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BJOLOGT
UBRART

THE LIBRARY
OF
THE UNIVERSIT
OF CALIFORNIA
PRESENTED BY
PROF. CHARLES A. KOFOID AND
MRS. PRUDENCE W. KOFOID

*"

GLI

A/NTMALI DOMESTICI.

LE BELLEZZE
E LE MRR AVIGLIB
DEL

CORPO DEL CAVALLO


PEfl CURA

CIRO BIFFINI

Veterinario Municipale e RTTJuarda Stalloni di Milano,


Membro effettivo della Societ Reale e Nazionale di Medicina Veterinaria ecc.

ESTERIORE ANATOMIA E FISIOLOGIA I&IENE


OSTETRICIA FERRATURA.

Con 102 figure intercalate nel testo.

MILANO
Presso Eruesto Oliva Lbrajo Editore
Via S. Pietro all' Orto N. 17.
1870.

BJOIOGT

Propriet Letteraria.

Tipografia Lavezzari.

PREFAZIONE.
..^/

O
II Cavallo , questo nobile e generoso animale,
il pi seducente, il pi utile all'uomo, colle forme
s graziose, s belle, con quella fisionomia s in
telligente, chi che non si sente trattoad amarlo?
Ora leggiero e di mezzana taglia, espres
sione dell'eleganza, della sceltezza e della forza,
allegro e fiero; amico e compagno del cavaliere
alla guerra , alla passeggiata , alla caccia , alle
corse: divide con esso la gioia della vittoria, il
piacere d'un dilettevole e maschio esercizio, l'or
goglio del premio!
Ora alto, forte, distinto, carrozziere; attaccato
ad eleganti e ricchi equipaggi, fa la delizia e l'or
goglio, appaga l'ambizione del ricco e del potnte !
Ora infine grosso, robusto e plebeo, compa
gno nel lavoro, nella prospera e nell'avversa for
tuna all'agricoltore , al vetturale , al careltiere;
con essi dissoda le terre, lavora i campi, trasporta
le derrate e le merci, i viaggiatori ; ed potente
macchina nel progresso delle industrie e della
civilt!
II Cavallo, questa ottima creatura, che procura

V370S74:

VI

all'uomo tanti godimenti, tanti vantaggi; che nella


pugna divide con esso i pericoli e l'onore della
vittoria ; che in pace lo diverte, lo rallegra, la
vora con esso e lo arricchisce ; ha dritto ad es
sere amato , ben trattato , ben nudrito, bene al
loggiato ; ha dritto a tutte le sue pi solerti cure !
E guai a chi, ingrato, non gli fa onore, non
lo ama, non lo tratta come merita ! Non cerca di
conservarlo sano , di farlo vivere bene, di assi
sterlo durante la malattia!
Costui perder assai pi presto il nobile ed
utile animale, rester danneggiato ne' suoi calcoli
e punito della sua ingratitudine!
E tosto o tardi il Cavallo maltrattato, si vendi
cher delle cattive maniere, delle immeritate per
cosse, dei mali trattamenti, diverr nemico del1' uomo , cercher di disfarsene sia col non la
sciarsi montare , sia col non voler prestarsi al
tiro, sia rivoltandoglisi contro !
Il Cavallo nasce quasi sempre con un carattere
dolce, amorevole, timido ; non diventa triste che
in seguito ad una mal diretta educazione od alla
brutalit di queglino che devono allevarlo, gover
narlo o servirsene.
Dolcezza adunque, affetto, cure diligenti, ami
cizia, ne faranno un essere buono, obbediente, con
fidente, utile.
Far conoscere le naturali meraviglie del corpo

VII

<ii questo eletto figlio della grande famiglia de


gli animali domestici; la sua buona o cattiva con
formazione, le principali e pi elementari nozioni
intorno alla sua vivente macchina ed al modo
con cui funziona; l'arte onde conservarlo sano; il
modo onde assistere la madre gestante o quando
da alla luce la sua prole, le prime cure d' appres
tarsi subito dopo ad essa ed al nuovo essere ;
come si possa utilizzarlo conservando sempre il
suo piede con una opportuna ed intelligente fer
ratura: ecco il modesto, ma pur utile scopo del
nostro libro.
E tutto ci abbiamo cercato di esporre il pi
chiaramente, il pi brevemente, il pi famigliarraente, il pi praticamente possibile.
Abbiamo raggiunto lo scopo? Lo speriamo.
L'accoglienza che verr fatta al nostro libro pre
sente, se benigna, ci servir di sprone e di in
coraggiamento a pubblicarne altri intorno al
cavallo ed agli altri animali domestici, ed a far
meglio.
La buona volont non ci ha mancato al certo.
Ma il sapere, ma il tempo, ci hanno fatto spesse
volte difetto.
Milano, Gennajo 1870,
D.

Gl\IFFINI.

PARTE PRIMA
ESTERIORE,
O LO STUDIO DEL I FUORI DEL CAVALLO.

PARTE PRIMA.

Esteriore, o lo studio del DI FUORI del Cavallo.


Naturalmente qualunque Amatore di Cavalli, o chi per me
stiere governa con passione questi nobili animali, cerca colla
pratica e colla osservazione di trovarsi in grado di rilevare la
bellezza, le buone o cattive qualit, le malattie, i difetti, le particolarit di conformazione che rendono il cavallo pi o meno
pregevole, pi o meno atto ad un tale o tal altro servizio.
Ma la pratica sola e l'osservazione individuale non bastano;
bisogna avere o prima o poi studiata l'intima struttura delle
parti, il loro ufficio ed alcuni principii di meccanica applicati
alla macchina animale. Bisogna avere qualche cognizione del
l'Esteriore, dell'Anatomia e Fisiologia, di Patologia, ecc.
Incominciamo adunque a conoscere l'animale di fuori', pe
netreremo in seguito a conoscerlo anche di dentro, e procu
rar di sapere come funziona, la sua macchina e come si possa
accomodarla quando guasta od ammalata.

DELLE FORME DEL CAVALLO

II Cavallo si divide in tre parti:


I. Il TRENO ANTERIORE (il davanti) ; che comprende la te
sta, il collo e le gambe anteriori;
II. Il TRONCO o CORPO ;
III. Il TRENO POSTERIORE (il di dietro), che comprende la groppa,
la eoda e le gambe posteriori.

- 4

I. Treno anteriore od 11 davanti.

Venta. La testa la parte pi nobile dell' animale e dove


risiede l'espressione del carattere e dell' intelligenza;, ha la forma
piramidale, ed situata sulla parte anteriore superiore del eolio,
La testa pi bella e pi conveniente si la corta e leggera, poco
voluminosa, di forma detta quadrata, colle narici ampie, fronte larga,
occhi grandi e vivi , e ganasce divaricate. Il vero cavallo arabo
quello che presenta questa conformazione nel grado pi emi
nente.
Le diverse parti di cui si compone la testa sono :
La nuca, il ciuffo, la fronte, il naso, la punta del
naso, le narici, le orecchie, le tempie, le fontanelle,
le sopracciglia,- gli occhi, le guancie, le ganasce, il ca
nale delle ganasce, la barbozza, la bocca, le labbra ,
le barre, la lingua , il canale , il palato, le gengive ,
i denti.
La ani-fi. Situata alla parte superiore della testa dietro il
ciuffo e davanti alla criniera, unisce la testa al collo. sopra la
nuca che si appoggia la testiera della briglia.
Il ciuffo. Prolungamento della criniera, quella ciocca di
crini posti sulla parte prominente della nuca tra le due orecchie,
che ricadono sulla fronte e sul naso. Ricco e lungo, un forte ed
insieme grazioso ornamento alla testa del cavallo.
La fronte. Si estende dalla sommit della testa fino al naso:
ai lati ha per limite gli occhi, le tempia e le fontanelle. Una bella
fronte deve essere spaziosa, leggermente bombata alla parte su
periore e piana inferiormente.
Il naso. Comincia al disotto della fronte, e finisce dove inco
mincia il labbro superiore ; ai suoi lati si trovano le guancie.
Un naso largo e dritto quello a cui si deve dare e giustamente la
preferenza.
La pun del naso, ossia l'estremit inferiore del naso, si
confonde col labbro superiore. Questa regione nel cavallo costitui
sce il suo vero organo del tatto, ed dotata di molta sensibi
lit e movimento. Si trovano qualche volta a questa parte delle
cicatrici circolari, prodotte[dalle ripetute applicazioni del torcinaso,

specialmente nei cavalli che hanno subita qualche operazione , o


che sono renitenti a lasciarsi ferrare o vestire.
Le narici. Due aperture situate ai lati del naso, comunicano
colle cavit nasali; ognuna di queste aperture ha due ali, dette
ali del naso o froggie ; la parte superiore del contorno conduce
in un cui di sacco formato dalla narice falsa. La commessura in
feriore, a poca distanza dal suo ingresso, presenta un buco o per
tugio che sembra forato a stampo, che non altro se non 1' ori
fizio inferiore del canale lagrimale. Le narici larghe, grandi, aperte,
sono le preferibili, perch danno accesso pi libero ad una mag
gior quantit d'aria destinata alla respirazione : e poi allargando
la parte inferiore della testa, le danno una forma pi corta e come
quadrata.
Nello stato di salute non scolano dalle narici che poche goccie
di umore limpido, proveniente dal canal lagrimale, unite ad una
piccola quantit di muco viscoso ed incoloro.
La membrana interna detta mucosa pituitaria di color roseo
vivo ed uniforme in tutti i punti di essa.
Le orecchie. Poste ai lati del vertice della testa, sono sepa
rate dalla nuca. I peli che si trovano nell'interno della conca s'op
pongono all' entrata dei moscerini ed altri corpi estranei. Si chia
mano ardite quando sono dirette in avanti durante l' esercizio ;
uu segno di vigore, di intelligenza, di vivacit. Un cavallo cat
tivo o solletico, che vuol mordere o tirar calci, volge indietro le
orecchie; e quello che ha cattiva vista durante il movimento le
muove telegraficamente. Le orecchie pendenti, dette da porco morto,
fan fede di una costituzione poco energica e linfatica.
Le templa. Sono due prominenze poste alla parte laterale
esterna del fronte, alla base delle orecchie. alle tempia dove si
scoprono i primi peli bianchi del cavallo che invecchia.
Le fontanelle o fosse sopraorbitali , rappresentano al disopra
di ciascun sopracciglio una cavit pi o meno profonda, secondo
che il cavallo vecchio o giovane, magro od grasso.
Le aopracclglla. Sono figurate dai contorni ad arco che si
trovano al disopra dagli occhi. I peli che le ricoprono, eoll'et di
vengono bianchi.
Gli occhi. Organi della vista molto complicati (che descrivere'
mo nella parte anatomica) ; servono a distinguere il colora, la di
stanza ed il volume dei corpi ; sono situati in due cavit che si
chiamano orbite ; all'esterno son ricoperte dalle palpebre che sono
mobili e distinte in superiore ed infer-iore. La riunione delle pal
pebre ai due punti laterali, forma degli angoli, di cui 1' uno in

6
terno verso il naso, detto nasale ; 1' altro esterno, diretto verso
le tempia, l'angolo temporale. 11 bordo libero della palpebra su
periore, guarnito di ciglia, peli staccati, che servono a garantire
T occhio dai corpi stranieri.
Gli occhi devono essere grandi e brillanti; da essi che di
pende la fisionomia, da essi viene riflesso il valore o l'apata, la
dolcezza o la malignit. Guardatevi dagli occhi piccoli, perch sono
pi soggetti alle malattie.
Le gnancie o gote, sono limitate superiormente dalle tempia,
davanti dagli occhi e dal .naso, all'imbasso dalla commessura delle
labbra, al di dietro dalle ganasce.
Le ganasce. Sono il bordo posteriore ed arrotondato delle
due branche della mascella inferiore. Quando le ganasce sono
troppo sviluppale e coperte di troppa carne, la testa diviene pe
sante, ed il cavallo non potendola piegare si fa brutto, non si piazza
e tira alla mano. In un cavallo di lusso, una vera disgrazia pel
-domatore.
Le ganasce devono essere divaricate, come quelle dei cavalli arabi.
Il canale delle (ganasce od lntermacellare. Costitui
sce lo spazio formato dal divaricamento dei due rami o branche
delia mascella inferiore; vantaggioso che questo canale sia largo
ed incavato; largo, perch possa agevolmente dar posto alla gola
nella flessione della testa; incavato, perch la presenza di gon
fiezze o di tumori danno indizio di uno 'stato di malattia, qualche
volta grave assai (cimurro).
La barbozza. Punto di unione delle due branche mascellari
situata al didietro del mento e rappresenta il luogo sensibile ove
si appoggia il barbazzale. Questo piccolo punto della superficie
estesissima del cavallo, d'una tale importanza per il suo uso,
che ne discorreremo a lungo in un altra parte del libro.
La bocca. L'apertura della quale circoscritta dalle labbra, of
fre una cavit allungata, cui le mascelle servono di confini.
Le labbra. Limitano l'apertura della bocca e la chiudono ; sono
distinte in superiore ed inferiore. Il labbro superiore si confonde
nel suo mezzo colla punta del naso. Si chiamano commessure delle
labbra, gli angoli o punti in cui si riuniscono. Sono le labbra co
perte all'esterno da pelle finissima da cui sortono alcuni peli seta
cei (mustacchi) che servono pel tatto , e che noi sotto pretesto
di farci la toletta, inconsideratamente tagliamo. Le labbra con
corrono a dare appoggio al morso; -se sono spesse e volumi
nose, sono anche poco sensibili. I cavalli vecchi ed affranti lasciano
penzolare il labbro inferiore.
Le barre; chiamansi cos quegli spazj formati dall'intervallo

7
che separa i denti incisivi dai denti molari. Nei cavalli maschi s
trovano i denti scaglioni al loro terzo inferiore. Servono le barre
ricoperte da mucosa sensibile all'appoggio del morso ed quivi
che risiede la cos detta sensibilit della bocca. Un morso troppo
forte o mal applicato, una mano troppo dura, uno strappo, ponno
ferire le barre e formar piaghe e perfino la carie dell'osso.
La lineila, che sta nella bocca, appare appena che questa si
apre. Se grossa, voluminosa, non lascia che il morso appoggi
sulle barre ed il cavallo pu per ci solo sembrar duro di bocca.
Se manca una porzione della parte libera della lingua, il cavallo
non pu bene nutrirsi.
Canale Interno, quello spazio nella bocca in cui trovasi
collocata la lingua, da ciascun lato della quale sonvi una serie di
tubercoli, che formano gli orifizj per cui la ghiandola salivare sot
tolinguale manda fuori la saliva. Un po' al davanti del bordo libero
del frenulo della lingua, veggonsi delle piccole lamine cartilaginee,
che portano il nome di barbale o renelle.
Palato. Forma la vlta superiore della bocca; presenta in tutta
la sua estensione dei solchi traversali separati da una linea me
diana. Durante il periodo della dentizione, gli strangoglioni od altre
malattie dell'et giovane, il palato s'ingorga e arriva o sorpassa il
livello dei denti incisivi (palatina). Nella vecchia et il palato si
si rende meno saliente e si dissecca.
Gengive. Non sono altro che una parte della mucosa della boc
ca, fitta, che abbraccia i denti alla loro base raffermandoli negli alveo
li. Nel cavallo giovane la gengiva grossa e rossiccia ; nel vecchio
avvizzita, biancastra e si scalza lasciando i denti a nudo.
Denti. Sono corpi solidi, molto duri, infissi nelle mascelle. Le
cavalle ne hanno trentasei, e quaranta i maschi. Si distinguono in
incisivi, molbri e scaglioni o canini.
Gli imitivi, in numero di dodici di cui sei all'estremit di cia
scuna mascella, sono posti all'ingresso della bocca. La faccia su
periore, chiamata tavola , offre un buco riempito d' una materia
nera; sono il cornetto dentario ed il germe di fava. Varia il nome
degli incisivi secondo il posto che occupano; i due di mezzo sono
i incazzi, quelli che vengono in seguito i mezzani, gli altri due
situati all'infuori chiamansi cantoni.
Gli incisivi somministrano i caratteri pi sicuri per giudicare
dell'et del cavallo.
I molari o denti grossi sono ventiquattro; dodici per ciascuna
parte, di cui sei sopra e sei sotto.
Gli scaglioni in numero di quattro, occupano lo spazio inter
medio fra gli incisivi ed i molari , o le barre ; ve n' ha uno per

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ciascuna barra. Non si trovano che nel maschio. Nelle femmine la
loro presenza un'anomalia.
Collo. Posto fra la testa ed il tronco, il collo offre un bordo su
periore su cui impiantata la criniera, un bordo inferiore, che
costituisce la gola ed il gorgozzule; e due Iati separati dal gor
gozzule per mezzo di solchi in cui sono poste le vene giugulari
alle quali si pratica abitualmente il salasso.
Il collo deve essere proporzionato al resto del corpo ; distaccarsi
con grazia partendo dal garrese, ed arrotondarsi leggermente fino
alla nuca; i suoi muscoli saranno sodi ed allungati; un collo corto,
grosso e pesante toglie nobilt all'animale, e caricando di peso le
estremit anteriori lo rende pesante alla mano, e lo priva di ela
sticit e leggerezza.
La criniera l'ornamento dell' incollatura ; i suoi crini devono
essere fini, lunghi e morbidi ; e per nulla togliere alla loro grazia
e seduzione ed alla distinzione del cavallo, non bisogna mai ta
gliarli.
Il garme o guidalesco, (volgarmente croce) quella cresta ele
vata posta tra il collo ed il dorso. L'elevazione del garrese costi
tuisce un vantaggio per -tutti i generi di servizio. all' altezza del
garrese che si prende la misura della statura del cavallo.
Petto. al disotto della parte inferiore del collo, tra le due
punte delle spalle; ha per base la parte anteriore dell'osso chia
mato sterno, ed i muscoli voluminosi che da quest'osso si portano
alle gambe anteriori. Un petto largo indizio di forza; ma per un
cavallo destinato a correre, un petto troppo largo non il migliore;
come pure difettoso un petto troppo stretto, che sembra per
mettere alle spalle di toccarsi fra di loro, e che costante indizio
di gracilit.
Spalla e braccio. Queste due regioni, che formano i raggi su
periori delle gambe anteriori, sono confuse, in una massa appli
cata contro il torace. Il punto in cui le due ossa che servono di
base a questa parte si riuniscono, la punta della spalla.
Una spalla lunga, inclinata od obliqua, ed asciutta, d molta leg
gerezza al davanti e rende facili e dolci i movimenti. Le spalle
grosse e carnose sono ricercate nei cavalli da traino per l'appog
gio che danno al collare.
Avambraccio e gomito. la prima parte della gamba che si
distacca dal corpo; veduta lateralmente deve presentarsi larga ed
indizio di forza; deve poi cadere perpendicolarmente sul ginoc
chio. Verso la met della faccia interna dell'avambraccio, trovasi
una produzione cornea, cui fu dato il nome di wighietla o ca
stagnetta.

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L'angolo sporgente che sta sopra la parte superiore e posteriore
dell'avambraccio, col quale unito internamente, forma il gomito.
Allorquando la punta dell'angolo non segue una linea dritta , i
membri non sono pi nei loro appiombi; essa pu deviare dalla
linea retta in dentro od infuori. Nel primo caso il cavallo detto
mancino, nel secondo caso chiamasi cagnolo.
inocchio. La superfcie larga della giuntura che riunisce l'a
vambraccio collo stinco o canone, forma il ginocchio. Largo, pia
no, leggermente arrotondato sui lati, segue la linea perpendicolare
incominciata dall'avambraccio, e non pu deviarne se non a con
dizione di togliere al cavallo la solidit sulle gambe davanti. Il
cavallo il cui ginocchio inclina in avanti detto arcato o curvo
o piegato; inclinato indietro e concavo detto da montone; de
viato all'indentro chiamasi da bue. Chiamasi coronato il cavallo
che ha avuto rotti i ginocchi , e ne rimarte d' assai pregiudicato
il suo valore.Stinco o canone. Forma la colonna che serve di sostegno al
ginocchio e che deve continuare la linea retta che parte dall'avam
braccio. Il volume della canna sar proporzionato a quello del
corpo che deve sopportare. Sullo stinco hanno qualche volta sede
tumori ossei chiamati soprossi od esostosi. Il soprosso semplice
quando non ve n' che uno ; quando ve ne son due uno per lato
che si corrispondono come se trapassassero lo stinco, si chiamano
incavigliati. Qualche volta vi una lila di soprossi l'uno al di
sotto dell'altro.
Tendine. (Volgarmente cordone), la corda robusta e solida
formata dalla riunione dei due tendini flessori del piede che si
trovano al di dietro dello stinco. Se ben distaccato dalla canna
e su una linea perpendicolare, indica forza. Ristretto, e come stran
golato al disotto del ginocchio, dinota minor forza, e fa sem
brare il ginocchio stesso come arcato. Gli ingorghi che vengono
sul tendine, chiamansi gang l o tenconi, che danno luogo sovente a
zoppicature.
Nodello. La giuntura dello stinco coll'osso immediatamente in
feriore o pastorale e due piccoli ossi posti posteriormente che allar
gano ed arrotondano questa parte dell'arto, vieu chiamata nodello
o nocca. L'angolo al quale d origine la giuntura, fa in guisa che il
nodello inclinato all'indietro. Come lo stinco, cos anche il nodello,
sar per la grossezza proporzionato al volume del corpo. Se l'an
golo di cui si detto, scompare e si raddrizza, il nodello si porta
in avanti, ed il cavallo si chiama diritto sui nodelli; se l'angolo
troppo pronunciato ed il nodello si porta all'indietro, dicesi che

10
Cavallo Mancino.
Fig. i.

Fig. 2.

Davanti

Di dietro
Cavallo Gagnolo.

Fig. 3.

Fig. i.

Davanti

Di dietro

11
il cavallo seduto sui nodelli. Diretti in dentro o infuori, rendo
no il cavallo, mancino (fig. i, 2) o eagnolo (fig. 3, 4). All'intorno
di questa articolazione si sviluppano dei tumori molli , chiamati
mollette.
La ciocca di grossi peli che sta al di. dietro del nodello, chia
masi fiocco: e l'eminenza cornea, che si trova in mezzo al fiocco
vien detta sperone o cornetto. L'abbondanza e lunghezza del fioc
co, sempre in ragione inversa della finezza del cavallo.
Pantoia o pastorale. Dopo aver contribuito alla formazione
del nodello, la pastoja discende in una direzione obliqua dall'indietro all'avanti, e si unisce alla corona. La pastoja pu essere
corta o lunga; il grado dell'inclinazione si trova in rapporto colla
sua dimensione, e secondo che breve o lunga i cavalli sono
torto-giuntati o lungo-giuntati. nella piegatura della pastoja che
vengono i crepacci.
Corona. l'orlatura che sormonta e cinge il bordo superiore
dello zoccolo. ricoperta di peli, ed la sede del tumore osseo,
detto formella.
Piede. Il piede o zoccolo la parte inferiore dell'arto ricoperto
dal corno od unghia e che serve d'appoggio sul suolo. Ne discor
reremo pi a lungo, quando tratteremo della ferratura.

II. Tronco o Corpo.


Il tronco o corpo formato dal dorso, dalle reni, dalle coste,
dai fianchi, dal ventre, dagli organi genitali del maschio, e dalle
mammelle della femmina.
Dorso o schiena. Tien dietro al garrese e va fino ai fianchi ;
le coste lo limitano lateralmente. sul dorso che si applica la
sella. Un dorso corto che presenta un solco nel mezzo , indica la
forza.
Se il dorso molto concavo, il cavallo debole, e dicesi insel
lato. Se all'incontro convesso, si chiama da mulo.
Le reni. Fanno seguito al dorso. Per esser buone esser devono
corte e larghe ; la lunghezza delle reni sempre un difetto per
tutti i generi di servizio. Se pizzicando le reni, si piegano, buon
indizio di salute dell'animale.
Coste o costato. Il costato ha per base tutte le coste che non
sono nascoste dalle spalle ; limitato dalle spalle, dai fianchi,
dal dorso e dal ventre. Forma le pareti laterali del torace, e sic
come questo vantaggioso sia molto ampio, le coste devono ar

rotondarsi lasciando il dorso. Il costato rotondo dunque il me


glio conformato.
1 IS.M.-!. i. Sono un prolungamento del ventre che si trova fra
il costato e l'anca fino ai reni. Con ragione si dice che i fianchi
sono lo specchio della respirazione ; infatti, se vi ha una malattia
di petto, il fianco non pi nel suo stato normale. Le malattie
acute sono accompagnate da un movimento celere dai fianchi ; e
nelle malattie croniche i fianchi offrono una specie di cordone.
Un movimento del respiro eseguito per contraccolpi, e colla espi
razione in due tempi, indica l'esistenza della bolsaggine. 1 cavalli
che hanno i fianchi incavati e larghi, non hanno mai una buona
salute, ne rendono i servigj di quelli che li hanno poco profondi
ed a livello delle anche.
Ventre o addome. Segue il contorno delle coste, colle quali
forma pressoch un cilindro. Esso contiene lo stomaco , le budella, il fegato e la milza. Deve discendere al livello delle coste,
e la sua proporzione essere in rapporto colla conformazione del
cavallo. Troppo o troppo poco son due difetti che bisogna evi
tare. Quei cavalli che hanno il ventre lungo e ristretto sono cat
tivi mangiatori e non durano 'alla fatica.
Testinoli. In numero di due, sono rinchiusi nella borsa o scro
to. Questa borsa rimane vuota durante la prima et dei puledri,
non discendendo i testicoli che verso la fine del primo anno.
Qualche volta un solo testicolo disceso nella borsa; accade an
cora, ma pi raramente, che tutti e due sian rimasti nel ventre. Il
cavallo fornito dei suoi testicoli, chiamasi intiero. Se vi furono
esportati dicesi castrato.
Prepuzio o fodero e comunemente pisr.Mare, quella guai
na formata da una ripiegatura della pelle in cui sta nascosta la
verga nello stato di rilasciamento. Il suo interno spalmato da
un umore grigio nerastro che rassomiglia all'unto che si adopera
per le ruote dei carri. Il prepuzio del cavallo porta qualche volta
da ogni lato un rudimento di capezzolo, che rappresentano quelli
della femmina. Il fodero dovr essere ampio ; i cavalli che l'han
no ristretto non ponno sortire il membro, e si dice che pisciano
nelle brache.
Verga o pene o membro. quell'organo di forma cilindrica
rinchiuso nel fodero, destinato a dar passaggio alle orine ed a tras
mettere il seme nell'atto propagati vo. Deve stare nascosto nel
prepuzio, e poter entrare e sortire liberamente durante l'emissione
dell'orina.
Mantelle. Nello stato ordinano sono formate da due eminenze
della pelle terminanti con an capezzolo. Sono notevolmente ri

gonfie per la secrezione del latte nella giumenta vicina a partorire, stato che dura fino alla fine dell'allattamento, ritornando poscia nel loro stato normale.

III. Treno posteriore, od il di dietro.


Le parti di cui si compone il di dietro del cavallo sono; la
groppa, la coda, l'ano, il perineo, le parti sessuali della femmina,.
le estremit posteriori che si suddividono in anche, coscie, natiche,
grassello, gamba, garetta, stinco, tendine, nodello, pastoja, corona
e piede.

Groppa. Forma la parte superiore del treno posteriore e si


trova fra, le reni e la coda. La groppa orizzontale la pi ri
cercata e la preferibile nel cavallo di lusso. La groppa corta, bas
sa e rotonda propria dei cavalli comuni.
L coda. E formata dal fusto e dai crini che la guerniscono :
se ha una posizione elevata e si distacca durante il movimento,
d un'aria di vigore, d'energia e di eleganza, ette non presentano
i cavalli la cui coda attaccata in basso e pendente in mezzo
alle gambe.
Il portamento della coda dipende in gran parte dalla conforma
zione della groppa orizzontale. I cavalli che non han crini alla
coda, si chiamano coda di ratto.
L'ano. Apertura dalla quale sono espulsi i residui degli ali
menti o feci. L'ano offre un cingolo ad anello saliente ed a raggi
che esattamente chiuso. Il cavallo vecchio e spossato od am
malato ha l'ano rilasciato e flaccido, od anche aperto.
Il perineo. lo spazio nudo di peli compreso nelle due coscie fra l'ano e le parti genitali nel maschio e le mamelle nella,
femmina. La piccola linea saliente che trovasi nel mezzo del pe
rineo, si chiama rafe.
Le parti sessuali della femmina. Al disotto dell'ano nella
femmina, posta una fenditura oblunga, chiusa da due labbra
arrotondate e rugose nel senso trasversale, coperte di pelle fina e
nuda, chiamata vulva. l'orificio esterno dell'apparato genitale ed
orinario della femmina. Se la giumenta ha figliato, le rugosit
sono pi numerose e pi estese. Aprendo le labbra alla loro riunione
inferiore, si scorge un piccolo corpo nero, suscettibile di erezione,
che la clilm-ide.
Anche. Formano le parti laterali della groppa e la prime re-

- 14 -gioni dei membri posteriori ; il loro angolo saliente esterno costi


tuisce la punta dell'anca.
Cocete e natiche. I raggi dei membri posteriori che fanno
seguito all'anca, formano lateralmente le coscie, e posteriormente
le natiche. La bellezza e forza delle coscie dipende dalla loro lar
ghezza e lunghezza e dalla elevazione dei muscoli che le contornano.
AI contrario sono deboli se strette e piatte. Le natiche dovranno
essere pure ben muscolose; nei cavalli fmi e da corsa, le natiche
son divise dalla coscie con un solco assai marcato.
Gransella. la prominenza arrotondata che ha per base la
rotella, situata all'angolo che forma la coscia unendosi alla gam
ba. La grassella dev' essere solida e prominente, ed in allora
il pili bell'ornamento della coscia ed un sicuro segno di forza.
Gamba. Al disotto della grassella parte un raggio in una di
rezione obbliqua dall'avanti all'indietro; questa l gamba propria
mente detta. Deve essere larga: e se il tendine che rimarcasi alla
sua parte inferiore e posteriore che s'attacca alla punta del garetto, grosso e ben distaccato, indizio di potenza.
Garetti. la parte pi importante all'azione del cavallo e che
richiede la pi grande attenzione. E sul garelto che riposa tutto
il peso del corpo nei suoi movimenti di proiezione, cos come per
rinculare. Questa giuntura unisce la gamba e lo stinco. Un buon
garello dev'essere asci utto, largo, e nervoso. La eorda tendinosa
forte e bene distinta. dal garello che dipendono la forza, la vi
vacit e la regolarit dei movimenti , e per quanto lievi siano i
suoi difetti di costruzione e le tacche o magagne, nuociono sempre
ai movimenti ed alla durata del servizio. E questi difetti son molti,
naturali od acquisiti. Cosi il garelto pu essere diritto o curvo,
aperto o serrato, o vacillante. Pu avere il capeiletto , tumore
molle sulla punta del garello; i vesciconi, tumori alle parti latera
li : le canct alla piega del garello; la corba, la puntina, lo scagnttolo,
il ginrdone o giarda, tumori ossei che faremo conoscere a suo luo
go. Il cavallo che, a ciascun passo, innalza con precipitazione l'uno
od entrambi i membri posteriori detto avere lo spavento od ar
peggio.
I raggi delle estremit posteriori situati al disotto' del garello,
hanno i medesimi nomi e sono gli stessi che nelle estremit ante
riori ; solamente sono pi lunghi e pi larghi.
E cosi finita la descrizione delle parti esterne delle estremit.
Dobbiamo in esse ricercare sempre le articolazioni forti, gli stinchi
eorli, i tendini grossi, robusti e ben distaccati.

15
MANTELLO O PELAME
A completare il quadro dell'esteriore del cavallo ci necessa
rio far conoscere il mantello o pelame, vale a dire il colore dei
peli, onde il corpo del cavallo va quasi intieramente coperto.
La definizione dei mantelli non al certo senza interesse, ed
offre eziandio delle difficolt contro cui s'infrange il sapere spesso
troppo superficiale di molti fra gli amatori del cavallo.
Noi lo faremo il pi chiaramente ed il pi brevemente possibile.
I peli sono certi piccoli filamenti, pi o meno lunghi, infissi
nella pelle, e destinati principalmente a difenderla dal freddo', ed
a guarentirla dall'impressione troppo forte dei corpi esterni.
I peli, che guerniscono i margmi liberi delle palpebre, abbiamo
detto chiamarsi ciglia., e crini qaolli della cervice e della. coda.
I crini superano molto in grossezza, e specialmente iu lunghez
za, tutti gli altri peli : se ne incontrano alcuni meno lunghi, ma
pi rigidi, e diretti orizzontalmente all' intorno degli occhi , sul
naso, sulle labbra, e principalmente al mento ed alla barbozza.
Questi ultimi, che sono isolati e pi rari in certi cavalli che in
altri, sono indicati col nome di barba; ed all'uffizio proprio dei
peli in generale, in alcuni casi possono anche servire ad avvertir
l'animale della vicinanza dei corpi che non abbia potuto vedere.
Alcune razze di cavalli domestici ne hanno delle folte ciocche lungo
i tendini alla parte posteriore degli stinchi, che si confondono con
quelli della parte posteriore del nodello che formano il fiocco.
Sul finir dell'autunno, quasi tutti i cavalli mettono un pelo lungo,
pi spesso, e meno unito, che si chiama pelo d' inverno, destinato
dalla natura a guarentirli dal freddo. Questo pelo, che prende an
che una tinta ordinariamente pi scura, e diminuisce la bellezza
del mantello, cade alla muta di primavera, ed rimpiazzato dal
pelo d'isole, che pi corto, pi fino, pi liscio e lucente. Certe
esposizioni fredde od umide, il cattivo governo, la poca cura della
mano, un cattivo nutrimento, la maggior parte delle malattie ed
indisposizioni, a cui l'animale va soggetto, fanno anche divenir
ruvido il pelo, il che si esprime ancora col dire, che il cavallo ha
il pelo dritto.
La castra/ione, che produce un cambiamento sensibile nell'e
conomia dell'animale, influisce particolarmente sul colore, sulla
lunghezza, e pi ancora sul lucido e brillante del pelo. Nel ca
vallo intiero, il cui pelo quasi sempra lisdo e unito, il mantello

16 ' cambia sovente qualche 'tempo dopo l'operazione, e perde ordina


riamente il lustro che aveva primitivamente.
Il colore naturale del pelo dei cavalli, il rossiccio diversa
mente modificato.
Nello stato di domesticit, questo colore primitivo si molto
variamente modificato , e le modificazioni che ha acquistate nelle
diverse razze, e nei diversi cavalli, formano le differenti variet
di mantelli o pelami, che si distinguono la maggior parte con nomi
particolari.
I mantelli, o pelami, si dividono in semplici e composti. Si di
cono semplici quelli che sono di nn color uniforme: composti,
misti, o modificati , quelli che risultano dal miscuglio di. di
versi colori, che possono essere insieme confusi, oppure di
stinti.
I crini e le estremit di colore diverso dal fondo del mantello,
non impediscono di considerarlo come semplice, allorch ne ha il
carattere.
Mantelli semplici.
I mantelli semplici sono , ti fra/o, ti sauro, il morello, ed il
bianco.
II mantello bajo, quello il cui pelo di colore rosso, che
si approssima pi o meno a quello della scorza delle castagne ,
con ci per che le estremit, la criniera e la coda siano nere. 11
mantello bajo pi o meno chiaro, pi o meno carico o scuro;
e da queste modificazioni derivano in parte le sue variet, che
sono le seguenti :
II bajo castagno, che quello il cui colore rosso piuttosto in
tenso s'accosta maggiormente al colore della scorza delle ca
stagne.
Il bajo chiaro o {acato, che di colore meno carico, ed ha po
chissima tinta.
Il bajo dorato, quando tira sul giallo, ed cos lucente, che ri
flette quasi il color dell'oro.
Il bajo carico e marrone, che di color rosso carico quasi scu
ro, come quello del castagno d' India.
Il biijo scuro o bruno, che di due specie: il primo pi scoro
del bajo carico, intieramente bruno; l'altro, pi carico ancora e
nereggiante, sarebbe considerato come morello, se i contorni de
gli occhi, la punta del naso, le labbra, i fianchi, la faccia poste

- 17
riore interna delle natiche e delle cosce, non riflettessero un co
lore pi o meno rosso.
Allorch queste parti, o alcune di esse, sono di un 'rosso vivo
molto intenso e come risplendente, il cavallo , qualunque sia la
modificazione del bajo, dicesi fuocato o marcato di fuoco; se al
contrario il rosso debole e pallido si dice lavato.
Il mameli sauro, un pelame di un colore rosso come il
bajo, colla differenza che alquanto meno carico, e che nei caTalli sauri, i crini, la coda e le estremit non sono nere,
ma a un dipresso del medesimo colore che il resto del mantello.
Le variet del mantello sauro sono analoghe a quelle del bajo ,
cio:
II auro chiaro, in cui il rosso poco carico, e tende al
giallo.
*
II auro lavato, smorto o pallido, che il meno carico di tutti,
e riflette un colore giallo bianchiccio poco risplendente. Questo
mantello quasi sempre accompagnato dalla linea nera del dorso,
detta comunemente riga o striscia di mulo.
11 sauro dorato, che riflette il coler dell'oro.
11 sauro metallino, che di un giallo scuro risplendente, e ca
rico quasi come di bronzo.
t
II sauro ruciato, che molto bruno e nereggiante, come ab
bruciato.
Vi sono cavalli di mantello sauro brucialo, che hanno i
crini di colore bianco argentino, ed il cui pelame molto fino
e lucente; questi mantelli sono piuttosto rari, e riescono assai
belli.
I caratteri che distinguono i cavalli sauri dai cavalli bai, non
sono sempre abbastanza spiccanti, perch non avvenga di confon
dere talvolta questi due mantelli l'uno coll'altro ; e vi sono degli
ippiatri che indicano ceme sauri i cavalli di pelame rosso, in cui
la tinta dei crini si accosta a quella del fondo del mantello, ben
ch le estremit siano nere, come pure quelli che hanno le estre
mit rossiccie e tendenti al giallo, ed i crini neri. Di cavalli che
hanno i crini della cervice e della coda rossicci, e le estremit
nere, oppure le gambe rosse o rossicce, e neri i crini, se ne tro
vano principalmente ilei Nord : e secondo noi questi cavalli deb
bono essere considerati ed indicati come bai, salvo che il colore
dei crini, o delle estremit si trovi perfettamente identico con
qiello del mantello, il che rarissimo.
11 mante: lo morello il pelame nero, che pu presentare
le seguenti modificazioni:
2

18
II morello o nero deciso, che non offre alcun' altra tinta, ed
uniforme.
Il morello mal tinto o fosco, che tira sul rosso, o sull'af
fumicato. Quasi tutti i cavalli neri divengono mal tinti, o nel
l'inverno, o per l'azione delle altre cause, di cui abbiamo detto
pi sopra.
Il morello giajetto. Questo mantello, che riflette un nero molto
vivo e lucentft, s'incontra pi frequentemente nei cavalli intieri
ben temili, 'ed in alcuni altri che si lasciano abitualmente coperti,
e sono ben nutriti.
Il mantello bianco, quello che non offre alcun miscuglio di
diversa tinta, notando per che un cavallo per essere considerato
come bianco, debbe avere tale anche il colore della pelle: al
trimenti, per 'quanto siano bianchi i peli impiantati in una pelle
nera il cavallo dee essere indicato come grigio.
Il mantello bianco rarissimo : bens vero che si trovano dei
giovani cavalli 'bianchi, bench la maggior parte degli autori ab
biano detto che questo mantello risultava sempre dall' invecchiare
dei cavalli grigi.
11 mantello bianco offre due variet, che sono :
II bianco smorto o pallido.

Il Manco candido fulgente, detto anche armellino, che molto


risplendente.
Mantelli composti.
Tra i mantelli composti si contano il grigio, il sagginato,
detto anche roano o ferrante, il cercato, il falbo, V isabella,
Y ubero, fiori-di-persico, o millefiori, il porcellana ed il pezzato.

Il mantello grigio o learda, che il pi comune dei pe


lami misti , risulta da un miscuglio di bianco e di nero, o me
desimamente di bajo o sauro. Le variet di questo' mantello, che
alle volte sono difficili ad essere ben distinte, dipendono dalla
maggiore o minor quantit di nero, o di bajo o sauro, e dalla
differente situazione di questi ultimi colori. Quelle che sono ben
conosciute si possono ridurre alle seguenti:
II grigio o leardo argentino, in cui si trova pochissimo riero
con moltissimo bianco lucente come l'argento. In molti casi questo
mantello formato inferamente di peli bianchi, che riflettono il
color argentino, perch si trovano infissi in una pelle nera, il cui
colore rendesi pi sensibile nei luoghi ove il pelo pi fino e pi

19
raro, come all'intorno degli occhi, delle narici, delle labbra, 'alla
faccia interna delle cosce e delle natiche.
Il grigio chiaro, un grigio bianco o argentino, in cui si tro
vano alcuni peli neri sparsi e disposti in modo, che senza offrir
una tinta decisa,^ modificano tuttavia il mantello, a segno che
non pu pi essre considerato come bianco o argentino.
II grigio bianco, quello in cui o tutto il mantello, o la mag
gior parte di esso, trovasi formato di peli bianchi, che non riilettono il colore argentino. I cavalli grigi, che non spno di co
lore molto carico, a misura che avanzano in et . si fanno sem
pre pi chiari, e finiscono per divenire inferamente bianchi.
Il grigio carico, quando il nero si trova in maggiore quan
tit che il bianco, e sparso in un modo quasi uniforme.
Il grigio scuro o bruno, quello, in cui il nero trovandosi an
cora in maggior quantit che nel grigio carico, il mantello offre
una tinta, che s'accosta al nero.
Il grigio stornello, in cui il nero domina intieramente, ed i peli
bianchi sono sparsi isolatamente, in modo che il mantello porge
qualche somiglianz col colore dello storno. Questo pelame, che
tiene pi del nero che del grigio, pu presentare delle tinte dif
ferenti, ed essere pi o meno carico, o intensamente bruno.
I cavalli storni, e spesso quelli di mantello grigio bruno o an
che carico, hanno generalmente la testa e le gambe nere ; il che
si esprime aggiungendo al nome del mantello il termine capo di
moro o cavezza di moro.
II grigio melato, rosso, vinoso, o sanguigno, che insieme col peto
nero e bianco ha mescolato del bajo, o sauro, in modo per che
questi ultimi colori eccedono sugli altri due. Questo mantello, secodo la quantit maggiore o minore dei peli bai o sauri, e 1*
tinta che ne risulta, pu essere ancora distinto in grigio o
leardo vinoso chiaro, detto altres leggermente vinoso, ed in gri
gio vinoso carico.
Il grigio o leardo moscato, quello in cui il fondo pi o meno
bianco trovasi sparso di macchiette nere, che sembrano tante
mosche.
Il grigio trotino, non differisce dal moscato, che pel colore rosso
delle piccole macchie ond' cosperso.
Le macchie rosse o nere, di cui stiamo parlando, molte volte
non sono disseminate per tutto il corpo , ma s' incontrano sola
mente alla testa, o in altre parti, come ai fianchi, alla groppa, ecc.
Il grigio tardino, cos chiamato, perch rassomiglia alquanto
alle piume del tordo, forma un grigio piombino piuttosto carico,
ma senza alcuna mescolanza, osservandosi solamente qualche volta
il colore della faccia alquanto pi scuro del rimanente. ' .

20

I mantelli leardi, e sopratntto quelli che tendono al bianco, pre


sentano sovente delle macchie nere pi o meno estese e irregolari,
che sono indicate dicendo ad esempio: grigio bianco, argenti
no, ec.; macchiato di nero, o con macchie nere in questa o quella
regione.
II grigio tigrato, presenta delle larghe macchie irregolari, si
mili a quelle del pelame della tigre : pi comunemente i cavalli
sono tigrati di nero; tuttavia se ne trovano, che lo sono disauro
o di bajo.
11 grigio o leardo farcino o pel di ratto, da alcuni anche detto
cenerina, cos nominato, perch rassomiglia al colore cenerino
del sorcio. Questo mantello, che pu essere pi o meno chiaro o
0 carico, il che costituisce la variet del leardo sorcino o cenerino
chiaro, e del leardo sorcino carico, o cenerino, propriamente detto
sovente accompagnato dalla riga di mulo o linea nera dorsale.
1 crini e la coda sono ordinariamente neri, e qualche volta di un
color chiaro o biondo ; e le gambe, che sono pure sovente nere,
presentano in alcuni cavalli piccole strisce o liste delle stesso co
lore, trasversali, oblique, o longitudinali.
Il grigio pomellato, cosi chiamato, perch presenta delle mac
chie irregolarmente circoscritte e assai distinte, di color bianco
o nero, sparse e disseminate ora per tutta l'estensione del cor
po, ed ora principalmente sulle coste, sulla groppa, o in altra
parte.
I diversi colori caratteristici del leardo e delle sue modificazioni
vanno soggette a molte anomalie, le quali per facilmente si di
stinguono.
II medesimo cavallo pu presentare diverse sorta di grigio.
Il mantello detto roano, rodano o ferrante, formato di
bianco, di nero e di bajo, o di sauro confusamente assieme mesco
lati. Se domina il bianco, ne risulta il roano chiaro; se il bianco
ed il sauro, il roano persico; allorch la tinta scura, e che il nero
ed il bajo si trovano in maggior quantit, il mantello si dice roano
cinese che pu anche essere pi o meno chia-ro. In fme quando il
mantello roano trovasi in cavalli, che hanno la testa, la criniera,
la coda, e le gambe nere, aquista l'epiteto di capo o cavezza di
moro, modificazione che si riscontra pi frequentemente nel roano
vinoso.
.
Il mantello Isabella, un giallo chiaro che risulta dalla com
binazione del giallo e del bianco, in modo per che predomina il
color giallo.
Le modificazioni del mantello isabella, sono:
L' Isabella chiaro o zuppa di latte, che un pelame bianco
con qualche leggera tinta di giallo.

21
L'isabella dorato, che quello in cui il giallo eccedendo, riesce
lustro e lucente come l'oro.
L' isabella carico o pel di lupo, che quando il color giallo non
solo predomina sul bianco, ma molto carico, e tira quasi sul
rosso come il pelo del lupo.
I cavalli di manto isabella, e principalmente quelli di isa
bella carico, hanno sovente le estremit nere, o di color pi in
tenso del resto del pelame, e la linea nera sul dorso.
Le marche siffatte s'incontrano raramente nei cavalli zuppa di
latte, i quali hanno ordinariamente la pelle molto fina e delicata,
a sovente anche priva di peli attorno agli occhi, al naso, ed alle
labbra, ove presenta, egualmente che all'ano, un color rosso o
bianchiccio, con delle piccole macchie pi o meno scure.
I cavalli di mantello isabella chiaro o zuppa di latta, hanno
spesso gli occhi titrei o gnzzuoli. stato notato che sono in ge
nerale meno robusti, e pi soggetti a cader ammalati.
II mantello falbo, detto anche cenato quello che presenta
un coloro cinereo giallognolo, tendente al rosso smorto, o rasso
miglia al pelo pi ordinario de' buoi, o a quello dei cervi. Molti
tra i cavalli falbi o cenati hanno la linea dorsale coi crini e le
estremit nere.
Il mantello obero, flor-dl-peraleo, millt fiori, un mi*

scuglio confuso di ogni sorta di pelami e principalmente di bianco,


di sauro e di bajo , onde nasce un colore che si approssima a
quello del fiore di persico. Vi sono degli uberi, o fior-di-persico
chiari, e degli oberi pi o meno carichi. Distinguesi ancora il
mantello millefori da altrettante punteggiature, o macchiette saure
sparse sul mantello ubero.
Il mantello porcellana, che molto raro, non propria
mente che una modificazione pi distinta del leardo argentino; ed
un pelame grigio-bianco rilucente, sparso di macchie cerulee scu
re, quasi come il colore della porcellana.
Finalmente si chiamano pezzati o di mantello pezzato i cavalli
di pelame bianco, che presentano sulle diverse parti del corpo
grandi macchie morelle, saure o baje: ed , pezzato di nero gajstto o mal tinto, pezzato di sauro o di bajo chiaro, dorato, ca
rico, penato di ubero, di grigio, di porcellana, ec. Se le macchie
colorate sono molto estese, e dominano sul bianco, il termine di
pezzato si mette l'ultimo, e si dice : nero pezzato, sauro pezzato,
bajo pezzato, coll'attenzione di indicare altres le differenti modilicazioni di pelo colorato.
Quando i mantelli bai, sauri, morelli, o roani, presentano nelle
diverse parti del corpo, e principalmente sulla groppa, ai lati del

22
torace ed ai- fianchi, macchie pi scure, o pi chiare del fondo
dello stesso mantello, le quali si distinguono ancor meglio al sole,
e rappresentano delle piccole ruote o dei pomi, qualche volta delle
piccole stelle, allora come abbiamo detto parlando del leardo, al
nome proprio del mantello, e della sua specie, si aggiunge l'epi
teto di rotato o arruolato, pomato o pomellato, dicendo io/o
castagno pomellato, sauro o morello roato.
Tali sono le variet principali dei mantelli dei cavalli: qualche
volta per s'incontrano delle modificazioni, massime nei pelami
composti, cui non possibile specificare in modo preciso secondo
i precetti stabiliti; e allora, lecito servirsi di proprie e nuove
denominazioni, purch chiare e significanti.

Marche e particolarit
che si osservano sui mantelli.
labicano, si dice dei peli bianchi che si trovano frammischiati
agli altri peli, e sparsi su di una parte qualunque, o su tutta l'e
stensione di un mantello semplice; dicesi anche dei crini bianchi
che negli stessi mantelli s'incontrano tra gli altri crini. Se il (ra
bicano ugualmente sparso per tutto il mantello, si dice: bojo,
sauro o morello rabicano; se poi limitato a qualche regione del
corpo, si dice, leggermele o fortemente rabicano, alla groppa,
ai fianchi, alla testa, ec.
La riga di mulo, detta dai naturalisti liitea nera dorsale, o
semplicemente linea dorsale, quella striscia nera che trovasi
lungo la spina in quasi tutti i cavalli di mantello isabella, grigio
sorcino, e qualche volta anche in quelli di mantello diverso.
Lo zebra o zebrato, s'intende di certe strisce nere, per lo pi
traversali, che accompagnano qualche volta i pelami grigi sorcini,
quelli isabella, o di altro colore: queste strisce sono ordinaria
mente situate attorno alle avanbraceia, alle gambe, ai garretti, o
al di sotto di queste parti; esse son cos nominate per analogia
col mantello dello zebro, che tutto strisciato.
Col nome di morfee o liscio, si indicano le macchie naturali
della pelle di eolor rosso pallido, bianchiccio, giallognolo o scuro,
ordinariamente prive di peli, o ricoperte solamente da una leg
gera lanugine. Le morfee o il lisio sono assai ccmuni alle labbra,
alle narici, agli occhi, all'ano, ed alle parti della generazione;
se ne trovano in tutti i mantelli : ma in generale, gli isabella chiari.

- 23 i grigi argentini e i bianchi ne sono pi spesso, e pi abbondan


temente segnati. fl termine di zaino si applica e aggiunge ai mantelli semplici
baj, sauri, morelli, quando non presentano n peli bianchi n mac
chie accidentali.
La pressione esercitata dalla sella sul dorso e sulle costole, quella
delle cinghie attorno al corpo; del pettorale al riscontro, del col
lare e del sottogola al collo, delle pastoje alle gambe, determina
nella tessitura della pelle delle alterazioni, le quali, anche senza
che vi sia stata apparenza di lesione, danno luogo al cambia
mento di colore dei peli, e li fanno divenire bianchi nei luoghi
principalmente ove maggiore si esercita la pressione medesima. Le
contusioni, le piaghe, le esulcerazioni, le cicatrici producono lo
stesso effetto. Questi peli bianchi sono 'chiamati macchie acci
dentali.
Chiamasi stella, una giacchia bianca, che molti cavalli portano
alla fronte. Se questa macchia rotondata, e non molto larga, si
dicono semplicemente stellati o segnati in fronte. Se di configu
razione particolare, come ad esempio, di mezza luna, si dicono con
siella semilunare in fronte. Se la niifehia pi piccola, i cavalli
si dicono leggermente, assai leggermei^segnati o marcati in fronte.
Se non si trovano che alcuni peli bianchi, si dice co alcuni peli
bianchi in fronte; se la stella pi estesa, diconsi fortemente se
gnati in fronte.
La stella pu anche prolungarsi pi o meno sul naso: allora
dicesi stella prolungata sino a tal parte del naso.
Sotto il nome di lista intendesi una striscia bianca, che trovasi
lungo il naso o termina fra le narici, od all'estremit del labbro an
teriore. Delle liste, altre sono picciole e fine, altre assai picciole
e finissimo, altre larghe e assai larghe : posson esse cominciare su
questa o quella parte del naso, ed essere interrotte o intersecate;
si allargano talvolta tra le narici, si terminano in punta, o sono
dirette a destra, od a sinistra.
Se la lista molto allargata, e si 'estende oltre i lati del naso
in sulle guance, dicesi maschera, stacciatura, bella faccia, ed il
cavallo sfacciato, mascherato, mascherino. Pu anche essere bella
faccia solamente da un lato.
Quando la lista si prolunga sino all'estremit del labbro, dicesi
che il cavallo beve in bianco; se l'altro labbro pure segnato in
bianco, beve in bianco delle due labbra. La lista si termina qual
che volta con del liscio, e allora dicesi bevente in bianco con del
liscio.
Quando alla punta del naso, tra le due narici, od anche pi gi

,
24
sulle labbra, si osservano macchie bianche diversamente figurate,
i cavalli si dicono segnati alla punta del naso, alle labbra, oppure
al labbro anteriore o al posteriore.
Balzane. Le balzane sono quelle macchie bianche che circondono le estremit, e che dalla corona si estendono pi o meno in
su verso le ginocchia e i garretti, che qualche volta oltrepassano.
I cavalli che offrono di queste marche, si dicono balzani. Se e
balzane non esistono che all'intorno della corona, si dicono piccole
balzane; quando non si trovano che da un lato, si dicono traceia interna o esterna, o ancora, principio, quarto di balzana o
balzana semicircolare al lato od alla parte ove sono.
Se la balzana non si estende molto al di l del nodello, si im
piega solamente il termine di balzana; quando arriva quasi sino
al ginocchio o al garretto, una balzana calzata, si dice alto cal
zata, e troppo calzata in alto, quando oltrepassa il ginocchio o
il garretto.
Si nota ancora la balzana che termina in punta, o con un pro
lungamento esteso da una parte o dall'altra, dall'uno o dall'altro
lalo; e se nel confondersi col resto del mantello, presenta punte
o angoli a guisa di dentature, si dice frastagliata o dentata.
Infine, quando i confini della balzana si trovano ugualmente
sparsi di peli dello stesso colore del mantello, in modo che for
mano una specie d' orlo, dicesi balzana circondata.
Allorch le balzane presentano qua e l sparse delle macchie nere,
o del colore del mantello, ma irregolari e piuttosto larghe, si di
cono balzane macchiate. Se le macchie sono pi picciole, pi rav
vicinate e nere, o medesimamente rossiccie, si chiamano moscate.
Si dice anche che il cavallo balzano delle quattro estremit,
della destra o sinistra anteriore o posteriore, del bipede laterale
destro o sinistro. Quando ha tre gambe macchiate di bianco
diciamo che presenta tre balzane, di cui una anteriore o poste
riore, destra o sinistra; e se le balzane sono diagonali, dicesi che
il cavallo balzano del bipede diagonale destro o sinistro, oppure
che ha due balzane diagonali, una anteriore destra, e l'altra poste
riore sinistra, e viceversa.

Remolini.
I remolini, sono formati da certi peli, i quali in alcune parti
del corpo offrono e conservano una dirazione diversa da quella
degli altri, che in generale debbono essere inclinati e disposti a

25
guisa di tegole. Gli uni sono concentrici, e si vanno dirigendo dal
centro alla circonferenza; gli altri al contrario sono eccentrici, e
si dirigono dalla circonferenza verso il centro; ove, s nell'uno che
nell'altro caso, vedesi sempre a nudo la pelle.
I remolini rappresentano ora una spiga, ora una stella, ora un
cerchietto, ed ora la parte barbata di una penna da scrivere. Se
condo la loro situazione e disposizione, si distinguono in ordinar/
o comuni, che si osservano in quasi tutti r cavalli, e in certe de
terminate partire in istraordinarj che s'incontrano meno frequen
temente, e solamente in alcuni individui.
Gli ordinar} si trovano ai fianchi, alla fronte, alla gola, al petto,
ed in molte altre parti.
Gli straordinarj sono la spada romana, che un lungo remolino
rappresentante la lama di una spada, che suole incontrarsi al collo
da una sola o da ambe le parti; i trt cerchietti che non di rado
si trovano nel mezzo della fronte, e qualche volta alla piegatura
delle natiche: infine la lanciata o il colpo di lancia, in cui i peli
sono disposti in maniera, che ne rfsulta quasi una depressione o
cavit, la quale si osserva qualche volta alla punta della spalla,
o pi basso alla parte anteriore del braccio , e talora al collo. 11
colpo di lancia vedesi pi frequentemente nei cavalli turchi, bar
beri e spagnuoli, che negli altri.
Qualche volta i remolini rendono pi pregievoli i mantelli, altre
volte, non fanno bello effetto; il che dipende dal luogo in cui sono
situati, e dalla loro disposizione ; e questa circostanza la sola che
meriti attenzione.
Dopo aver fatto conoscere l'esteriore dell' animale e descritti i
mantelli o pelami, ho stimato opportuno di far seguire le interes
santi edutili cognizioni attuali sull'Ei DEL CAVALLO, che studiate at
tentamente troviamo l'amatore sulla strada di apprezzar meglio il
cavallo per le sue qualit, per l'attitudine ai diversi servizj , pel
valore, ed inline lo porranno anche in guardia contro le diverse
frodi messe in opera per jngannare sull'et vera del nobile ani
male, in modo da non poter essere tanto facilmente gabbato, come
por troppo non di rado accade nel commercio dei cavalli di lusso
il cui prezzo varia assai secondo l'et che ponno avere.

26
ET' DEL CAVALLO.
L'et dei cavalli, influendo assai sul loro valore e sul loro uso,
si sono da molto tempo studiati i mezzi per riconoscerla. I dati
pi sicuri ci sono forniti dai denti. Tutte le opere antiche d'Ippiatria trattano della conoscenza dell'et del cavallo per mezzo dei
denti; ma i principj in esse sparsi, basali soltanto sulla caduta e
sul rimpiazzamento degli incisivi caduchi, e sulla disposizione della
cavit esteriore del dente, non ci conducono con certezza che fina
verso l'et di otto anni; poich i segni tolti dai denti incisivi su
periori fino verso l'et di dodici anni, sono s poco certi , che si
riguardarono sempre come fuori di et, fuori marca, come tutt'ora accostumasi, quei cavalli che hanno passati gli otto anni.
Pessina ha allargati di molto i limiti della conoscenza dell' et,
stabilendo, dietro la forma d9i denti incisivi, dei periodi annuali
ed anche pi corti, contando dagli otto anni sino ai venti ed an
che pi. Ma sebbene a lui si debba la prima idea di queste nuove
cognizioni, si trova ne' suoi precetti una precisione che non esiste
in natura, sicch rende impossibile l'applicazione esatta di questi
principj. Perci non fu che dopo cheGirard figlio, pubblic la sua
memoria, che noi possediamo, delle cognizioni certe sull' et del
cavallo al di sopra degli otto anni.
impossibile il potere ben comprendere le basi sulle quali
stabilita la conoscenza dell'et col mezzo dei denti, se non si
ha un' esatta cognizione della forma di questi organi, della loro
struttura, e dei cangiamenti che subiscono dal momento della loro
formazione sino all'et pi avanzata dell'animale.
Incominciamo adunque collo studio dei denti, per applicare
quelle cognizioni che ci avr fornite questo studio.

Anatomia dei denti.


I denti sono corpi solidi, molto duri, ed offrono una grande
analogia colle ossa per l'aspetto e composizione loro , ma differi
scono totalmente da esse, rapporto alla formazione ed al loro
sviluppo.
Questi organi, il numero dei quali varia nei cavalli da trentasei
a quarantaquattro, trovansi infissi negli alveoli, ossia in quelle
cavit che loro forniscouo le mascelle, in modo da formare con

-27ciascuna di esse una specie di arcata parabolica; i lati delle quali


sono interrotti da uno spazio detto interdentario esistente in ciascun lato dell'apertura della bocca.
I denti si dividono in incisivi, canini, e molari.
Alla formazione dei denti concorrono due sostanze distinte;
Tana, che tappezza tutta la faccia esterna dell'organo, e si appro
fonda nelle diverse cavit, costituisce lo smalto; l'altra, interamente
coperta dalla prima, quando il dente non ancora consumato, co
stituisco l'avorio o la sostanza ossea. La loro disposizione reci
proca, varia in ogni specie di denti ; e noi qui non ci occuperemo
che dei caratteri di queste due sostanze.
La malto, sostanza bianca, durissima, la quale manda fuoco
quando venga battuta dall'acciarino, presenta nella sua composi
zione pochissima materia animale, ed una grande quantit di fo
sfato di calce. Esso non vedesi mai in massa, ma sibbene in strati
di maggiore o minor spessore. Il suo aspetto esterno varia secondo
il grado di confricamelo provato. Quando il dente sorte dall'al
veolo, la superficie dello smalto finamente scanalato, gli d im
aspetto grigiastro, tanto Diverso da quello che viene ad essere in
seguito, che Tnon ha preso lo strato esterno di smalto per una
terza sostanza, a cui diede il nome di corticale. Ma quando 1' at
trito ha distrutta questa prima superficie rugosa, lo smalto prende
un bel liscio, il quale sempre migliore sulle sporgenti, che nelle
scanalature. Se per la sua disposizione, la superficie non soggetta
a sfregamento, c.ome lo vedremo nel cui di sacco esterno degli in
cisivi, conserva lo smalto la sua superficie rugosa, che s'impregna
di materie straniere, ed assume un colore nerastro.
L'avorio rassomiglia alla sostanza ossea molto pi dello smalto
e pel suo colore giallastro, per la durezza minore di quella dello
smalto, e per la sua composizione, entrando in esso una maggior
quantit di materia animale, unita come nello smalto a del fo
sfato di calce. Forma esso la parte centrale del dente ed co
perto dallo smalto con cui intimamente unito, ma se ne distacca
a squame, dietro l' azione prolungata delle vicissitudini atmosferiche.
La quantit d'avorio aumenta nei denti, a misura che la cavit
della polpa diminuisce : ma questa sostanza di nuova formazione
prende una tinta pi carica, pi gialla di quella dell'avorio pri
mitivo.
L'avorio formato dalla papilla, rinchiusa nell'interno del dente,
mentre invece lo smalto, segregato dalla membrana che tappezza
l'alveolo. Queste due sostanze offrono nella, loro organizzazione
un insieme di fibre che sono paralelle alla lunghezza del dente nel

l'avorio, e disposte perpendicolarmente a questa direzione nello


malto, alla foggia dei fili del velluto nella trama di quella stoffa.
Nei denti trovasi anche una terza sostanza puramente accessoria
-che pu levarsi a strati con poca fatica. Essa formata da un
deposito <;he si fa verso la hase dei denti, al loro punto di unione
olla gengiva, che dicesi tartaro del dente. Questa sostanza, pi ab
bondante sui denti molari, presenta alcune volte un riflesso come
dorato, marcatissimo, di color giallo sporco. Tale sostanza sembra
essere segregata dalla gengiva.

Denti incisivi.
I denti incisivi, cosi chiamati a motivo del loro uso, quale
quello di incidere, rompere, tagliare le sostanze alimentari, sono
posti all'estremit di ciascuna mascella in modo da formare, nel
l'et adulta, colla loro riunione, un mezzo cerchio assai regolare.
Essi ricevettero dei nomi particolari, a seconda della loro posi
zione. Diconsi picozzi quei due che tro^ansi alfavanti del centro
dell'arcata ; si chiamano mezzani quelli che toccano i picozzi dal
lato esterno ; si d il nome di cantoni a quelli che terminano il
mezzo cerchio. Non differiscono quelli di una mascella, dai com
pagni dell'altra, che per la lunghezza, che maggiore negli inci
sivi superiori, la larghezza dei quali oltrepassa anche di qualche
poco quella degli inferiori. Essi sono sempre pi regolari nella
loro forma, quanto pi si avvicinano al centro dell'arcata.
In ciascun dente incisivo distinguonsi due parti: l'ima libera,
l'altra incastrata nell'alveolo, che forma la radice.
La parte libera ci d a studiare due facce, una anteriore, l'altra
posteriore; due lembi parimeati, interno l'uno, ed esterno l'altro ;
finalmente una superficie di attrito , che trovasi inferiormente o
superiormente, secondo che si osserva, o l'una, o l'altra mascella.
La faccia anteriore offre un solco longitudinale ben marcato,
invece del quale, in alcuni cavalli veggonsi delle scanalature meno
profonde.
La faccia posteriore, arrotondala da un lato all' altro , presenta
qualche volta, particolarmente nei cantoni , un solco che si pro
lunga fino all'orlo delia superficie di attrito.
II bordo interno arrotondato sempre pi largo dell'esterno, il
quale un poco angoloso.
La superficie di attrito che deve distintamente servire alla cono
scenza dell'et, presenta delle grandi differenze, secondo l'epoea in
cui la si esamina.

29
Nel dente vergine, ossia che non fu ancora logorato, questa su
perficie non esiste, e viene supplita da bordi salienti, uno ante
riore, l'altro posteriore meno elevato del primo separati da pro
fonda cavit, vero cui d sacco conico in cui si rimarca una so
stanza di colore verdastro ; che costituisce ci che si dice germe
di fava. Ma non che quando il dente ha incominciato a consu
marsi, che vedesi una superficie di sfregamento , a cui si d il
nome di tavola, e che conserva ancora, fino ad una certa et , il
cai di sacco dentario, la cui larghezza e profondit diminu quanto
pi fu consumato il dente. Noi diremo pi avanti delle forme pre
sentate dalla tavola.
La radice va sempre diminuendo in larghezza ai suoi lati, seb
bene conservi il medesimo spessore dall'avanti all'indietro, quasi
sino in fondo dell'alveolo, in cui dessa sodamente impiantata e
rassodata poi dalla gengiva. Nei denti ancora giovani essa offre
alla sua estremit un'apertura comunicante cori una cavit interna,
nella quale trovasi la polpa dei denti. A misura che l'animale in
vecchia quella cavit diminuisce, e termina colla scomparsa com
pleta.
La rispettiva disposizione delle due sostanze che formano il
dente incisivo, meritano una particolare attenzione. Se segasi in
due parti per il luogo, dall'avanti all'indietro, nel senso antereposteriore, un dente incisivo, che non sia ancora consumato, si
vedr il di lui smalto formare uno strato il quale avvolge tutto il
dente ed anche una gran parte della radice, particolarmente in
avanti, e che alla parte superiore, si ripiega ed entra nel cui di
sacco esterno, di cui costituisce le pareti, prolungandosi in forma
ili cono al di l della cavit propriamente detta. Questa cavit
imbutiforme rivestita di smalto, va tanto pi restringendosi, quanto
pi la si esamina vicina al suo termine.
In tutta la porzione ricoperta da questa lamina continuata di
smalto, si trova la sostanza eburnea, la quale riempie tutto l' in
terno del dente, salvo per la cavit che con tiene la polpa, la quale
comunica coll'apertura dell'estremit della radice e prolungasi nella
parte libera, tra la faccia anteriore del dente ed il cui di sacco
con cui si accavalca. Quando nell'et avanzata, mediante l' attrito
del dente, la cavit scomparsa, la sostanza che la riempie di
un colore pi giallo del restante dell'avorio. Questa disposizione,
sulla quale il signor Girard ha per il primo fissata l'attenzione in
una lettera a Tessier, ci fornir un carattere di pi, onde giu
dicare dell'et degli animali.
Se il dente che sottoponiamo all' esame di gi sgualivato, non
vi ha pi in esso la continuit tra lo smalto che lo contorna , e

- 30 quello che si ripiega per formare il cui di sacco esterno. Si sol


tanto allora, che il dente presenta una vera superficie di sfrega
mento, in cui distinguesi un cerchio di smalto che lo attornia e
che dicesi smalto d'incorniciamento ; nel centro evvi una porzione
di smalto che circonda il cui di sacco e che costituisce lo smolto
centrale; e fra queste due porzioni distinte di smalto, la sostanza
eburnea sempre un poco pi infossata della prima, poich lo
sfregamento la consuma pi facilmente. Su di questa superficie
d' avorio, tra la parte anteriore del dente e la cavit imbutiforme,
compare ad una certa epoca una zona gialla , allungata trasver
salmente, ravvicinantesi pi tardi alla forma quadrata, pi arro
tondata, la quale altro non che la sostanza eburnea di nuova
formazione, che ha riempila la cavit dove trovasi la polpa del
dente. Girard a questa benda d il nome di stella dentaria.
La forma del dente incisivo varia moito secondo il punto della
lunghezza in cui si esamina. Esso piatto dall'avanti all' indietro
nella sua estremit libera ; pi tardo diviene ovale, pi rotondo ,
pi triangolare, ed in ultimo si fa appianato da un lato all'altro ;
di modo che se si divide la lunghezza d' un incisivo in una serie
di infossature di qualche milimetro di spessore, si ottiene successi
vamente una tavola rappresentante queste diverse forme. Vedre
mo pi lungi che la conoscenza di questa disposizione forma la
base principale di quella dell'et nella seconda met della vita
dell' animale.
I denti incisivi che mostransi immediatamente dopo la nascita,
nei solipedi, sono di poca durata, cadendo essi per dar luogo ai
permanenti detti anche denti da cavallo, i quali si distinguono fa
cilmente dai decidui o denti da latte, percioch questi ultimi sono
molto pi piccoli, e nella loro faccia anteriore, invece di un solco
veggonsi delle leggiere striscio ed al punto di riunione della parte
Jibera con quella incastrata nell'alveolo, presentano una depres
sione che costituisce un vero colio, il quale non si appalesa nei
denti dell' adulto ; la profondit poi del cui di sacco degli incisivi
caduchi proporzionala al loro minor volume.
1 denti permanenti non sono gi situati immediatamente al di
sotto dei decidui, ma stanno anche alcun poco all' indietro di essi
e determinano la loro caduta distruggendo insensibilmente la loro
radice, di cui restane una porzione all' avanti e forma una specie
di coda nella parte sottratta al contatto del dente che spunta.
L'incisivo, sia deciduo o permanente, non sorte mai tutto ad
un tratto coi suoi bordi saglienti. L' anteriore mostrasi sempre per
il primo, agendo sull'alveolo e sulle gengive a modo di cuneo fa
cilitando la sortita del bordo posteriore , il quale sempre pi

31 basso nel dente che non fu consumato. Gli incisivi pria di spun
tare sono sempre posti di traverso ; e questa osservazione, che
parimenti di Girard, ci sar di grande giovamento a suo tempo.
A misura che questi denti sono spinti fuori dagli alveoli per
rimpiazzare la porzione consumata, si avvicinano gli uni agli al
tri, e l'arcata dentaria si ristringe per conseguenza a tal segno,
che quella dell' istesso cavallo, esaminata a sei anni ed a diciotto
o venti, ha perduto a quest'ultima et un terzo circa di sua lar
ghezza. Come pure nel tempo istesso che il cerchio regolare che
forma l' arcata durante la giovent si deprime nel centro, avvici
nasi di pi in pi alia linea diritta, ed il termine della mascella,
bene ricurvata in punta nella giovinezza, si abbassa in seguito e
si allunga a misura che V animale invecchia.

Camini o Scaglioni
I denti scaglioni dei solipedi veggonsi solamente nel maschio ;
e non che per una casualit se si riscontrano qualche volta an
che nelle femmine, ma non sono che rudimenti a confronto di
quelli del cavallo maschio.
Questi denti, in numero di quattro, sono situati uno per ciascun lato d' ogni mascella, un poco all' indietro dell' arcata inci
siva a cui i canini inferiori sono molto pi vicini dei superiori.
Lasciano poi tra di essi ed il primo dente molare, uno spazio con
siderevole che forma le barre alla mascella inferiore.
La porzione libera dello scaglione leggiermente curva e piegata
all' infuori, particolarmente alla mascella inferiore, ci da a consi
derare due facce, una esterna, 1' altra interna, separate l'una dall' altra da due lembi saglienti, inclinati verso il lato interno ed
incontrantisi in un punto all' estremit del dente.
La faccia esterna, leggiermente arrotondata, presenta una serie
di strisce leggiere longitudinali e paralelle.
L'interna, porta nel centro un'eminenza conica, la di cui punta
diretta verso quella del dente, la quale trovasi separata da ciascun lembo per un solco profondo.
La radice dello scaglione, pi curva della parte libera di esso ,
porta internamente una cavit analoga a quella della radice degli
incisivi, la quale diminuisce e scompare al pari di quella coll'avanzarsi dell' et ; ma sempre relativamente pi grande a mo
tivo della mancanza della cavit imbutiforme nei denti canini.
La forma che abbiamo descritta degli scaglioni, si quella ch'essi
presentano quando sono ancora freschi. A misura poi che il ca

32
Tallo invecchia, perdono la loro bianchezza e si consumano irre
golarmente, ed il pi delle volte per l'azione del morso; poich
la differenza di posizione di questi denti, alle due mascelle, fa
ch'essi. non si freghino l'uno contro l'altro.
Gli scaglioni non spuntano che una sol volta, e l'epoca dell'eru
zione loro, varia talmente che non ponno dare per la conoscenza
dell'et che delle nozioni approssimative. Alcuni veterinarii, hanno
osservati dei casi in cui caddero i primi scaglioni per essere rim
piazzati dai permanenti; ma queste rarissime eccezioni non pos
sono far riguardare tali denti come soggetti alla muta. Non biso
gna confondere con questi fatti eccezionali la caduta di un piccolo
cono sotillissimo, ch nella maggior parte dei cavalli precede la
sortita dei veri scaglioni.
La disposizione delle due sostanze, costituenti il dente, negli sca
glioni semplicissima. L'avorio forma la base del dente e trovasi
coperto dallo smalto, che presenta il minor suo spessore ai lembi
inclinati all' indentro, i quali separano le due facce. L' eminenza
conica della faccia interna quasi sempre sprovvista di smalto, e
lo strato diminuisce fortemente di spessore portandosi sopra la
radice.

Molari,
i
I denti molari sono in numero di ventiquattro, sei per ciascun
lato d' ogni mascella. Qualche volta per sonovi anche dei molari
supplimentarii posti al davanti dei veri molari , che possono es
sere in numero di quattro. Questi sono piccoli denti i quali hanno
poca analogia cogli altri, e che cadono il pi di sovente col pri
mo molare deciduo per non spuntare mai pi.
Le arcate molari osservate in generale non hanno la stessa di
sposizione nelle due mascelle. Pi allontanati l'uno dall'altro nella
mascella superiore, essi descrivono una linea leggiermente curva
colla convessit all' infuori. Nella mascella inferiore , al contrario,
la linea descritta dai molari presenta all'indietro una leggier con
vessit , nel tempo" stesso che le due arcate si scostano in forma
di V verso il fondo della bocca. Invece d' incontrarsi con super
ficie diritte, i molari si toccano con dei piani inclinati dall'alto
al basso, dall' indentro all' infuori per gli inferiori, ed in senso
contrario pei superiori.
Ciascun molare ci offre ad istudiare, al pari degli incisivi , una
parte libera e l' altra nascosta nell' alveolo e nella gengiva.
La parte libera, quadrata nei superiori, un poco pi stretta che

33
Innga negli inferiori, offre nei primi alla loro faccia esterna due
solchi longitudinali, l'anteriore dei quali pi profondo, e conti
nuasi anche nella parte nascosta. Questa disposizione non esiste
nei molari inferiori, nei quali non trovasi che un solco solamente,
stretto ed anche alle volte poco marcato.
La faccia interna in tutte e due le mascelle non offre che un
solco pochissimo pronunciato, situato all' indietro nei molari supe
riori, che diviene pi apparente verso la radice.
La faccia anteriore e quella posteriore stanno in rapporto colle
facce corrispondenti dei molari vicini , eccettuato alle estremit
delle arcale, dove la faccia isolata si converte in un lembo ri
stretto.
In quanto alla superficie di sfregamento, essa, come dissimo,
inclinata alli'infuori nella mascella inferiore, ed all' indentro nella
mascella opposta ; ci che fa che i movimenti laterali della ma
scella non possono avere luogo senza che si allontanino gli inci
sivi e si trovino sottratti all' attrito. Questa faccia nei molari ver
gini totalmente coperta dallo smalto, e tutta ondeggiata; ma nei
denti consumati, gli strati di smalto trovansi separati da quelli di
materia eburnea, ed il consumo ineguale di queste due sostanze
di differente densit mantiene la rugosit della superficie a guisa
d' una macina per triturare il grano, indizio certo del genere di
nutrizione dell' animale.
La superficie di attrito dei molari superiori, imita assai bene,
come ha fatto osservare Bracy-Clark un 33 gotico volto all' inden
tro della bocca, con una piccola appendice, al suo orlo pi vicino
all'apertura boccale.
La parte incastrata nella mascella, esaminata poco tempo dopo
l'eruzione della porzione libera, non presenta che un fusto della
forma di quest'ultima, senza apparenza di radici avente nell'in
terno una grande cavit. Non che a misura che il dente viene
spinto fuori dall'alveolo e che consumasi alla sua corona, che le ra
dici si vanno formando da principio vuote, per riempirsi pi tardi,
come anche la cavit del dente per la formazione d' una nuova
quantit di avorio. Da questo momento le radici non crescono pi,
ma il dente spremuto costantemente dalle due tavole componenti la
mascella, queste si avvicinano e nella vecchiaja estrema avviene
che il fusto , completamente consumato , lascia al luogo del dente
molte sporgenze formate dalle radici.
I molari delle due mascelle offrono un differente numero di ra
dici ; se ne contano tre nei molari terminanti le arcate , sia in
avanti sia all' indietro dell'una e dell'altra mascella; gli intermedi
Veterinaria.
3

34
hanno quattro radici alla mascella superiore e due solamente ail' inferiore.
Allontanansi i molari gli uni dagli altri nella parte contenuta
fra le pareti della mascella, massime alle due estremit dell'arcata,
la qual disposizione serve a rinforzarli facendo convergere verso
il centro della linea lo sforzo sostenuto dai denti che la ter
minano.
Si creduto per lungo tempo che i molari dei solipedi fossero
tutti denti permanenti. Questo errore appoggiato sull'autorit di Aristotile, si era talmente radicato, che sebbene Ruini alla fine del
secolo XVI avesse scoperto l' esistenza di due molari caduchi ,
Bourgelat non lo credeva ancora quando fond le scuole , e non
si persuase che allorquando Tnon prov nel 1770 che i tre pri
mi molari di ciascuna arcata sono caduchi.
Il rimpiazzo dei dodici molari caduchi non avviene precisa
mente come quello degli incisivi. Il molare sottoposto al deciduo
continua a spingere quest'ultimo, e divide in quattro le due radici
che gli appartengono finch il corpo del dente caduco ridotto ad
una semplice tavola, cade alla fine per lasciare comparire la som
mit ristretta del dente permanente che non tarda a raggiungere
lo stesso livello del restante dell' arcata.
11 primo molare permanente che sempre alquanto pi lungo
di quello espulso, determina spesse volte con esso la caduta del
molare supplimentario, dal che ne deriva che sebbene nel cavallo
maschio si possano sviluppare quarantaquattro denti , egli ben
raro tuttavia che esistano contemporaneamente.

Segni forniti dai denti per conoscere l'et,


Le basi principali su cui si appoggia il metodo per distinguere
f et dei solipedi sono le seguenti.
1. L' eruzione e lo sgualivamento degli incisivi decidui.
2. L'eruzione e lo sgualivamento degli incisivi permanenti.
3. La comparsa all'infuori dell'avorio di nuova formazione, che
riempie la cavit interna del dente.
. 4. La scomparsa del cono di smalto che persiste dopo lo sgua
livamento, facendo seguito al cui di sacco esterno.
5. La diversa forma che assume progressivamente la tavola de
gli incisivi.
Vi hanno inoltre altri indizj ai quali si ricorre meno so
vente come mezzi di controllo e di rettifica, e questi' sono:
i. L' eruzione ed il logoramento degli scaglioni.

35
1. Il rimpiazzo dei molari anteriori.
3. L' eruzione dei molari posteriori.
4. Il cerchio pi o meno perfetto formato dall' arcata degli in
cisivi.
5. li presentare la mascella inferiore un piano pi o meno oriz
zontale .
6. Si pu aggiungere, sebbene per altro come indizio assai in
certo, lo spessore pi o meno considerevole della parte diritta del
lembo posteriore della mascella.
Stabiliti questi principii, esaminiamo ora i cangiamenti successivi
che avvengono nella mascella dalla nascita fino all'et pi avan
zata.
Il puledro viene quasi sempre alla luce senza alcun' apparente
incisivo ; ma questi organi non indugiano tanto ad irrompere poi
ch, sei o dodici giorni dopo la nascita vedesi il lembo anteriore
dei picozzi, il bordo posteriore dei quali non arriva a livello che
circa ad un mese.
All'et di trenta o quaranta giorni, sbucciano i mezzani, ed il
puledro rimane per lungo tempo con otto denti soltanto.
L'eruzione dei cantoni molto varia, effettuandosi generalmente
dal sesto mese al decimo, secondo Girard, e secondo Bracy-Glark
ha luogo la prima loro comparsa a tre mesi, ed il livellamento di
essi verso i sei.
Del resto, durante questo periodo, il puledro per le sue forme
e la sua taglia, come per l'epoca in cui si sa nascere quasi tutti
i cavalli, cio nei mesi di aprile o di maggio, non pu divenire
soggetto d'un errore grave nell'applicazione della sua et.
Il cui di sacco esterno dei denti decidui, poco profondo in ra
gione del piccolo volume di questi organi, scompare'prontamente.
I picozzi ed i medii hanno ordinariamente rasato da dieci mesi
ad un anno; mentre che i cantoni sorti pi tardi non rasano che
verso l'anno e mezzo, e sempre con una irregolarit proporzio
nata a quella della loro eruzione (Fig. 5).
Restavi allora l'intervallo di un anno, durante il quale non si ha
pi per base che il maggiore o minor sgualivamento degli incisi
vi , lo scalzamento progressivo dei picozzi e 1' epoca presuposta
della nascita del puledro.
I molari tuttavia potrebbero servire parimenti di punto di par
tenza, se il loro esame fosse pi facile; poich l'eruzione del primo
molare posteriore ha luogo ad un anno, e quella del secondo a
dne nel tempo istesso che in quest'epoca ha luogo la surrogazio
ne del primo molare anteriore.

36
Incomincia tosto un nuovo periodo marcato dalla caduta e dal
rimpiazzo degli incisivi da latte (Fig. 6).
Fig. 5.

Fig. 6.

Un anno e mezzo

Due anni e mezzo

Cadono i picozzi circa a due anni e mezzo, e vengono surrogati


in gran parte a tre anni (Fig. 7).
A tre anni e mezzo, i mediani scompajono e vengono rimpiaz
zati, come i picozzi, dopo sei mesi (Fig. 8).
Fig. 7.

Fig. 8.

Tre anni.

Quattro anni

37
Finalmente i cantoni cadono ai quattro anni e mezzo, e vi suc
cedono i permanenti a cinque anni (Fig. 9).
Fig. 9.

Cinque anni.

Fig. 10.

Sei anni.

Durante questo tempo si operano dei cangiamenti anche nell'ar


cata molare. Il secondo dente deciduo stato surrogato verso tre
anni, o tre anni e mezzo ; il terzo gli tenne .dietro ; finalmente
l'ultimo molare che incominci ad irrompere a quattro anni, ai
cinque presenta la sua tavola a livello dell'arcata.
Gli scaglioni che non possono fornire un' indizio esatto a mo^
tivo dell' irregolarit dell'eruzione loro , incominciano ordinaria
mente a spuntare verso i tre anni e mezzo, sono gi bene sortiti
ai quattro, quantunque non offrano la lunghezza che assumono
ai cinque anni, e pi ancora ai sei, nella quale epoca hanno ac
quistato il maggiore loro sviluppo.
Dai cinque agli otto anni il dato maggiore consiste nella dimi
nuzione e nella scomparsa della cavit esterna, o nell'appianamento
degli incisivi inferiori.
I picozzi che hanno dovuto incominciare a logorarsi, dal mo
mento che trovaronsi a contatto con quelli della mascella supe
riore all'et di tre anni, sono quasi sempre appianati giunti a
** e talvolta anche ai cinque ; sicch non si pu adunqne bad'1?'0 rasamento soltanto, ed sopratutto il cantone che
ntTO6i" '' e.t di sei anni (fa- 10) epoea in eui u 8UO
'
^\v <jj gi molto consumato , mentre che il borda

38 posteriore che appena tocc il livello ai cinque anni, lo si vede


ancora quasi intatto.
Ai sette anni, anche i mezzani hanno rasato, e di frequente a
quest'epoca vedesi un' incavatura nei cantoni della mascella supe
riore. Quest' infossatura persiste al di l di tale et, ma non mo
strasi mai prima (Fig. II).
Agli otto anni la cavit che dissimo riscontrarsi nei cantoni,
scomparsa affatto; ma l'appianamento in questi denti molto
meno regolare che negli altri. A questa et, tra il bordo anteriore
e lo smalto centrale dei picozzi e dei mezzani, vedesi anche ap
parire come un nastro giallo allungato , il quale altro non che
il fondo del cui di sacco interno del dente , obliterato dall' avorio
al momento della diminuzione della polpa che lo riempiva da
principio (Fig. 12).

Fig. U.

Sette anni.

Fig. 12.

Otto anni.

Durante questo periodo, dai cinque agli otto anni, la forma dei
denti si di gi mutata: appianati dall' indietro all'avanti, all'e
poca della loro eruzione, hanno presa una forma ovale, molto
pi distinta nei picozzi che nei mediani, pi in questi ancora che
nei cantoni.
Partendo dagli otto anni fmo agli undici o dodici , pochi anni
addietro non avevansi altri indizj che lo sgualivamento degli >-.
cisivi superiori, il quale ha luogo pei picozzi a nove ann, */tr *
medii a dieci, e per i cantoni a undici o dodici. ,M\t0
L'esame degli incisivi inferiori offre dei cara**' ""
cer"

39
ti, da non aver pi ricorso al rasamento degli incisivi superiori,
i quali offrono per s un mezzo di rettificazione di frequente utilissimo, che viene trascurato a torto.
A nove anni (fig. 13) i picozz perdono la forma ovale ed assu
mono la rotonda; lo smalto centrale, resto della cavit imbutiforme,
si restringe e portasi all' indietro. La macchia gialla o la stella
dentaria di Girard si fa molto pi apparente.
A dieci anni manifestaci gli stessi cangiamenti nei medii (Fig. H).
Fig. 13.

Nove anni

Fig. l4.

Dieci anni

Agli undici si trovano essi nei cantoni presso dei quali sona
sempre meno marcati.
A dodici anni i cantoni terminano di arrotondarsi, lo smalto
centrale riducesi a pochissima cosa in tutti g' incisivi, di sovente
scomparso nei picozzi, la stella dentaria si portata all' indietro in modo da occupare presso a poco il centro della tavola
del dente (Fig. 15).
A tredici anni tutti gli incisivi anteriori sono bene arrotondati,
ed i picozzi incominciano a prendere leggiermente la forma trian
golare; lo smalto centrale scomparso e viene sostituito dalla
stella dentaria, che noi riscontreremo ormai sola sulla faccia di
sfregamento. Lo smalto centrale dei cantoni superiori, ordinaria
mente scomparso.
Dai quattordici ai diciassette anni appare nei denti una nuova
forma la quale d alla tavola una superficie triangolare. Questo
cangiamento ha luogo per i picozzi a quattordici anni, per i me
dii a quindici, e pei cantoni dai sedici ai diciasette.

- 40
I mediani superiori perdono il loro smalto centrale verso i se
dici anni; egli scompare nei picozzi un anno pi tardi ; ma v'f ha
poca regolarit in questa scomparsa (Fig. 16, 17, 18).
Fig. 15.

Fig. 16.

Quattordici anni
Fig. 18.

Quindici anni

Sedici anni.

Partendo dai diciotto anni, e progredendo di anno in anno, i


triangoli formati dalla superficie dei picozzi, dei medii, e dei can
toni si allungano dall'avanti all' indietro a misura ch' essi vanno
restringendosi lateralmente, sicch ai venti o vent' un anni tutti
g' incisivi hanno la medesima forma bian/jolan:
Mentre succedono tutti questi cangiamenti nei denti considerati

- 41
isolatamente, altri pure se ne manifestano assai rimarchevoli nel
l'arcata dentaria studiata nel suo assieme.
I denti spremuti fuori dall' alveolo a misura del consumo della
loro estremit libera , diminuiscono di larghezza maii mano che
l'animale invecchia, ed il loro assieme per conseguenza dovr se
guire questa diminuzione ben pi ristretta sopra i sei denti riu
niti che sopra di un solo. Si specialmente al partire dall'et di
dodici a tredici anni, che questo ristringimento si fa sensibile, co
me anche il raddrizzamento dell'arco regolare che formano g' in
cisivi nella giovent dell'animale.
Cos a misura che i denti diminuiscono di lunghezza pel consu
mo, dopo ch' essi hanno terminato il loro accrescimento, 1' arco
formato dal loro corpo, diviene pi piccolo e la mascella che pri
ma era rilevata per formare la punta colla sua opposta, diviene
sempre pi orizzontale.
I molari spinti dai loro alveoli dopo la formazione completa
delle loro radici, determinano un cangiamento nella forma delle
branche mascellari, le quali da rotonde e spesse che erano poste
riormente nella giovane et, impiccoliscono a misura che 1' ani
male invecchia, e terminano col farsi taglienti, nel tempo stesso
che il naso si abbassato per la medesima causa, e le labbra meno
sostenute dalle arcate incisive, la larghezza delle quali diminu,
hanno presa una forma allungata e puntuta, la quale basta essa
sola di frequente per indicare la vecchiaja, anche prima d' aver
aperta la bocca del cavallo.
Al disopra .dei vent'anni non si ha pi verun dato certo per
la conoscenza dell'et. Pochissimi cavalli, d'altronde, passano que
st'epoca, a partir dalla quale i denti si raccorciano, si scalzano,
l'arcata si ristringe di pi in pi alla sua superficie di attrito,
sicch sembra essa pi larga verso la radice, ecc. (Fig. 19).
Fig. 19.

Dai 20 ai 28 anni.

- 42
Tali sono g' indizj i pi certi per la conoscenza dell' et del
cavallo; ma non devesi credere per ch'essi presentino la medesi
ma esattezza in tutti i periodi dalla vita animale. Pi s' allontana
dall'et di otto anni, pi si soggetti all'errore, il quale diviene
fortunatamente tanto meno pregiudicevole quanto pi si avvicina
all'et avanzata. Si dovr attenersi specialmente a tre periodi : di
rotondila, di triangolarit, e di biangolarit. La distinzione dei
gradi intermedii di ciascuno di essi diviene in seguito tanto pi
facile quanto maggiore l'esercizio.
Molte circostanze d' altronde , possono rendere difficile od an
che impossibile la conoscenza dell' et , ed eccoci a farle cono
scere.

Cavalli mal dentati.


Diconsi cavalli mal dentati quelli presso dei quali una cattiva
conformazione dei denti, un consumo poco o troppo considerevo
le, una disposizione viziosa di questi organi, o della mascella ecc.,
si oppongono alla conoscenza della loro et, o rendono l'apprezza
mento pi difficile. Andremo esaminando successivamente la mag
gior parte di queste disposizioni abnormi.

Logoramento troppo lento o troppo rapido


dei denti.
Le ricerche di Pessina hanno dimostrato che i denti dei soli
pedi presentano al di fuori delle gengive una lunghezza media di
circa sedici millimetri, della qual parte se ne consuma annualmente
presso a tre millimetri nei cavalli di razza fina, e quattro in quelli
di razza comune. Vi sono dei cavalli i denti dei quali logoransi
pi o meno prestamente, e siccome la forma della tavola sem
pre in ragione della porzione del dente consumato , ne consegue
quindi, ch'essi non possono marcare 1' et loro vera, sembrando
pi giovani se i denti sono poco logori, ovvero pi vecchi, se
questi organi sono di molto consumali.
>
Onde poter pi esattamente giudicare dell'et di questi cavalli,
si deve per quelli presso i quali i denti sono troppo corti, levare
dall'et accusata dalla mascella, tanti anni, quante volte i denti
presentano tre o quattro millimetri di meno della lunghezza or
dinaria. Cos quando un cavallo marcher dodici anni , ed i suoi
denti non avranno che circa tredici millimetri di lunghezza, gli si

43
dovranno dare undici anni soltanto , poich il logoramento avr
oltrepassato di tre millimetri il limite suo ordinario.
Se al contrario il cavallo marca la stessa et di dodici anni ,
avendo i denti una lunghezza di ventidue millimetri , bisogner
aggiungervi due anni, e dargli l'et di quattordici, ch'esso ha real
mente, poich essendo il dente in ritardo di sei millimetri nel suo
consumo , la tavola deve essere in ritardo di due anni per il suo
cangiamento di forma.
Si comprende facilmente come non si debba attendere una gran
de precisione da questi mezzi.

Cavalli (aitinoli.
Diconsi fagiuoli que' cavalli , presso dei quali, all' epoca in cui
la mascella dovrebbe avere rasato, persiste tuttavia la cavit nei
denti incisivi, ed indicano cosi una minore et di quella che real
mente hanno. Non devesi sempre attribuire questa anomalia a
mancanza di consumo dei denti ma altres ad una maggiore profon
dit della cavit imbutiforme di essi.
Pu esistere questa disposizione in tutti i denti incisivi, ma ri
scontrasi pi particolarmente nei cantoni, meno nei medj, e pi
raramente ancora nei picozzi.
Per conoscere la vera et dell'animale, bisogna dunque ricor
rere ad altri indizj olire il rasamento ; e questi rinvengonsi nella
forma che offre il dente. Supponiamo, per es., che un cavallo ab
bia ancora la cavit ben marcata nei cantoni ; se noi poniamo
mente soltanto a quest' indizio, gli giudicheremo sette anni sola
mente ; ma se osserveremo in pari tempo la forma rotonda , e
1' allargamento della stella dentaria dei picozzi e dei mezzani, ci
accorgeremo che l'animale fagiuolo, e lo diremo di dieci anni,
come appunto sarebbe l'et sua propria.
Tuttavia si quasi sempre costretti a giudicar pi giovane il
cavallo fagiuolo, poich la maggior larghezza della cavit imbuti
forme va spesso unita ad una larghezza proporzionata del dente,
il quale ritarda il suo cangiamento di forma.

Cavalli falsi fagiuoli.


Si dice che il cavallo falso-fagiuolo quando il cono di smalto
che sta unito alla cavit imbutiforme del dente non scomparso
all'epoca ordinaria, cio a dire verso i dodici o tredici anni.

44 Questa disposizione corounissima, e si dovr qui ancora, come


si disse dei cavalli fagiuoli, riportarsi principalmente alla forma dei
denti, se non vogliamo essere tratti in errore.

Cavalli col vizio del tiro o ticchio.


Il consumo irregolare prodotto dallo sfregamento dei corpi stra
nieri sulla mascella dei cavalli che ticcniano, distruggendo l'orlo
anteriore del dente, il quale prende u piano inclinato, interes
sando qualche volta anche la cavit dentale nella sua lunghezza,
sforma completamente la tavola, e rende diffcile od impossibile la
conoscenza dell'et.

Sopradenti.
I sopradenti succedono quasi sempre quando i denti da latte non
vengono scacciati da quelli di cambio, fra i quali sono rimasti in
castrati, e ch'essi fanno deviare dalla loro posizione. Alle volte
succede invece che alcuni denti da adulto sorgano in numero doppio
e tolgano la regolarit dell'arcata dentale.
Tanto nell'uno, che nell'altro caso, nuocono dessi alla conoscenza
dell'et, rendendo imperfetto od irregolare lo sfregamento reciproco
dei denti.

Anomalie dei denti e delle mascelle.


Vi sono finalmente dei cavalli, nei quali la disposizione reci
proca delle mascelle, o la maniera con cui stanno impiantati gli
incisivi di ciascuna di esse, sono talmente irregolari ch'egli as
solutamente impossibile il trarre segno alcuno da queste parti per
poter giudicare dell'et vera degli animali cosi difettati.
In questo caso, come nei due precedenti, non si ponno avere
che dei dati approssimativi mediante mezzi all'alto secondar], come
sarebbero la freschezza delle gengive e del palato, la forma pi o
meno rigonfia del naso, e specialmente la maggiore o minore rotondit del lembo posteriore della parte diritta del mascellare mag
giore.

45
Mezzi impiegati per ingannare sull'et
del cavallo.
Essendo sempre il valore del cavallo tanto pi grande, quanto pi
' la sua et si approssima ai cinque od ai sei anni, epoca in cui
esso frutta con tutta la pienezza delle sue forze, non a farsi maraviglia che si abbia immaginato un numero grande di mezzi per
avvicinare il pi possibilmente la mascella di quell'animale allo
stato ch'essa presenta in questa et, sia facendolo comparire pi
vecchio sia facendolo sembrare pi giovane. Egli importante
in questi due casi di rilevare l'et vera dell'animale, anche quando
pi giovane di quanto l'indica il dente; poich facilmente s'in
tende che sottomettendo un puledro di quattro anni al servizio
che esige un cavallo di cinque, verr questo precocemente rovinato, e
qualche volta anche lo si porr in circostanza da doverlo per
dere.

Mezzi impiegati per far sembrare pi vecchio


nn cavallo.
In tutti i paesi dove allevansi cavalli vi la costumanza di
estirpare al puledro i denti mezzani da latte, tosto che sono sor
titi tutti i denti di tre anni, colla maliziosa mira di farlo sembrare
d'un anno pi vecchio. Se il puledro non fu venduto in questo
stato, tosto che i denti mezzani di rimpiazzo incominciarono ad
irrompere, gli si svelgono i cantoni da latte ed in questo caso
contando i denti incisivi non se ne trovano che quattro per cia
scuna mascella , e 1' animale che non ha che quattro anni viene
venduto come fosse in et di cinque.
I mezzi atti a far conoscere che furono levati i denti da latte
sono molti.
Se l'estirpazione recente, le gengive sono contuse, gonfie, do
lorose, e spesso la coda, che forma la radice del dente corrosa
dal surrogante che la comprime, rimasta incastrata nell'alveolo,
essendo stata lacerata nei momento che si svelse il dente.
Se questi primi indizj ebbero tempo per scomparire, rimangono
molti altri mezzi per iscoprire la frode.
Quando il dente deciduo cade naturalmente, vedesi tosto dopo
la caduta di esso il bordo del permanente a livello dell'alveolo ;

46
mentre che se il dente fu levato molto tempo prima dell'epoca in
cui doveva cadere naturalmente, quello che gli deve succedere es
sendo ancora molto approfondato nell'osso , non solo non lascia
vedere il bordo di esso, ma non lo si pu nemmeno toccare introducendo il dito nell'alveolo.
Quando il dente mezzano da latte venne maliziosamente svelto,
si pu conoscere la frode dallo stata del picozzo permanente che *
deve essersi consumato, ed avere di gi formata la tavola quando
il mezzano sorte naturalmente, il quale trovasi invece quasi in
tatto ancora se il suo vicino fu estirpato.
Finalmente, come ha fatto osservare Girard, 1' estirpazione dei
denti da latte accelerando la sortita dei permanenti non lascia loro
il tempo di abbandonare la posizione obbliqua ch'essi occupavano
nell'alveolo. L'arcata dentale invece di presentare un semicerchio
ben contornato, trovasi irregolare, e formata come a gradini.
L'esame dell'ultimo molare, sebbene difficile, pu fornirci anche
esso una prova dell'et vera 'dell'animale; poich s'egli ha real
mente cinque anni, questo dente dovr essere a livello degli altri'
ed avore formata la sua tavola; mentre che a quattro anni egli ha
ancora i lobi rotondi che presenta la sua faccia di sfregamento
prima di essere logorata.

Mezzi impiegati per far sembrare pi giovane


il cavallo.
Quando il cavallo ha rasato, quando egli fuori di et, ha per
duto una gran parte del suo valore , ed alcuni fraudolenti mer
canti sogliono spesso far comparire pi giovani i loro cavalli.
Siccome si considerano generalmente i denti lunghi come un in
dizio di vecchiaja, si accostuma per conseguenza di accorciarli ai
cavalli segandoli perch sembrino pi giovani. Questa frode che
pu ingannare quelle persone che non sono abituate ad esaminare
i denti , non fa invece che dare all'animale l' et ch' egli ha real
mente e che non mostrava prima dell'accorciamento di quegli or
gani. Abbiamo veduto infatti che quando un cavallo aveva i denti
troppo lunghi si dovevano aggiungere all' et annunciata da essi
tanti anni quante volte vi erano tre millimetri circa al disopra
della lunghezza normale. Cos la sega ha troncato in realt la
porzione eccessiva, che non si toglieva che col raziocinio, e se il
cavallo marcava , per sempio , dodici anni prima che gli si reci
dessero i denti, egli ne marcher quattordici, vera sua et se gli
si segarono cinque o sei millimetri di essi.

47
La sega poi non forma gi una sezione abbastanza netta per
non avere di bisogno anche della lima, della quale veggonsi spesso
le tracce sul dente, nel tempo istesso che con tale operazione si
scheggiano i suoi bordi.
Raccorciando gli incisivi si distrutto il rapporto che esisteva
tra le due arcate formate da qnesti denti, poich la lunghezza dei
molari rimasta la medesima. Basta adunque aprire le labbra
dell'animale per iscoprire la frode anche pria d'avergli aperte le
mascelle.
Il pi sovente non limitasi al solo raccorciamento degli incisivi,
ma su questi denti segati, o naturalmente corti si cerca di ristabi
lire la cavit che esisteva in giovinezza , e di darci il colore
nero che la rende pi apparente. I mercanti praticano le anzidelte
operazioni sui denti pi o meno destramente ; noi pertanto dob
biamo cercare i mezzi onde iscoprire questa malizia.
Se il dente quantunque rasato, conserva ancora il cono di smalto
non si pu fare la marca falsa verso il mezzo della tavola; essa
trovasi allora tra la cavit imbutiforme ed il lembo anteriore e
si vede in seguito che non vi pu essere col di sacco dentale, e
che per conseguenza la marca non naturale.
Inoltre, in questo primo caso, ed in tutti quelli in cui il cono
di smalto non esistesse, o fosse levato col mezzo del bulino, ci
che raramente vedesi, basta d'esaminare attentamente la marca,
per riconoscere che essa manca del bordo di smalto che contorna
la marca naturale, e che per conseguenza essa fu artificialmente
praticata nell'avorio.
Ecco quali sono i caratteri relativi alla falsa marca, considerata
in s stessa.
Or dunque, se si ha riguardo alla forma del dente, si vedr che
essa non si accorda punto coll'et accusata dalla mascella operata
col bulino , e che la marca stessa manca della dovuta larghezza ,
la quale era impossibile poter dare su un dente arrotondato o
triangolare , il cui diametro trasversale per conseguenza , assai
diminuito.
Finalmente se l'et dell'animale molto avanzata, la forma ge
nerale dell'arcata dentaria, il raddrizzamento della linea curva, che
essa offriva nella giovine et, l'orizzontalit della punta della ma
scella, sono altrettanti indizj molto pi sicuri di quelli che accen
nammo pocanzi.
Cos, adunque, se la vera et dell'animale non ha oltrepassata
l'et di dodici o tredici anni, si trova la cavit imbutiforme den
tale al di dietro del cui di sacco artificiale Se il cavallo, ha pas
sata quest'et, manca l'accennato indizio, ma la forma del dente

- 48
e della mascella ci di sicura guida onde non cadere in errore ;
molto meno poi, quando i mercanti, invece di formare una nuova
cavit, si limitano ad incavare quella che non scomparsa che
da poco tempo, e il di cui bordo di smallo ha conservata ancora
una certa estensione ; ma in questo caso non si pu ingannarsi
che di un anno o di due, ed un esame molto accurato della forma
del dente marcato, come anche della mascella superiore, pu farci
riconoscere la frode.
Quando un cavallo stato contromarcato, gli si ha quasi sem
pre data l' et di sei a sette anni e la piccola marca aggiunta ai picozzi, per simulare un rasamento effettuatosi da poco tempo spesso
pi facile a riconoscersi di quella degli altri denti. Per viemeglio
nascondere la frode si ha la precauzione d'introdurre nella bocca
dell'animale delle sostanze eccitanti che danno luogo ad una grande
secrezione di spuma, la quale rende diffcile l'esame della mascella.
Questa circostanza dovr sempre farci raddoppiare l'attenzione; ci
dicasi pure dell'indocilit dell'animale, che si ricorda ancora della
molesta sofferenza che gli fece provare 1' operazione , o che pu
essere stato maltrattato a bella posta.

PARTE SECONDA
ANATOMIA E FISIOLOGIA

Veterinaria

PARTE SECONDA

ANATOMIA E FISIOLOGIA
Non arricciate il naso lettori miei, alle parole Anatomia
e Fisiologia. Leggete e trangugiate l'amara, ma pur utile pil
lola. Che direste voi di un macchinista, di un orologiaio che
volessero fabbricar macchine od orologi, che volessero acco
modarli senza conoscere le parti di cui la macchina o l'oro
logio sono composti ? senza che cerchino quando queste sieno
perfettamente allestite a rendersi conto dell' effetto prodotto
dall'applicazione della forza motrice ? Ed allorch fossero
in possesso di queste cognizioni, credete che basti ? Essi non
avrebbero compiuta che una parte della loro missione.
Le macchine o l'orologio possono guastarsi e cessare di fun
zionare regolarmente e fermarsi. Perch le cognizioni sopradette lar giovino, devono aggiungere la conoscenza delle con
dizioni che intrattengono il movimento regolare e normale per
poteri in seguito opporre i mezzi atti a rimediare ai guasti
di cut il meccanismo suscettibile.
Non altrimenti procedono le cose per la macchina animale.
E dunque necessario, indispensabile avere almeno le pi ele
mentari cognizioni della sua fabbricazione e composizione
(anatomia) e del come essa funzioni (fisiologia), se si vuoi
essere in grado di riparar poi ai guasti prodotti da cause
nocive, in altre parole alle malattie, e ricondurla allo stato
normale o di salute.

ANATOMIA.
L'anatomia del cavallo insegna a Conoscere le diverse parti ond' composto il suo corpo.
Si distingue in generale ed in speciale o descrittiva.
L'anatomia generale studia le parti del corpo sotto il rapporto
dell'analogia che hanno fra di essi i tessuti che le compongono.
L'anatomia speciale o descrittiva si occupa dello studio delle
forme, del numero e delle connessioni delle parti medesime.

ANATOMIA GENERALE.
La macchina animale risulla formata da materie liquide e solide.
I liquidi, detti anche umori, sono contenuti nelle parti solide e
le penetrano dappertutto molto abbondanti; la lor massa supe
riore d'assai alle solide.
Gli umori principali sono : il sangue, la linfa ed il chilo ; gli
altri liquidi emanano dal sangue.
II .-angue. Umore preziosissimo destinato ad alimentare la vita
un liquido di color rosso, di un odore specifico, analogo a quello
del sudore dell'animale, di sapore un po' salato, di un calore eguale
a quello del corpo, viscoso, pi pesante dell'acqua. Dal cure esso
va mediante le arterie a tutte le parti del corpo, e da queste ri
torna al cuore mediante le vene.
Estratto da un vaso si coagula in una massa solida, che in u
tempo pi o meno lungo, si separa in de parti, una liquida,
detta siero, l'altra solida, chiamata coagulo.
Il sangue tolto da un' arteria rosso; quello contenuto nelle
vene ha un colore nerastro.
Esaminato il sangue recente col microscopio, vi si distinguono
molti piccolissimi corpuscoli di color rosso nuotanti in un liquido
trasparente e verdognolo ; tali corpuscoli sono i cos detti globuli
del sangue; tali globetti risultano formati da fibrina coperta da un
velamento di materia colorante rossa ; il liquido in cui nuotano i
globetti, il cos detto siero del sangue.
Il cogulo o crassamento del sangue del cavallo, a differenza di
quello degli altri animali, presentasi ordinariamente diviso in due
porzioni distinte, cio in coagulo bianco, ed in coagulo nero,; uniti
per fra di loro in modo che sollevando il primo, tien dietro an

53
he il secondo. Molto incerta la quantit del sangue che si trova
nel cavallo, approssimativamente per , in un cavallo del peso di
350 a 400 chilogrammi, se ne avrebbero da 18 a 21 chilog.
La linfa un liquido trasparente or giallastro, or tendente al
roseo, di sapore salato. Vasi particolari, o linfatici servono a con
durre la linfa e versarla nella massa sanguigna ; essa composta
dai materiali assorbiti dall'esterna superficie del corpo, dalle di
verse cavit non comunicanti colt'esterno , e dall'intima sostanza
degli organi, e va formandosi nel decorso progressivo lungo i vasi
e nel passaggio pei gangli linfatici.
Chilo. un liquido lattiginoso, viscido, aderente alla mucosa del
tubo intestinale, di sapore dolcigno che costituisce la parte vera
mente nutritizia e che serve arrivando nel sngue che mantiene e
rinnova, a riparare Is perdite dell'organismo ed all'accrescimento
del medesimo, durante il suo sviluppo. tratto dalle intestina per
mezzo d'una sezione di vasi linfatici, chiamati chiliferi.
Gli umori che emanano dal sangue, o dalle secrezioni, compren
dono; la saliva, la bile, il sugo gastro-enterico-pancreatico, il muco.
la materia sebacea o smegma, lo sperma o liquido seminale, il latte,
l'orina, il sudore, la sinctno, il siero, gli umori dell'occhio, le togrime, Yidramnios.
. i Solidi formano la trama, il tessuto degli organi. Le parti del
corpo il cui tessuto simile, qualunque sia la posizione che occu
pano sono: il tessuto cellulare, le ossa, le cartilagini, i legamenti,
i muscoli, i vasi, i nervi, le ghiandole e le membrane..
Tenuto cellulare. composto di lamelle e di filamenti intrecciantisi fra di loro e lascianti fra di essi degli spazi od interstizj di varia figura e grandezza, chiamati cellule, da cui gli venne
il nome di cellulare.
Questo tessuto, assai diffuso in tutto il corpo, offre un insieme
che ne ha la forma, costituisce la base di tutti gli organi , e serve
qual mezzo di unione e di separazione fra di essi. La sua consi
stenza molle, spugnosa ; i liquidi possono muoversi in esso len
tamente ed accumulatisi, come accade ai cavalli che hanno degli
edemi ; la sua flessibilit permette alle parti riunite dal tessuto cel
lulare di muoversi le une sulle altre.
In alcune parti del corpo, si deposita del grasso od adipe nel
tessuto cellulare. Questo tessuto adiposo arrotonda le forme , le
rende pi graziose, pi aggradevoli alla vista; ha anche degli usi
meccanici, come di moderare la pressione, favorire la flessione, di
minuire lo sfregamento. L'occhio scorre sopra un cuscinetto 'adiposo ;
le giunture ne sono avvolte; il grasso che riempie il vuoto delle
ossa che rende pi leggere, prende il nome di midollo.

54
o. Dopo i denti sono le parti pi dure del corpo. L'assieme
delle ossa, conservate nei loro rapporti naturali, costituisce lo scheletro
o carcame, (Vedi fig. 20) il telaio solido del corpo, di cui determina
le forme e le dimensioni. Le ossa sopportano, contengono e proteg
gono le parti molli; danno attacco ai legamenti che li uniscono
fra di loro, ed ai muscoli per cui mezzo sono posti in movimento.
Costituiscono diverse cavit per contener visceri ed apparati de
stinati alle pi sublimi ed importanti funzioni della vita. Nelle gambe
essi sono allungati e cavi ; ci che diminuisce il loro peso senza di
minuire la loro forza ; verso le loro estremit o capi, si rigonfiano
per congiungersi, articolarsi colle ossa d' un altro raggio della
gamba.
Cartilagini. Meno dure delle ossa, le cartilagini hanno l'a
spetto bianco-ceruleo o bianco-giallastro, pieghevoli, elastiche ; si
dividono in articolari e non articolari. Le prime rivestono le estre
mit articolari delle ossa e servono a facilitare i movimenti delle
diverse ossa fra di loro. Le seconde concorrono alla formazione delle
cavit del corpo, come i prolungamenti cartilaginei delle coste, che
danno la necessaria flessibilit ai diversi pezzi del torace durante la re
spirazione. Altre cartilagini non articolari concorrono a compiere
delle aperture cui sono messe in giro, od alcuni condotti che de
vono rimanere aperti permanentemente : le diverse cartilagini della
laringe, della trachea, dei bronchi garantiscono il passaggio dell'aria
nelle vie respiratorie.
Nella vecchiaia le cartilagini hanno la tendenza a farsi ossee.
Legamenti. Organi configurati a guisa di cordoni, di sacchi
membranosi, di espansioni membranose e di nastri o bende, aventi
per ufficio di tenere a suo, luogo diverse parti come i visceri, le
cartilagini, le ossa, e perci unite alle medesime. Presentano una
struttura fibrosa pi o meno compatta, di color giallo o bianco
grigio, robusti, elastici, piuttosto lucenti. Nella 'vecchiaia tendono
a convertirsi in cartilagini. I legamenti sono s all'interno che
all'esterno rivestiti da membrane sierose ; l'interna si chiama sinoviale per l'umore particolare che separa detto inowta. I cordoni
sono i legamenti rotondi; le membrane sono i legamenti capsulari.
Muscoli. Sono le masse molli, rosse, volgarmente chiamate
carni. Applicati sulle ossa, ai quali aderiscono col mezzo di corde
bianche, chiamate tendini, o col mezzo di lamine della stessa na
tura chiamate aponeurosi, i muscoli hanno la propriet di raccor
ciarsi, di tirare le ossa le une sulle altre, e di eseguire cos i mo
vimenti. Le aponevrosi servono anche ad involgere i muscoli, dan
dovi per tal guisa maggior forza. Questa disposizione si trova spe
cialmente alle membra.

55
Vasi. Si d il nome di vasi a dei tabi o canali membranosi,
flessibili, estensibili ed elastici.
A seconda del fluido che trasportano, i vasi si distinguono in
aeriferi, assorbenti, chiliferi, linfatici, sanguigni, arteriosi e ve
nosi. Capillari poi si chiamano i vasi tanto sanguigni che linfa
tici quando non siano visibili ad occhio nudo, e che per la loro
finezza somigliano ad un capello.
Gli aeriferi ed assorbenti trasportano le materie solide, liquide,
ed aeriformi messe a loro contatto; esistono alla pelle, alla super
ficie e nell'interno degli organi.
I chiliferi o lattei assorbono il chilo e si trovano lungo il tubo
intestinale.
I linfatici trasportano la linfa; constano di due membrane,
una fibrosa ed una sierosa interna che forma delle duplica
ture o valvole ; i linfatici tengono un decorso tortuoso, sono tras
parenti ed interrotti a quando a quando da glandolo: i linfatici
si concentrano per la maggior parte nei due tronchi denominati
dotto toracico posteriore ed anteriore ; vi hanno per alcuni vasi
linfatici che si versano nelle vene senza portarsi ai dotti toracici.
I vasi sanguigni venosi o le vene, ricevono il sangue dalle di
verse parti del corpo e lo conducono al cuore ; constano di tre
membrane, l'esterna cellulare, la media fibrosa, e l'interna sierosa
che dividesi in due lamine e forma duplicature o valvole disposte
a due a due e talvolta anche a tre a tre , destinate ad impedire
che il sangue possa retrocedere.
Le vene incominciano con vasi piccolissimi e capillari alla su*
perfide del corpo e degli organi, e vanno ingrossandosi e dimi
nuendo di numero (per le comunicazioni che avvengono fra di loro)
mano mano che si dirigono al cuore.
[vasi sanguigni arteriosi o le arterie, trasportano il sangue
dal cuore alle diverse parti del corpo. Constano pure di tre mem
brane come le vene, colla differenza che la fibrosa di color giallo
gnolo e molto fitta ed elastica, e la sierosa manca di valvole. Le
arterie incominciano con un sol tronco massimo (aorta) che parte
dal cuore e va poi dividendosi e suddividendosi in diramazoni
primarie, secondarie, ecc. fino a disperdersi a guisa di rete miniitissima alla superficie del corpo e nell'interno degli organi.
II sistema dei vasi capillari sanguigni a risguardarsi come il
fine delle arterie ed il principio delle vene ; nei capillari sanguigni
succede il cambiamento del sangue arterioso o nutriente, in ve
noso o non nutriente, e la separazione della materia organica.
NB. Nei capillari sanguigni per dell'arteria polmonale dispersi
su cellule aeree polmonali , succede invece il cambiamento del
sangue venoso in arterioso.

56
Nervi. Sotto il nome di nervi, sistema nervoso, si comprende
una massa centrale contenuta nel cranio e nel canale della spina
vertebrale ; dei -cordoni o funicelle che da questa massa centrale si
estendono e distribuiscono alle diverse parti del corpo ; e dei ri
gonfiamenti od ingrossamenti posti sul decorso di alcuni di que
sti cordoni.
La massa centrale porta il nome di cervello, cervelietto, midollo
oblungato e midollo spinale ; i cordoni o funicelle si chiamano
nervi e gli ingrossamenti o rigonfiamenti gangli. Il cervello la
sede dell'intelligenza ; tutte le impressioni sono condotte alla massa
centrale col mezzo dei nervi e ne risultano le sensazioni.
landole. Questi organi hanno l'incarico di separare dal san
gue qualche umore , che col mezzo di uno o pi canali escretori,
viene versato su una superficie libera, interna od esterna. Appar
tengono a questi organi le glandolo lagrimali e satinali, il fegato,
il pancreas, i reni, le mamelle, i testicoli. Altre alandole pi pic
cole che preparano il muco delle membrane mucose e la materia
grassa della pelle sono comprese sotto l denominazione comune
di follicoli, e secondo che si trovano nello spessore delle mucose
o della pelle, prendono il nome di follicoli mucosi o sebacei.
Membrane. Col no tue generico di membrane, si chiamano
quelle tonache o quei velamenti che involgono o tapezzano i di
versi organi e visceri, nonch le cavit e le parti esteriori della
macchina animale. Esse differiscono molto fra di esse, e secondo
la loro tessitura ed i loro usi, sono divise in sierose, cutanee o
tegumentali, mucose, muscolari e fibrose.
a) Le membrane sierose sono trasparenti, sottili, forti, lucenti,
levigate, e sempre umettate d' un umore che ne facilita lo sfrega
mento. Formano sacchi perfettamente chiusi. Si trovano dapper
tutto ove uno o pi organi si toccano senza essere aderenti gli
uni agli altri, e che devono scorrere pure gli uni sugli altri. La
natura ha garantito il compiersi di questa azione, rivestendo di
una sierosa la superficie esterna dell' organo , ed anche la faccia
interna della cavit in cui contenuto.
b) La membrana cutanea o tegumentale esterna, comprende
la pelle, che estendesi su tutta la superficie del corpo, e che gli
serve di riparo. La pelle ricoperta di peli, che garantiscono il
cavallo contro il freddo ed i corpi esterni che potrebbero offenderlo.
In certe parti del corpo, come all'estremit delle membra , i peli
sono rimpiazzati dalle unghie o corno.
e) Le membrane mucose, altrimenti dette cutanee interne, per
ch fanno sulle parti interne che rivestono, l'ufficio che la pelle fa
all'esterno, devono il nome a quell'umore che secernono detto muco,

57
e che tiene lubrica la loro superficie libera. Le mucose tapezzano
le cavit del corpo che si trovano in contatto cogli agenti esterni
{aria, bevande, foraggi) come le nari, la trachea, la bocca ecc.
d) Le membrane muscolari contrattili come i muscoli, sono si
tuate nelle pareti d'organi cavi, circondanti la superficie aderente
delle mucose. Queste membrane o muscoli cavi fanno progredire
i liquidi contenuti in certi serbatoi, e le materie alimentari nel
tubo digestivo.
) Le membrane fibrose sono molto robuste e tenaci, bianche,
flessibili, d'un aspetto risplendente. Oltre le aponevrosi ed i lega
menti capsulari che furono gi nominati, queste membrane forni
scono degli inviluppi che proteggono il cervello , il cuore, i reni,
il fegato, l'occhio, le ossa, ecc.
Tutti gli organi od istrumenti del corpo del cavallo, sono for
mati da qualcuno dei tessuti che abbiamo passati in rassegna.

ANATOMIA SPECIALE

Delle ossa e delle articolazioni.


Le ossa sono rimarchevoli per la loro durezza , la loro poca
flessibilit e la loro resistenza a rompersi; posseggono inoltre non
equivoche propriet elastiche.
Una membrana fibrosa, chiamata periostio , serve loro d' invi
luppo immediato.
Quando le ossa devono occupare un piccolo spazio ed offrire
una grande solidit, il tessuto osseo molto compatto; ma quan
do sono destinate ad occupare un gran posto, potrebbero pel loro
peso rendere leuti i movimenti. La natura ha pensato a ci, po
nendo alla superficie uno strato denso, compatto, e scavando nel
l'interno delle grandi cellule o canali riempiti dal midollo.
La dimensione delle ossa varia d'assai; sotto questo rapporto si
distinguono in lunghe, corte e piatte. Soltanto le ossa lunghe hanno
il canale midollare.
Le ossa presentano alla superficie delle eminenze alle quali s'at
taccano i muscoli od altre parti molli ; quando queste eminenze
sono di qualche rilievo, prendono il nome di apofisi. Presentano
anche delle depressioni pi o meno profonde che servono a dar
posto a delle parti molli, od a ricevere altre ossa che devono muo
versi in esse.

58
Due o pi ossa unite fra loro, costituiscono una articolazione
0 giuntura. I mezzi d' unione variano secondo che le ossa devono
conservare sempre gli stessi rapporti e rimaner fisse, od eseguire
movimenti pi o meno estesi.
Le articolazioni destinate a rimanere immobili ponno avere tre
differenti disposizioni; o due ossa sono poste l' una contro l'altra,
si toccano con uno dei loro bordi (armonia) ; o le ossa offrono
una serie di asperit, di rientramenti angolosi, degli addentellati
che si ricevono mutuamente (ingranaggio) ; oppure un osso
incastrato nella cavit scavata nella sostanza d'un altro osso (im
piantagione o gonfosi). Le due ossa nasali si articolano per ar
monia ; la maggior parte delle ossa della testa trovansi ingranate ;
1 denti sono impiantati negli alveoli.
Nelle articolazioni mobili le ossa non sono direttamente unite
fra di esse ; la giuntura operata col mezzo di una sostanza in
termediaria. Talvolta la materia di natura cartilaginea; aderisce
fortemente all'uno ed all'altro osso, ed i movimenti sono molto
limitati ; ne abbiamo un esempio nell'unione delle vertebre. Altre
volte le superficie articolari scorrono le une sulle altre , e sono
dei legamenti che le mantengono in rapporto. Questo modo di giun
tura si trova dove i movimenti devono essere pi estesi che nel
primo caso. Le superficie che si articolano cos, sono sempre molto
liscie ed incrostate d'una lamina cartilaginea, che ne aumenta la
scorrevolezza. Scopo della natura fu dr diminuire lo sfregamento
e di prevenire il consumo ; essa ha dunque circondate queste ar
ticolazioni d'un- legamento capsulare, composto d' una membrana
fibrosa molto resistente all'esterno ; ed all'interno d'una membrana
sierosa, destinata a secrescere un liquido che somiglia al bianco
dell'uovo. Questo liquido, chiamato sinovia, ha il medesimo uflficio dell'olio versato sui pezzi mobili d'una macchina.

Dello Scheletro.
L'insieme di tutte le .ossa d' un solo e medesimo animaje , riu
nite per mezzo delle articolazioni, costituisce uno scheletro o car
came.
Lo scheletro ha la forma e le dimensioni del corpo ; simetrica
vale a dire che segato in due parti, la met di destra si trova
essere esattamente simile alla met di sinistra. La solidit, il so
stegno del corpo, sono determinati dallo scheletro; la disposizione
delle ossa ha luogo in modo che sono formate delle cavit a pa
reti dure, resistenti, che servono d'inviluppo per proteggere gli

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94

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organi pi importanti, quegli organi che non ponno esser malconci
e pesti, senza che ne segua la morte.
Lo scheletro si divide in testa, tronco ed estremit o membri.
t testa la parte anteriore e superiore dello scheletro ; essa
rinchiude il cervello e gli organi dei sensi.
il tronco. Si estende dalla testa ali' estremit della coda.
composto dalle vertebre, dalle coste, dallo sterno e dal bacino.
Forma tre cavit, il caualti osseo delle vertebre (in cui sta il mi
dollo spinale), il torace ed il bacino. Nello spazio compreso fra
queste due ultime cavit, ve n' una terza, occupata dal ventre
nell'animale vivente.
Le estremiti, o membri o (ambe. Sono in numero di
quattro, due anteriori e due posteriori; le articolazioni molto mo
bili di cui sono provvedute, danno loro l' incarico dei movimenti
di progressione.

Testa.
La testa presenta la forma d' un cono irregolare , la cui base
in alto; si compone di due parti principali, il cranio e la faccia.
II cranio una specie di scatola ossea, di forma ovoidea, che
occupa tutta la parte superiore e posteriore della testa, e che
destinata a contenere il cervello. Sette sono le otsa che si riuni
scono per formarne le pareti, vale a dire ; l'occipitale, il parietale,
il frontale, i due temporali, lo sfenoide e l'etmoide. I primi cinque
sono apparenti all'esterno.
L' occipitale o supremo o sincipite forma la sommit della
testa, ed offre alla sua parte superiore una protuberanza che si
chiama cresta, che costituisce la base del 'ciuffo. Alla sua parte
posteriore si trova una tuberosit cui s'attacca il legamento cer
vicale; pi basso, da ciascun lato vi ha un apofisi larga e con
vessa chiamata condilo, che serve all'articolazione della testa sulla
colonna vertebrale. Fra i due condili si trova il foro occipitale,
che d passaggio al midollo spinale.
il parietale posto al di sopra del frontale.
il frontale forma la base della fronte, e concorre per una
parte alla formazione dell'orbita. Offre i seni frontali che ri
sultano formati dall' allontanamento della lamina interna dal
l'esterna.
I temporali posti lateralmente, costituiscono la base delle
tempia. Sudi essi sono impiantate le orecchie: e formano col fron
tale la cavit situata al di sopra dell'orbita chiamala in esteriore

63
conche o fosse sopra-orbitali ; offrono 1' (ipofisi zigomatica ; una
cavit articolare li unisce colle due branche della mascella in
feriore.
Lo sferoide corrisponde alla base del cervello ; posto a modo
di cuneo, fra tutte le altre ossa del cranio, forma in certa guisa
la chiave di questa cavit.
L'etmoide traversato d'una infinit di fori, separa le cavit na
sali dalla cavit del cranio.
Tutte queste ossa ad eccezione dell'ultimo, hanno una forma
lamellare, e sono d'una tessitura molto compatta ; si articolano
tutte fra di loro in modo da non poter eseguire movimenti sen
sibili, e da dare al cranio una grande solidit.
La faccia. Prolungata in basso ed all' avanti del cranio la
faccia comprende la pi gran parte della testa. Essa composta
di venti ossa piatte e contornate diversamente per formare alcune
cavit, quali la bocca, le orbite, le cav ila nasa li, ed i seni. Que
ste ossa, ad eccezione di quello che compone la mascella poste
riore od inferiore, sono articolate fra esse e le ossa del cranio, iu
un modo presso a poco immobile; esse sono [nasali, i lagrimali,
i zigomatici, gli alari o pterigoidei, i mascellari maggiori, i ma
scellari minori, i palatini, il vomere, i turbinati ed il grande ma
scellare posteriore od inferiore.
I nasali stanno sotto al frontale; formano la base del naso ed
hanno la forma d'un cuore di carte da tresette colla parte larga
in alto ; in basso finiscono come una penna da scrivere temperata,
alla cui punta attaccata una cartilagine di prolungamento, che
costituisce le ali del naso. In alcuni cavalli mal governati, la pres
sione della museruola, della capezza e della briglia troppo stretta
e pesante, opera a Iringo andare una depressione trasversale sulla
loro superficie, consuma la sostanza di queste ossa e ne deturpa
la faccia.
I lagrima!! occupano l'angolo nasale dell'occhio ; in essi scol
pito il canal lagrimale, e concorrono alla formazione della cavit
orbitale.
I zigomatici sono posti al lato esterno dell'orbita ; presentano
una eminenza, che coll'apofisi del temporale forma la cresta zigo
matica alla quale s' attacca il muscolo principale della mastica
zione.
Gli alari o pterigoidei sono ossa molto piccole disposte a
guisa di piccoli bindelli sulle ossa palatine.
I mascellari maggiori costituiscono la base delle guance o gote;
nel loro interno esistono i seni mascellari; all'estremit inferiore
offrono la cos detta contro-barra. Presentano gli alveoli pei denti

Bi
motori superiori, concorrono alla formazione della bocca, delle ca
vit nasali e della vlta del palato. Queste ossa subiscono dei can
giamenti secondo le diverse epoche della vita del cavallo; cos le
guance divengono bombate e prominenti, finch crescono i primi
denti molari ; verso l'et di sei a sette anni, cominciano a dive
nire depresse. Questa depressione aumenta a misura che i denti
sono espulsi dagli alveoli, e le guance finiscono per diventare
concave.
I mascellari minori sono uniti ai precedenti; sostengono i
denti incisivi ed il labbro superiore; coll' et si allungano e si
ristringono.
I palatini stecchiti, allungati, quasi semi-circolari, terminano
superiormente la vlta ossea del palato.
li vomere osso piatto ed allungato, somigliante a lama di spada
piuttosto curva, si trova nelle cavit nasali, sotto il loro setto car
tilagineo che divide la cavit destra dalla sinistra, e cui serve di
sostegno.
I turbinati sono ossa laminose, fragili, oblunghe, ravvoltolate
sopra s stesse e poste nelle cavit nasali. Sono in numero di
quattro, due anteriori pi voluminosi e pi lunghi e due poste
riori.
II grande mascellare O mascella Inferiore O posteriore
formato da due branche riunite in un solo osso. Queste branche che
rappresentano un V, sono superiormente articolate coi temporali,
e saldate inferiormente. La loro riunione costituisce la sinfisi ma
scellare, sulla quale vedesi una superlicie leggermente scabra, ove
appoggia il barbazzale. Lo spazio lasciato dall'allontanamento delle
due branche si chiama in esteriore il canale delle ganasce, i cui
sta un osso sospeso, destinato a sostenere la lingua, la laringe e
la faringe, chiamato Ioide. L' orlo posteriore delle branche nella
porzione superiore e piatta, forma 1' arcata e la base delle ga
nasce.
Il grande mascellare durante la vita del cavallo subisce diverse
modificazioni che dipendono specialmente dal lavoro dei denti;
mentre che questi si formano, questo osso prende sviluppo, vo
lume e diventa diremo quasi impastato; ma a misura che i denti
sortono dagli alveoli, l'osso sembra rinserrarsi sopra s medesimo,
ed insensibilmente si deprime ; le sue branche allora diventano
strette e la sua estremit inferiore prende una direzione oriz
zontale.
Le: diverse ossa della faccia cos riunite formano le due mascelle,
una inferiore e l'altra superiore. L'inferiore costituita dal solo
grande osso mascellare.

65
La maggior parte delle grandi ossa della faccia concorrono a
formare la mascella superiore; ma sono principalmente i mascel
lari maggiori ed i minori che ne formano la base.
Agli orli interni di ciascuna delle due mascelle si vede una serie
di piccole cavita disposte s in alto che in basso su una linea
curva allungata ; sono gli alveoli. Ognuna di queste cavit de
stinata a ricevere un dente che vi impiantato; i dtinti si tro
vano descritti nella precedente parte del libro in cui abbiamo par
lato dell'et.
La faccia presa nel suo insieme presenta due vaste cavit, le
entit o fosse nasali, separate l'una dall'altra per mezzo d'un si
pario. Queste cavit hanno due orifici esterni, le narici, e due ori
fici posteriori pel quali le cavit nasali comunicano col tubo della
respirazione. Le fosse nasali sono altres in rapporto con delle ca
vit scavate nell'osso frontale e nei mascellari maggiori, che ab
biamo detto essere i seni frontali e mascellari.

Tronco.
Il tronco composto dalla colonna vertebrale, dalle coste, dallo
sterno e dal lai-Ano,
La colonna -vertebrale, detta anche spina dorsale, la parte pi
importante dello scheletro ; poich serve di sostegno a tutte le altre.
Essa rappresenta una canna ossea, ricurva sopra s stessa, -prolungantesi per tutta la lunghezza del corpo dalla testa sino alla
estremit della coda. composta da un gran numero di piccole
ossa chiamate vertebre, che sono poste capo a capo, ed unite so
lidamente fra di loro col mezzo d'una fibro-cartilagine. Essa forma
successivamente, dall'avanti all'indietro, la base del collo, del gar
rese, del dorso, delle reni, della groppa e della coda.
Ciascuna vertebra presenta nel suo centro un buco che comu
nica con quello delle vertebre precedenti; ne risulta una colonna
ossea traforata da un lungo canale, chiamato vertebrale, in rap
porto col cranio.
Nella colonna vertebrale si distinguono una porzione cervicale o
del collo, una porzione dorsale, una porzione lombare, una por
zione sacrale ed una porzione coccigea o caudale (della coda).
Le vertebre, larghe, di diverse forme all' origine della colonna,
vanno diminuendo insensibilmente e diventano pi uniformi fino
alla lor fine. All'origine, le vertebre del collo formano vicino alla
testa una curva, e discendono in seguito in una direzione obliqua,
di maniera che le due ultime al punto di riunione colle vertebre

Veterinaria

66
dorsali, descrivono ancora una linea curva. Le vertebre dorsali
formano una leggiera vlta dall'avanti all'indietro; le lombari sono
quasi orizzontali, le due ultime discendono leggermente; il sacro
un po' pi elevato, e le sue ultime vertebre, unite a quelle della
coda, cadono a semicerchio.
Le vertebre del collo sono in numero di sette (7); la prima chia
masi atlante, ha la forma di una farfalla ed pi mobile di tutte
le altre; essa gira su una specie di perno formato da una apofisi
che sorge dal corpo della vertebra che segue, detta axoide. sa
questa articolazione che hanno luogo quasi tutti i movimenti di
rotazione eseguiti dalla testa.
Le vertebre dorsali, in numero di diciotto (18), presentano delle
apofisi spinose lunghe, appianate lateralmente e terminanti con
una grossa tuberosit. Queste eminenze aumentano in lunghezza
fino alla quarta o quinta che segue ; in seguito diminuiscono e
divengono pi corte fino verso la met del dorso. A partire da
quest'ultimo punto, conservano un'altezza presso a poco eguale e
sono dritte, mentre le precedenti sono pi o meno curvate indietro.
Le apofisi pi alte formano la base del garrese. Il corpo di
queste vertebre presenta delle faccette articolari per le coste.
Le vertebre lombari in numero di sei (6) somigliano molto a
quelle del dorso ; ne differiscono per le apofisi trasverse che sono
d'assai pi lunghe, perch in questa porzione della colonna i mu
scoli devono agire con assai maggior forza. Le apofisi trasverse delle
vertebre dei lombi formano per conseguenza una leva molto pi
potente che nelle altre parti ove questa forza non necessaria.
Il aero o porzione saerale un prolungamento della co
lonna vertebrale composto di cinque (5) vertebre ; coll' estremit
anteriore si articola coll'ultima vertebra lombare, e coll'estremit
posteriore si articola col primo pezzo di coccige. Nel cavallo adulto
le cinque vertebre che compongono questo osso sono saldate fra
di loro ; le apofisi spinose sono pi larghe che quelle delle verte
bre precedenti ed hanno una direzione obliqua, dall'avanti all'in
dietro. Questo osso forma, colla parte superiore degli ilei la base
della groppa.
il coccige, o pi generalmente le ossa della coda, od ossa eoecigee, comprende un assieme di diciassette vertebre, nelle cinque
prime delle quali si nota ancora la traccia della forma delle ver
tebre; le altre ossa della coda sono come tanti cilindretti con
estremit articolari convesse, per cui riescono facili i movimenti
dell' uno sull' altro.
Le articolazioni delle vertebre fra di loro sono molto solide,
ed i movimenti che ognuna di queste ossa pu eseguire, sono

67
in generale molto limatati; ma questi piccoli movimenti, sommali,
danno all'insieme della colonna abbastanza flessibilit, senza nuo
cere alla sua forza. Questa mobilit del resto varia d'assai secondo
le differenti parti della spina; al collo ha una grande flessibilit;
in tutta la lunghezza del dorso, ove si unisce alle coste, i movi
menti sono oscuri; ai lombi, essa non guari pi flessibile,
se si eccettui la parte posteriore ove la mobilit grande.
Il sacro forma colla colonna un angolo rientrante ed un centro
di movimento che, quantunque poco esteso, molto frequente e
molto importante. Per poco che vi sia difficolt nell'esecuzione dei
movimenti della spina dorsale col bacino, il di dietro spinge dif
ficilmente o non spinge affatto il corpo in avanti. nella coda
che la libert, la variet e 1' estensione dei movimenti sono pi
considerevoli.
In queste ultime ossa cosi come al collo, lo strato fibro-cartilaginoso che deve prestarsi allo spostamento ha maggior spessore
che al dorso, e le apofisi spinose sono nulle ; non potendo scon
trarsi per conseguenza, la loro assenza permette una curva pi coosiderevole della colonna.
La colonna vertebrale si trova unita potentemente per mezzo
della disposizione delle apofisi spinose, attaccate l'una all'altra col
mezzo d'un apparecchio legamentoso molto forte.
Il legamento principale di questo apparecchio il cervicali.
Esso si prolunga dalle sei prime apofisi spinose del garrese fino
all'occipite, ove s' impianta prendendo degli attacchi alla quarta,
terza e seconda vertebra cervicale. Semplice alla sua origine, si
divide in due corde applicata l' uno contro l'altra, che attaccandosi
come abbiam detto, riempiono lo spazio triangolare formato dal
collo e dalla parte superiore del legamento.
La colonna vertebrale cos costituita si articola in avanti colla
testa.
Le coste in numero di trentasei (36), diciotto per ciascun lato,
sono archi ossei lunghi ed appianati, che si articolano superior
mente colle vertebre dorsali, e la, cui estremit inferiore si con
tinua con una porzione cartilaginea, che viene a congiungersi o
direttamente od indirettamente collo sterno. Le prime costole in
numero di 8 si chiamano vere o sternali ; le altre si denominano
false od asternali. Le coste si distinguono coi numeri i.', 2.', 3.", ecc.
contandole dall' avanti all' indietro : esse si ricurvano intorno al
tronco in modo da formare una specie di gabbia ossea destinata
a contenere il cuore ed i polmoni.
Lo terno un osso curvo che, come la chiglia d'un vascello
alla quale rassomiglia, sostiene il petto inferiormente. formato

68
da sei pezzi ossei di natura spugnosa uniti insieme da sostanza
cartilaginea; alle sue due estremit terminato con due cartilagini
di cui l'anteriore detta coracoidea e la posteriore cordi/orme o
xifoide. Questo osso articolato da ciascun lato colle cartilagini
dei prolungamenti delle coste ; i loro movimenti sullo sterno sono
molto estesi, a cagione della lunghezza delle cartilagini.
Il bacino catino o pelvi (vedi fig. 21) un recipiente osse
risultante dall'unione di tre pezzi principali, sempre distinti nella
giovine et, chiamati ileo, ischio, e pube. Essi si riuniscono in una
cavit quasi emisferica detta cotiloidea che serve a contenere la
testa dell'osso della coscia (femore). Questi pezzi sono del tutto
immobili; la loro unione tra di loro ed il sacro, d origine ad
una larga cintura ossea che termina inferiormente l'addome, e che
in causa della sua forma ricevette il nome di bacino o catino. IL
bacino, per la parte che si chiama ileo, forma la base dell' anca,
e per la parte detta ischio costituisce la punta della natica.

Bacino o Catino. Fig. 21.


Spiegazione.

A. Ileo. B. Pube. C. Ischio.


1. Angolo interno dell'ileo.
2. Angolo esterno dell'ileo, il quale
forma la cresta iliaca a a.
3. Angolo posteriore dell'ileo.

4.
5.
6.
7.
8.

Cavit coliloidea.
Foro ovale.
Cresta ischiatica.
Tuberosit ischiatica.
Arcala ischiatica.

.,.'.,

- 69

...

Membri o gambe anteriori.


I membri anteriori , fissati sulle coste , si dividono in quattro
raggi distinti, la palla, il braccio, ^avambraccio ed il piede.
f. palla ha per base la capota. Questo grande osso piatto,
di forma triangolare, posto in direzione obbliqua dall'alto al basso
e dalrindietro all'avanti, st attaccato alle coste per mezzo di mu
scoli : questo modo di attacco d alla spal la una grande libert
di movimenti. Sulla sua faccia esterna si trova una cresta longi
tudinale che la divide in due fosse ineguali. La sua estremit
inferiore, offre una cavit articolare larga, ma poco profonda, de
stinata a ricevere l'estremit dell'osso del braccio (omero), artico
lazione anch'essa a movimenti liberissimi. Sul davanti di questa
cavit, si vede una eminenza saliente detta apofisi coracoidea, alla
quale s'attacca un forte muscolo che rende ferma l' articolazione
della spalla cai braccio e che all'esteriore costituisce la punta della
spalla.
H braccio formato da un osso lungo e cilindrico chiamato
omero. Questo osso sembra torto sopra s stesso ; ha una dire
zione obliqua ed opposta a quella della scapola, col quale forma
nn intervallo triangolare. La sua parte superiore grossa, arro
tondata ed articolata colla cavit che abbiamo rimarcata alla sca
pola, e nella quale pu girare in tutti i sensi. Pi all' inbasso ed
anteriormente si vede una incavatura destinata al passaggio del
tendine del muscolo coraeo-omerofe. La sua estremit inferiore
larga, ha la forma d'una carrucola sulla quale si muove 1' avam
braccio come su di una cerniera ; posteriormente vi una fossa
profonda detta olecraneo perch riceve un prolungamento dell'olecrano in certi movimenti di estensione dell'avambraccio sul braccio.
L'avambraccio il primo raggio distaccato dal tronco ; com
posto di due ossa, il cubito e l' alterano. Quest'ultimo un osso
rudimentale e non forma che uh appendice del cubito, col quale
si salda coll' et, e che sormonta per formare la base del gomito
o Volecrann.
II cubilo forma la principal base dell'avambraccio ; lungo, leg
germeli te curvo, posto in una direzione perpendicolare tra l'o
mero, col quale s' articola per mezzo della sua estremit supe
riore, e la prima fila delle ossa del ginocchio, sulle quali s'appoggia
colla sua estremit inferiore.
Le disposizioni della prima giuntura sono tali che 1' avambraccio
non pud essere mosso che in due sensi, la flessione e l'estensione;
quest' ultimo movimento limitato dall' olecrano.

70
La quarta divisione del membro o gamba il piede ; esso sisuddivide in tre raggi, carpo, metacarpo e dito o piede propria
mente detto.
Il carpo o le ossa del ginocchio consiste in un quadrilatero di
ossa corte in numero di sette, formanti due ranghi sopraposti, li
pria) o composto di quattro ossa, uno dei quali mantenuto alla
faccia posteriore, fuori della fila dal lato esterno ove trovasi ccjnsiderevolmente prominente, 1' osso unciforme. Queste piccole ossa
sono intimamente unite fra di loro, in modo che l'insieme di
questa parte gode di qualche mobilit, quantunque ciascuna delle
ossa di cui si compone non si sposti che a mala pena ; tale di
sposizione d alle loro articolazioni una grande solidit.
Il metacarpo, stinco o canone composto di tre ossa , di cui
due rudimentali sono dette stiloidei o peronei ; esse sono poste
sui lati della faccia posteriore dello stinco o lungo falangeo. Que
sto un osso lungo, arrotondato sul davanti, depresso al di die
tro, articolato colla sua estremit superiore eolla fila inferiore delle
ossa del ginocchio, e colla sua estremit inferiore col pastorale.
Il dito o piede propriamente detto si compone -di tre falangi.
La prima comprende tre ossa, il pastorale e i due sessamoidei su
periori. Il pastorale allungato e depresso sulle sue faccie ante
riore e posteriore; si articola superiormente collo stinco e i sessa
moidei superiori, inferiormente coll' osso della seconda falange, il
coronale. I sessamoidei sono piccole ossa irregolari , mantenute
alla faccia posteriore dell' estemit superiore del pastorale , di cui
rendono pi ampia la superficie articolare. La seconda falange ,
asso della corona o coronale composta d' un solo osso che ha
due superficie articolari di cui una si congiunge coll' osso della
pastoia e l'altra colla terza ed ultima falange. Questa ultima fa
lange ha per base COMO del piede, detto anche triangolare, molto
poroso, con una forma eguale a quella dello zoccolo in cui rin
chiuso ; ed un piccolo osso detto sessamoideo inferiore o navicolare che mantenuto contro il bordo posteriore del precedente
e si articola colla faccia inferiore della seconda falange. A questo
raggio del dito o piede che porta l'unghia o lo zoccolo, sono an
nesse lateralmente due libro-cartilagini che ne aumentano la su
perficie ed assicurano l'elasticit dello zoccolo.

Membri o gambe posteriori.


I membri posteriori sono come gli anteriori, divisi in quattro
raggi, l'anca, la coscia, la a mba ed il piede .

- 71
L'anca formata da un grande osso piatto, il bacino, che ab
biamo gi descritto.
La coscio si compone d'un osso solo, il pi voluminoso delle
ossa dello scheletro, chiamato femore. La sua estremit superiore
cifre una testa arrotondata, separata dal corpo dell'osso da uno
stringimento detto collo del femore. AH' imbasso di questo collo
e nel punto nel quale si unisce al corpo dell'osso, si notano di
verse grosse tuberosit che possono essere sentite traverso la
pelle, e che servono all' inserzione dei principali muscoli della co
scia; si dato loro il nome di grande e piccolo troncantere. Per
ultimo la sua estremit inferiore molto grossa e presenta due
condili che scivolano su due fibro-cartilagini inter-articolari. Colla te
sta che presenta alla sua estremit superiore il femore ricevuto
nella cavit articolare emisferica del bacino.
La (jarnlm alle gambe posteriori, quello che 1' avambraccio
alle gambe anteriori. Essa composta di tre ossa, di cui il prin
cipale, la tibia, occupa tutta, l'estensione de1 raggio e si articola
nella parte superiore, coll' intermezzo delle due libro-cartilagini
precitate, col femore, e nella parte inferiore eoll'astragalo o car
rucola de) garello.
Le due altre ossa sono il peroneo e la rotella ; quest' ultima
sormonta la tibia e scorre sulla carrucola che trovasi sall' estre
mit inferiore del femore. Il peroneo o spina tibiale . un osso al
lungato, rigonfio all'estremit superiore ed affilalo in basso; egli
attaccato sul lato esterno della tibia alla sua parte superiore di
cui misura circa i due terzi. Dalla riunione dell'estremit inferiore
del femore, dell'estremit superiore della tibia, delle libro cartila
gini e della rotella, risulta 1' articolazione della grassello ; forti e
numerosi, legamenti tengono in rapporto questi pezzi, e ne limi
tano i movimenti di flessione e di estensione.
Il piede posteriore si divide in tre sezioni ; il (arso, il metatarso
ed il dito o piede.
Il tarso forma la base del garello; composto di sei ossa
corte, di figura e volume vario, posti su tre file. Nella prima si
trova : 1. l'astragalo o carrucola, rimarchevole per la carrucola
a gola profonda ed obliqua che, occupando la regione anteriore e
posteriore, si trova in rapporto colla tibia, e si articola colla sua
estremit inferiore; 2. il ealr.aneo o calcagno, il pi lungo fra le
ossa del garello, che sporge al lalo esterno della faccia posteriore
dell'astragalo, forma la base della punta del garetto e d attacco
al tendine d'Achille. Questo osso, colla estremit inferiore della
tibia e l'estremit superiore dello stinco, costiluisce l'articola
zione del garello, che una cerniera perfetta, nel senso che la

Ti
disposizione dei legamenti e delle superficie articolari, rende im
possibili tutti i movimenti, all' infuori di quelli di flessione e di
estensione.
Gli altri raggi dei membri posteriori nulla offrono di partico
lare; si possono ripetere per essi tutte le cose dette pegli arti
anteriori ; solo il metatarso e la prima falange sono pi lunghi ed
un po' pi grossi.

DEI MUSCOLI
Le ossa, non potendo muoversi da s medesime, non si spo
stano che per l'azione delle masse carnose che le circondano ;
queste masse sono i museali. Essi sono composti di fibre rosse
riunite a fasci; questi aderiscono gli uni agli altri 'col mezzo del
tessuto cellulare, e costituiscono una massa circoscritta che de
termina la forma ed il volume di ciascun muscolo.
Si distinguono i muscoli in volontarj ed inoolontarj ; i primi
obbediscono alla volont dell'animale, per mezzo dei nervi che ce
la comunicano. Essi danno il movimento alla testa, al eolio, al
tronco ed alle estremit. I muscoli involontarj sono situati nelle
diverse cavit de1 corpo ; essi si trovano nel cuore, allo stomaco,
alle intestina, alla vescica, e non agiscono che allorquando sono
eccitati, ci che ha luogo col sangue per il cuore, colla materia,
alimentare per lo stomaco e le intestina, coll'orina per la vescica.
La volont dell'animale non pu n provocare l'azione, n im
porre il riposo. I muscoli involontarj formano, eccetto il cuore,
degli strati sottili, d'un rosso pallido, e che noi abbiamo chiamati
membrane muscolari.
Fra i muscoli volontarj, gli uni sono allungati, larghi gli altri ;
in essi si rimarcano tre parti distinte, le due estremit ed il cen
tro. Il centro carnoso ; alle estremit sono attaccate delle corde
biancastre, i tendini, o delle membrane fibrose, le aponevrosi.
per mezzo di questo tessuto bianco, tendinoso, che ha luogo l'in
serzione dei muscoli sulle ossa. I tendini aumentano considerevol
mente la forza dei muscoli; molti sono avviluppati da una guaina
od astuccio, nel quale si secresce un liquido analogo a quello che
umetta le articolazioni, ed il cui uso di facilitare lo scorrere dei
tendini. Queste guaine avviluppano anche delle masse muscolari,
come abbiamo gi detto.
Il centro o la parte carnosa d'un muscolo la sola che agisce.
Quando essa si contrae, il muscolo si raccorcia e si gonfia ; le
sue fibre che nel riposo erano dritte, si increspano a zig-zag ; le

-.74
,

- 75 due estremit si avvicinano, tirando le parti alle quali sono attac


cate, ed ecco come si opera il movimento.
Un osso ordinariamente d attacco a pi d'un muscolo. I muscoli
riuniti formano dei gruppi che agiscono sia nella stessa dire
zione, sia in direzioni differenti, e questo o ad uno scopo comune
o per effettuare movimenti diversi. In generale, i muscoli che ti
rano un membro nella stessa direzione sono raggruppati gli uni
vicino agli altri; quelli il cui movimento contrario occupano il
lato opposto. Si chiamano congeneri i primi, antagoniiti i secondi;
eseguiscono gli uni i movimenti di ' flessione , gli altri quelli di
estensione. Di qui la distinzione dei gruppi in flessori ed estensori;
la loro azione simultanea rende una parte fissa ed immobile.
I muscoli del cavallo sono ih gran numero (vedi fig. 22) ; li os
serveremo per gruppi, limitandoci alla enumerazione dei principali.
II muscolo cutaneo o otto culanco o pannicolo carnoso
trovasi subito sotto la pelle ed sparso su tutta la superficiedel
corpo qual velamento binco-rossigno , pi o meno trasparente,
composto di fibre longitudinali e trasverse , di diversa grossezza
(alla testa molto pi sottile che al costato) che riesce come di co
perta allo strato cellulo-pinguedinoso ed a tutti quanti i muscoli
sottoposti. Il muscolo cutaneo parte dal legamento cervicale, si
espande a destra ed a sinistra della testil, del tronco e delle estre
mit, andando a finire nei dintorni degli stinchi.
Il muscolo cutaneo serve a scuotere la pelle, raggrinzandola e
liberandola per tal modo dai corpi stranieri e dagli insetti che la
incomodano. Serve anche a far eseguire diversi movimenti alle
orecchie, alle palpebre, alle nari, alle labbra e col mezzo di aponevrosi comunica il movimento anche alla pelle delle estremit.
muscoli dell testa. Oltre i muscoli clie servono a muo
vere le orecchie, le palpebre, il globo dell'occhio e le labbra , ve
ne ha uno, il mentiero, situato al di dietro del labbro posteriore,
che costituisce l'eminenza emisferica chiamata barbozzo.
Nel canale delle ganasce sono posti i muscoli della lingua, del
l'osso joide, della laringe e della faringe.
;
I muscoli delle mascelle situati all'esterno sono il crotafite o
temporale che occupa la fossa temporale ; ed il massetere esterno, il
pi grosso dei muscoli delle mascelle, che parte dalla cresta zi
gomatica per impiantarsi al bordo largo e tondo della mascella
posteriore. Il suo volume influisce assai sulla forma della ga
nascia.
Muscoli del collo. I muscoli del collo formano da ciascun
lato una massa carnosa separata dal legamento cervicale. Questi
muscoli disposti per strati soprapposti, sono di due specie; gli

r 76
tini, eorti e posti fra ciascuna vertebra, piegano la vertebra an
teriore sulla posteriore o questa sulla prima, secondo che i punti
fissi prendono l'una o l'altra di queste due posizioni. Quando agi
scono simultaneamente, rendono immobili le vertebre del collo;
queste, offrono allora un solido punto d'appoggio ai muscoli che
le ricoprono, e che fanno muovere la testa sul collo o questo sul
tronco. Questi muscoli sono compresi sotto la denominazione ge
nerica A'inter-cervicali. Essi sono coperti da altri muscoli lunghi
o piatti che determinano i movimenti di elevazione, d' abbassa
mento e di flessione laterale del collo, secondo che agiscono in modo
congenere od antagonista. Alcuni, aventi la loro origine al collo,
si inseriscono alla spalla e servono tanto a fissare la scapola con
tro il torace, come altres a comunicarvi il movimento. Tutti
questi muscoli sono senza importanza per lo studio del movimento
del cavallo, ma non si pu dire lo stesso del muscolo dorso-occi
pitale, e Aett'omero-mastoideo.
Largo, spesso e provvisto di fasci lendinosi, il dorso occipitale,
o flessore lungo del collo, prende la sua origine alle apofisi spi
nose delle cinque prime vertebre dorsali, s' attacca successivamente
in una direzione dall'indietro all'avanti alle apofisi articolari delle
ultime sei vertebre del collo e s'inserisce all'occipitale. Questo mu
scolo l'agente principale dell'estensione diretta della testa e del
collo; i suoi punti fissi variano; quando questo punto alla testa,
esso riconduce il di dietro del corpo sul davanti; ha luogo il con
trario quando esso prende il suo punto d' appoggio alle vertebre
del dorso. In ognuna di queste due circostanze, esso serve di au
siliario al muscolo ileo-vertebrale quando il cavallo ricalcitra o si
impenna.
L'omero mastoideo, muscolo molto lungo ed abbastanza grosso,
si estende dall'apolisi mastoidea del temporale fino alla met del
l'omero; oltre a questi due punti d'inserzione s'impianta anche
alle apofisi della faccia anteriore delle prime cinque vertebre cer
vicali. I punti fissi e per conseguenza gli usi di questo muscolo,
variano come quelli del precedente; se il punto fisso alla testa,
il muscolo tira il braccio in avanti ed in alto; se al contrario il
punto fisso all'omero, esso dirige la testa ed il collo all'uno od
all'altro lato, secondo il muscolo che agisce.
La lunghezza di questo muscolo sempre in ragione diretta di
quella del collo; pi lungo, pi la forza contrattile del muscolo
energica, e l'estensione di terreno percorsa dal braccio sar pi
grande. Si potrebbe tirarnela conseguenza che una lunga incolla
tura un indizio di velocit per tutti i cavalli. Questo prin
cipio, applicato indistintamente a tutte le incollature lunghe, ci

77
trarrebbe in errore; questa parie deve avere anche uno spessore
proporzionato ; nell'opposto caso non sarebbe che un indizio di
gracilit e debolezza.
Haccoll del domo e delle reni. I muscoli di questa parte
del tronco comprendono gli intertrasversali (disposti fra le apofisi trasverse) e gli inter$pinosi (collocati negli spazii esistenti fra
le singole apofisi spinose), che sono destinati a piegare il dorso e
le reni, ad eseguire tutti gli oscuri movimenti di queste regioni,
ad avvicinare le vertebre fra di loro, in modo da non formarne
che una colonna immobile, sulla quale agiscono i muscoli destinati
alla progressione.
Fra questi muscoli ve n' uno che merita atten/ione; il mu
scolo ilKO-Kiiiniila od ileo-verlibrale o lumjo dorsale. Egli pari,
molto lungo e mollo grosso ; prende origine alla cresta dell'ileo,
si estende fino alle ultime vertebre del collo, gettando numerosi
tendini d'attacco, e riempiendo il vuoto che si vede sui lati della
spina dorsale. Questo muscolo, il pi importante di tutti, deve
essere considerato eome il principale agente della locomozione.
Dorante la progressione, esso trasporta il centro di gravit del
davanti sul di dietro, o di questo sul davanti, e cambia alternati
vamente i suoi punti fissi ; esso piega anche in diversi sensi il
dorso ed i lombi. In tutti i grandi movimenti eseguiti dal cavallo,
per spingere il corpo in avanti, come nel salto; per lanciarsi in
indk-.tro, come nel rinculare ; per elevarlo perpendicolarmente come
Dell'impennarsi, la forza muscolare si concentra nella colonna ver
tebrale, e l'ileo-vertebrale ne l'agente principale.
MBcoll del torace e dell'addome. I muscoli del torace
servono a fissare i due raggi superiori dei membri anteriori ed a
muoverli ; essi dilatano o ristringono il petto, e contribuiscono per
tal modo alla respirazione.
La prima serie non offre alcun muscolo importante ; la seconda
presenta i muscoli respiratorj che sono gli intercostali ed il dia
fragma.
muscoli intercostali riempiono gli spazj esistenti fra le coste;
sono composti di due strati sovrapposti, l'uno esterno, interno l'altro,
fi primo offre una lamina carnea le cui fibre sono dirette in di
rezione obliqua dall'alto ari basso e dall' avanti all' indietro. Il se
condo, di minor spessore del primo, ha le sue fibre dirette in un
senso opposto , di modo che si incrociano ad X collo strato
esterno.
11 diafragma, posto nell' interno della cavit del petto, forma un
sipario che separa questa cavit da quella del ventre. Questo mu
scolo offre due parti, l'una centrale aponevrotica, 1' altra carnosa

78
posta alla circonferenza. Esso opera un movimento continuo ed
-alternato dall' avanti all' indietro ; quando ritorna in avanti esso
comprime i polmoni e serve cos all' espirazione ; se ricacciato
all' indietro, aumenta il diametro del torace e favorisce l'inspira
zione.
Le pareti addominali, ossee superiormente, sono chiuse pel ri
manente da quattro grandi muscoli disposti a strati sovrapposti e
riuniti con quelli del lato opposto, col mezzo d'un grosso cordone
bianco molto resistente, che si chiama linea bianca o linea me
diana dell' addome. Questi muscoli sono avviluppati da una mem
brana fibrosa gialla che ha ricevuto il nome di (unica addominale.
Questa tunica d alle pareti del ventre la forza necessaria per re
sistere agli organi della digestione che vi sono rinchiusi e che
hanno una capacit enorme: rende altres pi efficaci certe con
trazioni di muscoli che ricopre ; molto resistente insieme e molto
elastica. I muscoli addominali aumentano o diminuiscono la ca
pacit dell' addome, secondo che si contraggono o si rilasciano ;
sono altres potenti ausiliarj per la respirazione.
Muscoli delle gambe anteriori. Servono in gran parte alla
locomozione ; alcuni sono destinati alla flessione , altri all' esten
sione, altri ancora ai movimenti circolari del braccio sulla spalla
td a quelli di adduzione e di abduzione.
Moccoli della palla. Numerosi muscoli tengono a spalla
attaccata contro le coste. Uno dei principali il grande dentato.
Dispiegato alla parte anteriore del torace ed alla parte posteriore
del collo, egli si porta alla faccia interna della scapola ove le fibre
si riuniscono in un fascio considerevole tapezzato da una aponevrosi resistente, che fissata all'osso della spalla, serve principal
mente a mantenerlo in rapporto col torace. Questo muscolo forma,
con quello del lalo opposto, una specie di cinghia che sospende il
torace fra i membri anteriori disposti a guisa di colonne.
nntooii del braccio. Sono destinati alla flessione od alla
estensione. Fra i muscoli flessori il coraco-omerale merita speciale
menzione. Esso prende la sua origine all'apofisi coracoidea della
scapola, con un tendine d'una grossezza e densit rimarchevole.
Questo tendine disegna la punta della spalla, e presenta una certa
larghezza; la sua faccia- interna forma una carrucola che l'incastra
con quella dell' omero, meccanismo eguale a quello della rotella.
Inferiormente questo muscolo termina 'con un tendine arrotondato
che s' inserisce al cubito. Ha per ufficio di flettere l' avambraccio
sul braccio, di rendere forte l'articolazione scapolo-omerale, la
quale, senza questa disposizione sarebbe soggetta a frequenti lus
sazioni.

-, 79
I muscoli destinati all' estensione hanno termine tutti all' oleerano ; essi riempiono l' intervallo triangolare, formato dalla sca
pola e dall' omero.
muscoli dell'avambraccio. Questi muscoli si dividono come
i precedenti in estensori e flessori. 1 primi in numero di quat
tro, sono rinchiusi in una guaina comune che li mantiene in po
sto ed aumenta la loro contrazione ; due terminano allo stinco e
ne operano l'estensione , gli altri due si prolungano fino al piede,
di cui sono gli estensori.
I secondi, i flessori, in numero di cinque, disposti in due strati
principali, terminano alle ossa del ginocchio, al metacarpo od al
piede, ed operano la flessione dell'una o dell'altra di queste parti.
Di questi cinque muscoli, due hanno una grande influenza sulla
esterna confermazione dei raggi inferiori dei membri : sono il su
oline o perforato, ed il profondo o perforante.
II sublime o perforato una forte e lunga corda lendinosa che .
discende alla faccia posteriore del ginocchio , nella solcatura for
mata dall' osso unciforme e da una forte briglia legamentosa, fra i
due stiloidei dello stinco, fino ai sessamoidei superiori , ove essa
presenta un anello nel quale passa il tendine del perforante, e va
ad inserirsi dividendosi alle parti laterali e posteriori dell' osso
della corona.
11 profondo o perforante ha la medesima lunghezza del prece
dente, ed situato al disotto. Questo muscolo costituisce una
massa allungata formata dall'assieme di cinque porzioni, si pro
lunga fino all'anello che abbiamo rimarcato al precedente, lo tra
fora o penetra, e va ad inserirsi alla faccia plantare dell' osso del
piede ove si espande e forma l' aponevrosi plantare.
Al disotto dei tendini dei precedenti muscoli, si distingue ezian
dio tra i due stiloidei e fissato immediatamente sullo stinco , il
muscolo sospensore del nodello, che termina con uaa biforcazioue
sui lati dei sessamoidei superiori; daddove si porta sulla faccia
anteriore del piede con due briglie che si uniscono ai tendini d'un
altro muscolo. Esso destinato a sostenere, a rendere solida l'ar
ticolazione ed a resistere agli sforzi che ponno rovinarla.
,
Mnscoll delle gambe posteriori ; si dividono in :

muscoli della groppa. Questi muscoli in numero di tre, de


terminano la forma della groppa : occupano tutta la superficie
esterna dell'ileo, sono sovrapposti e differiscono fra di essi per la
loro forma e grossezza. Essi sono :
II cosciale o gluteo medio; forma lo strato pi esterno,
fornisce una espansione aponevrotica che favorisce , sostiene ed
aumenta la contrazione della massa carnosa sulla quale at
taccato.

Ji cosciale o gluteo maggiore. Il pi grosso ed il pi forte


muscolo di tutto il corpo, opera movimenti molto energici e molto
variati. Esso estende la coscia, produce il portamento al) 'indietro
di tutto il membro e determina il ricalcitrare. Allorquando il suo
punto fisso al trocantere, esso concorre ad elevare il tronco sui
membri posteriori ed ajuta l'animale ad impennarsi; agisce poten
temente nel salto e nel ricalcitrare, secondo che il suo punto fisso
anteriore o posteriore.
Il coseiale o gluteo minore. Situato profondamente sotto i pre
cedenti congenere degli altri due.
Muscoli estensori della gamba o femorali anteriori.
In numero di tre, uno di essi, il pi esterno, d una forte aponevrosi componente un vasto inviluppo che discende fino alla gamba
ed alla punta del garello.
Muscoli della natica. La natica formata da quattro mu
scoli, di cui tre sono voluminosi, allungati e posti l'uno accanto
all'altro; costituiscono una massa considerevole che deriva dall'an
golo dell'ischio e discende fino alla gamba di cui contorna circa
la met superiore. Essi fanno flettere la gamba sulla coscia, con
corrono a portare tutto il membro in indietro ed a produrre il
ricalcitramento. Allorch il loro punto fisso alla gamba, essi aiu
tano ad elevare il davanti sul di dietro, e divengono potenti agenti
nel caso in cui l'animale si impenna.
Muscoli sotto-pelvlnl dell coscia. Disposti per strati alla
parte interna della coscia, questi muscoli, in numero di otto, ser
vono ai movimenti di adduzione e di abduzione di questo raggio
del membro.
Muscoli della gamba del raggi Inferiori del membri.
Offrono nulla di rimarchevole, se si eccettui il bifemoro-calcaneo
od estensore retta del garetta, che partendo dal femore, s'inserisce
alla punta del calcaneo con un grosso tendine, che ha ricevuto il
nome di tendine d'Achille.

81 -

FISIOLOGIA.

Fisiologia vuol dire scienza della vita. Ha per oggetto l' esame
degli usi cui destinato ciascuno degli organi che entrano nella
composizione del corpo, e della parte che prendono al manteni
mento dell'esistenza.
La vita si manifesta con diversi fenomeni che sono sempre il
risaltato dell'azione d'una parte del corpo vivente ; e queste parti,
cbe si possono considerare come altrettanti istrumenti, si chiamano
organi.
Diversi organi riuniti od associati per la prodazione d'un feno
meno, costituiscono un apparecchio.
L'atto eseguito da un organo o da un apparecchio, vien detto
funzione. Lo scopo ed il risultato comune dell'assieme delle fun
zioni di mantenere la vita.
Le funzioni principali sono dalla natura confidate a degli ap
parecchi interni che si chiamano visceri. Vi sono anche delle riu
nioni d'organi che concorrono allo scopo medesimo, che non sono
tutti contenuti nelle cavit interne, ma che da queste cavit si esten
dono a diverse parti del corpo : si chiamano indistintamente siitemi od apparecchi organici. Si d anche il nome di sistemi or
ganici a diversi tessuti i quali senza che abbiano fra di essi delle
comunicazioni, si rassomigliano per, e per la struttura e per gli
atti vitali che eseguiscono: egli perci che le membrane sierose
prese assieme, sono chiamate col nome di sistema sieroso; che le
ossa ed i muscoli, che abbiamo appena passati in rivista, costi
tuiscono i sistemi osseo e muscolare,
Perch la vita duri e si mantenga, non basta gi che gli or
gani sieno intatti o perfettamente sani, ma d'uopo anche che
la loro azione venga conservata da eerti agenti. Questi agenti sono
compresi sotto la denominazione di condizioni della vita, fra le
quali stanno 1' aria, gli alimenti, le bevande, il calore, la luce, ecc.
E certo che senza queste condizioni, nessun animale potrebbe esi
stere.
Allo scopo di mettere un certo ordine nella descrizione degli
organi e nella storia delle loro funzioni, i fisiologi hanno divisi i
Veterinaria.
6

82
fenomeni delia vita in diversi gruppi, in ciascuno dei quali sono
poste e comprese le diverse azioni che tendono verso il medesimo
scopo. Sono oggimai d' accordo per classificare le funzioni in
tre ordini o gruppi :
i.' Funzioni di nutrizione;
. Funzioni di relazione;
3. Funzioni di riproduzione.
Le funzioni di nutrizione sono quelle che servono a nu
trire il corpo, a mantenerlo, a farlo crescere, a riparare le sue
perdite giornaliere.
Eie Cunaloni di relazione mettono l'animale in rapporto co
gli oggetti che lo circondano. Col mezzo di queste funzioni, l'a
nimale reso avvertito della presenza degli esseri che possono
essergli utili o nocivi, procurargli piacere o dolore], ed egli se ne
allontana od avvicina, secondo il suo timore ed i suoi bisogni.
Egli perci provveduto d'organi che sentono, i quali servono a
stabilire fra esso ed il mondo esteriore, delle relazioni facili e nu
merose.
!< funzioni di riproduzione, fanno in guisa che gli in
dividui si rinnuovano e l'animale perpetua la sua specie.

I.

GRUPPO.

DELLE FUNZIONI DI NUTRIZIONE.


[ corpi viventi perdono continuamente le loro parti integranti,
che vengono incessantemente trascinate fuori di essi per una inlinit di cause; l'animale rinnova questi materiali perduti coll'appropriarsi nuove sostanze.
La nutrizione basata su un movimento continuo di composi
zione e di decomposizione che ha luogo dal primo momento del
l'esistenza , fino al termine della vita. Questa funzione si compie
per tre distinti modi di azione: la digestione, la respirazione o la
circolazione.

83 -

1. Della Digestione.

La digestione una funzione per mezzo (iella quale gli ani


mali convertono in un fluido speciale, destinato a nutrirli, i di
versi alimenti introdotti nel loro stomaco. Diversi sono gli organi
he concorrono a produrre questo risultato ; coll'aiuto di questi
che le sostanze estranee all'animale, ingerite nelle vie digerenti,
cangiano di qualit e forniscono un nuovo composto atto al loro
nutrimento ed al loro accrescimento.

ORGANI DELLA DIGESTIONE.

La riunione degli organi che servono alla digestione, forma Topparecchio digerente, che si presenta alla testa, al collo, nel petto
e nel ventre, sotto forma di un canale continuato, rigonfio o ri
stretto in molti punti e circondato di parti accessorie di differente
strattura.
1.* La bocca, che ha per base le due mascelle. La sua aper
tura esterna circoscritta dalle due labbra; la sua cavit limi
tata in alto dalla vlta del palato, in basso dalla lingua, in avanti
dalle -labbra, sui lati dalle guance, al didietro dal velo palatino.
La bocca pu allargarsi in tutti i sensi ; dall' alto in basso , eolI' abbassamento della lingua ed il divaricamento delle mascelle ;
dai lati , colla distensione delle guance ; dall' avanti all' indietro ,
col prolungamento delle labbra ed il sollevamento del velo pa,
latino.
La bocca tappezzata da una membrana mucosa che ha origine
al bordo libero delle labbra e continuasi fino al termine del tubo
digestivo.
2. Le labbra , in numero di due, distinte in anteriore e po
steriore, o superiore ed inferiore si riuniscono ad angoli acuti detti
commessure. Al di fuori sono ricoperte dalla pelle; questa guroita da piccoli peli fini, da diverse piccole punte e da grossi crini
ispidi, poco numerosi, che hanno la propriet di prevenire il ca
vallo della presenza di corpi stranieri.
3* Le guance o gote formano le pareti laterali della bocca.

84
Ricoperte all'esterno dalla pelle, si rimarca internamente, al livella
del terzo dente molare superiore, una grossa tuberosit che la
apertura del canale parotideo. Le guance si prolungano fmo ali".
commessura delle labbra e circoscrivono un sacco limitato poste
riormente dal velo palatino e lateralmente dalle arcate dentarie.
4. Le gengive sono un prolungamento della mucosa della
bocca : hanno una consistenza densa, quasi cartilaginea ; contor
nano il collo dei denti e presentano nello stato di salute, un aspetto
roseo.
5." Le arcate dentarie, in numero di due, l' una anteriore e
l'altra posteriore, sono formate dalle ossa mascellari ; offrono delle
cavit conosciute sotto il nome di alveoli, che servono ali' im
pianto della radice dei denti, che si trovano rassodati dal tessuto
delle gengive.
6. Il palato forma la parte superiore della bocca ; ha per base
ossea la faccia palatina dei mascellari maggiori e la faccia corri
spondente dei palatini. Questa ricoperta da un prolungamento
della mucosa della bocca, della consistenza delle gengive, d'un color bianco-roseo, di forma concava e striato di linee salienti pa
rallele che partono da una linea longitudinale mediana, e curve
all'infaori ed all'indietro verso i molari.
7.* Il velo palatino una tramezza membranosa mobile, lunga
nel cavallo, che dall' orlo inferiore della grande apertura palatina
si prolunga all'ins ed all'indietro verso la faringe e fino all'epi
glottide, e divide la cavit della bocca dalle fauci. Ha per ciascun
lato una glandola detta tonsilla per cui si ha abbondante secre
zione di umore viscoso. Quando si rialza, esso chiude l' apertura
gutturale delle narici.
8. La lingua, organo muscoloso posto nella bocca fra le due
branche del grande mascellare o mascella posteriore. Fissata alla
sua base o radice all'osso joide, la sua parte anteriore libera,
e si termina colla punta. Le fibre muscolari della lingua vanno in
tutte le direzioni e la rendono molto mobile ; questa mobilit
per limitata da una ripiegatura della mucosa che si trova sotto
la parte libera detta frenulo o filetto della lingua o scilinguagnolo.
Sssa coperta dalla mucosa della bocca che presenta una grande
quantit di papille di forme diverse, nelle quali risiede il senso
del gusto.
9." Le glandola salitali secernono la saliva e la versano
nella bocca ; esse sono in numero di tre per ciascun lato, la paro
fide, la sotto-inasr.ellare e la sotto-linguale.
a) La parotide la pi voluminosa ; posta alla base del
l'orecchio, dietro il bordo arrotondato della mascella posteriore, si

85
estende fino alla laringe. li suo condotto escretore, detto stenania.no,
accompagnalo dall' arteria e dalla vena facciale, scorre sulla guan
cia, la trapassa e va a sboccare nella cavit della bocca, tra il
terzo ed il quarto molare superiore, con un'apertura orbicolare a due
labbra prominenti.
b) La glandola salivale sotto-mascellare si prolunga dalla
prima vertebra cervicale, lungo le branche dell'osso joide, fin verso
il mezzo della parte fissa della lingua nel canale delle ganasce.
11 suo condotto escretore si apre nella bocca ai lati dello scilin
guagnolo, ove corrispondono le cosi dette barbala.
e) La glandola salivale sotto-linguale posta sotto la lingua,
fornisce la saliva col mezzo di diversi canali che si aprono ai
lati della lingua, ove sboccano per una serie di papille.
Oltre le esposte glandolo salivali esistono le glandolo molari
che hanno piccoli orificj dei loro condotti escretori, nella faccia
interna delle guance; esse sono poste fra la muscolatura delle
guance nei contorni della cresta zigomatica del mascellare mag
giore.
10.* La faringe una cavit a sacco, separata dalla bocca
per mezzo del velo palatino ; essa comunica colle fosse nasali per
due grandi aperture, col condotto dell'aria per l'apertura della la
ringe e coll'orecchio pel condotto d' Eustacchio.
li. L'esofago fa seguito alla faringe ; un lungo condotto che
discende lungo il collo inclinando al lato sinistro man mano cha
si porta in basso; entra nel torace passando fra la prima costa si
nistra e la trachea, passa fra i due polmoni, traversa il diaframma,
s'inserisce nella piccola curva dello stomaco e finisce nell'aper
tura cardiaca dello stesso. Le pareti di questo canale sono essen
zialmente muscolari e formate da fibre longitudinali e circolari ;
la sua membrana mucosa guernita di pieghe considerevoli, di
rette nel senso longitudinale.
L'esofago attraversa le pareti dello stomaco in una direzione
da dritta a sinistra e dall'a vanti all'indietro ; questa particolare di
rezione obliqua, lo spessore della membrana carnosa che forma
un robusto cingolo in questo punto, sono fra le cause, che met
tono ostacolo al vomito del cavallo.
12. Lo stomaco o ventricolo (vedi fig. 23) viscere cavo, presenta la
forma di una cornamusa o di un sacco allungato, ricurvo su tutta
la sua lunghezza. Il suo bordo superiore concavo e si chiama pic
cola curvatura ; il suo bordo inferiore convesso ed la grande
'natura che d attacco all' epiploon. Esso comunica coll' esofago
per mezzo d' un'apertura chiamata cardias, e col duodeno col mezza
del piloro, orificio stretto, circondato al di fuori da un cingolo car

86 DOSO, che da luogo alla formazione d'una specie di valvola pel rialzo
che predace al di dentro.

Stomaco o Ventricolo. Fig. 83


Spiegazione.

a. Piccola curvatura.
b. Grande curvatura
e. Esofago
g. Fondo cieco.

d. Cardias.
e. Duodeno.
f. Piloro.

13. Le intestina si estendono dal piloro fino all'ano, ripiegan


dosi in varie maniere sopra s stesse. Nel cavallo sono lunghe da 25
a 30 metri circa e stanno alla lunghezza del corpo come dieci a
uno. Le hanno divise in due parti: la prima, chiamata intestini
tenui comprende il duodeno, il dietimo e l'ileo; la seconda, chia
mata intestini crossi componesi del cieco, del colon e del retta.
a) II duodeno, primo degli intestini tenui, segue immediata
mente lo stomaco, col quale comunica per mezzo del piloro ;
lungo 48 centimetri circa. Vicino alla sua origine, presenta un di
latamento sferoideo nel quale sgorgano i condotti escretori del le
.gaio e del pancreas.

-87
'{p-e e) 11 digiuno e l' ileo, d'una lunghezza di circa 2t metri,
comprendono la maggior parte dell'intestino tenue; il primo prende
origine l dove il duodeno si ristringe , ed il secondo s' inserisce
alla base del cieco nel quale prolungasi.
d) 11 cieco primo degli intestini crassi, nel cavallo lungo quasi
un metro; un vasto serbatojo con gobbe trasversali, che termina
con un cui di sacco. in continuit da una parte coli' ileo e dall' altra col colon.; una valvola detta ileo-ciecale, che si trova al
punto di comunicazione, impedisce alle materie fecali pervenute
nel cieco di ritornare indietro.
e) II coion il pi lungo degli intestini crassi ; si estende dal
cieco al retto , e misura 5 metri e 63 centimetri circa. La 'Superfieie esterna offre una serie di gibbosit trasversali.
f) 11 retlo occupa la pelvi al disopra della vescica orinaria
nel maschio; dell'utero e della vagina nella femmina; viene in
seguito al colon e termina il canale digestivo con una apertura
al disotto della .coda, l' ano, da cui vengono espulse le feci. Non
ha gibbosit ed lungo circa 32 centimetri.
Le pareti dello stomaco e delle intestina sono formate da quat
tro membrane.
La prima esterna, di natura sierosa, fornita dal peritoneo, il
qnale dopo aver tappezzata la cavit addominale ed avviluppati
gli organi o visceri che vi sono rinchiusi, forma delle pieghe o du
plicature membranose pi o meno lunghe ed adipose che man
tengono in posto il tubo intestinale, come anche i vasi ed i nervi
proprj delle vie digerenti. Fra queste duplicature si distinguilo :
o) II mesenterio, espansione membranosa che piglia difter'enti
nomi secondo la porzione delle intestina che destinata a soste
nere. Cos quella parte di questa membrana che sostiene le inte
stina tenui, il mesenterio propriamente detto. Quella che appar
tiene alle intestina orasse , prende nome di mesocieco, mesocolon e
mesoretto.
b) L'epiploon od omento (reticella), prolungamento qual rete
lina adiposa, si estende sulfo stomaco ed il canale intestinale.
Mette in rapporto la milza , lo stomaco, il fegato ed il eolon.
La seconda membrana, mediana e muscolosa composta di piani
di fibre distinte, in direzione circolare, obliqua e longitudinale.
Sol cieco e sul colon le fibre longitudinali formano tre lustrini
isolati, la cui totale lunghezza, essendo minore di quella di questi
intestini, produce le gibbosit che si notano sul loro corso.
La terza membrana la fibrosa; consiste in una lamina sottile,
ma resistente, che forma diremo iquasi il telajo del tubo digesti
vo, di cui impedisce le rotture, linAitando la sua dilatazione.

- 88 La quarta interna, mucosa, offre nel canale delle intestina,


massime nell' intestino tenue, una superficie papillare, gueruila di
follicoli mucosi e provvista di abbondante muco.
Il canale della digestione, che incomincia alla bocca e finisce
all'ano, presenta nella sua struttura anche delle arterie, vene,
vasi linfatici e nervi.
Questo apparecchio completato coi visceri glanddosi, il fegato,
la milza ed il pancreas, organi annessi, che riescono indispensabili
a completare l' atto della digestione.
1.* Il fegato, il pi grande dei visceri glandolici, applicato con
una delle sue faccie contro il diafragma, con l'altra contro lo sto
maco alla regione costale destra, di color rosso-bruno, diviso in
lobi. ricoperto da una sottile membrana detta glissoniana. Tutte
le vene del ventre si riuniscono in un tronco principale chia
mato la vena porta, la quale penetra nel fegato, vi si ramifica e
vi conduce i materiali per la secrezione della bile. La bile, si rac
coglie nel condotto epatico che esce dal fegato alla faccia poste
riore di esso , decorre fra le lamine del piccolo omento e va a
sboccare obliquamente nel duodeno. Il cavallo privo di cistfelea
o vescica della bile o fiele, che esiste negli animali bovini.
2.* La milza, viscere molle, spugnoso e fragile, di color rossobleu marmorizzato, sta nella regione lombare sinistra fra il rene
ed il fondo cieco dello stomaco col quale si trova in comunica
zione pel mezzo dei vasi brevi, cho nella digestione dello stomaco,
sgorgano la milza ; e le danno , al contrario , maggior volume ,
quaniro lo stomaco vuoto.
3. Il pancreas, posto dietro lo stomaco, fra la milza ed il
duodeno, una glandola oblunga , triangolare , destinata alla se
crezione dell'umore pancreatico, che si raccoglie in due condotti
detti pancreatici ; uno maggiore che sbocca nel duodeno insieme
al condotto epatico, l'altro minore che sbocca parimenti nel
duodeno.
L'addome o ventre, che racchiude tutti questi organi, limi
tato anteriormente dal diafragma, inferiormente e lateralmente dai
muscoli addominali ricoperti dai tegumenti, superiormente dalle
vertebre lombari e dal sacro. Le pareti addominali sono al di den
tro tapezzate dal peritoneo, membrana che forma un sacco chiuso,
e secerne, lui e le sue piegature, di cui abbiamo parlato , un va
pore sieroso che tiene lubrica la sua superficie, facilita lo sdruc
ciolamento delle intestina ed impedisce che contraggano delle ade
renze.

ALIMENTI, FAME E SETE.


Gli alimenti sono le sostanze che introdotte nelle vie digerenti,
sono atte a calmare la sensazione particolare della fame, ed a su
birvi dei cangiamenti che le trasformano in un liquido nutriente
capace di diventare parte costituente il corpo.
I liquidi destinati a soddisfare al bisogno della sete, a riparare
alle perdite acquose del sangue, e che, come gli alimenti, sono in
trodotti nelle vie digerenti, hanno ricevuto il nome speciale di
bevande.
La fum e la sete sono due sensazioni che avvertono del bi
sogno che il corpo ha di riparare le perdite continue occasionate
dal movimento vitale. Allorch la sensazione della fame esiste in
grado leggiero, chiamasi pi precisamente appetito.
La fame ha sede nel ventricolo. Se non soddisfatta, il corpo
cade in uno stato di languore e di inerzia, la sensazione dolorosa
dello stomaco s' accresce, i suoi effetti si estendono a tutta I' eco
nomia, il cavallo cade nell'inazione, susseguita dai pi funesti
accidenti.
La sete non meno terribile nei suoi effetti ; dapprima si li
mita alla faringe, alla gola, ove produce un senso di secchezza e
di calore; se non soddisfatta, queste parti diventano pi calde
ed infiammate, ed i pi disastrosi accidenti gettano il turbamento
ed il disordine in latte le funzioni.

PREENSIONE OD INGESTIONE DEGLI ALIMENTI, MASTICAZIONE,


INSALIVAZIONE E DEGLUTIZIONE.
Gli alimenti vengono presi colle labbra; il cavallo poi li tiene
e taglia col mezzo dei denti incisivi. Introdotte nella bocca, le so
stanze alimentari vi determinano una sensazione che permette al
cavallo di apprezzarne le buone o cattive qualit, di ammetterle
o di respingerle. La presa dei liquidi vien fatta attirandoli nella
bocca con una azione d' inspirazione.
Giunti nell'interno della bocca, gli alimenti sono ridotti col mezzo
della masticazione in piccoli frammenti, operazione che ha luogo
con un movimento laterale della mascella posteriore. Questa fun
zione esige, per eseguirsi completamente, il concorso di parti ac
cessorie; quali le guancie ai lati, la vlta del palato, la lingua, le

- 90
cui azioni diverse ritengono gli alimenti nella bocca e li ricondu
cono continuamente sotto le arcate dentali, a misura che ne ven
gono allontanate dallo sfregamento delle mascelle ; questo movi
mento alternato si ripete finch gli alimenti sieno stati triturati a
sufficienza.
A misura che gli alimenti sono contusi e macinati meccanica
mente, si penetrano successivamente e di pi in pi dei liquidi
contenuti nella bocca e specialmente della saliva. Questo liquido'
versato di continuo in questa cavit dai condotti delle glandola
sali vali, affluisce in allora in grande abbondanza; la sua quantit
proporzionata all'attivit ed alla durata della masticazione ; essa
dipende anche dalla impressione pi o meno sapida degli alimenti,,
dal loro stato secco o verde. La saliva, unita alle mucosit delle
pareti della bocca e della superficie della lingua, penetra gli ali
menti, li ramollisce, li scioglie, lega le loro diverse parti fra esse,
e ne forma infine una specie di pasta che permette la loro agglo
merazione in boli, forma che vien data agii alimenti, prima di po
ter sortire dalla bocca per arrivare alla faringe. Oltre questo uso, la
saliva possiede anche la propriet di trasformare in zucchero tutte
le sostanze farinacee, che non divengono nutrienti che dopo aver
subita questa trasformazione.
Quando la macinazione completa, gli alimenti sono riuniti in
una sola massa, tra la vlta palatina e la lingua, la cui punta per
corre le sinuosit delle pareti della bocca per raccogliere i fram
menti che ponno esservi rimasti. Quando questa raccolta fatta,
la lingua comprime il bolo alimentare contro la vlta del palato,
vi fa punto fisso colla sua estremit libera, mentre che abbassa la
sua base ed offre un piano inclinato sul quale spinge il bolo dall'avanti all'indietro, per farci passare la gola e farlo precipitare
nella faringe, da dove cacciato nell'esofago. Colla contrazione
di questo condotto, alla fine trasmesso nello stomaco attraverso
il cardias. Al momento del passaggio del bolo dalle fauci, il velo
palatino si innalza e gli impedisce di penetrare nell' apertura po
steriore delle fosse nasali; il cavallo chiude i denti ed allunga
leggermente il collo. Egli nella discesa del bolo alimentare lungo
la faringe e l'esofago che consiste la deijlutizione.

AZIONE DELLO STOMACO O CHIMIFICAZIONE.

Gli alimenti .entrano nello stomaco, vi si accumulano, ne disten


dono le pareti ed aumentano tutti i diametri della sua cavit. 1

91
primi fenomeni che succedono all'accumulazione degli alimenti ir.
questo sacco, sono il chiudersi del cardias e del piloro, la cessa
zione dell'appetito; il calore si concentra sulla regione dello sto
maco. Nell' interno di questo viscere preparato un liquido par
ticolare ditto sacco gastrico, che r.imollisce la sostanza alimentare
e la converte in una massa poltacea grigiastra, omogenea, d'odore
di lievito, che si chiama chimo. Per aiutare la chimificazione, le
pareti dello stomaco si applicano sugli alimenti che abbracciano
strettamente e fanno vaghi e particolari movimenti; il peristaltico,
mediante il quale le materie alimentari sono spinte dal cardias al
piloro, e 1' antiperistaltico che le spinge nel senso opposto; il pi
loro, quando gli alimenti sono convenientemente trasformati in
chimo, si apre pr lasciar passare questa pasta che cola nel ,
duodeno.
Lo stomaco del cavallo in proporzione della massa e del vo
lame del suo corpo, molto piccolo, e nondimeno consuma delle
enormi quantit di foraggio in poco tempo; questo dipende da ci
che il piloro non chiuso esattamente, e che le materie passano
nelle intestina prima d'essere completamente chimificate.

AZIONE DELLE 1NTEST11SA O CHILIFICAZIONE.

11 chimo, appena ricevuto nel duodeno, produce sulle pareti di


questo intestino, un eccitamento che trasmesso al fegato ed al
pancreas. Questi due organi secernono la bile e l'umore pancrea
tico, che si mescolano colla pappina chimosa e che sono, come ab
biamo detto, condotti nel duodeno dai condotti epatico e pancrea
tico. Versati sul chimo, questi due liquidi lo separano in due parti;
l'una liquida, d'un aspetto lattiginoso, viscido, che chiamata chilo;
l'altra grossolana, che la parte escrementizia. Il chilo cos prepa
rato trasmesso dal duodeno al digiuno ed all'ileo; l'innoltrarsi
favorito dai movimenti peristaltici, e ritardato dalle numerose cir
convoluzioni delle intestina.
A misura che questa materia spinta verso gli intestini orassi,
il chilo diminuisce. Arrivata nel colon diviene pi asciutta ed in
comincia a formare delle pallottole che si recano nel retto. Quando
queste pallottole si sono accumulate in questo ultimo intestino, al
punto d'eccitare un senso di molestia, l'animale sente il bisogno
di cacciarle fuori, di defecare. A questo intento si mette in sta
zione ed inarca la schiena; il diafragma ed i muscoli addominali

Da
'si contraggono insieme alle pareti del retto, per vincere la resi
stenza offerta dallo sfintere dell'ano.
. Dell' Assorbimento del Chilo.
Col mezzo della digestione , la parte nutritiva degli alimenti
viene trasformata, come abbiati! visto, in un liquido idoneo a
mescolarsi col sangue ed a penetrare con esso in tutte le parti
del corpo; ma il chilo, cos preparato sta ancora nelle intestina,
e noi dobbiamo sapere in che modo esso pu sfuggire dal tubo
digestivo e penetrare nei vasi sanguigni.
Il chilo penetra nella divisione dei vasi linfatici, chiamati chi
liferi; essi sono pi numerosi quanto pi si vicini allo sto
maco.
Questi vasi, in gran numero, s' uniscono fra di loro, formano
dei canali, che riunendosi a loro volta, attraversano i ganglj lin
fatici, e vanno ad aprirsi in una piccola saccoccia detta cisterna
del Pecquet. Da questo serbatojo ha origine il condotto chiamato
dotto toracico , che scorrendo lungo il lato destro della colonna
vertebrale, va per lo pi a versare il chilo nel tronco venoso ascel
lare sinistro.
Il chilo avvicinandosi al sangue, prende una tinta rosea ed
pi abbondante se il cavallo digerisce bene e gli alimenti sona
nutrienti.
/

3." Bella Respirazione.


La respirazione quell'atto delle funzioni di nutrizione nel
quale il prodotto degli assorbimenti, il chilo ed il sangue venoso,
sono cangiati in un liquido destinato a riparare alle perdite che
subiscono gli organi pel fatto del movimento della vita. Questa
cambiamento, che si eseguisce nei polmoni , sotto l'influenza del
l'aria atmosferica, si chiama ematosi.

ARIA ATMOSFERICA.
E il fluido in mezzo al quale viviamo. Essa circonda il nostro
globo ad una grande distanza, 70 ad 80 chilometri al disopra del
livello del mare e forma 1' atmosfera. composta di 21 parti di

93 gas ossiyeno e di 79 di gas azoto ; contiene anche , qualunque


.sia la sua purezza, una piccolissima quantit di gas acido car
bonico. A questi tre gas vanno sempre unite quantit assai varie
di vapori acquei, in ragione della temperatura e secondo che la
superficie della terra pi o meno umida. Un grande numero di di
verse altre sostanze, allo stato di vapori, ponno trovarsi nell' atmo
sfera, ma non ne sono parti costituenti, essenziali, come le quat
tro sunominate ; esse non sono poi sparse uniformemente come
queste ultime, a tutte le altezze dell'atmosfera ; e restano sempre
ad un livello orizzontale inferiore.
L'ossigeno il solo gas che possa mantenere la vita degli ani
mali ; se fosse respirato puro per, durante un certo tempo, pro
durrebbe nei polmoni una attivit troppo grande, e la vita si con
sumerebbe come per febbre ardente. La natura vi ha rimediato,,
mescolandovi quasi quattro quinti del suo volume di azoto, che
non atto a mantenere la respirazione, e che ucciderebbe imme
diatamente gli animali che vi fossero immersi.
L'aria l'alimento della respirazione ; essa pei polmoni quello
che sono i nutrimenti per lo stomaco. Nello stesso modo che gli
alimenti, propriamente detti, ponno diventar causa di malattia,
anche l'aria, pu esercitare sull'economia animale una notevole in
fluenza per 'conseguenza delle modificazioni nella sua costituzione
chimica.
Una particolare modificazione dell' ossigeno, uno stato isomerico
od allotropico di questo gas, venne chiamato col nome di ozono.
L'ozono sarebbe il pi energico agente ossidante che si conosca
ed il disinfettante naturale per eccellenza. Si vuole che la sua
maggiore o minore quantit nell'aria possa influire sulla com
parsa e la durata di alcune malattie, specialmente le contagiose
e le epizootiche.

ORGANI DELLA RESPIRAZIONE.


Gli organi della respirazione hanno origine alle aperture nasali
e si estendono lungo il collo fino nel petto o torace. L'apparato
respiratorio, o le cosi dette vie aeree, sono formate dalle parti che
seguono:
1.* Le cavit osai sono separate fra di loro da un setto car
tilagineo , al quale s' attaccano altre cartilagini molto flessibili,
che formano la base delle al! del nato; esse offrono alla parte
superiore del loro ingresso, due piegature della pelle che per

- 94
ogni narice formano una specie di sacco cieco chiamato falsa nare.
Le nari comunicano colle fauci per mezzo di due aperture, gli
orifici gutturali. Ciascuna' cavit nasale divisa dai turbinati
in tre condotti aeriferi ; uno anteriore che comunica colle cellule
dell'etmoide, uno medio che conduce nel seno, ed un terzo che
mette il naso in comunicazione colle fauci. Tutta la superficie
delle cavit nasali coperta da membrana mucosa chiamata pi
tuitaria.
2. Le saccocce gutturali sono due sacchi membranosi che si
trovano nel cavallo dietro gli orifici gutturali, ai lati della faringe,
pieni d' aria atmosferica. Presentano la loro apertura nella cavila
delle fauci. Finora non si conosce a che sieno destinate ; se alla
respirazione, od all' udito, od alla formazione della voce ed al per
fezionamento del nitrito.
3. La laringe, costituisce il principio del canale dell'aria ossia
della trachea ; formata da cinque pezzi cartilaginei uniti insieme
con legamenti. Occupa la parte anteriore-superiore del collo, cui
accollata per mezzo dell' osso joide. Sporge alquanto dal collo
dando origine a quella prominenza conosciuta col nome di gorgoz
zule: l'apertura che presenta internamente, col mezzo della quale
comunica colle narici e colle fauci, chiamasi glottide ; questa rico
perta' da una cartilagine mobile, l'epiglottide, che pu chiuderla, ed
impedire il passaggio di corpi stranieri, fuorch dell'aria. All'interno
rimarcansi due grossi cordoni legamentosi che furono chiamati
eorde vocali.
La laringe oltre al servire di passaggio all'aria per la respira
zione, costituisce pur anco l' organo principale in cui si forma la
voce. Lateralmente alla laringe sono attaccati due corpi rossobrunastri, le glandole tiroidee, il cai ufficio sconosciuto.
4. La trachea lungo canale per l'aria, comincia alla laringe,
si continua e discende sulla faccia anteriore del collo, penetra nel
torace, ove si biforca per formare i bronchi. formata da tanti
cerchietti cartilaginei attaccati gli uni agli altri con tessuto legamentoso, interrotti ed uniti posteriormente alle loro estremit col
mezzo d' uno strato membranoso muscolare.
S. I bronchi sono due canali, destro e sinistro, che continuano
la trachea, formati medesimamente da cerchietti cartilaginei, i quali
si ramificano a guisa di alberi nei polmoni. Pi si dividono, pi
divengono tenui e sottili , finch finiscono in piccole cellette co
nosciute col nome di cellule o vescichette polmonari.
6 I polmoni sospesi alle due divisioni della trachea e posti
dietro la base del cuore, compongono un unico viscere diviso in
due grandi lobi avvolti dalle pleure e separati dal mediastino ; il loro

95
volume sempre in relazione colla cavit toracica in cui sono con
tenuti. Hanno una tessitura spugnosa-vascolare-cellulosa, molto di
latabile (Vedi fig. 24).
Trachea, bronchi e polmoni. Fig. 24.

Spiega-zione.

a a. Trachea.
6. Esofago,
e. Polmone sinistro.
</. Origine comune delle arterie
bronchiali.
e. Ramificazioni bronchiche de
stre.
f. Lato sinistro dello stomaco.
g. Lato destro dello stesso.
h. Duodeno.

Tutto l' apparecchio che abbiamo esaminato tapezzato da una


membrana mucosa, che avuta origine alle aperture nasali va a
terminarsi fino nelle cellule polmonari.
Il petto o torace, in cui sono contenuti i polmoni ed i bron
chi, chiuso lateralmente dalle coste coi loro prolungamenti car
tilaginei ed i muscoli intercostali, superiormente dalle vertebre dor

96 sali, inferiormente dallo sterno, anteriormente da muscoli e po


steriormente dal diafragma la cui faccia concava rivolta verso
la cavit addominale, il petto tapezzato di dentro da una mem
brana sierosa dell'istessa natura di quella che si trova nel ven
tre, e che qui prende il nome di pleure. Come quella del ventre,
le pleure secernono un umore vaporoso destinato a mantenere
lubrica la superficie degli organi contenuti nel torace.
In numero di due (costale e polmonale) le pleure si addossano
l'una contro l'altra, dalle vertebre dorsali fmo allo sterno; for
mano un sipario chiamato mediastino che divide il torace come
in due cavit destinate ai due polmoni.
Il mediastino racchiude e sostiene fra le sue lamine un gran
numero di organi importanti, che sono oltre i vasi ed i nervi,
il pericardio, la trachea, l'esofago, l' origine dei bronchi, dei ganglj
linfatici, e la (/landola timo nel feto, che scompare man mano
dopo la nascita.

MECCANISMO DELLA RESPIRAZIONE.


La respirazione l'entrata e la sortita alternate dell'aria nei
polmoni. Comincia alla nascita del cavallo e continua senza
interruzione fino alla sua morte. Per dare ingresso all'aria il petto
solleva le sue pareti ed allarga la sua cavit ; questo primo mo
vimento chiamato inspirazione ; poi l' aria che era entrata col
primo movimento vien cacciata fuori dal petto, le cui pareti s'ab
bassano e ne diminuiscono il diametro; questo secondo movimento
l'espirazione. Il successivo avvicendarsi di questi due alti, co
stituisce il respiro.
Nella inspirazione l'allargamento del petto ha luogo per un mo
vimento delle cestole in alto ed in avanti e col diafragma che si
drizza nell'interno dell'addome e che contraendosi, ricaccia i vi
sceri addominali. La" capacit del torace essendo pi ampia, il pol
mone pure si dilata, e l'aria esterna si precipita, spinta da tutto
M peso dell'atmosfera a traverso il condotto posteriore delle nari,
gli orificj gutturali, la laringe, la trachea e va fmo in quella mi
riade di piccole cellule, le vescichette polmonari, presso a poco
come entrerebbe in un soffietto quando s'allarga.
Nella espirazione, le coste si abbassano e sono tirate indietro, il
diafragma riprende la sua convessit nel petto, i visceri del ven
tre si riportano in avanti, 1' aria contenuta nel polmone com
pressa e scappa fuori per l' istessa strada che ha di gi servito al
suo ingresso.

97
II numero dei respiri varia secondo 1' et, essendo pi frequente
nelle femmine e nei puledri. Sta .alle pulsazioni arteriose cio al
polso come uno a quattro, contandosi in un minato nel cavallo
adulto da 8 a 10 respiri e 36-40 battute di polso. Il respiro pi
celere in molte malattie.
I bronchi, percorsi dall' aria, si suddividono di continuo dimi
nuendo di volume ; la colonna d' aria che vi penetra si suddivide
anch'essa e non arriva nelle cellule polmonali che in piccolis
simi volumi. Non che a questo stato che ha luogo l' azione del
l'aria sul sangue venoso, che per parte sua stato trascinato nei
polmoni da vasi che conosceremo pi tardi. Pel momento ci basti
sapere, che appena una bollicina d'aria stata messa in contatto
con una particella di sangue venoso, questo sangue si cambia
notevolmente; egli era nero, spesso, carico di principj non nutri
tivi e di prodotti raccolti in tutte le parti del corpo; egli trasci
nava il chilo, la linfa, delle materie carbonate. All'istante mede
simo in cai T aria esterna viene in contatto con questo sangue
venoso, decomposto e si trasforma in un sangue rosso, spumoso,
pi caldo di uno a due gradi; esso ha trovato in questa modifi
cazione le qualit nutritive che prima non aveva. Nel contatto di
questi due fluidi, tanto 1' aria che il sangue venoso hanno subito
dei cangiamenti : entrando nei polmoni l' aria su 100 parti, con
teneva 79 d'azoto, 21 d'ossigeno ed una piccola quantit di acido
carbonico; sortendo non ha pi che 14 parti d'ossigeno, 7 d'a
cido carbonico e 79 d' azoto. dunque alla mescolanza dell' ossi
geno col sangue venoso, che dovuta la formazione del sangue
nutriente od arterioso. . L' ossigeno in parte scomparso , si trova
rimpiazzato da un altro gas, il gas acido carbonico. Oltre al
l'aver subito questo cambiamento chimico, l'aria cacciata fuori
dai polmoni differisce dall'aria inspirata, per la quantit di va
pore aq'ueo che trascina con s e che abbandona raffreddandosi ,
come pu vedersi facilmente, specie d'inverno, in cui l'aria espi
rata scappa fuor dalle nari sotto forma visibile di due colonne
di vapori.
Le vaste dimensioni del petto permettendo l'introduzione di una
maggiore quantit d' aria, sono una garanzia di salute, di forza, di
resistenza ; sono indizio certo di grandi proporzioni del cuore e
del polmone strettamente legate alla regolarit ed all' ampiezza
delle loro funzioni, al vigore ed alla durata del cavallo.
Un petto stretto contiene piccoli polmoni completamente insuf
ficienti ; l'attivit vitale poca ; il cavallo, perci gracile, non pu
rendere tutto quello che da esso si pu giustamente aspettare.
Veterinaria
7

98
I movimenti respiratoli hanno luogo sovente con fenomeni stra
nieri all' ossigenazione del sangue; sono impiegati anche:
per la voce che nel cavallo si chiama nitrito e che generalmente
nei puledri giovani debole ed acuta , e diviene insensibilmente
sonora ed acquista una forza ed una gravit rimarchevoli nell' animale adulto. I cavalli intieri nitriscono pi sovente che i ca
strati e le giumente , la cui voce meno piena e meno forte.
La castrazione, praticata presto, indebolisce considerevolmente la
voce e la rende pi o meno rara;
- .
per lo sbuffare, in cui l' aria espulsa con forza e quasi tutta
dalle fosse nasali, dalle quali scaccia il muco od altri corpi stra
nieri ;
per lo sbadiglio che una profonda e subitanea inspirazione
eseguita con bocca spalancata ed indizio di fame e di noja ;
per la tosse in cui l' aria espirata bruscamente, e trascina le
mucosit della trachea e della laringe, come pure i corpi stranieri
ehe vi si fossero introdotti; la tosse produce un rumore violento
e sonoro, rimarchevole ;
pel gemito che una espirazione accompagnata da suono la
mentevole pi o meno prolungato ; si osserva nelle gravi malattie
accompagnate da dolore e sotto le operazioni chirurgiche.

4. Della Calorificazione o sviluppo


del calore animale.
Il cavallo ha in s la facolt di sviluppare e mantenere un
grado di calore che gli proprio e che affatto indipendente dal
mezzo in cui vive. La temperatura del suo corpo di 37 a 38 gradi
del termometro centigrado.
La causa principale dello sviluppo del calore animale la com
bustione del carbonio del sangue venoso, avvenuta col mezzo del-'
l'ossigeno dell'aria inspirata. In questa specie di combustione, che
cangia il carbonio in acido carbonico, una grande quantit di ca
lorico diviene libero e si combina col sangue. Non si deve per
mica considerare il polmone come un focolajo sempre ardente, giac
ch la sua temperatura non sensibilmente elevata pi di quella
degli altri organi. Ma senza cercare di paragonare rigorosamente i
fenomeni dell' ossigenamento del sangue cogli effetti che manifestansi in seguito all' azione di questo gas sui corpi incandescenti,
devesi presumere che, se l'ossigeno eminentemente atto a svi-

qq
"~
v\J
lappare il calere in tiltti i corpi, dev' essere uno dei principj che
10 ianno sviluppare e Io mantengono.
La facolt di produrre il calore ci spiega perch gli animali
hanno una temperatura che pu sostenersi al disopra di quella
dell'atmosfera che li circonda. Ma come si spiega ch'essi pos
sano conservare ancora la stessa temperatura quando 1' aria che
11 circonda pi calda del loro corpo 1 Questa facolt dipende
dall'evaporazione d'acqua che ha luogo continuamente alla su
perficie della pelle o nell' apparecchio della respirazione , e che
costituisce la traspirazione cutanea e polmonale. Poich l'acqua
per trasformarsi in vapore, toglie il calore a tutto che gli d'in
torno e per conseguenza raffredda il corpo a misura che il calore
esterno lo riscalda.
L' esperienza prova dunque che la produzione e la perdita del
calore sono tali, che la temperatura del corpo resta quasi sem
pre costante nello stesso animale.

5. Della Circolazione del sangue.


La circolazione (scoperta da Harvey, medito del Re d' Inghil
terra Carlo I, nel 1619) queir atto delle funzioni nutritive, me
diante il quale il fluido nutriente, cambiato in sangue arterioso
nell' atto della respirazione, condotto per mezzo di canali par
ticolari nel profondo di tutte le parti , daddove il suo residuo
ripreso da un altro ordine di vasi, per essere di nuovo sottoposto
al contatto vivificante dell'aria nei polmoni. Questa funzione venne
detta circolazione perch il sangue descrive una specie di circolo
col suo movimento, e perch come se fosse trasportato in una via
circolare, passa e ripassa successivamente dai medesimi luoghi,
senza far ritorno sui suoi passi, ma correndo attorno ai medesimi
spazj.

GLI ORGANI DELLA CIRCOLAZIONE SONO:

i. Le vene nascono dal sistema capillare con ramoscelli molto


fini, si riuniscono successivamente in rami ed in tronchi, che di
vengono sempre pi grossi mano mano che si avvicinano al cuore.
Finiscono per diventare due grossi tronchi che sboccano nell'o
recchietta destra del cuore e che si chiamano vena cava ante
riore e vena cava posteriore.

100
: 2.* 11 cuore, centro della circolazione, (vedi fig. 25) un muscolo
cavo e robusto, ristrumento che d il primo impulso ai movi
menti del sangue. contenuto in una specie di sacco membranoso
a due lamine (una interna sierosa, ed una esterna fibrosa) nel
quale libero ed a cui non tiene che pei grossi vasi che ne par
tono oche vi giungono; questo sacco ha nome pericardio. La sua
superficie interna continuamente umettata da un liquido sieroso
destinato a facilitare i movimenti di contrazione del cuore e ad
impedire le aderenze del cuore stesso col pericardio. Questi at
taccato colla sua superficie esterna al mediastino, ed inferiormente,
fissa il cuore allo sterno.

Cuore, lato destro. Fig. 25.


Spiegazione.

a. Ventricolo destro.
6. Ventricolo sinistro.
e. Orecchietta destra.
d. Orecchietta sinistra.
e. Arteria polmonare.
ff. Vene polmonari.
g. Aorta anteriore.
h. Arteria ascellare sinistra.
i. Origine della cervicale supe
riore.

j. Aorta posteriore.
k. Aorta posteriore.
/. Tronco della dorso cervicale.
m. Dotto toracico.
n. Vena jtzigos.

o. Arteria cardiaca destra.


p. Arteria cardiaca sinistra.
i/. Vena cardiaca.

101
II cuore che rappresenta un cono irregolare, posto nel mezzo
del torace tra la quarta e quinta costa; un po' pi verso il lato
sinistro, al quale diretta la sua punta in basso verso la settima
costa; egli perci che i battiti del cuore si fanno sentire a sinistra.
L'interno del cuore (vedi fig. 26) diviso in quattro camere,
due per parte , 1" una soprapposta all' altra ; sono i ventricoli e le
orecchiette, distinte in dritte e sinistre. Vi dunque un ventricolo
ed una orecchietta per ciascun lato: l'orecchietta occupa la parte
pi alta, il ventricolo sta di sotto. Ciascuna orecchietta comunica
col ventricolo corrispondente.

4J

i
-i;

Spaccato del Cuore. Fig. 26.


Spiegazione.
o. Vena cava anteriore.
b. Arteria polmonare
e. Aorta.
d. Arteria polmonare.
e. Vene polmonari.
f. Orecchietta sinistra.
g. Valvole mitrali.
h. Ventricolo sinistro.

i. Aorta.
j. Setto divisorio.
k. Ventricolo destro.
I. Vena cava posteriore.
m. Valvole tricuspidali.
n. Orecchietta destra.
o. Vene polmonari.

L'orecchietta destra riceve tutto il sangue venoso, che ritornadal corpo nei due grossi tronchi che abbiamo detto chiamarsi
vena cava anteriore e vena cava posteriore ; comunica col ventri

102 colo destro col meizo di una apertura al cui contorno stanno tre
valvole chiamate tricuspidali. Oltre questa apertura comane alf orecchietta ed al ventricolo, questo ne presenta un'altra che
conduce nell' arteria polmonare, e che pu chiudersi col mezzo di
tre valvole chiamate sigmoidee o semilunari , che impediscono il
riflusso del sangue dall'arteria polmonare nel ventricolo destro.
3. L'arteria polmonare, quando sorte dal cuore, si divide in
due rami, uno per ciascun polmone. Essi seguono la divisione
dei bronchi e terminano con vasi capillari, sulle pareti esilissime
delle cellule aeree in cui il sangue venoso in contatto coll' aria
atmosferica, subisce la importantissima trasmutazione in sangue
arterioso.
4." Le vene polmonari raccolgono il sangue che stato vivifi
cato nei polmoni ; e vanno a sboccare nell' orecchietta sinistra ove
10 versano.
L'orecchietta sinistra, a cui arriva il sangue arterioso di ritorno
dai polmoni, da un lato offre le aperture delle vene polmonari ;
dall'altro l'apertura che la fa comunicare col ventricolo corri
spondente. Sul tramezzerei i visorio delle due orecchiette si nota un
piccolo infossamento detto fossa ovale la quale la traccia d'un foro
detto del Botallo, che nel feto serve di comunicazione fra le due
orecchiette e che per mezzo di questo termina un movimento cir
colare ben diverso da quello che esiste dopo la nascita.
Alla base del ventricolo sinistro ha origine la grossa arteria
chiamata aorta. Alla comunicazione tra l'orecchietta ed il ventri
colo sinistro, si trovano due a tre valvole dette mitrali ; e l' orifido aortico del ventricolo provveduto di tre valvole semilunari.
L' aorta nata dal ventricolo sinistro del cuore, come si disse,
11 principal tronco del sistema arterioso ; alla sua sortita dal cuore,
si eleva perpendicolarmente, e dopo 5 o 6 centimetri si divide
nelle due aorte, una anteriore, meno voluminosa, ed una poste
riore. La prima distribuisce il sangue al collo , alla testa ed alle
gambe anteriori: la seconda va a nutrire le parti posteriori del
corpo. A misura che l'aorta s'allontana dal cuore, si suddivide
e si ramifica ognor pi, finch l'estremit delle sue ramificazioni
acquista una sottigliezza che le sottrae alle ricerche che potrebbero
avere per iscopo di svelare la loro struttura e si continua eoll'origine delle vene.
Si chiamano oasi capillari o sistema capillare quella rete minutissima di vasi sanguigni posti tra il line delle arterie ed il prin
cipio delle vene.

103
MECCANISMO DELLA CIBCOLAZIOME.
A rendere facilmente intelligibile il meccanismo della circola
zione, suppongansi vuote di sangue le quattro cavit del cuore, e
che si riempiano in seguito. Ecco come eseguirassi questa fun
zione :
II sangue portato colle vene da tutte le parti del corpo, ver
sato nell' orecchietta destra del cuore, che si contrae per la pre
senza del liquido e lo spinge nel ventricolo destro. Questo, sti
molato da questa affluenza di sangue, si contrae a sua volta e
tende da una parte a ricacciarlo nella orecchietta, e dall'altra parte
a farlo passare nell'arteria polmonare.
Le valvole tricuspidali che si applicano contro l'apertura, impe
discono il riflusso nell'orecchietta; questa esclusione determina il
sangue a passare nell'arteria polmonare. Questo vaso entra in
azione e respingerebbe il sangue se ad un tratto le tre valvole
sigmoidee abbassandosi, non gli opponessero un' ostacolo potente.
Il sangue in allora diretto verso i polmoni e ne attraversa il tes
suto; si spande nei vasi capillari di questo viscere, ove sotto
posto all'azione dell'aria; il suo colore rosso cupo e nerastro si
cambia in un rosso vermiglio spiccante , dopo di che ripreso
dalle radichette venose che, riunendosi in rami e tronchi, lo ver
sano nell' orecchietta sinistra. Questa circolazione che ha luogo tra.
il cure ed i polmoni, dicesi piccolo circolazione.
Stimolata a sua volta l'orecchietta sinistra, si contrae come
avea fatto l' orecchietta destra , il sangue passa per la maggior
parte nel ventricolo sinistro, che pel canale della aorta lo spinge
in tutte le parti del corpo fino ai vasi capillari. Il ritorno del
sangue nell' orecchietta impedito dilli' abbassamento delle valvole
mitrali, e dalla aorta nel ventricolo dalle valvole semi-lunari.
In questo secondo tragitto, il sangue subisce un cambiamento
inverso dal primo : di rosso schiumoso ch' egli era , diviene nero
e pi fluido, acquista insomma le qualit del sangue venoso. In
questo stato percorre il sistema venoso, riceve cammin facendo il
chilo e la linfa, ed arricchito da questa miscela, versato nell'o
recchietta destra da dove era partito. Quest' ultima circolazione
che ha luogo in tutto il corpo, incominciando a partire dalla aorta
per ritornare al cuore mediante le vene cave, dicesi grande circo
lazione .
Nello stato naturale le due orecchiette si contraggono nel me
desimo istante ed alternativamente coi due ventricoli che si con

104
traggono pure simultaneamente, di modo che quando le orecchiette
si ristringono per espellere il sangue che le riempie, i ventricoli
si dilatano per riceverlo. Il movimento di ristringimento o con
trazione venne chiamato sistole; e si chiam diastole il movi
mento contrario di dilatazione o rilasciamento.
11 movimento cagionato dalla pressione del sangue sulle pareti
delle arterie, ogni qual volta il cuore si contrae, costituisce il fe
nomeno conosciuto sotto il nome di polso. Secondo la frequenza e
la forza di questi movimenti si pud giudicare del modo con cui il
cuore batte e tirarne delle utili induzioni per l' ippiatria. 11
polso non si fa per sentire dappertutto ; per distinguerlo bi
sogna comprimere leggermente una arteria d' un certo volume, tra
il dito ed un piano resistente, per esempio un'osso e sciogliere un
vaso situato vicino alla pelle, come sarebbe l'arteria glosso- faciale
posta al lato interno della mascella posteriore. Nel cavallo allo
stato di salute si contano 40 pulsazioni per minuto ; questo nu
mero varia secondo 1' et, la razza ecc. ; i cavalli comuni non of
frono che 36 pulsazioni, mentrech se ne ponno contare fino a 65
nel puledro. Varia poi il numero e la regolarit delle pulsazioni
per molte altre circostanze, come sarebbe per l'esercizio, per le
emozioni dell'animo, per lo stato di gravidanza e sopratutto nelle
malattie.
A misura che il sangue si allontana dal suo centro d'impul
sione , il suo corso si rallenta ; giunto nei vasi capillari, ha perdita gran parte della sua velocit ; arrivato nelle vene , il suo
corso diviene assai lento. Per favorire il cammino del sangue,
specialmente nelle parti in cui circola dal basso in alto e contro
il suo peso, come alle gambe, le vene sono internamente provviste
di valvole, che si oppongono al riflusso del liquido verso i vasi,
capillari.

6. Delle Secrezioni.
detta creatone la formazione di umori speciali, che nel
corpo dell' animale si producono a spese del sangue e che differi
scono da questo liquido per le loro propriet chimiche e fisiche.
Detti umori ricevono varj nomi servono ad usi diflerenti; gli
uni sono necessari alle funzioni della vita come la saliva, il succo
gastrico , la bile ecc.; altri sono espulsi fuori dal corpo immedia
tamente e fra questi ultimi ve n' ha di quelli che sembra non ser
vano ad altro che a sbarazzare il corpo dalle materie vecchie,

105 inutili, o nocive, come l'orina, il sudore ecc. e son chiamati


erezioni.
....
La struttura dei principali strumenti co! quali la natura compie
questo lavoro di chimica vitale, varia all'infinito. Ora sono delle
tele che versano per mezzo di orifici aperti alla loro superficie,.:
1' umore che hanno preparato pel loro lavorio di secrezione.: or
sono innumerevoli piccole saccoccie sparse alla superficie deliemembrane, che si aprono direttamente al di fuori, chiamate folli
coli. Nel loro stato di pi grande semplicit questi organi non
consistono che in piccole depressioni incavate alla superficie di
certe membrane che somigliano a fossette piuttosto che a saccoccie; allora si chiamano cripte e se ne vedono molte alle su
perficie delle membrane mucose.
Altre volte gli organi per le secrezioni sono pi complicati, of
frono una massa compatta di piccole granulazioni da cui nasconodei condotti che si riuniscono come le radici di un albero, per
formare un tronco dal quale il liquido secreto versato al di
fuori; questi organi comunemente si chiamano y landole. Nel corpo
animale si trova un certo numero di glandolo di questa natura:
Ti sono le glandole salivali che fabbricano la saliva ; il fegato ed.
il pancreas che fanno la bile ed il succo pancreatico; i reni che
secrescono l'orina; le glandole mammarie che preparano il latte;
le glandole lacrimali che danno le lagrime ecc. Anche il grasso
un prodotto della secrezione ; nel cavallo sembra una specie
d'olio che varia secondo gli individui, il sesso, l'et, il tempera
mento :, abbondante in certe parti del corpo, manca in certe altre.
La sua destinazione pi importante senza dubbio quella di for
nire ai bisogni del corpo i materiali per la nutrizione in quelle
difficili circostanze in cui gli organi non ponno prenderli al di
fuori e pu considerarsi come uno dei pi ricchi principj nu
trienti. Il grasso contribuisce anche a conservare al corpo la sua
temperatura.
Le funzioni di secrezione che pi ci importa conoscere in det-.
taglio, e per la maggiore importanza che hanno nell'economia,
animale e pel disturbo frequente che arreca il loro sconcerto an-.
che momentaneo, sono quelle della pelle e dei reni.
4

PELLE E TRASPIRAZIONE CUTANEA.


La pelle, detta anche cute o tegumento avviluppa tutto il corpo,
cui serve di coperta generale; pieghevole, espansiva, elastica,
sensibile. AH' esterno coperta dai peti e presenta una infinita di

106 punti salienti di differente grossezza. Gli uni pi rialzati, special


mente alle labbra, sono facilmente visibili; gli altri pi general
mente sparsi, secrescono una materia untuosa.
La pelle composta di tre parti principali, il derma, il corpo
mucoso reticolare malpighiano, e ['epidermide.
1 II derma il primo strato , alla superficie del quale ven
gono a sbocciare le papille nervose che ne fanno la sede del tatto.
2.* Al disopra del derma si trova il corpo mucosa reticolare,
il cui colore varia nei diversi individui , e che sembra darne le
gradazioni ai peli.
3.* L' epidermide lo strato pi esterno, trasparente ed insen
sibile.
Nello spessore della pelle di tutto il corpo stanno impiantati i
peli col loro bulbo posto nel tessuto cellulare sotto-cutaneo. Come
vedemmo nello studiare l'esteriore del corpo, i peli cangiano e
nome e modo d' essere, secondo le regioni del corpo; cos al collo
troviamo la criniera, alle palpebre le ciglia eoe.
La traspirazione cutanea la secrezione la pi abbondante nello
stato di salute, quella che purifica maggiormente il sangue. insensibile o sensibile. La insensibile la pi ordinaria e passa
quasi inosservata ; l'umor vaporoso che emana dalla pelle se ne
va senza soffermarsi. La traspirazione sensibile quando detto
umor vaporoso si condensa in piccole goccio sulla superficie del
corpo ; sono il sudore.
La traspirazione cutanea , che si effettua continuamente , in
strettissimo rapporto colla traspirazione polmonare; quest'ultima
aumenta a misura che la prima impedita o diminuita. Nello
stato ordinario, il cavallo esala poco dal polmone; la pelle, al
contrario, molto attiva. La perdita di umore che ha luogo nelle
24 ore, pu valutarsi a 7 chilogrammi, ed aumenta in ragione del
l'esercizio pi o meno violento.
La pelle come sede della traspirazione, in stretta relazione an
che colla funzione dei reni e colla mucosa del tubo intestinale.
Essendo molto esposta alle influenze esterne , ne consegnono fre
quenti disordini nell'esercizio delle sue funzioni. Le malattie reumatiche e catarrali, le pneumoniti , le pleuriti, le diarree ecc. non
riconoscono spesso altre cause fuori di quella della soppressione
brusca della traspirazione.

07

SECREZIONE DELL' ORINA.


I liquidi o le bevande, sono assorbiti col chilo dai vasi linfa
tici dello stomaco e del tubo intestinale ; servono di veicolo alla
parte nutritiva estratta dagli alimenti solidi, ed aumentano la flui
dit del sangue. Nel lungo corso del sistema della circolazione, essi
si presentano agli organi orinar] , carichi di un gran numero di
prodotti, il cui soggiorno nel corpo se si prolungasse diverrebbe
nocivo.

OBGAKI DELLA SECREZIONE E DELLA ESCREZIONE DELL'ORINA.


(Vedi flg. 27).
La secrezione dell'orina fatta nei reni, volgarmente rognoni,
che sono due glandola voluminose poste nella regione sotto-lom
bare, fuori dal peritoneo, sotto ciascun lato della colonna verte
brale ed ordinariamente avvolte in molta grascia; hanno un colore
rosso-brunastro e la forma simile a quella d' un fagiuolo ; il con
torno dei reni arrotondato e convesso, ma al lato interno pre
sentano una incavatura profonda, chiamata scissura dei reni.
Se si spacca un rene per met, come si spaccherebbe un fagiuolo,
si vedono sulla superficie tagliata due sostanze palesemente di
verse per colore, consistenza e struttura. La sostanza esterna alla
circonferenza detta corticale o cinerea ; quella interna o cen
trale, midollare o tubolosa.
La prima sostanza o corticale di color rosso, viene costituita
da una moltitudine immensa di ramificazioni arteriose e venose
circonvolute sopra s stesse , e formanti come tanti glomeri od
acini in cui si prepara l' orina , la quale viene quindi ricevuta
mano mano dagli esilissimi condotti escretori che partono da ciascan glomere e che vanno poi a comporre la seconda sostanza del
rene, ossia:
La sostanza midollare o tubolosa, che pi compatta, di color
rosso pallido tendente al bianchiccio. Dall'unione di molti dei
condotti escretori oriniferi, specie di tubi disposti in fasci conici,
si formano i cos detti coni o papille orinfere , abbracciate da
ona specie d' imbuto membranoso chiamato calice dei reni , il
quale abbraccia o un cono solo o pi coni ad un tempo e porta

108',-r-

Yia da essi l'orina; i diversi calici infme, dirigendosi alla scissura


del rene, s' incontrano fra di loro , diminuiscono di numero e ri
dotti a pochi si scaricano in un unico recipiente infondiholiforme,
ossia in una specie di borsa ad imbuto che esiste alla scissura
del rene e che si chiama pelvi del rene. Da questa l'orina passa
negli :
Ureteri, che sono due lunghi tubi o canali membranosi, grossi
quanto una penna da scrivere, spalmati internamente da un umore
viscido. Emanano dalla pelvi dei, reni , si dirigono nella regione
pelvina, convergono fra di loro e s'inseriscono nella vescica tra
versandola in una direzione obliqua.
Reni, Ureteri e Veioica. Fig 27.

Spiegazioni;.
a a. Reni.

66 e e e. Ureteri.
d. Vescica.
e. Collo della vescica.
f. Uretra.
G C. Scissura e pelvi dei reni.

La vescica orinarla, recipiente situato nella cavit della


pelvi, fuori del peritoneo, contiene l'orina che vi versano gli ure
teri. Nel maschio posta tra la sinfisi ischio-pubica e l'inte
stino retto. Nella femmina tra la detta sinfisi e porzione della
vagina e l' utero. Questo sacco a forma di pera, alla sua parte po
steriore ha un ristringimento detto collo della vescica; provvi
sto al di fuori di una membrana muscolare che verso il collo
costituisce lo sfintere della vescica.
L' uretra, canale lungo e stretto , si estende nel maschio dal
collo della vescica fino all'estremit della verga; nella femmina

109
questo condotto molto pi corto, s'apre nella vagina dalla quale
separato per mezzo d' una valvola.
L1 orina che quel liquido che tutti sanno , accumulato nella
vescica vi soggiorna pi o meno a lungo, secondo che pi o meno
irritante e la membrana interna o mucosa di questo organo pi
o meno sensibile. La sua evacuazione definitiva si compie con un
meccanismo analogo a quello dell' escrezione delle materie alvine
o feci. Per orinare facilmente, i cavalli in movimento sono obbli
gati di fermarsi, onde poter prendere una posizione conveniente
e raccogliere le forze necessario a questa funzione.
La rapidit colla quale le bevande introdotte nello stomaco pas
sano nella vescica e sono espulse fuori per le vie orinarie sor
prendente. Eppure, non esiste alcuna diretta comunicazione fra
questi organi, ed i liquidi non possono arrivare dallo stomaco alla
vescica che dopo di essere stati assorbiti, mescolati alla massa
del sangue, portati cos nella sostanza dei reni, e separati dal loro
lavoro di secrezione. Si spiega facilmente questa rapidit di secre
zione dell'orina qualora si ponga mente alla somma celeril della
circolazione del sangue, la quale si compie in 3 o 4 minuti, ed
alla considerevole quantit di sangue che conscguentemente passa
attraverso ai reni in poco tempo.
La quantit d' acqua espulsa per mezzo della secrezione orinarla
dipende in gran parte da quella delle bevande ingerite nello sto
maco.
Diverse circostanze influiscono poi sull'attivit della funzione
dei reni, come la stagione umida o secca, calda o fredda; gli ali
menti verdi o secchi; gli esercizj ecc. Esiste poi una palese rela
zione antagonistica fra la secrezione dell'orina e la traspirazione
cutanea: essendo a tutti noto come nell'inverno in cui la traspi
razione cutanea scarsa, abbondano le orine; mentre nell' estate
in cui la traspirazione cutanea abbondante, sono scarse le orine.

7. Della nutrizione propriamente detta.


Ora che abbiamo visto con un rapido sguardo, quale sia lo scopo
ed il meccanismo delle funzioni nutritive, dalla digestione che pre
para il liquido riparatore, alle secrezioni che ne estraggono i mate
riali o per farli servire di nuovo , o per gettarli fuori dalla mac
china come inutili e superflui; dovremmo studiare e veder di
carpire alla natura il segreto del movimento molecolare che ha
luogo nell'intima struttura e nella profondit degli organi, e che

- 110
combina con essi il liquido nutritivo, per rinnovarne le parti
usate o vecchie.
Ma qui devono arrestarsi le pretese della fisiologia; nulla an
cora ha potuto la scienza conoscere di positivo intorno a ci.
Dal bisogno continuo che l' animale sente d' introdurre nell' in
terno del sao corpo alcune sostanze straniere ad esso, che gli ser
vono d'alimenti, si vede chiaro che deve incorporare continua
mente ai suoi organi ilelle materie prese al di fuori, ed soltanto
per mezzo di questa facolt che si spiega il suo aumento di vo
lame e di peso, s rapido nei primi tempi della sua esistenza. II
dimagramento estremo che consegue ad alcune malattie, od all'uso
di cattivi o scarsi alimenti , od a fatiche smodate , mostra che il
corpo vivente pu abbandonare una parte della materia di cui
era formato , e rendere al mondo esteriore una parte della sua
propria sostanza.
Perch 1' organismo dell' animale possa cos rinnovarsi, bisogna
che lasci sfuggire una parte dei materiali che lo compongono , e
che l'uso della vita ha deteriorati; se no, il suo volume cresce
rebbe all' infinito. Di qui si hanno i due distinti atti della -nutri
zione; i. il movimento di composizione od assimilazione od apposi
zine; 2. il movimento di decomposizione, o disassimilazione od
ablazione.
Questi due atti di cui si compone 'la nutrizione variano palese
mente secondo le diverse et dell'animale, il metodo di vita e gli
usi a cui si impiega. Nell'et giovanile prevale l'apposizione al
l'ablazione, dovendosi in quest'et non solo risarcire le perdite-,
ma anche aumentare la massa del corpo ; in tal caso si ha la
metamorfosi progrediente. Quando l'animale ha raggiunto il suo
completo sviluppo, allora vi ha equilibrio fra l'apposizione e l'a
blazione, cio tanto si decompone quanto si compone, e perci il
peso del corpo rimane lo stesso; si ha la metamorfosi stazionaria.
Nell'et senile infine prevale l'ablazione alla apposizione, per cui
la massa del corpo diminuisce e si ha la metamorfosi regrediente.
Nei cavalli ben pasciuti ed assoggettati a moderato esercizio ve
diamo prevalere l'apposizione e si ha quindi l'impinguamento;
vediamo accadere il contrario nei cavalli che, come dissimo, sono
male e scarsamente foraggiati o sottoposti a smodate fatiche.
Per mezzo dei due atti o movimenti opposti la macchina ani
male ed i suoi organi si rinnovano senza posa; e dopo un certa
spazio di tempo, tutto il corpo stato cambiato.

Ili
II. GRUPPO.

DELLE FUNZIONI DI RELAZIONE.


Fra le diverse facolt di cui il cavallo dotato, oltre quelle di
nutrizione che servono ad assicurarne l' esistenza, ve, n' hanno
delle altre, le funzioni di relazione, che servono a fargli conoscere
ci che gli sta d'attorno.
Due apparecchi servono a quest'ultimo scopo :
1. L' apparecchio dei movimenti.
2. L'apparecchio delle sensazioni.
Col primo il cavallo pu trasportarsi da un luogo ad un altro,
pu cercare quello che gli tornerebbe utile, ed evitare ci che po
trebbe nuocergli. Questa facolt di trasportarsi, la deve ai muscoli,
che per mezzo dei loro rapporti e dei loro attacchi col carcassa
solido del corpo, fanno muovere le differenti parti le une sulle al
tre, e cos operano il movimento totale.
Le sensazioni gli fanno conoscere tutto ci che lo circonda, e
la facolt di percepire risiede nell'apparecchio particolare chiamato
sistema nervoso. L' apparecchio delle sensazioni serve alla perce
zione degli oggetti esterni; a questo intento certi organi sono di
sposti per ricevere delle sensazioni corrispondenti all'oggetto percetto, ed per intromissione loro che queste qualit si rivelano
ad un comun centro , il cervello. Ora, perch un cavallo riceva
una sensazione, bisogna che l'impressione che la produsse, sia
trasmessa dai nervi al cervello ; questo organo nel tempo istesso
la sede della volont e della facolt di sentire.
Se il cervello, per qualunque causa, non pu pi eseguire le
sue funzioni, il cavallo diventa insensibile, cessa d' eseguire i mo
vimenti volontarii e cade in uno stato che sembra sonno.

1. Dei Movimenti.
I movimenti sono volontarj, atti merc i quali il corpo si muove
e cangia posto, o tutto, o soltanto in qualcuna delle sue parti.
Risultano dal concorso di parti essenzialmente distinte, le ossa ed

112
i muscoli, colla volont per causa prima. Le ossa sono dette gli
organi passivi dei movimenti, ed i muscoli gli organi attivi, per
ch li determinano.
I movimenti che servono a far progredire in avanti il cavallo,
si chiamano andature. Prima di parlarne crediamo utile descrivere
altri stati che si collegano coi movimenti, e che quantunque non
abbiano una importanza eguale alle andature, pure meritano seria
attenzione ; essi sono la stazione, la giacitura e l'alzata.
La stazione lo stato in cui il cavallo fermo ed immobile
sulle sue quattro estremit. Essa forzata o libera. forzala
quando il cavallo viene piazzato artificialmente, alla mano, attac
cato o montato. In questa posizione il peso del corpo ripartito
egualmente su ciascun bipede laterale. L'equilibrio perfetto quando
il peso totale della massa del corpo distribuito cos; e ciascun
membro, trovandosi nel mezzo del cerchio di tutti i movimenti
che pu fare, si sposta facilmente in tutti i sensi, senza perdita di
tempo e senza inutile fatica. in questa posizione che facile
giudicare degli appiombi d'un cavallo, valea dire della disposizione
e della direzione delle gambe sotto il corpo, considerate come co
lonne di sostegno e come agenti della locomozione. Nella stazione
libera il cavallo non riparte egualmente su ciascuna estremit il
peso del suo corpo. Sovente, anzi quasi sempre, una delle gambe
in riposo ; allora tutta la massa portata dalle altre tre , che
per torno, hanno il loro periodo di sollievo. Accade allora che il
peso del corpo distribuito pi o meno completamente ed alter
nativamente, ora su un bipede, or sull'altro.
La giacitura o decubito quell'atteggiamento preso dal cavallo
allorquando, stanco dopo lunga stazione o gravoso esercizio, si
sdraia per terra, onde procurar riposo agli affaticati muscoli , ed
abbandonarsi al sonno. Quando il cavallo giace coricato, le estre
mit si trovano in semiflessione; quanto pi molle il luogo su
cui il corpo si sdraia, tanto pi numerosi sono i punti di contatto
e trovandosi allora il peso del corpo flesso, ripartito sopra una
maggior superficie di terreno, ne consegue che in tal caso il decu
bito pu durare pi a lungo. In generale i cavalli si sdraiano di
rado, e si coricano su d'un lato colle quattro gambe dirette orizzontalmente dal lato opposto.
L' alzata od il levarsi viene eseguita facendo punto fisso colle
gambe davanti; sollevando quindi il treno posteriore ed in se
guito l'anteriore. Se al momento di levarsi il cavallo si stira o
distende (come si dice comunemente) segno di salute, perch
non eseguisce mai questa azione quando ammalato.
Ritorniamo alle andature. per mezzo di queste, che il ca-

113
vallo con una serie di movimenti, combinati in varj modi e pi
o meno rapidi, sotto l'eccitamento della volont che li comanda,
si trasporta da un luogo ad un altro. Ciascuna gamba viene a sua
volta a sostenere il corpo, come i differenti raggi delle ruote so
stengono il carro cui sono sottoposte.
Le andature del cavallo sono naturali od istintive ; ed artifi
ciali od acquisite.
Le andature naturali sono inerenti alla natura del cavallo che
le hanno per istinto, senza che gli sieno state insegnate, quali
il passo, il trotto, ed il galoppo.
Le andature artificiali vengono dall'educazione ossia dall'am
maestramento, e sono il fatto dell'intervento dell'uomo. Vi si rifescono l'ambio, il traino, il trapasso, il passo rilevato.
Queste per, qualunque sieno , ponno essere fissate per eredit
e passare di generazione in generazione con eguale certezza delle
prime, .
Il paso l'andatura naturale pi ordinaria quando il cavallo
non obbedisce che alla propria volont; la meno elevata, la pi
lenta, e pi moderata e pi dolce.
, Supponendo che il cavallo si muova a sinistra, nel 'passo l'a
zione delle gambe succederassi nel modo seguente:
i. Gamba anteriore sinistra. 2. Gamba posteriore destra. 3. Gam
ba anteriore destra. 4." Gamba posteriore sinistra, per ritornare
alla gamba anteriore sinistra e cos via via. L'azione delle gambe
ha dunque luogo in linea diagonale (in croce}, ma separatamente
in modo che ogni estremit fa udire la sua battuta. Nel passo
buono, ben eseguito, la percussione dei piedi batte all'orecchio il
tempo uno due tre quattro con tanta regolarit e
precisione, che per l'orecchio d'un uomo di cavalli che ha espe
rienza, queste battute producono una musica di cui lui solo pud
apprezzarne l'armonia. 11 movimento di ciascuna gamba si scom
pone in quattro azioni: l'agata, la flessione, la portata e l'appoggio.
E non ritmico e regolare il passo se queste azioni o giuochi
dei membri non si eseguiscono in' tutte le quattro gambe in tempi
perfettamente eguali. Se ci non , il passo s' allontana dalla per
fezione e dalla regolarit desiderate. Ma come tutte le perfezioni,
anche questa rara, e mille cause diverse possono ad un grado
diverso variare il passo fino ad un certo punto, senza che perci
il cavallo cessi d'essere buono.
Il trotto un'andatura, strano a dirsi, che quasi sconosciuta
nel cavallo in stato di natura ; ed all' incontro la pi usuale
nel suo stato di domesticit. Fu dunque l' uomo che ha costretto.
il cavallo a muoversi al trotto per farlo servire ai varj bisogni.
Veterinaria.
8

114 Questa preferenza fondata sul fatto, che questa andatura per
mette ad un pi alto grado che qualunque altra, lo sviluppo con
tinuo della azione muscolare per la produzione del movimento
rapido.
Il trotto, che dal greco significa andar presto, un andatura a
due tempi, nella quale le gambe si muovono in diagonale (i croce)
in assieme perfetto. AH' orecchio , la battuta dei piedi sul suolo ,
non marca che la misura : uno, due; uno, due...
L' andatura del trotto, molto semplice ne' suoi movimenti, si ese
guisce per lo scatto o per lo scoccare simultaneo delle estremit
riunite, associate a p4a diagonali. Nel cavallo che ha un trotto
buono e regolare, le estensioni e le flessioni sono ripetute con vi
vacit, ed a ciascun passo completo dell'andatura, il corpo si trova
per un momento distaccato dal suolo e come sospeso in aria ;
mentrecch al passo, combinazione pi complicata , il cavallo ha
sempre tre punti d' appoggio sul terreno. Cosi, nel trotto, la massa
degli organi agitata con forti e frequenti scosse che si succedono
rapidamente. Alcune funzioni sono eccitate, la circolazione si fa
pi celere, la respirazione pi frequente, la traspirazione cutanea
pi abbondante.
Di tal guisa che, un trotto ben diretto, sviluppa nei cavalli gio
vani il sistema muscolare, fortifica le estremit, ha un ottima influenza'sugli organi della respirazione. Ma, giova ripeterlo, a condizione
che non ne venga abusato, per non ottenere l' effetto contrario, e
sopratutto quando il cavallo ha appena mangiato.
Il cavallo grande trottatore non si trova che nelle nature energiche, che hanno una certa dose di sangue. Ma vi concorrono an
che un allevamento giudizioso ed una intelligente educazione ; una
buona conformazione, ampia e compatta : un buon piede.
La perfezione nel trotto, qualit alquanto rara ; bisogna ac
contentarsi di avvicinarvisi pi che sia possibile.
Il galoppo, 1' andatura pi rapida del cavallo, e per conse
guenza quella che lo stanca di pi, non solo a cagione della di
ligenza eh' egli deve porre nei 'suoi movimenti che esigono un
grande impiego di forze muscolari, ma altres in causa del modo
con cui si succedono le gambe nell' attd di progredire.
Il galoppo consiste in una serie di salti o di stanci in avanti ,
che si eseguiscono con grande potenza e precipitazione. Lo scatto
delle gambe si produce per paia anteriori e posteriori, non pi
per paia diagonali o laterali. Il corpo spostato e trasportato
molto rapidamente con una celeril che varia secondo che rac
corciato o piccolo, allungato od a tutta celerit (da corsa).
Questi diversi gradi nella rapidit dell' andatura , hanno stabi

115
bilito tre variet del galoppo; galoppo ordinario od a tre tempi;
il galoppo di maneggio od a quattro tempi ; ed il yaloppo da corsa
od a due tempi, chiamato anche carriera.
La definizione di questi tre modi di galoppare del cavallo, non
pu avere un grande interesse pel comune degli uomini di cavallo.
Per daremo una sommaria descrizione del galoppo ordinario, del
galoppo tipo.
Durante un passo completo di galoppo, il cavallo ha il corpo
1. portato da un piede posteriore; 2. da un bipede diagonale (da
due gambe in croce) ; 3. da un piede anteriore; 4. completamente
in aria. Ecco i tre tempi. E questa successione delle gambe ha
luogo in maniera che la pista d'un bipede laterale sorpassa sul
terreno la pista del bipede laterale opposto. Dicesi che il galoppo
di dritta o di sinistra, secondo che seno le due gambe dritte o
le sinistre che marcano la loro pista pi avanti.
Nei rapidi movimenti del galoppo, tutte le molle della macchina
cavallina sono tese al pi alto grado ; se alcuna di queste non si
rompe sotto le ripetute vibrazioni, egli perch la natura le ha
provvedute della pi grande solidit, d'una grande energia vitale ;
la perfezione dei loro giuochi permette questa straordinaria mo
bilit, che farebbe rompere dei congegni meno robusti.
Ed ecco anche il perch non tutti i cavalli possono essere impunemente sottoposti alle esigenze, alla violenza del galoppo. Un
piccolo numero soltanto regge alle cause di distruzione che si rac
chiudono in questa andatura. Soltanto alcune razze privilegiate
hanno l'attitudine ad eseguire questi movimenti impetuosi, preci
pitati, nei quali le forze vitali ed organiche offrono uno straordi
nario sviluppo, felice conseguenza d' un eletto organismo.
La razza pi distinta, non v'ha dubbio, sotto questo rapporto,
quella del puro sangue inglese. l' estremo tipo d' una costru. zione che non pu essere sorpassata, cos come la eccessiva vio
lenza dei movimenti cui da luogo e che pu sopportare l'estremo
punto, l' esagerazione della celeril.
Il vero utile sta in un'organizzazione meno avanzata, media,
fatta meno per la violenza eccessiva, ma meglio intesa e meglio
atta alla durata.
Comunque, sia nessun cavallo pi perfetto del cavallo da corsa
inglese pel galoppo a due tempi. Col suo modo di slanciare le
gambe in avanti come freccie ; di levarsi da terra quel che basta
appena per evitare gli ostacoli ; di piegare il suo dorso ed i suoi
lombi, distendendoli poscia all' ultimo grado della loro lunghezza ;
coi grandi stanci che d a tutto il suo corpo in questa posizione, il
cavallo da corsa supera in velocit tutti gli altri cavalli e lascia di
molto dietro di s tutti quelli che non hanno sangue.

- 116
Ed oltre quello del sangue, qual' il segreto per cui il cavallo
da eorsa ha questa attitudine superiore a tutti gli altri ? il segreto
sta nella lunghezza; lunghezza del collo, lunghezza del dorso e
delle reni ; lunghezza delle spalle , dell' avambraccio ; lunghezza
delle coscie e delle pastoie.
Il galoppo crto di maneggio, il galoppo da dama, esige una ben
altra conformazione. Il modello pi perfetto si trova nelle razze
orientali, e specialmente nel cavallo arabo che ne la pi nobile,
la pi poetica, la pi alta espressione. il cavallo arabo che rac
chiude il germe di tutte le attitudini e di tutte le qualit che l'uo
mo tenta di sviluppare nelle razze di cui si serve.
Inchiniamoci adunque dinnanzi a questo prototipo della specie.
(Vedi la figura al frontispizio).
La migliore conformazione pel galoppo usuale, ordinario, si trova
nelle condizioni di una struttura meno esagerata, media, ma ricca
e potente, come quella del cavallo inglese da caccia. Quivi sta la
perfezione per riguardo ai bisogni attuali.
La celeril del galoppo ben lungi dall'essere uniforme; di
pende molto dalla taglia del cavallo, dalla potenza propria di ciascun individuo, dal terreno, ecc. 11 galoppo trae presto a rovina i
cavalli ardenti che non si sanno contenere. Si pu usare di questo
esercizio', ma non abusarne impunemente. Il galoppo affatica
molto il cavallo, tanto pi quando irregolare, falso, disunito.
L'ambio, una delle andature che fu imposta al cavallo , ha
luogo mediante la successione delle gambe per paja laterali, de
stre o sinistre. Quella stessa successione che nel trotto diagonale
e che ne costituisce la differenza. Oltrecch nell'ambio non vi
tempo di sospensione del cavallo in aria, ed il movimento pi
dolce pel cavaliero.
Questa andatura va continuamente perdendosi d'uso. Era colti
vata quando il cavallo era per l'uomo uno dei mezzi di trasporto
comuni. La necessit di lunghi viaggi a cavallo, rendeva ri
cercati i cavalli dalie andature dolci. Ed questa la specialit
dell'ambio. Veniva stabilita facilmente nelle generazioni per
eredit. Aggiungiamo, a titolo di curiosit, che questa anda
tura naturale nella giraffa e nel camello ed per cos dire il
loro trotto. I cavalli che per la loro conformazione si avvicinano
di pi a questi animali, sono quelli che ambiano meglio. Nell' Africa sono gli asini ed i muli, che impiegati a fare lunghe corse,
sono addestrati a questa andatura.
Il traino o travalca un confuso miscuglio dei movimenti
del trotto e del galoppo. H cavallo galoppa colle gambe davanti, e
trotta e va all'ambio con quelle di dietro. un'andatura molto pre

117
diletta nel Frinii, ed abituale ai cavalli da biroccini allevati in quella
localit. Negli altri paesi considerata come difettosa ed pro
pria di certi cavalli sottoposti a rapidi servizii, come quelli di po
sta, dei macellaj, dei macchignoni, ecc., che hanno 1' abitudine di
far correre i cavalli pancia a terra, qualunque sieno i loro mezzi.
Il trapasso o contrapasso, detto anche ambio (ronco, un
andatura nella quale le gambe agiscono per paia laterali , come
nell'ambio, ma invece di alzarsi e di appoggiare al tempo stesso
le due gambe dello stesso lato, lasciano tra le loro battute un in
tervallo il quale meno lungo di quello che separa le due bat
tute d'ogni bipede laterale, dalle due battute del bipede laterale
opposto.
Il passo rilevato che chiamasi anche alto passo si avvicina
al trotto, poich il centro di gravit riposa alternativamente su
ciascun bipede diagonale; ma invece di appoggiare simultaneamente,
i due membri di questo bipede eseguiscono l'appoggio successiva
mente in maniera che la battuta del piede posteriore resta sempre
indietro di quella dell' anteriore ; ci che produce quattro, bat
tute.
Ma le battute del passo rilevato hanno un ritmo differente da
quello del passo semplice. L' intervallo posto fra la battuta di
un piede anteriore e quella del piede posteriore dello stesso bipede
diagonale pi lungo di quello che separa quest' ultima dalla bat
tuta del piede anteriore opposto, ci che indica con quale rapi
dit, una volta compiute le azioni d'un bipede diagonale, entrano
in giuoco i membri dell'altro bipede.
Il passo rilevato non un' andatura distaccata da terra come
indicherebbe il suo nome, ma una andatura terra a terra, nella
quale i membri rasano sempre il suolo.
Oltre le andature descritte .il cavallo eseguisce naturalmente
parecchi altri movimenti, come il salto, il nuoto, 1' impennarsi,
il ricalcitrare, il rinculare, il ruotolarsi. Non descriveremo que
sti movimenti conosciuti da tutti gli uomini di cavalli.

3. Delle sensazioni.
Col mezzo delle sensazioni si stabiliscono dei rapporti tra il cav^llo e tutto il creato ; esse lo guidano nelle relazioni che occor
rono alla sua esistenza.
Considerate come un fenomeno della vita , le sensazioni hanno
la loro sede in un sistema d'organi sparsi in tutto il corpo, che
riuniseonsi in un centro comune.

118
Questi organi comprendono :
II sistema nervoso della vita vegetativa.
Il sistema nervoso cerebro-spinale.
(Materna nervoso della vita vegetativa. - Questo apparec
chio d ai visceri della nutrizione una sensibilit oscura, non per
cettibile dal cervello, e che li eccita all'esercizio delle loro fun
zioni. Ha ricevuto il nome di nervo grande simpatico; e si pre
senta sotto forma di due cordoni che nella loro lunghezza offronodiversi rigonfiamenti, detti gangli. Da questi gangli si distaccano
da una parte dei fili che vanno agli organi della vita di nutri
zione, quali il cuore, lo stomaco, il fegato, ecc. e dall'altro si con
fondono col midollo spinale con nuovi fili che vi giungono diret
tamente. Le piccole masse nervose chiamate gangli sono disposte
lungo la colonna vertebrale dalla lesta fino al bacino. I muscoli
che ricevono dei fili dal nervo grande simpatico, si contraggono
in modo regolare, e non sono sottoposti all'azione della volont ;
sono in questa circostanza il cuore, la tonaca muscolare delle
intestina, ecc.
Sistema nervoso cerebro-spinale. L' apparecchio ner
voso della vita di relazione, viene chiamato cerebro-spinale, per
ch la parte principale di esso costituita dal cervello, e dal mi
dollo spinale. Gli organi di questo apparecchio, sono il cervello,
il cervelietto, il midollo oblungato, il midollo spinale ed i nervi.
I. 11 cervello, massa molle e polposa, di forma ovoidea, colla
parte allargata verso il cervelietto e la parte stretta verso la la
mina cribrosa dell'etmoide, inviluppato da membrane e rinchiuso
nel cranio. Un solco profondo detto fessura longitudinale lo di
vide pel lungo in due met eguali chiamate emisferi destro e si*
nistro, che restano per uniti nel profondo della loro parte ni&diana. Ogni emisfero poi, mediante una leggier solcatura, resta
suddiviso in due porzioni dette lobi, uno anteriore-inferiore, l'al-tro posteriore-inferiore. Su tutta la superficie del cervello esistono
delle elevatezze arrotondate e flessuose sopra s stesse, come le in
testina, conosciute col nome di circonvoluzioni del cervello, sepa
rate fra di loro da solcature denominate anfrattuosita. Nell'interno
degli emisferi si trovano due grandi cavit chiamate ventricoli.
' Nella sostanza del cervello si distinguono chiaramente due ma
terie; l'una esterna, come la corteccia chegrigiao cinerea; l'al
tra interna bianca.
Il cervello avviluppato da membrane che sono: la dura ma
dre che lo' riveste tutto ali" esterno ; 1' aracnoidea, media , di natura sierosa e la pi sottile delle membrane del corpo, il cui. prin
cipale ufficio di esalare continuamente un umore sieroso che lu

119 -

Mca la massa cerebrale; e la pia madre formata da un intreccio


di vasi, sottile, fragile, che cinge immediatamente il cervello e si
intromette nelle circonvoluzioni andando a tapezzare anche le ca
vit esistenti nell'interno della massa cerebrale, ove forma il plesso
coroideo.
2. Il cervelietto sta al di dietro ed in parte al disotto del cer
vello; equivale a circa un quinto del suo peso: somiglia ad un
ovoide col massimo diametro nel senso trasversale schiacciato un
po' d'alto in basso; formato da due lobi riuniti , destro e sini
stro, fra' quali esiste una prominenza chiamata terzo lobo o pro
cesso vermiforme del cervelietto. Le due sostanze bianca e grigia,
sono mescolate in guisa che presentano un aspetto arborescente,
una arborizzazione, da cui gli venne il nome di albero della vita.
3. Il midollo oblungato od allungato, posto tra il cervello
eu" il cervelietto e da questo coperto, la parte meno considere
vole della massa cerebrale ; offre al di dietro uno strangolamento
semi-circolare ove ha termine.
4. Il midollo pinate o prolungamento rachidiano dell'en
cefalo quel grosso cordone nervoso midollare che si pu consi
derare come la continuazione del midollo oblungato ; passa fuori
pel foro occipitale, decorre nel canale formato dalle vertebre, e va
a finire nelle prime vertebre della coda ; un gran numero di nervi
detti spinali, nascono dai suoi lati in eguai numero a destra ed a
sinistra e con due radici, una superiore pi robusta e l'altra infe
riore meno considerevole. Le radici superiori servono alla sensi
bilit ; le inferiori invece al moto delle parti ove i nervi spinali
si distribuiscono.
o. I nervi sono cordoni bianchi che si ramificano nei diversi
organi e partono o dal cervello o dal midollo spinale. Servono a
trasmettere al cervello le sensazioni percepite da un organo ;
per mezzo dei nervi che viene comunicata la volont dal cervello
ai muscoli delle diverse parti del corpo. Quando un nervo ta
gliato, gli organi ai quali si distribuisce perdono la facolt di sen
tire e d' eseguire i movimenti volontarj.
Sensazioni propriamente dette. Giungono al cervello Col
roezzo degli organi dei sensi ; il cavallo non si avvede degli oggetti
esterni che col mezzo di questi organi. Perch egli si accorga
dell'oggetto, necessario che sia stata fatta una impressione sul
l'organo o per mezzo dell'applicazione immediata dell'oggetto, o
per un qualche mezzo intermediario posto tra esso e 1' organo.
1 sensi sono in numero di cinque; il tatto, il gusto, l'odorato
od olfatto, la vista, e l'udito.

1- II tatto o sensibilit tattile ha sede alla pelle su tutta

120
la sua superficie ed quindi mollo esteso; pi o meno perfetto
in ciascuna delle sue parti, secondo che sono situate pi o meno
favorevolmente per ricevere le impressioni.
Per mezzo del tatto il cavallo conosce il yrado di temperatura
(caldo e freddo), il grado di densit (mollezza e durezza) dei corpi
che lo circondano ; come pure rileva se la loro superficie liscia
o scabra, il peso, l'estensione e fino ad un certo grado la forma,
la direzione, il numero, la distanza ed il moto dei corpi stessi; le
quali ultjme propriet per altro si rilevano da esso anche merc
il concorso della vista.
I nervi vengono a distribuirsi alla superficie della pelle sotto
forma di papille che sono ricoperte dall' epidermide. Il tatto sar
tanto pi squisito, quanto maggiore sar la quantit dei nervi dis
seminati nella pelle e nelle altre parti ove esiste questo senso,
quanto pi sottile sar 1' epidermide , quanto pi fini i peli e pi
estesa la mobilit delle singole parti. Ecco quindi il perch alle
membrane mucose delle nari, dell'occhio, della bocca, delle labbra,
il tatto molto pi squisito che in altre parti.
II meccanismo del tatto molto semplice; basta che i corpi
vengano a contatto colla pelle o con quelle parti in cui si distri
buiscono i nervi della sensibilit tattile, perch in questi ultimi sia
determinata una particolare impressione che trasferita nel cervello,
vi determina a seconda dei casi una sensazione di piacere, di do
lore, di prurito, ecc.
2. Il guato quel senso che distingue le qualit sapide ov
vero il sapore dei corpi. L'organo principale del gusto ia lingua;
le papille nervose notate alla pelle, alla superficie della lingua
sono pi sviluppate e vi presentano diverse conformazioni che si
possono distinguere facilmente. Anche la mucosa che tappezza le
altre parti della bocca, vale a dire quella delle labbra, guancie, pa
lato, fauci, principio della faringe, gode pi o meno della facolt
gustativa. L' umidit procurata dal muco della bocca e dalla sa
liva concorre in molta parte all'esercizio del 'gusto.
Semplice pure il meccanismo del gusto ; i corpi sapidi, ossia
dotati di sapore, venuti a contatto della mucosa che tappezza la
lingua e le altre parti della bocca, ed opportunamente disciolti dal
muco e dalla saliva , esercitano una particolare impressione sulle
papille nervee disseminate in detta membrana mucosa e trasmessa
una tale impressione al cervello, vi succede la sensazione dei sapori.
Questo senso ajutato dall' odorato guida il cavallo nella scelta
de' suoi alimenti, e gli d la facolt istintiva di discernere quelli
nocivi, come i velenosi, da quelli che gli sono salubri.
Oltre al senso del gusto risiede in queste parti una certa sen

121
sibilila tattile che fa distinguere non solo le propriet chimiche
ma anche le propriet fisiche degli alimenti.
3. L'olfatto od odorato il senso pel quale i cavalli ponno
distinguere i diversi odori. La sede di questo senso nelle cavit
nasali, principalmente nelle lamine ossee arrotolate che sono at
taccate alle loro pareti ed al fondo di queste cavit. Queste la
mine formano i seni etmoidali, sfenoidali, frontali, palatini, ma
scellari, lagrimali e zigomatici, tapezzati dalla membrana mucosa
detta anche pituitaria o schneideriana, molle e dolce al tallo, che
seeerne il muco nasale, umore molto vantaggioso per la funzione
dell' odorato.
La disposizione delle cavit nasali permette all'aria di dirigersi
verso la loro parte superiore, ove vengono a distribuirsi le estremit finissimo del nervo olfattorio ; questo nervo che raccoglie
l'impressione degli odori portati dall' aria, la trasporta al cervello
ove succede la percezione, degli odori.
Il senso dell'olfatto arreca molti vantaggi al cavallo nel quale
finissimo ; precede il gusto nella scelta degli alimenti e delle be
vande; lo-avverte dell'approssimarsi de' suoi nemici, lo dirige in
cerca dell'altro sesso all'epoca degli amori, e rende facile alle ma
dri il rintracciare la prole, od anco al cavallo superiore il rinve
nire il proprio padrone. Per dirla con termine poetico, un
occhio che vede i corpi non solamente ove si trovano, ma anche
nei luoghi ove sono stati.
4. La vista. Nell' esteriore abbiamo fallo conoscere le parti
esterne degli occhi, ed abbiamo detto a che servono. Ci resta a
complelarne la descrizione, onde poter comprendere il meccanismo
della vista.
Sollevando le palpebre si vede una membrana liscia, la congiun
tiva, la cui linta ajuta a riconoscere se il cavallo ammalato.
Una lerza palpebra si trova posta nell'angolo nasale, la mem
brana detersoria o nictitante, volgarmente unghiello, che si estende
sul globo dell'occhio per pulirlo dai corpi stranieri che vi s'allaccano, necessaria a complelare l'apparecchio della vista, e che non
bisogna estirpare quando gli occhi sono ammalali , come hanno
l'abitudine di fare alcuni maniscalchi ignoranti.
Gli occhi sono costantemente irrorati da un umore, le lagrime ;
questo umore, somministralo dalle glandole lagrimali, dopo avere
umettata la superficie anteriore degli occhi, ripreso dai punti la
grimali che sono due piccole aperture rotonde, esistenti una per
ciascuna palpebra, a poca disianza dall'angolo nasale, ove si trova
pure un piccolo corpo nerastro, dello la caruncola lagrimale. I
punii lagrimali conducono le lagrime nel sacco lagrimale ; que

122
st' ultimo s'apre in quel buco, che abbiamo fatto conoscere nell'e
steriore parlando delle narici.
L'occhio od il globo dell'occhio collocato nell'orbita od occhiaja,
composto di parecchie membrane e di umori di varia densit e
trasparenza.
Gli inviluppi esterni sono la sclerotica o corneo opaca od il
bianco dell'occhio ; la membrana trasparente inquadrata nella scle
rotica di forma elittica , prende il nome di cornea trasparente o
lucida, e volgarmente vetro o specchio dell'occhio. Queste due
membrane riunite formano all' esterno il guscio del globo oculare.
Dietro il vetro si vede una membrana circolare ; l' iride nel
centro della quale havvi una apertura trasversale-elittica , chia
mata pupilla, al cui bordo sono appesi alcuni fiocchetti neri chia
mati funghi o grani di fuligine.
L'allargamento ed il ristringimento della pupilla costituisce un
buon mezzo per assicurarsi se la vistal buona. .La pupilla si ri
stringe quando gli occhi sono esposti alla luce ; ingrandisce o si
dilata quando si mettono in una semi -oscurit. Se la pupilla im
mobile segno che il cavallo orbo.
,
.
Lo spazio compreso fra il vetro dell' occhio e l'iride riempito
da un liquido, l' umore acqueo, che deve conservare la sua traspa
renza affinch resti intatta la vista. Dietro la pupilla esiste l'umore
cristallino o lente cristallina, involto da membrana sua propria
molto trasparente chiamata cristalloide. Quando la lente perde la
trasparenza e diventa opaca, intercetta il passaggip della luce, il
cavallo non vede o vede male, ed ha la cos detta cataratta. Dopo il
cristallino sta di dietro 1' umore vitreo inviluppato da membrana
sua propria chiamata gialloidea e che occupa circa i tre quarti
della cavit del globo dell'occhio.
L'occhio adunque formato in avanti dalla cornea lucida o
vetro dell'occhio. Alla sua parte posteriore la sclerotica perforata
dal nervo ottico ; e la sua superficie interna tappezzata da una
membrana nera, la coroideo che al punto di contatto coll' espan
sione del nervo ottico o la retina, offre una macchia brillante az
zurra chiamata tappeto. La retina si espande dietro il corpo vitreo,
tra questi ed il tappeto.
A meglio intendere la struttura dell'occhio, facciamo la suppo
sizione di cacciare uno spillo fin nel fondo di esso, e vediamo
quali parti si verrebbero ad attraversare e ferire : primo, la con
giuntiva e la cornea trasparente; poi l'ago si troverebbe nell'umor acqueo della camera anteriore e passando per la pupilla si
immergerebbe nell'umor acqueo della camera posteriore ; poi tra
verserebbe la -lente cristallina, indi l'umor vitreo, dopo la retina,

123 poscia il tappeto della coroidea e per ultimo il fondo della scle
rotica. .
Meccanismo della vista. Ogni punto di un oggetto illu
minato, manda alla parte visibile del globo dell'occhio dei raggi
laminosi dei quali alcuni sono riflessi dalla sclerotica ed per
tale riflessione che gli occhi si offrono splendenti ; gli altri raggi
passano per la cornea trasparente e dopo una serie di rifrazioni
attraverso gli umori dell' occhio si convergono e si incrociano in
maniera di andare a dipingere sulla retina l' immagine rovesciata
degli oggetti da cui i raggi provengono. L'impressione poi che
i raggi luminosi esercitano sulla retina, viene da questa trasferita
al cervello ove ha quindi luogo la sensazione ossia la percezione
degli oggetti.
Per poco che v' abbia un difetto che metta ostacolo alla per
fetta trasparenza delle diverse parli dell'occhio , il cavallo o non
vede o vede imperfettamente. Le macchie della cornea , la torbi
dezza doll'umni1 acqueo, la cataratta , mettono ostacolo alla vista ,
quand'anche Li retina si trovi intatta.
o. L'udito quel senso percui il cavallo ^'accorge de'suoni. 11 suono
il prodotto dei movimenti vibratorj impressi ai corpi elastici dalla
percussione o da tutt'altra causa. Il veicolo che trasporta il suono
l'aria; le molecole di questa contigue ai differenti punti dei corpi
vibranti, prendono dei movimenti simili a questi punti ; esse vanno
e vengono con essi; comunicano il movimento a quelle che sono
contigue e cos di seguito, tinch arrivano all'orecchio che l'or
gano dell'udito.
L'apparato organico destinato a s importante funzione assai
complicato e si trova quasi tutto rinchiuso noll' osso petroso. A
facilitare la descrizione di un tale apparato, suolsi distinguere in
tre parti principali che sono; 1. L' orecchio esterno col con
dotto uditorio esterno. 2. La cavit del timpano. 3. La ca
vit laberintica.
1. Orecchio esterno e condotto uditorio esterno.
L'orecchio esterno rappresenta una specie di cartoccio o di imbuto
continuo col meato uditorio esterno e formato di tre cartilagini, di
stinte coi nomi di conca che la pi estesa, anulare che circonda
il meato uditorio esterno , e triangolare o scutiforme che sta fra
la conca e l'anulare ed appoggia sul muscolo crotalite. L'orecchio,
esterno coperto esternamente da pelle sottile provveduta di corti
peli; la faccia interna o parimenti coperta da pelle, che dapprin
cipio fornita di folti peli , ma a misura che s' avanza verso il
meato uditorio esterno, diventa sempre pi sottile, coperta da fina
peluria e ricca di follicoli o cripte sebacee, da cui vien secreto im

124
umore viscoso, denso, gialliccio, amaro, chiamato cerume, il quale
destinato a mantenere la flessibilit della parte ed impedire l'in
gresso, di corpi stranieri nell'orecchio, non che ad invischiare, per
cos dire gli insetti che tentassero introdursi nel meato uditorio
esterno. L'orecchio esterno ricco di vasi e nervi, per cui una
parte molto sensibile. pure dotato di molta mobilit in causa
dei parecchi muscoli ond' provveduto.
Il condotto uditorio esterno quel canale elittico scolpito nel
l'osso petroso, tappezzato da prolungamento della pelle in cui si
trovano molte cripte mucipare, che incomincia dal meato uditorio
esterno e finisce alla membrana del timpano. Questa membrana
consiste in una specie di sipario sottile e trasparente che col suo
contorno sta innicchiata in un solco esistente sulla faccia interna
di un cerchiello osseo di figura ovale mancante nella parte supe
riore per cui somiglia ad un ferro di cavallo, e sta collocato sul
l'ingresso della seconda cavit al fine del condotto uditorio esterno.
La membrana del timpano si ritiene costituita da' tre strati , cio
uno esterno che si pu considerare come propaggine esilissima
della pelle che tappezzati1 condotto uditorio esterno, uno mediano
o suo proprio ; il terzo interno dato dalla membrana che tappezza
la cavit del timpano. Alcuni per ammettono solo due strati, esclu
dendo il mediano. Tolta la membrana del timpano si penetra
nella:
9. Clt* del timpano o del tamburro. Chiamata an
che medio orecchio da taluni. una cavit irregolare in cui esi
stono varii oggetti, che sono principalmente ; 1. un' apertura stretta
che il fine della tromba enstaiJiiana o condotto gutturale del
timpano, ossia di quel canale in parte cartilagineo membranoso ed
in parte osseo, che ha origine dalla doccia esistente nella cartilagi
ne piramidale o cocleare situata nelle fauci, e che nei monofalangi
si tiene in comunicazione colle saccocce gutturali e s'inoltra quindi
nell'osso petroso pel foro eustachiano situato alla base dell'apofisi
stiloidea; 2. alcuni forellini che conducono alle cellule mastoidee
esistenti nell'interno dell'apofisi mastoidea; 3. una prominenza ar
cuata in cui scolpito il canai falloppiano od acquedotto del Fal
loppio per il quale decorre il comunicante della faccia o nervo
settimo dei cerebrali; 4. un foro elittico, detta finestra ovale, su
cui appoggia un ossicino detto la staffa ; 5. un foro circolare, detto
finestra rotonda, dalla quale si penetra nella chiocciola. Tanto que
sta finestra, quanto la ovale sono chiuse da sottile membranella ;
6. la catena degli ossicini timpanici, distinti coi nomi di martello,
incudine, lenticolnre, staffa. Il martello appoggia col suo manico
alla membrana del timpano; ad esso succede l'incudine; a que

sto tien dietro 1' osso lenticolare, a cui segue da ultimo la stalla
che va ad appoggiarsi alla finestra ovale. Questi ossicini si tro
vano fra di loro uniti mediante legamenti e sono mossi da varii
mnscoletti fra cui si annoverano specialmente il tensore e rilaseiatore del martello, il muscolo della staffa, ecc. ecc. per cui possono.
essere anche tese o rilasciate le membrane del timpano e quella
della finestra ovale.
La cavit del timpano tappezzata da membrana mucosa, che
si pu considerare come prolungamento di quella delle fauci pe
netratavi per mezzo della tromba d'Eustacho. Nella cavit del
timpano poi esiste continuamente dell'aria portatavi e rinnova
tavi per mezzo della tromba eustachiana. Dalla finestra ovale si
penetra nella:
9. Cavita laberlniica o laherlnio, denominata anche orec
chio inferno. Questa cavit viene ordinariamente divisa in tre parti
cio una mediana od atrio o vestibolo ; e due laterali distinte in
canali semicircolari, ed in coclea o chiocciola o lumaca.
L'atrio o vestibolo una cavit di forma elittica in cui si nolano
sei aperture, delle quali una conduce alla coclea e cinque corrispon
dono ai canali semicircolari. Vi si notano inoltre molti forellini
pei quali passano i filamenti del nervo acustico.
I canafi semicircolari sono in numero di tre; hanno uua forma
arrotondata, incominciano nel vestibolo con due aperture, cic una
per ciascuno e dopo di aver fatto il loro giro , vengono a finire
nel vestibolo stesso, con due sole aperture, per l'unione che ha
Inogo di dae di essi in un solo.
La coelea si pu rassomigliare ad una specie di perno o colonna
ossea impiantata orizzontalmente in una parete, edintorno al qual
perno si aggiri un cono cavo diviso nel suo interno e nel senso
di sua lunghezza in due met da un setto in parte osseo ed in
parte membranoso. Tale setto chiamasi spira e le due cavit in cui
restano divisi i giri del cono si chiamano scale, nell'una delle quali
(scala anteriore) si entra per l' apertura esistente nell'atrio, e nel
l'altra (scala posteriore) si entra per la finestra rotonda esistente
nella cavit del timpano. Si noti per che le due scale all' apice
della coclea comunicano fra di loro, non giungendo fin l il setto
divisore, ossia la spira.
Tanto il vestibolo, quanto i canali semicircolari si possono ri
guardare come altrettanti astucci ossei contenenti un apparato
membranoso, il quale consiste in un sacco che si modella sul con
torno osseo del vestibolo, e da cui partono tre tubi membranosi,
che decorrono nei canali semicircolari per tornare al jsacco del
vestibolo. Tanto il sacco poi, come i tubi sono pieni di un li

126
quido gelatinoso, e si trovano, per cos dire, sospesi in un altro
liquido parimenti gelatinoso, il quale, dopo aver occupato lo spa
zio esistente fra l'ossatura e l'apparato membranoso del vestibolo
e dei canali semicircolari si fa strada per 1' apertura che dal ve
stibolo motte alla coclea, e va a riempire IH due scalo della coclea
stessa. Su tutto l'apparato membranoso che riempie il vestibolo
ed i canali semicircolari, e molto pi sulla spira che decorre nella
coclea sono distribuiti in gran copia i filamenti del nervo desti
nato alla funzione uditoria.
Pre-nesse queste cognizioni anatomiche, ecco in qual modo av
viene il:
Meccanismo dell'udito. Le onde sonore arrivate all'orecchio
esterno ed opportunamente raccolte dalla conca, passano al meato
uditorio esterno; da questo percorrono il condotto uditorio esterno e
pervenute al fondo di questo condotto, urtano la membrana del tim
pano e vi producono delle vibrazioni, le quali sono quindi tosto co
municate all'aria rinchiusa nella cavit del timpano, e specialmente al
manico del martello, dal quale sono trasmesse all'incudine, all'osso
lenticolare ed alla staffa; e siccome questa appoggia sulla membranella
della finestra ovale, cosi le impressioni ricevute sono trasmesse alla
fflembranella medesima e quindi passano al fluido esistente nel
l'atrio, per mezzo del quale vengono propagate all'apparato mem
branoso contenuto nell'atrio e nei canali semicircolari. Cosi pure
le oscillaziqni suscitate nel fluido esistente nell'atrio tra l'ossatura
e l'apparato merbbranoso sono comunicate al liquido eontenuto
nella coclea,' il qual ultimo vien anche posto in movimento dal
l'urto comunicatogli dalla membranella della finestra rotonda messa
in agitazione dalla scossa provata dall'aria rinchiusa nella. cavit
del timpano. Finalmente tutti quanti i movimenti oscillatori su
scitati nell'umore contenuto nella coclea e nell'apparato membra
noso dell'atrio o dei canali semicircolari , determinano altrettante
impressioni sui filamenti del nervo acustico, che si trovano gene
rosamente sparsi lungo la spira della coclea e su tutto l'apparato
membranoso, e per tale maniera le impressioni vengono da ultimo
per mezzo del nervo trasmesse al cervello, ove poi succede la per
cezione dei suoni ossia la sensazione uditoria.
Dall'esposto si vede che la presenza dell'aria nella cavit del
timpano (la quale, come si detto, vi perviene ed rinnovata
continuamente mediante la tromba eustachiana), esercita un im
portante ufficio nel meccanismo dell'udito cl trasmettere pronta
mente le vibrazioni dalla cavit del timpano al labirinto. Ove in
fatti per l'avvenuto otturamento della tromba eustachiana, pi
non possa l'aria esterna farsi strada dalle fauci nella cavit del

127
timpano, e andar quindi a surrogare quella che gi esisteva nella
cavit stessa, e che scomparve per essere stata a poco a poco as
sorbita, l'udito si fa ottuso e ne consegue anche la sordita.
La sordit pu provenire da otturamento del condotto uditorio
esterno, da distruzione o mancanza degli ossicini timpanici, da di
fetto dell' umore esistente nella cavit labirintica, e pi di tutto
poi da lesione del nervo acustico.

ITI." GRUPPO.

DELLE FUNZIONI DI RIPUODUZIONE.


Le funzioni di riproduzione sono quelle per cui mezzo gli indi
vidui si rinnovano e si perpetua la specie. Rendono necessario il
concorso dei due sessi, maschio e femmina; e sono confidate a
due sorta di organi di cui sono provvisti i due sessi e che ne
costituiscono la differenza.
1. Dell'apparecchio riproduttore
e delle sue funzioni.
Questo apparecchio comprende gli organi genitali del maschio e
della femmina.
Organi genitali del maschio. Agli organi genitali ma
schili si riferiscono i testicoli colle loro parti annesse, le vesci
cole spermatiche, le prostate, il pene.
I testicoli o didimi sono due organi glandolosi, ovoidei, aventi
uaa struttura molle di colore bruniccio, che risulta da complicatosimi attorcigliamenti di finissimi vasi. Sul margine superiore di
ciascun testicolo havvi un corpo allungato e biancastro chiamato
epididimQ. I due testicoli sono contenuti in apposito saeco deno
minato scroto o borsa che si compone di due strati ; uno esterno
cutaneo avente nel mezzo di sua superficie una linea prominente
detta rafe; il secondo strato interno di struttura fibrosa e gialla
chiamasi dartos il quale manda un tramezzo mediano per cui la
cavit dello scroto resta divisa in due distinte cavit, destra e si

128
nistra. Quello spazio che esiste fra lo scroto e l'ano chiamasi pe
rineo.
Oltre gli accennati due inviluppi generali dei testicoli, dati ai
medesimi dalla pelle e dal dartos, sono provveduti di tre inviluppi
proprii che sono: 1. la tonaca eritroide o cremastere di natura
muscolare somministrata dalle fibre dei muscoli addominali tras
verso e piccolo obbliquo ; 2. la vaginale del testicolo data dal
peritoneo, la quale esala un umore sieroso , che talvolta racco
gliendosi in grande quantit d luogo all'idrocele; talvolta qualche
porzione d'intestino o di mesenterio si fa strada per l'anello ingui
nale (rimasto aperto dopo la discesa dei testicoli) e giunge fin
nella vaginale, avendosi l'ernia scrotale od oscheocele; 3. 1' a(bginea bianca, fibrosa, compatta, che manda nella sostanza del te
sticolo parecchi sopimenti.
I testicoli sono ricchi di vasi linfatici superficiali e profondi e
di filamenti nervosi provenienti dall'intercostale e dagli spinali.
Ricevono le arterie spermatiche maggiore e minore, provenienti la
, prima dall'aorta addominale, la seconda dall'iliaca esterna. Le vene
che portano via il sangue dai testicoli vanno a sboccare nella
cava posteriore. Tanto le vene, quanto le arterie, nel loro decorso
formano molte inflessioni, ossia decorrono a zig zag... intorno
al cordone spermatico, formando ci che si chiama corpo pompiniforme.
Ciascun testicolo si trova appeso al cos detto cordone sperma
tico, il quale risulta formato dalle arterie e vene spermatiche, dai
nervi e vasi linfatici, dal cremastere e dalla membrana perito
neale di cui si parl pi sopra, ed infine dal condotto deferente
di cui si ragioner pi avanti ; tutte le accennate parti poi si tro
vano fra di loro, unite mediante tessuto cellulare. Penetrato il cor
done spermatico nell'addome passando per Panello inguinale, le
diverse parti ond' formato si separano per seguire ciascuna il
suo tragitto, o verso il suo termine (com' dei vasi linfatici delle
vene, e del condotto deferente) o verso il suo punto d' origine
(com' del cremastere, della vaginale, delle arterie e dei nervi).
Nei primi mesi dello sviluppo del feto i testicoli si trovano nel
ventre in corrispondenza alla regione lombare; nell'ultimo pe
riodo della gravidanza discndono verso l' anello inguinale per
giungere fin nello scroto , trascinandosi seco in questo tragitto
delle fibre muscolari del piccolo obliquo e del trasvers, non che
il peritoneo, donde ne risultano i due inviluppi cremastere e va
ginale.
Preparato lo sperma, ossia il liquor seminale in ogni testicolo,
viene portato via da appositi condotti escretori chiamati semini

129
fai, i quali ridotti a pochi, trasferiscono lo sperma all'epididimo;
da questo passa nel condotto deferente il quale, avuta la sua ori
gine dall'epididimo, ascende lungo il cordone spermatico, penetra
nell'addome per l'anello inguinale, si dirige all'indietro nella pelvi
decorrendo ai lati della vescica orinarla e va a finire al principio
della vescicola seminale o spermatica del proprio lato.
Per vescicole seminali s'intendono quei sacchetti membranosi in
cui si raccoglie lo sperma portato dai condotti deferenti. Si di
stinguono in destra, sinistra e mediana, collocata fra la vescica
orinarla e l'intestino retto. Nel punto ove finisce il canal defe
rente e incomincia la vescicola spermatica, ha origine un condotto
escretore comune chiamato condotto tjaculatorio, il quale penetra
nell'uretra in vicinanza alla sua origine dalla vescica orinarla, e
vi versa il seme nell'atto dell'accoppiamento onde sia lanciato nei
genitali femminei. La vescicola spermatica mediana sta fra le due
laterali con cui comunica, e sbocca separatamente nel canale dell'aretra. Tanto il condotto defei ente, che (e vescicole seminali sono
composte di due membrane, una esterna fibrosa, e l'altra interna
mucosa, che secerne un umore destinato a lubricare le parti e
fors'anco a modificare la qualit dello sperma.
Le prostate sono organi glandolosi in numero di tre, delle quali
una maggiore mediana, e due minori laterali ; trovansi nella ca
vit della pelvi al principio dell'uretra sotto l'intestino retlo;
hanno un colore rossiccio ed una tessitura aciniforme; in esse
preparasi Cursore prostatico, che mediante parecchi condotti escre
tori viene versato nell'uretra in vicinanza dei condotti ejaculatori
specialmente nell'atto dell'accoppiamento, e serve a lubricare il ca
nale uretrale ed a rendere pi pronta e pi facile T ejaculaziona
del seme. Oltre alle prostate, esistono altre piccole ghiandole
chiamate glandola del Cowper preparanti un umore mucoso che
viene egualmente versato nell'uretra.
Il pene o membro o la verga , un organo molle , cilindrico ,
capace di erezione , posto lungo la linea mediana della regione
pelvina, inviluppato dalla pelle e destinato alla escrezione dell'o
rina e dell' umor seminale. Nella sua parte posteriore il pene
mantenuto fisso fra le due cosce dalla plle; la parte anteriore di
MO libera e pu allungarsi ed accorciarsi, e quindi uscire e
rientrare nell'inviluppo cutaneo in cui contenuto. Tale inviluppo
chiamasi prepuzio e comunemente pisciolare , e consiste in una
estesa duplicatura circolare della pelle, che rientra dall' avanti al
l'indietro verso il pube, per quindi ripiegarsi all'avanti. Scorrendo
sulla parte anteriore del pene, e pervenuta all'orificio uretrale, os
sia a quell'apertura centrale che esiste all' apice del pene , si riVeterinaria
9

- 135piega nuovamente in esso orificio e va a costituire la membrana


mucosa che tappezza 1" uretra e tutte le altre vie genito-urinarie.
La ripiegatura cutanea che d luogo al prepuzio, forma molte ru
ghe, fma, sprovveduta di peli e ricca di glandola sebacee che
secernono un umore untuoso, il quale ove si raccolga in troppa
quantit, e si trascuri la necessaria pulitezza alle parti, diventa ir
ritante e cagiona particolari malattie locali.
Il pene si compone di due corpi cavernosi (taluni ne conside
rano uno solo) e dell' retro.
I corpi cavernosi partono dal lato interno della tuberosit ischia
tica, discendono obliquamente in basso ed alPavanti avvicinandosi
mano mano il destro al sinistro e riunendosi finalmente in un
solo, che finisce con punta, su cui sta applicato il glande ossia
quel rigonfiamente fungiforme, che si considera come una espan
sione del tessuto spugnoso dell'uretra. 1 corpi cavernosi sono ric
chissimi di nervi e di vasi arteriosi, venosi e linfatici; presentano
una tessitura lbroso-reticolare, vale a dire che le fibre sono di
sposte in maniera da lasciare fra di loro tante celle o spazii o
caverne (donde il nome di corpi cavernosi) comunicanti fra di
loro, non solamente in ciascun lato, ma anche con quelle dal lato
opposto, mediante il trame/zo longitudinale tutto perforato, frap
posto ai due corpi cavernosi. Nell'estro venereo accorrendo mag
gior quantit di sangue nei vasi, questi si inturgidiscono e si al
lungano, si rendono pi piccoli gli spazii o le cellule, ed ha luogo
per tale maniera l'aumento di volume del pene e l'attitudine sua
ad essere introdotto nei genitali femminei. Nel luogo d'unione dei
due corpi cavernosi risultano formate superiormente ed inferior
mente due solcature ; nella superiore poco profonda decorrono i
vasi arteriosi e venosi ; nell'inferiore pi profonda decorre l'uretra
che vi aderisce per mezzo di tessuto cellulare.
L' uretra quel lungo canale membranoso , che dal collo dell
vescica si prolunga fino all'estremit del pene ed destinato a
dar uscita all'orina ed allo sperma. Distinguesi in tre porzioni ,
chiamate pelvina, perineale, sotto-cavernosa. La porzione pelvina
la pi corta , estesa dal collo della vescica orinarla all' arcata
ischiatica, abbracciata nel suo principio dalla prostata maggiore.
La porzione perineale decorre tramezzo le due radici biforcate
dei corpi cavernosi, seguendo lo spazio che corrisponde al perineo.
La porzione sotto-cavernosa, decorre lungo la superficie inferiore
dei corpi cavernosi. L'uretra si compone di tre stati membranosi;
il pi esterno di natura cellulo fibrosa; il medio di natura vascalo-spugnosa, che allargandosi alla punta del pene d luogo al
glande: l'interno costituito dalla mucosa. Il canale dell'uretra

131

alla sua origine dalla vescica orinarla alquanto dilatato, ed ivi


si nota una prominenza detta tubercolo uretrale, ai di cui lati si
aprono i condotti ejaculatori, il condotto della terza vescicola
spermatica ed altri condotti escretori provenienti dalle prostate e
dalle glandolo del Cowper. Verso la prostata il canale dell'uretra
si fa ristretto ; poi si allarga ancora nella porzione perineale per
indi restringersi nuovamente nella porzione cavernosa, la quale
conierva l'egual diametro fino alla ghianda, ove presenta un al
largamento, chiamato fossa navicolare, dopo il qua1 punto si ri
stringe fino all'orificio esistente all'apice del glande. L'umore mu
coso ond' continuamente umettato il canal uretrale, serve ad im
pedire l'irritazione che verrebbe prodotta dall' orina nel suo pas
saggio. L'uretra nelle femmine pi corta, ma pi larga che nei
maschi, decorre inferiormente alla vagina, e sbocca in questa alla
met circa di sua lunghezza, e al di dietro della clitoride.
Organi genitali della femmina. Le parti genitali della fem
mina si sogliono distinguere in dure e molli. Alle dure si riferisce
il bacino e di esso ci siamo gi occupati (vedi fig. 21 a pag. 68).
Le molli poi si distinguono in esterne ed interne. Appartengono
alle prime la vulva , la clitoride, il principio della vagina, alle
quali si possono aggiungere come ad appendice le mammelle. Spet
tano alle seconde la continuazione ed il fine della vagina, l'utero,
le trombe falloppiane e le ovaje (vedi fig. 28).
Per ottico o natura s'intende quella fessura perpendicolare al
disotto dell' ano e che mette alla vagina. Le parti laterali della
vulva sono formate dalle cos dette labbra, le quali consistono
in due ripiegature cutanee di color nericcio , prive di peli e tapezzate internamente da membrana mucosa ricca di follicoli, che
secernono un umore untuoso proprio a lubricare la vulva stessa.
I luoghi di riunione delle labbra chiamansi commissure, delle quali
una superiore e l'altra inferiore; in quest' ultima sta la clitoride
che un piccolo corpo cilindroideo , coperto da sottile strato cu
taneo, capace di erezione , che si lascia vedere specialmente dopo
che le femmine hanno pisciato e molto pi quando sono in ca
lore. Lo spazio tra la commissura superiore e l'ano chiamasi pe
rineo; alcuni per intendono per perineo nella femmina anche lo
spazio compreso fra la commissura inferiore e le mammelle. Nella
vulva si distribuiscono generosamente vasi sanguigni , linfatici e
filamenti nervosi. Quando le femmine sono in calore, e tanto pi
nell'accoppiamento, le pareti della vulva si intumidiscono.
Per vagina s'intende quel canale membranoso che dalla vulva
decorre in difzione quasi orizzontale nel cavo del bacino fino
ad abbracciare il collo dell' utero tenendosi inferiormente all' inte-

132 stino retto e superiormente all' uretra e vescica orinarla. com


posta di due membrane; una esterna muscolare, fornita di ro
buste fibre e capace di dilatarsi e restringersi; l'altra interna mu
cosa pi o meno rossa, che presenta molte pieghe disposte in va
rio senso, le quali dispiegandosi permettono alla vagina di allun
garsi nella gravidanza e d'allargarsi nel parto. Fra le pieghe
della mucosa si aprono dei condotti escretori che versano un
umore atto a lubricare e mantenere la sensibilit della vagina , e
la di cui secrezione aumenta quando le femmine sono in calore. Al
di dietro della clitoride e verso il mzzo della lunghezza del canal
vaginale, esiste una apertura di forma elittica, la quale l' orificio
esterno del canale dell'uretra. La vagina l'organo per cui
mezzo ha luogo l'accoppiamento, ossia l'unione del maschio colla
femmina , e costituisce nel medesimo tempo il canale destinato al
passaggio del feto. Nella cavalla l'epitelio della mucosa vaginale
forma una specie di setto o tramezzo incompleto, chiamato imene,
che esiste a met circa della lunghezza del canal vaginale, e che
si rompe nel primo suo accoppiamento.
Le mammelle o poppe sono organi glandolar! di forma conica
prominenti alla superficie esterna del corpo in corrispondenza alle
regioni inguinali tra le cosce. Sono coperte di fina pelle sprovveduta
di peli , e ricca di follicoli trasudanti un umore untuoso proprio
a conservare la morbidezza. Risultano composte da tessuto cellu
lare adiposo, e da un'infinit di piccoli acini glandolosi di color
rosso pallido, ove ha luogo la secrezione dal latte; dai -singoli
acini partono altrettanti condotti escretori denominati rasi lattiferi
o galattofori, i quali comunicando fra di loro aumentano sempre
pi in diametro e diminuiscono in numero, finch si riducono a
pochi, che finiscono ad aprirsi alla estremit dei capezzoli, ossia
di quei prolungamenti conici che partendo dalla parte pi colma
di ciascuna mammella, discendono in basso e leggermente in fuori
per una maggiore o minore lunghezza. Le mammelle sono ricche
di vasi sanguigni, linfatici e filamenti nervosi, per cui vanno do
tate di grande sensibilit. I capezzoli inoltre sono capaci di ere
zione come si vede accadere nell'allattamento e nella munzione. Il
numero delle mammelle di due nei monofalangi con un capez
zolo per ciascuna.
L'utero o matrice (vedi fig. 28) un viscere cavo posto nel centro
della pelvi, anteriormente alla vagina, inferiormente all'intestino
retto e superiormente alla vescica orinaria. Si divide in collo o cer
vice o estremit posteriore; corpo o parte media, e fondo od estre
mit anteriore biforcata. Il coilo dell'utero sporge libero per alcune
linee nella vagina ed offre un'apertura elittica che V orificio o

133
k bocca dell'utero, che capace di molta dilatazione nell'atto del
parto. Il corpo dell' utero forma la parte pi voluminosa, che pud
estendersi d'assai nella pregnezz. Il /ondosi biforca in due rami
o corna, distinti in corno destro e corno sinistro, i quali s'incur
vano verso le regioni iliache e mediante piccola apertura comu
nicano colle trombe uterine o falloppiane.

Parti genitali molli della Cavalla. Fig. 28.


Spiegazione.
A. Valva, per la quale si entra
jj nella vagina.
B. Canai vaginale o vulvo-uteri-

D E. Corpo e corno dell'utero


aperti per dimostrare la mucosa interna vellutata come

no aperto.
C. Orificio o bocca dell'utero esi-

s offre nella cavalla.


F. Tromba falloppiana.

stente nel collo di detto viscere.

G. Ovaj^.

L' utero involto dal peritoneo, che forma ai lati di esso vi


scere due duplicature costituenti i cos detti legamenti larghi a
sotto lombiri, uno per ciascun lato, destinati a tener maggiormente

134
in luogo l' utero e ad impedire che s' inoltri soverchiamente verso
il diaframma nello stato di pregnezza. Oltre i legamenti larghi,
vi hanno i rotondi, i quali rassomigliano ad una corda , nascono
dai lati del fondo dell'utero, si dirigono obliquamente verso l'a
nello inguinale ciascheduno dal suo lato per uscir dall'addome e
perdersi nel tessuto cellulare delle regioni inguinali.
La tessitura dell'utero fibrosa, compatta, ricca di vasi; ca
pace di considerevole dilatazione e di riacquistare il suo primi
tivo volume per essere dotata di molta elasticit. La superficie
interna dell'utero coperta da membrana mucosa comunicante
colla mucosa della vagina e delle trombe, ricca di follicoli secernenti un umore mucoso atto a mantenere la morbidezza delle
parti ; questa membrana si presenta come vellutata nella cavalla.
L'utero destinato a condurre il liquor seminale del maschio
dalla vagina alle trombe falloppiane, a ricevere e trattenere l'uovo
fecondato, a contribuire allo sviluppo ed incremento del feto, e
ad espellerlo colle sue contrazioni nell' atto del parto.
Le trombe uterina o falloppiane (scoperte da Falloppio) sono
due canali membranosi che incominciano ove finiscono le corna
dell'utero; decorrono trasversalmente una per ciascun Iato fra le
pagine dei legamenti larghi in direzione serpentina, si portano ai
lati delle pelvi fino alle ovaje, ove presentano un' apertura imbu
tiforme, ossia il cosi detto padiglione con orlo frangiato che ade
risce alle ovaje. Constano di due membrane, una esterna fibrosi",
l' altra interna mucosa che continuazione di quella dell' utero.
Le trombe faloppiane servono a trasmettere l'umor seminale del
maschio dalla cavit dell' utero alle ovaje, ed a ricevere da queste
1' uovo fecondato per condurlo nella cavit uterina.
Le ovcje, dette anche dagli antichi testicoli della femmina, sono
due organi glandolosi di forma ovoidea , situati uno a destra e
l'altro a sinistra dell'utero, avvolti nella duplicatura del peritoneo
che forma i legamenti larghi dell' utero. Le ovaje hanno una to
naca propria bianca, densa e compatta. L' intima loro struttura si
offre in forma di sostanza cellulo- vascolare, di mezzo a cui sono
collocati alcuni sacchetti sub-rotondi , che sono le vescichette di
Graaf, ripiene di un liquido particolare coagulabile, in ciascuna
delle quali , coll' occhio armato di lente si distingue nuotante un
piccolo ovieino che si ritiene il germe del nuovo individuo. Le
ovaje sono assolutamente necessarie alla generazione; mancando
,esse o soffrendo qualche morbosa alterazione, la femmina diventa
sterile.
Tanto l'utero, che le trombe falloppiane e le ovaje sono ricca
mente provvedute di nervi, di vasi sanguigni e linfatici. Nel tempo

135
del calore e della gravidanza acquistano maggiore attivit ed
energia.

MECCANISMO DELLA GENERAZIONE.


Tutti gli atti che compongono la generazione ponno essere com
presi in cinque gruppi :
1.* Il coito o copula, o copritura o monta o salto od accop
piamento o congiungimento od unione dei due sessi, che ha per
iscopo d'applicare il principio fecondante del maschio al germe
fornito dalla femmina.
2. La concezione o concepimento o fecondazione che ne ri
sulta.
3. La gestazione o gravidanza o pregnezza, stato della fem
mina che incomincia subito dopo 1' avvenuto concepimento e fi
nisce col parto.
4. Il parto o nascita del nuovo individuo.
5.' L' allattamento ; l'alimentazione del piccolo fatta dalla ma
dre, col mezzo del latte ch' ei succhia dalle sue mammelle.
Un sentimento vivo ed imperioso, irresistibile, assicura la con
servazione delle specie, spingendo i sessi ad avvicinarsi, ad ac
coppiarsi e dedicarsi ai piaceri dell'amore. Entrano i cavalli periodicamente in amore ; molli fenomeni accompagnano la voglia
amorosa della cavalla che indicano il suo desiderio d'avvicinarsi
allo stallone, stato che si chiama calore.
La cavalla in calore, od in amore, nitrisce di frequente, ir
requieta specialmente se vede o sente il maschio e cerca di cor
rervi presso ; scherza, se in libert, colle cavalle compagne, mon
tando anche su di esse; ha una certa torbidezza degli occhi e Io
sguardo alterato; dimena ed alza di frequente la coda; apre 'e
chiude di continuo la vulva intumidita e rossa da cui fluisce u
umor denso, viscoso, giallognolo, di odor penetrante, che attira il
maschio da lungi; la clitoride si fa prominente alla commissurai
inferiore della vulva. La cavalla in caldo ha avversione agli ali
menti, per cui spesse volte dimagra , , ed inoltre molto sensibile
ai leccamenti praticati sulla regione lombare; solleticata nelle
parti genitali si. compiace e spruzza Fumor giallognolo; si mette
spesso in atteggiamento come di orinare ed orina anche pi di
frequente; si lascia fiutare volontieri la vulva dai cavalli interi
e mostra insomma gran desiderio di accoppiarsi con essi. Nelle
cavalle che allattano, il calore meno pronunciato.

136 Olire alle labbra della vulva che si gonfiano , anche la vagina
e l'utero divengono la sede di una congestione sanguigna pi ab
bondante. Questi segni si manifestano d'ordinario in primavera;
essi non sono continui; scompajono qualche volta come se avesse'
avuto luogo una vera fecondazione , per ricomparire dopo un
certo lasso di tempo.
Le cavalle in istato di domesticit , la cui alimentazione in
generale pi abbondante e pi regolare di quella delle cavalle
che vivono allo stato di natura, provano pi di sovente il periodico ritorno del calore. Questo periodo giunge in primavera e
si rinnova qualche volta durante tutto l'estate; la sua durata
di due a quattro giorni.
Nel maschio durante l'accoppiamento, le vescicole seminali si
contraggono, lo sperma ch' esse contengono portato dai condotti
jaculatori nel canale dell'uretra, da dove spinto nella vagina.
Le pareti del canale dell'uretra sono prima lubrificate, e l'ejaculazione del liquido fecondatore facilitata dal liquido che forni
scono le prostate, e da un muscolo penniforme, l'acceleratore,
applicalo sull'uretra.
La fecondazione l' ordinario risultato del precedente allo. La
mirice si apre, aspira lo sperma e lo dirige fino all' ovaja col
mezzo delle trombe uterine la cui estremit abbraccia strettamente
quest'organo. Il contalto dello sperma determina la rottura d'una
delle vescichelte delle ovaje, ne sorte un uovo e passa nell'utero
ove si sviluppa l' individuo nuovo. Questo uovo rappresenta in
miniatura l'uovo della gallina.
La gestazione o gravidanza il tempo che scorre, dal momento
della fecondazione fino al parto. Questo tempo impiegalo nello
sviluppo degli organi del nuovo individuo.
La durata della gravidanza nella cavalla di quarantotto set
timane e mezza o 340 giorni. Il periodo pi corto di 330 gior
ni; il pi lungo di 419 giorni.
Eccovi una tabella colla quale, conoscendo il giorno della con
cezione della cavalla , si trova immedialamente l'epoca approssi
mativa del parto.

137 TABELLA
DELLA CONCEZIONE, GRAVIDAI^ZA E PARTO DELLE CAVALLE.

DATA
della Concezione
1 Gennaio

DATA
del Parto
6 Dicembre

11
16
21
26
31

6
li
16
21
26
i 31
5 Febbraio
' 10
! 15

20
25
i i Marzo
i 7

12
17
22
27

5 Gennaio
10

15
20
25
30

1 Maggio

4 Febbrajo
9

6
11
16
21
26
31
5 Aprile

31
5 Giugno

5 Maggio
10

10
15
20
25
30

15
20
25

8
13
18
23
28

18
23
28

16
21
26

>

3 Settembre

3 Ottobre
8
13

10
15
20
25
30

11

4 Agosto
9

14
19
24
29

1 Marzo

11
16
21
26

S Luglio

10
15
20
25
30

14
19
24

1 Aprile
6
.

DATA
della Concezione

2 Novembre

7
12
17
22
27

30
4 Giugno

2 Dicembre
7

12
17
22
27
31

DATA
del Parto
9 Giugno

14
19
24
29
4 Luglio
9
14
.

19
24
29
3 Agosto
8

13
>

18
23
28

2 Settembre

7
12
17
22
27
2 Ottobre

7
12
17

22

27
.
1 Novembre
6
11

16
21
26
i Dicembre

138
Quattro settimane dopo la fecondazione o concezione si trova
l'uovo nella matrice, che si presenta sotto l'aspetto d'una vescichetta piatta, della forma di un fagiuolo. Il feto non in un con
tatto immediato colle pareli della cavit nella quale si svilappa ;
verso il secondo mese, diverse membrane incominciano a formarsi
e lo avviluppano ; esse contengono un liquido particolare nel quale
si trova immerso , e che molto adatto ad ammortire le scosse
che subisce ad ogni movimento della madre. Il feto comunica
colla madre col mezzo della placenta e del cordone ombilicale, che
vi fornisce il sangue necessario alla sua nutrizione ed al suo ac
crescimento. Il volume della matrice aumenta sempre collo svi
luppo del feto; si estende allora nella cavit addominale, e ricac
cia le intestina alle quali fa prendere un' altra posizione.
Quando la gravidanza s' avvicina al suo termine la natura pre
ludia al parto con segni non equivoci; le reni s'abbassano; le
parti laterali della groppa sono pi rilassate; i fianchisi incavano,
la vulva lascia scappare un muco pi abbondante; le mammelle
si gonfiano e danno del latte; le cavalle perdono la voglia di la
vorare, diventano pigre e pesanti nel camminare.
Il parto comprende l'espulsione del feto fuori dall'utero. Quando
il travaglio del parto stato dalla natura deciso , le cavalle di
vengono irrequiete e s'agitano in conseguenza dei dolori che le
tormentano. La matrice si contrae sul feto ad intervalli , che
spinto all' esterno colle sue membrane. Una di queste membrane,
chiamata borsa delle acque sporge fuori come un sacco; le succes
sive contrazioni la fanno rompere e ne scolano le acque. Dopo
la rottura , le contrazioni diventano pi forti e si succedono con
maggiore rapidit e frequenza, compajono all' apertura della vulva
i piedi anteriori e contemporaneamente o poco dopo il nauseilo
che si adagia sui piedi medesimi ; queste parti dilatano il pas
saggio, e sono bentosto seguite da tutto il corpo e dalle gambe
posteriori che sono cacciati fuori collo stesso meccanismo. Colla
caduta del piccolo cavallino , si rompe il cordone ombilicale ; la
parte di questo cordone che tiene alla madre, come pure le memrane che racchiudono il feto, conosciute sotto il nome di letto o
seconda o placenta sono espulse con un nuovo sforzo dell'utero ,
per lo pi un quarto d'ora o mezzora dopo il parto.
L'allattamento la prima funzione che la madre compie dopo
il parto; l' istinto- spinge il cavallino appena venuto alla luce a
rizzarsi in piedi ed a dirigersi e cercare le mammelle della madre,
nelle quali la natura ha preparato un alimento, il latte, che il
puledrino sugge in poco tempo e senza sforzi in quantit suffi

139
ciente per ritirare le parti nutritive necessaria al suo rapido svi
l piccolo non potrebbe far senza i primi soccorsi della madre
sua; debole, impregnato del liquido nel quale dapprima nuotava,
il calore animale discenderebbe bentosto al disotto del grado che
occorre alla sua vita . se la madre tenera della sua prole , non
lo leccasse, non lo riscaldasse col suo fiato , non supplisse a que
sta mancanza col trasmettervi il calore suo proprio.

PARTE TERZA
IGIENE DEL CAVALLO
O L'ARTE DI CONSERVARLO SANO

<
PARTE TERZA

Igiene del Cavallo o l'Arte di conservarlo sano.


L'Igiene l'arte della fisiologia, vale a dire quella parte
dello studio del cavallo che insegna ad applicare ad esso la
scienza della vita , allo scopo d conservarlo sano , di farlo
prosperare, di farlo vivere bene tutta la sua vita, affinch
poi quel nobile animale possa renderci facilmente tutti quei
servigi che noi richiediamo da esso.
L' igiene ha per il cavallo una importanza che superiore
dia sua medicina; difatti, conservar sempre sano il cavallo,
non egli l'ideale che noi dobbiamo cercar di raggiungere?
Pur troppo, sono in generale per questo pregiato animale,
troppo trascurate le pi elementari regole di quest'arte. Ve
diamo di tracciare a grandi linee, le pi utili cognizioni che
possediamo nelV argomento.
Incominciamo a parlare della sua abitazione.

COSTRUZIONE DELLE SCUDERIE.


Aria, aria, aria l
Dopo tanti secoli che il cavallo alloggiato nelle scuderie, e
dopo tante generazioni d'uomini che si sono susseguite, dovrebbesi ritenere che la costruzione delle scuderie 'stesse, sia giunta all'a
pice della perfezione. Errore. Quelle che sono spaziose, chiare,

- 144
bene aereate, asciutte, confortevoli, sono l' eccezione ; la regola
il contrario. Nella costruzione d>.l pi gran numero , credete voi
che si sia tenuto calcolo del benessere, della salute del cavallo ?
Oib. Molte sono troppo piccole, troppo tetre, troppo chiuse
o troppo aperte, alcune sono vere prigioni.
Gli architetti delle scuderie, per la maggior parte, non veggono
che una sola cosa ; porre a tetto e chiudere ; ed ai loro occhi ,
quando non entri la pioggia, e quando il cavallo non possa scap
pare fuori, basta; se occorre aria o luce, c' la porta e basta; se
il cavallo ha appena appena spazio sufficiente per stare in piedi,
basta ancora ; cosa importa a loro se non ne ha a sufficienza per
coricarsi ?
L dove vi sono cattive scuderie, mancano anche le altre cuce
al povero cavallo; e centinaja di cavalli muojono ogni anno sotto
la duplice triste influenza di cattive scuderie, e d cattive cure;
aggiungete un lavoro eccessivo, ed un cattivo e scarso nutrimento,
sommate e vedrete cosa ne risulta.
La stabulazione e 1' alimentazione sono i due poli dell'arte mo
derna. L'alloggio un riparo contro il freddo ed il caldo, contro
tutte le vicissitudini dell'atmosfera ; l'aria, l'aria necessaria alla
vita quanto l'alimento. Il nutrimento fornisce alla macchina ani
male le materie prime che abbisognano al suo sviluppo, alla sua
riparazione; ma l'abitazione costituisce il mezzo nel quale dato
alla macchina di funzionare, almeno in gran parte, di operare in
quiete i mutamenti importanti che fanno la sua pratica utilit.
Insistiamo adunque su questo punto. L' alimentazione co
nosciuta, tatti sanno quali effetti, quali contrasti sono dovuti alla
sua abbondanza od alla sua insufficienza, alle sue buone o cattive
qualit. Ma hanno tutti egualmente pensato agli effetti della respi
razione sull'economia animale, all'aria che l'agente essenziale
di questa importante funzione, che in ultima analisi ha sulla vita
, di cui il primo, il pi indispensabile bisogno, una azione tanto
necessaria e tanto potente?
Non fanno quindi le cose bene, queglino che, procurando buoni
alimenti al cavallo, non gli assicurano anche tutta la quantit
d'aria pura o respirabile senza la quale nessun apparecchio tl'organi, compreso quello della digestione, non funziona in tutta la
sua attivit normale, in tutta la sua pienezza.
La vita in scuderia, pi o meno prolungata, pone il cavallo in
un mezzo speciale, ben differente da quello in cui vivrebbe al di
fuori. Essa gli misura lo spazio e la luce, lo confina pi o meno
in luoghi in cui spesso l'aria ester.na ne vi penetra, ne vi circola
abbastanza abbondantemente e liberamente. Ci che ha rapporto

145
alle buone qualit ed all' abbondanza dell'aria respirabile, la cosa
pi essenziale, stato negletto; eppure merita una attenzione se
ria, particolare, perch la base di tutte le prescrizioni dell'i
giene in materia di abitazioni. Quando l'aria delle scuderie non
rinnovata e rimane confinata, si altera per diverse cause; per
la respirazione dei cavalli che vi abitano , e per le emanazioni
delle diverse parti del loro corpo o che provengono dalla fermen
tazione dei loro escrementi. Il numero poi degli individui rinchisi
nello stesso spazio, congiunto alla ristrettezza del locale, rende an
cora pi pronti e pi attivi gli effetti deleterj delle emanazioni,
che, mescolandosi all' aria man mano che ne diminuisce l' ossi
geno, ne modificano essenzialmente le proporzioni e la composi
zione, ne alterano sensibilmente la purezza.
Nell'interno dei locali ove abitano i cavalli si sviluppano:
Una grande quantit di calorico ; del vapore d' acqua prove
niente dalla traspirazione polmonare e dal sudore. Il vapore d'ac
qua ed il calorico si mettono fra le molecole dell' aria ; la riscal
dano, la rarefanno, la rendono specificamente pi leggiera; allora
essa non esercita pi sul corpo dei cavalli una pressione sufficiente.
In questi stessi locali si trova anche:
Del gaz acido carbonico, formato nell'atto della respirazione.
Dell' azoto, dell' idrogeno carbonato e fosforato, dell'ammoniaca,
dei carburi di idrogeno ed olii empireumatici, oltre ad altri vapori
diversi, a principj organici, miasmatici od altro. Questi prodotti
prendono origine, come abbiamo detto, dalla fermentazione pu
trida dei residui della digestione, dalle orine, e da altri liquidi
escrementzj , di cui s' impregna a lungo andare il suolo delle
scuderie.
Tutti deleterj od improprj alla respirazione questi differenti corpi
hanno una azione vivissima e prontamente mortale nel loro stato
di eoncentramento; accumulati nell'aria non restano al certo inof
fensivi. D'una densit minore dell'aria e quindi pi leggieri, si
elevano e si mantengono negli strati superiori dell' atmosfera delle
scuderie.
Se l in alto, non trovano alcun spiraglio che dia loro passag
gio, la loro massa aumenta sempre per la continua e non inter
rotta loro formazione e la corruzione dell'aria diventa aliine com
pleta perch l'alterazione passata al suo pi alto grado.
Ditemi ora, pazienti lettori, quale sar l' influenza d' una atmo
sfera cos composta, sui disgraziati abitanti del luogo, che non
possono sottrarvisit
Questa malefica influenza si far sentire col mezzo della respi
razione, nell'istessa guisa che gli effetti dei cattivi nutrimenti p.isVeterinaria.
10

146 sano dall'apparecchio degli organi digerenti prima di arrivare ad un


punto qualunque dell'organismo. Ma non bisogna [dimenticare che
dalle funzioni del respiro che dipende il regolare adempimento
di tutte le altre.
Or bene l Quando l'aria non pi pura, la respirazione si esegui
sce male; e pi l'aria si allontana dalla sua normale composizione,
e meno sono efficaci i suoi effetti sulla macchina vivente. Nel caso
che abbiamo descritto, il respiro diventa penoso e lento ; penetra
nei polmoni una quantit d'ossigeno troppo piccola ; il sangue si
fa povero e diventa meno stimolante agli organi a cui portato
dal movimento circolatorio; la circolazione addiviene languida in
sieme a tutti gli altri atti della vita. Le impressioni perdono del
la loro vivacit e si fanno ottuse, la sensibilit diminuisce, e di
gestioni sono incomplete e per conseguenza la nutrizione resta
imperfetta; la pelle si scolora; le altre membrane visibili diven
gono pallide ; le carni molli , impastate , sovente .ingombre d' un
grasso giallo e molliccio.
Questa influenza non si fa sentire a tutta prima che in modo
insensibile. Ma diviene pi tardi palpabile, e d luogo allo svi
luppo ora di malattie acute, perfmo mortali che lasciano dietro di
esse i caratteri proprii dell'asfissia coi gas non respirabili; ora, e
pi di frequente di malattie croniche, quasi sempre incurabili, che
si prolungano di molto oltre il termine ordinario , e che degene
rano spesso in moccio o farcino od in ingorghi cronici frsddi ,
contro cui ogni mediazione impotente.
L'osservazione secolare appoggia le osservazioni da noi fatte ;
ma i fatti dannosi non hanno perci cessato di prodursi. Gentinaia e migliaia di casi noi potremmo citare , e potressimo dire
tutti i rischi che corre la salute dei cavalli rinchiusi abitualmente
in stalle insufficienti o malsane. Ma che1 non egli abbastanza
chiaro il confronto fra gli effetti d' un' aria pura e respirabile, e
quelli d'un' aria viziata ?
Non mancheranno al crto coloro che ci tacceranno d'esagera
zione. Ed anche vero, che per conseguenza delle cure che si de
vono prestare ai cavalli, le porte e qualche volta anche le. fine
stre sono aperte tre volte circa al giorno; ed in allora l'aria esterna
nuova, si precipita in colonne serrate nelle scuderie e ne scaccia
l'aria usata ed opera un rinnovamento parziale che attenua in
parte gli effetti della malsania. Le nuove quantit d'ossigeno cosi
introdottesi, portano sollievo alla respirazione oppressa , allonta
nano il pericolo imminente. E perch non soccombono subito,
sotto la cattiva influenza d'un' aria viziata, pi o meno irrespira
bile, non perci i cavalli saranno pi valenti , ne pi produttivi,
n pi resistenti.

- U7
Ma non solo nelle scuderie abitate che l'aria confinata eessa
J' essere vitale ; dessa non presenta migliori condizioni igieniche
in quelle non abitate da qualche tempo e le cai porte e finestre
rimasero chiuse. In questo caso la parte superficiale del suolo for
mata in gran parte da materie putrescibili, fermenta dapprima ,
poi si disecca e si screpola. Vi succede allora una abbondante pro
duzione di gas nocivi che non ponno sfuggire dall'ambiente, per
ch tutto chiuso : si fissano nelle crepature dei muri , penetrano
nel legno e nei mattoni ; col favore dell' umidit dell' atmosfera ,
della freschezza delle notti, vi aderiscono fortemente, e si conserva
per lungo tempo la loro facolt di nuocere. Queste scuderie di
ventano veri fomiti d'infezione, e bisogna renderle sane prima di
servirsene.
Tutti i cavalli, vero, non sono impressionabili al medesimo
grado all'azione deleteria d'una atmosfera cosi corrotta. L'abitudi
ne, giustamente chiamata una seconda natura, li preserva fino ad
un certo punto dalle immediate conseguenze, ma l'immunit non
mai completa, e l'azione malefica ne minaccia sordamente la
costituzione.
L'aria, l'aria, un s prezioso alimento della vita, si fa diventare
il pi cattivo agente di distruzione !
Tutti conoscono l'attivit nociva ch'esercita sugli organi l'aria
viziata dalle emanazioni dei pozzi neri, e da tutte le raccolte d'im
mondizie vegetali od animali in putrefazione, come letamaje, eco.
I cavalli fanno conoscere una ripugnanza estrema per I' odore
fetido che ne viene, ed il loro istinto ci dovrebbe insegnare che
bisogna evitare qualunque comunicazione ' tra queste fogne e le
scuderie.
Premesse tutte queste considerazioni, secondo noi di una grande
importanza, veniamo alla :
Esposizioni; ed ubicazione delle scudrle. E preferibile
ana situazione ove possa praticarsi la canalizzazione per lo scolo
delle materie liquide; al coperto dai venti freddi e d'un facile ac
cesso. L' esposizione a mezzogiorno od a levante. It terreno sia
asciutto ed elevato , il suolo inclinato leggermente.
Possibilmente le scuderie devono essere isolate dalle case ove
abita l'uomo; ed una falsa economia di- volere far servire nn
muro ad un doppio uso e riunire le scuderie alle case. Quest'ul
tima distribuzione pu dar luogo ad incndj , ed essere pregiudicevole alla salute ed alla quiete degli uomini per le emanazioni
insalubri che si elevano, e pel rumore che j cavalli e le persone
di servizio fanno, che incomoda specialmente di notte e di buon
mattino.

148
, Dimensioni delle scuderie. Oltrech dalle esigenze della re
spirazione, da noi conosciute, le dimensioni delle scuderie devono
essere determinate dal numero degli animali, dalla loro comodit,
e dalle convenienze del servizio.
Queste dimensioni si prendono nei sensi della lunghezza, lar
ghezza ed altezza; in generale mettiamoci in capo che di rado
(e scuderie sono troppo grandi. E teniamo in mente un' altra cosa,
che non bisogna mai costrurre scuderie per un grande numero di
cavalli, perch se vi penetrano delle malattie contagiose, vi si
propagano rapidamente; e poi il continuo andare e venire dei ca
valli in servizio, e delle persone che li governano, disturba il ri
poso degli altri cavalli che ne hanno bisogno. vero che in pro
porzione una grande scuderia eosta meno di diverse piccole, ma
l'economia vera, sta nell'avere scuderie sane.
Per trovare la lunghezza conveniente per una scuderia, si mol
tiplica pel numero dei cavalli che vi devono essere alloggiati, da
un sol lato, lo spazio da occuparsi per ciascuno di essi. A ciascun cavallo occorre, secondo la sua corpulenza, m. i. 60 a me
tri 1. 80; con questa dimensione pu coricarsi a suo agio, di
stendersi e riposarsi in ottime condizioni per mantenere la salate,
il vigore e la durata. Supponendo una scuderia di cinque cavalli
ci vorranno da otto a nove metri di lunghezza almeno.
La. larghezza della scuderia varia secondo che si propone di
porre i cavalli su un solo ordine o su due file di piazze o poste,
vale a dire secondo che sar semplice o doppia. Se non si ha
disponibile un grande spazio^ e se non si hanno da alloggiare ca
valli di alta taglia, si pu accontentarsi delle dimensioni seguenti:
m. -3. 50 per la mangiatoia appoggiata al muro e per la lunghez
za del cavallo, pi m. i. 50 al didietro del cavallo per la corritoja od andito di servizio. Totale cinque metri. Non e' sfoggio
di spazio , ma con cavalli di facile umore e con gente di servizio
attenta, intelligente, preoccupata degli accidenti che ponno na
scere in scuderia, non c' mle. La perfezione chiederebbe due
metri di pi.
Le scuderie doppie, hanno esigenze diverse, secondo che si vo
gliono tenere i cavalli testa a testa, oppure groppa a groppa, di
sposizioni buone entrambe, atteso che i cavalli non si trovano n
pi bene, n pi male sia nell' un senso che nell'altro, purch
tutto il resto vada bene; e tutto dipende dallo spazio disponibile,
dalla forma e dalla estensione del fabbricato nel quale si vuole
installare la scuderia, dall'ubicazione e dalla convenienza delle
aperture, porte o finestre. L'essenziale che vi sia lo spazio, la
cui superficie quadrata per ciascun cavallo, in ragione dei bisogni

149
della respirazione, delle esigenze del riposo e delle necessit del
servizio, noi crediamo poterla stabilire a circa 2 metri, pi o meno
sempre, secondo la taglia ed il volume dei cavalli.
In generale la corsia nel mezzo deve essere larga 2 metri e
mezzo. 'Se troppo stretta, i cavalli opposti ponno offendersi a
vicenda tirando calci, e colpire benanco chi passa dietro di loro.
Vediamo per l' altezza misurata dal suolo alla soffitta. Qui non
bisogna domandar troppo, perch troppo elevata la scuderia rende
difficile il regolarne la temperatura sotto il rapporto economico ed
igienico. I cavalli non devono soffrire il freddo, e sarebbe a no
stro avviso sufficiente 1' altezza di 4 metri, per fornire bastante
quantit d'aria pura per la respirazione.
Data quindi una scuderia semplice per cinque cavalli, che mi
sura m. 1. 60 di /unghezza, m. 5 di larghezza per cavallo e 4 me
tri di altezza, noi avremo pi di 30 metri cubi d'aria respirabile
per cavallo, i quali sono suffitienti se si mantiene per il com
plemento d'aria nuova necessaria al libero giuoco di tuttee fun
zioni della vita eol mezzo della ventilazione.
Porte. preferibile avere una sola porta. Pu essere aperta o
nel mezzo o ad una delle estremit della corsia. L'apertura de
v'essere larga almeno m. 1.50 ed alta 2 m. SO. Se pi stretta
e se le persone di servizio sono trascurate, il cavallo avr spesso
spelate le anche.
La soglia della porta dovr essere di 7 centimetri circa elevata
al di sopra del suolo esteriore, gli angoli arrotondati , la superfi
cie scanalata. Sono ottime le porte divise in due per il traverso;
si lascia nell' estate chiusa solo la met inferiore , e dalla pa/te
superiore aperta entra aria pura.
,
La porta si apra ad uno, a due o pi battenti , deve sempre
chiudersi facilmente, e restare aperta senza esservi mantenuta; ed
aperta che sia, deve rimanere tutta nelle spalle del muro. Cosi il
cavallo non si rovina nell' entrare o nel sortire, e non contrae la
cattiva abitudine di passare dalla porta, per paura di farsi male,
con un solo salto. Abbiamo visto in qualche scuderia ai fianchi
della porta, dei randelli o cilindri di legno, posti perpendicolar
mente, che girano sopra s stessi quando il cavallo vi urta con
tro ; un buon sistema.
Finestre Si tengono pi o meno alte e pi o meno larghe a
seconda dell'elevazione della soffitta. Vi ha per una regola fissa:
praticare le finestre il pi presso possibile della soffitta; e non
sieno mai basse al punto che l'aria alla quale danno grande pas
saggio, qualunque sia del resto la loro esposizione, non possa mai
colpire direttamente n il corpo, n gli occhi del cavallo , e per
fredda che sia, non possa mai nuocere al medesimo.

150
Noi preferiamo le finestre poste cos, con m. 1. 65 di larghezza e
m. 1.20 di altezza, coi telaj a vetri che s'aprano per di dentro e dal
l'alto, modo facile col mezzo di una piccola corda e due carrucole.
Si ponno allora aprire poco o molto, quanto si vuole, quanto si
stima necessario ad una buona e completa aereazione. Mettendoci
un po' di cura, si ottiene che la temperatura" interna si mantenga
n troppo alta, n troppo bassa; si giunge facilmente con un po'
d'attenzione e eoll' abitudine ad averla quasi sempre eguale. In
estate si pu lasciar cadere il telajo a vetri contro il muro e
rimpiazzarlo al di fuori con tende fatte colla paglia o con giun
chi, che lasciano passare l'aria che diviene fresca e luce sufficiente
ma non troppa, in guisa da tener lontane le mosche. D'in verno se
la scuderia troppo fredda, si mettono delle coperte o delle tra
punte spesse davanti al telajo che rialzato e chiude la fmestra.
Due funicelle, passate negli anelli, permettono di rialzare od ab
bassare le trapunte secondo che si desidera.
Nelle scuderie troppo oscure , il cavallo soffre nella vista ; e
poi ponno arrivare mille accidenti senza che il garzone di scad
rla se ne accorga. quindi evidente che la scuderia dev' essere
illuminata piuttosto bene.
nolo delle scuderie. Nelle scuderie in cui i cavalli vivono
in rango, attaccati alla mangiatoja , necessario rendere il suolo
inclinato nel senso della lunghezza del cavallo, allo scopo di pro
curare lo scolo delle orine all' indietro, perch non s'arrestino nel
mezzo della posta ove l'animale si corica. Codesta inclinazione
non s necessaria nelle boxes, ove i cavalli hanno libero arbitrio
di muoversi. La pendenza deve essere uniforme in tutta l'esten
sione della posta, vale a dire dalla mangiatoja alla parte opposta,
ove si fa giungere ad un canale di scolo la cui inclinazione segue
la direzione opposta della scuderia e diventa trasversale. Esso ca
nale posto a tre metri dalla mangiatoja deve condurre le orine al di
fuori dove saranno raccolte convenientemente come diremo in ap
presso.
Noi preferiamo ad ogni altro i canali di scolo in ferro, coperti
con un graticcio mobile a diversi pezzi, che si levano ogni qual
volta occorre di lavare i canali stessi, locch si ottiene facilmente
con pochi secchi d'acqua e con una buona scopata, operazione di
pulizia che si dee praticare una volta almeno per settimana. Se
la scuderia di quattro poste o pi, nel centro del canale si pone
in opera un pozzetto o piccola cisterna pure in ferro, nel fondo
del quale si depositano le materie pi dense, e che si lava anch' esso quando occorre, come si farebbe d' un vaso da notte.
11 canale di scolo in ferro va poi dal pozzetto a finire fuori

151
della scuderia in un pozzo nero che si vuota colla pompa. L'e
stremit del canale non deve mai essere esposta all'aria; deve
essere munita d' una valvola con contrappeso, come quelle delle
nostre latrine dette all'inglese, che si apra sotto la pressione del
liquido, e si chiuda da s quando questo scolato. Se si trascura
questa precauzione , 1' aria fredda passa attraverso le griglie od i
fori e soffia sui talloni dei cavalli, o ricaccia nella scuderia le ema
nazioni malsane che si sviluppano nel pozzo nero.
Resta col sistema del canale scoperchiabile tolta ogni possibilit
di sviluppo di gaz deleterj nella scuderia, frutto della fermentazione
putrida dei sedimenti delle orine ed altro, che non manca mai col
vecchio metodo dei canali sotterranei ove questi si soffermano e
che non si ponno ne scoperchiare, ne lavare con facilit.
Qui sotto diamo il disegno del canale di scolo , che parte fin
dal mezzo della posta del cavallo (vedi fig. 29) e dei pozzetto o
piccola cisterna (vedi fig. 30).

Canale di scolo in ferro a graticcio mobile. Fifif. 29.

Pozzetto in ferro. Fi" 30.

Il pendio della posta varia da 5 a 7 centimetri sui trmetri ; e pu spingersi fino a 10 centimetri. Se si oltrepassa que
sto limite, il cavallo costretto a portare il peso del corpo troppo
sai di dietro, e dalla tensione eccessiva di questo ne pu derivare
a lungo qualche cattiva conseguenza. Il cavallo cerca di correg
gere questa posizione incomoda, portandosi molto all' indietro, ol
tre il canale di scolo, ove il suolo pi elevato.

Quanto alla natura del suolo, esso deve essere impermeabile e


non sdrucciolevole sotto il piede del cavallo. La perfezione sarebbe
un pavimento in legno forte, tagliato a cubi posti in piedi. Ma
costa [troppo ed riservato solo ai facoltosi. adoperato con
immenso vantaggio l'asfalto naturale nella pavimentazione delle
scuderie. Non si deteriora per le orine ed molto pi salubre di
qualunque altra pavimentazione, nelle quali le connessure lasciano
filtrare i liquidi , generando i descritti miasmi incomodi e nocivi.
L'asfalto nelle scuderie permette una pulizia, impossibile quasi a
raggiungersi con qualunque altro materiale e colla sua levigatura
ed impermeabilit, concede di dare alle poste dei cavalli una pen
denza minima, con grande loro vantaggio.
L' asfalto viene rigato a scanalatura , di un centimetro di lar
ghezza ed altrettanto di profondit , onde offrire una aderenza
che faciliti al cavallo l'alzarsi ed il coricarsi.
Il pavimento pu essere fatto anche in lava metallica ossia
asfalto artificiale, ma sempre con minor garanzia di buona riu
scita e di durata. Pu farsi anche di ciottoli ben battuti e reso
impermeabile con uno strato grosso di argilla battuta ; oppure di
un piano argilloso coperto di un altro strato di cemento idraulico,
nel quale si insinui a percussione un selciato minuto , fino a che
il cemento emerga alla superficie del ciottolato. E per ultimo pu
farsi anche di mattoni posti in costa, e come si dice volgarmente
a coltellata.
Da noi si usa porre una grossa tavola di legno forte neMuogo
della posta ove stanno i piedi anteriori del cavallo. una pra
tica n&n necessaria, ma pure lodevole.
Soffflua. La miglior soffitta quella a vlta fatta con mattoni ;
resta tolto con essa ogni pericola di incendio, ed ogni comunica
zione col fenile ch spesso sta sopra la scuderia, e con ci pure
vietata l'alterazione dei foraggi prodotta dalle esalazioni della scu
deria stessa.
Per lo stesso motivo condanniamo le cos dette bussole o trombe
del fieno, che danno sulle rastrelliere o nella corsa della scuderia;
bene isolarle ad una delle estremit della stessa, col mezzo d'un
muro o d' un sipario di assi. Si stabilisce con ci una camera a
foraggi, e non si ha pi la comunicazione diretta e nociva tra la
scuderia ed il fenile che sta sopra.
separazioni fra I cavalli. Quantunque l' assenza di separa
zione fra cavallo e cavallo, non manchi di arrecare qualche van
taggio in alcuni casi, specialmente quando i cavalli dovendo la
vorare assieme bene che si famigliarizzino, e che si conoscano,
pure i] pi sovente necessario ed- utile separarli quando in una

153 stessa scuderia vi sieno cavalli intieri e giumente , o cavalli di


prezzo. E per vero, quando due cavalli sono posti l' uno vicino
all'altro, arriva spesso che l'uno dei due arreca danno al comipagno, sia per accidente, sia a bella posta , ed il pi forte priva
il pi debole della sua razione e del sue riposo; mentre l'uno
coricato, l'altro ci va addosso coi piedi, e non cosa rara, il ve
dere un cavallo coricato sopra il suo vicino. Due cavalli di pari
glia che vivono insieme da un pezzo sono ordinariamente buoni
amici; ma pu nascere una disgrazia nell'oscurit, ponno essere
messi insieme due cavalli estranei l'uno all'altro; oppure uno dei
eavalli perde il suo compagno, ed allora quello che rimane di
venta irritabile e cattivo coi nuovi cavalli. Eppoi il cavallo, si
corica in diverse posizioni, si adagia su un lato colle gambe dstese ed il corpo in traverso, e costringe il suo vicino a restare
in piedi, non avendo pi spazio sufficiente per coricarsi esso pure.
Molte sono le maniere di separazione in uso per isolare pi o
meno completamente gli abitatori d' una stessa scuderia.
La pi semplice quella di una sbarra di legno rotonda od ar
rotondata allo scopo di evitare le escoriazioni o le ferite pi gravi
che produrrebbero le scheggie. un mezzo abbastanza primitivo
per difendere i cavalli contro i loro rispettivi assalti. Per, non
senza qualche utilit quando sia lasciato uno spazio sufficiente
per ciascun cavallo, e la sbarra sia posta a conveniente altezza.
Questa si attacca da una parte alla mangiatoja e dull' altra so
spesa alla soffitta col mezzo d'una corda. Questa ultima parte
mobile ed i cavalli la spostano al minimo movimento. Abbiamo
gi detto quale dev' essere lo spazio per ciascun cavallo. Quanto
all' altezza della sbarra, .la miglior regola questa : sul davanti
sia posto in corrispondenza della met dell' avambraccio del ca
vallo ; sul didietro -corrisponda a 10 o 12 centimetri circa al diso
pra del garretto. Le sbarre bene sieno nel terzo della loro lun
ghezza all' indietro, avvolte con uno strato di paglia che -si rico
pre avviluppandolo con una treccia pure di paglia.
Da questo sistema si passa a quello del battifianco volante od
assito pensile. Non che un asse sostituito o sottoposto alla sbarra.
Si attacca medesimamente alla mangiatoja con un uncino passato
in un anello e si sospende alla soffitta nello stesso modo. In tutt'e
due i sistemi, essendovi pericolo che nel ricalcitrare il cavallo
passi una gamba posteriore al disopra della divisione, accidente
non infrequente e qualche volta grave, si pensato di porre tra
l'uncino che sostiene la sbarra e la corda di sospensione un pic
colo istrumento dai Francesi chiamato Sauterelle, che diviso in
due parti di cui l'una entra nell'altra; la superiore come una

- 154 canna da fucile avente alla sua estremit superiore un anello di


ferro articolato cui s'attacca la corda di sospensione che va alla
soffitta ; circa alla sua[met ha al di den
tro un dente che sporge o si ritira nella
canna secondo che si volge il manubrio
ad anello in alto od in basso. La parte
inferiore che destinata ad entrare
.nella superiore composta di un ci
lindro in ferro con alla sua estremit
inferiore un. anello pure in ferro , arti
colato , che s' attacca alla corda che
deve sostenere la sbarra, od il battifian
co; al suo terzo superiore , questo ci
lindretto ha una infossatura nella quale
s' innicchia quel dente sporgente dal
pezzo superiore; cosicch quando il ma
nubrio od anello suddescrilto volto in
gi, la sbarra sta sospesa ; quando all'in
contro volto in su, quel tal dente si
ritira dall'infossatura ed il pezzo inferio
re casca in terra, insieme al battifianco.
11 disegno di questo piccolo ed utile
strumento , che qui a fianco poniamo
(Vedi fig. 31) faciliter meglio di qua
lunque spiegazione la conoscenza di esso.
Un poco al disotto della sani <-r i-Ile ,
la corda deve passare entro un tubo
rotondo di legno, lungo mezzo metro
circa , che si oppone allo strappo dei
crini della coda del cavallo , che si attorciglierebbero'alla corda nei frequenti
movimenti
di questa, se non fosse rin
Sauterelle. Fig. 31.
chiusa in detto tubo rotondo e girabile
di legno.
Ma tornando alla separazione, la migliore di tutte la separa
zione fissa, poich quella fisso-mobile ed articolata, sebbene alta,
non presenta vantaggio alcuno ed invece complicata e spendiosa.
La divisione fissa deve avere per la lunghezza di metri 3,50; l'al
tezza alla mangiatojadi metri l$o ed alla groppa di metri 1,35.
Qui avanti presentiamo un modello di separazione semplice ,
elegante e non troppo costosa, la cui parte inferiore di assi ro
buste, fra le cui commissure a scanalatura e linguetta, a renderle
pi solide sonvi incastrate internamente e per tutta l'altezza/delle

155
piccole spranghe o lamine di ferro ; la superiore in ferro a griglia
con bastoni ondulati che hanno il grande vantaggio di togliere ai
cavalli il mal vezzo di sfregarvi i denti in su ed in gi. Posterior
mente vi una colonna pure in ferro, svelta, robusta ed elegante
(vedi fig. 32).

Separazione in Ferro e legno. Fig. 32.


Rastrelliere, Mangiatole, e Truogoll ud AbbeweratoJ. Le
rastrelliere devono essere poco inclinate al disopra della testa dei
cavalli, i quali in allora prendono il foraggio con minor fatica e
senza che ci caschino sugli occhi, nelle orecchie e sulla criniera'
la polvere ed il tritume d'ogni sorta. Le rastrelliere erano ordi
nariamente fatte in legno per tutta la lunghezza della scuderia.
Ma questo modello stato giustamente abbandonato per adottare
delle piccole rastrelliere in ferro, una per ciascun cavallo.
In ferro costano un po' pi, ma sono economiche a lungo an
dare per la lunga durata, perch non esigono riparazioni , si net
tano pi facilmente, specialmente se inverniciate, ci. che d'una
grande importanza nei tiasi di malatte contagiose. Le spranghette
di ferro devono essere tonde e distanti l'una dall'altra 5 centimetri. L* parte inferiore della rastrelliera sar posta a 45-50 centimetri al disopra della mangiatoja. La rastrelliera infine sar larga
30 centimetri, e profonda 60: ed alla sua parte inferiore deve
avere un anello per attaccarvi il cavallo. Se si attaccasse ad una
delle spranghe potrebbe o curvarle o romperle.
Parleremo pi innanzi delle rastrelliere basse.
Mangiatoie. Le mangiatoje sono in legno, od in pietra od in
ferro fuso.

156
Le mangiatoje in legno esigono frequenti riparazioni e non sono
mai perfettamente pulite; ad ogni modo s per la durata che per
impedire ai cavalli, specialmente se giovani, di prendere la cat
tiva abitudine di mordere il legno, che quasi sempre precede quella
di licchiare, vi la necessit di guarnirle in latta od in lamine
di zinco al loro orlo anteriore. Ma qualunque miglioria, ne alcuna
cura potranno f irle conservare nette, particolarmente se vengono
offerti al cavallo alimenti cotti; il legno s'impregna d'umidit, la ,
mangiatoji diviene nera e prende un odore acido e fetido che dis
gusta i cavalli delicati e li impedisce di prendere il cibo.
Noi non abbiamo simpatia nemmeno per le mangiatoje in pie
tra. Sono per lo pi , e non pu essere diversamente , grossolane
e voluminpse. Sono poi fredde , e quando il cavallo arriva alla
scuderia sudato, e vi s' appoggia col collo e colla testa , ci non
pu al certo fargli bene.
Dunque noi diamo la preferenza alle mangiatoje in ferro ; esse
hanno una grande durata, e quando sono ben fatte hanno una
bella ed elegante apparenza; esigono poca cura per tenerle sem
pre pulite, e non esalano mai cattivo odore; d'altronde una pic
cola mangiatoja in ferro non costa pi d'una lunga in legno che
dura molto meno e che diviene in fin dei conti pi costosa della
prima. Le mangiatoje in ferro sono quindi senza alcun dubbio
pi convenienti sotto ogni riguardo.
La mangiatoia in ferro deve avere una lunghezza da 575 a 99
centimetri, ed bastante; pi lunghe costano di pi, senza per
ci essere pi utili; la larghezza all'apertura superiore sar di 36
a 40 centimetri e diminuir verso il fondo di 10 a 12 centimetri
che sar concavo nell'interno e convesso aldi fuori. Avr la pro
fondit di 30 centimetri. Sar posta in opera eol bordo superiore
all'altezza di circa m. 1.20 a partire dal suolo e secondo la ta
glia del cavallo. Per impedire che il cavallo sparga 1' avena per
terra, si costruisce il bordo largo, tondo e ripiegato all' interno.
La mangiatoia sar munita d' un anello nel centro del bordo su
periore oppure di due, uno per ciascun lalo, per attaccarvi la
corda o le corde della capezza.
Abbeveratoi o trnogolt per l'acqua. Sono una aggiunta
che si pone qualche volta alla mangiatoia , per mettervi l' acqua
da bere. Alcuni opinano che il cavallo beva meno, quando ha del
l'acqua costantemente a sua disposizione ; ed certo che in que
sto caso non ne bever mai in una sola volta una quantit tanto
grande da averne del male. Quando si vorr impiegare un
truogolo fisso per l' acqua, dovr essere fatto in guisa da po
tersi riempire e vuotare facilmente. Dopo un certo tempo, l'acqua

- 157 che rimane entro quel recipiente, diventa calda e cattiva, il ca


vallo giuoca con essa e vi si lava il naso; vi cascano delle ma
terie vegetali, la corrompono o la rendono impropria per bevanda.
Dunque vi deve essere un tubo sul fondo perch vi scoli l'acqua
che, o si raccoglie in un secchio posto al di sotto, o scola fuori della
scuderia per un condotto fatto apposta , quando o si leva un
turacciolo o si fa girare un robinetto. Questi truogoli dovranno
essere pure in ferro, puliti almeno una volta al giorno, non ba
stando solo vuotarli ma sibbene anche lavarli con una spugna.

Ni'ovo SISTEMA INGLESE DI RASTRELLIERA HASSA, MANGIATOIA


E TRUOGOLO.
, Recentemente venne introdotlo in Inghilterra un nuovo sistema
di rastrelliere basse in ferro, che sono poste all'istesso livello
della mangiatoia e colla quale non formano che un solo pezzo.
Havvene col. truogolo o senza a volont. All'interno le mangia
toie ed i truogoli sono rivestiti d'uno stralodi porcellana che per
mette una facile e grande pulizia. Hanno i bordi arrotondati, ripie
gati e sporgenti all'indentro, in modo che il cavallo non pu n
attaccatisi coi denti, n spandere, scuotendo la testa o giuocando
colle labbra, la biada e l'acqua. Vi ha unito un eccellente ordigno
per attaccarvi il cavallo, che sta sotto alla mangiatoja, che si op
pone alle infunatile, accidente frequente e talvolta funesto. Pre
sentiamo qui sotto un disegno per la pi facile e pronta spiega
zione, nel quale venne posto a fianco e separatamente il disegno
dell'ordigno sopradetto (vedi (g. 33).

Rastrelliera bassa, Mangiatela e Truogolo in Terr.


Nuovo modello inglese. Fig. 33.

- 158 Non egli vero che simili rastelliere con mangiatoia e trnogolo, sono semplici, eleganti e simpatiche? Se ne volete, dirige
tevi all'autore (Via Senato, 22, Milano) ch'egli potr provvedervi
di queste e di tutte le altre opere in ferro, di cui trovale i disegni nel
presente libro. Sul davanti della mangiatoia si pone un anello
nel muro per attaccarvi il cavallo quando si desidera che non
si corichi : ed il muro stesso si ricopre di graziose piastrelline in
porcellana bianca od a colori, che un piacere a vederle , e che
si possono tenere tanto facilmente pulite 1

Box (femm. al plurale BOXES).

Ad imitazione degli Inglesi, noi -abbiamo dato questo nome


{in italiano gabinetto) ad un compartimento o camera per un sol
cavallo, nel quale sta senza essere legato , comodo, isolato ed in
libert. Le boxes possono essere tanto in scuderia, che affatto
separate da questa. Ponno essere isolate o riunite e tanto nell' un caso che nell'altro noi amiamo che abbiano possibilmente,
una porta aperta sul portico o per comunicare direttamente col
di fuori in un cortiletto, che gli Inglesi chiamano paddock. Pei ca
valli ammalati di malattia contagiosa devono essere assolutamente
isolale. Riunite o nella scuderia pei cavalli che amano la com
pagnia e che non stanno tranquilli e non mangiano se soli ed
isolati.
L'utilit delle boxet ormai da tutti conosciuta; nelle malattie
dei polmoni o cerebrali , fra le torture della colica, la box assi
cura al cavallo la tranquillit, il comodo, il riposo; permette al
cavallo zoppo di coricarsi, levarsi e mettersi nella posizione che
pi gli aggrada, senza tema d'aggravare il suo malanno. Per un
cavallo stanco, niente di meglio di una box ove pu disten
dersi a suo agio; ed ivi ricuperer assai pi presto ir suo
vigore e la sua attivil. Vi sono cavalli che non si coricano
se sono legali, e ben presto si rovinano sulle gambe e non ponno
sostenere un lavoro prolungato; in tal caso una box indispen
sabile. Ed pure indispensabile pei cavalli che non vogliono
stare legati, ed utile per isolare un cavallo affetto da malattia con
tagiosa. Le cavalle prossime a sgravarsi o col puledro lattante,
e gli stalloni sentono grande vantaggio dall'abitare in una box:
Ed anche i puledri non sono in sicurezza, non hanno convenien
te sviluppo, se sono condannali a vivere attaccati dinanzi ad una
rastrelliera sempre sulla posta.

159 Le dimansioni delle boxes ponno variare alquanto , e la perfe


zione la box grande. Ma anche un po' piccola sempre prefe
ribile a qualunque altra abitazione. Le proporzioni adunque ponno
stare fra il minimodi 3 metri per 4, vale a dire 12 metri quadrati
di superficie, fino a 5 metri per 5, cio 25 metri q. di superficie.
Saranno pavimentate in guisa che il suolo inclini leggermente
da tutte le parti verso una griglia posta nel centro da dove parte
il canale di scolo. I muri saranno rivestiti di assi a conveniente

Raitrelliera bassa, Mangiatoia e Truogolo in ferro per Boxes.


Sistema moderno ingese. Fig. 34.

altezza. Vi sar in un angolo una rastrelliera con mangiatoia e


truogolo in ferro della forma come alla figura 34 e pi piccoli
che quelli delle scuderie. L'aria fresca
e la luce dovranno entrarvi in abbon
danza anche col mezzo dlia porte divise
per met nel senso trasversale se danno
aldi fuori, avendosi cos il vantaggio di
poterne lasciare aperta al detto scopo
la met superiore. Se la box sar in
scuderia , la porta sar costrutta colla
met inferiore in legno e la supsriorein
griglia di ferro a bastoni ondulati , da .
aprirsi anche separatamente, e come dal
disegno qui a fianco. (Vedi fig. 35).
Il lucchetto della porta della boxe
sar costrutto in guisa da non offenporta per Boxe in
dere il cavallo tanto nell' entrare che
scuderia. Fig. 33.

160
nel sortire, ed a livello della porta stessa. Eccovene un ottimo mo
dello (vedi fig. 36).
Tutta la divisione poi nella scuderia
Fig. 36.
sar della istessa forma ed altezza della
porta, cio di circa metri 1. 90 a 2.
Vi sar nella box, piuttosto in allo,
una tavoletta per mettervi il lume, la
spugna, la spazzola, il pettine ed altri
piccoli oggetti; e in un angolo un pic
colo armadio (cantonale) per chiudervi
le coperte, il foraggio, i medicamenti
ed altri oggetti che appartengono ai
cavalli ammalati alto scopo di evitare
il contagio. Per le finestre delle bouces
servono le stesse regole che abbiamo
indicato per le finestre delle scuderie.
Lucchetto
per porta di Boxe.

Ventilazione ed Aereazione delle Scuderie.


Le porte servono all'aereazione perch danno passaggio a forti
colonne d'aria ; epper non questa al certo la loro destinazione ;
una scuderia che non avesse che questo mezzo di ventilazione
non sarebbe sana; perch l'aereazione per mezzo delle porte non
mai completa, ma irregolare e momentanea, troppo viva e bru
sca quando si aprono, nulla ed impossibile quando si chiudono.
In allora le emanazioni deleterie penetrano nei muri, si fissano al
plafone, infettano i legni e tutte le parti del locale.
per mezzo delle finestre che si compie l'aereazione nella mag
gior parte dello scuderie ; ma le repentine variazioni di tempera
tura dell'atmosfera, il caldo ed il freddo , la loro esposizione ad
opposti punti dell'orizzonte, sono altrettante cause che ne rendono
nullo I' effetto, insufficiente o pericoloso, secondoch sono pi o
meno completamente chiuse, o che sono tenute aperte inopportu
namente. 11 principale uso delle finestre quello di lasciar pene
trare nelle scuderie la quantit di luce necessaria ed utile alla
salubrit. Possono, ben poste, soltanto contribuire anche ad una
completa aereazione.

161
Porte e finestre considerate insieme come mezzo di ventilazione,
ii;umo il grave difetto di determinare delle correnti d'aria troppo
vive nel senso orizzontale, che saranno dannose ogni qualvolta
si stabiliranno le seconde ad una altezza che non superi quella
dei cavalli; perch questi devono avere il vantaggio dell'aria
senza i danni delle correnti , e senza sentirle. Questo risultato si
ottiene pi facilmente dirigendo il movimento dell' aria in un senso
opposto , vale a dire facendo passare dolcemente l'aria dal basso
in alto. Ed questo lo scopo per cui si aprono i ventilatori.
La ventilazione per mezzo di questo sistema , ormai ricono
sciuta indispensabile in tutte le localit abitate nelle quali esistono
cause di corruzione dell'aria; e l'importanza che giustamente si
da ad essa, si pu considerare come uno dei pi vitali progressi
della pubblica igiene.
L'ampiezza, dei locali, giova ripeterlo, in proporzione degli ani
mali che vi sono raccolti , la grandezza , il numero e la conve
niente disposizione delle aperture, sono mezzi che coadjuvano un
buon sistema di aereazione o ventilazione; ma non bastano, per
ch queste si chiudono, e la ventilazione dev' essere continua ed
indipendente dal servizio, come continue sono le cause d' altera
zione dell'aria. Egli perci che presso tutte le nazioni colte e
civili, come sarebbero l'Inghilterra, la Germania e l'Olanda, oltre
all'avere costantemente aria pura nelle scuderie (di conseguenza
inodore), gli effluvj delle stesse in luogo di spandersi all' ingiro
nell'abitato, vengono aspirati dai tubi dei ventilatori e scaricati
al pari del fumo (che per assai meno nocivo) nelle correnti
d'aria degli spazj aperti.
Studiarne adunque seriamente i mezzi applicabili alle scuderie
per ottenere una buona ventilazione col sistema d'aspirazione, che
ha luogo dal basso in alto e noe pi nel senso orizzontale. Esso
sistema s' appoggia sulla differenza di densit dell' aria a' suoi di
versi gradi di temperatura; l'aria calda essendo, specialmente quando
carica di vapori d' acqua, pi leggera dell' aria fredda.
L'aria inspirata nei polmoni del cavallo, scappando fuori colla
espirazione, ne sorte ad un grado pi alto di temperatura e con
tenente dell'acqua allo stato di vapore. Ha perduta una parte del
suo ossigeno che venne rimpiazzato dalP acido carbonico e si
viziata per la respirazione ; in questo stato ha una densit minore
dell' aria pura e tende a sfuggire dall'interno della scuderia, quando
si sia procurata nella parte superiore di essa una o pi comode sor
tite. L'evacuazione ha luogo naturalmente in seguito alla pressione
he esercita l' aria pi fresca che penetra dal difuori. Ed ecco che
latto il meccanismo della ventilazione consiste nello stabilire: in
Veterinaria.
11

162
allo, delle aperture che favoriscano la sortita dell'aria viziata, ed
in tasso, altre aperture che favoriscano l'ingresso dell'aria nuova
e pura. Una condizione essenziale per e non facile ad ottenersi
, che queste aperture sieno poste in guisa da non dar luogo a
correnti d' aria nocive ai cavalli ; poich non bisogna mai per
dere di vista che l'aereazione consiste iu un rinnovamento con
tinuo, ma insensibile dell'aria usata coll' aria nuova, senza mai
esporre gli abitanti della scuderia ad alcun raffreddamento ne
parziale, ne generale, a niun pericolo , a nessun rischio. Conser
vare l'aria salubre, senza produrre un freddo nocivo.
Per favorire adunque l'entrata dell'aria nuova, si praticano delle
aperture rettangolari di circa metri 0,10 per metri 0,20 a metri 0,30.
La piccola dimensione si d in altezza e la pi grande in larghez
za: e si fanno pi larghe all'interno che all'esterno del muro.
Queste piccole aperture saranno all'altezza dal suolo della scude
ria da metri 0,10 a metri 0,15. Allo scopo di poter regolare l'in
gresso dell' aria secondo il bisogno, e per evitare le correnti d' aria nella stagione fredda, si pone una tavola inclinata verso l'alto
dinnanzi alle aperture, che si chiudono anche del tutto nel cuor
dell' inverno. Queste aperture saranno inoltre difese da una reti
cella di filo di ferro, per impedire l'ingresso dei topi od altre
piccole bestioline. Il numero di queste aperture sar poi in rela
zione col numero dei cavalli che abitano nella scuderia; ed alla
distanza di circa 4 a 5 metri 1' una dall'altra.
Un altro sistema, che noi crediamo migliore per introdurre l'a
ria nuova nella scuderia si quello di tubi di numero e diametro
proporzionato alle esigenze, aventi una apertura all'esterno a cia
scuna estremit, e passanti nella scuderia quasi a livello di terra,
i!al lato opposto a quello ove stanno i cavalli ; questi tubi ven
gono perforati da un certo numero di piccoli buchi o spiragli di
distanza in distanza, come uno staccio: e l'aria vi sorte con pic
colissime ed insensibili correnti che non danno nessuna molestia
al cavallo e non raffreddano mai di troppo la scuderia. Si muni
scono per anche questi tubi di valvole per moderare al bisogno
la corrente d' aria.
Per ottenere la sortita dell'aria viziata, che divenuta impro
pria alla respirazione, si praticano ,altre aperture come quelle gi
descritte ed inclinate obliquamente in alto, alla parte pi elevata
della scuderia, una per ciascuna posta ; ma pi larghe e di circa
20 a 25 centimetri quadrati per cavallo ed anche pi se la scu
deria molto bassa. E se si pu meglio assai applicare a que
ste aperture dei piccoli tubi a camino raseute il muro che- si ele
vino fin sopra il tetto. Ma questi mezzi sono ottimi soltanto per

163 migliorare le scuderie gi costrutte e quando non si possa fare di


versamente; specialmente per quelle basse e che non sono suffi
cientemente fornite di finestre.
La perfezione si raggiunge collo stabilire, quando si fabbrica
una nuova scuderia, un apparecchio particolare chiamato ventila
tore; esso il mezzo pi utile. Noi cercheremo di farn'e appre/zare l' importanza, indicando con un certo dettaglio il modo di co
struzione pi vantaggioso. Se la soffitta a volta secondo da
noi preferito, in allora basta un solo ventilatore, occupante il punto
culminante; ma ne occorrono parecchi se la soffitta piana. Del
resto'il loro numero, sar sempre subordinato alla ampiezza delle
scuderie.
Considerato sotto il rapporto della sortita dell' aria calda per
mezzo d' un condotto, il ventilatore non altro che un camino a
temperatura bassa. Il problema a risolvere per la sua ben intesa
costruzione questo; dato il numero di cavalli che una scuderia
deve contenere, e conosciuto che la quantit d'aria che bisogna
rinnovare di circa 10 metri cubi per cavallo e per ora, quali
saranno le aperture dei ventilatori per dare passaggio alla quan
tit d'aria viziata in un ora?
Si pratica dunque un camino pi o meno ampio a seconda del
bisogno, coll' apertura in basso pi larga , e pi stretta in alto ,
terminante in un tubo metallico aperto' a metri 1,50 e pi al di
sopra del comignolo. In generale la superficie dell' apertura in
basso del camino di ventilazione, deve essere d'un terzo pi grande
della somma delle superficie degli orificj d'entrata dell'aria esterna,
altrimenti s' introdurrebbe aria fredda pi di quello che neces
sario: e qui notiamo che la temperatura di + 10 quella rico
nosciuta in generale pi conveniente per il benessere e la salute
dei cavalli.
L'estremit superiore del ventilatore abbiamo detto doversi ter
minare in un tubo metallico; questo deve avere l'orificio pi pic
colo della sezione trasversale dell'apparecchio; poich l'esperienza
prova che la velocit dell'aria all'orificio superiore, aumenta a mi
sura che diminuisce il suo diametro, e viceversa. Ed ecco che co
nosciamo il mzzo per ottenere una aspirazione forte, una venti
lazione attiva e completa.
E siccome bisogna adottare una regola semplice e generale, ap
plicabile in tutti i casi, cos ammettiamo che il diametro dell'aper
tura inferiore del ventilatore dev'essere sempre almeno doppio del
diametro dell'orificio superiore; e potr essere per/ino quattro
volte pi grande. Questa regola sar la stessa per ogni sorta di
ventilatori, siano cilindrici o conici, la cui sezione sia un cerchio,
un quadrato od un poligono regolare.

II tubo superiore deve essere costrutto di metallo a pareti non


troppo sottili; essere cilindrico ed avere la lunghezza da 8 a 10
metri; tale costruzione favorisce la velocit dell'aria all' orificio.
Di pi, la parte che sporge dal tetto, che abbiamo detto dover
essere di metri 1. 50 d'altezza, sar tinta in nero; poich il nero
assorbendo pi d'ogni altro colere i raggi di calore emanati dal
sole, cui i tubi metallici si trovano esposti, favorisce la corrente
aseensiva della colonna d'aria contenutavi, e quindi una pi forte
aspirazione d' aria dalla scuderia; e ci appunto nella stagione
estiva in cui maggiore il bisogno della rinnovazione dell'aria, e
minore invece la sua circolazione a cagione della uniformit, delle
due temperature esterna ed interna. Per lo stesso scopo e per
ch funzionino utilmente, i ventilatori metallici devono essere
provvisti all'esterno d'un inviluppo che s'opponga al raffredda
mento dell'aria interna e lasci alla corrente tutta la sua attivit.
L'argilla sembra essere la sostanza pi adatta a fornire questo
inviluppo; e per aumentarne la tenacit, si mescola con paglia tri
turata. Lo strato d'argilla cos preparato avr uno spessore di 6
ad 8 centimetri ed involger il tubo metallico dalla sua base fin
sotto il tetto. Si potrebbe anche contornare il ventilatore metal
lico d'uno strato d'aria, che sarebbe incassata in una tromba di
legno. Quest'aria messa in comunicazione coll'atmosfera della scu
deria, acquisterebbe bentosto la medesima temperatura e manter
rebbe le pareti del canale ad una temperatura eguale a quello del
l'aria che entro vi scorre.
I venti nuocciono all' aspirazione e ricacciano l' aria corrotta
nell'interno della scuderia, allorquando 1' aria stessa alla sommit
del camino non abbia la velocit di 2 a 3 metri per minuto se
condo. Per evitare questo inconveniente, importa che l'aria con
servi alla sua sortita , la pi grande velocit possibile. Ma come
non si pu sempre ottenere la velocit he abbiamo indicato per
ovviare al ripetuto inconveniente , bisogna , ad ogni buon fine ,
adattare alla sommit dei ventilatori un apparecchio che possa
sottrarli all'influenza dei venti.
II pi semplice ed il pi efficace di questi apparecchi consiste
in un cappello di varia forma che copre ad una certa altezza
l'apertura superiore del ventilatore, ed i cui bordi, d'un diametro
pi grande che quello del tubo, discendano un po' al di sotto
dell'orificio del condotto. Con questo mezzo le acque pluviali non
possono introdursi nel ventilatore, ed i Tenti diretti dall' alto in
basso, i soli che possano porre ostacolo, non penetrando pi nel
l'orificio, non possono pi opporsi all'aspirazione.
Se bisogna prendere delle precauzioni per attivare l'aspirazione

- 165
alla sommit dei ventilatori, bisogna pur prenderne per moderarla
alla sua base ; e tale bisogno incomincia quando la temperatura
esterna della scuderia bassa di pi di 5 gradi da quella interna.
Gli apparecchi destinati a questo scopo si chiamano moderatori.
Questi consistono in valvole, con una bacchetta in ferro, appli
cate in guisa che si possa con facilit, abbassarle o rialzarle, au
mentare o diminuire a beneplacito l'apertura del canale e rego
lare la ventilazione secondo i bisogni del momento, stando in scu
deria. Si pu renderla anche affatto nulla, chiudendo delftutto la
valvola e turando cos completamente l'apertura inferiore del ven
tilatore. Non serve dire che i tubi ed i camini devono essere co
stantemente tenuti sgombri dalle ragnatele o d' altro che possano
scemarne l'effetto.
I ventilatori devono essere posti, ove appena si possa, vertical
mente. La loro apertura nella soffitta della scuderia varia di po
sto, e si trova subordinata alla posizione degli orifici d' ingresso
dell'aria fredda, delle porte e delle finestre. Deve essere in gene
rale posta in guisa che l'aria nuova percorra tutto lo spazio com
preso nella scuderia prima di arrivare alla ripetuta apertura, per
ottenere, come si direbbe, una completa scopatura dell' ambiente.
Se non si ha di mira e non si raggiunge quest'ultimo risultato
l'aspirazione per quanto veloce, non s efficace ; perch l'aria vi
ziata non in allora tutta rimpiazzata Jda aria respirabile. Bisogna
tendere a facilitare pi che sia possibile la mescolanza dell' aria
esterna coll'aria interna della scuderia. Vi si giunge allontanando
l'apertura del ventilatore dai punti pei quali pu penetrare l'aria,
nuova, senza per porla ad un punto troppo distaccato dal cen
tro d'aria interna.
Siamo stali , per quel che abbiam detto sulla costruzione dei
ventilatori, pi lunghi di quello che comporta la mole del libro ;
ma la nostra scusa nella nostra convinzione che una scuderia
che rinchiude un certo numero di cavalli non saprebbe essere ,.
per quanto facciasi, perfettamente sana e convenientemente aereata, senza l'esistenza dei ventilatori.
Gli effetti di una buona ventilazione si manifestano prontamente
sulla salute , sul vigore, e colla regolarit e pienezza degli atti
della vita. I cavalli che respirano un'aria pura, sufficiente, a pieni
polmoni, hanno migliori qualit, pi vitalit e producono assai
pi. Prendono pi facilmente quella bella apparenza , queir im
pronta di nettezza e di distinzione, quel fare distinto, che sedu
cono l'amatore.
Un'altra ed ultima considerazione in favere della ventilazione
che una persona civile pu rimanere in una scuderia senza sor

166
Urne cogli abiti infetti di quel puzzo ripugnante; e che tutti gli
oggetti delle scuderie si conservano pi facilmente ed hanno pi
lunga durata. Porte, finestre, rastrelliere, mangiatoje, separazioni,
tutto quello che in legno e perfino i muri ed i vetri , deterio
rano con una sorprendente rapidit, quando l'aria si rinnova dif
ficilmente. Non v'ha persona che non abbia rimarcato quello strato
d'umidit che si manifesta su tutte le cose, con piccole goccie d'ac
qua giallastra , putrida , pi o meno grosse , che finiscono per
scorrere lungo i muri , le porte e le finestre. Tale sconcio non
si osserva al certo nelle scuderie razionalmente e convenientemente
aereate.

CAUSE DIVERSE D'INSALUBRIT DELLE SCUDERIE


E .MEZZI PER RIMEDIARVI.
Scudrle nuove. Abbisogna un certo tempo prima che i
muri delle scuderie di nuova fabbricazione sieno convenientemente
prosciugati. Perci una scuderia nnova non dovrebbe essere
abitata prima che la calce e la sabbia sieno secche, od almeno
il pi tardi che sia possibile. Se, non potendosi fare diversamente,
devonsi porre immediatamente i cavalli nella scuderia nuova, si
lascino pi che si pu aperte porte e finestre ; e si facciano sec
care i muri ponendo qualche giorno prima nella scuderia fornelli
di carbone ardente o stufe accese.
Scuderie sporche. Quando le scuderie sono sporche, ci che
non dovrebbe mai accadere, si ripuliscono e si disinfettano 1.* colla
ventilazione,; 2. col raschiare i muri, gli oggetti in legno ed il suolo;
3.* col cangiare la malta o l' intonaco e coll' imbiancare poscia
i muri col latte di calce, con ripetute tinte; 4. col lavare le man
giatoie, le rastrelliere , le separazioni , il suolo coll' acqua pura e
calda o con soluzioni alcaline o liscivio , sfregando fortemente ;
5.* col sottoporre all' azione del fuoco tutti gli oggetti in ferro e
facendoli poscia verniciare ; 6. rinnovando il suolo delle poste o
cospargendolo di sabbia e di gesso, quando inzuppato a molta
profondit di orine e di altri liquidi escrementizj ; 7. finalmente
disinfettandole colle fumigazioni aromatiche od acetiche o di doro,
per ottenere il quale col metodo pi semplice. si pone in uno o
.pi vasi di terra del cloruro di calce, su cui si versa dell'acido
solforico diluito. Durante le fumigazioni ed anche per qualche
ora dopo si devono tener chiuse le porte e le finestre per lasciar
agire il gas disinfettante. Quando giudicasi che l'operazione ter

167
minata, si lasciano aperte porte e finestre, per cacciare il cloro
prima di rimettervi i cavalli.
Ripulita per tal guisa la scuderia , dovrassi in seguito mante
nerla sempre in lale stato, colla costante e ben intesa ventilazione;
coll'imbiancatura ripetuta una volta all'anno; colla lavatura e sco
patura generale del suolo e dei condotti delle orine almeno una volta
la settimana, aspergendo poscia il suolo con gesso in polvere o
sabbia ; colla lavatura mensile con acqua calda e sapone e con.
una ruvida spazzola di tutti gli oggetti in legno od in ferro, porte
e finestre, peij la quale operazione si sceglieranno le giornate pi
belle e serene; finalmente col cambiamento ed esportazione fre
quente della lettiera sporca ed imbevuta delle orine e delle feci.
Le orine si raccolgono, cme abbiamo detto parlando della co
struzione delle scuderie, in fosse separate da quelle in cui si rac
colgono le materie escrementizie solide, le quali saranno pi che
si possa distanti dalle scuderie.
Tanto le fosse per la raccolta delle orine, per le quali pu usarsi
anche il sistema delle fogne mobili, come quelle pel letame, che separansi le une dalle .altre perch le parti escrementizie liquide
eminentemente putrescibili , se mescolate colle solide traggono
anche questa ad una assai pi pronta fermentazione, devono es
sere costrutte in guisa da essere impermeabili ed avere un ca
mino o sfiatatoio aperto al di sopra del tetto presso a poco come
quello delle scuderie, ed essere chiuse con coperchio ermetico.
Di pi il fondo della fossa o pozzo per le orine sar costrutto
in forma di bacino concavo perch si possa pi facilmente vuo
tare col mezzo delle botti metalliche pneumatiche (Metodo Ghapusot).

168
ALIMENTAZIONE ED AUMENTI.

Il cavallo per vivere prende dal regno vegetale le. erbe, le bia
de, te radici; e dal regno minerale l'acqua ed il sale.
Col mezzo degli organi digerenti, d a quelle sostanze una me
ravigliosa trasformazione , e ne fa del sangue, dei muscoli, delle
ossa, del cervello ecc: intorno a questa misteriosa trasformazione
ben poco finora ha potuto sapere la scienza.
Negli alimenti si trovano i corpi elementari dai quali costi
tuito il corpo del cavallo, sicch il piccolo uovo che abbiamo vi
sto trovarsi nella matrice dopo la fecondazione, si cambia a poco
a poco in un robusto organismi che pesa centinaja di chilogrammi.
Cos, gli alimenti sono sostanze che introdotte nell'apparecchio
digestivo si trasformano in sangue ; e cos trasformate servono
I.' a fornire i materiali ed i tessuti proprj a formare il corpo
dell'[animale od a riparare alle sue perdite; 2.* a mantenere il ca
lore animale, che legasi essenzialmente alla vita.
La formazione e la riparazione dei tessuti animali ha luogo a spese
specialmente dei principi 'azotati e minerali del sangue; albumi
na, fibrina, ematina, fosfati calcari e magnesiaci.
Il calore animale si conserva particolarmente per mezzo della
combustione nell' apparecchio circolatorio e polmonare del carbo
nio e d'una porzione d'idrogeno, prodotti dei principj carbonati
ed idrogenati del sangue; combustione accompagnata dall'evapo
razione d'una certa quantit d'acquo, anch'essa fornita dal sangue.
In conseguenza di questo doppio modo di azione dei principj
del sangue, si fatta dagli studiosi la divisione di questi , in ele
menti plastici, destinati pi specialmente alla formazione dei tes
suti ed alla produzione della forza; ed in elementi respiratorj che
forniscono i materiali della combustione polmonare.
La stessa divisione stata applicata agli alimenti che forniscono
questi principi al sangue; si chiamano alimenti plastici quelli ricchi
di principj azotati analoghi alla proteina, all'albumina, alla- fibrina,
caseina eco: ed alimenti respiratorj quelli nella cui composizione
dominano il carbonio e l'idrogeno, come gli olj, il grasso, le fe
cole, lo zucchero. Molti alimenti per sono nello stesso tempo
anche plastici e respiratorj; cos le fecole, il grasso ecc, forni
scono dei materiali ai tessuti, ed i principj azotati rinchiudono alla

- 169 lor volta in qualche caso abbastanza carbonio da fornirne anche


alla combustione.
Alle suddette divisioni, si sono da alcuni aggiunte altre due classi
| di alimenti; gli orinar/, i cui prodotti sono eliminati principalmente
per le vie orinarie; quali la fibrina, la caseina, l'albumina, il
glutine ed in generale i composti azotati; ed i nervosi che ecci
tano il sistema nervoso, ed hanno la qualit di riparare il con
sumo di forze nervee, e di rendere (direm cos) la vita pi viva.
Quantunque sembri che questa distinzione degli alimenti, debba
riguardare esclusivamente la scienza, pure non senza interesse
anche dal punto di vista pratico. Indipendentemente dalle indica
zioni che ne derivano sul modo di mantenere gli animali, pu
fornire delle norme anche pel trattamento delle malattie. Astenersi
dal somministrare alimenti azotati ai cavalli che soffrono nelle vie
orinarle , o che sono disposti ai calcoli della vescica ; introdurre
principj non azotati , dei beveroni farinacei , fecola , mucilagine ,
nel regime dei cavalli affetti da malattie infiammatorie di lunga
durata , onde fornire al loro corpo gli elementi necessarj alla re
spirazione , senza aumentare la quantit di materia plastica che
circola col sangue, sono regole che ne scaturiscano, confermate da
una lunga esperienza.
Lo studio dell' alimentazione interessante , specialmente dal
punto di vista del mantenimento dei cavalli e del miglioramento
delle loro razze. Il nutrimento agisce per la sua quantit e per le
particolari qualit che distinguono alcuni alimenti.
Se gli alimenti sono offerti troppo scarsi, o se non racchiudono
principj alibili sufficienti per riparare alle perdite prodotte dall'eser
cizio delle funzioni , i cavalli sono deboli e lenti. Non solo non
migliorano la loro condizione, ma scompare il grasso accumulalo
nei loro tessuti, e prendono un aspetto compassionevole.
Non vi sono cavalli che diano minor profitto ai loro proprietarj , quanto quelli magramente nutriti. Per ottenere dei buoni
puledri, bisogna nutrirli bene ed abbondantemente. Con buoni ali
menti i giovani cavalli si sviluppano bene e rapidamente; si fanno
robusti, ben conformati e ponno lavorare e riprodursi in pi fre
sca et. Il puledro pu essere addestrato e venduto pi presto;
ed il lavoro anticipato, il maggior valore, la diminuzione del ri
schio proporzionale alla minor durata dell'allevamento, pagano
ad esuberanza il soprappi di nutrimento distribuito.
Coll'alimentazione, si pu spingere il puledro nel senso pi fa
vorevole allo scopo che si vuol ottenere. Porgendogli degli ali
menti di tuona qualit , ricchi di principj alibili , si favorisce
lo sviluppo del sistema muscolare. I cavalli ben nutriti con razioni

170
poco voluminose, non mettono ventre ed il loro corpo resta
bello, cilindrico e con muscoli sodi. Sono leggeri e potenti; hanno
temperamento sanguigno , ed organi del movimento suscettibili
d' eseguire movimenti vivaci , pronti e continuati. Ma fin datl'et giovanile che bisogna incominciare ad amministrare buoni
nutrimenti. I grani, la biada sono indispensabili per ottenere que
gli effetti.
Se pure essendo di buona qualit e somministrati in abbon
danza, gli alimenti sono meno ricchi in azoto, se contengono una
forte proporzione d' acqua, di materie grasse , la loro azione non
pi la stessa; allora si manifesta la produzione dell'adipe. I
cavalli divengono linfatici, piuttostoch sanguigni. Gli alimenti
amidacei ed i farinacei macinati e sciolti nell'acqua o ridotti in
pasta, producono questi effetti; convengono per ingrassare, e per
le cavalle che allattano.
Questo regime, adoperato sovente per preparare i puledri alla
vendita e per rifare cavalli usati, non conviene; li rende lucenti,
paffuti , belli di forme , ed anche eccessivamente tondi ; ma linfa
tici, deboli, molli; e sudano al pi piccolo esercizio. Per mala
sorte vi sono troppi compratori , che non sanno apprezzare i ca
valli e badano solo alle apparenze, invece di esaminare le forme
essenziali, quelle che indicano la buona salute e la forza. I vec
chi cavalli rifatti conservano le tacche, le magagne, le lesioni
organiche che prima avevano; e sono inoltre disposti alle malattie
che si sviluppano nei cavalli che passano da un regime buono ad
uno cattivo; essi deperiscono bentosto quando sono sottoposti
al lavoro e quando non ricevono pi quel nutrimento eccezionale
clie li ha ingrassati.
Sui giovani cavalli gli effetti dei farinacei , dei foraggi cotti coi
quali si ingrassano, sono il pi delle volte passaggeri; l'uso del
l'avena invece, continuato per qualche mese, d una buona con
sistenza alle carni, ed i puledri prendono l' energia necessaria per
fare un buon lavoro. questo il bisogno che hanno la maggior
parte dei puledri allevati da noi.
L'alimentazione che debilita ed ingrassa, risulta come abbiamo
detto dall'uso di certi alimenti, dei pomi di terra, delle barbabie
tole, dei foraggi e grani cotti, dei farinacei sciolti nell'acqua; e
quella che rende i tessuti consistenti, i cavalli energici e forti ,
il risultato dei nutrimenti secchi, ricchi di azoto.
Si pu produrre cogli stessi alimenti o l' una o l' altra alimen
tazione. Aggiungendo alle sostanze rilascianti del sale, della gen
ziana, delle ghiande, delle castagne d' India in polvere.^elle piante
aromatiche, vi si comunicano le propriet toniche fortificanti ; nel

171
mentre che alimenti eccitanti , molto nutrienti , schiacciati e trat
tati coll' acqua calda, perdono le loro qualit naturali, e pur con
servando la loro facolt alibile, divengono suscettibili di produrre
una alimentazione dolce e rinfrescante.
Per distinguere i buoni alimenti non basta conoscerne la com
posizione ; bisogna anche tener calcolo delle loro propriet fisiche.
Le sostanze molli , porose , facili a tagliarsi , solubili nell' acqua,
sono digerite pi facilmente di quelle che sono dure, impermeabili
ed insolubili o poco solubili.
I sensi del gusto e dell' odorato principalmente, molto sviluppati
nel cavallo, paiono essere diversamente stuzzicati di quelli del
l'uomo dal sapore e dall'odore delle sostanze alimentari. Epper
ai cavalli piacciono i sapori zuccherini e salati ; vi sono dei sapori
che loro ripugnano, altri infine ai quali si abituano; l'odorato
la loro principal guida nella scelta degli alimenti, e loro fa di
stinguere le sostanze nocive, le piante velenose, o semplicemente
quelle che saranno vegetale sui loro escrementi e quelle che altri
animali avranno toccate; il cavallo si disgusta perfino del nutri
mento che rimasto per alquanto tempo dinanzi a lui; da qui la
regola di dargli il nutrimento a piccole razioni; da qui lo stabilimento di mangiatoie a compartimenti per un cavallo solo.
Se non possiamo farei un idea precisa dell'effetto degli odori
e dei sapori sui cavalli, possiamo per notare che le sostanze che
hanno un sapore dolce, zuccherino, sono nutrienti; che quelle che
sono un poco amare nutriscono anch' esse, e sono inoltre toniche e
fortificanti; che i cavalli preferiscono quelle inodore a quelle he
hanno un odore forte.. Queste ultime eccitano pi di quello che
nutriscano.
Sappiamo anche , che gli alimenti che piacciono di pi ai ca
valli, sono quelli che digeriscono meglio; le sostanze che conven
gono alla bocca, convengono anche allo stomaco. Ma ci impos
sibile determinare , ne collo studio delle propriet fisiche , ne per
quello della composizione , se i foraggi piaceranno o non piace
ranno ai cavalli; una sostanza appetita da un cavallo, spesso
rifiutata da un altro.
Colla parola digeribilit , che la facolt che hanno gli ali
menti d'essere digeriti, si riassumono le propriet degli alimenti.
Questa qualit non pu essere indicata in un modo preciso ; un
tale foraggio , molto digeribile per un individuo robusto e vigo
rso , non lo nel modo stesso per un soggetto debole. E noto
che basta salassare un cavallo, perch digerisca debolmente. Gli
emollienti, i. narcotici agiscono come il salasso , mentre che sotto
l' influenza degli eccitanti, la digestione si fa pi attiva.

172
Si cercato di valutare il valore nutritivo degli alimenti , coll' analisi chimica, o con esperienze dirette. La determinazione del
valore nutritivo degli alimenti un problema complesso e diff
cile; poich essi sono molto numerosi e molto variabili, sopra
tutto nella proporzione dei loro elementi; l'amido, la fecola, le
materie albuminose, il grasso, il tessuto legnoso vi si trovano in
dosi assai diverse; da qui una grande ineguaglianza nel loro va
lore nutritivo, ed una profonda modificazione nel loro modo d'a
gire; cosi il panello ingrasser, la biada agir sull'energia e sulla
forza, le radici sulla produzione del latte.
Esistono per fra i diversi alimenti dei punti di confronto. Sono
questi punti di confronto, che hanno dato luogo a ci che chia
masi il sistema degli equivalenti nutritivi; e sono stati tentati
due metodi per fissare l' equivalente degli alimenti ; l' uno il me
todo teorico che come dissimo riposa sull'analisi chimica; il se
condo , il metodo pratico , fondato sulla osservazione dell' azione
nutritiva degli alimenti nella alimentazione stessa.
Il metodo teorico riposa sull'analisi chimica delle sostanze ali
mentari, e sulla teoria dell'azione speciale dei principj dell'ali
mento, principj plastici o respiratorj. Essendo conosciuta la pro
porzione di ciascuno di questi elementi , se ne deduce il valore
nutriente, che si calcola comparandolo a quello d'un alimento ge
neralmente conosciuto che si prende per tipo.
Generalmente stato preso per tipo il fieno di prato asciutto,
nutrimento che racchiude approssimativamente nei suoi elementi,
azotati o carbonaii, la proporzione di i : 5 , conveniente alla ra
zione dei cavalli.
La composizione di questo fieno normale sarebbe per chilogram
mo; acqua, 130 grammi; parti legnose, considerate come non nu
trienti, 244 gram ; fosfati e tali' diverti , .10 gram ; elementi re
spiratorj o carbonati, come: fecola, amido, ecc., 480 gram., in cui
sono compresi 38 grarn. di materie grasse; elementi plastici od
azotati, come: albumina, caseina, proteina, ecc., 72 gram. in cui
racchiudonsi 11 gram. 5 d' azoto.
Ci stabilito, si fatta una tabella contenente per la maggior
parte delle sostanze alimentari , la determinazione dei diversi ele
menti suindicati. Se si paragonano queste sostanze alimentari al
fieno nei loro diversi elementi , in allora, facile di trovare le
quantit che ponno rimpiazzare il fieno nei diversi rapporti della
sua composizione.
Facciamo per esempio il confronto, fra la paglia di frumento
ed il fieno: la tabella d:

173 Aequa

Parti Li!,.

Fosfati Principj azot. Principj carb.

Azoto.

Fieno

' 13,0

24,4

7,0

7,2.

48,0

1,15

Paglia

26,0

28,9

S,i

1,9

37,29

0,30

Secondo queste cifre , saranno necessario , per rimpiazzare 100


chilogr. di fieno : se si tratta di materie azotate e non azotate in
sieme, 141 chilogr. ; per le materie azotate sole, 380 chilogr/, per
le materie non azotate, 127. Queste cifre saranno gli equivalenti
della paglia paragonata al fieno sotto i diversi rapporti della sua
composizione.
Si capisce per che , perch vi sia equivalente reale , bisogna
che le materie sieno assimilabili : cos il nitro , materia molto
azotata , molto abbondante nella barbabietola , non potrebbe con
tare nel numero dei principj azotati nutritivi ; bisogna anche che
gli alimenti confrontati abbiano qualche rapporto in peso ed in
volame. Cosi la salute d' un cavallo sarebbe compromessa , se si
rimpiazzassero i 160 grammi circa d'azoto del fieno buonissimo
e dell'avena della sua ordinaria razione, con 3 chilogr. di fave o
ISO chilogr. di carote.
Quantunque si sieno potute fare delle tavole d' equivalenti al
punto di vista dei diversi componenti delle sostanze alimentari,
limitasi generalmente a non prendere per base degli equivalenti
che le materie azotate o l'azoto, perch questo elemento quello
che in realt ha pi valore , e che meno facile a trovarsi ; e
perch, negli alimenti della stessa natura, la misura pi certa
della loro importanza.
Noi ci accontenteremo adunque di dare la tabella degli equi
valenti dedotti dalla proporzione d' azoto. Facciamo notare che si
ammettono in .generale 80 per 100 di materie secche nei foraggi
secchi, 84 per 100 nei cereali o grani e nelle paglie, da 26 a 24
per 100 nei foraggi verdi.

174

TABELLA
DEGLI

Equivalenti dei principali Alimenti che si somministrano


al Cavallo,
dedotti dalla proporzione d'Azoto.

AZOTO 1 H.R

100

ALIMENTI

I-

da

Fieno normale

EQUm LENTI
DI 100 I M FIENO

i
da

100

i, 15

maggengo
qualit super.

i -

i, 67

-90

86

d trifoglio
'L taglio

i, 90

2, 13

61

34

>

di erba medica
1. taglio

i, 66

i, 92

69

60

Avena

i, 47

i, 90

73

61

Orzo

1,84

2, 14

59

54

1, 42

1, 66

85

81

Crusca di frumento

1, 90

2, 40

61

45

i Paglia di frumento

0, 30

0, 60

383

236

- Segale

0, 37 -

Verde. Erba di prato.

338

Trifoglio

0, 30

.0, 35

230

205

Erba medica

0, 43

0, 66

246.

174

- 175 -

II metodo pratico consiste nel sottomettere un cavallo per


un certo tempo ad un regime determinato: si assicura prima
della quantit di fieno necessario per produrre un dato efletto; e
si rimpiazza in seguito per 15, 20 giorni, un mese, il fieno in
tutto od in parte col foraggio che vi si vuole paragonare. Si espri
me con 100 la quantit di fieno impiegata per produrre quell'ef
fetto, e quello dell'altro foraggio con una cifra doppia se occorre
una quantit doppia, tripla se ve ne volle il triplo, ecc.
La tabella seguente indica i risultati approssimativi ottenuti sui
foraggi pi usitati pel nutrimento dei cavalli ; i quali per variano
alquanto secondo la natura , la composizione e la distribuzione
degli stessi; variazioni di temperatura, et e sesso del soggetto,
stato di salute, di ingrassamento, ecc.
Abbiamo detto risultati approssimativi, perch realmente le cifre
esposte nella tabella alla pagina che segue, per la diversit che
presentano spesso fra di esse e che sono l' espressione della di
versit dei risultati ottenuti da diversi osservatori sulle stesse
sostanze , indica che non bisogna attribuire alle cifre stesse un
valore assoluto. Difatti, la composizione chimica delle piante varia
secondo la natura del terreno, la qualit e quantit degli ingrassi,
l'abbondanza delle pioggie ecc.; e l'effetto nutritivo prodotto da
queste piante dipende in parte dal modo con cui si conservano
e si fanno consumare e dei bisogni diversi che ponno avere i ca
valli ai quali si somministrano.

- 176 -

TABELLA
indicante i risultati approssimativi ottenuti nell'alimentazione
pratica del Cavallo , coi foraggi pi usitati, paragonati al
fieno normale preso per tipo.

EQUIVALENTI
DI 100 DI FIENO

ALIMENTI
da
Fieno normale
>
maggengo, qualit superiore .
di trifoglio, 1. taglio ...
>
di erba medica. I." taglio . .

85
80
90

Avena

50

Orzo
Segale
|
Frumento
Grano turco . Paglia di frumento ......
Pomi di terra crudi
>
cotti
Barbabietole
Carote ..%'...
Fave
Fave piccole ........
Verde. Erba di prato . . . . .
Trifoglio
Erba medica ......

46
45

175
186
230
270
. i
350
400
400

i 00
90
100

100
74
M
60
50
63
666
200
173
,460
306
37
35
500
450
450

-177-

CONDIZIONl NECESSARIE PERCH GLI ALIMENTI SIENO BUONI.

Salubrit. La prima condizione d'ari alimento d'essere di


ottima natura. Si rifiuteranno con gran cura i. (ioni e le paglie
avariate, che lasciano sfuggire una polvere bianca o verdastra,
on odore di ammuffito; la maggior parte delle malattie di petto,
d'intestina e gli aborti, provengono dall'uso d'alimenti di questa
natura. Se la necessit ebbliga a consumarli, saranno ventilati,
scossi , tagliati e mescolati con altre sostanze sane, anaffati con
acqua salata. Si rifiuteranno anche i grani ammuffiti, od in cui
siavi polvere, o sporchi di terra, di veccia o d'altri semi, o di
cattivo odore.
La conservazione del foraggi sar 1' oggetto di cure in
cessanti ; si eviter di magazzinarli in luoghi umidi , al contatto
immediato del suolo, nei fenili o granai coi tetti permeabili alla
pioggia ed alla neve.
ftettez. Nella preparazione e distribuzione dei foraggi sono
pur necessarj; la crivellatura, la vagliatura dei grani; la lavatura
delle radici; lo scuotere le paglie ed i fieni, in modo per da
non perdere le foglie e la parte erbacea. Lo stesso dicasi della
pulizia quotidiana delle mangiatoie , delle rastrelliere , alla quale
dovr sempre vegliare un bravo cocchiere.
I/ umidit degli alimenti varia d'assai. Alcune sostanze, come
i fieni e le paglie, i legumi secchi, ne contengono appena 7 ad 8
per 100; le radici (carote, patate ecc.) ne racchiudono fino a 92
per 100. Per gli alimenti molto secchi, pu ristabilirsi l'equilibrio
colle bevande; si possono anche umettare la crusca e le farine, la
sciar nell'acqua le paglie, i grani ecc. Per l'acqua aggiunta non
rimpiazza sempre l'umidit naturale.
Gli alimenti secchi convengono poco alle cavalle che allattano;
costituiscono un nutrimento che le riscalda troppo se sono dati
soli, se non sono aggiunte le bevande in quantit sufficiente e se
la temperatura troppo secca.
Troppo umidi gli alimenti indeboliscono e rilasciano, e predi
spongono ad alcune malattie; non convengono i cavalli dai quali
si richiede un lavoro energico e rapide corse.
In generale una buona regola d'igiene, l'unione o la mesco
lanza di alimenti secchi ed alimenti umidi.
Preparazione degli alimenti. Questa operazione ha per
iscopo di facilitare la somministrazione di alcune sostanze che i
Veterinaria.
12

178
cavalli non potrebbero ingerire nello stato naturale; di ren
dere alimentari delle sostanze che lo sono o poco o punto; di
comporre degli alimenti che per la loro facolt nutritiva ed il loro
stato sieno in rapporto coi bisogni dell' animale.
Molte sono le maniere per rendere pi alimentari le materie ve
getali. Colla divisione; mulini e schiacciatori dividono i grani e
li rendono d'unapi facile digestione e pi alibili. Trincia-paglia,
falci , taglia-radici ; tagliano i fieni , le paglie , le radici a piccoli
pezzi e li rendono molto pi facili a prendersi ai cavalli. Golia
cottura, la macerazione, e la germinazione; si ottengono gli stessi
risultati rammollendo il tessuto vegetale, facendo scoppiare la buc
cia o scorza dei grani, mettendo cos direttamente in rapporto le
materie assimilabili coi succhi digestivi. Alcuni alimenti gi per
loro natura molto nutritivi, i pomi di terra ed i grani p. es. sono
pi nutrienti quando, col mezzo del calore, si sono disorganizzate
le molecole della fecola; allora nessuna particella si sottrae al
l'azione delle forze digerenti. Colla mescolanza di sostanze ali
mentari differenti, si pu aumentare considerevolmente il valore
nutritivo di ciascuna e renderle tutte d' una pi facile Sommini
strazione. Aggiungasi un certo rammollimento ottenuto coll' acqua
delle materie dure e secche, e si avr composto un alimento fa
cile a distribuirsi ed eccellente. I cos detti pastoni, hanno tale
scopo pratico.
Un ultimo modo di preparazione degli alimenti la panizzazione;
questa operazione, per la divisione che rende necessaria delle so
stanze alimentari, per la loro mescolanza, per la loro fermentazione
ed infine per la loro cottura , pu rendere in certe circostanze ,
eminenti servigj.
Dei njezzi di preparazione degli alimenti che abbiamo qui pas
sati in rapida rivista, sar bene usarne con intelligenza, ma
non abusarne , specialmente pei cavalli che devono lavorare mol
to, e ci per la massima che: {a masticazione e l'insalivazione
sono condizioni essenziali, imposte dalla natura, per la buona
digestione degli alimenti. L'uso prolungato degli alimenti eotti
p. es. ha l'inconveniente di debilitare lo stomaco, di rendere sen
sibili i dnti, ed il cavallo pi molle e d' un minor appetito.
Volurne degli alimenti. Gli alimenti devono occupare un
certo volume , allo scopo di distendere , far lavorare ed eccitare
sufficientemente gli organi della digestione. Per alcuni cavalli, cui
si vogliono conservare forme svelte ed un ventre poco voluminoso,
gli alimenti devono avere poca massa. Si ' tentato di calcolare il
volume normale che devono presentare gli alimenti pel cavallo ;
e si ammesso che 100 parti di materie nutritive come dalla ta

179
bella a pag. 174, dovrebbero ripartirsi per giorno su un volume
di Om, 150 .per il cavallo d'attiraglio, e di Om,100 pel cavallo leggiero. Di questo parliamo solo a titolo di curiosit , perch noi
stimiamo essere impossibile nella pratica tenere questo calcolo,
poich il rapporto del volume degli alimenti alla materia nutritiva
che contengono, estremamente vario anche per la stessa sostanza,
secondo il suo stato di pressione e di divisione; basti dire che
un metro cubo di fieno pu pesare 30 chilogrammi , e se com
presso pu pesare fmo a 600 chilogrammi 1
Razione. La razione la quantit di alimenti che necessa
ria al cavallo nelle 24 ore. La razione sta, generalmente parlando,
in rapporto col peso del cavallo; per se il cavallo piccolo, la
razione necessaria in confronto pi forte. I chimici tedeschi am
mettono come razione di mantenimento, per ogni 100 chilogrammi di
peso vivo de! cavallo, 1. chilogr. a 1 e 1/2 d'alimenti, contenenti
circa 150 a 200 grammi di principj azetati e 850 a 1000 grana,
di principj carbonati. La razione pei giovani cavalli che sono
sai crescere , pu elevarsi fino al 10 per cento di pi. Cos un
un cavallo che pesa da 500 a 550 chilogrammi circa, ha bisogno
per una razione di lavoro, 1 chilogr. di materie azotate (plastiche),
corrispondenti a 160 gr. di azoto; e da 5 a 7 chilogr. di materie
carbonate (respiratorie) , corrispondenti a 3 chilogr. di carbonio.
Pel cavallo in riposo , si devono diminuire principalmente i
principj azotati. Per un cavallo che si vuol ingrassare , i limiti
sono l'appetito dell'animale e le condizioni igieniche d'una buona
digestione. La razione si pu elevare a pi del 6 per cento del
peso vivo in equivalente di fieno.
Del resto le quantit accennate non sono che medie. Tutti sanno
che i bisogni del cavallo variano non solo a seconda delle et e
dei sessi , ci che sarebbe facile a calcolarsi ; ma anche secondo
i temperamenti, le razze, la stagione calda o fredda, umida o secca; fl lavoro, il regime ecc.
I puledri maschi, esigono pi nutrimento che le puledre?
sembra che si.
E nelle cavalle, la gestazione e l'allattamento cangiano le con
dizioni di parit.
.,
Concludendo, non vi ha miglior regola di quella che insegna
l'esperienza e la pratica. Non si pu fare di meglio che seguire
il precetto degli Arabi: Quando acquisti un cavallo, studialo at
tentamente , dagli I' orzo progressivamente finch sii arrivato
alla quantit che il suo appetito esige. Un buon cavallero, dece
conoscere la misura d'orzo che conviene al suo cavallo, come la,
misura della polvere che conviene al suo schioppo.
,

180
Da noi non soltanto quando si d la razione per le pri
me volte ad un cavallo di nuovo acquisto, che bisogna fare questo
studio, ma tutte le volte che si cangia di nutrimento (p. es. di
fieno) , al principio d' ogni stagione , e specialmente quando si fa
cangiare paese e clima al cavallo.
Aggiungiamo che , nel determinare le razioni , importante di
trovare la misura conveniente e di andare piuttosto pi in l ,
che non restare al di qu di quello che necessario per nutrir
bene. Vi hanno minori inconvenienti a nutrire di pi , che a la
sciar soffrire la fame ai poveri cavalli.
Se si hanno Geni di diverse qualit, bisogna riservare i meno
buoni per le giornate in cui i cavalli lavorano meno. Si pu cos
diminuire la razione di materia assimilabile senza diminuire il
volume. I cavalli allora soffrono poco del cangiamento.
I passaggi dall'uno all'altro nutrimento devono essere fatti con
molta prudenza : ed evitare le alternative di abbondanza e di scar
sezza, che ponno dar luogo od alla pletora, od alla povert del
sangue. Niente di pi nocivo che quelle alternative.
certo che il nutrimento ha una certa influenza sulla taglia.
Se abbondante e ricco di principj nutritivi nell'et giovane,
porta il cavallo pi avanti nello sviluppo , e sembra pi presto
adulto: diventa pi alto, pi voluminoso, pi rotondo di forme.
I pascoli poveri ed un mediocre nutrimento nell'et fresca, produ
cono gli effetti contrarii. I foraggi poco ricchi in principj ali
mentari, sviluppano i visceri e lasciano le gambe sottili e gra
cili. Con buona biada il temperamento si fa sanguigno ; colle
radici e con roba umida e molle, il temperamento diventa lin
fatico.
Si cercato anche di formulare con cifre, il rapporto dell' ali
mento al prodotto in peso nello sviluppo dei giovani cavalli; ma
queste medie eziandio sono pi o meno attendibili. Ad ogni modo
un puledro che nasce del peso di circa Si chilogr. crescerebbe
ogni 24 oj;e: i chil. 04, durante l' allattamento ; 800 grammi
dai 3 ai 6 mesi ; 600 grammi dai 6 mesi a 2 anni ; 345 grammi
in media nel 3. anno.
' Somministrazione degli alimenti. Se la qualit e la quan
tit dei foraggi hanno molta importanza, non ne al certo senza
il modo e 1' ordine dei pasti. Date due pasti, datene quattro, da
tene sei ogni 24 ore , il risultato sar quasi lo stesso (a patto ,
bea inteso, che i cavalli consumino la stessa quantit di alimenti)
se voi osserverete le ore dei pasti. Ma qualunque sia il foraggio
dato, il vostro eavallo ne approfitter ben poco, se lo ingozzate
oggi di alimenti e lo lasciale soffrire domani, se ci date troppo da

\ '
181
mangiare al mattino e non abbastanza alla sera, se un giorno ci
offrite quattro pasti, e due nel giorno che segue. soltanto quando
il cavallo non aspetta pi nulla n da mangiare n da bere, che si
corica tranquillamente e che gode della quiete necessaria alla com
pleta assimilazione degli alimenti.
Le regole -per la somministrazione degli alimenti , che variano
secondo i 'regimi, si possono riassumere in queste quattro parole:
variet, tranquillit, regolarit e nettezza.
La necessit di variare gli alimenti la conseguenza della va
riet dei loro principj nutritivi ; il solo mezzo per fornire alla
macchina i materiali necessarj ai differenti suoi bisogni: esso sti
mola 1' appetito e previene il disgusto. Un alimento unico poco
favorevole, sopratutto se di solo grano o d'altra sostanza ricca.
La tranquillit buona durante il pasto, ed in seguito per la
digestione. Si avr dunque cura che il cavallo non sia seccato o
tormentato dai suoi vicini pi forti o pi avidi di lui. Ed ecco
che trapela il vantaggio della separazione delle mangiatoie e ra
strelliere. pure utile l'isolamento, la semi -oscurit, e la lonta
nanza da qualunque rumore.
La regolarit deve essere osservata nell'ordine e nel numero
dei pasti. Devesi avere provvigione conveniente perch 1' alimen
tazione sia uniforme nella quantit, sufficiente e variata. L' ordine
ed il numero dei pasti e la loro durata variano secondo la razza
e la destinazione del cavallo. Non bisogna per offrire un pasto,
se gli alimenti del pasto precedente non sono stati digeriti; la
loro durata sar pi lunga pei cavalli vecchi; sar pi corta per
gli alimenti di facile masticazione.
La nettezza, la pulizia nel foraggiare , nelle rastrelliere e nelle
mangiatoie essenziale , e perci seguitiamo a battere lo stesso
chiodo.
Non caricare troppo le rastrelliere, se no il cavallo si disgusta.
Se delicato sceglie le parti migliori e lascia le altre. Se un
ghiottone, si riempie troppo presto lo stomaco. Meglio dare poco
e spesso. perci che per rimettere un cavallo caduto in cattiva
condizione, ottima cosa di alimentarlo alla mano con una ma
nata di foraggio per volta.

182
Bevande. 1^' acqua.
I/ acqua, scrive il nostro amico D.r Mantegazza, il sangue del
nostro 'pianeta; raccolta nell'immenso cuore dell'oceano, evaporata
e portata sulle nubi, si raccoglie sui monti, da dove con perpetuo
circolo ridiscende ai mari per le vene dei fiumi. In questo moto
che una vera circolazione, l'acqua feconda la terra, diffonde
dovunque la vita; perch senza di essa non vi sarebbero piante,
non vi sarebbero animali.
Il corpo del cavallo , come il nostro , privato d'acqua per disseccamento , si riduce ad un terzo del suo peso ; il sangue con
tiene il 75 per cento d'acqua; ed il cavallo, come l'uomo, eliminan
done ogni giorno in gran copia, bisogna che ripari alle perdite
introducendone di nuova. Tutti gli alimenti, anche i pi secchi,
ne contengono; ma questa quantit non basta, ed il cavallo, come
l'uomo, bisogna che ne beva continuamente.
Snz' acqua , non digestione , non formazione di sangue , non
escrezioni. I fenomeni della vita pi misteriosi, avvengono per
soluzioni col mezzo dell'acqua, che cede de' suoi elementi per la
formazione di nuove combinazioni.
L'igiene deve insegnare a dar da bere al cavallo acqua buona;
la sete s'incarica di fargliene bere in quantit bastevole : altrimenti
sarebbe difficile di determinare la quantit d' acqua che ciascun
cavallo domanda ; poich dessa dipende dalla sua statura, dal suo
regime, dalla stagione ecc. Un cavallo pu bere in media da 20 a
30 litri d' acqua al giorno. Ma come dissimo, la sete la miglior
guida, a meno che il cavallo sia troppo alterato per l'esercizio o
pel caldo. Allora bisogner calmarci la sete a poco a poco e co
moderazione.
Lo studio dell'acqua, per l'importante ufficio che questo liquida
ha nella nutrizione , offre un grande interesse. Noi ' ci limiteremo
a dire che le qualit dell' acqua dipendono dalle sue propriet fi
siche e chimkhe.
Una buona acqua potabile deve essere limpida , incolora , ino
dora, aereata, di sapore fresco e penetrante; deve . sciogliere bene
il sapone e cuocere i legumi senza indurirli. Un'acqua eccellente,
scrive ancora il D.r Mantegazza, non deve contenere pi di cinque
diecimillesimi di materie fisse , pi d' un millesimo di solfato di
calce (gesso), pi di cinque diecimillesimi di bicarbonato calcico.
Deve essere priva di sostanze organiche. L'acqua per soddisfar

183
bene la sete, deve esser fresca, vale a dire, pel cavallo, d'una
temperatura tra ij) e 15 gradi sopra zero, alla quale sembra fre
sca d' estate e mite d' inverno. Se la temperatura dell' acqua
troppo bassa, se troppo fredda, ingerita nello stomaco, produce
nn raffreddamento in tutto il corpo del eavallo, i cui risultati
ponno esser funesti , arrestando istantaneamente le esalazioni na
turali. Qualche volta l' effetto immediato sullo stomaco o sulle
intestina tale, che vi tengono dietro fiere coliche. In tutti i casi
la bevanda fredda disturba la digestione , e l' uso continuato pro
duce a lungo andare cattive conseguenze.
Mezzi semplici ponno ovviare a queste conseguenze; in inverno,
o coll' offrire l'acqua appena estratta dal pozzo, o tenendola in
riserva in un luogo di temperatura conveniente, p. es. nell'interno
della scuderia, od aggiungendovi una piccola quantit d'acqua calda:
in estate, lasciandola per qualche ora esposta al sole , oppure se
non si .pu aspettare, agitandola il pi che sia possibile, mesco
landovi una piccola quantit di farina o di crusca.
Se al contrario l'acqua abitualmente tiepida o calda, cio al
disopra di + 15, allora produce effetti debilitanti, fa peso allo
stomaco, non soddisfa lasele, ritarda le digestioni, e finisce anche
per alterarle. Il meno che ne possa risultare un'atonia generale
che pone i cavalli fuori di condizione di poter resistere alle esi
genze del servizio.
Un po' di chimica; l'acqua pura composta di 2 volumi' d'idro
geno e di 1 volume d'ossigeno; ossia in peso di
88, 87 d'ossigeno
il, 13 d'idrogeno
100, 00
ed in virt della facolt che possiede di disciogliere i gaz , con
tiene una certa quantit d'aria. Ma l'acqua pura, purissima,' quale
l'acqua distillata, non potabile e non conviene alla digestione.
Dunque lasciamola al suo destino ed occupiamoci- delle acque na
turali, te sole che convengono per dar da bere ai cavalli.
- Esse furono classificate in quattro gruppi, secondo il loro grad
di purezza , lasciate da banda 1' acqua di mare e le acque mine
rali e termali: aequa di pioggia, acqua di fiume, acqua di sor
gente o di fontana, ed acqua di pozzo.
I/ acqua di pioggia, risulta dalla condensazione dei vapori
dell'atmosfera, ed perci, come quella che proviene dallo scio
gliersi delle nevi, sprovvista di materie saline ed avvicinantesi al
l'acqua distillata: ma non pura come questa, ed fortuna, per

184
che pi sapida e pi sana. Essa contiene disciolti dell' azoto-,
dell'ossigeno, dell'acido carbonico, dell'ammoniaca, e piccolissime
quantit d' acido nitrico. Per raccogliere l' acqua di pioggia, biso
gna evitare i tubi di piombo, la quale sostanza si discioglie in parte
e pu produrre un lento avvelenamento. Quando raccolta in ci
sterne appena costrutte, si carica d' una quantit straordinaria di
sali calcari che la rendono indigesta e torbida.
I/ accusi di fiume in prima acqua pluviale o di neve, ma
prima d'arrivare nel suo letto, ha dovuto percorrere un certo
tratto alla superficie del suolo, durante il quale ha disciolto tutto
ci che ha trovato di solubile sul suo passaggio. Lo stesso dicasi
dell'acgua di sorgente che prima di scaturire, ha penetrato attra
verso degli strati pi o meno densi di differenti terreni. La com
posizione di queste acque dipende adunque dalla natura delle roceie e dei terreni che hanno attraversato. Le acque sotterranee
hanno quasi tutte il difetto di non essere aereate. Le acque cor
renti in generale , attinto lungi dai grandi centri di popolazione ,
sono salubri e di facile digestione.
li' acqua di pozzo oltre il suo tragitto attraverso i terreni,
rimane anche per qualche tempo in un mezzo che le fornisce -co
stantemente dei sali da sciogliere. Pu essere quindi salata, selnitosa (troppo ricca di sali di calce e di gesso) , imbrattata da
materie organiche. Ma pu anche essere benissimo, meno impura
dell'acqua di sorgente, e quest'ultima meno impura, dell'acqua di
fiume.
In generale le acque dei pozzi ordinari delle grandi citt, di
Milano p. es., non sono molto buone, ed i pozzi neri, le fosse da
letame, le osine degli animati assorbite dal snolo delle stalle mal
costrutte, compromettono la composizione dell' acqua , massime
dove le case e le scuderie sono molto addensate, e dove i serbato]
degli escrementi umani od animali son troppo vicini ai serbatoj
dell' acqua. Allora l' acqua contiene molto sal marino, molti nitrati
e molte materie organiche, prova sicura, dice il Mantegazza, che
gli escrementi e la bevanda son venuti a troppo amichevole am
plesso , e questa vien resa impura, disaggradevole e malsana. Ad
ottenere un'acqua potabile migliore, si hanno i pozzi trivellati o
profondi , che vanno a cercare acqua da fonte pi pura (dal se
condo aquitrino) e che per canali a pareti impervie condotta
isolata ed incontaminata dai fetidi prodotti dalla vita animale ,
alla superficie. I pozzi neri , le fosse da letame , i serbatoj delle
orine , ed il suolo delle scuderie devono essere , lo abbiam gi
detto altrove, a pareti ed a fondo impermeabili.
11 valore delle acque potabili non in rapporto col loro grado

185 di purezza, ed un errore il credere che siano tanto pi buone


quanto meno contengono di sali. Gli animali alimentati con so
stanze povere di calce, aumentano istintivamente le loro bevande.
11 difetto di sali calcari fa rammollire le ossa.
L'acqua leggiera, che contiene in dissoluzione una certa pro
porzione d'aria molto ossigenata, piccolissime quantit di bicar
bonato di calce e dei cloruri alcalini, qualche piccola traccia di
solfato di calce e di magnesia, e qualche cloruro di questi metalli,
facilmente digeribile ed la pi conveniente ai cavalli, e quella
che preferiscono.
Le acque crude o dure invece , contengono poco o punto di
aria, ed una proporzione troppo abbondante di sali, troppo gesso
e troppa calce; producono un senso di peso allo stomaco e non
sono quindi convenienti per 1' alimentazione.
Non parliamo delle acque stagnanti, di paludi e di fossati comech insalubri per ordinaria bevanda dei cavalli.
Prima di lasciare l'argomento dell'acqua,, vogliamo ridire del
l'importanza che essa ha nella economia animale e dell'impor
tanza quindi di metterne in modo opportuno ed in quantit suf
ficiente a disposizione dei cavalli , che lo stato di domesticit ha
posto in condizione da non potere andare a cercarsene. Una ben
intesa igiene deve vegliare a che i cavalli non abbiano da soffrire
la sete. Il turbamento che non mancherebbe di aver luogo sulla
loro salute, non potrebbe che compromettere seriamente la loro
esistenza stessa.
Dopo la quantit sufficiente e la buona qualit dell'acqua, di tutte
le precauzioni che presiedono alla distribuzione della bevanda ,
quella che predomina la regolarit. Il servizio deve essere dispo
sto in guisa che l'ora dell'abbeverata non sia ritardata ; ed sotto
questo punto di vista che sarebbe a desiderarsi che le cose sieno
disposte in modo che i cavalli avessero costantemente acqua a
loro disposizione. Allora potrebbero soddisfare il loro bisogno di
bere man mano ch'esso si fa sentire. Non vi sarebbe pi il ti
more degli accidenti cagionati molto spesso dall'ingestione dell'ac
qua, e che nel maggior numero dei casi sono dovuti a ci, che
arsi da una sete troppo viva, i cavalli bevono in una sol volta
acqua al di l del reale bisogno. Le indigestioni d'acqua sono la
ordinaria conseguenza di questo fatto; ed in ogni caso meglio
rinnovare le perdite dell'economia animale a misura che si pro
ducono ; perci che preferibile, nell' interesse della salute , di
distribuire le bevande il pi sovente possibile.
Si molte volte messa in campo la quistione di sapere se
preferibile abbeverare i cavalli prima o dopo il pasto d'alimenti

- 186
solidi. Teorie pi o meno ingegnose sono state messe innanzi al
l'appoggio di ciascuno dei due modi di procedere. Se si considera
la missione dell'acqua solo pel suo assorbimento diretto, chiaro
che il momento della sua ingestione quasi indifferente: ma se
si pon mente alla sua influenza sulla digestione hello stomaco e
sull'assorbimento delle sostanze alimentari che ne risultano, la que
stione cangia d'aspetto : facile allora riconoscere come pi ra
zionale di non far bere i cavalli che alla fine del pasto, quando non
si possa mantenere costantemente a loro disposizione dell' acqua
durante il pasto medesimo.

Condimenti. Sale di Cnciiia.

Il sale di cucina, detto anche tal comune, sii marino, -e dai


chimici cloruro dt odio uno fra i corpi pi anticamente co
nosciuti, e di cui la provvida natura ci ha forniti in abbondanza.
Columella, Virgilio nelle Georgiche, Plutarco, Aristotile, ed altri
antichi sommi, lasciarono scritto sui vantaggi che I' uso del sale
arreca nella nutrizione degli animali.
Esso entra a far parte dei tessuti, dei liquidi del corpo, motivo
per cui molto utile la sua introduzione nell'alimento del cavallo.
Studiando famigliarmente l'animale, si pu riconoscere e giudicare
con quale avidit esso preferisce e cerca le sostanze alimentari
nelle quali predomina il sapore zuccherino od il gusto salato, od
anche quelle impregnate di nitro naturale o di sali fissi alcalini,
il cui effetto di provocare una abbondante secrezione di saliva.
I cavalli ai quali sono offerte queste sostanze, sole o combi
nate alla massa dei loro alimenti , mangiano pi di quello che
avrebbero mangiato senza di esse ; masticano meglio i foraggi che
ne sono impregnati , ed anche per quest' ultima circostanza , si
umettano con una pi grande quantit di saliva.
La saliva cos, salata leggermente, eccita la sensibilit di tutte
le parti della bocca, e le papille del gusto ne provano una gra
dita impressione; ed ecco perch i cavalli cercano di leccare gli
oggetti salati quasi per istinto.
Il sale, sciolto nella saliva e molto diviso, perviene nello sto
maco, ed agisce sulle pareti di questo viscere , come aveva fatto
su quelle della bocca ; ma in ragione della sua grande diluzione ,
lo fa proporzionatamente alla sensibilit di queste parti. Ne risulta
una pi attiva secrezione del succo gastrico, una maggiore attivit

187
del ventricolo, ed in seguito anche del tubo intestinale. Gli alimenti
vengono meglio impastati e disciolti, ed il sale contribuisce a ren
dere migliore la digestione e pi facile la trasformazione in chimo
degli alimenti stessi. Passa poi il sale nel torrente circolatorio,
aumenta i glpbelti rossi del sangue, eccita con molta attivit gli
atti intimi dell'assimilazione e diminuisce la quantit d'acqua 'che
circola nella rete dei vasi. Col sangue penetra nella sostanza
delle earni e delle ossa, di cui entra nella composizione e che
rende pi solide. Nelle cavalle che allattano aumenta la secrezione
del latte e lo rende pi1 nutritivo , con grande vantaggio per lo
sviluppo e la salute del puledrino poppante.
I cavalli cui viene somministrato il sale, hanno generalmente
una salute pi buona e sfuggono pi facilmente degli altri alle
malattie numerose cui vanno soggetti. Prendono miglior appetito,
hanno il pelo pi brillante, pi liscio, pi fino, ed un aspetto ge
nerale pi bello: hanno maggiore vivacit nelle loro facolt, mag
gior robustezza, maggior forza, pi leggerezza: si mantengono
meglio e presentano tutti gli indizii di una salute ottima.
II sale inoltre amministrato regolarmente ai cavalli, li libera da
alcune affezioni che risultano da digestioni mal compiute, special
mente quando furono nutriti con foraggi di .qualit cattiva; li
preserva dalle malattie verminose, e scaccia i nemici parassiti dal
le pareti intestinali, e dal fegato.
Il cloruro di sodio sciolto nell'acqua impiegato con vantaggio
per preservare i foraggi da una fermentazione troppo forte che li
annerisce, e che comunica loro un odore e sapore disaggradevoli.
Sparso poi sui foraggi, in polvere o sciolto nell'acqua, oltre a ren
derli pi graditi ai cavalli, che li preferiscono allora a quelli di
qualit superiore, stato anche osservato che questo un ottimo
mezzo per far loro mangiare quelli di qualit mediocre, e cresciuti
in luoghi umidi e paludosi.
Dosi alle quali al pu dare II ale.

Procurando

di

studiare fmo a qual punto l' istinto d'un cavallo lo porta a ricer
care il sale, non si pu intanto che seguire ci che l'esperienza ha
insegnato pel maggior numero, per determinarne la dose, la quale
varia secondo il clima, le localit , il genere" di nutrimento e le
razze dei cavalli.
In Inghilterra la razione del sale per giorno e per "cavallo di
grammi 170. Nel Belgio di grammi 32. In Francia di gram
mi 30.
Noi consigliamo di darne da 20 a 30 grammi per giorno ed al
meno, almeno due volte la settimana, nella dose di 50 a 60 gr.
Modi di amministrare II sale. Varii sono i modi di imi

188
ministrare il sale ai cavalli. II pi facile quello di mescolarlo
cogli alimenti: o mettendolo nella crusca, o nell'avena, od umet
tando il fieno con acqua satura di sale, sia nel tempo stesso che
si d il foraggio, sia qualche ora prima.
La pratica di darlo sciolto nell' acqua da bere , n facile , n
comoda ; e poi non si ha pi il vantaggio di eccitare la secrezione
della saliva, e presto l'acqua salata scappa dallo stomaco, ed'arriva nelle intestina troppo satura e vi esercita sulle loro mem
brane una azione troppo forte ed irritante.
Non abbiamo gi detto, ma tutti lo sanno, che il sal di cucina
od raccolto col prosciugamento dell'acqua del mare, oppure si
trova in alcune localit bell' e preparato nelle roccie. Il primo si
chiama pi propriamente sai marino ; il secondo detto sai gem
ma, ed cristallizzato in grossi e duri pezzi. Or bene si pu am
ministrare il sale in modo che i cavalli lo lecchino e lo sciolgano
a volont coll'umor salivate. Quando per ci fare si vuol adope
rare il sale di mare, si pone in sacchetti di tela a tessuto rado ;
quindi sono questi umettati con acqua e collocati in modo che
sieno leccati dai cavalli, i quali n prendono cos quella quantit
che necessaria ai loro bisogni. E quando si ha o si procu
rato del sai gemma, si usa di metterne dei pezzi nella mangia
toia a disposizipne, che leccato nell'istesso modo.
Questo modo di amministrare il sale molto conveniente pei
cavalli che hanno o che tendono ad avere il vizio di leccare gli
oggetti, di mangiare le coperte, e quindi una grande disposizione
a contrarre il vizio del tiro.
Quando i cavalli ed i puledri sono continuamente al pascolo, al
verde in libert , come faremo noi ad amministrarci il sale?
allora indispensabile di riunirli nelle stalle, in certi giorni, per
far ci. Questi animali costumati ad un nutrimento simpatico, che
hanno in abbondanza, non appetirebbero che fnediocremente de
gli alimenti secchi, quantunque salati; noi crediamo che in que
sto caso, per arrivare pi facilmente allo scopo, sarebbe bene
dare il sale sugli alimenti verdi. Cosi, si potrebbe far tagliare una
quantit sufficiente d'erba, inaffiarla di sale polverizzato, o d'acqua
salata, e presentarcela quando ne sia impregnata, vale a dire dalla
sera alla mattina.
Un altro modo d'amministrare il sale, di farne un sacchetto
di forma cilindrica, mescolato con crusca o qualche altra sostanza
vegetale in polvere. Questo sacchetto si mette nella bocca a guisa
d'un canone di morso fissato ad una testiera o ali un bridone; il
cavallo mastica il pacchetto, e ne succhia il sale col mezzo della
saliva ; questa non lo scioglie che a poco a poco, di modo che si

- 189 fa una grande secrezione di questo liquido. Questo modo ottimo


nei casi d'inappetenza prodotta dalla fatica o per delicatezza d'or
ganizzazione.
In alcune circostanze si offrono al cavallo altri condimenti, che
si danno uniti al sale, od anche soli ; quali le polveri amare di
genziana, assenzio, ferro, castagne d'India, ghiande, ecc., che con
vengono specialmente nei casi di debolezza dello stomaco,, d'im
perfezioni nella digestione, o disposizione ai vermi; si uniscono
al sale ed agli alimenti anche altre polveri (che sono gli alimenti
nervosi del cavallo) quali la camomilla, la matricaria, le foglie
od i fiori d'arancio, la salvia, il calamo aromatico, il pepe, il gi
nepro, lo zenzero, oppure il ino, il cedro, la irra. semplici od
aromatizzati.
Anche il solfato di soda, e perfino il nitro, vengono considerati
da alcuni come condimenti. Ma il primo piuttosto un purgativo,
il secondo un sale diuretico.
Il miele, il melasso, e l'ossimiele invece convengono come con
dimenti di alcune sostanze alimentari ed in alcuni speciali casi.

UNA PAROLA SUI PRINCIPALI GRANI E FORAGGI IMPIEGATI PII)'


COMUNEMENTE t-ER L' ALIMENTAZIONE DEL CAVALLO.

Dopo ci che abbiam detto sui principj generali che devono


reggere l' alimentazione del cavallo, e delle principali norme'per la
somministrazione degli alimenti, ci sembra possa essere utile lo
spendere qualche parola intorno a ciascuno dei foraggi pi usitati.
E cominciando dai grani dei cereali , diremo che essi racchiu
dono due ordini di principj egualmente neutri, gli uni non azotati,
quali l'amido, la destrina, lo zuccherosa sostanza cellulosa, le ma
terie grasse, ecc.; e gli altri azotati, come l'albumina, la fibrina,
la caseina e la gluteina , il cui assieme costituisce un corpo della
consistenza della colla ed elastico , chiamato glutine. I grani dei
cereali racchiudono inoltre dell' acqua e dei sali alcalini o terrosi.

L'avena o biada da cavallo, cereale notissimo, che per crescere


ha pi bisogno di bel tempo che di buon campo, perch si nutre
e cresce in qualunque terreno, purch sia favorevole la stagione;

190
che con 3 o 4 ettolitri di semente , rende da 20 a 60 ettolitri di
biada e fmo a 3000 chilogrammi di paglia, per essere buona, il sua
grano sar piuttosto grosso, lucente, secco e pesante, cio del peso
di 44 a 48 chilogrammi per ogni 100 litri.
Il colore poco monta che sia giallastro o moretto, perch le
due qualit di biada ponno essere egualmente buone, quando ab
biano gli altri requisiti.
V'ha dell'avena in commercio che pesa appena 30 chilogrammi,
imbrattata di terra, di polvere, sporca di veccia, di semi di pa
pavero ecc; piccola, rugosa, con cattivo odore e colore; bagnata
od umida per renderla pi pesante, frode che si scopre facilmeute
perch allora , muta, e non scorrevole fra te mani. Se ne prende
una manata, la si pesa, la si fa seccare e poi si pesa di nuovo.
L' acqua se ne andata cos, ed il peso diminuito d' assai.
Alcuni asseriscono che ci vogliono 250 parti di fieno per nu
trire quanto 100 d' avena, altri opinano che ne bastino 125.
L'avena, che si coltiva quasi dappertutto in Europa, formata
di due parti : una buccia o scorza od inviluppo legnoso, sottile ,
nericcio o gialliccio, che contiene, dicono, una materia resinosa ed
un principio aromatico che fa ricordare quello della vainiglia :
ed una mandorla farinacea , che separata dalla scorza, costituisce
ci che si chiama granello della biada.
Nell'avena di prima qualit vi sarebbero, secondo Payen, per 100:
Amido e destrina
Materie azotate
Materie grasse
Parti legnose
Materie minerali .

. . . 68.
14.
6,
7.
. ... . 3.

75
39
55
06
25

Notiamo che la silice, l'acido fosforico, la potassa e la soda


formano la quasi totalit delle materie minerali dell'avena.
Secondo Boussingault l'avena avrebbe la seguente composizione
chimica :
Amido e destrina '........ ,61. 50
Materie azotate (Glutine ed albumina) . 11. 90
Materie grasse
-.',.. 5. 50
Parti legnose e cellulose ...... 4. 10
Materie minerali
3. 00
Acqua ....'. .
14. 00

191
L'avena sotto un volume molto pi piccolo, nutriente presso
a poco quanto il doppio del fieno. il nutrimento del cavallo
per eccellenza, di cui esso pi avido ; che non lo nutre soltanto
ma che gli d molto ardore , brio , vivacit. La salute e le belle
qualit del cavallo, stanno nel sacco della biada.
Non date l'avena verde, non ben stagionata ai cavalli perche
leggermente purgativa , difficile a digerirsi e poco nutriente ;
sembra resistere ail" azione dello stomaco ed indebolisce il ca
vallo al punto di farlo traspirare prontamente ed abbondante
mente durante il lavoro, e poi produce facilmente in essi cattive
digestioni, coliche e meteorizzazioni, e vagliatela, scuotetela, puli
tela ben bene prima di darla, per far sortire tutta la polvere e le
materie estranee.
Ai cavalli si d naturale in grani. Per, schiacciala, pi nu
triente, ma meno eccitante. Vi vantaggio a schiacciarla quando
si d alle cavalle fattrici o che allattano, ai puledri, ed ai cavalli
che si vogliono ingrassare. La si schiaccia facendola passare fram
mezzo a due cilindri di ferro. Bagnata, macerata o cotta, conviene
pure negli stessi casi.
Qualche volta si distribuisce l'avena ai cavalli, mista a paglia
tagliala a piccoli pezzi; questa miscela buona per quelli clie a
cagione della loro ingordigia, la mangiano troppo in fretta e non
la masticano e non la insalivano abbastanza. La paglia trita che vi
frammezzo, li costringe a masticarla a dovere.
La razione dell' avena dipende dal lavoro che fanno i cavalli.
Quelli che lavorano poco o di passo sono ben nutriti con 6 ad 8
litri d'avena per giorno; e cavalli che lavorano molto, al trotto,
al galoppo, ne ponno, mangiare da 20 a 25 litri. meglio adottare
la razione a peso e non a misura , perch vi minor differenza
fra I chilogrammo di avena scadente ed 1 chilogrammo di buona,
che tra i litro ed 1 litro delle dette diverse qualit; se cat
tiva, pi leggiera, e per fare un dato peso ce ne vuole di pi.
Per regola generale due litri di buona avena pesano un chilo
grammo.

Orzo.

L' orzo , che si crede originario della Russia , coltivato nella


maggior parte del globo.

192
La sua composizione chimica, secondo Boussingault, la seguente :
Amido e destrina , ... . . 63. 70
Glutine ed albumina
13. 40
Materie grasse
2. 80
Cellulosa
2. 60
Sali .......... 4. 50
Acqua
13. 00
Totale

100. 00

L'orzo pesa circa 68 chilogrammi per ettolitro : assai con


veniente alla specie equina, e costituisce il principale alimento dei
cavalli arabi. Anche in Ispagna entra in gran parte nella giorna
liera razione del cavallo : e la sua preferenza in queste regioni
calde si attribuisce alla propriet che possiede in alto grado di
nutrire e di rinfrescare. Vantaggiosissimo risulta altres nelle re
gioni temperate , osservando per nella sua misura le opportune
varianti. Da noi lo si usa comunemente allo scopo di rinfrescare
e serve, specialmente cotto nell'acqua, pel sostentamento dei cavalli
affetti da corizza, angina, pneumonite, ecc. Il 'consumo quindi non
in grande proporzione ; d'altronde 1' agricoltura nostrale ci ap
presta per l'ordinaria alimentazione di questi quadrupedi , ed in
buona copia, elementi di maggior pregio e pi confacenti alla co
stituzione degli equini indigeni, ed alle condizioni speciali di loca
lit e di lavoro. Vogliamo per del cereale in discorso e della
sua decozione raccomandarne il frequente uso, segnatamente ogni
qualvolta si presentino le surriferite indicazioni.
L'orzo dev'essere mondo da sozzurre, compatt, pesante, pieno
e con superficie liscia. Pu degenerare, fermentare, subire avaj-e
diverse, e facilmente riconoscibili; ed allora' come ognun vede,
. torna nocivo. Una mistura salubre quella formata d' orzo e
di paglia trita di frumento o d'avena. Abbiasi avvertenza nel
l'uso di questo cereale" di non porgerlo tosto che si data la be
vanda ; n questa deve succedere immediatamente alla distribu
zione di esso.fNon se ne dia molto in un sol pasto, ma lo si som
ministri a riprese in proporzionata misura.

193
Segale.
Nell'America del Nord, a segale data come grano ai cavalli.
Per tale scopo, la si schiaccia grossolanamente, la si mescola alla
paglia trita bagnata prima d'acqua. In questo modo, tutta la massa
bene incorporata, e la masticazione si compie si bene che nulla
perduto. La condizione dei cavalli della Pensilvania , che sono
per lo pi nutriti in questa maniera, prova che il metodo buono.
Anche in Germania si d la segale, e spesso sotto forma di pane,
{atto con tutto, farina e crusca. Non rado vedere in Germania
ed in Olanda, i postiglioni dividere il pane di segale coi loro ca
valli.
Da noi la segale si d comunemente cotta, e si anche esa
gerata la nutriti vit di essa. Per si deve riconoscere che la cot
tura la rende pi digeribile, ma insieme anche che questo modo
di nutrire il cavallo, reso abituale, sembra essere poco favorevole.
La farina di segale eccellente, mescolata coll' acqua per dar
da bere in bianco ai cavalli.
La composizione chimica della segale, secondo Boussingault, sa
rebbe per 100 :
Amido e destrina . . 67. 50
Glutine ed albumina . 9. 00
Materie grasse ... 2. 00
Cellulosa'
3. 00
Sali ....... 1. 90
Acqua
16. 60

Semi di lino
o fingerne.
'
(Linosa).

Questo grano d'una pianta tessile molto conosciuta, piccolo,


ovale, compresso, liscio e lucente, di color pulce, inodoro e d' un
sapore mucilaginoso. I semi, di lino sono formati d'una buccia sot
tile, membranosa, molto ricca di mucilagine , ohe rappresenta un
quinto del peso di ciascun grano; e d'una mandorla bianca, oleosa,
che forma circa i quattro quinti della massa del grano.

Veterinaria.

13

194
In seguito a numerose ricerche dei chimici, si trovato che il
linseme racchiude i principj seguenti: 1.* della mucilagine, con
tenuta specialmente nella scorza e formante circa 15 a 16 per 100
della massa totale del grano ; 2.* un olio grasso, contenuto nella man
dorla e la cui proporzione sarebbe da 34 a 36 per 100 sul peso
del seme intiero; 3. un principio oleo-resinoso la cui quantit non
ancora ben conosciuta, e che la causa dell'odore e del sapore
speciali ; 4. diversi principj solubili od insolubili nell'acqua , il
cui peso sarebbe del 30 per 100 circa ; 5." per ultimo, dei sali
terrosi od alcalini che formano 5 a 6 per 100 di ceneri, se si
bruciano i semi di lino.
I semi di lino in piccola quantit , sia intieri , sia schiacciati ,
sia crudi o cotti, sono dati qualche volta ai cavalli. Sono eccel
lenti per quelli che hanno la tosse , od irritazione alle intestina,
reni, vescica ed uretra, e rendono la pelle morbida e lucente. Ma
allora meglio darli cotti in un beverone di crusca, cui si pu
aggiungere del miele o dello zucchero grasso,
Panello di llnseme (detto anche Sansa, Stiacciata). I residui
della fabbricazione dell'olio di lino, ridotti in focaccie, quali si trovano
nel commercio, convengono per alimento ai cavalli specialmente pel
loro basso prezzo. I grani di linseme racchiudono una proporzione
considerevole di materia azotata analoga, alla caseina del latte ;
il residuo che sorte dal torchio ha ritenuto quasi in totalit que
sta materia; gli animali vi trovano inoltre 10 a 12 per 100 di
materia grassa, e dei fosfati terrosi.
II panello macinato ed incorporato cogli alimenti bolliti, quando
questi non sieno molto sostanziosi e si eompongano principalmente
od intieramente di radici, - pi fortificante che la farina di biada.
Uno o due chilogrammi al giorno , dati per razione ordinaria ,
rendono il pelo lucido ; ma i cavalli -se ne stufano presto.

Frumento. Crusca di Frumento.


Il frumento, che ha una s gran parte nell'alimentazione del
l'uomo, panificato, ha nessuna importanza noll' alimentazione del
cavallo. Prima pel suo prezzo elevato, ed in seguito perch, quan
tunque i cavalli lo mangino avidamente, pure riconosciuto
dalla pratica, che fermenta nelle intestina e produce delle coliche.
In tutti i modi, se la necessit costringesse ad amministrare que
sto grano al cavallo , bisognerebbe incominciare col darne ben
poco, aumentare gradatamente, e non mai sorpassare la quantit

- 195 di due chilogrammi per giorno. In ogni caso non va mai dato solo,
ma mescolato colla paglia trita per diriderlo ed ottenere una ma
sticazione completa.
La crusca di frumento invece molto adoperata nelle scu
derie delle citt. Essa il prodotto della macinazione e dell' abburrattamento del frumento. Ve n'ha di grossa e di fina ; di molto
abburattata che contiene poca farina, e di quella che ne contiene
in discreta quantit. Considerata per un pezzo come una materia
legnosa ed inerte, la crusca sembra invece ricca quanto il fru
mento intiero in principj utili. Risulta infatti da ricerche di
diversi chimici francesi e tedeschi, che questo prodotto racchiude
u gran numero di principj solubili, come vedesi nella seguente
analisi del chimico Millon :
Amido e destriiia . . 65. 50
Glutine ed albumina . 11. 90
Materie grasse ... 5. 50
Cellulosa
4. 10
Sali
3. 00
Acqua
14. 00
100. 00

La buona crusca sana e fresca, deve pesare all'ettolitro da 17 a


20 chilogrammi.
La crusca si d di rado allo stato secco ; ma quando si ammi
nistrano le fave o le favelle , vi si aggiunge un po' di crusca
asciutta perch il cavallo le mastichi meglio e per correggere la
tendenza che quei legumi hanno a rendere costipato il ventre.
I pastoni, o semolate, o beveroni (mashs, degli Inglesi, barbottages dei Francesi) di crusca di frumento formano il principale nu
trimento dei cavalli ammalati. Rilasciano le intestina , e tengono
rinfrescato il cavallo. Le semolate di crusca si danno fredde o
calde. Le fredde son fatte coll'acqua fredda, con tant'acqua quanta
ne assorbe la crusca. Le calde son fatte coll'acqua bollente, e dopo
avervi versata l'acqua sopra, si copre il secchio finch il pastone
sia abbastanza raffreddato perch il cavallo le .possa mangiare. Vi
sono dei cavalli ch* rifiutano i pastoni ed amano meglio la cru
sca secca. Allorquando i cavalli non mangiano ordinariamente
che fieno, avena e fave, una buona abitudine quella di dare una
volt^ la settimana, per esempio la Domenica, un buon pastone
di un mezzo secchio di scuderia. Questa profonda rilascia dolce
mente le intestina in modo da far bene, e le sbarazza del superflua

19G
che le ostruisce. Detta abitudine torna inutile quando i cavalli sono
al verde o mangiano alimenti cotti.
Quando i cavalli sono in forte condizione per salute e nutri
zione, e che i loro intestini sono costipati, i beveroni di crusca
tornano vantaggiosissimi.
La crusca non deve darsi abitualmente come foraggio, perch
un nutrimento che amministrato solo non abbastanza sostan
zioso ed poi rilasciante.

Grano turco o Formentone.


. il grano torco o formentone, detto anche melicene o granoSiciliano (mais) , offre diverse variet che si distinguono special
mente pel colore, giallo, bianco, rosso, violetto, ecc. Questi grani
sono rotondi irregolarmente, grossi cme un pisello, molto duri
ed immediatamente attaccati ad una spiga voluminosa, dtta pan
nocchia.
La composizione chimica del grano turco la seguente:
Amido e destrina . . 76. 00
Glutine ed albumina . 7. 50
Materie grasse ... 0. 50
Cellulosa
0. 90
Sali
0. 50
Acqua
i 4. 60
100. 00
Quantunque in alcune contrade dell' America (1' abbiamo vista
nella recente spedizione dei Francesi al Messico), si dia questo grano
ai cavalli, come da noi l'avena, pure noi abbiamo osservato che
esso produce imbarazzi allo stomaco, debolezza della digestione,
flatulenze, leggiere coliche, e generale mollezza nel cavallo, che
suda poi al mnimo esercizio.
Se ne pu tentare l'uso quando vi sia straordinaria scarsit di
avena e conseguente carezza, ed il grano turco sia a basso prezzo.
Ma pei cavalli che devono trottare poco conveniente. Pu darsi
ai cavalli che lavorano al passo; meglio cotto e misto con paglia
trita.

197
Faveti o Fava cavallina, o da Biada.
La favella, o favarella, o fava cavallina, muletta o da biada,
(Vieto faba minar. Fverolt de' francesi) costituisce un buon ali
mento pei cavalli; molto nutriente e stimola l'energia. E eccel
lente pei cavalli da corsa, di lasso e per gli stalloni.
preferibile la favetta rotonda a quella piatta; deve essere
stagionata, dolce e sana ; le favelle fresche sono indigeste e pro
ducono coliche. Quando sono stale mal raccolte , o quando
sono umide ed ammuffite all'esterno, quantunque buone di dentro,
i cavalli le rifiutano. Quelle molto vecchie, sono spesso bucherel
late da insetti che distruggono una gran parte della farina e la
vitalit della parte restante : qualche volta il danno recatoci da
gli insetti si forte che la favella si trova inferamente scavata
e vuotata; allora essa leggera, friabile ed amara. Quando le favette sono in questo stalo, non ponno essere date senza pericolo,
ed i cavalli assolutamente non ne vogliono sapere.
Le favelle si danno in piccole quantil , mescolate all' avena.
Un litro di favetle una razione pi che sufficiente ; non bisogna
continuarne l'uso troppo a lungo, non essendo veramente utile que
sto alimento che allorquando i cavalli lavorano molto; e perch
in generale dispongono alla costipazione di venire, ed alla pletora.
Le favelle pesano circa 78 chilogrammi per ettolitro; la loro
composizione chimica come segue :
Amido, zucchero od analoghi . 46. 70
Albumina, principj azotati . . 31. 90
Materie grasse
2. 00
Sali
. .
3. 00
Parte legnosa
3. 90
Acqua . . .
12. 50
100. 00
Le favelte dunque danno vigore, e secondo l'espressione vol
gare, stanno in corpo, stanno nel ventre, ed il cavallo pu andar
lontano, senz'essere s tosto svuotalo. Convengono pi, ai cavalli
vecchi che ai giovani. una buona regola di infrangerle.
Vi sono dei cavalli che rifiutano le favelle perch non le cono*

198 scono. Mangiano l'avena e le lasciano in disparte. Non sembra


che sia per avversione, perch una volta che le hanno gustate,
ne mangiano quanto gli altri cavalli. Epper ci vuole sovente
qualche tempo prima che abbian fatto la scoperta che sono un
buon alimento. Vi sono diversi modi per insegnare ad un cavallo
a mangiarle : prima, lasciarlo digiunare una buona ora al di l di
quella fissata pel suo pasto, e darci poi una mezza razione di favette, senza l'avena. Se non vuole gustarle, gli si danno le favette infrante ed un po' umide, polverizzate con farina di segale o
d'avena, in quantit sufficiente affmch le fave abbiano un'appa
renza bianca. Se ci non basta ancora, mettete un altro cavallo a
lato di quello che deve imparare a mangiarle, e questo nuovo ar
rivato, in specie se ha fame, insegner fm dalla prima lezione al suo
ignorante vicino che un grano buono a mangiarsi. Se non
si riesce con quest' ultimo mezzo, non sappiamo pi cosa pro
porre.

Fieno.
11 fieno non altro che l'erba falciata, seccata e conservata per
fornire la provvista di foraggio per gli animali; esso pu essere
tirato dalle praterie naturali od artificiali, asciutte od irrigue.
11 fieno dei prati naturali costituisce un nutrimento variato, pi
sostanzioso, pi tonico dell'erba verde e fresca; contiene meno
acqua di vegetazione ed pi aromatico. Cento chilogrammi d'erba
fresca non producono che venticinque chilogrammi di fieno." '
II fieno conviene in larga quantit particolarmente ai cavalli
destinati ai lavori che esigono un considerevole dispendio di forze
muscolari, che devono provare grandi perdite giornaliere e da cui
non si esigono rapide andature. Non occorre dire che a questo
alimento deve associarsi una proporzionata quantit di grano.
Vi ha una certa classe di cavalli a cui il fieno deve essere dato
in quantit molto ristrette. I cavalli da sella, da corsa, di caval
leria leggiera, i cavalli di lusso, da phaeton, sono di questa cate
goria. Per questi cavalli vantaggioso sostituire alla soverchia
quantit di fieno, molta avena, che nel mentre procura dell'energia,
si oppone allo sviluppo esagerato e deforme del ventre.
Che il fieno debba accordarsi in piuttosto grande quantit ai
cavalli da traino pesante, chiaro; perch in questi, la massa
del corpo deve fino ad un certo punto aggiungersi alla potenza
muscolare, per ajutarla a vincere le resistenze dei pesi da tirare.

199Ormai a tatti noto che l'abuso del fieno dispone alla bolsag
gine, e la determina anche in molli casi. La permanente pressione
dello stomaco e della massa delle intestina distese da 11' eccedente
volume di fieno sul diafragma , specialmente durante le andature
rapide, facilita la rottura delle vescichette aeree, e ne consegue
fatalmente l'enfisema polmonare. Ad ogni modo, l'abuso del fieno
rende i cavalli pesanti , gran mangiatori , e favorisce 1' esagerato
sviluppo del ventre. inutile aggiungere quanto sia grande que
sto inconveniente pei cavalli leggieri, ohe devono percorrere grandi
distanze in un dato tempo , cos come pei cavalli di cavalleria
chiamati a sopportare pi o meno grandi privazioni in campagna
e che devono portarsi da un punto ad un altro il pi rapida
mente possibile.
Le erbe che entrano a far parte della composizione del fieno
sono alimentari a differenti gradi, secondonch sono state tagliate
ad un epoca pi o meno vicina alla fioritura , e poi secondo la
loro intima composizione; tagliate troppo presto esse sono acquose
e danno un foraggio poco ricco in principj nutritivi ed aromatici ;
tagliate troppo tardi, sono secche, fibrose, inerti e poo sostanziose,
come le paglie della maggior parte dei cereali. Secondo la loro
natura, constatato che pi le erbe contengono materie solubili ,
e pi cedono principj assimilabili ai vasi chiliferi.
Le analisi chimiche offrono un grande interesse dal lato scienti
fico e pratico ; ma. non bisogna fidarsi troppo delle loro induzioni
pi o meno rigorose; diffatti alcune piante ritenute buone chimi
camente, sono poi rifiutate da tutti i cavalli; nel mentre che al
cune altre, poco ricche in principj essenziali alla nutrizione, (sem
pre secondo le analisi), sono mangiate con profitto. Bisogna dun
que convenire che i cavalli ne sanno pi istintivamente, in simile
materia, che tutti i chimici agronomi. E nell'istessa guisa che nessun^iaturalista, per quanto sia uomo di genio, non potr mai in
segnare al ragno a perfezionare la" sua tela , nessun chimico al
mondo potr insegnare al cavallo a scegliere le piante second lui
migliori. Del resto, l' istinto s buona guida al cavallo, che non
solo egli sceglie le erbe migliori, ma che sa anche al bisogno va
riare il suo nutrimento. Il cavallo, l'animale domestico pi delicato
e gran conoscitore in fatto d'erbe fine e toniche, rifiuterebbe vo
lentieri il bromo sterile, quantunque abbia una certa riputazione
chimica-alimentare, per attaccarsi all' arrhenaterum elatius, All'a
vena pubescens , sebbene meno ricche in materie solubili]:
dunque probabile che i principj solubili non si comportino sem
pre come la chimica vorrebbe, e che il tubo gastro-intestinale li
analizzi in modo diverso del laboratorio chimico. Ci spiegherebbe

200
perch una pianta buona chimicamente, poi detestata dai cavalli.
Del resto anche i chimici sono lungi dall' esser d'accordo sul va
lore nutritivo dei diversi vegetali. Alcuni ritengono che il princi
pio amaro contiene, dopo l'albumina, la maggior quantit d'azoto
e lo riguardano come molto nutriente. Altri non dividono questa
opinione, e lo considerano come una materia inerte che sfugge
all'assorbimento. Quanto poi all'azione dei differenti sali necessarj alla nutrizione, si nota la stessa divergenza d'opinioni, ci
che prova per lo meno, che molto resta ancora a studiarsi per sa
pere la verit.
perfettamente stabilito dall'igiene ippica, che pi si variano
gli alimenti, e meglio si compie la nutrizione e la ripartizione dei
materiali necessarj alle diverse riparazioni. pure dimostrato che
l'uso esclusivo d'una sola sostanza, quantunque molto nutriente,
pu far nascere malattie e produrre persine la morte. A prova
di ci si ha il fatto che;i foraggi naturali, meno ricchi in principj solubili e nutritivi, convengono meglio per l'alimentazione
che non foraggi artificiali composti d' una sola qualit d' erba ;
evidente che ci dipende dalla variet grandissima delle piante dei
foraggi naturali, di cui ciascuna porta all'economia animale principj egualmente varj, nutritivi, stimolanti, acidi, astringenti, emol
lienti, amari, ecc., ecc.
Caratteri esterni del fieno: Per riconoscere un buon fieno,
bisogna fare attenzione al suo colore, all'odore, al peso ed al gu
sto. Pel cavallo preferibile il maggengo o maggese, cio quello
della prima segatura, e quello dei prati elevati ed asciutti. L'ago
stano ed il terzvolo , cio que|li del secondo e terzo taglio, con
vengono di pi agli animali bovini.
Colore. Il fieno deve avere, (quando sia stato tagliato a propo
sito, convenientemente lavorato e seccato e bene ammontato), un
color verde chiaro. Se d' un eolor verde giallastro o verde 405siccio, segno che stato tagliato troppo tardi, o che rimasto
troppo tempo sul prato in stagione molto calda, o che infine non
stato ammucchiato a suo tempo. il colore che caratterizza il
fieno passato e bruciato. S al contrario asperso di piccole mac
chie, punteggiato, pallido, poco aromatico, molle, segno che
stato raccolto in prati ombrosi. Quando alla pallidezza si aggiunge
un odore di ammuffito, tia presumersi che stato raccolto colla
pioggia, e che non ha potuto essere convenientemente posto a
tetto ; quel fieno si conserva difficilmente, e si rompe con una
grande facilit. Le erbe hanno un colore tanto pi carico quanto
pi sono giovani, che sono state raccolte nelle migliori condizioni
pervengono da prati fertili. Il fieno delle praterie elevate ha

201
quasi sempre un color verdognolo, o verde gialliccio; quello dei
prati bassi , riflette una tinta pi scura. Il fieno invecchiando in
giallisce, si dissecca e va in polvere al minimo contatto.
Odore. Deve essere leggermente aromatico; questo odore i-I
risultato dell' evapora/ione degli olj essenziali contenuti nelle erbe
ed soave quanto un profumo. L' aroma del fieno pi pene
trante quando da poco raccolto e di prati elevati. Le erbe del
mezzod sono pi odorose che quelle del nord dell' Italia. V ha
dei fieni di mediocre qualit che spandono un odore fortemente
aromatico ed insieme nauseoso, che ripugna ai cavalli.
Perno. Il fieno raccolto bene, conservato perfettamente, di buo
na qualit e composizione, piuttosto giovane, ha maggior peso di
quello passato, bruciato o vecchio. Gli steli sono pi elastici se
il fieno stato fatto in buone condizioni.
Costo. Le buone erbe ben lavorate e disseccate, "hanno unsapor dolce, aggradevole e zuccherino, 'qualchevolta anche un gusto
leggermente amaro e piccante che non dispiace ai cavalli. Le erbe
delle praterie basse, da lungo tempo ammucchiate, sono acide, acri,
acerbe e lasciano in bocca un gusto disaggradevole. 1 fieni pas
sali, bruciati e vecchi non hanno pi alcun sapore.
In breve, un buon fieno deve comporsi di piante i cui gambi
sieno sottili e ben provvisti di foglie e dei loro fiori, deve avere
un colore leggermente verde, un odore piacevole, aromatico, e fi
nalmente un sapore pi o meno dolce, senza mai lasciare un'im~
pressione aspra e piccante.
Ed i fieni cattivi sono quelli carichi di limo, provenienti da
prati in coi soggiornano acque corrotte e fangose, male irrigati,
innondali, ecc. ; quelli troppo fermentati, subbolliti, bruciati, nericci,
e d'un odore e sapore ingrato, quasi di tabacco; quelli punteg
giati, macchiati, arrugginiti ; o raccolti troppo vecchi e quindi duri,
legnosi, insipidi, senza foglie e senza fiori ; quelli ammuffiti per la
pioggia o per l'umidit dei luoghi ove sono custoditi ; quelli com
posti di cattive piante, quali i giunchi, le carici, i solani, le cicute,
i ranuncoli, la lischetta, ecc.
Composizione chimica del Ileno. riconosciuto che
tulle le piante contengono le materie solubili a differenti gradi :
che l'epoca pi o meno avanzata della fioritura influisce sul loro
sviluppo nella pianta medesima: e che pi la maturanza avan
zata, pi le erbe contengono principj nutritivi.

202
Secondo Boussingault, il fieno de' prati naturali composto di
Aequa
13. 00
Materie azotate ... 7. 20
Amido, zucchero . . 44. 20
Parti legnose, cellulosa . 24. 20
Corpi grassi .... 3. 80
Ceneri o sali ... 7. 60
100. 00
I 7. 60 di ceneri contengono:
Silice
Calce
Soda, potassa . . . .
Magnesia
Acido fosforico ...
Solfo, ferro, allumina,
cloro e carbone . .

2.
1.
I.
0.
0.

56
SS
31
46
40

1 . 32
7. 60

Differenze del fieni seconda le regioni. I fieni sono


differenti secondo le diverse regioni d'Italia. Nel mezzod il fieno
pi fino, pi sciolto, pi tonico e pi aromatico ; nell'Italia cen
trale abbondante, nutriente ed odoroso; nel nord (parti basse)
grossolano, pi acquoso, meno aromatico e poco eccitante. Nel
nord, v' una grande quantit di praterie basse ; i prati medii ab
bondano nel centro, e nelle parti meridionali sono comuni le erbe
delle coste.
Ancora delle alterazioni del fieni. --- II fieno ben preser
vato dalle intemperie, dal contatto dell'aria , dalla pioggia e dai
calori forti si conserva perfettamente d'un anno all'altro, ed an
che per un tempo pi lungo. Per , dopo diciotto mesi , si consi
dera come vecchio; allora secco, friabile, polveroso, senza aroma,
senza gusto , spesso ha un cattivo odore , un sapore brusco od
acrimonioso, e costituisce un aliment spregevole.
Il fieno stramaturo, bruciato, quello che stato raccolto troppo
tardi, e che, durante i forti calori, ha perduto nel disseccare sul

203 prato una parte de' suoi principj nutritivi ed aromatici. Questo
fieno giallastro o rossastro, friabile', insipido e di qualit mediocre.
Il fieno lavato o slavato stato segato, lavorato e raccolto du
rante le pioggia ; pallido, poco odoroso ed alimenta mediocreinente ; pu essere confuso col fieno buono se non lo si esamina
attentamente.
Il fieno arrugginito, punteggiato, non deve confondersi col fieno
ammuffito, quantunque entrambi sieno invasi dalle crittogame.
Poich la ruggine si manifesta tanto durante la vita, come dopo
la morte delle piante, nel mentre che la muffa appare soltanto
dopo il taglio. I fieni arrugginiti, se il loro uso continuato per
qualche tempo, determinano gravi malattie accompagnate d'altera
zione del sangue. Questi fieni devono essere assolutamente scar
tati; inutile batterli, scuoterli , lavarli e disseccarli; inutile
aspergerli d'acqua salata. La malattia prodotta da pustole ovali
o lineari, che sono di gi nere prima della rottura dell'epidermide.
Queste pustole sono una raccolta di piccole crittogame.
I fieni ammuffiti , lo sono perch le erbe furono raccolte con
un tempo piovoso, ed accatastati ancora umidi, o sono stati mal
conservati nel fienile. Prendono una tinta biancastra, che diviene
qualche volta pi tardi nerastra ; sentono un odore di muffa caratteristico, hanno un sapore acra , ed il loro uso pericoloso.
Anche questa alterazione dovuta ad Una specie di crittogama
microscopica: e questi fieni pure devono essere rifiutati.
II fieno fangoso quello che stato raccolto sui prati che sono
stali inondati- e coperti di terra, di fango, di limo, contenente ma
terie organiche in putrefazione. In seguilo alle inondazioni, le
piante ponno essere infangale in diversi modi. Se 1" inondazione
passaggera e l'acqua ha un rapido corso, le erbe soffrono poco;
non presentano che gli inconvenienti del raccolto e della conser
vazione difficili. "Ma se l'acqua limacciosa vi rimane qualche giorno,
il fango ed i corpi putrefatti sporcano le piante e le alterano. Il
fieno allora esala un odore infetto e di palude, secco, si rompe,
spande una polvere irritante quando smosso ; ha un sapore amaro,
acre, ed i cavalli vi si allontanano. poco nutriente, d'una di
gestione difficile; irritante pei polmoni, per gli occhi e non viene
assimilato. Questo fieno consumato su una localit estesa, altera
dapprima il sangue, e poi d luogo allo sviluppo di malattie enzootiche od epizootiche.
Nel visitare un carro di fieno, non bisogna accontentarsi di esa
minare l'esterno. Poich lo strato esterno di solito di buona
qualit, ma invece all'interno che posto il fieno cattivo.

204

Dimmi che fieni ha mangiato e mangia 11 tuo eavallo


ti dir che cavallo . Le erbe che vegetano nel mezzod
sono, vero, meno alte che quelle del nord , ma sono pi sapo
rite e pi aromatiche ; hanno gambi sottili elastici, e contengono,
sotto minor volume, pi "principj alibili che gli altri. Le erbe me
ridionali nascono, vivono e crescono pi rapidamente che quelle
del nord; racchiudono meno acqua di vegetazione, per la ragione
che sono sottoposte all'azione d'un forte calore e all'evaporazione
spontanea. Essendo conosciute queste propriet, niente di pi fa
cile che l'indicare, o priori, la forma, la natura e le qualit dei
cavalli posti in simili condizioni e nutriti con simili alimenti. Il
cavallo del mezzod, tutti il sanno, ha minor taglia; un tessuto
cellulare meno infiltrato, la fibra muscolare pi compatta, pi soda
e pi contrattile che il cavallo nato ed allevato nelle contrade fredde
d umide del nord; il sistema nervoso pur esso in quel cavallo
pi sviluppato; tutte le funzioni hanno una pi grande attivit.
Inutile aggiungere ch' egli ha maggiore elasticit, energia, sobriet
e rustichezza.
Nei paesi freddi ed umidi, i fieni sono pi grossolani e pi alti
{pi lunghi); contengono maggior quantit d'acqua di vegetazione,
sono meno odorosi, meno sapidi, meno tonici e nutrienti, e de
vono essere assorbiti in una quantit pi grande per riparare alle
perdite giornaliere dell'economia animale. Sotto l'influenza e del
clima e d'una alimentazione simile, i cavalli divengono pi volu
minosi e pi pesanti ; acquistano un temperamento linfatico ed
una costituzione molle; sono pi forti che rdenti : il loro tessuto
cellulare floscio ed infiltrato; la fibra muscolare molle, meno
compatta e meno contrattile, ed i movimenti sono pi lenti.
Trasporto dei fieno. il fieno di difficile trasporto; per
ovviare a questo inconveniente, vi un mezzo usato da qualche
anno nei magazzeni militari: la compressione del fieno ottenuta
con una macchina speciale , che lo riduce di circa quattro quinti
del suo volume naturale. Questo fieno ridotto in masse cubiche,
dense, mantenute col mezzo di spranghe di ferro. a desiderarsi
che quest'operazione si generalizzi, non solamente perch facilite
rebbe il trasporto di questa derrata anche lungi e favorirebbe il
commercio, ma anche perch previene molto alterazioni. ,
11 fieno compresso pi difficilmente infiammabile; si lascia
pi difficilmente penetrare dall'umidit; conserva benissimo i suoi
principj aromatici; non si rompe e non perde le foglie ed i fiori,
che sono le parti p'. nutritive.
Il fieno nuovo purgativo e debilita assai il cavallo. Passa
presto dal corpo e lascia denutrito I' animale. Il fieno non co

205
mincia ad esser buono che quando ha finito di fermentare o di
bollire, e quando intieramente raffreddato. A percorrere questo
stadio occorrono oltre quaranta giorni, e si dice allora che dislribuibile perch ha passato la quarantena, od stagionato.
Razione giornaliera di fieno. La quantit di fieno a darsi
per giorno ad un cavallo pu variare d'assai secondo la sua sta
tura, la sua razza ed il genere e la durata del lavoro. Se non gli
si d che pochissima avena, o se sgraziatamente non glie se ne
da punto, il cavallo manger assai pi fieno; se questo poi sar
gramo egli ne manger di pi che se fosse buono e nutriente. Se
poi il fieno sar avariato ne consumer pia ancora , perch pi
della met ander sotto i suoi piedi e quello ch' egli costretto a
mangiare lo nutrir ben poco.
Se il cavallo lavora ad una andatura celere, dovrassi dargli poco
fieno, altrimenti metter troppo ventre. Quattro chilogrammi a
cinque di buon fieno maggengo, ad un dipresso l'ordinaria ra
zione : ma a patto che gli si dieno da 6 ad 8 ed anche 10 litri
d' avena, secondo la taglia. I grossi cavalli da traino pesante ponno
consumarne da 10 a 15 chilogrammi; ma sempre la quantit del
fieno dipende principalmente dalla quantit dell'avena che si
somministra.
Un cavallo pu anche vivere miseramente consolo fieno ed acqna: pazienza ancora, se non lavora; ma se costretto ad affa
ticare diventa s debole e panciuto, che dopo ci vuole molto tempo
per rimetterlo con una migliore alimentazione.
Alcuni agricoltori, non danno un po' d'avena ai cavalli, che
quando devono lavorare al trotto; noi consiglieremmo loro di te
nersi essi stessi a pane ed acqua per una o due settimane; e di
provare poi se saranno capaci di lavorare, prendendo una costo
letta prima d'incominciare. C' grande differenza tra mangiare solo
per* vivere, e mangiare per vivere e lavorare.
Th II fleno. L'infuso di fieno,, fatto col gettare dell'acqua
bollente sul fieno posto in un gran secchio e tenendo questo ben
bene coperto finch sia quasi raffreddato, un eccellente bevanda
pe^ cavalli malati, pei puledri e per le cavalle che allattano; pei
cavalli affaticati dopo lunghe e rapide corse. Aggiungendovi un
po' di farina 'di segale, una bevanda nutriente insieme ed ec
citante.

206
Paglia.
Tutli gli intelligenti di cavalli presso le diverse nazioni hanno
ormai riconosciuta l' utilil della paglia introdolla nella razione
dei cavalli.
Ordinariamente quella segala pi ricca come paglia, ma meno
fornita di erbe della paglia falciata ; la paglia d' un grano molto
maluro, o bagnala od ammuffita, ha molto minor valore. Le pa
glie del mezzod sono pi nulrienli di quelle del nord, la spica
pi che il gambo, le paglie fine pi di quelle mollo alte; vi dif
ferenza anche fra la paglia baltuta colla verga e quella battala
olla macchina.
Le paglie sono date intiere o tagliale. Se la paglia erbosa, si
d intiera, ed il cavallo sceglie ci che vi ha di meglio. La paglia
di frumento quella che conviene di pi ai cavalli ; la paglia d'a
vena sembra essergli meno favorevole, quantunque sia tenuta in
pregio da molti.
La buona paglia in molli casi vale pi che il cattivo fieno, quando
la si trinci e si' aumenti la razione dell' avena alla quale si me
scola. Essa dev' essere d'un color giallo doralo , d' un sapore leggermente zuccherino, d' un odore piuttosto aggradevole, ed esente
da qualunque alterazione.
n

Altri alimenti.
I pomi di terra sia crudi , sia cotli sono mangiali con pia
cere dai cavalli, e sono qualchevolta utili come aggiunta e per va
riare il nutrimento ordinario; ma sono un po' lassativi. Se si
danno in grande quantil, specialmente crudi, ad un cavallo che
non vi sia abituato, si pu esser cerii ch'egli avr una indigestione; se saranne cotli, e salati, vi sar minor pericolo: e la
coltura va falla in poca acqua ed il .pi presto possibile. Ponno
allora far parte della composizione dei pastoni, con farina, crusca,
avena colta e carole.
Le carote pel loro sapore zuccherino ed aromatico sono molto
ricercate dai cavalli. Sul principio sono diuretiche e lassative; ma
quando il cavallo vi si abituato, questi effelli cessano, e le ca
rote migliorano lo stalo della nutrizione e la condizione della

-207pelle. Sono eccellenti per sostituire l' erba e ponno rimettere in


condizione un cavallo che sia fuori di essa, specialmente se miste
all'avena. In tutte le malattie croniche degli organi del respiro
sono vantaggiose ed ajutano< la guarigione delle tossi croniche e
della bolsaggine incipiente. poi grande il servigio che rendono
nelle malattie della pelle.
Le carote si ponno dar crude o cotte, o semplicemente immerse
nell'acqua calda; se crude, si lavano e si tagliano a pezzi. La dose
giornaliera che se ne pu dare ad un cavallo , aggiunta alla ra
zione ordinaria di fieno ed avena, di 2 a 4 chilogrammi.
Le carrube, i datteri, le castagne, le barbabietole, le rape sono,
anche impiegati quali alimenti supplementari del cavallo.
La carne bollita, il brodo, il sangue, i pesci, le uova, il latte,
sono essi pure in ispecialissime circostanze, in casi di lunghe nalattie, e presso alcuni popoli, adoperati come nutrimenti del ca
vallo. I pesci disseccati si danno in Svezia e Norvegia e nell'Irlanda; la carne bollita nelle Indie orientali, nel Medjid ed in Siria.
Il sangue di vitello colla crusca e la farina di segale, 1' abbiamo
visto somministrare con vantaggio ai cavalli sfiniti per malattie
di petto d' indole cronica. Il brodo con uova, pane trito ed un po'
di sale un eccellente bevanda per rimettere le forze di un ca
vallo estenuato da una lunga e penosa malattia. Nel Sahara gli
Arabi danno sovente ai cavalli del latte di cammella o di pecora:
essi sono convinti che il latte mantiene la salute e consolida la
fibra senza aumentare il grasso. Nella primavera danno1 latte
di pecora, nelle altre stagioni il latte di cammella, che fanno bere
una sol volta al giorno, a due ore dopo mezzod.
Ed ecco in proposito ci che scrive 1' EMIRO ABD-EL-KADER :
L'abitante del Sahara abbevera.il suo cavallo di latte di cam
mella, che ha la propriet particolare 3i dare la velocit, a tal
punto che l' uomo stesso, secondo quel che raccontano uomini
di grande buona'fede , che .se ne portano garanti , bevendone
esclusivamente, durante un lasso di tempo sufficiente, acquista
una tale rapidit che pu lottare di velocit coi cavalli. Ed ef
fettivamente il latte di cammella fortifica il cervello ed i -ten
dini, e fa scomparire il grasso che rammollisce i muscoli.
Ed il maggiore Denham nel suo libro Travels in Africa, par
lando di alcuni cavalli che vidde fra i Tibbous, dice:
Due di questi cavalli erano veramente magnifici, quantunque
> piccoli; come io facevo il rimarco della loro buona condizione,
io non fui poco sorpreso venendo a sapere che erano ingrassati
1 col latte di cammella , il grano essendo troppo raro e d' un
> prezzo troppo elevato presso i Tibbous , per destinarlo al nutri-

208
mento dei cavalli. Essi lo bevevano dolce o agro , ed io posso
> assicurare di non aver mai visto dei cavalli in un cos florido
> stato di salute. >
II latte di cavalla il principale nutrimento del puledro do
rante i primi sei mesi di vita. Se la madre muore si pu ricor
rere al latte di vacca, dandone al puledro quattro o cinque volte
al giorno.

Considerazioni pratiche sugli Alimenti o Foraggi


passati in rivista.
Gli alimenti o foraggi che abbiamo test passati in rivista, si
ponno (ad esempio di Magne, molto autorevole nella materia) se
condo i loro effetti e le modificazioni che l'interesse qualche volta
consiglia a far subire alle razioni dei cavalli, praticamente dividere
in tre categorie:
1. In alimenti tipi, o che contengono le quantit di principj
plastici e di principj respiratorj necessarj per nutrire conveniente
mente i cavalli che lavorano ;
2. In alimenti che contengono un eccesso di principj plastici ;
3." In alimenti ricchi in principj respiratori, che ponno es
sere mescolati con quelli che ne mancano per formare delle buone
razioni.
- .
Vi sono poi anche, in quarta categoria, alcuni prodotti vegetali
che sono spesso dati ai cavalli come complemento delle razioni.

1. ALIMENTI

TIPI.

I fieni dei prati naturali e l'avena, sono gli alimenti che pi di


tutti convengono all'alimentazione del cavallo. Somministrati bene
lo mantengono in buono stato e gli danno anche molta energia.
Questi due alimenti contengono nelle tiesse proporzioni, i prin
cipj che hanno il pi grande incarico nella nutrizione, vale a
dire l'azoto ed il carbonio ; ci che spiega il perch ponno essere
in parte sostituiti l'uno all'altro senza danno per gli animali. Ba
sta infatti mescolarli in proporzioni differenti secondo il pi meno
di lavoro che si vuol ottenere ; di dare proporzionatamente pi di
avena e meno di- fieno, quando la razione dee esser pi forte.
La stessa proporzione tra i principj plastici ed i principj res.pi

209

ratorj che troviamo nel fieno e nell'avena, la troviamo anche in


altra derrate alimentari quali per esempio . le carote, i pomi di
terra, le barbabietole. Ma queste danno un volume troppo consi
derevole alla razione, ed hanno inoltre il grave inconveniente di
contenere troppa acqua. Egli perci che questi alimenti non.
sono mai stati considerati come adatti a costituire la base del nu
trimento del cavallo, o se qui ne parliamo, egli solo per far
comprendere che non basta, perch il cavallo sia ben nutrito, che
egli trovi nella sua razione la quantit voluta di principj alimen
tari, ma che bisogna anche che. questi principj sieno conveniente
mente concentrati come lo sono appunto nel fieno e nell'avena,
alimenti che abbiamo preso per tipo.
L'osservazione pratica, congiunta allo studio della composizione
chimica degli alimenti, fa risultare che , un alimento od una ra
zione destinata al cavallo che lavora, deve per essere buona, av
vicinarsi al fieno ed all'avena per la quantit de' suoi corpi grassi
relativamente al suo azoto.
I due alimenti tipi, contengono essi realmente tuttoci che
necessario al mantenimento del cavallo, e non contengono di pi?
La prima questione gi risolta affermativamente da una estesissima
giornaliera pratica. Quanto alla seconda, se pure qualcuno dei
principj costituenti gli alimenti vi in eccesso, bisogna che sia
d'una ben piccola importanza, se non vediamo mai risultarne al
cun danno sui cavalli.
II fieno e l'avena devono la loro superiorit come alimenti pel
cavallo, alla loro ricchezza in corpi grassi , alla grande quantit
di carbonio e d'idrogeno che contengono. Ma la devono anche,
non v'ha dubbio, al loro odore, al loro principio aromatico ecci
tante; a ci che i cavalli li mangiano con piacere e perci li di
geriscono bene e ne utilizzano tutti i principj. E prima ancora
che la scienza avesse spiegata questa superiorit, l'esperienza aveva
gi fatto apprezzare le ottime qualit di questi alimenti. Cos l'uso
si sempre pi generalizzato, ed il loro prezzo divenuto ecces
sivo.
2. ALIMENTI CHE CONTENGONO UN ECCESSO DI PRINCIPI PLASTICI
E CHE IN

PROPORZIONE

MANCANO DI PRINCIPJ

RESPIRATORE

I fieni di erba medica e di trifoglio, la favella, i piselli, l'orzo


la segale, il frumento, ecc., se sono dati -esclusivamente ai cavalli
Veterinaria.
14

210
predispongono alle malattie del sangue, alle infiammazioni, alle ri
prensioni, ecc. Essi devono entrare per poca parte nella razione
ordinaria dei cavalli, pur essendo emollienti e rifrescativi come
l'orzo e la segale.
Facendo un confronto fra la composizione del fieno ordinario
e quella del fieno d' erba medica e di trifoglio dell' avena alla
fava piccola od alla segale, si pu rendersi conto degli effetti
prodotti dagli alimenti suddetti.
Se un cavallo che consuma in cinque giorni 37 chilogrammi e
mezzo di fieno e 25 chilogrammf d'avena, riceve in luogo di que
sta razione 37 chilogrammi e mezzo di fieno d'erba medica e 25
chilogrammi di segale, introdurr nel suo corpo 1195 grammi d'a
zoto e 15,708 grammi di carbonio, in luogo di 856 grammi d'a
zoto e di 16,860 grammi di carbonio ; vale a dire 339 grammi
d'azoto di pi, e 1160 grammi di carbonio di meno, che se fosse
stato nutrito con fieno ordinario ed avena.
Se in luogo dell'avena gli si somministrassero le favelle, il ca
vallo riceverebbe presso a poco tre volle di pi di principj pla
stici ed un terno di meno di principj idrogeno-carbonati (respiralorj).
Dunque questi alimenti devono essere dati, lo ripeliamo, in pic
cole quantit; non devono mai essere esclusivamente sostituiti al
fieno ed all'avena, e quando mai, devono essere mescolati ad ali
menti, che per la loro abbondanza in principj respiratorj compen
sino a quello che loro vi manca per rassomigliare agli alimenti tipi.

3. AUMENTI niCCHl IN PRINCIPJ RESPIRATOBJ


E CHE MANCANO IN PROPORZIONE DI PRINCIPJ PLASTICI.

La paglia , il grano turco , il linseme (linosa) ecc. , entrano in


questa categoria.
La paglia spesso conveniente nella composizione della razione.
Di tutli gli alimenti che ponno darsi al cavallo, quello che proprzionatamente all' azoto contiene maggior quantit di carbonio.
Questa composizione la rende molto adatta ad equilibrare le ra
zioni, completa i cereali fortemente azolati, e d cosi il mezzo di
formare un nutrimento ^economico perfettamente in rapporto col
bisogno degli animali. necessario di tagliarla per mescolarla ai
grani, e la piccola spesa di questa preparazione compensala dai
vantaggi che si hanno ad adoperarla come sostanza alimentare.

211
I grani oleaginosi si danno ai cavalli per rifarli se sfiniti o ro
vinali dalla fatica e dalla miseria. Il loro uso rende il pelo bril
lante, le forme rotonde; ma in generale questo stato dura poco
tempo dopo che i cavalli sono stati rimessi al lavoro ed al regime
ordinario. In generale son dati ai cavalli che hanno il petto gracile
e stanco.
Proporzionatamente all'azoto, i grani oleaginosi non sono pi
ricchi in carbonio che il fieno e 1' avena ; ma per siccome in
modo assoluto sono pi ricchi in elementi respiratorj, che con
tengono dici a dodici volte di pi di corpi grassi che le favelle,
l'orzo, la segale ed il frumento, convengono per completare que
sti alimenti, e per condire le razioni troppo povere in carbonio.
Questi alimenti per la concentrazione dei principj respiratorj,
dovala alla forte proporzione di corpi grassi che contengono, sono
molto adatti cos come la paglia a completare gli alimenti troppo
azotati. E grani oleaginosi e paglia si completano anch'essi reci
procamente. Senza paglia, vi sarebbe difetto di carbonio.
L'uso abituale come alimento di questi grani non lo stimiamo
conveniente: poich sappiamo per esperienza che gli olii grassi
sono molto lassativi.

4. ALIMENTI DATI PEn COMPLEMENTO DI RAZIONE.

Sono quegli alimenti che- si danno ai cavalli che lavorano, come


supplemento di nutrimento, o per produrre un particolare effelto,
per rifrescare, per mantenere libero il ventre.

Entrano in questa categoria la crusca, le radici, i tubercoli,


l'erba verde, qualche frutto, i residui di qualche fabbrica, ecc.
Della crusca abbiam gi parlato a suo luogo. Di tutle le ra
dici le carote sono quelle che pi convengono ai cavalli; e spe
cialmente per le cavalle l'attrici e pel puledri: ponno entrare senza
inconvenienti per un terzo nella razione dei cavalli di campagna.
Dieci chilogrammi di carote e dieci chilogrammi di fieno nutrono perfettamente un cavallo forte: se per lavora molto ed al
trotto, bisogna aggiungervi tre chilogrammi d'avena (sei litri).
Si fa di rado uso dei pomi di terra, delle barbabietole, pecch
come abbiamo gi detto altrove" introducono troppa acqua nell'e
conomia animale, sono poco nutrienti in confronto del loro vo
lume, ci che obbligherebbe a darne in peso 3 o 4 volte pi che
H fieno, e 6 a 7 volte pi che l'avena. 1 cavalli che ne mangiano
molto, troppo pieni ed indeboliti, traspirano facilmente e resistono
al lavoro assai meno di quelli nutriti con alimenti secchi.

212
In generale non si d il foraggio verde ai cavalli che devono
lavorar molto o trottare. Si pu aggiungerne qualche piccola quan
tit agli alimenti secchi, quando il cavallo abbia bisogno di rifre
sco. Per lo stesso scopo si usa anche la cicoria.
E poich siamo venuti in discorso del foraggio verde, vogliamo
dire qualche parola intorno all'uso di porre i cavalli al

Regime del verde in Primavera.


E qui riapriamo con compiacenza 11 Compendio di medicina
pratica Veterinaria del prof. G. B. Volpi stampato a Milano nel
1813 e l'Anno Primo del giornale 11 Veterinario pubblicalo a
Milano nell'anno 1834, ambedue contenenti una classica memoria
intorno al Regime del Verde, ai cavalli: la prima del profes. Gio
vanni Batt. Volpi suddetto, gi professore distintissimo alla Scuola
Veterinaria di Milano durante il primo Regno d'Italia, e la seconda
del professore Siro Bonora ex Direttore della attuale Scuola Ve
terinaria di Milano.
Diciamo con compiacenza, perch il primo fu uno dei pi sa
pienti maestri del nostro affettuoso e distinto genitore (perduto nel
1853), ed il secondo fu nostro maestro distintissimo e buono. Tal
ch trovandoci ora momentaneamente con essi nel trattare l'argo
mento del verde , con essi , avi e maestri carissimi , che si sono
nei primi tre quarti del secolo presente affaticati intorno al pro
gresso pratico-scientifico della medicina e dell' igiene veterinaria ;
non possiamo a meno di esser compresi da un senso di riverenza
e d'affetto che non sappiamo trattenerci dall' espandere coi nostri
amici lettori, ai quali chiediamo perdono della breve digres
sione.

Dunque all'avvicinarsi della primavera, rendendosi tepido l'aere,


i cavalli sono indotti dal proprio istinto, specialmente se in et
ancor giovane, a ricercare un cibo refrigerante, che li sollevi dalle
conseguenze della somministrazione d'un cibo per essi troppo so
stanzioso e calido, cui furono sottoposti durante l'inverno. Da ci
nacque la pratica 'antichissima di porre i cavalli di lusso' delle
citt al verde in primavera, estesa ben anco ai cavalli militari.
un trattamento dietetico, che si pud paragonare all'uso
delle acque minerali s di sovente usate nella medicina umana.

213
Mettere al verde, rimediare ai mali della domesticit, con u
momentaneo ritorno verso lo stato di natura. Col mezzo del
verde, dell'erba fresca, data a, tempo e con intelligenza, possono
prevenirsi malattie imminenti, guarirne alcune in corso ed abbre
viare le convalescenze.
Epper l'impiego del verde per sistema e fatto a casaccio, in
distintamente in ogni sorta di cavalli, senza punto valutare quanto
vi possa essere di contrario o di contro-indicato, seguito e non
infrequentemente o da nessun, giovamento o da sinistri accidenti.
Dal che ne avvenne che si and perdendo la fiducia in questo me
todo, d'altronde vantaggioso e giovevole in molti casi, quando
venga messo a profitto convenevolmente e con riguardo.
Indicazioni e contro-Indicazioni del verde. In alcuni

cavalli i) desiderio, e l'appelen/a per l'erba continua per pi set


timane con palese miglioramento della loro salute ; in altri invece
rimane per minor tempo, e ve ne hanno alcuni che la perdono
dopo qualche giorno, e ci in causa della diversa et, costituzione
fisica e tendenza pi o meno ad una o ad altra malattia. Si ve
dono cavalli che cominciano a mangiar l'erba alquanto mal volen
tieri e poi la rifiutano affatto ; volendo insistere , questi cavalli
deteriorano nella salute e poi si ammalano. Tanta la potenza
dell'istinto che guida gli animali nella scelta dei loro alimentil
Non discorrendo ora dei cavalli di campagna, ai quali il forag
gio verde in tutto od in parte continuato finch v'ha erba nei
prati o nei pascoli, e .parlando solo di quelli di citt, i quali si
nutrono di fieno ed avena tutto l'anno, meno i pochi giorni di pri
mavera in cui si d loro il verde aH',oggetto di rifrescarli e purgarli ;
risulta per massima, che quanto pi il cavallo giovane, ancor
puledro o poco inoltrato nell'et, tanto pi il verde gli giova e Io
appetisce anche per solito volentieri, e se si eccettuino pochi casi,
mediante tale pratica esso continua a digerir l'erba, la quale passa
mediante facili e molli defecazioni e copiose orine; il pelo diviene
pi bello e lucido, la pelle morbida e pieghevole, rotondo il fianso,
trattabile e molle il ventre ; si fa pi gaio, ha l'occhio vivace ed
lesto e franco ne' suoi movimenti.
Ma non cos procedono 'le cose nei cavalli avanzati in et; essi
di solito appetiscono per poco tempo l'erba od anche la rifiutano
tosto, e se si vuole incaponirsi nella somministrazione del forag
gio verde, deteriorano nella salute e finiscono coH'ammalarsi.
Ed ecco perch e Yplpi e Bonora e la pratica giornaliera consi
gliano di non assoggettare alla purga del verde i cavalli che ab
biano passati i nove anni. Difatti, pochi casi eccettuati, i cavalli
che siano gi al disopra dei dieci anni, non gustano e non appe

214
tiscono il verde ijuanto i cavalli giovani, e se lo mangiano, non
lo fanno per lo pi di buona voglia, e poi lo rifiutano , di modo
che divengono melanconici, deboli, di pelo brutlo, smilzi di ventre,
coi fianchi contralti o gonfi , colla bocca giallo-pallida , la lingua
sporca, coi polsi piccoli e deboli , le evacuazioni alvine troppo
molli o liquido , e colle gambe gonfie per infiltrazioni sierose. A
questi dati, dicono il Volpi ed il Bonora, e lo ripetiamo anehe
noi, mestieri logliere subito il cavallo dal verde per non veder
selo ammalare interamente.
Dunque nei cavalli giovani il desiderio d' un nutrimento fresco
l'espressione d'un bisogno fisiologico. Nei cavalli vecchi pu
qualche volta essere indicato in qualche malattia, o degli" organi
digestivi, o di pletora, o per discrasie umorali; nelle affezioni erpetiche (calori alla pelle) ; nei crepaccio spurghi alle gambe; nel
la scabbia ; nelle lente affezioni catarrali-linfatiche, nelle tossi osti
nate per irritazioni bronchiali, nella tubercolosi polmonare; o nei
cavalli ardenti e focosi, o per quelli che hanno sofferto per ec
cesso di lavoro ; o che furono alimentati con fieni troppo fogliosi
e molto fermentati o guasti , muffaticci o polverosi , r.ui tennero
dietro le tossi ostinate, le inappetenze od altri malanni gastrici.
Il verde utile ancora nei cavalli che sono in uno stato pi o
meno malalicelo, colla pelle secca, il pelo opaco, secco, brucialo ;
che mangiano poco e rendono delle feci dure, secche e piccole. Il
verde allora un alimento medicamentoso che facilila la muta del
pelo, rende la pelle elastica, la traspirazione abbondante e libero
il ventre.
poco o nulla confacente all'opposto il rifresco al verde in
primavera, prima di tutio in tutti i casi in cui non sia necessario,
e poi nei cavalli che abbiano gi passati i nove o dieci anni.
Darlo ai cavalli bene abituati al fieno ed all'avena, che presentano
i segni d'una salute ottima, voler risicare, col cangiamento inu
tile di regime, di vederli cadere ammalati. poi dannoso ai
cavalli vecchi , a quelli molto pingui e di costituzione floscia , a
quelli che tendono a eroniche malatte di capo, a quelli in corso
di bolsaggine per sfiancamento od enfisema polmonare, ai cavalli
deboli e delicati e gi rilasciati di corpo, che si vuotano di sovente
eon feci molli ed abbondanti. Nuoce anche quando i cavalli sono
disposti all'atonia, alle idropi ed agli edemi.
Particolare altenzione devesi avere prima di porre i cavalli al
verde , all' indole della dominante stagione , pericolosa essendo la
purga all'erba quando regnano le febbri gastrico-lifoidee. prTato che i cavalli messi a questo regime in quelle circostanze, sono
i primi a cadere ammalati.

215
Cosi la purga coll'erba, massime in primavera, se pu ammigliorare la salute de' cavalli e rinfrancarla pel tratto avvenire, pu
anche essere causa di grave detrimento alla stessa e perfino di
grave malattia: senza contare le coliche e le infreddature cui
pur troppo vanno esposti i cavalli quando non si abbiano i do
vuti riguardi alla stagione rigida che mantiene l'erba troppo fredda.
Kpoen e durata del verde. La Stagione pi propizia alla
purga dei cavalli coll'erba la primavera, cio dai primi d'aprile
alla met di majgio. Se la stagione precoce e calda, si pu an
che anticipare. Oltrepassata 1 met di maggio l'erba gi troppo
matura ; ed anco quella dei prati marcitorj gJ del secondo o
terzo taglio, non pi cos fresca e purgativa e nemmeno bene
appetita dai cavalli.
La durata del verde pu variare da 15 giorni a sei settimane.
Nei casi ordinar) bastano dai 15 ai 20 giorni.
Tvertene per la ommlBlstrazione del verde. Per
ch f erba sia veramente rinfrescante, dev' essere data non troppo
matura e tagliata in ore del mattino; oppure sul tramontare od
appena dopo il tramonto del sole; dev'essere di un bel verde,
piuttosto tenera, non molto scura o di color verde cupo, quale
quella delle praterie molto concimate e grasse, che non rifreseativa, ma bens troppo nutriente come il fieno foglioso e grasso;
e nemmeno dev' essere giallastra e troppo smunta, avendo del pa
tito e dell' aquitrinoso, pari a quella di prato molto umido o sm
inmosi), la quale viene rifiutata anche dai cavalli. Affinch poi si
conservi umida e non perda tosto la rugiada , sar tagliata gior
nalmente e tenuta in locale fresco, non esposta al sole, al coperta
dalla pioggia, non ammonticchiata ne a lungo, onde non abbia a
fermentare.
Un cavallo consuma per giorno da 25, 30 a 50, 60 chilogrammi
d'erba secondo, i suoi bisogni, la sua taglia e corpulenza e la qua
lit dell'erba. Buona anche l'erba medica, ma nutre assai pi
che l'erba ordinaria, e perci ne va data in quantit minore. Buono
pure l' orzo in erba. Da proscriversi il trifoglione che peri
coloso per i gonfiamenti.
Da qualcuno costumasi, invece dell'erba de' prati, di sommini
strare ai cavalli, massime in citt, la gramigna, allo scopo di rin
frescarli. Ma la gramigna cibo duro e di digestione difficile e
per pulirla dalla terra, dalla quale non mai pulita abbastanza ,
viene lavata con molta acqua, per cui diventa molto fredda e quindi
pericolosa per le facili indigestioni e per le infreddature.
Cure e governo del cavalli BottoBfMtl al regime del

verde. Nel cominciare il rinfresco coll' erba non bisogna obbliare

216che 1' abitudine una seconda natura , e che un cangiamento d.


regime, anche in meglio, pu tornare nocivo e disturbare la se
llile. Egli perci che nei primi due o tre giorni della purga bisogna
introdurre una piccola quantit d' erba nella razione e sopprimere
gradatamente il foraggio secco; darla poco per volta ed a pi ri
prese, sino a che siasi certi che l'erba venga ben digerita e sia
passata per secesso e che le feci siansi rese molli e del tutto *erdastre. Se non si ha riguardo a ci e se si lascia il cavallo fran
giare a discrezione, questi, avido del verde, ne mangierebbe di troppo
con pericolo di gastriche e di coliche. Ed anche in seguito bene
non lasciargli mangiare troppa erba di seguito, come si usa comu
nemente in campagna, fino a che ne sia Sazio, poich questa im
provvida pratica oltre all'essere pericolosa non pu essere seguita
dal beneficio del rinfresco. L' erba deve darsi invece con modica
e ben suddivisa somministrazione a piccole riprese.
Si dee inoltre avere l' avvertenza di levare dalla rastrelli3ra e
dalla mangiatoia gli avanzi dell'erba, poich i rimasugli, oltre al
l'appartenere di solito a piante rifintate, fermentano prestamente
e divengono nauseosi o tornano di danno ai cavalli. Queste regole,
nelle citt, sono entrate nella abitudine dei cocchieri e palafrenieri
esperti.
Durante la somministrazione del verde, bisogna avere tutte le
cure pel cavallo ed usare il miglior governo della mano. Poich in
quest'epoca mestieri che il cavallo traspiri a dovere, faccia buone
digestioni, si conservi infine in buona salute. Dunque buon gover
no della mano, regola nella scuderia, pulizia e ventilazione, comoda
ed abbondante lettiera, tranquillit, semi-oscurit; giornaliere pas
seggiate mattutine al passo.
Quando, finita la purga, si ritorna il cavallo all' ordinario forag
gio asciutto, bisogna farlo, gradatamente, non far lavorare i cavalli
per qualche giorno, oppure esigere da essi soltanto un lavoro mo
derato. Qualunque sia l'apparente vigore dei cavalli che hanno ripo
sato per qualche tempo, sono d'ordinario deboli dopo la stagione
del verde, ed in ogni caso hanno perduta l'abitudine della fatica.
Vi sono cavalli che non ponno sopportare l' erba sola o pei
quali favorevole una miscela di foraggio secco e di verde. Se
poi sia necessario far lavorare i cavalli che sono al verde, bisogna
farlo il pi moderatamente possibile, non dimenticando che il verde
non un regime pei cavalli che lavorano; ed in tal caso-devesi
'Continuare la somministrazione dell' ordinaria razione di avena.
Dell' uso ed abuso del salasso dorante la purga del

werde. L' abitudine vigente da noi, che allorquando si pongono i


cavalli all'erba in primavera allo scopo purgativo, si debbano anco

217
salassare, non la sappiamo comprendere. Perch si dovranno sa
lassare sempre e tutti indistintamente i cavalli all'erba, quando
non v' alcuna indicazione, e quando si sa che sono gi debilitati
dall'uso del verde e che il salasso li debilita ancor pi ed inutil
mente ? In campagna poi, nascono facilmente in seguito al salasso
flebiti e trombi, procurati dallo sfregamento prodotto dal continuo
tormento delle mosche. Appena si possa dunque miglior partito
risparmiare la cacciata di sangue ai cavalli.
Che se p6i vi sieno speciali indicazioni per malattie infiamma
torie, per pletora, con polsi forti e pieni , la testa pesante e gli
occhi e la mucosa delle nari iniettati, allora si pu praticare il
salasso. Lo stesso dicasi dei setoni e dei purgativi, che quando
non vi sia indicazione speciale sono inutili , ed inutilmente inde
boliscono il cavallo.
Surrogati del verde In primavera. Essendosi avvertito

in seguito ad una lunga esperienza , che pu facilmente riuscire


dannosa questa maniera di rinfrescare i cavalli col verde in pri
mavera, essa fu da molti rifiutata e le venne invece sostituito un
altro metodo, il quale consiste nel diminuire ai cavalli in prima
vera, porzione della solita razione d'. avena, surrogandovi la sola
crusca o con un po-' di carote affettate, od un po' di cicoria ver
de. Alla quantit d' avena levata (che di solito circa la met
della razione) si sostituisce una doppia quantit in volume di cru
sca, se non si aggiungono le carote e la cicoria: nel qual ultimo
vaso basta sostituire tanta crusca quanto fu l'avena levata.
Al pasto del mattino poi, unitamente alla crusca bagnata e mi
sta coll'avena, si mette durante i quindici giorni della purga, una
polvere diaforetica. Le polveri diaforetiche si trovano gi preparate
in pacchi da N. 15 polveri cadauno, presso diverse Farmacie, e
pi particolarmente presso la Farmacia di Carlo Grippa, Via del
Giardino, Portoni di Porta Nuova N. SO, in Milano. In ogni caso si
pu farle prescrivere da un abile Veterinario. Il vantaggio dell'uso
di queste polveri confermato da una lunga pratica che presso
di noi molto diffusa.
Questa maniera di rifresco non va soggetta agli inconvenienti
che s' incontrano coll' altro metodo della purga coll' erba ; ed
particolarmente da raccomandarsi nei cavalli maturi, in quelli fini
e di sangue, ed in generale in tutti i cavalli di valore che sono av
vezzi ad un buon -regime e ad un buon governo.
Gli Arabi non pongono mai al verde i loro cavalli. , '

218

GOVERNO DEL CAVALLO.

In generale si voluto ritenere compreso sotto la parola GO


VERNO, soltanto ci che relativo alla pulizia del cavallo, che
pi propriamente indicato coll'espressione Governo della mano. Ma
noi amiamo comprendere sotto la rubrica GOVERNO DEL CAVALLO
tutte le operazioni che sono relative non solo alla semplice pulizia,
ma anche a tutto che pu altrimenti avere influenza sulla con
servazione della salute del cavallo dalla costruzione delle scuderie
e dall' alimentazione in fuori.
Ora tutte queste operazioni che noi in seguito descriveremo
brevemente, sono imparate facilmente per imitazione e per istru
zione verbale d un buon cocchiere assai meglio , di quello che
leggendo tutto quanto si pu scrivere nell'argomento.
Per noi la prima e pi importante regola igienica" sotto il punto
di vista del Governo del Cavallo, quella di avere un buono ed
istrutto personale di scuderia : e perci parleremo innanzi tutto
della scelta del Cocchiere, Palafreniere, ecc., e delle qualit che
queste persone devono avere.
Molti credono che le cure che i cavalli richiedono '. sieno sem
plici" e poco numerose, che non vi occorra alcuna abilit e per
cos dire nessuna esperienza. Se ci pu essere in parte vero pei
cavalli di poco valore, assolutamente erroneo pei cavalli di lusso
il cui prezzo, l'uso e la tenuta vogliono finissime ed attentissime
cure.
Premesso adunque che il governare i cavalli e specialmente
quelli di lusso sia un' arte difficile, vediamo un po' quali sieno le
qualit che fanno un buon Cocchiere, un buon Palafreniere ecc.

Scelta del Coccbiere


e del Personale di scuderia.
Vi sono in societ molte posizioni, e quella del cocchiere fra
queste, in cui difficile trovare uno che eserciti la sua profes
sione con talento.

219
Si incontrano nel mondo una massa di noncuranti A' ogni spe
cie, e tutte le grandi citt forniscono delle centinaia e migliaia di
uomini che sono invecchiati nell'esercizio d'una professione, senza
che abbiano malfatto il bench minimo sforzo per conoscerla bene
e bene esercitarla. Pochi sono quelli che si applicano ad imparare
ed a perfezionarsi. In generale tutto lasciato al caso, ed un buon
professionista cosa rara e da ammirarsi. Voi trovate pi facil
mente quello che ha la smania di sembrare abile, che quello che
abbia la passione di applicarsi per divenirlo realmente.
Vi sono fra le persone impiegate al servigio dei cavalli diverse
categorie. I cocchieri, i palafrenieri, i garzoni di scuderia, i posti
glioni, i vetturali, i carettieri, ecc. I grooms, i fantini pei cavalli
da corsa, ecc.
Presi assieme formano una classe molto estesa ed impossibile
a descriversi.
Gli uni sono uomini che fanno il loro dovere coscienziosamente,
dolci coi cavalli, sottomessi e vigili; un certo numero fra questi
conoscono bene il loro mestiere e sono in grado di insegnarlo per
fettamente, ed a deplorarsi che non vi sieno scuole in cui questi
uomini possano insegnare agli altri in modo pratico.
troppo esteso il vezzo di dipingerli e di crederli tutti indistin
tamente ignoranti o peggio, e di disprezzare il loro mestiere. Noi
crediamo "che vi sia niente di degradante a governare un cavallo,
od assisterlo durante la malattia. Gettare il disprezzo su queste
occupazioni, tentare di privare un nobilissimo ed utile animale
delle cure e del benessere che pur tanto merita. confondere
tutti in un fascio , perch qualcuno' spregevole : dar prova
di stupidit , d' ignoranza e d' orgoglio , di pregiudizio. Tutto di
pende dalle qualit individuali; non vi motivo alcuno perch a
cagione delle funzioni che esercita, nn nomo non sia rispettabile
e rispettato.
Sgraziatamente e pur troppo , vi molto a dire nel senso
contrario. Il grande difetto degli uomini di scuderia in genera
le, ed in particolare di quelli delle categorie inferiori, di
non avere cognizioni e di non essere atti alle loro funzioni.
Gli uni sono senza alcuna esperienza e si tengono stranieri a ci
che ha rapporto alle loro attribuzioni; e gli altri sono stupidi,
inetti, incapaci di imparare, infingardi, sporchi. Ve ne sono di
violenti, collerici, duri fino alla crudelt; questi storpiano nella
loro collera i cavalli loro affidati , li strapazzano , li affaticano o
li maltrattano spieiatamente. Ve. n'ha perfino (raramente) che
rubano e vendono la biada destinata ai cavalli. Alcuni sono bevoni e dati all'ubhriachezza ; altri sono talmente infatuati del loro

220
merito, che in verit si rendono insopportabili. Inutile correg
gerli, sono e saranno sempre ingovernabili : faranno sempre in
quel modo, senza mai provarne un altro ; sanno tutto e conoscono
ogni cosa, eccetto che di ignorare il loro mestiere. Altri ancora
si credono s belli, che per attilarsi passano due ore alla toletta
per ogni ora che passano vicino ai loro cavalli.
Se ne trovano anche di ipocriti ; che non fanno mai nulla e
fingono di essere sempre occupati , tacciono sempre, ed all'ottano
di essere sottomessi. Di negligenti, indifferenti al benessere, senza
piet per le sofferenze dei cavalli. Di vagabondi, egqisti, che non
fanno mai nulla senza esservi obbligati.
Certi uomini di scuderia sono ciarloni , e purch trovino qual
cuno di rhiaccherare assieme, sono contenti ; intanto i mestieri
chi li fa ? Costoro sono millantatori e pettegoli. Per avere un sog
getto di conversazione, se non hanno del male a dire del padrone
o della Signora, o qualche segreto della casa a divulgare, inven
tano, tessono qualche storiella.
Un vero cocchiere dev'essere tutt' altr' uomo, sia in citt, sia in
ampagna. Nelle popolose vie d'una grande citt, un cocchiere non
deve avere pi nulla da imparare ; la sua qualit importante che
sappia guidar bene; viene in seguito la sobriet, poi l'esperienza e
l'abilit nell'arte di governare -i cavalli. Deve sempre stare in guar
dia, aver sangue freddo nelle disgrazie, esser dolce coi cavalli, attivo,
robusto, di buon aspetto, d'un'et matura; non tendente ad addor
mentarsi a cassetta ; d' un' esattezza , d' una puntualit esemplari;
coll'istinto della nettezza, dell' ordine; non troppo amante della
compagnia e del vino.
Il cocchiere di campagna, non necessario che sia un perfetto
guidatore; non ha bisogno d'essere s lino come quello della citt.
Per pi ne sapr e pi sar meglio. Il principale difetto del coc
chiere di campagna l'indolenza; se ha 'questo difetto, star a
assetta come se conducesse un carretto, colle mani sulle ginocchia
ed i gomiti aperti come le ruote d'un battello a vapore, il corpo
piegato , la testa penzolone , le redini fluttuanti , la frusta nella
mano sinistra ed inclinala verso terra. 1 suoi cavalli somigliano
a lui, col pelo lungo e rustico, colle andature pesanti e striscianti.
Finimenti e carrozze, sono sporchi, rossi, impolverati e bruciati.
La scuderia sempre in disordine; niente a! suo posto ed i ca
valli sono .nel fimo fino ai garetti.
Ci che abbiamo detto intorno al cocchiere, vale pi o meno
anche per le altre persone di scuderia , che a desiderarsi pos
seggano le migliori qualit.
I proprietarj poi di cavalli dovrebbono aneli' essi occuparsi del

221
Benessere di questi nobili animali; sapere ci che loro abbisogna
e provvedervi; correggere le persone di scuderia ogni qualvolta,
fanno torto ai cavalli o li trascurano; ed approvarle, incorag
giarle e rimeritarle quando si mostrano buone, intelligenti, pre
murose ed oneste.

Cure nella scuderia,


Governo della mano e Lettiera.
Ora che puossi con fondamento supporre, che abbiamo a dispo
sizione una buona scuderia, degli ottimi foraggi, un cocchiere mo
dello, con un eccellente personale di scuderia a' suoi ordini, cer
chiamo di descrivere le cure del la scuderia, ed il modo di governo
e pulizia dei cavalli.

Nel mentre che i cavalli stanno mangiando una piccola razione


di fieno, che si d prima dell'abbeverata di buon mattino, l'uomo,
di scuderia deve levare la paglia sporca, ricacciare la lettiera pu
lita sotto le mangiatoie, ritirare il letame e scopare diligentemente
il suolo delle poste, che subito ricopre con poca paglia; poi inco
mincia a pulire il cavallo come segue:
Distendere il pelo colla spazzola brusca e togliere all'ingrosso
la polvere su tutto il di dietro e la met del corpo del cavallo ,
poi voltare indietro il cavallo ed operare la medesima pulizia su
perficiale sul davanti, cominciando dalla testa.
Dopo questa pulizia preparatoria, viene quella della spazzola di
crini o di setole che dee farsi nello stesso modo, la met del corpo
ed il di dietro, poi il da vanti col cavallo volto indietro. La striglia di
cui si serve solo per togliere la polvere che la spazzola di crini rac
coglie, non deve mai passare , meno qualche eccezione, sul corpo
del cavallo di lusso. Questo mezzo di pulizia riservato ai cavalli
d' attiraglio, a quelli che hanno il pelo duro , spesso e che non.
hanno alcuna distinzione di sangue. Infine si d l'ultima mano di
pulizia colla strofiuatura col tortora di fieno umido, preparato la
sera^ Questo strofinamento col tortoro (bouchon) di fieno deve to
gliere la polvere rimanente, lisciare il pelo ed essere una vera fre
gagione. .11 modo di servirsi del tortoro, applicandolo energica
mente e con attivit, molto importante ed i cocchieri devono

222
insegnarlo ai palafrenieri con prticolar cura. Si termina la puli
tura con un colpo di canavaccio od asciugatojo o straccio, che si
tiene stretto e che deve essere maneggiato nella stessa guisa del
tortore. La criniera e la coda dovranno essere spazzolate colla
spazzola brusca e la spazzola di setola, non solo superficialmente
ma arrivando fino sul fondo dei crini. Col pettine poi si sgrup
pano e si ravviano i crini del ciuffo, della criniera e della coda;
il suo uso dee limitarsi al puro bisogno , perch abusandone si
strappano i crini e si toglie con ci la bellezza e la ricchezza di
queste parti. Quanto alle gambe esse saranno pulite, lisciate e
stropicciate col tortoro di fieno e l'asciugatoio; le pastoie saran
no asciugate accuratamente ed alla fine della pulizia si appliche
ranno le flanelle. Si avr cura di governare i piedi col curapiedi , di ingrassarli coll' unguento del piede, e due volte la setti
mana di riempire la suola collo stereo bovino umido, onde pre
venire il disseccamento del piede
Dopo she il cavallo pulito, bisogna coprirlo (non senza avere
prima passato colla spugna umida gli occhi, le narici, le labbra,
il piscilare, la base della coda, l'ano e la vulva), facendo attenzione
di mettere la coperta dall'avanti all'indietro, per conservare liscio
il pelo. La coperta sara stata prima battuta fuori della scuderia
ed esposta all'aria. Si pone generalmente sulla groppa, per disotto
della coperta, una salvietta un po' umida che si ritira dopo qualche
tempo tirandola sul di dietro della groppate che finisce di lisciare
il pelo di questa parte.
raccomandabile in particolar modo la nettezza delle gambe ,
e dee considerarsi questa pulizia come una vera fregagione che
mantiene attiva la circolazione e. ne fortifica le articolazioni. Il ga
rello specialmente deve essere fregato, ed il pelo di conseguenza
essere pulito e brillante.
Allorquando il governo della mano finito, deve farsi il letto
con cura, piatto, leggiero ed unito. Si pone la treccia di paglia, si
attoreigliano i bordi della lettiera serrandosi d' un asse per rego
larizzarli, e si pone infine la paglia in mazzetti che deve termi
nare la treccia e separarla dalla lettiera.
Le rastrelliere, gli orli delle mangiatoie, le separazioni devono
essere asciugate, le parti di metallo pulite, ed infine dopo un ul
timo colpo ili scopa, la scuderia dee essere inafliata leggermente.

Allorquando i cavalli devono lavorare il mattino dopo la prima


biada, per semplice esercizio e non pel servizio del padrone, il

-223 governo completo non si fa che al ritorno , e vediamo da quali


cure bisogna circondare il cavallo riscaldato ed un colai poco
affaticato.
Se il cavallo rientra sudato, s'incomincia col raschiarlo colla
fantina o-toltello da sudore ed asciugarlo colla salvietta, incomin
ciando dalle reni, spalle, petto e gola. Se vi sono delle parti in
sudiciate dal sudore secco, si passano colla spugna bagnata d' ac
qua tiepida e poi si asciugano con pannolino. Quanto alle gam
be, si ponno lavare all'acqua fredda fino ai ginocchi soltanto e
fino ai garetti, non mai pi in alto e sempre a condizione di asciu
garle e di richiamarvi cos la circolazione. I zoccoli devono essere
ben lavati e poste le flanelle; e dopo un tale governo, se stato
fatto con attivit, il cavallo si trova nelle migliori condizioni per
prendere il suo pasto e cavare dal suo esercizio tutto il possibile
vantaggio.
Se il cavallo non ha il pelo fino e che non si possano asciu
gare prestamente le parti che si sarebbero lavate sulle reni o sul
collo, bisogna limitarsi a raschiare ed asciugare il sudore, poi fare
la pulizia olla brusca, colla spazzola di setole e col tortoro di
fidno, come stato prima detto.
Il cavallo che rientra alla scuderia dopo il lavoro, deve essere
1' oggetto di cure immediate, poich si pu francamente asserire
che la maggior parte delle malattie vengono dall' incuria dei coc
chieri o palafrenieri ecc., dopo che- i cavalli sono rientrati dall'e
sercizio. Il governo del cavallo deve anteporsi a tutto; si tratta
della sua salute, della sua conservazione; vedete un po' gli Inglesi
quali cure diligenti e minuziose impiegano per la salute dei loro
cavallil inutile aggiungere che un cavallo non deve bere, n ri
cevere la sua razione di biada che dopo che stato completa
mente governato al ritorno dall'esercizio, vale a dire tre quarti
d' ora od un ora dopo.
Bisogna evitare le correnti d' aria nella scuderia ove si governa
il cavallo che ritornato da un esercizio un po' violento, ma bi
sogna poi aereare questa scuderia quando il governo finito e
che il cavallo coperto. Dopo che le cure della scuderia sono ter
minate, deve sser-i sbarazzata da tutti gli accessorj inutili; le
scibale dovranno essere tolte accuratamente, rifatta la lettiera ed
i cavalli attaccati all'anello del giorno, onde evitare che si cori
chino su un letto troppo sottile e non sporchino le coperte belle
di giorno.
Vi sono delle eccezioni a questa regola , specialmente pel gio
vani cavalli , che hanno bisogno di riposarsi dopo 1' esercizio. A
questi si fa per qualche tempo un letto pi abbondante, si lasciano
coricare anche di giorno in una tenuta di notte.

224
La lettiera di notte, che si fa la sera dopo che {cavalli hanno
ricevuto l'ultimo fieno, deve essere preparata in forma di culla ed
abbondante, affinch il cavallo non si speli nel coricarsi e possa ri
posarsi comodamente. Si tolgono le treccie, si mettono le coperte e
le capezze di notte, e si assicura se le lunghe o corde sono solide.
Abbiamo raccomandato, parlando del governo delle gambe , di
lavare i piedi del cavallo ; mettersi nella necessit di visitarli e
di constatare lo stato della loro ferratura, al quale si dee avere
grande attenzione.
Non mica cosa tanto facile il pulire un cavallo alla perfe
zione. un lavoro faticoso, che richiede tempo, e per certi ca
valli, pazienza e sveltezza. Cogli occhi non si capisce se la puli
zia soltanto superficiale; ma passando le dita della mano sulla
pelle a contrappulo, vi si attacca un'untuosit biancastra che non
si troverebbe se il cavallo fosse stato nettato perfettamente e non
soltanto snperficia-lmente.
Tuttavia non tutti i cavalli ponno essere puliti cos ; non puossi
ragionevolmente esigere tanto dai cocchieri di campagna, vetturali
carettieri, ecc. ecc. : tale perfezione non assolutamente necessa
ria pei cavalli comuni confidati alle loro cure, e sarebbe imoossibile che vi spendessero tanto -tempo.

1 cavalli non sono sempre nettati in scuderia; anzi quando la


stagione lo permette, meglio che siano puliti all' aria libera.

Gli uomini di mestiere inabili, si servono troppo allegramente della


striglia ; i cavalli molto fini non la possono sopportare, e per essi
di rado necessaria. Questo strumento stacca il fango, le materie
fecali, il sudore secco e divide i peli quando sono molto lunghi;
ma ne strappa anche molti, specialmente al tempo della muta, se
adoperata troppo rozzamente. La striglia poi va risparmiata
sulla testa, sulle gambe, sui fianchi e sulle altre parti ove le ossa
sono prominenti , o che sono delicate o sprovviste di peli.
Qualche volta la striglia troppo aguzza, e produce dolore al ca
vallo che ne d subito segno. Non bisogna in allora insistere
nell'uso di questo strumento al di l del puro bisogno; lo stesso
dicasi pei cavalli che patiscono il solletico e che s' inquietano ol
tremodo e tirano calci.

225
Effetti ed utilit del governo della nano sulla salute
dei cavallo. Il governo della mano rende bello il cavallo, il suo
pelo corto, fino, Uscio e brillante. Vi sono per dei cavalli che
fanno eccezione, e per quanto si puliscano accuratamente, hanno
sempre il pelo brutto. Al tempo della muta del pelo, questo non
pu mai essere lucido.
Se si passa, come gi dissimo, la mano a contrappelo su un ca
vallo mal governato, si attacca alle dita una materia furfuracea,
formata dalla plvere che si deposita sulla pelle , dai diversi sali
e dall'albumina della traspirazione cutanea ; queste varie sostanze,
inumidite dal sudore, formano un grasso che ostruisce i pori esa
lanti , rende il derma spesso, ruvido ; scema ed impedisce all' or
gano della cute il compimento d'una funzione fisiologica molto im
portante, con detrimento nello stato generale di salute del cavallo:
da ci ne ponno derivare benanco alcune malattie locali quali le
erpeti, la scabbia, le ulcerazioni o piaghe, l'alopecia, ecc. ed ezian
dio delle affezioni interne, che sono la conseguenza della soppres
sione delle funzioni della pelle.
Non v'ha dubbio adunque, e tutti il sanno, che il governo della
mano ha una grande influenza sull'igiene del cavallo, e lo vediamo
divenire, quando sia costantemente tenuto bene pulito (nel qual
caso, la funzione della pelle si compie bene), prospero, vivace ed
allegro.
Quando un cavallo sia regolarmente pulito mattina e sera, ed
anche una sol volta al giorno, il governo facile; ma se la pu
lizia praticata irregolarmente e solo di quando in quando, l'unto
aderisce alla pelle, i crini si arricciano ed aggruppano, e l'opera
zione diventa pi lunga, faticosa e difficile.
il governo della mano facilita la guarigione di alcune malattie
cutanee, ed aumentando la traspirazione, favorisce indirettamente
gli assorbimenti interni, la scomparsa di tumeseenze ed ingorghi.
Produce inoltre un eccitamento che attiva la circolazione , fa
giungere una quantit pi abbondante di sangue nei vasi capil
lari, da cui ne risulta un aumento di temperatura nella parte fre
gata. Questo eccitamento, quantunque non apparente, d maggior
attivit a tutte le funzioni, il cui servizio regolare e continuo
indispensabile al mantenimento della vita.
. Ogni .giorno pu osservarsi la differenza che passa fra un ca
vallo la cui superficie del corpo sia tenuta regolarmente ed accu
ratamente pulita, ed un altro che sia tenuto abitualmente sporco.
Il primo ha il pelo morbido, liscio e fino, le estremit asciutte,
ben modellate; allegro, brioso, con occhio vivace. ->- Nel secondo
il pelo offuscato, disunito, arruffato, irto e sembra pelo morto ;
Veterinaria
15

-:

226

le membra sono rozze e ricoperte da lunghi, ispidi e sudicj peli:


alle pastoie veggonsi crepacci e rizzuoli ; i piedi sono deformati ;
la criniera e la coda pure rozze e coi crini stracciati ed ispidi,
conseguenza del prurito prodotto dalla sporcizia che induce il ca
vallo a grattarsi. Questo cavallo non ha leggiadria, non pu pia
cere all'occhio dell'intelligente e dell'amatore, quando non sia an
che fiacco ed emaciato.

:'

Altre pratiche igieniche


relative al governo del cavallo.

Passeggiare un cavallo In udore e riscaldato. Tutti


sanno che un cavallo che in grande traspirazione dopo un vio
lento lavoro, non pu essere subito condotto in scuderia, ne la
sciato in riposo, perch potrebbe prender freddo e contrarre una
malattia di polmoni o diventare rappreso: si scongiura il pericolo,
passeggiandolo lentamente finch sia calmato.
Dal momento che il cavallo s' posto in un faticoso e violento
esercizio le funzioni del cuore, dei polmoni, dei vasi sanguigni,
dei nervi, dei muscoli, della pelle , si sono esagerate. La circola
zione del sangue non pu ritornare subito nel -suo stato normale
appena che il movimento cessato , ma continua per qualche
tempo colla stessa violenza. Cessa la sua affluenza nei muscoli,
ma non cos nel cuore e nei polmoni. Mantenendo dopo il cavallo
in un moto moderato, il sangue a poco a poco si distribuisce an
cora normalmente e non vi ha pi pericolo che alcune parti ne
ricevano troppo in una volta e ne risultino delle infiammazioni.
Il passaggio dal lavoro eccessivo al riposo non dee essere troppo
brusco.
Si pu cessare dal muovere il cavallo quando il circolo, il re
spiro ed il calore della pelle sono ritornati quasi allo stato normale. Diciamo quasi, perch la pelle d'ordinario conserva un ca
lore maggiore del solito per molto tempo dopo che il cavallo
calmato.
Anche un cavallo bagnato dalla pioggia o dalla neve sar in
alcuni casi passeggiato. Quando un .cavallo rientra bagnato
dalla pioggia o dalla neve e freddo , se ha il pelo lungo ' diffi
cilmente aseiugabile e se non vi che un solo uomo, cosa si fa ?
In tale circostanza conviene coprirlo e passeggiarlo. Se lo mettete
in scuderia e lo lasciate fermo in questo stato, cosa assai pericolosa.
L'acqua si evapora e priva il cavallo d'una gran quantit di ca

- 227 lorico; se lo tenete in moto si sviluppa abbastanza calore per


supplire a quello tolto dall'evaporazione e per conservarne alla
pelle. Se il cavallo rimane immobile, la pelle si raffredda, il san
gue vi circola pi lentamente ed in piccola quantit, cos pure
nei muscoli - sottoposti e si getta in gran copia sugli organi in
terni, sulla gola e nei polmoni o nei piedi.
Il cavallo bagnato , quando non possa essere asciugalo col la
voro' delle mani, deve tenersi in movimento, finch sia asciugato
eolla evaporazione.

Fregare un cavallo bagnato per anclngarlo. Se vi sono


abbastanza persone nella scuderia (almno un pajo per ogni ca
vallo) si pu asciugare il cavallo con fortori di paglia e con sal
viette. S'incomincia colla lama da sudore a levare 1' acqua pi
che sia possibile ; poi un uomo o pi per parte fregano il cavallo
con ambe le mani e con un tortoro per mano che va cambiato
sovente, finch il cavallo sia asciutto, ci che si pu ottenere in circa
mezz' ora. Per asciugare un cavallo con questo metodo ci vuole
attivit e forza; e devesi fregarlo tutto il cavallo, compreso il
ventre e le gambe.
Coprire in cavallo bagnato. Quando o perch piove o ne
vica a dirotto, o perch non si hanno braccia per asciugarlo, bi
sogna pensare ad altri mezzi per impedire che il cavallo si raf
freddi. In tali casi si gratta via 1' acqua, e poi si copre ben bene
il cavallo. Molti usano pei cavalli comuni di mettere della paglia
sotto le coperte , che poi levano e cangiano quando bagnata.
un mezzo buono anche questo, specialmente se si ha penuria
di coperte. Ma questi mezzi non valgono quanto il moto e le fre
gagioni ; sono espedienti che si prendono per necessit. per
vero che le coperte assorbono una buona quantit d'acqua, l'eva
porazione si fa pi lentamente, ed il cavallo non si raffredda to
sto. Senza dubbio il cavallo rester bagnato pi a lungo che se
fosse nudo, ma l' umidit mantenuta anche un' ora o due sulla
pelle, non torna mai cos nociva come il freddo improvviso. Perch la
pelle quantunque umida, ma calda, traspira egualmente un poco.
Le coperte in questo caso non scaldano il cavallo, ma impedi
scono che si raffreddi. Tante precauzioni non sono indispensabili
nella stagione estiva.
Togliere 11 fango. Vi sono due modi per togliere il fango: la
via secca e la et umida.
La prima si ottiene colla lama, coi tortori e colla brusca. Si
gratta il fango e si toglie l' acqua ; poi si passeggia il cavallo per
circa dieci minuti; indi si frega col tortoro e colla brusca, finch
sia tolto il fango del tutto. Si lavano poscia i piedi, ecc. Questo
il sistema preferibile.

228
Quando il cavallo troppo sporco di fango e la stagione sia
propizia, si pu lavarlo e grattarlo colla lama fuori della scude
ria. Si impiega una spugna ed una spazzola bagnata. Qualcuni
adoperano anche un tortore coll'acqua, ma non un mezzo buono
perch lascia ancor sporco il cavallo: si bagna inutilmente
senza lavarlo bene. Colla spazzola bagnata si entra fra il pelo e si
porta via il fango e la sabbia; la spugna lava il fango molle, assorbe l'acqua ed asciuga il pelo. Dopo ci bisogna asciugare per
fettamente le gambe e tutte le parti bagnate dall'acqua; quando
non si possa fare questa operazione, val meglio non lavare il
cavallo.
Le gambe bagnate. generale la pratica di lavare le gambe,
perch cosa facile. Ma se l'uomo di scuderia che fa questa ope
razione non molto attivo, si pu esser certi che non saranno asciu
gate e che i cavalli saranno messi in scuderia colle gambe ba
gnate, e che dovranno poi asciugare da se medesime senza alcuna
cura ; in tal guisa diventano molto fredde. Ne segue, dopo 1' eva
porazione completa dell' acqua , una forte reazione susseguita da
una leggera e transitoria irritazione, che non nemmanco avver
tita. Se la negligenza ripetuta pi volte, si stabilisce un trasu
damento alla pelle detto acqne alle gambe, che pu anche essere
leggerissimo ; ma pu essere pi,forte, far gonfiare le gambe, e
dar luogo alla formazione dei crepacci nelle pastoje e nella parte
dove il movimento pi grande.
Nei cavalli comuni che hanno le grimbe molto guernite di spessi
e lunghi peli, non fa duopo avere straordinaria attenzione; la lun
ghezza e lo spessore di questi peli rendono l'evaporazione pi
lenta, e le conseguenze del mancato asciugamento sono meno
gravi. .
E rado che si trovino cavalli con spurghi o crepacci alle gambe,
fra quelli che sono governati da ottimi palafrenieri ; per da notarsi
che in alcuni casi la comparsa di questi malanni dovuta ad al
tre cause, quali la pletora, l'alterazione del sangue dovuta a cat
tivi foraggi, ecc.
i bagni. I bagni generali ponno esser fatti in due modi; o nei
laghi, nei fiumi, nel mare, nei fossati, durante la stagione calda;
oppure si pu dare questo nome all' operazione che consiste nel
lavare intieramente il cavallo. Questa operazione che ha per iscopo
la pulizia del corpo ha luogo col mezzo d' una spazzola e d' una
spugna : si mette a preferenza il cavallo al sole. Allora il palafre
niere prende una grossa spugna nella mano ed incomincia dalla
nuca, e continua andando verso la groppa e discendendo finch
abbia bagnato tutto il cavallo: questa operazione dee essere fatta

229
in fretta e non durare pi di dieci minuti : dopo ci, immergendo
la spazzola ad acqua in un secchio d' acqua, ritorna esattamente
su tutte le parti che sono gi state passate colla spugna, ma sem
pre nella direzione del pelo e senza fregar forte. La spugna non
fa che bagnare, la spazzola esporta il sudiciume che imbratta il
pelo.
In seguito si adopera la lama da sudore a diverse riprese, prin
cipalmente sul ventre. Poi si passeggia il cavallo al sole, pi o meno
e finch sia asciugato: dopo messo nella scuderia e passato col
tortore (bouchon) e poi spazzolato leggermente per distendere il
pelo.
Questo semi-bagno vantaggioso a patto che non sia esagerato,
e fatto in fretta; si deve bagnare, lavare e poi asciugare il pi
presto che si possa. Se la stagione fredda od umida o nebbiosa,
non bisogna farlo.
Nel bagno generale di fiume, lago, mare o fossato, ecc., si con
ducono i cavalli all'epoca dei grandi calori; essi non devono es
sere riscaldati, n in sudore: si fanno entrare nell'acqua ove si
lasciano, non in riposo per, e se possibile si fanno nuotare, per
cinque, dieci minuti od un quarto d'ora; se sono un po' riscal
dati per la passeggiata, ancora meno.
Generalmente dopo il bagno non si asciuga la pelle, ma duopo
aver cura che il cavallo passeggi e non rientri alla scuderia se
Hon asciutto. Bisogna adunque continuare il moto per un tempo
sufficiente dopo il bagno, allontanandolo dalla polvere, e preser
vandolo dal freddo, affinch possa compiersi regolarmente la ne
cessaria reazione.
Il bagno generale all' acqua corrente o di lago, ecc., oltre all'es
sere vantaggioso per la pulizia del corpo, rinfresca , toglie il ca
lore soverchio, regolarizza, l'esercizio delle funzioni, imprime al
l'apparecchio cutaneo una tonicit ed una forza di>esistertza che
lo mettono in condizione di opporsi all'influenza delle cause
morbifiche.
Il bagno generale nelle stagioni fredde una follia.
>
Bagni a vapore. Nel cavallo essendo assai difficile l'uso del
bagno caldo, torna conveniente sostituirvi il bagno a vapore. Se
nonch non s non nelle grandi citt, ove vi sono stabilimenti
di bagni, che si ponno far proprio bene.
Si amministrano anche questi bagni col mezzo d' una grande co
perta colla quale si ricopre tutto il cavallo, in modo che i bordi
della coperta tocchino terra da ciascun lato; poi si pone (sotto il
ventre, fra le quattro gambe, un vaso contenente dell'acqua bol
lente che deve fornire il vapore. Per mantenere l'acqua sempre

230
in evaporazione, vi si gettano di quando in quando dei pezzi di
ferro riscaldati a bianco.
Potendolo meglio fare il bagno col mettere un vaso chiuso
in cui si sviluppi il vapore vicino al cavallo, e co! condurre il va
pore stesso sotto le coperte col mezzo di un tubo qualunque.
Qualunque sia il mezzo adoperato, bisogna sempre aver cura,
dopo il bagno, di asciugar ben bene la pelle con energich fri
zioni, e di coprire tutto il corpo con coperte di lana , allo scopo
di evitare un raffreddamento che potrebbe tornare funesto , poi
ch non di quelli che provocano e determinano la reazione.
Lozioni o lavature locali- Le lavature locali servono a pu
lire una limitata parte del corpo, a togliere la polvere ed altre
immondizie; si fanno di quando in quando con acqua e sapone,
con acqua ed aceto, calda o '.fredda , al ciuffo , alla criniera , alla
coda, agli occhi, alle nari, alla bocca, alle mammelle, al fodero,
all' ano, alla vulva, ecc.
Unzioni. Si ungono alcune parti del corpo del cavallo per
renderle morbide, elastiche ; per prevenire le crepature, ecc., che
la secchezza ed il fango, tendono a produrre sulla pelle e sullo
zoccolo.
Le unzioni alla pelle col grasso od olj dolci, mollificano , ren
dono morbide, pieghevoli le articolazioni, tolgono la rigidit delle
membra prodotte dal freddo e dalle fatiche. Sono fatte anche sulle
parti del corpo pi esposte alle punture degli insetti nei forti ca
lori, con sostanze acri, irritanti, incorporale colla grascia.
Le unzioni ai piedi con corpi grassi (unguento del piede, fatto
con corpi grassi, resina o trementina e cera, reso nero con nero
fumo, o nero d' avorio) , si oppongono alla secchezza eccessiva
dell'unghia che pu produrre setole (filmarti), incastellatura, ecc.
E tolgono anche l'influenza del passaggio dal secco all'umidit,
del fimo , della raspa, del sole , della sabbia , ecc. Mantengono la
flessibilit, 1' elasticit del piede.

231 TOELETTA DEL CAVALLO.


I. a toeletta del cavallo si pu riguardare sotto due differenti
aspetti ; e cio sotto il punto di vista igienico, e sotto quello del
buon gusto, del lasso, della moda, ecc. Noi li tratteremo di con
srva, essendoch non facile sceverare l'una dall'altra esigenza,
se si eccettuino alcuni particolari casi.
Mate del pelo. li pelo dei cavalli si muta due volte l'anno,
io primavera ed in autunno. !1 pelo corto e fino che basta al ca
vallo durante l' estate' , non lo proteggerebbe contro i rigori del
verno; questo pelo cade ed rimpiazzato da un altro, della stessa
natura, ma pi lungo e pi grosso. Essendo pi spesso , esige
molto maggior cura per ssere mantenuto lucido quanto quella
dell'estate.
Il pelo non cade tutto ad un tratto, e prima di distaccarsi dalla
pelle, perde a poco a poco il suo colore e diventa pi pallido, pi
opaco e come morto. Nei giorni caldi, ne cade una quantit mag
giore, snza per lasciare alcun spazio vuoto ; dopo, la caduta dei
peli sembra momentaneamente arrestarsi, e scorso qualche giorno
ricomincia di nuvo. .11 grado di temperatura e le cure della scu
deria, hanno una grande influenza sulla muta, lo spessore e la
lunghezza dei peli.
I cavalli ohe sono frequentemente ed a lungo esposti all'aria,
avranno il pelo pi lungo che quelli che sono, tenuti in scuderie
calde, o che stanno pi in scuderia che all' aria aperta. Se essi
sono tenuti al caldo e ben nudriti , il loro pelo d' inverno sar
lungo poco pi di quello d'estate, e sar quasi egualmente bello.
Si pud quasi impedire la muta d'autunno colle buone coperture e
colla scuderia calda, e conservare al cavallo per tutto 1' anno il
pelo d'estate; ma necessario che non sia esposto, n di sovente,
n troppo a lungo ad una temperatura fredda; perch se ha con
servato il pelo d'estate fino oltre all'ordinario tempo in cui do
vrebbe cadere, questo cadr tutto ad un tratto nel mezzo dell'in
verno, se il gavallo viene esposto ad una temperatura fredda.
Vi sono dei cocchieri o palafrenieri che vogliono accelerare la
caduta del pelo d' inverno con uno straordinario governo della
mano ; fregano colle mani umide e con forza il pelo ; coprono i
cavalli al di l del bisogno e loro sembra di fare una gran bella
cosa. Errore. Se voi forzate il cavallo a riprendere il pelo d' estate prima della stagione ordinaria, cosa succede? Che questo.

232
pelo d' estate precoce, cresciuto quando la primavera non an
cora inoltrata e fredda ancora, se il cavallo poi anche esposto
all'aria, diventa pi lungo, pi duro, che se fosse comparso .na
turalmente colla stagione pi propizia e la temperatura pi calda.
Peli delle gambe, criniera e eoda. I peli che crescono sulle
gambe sono d' ordinario pi lunghi e pi forti che quelli delle al
tre parti del corpo. perch le parti che ricoprono sono pi
esposte al freddo ed all'umidit. I cavalli dei terreni paludosi, ove
il suolo umido, hanno le gambe molto cariche di peli. Quelli
cresciuti in un suolo pi elevato , con erbe fine , magre e rade ,
hanno i peli di queste parti molto pi fini e scarsi. Indipen
dentemente da queste cause, la lunghezza e la scarsit dei peli
alle gambe naturale in alcune razze di cavalli. Pi si avvicina
al puro sangue e pi il pelo delle gambe si avvicina alla lun
ghezza di quello delle altre parti del corpo, ad eccezione di un
piccolo ciuffetto dietro il nodello , al .fiocco. Quando i peli di
queste parti sono troppo lunghi, si pouno diminuire con un buon
governo, un buon nutrimento, una scuderia calda, o col tagliarli
e bruciarli con un pennello fatto con stoppa immerso nello spi
rito di vino ardente.
La criniera un ornamento ; ma non stata dalla natura data
al eavallo solo per piacere agli occhi dell'uomo; essa gli an
che utile. Se il cavallo allo stato selvaggio non avesse la criniera,
che in esso doppia, cio cade d'ambo i lati, sarebbe pi vulne
rabile in questa 'parte. I lupi, le tigri , i leoni afferrano spesso il
cavallo pel collo , ed i loro denti trapassarebbero presto queste
parti se non fossero munite d'una spessa criniera. Anche i ca
valli quando vengono a zuffa fra di loro, si pigliano pel collo coi
denti. E notisi che le parti stesse non ponno dal cavallo essere
difese ne coi piedi ne coi denti. Lo stesso dicasi dello scopo che
la criniera ha di cacciare coi movimenti della testa e del collo ,
le mosche e gli insetti che altrimenti vi anniderebbero.
I lunghi crini della criniera , della coda e delle gambe non ca
dono nell' istessa guisa degli altri -peli del corpo; si cambiano anch' essi, ma non cos regolarmente , n s rapidamente, h s di
sovente. Essendo pi lunghi , richiedono per crescere anche un
tempo pi lungo; e se la criniera, per esempio, cangiasse in una
certa stagione come il pelo del corpo, la parte superiore del collo
resterebbe per qualche tempo senza difesa. Qualcuno dei crini in
vece si stacca isolatamente, nel mentre che gli altri rimangono
.al loro posto.
Tagliare la eoda, raccorciarla ed annodarla. La coda

ha l'incarico di far scappare le mosche ed i tafani che suggono il san

233
gue dalla pelle del cavallo. inoltre anch'essa un bellissimo orna
mento. Ma l'uomo sotto pretesto che sporca il cavaliere, che
diminuisce all'occhio la taglia del cavallo e lo fa sembrare pi sot
tile, cerca di sopprimerla in gran parte. E il fatto sta che l'uso
di tagliare la coda divenuto generale, e contro le esigenze della
moda non vi ha ragionamento che tenga.
Pei cavalli da posta o da vetturali oda campagna, e per quando
vi tempo di pioggia, siccome la coda lasciata com' , naturale ,
si bagna essa stessa e co' suoi movimenti fa bagnare anche i fian
chi del cavallo, si usa di annodarla. A tale intento s' impugnano
colla mano sinistra tutti i crini della coda poco al disopra del
codone, colla destra si separano due fiocchi di crini, uno per parte,
della lunghezza r,he superino di poco la punta del codone. Colle
due mani si attoreiglia il grosso della coda, lo si ripiega in su, e
cos attorcigliato lo si tiene ben saldo colla mano sinistra. Colla
mano destra si prende il fiocco di destra, lo si torce ed avvolge
attorno al grosso della coda al disotto della mano sinistra, dando
un giro e mezzo ben serrato, da sotto in su, in modo che il capo
rifisca dalla parte sinistra e si tiene fermo col pollice della mano
sinistra ; lo stesso si fa col fiocco di sinistra, il cui capo deve riescire dalla parte destra; colla mano destra si impugnano i due
fiocchi e dopo aver introdotto il mignolo della sinistra fra di loro,
si torcono fortemente colla destra, si fanno entrare nel foro occu
pato dal mignolo da sopra a sotto e si serra il nodo tirando for
temente i due capi colle due mani. Si pu eziandio fermare l'annodatura mediante un nodo dritto fatto col capo dei due fiocchi.
Occorrendo di annodare code molto lunghe, prima di attorci
gliare il grosso della coda per ripiegarla, poi sul codone, si piega
una prima volta 1' estremit in su.
Toeletta dell coda. I crini della coda qualche volta sono
o divengono troppo folti; 'per diradarli, il mezzo migliore quello
di pettinarli frequentemente con un pettine asciutto, con denti ser
rati e forti. Quando i crini sono corti, ispidi, duri, si lisciano
e si coricano bagnandoli e legandoli al di sotto del tronco o nervo.
Si pu anche bagnare tutta la coda, fasciandola con una corda
di fieno ritorto, senza stringere troppo. Si applica la sera e vi si
mantiene per tutta la notte. Se occorre, si replica l'applicazione
nelle sere susseguenti. Le code raccorciate e coll' estremit quadrata,
devono essere regolarizzate di quando in quando. Per far aio, si
fa mantenere la coda sollevata nella posizione in cui la terrebbe
il cavallo se fosse in movimento, -e colla forbice si fa la toeletta.
Bisogna aver riguardo di tenere i crini del centro della coda e
quelli verso le natiche, pi corti di quelli dei lati e della parte
esterna della coda.

/
'
-i'
^
-

-234
Ai cavalli di razze orientali si usa conservare la coda lunga
pi o meno secondo il gusto del cavaliere; la coda lunga deve
sempre essere puntuta e non mai quadrata.
I crini della coda sono ordinariamente spazzolati e pettinati
ogni giorno; e se non pendono graziosamente, si bagnano e si
pettinano tre o quattro volte al giorno. Le code bianche e lunghe
devono essere lavate spesso con acqua calda e sapone.
Nei cavalli che hanno la coda molto povera, se valsi' che au
menti il volume, deve abbandonarsi l' uso del pettine : e se pure
qualche rara volta occorre di usarne per separare i crini , devesi
tenere ben stretta colla mano sinistra la coda presso la radice dei
crini, per impedire la trazione che il pettine adoperato eolla mano
destra farebbe sulla radice stessa.
Toeletta della criniera. La criniera nei cavalli di lusso in
generale inclinata a destra e per tenerla ben liscia e bella, bisogna
pulirla ed inumidirla. Se troppo spessa, forte ed ispida si ponno
strappare alcuni crini di quelli di sotto, prendendone in mano
una parte, poco alla volta, separando dagli altri quelli che si vogliono strappare, attoreigliandoli ai denti del pettine , e tirando
con un colpo secco. E per mantenerla a posto, o per cangiare il
lato da cui inclinata, si fanno dieci o dodici piccole treccie mi
ste a paglia trecciata , alle cui estremit si attaccano dei pezzetti
di piombo. Dopo qualche giorno, tolti i piombi e disfatte 4e trec
cie, si pu esser c;;rti che la criniera sar inclinata convenientemente. ( ^'a-it-t. /
Pei cavalli 'da carrozza o da tiro, si usa da molti tagliare i crini
dietro le orecchie, perch la briglia vi appoggi meglio.
Toeletta delle orecchie. L'interno della conca delle orec
chie provvisto di peli fini che la natura vi ha posto per pre
servare queste parti dalla pioggia, dalle mosche ed insetti , dalla
polvere ed altre sostanze che imbrattano l'aria. deplorabile
il costume di radere questi peli fmo all' origine ; ben vero che
se sono troppo lunghi e debordano fuori dalle orecchie, danno una
brutta apparenza , ed i cavalli sembrano trascurati nella toeletta.
Ma se le orecchie ne sono stale spogliate affatto, il cavallo soffre
alla pioggia, ed al tempo dell mosche agita sempre la testa , rio
che molto seccante pel cavaliere o pel guidatore.
Dopo ci che abbiam detto, si vede che noi siamo dell'opinione
di non tagliare corti-corti i peli dell' interno delle orecchie. Che
se sono troppo lunghi e debordano fuori, si ponno tagliare le
punte che sorpassano i bordi delle orecchie, operazione facile chiu
dendo con una mano l'orecchia e coll'altra tagliando con una for
bice tutti i peli che sporgono fuori.

235
Toeletta del muio e della faccia. Intorno alle ilari,
sul naso ed alle labbra vi sono dei crini fini e tunghi, radi e per
pendicolari che fanno lo stesso ufficio dei mustacchi dei gatti.
Le loro rdici sono estremamente sensibili, ed avvisano il cavallo
della vicinanza degli oggetti contro cui potrebbe urtare. Ve n' ha
ancora al disopra ed al disotto degli occhi per avvertire questi
delicati organi dell' avvicinarsi degli insetti, o di qualunque corpo^
straniero che volesse introducisi.
Alcuni palafrenieri tagliano questi crini per abitudine, come se
fossero cose inutili, e senza menomamente riflettere al perch la
natura li ha posti l. Lo sanno meglio i cavalli, che per la
maggior parte non se li lasciano tagliare senza opporre resistenza,
ed alcuni non lo permettono senza esservi obbligati dal torcinaso:
e non gi perch sentano dolore , ma proprio perch sono
guidati dall'istinto.
per vero, che questi peli sono pi lunghi e pi spessi nei
cavalli comuni, e che la loro presenza pu far credere ad un di
fetto di governo. Ma qusti peli sono si fini e s poco.numerosi nei
cavalli di lusso, che sono quasi invisibili e non sono incompati
bili colla bellezza e colla grazia.
I lunghi peli che crescono sulle ganasce e sulla gola dei cavalli
che sono stati esposti a grandi freddi, sono anch' essi sovente ta
gliati o strappati, od anche bruciati colla fiamma allo spirito di
tino. I cavalli fini, che hanno ricevuto un buon governo della
mano e della scuderia e che sono stati ben nutriti e non esposti
alle intemperie, ponno ben di rado abbisognare di questa opera
zione di toeletta.
Toeletta delle gambe, delle pastoj e e delle corone del

piedi. I peli delle gambe, sui tendini flessori, alla parte poste
riore dei nodelli, alle pastoje ed alle corone dei piedi, sono pi
lunghi nei cavalli comuni, che nei cavalli fini. Questi peli diven
tano sempre, pi fini e pi corti e meno abbondanti, quanto pi
il cavallo sta in una scuderia calda, ed ben nutrito e ben go
vernato. La sola abitudine di lavare le gambe e di fregarle tende
a rendere questi peli pi radi, pi corti e pi fini.
La toeletta di queste parti si pu fare, o tagliando i peli lunghi
fin presso la radice, col mezzo d'una forbice e d'un pettine di me
tallo; o raccorciandoli soltanto ed eguagliandoli senza che si veda la
traccia della forbice ; oppure strappando i peli troppo lunghi. Nelle
prime due maniere si usa di passare in seguito sopra queste parti
colla amma di spirito di vino -e successivamente colla spazzola
e la spugna umida.
Senza entrare in lunghe considerazioni sui vantaggi o meno nei

236 riguardi igienici dell'ablazione o del taglio dei peli delle gambe ai ca
valli, devesi ritenere la massipia che : ai cavalli che devono lavo
rare sovente ed a -lungo su terreni o strade bagnate e fangose, ed
ai quali non si possano asciugare le gambe perfettamente dopo il
loro ritorno dal lavoro e non si possano tenere all'asciutto in una
buona scuderia, e senza che siano esposti a correnti d'aria fredda,
non bisogner fare mai la toeletta delle gambe, e nemmeno si per'metter di lavarle nelle stesse occasioni. "
All'incontro, prima per la legge suprema del lusso e della moda;
poi perch se le gambe si bagnano sono anche tosto asciugate, si
pu impunemente fare la toeletta e radere anche i peli delle gambe
ai cavalli fini e di lusso. E si ponno anche lavare dopo il la
voro, se vengono subito asciugate, e se dopo rasciugamento si
pongono eziandio le flanella.
Bruciamento od abbrnciacehiamento del peli. L'USO di
abbruciacchiare i peli troppo lunghi ed isolati che crescono sulle
mascelle, sulle ganasce, sul collo, sulle coscie, ecc., quando questa ope
razione di toeletta sia fatta con giudizio, non per nulla pregiu
dicevole Si fa col mezzo d'uno speciale strumento, che ha uno
stoppino bagnato nello spirito di vino , il quale si infiamma e si
passa rapidamente sui peli lunghi, le cui punte si levano e scompajono col contatto della fiamma.
Volete che I vostri cavalli abbiano 11 pelo Uno? None
cosa sabito fatta, ed occorrono almeno sei mesi per migliorare il pelo
d'un cavallo che lo aveva rozzo: e qualche volta bastano appena
due inverni, pei cavalli che sono stati allevati in luoghi aspri e
freddi.
Prima regola per ottenere un pelo fino e lucido come la seta ,
che il cavallo sia tenuto caldo: dunque scuderia buona e ben
regolata e coperte pesanti. Attenzione a coprirete tener caldo
il cavallo, specialmente prima del tempo della muta del pelo. Poi
buon nutrimento, biada molta, ed un ottimo e diligente governo
della mano. Questi sono i mezzi generali.
Sonvi poi dei mezzi speciali che ponno cooperare con quelli
suindicati. L'orzo od il linseme cotti; le carote crude o scottate
date per supplimento di razione, hanno molta influenza sulla con
dizione del pelo. Non occorre darne tutti i giorni ; basta sommi
nistrarne uno o due pasti al giorno, due o tre volte la settimana.
Quando poi la pelle rigida, aderente, o che gli escrementi sono
secchi e pallidi, o che si tema che vi sieno vermi. nelle intestina,
o che il cavallo mangi poco e lentamente anche la sua razione
d' avena, un bolo purgativo fa il migliore effetto sul pelo. E dopo
che la purga avr operato, ci che vi ha di meglio per rendere

237
la pelle morbida ed il pelo liscio e lucente l'uso delle polveri
diaforetiche, intorno alle quali abbiamo gi parlato nel trattare
l'argomento del Regime del Verde a pag.' 217. Se ne d una al
giorno nella razione d'avena del mattino, mescolata con poca cru
sca bagnata ; e se la stagione moderatamente calda e secca, e ch&
il cavallo non si tenga troppo esposto all' atmosfera esterna , se
ne ponno dare anche due al giorno, una al mattino e l'altra alla
sera. In capo a dieci o dodici giorni il pelo avr gi sensibilmente
migliorato, e dopo un tre settimane circa lo si vedr essere di
venuto bello.
In luogo delle pillole o boli purgativi, si pu dare una mezza
bottiglia d'olio di lino , che si pu replicare qualche giorno dopo
la prima somministrazione, se non ha prodotto effetto sufficiente.
Non serve aggiungere che tanto la pillola che l'olio vanno dati
a stomaco vuoto, a digiuno; che vanno poi susseguiti dall'uso dei
beveroni, ecc., e che non se ne deve abusare, perch altrimenti
rendono la costituzione troppo delicata.
Badate che il brillante del pelo, che si ottiene a stento e len
tamente, poi tosto distrutto se si espone il cavallo al freddo e
fermo, se si lava troppo spesso, se un'esercizio straordinario ha
fatto sudare molto il cavallo e lo si sia poi lasciato senza go
verno; se per qualunque causa siasi arrestata la /traspirazione
cutanea.

Della tosatura o rasatura.


Si chiama tosatura, rasatura, quell'operazione che consiste
nel raccorciamento del pelo di tutto il corpo del cavallo col mezzo
di forbici curve e del pettine. Lo scopo principale di fare in
modo che il pelo d'inverno sia eorto quanto quello d'estate: l'e
poca scelta per qust' operazione, in generale il principio d' in
verno subito dopo la muta e prima che il pelo d' inverno abbia
raggiunta tutta la sua lunghezza.
Quando al modo di eseguirla, non ci sembra necessario di spie
garlo: perch vi sono in tutte le grandi citt delle persone che
ne fanno un mestiere ; vi sono anche dei cocchieri, palafrenieri, ecc.,
che tentano di fare la tosatura, ma in generale e per dire il vera
non la eseguiscono bene.
Il cavallo non esige alcuna preparazione ; ma per un tre giorni
almeno dopo la tosatura, dovr essere tenuto al caldo e ben co
perto, passeggiato se vuolsi anche il giorno dopo l'operazione,
ma avendo somma cura che non sia esposto all' aria nudo , n tenuto fermo se sudato.
assolutamente dannoso il rasare un cavallo che sia raffred

238
dato o che abbia il mal di gola, o che sia reumatizzato, od altri
menti indisposto.
Sembra che sulle prime , questa operazione di toeletta non sia
stata fatta che all'oggetto di piacere al gusto ed alla moda, di ren
dere il cavallo pi bello alla vista, di dare ai cavalli comuni o
meno distinti un'aria eguale a quella dei cavalli fini e di lusso.
Ma col tratto successivo, vi si trovarono altri vantaggi, ed i buoni
effetti non tardarono a renderne la pratica molto pi estesa. Il primo
vantaggio quello di facilitare il governo della mano, la pulizia
generale del corpo del cavallo ; la polvere, la materia della traspi
razione cutanea e l'epidermide che si distacca dalla pelle, sono
pi facili a togliersi sui cavalli tosati. La rasaturp, non lascia
pullulare gli insetti apteri, facilita la guarigione della scabbia, delle
erpeti e previene le ferite fatte dai finimenti, e prodotte dai 'peli
che si ripiegano sotto i finimenti stessi. '
Ma l'effetto pi vantaggioso quello di sbarazzare alcuni ca
valli dal pelo lungo ed arricciato che li ricopre a partire dall' au
tunno ; il qual pelo s'imbeve del fango umido, dell'acqua di pioggia
e dell'umore della traspirazione cutanea, che mantengono i cavalli
in una specie di bagno per intiere giornale. Tanto pi che il pelo
lungo e spesso non si pu mai asciugar bene per quanto si fri
zioni e si freghi accuratamente.
E se, come si disse pi sopra, si usa qualche riguardo nei primi
giorni dopo la tosatura, si ha poi il vantaggio di impedire quei
lunghi raffreddamenti cui sono esposti i cavalli a pelo lungo e
folto, quando rientrano alla scuderia riscaldati pel lavoro od in
zuppati di pioggia.
La tosatura utile principalmente nei cavalli che avendo il
pelo lungo e folto, sono anche grassi, pesanti, col respiro greve ,
che si affannano pel minimo esercizio ; pei cavalli molli , linfa
tici^ che sudano per nulla.
raro vedere cavalli che si difendano nel mentre si eseguisce
la tosatura ; cavalli anche focosi rimangono in istato di calma quasi
completa , e 1' operazione quantunque lunga , non offre nella ge
neralit dei casi alcuna difficolt. Dopo la tosatura col pettine e
colle forbici, siccome i peli non restano mai tagliati perfettamente
uniformi, si eguagliano bruciando la punta di quelli che sono ri
masti troppo lunghi collo spirilo di vino, che si passa, accendendolo
in un particolare istrumento, su tutta la superficie del corpo.
una follia il far tosare cavalli che abbiano un bel pelo e fino;
in allora, oltre al non esservi pi alcun vantaggio , 1' operazione
rende il pelo un po' pi duro, e nell' anno successivo ne risulta
la necessit di ripeterla, se si vuole che il cavallo mantenga un
bell' aspetto.

239 BARDATURA.
Chiamasi bardatnra o vestimento tutto ci che serve a ve
stire il cavallo sia nella scuderia che fuori, sia nel riposo che nel
lavoro; siccome anche tutti gli oggetti di bardatura ponno avere
influenza sulla salute del cavallo, noi parleremo dei principali ac
cidenti cui ponno dar luogo.

Bardatura di scuderia.
La capezza deve essere fatta in guisa che non ferisca il ca
vallo, n che questi possa stegarsi nella scuderia; le sue corde o
lunghe saranno poste in modo da non permettere l'.infunatura
od incordatura, accidente che ha luogo quando il cavallo grattan
dosi il collo o le orecchie o la testa con un piede di dietro, nel
ritirarlo, impegna la pastoia nella fune. In un batter d'occhio il
cavallo cade su un lato, col piede incapestrato.
Il male che ne consegue dipende dal tempo che resta in que
sta difficile posizione e dagli sforzi pi o meno violenti ch' ei fa
per liberarsene.
Nel maggior numero dei casi si pu prevenire questo accidente.
Basta tenere le lunghe o le catene fuori della portata dei piedi ,
e che abbiano una lunghezza non superflua , cogli anelli in cui
devono passare ad una conveniente altezza , 6 si attacchino alle
loro estremit delle boecie o palle in ferro od in legno. Se vi
ha una sola corda la si fa passare dietro la mangiatoia. Un
mezzo eccellente pure quello che annesso alle mangiatoie e
rastrelliere in ferro, di cui vi abbiamo dato il disegno a pag. 157,
figura 33.
Quando si sorte un cavallo colla capezza, si passa qualche volta
la corda nella bocca per fare l' effetto d'un filetto e dare a quello
che lo conduce un pi forte mezzo d'azione per reprimere il suo
vigore. Accade talvolta che il cavallo con- una forte ed improv
visa trazione, si ferisce la lingua fmo al punto di tagliarla. in modo
da non poter pi mangiare "per due o tre settimane. Cosi pure se
si lega il cavallo o fuori od entro la scuderia, dimenticando di to
gliere la corda dalla bocca, ne pu seguire una forte infiamma
zione alla lingua.

240Quando un cavallo ha il vizio di levarsi la capezza in scuderia


e di slegarsi, si aggiunge alla testiera della stessa e dietro la nuca
un collage di cuoio imbottito con crini nella parte interna , che
si serra moderatamente. Pei cavalli che per stegarsi tagliano le
corde coi denti , il solo rimedio di attaccarli con catene.
Bisogna por mente che un cavallo stegato il quale durante la notte
gira in una scuderia , pu produrre fortissimi inconvenienti , sia
col tirar calci o ricevendone dai compagni , sia per le reciproche
morsicature, ecc.
Se accade di avere un cavallo che assolutamente non vuoi ri
manere legato, non vi ha altro rimedio che quello di metterlo in
una box. Un ripiego .pur quello di mettere una sbarra di le
gno dietro di esso attraverso la posta.
Coperte. La coperta propriamente detta, non copre che il
tronco ed mantenuta in posto dal sovrafascio o cinghia. Vi
pu essere aggiunto un collo o capaccio che copre il collo e la
testa fino alla bocca. Vi si aggiungono inoltre per la passeggiata
le ginocchiere e le flanelle per le gambe.
Vi hanno coperte d'inverno che sono di lana; e coperte d'estate
che son fatte di tela di lino o di cotone ; coperte di scuderia che
son divise in quelle di giorno e di notte; e coperte di lusso e
per sortita o per condurre i cavalli dal maniscalco per ferrar
li, ecc.
Le coperte devono essere tenute pulite, se no incomodano il ca
vallo essendo dure e secche e si oppongono alla traspirazione.
Le coperte ponno ovviare a molte malattie, diminuendo l'impres
sione dell' umidit e garantendo i cavalli contro gli effetti dei
rapidi cambiamenti di temperatura: prevengono cos catarri, pleuresie ed affezioni reumatiche.
Le cinghie devono essere larghe perch non facciano male
ed imbottite lateralmente alle parti che coprono la schiena: non
troppo serrate. Ad alcuni cavalli il sovrafascio va spesso indietro
sul ventre, ed in allora produce solletico che fa tirar calci. Si ov
via a ci mettendovi dne anelli laterali a cui s'attacca una piccola
cinghia che passa dinanzi al petto e Che impedisce al sovrafascio
di portarsi indietro.
Quando si mette il capriccio bisogna aver cura che le orecchie
sieno al loro posto, che gli occhi non sieno coperti, che non sia
troppo serrato alla gola.
Le ginocchiere non saranno troppo dure, n troppo serrate al
ginocchio; saranno imbottite bella correggia superiore ed elastiche.

- 241 Bardatura pel lavoro.


1 V

Le bardature pel lavoro dei cavalli da tiro chiamansi pi pro


priamente finimenti o fornimenti. Quelle pei cavalli da sella, sono
la sella co' suoi accessorj (cinghie, copertine, ecc.) e la briglia.
La briglia poi s dei cavalli da tiro, che da sella, porta il morso,
il filetto, il Barbazzale, ecc.
Aggiungonsi le copertine ed i capiteci di pelle, o di tela cerata
detta americana, foderate o non foderate, che si pongono al ca
vallo da tiro in tempo di pioggia o di neve.
Nello scegliere i finimenti, selle od altro che serva a bardare
il cavallo, si avr riguardo alla natura o <iualit della materia
colla quale sono costrutti, alla loro for-na , alla loro grandezza ,
comparate alla forma, alla grandezza, ed alla composizione anato
mica delle parti sulle quali si devono applicare. Importa molto
che vi si adattino il pi esattamente possibile, principalmente sulle
parti del corpo che hanno delle ossa salienti o che racchiudono
delle arterie a poca profondit, delle vene voluminose, dei con
dotti aeriferi. In ogni caso, saranno abbastanza molli ed elastici
per cedere, per modellarsi sulle piarti ossee prominenti e poggiar
bene sulle parti piane od infossate. Le ossa prominenti non sono
ricoperte che dalla pelle, e questa facilmente guasta se com
pressa da un corpo duro.
Aggiungeremo per massima generale che le fibbie devono essere
solide, gli ardiglioni bene posti, aprirsi con facilit ed entrare li
beramente nei fori delle correggie; che i cuscinetti sieno fatti con
materie morbide ed elastiche.
Quanti cavalli da tiro e pi ancora da sella sono posti fuori
d'uso temporariamente, od anche rovinati per sempre, a cagione
di cattivi fornimenti o di detestabili selle , che furono poi anche
male applicati, senza precauzione e cognizione alcuna 1
Abitudine di portare i linimenti, ecc. 1 cavalli giovani sono
facilmente e frequentemente guastati dai finimenti ; la pressione o
lo sfregamento della sella, del collare o delle tirelle o tiranti
produce delle escoriazioni ; Ja loro pelle tenera e per poco che
sia messa in contatto con un corpo duro, si rompe. Ci vuole un
certo tempo perch la pelle si indurisca e divenga callosa abba
stanza per sopportare i finimenti senza esser lesa. Cos dopo ogni
viaggio si osserver con cura il garrese, il collo, e tutte le altro
parti ove appoggiano i finimenti, per riconoscere se non vi sono
Veterinaria.
16

242

parti dolenti, spelate, gonfie o lacerate, riscaldate dallo sfregamen


to. In tal caso oltre le opportune cure, si dovranno far modificare
le parti del finimento o della sella che avranno procurata la lasione; od aggiungere e sottoporvi cuscinetti elastici ben imbottili, ecc.
Regole generali per bardare o abardnre, ossia vestire e
vestire n eavallo. Per mettere la briglia ad un cavallo, bi
sogna farci aprire la bocca, non gi sfregando il morso contro i
denti, ma introducendo il dito fra le barre. Quando il frontale e
la testiera sono a posto, bisogna usare l' attenzione di ritirare i
crini che sono al disotto, di allungarli perch non forlnino nodi.
Il morso dee appoggiare sulle barre , non troppo basso e senza
pizzicare od increspare le labbra; la museruola lener ferma li briglia
senza imbarazzare il movimento delle mascelle; il soggolo o sottogola tener in posto la briglia senza strozzare la gola ; il barbaz
zale esser ben regolato.
Quando si vuol mettere la sella o la collana (collare) ad un
cavallo, bisogna avvertirlo prima di awicinarvisi ed appoggiare
la bardatura sul suo corpo con precauzione, tenendo sollevate le
cinghie, le tirelle, ecc. Il sotto-coda dovr passarsi lentamente sptto
la coda , e si ritireranno i crini che potessero rimanervi impegnati
sotto. Lo stesso dicasi dei crini che sono sotto il collare, che vo
gliono essere ben distesi. Dopo vestilo il cavallo; si guarder che
ogni cosa .vada bene e sia a posto. La sella deve appoggiare nel
mezzo del dorso: se troppo indietro ponno essere guastati i
lombi, se troppo avanti pu ferire il garrese, accidente qualche
volta seriissimo.
Le stesse regole si osservano anche nello svestire un cavallo,
che va pure avvisato d avvicinato con buona maniera, esvestito
con metodo, stacciando tutte le fibbie che necessario.
Ogni qualvolta si leva la briglia, si immerge il morso nell'acqua
e poscia si asciuga, per togliervi le parti liqnide e solide della sa
liva e del muco della bocca. Questi liquidi contengono delle ma
terie animali che, nei putrefarsi, sviluppano un odore disaggrade
vole e lasciano depositate delle materie saline ette fanno arruggi
nire il nfetallo.
Non serve aggiungere che bisogna tenere gli oggetti tutti di
bardatura puliti, elastici ed in buono stato di solidit. Allora non
guastano le parti che toccano, e non si rojnpono facilmente, po
tendo in tal caso dar luogo a funesti accidenti.
latromentl di punizioni-. Sono la frusta, il frustino o scu
discio, & gli speroni. Vanno adoperati con parsimonia, poich la
frusta ed il frustino ponno tagliare il pelo ed anche la pelle, come
se fossero istrumenti taglienti: gli speroni produrre ferite e piaghe.

-243-
La frusta agisce e pel suono che produce, e pel dolore che ri
sveglia. Un abile cocchiere se ne serve ora per avvertire i cavalli,
talvolta per batterli; ma sempre con precauzione ed abilit.
Cos pure un buon cavaliero si serve raramente de' suoi spe
roni. Al bisogno punge con essi vigorosamente il cavallo; basta
ineseguito ch'egli avvicini le sue gambe ai fianchi per produrre
l'e'ffetto che desidera ottenere.

Igiene del lavoro e del riposo.


Scegliere i cavalli bene adatti ai servizj ai quali si destinano,
una delle migliori regole d'igiene. Un cavallo che sia sottopo
sto ad un lavoro in relazione colla sua conformazione, col suo
temperamento, co' suoi mezzi, pu fare per lungo tempo un ser
vizio eccellente:
In secondo luogo l' apporigliamento dei cavalli che devono la- ,
Torare assieme, deve destare l'attenzione degli uomini di cavalli. Non
attaccare sotto lo stesso equipaggio che dei cavalli' che abbiano
le stesse andature, possibilmente la medesima taglia, e sopratutto
lo stesso ardore. Con queste condizioni tutti i cavalli agiscono in
sieme e travagliano senza affaticarsi oltre misura. Un cavallo pol
trone in un equipaggio lascia la sua parte di fatica all'altro; un
cavallo troppo piccolo non 'ha l'andatura abbastanza allungata e
i sforza per seguire il compagno.
In terzo luogo, bardarli bene come si detto pi sopra : e poi
attaccarli bene, e fare in modo che i cavalli partano tirando tutti
assieme e cos di seguito durante il lavoro. Sulla strada, sorvegliare
i cavalli, avvertire, punire ove occorra, i negligenti. Risparmiarli
sulle ascese e. sulle discese, e lasciarli fiatare e riposare dopo un
raddoppiato sforzo di lavoro.
Altitudine le ir aerei zio. I cavalli dai quali non si ri
chiede uno straordinario esercizio, quelli che non sono destinati a
dare tutto quello che un cavallo pu dare, non hanno grande biso
gno di essere abituati alla fatica. Quando si acquista un cavallo
da tiro o da sella, d'ordinario lo si applica al servizio, senza al
cuna preparazione ; lo si tratta come se fosse capace di eseguirlo,
come qualunque altro cavallo. Finch questo lavoro mode
rato e non di rigore, il nuovo cavallo lo far abbastanza bene:
ma lale sistema non converr allorquando dovr fare un lavoro
serio, che esige molta forza o molta celeril. Se il cavallo
stato nell'ozio per un mese o due, si reso debole ; poco importa

- 244
dio sembri allegro ed in salute ; sar in grado anche di fare oggi
un servizio faticoso ; ma voi lo troverete domani colle ossa rotter
duro nei movimenti, debole, e cosi molle da non poter quasi muo
versi. Che lo si costringa a fare quel servizio diversi giorni di
seguito ed il cavallo diverr magro ed incapace di sostenere il pi
leggiero lavoro. Se al contrario, il servizio meno pesante sul
principio, e si aumenta progressivamente di settimana in settimana,
il cavallo acquister forza poco a poco, e si ridurr in istato di
fare nella settimana un lavoro , che se si fosse costretto a fare
nei primi giorni, 1' avrebbe completamente rovinato. E qui viene
a taglio il proverbio degli Arabi t se voi aprite la pelle che con
tiene I' acqua progressivamente e chiudendo la sua imboccatura ,
voi conserverete l'acqua facilmente; ma se voi l'aprite bruscamente
l'acqua sfugge d'un tratto, e non vi resta pi nulla per la sete. >
11 'modo di preparazione alla fatica ed al lavoro, non. Iostesso ip tutti i generi di cavalli. Dal cavallo da tiro semplice
al passo, accavallo da corsa, per esempio, vi tale una distanza
nel modo di prepararli e tante sono le variet dei regimi , che
noi non possiamo entrare in tutti questi lunghi dettagli, non es
sendocene concesso lo spazio.
Mantenere II eavallo In buona condizione di ervlalo.

Il supremo scopo dell'esercizio e dell'educazione, di render


il cavallo capace d'eseguire il suo servizio facilmente , od almeno
con pochissima sofferenza. Ma per questo non basta avere portato
il cavallo ad una buona condizione di servizio, bisogna anche
sapervelo mantenere. Ciascuna parte della macchina animale, mu
scoli o visceri, sangue o nervi, ciascun organo e tutte le parti
messe in movimento, sono sottoposte ad un cambiamento per cia
scuna modificazione nel modo di trattare il cavallo.
Bisogna adunque che il cavallo cui vuolsi conservare questa con
dizione, questa potenza, sia costantemente mantenuto in esercizio,
moderato, ben inteso.
Quali nono le cause che tolgono la condizione di ser
vizi. La buona condizione di servizio deteriora o si perde af
fatto per differenti cause. Per malattie , per sofferenze continue r
pel soverchio riposo, per eccesso di lavoro, per eccesso di nutri
mento oppure per la sua deficienza.
Le malattie, o perch attaccano visceri od organi importanti, o
per la loro durata, possono ridurre grandemente la condizione del
cavallo, od anche distruggerla affatto. Vedremo nella parte del li
bro in cui tratteremo delle malattie, quali sono i mezzi per rime
diare alle loro conseguenze, ecc.
Sofferenze continue, dolori, ecc. Allorquando il cavallo in

245 preda ad nn dolore costante, non pu mai essere perfettamente


atto ad eseguire il suo lavoro, ed un dolore assai vivo pu alte
rare la sua condizione in un paio di giorni. Vi sono dei . ca
valli disgraziati che si vogliono obbligare ad eseguire il loro ser
vizio, quantunque 'sieno zoppi ; ma provato ed evidente che
non sono mai in carne, n in buono stato, n allegri, come quelli
he non soffrono dolore alcuno. Quando sono attaccati in pariglia,
vedrassi che il cavallo che sta bene avr maggior Disogna da
fare , e che se il cavallo zoppo di buona volont , sar presto
messo fuori di servizio. Ma vi sono benanco altre sofferenze infinite
che non dipendono da zoppicature, e delle quali difficilmente si
accorge. Abusi o negligenza nel mantenimento, scuderie fredde
e tutt'altro che confortabili, governo della mano imperfetto, negli
genza nel dar da mangiare o da bere ad ore fisse ed invariabili,
mancanza di spazio sufficiente per coricarsi, riposo notturno di
sturbato per cause diverse, sono altrettante cagioni che influiscono
sul deterioramento dei cavalli.
Il soverchio riposo o l'ozio. L'ozio od il riposo assoluto
pregiudizievole alla buona condizione di servizio, ed il cavallo che
riposa pi di quello che necessario per riparare alle perdite pro
dotte col lavoro e dalla fatica, diventa pigro, poltrone e perfino
si ammala.
L'ozio assoluto, riduce il cavallo sia nella scuderia o nella box
ad uno stato di prigionia. Vi diventa debole, rigido nei movimenti,
grasso e col respiro pesante. Se poi in questo stato continuasi a
nutrirlo bene, perder l'uso delle gambe e diventer obeso. Non
si pu dire precisamente in qual lasso di tempo l'assoluto riposo
distrugger la facolt di lavorare, poich questo varia d'assai se
condo il genere di lavoro ed il regime nutritivo.
L'eccesso di fatica e di lavoro. Un giorno solo di fatica ecces
siva pu rovinare la condizione di servizio d'un cavallo. Che se
poi l'eccesso di lavoro continuato per pi giorni o pi settima
ne, il cavallo perder l' appetito , o si ammaler per congestioni
al polmone, spasmo del diafragma, ecc., ecc.
11 dimagramento avviene pel grande spendio di forze, che con
suma assai pi sostanza organica di quello che gli organi dige
stivi possano prepararne, per quanto gli alimenti sieno buoni.
Ora il soprappi vien preso prima dalla grascia che scompare
poco a poco ; poi, continuando la fatica straordinaria', dal tessuto
cellulare, e poi ancora da tutte l'altre parti del corpo. Giunto il
cavallo a questo stato di deperimento estremo, gli organi della di
gestione diventano anch' essi sempre pi deboli e non ponno pi
preparare nemmeno una piccola parte del materiale occorrente alla

246
riparazione : allora le ossa si fanno visibili sotto la pelle , il ca
vallo non ha pi n forza, n coraggio, col ventre che sembra at
taccato alla schiena; non pu pi fare alcun servizio, e finalmente
resta rovinato del tutto ed irreparabilmente, ed il proprietario &
cos punito della sua barbarie.
La rigidezza generale nei movimenti accompagna d' ordinario
il dimagramento. Quando un cavallo ridotto in tale stato viene
sortito dalla scuderia, sembra essere tutto in un pezzo. Tuttavia ,
i movimenti diverranno pi liberi quando sar riscaldato dall' esercizio, senza per poter mai raggiungere una grande celeril.
I poveri cavalli di cittadine sono quasi tutti in questo deplora
bile stato , e tutti i cavalli vecchi od anche giovani che hanno
a fare un servizio eccessivo , perdono in un tempo pi o meno
lungo i liberi movimenti.
Le gambe de' cavalli, sono talvolta s mal conformate che si ro
vinano anche senza un eccesso di fatica. Ma le buone gambe esse
pure ponno essere presto rovinate in seguito a troppo rapide
corse , o troppo lungo viaggio , o per aver tirato pesi troppo
enormi.
Senza che si sappia prima a quale servizio stato sottoposto
un cavallo, lo si pu giudicare dallo stato delle gambe. Quelli che
avranno troppo, o troppo violentemente lavorato, li vedremo pie
gati sulle gambe davanti, coi pastorali dritti e coi nodelli portati
in avanti ; con tutte le gambe deformate, curvate ed oscillanti ;
gonfie e tonde, usate. Queste deformit portano irregolarit nella
locomozione, tremolamento, facili cadute, ecc. ' .
Qualche volta i pastorali s'abbassano in luogo di portarsi in
avanti, ed i tendini flessori soffrono e si dilatano, s'ingrossano. I
garetti, i nodelli s'ingrossano e si gonfiano , ne vengono puntine,
vesciconi, mollette od altro.
Certamente che le gambe ben conformate resisteranno assai pi
alle cause di logoramento e sopporteranno molto pi la fatica
prima di rendersi difettose, ma a lungo andare non potranno sottrarsi alla rovina. Le frizioni, le fasciature, i bagni, il riposo, ec,,
potranno rimetterle se adoperati a tempo.
Pei cavalli che devono fare servizio nei paesi di montagna, non
bisogna dimenticare di porre le brache ai finimenti , e di appli
care alle ruote la scarpa, o la meccanica per fermarle. Se no l&
gambe davanti prima, e poi anche quelle di dietro, ne soffrono.
I piedi pure soffrono per un lavoro eccessivo, si deformano, si
rompono, si ammalano.
L'eccesso o la scarsezza di nutrimento ponno pregiudicare la
condizione di servizio del cavallo; il primo rendendo il cavalla

247
(specialmente quello che lavora poco) pletorico, soggetto a malat
tie per colpi di sangue, ecc.; la seconda, deteriora il cavallo assai
pi presto e pi certamente che l'eccesso di nutrimento; ne ven
gono la magrezza, la rigidezza, l'apatia, la debolezza ancora pi
rapidamente che per eccesso di lavoro.
Ve scarsit di nutrimento quando il cavallo perde la sua carne
e vi si d una minor razione di quella normale. Vi ha eccesso di
lavoro quando perde la sua carne, pur ricevendo tutto il nutri
mento che pu sopportare.
Diverse qualit di lavoro. Dai cavalli si richiede forza e
celeril; niun cavallo pu dare nello stesso tempo tutta la sua
forza e tutta la sua celeril, e se vogliamo ch'egli aumenti la sua
celeril al di l d'un cerio limite, bisogna diminuire il peso del
carico. Se noi diminuiamo il carico, possiamo adunque aumentare
la celeril, e se nel tempo stesso vogliamo aumentare e carico e
celerit, dobbiamo diminuire la distanza, ossia 1 durata del la
voro. Questi sono principj generali, che valgono per tutti i generi
di cavalli e per tutti i gneri di servizio.
Furono fatte molte esperienze, sopralutto sui cavalli . da liro ,
per stabilire fino a qual grado la forza e la durata diminuiscono
a misura che si accresce la celeril; ma forza e celeril variano
tanto da cavallo a cavallo, e persine nello stesso cavallo secondo
le giornate, che non si potuto ottenere per risultato che un ap
prezzamento approssimativo della relazione che questi due agenti
hanno fra di loro.
Vlagel- La preparazione per un lungo viaggio consiste nell'ahituare il cavallo agli inconvenienti ed alle influenze e circostanze
diverse alle quali pu trovarsi esposto. Lo si porr in condizione
di sostenere 1' andatura, la distanza ed il peso voluti : sar abi
tuato al linimento, alla temperatura, al governo incompleto , alle
cattive scuderie ed alle improvvise variazioni che le ore de' suoi
pasti subiscono in viaggio. Se non fosse gi prima abituato a tutle
le vicissitudini che probabilmente incontrer nel corso d'an lungo,
viaggio, un colpo di freddo, una spelatura s,ul dorso o sotto la
collana, la mancanza d' appetito, gli impediranno di proseguire it
viaggio in un momento in cui sar difficile il rimpiazzarlo.
Se manca il tempo per questa preparazione, si abituer il ca
vallo per via, cominciando il viaggio con piccole tappe, senza ac
celerare la marcia, ed avendo grande . attenzione al nutrimento,
all' abbeverata, all' alloggio ed al governo.
, ;
Per un viaggio di circa 500 chilometri, il cavallo pptr percor
rere da 32 a 40 chilometri per giorno e per tutla la settimana,
lasciandolo riposare un giorno, per esempio la Domenica, facendo

248
la strada in due tappe al giorno , quando il trotto sia di circa
9 chilometri all'ora. Per intraprendere un tal viaggio, ci vuole un
cavallo fatto (maturo). .
Abitudine ed alternazione del lavoro. In tutti i Casi adun
que, e qualunque sia il genere di servizio, un cavallo nuovo , lo
ripetiamo, sar preparato per un certo tempo, nutrendolo ed eser
citandolo in relazione al servizio che gli si domanda. Il nutrimento
ha senza dubbio una certa importanza, ma l'esercizio ancora
pi importante. Senza la ginnastica od esercizio, aumentato gradatamente in celeril e distanza, fmo a che rappresenti il lavoro ri
chiesto, il cavallo non sar posto in grado di compiere senza dif
ficolt e senza pericolo ci che si esige da lui.
Per regola generale bisogna, quando si sottomettono al servizio
cavalli che non vi sono abituati o che sono stati in riposo per
qualche tempo, operare il cambiamento a poco a poco. Questa
precauzione ancor pi necessaria quando i cavalli cangiano di
lima, di regime, quando lasciano i pascoli per incominciare la
vita di lavoro, od anche quando passano dal lavoro dei campi al
lavoro spesso penoso e continuato delle citt.
Quando i cavalli sono affaticati, che si trova la necessit d'in
terrompere il loro servizio, 'non sempre necessario per rimet
terli, di lasciarli in completo riposo: basta sovente il sottomet
terli ad un lavoro meno penoso di quello cui sono abituati.
Le alternative di un lavoro celere e d'un lavoro lento, al passo,
permettono di conservare a lungo un cavallo.
Riposo. Quando il lavoro continuato per qualche tempo ,
pu dar luogo allo sviluppo di infiammazioni dei muscoli, dei tenlini e delle articolazioni ; rendere il cavallo spossato, ecc. Il riposo
allora deve ristabilire in parte od in tutto quelle parti e rimet
tere il cavallo in istato di poter riprendere il suo servizio. Ma il
riposo non deve essere disturbato, e deve avere la necessaria du
rata; se no si hanno conseguenze pi gravi di quello che si possa
immaginare.
La perdita d'una notte di riposo, rende il cavallo incapace di
poter lavorare all'Indomani. Tuttavia alcuni cavalli non ponno
mai godere d'un assoluto riposo ; ve ne Sono di quelli che sono
obbligati a rimanere in piedi, quando pur dovrebbero potersi co-ricare ; le dannose conseguenze che ne risultano sono le stesse di
quelle risultanti da un eccesso di fatica.
Il cavallo non dorme molto, di rado pi di quattro o cinque
ore sulle ventiquattro ; ma pu anche riposarsi discretamente es
sendo in piedi o coricato, senza dormire. Per la disposizione par
ticolare delle sue membra pu avere un certo riposo anche es

249
sendo in piedi, meglio di qualunque altro animale; epper il suo
riposo, se non si corica, non mai completo, e non lavorer s
bene, ne s a lungo, che se fosse stato coricato sei od otto ore
per giorno. Se le sue gambe si irrigidiscono, se le sue articola
zioni ed i suoi tendini s' infiammano lentamente, si crede sempre
che sia effetto del suo lavoro; ma spesso non l'eccesso d'e
sercizio, ma bens la mancanza di riposo che cagione di questi
malanni.
DunJJue per ottenere un completo riposo, il cavallo dovr avere
un buon letto, spazio sufficiente nella scuderia , e nessun rumore
che lo disturbi. Ninno lavorer vicino alla scuderia, niuno vi en
trer durante il riposo del cavallo.
Vi sono cavalli, e sono l' eccezione, che non si coricano mai e
dormono in piedi ed appoggiati contro le pareti, e la testa sulla
capezza. Per abituare questi cavalli a coricarsi, non v' ha di me
glio che metterli in perfetta quiete entro una box.

*-

PARTE QUARTA
OSTETRICIA
ED

IGIENE DELLA CAVALLA PREGNANTE


E DEL PULEDRO POPPANTE.

PARTE QUARTA

OSTETRICIA
ED IGIENE DELLA CAVALLA PREGNANTE
E DEL PULEDRO POPPANTE.

Nascere, crescere, riprodnrsi e morire; ecco


il circolo delle operazioni vitali.
Nascere , nutrirsi e generare , ecco i tre grandi
movimenti della vita.
Il cavallo nello stato di domesticit lo si lascia appena vi
vere e spesso non lo si lascia generare; lo si allontana cos
dal tipo delia salute e della vita , lo si ribella forzatamente
alle leggi della natura previdente che ha tutto disposto, coll'opera portentosa della generazione, alla conservazione della
specie.
Ed ecco che un istinto procreatore spinge per veemente, ir
resistibile impulso, per un prepotente invito della natura i
sessi ad accoppiarsi, ad unirsi,per l'importantissimo scopo della
generazione.
Il maschio, lo stallone, dopo il coito, ha finita la sua mis
sione. Le femmine hanno invece ricevuto da natura il prin
cipale incarico in questo misterioso affare, ed in esse ha luogo
la meravigliosa formazione dei nuovi esseri destinati a per
petuare la specie, che vengono poi dati alla luce con quell'atta
particolare conosciuto sotto il nome di parto.

254
II parto una funzione naturale, che il pi delle volte
si compie nelle cavalle senza alcun soccorso. Ma non sempre
tale funzione cammina secondo che la natura ha stabilito, non
sempre si compie con facilit, ed allontanandosi pi o meno
dalla sua norma, espone a pericolo la vita della femmina o
del nuovo essere, od ancte d'entrambi. E tanto maggiore
questo pericolo quanto pi lo stato di domesticit ha allontanato
l'organismo delle femmine degli animali domestici dallo stato
di natura. Aggiungami gli accoppiamenti artificiali e spesso
mal diretti, il governo e gli usi improprii, ed altre cause che
le espongono a molteplici disordini della vita propagativa.
In conseguenza di ci venne sentito, a togliere dalle mani
di ignoranti persone i maneggi per la liberazione della fem
mina durante il parto, il bisogno di un'arte particolare, che
insegnasse i principali soccorsi da prestarsi prima , durante
e dopo il parlo , che venne denominata OSTETHICIA VETE
RINARIA.
In questa parte del libro, oltre ali' assistenza della cavalla
partoriente ed agli opportuni soccorsi, noi comprendiamo ben
anco tutto ci che riguarda il 'governo della madre durante
la gravidanza, i segni per riconoscerla, e l'allattamento ed al
levamento del puledro finch non abbia pi bisogno della tutela
della madre sua e possa lanciarsi da solo nella carriera detta
vita.

255 OSTETRICIA,

fd Igiene della Cavalla Gestante e del Pale


dro Poppante.

LA GESTAZIONE.
Nella parte Anatomia e Fisiologia, abbiamo fatto conoscere suc
cintamente come in seguito ad un accoppiamento fecondo, un ovulo
si distacca dall'ovaja ed arriva dalle trombe falloppiane nell'utero
o matrice nel quale si sviluppa. Abbiamo pure descritte queste
parti sotto la rubrica Organi genitali della femmina. (Vedi pa
gina 131 e fig. 28).
A viemeglio per richiamare la memoria del lettore sulla ana
tomia di queste parti, ed allo scopo inoltre di far conoscere la
disposizione di esse, ed i rapporti che hanno fra di loro e colle
altre 'parti del corpo vicine , le poniamo nuovamente sott' occhio
colla fig, 37, alla pagina seguente . che varr anche a rendere pi
facile lo studio e l'applicazione pratica delle cognizioni ostetriche.
Ora entreremo un po' pi diffusamente nell' interessante argo
mento.
Fecondate nelle ovaje delle femmine uno o pi uova, dal liquor
seminale del maschio e per tal modo vivificate, rompono la mem
brana della vescichetta di Graaf in cui si contenevano, e ricevute
dal padiglione della tromba falloppiana, vengono da questa tras
portate nell'utero , impiegando alcuni giorni a compiere un tale
tragitto.
Intanto che l'uovo percorre la tromba falloppiana, da tutta la
superficie interna dell' utero ha luogo un trasudamento di umore
coagulabile , il quale si condensa e trasforma in un velamento o
membrana che tappezza tutta la cavit interna dell'utero , e que
sta membrana la cos detta decidua, o caduca od Hunteriana.
Giunto l'uovo all'orificio della tromba, deprime la membrana ca
duca, vi si infossa e finisce col situarsi fra essa e 1' utero. Una
tale membrana per sussiste solo ,per un certo tempo (che nella
cavalla sarebbe un mese), scomparendo in seguito per essere as
sorbita, donde venne il nome di decidua o caduca a questa mem
brana scoperta per la prima volta da Hunter.

256
Man mano che l'uovo fecondato va sviluppandosi, si forma
l'embrione e quindi il feto. Chiamasi embrione fino a che le
parti del nuovo individuo che va formandosi non sono ancor ben
distinte; e prende il nome di feto quando si vedono completamente
delineate tutte le diverse parti del corpo.

Parti genitali della Cavalla. Fig. 37.

Spiegazione.
A. Ano.
B. Perineo.
C. Valva, in cui esistono le labbra 1 ; I' entrata della vagina 2 ;
l'orificio dell'uretra 3, e la clitoride 4.
D. Intestino retto.
E. Vagina.
F. Vescica orinarla che va stringendosi per formar l'uretra.
G. Utero.
Tanto nell'embrione che nel feto sono a considerarsi delle mem
brane che li inviluppano, dei liquidi in cui nuotano, e degli organi
di comunicazione fra essi e la madre. Le membrane sono il corion,
'atlantoide, Yamnios. I liquidi sono le acque dell'amnios od idramnios. Gli organi di comunicazione colla madre sono la placenta
ed il cordone ombelicale.
Il eofion la prima delle membrane proprie del feto, e ne for

257
ma l'inviluppo esterno, sottile, fitta, bianca, trasparente, di na
tura sierosa. La faccia interna del corion si trova a contatto colr
Allantoide, che pure una membrana bianca e trasparente, la
quale forma un'ampia cavit o serbatoio contenente uh umore
gialliccio, leggermente salato, che secondo taluni sarebbe 1' orina
(lei feto ivi trasportato dall'uraco, di cui si parler pi innanzi.
L'amnios la terza membrana, che forma l'inviluppo pi in
terno del feto : liscia, trasparente, ricca di vasi , e contiene un
liquido, il quale costituisce il cos detto idramnios o le acque del
feto o dell' amnios. Questo liquido in principio di gravidanza
limpido, piuttosto trasparente, simile per la densit al chiaro del
l'uovo; ma a termine di gravidanza si fa torbido, untuoso, pi
denso e contenente talora anche dei pezzi x di escrementi , cono
sciuti col ?iome di ippornani; il suo colore varia dal citrino al
verdastro.
Le acque dell'amnios servono specialmente a proteggere il feto
dalle scosse che pu provare la madre o 1' utero durante la gra
vidanza ; ad impedire le aderenze fra le varie parti del corpo del
feto rannicchiato sopra s stesso. Nel arto poi servono a dila
tare le parti genitali e lubricarle ed ammollirle, onde rendere pi
facile il passaggio del feto ; ed a difendere quest'ultimo dalla vio
lenza delle contrazioni uterine necessarie per effettuare il parto.
Formano insieme alle membrane la cos detta borsa che viene
avanti a preparare 1* strada al feto.
La placenta o seconda, consiste in una membrana spugnosa,
molle, cellulo-vascolare, composta da un'immensa , moltitudine di
ramificazioni arteriose e venose, intralciate in tutti i sensi e riu
nite per mezzo di tessuto cellulare. La placenta sta come corpo
intermedio fra il corion e l'utero. I vasi che compongono la pla
centa provengono dal feto; frammezzo poi ai vasi della placenta
s'intromettono nioltissime diramazioni vascolari che sorgono dalla
superficie interna dell'utero. Quantunque non sia anatomicamente
provata la comunicazione fra i vasi della placerita e quelli dell'u
tero, devesi tuttavia ritenere che abbia luogo per la porosit delle
pareti in virt della legge fisica d'endosmosi ed esosmosi. La pla
centa destinata a ricevere gli umori della madre, a modificarli
convenientemente per la nutrizione del feto per poi Ira smetterli a
quest'ultimo col mezzo del cordone ombelicale.
Il cordone ombilicale una specie di corda tortuosa vascolomembranosa, che dall' ombilico del feto si dirige alla placenta, e
stabilisce il mezzo di comunicazione tra esso e la madre. Si com
pone di due arterie ed una vena denominate ombilicali , di un
Veterinaria.
17

258
condotto chiamato uraco , oltre a tessuto cellulare contenente un
umore giallognolo albuminoso , e le guaine fornite dal corion ed
amnios. L'uraco un canale membranoso , che nasce dalla som
mit della vescica orinarla, si dirige all' ombilico, dal quale esce,
e decorrendo in compagnia delle arterie e vene ombelicali va a
terminare nell'allantoide. Dopo la nascita, l'uraco si converte in un
legamento.
Il cordone ombilicale nei pringordi della gravidanza non si vede,
e le prime tracce di esso nei feti della specie cavallina si distin
guono alla fine del primo mese.
Nei primordi dello sviluppo del feto, appena fuori dell'anello
ombilicale fra il corion e l'amnios, si scorge un picoolo ricettacolo
membranoso chiamato vescichetta ombilicale contenente un umore
giallognolo alquanto denso. A questa vescichetta giungono uno o
due vasi arteriosi provenienti dalla mesenterica anteriore ; e da
essa parte un vaso venoso, che va alla vena porta. Questi vasi sono
quelli conosciuti col nome di onfalo-mesenterici. Tanto la vesci
chetta ombilicale poi, che i vasi onfalo-mesenterici, si ritiene che
servono alla nutrizione del feto fin tanto che siasi sviluppato il
cordone ombilicale, apparso il quale, si convertono in legamenti e
quindi scompaiono.
Il cordone ombilicale serve a portare il sangue dal feto alla
placenta per mezzo delle arterie ombilicali, ed a riportarlo conve
nientemente modificato dalla placenta al feto mediante la vena
ombilicale. Si noti che le arterie ombilicali portano sangue di
natura venosa , e la vena ombilicale lo porta di natura arte
riosa.
Tanto le membrane del feto, come la placenta ed il cordone om
bilicale costituiscono le cos dette parli annesse od appartenenze
del feto; oppure seconde o secondine , in quanto che vengono
espulse dall'utero dopo l'uscita del feto, costituendo cos come un
secondo parto.
In quanto allo sviluppo dell'embrione, si pu ritenere quan
to segue: nei primordi l'uovo pervenuto nell'utero appare come una
piccola vescica senza forma determinata; poi acquista nna figura
ovale e presentasi diviso in alcune parti, corrispondenti al capo,
tronco ed estremit; un punto rossigno pulsante appare in corri
spondenza del cuore; questo punto il cos detto punctum saliens
ed il principio del cuore. In seguito si fa pi manifesta la forma
del capo e del tronco nel cui mezzo distinguesi il cordone ombe
licale ; diventano pi palesi gli arti ; gli occhi si presentano sotto
forma di due nere pallottoline ; due piccole aperture circolari
esistono al luogo delle orecchie ; un'apertura trasversale indica la

259 bocca fj due aperture incurvate accennano le future narici. Pro


gredisce quindi rapidamente lo sviluppo delle parti esterne ed in
terne del corpo e degli organi dei sensi, formandosi le palpebre, le
pinne del naso e le labbra, la cartilagine auricolare restando per
chiusa da sottil membrauella, cos come il meato uditorio esterno e
la pupilla degli occhi. Si coprono poscia mano mano di pelo le di
verse parti del corpo; vengono assorbite e scompaiono le mem
brane al meato uditorio esterno ed alla papilla; le unghie da ge
latinose diventano cornee; sbucciano tal volta alcuni denti incsivi.
In somma il feto acquista la capacit di eseguire tutte le fun
zioni necessarie alla sua conservazione fuori dell'utero materno.
Circa il modo di nutrizione del feto nell'utero, si deve
ritenere che avvenga per mezzo del sangue opportunamente modi
ficato che dalla madre viene portato. al feto, mediante la vena om
belicale. Si vede infatti :
1. Che non vi ha feto senza cordone ombelicale; ed anche
in caso di gravidanza gemella vi potr bens esistere una sola
placenta, ma ciascun feto provveduto del suo cordone ombflicale.
2. Che sospesa o impedita la comunicazione tra la madre ed
il feto (come sarebbe in caso di nodi sul cordone ombilicale) av
viene la morte del feto stesso.
3. Che quando nel parto il cordone ombilicale rimanga com
presso per qUalche tempo, il feto muore.
4. Che la emorragia dell'utero arreca la morte del feto, e vi
ceversa le emorragie del cordone ombilicale riescono fatali alla
madre.
Non si pu quindi ammettere che la nutrizione del feto av
venga per mezzo delle acque dell'anmios, che da alcuni si vorreb
bero inghiottite dal feto, e da altri si direbbero assorbite dalla pelle
di esso. Infatti:
1. All'inghiottimento necessaria la respirazione, e questa non.
pu assolutamente effettuarsi nel feto chiuso nell'utero.
2. Si hanno esempi di feti nati colia bocca e colle narici chiu
se, oppure mancanti affatto di testa e tuttavia egualmente nutriti
come gli altri.
3. La pelle del feto coperta da patina densa , untuosa, che
impedisce l'assorbimento.
4. Il feto ha maggior bisogno di nutrimento quanto pi si
sviluppa; ed invece le acque dell'amnios sono di quantit relativa
minore, quanto pi la gravidanza s'incammina al termine.
5. Non di rado le acque sono corrotte e miste a materie escre
mentizie; in tal caso quale vantaggio arrecherebbero ove fossero
assorbite e deglutite ? ,

260
6. Per mezzo dell'analisi chimica risulta che contengono po
chissimi principj nutritivi.
Nel feto hanno luogo tre principali secrezioni, cio quel
la della bile, del meconio e dell' orina.
La secrezione della bile nel feto serve a comprovale che il fe
gato non si deve solamente considerare qual organo ausiliario alla
digestione intestinale, ma sibbene qual organo importante per la
sanguificazione, cio a dire destinato a spogliare il sangue dei prin
cipii idrogenici e carbonici e renderlo pi atto a cambiarsi in ar
terioso. Si vede infatti:
'
1. Che il fegato uno dei primi organi ad apparire nel feto.
2. Che nel feto- relativamente assai pi voluminoso che nel
l'animale adulto.
3. Che la bile nel feto sarebbe inutile , non avendovi dige
stione intestinale; deve dunque essere preparata per un altro
scopo.
Il meconio un umore dapprima giallognolo, indi verdiccio, poi
nerastro, accumulatosi negli intestini orassi e specialmente nel
rettoj' formato dalla bile e dalla secrezione della mucosa gastro
intestinale. Gli escrementi che il feto espelle appena nato , sono
appunto costituiti dal meconio.
L' orina vien portata dalla vescica orinarla nell' ,1 Ilan Ioide me
diante l'uraco.
Nel feto la vita vegetativa ed organica prevale sulla vita ani
male; per cui tutti i visceri destinati alla nutrizione o conserva
zione dell'individuo si presentano in proporzione molto pi svi
luppati che negli animali adulti ; come appunto lo dimostrano il
tubo gastro-enterico, il sistema glandolare linfatico, il fegato. Le
ossa nel feto non hanno la solidezza di quelle dell'adulto, e pre
sentano diversi punti come cartilaginei ; invece di apofisi si notano
molte epifisi ; alcune ossa poi che nell' adulto sono di un sol
pezzo, si vedono divise in due o pi parti, come avviene delle
vertebre dell'osso supremo ed altre ossa della testa, nonch delle
ossa cosciali. Le gambe del feto sono proporaionata.mente molto
lunghe, ed- il bacino piuttosto piccolo. Merita poi di essere no
tato, che le ossa del cranio non trovansi unite strettamente fra
di Joro, ma rimangono invece fra di esse degli intervalli membra
nosi chiamati commissnre per le quali le ossa del cranio possono
.accavallarsi e rendendosi in tale maniera diminuito il volume
della testa, resta facilitato il parto. A ci si aggiunga che per
l'avvenuto impicciolimento della testa, il cervello deve trovarsi
alquanto compresso , e perci il feto deve diventare soporoso e
rendersi poco o nulla sensibile alle pene del suo nascimento.

261
Della circolazione del angue nel feto Daremo line a
quanto riguarda il feto , considerando la circolazione del sangue
he in esso ha luogo in modo ben diverso che dopo la nascita.
Ed ecco come :
Dalle arterie iliache interne hanno origine le due arterie ombilicali che si dirigono all' ombilico dal quale escono , decorrono
lungo il cordone , e giungono alla placenta ove si decompongono
in minute diramazioni, che s'incastrano nelle diramazioni vasco
lari dell'utero. Nella placenta il sangue delle arterie ombilicali (di
natura venosa) subisce un cambiamento nella sua composjzione, e
ridotto a natura arteriosa viene portato via dalle vene ombilicali,
he si riducono a du, le.quali scorrono lungo il cordone e poco
prima di penetrare l'ombelico del feto si riducono ad un sol tronco
venoso, che entrato nel ventre si porta alla scissurra trasversa
del fegato , ove versa porzione del sangue nel seno della vena
porta e si disperde quindi nel fegato ; mentre l'altra porzione viene
portata alla cava posteriore mediante un ramo denominato con
dotto penoso o di Aranzio. Giunte poi le due cave all'orecchietta
destra del cuore, il sangue portato all'orecchietta destra dalla cava
posteriore passa nell'orecchietta sinistra mediante il foro ovale del
Botallo, quindi nel ventricolo sinistro e nell'aorta. Il sangue por
tato all'orecchietta destra dalla cava anteriore passa al ventricolo
destro, quindi all'arteria polmonare, la quale per non porta ai
polmoni che un quarto circa del sangue ricevuto dal ventricolo
destro, poich da essa parte un grosso ramo, detto condotto ar
terioso che trasporta gli altri quattro quinti dell' onda sanguigna
direttamente nell'aorta. Ne viene da ci che l'aorta nel feto ri
ceve il sangue e dal ventricolo sinistro e -lal condotto arterioso.
L'aorta poi distribuisce il sangue alle diverse parti del corpo.
Venuto il feto allo luce, e stabilitasi la respirazione, si cambia
il modo di circolazione. Infatti per la funzione dei polmoni ri
chiamata ai medesimi molto maggior quantit di sangue di prima,
per cui il sangue dell'arteria polmonare si dirige tutto ai polmoni
d abbandona il'condottc arterioso, il quale si con verte in lega
mento. Cos pure accorrendo maggior quantit di sangue nell'orec
chietta sinistra, obbliga la valvola esistente al foro del Botallo ad
aderire dintorno al foro stesso e togliesi cos la comunicazione
fra le' due orecchiette. Finalmente si eonvertono in legamenti le
due arterie ombilicali, la vena ombilicale ed il condotto venoso.
Della altitudine e posizione del feto nell'utero.

II feto della cavalla quando sia regolarmente atteggiato disposto


orizzontalmente alla direzione dell'utero , col capo e collo piegati
verso il petto, cogli arti anteriori incurvati in modo che gli avam

262bracc sono flessi sul braccio e situati lungo le parti laterali del
torace, mentre che gli stinchi eie pastoie sono piegate sugli avam
bracci, per cui i piedi guardano il ventre. Le gambe posteriori
poi sono atteggiate in modo che le tibie sono piegate sui femori,
gli stinchi e le pastoie sulle tibie ed i piedi diretti verso il ven
tre. Il dorso un po' ricurvo nel suo diametro longitudinale.
Ogni altro atteggiamento diverso da questo non pu essere con
siderato come naturale (Vedi fig. 38).

Fig. 38.
Cambiamenti che la gravidanza produce nell' toro e
visceri -vicini. Nello stato di pregnezza, l'utero si' sviluppa in
ragione diretta del contenuto. Esso pesa sulla vescica che com
pressa non pu trattenere la solita quantit di orine, per cui le
femmine pregnanti, specialmente a gravidanza inoltrata, orinano
frequentemente; solleva e comprime il retto , sposta e comprime
la massa intestinale dilatando il ventre, ed assottigliandone le pareti.
Le pareti del fondo e dui corpo della matrice s'ingrossano con
siderevolmente, quantunque" la sua cavit vada moWo ampliandosi ;
le pareti del collo invece si assottigliano verso il fine della gra
vidanza.
Questi cambiamenti operandosi lentamente , non portano seco
alcun pericolo per la madre; non sarebbe cosi, se si producessero
tutto ad un tratto.
Segni della gravidanza. I segni che indicanola fecondazione
sono molto oscuri. Si pu supporre che una , cavalla sia pregna
quando sia estinto 1' appetito venereo , quando perde il suo con
tegno irrequieto ed impaziente, quando nan esprime pi il desi
derio di possedere il maschio ed anzi, condotta al medesimo alcuni

263
giorni dopo l'avvenuto accoppiamento, si mostra sdegnata all'ac
costarsi di esso, ricusa con adirato sguardo le sue manifestazioni
amorose ; porta indietro gli orecchi, digrigna i denti, si stringe la
coda fra le cosce lorquandoil maschio procura di fiutartela vulva
o di lambirle o morsecchiarle la groppa ; le labbra della vulva si
appassiscono, pi non si aprono, n sorte alcun umore dalla va
gina. La femmina inoltre si fa pi tranquilla, pi docile, pi ob
bediente alla fatica, si rende naturale il suo sguardo, s'aumenta il
suo appetito ed ingrassa. Trovandosi ai pascoli s'allontana dalle
femmine ancora in caldo per associarsi alle pregnanti, diventa pi
amante del riposo e facilmente si stanca anche dietro un moderato
lavoro.
Si vede poi che le cavalle , che dapprima erano vivaci ,
focose, coraggiose, amanti del galoppo, facili ad esporsi a pe
ricoli , scherzevoli e schizzinose col cavaliero e tendenti ad at
terrarlo per la inquietezza e pei loro bizzarri movimenti, durante
la gravidanza diventano riflessive ilemmatiche, amanti del trotto
e meglio del passo, timide o per lo meno assai circospette , evi
tando nell'andare ogni ineguaglianza del terreno, le fosse od altro
inciampo e lasciando ogni salto onde impedire che per un passo
falso od inconsiderato non ne derivi qualche danno al nuovo es
sere che si sviluppa nell'utero; cos pure non pi s'impennano
col cavaliero, ma si lasciano da esso tranquillamente e facilmente
guidare , offrendo resistenza allora soltanto che questi tenta op
primerle oltre le loro forze o desidera posizioni e movimenti pei
quali ne debba soffrire od essere per lo meno minacciata la sicu
rezza, del feto. Anche gli atti, del coricarsi e dell'alzarsi da terra
sono eseguiti con circospezione e cautela.
Bisogna che la gravidanza sia avanzata perch possa con qual
che certezza pronunciarsi un giudizio. Lo sviluppo del ventre, la
frequenza delle orine,, e sopratutto il soprassalto del feto che la
mano sente se la si applica all' imbasso del fianco destro, sono gli
indizj meno equivoci ; divengono pi chiari quando la madre, spinta
dalla sete beve una grande quantit d'acqua fredda.
Esercitando in questa circostanza una pressione sul fianco, col
mezzo della mano chiusa a pugno, si- sente un corpo duro che
viene ad urtare contro le pareti addominali. Questo segno pi
marcato se, essendo il feto in movimento, si cessa la com pressione
ad un tratto, mantenendo tuttavia il pugno applicato contro la
parte.
Il Ventre va acquistando sempre maggior volume e discende, la
groppa ed i fianchi s'infossano, i muscoli delle natiche s'abbassano,,
per cui le ossa del bacino ed il fusto della coda sembrano pia

264
elevati. Le mammelle si fanno turgide, pi consistenti ed i capez
zoli si erigono, e comprimendoli ne sorte un umore sieroso; l'o
rificio esterno della vagina diventa sporgente e si fa maggiore la
sua secrezione mucosa, per il che le parti genitali esterne si am
molliscono, si rendono flaccide e cedevoli ; l'andatura sulle gambe
posteriori diviene meno libera e ,si eseguisce colle gambe diva
ricate.
Man mano che la gravidanza s'accosta al suo termine, oltre
gli accennati segni, si osserva che la femmina s'appoggia or sull' una or sull'altra gamba, si corica e si alza con inquietudine
ed ansiet, dinotando anche di provare dei dolori finch alla fin
fine arriva il momento del parto.
Si pu assicurare dell'esistenza della gravidanza col mezzo del
l'esplorazione addominale, introducendo la mano nel retto o nella
vagina : ma questo mezzo pericoloso nella cavalla , perch pu
facilmente provocare l'aborto, e noi non lo consigliamo.
Un' altro mezzo per conoscere lo stato della gravidanza nella
cavalla, sarebbe quello dell' ascoltazione, applicando l'orecchio sul
ventre per sentire le pulsazioni del cuore del feto : le quali si
scorgono dopo la met della gravidanza, con un battito molto fre
quente a doppio rumore.
Igiene della cavalla pregnante. Nel corso della gravidanza

bene ed utile sottoporre le cavalle ad un moderato lavoro ; sa


ranno risparmiate per nei due mesi ehe precedono il parto. Uu
regolare esercizio mantiene l'attivit della digestione, porta una leggiera stanchezza che le calma, per cui sono meno inclinate a fare
.movimenti disordinati che possono provocare l' aborto.
Stimiamo superfluo il raccomandare di allontanarle dai maschi,
di mantenerle in una perfetta calma, di darci un buon posto nella
scuderia, di pulirle senza comprimere il ventre, di amministrarci
un -nutrimento sano ed abbondante. Di mantenere la lettiera pu
lita e copiosa, e di dare poca inclinazione alla posta; di possibil*
mente lasciarle libere ed isolate nelle boxes.
Si dovr evitare che le cavalle pregnanti entrino in correnti
d' acqua fredda, o si espongano a venti freddi o pioggie, special
mente se sono in sudore. Evitare le scosse dell'utero ; quindi noa
fatiche gravose, non rapide corse, non sforzi violenti e subitanei,
non percosse, n colpi sul ventre, sui lombi e sulle reni. Non
stringere il ventre colle cinghie.
Al sopravvenire di malattie nelle femmine in istato di gestazio
ne, nell' eseguire i precetti che l'arte suggerisce per combatterle, si
dovr ben guardarsi dall' amministrare rimedii di gagliarda azione
t tali da sovvertir l'ordine dell'animale economia, produeendo u

265
generale perturbamento. I purganti drastici troppo spesso impie
gati dai mamscalchi e dagli empirici sono in questo numero ; im
primendo essi troppo forti scosse all'utero, possono staccare dal
medesimo il prodotto del concepimento e diventar causa di sua
espulsione prima del tempo stabilito dalla natura. Non salassi
inutili, non operazioni chirurgiche che si possano dilazionare.
Burata della gestazione o gravidanza nella cavalla.

Nella parte Fisiologia a pag. 136 abbiamo gi detto qual


sia la durata della gravidanza nella cavalla, ed a pag. 137 ab
biamo posto una Tabella dell'epoca che scorre dalla concezione
al parto, colla quale, conosciuto il giorno della concezione della
cavalla, si trova immediatamente l'epoca" approssimativa del parto.
Ad esse pagine rimandiamo quindi il lettore.
\

IL PARTO.

Del parto in generale.

'

i-

t
Quando la gravidanza ha percorsi tutti i suoi periodi, allorch
il feto ha soggiornato un tempo sufficiente nell" utero per acqui
stare un'organizzazione abbastanza perfetta ed il grado di forza
richiesto alla sua esistenza isolata fuori della matrice , succede il
parto, mediante il quale si cambiano le relazioni della femmina
col prodotto della fecondazione , poich separandosi l'uno dall'al
tra si stabiliscono fra di loro altre dipendenze ed altri rapporti.
Il parto non ha luogo tutto ad un tratto ed istantaneamente ,
ma percorre diversi periodi, e le sostanze che costituiscono la gra
vidanza escono separatamente una dopo T altra , donde si hanno
per cos dire altrettanti parti parziali , che si succedono con un
ordine particolare stabilito dalla natura e che costituiscono il parto
totale. D' ordinario escono dapprima le acque dell'amnios, indi il
feto, cui tengon dietro le secondine ossia la placenta colle mem
brane, restando cos compito il parto.
Il parto pertanto si pu definire 1' uscita spontanea od artifi
ciale del feto colle sue appartenenze dall' utero materno. Questa
definizione quadra meglio di qualunque altra, perch la pi sem
plice e perch meglio esprime i modi di effettuarsi del parto. In
fatti, se il feto presentando l'una o l'altra delle estremit dell' ovoide viene espulso dai soli sforzi della natura , il parto si dice
naturale o spontaneo, il quale poi, secondo il modo con cui si ef-

-266
fettua, cio secondo che si compie pi o meno presto, con mag
giori o minori sofferenze , senza pericolo o con qualche pericolo,
. sia per il feto che per la madre si distingue in facile, difficile o
laborioso, languido e precipitoso. Quando poi il feto non si pre
senta regolarmente con una dell* sue estremit, oppure insorgono
accidenti tali per cui la natura impotente abbia bisogno dell'aiuto
dell'arte, allora il parto dicesi non naturale o contro-natura od
artificiale, che pu essere manuale , quando l' operazione venga
eseguita dalla sola mano, ed istrumentale, quando pel compimento
di esso debbiisi armare la mauo di qualche strumento che agisca
sulla madre o sul" feto.
FI parlo ha ricevuto ancora diverse denominazioni secondo l'e
poca nella quale s'effettua e secondo il numero dei feti che ven
gono alla luce ; cos chiamasi il parto immaturo, abortivo od aborto
quando succede ad epoca della gestazione . in cui il feto non
vivo, n suscettibile di vita ; prematuro o precoce, quando il feto
non a termine, ina capace di poter vivere ; maturo , quando si
opera, giorni pi, giorni meno, al compimento del periodo della
gravidanza ; infme vien dello tardivo o serotino, allorch l'espul
sione del feto si verifica qualche tempo dopo terminato l'intero
corso della gestazione. Se poi dall'utero non esce che un sol feto,
il parto chiamasi semplice; gemello quando ne vengono' in luce
due, cosa alquanto rara nella cavalla.
Perch il parto si compia naturalmente e facilmente, vi ha d'uopo
del concorso di molte condizioni, delle quali alcune sono relative
al feto ed altre alla madre. Rispetto al feto necessario, ch'esso
sia contenuto nell'utero, che' nella sua conformazione sia normale
tanto nel tronco che nelle membra, che il suo volume sia pro
porzionato al canale s duro che molle per cui deve passare, che
il suo asse corrisponda all'asse del bacino e dell'utero, che pre
senti alla bocca della matrice una delle sue estremit (la cefalica
cio o la pelvina) in buona posizione, che sia vivo ed a termine,
e che finalmente il cordone ombilicale e la placenta siano in istato
normale e non si presentino prima di esso; Rispetto alla ma
dre si richiede, che il bacino abbia la conformazione e le dimen
sioni regolari ; che l'orificio dell'utero, la vagina e la vulva siano
sufficientemente rilasciate ed arrendevoli per prestarsi alla neces
saria graduata dilatazione ; che la matrice si trovi in ano stato
da avere il suo asse parallelo a quello del bacino ; che l'utero, la
vagina e le altre parti genitali siano sane e ben disposte; final
mente che 1' utero abbia delle contrazioni abbastanza energiche ,
abbastanza consecutive l'una all' altra per determinare e promuo
vere l'espulsione del feto. T.,a femmina poi non deve essere n ma

267lata, n presa da qualche grave accidente, ma sufficientemente


robusta per sostenere e secondare co' suoi sforzi le contrazioni
della matrice. Si richiede infine, che la gravidanza abbia avuto un
regolare decorso e si trovi a termine.
La mancanza di una o di pi delle annoverate condizioni , ar
reca nel parto un gran numero di modificazioni e cambiamenti,
pei quali si rendono necessarj particolari soccorsi, che talora mi
rano solo ad aiutar la natura pel compimento della sua funzione;
ma altre volte sono diretti ad ottenere l'artificiale estrazione del
feto, sia che venga operata colla mano o cogli strumenti. Forlunatamente per le suesposte condizioni si trovano il pi delle
volte riunite in guisa, che i parti i quali esigono per compiersi i
mezzi dell'arte sono ben pochi in confronto di quelli che si ter
minano mediante le sole forze della natura e pi piccolo ancora
ne sarebbe il numero quando le persone che assistono le femmina
partorienti fossero mene sollecite di operare ed invece pi confi
denti nel potere della natura.

Del parto naturale.


Delle cause del parto naturale. Le cause del parto S di
vidono in eccitanti o determinanti ed in efficienti.
Le cause eccitanti sono tutte quelle che possono determinare
l' utero a contrarsi ed a liberarsi dalle sostanze che costituiscono
la gravidanza; di queste cause; alcune sono accidentali e produ
cono l'aborto ed il parto prematuro o precoce; altre sono natu
rali, in quanto che agiscono sempre allo stesso termine, vale a
dire sul finire della gestazione. Per, quanti studj , per quante os
servazioni e ricerche siano state fatte dai fisiologi onde istabilire
quale sia la causa determinante atta a risvegliare le contrazioni
dell' utero alla fine della gravidanza per espellere il prodotto del
concepimento^ non si hanno che congetture, parecchie delle quali
sono evidentemente smentite dalla giornaliera esperienza e dalla
sana ragione.
Le varie opinioni manifestate a riguardo delle cause determi
nanti, si ponno schierare in due serie principali , secondo che si
riferiscono al feto od alla matrice. Rispetto al feto, opinossi
che agitando il medesimo le sue membra, arrivi a rompere le mem
brane che lo inviluppano e qual frutto maturo si distacchi dal-
l' utero. Si pens che l'angustia . provata dal feto nella cavit ute
rina, divenuta troppo ristretta in riguardo al suo volume; il biso
gno da esso provato di maggior nutrimento ; la necessit di rin
venire nella respirazione polmonare il mezzo di ripristinare il suo
.

-268 angue; la irritazione prodotta sul tubo intestinale dall' accumu


lamento del meconio, sulla vescica dalle orine, sulla pelle dall'acqua
dell'amnios resa acre, siano altrettante cause determinanti a far
degli sforzi per uscire tall'antro uterino. Dal lato della matrice
si ammise il suo cangiamento di forma ; la sua irritazione per il
distendimento portato a1 massimo grado e per l'accumulamento
del sangue che non pu pi passare nei vasi ostruiti della pla
centa. Forse non una sola, ma parecchie delle nominate cause
operano simultaneamente per eccitare l'espulsione del feto e per
ci il parto, a termine di gravidanza, ha probabilmente luogo pel
concorso di varie di esse.
Le cause efficienti del parto sono quelle per le quali esso si
compie. Per molto tempo si riguardato il feto come l' agente prin
cipale della sua nascita, capace di aprirsi mediante vigorosi sforzi
la prigione che lo racchiude. Ma quest'opinione, d'altronde volgare,
affatto erronea,, mentre contro la medesima stanno i seguenti
argomenti :
1. in ogni epoca della gravidanza il feto viene espulso eoo- fe
nomeni i quali non differiscono da quelli del parto che per la mi
nore intensit.
2. nei primordj della gravidanza il feto certamente troppo de
bole per opporre una valida resistenza al collo dell'utero, pochis
simo dilatato ed -all' orificio uterino tuttora chiuso ed inoltre ve
diamo che nell' aborto il feto esce spesse volte inviluppato nelle
sue membrane.
3. dall' utero vengono pure espulsi dei corpi estranei , Come le
idatidi, le mole, non che le appartenenze del feto , cio le mem
brane e la placenta, le quali sostanze per certo non hanno alcuna
facolt di aprirsi la via che percorrono.
4. il 'feto anche il pi vigoroso non avrebbe forza bastante per
operare la dilatazione dell' orificio dell' utero e vincere la resi
stenza che gli oppone talvolta il canale osseo della pelvi; che anzi
in qualche caso la resistenza tale da essere schiacciata la testa
^ depresse le ossa del cranio, compresso il cervello e cagionata
quindi la morte del feto prima della sua intera espulsione.
5. il feto siffattamente chiuso nell'utero, che le sue membra
non possono eseguire che assai limitati movimenti. -,
6. finalmente si hanno esempi di feti nati morti per le vie na
turali e spontaneamente dopo la morte della madre.
forza dunque conchiudere, the non solamente il. feto non
il principale agente della sua nascita, ma che non vi contribuisce
menomamente e va anzi ritenuto affatto passivo nell'atto del parto,
destinato solo a servire come corpo solido alla meccanica dilata

- 269
zione delle vie per le quali deve passare. Non devesi tuttavia re
spingere l' opinione ammessa da riputatissimi autori , che cio i
vigore e la buona salate del feto siano fra le condizioni necessarie per la pronta e facile -esecuzione del parto ; sarebbe questo un
voler contraddire alla giornaliera esperienza , la quale ci addita
che in moltissimi casi la vitalit dell'utero sta in relazione con
quella del feto, in guisa che questo sembra essere per 1' organo
che lo contiene uno stimolo necessario ; in fatti veggiamo spessa
che i movimenti del feto eccitano prontamente nel parto delle con
trazioni uterine ; che quando il feto sia morto, le contrazioni ute
rine hanno minor energia e l' utero cade talvolta in uno stato
d'inerzia o per la mancanza di cotesto stimolo (cio pel feto morto),
o perch il sangue pi non vi perviene in tanta copia.
La causa efficiente del parto risiede pertanto evidentemente nelle
contrazioni delle pareti uterine ajutate da quelle dei muscoli ad
dominali, per cui il parto si opera per mezzo di queste due spe
cie di forze,distinte in forze proprie ed in forze ausiliarie. Le
forze proprie si hanno nelle contrazioni dell' utero e queste sono
indipendenti dalla volont della femmina. Le forze ausiliarie con
sistono nella contrazione dei muscoli addominali, favorita ila quella
del diaframma e di molti altri che si attaccano al torace ed al ba
cino ; queste forze dipendono dalla volont della femmina, per Cui
pu prevalersene e pu sospenderle secondo il bisogno, meno ne
gli ultimi momenti del parto, in cui sembra quasi inefficace J' im
pero della volont.
,
La parte attiva che prende l'utero nel parto viene comprovata
dalla semplice osservazione, che portando la mano sul ventre della
femmina durante il parto, quando il feto si inoltra, sentesi evi
dentemente queir organo rinserrarsi e contrarsi ; ci rilevasi ancor
meglio, quando per una causa qualunque bisogna durante il parto
portar la. mano nelP interno della matrice ; e certamente chi avr
avuto occasione di eseguire quest'atto, avr pure sperimentato l'a
zione energica delle contrazioni dell'utero, che in alcuni casi s
gagliarda da intirizzire e paralizzare momentaneamente la mano
dell' uomo anche il pi robusto e forte, per il violento rinserrarsi
dell1 orificio uterino sul braccio introdotto. Quando in fine si vo
lessero altre prove dell' azione della matrice nel parto , si potreb
bero addurre gli esempi gi citati di feti nati dopo la morte della
madre per le vie naturali e spontaneamente ; difatti non si pos
sono attribuire agli sfrzi dei feti, poich la maggior parte erano
merli prima della madre o contemporaneamente ad essa ; n sem
bra potersi -ammettere con alcuni autori, che radunamento del gas
nella cavit addominale sviluppatosi per incipiente putrefazione.

270
abbia potuto produrre una sufficiente pressione per espellere il
feto ; ma riesce pi naturale .il ritenere, che siffatti parti siano do
vuti all'azione contrattile dell' utero, la quale in modo analogo al
l'azione degli altri muscoli cavi, conservasi ancora qualche tempo
dopo la morte.
Non v' ha dubbio pertanto che le contrazioni della matrice oc
cupano il primo posto fra le cause efficienti del parto e che que
sto viscere capace da solo di espellere il feto. Il pi di sovente
per, quando il parto gi avanzato ed un' estremit del feto si
gi impegnata nel bacino, tutte le parti in questo rinchiuse ve
nendo compresse, la femmina sente il bisogno .di far premiti e si
abbandona ai pi violenti sforzi per liberarsi prontamente da si
mile penosa pressione. Appoggiati allora a terra o contro qualche
corpo- duro i piedi, massime i posteriori, e fatta una profonda inspi
razione ritiene l' aria nei polmoni, con che vien spinto il diafram
ma nel cavo addominale ; contrae quindi con [forza i -muscoli ad
dominali e quegli altri ohe circondano la cavit del ventre, sicch
per l'azione di questi muscoli, sia immediatamente, sia per l'in
termezzo dei visceri addominali, la matrice viene pressa da ogni
lato e si determina quindi pi facilmente a contrarsi e ad espel
lere il feto. L'azione i qunste potenze ausiliarie sempre mag
giore e pi attiva , quanto pi il parto si approssima al suo
termine.
A comprendere l'importanza dell'azione dei muscoli addominali
e del diaframma nel compimento del parto, basta il por mente,
che nei casi in cui manca la cooperazione loro, il parto riesce
sempre pi tardivo ; che nelle femmine pingui ed in quelle affette
da malattie polmonari, il parto riesce meno facile, appunto per la
impedita o meno libera azione dei muscoli addominali e del dia
framma; vi hanno inoltre dei casi in cui l'azione della matrice
assai debole per la costituzione malferma della femmina, o per es
sere stata assai distesa nella gravidanza , o per essere stata affa
ticata in causa di ripetute ed inutili contrazioni, ed in tutte que
ste circostanze non potrebbe certamente l'utero liberarsi dal feto
senza il concorso delle forze ausiliarie. Per le contrazioni poi del
diaframma e dei muscoli addominali, ristretta la cavit dell'ad
dome , trovasi 1' utero circondato dai visceri e resta garantito
dalla rottura.
Per tal guisa ne consegue , che nei casi pi frequenti e pi
naturali, al compimento del parto richiedesi il concorso delle
forze proprie (contrazioni uterine) ed ausiliarie (contrazione dei
muscoli addominali) ; che se in taluni casi le contrazioni della ma
trice ponno essere capaci da s sole di operare l'espulsione del

- 271 feto, non valgono giammai a produrre lo stesso effetto le sole con
trazioni dei muscoli addominali, a meno che l' orificio della ma
trice abbia gi acquistato una ragguardevole dilatazione.
Dei segni che annunciano vicino il parto. Il termine della
gravidanza viene ordinariamente indicato da un complesso di fe
nomeni chiamati segni precursori del parlo. Questi cominciano ad
annunciarsi alcuni giorni prima dell'espulsione del feto; nella ca
valla si osservano anclie quindici giorni prima. Consistono essi
nell'ingorgo delle mammelle, che aurr-entano progressivamente di
volume, si fanno dure, tese, alquanto dolenti alla loro base. Si
mile stato si diffonde ai capezzoli e l' ingorgo aumenta giornal
mente a misura che s'avvicina l'istante del parto, prolungandosi
fra le natiche; 4a vulva si fa gonfia, dalle sue labbra rilasciate,,
cedevoli e pi aperte scola un umore viscido , giallastro , abbon
dante. Il ventre s'abbassa, ' infossano i lianchi e le parti laterali
della coda, la groppa diventa orizzontale, l'andatura alla parte po
steriore del corpo si fa stentata e dolorosa, colle gambe divari
cate per la distensione delle mammelle; praticando una trazione
sui capezzoli ne esce un umore' siero-lattiginoso giallo-verde, che
il cos detto colostro. Le orine e le feci si evacuano con fre
quenza ed in poca quantit.
Quanto pi il parto si avvicina, la femmina mangia poco e ad
intervalli ; d segni di dolore col mandar gemiti, coll' agitar della
coda, col cambiar di posizione continuamente, col forte scalpitare
dei piedi, collo sdrajarsi e rialzarsi quasi fosse presa da colica.
Questi dolori si chiamano presagenti o precursori del parto, sono
di breve durata e ri pelousi a lunghi intervalli, in modo che scor
rono spesso pi ore senza che si rinnovellino. I segni delle parti
genitali intanto s' aumentano, le mammelle si fanno pi tese e
dure, si ottiene da esse in maggior copia l'umore siero-lattiginoso,
allargasi la vulva e ne cola pi abbondante il muco. Il polso
duro e celere, la respirazione frequente ed affannosa, il calore au
mentato. A quest'epoca prudente il sorvegliare dav vicino la ca
valla, potendo da un momento all'altro manifestarsi i segni prprj ossia i fenomeni del parto.
Del modo eoa cui si compie il parto naturale. - 11
complesso dei fenomeni pi o meno violenti, pi o meno prolun
gati che esige il parto per essere effettuato , costituisce ci che si
chiama travaglio del -parto. Questi fenomeni succedonsi costante
mente con determinato ordine dal principio alla fine del parto e
quando bene si considerino, si possono distribuire in due serie
ben distinte; gli uni non sono altro che l'espressione dell'azione
vitate intenta all'espulsione del feto, gli altri costituiscono il meo

- 272
canismo secondo il quale questa espulsione ha luogo e per cui il
feto s'impegna primamente nell'orificio dell'utero, s'avanza nel ca
nale vulvo-uterino, finch da ultimo esce dai genitali.
Tutti i fenomeni del parto si possono dividere in tre gruppi di
stinti, denominati ttadj , tempi o periodi. Il primo incomincia
colle contrazioni dolorose della matrice e finisce colla completa
dilatazione del suo orificio; il secondo ha principio colla rottura
delle membrane del feto, ossia 'della borsa delle acque e termina
coll'espulsione del feto stesso; il terzo viene costituito dall'uscita
delle seconde ossia delle membrane involgenti il feto e della pla
centa. Si avverta, che i dolori prodotti dalle contrazioni uterine
hanno il particolare carattere di essere intermitlenti, per cui mar
casi una calma che li divide, la quale sempre pi perfetta quanto
pi inoltrato il travaglio; si avverta parimenti che la differenza
dai primi agli ultimi di questi dolori sta nella maggior frequenza,
durata e forza dei medesimi. Ci premesso, veniamo a considerare
partitamente i diversi fenomeni offerti dai rispettivi stadj.
I fenomeni del primo stadio sono i dolori prodotti dalle contra
zioni sempre pi crescenti, denominati preparanti o preparatorj ;
sotto questi dolori l'orifcio dell'utero a poco a poco si apre e si
dilata, i suoi orli s'assottigliano, le membrane del feto si tendono
e si appoggiano a quest'orificio, indi vi si impegnano maggior
mente in modo da formare come un segmento sferico, o sacco }
od una vescica , dando luogo per tal modo alla cos detta borsa
delle acque, le cui dimensioni aumentano ad ogni contrazione del
l'utero. In questo stadio poi si notano inoltre: l'uscita di abbon
dante mucosit dalla vagina con striscie anche di sangue, la fre
quenza, la vibrazione e la durezza del polso, il calore generalmente
accresciuto, l'aspetto animato, un'inquietudine universale. Quando
la dilatazione dell'orificio della matrice completa, tutti gli sforzi
uterini ed ausiliarj han.no per iscopo di espellere il feto ; ci che
avviene nel secondo stadio.
I fenomeni del secondo stadio sono i seguenti : le contrazioni
uterine frequenti, durevoli, violenti, donde si hanno i cosi detti
dolori espulsivi o conquassanti ; i muscoli che costituiscono le
forze ausiliarie del parto si mettono nella massima azione; estre
ma l'agitazione universale della cavalla che manda dei gemiti
pi o meno prolungati; la borsa delle acque si avvicina alla vulva
e qualche volta ne esce ; sotto una violenta contrazione .della ma
trice, accompagnata da forte premito, -le membrane si rompono ed
escono le acque del'amnios e 1' umore contenuto nell' allantoide ,
che lubrificano le parti, le rilasciano e facilitano la dilatazione
loro. Dopo la rottura delle membrane eompajono d' ordinario al

273

l'apertura della vulva i piedi anteriori e contemporaneamente, o


poco dopo il musello che si adagia sui piedi medesimi ; poich nella
cavalla in travaglio di parto il feto ha per lo pi la posizione come
alla fig. 39; crescendo mano mano le contrazioni, si scostano

Fig. :.
maggiormente le labbra della vulva e permettono infine il pas
saggio alla testa del feto ; la cavalla sospende allora per un momento i suoi sforzi, per raccogliere di l a poco tutte le forze ,
sicch sotto l'azione dei muscoli addominali e di quasi tutti gli
altri muscoli del corpo si effettua la totale espulsione del feto
stesso, sotto la quale vengono talvolta cacciate fuori involontaria
mente dall' ano le materie fecali. Il cordone ombelicale si rompe
ordinariamente per effetto della caduta del feto; se non ha luogo
la rottura, la madre ne effettua la separazione coi denti. Uscito il
feto, fluisce il restante liquido amniotico che ancor trovavasi nel
sacco delle membrane. All' uscita del feto tien dietro quella delle
seconde, che costituisce il terzo stadio.
I fenomeni del terzo stadio sono i seguenti : appena venuto il
feto alla luce, la cavalla prova una perfetta calma, la quale d'or
dinario di breve durata, giacch insorgono di nuovo alcuni
dolori, ossia si determinano delle contrazioni della matrice, la quale,
serrandosi maggiormente sopra s stessa , distrugge le aderenze
Veterinaria.
18

- 274
della placenta, gi state indebolite ed in parte tolte nei precedenti
stadj ; continuando le contrazioni dell' utero , l'orificio di questo
viscere alquanto ristretto dopo l'uscita del feto, viene obbligato
ad aprirsi nuovamente e la placenta colle altre membrane del
feto penetrano in vagina , da dove sono presto espulse mediante
le contrazioni delle pareti di questo canale, aiutate da quelle dei
muscoli addominali. L'uscita delle seconde accompagnata da
scolo di una quantit maggiore o minore di sangue dalla vagina
pel distacco della placenta dalle pareti uterine. Nella cavalla l' li
scila delle seconde avviene d' ordinario un quarto o mezz' ora
dopo il parto.
Il travaglio del parto naturale ha una durata molto varia ,
mentre talvolta si osserva compiersi quasi istantaneamente , ed
altre volte invece si esigono parecchie ore. La lunghezza e quindi
la minor facilit del travaglio derka non solo da poca energia
delle contrazioni uterine, ma pi di sovente dal volume del feto
e dalla resistenza che esso incontra attraversando il bacino e le
parti genitali ; perci il primo parto d' ordinario pi lungo e
pi difficile dei successivi, e tanto maggiormente quanto pi la
cavalla di et avanzata. Una certa mollezza del tessuto che
non tolga affatto la energia delle contrazioni muscolari rende il
parto pi facile nelle femmine di debole costituzione, che in quelle
le quali, pi robuste e vigorose , hanno i tessuti pi consistenti.
Degli stadii del parto poi d'ordinario il primo il pi lungo ed
il secondo il pi corto, particolarmente nelle cavalle che abbiano
partorito altre volte ; nelle primipare ed in quelle che hanno le
parti genitali esterne molto rigide e ristrette , il secondo stadio
suol essere assai lungo. In generale quanto pi lunga e stentata
l'espulsione del feto, tanto pi pronta l'espulsione delle seconde
e viceversa.
i Spiegazione del principali fenomeni del travaglio del
parto. Nel corso del travaglio del parto accadono alcuni fe
nomeni che meritano di essere in parlieolar maniera considerati,
e questi sono: i dolori, la dilatazione dell'orificio uterino, lo scolo
degli umori viscidi, la formazione e la rottura della borsa delle
acque.
I dolori sono talmente collegati alle contrazioni uterine, che s
devono riguardare assolutamente prodotti da esse; vediamo in
fatti che i dolori incominciano, crescono, decrescono e cessano in
sieme al cominciamento, progresso , decremento e fine delle con
trazioni uterine.
I dolori talvolta si succedono con rapidit ed energia ed il parto
compiesi in breve tempo ; altre volte risultano lenti e deboli so

275
spendendosi anche ad intervalli, ed allora il travaglio si prolunga
per un tempo pi o meno ragguardevole; cedeste differenze in
generale sono in rapporto colla costituzione della cavalla , coll' energia pi o meno forte con cui si eseguiscono in essa le fun
zioni, colla vigoria dei movimenti muscolari , esercitandovi forse
anche qualche influenza la condizione dell'atmosfera.
La dilatazione dell'orificio dell' utero un altro fenomeno me
ritevole di speciale considerazione. Devesi ammettere che questo
fenomeno sia dipendente dalla contrazione delle fibre, specialmente
longitudinali, del fondo e del corpo dell'utero, per cui accorcian
dosi il viscere nel senso del suo asse , ossia accostandosi il suo
fondo ed il corpo al collo, il sacco delle membrane dapprima , e
poi il feto sono costretti ad urtare contro l'orificio uterino, il quale
per tal modo forzato a dilatarsi. La dilatazione di questo ori
ficio si opera in principio con lentezza e diventa in seguito tanto
pi celer quanto maggiormente avanza il travaglio. Nul tempo
stesso che l'orificio si dilata, si assottigliano le sue pareti. La dilatazione si eseguisce con facilit , quando 1' orificio corrisponda
all'asse del bacino, i suoi orli siano sottili e molli, e le membrane
del feto integre. Si effettua difficilmente all'incontro, quando man
chi alcuna di tali condizioni ed in ispecie allorch dopo la rot
tura delle membrane non si presenti l'estremit cefalica del feto,
e pi ancora quando questo si trovi collocato in posizione tras
versale nell'utero, per cui non possa presentare alla bocca di
questo n l'una n l'altra delle sue estremit.
Sclo di umori viscidi. La secrezione di questi umori ha luogo
non solo nel parto, ma incomincia a farsi anche negli ultimi tem
pi della gravidanza ; diventa per pi abbondante a travaglio in
cominciato ed aumenta a misura che questo progredisce, offeren
dosi allora anche delle striscie di sangue. Questi umori si devono
ritenere secreti dalle cripte mucose della vagina e del collo della
matrice, rese pi sviluppate negli ultimi momenti della gravidanza
e nel parto per lo stato di eccitamento e di irritazione in cui
dette parti si trovano in quelle circostanze. Il sangue poi che si
immischia a questi umori nel travaglio del parto si farebbe da
taluni derivare dalle piccole lacerazioni avvenute agli orli dell'ori
ficio dell'utero, mentre da altri si attribuirebbe al successivo distacco
della placenta dall'utero ; senza distruggere queste opinioni, non
crediamo necessario di ammettere simili distacchi e lacerazioni
per ispiegare il fenomeno, e potrebbe benissimo succedere anche
qni la medesima cosa che suol accadere sulle altre superficie mu
cose, vale a dire potrebbe il sangue sotto l' influenza di certo
grado d'irritazione, venir tramandato dalle bocche esalanti dei ca
pillari senza che avvenga perci rottura di sorta.

276
Formazione e rottura della borsa delle acque. Abbiamo ve
duto doversi per borsa o sacco delle acque intendere la promi
nenza prodotta dalle membrane del feto ripiene di liquido amniotico e spinte dalle contrazioni uterine attraverso l'orificio dell'u
tero e della vagina. La forma che assume la borsa (delle acque
varia secondo quella che prende nel dilatarsi l'orificio uterino ; la
forma che per lo pi si presenta l'emisferica, talvolta per si
offre elittica trasversalmente o nel senso verticale. La parte del
feto che si presenta ha pure qualche influenza sulla forma della
borsa; cos quando una parte poco voluminosa, come una
gamba, il sacco dell'acqua trovasi per lo pi allungato in forma
di budello; una tal forma pu essere presentata dal sacco anche
allorquando le membrane siano poco resistenti, sebbene la parte
del feto che s'inoltra corrisponda ad una delle sue estremit (ce
falica o pelvina). La formazione della borsa sembra potersi facil
mente spiegare in questo modo: mediante l'azione lenta e conti
nuata delle contrazioni uterine le pareti del collo della matrice
sono tirate continuamente verso il fondo, per cui ristretta la ca
vit uterina e con essa anche il sacco delle membrane contenenle
il feto, una porzione delle acque dell'amhios cerca di aprirsi una
via all'esterno e dirigendosi verso l' orificio dell' utero, spinge in
esso e fuori di esso quella parte delle membrane che vi corrisponde;
continuando quindi ad affluirvi (stante il continuo contrarsi del
l'utero), fa s che le membrane s' inoltrino nelle vie genitali e
diano cos luogo alla borsa delle acque. Quando poi queste mem
brane si trovano allo scoperto e prive di sostegno per certa esten
sione, pi non resistono allo sforzo del liquido spinto dalle con
trazioni uterine, sicch finalmente si rompono ed effondono le ac
que che racchiudono.
Il modo con cui le acque vengono effuse, ossia il loro getto,
vario.; ora sotto quella contrazione che fa rompere la borsa, rie
sorte un grosso sgorgo e con impeto, cessando poi interamente
di fluire ; ora sotto ciascuna contrazione continuano ad uscire in
abbondanza; il primo caso significa che una parte voluminosa,
come l'estremit cefalica o pelvina, quella che si impegnata
all'orificio uterino ; il secondo caso indica che la parte presenta
tasi poco voluminosa, come sarebbe una gamba, o che il feto
posto trasversalmente nell'utero.
La rottura delle membrane non si opera sempre nel secondo
stadio, ma talvolta si effettua al principio del travaglio ed anche
parecchie ore o qualche giorno prima che desso incominci; in
altri casi invece tarda molto il sacco a rompersi e si costretti a
procurarne fartificiale rottura; talvolta infine la rottura non sue

- 277 cede ed il feto viene alla luce inviluppato delle sue membrane o
vestito. L'anticipazione o il ritardo della rottura del sacco dipen
dono dalla varia fermezza di tessitura delle membrane ed influssono non poco sull' andamento del travaglio, mentre sappiamo
che tanto la prematura, come la tardiva rottura della borsa sono
eausa di ritardo al compimento del parto, come avremo occasione
di esaminare altrove.
Begole generali per l'assistenza d'una cavalla In tra
vaglio di parto. Quando nasca la circostanza di assistere una
cavalla che si creda in travaglio di parto per essere presa da do
lori, deve innanzi tutto accertarsi , se il malessere , le sofferenze
ed i dolori della stessa provengano veramente dal parto che
sta per effettuarsi o si gi incamminato, o non piuttosto deri
vino da altre condizioni o stati morbosi estranei al parto stesso;
che quanto dire deve accertarsi , se i dolori manifestati dalla
femmina siano veri e proprj del parto, oppure falsi e dipendenti
da altre cagioni.
I dolori veri risiedono sempre nell'utero e sono prodotti dalle
contrazioni di questo viscere : sotto i dolori veri , il ventre della
cavalla si fa duro e contratto e si abbassa; sono dessi inter
mittenti vale a dire si protraggono pi o men lungo tempo ed
hanno degli intervalli di perfetta calma; dalle parti genitali esce
mucosit pi o meno abbondante ; sotto i dolori veri la vagina si
fa d' ordinario pi ampia, pi umida, pi calda ; la bocca dell' utero si dilata, il sacco delle acque si avanza e si fa sempre pi
grosso. I dolori falsi invece hanno loro sede nello stomaco, nelle
intestina, nei reni, nella vescica orinarla, nei muscoli che formano
il recinto della cavit addominale e sono risvegliati per lo pi
da sostanze indigeste, da materie fecali trattenute, da sviluppo di
gas, o da calcoli, da ritenzione d'orina, da reumatismi, da irrita
zione ed infiammazione dei visceri ; sotto i dolori falsi I' addome
s' indurisce ^egualmente ed molto sensibile alla pi lieve pres
sione; questi dolori inoltre sono per lo pi continui e non la
sciano mai perfetta calma ; coll' esplorazione interna si trova la
vagina ristretta ed asciutta, l'orifcio dell'utero non dilatato n di
sposto ad aprirsi e manca il sacco delle acque.
E importante la distinzione dei dolori veri dai falsi, poich men
tre i primi contribuiscono al buon andamento del parto e non
si devono perci disturbare, gli altri determinano spesso un tra
vaglio di parto anticipato, o si oppongono al naturale andamento
di esso, ed il secondarli addiverrebbe cagione di pi o meno gravi
sconcerti ; per cui si dovr anzi rimediarvi con appositi sussidj
d a tempo debito, onde impedire che arrechino spiacevoli disor
dini alla madre ed al feto stesso.

- 278 La prima ricerca a farsi sar quella diretta a conoscere a qual epoca
fu copertala cavalla, onde calcolare dal tempo trascorso dall'av venuto
accoppiamento, se veramente si debba ritenere giunto il momento del
parto. Riconosciuto poi che la cavalla si trovi realmente in travaglio,
dovrannosi raccogliere altre notizie, vale a dire : interrogare in qual
modo procedette la gravidanza , se durante la medesima la ca
valla and soggetta a malattie, specialmente degli organi genitali,
ed a quali condizioni igienche (alimentazione, esercizj , ricoveri)
si trov sottoposta; se primipara od abbia altre volte partorito
e se i parti precedenti furono accompagnati e susseguiti da qual
che accidente ; se gi scolarono le acque dell'amnios e di che na
tura erano ; quali altri fenomeni insomma abbia fino a quel mo
mento presentato il travaglio. Dovrassi infme considerare I" et
della cavalla , se giovane od avanzata , non che la sua costitu
zione fisica, se robusta e vigorosa, o debole ed estenuata in modo
che i suoi sforzi siano insufficienti per espellere il prodotto del
- concepimento dall' utero. Tutte queste cognizioni si rendono molto
importanti, perch da esse si desumeranno delle regole riguardo
al modo di comportarsi nei soccorsi che occorrono.
Importer inoltre accertarsi se il feto sia vivo o morto. Si-giudica per ordinario che il feto si trovi in vita , quando primiera
mente si sappia , che la cavalla durante la gravidanza non sof
ferse alcuna malattia, n ebbe a patire penuria di alimento; che
tanto prima del parto, come durante il travaglio, appena d'altronde
incominciato, non agirono sinistre influenze, e che le acque vetsate dalla borsa erano limpide e scevre da cattivo odore ; la cer
tezza poi della vita del feto durante il parto verr somministrata
dalla percezione dei suoi movimenti, dai battiti del cuore rilevati
mediante l' ascoltazione ed anche dalle pulsazioni del cordone ombilicale, quando si riesca a toccarlo mediante l'esplorazione pra
ticata in caso che le acque dell'amnios fossero gi sgorgate dal
sacco. Sospettasi all' incontro avvenuta la morte del feto, quando
si venga a conoscere che la cavalla prima del parto sofferse ma
lattie, o trovossi esposta a sfavorevoli circostanze igieniche ed almosferiche (lunghe marcie, gravose fatiche, scarsi alimenti, intem
perie d'ogni genere); quando il parto duri da parecchie ore; quando
le acque dell' amnios presentaronsi torbide e limacciose ; quando
l'alito della cavalla esali cattivo odore; quando presentandosi
un'ansa del cordone ombilicale o cercata mediante la esplorazione,
si trovi fredda, avvizzita e senza pulsazione ; le tracce poi della
putrefazione saranno il pi sicuro indizio dell'avvenuta morte del
feto, per cui usciranno dalle parti genitali dei pezzi d' epidermide
infracidilo insieme a peli, ecc., e verr esalato continuamente un
fetido odore.

279
Bisogner inoltre esaminare diligentemente, se il bacino sia bene
o mal conformato, indagare la disposizione delle parti genitali
esterne ed interne, onde vedere se trovinsi ben conformate e suf
ficientemente dilatate o dilatabili per concedere il passaggio al feto,
o se invece vi esistano delle anomalie o si trovino in uno stato
di rigidit o di spasmo, per cui vengano frapposti degli ostacoli
da superarsi dalle forze espulsive della madre. A rivelare poise
il canal vaginale, l'orificio. ed il collo dell'utero siano rilasciati,
ammolliti e convenientemente disposti a dar uscita al feto, s'in
traprender F esplorazione vaginale, avvertendo bene che 1' intro
duzione della mano , unta d' olio o di burro , dovr essere fatta
eolla dovuta delicatezza e non si avanzer la mano stessa nelle
vie genitali, che nel tempo della calma o rilasciamento, fermandosi
tosto che insorgono i dolori o le contrazioni uterine.
Premesse tutte le suesposte indagini, le indicazioni da adem
piersi in caso di parto saranno : 1. di mettere la cavalla nelle
condizioni le pi favorevoli e le pi atte a scemare la fatica e le
incomodit che risultano dal travaglio , non che a prevenire la
pericolosa influenza che potrebbe avere sulla medesima I' azione
degli agenti esterni nello stato particolare in cui si trova ; 2. di
invigilare sugli sforzi della natura per mantenerli o cohdurli al
grado convenevole ; 3. di allontanare qualunque causa che tenda,
ad interrompere il regolare andamento del parto.
I.* INDICAZIONE. Collocazione della cavalla in buone con
dizioni. L' aria da respirarsi dalla cavalla partoriente dovr
essere pura e di moderata temperatura; se fosse viziata o pregna
di nocive esalazioni, renderebbe pi penoso lo stato di malessere
della femmina ed agirebbe pi che in ogni altra circostanza sul
suo organismo "gi sensibilissimo. Una temperatura troppo alta,
aumentando la velocit del circolo e rilasciando i vag , potrebbe
essere cagione di congestioni e di emorragie. L' impressione del
freddo potrebbe suscitare delle infiammazioni viscerali. Allorch
la durata del travaglio breve, non occorre dar nutrimento; ma
quando si prolunghi , converr sostenere le forze della cavalla
mediante alimenti di facile digestione dati in piccole dosi, guar
dandosi per dall' impiegare senza bisogno le bevande spiritose
(vino, acquavite, birra), che soglionsi da taluni amministrare in
distintamente nella mira di favorire l' andamento del parto.
Importer promuovere l'evacuazione delle feci e delle orine, poi
ch accade spesso che all' istante del parto l' intestino retto trovisi
piejio di materie fecali indurite e la loro presenza non potrebbe
che impedire il libero passaggio del feto attraverso la pelvi ; per
cui converr l' applicazione di qualche clistere (fatto con decotte

280
di malva o di crusca, cui sia aggiunto dell'olio di lino) onde pro
curarne l'evacuazione quando non abbia gi avuto luogo natural
mente. Si dovr pure eccitare la cavalla ad evacuare le orine,
poich la vescica piena di esse renderebbe meno facile il passag
gio del feto; talvolta dall' accumularsi l'orina nella vescica (per
esserne impedita 1' evacuazione in causa della pressione esercitata
sulla medesima dalla parte del feto che si presenta nel travaglio
gi da parecchie ore incominciato) potrebbero aver luogo pi o
meno funeste conseguenze , come la infiammazione della vescica
orinaria, la paralisi di essa e pi di tutto la rottura delle sue pa
reti mentre la paziente si d in preda ai pi violenti sforzi; qua
lora pertanto si abbia motivo di sospettare che si vada mano
mano raccogliendo l' orina in vescica, si procurer d' impedirne il
considerevole accumulamento, sia coll' eccitare ripetutamente k
cavalla ad evacuarla, sia anche passando alla siringazione quando
10 esigano le circostanze. Del resto superfluo l'avvertire che
la cavalla dovr lasciarsi in piena libert, senza cavezza od al
tri finimenti in dosso, lontana anche possibilmente da rumori, prov
veduta di buon letto con paglia asciutta ed abbondante, perch
vi si possa sdrajare a suo agio durante il travaglio, n corra al
cun pericolo di riportare lesioni di sorta nei movimenti, non tra
scurando infine di sorvegliare a che la cavalla in travaglio non
si appoggi colle parti genitali contro le pareti od altro corpo che
potrebbe impedire la libera uscita del feto.
IL* INDICAZIONE. Dirigere gli sforzi della natura, --Gi si
veduto altrove che gli sforzi a cui abbandonasi la cavalla
sono d'ordinario proporzionati alle sue forze ed alla resistenza
che incontra il feto. Si dovr impedire che essa si abbandoni
a sforzi eccessivi, che potrebbero esser cagione di emorragie e di
rotture dell'utero, di ernie ed altri gravi disordini; laonde quando
le contrazioni dei muscoli addominali e del diaframma fossero
troppo gagliarde , si potr percuotere leggermente la cavalla sul
ventre, sui fianchi e specialmente sulla faccia, applicando anche
11 torcinaso o la morsa alle sue labbra od alle orecchie, onde pel
Colore cagionato a queste parti sia indotta a sospendere o per lo
meno esercitare con minor forza l' azione dei suddetti muscoli ;
qualora poi la troppa gagliarda delle contrazioni ausiliarie al parto
e di quelle uterine fossero dipendenti da uno stato di pletora ge
nerale o locale dell'utero, potr giovare qualche salasso. Quando
invece le contrazioni uterine fossero lente e deboli e si sospendes
sero, si potr cercare di risvegliarle col far passeggiare qualche
poco la cavalla nella scuderia, essendosi osservato che il movimento
contribuisce a rendere pi attive le contrazioni dell' utero ; si po

281
tra pure impiegare a tal uopo qualche clistere leggermente ecci
tante, nella mira che le contrazioni risvegliate nelle intestina si
comunichino simpaticamente all' utero ; si potranno parimenti ria
nimare le forze della cavalla con bevande ed alimenti corrobo
ranti quando essa sia debole ed estenuata, non trascurando infine
di amministrare internamente qualche rimedio eccitante e la stessa
segale cornuta, come diremo in appresso nel discorrere del parto
languido.
IH." INDICAZIONE. Rimozione delle cause contrarie al buon
andamento del parto. Molti sono gli ostacoli che possono in
sorgere ad interrompere il buon andamento del parto, sia dal lato
della cavalla, che dal lato del feto; cos per riguardo alla prima,
l'estrema debolezza e le malattie, i vizj di conformazione del bacino
e delle parti genitali molli, la rigidit o lo spasmo di queste
parti, l'emorragia e l'inerzia dell'utero, la rottura di questo vi
scere, la gravidanza doppia; riguardo al feto, il maggior vo
lume del suo cuore , le mostruose conformazioni di esso, le cattive
posizioni, l'anticipata o ritardata rottura del sacco delle acque, gli
avvolgimenti del cordone ombilicale intorno a qualche parte del
feto, le malattie di questo tendenti specialmente ad aumentarne il
volame (come l' idrocefalo, l' idrotorace, 1' ascile^ la morte infine
del feto stesso. A seconda pertanto delle circostanze che verr dato
di rilevare, si prenderanno quelle misure e precauzioni pi adatte
e necessario nei singoli casi,- onde garantire possibilmente non
solo la salute e la vita della madre ma altres quella del feto. L'e
sposizione dei diversi soccorsi da prestarsi nelle varie emergenze
verr fatta mano mano che si terr parola del parto difficile e la
borioso, del parto languido, del precipitoso e del non naturale.
Faremo qui solo avvertire anticipatamente, che non dovrassi mai
accingere - ad assistere una cavalla in travaglio di parto senza avere
i necessari strumenti ed il conveniente numero di assistenti da
impiegarsi chi a tenere la testa , chi a sollevare la coda , chi a
sostenere il perineo e chi a coadiuvare nelle trazioni che si doves
sero praticare sul corpo del feto per estrarlo dalle vie genitali.
Uscito il feto, incombe l' obbligo di recidere il cordone ombili
cale, quando non siasi gi lacerato da s, e di applicare a buon
conto un laccio sulla porzione attaccala al feto, quattro dita tras
verse circa dislante dall' embilico di esso. Non dovrassi parimenti
trascurare l'esame del corpo del nuovo individuo venuto alla luce,
onde vedere se esistono le naturali aperture dell'ano, della vagina,
dell'uretra; sar utile di lavargli la bocca per togliervi le muco
sit esistenti, avendo cura pur anco di levare quei pezzi di mem
brane del sacco rimasti per avventura sul muso o sulle labbra
di esso.

282
Quando, trascorso un certo tempo dall'uscita del feto, non si
determini l'uscita delle seconde, si ricorrer alla estrazione artifi
ciale di esse nei modi che verranno in seguito additati. Alle volte
per le seconde si presentano alla vujva e tuttavia non ne escono
per una legger resistenza incontrata alle parti ganitali, o per es
sere la placenta adesa ancora in qualche punto della superficie
dell'utero; in tal caso potr bastare per l'estrazione loro il prati
care moderate trazioni sul cordone ombilinale , oppure, come si
accostuma da taluni, l'applicarvi una corda che si lascia pendere
fra le gambe posteriori della cavalla e che porta alla sua estre
mit un peso, mediante il quale a poco a poco le seconde vengono
portate fuori per intero- dalle parti genitali.
La cavalla subito dopo il parta. Attenzioni ehe ri
chiede Appena venuto alla luce il cavallino, la madre si ac
cinge a leccarlo con gran cura, ond'e pulirgli la superficie del
corpo da quella spalmatura tenace ed appiccaticcia che lo ricopre,
la quale operazione contribuisce non poco a promuovere in esso
la funzione cutanea.
D' ordinario le cavalle si accingono spontaneamente a pulire la
superficie del corpo dei loro piccoli; talvolta per se ne danno
di pigre che trascurano quest' atto; in tal caso accostumasi di
aspergere con un po' di sale o con crusca il corpo del piccolo.
La cavalla dopo il parto ha bisogno di riposo, di molta puli
tezza, di una conveniente alimentazione e di essere possibilmente
preservata da ogni sinistra influenza atmosferica. Lavate quindi
le parti genitali della cavalla con acqua non troppo fredda e
praticata all'uopo qualche injezione ammolliente nell'utero, od an
che qualche clistare d' eguai natura, si faranno delle fregagioni con
tortori di paglia sul corpo di essa al doppio scopo di pulire la
pelle e di promuovere la traspirazione cutanea , al qual uopo si
potr anche coprire il corpo della cavalla con copertine pi o
meno pesanti a norma della stagione. Dopo s.i lascer tranquilla
al suo posto per due, tre e pi giorni a seconda delle circostanze
individuali ed atmosferiche. Si avr cura di rinnovare frequente
mente il letto e di impiegare a ci della paglia ottima. Si dovr
pure mantenere la pi grande pulitezza della scuderia, coli 'espor
tar subito gli escrementi, coll'impedre che vi si fermino le orine f
ma trovino anzi libero scolo, affinch non si elevino delle esalazioni
ammoniacali, e di gas idrogeno-solforato, che corrompendo l'aria,
renderebbero malsane le scuderie stesse. E poich una delle con
dizioni indispensabili al benessere della cavalla ed al prospera
mento del piccolo animale appunto la purezza dell'aria, cos
verr provveduto a che questa sia convenientemente rinnovata,

283

usando per altro i debiti riguardi , affinch nell' aereare la scude


ria non trovisi esposta la cavalla ed il piccolo animale a cor
renti d'aria capaci di suscitare delle affezioni reumatiche e catar
rali, delle coliche , delle diarree, non che delle infiammazioni pi
o meno gravi e pericolose di visceri importanti.
Si amministreranno dei beveroni rinfrescativi e nutrienti, tiepidi
ed in piccola quantit, come sarebbe dell'acqua che contenga fa
rina d'orzo o di frumento o di avena o di segale e meglio an
cora, che tenga frammisto un po' di pane cotto , non omettendo
l'uso di alquanto sale comune. I foraggi dovranno essere sostan
ziosi e di buona qualit e dapprincipio si daranno a dosi piccole
e frequenti, poscia si cresceranno gradatamente e dopo sei, otto,
dieci giorni si ritorner al regime ordinario , concedendo alle ca
valle alquanta biada, che esse non tralasciano di far prendere in
parte ai loro puledri, i quali perci prosperano meglio. Quando
la cavalla sia di et avanzata e sfinita di forze, per essersi pro
tratto molto a lungo il travaglio del parto, converr eccitarle con
sostanze corroboranti , amministrando a tal uopo una zuppa di
birra composta di 4-5 litri di questo liquido che contenga 2-3
chilogrammi di pane.
Nei primi tempi che la cavalla ritorna ai pascoli dopo il parto
insieme al suo piccolo, si dovranno avere i debiti riguardi perch
non si trovi esposta a pioggie, ad arie fredde, a grandine, ad ec
cessivo sole, a molta polvere. Si dovr evitare di sottoporla ad
eccedenti fatiche, le quali determinando in essa uno stato di de
bolezza, potrebbero produrre una diminuzione nella secrezione del
latte.
Conseguenze naturali del parto. Uscito il feto e le suiappartenenze dall' utero materno , ossia compito il travaglio del
parto, la cavalla si trova d'ordinario in uno stato di spossatezza
universale o di sfinimento, simile a quello che tien dietro ad u
esercizio violento ed immoderato ; questo stato per passeggiero,
mentre la cavalla in poco tempo si rianima e riacquista le perdute
forze, senza che faccia d'uopo ricorrere all'amministrazione di so
stanze particolari eccitanti.
Dal momento dell'uscita delle seconde fino alla completa ridu
zione della matrice al suo volume primitivo, fluiscono dalla va
gina degli umori siero-mucosi, misti dapprincipio a sangue, i quali
costituiscono i cos detti tocchi. Mediante questo flusso [occhiale,
viene l'Utero liberalo da( sangue e dagli altri umori da cui tro
vasi ingorgato dopo il parto , non che dai resti delle seconde in
esso rimasti (come sarebbero, brani di membrane e di placenta),
e per tal modo pu mano mano contrarsi e ritornare allo stato
primiero.

284L'utero dopo il parto si conserva per alquanto pi grosso e


rilasciato di quello sia nelle femmine le quali non ancora figliarono.
Un altro fenomeno naturale che si manifesta dopo il parto, la
secrezione del latte , operata dalle glandole mammarie, le quali
sebbene incomincino ad entrare in azione ed a secernere il latte
lin verso gli ultimi tempi della pregnezza, una tale secrezione
per non si opera completamente ed in modo regolare, che dopo
il parto. La secrezione del latte poi cesserebbe subito, se l'eccita
zione provocata dal succhiamento non si rinnovasse ed operasse
continuamente sulle mammelle, come osservasi appunto avvenire
nelle cavalle a cui nmojuno i puledri.
li latte. II latte, destinato al primo alimento del nuovo in
dividuo, un liquido opaco, bianco, dolce, pi o meno zuccheralo.
Il suo peso specifico si mostra superiore a quello dell'acqua distil
lata e trovasi sempre in relazione alla sua fluidit e consistenza,
la quale sta tra quella dei liquidi acquosi ed oleosi. I suoi prin
cipii costituenti sono sempre 1' acqua, il cacio, la crema o il bu
tirro, lo zuccaro di latte, un acido libero e parecchi sali. Tanto
In qualit fisiche per , quanto la composizione chimica del latte,
vanno soggette a molte variazioni, a seconda delle cavalle, della loro
et, della loro costituzione, del loro nutrimento, degli stessi rime
dii, non che secondo il tempo decorso dopo il parto. Il latte della
cavalla contiene molta sostanza zuccherina, pochi acidi liberi, coa
gula lentamente ed povero di crema e cacio. Le cavalle troppo
giovani e le attempate danno latte in minor copia e di meno buoaa
qualit. Rispetto alla costituzione, quanto maggiore il potere
vegetativo della cavalla, lauto migliori sono le proporzioni del
latte. Gli alimenti ed i rimedii influiscono sulla qualit del
latte, e la medicina ne trasse profitto pel trattamento di alcune
malattie nei puledri poppanti, coll'amministrare medicine alle ca
valle che li allattano. Rispetto in fine al tempo decorso dopo
il parto, vediamo che il primo latte chiamato colostro, appare
maggiormente sieroso, avendo in s poca crema e poco cacio e
contiene invece maggior quantit di sali, par cui dotato di virt
purgativa e quindi giova assaissimo ad espellere le fecciose ma
terie costituenti il meconio, dimoranti nelle intestina del nuovo
individuo ; conserva una tale natura per due o tre giorni ed in
seguito acquista sempre maggiore consistenza, per adattarsi alle
forze del ventricolo del piccolo individuo, mano mano che ingran
disce.
Febbre del latte. Talvolta la secrezione del latte accom
pagnata da movimenti febbrili , ossia dalla cos detta febbre del
latte, che si considera quale effetto dell'eccitamento prodotto nel

285
l'economia della cavalla dal lavoro della secrezione del latte, sta
bilitasi dopo il parto. La febbre del latte d' ordinario di breve
dorata, non molesta gran fatto la cavalla e non esige per lo pi
alcun trattamento particolare, bastando l'osservanza di una buona
igiene e ricorrendo tutt'al pi all'impiego di qualche bevanda fa
rinata che tenga in soluzione un po' di nitro.
i> allattamento. II nuovo individuo appena venuto alla,
luce si rizza d' ordinario in piedi e si dirigo alle mammelle della,
madre, attrattovi forse dall'odore del latte; ivi cerca il capezzolo e
trovatolo, il prende nella bocca, lo abbraccia tra la mandibola an
teriore e la lingua portata alquanto avanti verso la gengiva : nel
tempo stesso eseguisce parecchi movimenti alternativi di aspira
zione, durante i quali si forma un vuoto considerevole entro la
bocca, per cui il latte vi sgorga ih modo, che spesso , qualora il
piccolo abbandona il capezzolo, si vede siffatto liquido venir stan
ciato a qualche distanza. La titillazione esercitata dalla lingua e
dalle labbra sul capezzolo, il calore della bocca, gli urti impressi
alla mammella dai movimenti della testa del piccolo ,.. sono 'altret
tante potenze ausiliarie, per la pronta secrezione del latte.
Per tal maniera si stabilisce 1' allattamento, il quale si pu de
finire quell' alimentazione propria del piccolo animale durante i
primi mesi o le prime settimane che tengono dietro alla sua na
scita e che viene effettuata dal latte. Se il puledrino troppo de
bole per reggere in piedi , lo si solleva e ci si mette il capezzolo
nella bocca; poco a poco prende forza e diventa capace di soste
nersi da solo sulle gambe.
Qualche volta succede che la cavalla respnge il piccolo , ri
cusa di allattarlo e cerca anche di morderlo se le si avvicina. In
tal caso bisogner indurla a lasciarsi poppare mediante carezze e
maniere dolci ; che se tuttavia persistesse a rifiutarsi all' allatta
mento e a nulla giovassero neppure le minaccie ed i castighi , si
osservera se ci non dipenda da uno stato irritativo od infiam
matorio delle mammelle e dei capezzoli, o fors' anche da imper
forazione di quest'ultimi ; nel primo caso bisognerebbe desistere
dal costringere ulteriormente la cavalla, e ricorrere invece all'im
piego di mezzi emollienti alla parte, non ripetendo i tentativi che
dopo aver tolto lo stato morboso; nel secondo caso tornerebbe
inutile ogni sforzo, per cui si dovr consegnare a dirittura il pic
colo ad altra femmina, o provvedere alla sua nutrizione coll'allattamento artificiale. Talvolta per nelle cavalle, il rifiuto ad allat
tare proviene semplicemente dall'essere le medesime schizzinose e
dal soffrire il solletico; in allora si potrebbe tentare di avviare
l'allattamento col costringere la cavalla a lasciarsi poppare, as

286

sicurandol in modo che non si arrechi alcun male, n possa dare


dei calci, alzandole quindi una delle gambe posteriori, per mettere
allo scoperto la mammella e avvicinarle poi liberamente il piccolo.
Le primipare in generale si vedono pi inquiete nell'allattamento
e devesi spesso impiegare qualche mezzo per indurvele. Quelle
femmine poi che ricusano assolutamente di allattare i loro piccoli,
vengono scartate, ossia non s'impiegano pi alla propagazione della
specie.
Il puledrlno dopo la nascita. II piccolo dopo che ha
succhiato il latte, prova il bisogno di evacuare le feci ossia il meconio e poco dopo anche l'orina. Non tarda quindi a far sentire
la sua voce, dapprima debole, che va successivamente acquistando
forza. 11 puledro appena nato porta agli zoccoli dei prolungamenti
cornei accartocciati sopra s stessi e diretti verso la suola dei
piedi, i quali poco dopo il parto si raggrinzano e per l'andatura
cadono. I piccoli portano peli molli , fini , che hanno colore di
verso da quello che acquistano in seguito, rimangono soltanto per
breve tempo- e cadono durante l'allattamento per essere surrogati
da peli pi forti e permanenti. I piccoli vengono per lo pi alla
luce con alcuni denti, o spuntano loro poco dopo la nascita ; que
sti denti, che sono qualche incisivo ed i primi molari, si offrono
bianchi, piccoli, deboli e si chiamano denti lattajbli o da latte od
anche decidui, perch rimangono per breve tempo e cadono onde
cedere il posto ai permanenti. Si vuole che i puledri con scroto
floscio e col pelo del corpo lungo e ruvido non prosperino mai
bene, ma deperiscano. Cos pure si creduto di poter stabilire ,
che quei puledri i quali nei primi sonni dormono colla testa
portata all' avanti , invece di tenerla flessa sul collo e verso il
petto, d'ordinario non sopravvivano, o per lo meno riescano malePer l'allevamento del puledro si richiede buon latte ed in sufficiente
quantit ed inoltre il conveniente riposo. Il puledro si lascia poppare
almeno tre mesi e non pi di cinque o sei. L' allattamento artificiale
non d'ordinario praticato riguardo al puledro e solo intraprendesi in
caso di necessit, quando cio abbia perduta la propria madre e non
siavi altra femmina che ne possa fare le veci; per esso per ottengonsi
quasi sempre meschini allievi. Scorsi alcuni giorni appena dopo il
parto si concede al puledro poppante e fino al termine dell'allatta
mento un litro di avena al giorno , che meglio sia contusa o
schiacciata, r,he si colloca in piccola mangiatoia vicino alla sua ma
dre, la quale pensa a fargliela prendere ; il puledro non tarda ad
avvezzarsi a questo alimento e mostra anzi ben presto di appe
tirlo grandemente, e ne ritrae poi considerevole vantaggio riguardo
al suo sviluppo. Quando la madre venga impiegata ai lavori, con

287

verr lasciare che il puledro la segua anzich trattenerlo a casa,


poich la prima andr lieta di vedersi vicino il suo piccolo e si
potr ottenere da essa un servigio pi attivo ; il puledro poi si
avvezzer mano mano a veder le persone e perder cos ogni sel
vatichezza ; inoltre potendo poppare a suo bell' agio a tutte le
ore, non si avranno a temere disturbi gastrici per indigestione,
facili ad accadere invece quando il puledro, lasciato a casa privo
per parecchie ore del latte della madre, al ritorno di questa si
abbandona avidamente a succhiarne le poppe , determinando cos
talvolta nei capezzoli e nelle mammelle uno stato irritativo ed
anche infiammatorio pel succhiamento praticato con soverchia
forza e continuato troppo a lungo.
Lo slattamento o spoppamento > svezzamento del pnledrn. Qualche settimana od alcuni giorni prima dello slattamento
o svezzamento del puledro, lo si tiene alcune ore lontano dalla ma
dre, si lascia poppare minor numero di volte, gli si porge in vece un
po' di erba o lo si lascia vagare su di un prato somministrandogli
anche qualche po' di fieno e acqua pura; finalmente si lascia pop
pare una sola volta nella giornata, finch da ultimo si separa af
fatto dalla madre e si colloca in una scuderia abbastanza lontana
perch pi non venga sentilo il reciproco nitrito. Dapprincipio il
puledro si mostra assai desideroso della madre, rifiuta gli alimenti,
si presenta inquieto, nitrisce di frequente e si raffigura sempre la
madre in ogni cavallo che veda o senta da lungi; alla fine per
si accheta, prende foraggi e bevande e riacquista la primitiva gajezza.
Allevamento del puledro svezzato. 11 puledro svezzato
si manda nell' anno appresso ai pascoli sostanziosi avendo 1' av
vertenza di cambiarli frequentemente, perch vi trovi sempre erba
tenera. Il fieno e l'avena finalmente, non che alquanta paglia ta
gliuzzata costituiscono l'alimento migliore ed il principale da adot
tarsi per avere buoni e robusti allievi. E qui non va dimenticata
la massima, che la suscettivit , ossia l'attitudine a crescere del
puledro , non gi graduata ed in relazione coll' avanzarsi negli
anni dell'animale fino all' et in cui cessa di svilupparsi ; ma
provato che questa suscettivita del puledro a crescere, massima
nel primo anno e va sempre scemando fino al quinto, nel quale
minima: per il che necessario che al puledro, nel primo, se
condo e terzo anno di vita sia concesso nutrimento in copia , se
vuolsi che arrivi al maggiore possibile sviluppo e diventi cavallo
di grossa corporatura; errano perci grandemente coloro i quali
danno poco alimento nei primi anni di vita del puledro e ne som
ministrano poi in copia quando finisce il terzo anno e tocca il

288
quarto ; agendo in tale maniera lasciano passare il vero tempo as
segnato dalla natura al maggiore incremento del puledro ed ope
rano eziandio contro l'economia, perch il maggior alimento dato
troppo tardi va perduto senza che ne possa avantaggiare in mole
il puledro.
A rendere il puledro addomesticato e docile converr prodigar
gli delle carezze, invitarlo a prender la biada dalle mani, trattarlo
con buone maniere e non castigato che quando vi gran biso
gno. Si avvezzer per tempo alla brusca o spazzola . da passarsi
giornalmente sul suo corpo ed anche alle fregagioni coi tortori di
paglia, onde conservargli la pulitezza della pelle , per la quale
vien favorita la traspirazione cutanea e resta impedito che il pu
ledro si agiti e si inquieti in causa del prurito che gli cagione
rebbero le immondezze lasciate alla superficie del suo corpo.
Verso i diciotto mesi, accostumasi di tosare la .coda al puledro
acciocch divenga pi abbondante di crini, riptendo l'operazione
dopo sei mesi: lo stesso suol farsi da alcuni riguardo alla cri
niera; al secondo unno -si potr porgli la cavezza e legarlo alla
mangiatoia, che sar sufficientemente alta affinch impari a por
tar bene elevata la testa, usando la cautela di osservarlo per al
cuni giorni onde impedire che si dimeni di troppo, od acquisti
delle cattive abitudini, o si arrechi del male, od anche si strozzi
negli sforzi tendenti a divincolarsi in libert. Dai tre ai quattro
anni s'incomincer ad accostumarlo ai servigi cui dovr essere
impiegato; quindi gli si lever ora un piede, ora un altro, battendone
l'unghie con martello di legno ed anche esportandone qualche
porzione, onde cosi disporlo alla ferratura. Gli si porr ogni giorno
la sella, od alcuno degli arnesi da tiro, per qualche ora,' si avvez
zer alla cinghia (in prima lassa, e poi stretta), alla briglia, al fi
letto, alla groppiera. Si passer poi a cavalcarlo, ad attaccarlo al
carro vuoto, al- cocchio, all'erpice (quando si destini a lavori
campestri), procurando sempre di prevenire nei modi pi oppor
tuni i vizj e le cattive abitudini, come sarebbe il mordere, il cal
citrare, l'impennarsi, il tiro, il resto, ecc. N si dimentichi mai
che il cavallo ricordasi tanto- dei buoni che dei cattivi trattamenti
e che. quando fu maltrattato nella sua giovinezza , diventa quasi
sempre resto, caparbio, nemico dell'uomo e difficile perci a go
vernarsi, mentre allorch fu allevato colle buone maniere, con latta
facilit si doma.
Il puledro non verr impiegato troppo presto agli usi ed ai
servigi che dal medesimo si attendono, ma si dovr aspettare fin
ch abbia raggiunto il conveniente sviluppo e le sue forze sieno
mature e suscettibili a sostenere le fatiche a cui si vuol sottoporre.

- 289
II precoce uso del puledro, impedisce e danneggia la sua riuscita e
falso il calcolo di chi vuol adoperarlo in lavori per durata e
gravezza sproporzionati alla sua et quindi alle sue forze vitali:
queste in tal guisa vanno esaurite innanzi tempo, 1' esistenza del
l'animale si abbrevia e pei pochi mesi che si vollero con mal in
teso interesse guadagnare dapprincipio , si costretti a perdere
poi il profitto di tre o quattro anni. Si aggiunga inoltre che assai
facilmente si determinano per tal modo ingorghi, idrarti, soprossi
alle gambe.

LE DIVERSE POSIZIONI DEI, FETO NEL PARTO NATURALE.

Si riconoscono ordinariamente nel parto naturale quattro posi


zioni differenti, cio :
i." Posizione. II feto presenta l'estremit cefalica, ossia le
gambe anteriori colla testa collocata sulle medesime e l'incollatura
allungata in modo da formare un cono od una piramide colla base
posteriormente; di tutte le posizioni naturali la migliore e la
pii! vantaggiosa (vedi fig. 40).

Fi". 40. s

Veterinaria

19

2'JO

2.* Posizione. Inversa della prima ; si presenta cio il


feto coll' estremit pelviua , ossia colle gambe posteriori. Questa
posizione non s vantaggiosa come la prima, ed esige per parte
della cavalla sforzi espulsivi maggiori e pi continuati, stante
che la base del cono formato dal feto si trova anteriormente ed
i peli si arrovesciano ali' indietro coll' inoltrarsi mano mano del
feto nelle vie genitali (vedi fig. 41).

Fig. 4l.
3." Posizione. In questa la testa e le gambe anteriori si
presentano per le prime, ma il feto giace sul dorso e la sua uscita
s ritiene che possa effettuarsi naturalmente.
4.* Posizione. inversa della precedente; il ventre cio in
alto e le gambe posteriori presentansi per le prime.
Il parto naturale , secondo il modo con cui si effettua , distin
guasi in facile, difficile, languido e precipitoso ; della prima ma
niera si tenne gi discorso ; ora passeremo in rivista le altre.
Del parto Maturale difficile. II parto si chiama 'aiorioso o difficili! ogniqualvolta, sebbene il feto si presenti in una
delle quattro posizioni naturali accennate , esistono tuttavia al
cuni ostacoli che si oppongono alla pronta e spontanea termina
zione del parto e ne prolungano il travaglio, per cui richiedesi
qualche soccorso onde il medesimo si possa accelerare. Questi

291 ostacoli sono , una lieve ristrettezza del bacino , il feto alquanto
voluminoso, la morte di esso, la ritardata od impossibile rottura
della borsa per essere le membrane troppo resistenti e tenaci, od
al contrario 1' accelerata rottura di esse per trovarsi troppo flosce e cedevoli, la mancanza della borsa per troppa quantit d'ac
qua, la rigidezza e lo spasmo dell'orificio e del collo dell' utero ,
l'irregolarit delle contrazioni di questo viscere , la resistenza
troppo grande delle parti genitali esterne.
La principale condizione perch il parto naturale si compia fa
cilmente, una giusta proporzione fra le dimensioni del canale e
quella del corpo che lo deve percorrere. Quando questo rapporto
non esiste, o per lieve ristrettezza del bacino o pel volume del
feto alquanto maggiore, il parto non riesce pi facile, ma si ese
guisce difficilmente ed occorrono alcuni maneggi. In questi casi in
fatti bisogna coadiuvare l'uscita del feto col mezzo di alcune tra
zioni praticate sulle membrane di esso, o prendendolo per le orec
chie, o tirando sulle gambe o sulla mandibola posteriore, al qual
uopo si potranno applicare anche dei lacci tanto alla mandibola
che alle gambe stesse. La massima, in simili casi di parti resi dif
ficili per lieve strettezza del bacino o volume del feto alquanto
maggiore , di non essere n troppo indifferenti spettatori delle
risorse della natura, n troppo solleciti nell'operare. Un'eccessiva
fiducia in quelle potrebbe arrecare alla madre od al feto e sovente
ad entrambi , danni non minori di quelli cagionati da maneggi
inconsiderati, le cui conseguenze riescono talvolta assai pi peri
colose di un parto stentato e laborioso. Non sono infrequenti i
casi in cui questi parti che a prima vista sembravano impossibili,
si videro tuttavia effettuarsi con favorevole successo eolle sole
forze della natura.
Quando poi l'estrazione del feto fosse resa impossibile, non ri
marrebbe altro scampo che o di farlo in pezzi da estrarsi l'u
dopo. l'altro (embriotomia) , quando si voglia salvare la madre;
oppure di estrarlo dal ventre di questa mediante un ampio taglio
praticato alle pareti addominali ed all' utero (gastro-isterotomia),
quando si preferisca salvare il feto. Ma noi non descriveremo que
ste operazioni , per praticare le quali necessario ricorrere ad
abili persone dell'arte.
11 feto morto nell'utero, quantunque si trovi nella posizione
naturale e malgrado i migliori apparecchi per parte della natura,
suole tuttavia modificare l'andamento del parto e renderlo pi o
meno difficile, perch stante la mancanza de' suoi movimenti, non
viene 1' utero convenientemente stimolato e perci le sue contra
zioni riescono meno efficaci ed anzi talvolta cessano affatto. Si

"292
dovr promuovere con sollecitudine l'espulsione del feto morto
nell'utero, perch trattenutovi oltre le ventiquattr' ore , passando
in putrefazione , acquisterebbe mollo maggior volume per lo svi
luppo di gas nelle sue cavit o nel tessuto cellulare. A tal uopo
si adoprer la mano e si porranno i lacci nei modi gi accennali
pei casi di strettezza della pelvi e maggior volume del feto.
Quando sia ritardata la rottura spontanea delle membrane del
feto per essere troppo fitte, sode e tenaci, il travaglio del parto
viene prolungato ed anche non pn compiersi che mediante l' li
scila del feto rinchiuso nelle proprie membrane, o come suol dirsi
vestito. Cos pure quando le acque dell' amnios siano in grande
quantit, le membrane sempre tese si mantengono al livello della
bocca dell' utero senza insinuarvisi e formare la borsa, ritardando
in tal modo l' eseguimento del parto. In questi casi si dovr
procedere all'artificiale rottura delle membrane, semprech esistano
le seguenti condizioni, cio:
1. Vi abbiano buone e valide contrazioni uterine.
2. Duri gi il travaglio da qualche tempo senza avere pro
gredito.
3. L' orificio dell'utero e le altre parti genitali esterne siano
abbastanza dilatate, ovvero molli e cedevoli da lasciarsi attraver
sare dal feto.
Le membrane si possono rompere colle dita o con qualsiasi al
tro strumento pungente o da taglio. Si aspetta per tale opera
zione il momento della contrazione in cui le membrane si ten
dono; si spinge allora con forza l'apice della mano foggiata a
cono nel centro della borsa o delle membrane tese e raschiandole
coll'unghie, si lacerano; oppure se ne forma una piega, si torce
e si stira, finch si ottenga la lacerazione , che si allarga pi o
meno secondo il- bisogno. Quando non vi si riescisse per essere
troppo fitte e resistenti, si potrebbe adoperare una pietra focaia,
un pezzo di sale da cucina, di tegola, di 'mattone o di stoviglia ,
un legno aguzzo, un chiodo, un temperino, un bistori, ecc.
Nel fare 'quest'operazione bisogner guardarsi dal non commet
tere qualche errore; potrebbe cio, nella presentazione del feto
per la groppa e per le natiche, lo scroto compresso e serrato fra
le cosce gonfiarsi ed ingrossare a segno d' essere scambiato colla
borsa delle acque. Potrebbe pure accadere che la testa del feto
nell' avanzarsi isolatamente per viziata direzione dell' utero , ur
tasse contro le pareti di esso viscere e se le trascinasse seco for
mandosi cos con esse una specie di cuffia (testa incappucciata).
facendo 'credere per tal modo alla presenza della borsa. In questi
(fasi, come ognun vede, si cagionerebbero pi o meno gravi in

- 293 convenienti col passare all'operazione, mentre si offenderebbero


l'utero e la testa, o lo scroto del feto; per la qual cosa prima di
passare alla rottura artificiale delle membrane dovr accertarsi
che veramente non colarono le acque e premetterassi poi sempre
un'accurata esplorazione, mediante la quale, nei casi annunciati
non sar difficile di evitare ogni errore , poich nel primo caso
potrannosi distinguere nei dintorni dello scroto (simulante la borsa)
l'ano, la coda, le natiche, le cosce del feto ; nel secondo caso, per
correndo colle dita attorno al tumore presentatosi, rileverassi non
essere il medesimo contornato dall' orificio , ma bens da fondo
cieco, che non permetter alle dita medesime di inoltrarsi. Biso
gner inoltre avere presenti i caratteri della borsa che sono: il
tumore da essa formato pi o meno tondeggiante, la sua super
ficie uniforme e liscia e circondata dalla bocca dell'utero, la flut
tuazione pi o meno palese.
Avviene talvolta che le membrane del feto invece di non lace
rarsi, si rompono anzi prima del tempo , cio a dire avanti che
siasi formata convenientemente la borsa, il che ha luogo allor, ch sono troppo tenui e tanto pi facilmente poi , quando si ag
giungano delle valide contrazioni uterine. L'anticipata rottura delle
membrane sotto il parlo prolunga l'espulsione del feto e la rende
pi o meno difficile e dolorosa, perch restando prive le vie ge
nitali di quel sacco che tanto contribuisce alla loro regolare e ne
cessaria dilatazione, rimangono rigide , ristrette ed asciutte ; inol
tre il feto non essendo circondato e difeso dalle acque, resta espo
sto maggiormente e per un tempo assai pi lungo alla violenza
delle contrazioni con pericolo di perdere la vita prima della sua
nascita. Per lo stesso motivo pu talvolta anticipatamente stac
carsi la placenta e venir compreso il cordone ombilicale, con
grave pericolo della madre e del feto in causa di una copiosa
emorragia uterina e dell'intercettazione del sangue fra di essi.
Accadono i medesimi inconvenienti eziandio allorquando si apra
artificialmente il sacco a tempo inopportuno ed quindi errore
grossolano quello di alcuni,, di lacerare od incidere la borsa delle
acque al suo primo comparire, nella vana speranza di accelerare
il corso del parto ; bisogna invece lasciar operare la natura e
non venire in suo soccorso, che quando si mostri impotente a
produrre da s una tale rottura. Avvenuta l'anticipata rottura
delle membrane, converr accelerare il parto, al qual uopo, fatte
precedere delle injezioni emollienti, mucilaginose ed oleose nelle
vie genitali , onde toglierle dallo stato di rigidezza e di ari
dit, e predisporle alla necessaria dilatazione, si praticheranno
delle trazioni ben dirette sulle parti presentate dal feto, sosten

294
taudo ove convenga le forze della cavalla, o praticandole in
vece una sottrazione sanguigna generale, quando si trovi in istato
di pletora ed incontrisi l'orificio dell' utero spasmodicamente con
tratto.
Nelle cavalle giovani, robuste, irritabili, massime in quelle che
partoriscono per la prima volta, accade talvolta che il travaglio
del parto reso difficile in causa di rigidezza dell' orificio e del
collo dell'utero, che persistendo in uno stato di contrazione spasmodica, non permette la sua regolare dilatazione, oppure dopo di
essersi alquanto dilatato, pi non si presta, donde avviene, %che o
non pu il feto farsi strada attraverso la bocca dell'utero, o avan
zatosi una parte di esso in vagina, viene trattenuta la restante.
Quando si accertati colla vista, che tutti gli altri organi dell' apparato genitale sono ben disposti al parto , deve assicurarsi
dell'ostacolo che vi porta impedimento; a tal uopo, colla mano
e col braccio denudato e spalmato di adipe, di olio o di altra
sostanza mucilaginosa od untuosa, si penetrer nella vagina e
pervenuto al collo dell' utero sar facile trovarlo pi o meno
serrato sopra s stesso, o attorno al feto, ne sar permesso introdurvi le dita e negli sforzi eseguiti per penetrarvi, si sentir au
mentare la contrazione, che ne vieta l'ingresso.
'I soccorsi da prestarsi in tal caso consisteranno prima nelle
injezioni emollienti tiepide, con decozione di semi di lino o di
malva o con olio, combinandovi anche qualche narcotico . ove lo
spasmo fosse molto forte; poi si potranno fare delle bagnature
emollienti tiepide agli inguini , non trascurando I' applicazione di
clisteri tiepidi emollienti e narcotici; quindi colle dita della mano
penetrata nelle vie genitali, si cercher di farsi strada nell'orificio
uterino, e di allargarlo a seconda delle circostanze, durante i quali
maneggi riescir vantaggioso lo spalmare- il collo e l'orifiio del
l'utero con estratto di belladonna. Se queste misure non giovas
sero , e se dalla condizione del polso duro e pieno , nascesse il
dubbio, che la rigidezza e lo spasmo dell'utero fossero di pendenti
da uno stato di pletora generale o locale , si praticher qualche
sottrazione sanguigna alla giugulare, od a qualche altro vaso con
siderevole. Che se il tutto riescisse inutile, non rimarrebbe che
di determinarsi ad intraprendere la dilatazione dell'orificio uterino
mediante un bistori, altrimenti il feto sarebbe necessariamente co
stretto a perire, e potrebbe inoltre accadere la rottura dell'utero.
A tal uopo s'introdurr colla mano un bistori nascosto lunghesso
la vagina, fino all'orificio uterino, lo si far passare per l'aper
tura dell' orificio stesso e quindi si praticheranno superiormente
od ai lati di esso una o pi incisioni, finch se ne sia ottenuta

295
una snfiicieDte dilatazione. Bisogner ben guardarsi nel praticare
simili incisioni dal penetrare nella cnvit addominale, poich ne
potrebbero conseguire gravi accidenti. Ottenuta la dilatazione del
l'orificio uterino si procurer di accelerare il parto, affinch quelle
artificiali lesioni abbiano tempo ed opportunit di rimarginarsi e
di guarire.
Qualora la difficolt del parto provenisse dalla resistenza delle
parti genitali esterne, si cercher di ammollirle con unzioni e fo
menti emollienti, con vapori d' acqua calda, risvegliando in pari
tempo le contrazioni della matrice con fregagioni alla regione
ipogastrica. Si avverta per tanto in questo caso che nel prece
dente, di non essere troppo solleciti nell'impiego di soccorsi e di
maneggi per produrre la dilatazione delle vie genitali, specialmente
nella primipare, quando non vi abbiano accidenti straordinarj, ma
di aspettare alquanto e di attenderne possibilmente la spontanea
dilatazione; bn di sovente 1" impiego di questi soccorsi non
consigliato dal loro reale bisogno , ma dall'impazienza di chi li
amministra; si vedono in fatti molte volte giovani cavalle primi
pare nei dolori del parto senza offrire le vie genitali conveniente
mente disposte per concedere il passaggio al prodotto del conce
pimento, e tuttavia, abbandonate a s medesime, presentare di l
a qualche ora le vie genitali opportunamente dilatate in modo da
permettere al feto d'essere espulso dall'utero naturalmente e con
facilit.
Talvolta per l'irregolarit delle contrazioni dell'utero, o per una
obhliquit di questo viscere, le parti presentate dal feto nel parto,
invece di farsi strada direttamente attraverso V orificio della ma
trice, vengono spinte contro la parte superiore od inferiore della
matrice stessa e si avanzano coperte dalla medesima, presentan*
dosi cos come incappucciate. In tal caso, portata la mano in va
gina si procurer di respingere con dolcezza le parti del feto a
di mantenere 1' orificio dell' utero convenientemente aperto, affin
ch 1' estremit del feto vi si possa impegnare regolarmente. Il
respingimento del feto dovr essere fatto negl'intervalli di calma,
e dorante le contrazioni poi si terr dilatato l'orificio dell' utero ,
affinch l'estremit presentata dal feto s'inoltri liberamente.
Del parto na'urnle languido. Nel parto languido, Come
l'indica il nome, tutto si prissa lentamente, non si scorge alcuna
progressione del travaglio del parto e sembra che le forze della
natura non bastino a compierlo. Il parto languido dovuto alla
lentezza o debolezza delle contrazioni uterine ; si conosce dai do
lori languidi, sotto i quali la dilatazione del collo o non avviene
o si opera lentamente e cos pure il feto o non progredisce o si

296
avanza con molta lentezza. Si riscontra specialmente nelle cavalle
dotate di costituzione debole o accidentalmente indebolite ,per ma
lattie sostenute nella gravidanza , in quelle di et avanzata, od
estenuate per gravosi lavori, o private del necessario sostentamento,
0 che fecero uso di alimenti di c'attiva qualit, od altrimenti de
generati.
Bisogner per altro saper distinguere lo stato di debolezza vera
dallo stato di debolezza apparente o spuria, poich sebbene e l'uita
e l'altra rendano il parto languido, sono per ben diversi i soc
corsi indicati contro le medesime. La debolezza vera si dedurr
dall'et della" cavalla, dal sapere che la medesima durante la gra
vidanza si trov sotto sfavorevoli circostanze igienicheed alimen
tari, che sostenne gravi malattie, ecc. dall' essere molto percetti
bili i battiti del cuore, dal pallore delle membrane mucose visi
bili, dalla mancanza o somma lentezza delle contrazioni uterine,
per cui la mano portata fino all'orificio dell'utero, non lo sentir
centrarsi, e dalla condizione del polso , piccolo e debole. Si giu
dicher invece avervi debolezza apparente o spuria dall'essere la
cavalla robusta e pingue , dal sapere che fu nella gravidanza
condannata a soverchio riposo, dall'essere poco o non percettibili
1 battiti del cuore , dal trovarsi le membrane mucose arrossate ,
dai polsi pieni e duri. Questi stati, se non sono pericolosi per la
madre, lo possono addivenir pel feto, il quale per la troppo lunga
durata del parto , non difficile che soccomba prima di venire
alla luce, massime quando pel progressivo distacco della .placenta
dall'utero (indicato dall'emorragia), si vadano togliendo i rapporti
esistenti tra esso e la madre.
I mezzi da impiegarsi in caso di debolezza vera devono essere
tali da rimediare all'estenuazione delle forze vitali, per cui saranno
indicati gli alimenti corroboranti, come il pane cotto nell'acqua,
l'avena, la birra, l'acquavite, il vino alla dose di un litro dato a pic
cole riprese ogni mezz'ora e mescendo anche a questi liquidi delle
fette di pane: accade spesso che dopo l'amministrazione di tali
sostanze, le contrazioni uterine si svegliano, si fanno energiche e
prolungate, sicch il travaglio progredisce e si compie. Quando
ci non avvenisse, si ricorrer ai rimedj roborativi e stimolanti,
come sarebbero il calamo aromatico, l'infuso di camomilla, di
angelica, la decozione di china, la cantera, non che ai rimedj enmenagoghi ed uterini, come la ruta, la sabina e la stessa segale
cornuta, amministrata quest'ultima alla dose di grammi 12 a 20.
Nei casi di debolezza apparente gioveranno invece i salassi, gli
ammollienti, la dieta.
Dopo d'aver eccitato in qualsiasi modo le forze vitali della ca

- 297
valla, non converr abbandonare intieramente il compimento del
parto alla natura, ma sar bene coadj avaria col praticare mode
rate trazioni sul feto non appena la femmina faccia degli sforzi ;
queste trazioni opportunamente dirette favoriranno 1' uscita del
feto e_risparmieranno alla cavalla una quantit di forze necessarie dappoi all'espulsione delle seconde.
La debolezza delle contrazioni uterine nel parto languido po
trebbe dipendere anche dall'eccessiva dilatazione del viscere, pro
veniente da soverchia quantit delle acque dell' amnios, non ch
dall'anticipata rottura delle membrane. Anche la pelvi colle di
mensioni pi ampie delle naturali pu contribuire a rendere lan
guido il parto. Nel primo caso giover procedere alla rottura arti
ficiale delle membrane, onde avere lo scolo delle acque dell' am
nios, per cui tolta la eccessiva distensione dell'utero, le sue con
trazioni diverranno ben presto pi frequenti e pi energiche. Ne
gli altri casi, quando non esistano controindicazioni , si avr ri
corso ai rimedj roboranti ed emmenagoghi gi accennati.
.
Del parto naturale precipitoso. Le contrazioni dell'utero
molto energiche fin dal principio del travaglio e la cedevolezza del
collo uterino e delle altre parti genitali, dispongono la cavalla ad
un parto troppo pronto e precipitoso, che avverr tanto pi fa
cilmente, quando alle indicate cause aggiungasi una maggiore am
piezza di bacino. 11 parto precipitoso pu cagionare pi o meno
gravi inconvenienti per l'istantaneo svuotamento dell'utero e per
la troppo sollecita uscita del feto, quali sono specialmente l'emor
ragia, la procidenza parziale o totale della vagina e dell'utero,
non che il rovesciamento completo di quest'ultimo, l'inerzia con
secutiva della matrice (ossia la perduta facolt di contrarsi dopo
il parto e riprendere il primiero volume, come nello stato di va
cuit), lo strappo del cordone omhilicale , la lacerazione delle
parti molli genitali, specialmente della bocca dell' utero e del pe
rineo. Il feto inoltre potr essere espulso rivestito delle sue mem
brane, con pericolo quindi di soccombere quando non ne venga
tosto spogliato e potr eziandio riportare delle lesioni, per 1' im
peto con cui avesse a cadere a terra nell'abbandonare le vie ge
nitali della cavalla.
Il parto precipitoso d'ordinario non si pu prevenire; qualora
per altro si avesse a sospettare, per averlo avuto gi altre volte
la cavalla o per la pronta dilatazione delle vie genitali, si po
trebbe rompere la borsa delle acque appena si presenta e trat
tenere quindi il feto, n lasciarlo uscire che per gradi e lentamente
dalla vulva.

-298 Del Parto non naturale e sue cause.


Chiamasi parto non naturale o contro-natura od artifi,cia>e ,
quello che non pu effettuarsi mediante le sole forze della na
tura e che richiede i soccorsi dell' arte. Le cause che possono ren
dere il parto non naturale si riferiscono od al feto od alla madre.
Cause dipendenti dal feto sarebbero: lo straordinario volume del
suo corpo sia per considerevole sviluppo di tutte le parti, o per
mostruose conformazioni, o per alcune malattie (idrocefalo , idro
torace, ascile) , onde vengono tolti i giusti rapporti che devono
esistere fra di esso ed il canale che deve percorrere ; le cattive
presentazioni; la preternaturale uscita del cordone ombilicale; gli
avvolgimenti di esso intorno a qualche parte del feto, e fmalmente
la morte del feto stesso. Alle cause dipendenti dalla madre ap
parterebbero i vizj di conformazione della pelvi , i vizj o le ma
lattie delle parti molli che coprono internamente la pelvi stessa, i
difetti di conformazione e le malattie degli organi genitali che re
stringono il canale vulvo-uterino, l'emorragia uterina, la rottura
dell' utero, l' inerzia, di questo viscere , la gravidanza estra-uterina
e finalmente alcune malattie della cavalla, che complicando talora il travaglio del parto mettono a grave pericolo la vita di essa.
Il pericolo nei casi di parto non naturali varier secondo l' in
dole, il grado ed il numero delle cause che concorrono a renderli
tali ; secondo 1' epoca della loro manifestazione ; secondo lo stato
locale ed universale della cavalla ; secondo la qualit dei sussidj
ed il modo con cui questi si pongono in pratica. Cos quanto pi
ragguardevole ed esteso sar il vizio che rende il parto contro-na
tura ed esister gi da qualche tempo, guanto pi la cavalla sar
estenuata e debole e suscettibile di poca reazione tanto nel gene
rale che agli organi genitali, quanto minori mezzi si possederanno
per apprestare i convenienti soccorsi e quanto pi incongrua poi
sar stata l' applicazione dei medesimi , tanto maggiore per certo
sar il pericolo da temersi.
I soccorsi dell' arte. richiesti in casi di parti non naturali sono
per lo pi esterni o locali o meccanici ; talvolta per s'impiegano
anche, o da soli, o congiunti cogli antecedenti, dei soccorsi interni
o generali o dinamici. Questi ultimi agiscono diffusamente su
tutto l'organismo e vengono somministrati dai medicamenti; i soc
corsi meccanici per lo contrario operano direttamente con magr
giore o minor violenza su quelle parti alle quali vengono diretti

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e consistono nell'applicazione o della sola mano o di appositi stru
menti, i migliori dei quali sono i pi semplici , fra i quali annoveransi ; il laccio o eappio, che consiste in una fune ordinaria
piuttosto grossa, terminante una delle sue estremit con una spe
cie d' occhiello pel quale si fa passare 1' altra estremit in modo
da formare un laccio o cappio suscettibile di essere pi o meo
stretto secondo il bisogno e che si applica sulla parte del feto
che si vuol estrarre, mentre l'estremit libera del laccio, rimasta
fuori delle parti genitali, pu essere tirata da assistenti.
Per usare il cappio s' immerge prima nel I' acqua calda e spal
masi d'elio o di burro o d'altra sostanza grassa; Indi vi si passa
la mano conformata a cono e lo si porta con essa nella vagina
fino a raggiungere la parte del feto che si vuol legare e che
d'ordinario un piede; afferrata questa parte colla mano, si pro
cura di fare in modo che il cappio passi dalla medesima sulla
parte del feto da legarsi ; ci fallo si lascia che un assistente tiri
la estremit libera fuori della vulva , onde il cappio si stringa
sulla parte legata e si arrivi cos ad estrarla. Il laccio serve non
solo per coadiuvare la estrazione del feto, ma giova eziandio per
tener fissata una parte di esso dopoch si riescilo a disimpe
gnarla, mentre si va in traccia dell'altra.
La cavezza da parto, che formata con una fune in.modo che
la sua testiera e la sua museruola scorrono e stringono sulla te
sta del feto cui si applica (non senza averla prima immersa nel
l'acqua calda e spalmata d'olio o di grasso), tirando la sua estre
mit libera che pende fuori dalle parti genitali della cavalla.
Lo fascia costrittiva che consiste in una benda larga di tela ,
di canapa o di lino ben fitta, la quale per una met di sua lun
ghezza larga ed intera e fmisce ad anello, mentre per l'altra
met fessa in due parti o capi destinati a scorrere in un anello
di cuojo. Per applicarla s'immerge prima in acqua calda per ren
derla molle, pi maneggevole e meno facile ad irritare le parti
del feto e della cavalla ; poi si prende vicino alla fessura tra il
pollice e l'indice di una mano e la s'introduce nelle vie genitali
fino a quella parte del feto che si vuol far avanzare e che per
lo pi la lesta; qui si fa in modo che mentre l'estremit larga
ed intera si trova da una parte della testa del feto , la estremit
fessa abbracci dai lati l'altra parte della testa , dopo di che si fa
scorrere 1' anello ,di cuojo sui capi e fissata convenientemente la
parte, si tira nelle vie genitali mediante trazioni praticale sull'estremit annulare e sui due capi fuori della vulva. La fascia costriltiva pu essere impiegata specialmente per coadjuvare l'uscita
di parti del feto alquanto voluminose.

-300Gli uncini, che sono in ferro, la cui estremit superiore finisce


incurvata ad uncino acuto od ottuso, ed all'estremit posteriore
sono provveduti di foro, destinato a dar passaggio ad una corda
per eseguire valido trazioni.
Nell' impiegare gli uncini acuti, s'intiepidiscono dapprima e si
ungono ; poi s' introducono nelle vie genitali accompagnandoli colla
mano che tiene coperta l'estremit uncinata perch non produ
cano alcuna lesione: raggiunta la parte del feto che si vuol affer
rare ed estrarre, vi si infigge con forza conveniente 1' estremit
puntuta e si lascia che l'assistente tiri colla corda, passata nell'oc
chiello di esso; bisogner in tale applicazione usare la cautela di
sospendere di quando in quando le trazioni ed esplorare se l'un
cino sia debitamente applicato o non piuttosto sfuggito, o si tr
vino divise e lacerate le parti in cui s' infisse. Questa precauzione
sar necessaria onde impedire danni pi o meno considerevoli
alla cavalla.
Simili uncini s'impiegano 1. quando per irregolare conforma
zione del feto il parto non possa effettuarsi in .alcuna maniera,
che per mezzo di una forzata estrazione dei feto stesso e, perduta
ogni speranza di salvamento, si debba sacrificarlo alla conserva
zione della madre, tanto pi se questa sia pregevole, giovane e
perci si attendano da lei aitri buoni prodotti; 2. quando si
debba estrarre il feto morto, od anche parli di esso distaccate dal
suo corpo e fatte in pezzi nell'utero.
Vi sono poi anche le tanaglie, il bisturi curvo o nascosto, il
forcipe, eoe.

Del Parto non naturale per viziate


posizioni del feto
Le viziate posizioni che prende il feto nell'atto del parto dipendono
d'ordinario da cattivo, ossia irregolari contrazioni dell'utero, per
cui anche dopo averle corrette, facilmente riprendono le parti la
viziata posizione di prima per poco si prolunghi il travaglio del
parto; quindi che una massima da aversi nei casi di viziate po
sizioni del feto, sar quella di promuovere il compimento del parto
subito che si pervenne a -correggerle.

301
VIZIATE POSIZIONI DELL'ESTREMIT ANTERIORE o CEFALICA.
Presentazione delle gambe anteriori colla testa por
tata verso on fianco. Le viziate posizioni della testa frap
pongono molteplici impedimenti e difficolt nell'andamento del parto.
Pu la testa deviare in diverse maniere dalla sua naturale posi
zione, trovandosi le altre parti del corpo naturalmente collocate.
Si avr motivo di sospettare esistente qualche viziata posizione
della testa, qualora i piedi del feto che sta per venire alla luce si pre
sentono nelle vie genitali come nel parto naturale, ma l'uscita det
feto ad onta dei violenti sforzi espulsivi della cavalla non si ef
fettui, e mediante 1' esplorazione si rilevi che la testa non s'inoltra.
Nell'accennata posizione (che si osserva frequentemente nella ca
valla), le gambe anteriori si presentano nelle vie genitali, ma non
iscorgesi la testa, che portata all' indietro verso il fianco destro
o sinistro ed appoggia- o sulla spalla o sulle eoste ; d' ordinario il
piede corrispondente al lato su cui s'incurva ed appoggia la testa
sporge pi avanti nelle vie genitali, per cui i due piedi anteriori
non si presentano all'eguale livello. Siccome questa posizione
tende a rendersi sempre maggiormente viziata, cosi dovranno ar
recarsi pronti soccorsi.
In quest' incontro dovr assicurarsi bene che le estremit pre
sentatesi siano le anteriori, al che si riescir agevolmente mediante
l' esplorazione , colla quale si rileveranno i ginocchi. Applicati
quindi dei lacci alle pastoje dei piedi anteriori, si procurer colla
mano portata contro il petto del feto di respingerlo per quanto
possibile nella cavit dell' utero , poscia si cercher di afferrare
colla mano la testa ripiegata. Nei casi pi ardui si potr anche
applicare un uncino ottuso all' incollatura del feto e mentre .un
assistente pratica delle trazioni sull' estremit dell' uncino , si cer
cher di afferrare alla nuca la testa del feto e di ridurla quindi
in posizione favorevole al compimento del parto. Durante questi
maneggi riescir vantaggioso il far praticare da qualche assistente
delle pressioni alla regione del fianco della cavalla in corrispon
denza al lato in cui piegata la testa, finch dessa non fu ridotta
nella giusta posizione, ottenuta la quale si cercher di accelerare
il parto mediante trazioni sui lacci applicati ai piedi , operate da
appositi assistenti, durante le quali si coadiuver V estrazione del
feto col tenere afferrata la testa di esso pel nauseilo o per la man
dibola posteriore e non abbandonandola finch non siasi conve?

302
nientemente impegnata nelle vie genitli in modo da essere tolto
il pericolo di nuova deviazione. Senza questa precauzione si cor
rerebbe rischio di vedere la testa riprendere tosto la sua primitivi
viziata posizione.
In certi casi non puossi conseguire l'intento che dopo numerosi
e malagevoli sforzi capaci di compromettere l'esistenza del feto e
della madre, soprattutto quando questa sia primipara e non pos
segga un bacino ben conformato e colle debite dimensioni. Qua
lora poi la testa piegata da un lato fosse congiunta ad una viziata
incurvatura del collo e della nuca per cui riescisse impossibile di
smuovere la testa da quella posizione, non rimarrebbe altro scampo
che di praticare delle incisioni al collo del feto per poter svinco
lare e distendere la testa, passando eziandio alla detroncazione di
questa dal resto del corpo, nel qual caso converr assicurarla pre
viamente con uncino acuto per poter tirarla fuori dalle vie geni
tali subito dopo la sua separazione dal corpo.
Presentazione delle gambe anteriori colla lesta piegata
verso li collo <-d II ventre. In questa posizione le gambe ed
i piedi anteriori sono ben collocati e la testa piegata contro il
petto ed il ventre in modo da presentare alla bocca dell'utero la
nuca o l' incollatura. Gli sforzi molteplici della cavalla non fanno
in tal caso che aggravare la posizione e rendere il parto sempre
pi difficile. Qualora in tale circostanza si esercitassero delle tra
zioni sulle gambe, sia per mancanza di cognizioni, sia perch si cre
desse aversi ad agire sulla parte posteriore del feto, la testa pie
gherebbe sempre maggiormente forzatamente in modo da non
tardare a produrre la morte del feto. D' ordinario i piedi anteriori
si presentano all'eguale livello e l'esplorazione interna poi far
conoscere la posizione della testa.
Anche in quest'emergenza si applicheranno i lacci ai piedi an
teriori presentatisi nelle vio genitali e se ne consegneranno le
estremit libere ad assistenti. Quindi si respinger il feto nell' utero, si percorrer colla mano lungo l' incollatura del feto tino ad
incontrare la mandibola posteriore di esso, afferrata la quale, si
procurer di sollevarla con alquanta forza dal basso in alto, dall' avanti all' indietro, in modo da svincolare la testa e portarla
sugli arti anteriori. Quando non si riescisse ad ottener ci colla
semplice mano, si potr applicare opportunamente un laccio alla
mandibola posteriore, cercando in ogni modo di svincolare la te
sta, e collocarla in posizione parallela a quella delle gambe anteriori.
Non appena siasi riuscito a correggere la deviazione della testa,
converr applicarvi la cavezza da parto per meglio mantenerla
nella giusta posizione durante tutto il travaglio, avendo cura di
accelerare quest'ultimo.

303
Gii accennati soccorsi riescono facili quando la testa sia pie
gata leggiermente sul petto in modo che il feto presenti la nuca
all' orificio uterino. Tornano difficili all' incontro quando la testa
sia piegata insieme al collo fra le due gambe anteriori in modo da
giungere sotto il ventre fin quasi all' ombilico. Cosi pure sar
tanto pi difficile il correggere questa deviazione quando esista gi
da qualche tempo ; che se dipendesse da viziata incurvatura del
collo, non rimarrebbe altra via di scampo che quella pi supe
riormente accennata.
Preiirntazlone delle gambe anteriori colla testa piegata
ali' Indietro sul dorso. In questa posizione la testa ' ripiegata
sulla schiena del feto , in modo che questo presenta all' orificio
dell' utero una porzione del collo o della gola, trovandosi le gambe
anteriori naturalmente disposte. Questa preternaturale posizione
della testa per lo pi 1* effetto di gagliardi sforzi espulsivi della
cavalla '.nei parto , o di soccorsi improprj e mal diretti per aver
tirato per es. sui piedi senza por mente al contemporaneo avan
zarsi o no della testa. Anche in tal caso bisogner respingere il
feto; nell' utero, indi andare in cerca del musello ed afferratolo,
tirarlo in basso verso l' orificio dell' utero ; quando ci non riescisse colla mano, si applicher un laccio sulla testa del feto e si
lascer quindi che gli assistenti eseguiscano delle trazioni. Che se
la testa dopo essere liberata mostrasse tendenza a prendere nuo
vamente una viziata posizione, converr applicarvi la cavezza da
parto mediante la quale si perverr a mantenerla nella giusta po
sizione, durante tutto il travaglio, che dovrassi possibilmente ac
celerare.
Presentazione delle gambe anteriori colla testa in po
sizione e direBlonr preternaturale. Avviene talvolta che la
testa del feto non solamente non si trova nella giusta posizione,
ma devia pur anco dal canale vulvo-uterino e facendosi strada
attraverso la vagina ed il retto, si presenta all' ano mentre i piedi
si avanzano nelle vie genitali. Questa deviazione procede per lo
pi da soccorsi improprj e mal eseguiti per aver fatte delle tra
zioni sui piedi senza curarsi della testa; pu anche dipendere da
sforzi assai violenti della cavalla., che non siasi riuscito di mo
derare con opportuni soccorsi. In alcuni casi il perineo, che di
ostacolo all' ulteriore espulsione del feto, viene pure lacerato dalla
testa del feto stesso, per cui questo riesce ancora a veder feli
cemente la luce, restandone solo gravemente danneggiata la ca
valla.
I soccorsi da prestarsi in simile emergenza consisteranno nel
cercar di respingere il feto per richiamare la teata dall'intestino

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relto e ricondurla nell'utero; quivi giunta, si dovr afferrare colla
mano, o con lacci, o colla cavezza , cercando d' introdurla nelle
vie genitali e procurando inoltre di accelerare l'andamento del
parto. Compiuto questo ed uscite anche le seconde , si deterger
l'intestino retto e la vagina con ripetute injezioni emollienti ed
oleose onde promuovere, se possibile, la guarigione delle parti
ferite.
Che se la testa del feto per essere penetrata gi da qualche
tempo nel retto rendesse inutile ogni sforzo tendente a respin
gerla ed a migliorarne la posizione, in allora non resterebbe che
a scegliere .quale delle due vite, cio della madre o del feto, con
venga salvare; quando si volesse conservare la cavalla bisogne
rebbe praticare la detroncazione della testa del feto, penetrata nel
retto, dal resto del suo corpo, onde questo venisse poi facilmente
respinto ed espulso dalle vie genitali; volendosi . all' incontro sal
vare il feto bisognerebbe incidere con un bisturi il perineo della
cavalla provocare per tal modo il parto attraverso la via ar
tificiale praticata con molto pericolo della cavalla stessa.
Presentazione della testa coli' arresto d1 entrambe le
gambe anteriori. La testa compare giustamente situata nella
vagina, mentre le estremit anteriori piegate sui ginocchi riraangonsi nell'utero. In tal caso si procurer di respingere la testa
del feto nella matrice, il che d' ordinario riescir facilmente per
non essere che di poco inoltrata nel canal vaginale; indi colla
mano nell'utero si procurer di afferrare l'uno o l'altro degli
stinchi e liberarlo portandolo dal basso in alto, dall-' innanzi all'indietro; liberata una gamba, converr assicurarla con un laccio
perch sia trattenuta da un assistente mentre si opera la libera
zione dell'altra gamba. Qualora non si riescisse di ottenere questa
liberazione colla semplice mano, si potrebbero applicare dei lacci
intorno agli stinchi, praticando quindi delle trazioni su di essi
per dirigerli nelle vie genitali; oppure portare gli uncini ai ginoc
chi , lasciando poi che vengano su di essi eseguite delle tra
zioni onde vedere di compiere il parto in tale posizione del feto.
Ghe se anche ci tornasse impossibile, bisognerebbe ricorrere alla
separazione delle gambe anteriori dal tronco del- feto.
Presentazione della testa coH' arresto di una gamba
anteriore. In questa presentazione s' inoltra una sola delle gambe
anteriori insieme alla testa convenientemente disposta nella va
gina, mentre 1' altra rimane ancora nell' utero in cui, o pu tro
varsi piegata sul ginocchio e presentare questo alla bocca dell'u
tero ; od essere diretta all' indietro sotto il ventre ; od infme tro
varsi distesa verso 1' orificio uterino senza potervi penetrare per

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essere portata in alto contro l' intestino retto, sicch in ogni caso
tutti gli sforzi della cavalla assai difficilmente riuscirebbero a com
piere il parto.
Dovrassi richiamare la gamba rimasta indietro. Respinto perci
possibilmente il feto, quando la gamba sia piegata sul ginocchio, colla
mano portata nell' utero si procurer di afferrare lo stinco, tirarlo
dal basso in alto e condurlo per 1' orificio uterino nelle vie geni
tali in una giusta posizione. Qigindo la gamba si trovi di contro al
l'intestino retto, bisogner rimuoverla da tale posizione, indi o
colla mano o con laccio applicato alla pastoja introdurla nelle vie
genitali per la bocca dell'utero ed accelerare possibilmente il parto.
Quando infine la gamba sia rimasta piegata sotto il ventre si dovr
procurare di scorrere colla;mano lungo la spalla della gamba mede
sima fino a raggiungere l' avambraccio , afferrar questo e tirarlo
dal basso in. alto verso l'orificio uterino in modo da potersene
abbracciare il ginocchio, che si porter egualmente in alto onde
poter prendere anche lo stinco e dirigerne quindi il piede nelle
vie genitali. Siccome poi tutte le indicate operazioni non si ponno
sempre eseguire colla sola mano, converr essere provveduti di
lacci, ed uncini pel caso che il feto fosse gi morto.
Presentazione della testa col piedi anteriori situati
mila nuca o sulla testa stessa. Si conoscer facilmente
questa presentazione dacch la testa offrir il musello non al di
sopra dei piedi ma al di sotto di essi ; quantunque simile devia
zione possa sembrare accidente di nessun rilievo per l' andamento
del parto, non si dovr tuttavia trascurar di correggerla, poten
done altrimenti con facilit conseguire lacerazioni della vagina "e
perforamento dell' intestino retto, specialmente se la cavalla si ab
bandona a validi sforzi espulsivi.
In tal caso non si avr che ,a spingere il feto nell' utero, affer
rare le gambe alla pastoja, portarle nella giusta posizione, sollevare
alquanto la testa e collocarla opportunamente sulle gambe. Affine poi
d'impedire che si rimuovi la viziata posizione, converr applicare
dei lacci alla pastoja dei piedi , consegnandone le estremit libere
ad assistenti che le terranno fino al compimento del parto. Qua
lora fossero gi avvenute delle lacerazioni alle vie genitali, si do
vr procurare di respingere il ,feto con ogni possibile riguardo
onde non aumentarne i danni. Che se il feto fosse impegnato nelle
vie genitali in ,tal modo da rendere impossibile il compimento
del parto senz' ulteriori lesioni, in allora per salvare la vit della
cavalla non si avrebbe che a staccare le diverse parti del feto
ed estrado quindi a pezzi; quando invece si faccia poco contoVeterinaria.
20

300
della vita della femmina allora dovrassi accelerare il parto, non
curandosi delle lesioni che ne potessero derivare alla medesima.
Preacntaatone di nna gamba anteriore. Allorch S
presenta il feto con una sola gamba anteriore, il parto non pu ef
fettuarsi coi soli sforzi della cavalla, ma d' uopo che una mano
esperta venga in suo soccorso per richiamarlo possibilniente nella
posizione naturale, coll' andar cio in cerca della testa e dell'altra
gamba anteriore e mettere cosi il fef nella possibilit di uscire dail'utero. Riconosciute pertanto le parti e la posizione loro, dovrassi
mediante ben diretti maneggi rintracciare la gamba rimasta indietro
e trovatala condurla nei soliti modi all' orificio dell' utero ed im
pegnarla nella vagina; poscia afferrala la testa la si porter sulle
due gambe ed ottenuta per tal modo la posizione naturale , sar
agevole di promuovere 1' adempimento del parto.

VIZIATE POSIZIONI DELL' ESTREMIT POSTERIORE O PEIVJNA.

Quando il feto cerca di uscire dalla matrice coll' estremit pelvina, si presenta alla bocca di questo viscere colle gambe poste
riori. Una tale posizione si dar tosto a conoscere dalla di
rezione dei piedi penetrati nelle vie genitali, mentre i medesimi
si presenteranno colla suola diretta all'esterno, coi talloni rivolli
all' ins e la punta della muraglia situata in basso ; coll'esplo
razione poi si troveranno la coda e la groppa in corrispon
denza all' orificio uterino. In generale , come si gi avvertito ,
il feto in tale posizione viene partorito naturalmente ed il trava
glio allora soltanto si rende molto difficile e contro-natura, quando
vi si associno sfavorevoli circostanze che lo complichino. Nel pre' stare i soccorsi in casi di parti psr l'estremit pelvina, bisogner
aver cura principalmente che la coda del feto entri insieme alla
groppa nella vagina.
Presentazione delle gambe posteriori calla coda ro
vesciata sui domo In lal caso la coda puntellandosi contro
l'orificio uterino, non solo impedir l'ulteriore andamento del parto,
ma potr eziandio cagionare stogamenti delle ossa pelvine, contu
sioni, fratture ed altre gravi lesioni. A togliere questa viziata po
sizione della coda ed a prevenire quindi i mentovati disordini, si
dovr respingere la parte del {ito gi inoltrata nelle vie genitali,
andar in cerca della coda ed afferratala, tirarla in basso ed introdurla nella vagina per mezzo dell'orificio dell'utero, accelerando
i quindi possibilmente il parto.

- 307 -

Presentazione di una ol gamba posteriore. Presen


tandosi in vagina una sola gamba posteriore del feto, stando l'altra
collocata sotto il suo ventre, si dovr procurare di chiamare qua
si' ultima nella giusta posizione. A tal uopo, assicurata convenien
temente col laccio la gamba gi presentata, si respinger il feto ;
indi colla mano introdotta nell'utero si cercher di afferrare la gamb.i
sviata, per quanto possibile, nella sua parte inferiore, coma
sarebbe alla pastoja e meglio' ancora allo zoccolo, che si abbrac
cer colla mano e si condurr poscia all'orificio dell'utero con un
movimento dall'innanzi all' indietro; ci fatto, il parto sar com
piuto ben presto e senza grande difficolt.
Se tornasse impossibile di condurre la gamba nella sua normale
posizione , o fosse d'uopo abbandonarsi a maneggi nocivi alla ca
valla ed al feto, bisogner accontentarsi di afferrare il garello, di
applicare a questo un laccio od un uncino ottuso e compiere quindi
il parto tirando sull' estremit presentala e sul garello. Non po
tendosi eseguire neppur questi maneggi, sar forza agire sull gam
ba inoltralasi in vagina e addallare all'inguine opposto del felo un
uncino ottuso da tirarsi con una forza eguale a quella che si eser
cita sulla gamba , compiendo per tal modo il parto non senza
pericolo per la madre.
Talvolta nella presentazione dell'estremit pelvina con una sola
gamba posteriore, potrebbe Irovarsi l'altra rimasta nell'utero nella
giusta posizione , cio distesa contro 1' orificio uterino , ma in
luogo d'innoltrarsi in esso, restare appoggiata al collo del viscere.
Rilevato mediante 1' esplorazione questo stalo, applicalo un laccio
alla pastoja della gamba gi avanzatasi e consegnatone l'estremit
libera ad un assistente, si procurer di rimuovere l'altra dal silo
contro cui sia come puntellata e di condurla nella bocca dell' utero, conservandola nella giusta direzione durante il' travaglio, sia
colla mano o con laccio.
Presentazione dei careni. I soccorsi da prestarsi in si
mile circostanza consisteranno nel portare nell'utero un lungo un
cino ottuso od un laccio, procurando coll'uno o coll'altro di que
sti mezzi di abbracciare la piegatura dei garetti e consegnando
l'estremit libera dell'uncino o della corda a degli assistenti;
quindi si procurer, per quanto sia possibile, di respingere il feto
nell' utero fino ad ottenere uno spazio sufficiente per effeltuare il
distendimento delle gambe ripiegate, al qual uopo si porter la
mano fino allo stinco, ond'afferrarlo, dirigerlo in alto e distenderlo
mfine di maniera che la pastoja e tutto il piede possa pervenire
nelle vie genitali.
Talvolta per essere il feto gi alquanto inoltrato nel canal va

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ginale, riesce impossibile di correggere l' accennata posizione nell' esposta maniera, ed in allora si cercher di promuovere il parto
col respingere per quanto possibile i garetti in modo che le
gambe posteriori vengano dists sotto il ventre del feto, favorendone
poscia 1' spu'sione col praticare delle trazioni sulla coda. Ove
tutto riescisse inutile, ed il parto non si potesse in alcun modo ef
fettuare, non rimarrebbe altro espediente per salvare la vita della
cavalla, che di passare alla disarticolazione di uno o delle due
gambe posteriori del feto ed estrarle quindi separatamente.
Presentazione delle natiche-colle gambe posteriori tungo
11 mentre. La difficolt di compiersi il parto in tale posizione
maggiore quando le gambe posteriori invece di essere collocate
lungo il ventre, si trovano da questo alquanto discoste. Si pro
curer di correggere questa viziata direzione delle gambe, al qual
uopo mediante lunghi uncini, od i lacci applicati alla coscia, si ti
rer questa all' indietro finch si giunga ad afferrare colla mano
il garello onde sia disteso, il che ottenuto, si proceder nel modo
accennato per la precedente presentazione. Quando non si riescisse
a condurre le gambe posteriori nelle vie genitali ed il travaglio*
del parto non progredisse menomamente, si renderebbe allora
necessario per salvare la cavalla di separare le gambe posteriori
dal resto del feto, estratle le quali, si compier facilmente l'espul
sione del feto stesso che si potr coadjuvare sia per mezzo di tra
zioni sulla coda, che per mezzo di uncini acuti applicati alla.
groppa.
VIZIATA POSIZIONE MISTA, OSSIA PRESENTAZIONE DEI.LA TESTA
CON UNA GAMBA ANTERIORE ED UNA POSTERIORE.

Pu avvenire che insieme alla testa si presentino contempora


neamente due gambe delle quali una sia anteriore e l'altra posteriore,
tanto del medesimo lato che incrociate, per cui si crede avere una
posizione naturale e si resta maravigliati come essendovi tulte le
altre condizioni favorevoli, il travaglio tuttavia non progredisca.
In tale emergenza si dovr agire con molta circospczione e rico
noscer bene le estremit che sonosi impegnate nelle vie genitali
prima di esercitare alcuna trazione per terminare il parto, poich
tutti gli sforzi che in tal caso venissero praticati sulle gambe pre
sentate nella mira di compiere il travaglio non potrebbero che ad
divenire assai perniciosi alla madre ed al feto, e sarebbe d'al
tronde impossibile di ottenere il compimento del parlo. Pertanto si

- 309
introdurr la mano nella vagina seguendo la direzione delle gambe
per assicurarsi mediante l' esplorazione se esistono o no contem
poraneamente le regioni del ginocchio da una parte e del garetto
dall'altra. Rilevato bene quanto occorre di conoscere , bisogner
respingere la gamba posteriore e andar in cerca dell'altra gamba
anteriore per condurla nella giusta posizione.

VIZIATE POSIZIONI DEL FETO SITUATO SUL DORSO.

Nelle posizioni sul dorso il feto invece di essere collocato nel


l'utero col dorso verso la colonna vertebrale della cavalla, lo
invece col dorso in basso verso le pareti addominali di essa , ia
modo che il suo ventre e le gambe sono rivolti all' ins. Queste
posizioni si riconoscono da che i piedi s' inoltrano nelle vie ge
nitali diretti alquanto in allo, presentando la punta in basso ed i
talloni rivolti superiormente. Trattandosi di presentazione pelvlna,
si avr la coda inferiormente ai piedi. Il parto pu effettuarsi na
turalmente anche trovandosi il feto in tali posizioni, come fu nota
to altrove ; tuttavia ha d'uopo sovente di essere coadjuvato dai soc
corsi dell' arte e questi poi si rendono tanto pi necessarj fnei
asi di deviazioni, che si possono ridurre alle seguenti :
Feto sul dorso con presentazione della testa e dei giaocehl. Si dovr in tal caso respingere per quanto possibile il feto,
andar a prendere una dopo l'altra le gambe ripiegate e distenderle
con opportuni movimenti d'alto in basso, .dall' avanti all'indietro;
indi applicare alle loro pastoie dei lacci e munire parimenti la
testa colla cavezza da parto e compiere poi questo mediante tra
zioni ben dirette. Qualora fosse trascorso lungo tempo senz' aver
potut/) ottenere l'esecuzione del parto ed anzi il travaglio non pro
gredisse menomamente, non resterebbe che di passare alla sepa
razione delle parti del feto che frappongono ostacolo all' adempi
mento del parto.
Feto ani dorso con presentazione dei garetti. - Respinto
possibilmente il feto, si procurer di pervenire colla mano fino
ai garetti ; ivi giunti si andr in cerca della pastoja di una gamba,
che si abbraccier colla mano e si tirer dall' innanzi all' indietro e
dall'alto in basso onde ottenere la distensione della gamba stessa. Si
ripeter quindi la stessa operazione coll' altra gamba, ed introdotte
entrambe nelle vie genitali, vi si applicheranno dei lcci e me
diante trazioni su di queste e sulla coda si promuover l 'ademp

310

mento del parto. Non riescendosi a togliere queste viziate posi


zioni ed essendo minacciata l'esistenza della cavalla per non po
tersi effettuare il parto, si proceder alla separazione delle parti
del feto.

VIZIATE POSIZIONI TRASVERSALI DEL FETO.

Nella posizione trasversale il feto invece di giacere nell'utero


in modo che le sue estremit cefalica e pelvina corrispondano al
fondo ed all'orificio del cavo uterino, vi giace in maniera che le
estremit medesime si trovano in relazione colle parti laterali
della matrice. Stando il feto in tale posizione, non pu assoluta
mente compiersi il parto senza il concorso dell'arte. La posizione
trasversale jpu presentare le seguenti variet: .
Posizione trasversale colle quattro gambe dirette sot
to II ventre ed In parte penetrate nell' orlitelo uterinoII feto situato col ventre diretto verso l'orificio uterino, corri
spondendo le sue estremit cefalica e pelvina alle parti laterali
dell'utero. Rilevata questa posizione, si respinger il feto nell'u
tero e si cercher di separare tra di loro i piedi anteriori o po
steriori ; quindi si vedr se il feto abbia maggior tendenza a pe
netrare nelle vie genitali colla parte anteriore (treno anteriore) o
colla posteriore (treno posteriore* e procurerassi di dare alle parti
pi vicine alle vie genitali la posizione che meglio convenga per
la sollecita esecuzione del parto. Quando risultasse la convenienza
che il parto si effettuasse colla parte anteriore , si applicheranno
ai piedi anteriori dei lacci da consegnarsi ad assistenti per essere
tirati secondo il bisogno ; indi si cercher di condurre la testa
all'orificio uterino sia coll'applicare un laccio intorno al collo del
feto, o meglio afferrandolo al nauseilo od alla mandibola poste
riore, promuovendo poscia per quanto possibile il compimento
del parto. Qualora invece fosse pi conveniente che il parto si
effettuasse colla parte posteriore, si dovranno condurre per l'ori
ficio dell' utero nelle vie genitali i piedi posteriori e la coda e fa
cilitare quindi 1' estrazione del feto sia colla mano che si trova
nell' utero , che mediante ben dirette trazioni esercitate sull' estre
mit dei lacci applicati alle pastoie.
Posizione trasversale eolia presentazione di una gam
ba anteriore ed nna posteriore Ben distinta quale sia
la gamba posteriore e quella anteriore , si osserver con qual
parte (treno) del feto torni pi vantaggioso che abbiasi a com

311
piere il parto. Vedendosi maggior facilit di favorirlo per la parte
anteriore, verr primieramente trattenuta mediante un laccio la
gamba anteriore gi inoltrata, si respinger poi la gamba poste
riore nell'utero e si andr quindi in cerca dell'altra gamba e si
cercher di eondurle in buona posizione insieme alla testa, appli
cando a tal uopo dei lacci, od impiegando I' uncino ottuso : fatto
cia, si dovr accelerare possibilmentejil parto. Essendo invece pia
vantaggioso di compiere il parto colla parte posteriore del feto, si
proceder in una maniera analoga , respingendo la gamba ante
riore e rintracciando l'altra gamba posteriore. Qualora non si riescisse in alcun modo a correggere la viziata posizione del feto, si
passer alla separazione delle parti del medesimo.
Posizione trasversale colla presentazione d'una gam
ba anteriore e due posteriori o viceversa. I soccorsi
da prestarsi in tal caso consisteranno primieramente nel distin
guere e separare le gambe anteriori e posteriori del feto, vedere
dappoi se trovasi meglio situato per il , parto il treno anteriore
od il posteriore, ed agire quindi diversamente a norma del caso.
Collocate cio le gambo (anteriori o posteriori) nella posizione pi
conveniente per il parto, ed applicati alle loro pastoie dei lacci,
si faranno praticare su di questi delle trazioni, mentre colla mano
nelP utero si cercher di coadjuvare l'espulsione del feto con op
portuni maneggi sulla testa o sulla coda a seconda che il parto
si vuol effettuare colla parte anteriore o posteriore.
Posizione tra versale colla presentazione della testa
insime ad una od entrambe le gambe posteriori.
II feto nell' utero ripiegato sopra s stesso in guisa da rappre
sentare come un cerchio. Nascer il sospetto di tale posiziona
quando si veda che 'a testa nelle vie genitali situata in modo>
da guardare col musello non gi verso la parte superiore od in
feriore ma verso uno dei lati della cavalla , mentre i piedi sono
diretti "colla punta da destra a sinistra o viceversa e situati in
modo da presentare un tallone superiormente ed uno inferior
mente; la certezza poi si acquister mediante l'esplorazione. Per
ci che riguarda i soccorsi da prestarsi in tal posizione, si dovr
primieramente assicurare la testa del felo colla cavezza da parto
o con semplice laccio in modo da potersi tenere in conveniente
posizione durante tutto il travglio del parto; indi respingere le
gambe posteriori , andare in cerca delle anteriori, eondurle nella
giusta posizione e, convenientemente assicurate con lacci appliplicati alle pastoje, accelerare il compimento del parto mediante
trazioni sui lacci, eoadjuvate dalla mano esistente nell'utero.

-312Pomicione trasversale colla presentazione del dorso


all'orifici uterino. Coll' esplorazione si rileva non gi la
testa, o le gambe, o le natiche, o la coda , ma il dorso del feto.
In questa posizione, che fortunatamente piuttosto rara, il parto
non pu effettuarsi naturalmente e gli sforzi espulsivi della ca
valla non fanno che rendere pi complicato il travaglio , per cui
bisogner impiegar tosto i mezzi dell'arte. Mediante l'esplorazione
si procurer primamente di rilevare qual sia la parte pi facile
ad essere condotta verso il collo della matrice. Quando sia la
parte (treno) anteriore che offra la maggior probabilit di riu
scita, si applicher jl pi' possibilmente in avanti verso il garrese
uno o due uncini ottusi od un laccio che si faranno tirare da assi
stenti, mentre colia mano introdotta nell'utero si procurer di re
spingere contemporaneamente la groppa verso il t'ondo della ma
trice, onde trovarsi poi in grado di. poter impegnare le gambe
anteriori e la testa del feto nell'orificio dell' utero. Che se la
maggior probabilit di riuscita nell'operazione fosse offerta dalla
parte posteriore, in allora si applicheranno degli uncini o dei
lacci agli inguini od alla coda, da farsi tirare da assistenti, mentre
colla mano nell'utero si studier di respingere la parte anteriore
del feto verso il fondo della matrice ; non appena si presentano
i garetti, bisogner afferrarli, andar in cerca dei piedi e disporli
poi nel modo il pi favorevole al compimento del parto. Qualora
non si riescisse a cambiare questa posizione , il feto sacrificato
e li vita della cavalla non pu salvarsi altrimenti che praticando
l'embriotomia.

Del parto non naturale ,


per malattie o mostruosit, del feto.
Le mostruosit del feto in eccesso diventano causa di dif
ficolt ed impedimenti per ,1' esecuzione del parto ed esigono dei
soccorsi, i quali non curandosi affatto della conservazione del feto,
mirano esclusivamente a procurarne la espulsione ed a preser
vare la vita della cavalla. Non cosa tanto agevole per certo il
determinare la specie di mostruosit del feto; a ci richiedesi
una esplorazione molto accurata e buon corredo di cognizioni. Le
mostruosit per eccesso consistono non solamente in deviazioni
nella forma, ma anche in cambiamenti nel numero e grande/za di
alcune parti del corpo del feto. Anche alcune malattie del feto

-313he ne aumentino assai il volume, possono rendere difficile ed an


che impossibile il travaglio del parto; lali sarebbero il capo o il
petto o il ventre fatti molto voluminosi per raccolto siero, ossia
per idrocefalo, idropericardio, idrotorace, ascile. Cos pure un en
fisema ed un' edemazia generale ossia diffusa in tutto il tessuto
cellulare del corpo del feto, aumentandone di mollo il volume, po
trebbero rendere il parto preternaturale.
In simili casi i soccorsi da prestarsi consisteranno nelL' applica
zione di uncini acuii, lacci, tanaglie, ond' afferrare le parli impe
dite dall' uscire e separare le medesime dal resto del corpo del
feto ; oppure penetrare con bistori nelle cavit del cranio, del
petto, del ventre per dar esito alle raccolte sierose e diminuire
cos il volume del felo, avvertendo in tutte queste operazioni di
risparmiare possibilmente le parli genitali della cavalla.

Del Parto contro natura


per viziate posizioni lei cordone ombilicale.
In alcuni casi it travaglio del parlo reso preternaturale in
causa di viziale posizioni del cordone ombilicale per avvolgimenti
di esso intorno ad alcune parti del feto onde restano queste
traltenute nell' utero ed impedite dall' uscirne ; oppure anche per
prematura od anticipata uscita di esso cordone.
Il cordone ombilicale pu circondare il collo del feto nella po
sizione della testa piegata sotto il ventre, nel qual caso mediante
l' esplorazione si rilever il cordone molto leso ed applicalo pi
o meno strettamente sulla nuca del feto ; il soccorso da prestarsi
in lala frangente consister nel portar colla mano un bistori na
scosto nelle vie genitali fino al cordone e praticare la recisione di
esso, promuovendo poscia il parto.
11 cordone pu cingere una delle gambe anteriori o posteriori
in caso di loro viziata posizione, il che si rilever facilmente,
doppoich la gamba cinta dal cordone ombilicale si presenter al
quanto deviata dalla sua direzione e coll' esplorazione si trover
il cordone altorno la gamba. Il soccorso da prestarsi in tal caso
consister pure nella recisione del cordone praticata in modo ana
logo al superiormente indicato , portando poscia la gamba nella
giusta direzione ed accelerando il parta.
11 cordone ombilicale pu cingere il ventre del feto in caso che
sia collocato sul dorso e specialmente quando si presenti all' ori

314
ficio dell' utero coll' estremit pelvina. Si dar facilmente a cono
scere quest' accidente, dappoich mediante l'esplorazione rileverassi
d'ordinario un solco profondo lasciato dalla stretta allacciatura
del cordone intorno al ventre del feto, per cui i visceri addomi
nali si troveranno spinti verso il bacino e perci il ventre po
steriormente all' allacciatura apparir duro e teso. Si proceder
egualmente come nei casi sopraccennati, col praticare cio la re
cisione del cordone, ed accelerare il parto.
L'uscita prematura od anticipata del cordone ombilicale, ossia la
sua procidenza sempre un accidente pericoloso pel feto, se il
travaglio del parto \ien8 alquanto prolungato, perch il cordone
raffreddandosi e venendo compresso , cessa la circolazione tra il
feto e la placenta ed esso perisce infallibilmente per poco che
duri cotesta compressione. In questi casi pertanto si dovr rimet
tere il cordone nell'utero dopo aver respinto la parte presentata,
od estrarre prontamente il feto. Quando poi il cordone ombilicale
fosse freddo, flacido, non pulsante ed indicasse quindi gi avve
nuta la morte del feto, si potr in allora abbandonare il parto
alla natura.

L' AnoRTO.

L' espulsione dalla matrice del feto non ancora vitale , cio a
dire avanti che abbia acquistato sufficiente sviluppo e forza per
vivere separatamente dal corpo della madre, chiamasi aborto.
D' ordinario il feto viene alla luce morto o spirante ; che se qual
che volta in vita, muore poco tempo dopo, stante che la sua
organizzazione jion trovasi ancora perfettamente sviluppata ed
perci incapace di continuar a vivere fuori dell'utero.
Nella cavalla I' aborto avviene con maggior frequenza nei primi
tre mesi della gravidanza e negli ultimi tre, per cui si dovranno
impiegare e raccomandare in queste epoche i maggiori riguardi
per le cavalle pregnanti.
Cause dell'aborto. L' aborto prodotto da tutto ci che
tende a rompere il legame che unisce la placenta coll'utero, e da
ci che rende le cavalle incapaci di nutrire il feto. Numerose
ne sono le cause ; possono agire in tutte le epoche della gesta
zione, e sono determinanti od occasionali, e disponenti.

315
Avuto riguardo alle cause determinanti, l'aborto pu essere spon
taneo ed accidentale.
Le cause dell'aborto spontaneo possono provenire da sfavore
voli circostanze alimentari, climatiche ed igieniche ; dallo stato di
salute generale della cavalla; da particolari condizioni dell'utero e
delle sue dipendenze ; non che da particolari condizioni del feto.
Alle cause alimentari, climatiche ed igieniche -appartengono la
. scarsezza degli alimenti, la loro poco buona qualit, come pure
l'eccesso dei troppo sostanziosi, tanto pi se le cavalle vengano
condannate a rimanere in uno stato d'inerzia e si tengano conti
nuamente in scuderia, anzich impiegarle negli ordinarj lavori e
lasciarle andare ai pascoli ; l'aria viziata per emanazioni paludose
o non rinnovata convenientemente ed anzi alterata per le emana
zioni traspiratorie degli altri cavalli o per le fetide esalazioni svi
luppatesi dalle loro dejezioni alvine, e specialmente dai mucchi di
letame , le acque troppo fredde e cos pure 1' erba bagnata da
rugiada o coperta di brina ; le pioggie copiose, donde avvengono
innondazioni, che alterano i pascoli, e conseguenti esalazioni miasmatiche dai luoghi innondali ; cos pure uno stato particolare del
l'atmosfera non bene determinato , ma visibile nei suoi effelti.
Sembra che si debbano ascrivere a questa classe di cause quegli
aborti che si vollero da alcuni chiamare enzootici od episootici
che hanno luogo talvolta in seguito ad annate piovose, per le
quali non siansi potute face le opportune raccolte di foraggi, donde
non rimasero agli animali che alimenti guasti, ammuffiti, melmosi
o presi da malattie.
Riguardo alto stato di salute generale della cavalla qual causa
di aborto spontaneo, si osserva che le pletoriche abortiscono facil
mente e cos pure l'aborto pu essere prodotto da malattie acute
tanto sporadiche, quanto epizootiche e convulsive, quali sarebbero
l'encefalite, la gastrite, la sifilide, l'epilessia, ecc.
Alle cause di aborto dipendenti dall' utero si riferiscono la ri
gidit delle libre uterine , la troppa sensibilit e contrattilit della
matrice, la debolezza e lassezza del collo dell'utero, la pletora di
quest' organo , i suoi vizj di conformazione , le malattie acute e
croniche del medesimo e delle sue dipendenze.
Riguardo alle alterazioni del feto e delle sue appartenenze, pu
aver luogo l'aborto per mostruosit, per malattie o per la morte
di esso ; per malattie e degenerazioni della placenta, o distacco
di essa dall'utero per adesioni troppo deboli; per rottura del cor
done ombilicale od eccessiva cortezza del medesimo ; per scarsezza
delle acque dell'amnios, per smodata raccolta di esse o pel loro
scolo anticipato.

316 L' aborto accidentale prodotto da cause la cui azione ordi


nariamente molto pronta: tali sono le ferite, i colpi, le cadute,
gli urti, le percosse recate sul ventre ; i faticosi ed eccessivi la
vori, i salti per passar fossi o sipi, i grandi sforzi, le corse ra
pide, lunghe e violenti, il portar pesi troppo gravosi od un ca
valcatore troppo pesante, le bevande freddissime', le indigestioni
con sviluppo di gas, le coliche, l'uso di emetici e di purganti forti
0 di medicamenti che hanno un' azione speciale sulla matrice , le
cavate di sangue fatte senza bisogno, oppure, quantunque indi
cale, istituite troppo generosamente , 1' esplorazione rozzamente
e ripetutamente praticata nella vagina o nel retto , e lo stesso
spavento. In una parola 1' aborto accidentale pu essere prodotto
da tuttoci che vale a turbar l'economia animale, a cagionare un
cambiamento istantaneo ed una violenta commozione, offendere la
lavila del feto, e togliere o diminuire d'assai le comunicazioni
esistenti fra esso e la madre.
Come eause disponenti all'aborto poi si ammettono la grandezza
sproporzionata del maschio da cui fu coperla la cavalla. Anche
il troppo adipe e l'eccessiva magrezza della cavalla si considerano
come cause disponenti all'aborto.
I fenomeni dell'aborto. - - I fenomeni dell' aborto variano
secondo che avviene poco dopo il concepimento o a gestazione
pi o meno inoltrata e secondo che l' aborto spontaneo od acci
dentale. L' aborto spontaneo quando accade neif primordj della
gravidanza, non presenta fenomeni rimarchevoli , riesce poco do
loroso e per lo pi l'embrione esce involto nelle sue membrane
senza cagionare gravi inconvenienti. Quando ha luogo a gestazione
pi o meno inoltrala, preceduto ed accompagnato da particolari
fenomeni che si possono distinguere in precursori ed in proprii.
1 primi consistono nella perdita dell'appetito, nella tristezza, in
quietudine, malessere generale della cavalla che cammina vacil
lando, si mantiene volentieri coricata e riesce difficile il farla al
zare da terra ; il ventre presentasi diminuito di volume ; si hanno
frequenti evacuazioni di feci e di orine ; si notano disordini mar
cati nella circolazione del sangue, rendendosi i polsi frequenti ed
irregolari; i movimenti del feto, se prima rilevavansi, diminuiscono
notabilmente ed infine pi non si sentono, nel qual caso a pre
sumersi che il feto sia morto; dalla vulva fluisce un umore vischioso, giallastro o rossastro, esalante fetido odore quando abbia
cessato di vivere gi da qualche lempo il prodotto del concepi
mento.
Talvolta anche l'aborto che avviene ad epoca pi inoltrala della
gestazione, non preceduto da fenomeni particolari, ma vedesi

-317tutto d' un tratto la [cavalla abortire e non mancano esempi di


feti trovati vicino ad esse per avvenuto aborto, senza che pre
cedesse alcun segno atto a svelare l'approssimarsi di questo alt
centro natura.
I fenomeni proprii dell' aborto spontaneo sono : il malessere
sempre crescente della cavalla la quale si lagna , si corica e si
alza alternativamente; si abbandona a movimenti disordinati com
se fosse presa da colica, fa degli sforzi espulsivi, per cui la bocca
dell'utero si apre, le membrane si avanzano e formano una borsa
che poi si rompe, le acque colano, il feto esce e la placenta collemembrane vi tengono dietro. Quando la gravidanza poco inol
trata, il feto esce spesso rmchiuso, nei suoi inviluppi (vestito).
L' aborto accidentale , ossia prodotto da cause accidentali, av
viene con maggiore prontezza; l'espulsione del feto consegue il
pi delle volteral1' accidente che la cagiona e ci specialmente
nei primi tempi della gravidanza , per cui mancano i segni pre
cursori.
fi parto abortivo sempre Un accidente pi o meno pericoloso;
il feto certamente perduto non essendo ancora vitale, e la ma
dre pu andare soggetta ad emorragia dell' utero e ad infiamma
zione di questo viscere.
te indicazioni che l'aborto, presenta sono: di impedirlo
finch durano i segni precursori, di favorirlo quando si hanno i
segni proprii perch allora inevitabile, e di rimediare agli acci
denti che ne potessero conseguire. Per impedire 1' aborto, i soc
corsi varieranno a seconda della causa che tende a provocarlo;
cos talvolta baster mutare in un migliore il regime vizioso, cor
reggere un cattivo metodo di governo , che quanto a dire al
lontanare, quando sia possibile, o per lo meno correggere le sfa
vorevoli circostanze igieniche alimentari ed atmosferiche. In altri
casi dovr essere combattuta la pletora o le convulsioni ; in altri
ancora bisogner sottoporre a conveniente trattamento una ma
lattia di qualche viscere, oppure dell'utero stesso o delle sue di
pendenze. Essendo la cavalla giovane, sanguigna, vigorosa, il sa
lasso non potr che riuscire salutare, ma converr farlo con par
simonia e ripeterlo piuttosto secondo il bisogno ; torner pure im
portante lo sgombrare il tubo gastro-enterico dalle materie in esso
contenute mediante blandi purgativi e clisteri emollienti ; giover
infine che la cavalla si trovi il pi possibilmente tranquilla ed in
un'atmosfera dolce e pura.
Allorquando l'aborto sia inevitabile, non avendovi accidenti pe
ricolosi, si abbandoner alla natura l'espulsione del feto colle sue
appartenenze. Se quest' espulsione non accadesse speditamente, si

318
procurer di promuoverla nel modo meno pericoloso. A tale ef
fetto, sbarazzato il canal digerente come si detto pi sopra, si
faranno fomentazioni d'acqua tiepida alla regione lombare, delle
fumigazioni simili sotto il ventre , delle leggieri strofinazioni ed
anche delle iniezioni emollienti nella vagina. La cavalla dovr es
sere libera e non molestata in alcun modo; talvolta potr conve
nire di farla passeggiare alquanto ed anche d'istituire qualche
sottrazione sanguigna. Quando il feto si presentasse male alla
bocca dell' utero si agir secondo le norme additate parlando del
modo di correggere le diverse viziate posizioni. Uscito il feto e
non comparendo le seconde, converr procurare di estrarle artifi
cialmente nel modo che si indicher parlando del trattenimento
delle seconde fra le conseguenze straordinarie del parto.
Espulso il feto e le seconde, non rester che d' aver cura della
cavalla ; si praticheranno quindi primieramente injezioni emollienti
nell'utero onde pulirlo dai resti di seconde o dai grumi di sangue
che per avventura vi si trovassero. Quando vi avesse emorragia
uterina, i mezzi generali da impiegarsi sarebbero i bagni freddi
sul ventre, agli inguini, alle cosce; le injezioni di liquidi egual
mente freddi ed anche astringenti nella vagina e nel retto, le fre
gagioni fatte colle mani fredde sul ventre allo scopo di sollecitare
l'utero a contrarsi, l'uso di bevande fredde. Se malgrado l'impiego
di questi soccorsi 1' emorragia continuasse e la perdita di sangue
fosse imponente e pericolosa, si potr ricorrere all' applicazione
del tampone, il quale consiste in una specie di cilindro formato
di filaccia, di -stoppa, o di tele logore circondate da filo perch
non si scompongano ; deve essere pi o meno lungo e grosso a
seconda della mole della cavalla , in modo per da poter appena
passare pel canal vaginale in cui dovr essere introdotto e spinto
tant'oltre che colla sua estremit chiuda l'orificio uterino, assicu
randolo poscia convenientemente con opportuno bendaggio. Prima
di applicare il tampone converr promuovere 1' evacuazione delle
feci nella cavalla mediante qualche clistere, onde impedire che .'si
abbandoni a premiti che cagionerebbero l'espulsione del tampone.
L'effetto di questo mezzo meccanico di irritare le pareti uterine
e determinarle a forti contrazioni, per le quali, ristrette le boc
cucce dei vasi sanguigni, eessa l'emorragia ed inoltre per le con:
trazioni stesse viene ordinariamente espulso tutto quanto conte
nuto nell'utero, al qual uopo sar a levarsi il tampone qualche
tempo dopo averlo applicato, cogliendo il momento delle contra
zioni uterine manifestate dai dolori onde si mostrer assalita la
cavalla.
Allontanato ogni timore delle conseguenze dell' aborto , non re

319 ster che di ben governare la cavalla, concederle buoni foraggi,


metterla in luogo oscuro , su un buon letto , in perfetta quiete ,
collocarla in una parola in buone condizioni igieniche e condurla
infine per gradi a prestare i primitivi servigi. In genere non con
verr far coprire la cavalla subito dopo l'avvenuto aborto, quan
tunque avesse a mostrarsi in calore e dispostissima a ricevere lo
stallone, poich osservazioni fatte comproverebbero che simili ac
coppiamenti riescono assai di rado fecondi. A prevenire poi gli
aborti nelle successive gravidanze' bisogner mettere le pregnanti
sotto l'influenza di favorevoli condizioni igieniche, per cui o sar
a diminuirsi il numer dei cavalli nei luoghi di loro dimora, e
mantenere in questi l'aria pura, o sottoporre le cavalle ad sercizj
moderati evitando di opprimerle con fatiche superiori alle loro
forze ed avendo cura insomma che non si trovino esposte le gra
vide ad alcuna di quelle cause capaci di produrre l' aborto acci
dentale. Tutte queste cure poi si dovranno raddoppiare all'acco
starsi dell'epoca in cui la cavalla ha precedentemente abortito.

DI alcune conseguenze straordinarie


o morbose del parto.
Trattenimento delle seconde nell'utero, ed Inerzia ute
rina. Accade non di raro, che venuto alla luce il feto, rimangonsi
nell'utero le" seconde, (vale a dire, la massa comune della placenta,
del cordone ombelicale e delle membrane del feto; massa che
deve essere espulsa dopo di esso , perch il parto sia compiuta
mente terminato e liberata la cavalla dagli sforzi e dai dolori
che accompagnano questa funzione) ed escono solo pi tardi ed
a brani dopo essere passate in putrefazione. Se la permanenza
loro si protrae a- parecchie settimane , diventa cagione di pi o
meno dannosi accidenti, quali . sarebbero : la diminuita secrezione
del latte , la' perdita dell' appetito , la comparsa della febbre col
pelo ruvido ed irto, il dimagramento ed anche la morte per con
sunzione quando l' arte non vi accorra. Si ritiene poi che le se
conde non possono restar tanto a lungo nell'utero senza produrre
ben presto un disordine nell'innervazione, un deterioramento nella
crasi o composizione del sangue ed altri fenomeni analoghi.
Egli per assai raro che la dimora delle seconde nell'utero si
protragga a tanto da essere cagione di pi o meno gravi accidenti,
per cui si pu ritenere per massima, che l'espulsione delle mede

320
sime , quando non vi siano accidenti opera che si pu abhandonare quasi sempre ai soli sforzi della natura, senza che niun
pericolo se ne abbia a temere per la cavalla, mntre alcontrario
col voler sollecitarla intempestivamente "appena uscito il' feto, si
espone la medesima a gravissimi inconvenienti , quali sono il ro
vesciamento dell' utero, la di lui inerzia ed emorragia, l strappo
del cordone ombilicale. Numerosi fatti comprovano questa verit ,
per cui non sar mai abbastanza raccomandato il principio, di
non essere troppo precipitosi nel ricorrere a medicamenti od a
maneggi per procurare ed accelerare l'uscita delle seconde se non
nei casi in cui la natura sembri veramente impotente e vi ab
biano accidenti straordinarii che minaccino la vita della cavalla,
come sarebbero 1' emorragia uterina, le convulsioni , o la com
parsa dei fenomeni morbosi causati dalla preternaturale perma
nenza di esse.
Gli ostacoli che possono soverchiamente ritardare od anche im
pedire che pei soli sforzi della natura si abbia ad effettuare l'u
scita delle seconde, dipendono 1. dal considerevole volume (Jeile
seconde stesse ; 2.* dall'inerzia dell'utero; 3: dalla contrazione
spasmodica dell'orificio uterino ; 4.' dalla troppo intima aderenza
della placenta all'utero.
Il considerevole volume delle seconda potr sospettarsi quando il
feto venuto alla luce sia molto sviluppato. In tal caso per si
riesce facilmente a farne l' estrazione , bastando prendere il eor. done ombilicale," avvolgerlo intorno alla mano, indi esercitare su
di esso delle moderate trazioni dapprima in linea retta, poscia
con movimenti laterali da destra a sinistra, avvertendo .di.fer
queste trazioni secondo 1' asse della vagina. A misura quindi
chele seconde compariranno alla vulva, si prenderanno colle mani,
si avvolgeranno parecchie volte sopra s stesse per diminuire il
loro volume ed estrarle pi facilmente. Si avverta bene per che
le trazioni sul cordone ombilicale dovranno essere moderate onde
non s'abbia a romperlo, ed anche accorgendosi he il medesimo
ceda in qualche punto di sua estensione, o verso il suo attacco,
converr sul momento desistere da ogni sforzo. Sarebbe questo
un indizio dell'insufficienza di tal modo d'operazione e portar do
vrebbesi la mano nella cavit dell'utero, per afferrare ed estrarre
le seconde. Il cordone ombilicale conservato ancora unito alla
placenta offrir la miglior guida per dirigere la mano verso di
essa, per cui si avr sempre di mira di conservarlo.
L' inerzia dell'utero, ossia la' diminuita o perduta facolt di
contrarsi di esso , pu dipendere da debolezza generale della ca
valla o per malattie sofferte in corso di gravidanza, o per emor

32t
ragie uterine in corso di travaglio, ovvero pu derivare da debo
lezza parziale e sfinimento in cui trovasi ridotto l' utero per un
parto lungo e difficile , od anche pronto e precipitoso. Si giudi
cher trattarsi d'inerzia, quando applicando la mano sulle pareti
addominali, si sentir l'utero voluminoso, largo e molle e prati
cando l'esplorazione interna si trover l'orificio uterino dilatato
,e le pareti cedevoli e rilasciate in modo da lasciarsi facilmente
allargare e distendere. In caso d' inerzia uterina l'uscita delle se
conde si trova notabilmente ritardata, in quanto che le contrazioni
uterine che devono produrre il distacco e 1' espulsione della pla
centa o non esistono, o sono troppo deboli e si succedono troppa
lentamente. Durante questo stato bisogner ben guardarsi, con
delle trazioni fatte sul cordone ombilicale , di estrarre le seconde
senza aver prima rimediato all'inerzia, poich da tal modo im
prudente di procedere deriverebbe facilmente il rovesciamento
dell'utero ove le aderenze della placenta resistessero , e nel caso
contrario, emorragia uterina. Bisogner dunque attendere che l'u
tero riprenda la sua energia, al qual uopo si procurer di ecci
tare mediante fregagioni moderate sull' addome , titillazioni alla
bocca dell' utero, l'applicazione di clisteri freddi, l'uso di alimenti
capaci di sostenere e ristabilire le forze della cavalla, ammini
strando anche dei rimedii stimolanti', come sarebbero semi di finocchio, radice di calamo aromatico , bacche di ginepro , le quali
sostanze si daranno o in bolo, o miste all' acqua farinata , od in
infuso aromatico, od insieme alla birra ed al vino, ricorrendo
eziandio all'uso della sabina o della segale cornuta, finch si ri
sveglino degli sforzi tendenti ad espellere le seconde.
Avvertasi bene, che quantunque in simili casi si debba essere
molto attenti onde approffittar tosto del momento favorevole per
liberare la cavalla dalle seconde , non si dovr tuttavia proce
dere all' estrazione loro se non quando manifesti segni (dolori)
faranno conoscer che l'utero si dispone a contrar-si.
La contrazione spaimodica dell' orificio uterino non si dovr
confondere collo stringimento che si opera naturalmente in que
sta parte dopo l'uscita del feto. Si arguir specialmente che esi
sta un tale stato, quando la cavalla sia stata presa durante il
parto da contrazioni spasmodiche muscolari, o da convulsioni. In
tal caso si cercher di promuovere 1' espulsione delle seconde col
far precedere bagnature e vapori emollienti al ventre, clisteri
emollienti-narcotici, iniezioni emollienti-oleoso-narcotiche nella va
gina, tentando dappoi colle dita di una mano di farsi strada per
la bocca dell'utero, mentre coll' altra si praticheranno delle tra
zioni sul cordone ombilicale.

Veterinaria

21

322
L'aderenza itorbosa detta placenta all'utero pu essere estesa
a tutta la superlicie del viscere o limitata a qualche parte sol
tanto. Si riconosce che esiste tale morbosa aderenza, allorch dopo
il parto la forma globosa dell'utero e le manifeste sue contrazioni
mostrano come quest'organo cerchi di espellere la placenta e por
tando la mano nelle vie genitali sentesi l'orificio uterino aperto e
le seconde non vengono a presentatisi, ne si perviene a farle
avanzare mediante modgrale trazioni sul cordone ombilicale. Bi
sogner poi guardarsi dal confondere i casi di aderenza morbosa
della placenta con quelli in cui la sua espulsione viene resa diffi
cile od anco impedita da qualche altra causa; non infrequente
del resto che si giudichi di morbosa aderenza della placenta an
che allorquando non comparve spontaneamente, solo perch non
si lasci all'alero il tempo di contrarsi e di sciogliere le aderenze
naturalmente esistenti.
Quando 1' aderenza morbosa della placenta non sia accompa
gnata da fenomeni straordinarii e non si riesca a staccarla con
moderate trazioni, torner meglio abbandonarla agli sforzi della
natura anzich volerla estrarre ad ogni costo con trazioni vio
lenti , poich vale ben meglio abbandonare la cavalla alle incerte
conseguenze che potrebbero derivare dal trattenimento della pla
centa, anzich precipitarla al pi sicuro pericolo risultante dalle
violenze esercitate sull'utero, specialmente sotto l'influenza di certe
costituzioni atmosferiche le quali dispongono eminentemente alle
infiammazioni. In tali casi si limiter a combattere le disposi
zioni infiammatorie dell'utero e del peritoneo con bevande diluenti,
qualche salasso, applicazioni di fomenti mollitivi alla regione lom
bare, iniezioni emollienti nell'utero, avendo cura di esaminare
spesso la cavalla per cogliere il momento di estrai re la placenta
quando si presentasse alla bocca dell'utero e nella vagina. Che se
l'aderenza morbosa della placenta fosse accompagnata da convul
sioni o da emorragia uterina (quasi necessaria conseguenza del
distacco di porzioni della placenta dall'utero), in allora bisogner
procedere all'artificiale distacco ed estrazione di essa dall'utero.
Il metodo da seguirsi pel distacco e per1 .l'estrazione artificiale
della placenta dell' utero sar il seguente : Preso debitamente con
una mano il cordone ombilicale, quando vi sia, s'introdurr nelle
vie genitali della cavalla l' altra mano , spalmata d'olio o d' altra
sostanza grassa sul suo dorso, dovendo la palma lasciarsi libera
da spalmatura onde poter meglio agire, sulle parti. Arrivata la
mano operatrice nell'utero, dovr percorrere colle dita distese tra
la placenta e le pareti uterine mantenendo il dorso della mano
rivolto a queste, e mediante leggieri movimenti laterali distrug

323
gere le briglie di tessuto cellulare che tengono attaccata la pla
centa all'utero. Quando -si sentir che la placenta tutta isolata
dalle pareli uterine, si dovr accartocciare in modo che acquisti
una figura oblunga e, tenuta per un'estremit, condurla in vagina
esercitando contemporaneamente coll' altra mano delle moderate
trazioni sul cordone ombilicale; pervenuta alla vulva si abbrac
cer con ambe le mani in modo da farle eseguire alcuni movi
menti rotatorj affinch le membrane si uniscano in una specie di
corda ed escano pi facilmente intere ed in tal modo sar com
pita l'estrazione artificiale.
Colle dita della mano che fu portata nell'utero, prima di uscire
dal medesimo insieme alla placenta, converr fare qualche titilla
mento sulle pareti interne, ordinando al tempo stesso alcune fre
gagioni esterne al ventre , onde 1' utero si contragga pi spedita
mente, al qual uopo si consiglia anche di applicare dei fomenti
freddi al ventre ed alle cosce della cavalla.
Fatta l'estrazione della placenta, si esaminer se fu levata per
intero o non ne sia rimasta ancora nell'utero considerevole por
zione; in tal caso bisogner ripetere l'operazione; quando invece
rilevisi che non ne mancano che piccoli brani, si lascer che si
distacchino ed escano naturalmente. Compiuti i maneggi, si prati
cheranno nella cavit dell'utero delle injezioni ammollienti tiepide,
quali sono quelle composte di malva, d'orzo, d'altea, eoll'aggiunta
di un po' di miele rosato. In caso per di vigente emorragia, in
vece di simili injezioni gioveranno quelle fredde e lievemente
astringenti finch siasi l'utero convenientemente contratto, e solo
dopo cessata l'emorragia si potr ricorrere all'uso delle injezioni
ammollienti tiepide accennate.
Innanzi determinarsi di operare il distacco della placenta nei
casi in cui trovasi tenacemente adesa alla superficie interna del
l'utero potrebbesi tentare l'applicazione del metodo quanto sem
plice, altrettanto vantaggioso e coronato dai pi feliei successi,
che per l'ostetricia umana fu gi immaginato fin dal 1826 dal
dottor Benedetto Mojon. Desso consisterebbe nell' injettare eoa
qualche forza nella placenta per la vena o per le vene del cor
done ombilicale dell'acqua fredda alquanto acidula ta coll' aceto,
dopo aver usata la precauzione di lasciar sgorgare dalle vene e
di spremere tutto il sangue che si" pu. Sia per la rapida impres
sione e distensione che produce nel tessuto della placenta l'acqua
i ii.jettata, sia per il freddo che da essa si comunica istantaneamente
al tessuto che la unisce all' utero, sia da ultimo per il maggior
peso che acquista pel fluido incettato, il fatto che nella donna
a desiderata separazione della placenta dall' utero ha luogo iu

324
gran numero di casi senza dover ricorrere all'introduzione della
mano nell'utero. Nel caso che non riescisse la prima injezione si
potrebbe tentarne una seconda ed una terza dopo aver lasciato
uscire il liquido precedentemente injettato.
Simili injezioni possono esser fatte con una siringa qualunque
e riescono tanto pi facilmente in quanto che i vasi venosi- ombilicali non hanno valvole. Ben lungi poi . dall' arrecare in ogni
caso la menoma sinistra conseguenza , arrecano spesso i pi de
cisi vantaggi col togliere l' inerzia dell' utero ed eccitando le con
trazioni uterine valgono a fermare l'emorragia e facilitare ir di
stacco della, placenta; quindi che un tale presidio non sarebbe
a trascurarsi, specialmente allorquando si dovesse procurare l'e
spulsione delle seconde in alcuni casi di aborto, giacch la debo
lezza del cordone ombilicale si oppone allora ad ogni specie di
trazione e d'altronde il poco sviluppo della matrice non sempre
permette l'introduzione della mano.
Emorragia dell'utero e di altre parti genitali calerne.
In seguito a parti difficili , od all' impiego di rozze e mal di
rette manualit, od all' incongrua applicazione di strumenti, ponno
conseguire delle lacerazioni della mucosa delle vie genitali esterne
ed aversi un'emorragia ovvero uno scolo pi o meno copioso di
sangue di color rosso-vivo o cupo, misto qualche volta a muco,
od altramente alterato e capace di produrre uno stato d' inqnietudine e di spossatezza della cavalla. In questi casi converranno
i fomenti e le injezioni fatte coti acqua fredda resa lievemente
aciduata, impiegando in caso di bisogno dei liquidi pi astrin
genti, come sarebbe una decozione di corteccia di quercia, una
soluzione d' allume o di solfato di zinco e non trascurando l' ap
plicazione di fomenti freddi alle regioni lombari ed inguinali.
L' emorragia per che addimanda i maggiori riguardi ed i pi
solleciti, ed appropriati soccorsi, potendo riescire facilmente ed
in breve assai pericolosa e mortale alla cavalla quando sia tra
scurata, la emorragia uterina o la cos detta metrorragia, pro
dotta, dall' inerzia di questo viscere appena uscito il feto o dopo
la espulsione delle seconde. Quest' emorragia si distingue in interna
od occulta ed in esterna o manifesta; trattandosi di quest'ultima
il sangue che in abbondanza esce dalla vulva, la render facilmente
riconoscibile; ma non sar cos quando 1' emorragia sia interna,
prodotta cio da raccolta di sangue nella cavit uterina, formatasi
per non aver potuto il sangue effuso uscir dal viscere in seguito
a contrazione spasmodica del suo collo od a chiusura dell' orificio
operato dalle seconde o da grosso coagulo di sangue ; si conoscer
per che la cavalla trovasi attaccata da emorragia occulta od in

325
terna quando si abbia barcollamento , sudori freddi , polsi piccoli
e sfuggevoli, convulsioni; l' applicazione della mano sul ventre far
sentire l'utero voluminoso, pi o meno disteso, con fluttuazione;
l'introduzione infine della mano nelle vie genitali scoprir gli
ostacoli che si oppongono all' uscita del sangue, tolti i quali non
larder a sgorgare in maggiore o minor copia il sangue stesso misto
a grumi.
L' emorragia uterina consecutiva al parto, essendo un accidente
gravissimo e capace di riuscire letale in brevi istanti , reclama i
pi pronti soccorsi. Si proceder quindi immediatamente all'estra
zione delle seconde nei modi indicati , se trovansi ancora nell' utero. Quando invece la cavalla abbia gi secondato, si dar esito
dapprima a tutto il sangue raccolto, se 1' emorragia interna, im
piegando poscia i mezzi reputati opportuni per l' arresto dell' emorragia , i quali saranno diretti a risvegliare ed eccitare il pi
presto possibile le contrazioni della matrice. A tal uopo, colla
stessa mano che pertossi nell' utero sia per praticare l' estrazione
delle seconde, sia per vuotarlo del sangue che conteneva, formato
un pugno, si faranno dei moti di rotazione contro le pareti del
viscere onde irritarle e suscitarvi delle contrazioni, che verranno
coadiuvate dalle contemporanee fregagioni al ventre, dall' applica
zione del freddo allo stesso, agl' inguini ed alle parti interne delle
cosce. Si ricorrer pure alle injezioni fredde nell'utero e nell'in
testino retto. Viene proposto da taluni d'introdurre nella matrice
delle fette di limone, le quali venendo a contatto colla faccia in
terna del viscere potranno solleticarlo piuttosto energicamente e
determinarlo perci a contrarsi; I' impiego di questo mezzo sem
plicissimo fu seguito in parecchi casi da fortunato successo e se
ne raccomanda perci I' applicazione e la diffusione nei casi di
cui parola. L' amministrazione interna della segale cornuta e le
injezioni nell' utero con un liquido astringente composto di 2)3
d'acqua freddissima ed Ij3 di aceto, oppure d'una soluzione al
luminosa, sono pure altrettanti mezzi da sperimentarsi nei casi
di metrorragia. Finalmente qualora 1' emorragia uterina esterna
non cessasse con qualunque mezzo, si consiglia l'uso del tampone,
il quale esercitando uno stimolo sul collo dall'utero potrebbe con
tribuire a promuovere le contrazioni del viscere e produr quindi
la chiusura delle boccucce dei vasi sanguigni. Questo per non
dovr impiegarsi che allorquando sieno tornati inefficaci tutti gli
altri soccorsi, potendone dalla sua applicazione derivare facilmente
delle contusioni alle parti, non che lo sviluppo di una niellile.
Cessata 1' moraggia uterina , dovrassi lasciare la cavalla tran
quilla in una scuderia piuttosto fresca e non assoggettarla a fa

326 tiche ed a lavori che dopo decorso un numero conveniente di


giorni , amministrando in tale frattempo dei foraggi buoni e nu
trienti ed anche qualche sostanza eccitante onde ripristinare le
forze dell' organismo e favorire sempre pi l'addossamento dell' utero sopra s stesso.

Contusioni e lacerazioni delle parti genitali esterne e


delle parti vicine. Simili contusioni e lacerazioni avvengono
in seguito a parti difficili e ponno essere prodotte : dal passaggio
del feto, specialmente se molto voluminoso e le part genitali della
cavalla ristrette e rigide, da improprie e ruvide manualit eseguite
nell'ajutare la stessa al compimento del parto; dal praticare troppo
spesso ed inconsideramente 1' esplorazione, dalla trascuranza delle
necessario cautele nell' introduzione ed estrazione degli strumenti,
dall' imperizia o negligenza infine nel sostenere il perineo. Queste
diverse lesioni facilmente si conoscono dalla gonfiezza, dal rossore
e calore che offrono le dette parti , dai dolori pi o meno vivi
che la cavalla manifesta di provare e per 1' inquietudine generale
e pel continuo agitarsi colla parte posteriore del corpo, e pei ri
petati lamenti.
In simili casi si dovr esaminare accuratamente le parti offese
onde giudicare del grado della lesione avvenuta e del pericolo che
vi va annesso, il quale sar nullo quando esistane solo circoscritti;
e superficiali contusioni e lacerazioni della mucosa delle parti
genitali esterne, e potr invece addivenire tanto pi grave quanto
pi le lacerazioni fossero estese ed interessanti non solamente le
parti gentiali, ma anche gli. altri organi vicini, cio a dire la
vescica orinaria, l'uretra, il perineo, l'intestino retto.
Riguardo al trattamento, essendo leggieri le contusioni e lace
razioni, baster ugnere le parti offese con unguento d' olio e cera.
o con olio sbattuto nell'acqua, o con bucro o grasso recente, pra
ticando anche injezioni di liquidi emollienti e mucilaginosi e non
trascurando di conservare la necessaria nettezza tanto alle parti ,
quanto riguardo alla paglia che serve di letto alla cavalla, rinno
vandolo tostoch si trovi imbrattato, affinch non aumenti o man
tenga l' irritazione alle parti genitali offese. Quando la cavalla di
notasse di provare vivi dolori, si potranno unire alcune sostanze
narcotiche (estratto d'iosciamo o di belladonna) ai liquidi emollienti
da injettarsi. Determinandosi scolo di materia purulenta, serviranno
dapprincipio le injezioni e le lavature emollienti ripetute pi volte
nella giornata ; continuando poi lo scolo marcioso, si avr ricorso
alle injezioni astringenti con soluzione di allume, di solfato di
zinco o con decozione di corteccia di quercia. Quando la cura sia
stata ben diretta, si pu ottenere la guarigione di lacerazioni an

327
che piuttosto ragguardevoli della vagina e delle parti genitali
esterne senza che abbia a soffrirne per l'avvenire la facolt gene
rativa e 1' operazione del parto.
Ben pi difficile e di esito incerto il trattamento delle lesioni
molto, estese ed interessanti non solamente le vie genitali esterne
ma anche le altre parti vicine, cio l'uretra, la vescica orinaria,
T intestino retto , .il perineo ; poich in simili casi i punti di cu
citura che si renderebbero necessarii per riunire i tessuti divisi, assai
difficilmente corrisponderebbero allo scopo e ad onta della molta
diligenza riposta nel tenere pulite le parti offese, nel praticare
injezioni ed unzioni emollienti, nel promuovere l'evacuazione del
l'orina e delle feci mediante la siringazione ed i clisteri , tuttavia
resterebbero facilmente dei seni fistolosi al perineo oppure tra
la vagina e l'uretra, la vescica od il retto; ed anche avvenendo
la completa guarigione rimarrebbero indispensabilmente delle ci
catrici piuttosto estese, donde poi verrebbe pi o meno impedita
la necessaria dilatazione delle vie genitali nei parti successivi.
Rottura dell' utero. uno dei pi tristi accidenti che
possa sopraggiungere durante il travaglio del parto. Le cause pi,
ordinarie di tale accidente sono : la troppo grande irritabilit del
l'utero, la -debolezza congenita od accidentale del suo tessuto meno
grosso e resistente in certi siti che in altri, le contrazioni troppo
forti dell' utero sul corpo che contiene e da cui non pu liberarsi ;
oppure le violenze esercitate sopra questo viscere tanto dai corpi
esterni (cadute nell' atto del parto , o colpi accidentalmente diretti
al ventre della cavalla), quanto dalle stesse persone che assistono
la cavalla in travaglio per applicazione viziosa degli strumenti o
per la pratica di incongrue, operazioni. La ristrettezza del bacino,
poi i tumori pi o meno solidi e pi o meno estesi in siffatta ca
vit, )' indurimento calloso e 1' otturazione del collo dell' utero, le
mostruosit del feto stesso per esuberanza di parti e le malattie
che aumentano il volume del di lui corpo , sono tutte cause che
rendendo nulli gli sforzi pi validi di espulsione, possono cagionare
la rottura del viscere, la quale avverr specialmente in quei punti
ove appoggiano le parti pi sporgenti del feto.
Sar a temersi quest' infausto accidente quando esistano alcuni
ostacoli insormontabili al parto e tanto pi poi, se le contrazioni
uterine siano violenti e prolungate, mentre quasi sempre di mezzo
ad una di queste che avviene ad un tratto l'accidente. Accadfr
allora un alleviamento istantaneo dei dolori e dei patimenti sof
ferti dalla cavalla in travaglio, il ventre cambia forma, la cavalla
sembra tranquilla, ma presto il polso illanguidisce, subentra u
freddo generale , sopraggiungono convulsioni e la morte in causa

328
dell' emorragia interna che tien dietro alla soluzione di continuit
dell'utero. L'ispezione oculare poi e {1' esplorazione delle vie ge
nitali accerteranno dell' avvenuto accidente, mentre vedrassi av
vizzirsi , ritirarsi e scomparire il sacco delle acque, e portando la
mano uell' utero si rilever il feto uscito tutto od in parte da
esso e penetrato nel cavo addominale.
La rottura della matrice riesce letale non solo alla cavalla, ma
anche al feto quando non venga prontamente (estratto dal ventre.
La morte poi della cavalla avverr tanto pi prontamente, quanto
pi estesa fu la lacerazione e perci pi copiosa l'emorragia e lo
spandimento del sangue nel cavo addominale.
Quando si tema che abbia ad avvenire la rottura dell' utero ,
bisogner far di tutto per impedirla, col rimuovere prontamente,
ove si possa, gli ostacoli tendenti a rendere infruttuose le contra
zioni uterine. Accaduta poi la rottura del viscere, se il feto gi
impegnato alquanto nelle vie genitali, bisogner sollecitare il com
pimento . del parto ; in caso diverso non rester che di passare
tosto all'apertura del ventre della cavalla onde salvare per quasta via il feto.
infiammazione della -vagina. La vaginite, ossia l'infiam
mazione della mucosa che tappezza il canale valvo-uterino ca
ratterizzata dal rossore, calore, dolore e gonfiore della parte ; dallo
scolo di un umore prima limpido e sieroso, che acquista in se
guito maggior consistenza, diventa biancastro, poi giallo ed esala
cattivo odore ; la cavalla inoltre prova spesso una specie di prarito alla vulva che la porta a fregare la parte contro i corpi cir
costanti. Quest'infiammazione finisce talvolta colla gangrena ed
allora l' aspetto della mucosa si fa violaceo, nerastro, si formano
delle escare, un pus di fetido odore fluisce dalle parti sfacellate,
le quali non tardano a staccarsi. Si associa spesso alla metrite.
Se la vaginite leggiera, guarisce facilmente coll' uso di fo
rnenti ed injezioni ammollienti. Se pi intensa, il polso accelerato,
se in una parola v' ha reazione generale o febbre , la dieta e la
sanguigna dovranno aggiungersi ai sussij suaccennati. Se la mu
cosa vaginale in uno stato di tensione e di turgore, uria dupli;zione sanguigna locale mediante le sanguisughe riuscirebbe assai
vantaggiosa. Non avendo luogo la risoluzione, continuando lo scolo
e mostrandosi in copia e -ili cattivo odore, si sostituiranno agli
emollienti le injezioni astringenti e toniche con una soluzione
acquosa di acetato di piombo, di allume, o di solfato di zin
co, o colla decozione di corteccia di quercia, od anche con una
decozione di corteccia di china. Formandosi escare gangrenose, bi
sogner favorirne il distacco smuovendole colla pinzetta e stac

329
candele colle forbici ; levate queste parti mortificate, si tratteranno
le restanti piaghe secondo l'indicazione; cio a dire colle injezioni emollienti se la flogosi considerevole ; se all'incontro sem
brasse continuare la distruzione, converr ricorrere agli eccitanti
come 1' alcool) conferato e la tintura d' aloe, non risparmiando lo
stesso fuoco.

Febbre puerperale . ossia metro-peritonite. E la feb


bre puerperale. quella febbre di carattere . infiammatorio , accom
pagnata da infiammazione dell'utero e spesso anche del peritoneo
e che assale talvolta le cavalle nei primi giorni del loro puerpe
rio, ossia in quello spazio di tempo che decorre dopo il parto
fino alla cessazione dei lochi. Costituisce una malattia di decorso
assai rapido e sempre pericolosa anche impiegando colla dovuta
sollecitudine e diligenza il pi appropriato metodo di cura.
Sono cause principali della febbre puerperale: il parto labo
rioso, i maneggi inconsiderati e mal diretti per estrarre il feto o
le seconde, la dimora troppo prolungata di queste , le contusioni,
ammaccature e le lacerazioni della mucosa dell'utero, il soggiorno
protratto in esso del feto morto, gli errori d'igiene, il raffred
damento , l' infiammazione retropulsa delle mammelle , la sospesa
secrezione del latte, la soppressione dei lochi , alcune violenze
esterne accidentali che agirono sulla cavalla subito dopo il parto,
come colpi , cadute , e secondo alcuni anche I1 abuso di bevande
soverchiamente eccitanti amministrate dopo il parto.
I principali sintomi coi quali si annuncia la febbre puerperale
sono i brividi febbrili seguiti da calore, l'inquietudine della ca
valla , l'inappetenza, lo sdraiarsi ed il rialzarsi di essa ad o?ni
istante come se fosse presa da colica , gli sforzi espulsivi come
per partorire, la voglia frequente di orinare e l'emission delle
orine per lo pi dolorosa, il portar all'indietro il capo verso l'uao
o l'altro, fianco, il ventre ed i fianchi tesi, caldi e dolenti, per cui
t cavalla si mostra sensibile ad ogni pi lieve compressione ivi
esercitata colla roano, la respirazione accelerata e breve, il muso
secco, i polsi piccoli, frequenti ed irregolari, il rossore delle mem
brane mucose visibili, la secrezione del latte diminuita o sospesa
onde avvizziscono le mammelle , la pelle secca , le escrezioni al
vine scarse e dure evacuate con istento; in seguito si aggiunge
la paralisi della parte posteriore del corpo, sicch la cavalla sta
continuamente sdraiata e fa inutili tentativi per rialzarsi.
D'ordinario la malattia ha un decorso rapidissimo ed un esito
letale e la morte avviene per lo'pi fra il 2 t 6 giorno, o tran
quillamente, o frammezzo alle convulsioni per avvenuto esito di
gangrena. Talvolta il processo infiammatorio passa alla suppura-

330
zione, nel qual caso i sintomi allarmanti si calmano alquanto e
si determina invece alla vagina lo scolo pi o meno copioso di
un umore mucoso bianco sporco, di varia densit, frammisto qual
che volta a brani di placenta putrefatta rimasta nella matrice;
quando questo scolo si protragga per lungo tempo e si renda
'cronico, produce il continuo dimagramento della cavalla e finisce
col cagionare la morte per consunzione.
Colla gangren.a cessano i dolori ed i premiti della cavalla , la
quale anzi si mostra tranquilla e sembra perfino appetire i fo
raggi e le bevande? sicch direbbesi che s' incammina alla conva
lescenza; ma questa calma, questo miglioramento non che ap
parente e fallace ed anche il pratico pi esperto formerebbe un
falso pronostico se trascurasse di consultare il polso ed il calore
del corpo, mentre in tale circostanza si trover piccolo e quasi
impercettibile il primo e diminuito il secondo; la tranquillit
della cavalla pertanto congiunta a polsi sfuggevoli ed all'abbassa
mento della temperatura normale del corpo, sar a riguardarsi
qual segno precursore di vicina morte. Nelle sezioni poi dei ca
daveri di cavalle che soccombettero alla febbre puerperale si no
tano tracce d' infiammazione , ulcerazione , gangrena pi o meno
estese all'utero ed al peritoneo.
Che se la malattia s'avviasse per buona ventura all'esito fortu
nato, ossia alla risoluzione , in tal caso vedransi i sintomi scom
parire poco a poco, rendersi regolare il polso e libera la respira
zione, ricomparire l'appetenza, cessare il rossore delle mucose vi
sibili e lo scolo dalle parti pudende ,- ristabilirsi la secrezione del
latte, ritornare il brio e tutte insomma le funzioni ed operazioni
dell'organismo ricomporsi al loro stato normale.
Il trattamento della febbre puerperale dovr essere antiflogi
stico energico ed impiegato con sollecitudine al primo svilupparsi
della malattia, poich a nulla gioverebbe quando vi si avesse ri
corso pi tardi. A seconda del polso pi o meno duro, del re
spiro pi o meno difficile, della febbre pi o meno gagliarda e di
tutti gli altri sintomi pi o meno allarmanti , si faranno salassi
proporzionati all'et ed, alla costituzione individuale. Conoscendo
la causa che ha suscitata la malattia, si procurer di rimuoverla
quando si sia in potere di farlo ; cos si dovr o togliere la cavalla
dall'ulteriore azione del freddo , o procedere all' estrazione della
placenta che ancora esistesse nell'utero, quando la malattia abbia
avuto origine da queste cagioni.
Oltre le sottrazioni sanguigne opportunamente ripetute a se
conda del caso, gioveranno i vapori emollienti fatti pervenire al
l'addome, i fomenti pure emollienti applicati alla regione lombare

331 e tanto pi utile sar l'involgere tutto il tronco della cavalla in


coperta di lana imbevuta di una decozione amolliente tiepida di
semi di lino o di malva , avendo cura di mantenerla all' eguai
temperatura col bagnarla di quando in quando senza spostarla.
Saranno pure indicate le bevande mucilaginose e nitrate, le injezioni emollienti nelle vie genitali, non che i clisteri emollienti ed
oleosi frequentemente ripetuti. Non saranno infine a trascurarsi i
rivalsivi col praticare delle frizioni vescicatorie alla faccia interna
delle cosce od al petto e riescir vantaggioso del pari di promuo
vere la funzione della pelle coll'amministrazione di rimedi interni
e coll'impiego di mezzi esterni. Questa cura eertamenle la pi
razionale che si possa mettere in pratica in simili Decorrenze e
la sola che valga a favorire l'esito desiderato della risoluzione.
Determinatosi .lo scolo purulento dalla vagina , si continuer
dapprima colle injezioni emollienti pi volte ripetute nella gior
nata, avendo cura di conservare la pulitezza alla parte. Conti
nuando la suppurazione, alle injezioni amollienti si sostituiranno
quelle roboranti fatte con decozione di corteccia di china ed anche
colla tintura d'aloe o di mirra in qualche infuso aromatico, ricor
rendo da ultimo alle injezioni astringenti fatte con soluzione di
allume, di solfato di zinco o con decozione di corteccia di quer
cia. Tornando il tutto inutile e continuando anzi lo scolo a ren
dersi pi copioso e di cattiva indole , sar meglio sacrificare la
cavalla anzich attendere che la morte avvenga lentamente per
consunzione. Avendosi poi motivo di credere avvenuta la gangrena, la cavalla sar a ritenersi assolutamente perduta, non pos
sedendo l'arte alcun rimedio da opporre contro quest'esito.
Prolasso della -vagina. E l'uscita di questo canale fuori
della vulva o meglio il rovesciamento della sua membrana interna
o mucosa fuori dei genitali. Si d a conoscere per la presenza di
un tumore pi o meno voluminoso; fra le labbra della vulva, per
lo pi alquanto rosso, talvolta di color violaceo, che rientra o
spontaneamente quando la cavalla si rialza, oppure praticando
una leggier pressione, e riappare al minimo sforzo ed al semplice
sdraiarsi. Il prolasso della vagina osservasi in causa di parto
stentato e difficile e di maneggi prolungati o mal diretti per 1' estrazione del feto e delle seconde.
Le indicazioni a soddisfare consisteranno nel riporre in sito la
parte precidente e nel mantenervela. Si pulir primamente la
porzione di vagina precidente da ogni immondezza (pagliuzze ,
terra, escrementi, grumi di sangue, ec.) mediante lavature emol
lienti, come sarebbe con acqua o meglio latte tiepido o con deco
zione di malva o d'altea; indi colla mano unta d'olio si spinger

qqo ^~"
'* _ oo^,

dolcemente nella cavit del bacino fino a ricondurla nella sua na


turale posizione. Fatta la riduzione, ad impedire la recidiva , po
tr bastare nei casi leggieri di collocare la cavalla in una posta
pi alta posteriormente in modo che la di lei groppa si trovi in
una direzione obliqua dall' indietro all' avanti e dall'alto in basso,
poich per una tale posizione la parte ridotta troverassi costretta
a tendere verso il centro del bacino e ne verr quindi impedita
la ricomparsa, a prevenire la quale giover pure sorvegliare la
cavalla affinch non faccia dei premiti e neppure si corichi, men
tre sotto questi atti si rinnoverebbe facilmente il prolasso. A me
glio prevenire poi che la stessa s'abbandoni a premiti, sar van
taggiosa l'applicazione di clisteri per mantener l'alvo aperto e si
potranno anche fare, come consigliano taluni, delle iniezioni macilaginoso-narcotiche nella vagina.
Nei casi pi considerevoli di prolasso della vagina con tendenza
alla recidiva, si proposto rii praticare alcuni punti di sutura per
avvicinare le labbra della vulva , lasciando libera la commissura
inferiore, onde permettere libero scolo alle orine e ad altri umori
provenienti dalla matrice; a noi per sembra non doversi ricor
rere ad un tale espediente che quando siano tornati inutili gli
altri tentativi , come la cintura da prolasso , il bendaggio conten
tivo, i pessarj, i quali siccome sono indicati anche per la cura del
prolasso e del rovesciamento dell' utero, cos verranno esposti pi
innanzi nel parlare di queste altre conseguenze accidentali del
parto. I punti di cucitura d'altronde potrebbero suscitare una
forte irritazione ed infiammazione ed essere causa di lacerazioni
qualora la cavalla si fregasse la parte contro le pareti od altro
corpo duro. Del resto il prolasso della vagina non addiviene dan
noso se non in quanto la mucosa vaginale si trova lesa od in
fiammata od altrimenti degenerata, nei quali casi bisogner com
portarsi come fu esposto parlandosi della infiammazione della
vagina.
Prolasso e rovesciamento dell' aler. l' inoltrarsi di
questo viscere nelle vie genitali, per cui si avvicina col suo
collo all' orificio esterno della vagina e talvolta esce anche fuori
della vulva , per il che distingnesi il prolasso dell' utero in
completo ed incompleto ; in quest' ultimo l' utero si avanza
solamente, poco pi, poco meno nel canal vaginale ; nel completo
all'incontro il detto viscere pende fuori pi o meno dalla vulva
e si pu agevolmente ispezionare. Talvolta poi il fondo dell'utero
si dirige verso l' orificio del viscere stesso, si fa strada in vagina
e protrude anche dalla vulva in modo che la superficie interna
dell' utero diventa esterna; in tal caso si ha il rovesciamento, che

333
si distingue perci anch'esso in completo ed incompleto a seconda
che il viscere sporge o no dalla valva.
Si distingueranno facilmente il prolasso ed il rovesciamento del
l'utero, mentre nel primo caso, o nella vagina o fuori di essa rileverassi un tumore pi o meno rosso e gonfio, avente nel cen
tro un'apertura corrispondente all' orificio dell' utero e tutt' all' in
giro, tra esso tumore e la parete interna della vagina, una solca
tura pi o meno proforida terminante a cui di sacco. Nel secondo
caso poi non si distinguer nel tumore l'orificio dell' utero, ma si
avr invece un tumore cieco ossia senz'apertura, e portando la mano
attorno al medesimo e spingendola nel canal vulvo-uterino si riescir
a scoprire l'orificio dell'utero serrato pi o meno attorno alla porzione
rovesciata di esso. La cavalla in ogni caso oriner di frequente
ma poco per volta, perch la vescica orinaria venendo dal pi al
meno compressa , soffre una diminuzione di sua capacit e non
pu quindi trattenere la consueta quantit di orina, [n caso poi
di prolasso e di rovesciamento completi, introducendo una mano
nel retto, si rilever una cedevolezza e come un vuoto nel luogo
ove dovrebbe trovarsi 1' utero e introducendo una siringa in ve
scica per l' uretra si riescir facilmente a distinguerla colla mano
esistente nel retto.
Sebbene tanto il prolasso che il rovesciamento dell'utero non
arrechino spesso ragguardevoli incomodi, tanto pi se incompleti,
tuttavia quando vengano trascurati , ne possono conseguire acci
denti pi o meno gravi e Capaci anche di produrre la morte; come
sarebbero l' infiammazione dell' utero e del peritoneo, le degene
razioni della matrice precidente (scirro, cancro, fungosit), lo stroz
zamento e la gangrena della porzione di viscere rovesciata e ser
rata dall'orifcio uterino, per cui converr sempre apprestare con
sollecitudine gli opportuni soccorsi, i quali saranno diretti a ri
condurre la matrice nella sua naturale posizione ed a mantenervela dappoi; ogni ritardo renderebbe sempre pi difficile ed anche
impossibile la riduzione, stante il gonfiamento ragguardevole della
parte protrusa e lo stringimento dell' orificio uterino sopra la me
desima.
Prima di procedere alla riduzione, bisogner pulir bene la parte
da riporsi, per non lasciare AelF interno della matrice dei corpi
stranieri che l'irriterebbero e costringerebbero la cavalla a sforzi
espulsivi capaci di produrre la recidiva od anche di determinare
una metrite. Pulita convenientemente la parte, si passer alla sua
riposizione, impiegando a tal uopo la mano foggiata , a cono , o
semichiusa , o conformata a pugno , come" sar meglio indicato ,
spingendo in ogni caso colla debita forza, ma non troppo rozza

334
mente, l' utero nei canal vaginale fino a condurlo al suo posto ,
avendo sempre l'avvertenza di approfittare dei momenti di calma,
ossia quando sospendonsi le contrazioni dell' utero , poich altri
menti si lotterebbe inutilmente ed anzi con pericolo, contro gli
sforzi espulsivi della cavalla,, per cui al manifestarsi di qusti
sforzi bisogner desistere da ogni spinta eolla mano e procurar
solo di opporsi all' uscita della porzione gi ridotta; al ritorno poi
della calma si progredir nell' incominciata riduzione e cos di se
guito fino alla completa riposizione del viscere.
A facilitare la riduzione dell' utero e ad impedire che durante
questa si avanzi nuovamente all'esterno, si consiglia di collocare
primieramente la cavalla in modo che si trovi pi alta colla parte
posteriore del suo corpo ; indi prendere un lenzuolo piegato a pi
doppj ed applicarlo pel mezzo di sua lunghezza al ventre della
cavalla, facendone poi scorrere i capi ai lati del corpo di essa fino
al petto ove il capo destro si fa passare al lato sinistro e vice
versa; i due capi cosi incrocicchiati devono essere tenuti da due
assistenti, i quali, mano mano che si introduce 1' utero nella ca
vit pelvina, praticano delle trazioni in modo che le pareti addo
minali della cavalla vengano portate all' ins ed all' innanzi verso
il diaframma ; per tal modo anche l' utero si trova obbligato a
prendere l'egual direzione e rsta perci difficoltato dal retrocedere.
Compiuta la riduzione , si terr per qualche tempo il braccio
nella matrice, sollecitandone dolcemente colla mano le pareti per
ch si contraggano e ritornino sopra s stesse; quindi si estrarr
con precauzione il braccio e la mano e si provveder a che non
si rinnovi l'uscita del viscere. Per impedire la ricomparsa dell'u
tero dopo averlo ridotto, si propose di fare alcuni punti di cuci
tura alla vulva ; ma oltrecch i medesimi possono dar luogo ad
inconvenienti che non valgono poi menomamente a trattener I'UT
tero nella cavit pelvina e pu quindi il medesimo avanzarsi nuo
vamente fino alla vulva, non aspettando che di comparire fuori
di essa appena cadano o vengano tolti i punti di. cucitura ; veduta
pertanto la sconvenienza di adottare questo mezzo, furono imma
ginati parecchi ordigni, denominati pessarii.
Il pi semplice fra i pessarii consiste in un corpo rotondo od
ovale forato nel centro, fatto di legno, di sugher , o di gomma
elastica, quasi simile ad una ciambella o ad un anello a bordi
larghi; sar preferibile di gomma elastica, perch riesoendo lievigato e pieghevole, non irrita e non cagiona dolori alle parti. L'ap
plicazione di questo strumento facilissima ; dopo aver scelto
quello che meglio si adatta alla maggiore o minore ampiezza
della vagina, s'introdurr in questo canale unto d'olio, di burro.

- 335
o di grasso e si porter fino in corrispondenza dell'orificio dell'u
tero, ove dovr rimanere. Applicato il pessario, la cavalla si la
scer tranquilla, procurando al tempo stesso di tenerle il ventre
libero con qualche clistere, per evitare gli sforzi nell'evacuare le
feci, i quali potrebbero smuovere il pessario e cacciarlo fuori
prima del tempo.
Invece di questo pessario, potrebbesi anche adoperare una spu
gna asciutta debitamente compressa e ridotta a forma cilindrica ,
di grossezza proporzionata all'ampiezza della vagina e lunga circa
8-10 centimetri. Attaccata una cordicella ad un'estremit, s'intro
durrebbe coll' altra nella vagina , spingendola convenientemente
fin verso l'orificio uterino e fissando quindi la cordicella ad una
cinghia posta attorno al corpo della cavalla, onde poter servirsene
a cavar fuori la spugna dopo aver ottenuto il desiderato effetto.
Come ognun vede, la spugna coll' inumidirsi per la mucosit se
creta dal canal vaginale, si render gonfia ed acquistando quindi
un volume maggiore di quello che aveva dapprima, rimarr for
temente applicata contro le pareti della vagina , opponendo per
tal modo un ostacolo all'utero che tentasse di farsi strada nuo
vamente all'esterno.
Un altro pessario che merita la preferenza, sia per la sempli
cit e prontezza di sua costruzione, che per la facilit di sua ap
plicazione ed estrazione, non che per la molto minore possibilit
che determini contusione od irritazione alle parti, egli quello
che risulta formato da una vescica al collo della quale sta appli
cata una canna di legno o meglio di gomma elastica abbastanza
lunga per uscir dalla vulva ed essere fissata al di fuori. Dopo
aver operata la riduzione dell'utero, s'introduce nella sua cavit la
vescica vuota, che si riempie poscia di aria insufflatavi per mezzo
della canna ; gonfiata cos la vescica, s'impedisce che l'aria sfugga
dalla canna mediante un turacciolo applicato alla sua estremit
libera. Come ognuno vede, con questo strumento si ottiene una
pressione molto mite ed uniforme sull' interna parete dell' utero, e
pu essere poi levato con grande facilit, bastando togliere il tu
racciolo dalla canna perch l' aria sfugga e si estragga quindi senz 'al
cun sforzo la vescica resa avvizza. Si pu anche valersi invece di
ricorrere ai pessarj , della cintura da prolasso , o del bendaggio
contentivo per trattenere al loro posto le parti ridotte.
La cintura da prolasso consiste in un pezzo di cuojo largo e
molto compatto, che superiormente" presenta un' incavatura per
la coda ; in corrispondenza all' ano un' apertura circolare per l'e
vacuazione delle feci ; alla vulva una fessura stretta ed oblunga
per 1' uscita delle orine, ed ha poi quattro coregge agli angoli le

336
quali vengono assicurate agli anelli di una cinghia che circonda
il ventre della cavalla; le coregge superiori cio, decorrono lungo
il sacro ed i lombi, le inferiori decorrono fra le mammelle e le
parti interne delle cosce lungo le parti laterali del ventre ed al1 infuori per dirigersi poi tutte ad attaccarsi agli anelli della men
zionata cinghia.
Il bendaggio contentivo si pu formare col prendere una
corda di sufficiente lunghezza, applicarla pel suo mezzo ad un
collare, o ad una cinghia circondante il corpo della cavalla,
indi attortigliare fra di loro i due capi di essa lungo il dorso della
cavalla fino alla coda ; quivi giunti, si cessa dall'attortigliare i due
capi .e si conducono invece separatamente ai lati della coda stessa,
sotto la quale si annodano in corrispondenza alla oommissura su
periore della vulva ; indi coi due capi si discende fino alla commissura inferiore ed ivi si annodano di nuovo in maniera che la
vulva resti abbracciata da un nodo formato dai due congiungi
menti avvenuti fra i capi della corda; dopo ci i capi stessi si
conducono ai lati delle mammelle e si fanno decorrere lungo le parti
laterali del corpo della cavalla fino ai lati della cinghia o del col
lare ove si assicurano. Potrebbe anche servire per bendaggio
contentivo un sottocoda da cavallo , facendo in modo che resti
trattenuto contro la vulva mediante due eorde , che partendo dal
sottocoda stesso si facciano decorrere tra le mammelle e gli in
guini fino alla cinghia.
Tanto la, cintura da prolasso, che il bendaggio contentivo si la
sceranno applicati fino a tanto che si pu credere che pi non
abbia a ricomparire la parte ridotta ; quando la cavalla si tenga
tranquilla, n si abbandoni a sforzi potranno bastare 2-4 giorni;
quando sia inquieta o faccia continui premiti vi abbisogneranno
8-10 ed anche pi giorni. Alla cavalla operata si destiner una
posta pi alta posteriormente in modo che il suo corpo si trovi
in direzione obbliqua d'alto in basso, dall'indietro all' avanti, per
cui 1' utero venendo spinto verso la cavit addominale sar sem
pre pi impedito dal ricomparire all'esterno. Giover pure visitare
di quando iu quando la cavalla sia per vigilare a che l'apparec
chio applicato non si sposti, quanto per impedire che s'abbandoni
a sforzi od a premiti che potrebbero cagionare la recidiva; per
il che non si permetter che si corichi e torner utile di appli
care qualche clistere. Del resto non si dovr trascurare l'impiego
degli emollienti alla localit quando ve ne fosse l'indicazione, non
omettendo (infine di mantenere la pi scrupolosa nettezza alla
parte.

- 337 Qualora per aver trascurato di riporre l'utero precidente, o per


non aver usata la debita diligenza nell' impedire la ricomparsa di
esso dopo la fatta riduzione, fosse divenuto qua e l gangrenato,
scirroso od altrimenti degenerato, sicch pi non fosse a sperarsi
la guarigione del viscere anche dopo la riposizione, ma fosse anzi
a temersi che pel continuo diffondersi della malattia locale'potesse
venir posta in pericolo l'esistenza della cavalla, non rimarrebbe
altro espediente che d' intraprendere 1' amputazione ossia 1' estir
pazione della porzione d'utero precidente. A tal uopo, situata la
cavalla nella posizione pi comoda per l'eseguimento dell' opera
zione, mediante uno spago ben incerato si legher strettamente
l'utero prolassato, il pi vicino possibile al suo orificio (come
sarebbe quattro centimetri circa di distanza da esso) , facendone
poscia la recisione vicino alla praticata legatura. La piccola por
zione d'utero rimasta attaccata al suo orificio si respinger nel
cavo della pelvi insieme al laccio, lasciando che questo cada spon
taneamente. L'emorragia consecutiva a quest' operazione si trat
ter con injezioni di liquidi mitemente astringenti, impiegando poi
il metodo antiflogistico contro la febbre traumatica facile a ma
nifestarsi. Che se le cose progredissero alla peggio, vale a dire
aumentasse continuamente la febbre, insorgessero sintomi di me
tro-peritonite e si avessero polsi deboli, diminuito calore cutaneo,
convulsioni, paralisi, in tal caso non sar pi a sperarsi alcun
esito favorevole dall' operazione e la cavalla si riguarder come
perduta e petr sacrificarsi.
L' Infiammazione delle mammelle o mastite, si d a
conoscere dall' aumentato volume ossia dall' intumescenza pi o
meno considerevole della mammella infiammata, la quale diventa
anche pi o meno calda, rossa e dolente per la tensione talvolta
grandissima ed estesa/fino all'inguine, sotto l'addome e special
mente alle gambe posteriori, i cui movimenti riescono alquanto
difficili ed inceppati. Esplorando la mammella si trova come ber
noccoluta, ovvero si rilevano delle nodosit formate dagli ingor
ghi di alcuni lobuli della glandola stessa. 11 processo infiammato
rio pu pervenire a tal grado da suscitare una reazione generale
ossia la febbre, indicata dalla tristezza, dall'abbattimento, dal ros
sore delle membrane mucose visibili, dall'aumentato calore e dalla
diminuita appetenza. La cavalla inoltre orina di raro e scarsa
mente,, diminuisce la secrezione del latte ed il succhiare del pic
colo, riesce pi o meno doloroso alla cavalla. Il latte poi acquista
diversa natura, diventando sieroso, talvolta misto a sangue, e non
infrequentemente si vede uscire dal capezzolo del sangue puro.
raro che l'infiammazione sia diffusa a tutte le mammelle.
Veterinaria.
22

338
L'accumulamento del latte poco prima del parto o subito dopo
di esso, o durante l'allattamento, sembra essere la causa principale
della mastite; quindi che riscontrasi preferibilmente nelle ca
valle abboadanti di latte ed in quelle che hanno glandolo mam
marie assai voluminose. Altre cause frequenti di mastite sono, gli
urti, le contusioni, i colpi, le ferite, il freddo, agnti direttamente
sulle mammelle, non che lo strame troppo grossolano e ruvido e
la trascarata pulitezza.
Gli esiti che pu avere la mastite sorto la risoluzione, la sup
purazione, l'indurimento e la gangrena a cui pu aggiungersi la
me i './siasi lattea.
La risoluzione , che l'esito il pi favorevole , non accade se
non quando l' infiammazione sia poco intensa e debitamente cu
rata, nel qual caso vanno diminuendo poco a poco, finch scom
paiono affatto, i fenomeni d'infiammazione e si stabilisce nuova
mente la secrezione" del latte.
Se all'incontro i fenomeni infiammatorii persistono e s' accre
scono , sar a temersi la suppurazione del tessuto cellulare della
glandola infiammata; in tal caso la tumefazione, dapprima estesa,
si circoscrive a piccola porzione, che si va facendo pi elevata,
pi tesa, pi calda e dolente ; la pelle vi diviene arida e lucente,
indi si forma una raccolta purulenta, ossia 1' ascesso , il quale si
conosce da un pun.to bianchiccio nel centro del tumore, dalla flut
tuazione pi o meno sensibile rilevala col tatto e, quando L'ascesso
sia alquanto esteso, dalla comparsa della febbre con recrudescenza
nelle ore vespertine. Una volta per che sia scoppiato od aperto
l'ascesso ed evacuata la marcia , dileguano a poco a poco i sin
tomi generali, si ristabilisce l'appetenza, diminuiscono la tensione,
il calore, il dolore alla mammella, meno abbondante si rende la
suppurazione finch cessa affatto e, riprodottosi il tessuto perduto,
si ristabilisce la secrezione del latte. Qualora per la suppura
zione sia molto estesa e si stabiliscano nuovi focolar! marciosi, in
allora sar a temersi una febbre consuntiva e la morte per marasmo.
L'esito A'indurimento si .desume da che, quantunque cessata la
flogosi , rimangono tuttavia qu e l delle durezze pi o meno
circoscritte od estese nella glandola mammaria. Quando l' induri
mento sia recente e circoscritto a piccola porzione di mammella,
non arreca quasi alcun inconveniente nella secrezione del latte,
che resta diminuita in modo insensibile e pu facilmente risol
versi o spontaneamente o coi soccorsi dell'arte ; ma quando si
protragga a lungo e si renda piuttosto esteso , allora oltrecch
viene secreta una quantit di latte considerevolmente minore

33!) -

della consueta e perci insufficiente ai bisogni del piccolo, diventa


eziandio sempre pi difficile la risoluzione anche impiegando i pi
appropriati soccorsi- ed anzi tende con grande facilit alle dege
nerazioni scirrose e cancerose.
L'esito pi pericoloso la gangrena, la quale d'ordinario arreca
la morte pi o meno celeremente a seconda della sua maggiore o
minore estensione e dei fenomeni generali pi o meno gravi che
vengono da essa suscitali. In quest'esito l'intumescenza alla mam
mella acquista un color rosso-cupo o livido; che in seguito diventa
violaceo e nericcio ; indi la parte si fa molle e piena di un li
quido sanipso, fetido, nerastro, acre e corrodente, che va sempre
.pi interessando i tessuti vicini, fmch , continuando le cose alla
peggio, all'affezione locale si associano affezioni di visceri addo
minali ed altri sintomi generali, come ansiet, sudori freddi , tre
miti parziali, polsi piccoli quasi impercettibili, convulsioni e morte.
Qualche volta per sotto favorevoli circostanze, la gangrena si
limita ad un pulito soltanto e, staccatasi l' escara, sviluppasi un
processo infiammatorio nei dintorni della gangrena, in seguito a
che si determina una benefica suppurazione e quindi la riprodu
zione dei tessuti gangrenati.
La metastasi lattea consiste in una preternaturale deposizione
degli umori destinati alla secrezione del latte in una parte del
corpo pi o meno lontana dalla mammella, sia alla superficie del
corpo in forma di tumori, o in organi interni , originandovi in
fiammazione coi suoi esiti. I tumori metastatici alla superficie del
corpo compaiono d'ordinario molto rapidamente e spesso coll'egual
celeril scompaiono da un luogo per comparire in un altro. So
venti volte si ordisce in questi tumori un processo suppurativo
per cui si converlono in altrettanti ascessi, che per facilmente
guariscono. Quando invece la metastasi abbia luogo in visceri in
terni pu aver prontamente delle funeste conseguenze.
La cura della Infiammazione delle mammelle, avr
per prima indicazione di liberar prontamente la glandola mam
maria dal latte che contiene per togliere ogni ingorgo, al qual
uopo s'impiegher lo stesso poppante, o si potr mugnere coi do
vuti riguardi la cavalla ; contemporaneamente allo svuotamento
della mammella si cercher pure di operare una rivulsione salu
tare, sia eccilando la funzione della pelle e dei reni con frega
gioni asciutte, frizioni, d' alcool canforato, bevande nitrate; sia
promuovendo le scariche alvine con blandi purganti. Localmente
poi gi&veranno lozioni e fomenti mollitivi tiepidi , unzioni con
adipe o burro recenti, con unguento populeo, ecc. Quando l' in
fiammazione fosse forte ed accompagnata da febbre viva si avr

340
ricorso a qualche Sottrazione generale di sangue, istituendo il sa
lasso alla giugulare o meglio alla safena, alla vena mammaria od
alla sottocutanea dell' addome ; profittevole pure tornerebbe l' ap
plicazione delle sanguisughe alla glandola mammaria. Persistendo
i dolori intensi alla parte malata , gioveranno i cataplasmi emol
lienti-narcotici formati di farina di linseme stemperata in decotto
di malva o di altea e di capi di papavero , spargendovi poi so
pra un po' di laudano. Qualora, si vedesse cdure l'infiammazione,
mitigarsi sempre pi i. dolori, dileguarsi la tumefazione ed il ca
lore alla glandola mammaria, in una parola avviarsi l'infiamma
zione alla risoluzione , si potr questa coadjuvare coli' uso di fo
menti fatti con infuso di piante aromatiche, oppure con lozioni
lievemente astringenti. Del resto i presidj terapeutici nella cura
della mastite dovranno essere secondati da dieta pi o meno ri
gorosa, da una Temperatura dolce nelle scuderie, dal riposo, non
trascurando , come gi si detto pi sopra , di mantener 1' alvo
aperto mediante clisteri e qualche purgante , di promuovere la
funzione della pelle e dei reni, di sostenere con opportuna fascia
a guisa di sospensorio la glandola mammaria e di estrarre il latte
dalla medesima mano mano che si forma , avendo cura poi sopratutto di conservare la pi scrupolosa nettezza riguardo al letto,
che dovr essere fatto con paglia non troppo ruvida e cambiato
sollecitamente non appena sia imbrattato di orine o di feci, per
ch trascurando simile precauzione verrebbe "aggravato il male, o
per lo meno ritardala la guarigione. Sar poi sempre commende
vole che nei casi di malattia delle mammelle si munisca la cavalla
di musoliera per tutto il tempo della cura onde impedire che si
tolga l'apparato di mediazione.
Quando l'infiammazione invece di risolversi passa all'esito di
suppurazione, bisogner continuare nell'uso locale degli emollienti
e favorire la formazione dell' ascesso con cataplasmi maturativi ,
come sarebbero quelli fatti con acqua e farina di segale o. di linseme
insieme ad adipe vecchio e cipolle cotte, o a spicchi d'aglio pesti, o
zafferano; indi stabilitasi la raccolta purulenta.se la fluttuazione
manifesta e l'ascesso superficiale e poco esteso, potrass attendere che
si apra da s ; quando invece la raccolta fosse grande e profonda,
sar meglio di aprirla artificialmente, continuando in ogni caso per
qualche giorno dopo l'uscita della marcia, nell'uso degli emollienti
per favorire il completo svuotamento dell' ascesso , introducendo
anche per l'apertura di esso uno stuello spalmato d'unguento sup
purativo onde impedire che si chiuda ; in seguito si cesser dagli
amollienti e baster l' applicazione della stoppa asciutta sulla
piaga rimasta, che nei casi leggeri non tarder a cicatrizzare.

341
Qualora continuasse il processo suppurativo , si ricorrer all' ap
plicazione locale degli astringenti non che all' impiego dei rival
sivi, come sarebbero le frizioni vescicatorie al ventre, i setoni
alle cosce od alle natiche. Talvolta lo scolo continuato della
marcia potr provenire da qualche altro ascesso nascosto , nel
qual caso bisogner praticare una contro-apertura affinch il pus
trovi una facile uscita e si possa portare la conveniente medicazione su tutti i punti affetti della glandola mammaria. Quando la
suppurazione acquistasse un carattere maligno, riconoscibile dal
pus di cattivo colore ed odore, acre e corrodente, oltre i setoni ,
saranno indicate localmente le lozioni coll' infuso di salvia o col
decotto di china o coll' alcool canforato o colla tintura d'alo eia
stessa cauterizzazione dei punti invasi dal processo suppurativo.
Contro il cattivo odore del pus potranno impiegarsi le lavature
con una soluzione di cloruro di calce. Se infine tutto riescisse
inutile, la suppurazione divenisse sempre pi estesa e di cattiva
qualit e fosse gi incamminato il dimagramento della cavalla ,
sar meglio desistere da ogni ulteriore trattamento e sacrificarla.
Contro l'esito d'induramento potr tentarsi la ripetuta applica
zione delle sanguisughe : ma poich rare volte un tal mezzo ar
reca deciso vantaggio, torner meglio ricorrere all'uso dei sol
venti, come sarebbero i cataplasmi di foglie di cavoli coll'ammoniaca, quelli di cicuta, le stoppe bagnate in una soluzione di sot
tocarbonato di potassa; meglio ancora le frizioni col linimento
volatile ammoniacale semplice o canforato ; ma i migliori e pia
decisi vantaggi saranno da attendersi dalle frizioni coll' unguento
mercuriale o colla pomata d'ioduro di potassio. Del resto non si
tralascer di mugnere la mammella pi volte nella giornata onde
promuovere la sua attivit secretoria e facilitare la scomparsa del
l'indurimento. Qualora il tutto riescisse inutile e si stabilissero
anzi dei punti scirrosi, converr tosto procedere all'ablazione di
tutte le parti degenerate onde salvare la vita della cavalla, poich
ritardando l'operazione potrebbe lo scirro passare in cancro e
trar seco delle lesioni gravissime ad organi interni, come vomi
che polmonari, ascessi epatici, centri marciosi nella milza, ecc.
Manifestandosi la gangrena, si faranno scarificazioni alla parte,
coprendola poscia di stoppe bagnate d'olio essenziale di terebintina od ammoniaca liquida, di vino generoso, di storace, di can
fora, di polvere di china, di tintura di mirra o di alo, ecc., rin
novando la meditazione 3-4 volte nella giornata e continuando
fino a che i tessuti abbiano ripreso una tinta rossa e secernano
n pus bianco, denso, ossia di buona qualit. Che se la gangre
na tendesse a dilatarsi , bisogner esportare tutta la porzione di

342
mammella gangrenata sia coll'applicazione del fuoco, che mediante'
il bistori.
In caso di tumori metastatici il trattamento sar come per gli
ascessi, applicando anche setoni e frizioni acri irritanti nelle vi
cinanze dei tumori medesimi, non trascurando sopratatto l'im
piego di quei mezzi atti a richiamare la secrezione del latte alle
mammelle, solleticandone ripetutamente i capezzoli con diverse
trazioni come nelmugnere, ed applicandovi anche il puledrino.
Contro le infiammazioni viscerali suscitate da metastasi lattea rie
scono spesse volte infruttuosi i soccorsi dell'arte, i quali del resto
saranno diversi a seconda dei casi.
Dopo l' infiammazione delle mammelle rimangono talvolta ottu
rati in parte i capezzoli per aderenze contrattesi fra le pareti di
alcuni condotti lattei, o per formazione di escrescenze in essi, per
cui il latte secreto non potendo essere tutto liberamente evacuato,
suscita del continuo ingorghi ed irritazioni nelle mammelle. Il
trattamento di simili ostruzioni dei capezzoli consister special
mente neU'introdurre delle minugie o sottili candelette di gomma
elastica per gli orifici dei condotti lattei otturati, spingerle dolce
mente in modo di sciogliere possibilmente le aderenze avvenute
fra le loro pareli e procurare la dilatazione dei medesimi. Non
riescendo questo semplice trattamento, converr deviare la secre
zione del latte con ripetuti purganti e col diminuire la quantit
del foraggio.
Contusioni e lesioni delle poppe e dei capezzoli.

Nel decorso dell' allattamento arrecano talvolta i poppanti delle


contusioni alle mammelle, il che avviene specialmente allorquando
non potendo le cavalle somministrare quantit sufficiente di latte
ai puledri; questi colla loro testa urtano continuamente e con
forza contro la mammella per richiamarvi pi latte e perci vi
cagionano delle contusioni in diverso grado, che si danno a co
noscere dalla comparsa di intumescenze che vanno progressiva
mente e lentamente crescendo non senza cagionare dolori pi o
meno vivi ed altri sintomi infiammatorj ; hanno d' ordinario urt
decorso lento e lasciano dopo di s degli indurimenti. Riguardo
alla cura, la prima indicazione sar quella di accostare pi di
raro il puledrino alla cavalla, sorvegliandolo anche perch non
urti colla testa; poscia praticare all'intumescenza dei fomenti di
acqua vegeto-minerale e secondo le circostanze applicare un nu
mero conveninte di sanguisughe. Contro gli indurimenti si fa
ranno frizioni col linimento canforato o coll'unguento mercuriale;
quando vi fosse tendenza alla formazione dell' ascesso si agir
come si detto parlando della mastite.

343
Pi di frequente si formano delle lesioni particolari ai capezzoli
delle mammelle , conosciute col nome di ragadi, cagionate dai
denti che vanno sbucciando nel piccolo ; queste lesioni non solo
cagionano vivi dolori, ma riescono anche difficili a guarirsi per
ch vengono rinnovate ad ogni volta nel succhiamento del piccolo,
e per le medesime si formano assai facilmente delle ulcerazioni di
lunga durata e sempre dannose alla secrezione del latte. Riguardo
alla cura, si puliranno primamente le parti affette con acqua sa
ponata tiepida, indi si spalmeranno con olio d' ulivo solo o sbat
tuto coll'albume d'uovo ; quando il fondo della piaga offrisse bot
toncini carnei esuberanti, si toccheranno con soluzione di solfata
di rame o colla pietra infernale o col sal ammoniaco. Per non
' interrompere 1' allattamento del piccolo con danno del suo svi
luppo, lo si lascer poppare soltanto a determinati tempi avendo
l' avvertenza prima del succhiamento di lavare il capezzolo con
acqua calda e di spalmare la parte ferita con crema di latte o burro
fresco. Del resto inutile 1' avvertire che in simili casi dovrassi
mantenere la pi grande nettezza alle parti lese, usando le solite
precauzioni riguardo al letto. Quando le lesioni alle mammelle
fossero pertinaci e la 'cavalla dinotasse di soffrire vivi dolori,
converr sospendere 1' allattamento per alcuni giorni acci H male
si risolva, avendo cura di somministrare internamente in questo
frattempo dei rimedj purgativi.
Scarsa secrezione del latte. Talvolta nella cavalla dopo
il, parto non si determina la secrezione del latte nelle mammelle,
sicch non trovasi in grado di allattare il piccolo e si ha la cos
detta agalassia, che facilmente si conosce dappoich le mammelle
non si gonfiano n s' indurano. Nella maggior parte dei casi la
mancante secrezione del latte esiste senza essere accompagnata da
stato morboso generale o da affezione locale alle mammelle , ma
pi comunemente ha luogo in cavalle impiegate alla generazione
in et troppo avanzata, o che soffrirono ripetute malattie alle
mammelle, o che abortirono. La causa pi frequente dell'agalassia
la debolezza generale per gravi malattie sostenute, o procedente
da scarso nutrimento o da gravose fatiche; anche la tendenza ad
impinguare si ritiene causa d'agalassia. Nel primo caso si procu
rer di eccitare la funzione delle mammelle mediante foraggi nu
trienti atti a togliere la debolezza ed a rendere pi attivo il pro
cesso secretorio nella glandola mammaria , quali sarebbero la se
gale, le bevande farinate, l'orzo, l'avena; inoltre gioveranno i ri
medj roboranti e stimolanti, come la radice di calamo aromatico,
i semi di finocchio, le bacche di ginepro, la radice di genziana, i
preparati marziali. Nel secondo caso, cio nell'agalassia prove

344
niente da soverchia pinguezza, converr una dieta meno lauta,
vale a dire l'uso di foraggi acquosi e verdi, non trascurando di
far muovere ripetutamente la cavalla all'aria aperta e di mugnerla frequentemente.
Troppo abbondante secrezione del latte. Un vizio op
posto al precedente la secrezione troppo abbondante del latte,
ossia la galattirrea. Quando il latte sia secreto in troppa quantit.
non fluisca all' esterno, le mammelle soffrono considerevole di
stensione che riesce pi o meno dolorosa, si fanno delle nodosit
disposte a guisa di cordone e si determina facilmente uno stato
irritativo ed infiammatorio. Il miglior rimedio da opporsi a que
sto stato sar quello di promuovere lo sgorgamento del latte pre
parato dalle mammelle, o col lasciar poppare la cavalla da altro
piccolo oltre al suo, oppure col mugnerla di quando in quando
negli intermezzi lasciati tra un succhiamento e 1' altro. Qualora
poi la secrezione del latte troppo copiosa fosse cagione di dima
gramento alla cavalla, bisognerebbe procurare di diminuirla col
dare foraggi poco nutrienti ed in poca quantit, coll' assoggettare
la cavalla a fatiche maggiori delle ordinane, col provocare la tra
spirazione cutanea, la secrezione delle orine e le scariche fecali.
Si consiglia pure da taluni d' istituire qualche salasso, di applicare
degli astringenti alle mammelle e di sospendere 1' allattamento o
per lo meno lasciar decorrere pi lunghi intervalli da una volta
all' altra, avvertendo per in questo caso di sorvegliare , attenta
mente la cavalla onde rilevar tosto e rimediare opportunamente
allo stato irritativo che potrebbe tener dietro al sospeso allatta
mento.
Paralisi del treno posteriore o del di dietro della Ca
valla. Quantunque la paralisi _di questa regione consecutiva
al parto, non sia spesso che un sintomo della metro-peritonite,
come si fatto notare parlando della febbre puerperale, tuttava
si riscontra non rare volte esistente da sola in sguito a parto la
borioso in cui dovettero impiegarsi grandissimi sforzi per far per
correre al prodotto del concepimento le vie genitali, donde ne
venne una compressione troppo forte dei filamenti nervosi che
si distribuiscono alla regione del bacino e talvolta anche una spe
cie di commozione dell'estremit posteriore del midollo spinale.
Questa paralisi non accompagnata da alcun altro fenomeno mor
boso, fuorch dal movimento pi o meno impedito della parte po
steriore del corpo.
Il trattamento da impiegarsi 'consister fin frizioni spiritose
coll' olio essenziale di terebentina e col linimento ammoniacale
canforato lungo le gambe paralizzate, alla regione lombare ed

345
alla groppa, clisteri emollienti e purgativi pi o meno frequenti
secondo la difficolt che prova la cavalla nell' evacuare le feci;
gioveranno pure le bevande nitrate, gli alimenti sani, nutritivi e
di facile digestione. Se questi mezzi rimangono senz'effetto, si avr
ricorso all' applicazione dei vescicanti e perfino del fuoco ai lombi
ed alla groppa. La cura dovr essere secondata dal riposo, e la
cavalla sar collocata su buona [lettiera da rinnovarsi tosto che
v' abbia il bisogno.
Quando la paralisi della parte posteriore fosse il risultato di
una metro-peritonite ,{ bisogner combattere quest'affezione coi
mezzi indicati parlando della medesima e non ricorrere agli. ecci
tanti pi sopra enumerati che quando sia vinta l'affezione primi
tiva, poich spesse volte cessata la causa, scompajono spontanea
mente gli effetti.
attenzione ed Incontinenza d'orina. Dicesi che la ca
valla affetta da ritenzione di orina, quando non pu orinare,
oppure emett? 1' orina a gocce a gocce. Chiamasi incontinenza
d'orina, lo scolo quasi continuo della medesima, senza che la ca
valla s' accorga o provi il bisogno di evacuarla. Questi accidenti
dipendono dalla compressione che ha sofferto 1' uretra ed il collo
della vescica nel passaggio del feto per le vie genitali od anche
dall' appliazione degli strumenti fatta senza metodo. Se questa
compressione produce infiammazione della membrana interna del
l'uretra, resta impedito lo scolo delle orine ; se invece causa di
paralisi del collo della vescica, si ha la perdita involontaria del
nominato liquido. Generalmente simili incomodi sono di brevissi
ma durata e diminuiscono e cessano per lo pi spontaneamente.
Persistendo la ritenzione, la cavalla mostrer di soffrire dolori vivi
simili ai colici, si dester la febbre, introdotta la mano nel retto
si sentir un tumore elastico, teso, fluttuante, formato dalla ve
scica gonfia e ripiena d'orina; quando non visi provvedesse per
tempo potrebbe conseguire la paralisi e la rottura della vescica
medesima.
I soccorsi Della ritenzione d' orina consisteranno nell' applica
zione di fomenti e di cataplasmi emollienti alla groppa ed ai lom
bi, non che di clisteri pure emollienti ; internamente gioveranno
le bevande mucilaginose e non sar a trascurarsi la siringazione
onde prevenire la rottura della vescica. Nell'incontinenza potranno
impiegarsi le frizioni col linimento volatile canforato alla groppa
ed ai lombi, i preparati marziali ed anche le stesse cantaridi date
internamente in polvere od in tintura, usando la debita cautela
circa le dosi.

346
. --

-,

r -

I PRINCIPALI PERICOLI CUI VA SOTTOPOSTO IL PULEDR1NO


APPENA VENUTO ALLA LUCE. -

Appena venato alla luce , il puledrino abbandona tosto il ne


cessario vincolo di comunicazione che prima lo legava alla madre,
succedendo in esso altra serie di funzioni ed una vita diversa,
Ma non sempre appena uscito dall'antro uterino" attrae l'aria ne
gli organi della respirazione, per causa di alcune particolari con
dizioni morbose, che devonsi conoscere onde apprestarvi gli op
portuni e pronti soccorsi. Queste particolari condizioni mor
bose, sono l'asfissia e \' apoplessia, nei quali stati le manifesta
zioni vitali del nuovo individuo sono sospse , conservando per
talvolta in grado magg ore o minore la suscettibilit di riattivarsi.
Importa sommamente il saper distinguere l'asfissia dall'apoplessia,
poich questi due stati morbosi non si rassomigliano che nell'a
bolizione delle' manifestazioni vitali, ma differiscono poi nella loro
essenza, dappoich l'asfissia dipende da reale debolezza o defi
cienza di forze vitali, mentre l'apoplessia prodotta da unostato
congestivo cerebrale e da forze vitali non mancanti ma soppresse.
Differiscono inoltre fra di loro l'asfissia l'apoplessia per riguardo
alle cause che le promuovono, ai sintomi che le caratterizzano ed
ai soccorsi che addimandano.
i,1 asOsula quello stato del piccolo in cui non d alcun se
gno di vita, .non respira e non manda alcuna voce; in cui i mem
bri sono senza moto e senza senso, flacide e molti le carni, pal
lide le membrane mucose, abbassata la temperatura del corpo;
ma sussistono per pi o meno palesemente i battiti del cuore e
le pulsazioni delle arterie ombelicali. I feti deboli ed immaturi vi
sono maggiormente predisposti.
Fra le cause annoveransi le emorragie sofferte dalla cavalla nel
tempo della gravidanza o nel travaglio del parto, tutte le gravi
malattie di essa, i parti lunghi e laboriosi in cui ebbe luogo la
compressione del cordone ombelicale o del torace, le affezioni del
feto. Tutti gli ostacoli che1 valgono ad opporsi alla respirazione
polmonare dopo la nascita, come sono le mucosit ed il sangue o
le acque dell'amnios cadute nella bocca e che ingorgano le fauci
e la trachea, non che l'aria viziata che pu trovare il feto ap
pena nato, sono egualmente altrettante cause di asfissia.
I soccorsi per richiamare in vita il nuovo individuo venuto alla

347
luce asfitico dovranno essere amministrati prontamente e con
perseveranza. Quando la placenta sia ancora attaccata all'utero ed
il cordone ombilicale integro e pulsante, si dovr conservare in
tatto, perch ogni piccola quantit di sangue che il piccolo ani
male ricevesse per questo mezzo potrebbe ridestargli la vita; in
questo frattempo il piccolo verr collocato in modo che la di lui
testa si trovi elevata e non esposta a nocive esalazioni e si cer
cher di favorire . la nuova funzione della respirazione col to
gliere le mucosit od il sangue od altro per avventura esistenti
nella bocca e nelle fauci onde renderle pervie al passaggio dell'a
ria. Qualora poi le pulsazioni del funicolo ombilicale fossero cessate
e la placenta staccata dall'utero, si dovr immediatamente legare
e recidere il cordone quando non siasi gi spontaneamente lace
rato ; e siccome il calore un mezzo efficacissimo a rianimare la
vita, cos , ove si possa , cpnverr involgere tosto il piccolo in
panni o coperte ben caldi, avvicinarlo al fuoco o immergerlo in
un bagno d'acqua calda, alla quale si potr aggiungere del vino,
dell'aceto o dell'alcool. Allo scopo di irritare e stimolare la pelle,
si faranno colle mani , o con panni di lana , o con paglia, delle
fregagioni al petto, al dorso, al ventre, strofinando in pari tempo
con morbida spazzola queste parti. Si potranno anche impartir
lievi scosse al corpo del piccolo, percuotendo colla superficie pal
mare della mano sul petto, sul dorso e sulla groppa di esso; si
potranno eziandio premere con dolcezza il ventre ed il torace
onde procurare la contrazione del diaframma. Le aspersioni d'ac
qua fredda, ripetute specialmente al petto ed alla taccia, e le fre
gagioni con qualche liquido spiritoso non dovranno mai essere
trascurate. Utile parimenti potr riescire l'irritazione delle mem
brane mucose , titillando perci a tal uopo le cavit nasali colle
barbe di una penna da scrivere, o di una piuma qualunque, o
colle dita bagnate d'aceto, o applicando sotto le nari qualche li
quido di odor penetrante, come I' aceto forte, l'ammoniaca; op
pure introducendo pezzi di cipolla o d'aglio nelle nari o nel retto;
o mettendo sulla lingua dell' aceto o dello spirito di vino ; od injettando nel retto dell'acqua saponata, o dell'infuso di tabacco.
Quando tutti questi soccorsi non riescissero sufficienti per rav
vivare il piccolo , si potrebbe ricorrere al soffiamento polmonare
ossia all' insufflazione dell'aria nei polmoni mediante un tubo me
tallico di conveniente lunghezza e grossezza introdotto nella bocca
e portato nella laringe del piccolo animale ; e poich importa che
l'aria entri nelle vie respiratorie e non nelle vie alimentari, gio
ver che un assistente colla mano applicata sul collo del piccolo
prema leggermente la laringe all'indietro verso le vertebre cervi

348
cali onde appianare pi completamente che si pu 1' esofago ; e
cos pure non si dovr ommettere di otturare le nari e la bocca
del feto dopo l'introduzione dello strumento, onde l'aria insufflata
retrocedendo non esca. Mano mano quindi che si soffier nel tubo,
si stirer leggermente sul cordone ombilicale per abbassare il fe
gato ed il diaframma ; spinta con moderazione una certa quan
tit d'aria in modo da veder sollevate le pareti del torace come
in un'espirazione naturale, si desister per comprimere legger
mente l'addome ed il petto, far uscire l'aria introdotta e simulare
l'espirazione. Si ripeter pi volte l'operazione in siffatta maniera
fin tanto che il piccolo dia segni di vita o resti almeno speranza
di riaverlo. L'elettricit potrebbe pure tentarsi quando vi avesse
l'opportunit di farlo e le correnti elettriche dovrebbero essere
.dirette attraverso il petto, oppure dalla bocca all'ano.
Nell'impiego degli accennati mezzi bisogner insistere con per
severanza per qualche ora e senza interruzione fino a tanto che
si manifestino reali vantaggi od assoluti discapiti. Riescendo a
bene gli apprestati soccorsi, si scorger manifestarsi chiaramente
le pulsazioni del cuore e del cordone ombilicale, acquistare i mu
scoli maggior fermezza e determinarsi ai movimenti, colorarsi
naturalmente le mucose, aumentarsi il calore, stabilirsi la respira
zione ed infine il piccolo far sentire la sua voce. Ove all'incon
tro divenisse sempre pi freddo il corpo del piccolo , si aumen
tasse il pallore delle mucose e la floscezza delle carni, scomparis
sero del tutto i movimenti del cuore, si potr 'ritenere inevitabile
la morte e quindi sospendere ogni ulteriore fatica e tentativo,
come superflui a richiamare una vita che si gi spenta.
L'apoplessia. Nello 'stato di apoplessia il puledrino nasce
parimenti senza dar segni di vita com& nell'asfissia, cio senza
moto, senza senso e senza respirazione; ma invece di esservi
pallore delle mucose , flacidezza delle carni , presenta in lutte le
membra un certo turgore , gli occhi prominenti ed injettati , le
labbra e la lingua tumide . le vene e le arterie del collo inturgi
dite. I feti robusti vi sono maggiormente predisposti. La cagione
immediata dell'apoplessia la compressione del cervello ed il con
seguente ingorgo nei suoi vasi sanguigni occasionato da un parto
lungo e laboriosa per isproporzione fra la pelvi ed il feto, in
ispecie restando la testa per molto tempo compressa; pud anche
l'apoplessia essere prodotta dalla strettura operata intorno'al eolio
del feto o dall' orificio dell'utero, o da avvolgimento del cordone
ombilicale.
L' indicazione che si presenta in caso di apopletsia quella
di toglier tosto la congestione cerebrale collo sgorgare il sistema

349
vascolare sanguigno, il che si ottiene col recidere il cordone ombilicale , se non si gi lacerato da s , e favorire l'uscita dai
vasi di alcune gramme di sangue , immergendolo a tal uopo nel
l'acqua calda o comprimendolo moderatamente colle dita , in se
guito a che la respirazione talora non tarda a determinarsi e a
poco a poco scompare il lividore ed il turgore delle parti, si ma
nifesta l'azione muscolare, il calore si avvicina sempre pi al na
turale, si rendono pi distinte le pulsazioni delle arterie , in una
parola, dileguasi il pericolo che sovrastava ed il puledrino salvo.
Non essendo uscito il sangue dal cordone ombilicale , sar utile
F applicazione di alcune sanguisughe ai lati della testa per risol
vere la congestione sanguigna al capo e si potranno pure ammi
nistrare tutti 'i soccorsi gi indicati per 1' asfissia. Che se la tumefazione ed il turgore, non che il color livido nelle diverse parti
del corpo persistessero, il calore scomparisse affatto e vi suben
trasse un freddo marmoreo, le pulsazioni arteriose pi non si di
stinguessero, in allora la morte sarebbe irreparabile e per con
seguenza inutile tornerebbe ogni ulteriore soccorso.
Debolezza generale del pnledrlno. Talvolta il piccola
puledro viene alla luce cosi 'debole e rifinito di forze da non po
tere neppui- sorreggersi e dirigersi alle poppe della madre e tal
volta perfino gli manca la forza sufficiente per esercitare il suc
chiamento del latte materno. Questo stato dipende o dall'essere
nato il feto gi malaticcio od immaturamente, cio allorquando le
- sue parti non erano completamente sviluppate ; o dall'essere stato
dato alla luce da madri vecchie, indebolite per cattivo nutrimento
o per lunghe e gravi malattie sofferte durante la gravidanza. La
nutrizione adatta e ben regolata, non che il calore saranno i mezzi
principali da impiegarsi per riavere e conservare. simili individui.
Si dovranno quindi amministrare generosamente alla cavalla i
migliori foraggi affinch dia buon latte ed in abbondanza e gio
ver 'pure amministrarle qualche preparato di ferro, il quale me
diante il latte passando nel corpo del piccolo, contribuirebbe a
promuovere lo sviluppo e l'incremento delle forze. Converr poi
che il piccolo sia mantenuto in un'aria pura e ripetutamente rin
novata ; che si conservi la pi scrupolosa nettezza tanto riguardo
al suo corpo, che alla paglia, da cambiarsi perci non appena sia
imbrattata di feci o di orine; che si facciano fregagioni su tutta
la superfcie del corpo, frizioni spiritose, ecc. Non si dovr in
fine tralasciare di sostenere il piccolo nell'alzarsi e nell' andare e
di esercitarlo gradatamente nelle gambe perch acquisti forza.
Emorragia dall' ombilico L'emorragia dai vasi ombilicali, ossia lo scolo di sangue dal funicolo ombilicale, l'accidente

- 350 pi comune, il quale proviene d'ordinario dal non istabilirsi pron


tamente la nuova circolazione dopo che il feto venne alla luce.
Quando l'emorragia del cordone sia lieve e di breve durata, non
sar di alcun pericolo e riescir invece' pi o meno pericolosa
quando sia abbondante . e continui da qualche tempo. Il tratta
mento in caso di emorragia ombilicale consister nella pronta allac
ciatura del cordone, poi nell' impiego di lavacri e fomenti freddoastringenti con acqua ed aceto o con soluzione di allume per de
terminare i vasi ombilicali a contrarsi sopra s stessi e chiudersi
e non permettere quindi 1' ulteriore uscita del sangue. Bisogner
poi guardarsi da ogni trazione o distensione del cordone che
avrebbero sempre spiacevoli conseguenze.
Infiammatone dell'ombilice. L'infiammazione dcU'ombilico, sviluppasi subito dopo il parto e si 'd a conoscere dalla tu
befazione, dal calore, rossore all'ombilico , non che da tristezza,
rifiuto di poppare e movimenti febbrili, quando l'infiammazione
sia piuttosto intensa. sempre la conseguenza di agenti esterni ,
come sarebbero, forzate trazioni sul cordone ombilicale nel parto,
l'irritazione 'della paglia imbrattata o grossolana, il soverchio e
ruvido leccamento dell'ombilico operato dalla madre. Quest'infiam
mazione si circoscrive di raro al solo ombilico, ma per lo pi si
estende alle parti vicine e, sotto sfavorevoli circostanze, pu dif
fondersi al peritoneo ed ai muscoli addominali e produrre la
morte del piccolo. In tal caso alla sezione rilevansi le tracce di
infiammazione e dei suoi esiti, che dall' ombilico si estendono a
tutto il decorso dei vasi ombilicali e si diffondono pi o meno ai
visceri del ventre.
Il trattamento consister primieramente nella nettezza alla re
gione ombilicale, che verr poi bagnata e lavata di quando in
quando con decotto emolliente tiepido , non omettendo di spal
marla con burro od adipe recente, di applicarvi qualche catapla
sma emolliente, ed usando infine la debita cura nel mantenere il
piccolo sopra buon letto, non imbrattato , n troppo ruvido , ed
anzi, ond'inpedire ogni contatto della regione malata con questo,
converr cingere il corpo del piccolo con opportuna fasciatura.
Tumore air ombilico. II tumore all' ombilico , quando
non sia determinato dall' infiammazione dell' anello ombilicale e
delle parti adiacenti , consiste in uno stravaso o spandimento di
sangue od altro nel tessuto cellulare sottocutaneo di questa re
gione. Deriva d'ordinario da trazioni esercitate sul cordone ombilicale durante e dopo il parto. Quantunque nel maggior numero
dei casi un tale accidente sia scompagnato da pericolo , potrebbe
tuttavia arrecare spiacevoli conseguenze quando fosse trascurato,

- 351 per la infiammazione e suppurazione suscitate dagli umori oliasi.


La cura sar semplicissima e consister nel promuovere 1" assor
bimento degli umori effusi quando lo stravaso sia leggiero, o nel
procurarne l'uscita con incisioni, quando, lo stravaso sia conside
revole. Restando degli indurimenti s'impiegheranno delle frizioni
solventi (unguento mercuriale, od anche l'ungitento composto coll'ioduro di potassio).
Ernia ombllicale. l'uscita dell'epiploon o delle intestina
dalla cavit addominale, passando per 1' anello ombilicale , onde
portarsi sotto la cute esterna distesa in forma di sacco. Si rico
nosce tosto dal vedere un tumore melle in ogni punto , senza
iluttuazione, indolente , che nella parte pi sporgente ha una su
perficie senza peli (che la specie di cicatrice dei vasi ombilicali
obliterati); cresce in seguito a sforzi e sparisce del tutto od in
parte per una pressione che si fa'ccia sulla sua superficie , ma ri
compare tosto al cessare di quella.
Sono causa dell'ernia ombilicale: la considerevole rilascialezza
e dilatazione dell'anello ombilicale, il restringimento tardo ed in
completo di questo anello, il rimaner poco soda la cicatrice che
succede alla caduta del cordone, lo sproporzionato volume degli
organi digerenti, le coliche dei puledrini , tanto pi se favorite e
rese frequenti dall'esercizio pi o meno faticoso sostenuto per do
ver seguir le madri al pascolo od al lavoro pochi giorni dopo
la nascita, il non interrotto nitrito.
D' oudinario 1' ernia ombilicale non un'affezione pericolosa ,
tanto pi se esiste in lieve grado ; qualora per in breve tempo
giungesse a considerevole volume, potrebbe dar luogo a gravi ac
cidenti ^per lo strozzamento operato dall'anello ombilicale sui vi
sceri usciti. I mezzi da impiegarsi per togliere 1' ernia ombilicale
dovranno essere esterni o chirurgici e consisteranno o nella
compressione per fasciatura, o nella legatura del sacco erniario,
o nell' applicazione delle stecche sul medesimo; o nelle suture, o
nella cauterizzazione coli' acida nitrico. Per applicare questi
mezzi converr ricorrere senz'altro alle persone dell'arte.
Uaclta di orina dal!' omfelllco. Alle volte l'orina in
vece di essere evacuata per mezzo dell'uretra, esce dall' ombilico
o per impedimenti nell'uretra stessa, o per stringimenti o per to
tale chiusura, o per considerevole dilatazione e rilasciamento dell'nraco. Quest'accidente si annuncia coll'uscita dell'orina dal cor
done ombilicale, che si rinnova ogniqualvolta il piccolo prova la
necessit di soddisfare al bisogno di orinare, mentre allora si
mette nell' atteggiamento per evacuar l'orina e si determina il
getto per l'ombilico e talvolta due getti, uno per l'ombilico e l'al-

tro per l'uretra. D'ordinario questo stato non pericoloso, ma va


tuttavia curato ed i soccorsi dovranno essere diretti a togliere le
cause da. cui il medesimo mantenuto. Cos in caso di stringi
mento d'uretra, come causa di questa preternaturale uscita dell'o
Tina, si faranno injezioni emollienti nell'uretra per ottenerne con
veniente dilatazione , al qual uopo si potranno impiegare anche
delle candelette o delle minugie introdotte per l'uretra stessa. So
spettandosi di raccolte di muco che otturino le vie orinarie con
verranno le injezioni di acqua saponata nell'uretra. Sempre poi
si dovr praticare la legatura dell' uraco e perci applicare un
laccio a dirittura sul cordone ombilicale, oppure, quando non ve
ne. avesse a sufficenza per poter mettervi il laccio, comprendere
fra due stecche il cordone e la pelle che cinge l'anello ombilicale
mantenendo cos le parti avvicinate fmo a tanto che siasi for
mata l'aderenza ; per tal modo, impedita 1' ulteriore uscita dell' o
rina dall' ombilico sar costretta a prendere la sua via naturale
per 1' uretra, contribuendo cos essa pure a rimuovere gli ostacoli
per avventura esistenti in questo canale.
stitichezza. Talvolta il meconio invece di essere evacuato
poco dopo la nascita, viene trattenuto e si ha la stitichezza, che
cagiona inquietudine il puledrino, il quale fa dei premiti ripetulamente come per evacuare le feci e manifesta di provare dei do
lori col frequente guardarsi del ventre, collo scalpitar dei piedi e
dirigerli al ventre stesso, col frequente sdrajarsi e rialzarsi. Dap
principio questo stato non accompagnato da sintomi infiammatorj, che pi tardi per vi si associano e lo rendono pi o meno
pericoloso. Le cagioni sono il raffreddamento ed il non aver fatto
uso del primo latte, creduto erroneamente nocivo da taluni; tal
volta prodotto da epatite ed infiammazione intestinale.
La stitichezza esige pronti soccorsi, i quali consisteranno in elisteri con decozioni emollienti, o con infuso di camomilla e sapone
raschiato, frizioni spiritose al ventre, e moderato movimnto dell' animale. Persistendo la stitichezza, si potr amministrare inter
namente dell'olio di lino od anche di ricino, del solfato di soda
o di potassa sciolti nell' acqua e nel latte. Del resto contro l'in
fiammazione enterica ed epatica s'impiegheranno internamente le
decozioni emollienti e mucilaginose, il rabarbaro, il cremor tar
taro, si attiver la funzione della pelle , si praticheranno fomen
ta/ioni emollienti alla regione del ventre, non trascurando infine
1' applicazione delle sanguisughe od anche l' istituzione di qualche
piccolo salasso nei casi gravi in cui si vegga posta a pericolo la
vita dell' animale.
Diarrea. Chiamasi diarrea, cacaiola, flusso di ventre, ogni

353
evacuazione copiosa e spesso ripetuta di materie escrementizie liquide. A seconda del diverso aspetto presentato dalle materie eva
cuate si ammessa una diarrea stercoracea, una mucosa, una sie
rosa, una sanguinolenta, una biliosa, una lattea o chilo$a, secondoch le dette materie si compongono principalmente di escre
menti, muco, siero, sangue, bile o di una sostanza d' apparenza
lattea o chilosa ; ma queste distinzioni oltre all'essere inutili, non
hanno alcun fondamento, dappoich la diarrea dipende sempre da
uno stato particolare d'irritazione pi o meno intensa della mu
cosa intestinale con o senza reazione simpatica degli organi cir
convicini (fegato).
Le cause di quest'affezione sono: la soppressa traspirazione cu
tanea in causa dell'essersi trovato il piccolo esposto a pioggie od
all' umidit somma dell' atmosfera o dei luoghi abitati ; le ripetute
indigestioni; i purganti amministrati alla cavalla ed il pascolarsi
questa di piante irritanti che influiscono in particolare maniera,
sulla qualit del latte ; l'essere affetta la cavalla da rogna, erpete,
spurghi alle gambe; anche lo stato di eccessivo orgasmo uterino
in che pu entrare la stessa alcuni giorni dopo il parto, vale a
promuovere la diarrea col modificare 1' elaborazione del latte ed
imprimergli propriet irritanti ; cosi pure altra causa di diarrea
viene riguardato il troppo lavoro , che nelle operazioni rurali si
pretende dalle cavalle subito qualche giorno dopo il parto, impe
rocch per la protratta assenza delle madri , i puledri ancor de
boli ed incapaci di nutrirsi con altro che col latte materno, rima
sti privi di nutrimento per un numero di ore sproporzionato ai
loro frequenti bisogni e molestati perci di fame vorace, non ap
pena al ritornar delle madri vien loro concesso di poppare, si
empiono fino alla gola di latte che poi il loro stomaco mal pu
digerire e diventa quindi causa d'indigestione e di diarrea. Tal
volta la diarrea ricorre epizootica in causa di particolari condizioni
atmosferiche.
Quando le evacuazioni diarroiche esistano da alcune settimane,
i puledri s'indeboliscono, dimagrano e ponno cadere, in marasmo
ed anche morire se non se ne arresta il corso; in tali casi i ca
daveri offrono la mucosa intestinale rossa ed ingrossata in alcuni
punti , sparsa qu e l di fiocchi puzzolenti e facile a rompersi.
Qualora invece con appropriato metodo di cura si riesca a to
gliere la diarrea, le evacuazioni alvine si renderanno meno fre
quenti e le materie evacuate oltre ali" essere in minor copia, ap
pariranno anche meno liquide, finch acquisteranno la loro forma
solida primitiva.

Veterinaria.

23

354
Bisogner innanzi tutto rimuovere le cause da cui trasse ori
gine , semprech dette cause siano conosciute ed amovibili. Qua
lora pertanto la diarrea, sia proceduta da soppressa traspirazione
cutanea , si dovr prima di tutto coprire il corpo dell' animale ,
stropicciare la pelle onde richiamarvi la funzione e difendere iiisomma il piccolo da ogni sinistra influenza atmosferica. Se pro
venne da cattivo latte per malattie della madre, converr o slat
tare il piccolo o procurargli un'altra cavalla avente buon latte. Su
invece il cattivo latte della madre procedesse dall' uso di foraggi
guasti o malsani, sar d' uopo sostituire buoni foraggi , condurh
su buoni pascoli e concederle sopratutto il tempo necessario per
una completa digestione. Nella diarrea determinala dallo stalo
d'orgasmo uterino in cui si trova la madre, baster lasciare che
questa appaghi il suo appetito venereo mediante la copula perch
si vegga scomparire la preternaturale evacuazione delle feci nel pW
colo. Lo stesso dicasi rispetto alla diarrea prodotta dal troppo la
voro della cavalla nei primi giorni dopo il parto , mentre si ve
dranno riordinarsi le evacuazioni alvine nel piccolo semplicemen
te col sottoporre la madre a pi moderati e pi brevi lavori.
Quando poi 1' allontanamento della causa non basti , si dovr ri
correre all'amministrazione di bevande emollienti e mucilaginose,
di clisteri d'eguale natura. Manifestandosi sintomi colici, meteori
smo e persistendo le copiose evacuazioni alvine , si avr ricorso
all' applicazione di fomentazioni emollienti al ventre ; all' uso del
laudano liquido da aggiungersi alle bevande mucilaginose; ai cli
steri di decozione di capi di papavero , istituendo pur anco qual
che sottrazione sanguigna sia generale, sia locale, qualora si avesse
motivo di ritenere piuttosto intensa l' infiammazione intestuiale ,
o del fegato. Che se ad onta dell'allontanamento della causa e del1" impiego dei pi appropriati rimedj, continuassero le evacuazioni
diarroiche e 1' animale andasse in continuo deperimento , in tal
caso converr desistere da ogni ulteriore trattamento e sacrificare
il piccolo. Sar poi sempre lodevole la precauzione di segregare
g' individui presi da diarrea dagli altri sani esistenti nella mede
sima stalla, tanto pi se la malattia dominasse epizootica.
Artrite. l' infiammazione delle articolazioni , o pi preci
samente delle membrane o capsule sinoviali e dei tessuti fibrosi
che circondano le medesime. I piccoli che stanno per esserne af
fetti si mostrano tristi, abbattuti, rimangono sdrajati contro il so
lito e solo si alzano a mala pena e non senza esservi costretti,
si muovono con difficolt e cadono frequentemente , s nel cam
minare che nell'atto di poppare. Manifestano poscia di provare
dolori alle articolazioni , specialmente ai ginocchi, ai garetti , ai

355
nodelli, per cui zoppicano da una o pi gambe. In seguito compajono dei tumori infiammatorj alle articolazioni suddette; i quali
di sovente si sviluppano in poche ore con simultaneo aumento
del dolore e dello zoppicamento ; si fanno quindi edematosi e flut
tuanti dimodoch aperti versano un umore dapprima linfatico, poi
marcioso; l'infermo da ultimo non regge pi sul membro affetto
e qualora parecchi ne siano attaccati, rimane continuamente sdrajato ne pi capace di recarsi alle poppe della mdre. Col pro
gredire del male vanno sempre pi aumentando le tumefazioni
articolari, si associa viva febbre, diventa piccolo ed accelerato il
polso, la respirazione breve ed affannosa, la stitichezza s'alterna
colla diarrea, tinch da ultimo l'animale vien condotto al marasmo ed alla morte. Il decorso della malattia molto vario, po
tendo limitarsi a pochi giorni e protrarsi a parecchie settimane
ed a qualche mese. Le lesioni. principali nei cadaveri si trovano
alle articolazioni affette, rilevandosi ivi alterazioni della sinovia.,
i capi articolari pi o meno tumefatti , rammolliti ed anche tal
volta in qualche punto corrosi; infiltramenti di sierosit giallastra
o verdognola nei tessuti vicini. Quando poi la malattia abbia avuto
un decorso lento, sar facile il riscontrare tracce d' infiammazione
nella mucosa intestinale rilasciata , non che le dandole mesenteriche ingrossale, indurite e degenerate.
Riguardo alle cause, si ammette nei piccoli una certa disposizioue trasmessa loro dalle madri, per cui facilmente pu essere
disturbato il processo vegetativo dei piccoli quando avvenga che
si trovino in scuderie umide, mal aereate, pregne di nocive esala
zioni, o sottoposti a sinistre influenze atmosferiche , tanto pi se
il latte proveniente dalle madri sia di natura alterata.
L'artrite costituisce sempre un'affezione di qualche pericolo,
mentre anche in seguito al pi appropriato metodo di cura diffi
cilmente si riesce a debellarla completamente, ma negli animali
guariti dalla medesima, rimane spesso per lungo tempo uno stato
malaticcio, dello tumefazioni alle membra ed una grande sensibi
lit alle articolazioni, specialmente sotto l' influsso di sfavorevoli
circostanze atmosferiche.
L'artrite esige una cura pronta e ben diretta. Si dovr innanzi
tutto pensare a correggere il processo vegetativo del piccolo col
procacciargli un latte di buona qualit quando sia ancora pop
pante, ovvero coU'aruministrargli buoni foraggi quando abbia gi
avuto luogo lo svezzamento, nel qual caso riusciranno molto van
taggiose le ghiande abbrustolite, le decozioni di corteccia di china
e di quercia, i semi d'anisi, l'infuso d'angelica, il calamo aromatico,
onde rendere pi attive le funzioni digerenti e migliorare il pro

356
cesso vegetativo. Si collocher inoltre il piccolo su buon letto da
rinnovarsi giornalmente e gli si procurer una scuderia asciutta,
piuttosto calda e ben aereata. Premesse queste prime cure, si ap
plicheranno ai tumori articolari i fomenti freddi finch esiste in
fiammazione, cessata la quale , s' impiegheranno le frizioni ecci
tanti di alcool canforato, d'essenza di lavanda e di terebentina, il
linimento mercuriale, i vescicanti e la stessa cauterizzazione. Es
sendo ragguardevole la reazione generale, ossia la febbre, con
verr amministrare delle bevande e dei clisteri emollienti , non
ommettendo anche d'istituire qualche piccola sottrazione di san
gue. Quando il piccolo non abbia pi la forza di recarsi alle poppe
della madre, bisogner condurvelo e conservarlo ivi finch sugge
il latte : se ci lo affaticasse di troppo , o il suo grande abbatti
mento pi non gli permettesse di poppare, si mugner la cavalla
e si porger il latte al piccolo in un recipiente, facendoglielo bere.
Rachitide. Costituisce la rachitide una malattia molto af
fine coll'artrite, che assale i puledri sia durante l'allattamento che
poco dopo il divezzamento. In questa malattia le ossa si rammol
liscono, si tumefanno e si curvano in maniere viziose. I giovani
animali che ne vengono affetti incominciano senza riconoscibile
cagione esterna a zoppicare da uno o pi arti; si gonfiano quindi
le articolazioni, specialmente dal lato delia zoppicatura, diventando
calde, molto tese e dolenti; si determina uno stato febbrile, per
cui il piccolo non dimostra alcuna voglia di poppare, acquista un
aspetto triste, dimagra continuamente ;'" a decorso pi inoltrato del
male, si formano incurvature alle ossa delle gambe affette, le quali
s'indeboliscono sempre maggiormente, sicch l'animale non pu
sorreggersi e rimane sdrajato ; sviluppasi quindi lo stato consuntiva
a cui presto o tardi il piccolo soccombe. Alla sezione si presentano
le ossa palesemente molli e cartilaginee , assorbite le superficie
cartilaginose articolari; diverse alterazioni del sistema linfatico,
come tumefazioni, indurimenti, suppurazioni; il sangue acquoso,
povero di cruore; mancanza di adipe nelle masse muscolari.
Le cause della rachitide, si riferiscono al cattivo nutrimento
somministrato dalle madri tanto durante lo sviluppo del feto nel
l'utero, che dopo il parto pel latte poco buono, sia in causa di ma
lattie sofferte nel decorso della pregnezza, o per essere state man
tenute con foraggi imbrattati, muffaticci od in altro modo alte
rati e costrette a dimorare in scuderie umide e ripiena d'immon
dezze. Per tali circostanze, determinatasi nella madre una difettosa
nutrizione, non pu che sinistramente influire sulla vegetazione
del nuovo individuo e predisporlo alla rachitide.

La rachitide ha d'ordinario un esito poco favorevole, dappoich

357
si rende incurabile per pochi progressi abbia fatti. Quando abbia
un decorso acuto e si trovino contemporaneamente affetti anche
i .visceri interni pu uccidere in pochi giorni ; nel suo andamento
cronico produce ammollimenti e carie delle ossa e conduce alla
tabe. Quand'anche poi non avessero luogo tali esiti, suole d'ordi
nario la convalescenza essere lunga e l'organismo resta facilmente
predisposto a malattie consecutive.
La cura delta rachitide, la cui riuscita sempre dubbia , si
principier col difendere possibilmente i piccoli e le loro madri
dalle perverse 'influenze atmosferici^ ed alimentari e col togliere
le complicazioni viscerali che per avventura esistessero ; saranno
perci indispensabili le scuderie ben riparate, pulite e provvedute
di buona paglia. Giover dare internamente alle cavalle e possibil
mente anche ai piccoli, le banche di ginepro, il calamo aromatico,
la genziana, la corteccia di china (sia in polvere, sia formandone
decotto), le ghiande e le castagne d'India abbrustolite, l'acqua ca
libeata ed i preparati marziali in genere , non che la robbia dei
tintori che con qualche vantaggio si impiega nella medicina umana.
Le tumefazioni articolari si tratteranno con bagni freddi fino alla
cessazione d'ogni fenomeno infiammatorio ; indi s' impiegheranno
fomenti aromatici e spiritosi , le frizioni mercuriali e coll' alcool
canforato; pi tardi converranno le frizioni col linimento volatile,
coll'olio d'alloro o con quello di corno di cervo. Formatisi degli
ascessi nelle vicinanze delle articolazioni dovranno essere solleci
tamente aperti e poscia trattali con fomenti aromatici.
Vermi. 1 vermi compajonO durante 1' allattamento negli or
gani alimentari dei puledri per l'imperfetta funzione dei medesimi,
per una degenerazione particolare dei succhi intestinali e fors'anco
per la depravata natura del latte o delle altre sostanze impiegate
per I' alimentazione dei puledri stessi. I vermi che occorrono nei
piccoli appartengono specialmente ai lombrici e si oppongono tanto
pi allo sviluppo del loro organismo quanto maggiore il disper
dimento degli umori nutritivi portati via dai vermi stessi. La pre
senza dei vermi nelle materie alvine evacuate sveler tosto T affe
zione di cui parola , che potr poi sospettarsi ogniqualvolta si
veda nel piccolo animale una certa tendenza a fregarsi il muso e
la bocca contro la mangiatoja, In rastrelliera od altro, e cos pure
quando si scorga un sensibile deperimento del corpo , tuttoch il
latte materno sia copioso e di buona qualit e si trovi 1" animale
sotto le pi favorevoli condizioni igieniche. 11 trattamento consi
ster nell'amministrazione dei cos detti antelmintici o vermifu
ghi, tra i quali il migliore e di pi sicuro effetto l'olio empireo.malico di Chabert, che si potr dare in qualche liquido mueila

358
inciso o mescolato col latte , coadjuvandone l' azione con rimali
purgativi. Quando si dubitasse che i vermi provengano da cattivo
latte o da alimenti malsani si dovr pensare a correggerne la
natura.

Prima di chiudere questo rapido Compendio di Ostetricia Equina,


vogliamo ricordare il nostro distintissimo maestro, il D.f Giuseppe
Cattaneo, rapito troppo presto all'affetto de' suoi colleghi e disce
poli. Egli dalle sue lezioni orah, dai suoi manoscritti numerosi,
e dalla sua pregiata opera di Ostetricia Veterinaria, oltrech dalla
nostra pratica, che noi abbiamo tratto la maggior parte delle co
gnizioni esposte in questo ramo di sapere , da lui con tanta pre
dilezione studiato, trattato e fatto progredire.

PARTE QUINTA
LA MASCALCIA
O L'ARTE DI FERRARE I CAVALLI

PARTE QUINTA

La Mascalcia o l'Arte di Ferrare i Cavalli,


coll' Anatomia , Fisiologia , principali Malattie
ed Igiene del Piede.

No foot, ne borse dicono gli Inglesi; non piede,


non cavallo: la Mascalcia quell'arte che pensa a
conservare , a far servire , a correggere, a riparare il piede
del C-avallo. Quest' arte oscura e negletta, si semplice in ap
parenza , e s difficile nell' esecuzione, nasconde grandissime
difficolt; essa merita d'essere meglio apprezzata e pi co
nosciuta. Praticata da modesti ed anneriti operaj , ha una
importanza grandissima per ' la conservazione e .V uso del
cavallo : e mal praticata pu essere fonte di incalcolabili
danni.
La ferratura una pratica antica e direm quasi contro
natura; un male necessario. Ben fatta, protegge e conserva
sempre il piede ; fatta male, deforma il piede e mina il ca
vallo facendolo soffrire assai.
Nel nostro libro , che destinato solo agli uomini di ca
valli che non sono Veterinarj, noi non entreremo nelle teorie
speculative degli uomini di scienza; staremo invece attaccati

--363
oi dettagli ed alle istruzioni pratiche sulla ferratura, accom
pagnandole d' osservazioni calcolate in modo da porre qua- .
lunque operajo maniscalco, qualunque cocchiere o persona di
servizio dei cavalli, qualunque amatore, che abbia buona vo
lont ed una ordinaria capacit, in grado di conoscere abba*
stanza . quest' arte per esaere giovevole a s stesso , a quelli
che lo impiegano ed ai loro cavalli.
Perci speriamo che questa parte del libro torner gradita
a tutti coloro , che in mezzo alle loro diverse occupazioni ,
non hnnno n il tempo , n la 'disposizione, n i comodi per
studiare di/fusamente ci che riguarda il piede del cavallo :
ed adopereremo un linguaggio il pi semplice , il pi fami
gliare possibile.
Inchiodare un farro sotto il piede d' un cavallo vivente, ,
lo diciamo ancora, una pratica contro natura; ma come que
sta pratica deve pure essere eseguita , vediamo di imparare
come la si possa fare col minor danno del cavallo. Egli
per tale motivo che faremo conoscere prima succintamente
l' anatomia e gli usi cui s$?ve il piede , per sapere come si
possano risparmiare le parti sensibili del piede stesso, ed al
leviare i danni che la ferratura arreca.
Dopo ci , consigliamo di non accordare la confidenza se
non ad un buon maniscalco, che sappia conservare gli ap
piombi naturali e la buona costituzione del piede.

3G3

Anatomia e Fisiologia del Piede


Per praticar bene l'arte della mascalcia, occorre, come condizione
necessaria, di conoscere l'organizzazione del piede, (sul quale il
ferro deve essere attaccato), ed il meccanismo della sua funzione..