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La via dellamicizia (15/08/16 21:24)

Immagini testi tratti dal n. 72 /2016 di


Focus Extra

La felicit, condizione spesso definita come una diversa presenza o combinazione di


fattori quali eccitamento, prosperit, ricchezza (morale o, a seconda delle persone,
anche materiale), esperienza, condivisione, verit. In generale una sorta di
soddisfazione, poich la felicit si ottiene quando si ha la prova di aver raggiunto i
propri obiettivi. Si pu facilmente osservare in situazioni semplici, come il
raggiungimento dello scopo giornaliero o di un obiettivo o condizione specifica
desiderata, osservabili sia negli uomini che negli animali. Questo perch essa
strettamente legata alla coscienza (cio lessere consapevoli di determinate
informazioni, siano esse direttamente ricavate dai sensi oppure elaborazioni prescisse
da questi, assieme allessere capaci di emozioni, elucubrazioni e senso di s), quindi
presente in maniera rilevante nel regno animale, ma non da escludersi in altri regni,
solo perch non se ne ha dimostrazione.
Perch cos difficile da ottenere allora? Semplicemente perch lessere umano
molto ambizioso quindi tende a desiderare ogni volta di pi, in un turbinio di domande
e volont. Cos facendo si complica le cose.
Spesso questo desiderio stato ostacolato da numerose idee. Possono essere le
strade di meditazione, e per certi versi le religioni, tramandate per far intuire alluomo
una strada che vada verso la semplicit e il privarsi di possibilit, siano esse, tra le
altre, chiamate vizi, peccati o tentazioni. Sono una buona risposta perch permettono
di trovare un denominatore comune a quelle domande cui luomo non pu rispondere,
cercando di portare luomo su quella che un determinato popolo vede come la via
corretta, non sempre in accordo con altre culture per. Io trovo che le religioni non
siano la strada migliore, mancando di completezza perch trascinano con se due
grandi errori; questi sono le lacune informative (le quali possono essere legate a
credenze o comportamenti dannosi per s stessi oppure essere causa di sacrifici
psicofisici troppo estremi) e lintensa carica culturale che tende a sviluppare
campanilismo e ostilit verso il prossimo. Similmente alle credenze vi sono degli errori
nella societ di oggi che, al contrario, sembra spingersi allestremo opposto,

stimolando il desiderio stesso al punto di preservare ogni singola risorsa. Negli


innumerevoli tentativi di sfruttamento, utilizzo, spesa e acquisto basta un errore di
calcolo o semplice imprevisto a generare sprechi e riversamenti di beni. Come i primi
non devono essere visti come errori da debellare, dato che bisogna sempre trarre
profitto dalla memoria e dal passato, si deve invece riuscire a sviluppare, con
coscienza dei secondi, un senso comune di spazio, in cui ognuno possiede un
contenitore proprio, ma non isolato dagli altri, bens con una capacit di soddisfare le
proprie risposte negli altri.
La societ di oggi cinsegna ad avere paura di ci che non si ha (o non si ) perch
potrebbe danneggiarci, turbandoci, e di temere per ci che si ha perch potremmo
perderlo. Giusto istinto animale: difendere ci che sappiamo ci distingue (se stessi o la
prole) o ci utile a perseguire la felicit (cibo, armi, territori, abilit), ma anche vero
che noi uomini ci riteniamo fortunati perch abbiamo superato la paura delluccidere
o essere uccisi. Sebbene questo concetto gi sia falso per lannichilimento posto dal
Fato sullesistenza umana o anche solo per il fatto che non tutti i popoli hanno questo
privilegio, io, in questo momento, preferisco scrivere a chi le risorse le ha, o le avr,
perch ha maggiore sensibilit nel porsi domande, e soluzioni qualora riuscisse a
trovarle, e quindi la possibilit di bilanciare quelle grandi disparit presenti nel mondo,
ponendo un quesito per certi aspetti elementare:

Come si supera una paura/domanda?


Una paura si risolve affrontandola, e quindi accapponandosi per risolverla. S,
scervellarsi e provare brividi contemporaneamente, in uno spasmo che, da soli, ci si
render conto come infinito, come lostacolo che da puntini ci ritroviamo ad affrontare,
anche solo per il fatto che una sola mente in teoria pu specializzarsi in una sola
materia legata ad una sola specifica corteccia celebrale, in media, se prese le risorse e
competenze disponibili a ciascuno. Da qui la mia potenziale soluzione per tentare di
sfruttare lentropia, vale a dire tentare di sfruttare le diversit di cui i geni ci fanno
comporre a vantaggio della specie stessa. Vale a dire attraverso legami sociali,
facendo modo che la forza di superare determinate paure sia ottenuta grazie a
multiple risposte a cui viene data credibilit. Unamicizia.

Definiamo unamicizia
Prima di procedere, ci tengo a chiarire una cosa. La felicit, essendo frutto della
composizione di un numero di domande e risposte che nel suo essere sempre
compreso tra nullo e intero dipender personalmente da ciascuno di noi, dipender da
ognuno di noi. Anche geneticamente vi pu essere una certa predisposizione alla
felicit, come per tutte le altre emozioni dopotutto, poich si pu essere capaci di
adattarsi e tollerare condizioni avverse, fino a trovare un benessere interiore, eutimia,
che coincida per con una stabilit armonica di passioni, emozioni e desideri al
contrario dellatarassia, che tende ad eliminarli. Questa situazione pu essere
comparata a come la meditazione non consista nelleliminare i pensieri ma nel
governarli. Bisogna circondarsi di un proprio Essere che si distingua dagli altri,
altrimenti si assecondano la propria felicit e il proprio desiderio a seconde persone.
Tuttavia, ed qui largomentazione fondamentale, questo non vuol dire che bisogna
prescindere dagli altri, tuttaltro! Bisogna esserne invece profondamente legati,
traendone spunti nelle opportunit in cui con le proprie sole forze si fallirebbe (nel
raggiungere i propri limiti) per addirittura superarsi, vedendone gli apprezzamenti e le
correzioni, i miglioramenti e le intimit, in un processo biunivoco, continuo (o entro

ranges accettabili da entrambi) e simbiotico. Tutto questo a confermare (e a


confermarsi in) ci detto al paragrafo sopra.

Lamicizia dipende da ci che si costruisce insieme, dalla comprensione reciproca.


vero che c bisogno di una personalit propria (in una composizione di vari fattori
genetici e psicologici, a determinare gioia, desiderio, sicurezza, fiducia in s) a
confermare quel Chakra tipico di ognuno di noi. Questultimo modellato infatti dalle
nostre scelte e preferenze, ma necessita di conferme, di confronti, di intimit con un
altro, perch la coscienza altro non desidera che trovare conferma di s, attraverso un
contatto con unessenza, unesperienza simile a s, o perlomeno che ne sia anche
opposta ma confrontabile, rispecchiandosi nelle differenze. Pu essere possibile anche
senza reali incontri?
Questo non lo so. Bisogna vedere quanto si crede ai pensieri di un altro e quanto lo si
considera importante, nel suo parlare, nei suoi gesti, nei suoi sguardi, (anche presunti,
intuiti) tanto da essere capaci di riconoscerli in una persona incontrata in giro, questa
completamente sconosciuta, tanto li si consideri parte di s, potendosi perci sentire
sempre accompagnati. essenziale per non sentirsi esclusi. Nelle societ animali
lesclusione (forzata contro volont) di un membro ne provoca la morte, flagellata da
unagonia di bisogni primari (fame, sonno) non soddisfatti, assieme ad un senso di
rifiuto e dincomprensione. Lo stesso per noi. Ci si sente come dei malvagi, in un
mondo proprio, incapaci di diventare leroe di qualcuno, unessenza di cui laltro (o gli
altri) sentono la necessit, come noi di loro. E, come manca questo bisogno, tendono a
mancare anche quelli primari: si dorme poco, si soffre di disturbi alimentari. Tendono
a mancare anche gli altri primari siccome evidente che anche il bisogno di
appartenere ad un gruppo si pu considerare tale.
Forse, specie in questera, tremendamente difficile sviluppare intenzioni e capacit
tali da sentirsi cos profondamente uniti data la veloce scorrevolezza delle esperienze
che pretendiamo. Quindi, stiamo forse perdendo quel valore? Lo stiamo svalutando nel
nostro desiderio di soddisfare questavidit cos necessaria?

Perch si diventa

amici di qualcuno?
La definizione di amicizia ovviamente tende anche a ricadere nel soggettivo. Come
tutte le nostre opinioni, difficilmente sar univoca, bens sar ambigua, in una curiosa
corruzione della societ, la quale, pur pretendendo di uniformarci come consumatori,
tende a farci avere visioni storpiate dei valori fondamentali per infarcire lIo metafisico
proprio di ognuno di noi.
Detto ci ovvio che ci siano quelle amicizie palesemente legate a interessi di un
qualche tipo. Mantengono un che di fondamentale anchesse, siccome fanno s che si
crei una sorta di fiducia contrattuale, tale da poter compiere determinate operazioni
altrimenti utopiche per il singolo.
Il principio di base, che funziona infatti, quello di cooperazione tra elementi diversi.
Tuttavia trovo scomodo comparare una relazione di questo tipo all idea di amicizia
tradizionalmente valorizzata, preferendo denominare la prima interesse (puro e
semplice). Sebbene un interesse sia alla base di ogni relazione, lamicizia dovrebbe
sviluppare un senso di completezza in tutti i versi comparabile allamore. Pi che di
svalutazione si dovrebbe parlare di eterogeneit concettuale.

S, lamicizia e lamore sono luno una diversa forma dellaltra, infatti si fondano
entrambi su un fondamentale anelito di fiducia e di ricerca di unentit (nella maggior
tolleranza, non mi sento di escludere che questa non sia umana o che non abbia
generi/sessualit di vario tipo, per entrambe le forme di legame appunto), che ci
confermi e ci valorizzi. Questo il motivo, o interesse come sopra, che ci spinge a
cercare determinate persone piuttosto che altre, a livelli di profondit intima,
intellettuale, sociale, e di tolleranza diversi, in forma variabile con il procedere del
tempo e laccumularsi di fatti, argomenti o esperienze condivise. Non il caso di
scendere in dettagli. Ciascuno sapr nella propria situazione a cosa mi riferisco.
Non per una casualit che entrambe le forme possano nascere per una stessa
persona in accadimenti diversi, o che essere innamorati ci spinga a nuove amicizie e
viceversa; non solo un confluire di spazi, tempi e cause comuni, anche un confluire
della propensione danimo del singolo.

Chi ci tiene in sospeso?


Tuttavia non siamo tutti magicamente felici, anche se esternamente potrebbe
sembrare. E questo pu succedere anche se ci sentiamo di essere capaci di seguire i
nostri obiettivi. Date le definizioni, presupporrei che a tenerci in sospeso non
nientaltro che il nostro desiderio di essere amati, visto che non dipende da noi (stessi)
e non possibile controllarlo, solo influenzarlo, cercando di renderci unici e
conciliabili, ma spesso senza successo. Si rimane sospesi, come durante una
puntata di gioco delle proprie emozioni e idee, in cerca di un appiglio in una presenza
che ancora non si sa definire, di cui ancora non sappiamo n le intenzioni n ci che
pensa di noi. Non bisogna per cercare una scorciatoia mentendo, solo levigare il
tassello del puzzle, senza ipocrisia; questa sospensione di desiderio inespresso non
una forma di dipendenza dagli altri, non in senso negativo almeno, essa una forma di
necessit sociale, che quindi si concretizza negli altri, composita fondamentalmente di
tre parti.
Bisogno/ricerca di esperienza condivisa: vale a dire la possibilit di vivere un che
comune. Sebbene questo possa alcune volte essere confuso con un occupare il tempo
per noia (il che non completamente sbagliato per, siccome difficile pensare agli
altri quando si occupati per s stessi, mentre si pensa a questi ultimi nei momenti di
otium personale) invece la necessit di un vivere assieme, fisicamente o anche
virtualmente (messaggi, telefonate, racconti, cooperazioni) delle vicissitudini comuni.
Scambio reciproco: vale a dire un non sprecare di quellesperienza condivisa, facendo
s che essa venga conservata come ingrediente di apprendimento e conoscenza,
ottenendo quindi sempre un di pi, un passo verso la felicit grazie a degli obiettivi
raggiunti, anche se magari nemmeno prefissati, nelleterogeneit delle caotiche
vicissitudini.
Cercare laltra forma: siccome non si pu solo essere innamorati o avere solo amicizie
o magari non in numero sufficiente, ma pu essere, per certi versi, difficoltoso
affrontare nuove sospensioni. Spesso le relazioni forti possono essere anche
abbastanza elastiche da permetterci di superare gli stress di passaggio per costruire
solidi nuovi legami, o nelleventualit di un fallimento, di non lasciarsi abbattere, ma di
apprendere dallesperienza.
Se J.J. Rousseau sosteneva nell Emilio che la societ corrompe luomo, pur questi
nascendo inizialmente buono, pu anche essere vero che invece luomo sia egoista e
la societ lo porti a relazionarsi. Personalmente mi sono sentito di entrambi gli

schieramenti; in entrambi i casi sembra che per il contesto cerchi di piegare il


singolo, nelle sue mansioni ed emozioni, per sacrificarlo alla societ.
Io sto per cercando di evitare questo cambiamento evolutivo. Nonostante dovrebbe
risultare come una tecnica positiva, si rischia infatti di eliminare il divergere singolo,
pari ad una mutazione genetica che ha concesso levoluzione innumerevoli volte.
Forse conviene rimanere stupidi perch si hanno meno scelte e pi sicurezza, alias
serenit, migliorando, singolarmente e tramite influenza reciproca, il benessere
sociale; Ruberei una citazione: Se essere furbi in questo mondo significa abbandonare
un amico, allora preferisco rimanere uno stupido a vita! (Naruto, Masashi Kishimoto,
volume 27) reinterpretandola: ovvero desidero mantenermi (nelle mie domande non
risposte) proprio cercando nelle persone ci che le distingue (perci non
sacrificandole), nel tentativo di incastrare queste caratteristiche nei bisogni di
entrambi, senza cambiare nessuno. Con tutti cos propensi a modellarsi
fenotipicamente per non farsi tormentare intimamente dagli altri, il processo
impervio, reso difficile e spesso doloroso, perch sembra di mischiare due correnti
marine opposte, in un diventare cos carnefici di una persona non compresa perch
chiusa; in unera tormentata dal fugace e dalle paure sento che sia ancora possibile
trovare unumanit di cui ci sentiamo cos privati Nelle relazioni si acquista un gran
vantaggio per velocizzare la ricerca: non facendolo da soli, si raddoppia leffetto
essendo due le persone umanizzate e lo si consolida. Nonostante il vantaggio evidente
c un ostacolo la fiducia, la cui lacuna deriva dalla palese mancanza di certezze che
la societ ci impone.
Forse la sospensione dellesistenza umana proprio appesantita dal contesto freddo e
calcolatore, pur illogico, in cui ci si impone di vivere.