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Universit degli Studi di Roma Tor Vergata

Dipartimento di Ing. Elettronica


corso di
ELETTRONICA APPLICATA
Prof. Franco GIANNINI

L AMPLIFICAZIONE DI
POTENZA

III / 1

CLASSIFICAZIONE DEGLI AMPLIFICATORI DI POTENZA (I)


La classificazione degli amplificatori di potenza fatta in base allangolo di circolazione
(t rispetto a t = 2 ) della corrente di collettore. Abbiamo cos:

Classe A:

AB

La corrente di collettore circola per lintero periodo T. Il segnale duscita ha la stessa


forma del segnale dingresso.

Classe AB: La corrente di collettore circola per meno di un periodo ma pi di mezzo periodo.
Permette quindi un funzionamento lineare solo in una particolare connessione (push
pull)
Classe B:

La corrente di collettore circola per mezzo periodo. .Valgono le stesse


considerazioni per il classe AB

Classe C:

La corrente di collettore circola per meno di mezzo periodo. E usato in presenza di


carichi risonanti con i quali ugualmente possibile ottenere una forma donda
sinusoidale in uscita, mantenendo il circuito risonante in oscillazione alla sua
frequenza naturale.

A cura del Prof. F. Giannini, R. Giofr, M. Imbimbo, P. Longhi, A. Nanni, A. Ticconi

III / 2

CLASSIFICAZIONE DEGLI AMPLIFICATORI DI POTENZA (II)


ID

ID

AB

VP

VP

VDS

ID

VDS

ID

C
VP

VP

VDS

VDS

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III / 3

AMPLIFICATORI DI GRANDI SEGNALI


Un sistema di amplificazione consta in genere di un amplificatore ad uno o pi stadi, che funziona in zona di
piccoli segnali (classe A) o preamplificatore; di uno stadio intermedio o driver , e di uno stadio finale
progettato in modo da fornire unapprezzabile potenza allutilizzatore.
Il preamplificatore ed il driver (pilota) possono essere utilmente analizzati e valutati sulla base del circuito
equivalente per piccoli segnali (funzionamento in regione lineare). Lo stadio finale invece, per le notevoli
escursioni della tensione e della corrente, non pu essere analizzato in modo analogo e richiede, ad
esempio, unanalisi grafica a partire dalle curve caratteristiche degli elementi attivi.
La presenza inoltre di inevitabili non-linearit, e quindi lintroduzione nella risposta di armoniche non
contenute nel segnale di ingresso (distorsione), rendono necessaria una valutazione quantitativa della
fedelt della risposta stessa.
La potenza in gioco, infine, rende necessaria una valutazione, anche questa quantitativa, della potenzialit
dellamplificatore in termini di potenza erogabile al carico e della efficienza con la quale loperazione
fatta. In conclusione, per lo stadio finale di potenza opportuna fissare lattenzione su tre parametri
fondamentali.

a) La potenza di uscita

P2

b) Lefficienza di conversione

o meglio P.A.E.

c) La distorsione

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III / 4

1 dBGcp, PAE
24

60

1 dBGcp
20

50

Pout

16

40

12

30

20

10

0
-12

-8

-4

12

16

Pav [dBm]
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III / 5

[%]

Pout [dBm]
Gain [dB]

Gain

IM3
Pout(f0) [dB]
Pout(3f0) [dB]

IP3
1dBGcp

Pin [dB]
IP3 a piccolo segnale

IP3 reale

guadagno a piccolo segnale

guadagno reale

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III / 6

VALORE NOTEVOLI DI UN PA (I)

Al variare dellangolo di circolazione cambiano in generale:

La potenza di uscita

Il guadagno in potenza

Lefficienza

La Power Added Efficiency

1 )2
P2 ( ) = I Ropt ( )
2
G ( ) = P2 ( ) Pi per f = f 0

( ) = P2 ( ) PDC

P2 ( ) Pi
1

PAE ( ) =
= 1
PDC ( )
G

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III / 7

VALORE NOTEVOLI DI UN PA (II)


In particolare passando dalla classe A alla classe B il guadagno G diminuisce di 6 dB e lefficienza
aumenta in teoria dal 50% al 78,5%. Quanto alla potenza di uscita P2(f0) assume lo stesso
valore per =360 e =180.

()

P2()

78.5%

G()

-6 dB

50%

PAE

opt

A
2

Se ne conclude che il massimo della PAE in classe AB, fatto che giustifica lestremo interesse
per gli amplificatori in questa classe, amplificatori di difficile progettazione poich opt dipende dalla
potenza di ingresso Pi e non solo dalla polarizzazione dello stadio.
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III / 8

LA MANIPOLAZIONE ARMONICA (I)


VGG

50

VDD

VDD

Input

Output

Network

Network

IO

DC

LRFC
iout(t)

50

iD(t)

Pin
ZS

Dissipated power

ZL

iD ( t ) = I 0 + I n cos ( n t )

vDS(t)

Output Power

n =1

vDS ( t ) = VDD I n Z DS ,nf cos n t + Z DS ,nf


n =1

VDD V1 cos ( t ) + k2 cos ( 2 t ) + k3 cos ( 3 t )


Il PA, forzato dalla potenza di ingresso Pin, converte la potenza di alimentazione (PDC) in
potenza duscita ad RF Pout,f pagando questa operazione in termini di Pdiss sul dispositivo
attivo e Pout,nf sulla rete di uscita
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III / 9

LA MANIPOLAZIONE ARMONICA (II)


Dallequazione del bilancio della potenza:

Pin + Pdc = Pout , f +

n =2

+ Pdiss

out ,nf

MASSIMIZZARE

Pout , f
Pdc

Pout , f

Pdiss + Pout , f + Pout ,nf


n =2

1.

Massimizzare la potenza di uscita a f0

2.

Minimizzare sia la potenza dissipata sul dispositivo sia la potenza di uscita ceduta alle armoniche

Imponendo unopportuna forma al segnale di corrente e di tensione


Le terminazioni di ingresso sono determinate per fornire il massimo trasferimento della
potenza, cio adattamento coniugato a grande segnale in ingresso
Le terminazioni di uscita sono determinate per fornire la massima escursione della
tensione assumendo simultaneamente Pdiss=0 e Pout,nf=0 per n>1

n =2

out ,nf

1
= V n I n cos ( n ) = 0
2 n =2

VnIn = 0 altrimenti n = /2

Pdiss

1
=
vds(t) i ds(t )dt = 0

T 0

Nessuna sovrapposizione tra ids(t)

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e vds(t)

III / 10

CLASSE E
Il dispositivo attivo opera come un interruttore.

current

Il carico di uscita progettato per sagomare le forme donda id(t) vds(t) e contemporaneamente
minimizzare la dissipazione di potenza
+VDD
LRFC

Active
device
S

C2

time
voltage

L2

id(t)

C1

vds(t)

time

NO sovrapposizione

n= /2

ON state

Pdiss = 0

P
n=2

out ,nf

=0

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OFF state

= 100%
III / 11

CLASSE F
Il dispositivo attivo opera come un generatore di corrente pilotato dal segnale dingresso
La forma della corrente di uscita id(t) fissata, mentre la rete di uscita progettata per sagomare la
tensione di drain-source vds(t) e minimizzare la dissipazione di potenza

Class B bias condition

VDD

IN

Zmatch

iD(t)

@fo

@nfo
n odd

@fo

vDS(t)

@nfo
n
even

OUT

@nfo
n2

iD(t)

Z1

Zodd=

Zeven=0

vDS(t)

-VGG

NO sovrapposizione

VnIn=0

Pdiss = 0

P
n=2

out ,nf

T/2
ON
state

=0

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T/2
OFF
state

= 100%
III / 12

DISTORSIONE (I)
Lanalisi per piccoli segnali fatta, come si sa, con limplicita assunzione della linearit dei dispositivi attivi
(approssimazione del 1 ordine). Quando lescursione della corrente e/o della tensione notevole,
lapprossimazione non pi lecita in quanto la forma della risposta differisce dalla forma dellingresso.
Consideriamo dunque la curva dinamica i0

= i0(v) e assumiamo che si abbia:

i 0 = G1v + G 2v 2 + G 3v 3 + K
Supponiamo che sia v=Vcos(t) , limitiamoci ai primi due termini dello sviluppo, e ricordando che::

1 1
cos (t ) = + cos(2t )
2 2
2

i 0 = B 0 + B1 cos(t ) + B 2 cos(2t ) + K

avremo

ID

VP

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VGS

III / 13

DISTORSIONE (II)
La corrente duscita contiene perci oltre allarmonica dingresso, un suo
multiplo ed un termine costante B0 che altera il valore I0 della corrente di
riposo. Osserviamo che dalla:

i = I0 + i0 = I0 + B0 + B1 cos(t ) + B2 cos(2t )
i (t = 0) = I0 + B0 + B1 + B2 = IM

i t = = I0 + B0 B2 = I0
2

i (t = ) = I0 + B0 B1 + B2 = Im
B1 =

IM Im
2

B2 = B0 =

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IM + Im 2I0
4

III / 14

DISTORSIONE (III)
Definiamo ora distorsione di seconda armonica D2
il rapporto tra i coefficienti relativi alla seconda
armonica ed alla fondamentale

Potremmo allora porre:

B
D2 = 2
B1

Bn
=
Dn
B1

D = D + D +L+ D =

+ B 22 + B 32 + L + Bn2
RL
2
Quella utile invece:

B12
P =
RL
2

dove:

2
2

La potenza totale ceduta al carico RL in


generale
2
1

P = 1 + D 2 P1

Analogamente definiamo distorsione di n-esima


armonica Dn il rapporto:

(B
P =

P = 1 + D 22 + D 32 + L + Dn2 P1

2
3

2
n

2
D
k

k =2

il fattore di distorsione o distorsione totale

Poich si ha che in generale il fattore D


nellordine di 0.1n, D2 nellordine di qualche
% (0.01n) nella pratica perci si assume Ptotale
coincidente con P1 (con la potenza utile cio
dissipata sul carico) e si calcola D2 come una
sua percentuale.

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III / 15

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ELETTRONICA APPLICATA
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GLI AMPLIFICATORI DI
POTENZA

III / 16

SOMMARIO

Amplificatori di Potenza in classe A


Push-Pull in classe B
Push Pull in classe AB
Single-ended
Simmetria complementare e quasi complementare
Integrati di Potenza
Esempio di un integrato di potenza

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III / 17

AMPLIFICATORI DI POTENZA IN CLASSE A (I)


Lanalisi viene impostata sulla base della determinazione della potenza ceduta al carico e del rendimento
di conversione continua-alternata (rapporto tra la potenza duscita e quella fornita dagli alimentatori)
VCC

Supponendo sinusoidale
dingresso sar:

v1

iC
E

CB

RE

vCB = VCB V cb sin ( t )

vCB

La potenza utile fornita al carico allora:

1)
1) )
P2 = I c2 R = I cVcb
2
2

VEE

ic

iC = I E + I c sin ( t )

v2

segnale

iE = I E + I e sin ( t )

R
iE

il

Mentre quella fornita dallalimentatore

PCC = VCC IC
IC

Avremo, dissipata in continua dal carico R, la potenza

PR = IC2 R = (VCC VCB ) IC

^
IC

vCB

v^cb

vCC v
CB

Avremo infine, dissipata sul collettore la potenza media


T

1
1
PC = vCBiC dt = VCB IC Vcb I c = VCB IC P2
T0
2

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III / 18

Amplificatori di potenza in classe A (II)


Lanalisi viene impostata sulla base della determinazione della potenza ceduta al carico e del rendimento di
conversione continua-alternata (rapporto della potenza duscita e di quella fornita dagli alimentatori)
VCC

Supponendo sinusoidale
dingresso sar:

il

segnale

iE = I E + I e sin ( t )
iC = I E + I c sin ( t )

R
iE

v1

iC
E

CB

La potenza utile fornita al carico allora:

1)
1) )
P2 = I c2 R = I cVcb
2
2

v2

C
B

RE

vCB = VCB V cb sin ( t )

Mentre quella fornita dallalimentatore

vCB

PCC = VCC IC
Avremo, dissipata in continua dal carico R, la potenza

PR = I C2 R = (VCC VCB ) IC

VEE

ic

Avremo infine, dissipata sul collettore la potenza media

PC =

IC

Trascurando la potenza allingresso, potremo porre :


^
IC

vCB

1
1
v i dt = VCB IC Vcb I c = VCB IC P2
T 0 CB C
2

v^

cb

vCC v
CB

PCC

= PCC + PR + P2

E definire quindi un rendimento di conversione

P2
P2
P2
=
=
PCC PR + VCB I C P2 + P2 PR + VCB I C

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III / 19

AMPLIFICATORI DI POTENZA IN CLASSE A(III)


=

P2
PR + VCB I C

Il termine PR riduce notevolmente il rendimento di conversione. E perci opportuno rendere PR minimo


utilizzando in uscita un accoppiamento a trasformatore che annulla la dissipazione in continua (se si
Carico
ic
trascurano le perdite ohmiche). V
statico
CC

1
RL

CB

IC

Carico
dinamico

RE

ICmin
VCCmin

-VEE

VCC=VCB

vCB

E facile vedere, in questo caso, che si ha:

1
Vcb I c
2
=
VCC IC
che, essendo Vcb=VCC-VCmin e Ic=IC-ICmin vale:

1
2

= 1

VC min

VCC

IC min

IC

ed quindi circa prossimo al 50%!!!!!


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III / 20

Amplificatori di potenza in classe A (IV)

IC

1)
1) )
P2 = I c2 R = I cVcb
2
2
PCC = VCC IC

Carico
statico

ic

Carico
dinamico

PR = IC2 R = (VCC VCB ) IC


PC = VCB IC P2
=

ICmin
VCCmin

VCC=VCB

vCB

P2
PR + VCB I C

1
2

= 1

VC min

VCC

IC min

IC

In conclusione il dimensionamento dello stadio di potenza in classe A richiede la scelta opportuna di una
serie di parametri cio:
1)

La resistenza vista dal primario del trasformatore (e quindi il rapporto di trasformazione n);

2)

Lampiezza del segnale di ingresso;

3)

La tensione di polarizzazione VEE.

La scelta del punto di lavoro dovr inoltre soddisfare gli altri requisiti gi noti (PC PCmax, ic ICmax, vc Vcmax).
In particolare la potenza di collettore dovr soddisfare la condizione pi gravosa P2=0. Dovr essere perci

VCBIC PCmax
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III / 21

AMPLIFICATORI DI POTENZA IN CLASSE A : EMETTITORE COMUNE (I)


+VDC

RS

-gL

IP

IB

gLV1

v(t)

ic

T
Vknee

v(t)

2
1
PL = I DCVDC i(t )v(t )dt

VDC

Vkmax

i(t)

VDC

V1

V1

t(t)
2()

gLV1

t 1

IP

v (t ) =VDC +V1sin( ')


i (t ) = I DC g LV1sin( ')

t(t)
2()

IB

IDC

t1

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III / 22

VBD

AMPLIFICATORI DI POTENZA IN CLASSE A : EMETTITORE COMUNE (II)


+VDC

RS

-gL

IP

IB

gLV1

v(t)

ic

T
Vknee

v(t)
V1

1
PL = VDC I DC
2

VDC

Vkmax

i(t)

t(t)
2()

gLV1

t1

IP

t(t)
2()

1
+
2
1
=
2

VDC I DC

( ) d =
'

VDC

'

VDCV1 sin ( ) d
'

g LV12
2

t1

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VBD

( )

( )

g LV 2 sin 2
1

V1

g LV12 sin 2 ' d ' +

I DCV sin ' d ' g L


1

IB

IDC

III / 23

'

PROGETTO DI UN AMPLIFICATORE IN CLASSE A (I)


PCMAX
IMAX

IQ=IMAX/2

PCMAX

vMIN

vDD

vMAX

1)

Individuare il valore IMAX della corrente e VMAX della tensione. IMAX determina anche VMIN;

2)

Scegliere VDD, tensione di alimentazione in base alla:

VDD =
3)

VMAX VMIN
+ VMIN
2

Scegliere Ropt, ovvero la resistenza di carico che il transistore deve vedere come:

Ropt

VMAX
I MAX

e fissare il corrispondente rapporto di trasformazione n in modo da trasformare RL in Ropt.


4)
5)

Fissare la polarizzazione dingresso IB in modo che:


I MAX 1
IB

2 hFE
Fissare la potenza dingresso Pi, in modo che
iB =

6)

1 I MAX

hFE 2

Scegliere il dissipatore che assicuri PcMAX

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III / 24

PROGETTO DI UN AMPLIFICATORE IN CLASSE A(II)


Dalla figura si ha che

VDC = V1 + VK max = V1 + RS I P
e quindi

La potenza ceduta al carico perci

PDC

IQ=IMAX/2

VDC = V1 + 2 RS I1 = V1 (1 + 2 g L RS )
g LVDC 2
1
PL =

2
2
(1 + 2 g L RS )

Analogamente

PCMAX
IMAX

PCMAX

vMIN

vDD

vMAX

g LVDC 2
= VDC IC = VDC g LV1 =
(1 + 2 g L RS )
Il rendimento vale pertanto

PL 1
1
=
PDC 2 (1 + 2 g L RS )

Se ora chiamiamo x=2RSgL e introduciamo


PS=(VDC)2/RS avremo

PL 1
x
=
PS 2 (1 + x )2

PL/PS,
0.5

1
1
2 (1 + x )

Il massimo della potenza in uscita


si ha allora se 2RSgL=1

0.25

ovvero se RL=2RS.
In tale caso si ha =25%
x=2RSgL
1

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III / 25

AMPLIFICATORE PUSH-PULL (I)


PUSH PULL

Se si polarizza il transistore alla

in classe B

interdizione, si rimuove la dissipazione a


riposo,aumentando il rendimento.
Nello schema indicato, i due transistori

i1

funzionano ciascuno per un semiperiodo.


i

+Vcc

T1

Sono infatti polarizzati con la base a

i1

iL
iL

v1

T2

RL

massa e ciascuno dei due condurr per il


semiperiodo in cui il segnale rende la
base positiva. Le correnti avranno verso
opposto (i1 e i2) ed il trasformatore

i2

ricostruir in uscita il segnale di ingresso.


i2

Si noti in particolare come la particolare


connessione, sia in grado di eliminare,
nella corrente totale, le eventuali
distorsioni di ordine pari presenti nella
risposta (le armoniche dispari sono invece
rafforzate).

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III / 26

AMPLIFICATORE PUSH-PULL(II)
+Vcc

PUSH PULL in classe B

T1

Distorsione di cross-over

RL
T2

La polarizzazione in classe B introduce nel push-pull la distorsione di cross-over per la presenza di V


nei transistori. Si ricorre pertanto alla polarizzazione in classe AB.
iB

i
1

V
V

vB

Q2

vB

t
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III / 27

AMPLIFICATORE PUSH-PULL(III)
IM

IM

IM/
VMIN

VMIN

VCC
IM/

2(VCC-VMIN)

IM

IM

AB

IQ
IQ

VMIN

VCC

IQ

VMIN

IQ

IM

IM

2(VCC-VMIN)

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III / 28

AMPLIFICATORE PUSH-PULL(IV)
+Vcc

PUSH PULL
in classe AB

R1

i1

T1

Bilancio Energetico:
Riferendoci alla potenza
utile P2,a quella di
collettore PC e a quella
erogata dallalimentatore
PCC, trascurando
sia le perdite ohmiche
nel trasformatore
sia leventuale potenza
ceduta
allingresso, sar:

i1

iL

RL
T2

Re
i2
i2

PCC = PC + P2

R2

ic

Si avr perci

=
RL

VCCmin

VM

Vm
1
1
P2 = I M VM = I MVCC 1

V
2
2
CC

2
(*)
PCC = I M VCC

P2 Vm
= 1
78.5%
PCC 4 VCC

PC = P CC P2
(*) Il

vCC

dove:

fattore 2 deriva dalla presenza di due transistori

= I media = 1
T

IM

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T 2

0 I M sin (t ) dt
III / 29

AMPLIFICATORE PUSH-PULL(V)
Assumendo
Ed essendo

RL'

IM =

VM
RL'

il carico visto dal primario, si avr:

VCCVM 1 VM2
2
PC = PCC P2 =

RL'
2 RL'
da cui si nota in particolare che, se nullo il segnale di ingresso (e di conseguenza VM=0), la potenza
dissipata sul collettore PC=0, a differenza dellamplificatore in classe A in cui la situazione analoga
invece la pi gravosa, portando alla condizione PC = PC max
Nel classe B invece tale situazione si raggiunge, sulla base della

e si ha

dPC
=0
dVM

Daltra parte il valore massimo di P2 si ha per

VM = 2 VCC

2
VCC
2
PC max = 2 '
RL

VM = VCC

e quindi

V
P2max = 1 CC
2 RL'
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III / 30

AMPLIFICATORE PUSH-PULL(V)

Se ne deduce che la condizione pi gravosa per i transistori legata alle condizioni di


miglior funzionamento dalla relazione:

PC max = 42 P2max 0.4P2max

Ci significa che due transistori da 2 watt consentono di realizzare un classe B in grado


di fornire al carico fino a 10 watt, laddove una identica connessione push-pull
funzionante in classe A richiederebbe due transistori da 10 watt (h=50%) ed una
connessione di tipo normale, sempre in classe A, un transistore da 20 watt.
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III / 31

SINGLE ENDED (I)


+VCC

B1

Luso di un trasformatore in genere da evitare a causa del costo,


dellingombro e delle distorsioni che introduce. In particolare il
trasformatore duscita del push-pull risulta particolarmente
oneroso dovendo fornire una potenza non trascurabile.
Una alternativa rappresentata dal circuito a lato.

T1

v1
A

v1
B2

T2

In continua i due transistori sono interdetti (VBE=0). Essendo inoltre i due


RL

transistori uguali e le due batterie uguali ed opposte, il punto A a


potenziale zero ed in RL non scorre corrente. In alternata i segnali di

v1

pilotaggio sono in controfase e sono applicati tra base ed emettitore


-VCC

anzich tra base e massa. In questo secondo caso infatti il transistore T1


funzionerebbe come collettore comune e T2 come emettitore comune
distorcendo il segnale in modo inaccettabile.

Con la scelta circuitale fatta invece, quando T2 conduce, luscita sul carico in controfase con il segnale sulla
base B2, quando invece T1 a condurre luscita sul carico in fase con la base B1. Inoltre quando uno dei
due transistori conduce, ai capi dellaltro la tensione massima pari a 2VCC. Infine, avendo polarizzato le basi
a 0 volt, il segnale di uscita presenter la distorsione incrociata (di cross-over) gi vista.

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III / 32

SINGLE ENDED(II)
In conclusione, lo schema di single-ended gi descritto, lascia aperti un certo numero di problemi.
Oltre alla distorsione di cross-over gi ricordata, lo schema esaminato presenta ancora almeno tre
grossi inconvenienti:
1)

2)

3)

usa ancora un trasformatore di ingresso con gli


inconvenienti gi ricordati per quello di uscita ed in
pi con la necessit di due secondari.

+VCC
R

richiede, per il funzionamento, due batterie di


valore +VCC e VCC con il conseguente aumento di
costo e di ingombro.
non stabilizzato termicamente, fatto non
trascurabile in un amplificatore destinato a trattare
potenze non indifferenti.

R1

C2

T1

B
R

R2
C1

Re

C3

C
A
R3

T3

R1

C1
T2

R4
R

R2

Re

Lo schema seguente elimina questi inconvenienti

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III / 33

RL

POLARIZZAZIONE E STABILIZZAZIONE
+VCC

Se i due transistori T1 e T2 sono uguali, il punto A a potenziale VCC/2.


Il punto di lavoro e la stabilizzazione termica si calcolano perci dal circuito qui sotto

T1

riportato

+VCC/2

Re

T2
Re

Dove Re in genere molto pi piccola del carico RL

R1

per

non

abbassare

eccessivamente

il

rendimento dello stadio. Il punto di lavoro


RL

scelto in modo da evitare la distorsione


R2

Re

incrociata. Nelle versioni pi sofisticate R2


viene

sostituita

da

un

elemento

di

compensazione non lineare


USO DI UNUNICA BATTERIA

Luso tra il punto A ed il carico RL di un condensatore C di qualche centinaia di


microF, consente di risparmiare una batteria.

VCC

T1
VCC/2

A
+
T2

Il punto A in assenza di segnale si trova a VCC/2 A questo valore si carica perci

anche il condensatore. Quando T2 conduce e T1 interdetto, il condensatore C


RL

sostituisce la batteria presente nello schema di principio: deve solo essere di


capacit sufficiente per non scaricarsi apprezzabilmente durante il semiperiodo di
conduzione di T2.

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III / 34

PROGETTO DEL CONDENSATORE C


VCC

I MAX =

T1
VCC/2

A
+
T2

IC = C

RL

VC
T

VCC
2RL

Q = C VC dove Q = IC T

IC =

I MAX

VC =

=C

VC
T
2

V
T = 0.01 CC
2C
2

I MAX

VCC/2

C=

100 I MAX T
VCC

VC
Valore Imposto
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III / 35

DRIVER
I segnali in controfase ai due ingressi B1 e B2, possono essere ottenuti da un preamplificatore del tipo
parafase:
+VCC
R
v2
v1
v3
R
+VCC

Come si sa in questo caso si ha v2= - v3


ma:

rout ,2 1 // R
hoe

h
rout ,3 ie // R

E1
C2
R

v2

con il risultato che i segnali su B1 e B2 sono uguali solo se le


impedenze viste dal driver sono sufficientemente elevate.

B1
C1

In ogni caso, per evitare inaccettabili distorsioni ed assicurare un


corretto pilotaggio del single-ended necessario che il segnale v2
sia applicato, come v3, tra la base e lemettitore del transistore T1.
Da qui la seguente soluzione circuitale:

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v1

B2

C1
v3

III / 36

EMETTITORE COMUNE NON INVERTENTE


Lo schema circuitale adottato per il transistor T1 , in tutti i circuiti precedenti del single-ended, del tipo:
+VCC

v1

v2
v0
RL

Si in particolare affermato che il segnale v0, quando il transistore


conduce, in fase con la tensione di ingresso e che lamplificazione
dello stadio praticamente quella tipica dellemettitore comune,
pur avendo lo stadio in esame il collettore a massa. Dal circuito
equivalente si ha infatti:

Per la tensione di uscita v0, si ha:

v0 = ib RL =

Da cui:

Av = +

ib

C
v2

ib

hie
E

v0

RL

RL
v
hie 2

RL
hie

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III / 37

SCHEMA COMPLETO DEL SINGLE ENDED


Filtro passa basso

+VCC+VCC

VCC

R
C2

R0

C0

R1
T3

B1=E3

R4

R2

VBE1
R3

VB1

C1
C3

B2=E4

R5
R2

T4

C1

Re
A

R1

T5

ex T1

T1

R3

T2

Re

RL

ex T2

Quando lo stadio finale deve fornire una notevole potenza (n.10Watt), opportuno separare il driver dal finale
mediante luso di una connessione Darlington. Lo schema stato inoltre completato mediante linserimento del
passa-basso R0C0 che filtra londulazione residua dellalimentatore che, tramite il driver, tornerebbe in uscita
amplificata. Laggiunta della resistenza R3, infine, aumenta la stabilit termica del Darlington (per sua natura
pi bassa di un singolo stadio) anche se ne abbassa la resistenza dinamica di ingresso. La scelta di R3 fatta
sulla base di un compromesso tra la resistenza statica e quella dinamica di ingresso della coppia Darlington.
N.B. :

b1

be1

iB1 = i v

+ iE1Re = i

B1

B1

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iB1

R3
Q

Rstat

Rdin

vB1

III / 38

SIMMETRIA COMPLEMENTARE
Anche in questo caso luso di una sola batteria e di
un condensatore di accoppiamento di elevata
capacit assicurano lalimentazione dei due
transistori, uno pnp e laltro npn che funzionano
alternativamente e per mezzo periodo ciascuno,
come inseguitori di emettitore. Il punto A in
particolare staticamente a potenziale VCC/2. Il
principale vantaggio di questa soluzione circuitale,
simmetria complementare, quello di non
richiedere un pilotaggio in controfase. Applicando
un segnale sinusoidale infatti, la semionda positiva
amplificata dal transistore npn, quella negativa
dal pnp. E inoltre possibile anche in questo caso
applicare il segnale tra le basi e gli emettitori
ottenendo cos il funzionamento ad emettitore
comune degli stadi.

+VCC

I-I EC
I-I CC

T1

VCC/2
+
-

C
RL

T2

VB=VA=VCC/2

+VCC

Per simmetria
RL

Per progetto

Il segnale del driver applicato tra


le basi (punto B) e gli emettitori (punto A),
cui la resistenza R dinamicamente
connessa attraverso il condensatore C.
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R
T1
B

A
T3

T2

III / 39

SIMMETRIA QUASI COMPLEMENTARE


+VCC
T3

T3
B

T1

v1
iE4

T1

C2

(1+hfe1 )iE3

R1

A
vL

iC2
T2

iC4

iL+ = 1 + h fe1 iE 3
iL = iE 4 + h fe 2iC 4

RL

T4

v3

v4

+VCC

K
C3

-VCC

vk + = v1 + v3 + v4
vk = v4 + vL

Re

T4
T2

T5
Re

RL

R1

Re

Nella configurazione a simmetria quasi complementare il segnale in uscita allemettitore di T3 ha la stessa


fase del segnale di comando, mentre quello al collettore T4 ha fase opposta. Il single ended costituito da T1
e T2 cos pilotato correttamente. Perch il circuito funzioni correttamente poi necessario che il driver T5
veda sempre lo stesso carico indipendentemente da quale dei due transistori T3 o T4 conduca.
Osserviamo ora che la coppia T3, T1 fornisce al carico la corrente (1+hFE1)iE3, mentre la coppia T4, T2
fornisce al carico la corrente iE4+hFE2iC4, correnti che risultano uguali se hFE1=hFE2 e se iC4iE4 iE3,
condizioni che richiedono la scelta di transistori opportuni e, almeno per la coppia T3, T4, ad alto
guadagno (hFE). Inoltre, quando T3 e T1 conducono la tensione tra B3 e massa vale VB3=VBE3+VBE1+VL.
Quando invece conduce la coppia T4, T2 si ha VB4=VBE4+VL. Perci se VBE3=VBE4 (ipotesi di transistori
uguali), le due tensioni differiscono solo di VBE1, normalmente trascurabile.
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III / 40

SCHEMA COMPLETO DI UN SIMMETRIA COMPLEMENTARE


B

Lo schema di principio indicato, va completato con le reti necessarie a


stabilizzare e polarizzare correttamente i transistori impiegati.

VCC/2

Le resistenze RE ed RE assicurano una prima stabilizzazione


B

termica dei tre transistori. Quella del driver migliorata dal partitore

VCC

R3 ed R4. Quanto alla serie D1, D2, R5 ha lo scopo di polarizzare

RL

R4

correttamente, in classe AB, i due transistori a simmetria


complementare e al contempo compensano le variazioni termiche

T1

degli stessi, migliorando la linearit della funzione di trasferimento

D1
Re

ingresso uscita. La linearit ulteriormente migliorata dal partitore R3 e R4

D2

che rappresenta una rete di retroazione tra luscita e lingresso.


Notiamo poi che, in questo caso, per aumentare limpedenza di ingresso

ed il guadagno di corrente dei finali, difficile costruire due


coppie Darligton complementari con caratteristiche praticamente uguali.
Le soluzioni circuitali adottate sono perci altre.

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R5

R3

T2

B
T3
C1
R2

Re

Re

III / 41

INTEGRATI DI POTENZA
Il problema maggiore quello della stabilit termica dato che laccoppiamento tra gli stadi in continua. Da
qui la notevole complessit circuitale degli integrati di potenza. E comunque possibile, in generale,
riconoscere un certo numero di funzioni espletate da gruppi di transistori dellintegrato. Oltre ad un certo
numero di componenti utilizzati per la polarizzazione e la compensazione termica delle varie parti
dellintegrato, si distinguono i seguenti blocchi funzionali:
(1)

Stadio preamplificatore, utilizzante normalmente una connessione Darlington, curato in modo da


avere alta impedenza dingresso ed alta amplificazione.

(2)

Stadio pilota, realizzato in modo da consentire una sufficiente stabilit dei livelli in continua, che
fornisce il segnale di potenza adeguata e con la polarit richiesta allo stadio finale.

(3)

Stadio finale, cio lo stadio di potenza vero e proprio, normalmente funzionante in classe B o AB,
realizzato con un particolare tipo di connessione, detta a simmetria quasi complementare, in cui
uno stadio a simmetria complementare pilota direttamente un single ended.

PRE AMP.

DRIVER

Finale
di Potenza

Compensazione
Polarizzazione
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III / 42

AMPLIFICATORE INTEGRATO DI POTENZA TAAG 621


14
T8

T10
T14
T11

T15

8
R

10

T6

T12

T2
7

T1

T7

T13

T5
T3

TAAG621

T16
T9

T4

12

T17

Esaminiamo lo schema semplificato. Il blocco A costituito da 5 transistori, polarizza i diversi stadi e assicura
lindipendenza del punto (1) da VCC.
Il blocco B, costituito da 3 transistori, minimizza la distorsione di cross-over e gli effetti della variazione di VBE
dei finali con la temperatura.
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III / 43

AMPLIFICATORE INTEGRATO DI POTENZA TAAG 621


+VCC

14
T8

T10
T14
T11

T15

8
R

10
T6

T12

T2
7

T1

TAAG621

T7

T13

T5
T3

T10

T14

T16
T9

T4

12

T17

T15

T2
7

Circuito Semplificato

T1

T16
T17

T3

Preamplificatore

RL

T9

Driver

Stadio Finale:
Simmetria quasi complementare

Esaminiamo lo schema semplificato. Il blocco A costituito da 5 transistori, polarizza i diversi stadi e assicura
lindipendenza del punto (1) da VCC.
Il blocco B, costituito da 3 transistori, minimizza la distorsione di cross-over e gli effetti della variazione di VBE
dei finali con la temperatura.
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III / 44

Universit degli Studi di Roma Tor Vergata


Dipartimento di Ing. Elettronica
corso di
ELETTRONICA APPLICATA
Prof. Franco GIANNINI

RETROAZIONE

III / 45

SOMMARIO

Classificazione degli amplificatori non retroazionati


Concetti di base su amplificatori a retroazione
Propriet della controreazione negativa (sensibilit)
Classificazione e studio degli amplificatori retroazionati
Esempi di amplificatori controreazionati
Effetto della controreazione sulla risposta in frequenza
Amplificatore di Transimpedenza

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III / 46

CLASSIFICAZIONE DI AMPLIFICATORI NON RETROAZIONATI (I)


Lintroduzione di una controreazione in un amplificatore ne modifica le caratteristiche in modo che dipende
sia da come si preleva il segnale di uscita (campionamento) sia da come lo si riporta in ingresso (confronto).
Prima di esaminare i diversi tipi di retroazione perci opportuno individuare quelle che sono le propriet dei
vari tipi di amplificatori non retroazionati, per capire come la retroazione le modifichi. A tal proposito
distinguiamo 4 tipi di amplificatori: di tensione, di corrente, di transconduttanza, di transresistenza.
Amplificatore di Tensione: e un amplificatore che d in uscita una tensione proporzionale alla tensione di

ingresso:

RS

vs

vi

vO = Av

Ri

Ro
Avvi

RL vo

RL
Ri
vs = Av' vs
RL + R0 Ri + Rs

da cui se Ri>>RS e Ro<<RL (caso ideale Ri= e Ro=0)

vo Avvs
la costante di proporzionalit tra le due tensioni indipendente dalla resistenza di carico e di sorgente.

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III / 47

CLASSIFICAZIONE DI AMPLIFICATORI NON RETROAZIONATI (II)


Amplificatore di Corrente: e un amplificatore che d in uscita una corrente proporzionale alla corrente di

ingresso:

io

ii
is

RS

Ri

io = Ai

Aiii

RL

Ro

Ro
Rs i = Ai'
is
Ro + RL Rs + Ri s

io Aii s

da cui se Rs>>Ri e Ro>>RL (caso ideale Ri=0 e Ro=)

la costante di proporzionalit indipendente dalle resistenze di carico e di sorgente.


Amplificatore di Transconduttanza: e un amplificatore che d in uscita una tensione proporzionale alla

corrente di ingresso:

RS

io
Ro

vs

vi

io = Gm

Ri

Gmvi

RL

Ri
Ro
vs = Gm' vs
Ri + Rs Ro + RL

da cui se Rs<<Ri e RL<<Ro (caso ideale Ri= e Ro=)

io Gmvs

la costante di proporzionalit Gm indipendente dalle resistenze di carico e di sorgente.


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III / 48

CLASSIFICAZIONE DI AMPLIFICATORI NON RETROAZIONATI (III)


Amplificatore di Transresistenza: e un amplificatore che d in uscita una tensione proporzionale alla

corrente di ingresso:
ii
+
is

RS

Ri
-

vo = Rm

Ro
Rmii

RL

vo

RL
Rs
is = Rm' is
Rs + Ri Ro + RL

da cui se Rs>>Ri e RL>>Ro (caso ideale Ri=0 e Ro=0)

vo Rmis
la costante di proporzionalit Rm indipendente dalle resistenze di carico e di sorgente.

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III / 49

CONCETTO DI CONTROREAZIONE (I)


Gli amplificatori reali non sempre soddisfano le condizioni di un buon amplificatore di corrente, tensione,
transconduttanza, transresistenza.

Si pu allora pensare di prelevare una parte del segnale di uscita e di riportarlo in ingresso in modo da
modificare lamplificatore di partenza e di avvicinare le prestazioni al case ideale.
iS
vS

Confronto

io

ii

Amplificatore
(A)

vi

Campionamento

vo

if
vf

Rete di
Retroazione

Nello schema di un normale amplificatore sono inserite, oltre alla rete di retroazione che pu contenere sia
elementi passivi che attivi, le reti che eseguono la comparazione (in serie o parallelo) ed il campionamento (in
serie o parallelo) dei segnali.
iS

RS

+
-

vS

RS

RL

RL

Sulla base dello schema di partenza, possibile definire sia un legame tra le grandezze di ingresso e
di uscita dellamplificatore non reazionato, sia tra la corrente o tensione duscita e la corrente o
tensione di sorgente. Generalizziamo i legami introducendo la quantit A che potr di volta in volta
v , i i v e A per vo , io , io , vo .
rappresentare:
, ,
f

vi ii vi ii

vs is vs is

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III / 50

CONCETTO DI CONTROREAZIONE (II)


Nel caso ideale, la relazione tra Af ed A si ricava a partire dallo schema seguente nellipotesi che i blocchi A e
siano unidirezionali

xs +

xo

xd

xf

B
Avremo allora, essendo xd=xs-xf e ponendo x0=Afxs:

xo = A xs x f
Da cui

xo =

A
x e quindi:
1+ A s

Af =

x f = xo

A
1+ A

Dove la quantit A chiamata guadagno danello del sistema e la quantit


D=1-(- A ) il fattore di desensibilizzazione del sistema, spesso espresso in forma logaritmica (dB):

N = 20log D = 20log

A f (* )
A

Il fattore D fondamentale nello studio degli amplificatori reazionati perch entra praticamente in tutte le
relazioni che ne caratterizzano le prestazioni.
(* )

Se N<0 la controreazione negativa (Af<A)

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III / 51

CONCETTO DI CONTROREAZIONE (III)


Esaminiamo ora il caso reale di un amplificatore di transresistenza caricato da una rete di retroazione e
cerchiamo il legame tra lingresso e luscita
iS

ii

RS

RL

vo

Caratterizziamo le due reti con le matrici ammettenze di corto circuito YA' YB ' e facciamo lipotesi che le
due reti in parallelo si comportino ancora come reti due porte. Avremo:

Gs
Y = Y + Y + G

=
G
0
f A ' ' dove

Quanto alla transresistenza dellamplificatore controreazionato sar:

Z 21 f =
essendo Yf il determinante di [Yf]. Sar perci:

Z 21 f =

(G + Y
s

11 A '

Y
vo
= 21 f
is c.e.
Y f
Y21A' + Y21 '

)(

GL

) (

)(

+ Y11 ' GL + Y22 A' + Y22 ' Y21A' + Y21 ' Y12 A' + Y12 '

che introducendo le ipotesi di unidirezionalit:

Y21 ' << Y12 ' Y21A' >> Y12 A'


ed assumendo quindi:

Y12 A' << Y12 ' Y21 ' << Y21A'

diventa

Z 21 f

(G + Y
s

11 A '

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+ Y11 '

)(

Y21A'
GL + Y22 A' + Y22 ' Y21A'Y12 '

III / 52

CONCETTO DI CONTROREAZIONE (IV)


Scriviamo ora la transimpedenza Z21f nella forma

Z 21 f

Y21A'
Gs + Y11A' + Y11 ' GL + Y22 A' + Y22 '
=
Y21A'
1 + Y12 '
Gs + Y11A' + Y11 ' GL + Y22 A' + Y22 '

)(

)(

E confrontiamola con il risultato ottenuto dallo schema di principio

Af =

A
1+ A

facile osservare che i risultati ottenibili con tale schema sono estensibili al caso esaminato se si pone:

A=

Y21A'
Gs + Y11A' + Y11 ' GL + Y22 A' + Y22 '

)(

= Y12 '

In altre parole il legame ingresso-uscita dellamplificatore


A quello dellamplificatore di partenza ma caricato
dalle resistenze RS ed RL nonch dalle ammettenze v
i
di ingresso e di uscita della rete di retroazione. La rete
di retroazione si riduce invece alla sola ammettenza
di trasferimento e non pi quindi una rete fisicamente
realizzabile, ma solo quello che ne rimane avendo tolto
Y21 per lipotesi di unidirezionalit e Y11 e Y22 che
vengono inglobate nellamplificatore A

ii
Y11 RS Y11A

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Y22A

Y22

RL
vu

Y21Avi

Y12 v2
v2=-vu

III / 53

CONCETTO DI CONTROREAZIONE (V)


i

ii
iS

RS

Y11 RS Y11A
vo

RL

Y22A

Y22

RL
vu

vi
Y21Avi

Y12v2
v2=-vu

Y
+ Y11 ' + GS

11A'
Y f =

Y
' + Y21 '
A
21

Y
+ Y11 ' + GS
11A'
=
Y21A'

= YA + YB

Y12 A' + Y12 '

=
Y22 A' + Y22 ' + GL


0
+
Y22 A' + Y22 ' + GL 0

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Y12 '
0

III / 54

CONCETTO DI CONTROREAZIONE (VI)

v1 = h111
i + h12v2
i2 = h211
i + h22v2
v2 = k11i2 + k12v1
i1 = k21i2 + k22v1
1

Parallelo-Parallelo

Rete

Rmf

Y12

1
R

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III / 55

CONCETTO DI CONTROREAZIONE (VII)


A

Y12

A = Rm

Z12

A = Gm

h12

A = Av

k12

A = Ai

Se A >>1 allora:

1/Y12
Af=

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1/Z12
1/h12
1/k12
III / 56

PROPRIETA GENERALI DELLA CONTROREAZIONE NEGATIVA


Premesso che quanto visto per lamplificatore di transresistenza vale per tutti i tipi di amplificatore
controreazionati che verifichino le seguenti condizioni:
A)
B)
C)

Il blocco A unidirezionale (nel caso visto y12A>>y12A )


Il blocco unidirezionale (nel caso visto y12>>y12 )
Le due reti A e interconnesse si comportano ancora come reti due porte ( [Kf](*)= [KA] + [K] )

Esaminiamo i principali effetti della controreazione negativa. Questo tipo di controreazione infatti modifica
il comportamento dellamplificatore producendo uno o pi dei seguenti effetti:
1)
2)
3)
4)
5)
6)

Stabilizzazione del punto di lavoro


Stabilizzazione del guadagno
Variazione della resistenza dingresso e/o duscita
Riduzione degli effetti dei disturbi
Riduzione delle distorsioni di non linearit
Modifica della risposta in frequenza

Quanto detto in gran parte legato alla seguente osservazione: se |A |>>1 si ha che

Af =

A
1
1+ A

In altre parole le propriet dellamplificatore controreazionato dipendono, in questo caso, solo dalla rete di
retroazione che, essendo in genere passiva, pu realizzarsi con caratteristiche di precisione e stabilit
molto migliori del blocco principale A.
Con [Kf] si indicata la rappresentazione matriciale, relativa al tipo di connessione delle due reti, per
la quale vale la relazione di somma indicata

(*):

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III / 57

SENSIBILITA DEGLI AMPLIFICATORI CONTROREAZIONATI

(I)

Valutiamo la sensibilit di un amplificatore controreazionato alle variazioni di A e . Si ha

dAf d
Af
A =
A=
1
=
dA dA 1 + A 1 + A 2 A A(1 + A)
(
)
dAf
Af A
dAf
A2
dA
1

=
=

=
2

+
d
A
Af 1 + A A
(1 + A)

da cui

e quindi

dA f
d
Af

In altre parole la controreazione desensibilizza lamplificatore rispetto alle variazioni del guadagno a
catena aperta A ma non ha effetto sulle variazioni della rete di retroazione,che dovr perci essere molto
stabile.
Esaminiamo ora il caso di un amplificatore multistadio e confrontiamo, nellipotesi Af1= Af2, le due situazioni
indicate
A

Af1
+
-

+
-

f2

A
Af 1 =

1+ A

+
-

A
t

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Af 2 =

An

1 + t An

III / 58

SENSIBILITA DEGLI AMPLIFICATORI CONTROREAZIONATI


Calcoliamo la sensibilit dei due amplificatori ad una variazione

dA f 1
n dA
=
Af 1 1 + A A
ora, se Af1=Af2, si ha:

(1 + A)

= 1 + t A

(II)

dA . Avremo:
A

dA f 2
n
dA
=
n
A f 2 1 + t A A

dA f 2
dA f 1
1
=
A f 2 (1 + A)n1 A f 1

per cui:

da cui si ricava che una unica controreazione in una cascata di amplificatori pi efficace della cascata di
amplificatori singolarmente controreazionati.
Analoga desensibilizzazione si ottiene, nei confronti dei disturbi, controreazionando opportunamente un
amplificatore. Fissiamo lattenzione sulla distorsione che, come sappiamo, dipende dallampiezza del segnale
ed perci particolarmente importante nellultimo stadio e negli amplificatori di potenza:
Ni

Ni
Si

A
S o = AS i

So ,N o

Si +

No = Ni

So ,No

N o' =

N i'
1 + A

S o' =

AS i'
1 + A

Il confronto tra i due casi pu farsi supponendo uguali le uscite (So=So) oppure uguali agli ingressi (Si=Si)
1)
So=So: in questo caso anche Ni=Ni poich dipendono dallampiezza del segnale in uscita. Si ha per
Si=(1+A)Si e quindi S/N=(1+A)S/N
2)
Si=Si: in questo caso Ni<Ni perch il segnale di uscita So<So e, come si detto, la distorsione dipende
dallampiezza del segnale duscita.
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III / 59

AMPLIFICATORI CONTROREAZIONATI
I=I
o L
+
Vs

Vi
- v o +

(a)

Vf
-

RL +
Amplificatore
di tensione

is

Vo
-

Ii

I o=I L
+
Amplificatore
di corrente

I f= I o

Vo
-

a)

amplificatore di tensione:
controreazione tensione (uscita)
serie (ingresso) ovvero: tensione
tensione

b)

amplificatore di transconduttanza:
controreazione
corrente (uscita)
serie (ingresso) ovvero serie serie

c)
RL

d)

amplificatore di corrente:
controreazione
corrente (uscita)
parallelo (ingresso) ovvero corrente
corrente

Vs

Vi
Amplificatore
di transconduttanza
- Io +

+
Vf
-

Vo
-

(b)

Ii
is
Amplificatore
di trans-resistenza

amplificatore di transresistenza:
controreazione
tensione (uscita)
parallelo (ingresso) ovvero parallelo
parallelo.

RL

If = vo

RL +

Vo
-

(c)

(d)

I diversi tipi di campionamento e confronto possono essere associati ad uno qualunque dei 4 tipi di
amplificatori, dando luogo a 16 possibili configurazioni, che si riducono alle 4 indicate se ci si limita ad
esaminare quelle situazioni che portano ad un miglioramento delle prestazioni dellamplificatore di partenza.
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III / 60

RESISTENZA DINGRESSO (I)


a) Tensione - serie (tensione - tensione)
+
Vs

Vi
- v o +

+
Vf
-

RL +
Amplificatore
di tensione

ii

Vo
-

Ro
Ri

+
vs

vi

vo

io
RL

Avv i

vo

Definendo Rif=vs/ii avremo, per la maglia dingresso

vs = ii Ri + vo = ii Ri + Av
da cui

RL
RL
vi = Ri 1 +
Av ii
RL + Ro
RL + Ro

Rif = Ri (1 + AV )

dove

AV = Av

RL
RL + Ro

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III / 61

RESISTENZA DINGRESSO (II)


b) Corrente - serie (serie - serie)
I o=IL
+
Vs

Vi
- v o +

Amplificatore
di transconduttanza

RL +

Vo

io

ii

Ri

vi

vs

vi

Gmvi

Ro

RL +
Vo

+
Vf
-

io

Definendo Rif=vs/ii avremo, per la maglia dingresso

vs = ii Ri + io = ii Ri + Gm
da cui

Ro
Ro
vi = Ri 1 +
Gm ii
Ro + RL
Ro + RL

Rif = Ri (1 + GM )

dove

GM = Gm

Ro
Ro + RL

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III / 62

RESISTENZA DINGRESSO (III)


c) Corrente - parallelo (corrente - corrente)
Ii
is

I o=I L

Amplificatore
di corrente

ii

RL

is

io

io
Ri

Ai ii

Ro
Vo

I f=I o

Definendo Rif=vi/is avremo, per la maglia dingresso

R
R
o
o

is = io + ii =+ ii +
Aii i = ii 1 +
Ai

Ro + Ri
Ro + Ri

da cui

Rif =
dove

Ri

1 + AI

AI = Ai

Ro
Ro + RL

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III / 63

RESISTENZA DINGRESSO (IV)


d) Tensione - parallelo (parallelo - parallelo)
Ii
is
Amplificatore
di trans-resistenza

RL +

ii

vo

is

v o

Ro
RL

Ri

Rm i i
If =V o

vo

Definendo Rif=vi/is avremo, per la maglia dingresso

is = vo + ii = ii +
da cui

Rif =

RL
R i
RL + Ro m i

Ri
1 + RM

dove

RM = Rm

RL
RL + Ro

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III / 64

RESISTENZA DUSCITA (I)


a) Tensione - serie (tensione - tensione)
+
Vs

Vi
- v o +

RL +
Amplificatore
di tensione

io

Ro

Vo
-

Ri

vi

vo

Av vi

Rof
+
Vf
-

vo

Dal circuito equivalente si ha


da cui

vo = Roio + Avvi = Roi Av vo


vo (1 + Av ) = Roi

e quindi

Rof =

che ad Rof poi

Ro
1 + Av

R'of = Rof // RL

che d

R'of

'
Ro // RL
R
o
=
=
1 + AVv 1 + AVv

dove

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AV =

Av RL
Ro + RL
III / 65

RL

Rof

RESISTENZA DUSCITA (II)


a) Corrente - serie (serie - serie)
+
Vs

Vi
- v o +

Amplificatore
di transconduttanza

io

RL +

Vo

Ri

vi

i o

Gmvi Ro

RL
Rof

vo

Vf
-

da cui essendo

I o=IL

i = vo Gm vi = vo + Gm io
Ro
Ro

io = i

i (1 + Gm ) = vo
Ro

da cui

Rof = Ro 1 + Gm

quanto ad Rof poi

R'of = Rof // RL

che d

R'of

R'o (1 + Gm )
=
(1 + GM )

dove

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GM = Gm Ro
Ro + RL
III / 66

Rof

RESISTENZA DUSCITA (III)


d) Corrente - parallelo (corrente - corrente)
Ii
is

I o=I L

Amplificatore
di corrente

io

ii

RL

i o
i s=0

Ri

Aii

Ro

RL
Rof

vo

Rof

I f=I o

i = vo Aii i = vo + Aii o
Ro
Ro
da cui, essendo io
e quindi

quanto a Rof:

= i

vo = i 1 + A
i)
Ro (
Rof = Ro (1 + Ai )

Rof' = Rof // RL

che diventa

Rof' = Ro'

1 + Ai
1 + AI

dove

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AI = Ai

Ro
Ro + RL
III / 67

RESISTENZA DUSCITA (IV)


Ii
is
Amplificatore
di trans-resistenza

If =V o

ii

RL +

vo

i o

Ro

Ri

i s=0

RL

Rm i i

Rof v o

Rof

vo = iRo + Rmii = iRo Rmvo

Rof =

da cui, essendo
e quindi

Ro
1 + Rm

Rof' = Rof // RL

quanto a Rof:

'

R of
che diventa

Rof' = Ro'

1 + RM

'
R
o
=
1 + Rm

dove

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RM = Rm

RL
Ro + RL
III / 68

RISULTATI COMPLESSIVI
I risultati precedenti, al di l delle relazioni analitiche trovate, mostrano uninteressante caratteristica dei
diversi tipi di reazione.
Il comportamento ed il confronto di tipo parallelo abbassano la rispettiva resistenza duscita e dingresso
Il comportamento ed il confronto di tipo serie aumentano la rispettiva resistenza duscita e dingresso
Nella tabella seguente sono sintetizzate le relazioni che permettono di ricavare le quantit Af, Rif, ed Rof,
una volta che siano state determinate le quantit A, Ri e Ro dellamplificatore di potenza non reazionato
ma caricato dal generatore, dallutilizzatore e dalla rete di retroazione
Topologia
Caratteristiche
Feedback Xf

Tensione Corrente Serie


Serie
Tensione
Tensione

Corrente
Parallelo
Corrente

Tensione
Parallelo
Corrente

Campionamento Xo

Tensione

Corrente

Corrente

Tensione

Circuito dingresso (*)

Vo=0

Io=0

Io=0

Vo=0

Circuito duscita (*)

Ii=0

Ii=0

Vi=0

Vi=0

Sorgente

Thevenin

Thevenin

Norton

Norton

=Xf/Xo

Vf/Vo

Vf/Io

If/Io

If/Vo

A=Xo/Xi

AV=Vo/Vi

GM=Io/Vi

Af=Io/Ii

RM=Vo/Ii

D=1+ A

1+ AV

1+ GM

1+ AI

1+ RM

Af

AV/D

GM /D

AI /D

RM /D

Rif

RiD

RiD

Ri/D

Ri/D

Rof

Ro/(1+ AV)

Ro(1+ GM)

Ro(1+ AI)

Ro/(1+ RM)

Rof

Ro/D

Ro(1+ GM)/D

Ro(1+ AI)/D

Ro/D

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(* )

Questa procedura
fornisce il circuito
amplificatore base senza
feedback ma tenendo in
conto gli effetto di RL,
RS.

III / 69

ESEMPI DI AMPLIFICATORI A CONTROREAZIONE (I)


VCC

VCC

RC

a)

b)

+
Vs

Ic

If

RS

RC

Io

E
Vi

Ib

Vo

Is= Vs/Rs

Rof

Rs

Rif
Ri

R Vo

E
If

hie

Il circuito a) presenta la resistenza R come elemento di reazione che agisce in parallelo alluscita e
allingresso (caso tensione-parallelo), stabilizzando la transresistenza (parametro RM).
Il circuito b) quello in base al quale si possono calcolare i parametri RM, Ri, Ro dellamplificatore non
reazionato ma caricato dalla rete di reazione. E ottenuto dal circuito a) annullando la retroazione (poich
linserimento del tipo parallelo-parallelo ci significa cortocircuitare il nodo B per valutare il carico delluscita
e cortocircuitare il nodo C per valutare il carico dellingresso). Il generatore di tensione dingresso
trasformato in quello di corrente per semplificare i calcoli (RM=Vo/Is).
Incominciando a calcolare il parametro della rete di retroazione. Dalla definizione:

X f If
=
X i Vo

1
R'

espressione ottenuta trascurando la tensione vi tra il nodo B e la massa. Calcoliamo ora le altre quantit,
trascurando come al solito i parametri hre e hoe.

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III / 70

ESEMPI DI AMPLIFICATORI A CONTROREAZIONE (II)


La rete da esaminare la connessione in parallelo delle due reti due porte indicate:

RS
+
Vs

R
RL

RS

RL

+
Vs

ed quindi descritta da:


YF = Y ' + Y '
A
dove, ponendo Y12A=0 e Y12=0 abbiamo:
1
1

R'
0
R '
Y = Y11A '

Y
=

'

A' Y21A ' Y22 A '
1

R '
YF pu anche porsi uguale per a:

YF = YA + Y dove

1
Y11A' +
0

'
R
Y = 0 R '
YA =


0
0
Y22 A' +

Y21A'

RS

+
Vs

1
R '
Ovvero ad una rete () non fisicamente realizzabile e alla rete (A) seguente:
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RL
R

=-1/R

III / 71

ESEMPI DI AMPLIFICATORI A CONTROREAZIONE (III)


Si ha:

Ri = R // hie ,

Ro = ,

h fe RC // R'
V0
R
RM = =
IS
R + hie

Ro' = RC // R'

Per calcolare ora Rif, Rof, ed RMf, ricordiamo ora che:

RMf = RM D ,
dove

'

Rif = Ri D ,

R'of = R o D

h fe RC // R' R
D = 1 + RM = 1 +

R + hie R'

Si noti in particolare che essendo RM>>1, si ha:

R'

RMf

E inoltre opportuno ricordare che luso delle formule viste legato, tra laltro, allipotesi che lamplificatore
e la rete di retroazione siano unidirezionali. Ci comporta che la corrente If sia trascurabile rispetto alla
corrente Io.
Ponendo hfe=0 si ha

If =
Daltra parte si ha

AVf VS
Io =
RC

dove

In conclusione quanto visto vale per:

VS
RS + R' + RC

AVf =

R
Vo
V
= o = Mf
VS I S RS RS

AVf >>

RC

(R

+ R' + RC

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)
III / 72

ESEMPI DI AMPLIFICATORI A CONTROREAZIONE (IV)


VCC

(a)
RC1

B
RS IS

RC2

Ii

Io

Q1

Q2

+
VS

Vt1

If

Il circuito (a) presenta una reazione di tipo correnteparallelo (corrente-corrente), che stabilizza il guadagno in
corrente dellamplificatore.
Il circuito (b) ottenuto dal circuito (a) annullando la
retroazione (aprendo luscita per avere il carico
dellingresso, cortocircuitando il nodo B per avere il
carico delluscita).
Lanalisi del circuito pu essere fatta trascurando sia hre1
e hoe1, sia hre2 che hoe2.

Vo
Re

Vt2

Ve2

Si avr

(b)

Ri = RS // ( R '+ Re ) // hie
RC1

Is=Vs/Rs
Ib1

Io

AI =

R
RS

Re

IS
Re
Ri

Vo
R

I
I I I I
Io
= c 2 = c 2 b 2 c1 b1
IS
IS
Ib 2 I c1 Ib1 I S

Dove:

If
hie

R 'o = RC 2

Poich la configurazione in esame stabilizza il


guadagno in corrente, osservando che Ai=AI
(hoe=0) e che Io=-Ic2, avremo che:

Ic2

Ib2

Ic1

RC2

Ro =

Ri2

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Ic2
= h fe2
Ib2

Ic1
=h
Ib1 fe1
III / 73

ESEMPI DI AMPLIFICATORI A CONTROREAZIONE (V)


Ib2
Rc1
Rc1
=
=
Ic1
Ri2 + Rc1
Rc1 + hie2 + 1 + h fe2 ( Re // RL )

Si avr

Ri = RS // ( R '+ Re ) // hie

Ro =

R 'o = RC 2

RS // ( Re + R ')
Ib1
=
I S RS // ( Re + R ') + hie

Poich la configurazione in esame stabilizza il


guadagno in corrente, osservando che Ai=AI
(hoe=0) e che Io=-Ic2, avremo che:

AI =

I
I I I I
Io
= c 2 = c 2 b 2 c1 b1
IS
IS
I b 2 I c1 I b1 I S

Quanto al parametro , nel nostro caso sar:

Dove:

(b)

Ic2
= h fe2
Ib2

Ic1
=h
Ib1 fe1

Xf If
= = Re
X o Io Re + R '

Si potranno cos determinare i valori di Rif, Rof


e AIf:
RC1

Is=Vs/Rs
Ib1

Io

Rif =

R
Vo

RS

Re

IS
Re
Ri

R
If

hie

Ri

1 + AI
1 + Ai
= R 'o
R 'of = R 'o
1 + AI
AI
Aif =
1+ R'
1 + AI
Re

Ic2

Ib2

Ic1

RC2

tutto ci sempre nellipotesi che sia:

Ri2

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I f << Io
III / 74

ESEMPI DI AMPLIFICATORI A CONTROREAZIONE (VI)

RC2

RC1

Sotto le seguente ipotesi:


Ic2
1

Vo

R
R3

IS

RC1 >> Ri2


R >> hie1

Ri2

E possibile esprimere:

RC1
R

Ai = 12

R + hie1 RC1 + Ri2

hie2 + R3 1+ 2

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III / 75

EFFETTO DELLA CONTROREAZIONE SULLA RISPOSTA IN FREQUENZA (I)

Leffetto della controreazione negativa sulla


risposta in frequenza di un amplificatore fatta
nellipotesi pi semplice che la risposta dello
stadio non reazionato sia del tipo:

|Av|
0.707 |Av|

ABF =
|Aof|

Ao
1+

0.707 |Aof|

fLf

fL

fH

|A| dB, |Af| dB

fHf

LOG (f)

1+

20log|Aof|
-20 dB/decade

fL

Lf =

L
Ao
j
Af =
=
Ao 1 + A + L
1+
o
L
j
1+
j

20log|Ao|

20log|Ao/(1+Ao)| 20log|1/|

Dove:

1+ j

Ao

20log(Ao)

fLf

Ao

In questo caso in presenza di una


controreazione , si ha per la risposta
in bassa frequenza:

dB del feedback= 20log|1+Ao|

20 dB/decade

L
j

AHF =

fH

1 + Ao

L
D

=
fHf

LOG (f)

Ao
1 + Ao
1+

j (1 + Ao )

Afo
1+

Lf
j

Hf = H (1 + Ao ) = H D

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III / 76

EFFETTO DELLA CONTROREAZIONE SULLA RISPOSTA IN FREQUENZA (II)

Leffetto della controreazione negativa sulla


risposta in frequenza di un amplificatore fatta
nellipotesi pi semplice che la risposta dello
stadio non reazionato sia del tipo:

|Av|
0.707 |Av|

ABF =
|Aof|
0.707 |Aof|

fLf

fL

fH

|A| dB, |Af| dB

fHf

LOG (f)

20log|Ao|

Af =

20log(Ao)
20log|Aof|
-20 dB/decade
20log|Ao/(1+Ao)| 20log|1/|

fLf

Dove:

fL

Lf =

fH

1 + Ao

L
D

fHf

1+

L
j

AHF =

Ao
1+ j

E analogamente per la risposta in alta


frequenza:

dB del feedback= 20log|1+Ao|

20 dB/decade

Ao

LOG (f)

Ao
j
1+

H
Ao
=

Ao
1 + Ao + j
1+
j
H
1+
H

Ao
Afo
1 + Ao
=
=

j
1+
1+ j
Hf
H (1 + Ao )

Hf = H (1 + Ao ) = H D

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III / 77

AMPLIFICATORE DI TRANSIMPEDENZA
M3
M2
input

M1

M7

M4

M8

M9

M6
output

M10

M11

RF
M5

Rf=

dB(S21)

TI
Banda a 3dB (Transimpedenza)
AV
Banda a 3dB (Tensione)

1 GHz
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LOG (f)

III / 78

Universit degli Studi di Roma Tor Vergata


Dipartimento di Ing. Elettronica
corso di
ELETTRONICA APPLICATA
Prof. Franco GIANNINI

OSCILLATORI

III / 79

SOMMARIO

Stabilit di un sistema a retroazione


Criterio di Barkhausen
Oscillatore a ponte di Wien
Oscillatore a sfasamento
Oscillatore a tre punti
Oscillatori Colpitts e Hartley
Oscillatori al quarzo
Controllo automatico di A e

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III / 80

STABILITA DI UN SISTEMA A RETROAZIONE (I)


Definiamo instabile un sistema che, eccitato da un segnale a gradino, da una risposta che cresce
indefinitamente. Ci comporta, per la funzione di trasferimento, lesistenza di poli con parte reale positiva.
Senza addentrarci nel problema dellanalisi di un sistema a retroazione allo scopo di tradurre in termini
quantitativi la stabilit, ricordiamo che due sono i metodi principali per valutarla: il metodo del luogo delle
radici ed il criterio di Nyquist. Con riferimento a questultimo metodo, ricordiamo che il criterio di Nyquist

essenzialmente grafico e richiede la conoscenza dellandamento della funzione A al variare di .


Nellipotesi che il guadagno danello a catena aperta A non abbia poli nel semipiano destro, il criterio
afferma che il corrispondente sistema a catena chiusa stabile se il diagramma di A non racchiude il punto
critico -1+j0. Possono cos distinguersi tre diversi casi:

-1

Im[A ]

Im[A ]

Im[A ]

=+
=

=0

-1

Re[A ]

=0

-1

Re[A ]

=0
Re[A ]

(a): sistema stabile, (b): sistema instabile, (c): sistema condizionatamente stabile

Il sistema (c) in particolare deve la sua definizione al fatto che pu avere una instabilit temporanea durante
laccensione (A passa da zero al valore finale) oppure se il guadagno ad alta frequenza diminuisce
uniformemente.
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III / 81

STABILITA DI UN SISTEMA A RETROAZIONE (II)


Poich linstabilit consiste nel valutare la posizione dei punti ,
, , rispetto al punto -1+j0 lanalisi del circuito a retroazione pu |A|
dB
farsi anche con luso dei diagrammi di Bode, calcolando il prodotto
A in corrispondenza al punto o ai punti (e quindi alla frequenza)
a cui lo sfasamento vale 180.
Su questa base vengono formulate le definizioni di margine di
ampiezza( o guadagno) e margine di fase del sistema a
controreazione.
Definiamo margine di guadagno il valore in dB di |A|
(A )
calcolato alla frequenza a cui la fase 180.
0
Definiamo margine di fase il complemento a 180 dello
-90
sfasamento di A calcolato alla frequenza a cui |A|=0 dB.
-180
Si noti in particolare che, se il margine di guadagno negativo, il
sistema stabile. Se positivo potenzialmente instabile.
Concludiamo osservando che un sistema potenzialmente
instabile, pu essere reso stabile se possibile modificare il suo
comportamento nellintorno del punto di attraversamento dell
asse delle ascisse (-180), mediante lintroduzione di opportune
reti di sfasamento (reti di compensazione).
Significato dei margini nel piano di Nyquist

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log(f)
margine
guadagno

log(f)
margine
fase

Im[A]

-1

Gm.
m

Re[A]

III / 82

CLASSIFICAZIONE DEGLI OSCILLATORI E CRITERIO DI BARKHAUSEN (I)


La retroazione pu determinare negli amplificatori la comparsa di fenomeni di instabilit che si traducono
nellinsorgere di oscillazioni. Le forme donda che si ottengono sono essenzialmente due: sinusoidale ed
impulsiva. Chiamiamo sinusoidali gli oscillatori del primo tipo e di rilassamento quelli di secondo tipo.

CRITERIO DI BARKHAUSEN
Lanalisi degli oscillatori sinusoidali viene fatta utilizzando il criterio di Barkhausen

X
Dallo schema a blocchi avremo

Y = A X

supponiamo ora che, ad una particolare frequenza, si abbia:

A = 1

X =Y

sar allora

e possiamo pensare di utilizzare la risposta al posto delleccitazione esterna, chiudendo il circuito ad


anello. In tal caso lanello ottenuto sar percorso dal segnale sinusoidale per cui verificata la
condizione

Im A (o ) = 0
Re A (o ) = 1

Linsieme di queste due condizioni o delle loro equivalenti


rappresenta la condizione di Barkhausen per valutare le
condizioni di oscillazione

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A (o ) = 0
A (o ) = 1
III / 83

CLASSIFICAZIONE DEGLI OSCILLATORI E CRITERIO DI BARKHAUSEN (II)


Lanalisi delle condizioni di Barkhausen porta ad alcune importanti conclusioni. Per realizzare un oscillatore
sinusoidale necessario infatti realizzare una controreazione positiva che, alla sola frequenza di
oscillazione 0, realizzi le due condizioni:

1) sfasamento complessivo lungo lanello uguale a zero


2) guadagno danello (almeno teoricamente (*)) uguale ad uno
Naturalmente sar possibile ripartire lo sfasamento tra amplificatore e rete di retroazione in diversi modi,
realizzando cos diversi tipi di oscillatori sinusoidali.
Analogamente, dovendo essere

Im A (o ) = 0

immediato vedere che ci non pu verificarsi se nellanello presente un solo elemento reattivo. Ci
significa che gli oscillatori sinusoidali devono contenere nel loro schema almeno due elementi
reattivi uguali (in genere due condensatori) o diversi (un condensatore ed un induttore). Va da se
che tali elementi non devono essere necessariamente aggiunti esternamente, potendosi sfruttare, in alcuni
casi, gli stessi elementi parassiti dellamplificatore.

(* ):

Negli oscillatori reali la condizione che si realizza

|A|>1
in modo da evitare che eventuali variazioni parametriche spengano le oscillazioni. Se non si interviene in
fase di progetto,saranno le non linearit presenti nellelemento attivo a fissare lampiezza
delle oscillazioni in modo che siano verificate le condizioni di Barkhausen
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III / 84

OSCILLATORE A MEZZO PONTE DI WIEN (I)


C

Ro

R
vi

+ Av

vi
Av v i

Ri

Supponiamo lamplificatore di tipo non invertente e con bassa resistenza duscita (Ro) e con alta resistenza
di ingresso (Ri). Scegliamo poi le resistenze R ed R in modo che si abbia:

R = R' + Ro
Lanalisi del circuito porta alla

R = R'' // Ri

R
1 + sRC
vi = Avvi
R+ 1 + R
sC 1 + sRC

Poich il sistema omogeneo, si avranno soluzioni diverse da zero se, ponendo

1 = Av

1
1 + 1 + s + 1 +

1
s

Av
3 + s +

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RC =

si ha

1
s
III / 85

OSCILLATORE A MEZZO PONTE DI WIEN (II)


C

vi

vi

+ Av

Av v i
R

1 = Av

1
1 + 1 + s + 1 +

da cui, dovendo essere

1
s

Av
3 + s +

1
s

Im Av = 0
sar

o = 1 = 1

RC

e quindi
Ovviamente risulter, a =0:

Re Av = 3
vi =

vo
3

E quindi

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=1

3
III / 86

OSCILLATORE A PONTE DI WIEN(I)


C

R1

+
-

R1

vd

R2

Advd

R2

Si ottiene dalloscillatore a mezzo ponte di Wien utilizzando un amplificatore differenziale e completando il


circuito nel modo indicato. Nellipotesi che i due rami RC abbiano la stessa costante di tempo RC=, la
tensione tra il punto A e massa vale:

1
vA = Ad ( vA vB )
3 + s + 1
s
La tensione tra il punto B e massa vale invece:
R2
vB = Ad ( vA vB )
RL + R1
Alla frequenza 0=1/ sar allora:
Da cui:

R2

vA vB = Ad ( vA vB ) 1
3
R
R
+

1
2

R2
=1 1
R1 + R2 3 Ad

3 Ad

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III / 87

OSCILLATORE A PONTE DI WIEN(II)


C

R1

+
-

R1

vd

R2

+
Advd

R2

R2
=1 1
R1 + R2 3 Ad

3 Ad

Tale relazione permette di scegliere la resistenza o lamplificazione dello stadio per verificare la condizione
di oscillazione. Si noti in particolare che nel caso R2=0 si ricade nel caso gi visto. Inoltre se Ad , i punti A
e B si portano allo stesso potenziale equilibrando il ponte. In ogni caso sempre possibile far oscillare il
circuito se:

3 Ad <
Regolando indipendentemente la frequenza di oscillazione agendo sui due C o sulle due R
contemporaneamente.

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III / 88

OSCILLATORE A PONTE DI WIEN(III)


C

Ri // R '' = R
ro + R ' = R

R
ro

R
Av

1 + sRC
vi 1
1
R

+
R+

sC 1 + sRC

+
vi
C

=0

Ri

Soluzione per vi diverso da zero se


il coefficiente nullo

+
C

Avvi

=0

+
-

+
R1

AV

R2

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III / 89

OSCILLATORE A SFASAMENTO (I)

Z1

+
v1

+
Av v1

Z1

Z1
+

Z2

Z2

Z2

v0 v1

Nel caso in esame , poich lamplificatore sfasa di 180, necessario che la rete di retroazione aggiunga o
tolga altri 180. Inoltre poich in genere Av>1 la rete deve convenientemente attenuare. Scegliendo delle reti
RC, migliori delle RL in quanto meno costose ed a Q pi elevato, facile vedere che sono necessarie
almeno tre celle per ottenere lo sfasamento voluto in quanto ogni cella sfasa meno di 90. Schematizzando
poi lamplificatore invertente con un generatore controllato di valore Avv1, facile vedere che si ha:

Avv1
da cui

Z2
Z2
Z2
=v
Z1 + Z 2 ( Z1 + Z 2 + Z1 // Z 2 ) Z1 + ( Z1 // Z 2 + Z1 ) // Z 2 + Z 2 1
Av

1
Z
1
Z
2

Z
Z1
+ 6 1 +1

Z
Z2
2

=1

+ 5

ora poich Z1 e Z2 sono reattivi (non lo sono per entrambi) solo i termini dispari contribuiscono alla parte
immaginaria. Dovr perci essere
Z
1
Z
2

Z
+ 6 1 = 0 da cui
Z2

Z
1
Z
2

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= 6
III / 90

OSCILLATORE A SFASAMENTO (II)


Z
1
Z
2

Z
+ 6 1 = 0 da cui
Z2

Z
1
Z
2

= 6
+
v1

Z1

+
Av v1

Z1
Z2

Z1
Z2

perci se

Z1 =

1
jC

o =

Z2 = R

se invece

1
6RC

Z1 = R

Z2 =

1
jC

o = 6

RC

In entrambi i casi per dalla:

Av

1
=1
1 + 5( 6)

risulta:

Av = 29
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III / 91

Z2

+
v0 v1

OSCILLATORE A SFASAMENTO(III)
Lanalisi del circuito pu essere effettuata applicando ripetutamente il teorema di Thevenin, nel modo
seguente:

vi

Z1

Z1

Z1

vo

v1

Z2

Z2

Z2

vi

Z1
+

Z2

Z1

v**=v=o Z 2

vi

Z1

Z2
v* = vo
Z1 + Z 2

( Z1 //Z2+Z1 )//Z2

Z1 //Z 2

Z2
Z
Z1 + Z 2 Z1 + Z1 // Z 2 + Z 2 2

v1

ne segue

vi = vo
che diventa

Z2
Z2
Z2
Z1 + Z 2 Z1 + Z1 // Z 2 + Z 2 Z1 + Z 2 + ( Z1 // Z 2 + Z1 ) // Z 2

v i = Av e j v

1)

v = 180

2)

v 180

Z
1
Z
2

Z1
Z2

Z1
Z2

+6

= 6

v Den = 0

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Z1
+1
Z2

ovvero

Im Den = 0

ovvero

A = 0
III / 92

Z2

v1

OSCILLATORE A TRE PUNTI (I)


Z3

Z3

- gm

+
Z2

Z1

Z1

gmv Z2

v
-

(a)

(b)

Gli oscillatori che contengono sia condensatori che


induttori possono in genere ricondursi allo schema (a),
detto oscillatore a tre punti. Nellipotesi che
lamplificatore sia unidirezionale ed invertente, che siano
nulli i suoi effetti reattivi ed inoltre che il generatore
duscita sia funzione solo della tensione ai capi di Z1, che
include ovviamente leventuale impedenza di ingresso
dellamplificatore stesso, il circuito equivalente quello
indicato in (b), dal quale si ottiene:

v = g mv
;

da cui deriva la condizione

Z1Z 2
Z1 + Z 2 + Z3

gmZ1Z2 = Z1 + Z2 + Z3

Come si pu osservare, se tutte e tre le impedenze sono puramente reattive, si pu ottenere che si
verifichi solo una delle condizioni di Barkhausen (lannullarsi della parte immaginaria del guadagno di
anello) ma si avr sempre

Re A 1

Dovr perci essere necessariamente che almeno una delle tre impedenze sia del tipo

Zi = Ri + jX i

Semplifichiamo lanalisi esaminando i seguenti due casi

Z1 = R1 // jX1
Z2 = Z3 = jX
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Z1 = Z3 = jX
Z 2 = R2 // jX 2
III / 93

OSCILLATORE A TRE PUNTI (II)


I) Vale lo schema in figura, da cui :

gm

jX1R1
X1R1
jX 2 = j
+ jX 2 + jX 3
R1 + jX1
R1 + jX1

+
j X3
V
R1

gm X1 X 2 R1 = j ( X1 + X 2 + X 3 ) R1 X1 ( X 2 + X 3 )

Che porta alle


due relazioni:

j X1

gmV

X1 + X 2 + X 3 = 0

gm X1 X 2 R1 = X1 ( X 2 + X 3 )

X1
gm R1 =
X2

In particolare, dovendo essere nulla la somma delle reattanze, avremo che il tipico oscillatore a tre
punti conterr due condensatori ed una induttanza (Colpitts), oppure due induttanze ed un
condensatore (Hartley).

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III / 94

j X2

OSCILLATORE A TRE PUNTI(III)

II) Lo schema riportato in figura, da


cui in modo del tutto analogo al caso
precedente si ottiene :

X1 + X 2 + X 3 = 0

X2

gm R2 = X
1

+
j X3
V

j X1
R2

gmV
-

Sempre come nel caso precedente, si pu notare che, agendo su X3, si pu variare la
frequenza di oscillazione, senza modificare la condizione sulla parte reale, se X2 e X1
sono dello stesso tipo (C1, C2 oppure L1, L2).
Si noti infine che il caso I) corrisponde alla schematizzazione del BJT (Ri0, Ro=).
Il caso II) corrisponde a quella del FET (Ri =, Ro0)

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III / 95

j X2

OSCILLATORE A TRE PUNTI(III)


In modo del tutto analogo pu essere trattato il caso seguente, dove la
schematizzazione pi utile quella dellamplificatore di transresistenza
RO

I
Ri

- Rm

RmI

Y1
Y3

Y2

Y3

Y1

Y2

Inglobando Ri ed Ro
nei carichi esterni:

I = Rm

Y1Y2
I
Y1 + Y2 + Y3

da cui
I

RmI

Y1 = G1 + jB1

B1 + B1 + B3 = 0

B1

R
G
=
m 1 B

2
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Y2 = G2 + jB2

B1 + B1 + B3 = 0

B2

RmG2 = B

1
III / 96

OSCILLATORE COLPITTS: CIRCUITO DINAMICO


L
L

+
C2

gm Vgs

Vg

C1

rd

C1

C2

Il circuito equivalente stato tracciato nellipotesi di trascurare le reattanze interne allelemento


attivo. Per quanto gi visto, la frequenza di oscillazione data da:

j 0 L +

1
j 0 C 1

1
j 0 C 2

=0

Da cui

0 =

1
LC

dove

C =

C1 C 2
C1 + C 2

Come si vede, possibile variare la frequenza di oscillazione, lasciando inalterata la condizione


sulle ampiezze, agendo sullinduttore L. Ci non molto agevole perch non facile realizzare
induttori variabili di adeguata precisione e qualit.

C1
=
C2
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III / 97

OSCILLATORE HARTLEY: CIRCUITO DINAMICO


C

vbe

rbb

rbc

L2

rbe

L1

L1

gmvbe

L2

rce

Semplifichiamo il circuito equivalente trascurando rce, rbc ed rbb

j 0 L1 + j 0 L 2 +
Dovr inoltre essere:

1
j 0 C

=0

g m rb ' e =

Da cui

L1
L2

0 =

1
LC

dove

E ricordando che:

L1
=
L2

L = L1 + L 2

g m rb ' e

Anche in questo caso possibile variare la frequenza di oscillazione senza alterare la


condizione sullampiezza agendo sul condensatore C. questo rappresenta il maggiore vantaggio
delloscillatore Hartley.
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III / 98

OSCILLATORE HARTLEY: CIRCUITO DINAMICO


C

vbe
C

L2

L1

L1

rbe

L2

gmvbe

Semplifichiamo il circuito equivalente trascurando rce, rbc ed rbb

j0 L1 + j0 L2 +

1
j0C

Dovr inoltre essere:

=0
g m rb ' e =

0 =

Da cui

L1
L2

1
LC

dove

E ricordando che:

L = L1 + L2
g m rb ' e

L1
L2

Anche in questo caso possibile variare la frequenza di oscillazione senza alterare la


condizione sullampiezza agendo sul condensatore C. questo rappresenta il maggiore vantaggio
delloscillatore Hartley.
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III / 99

STUDIO COMPLETO DI UN OSCILLATORE A 3 PUNTI (I)


+ VCC

Consideriamo loscillatore Hartley in figura, dove la realizzazione


non segue lo schema classico gi visto. Si noti infatti che le
condizioni di funzionamento delloscillatore a tre punti richiedono, ad
esempio, che si verifichi alla frequenza di oscillazione :
R1

n2

n1

X1 + X 2 + X 3 = 0
C2

R2

Re

C1

senza che ci comporti necessariamente luso di 2 condensatori ed


un induttore o viceversa di 1 condensatore e 2 induttori. La
condizione analizzata comporta che due delle tre reattanze abbiano
un segno, laltra segno opposto, condizioni che possono essere
soddisfatte utilizzando reti reattive di vario tipo. Consideriamo
dunque il circuito equivalente completo, considerando nulle le
reattanze presentate da C1 e C2 alle frequenze di interesse.

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III / 100

STUDIO COMPLETO DI UN OSCILLATORE A 3 PUNTI (II)


Cbc

Poich alla frequenza di


oscillazione il carico visto dal
transistore sul collettore
puramente resistivo e pari ad
Req, trascurando rbb ed rbc e
ponendo RT=RL//Rloss//Rce il
circuito diventa il seguente,
dove:

n 2

1
Req = RT // ( Rb // rb'e )
n2

Cin = Cb'e + Cb'c (1+ gmReq )

Rbb

n2

Rbc

Rbe

Rb

Cbe

gmVbe

Rce

n1

RL

RL=RL//Rloss

Rb= R1//R2

Vbe
n2

Che possiamo ancora ridurre


nelle forma a fianco, dove:

n
CT = C + Cin 2
n1

Vbe

gmVbe

Cin

Rb //Rbe

n1

RT

Vi

2
n2

gmVi

A cura del Prof. F. Giannini, R. Giofr, M. Imbimbo, P. Longhi, A. Nanni, A. Ticconi

CT

LT

Req

III / 101

n1

STUDIO COMPLETO DI UN OSCILLATORE A 3 PUNTI (III)


Vi

n2

CT

gmVi

Req

LT

n1

n2
CT = C + Cin
n1

La condizione di Barkhausen, tenendo presente il verso degli avvolgimenti del trasformatore, diventa perci:

n1
1
Vi = g m Vi
n2
sC + 1 + 1
T sL R
eq

1
1

=
=

2
LCT

n2

L C + Cin

n1

1
g = n1 1 = n1
m

n2 Req n2
n 2

RT // ( Rb // rb ' e )

n2

da cui

E, trascurando tutte le resistenze in parallelo a rbe:

gm =

n1

n2

1
n
rb ' e 2
n1

da cui

n2
n1

Si noti in particolare leffetto degli elementi parassiti sulla frequenza di oscillazione nonch leffetto che su tale
frequenza hanno gli elementi resistivi presenti nel circuito tramite la Req e quindi Cin , ed in particolare il carico RL.
Per questo motivo si usa normalmente collegare loscillatore al carico utilizzando uno stadio separatore (Buffer).
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III / 102

OSCILLATORI AL QUARZO (I)


X Reactance

Poich la frequenza di oscillazione quella


per cui si annulla lo sfasamento complessivo
nella maglia di retroazione, una qualunque
variazione degli elementi della maglia pu
produrre una variazione della frequenza.
Detta la variazione di frequenza
necessaria per compensare lo variazione
dello sfasamento danello, si definisce
fattore di sensibilit delloscillatore:

S f =

d
0
d

(induttiva)

banda utile

(a)

(b)

(capacitiva)

(c)

dove 0 la frequenza di oscillazione.

In particolare,per un oscillatore a tre punti si ha Sf=2Q0 , dove Q0 il fattore di qualit del circuito
risonante. Se ne deduce in particolare che circuiti oscillanti ad alto Q garantiscono una elevata stabilit
delloscillatore.
I normali circuiti LC hanno Q dellordine di poche centinaia. Per avere alte stabilit si utilizza allora un
cristallo piezoelettrico che ha un Q dellordine di 103-104. Cristalli di tale tipo, il pi comune dei quali il
quarzo, generano un campo elettrico se sottoposti a sollecitazioni meccaniche e, viceversa, si
deformano se sottoposti allazione di un campo elettrico, potendo cos divenire sede di oscillazioni
meccaniche se il campo applicato oscillante. La frequenza di tali oscillazioni ovviamente legata alle
dimensioni del cristallo, cui corrisponde lo schema elettrico b), dove L legata alla massa, C alla
costante elastica, R agli attriti interni al cristallo. C infine la capacit elettrostatica associata ai due
elettrodi applicati al cristallo (fig. a) ed in genere molto maggiore di C.
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III / 103

OSCILLATORI AL QUARZO (II)


X Reattanza

In figura (c) indicato landamento della


reattanza X nellipotesi di poter trascurare la
resistenza R. Come si nota, si evidenzia
lesistenza di due frequenze di risonanza:
una serie ed una parallelo. Rispettivamente

s =

1
LC

p =

1
1 1
+
L
C0 C

(induttiva)

banda utile
C0

(a)

(b)

(capacitiva)

Si nota lesistenza di un range di frequenze, s p, in cui il cristallo


presenta una reattanza induttiva. Ci suggerisce la possibilit di
inserirlo in un oscillatore Colpitts al posto dellinduttore di retroazione,
aumentando grandemente la stabilit delloscillatore stesso.
Loscillatore cos realizzato, il cui schema di principio mostrato al
fianco, noto come oscillatore Pierce.
n.b. il cristallo di quarzo in genere tagliato in modo da assumere la
forma di una moneta con spessore molto sottile. In tal modo C0>>C e
nella serie CtotC.
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III / 104

(c)

CONTROLLO AUTOMATICO DI

R1

+
-

Perch si inneschi loscillazione necessario


R
che A sia maggiore di 1, in quanto la
condizione di Barkhausen assicura solo che,
se siamo in presenza di unoscillazione,
questa continua indefinitamente. Daltra parte
C
se A>1, lampiezza cresce fino a che le non
linearit dellelemento attivo non variano il
prodotto A riportandolo allunit. Se si vuole
un oscillatore effettivamente sinusoidale
bisogna allora far s che A, inizialmente
C
maggiore di 1, diminuisca durante il
funzionamento raggiungendo la condizione
A=1, senza interessare le zone di non
linearit.
Nello schema precedente, ci fatto agendo sulla
catena di reazione () utilizzando un FET come VVR
polarizzato dalla tensione ottenuta raddrizzando il
segnale delloscillatore a ponte di Wien. Si ha infatti che
la condizione di oscillazione :

R2

T1
R

R3

C1

1
rds ( v )
Ad
= 1
3 R1 + rds ( v )
e pu essere verificata a partire dalla condizione
dinnesco Ad >1 nel modo predetto
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III / 105

CONTROLLO AUTOMATICO DI A
choke

Colpitts

Alla frequenza di funzionamento 0 ,


linduttanza L0 di choke si comporta come
un circuito aperto, mentre C3 e Ce sono dei
cortocircuiti. La prima parte del circuito
perci un classico oscillatore Colpitts. Il
segnale sul collettore del primo transistore
va ad un inseguitore demettitore che funge
da buffer tra loscillatore vero e proprio ed il
gruppo raddrizzatore che raddrizza la
semionda negativa diminuendo la tensione
ai capi del condensatore C5 che, allinnesco
delle oscillazioni, invece carico alla
tensione del diodo zener D1.

C3

C1

+Vcc

L0
R1

C2

buffer
R5

T2

Ca

C4

T1

D2
R4

R2
Re

Ce

R3

C5

D1

La tensione ai capi di C5 applicata, tramite la resistenza R, alla base del primo transistore realizzando
la controreazione in continua necessaria per variare la polarizzazione dello stadio oscillatore e quindi
lamplificazione A del transistore T1.

Qpunto di lavoro allinnesco delle oscillazioni


Qpunto di lavoro corrispondente a oscillazioni di ampiezza fissa
Ic
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III / 106