete ebbero grande fortuna
presso le classi medio alte e venivano donati in
occasione di fidanzamento o nozze: i materiali della
cornice, legno e osso, non erano costosi come lavorio
che cercavano di imitare, ma il risultato raggiungeva
la ricercatezza voluta. La parte pi costosa era lo
specchio convesso in vetro, qui moderno, di origine
nordica e che si diffuse dal primo Quattrocento.
L.S.

7.6
Mino da Fiesole (Poppi 1429-Firenze 1484)
Cornice di specchio
1460-1470 circa
marmo scolpito, dipinto e dorato
cm 50 x 33,5
Parigi, Bibliothque nationale de France, inv. 57-244
Opera di assoluta rarit, firmata da Mino da Fiesole,
acquisiva il suo significato nello specchio (oggi
perduto) affiancato da ali. Si tratta di un simbolo
platonico: la fanciulla la Vera Bellezza, che invita
chi ne veda il riflesso a mettere le ali platoniche
per levarsi in volo, senza rimanere prigionieri della
materia. Il rilievo dunque espressione dellambiente
di Marsilio Ficino e dellentourage mediceo e indica
una committenza ricca, colta e raffinata.
L.S.
7.7
Manifattura della Francia del Nord o Fiandre
Pettine con storie di Susanna
fine del XV-inizi del XVI secolo
avorio
cm 12 x 14,8
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 12
Il pettine, con una fila di denti pi radi per
acconciare i capelli e una pi fitta per rimuovere i
parassiti, non fu probabilmente mai usato: troppo
costoso lavorio e troppo raffinata lesecuzione per
minacciarne la rottura. Si trattava dunque di un
oggetto da esposizione adatto quale dono nuziale. Il
pettine provenienza medicea, ma troppo tardo per
riconoscervi uno dei dodici presenti nellinventario
redatto alla morte di Lorenzo il Magnifico.
L.S.
7.8
Maso Finiguerra (Firenze 1426-1464)
Nudo femminile con drappo
1455-1460 circa
penna e inchiostro marrone, acquerellature marroni,
tracce di matita nera, carta bianca
mm 197 x 100
Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv.
74 F.
Orologi doro, reliquie sacre, coppe di cristallo, vessilli
cerimoniali, armature decorative: Cosimo de Medici

collezionava di tutto. Disegnato qualche anno prima


della sua morte, questo nudo di donna emerse tra le
carte di famiglia. Come Cosimo univa lapertura e la
curiosit rinascimentali alla devozione medievale,
si nota qui una commistione di modelli antichi e
disegno dal vero. Finiguerra era esperto nel trasferire
tali disegni su oggetti doro e dargento in un
procedimento (costoso) chiamato niello.
T.P.
7.9
Piero del Pollaiolo (Firenze 1441-Roma 1496)
Nudo maschile semidisteso
1465-1470
penna e inchiostro marrone, acquerellature marroni,
carta bianca filigranata (tre monti sormontati da
croce)
mm 210 x 248
Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv.
100 F.
Lo studio attesta il nascente interesse a Firenze,
nella seconda met del Quattrocento, per la
rappresentazione del corpo umano dal vero. La
posizione del modello ispirata a modelli scultorei
antichi (quali Galata morente), ma losservazione
naturalistica consapevole delle ricerche umanistiche.
Un ventennio dopo Fra Bartolomeo gett nei roghi
savonaroliani delle vanit tutto lo studio de disegni
che egli aveva fatto degli ignudi, probabilmente non
dissimili da questo.
L.S.
7.10
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi; Firenze 14451510)
Madonna col Bambino e un angelo
1465 circa
tempera e olio su tavola
cm 95 x 64
Firenze, MUDI - Museo degli Innocenti
La tavola ispirata alla celebre Madonna col Bambino
di Filippo Lippi conservata agli Uffizi, ed esemplifica
la diffusione, nelle camere da letto di case e palazzi
fiorentini del Quattrocento, di immagini devozionali
derivate da modelli celebri. Attesta anche una prima
fase in cui Botticelli ancora legato al maestro nella
cui bottega svolse lapprendistato.
L.S.

7.11
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi; Firenze 14451510)
Madonna col Bambino, due angeli e san Giovannino
1468
tempera su tavola
cm 85 x 62
Firenze, Galleria dellAccademia, inv. 1890 n. 3166
Possibile che siano stati proprio i dipinti votivi il
primo genere di consumo sostenuto dalla moda? Se
i banchieri avevano invaso la chiesa con le lussuose
cappelle private, ora la Chiesa invadeva sempre pi
la sfera domestica. Gli amici, vedendo unopera come
questa in casa tua, capivano che eri devoto, ricco e di
buongusto. Per un pittore emergente, dare una veste
nuova a un vecchio tema mostrando una Madonna
in sfarzosi abiti contemporanei, ad esempio era un
modo per trovare clienti e stimolare la domanda.
T.P.
7.12
Cosimo Rosselli (Firenze 1439-1507)
Adorazione dei Magi
1470 circa
tempera grassa su tavola
cm 101 x 217
Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n. 494
La Compagnia dei Magi, o della Stella, con sede nel
convento di San Marco, dal 1436 fu sotto la protezione
dei Medici, tanto da venire soppressa nel 1494 dopo
la loro cacciata. Del sodalizio fecero parte dotti
umanisti e rappresentanti dellintellettualit forentina
quali Donato Acciaioli, Gentile Becchi, Cristoforo
Landino, Luigi Pulci, Giovanni Nesi. La tavola pare di
committenza medicea, come suggeriscono i ritratti di
membri della famiglia che vi sono stati riconosciuti.
L.S.
Quanti drappi doro e di seta. Il 6 gennaio la
Compagnia dei Magi sfilava in costume tra le vie di
Firenze per offrire la sua opulenza alla Madonna. Il
capo della compagnia era anche il capo del Banco
Medici. Si commissionavano dipinti con uomini Medici
al seguito dei Magi; qui lemblema di famiglia
posto sul didietro del cavallo. Firenze e la Terra Santa
sovrapposte. Il denaro compra larte per avvicinare
il popolo a Dio. La repubblica de Magi la defin
Donato Acciaioli.
T.P.

7.13
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi; Firenze 14451510)
Nativit
1472-1474
affresco staccato
cm 117 x 226
Firenze, Basilica di Santa Maria Novella, controfacciata
Direzione Centrale per lAmministrazione del FEC
La lunetta ad affresco completava in alto la cappella
in Santa Maria Novella di Gaspare del Lama, ambizioso
committente che nella sottostante Adorazione dei
Magi, oggi agli Uffizi, rese omaggio alla famiglia
Medici. Figlio di un barbiere di Empoli, Gaspare aveva
fatto fortuna come sensale, cio mediatore di affari,
ed era iscritto allArte del Cambio. Lopera fu realizzata
prima del 1476, quando il Del Lama fu condannato
dallArte per frode.
L.S.
7.14
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi; Firenze 14451510): disegno
Manifattura fiorentina: ricamo
Cappuccio di piviale con lIncoronazione della Vergine
1490-1495 circa
seta, oro e lino
cm 46,4 x 46,5
Milano, Museo Poldi Pezzoli, inv. 444
Un puzzle. Tramite il Banco Cambini il Portogallo
mandava a Firenze corallo, cocciniglia, sughero e
schiavi in cambio di seta, beni di lusso e pregiati
oggetti liturgici, come questo cappuccio di piviale
ricamato con lo stemma reale portoghese, che per
non lasci mai lItalia. Lo stemma attaccato alla
meglio a unIncoronazione della Vergine ben distinta.
Ordinato, si pensa, da re Giovanni II, alla sua morte
rest incompiuto e fu unito a unaltra opera mai
terminata. Estremi rimedi nella bottega di Botticelli.
T.P.

7.15
Manifattura sasanide (corpo); Andrea del Verrocchio
(Firenze 1437-1488) (montatura) attribuita
Boccale
XI secolo, 1469-1477
sardonice (corpo); argento sbalzato, cesellato,
bulinato e dorato; fuso e cesellato (montatura)
cm 42
Firenze, Museo degli Argenti, inv. 1921 n. 777

7.17
Canzoni a tre e quattro voci
fine del XV secolo
manoscritto cartaceo e membranaceo; mm 240 x 170;
cc. V, 325; legatura di restauro con recupero della
precedente coperta in cuoio, taglio dorato e goffrato
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Banco rari 229,
cc. IIIIv-Vr
aperto cm 25 x 37 x 10

La collezione di vasi di Lorenzo de Medici rappresenta


uno dei tesori pi importanti del Quattrocento e
testimonia la sua attenzione di collezionista per
oggetti antichi che fece rinnovare con raffinate
montature, rivolgendosi ad artisti del calibro di Andrea
del Verrocchio. Nelliscrizione LAVRMED, la R
distinta dalla prima sillaba del nome di battesimo
suscita ancora interrogativi sul significato, anche se il
pi immediato Rex.
L.S.

Il codice contiene 268 composizioni: a Tubalkain,


collegato alla Musica nelle raffigurazioni delle Arti
Liberali, si affianca il ritratto del committente
del codice, Alessandro Braccesi, segretario della
Repubblica fiorentina e letterato. La musica,
nonostante sia scritta con i neumi romboidali del
gregoriano, su un pentagramma, pienamente in
uso a fine Quattrocento. Nel 1501, con linvenzione
della stampa musicale, la notazione neumatica verr
definitivamente sostituita da quella moderna.
L.S.

7.16
Domizio Calderini
Commento a Giovenale
1471
membranaceo; mm 270x 180; cc. III, 154; legatura
medicea
Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 53.2,
c. 5r
Questi lieti satiretti
Or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuole esser lieto, sia,
di doman non c certezza
Lorenzo de Medici
Gli studi umanistici immergevano i ricchi in un mondo
classico animato da valori diversi da quelli cristiani.
Un sollievo. In questo dono a Giuliano de Medici,
fratello del Magnifico, le sfere rosse dellemblema
di famiglia, spesso inserite in opere votive, sono
armeggiate da due satiri lascivi e circondate da scene
ambigue di ogni sorta.
T.P.

7.18
Manifattura tessile fiorentina
Frammento di tessuto composto da sei pezzi con
stemma Medici
fine del XV secolo
oro e velluto tagliato operato a tre corpi, broccato
cm 37 x 120
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. Franchetti
114
Sembra impossibile, ma questo tessuto aveva un
valore molto superiore a quello di tanti altri oggetti
preziosi: il costo non era dato solo dai materiali (per
il fondo si utilizzava oro filato), ma anche dalla sua
realizzazione. I tessitori che eseguivano tali velluti
erano i pi retribuiti e riuscivano a produrre solo due
pezze allanno su telai appositamente predisposti.
L.S.

7.19
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi; Firenze 14451510) bottega di
Venere
1482 circa
tempera su tavola
cm 174 x 77
Torino, Galleria Sabauda, inv. 656

7.21
Scultore toscano
Giovane gentildonna
ultimo ventennio del XV secolo
rilievo in marmo
cm 48 x 38
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. Bargello
Sculture 226 (1879)

Platone e i nudi. Patrocinato dai Medici, Marsilio


Ficino tradusse e comment Platone: tutta la bellezza
portava a un pi alto livello dellessere e della
conoscenza. Allora non serviva pi un tema cristiano
per rendere buoni una poesia o un dipinto; la bella
Venere non era solo una donna avvenente ma unidea,
un ideale. E come dice Vasari, Botticelli dipinse per
molte famiglie femmine ignude assai.
T.P.

Il rilievo proviene dal palazzo edificato da Jacopo


Salviati dagli anni settanta del XV secolo, ed stato
identificato con quello che Lorenzo il Magnifico lasci
in eredit alla figlia Lucrezia, sposa del Salviati nel
1488, che potrebbe esservi rappresentata. La giovane
donna indossa abiti moderni pur
se la posa da moneta antica, forse con riferimento
al personaggio di Lucrezia romana, icona di virt
coniugale, che al disonore subto con la forza oppone
la propria morte.
L.S.

7.20
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi; Firenze 14451510)
Ritratto di donna
1485 circa
tempera su tavola
cm 61,3 x 40,5
Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti, inv. Palatina
353
La moglie perfetta, in abiti eleganti ma castigati,
bella ma sobria. La vediamo in un austero interno
domestico, eppure la celestiale evanescenza alle sue
spalle la trasforma in un ideale, con quel
profilo netto che fa pensare a un antico medaglione.
Un equilibrio perfetto tra il nuovo modello platonico e
la devozione tradizionale.
T.P.

7.22
Lorenzo di Credi (Lorenzo dAndrea dOderigo, Firenze,
circa 1460-1537)
Ritratto di giovane donna o Dama dei gelsomini
1485-1490
olio su tavola
cm 77,2 x 55,2 x 2,2
Forl, Pinacoteca civica, Musei San Domenico, inv. 119
La giovane, abbigliata e pettinata secondo la moda
fiorentina degli anni ottanta del Quattrocento, ha
un atteggiamento austero, come quelli invocati
allo scadere del secolo da Savonarola, che convinse
Lorenzo di Credi a bruciare nel rogo delle vanit
i propri studi di figure nude. La storiografia
ottocentesca e la cronachistica forlivese hanno voluto
identificare la donna con Caterina Sforza, signora
della citt, ma non ci sono elementi che confermino
lipotesi.
L.S.

Sezione 8
Crisi

La crisi della societ fiorentina di fine secolo collegata ai Medici e al loro


antagonista, Girolamo Savonarola. La contesa che oppone Lorenzo il Magnifico
al frate ferrarese segna la fine del Quattrocento: da un lato il mondo mediceo, la
cultura e larte neoplatonica accessibili solo a una lite, dallaltro la libert politica
e una religiosit espressa attraverso opere devote di comprensione immediata. La
Congiura dei Pazzi, nel 1478, preannuncia la fine di unepoca, ma insieme inizio
dello splendido quindicennio laurenziano. Ladesione di Botticelli alle dottrine
savonaroliane tardiva e segue la sua crisi personale, iniziata l8 aprile 1492 con la
morte di Lorenzo e la perdita di protezioni e committenze che ne segu. La cacciata
di Piero de Medici, e lingresso di Carlo VIII il 17 novembre 1494, attestano la crisi
della famiglia, concretizzata nella bancarotta del banco mediceo. Lultimo giorno
di carnevale del 1497 e del 1498 Savonarola organizza in piazza dei Signori due
roghi di cose vane, lascive o disoneste. Manifestazioni contrastate o celebrate,
che contribuiscono alla fine del frate. Il 23 maggio 1498, dove era stato innalzato
il trionfo per bruciare le vanit, viene eretto lo stilo al quale sono impiccati
Savonarola e i suoi compagni. Anche i loro corpi vengono arsi.
L.S.

8.1
Bottega dei Buglioni
Tondo con impresa Medici
primo quarto del XVI secolo
rilievo in terracotta smaltata
cm 79
Firenze, Galleria degli Uffizi, Donazione Contini
Bonacossi, inv. CB 93
Dinastia. Accrescere reputazione e grandezza della
famiglia era il nobile scopo dellaltrimenti egoistico
accumulo di denaro. Blasoni ed emblemi familiari
spopolavano tra i mercanti-banchieri.
Rinsaldando la loro presa (illegale) sul potere con
lauti patrocini, i Medici adottarono il motto Semper.
Per i rivali non era incoraggiante. Dopo il dominio
trentennale di Cosimo, nel 1464 gli subentr Piero,
poi Lorenzo il Magnifico nel 1469. La banca diventata
dittatura. Quando sarebbe finita?
T.P.
8.2
Giovanni della Robbia (Firenze 1469-1529/1530)
Tondo con arme Pazzi
1510-1525
rilievo in terracotta smaltata
cm 121
Firenze, Galleria degli Uffizi, Donazione Contini
Bonacossi, inv. CB 92
Un vecchio zio con dieci nipoti alla guida di una
banca mercantile internazionale. Cos si presentava la
famiglia Pazzi negli anni settanta del 400. Sfruttando
le divergenze politiche fra Lorenzo il Magnifico e il
papa, i Pazzi soffiarono ai Medici il monopolio sul
commercio dellallume. Quando Lorenzo li tenne fuori
dalla vita politica della citt, videro una sola via
duscita: lassassinio. Ben presto il loro blasone, due
delfini su fondo blu, e perfino il nome della famiglia
sarebbero stati banditi per sempre dagli atti ufficiali.
T.P.

8.3
Bertoldo di Giovanni (Firenze 1440 circa-Poggio a
Caiano 1491)
Medaglia della Congiura dei Pazzi
1478
bronzo
mm 64,85; sp. 1,9-4,7; gr. 70
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. Medaglie
5956
Mediocre come banchiere ma brillante in politica,
dopo la congiura dei Pazzi Lorenzo il Magnifico invest
grosse somme in propaganda. La versione ufficiale
del poeta Agnolo Poliziano fu subito data alle stampe.
Questo medaglione recava impressi sui due lati gli
agguati ai fratelli nel duomo. Botticelli e Andrea del
Castagno ebbero lincarico di affrescare alcune facciate
con lesecuzione dei cospiratori. Impiccati per i piedi
in strane attitudini si entusiasm Vasari tutte varie,
e bellissime.
T.P.
8.4
Germania o Austria
Pugnale
XV secolo
bronzo cesellato e dorato, acciaio
cm 64 x 12
Firenze, Galleria e Museo di Palazzo Mozzi Bardini
Banchieri col coltello (non proprio questo, ma
simile). Il 26 aprile 1478, durante una messa in
Duomo, Francesco Pazzi, capo della banca Pazzi
a Roma, pugnal Giuliano de Medici. I due preti
incaricati di eliminare Lorenzo furono fermati da
Francesco Nori, capo del Banco Medici di Firenze. Lo
uccisero. Lorenzo fugg in sagrestia. Il papa aveva
appoggiato la congiura per liberare Firenze dai Medici
a uninverosimile condizione: purch non intervenga
morte. Il mattino dopo, le rappresaglie avevano
mietuto almeno ottanta vittime.
T.P.

8.5
Frammento di camicia insanguinata (gi ritenuta di
Giuliano de Medici)
XV-XVI secolo; teca: fine del XIX-inizi del XX secolo
tessuto; teca in legno e vetro
teca cm 23 x 28 x 55
Firenze, Provincia di Firenze, depositi, inv. Provinciale
22.118
Il tessuto stato a lungo ritenuto frammento della
camicia indossata da Giuliano de Medici al momento
delluccisione in duomo. Come tale fu inserito in una
teca ed esposto nel Museo Mediceo allestito in Palazzo
Medici Riccardi: solo recentemente stato dimostrato
trattarsi di un brandello dellabito del duca Alessandro,
assassinato nel 1537. Attesta per, quasi reliquia
laica, il perdurare del potere evocativo della Congiura
che si era proposta di cambiare la storia fiorentina.
L.S.
8.6
Pietro Torrigiano (Firenze 1472-Siviglia 1528)
Busto di Lorenzo il Magnifico
1515-1520
terracotta policromata
cm 80 x 80 x 40
Firenze, Collezione Liana e Carlo Carnevali
Il busto stato plasmato probabilmente da Pietro
Torrigiano, che aveva conosciuto il Magnifico
allepoca del Giardino di San Marco, frequentato da
giovani scultori tra cui Michelangelo. Eseguito forse
al momento del ritorno a Firenze di Leone X, papa
Medici, enfatizza il mito del mecenatismo laurenziano
idealizzando la sua immagine: venti anni dopo la sua
morte gi Lorenzo dopo Lorenzo.
L.S.
Nelle cose veneree maravigliosamente involto
secondo Machiavelli, il Magnifico condivideva con
poeti e donnaioli lossessione del controllo. Teneva
la citt tanto interamente a arbitrio suo osserva
Guicciardini quanto se ne fussi stato signore a
bacchetta. Pag artisti per promuovere la propria
immagine, estetizzando la politica. Questo busto
attribuito a Torrigiano forse ispirato a tre statue di
cera di Verrocchio e Orsino Benintendi che Lorenzo
aveva posto in chiesa per ricordare al popolo il suo
carisma.
T.P.

8.7
Francesco Granacci (Villamagna di Volterra
1469-Firenze 1543)
Arrivo di Carlo VIII a Palazzo Medici a Firenze
1522-1530
tempera su tavola
cm 76 x 122
Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n. 3908
Lingresso del re francese a Firenze segninizio del
potere politico di Savonarola: si sparge il timore del
saccheggio e il frate, pregato dalla Signoria, si reca
a Palazzo Medici minacciando Carlo VIII di terribili
sventure. Il suo intervento, insieme al gesto di Pier
Capponi che straccia i capitoli del trattato e minaccia
il suono delle campane cittadine, convince il re a
proseguire per Roma risparmiando la citt. Savonarola
visto come il salvatore, comincia la sua fortuna politica.
L.S.
La spada del Signore [caler] presto e rapidamente
sulla terra. In apparente conferma delle profezie
catastrofiche di Savonarola, nel novembre 1494 Carlo
VIII di Francia discese in Italia per espugnare Napoli.
Piero de Medici, figlio dellormai defunto Lorenzo, volle
negoziare ma fu cacciato dalla citt per aver concesso
troppo. Savonarola accolse di buon grado il flagello
francese. Carlo occup Palazzo Medici (in basso a
sinistra nel dipinto). Il regno dei banchieri era finito.
T.P.
8.8
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi; Firenze 14451510)
La Calunnia
1497 circa
tempera su tavola
cm 62 x 91
Firenze, Galleria degli Uffizi, inv. 1890 n. 1496
Lopera fu forse donata dal pittore allamico Antonio
Segni, banchiere delle curia papale, e rievoca un
dipinto dellantichit: quasi addio alla Firenze di
Lorenzo il Magnifico, si riallaccia nelle architetture e
nei rilievi al mondo classico, ma anche alla Bibbia e a
Boccaccio, e rappresenta un momento di transizione
nel percorso di Botticelli verso ladesione al credo
savonaroliano. La Penitenza, in gramaglie, fa la sua
comparsa accanto alla Verit, che ha ancora le fattezze
della Venere.
L.S.

Cosa significa? LUmanesimo amava sovrapporre eventi


contemporanei alla storia classica o al mito. Chi aveva
beneficiato di studi costosi era contento di essere fra
i pochi a capire. Negli anni novanta del Quattrocento,
la condanna di Savonarola a tutto ci che era lussuoso
cre un clima da caccia alle streghe. Qualcuno era
stato calunniato. Botticelli? Un amico? Re Mida,
che trasformava tutto in oro, non sar un arbitro
affidabile. Sullo sfondo erudito della statuaria antica,
il tumulto emotivo intensissimo.
T.P.
8.9
Ludwig von Langenmantel (Michaelsberg 1854-Monaco
di Baviera 1922)
Savonarola predica contro il lusso e prepara il rogo delle
vanit
1881
olio su tela
cm 193,04 x 312,42
Olean, NY, St. Bonaventure University, The Regina A.
Quick Center for the Arts
Tra la folla che assiste al rogo delle vanit, inscenato
dal pittore in un edificio allantica, si riconoscono
Machiavelli, Fra Bartolomeo, Filippino Lippi, Andrea
della Robbia, Gentile Becchi, Botticelli, Antonio
del Pollaiolo, Pico della Mirandola. I fal voluti da
Savonarola non erano una novit: libri, quadri e
altri oggetti sono stati bruciati gi dallantichit, e
fino a oggi, perch la forza distruttiva del fuoco
proiettata sugli oppositori e sui libri che ne incarnano
il pensiero.
L.S.
Nessun compromesso. Finora llite fiorentina e i capi
della Chiesa avevano sempre trovato un accordo. Ma
Savonarola era inflessibile. O voi che avete le case
vostre piene di vanit e di figure e cose disoneste
e libri scellerati predicava. Mand i bambini suoi
seguaci per la citt a raccogliere le opere immorali e i
beni di lusso accumulati dai ricchi. Era tempo di farne
un fal. Un secolo di scambio creativo tra opulenza e
devozione, tra soldi e metafisica, di colpo sinterruppe.
T.P.

8.10
Filippo Dolciati (Firenze 1443-1519) attribuito
Supplizio di Girolamo Savonarola
1498
tempera su tavola
cm 38 x 58
Firenze, Museo di San Marco, inv. 1915 n. 479
Savonarola e i compagni sono giudicati, impiccati e
i cadaveri arsi in piazza della Signoria. Liscrizione
mor il sopra/detto Padre il di/23 maggio, senza
lindicazione dellanno, ne fa un vivo documento di
cronaca, ma la tavoletta anche un ex voto, perch i
frati in gloria stringono la palma del martirio. In basso
Savonarola e Domenico Buonvicini (Silvestro Maruffi si
costitu solo in seguito) vengono trascinati in Palazzo
Vecchio la sera dell8 aprile dopo lassalto a San Marco.
L.S.
8.11
Incisore veneto
Sic transit gloria mundi in Processo de fra Hieronymo
Savonarola da Ferrara
[Venezia, Simone Bevilacqua, post 23 maggio 1498]
1498
xilografia
mm 210 x 160
Firenze, Biblioteche della Cassa di Risparmio di
Firenze, Fondo Ridolfi 261A/210
O Signore io io voglio solamente la tua croce:
fammi perseguitare, io ti domando questa grazia che
tu non mi lasci morire in sul letto, ma che io ti renda
il sangue mio, come tu hai fatto per me. Savonarola
aveva sempre agognato la morte. In una societ
di ambiguit e compromessi invocava chiarezza e
confronto. In una citt che produceva beni di lusso
predicava le virt della povert. Non poteva durare.
Scomunicato, neg la legittimit del papa. I bambini
presero a sassate i corpi in fiamme.
T.P.

8.12
Pittore fiorentino
Ritratto di Girolamo Savonarola (recto)
Supplizio di Girolamo Savonarola (verso)
ante 1520
olio su tavola
cm 21,2 x 16,5
Londra, The National Gallery, donato dal Dr. William
Radford, 1890, inv. NG1301
Al profilo di Savonarola congiunta la scena della sua
morte. Per il ritratto il pittore si ispirato a medaglie
in terracotta che circolavano tra i fedeli del frate
quasi come santini: il rogo dopo limpiccagione e la
successiva dispersione delle ceneri in Arno furono
motivate dalla volont, poi risultata vana, di reprimere
il culto di Savonarola, impedendo ai seguaci di
procurarsi reliquie.
L.S.
Finalmente un uomo immune a ogni tentazione.
Nel 1490, colpito dallintensit delle prediche di
Savonarola, lumanista Pico della Mirandola esort
il Magnifico a portare il frate a Firenze, neanche
fosse un oggetto, di quelli che i banchieri amavano
collezionare. Il vero predicatore rispose Savonarola
non sa blandire i principi, ma piuttosto mordere i
vizi loro. Il netto contrasto tra luce e ombra, la testa
rasata e lo sguardo intenso esprimono a meraviglia la
psicologia del fondamentalista.
T.P.
8.13
Ignoto pittore
Supplizio di Girolamo Savonarola
XVII secolo
tempera su tela
cm 94 x 120
Perugia, Galleria Nazionale dellUmbria, Deposito
Superiore, inv. 187
Le fasi del supplizio di Savonarola e dei suoi due
confratelli sono rappresentate in contemporanea.
Lopera, una delle numerose repliche del fortunato
soggetto che include la citt, importante perch la
pi antica a conservare nel cartiglio liscrizione Ecco
come muore il giusto e come i santi sono tolti dalla
terra, desunta da un testo savonaroliano. Altrove
la citazione manca o stata cancellata. Attesta,
a Seicento avanzato, il mai sopito culto al frate
domenicano.
L.S.

8.14
Filippo Dolciati (Firenze 1443-1519)
Storia di Antonio Rinaldeschi
1501
olio su tela e tavola
cm 102 x 115,5
Firenze, Museo Stibbert, inv. 16719
Quasi come su un cartellone da cantastorie si
ripercorrono le vicende di Antonio Rinaldeschi, che nel
1501 commise sacrilegio oltraggiando unimmagine
della Madonna: il gioco ai dadi nellOsteria del Fico, la
profanazione su impulso diabolico, la fuga, larresto,
il trasferimento al Bargello, la condanna, la notte
in preghiera e il conforto della Compagnia dei Neri,
limpiccagione e laltercatio de anima: diavoli e angeli
si disputano lanima del peccatore, con la vittoria del
bene.
L.S.
Sfortuna nera. Dadi e gioco dazzardo erano endemici
nella Firenze del 400. Il Comune concedeva licenze
e riscuoteva tasse. Pare che quando larcivescovo
Antonino chiese a Cosimo de Medici come dissuadere
il clero dal gioco, Cosimo sugger di finirla
innanzitutto con i dadi truccati. Dopo la parentesi
di Savonarola, il clima era impietoso. Una perdita ai
dadi scatena un rabbioso sacrilegio seguito da arresto,
processo, esecuzione. Devozione e propaganda portano
a questo dipinto. La Madonna profanata acquista
poteri miracolosi
T.P.

8.15
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi; Firenze 14451510)
Cristo crocifisso
post 1496
tempera su tavola sagomata
cm 157,5 x 82,8 cm
Prato, Diocesi di Prato - Musei Diocesani MOp35
Il Cristo sofferente in croce in sintonia con i
dettami di Savonarola, anche se ladesione convinta
di Botticelli si ebbe dopo la morte di fra Girolamo.
Nellopera si cominciano ad avvertire i segni di un
cambiamento nel riproporre una tipologia, il Crocifisso
processionale sagomato e dipinto sui due lati, in auge
fra Tre e Quattrocento ma sostenuto da Savonarola. Fu
commissionato per il convento domenicano di Prato,
citt in cui il frate ebbe largo seguito.
L.S.
8.16
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi; Firenze 14451510) e bottega
Incoronazione della Vergine
ultimo decennio del XV secolo
olio su tavola
cm 279 x 191
Firenze, Villa La Quiete
Eseguita per Montevarchi, la tavola specchio del
percorso botticelliano maturato nel clima turbato della
Firenze di fine secolo, cui richiamano loro e i santi
compressi nello spazio. Il pittore si rif al Trecento, in
linea con i dettami di Savonarola, secondo cui larte
del passato era buona e addirittura santa. Un concerto
angelico celebra levento con organo portativo, liuto,
salterio a pizzico, lira da braccio, flauto diritto,
cimbali, arpa medievale e cerchio con sonagli a
piattini.
L.S.

8.17
Sandro Botticelli (Alessandro Filipepi; Firenze 14451510)
Madonna col Bambino e san Giovannino
1500 circa
tavola
cm 134 x 92
Firenze, Galleria Palatina, inv. Palatina 357 (1912)
Gotico di lusso. Si sa che nella bottega di Botticelli
si discutevano le idee di Savonarola sullarte. Il
frate aveva dichiarato buoni e santi i pittori antichi.
Botticelli riprende gli stili del 300 caricandoli di
pathos e presagi. Se la svolta fosse sintomo di una
crisi religiosa o solo la ricerca di una possibile nuova
moda in linea con i tempi, non ci dato sapere.
Il dipinto per un cliente privato e, malgrado
lausterit, i colori intensi e le splendide linee evocano
una religiosit sontuosa.
T.P.
La Madonna, troppo grande per le dimensioni della
tavola, deve piegarsi assecondando il movimento del
Bambino che si sporge per abbracciare san Giovannino.
Ne deriva un senso di costrizione e inquietudine
caratteristico del momento finale dellattivit di
Botticelli, quando la nuova sensibilit savonaroliana
determina una svolta nello stile: il pittore cerca pose
innaturali e sofferte e propone una spazialit arcaica,
incurante delle leggi spaziali e prospettiche.
L.S.

Io, Alessandro, ho dipinto questo quadro alla fine dellanno


1500, al tempo degli sconvolgimenti dItalia, nel mezzo
tempo dopo il tempo e al momento in cui si avverarono
le parole dellXI [capitolo] di san Giovanni, nel secondo
dolore dellApocalisse, nella liberazione di tre anni e mezzo
del diavolo. In seguito questi, secondo il XII capitolo, sar
catturato e calpestato come in questo quadro.
Sandro Botticelli, Nativit mistica, 1501, Londra, National Gallery

Fondazione
Palazzo Strozzi
Piazza Strozzi
50123 Firenze