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www.civiltalaica.it

PERIODICO DI CULTURA NEO-ILLUMINISTA
PERIODICO DI CULTURA NEO-ILLUMINISTA

NUMERO 25 SETTEMBRE 2016 (ANNO x

N.1)

www.civiltalaica.it PERIODICO DI CULTURA NEO-ILLUMINISTA NUMERO 25 SETTEMBRE 2016 (ANNO x N.1)
PROPETARIO ED EDITORE Associazione Culturale Civiltà Laica, Via Carrara, 2 - 05100 Terni e-mail:

PROPETARIO ED EDITORE

Associazione Culturale Civiltà Laica, Via Carrara, 2 - 05100 Terni e-mail: redazione@civiltalaica.it

DIRETTORE RESPONSABILE

Sergio Moscatelli

COMITATO DI REDAZIONE

Alessandro Petrucci, Alessandro Chiomet- ti, Marcello Ricci, Valentina Della Bella, Federico Piccirillo, Eraldo Giulianelli

Stampato per l’Ass. Cult. Civiltà Laica dal- la Tipografia Visconti - Terni

Autorizzazione del Tribunale di Terni n. 03/07 dell/8 Marzo 2007

GRAFICA

Katapulta Design di Agnieszka Goclowska http://katapultadesign.eu

2007 GRAFICA Katapulta Design di Agnieszka Goclowska http://katapultadesign.eu IMMAGINE IN COPERTINA KatapultaDesign

IMMAGINE IN COPERTINA

KatapultaDesign

2007 GRAFICA Katapulta Design di Agnieszka Goclowska http://katapultadesign.eu IMMAGINE IN COPERTINA KatapultaDesign

Alessandro Chiometti

Bei tempi…

Che nostalgia di quei tempi in cui nel nostro paese si poteva far uscire un giornale di controinformazione.

Oggi c’è un problema insormonta- bile per farlo, ovvero occorrerebbe che ci sia un’informazione, prima.

Su cosa dovremmo fare controin- formazione oggi? Il novanta per- cento dei mass media è concentra- to su gossip, talent e reality show,

le farfalline di Belen e gli scandali

eclatanti che il giorno dopo sono già stati accantonati perché a nessuno conviene approfondire (qualcuno ha capito dove sono finiti i venticin- que milioni di euro, mica brustolini, del misterioso buco della diocesi di Terni? Qualcuno ha capito se le in- tercettazioni telefoniche del gover- natore Crocetta erano vere o mano- messe?).

La controinformazione cosa do- vrebbe fare oggi? Dire che le chiap- pe della velina sono ritoccate con photoshop? Che sono cinque anni che i vincitori dei talent hanno la stessa voce di un mediocre cantante

di

liscio degli anni ’70?

A

noi ci piacerebbe controinforma-

re

parlando di cose serie per soste-

nere, come si diceva un tempo non troppo remoto, che un altro mondo

è possibile, sotto tanti aspetti non

solo economici ma anche energetici, biologici, sociali.

Ci è tornato sotto le mani un libro di

fantascienza della collezione Urania del 1992 a cui si chiedeva a quattro autori di ipotizzare quattro futu- ri con scenari diversi ambientati nel 2042 (cinquanta anni dopo); gli scenari da sviluppare erano: pessi- mista, moderatamente pessimista, moderatamente ottimista e ottimi- sta.

L’autore che si doveva occupare del-

lo scenario “ottimista” scrisse nella

premessa del racconto che per forza

di cose il suo sarebbe stato il meno

verosimile, però c’era secondo lui una possibilità. Ovvero che i “pote- ri” del mondo avessero ascoltato le voci di chi sosteneva la necessità di

sganciare il salario dall’orario di la- voro. Questo perché con automatiz- zazione era inevitabile che la Terra crollasse per disordini sociali a cau-

sa della mancanza di lavoro ovun-

que (cosa credete… i robot che ruba- no il posto agli operai arriveranno

anche in Cina, Vietnam e Thailandia tra pochissimo). Quindi se si fosse globalmente accettato che, intorno

al 2030-2040, ogni uomo o donna

non dovesse lavorare più di sei ore a settimana ci sarebbe stata una via di uscita, altrimenti no. Queste erano analisi sociologiche molto diffuse all’inizio degli anni ’90; di contro, oggi abbiamo i nostri geniali politici che per aumentare i posti di lavoro liberalizzano per le aziende l’uso

degli straordinari.

Ecco, questa poteva essere con- troinformazione nel 1992, ma oggi

di questo nessuno parla; almeno in

questo sventurato paese al 77° posto nella classifica della libertà di in- formazione secondo Reporter sans frontier. Ma a noi piace il motto del caro vec- chio John Belushi: “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare” e allora allons enfants! Non possiamo fare controinformazione? Facciamo informazione.

In questo numero si parla di Evolu-

zione biologica, Storia dell’Inghil-

terra e Psicanalisi.

Se vi piace fatecelo sapere, ripetere-

mo l’esperimento!

Buona lettura.

Federico Piccirillo

VOLERE

UN PADRE AD OGNI COSTO

Molto spesso la storia ha reso ben evidente il fatto che le religioni monoteiste, in primis quella cattolica, instau- rano un profondo sodalizio con i regimi dittatoriali di matrice fascista e clerico-fascista, si pensi al sostegno dato da Pio XII al regime franchista in Spagna o a quello dato da Giovanni Paolo II alla dittatura di Pinochet in Cile. Si potrebbe argomentare dicendo che il simile ama il suo simile. Tuttavia, per spiegare in maniera più appro- fondita tale assunto, vogliamo ricorrere alla psicanalisi

e ad alcune teorie di Sigmund Freud.

Cominciamo dal principio, ovvero dal complesso edipi- co. Il complesso edipico è quella fase, all’interno dello sviluppo psico-sessuale dell’individuo, in cui il soggetto bambino/a sente un forte attaccamento verso il genito- re di sesso opposto, e una forte avversione verso quello dello stesso sesso, fino al punto di desiderarne l’elimi- nazione.

Nel caso del maschio, il bambino è fortemente attaccato alla madre, ed è ostile al padre, concepito come un ri- vale e come fonte di autorità e di limiti imposti alla sua libertà pulsionale.

Il complesso di Edipo viene superato, quando il bambino

si identifica con la figura rivale, ovvero il padre, intro- iettando i suoi imperativi e le sue proibizioni all’interno della propria coscienza morale, che Freud chiama Su- per-io. Seguendo l’ipotesi di Darwin e Atkinson, circa l’esisten- za di una presunta orda primitiva di esseri umani, Freud estende alla dimensione collettiva questa dinamica del- la psiche individuale. Quindi, in un primo momento abbiamo un orda di indi- vidui capeggiati da un Padre primordiale, che impone a tutti il divieto di avere rapporti con le donne della tribù, che Egli vuole tutte per sé. In un secondo momento, i maschi dell’orda uccidono il Padre, per poi, in un terzo momento, identificarsi con Lui, presi dal senso di colpa, e finire con il divinizzarlo e introiettarne gli imperativi comportamentali. Una dinamica affine avviene nel caso del totemismo, che Freud ci descrive nell’opera Totem e tabù (1913). Presso popolazioni come gli aborigeni australiani, ani- mali sacri come il canguro o l’emù, osserva Freud, ven- gono divinizzati dopo essere stati uccisi. Infatti, nei riti religiosi gli aborigeni indossano maschere affini all’ani- male sacro al fine di identificarsi con lui e propiziarsi la sua benevolenza, in quanto colpevoli di averlo ucciso. Dal totem quindi scaturisce il tabù, ovvero una serie di proibizioni comportamentali da mettere in pratica, per

non scatenare le ire della divinità.

Il Dio monoteistico delle religioni abramitiche è un’evo-

luzione del Padre primordiale e del totem. Ciò significa

che gli individui si identificano nei comandamenti di

Dio, e per avere la sua protezione e benevolenza sacrifi- cano la loro libertà. Questo meccanismo, viene trasferi-

to, ovviamente, anche sui rappresentanti di questo Dio,

ovvero i sacerdoti e le autorità religiose.

Ci troviamo di fronte ad un caso di assoggettamento vo-

lontario, ad un’entità esterna e superiore, che ci priva della nostra libertà, ma ci garantisce una protezione ed una sicurezza paterne.

La logica dell’assoggettamento volontario è alla base

anche del consenso che ottengono i regimi dittatoria-

li; i vari Hitler e Mussolini sono saliti al potere, in gran

parte anche per il fatto che, in quel momento storico, l’uomo-massa si era identificato con loro, delegandogli

la propria sicurezza e la propria vita, come ci ricorda lo

psicanalista Wilhelm Reich nella sua opera Psicologia di massa del fascismo, del 1933.

Laddove c’è l’immagine di un Dio-Padre-Totem che in- combe imperiosa, non si può parlare di società laica e democratica. Il politologo Hans Kelsen spiega così la dif- ferenza tra un sistema democratico ed uno non demo- cratico: «L’autorità sociale, come l’autorità religiosa, come ogni altra autorità, viene sentita, originariamente, come la prima autorità che fa la sua comparsa nella vita dell’indivi- duo: come padre, come padre della patria, come Dio-padre. E questa origine psicologica dell’autorità sociale rifiuta l’idea di una creazione dell’autorità da parte dei sottoposti a questa autorità stessa (democrazia). Una tale idea, infatti, verrebbe a significare che il padre è generato dai figli, che il creatore è creato dalle creature». Possiamo dire che le teocrazie e i regimi dittatoriali hanno origine dalla stessa radice, ed hanno gli stessi ob- biettivi, ovvero dominare e manipolare le coscienze, per questo spesso danno luogo a feconde intese ed alleanze, oltre che per motivi di natura strettamente economica. Tale intesa può venire meno, quando uno dei due siste-

mi autoritari in questione cerca di assorbire l’altro.

Un modo efficace per poter superare un simile stato di cose, potrebbe essere quello di non delegare più a Dio

o al papa o al leader politico la nostra sicurezza, ma di fare uso della nostra ragione senza la guida di altri, volendo parafrasare il filosofo illuminista Immanuel

Kant, o, seguire la via tracciata da Carlo Michelstaedter

e

Aldo Capitini, cercando di appellarci alle nostre forze

e

risorse interiori per raggiungere una vera ed autenti-

ca liberazione.

Francesco S. Paoletti

Le dieci stupidate storiche della “Perfida Albione”

Un vecchio proverbio popolare dice: “Il momento del fesso

capita a tutti”.

E noi potremmo aggiungere: “Anche alle nazioni!”.

Ogni nazione ha i suoi “momenti del fesso” e per alcune è meglio non cominciare a contarli perché potremmo non

finire mai; in Italia questo ci ha portati spesso ad esercita-

re su noi stessi una autoironia cronica che fa ormai parte del nostro Dna.

Eppure anche le grandi nazioni che si sono contraddistinte per senso dello stato, coerenza politica e ampiezza di ve- dute, rispetto al nostro paese che è schierabile “in seconda fila” in quanto a credibilità politica e rispetto dei diritti umani fondamentali, hanno i loro scheletri nell’armadio.

In questo ambito, se dobbiamo metterci a contare quelli

della “Perfida Albione” che sono passati alla storia, non commetteremmo errore se iniziassimo ad elencare i più eclatanti: Jalalabad, Balaklava, Isandlwana, la spedizione polare di Scott, Gallipoli, Dunkerque, L’operazione Market Garden, i Comet, il Thatcherismo e la Brexit.

Jalalabad 1. è un episodio dimenticato avvenuto nel 1842

quando gli inglesi tentarono l’invasione dell’Afhganistan:

si tratta di una delle sconfitte più umilianti subite dall’e-

sercito dell’Impero Britannico.

Le paranoie inglesi per la lenta influenza dell’Impero za-

rista nell’area avevano spinto l’allora Lord Auckland ad

invadere l’Afghanistan per poi lasciarvi poche truppe di presidio credendo di aver completato l’operazione.

Di quelle poche truppe (novemila uomini al comando di

Lord Elphinstone) solo il Dott. Brydon arrivò vivo e stre- mato a Fort Jalalabad.

Balaklava (1856) fu un episodio della 2. Guerra di Crimea

(altro conflitto scatenato per arginare le mire espansio-

nistiche dell’Impero zarista) fu una inutile carica frontale

contro una batteria di cannoni partita (si dice) per un or-

dine sbagliato o male interpretato e che portò all’annien-

tamento della brigata leggera di cavalleria di Lord Cardi-

gan, in onore del quale nella stessa occasione fu creato l’omonimo maglione (è davvero singolare intitolare un

capo di abbigliamento al protagonista di uno dei più famo-

si disastri militari). Interessante su questo episodio vedere

il film del 1968 “I seicento di Balaclava” (The Chargé of the

light brigade) di Tony Richardson con Vanessa Redgrave fra i protagonisti.

3.

Isandlwana (1879) è stata un’altra bruciante sconfitta per

le “giacche rosse” da parte di un esercito indigeno.

Lord Chelmsford aveva invaso lo Zululand a seguito del ri-

fiuto di Chetswayo, re degli zulu, di smobilitare il proprio

esercito. L’esercito zulu armato di lance e scudi, facendo

leva sulla propria elevatissima mobilità, colpì la retroguar- dia inglese in una battaglia di annientamento (stile Canne) massacrando duemilacinquecento soldati inglesi (oltre ai

relativi ausiliari) armati di fucili rigati e artiglieria. Anche

in

questo caso c’è un bel film da vedere: “Zulu dawn”, 1979

di

Douglas Hickox con Burt Lancaster e Peter O’Toole.

Abbandonando 4. per un attimo le questioni militari, trovia-

mo nel 1902 la sfortunata spedizione antartica di Scott

che fini in tragedia con la morte di tutti i membri a causa

di

battuta in velocità da Roald Amundsen.

In teoria questo episodio non dovrebbe essere portato

errori di pianificazione e di logistica dopo essere stata

come un fallimento nazionale, ma la gara che Scott aveva ingaggiato con il suo rivale norvegese aveva assunto i con- notati di un derby Anglo-nordico.

Tornando 5. ai campi di battaglia arriviamo alla Peniso-

la di Gallipoli (territorio Turco, niente a che fare con

nostro Salento) dove, nel 1915, per volere di Wiston

il

Churchill trecentocinquantamila uomini furono sbarcati

sui promontori dei Dardanelli per cercare di raggiunge-

re

Costantinopoli e riaprire le comunicazioni con la Rus-

sia che dopo l’entrata in guerra della Turchia era rimasta tagliata fuori dall’intesa. La complicatissima operazione anfibia si tramutò in uno stallo che costo la perdita di due- centomila soldati e si chiuse con una decisiva sconfitta degli Inglesi. Anche qui c’è un bel contributo cinemato- grafico di Peter Weir: “Gli anni spezzati” del 1981 con Mel Gibson.

Dunkerque (1940) è passata alla storia come 6. un’equiva-

lente della nostra Caporetto. Fu un disastro congiunto

anglo-francese che dopo il cedimento del fronte a Se-

dan portò all’accerchiamento da parte della Werhmacht

dell’intero corpo britannico e di consistenti forze francesi

e che si tradusse nel crollo della Francia.

Ancora oggi si suppone che il disastro finale sia stato evi- tato dal fatto che Hitler avesse voluto salvare l’esercito inglese sperando di stilare un accordo di pace con l’Inghil- terra. L’unico film sull’argomento è “Dunkerque” di Leslie Norman del 1958.

7. L’operazione Market Garden (1944) era un piano abbastan-

ambizioso con cui il maresciallo Montgomery intendeva

aggirare la linea Sigfrido paracadutando te divisioni aero-

trasportate per occupare i ponti dell’Olanda su cui sarebbe

dovuto transitare il XXX corpo. L’aver ignorato la presenza

za

di

cognizione fece si che la prima divisione inglese del Generale Urquart (i “Red Devils”) si ritrovasse circondata ad Arnhem da due divisioni corazzate delle SS venendo completamen-

carri armati pesanti che comparivano in due foto della ri-

te annientata. Hollywood ha ricordato la vicenda con l’epico

film del 1977 di Richard Attenborough “Quell’ultimo ponte” (titolo originale: “A bridge too far”) che nonostante il cast stellare (Sean Connery, Gene Hackman, Michael Caine, James Caan, Robert Redford e Anthony Hopkins) ebbe uno scarso successo al botteghino. Forse troppo realista per gli standard dell’epoca. Finiscono le guerre e cominciano le stupidate di pace. Subito dopo l’ultimo conflitto mondiale inizia l’epoca del trasporto aereo a reazione in merito al quale USA e UK (in qualità di vincitori della Seconda Guerra Mondiale) si erano accaparrati una pole position invidiabile in fatto di brevetti e privative industriali.

Prodotti dall’azienda 8. britannica de Havilland i grandi ae-

roplani Comet dominavano le tratte a lungo raggio. Ma la

scarsa conoscenza della resistenza allo stress dei materia-

unita ad alcuni errori di progettazione provocarono la

li

perdita di diversi veicoli con la morte degli equipaggi e di

decine di passeggeri nonché la caduta della reputazione

dell’industria aeronautica inglese.

Il Thatcherismo è stato un periodo non breve della storia

inglese. Diventato famoso per aver costruito quella visione conser- vatrice e liberista che aprendo una nuova stagione in ma-

teria di politica economica nei 9. tempi recenti, ha distrutto

conquiste dei precedenti decenni in materia di diritti dei

lavoratori, ha minato dagli inizi l’unità della UE portando

le

l’euroscetticismo alla base della politica britannica e con-

solidandone la posizione filoatlantica, fino a diventare (in-

sieme al reaganismo con cui era consociato) un modello da

esportazione. Sappiamo che è difficile definire il Thatcherismo come una stupidata in senso stretto (in quanto orientamento politico deliberatamente e legittimamente istituito) ma di certo lo è valutando con il senno di poi gli effetti che ha prodotto. Questo abbrivio politico ha infatti costruito quella suddi- tanza dagli Stati Uniti che (oltre a coinvolgere un paese dell’UE nel programma Echelon) ha messo l’Inghilterra nella posizione di diventare l’alleato numero uno della Casa Bianca nell’operazione Desert Storm 2. L’operazione che ha si rovesciato il regime di Saddam Hussein, ma get- tando le basi di quel califfato che ha generato la grande migrazione dal Medio Oriente.

Migrazione per la quale poi la stessa destra inglese ha vo- luto oggi l’uscita dalla UE cavalcando l’onda del furore

di popolo (per la serie: ieri facciamo un casino in Medio

Oriente, oggi ci danno fastidio gli effetti di quel casino, noi

ce ne andiamo e i profughi gestiteli voi).

Arriviamo così al disastro politico di pochi giorni fa che passerà alla storia come la “Brexit”.

Il premier Cameron, dopo aver basato la sua campagna

10. elettorale su una uscita del suo paese dalla UE, si trova per

coerenza costretto a dover fare qualcosa per tenere fede ai

propri impegni e favorisce un referendum per sottoporre

alla volontà popolare la permanenza nell’Unione. Speran-

do magari che questa si esprima in modo meno radicale

delle velleità dei suoi sostenitori più estremi.

E invece un elettorato di persone over 65 con nessun titolo

di studio e senza passaporto si è fatto abbindolare dalla

campagna politica più squallida della storia britannica, nella quale si lamentavano gli effetti dell’immigrazione (provocata, lo ricordiamo, dalle conseguenze della politica inglese filo-Bush) e nella quale gli obiettivi dell’UE sono stati paragonati ad Hitler. Si è quindi scambiato il futuro dei più giovani con una fantomatica sicurezza interna, creando un danno per il paese e per la sua credibilità di gran lunga superiore a quello di tutti gli altri episodi mes- si insieme che abbiamo elencato in questa sede. E questo pur non essendo un’azione di guerra né un’esplorazione in territori inospitali, ma una semplice scelta democratica del popolo. Non ci si aspettava che un popolo come quello britanni- co, che tutti pensavano molto meno umorale e viscerale di quanto si è dimostrato, potesse arrivare ad optare per una soluzione del genere. Si può capire il sentimento popolare ad un certo livello, nonché determinate condizioni contingenti, ma non si riesce a concepire come si possa arrivare a determinate scelte senza considerare tutte le possibili conseguenze e soprattutto le tensioni sociali che nel futuro potrebbero innescarsi. Lo scontro generazionale rischierà di lievitare mentre lo stesso Regno Unito rischia di sparire ora che l’Ulster e la Scozia (la quale, lo ricordiamo, meno di due anni fa aveva optato per una scelta saggia a consapevole su una questio- ne infinitamente meno pesante) vogliono legittimamente restare nell’Unione Europea. In uno scenario di “crescendo politico” in cui noi stiamo alla finestra a guardare, potrebbe addirittura accadere che questo episodio determini il ricongiungimento delle due Irlande, il tutto mentre:

1. Cameron (dopo aver fatto la frittata e dato le dimissioni) è sembrato intenzionato a non chiedere la Brexit all’UE e lasciare le castagne da levare dal fuoco al suo successore. Con uno dei suoi fedelissimi inizia a manifestare segni di “voler fare marcia indietro” se l’UE dà garanzie sull’im- migrazione (mentre però il meccanismo di uscita è già in atto). 2. Si sta organizzando in Gran Bretagna un contro-refe- rendum per restare nell’UE per il quale (da quel che si dice qui) avrebbero già raccolto tre milioni di firme. Quindi abbiamo dei capi di stato che dopo aver fatto fare un referendum per i loro capricci elettorali (e su cui si sono giocati la faccia) lo ignorano completamente, abbia- mo dei cittadini (alcuni dei quali, dalle interviste, sembra che non avessero capito per cosa stessero votando o pen- savano fosse un sondaggio) che ora stanno organizzando un contro-referendum per annullare il primo.

Sembra proprio che l’Inghilterra ci tenga tanto ad assomi- gliare all’Italia in fatto di credibilità e coerenza politica (in teoria a questo punto gli mancherebbe solo un bel concor- dato con la CCAR per completare l’opera). Quest’ultimo particolare è la conferma che l’entropia dell’u- niverso è crescente e come osserva la stessa legge di Murphy:

“se aggiungi un bicchiere di vino ad un barile di mondezza ottieni mondezza, se aggiungi un bicchiere di mondezza ad

un barile di vino ottieni sempre mondezza”.

Alessandro Chiometti

Evolution for dummies

Un chiarimento necessario.

L’Evoluzione Biologica non è una “teoria” nel senso gene- rico del termine per cui questa sarebbe solo un’idea qua- lunque nata magari da ipotesi astratte; bensì è una teoria scientifica e quindi è un insieme di modelli che spiega i dati a disposizione, che offre predizioni verificabili e che può essere falsificata. Una teoria scientifica è la cosa migliore a nostra dispo- sizione per spiegare il mondo che ci circonda; sono tali anche la relatività, la quantistica e la tettonica a placche. Quando la teoria arriva ad avere un valore assoluto nel suo campo di applicazione si definisce “legge”; ma di recente questo non capita quasi più, a causa dell’enorme aumento del numero di variabili da considerare.

Cos’è l’Evoluzione Biologica.

Oggi con questo termine ci riferiamo in realtà alla Sintesi Moderna (Neodarwinismo) che unisce:

1. la teoria dell’evoluzione delle specie per selezione na- turale integrata concepita da Charles Darwin e modi- ficata con gli studi successivi di Stephen Jay Gould e Nils Eldredge

2. la teoria dell’ereditarietà di Gregor Mendel sulle basi dell’eredità biologica rivista alla luce della moderna genetica, comprese le mutazioni casuali come sorgente della variazione

3. la genetica delle popolazioni

4. i dati della paleontologia

Si parla di Neodarwinismo perché nonostante tutte le inte- grazioni avvenute dal 1859 ad oggi il nocciolo della teoria evoluzionistica è ancora darwiniano. E nessun biologo si sogna di metterlo in discussione. Ciò di cui si discute oggi è del ruolo dell’ambiente nelle mutazioni e quindi dell’epi- genetica, della variabilità della velocità dell’evoluzione, del cosiddetto “effetto del fondatore” e di altro ma non del noc- ciolo della teoria evoluzionistica intuito da Charles Darwin nel 1859 [1] che è rimasto fondamentalmente lo stesso. Vedi schema in basso a sinistra.

Fitness

Come avviene la selezione da parte dell’ambiente? Occor- re evitare alcuni fraintendimenti molto comuni: non so- pravvive il più forte e non sopravvive il più adatto. Nel cambiamento dell’ambiente sopravvive la specie che ri- esce ad avere il successo riproduttivo maggiore, ovvero l’individuo che riesce a tramandare i suoi geni alla prole. Questo si chiama Fitness.

Esempio pratico: il Dodo. Simpatico uccello che non poteva volare, di cui a scuola ci dicono sempre che: “poverino si è estinto”, senza specificare che siamo stati noi umani a causarne l’estinzione. Questo non tanto per la caccia all’uc- cello in se quanto all’uso come alimento delle sue uova. La responsabilità va divisa anche con gli altri predatori che comunque abbiamo introdotto noi umani nelle Mauritius (cani, maiali e scimmie ad esempio), fino ad allora il pove- ro Raphus cucullatus non si era dovuto mai preoccupare della presenza di predatori in quelle pacifiche isole. Quindi pur adattissimo al clima e al cibo delle Mauritius il Dodo non poteva difendere la sua progenie in quanto nidificava a Terra. Quindi: fitness bassa e conseguen- te estinzione.

Prove dell’evoluzione

Per citare tutte le prove disponibili che abbiamo sul fatto che l’evoluzione funzio- ni effettivamente così non basterebbe un libro, figuriamoci un articolo. Ci limitiamo quindi a citare la pagina di Wikipedia de- dicata alle prove dell’evoluzione biologica.

La letteratura scientifica moderna ha dimo- strato che l’evoluzione è un “fatto” provato, confermato e supportato da una mole impres- sionante di prove di varia natura. Ciò è sottoli- neato dal fatto che al momento il dibattito non è più su “se” l’evoluzione sia avvenuta (di tutti gli esseri viventi in generale e dai primati agli “Homo sapiens” in particolare), ma su “come” questa sia avvenuta e come la vita sulla terra continui ad evolversi. In particolare le prove si dividono in paleontologi- che, biogeografiche, matematiche ed informatiche (modelli e algoritmi) ed evoluzione osservabile.

A proposito di evoluzione osservabile ricordiamo l’adatta-

bilità dei batteri agli antibiotici e il caso recente del lago

in Alaska formatosi in seguito all’isolamento di un braccio

marino dopo un terremoto nel 1964. In neanche cinquanta anni in seguito alla perdita di salinità dell’acqua i pesci conosciuti come “spinarelli di mare” che erano rimasti nel lago hanno perso molte delle loro caratteristiche acqui- sendo quelle di pesci di acqua dolce.

Il disegno (poco) intelligente

Di fronte a tutto questo il creazionista ha due strade:

1. rinchiudersi nel suo bunker di fanatismo religioso dicendo che tutto questo è opera del demonio che ci vuole trascinare all’inferno perché abbiamo dubitato di dio (o nel ribaltamento della frittata teologica è dio stesso che ha messo queste false prove sulla terra per testare la nostra buona fede e mandare all’inferno gli altri);

2. evolversi. Capita così che i neocreazionisti dicano “si

sono convinto, funziona tutto così ma l’evoluzione è avvenuta perché l’ha permesso dio, è stato il suo modo per creare l’uomo”. Tralasciando i fanatici che scelgono la prima strada preoc- cupiamoci di questo secondo aspetto. Allora se c’è una cosa che insegna lo studio dell’evoluzio- ne è che questa non ha nessun finalismo e nessun senso teleologico.

Tant’è vero che c’è anche chi critica la parola stessa per- ché da un senso di “progresso” che in realtà non c’è in nes- suno dei suoi aspetti. Come possiamo affermare questo? Semplicemente ricor- dando alcuni dati oggettivi. Ad esempio fino a ventimila anni fa, un’inezia nei miliardi

di

anni di esistenza del pianeta, abbiamo condiviso la Ter-

ra

con almeno altre quattro specie Homo. E con alcune di

esse, ad esempio il Neanderthal ci siamo anche ibridati (il cinque percento circa del nostro Dna deriva dall’H. Nean- derthal) … ora quindi occorre pensare che un dio onnipo- tente e onnisciente abbia bisogno di creare cinque tipi di uomini diversi e poi farli unire fra loro per arrivare al suo essere perfetto… chi vuole ci creda pure, noi ci permettia- mo di sorriderne.

O ancora più semplicemente ricordiamo che la vita sulla

terra è stata per ben cinque volte sul punto di scomparire del tutto (si chiamano estinzioni di massa, mentre leggete

queste righe la Terra sta vivendo per la sesta volta questo fenomeno) dovute sempre a fenomeni totalmente casuali

o non prevedibili come l’impatto di un asteroide sul piane-

ta. Se qualcuno ci vuole spiegare che disegno intelligente

c’è nel tirare un meteorite addosso alla propria creazione

si accomodi pure.

Il senso

“Voglio trovare un senso a questa storia anche se questa storia un senso non ce l’ha!” cantava il Vasco nazionale qualche anno fa.

Allora “il senso” non della vita nostra ma della natura tut-

ta che si può ricavare dallo studio dell’evoluzione qual è?

Non è certo quello che il “darwinisti sociali” hanno pro- vato a dare per giustificare gli abusi di una classe domi- nante (sempre più ricca) sul resto del mondo (sempre più povero). Anzi, lo studio dell’evoluzione attraverso le neu-

roscienze insegna che proprio l’empatia verso il prossimo

è sicuramente stato uno dei meccanismi che ci ha consen- tito di “superare” la selezione naturale.

Se proprio vogliamo parlare di “senso”, cominciamo a dimenticare questa immagine che ha fatto più danni della grandine:

questa immagine che ha fatto più danni della grandine: e sostituiamola con questa che rappresenta davvero
questa immagine che ha fatto più danni della grandine: e sostituiamola con questa che rappresenta davvero

e sostituiamola con questa che rappresenta davvero l’e- voluzione.

Il disegno ori- ginale di Char- les Darwin mostra perfet- tamente che l’evoluzione non ha un ver- so come un albero o una “marcia del progresso”, ma è un cespu- glio che va in tutte le dire- zioni possibili. Cosa vuol dire questo? Che noi siamo qui come specie dominante del pianeta ma lo siamo solo per una serie infinita di sliding doors che, se soltanto una fosse stata presa in modo diver- so, le cose sarebbero completamente diverse. I dinosauri potevano non essersi estinti, si potevano essere evoluti gli aracnidi e non i mammiferi, potevamo essere schiavi dell’Homo di Denisova o quant’altro. Essere la specie dominante del pianeta significa avere mol-

ti più oneri che onori e se oggi, come accennavamo prima

la Terra sta vivendo uan sesta estinzione di massa senza che ci siano stati asteroidi o glaciazioni o eruzioni di mi- gliaia di vulcani contemporaneamente le cause sono quasi certamente di origine antropica.

Un’abitazione (anzi una co-abitazione con le altre specie) più responsabile da parte nostra è l’unica via che possa fer- mare il disastro attuale.

Viceversa possiamo continuare a comportarci irresponsa- bilmente e sperare nel fato (o in un dio) che ci assista per su- perare la prossima sliding door. Fate pure, solo ricordatevi che “Dio non ha mai ordinato a nessuno di essere stupido”.

(Antico proverbio Yiddish).

di essere stupido”. (Antico proverbio Yiddish).  [ 1 ] Il meccanismo evolutivo fu intuito

[1] Il meccanismo evolutivo fu intuito contemporaneamente, in modo indi- pendentemente, da Charles Darwin e Alfred Wallace che lo presentarono insieme all’accademia delle scienze britannica. Wallace però in seguito ri- conobbe che l’opera di Darwin era più “strutturata” della sua (ovvio visto che quest’ultimo ci lavorava sopra da venti anni) e che funzionava meglio. Quindi, con un onestà intellettuale impensabile ai nostri giorni, si ritirò e lasciò la paternità a Darwin.

Riassunto delle

argomentazioni anti-evoluzioniste più

comuni e loro sintetica confutazione

L’evoluzione è solo una teoria!

Si. Una teoria scientifica, ovvero supportata da migliaia di prove di ogni tipo. Anche la Relatività, la Gravitazione Uni- versale e la Meccanica Quantistica sono teorie. Ovvero sono quelle che spiegano meglio determinati fenomeni.

Non c’è l’anello mancante fra uomo e scimmia. (O nella ver- sione più articolata) Se l’uomo si è evoluto dalla scimmie per- ché ci sono ancora le scimmie?

L’uomo non si è evoluto dalle scimmie. L’uomo e le scimmie hanno un progenitore comune da cui si sono diramati i rami evolutivi di scimmie e uomini. Ma non c’è evoluzione scim-

mia --> uomo per cui non ci sono anelli mancanti fra scimmie

e uomini. Viceversa ci sono centinaia di “anelli di congiun- zione” nelle linee evolutive corrette.

Il secondo principio della Termodinamica nega l’evoluzione perché i processi favoriti in natura sono quelli in cui aumen- ta il disordine (entropia) non quelli in cui aumenta l’ordine come le forme di vita.

No. Il secondo principio della termodinamica non dice questo.

Il secondo principio della Termodinamica dice che l’Entropia

è una funzione non decrescente in un sistema isolato.

Ma la Terra non è un sistema isolato (solo l’Universo nel suo insieme lo è) dato che riceve energia dal Sole.

Per stabilire se un processo può avvenire “spontaneamente” bisogna stabilire se è favorito nella relazione G (Energia libe- ra) data dai contributi di S (Entropia) ed H (Entalpia). Ovvero

il risultato dell’espressione:

ΔG = ΔH -TΔS

Quindi avendo una centrale nucleare come il Sole per fornire l’energia necessaria tutti i processi che portano alla vita e alla sua evoluzione nonostante la diminuzione dell’entropia (S) sono termodinamicamente giustificati dall’Entalpia (H).

Non è possibile che una mutazione casuale generi organi com- plessi come gli occhi o i reni per non parlare del cervello.

Come si nota da varie prove sperimentali (nonché dalle vestigia evolutive, cioè organi o parti di organi che non servono più ma che ancora abbiamo) l’evoluzione procede spesso per abbozzi di organi. Gli occhi dei primi esseri vi- venti erano molto più semplici e meno evoluti. Così i reni e tutto il resto. Poi se la cosa serve viene “messa da parte” tramandata e migliorata, altrimenti scartata. Fra l’altro spesso ci si dimentica che in base all’ambiente in cui ci si trova c’è anche il fenomeno della perdita di organi complessi. Inoltre occorre ricordare a chi parla di probabilità che questa tende a uno (cioè l’evento si realizza sicuramen- te) avendo a disposizione tempo e tentativi infiniti. E se (almeno) 14 miliardi di anni di esistenza dell’Universo vi sembrano pochi…

Ad ogni modo l’evoluzione ha prodotto l’uomo quindi c’è un progresso evolutivo. Una direzione. Un senso. Ovvero un Di- segno Intelligente Questo disegno chi può averlo dato se non Dio?

Questa affermazione teleologica può essere condivisa solo

se si ha una visione miope e soprattutto limitata agli ultimi

20mila anni di storia del pianeta. In realtà è difficile vedere

un disegno intelligente nel fatto che per ben cinque volte

la vita sul pianeta nel corso dei suoi 3 o 4 miliardi di anni di

storia è stata sul punto di estinguersi. Come spiegare che

se non fosse stato per gli sconvolgimenti casuali (meteori-

ti) che hanno portato alla desertificazione della Riff Val- ley non ci sarebbe stato nessun genere Homo sul pianeta? Come spiegare che fino ad almeno ventimila anni fa l’Ho- mo Sapiens divideva il pianeta con almeno altre quattro o cinque specie Homo del tutto diverse?

Di certo l’artista che disegnò la c.d. “marcia del progresso”

fece più danni della grandine nella divulgazione l’evoluzio-

ne. Noi non siamo la punta di diamante dell’evoluzione ma solo la specie attualmente dominante su altre specie tutte connesse da complicatissime linee evolutive non certo ri- assumibili in un “albero” ma semmai in un ingarbugliatis- simo cespuglio.

Se accettiamo la teoria di Darwin dobbiamo dar ragione ai razzisti e vivere senza morale se non la legge del più forte.

Ovviamente non è così. Anzi. Se c’è una cosa che insegna

l’evoluzione è che una “svolta” evolutiva è stata proprio

le capacità di provare empatia per i nostri simili (neuroni

specchio). La capacità di provare empatia, ovvero aiutare gli altri individui momentaneamente in difficoltà è proba- bilmente stato uno dei fattori che ha deciso una selezione

favorevole per la nostra specie (e non solo per lei ma anche per altre). Altro quindi che teorie naziste di “razze pure”

e della necessaria selezione del più forte. Oggi sappiamo

proprio il contrario: ovvero che gli individui geneticamen-

te più puri sono quelli più fragili e che si ammalano più

facilmente.

Ma l’evoluzione non spiega l’origine della vita.

No, infatti l’evoluzione spiega come si evolve la vita. Per rispondere a quel quesito basta guardare gli esperi- menti di Miller -Urey del 1953 che spiegano come da mole- cole inorganiche (metano, ammoniaca, acqua, acido solfi- drico, anidride carbonica e fosfati) in particolari ambienti possa essere iniziata

Però nonostante tutto non si riesce ad avere una prova tangibile dell’evoluzione.

A parte il fatto che di prove per gli addetti ai lavori e per

chi si informa ce ne sono migliaia, la prova più recente è

venuta da uno studio in Alaska pubblicato recentemente.

A causa di un terremoto nel 1964 si sono separati dal mare

alcuni specchi di acque costiere. La salinità di queste acque

è diminuita in breve tempo e in “soli” 50 anni lo studio

sugli “spinarelli di mare” ha rilevato differenze genetiche

e morfologiche.

La cosa oltre a dimostrare la veridicità dell’evoluzione neodarwiniana ha mostrato che a volte questa impiega

anche tempi molto inferiori a quelli previsti.