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\^'-^Vv/^,

ALESSANDRO MANZONI
loo

OSSERVAZIONI
SULLA

MORALE CATTOLICA
PARTE I^ E 11^ (postuma) E PENSIERI RELIGIOSI

STUDI INTRODUTTIVI
COMMENTI E APPENDICE
DI

ANTONIO COJAZZI

TORINO
SOCIET EDITRICE INTERNAZIONALE
Corso Regina Margherita

MILANO

CATANIA

174

PARMA

ALESSANDRO MANZONI

OSSERVAZIONI
SULLA

MORALE CATTOLICA
Parte

II

(Postuma) e pensieri

STUDI INTRODUTTIVI

religiosi

COMMENTI

E APPENDICE
Di

iVrxtorxlo

Ooj%;e^i

SWX

TORINO
SOgiET EDITRICE INTERNAZIONALE
Corso Regina Margherita. 174

PARMA
Libreria Fiaccadori

MILANO
I

Via Becchetto, 8

CATANIA
|

Via

V'itt.

Emanuele, 135

r^:

Prefazione alla prima edizione

Nel primo centenario del ritorno di Alessandro Manzoni alla


fede cattolica (1810-1910), ricorrenza quasi indiflerente per la
storia, ma notevole per la vita d'un tal uomo, presento, raccolti
in un volume e illustrati, gli scritti editi e inediti, nei quali contenuto il pensiero teoretico di quella mente sovrana sulla religione cattolica.
Confido che gli studi sul ritorno alla fede, sulla religiosit e
sul carattere dell'immortale lombardo, come pure le ricerche sulla
composizione, accoglienza, fortuna e pregi di questi suoi scritti,
possano servire di non utile complemento ad un volume che desidera presentarsi con le parole dello stesso Manzoni: S'itsa una
strana ittgius tizia con gli apologisti della religione cattolica. Si
sar prestato un orecchio favorevole a ci che vien detto contro
di essa: e quando questi si presentano per rispondere, si sentono dire che la loro causa non abastanza interessante, che
il mondo ha altro a pensare, che il tempo delle discussioni teoloAh! noi
giche passato. La nostra causa non interessante
abbiamo la prova del contrario nell'avidit, con cui sono sempre
state ricevute le obiezioni che le sono state fatte! Non interessante! e in tutte le questioni che toccano ci che l'uomo ha di
pi serio e di pii intimo, essa si presenta cos naturahnente che
.'

pii facile respingerla che dimenticarla.

Non

interessante! e

c' secolo , in cui essa non abbia monumenti d'una venerazione profonda, d'un amore prodigioso, e d'un odio ardente e
infaticabile. Non interessante ! e il vuoto che lascerebbe nel
mondo al levamela tanto imtnenso e orribile, che i piii di quelli
che non la vogliono per loro, dicono che conviene lasciarla al
popolo, cio ai nove decimi del genere umano. La nostra causa
non interessante ! e si tratta di decidere se una morale professata da milioni di uomini, e proposta a tutti gli uomini, deva
essere abbandonata, o conosciuta meglio, e seguita pi e piii

non

fedelmente

Torino, '22 Maggio 1910.

Antonio Cojazzi
Professore

al

Liceo

Valsalice.

PREFAZIONE
ALLA SECONDA EDIZIONE

Esaurita la prima etlizione di q'uesto volume, l'Editore


coraggiosamente pubblica una ristampa alla quale vengono
apportate quelle modificazioni che sono richieste dal progresso degli studi manzoniani. In realt l'introduzione, il
commento e l'appendice non abbisognano di notevoli modir
Reazioni, perch gli studi pubblicati dopo il 19 io non spostano le questioni, n introducono novit essenziali. Questi
studi sono
:

Pietro Paolo Trompeo

Nuova

cultura, luglio,

Giovanni Biisnelli
Carteggio

zoni, dal
fani,

1913.

Il

La conversione

ilei

Manzoni,

19 13.

La conversione

di

lui,

studio

di

Alessandro Man-

Roma, Be-

biografico,

primo Volume del Carteggio (1803-1821) sul

quale fatto questo studio usci nel 191 2, per cura di Giovanni Sforza e Giuseppe Gallavresi, Milano, Hoepfi.
L'Innominato, Genova, FormigAttilio Momigliano

gini,

1914.

Achille

Pellizzari

Napoli, Perella,

1914.

Can. Doti. Ennio Fabbri


sione della famiglia Manzoni,
1914.
Achille Pellizzari

manzoniani,

Studi

due volumi,

Giansenisti nella conver-

Faenza,

Libreria

Salesiana

Ekiitrice,

Perella,

Discussioni

manzoniane,

Napoli,

1916.

sono raccolti undici articoli scritti


Manzoni, intorno alle pubblicazioni sopracitate, e specialmente su due punti particolari
i" Che parte ebbero uomini di teorie giansenistiche o
quasi giansenistiche nella conversione e formazione dello
In quest'ultimo libro

da studiosi

del

VII

Manzoni? Bench

spirito religioso del

discutibile che

Giansenisti

vi

sia

ebbero

storicamente in-

la parte principale,

che nelle idee del Manzoni il Giansenismo


pochissime tracce. Il P. Antonio Cesari domand

per sicuro
lasci

esplicitamente
dottrine.

II

spose da
tera,

al

Manzoni

sommo

no legato a tali eretiche


con edificantissima umilt, rifebbraio 1S28, con una lunga letse era o

scrittore,

Brusuglio,

1*8

dalla quale baster citare queste parole:

mezzo

non

di

C'

il

errare in ci che necessario a sapere: cre-

dere cio quello che la Chiesa insegna qui so che ho ragione di soscrivere in bianco, qui credo a chi ha un carattere unico di certezza nel conoscere e di veracit nell'insegnare, una promessa di infallibilit data da chi solo
infallibile per s. Colla Chiesa dunque sono e voglio essere,
in questo, come in ogni altro oggetto di fede: colla Chiesa,
:

voglio

esplicitamente, dove conosco

sentire,

le

sue

deci-

dove non le conosco sono e voglio essere colla Chiesa, fin dove so, fin dove veggo e oltre... (i) .
2" Il secondo punto discusso, il seguente: il Manzoni,
sioni: implicitamente

nel narrare
di narrare

conversione dell'Innominato, era persuaso


Il Pellizzari risponde di s,
basan-

la

un miracolo?

dosi sulle teorie giansenistiche, secondo

un dono che Dio

vuole

la

fa

le

quali la Grazia

Egli vuole, non gi a chi la


quale non in alcun modo pos-

a chi

Grazia, senza la

dell'anima, non dipende dal libero arbisoccorso divino! Ogni grazia adunque un
miracolo, e quindi un miracolo ogni conversione.
Queste sono teorie eretiche, e come tali non si possono
attribuire a un Manzoni, che proclama di voler sentire e
pensare con la Chiesa. Egli accettava la dottrina cattolica, la
quale, per bocca di S. Tommaso, chiama miracolo ci che
accade fuori di tutto Verdine della natura creata; e insegna
che la Grazia un dono di Dio, ma un dono che Egli fa
a tutti coloro che sinceramente lo desiderano. Una conversione, pertanto, non sempre un miracolo (miracolosa fu invece quella di S. Paolo, sfolgorato sulla via di Damasco)
ma una grazia divina, la quale opera sugli elementi della
natura, a disporre i quali si richiede la buona volont di
chi si converte. Cosi si convertirono l'Innominato e il Mansibile la salvezza
trio,

(i)

ma

dal

G. Guidetti

Sandro Manzoni

Relazijni e C'arieggio Ira Antonio Cesari, Atei'


di.
Reggio Emilia, 1903.

Giacomo Leopai

Che il Manzoni avesse queste teorie sulla Grazia, appare chiarissimo quando si legga attentamente il capitolo IX
di queste Osservazioni: Sul ritardo della conversione ,
dove, fra l'altro, scritto: sempre possibile convertirsi,
zoni.

dice la Chiesa, e non pu

ma

dire altrimenti

questa difficolt cresce a misura che

il

ma

difficile;

tempo

passa, che

peccati s'accumulano, che l'abitudini viziose si rinforzano,


che s' stancata la pazienza di Dio, restando sordi alle sue
chiamate . (Pag. 250).
Per la gloria di Dio e il bene delle anime auguro agli
Italiani di leggere e meditare questo libro del sommo Lombardo. Giosu Borsi confessa ben quattro volte nei Colloqui di essere debitore a queste Osservazioni del suo ritorno alla Fede: Leggendo la Morale Cattolica del Manzoni,
ammirai il suo rigore logico, e vidi bene che la sua forza
veniva tutta dai fondamenti su cui basava, mi piacque quella
i

impadronirmene

forza, e volli

(i) .

Manzoni, che con versi immortali auspic la completa


unificazione e indipendenza 'della nostra patria, porti con
questo poderoso scritto un efficace contributo alla rinascita
di quello spirito cristiano che solo potr /are gi^ Italiani per
un' Italia gi fatta.
I!

(I)

Torino,

Torino Libreria Editrice


1915, pagi 162.
Corso Regina Margherita, 174-176.

Colloqui, 28 maggio,

Internazionale

Liceo l'aisalice 1919

ANTOiNlO CUJAZZI.

I.

IL

RITORNO DEL MA.NZONI

ALLA FEDE CATTOLICA

Francesco D'Ovidio scrisse

Fede

il

Manzoni non avrebbe

Senza

scritta

il

la

ritorno alla

Morale Cat-

tolica (i).

Sar quindi cosa opportuna premettere all'edizione

completa

della

Morale

Cattolica

uno studio breve,

ma, quanto

chiamata

conversione del Manzoni.

E
di

la

prima

possibile,

esauriente,

quella che

su

fu

di tutto credo che sia pi esatto parlare

un ritorno alla fede anzich di una conver^one, come

apparir chiaro dal seguito dello studio, nel quale conviene evitare

due estremi

di chi vuole troppo e di

chi concede troppo poco.

Vogliono troppo coloro che non esitano di accoManzoni a quella di un vero


ateo o delittuoso; concedono troppo poco coloro che affermano non esservi stato divario alcuno tra la vita
del Manzoni prima e dopo tale ritorno.
stare la conversione del

(i)

Nuovi studi manzoniani


CojAZZi. La Mutuile

Hocpli, Milano

cattolica del

Manzoni.

1908, pag.

249.

Questo studio non ha la pretesa di far conoscere


si propone solamente di esporre con

grandi novit
ordine

migliori risultati ottenuti dagli studiosi di cose

manzoniane ed

ed alla mano molte

raccolte

offrire

ricerche sparse in libri e riviste.

Premetto alcuni cenni

sui primi venticinque anni del

poeta.

Parenti.

I
,S.
si

Nei

della chiesa pari-occhiale di

libri

Eusebio in Milano, sotto


legge

la

Hanno oggi

data del 20 ottobre 1782,

fra loro celebrato vero e

legittimo niatri?nonio per parole di presente, nell'oratorio privato

nella casa delVlll.^^o S. M.^^

Cesare Beccaria, gli


figlio

del fu Nob.

bila,

Donna

prefato Sig/^

Don

Metropolitana

Don

Mm

Don

SigJ^

Consigliere

Pietro Manzoni,

Alessandro della cura di

Gitdia

cura, alla presenza

Moitsigje

Ill.^'i

Beccaria Bonesana,

Consigliere

Don

ed interrogazioni

S.

Ba-

figlia

del

Cesare di questa

dell' Ill.^^^o e Rev.'^

Paolo Manzoni Canonico Ordinario della


ecc. (i).

Facciamo un

po' di conoscenza

per ordine con tutti questi personaggi.


L'Iti. mo

caria

il

Signor Marchese Consigliere

Cesare

celebre economista milanese (1738 t

Bec1794),

professore di scienze camerali (economia pubblica) nelle

Scuole Palatine di Milano, riformatore entusiasta, giuavverso alla pena di morte. Di

lui rimane celebre


Dei Delitti e delle Pene (1764). Godette
d'una grande celebrit tanto che il nipote Alessandro

rista

l'opera:

fino a 25 anni circa si firmava col

nome

di Beccaria.

Aveva sposato nel 1761 Donna Teresa, figlia di Don


Domenico Blasco, che poi moriva nel 1774, lasciando
due figliuole: Donna Maria e Donna Giulia, madre
nostro

del

(i)

lano.

scrittore.

Cesare Canti;: Alessanro Manzoni


Trcves. Seconda edizione

iSS-^.

Voi.

I.

Reminiscenze.

paj.

ii, in nota.

Mi-


Signor

L'Ill.mo

Don

Manzoni era

Pietro

figlio

di

Alessandro, originario da Valsssina, venuto a stabilirsi

comune

nel

nel 1736.

Lecco verso

di

Don

17 io e

il

poi a Milano

Pietro all'epoca del matrimonio aveva 46

anni essendo nato a Castello sopra Lecco nel

Era un bravo uomo,


per di lettere

Donna

e,

non proprio

se

1736.

amante

letterato,

di arte.

Giulia Beccaria Bonesana, figlia del Marchese

Cesare, era nata nel 1762, cos che all'epoca del matri-

monio contava 20

anni. Quelli che la conobbero dissero

che sapeva attirare V altrui simpatia col pronto ingegno,


la varia

coltura, la

quenza appassionata
Il

tello

conversazione amabilissima, Velo(i).

Monsignore Don Paolo Manzoni era fradi Pietro, con lui venuto a Milano nel 1736; caRev.'ido

nonico ordinario della Metropolitana e Vicario Civile


della Curia Arcivescovile.

Antonio Stoppani nel suo interessante


primi anni di Alessandro Manzoni

libro

Spigolature (Mi-

- Cogliati - 1894) (2) parla degli antenati d Alessandro Manzoni quando ancora abitavano nella Val-

lano

sssina e riporta due aneddoti

che essi facevano uso di

Quando

dai quali

modi degni

del

arguisce

si

feudalismo.

montanari di quella valle passavano davanti


ci fosse il bracco o il mastino sulla

a casa' Manzoni,

porta, erano obbligati a levarsi

il

cappello, ossequiando

la bestia nell'atto stesso con queste parole: a Reverissi


scir

ed!

quando
la

(Riverito

la Piover na

Valsssina)

signor cane).
(il

infuria,

Ancora

in

oggi,

fnime torrenziale che percorre

travolgendo

ponti,

ossia

le

palancole che ne fanno le veci, e rodendo quei magri


campicelli conquistati sidle ghiaie del suo larghissimo

(i)

Milano,
(2)

Michele Scherillo.
voi.

I.

Opere

(1908) pag. XLIII.

pag. 19-20.

di

Alessandro Manzoni.

Hoeplf,

4
letto,

si

'ode qualche

Valsassinese riptere un antico

proverbio, degno della poesia orientale:


Pioverna

Guzzi,

Manzti

Miuga intenden de
I

resn.

Cu7zi (una famiglia potente e ricca),

non intendono mica

la

Pioverna ed

Manzoni

di ragioni.

Come spontaneo

viene

confronto tra queste offese

il

degli antenati e la giustizia, la mitezza e carit del

grande

La

scrittore

nascita.

Don

uomo

Pietro,

coi calzoni corti, le fbbie

ed

il

all'antica, colla coda,

cappello a due punte,

abitava colla Signora Giulia in Via

S.

Damiano N.

20,

due anni e mezzo dopo le nozze, il giorno 7


marzo 1785 nacque il nostro scrittore, che fu chiamato
Alessandro dal nome del nonno paterno (i). Il neonato
pass i primi mesi di vita in un casolare presso il
Galeotto, che era una villa di casa Manzoni nel comune
ove,

di Lecco,

come

ricordato

In questo casolare

Alessandro Manzoni

Lo

dalla seguente epigrafe

Ebbe il primo nutrimento


neWanno 1785 (2).

Scherillo nota bellamente che proprio in quel

paesaggio,

posto

l'ultima parte del

a mezzogiorno

il

la scena del suo

sulla

riva

opposta

dell'Adda, nel-

ramo del lago di Como che volge


Manzoni avrebbe collocato pili tardi

immortale romanzo.

(1) Non sembrerebbe possibile che, a cosi breve distanza di tempo,


alcuno avesse potuto errare nel riferire l'anno di nascita trattandosi
di uno scrittore quale il Manzoni
eppure Paolo Bellezza in un articolo della Rassegna Nazionale (i Agosto 1905) dal titolo: u Quando
nacque e mori A. Manzoni? afferma che, fra gli stranieri; solo una
;

dozzina, e per la maggior parte tedeschi, diedero esatte le date, mentre


enumera sedici fra enciclopedie e dizionari, quattordici opere e tre
riviste che recano come anno di nascita il 17S4.
(2) Stoppani, pag. 30. - Cant, voi I. pag. 16. - Scherillo, pag. X.

Opere

citate.

Alessandro pass circa 9 anni in


Dai 6 agli il anni fu nel collegio di S. Antonio a Merate nella Brianza, retto dai padri Somaschi,

In

collegio.

collegio.

(dall'ottobre 1791

Lugano

all'aprile

dagli stessi

retto

1796); poi nel collegio di

padri (dall'aprile

1796

al

settembre 1798); ed infine per circa due anni al collegio


Longone, detto dei Nobili in Milano, retto dai padri
Barnabiti

(i).

Questo lungo periodo di vita collegiale potrebbe


recar meraviglia qualora non se ne indicasse la probabile causa. Pare che
zoni
la

non vivessero

uniti

coniugi Pietro e Giulia

diversit troppo notabile di et, o per incompati-

bilit

di

carattere

fatto sta che

da provocare
pronunziata

il

o per altre ragioni pi intime,

la loro

separazione che fu giuridicamente

giorno 28 febbraio 1792 quando appunto

comprende da

Si

educare

il

il

motivi di dissensione arrivarono al punto

Alessandro Manzoni aveva poco


di

Man-

da grande concordia. Forse per

figlio

ci

di 6 anni.

pii

come per Giulia

fosse

tanto

difficile

elementare prudenza consigliava

compito

il

pii

che una

quanto

ritardare

di

fose possibile nel giovane Alessandro la conoscenza


di questo dissidio fra

Dei nove anni passati

genitori.

Manzoni conservava ricordo e spesso ne


parlava cogli amici, uno dei quali ci conserv alcuni

in collegio

il

interessanti aneddoti (2).

primo

Il

si

riferisce al collegio di

Lugano. Cos

lo

Cera in Collegio un
-padre Somasco il quale invece di darmi le busse, come
i Prefetti, vedendo questa mia facilit a com-por versi,
raccontava lo stesso Manzoni

STorr.wi, Op. cit. pag. 46, seg.


Crist-I'ORO Fabris: - Memorie Manzoniane - Milano - Cogliati (1901). Recentemente G. Vambianchi (nella Perseveranza del 27
dicembre 1900) pubblic due documenti dei p>dri Somaschi
Giacomo
(1)

(2)

Tovo

Samuele Ghianda

relativi

pressioni del piccolo Alessandro.

al

collegio

di

Merate ed

alle

im-

6
ini

dava

zioni, in

Mi

le chicche.

una camera,

durante

chiudevo,

componevo

e l

versi.

le ricrea-

Un

giorno

sento bussare alVuscio dai miei compagni, che mi dicono

Apri, camerata, vieni fuori, che abbiamo stabilito di

tagliarci le code
star quieto

lasciato

dapprima

lo

risposi:

Lasciatemi

ina poi ho ceduto, ho aperto, e

tagliare

il

codino.

mi gran

staio

mi son
delitto,

perche era segno di idee liberali; e molti anni dopo,

morto mio padre,

ho trovata una

tra le sue lettere ne

del Padre rettore del mio collegio, la quale diceva :

Questa volta la camerata dei mezzanelli me ne ha fatta

una grossa
mi dispiace

son tagliate

si

si

le

code!

suo figlio e stato uno dei caporioni


Il

lano,
in

secondo

si

riferisce al

(i).

Longone

collegio

Per solito mi chiidevo, durante

una stanza a far

ho cominciato
citavo

quello che pi

Ti

di doverle dire, signor Manzoni, che

flit

versi, se l'ho

da

dai nove anni;

di

Mi-

le ricreazioni,

dire; mestiere che

ma

da me La Caduta del Parini;

quel giorno
e,

re-

uscito poi di

Parini era morto

e fu una
mia vita (2).
Dello stesso collegio Longone lo Stoppani ricorda
un fatto degno di nota. Un giorno Vincenzo Monti,

stanza ebbi la notizia che

il

delle pi forti impressioni della

condotto

dal

superiore

a visitare

collegio

il

rivolse

alcune parole al giovane Alessandro, presentatogli, come

da

caria.

credere, sotto

il

nome

Al Manzoni parve

di nipote del celebre Bec-

di toccare

Nei nove anni passati

il

in collegi

cielo col dito


i"etti

da

(.3).

religiosi,

Alessandro ricevette certamente quella cristiana educazione che pot trascurare negli anni seguenti,

mai dimenticare

affatto.

Di

dal nostro scrittore verso


sotto parlando del
(i)
(2)
(3)

Carme

ma non

giudizi poco benevoli espressi


suoi educatori tratteremo pii
in

Morte di Carlo Imbonati.

Fauris. - Op. cit. pag. 94-95.


Fabris. - Op. cit. pag. 86.
Stoppani. - Op. cit. pag. 116.

Fuori di

collegio.

Nel 1800, quindicenne, usci dal


un periodo di traviamento

collegio dei Nobili ed ebbe

causato in parte dal giuoco d'azzardo a cui cominciava

ad abbandonarsi nel Ridotto presso


Scala.

Ma

il

della

teatro

questo traviamento fu di breve durata in

grazia di un rimprovero ricevuto da un grande poeta.

L'aneddoto a cui accenno messo in dubbio dal Cant,


mentre raccontato diffusamente dallo Stoppani e
confermato da Stefano Stampa
moglie del Manzoni

(i)

quale scrive:

il

confessava che da giovane


quella fatale passione;

della

figlio

si

//

ma una
il

Manzoni

sentiva trascinato verso


sera che giuocava af-

fluito alla Roulette nel Ridotto sent posarsi

sulla spalla, si volse e vide

seconda

Monti che

una mano

gli disse :

Vo-

gliamo fare dei bei ver si, se continuate a questo modo!


Il rimprovero fatto da un uomo che tanto ammirava come
t>.

poeta, ebbe forza bastante

care

(2).

questi

da

fargli smettere di giiio-

Lo Stoppani aggiunge

alla sostanza del fatto

importanti per la conoscenza

particolari

dclli

bont di carattere che gi allora, possedeva il Manzoni.


Alessandro, dopo la sgridata del Monti, raccont. tutto
alla meldre, la quale gli

proponeva un viaggio a Parigi

per essere lontano dagli amici e dalle occasioni.


il

giovane riprese risolutamente

avrei nessun merito in questo caso,

me

dire d'aver vinto

dotto

mente

biam

si

andare;

vedrai se sono

rec difatti al Ridotto fedel-

un mese

intiero
ma, come abmemorabile e gloriosa pel
pel giovane poeta, il Manzoni aveva giocato

tutte le sere per


detto,

vecchio e

non potrei nemmen


andr al Ri-

stesso. Io star qui,

tutte le sere ci voglio

capace di volere

Ma

non ne

no, io

^o,

in quella sera

per l'ultima volta

(3).

(i) Alessandro Manzoni, la sua faiiiif^lia, i suoi amici.


Hoepli 1885. Cfr. Cant, op. cit. Voi. I. pag. 31.
(2) Sta.mp.-, Op. cit. pag. 27.
(3) Stoppani, p.-ij;. \2x.

Milano.

In quest'anno (1800) egli scrisse un poemetto ch3

traviamento religioso. Aveva per

suo

rispecchiava

il

titolo

Trionfo

//

Libert

della

pi

tardi

Io

ripudi. Pix sotto sar opportuno, parlando della sua


crisi religiosa, ricercare la data di questo ripudio ed

esaminare

contenuto di questo primo lavoro.

il

Invece di soffermarci a fare un ritratto del giovane

Alessandro, riportiamo
1801

forma

seguente sonetto scritto nel

il

ma buono

sonetto di imitazione al&eriana;


e di pensiero

di

Capei bruno, alta fronte, occhio loquace,

Naso non grande e non soverchio umile.


Tonda la gota e di color vivace,
Stretto labbro e

vermiglio,

Lingua or spedita or tarda,

Che

bocca
e

esile.

non mai

vile,.

ver favella apertamente, o tace


Giovin d'anni e di senno, non audace,
Duro di modi, ma di cor gentile.
il

La gloria amo e le selve e il biondo Iddio;


Spregio, non odio mai; m'attristo spesso;
Buono al buon, buono al tristo, a me sol rio.
All'ira presto, e pii presto al perdono,
F'oco noto ad altrui, poco a me stesso,
Gli uomini e gli anni mi diran chi sono

1802 ascolt a Pavia

Nell'anno

le

(i).

lezioni

di

elo-

quenza italiana tenute da Vincenzo Monti .a quella


universit, ma non vi ebbe laurea e neppure si trovarono tracce nelle memorie di quell'istituto (2). Per
il

come gi

JMonti,

mirazione.

Da

si

disse,

traeva un pronostico per


al

Monti
(i)

provava una grande am-

questa ammirazione

Egli sente

Questo sonetto

il

Madama

di

Stal

genio del Manzoni dicendo

vostro ingegno perch ne ha

prima volta dal De Gubernatis


Le Monnier, 1879) avertdolo ricevute
poeta, ed accompagnandolo con queste

fu pubblicato la

nello studio Biografico (Firenze

dal Prof. Giov. Rizzi,

il

amico

del

qualche cosa d'ingenuo nell'espressione, ma


nel tempo stesso vi si ammira, insieme con una grande e preziosa
Nelsincerit, il felice presentimento di una vita lunga e gloriosa
l'ultimo verso
v' tutto l'afflato del genio potente che doveva rivelare al suo secolo ed alla sua terra una nuova poesia (p. 28). Lo scherillo (Opere complete di A. M., p. XXIX) riproduce il fac-simile.
belle osservazioni:

(2)

Canti;, Op.

Vi

cit.

Voi.

L, pag. 20.

9
Allo stesso Monti

mand

alcuni versi dal titolo

accompagnandoli con una

lettera

tembre

fra

avete

1803,

nella

quale,

in

l'altro

VAdda

data del 15 setdice: Voi mi

poeta; per farvi vedere ciio non sono ne Vuno ne


vi

mando

il

ricordarvi Valta

promessa

buon

volte ripreso di -poltrone, e lodato di

-pi

questi versi.

Ma

il

l'altro,

principal fine di essi

mia estimazione per

si

vostra

voi, la

con cui vi sto attendendo. Credo

e il desiderio

opera d'un giorno;

inutile avvertirvi, che sono

essi ri-

pur troppo della fretta coJt cui sono fatti


Nullameno ardisco pregarvi di dirmene il parere vostro,

sentono

di notarne

crescermi
il

maggiori

rispondeva

gli

cos

...

vizi...

//

Il

Monti fra

l'altro,

vostro idillio e venuto a

dolore del non poter recarmi ad abbracciare

il

mio bravo amico

e poeta, e far

con esso un sacrificio

poetico all'Adda, che mi onora del divino suo invito.

Non

sono adulatore, mio caro Manzoni,

cerissimo

quando

ti

dico che

ma

Dall'ottobre 1803 al marzo

1804 fu a Venezia con

Quante

zio paterno e ne rimase affascinato.

diceva, ritorno col pensiero

a.

eli

volte,

Venezia! Quei palazzi cos

stupendamente variati! quel dialetto che


miscuglio

s7t-

mandati

(!).

sono belli

uno

credimi

versi che m'hai

tronchi, piani e sdruccioli!

un

cos felice

il

Gol-

Molire fa ridere, ma
doni? Che ingegno comico!
talvolta fa odiare i suoi personaggi: Goldoni fa sorridere, e

Un

li

fa amare

(2).

aneddoto gustoso riferisce lo stesso Fanel mio ritorno da Venezia a Mi


Quando
bris
lano, io passai per Vicenza, m'accadde appunto un caso
strano. Entrai in una bottega di caff, e uno dei signori
che vi erano seduti, s'alz e venne a me, a chiedermi
altro

se io ero nobile, perch quello era


(i)

Cant.

(2)

Fabris.

Reminiscenze, Voi. I.,


Memorie Manzoniane,

il

paff.

pac

caff dei nobili, lo


29-30.
qo.

non c'erano pi queste dinon Lo


sapevo, perch mi pareva cosa di tanto poca importanza
da non curarsene affatto (i). proposito di questo
viene opportuno l'osservare che non volle mai far uso
di titolo di conte quantunque sembri che gli compe-

gli risposi che nel

mio

-paese

stinzioni; e che se io fossi stato nobile prima,

tesse di diritto.

spondeva
e basta

io

Durante
che

chiamava con quel titolo risono Alessandro Manzoni

chi lo

Che conte!

soggiorno a Venezia scrisse tre sermoni

il

man mano

spediva agli amici di Milano. Nel primo

(1803) intitolato: Panegirico a Trinialcione sbriglia la


giovane fantasia con immagini alquanto libere sopra

un soggetto

satirico.

Nel

secondo (1804) si scaglia


specialmente per nozze

contro l'uso di scrivere versi

senza doti vere di poeta e termina gridando contro

mal gusto
Nel terzo

del

tempo

(1804),

nelle

indirizzato

rappresentazioni
all'amico

Pagani, parla della vocazione che

tista

ebbe di far versi

critica

metodi

il

teatrali.

Giovanni Batfin

scolastici

da fanciullo
con cui allora

s'impartiva l'insegnamento letterario e fa proposito di


darsi

alla

costumi
getto

poesia

tempo

del

satirica
gli

anzich

perch

all'epica

ampio ed

offrono

utile

sog-

(2).

Anche questi tre sermoni furono ripudiati perch


non compresi nella edizione delle Opere varie curata
dallo stesso Manzoni nel 1845.

Parigi.

colla

madre

Nell'estate del 1805 lo troviamo a Parigi

Giulia, ove

(i)

Fabeis, pag. 93.

(2)

Con

dimor

fino al febbraio del 1807.

questi sermoni e soecie col terzo

una nuova via

Fin

il

Manzoni

si

poneva

in

genio dell'arte fiamminga,


che ama rappresentare fatti e costumi della vita di tutti
giorni, con
un grano di sale della satira italiana ereditata da Gaspare Gozzi pi
che dal Parini, s'era destato in lui . Cosi Giulio Salvadori in un articolo
ha nuova materia dell'arie scoperta dal Manzoni (Fanfulla
della Domenica, i6 gennaio if)io).
artistica:

d'aflorn

il

Perch questo viaggio

soggiorno? Per dare una

domanda

necessario

risposta

tale

accennare alle

relazioni di amicizia che Giulia Beccaria ebbe col conte


Giovanni Carlo Imbonati. Costui, figlio di Giuseppe
Maria Imbonati e Francesca Bicetti dei Buttinoni di

un nobile

Treviglio, era

dell'Accademia

preside

milanese, coltissimo,

ricco

fautore

dottrine

delle

fessate dagli scrittori del giornale

Caife

//

favorito delle muse, non perch poeta,

ma

fortuna di essere onorato dai versi di

la

quali

dei

rini

festeggi

zoni ne pianse

fiorir la

morte

la

degni delle stampe:


bonati

tre poeti,

salut
,

uri

perch ebbe

due
sua

la

Giuseppe Pa-

sua guarigione dal vaiuolo colla celebre

la

Torna a

Verri

una mediocre anacreontica

nascita con

ode:

Pietro

celebratissimi.

pro-

Fu

rosa , infine lo stesso


coi primi versi ch'egli

Carme

Man-

giudic

morie di Carlo

tn

lui-

Costui adunque era uno dei pi assidui frequentade!

tori
la

nuovo domicilio che Giulia aveva

scelto

separazione del manto, presso uno zie materno

dopo
Ben

presto per uniformit di indole e di nobili intendimenti


fra Giulia
la

l'imbonati

strinse

s;

quale deve risalire oltre

queir anno

possediamo

Conte Carlo
tratti

d):

ed immobili,

in

favore di

Di

tutti

il

Donna
-poi

ho

Giulia

crediti, ragioni, azioni

instituito

Eccone alcuni

gli altri miei beni mobili

che al tempo della mia morte


dit,

una forte amicizia,

1795 perch datate di


testamento olografo del
il

si

ed ogni altra cosa

trover nella

mia

ere-

ed instituisco per mia erede universale

Giulia Beccaria Manzoni, figlia di Cesare Beccaria Bo-

nesana e di T eresa de Blasco coniugi defunti, e questa


ima libera e irrevocabile disposizione e per un attestato
che desidero sia reso pubblico

(fiCant. Reminiscenze. Voi,

I.

solenne, di quei sen-

pag. 35-36,

timenti -puri e giusti, che debbo e sento per della mia

Erede, per la costante e virtuosa amicizia a


sata, dalla

me

profes-

quale riporto non solo una compita soddi-

sfazione degli anni con

lei passati,

suasione di dovere alla di

lei virt e

ma

un^intima per-

vero disinteressato

attaccamento quella tranquillit d'animo

e felicit, che

mi accompagner fino al sepolcro; per le quali cose,


non potendo io irmi arrivare a soddisfare il tnio cuore
nella pienezza de' suoi sentimenti per detto mio Erede,
prego il sommo Iddio nostro comun Padre, a ricevere
li voti miei con tutta l'effusione del mio cuore per il
miglior bene di detto imo Erede, e perch ci conceda
di benedirlo ed adorarlo eternamente insieme

L'Imbonati viaggi con Donna Giulia


terra e poi abit

con essa

Parigi dove all'et di S2

anni mor improvvisamente nel marzo del

La desolata Giulia, che


ne accompagn la salma

lo

nell'Ingiiil-

1805.

aveva assistito ammalato,

fino

Brusuglio. una villa

lontana circa g chilometri da Milano, recente propriet


dei

Manzoni per
Questi

fatti

del

effetto

uniti

testamento su ricordato.

alla separazione

Manzoni, che datava, come

si

disse dal

porgere motivo a ciarle malevole,


forse,

con altre ragioni,

decidesse di

lasciare

Parigi,

dove

figlio

nome

di Beccaria

di

le

relazioni

due coniugi

1792, dovettero

quali contribuirono

noi ignote, a far

Milano per
le

dei

ritirarsi

che Giulia

vivere col

degl'Imbonati ed

il

facevano sperare pace serena, pascolo

istruzioni e corrispondenza d'affetti.

Che questo

sia

motivo di partenza da Milano si deduce dal


carme In morte di Carlo Imbonati l dove al Conte
stato

il

apparsogli in sogno Alessandro rivolge la parola:


N l'orecchie tuo santo io vo' del nome
Maccliiar de' vili, che oziosi sempre,
Fuor che in mal far, centra il mio nome armare
L'operosa calunnia. A le lor grida
Silenzio opposi,

l'odio

lor

disprezzo,

(vv.

159-162).

lettere

dello

stesso Alessandro, fra le quali esplicito questo

brano

Cos pure accennano a

di

una,

scritta

bre

Pagani

all'amico

1806 da Parigi

Io

questo

varie

in

data

preferisco

settem-

14

l'indifferenza:

naturale dei Francesi, che vi lasciano andare pei fatti


vostri, allo zelo crudele dei nostri, che

s'impadroniscono

di voi, che vogliono prendersi cura della vostra anima,


che vogliono cacciarvi in corpo la loro maniera di pensare,

come

se chi

e una pancia, e

ha una

di se e di tutto quello che

testa,

cammina da

se,

in lui

un cuore, due gambe


non potesse disporre
a suo piacimento

Parigi Giulia era gi nota per la dimora

anni fattavi coll'Imbonati e cos facilmente

il

i ).

di vari

ventenne

Alessandro fu accolto con feste ed arnmesso a vari


ritrovi di gente colta e specialmente alla Maisonnette

Era questa una villa a Meulan lontana 35 chilometri


da Parigi, dove teneva circolo intellettuale Carlotta
Condorcet moglie del celebre medico e fisiologo Giorgio
C^abanis e sorella del Marchese di Condorcet
filosofo,

Enciclopedia,

della

(i

743-1 794),

ardente fautore della rivoluzione, collaboratore

tiva e della

membro dell'Assemblea

Legisla-

Convenzione Nazionale. Quivi convenivano

uomini coltissimi, per lo pi volteriani, come


Volney,

il

l'ateo

fisiologo materialista e giacobino Garat,

l'i-

deologo sensista Destutt Tracy, e specialmente quel


Claudio Fauriel, studiosissimo di cose filosofiche ed
che rimase poi sempre intimo amico, consigliere
guida del Manzoni. Di questa sincera amicizia rimangono fedele documento 54 lettere di Alessandro al Fau-

italiane,

riel,

utilissime

prese

autore

il

per

la

conoscenza dello sviluppo che

pensiero artistico ed anche religioso del nostro

(2).

(i) Epistolario di A. Manzoni, raccolto e annotato da -Giovanni


Sforza (Milano - Carrara iSSt) pag. 26 (Lett. 12).
(2) Anc.ki.o De Gubfrnaiis. Jl Manzoni ed il Fauriel studiati nel
loro carie^ilio inrdito. Fircnzo, Barbera, 1880.

.4

Questo ed altri ambienti frequentati dal Manzoni,


come quello che la vedova di Helvetius teneva ad Auteuil,

presso Parigi, erano imbevuti di spirito derivato

dagli Enciclopedisti, pregno di incredulit, di scetti-

cismo e di volterianismo. Col egli avr udito certo

moda

discutere sulle idee della Rivoluzione, sulla

non credere a

nulla, di filosofare con

Locke

di

e Condillac

Rousseau
Dio degli onest'uomini sul vivere
senza pensare all'oltretomba (i). Ora generalmente si
afferma che in questi anni di permanenza a Parigi
(i 805-1 807) il Manzoni perdette la fede. questo per
noi il punto della massima importanza.
sulla sola sensazione, di far della teologia con

e D'Holback

La

sul

crisi religiosa.

Per conoscere lo stato d'animo

Manzoni ventenne aveva di fronte alla religione


noi abbiamo due fonti a cui attingere: i* gli scritti che
precedono il 18 io, anno del ritorno/ alla fede; 2* le
dichiarazioni del Manzoni fatte ad epoca pi tarda

che

il

parlando o scrivendo

lettere.

Gli scritti principali anteriori al 1810 sono:

metto Del Trionfo della Libert; Y

moni;
1806;

il

il

poeser-

poemetto Urania edito a Milano nel 1809 ed

nelle parti in cui

Il

il

Tre

Carene per VI intonati, stampato a Parigi nel

infine varie lettere

siero

Adda;

ad
ci

amici.

Esaminiamo

questi scritti

possono far conoscere

suo pen-

il

religioso.

Trionfo della Libert fu

scritto

15

anni

poi fu riveduto, corretto e modificato e ripudiato con

una dichiarazione. che

pii

Diamo uno sguardo


consta di 4 canti. Nel
(i)

Cant, Op.

clt.

Voi.

al
1,

I.

sotto esamineremo.

contenuto

(2).

poco dopo

la

Il

poemetto

pace di Lu-

pag. 50.

poema inedito di Alessandro Manzoni,


con lettere e note precedute da uno studio di G. Romussi, Milano,
Carrara iSS-.
Altro studio su questo poemetto si pu vedere nella
(2) 7/

Trionfo, della libert,

15

compare
un cocchio dorato,

neville firmata nel i8oi, al poeta quindicenne


la

form.a di Dea, sopra

libert in

accompagnata dalla Pace, dalla Guerra, dall'Eguaglianza e dall'Amor patrio. Nel suo corso trionfale essa

abbatte la Tirannia e la Superstizione facendo tremare


i

martiri antichi

Collatino, Lucrezia, Bruto,

Muzio Scevola;

troni e monarchi. Nel 2 canto sfilano

della libert

Orazio Coclite,

Clelia,

il

tribuno Virginio,

fratelli

Tiberio e Caio Gracco, Mario, Catone, ed infine Giunio

quale rivolge una violentissima invettiva contro

Bruto,

il

Roma

che

si lasci dominare dalla gente di Chiesa.


Termina il canto col dire ira di Dio contro quelli che
egli chiama abusi, difetti e mali del clero. Il 3 canto
celebra
moderni martiri della libert fermandosi a
descrivere le stragi di Carolina di Napoli e rappresentando Maria Antonietta come uno
i'

Spettro spinto da voglia empia ed infame,


Lieto aii^j^rarsi intorno al triste brago.

Nel 4 canto
i

ai

il

poeta spinto da nobile sdegno contro

Francesi che egli chiama gentili masnadieri succeduti


fieri

Tedeschi, esorta tutti gl'Italiani ad unirsi per

cacciarli e conquistare
Il

l'indipendenza.

manoscritto dato dal Manzoni all'amico Pagani

pass poi a Francesco Rovetta di Brescia ed infine a

Romussi e Sonzogno che lo pubblicarono.


Bonghi nel primo volume delle Opere ijtedile o rare

Carlo

riprodusse con numerosi fac-simili.

Ora

il

manoscritto

alla biblioteca Braidense; consta di 38 fogli

ed appare chiaramente non essere

una copiatura

il

Il

lo

numerati

primo getto

in pulito fatta dall'autore stesso

(i).

ma
Tut-

tavia reca ancora segni evidenti di correzioni, cancelPerscvcranza del 24 giugno 1S73 scritto da Teodoro Pertusati. Per le
riminiscenze classiche e le imitazioni vedere nella Rassegna Nazionale
del 1' Aprile 1892 im articolo di Paolo Bellezza.
(1) Bonghi. Opere inedite o rare, voi. I. pag. 29-30.

i6

lature e strappi di intere pagine. Per

verso la fine

es.

del canto primo per giustificare la costruzione conte-

nuta nel verso

La Dea

mirolle e rise un colai riso

porta l'esempio del Monti scrivendo prima


gran poeta dei nostri tempi e poi correggendo
:

il

pi

un
grande poeta dei nostri tempi . Nel 2 canto apponendo
una nota alla terzina 45'' colla quale s'inizia la fierissima invettiva contro il clero scrive a lo protesto che
qui e dovunqie parlo degli abusi. Difatti ognuno vede
che qui non si toccano principi di sorta alcuna. Altronde
:

il

Vangelo stima la mansuetudine,

ricchezze e del

comando;

dispregio delle

il

e qui si attacca la crudelt,

V avidit delle ricchezze e del comando; cose tutte che


diametralmente s'oppongono a questi principi ai quali
per conseguenza diametralmente si opposero e s'op-

pongono coloro che qui sono

descritti.

Quindi coloro, che

vedendosi puniti o a cui vantaggiosi essendo questi


abusi, volessero al volgo e alle' persone dabbene (i).

'

il

resto

non

si

pu conoscere

perch l'ultima pagina, che doveva contenere


di questa nota, strappata. Il canto 4

dell'autore perch
ricopiate

le

al

le

note

ultime pagine furono lacerate e

quattro terzine che finiscono

che sono rivolte


scritte

le

seguito

il

non reca
il

poema

Monti. Queste quattro terzine sono

sopra di una pagina bianca che nella facciata

posteriore porta scritta la seguente dichiarazione


sti versi

scriveva io Alessandro

Que-

Manzoni nell'anno quin-

dicesimo delVet mia, non senza compiacenza e pre'

sunzione di

nome

di Poeta,

quali ora, con miglior

consiglio e forse con pi fino occhio rileggendo, rifiuto;

ma veggendo non

7nenzogna, non laude

vile,

non cosa

Forse Luigi Vitali non ricordava questa nota quando in una


conferenza, tenuta a Milano l'S dicembre i8q8 e poi edita dalla 7?a5scf^na Nazionale (i6 gennaio iSoq) parlando di questo poemetto disse:
La condanna delle persone e della istituzione, che rappresentano,
cos coiipleta, da travolgere coU'iitnano anche il divino, col capo politiro anche il religioso, col re anche il papa (pag. 231).
(i)

me indegna

di

per miei;

esservi alcuna,

sentimenti riconosco

primi come follia di giovanile ingegno,

secondi cojne dote di puro e virile animo

Detto

Manzoni

ci,

interessante

domandarsi

lacer

corresse,

rivide,

le

.
:

Quando

il

pagine ed appose

quella alquanto sibillina dichiarazione che dice e non


dice?

Non

non

saprebbe concepire come

si

credo questa una questione oziosa perch

potesse dire

pensi che nel poemetto, fra

si

abbiamo un'anima

se noi

il

Manzoni dopo

/ sentimenti riconosco per miei


l'altro, si

il

iSio

quando

dubita persino

S'egli ver che in noi s'annidi


Parte miglior che delle membra donna.

D'altra parte quella correzione relativa al giudizio

Monti chiamato prima a il pi grande poeta dei


a un grande poetai ci fa supporre che questa dichiarazione non debba collocarsi tanto
vicina al 1801. Noi sappiamo infatti che l'ammirazione
del Manzoni verso il Monti si and raffreddando quando
sul

nostri tempii) e poi solo

si

trovava a Parigi al segno che quando nel 1806 faceva

ristampare a Milano
bonati,

and quasi

morte di Carlo Im-

carine in

il

sulle

furie perch l'amico Pagani,

a sua insaputa, vi aveva premessa un'ampollosa dedica


al INIonti;

voleva addirittura che

nali che quella dedica


lettera al

Monti

scritta

si

stampasse sui gior-

non era sua. Cos pure in una


da Parigi il 16 giugno 1807,

con termini gentili

ma

critiche a riguardo

delle opere di

risoluti,

giustifica
lui

e si

alcune sue

mostra di

parere diverso in alcuni apprezzamenti. Quindi

si

po-

trebbe assegnare quella dichiarazione al periodo che

va dal 1806

1809 anche per una ragione intriseca

al

e stilistica che

Gubernatis
(i)

nier

Alessayxro

1879, pag.

messa molto bene

in

dal

rilievo

De

(i).

CojAzzi-.

Manzoni.

Studio biografico. Firenze

37-38.

La Morale caUolua

del

Mam mi

Le Mon-

i8

nota la umilt del Manzoni diventato cattolico

convinto e non

pu supporre che allora potesse scrivere


io, Alessandro Manzoni e di pi menar vanto
del suo puro e virile animo . Inoltre il Manzoni della
Morale Cattolica e dei Promessi Sposi non avrebbe certo
scritto laude per lode ed avrebbe certo dato una di non cosa di me
sposizione pi naturale alla frase
indegna esservi alcuna .
si

al

Un'ultima ragione per collocare quella dichiarazione


periodo su indicato la seguente. Nel 2 canto del

poemetto

la fantasia del

di

forti

spesso

rilievo la tirannia

poeta

si

sbriglia nella ricerca

mettere

in

di quella sventurata regina che

fu

plebee

espressioni

per

Maria Antonietta. Ora si sa che il Manzoni in et matura, studiando di proposito la Rivoluzione Francese,
per farne un paragone con quella Italiana, esamin le
lettere, l'indole ed i costumi di questa regina venendo
a modificare talmente il giudizio su di essa da farsene
quasi un idolo, tanto che scherzando diceva agli amici
a

Io ho

nietta

due amanti:
Questo detto

il

poemetto

quasi a redimere

soggiunge
sua adolescenza
:

in et

Maria Antoriportato dal Cant (i), il quale

la lingua italiana e

un

brutto ricordo della

Manzoni avesse riveduto

Ora se il
matura avrebbe

certo modificato

il

suo pensiero su questo riguardo.

Concludendo: che cosa pensare di questo poemetto


Questa sua ira, che trabocca

sotto l'aspetto religioso?

non e diretta contro la base del cattolicisno, ma solamente contro Vabuso della religione fatto dai suoi ministri, come egli stesso dichiara nella nota al canto 2 (2). Vero per che qua e l s'incontrano delle
espressioni molto ardite, ma sembra che si possa con-

fi)
(2)

Reminiscence, Voi. II. nag. 255.


Carlo Romussi. Introduzione al poemetto.

gno, pag.

5.

Milano

Sonzo-


eludere cos:

il

19

quindicenne poeta era nel

focoso anticlericale

comprende

(si

dicandolo dal solo poemetto)

sinonimo di
e

di

non

ateo.

Tralasciando

Adda

che ci va detto giuche, tutti sanno,

il

un

i8oi

l'esame

dei

tre

produzioni

altre

sermoni,

giovanili,

dei

quasi

versi

indif-

vediamo il a Carine in Mortz


Manzoni non aveva mai veduto

ferenti alla nostra ricerca,

di Carlo Imbonati

11

aveva imparato a stimarlo per

il

Conte

le

lodi che udiva dai conoscenti

e solo a Parigi

ed amici e pi di

tutti

dalla madre. Egli adunque suppone che l'ombra dei-

rimbonati

compaia di notte

gli

succede un dialogo,

nel quale Alessandro parla della sua venerazione per


lui,

dello sprezzante silenzio con cui aveva accolto le

ciarle, delle quali si

parl pi sopra, ed infine

consigli

morali.

letterari

degni di nota

Per

seguenti versi,

nostro

quali, perch

un giudizio sfavorevole sopra

il

domanda

scopo sono

contengono

suoi educatori religiosi,

potrebbero essere un indice del suo pensiero religioso

N ti dir com'io, nodrito


In sozzo ovil di mercenario armento,
Cili aridi bronchi fastidendo, e il pasto
De

Da

l'insipida stoppia, il viso torsi


fetente mangiatoia ; e franco

la

M'addussi

Come

al

talor,

sorso de l'Ascrea fontana.


discepolo di tale.

Cui mi saria vcrgoi^na esser maestro,


volsi ai prischi sommi
e ne fui preso
Di tanto amor, che mi parca vederli
(vv.
Veracemente, e rafionar con loro.

Mi

Come

si disse,

147-157).

questi versi accennano certamente agli

anni di collegio, e quale senso avessero nella mente del

pu facilmente comprendere da
al padre Francesco Calandri somasco da Milano in data 12 febbraio 1847:

Manzoni ventenne

si

questo brano di lettera scritta

//

dispiacere, anzi

il

pentimento d'avere con cos

avventate e arroganti parole, oltraggiati in mcmte


ligiosi miei istitutori

{^e

Re-

sarebbe vivissimo anche se

fosse trattato di imo ulu)


antico in

me;

grazie al cielo, oramai

e,

dai frimi tempi in cui

e fino

Si gnor e^

il

per sua ineffabile misericordia, m'Jia ridonata

quella

fede che aveva miseramente ripudiata, m^era nato anche


il

dubbio se non fossi in dovere di manifestarlo pub-

blicamente

(i).

D'altra parte convien ricordare

carme in
dere in Dio ed

stesso

...

cui
in

seguenti versi dello

poeta esplicitamente dice di cre-

il

una

vita futura

Io pregherei

che ralto
fuor delle membra
l'rendesse il voi, per chiuder l'ali in grembo
Di Quei, ch'eterna ci che a Lui somiglia.

Quell'anima

e questi altri

i^entil

(vv.

q2-c)i;)

Cosi parlava e lacrimava: al mio


Pianto ei compianse, e
Non questa, disse,
Ouella cittA, dove sarem compagni
:

Eternamente

U Umilia

(vv. 221-224).

un poemetto in

1S06 e finito nel

nel

eminentemente

1809,

versi sciolti incominciato


il

quale sotto una veste

classica, contiene pensieri

tenze degne di qualunque credente

morali e sen-

dalla poesia agli uomim, che per essa svestirono

costumi e diventarono virtuosi;

condo

cui

si

canone

rozzi

artistico

se-

deve congiungere la grazia dell'espressione

alla profondit del pensiero.


il

il

recati

benefici

Lo Stoppani

racconta che

Monti, dopo di aver letto questo poemetto esclam

Costui comincia dove


Questi due

scritti

io vorrei -finire (2).

non furono dal Manzoni compresi

nella edizione

delle opere varie iniziata nel 1845 e


furono anzi chiamati, certo per modestia, delieta ju-

ventutis.

(i)

(Lelt.
(2j

SrorrANi.

Op.

cit.

pag.

49.

285).

biuppA.M. Op.

cit.

pag.

118,

Epistolario.

Voi.

II,

pag.

156

Rimangono da esaminare
precisamente per

il

le

lettere

amici,

agli

nostro scopo, due brani.

Il

togliamo da una lettera all'amico Pagani

lo

e,

primo
in

cui

parla della malattia di un loro condiscepolo carissimo,

che

s!

mor.

poi

on

da

scritta

-puoi credere

Parigi

quanta pena

nell'anno
tni

i8o6:

abbia fatto la

nuova della grave malattia del nostro povero Arese;


e mia madre, die divide ogni mio affetto, tie fu pure
assai triste ed in timore. Calderari mi annunci qualche
miglioramento che mi riemp di gioia e di speranza.
Ducimi amaramente che gli amici non abbiano adito
al suo letto, e che invece egli debba aver dinanzi agli
occhi l'orribile figura di un prete. Ne puoi figurarti
quanto dolore ed indignazione abbia in noi eccitato
il

sentire

da Calderari che ad Arese

nunciata la fatale sentenza


egli schiva

la

era stata

Crudeli,

an-

cos

se

morte, avr dovuto nidlameno assapo-

rare tutte le sue angoscie!

quante volte V annunzio

morte ha ridotto agli estremi dei malati che,


ignorando il, loro stato, sarebbero guariti? Basta: t
della

ed infelice Arese, che ho sempre dinanzi


mi allontanano sempre pi da un paese, in
pu ne vivere ne morire come si vuole (i).

inali del caro

agli occhi,

non

cui

si

Quella espressione

quando

orribile

figura

di un

prete

non ha
quel senso che avrebbe citandola isolata, come generalmente si fa. Il d'Ovidio l'ha notato molto bene
la si consideri nel contesto della lettera

quell'orribile, che

rore

di scrivere

pi tardi gli avrebbe fatto or-

che

certo faceva lampeggiare un


pur riguardava pi che altro V impressione che lamico aveva dovuto provare scorgendo
e

astio anticattolico,

nella presenza del prete


c'era

(1)

il

segno jnanifesto che non

pi speranza di guarigione per lui

(2).

Sforza. - Epistolario Manzoniano, Voi. I. pag. 26.


Nuovi Studi Manzoniani, pag. 216 in nota.

Di una

Calder ari (30 ottobre 1806) degno di nota


seguente brano suggerito al Manzoni dalla morte del

lettera al
il

comune amico Arese: a Oh s/ ci rivedremo. Se questa


speranza non raddolcisse il desiderio dei buoni, e V orrore della presenza, dei perversi, che sarebbe la vita?

Ed

dopo l'esame

ora,

dei principali scritti

manzo-

facciamo un po' di bilancio


Accanto
ad espressioni pii o meno
morale
irriverenti contro il clero noi troviamo numerose e decise affermazioni di una credenza, sia pur vaga, in Dio.
niani anteriori

1810,

al

e religioso.

Pare quindi che

D'Ovidio

possa concludere logicamente col

si

Insomjna

buon Manzoni

il

era,

come allora

un deista, credente in Dio e nelV immortalit


delVanima, fuori d'ogni religione positiva, e con una
dicevasi,

certa antipatia per quella religione in cui egli era staio

allevato

(i).

conclusioni per sembra che

tali

varie

dichiarazioni

virili

in

costituire

su questa materia.

Manzoni

oppongano

dichiarazioni che ab-

seconda fonte di conoscenza

la

Prima
la

si

nostro poeta negli anni

lettere o conversazioni

biam detto
che nel

dal

fatte

di citare, conviene ricordare

modestia fu in massimo grado.

Basta scorrere alcune sue lettere per convincersi del bassissimo concetto che egli sinceramente aveva di s anche

quando

erano indiscutibili.

Ora

supporre che negli anni di piena fede

egli,

al

meriti

periodo

di

tinte esagerate

giovanile
il

traviamento,

si

potrebbe

riguardando

dipingesse con

suo stato d'animo e la sua posizione

di fronte alla religione.

Con

tale criterio conviene giu-

episodi seguenti. Gi
abbiam veduto nella lettera del padre Francesco Ca
landri come egli parli:
Il Signore per sua ineffabile misericordia mi ha ridonata quella fede che avevo
dicare

(i)

brani

di

lettere

gli

Nuovi Studi Manzoniani, pag. 216

in nota.

miseramente ripudiata

23

Un

simile

pensiero

esprime

anche a un altro padre somasco, Antonio Buon&glio


in data 27 gennaio 1839. In una lettera alla Contessa
Diodata Saluzzo scriveva fra l'altro (Milano, novemquesta, fede io Vho altre volte ripudiata,
bre 1828): a
...

contraddetta col pensiero, coi discorsi, con

la.

con-

dotta; e dappoich, per un eccesso di misericordia, mi

fu

restituita ecc

Lo Sforza in nota alla lettera scritta al sindaco di


Modena (3 ottobre 1872) racconta che uri napoletano,
recatosi
effetti

(raccontava
a

Senta, se

nome

Manzoni, accenn

a far visita al

prodotti dai suoi

e il

poi
c'

il

scritti

benefici

Egli

m^interruppe dicendo

visitatore)

un nome

ai

per la religione.

che non meriti autorit, questo

mio. Lei forse non sa che io fui un incredulo

e un propagatore di incredulit, e con una vita conforme alla dottrina, che e il peggio. E se la Provvidenza
m'ha fatto viver tanto, perch mi ricordi sempre che
fui una bestia e un cattivo . Nel dire queste parole
{veramente testuali, perch ho una bionissima memoria),
il

volta di quelVamabile vecchio

si

accese tutto, e gli

occhi brillavano di pianto: pure furono dette con una

grande pacatezza

Frasi di simil genere

sumendole dalle sue


che

si

stiana

prova

umilt,

si

lettere;

potrebbero aumentare de-

ma

l'mipressione generale

che siano dettate con uno spirito di

cri-

oppure suggerite dalla considerazione

che in quel periodo di traviamento egli aveva tralasciato affatto* le pratiche della religione cattolica ada-

giandosi in quel vago deismo che era allora di moda.

questo punto vanno riportate alcune parole di un

biografo ed amico del Manzoni

parole di una capitale

importanza perch potrebbero spiegare la genesi del


poemetto // Trionfo della Libert e tutte quelle
eipressioni irreligiose che

si

citano

quando

si

parla della

24

perversione manzoniana. Ecco come scrive

Noto

il

Fabris (i)-

per iiidenza, una cosa che non vidi

qui,

ri-

cordata da alenilo de' suoi biografi, che cio l'origine


della sua incredulit fu l'esser entrato in uno di quei
collegi ecclesiastici,

dove

un

egli veniva allevato,

gazzo d'una precoce empiet,

il

ra-

quale sedusse parecchi

Manzoni: cos egli stesso


mi raccont; e quindi chiamava la sua una incredulit
ignorante : che e la specie pi comune, e anzi
in un

dei suoi compagni, fra cui

il

certo senso

unica della incredulit,

y>.

In queste parole abbiamo tratteggiata quella che ho

chiamata

del Manzoni.

crisi religiosa

lavorare di fantasia

basta esaminare

da

Non
i

necessario

frequenti casi

comcos. Quando un collegiale ha la


disgrazia di trovare un perverso compagno, il quale
faccia propaganda di una precoce empiet, subisce uno
di giovani,

quali, usciti

collegi religiosi,

si

portano pi o meno

d'idee che incutono spavento, se

di quei rivolgimenti

non fosse

di conforto

il

pensare che la

crisi

non dura

generalmente a lungo. Se poi tale disgraziato incontro


succede a

come

chi,

buona voglia

il

Manzoni, pass, non sempre di

con buoni trattamenti, 9 anni circa di


non trov in famiglia quelle

collegio, e poi, uscitone,

cure e quei buoni esemp, che devono consolidare

germi

di religione ricevuti dagli educatori, la reazione spie-

gabilissima.

Dico reazione ed intendo dare a questa

parola tutto quel senso di esagerazione e di impulsivit


che

le

proprio e che spinge sempre al di l del limite

a cui in teoria
Il

si

vorrebbe giungere.

Manzoni quando,

uscito di collegio,

giuoco d'azzardo, ^ scriveva


e frequentava le lezioni del
subiva

(i)

il

periodo di

crisi

Memorie Manzoniaue,

il

I\Ionti e

forse in

naj*.

131.

si

dava

Trionfo della Libert

al

andava a Venezia,
grado decrescente.


Quando

poi, nel 1S05

rincrudita

and a

contatto

al

25

pu

Parigi, la crisi

quei

di

essersi

Francesi,

filosofi

spe-

cialmente alla lettura delle opere di Voltaire, dal quale


pi tardi confessava di essersi lasciato sedurre, perch

ignorava che

era quel

l, accennando
Gune D'Etampes

lixro

lissima opera dell'abate

alcuni

di

Ebrei,

Tedeschi

Portoghesi,

alla bel

Lettere

Polacchi

Signor Voltaire datogli da Monsig. Tosi

al

(i).

Cogli anni per veniva la riflessione, e colla

rifles-

sione quel senso pratico e sereno della vita che pone


fine alla crisi religiosa di

che

ora

molti giovani. L'avvenimento

per esporre

sto

accrescere quello stato

riflessione

di

ad

meravigliosamente

serv

dar

fine

al

periodo di traviamento, bench

in

vita e di costumi egli sia stato

sempre integerrimo.

Il

matrimonio.

Milano

il

fatto

Nel febbraio del

di onest di

1807 moriva a

padre Pietro Manzoni. La moglie ed

avvisati della malattia, erano corsi

il

Aglio,

da Genova, dove

si

trovavano dopo un viaggio dalla Svizzera, per vederlo;

ma

arrivati

Brusuglio, e saputo che era gi morto,

ritornarono a Torino e di l a Parigi senza neppure


entrare in Milano.
figlio in

Tanto

la

Signora Giulia, quanto

il

questa occasione non diedero saggio di tutto

queirafi"etto che sarebbe stato desiderabile.

Dopo un

breve soggiorno a Parigi, come

da una lettera al Monti


Alessandro colla madre ritorn
certato

6 febbraio

1808 sposava

giovane di 16 anni,

in

ci

ac-

data 16 giugno 1807.

a ]\Iilano,

dove

Enrichetta Luigia

il

giorno

Blondel,

un banchiere ginevrino,
nata a Casirate e di religione Evangelica riformata.
Non era nobile ed Alessandro considerava questo come
una fortuna dovendo vivere in un paese in cui risuo(i)

via,

figlia

di

Carlo Magenta. Monsig. Tosi

1876, pafj.

28 seg.

Alessandro

Manzoni.

Pa-


navano sempre vivi
doti della

le

versi del Parin

novella sposa

Alessandro in una lettera


naio 1808. Ecco
francese

uu

anni,

26

Vi

il

Quali fossero

detto

ci

(i)

dallo

stesso

Fauriel in data 27 gentratto pi importante tradotto dal


al

dunque

dir

che

carattere dolcissimo,

mia sposa ha

la

un

senso molto

retto,

16

un

parenti, e che mi sembra abbia


Per mia madre ha una tenerezza cos

grande attaccamento ai

un

po' di bont.

mista di rispetto, che deriva certamente dal sen-

viva e

timento

nome

non

essa

cos

filiale:

un

proceduto

po'

in

fretta,

ma

conosciuta, ho creduto inutili tutti

miglia

regna

timenti.
e

delle

mia madre,

essere per

nedire

rispettabili

il

religione,

me

dopo
i

per

bont e

la

Infine io non dubito

quella di

pu

pili

per la modestia,

chiama mai che

la

madre. Voi troverete senza dubbio

di

ci

dar

io

col

ho

ben

d'averla

ritardi; la sua fal'amicizia


tutti

che

vi

buoni sen-

mia felicit
senza della quale non ve ne
/ preti non vogliono bedi

fare la

mio matrimonio per causa


e

che

della differenza di

ancor materia a tanti progetti, che

noi sopporteremo fino a

che

essi

abbiano incominciato

ad annoiarci. Infine non meravigliatevi se noi ritorneremo con voi a Parigi . Il matrimonio non fu celebrato
davanti alla Chiesa Cattolica, e quindi non fu legit
timo. 11 pastore evangelico Giovanni Gaspare Creili,
chiamato espressamente da Bergamo, presenzi il contratto, leggendo il formulario di Ginevra. noto che i
protestanti non ritengono sacramento il matrimonio.
Come avevano lasciato intendere al Fauriel, dopo le
nozze, nell'estate del 1808, ritornarono e si fermarono
a Parigi. Il 21 agosto dello stesso anno, Alessandro scriveva all'amico Pagani: Ho trovato una compagna
che riunisce veramente tutti

veramente
(i)

felice

un uomo

pregi che possono rendere

me

Lettera al Fauriel, Ottobre del 1907.

particolarmente.

Mia


madre e guarita affatto
amore ed un volere .

Quando

si

2-1

non regna fra di noi che un

pensa alle doti morali che ornavano quella

giovane sposa,

me

la frase

-particolarmente assume un

senso speciale perch in tutto questo affare del ritorno


alla fede

Manzoni sub

il

moglie, che due anni

bont del cuore,

Un

si

pii

sua

la benefica influenza di

tardi,

quasi guidata dalla

faceva cattolica praticante.

po' di rassegna bibliografica.

Indichiamo

le

opere principali sul nostro tema.


1.'
il

Arrivatene ed

C arcano

il

per primi divulgarono

S. Rocco (i). Una sera


passando davanti alla chiesa di S. Rocco,
Manzoni si sent un repentino malore, per cui, en-

noto aneddoto della chiesa di


Parigi,

il

tratovi per riposarsi,

fu

commosso dai

che parevano un lamento ed esclam

me

canti religiosi

Oh

Dio, se tu

da quella chiesa usc credente.


Il Conte Stefano Stampa (figlio della seconda moglie
del Manzoni) parlando di questo fatto dice di aver
esisti rivelati

veramente udito raccontare

Alessandro

si

sent

in

vi entr per riposarvi, e che,

un dolce conforto
le

famiglia che un giorno

male davanti a quella


nel

sentendosi meglio, prov

trovarsi in

un ambiente

sue idee religiose ringiovanivano. (Op.


Il

chiesa, che

cit.

in cui

pag. 31

fatto quindi pare storico, in quanto fatto

(2).

non

probabile invece sembra quella improvvisa conversione,

perch

non corrispondente

al

carattere

riflessivo

del

Manzoni.
(i)
I.

Voi.

Vita
delle

Alessandro Manzoni premessa da Giulio Carcano al


Opere Complete (Milano - Recliiedei - 1874) pag. IV.
Conte Arrivabene edite a rarifji nel 1861.

di

Memorie del
(2) Anche R. Barbicra

(nel Voi. Il salotto della Contessa Maffei


Treves 1895) conferma la storicit del fatto aggiungendo che ci
era stato confidato alla Contessa dallo stesso Manzoni il quale si sarebbe ritirato in quella chiesa non per un malore improvviso, ma per
aver smarrito la moglie, (pag. 268).

ecc.

28

Reminiscenze riferisce un
Canta nel suo libro
aneddoto che sarebbe stato come l'inizio di quel
// Conte Giamritorno alla fede. Ecco le parole
battista Somis de Chiavrie -piemontese era stato nel 1810
eletto da Napoleone membro del Corpo Legislativo ;
onde, essendo allora il Piemonte dipartimento francese,
11

<i

altro

stava-

a Parigi,

e contrasse amicizia colla

famiglia

Man

zoni. Non servile alla moda, egli viveva da cattolico;


come molti della nobilt subalpina, non vergognavasi

di qnei che gli intolleranti chiamano pregiudizii, debolezze,

povert di spirito ; e in dispute vivaci sosteneva la

non meno che la verit del cattolicismo. Anzi


dove coi sarcasmi volteriani si celiava sidlt
credenze avite, egli si alz francamente esclamando
bellezza,

lina volta,

Ed

credo

Ne

fu tocca la Enrichetta, e chiese


al Somis la infarinasse di quei dogmi. Egli si dichiar

io vi

incompetente a tanto

De gola
Non

uffizio,

le

propose Eustachio

(i).

vi

motivo per mettere

in

dubbio questo aned-

doto che pure riferito da Luigi Leonardo Lomenie


nella sua
le

lettere

Galerie des contemporains illustres

che

il

De

Gubernatis pubblic,

Fra

dirette

Degola, ve n' anche una del Conte Somis

il

al

quale

appunto mostra di prendere vivo interesse alla conversione di Enrichetta ed al ritorno alla fede di Alessandro e Giulia.
Carlo Magenta nel suo libro Monsignor Lui^i
Tosi e Alessandro Manzoni - notizie e documenti inediti
- Pavia 1876 si sforza di rivendicare tutta, od almeno
in massima parte, la gloria di questo ritorno a Mons.
Luigi Tosi, scrivendo esplicitamente
Pochi uomini
di genio rimasero al pari delV autore dei Promessi Sposi
cos intieramente soggiogati dalle qualit di un altro
:

(1) Voi.

pag. 61, 62.


uomo

Di questo

29

libro scrive,

nei dNtiovi studi manzoniani

d.

da pari

suo,

Come

vedr

si

il

D'Ovidic
in seguito,

Mons. Tosi non fece altro che continuare un'opera gi


iniziata e condotta a buon punto da altri.
Eustachio De gola, il
// De Gubernatis nel libro
Clero costituzionale, e la conversione della Famiglia
l

Manzoni.

Firenze,. Barbera,

1882

riv;endica

l'onore

della conversione alle conferenze che questo sacerdote

tenne a Enrichetta ed Alessandro. Questa la verit

ormai indiscussa.
// D'Ovidio (Nuovi studi manzoniani

Hoepli 1908),

Morano

Il

Bonghi

(in

Horae subsecivae

Milano
-

Napoli-

1888) e lo Scherillo (nel 3 voi. delle opere d

Alessandro Manzoni

Milano

Hoepli 1907) ascrivono


Manzoni, il

questo ritorno alla natura riflessiva del

quale studi la religione, e lentamente arriv alla fede


de' suoi giovani anni in seguito alla conversione della

moglie e

alle conferenze del

Dgola.

un articolo della Rcvue


dal
titolo Manzoni Portmarzo
1908
14
Royal en 18 io d come nuova l'opinione del De
nV Abate Eustachio
Gubernatis e degli altri cijtati
Dgola fu Vapostolo paziente e zelante di Manzoni
colle sue conferenze morali e dogmatiche . Questo
Finalmente F. Gazier

in

Bielle del

il

il

solo,

punto

vero, del resto gi risaputo in Italia, che

Signor Gazier espose su questo tema, cadendo

in

D'Ovidio ottimamente mo(fase, di giugno 1908).


Il Gazier vuole anche provare che il Manzoni deve
essere stato un po' giansenista, perch della conversione
della moglie e del suo ritorno alla Fede si occuparono

numerose

stra nella

inesattezze,

come

il

Rivista d'Italia

personaggi notoriamente giansenisti; anzi riferisce un

aneddoto abbastanza romantico secondo cui il primo e


pi forte impulso alla fede il Manzoni l'avrebbe ricevuto da una visita a Porto-Reale.

Non

occorre fermarsi

per dimostrare che


giansenista.

il

Manzoni non fu

Lo Stampa

questa opinione del Gazier

masuglio

Ed
same

il

di

pece

filosofcamente e teo-

bene confutare scientificamente,


logicamente

tinto

molto bene prevenendo


Il Manzoni sapeva troppo

scrisse

giansenismo, per conservarne qualche

ri-

(i).

ora vediamo di trarre

il

miglior profitto dall'e-

di queste opere.

Sacerdote Eustachio Dgola.

Il

dubbio che

Manzoni

il

ormai fuor di

merito della conversione di Enrichetta

e del ritorno di

Alessandro spetta al Sac. D-

gola. Egli era di nobile famiglia originaria di

nato a Genova

Spagna,

20 settembre 1761; sacerdote versato


nelle scienze teologiche e lingue bibliche, molto zelante
e

il

dedito al catechizzare

tutto

il

Ecco come
dimor parecchi

popolo.

questo sacerdote and a Parigi e vi


anni.

noto come

il

12 luglio 1790 l'Assemblea Costivolendo riformare le cose ecclesia-

tuente

di

stiche,

con un decreto promulg quella che fu detta

Parigi,

Costituzione civile del Clero

cito

da Luigi

l'anno

quale

XVI

seguente,

fu

pose tutto

si

e poi

Questo decreto, san-

condannato da Pio VI

una esorbitanza
il

d'autorit,

nel-

colla

clero di Francia nell'alternativa

di sacrificare o la coscienza o la

v,ita.

Cos gli eccle-

Clero giurato, cio


due parti
clero che aveva prestato giuramento alla Costituzione,
e Clero non giurato, cio ripugnante a tale giuramento.
Di quest'ultimo molti esularono e non pochi perirono
siastici

si

divisero

in

in carcere o sul patibolo.

Fra

gli appartenenti al clero

(Conte Stefano Stampa) Alessandro Manzoni, la sua


- Apounti e memorie - Milano,
Hoepli, i88_v
pag. 250. Su questo punto si pu vedere un articolo di Don Davide
Albertario in La Scuola Cattolica (Anno i, Voi. I, Milano, 1873,
pag. 520), in cui viene sostenuta un'opinione diversa.
(i)

S.

farnij^lia,

S.

suoi amici.

il

prima

giurato, spiccava Enrico Grgoire (1750 f 1831)

semplice curato, e poi Vescovo costituzionale di Blois,


il

quale

cattolicismo

del

e successo per

adoper con zelo

si

per

ottenere

la

libert

Per dare un assetto alle condizioni

culti.

difesa

la

tutti

del

clero,

Il

era raccolto nel 1797 un primo Concilio Nazionale.


giorno 8 marzo poi del 1801 se ne indisse un secondo

al

quale furono invitati tutti gli ecclesiastici viventi

si

sotto la preponderanza francese.

tarono
al

fu pure

l'invito, vi

sac.

molti che accet-

Eustachio Dgola, che

Concilio col lume del suo sapere port pure

stegno

borsa

della

ponte&ce Pio VI.

Concilio non ebbe alcun

Napoleone,

sedute.

incaricato

fu

che

l'indirizzo dei vescovi al


il

il

Fra

esito,

perch,

primo Console,

inizi

il

so-

di

stendere

noto che

dopo poche
con

Roma

quelle pratiche che approdarono al Concordato fra la

Francia nel 1802, rotto pochi anni or sono.

S.

Sede e

Il

Dgola, dopo

la

qualche anno

la

la

vescovo Grgoire, col quale, negli anni 1804-05,

cizia col

visit l'Inghilterra,
le

chiusura del Concilio, protrasse di

sua dimora a Parigi legandosi in ami-

l'Olanda e

esaminare

la Prussia per

condizioni religiose di quei paesi.

Le note

interessanti

da lui prese durante il viaggio, si possono leggere nel


volume del De Gubernatis. Ritornato in patria, fu
compagno di studi e di fatiche al Padre Ottavio Assarotti
in

Genova, dove mor

naic
4*^

nel fondare e

dirigere l'istituto dei sordomuti


in

et di

67 anni,

il

gen-

17

Achille Mauri, discepolo del Dgola (nel

1826.

voi. delle a Biografie degli italiani illustri del

baldec

1837)

il

Ti-

seguente ritratto di questo sa-

cerdote che ebbe cos benefica influenza nella famiglia

Manzoni
mite

Fu

il

Dgola di giuste membra, di volto

benevolo, d^occhio limpido e vivo.

fregiarlo

di rare doti concorreva ogni specie di mezzi, e la filosofia, le

lettere, la religione, lo

ordinavano alla

virt.


Un

3-

sempre aperto alVinfluenza, una schietta amaun conversare piacevole ed estraneo


ad ogni rusticit, gli conciliarono amore e rispetto presso
ctiore

bilit di maniere,

La

ogni ordine di persone


in

religione era

da

lui posta

cima d^ogni pensiero, ed essa lo rendeva umile, man-

sueto, paziente

Queste

Dgola

doli di mente e di cuore che ornavano

le

il

riguardo alle sue opinioni politiche,. filosofiche


qualora

e teologiche,

si

volesse parlarne,

cessario fare delle riserve.

Ma

ci

sarebbe ne-

non ha attinenza

col

nostro studio.

Conversione della famiglia Geymuller.

Per inten-

dere in tutta la sua pienezza la conversione di Enrichetta ed

il

ritorno di Alessandro, necessario parlare

brevemente della conversione di un'altra famiglia, dovuta pure

al

Dgola: conversione, che fu come

il

pro-

logo di quella manzoniana.

La Signora Anna, Maria,

Carolina, Angelica Gey-

Kalb in Basilea e di religione calvinista,


vedova da qualche anno, abitava a Parigi durante il
periodo di tempo nel quale Don Dgola vi si trovava
per il Concilio Nazionale del Clero. Il Dgola entr
in relazione colla vedova Geymiiller mediante una certa
midler, nata

signora Desprez, che fu poi cooperatrice in quella con-

ed ai suoi due figli


Dgola tenne un corso di conferenze
su argomenti cattolici dal settembre 1804 al giugno 1805.
sunti che man mano
Di queste istruzioni rimangono
andava facendo la signora, sunti riveduti ed annotati
dallo stesso Dgola (i). La considerevole durata di
della
queste istruzioni religiose indizio di due cose
seriet con cui la vedova Geymiiller procedeva e voleva
versione. Alla signora Geymiiller

Teofilo e Luca,

il

(i)

Cfr.

Art.

cit.

del Gazier in u Revtie

Bleuen pag. 327.


che procedessero

con cui operava

e della cura e ponderatezza

figli;

Dgola,

il

33

quale non mirava a pie-

il

gare la parte sentimentale de' suoi

vincerne la ragione.

pure

neofiti,

ma

a con-

prova di quest'ultimo fatto sta

seguente aneddoto citato dal Gazier. Durante

il

una delle ultime conferenze,

la signora Geymiiller usc

in questa franca dichiarazione

Io sono convinta, non

desiderando che Vistante di abiurare

miei funesti er-

Chiesa una, santa,

rori ai piedi degli altari di questa

cattolica, alla, quale io sottometto in antecedenza, senza


riserva,

mio

il

mio cuore

ed

spirito

Dgola non

Il

pi segreti sentimenti del


rest

pago

di questa en-

tusiastica professione di fede, e seguit con severo

todo e costanza
ottimo

sue istruzioni,

le

le

me-

quali ebbero un

esito.

giorno 4 marzo 1805 lo stesso Dgola per facolt concessagli dal Cardinale J. B. Belloy, arcivescovo
Il

riceveva l'abiura

Parigi,

di

documento

pu

della

Signora Geymiiller.

volume
marzo dell'anno stesso,
domenica 2* di quaresima, il Dgola stesso presentava
la neo-cattolica al Pontefice Pio VII andato a PaIl

del

De

rigi

per

si

Gubernatis.

IO

Il

l'incoronazione

Dgola

vedere riprodotto nel

di

Napoleone.

Il

Pontefice

documento di abiura) la
ricevette molto graziosamente, dopo che io gli ebbi
esposto la sua conversione, e due volte le diede la
benedizione apostolica, come pure a me, che aveva
(scrive

il

istruito, colla

la sua abiura

Intanto

il

in nota

al

grazia di Dio, questa neofita, e ricevuta


.

Dgola, con zelo sempre costante e pru-

dente, continuava a catechizzare


miiller, Teofilo e

due

figli

della Gey-

Luca, dei quali riceveva l'abiura pi

anno 1805, il Dgola,


dietro preghiera della neofita, stendeva un regolamento
di vita cristiana che doveva servirle di norma. Sopra

tardi. Nell'agosto di quello stesso

COJAZZI.

La morale

caUolica del Manzoni.

34

foglio esterno di questo regolamento conservato nelle

il

carte &ue,

il

Dgola pi tardi

scrisse

seguenti appunti

che servono per ricapitolare quanto

cronologici,

si

detto sulla conversione di questa famiglia ed a farci

Manzoni. Ecco gli appunti


Anna, Maria, Carolina, Angelina, Geymller, tala
i* conferenza a Porto Reale, 11 ot25 maggio iy6y
tobre 1804; abiur il calvinisuo in Parigi 4 marzo 1805
strada per trattare dei

battezzata

mata

in

-per

sicurezza dal Rev.mo

San Severino Festum Sanctae

giugno

Severino

S.

13

Rodolfo Teofilo Eustachio Geymller.,


9 aprile 1789; recato in Genova V autunno 1805;

giugno 1805.
nato

Trinitatis,

Eucarestia in

1805; ricevette la SS.

li

abiur

Grgoire, confer-

calvinismo in Noli 14 agosto 180; battezzato

il

per sicurezza la sera del 14 detto anno; confermazione


e

prima comunione,

li

Luca di
settembre 1790; mandatomi da
15 detto anno.

lui fratello, nato

li

Ginevra; abiur

calvinismo in Genova,

il

Gio.

vinisno

22 maggio

li

18 io in Parigi

punti cronologici su

gola

Geymiiller e
la

crisi

di Enrichetta
religiosa

e non a Milano.

unite

le

Manzoni.

Enrichetta

di

Sappiamo

cal-

Dagli

ap-

appare chiaro che

riferiti

come cose

considerava

il

(i).

Conversione di Enrichetta Manzoni.

zi

giugno 1808.

Enrichetta Luigia. Manzoni Blondel abiur

infatti

D-

il

conversioni

Quando

di
ini-

si

Certo a Parigi

che nell'estate del

1808 Giulia Beccaria col figlio e la nuora lasciava

l'I-

dove nel dicembre di quelnovelli sposi nasceva la prima figlia.

talia per ritirarsi a Parigi

l'anno stesso ai

La

neonata,

per espresso volere

di

Alessandro e di

Giulia, fu battezzata con rito cattolico ed ebbe


di Giulia

Claudina ad onore della nonna

Fauriel, che ne era stato


(t)

De Gubernatis,

op.

cit.

il

padrino.

nomi

e di Claudio.


11

35

Dgola dice che Enrichetta era avversa a quel

battesimo cattolico tanto che

sent lacerare

si

il

cuore,

anche perch quel fatto era stato causa di dolore e di


irritazione nei

suoi parenti e conoscenti calvinisti.

dunque Enrichetta

Se

era cos avversa a questo battesimo

non aveva

nel dicembre del 1808, certo che fino allora

fatto alcun passo verso la conversione.

Le due famiglie si conobbero a Parigi verso la met


quando il Dgola si trovava a Genova occupato
nel catechizzare il giovane Luca. Quando poi il Dgola
del 1808

nel

1809 ricondusse in Parigi

il

neofita

alla

madre,

questa persuase Enrichetta a studiare la religione.

Ab-

biamo gi accennato ad un consiglio simile datole dal


Conte Somis. Era naturale che la signora Geymiiller
indicasse

le

l'uomo
i

pii

Manzoni

per

alcuni

il

Dgola

atto a ci.
in

Il

cos

venerato e stimato, come

Dgola, dopo di aver conosciuto

casa Geymiiller, deve aver preso parte

mesi a conversazioni

familiari

vano probabilmente sulla superiorit che

che versala

religione

cattolica presenta sopra le altre religioni. Alessandro,

dopo qualche mese, non solo permise, ma fu contento


che il Dgola impartisse una regolare istruzione religiosa alla moglie.
di

Il

Dgola, andato a Parigi nell'autunno

quell'anno 1809,

il

29 ottobre aveva tenuto un

di-

tempo

in-

scorso pubblico, ed appunto in quel torno di

cominciava

le

conferenze religiose con Enrichetta: con-

il Dgola volle che assistesse sempre


anche Alessandro; per convenienza naturalissima, dice
il Gazier, per desiderio di giovare a tutti e due, afferma

ferenze, alle quali

con molta maggior ragione il D'Ovidio (i)


Non sappiamo con precisione come si siano -svolte
queste conferenze e quali episodi le abbiano accompagnate. Certo vi devono essere state presentate tutte
(i) Cfr.

l'articolo

df^l

Gazier

nella Rivista d'Italia gi citati.

in

Kevue

Betic e quello del

D'Ovidio

le

obbiezioni che

calvinisti

ma

movevano

anche

36

non solo
En-

al cattolicismo

filosofi seguaci di Voltaire.

richetta era persona colta e certo non, avr fatto sem-

Anche Alessandro

pre la parte di semplice discepola.

non avr considerato quelle conferenze come cosa che


non lo interessassero. La sua mente riflessiva si sar
collocata tutta intera di fronte al problema religioso ed avr goduto nel trovarsi con un sacerdote colto nelle discipline non solo ecclesiastiche e
di quelle

pratico

Forse allora incominci

discussioni.

a studiare l'eresia di Calvino; di quel Calvino, che

pii

tardi confuter di proposito in alcuni punti dottrinali

scrivendo la Morale Cattolica. Di questo novatore pi


tardi

cos

una gran

scriveva

Rosmini

al

Ho

dovuto

con

conoscenza principalmente

ma non

quale nCe parso bens quel sofista,

fare

Calvino,

il

quel sofista

cos sottile che si dice comunejnente. 1 suoi errori, al-

meno quelli che ho dovuto esaminare pi di proposito,


non mi paiono distanti dall'assurdo manifesto che per
e cavillazioni (i).

V intermezzo di leggieri equivoci

le obbiezioni degli spiriti volteriani tante volte udite

da Alessandro dovettero

certo essere discusse. Sarebbe

interessante se di quelle conferenze rimanessero

sunti

come di quelle tenute alla Geymiiller (2). Invece di esse


dobbiamo giudicare solamente considerando gli effetti
benefici che non si fecero tanto aspettare. Come primo
effetto buono si deve considerare la ribenedizione con
rito cattolico

del matrimonio fra

due coniugi Man-

Questa cerimonia ebbe luogo, come dice il De


Gubernatis, nella cappella privata del Conte Marescal-

zoni.

chi,

ministro degli

Parigi,
(i)

il

esteri

affari

regno d'Italia a

del

giorno 15 febbraio del 18 io, per opera del-

Cant. Reminiscenze. Voi.

febbraio 1854.
Gazicr
Il
(2)
scritti di propria

scrive

mano da

ho

I,

sotto

questa

pag.
gli

dama

qi.

occhi
.

Lettera
dei

Art.

in

data

riassunti
cit.

p.

327.

18

fedeli,

l'abate Costaz, parroco della

che tutti e due

37

Maddalena.

presumibile

coniugi abbiamo desiderato di com-

piere questo atto, essendo nel cuore gi cattolici convinti.

Circa quattro mesi dopo,

ebbero

l'esito

definitivo.

Il

le

conferenze del Dgola

giorno 22 maggio infatti

del !i8io Enrichetta abiurava

il

calvinismo nelle mani

dello stesso Dgola, autorizzato a ci dai Vicari del

Capitolo Metropolitano di Parigi, essendo vacante

la

sede.

L'atto di abiura tutto di


ciso a quello

mano

di Enrichetta pre-

Geymller. Riporto, traducendola

della

dal francese, la dichiarazione stesa dal Dgola, della

quale

il

De
In

Gubernatis presenta

f ac-simile

di N. Signore Ges Cristo:

nome

V Anno

il

di grazia

18 io,

il

22

maggio Enrichetta

Luigia Blondel, sposa del Signor Alessandro Manzoni,


milanese, essendosi presentata davanti a

me Eustachio

Dgola, prete della Diocesi di Genova

Teologia, allo scopo

Dottore in

di pregarmi di ricevere la sua

abiura della setta calvinista, nella quale essa era stata


allevata, dicendo in presenza dei testimoni sotto segnati,

che riconosce

suoi errori,

li

detesta sinceramente, e

che d'ora innanzi essa vuole vivere in seno della Chiesa


Cattolica, che la colonna delle verit, che essa crede

fermamente

tutto ci che la detta Chiesa Cattolica in-

segna, e che essa condanna tutto ci che la medesina

Chiesa Cattolica condanna; dopo di essermi informalo


esattissimamente della sua credenza mediante la solenne professione di fede prescritta in simili circostanze,
e di essermi pienanente assicurato

volont e libert

si

che essa con piena

determinata a questo atto per

il

solo motivo della gloria di Dio, e di operare la sua

salvezza

eterna,

io

ho,

colla

permissione dei Signori

-38Vivari del Capitelo Meiropolitano di Parigi, essendo

vacante la sede, ricevuta Vabiura della detta Enrichetta


Luigia, ed io le

dato Vassoluizcne dalle censure da

Ilo

essa incorse, in tutto secondo la

forma

prescritta dal

rituale di Parigi.

Ed
ci

in presenza dei testimoni sottoscritti, io su %ittto

ho steso atto di cui copia sar deposta negli archivi

del detto Arcivescovado.

Parigi,

giorno ed anno come sopra.

il

Prete Eustachio Dgola

'

Dott. in Teologia.

Enrichetta Luigia Blondel


sposata Manzoni, cattolica.

Alessandro Manzoni.

Oltre a queste

firme riportate,

il

documento reca

quelle di Giitlia Beccaria, della Geymiiller e dei suoi

due figli Teofilo e Luca e di pii altre 24 firme di


personaggi noti allora come pi o meno aderenti alle
teorie giansenistiche di Porto Reale.

sione di Alessandro
richetta,

ora stucJiata,

firme, dice che

il

dello

Stampa

noi

cit.

si

Essendo

la conver-

effetto di quella di

Gazier,

il

Manzoni

giansenistiche (Ar.

zione,

come un

En-

basandosi su quelle

mantenne fedele

alle teorie

pag. 330-31). Sulla testimonianza

abbiamo

gi' esclusa questa afferma-

pur essendo certo che

il

merito di aver procu-

Manzoni spetta ai giansenisti (i).


Dgola rivolse un discorso alla neofita

rata la conversione del

Dopo

l'abiura

ed

convenuti, con vigorosi accenni alla incredulit e

ai

immoralit

di

il

allora,

tessendo

Vergine e Martire Giulia,


(i)

Cfr.

retro

pag.

XXX.

le

lodi

la cui festa,

della

secondo

santa
il

rito

3v

milanese, ricorreva proprio

quel giorno 22

ukil;;^!.'

naturale vedere in questo un delicato pensiero d(

Dgola,

il

quale certamente avr fissato quel giorno

non altri per l'abiura, allo scopo di onorare la Signora Beccaria. Questo fatto chiaro indizio che anche
Giulia ed Alessandro si erano molto accostati alla
sincera pratica del cattolicismo
perch non si comprenderebbe, contrariamente a quanto dice il Gazier,
come le considerazioni fatte dal Dgola parlando di
S. Giulia potessero avere, in una circostanza cos solenne, un senso di rimprovero e di biasimo alla vitamondana di Giulia ed alla incredulit di Alessandro,
e

che pure firmarono l'atto di abiura

Ritorno di Alessandro

alla fede.

(i).

Arrivati alla parte

pi importante del nostro studio, dobbiamo confessare

che non potremo dire grandi cose sopra un fatto che presenterebbe tanto interesse. Noi siamo obbligati di girare
l'articolo citato de! D'Ovidio in Rivista d'Italia.
brani del discorso tenuto dal Dj^ola, che il Gazier riporta
come safjtji delia sua importanza e bellezza, se si pensa che fu
pronunciato davanti a Manzoni sempre incredulo e davanti a Giulia
Beccaria, la cui riputazione aveva subito forti attacchi (pnfj. 330)
(i) Cfr.

Ecco

Rivolf^endosi alla neo-convertita la mette in guardia contro


naggio di spirito che il triste carattere del nostro secolo

il

liberti-

Che

cosa diventato questo secolo di luce, i cui immensi sforzi non lasciarono che tracce tenebrose? Questo secolo che, sotto il velo seducente
di filosofia, di toUcramza, d'umanit scav degli abissi alla religione ed
ai costumi? Bisogna che ve lo aspettiate,
sorella; gli attacchi della
seduzione non vi rsparmieranno. Ora con sarcasmi pungenti, ora con
piacevoli aneddoti, ora con un pirronismo stoperlo, o con domande
velate da

una modestia

ipocrita,

l'incredulit cercher di aprirsi

mentre

una

calunnia crescer sopra


alcuni fatti isolati, e la menzogna snaturer la storia, si daranno
violenti colpi alla vostra religione
. Con allusione poi alla vita
via nel vostro spirito,

mondana

di Giulia (dice

ed allora,

il

Gazier)

il

sempio della santa martire della quale

la

Dgola propone a Enrichetta

l'e-

quel giorno ricorreva la festa


e dice \'oi dovete con la condotta e coi discorsi difendere costantemente le regole della morale
Lungi da voi per conseguenza quei
funesti addolcimenti che alcuni cristiani carnali pretesero di poter associare alla professione del Vangelo, e quei lusinghieri rilaiisnmfnii rh,'
.
snervano la morale
(Pag. 330).
in

40

attorno a questo punto, esaminando tutti

particolari

accompagnarono e seguirono,
sperando che da tutto ci emani qualche lume per
che

lo

precedettero, lo

meno

rendere

mento

oscuro che sia possibile

spirituale del

questo rivolgi-

Manzoni.

Queste considerazioni mi sono suggerite anche dai


due tentativi che i familiari osarono, rivolgendo allo
stesso

Manzoni una

conversione.

domanda

diretta

sul

tema

della

Ricordo, scrive G. B. Giorgini, marito di

Vittoria Manzoni, che una sera in cui eravamo soli con


ed

hti, Vittoria

ancora accesi

io,

non

ci si

vedeva pi,

non erano

Itimi, Vittoria si fece coraggio e gli chiese

Ma perch, pap, non mi hai raccontato


che divenisti credente?
di

cs-itazione

rispose

il

mai come and


Manzoni, dopo un momento

figliuola

che ebbe piet di me... quel

Dio

mia,
che

ringrazia

Iddio

rivel a

Paolo

si

Damasco. E non aggiunse niente altro (i).


Uguale insuccesso ebbe il secondo tentativo: Il suo
figliastro (vStefano Stampa), una sera che non c'era nessulla via di

suno os d'interrogarlo direttameute su questo argomento,


dicendo

Caro pap,

in chj

modo

incredulo sei diventato credente?

quando non

il

Dio, mio caro

dopo un istante riabbass

che,

come sempre,

in mano, senza

impazientarsi,

libro, alz gli occhi al cielo, e rispose

la grazia di

leggere.

accaduto che tu da

un libro
domanda e senza

c'era nessuno, teneva

offendersi di quell'ardita

abbass

Egli

(2).

stata la grazia di

Dio

gli occhi sul libro e si

stata

rimise a

accontenteremo adunque dei pochi


una lettera che un personaggio

Ci

dati certi che ci fornisce


di Parigi scrisse al

Le conferenze

A. D'Ancona, Vili lettere di G. B. Giorgini raccolte ed annoPisa, Vitri 1913, pag. ii.
(2) Op. cit., pag. 31. Questa renitenza del M. a parlare della propria conversione fu messa in rilivo con degne osservazioni anciie da
Gaetano Negri in -Segni dei tempi*, Milano, Hoepli, 1803, 3 edi3,
pag. 66. Cfr. Cant, op. cit., voi. I, pagg. 63-64.
(i)

tate.
"

Degola.

religiose tenute alla moglie, alle quali

41

egli assistette, e pi che altro

la

sua conversione con

la solennit gi descritta per l'abiura, vennero a scuo-

tere

Alessandro da quella incredulit o indifferenza

Dgola seguit

da

a cui accennammo. Certamente

il

credere dietro preghiera sua)

conferenze al solo Ales-

le

sandro come appare dalla seguente lettera in data 24


dicembre 18 io del Signor Agier, presidente di Corte
d'Appello allo stesso Dgola (traduco)

Ci che voi

dite dei progressi della neofita e della suocera

vi

Ci

coisolantissimo.

che voi aggiungete ^n

riguardo

Quale misericordia V essere- chialontano! Dio sia lodato, d'avere, a di-

al marito e ammirabile.

mato da
spetto

cos

degli

uomini, accordato

al vostro ministero

scriptum, cos scriveva

mio

tina

benedizione

tale

Sulla stessa lettera, in un postil

Vescovo Constant:

Amico

<i

padre mio in G. C. Approfitto del poco spazio


i miei complimenti di ci che voi mi dite in

per. farvi

riguardo degli sposi Manzoni. Ecco per voi una gloria


in

Dio per

la

moglie rd

'iiri

m^'^ii^ di nVn^-o

r-llr ^o'^^yp

lunghe conferenze col marito. Che Dio vi benedica. Vi


abbraccio di tutto cuore

L'espressione

da

^rj^

CONSTANT VkslOVO.

quale misericordia V esser e chiamato

cos lontano e quell'altra del postscriptum

una

corona di alloro alle vostre lunghe conferenze col ma-

mostrano con evidenza che il ritorno alla fede


Alessandro lo effettu non per via di sentimento e di
rito

cuore,

ma dopo

della fede

sottili e

profonde discussioni

sui

dogmi

discussioni di cui diede poi cos mirabile

saggio nelle osservazioni sulla morale cattolica.

del

Ecco a questo proposito alcune belle osservazioni


a Alessandro, l'uomo di studio, il raD'Ovidio
:

gionatore acuto

impetuoso,
cinio; e si

arguto, carattere pi

ebbe bisogno

d'essere

riflessivo

convinto

col

che

razio-

conferm nella fede ragionando, meditando


Ed

studiando.

di

era

cui

42

elabor anche

da poeta

quali s'era finalmente riconciliato

Un

credenze

le

imbevuto nella fanciullezza, con

stato

tentativo di spiegazione.

(i).

Dopo

le

di aver esa-

minato quel poco che storicamente sappiamo sul

ri-

torno del Manzoni alla fede, facile vedere che sono

ben misere
l'

esteriore

ne

notizie,

mentre

il

sudi amici

da'

pure in
di

lui

per

di

riferentisi

pii

o parenti

ci

si

una nuova

cap.

si

tratta

direttiva, nelle

deve alle volte dare l'addio a tutto un patriidee e di mezze convinzioni facendo uno

fra

stesso

Ep-

di

strappo alla parte affettiva


riera

lui

venne esposto.

quelle battaglie dello spinto, nelle quali

monio

al-

da

deve essersi svolta una lotta interna, una

di imprimere a tutta la vita

quali

solo

processo psicologico n

Manzoni nella

II),

ponendo come una bar-

passato e l'avvenire.

il

e sistematico

Vuomo

(disse

per natura: egli tiene al com-

ama meno

ad ognuna di

esse

la verit particolare che

crede vedere in ciascuna di esse, che

il

risultato di tutte,

che riguarda particolarmente come l'opera della sua


flessione.

lo

parte della Morale Cattolica

II

plesso delle sue opinioni pi che


in particolare, ed

ri

Per conseguenza di questa disposizione egli

ad ogni potenza

sar avverso

intellettuale che pretenda

far distinzioni in queste sue opinioni, e preferir di

difenderle tutte, combattendola come parte avversaria,


che riceverne

la.

sentenza come da giudice

Ora, in mancanza di

altri

dati, necessario tentare

un'induzione coll'esame delle opere manzoniane e specie


di quelle che presentano un carattere pi religioso.
certo,

alla

come

si

disse, che

il

processo di questo ritorno

fede fu intellettualistico in massima parte, con

esclusione quasi completa di ogni elemento sentimentale


(i)

Nuovi Studi manzoniani,

paf>.

233.


parole,

altre

in

egli

critica filosofica (i).

43

filosofi

abbia egli studiato di

quando

preferenza, in questo periodo, facile vedere


si

esaminino

che egli apponeva

le postille

una

fede mediante

alla

arriv

Quali

ai

volumi che

stava leggendo (raccolte del Bonghi nel II Voi. delle

opere inedite o rare) e


nella morale cattolica.

secolo XVIII,

le

varie citazioni che ricorrono

Sono quasi

tutti gli ideologi del

francesi Voltaire, d'Holbach, Diderot,

Volney, Cabanis, Rousseau, Helvetius, Condillac, Destutt

De Tracy

nando

Galiani,

fratelli Verri,

Pagano, Gaetano Filangeri


tham, Stuard Mill,

Non

qui

il

Antonio Genovesi, FerdiCesare Beccaria, Mario

gli Italiani

J.

B.

Inglesi

gli

Say

Locke,

Ben-

ecc.

luogo di esporre

hanno

le

varie teorie

di

comune ci che
espresse sinteticamente il Tennemann (Volume II, pagine 207-208)
Gli iioinini che a questo tempo in
tutti

questi filosofi,

quali

di

Francia

si

chiamavano

filosofi,

si

sforzavano di far

da rivoga che
dottrine senza valore, le quali confondevano Viiomo
con la natura o divinizzavano il mondo, dichiaravano
incerta e non necessaria la credenza in Dio, e combattevano ogni religione positiva come itn^impostura dei
prti . Il movimento che va sotto il nome di filosofismo
francese non fu che una fase di quell'indirizzo il quale
iniziatosi nel Rinascimento, passando attraverso
grandi
prevalere la libert di petisare; via dominati

strette

frivole disposizioni

non misero

in

sistemi

di

Descartes, di

Hobbes, di Spinoza, di Lei-

bniz e di Wolf, mise capo alla rivoluzione francese.


In quel secolo tutta la filosofia tradizionale fu sotto-

posta ad una critica radicale e violenta, sotto alla quale

(i)

una

Un

Alessandro Visconti avendo detto che la nostra era


Manzoni gli ripigli: Si, anche di senprincipalmente positiva, con dogmi inalterabili, e g
ecc. (Cant, Reminiscenze, \'ol. I, pag. 73, nota).

rjiorno

religione di sentimento,

timento, ma
rarrhia fssa

44

per stava nascosto un nuovo dogmatismo, che credeva


di aver risolto

mondo

problemi riguardanti il
Questa revisione radicale di tutto un

piti essenziali

e la vita.

passato pi volte secolare farebbe supporre una ferma

ed incrollabile

fermezza

di

principi,

perch

(dice

l'Hffding) quando tutto in una volta, in un istante,

vuol fare

nel

avere una grande fiducia nel proprio punto di vista.

conti con tutto ci che la storia

campo

spirituale

Ma

giudizio non

premesse siano ordinate

campo

nel

accade sempre nella storia

cos

Orbene,

il

si

si

ha prodotto

sociale,

si

deve

nel giorno del

ha tempo di attendere che

tutte

le

(i).

Manzoni forse

inizi

il

suo ritorno alla

fede con una reazione a tutto quell'edificio filosofico


che rinnegava lo spirito.
filosofici egli esercit

non sopra

tutti

problemi

a cui nulla sfuggiva; un problema

netrante,
altri

Ma

quella sua critica cos acuta, pefra gli

s'impose alla sua considerazione, un problema che

aveva pi

strette

attinenze col

sua indole e con tutto

problema

inorale.

blicati dal

Le

il

postille

Bonghi sono

suo carattere, con

suo indirizzo letterario

ed

a dimostrare che

V essenza della moralit?

la
il

pensieri sparsi pub-

Manzoni

il

domanda in che
A tale domanda ri-

era sempre preoccupato da questa


consiste

spose categoricamente col terzo capitolo della Morale


Cattolica e con l'ammirabile appendice allo stesso che

ha per
V utilit

titolo
.

descritto

Del sistema che fonda

la inorale sul-

Con questi due brani egli, senza volerlo, ha


il cammino percorso dal suo spirito per ritor-

nare alla fede dei giovani anni. Egli esamin tutti


vari

sistemi

di

morale, riconobbe quel

che possedeva ognuno di

essi,

ma

si

tanto di vero

accorse che l'agire

dietro la guida del solo piacere (edonismo dei Cire(i) Storia della Filosofa Moderna, traduzione dal tedesco del prof.
Martinetti (Torino, Bocca, ic)o6) Voi. I., pag. 442-443.

45

naici e di Epicuro), o del solo interesse privato (egoismo

di

Hobbes

di

Malthus),

dell'interesse

pubblico

(l'altruismo di Bentham), o del sentimento (scuola scoz-

o della simpatia

zese),
i

(Adamo Smith) non

di moralit quali la coscienza

caratteri

presentava

domanda

l'universale consenso esige. L'uomo, certo, opera spesso

perch mosso dal piacere, o dall'interesse o dal sen-

timento ed

blema

Manzoni non

il

si

propose affatto

storico di esaminare se ci vero

ed

il

pro-

in quale

estensione; a lui bast l'aver conquistato questo solido

fondamento: tutti quei motivi di azione non offrono


una garanzia ed una motivazione di moralit, e tanto
meno spiegano
concetti ed i sentimenti pii comuni
ed istintivi che tutti gli uomini provano in tale materia,
ed in ultimo non sono applicabili nella pratica.
i

Superate queste teorie false o incomplete egli si


ferm su quella che, per secoli, aveva guidato la coscienza dell'Europa cristiana e riconobbe che l'essenza

della moralit consiste nella relazione di convenienza

o di repugnanza che

le azioni

umane hanno prossima-

mente con

umana

remotamente con

natura

la

la na-

tura divina conosciuta col lume naturale della ragione


e col

complemento della rivelazione. Solo questo sistema


una spiegazione e motivazione completa di

gli offriva

quei caratteri di autorit, di universalit, di impersonalit ed indipendenza che tutti riconoscono essere necessari alla legge morale.

zoni stesso

Ecco alcune parole del Man-

Perch una teoria morale sia completa,

non basta che spieghi come alcuni possano aver fatto


ci che essa medesima costretta a lodare; bisogna

che dia ragioni e motivi generali per farlo

di que' sistemi

stima della virt, o nel desiderio della felicit (ten-

denze indistruttibili come

Ognuno

ha una parte di fondamento nell'una


o nell'altra tendenza della natura umana, cio o nella

il

vero, che l'oggetto del-

l'una, e

tiene

bene, che

il

il

46

termine dell'altra); ognuno

da quella su cui si fonda, un'imperfetta ragione


d'essere, e una forza per combattere; come dal traviene

l'impotenza

La

ce

scurar

difficolt consiste nel soddisfarle

vare un punto, dove la bellezza e la ragionevolezza

dell'azioni,

gli

l'altra

de'

voleri,

di

vincere.

ugualmente, nel tro-

dell'inclinazioni,

si

riuniscano

necessariamente, in ogni caso e con piena evidenza.

Questo punt

ritrova, per dir cos, la sua unit nel riconoscimento

dell'unit eterna e

Ora

la

morale teologica. Qui l'anima umana

suprema del vero

e del bene' (i).

naturale che egli, riconosciuta la perfezione della

morale evangelica, non

la cercasse che nella

Chiesa Cat-

tolica, nella quale solamente praticata e predicata

Degne

(2).

di essere ricordate sono le belle osservazioni

che fa a questo proposito Gaetano Negri

Il

Manzoni

doveva essere insieme una di quelle nature che hanno


sempre davanti a s la visione del mistero ultimo
delle

cose,

turbate

sono

da quella visione profondamente

Questo mistero

gli si affacciava

troppo

minaccioso, perch egli potesse acconciarsi ad una


sofia la quale, priva affatto di critica,

filo-

non distruggeva

non col dileggio, e aveva la radice assai pii in


un impulso politico che in un concetto veramente razionale. Un'anima come quella del Manzoni che non
poteva vivere nell'incertezza sul pi grande ed oscuro
dei problemi; un problema in cui l'ingegno umano, abbandonato a se stesso, si perde doveva cercar l'uscita
da quell'abbandono, e sentendosi come arrenata nelle
acque basse della filosofia del Voltaire, doveva presto
se

o tardi ritornare alle acque profonde del gran mare

(i)
(2)

Morale Cattolica. - Cap. III.


II Manzoni sostenne sempre ed era convinto che
(i

l'origine dei

Cristianesimo era divina, e che il cattolicismo era la logica del Cristianesimo (Stkfano Stampa. - Voi. II. p;ig. 2(>^).


della

e ritornando

fede,

cismo,

che

logico

pii

battaglie

vi arriva

alcun tempo nel dubbio e nell'incredulit,

saputo sopportarne
alla

fede,

trovano

il

diventano

perch nel cattolicismo

cattolici,

principio d'autorit che

che tanto

usciti e

delle Opere: Segni

ma non hanno

ansie e le conseguenze, ritornanda

le

assicura e

li

da

tiene dal ricadere in quel precipizio

cosamente

de

li

spaventa

Manzoni

uno studio di

in

proposto di

si

(Dal

amore

anche a certe note

ricorrendo

generale,

sparsi, raccolti dal

del poeta, le

della

confutazione

appariscono

frammentarie e slegate, a mostrare


rapporto che

le unisce,

alle

tempo (pag. 2).


Manzoni cercasse

Il

da un lato

preoccupazioni

pensieri

la

dopo

Osservazioni

nelle

continua

ritorno

Bonghi eli sui libri e i manoscritti


idee del Manzoni che per le esigenze

dall'altro

il

di brevit,

pu vedere svolto magistralmente


Alfredo Galletti (i), nel quale egli
ricostruire su un piano pi largo e

IV

voi.

si

trat-

tempi, pag. SS-Milano Hoepli).

alla fede, che qui, per

solo abbozzato,

li

cui sono fati.

Questo tentativo di spiegare per induzione


del

dalle

Tutti coloro che hanno vissuto

dubbio.

del

cattoli-

sistema

il

un sistema che

esista,

veramente un riparo sicuro a chi

offre

dal

attratta

sentirsi

quale, data che sia la premessa,

il

serrato

pili

47

la

coerenza e

intellettuali

suo

del

aver mostrato come

di

il

all'arte del poeta,

il

fede con cuore e buona volont,

Cattolicismo s'impose

pensiero

al

del

Manzoni per due ragioni principalmente

al

assoluta, e alla sua coscienza

immutabile di morale: e

religione cattolica quella evidenza razionale e quella

suo spirito Vnhi consistam,

(1)

Le idee morali

Cattolixa
del

1909).

(Milano

di A.

iQog,

lo

Manzoni,

estratto

dal

il

esso offriva

centro logico, la verit

un sistema compiuto e
scorgere appunto nella

le

osservnsioui sulla Morale

iinnovamenlo,

fascicoli

I,

H,

48

perfezione morale che non gli riusciva di trovare in

alcun'altra

teoria,

ha convirito che essa fosse di

lo

origine divina (pag. 5)


La conversione del Man zoni fu dunque un atto essenzialmente intellettuale

189 del II fascicolo)... pare a

me

che per giun-

"

(P^fa-

gere a questa cos profonda convinzione la sua mente

sia

partita

dalla

legge

morale quale

affermava

si

nella sua coscienza: pura, imperiosa e assoluta; abbia

posto come assioma che essa la parte migliore del-

l'uomo, anzi tutto l'uomo, poich senza di essa la

vita sociale

e nel trionfo della violenza brutale;

tramuta

si

ad uno ad uno

zione religiosa, e

costretti

in

una guerra feroce

diversi sistemi di
li

perenne

abbia esaminati

morale senza san-

abbia giudicati difettosi, parziali,

a contare sui sentimenti buoni dell'uomo o

quando

sull'equilibrio della sua ragione,

provano che

la

storia e

guidato dalle

l'esperienza ci

passioni e non dalle idee, e che potentissimo in lui


di

asservire

l'uom.o

idee

passioni.

l'istinto

morale cristiana perfetta; soltanto

cattolica

di bene.

Ma

compiuta

alle

La

sola

disciplina

la

una norma infallibile


non pu venirle dall'uomo,
essa non pu non essere di

e ci offre

tale perfezione

umana

non

origine divina

le

essa

(pag.

190).

Galletti finisce

Il

pregevolissimo studio con questa osservazione

il

suo
Bi-

comune m-

sogna risolutamente modificare

torno alla placidit, alla serenit, alla scorrevolezza,

il

giudizio

La tempesta

dir cos, della conversione manzoniana.

stata

invece violenta, se bene chiusa, ed ha scon-

volto

-suo spirito sin negli strati pi profondi.

era nel timido e modesto conte lombardo, assai

del frate Cristoforo di quanto

il

Tale tentativo di spiegare

alla fede tanto pi seducente in

piti

creda volgarmente

si
il

Vi

ritorno

quanto

del
che,

Manzoni
non molti

anni or sono, una eletta mente di letterato e di filosofo.

49 -

con un processo analogo operava un simile ritorno. Intendo parlare di Ferdinando Brunetire dell'Accade-

mia

il
quale nel volume
Croyance (Premire tape

francese,

de, la

Sur

Ciemmi,

ics

du po-

l'utilisation

sitivisme) svolge e dimostra tre punti che per lui furono

primo movente della conversione. Eccoli tradotti

il

La morale non pu

mantenersi indipendentemente da una religione; in

secondo luogo, questa religione, qualunque essa

ne giustificarsi, ne

costituirsi,

sia,

non pu essere n naturale, n individuale, ma sociale


e fondata sull'affermazione del soprannaturale; in

terzo luogo

finite

storia (i).

a queste esigenze, riconosciute e de-

dalla scienza,

Non

cattolicismo ha risposto nella

il

privo di significato questo quasi

parallelismo nel ritorno alla fede di due menti sovrane,


distanza di circa un secolo, delle quali una nei

alla

bollori della giovinezza e l'altra nella serena maturit

della vita; anzi serve a dare una risposta a un'osser-

vazione del D'Ovidio

che decennio

mente

Se Manzoni fosse nato qual-

pii tardi, se

riflessivamente

il

suo spirito avesse seria-

presa

posizione

la

critica,

serena e tranquilla, degli Strauss e dei Renan, avrei

voluto un po' vedere se sarebbe tornato all'ovile!

E
in

Giovanni Negri

Chi ha

(2).

scritto

capitolo terzo della Morale Cattolica ha risposto

il

la risposta la dia

precedenza a

presenti
(psal.

tutti gli

futuri

CX\'',

I)

.Strauss e

ben poteva

Renan

dire

passati,

Salmista

col

Credidi, propter qiiod locutus sum.

Manzoni affermava (Stampa,

II, 448), che le


cose della religione le vedeva tanto chiare, che tejneva

({

perfino di perdere

//

(i)

Paf^.

(2)

Saggi

menti

critici,

244 nota

merito della fede

(3).

XXI

della sesta edizione (Parirji-Perin 1905),


Criiici (Napoli, 1878) p. 52 e Nuovi Studi

pag. 215.
(3) (Giovanni
par.

il

Nr.CRi

estetici

Sui

e biblici.

Manzoniani,

Promessi Sposi di A. Manzoni, com(Milano - Salesiana - iqo6) parte IV,

(1).

CojAZZI. La Monile caUolicu del MumOni.

^
Dopo

tutto ci

5"

dovr escludere assolutamente

si

Non

zoni alla fede?

Man-

totalmente ogni fattore affettivo nel ritorno del

credo: pure dando la prevalenza

come

all'elemento intellettivo, innegabile,

si

notato,

che l'incitamento, se non altro, o l'invito tacito a

.stu-

problema morale-religioso, dovette riceverlo


dalla conversione di sua moglie. Si veduto infatti come
diare

il

anche Enrichetta inizi la sua

crisi religiosa sotto l'im-

pressione di un fatto di natura affettiva,

quando

cio

Alessandro volle che la prima figliuola Giulia Claudina,


nata a Parigi verso la fine di dicembre del 1808, fosse
battezzata con rito cattolico. Essa allora

si

sar chiesto

come mai in Alessandro rimaneva cos forte il rispetto


verso una fede che pure non professava, ed avr intraveduto in quella recisa volont di

due cuori che

di divisione fra

l'aridit

lui

un elemento

rano amati cos presto

Di pi Enrichetta con la sua anima


doveva aver esperimentato- tutta

e cos intensamente.

tenera ed

si

affettuosa

puro formalismo

quale manteneva

le

anime

la

cui

conduceva

nel

sua religione calvinista.

Giulio Salvadori (i) a questo proposito cita

le

parole

sconsolate di uno scrittore, in cui la fantasia e l'affetto

male

(traduco)

adattavano al rigido credo di Calvino


L'anima agitata, tormentata, che vorrebbe,

si

fuori della casa e delle miserie quotidiane, trovare uri

dove effondere davanti a


Dio le proprie angoscio, dove raccogliersi in presenza
delle cose eterne, nella nostra religione non sa dove

andare.

(c

cuore,

luogo dove pregare

(i)

La

La

non
crisi

in pace,

nostra Chiesa ignora quelle sofferenze del


le

divina,

inorala

del

ha poca previdenza per compaManzoni (Fanfulla

della

Domenica, 28

Febbraio 1909). In questo pregevole articolo il Salvadori si propone


appunto di provare come durante la terza dimora del Manzoni a
Enrichetta ebbe
e mantenne un'azione potente sopra di
Parifji
lui per una mutazione d'animo e di mente che precede il ritorno religioso w.

51 -

pochi sguardi discreti per le pene delicate, necsuna intuizione dei misteri della tenerezza, nessuna

tire,

flt

soavit

Sotto pretesto

religiosa.

noi

spiritualit

di

sciupiamo delle aspirazioni legittime

Oh! non

(i).

me-

era fatta per restare calvinista una sposa che pot


ritare che

suo illustre marito

il

con queste espressioni, nelle quali


nerata sua moglie

quale insieme con

le

sapienza anatema

consacra

sente tutto l'affetto

si

am

riconoscente di un cuore che

dedicasse l'Adelchi

le

Alla diletta

Enrichetta Luigia Blondel

affezioni

e ve-

la

coniugali e con la

pot serbare un animo verginale

dolente di
V autor e
non potere a pi splendido
e a pi durevole monumento
raccomandare il caro jzome
e la memoria
questo Adelchi

di tante virt.

percussione fra

Abbiamo dunque una


due sposi

le

reciproca

ri-

una fede
Alessandro furono
di

scintille

gi vicina a spegnersi nel cuore di

illuminare la via ad Enrichetta, la quale a

sufficienti a

sua volta cooper a iniziare e condurre a termine

\\

mirabile rivolgimento del marito. Viene alla memoria


il

pensiero di

santificato
la

il

S.

Paolo, che tante volte

marito infedele per

la

fra

parte

affettiva

possibili a farsi in teoria

ed

avver

Del resto queste


se sono
base ad un esame delle

moglie infedele pel marito fedele

distinzioni

si

moglie fedele, e

in

(2).

intellettiva,

opere di uno scrittore, sono di poco o niun valore quando


si

vogliono riferire alla concreta realt della

vita.

Nel-

l'uomo sono cos misti cuore e intelligenza, e passano


fra

due

cos frequenti, misteriose e forti relazioni che,

quando uno

subisce

una

forse

crisi

non sa neppure lui


Ma volendo

quale dei due elementi abbia la prevalenza.


studiare
(1)

di

il

fatti

che pure accaddero,

Fedi-kico Amiel,

Frajincntt5

marzo del 1S60 Voi. i. pag.


(2) Prima ai Corinti, VII,
passo citato

in

si

costretti, in

man-

d'un journal intime, (Giorno 17

155).
17.

Non

senso accomodatizio.

occorre avvertire che qui

52

canza d'altro, ad indovinare: del


stesso

Manzoni,

la

storia,

Nell'estate del 1810


e

si

resto,

per fortuna,

tre

diremo con
c'

lo

avvezza.

Manzoni lasciavano Parigi

recavano a Milano, dove a continuare l'opera del

Dgola, troviamo un altro degnissimo ecclesiastico.

Milano.

Lo

stato d'animo con cui Alessandro

abbandonava Parigi era ben diverso da quello che aveva


quando vi si recava la prima volta nell'estate del 1805.
Al Fauriel infatti cos scriveva da Parigi alla Maisonette (29 maggio 18 io, traduco) Non c' in verit che
Voi che mi teniate attaccato a questo Parigi, che io
non amo affatto per tutto il resto; e ricordatevi che
mi avete promesso che
fra poco mi lascierete la li

berta di dimenticarlo interamente

La

conversione

di

Enrichetta,

come

era

naturale,

suscit le ire dei suoi parenti calvinisti a tal segno che

Alessandro, prima di entrare in Milano, stando a Torino, cerc

un paciere fra

le

due famiglie nella persona

dell'Abate Gaetano Giudici, propostogli dal Dgola

Ella

avr probabilmente inteso

dire

Enrichetta, mia moglie, a Lei ben nota,

si

cost

che

risoluta

poco tempo fa di rientrare nel grembo della Chiesa,


e che pose ad effetto questa risoluzione col'aiuto del
detto Abate Dgola e avr in conseguenza saputo o
preveduto certamente, che
parenti suoi ne hanno
concepita una smoderatissima collera
V. S. conosciuta, dunque riverita, dalla famiglia Blondel,
sicch due parole poste da Lei in favor di Enrichetta
produrrebbero certo un ottimo frutto
Essa sta ora

scrivendo all'amatissimo suo padre, e

per caldamente pregarla di avvalorare

cere

si

unisce a

me

le tenere, sin-

ed umili supplicazioni, ch'essa porge ad un padre,


non rea per nulla, non avendo fatto

verso del quale

altro che disporre liberamente della propria coscienza.

e legittimo (che sia ottimo non

provare

che quest'atto innocentisoimo

ai parenti,

si

pu

dir loro), Ella

avr in pronto, e pi atte, e pi stringenti, e pi calde

mai

parole, di quello ch'io potrei

suggerirle....

(Da

Torino, 29 giugno 18 io).


La lettera di Enrichetta al padre, scritta da Torino

giorno 29 luglio 18 io, merita di essere conouna nuova prova della Seriet con cui

lo stesso

sciuta perch
il

Se
due Manzoni':
Dgola condusse alla fede
solo
fatto
cattolica,
l'ho
io ho abbracciato la religione
per seguire e praticare quanto essa insegna e mi
i

renderei spregevole a

me

stessa se operassi contro ci

Dal momento che


mio dovere
nella mia lettera ho dato la mia parola d'onore dinnanzi a Dio che fu solo per mia pura e semplice
volont che mi decisi a cambiar di religione, strano
che non mi si voglia credere; io non vi fui punto indotta ne da inganno, ne da perfidia; grazie a Dio io
non conosco alcuno che sia capace di tale enormit, e se
per qualche tempo rimasi indecisa fu solo per timore

che

sento

ch'io

si

essere

credesse che io ero stata influenzata

affermo ancora dinnanzi

mia propria

volete

iniziativa,

credere,

al

cielo che ci
se

dopo

mi sforzer

io

di

ci

ingiustizia con rassegnazione, perch innanzi

altro
I

buoni

uffizi

mio dovere

del

lo

non mi

sopportare questa

il

ma

avvenne di
voi

motivo sta

ad ogni

(i).

Giudici e la prudenza e spirito

conciliativo di Alessandro vinsero quella diffidenza che

animava

la

famiglia Blondel, e la pace, bench un po'

aspettata, venne.

Monsig. Luigi Tosi.


luglio
(i)

1763,
Le due

Sforza, Voi.

Nato

fu educato nel
lettere

Busto Arsizio

collegio

dei

il

Somaschi a

sono desunte: la prima dall'Epistolario dello


la seconda dal libro d<^l De Gubernatis ni

pag. 93-94
volte citato, pag. 484.
I.

54

Lugano; studi teologia

seminario, prima a Milano

e poi a Pavia; fu canonico della basilica di S.

Am-

brogio di Milano; infine, nel 1823, Vescovo di Pavia,

dove mor

il

13

citata dice che

dicembre 1845.

Magenta nell'opera
il Manzoni in casa

Il

Mons. Tosi conobbe

Gaetano Giudici, dove convenivano anche

di

ed

Grossi,

il

il

il

Porta,

Torti; e che in questi colloqui, incomin-

Dopo

ci la conversione di Alessandro.

quello che

si

sappiamo che questo merito spetta al Dgola, il quale per primo mise in relazione la famiglia
Manzoni con questo Mons. dando a Giulia una lettera
di presentazione. Ci appare chiaro da una lettera di
Giulia al Dgola e da un'altra di Alessandro all'abate
Gaetano Giudici in data Milano 29 giugno 18 io in cui
lo prega di metterlo in relazione col Tosi. Di pii abbiamo la testimonianza esplicita dello stesso Monsignor
Tosi, il quale scriveva al Dgola (Milano 26 agoallorch. Madama Beccaria mi present
sto 18 io):

detto, noi

sul principio di luglio in istrada,, mentre veniva alla

mia casa, la vostra lettera, io rimasi cos stordito che


non ebbi quasi parole da risponderle. Tutto mi faceva
la maggior sorpresa, dopo le poche notizie che io aveva
di

quella

famiglia
questo della Divina

Oh qual
Misericordia! Non la

oc

miracolo

sola Enrichetta, che

semplicit,

ti

Sandro, sono agnellini che ricevono con estrema avi-

un angelo di ingenuit

ma Madama,

ed anche

il

gi

si fiero

e di

Ales-

ti

dita le istruzioni pili semplici, che prevengono

siderii di chi

a chi loro parla, onde parli liberamente, che tutto

nettono a profitto di loro santificazione. Intanto

sistema di famiglia

animarsi vicendevolmente, a rinfrancarsi, a disprezzare

a.

tutti

dovrebbe

l'unione dei cuori

rispetti

umani.

dirigerli, che

ordinato nel
mirabile;

La

e^

de-

danno coraggio

modo

tutti

citt nostra e

il

pi savio ;

cospirano ad

sommamente

edificata

55

da questo prodigio della

buoni sono

inteneriti, e

de'stra del

Signore

presagiscono grandi beni alla

causa della Religione da un tratto di Grazia cos

straordinario ed inaspettato.

premio della sua fedelt

ammessa

dell'Assunzione di Maria Santissima; e sospira ed

Madaua ha

e del

ottenuto in

suo fervore di essere

alla partecipazione de' Santi Misteri

otterr probabilmente di aver la

va

zione nel prossimo

il

giorno

medesima consolaonde con-

d di Sant'Agostino,

camminar franca e coraggiosa


nuova via incominciata. Alessandro ha intrapresa la carriera con estrema docilit e sommessione;
domani avremo ancora una lunga conferenza, e se
il Signore conserva ed accresce in lui le sue benedizioii, egli pure sar per fare gran passi. Il bravo
Somis venuto qua venerd: fummo insieme quattro
ore, e la sera and al desiderato Brusitglio colla
figlia, onde edificarsi, ed edificare 'colla preziosa sua
compagnia.

disporre Enrichetta alla Cresima, ch'essa doveva n-

cevere

fortarsi vie meglio a

sulla

alo

ci

il

andr domani con Alessandro,


di 4 di settembre, giorno di

finir

di

San Gregorio,

sar differita di qualche giorno per avere Monsignor

di Faenza Bonsignori, che l'amministrer col decoro

che

Mio

richiesto.

caro amico, se per una parte son confuso d'es

ad un

Ministero, al quale sono piena-

sere destinato

fi

mente

inetto,

intente

di Voi, che m'avete caricato di tanto debito

ed avrei perci di

che.

dolermi amard-

innanzi al Signore, per l'altra sono intenerito e con-

fi

solato per

gerire

modo, che al solo pensarvi mi sento allegda tutte le altre mie fatiche, ed ogni volta che
vengo da Brusuglio, ne torno con nuova lena ad adoperarmi nel faticoso mio ministero, anche malgrado

Una salute non

fienaniente

vigorosa.

Venite

anch2

ui

56

a divider meco la consolazione ; se ine ne assi-

prometto di disimpegnarmi da ogni altro

ti

curate, vi

progetto e di passar con V oi e con quell'amata societ

qualche giorno nella campagria o di Brisuglio, o d

Lecco.

Sigttore

Ma

sopratutto pregate con viemaggior calore

che benedica, conservi, accresca

larga

mano

il

di

frutti

sulla famiglia:

et

tante grazie sparse a

pregate per

induca ad

manifesti anche agli amici ed aderenti.

et

della festa, e fra le distrazioni. Riconoscete in questa

domestici che un esempio

iinitarlo ;

Eccovi una lunga lettera

linninoso

che la gloria del Signore

scritta

dopo

li

si

fatiche

le

almeno quella cordialit di sincera amicizia con

vi

cui

Tutto vostro

sono
C.

Luigi Tosi

(i)

Lo

stesso Monsignore, scrivendo pi tardi al Dgola,


giugno
1817 e trattando di un progettato viaggio
14
di Alessandro a Parigi, viaggio che Mons. Tosi stimava
il

pericoloso per la fede del neofita,


far vedere che

si

esprime

in

modo da

merito di quest'opera non era suo

il

Enrichetta vi ha gi scritto sull'esito del meditato

viaggio, e

per

il

come Alessandro abbia ricevuta

la

ripulsa

passaporto con buoni sentimenti., lo debbo ag-

dopo

giungervi, che,

quale voi foste

maggiore che

Dopo

si

il

la grazia ricevuta a Parigi, della

principale strumento, questa fu la

potesse ottenere dal Signore

possiamo convenire col Magenta


solo in questo
l'amicizia di Mons. Tosi ebbe notevole
influenze nel mantenere tutta la famiglia Manzoni nei
di ci noi
:

buoni propositi e nel rassodare in Alessandro


vinzioni

che

Da

cattoliche.

Del

resto

ormai

fuori

le

con-

dubbio

ritorno alla fede Manzoni lo oper a Parigi.


il
quanto abbiamo detto ci risulta evidentissimo, come
(i)

De Gubermatis. Op.

cit.

pa^. 404-^5.


pure

lo

.indica

presso

riel,

il

questo brano di lettera all'amico Fau-

quale anzi osava, con garbo e quasi scher-

zando, fare da apostolo.

tembre 18 IO (traduco)

scritta

le idee religiose,

7iiisicra

da Brusuglio 21 setche, prima di tutto


importante, seguendo

Vi dir

sono occupato delVa-ffare

io vii

che,

57

pili

che Iddio nHha

mandato a

che io mi sono avanzato,

Parigi, e

mio cuore fu

il

sempre pi contento, ed il mio spirito pi soddisfatto.


ben vero che io temo per voi questa terribile parola:
dbscondisti haec a sapientibus et prudentibus et revelasti ea parvulis.

Ma

non la temo affatto, poich


non inferiore ne
lumi. Perdono della predica

no, io

la bont e Vumilt del vostro ctiore

al vostro spirito ne ai vostri

che

il

parvdus prende la libert di farvi

alla

fede,

fu

cos

mettere anche gli

costante

altri, e

il

ritorno

ed intenso, desiderio di

specie gli amici, a parte delle

De

proprie verit cattoliche, e che al

Sanctis sembra esa-

gerato nei Promessi Sposi quando scrive


si

proposito di questo desiderio, che, dopo

troppo

vi

scopre una intenzione propagandista apostolica, un

bandire ad alta voce

maggior gravit
opportuno

viene

il

proprio moido morale nella

solennit degli avvenimenti


un'altra

citare

lettera

ad un

tt

(i);

altro

amico, la quale servir a far conoscere sempre meglio

come

il

Manzoni considerasse

La

il

suo ravvedimento opera

Barone Sigismondo
da Lesa (2 luglio 1850). a
Da parte del tuo amico di quasi mezzo secolo, di
quello per cui fu sempre di tanta consolazione l'amarti, e il sapersi amato da te, non ti parr cosa

della grazia divina.

lettera al

Trechi, a Milano, scritta


a
a

ff

indiscreta

cuore per

il
il

dirti

che,

al

pregare che fa con gran


(il Trechi era caduto

tuo ristabilimento

ammalato durante un viaggio da Parigi a Torino)


(1)

189S.

De Sanctis:

Voi.

I,

p.

66).

Scritti vaiii a

cura di Benedetto Croce (Napoli

58

unisce sempre una viva e ansiosa preghiera per ci

che riguarda

momenti della

e cos irragionevole certezza, che tutto finisca

vita

suo Sigismondo, non di questi soli

il

vita presente,

ma

La

di sempre.

trista

con questa

non ha mai potuto stabilirsi in una mente


un cuore come il tuo. Dio che t'ha favorito di

tanti

doni, e che t'ha dati tanti buoni sentimenti, t'invita

certamente, ora pi che mai, a uscire da un dubbio

angoscioso e funesto

e a ricompensarli, anche con

tante sono

ascoltalo, secondalo,

Chi

te

ad aiutare tuoi sforzi.


immediate consolazioni

pronto

ricchezze della sua misericordia

le

mio caro

il

Oh

buon Sigismondo.

ne prega ha provato pur troppo, e tu lo

sai,

a star lontano da Lui

per immeritatissima grazia fu da Lui richiamato, tu

benedire quella chiamata. Ti chiedo perdono, se t'ho

trattenuto

mio cuore, non te


non n'ho bisogno

sai

ma,

in

quarantanni, dacch

ugualmente che non ha cessato un momento


troppo

d'averti

parlato

come voleva

il

lo chiedo, perch so che presso te

(i).

Allo scopo di far conoscere sempre meglio


menti di riconoscenza, che nvitrivano
il

di

tre

senti-

Manzoni verso

Dgola riporto alcune lettere per intero o nei tratti


desumendole sempre dal libro del De

pi significativi

Gubernatis.

In data 19 agosto 1810 Giulia scriveva al Dgola

una

lettera

che

De

il

chiama

Gubernatis

quasi fanatica, non vorrei dire super stizio sa

me sembra

ardente

ma

che

invece dettata dalla riconoscenza e tale

da mostrare quanto
sione dello stesso

runica convertita

sia lungi dal vero un'altra espres-

De
fi

Gubernatis:

la Enrichetta

in

casa

Manzoni

(2).

Sforza. - Epistolario Manzoniano. Voi. II. N. 310.


proposito di questo ed altri apprezzamenti espressi dal De
Gubernatis sulla conversione del Manzoni si pu leggere un articolc
(i) S.
(2)

V eneratissimo mio

Signore^

Io le sono debitrice di risposta a due sue lettere

ho ricevuto

ch'io

col

sentimento della pi rispettosa

affettuosa riconoscenza;

59

mio cuore

il

e.

veramente sen-

sibile alla sua carit verso di me. Ella sempre in


mezzo alla mia cara famiglia, ed io particolarmente
non lascio passare giorno che, come so e posso, non
prego il mio Iddio misericordioso per Lei, per Lei
che fu uno dei mezzi pi efficaci che la misericordia
di Dio vuole porre in opera per la salvezza, ardisco
dire, dell'intera mia famiglia e di me. O padre nostro

nelle sacre viscere di

mia
Lei ed

Ges

prego offerire

Crocifsso, la

a Lui questa

stessa tenera e riverente gratitudine

ot

verso di

essere persuaso che

meno

non verr mai

colla grazia del Signore.

Io la ringrazio e la ringraziamo tutti della scelta

ch'Ella ha fatto per noi del Signor Canonico Tosi,

quale ha bene voluto accettare con vero giubilo di

il

oneroso

malgrado

carit

sue veramente incredibili occupazioni, essendo egli in

cura

l'incarico

d'anime

di

tutto

ci,

uno zelo
a I
a

quasi

Sant'Ambrogio ha

questo
e carit

di

tutta

l'estesissima

parrocchia

malgrado

Venerabile pastore

ci

le

dico,

assiste

con

veramente apostolica.

nostri amici di Torino e Parigi ci

adunque
le

noi,

sulle braccia;

assicurato ch'Ella veniva in

io

tutti

esprima

avevano quasi
Lombardia; La ci venga

Alessandro vuole che particolarmente


il

suo desiderio e la sua preghiera.


L'm.ma, ubb.ma serva

Giulia Beccaria Manzoni


Fanfidla della Domenica (4 Giugno 18S2) in cui, fra
il credere che il Manzoni non fosse cattolico
in cuor suo, non avesse ardore religioso; ch'ei^li stimasse soltanto il
cattolicismo pi che ofini altra umana religione
che fosse soltcnto un
buon cristiano nel senso evangelico
ecc.,
flel

Boh<hi in

l'altro, dice essere falso


Non meno

affettuosa,

6o

ma

pi ingenua la lettera

da Enrichetta dopo di aver fatta la sua prima


comunione. in data da Milano i6 settembre i8io.
Eccone alcuni brani tradotti
scritta

Mio carissimo padre

Ieri, il -pi
a

in

bel giorno della

del nostro Divin Salvatore

me

il

Ges
mia

Cristo,

vita, -per la grazia

quale, riempiendomi di

una santa

gioia,

facendomi

ricevere notizie e consigli

il

7ie

concesse una molto analoga;

da

colui che, per

primo, mi fu mandato da questo Dio buono e'mi-

sericordioso, per trarmi dall'abisso e mettermi nel nu-

mero dei

Ci vi

veri figliuoli di
fa.

Ges Cristo

intravvedere quale sia la grande felicit

che ho gustato ieri;

quelle del rispettabile ministro di Dio, al quale voi

a in' avete

s,

grazie alle vostre cure ed a

affidata, ieri fui in istato

sue mani

il

ha veduto

ci che

cie si

gradire

dava

di ricevere dalle

Santo Sacramento delV Eucaristia. Dio


passava nel mio cuore, questo cuore

tutto a

Mio marito

Lui

suo rispettoso attaccamento

il

la felicit di partecipare ieri

Soynis alla

con la

vi

egli

prega di

ha avuto

mamma

medesima grazia che Dio ha

Rosa

fatto alla

Vostra obb.ma ed umile serva


e figlia in

G. Cristo

Enrichetta G. INIanzoni

Da

come Alessandro
fede, non

questa lettera

si

vede'

sua comunione dopo

il

ritorno alla

rigi,

ma

prudenza
i

a Milano
e

fece la
in

Pa-

ed questa un'altra prova della


ponderatezza con cui il Dgola voleva che
:

suoi neofiti procedessero nelle cose religiose.

partecipazione dei Sacramenti

li

questa

aveva disposti Monsi-


gnor Tosi come

si

6i -^

deduce dalla

lettera di Enrichetta

gi riferita e dalla seguente di Alessandro al Dgola


scritta
<

da Milano

nell'estate del

iSio:

de-

//

gnissimo (Canonico Tosi fu visitato da mia madie e


da ine, non potendo mia moglie, e fu trovato un
degno amico di Dgola; e questo basti per suo elogio.

Ebbe la compiacenza di prometterci sue visite


campagna, non avendo noi peranco appartamento

Milano. Sua intenzione di preparare Etirichetia sol-

lecitamente ai Sacramenti,

ispecie, per la
flt

pensavamo

Non

alla

Confermazione

esprimeva infatti scrivendo

in

Tosi non fosse troppo contento di Alessandro

da Lecco:

in

quale avremo pia facilit di quello che

ostante queste buone disposizioni pare che

braio 181

in

<iln

al

Dgola

in

il

cos si

data 22 feb-

questa famiglia le cose conti-

nuano bene. La signora Enrichetta non pu condursi


meglio ; ha acquistato anche una maggiore franchezza

con sua madre, nel che prima la di Lei tenerezza

pusillanimit mi dava qualche timore; del resto mi

vada crescendo ognora pi;

pare che la di

lei virt

la famiglia

edificata,

consolato.

si

ne

ed

io ne sono sempre piii


sempre meglio tranqidlla;
va staccando a poco a poco dalle idee non cattive,

ma

Anche D. Giidia

irregolari, di cui era ripiena; si

avanza nel

fer-

vore e nell'esattezza; e mi d le migliori speranze. Per


il buon Alessandro, confesso die sono in inquietudine,

perche

cagionargli le cure di una fabbrica dispendiosa in


Brusuglio, le brighe per gli affari propri, a' quali giu-

stamenie ha cominciato ad attendere,

ii,

li

miei timori sidla dissipazione che potevano

e la conversazione di qualche amico di Milano, non sono stati del

vani. Vorrei vederlo occupato pi seriamente,


pi economo del tempo, e pi docile alle insinuazioni
dolcissime della moglie e della madre .
tutto

62

Anche Alessandro scrivendo

Dgola conferma
La lettera non

al

questa tiepidezza gi notata dal Tosi.

ma

porta data
1811

deve essere

La famiglia

.et

tutta si

sua innanzi al Signore, ed

pi bisognoso di

Signore scuotere la viia

togliermi

tutti.

primi mesi del

scritta nei

memoria
prin ci palmelli e come il

raccomanda
io

alla

Preghi Ella, perche piaccia al


nel suo servizio, e

letitezza

e mi umiHa; giusto castigo per chi non solo dimentic Iddio,

ma

da una

tepidezza, che

ebbe la disgrazia

mi tormenta

Vardire di negarlo.

Ma

se

il

desiderio mio e per la gloria di Lui, e se sar av-

valorato dalle sue orazioni, spero vederlo esaudito.

quanta se ne fa sempre con quella gioia


del Canonico Tosi! Noi poi abbiamo verso di Lei

CoW ottimo

di Lei!

Somis quanta commemorazione

troppi e troppo alti obblighi, perche


a

il

fatta

s'

lasciar di pensarvi, ne

il

ci

sia possibile

renderlene grazie

Oltre questa lettera ce ne rimangono altre tre di

Alessandro

al

Dgola.

raccomandiamo a

febbraio

27

Il

accennava alla vicina Pasqua

perche

voi,

ci

Signore, acci Egli

di questo tempo propiziazione

ci

del

N oi

ieniate

181 2

cos

frattanto

ci

presenti al

dia la grazia di approfittart


.

La vita spirituale di Alessandro sar omai guidata


da Mons. Tosi, verso del quale egli nutriva stima e
venerazione come dimostrano le lettere edite prima
dal Magenta e poscia inserite nell'epistolario manzoniano dallo Sforza.

Effetti del ritorno alla

tima parte del suo studio


il

ritorno

si

//

domanda

D'Ovidio

nell'ul-

fino a che

punto

della fede operasse sul definitivo atteggia-

mento dell'ingegno
dicendo

fede.

La

e dell'arte nel

risposta a tale

Manzoni, e continua

domanda

e facile,

tanto

-6s che

si

foirebbe perfin sottintendere. Qui non

divano fra il racredente fossa riuscire di gran peso: il


rimane specialmente un poeta, uno sto-

di un filosofo di professione^ onde


zionalista e

il

si tratta

il

Manzoni era e
rico, un letterato, un patriota. Sicuro, senza il ritorno
alla fede ei non avrebbe scritta la Morale Cattolica;
come 7ion avrebbe data una certa punta estrema alla
tesi finissima della Colonna Infame, ne a certi giudizi
storici e

Ne

morali sparsi qua

e l nelle sue varie

opere.

avrebbe colata nel conio di Inni Sacri la materia

dei sentimenti filantropici che gli bollivano in cuore.

Ma

siipper gi, se

non

sue opere, V opera sua di scrit-

le

tore e d'artista avrebbe battuta la

Su

medesima

via

(i)..

queste ed altre considerazioni che seguono, Fi-

lippo Crispolti, colla sua nota competenza in cose

man-

zoniane, scrisse un articolo nell'Avvenire d'Italia (Bo-

logna, 29 Aprile 1908). Egli fa osservare alcune dif-

ferenze fra

il

Manzoni incredulo

e ritornato alla fede

Nel Carme in Morte di Carlo Imbonati trad il santo


vero dicendo male dei suoi educatori mostr un sentimento morale cos pervertito da ritenere lecita la
;

convivenza di sua madre coll'Imbonati e da mostrarsi


insensibile alla morte di suo padre; infine

di tutte le

qualit che costituirono la particolare fisionomia sua 2


la grandezza, egli

nessuna

prima

dichiarando

della, conversione

la

non ne mostr

produzione letteraria del Man-

zoni anteriore al 18 io opera d'un retore d'ingegno

D'Ovidio rispose in un
articolo della Rivista d'Italia (fascicolo di Giugno 1908)
e, come sempre, molto cortesemente. L'aver detto male
dei suoi educatori non sembra tradire il vero se qualtutte queste osservazioni

cuno di

il

essi se lo meritato,

come

risulta dalle note

che lo Sforza fa seguire alla lettera del Manzoni al

(i)

Nuovi studi manzoniani,

paj.

249-50.

64

padre Francesco Calandri Somasco del 12 febbraio 1847,


da noi gi citata. Dal libro di Felice Venosta Il
Manzoni, Vamieo della famiglia (Milano, 1875) e di
Carlo Morbio Alessandro Manzoni ed i suoi autografi, ricordi personali, notizie e studi (Firenze, 1874)

deduce che

si

il

Manzoni

mercenario armento

9,

col noto verso Sozzo ovil di

intendeva, di alludere, e pare con

ragione, ?i\Vhnperial Regio Collegio Loti goni di Milano.

D'Ovidio non giusti fica ma spiega la perversione del senso morale nel giovane Alessandro conCos pure

il

siderando

le

condizioni d'allora, la diversit di opinioni,

temperamento e di et fra i suoi genitori. Per ultimo


il
D'Ovidio non crede cos deprezzabile l'opera letteraria del Manzoni anteriore al suo ritorno alla fede. Il
Carme e Y Urania sotto una veste classica, montiana e
mitologica contengono pensieri e massime degne di
qualunque cattolico. In quanto a purezza di costumi
tutti sanno che non vi da concepire alcun dubbio a
riguardo del Manzoni ne prima n dopo il 18 io.
Come si vede, il D'Ovidio non recede dai suoi apprezzamenti ma li chiarisce in modo da riaffermare le
conclusioni a cui lo studio lo aveva condotto, dicendo
fra l'altro che il Manzoni era
una di quelle anime
di

essenzialmente religiose per loro natura, a cui la

ligione positiva,

quando non

cuperano, d la

sintesi,

per dir

non

ne

ce

sformazione non han bisogno, n

vano

la religione s'immedesimi col senso morale e colla


bont dell'animo .

li

li

cos,

stereotipa,

la compattezza,

dei

trasforma radicalmente

re-

l'han perduta o la

sentimenti
il

ri-

la saldezza,

morali;

ricupero della

ma

Fede

avvia ad una mta opposta, perch di gran train direzione

Dopo

le

Crispolti

si

loro passi

opposta a quella religione,

in

movequanto

assennate e acute risposte del D'Ovidio,

il

dichiar convinto nella sostanza con una

65

stesso Avvenire d'Italia del

lettera

comparsa nello

luglio

1908, in cui, fra l'altro, dice:

L'opinione

i&
so-

stenuta da Lei, dal Bonghi, dallo Scherillo, che

Manzoni avesse nella sua natura indipendentemente


dal suo credo, le disposizioni a riuscire un artista
d'alta moralit, e che si fosse messo a coltivarle sul
serio anche durante il suo volterianesimo, mi sembra
ora pi fondata, di quel che mi sembrasse un tempo.
Rimane sempre in favore della sua conversione il

fatto

pose un suggello definitivo e infrangibile su quelle

disposizioni, che la moralit e la veracit nello scrivere

e in ci penso siamo d'accordo

il

che essa

apparvero dopo d'allora una cosa non soltanto

gli

ma

cos obbligatoria e cos

degna

di con-

preferibile,

tinue ed estreme vigilanze, da farlo diventare in queste

pi perfetto modello di letterato che, a parer

virti il

mio, la letteratura conosca

sua volta

il

D'Ovidio, in una risposta privata,

comparsa poi nello stesso Avvenire


concessioni, chiarisce ancor di pi

venendo

d'Italia (19

in

il

suo concetto, con-

alcune osservazioni del Crispolti

troppo

proclive

l'aria

del

ispirazioncelle

il

un po' casuali
ai

tentativi

terreno e

Ma

<r

sicuro e tenendo d'occhio

convertito che fu, s'avanz in quella con passo

innegabile,

Mari-

andava insomma tastando


non era schivo di lasciarsi spingere dove
altri volesse. Era un po' un uomo a spasso, un dilettante onesto, uno che non ha trovata la via regia, pur
non cacciandosi mai in viottoli cattivi o pericolosi,

poetici giovanili, continua

Il

giovanetto in cerca di bei temi, o

ad accogliere

E, dopo di aver dato un rapido sguardo

zoni (dice fra l'altro) tuttora miscredente aveva ancor

ago-

1908) prenftendo atto con nobili parole di queste

sto

una mta luminosa. Questo

meritava d'esser affermato con pi

energia e con pi minuta analisi ch'io non feci


.5

CojAZZi.

La Mirale

cattolica del

Munz^m.

Prima di por

fine

66

al

resoconto,

pur cos breve e

disadorno, di questa interessante polemica, credo

cori-

veniente l'accennare ad una osservazione originale fatta

dal Grispolti nel primo articolo, poi riaffermata nella


lettera al D'Ovidio, dal quale fu poi

La

nella risposta.

esaminata e lodata

riporto a larghi tratti per due ragioni

prima perch mi rincrescerebbe che rimanesse quasi dimenticata, essendo comparsa in un giornale quotidiano,
in secondo luogo perch vorrei con essa acuire in tutti
il

desiderio di vedere riuniti in volume gli scritti

man-

zoniani usciti dalla penna del Crispolti.

Eccola:

anche

lecito

domandarsi, a parer mio,

Manzoni non convertendosi avrebbe trovato materia ai suoi scritti. Certo con le mani in mano non
sarebbe rimaste, ma probabilmente non avrebbe trat-

tato nessuno

dei temi che tratt,

oggi troppo

ardita

avrebbe acquistato fama e valore uguali a quelli che

se il

l'asserzione

il

di

che renderebbe
chi

dicesse

che

acquist. Mutate in un autore lo spirito, mutate il


tema dei suoi lavori, come farete a garantire che egli
raggiunger ugualmente il grado che per altra via

ff

raggiunse?

avrebbe trattato tutt'altra materia da quella che tratt

Questa probabilit che

il

Manzoni non convertito

conversione, mi pare che

dopo

cc

mente. Negli autori

ci

disponga a pensare

e a scriver bene,

quando

si

induca a pensare e a

scrivere.

Ci vuol

qualche cosa che spinga la mente verso una speciale

la

si scriva,

ricerca,
B gli

ma

si

dimostri facil-

vuol qualche cosa che non solo


pensi

o verso una speciale rappresentazione. Tutti

uomini superiori, in tanto sono

riusciti

tali,

in

quanto un dubbio, una preoccupazione li ha tenuti


fissi in qualche punto e ha impedito che una eccessiva

libert interiore

sta

sue opere.

li

facesse vagabondi. In

Manzoni que-

preoccupazione chiarissima e informa tutte


.

le

-- 67 -^
a
a

Coloro che credono la religione di Manzoni o non

influente nel suo valore artistico o influente a dimi-

non hanno mai

che

suo impulso

nuirlo,

costante a pensare e a scrivere stata una questione

religiosa

tempo anteriore al suo fosse la violenza,


e che il maggior enigma della storia fosse la strana
coesistenza di costumi violenti con una religione che

nella

storia.

riflettuto

il

Egli pens che la caratteri-

stica d'ogni

proibisce. In tutte le sue opere egli s'intrattiene su

li

questo enigma e cerca di spiegarlo. Qui non

di esaminarle tutte

Promessi Sposi

il

caso

momento

basta ricordare un

E, dopo fatto un'analisi del romanzo

da questo punto di

vista della violenza variamente eser-

citata in quel secolo, continua

al

Manzoni

mostrare agli

Questo interessava

il

ed a s come gli
Vangelo, possano

altri

;(

uomini che in teoria venerano

sistematicamente allontanarsene o per pregiudizi o per

passione, e

come la passione stessa per non restare


tenda ad elevarsi alla dignit di pregiudizio;

isolata

come finalmente per incoraggiare s stessi a violarlo


con animo e con faccia pi tranquilla gli uomini tendano non solo a violarlo di fatto, non solo ad affermare un diritto di violarlo, ma a formarsi della violazione un dovere. Se la religione non fosse diventata
la chiave di volta del suo pensiero, perch il Manzoni

avrebbe dovuto tanto preoccuparsi di queste questioni

religioso-storiche, nel trattar le quali riusc sovrano?

Se non fosse ridiventato cattolico, nulla

che avrebbe trovato

emergere, quanto emerse fra

nanzi alla posterit

le

forme

ci

assicura

e la materia atte a farlo


i

contemporanei e di-

Alessandro Manzoni rimanendo razionalista avrebbe perduto gli aiuti che il

cattolicismo dette alla sua speciale natura, e che ne


fecero

la qual cosa

io

raddo'^'^'-

un uomo di prim'ordine. Nel dire


non intendo dire che l'esser cattolico

'I

68

valore di tutti gli ingegni. Quarido

Cardinal Par-

il

un bellissimo discorso sostenne che Giacomo


Leopardi sarebbe divenuto assai pi grande se fosse
stato cristiano, io mi permisi di esprimere un'opinione
contraria. Sarebbe stato di una grandezza pi giusta,

rocchi in

cio pi vera gloria, anche se fosse diventato minore,

questo

che

acquistato una maggior lena artistica. Poich la sua

solennit

Ma

era a parer

si

mia

un'illusione

il

credere

suoi errori filosofici, ne avrebbe

rivel soltanto nel

modo

di rappresentare

suo dolore disperato.

il

... La conversione

tt

s.

egli, rettificati

al

fu invece la

cattolicismo

vera causa della speciale grandezza manzoniana, come

l'assorbimento in un dolore cupo fu purtroppo la vera

causa della speciale grandezza leopardiana.

rispettivamente

trine;

...

Gli ingegni di Manzoni e di Leopardi furono

ma

il

ingranditi

opposte

loro

dalle

poeta cattolico ha talvolta

poeta del dolore miscredente non ha

il

dot-

certi voli

che

Queste acute ed originali osservazioni del Crispolti


furono giudicate nella citata risposta del D'Ovidio

cos

...

In

questa

d'argomentazioni

specie

io

non oso

inoltrarmi. Asclto con attenzione e simpatia le ar-

gomentazioni

sue,

bilmente la sua

convengo

tesi

giusta

che molto proba-

altres

ma

poich questa con-

cerne un caso del tutto ipotetico, mira a ci che sa-

rebbe

ma

che non avvenuto, preferisco non affermare

non negare

nec

nifi r

mar e,

me

repellere

Manzoni anteriori al 1810 si pu quindi dedurre che non ci fu un


uomo come lui il quale avesse meno strada da percorrere per tornare alla religione; o, come dice il D'Ovi la fede non ebbe in Manzoni una gran lotta da
dio
Dall'esame della vita e delle opere del

vincere, nell'ordine etico e sentimentale

avendo

fissa la

mente nel considerare

il

Il

Crispolti,

mutamento

in-

-69
negabile che sub

i!

suo pensiero teoretico nel ritorno

Man-

alla fede, mise in luce

nuova

zoni volteriano ed

vero che il Manzoni


professione e che anzi, umilmente

non fu un

il

il

gran divario fra

il

convertito.

filosofo di

scrivendo al Rosmini nell'aprile del 1825 diceva:

Io

rappresento una gran classe, quella degl'ignoranti in


filosofia ; ma non si pu negare che in lui ci fosse un
profondo pensatore. Basta leggere, fra l'altro, l'appendice al capo 3 della Morale Cattolica, in cui discute
il sistema che fonda la morale sull'utilit. Nella produzione letteraria del Manzoni la parte apologetica

un largo
Ora tutto questo pensiero teoretico deve considerarsi come frutto del suo ritorno alla fede cattolica,

(sia essa di proposito, o per incidenza) tiene

posto.

quale lo informava interamente.

la

Gli scritti

dopo

ritorno alla fede.

il

stimonianze epistolari gi
e

citate,

luminosa della sua religiosit

Dopo

le te-

sono prova evidente


opere che spettano

le

a quello che lo Scherillo bellamente

chiam decennio

di attivit poetica.

Nel 181 2

finiva la Risurrezione,

il

primo, di quei 12

mente di scrivere gi quando era


ancora a Parigi, come si vede da una lettera scritta al
Dgola (27 febbraio 181 2)
L'operetta che io ho
inni sacri che aveva in

pensato a Parigi e che ora sto lavorando, non


zialmente religiosa; bens la religione
suoi precetti e coi suoi
getica, guai
Il

Nome

mi pare

riti;

la

sostan-

introdotta coi

insomma V opera non e V apolo8 2-1 3 spetta


( ). Al

supponete

di Maria, al 18 13

ve

il

Natale, al 18 14-15 la Pas-

sione, al 1817-ig la Pentecoste, pubblicata per nel 1822.

Da alcuni queste parole sono interpretate come riferentisi


Morale Cattolica ma non credo possibile in tal caso conciliare le
date, perch (come detto oi sotto) la Morale Cattolica fu scritta
in un anno e contro, le accuse del Sismondi
accuse comparse
e di pi essa vera opera apologetica. Cfr. Sforza;
solo nel 1818
(i)

alla

u Epistolario

Manzoniano, Voi.

I.

Lett. 49*, pag.

115, in nota.


Nel 1819 scriveva

pubblicava la MoralB Cattolica,

un capitolo a parte. Le
Conte di Carmagnola agli

sulla quale converr fermarsi in

due tragedie spettano

//

anni 18 16-17; L'Adelchi al 1820-22.

maggio 1825 possediamo l'ultima letlettera che bellamente


del Manzoni al Dgola

Datata col
tera

15

il grande scrittore e
Manzoni parla del suo

chiude questa corrispondenza fra


lo zelante sacerdote. In essa

il

capo lavoro, intorno al quale allora lavorava a / Procome mai avete


messi Sposi . Eccone un tratto
la bont d^interessarvi alle bazzecole che escono dal mio
:

calamaio? Sapete voi di che genere sia quella intorno


a cui sto faticando, come se fosse un affare d'importanza?
quali
il

il

titolo

tori).

ma

quel genere di composizioni, agli autori delle

vostro e tnio Nicole regalava, senza cerimonie,

di empoisonneurs publics (pubblici avvelena-

Certo, io ho posto ogni studio a

ci sar

riuscito?

Quando

non meritarlo;

abbiate veduta Vopera,

aspetter con impazienza, e non senza timore,


giudizio.

Vi avverto per che

io,

da buon

il

in pronto apologie contro tutte le obiezioni che

possono venire in mente;

vostro

autore, ho

intendo di giustificare

mai vi
il mio

lavoro non solo dalla taccia di pernizioso, m,a, vedete!,

anche dall'accusa di

inutilit.

Ma

queste sono

abbiate la carit di pregare Quello che non

degni di non permettere che


miseramente .
affinch,

si

veramente l'autore non

utilit del

si

io

illuso sulla

suo immortale romanzo,

il

quale,,

si

baie:
illude,

mi illuda
bont ed
ben lungi

da meritargli il nome di pubblico avvelenatore,


una pratica apologia del cristianesimo con

e rester
la

resta

tutta

sua sublimit di dottrina e soavit di amore.

La
qui

fede del Manzoni fu studiata da molti e non


caso di rifare il gi fatto
del resto questo

il

volume di

scritti religiosi

vale

pii

di

qualunque esame

scritto dal

Di un lungo capitolo per

in materia.

71

Scienza e Fede

(Reminiscenze, Voi.

I,

Cant

pag. 287 seg.)

credo utile riportare una pagina riassuntiva. Ricordo


principalmente un lungo ragionamento, che il Manzoni

conchiudeva infervorandosi sui meriti del cristianesimo.


Con tranquilla e suprema preminenza sugli accidenti
effimeri delle civilt

ma

vertendo,

umane, oper suoi materiali corrotti


antico, non distruggendo e sov-

mondo

e spezzati del

paziente, dolce, eppure inflessibile,

come

quello che sentiva aver per se l'eternit; modificando


secorido
gere,

anzich

purificando

congiunture,

le

mettendo

distrug-

pagani come sulle

la croce sugli edifizi

fronti umiliate, volgerjido le qualit e gli istinti in abi-

tudini e virt, cos rinovellando istituzioni e leggi..


di

quella

meravigliosa potenza

Chiesa non perdette

Le

la

segreto; e ci che ogni giorno

il

fa per un'anima lo fa per

elevando.

trasformazione

di

un mondo,

e questo e quella

hanno una beluna maest che le rende

sue verit (proseguiva)

lezza che le rende' amabili,

Esso d la verit universale, che altrove si


coglie solo a frammenti; esso spiega la decadenza e
il rialzamento; esso nei dubbi porge sempre una soluzione, e sempre la pi umana, la pi generosa
esso 1
venerabili.

un precetto, con

previene con

della passione

sofismi

una dichiarazione indirizza e consola in tutte le evenqualunque punto si sia della strada cattiva,
addita la buona e come raggiungerla se al fatto vi
un rimedio, lo prescrive, lo somministra; d lume e
:

tualit; a

vigore per applicarlo; se non


necessit virt

ad

traprese per leggerezza;

zione.

ma

come volont
da una scelta

accettare

che fu imposto dalla prepotenza


meraria,

insegna a fare di

v',

a continuare con saviezza ci che s'in-

ci
te-

irrevocabile, cava fin le gioie della voca-

Nelle tribolazioni

argomento di conforto

ha sempre una parola, un

nei misteri della scienza porge


storia

la

pi

72

ragionevole,

l'evidenza

della

verit,

la

certezza della credenza in dogmi, che mostra superiori,

non opposti

alla ragione; con tanta sommessione alla


eppur tanto rispetto per l'intelligenza umana, che,
limitata com', si accorda col vero illimitato. La Chiesa

fede,

la sola forza di resistenza che ancor si

nostra

societ

dove tutto

sfascia,

si

regga nella

essa

persiste

essa distribuisce ci che v'ha di elevato nelle anime;


presente, operante, purifica la vita, mitiga le sofferenze

Am-

inevitabili,

consola la morte

mirava

mille voci della natura e della storia che

le

(pag. 311-12-13)

parlano del cristianesimo all'intelligenza, all'immagial cuore; ammirava una religione, la quale,
non soltanto ispira, ma comanda di credere e far credere; d norma non solo per ogni atto ma per ogni

nazione,

giudizio, per ogni pensiero, e ne prefigge lo scopo, e


li

regolamenta colle promesse e colle minacce. E, men-

tre

il

mondo

spinge

bene e perdona
Gli anni

dopo

male

al

male

il

il

condanna, essa aiuta

al

(pag. 326).

ritorno.

Furono, rispetto alla

reli-

una fedele pratica dei seguenti nobilissimi principii da lui esposti nel 1828 in una lettera alla poetessa
Diodata Saluzzo
Vevidenza della Religione Cattolica riempie e domina il mio intelletto : io la vedo a capo
gione,

e in fine di tutte le questioni

invocata^ per tutto

donde

della sua dottrina.

Un

morali; per tutto dove

Le verit stesse, che


pur si trovano senza la sua scorta, non mi sembrano
intere, fondate^ inconcusse, se non quando sono ricondotte ad essa, ed appaiono quel che sono, conseguenze
rire

naturalmente da

altro, per ci

una

(1)

tale convincimento

tutti i miei scritti,

che, scrivendo, si

tale forza

sione

e esclusa.

non

si

Voi.

I.

non fosse

vorrebbe esser

forti,

trova che nella propria persua-

(i).

Epistolario.

dee traspa-

se

pag. 362 (Lettera 115).

73

Delle molte relazioni che


lebrit

del suo

Manzoni ebbe

il

tempo ricorder

la

visita

colle ce-

fattagli nel

1831 a Milano dal dotto filologo tedesco Carlo Witte,

tanto benemerito degli studi

gomenti

letterari,

quando ud che
capolavoro per

il

La

danteschi.

zione essendosi incamminata, come era

conversa-

naturale, in ar-

Witte rimase assai meravigliato

Manzoni quasi ripudiava il suo


ragioni che appunto allora andava

il

le

meditando e che poi espresse nel celebre discorso sul


romanzo storico. La conversazione essendo poi passata
dalla letteratura alla questione religiosa, il Manzoni
non seppe astenersi dall'esercitare un qualche apostolato facendo con garbo una critica demolitrice del protestantesimo a cui aderiva
parl, dice

il

gedarmi pronunzi queste


sti

il

suo interlocutore.

testuali parole

ragionamenti trovare

cuore, e portare

un^eco

un giorno

Egli

Possano que-

duratura

frutti che io

Voi m'avete detto molte cortesie sopra


io

Witte, con una vera eloquenza, e nel con-

nel

vostro

mi auguro!

miei

scritti.

Ma

darei di buon cuore questa gloria problematica, e vi

aggiungerei con gioia tutto

mio piccolo avere, se

il

potessi sperare che gli ar gementi, bench assai pove-

me

ramente da

formulati e con assai poca eloquenza,

arriveranno a convincervi un giorno di ci che io


tengo per assoluta verit (i).

ri-

Queste nobili espressioni potrebbero servire di conse non che ho desiderato ri-

clusione al nostro studio

servare per ultimo un aneddoto molto significativo per

conoscenza del pensiero manzoniano e pieno di ammaestramenti per tutti. Lo riferisce il Fabris
Una
la

sera, nell'ultimo

anno della sua

vita,

venne nella con-

versazione un giovane forestiero, voglio dire non mi-

(t)

Questa

Ysita fu pubblicata solo nel

sulle carte lasciate dal celebre filologo,


col titolo:

Ein

bcstuh bei A.

1907 da T>. Witte basandosi


Riindschnt({}iX\Ui, io)

m Deitscke

Manzoni

in Jahre rSji


lanese,

ma

74

che quando veniva a Milano

veder Manzoni,

il

si

recava

Ebbe H

quale conosceva suo padre.

coraggio di eccitare don Alessandro, con argomentazioni che no7i erano certo di propria invenzione,

bandonare, come indegne di


giose.

Il

vegliardo

le

lui,

ad ab-

sue credenze

reli-

lentamente queste precise

rispose

parole che mi rimasero profondamente scolpite nella

memoria: Vorrei che non fosse stato il signor tale,


che mi avesse detta questa cosa. Se io volessi mutare
le mie credenze, niente mi impedirebbe di farlo ; giacche non e gi il pensiero della mia cosi prossima fine
quello che mi mantiene in esse, ma bens la persuasione
pi sicura. 'Nella mia prima giovinezza, anch'io fui incredido, ina la mia era una incredulit ignorante; non
dotta come la sua . E questo fu Vunico motto pungente
che, in

tanti anni di domestichezza, ho sentito

dalle labbra di un

La morte.
il

uomo

uscire

cos lepido, qual era lui (i\

Sono commoventi

particolari che ci

Fabris, testimonio oculare, riguardanti la morte del

grande

scrittore

avvenuta

22 maggio

il

1873.

Il

suo

trapasso fu una degna corona di tanto bene operato


coi suoi scritti tutti ispirati al pii

La

sua salute gi debole fu scossa dalla morte del

figlio dilettissimo Pietro

al

puro cristianesimo.

sepolcro.

sazioni,

che lo precedette di 24 giorni


della fine furo fis-

sintomi precursori

amnesie ed offuscamenti prima nelle idee sto-

riche e filosofiche e poi in quelle letterarie.

Fra questo

disordine mentale per dominava limpido un pensiero

che abbiamo veduto frequente nelle sue lettere

timento doloroso degli


lo

erirori

turbava e gli faceva dire

Ceroli

(i)

Temo

giovanili.

il

pen-

Tale pensiero

ai famigliari

ed all'Abate

di fare una morte empia; temo che,

Memorie Manzoniane

,pag.

40-41.

75

mia antica miscredenza, mi venga

in funizione della

qualche pensiero contro la rivelazione ; e Vultimo pensiero, volontario

bate Ceroli

Ella ha
didi!

Come?,

l'a-

Signore V abbandoni ora che

il

vero

s!

rispondeva

buon

avr perdonato ogni cosa?

santo vecchio

Ed

il

Perdonatore mi

Pasqua

Nell'avvicinarsi alla

il

con un avanzo di quel

prete,

succoso ed energico

stile

interrompeva

lo

bisogno del suo soccorso? Scio cui cre-

e poi chiedeva al

suo

Vuole che

-pi

Ah

ricevette

Sacramenti

nella chiesa di S. Fedele. In quel mattino

devoti del

vasto tempio avranno ammirato commossi quel vecchio

venerando, curvo sotto

peso degli anni e del dolore,

il

accostarsi colla semplicit di

Erano

chetto.

un bambino

testa bianca del vecchio, lunghi anni che

mondo

volava pel
manzieri.

al

santo ban-

anni che la gloria circondava

tanti

il

suo

la

nome

accanto a quello dei pi celebri ro-

prete che Ib comunic ne riport incancel-

Il

labile impressione

Si present, disse, alla Comunione,

che riceve eretto {per sofferenza al ginocchio) in un


atto affermativo di fede che

non

tornato a casa disse ai famigliari

me; che oggi


Pasqua (2).
Il

delirio,

assisteva

fessore

Ri-

Rallegratevi con

si

pose a letto ed and sempre

21 dello stesso mese entr


un lucido intervallo disse a chi lo
L'uomo decade, precipita, chiamate il confino a che

ma

(i).

indegnissima creatura, ho fatto la

giorno 12 maggio

peggiorando
in

io,

dimentica

si

il

in

Accorse

il

sacerdote che lo confess.

Il

giorno

dopo, 22 maggio, festa dell'Ascensione, entr in agonia.


Alle ore 6 pom. gli fu data V estrema unzione; e appena
compita la sacra cerimonia, il volto di Alessandro Man

zoni prese
(i)
(2)

quell'atteggiamento

Da una

arguto

pensoso

che

pubblicazione Diffusione gratuita Verona, 1905.


Fabris. Op. cit. pag. 132

76

gli era fa migliar issimo ; e

nato

il

capo,

unanime sorse
e

l'abate

quasi immediatamente chi-

senza agonia

grand^anima a Dio .
Venuti di l a poco
in

essi,

il

soliti

gran credente rese

la

amici e trovatolo morto,

fra la desolazione, un pensiero

Ceroli esclam

sione, e asceso

Oggi, giorno delV Ascen

un nuovo Santo al

cielo (i).

(i) Fabris. - Op. cit. pa!. nr. Recentemente si sono sollevati dei
dubbi se la fede del Manzoni perdurasse viva fino agli ultimi istanti.
11 dubbio fu espresso da Arrigo Boito ed esaminato neXV Avvenire d'Italia da Filippo Crispolti (8 ottobre 1908). In realt non si tratta
che di una esagerata importanza data a quel turbamento intellettuale
ed a quegli scrupoli, ai quali abbiamo accennato. Il Crispolti si serve
del F'abris per dimostrare infondato questo dubbi citando anche le
seguenti parole di Ruggiero Bonghi che fu per molti anni amico intimo
di casa Manzoni (Opere Inedite - Voi. 2 Milano iSS;^ pag. XII);
Tutti sanno, che dacch il Manzoni ritorn cristiano e cattolico, non
si diparti pili in nessun punto, neanche minimo, dalla fede abbracciata
da lui con libert di giudisio e con persuasione di sentimento .

.7/ Manzoni non ha vacillato mai pi nella sua fede, n n'ha


cancellato sillaba nel pi segreto del suo spirito
Lo stesso giornale il iS ottobre igoS recava questa corrispondenza
A proposito del
da Milano che riporto dolendomi che sia anonima:
dubbio sollevato da un sacerdote sulle colonne deW Avvenire circa la
religiosit di Alessandro INIanzoni negli ultimi anni di sua vita posso
attestare senza timore alcuno di smentite che il grande scrittore conserv piena e incrollabile fino all'ultimo quella fede, che gli ispir i^li
inni sacri. E questa l'asserzione esplicita che mi fa una sua parente,
tult'ora vivente, e che avendo assistito anche alla morte di Alessandro
Manzoni, mi scrive: Don Alessandro assistito da quel preclaro e
illuminato sacerdote, che fu Don Adalberto Catena, con lui recit
t(

<(

Estrema Unzione e solo dopo le ultime parole


sua grande anima vol a Dio e in quel supremo istante

tutte le preghiere della


di queste la
la

sua fede

brill

guardo errante
sperando muor.

nel
di

chi

brillante con cui investita questa breve comunicazione


freschezza di mente e quindi la attendibilit di colei che
mi scrive; la quale, come facile immaginarsi, fu molto addolorata
appena apprese che si potesse anche solo dubitare che la religiosit
di Alessandro Manzoni non sar stata fervida all'ultimo istante della
sua florida vecchiaia . Sempre a proposito degli ultimi istanti del

Manzoni riferisco queste parole del citato testimonio oculare

La forma

attesta la

RU

cordo quel Vespcro di Maggio; veggo il conflitto dell'-ultima ora;


vedo all'ultima prece succedere la calma, come se in un atto estremo
veggo sulle giunte mani chinarsi quella canizie,
t'avesse imperata
((


come

77

silenzio, che succede


somiglia
baciai la
(1
mano che aveva scritti gli Inni Sacri. {Adalberto Catena: discorso
tenuto a Milano in commemorazione di A. M. nel i8q8). Per ultimo
ho voluto consultare qualche giornale di quel tempo ecco come si
esprime IL Pungolo di Milano (Venerd 23 piaggio 1873. - Anno XV.
N. 141): ... ieri,, volgendosi al suo domestico gli disse: sai, Cle mente, ieri credeva proprio che per me la fosse finita. 11 sacerdote
Rossi, che lo aveva assistilo, narra che durante la sua conversazione
con M. questi ebbe dei momenti di grande lucidit di mente. Egli
andava ripetendogli
Dio grande e noi non siamo che atomi. Ieri
il parroco di S. Fedele, recavasi a visitare l'illustre infermo, ma lo
((
trov assopito. Il male and sempre pi aggravandosi, sino a che
<<
verso le sei e quindici minuti, noco dopo essersi colle sue stesse mani

allora

riflessa

airultimo

di

a cui

istante,

luce

celeste

niun

altro

quel

in

silenzio

((

messo un fazzoletto bagnato d'acqua fresca

che ora prima

di

morire,

alla testa,

Qual-

spir.

volgendosi alla sua

famiglia,
precipita

M.

disse

chiamate
seguenti parole: Quest'uomo decade
il mio confessore. Col quale si trattenne per una mezz'ora, parlando
con la solita sua mente lucida e calma. Uscito di camera il confes-

le

<(

sore, scrisse la Perseveranza,

M. chiam

suoi e disse loro

quando

.,

sar morto, fate voi quello che facevo io ogni giorno pregate semtanto
rvor '"Ifi:;,
pregate per il Re e la sua famiglia
r>rr-

((

buoni con

((

me

Sul tema della fede perdurata nel Manzoni sempre ferma e cosciente
ritorn Filippo Crisjiolti in occasione della morte di .'\rrij;;o Bollo (io giugno 1918). Nell'estate del 1908, scrive il Crispolti, un giornale straniero
atlerm che Alessandro Manzoni negli ultimi giorni della vita aveva
avuto un ritorno della sua incredulit giovanile, ed in prova cit quel
che Arrigo Boilo ne aveva detto una volta in un crocchio di letterati,
accompagnando egli anche la testimonianza del sacerdote (Mons. Adalberto Catena) che in quello scorcio di tempo avvicin frequentemente
il grande lombardo.
Io mi rivolsi per lettera al Boito,... egli mi rispose
colla lettera seguente.
Milano, 30 settembre 1908.
Ill.mo Sig. marchese,
Ritornalo a Milano, dopo una breve assenaa, trovai la sua cortesislettera che m'aspettava: eccole la risposta. Le parole intorno alle
quali Ella mi interroga, mi affretto a dichiararglielo, non hanno importanza alcuna; a volergliene attribuire aimienterebbero i fatti. Il Grande
Poeta della Fede, negli ultimi mesi della sua vita, fu vittima di quell'affievolimento delle funzioni cerebrali che colpisce sovente coloro
quali muoiono in tardissima et. Il divin raggio di mente si ottenebr
sempre pii sino alla fine. Le parole pronunciate da lui nell'ultima fase
non possono quindi, in nessun modo, assumere va^Dre morale di sorta.
Ci che io raccontai di sfuggita, parecchi anni or sono, in un crocchio
di letterati insigni, sviscerati ammiratori del Manzoni, dev'essere interpretato come una semplice osservazione patologica, giunta a me di seconda mano e affatto immeritevole di commento. Aggiungo ch'io non
ebbi mai l'occasione di conoscere il Sacerdote che assistette il gran

sima

lombardo

in fin di vita

Suo dev mo

Arrigo Boito
(l) Il

Momento

di Torino, 12 giugno, 1918.

(i).

IL

LA MORALE CATTOLICA

Sismondi,

Il

osservazioni
e

Manzoni

Il

rivolgendosi

al

incomincia le sue

cos

lettore

Questo

scritto

destinato a difendere la morale della Chiesa Catto-

lica

daW accuse

che le sono fatte nel Cap.

CXXVII della

Storia delle Repubbliche Italiane nel medio-evo

Ecco brevi cenni su questo scrittore. Giovanni Carlo


Leonardo Sigismondo de Sismondi, storico ed economista, nacque a Ginevra nel 1773 da una famiglia originaria di Pisa e mor nel

1 842
di religione calvinista.
Pass parecchi anni nell'Inghilterra e in Toscana du-

rante

torbidi

della sua patria e rientr nella citt

natale solo nel 1800, dove

si

fece conoscere per alcuni

scritti di economia politica e copr onorate cariche

ministrative.

Dimor

am-

varie volte ed a lungo a Parigi;

consacr la massima parte di sua vita nella redazione


di grandi opere storiche e letterarie che gli meiritarono

una riputazione europea. Ecco

le

sue produzioni con

(1803) in cui adotta

ordine e dati cronologici.

Della ricchezza commerciale

a
il

sistema della libert assoluta, propugnato da

Smith.
a

'Nuovi Principi di

Economia

Adamo

politica (1819).

Storia della Rinascenza e della Libert in Italia

(1832) in 2 volumi.
in 31

cui

Storia dei Francesi (1821-1845)

volumi, immenso documento di storia, intorno a

lavor

fino

alla

Mezzogiorno d'Europa

morte.

Della Letteratura del

(1813-29) in 4 volumi.

-79

Ho

lasciato per ultima l'opera che

importanza

ciale

del medio evo

dal

1807

CXXVII

al

i6 volumi in-8, stampati a Parigi


L'ultimo volume (16) al capitolo

in

181

Storia delle Re-pubbliche Italiane

ha per noi spe-

8.

contiene appunto

accuse contro la Morale

le

Cattolica. Il titolo di questo capitolo


le

cause che cangiarono

Quali sono

carattere degli Italiani,

il

dopo

le loro Repubbliche .
Eccone un breve cenno. Incomincia (traduco) Leggendo la storia degli Italiani del secolo quindicesimo
e sedicesimo, perch si trovano ad ogni pagina i nomi

di famiglie che esistono ancora, di citt, di villaggi

che sono ancora in piedi

giata e la natura rimasta la stessa, senza volerlo

che furono assoggettate

perch la lingua non can-

riporta ci che

si

conosce degli Italiani moderni

a quelli, dei quali

si

studiano

con paragone, a ci che manca al quadro storico, e

si

si

crede di essersi fatta un'idea tanto pi precisa dei

tempi passati, quanto meglio

attuali

conoscono

si

tempi

(pag. 407). L'autore quindi fa osservare che

non nell'ambiente
si

supplisce

le azioni; si

fisico-geografico,

notano gravi differenze fra

ma

in quello

morale

gli Italiani del secolo

XVI

l'organismo sociale lo riceve

e lo modifica

lui

istituzioni, delle quali l'influenza pi

estesa, la religione, Veducazione, la legislaziojte

punto d'onore

abitanti insieme

XIX.

danno
:

La

si

ha influenza sopra di

stesso tempo, e

(pag. 409).

di tutte le

quali l'uomo sottomesso, quella che

maggior bene ed

che

si

il

istitu-

Della prima

forze morali, alle

il

ed

tutti gli

Queste quattro

la divisione a quel capitolo.

religione

quattro

le

universalmente

combinano per agire sopra

XV

L'uomo solo cangiato


dalle mani della natura

la sua potenza

da ogni parte nello

zioni

dice

e quelli del sec.

pu fargli il
maggior male. Tutte le opinioni

riportano a interessi superiori a quelli di questo

8o

tutte le credenze, tutte le sette esercitano sopra

mondo,

fluenza prodigiosa. Nessuna tuttavia penetra pi a-

vanti

tolica,

morali e sul

sentnnenti

umano una

in-

cuore dell'uomo quanto la religione catperch nessuna pi fortemente organizzata,

nel

nessuna

si

completamente subordinata la flonessuna ha pi interamente asservito le

pi

sofa morale,

carattere

coscienze, nessuna

ha

istituito

come essa

tribunale

il

credenti alla pi

della confessione, che riduce tutti

assoluta dipendenza del suo clero; nessuna ha mi-

nistri

pi distaccati da ogni spirito di famiglia, pi


intimamente uniti dall'interesse e dallo spirito di corp (pag. 409-10). Dopo questo preambolo il Si-

smondi espone

fatti per cui egli ritiene

che La morale

della Chiesa Cattolica fu per Vltalia cagiotie di corruttela e di superstizione. Eccoli indicati solo

mente perch

il

sommaria-

Man-

testo intero riportato dallo stesso

zoni al principio di ogni capitolo delle Osservazioni


i)

L'unit della fede vincola assolutamente tutti

bri della Chiesa Cattolica

decisioni,

ad

ammaestramenti.

mem-

accettare gli stessi dogmi,


2)

L'influenza

della

reli-

gione cattolica non la stessa nel mezzogiorno d'Eu-

ropa come nel sud, dopo come avanti

il

Concilio di

Trento. 3) Col pontificato di Paolo IV (1555) incomincia


un rivolgimento nello spirito della Chiesa. 4) I papi
spaventati dalla riforma protestante abbandonano la

causa dei popoli per quella dei


resse

costumi ed aument

del clero cattolico. 6)

La

re.

lo zelo,

5)

ma

La riforma
anche

il

cor-

potere

Chiesa, impadronendosi della

morale, sostitu lo studio dei casisti a quello della nostra

propria coscienza. 7) Nelle mani dei casisti, la morale


divenne straniera al cuore ed alla religione. 8) La morale fu nelle

mani

dei casisti spogliata assolutamente

della sua natura. 9) Per causa di una falsa classificazione dei peccati,

il

salutare orrore che deve ispirare

il

delitto fu considerevolmente diminuito,


sisti

Alcuni ca-

io)

esposero all'esecrazione degli uomini in prima

gli eretici e

fila

bestemmiatori accendendo contro di essi il


li) La dottrina della penitenza e

pi violento odio.

dell'assoluzione cangi

di natura

affatto

ricevere

col

12) Per causa di tale

norme precise nel sacramento.

dottrina sulla confessione la virt invece di essere l'im-

presa costante di tutta la vita

da regolarsi

punto di morte.

al

delle indulgenze fu corretto

di Trento.

cilio

14)

si

ma non

Le indulgenze

m.eno fatali alla morale. 15)

ad un conto

riduce

scandaloso

13) Il traffico

Il

Connon sono

distrutto dal

gratuite

caso e non la virt fu

chiamato a decidere sulla sorte eterna del moribondo,


secondo che egli pot o non pot confessarsi ed essere

comandamenti della Chiesa furono messi

assolto. 16) I

accanto a quelli di Dio e della coscienza; pi


pi

regolare nelle sue pratiche,

dalle virt.
le virt

perch

casisti

una reciproca

dichiarando

ma

peccato la

tutte

maldi-

ed aumentarono nei

giudizio

secreta diffidenza.

segnarono a far l'elemosina non


simo,

devoto

17) L'interesse sacerdotale corruppe

cenza impedirono ogni


fedli

il

crede dispensato

si

18)

casisti in-

il

pros-

casisti al

posto

per. sollevare

per acquistare dei meriti. 19)

della sobriet e continenza, virt domestiche, misero

magro,

cibi di

20)

castit.

digiuni, le vigilie,

casisti sostituirono all'amabile

l'umilt che va congiunta con

per gli

altri.

scienza,

ma

il

21)

La morale

il

voti di verginit 1

modestia,

pi insultante disprezzo

divent non soltanto la

segreto dei casisti. 22)

La

religione cat-

tolica insegn in Italia a giuocare d'astuzia con la co-

non ad obbedire ad essa. (Da pag. 410 a pagina 422 del volume XVI edito a Parigi nel 181 8).
scienza,

La

diffusione dell'opera del Sismondi, gi celebre

per altri
i

scritti,

mise presto alla cognizione di

dotti quelle accuse, e subito, nello stesso


6

CojAZZi. La morule caitolna del Alanzoni.

tutti

anno 1818,

82

propose al Manzoni o approv


una confutazione. Di quei 22 capi
d' accusa il Manzoni esamin solo 19 tralasciandone
tre e precisamente il terzo, il quarto ed il quinto, perch
di proposito aveva messo da parte la questione storica relativa ai costumi d'Italia, volendo solo dimo-

Monsignor

Tosi

di scriverne

l'idea

morale cattolica lungi dall'essere cagione


doveva considerarsi

strare che la

di corruttela per la nostra patria

come
di

piti

il

sano ed

prosperit

efficace

elemento di conservazione,

L' ordine

civilt.

dello

scritto

zoniano quindi uguale all'ordine con cui


sposte

accuse:

le

man-

furono

e-

sono ig capitoli, non legati fra loro

da un filo logico perch le obiezioni erano state esposto


in un modo quasi caotico. Il Manzoni per non si tenne
stretto alla sola confutazione, ma prendendo occasione
da essa, allarg il suo tema esaminando le questioni
sotto un punto di vista pi generale, di modo che certi
punti di morale sono sviluppati ampiamente oltrepassando di molto

le

accuse del Sismondi.

Ed

questo

elemento generale, teorico, estraneo affatto alla polemica, che costituisce la parte viva e pi artistica del
lavoro,

quando

trina

cio espone oggettivamente e con quello

aveva dettato

spirito che

Inni Sacri, la vera dot-

gli

della Chiesa circa la morale.

succo di tutta

precisamente in questa esposizione esatta

l'opera .sta

dell'insegnamento cristiano
sare cos

Il

succo che

si

pu conden-

bisogna chiedere conto a una dottrina delle

conseguenze legittime che


quelle che le -passioni,

si

cavano da essa e non di

pregiudizi, gli abusi ne possono

. Il metodo- di difesa adottato dal


Manzoni
dunque quello che us ogni vero apologista del criesporre chiaramente ed esattamente quale
stianesimo

dedurre

il

vero insegnamento della Chiesa, colla persuasione

che la conoscenza piena della dottrina cattolica per


s stessa la pi vlida difesa.

Nel caso particolare poi

83

questo procedimento presentava un altro vantaggio, perch, avendo il Sismondi indicato la morale della Chiesa

come causa

di corruttela per l'Italia, bastava dimostrare

(come dimostr
-

il

Manzoni e del resto ammetteva lo


medesima morale non aveva

stesso avversario) che la

prodotto quegli

lamentati,

effetti

nelle

altre

pure cattoliche, per concludere logicamente

nazioni,

dunque

derivano da altre cause.

essi

La

posizione che la mente del

Manzoni prese da-

vanti alle accuse del Sismondi presso a poco quella,

aveva preso Tertulliano di fronte

che, tanti secoli prima,


ai

governatori delle provincie imperiali, quando, verso

il

197, scrivendo

V Apologetico in difesa dei Cristiani,

per primo parla in

nome

scutendo ed esaminando

della giustizia, del diritto dile

accuse al lume della ragione

e della verit.

Dalle prime righe di quel libro il Manzoni prese il


motto che servisse come bandiera e programma all'opera sua

La

invero

dottrina cattolica

non

vi

prega per la sua causa, perch non

nemmeno

pellegrina in terra, non ignora che

ff

trova facilmente

ff

sua stirpe, la fede, la speranza, la grazia e la dignit

della

sua

sorte,

nemici

si

meraviglia

mentre sapendo d'essere

ma

fra

gli

estranei

essendo noto che la

adopera di ottenere una

tiene nel cielo, alle volte si

cosa sola, di non essere cio condannata senza essere

e.

conosciuti

netur)

(Unum

gestit

interdum ne ignorata dam-

(i).

In questa oggettivit di esposizione conviene ricercare

il

motivo per cui l'opera del Manzoni tuttora

Lo

stesso Manzoni nel corso dell'opera sua insiste sulla neesaminare la dottrina cattolica prima di condannarla fra
l'altro degna di essere veduta e meditata un'argutissima nota a!
Capo IX (la prima), che pu dirsi un piccolo trattato di psicologia nelle
(i)

cessit di

lotte fra diversi partiti.

^84viva a differenza di molte apologie, che risposer

ai

bisogni di un'epoca particolare e poi morirono con essa.

La supposta penitenza.

Il

studio biografico pi volte citato

gina 147 scrive


nitenza

al

Gubernatis nello

XIV

capitolo

pa-

Al Manzoni, fn imposto come

De

da Monsig. Tosi

pe-

Os-

l'obbligo di scrivere le

Cattolica. Noi leggiamo con


ammirazione nella Vita delV Alfieri che il grande Astigiano ordinava al suo servitore di legarlo fortemente
alla sedia per obbligarlo al lavoro; ma non abbiamo

servazioni sulla Morale

letto senza

una grande piet

Monsig.

e confusione, che

Tosi chiudeva in camera Alessandro Manzoni perche,

mandasse innanzi il libro sidla Morale Cattolica che


non voleva andare avanti. Il fatto ci assicurato dall'egregio biografo del Tosi, prof. Carlo Magenta

Questa diceria recisamente negata


possibilit

da Stefano Stampa

(i)

dubbio dal Cant


fosse un

ci vi

il

chiamata un'im-

messa pure

fondo di

verit,

apparirebbe che

Tosi sceglieva, gli argomenti da dargli a trattare


Il

Manzoni

certo

in

quale aggiunge che, posto che in

non era un uomo da

il

(2).

lasciarsi im-

porre la trattazione di un tema di cui non fosse con-

canone

Ci sarebbe stato diametralmente contrario al


senartistico da lui cos altamente proclamato

tire e

rneditare.

vinto.

LJn giorno
di

Onorato

(1799 t 1850).
tore francese
religioso,

il

Manzoni, gi vecchio, ebbe

Balzac,

Dopo
si

il

celebre

romanziere

la

visita

francese

aver parlato di varie cose, lo scrit-

vant di aver tentato anche

il

genere

confessando per di non averne ottenuto

successo sperato e pari

(i)

Op.

(2)

Cant

altre opere.

il

Lo Stampa,

pag. 36.

cit.

Prose Minori

alle

di

Reminiscenze. Voi. I. pag. 8g. Cfr. pure Bertoldi


Alessandro Manzoni Firenze igo8, pag. 64.

che riferisce
zac,

il

fatto continua

un successo nel

Dopo

partito

il

Bal-

Manzoni osservava, che per aver


genere religioso non bisognava ten-

ricordo che

lti

85

il

come ima speculazione letteraria qualunque, ma


esserne profondamente persuasi (i).
Il Magenta afferma ancora che il Manzoni dopo la
morte di Mons. Tosi gli avrebbe dedicato la Morale
del
Alla venerata e benedetta memoria
Cattolica
Rev.^^^o
oso consacrare un lavoro inLuigi Tosi
tarlo

trapreso

condotto col suo paterno consiglio

che non mi pu
milt

essere vietato

ora

dalla sua severa u-

(2).

La composizione.
La Morale Cattolica fu scritta
circa come appare da questo brano di lettera
all'amico Fauriel in data da Brusuglio 18 luglio 18 19.
Quanto a me, la mia tragedia (si tratta
che traduco
del Conte di Carmagnola) rest sospesa durante un
-

in

un anno

anno per causa di un altro lavoro, che ho intrapreso


finito, e

lo desiderei fortemente che colui

il

quale s'incarica della

lettera volesse accettarlo, perche se io

conoscere che
tale

che spero di farvi pervenire con questa lettera,

il

semplice

da non dare che

titolo,

7n

non posso farvi

accorgo che egli

cattive prevenzioni

tazione, ossia appartiene a

un

una confu-

gener'e di opere, di cui

credo nessuna sia sopravissuta, e un genere nel quale


le passiojzi

pi basse della letteratura

(j

gi un dire

molto') si sono esercitate di pi; cos io vorrei che voi

(i)

Op.

cit.

pag. 2.^2-53.

Magenta afferma uuesto

noi suo libro senza per recarne


questa dedica non si trova in nessuna edizione della Morale
Cattolica e neppure si pu desumere dagli scritti del Manzoni che ne
avesse l'intenzione. Anche Pietro Mora^hi (Annali degli Avvocati Ji
S. Pietro - Anno IX, numeri 6, 8, 14, Roma) afferma la stessa cosa
del Magenta riguardo ad un'edizione delle Opere Varie del 1840 che io
non ho trovata.
(2)

prove

Il


la

86

vedeste per giudicare dello

tata

che V ha det-

spirito

(i).

La prima

edizione usciva appunto in quell'anno i8ig

con questo titolo

Sulla Morale

servazioni di Alessandro

Manzoni

Cattolica

Parte prima

Os-

Mi-

Antonio Larnperti 1819 . Dello smercio del vosi occupava anche Mons. Tosi,
come risulta da una lettera scritta da Alessandro da
Parigi, dove si era recato per l'ultima volta, in data i
lano

lume, com'era naturale,

dicembre 18 19:

"Non so come ringraziarla delle cure

noiose, che Ella si piglia per lo smercio del

lume;

mio vo-

giacche Ella vuol pure interessarsi alla con-

tinuazione,

dir che ho fissato una parte della mia

Le

giornata per occuparmene, e che bene o male spero d


scarabocchiare la 2* parte in

Qui

parla,

si

come

si

tempo non lungo

iin

(2)

vede, della 2* parte, di cui trat-

teremo a suo luogo.

Nel

1855

fu

ristampata

in

edizione

separata

ed

ristampa dur dal 1845


al 1855) con questo titolo: Osservazioni - Sulla Morale
Cattolica - di Alessandro Manzoni - 3^ Edizione del-

anche nelle Opere Varie

Vautore

(la cui

riveduta e corretta

Milano

Giuseppe Ra-

daelli 1855.

Questa edizione diversa dalla prima nella sostanza


e nella forma.

Nella sostanza.

Rinunziando a pubblicare

la

2*

parte promessa nell'edizione del 18 19 (ed il perch lo


si vedr nella 2* parte di questo volume) volle per am-

Un

ampliamento notevolissimo lo studio stampato come appendice al Capitolo III sul sistema che fonda la morale sull'utilit. Altre
aggiunte sono
due righi nel Capitolo VI e cinque
pagine nel Capitolo Vili sulle opinioni che i Luterani
pliare e correggere la prima.

(i) Epistolario.

(2)

Epistolario.

Voi. I, pa^. 164. (Lett. 67).


Voi. I, pag. 167 (.Sett. 68).

87

da quelle dei

e Calvinisti professano differenti

cattolici

a riguardo della giustificazione.


ideila forma.

Manzoni

Il

alla

prima parte della

Morale Cattolica fece fare in Arno quel bagno a cui


aveva sottoposto la edizione prima dei Promessi Sposi.
Egli (scrive il Venturi) quanto allo stile, ha inteso d'ac-

modi della lingua parlata

costarsi ai pi schietti

Delle differenze fra

(i)-

due edizioni tratto con brevi

le

osservazioni e saggi nell'appendice.

Le prime accoglienze.

La fama non

ancor molto

estesa del Manzoni, la poca apparenza dell'opera per-

ch con titolo modesto, in prosa, di genere polemico e


di

argomento

furono

religioso,

cause per cui la prima

le

edizione pass quasi inosservata. Essa


nei mesi di

Agosto o

dovette uscire

di settembre perch,

come

il

i8 luglio scrivendo al Fauriel voleva gi

il

volume, e

nali.

3 ott.

il

com.parve

Grandi avvenimenti non

Di notabile non

stato che le visite di Francesco

Roma, a Napoli;

lume,

vi

era

a Venezia, a Firenze,

poco dopo

sui gior-

furono che distoglies-

vi

sero l'attenzione del pubblico.

primo avviso

il

detto,

mandargli

la

comparsa del vo-

giorno 17 ottobre veniva soppresso per ordine

il

della censura austriaca

chiamato

//

giornale scientifico letterario

il

Conciliatore

dopo

soli

13 mesi di vita.

In quel giorno appunto usciva l'ultimo numero recante


in

calcio

all'ultima

Pellico,

Compilatore;

l'anima

dando

litica,

al

facciata
il

la

solita

scritta

Silvio

quale ne era stato veramente

giornale quella tinta liberale in po-

direttamente contraria all'Austria, da cui dopo

un anno, meno quattro giorni

(il

13 ottobre 1820),

veniva

rinchiuso nelle carceri di S. Margherita.

(i)

Luigi Ventuki. Osservazioni sulla Morale Cattolica.

1887 pag.

VII.

Firenze

Quanti giornali dunque ne parlarono? Due

soli (al-

me per quell'anno '19); ma c' da


pensando che in ci siamo pil informati
dello stesso Manzoni; e mi spiego. Nel 1835 un certo
abate Challamel, canonico della Cattedrale di Annecy,
chiedeva al Manzoni il permesso di tradurre la Morale
Cattolica ed anche domandava una copia dell'edizione
del '19 e qualche articolo comparso nello stesso anno.
Di queste tre domande il Manzoni non fu in grado
di soddisfare che la prima, come risulta dalla semeno

cos risulta a

consolarsi

guente

pubblicata

scoperta,

lettera

fattami

gentil-

mente conoscere da Giuseppe Gallavresi, dotto cultore


di studi manzoniani. Eccola tradotta e per intero perch un documento prezioso di gentilezza e di umilt
cristiana

Signore,

soggetto dell'opera, alla quale vi siete

il

degnato di dare la vostra approvazione, m'impedisce


fortunatamente di concepire sentimenti di vanit per
questa stessa approvazione e per

che voi siete per darle.


sostenendola
per
boli

si

solenne contrassegno

quasi costretti ad

cos buona, che

aver ragione,

meglio, essa stessa che sostiene

dir
(i).

Oso persino sperare con

quest'opera, qualunque essa


utilit,

il

una causa

uscendo per

le

sia,

voi.

o,

pii

de-

Signore,

che

potr essere di qualche

stampe nella

vostra, lingua.

(i) Un pensiero simile espresse il Manzoni nell'autunno del 1872


(credo), ricevendo nella \'^illa di Brusuglio la visita degli alunni del
Collegio Convitto Nazionale di Torino. Parlando delle dispute religiose
V'ha di presente un certo oscuramento di idee,
di quel tempo disse
ma cosa che non durer a lungo. Del resto quando io vado in
Chiesa, e mi guardo attorno, mi accorgo che non siamo quei quattro
u gatti che taluni dicono. Dicono pure che il Cristianesimo finito:
((
ma l'avevano detto Giuliano i6oo anni fa, 350 anni fa Lutero,
150 anni
fa Voltaire. E quando i convittori lodarono il gran
bene fatto con gli Inni Sacri, rispose con profonda ed arguta umilt:
tanto facile far del male
gi molto che io non abbia fatto
del male. Il merito tutto dell'argomento, perch questo tanto
grande e sublime, e, quando si pesca nel rnare della verit, si pesca
sempre bene . (Riferito da Torello Del Carlo A. Manzoni e la Molle C. Estratto dalla rivista La Sapienza, Torino, 18S6, pag. 160).
:

89

Io so che tutti i mezzi sono uguali a Dio, e che


Egli pu prendere dovunque gli piaccia un poco di

fango che apre gli occhi


e
mi sembra che Egli volle rendere questo mezzo pi
polvere per farne quel

forte e pi gradito facendolo passare nelle vostre mani.

Sono veramente addolorato


quasi per nessuna

sfarvi

di

non poter soddi-

di

quelle

cose,

delle

quali

degnato di prendere un interesse .cos onorifico


per me. Io mi ricordo che l'opera fu stampata nel 1819;

vi siete

ma

questa prima edizione interamente esaurita

ed

non ne ho conservato nessuna copia. So che


si fece qualche ristampa, ma non ho alcuna idea esatta
del numero, ne dei luoghi, ed in campagna, dove mi
trovo (era a Gessate, villa Beccaria), mi impossibile
io stesso

procurarmi dei dati

mi sarebbe

in

riguardo,

dati

che

del

resto

forse diffcile di ottenere persino a Milano.

Non ho veduto

che

itn

articolo,

stampato alla

fibbli-

cazione della mia opera, in un giornale quotidiano; ed

ho persino saputo dopo che era opera di un'amico.

Quanto

alla scelta che voi vi degnate di lasciarmi

fra l'omissione e la ratificazione della

nestabile

di

Montmorency

(i),

io

nota per

preferisco

il

co-

l'ultimo

un servizio reso all'opera. Oso pernon trascurare altre occasioni per ren-

partito, perch sar

sino pregarvi di

dermene

di simili.

Oso ancora

approfittare

della

bont che

voi

mi

dimostrate con tante maniere, per supplicarvi di una


carit che sar preziosissima per me.

Voi potete essere

spesso ai piedi della tomba del Santo Vescovo di Gi-

nevra

(2).

Vogliate parlargli una volta, prima per me,

per una sposa angelica e per una figlia diletta che a

Vedi a proposito una nota del Cap. VII.


come tutti sanno, il dttissimo S. Francesco di Sales, apostolo dello Chablais, nato nel 1567 nel Castello di Sales, morto a
Lione nel 1622, sepolto ad Annecy e canonizzato nel i66,v
(i)

(2) E,


Dio piacque

90

prendermi nel corso di un anno non


il restante di mia famiglia (i).

di

ancora compito, e per

Degnatevi infine gradire i sentimenti di viva


noscenza e di profondo rispetto, con cui ho l'onore

rico-

d'es-

Signore,

sere.

Vostro um.mo
Gessate,

obb.mo Servitore A. M.

22

ottobre

1834

(2).

vediamo ora \articolo del giornale quotidiano,


ed opera di un amico del Manzoni. Chi sia costui
saperlo perch firmato con le sole iniziali

diffcile

giornale la a Gazzetta di Milano (anno


Domenica 3 ottobre - N. 276, pag. 1337-38, in
Appendice Critico-Letteraria che reca il solito motto

L. T.
18 19

il

Glissons, n'apfuyons pas

Un

amatore degli

).

Eccolo per intero

utili studi c'invit

a pubblicare

Chiunque conosca l'asprezza che


mesce alle dispute di opinione, valu-

seguente

l'articolo

naturalmente

ter

et

portantissima e delicatissima di sbagli, nei quali

pregiudizio di partito trasse un altro letterato filosofo

e storico esimio.

L'autore protestando la

stima verso

Sismondi illustratore benemerito


non ha potuto non desiderare ch'egli

si

sommamente

il

il

modo

urbanissimo in materia im-

somma

il

sua

Sig.

dei fasti italiani,

avesse risparmiati agl'Italiani moderni que' rimpro-

veri che non si meritano, e non avesse preso argomento dai pregiudizi ed abusi comuni ad altre na

zioni

moralit coi suoi insegnamenti e colle sue istituzioni,

Questo desiderio
(i)

i83,'5

sett.

per accusare

La moglie

e la

firflia

lo

il

cattolicismo

di

favorire

l'im-

ha determinato a segnare di

al-

Enrichetta Blondel moriva infatti nel dicembre del


D'Azeglio nel 1831, moriva il 20

Giulia, maritata al

1834.

Questa lettera si trova nella biblioteca comunale di Chambry


(Manoscritti N. 155) e vide la luce in k Primo Vere, Milano, tip. U.
Allegretti, 1907, pag. 165-167.
(2)

91

cune considerazioni

diversi

tratti

dell'ultimo

ca-

pitolo della Storia delle repubbliche italiane del me-

dio

evo,

quali

ne'

cattolicismo siccome

nell'errore,

l'illusione

Sismondi rappresenta il
il
popolo

Sig.

il

per mantenere

fatto

nell'abitudine

cattive

di

pratiche col-

una falsa piet. Il Signor Manzoni seautore, prende argomento di trattare di


di

guendo

molte materie importanti, e difende sopra ciascun

l'

massime

e le discipline morali cattoliche

articolo le

col solo spiegare quali esse sono veramente. L'unit

della fede, l'influenza in generale della religione cat-

tolica,

un tempo

la

nozione sincera della morale filosofica ad


e teologica, la corrispondenza della

morale

insegnata nella Chiesa coi sentimenti naturali

retti,

la distinzione de' peccati, la dottrina della penitenza

e della conversione

sono

suo discorso sopra alcune particolari virt notate di


pregiudizio o di eccesso, come sono il precetto di non

dir

limosina,, le

incidentemente tratta egb' pure delle istituzioni ec-

clesiastiche, e delle pratiche del clero,

et

contro ogni ragione,

illustrati

questi e simili punti interessanti

dall'autore.

male del prossimo,


astinenze,

si

Da

questi

trapassa

col

motivi che santificano la

la

verginit

accusi

il

perdono delle colpe.

l'umilt.

Ed

mostrando come

cattolicismo di ren-

un capitolo

dere venale

consacra a trattare degli odi religiosi che

cismo accusato di fomentare, dimostrando quanto


ingiusta

il

cotale

tutto

il

cattoli-

e come il solenne insemassime evangeliche tenda

accusa,

sia

ct

gnamento

a promovere la benevolenza universale fra gli uomini,

se le passioni

cattolico delle

non contraddicessero, siccome in ogni


tempo hanno contraddetto, a qualunque miglior dottrina filosofica, e ne hanno abusato stranamente. In

altrettante dissertazioni divide l'autore le sue osser-

vasioni, quanti sono

punti particolari, ne' quali

il


Signor Sismoncli ha

92

quella moderazione di

cjbliata

onora nella maggior parte de' suoi giudizi e

cui

delle sue censure. Queste dissertazioni sono stese di

a tal

si

maniera, che la sola

filosofila

combinandosi colle

comune insegnamassime pii


mento cattolico, porta nell'animo tale convincimento,
che l'erudizione e la profonda teologia non potrebbero meglio ottenerlo. Qui niente sgomenta dal leg-

<r

gere,

elementari

note del Vangelo

qualunque
del

sia
pii

il

e del

leggitore,

volgare

purch alle notizie

insegnamento religioso

buon senso non travolto da cattiva educaE se dapprima una certa analisi, che si direbbe
metafisica, per quanto ella sia schietta ed introdotta
all'opportunit, non mai per lusso, vi presenta qualche
unisca

il

zione.

per obbligarvi a

difficolt, egli

segnarvi che non


zione, nia dietro

si

riflettere, e

per in-

vuol giudicare per sola preven-

esame imparziale,

cono-

e per farvi

scere che certe cose, le quali passano per triviali, sono

assai filosofiche, e

ridicolo e collo spregio. Gli invero

siccome

acume, con tanta chiarezza, tanto sapere, con tanta

al

Sig.

non mentano di essere

Manzoni

riuscito

trattate col

diffcile

di

l'unire,

fare,

tanto

finalmente di confutar

semplicit di esposizione, e

con tanta forza uno

tanto rispetto, e non offendere nessuna comunione

a cristiana,

insieme trattarlo con

scrittore, e

nessuna scuola, nessun partito. Nessun abuso

notato in quest'opera, e nessuno in essa scusato;

nessuna massima di corrotta morale, che

gnata da

tutte si

cattivi

dottori,

vi

inse-

siasi

tampoco ricordata;

combattono colla sola esposizione dello schietto

insegnamento generale, qualunque sieno


pratiche ed opinioni

meno

rette,

figlie

le particolari

di

passione,

La prima

non del Vangelo, n del

dell'opera eccita vivo desiderio di vedere alla luce

la

cattolicismo.

seconda che l'autore promette.

parte

L. T.


Il

secondo

93

articolo, che

il

Manzoni mostra

aver conosciuto o di non ricordare, usc nel


delVltaliana

Letteratura

di

non

Giornale

{compilato da una societ

di letterati italiani, sotto la direzione ed a spese delli

Signori Niccol

Tomo

Da Rio.
Tomo XIX

Girolamo, fratelli Conti

4 della serie intiera, Serie

seconda

Fa-

Padova, nella tipografia del Seminano, 1819.


scicolo I, bimestre di Gennaio e Febbraio, pag. 88-100).
Ne riporto la parte pi importante omettendo la parafrasi o sommario che t dell'opera
Ecco un'opera
-

piena di sana e profonda cristiana filosofia del Sig.

Alessandro Manzoni.

alla luce

suoi Inni Sacri, che vennero

non ha guari in Milano, hanno renduto noto


anche in Pindo il nome di lui, illustre gi appo i
letterati e caro a que' tutti che hanno il bene di co-

noscerlo, per

cui

che in poche,

ma

(f

al lettore, n'

un indizio manifesto. Suppone

ha fatto

la sua

suoi

chi

Scritture,

mente

lungi dal rumore del

altri,

fonti

le

bell'anima.

doti pellegrine
Il

solo

di

preambolo

succose e luminose parole premette

talenti

rari

li

Dio

forn

studi seri e

egli che

lunghi sulle sacre

della morale, ed ha letto accurata-

grandi moralisti

cattolici,

mondo

ed ha meditato

sopra di s e sopra gli

trover queste osservazioni superficiali. Cos scrive

un giovine secolare, ma dotto autore cui la religiosita ha data la penna, e la modestia l'inchiostro. Egli
prende a confutare il Cap. CXXVII del Voi. XVI
della Storia delle Repubbliche italiane del ginevrino
Sismondi ma premendo l'orme del Bossuet e dopo

aver riletto

e segnatame.nte

grandi moralisti cattolici,


Sermoni di Massillon e di Bourdaloue, i Pensieri di Pascal ed
Saggi di Nicole
Noi preghiamo i lettori nostri di leggere per ammi-

rare

italiano e

le

opere dei
i

la

somma

devozione dell'Autore modernissimo

cattolico

nel

dimostrare erronee e

false

94 a le

accuse del

ginevrino e calvinista

avversaiio, in-

Se il momoderna Italia
preclaro Autore ha dovuto temperare il gior-

teso a denigrare la

dello del

nalista italiano, nel far brevemente conoscere quanto

ha potuto le ragionate e dotte osservazioni di lui sulla


morale cattolica, ci pu essere la lusinga che il ginevrino filosofo

pra

la

Due

si

spogli de' suoi sinistri giudizi so-

povera Italia

{Senza firma).

giudizi degni di essere conosciuti comparvero

undici anni pi tardi, quando nel

1830

si

ristamp

l'opera a Pavia dalla tipografia Bizzoni per cura di


Mons. Luigi Tosi il quale ne affid l'incarico all'abate
Giovanni Finazzi di Bergamo, maestro di belle lettere e

di eloquenza sacra nel Seminario di Pavia


vi
si

premise alcune parole sotto

il

nome

rivolge al lettore dicendogli che

(i).

Costui

dell'editore che

nutre fiducia di

ben meritare del colto pubblico coll'offrirgliene una


nuova edizione dovuta alle cure di uno zelante prelato, il quale, considerando la benefica influenza che
una pili estesa diffusione di un libro s utile pu

esercitare

u
a
ce

areligiose,

sul trionfo

delle

auguste verit morali e

dall'amicizia

ottenne

dell'Autore

il

con-

Fu

senso a che venisse riprodotto (pag. 6)

... gran fortuna che

accorresse a sostegno della

uomo

santa causa vilipesa un

'(

quale per una parte colla sua rinomanza valesse a bi-

c(

lanciare

l'estrinseca

autorit

d'altissimo ingegno,

dell' avversario,

il

per

profondamente nella scienza della Religione, e fosse quindi atto a serbarne pura la luce
dagli insidiosi sofismi che tendono ad offuscarla. A.
Manzoni confutando quelle accuse spieg intera la
l'altra sentisse

(i)

Lo

parte inedita.

Finazzi, dopo la morte del Manzoni, pubblic

un
Morale Catt. con ampie parafrasi e saggi della
Bergamo, dalla Tipografia Pagnoncelli, 1873, pagine q8.

stesso

Commentario

della


t forza del

95

suo ingegno, e fece dono all'Italia di uno-

pera, in cui la robustezza del raziocinio e la profon-

dita del sentimento procedono di pari passo, ed im-

parola quella potenza persuasiva che


guadagnando ad un tempo l'intelletto ed il cuore

sforza all'assenso eziandio

a
a

seppe trovare nella natura dell'uomo gli alti motivi,


che mentre giustificano questi precetti, ben ci rivelano

et

come Colui che

nei pi riposti segreti dell'uman cuore

<r

primono

La
da un

alla

stessa

li

pii ostinati

Pavia

di

comparso

vari letterati,

gina 374). Fra


edizione,

L'Autore

(p..

7,

8,

9).

in Biblioteca Italiana {os-

Tomo LX

l'altro vi si

non poteva

pure annunziata

era

sia Giornale di Letteratura, Scienze

da

ha dati leggesse profondamente

edizione

articolo

Milano

ed Arti composto
-

Anno

1830, pa-

legge che, bench alla quarta

lasciarsi

passare inosservata la

pubblicazione d'un libro, che sar sempre di proficua

lettura, e

un tempo che

delle passioni

fa l'estremo

suo sforzo contro la verit delle dottrine

cattoliche....

{Senza

che ora giugne pi opportuno che mai, in

firma').

Di due

altri

fare un cenno.
lyse

la guerra

raisonne,

articoli

La

in riviste

usciti

francesi devo

Revue Encyclopdique

ecc

Paris.

Tome

L.

(ou

Avril

Ana1831)

annunziando
l'edizione di Pavia del 1830: (traduco) Bench que st'opera non sia nuova, per vari motivi ci crediamo
a obbligati ad annunziarne la ristampa. Il Sig. Man zoni ha preso un posto troppo elevato nella lette ratura italiana perch noi non ci dobbiamo occupare

con elevatezza ed imparzialit cos

con interesse di quegli

la

erano giunti ancora fino a

scritti

scrisse,

che egli pubblic quando

sua riputazione era ancora poco estesa e che non

noi. In secondo luogo noi


pensiamo che importi ascoltare oggi con attenzione

avvocati del cattolicismo, e giudicare con impar-

gli

dottrine che fino al presente

zialit

esaminate che con passione.

intero fu

c,6

le

non furono

secolo diciottesimo tutto

Il

una guerra lunga e accanita, diretta contro


quelle dottrine da uomini dotati di uno spirito pro-

digiosamente

momento

-attivo,

di lasciare

aggressivo e
il

campo

critico.

venuto

uomini d'ingegno che vogliono nella societ

tare gli

un

ei

sonale messo in comunit, e che riguardano

altro

il

alla difesa, e di ascol-

legame, un'altra forza che l'interesse peril

cri-

stianesimo come una sapiente teoria eminentemente

uomini superiori
da quando Chateaubriand,
Lamennais, Manzoni, hanno levato lo stendardo del

cristianesimo contro

ha preso un aspetto novello, e che la soluzione


potrebbe bene non essere quale la si sarebbe predetta
al principio di questo secolo. Checche ne sia, essa
ora portata sopra di un. terreno, in cui uno spirito
retto ed elevato non deve temere di discendere. Ora

sociale e incivilizzatrice.

hanno preso parte

Da quando

alla lotta,

il

filosofismo, ci pare che la que-

stione

a si

discute di storia e d'economia sociale;

simo non

pii

un insieme

una leggenda di miracoli

la base d'una

il

teoria

la

libert,

cristiane-

e di misteriose assurdit:

filosofica

potere primitivo e costituente,

forze,

il

ridicolo di pratiche devote,

l'ordine e

che deve contenere


la

gerarchia delle

l'industria.

Lasciamo adunque che i campioni continuino la


lotta
noi non possiamo restare testimoni indifferenti, perch il premio del combattimento la convinzione del mondo, cio l'impero di esso; ma siamo
almeno testimoni imparziali. Non abbiamo bisogno di
fare un'analisi dell'opera del Manzoni
il titolo basta
da solo per farlo conoscere. Per ben giudicarlo bisogna leggerlo, perch in quello stile magnifico, m

quel

lusso

d'imm.agini,

in

quella poesia della fede


vi

97

sono degli argomenti che valgono meglio di una


{Firmato A. B.)
.

fredda dimostrazione

Annunziando una versione francese della Morale

Gaume

Cattolica, fatta dall'ab. Delacouture (chez

frres,

Paris 1835) sotto il titolo di Dfense de la morale


catholique cantre Vhistoire des rpuhliques italiennes

de M. de Sismondi

il

Mmorial encyclopdique

et

Tome

V,

frogressif des connaissances humaines

Anne

(Paris

1835, N. 147, pag. 181) cos scrisse (traduco):

L'alta riputazione del Sig. Sismondi non permet-

teva di lasciar senza risposta l'opinione che egli espri-

me

pubbliche italiane. Egli attribuisce alla dottrina della

(I

Chiesa errori che essa ha condannato negli

sulla morale cattolica nella sua storia delle re-

riforma; suppone delle decisioni che non

stessi della

sono mai

quello che essi hanno insegnato

d'aver inventato

l'umilt

nel

numero

peccati;

fa

di

religione,

autori

esistite

dei

fa dire

casisti

ai

li

collocato

un

contrario di

il

accusa seriamente

maldicenza

la

alla

delitto

Chiesa

impadronita della morale, che, senza

essersi

non ha che basi

vacillanti, ecc. ecc.

Al

la

Sig.

Manzoni conveniva confutare

De Sismondi

spandere sopra

all'Italia

sono imputati questi abusi e questa corru-

zione.

Sig.

allo spirito

bisogna dunque parlare

Il

e cancellare

Manzoni non

la verit

vinto lo spirito. Ci

mirabile; egli

f(

vedono dovunque

nerosi

ragionamenti del Sig.

colori odiosi che egli volle

la religione, tanto pi che sopratutto

si

si

contenta

il

al

parlare

Sig.

cuore dopo di aver con-

Manzoni fa

in

modo am-

dipinto nel proprio lavoro; vi si


alte vedute, sentimenti nobili e ge-

[Senza firma).

CojA7,zi.

di

deve essere conosciuta ed amata

La morale

cattolica del

Manzoni.

qS

L'accoglienza del Sismonai ed


ghi.

Lo Stampa

un parere

(op. cit. pag. 34, 35) scrive

del Bon-

Manquando

t II

zoni raccontava che gli era stato riferito, che


il

il
d

Sismondi
Sig.

deve essere; ed

quando

cattolica quale

inorale

la

ho descritto Vabiiso che se ne

io

Sismondi

le osservazioni del

in questo senso egli

Manzoni diceva che

il

avrebbe detto:

lesse quella confutazione

Manzoni descrive

si

non avrebbe tutti i


si pu abusare di

fa.

prendessero
torti.

Ma

tutto,

e che

il

mettere in vista soltanto gli abusi vale tanto come

attaccare la sostanza ecc.

Pare strana quella pro-

posizione del Sismondi e non si capisce quale senso

veramente possa avere perch

il

Manzoni non ha

trattato in generale argomenti che possano dar luogo a

varie interpretazioni
strare

non ha avuto per

che gli articoli di

fede che

desunto dalle sacre carte sono


articoli di

pii

fine di dimio-

hanno

cattolici

attendibili

degli

fede dei protestanti. Sui dogmi egli non

si

neppure su quello dell'infallibilit del


Pontefice, che di solito il punto di partenza delle

indugiato,

discussioni

fra cattolici e protestanti

(i).

non

da credere che quella espressione sia stata riferita inesattamente al Manzoni perch un pensiero simile troviamo esposto dallo stesso Sismondi in una lettera
scritta il 20 dicembre 1820 da Ginevra alla Signora
lacopetti, figlia di Pietro Verri, a Milano. Eccola tradotta in buona parte dal testo che d il Bonghi (2)
a ... Le sono molto obbligato, graziosa amica, dell' avermi inviato il libro del Signor Manzoni: prima dt
tutto debbo confessare che una confutazione fatta da
un uomo cos celebre, cos giustamente ammirato, mi
:

lusinga e mi onora; che io sono infinitamente sensibile


(i) Dott. Celestina Galli. - Manzoni e Chateaubriand.
stabilimento tip. E. Marcati 1907. pag. 16.
(2) Opere inedite o rare. Voi. Ili, pag. 241.

Legnago,


del

modo

99

con cui farla di

ammiro come

me

nella prefazione; che

una controversia che gli sia tanto a


cuore, egli abbia potuto conservare un linguaggio sempre
pieno di cortesia. Dir anche che io sapeva gi prima
che noi ci saremmo trovati nella sostanza pi d'accordo
che non ci sembrasse, perche ogni uomo nella sua religione mette sempre ci che vi ha di pi elevato nelVanima, ed io era ben sicuro che il cattolicismo si ingrandiva e nobilitava nel cuore del Manzoni. Ma quando
IO vengo a parlare della controversia in s stessa,
debbo confessare ch'essa m'ha fatto poca impressione.
Noi sembriamo due spadaccini che vogliono battersi in
una notte oscura, e che non si vedono; mentre che egli
io

in

crede di assestare dei colpi sopra di

me

della camera, io sono nell'altro e non

ci

in un angolo
raggiungiamo

mai. Noi non diamo alle parole il medesimo senso, non


abbiamo in vista le medesime idee
.
Anche ad altri, senza conoscere questa lettera,
parso che le spade dei due avversari non si toccassero

mai, e che ciascuno combattesse per conto suo.


scrive

ottimamente

il

Bonghi, non credo sia vero

Pure,

Non

pu negare che il Manzoni mostra inappellabilmente,


come ciascuna delle affermazioni fatte in quelle 12
una confupagine
contiene un errore di concetto
sione di parole. Se rimane qualcosa di vero nelle considerazioni del Sismondi, rimane anche, dopo letto il
Manzoni, la persuasione, che questo qualcosa di vero
Tutto il capitolo (del
andava altrimenti descritto
Sismondi) in realt, deve parere anche a quelli a cui
ne piacciano le conclusioni, un portento di ragionare
rilassato, fiacco; e di quel trarre da fatti non abb2-

si

stanza precsi, n numerosi, conclusioni che

Non

li

olir e pai-

uno scrivere da scienziati questo, n moderno; invece, hanno tanto sentimento di scienza, e, se
mi lecito dire, tanta modernit le parole con cui il
sano.

Manzoni

ribatte la

con rincrescimento,

giudizio del Giusti.

parlato col
lettura

una

e vero, e

della

lettera

il

Sismondi,

con speranza e fiducia, che

pronunzia del popolo Italiano

si rigeneri,

Un

condanna esagerata che

Il

Giusti,

(i).

dopo

di

aver

Sismondi sulla impressione provata alla


Morale Cattolica, cos si esprimeva in

ad un professore:

Sismondi diceasi am-

mirato della maniera urbana, con la quale era distesa;

lod la

ne compianse le ultime
influito non pco
hanno
secondo
suoi principi; aggiunse poi, sempre

sincerit. dell'Autore, e

disgrazie, le quali,

a confermarlo ne'

lui,

moderatamente, che gli pareva che

si

fosse partito

da

un punto molto diverso del suo, poich esso considerava


le cose come sono attualmente, e Manzoni cojne dovrebCredei bene di dirgli che gVltaliani non
bero essere
avevano fatto gran plauso a quel libro, e che, anzi senza
scemare nulla la debita reverenza al Manzoni, era stato
riguardato piuttosto come un errore, o almeno come
un'opera suggerita da qualcuno che lo avvicina,

secondi

fini, i

l'animo integerrimo di quel

sommo

Italiano

(i).

successo del libro sment eloquentemente questo

Il

poco favorevole giudizio del Giusti. Ancor vivente


tore

pe'>'

quali dall'altro canto non capiscono nel-

si

ma

Italia

zioni

contano pi di trentatr edizioni e

anche a Parigi, a Bruxelles. Ebbe

francesi,

diversi

(2).

l'au-

non solo
sei

in

tradu

una Tedesca, ed una Inglese con titoli


da credere che tale giudizio il Giusti lo

Bonghi. - Opere inedite o rare. Voi. Ili, pafj. 242.


Epistolario di Giuseppe Giusti - Firenze, Salani 1889. pag. 2.
Lettera al Sifj. Prof
manca il nome e la data, ma deve esser vicina
(i)

(2)

1834 perch parla di disgrazie successe al Manzoni.


(3) ViSMARA. - Bibliografia manzoniana. Milano, Paravia, 1875.
Completando
dati del Vismra col catalogo della Sala manzoniana
nella Braidense di Milano e con una nota dello Sforza {A. Manzoni e
utia baruffa tra l'annotatore piemontese ed i romantici lombardi, Torino, Clausen 1908, pag. 18) ecco l'anno ed il luogo delle edizioni che
al

garbavano troppo le materie


trattatevi. Ma (diremo col Bonghi) anche quelli a
cui le dottrine del libro non -piacciono, devono convenire, che vi si mostra una jorza rara di ragionamento
non

proferisse perch

gli

stringato e perspicuo, e di osservazione fine, sagace. Ales. quelle sulla Maldicenza (Cap. XIV),
non possono non parere ad ognuno meravigliose. Se
nei Promessi Sposi la qualit del genere letterario a
cui il romanzo appartiene d luogo a molto maggiore

cune pagine per

modi

variet e ricchezza di vocaboli e di frasi o


.

dire; nella

richiede che
e

Morale Cattolica la
i

di

difficolt del soggetto

vocaboli e le frasi segnino efficacemente

spiccatamente

che

ogni piega, per sottile

pensiero d'una mente acuta ed arguta

Altri giudizi autorevoli-

Vinc.

sia,

del

(i).

Gioberti

nella

'

Teo-

Soprannaturale (Capolago- Tip. Elvetica 1850)


in una nota del II Voi., pag. 354, si esprime cos
Que-

rica del

Morale C), checche ne dicano alcuni,

st'opera (la

un capolavoro

di

filosofia

cristiana e

di

dialettica;

sono a mia conoscenza Ristampe e versioni francesi dell'edidone del


1819: nel 1823 a Milano, tip. V. Silvestri: nel 1824 a Torino; nel 1826
a Roma, tip. V. Pofjgioli
nel 1S29 a Firenze, tip. Batclli
nel 1830
a Pavia, tip. Bizzoni ed a Milano, tip. Lamperti
nel 1832 a Torino
tip. Cassone; nel 1834 a Firenze, tip.
Ricordi, a Montepulciano, a
Milano, tip. Redaelli, a Parigi, a Prato, tip. Guasti
nel 183.'; a
Napoli, a Annecy, a Samminiato, a Parigi, tip. Campi, a Firenze,
a Imola, ed a Parigi
nel 1836 a Parma, tip. Fiaccadori, a Torino,
tip. Fontana, a Napoli, a Parigi
nel 1S37 a Bruxelles
nel 1838 a
Bruxelles ed a Napoli nel iS^n a Torino nel 1841 a Prato nel 18.^0
a Parigi. L'edizione riveduta ed aumentata dallo stesso Manzoni, comparsa nel 18.^5 fra le Opere Varie ed a parte presso Redaelli, fu ristampata tale e quale, tranne qualche assai raro e lieve mutamento
(Bertoldi - Prose Minori di A. M. Firenze - Sansoni iqo8. p. V) nel
nel 1887
1869 a Milano, stabilimento Redaelli dei fratelli Rechiedei
con dichiarazioni e note di Luigi Venturi a Firenze, Felice Paggi
libraio-editore; nel igo6 con prefazione di Filippo Crispolti a Brescia
Societ Editrice La Sciola. Di queste edizioni anteriori al 1873
non Uitte, anzi la minor parte ebbero il permesso dell'autore.
(r) BoKGHi. - Opere inedite o rare. Voi IIL pag. 239.
:

e la sola

cosa che

le

abbia nociuto nella opinione di

molti, la santit della dottrina e la

modestia del-

comprende facilmente, come

maggior

l'Autore. Si

parte dei colti Italiani (non parlo del popolo),

non credono a

si
la
a

prova che

nulla, sia spiaciuto

la perdita della

uno

alla

prova

quali

scritto, in cui

morale cattolica sarebbe

sventura pi grande che possa accadere


si

all'Italia,

cos dimostrativamente, che le ragioni al-

legate dall'esimio scrittore sono rimaste finora senza

opposizione.

piacere a quei flosoii che credono di poter colla ra-

gione edificare un compiuto sistema di morale e di

La

religione, e che,

dottrina di questo libro non pu anche

per uno sbaglio singolare, confondono

colla ragione le credenze cristiane bevute col latte, e

immedesimate per un lungo abito colla propria natura.^e (fino ad un certo segno) col modo di pensare
e di sentire, che appartiene specialmente all'et mo-

derna.......

Nicol
(Firenze

Tommaseo nel Volume Ispirazione ed arte-


Felice Le Monnier 1858) a pag. 400 e seg.

fa queste elevate considerazioni col suo stile cos suc-

coso e nervoso

Fra

pi splendidi che

titoli

il

Man-

non
Morale Cattolica, dove la gentilezza de' modi, ispirata da un
senso di dignitosa e delicata virt, tempera e insieme

avvalora

della disadorna

del vero deduce l'anima del

zoni aveva gi alla venerazione degl'Italiani, io

dubito di collocare

in

sotto

lui

la

forza

le osservazioni sulla

dello schietto e saldo raziocinio,

ma

calda facondia. Dalle sommit

ispiratore del bello


le

Manzoni
;

quell'affetto ch'

e siccome ne' suoi

splendide apparenze poetiche

si

versi

nasconde

un'intenzione severa di rettitudine, cos ne' suoi ra

gionamenti

improvvisamente rallegrato da grandi prospetti

il

tortuoso sentiero della confutazione


di


v verit

Ginevrino,

generosa,

grano

soavemente sublimi,

universali,

bellezza.

103

Manzoni

il

ma

Quelle accuse deni-

carit.

non

certo gravi e

sua fede,

profanazione di quella.

chiedesse

gerebbe pi speditamente alla mta.

ma
il

tutti scusabili,

dalla violazione,

chi

cui difetti,

vengono non dalla

a se.

nella

non solo di religione

fece opera

patria

di

nazione italiana tutta quanta

la

terribili

nel confutare le triviali accuse dell'onesto

o,

ch' peggio, dalla

ad essa fede ne

ri-

rimedio, per via che pare pi lunga giun

Ch

riforma

stesso, coopera alla riforma dell'intero corpo a cui

Manzoni valgono per


. Queste parole del
un lungo trattato. Certo la religione non ha di bisogno del suffragio di tale o tal uomo per autenticare
la sua verit; ma sar sempre un argomento non
leggero contro chi la combatte, l'esempio d'uomo di

tale

a
a

appartiene

ingegno quale il Manzoni, che dal dirsi cattolico


non s'aspettava ne onori n lucri, ma gli spregi o la
compassione dei pi tra* famosi del tempo, e pure

senza circonlocuzioni timide, senza declamazioni bo-

riose

dote

confessa:

Sz,

noi

cinginocchiamo al sacer-

Scritti

nel

1873

(anno della morte del

Manzoni)

trovo, fra gli altri, tre giudizi, che stimo degni di essere
riferiti,

Terenzio Mamiani nella "Nuova Antologia (Agosto


del

1873, P^g-

Morale Cattolica, tersa


per guisa da compenetrarla con la

760) loda

rimondata da

la

essenza pi pura del Cristianesimo e con gli spiriti

immacolati e indefettibili del Vangelo

"

ne con" essi trov malagevole (come sappiamo tutti)

'.

di confutare

il

'(

cessero vero.

L'uno guardando

principi

lui

Sismondi, sebbene l'uno e


al

continua

l'altro

fatto e l'altro

diai

104

Giuseppe Puccianti, nella stessa Nuova Antologia

dopo aver detto che

(luglio del 1873)

tre

generazioni

impararono dal Manzoni a pensare ed a


ad amare Dio, Vumanit, la virt, la patria

d'Italiani
scrivere

mode-

(pag. 257); tratta della squisita ricchezza, della

delV amore di giustizia che egli mostr nel

stia sapiente,

confutare

La

le

accuse

del

Si-

260).

Civilt

facendo

1873,

Morale Cattolica

colla

smondi (pag.

cianti, osserva

Cattolica,

nel

la

dell'articolo

critica

fascicolo

26 giugno

del

modo

che la Morale Cattolica risente del

di scrivere francese

che se vero per

il

la

Puc-

del

citato

prima edi-

zione del '19, non sempre esatto per quella tersa e

rimondata del

e
a

fra

dia,

nella

'45,

Manzoni

il

accost

si

Firenze.

altre scritture del

le

quale

Ecco come si esprime: MePromessi Sposi, che toccano la perfezione^

all'uso vivo di

Manzoni che partecipano della

mediocrit, incede la Morale Cattolica, che per merito

morale

perfetta delle opere di quel grande scrittore

tutti

Di
Manzoni questo della Morale Cat-

siccome

meritevole

latri

perfetta, e per letterario la pi im-

del

libri

a tolica,

la pi

meno

il

cos

Ietto,

studiato

esser

di

dai

sarebbe

liberali

Cesare Canta nel pi volte citato lavoro

pera cos

(Voi.
si

I,

genere umano,

della

II.

del

dolore,

ideila speranza, eterna, quanto

impone

Remi-

Cristianesimo, redenzione del

mentre insinua

preghiera,

pag. 85 seg:), 'trattando di quest'o-

esprime:

.non

pi
ido-'

(pag. 82).

niscenze

il

suoi

d'esser

la

della
i

semplice

filosofa

rassegnazione, e

gemiti dell'umanit,

creduto senza discussione, anzi

non ^erca altro che d'esser conosciuto. Pertanto il


Manzoni, inteso non tanto a completare, quanto a

ro5

fondamentali, usc dalle discussioni

verit

stabilire

parziali

gliando la Morale Cattolica dai commenti delle scuole

per elevarsi all'altezza dei principi; e spo-

trascendenze

delle

ma

nuovo:

di

Son mille anni che


stesso

e .collo

guarda all'esnon c' nulla

ce n'era nelle obiezioni del Ginevrino?,

passione,

della

6ne, ai mezzi. In quell'opera

senza, al

si

calore

affacciano

le

stesse negazioni,

sono combattute, collo stesso

senso comune, colle stesse autorit. Gli avversari leali

ma

attaccando obliqua-

finiscono per darvi

mente, prendono un altro punto; e se voi avrete di-

ce

mostrato l'autenticit dei miracoli

burlano pferch credete

ff

Filomena,

...

ragione,

del

Vangelo,

al crescer dei capelli

difendere ci che

si

vi

di santa

sfascia per senilit.

Nelle polemiche religiose troppo spesso parla


anzich

spinto,

la

fede,

lo

rispetto

a,ffettuosa e sapiente, quel

ma

smentisce, n

ma

si

ragiona

di

Dia con

senza amore. In questa trovi una fede

si

coraggio logico che n

smarrisce traverso

ai

si

problemi pi

volge continuo a un fine come ad una

ardui,

mostrazione geometrica, senza tra via lasciar di ado-

perare

Cos egli

dacare,

fiducia

le

facolt pi libere e delicate dello spirito.ci

con
.

di'.

offre

un modello del discutere senza pre-

quel-la

forza

di

convinzione che
.

ispira
>

Adolfo Borgognoni negli Studi contemporanei


(Rma, 'Sbmmatug; 1884) parlando del Marlzoni e
dell'opera Sua' in genere dice, veneri do alla Morale Cattlica: Per me una tra le migliol^i cose (guardando
sempre dal lato artistico) del Manzoni, la Morale
"Cattolica: la prefazione, in ispecie, mi sembra per
'^fScirecchi rispetti un capolavoro (pag. 60).
s.y[n.

ultimo giudizio cito; giudizio dato da uno stu-

dioso- e competente assai in cose manzoniane. Filipfo

io6

Crispolti (nella prefazione dell'edizione data dalla So-

La Scuola

di Brescia 1906, pag. VI)


Morale Cattolica non deve a pi
essere da molti ritenuta come una compilazione d'alcune massime tratte facilmente da massimari mag
giori e adattate con fatica particolare dell'autore ad
usi polemici; ma come un'opera a se, non origmale

soltanto pel suo carattere di bella e speciale contro-

ciet Editrice

dice, fra l'altro, che la

versia,

ma

per

le

singolari e libere ricerche intorno

all'indole di quei precetti che egli accolse colla do-

vuta sommissione dalla divina sapienza della

gione cattolica.

bene studiata,

sia

La

reli-

quale pienezza d'originalit, quando


riveler opportunissima

si

sogni delle menti e dei cuori dell'et nostra

ai

bi-

Della Morale Cattolica parl pure Antonio Parato


(M. e la Morale C, estratto dalla Rivista Universale, fascicoli 130, 131, Firenze, Tip.

fra

l'altro

Nel

Manzoni

Cenniniana 1873, dicendo


il
sentimento di patria

non solo non fu soffocato dall'amor della fede,


anzi sublimato ad una altezza e perfezione ignota

Come

antichi (pag. 8)
libert

di

questa nel

ben

pensiero alla

campo

corta, e che

filosofo,

filosofia,

ma

ma
agli

non disdice

la

persuaso che

delle questioni religiose ha la veduta


la

vera scienza non consiste nell'em-

piet e nell'indifferenza; convinto che anche lo spirito


il

pi altero ben pu umiliarsi innanzi a Dio, e che

vi

ha della

stioni

filosofia nella fede.

religiose,

propriamente

relazioni dell'uomo con

professa

Dio

Pertanto in tutte
dette,

le

sioni

trina

le

e la salute dell'anima, egli

una perfetta sommissione alla Chiesa,

inter-

prete della legge divina, e attesta altamente, che

pu dimenticare

que-

che riguardano

non

diciotto secoli di esistenza, di succes-

di pastori e di continuazione nella stessa dot(pag.

9).

Uno

studio non

trascurabile

diede

anche Torllo Del Carlo (La Morale Catt, estratto


dalla Rivista La Sapienza Tonno - Unione tip
edit. 1886, pag. 22) nel quale, fra l'altro dice: t Forse

dopo

mai

nessun

trasfondere

trina cristiana, e renderla cos potente sulla

altro

scrittore
ne'

proprii

dot-

della

l'efficacia

scritti

seppe

l'Alighieri

mente

cuore degli uomini, e forse, perch nessuno

in

sul

questi nostri tempi la sent con tanta purezza d'animo

quanto

con

Un

lui,
s

e nessuno riusc a esprimerla con

fervida effusione di sentimento

libera

(pag.

breve cenno merita pure un articolo firmato


G.

ciprete

Andrea Miotti

La Scuola

in

2).

Ar-

Cattolica

da Mons. PaIli, quaderno


maggio 1874 a pag. 567). Fra l'altro

(periodico scientifico, letterario, diretto

Vescovo

rocchi

di Pavia

XVII (Milano, 13
La verit
s dice
:

Anno

Voi.

II,

cattolica difesa con dottrina soda,

e in lui convertito di fresco meravigliosa

lettica

inesorabile

pacata

semplice

rassegna

questa

Morale Cattolica

necessario

riservato per ultimo perch ha


al

ma

stringente,

(pag. 568).

Per completare
sulla

davvero,

con dia-

degli

studi

un carattere tutto

confronto ideale e religioso che Giovanni Negri

fra essa ed

Promessi

Sposi

IV ha per titolo
Morale Cattolica del Manzoni
della parte

fatti

accennare, e l'ho

(i).

Il

suo,

istitu

L'ultimo capitolo

Promessi Sposi

e la

suo scopo principale

di mostrare l'insussistenza dell'affermazione fatta dal

De

Sanctis

Voi.

I,

(scritti vari

pag. 67),

il

Promessi Sposi disse:

Lo

spirito cristiano, purificato

d'ogni sua esagerazione ascetica, dommatica, simbo-

lica

a cura di B. Croce, Napoli i8q8.

quale parlando della modernit dei

e liturgica, qui avvicinato possibilmente a

puro umanismo etico e

un

quale possono con-

Sui Promessi Sposi di A. M. Commenti critici e biblici


Salesiana, 1903-04-06 in quattro parti).

(i)

lano,

artistico,

(Mi-

cepirlo e ammetterlo anche quelli che lo


e lo

io8

spiegano attraverso alla scienza.

guardano

lo spirito re-

ligioso nel suo senso pii elevato e generale, incarnato

m una forma storica, pure superiore a quella, e quale


una vista puramente umana potrebbe concepirlo in
a tutte le sue forme . Il Negri dimostra che il Manzoni .concep ed espose in tutte le opere sue il Cristianesimo come nella realt storica e non pens affatto
a purificarlo da ogni sua esagerazione dommatica, sima
a

bolica e liturgica. Del resto

contradizione lo stesso

De

il

Negri sorprende

Sanctis

quando

in quasi

costui disse

Lucia, padre Cristoforo e Federigo Borromeo, sono

mondo

ideale, il cui modello


Morale Cattolica dello stesso
autore (Scritti vari, pag. T2.-T^\ ora nella Morale Cat-.
tolica si parla ex professo e chiaramente di dogmi,

esemplari perfetti di un

astratto e scientifico la

di simboli, di liturgia.

Prima

di mettere fine a questa rassegna della for-

tuna ed accoglienza che ebbe l'opera manzoniana, debbo


confessare di non aver trovato che lodi,

le

quali vanno

dai veri panegirici fino ad approvazioni parziali date


di passaggio.

Bench non abbia risparmiato

ricerche,'

mi sono imbattuto in un solo giudizio che suoni intero


biasimo sia riguardo

al contenuto,

come riguardo

Lo riferisco tale e quale persuaso che


modo migliore per lumeggiare un'opera,

alla'

trattazione.

questo

sia

esami-

il

nare ci che di essa fu detto in vari tempi e da uomini


di fede diversa

Baldassare Lahanca

in

Ges Cristo

nella Letteratura contemporanea straniera e italiana

(Studio Storico-scientifico

Torino

Bocca,

1903)

Le osservazioni sulla Morale Catnon un libro che raccomandi il Manzoni come^


profondo ed alto pensatore. Non doveva parlarsi di
morale cattolica. Questa morale non considerata con

pag. 96-97 scrive

(f

tolica

la

dovuta

critica nelle sue fasi principali, teoriche e

I09

Ci vero per

pratiche. Dichiarasi bella e sublime.

la

di osservazioni sulla morale cristiana, o sulla morale

di

morale

Ges

cristiana.

Cristo,

non

Onde

il

titolo pi conveniente era

Morale cattolica
Manzoni, credo che

sulla

giudizio l'avesse letto

il

Se questo

il

suo volto

arguto e bonario avrebbe preso quell'atteggiamento che


certo dovette prendere quando, scrivendo al

De

Yulgari Eloquio di Dante

si

Bonghi

giustifica

del

sul

non

averne parlato trattando della Unit della lingua Italiana,

dicendo

t al

libro

De

Yulgari Eloquio toccata

una sorte non nuova nel suo genere,

ma

sempre curiosa
e notabile; quella, cio, d'esser citato da molti e non
letto quasi da nessuno . Lasciamo stare quell'espressione non e libro che raccomandi il Manzoni come
-profondo ed alto pensatore

pu
e

dire, si

che ad

altri

citati) tutto

perch

il

meno che

si

che questo un puro giudizio soggettivo,

pu sembrare (come sembr

l'opposto;

ma

molti

ai

quello che pare inesplicabile

mi richiam quella espressione manzoniana, si


il rimproverare il Manzoni di aver chiamato quel lavoro
Morale Cattolica. O forse che il Sismondi infil quella

e che

ventina di accuse contro la morale cristiana? Se quelle


accuse sono rivolte unicam.ente contro la morale della

Chiesa Cattolica, che cosa doveva fare

il

Manzoni, dato

che volle prendere la penna per

ribatterle? Forse

banca avrebbe desiderato che

Manzoni invece

merne

le

il

il

La-

di assu-

difese avesse aggiunto delle altre accuse opposuol fare

quando

mirazione pel Vangelo e

l'ostilit

nendo, come

si

rale cristiana

si

vuole conciliare l'am-

per la Chiesa, una mo-

pura a quella cattolica.

desiderio del Labanca, non

pu

Ma se questo

essere invocato

il

come

argomento per giudicare cos severamente l'opera del


Manzoni. Ad uno scrittore non possiamo rimproverare,
di

non aver scritto una data opera o di non averlaun certo modo particolare solo legittijiio

trattata in

il

chiedergli

come seppe

un tema da lui scelto


pu dissentire
arriva il Manzoni, ma non si
trattare

e sotto quell'aspetto che a lui piacque. Si

dalle conclusioni a cui

pu misconoscere la valenta della trattazione per cui


essa una delle pi profonde opere di filosofia religiosa che abbia prodotto l'Italia in quel secolo, condotta

con

critica e logica cos forte

stillato di dialettica che

da esser chiamata

meritebbe al Manzoni

di dottor sottile: G. Barzellotti


sofico

Un

compiuto

ci

il

uno

nome

trov un sistema

filo-

(l).

confronto.

(2).

Il

Manzoni, come gi fu ac-

cennato, non volle occuparsi


stione storica toccata

dal

direttamente della que-

Sismondi nelle sue accuse,

se cio gli Italiani si mostrassero coerenti ai principii

della morale cattolica

d'Europa.

Il

pitale fu di

pii

meno

punto veramente trattato come tema caben definire e difendere i principi costi-

tutivi e assoluti di quella morale.

port tutto
logica,

logie

degli altri popoli

il

in tale difesa egli

suo ingegno e tutta la sua stringente

cos alla Chiesa una delle migliori apotempi moderni. Colla profonda conoscenza

dando
dei

del cuore umano, colla pratica della vita e lo studio

degli scrittori sacri e profani egli scrisse un libro ben

diverso da quello dello Chateaubriand: Il genio del

(i)

Attilio Butti k Curiosit Manzoniane

della Letteratura Italiana, Voi. 47, pag.

n,

in

Giornale Storico

85.

(2) Cfr. Dott. Celestina Galli. - Manzoni e Chateaubriand.


Legnago, stabilimento tip. E. Marcati 1907. E uno studio accurato
di confronto che poi si riduce ad una totale diversit che si pu riasL'apologia del cristianesimo di Manzoni diversa da
sumere cos
quella dello Chateaubriand perch l'animo e l'ingegno del Manzoni
hanno caratteri diversi da quelli dello scrittore francese; e cio: i)
I sentimenti religiosi del Manzoni avevano per motivo il vero, mentre
quelli dello Chateaubriand avevano per ispiratore il bello ; 2) Gli
nelle opere dello
scritti del Manzoni sono ispirati ad ideali santi
Chateaubriand invece difficile trovare un fondo. Infine i contatti
letterari fra i due sono scarsi.
:

Le

Cristianesimo.

due opere sono

differenze fra le

tali

non metterebbe conto di parlarne. Bastino

e fante che

pochi cenni.

Per una mirabile coincidenza


giorno stesso, in cui Napoleone

il

28 aprile 1802, nel

I,

coperto

rosso dei consoli, entrava nella basilica di

dell'abito

Notre-Dame

a Parigi, per riconciliare la religione e lo stato, veniva

pubblicato per la prima volta

il

Genio del Cristiane^

simo. L'opera fu accolta con tale esplosione di gioia,

che (racconta

mano

madama Hamelin)

le copie.

Quella

(i) si

strappavano di

societ, vissuta fino allora nella

dal Rousseau, pianse lagrime di

religione inaugurata

cadeva quasi dal cielo e


che cos bene rispondeva al suo stato d'animo (2). Eppure
quel lavoro ha difetti capitali, come quello di guardare
tenerezza su quel libro che

il

Cristianesimo solo

dal

le

di

fuori,

senza

penetrarne

una estrema debolezza


Far derivare, per esempio,

l'intima essenza, e di mostrare

dal punto di vista scientifico.


la

parola focolare da fede (in francese

riesce

una

tesi

per dimostrare che la fede

il

Religione romantica in Les Questions


Cecigne.
Un'impressione simile fece l'opera di un altro grande apoloIn

un

ecclsiastiques
(2)

giuochetto

foyer, foi) e sopra questa bella etimologia co-

struire tutta

(1)

il

articolo

(Novembre

La

IQ04), di C.

Lamennais. Il primo volume del suo u Saggio sull'indiffeil


renza in materia di religione usciva in Parigi nel 1817, un anno
prima che il Manzoni scrivesse la Morale, toccando al vivo la grande
piaga della societ d'allora con un impeto giovanile ed una potenza
d'ingegno veramente straordinarie. Il De Maistre paragon l'impressione di quel libro a una violenta scossa di terremoto sotto un cielo
di piombo ; e Victor Hugo lo disse un bisogno dell'epoca. I punti di
somiglianza coll'opera del Manzoni non sono pochi specialmente quando
considera la questione religiosa come il pi grande problema di interesse
non solo individuale, ma sociale, e si scaglia con sublime eloquenza
contro l'ipocrisia borghese, che considera la religione come un bene
soltanto per il popolo, o stima vere ugualmente tutte le religioni, o
riconoscendo la religione rivelata ne rigetta le verit morali. (Libro I,
Capitoli I, II, IV, VI). Come giudicasse per poco favorevolmente
quest'opera lo stesso Manzoni si pu vedere in una lettera al Tosi da
Parigi, 7 Aprile 1820 (Epistolario dolio Sforza, pag. 178).
gista:

principio di ogni gioia e di ogni virt nella famiglia;


citare l'incantatore dei Serpenti nel

strare che

dialogo fra

il

il

Canada per dimoEva non ha

serpente ed

nulla di straordinario, sono argomenti di una tale in-

genuit che non hanno bisogno di esser sottolineati (i)


Il libro dello Chateaubriand mise di moda un
nesimo non fatto di convinzioni e di pratiche,

una

ma

di

vaga religiosit, di sentimenti e aspirazioni poetici


che cristiani. Ora, naturale

pii^i

cristia-

dopo

zoni,

di

esser

il

pensare che

vissuto in: Parigi

il

Man-

quando durava

ancor viva la frenesia per quel libro, deve aver condi fatti, un piano di apologia ben
non di argomenti romantici o poetici, ma di

cepito, e concep

diverso

analisi acuta e profonda, di grandi sguardi gettati sulla

vera essenza del Cristianesimo.

Con

questo non voglio certo negare ogni, merito o

pregio all'opera dello Chateaubriand; che anzi ne

conosco due incontestabili.

Il

ri-

primo quello di aver

tentato di ricondurre^ in Francia specialmente,, tutte le


arti

in genere e la letteratura in ispecie dalle, fonti e

argomenti pagani all'elaborazione e studio di soggetti


cristiani

secondo,

il

non meno notevole,

di

aver

dato dignit di elemento nazionale e sociale a quella

prima era considerata e tollerata come


un affare privato. Un punto tuttavia rimane sempre
oscuro quando si legge il Genio del Cristianesimo
religione, che

un dubbio che si affaccia a ogni pagina e che si


formula quasi inconsciamente con questa domanda
lo Chateaubriand consider il Cristianesimo come una
convinzione da difendere oppure come un bel tema

da

sfruttcre

a scopi letterari?

(2)

Considerando

la vita

- Tome Premier pag.


s,' 7( (NouParis 1897).
(3) Un, pensiero simile espresse lo stesso Manzoni alla signora fr'anceM Luisa Collet, venuta a Milano sulla fine del 1850: Il genio di

(i)

Genie du Christiafiisme.

velle dition
i

'

if3

privata e pubblica dell'autore

dere

che

arrise

come

il

revole all'arte, pi atto


^

si

sarebbe tentati a ere

Chateaubriand il Cristianesimo forse


tema pi poetico, pi umano, pi favo-

allo

insomma a mettere

in vista le

virtuosit di scrittore smagliante possedute dall'autore.

questa

supposizione

sembrerebbe confermata ogni

guardando all'economia intera del lavoro, si


rimane colpiti da certe sproporzioni, vedendo, per esempio, cinque capitoli (Volume I, libro V) impiegati nel
qualvolta,

trattare degli uccelli, del loro canto, dei nidi, delle emi-

grazioni

ecc., per trarne argomenti dell'esistenza di Dio.


Se alla domanda proposta riguardo allo Chateaubriand non si pu rispondere recisamente, per il Man-

dobbiamo con ogni sicurezza affermare che


intimamente convinto della divinit della Chiesa
Cattolica e della santit della sua morale, ne prese
sinceramente le difese (i). Quindi in Manzoni la preoczoni invece

egli,

cupazione della difesa e della polemica assorb quasi


tutto lo sforzo, non lasciando un campo a secondi
di

fini

anche

retorica
il

scrittore

o di arte per

minore

lombardo

successo

che

l'arte.

ottenne

questo spiega
l'opera

dello

paragone di quella dello scrittore


francese; bench, quanto a vero valore apologetico,
la prima sia superiore di molto alla
seconda, perch
in

Chateaubriand non di quelli che mi soggioghino e mi


tocchino:
la sua scienza di stile grande;
ma egli mira all'effetto e vi mira
sempre.^ Il suo Genio del Cristianesimo un'opera
di retorica e non di
convinzione. Citato da Giovanni Rabizzani a Chateaubriand
n (Lan-

Carabba

ciano,

1910, pag. 114) il quale, studiando i rapporti dello


francese col lombardo (da pag. 113 a pag.
118) dice che il
M. un filosofo, un uomo razionale, mentre lo
Chateaubriand ubbidisce al sentimento, vantandosi molto spesso
del suo
scrittore

antifilosofismo.

(pag.

pure Cant, Reminiscenze, Voi. I, pag.


73, Scheopere Complete di Alessandro Manzoni. Voi. Ili
p. XXII
in

116-17). Cfr.

RiLLO,

'

nota.

Pi volte egli protesta di parlare con sincerit, poich,


dice,
se il nostro scopo fosse d'illudere o noi
medesimi o gli altri, il scio'
Guadagno che potremmo ricavarne sarebbe quello d'essere
o ciechi voontari, o impostori
due poveri guadagni . (Capo IX).
(i)

Cr>\A7.Zl.

La

Mor,il'. caltoica

dd Manzoni

114

solamente del Manzoni e non dello Chateaubriand, si


possono ripetere le seguenti belle osservazioni del Crispolti

(Discorso tenuto a Milano

il 29 dicembre 1898)
suo nuovo carattere d'artista, tutta la sua

Tutto

rivoluzione consisteva ormai in questo; porre a base-

il

d'ogni procedimento artistico la coscienza; sacrificare

la puerile

ot

contro a quella vera originalit che nasce dalla ar-

monia umile dell'anima coU'ingegno,

(f

la

perch essa un precetto. Preferire

zionale

vero dia migliori risultati

ambizione di farsi originale, andando

umilt sia istromento

non tanto perch

scienza

mentire in arte

al

e ci,

non perch

dell'orgoglio,
il

ma

vero al conven-

l'esperienza dimostri che


artistici,

ma

il

perch la co-

obbliga a cercare la verit; e non lecito

se

ci

utile

pivi

in-

paradosso

il

pii che non


buon senso

sia nella vita. Preferire

sdegnare

le pitture lu-

singhiere delle vite romanzesche e dipingere la schiet-

tezza della vita ordinaria

passione, principalmente quella dell'ira

non

sbandire dagli

cosa che

scritti la

professare

coi fatti che l'arte

ma

mente

non

si

raggiunge con pie-

nezza se non operando sopra

le

proprie disposizioni

morali

si

possa voler fare,

cosa che nasce tanto meglio quanto


la si cerca, e che

meno

diretta-

(i).

Si comprende ora come la Morale Cattolica, scritta


da un uomo che seguiva tali criteri d'arte e di sincerit,
dovesse riuscire un'opera originale, ma di una origina che non
lit, dice il Crispolti nello stesso discorso
:

consisteva nell'esporre con precisione, contro certi er-

rori,

certe verit cattoliche, ci che tanti

avevano fatto con

ma

pii

apologisti

ampiezza e dottrina di

lui;

che consisteva nel prendere l'errore quando era

Queste ed altre considerazioni ancor pi sviluppate si possono


un articolo dello stesso Crispolti in Rassegna Nazionale
(Agosto 1893) pag. 460 seg.
(i)

leggere in

TI5

ormai t'ormato e traboccante fuor delle

uomini, ricondurlo indietro in quelle stesse teste per

la

fino a quel

e invisibile rivo dal fiume della verit posseduta

comune. Egli aveva fatto anche qui non

della morale in

pura o

via

teste

degli

che aveva tenuto nell'ingrandire; ricondurlo

si

punto

era staccato come' piccolo

in" cui si

se,

ma

lo

studio

come si conserva
posseduta da uomini .

della morale

guasta nell'essere

L'opera del Manzoni adunque, cos meritamente

lo-

data, ancor viva appunto perch vera e sincera e poi

perch
tolica

Non

le

accuse del Sismondi contro la Morale Cat-

sono ripetute, in forma diversa, anche oggid


potr mai invecchiare un libro che dominato

da questo concetto generale, espresso dal Crispoltt


(nella

t bili
si

IX)

prefazione citata, pag.

precetti evangelici e

La

dei

a indovinarsi dalla ragione senza la rivelazione,

palesano poi, una volta

come

rivelati,

pi consoni

ragione stessa, e da questa consonanza acqui-

alla

stano la forza definitiva per ricacciare

dissuasioni razionaliste

in

totalit

loro coordinazione, impossi-

la

Come
modo

conati delle

tutte le sue opere,

specialissimo,

anche questa, anzi questa

d occasione

di ripetere quella

T apparsili

arguta osservazione fatta dal P.

D'Azeglio

quando, parlando del noto dialogo snW Invenzione, nel


quale il Manzoni manifest doti particolarissime di
filosofo,

chiamava

la

sua una

penna elegantissima

che sa farsi leggere e farsi capire anche nelle materie

pi astruse

schizza luce

Le

col magico splendore di uno


ovunque tocca (i).

Con questo
da quali scrittori

fonti.

indicare

titolo

Cattolica

Anno

li.

che

intendo solamente di

sacri e profani

prese gli argomenti e pensieri religiosi, e


(i) Civilt

stile

-Voi.

VI

Manzoni
non gi (il
il

1851, pag.

130.

ii6

ma

che sarebbe tema interessantissimo,

troppo ampio)

esaminare quanto prese e come l'elabor.

Dando una

lettura

anche superficiale, alla Morale

Cattolica, o solo sfiorando le citazioni, facile accor-

che

gersi

sono

fonti

le

massima parte francesi

in

Bossuet (Sermoni, Esposizione della dottrina cattolica


-

Bour-

Storia delle variazioni della chiesa protestante)

daloue (Gli Avventi

Quaresime)
rale)

dei

Pascal

e
(I

Quaresime); Massillon (Aventi,


pensieri)

Nicole (Saggi di mo-

Fleury (Storia ecclesiastica


Costumi degli Ebrei
Montesquieu (Lettere persiane - Lo
Cristiani)
-

spirito delle leggi);

Rousseau (Emilio

Voltaire (opere in genere)

magne)
diche

ecc.

- Il

Madama

Degli Italiani non

Cristiano istruito) e

scienza morale

cita che

il

Segneri (pre-

Filosofia del diritto). Degli Inglesi

Robertson

sul principio di

(Storia: dell'America), ecc.

perch di questa preferenza facile a trovarsi.

Il

Prima di
fede

il

Rosmini (Principi della

Bentham (Deontologia); Say (Saggio


utilit);

Confessioni);

-.

di Stal (Alle-

tutto la sua crisi religiosa

ed

il

ritorno alla

effettu in ambienti e su opere francesi

si

in se-

condo luogo, volendo citare qualche celebrit nel campo


apologetico, non avrebbe saputo trovarla in Italia, dove
un po' per la degenerazione del seicento e specialmente
per
la

il

debole eco che

letteratura

vi

ebbe

la

riforma protestante,

sacra non trovando terreno adatto, bi-

sogni urgenti e coltura religiosa elevata, rimase incom-

parabilmente inferiore a quella di Francia.


stesso studi questo fatto in

Promessi Sposi, che non

Il

Manzoni

un interessante brano dei

inser nel

romanzo, e che ora

vide la luce nel noto libro di Giovanni Sforza (Brani


dei

inediti

Promessi

duri viva e grande la

romeo
Il

(parte

I,

Sposi),

fama

col

titolo

letteraria di

Perch non
Federigo Bor-

pag. 266 della seconda edizione-rgos)

perch dal Manzoni ricercato

nella

Condizione

IT7

somma

tempi di

dei temfi in cui scrisse Federigo

universale ignoranza, e di falsa e volgare scienza ad

un

una brutalit selvaggia ed una -pedanteria

tratto, fra

scolastica

(pag. 267).

Veggansi, per esempio,

le

opere di eloquenza di due sommi ingegni, vissuti in


circostanze ben diverse nella et posteriore a quella

di Federigo, Segrieri e Bossuet.

Veggasi quali

idee,

quale abitudine di linguaggio, quali pregiudizi anche

suppongano

tatori di quelle; veggasi dalle prediche del

che opinioni egli

d'idee egli doveva attingere

per persuadere

orazioni funebri di questo negli ascol-

le

doveva distruggere,

quegli

in

Segneri

che sfera

suoi mezzi, le sue prove,

ingegni,

costumanze

quali

egli doveva alludere; nella differenza dei due po

poli ascoltanti certamente in gran parte la spiega-

zione della

somma

ognuno

distanza fra

le

opere di due

m-

grande (pag. 268).


Dopo tali considerazioni non deve recare meraviglia
la preferenza e la maggiore importanza che il Manzoni
dava alla apologetica francese. Fra le fonti, non oc
corre neppur ricordarlo, tengono primissima parte le

gegni,

Sacre Scritture,

dei quali era

catechismi ed in genere quelli

che contengono l'insegnamento


testo e

Il

delle

il

commento.

Opere Varie

Ho

titolo di

si

pu

essere sicuri perch

bens vero che nel 1870 usc la

Un

tutte le opere con

ultima e riveduta dal Manzoni stesso, ma,

come dimostr con


(1)

(i).

riprodotto l'edizione

grande edizione, pure milanese, di


il

scritti

Chiesa

edita nel 1845 (Redaelli-Milano),

edizione di cui solamente

riveduta dall'autore.

ufficiale della

raffronti e argomenti

eminentissimo, appuntandomi

di

il

Bertoldi

(2),

alcuni errori in lavori

non si poteva notare alcun


fallo teologico, era Manzoni (Cant- J^emmtscenze, Voi. I. pag. 326).
(a) Alessandro Manzoni - Prose Minori ecc. (Firenze, Sansoni
1908. Seconda edizione) pag. V-VI.
miei,

mi scriveva che l'unico

laico, in cui

ii8

quella non , tranne qualche lievissimo e assai raro


mutamento, che una ristampa delle edizioni prime,
tipografici .
con molti e mlti errori di pi
Per il commento mi sono occupato unicamente della

sostanza, raccogliendo in un'appendice le osservazioni


linguistiche e grammaticali. Nelle note quindi
fissi

lo

sacri

di

scopo di sviluppare
di citare

ampiamente

volo; di mettere in rilievo

avendo di mira pi

belli,

Le note
zoni in

il

dove

pre-

Manzoni tocca

il

bellisimi

tratti

fra

pensiero che la parola.

dell'autore saranno segnate col

fine,

mi

gii accenni storici, classici,

nome Man-

per distinguerle da quelle del commento.

Un'ultima parola.

Questa edizione completa della

Morale C. si prefigge lo scopo di divulgare e fare maggiormente apprezzare un'opera, che pi nota perch
scritta dal Manzoni, che non per i suoi pregi di originalit. Come ottimamente osserv il Crispolti (nella citata
prefazione, pag. Ili, seg.), due parti opposte contribui-

rono alla poca diffusione di questo libro

semplicemente
lo scritto del

ostili

nenti al clero,
e

di

cristiana

credenti e gli apparte-

quali pi audirono alla maturit di fede

scienza religiosa che

trentaquattro

gli increduli o

Manzoni non fu stimato meritevole nep-

pure di una lettura attenta


'

alla religione cattolica, dai quali

anni,

dimostrava un giovane di

convertito

da non molto tempo,

ai

pensieri

ma non

alla

vita

pensarono che

questa maturit gli potesse dar mai diritto ad essere

invece l'opera del Manzoni ha


Ai
molto da insegnare.
frimi dice: Una serie di
grandi
uomini ha creduto il Cristianesimo. Essi pi

tenuto maestro.

tutti

pensarono alla morale cattolica, pi la trovarono de-

gna

bisogna ben bene esaminare.

date

Prima di credere che fossero ingannati,


E quelli ai quali non
quando vi parlano di altro, diventano

e grande.

retta,


quando

119

da un lato

presentano

piccolo,

oracoli

falso e servile questa religione (parte III

religiosi).

dere, sottoporsi a tutto piuttosto che lasciar prevalere

vi

Ai secondi dice: Tutto bisogna intrapren-

l'opinione che la religione sia contraria


a

rit morale, piuttosto che permettere che

secolo

si

pensieri

ad una

ve-

figli

del

vantino ^d'essere in nulla (s'intende sempre

delle scienze morali) pi illuminati che gli allivi di

Non

mai antivenire

nell'esporre

Cristo

un'idea conforme alla vera dignit dell'uomo, e so-

pratutto

dolori del prossimo. Si esamini, si studii, si

a il

falso,

bilisca

il

lasciatevi

all'umanit,

non dico
vero

il

si

per

rispetto

al

conceda,

mondo non

vostro dovere,

ma
si

la

combatta

predichi,

si

raddrizzer,

ma

e pei

vita

animi

sta-

si

ma

voi

non

avrete fatto

il

avranno

pretesti per

opposizione dello spirito del secolo con quello della

pii

gli

non ascoltarvi;

non solo che

religione risulter

ragione,

gloriamo di tenere e di diffondere

ma

della Chiesa

la

retti

ma ad

ogni

Chiesa ha sempre

che hanno sempre ragione quelli che

(Parte

II,

Cap.

II.

gli

si

insegnamenti

Della opposizione

della religione collo spirito del secolo

verso

il

fine).

Se lo scopo sar anche in piccolissima parte ottenuto, considerer non sprecate, ma largamente ricompensate

le fatiche

edizione.

non

lievi

spese nel curare la presente

OSvSERVAZIONI
SULLA

MORALE CATTOLICA
PARTE PRIMA

Unum

gestii

EDITA

inferdum ne ignorata damnetur,

Tertulliano,

Afol., cap. I,

AL LETTORE.
Questo

difendere la morale della

scritto destinato a

le sono fatte nel Cap.


Repubbliche Italiane del

Chiesa cattolica dall'accuse che

CXXVII
medio

della

Storia

delle

evo.

In un luogo di quel capitolo s'intende di provare che

questa morale una cagione di corruttela per

sono convinto che essa

la sola

morale santa

l'Italia.

in ogni sua parte; che ogni corruttela viene anzi

dal

trasgredirla,
alla rovescia

Io

e ragionata

dal

non conoscerla, o dall'interpretarla

che impossibile trovare contro di essa

un argomento valido e ho qui esposte le ragioni per


le quali ho creduto di poter dimostrare che non lo
:

alcuno di quelli addotti dall'illustre autore di quella


Storia.

Debole,
6ri

ma

l'amore

tuo, c'

sincero apologista d'una morale


;

il

di cui

persuaso che nella benevolenza del fa-

qualcosa di pi nobile e di pi eccellente che


d'un gran pensatore (i); persuaso che

nell'acutezza

ir

trdV're* tiell'opinioni

d'alcuno disparit dalle nostre

deve avvertirci di ravvivare per lui i sentimenti di


stima e d'affezione, appunto perch la corrotta nostra
inclinazione potrebbe ingiustamente strascinarci ai con>
(i) Il Manzoni vuol dire cbe nella discussione benevola propria
un uomo semplice vi qualche cosa di pi nobile e di piii eccellente che nell'acutezza di un gran pensatore. Qui fatuo non ha il
significato di scemo, stolto, ma di poco sapiente in opposizione a
gran pensatore.

di


trari;

non avr

se

124

osservati in quest'opericciola

pi

scrupolosi riguardi verso l'autore che prendo a confu-

avvenuto certamente contro

tare, sar

mia

la

intenzione.

Spero per che non


mente ogni interpretazione meno gentile d'ogni mia
sar avvenuto; e rifiuto anticipata-

parola.

Con

tutto ci, sento che a ogni lavoro di questa sorta

s'attacca

di

un non so che d'odioso, che troppo

levarne affatto.

scrittore vivente

e,

Prendere

in

mano

il

diffcile

libro

d'uno

a giusta ragione, stimato; ripetere

alcune sue proposizioni, esaminarle punto per punto,


trovare in tutto che dire, fargli per dir cos,

il

dottore

una cosa che, a lungo andare, quasi


impossibile che non lasci una certa impressione di prea ogni passo,

sunzione, e di basso e insistente litigio. Per prevenire

questa impressione, non dir al lettore

vedete se non
ho ragione ogni volta che prendo qui a contradire
so e sento che l'aver ragione non basta sempre a giustificare una critica, e sopratutto a nobilitarla. Ma dir
considerate la natura dell'argomento. Non questa una
discussione speculativa; una deliberazione: deve condurre, non a ricevere piuttosto alcune nozioni che alcune
altre, ma a scegliere un partito; poich, se la morale che
:

la

Chiesa insegna, portasse alla corruttela, converrebbe

rigettarla.

Questa

la

conseguenza che gl'Italiani do-

vrebbero cavare da quel complesso di ragionamenti. Io

credo che un tale effetto sarebbe per

miei connazionali

quando si senta d'avere sopra


una questione di questa sorte un parere ragionato, l'esporlo pu essere un dovere non ci sono doveri ignobili.
la pi

grande sventura

lettore trover qualche volta che la confutazione

Il

abbraccia pi cose che l'articolo confutato


caso, lo

all'illustre

detto

in questo

prego d'osservare che non intendo d'attribuire

ma

autore pi di quello che abbia espressamente

ho creduto che

l'unica

maniera d'arrivare


a un resultato

utile,

125

fosse di trattare la questione pivi

in generale; e in vece di difendere in

un

articolo di

mo-

rale la sola parte controversa, indagare la ragione del


tutto; poich questo che importa di conoscere, questo

che bisogna interamente ricevere o rifiutare.

tanto pi volentieri questo metodo, perch


glio,

che

il

mio scopo

Ho

tenuto

veda me-

si

di stabilire delle verit im-

portanti e che la confutazione tutta subordinata a


questo.

Notare in un'opera di gran mole e di grand'imporsi crede errore, e non far cenno dei

tanza quello che

ci si trovano, non sar forse ingiustizia, ma


mi pare almeno scortesia rappresentare una cosa che
ha molti aspetti, da uno solo, e sfavorevole. Non dovendo citare la Storia delle Repubbliche Italiane se
non per contradire a una parte di essa, prendo qui l'occasione d'attestare brevemente la mia stima per tant'altre

pregi che

parti d'un'opera,
le

il

pi piccolo merito della quale sono

laboriose e esatte ricerche, che

formano

il

principale

di tant'altre di simil genere; d'un'opera originale sopra

una materia gi tanto

originale

appunto

perch trattata come dovrebbero essere tutte

le storie,

come pochissime

leggere, presso

lo

trattata

sono.

pi lodati

Accade troppo spesso

storici, descrizioni di

di

lunghi

periodi di tempi, e successioni di fatti vari e importanti,

senza trovarci quasi altro che la mutazione che questi

produssero negl'interessi e nella miserabile politica di


pochi uomini
le nazioni erano quasi escluse dalla
:

storia.

L'intento di rappresentare, per quanto

si

pu,

una storia lo stato dell'intera societ di cui porta


il nome, intento, si direbbe quasi, novo, stato in questa
applicato a una materia vasta e, pur troppo, compliin

ma d'una bella e felice proporzione i fatti


sono in essa vicini di tempo e di natura tanto da poterli con chiarezza e senza stento confrontare con le

catissima,

126

teorie che gli abbracciano tutti

e queste teorie

sono assai

senza arrivare a quell'indeterminato, che mette

estese,

bens lo storico al coperto dalle critiche particolari, per-

ch rende quasi impossibile


lascia

il

lettore in

dubbio

il

trovare gli errori,

ma

che

se quella che gli presentata

sia un'osservazione vera e importante, o un'ipotesi inge-

gnosa. Senza ricevere tutte


tore,

le

opinioni dell'illustre au-

e rifiutando espressamente quelle che dissentono

dalla fede e dalla morale cattolica, non

si

pu non

ri-

conoscere quante parti della politica, della giurisprudenza, dell'economia e della letteratura siano state da
lui osservate

da un

lato spesso

novo

e interessante,

ci che pi importa, nobile e generoso;

siano state da

lui,

per dir

cos,

e,

quante verit

rimesse in possesso, ch'e-

rano cadute sotto una specie di prescrizione, per


dolenza o per la bassa connivenza

d'altri

storici,

l'in-

che

discesero troppo spesso a giustificare l'ingiustizia potente,

e adularono perfino

quasi

sempre trasportare

successo alla giustizia

la

sepolcri.

Egli ha voluto

stima pubblica dal bon

lo scopo tanto bello,

dovere d'ogn'uomo, per quanto poco possa valere


suffragio, di darglielo, per far nurnero, se

una causa che n'ha sempre avuto,

non

che
il

suo

altro, in

e n'ha piti che mai,

gran bisogno.
Chi ha

lunghi sulle Sacre Scritture,

fatti studi seri e

ha letti con attenha meditato, con ri-

fonti inesauste di morale divina, e

zione

gran moralisti

cattolici, e

flessione spassionata, sopra di se e sopra gli altri, tro-

ver superficiali queste Osservazioni; e sono ben lontano

dall'appellarmi dal suo giudizio. Le discussioni parziali


possono bens mettere in chiaro qualche punto staccato
di verit; ma l'evidenza e la bellezza e la profondit
della morale cattolica
pere,

dove

si

non

si

manifestano

se

non

nell'o-

considera in grande la legge divina e

/'uomo per cui fatta. Ivi

l'intelletto

passa di verit


in verit

127

l'unit della rivelazione tale che

ogni piccola

parte diventa una nova conferma del tutto, per la


ravigliosa subordinazione che

ci si

ma-

scopre; le cose dif-

spiegano a vicenda, e da molti paradossi resulta


(i). Ci che , e ci che dovrebbe

ficili si

un sistema evidente

essere; la miseria e la concupiscenza, e l'idea

sempre

viva di perfezione e d'ordine che troviamo ugualmente


in noi
e

il

bene e

il

male

parole della sapienza divina,

le

vani discorsi degli uomini

giusto,

la gioia vigilante del

dolori e le consolazioni del pentito, e lo spa-

vento o rimperturbabilit del malvagio;


giustizia, e quelli dell'iniquit;

trionfi della

disegni degli uomini

condotti a termine tra mille ostacoli, o fatti andare a

voto da un ostacolo impreveduto; la fede che aspetta


la promessa, e che sente la vanit di ci che passa,

credulit stessa

ferma
cui

il

tutto

Vangelo

(2).

l'in-

spiega col Vangelo, tutto con-

si

La

l'uomo porta in se

rivelazione d'un passato, di


triste

le

averne da s la tradizione e

il

testimonianze,

senza

segreto, e d'un avvenire,

di cui ci restavano solo idee confuse di terrore e di

desiderio, quella che

ci

abbiamo

dizioni,

sotto gli occhi


e

le

cose

rende chiaro
i

visibili

delle cose invisibili (3).

il

presente che

misteri conciliano le contra-

s'intendono per la notizia


pi s'esamina questa

reli-

verft, che
Dalle sinjjoli verit insegnate dalla leg^e divina
prave inclinazioni degli uomini sembrano assurde e contrarie al
senso comune (= paradossi) risulta un sistema evidente di morale
quale appunto la cattolica.
(2) Con questo denso periodo il Manzoni ci offre un elevato indice
delle molte oscurit della vita, che col Vangelo si spiegano, delle
molte aspirazioni umane, che col Vangelo si confermano.
(3) La vita presente viene ad assumere un significato ed una finalit solamente accettando la rivelazione cristiana, la quale ci parla
di una caduta originale, e di una vita futura dopo la morte, a cui,
prima di -questa rivelazione, gli uomini guardavano con terrore e
desiderio ugualmente confusi. Se non avessimo questa rivelazione di
un passato che ci umilia e di un futuro in cui le nostre azioni avranno
l'ultimo contraccolpo, che cosa sarebbe questa vita con tutte le sue
inesplicabili debolezze e con tutte le sue insaziabili aspirazioni?
(i)

alle


gione, pi

128

vede che essa che ha rivelato l'uomo

si

l'uomo, che essa suppone nel suo Fondatore

al-

cogni-

la^

zione la pi universale, la pi intima, la pi profetica

d'ogni nostro sentimento

(i).

Rileggendo l'opere

moralisti cattolici, e segnatamente


sillon e del Bourdaloue,

del Nicole

(2),

io sento

de'

gran

sermoni del Mas-

Pensieri del Pascal, e


la piccolezza

Saggi

dell'osservazioni

contenute in questo scritto; e sento che vantaggio dava


ai

due primi

l'autorit del sacerdozio, e a tutti

il

modo

generale di trattare la morale, un grand'ingegno, de'

lunghi studi, e una vita sempre cristiana

(3).

S'usa una strana ingiustizia con gli apologisti della


religione cattolica. Si sar prestato

(i)

Chi

desiderasse

un orecchio favore-

approfondire questo pensiero cosi

scultoria-

mente abbozzato dal Manzoni, potrebbe, fra l'altro, leggere il primo


L'uomo intero e particoUrmente
volume dell'Apologia del Weiss
la lezione XVIII della Sezione II, pag. 513 Ecce Homo versione
italiana di C. Bonetti. Trento 1894.
(2) Dei due grandi oratori francesi Massillon e Bourdaloue sar
Biagio Pascal, celebre scritdato un cenno in una nota al Cap. IX.
tore e geometra francese, nacque a Clermont-Ferrant nel 1723 e mor
a soli 39 anni nel 1762. Fu un portento d'ingegno: a soli 12 anni
sopra una semplice definizione, trov da solo le 32 prime proposizioni
(c

Disgraziatamente fu legato al giansenismo, in difesa del


le famose Lettere Provinciali, in cui discute di quistioni
teologiche e combatte la morale lassa di alcuni casisti servendosi pur
troppo di argomenti non semore leali. Meditava anche di fare una
grande opera di apologia del cristianesimo, ma la morte prematura
gli imped di compirla. Furono raccolti sotto il nome di Pensieri tutti
Di Nicole sar dato un
frammenti e gli abbozzi che aveva steso.
cenno in una nota al Cap. III.
(3) In tuttte le osservazioni questo l'unico punto, nel quale il
Manzoni, che si propose di essere rigorosamente oggettivo, si permette un molto velato accenno a se stesso. Quell'espressione uuna
vita sempre cristiana indica che il modesto autore non ardiva di
attribuire all'opera sua quel vantaggio che ai tre francesi derivava
dall'aver mostrato con opere ed esempio la santit della religione
difesa, perch al suo pensiero si presentava il periodo di giovanile
traviamento chiusosi solo otto anni prima, come si detto nello studio
introduttivo a questo volume (pag. 40seg.). Il tratto che segue marapidi cenni, con cui mostra il vivo interesse che
raviglioso per
suscita la religione cattolica, anche sotto le apparenze di una noncuranza e disprezzo che l'assalirono fin dall'origine e la combattono sempre.

di

Euclide.

quale scrisse

129

vole a ci che vien detto contro di essa


si

presentano per rispondere,

si

quando

sentono dire che

questi
la loro

il mondo ha
tempo delle discussioni teologiche passato. La nostra causa non interessante Ah
noi abbiamo la prova del contrario nell'avidit con cui
sono sempre state ricevute l'obiezioni che le sono state

causa non abbastanza interessante, che


altro a pensare, che

il

Non

fatte.

interessante

e in

tutte

le

questioni che

toccano ci che l'uomo ha di pi serio e di pi intimo,


essa

presenta cos naturalmente, che pi facile re-

si

Non

spingerla che dimenticarla.


c'

secolo in cui essa non abbia

interessante! e

non

monumenti d'una vene-

razione profonda, d'un amore prodigioso, e d'un odio

ardente e infaticabile.
lascerebbe nel

mondo

Non
il

interessante! e

il.

voto che

levamela, tanto immenso e

che i pi di quelli che non la vogliono per


dicono che conviene lasciarla al popolo, cio ai
nove decimi del genere umano (i). La nostra causa non

orribile,
loro,

interessante! e

si tratta di decidere se una morale proda milioni d'uomini, e proposta a tutti gli uomini, deva essere abbandonata, o conosciuta meglio, e

fessata

seguita pi e pi fedelmente.
Si crede da molti che questa noncuranza sia il frutto
d'una lunga discussione, e d'una civilizzazione avanzata;
che sia per la religione l'ultimo e pi terribile nemico,

venuto, nella pienezza de' tempi, a compire la sua sconfitta, e a godere del trionfo preparato da tante bat-

(0 E il pensiero, alquanto modificato, espresso gi da


Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo . Lettera
dei

Tre Impostori, 1771,

v.

22), e poi ripreso

Voltaire:
all'autore

da Robespierre: uL'A-

teismo aristocratico. L'idea d'un Grande Essere che veglia sottra


l'innocenza oppressa e che punisce il delitto trionfante,
affatto popopoare. (Discorsi politici (Cfr. G. Fumagalli: Chi l'ha detto?
Milano
Ilocpli 1909 - ed. 5, pag. 410. Nella seconda parte della Morale
Cattolica

si

pu vedere un frammento

dello

stesso

punto.'

COJAZ7I. La Mora/e

cattolica del

Manz.nn.

Manzoni su questo


taglie

e in vece questo

I30

nemico

primo ch'essa

il

in-

contr nella sua maravigliosa carriera.

Al suo apparire, fu accolta dagli scherni del mondo;


si

principi dal crederla indegna d'esame. Gli apostoli,

nell'estasi

tranquilla dello' Spirito, rivelano quelle ve-

che diverranno la meditazione, la consolazione e

rit

la luce de' pii alti intelletti,

gettano

fondamenti d'una

civilizzazione che diventer europea, che diventer uni-

versale; e sono chiamati ubbriachi

(i).

San Paolo fa

sentire nell'Areopago le parole di quella sapienza, che

ha

rese tanto superiori le donnicciole cristiane ai saggi

del gentilesimo

saggi gli rispondono che lo sen-

tiranno un'altra volta


co2e

pili

(2).

Credevano d'avere per allora

importanti da meditare, che Dio e l'uomo,

il

peccato e la redenzione. Se questo antico nemico sus-

perch non fu promesso alla Chiesa che

siste tuttora,

distruggerebbe

tutti

suoi nemici,

da alcuno.
Parlare di dommi, di
battere la fede, si chiama
derla, si chiama entrare in

ma

che non sarebbe

distrutta

il

predicatore

(i)

si

riti,

di sacramenti, per

filosofia;

com-

parlarne per difen-

teologia, voler fare l'ascetico,

pretende che la discussione prenda

Aia autem irridenies dicebant: quia onusto pieni sunt

Act.

isti.

Apost. II, 13. (Manzoni).


Si accenna alla discesa dello Spirito Santo sopra gli Apostoli nel
giorno della Pentecoste. Gli Atti Apostolici raccontano che gli abitanti
di Gerusalemme accorsero in gran numero quando udirono il suono
improvviso dal cielo e rimasero attoniti perch ciascuno li udiva parlare nella sua lingua.
Tutti stupivano ed eran pieni di meraviglia,
dicendo l'uno con l'altro: Che cosa pu essere mai questo? Altri poi,
ridendosene, dicevano Sono pieni di vin dolce .
<(

Quidam quidem

aiidicnius
irridchant, quidam vero dixeruni
de hoc iterum. Act. Apost. XVII, 32. (Manzoni).
L'areopago era una spianata alta e deserta di Atene, sacra a
Marte, come appunto suona il nome in greco (collina di Marte), sulla
quale i giudici (chiamati per questo areopagiti) giudicavano
pi
atroci delitti. Quando S. Paolo and in Atene fu invitato a parlare
in quell'augusto consesso; ma quando egli accenn alla risurrezione
Ti ascoltedei morti gli uni se ne burlarono, gli nitri poi dissero
(2)

te

remo un'altra volta.

131

un carattere meschino e pedantesco. Eppure non


pu difendere la religione, senza discutere le questioni
poste da chi l'accusa, senza mostrare l'importanza e la
allora

si

ragionevolezza di ci che forma la sua essenza. Volendo parlare di cristianesimo, bisogna pur risolversi a

non

lasciar

dico? perch

da parte i dommi, i riti, i sacramenti. Che


ci vergogneremo di confessare quelle cose

cui riposta la nostra speranza? perch

remo testimonianza,
e

d'un vigore che

momento

nel

Ma
me

della separazione e del terrore?

ecco che, senza avvedermene, entravo a difender

stesso contro delle censure avvenire, e che forse

verranno.
ii

ci

non rendetempo d'una giovent che passa,


abbandona, a ci che invocheremo

nel

non

Cadrei in un orgoglio ridicolo, se cercassi

trasportare a quest'opericciola' l'interesse che


causa per cui intrapresa.

deve

si

illa

Spero d'averla scritta con rette intenzioni, e la pubcon la tranquillit di chi persuaso che l'uomo
)u aver qualche volta il dovere di parlare per la
veblico

it,

ma non mai

quello di farla trionfare

(i).

(i) Questa prefazione del Manzoni fu detta


per parecchi
n capolavoro da Adolfo Borgognoni (Studi
contemporanei
ag. 60). Essa infatti come primo saggio
dell'opera

arole del

Tommaseo,

rispetti
-

1884,

giustifica

le

quale chiam la Morale Cattolica- a opera


potente dialettica storica, d'urbanit nobilissima,
di liberale piet
erse questa Italia dai suoi stessi
difensori insultata. (Commelorazione di A. Manzoni, in Archivio Storico
N. 75, del 1873)
i

il

AVVERTENZA.
Si riportano nel testo originale tanto
Storia delle Repubbliche Italiane al cap.

lume XVI,

ai quali si riferiscono

citazioni

l'altre

francesi;

non avendo oramai questa

delle Scritture, o d'opere latine

F*'i&S'

Seguendo l'esempio autorevole


Morale Cattolica dichiarate

sulla
"

si

(i).

/ passi

citano tradotti, met-

testi a pie di pagina, (Manzoni).

(i)

zioni

vo-

V osservazioni, quanto

lingua pi bisogno di traduzione in Italia

tendo

-passi della

CXXVII,

di
e

Venturi {^OsservaFirenze - Felice

Luigi

illustrate,

1882) giudicai conveniente tradurre tutti

passi

francesi.

PARTE PRIMA.
OSSERVAZIONI SULLA MORALE CATTOLICA

CAPITOLO PRIMO.
SULLA UNIT DI FEDE.
L'unit della fede, che non
ineiito assoluto della

non

si

pu risultare sa non da un assogf^etta-

ragione alla credenza, e che per conseguenza

trova in nessun'altra religione allo stesso grado che nella

membri di questa Chiesa a


dommi, a sottomettersi alle stesse decisioni, a

lega completamente tutti

cattolica,

ricevere gli stessi

formarsi con

gli stessi

insegnamenti

Hist. des

Che
D

l'unit

della fede

(i).

Rpub.

si

It.,

t.

XVI, pag.

410.

trovi nel pii alto grado,

piuttosto assolutamente, nella Chiesa cattolica, que-

sto

un carattere evangelico di cui essa

lon ha inventata quest'unit,

ma

si

vanta; poich

l'ha ricevuta;

e,

tra-

asciando tanti luoghi delle Scritture dov'essa inse(i) Il Manzoni, prima di esaminare la proposizione del Sismondi,
iremette alcuni concetti generali. La Chiesa Cattolica ha la certezza
li
possedere l'unit della fede per due ragioni
1) perch ci detto
:

Scrittura; 2) perch contenendo la fede la rivelazione di un


olo Dio, i suoi articoli non possono involgere contradizione. La fede

iella

S.

>er

non

>crch
l

una semplice persuasione

in

N'oltaire,

ame

di

iiudizi.

della mente,

essa non ha parte solo l'intelletto,

ma

anche

la volont,

la

ma

anche una virt

come falsamente

dissi-

mente

all'-

quale determina

la

il cuore ad amare le stesse verit senza prevede che, essendo il suo contenuto rivelazione di

certe verit ed

Da

ci

si

per essa abbisognando l'uomo del divino aiuto, la fede detta


;iustamente dono di Dio. Ci premesso: che senso hanno le parole
el
Sismondi
in nessuna religione vi l'unit di fede al grado
)io, e


gnata, ne riporter due,

ma

la parola.

134
cui

si

trova non solo la cosa,

San Paolo nell'Epistola

espressamente:

Una

e la

agli Efesi, dice

fede (i); e dopo avere enu-

merati vari doni e u&zi che sono nella Chiesa, stabilisce


per fine di essi l'imita della fede, e della cognizione del
Figliolo di Dio

(2).

L'illustre autore

non adduce

gli

argomenti per cui

della fede non deva poter resultare che dalla

l'unit

schiaviti assoluta della ragione alla credenza.

fosse cos,

non

potrebbero conciliare

si

Se la cosa

passi citati

medesimo apostolo
non
solo si conciliano
(3).
confermano a vicenda.

dianzi, con quell'altre parole del


il

razionale vostro culto

si

spiegano anzi, e

si

Ma

Certo, la fede include la sommissione della ragione

questa sommissione voluta dalla ragione stessa, la

quale riconoscendo incontrastabili certi princpi, posta


nell'alternativa, o di credere alcune conseguenze necessarie,

che non comprende, o di rinunziare

Avendo

ai

princpi.

riconosciuto che la Religione Cristiana rive-

da Dio, non pu pi mettere in dubbio alcuna


parte della rivelazione; il dubbio sarebbe non solo
lata

cattolica? L'unit o non : non ammette gradi


Se mai supponessimo dei gradi nell'assoprtettarci alla fede,
noi la dichiareremmo nello stesso tempo infallibile e bugiarda. La
Chiesa invece proclama la sua stabilit ed unit a differenza delle sette
protestanti. Si sente in questo primo capitolo il Manzoni studioso di
Bossuet, autore della
Storia delle Variazioni della Chiesa protestante
una delle pi grandi opere storiche che sieno comparse in
nessuna lingua, dice F. Ciodefrov. Il Bossuet vi annienta l'errore svolgendo questo semplice e inconfutabile argomento: u II Cristianesimo
un fatto divino, immutabile ; ora il protestantesimo vari, dunque
stesso

di

che nella

sorta.

c<

non

pi vero cristianesimo . Tutti i capi della religione riforLutero, Enrico VII, Calvino, sono giudicati con una logica
luminosa. Si suol dire che questa opera, poco letta oggi, quella che
meglio rivela il genio di Bossuet.
(i) Unus Dominus, una fides, unum haptisma. Ad Ephes. IV, 5
(Manzoni).
(2) Donec occurramtis omnes'in unitateni fidei, et agnitionis Filii
Dei. Ibid. 13. (Manzoni).
(3) Rationabile obsequium vestrutn. Ad Rom. XII, 1. (Manzoni).

egli

mata,


ma

irreligioso,

135

assurdo. Supponendo, per un momento,

che l'unit della fede non fosse espressa nelle Scritture, la ragione che ha ricevuta la fede .deve adottarne

non ha pi bisogno per questo di sottomettersi


credenza; ci deve arrivare per una necessit logica.

l'unit

alla

La

fede sta nell'assentimento dato alle cose rivelate,


come rivelate da Dio. Suppongo che l'autore, scrivendo
questa parola fede, le ha applicata quest'idea, perch
impossibile applicargliene un'altra. Ora, repugna alla

ragione che Dio


una,

verit
sia

riveli cose contrarie tra di loro

la

fondata sulla

se la

fede dev'esserlo ugualmente, perch

La

verit.

connessione di quest'idee

chiaramente accennata nel testo gi citato in parte

TJn

solo

Dall'unit
fede, e

Signore, una
di"

Dio

sola

fede,

un solo battesimo.

resulta necessariamente l'unit della

da questa

l'unit del

culto essenziale. Bacone

mostr di tenere questa per una verit fondamentale,

dove disse Tra gli attributi del vero Dio si pone che
un Dio geloso onde il suo culto non soffre ne mescolanza, ne compagnia (0.
L'idee di fede e di pluralit sono cos contradittorie,
:

che

il

la loro

linguaggio stesso pare che repugni a significare


unione; poich

dir bene le diverse religioni,

si

opinioni, credenze religiose,

ma non

gi

le

diverse fedi.

(i) ner aftrihuta autem veri Dei ponihir quod sii Deus zelolypus ; itaque culttts ejus non fert inixturam, nec consortiunt. F"ranc.
Baconis, Sermones Fideles III
De unitate Ecclesiae. (Manzoni).
.Francesco Bacone, nato a Londra nel 1561 e mortovi nel 1626, fu
guardasigilli sotto la regina F.lisabetta. Ebbe grande fama come scienziato bench il suo carattere non fosse all'altezza del suo genio. A
lui si d il merito di aver iniziato un gran movimento nel campo della
ricerca scientifica bench sia stato preceduto dal nostro Leonardo da
Vinci e da Telesio. Lasci il codice del metodo induttivo nell'opera
:

rimasta incompleta Instauratio

magna Scientiarum

Scrisse

pure

opere religiose, fra cui quella citata dal Manzoni. Era un credente
sincero come lo dimostrano queste belle parole che si trovano nella
stessa opera poca filosofia naturale fa inchinare gli uomini verso
l'ofeisnjo
una cooscenza pi apbrofondita_ di questa scienza li rirniidurc

alla

religione

136

Per religione s'intende un corpo di tradizioni, di precetti, di riti;. e si vede assai bene come ce ne possa
essere pi d'una. Cos nelle opinioni

considera piut-

si

tosto la persuasione di chi crede, che la verit delle

cose credute.

Ma

per fede s'intende persuasione fondata

sulla rivelazione divina; e bench popoli di vario culto

credano che l'opinione loro abbia questo fondamento,


il

linguaggio ricusa l'espressipne che significherebbe la

coesistenza di rivelazioni diverse, perch la ragione la

riconosce impossibile. Molti di diversa religione possono

credere di posseder la fede

ma un uomo non pu am-

mettere che questi molti la possiedano. Se questa fosse

una so&sticheria grammaticale

vaglia per

(i),

stando l'argomento semplicissimo col quale

ba-

tale,

provato

s'

che l'unit della fede non suppone altro assoggetta-

m.ento della ragione, che alle leggi del raziocinio.

Non

voglio certamente dire con

ci,

che la fede stessa

consista in una semplice persuasione della mente:

anche un'adesione dell'animo;

chiamata

Voltaire

conda

(2),

e perci dalla

Questa qualit le contrastata dal


un breve dialogo dove la bassa e ira-

virt.

in

scurrilit

del

titolo

stesso

indica tutt'ltro che

quella tranquillit d'animo -con cui

minare

le

essa

Chiesa

questioni filosofiche.

Un

devono pure esaonesfuomo sostiene,

si

contro un escremento di teologia che la fede non

punto una

a il

virt,

con questo argomento

credere? o quello che tu credi

in questo caso

falso,

non

ed allora

c' m.erito

impossibile

ti

"i

forse virt

sembra

a crederlo; o

ed
sembra

vero,
ti

che tu lo creda

(0 Scherzando chiama cos questo che invece un valido


mento gli addenti a religioni di'.erse possono credere di essere
:

arijo-

nela

vera fede, cio in quella persuasione che fondata sulla rivelazione,


ma un uomo che ragioni un poco non pu ammettere che costoro,
quali la pensano in modo contraddittorio, possano possedere tutti la
i

vera

perch ci equivarrebbe a supporre possibili


provenienti da uno stesso Dio.
Dictiotin. fthilosoph., art. Vertu. (Manzoni).

fede,

zioni opposte
(2)

pi

rivela-

difficile

137

d'osservare pi superficialmente di quello

che abbia qui fatto

il

Voltaire. Per escludere dalla fede

ogni cooperazione della volont, egli non considera nel


credere se non l'operazione della mente, che riconosce
vera

o non vera una cosa; riguarda quest'operazione

come

necessitata dalle prove,

non ammettendo altro a

determinarla, che le prove stesse; considera insomma,

come un istrumento, per

la m^ente

di cui le probabilit

operano

cos dire, passivo, su

o la non

la persuasione

credenza: come se la Chiesa dicesse che la fede una


virt dell'intelletto.

come
le

sia tale,

una

virt nell'uomo; e per vedere

bisogna osservare la parte che hanno tutte

facolt dell'uomo nel riceverla o nel

rigettarla.

Voltaire lascia fuori due elementi importantissimi

Il

l'atto

della volont, che determina- la mente all'esame, e la

disposizione del core, che influisce tanto nell'ammettere

o nel rigettare
dere. In

tante

quanto

parti

cos

motivi di credibilit, e quindi nel creal

primo,

le verit

della fede sono in

opposte all'orgoglio

sensuali, che l'animo sente

agli

un certo timore

appetiti

una certa

avversione per esse, e cerca di distrarsene; tende in-

somma ad

allontanarsi da quelle ricerche che Io con-

durrebbero a scoperte che non desidera.

Ognuno pu

riconoscere in se questa disposizione, riflettendo all'e-

strema attivit della mente nell'andare


diversi, per

occupare

l'att-enzione,

m.entosa se ne sia impadronita.

in cerca d'oggetti

quando un'idea

La

tor-

volont di metter

l'animo in uno stato piacevole influisce su queste operazioni in


si

una maniera

cos manifesta, che

presenta un'idea che riconosciamo

sulla quale

non

ci

piace di fermarci,

di dire a noi stessi:

non

ci

quando

importante,
ci

ci

ma

accade spesso

voglio pensare; e lo di-

ciamo, quantunque convinti che questo non pensarci

ci

potr cagionar de' guai nell'avvenire; tanto allora


in

noi

il

desiderio di schivare

un sentimento penoso

138-

Questa mi pare una delle ragioni


hanno avuta, e hanno in parte ancora,
gli scritti che combattono la religione col ridicolo. Secondano una disposizione comune degli uomini, associando a idee gravi e importune una serie d'idee
nel

momento

presente.

della voga che

opposte e svaganti. Posta quest'inclinazione dell'animo,


la volont esercita

un

atto difficile di virt, applican-

dolo all'esame delle verit religiose; e

solo deter-

il

esame suppone non solo un'impressione


ricevuta di probabilit, ma un timore santo de' giudizi
divini, e un amore di quelle verit, il quale superi o
combatta almeno l'inclinazioni terrestri (i).
Che poi l'amore o l'avversione alle cose proposte da
narsi a

un

tale

credersi influisca potentemente sulla maniera d'esaminarle, sull'ammetterne o sul rigettarne le prove,

verit attestata dall'esperienza pi comune.

una notizia

in

una

divisa in partiti

da

altri,

norma

citt che

una

Si sparga

abbia la disgrazia d'esser

essa creduta da alcuni, discreduta

degl'interessi e delle passioni. Il timore

opera, al pari del desiderio, sulla credenza, portando


talvolta a negar fede alle cose minacciate, e talvolta a

prestargliene pi

di

quello che

cosa avviene spesso quando


sfuggirle

(i)

(2).

Quindi sono

Con che acuta

cos

si

presenti

analisi mette in rilievo l'elemento volitivo che

fede e la nefasta efficacia che


ridicolo nelle questioni religiose

meritino; la qual

un mezzo di
comuni quell'espressioni

si

nell'atto di

ha sempre

esercitato

il

(2)

Mi pare che

a torto G.

G. Rousseau (Emile,

liv.

II) rida di

coloro che ammirano il coraggio d'Alessandro nel bere la medicina


presentatagli dal medico Filippo, dopo aver ricevuta una lettera di
Parmenione, che l'avvertiva di guardarsi dal medico, come indotto, con

doni e con promesse, da Dario a levargli la vita. Racconta che, essendo questa storia detta su da un ragazzo, a un desinare di rnolte
persone, e i pi biasimando quell'azione come temeraria, altri ammirandola invece come coraggiosa, lui aveva detto che se ci fosse
entrata anche un'ombra di coraggio, essa non sarebbe stata, al parer
suo, altro che una stravaganza. Concordando tutti ch'era una stravaganza, egli stava per riscaldarsi e per rispondere, quando una donna,
che gli era vicina, gli disse all'orecchio: Taci, Gian Giacomo: essi

139

esaminare di bona fede, giudicare senza prevenzione,


spassionatamente, non farsi illusione, e altre simili,

le

quali significano la libert del giudizio dalle passioni

La

forza d'animo, che mantiene questa libert, senza

dubbio una disposizione virtuosa:

amore della

essa

nasce da un

independente dal piacere, o dal dispiacere che ne pu venire al senso. Si vede quindi
verit,

quanto sapientemente alla fede


virt.

Siccome poi

sia

dato

il

nome

mente umana non sarebbe

la

di

arri-

vata da s a scoprire molte verit della religione, se


non
zione

ti
:

comprenderanno. Que' signori non ebbero dunque


Rousseau la d ai lettori, ma con quel tono sdej^noso

spiecja-

la

e enfatico,

che prende troppo spesso, princinalmente in quel libro, dove alle \;olte
pare che voglia persuadere
lettori, che non ne crede alcuno degno
di sentire la verit, n capace d'intenderla, e ostenta di voler far indovinare quello che poteva esser detto bonamente e amichevolmente.
Ecco le sue parole: Alcuni lettori, scontenti del uTaci, Gian Giacomo n chiederanno, io lo prevedo, ci che io infine trovi di cosi bello
nell'azione di Alessandro. Disgraziati
se bisogna dirvclo, come lo
comprenderete? Il fatto che Alessandro credeva alla virtij che vi
credeva a rischio della propria testa e della nropria vita
il
fatto
che la sua grande anima era fatta per credervi. Questa medicina
trangugiata, che bella professione di fede non fu mai
No, mai alcun
mortale ne fece una cosi sublime. Con tutto ci mi pare che il coraggio
sia appunto ci che spicca in quell'azione. Credere alla virt non
bastava in un tal caso bisoj?nava credere alla virt del medico Filippo
e, per crederci in quel momento, senza esitare, bisognava richiamare alla mente, e rivedere, in compendio e pacatamente, le prove
della sua fedelt, e rimaner convinto che bastavano a levare ogni probabilit all'attentato; bisognava avere un animo tale, che l'idea di
un possibile avvelenamento non lo disturbasse dal fare, in una tal
maniera, un tale giudizio in somma aver coraggio. Il sentimento che
porta il timoroso a ingrandire o a immagiii.Tr^i il pericolo, quello
stesso che lo fa fuggire dal pericolo reale, cio un'apprensione della
morte e del dolore corporale, che s'impadronisce delle sue facolt, e
leva la tranquillit alla mente. Il conservare questa tranquillit in
faccia al pericolo o vero o supponibile, l'effetto del coraggio. Se.
Alessandro avesse creduto probabile che Filippo volesse avvelenarlo
nella medicina, sarebbe stata senza dubbio una stravagante temerit
il
prenderla
ma quella lettera venuta alle mani d'un uomo pusillanime, fosse pure stato fino allora oersuasissimo della virt del medico,
l'avrebbe messo in una tale angustia e perplessit, che non avrebbe
ragionato, ma sarebbe stato con violenza portato a schivare il rischio
a ogni modo: avrebbe prese informazioni, fatto arrestare a bon conto
il medico, e esaminare la medicina
avrebbe in somma fatto tutt'altro
che inghiottirsela. (Manzoni).
i


Dio non

avesse rivelate; e siccome la nostra volont

le

non ha da

corrotta

I40

forza di cui

s quella

s'

parlato;

chiamata dalla Chiesa e una virt e un

cos la fede

dono di Dio.
Tornando da questa lunga digressione al passo che
stiamo esaminando, confess di non intendere chiaramente il senso di quella proposizione che l'unit di fede
non si trova in alcun'altra religione allo stesso grado
:

che nella cattolica.


di

nell'unit

lunque?

fede,

Come
il

possono essere diversi gradi

ci

pi e

il

quest'altre religioni

la loro fede, e

meno

in

un'unit qua-

propongono come vera

devono insegnare che

vera essa sola

o ammettono che qualche altra lo possa essere

come

possono chiamar fede la loro, che in fatto un vero


dubbio? Ogni volta che una di queste religioni s'avvicina al principio dell'unit, cio

quando esclude ogni

dottrina opposta alla sua, ci accade perch in quella


religione

sente allora vivamente che assurdo

si

il

dir

vera una proposizione, e non rigettare ci che la contradice.

ci

ogni volta che s'allontana da quel principio,

accade perch, non sentendosi

fede, s'accorda agli altri ci che

certi
si

della propria

chiede per

s,

la

facolt di chiamar fede ci che non importa la condi-

la transazione della falsa madre


Salomone Non sia ne tuo, ne mio ;
divida (i). Ma non ci sono mezze fedi vere, pi

zione del credere.


del

ma

giudizio di
si

bambini

di quello che ci siano mezzi


Infatti,

vivi.

autore indica quale sia

l'illustre

degl'unit di fede, fino al quale la ragione

il

grado

deva arrivare;

n possibile l'indicarlo, giacch l'assunto sarebbe contradittorio.

fede,
la

ma

in

Dire che la ragione deva assoggettarsi alla

un certo grado, qualunque

fede infallibile insieme,


s, e

come

mihi, nec

tibi sii

quanto, per
(i) 'Nec

fede,
;

sia,

dichiarare

bugiarda. Infallibile, in

pu legittimamente

richie-

sed Jividalur. Ili Reg. Ili, 26. (Manzoni).

HI

dere un assoggettamento qualunque della ragione

bu-

giarda, in quanto, richiedendo un assoggettamento che

ragione pu legittimamente limitare, ridurre a un

la

certo grado, e fargli, dir cos, la tara, afferma

quello che gli

non

Il

si

deva credere

di

pii

(i).

essere la Chiesa cattolica soggetta alle flut-

tuazioni accennate sopra

il

trovarsi

in

essa,

non un

ma

maggiore o minor grado d'unit di fede,

l'unit

della fede; questo dirsi e poter essere immutabile,

un

carattere

doppiamente essenziale della

suoi insegnamenti.
gione,

Dio;

la

distinzione

verit

de'

condizione necessaria della ra-

come della fede; due doni d'un


la

namente espressa
il

e la concordia

de'

solo e stesso

quali

divi-

nelle parole gi citate dell'Apostolo

razionale vostro culto.

CAPITOLO

IL

SULLA DIVERSA INFLUENZA DELLA RELIGIONE CATTOLICA


SECONDO LUOGHI E I TEMPI.
I

Vero l'influenza della religione caltoUca non la stessa in ogni tempo


ed in ogni luogo. Essa ha operato in Francia ed in Germania
molto differentemente da quello che ha fatto in Italia e Spagna
Le osservazioni che ci siamo proposti di fare sulla religione dell'Italia o della Spagna durante i tre ultimi secoli, non devono
essere applicate a tutta la Chiesa Cattolica

Per dilucidare questo punto,


dr,

non

cessario

qui d'un'importanza

rammentare

il

il

(p^g-

quale,

meramente

410)

come

(2).

si

ve-

storica, ne-

disegno del cap. CXXVII, dei

(i) Se un maestro dicesse allo scolaro


Tu hai ragione di credere
miei insegnamenti perch sono veri, per se tu non vuoi crederne
qualche parte hai ragione ugualmente, sarebbe un bugiardo. Cosi
:

ai

pure

si dovrebbe dire della fede se ammettesse in s stessa gradi


maggiore o minore unit.
(2) Questo capitolo pu considerarsi come il oroemio a tutte
osservazioni sulla Morale Cattolica. Il Manzoni non si propose

di

le

di

142

quale osserviamo una parte.


lazione del capitolo

che cangiarono

li.sso

medesimo

espresso nell'intito-

Quali sono

rono assoggettate le loro repubbliche

gnano quattro

la

prima, e la sola di cui

le

cause

dopo che

carattere degli Italiani

il

se

fu-

ne asse-

mi propongo

di

ragionare, la religione. L'autore, entrando a spiegare


la parte che questa ebbe,

cambiamento,

tal

fa

si

secondo

lui,

un'obiezione

dell'unit

della

fede; poich, vincolando essa, come dice benissimo,


i

membri della

un

nel produrre

/z////

religione cattolica a ricevere gli stessi

donimi, a sottomettersi alle stesse decisioni, a formarsi

con gli stessi insegnamenti, pare che questa religione

deva essere piuttosto una cagione d'uniformit

tra

vari popoli che la professano, che di differenze. Ci

non

ostante, soggiunge, Vinfluenza della religione cattolica

non

la stessa in

ogni tempo e in ogni luogo; essa ha

operato diversamente in Francict e in Germania, che in


Italia e in

Spagna.

Per indurre una diversit d'influenza, non ostante

mantenuta da tutti i cattolici, io credo


che non si possano trovare cagioni che di tre sorte.
I.
Leggi o consuetudini disciplinari, le quali non
l'unit delia fede

sono parte della fede.


II.

Alterazioni insensibili e parziali della dottrina^

o inesecuzioni e violazioni della disciplina essenziale


e

universale,

le

quali,

lasciando

intatto

in

teoria

il

principio dell'unit, possono portare una nazione o

una
per
intervalli,
frazione di essa, per lungo tempo o
con maliziosa cognizione di

parlare in fatto,

causa o ignorantemente, a operare e

come

se avesse rinunziato all'unit.

dimostrare che gli Italiani non sono come li dipinge il Sismondi, ma


che gli errori e pregiudizi che si riscontrano in Italia non sono imputabili alla dottrina cattolica. Tutte le osservazioni contenute in questo capitolo ed in altri servono a mettere in rilievo il lato debole delle
accuse che si mossero sempre e che si muovono tuttora alla Chiesa
mn d.-il suo
dev(> giudim'-p una dotrina dagli fibu'si di o;<;.t
non
:

<;i

insegnamento

ufficiale.

M3

Circostanze particolari di storia, di coltura, d'in-

III.

teressi, di clima,

non legate direttamente con

ma

con

cos legate

uomini che la professano, che

gli

da

l'influenza della religione resta

presso gli

Se

uni che

gli'

altri.

l'illustre

autore avesse cercate in queste tre classi

cause particolari degli

le

esse o bilanciata o

o impedita o facilitata, pi presso

elisa

la religione,

diversi e speciali, che

effetti

mi

asserisce aver la religione prodotti in Italia, io

guardato bene d'entrare


o

sue

le

ragioni

in

una

tale questione

sarei

perch,

mi sarebbero parse concludenti,

goduto d'imparare, come m' accaduto in tant'altre


parti di questa Storia o non m'avrebbero persuaso, e
sarebbe stato uno di que' casi ne' quali avrei creduto
avrei

che

silenzio fosse migliore della dimostrazione.

il

siccome quelle cose che s'assegnano da

dannosa influenza

di

sugl'Italiani,

ne opinioni particolari a

usi

sono

lui
la

come cagioni
pi parte, non

ma massime

loro,

Ma

morali,

o prescrizioni ecclesiastiche venerate e tenute da tutti


i

cattolici,

Francia e in Germania non meno che

in

in Italia e in

Spagna

cos chi le

a condannare la fede cattolica

condannasse verrebbe

conseguenza che troppo

importa di prevenire.
L'autore stesso, nominando a varie riprese, nel corso
delle

sue

riflessioni,

semplicemente

la

Chiesa,

lascia

dubitare se intenda d'attribuire ad essa le dottrine che


censura, o se voglia dire:

care

non

il

la

Chiesa in

Italia.

Verifi-

preciso senso delle sue parole in questo caso,

cosa possibile,

ne utile; onde

io

mi restringer a

dimostrare l'universalit e la ragionevolezza di quelle

massime

e di quelle prescrizioni

censurate da

lui,

che

sono cattoliche.
Citer spesso scrittori francesi,

non solo per

decisa superiorit in queste materie,


autorit

serve

ma

la loro

perch la loro

mirabilmente a far vedere

che queste

144

non sono dottrine particolari all'Italia e che la Francia


non differisce da essa in ci, fuor che nell'avere avuto
uomini che le hanno pi eloquentemente, cio pii ragio;

natamente, sostenute e difese.


La pi splendida prova poi dell'universalit di queste massime morali sar tratta dalle Scritture, dove sono
per lo pi letteralmente; dimanieraCh

si

pu affermar

francamente, che non sono, ne possono essere contro-

da

verse

Le
si

de' cattolici di

nessuna nazione.

prescrizioni della Chiesa riguardanti la morale

possono dividere

in

due

classi, cio

Decisioni di punti di morale, con le quali la Chiesa


attesta che la morale confidatale

da Cristo

voglia fare adottare

quella, e

decisioni, alle

non un'altra che si


quali i fedeli hanno obbligo d'aderire; ovvero:
Leggi per regolare, nelle parti essenziali, l'uso dell'autorit conferita ugualmente alla Chiesa dal suo
Fondatore, d'applicare
che hanno

gli

aiuti

rimedi spirituali,

da Lui.
per l'altre si pu chiamare

tutti origine

Per l'une e
qualunque cattolico di Francia

in testimonio

Germania, con la

e di

certezza di sentirlo rispondere che sono in vigore sia


nell'una, sia nell'altra nazione. Si citer,
il

Concilio di Trento, come

il

dove occorra,

pi recente e

il

pi par-

lante testimonio di questa uniformit di dottrina

formit

legata

dommaticamente

logicamente,

uni-

come

dev'essere, con la perpetuit di essa.


// Coiicilio

di Trento, dice

l'illustre autore,

s'adoper

a riformare la disciplina della Chiesa con altrettanto


ardore, quanto nelVimpedire ogni riforma nelle sue cre-

denze

e nei suoi

insegnamenti

(i).

Nessun

cattolico potr

esprimere con pi precisione e con pi forza la

mezza
forma
(i)

de'

Padri di quel concilio nel rigettare ogni

nella. fede.
Uhi. es

Cosa (giova

Rt'Piib.

It.

T.

XVI,

ferri-

ripeterlo) contradittoria, e
pajj.

183.

(Manzoni).

M5

meno

quindi impossibile, non

ciie

empia; poich equi-

vale a rinnegare la stessa identica autorit di cui


fa uso
a

me

tirvi,

equivale a dire

v'insegno una

ai

credete a me, che non credo

riservandomi ad avver-

verit,

a miglior tempo, che un errore, come

fo,

in

questo momento, con quella che v'ho data altre volte


per verit.

Ora, a Trento sedettero vescovi di quelle quattro na-

come

zioni; e

c'erano andati con la testimonianza delle

loro chiese sui punti controversi di fede e di morale, ne

partirono con la testimonianza della Chiesa universale.


D'allora in poi

il

Concilio di Trento fu specialmente

punto a cui ricorsero


fede di

tutti

in

cattolici;

consegnata

secoli,

non ebbero,

cili,

tutti

il

per provare la

e,

sparsa in tanti con-

moltissime questioni, a

far

altro

che citare quel concilio che l'aveva riprodotta, e per


cos dire riepilogata. Il

gran Bossuet

lo

pose per fon-

damento

alla sua Es-posizione della fede cattolica, per

attestare

punti di morale e di disciplina essenziale,

alcuni dei quali, censurati nel Capitolo sul quale sono


fatte

presenti

le

osservazioni,

lo

erano pure

a'

suoi

tempi, bench coii argom.enti affatto diversi.

nella sua corrispondenza col Leibnitz, lo stesso

Bossuet rigetta sempre come non ammissibile la proposizione

riesaminare

di

le

decisioni

del

concilio

Trento, lo desidererei solo pregarvi di dirmi

mettere in dubbio che

decreti del Concilio di Trento

siano stati ricevuti in Francia e

come

in

Spagna ed

di

se potete

Germania fra

cattolici

in Italia in ci che riguarda la fede;

un solo cattolico che si sia creduto


non ricevere la fede di questo Condecreti del Concilio di Trento riguar-

e se avete viai udito

libero di ricevere o
cilio

(i).

Ora,

danti la morale, che saranno citati in queste osserva(i) l.rlrc

Bossuet. T.

10

I,

M.

LrV'.i't--.

ri.,

,^ iriTjicr 1602.

pag. 349. (Manzoni).

CnjAZZi.

Lei

Morule udtulica del AL.nzom.

Oeuvres posthumes de

146

sono sopra punti che, per consenso di

zioni,

tutti

cat-

fanno parte della fede.


In quanto agli abusi e agli errori popolari, importa

tolici,

non sono impuha ne sanciti, n


approvati. Ho fiducia di provare, che non sono conseguenze legittime ne del domma ne della morale della

d'accennare, una volta per sempre, che

non

alla Chiesa, la quale

tabili

hanno dedotte da

Chiesa. Se alcuni le

non pu prevenire

gli

tutti

essa, la

Chiesa

paralogismi, n- distruggere

Quando per mi parr

che

questi mali siano minori in realt che in pittura, io

non

la logica delle passioni (i).

lascer di farlo osservare

ma

solamente per

la giustifi-

cazione della Chiesa, sulla quale se ne vuol far ricadere


il

biasimo. Se alcuno vorr credere che questi inconve-

nienti siano particolari all'Italia, io

levargli

una

non m'affaticher per

tale opinione. S'avverta per che le citazioni

degli scrittori francesi verranno in molte parti a provare

incidentemente

il

nello

le

stabilire

fatto contrario; poich


verit

cattoliche,

si

vedr che,

hanno combattuto

quegli errori e quelle illusioni, come esistenti in Fran-

Cos non fosse! perch pu mai per un cristiano

cia.

diventare una consolazione

vedere

la

Chiesa meno

mondo?
Dovunque sono
bili,

se

nazionale

il

bella in qualunque parte del

fedeli

retti,

illuminati, irreprensi-

dobbiamo farne i nostri


non vogliamo che siano un giorno la

sono la nostra gloria

esemplari,

dell'orgoglio

nostra condanna.
Payalogismo un ra-^ionamento falso nella sostanza bench
apparenza non fatto per con intenzione d'incannare, perch
allora si chiamerebbe sofisma. La logica che ha per fine di guidare
f;)

vero
la

in

mente

nella ricerva e conquista del vero,

delle passioni e parte

da

falsi principi!

quando

conduce

ai

messa a

servizio

peggiori errori.

147

CAPITOLO

III.

SULLA DISTINZIONE DI FILOSOFIA MORALE


E DI TEOLOGIA (i).
un

Esiste senza dubbio

uomo

ed ogni

intitno

legame fra

religione e la morale,

la

onesto deve riconoscere che

il

che la creatura possa rendere al suo creatore

Lui

colle

proprie

virti.

Tuttavia

la

pi nobile

filosofa

morale

scienza assolutamente distinta dalla teologia; essa ha


nella ragione e nella coscienza; porta con s

il

omaggio

quello di inalzarsi

le

una

sue basi

proprio convinci-

dopo aver sviluppato lo spirito con la ricerca de' suoi


principii, appaga il cuore con la scoperta di ci che veramente
bello, giusto e convenevole. La Chiesa s'impadron della morale,come se fosse cosa puramente di suo dominio
(Pag- 413)-

mento;

Quando Ges

Cristo

disse agli

Apostoli

Istruite

insegnando loro d'osservare tutto quello

tutte le genti

Ecco una breve analisi di questo capitolo che il pi lungo e


anche il pi difficile e che richiede la conoscenza di principii filosofici e tcolofjici. In esso si possono distinguere sei punti
i) Ges Cristo affidando la missione alla sua Chiesa un la filosofia morale alla teologia. Esse hanno invero lo stesso ordine di fatti
e lo stesso scopo perch non si pu prescindere dal Vangelo nelle
questioni morali. Quando si volle costruire un edificio morale indipendente dal Cristianesimo si approd sempre a contraddizioni e con(i)

forse

fusioni perch

molti

dei
di

mancava

sistemi

il

principio e la regola delle azioni.

La

storia

morale cosidetta indipendente sono una prova

di

ci.

2) Assurda la distinzione che alcuni vogliono porre fra


morale ed
dogmi del Vanffelo, ammirando la prima e dicendo
i

la
i

secondi opposti alla ragione. Nella dottrina cattolica i precetti morali


sono inseparabili dalle verit dogmatiche ed fare ingiuria al fondatore del Cristianesimo giudicare indegna dell'assenso della ragione

una

stima retta norma dell'operare. I dogmi sono


che il Cristianesimo impone.
3) La religione cattolica ai precetti od insegnamenti uni pure
l'aiuto della grazia divina che viene in soccorso a quella debolezza
che la triste esperienza personale e tutti
grandi pensatori hanno
verit che pure

divini

motivi

dei

si

precetti

constatata, nel fare

il

bene.

La Chiesa ha

la certezza di possedere una dottrina morale


turba degli sforzi vani di chi vuole sostituirne un'altra
monca e deficiente. Essa mancherebbe alla sua divina missione f.e
non proclamasse costantemente che non vi possono essere due verit

4)

perfetta e

non

si


comatdato

che v'ho

148

(i),

espressamente alla

ingiunse

Qiiesa d'impadronirsi della morale.


Certo gli uomini hanno, indipendentemente dalla religione, dell'idee intorno al giusto e all'ingiusto, le quali

costituiscono una scienza morale.

completa?

cosa ragionevole

Ma

questa scienza

contentarsene? L'es-

il

una condizione della moo un'imperfezione di essa? Ecco la questione:

sere distinta dalla teologia


rale,

enunciarla lo stesso che scioglierla. Perch, finalmente,

appunto questa scienza imperfetta, varia, in tante


mancante di cognizioni importantissime intorno a Dio e, per conseguenza, intorno all'uomo e al-

parti oscura,

della legge morale; intorno

l'estensione

alla

cagione

della repugnanza che l'uomo prova troppo spesso nell'osservare anche la parte

di essa,

che pur conosce e

riconosce; intorno agli aiuti che gli sono necessari per

adempirla interamente; questa scienza, che Gesi Cri-

quando prescrisse l'azioni e i


quando regol
sentimenti, le parole e i desiquando ridusse ogni amore e ogni odio a de'

sto pretese di riformare,

motivi,
dri

princpi che dichiar eterni, infallibili, unici e universali.

Egli un allora

la

filosofia

morale alla teologia;

toccava alla Chiesa a separarle?

Di che

tratta

la

filosofia

morale? Del

dovere in

genere e de' vari doveri in particolare; della virt e

due

a mostrare questo indisnella Chiesa.


La morale evangelica h. compimento, sanzione ed unifica<;)
zione di tutti quegli sparsi precetti morali che la ragione da sola aveva
e

ve.

Diciotto secoli

vincolo

solubile

fra

di

filosofa

storia stanno

11

inorale e teolojjia

trovati.

Da

ultimo una sana morale deve abbracciare non solo le


uomini fra di loro, ma anche degli uomini con Dio ;
ora la morale puramente filosofica in questo sarebbe deficiente come
deficiente nello stabilire le norme delle relazioni fra gli uomini, mentre
la religione cattolica port quel divino motivo che prende nome di
6)

relazioni degli

carit.
(i)

Euntes ergo docete omnes ^entes... docentes eos servare omnia

ctaecumque mandavi

vohis.

Matth. XXVIIT,

19,

20.

(Manzoni).

149

del vizio; della relazione dell'una e dell'altro con la

vuole insomma dirigere la nostra

felicit o l'infelicit;

volont e negl'intenti

berazioni.

la

conseguentemente, nelle deli-

e,

morale teologica ha

forse

un

altro

scopo? pu averlo? Se dunque hanno per oggetto lo


ordine di verit, per applicarle, nella pratica,

stesso

allo stesso ordine di

Non

fatti,

come saranno due

scienze

dove discordano, una


dicono
lo stesso, sono una
falsa?
che
dove
dev'essere
e
scienza sola? evidente che non si pu prescindere dal
Vangelo nelle questioni morali bisogna o rigettarlo,
o metterlo per fondamento. Non possiamo fare un
diverse?

egli

vero che

non ci si pari davanti si pu far le viste di


non accorgersene si pu schivarlo senza urtarlo di
fronte non essere con lui, senza essere contro di lui
si pu, dico, in parole, ma non in fatto (i).

passo, che

Io so che questa distinzione

o,

per parlare pi esat-

tamente, quest'antitesi di filosofia morale e di teologia


ricevuta

comunemente che con essa

care se essa

che

altri

medesima

uomini

si

concili

logo,

ma

Poich in

ma

senza cer-

con la logica. So anche

de' loro sistemi.

Ne

hanno

prender

da un libro tutt'altro che


quest'opera io non sono affatto teoe

scrittore politico, cos potrebbe darsi che vi

fossero cose

(i)

sciolgono tante
;

distinti l'hanno adottata, anzi ci

fondata sopra una parte


un esempio da un uomo
volgari

si

conciliano tanti dispareri

difficolt, e si

non interamente vere

non secondo un

se

Ecco parole profonde per significato

degne d'essere me-

parl tanto di scuola laica,


areligiosa e la si addita come l'ideale da raggiungere. In una societ
o lo si segue, o lo
cristiana nofi s pu prescindere dal Vangelo
si combatte. Tale posizione di devozione o di ostilit alla religione
dev'essere presa necessariamente da ogni insegnante, quando pone
in campo una questione morale. Portalis, il relatore giureconsulto francese, uno dei quattro commissari incaricati di redigere il Codice Na la morale senza religione come una
poleonico, nel 1832 disse
u'iustizia senza tribunalr .
ditate specialmente in questi .iorni in cui

si


modo

150 -.

di pensare umano, non essendo stale consideMa per es-

rate in relazione con verit pi sublimi (i)

non

sere del Montesquieu, questa frase

di

senso. Poich,

queste cose saranno

se

meno

priva

interamente

un modo di pensare umano, saranno vere in


qualunque modo di pensare. Questa contradizione che
si suppone possibile con delle verit pi sublimi, o non
esister, o, se esiste, far che quelle cose non siano
vere in

interamente vere. Se hanno una relazione con delle verit


pi sublimi, questa relazione la prima cosa da esaminarsi

poich qual

criterio della verit che si cerca, se

il

perdono la loro
quando sono sublimi? Il sofisma sul quale fondata questa protesta, come tante altre
simili, era gi stato svelato, mezzo secolo prima, da un
osservatore profondo e sottile del cuore umano, il Nicole (2). Esaminando il valore di quelle parole tanto
frequentemente usate umanamente parlando, egli dice
Da quanto si ode dire pare che vi siano come tre classi

non

la verit

attitudine e

nota?

il

forse che le verit

loro diritto,

di sentimenti : gli uni giusti, gli altri ingiusti,

umani;
falsi,

e tre

ed

terzi

zio o vero

giusto ; ed e

umani

terzi

Fero non

e cos.

Ogni giudi-

falso; ogni sentimento e o giusto o innecessario assolutamente che quelli che

noi chiamiamo giudizi e sentimenti umani


(i)

classi di giudizi: gli uni veri, gli altri

Esprit des Lois,

liv.

XXIV, chap.

I.

si

riducano

(Manzoni).-

barone Carlo Montesquieu (1689-1755) fu filosofo e letterato


francese. Esordi colle famose lettere persiane
viaggi tutta l'Europa
e poi scrisse
Considerazioni sulle cause della grandezza e decadenza
dei Romani u Lo spirito delle lef^gin suo capolavoro in cui prevale il
concetto religioso ed in cui sono date come nuove molte idee prese dal
nostro storico veneziano Paruta.
/
II

((

(2) Pietro Nicole (i62;-iqc;) celebre moralista e teologo, uno dei


pi illustri scrittori di Porto Reale, dove si ler in amicizia con alcun!
giansenisti senza per adottarne tutte le opinioni. Scrisse varie opero

sono degne di nota le seguenti a La i)erpeiuit della lede


Chiesa cattolica riguardo l' Eucarestia n Saggio sui mezzi di
conservare la pace fra gli uomini . Da quest'ultima opera . tolto il
onsso citato dal Manzoni.
fra le quali

della

151

due

all'una od all'altra di c/uesie

Nicole ha

classi (i). Il

poi egregiamente messo in chiaro

il

motivo per cui

si

ragiona in quella strana maniera. Si dice che una mas-

sima umanamente vera, perch non

vorrebbe, chiamarla vera semplicemente.

una

tribuisce che

verit relativa

ma

pu,

si

Non

come

si

at-

le si

per dedurne delle

conseguenze che non convengono se non alla verit as-

dunque

soluta. Quest'espressione significa


la

io sento

che

massim^a di cui ho bisogno, opposta alla religione

contradire alla religione, non voglio; abbandonare la

massima, nemmeno

non potendo

farle concordare lo-

gicamente, mi servo d'un termine che lascia intatta la


questione in astratto, per scioglierla in fatto secondo
i

miei desidri. Perch non

dice mai

si

secondo

il

sistema tolemaico, secondo la chimica antica? Perch


in queste cose

nessuno

si

crea

il

bi.~ogno d'ingannar s

medesimo (2).
Ma, senza arrogarsi di fare un giudizio sopra Montesquieu, si pu credere che l'uso di queste espressioni,
comune, in quel tempo, a tanti scrittori, non sia venuto
da un errore d'intelletto.

La

religione cattolica era allora in Francia sostenuta

dalla forza. Ora per una legge, che durer guanto

mondo

batterla (3)

(i)

'7

lontana, la forza fa nascere l'astuzia per com;

e quegli scrittori che desideravano abbat-

Danger des

entretiens des

hommes,

^^^'

partie, chap. V.

(Man-

zoni).
(2) Nelle materie scientifiche nessuno pu avere l'interesse personale di partire da un principio che sia notoriamente falso come il
sistema tolemaico o l'alchimia
nelle questioni morali invece, la lo{^ica delle passioni pu trovar comodo il partire da un principio che
;

fu

inveritato

come mezzo termine

fra

l'ossequio

la

violazione

del

principio religioso.
(3)

Il

lettore

intender che

la

parola legge qui

impiegata a

non ci che si deve fare, ma ci che gli uomini, generalmente parlando (se non sono sostenuti da un principio e da una
forza soprannaturale), fanno cosi certamente, come se ci fossero astretti
da una leggo. Una splendida eccezione a questa sono
primi cristiani,
significare,

religione senza coinpromettersi,

la

tere

152

che fosse falsa,

ma

non dicevano

cercavano di stabilire de' princpi

incompatibili con essa, e sostenevano che questi prin-

ne erano indipendenti.

cpi

Non

s'arrischiando di de-

molire pubblicamente l'edifizio del Cristianesimo,

nalzavano accanto un altro edi&zio, che, secondo

doveva farlo cadere

Ma

questa filosofia morale ha le sue basi nella

vincimento;

ci

che

loro,

(i).

gione e nella coscienza; porta con se

ricerca

gl'in-

de
e

e'

il

dopo avere sviluppato lo


appaga il core con

princpi,

veramente

ra-

suo proprio conspirito con la

la scoperta di

hello, giusto e conveniente.

cos'ha fondato,

da

se,

su queste basi?

Ha

prodotto

un convincimento unanime e perpetuo? La sua ricerca


de' princpi riuscita a un solo e inconcusso ritrovato?

Le

sue scoperte del bello, del giusto e del conveniente

sono anch'esse concordi?

appagano

il

core davvero? Se

quali, in faccia alla persecuzione, seppero unire, in

bile,

un rado mira-

sincerit, pazienza e resistenza.

Che sapienza

divina nel precetto di

fuggire dalle

persecuzioni

Siccome non si poteva uscirne che con la morte o con l'apostasia,


cos l'uomo non doveva esporsi ad una prova tanto superiora alle
sue forze
ma doveva sostenerla, quando fosse inevitabile. Non si
sarebbe potuto immaginare un disegno che, secondo la prudenza
mondana, desse meno speranza di riuscita, di quello che escludeva
;

vantaggi dell'audacia e quelli della destrezza,


vantaggi che venpigliar tempo, dall 'ingannare chi vuole opprimere. La regola del cristianesimo non lasciava a' suoi difensori,
quand'erano in presenza del nemico, altra scelta che quella di morire
senza fargli danno. Certo, o-^ni saggio mondano avrebbe pronosticato
che una tale religione, doveva rovinare infallibilmente e in poco
tempo, a meno che i suoi oartigiani, avendo imparato subito, a loro
spese, a conoscere un po' pi gli uomini, non cambiassero il metodo
di propagarla. Il mirabile che si stabili e si diffuse con la fedelt
a quelle prescrizioni. (Manzoni).
(i) Questo capitolo era ?i steso quando seppi che la stessa ouestione era stata recentemente discussa da un rispettabilissimo apologista della religione (Analisi ragionata de' sistemi e de' fondamenti
dell'ateismo e dell'incredulit. Dissertazione VI, cap. II). Nondimeno
ho creduto bene di lasciarlo tale quale, non importando di trattar cose
nove, ma cose opportuno e sono sempre tali quelle che riguardano un
punto contrastato posteriormente da urto scrittore distinto. (Manzoni).
i

gono dal transigere, dal


cos,

pu

essere distinta dalla teologia

pi bisogno;

Ma

153

non ne

lia

per dir meglioj sar la teologia stessa.

o,

ha variato e varia secondo i luoghi e i tempi,


non si potr opporla alla morale cattolica, che una.
Sar lecito domandare, prima di tutto, quale sia questa
se

filosofia

morale,

di

giacche

parlare;

s'intende

cui

indubitato che ce ne sono molte.


Ci sono due cose principali nella morale,

principio,

il

e le regole delle azioni, che ne sono rapplica;zione

storia

come

come

la

popolare,

sia

scienza, presenta, e nell'uno e nell'altre, la pi

mo-

morale,

della

sia

dottrina

struosa variet.

In quanto alle regole basta, per convincersene, ram-

mentarsi gli assurdi sistemi di morale pratica che sono


stati

da nazioni

tenuti

provare che non

ci

intere.

Il

Locke

(i),

sono regole di morale

volendo
innate,,

impresse naturalmente nell'anima degli uomini, ne ha


citati

esempi

in

gran quantit

(2).

Egli andato a

(i) Giovanni Locke filosofo inglese nato nel 1632 e morto nel
1704, noto specialmente per il suo Sas^gio suH'inteUctio umano
in cui si propone di ricercare l'oriijinc, il valore e l'estensione deile

nostre conoscenze. Comincia col rovesciare l'ipotesi delle idee innate


quale l'aveva proposta Renato Descartes e considera l'anima nel momento della nascita come un foglio bianco, privo d'ojjni carattere,
senza alcuna idea; e spiejja l'origine di tutte le nostre idee mediante
la sensazione, e la riflessione.
l'esperienza che opera con due mezzi
li suo un sistema incompleto perch trascura la ragione ed inclina
al materialismo e fatalismo. Parti da un principio vero, che cio in
noi non vi sono idee innate, ma poi err nel ricercarne l'origine, la
:

quale, secondo la sana dottrina, la seguente


la materia delle nostre conoscenze quanto agli
idee

si

acquistano mediante

Le

le

sensi

ci

forniscono

oggetti esteriori e le
potenze intellettuali messe ih relazione

Locke furono spinte fino alle ultime


conseguenze dal francese Condillac, il quale diede un sistema detto
appunto sensistuo perch afferma che i sensi sono il principio di ogni
umana conoscenza. Dai principi di Locke parti pure Claude Hehetius
(i7if;-i77i) (di cui parla il Manzoni nella nota) il quale applic il
sensismo j^lla morale nel libro intitolato h Lo spirito insegnando che
l'uomo differisce dal bruto solamente per una migliore disposizione
corporea e che unico motore dei nostri giudizi, affetti ed azioni
l'utile fondato sull'amore del piacere e sul timore del dolore.
(2) Saggio suW intelletto, lib. I, cap. IL Dopo il Locke, si volle,
da qur-sii fatti e da altri di simil ({enere, cavare una tutt'f^ltra consecogli oggetti stessi.

teorie di

154

cercarne la maggior parte tra


allo

stato selvaggio

ma non

popoli rozzi e vicini

gliene sarebbe mancati

tra le nazioni pi conosciute, e che

hanno pi fama

di

guenza, cio che la moralit stessa sia una cosa di mera convenzione.
secoli e
L'Helvetius ne cit anche di pi, per provare che, in tutti
ne' diversi paesi, la probit non pu essere altro che l'abitudine delle
i

azioni utili alla propria nazione. Disc. II, cap. XIII. Qualche scrittore,
insorgendo, con ragione e con dignit, contro questo sofisma, che
confonde l'idea della giustizia con l'applicazione di essa, parve quasi

disapprovare la ricerca stessa di questi fatti. Philosophie de Kant,


par C. ViUers, pag. 378; e pi espressamente Mad. de Stal ; De
l'Allemagne, 3. me partie, chap. 2
Che dunque un sistema che ad
:

un uomo virtuoso

come Locke ispia avidit di simili fatti?


s'avvide subito essa medesima che questa non era un' obiezione
di fatti

soggiunge

si

potr dire

siano

tristi

Ma
:

no, questi fatti, l'im-

sapere se sono veri. Cos l'unica cosa che si deve cercare


chi ha paura d'esaminarli d un gran segno di
Essi
non esser certo de' suoi princpi. Ma, segue la celebre donna
possono essere veri, ma che cosa significano? Significano che non c'
alcuna nozione di morale, innata nella mente umana e contribuiscono
a provar-e che non c' in essa, nozione innata di sorte veruna. E se
il
Locke si fosse ristretto a combattere la supposizione contraria,
avrebbe reso un servizio, non definitivo, di certo, ma importante,
giacch non ci sono errori innocui in filosofia, e in morale specialmente; e il ritorno dall'errore all'ignoranza un progresso. Ma,
come oramai tutti ne sono d'accordo, il Locke non combatt quele , cosa
l'errore, che per sostituirtjliene uno peggiore di molto
ugualmente riconosciuta, che ruella spropositata sentenza dell'Helveper quanto si
tius veniva senza sforzo dal orincipio posto da quello
pu chiamar principio un'ipotesi negativa e espressa con una metafora.
E a questo proposito, mi si permetta un'osservazione non
richiesta dall'argomento, ma brevissima, e intorno a un fatto che
pu parer singolare ed che i discepoli del Locke, i quali gridarono'
portante

ne'

la verit:

fatti

sistemi fondati su delle ipotesi, non abbiano badato che


il
loro maestro aveva prese le mosse da un (c Supponiamo (Let us
then suppose). E cosa s'aveva a supporre? Che la mente sia, come
a dire, un foglio bianco, privo d'ogni carattere, senza idea veruna

tanto contro

(the

mind

to

be, as vue say,

white paper, void of

ali

characters, with-

out any ideas). Ma per far davvero una tale supposizione, cio per
averne il concetto, e non una sola forma \erbale, era necessario sapere cosa s'intendesse per mente come, per supporre un foglio di carta
privo di caratteri, necessario (cosa del resto facilissima) sapere cosa
giacch, come concepire che sia n
s'intenda per foglio di carta
fornito, n privo d'una cosa qualunque, ci che non si sa cosa sia?
Ora, cos' la mente priva di qualunque idea? A questo non pens
il
Locke, parendogli che bastasse il vocabolo. Donde vengono alla
mente tante idee? domanda poi a s stsso; e risponde in una parola:
((dall'esperienza. To this I answer in one word, front experience
(Saggio sull'intelletto umano, lib. II, jap. -I). Ma. di^ novo, per inten;

Trovavano

civili e illuminate.

loro
tili?

mente

la vera

Oue' Romani

155

essi nel loro core e nella

misura del giusto e dell'ingiusto


i

gen-

quali sentivano con raccapriccio che

un loro cittadino fosse stato battuto di verghe, e ai quali


pareva un atto di giustizia ordinaria il dar vivo alle

uno schiavo, fuggito per non poter resistere ai


trattamenti d'un padrone crudele? Di tale iniquit di
fiere

fatti

e di giudizi, gli

storici

moralisti

antichi ci

hanno trasmesse non poche testimonianze, e, per lo pi,


senza avvedersene (i). Quale dunque questo convincidere come la mente acquisti ogni idea dall'esperienza, bisogna sapere
cosa sia la mente, quando fa il suo primo atto d'esperienza. E di
questo, nulla. Quindi la proposizione del Locke equivale a quest'altra
In quella maniera che concepite un foglio di carta privo di caratteri,
sapendo benissimo cosa sia un foglio di carta, dovete poter concepire cosa sia una mente priva d'ogni idea, senza sapere, n cercare
cosa sia una mente. Dico: senza saperlo: e il Locke medesimo lo
confessa implicitamente giacch, se avesse creduto che dovesse essere
supponiamola. La mente per
una cosa nota, non avrebbe detto
lui un non so che, del quale si notr ragionar con fondamento, quando
s'aggiunga che in questo non so che non c' niente: un'incognita,
:

E siccome, in r-uel soffietto incognito, le prime idee, seesperimenti del Locke, erano prodotte e formate dalle sensazioni d'oggetti materiali, cosi non c' da maravigliarsi che de' seguaci di quel filosofo, pensando (con ragione, ma troppo tardi) che si
doveva pure cercare quale fosse quest'incognito soggetto dell'idee,
abbiano creduto di trovarlo in un organo del corpo umano. bens
un fatto memorabile, e utile a rammemorarsi spesso, che abbia potuto
regnare in tanta parte d'Europa, per tanto tempo, e con tanto vari
e vasti effetti, un sistema fondato sopra un'ipotesi negativa e verbale, fatta parer positiva e intelligibile da una metafora viziosa.
(Manzoni).
(t) Ne citer due esempi, e perch d'uomini tra i pi illustri del
gentilesimo, e perch forse non abbastanza notati. Cicerone il quale,
nel celebre passo dove descrive l'atroce supplizio inflitto da Verre a
P. Gavio (in Verr. Ad. II. lib. V, 6i et seq.), non sa vedere altra
dignit offesa, altra persona straziata, che quella d'un cittadino romano, ci ha lasciato, in una delle sue lettere, un saggio ancor pi
tristo e pi aperto, d'indifferenza -^er l'avvilimento e per gli strazi
dell'uomo come uomo. Dico quella lettera dove loda il suo paesano
M. Mario di non aver fatto il \yaggio di Roma, per vedere gli spettacoli dati da Pompeo, nel suo secondo consolato. E tra gli altri,
giacch con questo nome chiamavano
parla delle cacce (iienationes)
anche quelle che si facevano, o, per dir meglio, si facevano fare,
non contro le bestie, ma tra bestie e schiavi, per vedere chi la vinceva e chi ci rimaneva. Magnifiche, dice, nes.suno lo nega;
pi

il

condo

nulla.
gli

156-

se non nasce m tutti gli uomini? Potr


pur troppo essere tanto compito, da determinare un
uomo a commettere un'azione pessima, con la persuasione d'operar bene; tanto costante, da impedire che

mento morale,

rimorso dopo averla commessa si potr


estendere a nazioni intere; ma sar un convincimento

nasca in
falso.

sario

E
il

lui

il

per chiarirlo

non sar nemmeno neces-

tale,

testimonio della religione

alcune circostanze, che

si

;.

baster che cessino

cambi un

interesse,

che

s'a-

bolisca una costumanza.

In quanto al principio della morale, le differenze

Mingrelian, i Peruviani
non sono pi tra
nambi (i): questione di tempi e di paesi
i

ma

che piacere pu trovare un

uomo d'un

Topi-

colti, e di

gusto scelto, nel vedere


sbranato da una robusta fiera,
fiera trafitta da uno sniedo? Cose che, se pure i-i
noi che l'abbiamo viste anche
l'hai viste abbastanza
in quest'occasione, non ci abbiamo trovato nulla di novo . Reliquae
sunt venationes binae per dies qtiinque, niagnificae, nemo negat.
Sed quae potest homini esse boUto delectalio, c(uum aut homo imbecillus a valentissima bestia laniatiir, aut praeclara bestia venabulo
transverberatnr? quae tamen, si videnda sunt, saepe vidisti ; neaue
nos qui ha'c spectavimus, quidauam novi vidimus (Epist. 126). Davvero, tra l'avidit d'una moltitudine per un tale spettacolo, e la
saziet degli uomini colti, che lo trovano insipido, si pu dubitare
quale indichi un pi abbietto e crudele pervertimento del senso morale.
L'altro un fatto di Catone, quando s'era gi condannato a
morte, e nel momento che aveva finito di leggere, con tanto profitto,
Fedone. Avendo domandato a un servo, dove fosse la sua spada
il
(che il tglio gli aveva portata via di nascosto), e non essendogli data
risposta, aspett un poco; e poi, dice Plutarco, ((chiam un'altra
volta ad uno ad uno
suoi servi, e alzando maggiormente la voce,
chiedea pur la spada
e ad uno di essi diede anche un pugno su
la bocca con tanta forza, che ne riport insanguinata la mano .
(Vita di Cat. trad. del Pompei). E s'ammazzava per non poter
sopportare la superiorit (un po' meno esorbitante davvero) che Cesare voleva arrogarsi sopra di lui
E per da credere che, passato
quel primo bollore, il celebre stoico sarebbe stato disposto a riconoscere una qualche colpa in puel suo atto brutale
ma per la sola
ragione, che il sapiente non va in collera: Numquani sapiens irascitur, come Cicerone fa dire a lui medesimo (f>ro L. Murena, -^o).
(Manzoni).
(i) I
Mtngrliani abitano l'antica Colchide, fra il Caucaso ed

uomo, cosi
o una superba
devono vedere,
un

inferiore

di

forze,

157

pochi uomini che pretendono di fare astrazione da ogni


interesse, da ogni autorit e da ogni abitudine per
trovare

uomini

vero. Pochi, dico,

il

ma

autori

di

riguardo
che

scole

al

rimanente degli

possono chiamar

si

molte, anche in paragone di ci che accade in tant'altre


scienze, nelle quali

dissenso non

il

universalmente celebri tra

a gran pezzo, ne

nomi soli delle pii


quelle scole, nomi che corrono

cos umiliante, ne cos dannoso.

mente d'ognuno, senza bisogno di citarli (i), bastano per dare un concetto pur troppo vasto d'una
alla

tale

variet,

dispensare da ogni prova.

s'osservi

che non sono di quelle discussioni che hanno, per dir

un moto progressivo, facendo ognuna delle parti


un qualche passo verso un centro comune, e tornando
cos in aumento stabile della scienza ci che, da principio, era stato opinione particolare d'una scola. Qui
in vece i diversi sistemi cadono e risorgono, conservando

cos,

sempre

le

differenze essenziali

loro

tendo ognuno sempre

ripetendoli per quanto

suoi argomenti
si

sia

si

disputa,

come

ripe-

perentori, e

dovuto vedere che non

rie-

Mar Nero. Bench cristiani in origine hanno una religione degenerata quasi in idolatria ed un senso morale quanto mai depravato.
l'eruviani, qui nominati, non .sono tutti r^li abitanti della nota
I
repubblica sud-americana, ma fli indigeni che conservano
caratteri
proprii dei selvaggi
indolenti nei pericoli, ma spietati dopo la vittoria
il

e dediti

all'ubrinchezza.

Topinambi sono popoli selvaggi

del Brasile ed abitano un'isola


fiume Amazzoni. Si parl molto di loro in tempo passalo senza
conoscerli. Erano antropofafi
una volta; ora sono ridotti a piccolo
1

del

numero e mescolati alle altre popolazioni brasilene.


nomina queste tre come esempio di popolazioni rozze,

II

fra

Manzoni
le

quali

deve .certo sperare di trovare unit di principio morale; ma,


quello che pi fa meraviglia, secondo il pensiero manzoniano, si
che tale discrepanza di principio si trova pure nelle dottrine di filosofi
che vollero procedere nella morale senza il principio religioso.
(i) Per chi avesse bisogno, cito alcuni capi-scuola nel campo
della filosofia morale
chi, come Aristippo di Cirene e Epicuro, cerc
il
bene nel piacere (= epicureismo ed edonismo); chi, come Zenone
di Cizio lo cerco nell'onest (= stoicismo); chi, come Hobbes, nell'utile personale, o come Bentham e Helvetius nell'accordo dell'utilit
non/

si

personale e generale ecc.

-158scono ad abbattere quelli degli avversari


carattere delle questioni inconciliabili

Ora, se ci che
riunito sotto

l'illustre

titolo

il

il

gran

(i).

autore ha nominalmente

di filosofia morale,

si

risolve in

(i) Di tempo in tempo escono poi fuori degli scrittori che metcosa tanto pi facile, quanto esse
tono in ridicolo queste discussioni
s'attaccano da una parte a sistemi particolari di scole diverse, e pi
due
o meno ristrette, e dall'altra ai sentimenti pi intimi dell'uomo
gran fonti di ridicolo per un gran numero d'uomini colti. Il fra:

stesso de' vari sistemi somministra a?li scrittori burleschi de'


materiali da mettere ih opera senza grande studio. In ogni sistema,
a misura che si classificano pi idee, diventa o pare necessario inventare de' termini per nominare quelle classi, e per significare le loro
relazioni. Questi vocaboli lontani dall'uso comune, ripetuti spesso

sario

dai filosofi per supplire a un oeriodo, e qualche volta a un trattato,


e ripetuti per lo pi con importanza, perch rappresentano le idee cardel sistema
questi vocaboli soli, accumulati in uno scritto
scherzevole, bastano a far ridere migliaia di lettori.
Nulla serve di pi a far ridere gli uomini d'una cosa, che il
ricordar loro, che per altri uomini quella cosa *seria ed impor-

dinali

poich ad ognuno pare un segno evidente della propria supel'esser divertito da ci che occupa e domina le menti altrui.
Lo spettatore del Mariage force {*), smascellandosi dalle risa agli
argomenti di Pancrazio, sulla forma e sulla figura, si sentiva come
sollevato al disopra di tutta la schiera de' peripatetici. Ci si vede

tante

riorit

ogni giorno, anche nelle relazioni ordinarie, e tra gli uomini d''ogni
ceto, dove, quando si sappia che uno abbia un'affezione particolaria un'idea, gli altri si servono di quella per farsi beffe di lui, o contradicendolo, o secondandolo, ma sempre in maniera che quella sua
affezione si mostri al massimo erado: e quest'usanza si vu benissinro
combinare con l'urbanit, la quale, separata dalla carit religiosa
piuttosto le leggi della guerra, che un trattato di pace tra gli

uomini (Manzoni).
di Molire una breve commedia in un
punto a cui accenna il Manzoni la disputa che un certo
Pancrazio sostiene, mediante molti argomenti aristotelici, su questa
non si pu dire che un cappello ha una forma, bens che
bella tesi
ha una figura. Nel linguaggio tecnico della scolastica noto quale
senso speciale abbiano le parole materia e forma. Ora lo spettatore
di questa disputa si sar abbandonato alle pi grasse risa compasfilosofi peripatetici e credendosi perci superiore a loro,
sionando
mentre la sua ignoranza sar stata tale da non intendere neppure
significato della parola forma. E questa del resto la cosa pi
il
(*)

atto.

Le viariage force

Il

nel campo filosofico e religioso: deridere e sprezzare quello


che non si capisce o non si conosce.
Dalle Nubi fino al Fausto (**) i sistemi de' filosofi sulla parte
morale e intellettuale dell'uomo sono sempre, o al loro apparire o
e il sentimento
col tempo, caduti nelle mani di scrittori comici
eccitato da questi stato o gaio, o derisorio, o anche penoso, secondo

comune


fatto e

si

159

disperde in una moltiplicit eterogenea; se

delle premesse diverse e opposte, e delle diverse e op-

poste conclusioni, intorno al bello, al giusto, al conveniente,

sono tutt'altro che la scoperta di

ci

che

veTamente hello, giusto e conveniente; superfluo l'aggiungere che da quelle non potr mai resultare l'appagamento del core, asserito da lui come effetto d'una
tale scoperta, e neppure, s'intende, quello della mente.

Giover piuttosto l'osservare come


di

que'

tanti

rimasto

sistemi

guerra cos antica, e sempre


dall'esser tutti

plice e

ugualmente

non

il

mai

essere alcuno

vittorioso,

viva o rinascente,

inetti

una
venga

in

a produrre quel

du-

corrispondente appagamento.

Ci sono in qualunque sistema di morale assolutamente distinta dalla teologia (sia per ignoranza invo-

hanno pi fatta risaltare la vanit de' sistemi particolari, o


vanit terribile delia mente umana; il che dipenduto dalla
malignit, dalia vivacit o dalla profondit del genio de' diversi

che
la

scrittori.

Quando le parole tecniche d'un sistema sono state messe in


burla da uomini d'ingegno, pochi ardiscono pi adoprarle sul serio,
ma riprincipiano sotto altri nomi. C'
e le questioni paiono finite
nell'uomo un desiderio di conoscere la propria natura, di trovare
una ragione de' suoi sentimenti, che non s'accheta con delle facezie.
(Manzoni).
;

Le nubi

il titolo di una commedia quanto mai satirica di


chiamata per il coro composto di nuvole, che discendono dall'alto e rappresentano le astruserie filosofiche dei sofisti.

(**)

Aristofane,

cos

Per malignit dell'autore scelto come rappresentante di essi quel


Socrate che invece fu il restauratore della filosofia e della morale ;
ed rappresentato seduto dentro un cestello sospeso al soffitto della
scuola in atto di ammaestrare i giovani proponendo loro problemi
di questo genere
quanto sia lungo il salto di una pulce, da che parte
cantino le zanzare. Il Faust il capolavoro tragico di Volfango
Goethe (i747-i8'?2) il quale seppe trarre mirabile profitto dp una
leggenda popolare tedesca del secolo XVI. Un certo Giovanni Faust,
magico e negromante, dopo di aver acquistate tutte le conoscenze
del suo tempo
teologia, giurisprudenza, filosofia, astronomia, si diede
allo studio delle scienze occulte
astrologia, chiromanzia, demonologia ecc
Fece un patto col diavolo apparsogli in forma di Mefistofele di cedergli il corpo e l'anima se lo aiutava per 24 anni,
dopo i quali Faust scomparve. E una tragedia oscura e cupa, dominata da uno spirito malefico che dice impossibile ogni conoscenza.
:

lO

lontana della rivelazione,

sia per volontaria esclusione

mancanza di
mancanza di motivi.

vili innati e irremediabili

di essa),

due

bellezza,

ossia

di

perfezione,

Perch una morale sia compita, deve riunire queste due


condizioni al massimo grado deve cio non escludere,
;

anzi proporre

sentimenti e l'azioni pi belle, e dare dei

motivi per preferirle. Ora, nessfmo di questi sistemi pu


farlo

ognuno

di essi

per dir

cos,

da una

gliere; e tutto ci che acquista

parte, lo

perde

Se, per evitare la difficolt, si ricorre

dall'altra.

sistema medio, questo temperer

servando

obbligato a sce-

l'uno e

un esame pi

l'altro.

Mi

due

sia

ma

difetti,

a un
con-

d'entrare in

lecito

esteso, per mettere in chiaro questa pro-

posizione.

Quanto pi un sistema
dattarsi

al

massime
rate, la
il

di filosofia morale cerca d'a-

sentimento universale, consacrando alcune

che. gli

uomini hanno sempre lodate e ammi-

preferenza data alle cose giuste sulle piacevoli,

sacrifizio di s stesso,

il

dovere adempito e

il

bene

fatto senza speranza di ricompensa n di gloria, tanto

pi riesce inabile a dare, de' suoi precetti e de' suoi

una ragione adequata, prevalente a ogni argomento e a ogni interesse contrario. Infatti, se noi
esaminiamo quale sia in una bella azione la qualit
che eccita l'ammirazione, e che le fa dare un tal titolo,
r-^(^,-f>rT-,p, -non
<=s<;er altro che la difficolt (intendo, non
consigli,

la difficolt d'eseguire che nasce dagli ostacoli esterni,

ma

quella di determinarsi)

ranno condizioni senza

ma non
sta

le

la

giustizia,

sono quelle che la rendono

ammirando

la

risoluzione

una data circostanza,

si

l'utilit

non sarebbe

quali essa

tale.

presa

Se,

sa-

bella,

mentre

da un uomo

si

in

viene a sapere che gli tornava

conto di prenderla, l'animirazione cessa; quella risoluzione

si

chiamer bona,

pi ammirabile ne bella;

utile,
si

giusta, saggia,

ma non

dir che quell'uomo stato

i6i

fortunato, onesto, avveduto; nessuno lo chiamer gran-

de.

perci l'invidia, la quale, quanto sciocca

ri-

all'intento, altrettanto acuta nella scelta

de*

guardo

mezzi, mette tanto studio a trovar qualche motivo d'interesse

ogni bella azione, che non possa negare;

in

un motivo per

cio

cui sia stato

facile

il

risolversi

non sono ammirate. Ma perch


mai le pi belle azioni compariscono diffcili al pi
degli uomini, se non perch essi non trovano nella
farla

cose

le

facili

ragione de' motivi


lutamente,
contrari

anzi

per intraprenderle riso-

sufficienti

trovano nell'amore

di

de'

motivi

Ma se, per evitare l'inconveniente e la vergogna di


dar precetti e consigli, senza poter proporre de' motivi
proporzionati, un
prescrivere e a

con

ma

morale vuol limitarsi

di

temporale di chi

l'utile

disfa,

sistema

raccomandare
le

l'azioni
fa,

non

che s'accordino
solo,

non sod-

offende un'altra tendenza di tutti gli uomini,

quali non vogliono rinunziare alla stima di ci che

senza essere utile temporalmente; anzi bello


appunto per questo. Io so che, nel sistema della morale fondata sull'interesse, si spiegano tutte l'azioni pi
magnanime e pi independenti da ci che comunemente si chiama utile
si spiegano col
dire che gli
uomini di gran core ci trovano la loro soddisfazione (i).
Ma, perch una teoria morale sia completa, non basta
che spieghi come alcuni possano aver fatto ci che essa

bello

medesima

costretta a lodare;

bisogna che dia ragioni

e motivi generali per farlo. Altrimenti la parte pi per-

fetta della morale diventa un'eccezione alla regola,


una pratica che non ha la sua ragione nella teoria,
ma ha solamente una cagione di fatto in certe dispo-

Un

magistrale esame e confutazione del sistema utilitarista


Manzoni stesso, come appendice a questo capitolo
stampato alla fine della prima oarte di queste osservazioni.
ni)

fu

scritto

-1

dal

CojAZZi. La Mira. e

cattolica del Mr.vzcvi.

102

una stravaganza di gusto

sizioni individuali; quasi

(i).

C' negli uomini una potenza che gli sforza a disap-

provare tutto ci che non par loro fondato sulla verit;

non possono disapprovare le virt disintevogliono un sistema nel quale esse entrino

e siccome

ressate, cos

come

ragionevoli. Io credo che, quanto pi

sempre pi

si

vedr che

le

morali

umane

si

osservi,

agitano

si

due termini, cercando invano di ravvicinarli.


Ognuno di que' sistemi ha una parte di fondamento
nell'una o nell'altra tendenza della natura umana, cio
o nella stima della virt, o nel desiderio della felicit
tra questi

(tendenze indistruttibili come

vero, che

il

l'oggetto

ognuno
da quella su cui si fonda, un'imperfetta ragione
d'essere, e una forza per combattere; come dal trascu-

dell'una, e

il

bene, che

il

termine dell'altra)

tiene

rar

l'altra

gli

viene l'impotenza di vincere.

La

colt consiste -nel soddisfarle ugualmente, nel

un punto dove
zioni,

de'

la

voleri,

diffi-

trovare

bellezza e la ragionevolezza dell'a-

dell'inclinazioni,

si

riuniscano neces-

sariamente, in ogni caso e con piena evidenza.

Questo punto la morale teologica. Qui l'anima

umana

ritrova, per dir cos, la sua unit nel riconosci-

mento dell'unit eterna e suprema del vero e del bene


S' immagini qualunque sentimento di perfezione
esso si trova nel Vangelo si sublimino i desidri dell' anima
la pi pura da passioni personali fino al
sommo ideale del bello morale essi non oltrepasseranno la regione del Vangelo. E nello stesso tempo non
:

si

trover alcun sentimento di perfezione, al quale col

(i)
Lo scrittore anonimo della vita delI'Helvetius, dopo aver
parlato d'alcuni suoi tratti di beneficenza, riferisce che disse al suo
cameriere, il quale n'era testimonio: Vi proibisco d raccontare ci
che avete veduto, anche dopo la mia morte. Questo scrittore non
rammenterebbe una tale circostanza, se non credesse che la volont
di nascondere benefizi che si fanno una disposizione virtuosa.
Lo senza dubbio ma nel sistema di quel filosofo impossibile
;

i-lassificarla

tra

le

virt.

(MnnznniV

i63

Vangelo non si possa assegnare una ragione assoluta


un motivo preponderante, legati ugualmente con tutta

la rivelazione (i).

un core
inalterabile, placido e fraterno per chi ci odia? Chi ne
dubita? Ma per qual ragione dovr io impormi questi
sentimenti, quando tutto mi strascina agli opposti? Perch tu non puoi odiare il tuo fratello se non come
cagione del tuo male se non lo , il tuo odio diventa
irragionevole e ingiusto: ora, egli non t'ha fatto male;
la tua volont sola pu nocerti realmente
egli non
ha fatto male, che a se stesso, e da te merita compassione. Se l'offesa ti punge, perch dai alle cose temporali un valore che non hanno perch non senti abitualmente che Dio il tuo solo bene, e che nessun
uomo, nessuna cosa pu impedirti di possederlo. Il
tuo odio viene dunque dalla corruttela del tuo core,
bello

egli

perdonare

il

l'avere

l'offese,

traviamento

dal

correggi
nosci

del

come

rificato e

ubbidito

purifica

dovere quello

sacro

pili

il

sopra ogni cosa

intelletto

non potrai odiare. Di

l'altro,

tuo

pi,

l'uno

tu rico-

d'amare Dio

devi dunque desiderare che sia glo:

oseresti tu volere che alcuna crea-

tura ragionevole gli negnsse


alla sua legge?

dererai
l'ordine
la

dunque che ogn' uomo serva Dio e sia nelse lo fai, desideri a ogn'uomo la perfezione,

somma

felicit

sibile eccezione,

la

il suo omaggio, si ribellasse


Questo pensiero ti fa orrore; tu desi-

bello

il

giustizia?

come

ami ogn'uomo, senza alcuna poste stesso.

dare la propira vita per


il

darla senza

Segue un insuperabile

la,

verit e per

testimoni che t'ammirino,

nel quale, con una rara propunti pi sublimi dell'insegnamento


evangelico. Forse con queste o analoghe considerazioni la mente del
Manzoni inizi e condusse a formine il suo ritorno alla fede, come fi
r1i':<;r'
nello studio introduttivo, pag. 42 seg.
(l)

fondit di pensiero, sono toccati

tratt,
i

104

senza un compianto, nella certezza che gli uomini

gannati t'accompagneranno con l'esecrazioni, che

il

in

sen

timento della santit della tua causa non trover fuon


di te

dove appoggiarsi, dove diffondersi?

Non

c'

uomo

che non pianga di ammirazione al sentire che un al-

tr'uomo abbia abbandonata la terra


ver che sia ragionevole
per cui

si

il

farlo?

Ma

cos.

Quale

deva rinunziare a quel sentimento

chi pro-

il

motivo

cos fort'j

nel core d'ogn'uomo, al desiderio di far consentire del-

l'anime immortali

come

la

nostra al

nostro pi alto

profondo sentire? Perch quando a seguire la giustizia non c' altra strada che la morte, certo per
noi che -Dio ci ha segnata quella per arrivare a Lui
perch il secolo presente non ha^ il suo compimento
in se; perch il bisogno che abbiamo d'essere approvati
non sar soddisfatto se non quando vedremo che Dio
ci approva
perch ogni nostro sacrifizio leggiero in
paragone dell'ineffabile sacrifizio dell'Uomo-Dio, al
quale dobbiamo esser somiglianti, se vogliamo entrare
e

a parte del suo regno.

Ecco

motivi per cui milioni di deboli creature, con

quell'aiuto divino che rende facili tutti

trovato che la

pi

difficile,

verit,

doveri,

hanno

determinazione la pi ammirabile e la

quella

di

morire tra

tormenti

per la

era la pi ragionevole, la sola ragionevole; e

l'hanno abbracciata. Prodigiosa storia della religione!


nella quale l'atto di virt

il

pi superiore alle forze

dell'uomo, forse quello di cui gli esempi sono pi

comuni.
j

Non

immaginare alcuno, per cui il Vangelo non dia motivi


non si potr immaginare un sentimento vizioso, che secondo il Vangelo, non supponga
un falso giudizio. Si domandi a un cristiano quale sia
se ne potr

'

in

ogni caso la risoluzione pi ragionevole e pi utile

dovr rispondere

la pi onesta e la pi generosa.

Troviamo qui

i65

d'osservar

l'occasione

passaggio

di

sia inconsistente la distinzione che alcuni cre-

quanto

morale del Vangelo, per la


quale professano ammirazione, non che stima, e i domini
di Vangelo, che dicono opposti alla ragione; come

dono di poter fare

fossero

queste

se

l'una all'altra.

tra la

nel
ci

Vangelo due dottrine estranee

sono in vece essenzialmente e per-

petuamente connesse; a segno che non ci si trova quasi


un insegnamento morale del Redentore, che non sia
confermato da Lui con un insegnamento dommatico,
dal suo
beati

primo

discorso

alle

turbe,

nel

quale

-poveri di spirito, perche di questi e il

dice

regno de

a quello che precedette di due giorni la

cieli (i), fino

celebrazione della sua ultima pasqua, e nel quale fonda


il

dell'opere

precetto

misericordia sulla

della

rivela-

zione della sua futura venuta a giudicar tutti gli uo-

mini

(2).

quindi facile

il

vedere che quella distin-

zione implica una supposizione affatto assurda,

quella d'una dottrina, nella quale la verit

mescolata accidentalmente col

teramente sul

gli

affetti

fondata

in-

perfettamente consentaneo

tutti

ma

come
non gi

non gi una qualche verit


secondaria ma un complesso compito

falso.

sparsa, staccata,

falso,

sia,

di

verit

regolatrici

di

dell'animo, di tutte le determinazioni

della volont, in qualunque condizione della vita umana.

Supposizione, ripeto, assurda non

maestro sempre sapiente


ne motivi,

il

ne'

quale, in una

meno che empia, d'un

precetti, e

norma

sempre fallace

del credere, indegna

delKassentimento della ragione, abbia ritrovata una nor-

ma

del volere e dell'operare, che la ragione

medesima

deva poi riconoscere superiore a qualunque sua specuBeati paiiperes spiritu, qiioniam ipsonim est regnum coelorum.
3. (Manzoni).
Cum autem venerit Filius hominis in maiestate sua, et
(2)
omnes angeli cum eo, tunc sedehit super scdem maiestatis suae.
Tbirl. XXV, 31, et seq. (Manzoni).
(i)

Matth. V,

i66

come fa quando rammira, senza poterla rivendicar come sua, col darle, di suo, un diverso fondamento.
Infatti, dond', donde poteva essere ricavata l'idea
lazione,

di perfezione proposta agli uomini nel Vangelo, se

non

dall'esemplare del Dio perfetto, che nessuno ha mai


veduto,

che fu

dal Figlio

rivelato

seno del Padre?

e nel

che

unigenito,

Chi poteva dir loro: Siate

(i).

non Quello che poteva aggiungere come


vostro Padre che ne' cieli? (2). Qual

perfetti, se

perfetto

il

maestro avrebbe insegnato

suoi discepoli, a tutti quelli

a'

che fossero per credere in

lui fino alla fine de' secoli,

a esser tutti una sola cosa, se non Quello che all'inau-

aggiungere quell'ineffabile

insegnamento poteva

dito

esempio

come, o Padre, una sola cosa siamo noi?

nire se

non dall'onnipotenza del Legislatore medesimo?

Chi poteva esigere dall'uomo


le

(3).

mezzi d'eseguire una tal legge, donde potevano ve-

tendenze

tere,

la forza di superare tutte

non Chi gliela poteva prometChiedete e vi sar dato? (4) Chi la forza

cort'-arie, se

dicendo

di sostenere per la giustizia tutte le violenze di cui h

capace
il

mondo,

il

mondo? Chi

se

la

non Chi poteva dire

lo ho vinto

forza pi mirabile ancora, di soste-

non Chi poteva dire


Questa pace
(5). E donde finalmente poteva aspettarsi una ricompensa perfetta come questa legge medesima? Chi poteva prometterne una, non solo alla
virt, ma al segreto della virt, se non Chi parlava
nerle in

pace,

Vavrete in

(1)

se

me?

Detim nemo

vidit

unquam:

sinu Patris, ipse enarravit. Ioan.

I,

i8.

unigenitus Filius,
(Manzoni).

qui

est

in

Estote ergo vos perfecti, sicut et Pater vester coclestis perfeMatth. V, 48. (Manzoni).
(3) Ut sint unum, sicut et nos utuim sumus. Ioan. XVIT, 22.
(Manzoni).
(4) Petite, et dahitus vohis. Lue. XI, 9. (Manzoni).
(5) Haec locutus sum vobis, tit in me pacem habeatis. In m,udo
(2)

ctus

est.

pressiiram habebitis
(Manzoni).

sed confidite, ego vici

mundum.

Ioah. XVI,


nome

in

16;

del Padre che vede nel segreto?

(i).

Chi pro-

metterla abbondante in paragone di qualunque sforzo

pi eroico, di qualunque sacrifizio pi doloroso, se non

Chi poteva prometterla


del

d'aver

precetto

ne' cieli? (2).

fame

Chi nobile

al pari

della giustizia, anzi

sete

perfettamente connaturale ad esso, se non Chi poteva


dire

La.

vostra

lati? (3). Si

pu

rebbe facile

beatitudine

egli

star

non vedere

moltiplicarli,

nelV essere satol-

in questi

ce

se

esempi

(e sa-

ne fosse bisogno)

una connessione unica, una relazione necessaria, tra


i motivi? Quando dunque la ragione ammira
la morale del Vangelo, alla quale non si sarebbe potuta
i

precetti e

ma
sollevare da se, fa rettamente il suo nobile ufizi
quando ne sconosce l'unit divina; quando in ci che il
Vangelo prescrive e in ci che annunzia non vuol vedere
una sola e medesima rivelazione quando ricusa d'am:

mettere motivi soprannaturali

di

precetti

soprannaturali, che confe-ssa eccellenti

ugualmente

(che

non vuol

non conformi a delle verit d'un ordine


non pu pi chiamarsi ragione, perche
discorda da se medesima.
Sicch, quand'anche per quelle parolf filosofia
morelle, come sono adoperate dall'illustre autore e da

dir altro se

eccellente), allora

opposte ?11a teologia,

si

potesse intendere, in vece

d'una confusa e discorde moltiplicit di dottrine, una


sola dottrina; quand'anche
trina tutta vera, cio

il

intorno alla morale, che


nell'umanit,

si

potesse intendere una dot-

complesso delle nozioni


si

rette

trovano, dir cos, sparse

queste nozioni nettate dai tanti

falsi

(i) Pater tuus, qui videi in abscondito, reddet Ubi. Matth. VI,
(Manzoni).
(2) Merces vestra copiosa est in coelis. Id. V, 12. (Manzoni).

4.

(3) Beati qui esununt et sitiunt justitiam, puoniam ipsi saturabuntur. Ibid. 6.
Intorno a questo speciale carattere della ricompensa promessa
dal Redentore, avremo occasione di dir qualcosa pi in particolare
nel Cap. XV. (Manzoni).


concetti che

ci

l'osservazione e

iC8

sono mescolati, accresciute di ci che


ragionamento particolare possono ag-

il

giungere alla cognizione^ comune, e ordinate in forma


di vera scienza; quand'anche, finalmente,

potesse per

si

quelle parole intendere una scienza universalmente nota,


e esclusivamente ricevuta,

dequata

all'intento,

si

dovrebbe ancora dirla ina-

perch in essa non

si

troverebbe

un principio col quale a ogni grado della moralit (e


non solo della moralit intera e perfetta che c' manifestata dalla Fede, ma di quella medesima a cui arriva la cognizione naturale) si possa assegnare una ragione assoluta, legata con una sanzione preponderante;
perch^ in altri termini, le sue speculazioni non pareggiano, n potrebbero mai pareggiare l'idea del bene
morale, sia come regola, sia come termine della volont,
cio e come virti e come felicit
idea che ai pi sinceri
e potenti sforzi di quelle speculazioni, non solo rimane
inesaurita, ma sempre pi comparisce inesauribile. Dal
che viene di conseguenza che non si potrebbe da quella
filosofa ricavare un criterio applicabile a ogni azione
e a ogni sentimento. Anzi, per esser vera scienza, dovr
essa medesima riconoscere questa sua mancanza giacche
come mai potr esser vera scienza una la quale sconosca
:

la

natura del suo oggetto, e la misura necessaria delle

sue speculazioni, a segno di non avvedersi d'una spro

porzione necessaria che


per restringere

il

ci

sia

bene morale

tra

queste e quello?

e,

ne' limiti di quelle spe-

culazioni, lo mutili e lo snaturi? neghi

il

carattere di

verit a tutto ci che le oltrepassa, o riconoscendo al

di l

da quelle qualcosa

negare
ragione,

il

si

carattere
dichiari

(e

quanto!) a cui non pu

non sa render
nondimeno scienza compita? (l).
di verit, e di cui

(i) Il filosofo che ha data alla morale razionale la forma rigorosa di scienza, dimostrando la sua derivazione da una legge evidente e illimitatamente applicabile, e dimostrando di pi il nesso

precetti poi che essa sola poteva promulgare, e

Ai
ai

i6g

motivi che essa sola poteva rivelare, la religione ag-

ugualmente poteva essa sola) la cogniprimi,


zione di ci che pu darci la forza d'adempire
e d'adempirli per riguardo e secondo lo spirito de'
secondi
cio quella grazia che non mai dovuta, ma
giunge

(ci che

che non mai negata


derio,

a chi la

con umile fiducia

chiede con sincero desi-

(i).

Certo,

non era neces-

sario la rivelazione per farci conoscere che troppo spesso

troviamo in noi medesimi, non solo una miserabile fiacchezza, ma una indegna repugnanza a seguire i dettami
della legge morale.

Non

fo

l'apostolo de' gentili, dicendo

bene che voglio, nin quel ingle che non voglio,

il

(2), ripeteva una verit ovvia anche per


Ovidio aveva detto prima di lui: // core e la
mente mi danno opposti consigli vedo il meglio, V ap-

quello io fo
loro.

provo ;

vo dietro al peggio

medesimo esclama

Infelice

(3).

me!

E quando
chi

mi

l'apostolo

liberer

da

naturale e necessario di questa le?;e coi principio supremo e universale d'ogni verit (Rosmini, Principi della scienza morale), anchic
che, con un'altezza e vastit d'argomenti dalla quale sono
troppo lontani questi nostri cenni, ha dimostrata la deficienza natutale di questa scienza riguardo all'idea intera e perfetta della moralit, e la sua implicita depcndcnza dalla morale soprannaturale e
rivelata, nella quale sola duo trovare il suo compimento. Le quali
due conclusioni, cio verit e imperfezione della morale naturale,
non che contradirsi, sono intimamente connesse e dedotte da uno
giacch, appunto per mezzo dell'idea intera e
stesso principio
perfetta della moralit quale c' manifestata dalla rivelazione, che si
dimostra come la morale naturale ne sia e un'applicazione legittima,
e un'applicazione inadequata e tronca, V. specialmente la Teodiccii
f.
rintroduzione alla filosofia (I, II, III e IV); e per l'uno e l'altro
argomento, la Storia comparativa de' sistemi intorno al principio della
honum petentibus se? Lue. XI, 13. (Manzoni).
quanto tnagis Pater vester de coelo dabit spiritum
(i)
bonum petentibus se? Lue. XI, 13. (Manzoni).

quello

(2)

Non enim quod 7>olo bonum, hoc facto;


Rom. VII, 19. (Manzoni).

sed quod nolo maliiin.

hoc ago. Ad
(3)

Mens

aliiidque cupido

aliud suadet
video lucliora proboque ;
Deteriora sequor. Metam. VII, iq et scq. (^Tnnzoni).
:

I/o

questo corpo di morte? (i)


faccia altro, che ripetere

da

uomo non

qual

cosi

il

istruito

gran discepolo e

cos

direbbe quasi che non

si

lamento di Socrate (2). Ma


nella scola di cui Paolo fu
gran maestro, poteva uscire

quella divina risposta alla desolata

domanda,

allo ste-

lamento: La grazia di Dio per Ges Cristo Signor

rile

nostro?

(3).

Principio d'irrecusabile autorit; regole alle quali

si

riduce ogni atto e ogni pensiero; spirito di perfezione

che in ogni cosa

dubbia rivolge l'animo

al

meglio

promesse superiori a ogni immaginabile interesse temporale; modello di santit, proposto nell'Uomo-Dio;
mezzi

per -aiutarci a imitarlo, e ne* sacramenti

efficaci

(e ne' quali anche chi ha la disgrazia


non riconoscere l'azione divina, non pu non vedere
azioni che dispongono a ogni virt), e nella preghiera,
a disposizione della quale, per dir cos, messa la potenza divina da quel
Chiedete, e vi sar dato; tale
la morale della Chiesa cattolica
quella morale che sola
istituiti

da Lui

di

pot farci conoscere quali noi siamo, che sola, dalla cognizione

mali umanamente irremediabili, pot fai

di

nascere la speranza; quella morale che tutti vorrebbero


praticata dagli

altri,

l'umana societ
felicit che si

morale a cui

il

al

che praticata da tutti condurrebbe

pi alto grado di perfezione e di

possa conseguire su questa terra

mondo

stesso

quella

non pot negare una per-

petua testimonianza d'ammirazione e d'applauso.

homo!

quis me liberabit de co9;pore mortis huius?


(Manzoni).
animusqtte noster tanto malo erit
(2) Donec corpus habemus,
admixtus, etc. Plat. Phaed. (Manzoni).
Altri esempi ed affermazioni, oltre quelli citati dal Manzoni, di
questa lotta interna constatata da antichi e moderni si possono leggere
nella bella apologia de Weiss, \ arsione di C. Benetti. - Voi. i.
L'uomo intero pag. 225-26.
(3) Gratia Dei per Jesum Christum Dominum nostrum. Ad Rom.
VII, 25. (Manzoni).
(i) Infelix

Ad Rom. VII,

ego

24.


Che, anche dopo

il

171

Cristianesimo, alcuni hlosoh

sj

siano affaticati per sostituirgliene un'altra, un fatto

pur troppo vero. Simili a


titudine assetata, e
fiume,

che

si

trovandosi con una, mold'esser vicino a

gocciola
le

una

teoria

stinta

dalla

non disseta, hanno


loro cure nel cercare una ragione suprema
di

quell'acqua

che

completa della morale, assolutamente


teologia
quando si sono abbattuti
:

qualche importante verit morale, non


ch'era

stata

loro

insegnata,

si

diin

sono ricordati

un frammento o
non si sono avvisti
strada per arrivare ad

ch'era

una conseguenza del catechismo


che avevano soltanto allungata la
2ssa, e

un gran

fermasse a fare con de' processi chimici qual-

consumate
e

chi,

sapendo

che invece d'avere scoperta una legge nova, spo-

-^liavano della sanzione

una legge gi promulgata

(i).

(i) Chi non riflettesse che le scienze morali non seguono ki


irogressione dell'altre, perch non sono dipendenti dal solo intelletto,
n propongono di quelle verit che, riconosciute una volta, non sono

servono di scala ad altre verit, non saprebbe


dottrina dell' Helvetiiis sia potuta succedere in
Francia a quella de' gran moralisti del secolo decimoscttimo. Stupito di vedere una scienza andare o piuttosto saltar cosi all'indietro,
non saprebbe, delle due maniere di renderne ragione, quale ammeto che l'Helvetius, moralista di professione,
tere come la meno strana
contrastate,

pi

spiegare

come

la

non

d'informarsi dello stato della scienza, e delle


o che, leggendo le
opinioni di scrittori rinomatissimi e recenti
loro opere, non avesse veduto che le questioni che metteva in campo
erano gi completamente sciolte, e che la soluzione era sempre
si

fosse

curato

quella che egli doveva trovare la pi nobile e la pi utile, quella


che avrebbe desiderato che ognuno adottasse nelle sue relazioni con

non avesse veduto come in que' libri tutto concordi con la cognizione che l'uomo ha di s stesso, come i principi siano senza
eccezione di tempi' o di persone, come la perfezione sia ragionata
come la scienza abbia bisogno della rivelazione, non solo per sciogliere
i
pi alti problemi della morale, ma per porli adequatamente.
A proposito di questo scrittore, ci si permetta di notar qui
incidentemente una strana parzialit di giudizi. Il Pascal, per avere,
in quegli staccati e preziosi appunti, a cui fu dato il titolo di
Pensieri, osservati profondamente i mali dell'uomo, stato le tante
volte tacciato d'atrabiliario
e questa taccia non forse mai stata
data all'Helvetius che rappresenta la natura umana sotto l'aspetto il
pi tristo e desolante. Parzialit tanto pi strana, in quanto il Pascal,
lui


La Chiesa non ignora

1/2

loro sforzi, e

forse questo un esempio per lei?

che compiangerli e ammonirli

loro ritrovati;

Non ha

ma

potuto altro

perch avrebbe dovuto

imitarli? La Chiesa, a cui Ges Cristo ha consegnata


una dottrina morale perfetta, non dovr mantenersene
padrona? dovr cessare di dirgli con Pietro: Da chi
andremo? tu hai le parole di vita eterna? (i) dovr

cessare di ripetere che disperde chi noti raccoglie con

un momento che

lui? (2) Potr supporre

due

vie,

cetti

verit,

due vite? Le sono

siano due

e depositaria infedele, ministra diffidente, dispen-

da una parte

ser de' dubbi? Lascer


e

ci

stati affidati de' pre-

s'avvilupper ne'

discorsi

la parola eterna,

dell'uomo, per riuscire

trovare forse che la virt pi ragionevole del vizio,


forse che

Dio dev'essere adorato

bisogna amare

suoi

fratelli?

Il

e ubbidito, forse che

Verbo avr assunta

questa carne mortale, e attraversate l'angosce ineffabili

della redenzione, per meritare alla societ fondata

pagine, non respira che compassione di s e degli altri, rasseegli riposa ogni tanto con gioia e
amore, e speranza
con calma nel cielo lo sguardo turbato e confuso dalla contemplazione
dell'abisso del core umano guasto com' dalla colpa originale; e
insofferenti
le riflessioni dell'Helvetius sono sdosso amare, iraconde,
o d'una crudele festivit. L'autore de' Pensieri atrabiliario perch
dimostra la necessit di rimedi che ci dispiacciono pi de' mali
l'autore dello Spirito cerca a ogni inconveniente morale una causa
in vece d'urtare le passioni, le lusinga, insegnando a
estranea
ognuno a attribuire i vizi alla necessit o all'ignoranza altrui, e
non alla propria corruttela.
E stato detto pi volte, che il Pascal deprime troppo la ragione
umana, e qualche volta pare fino che le neghi ogni autorit, per
far pi sentire la necessit della fede. E quando pure questa critica
abbia un qualche ragionevole motivo, cosa si sarebbe poi dovuto
dire di chi, esaltando in apparenza questa ragione, col dichiararla
il solo e sovrano giudice della verit,
e non trovando per la maniera
di spiegare per mezzo di quella i pi nobili e anche i pi universali
sentimenti dell'uomo, la degrada fino a darle l'incarico, grazie al
cielo, ineseguibile, di dimostrarli insussistenti? (Manzoni).
(i) Donine, ad qtiem ibimus? verha vitae aeiernac habes. Ioan.
VI, 69. (Manzoni).
in

quelle

gnazione,

(2)

Qui non

colligit

mecum,

dispergit. Lue.

XL

23.

(Manzoni).

da Lui un posto

^7i

La

tra i'accademie filosofiche?

Chiesa,

pu innalzare il semplice, il quale ignora perfino che ci sia una filosofia


morale, al pi alto punto, non di questa filosofia, ma
della morale medesima; a quel punto a cui si trova
un Bossuet dopo aver percorso un vasto circolo di

che, co' suoi primi insegnamenti,

meditazioni sublimi; l'abbandoner a se stesso, affinch


prenda, se pu, la strada del ragionamento, che pu

mete

condurre

l'uomo

rifuggir alla citt collocata sul monte

si

cento

diverse?

Stanco

smarrito,

(l),

questa non gli dar asilo? Affamato di giustizia

di certezza, d'autorit e di speranza, ricorrer alla Chiesa,


s la

Chiesa non gli spezzer quel pane che

si

moltiplica

mani? No: la Chiesa non tradisce cos i suoi


figli
noi non possiamo temere d'essere abbandonati
da lei non ci resta che il timore salutare che possiamo
abbandonarla noi un tal timore non deve che accrescere la nostra fiducia in Chi ci pu tenere attaccati
a questa colonna e fondamento della verit (2). Dimennelle sue
:

tichiamo diciotto secoli di esistenza, di successione di


pastori-e di

dottrina

sommi

pastori, di continuazione nella stessa

diciotto secoli ne' quali

secuzioni e tanti

trionfi,

creduto

bast loro la

anni sono come

primi

rischio

di

il

contano tante per-

tante separazioni

non una sola transazione


d'esperienza?

si

dolorose e

che abbiamo noi

non l'avevano,
parola di quel Dio per
fedeli

giorno di

ieri

che

passato

bisogno
e

hanno

cui mille
(3).

cadere in qualche ripetizione, chiedo

permesso d'insistere un poco ancora sopra un argomento cos importante.


il

(i) iVow potest civitas abscondi supra montem posita. Matth. V. 14.
(Manzoni).
(2) Ecclesia Dei vivi, columna et firmamentum veritatis. 1 ad
Tmoth. ITI, 15. (Manzoni).
(3) Quoniam mille anni ante oculos tuos tamquam dies hesterna
quae praeteriit. Ps. LXXXIX. 4. (Manzoni).


La

1/4

scienza morale puramente umana, appunto perche

scienza umana, naturalmente defettiva e incompleta.

Perci
de'

il

Creatore, che

eminente

dir

abbandon

uomini

degli

figlioli

tra

(i),

ma

tutte,

l'altre

alle dispute,

volle

per

questa,

non

unica

per

questa

che,

avendo per &ne, non solo d'accrescere cognizione


telletto,

ma

all'in-

di dirigere la volont in ogni suo atto,

ri-

guarda tutto Vuomo (2); volle, dico, aggiungere al'


lume della ragione con cui l'aveva distinto da tutte
le creature terrestri, un soprannaturale e positivo insegnamento e se, riguardo all'altre scienze, gli aveva
dato con la ragione medesima un mezzo di discernere,
di raccogliere e d'ordinare un certo numero di verit,
;

volle,

mondo

riguardo a questa, rivelare al

tutta

la

Quindi la morale religiosa, chi non voglia


negarla, non si pu concepire altrimenti che come il
perfezionamento della morale naturale. E appunto per-

verit (3).

ch

autore, lunge dal negare la relazione

l'illustre

di

questa con la religione, la pone espressamente, quella

conseguenza viene necessariamente dalle sue parole.


Infatti,

il

dire,

che

c^e

e la morale, dire (per

in

primo luogo, che

un nesso intimo

tra la religione

quanto la formola

tra

di

esse

non

c'

sia astratta)

opposizione,

giacch nella proposizione stessa sono date implicita-

mente come vere tutt'e due; dire in secondo luogo,


che una di esse ha qualcosa che manca all'altra; giacch, se comprendessero tutt'e due un ugual complesso
di cognizioni morali, non sarebbe nesso, ma identit.
munium

(i)

tradidit disptitationi eoruvi.

Ecclos.

Ili, 11,

(Manzoni).
(21

Deum

lime,

homo. Ibid. XII,


Questo passo
logia

del

tedesco di

13.

et

mandata

eius

observa

hoc est enim Onnis

(Manzoni).

scritturale forma il motto d'ordine per la bella ApoCristianesimo del Wciss L'Uomo Intero (Versione dal
C. Benetti. - Trento,
804-1908, in cinque volumi).
1

autem venerit ilte Spiritus


veritoicm. Ioan. XVI. 13. (Manzoni).
(3) Clini

veritatis,

docebit vos

omnem


Dicendo poi

una di

i;5
esse

bisogna intendere

sola di esse, la quale e abbia qualcosa che


ha, e abbia tutto ci che l'altra ha;
la

comprenda

quanta

in se tutta

l'altra

unii

non

in altri termini,

o,

giacche, se

si

volesse

intendere che ognuna delle due abbia qualcosa di proprio e di speciale, che manchi all'altra, s'avrebbe a sup-

dipendano da due diversi princpi, il che


evidentemente falso, quando hanno lo stesso oggetto
o che non fossero se non due parti diverse, due applicazioni parziali e circoscritte e, per dir cos, due diporre, o che

versi

frammenti d'una scienza che contenesse

cipio

supremo della morale,

fosse

il

insomma

la

prin-

vera

supposizione, anche

e universale scienza della morale:

pu enunciare, se non per escluderla.


Per conseguenza, ci che una di quelle due, alle quali
si d ugualmente il nome di morale, deve avere pii
non

questa, che

si

meno che

dell'altra, niente

l'integrit, l'essere

completo

non pu essere appunto, che


una parte e come un fram.mento di questa. Il dar poi
a tutt'e due ugualmente il nome di morale pu essere
senza errore e senza inconveniente, quando non gli bi

di scienza morale

quando,

ordinata,
rit

l'altra

un valore uguale

attribuisca

guali

ma

cio,

ne*

due

casi

tanto disu-

per l'una s'intenda la collezione

implicitamente subordinata, d'alcune ve-

morali; per

l'altra,

la scienza perfetta e assoluta,

che ne comprende l'ordine intiero. Posto


dicevo, discende per necessit logica
sizione
rale;

c'

ci, che, come


da quella propo-

un nesso intimo tra la religione e la inodi queste due si dovr egli attribuin

a quale

quell'integrit,

seguenza,

manca

la

quel contener tutta


facolt

di

nella cognizione

darle

il

l'altra,

e,

per con-

compimento che

umana? La

le

risposta troppo

ovvia; poich, independentemente da ogni esame e da

ogni paragone, sarebbe asurdo a priori

il

supporre che

Dio, con l'aggiungere all'uomo delle cognizioni sopran-


naturali,

non

abbia dato che una parte di ci

gli

che.

dato interamente per mezzo della ragione,

gli avesse gi

mezzo l'uomo potesse acquistar

o di ci che con questo

da

i;6

Dunque una

religione

da Dio, impadro-

rivelata

nendosi della morale, non leva nulla alla ragione data


all'uomo da quel Dio medesimo,

sono soggetti a pentimento


darle abbondantemente,

compito

renderlo

col

tanto

dovere

virt

scienza, premio, pena, bene,

bono!

29.

in

una

che essa aveva

gi,

darle,

Di quelle sante

tempi e di

benevolenza

felicit

(2),

tutti
,

Non ho

citata,

siinf

tra queste,

dona
la

et

luoghi

diritto

co-

= quale, Dio

stata cancellata o lasciata fuori dalla

(i) S'me poentcntia eniin


(Manzoni).
{2)

fa altro che darle,

tutto,

inconcusso.

vocabolario morale di tutti


giustizia

il

sono come la parte essenziale del

e solenni parole che

doni del quale non

Non

(i).

darle

maniera, anche quel

certa

vocaio Dei.

Chiesa?

Ad Rom. XI,

parola libert o libero ar-

bitrio perch, quantunque il suo sifjnificato sia essenzialissimo al


concetto della morale, parola pi della scienza, che dell'uso comune. Questo fa, se possibile, oi che pronunziarla, col sottintenderne il valore in ogni approvazione, in ogni biasimo, in ogni gi-'

demerito di qualunque azione e affezione


un fatto noto ner intima esperienza,
l'uomo non scienziato non s'immagina neppure che alcuno lo possa
mettere in dubbio
e quindi non ha il bisogno n l'occasione di
rappresentarselo alla mente in astratto, e di nominarlo. E come mai
potrebbe immaginarsi una cosa simile, quando sente tutte, le persone
con cui gli occorre di tener discorso, esprimere, secondo il caso, o
l'approvazione, o il biasimo, giudizi che implicano la libert della
scelta? Come potrebbe indovinare che tra quelle persone (giacch
coloro che negano il libero arbitrio, fanno in ci n pi n meno
degli altri) ce ne siano alcune che tengono una dottrina, secondo
la quale ogni approvazione e ogni biasimo sarebbe un giudizio assurdo per s, e independentemente dalla qualit del caso? La libert
dell'arbitrio da quell'uomo sottintesa ogni volta ch'egli esprime un
giudizio morale
tant' vero, che se, dopo aver qualificata di scelleratezza un'azione che senta raccontare, gli viene assicurato che
dizio

sul

merito

sul

umana. Essendo questa

libert

l'autore di quella un pazzo, muta subito il giudizio e il vocabolo,


e la chiama disgrazia. Figuriamoci se gli ootrebbe venir in mene
che ci siano di quelli che, riguardo alla moralit, non ci mettono
differenza.

(Manzoni)


La

Chiesa non fa

e,

con questo,

Il

mondo

che aggiunger loro la pienezza

la chiarezza e la stabilit del significato.

ripeteva a una a una

le

con una fiducia


lui

altro,

177

di verit,

fondata di quello che intendesse

piti

medesimo; ma, troppo

concordia tra

come piene

le verit

spesso, in vece della naturale

che quelle parole esprimono, gli

pareva di vedere un contrasto doloroso, un escludersi


a vicenda, e la luce d'una eclissare quella d'un'altra,

o annebbiarsi scambievolmente.

comporre

il

La

scienza poi,

non che

dissidio e dissipare l'oscurit, l'accresceva

per lo pi, cambiando in altrettanti sistemi quelle


oscillazioni delle menti, e sacrificando a

una

tristi

verit ar-

bitrariamente prediletta dell'altre verit, e qualche volta

impiegando tutto lo sforzo della riflessione, e l'apparato del ragionamento a negare le pi nobili e le pi
sante. La dottrina evangelica, compimento della legge
data a un popolo eletto (i); questa dottrina affidata
dal Messia alla Chiesa, per essere da
e predicata

fino

alla

consumazione

lei

conservata

de' secoli,

ha

rin-

francate e messe d'accordo tutte le verit morali,

ri-

velando l'ordine intero dove appariscono, come sono,


indivisibili

solubile per

anche per
tutti

dimanierach ci ch'era un problema

dotti, diventata

gl'idioti.

in-

una cognizione evidente

Dottrina, per possedere la quale,

coloro a cui, per inestimabile grazia annunziata,

non hanno a far

altro che credere e amare.

questa

credenza sia pure da alcuni chiamata cieca e materiale.


Cieca e materiale credenza davvero, l'aderire con un
assenso risoluto e fermo a tutte

le diverse verit monon per quella sola luce, dir cos, parziale, con
cui si presentano alla mente ciascheduna da se, ma per
la loro relazione con una verit suprema, nella quale
rali,

(i) Nolite putare quoniatn veni solvere lef;em aut -prophetas


veni solvere, sed adimplere. Matth. V, 17. (Manzoni).

12

CojAZZl. La A/orale

cattolica drl

Manzoni.

non


tutte si riuniscono

dere che

ma

il

1/-^

Cieca e materiale credenza l'inten-

vero male per l'uomo non quello che soffre,

quelo che fa; e intenderlo per la cognizione d'un

ordine universale, in cui tra la vera giustizia e la vera


e finale

felicit

non

ci

pu

per esser

esser contrasto,

quest'ordine prestabilito dall'Essere infinitamente gi


sto,

sapiente e potente; e

il

saper quindi che

c' un'ar-

monia dove il ragionamento che si separa dalla fede


non sa spesso far altro che accusare una contradizione!
i

(i)

piaceri

Cieca

materiale credenza l'intendere che

temporali non sono veri beni

non solo per quella sproporzione

intenderlo,

col nostro desiderio

di godere, e per quella instabilit e caducit che

sperienza

ci

sforza,

per

dir

cos,

per volta in ciascheduno di essi

riconoscere

ma

l'e-

volta

per la nozione

paragone d'un bene perfetto e inamissibile


nozione che ha istruito l'uomo intorno alla sua intima
e per

il

natura pi di quello che nessuna speculazione scientifica

tal

potesse mai fare; poich, concepita l'essenza d'un


bene, l'uomo pot intendere

dir cos, avvedersi

e,

La

contradEone c' ben?l in quest'accusa medesima, poich


due supposizioni opposte tra di loro, e insieme necessarie
all'assunto: cio che l'ordine morale, relativamente all'uomo, si deva
compire in questa vita, e che tutto per l'uomo finisca con la morte.
Dico necessarie all'assunto
giacch, se s'ammette che l'ordine morale non si compisca che al di l di questa vita, e che, per conseguenza, tutto non finisca con la morte, l'accusa cade da s. Dico
poi, supposizioni che, oltre all'essere totalmente arbitrarie, si con
tradicono. Infatti, il supporre un ordine compito in questa vita,
supporre che l'uomo la passi tutta, non solo nell'integrit dell'innocenza, ma nel perfetto esercizio della virt
e d'altra parte, il supporre che per l'uomo tutto finisca con la morte, supporre che quest'uomo, dotato com' di mente e di volont e, per una conseguenza
necessaria, d'un amore intelligente e illimitato del proprio essere,
ne sia spogliato ih un dato momento: cio riceva la pi ineffabile
pena, in uno stato d'innocenza e di virt. Non si pu negare pi
apertamente di quello che faccia questa seconda supposizione, l'ordine che l'oggetto della prima. E poi, nello stesso tempo, la pi
dimessa confessione d'ignoranza, e la pi altera pretensione di sapienza, il dire che non s'intende punto come l'ordine ci sa, e che
s'intende benissimo corhe ci potrebb'essere. (Manzoni).
(i)

fondata su

179

che solo un bene di quel genere, o piuttosto quel solo


bene fuori d'ogni genere, era capace di soddisfare un
essere dotato, come lui, d'intelligenza e di volont;
nozione, la quale sola

pu render ragione di quell'espe-

rienza medesima, appunto perch la trascende infinita-

mente! Cieca e materiale credenza quella che, facendo


intendere che i beni temporali non sono il fine dell'uomo,
e nella quale
li fa con ci stesso conoscere come mezzi
;

trovano per conseguenza una ragione evidente del pari


e

giusto disprezzo e la giusta stima di essi

il

curargli

agli

trascurarli
il

altri,

trascurarli

il

per

se,

un mezzo pi conducente

sia

al

pro-

il

quando
fine,

possederli; e la pazienza senza avvilimento, e

il

che

l'atti-

vit senza inquietudine!

Dunque

ancora, l'essere la filosofia morale distinta

dalla teologia (la quale non altro che la scienza della


religione),

non

l'essenza della
e
in

troppo spesso

un

principio,

punto una condizione appartenente

morale
reale.
il

il

al-

solamente un fatto possibile,


voler convertire un tal fatto

volere cio che la scienza morale deva

rimanere assolutamente distinta dalla teologia, sarebbe,

non dico un condannarla a rimanere in uno stato d'imperfezione, ma un costituirla nell'errore; perch, quantunque sia possibile (giova ripeterlo) il formare coi
soli

elementi somministrati dalla cognizione naturale,

una scienza morale mancante bens di verit importantissime, ma immune da errori pure l'escludere scientemente e di proposito tali verit, gi per s un errore
capitale, e insieme una cagione perenne d'errori. vSarebbe un voler perpetuare, in mezzo alla luce del Van;

l'incertezza

gelo,

l'oscurit

tanto

piti tristo effetto,

quanto

gentilesimo

del
il

con

rifiutare la verit al-

lontana da essa pi che l'ignorarla.

Dunque
della

finalmente, anche secondo

ragione,

la

Chiesa,

soli

argomenti

impadronendosi della ma-

i8o

adempire una condizione essenziale alla vera religione. A una che si desse
per tale, e non asserisse di possedere l'intera e perfetta
morale, la ragione medesima potrebbe, anzi dovrebbe
rale (i),

non ha fatto

altro che

Quando

protesti di non essere la custode persuprema della morale, non posso non
crederti
perch il non riconoscere in se una tale autorit e il non averla, una stessa cosa. Ma per ci
appunto non posso crederti quando pretendi d'esser la
vera religione. Non posso nemmeno ammettere la pos-

dire;

petua, la maestra
;

sibilit di trovarti tale,

quando

avessi esaminati

tuoi

argomenti. Per ammettere una tale possibilit, dovrei

supporre dimostrabile una di due cose ugualmente assurde

o una religione priva d'una dottrina morale

o una morale rivelata da. Dio, e inferiore (uguale, sarebbe assurdo in un'altra maniera)
ai ritrovati

alle

degli uomini.

Dobbiamo

in

ultimo render conto d'un'omissione che

sar facilmente notata da* lettori pi


in

cognizioni e

riflessivi.

Avendo

questo troppo lungo capitolo avuto a considerare

L'glise s'empara de la
(i) L'illustre autore, dopo aver detto
morale, aggiunge: comme tant purement de son domarne: parole
che non. esprimono esattamente la dottrina cattolica, e perci richiedono un'osservazione. La Chiesa non dice che la morale anpartenga
puramente (nel senso d'esclusivamente) a lei
ma che appartiene a
lei totalmente.
Non ha mai pretoso che, fuori del suo grembo, e
senza il suo insegnamento, l'uomo non possa conoscere alcuna verit
morale: ha anzi riprovata quest'opinione ni d'una volta, perch
comparsa in pi d'una forma. Dice bens, come ha detto e dir
sempre, che, per l'istituzione che ha avuta da Ges Cristo, e per
lo Spirito Santo mandatole in suo nome dal Padre, essa sola possiede originariamente e inamissbilmente l'intera verit morale (omnem
veritatem), nella quale tutte le verit particolari della morale sono
comprese tanto quelle che l'uomo pu arrivare a conoscere col semplice mezzo della ragione, quanto quelle che fanno parte della rivelazione, o che si possono dedurre da questa
come fa la Chiesa
stessa, con assoluta autorit, nelle nove decisioni che siano richieste
da novi bisogni e come si fa nella Chiesa, con autorit condizionata
e sottomessa, da quelli che hanno da essa l'incarico d'istruire
fedeli nella legge di Dio; e come si fa anche da' semplici fedeli
medesimi, senza autorit, ma senza usurpazione, quando riconoscano
questa mancanza in loro d'ogni autorit, e abbiano l'intenzione sincera di non dipartirsi dagl'insegnamenti della Chiesa, e di sottomettersi in ogni caso a ogni sua decisione. (Manzoni).
:


la

morale sotto diversi

dell'uomo verso Dio,


(lasciamo

parte
;

aspetti, e in diverse sue appli-

non abbiamo per mai fatta menzione

cazioni,
,veri

iSi

quanta)

star

de' do-

quali sono certamente una

morale:

della

non

chi

voglia dire, o che l'uomo non abbia alcun dovere verso

Dio, o che

ci

Non

siano de' doveri estranei alla morale.

occorre avvertire che non

abbiamo

con questo

inteso

d'aderire all'opinione, o piuttosto alla consuetudine non


ragionata e puramente negativa^ di quelli che restrin-

morale alle relazioni degli uomini tra di loro


Solamente abbiamo creduto che, anche rimanendo m

gono

la

quest'ordine di fatti e d'applicazioni,


la

questione senza mutilarla

quanto

le si restringa

arbitrariamente

all'osservazione,

nifesta tutt'intera

si

potesse trattare

giacche una verit, per

il

campo,

anche

si

quel

in

mapic-

appunto perch tutta


colo spazio che le lasciato
in ogni sua parte e, se ci non fosse, non sarebbe possibile il fare di essa la minima applicazione. Il dimostrare che le relazioni degli uomini tra di loro sono
ben lontane dal l'esaurire e dall'adeguare il concetto
intero della moralit, avrebbe senza dubbio sommini;

argomenti pi immediati contro

strati degli

separazione della morale dalla teologia;


condotti ancora pi in lungo, e non

si

ma

presa

la

avrebbe

ci

sarebbe potuto

fare senza ripetere cose gi dette molto bene

Abbiamo dunque

proposta

la

da

altri.

questione dov' confinata da

molti, e dove, del rimanente, era stata lasciata dall'illustre autore; e

mettevano

abbiamo procurato, per quanto

lo pro-

nostre forze, di far vedere come, anche

le

nella parte che riguarda le sole relazioni degli uomini


tra

di

loro,

la

morale puramente

ralmente defettiva
vare col

filosofica

sia

come ogni volta che cerca

natud'arri-

ragionamento quella perfezione che pure la


il ragionamento, dopo inutili sforzi,

ragione intravvede,
vada, per dir

cos,

morire

in

un desiderio, e come


questo giusto e nobile

morale

come

pii

uomini trovi

verso gli

il

nome non

virt

l'ha

e nella

non

se

eminente

sua giustizia
questa

in

(i).

Perfino

dottrina

quella

medesima, quand' eminente davvero.

un nome tutto suo, fatto per

vamente

di

uomo

dell'

virti

sua desiderata e manifesta

la

ragione nel regno di Dio

appagato dalla

sia

possa essere che da questa;

lo

concetto della

il

desiderio

non

rivelata, e

l82

essa, e

Non

gi

proprio esclusi-

Sarebbe poca cosa, e non potrebbe

essa.

significar nulla d'eminente; poich

il

suo concetto, non

riferendosi che agli uomini, rimarrebbe necessariamente


ne' limiti di questo oggetto medesimo, e
non anderebbe al di l di ci che agli uomini pu
esser dovuto per la loro natura. Quello che una tal

circoscritto

virt riceve dalla dottrina evangelica

mano

di

Carit,

nome

il

unendo con l'amor

quale,

il

sovrudi

Dio

l'amor degli uomini, lo fa in qualche maniera partecipare della ragione infinita di quello;

templa

in

essi,

non

la

noscere per mezzo della ragione;


fa

essere

figlioli

Verbo, che

li

di

nome che

con-

pu

rico-

sola natura quale

Dio

ma

ma

si

l'origine,

che

l'umanit assunta

fa essere fratelli di Ges Cristo;

li

dal

ma

la

natura medesima quale interamente manifestata dalla


fede, e che

li

fa essere a

l'ineffabile Trinit.

immagine

L'Uomo-Dio ha

e similitudine del-

detto

gni volta

che avete fatto qualche cosa per uno de* pi piccoli di


questi miei fratelli, l'avrete fatta a
sofia

me

(2).

Quale

filo-

avrebbe mai potuto scoprire nel bene fatto agli

uomini

un

scenza?

(3).

tal

Ouaerite

valore,

promettergli

regnuni Dei,
Matth. VI, 33.

una

ricono-

tale

iustitiam eius
et haec
(Manzoni).
(2) ^uandiii fecistis uni ex his fratribiis meis minitnis, ntih fecistis.
Matth. XXV, 40. (Manzoni).
(3) Dopo un'attenta lettura di questo cosi denso e poderoso capitolo non riesco a comprendere come s sia ootuto trovar da ridire
fi)

omnia adiicentur

priiviim

vobis.

et

i83

CAPITOLO

IV.

SUI DECRETI DELLA CHIESA - SULLE DECISIONI


DEI PADRI - E SUI CASISTI (i).
Essa (la Chiesa) sostitu l'autorit dei suoi decreti e le decisioni dei
Padri ai Inmi della ragione e della coscienza, lo studio dei casisti

a quello

della

filosofia

La Chiesa fonda
Gesi

Cristo

tiorale

la

(PaS- 4'3-H)-

sua autorit sulla parola di

essa pretende d'essere depositaria e in-

terprete delle Scritture e della Tradizione; e protestn,

non solo di non aver mai insegnato nulla che non


derivi da Ges Cristo, ma d'essersi sempre opposta, e
al Manzoni un errore filosofico, quasi che egli ponga
dubbio che
principi costitutivi della legge morale erano conosCLili
come veramente stabili, solidi, immutabili, eterni anche prima della
venuta di Ges Cristo. Gli si ascrive pure come grave errore l'aver
detto che la filosofia morale non va separata dalla morale teologica
cattolica. Queste critiche ed altre ancor pi gravi si possono vedere
in Dottor Giovanni Sanna, (;i cappetfano militare - Osservazioni,
Confronti e Paralleli - intorno a parecchie opere edite - di - Alessandro
Manzoni - Studii Superficiali fatti per passatempo - III edizione Milano - Tipografa riformatorio patronato - 1908. - L. 4.00. L'autore
di quelle osservazioni impietra pagine e pagine, citando detti sentenze di filosofi antichi, fermandosi con preferenza sopra Confucio,
per dimostrare che la legge morale era gi nota, ecc., ecc. pag. 261
seg. Ma evidente che egli sfonda una porta aperta, perch il Manzoni spesso afferma la stessa cosa basta leggere la quart'ultima nota
di questo capitolo. Il nocciolo di questo studio sta nel provare che la
teologia cattolica alle verit morali gi trovate, aggiunse di suo
la perfezione dei precetti ed i motivi degli stessi, che prima mancavano. Non per nulla del resto lo stesso autore di questa critica in ,
titol il suo libro Studii superficiali fatti per passatempo . Su questo
tema vedere i?. Puccini: La morale studiata nei suoi fondamenti
(Siena 1902) Capitolo V.

da imputare

in

(i) Sono detti casi di coscienza, le questioni morali, relative ai


doveri dell'uomo e del cristiano, per cui si determina se una qualche
azione sia permessa o vietata, ovvero a quali obbligazioni sia un
uomo soggetto in talune circostanze. Tutto ci da definirsi prima

colle

massime

principi
si

della

occupano

Si=:mondi

fa

della rivelazione, coi canoni della Chiesa, e poi coi


retta ragione e colle leggi della societ. I teologi eh'di questi casi sono appunto detti casisti, contro cui il

l'accusa respinta dal Manzoni.

-- l84 -di

sempre opporre a ogni novit che tentasse


appena scritto,

volersi

introdursi; d'esser pronta a cancellare,

mano profana
Non ha mai preteso

ogni iota che una

osasse aggiungere alle

carte divine.

d'avere l'autorit d'in-

ventare princpi di morale essenziale; anzi la sua gloria

non averla; di poter dire che ogni verit le stata


insegnata hno dalla sua origine, che ha sempre avuti
di

insegnamenti e

gli

mezzi necessari per salvare

suoi

figli;

d'avere un'autorit che non pu crescere, perch

non

mai

stata mancante. Afferma, in conseguenza, che

suoi decreti sono conformi al Vangelo, e che

ceve

decisioni

le

de

non

ri-

Padri, se non in quanto gli sono

pure conformi, e sono una testimonianza della conti-

nuazione della stessa fede e della stessa morale. Se la


Chiesa afferma

il

vero,

non

si

potr dire che sostituisca

questi decreti e queste decisioni ai lumi della ragione


e

della

alla

coscienza;

coi^e

non

si

pu dire

sostituita

legge una sentenza che ne spieghi lo spirito, e

che ne determini l'esecuzione. Si dovr anzi confessare


ch'essa regola l'una e

con una norma

l**dltra

infallibile,

come quella del Vangelo. Che se non si vuol credere


a questa asserzione della Chiesa, si dovr dire quali
siano le massime di morale proposte dalla Chiesa, che

non vengano dal Vangelo, che siano


solamente

indifferenti

al

suo

contrarie, o

spirito.

anche

Questa ricerca

^ non far altro che mettere sempre pii in chiaro la maravigliosa immutabilit della Chiesa nella sua morale

perpetuamente evangelica, e

l'infinita

distanza che passa

tra essa e tutte le scole filosofiche, o anteriori alla Chiesa,

o che

si

dichiarano independenti da essa; nelle quali

non s' fatto altro che edificare e distruggere, affermare e disdirsi nelle quali pii savi sono stati stimati
quelli che pi hanno confessato di dubitare.
In quanto ai casisti, principio dal confessare di non
averli letti, non dico tutti, che dev'essere l'occupazione
;

--I85ma

d'una vita intera,

neppur uno; e di non averne altra


non per le confutazioni

idea, e d'alcuni solamente, se


d'altri

e per

scrittori,

ecclesiastiche a varie

le

censure

da autorit

inflitte

loro proposizioni.

Ma

la

cogni-

zione delle loro opere non necessaria per stabilire

punto che interessa


Chiesa non

alla

casisti

privati,

errare

essa

la

si

non

si

Chiesa a loro riguardo

possono attribuire

questa

pretesa

casisti

farlo,

come norma

perch

le

il

che

dottrine de'

de' suoi figli

contradirebbe

del suo Fondatore divino. Essa


i

ed

fa mallevadrice dell'opinioni de*

u pretende che alcuno

le

alle

non possa
predizioni

non ha mai proposto

di morale,: era anzi impossibile

decisioni

loro

il

devono essere un am-

masso d'opinioni non di rado opposte.


La storia della Casistica pu dar luogo a due

os-

servazioni importanti. L'una, che le proposizioni inique


fino

alla

stravaganza, che sono state messe fuori da

qualche casista, sono motivate sopra sistemi arbitrari


e independenti dalla religione. Alcuni di loro s'erano
costituiti e divisi in scole di filosofi moralisti profani,

perdevano a consultare e citare Aristotele e Seneca


dove aveva parlato Ges Cristo. Questo lo spirito
che il Fleury not ne' loro scritti
Si sono trovati infine, dei casisti che hanno fondato la loro morale piuttosto sul ragionamento umano che sulla Scrittura e Trae si

dizione.

Come

se

Ges Cristo non

ci

avesse insegnatt^

ogni verit tanto in ordine ai costumi, quanto in ordine


alla fede: come se noi ne andassimo ancora in cerca

come

gli antichi filosofi (i). L'altra osservazione che

Mceurs des C/ir eh'ens, 4. partie, LXIV. Multitudine des Doc(Manzoni).


L'abate Claudio Fleury nato a Parigi nel 1640 e mortovi nel 1723
entr nello stato ecclesiastico dopo di essere stato nove anni avvocato
al parlamento. Fu precettore dei Duchi di Borgogna e nel 1716 fu
nominato confessore di Luigi XV. Scrisse una Storia Ecclesiastica
in 20 voi. in cui la critica alquanto spinta. Notevole un'altra opera:
/ costumi dei cristiani n da cui tolta la citazione manzoninn;).
(i)

teurs.

'(


gli scrittori e le autorit

i86

che nella Chiesa combatterono

o condannarono quelle proposizioni, opposero ad esse


costantemente le Scritture e la Tradizione. Gli eccessi

d'una parte de' casisti vennero dunque dall'essersi essi


norme che la Chiesa segue e propone;

allontanati dalle
e a queste

si

dovette ricorrere per mantenere la morale

ne' suoi veri princpi.

CAPITOLO

V.

SULLA CORRISPONDENZA DELLA MORALE CATTOLICA


COI SENTIMENTI NATURALI RETTI.
La morale

nelle mani dei casisti fu assolutamente cangiata di natura;


divent estranea tanto al cuore quanto alla ragione; perdette di

vista

il

dolore che ogni nostro fallo poteva cagionare a qualche

nostra creatura, per non avere altre leggi chedel

Creatore

cuore di

rigett

tutti gli

la

base

che la natura

le
le

supposte volont

aveva data nel

uomini, per formarsene una affatto arbitraria

(Pag. 414).

Bench non abbiamo n


casisti in

il

desiderio di difendere

monte, come sono presentati nel testo che esa-

miniamo, n

le

cognizioni per difenderne neppur uno,

crediamo di poter appellar francamente da una con-

danna che

li

comprende

tutti.

Una

tal

condanna

dentemente, non solo altrettanto arbitraria,

evi-

ma meno

ragionevole di quello che sarebbe una giustificazione

ugualmente generale. Independentemente da ogni altra


e secondo le sole probabilit umane,

considerazione,

come pensare

che, tra tanti scrittori di quella materia,

alcuni de' quali noti per sapere e per santit di vita,

non

ce ne

di quelli che abbiano rettamente e


utilmente applicata la morale cristiana ai casi parti-

siano

colari di cui trattavano?

Ma

siccome la Chiesa poco sopra accusata d'aver

sostituito lo studio de' casisti alla

filosofia

morale; e

siccome

il

suf poste
privata

non tenere

ma
de'

i8;

altra norma, che le volont (non

non una massima

rivelate) del Creatore


casisti,

ma

della

universale

Chiesa

vengono a ricadere sopra di

queste censure

cos

essa.

ogni modo, credo bene d'esporre lo spirito della Chiesa


su questo punto, per mostrare che ci che viene da
sapientissimo, e per impedire che le

si

lei

attribuisca ci

che non suo. Che se l'intenzione dell'illustre autore

non

di censurare la Chiesa, tanto meglio

stata

avr avuto

il

campo

io

di renderle omaggio, senza contra-

dire a nessuno.

La Chiesa non ha poste le basi della morale, ma


ha trovate nella parola di Dio: lo sono il Signore
Dio tuo (i): questo il fondamento e la ragione della
legge divina, e per conseguenza della morale .della
le

Chiesa. // principio della sapienza

Ecco

le basi sulle

Ma

col

far

basi naturali

quali tutti
t'altro,

il

timor di Dio (2

quali sole la Chiesa doveva edificare.

questo ha essa potuto distruggere

della morale, cio

sentimenti

retti,

le

ai

uomini hanno una disposizione? Tut-

gli

giacche questi sentimenti non possono mai essere

in contradizione

con

la

legge di Dio, dal Quale ven-

gono anch'essi. La l-egge


nova autorit e una nova

una
onde l'uomo possa didiscernere nel suo core ci che Dio ci ha messo da ci
che il peccato ci ha introdotto. Perch, queste due voci
parlano in noi e troppo spesso, tendendo l'orecchio interiore, l'uomo non sente una risposta distinta e sicura,
ma il suono confuso d'una trista contesa. Di pi (e
fatta anzi per dar loro

luce,

quanto di pi
menti

al

al loro

!)

la

legge divina ha estesi que' senti-

di l della natura; gli

oggetto

infinito,

dal quale

ha
il

sollevati di

novo

peccato gli aveva

Ego sum Dominus Deus

tuus. Exod. XX, 2. (Manzoni).


Initium sapientiae timor Domini. Psal. CX. io. Eccl. i,
Prov. I, 7. Ibidem IX, io. (Manzoni).
(i)
(2)

i6.

i88

Conformare la morale a questa legge, dunque


un farla essere conforme al core retto e alla ragione
perfezionata. E questo ha fatto la Chiesa; e essa sola
pu farlo, come interprete infallibile e perpetua di
sviati.

questa legge.
Perch, cosa giova che
chi lo tiene trema la

regolo sia perfetto, se a

il

mano?

che varrebbe la santit

della legge, se l'interpretazione ne fosse abbandonata

appassionato di chi

al giudizio

deve assoggettare?

ci si

Dio non l'avesse resa independente dalle fluttuazioni


della mente umana, affidandola a quella Chiesa che ha
promesso d'assistere?
Se dunque il riguardo al dolore degli altri, se il
dovere di non contristare un'immagine di Dio, uno di
questi sentimenti stampati da Dio nel cuore dell'uomo,
la Chiesa non l'avr certamente perduto di vista nel
suo insegnamento m.orale, perch non l'avr perduto di
se

vista la legge divina. Cos infatti.

cati
si

insegnamento catechistico universale, che

s'aggravano

pec-

proporzione del danno che con

essi

fa volontariamente al prossimo.

La
zioni,
il

in

Chiesa insegna esser peccati una quantit d'aalle quali

non

torto che con esse

si
si

pu assegnare
fa a degli

L'intenzione d'affliggere un
cato

altra reit, che

altri.

uomo

l'azione pi lecita, l'esercizio del

sempre un pecdiritto pi in-

contrastabile diventa colpevole, se sia diretto a questo


orribile fine.

La
mento
il

Chiesa ha dunque tenuto di vista un


;

e ci

dolore

ha poi aggiunta

fatto

agli

dolore per chi lo fa;


la ragione

altri,
il

la sanzione,

tal

senti-

insegnando che

diventa infallibilmente un

che la natura non insegna; n

potrebbe acquistarne la chiara e piena cer-

tezza, senza l'aiuto della rivelazione.

La Chiesa vuole che

suoi figli educhino l'animo a

vincere

dolore, che

il

i89

non

si

perdano

in deboli e diffi-

denti querele; e presenta loro un esemplare divino di


fortezza e di calma
suoi figli severi per
fratelli

li

sovrumana

ma

loro;

ne' patimenti.

per

Vuole

dolore de' loro

il

vuole misericordiosi e delicati

e per renderli

presenta loro lo stesso esemplare, quell'Uomo-Dio

tali,

che pianse al pensiero de' mali che sarebbero piombati


sulla citt

dove aveva a

Ah

non

certo,

soffrire la

lascia ozioso

morte pi crudele

(i)

sentimento della commi-

il

serazione quella Chiesa che, nella parola divina di ca-

mantiene sempre unito

rit,

e,

l'amore di Dio e degli uomini


nifesta

il

suo orrore per

anche quello che

contamina

Tanto

pu

delle circostanze dolorose, nelle quali

all'uomo di combatter l'uomo, essa non ha


ministri per far ci che lecito,

che quando
se

non con

il

cui

solo

si

veda
sono

esser lecito
istituiti

dei

ci che santo

non vuole averci parte; essa


di ricondurre i voleri a Dio; essa

altri mali, essa

fine

volontario, quand'

dolore, solamente quand'

(2).

Et ut appropinquavit,
XIX, 41. (Manzoni).

(i)

Con che

il

una espiazione, quand' offerto dal-

l'animo che lo soffre

(2)

ma

si

ci

creda di non poter rimediare ai mali,

che riguarda come santo

Lue.

ma-

rende indegne

core che

le sta a

suo ministero di perfezione; che se

il

confuso

sangue, fino a dichiarare che

de' suoi ministri, e le

d'offrire l'Ostia di pace.

che

cos,

sparge per la difesa della patna,

si

mani

le

il

per dir

quella Chiesa che

elevatezza

videns

poetica

di

civttatem,

flevit

espressioni

super

ilam

messa qui

'n

missione di pace e di amore che affid alla Chiesa Colui


che protest spesso di non essere venuto in terra per condannare e
punire; ma per usar misericordia e salvare! Tutte le opere di carit
rilievo

la

(ospedali, orfanotrofi, ospizi ecc.) promosse e sostenute da uomini di


chiesa costituirono una perenne smentita all'accusa del Sismondi.

igo

CAPITOLO
SULLA DISTINZIONE DE* PECCATI
La

VI.
IN

MORTALI E VENIALI.

distinzione fra peccati mortali e peccati veniali cancell quella che

noi trovavamo nella nostra coscienza fra le colpe pi gravi e Pi


perdonabili. Si videro collocati gli uni accanto gli altri i delitti

che ispirano

il

profondo orrore insieme coi

pii

debolezza riesce a mala pena ad evitare

pu credere che

Si

sostanza,

con

l'illustre

che la nostra

autore ammetta in

Chiesa cattolica, la

la

falli

(Pag. 414)-

distinzione

de'

peccati in mortali e veniali di loro natura; poich di-

vide le offese in fi gravi e in fi ferdonabili. noto


che questa distinzione fu apertamente rigettata da Lu-

da Calvino;

i due vocaun tutt'altro significato, repugnante


alla ragione comune, non meno che alla fede cattolica.
Ecco una delle proposizioni del primo su questo punto

tero e
boli,

ma

dandogli

quali ritennero in vece

(i)

Perci dissi (2) che nessun peccato veniale di sua natura,

ma

che tutti meritano la dannazione ; e che Tessere

da attribuirsi alla grazia di Dio (3).


non meno espliciti, il secondo Tengano

alcuni veniali e

E,
i

in termini

figlioli
(i)

di Dio, che ogni -peccato e mortale (4)

perche

Vedi Appendice.

Nella tesi sostenuta in Lipsia contro Giovanni Echio, l'anno


(Manzoni).
(3) ideo dixi nuum esse peccatum natura sua veniale, sed omnia
damnabilia: quod autem venialia sunt, Dei gratiae, quae magnipendenda est, tribuendum est. Liith. Resolutiones super propositionibus suis, Lipsiae disputatis. Opp. T. I, fol. cecili recto Witebergae, 154.:;.
La proposizione a cui allude qui, la seguente: In hono
peccare hominem, et peccatum vcninlem, non natura sua, sed Dei misericordia solum esse tale, aut in f>uero post baptismum peccatum remanens, negare, hoc est Paulum et Christum semel conculcare. Ibid.
fol.
ccxLi recto. (Manzoni).
(4) Habeant filii Dei, omne beccatum mortale esse; quia est
adversus Dei voluntatem rebellio, quae eius iram necessario provO'
cat ; quia est Legis praevaricatio, in quam edictum est, sine exceptione.
(2)

1519.

una ribellione contro

il

191

voler di Dio, la quale provoca

necessariamente la sua ira; -perche

una prevaricazione,

dalla legge, prevaricazione alla quale e intimato, senza


eccezione,

il

de

giudizio di Dio; e che le colpe

il

ma

sono veniali, non di loro natura,

santi

perche ottengono

perdono dalla misericordia di Dio.


La censura dell'illustre autore non cade dunque che

sull'applicazione

massima, cio sulla

della

classifica-

zione de* peccati, che dice opposta a quella che trova-

vamo

nella nostra coscienza.

Su

di che

mi fo

lecito di

osservare prima di tutto, che la nostra coscienza, priva

non pu mai essere un'autorit a cui


il giudizio, non solo della
Chiesa, ma qualunque giudizio non sarebbe che appellare da una coscienza a un'altra.
Al sentire che la distinzione de' peccati mortali da'
veniali cancello quella che trovavamo nella nostra co-

della rivelazione,

ricorrere per riformare in ci

scienza, tra Voffese pi ceravi e le pi condonabili, par-

rebbe che, quando la Chiesa insegn questa distinzione,


n'abbia trovata nelle menti degli uomini una anteriore,
precisa e

unanimemente

sostituita la sua.

Ma

il

ricevuta, e che a questa abbia

fatto sta che

il

principio astratto

di questa distinzione era bens universalmente ricevuto,


e

faceva parte del senso comune

l'applicazione,

il

ma

riguardo

al-

giudizio della coscienza era (come

s'

osservato pi volte) vario secondo


gl'individui

che,

luoghi,

tempi, e

che ad alcuni faceva parer colpa grave

non colpa, o anche


non erano i meno pen-

ci che per altri era colpa leggiera, o

virt (i); che alcuni perfino (e


satori)

tenevano che tutte

le

colpe fossero pari;

e,

per

Dei iudicium ; sanclorum delieta venialia esse, non suapte natura,


sed quia ex Dei misericordia veniam consequuntur. Calvini, Institutio Christianae Religionis, cap. Ili, qo. (Manzoni).
(1) Dai oajani erano credute lecite cose che la morale cristiana
condanna: come la schiavit, la poligamia ecc. ; di pi erano credute
virt le azioni pi riprovevoli,

come

p.

e.

il

suicidio fra gli stoici.


conseguenza,

rifiutavano

ig2
il

principio

medesimo.

La

Chiesa, istituita per illuminare e per regolare la coscienza, la Chiesa,

fondata appunto perch questa non

era ne incorrotta-, ne unanime, ne infallibile,

non pu

esser citata al suo tribunale.

Quale doveva dunque

essere per la Chiesa

il

criterio

a giudicare della gravit delle colpe? Certo, la parola


di Dio.

Uno

degli uomini che hanno pii meditato, e scritto


profondamente su questa materia, sant'Agostino,

pili

osserva che

alcune cose

si

crederebbero leggerissime,

non fossero dichiarate pi gravi che


col
non fare a noi; e da ci appunto deduce che
deve
giudizio divino, e non con quello degli uomini si
decidere della gravit delle col f (i). l}Jon prendiamo,
se nelle Scritture

dice anche

altrove,

fesare ci che

ci

non prendiamo bilance false fer


come ci piace, dicendo, a nostro

fiace, e

capriccio, questo e grave, questo e leggiero ;

diamo

la bilancia divina delle Scritture, e

essa ci che

e.

ma

pren-

pesiamo in

colpa grave, o per dir meglio, ricono-

peso che Dio ha dato a ciascheduna

sciamo

il

ch,

vero appello dalla coscienza alla rivelazione,

il

(2).

Per-

cio dall'incerto al certo, dall'errante e dal tentato all'incorruttibile e al santo.

Che

se,

con questa coscienza riformata e illuminata

dalla rivelazione, osserviamo quello che la Chiesa c'in-

segna sulla gravit delle colpe, non troveremo che da


(i) S'Un autem quaedam quae levissima putarcnUtr, nisi in Scriptudemonstrarentur opinione graviora. S. August. Enchrid. de Fide,
etc, e. 79. Quae sint autem levia, quae gravia peccata, non humano,
sed divino sunt pensanda iudicio. Ibid., e. 78. (Manzoni).
(2) Non afferamus stateras dolosas, uhi appendamus quod volumus, et quomodo volumus, pr arbitrio nostro dicentes, hoc grave,
hoc leve est: sed afferamus divinam stateram de Scripturis Sanctis,
tamquam de thesauris dominicis, et in illa auod sit gravius appendamus, immo non appendamus, sed a Domino appensa recognoscamus.
De Baptismo, centra Donatistas. Lib. II, 9. (Manzoni).

ris


ammirare

la

193

sua sapienza, e

sua fedelt alla parola

la

Vedremo

divina, della quale interprete e depositaria.

vengono

che quelle cose che essa ascrive a peccato grave,

da disposizioni dell'animo contrarie direttamente

tutte

sentimento predominante d'amore e d'adorazione che


dobbiamo a Dio, o all'amore che dobbiamo agli uomini,

al

tutti nostri fratelli

che la Chiesa non ha messo


sentirnento che

che non

sia

vedremo

di creazione e di riscatto;

tra le colpe gravi nessun

non venga da un core superbo e

incompatibile, con

nessuna disposizione che non

cristiana,

giustizia

la

corrotto,

sia bassa, carnale o vio-

che non tenda ad avvilir l'uomo, a stornarlo dal

lenta,

suo nobile

fine,

della

divini

anima

a oscurare nella sua

somiglianza col

segni

Creatore; e sopra tutto

nessuna disposizione per la quale non sia espressamente


intimata nelle Scritture l'esclusione dal regno de'

cieli.

Ma, specificando queste disposizioni, la Chiesa ha ben


di rado enumerati gli atti in cui si trovino al punto di
renderli colpe gravi. Sa e insegna che Dio solo vede
a qual segno il core degli uomini s'allontani da Lui;
e

fuorch ne' casi

in

manifesta dall'essersi

ha che a ripetere:
Oltre
nelle

cui gli
il

Chi

le disposizioni, ci

Scritture

atti

siano un'espressione

da Lui, essa non

core ritirato

che conosca

delitti? (i)

sono dell'azioni per

quali

le

pronunziata la morte eterna:

sulla

gravit di queste non pu cader controversia.

Oltre di queste ancora, la Chiesa ha dichiarate colpe


gravi alcune trasgressioni delle leggi s^bilite

NRi

con l'autorit datale da Ges Cristo.

c'

da

essa

alcuna di

queste leggi che tema l'osservazione d'un intelletto cristiano, spassionato e serio; alcuna che

modo

non

sia,

della legge divina.

Non

un

sar qui fuori del caso di di-

scuterne una brevemente.


Delieta quis inteif^it?

(i)

13

in

manifesto e diretto, conducente all'adempimento

COJAZZI. La Morale

Psal.

XVIII,

12.

cattolica del Alanzoni.

(Manzoni).

peccato mortale

giorno festivo

Chi

194

il

non

alla

assistere

Messa

in

(i).

fion sa che la sola enunciazione di questo pre-

cetto eccita le risa di molti?

Ma

guai a noi, se voles-

simo abbandonare tutto ci che ha potuto essere soggetto di derisione! Quale l'idea seria, quale il nobile
sentimento, che abbia potuto sfuggirla? Nell'opinione di

molti non pu esser colpa se non l'azione che tenda

male temporale degli uomini ma la


le sue leggi secondo questa opinione sommamente frivola e improvida
la Chiesa
direttamente

al

Chiesa non ha stabilite

insegna
scrizioni

altri

doveri

secondo tutta

quando

essa regola le sue pre-

bisogna prima

la sua dottrina,

confessare che consentanea a s stessa; e se

le prescri-

non paiono ragionevoli, bisogna provare che tutta


la sua dottrina falsa
non giudicare la Chiesa con
uno spirito che non il suo, e che essa riprova.
notissimo che la Chiesa non ripone l'adempimento
zioni

del precetto nella materiale assistenza de' fedeli al Sacrifizio,

ma

nella volont d'assisterci

essa ne dichiara

disobbligati gl'infermi e quelli che sono trattenuti da

un'occupazione necessaria; e ritiene trasgressori quelli


che, presenti

con la persona, ne stanno lontani cl core

tanto vero che, anche nelle cose pi essenziali, vuole

principalmente
quali

il

core de'

disposizioni certe

fedeli.

supponga

Posto
la

ci,

vediamo

trasgressione di

questo precetto.

^pjjue una splendida pagina che mirabilmente


vero scopo di elevazione spirituale in una pratica di piet
fatta si spesso oggetto di derisione. E l'autore, come scriveva, cosi
pensava ed operava nel fiore dei suoi 34 anni.
TI Cant scrive di lui: Amava la Chiesa, dove l'animo torn
e chi ve l'avesse
tante volte sereno cantando le lodi del Signore
osservato nel raccoglimento suo cosi visibile! Voi sapienti, non comprendete come si possa inchinarsi a Dio per tener pi alta la testa in
faccia agli uomini, e come siffatte debolezze redimano e saldino il
nondo . (Reminiscenze, Vi. 1. p. 329-30).
(i)

illustra

Oup=tn che
il

La

195

santificazione del giorno del Signore

que' comandamenti che

uno di

Signore stesso ha dati

il

al-

l'uomo. Certo, nessun comandamento divino ha bisogno

d'apologia

ma non

si

pu a meno

non vedere

di

la bel-

lezza e la convenienza di questo, che consacra special-

mente un giorno

dovere

al

pivi

nobile e

pii

stretto, e

richiama l'uomo al suo Creatore.


Il

povero, curvato verso la terra, depresso dalla fa-

questa gli produrr

tica, e incerto se

sostentamento,

il

costretto non di rado a misurare il suo lavoro con un


tempo che gli manca; il ricco, sollecito per lo piti nella
maniera di passarlo senza avvedersene, circondato da

quelle cose in cui

il

mondo

ogni momento

predica essere la

felicit, e

non trovarsi felice, disingannato degli oggetti da cui sperava un pieno contento,
stupito

di

e ansioso dietro altri oggetti de' quali

quando
tura, e

mo

gli

abbia posseduti

si

disinganner

l'uomo prostrato dalla svenr

l'uomo inebbriato da un prospero successo;

l'uo-

ingolfato negli affari, e l'uomo assorto nelle astra-

zioni delle scienze;

il

potente,

il

privato, tutti

insomma

troviamo in ogni oggetto un ostacolo a sollevarci alla

una forza che tende ad attaccarci a quelle


cose per cui non siamo creati, a farci dimenticare la

Divinit,

nobilt della nostra origine, e l'importanza del nostro


.

fine.

risplende manifesta la sapienza di Dio in quel

precetto che
al

suo culto,

ci

ai

pensieri del cielo

che impiega tanti

giorni dell'uomo indtto nello studio

solo necessario

toglie alle cure mortali, per richiamarci'

che santifica

rende figura di quel

il

il

pi alto, e

il

riposo del corpo, e lo

'

riposo

d'eterno

contento a cui

aneliamo, e di cui l'anima nostra sente d'esser capace

un tempio, dove le,


comuni preghiere, rammentandoci le comuni miserie ej
i comuni bisogni, ci fanno sentire che siamo fratelli. La
in quel precetto che ci riunisce in

Chiesa, conservatrice perpetua di questo precetto, pre-

ig6

maniera d'adempirlo pi ugualmente e pi degnamente. E tra i mezzi che ha scelti,


poteva mai dimenticare il rito pi necessario, il pi
scrive a* suoi figli la

essenzialmente cristiano,

il

di

Sacrifizio

Ges

Cristo,

quel Sacrifizio dove sta tutta la fede, tutta la scienza,


tutte le norme, tutte le speranze?

Il

cristiano che vo-

lontariamente s'astiene in un tal giorno da un tal Sacrifizio,

pu mai

Pu

far vedere pi chiaramente

un giusto che viva della fede? (i)


la non curanza del
precetto divino della santificazione? Non ha evidentemente nel core un'avversione al cristianesimo? non ha
essere

rinunciato a ci che la fede rivela di pi grande, di

pi sacro e di pi consolante? non ha rinunziato a

Ges Cristo? Pretendere che


prevaricatore chi

si

un volere che dimenticasse


che

ci

lasciasse

Chiesa non dichiari

la

trova in tali disposizioni, sarebbe


il

per cui

fine

ricadere nell'aria mortale

istituita,

genti-

del

lesimo.

CAPITOLO

VII.

DEGLI ODII RELIGIOSI.


/ casisti

presentarono all'esecrazione degli

ttonini, in

pi colpevoli, gli eretici, gli scisnialici,

prima

fila,

tra

bestemmiatori. Qualche

volta riuscirono ad eccitare contro di essi l'odio pi violento

(Pag. 414).

Certo, ci sono poche cose che

corrompano tanto un

popolo, quanto l'abitudine dell'odio: cos questo senti-

mento non fosse fomentato perpetuamente da quasi


tutto ci che ha qualche potere sulle ment e sugli
animi.

L' interesse,

stesse,

tutto

l'

diventa

opinione,
agli

(i) Justus autem ex fide


(Manzoni).

vivit.

pregiudizi,

uomini
Paul,

le

verit

un'opportunit

ad Rom.

I,

17,

per

e altrove.


odiarsi

vicenda

nel

porti

core

l'

appena

197

si

avversione e

classi intere de' suoi fratelli

alcuno che not.

trova

disprezzo

il

per

delle

appena pu accadere ad

alcuno una sventura che non sia cagione di gioia per

non per alcun

altri; e spesso

ne venga

utile che

loro,

ma

per un interesse ancora pi basso, quello dell'odio.


Confesso di veder con maraviglia messi tra i pervertitori
d'una nazione, in questo senso, e come in capo di lista,

casisti,

quali finora non avevo sentito dare altro

ai

carico, che di voler giustificare quasi

ogni opera e ogni

persona, che d'insegnare a non odiare

nemmeno

il

vi-

zio.

Ma

siano

casisti,

o sia qualunque

uomini odio contro

agli

ispiri

loro

voglia, che

si

fratelli,

li

fa

va direttamente contro il secondo


simile al primo, che non ne ha alcun

essere omicidi (i);


precetto, che

altro sopra di se (2)

va direttamente contro l'insegna-

mento perpetuo della Chiesa, che non ha mai


di predicare che

il

segno di vita

Vantare

Sia per lecito d'osservare che, tra

possono aver cambiato

il

lasciato

fratelli (3).

cagioni che

le

carattere degli Italiani, questa,

deve aver certamente operato assai poco; giacche non c' forse nazione cristiana dove i sentimenti
d'antipatia col pretesto della religione abbiano avuto
se ci fu,

meno occasione
degli

uomini.

della

storia,

di nascere e d'influire sulla condotta

In
noi

verit,

riguardando a questa parte

da piangere su
ci vengono
rancori che hanno diviso

troviamo piuttosto

quella Francia e su quella Germania che


opposte.

(i)

Ah

Omnis

tra gli orribili

qui odit fratrem suutn homicida

Ioan.

est.

Epist.

1,

III, 15. (Manzoni).

Secundum autem (mandatiim) simile est ilU Diliges proxituum tanquam te ipsum. Maius horum aliud mandatuni non

(2)

mum

Marc. XII,

(Manzoni).
qtioniam translaii stimus de morte ad vitatn,
quoniam diligimus fratres. Ioan. Epist. I, III, 14. (Manzoni).

est.

(3)

Kos

31.

scinius

198

l'Italiano dall'Italiano, questo

passioni che

hanno

ci

resi

potuto nascondersi dietro

almeno non

si

conosce; le

nemici non hanno almeno


il

velo

del

santuario.

Pur

troppo noi troviamo a ogni passo nei nostri annali le


nemicizie

trasmesse da una generazione all'altra per

miserabili interessi, e la vendetta anteposta alla sicurezza propria;

ci

troviamo a ogni passo due parti della

stessa nazione disputarsi


de' vantaggi,

quali, per

accanitamente un dominio e

un grand'esempo, non sono

rimasti ne all'una n all'altra;

ostinazione

di

volere

schiavi

ci

troviamo la feroce

pericolosi

potevano essere amici ardenti e fedeli;


serie

ci

spaventosa di giornate deplorabili,

quelli

che

troviamo una

ma

nessuna

almeno simile a quelle di Cappel (i), di Jarnac (2) e


di Praga (3). Pur troppo da questa terra infelice sorger
un giorno gran sangue in giudizio, ma del versato col
pretesto della religione, assai poco. Poco dico, in confronto di quello che lord l'altre parti d'Europa:
furori e le sventure dell'altre nazioni ci danno questo
tristo vantaggio di chiamar poco quel sangue; ma il
sangue d'un uomo solo, sparso per mano del suo frai

tello,

troppo per

tutti

secoli e per tutta la terra (4).

31 Ottobre 1531. (Manzoni).


16 Marzo 1569. (Manzoni).
(3) 8 Novembre 1620. (Manzoni).
(4) E una breve rassegna dei mali d'Italia causati dalle discordie

(i)

(2)

durante l'evo medio e moderno. Sono note le vendette che in alcune


regioni, e specie nella Sardegna, furono e sono ancora ereditarie, e
compite con uno spirito di fedelt certo degno di miglior causa. Dagli
odii famigliari originarono noi le fazioni e le divisioni di citt. I nomi
di Pisa, Firenze, Arezzo, Lucca, Genova e Venezia sono troppo funestamente noti in questa storia delle guerre fratricide. Ma, dice il
Manzoni, l'Italia non deve deplorare guerre religiose quali si videro
suscitate, per opera dei protestanti nella Svizzera, Francia e Germania. Per ognuna di queste tre nazioni nominato un fatto d'armi.
Piccone la storia in

breve.

Cappel, un borgo fra Zurigo e Zug, ai piedi d'Albis, ebbero


luogo due guerre civili e religiose, suscitate dalla riforma di Zuinglio
(14S4-1531), fra i cantoni cattolici ed i cantoni di credenza contraria.
Una battaglia si svolse nel 1525 ed una seconda (quella citata dal


Non

si

199

pu a meno, in quest'occasione, di non ricommessa da tanti scrittori nel-

flettere sull'ingiustizia

l'attribuire

cattolici

ai

d'odio religioso, e

soli

questi

loro effetti

orribili

seiitimenti

ingiustizia che

appare

a chiunque scorra appena le storie di quelle dissenzioni.

Ma

questa parzialit pu essere utile alla Chiesa;

grido

4'orrore

che

secoli

alzano contro

essendo principalmente rivolto contro

devono averlo sempre negli


mansuetudine

alla

della Chiesa,

ma

di

il

quelle,

cattolici, questi

orecchi, e sentirsi richiamati

e alla giustizia,

non solo dalla voce

anche da quella del mondo.

Io so che stato detto da molti, che queste avvere queste

sioni
le

stragi,

bench abborrite dalla Chiesa,

possono essere imputate, perch, insegnando a dete-

stare l'errore, dispone l'animo de' cattolici a estendere

questo sentimento agli uomini che lo professano.

ci

religione,

si

potrebbe rispondere che, non solo ogni

ma

ogni dottrina morale, o vera o falsa, in-

segna a detestare gli errori contro

dell'uomo, o quelli che pretende esser


che,

scindendo

separate

il

doveri essenziali
tali.

Tutti coloro

Cristianesimo, fondarono delle sette

dalla Chiesa,

qual

altro

mezzo adoprarono,

che di rappresentare come errori detestabili

segnamenti?

comune

suoi in-

alla verit e all'errore, in tali

Manzoni) il 31 ottobre del 15^1, nella quale i riformati furono vinti


dai cattolici e ZuingUo stesso vi mori colle armi in pugno.
Jarnac, citt di Francia sulla Charente, presso Cognac, celebre
per la vittoria che il 16 marzo 1569 vi riportarono i cattolici capitanati da Enrico III duca d'.Angi, sopra i riformati capitanati dal
principe di Cond. Pi che una guerra fu una selvaggia carneficina,
tanto che dell'esercito dei calvinisti, che contava 25,000 uomini, non

sopravvisse che un quinto circa.


La giornata di Praga ebbe questa origine. Federico V, elettore
palatino nel 1618 sposava Elisabetta, figlia di Giacomo I, re d'Inghilterra, e per sollecitazione di essa si metteva a capo del partito
protestante degli Ussiti in Germania accettando la corona di Boemia
offertagli dagli abitanti, ribellatisi a Ferdinando II loro legittimo. re
cattolico. La questione si risolvette colle ar<ni sotto le mura di Praga
il giorno 8 novembre
1620 e dur a lungo, fino a che termin colla
vittoria degli imperiali e colla morte di oltre 5000 protestanti..


materie,

detestare

il

20O -^

suo contrario; e n' la conse-

il

guenza naturale l'insegnare a detestarlo.

siccome poi

non potrebbe nemmeno prendere una forma ap-

l'errore

parente, n proporre per simbolo altro che delle nega-

non

zioni, se

s'attaccasse a qualche verit; siccome, per

conseguenza, ogni setta che

dice cristiana -conserva

si

qualche parte della verit cristiana; cos non


che non riguardi come detestabili

c'

alcuna

questo caso

in

(e

rettamente) gli errori opposti a quel tanto di verit

che conserva. Protestare, come fanno alcuni, di venerar,

come

sacre e rivelate

da Dio, alcune

verit, e

avere altro che indifferenza per l'errore che


le disprezza,

un accozzo

sime.

(i).

giustificare la Chiesa,

ricorrere a degli

esempi

non

dottrina perpetua
gli errori, e

tradizione

questi

due

alcuno voglia affermarlo.

della

nutrire

apparenza,

Una

ma

per

mai necessario
le sue mas-

Ma

questa

vero e operoso

de-

si

gli erranti. C' con-

precetti

che

Chiesa,

amare

stinzione tra l'errore e la persona


quello,

basta esaminare

vano detestare
tra

non
nega e

di

di parole contradittorie, che

contraffa una proposizione

Ma, per

le

Non

difficile

credo
il

difficile

che

far di-

detestar

un amore non di sola


(2).

difficile

ma

che l'espressione verbale di un giudizio


quando consta di termini che si contraddicono. Ecco come sarebbe il pensiero del Manzoni ridotto a proposizione schematica. Io credo essere vere e rivelate da Dio alcune verit, ma non mi curo di detestare gli errori che si oppongono alle stesse
verit. Queste posizioni di indifferenza di fronte all'errore inconciliabile colla fede vera ed operosa.
(i)

mentale,

E
quello

si

proposizione,

dice contraffatta

quindi

inevitabile

non solo
che

nel

campo

religioso,

ma

anche

in

nutra avversione per tutto ci


che opposto alle verit conquistate. Il coinvolgere poi nella stessa
detestazione l'errore e l'errante fare cosa contraria agli insegnamenti
e alla pratica della Chiesa, la quale prendendo le dovute precauzioni
perch l'errante non danneggi gli altri, comanda di amarlo come
tutti gli altri uomini.
(2) Filioli mei, non diligamus verbo, neque lingua, sed opere et
verit le. Ioan. Epst. I, III, i8. (Manzoni).
filosofico

scientifico,

si

201

qua! la giustizia facile all'uomo corrotto? ma donde


questa difficolt di conciliare due precetti, se sono giusti

ugualmente ?
certo; e non

giusta

cosa

il

c'era

giusta l'amare gli erranti?

l'errore

detestar

nemmeno bisogno

ancora; e per

S,

di prove.

S,

cosa

ragioni

le

perche
stesse per cui giusto d'amar tutti gli uomini
Dio, da cui teniamo tutto, da cui speriamo tutto, Dio
:

a cui dobbiamo tutto dirigere, gli ha amati fino a dare-

suo Unigenito (i); perch cosa orribile il


non amare quelli che Dio ha predestinati alla sua gloria; e un giudizio della pi rea e stolta temerit l'af-per

essi il

fermare d'alcun uomo vivente, che non lo


derne uno solo dalla speranza
misericordie di Dio.

nelle

sia,

l'esclu-

ricchezze

delle

testimoni che stavano per sca-

gliare le prime pietre contro Stefano, deposero le loro


vesti

piedi

a'

d'un giovinetto,

il

quale non

si

ritir

inorridito, ma, consentendo alla strage di quel giusto,

rimase a custodirle
accolto nel

(2).

Se un cristiano avesse allora

suo cuore un sentimento d'odio per quel

giovinetto, di cui la tranquilla ferocia contro

seguaci

del Giusto, di Quello in cui solo e salute (3), poteva

un segno

parere

cos

manifesto

di

riprovazione;

se

avesse mormorata la maledizione che pare cos giusta


in

bocca degli oppressi, ah! quel cristiano avrebbe ma-

ledetto

il

Yaso d'elezione

Donde adunque
cetti,

se

non dalla nostra

tutte le guerre tra

punto

(i)

il

Sic

(4).

la difficolt di conciliare questi pre-

trionfo

enim Deus

corruttela,

doveri?

della

dilexit

da

morale cattolica

mundum,

Ioan. ITI, i6. (Manzoni).


(2) Testes deposuerunt vestimenta

cui

vengono

questa difftcolt ap-

ut Filium

poich essa

suum

unigenituvi

darei.

sua secus pedes adolescenti s.


Saulus autem erat consentiens ned ejus
vocabatur Saulus
Act. Apost. VII, 57, 59. (Manzoni).
{3) Non est in alio aliquo sahis. Act. Apost. IV', 12. (Manzoni).
(4) Vas electionis est mihi iste .Ibi'l. IX, 15. (Manzoni).

qui

202
pu vincerla; essa

sola

piena autorit tutte


su alcun dovere;

deduzioni con
cipio a

e,

cose giuste,

le

non

dubbio

lascia

un prin-

finisce a sacrificare

si

un altro principio,

fuori della discussione.


in

prescrivendo con la sua

per troncare la serie di quelle false

quali

le

sola,

li

Se,

consacra

andando

tutti,

mette

li

di ragionamento

ragionamento, s'arriva a un'ingiustizia,

si

pu

essei-

certi d'aver ragionato male; e l'uomo sincero avver-

dalla religione stessa

tito

perch dove comparisce

il

uscito

d'essere

male,

strada

di

trova in essa una

si

proibizione e una minaccia. Nessun cattolico di bona

fede pu mai credere d'avere una giusta ragione per


odiare
si

il

suo

fratello

il

Legislatore

vanta di seguire, sapeva certo che

divino,

ch'egli

sarebbero stati

ci

degli uomini iniqui e provocatori, e degli uomini ne-

mici

Fede; e nulladimeno

della

fare eccezione veruna:

Tu

amerai

gli
il

ha detto senza

tuo prossimo com""

te stesso.

uno
tolica,

dei

pili

singolari caratteri della morale cat-

e de' pi benefici effetti della sua autorit,

prevenire tutti

sofismi delle passioni con

con una dichiarazione. Cos, quando


sapere se

si

un

il

precetto,

disputava per

uomini di colore diverso dall'europeo do-

vessero essere considerati come uomini, la Chiesa, versando sulla loro fronte l'acqua rigeneratrice, aveva imposto silenzio, per quanto era in lei, a quella discussione vergognosa li dichiarava fratelli di Ges Cristo,
;

e chiamati a parte della sua eredit

(i).

somma efficacia che ebbe il Cristianesimo nella aboprogressiva sempre della schiavit e nel proclamare
colla decisione delle autorit e col fatto che tutte le razze sono ufjuali,
davanti al Vangelo, e ci non solo contro i pagani, ma anche contro
quei cristiani, i quali, interpretando falsamente la bibbia, asserivano
che la razza nera perch discendente da Cam, era inferiore alle altre
e destinata a servire sempre. Il concetto di questa eguaglianza di
tutti i cristiani perch fratelli in Cristo frequente nel Manzoni ?
domina specialmente in quel sublime inno che la Pentecoste.
(i)

nota

lizione lenta,

la

ma


Di

pi,

rendono
odio

203

morale cattolica rimove

la

le

cagioni che

l'adempimento di questi due doveri,


amore agli uomini, proscrivendo la su-

diffcile

all'errore,

perbia, l'attaccamento alle cose della terra, e tutto ci

che strascina a rompere la carit. E ci somministra i


mezzi per essere fedeli all'uno e all'altro; e questi mezzi

sono tutte quelle cose che portano la mente alla co


gnizione della giustizia, e

meditazione sui

doveri,

la

core all'amore di essa; la

il

preghiera,

sacramenti, la

diffidenza di noi stessi, la confidenza in Dio.

L'uomo

educato sinceramente a questa scola, eleva la sua benevolenza a una sfera dove non arrivano
gl'interessi,

l'obiezioni

contrasti,

perfezione riceve an-

e questa

che nel tempo una gran ricompensa.

tutte le vittorie

morali succede una calma consolatrice; e amare in Dio


quelli che si odierebbero secondo il mondo, , nell'anima umana, nata ad amare, un sentimento d'inesprimibile giocondit.

fama

Ci fu per uno scrittore, e non di poca


tamente,

il

quale pretese che

ma

la

impossibile.

La

distinzione fra la tolleranza

civile e la tolleranza teologica puerile e vana.

due tolleranze sono inseparabili

non

si

l'una senza dell'altra. Gli angeli stessi


in pace con gli

nemici di Dio

cer-

guerra

pace con gli uomini sia una cosa non

all'errore e la
diffcile,

conciliare

il

uomini qualora

li

Queste

pu ammettere
non vivrebbero

considerassero come

(i).

Quali conseguenze da una tale dottrina!

primi

cri-

non dovevano dunque credere che adorare gli


idoli e sconoscer Dio rendesse l'uomo nemico a Lui.
Hanno dunque fatto male a combattere il gentilesimo;
perch un'impresa almeno imprudente e pazza il predicare contro una religione che non rende nemici di

stiani

Dio

quelli che la professano.

(i)

Emile.

liv.

IV, not.

40.

quando san Paolo, per

(Manzoni).

204

accrescere la riconoscenza e la fiducia de' fedeli, ram-

mentava

la misericordia usata loro

cU erano

suoi nenici

da Dio, nel tem-po

proponeva loro un'idea falsa

(i),

e antisociale.

Vivere in pace con degli uomini che

si

hanno pei

nemici di Dio, non sar possibile a quelli che credono


che Dio stesso glielo comanda? a quelli che non sanno
se siano essi

che

medesimi degni d'amore o d'odio

sanno di
medesimi, rompendo
certo

essi

che

pensano che un giorno


gli

diverrebbero
la

pace?

quelli

(2),

Dio

di

quali

chiederebbe loro (3) se la fede

si

era stata data per dispensarli dalla carit, e con

che diritto aspettano la misericordia,


era

nemici

in

loro,

l'hanno negata

agli

per quanto

se,

altri?

quelli

che

devono riconoscere nella fede un dono, e tremare dell'uso che ne fanno?


Queste e altre ragioni si sarebbero potuto addurre
a chi avesse fatta una tale obiezione al cristianesimo,

quando apparve; ma, ai tempi del Rousseau, essa riesce


stranissima, poich impugna la possibilit d'un fatto
di cui la storia del cristianesimo una lunga e non
interrotta testimonianza.

Quello che ne diede


di sopra degli angeli
ne'

disegni

della

primo esempio

il

ma

era

era, certo, al

anche un uomo

ma,

sua misericordia, volle che la sua

condotta fosse un modello che ognuno de' suoi seguaci


potesse imitare; e preg

morendo per

suoi uccisori.

Quella generazione durava ancora, quando Stefano entr

il

primo nella carriera di sangue che l'Uomo-Dio

aveva aperta. Stefano che, con sapienza divina, cerca


(i) Si eniin, cttni inimici csscnius, reconciliati stimus Deo ber
mortem Filii eius ; multo magis reconciliati, savi'erimus in vita ipsius.
Ad Rom. V, IO. (Manzoni).
(2) Nescit homo, itru7n amore, an odi" di^nus sit. Eccl. IX, i.

(Manzoni).
(3)-

Vedi Appendice.


d'illuminare,! giudici e

un pentimento salutare

205

popolo, e di richiamarli a

il

quando poi

oppresso,

quando

sta per compirsi sulla terra l'atto sanguinoso della sua

testimonianza,

dopo aver raccomandato

suo spirito

il

Signore, non pensa a quelli che l'uccidono, se non

al

non imputar loro questa cosa a


peccato. E detto questo, s^ addorment nel Signore (i).
Tale fu, per tutti que' secoli in cui gli uomini persiper

dire

Siqnore,

stettero nella cos cieca perversit di venerare gl'idoli

da

fatti

morire

loro, e di far

condotta de' cristiani

la

giusti, tale

fu sempre la

pace orribile del gentilesimo

non fu mai disturbata nemmeno da' loro gemiti. Cosa


si pu fare di piti per conservarla con gli uomini, che
amarli e morire? Convien dire che questa dottrina sia
ben concorde con se
poich

cristiani,

gibile

fedeli

ridevano

agli

ben chiara

agl'intelletti

ammaestramenti delle madri, sorquelli che sorgevano imitavano

carnefici

ai

stessa, e

fanciulli stessi la trovavano intelli-

quelli ch'erano caduti

prima di loro; primizie

de' santi,

rinascenti sotto la falce del mietitore.

fiori

Ma
d'odi

la storia del cristianesimo

di

guerre?

Ne ha pur

non ha frse esempi


troppo;

ma

bisogna

chieder conto a una dottrina delle conseguenze legit-

non di quelle che le


passioni ne possono dedurre. Questo principio, vero in
tutti i tempi, si pu a' nostri giorni allegarlo con mag-

time che

si

cavano da

essa,

gior fiducia d'essere ascoltati, dacch molti

di

quelli

che lo contrastavano alla religione, sono stati costretti


a

invocarlo per altre dottrine.

storica

per

il

nella

quale

ci

La memorabile epoca

troviamo ancora,

si

distingue

ritrovamento, per la diffusione e per la ricapito-

lazione d'alcuni princpi politici, e per gli sforzi fatti


affine di metterli in esecuzione;

da

ci

sono venuti de*

(i) Domine, ne statuas illis hoc peccatum. Et cum hoc dixisset.


obdormivit in Domino. Act. Apost. VII, ^q. (Manzoni).


mali gravissimi
che

princpi

2o6

nemici di que' princpi pretendono

ne siano stati la cagione, e che siano,

per conseguenza, da rigettarsi.

vanno rispondendo che

tori

proscrivere

le

verit,

per

questo

loro sosteni-

cosa assurda e ingiusta

l'abuso

che

gli

uomini ne

hanno potuto fare; che, lasciando di promulgarle e di


stabilirle, non si leveranno per dal mondo le passioni;
che, mantenendo gli uomini in errori, si lascia viva una
cagione ben
che gli

zie;

pii

certa e diretta di calamit e d'ingiusti-

uomini non

diventano migliori, ne pi

umani, con l'avere opinioni

false.

tolomeo non fece proscrivere

il

La

notte di S. Bar-

cattolicismo,

ha detto

a questo proposito un celebrato ingegno (i); e certo

nessuna conseguenza sarebbe stata


sta

La memoria

(2),

pii

stolta e ingiu-

quell' atrocissima

di

notte

do-

vrebbe servire a far proscrivere l'ambizione e lo spirito


l'abuso

fazioso,
leggi,

(i)

Tom.

del

potere

l'orribile e stolta

l'insubordinazione

alle

politica che insegna a violare

Considralions sur la revolution fratifaise, par Mad. de Sial.

(Manzoni).
di Notte di S. Bartolomeo s'intende il massacro dei protestanti, detti U?onotti, per la majjgior parte Calvinisti,
ordinato in tutta la Francia da Caterina dei Medici e Carlo IX e che
ebbe luogo il 24 agosto 1572, sacro appunto all'apostolo S. Bartolomeo. Si danno le pi contradditorie opinioni sul numero delle vittime, elevandolo alcuni fino a 60000 ed altri riducendolo sino a 2000.
Anche molti cattolici morirono assassinati da nemici personali. In
alcune Provincie per si rifiut obbedienza agli ordini sanguinari di
Carlo IX degno di nota vien riportata la risposta attribuita al conte
d'Orthes governatore di Bayonne Sire, nella mia guarnigione ho trovato solamente buoi cittadini e bravi soldati, ma neppure un carnefice . Il fatto deplorabile spesso citato contro la Chiesa e travolto
a capriccio secondo i preconcetti politici e religiosi degli storici. I
motivi veri sono accennati dal Manzoni nel periodo che segue e possono
bastare per mettere nella vera luce quel vergognoso macello imputaEssa,
bile alle passioni di regnanti e non alla dottrina cattolica.
che condanna il pi piccolo male, dovesse pure derivarne il pi grande
bene, non poteva n comandare, n autorizzare simili massacri. L'ambizione pu coprirsi della sua maschera, ma non pu ingannare se
non quelli che vogliono lasciarsi ingannare. La notte di S. Bartolomeo
fu un delitto esclusivamente politico e quindi, come scrisse Madama
Stal, citata dal Manzoni, non pot far proscrivere il cattolicsmo.
Ili, pag. 382.

(2)

Sotto

il

nome

207'

a ogni passo la giustizia per ottenere qualche vantaggio, e

violazioni accumulate abbiano

quando poi queste

condotto un gravissimo pericolo, insegna che tutto


lecito per salvar tutto; a far proscrivere l'insidie e le

frodi, le provocazioni e

rancori, l'gividit della potenza

che fa tutto tramare e tutto osare, e l'ingiusto

amore

della vita che fa sorpassare ogni legge per conservarla;

perch queste e altre

simili

furono

vere

le

della strage per cui quella notte infame

Quando,

all'opposto,

si

cagioni

(i).

trovano nella storia esempi

d'influenza benefica e misericordiosa della dottrina cat-

non

tolica,

giri

di

c'

bisogno di ricercare come mai, per quali

ragionamenti, per quali singolari disposizioni

degli animi,

suoi seguaci siano arrivati a trovare in essa

tali consigli, a riceverne tali impulsi.

una causa che produce

il

evidentemente

suo effetto proprio. In tempi

di violente provocazioni e di feroci vendette, s'alza

voce a proclamare

la tregua di

Dio:

la voce del

una

Van-

gelo ; e sona per la bocca de' vescovi e de' preti

(4).

(i) Nella prima edizione del 'iq a questo punto si trovava urta
pagina che il Manzoni soppresse e rifuse in altre parti di questo ca E noto che il conestapitolo. V'era pure una nota cosi concepita
bile di Montmorency fu ferito mortalmente a S. Dionigi combattendo
nella parte cattolica. Ecco come il Davila racconta la sua fine. Mori
senza turbazione di mente, e con grandissima costanza, sicch es sendosi accostato al letto ove giaceva un religioso per volerlo con fortare, egli rivoltosi con viso sereno lo preg che non lo molestasse,
perch sarebbe stata cosa brutta, l'aver saputo vivere ottant'anni,
e non saper morire un quarto d'ora (Storia delle guerre civili di
Francia, Lib. IV). Quale cattolico colui che confida in se stesso,
che al fine di una lunga vita non sa che compiacersene, e non pensa
a richiamare su di esso la misericordia di Dio, che rifiuta il ministero
istituito per dispensarla . Questo racconto (storico nella parte essenziale perch difatti Anna duca di M. mor combattendo alla battaglia di S. Dionigi nel 1567) deve contenere qualche inesattezza nei
particolari della morte perch il canonico Challamel nel 1835 proponeva al Manzoni o di togliere quella nota o di rettificarla nella versione francese. Il Manzoni accett la rettifica, ma poi la omise nella
:

t(

edizione del
(4)

1855.

Tregua

di

la Chiesa stabili

(Vedi Introduz. pag. 89).

Dio o tregua
nel secolo XI

del Signore era


fra

una convenzione che

signori feudatari in virtij della


Sant'Ambrogio spezza

2oH

e veiiae

vasi sacri per riscattare

gli schiavi illirici, la pi parte Ariani

san Martino di

Tours intercede per i Priscillianisti presso Massimo imperatore in una parte dell'occidente; e considera come
scomunicato Itacio- e gli altri vescovi che l' avevano

mosso a
plica

infierire

contro di quelli

proconsole d'Africa per

il

ognuno

sant'Agostino supDonatisti, dai quali

sa che travaglio avesse la Chiesa.

Non

a sdegno, dice, che imploriamo da te la vita di


de'

la

da Dio

quali imploriamo

lasciando stare tanti

storia ecclesiastica di tutti

tarne uno tra

meno

tato (e pur troppo,

non solo di rapirne


biarla in ignominia
tolico
rizia

in

resa

riscaldate,

effetto presso di molti),

la gloria alla Chiesa,

ed

la condotta

incontentabile

dalle

ma

di cam-

del clero cat-

promesse di

molti, tutte in

li

rende crudeli, quando non sono for-

somma

le

quando

gli

gli offesi

gli

animi

Americani non ebbero quasi

vocati che gli ecclesiastici

il

degli

altri av-

non ebbero altri


del Vangelo e della

questi

argomenti in favor loro che quelli


Chiesa. Citiamo qui

sono

passioni pi inesorabili della

avevano snaturati affatto

Spagnoli; e

fantasie

timore che nasce anche negli animi pi

il

dall'idea d'un dovere, e

conquista,

anche perch stato ten-

antichi,

non senza

(i).

abbonda
tempi, giova rammendi cui

America. L'ira contro ogni resistenza, l'ava-

determinati e
tificati

ravvedimento

il

fatti simili,

altri

avere
queliti,

giudizio del Robertson, giudizio

importantissimo, e per l'imparzialit certa dello storico,


e

per la quantit e l'accuratezza delle ricerche sulle

quale essi dovevano cessare le ostilit reciproche dal mercoled sera


fino al luned mattina per rispetto ai giorni nei quali si compirono

Ges Cristo.
neque contemptibile, jli honotabiliter dilectissime, quod vos rogamus ne occidantur. pr quibus Dominum rogainus ut corrigantur. August. Donato procons. Afr. Epist. C., tom. II,
pag. 270, edit. Maur. (Manzoni).
gli

ultimi misteri della vita di


(i)

Non Uhi

vile

sit


quali fondato

(i).

209

Con

da molti autori rappresentato

spirito

della

(I

cagione

Romana

Cattolica

l'intollerante

Religione come la

ed hanno

Americani,

degli

dell'esterminio

maggiore

ingiustizia ancor

stato

ff

spagnoli

animati

d'aver

accusati

(t

loro compatriotti alla strage di quell'innocente popolo

gli

ecclesiastici

(f

come idolatra ed inimico

sionari

ignoranti, erano uomini

la

lunnie dei vincitori,

(T

paci d'essere istruiti negli

cr

comprendere

ot

esser quelli

cui la

schiavit.

<ir

pii.

difesa dei nazionali, e


i

di

li

Ma

Dio.

l'America,

visitarono

primi mis-

bench

deboli

giustificarono dalle ca-

come

quali descrivendoli

inca-

della vita civile, e di

uffici

dottrine della Religione, sostenevano

le

una razza subordinata d'uomini,

mano

ed

Essi presero di buon'ora

della natura aveva posto

il

e sopra

segno della

Dalle relazioni che ho gi date dell'umano

perseverante zelo dei missionari spagnoli nel pro-

e
a

che

teggere l'inerme greggia a loro commessa, eglino com-

pariscono in una luce che aggiunge lustro alla loro

Eran

pace

che

procuravano

oc

funzione.

(f

di

Alla potente loro interposizione doverono

ricani ogni

del loro destino. Negli stabilimenti spagnoli

ministri

di

strappare la verga dalle mani

degli

oppressori.
gli

Ame-

il

rigore

regolamento diretto a mitigare

il

clero

regolare che secolare ancor dagli Indiani con-

fi)

morto

Giovanni Robertson
nel 1793.

Era

fu

uno storico scozzese nato

di religione presbiteriano e di

ma

nel 1721
condizione povera,

fatto cappellano del re d'Inghilterra pot darsi agli studi e scri Storia della Scozia sotto Maria e Giacomo VI. vere varie opere
Storia di Carlo V. - Storia dell' America . In tutte queste opere ebbe
per mira e guida la pi scrupolosa oggettivit scevra da ogni preconcetto religioso o politico.
Delle benemerenze del clero cattolico e delle crudelt degli Spagnuoli in America scrisse pure con co-^nizione di causa il celebre prelato Bartolomeo Las Casas nato a Seviglia nel 1474 e morto a Madrid
nel 1566. Pass la maggior parte di sua vita nell'America, specie nel
Messico dove fu eletto vescovo di Chiapa sacrific o<Jni cosa per la
difesa degli indiani vittime della cupidigia e crudelt degli Spagnuoli.
:

14

CojAZZl.

La

Alorale cattolica del Manzoni.

210

come il suo naturai protettore, a cui ricoi"rono nei travagli e nelle esazioni, alle quali troppo

frequentemente sono

siderato

Qual
pii,

essi esposti (i)

questa religione, in cui

quando sono

deboli,

resistono alla forza in favore de' loro fratelli

cui gli ignoranti svelano

pongono

alla

giustizia

in

sofismi che le passioni op-

In una spedizione, dove non

si parlava che di conquiste e d'oro, quelli non parlavano che di piet e di doveri; citavano al tribunale di
Dio i vincitori, dichiaravano empia e irreligiosa l'oppressione. Il mondo, con tutte le sue passioni, aveva
mandato agl'Indiani de' nemici che essi non avevano
offesi; la religione mandava loro degli amici che non
avevano mai conosciuti. Questi furono odiati e perse-

guitati

furono costretti qualche volta a nascondersi

ma almeno

raddolcirono la sorte de' vinti

ma

coi loro

sforzi e coi loro patimenti, prepararono alla religione

un testimonio, che essa non stata nemmeno un precommesse malgrado

testo di crudelt; che queste furono


le

sue proteste.

Ah

gli avari crudeli

ma

avrebbero voluto

non
hanno permesso di mettersi al viso questa maschera; gli hanno costretti a cercare i loro sofismi in
passare per zelanti,

ministri della religione

gli (2)

ogni altro principio, che in quello della religione; gli

hanno

costretti a ricorrere alle ragioni di convenienza,

d'utilit

d'impossibilit

politica,

alla legge divina

gli

hanno

mali che sarebbero venuti, se


giusti,

dire

ch'era

di

stare

esattamente

costretti a parlare de'


gli

necessario

uomini fossero

opprimer

gli

gran
stati

uomini

crudelmente, perch altrimenti diveniva impossibile l'opprimerli.

Un

solo ecclesiastico disonor

il

suo ministero, ec-

(i) Robertson, Storia dell'America. Pisa 17S9, voi.


(Manzoni).
Appendice.
(2)

II,

pag. 421.


citando

suoi concittadini al sangue; e fu

noto Val verde

come

211

Ma, esaminando

(i).

vede chiaro

descritta dal Robertson, si

parere, che costui era

mosso da

il

troppo

sua condotta,

la

al

tutt'altro che dal

natismo religioso. Pizzarro aveva formato

il

mio
fa-

perfido di-

segno d'impadronirsi dell'Inca Atahualpa, per domi(2). Adescato con


un abboccamento, questo

nare nel Per, e per saziarsi d'oro


di amicizia Tinca a

pretesti

risolvette in un'allocuzione del Valverde, nella quale

si

e la storia della santa e pura religione di


non erano esposti che per venire all'assurda conseguenza, che Tinca doveva sottomettersi al re di Castiglia, come a suo legittimo sovrano. La risposta e
il contegno di Atahualpa servirono di pretesto al Val-

misteri

Cristo

verde per chiamare


Pizzarro

Il

cito

Spagnuoli contro

gli

ancora

il

Robertson,

di questa lunga conferenza aveva con

tenuti

spoglie ch'essi

i'

Peruviani.

che nel corso


difficolt trat-

soldati impazienti d'impadronisi delle ricche

vedevano allora
segno all'assalto . Il Pizzarro

il

a quel fine, fece prigioniero Tinca

da

vicino,

stesso, ch'era
;

il

diede

venuto

quale poi, con un

processo atrocemente stolto, fu condannato a morte; e

Valverde commise anche il delitto d'autorizzare la


sentenza con la sua firma. Ora, chi non vede che a

il

degli
(1)
Spu}^,;..

uomini deliberati a un'azione ingiusta, a degli


Vincenzo

e nel 1543 fu

rigore

De Valverde

che segui Pizzarro


verso

un missionario nato a Oropeza nella


Per, dove fu eletto vescovo di Cuzco

fu

al

massacrato dagli Indiani.


gli

indigeni,

poi

fece

Da

inutili

principio mostr un gran


sforzi per arrestare gli

della crudelt Spagnuola. La sua condotta biasimevole giudicata con severit dal Manzoni nei periodi che seguono.
effetti

membri di una dinastia che regnava


(2) Incus erano chiamati
Per prima della conquista Snagnuola operata da Pizzarro nel 1533.
Si pretendevano discendenti dal sole, e dopo la morte erano adorati
come dei. Il primo della dinastia fu Manco-Capac che regn nel ser
colo XI; l'ultimo fu Atahualpa detto anche Atabaliba, il quale nel
i

nel

fu caricato di catene contro la legge del giuramento in una


i.'iSS
conferenza e poi fatto strangolare per ordine di Pizzarro aiutato in
ci dal cappellano Valverde, come appunto racconta il Manzoni.


uomini

forti contro

212

uomini

ricchi,

ogni pretesto era bono?

Valverde stesso fu istrumento orribile, ma non


motore dell'ingiustizia? che la sua condotta svela piutche

il

tosto

bassa connivenza all'ambizione e all'avarizia

la

che

Pizzarro,

di

fanatismo religioso?

il

Il

bon

solo

senso fa vedere che non nella natura dell'uomo, per

quanto

il concepire un odio violento contro


non professano il cristianesimo, perDi fatti, se la disposizione degli ec-

sia fanatico,

degli uomini che

ch l'ignorano.
clesiastici

spagnoli era tale che dalla religione doves-

sero ricevere impulsi


altri

questa sorte, perch tutti gli

parlarono e operarono, non solo diversamente,

all'opposto?

forme

al

modo

religione,

di

di

storici,

Del

se

di sentire de' suoi concittadini in fatto

perch stata censurata da

come osserva
resto,

la

delle

il

tutti

loro

Robertson?

religione oltraggiata dal Valverde

stata ben vendicata,


siastici

ma

condotta del Valverde era con-

la

non solo da quasi

diverse spedizioni,

ma

tutti gli eccle-

anche da quelle

migliaia di missionari che, portando la fede ai selvaggi

andarono e ci vanno senza


come agnelli tra i lupi (i), e col

e agl'infedeli d'ogni sorte, ci

soldati, .senz'armi,

core diviso tra due sole passioni, quella di condurre

molti alla salute, e quella del martirio.

Se

il

rappresentare l'intolleranza persecutrice come

una conseguenza dello

spirito del cristianesimo,

una

calunnia smentita dalla dottrina della Chiesa, una


singolare

ingiustizia

particolare ai

il

cristiani.

rendevano intolleranti
che

rappresentarla come un

Erano

le

vizio

verit cristiane

che

Sono

esse

gli imperatori gentili?

hanno creata quella crudelt senza contrasto

senza rimorso, che sparse

non dir
(i)
Ecce
(Manzoni).

d'innocenti,
e^o

mitto

vof

ma

il

sangue di tanti milioni,

d'uomini che portavano la

siciit

agnos

inter

Itipos.

Lue.

X,

3.

213

virt al pi alto grado di perfezione? Sono esse che


hanno scatenato il mondo contro quelli di cui il mondo
nojt era degno? (i).

Sul principio del secondo secolo, un vecchio

condotto in Antiochia

dopo
in

core.

Roma, per

Al che avendo

comand che
essere

caricato di catene;

imperatore.

se persisteva a dichiarare di portar

l'imperatore

in

l'

il

dato vivo alle


e,

Roma, fu condotto

fi-

Ges Cri-

vecchio risposto di

fosse

fu

Questo,

avergli fatte alcune interrogazioni, l'interpell

nalmente
sto

davanti

s,

legato e condotto
fiere.

dopo un lungo

Il

vecchio

fu

tragitto, arrivato

dove fu sbranato
divorato, per divertimento del popolo romano (2).
all'anfiteatro,

Il vecchio era sant'Ignazio, vescovo d'Antiochia


(3).
Discepolo degli Apostoli, JEt sua vita era stata degna
d'una tale scola. Il coraggio che mostr al sentire la
sua sentenza, l'accompagn per tutta la strada del sup-

un coraggio sempre tranquillo, e come uno


vengono dalla pi ponderata e ferma deliberazione, in cui ogni ostacolo
stato preveduto e pesato. Al sentire il ruggito delle fiere,
plizio; e fu

que' sentimenti ultimi che

di

ii

rallegr:

il

supplizio,

quella morte senza combat-

:imento e senza incertezza, la presenza della quale e


ma rivelazione di terrore per gli animi i pi prepa-

che dico? un

tal supplizio non aveva nulla d'inatanto lo Spirito Santo aveva rinforzato quel core, tanto egli amava
ati,

spettato per lui

(i)

Quihus dignus non erat muudus. Ad Hobr. XI,

^8.

(Manzoni)

Tillemont, Saint Ignace. (.Manzoni).


(3) Fu uno dei primi Padri d.lla Chiesa, discepolo di S.
Pietro
martirizzato sotto Traiano l'anno 107. Di lui ci
restano sette lecere che costituiscono uno dei pi preziosi
monumenti
(2)

della
)rimitiva. Mirabile la sua fortezza nel sopportare
il martirio.
idi il ruggito delle fiere esclam
Io sono frumento di

Chiesa

Quando

Dio ~e desiardentemente di essere schiacciato e macinato dai


denti delle
>elve, per diventare puro pane di Cristo
che per me pane di vita ...
Eusebio - Storia Eccl. lib. 3, e. 36).
lero

214

L'imperatore era Traiano.

Ah quando

alla

memoria d'un

cristiano

si

pu rim-

proverare che, per uno zelo ingiusto e erroneo, abbia

usurpato
tutto

il

resto,

il

pio, irreprensibile, operoso nel bene; a

ogni sua virt


sparso

una

pure stato,

diritto sulla vita altrui, sia

contrappone

si

sangue ingiustamente

il

non basta a coprire

vita intera di meriti

una violenza. E perch


di Traiano non si conta

giudizio tanto favorevole

nel

sangue d'Ignazio e de' tanti

il

innocenti, che pesa sopra di lui? perch

si

pro-

pone come un esemplare? perch si mantiene


tempi quella lode che dava loro Tacito, che

a'

suoi

in

essi

altri

fosse lecito sentire ci che

sentiva?

(i).

fatta dagli altri; e

Traiano,

si

voleva, e dire ci che

Perch noi riceviamo per lo


i

gentili,

si

l'opinione

pii

che stabilirono quella di

non credevano che spargere

sangue

il

cri-

stiano togliesse nulla all'umanit e alla giustizia d'un


principe.

cedere

titolo

il

la religione che ci

d'umano

ha

resi

e di giusto

difficili

a con-

ha

essa che ci

rivelato che nel dolore d'un'anima immortale c' qual-

che cosa d'ineffabile; essa che

prezzo della

il

ci

ha

istruiti

a rico-

uomo l'immagine di Dio,


Redenzione. Quando si ricordano gli

nosc^ere e a rispettare in

ogni

uomini condannati alle fiamme col pretesto della

re-

ligione, se alcuno, per attenuare l'atrocit di que' giu-

allega che

dizi,

sponde che non


rano ingannati,

gio

deve esserlo;

si

mondo

il

gannarsi quando

uomo

giudici erano fanatici,

il

alcuno allega ch'e-

Ah

chi

mondo, che Dio non s'onora che con


(i)

Rara temporum
licei.

Histor.

lib.

in-

credevano di rendere omag-

mondo risponde

opinione una bestemmia.

(licere

ri-

pretende disporre della vita d'un

si

religione,

mondo

risponde che non bisogna

se alcuno allega che

alla

;se

il

ubi sentire quae


(Manzoni).

feliciiate,
T.

che

una

tale

ha insegnato
la

al

mansuetudine

velis, et

quae sentias

215

e con l'amore, col dar la vita per gli altri e


levargliela, che

di cui

Dio

si

degna

Per spiegare

le

persecuzioni

dell'uomo fosse ignoto


rivelato

contro

ai gentili,

cristiani,

si

rispetto alla vita

il

che sia un altro mi-

dal Vangelo. In quelle

delt incredibili

col

omaggi?

ricevere gli

sarebbe quasi indotti a supporre che

stero

non

volont libera dell'uomo la sola

la

commesse senza un

si

vedono cru-

forte impulso;

si

vedono principi senza fanatismo secondare il trasporto


del popolo per i supplizi, non per timore, non per ira,
ma direi quasi per indifferenza; perch la morte crudele
di migliaia d'uomini non era forse un oggetto che meritasse un lungo esame. Non si fa torto a supporre quest'animo a quelli che

facevano scannare migliaia di

una festa.
La famosa lettera di Plinio a Traiano, e la risposta
di questo, sono un esempio notabile d'un tale spirito

schiavi per

del

gentilesimo.

la

Plinio,

legato pro-pretore in

Bitinia,

de

espone

l'imperatore sulla causa

consulta

'cristiani,

sua condotta antecedente, parla d'una lettera cieca,

per mezzo della quale n'ha scoperti alcuni, e chiede


istruzioni.

L'imperatore approva la condotta del legato,

proibisce di far ricerca de' cristiani, e prescrive di punirli se

sono denunziati

d'esserlo, e
gli dei,

e convinti; a quelli

diano di ci

vuole che

si

la

prova di

che neghino

fatto,

adorando

perdoni, in grazia del pentimento.

Finalmente ordina che, delle accuse anonime, non si


faccia caso per nessun delitto essendo, dice, cosa di
pessimo esemplo, e indegna del nostro secolo (i). Ma,
;

(i) tfclun quem debuisti, mi Secunde, in excutiendis causis eorum, qui Christiani ad te delati fuerant, secutus es. Neque enm
in universum aliquid quod quasi certam forman habeat constitui
potest. Conquireyidi non siint, si deferantur et arguantur, puniendi
sunt ; ita tamen, ut aui ne^averit se Christianum esse, idque re ipsa

inanifesium feccrit, id est supplicando diis noktris, quanivis suspectus


in praeteritum juerit, veniam ex poeniienia impetret. Sine auctore
vero propositi libelli nullo crimine locun habere debent ; fiaw et


in

2l6

fatto di barbarie, qual cosa

degna d'un secolo

in cui

mai poteva essere

un magistrato, celebre per

in-

col-

tura d'ingegno e per dolcezza di carattere, domanda


per sua regola, se il nome solo di cristiano che s'abbia
a

punire, quantunque senza

alcun delitto, o

delitti

che porta con s questo nome; se si deva far distinzione d'et, o trattare ugualmente i fanciulli, per quanto
teneri siano, e gli adulti? d'un secolo in cui quest'uomo
racconta d'aver fatti condurre al supplizio quelli che,
lui come cristiani, erano stati duri per tre

denunziati a

volte nel confessarsi tali; non dubitando, dice, che


qualunque fosse la cosa che confessavano, la loro inflessibile ostinazione dovesse esser punita? E raccontando

poi che
di

non

altri,

esserlo

quali dissero d'essere stati cristiani,


pii,

e maledissero

l'immagine dell'imperatore e

fermavano per,
s'erano

che,

col

il

ma

Cristo, e adorarono

simulacri degli dei, af-

professar

quella

fede,

non

impegnati a veruna cosa iniqua, ma, anzi, a

non commetter mai ne furti, n latrocini, ne adultri, a


non mancar di fede, a non negare il deposito; non
vedere

lascia

ostinati che

la

aveva

pi

piccola

fatti

morire?

(i).

Qual cosa poteva

un principe pi celebre
celebre per sapienza e per mansuetudine, noi)

indegna d'un secolo

essere

inquietudine per quegli

ncora, e

in cui

exempli, nec nostri saeculi est. Traianus Plinio, in Plin.


98. (Manzoni). Vedi in appendice di questo capitolo le due
lettere tradotte di Plinio a Traiano e viceversa.
(i) Nec mediocriter haesitavi, sit ne aliquod discrimen aetatum,
nonien ipsum,
an quamlibet teneri nihil a robustioribus ifferant
etiam si fla^itiis careat.' aut fla^itia cohoerentia nomini putiiantur
Confitentes iierum ac tertio interrogavi, supplicium minatus : perseveraiites duci jussi. Neqiie enim diibitabam, qualecumque esset quod
faterentur, pertinaciam certe et infexibilem obstinationem debere puniri.
Aia, ab indice nominati, esse se Christianos dixerunt, et mox
negavenint fuisse quidem, sed desiisse
Omnes et imaginem tuam.
Ueorumque simulacra venerati siint; ii et Christo maledixerunt. Afse sacramento non in scelus aliquod obstringere,
firmabant autem
scd ne furta, ne latrcinia, ne adulteria commiterent, ne fidem fallerent,
ne dcpositum appellati abnegarent. Plinius Traiano Epist. X, 97.,
(Manzoni).

pessimi
Epist.

X,

2i;

trova che dire a de' giudizi di questa sorte? e senza


carico de' dubbi del magistrato, e riguardo al-

farsi

degli accusati, e intorno a ci che costituisca

l'et

delitto,

gli

rimanda per unica spiegazione

la

il

parola

Cristiani; e proibisce che se ne faccia ricerca, prescri-

vendo insieme,

che, scoperti, si puniscano,

sia per essere la pena?


il

magistrato ordinava.

qualunque poi

E s' visto qual'era quella che


Ma che dico? d'un secolo, in

un vecchio divorato dalle fiere era un passatempo


il
popolo, e un tal principe dava al popolo un
tal passatempo?
Pur troppo secoli cristiani hanno esempi di crudelt
commesse col pretesto della religione; ma si pu sempre
asserire che quelli i quali le hanno commesse, furono

cui

per

infedeli alla legge che professavano

che questa

li

con-

danna. Nelle persecuzioni gentilesche, nulla pu essere


attribuito a inconseguenza de' persecutori, a infedelt
alla loro religione, perch questa

per tenerli lontani da

Con questa

non aveva fatto nulla

ci.

discussione parr forse che

lontanati dall'argomento;

ma

essa

non sar

ci

siamo

al-

affatto inu-

tile,

se potr dare occasione d'osservare che molti scrit-

tori

hanno adoprato due

pesi e

due misure per giudi-

care de' cristiani e de' gentili; se potr servire a rimovere sempre pi dalla morale cattolica l'orribile taccia
di sangue, che tante volte le stata data, a

rammen-

tare che la violenza esercitata in difesa di questa religione di pace e di misericordia affatto avversa al
suo spirito, come stato professato senza interruzione
in tutti i secoli dai veri adoratori di Colui che con

tanta autorit grid

discepoli che invocavano

il

foco

del cielo sulle' citt che ricusavano di ricevere la loro


salute (l), di Colui che
lai)

runt

Cum

agli Apostoli di sco-

civitatem Samaritanorum
et non recepevidissent avtetn discifuli eius lacohus et loannei

Intraverunt in

eum

comand

2l8

tert la polvere de' loro piedi {i), e


ostinati.

in

d'abbandonare

Onore a quegli uomini veramente

gli

cristiani che,

ogni tempo, e in faccia a ogni passione e a ogni

potenza, predicarono la mansuetudine;

da quel Lattan-

zio che scrisse doversi la religione difendere col morire,


e

non con

Viiccidere (2),

fino agli ultimi che si sono

trovati in circostanze in cui ci volesse coraggio per

ma-

nifestare un sentimento cos essenzialmente evangelico.

Onore

non possiamo pii averne onore,


si pu sostenere il con
trario senza infamia
in cui, se gli uomini non hanno
(cos avessero!) rinunziato agli odi, hanno almeno saputevedere che la religione non pu accordarsi con quelli;
se ammettono troppo spesso il pretesto dell'utile e delle
gran passioni per bona scusa di vessazioni e di crudelt,
confessano che la religione troppo pura per ammetterlo, che la religione non vuol condurre gli uomini al
bene se non per mezzo del bene (3).
in

a essi, giacche noi

tempi e

in

luoghi in cui non


;

Domine, vis dicimus ut i{;nis descendat de coelo et consumai


Et conversus increpavit illos, dicens Nescitis cuius spiritus estis^
Lue IX, 52, 53, 54, 55. (Manzoni).
(i) Et quiciimqiie non receperit vos, ncque audierit sermones vestros ; exeuntes foras de domo, vel civilate, excuiite pulveretn de pedibus
vestris. Matth. X, 14. (Manzoni).
(2) Defendcnda eiiim est relifiio, non occidendo sed moriendo ; non
dixerunt

illos?

saevitia, sed patientia

non

scelere, sed fide

illa

enini

malorum

sunt,

haec honorum. Et necesse est bonum in religione vcrsari, non malum.


Nam si sanguine, si tormentis, si malo religionem defendere vehs,
jam non defendetur illa, sed polhietur, atque violabitur. Nihil tatn
vountayium quam religio, in qua si animus sacrificantis aversus est,
iam sublata, iam nulla est. Lactantii, Divin Institut. Lib. V, C. XX.
(Manzoni).
(3) Per completare le due citazioni fatte dal Manzoni della lettera
di Plinio il Giovane a Traiano e viceversa riporto, tradotte\per intero,,
le due lettere desumendole dal Venturi (op. cit. pag. 84).
Lettera di Plinio il giovane, magistrato e governatore in Bitinia,
all'imperatore Traiano
Io voglio esporre a te
:

miei scrupoli, perch nessuno potrebbe


Non ho mai assistito a prete
cessi di cristiani, ond' che non so veramente su di che cada l'in quisizione contro loro, n sino a che punto abbia ad aggravarsi il
i

meglio farmi determinare e istruirmi.

lor castigo, e

mi

tiene in dubbio la differenza delle et.

S 'hanno a

219
CAPITOLO

Vili.

SULLA DOTTRINA DELLA PENITENZA.


La

un nuovo sovvertimento

dottrina della penitenza fu causa di

inorale, gi sconvolta dalla distinzione arbitraria dei peccati.

nella

Senza

dubbio era promessa consolante per il ritorno alla virt, la promessa del perdono celeste ; e questa opinione talmente conforme
ai bisogni e alle debolezze dell'uomo, che ha fatto parte di tutte
le religioni. Ma i casisti avevano snaturata quella dottrina con
imporre forme precise alla Penitenza, alla confessione ed all'assoluzione.
ciente

Un

solo

atto di fede

di

fervore fu dichiarato suffi-

per cancellare una lunga lista di delitti.

Non avendo

(Pag. 415).

l'erudizione necessaria per discutere l'as-

serzione dell'illustre autore, che la promessa del per-

dono

celeste per

il

ritorno alla virt un'opinione co-

punir tutti, senza distinzioni di giovani e vecchi? s'ha a perdonare


<(
a chi si pente, o inutile il rinunziare al cristianesimo, una volta

nome, anche scevro di


il solo istesso
che vanno uniti col nome?
((
Pur non di meno ecco la regola che ho seguito nelle cause
portate a me contro cristiani. Gli interrogai se fossero tali, ed a
quelli che confessarono di essere, ripetei due ed anco tre volte la
dimanda, minacciandoli del supplizio se perseverarono, li condannai, perch di qualsiasi natura fosse ci ch'essi confessavano, mi
parve meritevole invero di punizione la loro pertinacia e l'inflessibile ostinazione. Altri della medesima setta ho riservati per mandarli a Roma, essendo cittadini romapi. Nel diffondersi poi, come
suole, questo delitto, se ne sono scoperti di pi sorta. Mi fu mandato un foglio anonimo, in cui erano accusate di cristianesimo
varie persone, le quali affermano il contrario, ed in prova di ci
hanno in mia presenza, e nei modi da me prescritti, invocato gli
sono anzi passati
dei, ed offerto incenso e vino alla tua immagine
ad imprecazioni contro Cristo la qual cosa non fanno mai coloro
che son veramente cristiani. Io dunque ho creduto bene d'assolverli.
Altri denunziati si confessarono da prima cristiani, ma subito
negarono, dichiarando d'essere stati, ma aver cessato, alcuni da
tre anni, altri da pi di venti. E tutti adorarono la tua effigie, e le
statue degli dei, e maledissero a Cristo. Affermavano poi tutto il
loro delitto consistere in ci
che in un giorno prefisso s'adunano
avanti l'alba per cantare inni in lode di Cristo, come fosse Dio,
e si obbligano con giuramento di non commettere n furti, n la-

abbracciato? o s'ha a punire


delitti,

<<

oppure

delitti

220

a tutte le religioni, la lascio da una parte.

mune

poco che ho raccolto

quel

gioni e sulla

pagana

ne'

in ispecie,

libri,

sulle

varie

Da
reli-

m' rimasta l'idea che

alcune avessero delle cerimonie, per mezzo delle quali


senza che

abbisognasse

si

potessero espiare

il

ritorno alla virti; e che l'idea della conversione

deva, non

ci

si

che la parola, alla religione cristiana.

modo una

tale questione, quantunque impornon ha una relazione necessaria con l'argomento;

ogni

tante,

meno

le colpe,

e si pu,

senza toccarla, difendere pienissimamente la

n adulteri, n altra scelleraggine, n mancare alla parola,


n negare il deposito e dopo ci lor costume di separarsi, e tornare poi a riunirsi per mangiare in comune cibi innocenti la qual
cosa per ebbero smessa auand'io pubblicai il tuo decreto proi bitore d'ogni maniera di adunanze. Mi parve tanto oi necessario
di cercar la verit a forza di torture inflitte a due giovani schiave
che si dicevano addette ai ministeri di quel culto
ma non v'ho
scoperto che una mala superstizione portata all'eccesso
e per questo
ho sospeso tutto aspettando i tuoi ordini. La cosa m' parsa degna
della tua considerazione, attesa la moltitudine di coloro che sono
((
involti in tal pericolo. Gran numero di persone sono e saranno com prese in quest'accusa, poich siffatto contagio non ha infette soltanto
le citt, ma s' dilatato anche nei villaggi e nelle campagne
sebbene io credo che siamo ancora in tempo a porvi rimedio ed
arrestarlo. Certo che i templi, per dianzi quasi deserti, tornan
ora a ripopolarsi e
sacrifizi, da lungo interrotti, ricominciano,
vendendosi dappertutto le vittime che gi trovavano pochi compra tori
onde si pu argomentare quanta sia la gente che pu esser
tolta all'errore, ove sia ammessa al pentimento.
A questa lettera di Plinio, rispose Traiano cosi: Tu hai se guito la retta via nel discutere le cause dei cristiani a te denunce
ziati, non essendo possibile stabilire regola certa ed universale in
questa sorta di cause. Non si deve far ricerca dei cristiani, ma
se saranno denunziati e convinti, bisogna punirli. Se poi l'imputato
neghi d'essere cristiano, e ne dia prova sacrificando ai nostri dei,
si perdoni in grazia del suo pentimento, qualunque sia il sospetto
( che
lo gravasse in addietro. Del resto, per nessun delitto non &i
ricevano denunzie anonime, che ci sarebbe di pessimo esempio, e
cosa non degna del nostro secolo.
Intorno a questa risposta dell'Imperatore, Tertulliano, con quella
sua potente parola, scriveva neWApologetico : Oi sentenza necessariamente conftisa ! nega che s'abbia a far ricerca dei cristiani, come
incolpevoli, e comanda che sian puniti come rei : risparmia, e incrudelisce ; dissimula e itquisisce... Se li condanni, perch non li cerchi?
se non li' cerchi, perch anche non li assolvi?
trocini,

ci

((

221

dottrina cattolica sulla penitenza dalle censure che qui


le

vengono

fatte

anzi queste saranno un'occasione per

somma

mettere in chiaro la sua

ragionevolezza e per-

fezione.

Tre sono principalmente queste accuse

che l'avere

imposte forme precise alla penitenza ne abbia snaturata la dottrina; che

abbiano imposte queste

casisti

forme; che un atto di fede e di fervore


rato bastante a cancellare

delitti.

Noi

sia stato dichiale

esamineremo

prtitamente, non seguendo per l'ordine con cui sono


presentate,

ma

quello che

pare pi adattato all'intento

ci

d'esporre la vera dottrina della Chiesa su questo punto.

1,

Chi abbia imposte forme precise alla penitenza.


Dall'essere nel

Vangelo espressamente data

nistri l'autorit di rimettere e di ritenere

segue la necessit di forme per esercitarla;


potuto imporre queste forme? Se

ai

mi-

peccati, ne

ma

chi ha

casisti si fossero ar-

rogato un tale diritto, avrebbero alterata tutta

ma come

l'eco-

pu supporre che i casisti, i quali non costituiscono un corpo,


e non hanno alcun mezzo di deliberare in comune, si
nomia

governo spirituale

del

si

siano intesi a stabilire queste forme con gli stessi princpi,

e in

che tutte

una

stessa maniera?

le chiese le

Come

si

pu supporre

abbiano ricevute da persone senza

autorit, che le autorit stesse ci si siano assoggettate,

di maniera che nessuna se ne crede esente? che


stessi si siano lasciati

la quale si

papi

imporre da loro una legge, per

confessano

a'

piedi d'un loro inferiore, e

ne implorano l'assoluzione, e ne ricevono


Oltre di che, come mai

le

penitenze?

pu supporre che i Greci,


pur troppo divisi, e divisi qualche secolo prima che si
parlasse di casisti, abbiano poi accettate da questi le
si

222

Comuni con noi in


tempo i casisti hanno
commesso quest'atto d'usurpazione? Finalmente, come si
esercitava l'autorit di sciogliere e di legare prima che
venissero i casisti a inventarne le forme? Le forme della
forine della penitenza, che hanrl

tutte le parti essenziali? (i). In che

penitenza, della confessione e dell'assoluzione sono state

imposte dalla Chiesa fino dalla sua origine, come

lo

n poteva essere altrimenti; giac-

attesta la sua storia:

ch senza di esse impossibile l'esercizio dell'autorit


d'assolvere e di ritenere

peccati; ed impossibile im-

maginarne di pi semplici e di
rito

di quest'autorit;

chi, se

un

non

la Chiesa,

come

pii

conformi allo spi-

impossibile

immaginare

avrebbe potuto ingerirsi a regolare

tale esercizio.

IL
Co7idizioni della penitenza

secondo la dottrina cattolica

Veniamo ora

alla dottrina che tacciata d'aver cor-

rotta la morale; e

Un

(2).

vediamo

se quella

della Chiesa.

solo atto di fede e di fervore fu dichiarato ba-

nome di Chiesa Greca in origine si comprendevano


che negli uffici divini usavano la lingua greca
ma
ora si distinguono due chiese
la unita, e la scismatica. La prima
in comunione colla Chiesa Cattolica e adotta la formula del Concilio di Firenze, tenutosi l'anno 1439, in cui si radunarono rappresentanti dei Greci e dei Latini. La seconda nega la supremazia del
Pontefice, il dogma che Io Spirito Santo proceda dal Padre e dal
Figlio, il Purgatorio, la confermazione ecc
Non riconosce che i
primi otto Concili Ecumenici, consacra con pane lievitato, permette
il
matrimonio ai sacerdoti in auanto per a penitenza crede come i
cattolici. Questo scisma ebbe principio nell'anno 858 sotto il patriarca
Fozio e fu consumato nell'anno 105;^ dal patriarca Cerulario. Da ci
appare che se
Greci scismatici conservano, nella sostanza, le forme
di penitenza, come le hanno i cattolici, tali forme non le poterono
ricevere dai casisti che sorsero solo, con nome ed intenti speciali, nel
secolo XVL Si deve quindi conchiudere che le parti del Sacramento
della Confessione non risalgono ai casisti, ma bens alle origini
della Chiesa
{2) In questo secondo paragrafo si trova un'aggiunta fatta dal
Manzoni nell'edizione del iSc; e che gli cost molto lavoro come
(i)

tutti

Sotto

il

cristiani

223

stante a cancellare una lunga lista di delitti.

opinione, una parte stata condannata

n la proposizione intera,

non

stata

Di questa

l'altra

parte,

insegnata mai.

In quanto alla prima, basti per ora ricordare che


il

concilio di Trento proscrisse la dottrina che

e aliena

Vemfio

con la sola fede, e la chiam vana fiducia

sia giustificato

da ogni

piet

(i).

In quanto alla proposizione intera, non solo nessun


concilio,

nessun decreto pontifcio, nessun catechismo,

ma, ardirei

dire,

mai che un
i

peccati.

nessun libricciolo di divozione ha dettto

atto di fede e di fervore basti a cancellare

bens dottrina della Chiesa che possono

lettera al Rosmini in data i8 febbraio 1854


bont nel suo desiderio d'aver notizie anche del
rattoppo della Morale Cattolica. Sono a un dipresso ai due terzi
della dispensa, che uscir probabilmente nella quaresima, e che sar
a un dipresso
due terzi del libro. Quell'aggiunta sulla dottrina

da questa

appare

Vedo

tutta

la

giustificazione per la sola fede, e la


quale mi pareva costi non dover richiedere che un cenno, e poche
nude citazioni, mi s' allungata terribilmente, non tanto per quello
che m' riuscito di scrivere, quanto per quello che ho dovuto leg gere, cio mi s' allungata in quanto al tempo da spenderci, mollo
pi che in quanto alla sua estensione.
Non occorre dire a Lei
che studio ci voglia per dir poco in una materia, dov' stato scritto
molto, e da uomini troppo pi competenti. Ho dovuto fare una
gran conoscenza, principalmente con Calvino; il quale m' parso
bens quel sofista, ma non quel sofista cos sottile che si dice co munemente. I suoi errori, almeno quelli che ho dovuto esaminare
pi di proposito, non mi paiono distanti dall'assurdo manifesto,
che per l'intermezzo di leggeri equivoci e cavillazioni . ( Sforza Epistolario manzoniano. Voi. II, p. 224). Lo stesso Sforza in una
nota <( .1. Manzoni e una baruffa tra l'annotatore piemontese ed i romantici lombardin (Torino, Clausen, 1908), dopo riferite quelle parole
al Rosmini, seguita: ((Lesse infatti quasi tutte le opere di Calvino,
e confidava al suo intimo amico Don Paolo Pecchio, curato di Brusuglio, il quale me l'ha poi raccontato, che il tedio di quella pesante
scrittura era per addolcito dalla bont del latino con cui sono scritte .
luterana

calviniana della

((

<(

(pag.

19).

(i)

Si

quis dixerit sola

fide

impium

jusiificari,

ita

ut intelligat

^ratiam consequendam cooperetur, et nulla ex parte necesse esse eu-in suae voluntatis mota praeparari atque disponi; anathema sit. Sess. VI. 'De Justificatione, Ca- Vana haec et ab omni pietate remota fiducia.
non. IX.
Ibid. Decretum
de Justificatione, cap. IX. (Manzoni).
nihil aliud requiri,

quod ad

justificationis

224

esser cancellati dalla contrizione, col

appena

correre,

si

proposito di

ri-

possa, alla penitenza sacramentale.

Chi credesse che questa sia una questione di parole


questione d'idee quanto
s'ingannerebbe di molto
:

nessun'altra.

Fervore non significa altro che intensit e forza d'un


sentimento
pio,

suppone bens per l'ordinario un sentimento

ma non

ne individua la qualit; contrizione invece

esprime un sentimento preciso. Attribuire quindi


fervore l'effetto di cancellare

al

peccati, sarebbe proporre

un'idea confusa e indeterminata, e che non ha una relazione immediata con quest'effetto; attribuirlo alla contrizione,

specificare quel

sentimento che, secondo

Scritture e le nozioni della ragione illuminata

da

le

esse,

dispone l'animo del peccatore a ricevere la giustificazione.

Per avere dunque un'idea giusta della fede cat-

tolica

in

questa materia, bisogna cercare cosa sia la

contrizione,
a
a
a
a

La

cercarlo

nelle

definizioni

della

Chiesa,

un dolore dell'animo, e una detestazione del peccato commesso, col proponimento di


non peccar pii
Dichiara il Santo Sinodo che questa
contrizione contiene, non solo la cessazione dal peccontrizione

cato, e

il

proponimento

il

principio d'una vita nova,

ma

tunque avvenga qualche volta, che questa contrizione

l'odio della passata

Insegna inoltre che, quanl'uomo a Dio, prima

<r

sia perfetta di carit, e riconcilii

che questo sacramento (della penitenza) sia ricevuto

non

deve attribuire la riconciliazione alla

in fatto,

contrizione, senza

chiuso in essa

si

il

voto del sacramento, che in-

(i).

(i) Coutritio, quae primum locum inter dictos poenitentis acius


habet, animi dolor ac detestatio est de peccato commisso. cum broposito non peccandi de coetero
Declarat igitur Sancta Synodus,

contritionem, non solum cessaiionem a peccato, et vitae novae


propositum, et inchoationent, sed veteris etiam odium continere
Docci praeterea, etsi contritionem liane aliquando charitate perfectam

liane


La

225

ragione sola non poteva certamente trovare que-

sta dottrina, perch

suo fondamento nella carit,

il

quale fondata essa medesima in quella pi elevata

la

pi pura cognizione di Dio, e delle relazioni dell'uomo con Dio, che non poteva venirci se non dalla

Ma

rivelazione.
ziata, la

negare

le

sia

annun-

L'uomo
comandamenti di Dio, gli diviene
rende ingiusto. Ma quando riconosce i suoi

si

ne dolente,

falli,

le

sue proprie e pi evidenti nozioni.

che trasgredisce
nemico, e

quando questa dottrina

ragione costretta, o ad approvarla, o a rin-

detesta

li

e,

ci che viene di con-

propone di non commetterne pi quando


propone di ritornare a Dio per que' mezzi che, nella
sua misericordia, Dio ha instituiti a ci; quando propone di soddisfare alla giustizia divina, di rimediare,
per quanto pu, al mal fatto, allora non pi, per dir
seguenza,

lo stesso uomo, non pi ingiusto


tanto vero
non solo del peccato in generale, ma de' suoi
propri in particolare, ha un sentimento dello stesso genere che ne ha Dio, fonte d'ogni giustizia. dunque
sommamente ragionevole che quest'uomo cos mutato sia
cos,

che,

riconciliato a Dio.

Ma

la

conseguenza immorale di questa dottrina,

detto tante volte, che molti credono che sia

stato
facile

l'aver

questo sentimento

di

contrizione, e

s'in-

Coraggiscono a commettere il male, per la facilit del


perdono. Perch lo credono? Chi gliel ha detto? Se
credono alla Chiesa quando insegna che la contrizione
riconcilia a Dio, perch

che

l'effetto

che

il

esse

conlingat,

non

le

credono quando insegna

naturale del peccato l'indurimento del core,

ritorno a

Dio

un dono singolare della sua miseri-

hominemqiie Deo reconciliare, pritisquam hoc sacraipsam nihilomnus reconciliationem ipsi


;
contritioni, sine sacramenti voto, puod in illa includitur, non esse
adscribendam. Conc. Trid. sess. XIV, Do sacram. poenit. cap. IV

menium

aclti

suscipintur

(Manzoni).

IS

CojAZZi. La Morate

caltolica del

Manzini.


che

coi'dia,

pre pi

220

disprezzo delle sue chiamate lo rende sem-

il

diffcile? Se,

a ogni conseguenza storta che gli

uomini deducono dalle dottrine della Chiesa, essa avesse


voluto abbandonare una verit, per evitare un tale abuso,
la

le avrebbe da gran tempo abbandonate tutEssa s'oppone bens a questo miserabile travia-

Chiesa

te (i).

mento, con l'inculcarle tutte; e in questo caso singolar-

pu non riconoscere

mente, chi

sua cura materna

la

nelle precauzioni che usa affinch

ganni se medesimo, e non cambi

peccatore non in-

il

in

ira

doni della

misericordia?

Di queste precauzioni parleremo

or

dell'amministrazione della penitenzci. Ci

ora,
si

trattando

permetta

in-

un esempio dell'instabilit, anzi


della contradizione che si trova non di rado nell'accuse

tanto

d'osservar qui

fatte alla dottrina della Chiesa. Ci potr servire, dei

provare in un'altra maniera la verit di quella

resto, a

di cui

si

tratta.

Quelli tra

novatori del secolo XVI, ch'ebbero pi

seguito, combatterono appunto, quasi dal principio, la

dottrina cattolica della penitenza, e sopratutto la parte

che la contrizione deva avere in questa.

con quali

argomenti? Forse come una dottrina che lusingasse


passioni, che offrisse al vizioso
in effetto,

lunga

quanto facile

lista

di delitti?

un mezzo tanto

in apparenza, di cancellare

una

anzi l'opposto.

La

Tutt'altro,

combatterono come dura, come tirannica, come


(i)

ristica

Grande verit.^ detta con quel fine umorismo che


Manzoni
Questa sarebbe sufficiente risposta

dei

le

illusorio

tale che
caratte-

alle

molte

obbiezioni ed accuse mosse, non- contro alla religione cattolica, ma


contro gli abusi di essa. Generalmente accade che chi muove queste
accuse ignora la vera dottrina della Chiesa e basterebbe che si desse
la pena di studiarla per cambiare opinione. Ma pur troppo, in generale, si molto disposti ad ascoltare le accuse, mentre si ripuveri principii ed udire le difese. Cos pure molti
gnanti a ricercare
che invocano riforme dalla Chiesa non s'accorgono, che spesso prendono ppr sua dottrina ci che un abuso dell'uomo, condannato dalla
stessa Chiesa.
i

227

imponesse arbitrariamente alle coscienze una legge impossibile a adempirsi.


utf.

un'ingiuria al Sacramento, e

istrumento di disperazione,

l'assoluzione, se

non

certa

il

non credere

efficace

la contrizione, disse Lutero

nelle sue tesi Per la ricerca della verit e -per consolare


le coscienze

aggravate

la dottrina cattolica

(i).

Calvino accus ugualmente

che richiede la contrizione per la

remissione de' peccati, di torrnentare e d'agitare strana-

mente
e

le coscienze, di ridurle

ad affannarsi

un

-porto,

a dibattersi con se stesse,

mai

in lunghi contrasti, senza trovar

dove finalmente posarsi

(2).

quale dottrina vollero poi sostituire alla cattolica,

cos riprovata

da loro? Quella appunto che abbiam

sto essere, cos a torto,


cattolici

non conoscono,

Chiesa, cio che

il

attribuita
se

ai

non per

la

cattolici, e

vi-

che

condanna della

peccatore sia giustificato per la sola

fede.

si

noti che, attribuendo alla fede l'efficacia,

solo sufficiente,

ma

non

unica e esclusiva, di cancellare

(i) Iniuria est Sacramenti, et desperationis machina, non credere


absolutionem, donec certa sit contritio.
De veritate inquirenda, et
oneratis conscientiis consolandis. Luth. Opp. Tom. I, fol. lui, verso.
(Manzoni).
(2) Contritionem, primam ohtincndae vcniac partcm faciunt, eamque debitam exigunt, hoc est iustani et plcnam
sed interim non
constiiuunt quando securus aliquis esse possit, se hac coutritione ad
itistuin modum defunctum esse. Equidem sedulo et acriter instandum
esse fateor, ut quisque amare deflendo sua peccata, se ad eoruin
displicentiam et odium magis aciiat
Sed ubi exigitur doloris
acerbitas, quae culpae magnitudini respondeat, et quae in trutinu
appendatur cum fiducia veniae
hic vero miserae conscientiae miris
nodis torqiientur et exagitanlur, dutn sibi debitam peccatoruni contritionem imponi vident, nec assequuniur debiti mensuram, ut secuni
decernere possint se persolvisse quod debebant. Si dixerint faciedum
quod in nobis est, eodem setnper revolvimur. Quando enim audebii
sibi promittere quispiam omnes se vires contulisse ad lugenda peccata?
Uhi ergo diu secum luctatae, et longis certaminibus exercitae conscientiae, portum tandem, in quo resideant, noti inveniurit ; ut se
aliqua saltem parte leniant, dolortm a se extorquent, et lacrymas
exprimunt, quibus suam contritionem perficiant. Calvini, Institut.
Christ. Relig. Lib. Ili, cap. IV, 2. (Manzoni).


peccati,

228

intendevano per fede

tera sicurezza, che


virt della

il

credere ognuno, con

in-^

suoi peccati gli siano rimessi, in

promessa del Redentore. Ecco alcuna delle


di Lutero su questo proposito. E certo

proposizioni

che

peccati

certa la

ti

sono rimessi, se

li

credi rimessi; perche

promessa di Cristo Salvatore

(i).

quanto sia ricco l'uomo cristiano a battezzato, che,

Vedi
anche

volendo, non pu perdere la sua salvezza, con quanti


peccati si sia, solo che non voglia lasciar di credere;

poich nessun peccato lo pu dannare, se non la sola


incredulit

non

c'

(2).

Secondo

lordine

da

istituito

Cristo,

altro peccato che l'incredulit, ne altra giustizia

La sola fede in Cristo necessaria


Calvino afferm ugualmente, e
giusti

che la fede
per esser

c'

(3).

(4).

sostenne che

Vuomo

giustificato per la sola fede, in-

tesa nella stessa maniera

(5),

cercando poi d'eludere

alcune delle conseguenze naturali d'una tale dottrina.

su cosa

si

fondava poi

l'accusa che facevano alla

dottrina cattolica d'imporre alla penitenza una condizione impossibile? Unicamente sulla autorit di questo
loro

domma

medesimo, cio sulla supposizione,

che,

(i) Certum est ergo retnissa esse peccata, si credis remissa, quia
certa est Christi Salvatoris promissio. Luth. Disputationes ; Opp. T, I,
fol. LUI, verso (Manzoni).
(2) Ita

vides

quam

dives

sit

homo

Christianus sive baptisatus, qui

etiam volens non potest perdere salutem suam, quantiscumque heccatis, nisi nolit credere. Nulla enim peccata eum possunt damnare,
nisi sola incredulitas. De caotivitate Babylonica Ecclesiae
Ibid. T. II,
fol.
74 verso. (Manzoni).
Cum Christus ordinarit, ut nullutn esset peccatum.
(3)
;

nisi incredulitas, nulla iustitia, nisi fides.


Ibid. T. II, fol. 157 recto. (Manzoni).

Ad

lib.

Ambros. Catharini,

(4) Sola enim fides Christi necessaria est ut iusti simus. In Epist.
Pauii ad Gal. Commentarius primus. Ibid. T. V, fol. 225 verso.
(Manzoni).
quanta aequitate doctrinam nostrani
(5) lam perspicit lector
hodie sophistae cavillentur, quum dicimus hominem sola fide iustificari. Fide iustificari hominem, quia toties in Scriptura recurrit, negare non audent, sed quum nusquam exprimatur sola, hanc adiectionem
fieri non sustinent.
Institut. Christ. Relig. Lib. Ili, cap. XI, io.
(Manzoni).
,

229

per ttenere la remissione de' peccati sia necessario ^1


credere, con certezza di fede, che siano rimessi; e che
per conseguenza, liccessario

sia,

il

credere, con uguale

certezza, d'avere adempita la condizione richiesta.

dubbio

c'

una

che, posta

legge simile,

la

non

condizione

voluta dalla dottrina cattolica sarebbe, in regola generale,

impossibile a adempiersi

uomo,

giacch qual

senza una particolare rivelazione, senza che l'infallibile


Conoscitore de' nascondgli del core (i) gli abbia detto
:

Tu

hai amato molto,

uomo pu

cati (2), qual

fede, d'avere

e di

e perci ti

sono rimessi

tuoi -pec-

conoscere, con certezza assoluta

una contrizione adequata delle sue

colpe? Senonch, con una legge simile, non la sola contrizione,

ma

giacch qual

qualunque condizione sarebbe impossibile;


uomo pu conoscere, con certezza assoluta

e di fede, la perfezione

e,

suo sentimento qualunque?

dir cos, l'adequatezza d'un

quindi impossibile anche

condizione predicata dai due novatori, come unica

la

e sufficiente, cio la fede.

Ho

termi servire di parole del


fedele pu dire

qui

vantaggio di po-

il

Bossuet

Ma

(risponde

credo, e cos la sua

Lutero)

fede gli riesce sensibile; come se lo stesso fedele non

potesse nello stesso

avesse lo stesso mezzo d'assicurarsi del proprio pen-

timento.

il

tanto della fede; e tutto finisce nel concludere che

il

Che

dubbio di

a il

peccatore

se poi

modo
si

io

dire

io

mi pento,

non

rispondesse che gli resta sempre

essersi pentito davvero, io direi altret-

si

tiene

sicuro

della propria giustifica-

zione, senza poter esser sicuro di aver compito,


a

abbisogna, la condizione che Dio esigeva da

<r

ottenerla

come

lui

per

(3).

enim novit abscondila cordis. Psahn. XLIII, 22. (Manzoni).


Propter quod dico tibi : Remittiintiir ei peccata multa, quonia>f
multum
Dixit atitem ad Ulani : Remittuntur tibi peccata.
Lue. VII, 47, 48. (Manzoni).
Histoire
des
Variations des glises Protestantes. Liv. I, xi.
(3)
(i) l\se

(2)
dilexit

ATnn7oniV

230

E non si prenda questo per un semplice argomento


ad hominem, col quale si possa bens render comune la
difficolt all'avversarlo, ma senza levarla da s. La difcade tutta quanta sulla dottrina che vuol im-

ficolt

porre quella legge; non tocca appunto la dottrina cattolica, la

quale non l'ha mai ne immaginata, n accet-

tata; e secondo la quale,

il

fedele,

applicando

la

fede

al

suo oggetto proprio, escludendola da ci che non

lo

n lo pu essere, crede la remissione de' peccati,

pentito, spera d'averla ottenuta, per

meriti del

e,

Reden-

tore (i).

E
in

di qui chiunque rifletta condotto a vedere che

questa dottrina sola pu trovare

ranza

il

suo luogo la spe-

essendo una cosa d'immediata evidenza, che

certezza l'esclude, e che

non

si

contradizione, applicar l'una e l'altra a

desimo.

La

la

pu, senza la pi aperta

un fatto me-

quale abolizione virtuale della speranza

pi manifesta nella

dottrina di Calvino,

quale,

il

estendendo, o applicando pi logicamente quel novo

domma

(il che non occorre qui di ricercare), pronunzi


non solo della sua attuale giustificazione, ma della
sua perseveranza finale, e della sua eterna salute, deva

che,

il

fedele avere un'assoluta certezza.

Una

bella fiducia,

dice, ci rinane della nostra salvezza, se, in

(i)

Le parole

del

Bossuet

si

riducono a queste: se

quanto al

protestanti

sostcni<ono che la fede non altro che la certezza assoluta della remissione dei peccati e danno della fede questa definizione perch dicono
essere impossibile una piena certezza di avere avuto la contrizione
alle colpe
si pu rispondere che anche nella loro teoria tale
assoluta impossibile. Ora questo modo di ribattere un
argomento servendosi degli stessi principii o mostrando che quel tale
vizio di ragionamento si trova anche nell'avversario sarebbe un argomento a hominem. Ma qui Bossuet non fece uso di tale argomento
perch la Chiesa Cattolica non ha mai insegnato che oggetto di fede
sia il credere che i peccati ci sono di fatto rimessi, bens che ci possono essere rimessi, se noi adempiamo le condizioni, in forza delle
quali speriamo di averne ottenuta la remissione per i meriti di G. C.
La fede ha per proprio of^gctto quelle verit che la Chiesa ci propone

adeguata

certezza

credere

come

rivelate

da Dio.

231

non abbiamo che una congettura morale d'essere in grazia, e non saf piamo ci che potr essere nel
futuro (i). E pi espressamente ancora in un altro
luogo In conclusione, non e veramente fedele, se non
presente,

affidato alle promesse della divina benevolenza

chi

verso di

lui,

aspetta anticipatamente, con piena certezz'.

la sua eterna salute (2).

parola

speranza

non

Scritture,

lo

dovendo per

ritenere

la

tanto solenne e tanto ripetuta nelle

pot fare, se non levandole

suo

il

cambiandolo in una contradizione. La speranza, disse, non e, in conclusione, altro


che l'aspettativa di ci che la fede ha creduto esser
veramente promesso da Dio (3). Ma l'intimo senso e il
senso comune replicano, a una voce, che l'aspettativa
d'un bene che uno avesse la certezza assoluta di possedere, sarebbe desiderio, non sarebbe speranza. Ogn'uomo, infatti, senza eccezione, conosce per propria esperienza e, se ce ne fosse bisogno, per un consenso non
mai cntradetto, uno stato dell'animo^ relativo a un bene
desiderato e, pii o meno, probabile, che quanto' dire,
non certo. Ed appunto questo stato dell'animo, che
significato essenziale, e

significato dal

vocabolo

speranza

senza dubbio, un equivalente in tutti


ch,
si

come supporre una

senta

il

vocabolo che ha,


linguaggi

giac-

societ d'uomini, nella quale

non

bisogno di significare uno stato dell'animo

cos universale, cos frequente, cos inevitabile?

non sarebbe assurdo

il

dire

Quanto

Credo, con certezza di

fede, che posseder la vita eterna, e spero d'ottenerla!

Eppure sarebbe

la vera e unica

maniera d'esprimere

in

(1) Egregia vero salutis fiducia nobis telinquitur, si ad praesemmomentum nos esse in gratta, coniectura morali aestimamus, quid in
crastinum sit futurnm iiescimus. Instit. Christ. Rei. Ili, II, 40
(Manzoni).
(2) In sunma, vere fidelis non est, nisi qui
divinae erga se
benevolentiae promissionibiis fretus, indubitatam salutis expectaiioreni
.praeumit. Ibid. 16. (Manzoni).
(3) Ut in summa nihil aliud sit spes, qiiam eorum espectatio,
quae vere a Den promissa fides credidit. Ibid. 42. fMnnzoni)

232

atto la speranza cristiana, secondo quella dottrina.

meno

sarebbe assurdo ne pi n

il

dire

Credo, con

certezza di fede, la resurrezione de' morti, e spero che

morti risorgeranno. Applicare la certezza a una promessa condizionata, e la speranza a una predizione asi

soluta e infallibile, sono due forme d'un assurdo me-

desimo, cio della confusione di queste due distintis-

sime essenze.

Dopo
quanto

tali

premesse, non

c'

la cosa sia strana, che

da maravigliarsi, per
Calvino accusi di con-

tradizione la dottrina del Concilio di Trento, appunto

perch

c'

la certezza.

mantenuta

Non

da Dio, con

la

distinzione tra la speranza e

vogliono, dice, che alcuno

tunque non disapprovino

il

riprometta

si

quan-

riporne in Dio una speranza

fermissima. Ma, prima di tutto,

qual cemento

si

certezza assoluta, la perseveranza,

ci

facciano vedere con

possano fare stare insieme due cose

tanto repugannti tra di loro, una' speranza fermissima,


e un'aspettativa sospesa (i). Cemento tra due. idee,
una delle quali inclusa nell'altra? Perch, di novo,
chi non sa che la sospensione o, vogliam dire, la non
certezza, un elemento essenziale della speranza? che
questa non altro appunto, che l'aspettativa non certa
d'una cosa desiderata? Ma dove gli par di cogliere la
contradizione, in quel fermissima tanto una preoccupazione, principalmente quando superba, pu far
dimenticare ci che impossibile d'ignorare! Chi non
sa che la speranza, come ogni altro affetto umano,
;

capace di gradi indefiniti?

Il

cos, esauriti tutti gli aggiunti,

linguaggio ha, per

andato

dii

in cerca di tutte

(i) Frohibent capite decimo quarto, ne quis perseveraiidi constantiam sibi, absoluta certittidine, ex Deo polliceatur ; tametsi firmissimam de illa spam in Deo collocati non improbant. Sed nobis trimum ostendant quoniam. coemento coagmentari queant res tantoperc
dissidenies, firniissima spes, et suspensa expeciatio. Antidotum Con
fili
Tridentini
in sextam sessionem. (Manzoni).
;

233

figure che potessero servire,

le

in

qualche maniera, a

distinguerli e a determinarli. E, essendo poi la speranza

non un semplice affetto umano, ma una virtsoprannaturale, come non sar desiderabile che arrivi
al pi alto grado? Perci il Concilio non si restringe
a non disapprovare (espressione che fa parer quasi una
concessione quello che un precetto) che si riponga
nell'aiuto di Dio una fermissima speranza; dice che
tutti lo devono (i). E la ragione del precetto evidente. Ogni speranza d'un bene promesso condizionacristiana,

tamente

(e

qual promessa pi espressamente e ripetu-

tamente condizionata, di quella della salute eterna?) si


fonda, da una parte, sulla fedelt e sulla potenza dell'autore della promessa, e
chi

dall'altra,

sulla

deve adempire la condizione. Quindi

cristiana dev'esser fermissima, senza

fedelt di
la

speranza

paragone con nes-

sun altro sentimento possibile dello stesso genere, in

fonda sull'infallibilit e sull'onnipotenza dell'Autore della promessa; speranza e nulla pi, o, per
quanto

si

parlar pi esattamente, speranza e null'altro (giacche


la certezza

ranza,
in

ma

non

un ultimo

supremo grado della spe-

un'altra essenza, e incompatibile con essa),

quanto l'adempimento della condizione dipende dalla

libera volont dell'uomo.

Ma

speranza fermissima con

tutto ci, perch quella promessa, data per un'infinita

non ha per
Imponendoci la condizione. Dio non ci ha abbandonati alle sole nostre forze
per adempirla; ma ha promesso ugualmente d'aiutare
carit, e per

meriti infiniti del Redentore,

unico oggetto la

ricompensa.

ogni nostro sforzo, purch sincero, e d'accordare alla


preghiera tutto, senza eccezione, ci che possa esser ne-

Nemo

aliquid (de perseverantiae munere) absoluta


tametsi in Dei auxilio firmissivam spem collocare et reponere omnes dehcnl. Deus enim, nisi ipsi illitis f<ratiae
(j)

certiltidine

sibi

certi

polliceatur

opus boniiiu, ita perficiet, operans velie et


Conc. Trid. Sess. VI, cap. XIII. (Manzonil

defueritit, sicut coepit


ficere.

f>er-

234

cessarlo a quell'adempimento.

perch la cognizione

pi elevata della verit fa trovare una concordia tra


quelle verit subordinate che, a prima vista, possono

parere opposte,

il

fedele istruito da Dio, per mezzo

della Chiesa, sa che quell'incertezza

non ha

quale rimane

una condizione, quel-

nella speranza cristiana, anzi ne


l'incertezza che

la

altra ragione, che nella nostra

debolezza, non solo necessaria a mantenere l'umilt e


la vigilanza

ma ha

la virti

speranza medesima. In

di render piti

altri termini,

fidenza di noi medesimi, se

il

ferma

la

intende che la dif-

core veramente cristiano,

serve a fortificare e accrescere la nostra fiducia in

Dio

quanto pi l'uomo conosce che debole, che inche sproporzionato assegnamento possa fare sulle

Infatti,
certo,

sue proprie forze, e insieme sa e crede che gli

permesso,

ma comandato

di sperare; tanto pi

non gi
sente

si

mosso a volgersi e, direi quasi, a buttarsi, con un


abbandono, da quella parte dove tutto forza,

lieto

tutto

fedelt, tutto previdenza, tutto assistenza. Nelle

speranze che hanno per oggetto

beni temporali, quc"

due opposti e costitutivi sentimenti, fiducia e diffidenza,


fanno unicamente il loro ufizio naturale, che di combattersi, senza mai concorrere, n direttamente ne indirettamente, a uno stesso fine. Nella speranza cristiana,
ogni atto di diffidenza porta con s
viva e sempre vinta.

rimanendo

la

ragione d'un

prima sempre
La debolezza finita, senza mai

atto prevalente di fiducia,

la

n sconoscersi, n scusarsi, anzi per l'umile confessione


di s

medesima,

si

sente insieme e superata

finita bont, e sostenuta

da

dosi anche in questo senso

il

(i)

(i).

li /MS

(Manzoni).

in

un'in-

detto dell'Apostolo, che

la potenza divina arriva, al suo

debolezza

da

un'infinita forza; avveran-

fine

per mezzo della

Cos la religione, che innalza al grado


infirmitate

perficitur.

Ad

Corinth.

Il,

XII,

q.


di virt

un

235

affetto naturale, qual'

la

speranza, dan-

dogli per motivo la suprema Verit, e per termine

supremo Bene,

il

manifesta poi, in questo caso, come

ci

in tant'altri, ci che la ragione stessa trova necessario,

anche senza conoscerne


essenziale

il

modo

(come

d'una virt

cio che

un elemento

l'incertezza

lo

della

speranza) non pu essere opposto alla perfezione di


essa.

Oso credere

che,

se

la

dottrina

della

giustifica-

zione per la sola fede fosse proposta in questi tempi,

per la prima volta, con qualsisia apparato di ragiomenti, e con qualsisia impeto
difficilmente

qualche

popolazioni.

l'intere

d'eloquenza, troverebbe

non che tirarsi dietro


credo ugualmente che ognuno

seguace,

sar ora facilmente d'accordo con l'illustre autore nel

riguardarla come naturalmente sovvertitrice della mo-

Credo ancora, che non avrebbe maggior seguito

rale.

l'altra

dottrina,

o conseguente o analoga, della cer-

tezza della salute.

Ogni

errore, per entrar nelle menti,

ha bisogno d'un concorso particolare di circostanze,


quantunque possa durare, anche mutate queste; e quantunque possano durare i suoi effetti, anche quando
abbia perduta, o affatto o in gran parte, la sua forza;
come durano purtroppo le dolorosissime separazioni,
delle

quali

cagioni,

e,

que'

per

novi

dommi furono

qualche

tempo,

quasi

cagioni

le

attive

prime
e

po-

tenti.

III.

Spirito e effetti delle forme imposte alla penitenza.

Quali sono poi finalmente queste forme penitenziali

La

confessione delle colpe, per dare al sacerdote la

cognizione dell'animo del peccatore, senza la quale


impossibile ch'egli eserciti la sua autorit; l'imposizione

236

dell'opere di soddisfazione; la formula dell'assoluzione.

non mi propongo di farne l'apologia; giacch comi


pu mai trovarsi a ridire in esse, che non sono altro
che il mezzo pi semplice, pi indispensabile, pi conforme all'istituzione evangelica, per applicare la misericordia di Dio, e il Sangue della propiziazione? Far
bens osservare, non gi tutti gli effetti di questa istiIo

tuzione divina (rimettendomi alle molte opere apologetiche che ne ragionano, e alle lodi che ha avute anche

da molti

di

non l'hanno conservata), far

quelli che

osservare principalmente quegli effetti che sono in relazione col ritorno alla virt per

tenimento della virt

traviati, e col

man-

ne' giusti (i).

L'uomo caduto nella colpa ha pur troppo una ten


denza a persisterci e l'essere privato del testimonio
della bona coscienza l'affligge senza migliorarlo. Anzi
;

una cosa

che

riconosciuta,

colpa a colpa, per estinguere

il

il

reo

aggiunge spesso

rimorso; simile a coloro

che, nella perturbazione e nel terrore dell'incendio, but-

tano nelle fiamme ci che vien loro alle mani, come


per soffogarle.

Il

rimorso, quel sentimento che la re-

ligione con le sue speranze fa diventar contrizione, e

che tanto fecondo in sua mano, per lo pi o sterile


o dannoso senza di essa.
quella voce terribile

Il

reo sente nella sua coscienza

non

sei

pi innocente

e quel-

non potrai esserlo pi e


riguardando la virt come una cosa perduta, sforza l'intelletto a persuadersi che se ne pu far di meno, che
un nome, che gli uomini l'esaltano perch la trovano
l'altra

pi terribile ancora

utile negli altri, o perch la

cerca di tenere

il

venerano per pregiudizio;

core occupato con sentimenti viziosi

(1) Seguono due pagine di una bellezza meravigliosa contenenti


un'analisi delle aspirazioni e dei bisogni che ha l'anima umana, quale
solamente poteva darci la penna del Manzoni. Leggano e meditino
quelli che chiamano la confessione pratica da femminette. E, giova

ripeterlo, l'illustre

uomo che

cosi scriveva, cosi operava.

237

che lo rassicurino, perch

un tormento

virtuosi sono

Ma

per lo pi quelli che vanno dicendo a s


stessi che la virti un nome vano, non ne sono veramente persuasi se una voce interna annunziasse loro
per

lui.

autorevolmente, che possono riconquistarla, la crederebbero una verit, o, per dir meglio, confesserebbero a se
stessi

fondo, creduta sempre

d'averla, in

fa la religione in chi vuole ascoltarla

nome d'un Dio che ha promesso


spalle le iniquit del pentito
e offre

il

perdono,

prezzo del peccato.

il

ma

Questo

di buttarsi dietro le

stero di sapienza e di misericordia

gione non pu penetrare,

tale.

essa parla in

essa promette

mezzo di scontare

il

Mi

mistero che la ra-

che tutta la occupa nel-

l'ammirarlo; mistero che, nell'inestimaftilit del prezzo


della redenzione, d un'idea infinita e dell'ingiustizia
del peccato e del mezzo d'espiarlo, un'immensa ragione
di pentimento, e

Ma

un'immensa ragione di

la religionie

move anche

non fa solamente questo; essa riuomini oppongono

gli altri ostacoli che gli

al ritorno alla virt. Il reo

sfugge la societ di quelli

che non lo somigliano, perch


loro virt

fiducia.

aprir egli

il

li

teme superbi della

suo core a loro, che ne pro-

da pi di lui? Che
consolazione gli daranno essi, che non possono restituirgli la giustizia? essi che stanno lontani da lui, per
fitteranno per fargli sentire che sono

parere incontaminati? che parlano di lui con disprezzo,

perch

si

veda sempre pi che disprezzano

il

vizio? essi

che lo sforzano cos a cercare la compagnia di quelli


che sono colpevoli come

lui,

gioni per ridersi della virt?

e che haiino le stesse ra-

La

giustizia

umana ha pur

troppo con s l'orgoglio del Fariseo che


col

si

paragona

Publicano, che prende un posto lontano da lui;

che non s'immagina che quello possa diventare un suo


pari; che, se potesse, le terrebbe sempre nell'abiezione
del peccato.


Ma

238

questa divina religione d'amore e di perdono ha

istituiti de' conciliatori tra

Dio

Li vuole puri,

e l'uomo.

perch la loro vita accresca autorit alle loro parole,


perch

il

peccatore, con l'accostarsi a loro,

tornato nella compagnia de' virtuosi


e perch

correre

senza temere

loro,

s'avvicina senza ribrezzo a

peccatore anche

a un

lui,

ma

li

d'esserne

senta

si

possa

lui colpe, ricava anzi fiducia

ri-

Egli

respinto.

un uomo che confessa

uomo

ri-

vuole umili,

puri, e perch quello

possano esser

d'esser

che, dal sentire le di

che chi

le

rivela sia caro

a Dio, e venera nel ravveduto la grazia di Colui che

richiama a s
che gli sta
spalle del

cori

a un

piedi

a'

pastore,

uomo

che riguarda in quello

pecora cercata e portata sulle

la

della gioia del

l'oggetto

cielo;

un uomo che tocca le sue piaghe con compassione e


con rispetto, che le vede gi coperte di quel Sangue
che invocher sopra di esse. Sapienza mirabile della religione di Cristo Essa impone al penitente dell'opere
di soddisfazione, che diventano per lui un testimonio
!

consolante del suo cambiamento, e con le quali


franca

nell'abitudini

virtuose

nella

vittoria

si

di

rin-

se

stesso; con le quali mantiene la carit, e compensa, in

non solo la religione non gli accorda il perdono, se non a condizione


che ripari, potendo, i danni fatti al prossimo ma, per
certa maniera,

il

mal

fatto.

Perch,

ogni sorte di colpe, lo assoggetta alla penitenza, la


quale non altro che l'aumento di tutte

le virti, e

quella

che fa dell'offensore di Dio un ministro umile e volon-

Essa prescrive

tario della sua giustizia.

che s'assicurino

il

pivi

timento e del proposito

ma

suoi ministri,

indagine che tende, non sole

a impedire che s'incoraggisca

perdono,

a'

che possono della realt del pen-

il

vizio con la facilit del

dare una pi consolante fiducia

l'uomo che h pentito davvero


perfezione e di misericordia.

al

tutto sollecitudine di
i

ministri che riconci-

239

leggermente chi non fosse realmente mutato,

liassero

minaccia che, in vece di scioglierlo, saranno legati essi medesimi tanta la sua cura perch l'uomo
rimedi pietosi che Dio ha dati
non cambi in veleno
essa

li

alla nostra debolezza.

Chi, con queste disposizioni,

ammesso

alla peni-

tenza, certamente nella strada della virti; chi s' sen-

dire

tito

trova

dal

come

ministro del

Signore,

che assolto,

nel

retaggio

dell'innocenza,

ristabilito

si

principia di novo a battere quella strada con alacrit,

con tanto pi di fervore quanto pi

amari ha

frutti

colti

sente che gli atti e

in

si

rammenta che

quella del vizio, quanto pi

sentimenti virtuosi sono

mezzi

che la religione gli presenta per crescere nella fiducia


che

le

sue tracce su quella trista strada siano cancellate.

La
le

religione ha ricevuto dalla societ

restituisce

un giusto

un

vizioso, e

essa sola poteva fare un tal

cambio. Chi avrebbe tentato, chi avrebbe pensato

d'i-

stituire

de' ministri per aspettare

vitarlo,

per insegnar la virt, per richiamare a quella

chi

ricorre

che non

si

loro,

il

peccatore, per in-

per parlargli con

quella sincerit

trova nel mondo, per metterlo in guardia

contro ogni illusione, per consolarlo a misura che di-

venta migliore?

mondo

si lamenta che molti esercitino un cosi


come un mestiere; e con questa parola gli
rende omaggio senza avvedersene, riconoscendo che ogni

Il

alto ufizio

mira di guadagno, di vantaggio temporale, anche onestissima in ogni altra professione, sconveniente nel-

-Ma

forse che sono cessati i ministri


degni d'un tale ufizio? No, Dio non ha abbandonata la
l'esercizio di esso.

sua Chiesa: Egli mantiene in essa uomini che non


hanno, che non vogliono altro mestiere che sacrificarsi
per la salute de' loro fratelli, e in questa vedono un
vero premio de' pericoli, de' patimenti, della vita pi

240

laboriosa; qualche volta della morte, del supplizio, e

pi spesso d'un lento martirio.

menta degli

altri,

Ma

il

mondo

che

si

la-

guarder dunque questi con venera-

zione e con riconoscenza; in ogni ministro zelante, umile

vedr un uomo grande si rammenter


con tenerezza e con ammirazione que' sacerdoti che score disinteressato

rono

Dio

deserti dell'America per parlare di

ai sel-

vaggi; al sentire la fine di que' soldati della Chiesa,

China per predicar Ges Cristo, senza


hanno recentemente sofferto il
martirio, il mondo se ne glorier, come fa di tutti quelli
che disprezzano la vita per un nobile fine (i). Se non
lo fa, se deride quelli che non pu censurare, se li dimentica, o li chiama intelletti deboli, miseri, pregiudicati,
si pu credere che il mondo odii, non i difetti de'
che, andati alla

una speranza

ma

ministri,

Ma

la

terrena, ci

il

ministero.

penitenza sacramentale non utile e neces-

saria solamente a quelli che

hanno scosso

legge divina, e aspirano a riprenderlo


giusti.

ai

il

giogo della

lo

non meno

In guerra continuamente con le prave incli-

nazioni interne, e con tutte le potenze del male, essi

sono chiamati dalla religione a ripensare nell'amarezza


del

core

cadute,
di

atti

sempre

le

loro

imperfezioni,

a implorarne
virtuosa
in

meglio

(i)

Il

vegliare

sulle

loro

annegazione, a proporre di cambiar


loro vita.

la

che distrugge in essi


di creta conserva

perdono, a compensarle con

il

il

vizi,

al

La

penitenza quella

loro nascere, e in vasi

tesoro (2) della giustizia.

Manzoni accenna

ai

nLimerosi

missionari,

quali

furonc

massacrati con migliaia di cristiani nella Cina durante la persecuzione


ordinata contro di loro nel iSicconun editto di Kia-King e ripetutasi
cinque anni dopo da Tao-Kuang nel 1820. Tali persecuzioni, dopo un
periodo di pace ottenuto nel iSqS per imposizione delle potenze europee,
rincrudirono nel igoo e provocarono un secondo intervento delle potenze europee con milizie, che aprirono definitivamente le porte della

Cina

alla civilt cristiana.

(2)
;id

Habemus

Corinth. IV,

aiitcm thesaurum istutn in vasis fictilibus. Paul. II


(Manzoni).

7.

241

Un'istituzione che obbliga l'uomo a formare un giudizio severo sopra s stesso, a misurare le sue azioni e
le

sue disposizioni col regolo della perfezione, che gli

pi forte motivo per escludere da questo giudizio

il

ogni ipocrisia, insegnando che sar riveduto da Dio,

una istituzione sommamente morale.

Come mai una


da

intesa
olte

tanti

uno

attribuito

ha potuto essere mal

tale istituzione

scrittori

Come mai

stato tante

le

perfettamente opposto

spirito

al

lUO?

Non

pu

meno

non provare un sentimento doloroso per ogni verso quando, in uno scritto che spira
amore per la verit, e per il perfezionamento, in uno
si

dove

scritto,

di

le riflessioni le

pii^i

pensate sono ordinate

al

sentimento morale, e questo

al

si

trova

che

questa proposizione

coTTinrare

l'assoluzione

colpe (i)

(i)
i>litti,

favori

Con

la

sentimento religioso,
il

cattolicismo

manifestazione

fa

delle

nell 'ammettere le pratiche per compensare


comparare l'assoluzione con la manifestazione, ed
con offerte, offendeva troppo apertamente le pi semplici noII

nel

catt'ici.^mo,

far

della ragione, perch potesse resistere al progresso dei lumi.


Educntion ftratiqne, trad. de l'ancais par M. Pictet. Genve, de
l'imprimerie de la Bihiotcaiie Britaiintquc. Prface dii Traducteur,
lag. vni, e della seconda edizione pag. vii.
Senza dubbio una tal religione urterebbe le nozioni pi semplici
l'-T
raijionf.
^Ta, sunnonf-ndo tale il cattolicismo, rimarrebbe da
;piegare come tanti intelletti eminenti, quanti esso ne conta, e, ci
zioni

'-.p

-li,

-l'^ione.
I

rome

tutti

cattolici siano indietro delle

Questa spiegazione per non

necessaria,

prime nozioni della


non stando punto

fatto.

.Non ci stenderemo sull'altre due tacce date al cattolicismo, perch


on sono direttamente dell'argomento, e perch implicitamente vendono scio'te anch'esse; giacch le pratiche del culto e l'offerte, con
'e condizioni d'Ile quali s' oi volte parlato, sono convenientissime
il fine di compensare
peccati, e d'ottenere
favori
e senza di quelle
non sono n iroDOste, n valutate dalla dottrina della Chiesa. Vonovo esempio di dottrine erroneamente apposte
n''o addurre un
alla Chiesa nella materia della penitenza, ho scelto ouesto tra moltissimi,
perch, in un libro, doVe vorrei che tutto fosse concordia e benevolenza, m' parso bene di citare scrittori ai quali, ribattendo le loro
i

'

16 (^niA'/

z'.

M.tr.iie cattolica dei Manzoii.


Qui non

tratta,

si

242

n d'induzioni, ne d'influenze

condite e complicate;

si

tratta d'un

re

Ognuno pu

fatto.

informarsi da qualunque cattolico, se la manifestazione


(aveu) delle colpe basti a ottenere l'assoluzione; qua-

lunque cattolico risponder di no, qualunque cattolico


ripeter col Concilio di Trento
Anatema a chi nega
:

che alla perfetta remissione de' peccati

tre atti del penitente, quasi

cio

zione

contrizione,

la

Di

confessione

la

si

richiedano

materia del sacramento,


la

soddisfa-

(i).
pili,

ricevere questo sacramento senza quelle di-

sposizioni

un

sacrilegio,

un novo

tanto vero che l'assoluzione non

orribile peccato.

compra con

la

si

confessione materiale, che qualche volta l'assoluzione

pu

negata dopo quella confessione, e qualche


d senza di essa, come ai moribondi, i quali

esser

volta

si

non siano

in caso di confessarsi, e

diano segni d'esserci

disposti.

un momento

Si consideri

dottrina dei sacramenti, e

mia

Chiesa nella

vedr come tutta l'econo-

di essi sia diretta alla santificazione del core,

vedr quanto essa


a'

lo spirito della
si

sentimenti.

dal sostituire

sia aliena

L'insegnamento cattolico

fa

le

si

pratiche

ne'

sacra-

menti una distinzione non meno propria che importante,

chiamandone alcuni sacramenti

de^ vivi, e altri de^ morti.

Gli uni e gli altri sono istituiti

ma

per santificare

non

di

stato

in

Chiesa,

grado

di santificazione

opinioni,

si

perch?

grazia:

primo passo,

il

da Ges

Cristo, e tutti

primi non lecito accostarsi se

ai

il
il

Perch,

secondo

la

passo indispensabile a ogni


ritorno a Dio, l'amore della

possa dare un attestato

di

stima sentita e non comune.

(Manzoni).
(i)

Si

quis negaverit ad integram et perfectam remissionem requasi materiam Sacramenti Pocniten-

quiri tres acius in poenitente,


tiae,

vidclicet

thenia

sit.

Contritionein,

Conc. Trid.

sess.

Coiifessionem et Satisfactionem

XIV, ran. IV.

ana-

male.

l'avversione al

giustizia,

24.3

C'

pur troppo neglj

uomini una tendenza, superstiziosa insieme e mondana,


che

porta a confidare nelle nude pratiche issterne,

li

e a ricorrere a cerimonie religiose per soffogare

ri-

morsi, senza riparare ai mali commessi, e senza rinunziare alle passioni

secondo

ci

il

gentilesimo, cred'io,

loro desidri.

Ma

li

serviva in

qual la religione che

essenzialmente, perpetuamente e manifestamente s'op

pone a questa tendenza? La religione cattolica senza


alcun dubbio. Essendo tutti i sacramenti mezzi efficaci
di santificazione, perch non sarebbe lecito ricorrere indistintamente a tutti
culto

fossero

ammesse

sacramenti, se
a

le

compensare

pratiche del
delitti?

Qual

mezzo di santificazione potrebbe parere pi facile del


sacramento dell'Eucaristia, il quale comunica realmente
la

Vittima Divina, e unisce all'uomo la santit stessa?

Eppure
lego

il

la

Chiesa dichiara, non solo

inutile,

ma

sacri-

non sia in stato


diventa condanna m

ricevere questo sacramento per chi

di grazia

un core

il

Propiziatore stesso

ingiusto.

Essa obbliga

peccatori che vogliono

arrivare a quelle pi alte fonti di grazia, a passare per


i

sacramenti che riconciliano a Dio; cio la penitenza,

alla

quale non lecito avvicinarsi senza dolore del

peccato e senza proposito di nova vita, e

il

battesimo che

negli adulti esige le stesse disposizioni. Poteva la Chiesa

mostrare pi ad evidenza, che non conta, che anzi


cusa

le

pratiche esterne,

ri-

quando non siano segni d'un

amore sincero della giustizia?


Ma donde pu essere nata una opinione tanto contraria allo spirito della Chiesa ? Io credo da un equivoco (i). Essendo la confessione la parte pi apparente
del sacramento di penitenza, ne venuto l'uso di chia(i) E cosi molte accuse contro la fede nacquero e nascono tuttod
da equivoci o da parziale ignoranza di una dottrina che pure ebbe

l'assenso delle menti pi elette in ogni

campo

di

attivit

umana.


..are

Ma

244

impropriamente confessione tutto

saciamento.

il

s'avverta che quest'inesattezza di parole non ne ha

corrotta l'idea; perch la necessit del dolore, del pro-

ponimento

e della soddisfazione tanto universalmente

insegnata, che

pu affermare non esserci catechismo


ammesso alla confes-

si

che non la inculchi, n ragazzo


sione che l'ignori.

CAPITOLO

IX.

SUL RITARDO DELLA CONVERSIONE.


La

non fu

virt, invece d'essere lo sforzo costante di tutta la vita

Non

che un conto da liquidarsi in punto di morte.

accecato

cosi

prima
ed

in

denze.

dalle

passioni,

che non

questa fiducia sciofilieva

tale fiducia

il

avevano oltrepassato

freno

non

la

il

sregolate

ten-

alimentando una
ritardo della con-

autori di questa disordine spirituale,

moralisti;

antichi

agli

morte soltanto,

eli

sue

alle

loro scopo,

il

invano predicarono allora contro

versione, essi stessi erano

sconosciuto

consacrare,

di

qualche giorno alla cura della propria salvezza;

di morire,

I casisti

proponesse

bii

peccatore

vi fu

vita

del

l'abitudine

peccatore,

di

era

considerar
ornai

la

presa e

divent universale. (Pag. 415, 416).

Quest'ultima obiezione contro la dottrina cattolica


della penitenza viene a dire, che essa ha proposto un

mezzo di remissione tanto facile, tanto a disposizione


del peccatore in ogni momento, che questo, sicuro per
cos dire del perdono, stato indotto a continuar nel
vizio,

riservando la penitenza all'ultimo; e che, in que-

sta maniera,

non solo

tutta la vita stata resa inde-

pendente dalla sanzione


divenuta

religiosa,

un incoraggiamento

al

ma

mal

questa stessa

fare, e la

morale

stata, per conseguenza, rovinata.

Un

tale tristissimo effetto vien qui, per

pare, attribuito promiscuament|: alla

quanto mi

dottrina, all'opi-

nioni del popolo, e all'insegnamento del clero

e questr

245

le cose da considerarsi nella questione preNoi le esamineremo partitamente, per presentarle


secondo quello che ci pare il loro vero aspetto. Ma prima
sar ben fatto d'accennare le proposizioni che noi crediamo dovere essere il resultato di questo esame.
la sola conforme alle Sacre ScritI. La dottrina
ture
la sola che possa conciliarsi con la ragione

sono infatti

sente.

con

la morale.

IL L'opinioni venute dall'abuso della dottrina

non generali

sono individuali e
non speculative
non possono esser distrutte utilmente,

sono pratiche e

che dalla cognizione e dall'amore della dottrina.


III. Il clero

(preso non nella totalit

unanimit morale)

non dissimula

la

non insegna

fisica,

ma

dottrina

la

nella
falsa

vera.

I.

Della Dottrina.

Dobbiamo

qui rammentar di novo; che, in ogni que-

stione intorno al merito d'una dottrina morale, necessario,

prima di

rettamente e in

s.

tutto,

esaminar questa dottrina di-

Una

dottrina morale qualunque,

necessariamente o vera o falsa

o consentanea o op-

posta alla rivelazione e alla ragione. Prescindere da

una tale
effetti,

ricerca,

volerla giudicare puramente dagli

o per parlar pi esattamente, da alcuni fatti

che possano aver luogo insieme con essa, sarebbe lasciar

da una parte

il

vero e unico mezzo di giudicarla

con cognizione di causa,


dequato,

ma

prenderne uno, non solo ina-

essenzialmente fallace. Perch, oltre l'im-

possibilit di conoscere tutti que' fatti, e la difficolt

di

stimare imparzialmente que' tanti

conoscere,
dottrina,

il

riguardarli addirittura

sarebbe un

attribuire

che

come

ad essa

si

possono

effetti

ci

della

che sicu-

246

ramente non tutto suo,


nulla.

Una

che pu non esser suo

pu bens essere, e
fatti ma non n' mai

dottrina morale

nariamente, una cagione di


anzi

per.

ordila sola

in quanto cagione, condizionata e subordinata

non sa,
che in virt di questa libera volont, l'uomo pu rivolgersi al male, anche dopo aver ricevuta in massima la
a un'altra, cio alla volont dell'uomo.

dottrina

pi

propria

trina che promettesse

di

dirigere

al

bene?

chi

Una

dot-

rendere infallibilmente boni

gli uomini, col solo esser promulgata, potrebbe


giustamente esser rigettata sulla semplice prova degli

tutti

Ma

inconvenienti che sussistono con essa.

siccome la

cattolica non fa una tale promessa, questa


prova non basterebbe per farne un giudizio fondato.

dottrina

Bisogna esaminarla

se gli effetti cattivi

hanno origine

da lei, il vizio si trover in lei stessa-. Ma se, all'opposto,


non ci troviamo altro che rettitudine e sapienza, potremo dire anche qui, che a lei non si devono attribuire
altri effetti che i boni. A lei, dico, non come a cagione
immediata, ne efficiente per se, ma come a un motivo
potente, e a una guida, in parte, necessaria; cio in
quella parte della moralit, che eccede la cognizione
naturale, e che

rivelazione

non

ci

poteva esser nota, se non per la

(i).

S'insiste particolarmente sulla necessit d'esaminare la dotperch questo esame ordinariamente omesso, e molti, dopo
aver citata una qualche ^quit commessa da de' cattolici, credono
d'aver giudicata la religione. Questa strana maniera di ragionare
usitatissima in tutte le questioni che hanno relazione con la rnorale.
Dove ci sono partiti, ognuno crede d'aver provata la bont della
sua causa, adduce. do gl'inconvenienti dell'altra
ognuno paragona
tacitamente la causa avversaria con un tipo di perfezione, e non gli
difficile dimostrare che ne sa lontana. Quindi quelle dispute eterne,
nelle quali, lasciata indietro la questione essenziale, una parte espone,
pi o meno esattamente, la met della questione accessoria, e trionfa
con questo che l'altra parte trionfi dal canto suo, esponendone l'altra
met.
Si citano de' fatti di prepotenza brutale sostenuta dagli usi, o
anche dalle leggi frivolezze tenute in gran conto, e cose importanti
(1)

trina,

-M7

Richiamando la questione alla dottrina, non intendiamo di decimare quella del fatto; ma bens d'adempire una condiizone necessaria per trattarla con
cognizione di causa e utilmente.

che noi cercheremo

Il

con tutta quella precisione che pu comportare


un fatto cos molteplice e cos vario e composto, ma,
poich, se il nostro scopo fosse
certo, con ogni sincerit
di fare

d'illudere o noi

medesimi o

gli altri,

il

guadagno

solo

che potremmo ricavare sarebbe quello d'essere o ciechi


volontari, o impostori

dottrina, questo

Pu

l'uomo,

che

fin
i

vive,

non

pii^i

confidando per

diventai

commetterne, di ripa-

danno, per quanto potr,

il

peccatore

di

suoi peccati, chiedendone perdono

a Dio, risolvendo di

ci che riguarda la

giusto, detestando

rarne

due poveri guadagni.

punto della questione, per

Il

farne penitenza,

e di

la remissione di essi nella misericordia

di Dio, e ne' meriti di

Ges Cristo? Quando

il

pecca-

tore sia cos gmstificato, egli in istato di salvezza?

La Chiesa

dice di

consultiamo

sultiamo la ragione, cerchiamo

la Scrittura, con-

princpi

le

conse-

scoperte del bon senso, o anche del genio, accolte come


insistenze liinjjhissime degli uomini pi accreditati, verso qualche

trascurate
deliri

scopo insensato, e sbaglio anche ne' mezzi per arrivarci


bone azioni
cagione di persecuzione, e azioni triste, cagione di prosperit, ecc.,
ecc., e si conclude dicendo: Ecco il bon tempo antico; e se ne
cava argomento per ammirare lo spirito de' tempi moderni. Da
un'altra parte s'adducono imprese principiate in nome della giustizia e dell'umanit, e consumate col pi tracotante arbitrio e con
;

la

pi orribile ferocia

volutt,

virt

passioni preconizzate

namento individuale

sociale

nell'orgoglio

come un mezzo

di perfezio-

da molti
anche qui, come sempre

sapienza

la

riposta

nella

per
persecuzione della virt e il trionfo del vizio, ecc., ecc., e si
Ecco il secolo de' lumi
conclude dicendo
e si danno queste
come bone ragioni per desiderare i tempi andati. Ammirazione e desiderio in cui si sprecano tanti oensieri che si potrebbero consacrare
allo studio della perpetua corruttela dell'uomo e de' mezzi veri oer
rimediarci, e all'applicazione di questa cognizione a tutte l'istituzioni
e a tutti i tempi.
tutto,

la

la

Queste
trascurato.

riflessioni

(Manzoni).

non

si

danno qui come recondite,

ma come

248

guenze legittime di questa dottrina,

dottrina

della

contraria.

Lasciando per brevit da una parte

la

connessione

essenziale di questa dottrina con tutta la Scrittura, e


i

passi ne' quali sottintesa, ne riportiamo

ma

uno

solo,

formale.

La

giusto non

del

giustizia

lo

liberer

in

qua-

lunque giorno pecchi; e l'empiet dell'empio non gli


nocer pii in qualunque giorno si converta.... Se avr

detto all'empio

del suo peccato, e far opere rette e giuste; se resti-

tuir

camminer

ne'

d'ingiusto

viver e non morr.

ha commessi, non

opere rette e giuste, viver

morrai

tu

ed egli far penitenza

comandamenti di
gli

dunque

chiederne conto,

nulla

far

peccati che
:

ha fatto

(i).

o,

ad essa bisogna
meglio, ad essa dobbiamo

sulla Scrittura;

per dir

d'una verit cos salutare

del resto, cos legata con l'altre


le

saranno imputati

la cognizione certa e distinta

per

vita,

Tutti

princpi e tutte le conseguenze di questa dot-

trina ricadono

e,

pegno, e render quello che ha rapito, e

il

Tutti

ugualmente

rivelate,

quali la nostra merite stata sollevata al concetto

soprannaturale, che quanto dire,

al

concetto intero della

moralit. Infatti (siamo costretti dall'argomento a toc-

car di novo alcune cose gi dette nel capitolo antece-

dente) infatti, se la giustizia consiste nella conformit


dell'inteletto e della volont
cessaria, dell'azione

con

la

e,

per una conseguenza ne-

legge di Dio,

il

peccatore che,

(i) lustitia iuiti non liherabit eiini in quacumque die peccaverit ;


impietas impii non noccbit ei in quacumque die conversus fuertt
Si atitein dixero impio : morte tnorieris ; et
ab impietate sua
egerit poenitentiam a peccato suo. fecerttque iudidutn et iustitiam,
et pii^niis restitucrit ille impius, rapinamque reddiderit, in mandatis
vitae ambulaverit, nec fecerit puidquam iniusium ; vita vivet, et non
viorietiir. Omnia peccata eius, qtine peecavit, non imputabuntur ei :
iudciuni et iustitiam fecit, vita vivst. Ezech. XXXIII, 12, 14, 15, 16.
^ejjg- pure il cap. XVIII, 21 e seg. (Manzoni).

et

249

per la misericordia e con la grazia di Lui, diventa conforme a quella, fino a condannar se medesimo, diventi

uno stato reale dell'anima umamena; se la conversione, se il perdono ottenuto per


riti del Mediatore non sono parole vane; l'uomo che,
Se

giusto.

la giustizia

in qualunque giorno, entrato in questo stato, attualmente amico di Dio, e quindi chiamato alla sorte
che Dio ha preparata a' suoi amici. Se il tempo della
prova in questa vita; se il premio e la pena dipendono
precetti della morale crida questo tempo (e tutti
i

stiana

hanno

quanti

filosofi,

loro

la

sanzione

questo

in

domma

anche nemicissimi della religione,

no.

l'hanno riguardato come un suo gran benefizio, come

un supplimento

mezzi umani per accrescer

ai

morale, e diminuire

il

male!); se

in questa vita, l'uomo che, al


giustizia,

stato

di

vezza

(i).

quali

princpi,

sono

conseguenze

le

riguardo alla condotta

evidente che, per fare


ricerca,

il

non sono che una

chi, nel

della prova, in
stato

legittime
di

tutta

di

di
la

sal-

questi

vita?

con cognizione di causa una tale

bisogna osservare

di cui essi

finir

necessariamente in

bene

il

tempo della prova

il

complesso della dottrina


parte.

pericolo prossimo d'un'inondazione, do-

mandasse, se trascurando di mettersi

in

salvo in quel

momento, sarebbe certo di perire, cosa si dovrebbe rispondere? No: non assolutamente certo che perirete
periodo accennata brevemente Uj
cattolico, secondo il quale si promettono premi e si minacciano castighi in un'altra vita a seconda del
bene o del male che si opera in questa. Ci fu pure riconosciuto da
filosofi pagani o avversi al cristianesimo ed in genere da ogni religione, perch cosi ogni azione, anche la piij occulta, riceve una
sanzione a cui nessun credente pu sfuggire. Per questo Voltaire
diceva che, per il popolo
Se Dio non esistesse, converrebbe inventarlo . Con tale espressione il bello spirito francese ven-iva a confessare che in fondo, una morale senza religione una giustizi.!
senza tribunale.
(i)

efficacia

Nella parentesi
morale che ha

ciucsto

di

dogma

il

250

Una

trattenendovi in un tale pericolo.

veduta pu svoltare

cagione impre-

corso dell'acqua; l'acqua stessa

il

pu mandarvi vicina una tavola che vi porti a salvamento. Ma voi ponete male la questione, considerando
unicamente, in una deliberazione di tanta importanza,

una possibilit debole

da una

lontana, e lasciando

momento

parte la difficolt; che ogni

di ritardo rende

pi grave.

Lo

stesso nell'affare della salvezza dell'anima.

sempre possibile

non pu dire altrimenti


ficolt cresce a

convertirsi, dice la Chiesa, e

il
;

ma

misura che

difficile,

s'accumulano, che l'abitudini viziose


s'

ma

questa dif-

tempo passa, che

il

si

peccati

rinforzano, che

stancata la pazienza di Dio, restando sordi alle sue

chiamate; quindi

la

difficolt

momento d'abbandonare
non lusinga

sanno nemmeno

mento

il

massima appunto al
la Chiesa, non solo

peccatori che potranno superare queste

ma non

difficolt,

la vita.

cessa

modo

rammentar

di

potranno affrontarla

se

loro,
;

che non

giacch

il

mo-

della morte sono ugualmente incerti.

Dunque bisogna

vivere in ogni

momento

di poter con fiducia presentarsi a Dio;

in

dunque

maniera
la con-

momento ai peccatori, la
momento ai giusti tali e simili
sono le conseguenze che un uomo ragionevole (e la
religione, come tutte le dottrine vere, intende parlare

versione necessaria in ogni

perseveranza in ogni

alla ragione) possa dedurre

guenze, delle quali nulla


e di pi applicabile a

che tutte

si

da quella dottrina. Consepu pensare di pi morale,

ogni azione, a ogni pensiero; e

riducono a quell'avvertimento lasciatoci dal

Maestro medesimo

pensate, verr

jiieno

si

State fref arati, perche, nell'ora che


il

Figliolo dell' uomo

(i).

Quindi

quella dottrina, lungi dal portar gli uomini a non con(i)


'tiinis

Et vos estote parati: quia, qua hora non putatis, Filius hoLuG. XII, 40. (Manzoni).

vcnict,


siderare che la morte,

251

sommamente propria a

dirigere

tutta la vita.

Ma

cos'importa,

dir,

si

morali siano legittime o no,

quando

che

conseguenze im-

le

quando sono

uomini hanno regolata

gli

queste conseguenze? Voi

che

dite

state dedotte,

loro

la
i

su

vita

viziosi

cattolici

ma questa
sia pure
hanno ragionato stortamente
dottrina sempre stata per loro un'occasione di ragionar cos e hanno vissuto nel male, con la fiducia

e per la fiducia di morir

oc

Suppongo

fatto, e

il

bene

bisogna provare che gioverebbe alla morale

il

lasciar

uomini senza una dottrina sul ritorno a Dio,

gli

domando: come rimediarci?

sui

suoi giudizi, sulle pene e sui premi della vita futura;

o trovarne una diversa dalla rivelata, e che non abbia

n questi inconvenienti, ne de' peggiori. Venga un


che s'arroghi di farlo, non avr
di fermarlo

e.

di dirgli

Perch gli uomini hanno cavate

delle conseguenze viziose

inclinazioni
fallibile;

da una dottrina santa

darne loro una arbitraria? Come!

volete

voi

Ig,

non

si

uomo

Chiesa la ragione

sono raddrizzate con

la

e vera,
le

loro

regola in-

quale pervertimento non arriveranno con

una regola falsa?

Ma

supponiamo che quest'uomo non dia

retta alla

Chiesa, e che, passando sopra una tale difficolt, argo-

menti

in

questa maniera.

stato insegnato ai cattolici, che

il

peccatore pu,

<r

fin

che vive, convertirsi e esser giustificato.

che

s'

versione alla morte una doppia temerit, un'enorme

anche sempre detto

loro,

che

il

vero

rimetter la con-

insensatezza.

Ma

cosi accecato

dalle passioni, che non proponesse di

consacrare, prima di morire, qualche giorno alla cura

della sua salvezza; e con questa fiducia scioglieva

(i

ireno (die sue inclinazioni sregolate. Ci vuol dunque

malgrado

ci,

non

ci

fu peccatore

il

252
ffl

un rimedio e non un palliativo; bisogna estirpare la


radice del male, cio una dottrina necessariamente
male interpretata, una dottrina che, data la natura
dell'uomo, opera certamente un effetto cos malefico.
In queste cose non si pu stare senza una dottrina
qualunque; una dottrina media non ci sarebbe su che
fondarla. Dunque necessario stabilire e promulgare
opposta, cio

dottrina

non

che

vero

l'uomo

la

et

possa convertirsi a Dio; giacch, se s'ammette la posessa

sibilit,

si

applica da s e necessariamente

momenti della

tutti

agli ultimi

giudicato nello

questa

ordinariamente la

bona morte

stato

vita,

e,

per conseguenza, anche

ugualmente insegnato

vita.

vero che

un

ai cattolici,

stato in cui

anche detto che la morte

s'

conseguenza della vita; che una


dono, che la vita tutta intera

tal

deve essere impiegata

che non solo non promessa agli empi,

nacciati

implorarla e a meritarla;

di morire in peccato; che

il

una giusta speranza di ben morire,

altri

correttivi

ma

la vita ; e

catare, e

versale. S'insegni

cato nello stato in cui

vita

sono mi-

ci,

s'

presa

morte del fecquest'abitudine divenne unila

dunque che l'uomo non sar giudi.si

trover all'uscire di questa

Ci s'msegni questa dottrina, e

ranno

ma

mezzo d'avere
di ben vivere, e

con tutto

V abitudine di considerar solamente

non

che l'uomo

trova all'uscire di

si

simili

le

si

dica quali ne sa-

conseguenze applicabili alla condotta morale.

L'uomo non pu convertirsi a Dio; dunque al peccatore non rimane che la disperazione
stato incom:

con

patibile

ogni

sentimento pio,

umano, dignitoso

stato orribile, in cui l'uomo, se potesse durarci e esser

tranquillo,
curarsi

il

non potrebbe

farsi altra regola, che di pro-

pi di piaceri finche pu, a qualunque costo.

253

L'uomo non pu convertirsi a Dio; dunque non pi


pentimento, non pi mutazione di vita, non pi preghiera, ne speranza, n redenzione, ne Vangelo; dunque
il

dire a un peccatore di diventar virtuoso per motivi

sarebbe

soprannaturali,

L'uomo non
l'uscire di

una proposta assurda

fargli

giudicato nello stato in cui

questa vita

ne d'ingiustizia

dunque non

si

trova al-

stato di giustizia

c'

poich, cosa sarebbe una giustizia che

Dio? e cosa sarebbe


Dio che lasciasse l'uomo nella pena
eterna? Dunque non sar vero che ci siano premi e
pene per l'azioni di questa vita, non essendoci in questa vita uno stato in cui l'uomo possa esser degno n
degli uni n dell'altre dunque non ci sar una ragione
momenti
certa e preponderante d'operar bene in tutti

non. rimettesse l'uomo nell'amicizia di

un'amicizia

di

della vita.

Ma,

tra

tante

l'opinioni,

pur troppo, e diverse e

senso privato ha potuto produrre, e ha

strane, che

il

tentato

sostituire

Chiesa,

non

credo che una simile sia mai stata messa in campo.

Non

di

alla

se n' qui fatto cenno, se

dottrina

della

non per mostrare che a quella

dottrina non se ne pu opporre che o una assurda, o


nessuna.

IL
Dell'opinioni abusive.

Se dunque
bene,

non pu,

il

in

viver

male per

la

presunzione di morir

nessuna maniera, esser riguardato come

un effetto della dottrina

cattolica,

quale ne sar lu

vera cagione? Quella da cui provengono e tutte


trine

false,

tutti

L'uomo che vuol

gli

abusi

delle

vere

le

le

dot-

passioni.

vivere a seconda di queste, e insieme


non osa negare a s stesso l'autorit della dottrina che
condanna, si sforza di conciliare in apparenza queste
-^

254

inconciliabili, per darla vinta a quella

due disposizioni

che vuol far prevalere in effetto.

questa infelicissima

frode se la fa col mezzo della sofistica ordinaria delle


cio spezzando, per dir cos, la dottrina, pren-

passioni

dendone quel tanto che


del rimanente

non curandosi

gli conviene, e

che quanto dire, riconoscendola e ne-

gandola nello stesso tempo.

La

Dio fa misericordia al
qualunque giorno questo ritorni a Lui

religione gli

peccatore,

in

aggiunge di

egli

dice che

suo, e contro l'avvertimento espresso

della religione, che questo giorno sar sempre in poter


*

suo.

abbiamo
non speculativo;'

Quest'illusione,

pratico e
corre

una gran

differenza.

quelli che l'uomo crea

ci

Questi,

caratteri,

Intendo per errori pratici

modo

alla

sua ragione

il

cui gi determinato; e per errori speculativi,

quelli a cui

non

e,

due

tra questi

a se stesso per la circostanza,

per giustificare in qualche

male a

un errore

detto, costituisce

uno aderisce abitualmente, anche quando


da un interesse estraneo e accidentale.

sia spinto

quando riguardino

la morale,

scienza nell'intimo, scambiando

bene in male;

il

alterano la co-

male

in

bene, e

e sono, per s, cagioni iniziali e

il

perma-

nenti d'azioni viziose, e spesso anche d'azioni perverse,


le quali,

senza la loro funesta autorit, non sarebbero

non che seguite. In vece, l'errore di cui si


non trova adito che nelle menti gi sedotte da
altre passioni, non dura che nella perturbazione cagionata da esse, non un principio di ragionamenti qualunque, ma piuttosto una formula per troncare ogni ra-

state pensate,
tratta

gionamento.
Difatti, se l'uomo

si

ferma a ragionare sulla con-

versione, condotto dalla logica alla necessit di convertirsi

immediatamente. Per non arrivare a una con-

clusione odiosa

al

senso, dice a se stesso

mi conver-

tir

in

un

altro

tempo

255

non segue

di queste

serie

la

una distrazione.
Di qui nasce un'altra differenza importante. Gli
errori di questo genere sono individuali, e non generali
voglio dire che non si trasmettono per via di
discussione, non diventano precetti e parte di scienza
comune. All'uomo affezionato al disordine basta d'avere un argomento qualunque, per dir cos, a suo uso
non si cura di farne parte agli altri e sopratutto non
vuole entrare in ragionamenti, e perch non inclinato
idee, e cerca

a queste considerazioni, e perch sente che

suo ar-

il

gomento non potrebbe reggere alla prima obiezione.


Quindi questo errore non si propaga per proselitismo
ci sono degli erranti in questa materia, ma non de
:

maestri, ne de'

falsi

discepoli

illusi.

Finalmente non pu esser distrutto utilmente che


dalla cognizione e dall'amore della dottrina.

Per distruggere utilmente gli abusi, bisogna metter


le

cose in migliore stato di quello che fossero con

.Spero

d'aver

cattolica

creare

dimostrato che sostituire

della

conversione

una sorgente

d'errori

qualunque

essi.

alla

dottrina

altra,

sarebbe

peggiori e certi e univer-

sali. Il

solo mezzo, per conseguenza, di diminuire quelli

che

possono

ci

essere,

di

diffondere,

d'amare quella religione che comanda

di

studiare e

la virti

l'in-

segna, e che indica e apre tutte le strade che condu-

cono ad
al

in

essa. Ricorrendo un momento col pensiero


complesso delle massime di questa religione, si vede
che profondo d'ignoranza, d'obblo o d'accecamento

deva esser caduto un uomo, per viver male, con la


presunzione di pentirsi quando gli piaccia. Non basta
far violenza alla Scrittura e alla Tradizione, per.
rarle a favorire

una

tal presunzione.

ti-

Bisogna assoluta-

mente prescindere dall'una e dall'altra, dimenticarle:


l'una e l'altra la combattono sempre, la maledicono

2Sb

sempre.

Appena un uomo

telletto

e col

di que'

a Dio; che
il

peccato

ad

s'avvicina

non

momenti, de' quali

il

tempo

con

l'in-

la legge di

somma

uno solo pei


il cam-

necessit

ma da

stolti,

c'

Dio

dar conto

tutti si

ce n' in tutta la vita

che sempre di

minar cautamente, non da


conperando

esse,

immediat.amente che non

core, sente

non nell'impiegare secondo

fiducia se

ognuno

prudenti

ri-

condotta ragione-

(i); che l'unica

vole e di studiarsi di render certa la propria vocazione

ed elezione con V opere bone

(2).

III.

DlV insegnamento.
Il

clero

non insegna

la

dottrina falsa

non

dis-

simula la vera.

Ognuno vede che

documenti sono troppo volu-

minosi per essere portati

francamente chiamare

in

in

giudizio

ma

si

possono

testimonio tutte le istruzioni

del clero, tutte le prediche, tutti

libri

ascetici,

meno

alcune rarissime eccezioni che accenneremo pi tardi.

Trascriviamo qui alcuni passi di

tre

uomini

maggio dell'insegnamento in questa materia

celebri, per
(3).

Videte iiaque, fratres, quomodo caute amhuletis ; non quasi


sed ut sapiente!;; redimentes tempus
Ad Eph. V, 15, 16.
(Manzoni).
(i)

::.';il)ifntes,

(2) Ouapropter, fratres, magis satagite, ut per bona opera certaiii


vestram vocationem et electionem faciatis. II Petr. I. io. (Manzoni).
(3) Ecco alcuni cenni sui tre jjenii dell'eloquenza sacra francese,
il Manzoni riporta alcuni
passi.
Giacomo Benigno Bossuet nacque a Digione l'anno 1627

dei quali

mori

a Meaux i'anno 1704. Genio precoce, appena sacerdote predic innanzi alla corte ed oper molte conversioni fra
protestanti. Fu orecettore del Delfino e membro dell'Accademia Francese: nel 1600 lavor di concerto con Lcibnitz per la unione della Chiesa cattolica e
Luterana, ma, sventuratamente, senza alcun esito. Scrisse molte opere,
nelle quali non sai se ammirare piij la profondit o sodezza dcll.T
i

Ma

saremo

257

noi molto contenti

di

una penitenza

incominciata alVagonia, che non sar mai stata pre-parata, di cui

non

si

sar mai veduto alcun frutto; d'una

penitenza imperfetta, d'una penitenza nulla, dubbia, se

pur volete; senza forze, senza


dit di ripararne

riflessioni,

senza como-

difetti? (i).

Questi peccatori inveterati muoiono come sono vis-

muoiono nel peccato. Son


vissuti nell'odio di Dio, e muoiono nell'odio di Dio.
Son vissuti da pagani, e muoiono da riprovati: ecco
suti.

Sono

quello

vissuti nel peccato e

c'insegna l'esperienza

c/te

//

pretendere che

abiti contratti per tutta la vita si distruggano all'av-

vicinarsi della 7norte, e che in

f orinarsi

un altro

lont, egli
errori
e

pi

e,

Di

o cristiani,

tutti

difficile,

un momento possa allora

un altro cuore, un'altra vo-

spirito,
il

pi grossolano di tutti

gli

tempi quello, in cui la penitenza vera


il

tempo della morte

//

tempo di

con ragione fu chiasublimit dello stile


mato, come oratore e scrittore, VaQuila di Meaux. De^no di ricordo
speciale sono
le Orazioni funebri L'Esposizione della dottrina
delia Chiesa il
Discorso soler la storia universale .
Lui^i Bourdalotie nato nel 1632 a Bourges e morto nello stesso
anno di Bossuct, 1704, entr da giovane nella Compagnia di Gesij
e fu insegnante acclamato di filosofia e teologia. Costretto una volta
a predicare per sostituire un oratore ammalatosi improvvisamente, rivel il suo genio ed and di trionfo in trionfo. Per ben dodici corsi
di predicazione (quaresime ed
avventi) fu chiamato a predicare a
Corte. I suoi discorsi, raccolti e pubblicati dopo la sua morte formano
passaggi rapidi e lirici,
14 volumi. Mentre nel Bossuet dominano
nel Bourdaloue tutto composto alla massima regolarit e simmetria,
con rigoroso metodo.
Giovanni Battista Massilon nato l'anno 1663 in Provenza e morto
nel 1742 a Clermont, entr giovane nella Congregazione dell'Oratorio
dove insegn lettere e filosofia. Andato a Parigi si fece conoscere
e stimare nelle predicazioni che tenne a Versailles e fu protetto da
Luigi XIV. Nell'anno 1717 fu eletto vescovo di Clermont e nel 1719
fu ricevuto membro dell'Accademia Francese. Scrisse pi di ioo sermoni, molti panegirici, orazioni funebri, conferenze, ecc.. Il suo
genere di eloquenza dolce, insinuante, spesso patetico. Possedeva
una profonda conoscenza del cuore umano, di cui esaminava con penetrazione ammirabile tutte le pieghe.
(i) Bossuet, Oraison funebre de Gonzagiie. (Manzoni).
dottrina o l'elevatezza e

((

17

CojAZZi La Morale

cattolica del

Manzoni.

cercarlo questo

Dio di misericordia

di trovarlo e la morte.^..

Voi

Vamor del mondo

vostro

(i).

morrete;

siet".

morrete snza che muoia in cuor

ambiziosi, e

vissuti

tempo

e la vita; il

impudichi, e tali

vissuti

siete

258

e de^ suoi

vani onori; voi

siete

vissuti ielle mollezze senza vizi e senza virt, e vilmente

compunzione morrete

e senza

tempo della presente

Io so bene che tutto

tempo di salute

vita e

il

e di pro-

piziazione; che sempre noi possiamo far ritorno a Dio ;

che in qualsiasi ora che


gnore,

Signore

il

incurabile sino

si

peccatore

il

si

converta al Si-

converte a lui; e che niuna piaga

a tanto che

serpente di bronzo sta

il

ma

levato in alto. Questa verit di fede;

bene

so

ancora che ogni grazia speciale, di cui voi abusate, puc


esser

Imperocch voi

Vtdtima della vostra vita

vi

ripromettete non solo la grazia della conversione, quella

muta

cio che

il

cuore,

ma

altres quella che ci

rire nella santit e nella giustizia; la

la

santificazione

ma

ranza finale;

d^un^ anima,

questa

pi grande di tutti
e

la grazia

della perseve-

grazia dei soli

e la

doni, e

colmo di

il

vita

d'innocenza

eletti, e il

tutte le grazie,

V ultimo tratto della benevolenza divina,

d'un'intiera

fa mo-

grazia che compie

il

frutto

di piet, e la corona

serbata a coloro che avranno legittimamente combat-

tuto

presumete voi che

benefizi sia per esser la

vite?

tutte le
in

il

Che potete

frirgli le
tutto

Ges

il

tempo,

tessere in

Cristo, e di cercarlo difatti, e d'of-

lagrime del dolore

ci

e della

penitenza? Questo

che voi possiate mai ripromettervi di pi

favorevole in quell'ultimo momento. Eppure {oh


ribile verit

(i)

voi desiderare di meglio

punto di morte, che d'avere

istato di cercar

pi segnalato di tutti

mercede della pi ingrata d

che mi

fa.

tremare!')

Bourdaloue, Sermon pour

rnte, sur l'impcniicncc Jinalc.

^..

le

lundi de la 2.^ semaine du

/_^...,.

ter-

eppure che cosa

"ii

Ca-

259

permette Ges Cristo di sperare dalle vostre stesse

ri-

cerche e dalle vostre lacrime, se voi le differite sino

a quel punto?
vostro peccato

V oi mi

Tutto quello

riemini

cercherete, e voi

Quaeretis

me

ch'io so, che

sacramenti di

compiono forse

salute amministrati allora al peccatore


la

morrete nel

peccato vestro mo-

et in

tutto quello ch'io so, e che tutti

sua riprovazione

Padri che hanno parlato della penitenza dei moribondi,

ne parlarono con accenti che fanno tremare

(i).

Massime predicate cos affermativamente, cos risolutamente, da tali uomini, costituiscono certamente
l'insegnamento esclusivo della Chiesa in questa materi-i

Non s^opponga
che qui

in Italia.
cesi,

che questi sono scrittori francesi

perch

affatto a proposito

benissimo lo chiama

mi

vertirvi,

state a

citare scrittori fran-

l'illustre autore,

fuori

d'Italia.

Italiano, sentiamo, tra mille,

il

veda che questo disordine di

si

combattuto anche

ci

tratta degli effetti della religione cattolic-

si

dire,

ha bisogno d'esse-

Ma

se

Segneri

il

come

spirito,

non aver voi punto

si

un

vuole

Che dunqu'e

fretta

di

con-

giacche voi sapete benissimo, che a salvarsi

non

morte buona?

consigli

tete

una

necessario di fare

Oh

vita santa,

oh pazze risoluzioni

promettere una

E come

ve

nega,

spetta

con parole apertissime

peccato? In peccato vestro moriemini

clarvela,

solo una

mai voi

vi

po-

tal morte, se quegli stesso a cui

di

ma

vostra mente ingannata! oh ciechi

la
si

note

chiare,

protesta che voi morrete in

(2).

(i) Massiilon, Sermon poiir le hindi de la 2. e scniaine, sur 'impnitence finale. (Manzoni).
(2) Segneri, Predica XI. (Manzoni).
Una mirabile e splendida eccezione nella artificiosa oratoria ita-

Seicento rappresentata dal padre Gesuita Paolo SeNativo di Nettuno (i624-]6q4) fu dotto e zelante predicatore
Panegirici, Le
I
e missionario come fanno fede: Il Quaresimale,
Prediche dette nel Palazzo Apostolico.
Se anche a lui talvolta la
retorica di quel secolo vince la mano, non mancano nelle sue prediche
liana

del

gneri.

200

Si dir forse che l'illustre autore

nega che

predichi cos

si

un prendersela con

non ignora,

non

afferma bens che questo

gli effetti,

dopo aver creato

invano, dice, predicarono allora contro

il

la causa.

ritardo della

conversione : essi stessi erano gli autori di questo di-

sordine

di

Allora?

Ma

sconosciuto

spirito

tempo

a che

ci

Ma,

rigine di questa predicazione?

contiamo

moralisti

Ma

un

in

e de' Padri, sta scritto

tra

se

loro,

gli

Non

clinici (i).

de' casisti, de' clinici

tardare a convertirti al

Signore, e non differire da un giorno all'altro

Infatti, al

momento che

della conversione, essi

della

stata

(2).

data agli uomini l'idea

hanno potuto aggiungerci quella

Invano predicarono contro

dilazione.

l'o-

antichi

che ne' primi

declamarono tanto contro

molto pi antico

libro

moralisti.

Padri, questo disordine non era

certamente sconosciuto a quelli di


secoli della Chiesa,

antichi

agli

porteremo, per trovar

il

ritardo

Non predicarono forse


Hanno o non hanno pro-

della conversione. Invano? perch?


cose conformi alla ragione?

vato che
fare

a'

il

tardare a convertirsi un delirio? Si pu

loro discorsi un'obiezione sensata? Sar

invano che
per loro?

Ma

sempre

dir agli uomini la verit pi importante

si

si

pu credere che non

sia

sempre stato

in-

vano. Certo, la semenza della parola pu cadere nella

strada e sulle pietre

e tra le spine,

che volta la bona terra


incontrastabili

e credere

tanto gravi

ma

trova anche qual-

che delle verit tanto

siano state sempre

pre-

frequenti felici movenze oratorie, scatti di sentito sde<?no ed opportunissimi trapassi.


Sono pure lodate, anche per lingua, le altre su?
devote opere: La Manna dell' Aiiiina, l'Incredulo senza scusa, Il

Cristiano istruito.
(i) E noto che clinici furono chiamati quelli che, quantunque
persuasi della verit del cristianesimo, continuavano a vivere gentilescamente, per non asso^<jettarsi al suo j^iogo, e proponevano di
ricevere
(2)

il

battesimo

Non

tardes

dicm. Ecclesiast. V,

in

punto

8.

morte (Manzoni).

di

converti ad

Dominum,

(Manzoni).

et

ne differas de die

itt


della ragione

Erano

essi

di spirito:

Ah

loro

un

sero

se
tal

di

dell'uomo.

medesimi
!

un disperare della grazia

sarebbe

invano,

dicate

Dio,

26

gli autori di questo disordine

cristiani che

vivono in quello faces-

non avrebbero

rimprovero,

essi

ra-

Noi? dunque col predicarvi


conversione, che v'abbiamo portati a vivere nel

gione di rispondere:

la

peccato, e a differirla?

ricchezze della misericordia, che v'abbiamo animati

dunque

col

parlarvi delle
a

disprezzarl? Noi v'abbiamo detto: Venite, adoriamo,

prosterniamoci e preghiamo

che udite la sua voce, non vogliate indurire

ff

cori (i); e voi pensate a

v'abbiamo detto

Oggi
vostri

un domani che noi non v'abbiamo mai promesso, a un domani del quale cerchiamo di farvi diffidare; e siamo noi gli autori del
vostro indurimento? Certo, noi siamo mondi del vostre

sangue

Cos potrebbero rispondere, se

(2).

un linguaggio per
gelo in faccia

al

ci

fosse

giustificare la predicazione del

Van-

mondo.

a quest'accusa l'accuse che

uomini con

gli

l'idee

O
si

truci

potrebbero anche opporre

fanno
e

loro, di

lugubri

giudizio, per eccitarli alla conversione

Ma,
cita

punto di morte, perth

nell'assistere

(i) Venite,

Hodie
6, 8.

si

peccatore

il

adoremus.

vocem

spaventare

morte e di

(3").

ha cos poca fiducia nelle conver-

se la Chiesa

sioni in

di

et

si

fa vedere cos solle-

moribondo? Appunto
Dominum...

procidanius, et ploremus ante

eins audieritis, nolite obdurare corda vestra. Ps.

XCIV,

(Manzoni).

(2) Ouapropter coniesior vos lodicrna die, quia mundiis suni n


sanguine omnium. Paul, in Act. Apost. XX, 26. (Manzoni).
Strana contradzione dei nemici della Chiesa
Alle volte
(3)
fedeli con pitture atroci e raopresentazioni
l'accusano di spaventare
della morte, del giudizio e dell'inferno per indurli alla conversione
!

l'accusano di favorire il vizio colla lusinga della


conversione in punto di morte. Come la Chiesa usi prudentemente la
misericordia e la severit dice il Manzoni nei periodi che seguono.
Essa si adatta ad ogni singolo individuo non solo, ma alle varie condizioni e stati d'animo di ogni uomo, ora rammentando la giustizia
ed ora la misericordia di Dio a seconda de' bisogni.
altre

volte

invece

202

perch la sua fiducia poca, essa riunisce tutti


sforzi

appunto perch l'impresa

Un

tutta la carit del suo core e delle sue parole.

un suo

di speranza di salvare

per non abbandonarlo;


a'

suoi

suo:

impiega

diffcile,

filo

basta alla Chiesa

figlio

ma

con questo insegna forse


a ridursi a un filo di speranza? Quegli

figli,

uomini benemeriti che amministrano

soccorsi a chi

-i

cavato da un fiume, con poca o nessuna apparenza di


vita,

possono forse esser

tacciati d'incoraggir gli

uomini

a affogarsi.
S'osservi a questo proposito, che la Chiesa pare quasi

due linguaggi su questa materia; poich

abbia

che

cerca d'ispirar terrore


salute,

si

tempo

di

fiducia

a'

promettono
peccare e

peccatori che, nel vigore della

confusamente

di

convertirsi;

prudenza

verit.

avvenire

nell'

cerca

peccatori moribondi. Nel che

ma

dizione,

a'

non

c'

contra-

peccatori, tanto nel-

l'uno che nell'altro stato, sono disposti a guardar

samente una parte sola della questione


loro presente
pieni

dell'idea

della

possibilit;

fis-

la Chiesa fa

parte che dimenticano.

la

il

d'ispirar

ed

primi sono

utile

rappre-

sentar loro la difficolt; gli altri sono portati a veder

questa sola cos vivamente, che, per loro, uno de'


giori ostacoli al convertirsi

appunto

il

mag-

diffidare della

misericordia di Dio.

Abbiamo
non

parlato dell'insegnamento generale; e forse

trover

si

un solo esempio di chi abbia nella

Chiesa insegnato direttamente


vuole che s'accenni

il

come

il

contrario

l'errore stato

ma

la verit

qualche volta

indirettamente favorito.

Tra

molti inconvenienti dello spirito oratorio (come

inteso dai

pii'i),

opposizione con

la

inconvenienti, per

quali spesso in

logica e con la morale, uno de' pi

comuni quello d'esagerare o il bene o il male d'una


cosa, dimenticando il legame che essa ha con dell'altre:


si

203

viene cos a indebolire un complesso di verit, e a

sostituire

un errore a quella medesima che

grandire.

Un

tale

spirito,

vedono potenza d'ingegno dove non

vuole inquali

che debo-

c' altro

d'abbracciare tutte

lezza e im-potenza

si

che piace a molti

relazioni

le

m-

portanti d'un oggetto, un tale spirito ha traviato alcuni,


i

sono

quali, per magnificare qualche pratica religiosa,

arrivati a attribuirle la facolt d'assicurare a' peccatori


la

conversione in punto di morte. Assunto falso e per-

nizioso, gioco

d'eloquenza male a proposito chiamata

popolare, perch popolari s'hanno a dire quelle cose

che tendono a illuminare e a perfezionare


a fomentare le sue passioni e

vero che coloro

popolo, non

il

suoi pregiudizi.

di

pili

questo metodo attesta

immischiarci de' correttivi;


il

male senza levarne

guenze; giacch l'egro fanciullo

lasciar

il

(i),

mele che copre

l'assenzio

Ma

salutare.

gli

ma

conse-

le

quale credono

al

una medicina,

cos a torto di presentare

nato a lambire

bens

non man-

a questa miserabile intemperanza d'ingegno,

carono per lo

quali s'abbandonarono qualche volta

troppo

orli

incli-

del vaso, e

s'osservi

che questi

pochi, oltre all'essere stati sempre contradetti, o diret-

tamente o implicitamente, dagli


sere in contradizione
il

altri,

anche con s

venivano a es-

stessi,

essendo tutto

loro insegnamento incompatibile con questa loro par-

ticolare dottrina

giacch, se avessero seriamente tenuta


i casi, non avrebVangelo: es^o diventava

questa, e l'avessero applicata a tutti

bero potuto pi predicare


inutile.

Si

pu sperare

il

che,

nostri

a'

questo

giorni,

disordine sia quasi del tutto cessato.


(i)

(Canto

Immagine tolta dai noti versi


della Gerusalemme Liberata

I),

dei

Tasso

Cos all'egro fanciul oorgiamo aspersi


Di soave licor gli orli del vaso
Succhi amari ingannato intanto ei beve,
E dall'inganno suo vita riceve.
:

nella

terza

strofa^


Per mostrare

l'effetto

24

deW abitudine

di non consi-

derare che la jnorte del peccatore, adduce l'autore una

prova di

che riferiamo con

fatto,

le

funesta influenza di qtiesta dottrina

La

fa sentire in

m'odo straordinario ogni volta che un gran

Italia in

reo e

sue parole.
si

condannato alla pena

giudizio e

La

capitale.

solennit del

la certezza della pena destano sempre nei

pi indurati

terrore

il

poi

pentimento.

il

Non

v'

incendiario, assassino, avvelenatore, che salga al pati-

bolo senza aver fatto, con una profonda compunzione,


una buona confessione, ima buona comunione, poi una
buona morte. Il suo confessore Hianifesta la ferma fiducia che Vanima del penitente abbia gi presa la via verso
cielo,

il

sputa
i

le

la

plebaglia, ai piedi del patibolo,

cui delitti

si

di-

nuovo santo, del nuovo martire,

reliquie del

Vavean forse da anni

anni agghiacciata

di terrore.

non avevo mai sentito


ma, essendo lontano dal dare la mia ignoranza per risposta a un asserto, me ne rimetto a quelli che conoscono meglio di

Di quest'uso stranissimo

io

parlare prima di legger questo passo

me

le

facili

circostanze di questa Italia.

Il

fatto de' pi

a chiarirsi.

Osservo per

in

massima, che,

in

possa esistere questa superstizione, non

qualunque parte
ci

contraria all'insegnamento della Chiesa

(i)

Parlando

di

riferirsi

(i).

Essa

ac-

come sopra

superstizione,

Manzoni non vuole ^i

fu mai la pi

tutto

il

di uso stranissimo, it
passo del Sismondi, ma

solo all'ultima parte, cio


La f>lebai;lia, ai piedi del patibolo, si
disputa le relquie del nuovo martire ecc
. Ed ha ben ragione di
dire stranissimo e quasi incredibile questo racconto nure non negandolo, por quello squisito senso di rispetto che aveva sempre per
:

altrui opinioni e che gli faceva protestare di non voler dare la


propria ignoranza per risposta ad un asserto. Tuttavia, pur comprendendo che ci possa essere accaduto in qualche luogo, nessun ben
pensante e spassionato potr addurre quel fatto come una conseguenza legittima dello spirito di carit con cui la Chiesa conforta le
ultimo oro di un condannato: carit che fu oggetto di ammirazione
le


coglie, vero,

reo cacciato violentemente dalla so-

il

ciet e dalla vita;

dice e

il

carnefice;

ogni posto dove


larla,

di

dove

suo ministro

il

tra

s,

giudice

il

mette tra

si

il

il

giu-

carnefice, perche

possa santificare un'anima e conso-

si

una repugnanza da vincere, una serie


finisca con una ricom-

sia

ci

205

sentimenti penosi che non

pensa temporale, per un ministro della Chiesa


d'onore. Chi

pu dire quale

che ha davanti agli

ocl:hi

il

sia

il

l'angoscia d'un

posto

uomo

patibolo, e nella coscienza

memoria del delitto?' di colui che aspetta la morte,


non per una nobile causa, ma per de' tristi fatti? E la
Chiesa trascurerebbe di render utile un tanto dolore
la

all'infelice

un caso

ch.e

costretto

gustarlo!

ci

sarebbe

non avesse misericordia da promettere


in cui anch'essa abbandonasse un uomo
Essa gli apre
le braccia
non dimentica che il Sangue di Ges Cristo
stato sparso anche per lui
e fa di tutto perch
non sia stato per lui sparso invano. Ma la certezza,
in cui

non

d n a

la

lui,

direttamente contro

ne agli altri; e chi la prende, va


il

suo insegnamento.

in tutti
tempi e da tutti .c<li uomini. Che poi un confessore possa
dichiarare di aver ferma fiducia che l'anima di un giustiziato andata in cielo dopo di aver ricevuto
Sacramenti con ottime disposizioni, non deve recar meraviglia a chi pensa che il Sacerdote
ministro di Colui che in croce al ladrone pentito rivolse le belle parole:
i

" ^Sfl' -orai

meco

in

paradiso

26

CAPITOLO

DELLE SUSSISTENZE DEL CLERO CONSIDERATE


COME CAGIONE D'IMMORALIT.
Io

non parler

del

traffico

is^noininioso che

il

scandaloso delle indulgenze, e del prezzo

penitente pagava per ottenere l'assoluzione del

Concilio di Trento s'adoper,

prete.

Il

buso

tuttavia anche oggid

il

vero, per diminuire l'a-

prete vive dei peccati del popolo e

Il peccatore moribondo prodiga, per pagare messe


denaro che s*^esso accumul con mezzi iniqui; calma
a prezzo d'oro la sua coscienza, e si crea agli occhi del volgo la

dei suoi terrori.


e

rosari,

il

riptitazioue di

piet

Ammettiamo
neremo

(Pag- 416-417).

per ora

presente, e all'Italia
e

Gesi^i

tutti

luoghi,

il

fatto (sul quale per ragio-

ammettiamolo riguardo

seguito),
;

dire che

sarebbe

tempi

religione

di

Cristo non ha portato in terra, che un aumento

di perversit e di superstizione

proposizione che sa-

rebbe ancor pi assurda che empia.


tesi dell'illustre autore,

passare la

Ammesso dunque
di cavarne

declamazione, che
i

per ora

un resultato
si

fatto,

il

utile,

desse a un

sarebbe oltre-

che vuol parlare de-

gli effetti della religione cattolica

porre

la

tempo

al

giacch estenderlo a tutti

solamente in

Italia.

supponiamo, afhne

non un argomento -di

uomo

l'incarico di pro-

rimedi per un cos tristo stato di cose.

Quali

ricerche

sar senza

dovr

fare

quest'uomo?

La prima

dubbio d'informarsi se questa costumanza

venga da una legge, o

sia

un abuso. So che questa

ma bisogna pure riproporla


mezzo di non fare di due questioni
una sola, che come cambiar due strade in un laberinto. Se si dir che effetto d'una legge, si dovr al-

distinzione

ricantata;

ogni volta che

legarla.:

il

assunto impossibile e riconosciuto implicitar


mente falso dall'autore,
condotta
la

207

quale, rimproverando questa

il

in confronto con la Francia e con

all'Italia,

Germania, viene a concedere che

tolici

legge.

pu

si

esser cat-

senza tenerla, che dunque non fondata su una


Se si dir che un abuso, allora l'uomo che

abbiamo supposto non dovr pi cavarne conseguenze

ma

contro la legge,

cercare

vizio nella trasgressione

il

discussione muta

di essa; e la

affatto

specie.

Dovr

cercare quali siano gli ostacoli che impediscono l'effetto naturale della legge, e quali i mezzi per farla

Ammesso dunque

eseguire.

il

ne resulterebbe che

fatto,

quest'inconveniente esiste in Italia, perch gl'Italiani non

sono abbastanza cattolici; che, per levarlo di mezzo,


bisogna fare in maniera che diventino pi esattamente

come

cattolici,

suppongono

si

quelli

Francia e di

di

Germania.

Se nell'ordine
d'abolire
eseguite,

tutte
si

civile

si

leggi

le

tenesse per regola generale

che non sono universalmente

terrebbe una regola pessima

bench, in molti

legge possa arrivare al segno

casi, la trasgressione della

di renderla inutile e dannosa, e essere

un ragionevole

motivo di abolirla. Ma, nelle cose della religione,


regola sarebbe ben pi falsa, perch

le

la

leggi essenziali

della religione non sono calcolate sugli effetti parziali


e temporari, ne

si

piegano

di piegar tutto a se

pellabile,

ed

impossibile

pi convenienti.

Ges

alle circostanze,

Cristo,

Il

una

ma

intendono

sono emanate da un'autorit inapall'uomo

il

sostituirne delle

ministero ecclesiastico
di tali leggi

il

istituito

da

peggiore abuso

che gli uomini possano fare di questo ministero, quello


di distruggerlo per
in

quanto

in loro, col

qualche luogo, e per qualche tempo.

Chiesa non

lunque costo,

Il

farlo cessare

sistema della

ne dev'essere, d'estirpare gli abusi a qua-

ma

di combinare la conservazione di ci

che essenziale, con l'estirpazione, o con la possibile


diminuzione degli abusi

268

essa

non imita

l'artefice

im-

perito e impaziente che spezza l'istrumento, per levarne


la

ruggine.

sono portati

Perch

ci

sono abusi? Perch

punto GesLi Cristo ha data


istituito

il

ministero;

indispensabile

prima di

disordine delle passioni.

al

(i).

tutto,

Quello che
il

male

alla

l'autorit

perci

appunto
la

uomini

gli

perci ap-

Chiesa, ha

ministero

il

Chiesa vuole evitare

orribile

d'un

popolo senza

cristianesimo, e l'assurdit d'un cristianesimo senza ministero.

vere

per questo fine

necessario che

ci

ministri abbiano di che vi-

sono due mezzi

sarebbe di scegliere esclusivamente

uomini provvisti di beni di fortuna

L'uno

(2).

ministri

tra

gli

mezzo irragione-

vole e temerario, che, restringendo arbitrariamente la

vocazione divina a una sola classe d'uomini, sconvol-

gerebbe affatto l'ordine del governo ecclesiastico;


d'ordinare che

esercita

il

l'altro

ministero dia di che vivere a chi lo

mezzo tanto ragionevole, che

stato stabilito

in legge dal principio del cristianesimo; poich

il

prete,

ad acquistarsi il vitto altrimenti. Dunque


fedeli devono somministrare il mantenimento a' ministri dell'altare: ecco la legge. Ma,
tra
ministri, che sono uomini, non- mancher chi, rivolgendo all'avarizia ci che destinato al bisogno, usi
servendo

all'altare, s'inabilita
i

illegittimamente del diritto certo di ricevere, e stenden-

(i) La Chiesa continua l'opera di G. Cristo mantenendo, coll'insegnamento, intatto il deposito della fede, correggendo gli abusi, opponendosi allo spirito del secolo quando esso contrario al Vangelo,
emanando leggi in forza dell'autorit ricevuta dal suo fondatore ecc.
Tutto ci costituisce il minislcro suo che detto indispensabile com'
facile comprendere.
(2) Si osservi con che chiarezza e semplicit di analisi mostra
come sia ragione\'oIe e giusto che il clero tra^tja dal suo ministero
necessario e decoroso sostentamento accennando alle parole di San
il
Paolo (I Cor. IX, 13 seg.): u Non sapete voi che aiieli che lavorano

tempio, mangiano di piiclo del tempio, e quelli che servono


con l'altare hanno harte? Cos pure ordin il Signore a
quelli che annunziano il Vaw^elo di vivere del Vangelo .

per

il

all'altare,


dolo a cose a cui non

mancher

applicabile;

dall'idea

chi,

209

ma

tra

fedeli

non

che un'opera bona

vera,

il

mantenimento de' ministri, passi a dare


a quest'opera un valore che non ha, attribuendo ad
essa gli effetti che appartengono esclusivamente ad altre
provvedere

al

opere indispensabili, e sia generoso per dispensarsi d'essere cristiano

ecco l'abuso.

siccome quest'abuso

contrario allo spirito e alla lettera dell'istituzione, cos


il

vero mezzo di levarlo, sar di ricorrere all'istituzione

stessa.

Cos hanno fatto tante volte quelli a cui con-

fidata l'autorit di farlo direttamente.


siastica attesta a ogni passo
riuscite

di

La

storia eccle-

loro sforzi, e spesso le

per non andar lontano, l'esempio del concilio

Trento citato qui ne

una prova; molti papi

e molti

vescovi misero una cura particolare a questo loro dovere; quanto

non ha fatto

questa parte

in

solo san

il

Carlo, stando sempre attaccato alla Chiesa?

insomma non sono mancati

(i).

Mai

nel clero cattolico gli uo-

mini zelanti e sinceri che alzassero la voce contro questi


abusi, e

correggessero dove potevano. Tutti

li

fedeli

finalmente possono in qualche parte rimediare agli abusi


d'ogni genere, se non altro con l'essere essi medesimi
pii,

vigilanti,

osservatori

della

desiderano, e che gli uomini


e,

non amando

divina;

nascono dove

indubitabile che gli abusi

corrotti,

legge

li

gli

perch

uomini

li

desiderano quando sono

la legge, se

ne fngono un'altra

(i) San Carlo Borromeo, cardinale o arcivescovo fli Milano, discendente da un'illustre famiclia lombarda nacque nel 1^38 a Arona.
Chiamato a Roma da Pio IV suo zio, a 23 anni fu insignito della
forpora ed acquist una grande influenza negli affari della Chiesa.
Fu l'anima del Concilio di Trento e si adoper con ogni sforzo per
ro<<liere gli abusi del clero (ed oer questo che il Manzoni lo nomina).
Nominato arcivescovo di Milano si dimise da tutte le cariche per non
attendere che al bene della sua diocesi nella quale diede esempio di

futte

le

virt

ristabili

dovunque

la

disciplina.

Durante

la

peste

he desol Milano nel 1:176 si fece tutto a tutti portando soccorsi e


-onforti con un eroismo da santo. A soli 46 anni mori nel 1584 sfinito
Suo cugino, il cardinale Federico Bor,)Cr le fatiche ed austerit.
romeo verso il 1600 fond la biblioteca ambrosiana.

2/0

riforma s stesso coopera alla riforma del-

che chi

corpo a cui appartiene.

l'intero

Abbiamo ammesso

provare che non

fatto, afine di

il

ragionerebbe chi da esso concludesse contro la

ma

gione;

popolo;

messe e

vive

autore,

l'illustre

esaminarlo.

converr

ora

peccati

de'

del

terrori

de'

reli-

dice

prete,

Il

peccatore moribondo prodiga, per pagai

il

denaro accumulato spesso per mezzi


iniquissimi; accheta a prezzo d'oro la sua coscienza,

si

rosari,

il

crea presso

volgo la riputazione d'uomo pio

il

Osservo di passaggio che, per quanto


s'

mai parlato di

retribuzioni per

rosari;

del

e,

non

io sappia,

ri-

manente, non essendo la recita di questi una parte del


ministero ecclesiastico, se

fossero

ci

verrebbero necessariamente ai
S'osservi

preti.

cosa molto pi

poi,

non

retribuzioni,

importante, che non

solo dottrina cattolica, che, a scontare

il

peccato d'a-

vere accumulato danaro per mezzi iniqui, condizione


necessaria la restituzione,
rivolgerlo

ad

un inganno,

altri usi, per

quando

possibile,

sia

un persistere

nell'ingiustizia;

ma

che

quanto santi possano

essere,

ancora,

che questa dottrina universalmente predicata e conosciuta

in

essere

alcun

il

Non

Italia.

ministro

oso affermare che non


prevaricatore,

il

possa

contrario- ma, se ne esiste alcuno, certamente un'ec-

cezione tanta rara, quanto deplorabile

noto quante restituzioni

sacerdoti.
la

ci

quale insegni

Quante

Confessione

(i)

si

(i).

facciano per mezzo de'

restituzioni e riparazioni

-presso i cattolici! (2).

Del clero italiano

il

Manzoni

non sa fare

Que' sacerdoti

tesse spesso le lodi.

Fra

in-

l'altro

ecco quello che scriveva a Monsignor Tosi da Parigi (7 aprile 1820):


... fra di noi.
v' una classe di buoni preti, i piti dei auai
potrebbero, vero, senza danno, essere un po' pi dotti, ma i quali
per lo pi hanno uno zelo sincero per la religione non misto di altn;
.

teorie
(2)

J.

J.

{Epistolario.

Voi.

Rousseau, Emilc.

liv.

I,

182).

IV, not. ai. (Manzoni).

2/1

ducono allora un uomo ad acchetare


a prezzo d'oro

ma

quest'oro,

sare per le loro mani,


l'alterare

la

il

sua coscienza

la

quale non fa che pas-

un testimonio

che, lungi dal-

purit della religione per appropriarselo,

insegnano che non pu diventar mezzo d'espiazione,


non ritornando donde era stato ingiustamente levato.

vero che

prete,

il

il

cerca d'eccitare ne' fedeli

quale faccia
il

se

dover suo.

il

terrore de' giudizi divini,

quel terrore, da cui, per la portentosa nostra debolezza,


tutto ci distrae

terrore santo, che

terrore nobile, che

ci

ci

fa riguardare

richiama alla virt

come

sola vera sven-

tura quella di fallare la nostra alta destinazione; terrore

che ispira

coraggio, avvezzando chi lo sente a nulla te-

il

mere degli uomini. Ma, dopo avere eccitato questo


rore con

sue istruzioni,

le

insegni che

mezzo

il

co' preti? C' chi


tutti piuttosto

c'

forse

un prete

quale

largheggiare

di viver sicuri, di

n'abbia sentito uno solo?

il

ter-

non dicono

Lavatevi, mondatevi, levate dagli occhi

di Dio la malvagit de' vostri pensieri, cessate di mal

imparate a far del bene, cercate quello che


giusto, soccorrete Voppresso, proteggete il pupillo, di-

fare :

fendete la vedova? (0.


Certo,

non

si

vuol dire che l'avarizia non possa ve-

dere un oggetto di lucro nelle cose

pii

pure, pi sacre,

e pi terribili, e (non lo dir con parole mie,

ma

con

quelle che proferiva raccapricciando un vescovo illustre)

fare del sangue adorabile di Ges Cristo

infame

(2)

un

traffico

per quanta la Chiesa dovesse aver

ri-

brezzo a suppore una tale prevaricazione, ha dovuto parlarne per prevenirla, e per renderla difficile e rara, se

Lavainiiii, i}nrtdi cslolc, auferte mahiin cocitationitm ve(i)


strartim ab ociilis meis : quiescite attere perverse; disciie henefacere
quaerite itidicium, subvenite oppresso, iudicatc Pupillo, defendile vi-

duam.

1, 16,
17. (Manzoni).
Massillon, Dscours Sinodaux,
paiivres. (Manzoni).

(2)

Isai.

XIII.

De

la

compassion des

non impossibile.
fessata

Il

concilio di Trento,

dopo aver pr

Chiesa intorno

dottrina perpetua della

la

al

Purgatorio, al giovamento che l'anime in esso ritenut;

ricevono jdai suflragi de' fedeli, e principalmente dal


l'accettevole sacrifizio dell'altare,
ai

dopo aver

prescritto

vescovi d'insegnare e di mantenere questa dottrina


quelle cose che vengono da una certa cu
da superstizione, o sanno di turpe guadagno,
proibiscano come scandoli e inciampi de' fedeli (i).

soggiunge:
I

le

riosit o

Non

qui

il

luogo d'indicare quest'inciampi,

riprender, quelli che


lute

n ci. forse

li

si

di

mettono nella strada della saconverrebbe a uno a cui manca

ogni genere d'autorit. Negare quelli che esistono, o

con ragioni speciose, presentare come ne-

giustificarli

cessario alla Chiesa ci che la sua desolazione e la

sua vergogna, non

come cosa
non credo
silenzio

vile,

di

si

conviene n a me, ne ad alcuno,

menzognera, e quindi

mancare all'argomento

irreligiosa.

col passarli sotto

credo anzi d'averlo trattato, toccando

gioni per

le

quali

mi par che

tra gli abusi pur troppo reali,

le

ra-

possa affermare che,

si

non

esiste

parlando) l'abuso orribile di sostituire

le

(moralmente
largizioni ai

doveri, e d'acchetare la coscienza a prezzo d'oro.

Ha

per sempre parlato la Chiesa per meizzo de'

concili,

sommi

de'

poritefici, de'

vescovi

tra mille, di zelo e di sincerit, in

pu vedere
dianzi,

di

ne'

quel

discorsi

sinodali

un esempio,

questa materia,
del

si

vescovo citato

Massillon che fu un tanto elocjuente,

catholica ecclesia, Spirilu sancio edocia, ex sacris lUieris


antiqua Patriim tradiiione, in sacris conciliis, et novissime in liac
accumeyiica synodo, docucrit piirgatorium esse, ani-nasque ibi detcnlas
fidelium suffragiis, potissimum vero acceptabili altaris sacrificio iiivari
praecipit sancia synodus episcopis, tit sanavi de pur^^atorio doctrinam,
(i) Ci(77

et

a sanctis patribiis et a sacris conciliis Iraditam, a Christi fidelibvs


Ea
credi, teneri, doceri et ubique praedicari dilif^enter siudeant.
vero quac ad curiosifateti qttaiiidain ani siipcrsiUionem spcctant, vel
turpe lucrum sapiunt, tamquam scnndala et fidelium offcndicula prohibeant. Conc. Trid. sess. XXV. Decret. de Purgatorio. (Manzoni).

273

un fedele interprete della legge divina (i>


ardente e piti sottile della Chiesa non
11 nemico
sveler mai con pix veemenza e con pii acume gli orvai a dire

pii

dell'avarizia che entra nel core d'un mi-

effetti

ribili

nistro del santuario; e nessun figlio pi docile e pi

tenero della Chiesa non li deplorer con pi gemito,


con pi umilt, con pi vivo desiderio di veder levata

da essa questa deformit (2).


Ma noi non crediamo che
i

facile l'avere questo

crediamo piuttosto che, nel giu-

spirito d'imparzialit;

dicare

sia

difetti de' sacerdoti,

troppo facile

il

cedere

vengono da un principio

alle prevenzioni; e che queste

d'avversione che tutti abbiamo pur troppo al loro ministero.

Quelli che

loro abito solo, ci

sono

le

la strada stretta

della

nostre inclinazioni, che, col

rammentano che

c'

un ministero di

un giudice di cui
un modello, per annunziare il quale

di legare, che c'

sciogliere e

sono

additano

ci

combattono

salute, che

ministri,

istituiti

ah

troppo preziosa

al

essi
essi

senso corrotto

l'occasione di renderli sospetti, per lasciarla sfuggire

troppa l'avversione della carne e del sangue alla legge,

perch non s'estenda anche a quelli che la predicano,

perch non
la

si

desideri di poter dire ch'essi stessi

non

meno obbligar

noi

seguono, e che quindi pu tanto

che l'ascoltiamo da loro.


versione, che ci
il

move

male che vediamo

in

gran parte, quest'av-

a rovesciare in biasimo di tutti

in alcuni di loro, a dire che nulla

sarebbe pi rispettabile del ministero, se


esercitasse
(1) Oltre
(Manzoni).

Con

degnamente,

fosse chi lo

a chiuder poi gli occhi quando

discorso citato, vedi

il

ci

il

IX: De l'avarice des

prtes.

Manzoni ricerca le cagioni per le


tanto odio nella societ. Qui, come !n
genere, quella mente acuta sa tenere il giusto mezzo e dare a ciascuno
(2)

quali

il

il

fine

psicologia

il

clero fatto segno a

suo. Questa chiusa del cano chiamata splendida dall'Ascoli, e


un chiaro esempio del non voler ritornare, per quanto ^li costasse, a

qiiella

18

che pure

COJAZZJ.

stata e rir.iarr la vera eloquenza (Vedi appendice).

La Mor.:L

iuujlica del luiizon:.

274

presenta chi degnamente lo

ci SI

sulle, virt

condotta zelante d'un prete non


rizia,

o a malignare

eserciti,

che non possiamo negare. Quindi, se nella

pu supporre ava-

si

perch la povert volontaria e la generosit sono

troppo evidenti,

spiega quella condotta col desiderio

si

di dominare, di dirigere,' d'influire, d'essere considerato.

Se

la

condotta

lontana

tanto

dagl'intrighi,

tanto

franca e tanto semplice, che non dia luogo ne anche a


quest'interpretazione,

suppone

ci si

il

fanatismo, lo zelo

inquieto e intollerante. Se la condotta spira amore, tranquillit e pazienza,

non

resta pi che attribuirla, a pre-

giudizi, a piccolezza di mente, a scarsezza di lumi

tima ragione con la quale


la

mondo

il

ul-

spiega ci che

perfezione d'ogni virt e d'ogni ragionamento.


S, ci

sono de' preti che disprezzano quelle ricchezze

delle quali annunziano la vanit e

che avrebbero orrore di ricevere

che

si

il

pericolo; de' preti

doni del povero, e

spogliano in vece per soccorrerlo

che ricevono

dal ricco con un nobile pudore, e con un interno senso


di repugnanza,

e,

stendendo

la

mano,

si

consolano solo

col pensare che presto l'apriranno per rimettere al po-

vero quella moneta che tanto lungi dal compensare


agli occhi loro

degno che
e

sentono

un ministero,

suoi

il

quale non ha altro prezzo

passano

la carit. Essi

scherni

in

mezzo

sull'ingordigia

al

de'

mondo,
preti;

ii

sentono, e potrebbero alzar la voce, e mostrar le loro

mani

pure, e

il

loro core desideroso solamente di quel

tesoro che la ruggine

non consuma

salute de' loro fratelli;


beffe del

mondo,

ma

di patir contumelia

si

ma

(i),

tacciono,

avaro solo della

ma

divorano

le

rallegrano d'esser fatti degni

-per il

nome di

Cristo

(2).

(i) Thesaurizate aittem vobis thesaurus in coelo, ubi neque aerugo,


neque tinca demolitur, Math. VI, 20. (Manzoni).
(2) Et illi qiiidem ibant faudentes a conspectu concilii, quoniain
dgni Imbiti sunt pr nomine Jesu contumeliam pati. Act. Apoet. V, 41.

(Manzoni).

2/5

CAPITOLO

XI.

DELLE INDULGENZE.
Ma

le

indulgenze gratuite furono considerate come

le

meno

abusive,

quelle cio che, in forza delle concessioni di papi si ottengono con


qualche atto esteriore di piet : per non si saprebbe conciliarne
l'esistenza con nessun f>rincipio di tnoralit.

Quando, per esempio,

vedono duecento giorni d'indulgenza promessi per ogni, bacio


dato alla croce che s'alza in mezzo al Colosseo, quando si vedono

si

tutte

in

tante indulgenze

chiese d'Italia

le

plenarie

cosi facili a

sua miseriperdono accordato a una si lieve penitenza, o con


castigo riservato a colui che non e in grado di acquistarlo con

come

lucrarsi,

cordia, con
il

conciliare

la

giustizia

di

Dio

la

il

un mezzo

Qui

presentano

si

facile?

(Pa;:;.

417).

naturalmente

quattro questioni.

Cos' l'Indulgenza ecclesiastica?

Ci pu essere eccesso nelle concessioni d'indul-

genze?

Le

3"

tro

concessioni eccessive d'indulgenze vanno con-

princpi della moralit?

Se non producono

quest'effetto, qual effetto pro-

ducono?
Per risolvere queste questioni,

in

quanto

richiesto

dall'argomento, non abbiamo a far altro che rammentare in

compendio

ci che insegnato universalmente

nella Chiesa per l'istruzione de' fedeli che vogliono profittare dell'Indulgenze, e ci

la regola di quelli a cui

che deciso da essa, per

data dal suo divin fondatore

la potest di concederle.
1

Cos'

l'indulgenza ecclesiastica?

Ne prendo
cesi di

la

definizione dal catechismo della dio-

Milano, che concorda con

provati dalla Chiesa.


n

di penitenze o

tutti

catechismi ap-

L'indulgenza una remissione

pene temporali, che rimangono da scon-

pecati gi rimessi quanto al

tare per

colpa e della pena eterna

276

reato della

(i).

Ci pu essere eccesso nelle concessioni d'indul-

genze?

Senza dubbio

il

IV

concilio

Laterano

di

(2)

quello di Trento hanno parlato di quest'eccesso, e ne

hanno o prescritti o
3 Le concessioni
tro

rimedi.

vanno con-

eccessive d'indulgenze

princpi della moralit?

No, di
dice

indicati

il

certo.

La maniera

di dispensar Vindulgenze,

Bossuet, riguarda la disciplina

(3).

Posto

ci, le

concessioni eccessive saranno bens un abuso; ma. gli

abusi

fatto rion

di

moralit,

possono alterare

della

princpi

quali non appartengono alla disciplina,

ma

Essendo ogni principio di moralit un domma,non pu esser contradetto che da un errore domma-"
tico. Vediamo ora, pi in particolare, come i princpi
della moralit rimangano intatti, anche con ogni posalla fede.

sibile eccesso di concessioni d'indulgenze.

La

cosa essenziale, in primo grado, a ristabilire la

moralit dell'uomo caduto nella colpa, la rettitudine,


o piuttosto

il

raddirizzamento della volont

seguenza, dell'opere,

quando

e fin dove

ci

e,

per con-

sia

la pos-

(i) Aggiunta all'Esposizione della dottrina cristiana, cavata dal


Catechismo romano, ecc. Dell'Indulgenze. (Manzoni).
(2) Laterano era chiamato un palazzo in Roma. propriet di certo
Plauzio Laterano, poi passato ai Cesari ed infine da Costantino ceduto
ai
l^ontefici, i quali vi posero la residenza fino al 309 quando la

trasportarono in Avignone. Gregorio XI, ritornato a Roma nel i.'yy,


il
Vaticano. Presso a questo palazzo Costantino fece erigere
la chiesa di San Giovanni, detta anounto in Laterano, prima chiesa
patriarcale di occidente. -Col si tennero 12 Concili, dei quali quattro
ecumenici. Quello che qui nominato dal Manzoni il IV, tenuto
nel 1215 sotto Innocenzo 111, e rimasto celebre perch in esso si condannarono i Manichei,
Valdesi, gli Albigesi, si prescrisse la Con-

occup

fessione

Comunione annuale

si

ridusse

il

numero

di

giorni di in-

dulgenza concessi prima per certe opere di piet.


Exposition de la doctriiic de l'If^lise catholique,
[},)
(Mainzoni).

Vili.

sibilit d'operare.

non che
e

277

questa cosa essenziale, l'indulgenza,

un mezzo di farne di meno, la suppone


poich non concessa se non a chi stata

essere

l'esige,

rimessa

la

all'uomo che

cio

colpa,

amor

grazia; parole che significano:

comandamenti, dolore

stato

in

sia

di

Dio

di

e de' suoi

detestazione de' peccati comi-

messi, avversione al peccato di

qualunque

amor

sorte,

degli uomini senza eccezione, perdono dell'offese ricevute, riparazione dei torti
i

doveri essenziali, in

fatti,

somma

la

e dell'azioni alla legge divina


cattolico,

anche

(i).

di tutti

Dico cose note

fessarsi; giacch l'assoluzione, per la quale

rimesso in stato di grazia,

'

al

purch sia capace di con-

rozzo,

pii

il

adempimento

conformit dell'animo

non

data, o

il

non

peccatore
valida,

non a queste condizioni. E dico insieme cose che


importano una moralit sconosciuta a' pii^i acuti e profondi pensatori del gentilesimo; quella moralit mani-

se

festata dalla rivelazione, e che s'estende,


a tutto

Con

il

bene, e

come

come oggetto,

regola, a tutto l'uomo.

questa osservazione levato di mezzo

ciliare la giustizia di

cos

Dio

col

l'equi-

Come

voco che potrebbe nascere da quelle parole:

debole penitenza? L'opere alle quali annessa

dulgenza,

non servono punto a ottenere

della colpa, per la quale

il

con

ferdono accordato a una

il

l'in-

perdono

peccatore riconciliato con

Dio. Questo perdono anzi, come s' visto, un preliminare necessario all'acquisto dell'indulgenza; e s'ottiene per que' mezzi

morali, di cui

s'

eminentemente

soprannaturalmente

discorso in un capitolo antecedente.

(i) Non si de\e qui intendere una conformit perfetta e d'ogni


momento, che escluda ogni mancamento il pi leggiero la qual perfezione non concessa ad alcuno de' discendenti d'Adamo, se no)i
per un dono specialissimo, come fu della Madre del Salvatore. Bisogna
qui rammentarsi la distinzizone tra le colpe gravi, che fanno perdere
la grazia di Dio,
le veni.-iii
distinzione ammessa, in altri termini,
dall'illustre autore, come dal senso comune. Vedi il Cap. VI. (Manzoni).
;

278

L'indulgenza dunque non s'applica, come

vistf

s'

ugualmente, se non. alla soddisfazione della pena tem


porale, dovuta per

dopo rimessa

peccato alla giustizia divina, anche

il

pena

la colpa, e la

eterna.

Ed

la Chies-i

che insegna (certo, non senza oppositori) che al pec


catore riconciliato rimane un tal

condizione essenziale

un'altra

debito; e mette pei


ristabilimento

al

nelle

uno stato di moralit soprannaturale) il riconoscimento del debito medesimo, e


sincero e fermo proposito di scontarlo, per quanto possa,
in questa vita, con opere penitenziali, sia ingiunte, sia
stato di grazia (cio in

i*l

liberamente

scelte, e

con l'accettar pazientemente

gasti-

ghi temporali che gli possono essere mandati da Dio

Non

gi che

n che noi possiamo, in


nostro

quali

ma

ottengono

ci

quelli che

che

maniera veruna, scontar di

debito contratto con la giustizia infinita of-

il

da noi;

fesa

danno

meriti

infiniti

dell'

Uomo-Dio,

perdono della colpa, sono anche


nostre opere penitenziali un valore

il

alle

rende atte a scontarne

le

(i)..

nostre opere abbiano alcun valore a ci,

le

la pena.

la Chiesa, o

prescrivendo o proponendo alcune di queste opere, ap-

ad

plica

esse,

maniera particolare, un

in

valore,

tal

per l'autorit conferitale da Quello stesso, da cui pr

cede ogni merito.

Ma

intende

forse,

con questo,

restringere a tali opere tutto l'obbligo e tutto

della penitenza? Per immaginarsi

una cosa

sognerebbe non

veruna

(i)

stanti

aver

cognizione

il

di

lavoro

simile, bi-

del

suo

in-

La Chiesa propone questa verit come di fede contro Prote(= }li oppositori), quali insegnavano che le pene che rimangono
i

la colpa non sono vendicative, ma preservative. Cosi dice


Trento: Sia anatema chi dir che tutta la jna viene
rimessa da Dio colla colpa....... (Sess. 6. e. 14, can. 30; sss. 14,
can. 12). Le prove per queste verit si desumono da due passi della
Scrittura riguardanti Davide ed Adamo, ai quali tocc subire pene

dopo rimessa
il

Conc.

temporali
rinri<'f>

di

dopo
(0''t;inic

In
'|<

rimessione dei
l!.i

peccati

Chirsa nfll'imporre

a
k-

ci

si

aggiunge l'uso

pene dette canoniche.

279

seg-namento su questa materia. Cito di novo, come un


il catechismo

saggio di questo universale insegnamento


citato dianzi

il

quale alla

domanda

Con quale

ho da procurare l'acquisto dell'indulgenze?

spirito

risponde.

Fate prima dalia parte vostra tutto ci che potete


per soddisfare a Dio coll'esercitarvi in ogni opera sa

massime

lutare, e

ricordia verso

in quelle di mortificazione e di mise-

prossimi. Poi, conoscendo di

soddisfare abbastanza per

non poter

vostri peccati, n colle pe-

nitenze

imposte dal confessore, ne colle vostre spon-

tanee, e

ben -sapendo di non aver

pazienza e rassegnazione

tollerati colla debita

quali

flagelli, coi

Dio v'ha

visitato a questo fine, procurate con ogni

amorosamente

studio d'acquistar l'Indulgenze, profittando cos dello


spirito caritatfevole della Chiesa nel dispensarle (i)

Ed

ecco come, col richiedere per condizioni indispen-

sabili, la

sfare, per

conversione del core, e

quanto

il

desiderio di soddi-

possa, alla giustizia diviria, desi-

si

derio che non sincero, se non s'accompagna con una


vita penitente
in genere,
pili

ma

non solo l'indulgenza


ampia indulgenza concessa alla

ecco, dico, come,


la pi

piccola opera

si

coitcilii

con

tutti

princpi della

moralit.

Ma

come

conciliare la misericordia di

stigo riservato a chi

non

dono per questa strada

in

Dio

caso di guadagnare

col gail

per-

cos facile?

S'osservi che quasi impossibile

il

caso d'un fedele,

a cui sia chiusa ogni strada di ricorrere all'indulgenze

Ma

supponendo questo 'caso,

Chiesa
ben lungi dall'asserire che a questo fedele si riservi
mezzi ordinari di misericordia
gastigo. Essa dispensa
che Dio le ha confidati; ma ben lungi dal voler cirdella Chiesa.

la

coscrivere questa misericordia infinita; dal pensare che

(i)

Ibid.

(Manzoni).

28o

Quei che leva e quando e cui


somma indulgenza

concedere la

gli piace (i)

sommo

al

mezzo della Chiesa, quando

tenerla per

non possa

desiderio d'otsia

chiusa la

strada di chiederla per questo mezzo.


4 Se le concessioni eccessive d' indulgenze non
vanno contro i princpi della moralit, qual altro effetto
producono ?
Un effetto dannoso certamente, come tutti gli eccessi
e non occorre affaticarsi a cercarlo, poich ce
;

lo indica

la

concilio di Trento. L'effetto e di snervare

il

Sacrosanto Sinodo

Il

disciplina.

desidera che,

nel concedere l'indulgenze, s'usi moderazione, secondo

la

consuetudine antica

approvata dalla Chiesa, ac-

ciocch con la troppa facilit non

plina ecclesiastica
Infatti,

essendo

le

penitenti

pi cauti

distruggere gli abiti


tuose

come insegna

snervi la disci-

pene soddisfattore, come un

freno al peccar di novo, e avendo


i

si

(2).

vigilanti

viziosi
il

l'efficacia di

rendere
e

nell'avvenire.....

con l'opposte azioni

medesimo

concilio

(3)

cessiva diminuzione di queste pene, vien quasi

di
vir-

l'ec-

a far

loro perdere questo vantaggio; e la stessa ragione di

previdente misericordia per cui sono imposte, non solo

come

ma anche come rimedio e aiuto, conmoderazione nel concederne la remissione.

espiazione,

siglia la

Ma

l'eccesso

si

cennati dall'autore?

trova egli negli esempi citati e ac-

Non

tocca a

me

a deciderlo, ne im-

Dante, Purgatorio, II, 95. (Manzoni).


Sacrosancta Synodus... in his (indtilgentiis) tamen concedendis
moderationem, juxia veterem et probatm in Ecclesia consuetudinem
adhiberi ctipit ; ne nimia facilitate ecclesiastica disciplina cnervetur.
Sess. XXV. Decr. de Indulg. (Manzoni).
(3) Procul dubio enim mas^nopere a peccato revpcaut, et quasi
freno quodam corcent hae satisfacioriae poenae, cautioresque et vi(i)
(2)

futurum poeuitentes efficiunt


et vitiosos habitus male
vivendo cornparatos contrariis virtutum actionibiis tollunt. Sess. XIV,
rap. VITI. De satisfactionis nf>r(";=iir'i'" -ir frurtu. (Manzoni).

fiilanliores in


porta qui

28l

deciderlo, essendosi dimostrato

il

dulgenze s'accordino

co'

della moralit

princpi

che

sar in vece fuor di proposito l'osservare un

Non
s'

l'in-

'

era appunto la questione.

altro

come

esempio d'accuse che

si

contradicono. Quella che

esaminata, cadeva sulla leggerezza delle penitenze

imposte per soddisfare alla giustizia divina

accusa

nella quale supposto e l'obbligo che ne rimane al pec-

anche riconciliato,

catore,

Obbligo

penitenziali.

vatori

citati

sopra,

e l'attitudine a ci dell'opere

e attitudine, che

furono da' no-

da Calvino principalmente,

di-

una vana immaginazione, anzi uit esecrabile


bestemmia (i), un rapire a Cristo V onore che Gli appartieney d'esser Lui solo oblazione, espiazione, soddisfazione per i peccati (2). Rapir l'onore a Cristo, il dire
chiarati

che opere per s morte, e patimenti

sterili

per l'eterna

salute, possano, dalla sua gloriosa vittoria sopra

Come

il

pec-

non fosse questo


medesimo un confessar la sua infinita potenza, non
meno che l'infinita sua bont; o come se la Chiesa at-

cato, acquistar vita e virt

se

tribuisse a quell'opere e a que' patimenti altro valore

che quello che hanno da Lui, nel quale viviamo, nei

quale meritiamo, nel quale soddisfacciamo!


se

non fosse un

effetto, dir cos,

(3).

Come

naturale dell'accordo

operato dalla Redenzione, tra la giustizia e la misericordia,

il

commettere

la

vendetta dell'offesa all'offen-

(i) Oiiod erf^o suis satisfactionibus promereri se imaginantur reconciliationem cum Deo (questo s' gi detto esser falso), poeiiasque
redimere ipsius iudicio debitas, execrabilevi esse blasphemiam, fortiter,
siculi est, asseveramus. Calv., De necessitate reformand;te- liccles.

(Manzoni).
(2)

Quando

peccatis,

solus

ipse solus est

expiatio,

A^nus Dei,

solus

satisfactio

solns

nuoquc oblatio

Honor

.\sf

quem

illr

pr
sihi

rpiunt qui Deum placare tentant suis compensationibus Id. Instit.


ni, IV, 26. (Manzoni).
(3) Ita non habet homo unde glorietur, sed omnis gloriatio nostra
in Christo est; in quo vivimus, in quo meremur, in quo satisfacimus.
Cono. Trid. Sess. XIV, cap. 8. (Manzoni).
.

22

sore medesimo, e far della punizione un sacrifizio vo-

lontario!

veda come

si

qualche volta

la verit strascini

verso di se anche chi le volge risolutamente le spalle,

ad

e lo sforzi

qual

non a riconoscerla

Calvino medesimo, interpretando

di san

avvicinarsele, se

Paolo

Do compimento

nella

intera

luogo

quel

mia carne a

ci

che rimane de' patimenti di Cristo (i); dopo aver pro-

nunziato che ci non

si riferisce

ma

disfazione di sorte veruna,

conviene che

provati, finche

pensiero

patimenti di Cristo,
suoi membri,

Paolo)

ci

nostri patimenti (2)

che

e il patire

ci

che

rimane de'

che fa di continuo ne

una volta in se stesso. Di


fa degni, da riguardar come suoi

dopo aver

tanto onore Cristo


i

qtiali

membri di Cristo, ciac i fedeli, siano


rimangono nella carne, spiega cos questo

Dice (san

a espiazione ne a sod-

a que' patimenti coi

patito

membri e questi panon hanno alcuna virt d'espiare Cristo si degna di riguardarli come suoi; e il
Padre ne rigetta l'offerta, come ingiuriosa a Cristo ed
vlV esecrabile bestemmia il dire che, per questa e per
Cristo che patisce ne' suoi

timenti rimangono

sterili,

questa sola ineffabile degnazione, possono essere uniti


co'

suoi, e partecipar cos

del loro merito infinito

Del rimanente, anche quest'argomento

de'

novatori

contro la dottrina cattolica non avrebbe forza che contro


la

loro, se

Infatti,

per mantenere in-

V onore che

gli appartiene (3),

n'avesse veruna.

tero e illibato a Cristo

dissero forse che la soddisfazione offerta da Lui alla


giustizia divina, per

Ad

peccati, s'applichi

(i) Adinipleo ca, quar desunt


Coloss. I, 24. (Manzoni).
(2)

Dicit

ergo

(Pauliis)

l>assionum

da

Chrisii,

hoc testare passinnum

in

se a tutti
carne mea.

Christi,

quod

in

seipso semel passtis, quolidie in mcmbris sziis patittir, Eo nos honorc


dignatur Christus, ut nostras afflictioues suas repulet ac ducat. Inst.
Ili,

V,
(3)

4.

(Manzoni).
ut integer et illihatus stius honor Christo scrvetur.

IV, 27. (Manzoni).

Ibiil.

peccatori?

Non

ma

gi;

283

ai soli giustificati, e giustificati

per la loro fede nella promessa. E, cosa strana! non

avvertirono mai, in dispute cos lunghe, e in tanta


petizione dello stesso argomento, che

il

ri-

credere un atto

umano, ne pi ne m.eno dell'operare, e che, col farne


una condizione riguardo all'effetto, facevano anch'essi
dipendere, per una parte, dall'uomo, cio da ogni uomo
in particolare,
lui

l'esser

quella soddisfazione applicata a

che era la sola cosa in questione

giacche

l'effi-

cacia intrinseca, la perfezione, la pienezza, la sovrab-

bondanza di essa non fu mai messa


Chiesa

avuta cognizione

certo,

in

questione nella

per l'insegnamento della quale, n'avevano, di


essi

medesimi, prima di trovarla

nelle Scritture. Quella condizione, dico, rapirebbe davr

vero l'onore a Cristo, se l'onor di Cristo dovesse consistere,

com'essi pretesero, nel non lasciar nulla a fare

all'uomo, al quale ha dato di poter tutto in Lui

(i).

La

Chiesa, lontana del pari e dall'insegnare una cosa simile,


e

da n'attribuire all'uomo alcun onore che abbia prin-

cipio
e

il

da

lui,

riconosce da Cristo ugualmente e la fede

valore dell'opere; e lo glorifica e lo benedice d'aver,

col suo onnipptente sacrifizio, rinnovato tutto l'uomo, e

fatto che, siccome tutte le facolt

di

questo avevano

potuto servire alla disubbidienza e alla perdizione, cos


potessero tutte diventare istrum.ento di riparazione e di

merito

(2).

(i) Otinia possHin in co qui me confortai. Ad Philip. IV, i^(Manzoni).


(2) Per magsjiore schiarimento di quanto dice il Manzoni, ecco
alcuni cenni della dottrina cattolica sulle indulgenze
Si dice indulgenza la remissione di pene temporali meritate per
il
peccato, dopo' che questo stato rimosso, accordata fuori del SaIn questo Sacrarriento la punizione temcramento della penitenza.
per mezzo delle indulporale sostituita da un pena pi leggera
genze questa rimessa mediante l'applicazione delle soddisfazioni
di Ges Cristo e dei Santi affidate alla custodia della Chiesa.
(.a dottrina delle indulgenze pos.i su questi tre nunti
:

284

CAPITOLO

XII.

SULLE COSE CHE DECIDONO DELLA SALVEZZA


E DELLA DANNAZIONE.
//

potere

attribuito

pentimento, alle cerimonie religiose,

al

dulf^ence, tutto contribuiva a persuadere


la

il

dannazione eterna, dipendono dall'assoluzione del prete

fu forse

il

colpo

pi,

alle

iti-

popolo che la salute, o

funesto dato alla morale.

Il

caso,

questo

non

pi la virt, fu chiamato a decidere della sorte eterna dell'anima


del moribondo. L'uomo hi virtuoso, colui la cui vita era stata

pura

pi

mento

poteva essere colpito da morte improvvisa

in cui la collera,

pata di bocca una di

il

mo-

nel

dolore, la sorpresa, gli avevano strap-

parole

(quelle

reso cos comuni, e che, per

le

profane,

che

sono pronunciare senza cadere in peccato ynorialc

ha

l'abitudine

decisioni della Chiesa

non

si

pos-

allora la sua
dannazione era eterna, perch un prete non si era trovato presente per accogliere il suo pentimento, ed aprirgli le porte del

L'uomo

cielo.

trario,

pi

perverso,

pi lordo di delitti,

poteva, al con-

provare uno di quei momentnei ritorni alla virt,

che

non sono estranei ai cuori i)i depravati ; poteva fare una buona
confessione, una buona comunione, una buona morte, ed essere
certo

del

Paradiso.

(Pag.

417-418).

Queste obiezioni ricadono,

la pi

parte, sulla dot-

trina che stata difesa o spiegata nel Capitolo IX; al

quale, per conseguenza, ci rimettiamo.

i)

zioni

Qui non

si

far

che ragionare sopra alcune supposizioni. L'opi-

altro

di
2)

Esiste nella Chiesa un vero deposito o tesoro delle soddisfa-

Ges Cristo

e dei

La Chiesa ha

il

Santi.

potere

di

applicare queste soddisfazioni

ai

fedeli.

3) La Chiesa ha sempre esercitato questo potere.


Un'indulgenza parziale (per es. di sette anni o di quaranta
giorni) non significa soltanto la remissione di una certa penitenza
canonica (per es. di sette anni o quaranta giorni) secondo l'antica disciplina della Chiesa, ma la remissione davanti a Dio, di tanto
della pena temporale incorsa, quanto sarebbe stata espiata da una
pubblica penitenza di tale durata. (Cfr. W. Wilmers. - Manuale della
Religione Cattolica - Versione di P. Vigo, 1907, p. 414, seg.).

nione erronea, che

285

la salvezza

la

dannazione eterna

dipendano dall'assoluzione del prete, sconosciuta in


Italia, dove si tiene, come in tutta la Chiesa, che la
salvezza dipenda dalla misericordia di Dio e dai meriti
di Ges Cristo applicati all'anima che ha conservata
l'innocenza acquistata nel battesimo, o che l'ha recupe-

con

rata'

la penitenza. L'autorit

tanto chiaramente

da' peccati

del prete, d'assolvere

fondata nelle parole

del Vangelo, che ripeterle attestarla a evidenza

ranno rimessi

ritenuti a chi

li

-peccati

a chi

li

Ma

riterrete (i).

che dall'assoluzione dipenda

la

rinieiterete,

Sa-

saranno

nessuno ha mai inteso


salvezza,

in

maniera

che non possa sperarla chi impossibilitato a ricevere


quest'insigne benefizio. Oltre che l'uomo

pu conservare

per tutta la vita l'innocenza, non commettendo alcuna

rendono nemico di Dio (e quantunque il mondo non li discerna, non sono cessati
giusti che ci passano senza partecipare alle sue opere),

di quelle colpe che lo

la

Chiesa insegna, e

penitenza a cui

manca

di essa, ne la contri:

tutti

cattolici

l'assoluzione,
;ne,

credono, che la

ma non

accetta a

il

Dio.

desiderio

Dando

ai

mai voluto
perdono? e
doni

ministri l'autorit d'assolvere, avrebb' Egli

rendere in certi casi impossibile


fatti

il

Chiesa possono mai essere a scapito della

alla

sua onnipotenza e della sua misericordia? e perch

degna impiegare

la

mano

Egli non possa salvare


ha convertiti a s?
corciata, sicch

Quando

si

dell'uomo, la sua ne sar ac(2)

quelli che

poi fosse nata questa falsa persuasione (3)

essa non poteva certo venire dalla prima, n dalla terza


(i)

Quorum

peccata, reniittuiUur eis


Ioan. XX, 2^. (Manzoni).

remiseritis

tinueritis, retcnta sunt.

et

quorum

re-

Ecce non est abbreviata manus Domini, ut salvare nequeat.


I. (Manzoni).
(3) La falsa persuasione quella che il Sismondi esprime colle
parole citate
tutto contribuiva a persuadere il popolo che la salute,
o la dannazione eterna dipendono dall'assoluzione del prete .
(2)

Isai.

LIX,

((

286

delle ragioni qui addotte.

Non

dal potere attribuito al

pentimento, perch questo potere renderebbe anzi

meno

necessaria l'assoluzione a un'anima gi ritornata a Dio;

non dal potere attribuito alV indulgenze, perch, come


gi s' dovuto parlarne, nessuno attribu mai ad esse
quello di salvare dalla dannazione eterna. Quanto alle
cerimonie religiose, non ne parlo, non sapendo a quali
precisamente

caso, e

non

voglia qui alludere.

si

La Chiesa

tanto

lontana dal sospettare che

delVanima. del moribondo, che non conosce


questa parola caso {hasard)

Non

(i).

n l'essere o no in stato di grazia, ne

momento
cade

il

la virt, possa decidere della sorte eterna

ripete

nemmeno
dal caso

morire

il

in

un

piuttosto che in un altro. Se l'uomo virtuoso

non

in peccato,

ma

effetto del caso,

volont pervertita; se more

in-

della sua

peccato, un terribile

e giusto giudizio.

La Chiesa non suppone


sia compatibile con

se

il

che alcun peccato mortale

conservazione della virt

giusto diventa peccatore, appunto

l'avere

abbandonata

dell'anima sua.
in

la

La

la

vir.ti,

quindi

vii-tii,

cio

che decide della sorte

giustizia del giusto

qualunque giorno pecchi

la

non

lo liberer,

(2).

Ma non s'intende il vero spirito della Chiesa, non


d nemmeno, mi pare, un'idea giusta della natura
dell'uomo, se si suppone che decada cos facilmente

si

dalla giustizia realmente acquistata; se

si

vuol credere

che la conseguenza naturale della vita pi pura sia

una morte impenitente e la dannazione eterna. Certo, il


la Chiesa glielo rammenta, perch
giusto pu cadere
:

vegli e perch sia umile, perch

tema

perch speri,

perch una verit. Se non potesse cadere, sarebbe que(i) 11 vocabolo caso ignorato nell'insegnamento della Chiesa
perch esso una negazione di una verit inculcata da tutto il Vangelo, cio che ogni cosa governata dalla Provvidenza divina.
(2) Ezech. loc. cit. Vedi pag. 248 del cap. IX. (Manzoni).

28;

Se non potesse esser vinto, dove


combattimento? Se non avesse in tutti i momenti bisogno dell'aiuto divino, che? non dovrebbe pi
vita di prova?

una

sta

sarebbe

il

Ma

pregare.

non

zione,

la

Chiesa vuol levare al giusto la presun-

la fiducia.

Come!

essa che

catori, che di conversione e di


e

rammemora

di consolazione, che

che

non parla

a'

pec-

perdono, di penitenza
loro

giorni felici

passano nella casa del Padre, vorrebbe poi con-

si

rappresentando il loro stato come


uno stato senza fermezza e senza appoggio? La Chiesa,
come gi s' dovuto osservare, non consiglia la speranza, ma la comanda. Dice a tutti ^operar la salute
con timore e tremore (i) ma dice anche che Dio e fedele,
tristare gl'innocenti

e ion

permetter che siano tentati oltre

ma non
cipiata

cessa

l'opera

loro

in

ripetere ai giusti,

di

giorno di Cristo Ges

Le

botta,

la

loro potere (2)

perfezioner

-fino

al

(3).

della Chiesa, che

decisioni

il

che chi ha prin-

si

cada in peccato

mortale pronunziando certe parole profane che Vuso ha


rese cos comuni,

non sono qui

citate,

n io

le

e bisognerebbe conoscerle per ragionarne (4).

guardinga

tanto

in

conosco

La Chiesa

queste distinzioni di peccati,

il

suo linguaggio cos gastigato, che importerebbe molto

come abbia potuto discendere a

di vedere
colari,
le

trattarli

con l'autorit e con

il

conviene.

Cum

ogni modo,

la

questi parti-

dignit che

giusto della Chiesa, nu-

meta

et tremore vestram salntem operamini. Paul, ad


(Manzoni).
{2) Fidelis autcm Deus est, qui non paiietur vos tentari supra
id qitod Potestis. Paul. I, ad Corinth. X, 13. (Manzoni).
(3) Confidens hoc ipstiin, pula qui coepit in vohis opus bonuni,
perfciet usque in dieni Christi lesu. Paul, ad Philip, l. 6. (Manzoni).
(4) Come, parlando pi sopra delle cerimonie religiose nominate
cosi in genere dal Sismondi, il Manzoni dice di non sapere a quali in
parole
particolare si alluda, cosi ora nota l'imprecisione della frase
profane che l'uso ha reso comuni. E molto frequente il caso di udire
contro la Chiesa accuse esposte in una forma generale ed imprecisa
che mentre copre l'ignoranza va in aiuto dell'odio antireligioso.
(i)

Philip.

'

II,

12.

288

trito 4^' pensieri santi e generosi dell'altra vita,

avvezzo

d'ogni sorte, intento a re-

a vincer gl'impeti sensuali

golare con la ragione e con la prudenza ogni suo atto,


il

giusto della Chiesa ha la guardia alla

Ne' tempi di calma

sempre tanto presente a

il

dolore; prega affine

s stesso, che

non

ci

sorpresa per lui; se cade, ne prende argomento


milt, e di

nova

(i).

e di silenzio delle passioni, fortifica

l'animo contro la collera, contro


d'esser

bocca-

e pi instante preghiera. Io

non so

sn
d'ueh)

possa insegnare che una di quelle parole profane distrugga

il

regno di Dio

in

un'anima; per certo che,

dove Dio regna, il linguaggio puro e. misurato, e


che la Chiesa non vuole educar gli uomini ne a far
ci che xxx'abitudijie qualunque abbia reso comune, n
a

servirsi

d'espressioni

appassionate,

senza

sapienza,

senza scopo e senza dignit.

Quanto poi

al

ritorno

momentaneo dell'uomo

per-

verso alla virt, se n' ragionato abbastanza, e forse

troppo, nel Capitolo IX.

(i)

Pone, Domine, cusLodiavi

ori

meo, Ps. CXL,

3.

(Manzoni).

289

CAPITOLO

XIII.

SUI PRECETTI DELLA CHIESA.

Ci non bast.

La Chiesa

pose

suoi precetti accanto alla gran tavola

delle virt e dei vizi, la cui cognizione stata scolpita nel nostro

Essa non
come hanno fatto
cuore.

li
i

avvalor con nna sanzione

comandamenti

la salute eterna dalla loro

di Dio, essa

osservanza

ma

nel

cos

formidabile

non fece dipendere


tempo stesso essa

una potenza che non poterono ottenere le leggi della


morale. L'omicida, aticora coperto del sangue poco prima versato,
osserva divotamente la les^ge del magro, pur meditando un nuovo
attribu loro

perch pi ogni

assassinio

servare

precetti della Chiesa,

uomo
piti

puntuale ncll'os-

vizioso fu

in cuor suo si sente dispensato

dall'osservanza di quella morale celeste, a cui sarebbe necessario

che sacrificasse

sue prave inclinazioni, (pag. 419).

le

Esaminiamo brevemente
nari; quindi parleremo

le

delle

due asserzioni prelimidi

relazioni

pre-

questi

ecclesiastici (i) co7t le leggi della- morale.

cetti

La Chiesa pretende di non dare un precetto che


non prescriva un'azione per se virtuosa, che non sia un
mezzo per purificare, elevare, santificare l'animo, per
adempire insomma la legge divina. Se questo si nega,
1

bisogna addurre
Chiesa; se
essa messi

si
i

precetti o viziosi o indifferenti della

concede, che cosa

pu

si

dire

dell'aver

suoi frecetti a fianco della gran tavola

vizi e delle virt?

Che

gli

de

ha messi nell'ordine che con-

veniva.

Che poi

la cognizione della

e de' vizi sia inserita

(i)

E evidente che

ramente
si

di

ne'

l'illuslre

gran tavola delle virt

nostri cori,

autore non ha inteso di parlare pulinguaggio catechistico,

quelli che, in senso stretto, e nel

chiamano Comandamenti

della

Chiesa;

pratiche o comandate, o approvate da essa

deremo anche
19

una questione

noi.

ma

(Manzoni).

COJAZZI. La Morate

cattolica del

del

complesso

e in questo senso

Manzoni.

li

delle

pren-


incidente in questo luogo

mini non abbastanza

290
e,

chiari,

del rimanente, posta in ter-

come

per lo pi di quelle

che sono espresse per mezzo di metafore. Presa nel senso


pi ovvio, una tal proposizione parrebbe voler dire che

l'uomo abbia dalla natura (qualunque ne sia


e

il

modo) una cognizione

lucida,

di ci che sia virt e di ci che sia vizio.

il

mezzo

inalterabile,

intera,

Ammessa

la

qual cosa, ogni dottrina soprannaturale e rivelata, su


questa materia,

sarebbe superflua,

quindi

falsa

sarebbe quindi senza fondamento, come senza motivo,

ogni precetto religioso

avendo ogn'uomo nel

giacche,

cor suo, quella gran tavola, a che pr, e con quale autorit,

medesime del Sinai?

quelle

Ma

una

posizione apertamente rinnegata dal fatto, non

dalla

che
in

se

n'

discorso

meno
lungo

un capitolo antecedente. Se, poi s'intende semplice-

mente, che
e

come,

rivelazione,

sup-

tale

di

nell'uomo, dotato com'

sia

ci

volont, una

potenza di discernere

d'intelletto

bene

il

il

male morale; potenza per non solo limitata di sua


natura, m-a (d'onde che ci sia avvenuto) indebolita e

guasta a segno, e di prender troppo spesso


bene,

il

bene per male, e d'attaccarsi

male per

il

al male, e rifug-

come il fatto pur


ammette insieme, che ci sia una
da Dio, appunto per dirigere e aiutar

gire dal bene, anche conoscendoli,

troppo dimostra; e se
religione istituita
l'intelletto nel

si

discernimento del bene e del male, e la

volont nella scelta

allora bisogner dire che uno de'

caratteri essenziali e indispensabili di questa religione,

dev'essere

il

promulgare dei comandamenti,

garli con un'autorit soprannaturale,

come

promul-

la

sua ori-

gine.
2

cosi

ha fatto

mandamenti della
il

la Chiesa

ha muniti i suoi cohanno i co-

stessa sanzione (i) che

(i) La parola sanzione pu indicare due cose: i) atto col quale


capo dello stato conferma una legge votata dal parlamento, senza

mandamenti

291

da Dio essa medesima

di Dio, perch

e facendo altrimenti, diffiderebbe dell'autorit conferiChi non ascolta la Chiesa sia


tale da Colui che disse
riguardato come un pagano e un pubblicano (i)- E cosa
:

sarebbero de' comandamenti senza sanzione? o qual altra


sanzione

potrebbe dare a de' comandamenti che

si

ri-

guardano anche, anzi principalmente, la volont? La


Chiesa dunque fa dipendere, come s' gi detto altrove,
la salvezza dall'osservanza de' suoi comandamenti, la
trasgressione de' quali non pu venire che da un core
indocile e noncurante di quella vita, che data a chi
a chi la sospira, a chi la cerca coi mezzi

l'apprezza,

ordinati da Gesi Cristo

(2).

Questa

la

sua dottrina

perpetua, tanto manifesta e universale, che ogni catto-

pu darne testimonianza quando si sia.


Ma l'essenziale da esaminarsi l'effetto attribuito
a questi comandamenti, d'esser quasi un orribile supplimento alle leggi eterne della morale, una scusa per
lico

trasgredirle senza rimorso


l'unico
sto.

punto di

Due

da

il

Ora

punto di

vista,

sono osservati nel


:

te-

fatto, e la

il

di esso da' princpi costitutivi della Chiesa.

fatto

11

questo

cose sono qui da considerarsi

dependenza
morale.

vista dal quale

una parte importantissima di

statistica

ecco quali sono, al parer mio, le massime

aversi di mira, e le ricerche

da

farsi,

per venire alla

cognizione di esso.

La
sto

religione non comanda che cose sante credo quepunto fuori di controversia. Quindi la vera e intera
:

fedelt alla religione incombinabile con qualunque


quale atto essa non pu essere esecutoria
2) quella parte della
legge che contiene la minaccia della pena ai trasgressori. II Manzoni
l'adopera qui nel secondo significato.
(i) Si autem Ecclesiain non audicrit, sit sibi sicut ethnicus, cf
publicanus. Matth. XVllI, 17. (Manzoni).
il

Non

dimentichi la distinzione tra le trasgressioni mortali


quale s'applica naturalmente a' comandamenti della
Chiesa, come a quelli di Dio. (Manzoni).
(2)

le

veniali,

si

la


delitto; quindi

tendo conciliare

292

ruomo che
le

vuol esser vizioso, non pa-

sue azioni con la religione quale

tende ad abbandonarla o ad
ligione

avversione

alla

superstizione.

ai precetti

alterarla,

tende

all'irre-

Nel primo caso, la sua

che non vuole osservare lo porta

mere finzini umane; e la rabbia


cambia qualche volta il desiderio m

a desiderare che siano


d'averli

violati

persuasione.

Ma

pu anche cadere

mento. Sa che

il

ma non pu

lasciar

ci

chi

un'altra

specie

d'acceca-

delitto lo esclude dalla parte de' giusti

di credere alla promessa, e non

vorrebbe rinunziare;

si

sforza

di

dimenticare che

ha violato un precetto ha violata tutta la legge

(l),

non gl'impongono il sacrifizio della sua pi forte passione. Sa


ancora che un atto di dovere l'eseguire certi comandamenti; e eseguendoli si persuade confusairiente di non
esser affatto fuori dell'ordine, e di tenere ancora un
piede nella strada della salvezza gli pare di non essere
affatto abbandonato da Dio, poich fa alcuni atti che
Dio gli comanda. E l'oscuramento della sua mente
pu qualche volta arrivare al segno (poich a che
non va l'intelletto soggiogato dalle passioni?) che quegli atti, quantunque scompagnati dall'amore della giustizia, gli paiano una specie d'espiazione; e prenda per
un sentimento di religione quello che non altro che
e vorrebbe esser fedele in quelle parti che

un'illusione volontaria dell'empiet.

Ora, per decidere se tra


in Italia sia pi frequente

il

delinquenti di mestiere

disprezzo della religione,

o questa superstizione, ognuno vede quali ricerche converrebbe aver fatte

visitare le prigioni, vedere se co-

loro che ci stanno per gravi delitti nutrono sentimenti


di rispetto per la Chiesa, o se ne parlano con derisione,
(i) Oiiicuntque aiiteni totani h'i^cm scrvavcrit, offendat autetn in
uno, factus est omnium retis. lac. II, io. (Manzoni).

293

chiederne a quelli che, per u&zio, gli esaminano e gli


osservano, chieder ai parrochi (qualora non

si

averli per sospetti di parzialit) se coloro che

abbandonati
vanza

informazioni.

sono

distinguevano nell'osser-

si

precetti ecclesiastici

de'

esatte

pili

mal vivere

al

volesse
'si

prendere insomma

le

non essendo

in

Le. quali

io

caso di prendere, non posso che esprimere un'opinione,


quella che mi son fatta, per la tendenza che abbiamo

a formarci un giudizio generale sui fatti d' uno

tutti

stesso genere,

non
si

quantunque

notizie

le

che ne abbiamo

siano, ne in quel numero, n di quella certezza che

richiederebbe a dimostrarne la verit. Sono dunque

di parere, che, tra quelli che corrono in Italia la de-

plorabile carriera

del

delitto,

poca o nessuna superstizione,


ignoranza di tutte

ci

sia,

m.olta

nostri

a'

giorni,

noncuranza, o

le cose della religione.

a farmi rinunziare a questa opinione, che

non basta

l'illustre

au-

abbia manifestata l'opposta; perch, per quanto

tore

peso abbia la sua autorit, una decisione sopra un complesso di fatti non

si

riceve se

non con molte prove

con molti ragionamenti. So bene che molti stranieri


fanno un'eccezione per l'Italia, adottando senza esame

tutto ci che le

si

possa attribuire,

in

fatto di super-

ma non sono persuaso della bont di questo


metodo. Non pretendo quindi di proporre agli altri la
mia opinione, ma la sottopongo al giudizio di quelli

stizione;

che hanno potuto fare delTosservazioni

sufficienti

su

questo fatto.

Quantunque per qui non si tratti di difender l'Ima la religione, non si pu a meno di non pro-

talia,

testar

passaggio

di

contro

l'

interpretazione

che

po-

tranno dare all'esempio addotto dall'autore quegli stra-

appunto che sono avvezzi a credere anche al di


del male che loro vien detto di questa povera

nieri

Italia; e

quali, sentendo parlare d'assassini che

man-

294

giano di magro, potranno farsi subito


vivano cos tra

sia piena d'uomini che

che

l'idea,

l'Italia

sicario e

il

cer-

il

Se mai, per un caso strano, questo libricciolo capitasse alle mani d'alcuno di loro, vedano se troppa

tosino.

pretensione

chiedere che

il

si

facciano dell'altre ricerche,

prima di formarsi una tale idea d'una nazione (i).


Ma, per xenire alla relazione di questi fatti

co'

princpi della Chiesa, l'impressione che, per l'onore della


verit e della religione, importa sopra tutto di distruggere, quella che

Chiesa e contro
presentati

cetti

morale
e

pu nascere contro

precetti della

suo spirito, dal veder questi pre-

il

come

contrasto con

in

le

della

leggi

dal veder messi insieme astinenza e assassinio,

(negli

scrivere),

esempi^ che ho creduto

altri

come

modo

cause e effetti

se

tra-

digiuno

culto dell'immagini e libertinaggio,

ecclesiastico e spergiuro,
in certo

di

inutile

queste cose fossero

dal veder supposta nel

core

dell'uomo vizioso quasi una progressione paral-

lela

di

fedelt ai precetti ecclesiastici, e di scellera-

No, non

tezza.

c'

alcuna connessione tra queste cose;

sono idee e nomi repugnanti; non

c'

lato per cui

tocchino, c' tra di esse la distanza che separa

dal male. No, la Chiesa non ha mai proposti


cetti

in sostituzione

leggi della morale

delle

potevano ideare precetti che fossero


vera,

all'intera,

all'eterna

morale

pii

si

bene

il

suoi pre:

non

si

conducenti alla

credersi

dispensato

da essa, osservando esteriormente alcuni di que' precetti,


non pu essere nella mente del cristiano che una demenza irreligiosa e una demenza di questo genere de;

v'essere

(i)

scrivere

sempre stata

Bench
in

il

difesa

rara.

Manzoni

si

dell'Italia,

sia

ma

proposto
solo

della

spesso protesti
religione

di

cattolica,

non
pure

spesso non sa resistere e con frequenti e rapide digressioni merit che,


con ragione, di lui dicesse il Tommaseo: nel confutare le triviali accuse dell'onesto ninovrlno. '1 "*' "i/oni fece o;iora non solo di rniigionc
generosa, ma di patria carit .

295

uomini perversi, calpestando que' gravissimi comandamenti, da' quali dipende


la conservazione del viver sociale, abbiano mantenuta
Perch,

degli

che

altro

esteriore a quelli che sono dati dalla Chiesa

una fedelt

per facilitare l'adempimento d'ogni giustizia; altro

che questa fedelt stessa gli abbia incoraggiti a calpestare

della legge;

sapevano

degli

non

corrotte;

alle "loro inclinazioni

disprezzo d'alcuni precetti alla viola-

altri,

perch questo disprezzo non aveva

anche in questo
se c'

facile

pii

quelle sole colpe che non

il

bastante

per loro un'attrattiva

Che

osservata la parte

hanno commesse

rifiutare

hanno aggiunto
zione

Hanno

primi.

pure

Vuomo

farli

diventar

rei

vizioso che si senta dispensato

dalla morale^ quanto pi

mandamenti

da

ecco tutta la storia del loro, animo.

della Chiesa,

precetti della Chiesa

il

stema, s'indichi in essi

regolare nelV osservare


si

trovi nelle

massime

co-

e ne'

fondamento di questo suo sipnto donde s' mosso per

il

arrivare a un tale delirio;

si

dica quali istituzioni po-

trebbero esser atte a ritenere nell'ordine una mente e


core, quali si suppongono a quest'uomo. L'assassino
mangia di magro con divozione! Ah quanto lon-

un

tano questo sentimento, che riunisce

il

sacrifizio e

l'a-

more, dal core dove risoluta la morte di un fratello!

Egli mangia di magro!


detto:
cibi,

sii

Ma

quando

la

Chiesa gli ha

temperante, rinunzia in certi giorni a certi

per vincere la bassa inclinazione della gola, per

mortificare

il

tuo corpo, gli ha poi soggiunto

questo tu potrai uccidere?

perch

c' chi

con

vuol esser

omicida, la Chiesa non comander a tutti d'essere astinenti?

Non imporr

pi delle penitenze, per timore d'in-

coraggire al peccato? Cosa importa che due comanda-

menti siano diversi, quando non

si

contradicot?

impossibile figurarsi una morale, una regola di vita, in


rui

non

ci

siano dell'obbligazioni di vario genere e di


diversa importanza

morale perfetta sar quella

la

un solo

appunto

in

vengano da un principio, siano

cui tutte l'obbligazioni

dirette a

296

e questo sia santissimo

fine,

e tale

morale della Chiesa.

la

da credersi che questo fine la Chiesa non


mai? Nel testo che osserviamo non accennata che una delle possibili relazioni dei comandamenti
ecclesiastici con la morale; l'osservanza di questi combinata con la persistenza nel Helitto. Un complesso di
discipline meditate, promulgate, venerate da una societ come la Chiesa, non meriterebbe attenzione, se non
egli poi

l'ottenga

per l'ubbidienza di qualche omicida, di qualche prostiI cattolici virtuosi non sono
comandamenti ? O se lo sono,
osservanza non avr alcun effetto sulla loro

qualche spergiuro

tuta, di

dunque osservatori
una tale
condotta?

Ne

de'

l'astinenza cos efficace a liberar l'animo

dalle tendenze sensuali; ne

per applicarlo alle cose

culto dell'immagini, che,

il

celesti, si

prevale della prepo-

tenza stessa de' sensi, cos forte per s a sviamelo; n


l'ubbidienza volontaria e dignitosa che, facendo prefe-

che prescritto a ci che

rire ci

si

sceglierebbe, avvezza

mirabilmente l'uomo a comandare a


durebbero mai

gli effetti avuti in

e cos connaturali a tali cagioni

Non

tolico che. fosse pi fedele a quella

quale
pi

si

li

Ma

il

altro col

non pro-

ci

sarebbe cat-

morale celeste alla

sacrificare Vinclinazioni corrotte,

nelV osservare

regolare

Chiesa!

non

devono

s stesso,

mira dal legislatore,

mondo
ridersi

quanto

comandamenti della

stesso attesta che ce ne sono, se


de'

loro scrupoli

compatisce ugualmente per

il

il

mondo

che

timore che hanno di far

danno a qualcheduno con un fatto o con una parola,


di mancare a un piccolo dovere di carit, come per
quello di far uso d'un cibo proibito.

Levate
delitti?

No,

comandamenti della Chiesa

ma

avrete

meno

avrete

sentimenti religiosi,

meno
meno

297

opere independenti da impulsi e da


rette

all'ordine

vita,

verso

temporali, e di-

perfezionamento per cui l'uomo

di

creato, a quell'ordine che avr


l'altra

fini

zarsi nella presente.

il

il

suo compimento nel-

quale ognuno tenuto d'avan

La

storia piena di scellerati ch'e-

dall'osservare questi comandamenti.

rano ben lontani

e dal praticare alcun atto di piet. Gli esempi che


si

d'una

trovano,

d'atti di religione

non da

con ragione

vita

mescolata

d'azioni

ci

perverse e

mossi da un sentimento qualunque,

umani, hanno una celebrit particolare

fini

perch l'unione di cose tanto contrarie,

come perversit

pratiche

cristiane,

certo rispetto a quella religione, che

la

durata

d'un

non comanda

se

non il bene, in un core che sceglie di fare il male,


sempre una contradizione notabile, un tristo fenomeno
di natura umana. Luigi XI onorava superstiziosamente,
come dice il Bossuet (i), un'immagine della Madonna:
chi non lo sa? Ma se Luigi XI, come per furore di dominare, viol tante leggi divine e ecclesiastiche, d'um^anit, di giustizia e di

bona

fede, fosse anche diven-

puramente ecclesiada credere che sarebbe diventato migliore per


questo? Avrebbe perduto un incoraggimento al male,
o non forse un ultimo ritegno? Non avrebbe con ci
tato trasgressore di tutte le leggi

stiche,

forse votato

suo core d'ogni sentimento di piet, d'or-

il

dine, di suggezione, di

fratellanza? Alcuni storici as-

seriscono che facesse avvelenare


fratello; e

si

il

duca di Guienne suo

racconta che sia stato sentito chiederne

perdono a quell'immagine. La qual cosa non proverebbe


se non che la \ista d'un'immagine sacra risve-

altro,

gliava in

lui

il

rimorso; ch'egli

mento trasportato

si

trovava in quel mo-

alla contemplazione d'un ordine di

cose, in cui l'ambizione, la ragione di stato, la sicurezza,


l'offese ricevute,
(i) Abrcgi^

non scusano

delitti;

che davanti aL

de l'Histoire de Francc. Jv. XII. Ai'.nc 1472. (Marzoni).

298

l'immagine di quella Vergine,


i

il

di cui

nome

desta

sentimenti pi teneri e pi nobili, sentiva cos' un fra-

tricidio (i).

Se c', tra cento, qualche omicida che mangi di maebbene un uomo che spera ancora nella misericordia
avr qualche misericordia nel core. un

gro,

resto
sibile

di
al

terrore

de'

Lo

un supplichevole,

se fa

di gastighi

questo pensiero che

Dobbiamo

qui

se risparmia

volontariamente qualche tregua

un giorno ritorna

suoi delitti, e soprattutto se

virt, a

un lato acces-

pensa qualche volta che

sciagurato

un Dio di ricompense

c'

di Dio,

pentimento, una rimembranza di virt e di

cristianesimo.

a'

giudizi

si

dovr

alla

attribuirlo.

prevenire un'obiezione.

La

supersti-

zione cHe fa confidare nell'adempimento di certi precetti,

ad

o nell'uso di certe pratiche pie,

altri

come supplimento

doveri essenziali, un argomento frequentis-

simo di lagnanza

e di

stori cattolici

male,

il

rimprovero nell'istruzioni de' pasi

dir, esiste

dunque,

molto

comune.
Per sentire

la

gran differenza che passa tra

che questi combattono, e quello di cui

bisogna distinguere due gradi

o,

s'

il

male

parlato finora,

per dir meglio, due

(i) Oltre a quello che dice il Manzoni ecco alcuni dati sulla vita
Luigi XI. Era figlio di Cado VII nto a Bruges nel 1423; a 12
anni prese parte ad una rivolta, non riuscita, contro suo padre, al
quale successe nel 1461. Fece magnifiche promesse, ma coi fatti regn da
tiranno: allontan dagli impieghi gli uomini pi illustri dando tutta
la sua confidenza a persone volgari, come a un Oliviero suo barbiere,
al prevosto Tristano che nomin suo compare. Ebbe contro di s due
coalizioni di duchi e princioi che egli riusc a vincere non tanto
colla forza quanto coH'astuzia della quale faceva professione colla
massima favorita chi non sa dissimulare non sa regnare. Era perfido,
crudele, vendicativo, eppure riusciva a combinare tutto ci con la
venerazione che mostrava di nutrire per un'imagine di Maria e por
le reliquie delle quali andava sempre coperto.
Colto da apoplessia
chiam dalla Calabria S. Francesco da- Paola sperando in un miracolo
ma il santo non pot dargli che il coraggio e la rassegnazione
rjjla morte che lo colpi nel 148^.

di


generi di bont:

299

quella di cui

contenta

si

il

mondo,

quella voluta dal Vangelo, e predicata da' suoi mi-

mondo, per

nistri. Il

suo interesse e per la sua tran-

il

vuole degli uomini che s'astengano dai delitti

quillit,

(senza rinunziare ad approvar quelli che possano gio-

vare ad alcuni), e esercitino virt


agli altri
i

il

disordini evitati,

ma

che costituiscono

cate,

il

Non

sono

non sono

cristiani:

ma

costumi

e lo spirito di

Crocifisso (i).

^ contro la

mano

core.

bens le viriti del Vangelo prati-

irreprensibili agli occhi degli uomini,

Ges Cristo

temporalmente

utili

Vangelo vuol questo

mancanza

di questo spirito che decla-

preti cattolici, e contro la persuasione che possa

esser supplito

vendo per

il

da pratiche esterne di religione; che vimondo, e non si curando o non ricordan-

dosi del fine soprannaturale che deve animare l'azioni


del cristiano, s'abbia ragione di credersi tale per
plice

adempimento

valore che dal core.

di certi precetti,

Ma

migliori tra

quali

sem-

non hanno

quelli a cui sono rivolti questi

rimproveri, son uomini de' quali


dire; sono

il

suoi

il

figli.

mondo non ha

che

non

se la Chiesa

contenta di loro, perch mira a un ordine di santit


che

il

m.ondo non conosce; perch, non avendo altro

interesse che la salute degli uomini, vuole le virt che

perfezionano chi

sono
gli

le esercita, e

non solamente quelle che

Non

basta alla Chiesa che


uomini non s'uccidano tra di loro; vuole che abbiano
utili

a chi

le

predica.

un core fraterno l'uno per l'altro, vuole che s'amino m


Ges Cristo: davanti ad essa nulla pu supplire a
questo sentimento; ogni atto di culto che venga da un
core privo di carit, , a' suoi occhi, superstizioso e menzognero.
lo

Ma

la superstizione

che concilia l'omicidio

spergiuro con l'ubbidienza

a'

precetti,

una

mo-

(i) Massillon, Sermon dn jeudi de la II semaine de Cartne. Le


maiivais riche. (Manzoni).


struosit che, ardirei dire,

300

non ha bisogno

d'esser

com-

battuta.

Che

se

pure se ne incontrasse qualche esempio, quali

riflessioni utili ci

mento

quand'anche

potrebbero far sopra? qual senti-

si

dovrebbero

ispirare

Chiesa,

della

precetti

vedessimo scrupolosamente osservati dal-

li

l'uomo pi reo? Si pu indicarlo con piena fiducia, perch

insegnato da chi non pu errare. Guai a

c' stato

voi, Scribi e Farisei ipocriti,

menta

e dell'aneto

che pagate la decima della

del cumino, e avete trascurato

il

pi essenziale della legge, la giustizia, e la misericordia,


e la fede.

contrasto

Cos rimproverava
tra

l'

importanza

Ma

il

Figliuolo di Dio
precetti

de'

e qual

disprezzati

veda qual l'insegnamento che


d a quegl'ingannati. Non mostra di disprezzare il picdegli eseguiti

colo

comandamento

pimento di esso)

si

minuto nell'adem-

(anzi lo scrupolo

(i),

quantunque

metta a confronto

lo

di ci che la legge ha di pi grave

anzi, perch la

considerazione della giustizia, della misericordia e della

fede non faccia concepire noncuranza per quello


si

veda che

il

male

sta nella trasgressione e

l'ubbidienza, che tutto ci che


tutto ci che pio utile,

gnava

comandato

aggiunge

perch

non

sacro,

nel-

che

Queste cose biso-

fare, senza ometter quelle (2).

(i) La legge non ordinava di pagar la decima dell'erbe piCi minute. Mons. Martini, in nota al passo citato. (Manzoni).
(2) Vae Sobis, Scribae et Pharisaei hypocritae, qui decimatis menlliam et anethum et cyminum, et reliquistis qiiae f<raviora sunt legis,
iudiclum, et misericordiain, et fidem : haec oportuit facere, et illa non
inittere. Matth. XXIII, 23. (Manzoni).

301

CAPITOLO

XIV.

DELLA MALDICENZA.

La morale propriamente

non ha tuttavia mai cessato d'essere

detta

Chiesa;

l'oggetto delle predicazioni della


nell'Italia

tale

La

ma

sacerdo-

l'interesse

corrotto tutto quello che ha toccato.

moderna ha

reciproca benevolenza

il

fondamento

delle

virt

sociali;

il

ha dichiarato che si pecca dicendo


male del prossimo; ha tuit>edito a ciascheduno d'esprimere il giusto
giudizio che deve disccrner la virt dal vizio ; ha imposto silenzio
casista, nel ridurla a precetto,

alla voce della verit

ma

avvezzando in

come non esprimenti

parole

le

(Pag. 419-420).

fatto

che ac-

a riguardo di

tutti

(1).

dottrina che proibisce di dir male del prossimo,

La
tanto

manifestamente della Chiesa,

casisti che l'hanno professata,

marla mallevadrice. Che


le

a considerare

non ha

uomo

crescere la segreta diffidenza di ciascun


gli altri.

modo

tal

pensiero,

il

che, in questo,

possono francamente chia-

se alla

Chiesa

si

domandano

ragioni che l'hanno determinata a farne un precetto,

risponder che non l'ha fatto,


tre all'esser

ma

l'ha ricevuto

che, ol-

consentaneo a tutta la dottrina evangelica,

questo precetto intimato espressamente e spesso nei

due Testamenti. Eccone, per

Non

x)"

di Dio

Ma
ficata?

ingannate....

brevit,

qui

il

regno

(2).

questa sentenza ha ella bisogno d'esser giusti-

chi vorrebbe sostener la contraria?

E questo il pi celebre dei capitoli stimato meritamente da


come un capolavoro di analisi psicologica. In modo tutto speciale
si sente il Manzoni profondo conoscitore del cuore umano.
(i)

tutti

una sola prova

maledici non possederanno

(2)

bunt.

l.

neque maledici

Nolite errare

Corinth. VI,

g,

io.

(Manzoni).

regnuni Dei non possidc-


Un

302

carico le vien fatto qui

ciaschechmo d'esprimere

ed

impone

scernere la virt dal vizio ;

silenzio alla verit,

Ma

e accresce la diffidenza tra gli uomini.

non vorr certo che

si

che impedisce a

giusto giudizio che deve di-

il

consideri

da

l'illustre

autore

un lato solo una

questione complessa e multiforme. Quand'anche un precetto fosse d'ostacolo a qualche bene, giusto di pesare
tutti

suoi effetti, e di mettere in bilancia

viene

il

male che pre-

perch sarebbe troppo singolare che una proi-

bizione, la quale

ha per oggetto di portar

uomini

gli

a risparmiarsi l'uno con l'altro, non fosse d'impedimento

che a cose

utili.

L'amore della

verit,

desiderio di fare un giusto

il

discernimento tra la virt e


tivo principale e

prossimo?

vizio,

il

l'effetto

il momale del

sono forse

comune che determina a

dir

ordinario ne forse di mettere

la verit in chiaro, la virt

in onore, e

il

vizio in ab-

bominazione?

Un

semplice sguardo alla societ

del contrario, facendoci vedere

ci

convince subito

veri motivi,

veri ca-

comuni della maldicenza.


discorsi oziosi degli uomini, dove

ratteri e gli effetti

Perch, ne'
nit

di

se,

e qualche volta a
l'attenzione che

si

ch riesce tanto
le

altri

trova un ostacolo nella vanit degli altri che

tendono allo stesso

con

la va-

vorrebbe occupare gli

ciascheduno, che

di

fine;

dove

si

combatte destramente,

forza aperta, per conquistare quel-

vorrebbe cos di rado accordare; perfacilmente a conciliarsela colui

che,

prime parole, annunzia che dir male del pros-

simo? se non perch tante passioni se ne promettono un


tristo sollievo?

tamente

ci

quali passioni!

fa supporre

samento degli

altri,

che

l'orgoglio, che taci-

la nostra superiorit nell'abbasci

consola de' nostri difetti col

pensiero che altri n'abbiano de' simili o de* peggiori

Miserabile traviamento dell'uomo! Bramoso di perfe-

303

zione, trascura gli aiuti che la religione gli offre a pro-

gredire

verso

creato,

perfezione assoluta, per

la

anela, nori a esser ottimo,

non divenire

ragonarsi, e

quale

una perfezione comparativa;


ma a esser primo vuol pa-

dietro

s'agita

la

(i).

dall'orgoglio, l'invidia che

si

l'invidia, inseparabile

male come

rallegra del

la carit del bene, l'invidia che respira pii liberamente

quando una

bella riputazione sia macchiata,

quando

l'odio,

che

l'interesse

ci

rende tanto

che fa odiare

Tali e simili sono


il

le

dire e l'ascoltare

in parte

facili sulle
i

si

meno.

provi che c' qualche virt o qualche talento di

prove del male

concorrenti d'ogni genere

passioni per le quali cos

comune

male: quelle passioni che spiegano

il

brutto diletto che l'uomo prova nel ridere

il

dell'uomo e nel condannarlo, e la logica indulgente e


male, mentre spesso s'istituisce

facile sulle prove del

un giudizio

cos severo

prima di credere una bona azione

o l'intenzione retta e pura d'una bona azione.

da maravigliarsi che

Non

c'

non sappia che

fare,

di queste passioni, e di ci che le mette in opera:

ma-

religione

repugnanti a ogni connessione, come

fradici e

teriali

la

entrerebbero nell'edifizio d'amore e d'umilt, di culto


e di ragione, ch'essa vuol innalzare nel core di tutti gli

uomini?
C' nella maldicenza

un carattere di

vilt

che la

rende simile a una delazione segreta, e fa risaltare anche da questa parte la sua opposizione con lo spirito

Vangelo, che tutto

del

abbomina

senza esporsi

e che,

troppo avere con


stizia,

(i)

terzo,

comanda

II

ma

franchezza e

gli

ne'

la

si

nuoce

devono pur

difesa della giu-

per lo pi una condotta che suppone

maldicente vuole che


si guardn bene;

intnnto

contrasti che

uomini per

che

dignit,

tutte le strade coperte, per le quali si

altri
di

lo

giudichino

divenire tale.

mifjliore

di

un

coraggio

(-i).

Il

304

censurare gli assenti

pericolo di chi lo fa

le

pi volte senza

sono colpi dati a chi non

pu

si

difendere; non di rado un'adulazione, tanto pi ignobile


lerai

quanto pi ingegnosa, verso chi ascolta, l^on parmale d'jin sordo (2), una delle pietose e profonde

prescrizioni mosaiche

moralisti cattolici che l'ap-

plicarono anche all'assente, hanno fatto vedere che en-

travano nel vero spirito d'una religione, la quale vuole


che quando uno costretto a opporsi, lo faccia conser-

vando

la carit, e

La

maldicenza,

fuggendo ogni bassa discortesia.


si' dice da molti, una specie

censura che serve a tenere gli uomini nel dovere.

come un tribunale composto di


l'accusato, dove l'accusato non
sentito,

per lo

di
vS,

giudici interessati contro

fosse ne confrontato, ne

dove chi volesse prendere le sue difese fosse


pi scoraggito e denso, dove per lo pi tutte ie

prove a carico fossero fatte bone; come un tal tribunale


sarebbe adattato a diminuire

troppo facile a osservarsi, che

'i

si

delitti.

una

verit

presta fede alle maldi-

cenze sopra argomeiiti che, se s'avesse un interesse

saminarne

il

valore,

non basterebbero

meno una piccola probabilit.


La maldicenza rende peggiore
e

(e

d'e-^

nem-

chi parla e chi ascolta;

per lo pi anche chi n' l'oggetto.

un innocente

a produrre

Quando

per quanto sia grande

il

colpisce

numero

de'

quello dell'accuse ingiuste superiore di molto),

falli,

qual tentazione non questa per

lui

Forse, percorrendo

a stento la strada erta della probit,

si

proponeva per

passi del Vangelo a questo riguardo: Se tuo fraabbia peccato contro di te, va' e correggilo tra te e lui solo.
Se t'ascolta, hai guadagnato tuo fratello. Se non t'ascolta, prendi con
te una o due persone, affinch per bocca di due o tre testimoni si
. (S. Matteo - XVIII, 1^-16).
Badate a voi.
stabilisca ogni cosa
se pentito, perdonagli .
Se il tuo fratello pecca, riprendilo
e,
(i)

Ecco due

tello poi

(S.

Luca XVII
.

3).

>.; n.,i..dices surd. Levit. XIX, 14. (Manzoni).

305

l'approvazione degli uomini, era pieno di quell o-

li.nc

pinione, tanto volgare quanto falsa, che la virt sempre

conosciuta e apprezzata

vedendola sconosciuta in s,
nome vano l'animo suo,

principia a credere che sia un

nutrito dell'idee ilari e tranquille d'applauso e di concordia, principia a gustare l'amarezza dell'odio; allora
l'instabile
virt,

fondamento

cede facilmente

sul

quale era stabilita la sua

felice lui, se questo in vece gli

fa pensare che la lode degli uomini


sicura, n la mercede.

Ah

non

ne una mercede

se la diffidenza

regna tra

gli

uomini, la facilit del dir male ne una delle principali cagioni.

mano
e

un

uomo

Colui che ha visto un

stringer la

altro, col sorriso dell'amicizia sulle labbra,

che lo sente poi farne strazio dietro

non sar portato a sospettare che

le

spalle,

come

in ogni espressione

di stima e d'affetto, possa esser nascosta un'insidia?

La

fiducia crescerebbe al contrario, e con essa la benevo-

lenza e la pace, se la detrazione fosse proscritta

ognuno
di non

abbracciando un uomo, potesse star sicuro


e^er l'oggetto della sua censura e della sua derisione,
lo farebbe naturalmente con un pi puro e pi libero

che,

senso di carit.
Si crede da molti, che la repugnanza a supporre il
male nasca da eccessiva semplicit o da inesperienza;
come se ci volesse una gran perspicacia a supporre che

ogn'uomo,
in

vece,

in

ogni caso, scelga

il

partito pi tristo. E,

la disposizione a giudicare

con indulgenza, a

pesare l'accuse precipitate, e a compatire

falli

reali,

richiede l'abitudine della riflessione sui motivi complicatissimi che determinano a operare, sulla: natura del-

l'uomo e sulla sua debolezza

Quello a cui vien

(i).

riferita la

mormorazione fatta con-

(i) Colui che compatisce facilmente e giudica con


indulgenza
scusando i difetti altrui, mostra di operare con maggior riflessione
che non colui il quale considera sempre come peggiore il partito a

20

CojAZZi. La Morale

cattolica del

Montoni.


tro di lui (e

rapportatori sono la discendenza naturale

de' maledici), ci

pu conoscere,

vede spesso un'ingiustizia che

lui solo

ina della quale tutti possono, e quindi

devono, riconoscere

tutti

3o6

costanze delle quali

Ha

pericolo.

il

abbraccia

lui solo

operato in

il

complesso

cir:

il

censore non se n' fatto carico, ha giudicato nudamente

un fatto con delle regole di

cui

non pu giustamente

misurare l'applicazione; forse biasima un uomo, sola-

mente perch non ha fatto


perch non ha le sue stesse

farebbe

ci che

passioni.

lui,

forse

quand'anche

il

censurato sia costretto a confessare a s stesso che la

maldicenza affatto esente da calunnia, non ne portato per lo pi al ravvedimento,

ma

pensa a riformarsi,

ma

allo sdegno;

non

volge a esaminare la condotta

suo detrattore, a cercare in quella un lato debole

del
e

si

aperto alla recriminazione:

tutti,

ma

l'imparzialit rara in

si stabilisce una miseuna continua faccenda nell'esaminare e


difetti altrui, che accresce la noncuranza

pi negli

offesi.

Cos

rabile guerra,

propalare

de' propri.

Quando
dell'altro,

poi gl'interessi

ci

qual maraviglia che

cos pronte, che

ci

mettono a fronte l'uno


l'ire

verne tanto pensato e tanto detto,


ci;

e le percosse siano

facciamo tanto male a vicenda? L'aci

ha preparati a

siamo avvezzi a non perdonarci nel discorso, a go-

dere dell'abbassamento altrui, a straziare quegli stessi

non abbiamo contrasti; trattiamo gli sconocome nemici come mai ci troveremo tutt'a un
tratto disposti alla carit e ai riguardi ne' momenti
appunto che la cosa pi diffcile, e richiede un animo
che ci sia esercitato di lunga mano? Perci la Chiesa,

coi quali
sciuti

uno si attiene. L'astenersi quindi dal pensar male non effetto


semplicit ed inesperienza, ma di sforzo e di virt che sa vincere
l'orgglio, l'invidia ed apprezzare nel loro giusto valore tutte le cir-

cui
di

costanze che scusano o attenuano la colpa.

307

che vuol fratellanza, vaiole anche uomini che non pensino

il

lino

assenti con quella

degli

l'amor proprio
senti.

gemano quando

male, che ne

vedono, che par-

lo

delicata

attenzione che

fa ordinariamente usare verso

ci

Per regolare

frena

l'azioni,

le parole, e,

pre-

per regolar

queste, mette la guardia al core.

Si separano spesso, e

condannano due specie

si

prescrizioni religiose, che si

di

dovrebbero invece mettere

insieme e ammirare. Dell.a prima specie la preghiera


continua, la custodia de' sensi,

combattimento per-

il

petuo contro ogni attacco eccessivo alle cose mortali,


il

tutto a Dio,

riferir

starsi

queste

d'ogni

vigilanza sul primo manife-

la

sentimento disordinato, e altre

tali.

Di

dice che sono miserie, vincoli che restringono

si

l'animo senza produrre alcun effetto importante, pra-

Della seconda specie sono

tiche claustrali.
zioni dure,

ma

richiedono de' sacrifizi

che chiamiamo

sacrifizi

le

prescri-

giuste e inappellabili, che in certi casi


ai

quali

eroici,

minare se non siano doverosi.


bisogna prendere

gli

il

senso repugna, de'

per dispensarci dall'esa-

a queste s'oppone che

uomini come sono, e non pretendere

Ma

cose perfette da una natura debole.

appunto perch conosce

la

la

religione,

debolezza di questa natura

che vuol raddirizzare, la munisce di soccorsi e di forza

appunto perch
l'uomo

ci

si

il

combattimento

prepari in tutta la vita

abbiamo un animo che una

terribile, vuole che


;

appunto perch

forte impressione basta a

turbare, che l'importanza e l'urgenza d'una scelta con-

fondono

di pi,

mentre

gli

rendono

pii

necessaria la

calma; appunto perch l'abitudine esercita una specie


di

dominio sopra di noi, la religione impiega tutti


momenti ad abituarci alla signoria di noi stessi,
predominio della ragione sulle passioni, alla serei

nostri
al

nit della mente.

La

religione stata, fino ne' suoi primi

tempi, e da' suoi primi apostoli, paragonata a una mi-


lizia

30&-

Applicando questa similitudine,

(i).

pu

si

dire

che chi non vede o non sa apprezzare l'unit delle sue

massime

delle sue

strano che

soldati

come

fa

discipline,

chi trovasse

movimenti della

s'addestrino ai

guerra, e ne sopportino le fatiche e le privazioni,

non

ci

Le

quando

sono nemici.

educar l'animo
staccate,

al

bene

tano gli uomini come

prescrivono solo azioni

difficile,

vogliono spesso

richiedendo molto
non fanno nulla per

umane,

puraniente

filosofie

meno, sono molto pi esigenti

fine

il

senza

che di pace e di divertimenti, e che


sprovvista contro de' nemici

mento non

si

dine e la regola
inclinazione

da

il

e l'uomo

vincere,

dovere e

si

trat-

parlasse

conducessero alla

si

Ma

terribili.

schiva col non pensarci

menti del contrasto tra

mezzi

non

reclute, alle quali

combatti-

il

vengono

mo-

tra l'abitu-

l'utile,

si trova a fronte una potente


non avendo mai imparato a

vincere le pi fiacche. Sar forse stato avvezzo a repri-

merle per motivi d'interesse, per una prudenza

ma

mondana

ora l'interesse appunto quello che lo mette alle

prese con la coscienza.


della giustizia

non

detto che

Gli stata dipinta la strada

come piana
si

e sparsa di fiori

gli stato

trattava se non di scegliere tra

pia-

un gran
religione,
che
ha reso
dolore e una grand'miquit. La
il suo allievo forte contro i sensi, e guardingo contro
le sorprese, la religione, che gli ha insegnato a chieder
sempre de' soccorsi che non sono mai negati, gl'impone
ora un grand'obbligo, ma l'ha messo in caso d'adempirlo e avergli chiesto un gran sacrifizio, sar un dono

ceri, e

ora

si

trova tra

il

piacere e la giustizia, tra

di pi che gli avr fatto.

La

religione,

chiedendo

al-

l'uomo cose pi perfette, chiede cose pi facili; vuole

(i)

terra

Cosi chiamata da Giobbe milizia


e da S. Paolo il quale invita
:

(VII-i)

militare nella hiiona milizia.

(I,

I,

i8).

la vita
il

dell'uomo sulla

discepolo

Timoteo a

309

che arrivi a una grand'altezza, ma gli ha fatta la scala,


ma l'ha condotto per mano: le filosofie umane, conten-

meno

tandosi che tocchi un punto molto

elevato, pre-

tendono spesso di pi; pretendono un salto che non


della forza dell'uomo

(i).

Credo di dover dichiarare che sono lontano dal pensare che l'illustre autore non veda gl'inconvenienti della
maldicenza, e voglia quasi farne l'apologia ma ho do;

vuto mostrare che eminentemente evangelico e morale


l'insegnamento della Chiesa, che dir viale del prossimo
peccato.

Ma
dal

il

vizio,

impedire

giusto giudizio che deve discernere la virt

superbe, leggiere, ingiuste, inutili accuse,

giudizio dell'intenzioni, nelle quali


ci

ma

il

casi in cui

non

lo

comanda

anzi quasi in tutti

condanna, cio quando non

darlo la voglia di

ci

porti

ma

deprimere o di disonorare,

dovere d'ufizio o di carit

quando

si

tratti

di

pre-

prossimo dall'insidie de' maligni; quando

servare

il

somma

sia richiesto

da

religione

c'insegna

in-

da utilit. Certo, in
prudenza cristiana, ma

giustizia e

questi casi, necessaria tutta la


la

dove

testimonio dell'azioni, vuol regolarlo,

non. levarlo di mezzo; lo


i

il

Dio solo vede anche

che sentito confusamente nel core stesso

formano

si

vuol

vuol forse impedirlo? No, certamente:


le

mezzi

l'uomo pu governarsi nelle

d'ottenerla.

difficili

Con

essa

circostanze, nelle

hanno qualche apparenza


di male; in cui si deve opporsi a un maligno, e nello
stesso tempo potersi render testimonianza di non esserci condotti da malignit. Il gemito dell'ipocrita che
quali e

il

parlare e

il

tacere

sparla di colui che odia,

le

proteste che fa d'essere ad-

(i) Ecco esposta con parole efficaci tutta la forza vivificatrice della
Religione Cattolica, la quale nervade tutto l'uomo nella sua parte
intellettuale ed effettiva, gli offre una rettola piena di vita, gli impone
dei doveri, ma gli agevola la via. a differenza delle filosofie umane
che s'indirizzano alla sola intelligenza.

io

dolorato de' difetti dell'uomo che denigra, di parlar


per dovere, sono un doppio omaggio e alla condotta
e

sentimenti che la religione prescrive

a'

La

Chiesa

tanto aliena

quando

(i).

dall'imporre silenzio alla

mossa dalla carit


mezzo per cui gli uoche condanna
vicenda,
mini possano migliorarsi a
rispetti umani. E quest'espressione medesima sua;
joce della

verit,

sia

tanto aliena dal trascurare alcun

una

di quelle che

il

mondo non

vare, perch intende e accenna

avrebbe sapute tro-

un obbligo

un motivo

soprannaturale di non tacer la verit in

certi casi.

ha prevenuto l'animo debole contro

terrore che

il

forza, che la moltitudine, che la derisione, che

sesso

delle dottrine

mondane,

gli

sogliono

Cos

il

la

pos-

incutere,

ha resa libera la parola in bocca* all'uomo retto.


Essa ha anche comandata la correzione fraterna mirabile tempra di parole, in cui, all'idea di correzione, che
urta tanto il senso, unita immediatamente l'idea di

cos

che rammenta

fraternit,

fini

d'amore, e la comune

debolezza, e la disposizione a ricever la correzione in


chi la fa agli altri.

La

Chiesa non impedisce alcuno de'

vantaggi che possono venire dalla sincera

e spassionata

espressione della verit, e dal fondato e giusto discer-

nimento tra

Mi

si

la

virt e

il

vizio.

permetta di collocar qui una riflessione che

sottintesa in molti luoghi di questo scritto, e che sar

espressamente riprodotta e svolta in qualche altro

Ogni qual

volta

si

crede

trovare

nella

religione

(2).

un

male del prossimo mostrando per ipocritamente dispiamale e protestando che lo si fa per dovere, un rendere

(i) Il dire

_3re di quel
nmaj;>rtio

condotta franca che prescrive

alla

la

religione,

ed insieme

carit e di compatimento comandati dalla religione.


(2) Il Manzoni forse accenna alla seconda parte della Morale
Cattolica, pubblicata in questo volume, e pi in particolare al primo
rapitolo, in cui si tratta dello spirito del sciolo. che spesso ^ in op-

ai

sentimenti

in<7nne

di

coHn

'^p'ritn

del

rrisfi;H^e^iniO;


ostacolo

qualche sentimento o a qualche azione o

qualche

311

giusta

istituzione

miglioramento

dente

al

bene,

o che l'ostacolo

non

trover,

si

esiste,

esaminando

sua apparenza

la

dal non avere abbastanza osservata la

era nata
gione,

o che quella cosa non ha

ch'era

parso alla prima. Oltre


dalla

venire

generosa e ten-

utile,

sociale,

debolezza

del

caratteri

relifini

che possono

l'illusioni

nostro

intendimento,

c'

una continua tentazione d'ipocrisia, dir cos, verso


noi medesimi, dalla quale non sono esenti gli animi
pi puri e desiderosi del bene
d' un' ipocrisia che
;

associa subito l'idea d'un bene maggiore, l'idea d'un'in-

clinazione generosa

minanti

luta rettitudine de'

scernere che parte

ci

viamo a

esser certo

movono

che lo

dell'asso-

non pu

di-

abbia, o l'orgoglio o la preven-

ci

Se allora condanniamo

perch

paiono pi corte

regole

le

nostri

de'

della morale
ser-

ritrovati,

non confessiamo
combattiamo in noi;

de' sentimenti riprovevoli che

nemmeno

ma

fini

predo-

passioni

chiamando a esame

ognuno,

non pu qualche volta

se stesso,

zione.

delle

desidri

ai

dimanierach

a noi stessi, o che forse

che non s'estinguono interamente in questa


S'osservi

finalmente

che,

se

l'aumento

vita.

della

diffi-

denza fosse un effetto della proibizione di parlar male,


siccome questa proibizione intimata in tutto

il

mondo

cattolico (i), cos ne verrebbe, o che la diffidenza n' ac-

cresciuta pertutto, o che in Italia

che altrove

servati

la qual

precetti sono pi os-

cosa

indizio d'un migliore stato morale.

sarebbe invece

un

non so

noi

Io

se

siamo pi diffidenti degli altri Europei; so


lamentiamo di non esserlo abbastanza; so che

Italiani

che

ci

(come, del resto, tutte l'altre nazioni) diciamo in vece


di

peccare di troppa credulit e bona


(i)

(inizilo

V. per un esempio
del

lunedi della

il

IV'

fede.

Se per

sermone di Massillon sulla rnnlflirfnz;i


settimana. (Manzoni).


la

mi pare che
che al non

fosse universale tra di noi,

diffidenza

converrebbe

312

darne

la

colpa

tutt' altro

mormorare; giacch siamo lontani dall'aver perduta


quest'abitudine.

CAPITOLO

XV.

SUI MOTIVI DELL'ELEMOSINA.

La

carit

la

per eccellenza

'dirt

insegnato a dare al povero per


per sollevare

suo simile

il

Dare al povero per

suggerimento di

il

casisti,

Vangelo;

del
il

(faj^-

casista
e

ha

non

420).

ma

insegnamento della Chiesa.


il

fine di sollevare

simo, un raffinamento anti-cristiano,

ma

il

bene dell'anima propria, non

Escludere dall'elemosina

se sia

ma

bene dell'anima propria,

il

il

pros-

quale non so

mai stato dottrinalmente insegnato da alcuno

credo che nori ce ne sia vestigio in

Per ci che riguarda


ogn'altra opera,

il

il

Italia.

propo.rsi, in quella

come

in

bene dell'anima propria, la Chiesa

insegnare ci che ha imparato dal


non c' forse nel Vangelo verun altro
precetto, al quale vada cos spesso unita la promessa
della ricompensa. Nel Vangelo, l'elemosina un tesoro
un amico che ci deve
che uno s'ammassa nel cielo

non fa

altro che

suo Fondatore.

introdurre ne' padiglioni eterni; nel Vangelo,


promesso ai benedetti del Padre,
tollati,

vestiti,

il

regno

quali avranno

ricoverati, visitati coloro, che

il

sa-

Re, nel

giorno della manifestazione gloriosa, non sdegner di

chiamare suoi

fratelli (i),

memore

d'avere avute comuni

(i) Si vis perfectus esse, vadc, vende qune habcs, et da paupcribus,


habebis thesanrum in coelo. Matth. XIX, 21.
Facite vobis aniicos de mammona iniquitatis, ut, cum defeceritis,
recipiant vos in aeterna tabernacida. Lue. XVI, qTunc dicet Rex his qui a dextris eius erunt : Venite, benedicti Paesiitris mei, possidete paratttm vobis rcgimm a conslitutione mundi

et


con loro

anche

privazioni e

le

come uno

lui,

distratti

313

Non

patimenti,

d'esser

passato,

sconosciuto, davanti agli sguardi

fortunati

de'

parla cosi:

del

mondo. Tutta

Scrittura

la

avr bene chi non fa elemosina

(i).

Che pi? le parole stesse che qui si dann come un insegnamento di casisti, sono quelle della Scrittura // misericordioso fa del bene alVanima sua (2).
comandamenti: la
Questo motivo va unito a tutti
sanzione religiosa non si fonda che su di esso (3).
Dopo di ci, non c' bisogno certamente di giustifi:

Non

care, su questo punto, la dottrina della Chiesa.

sar

per fuori di proposito l'osservare come una tale dot-

ma

trina sia superiore bens,

insieme consentanea alla

ad essa

ragione, e quanto sia opposto


il

il

supporre che

motivo d'una ricompensa, di qualunque genere

possa, per

,sia,

detrarre alla perfezione e al merito del-

s,

l'azioni virtuose. Illusione, nella quale

sono caduti anche

degl'ingegni tutt'altro che volgari; e

venuto

lecito

il

autore

all'insegnamento

dirlo,

il

dalla quale, se

rimprovero fatto dall'illustre

cattolico

sui

motivi dell'ele-

mosina.

La

virt, si

perfetta,

quando
cetto

dice, tanto pi pura,

quanto pi
parola

alla

giusto e

astratto, e

r\vi eniin,

disinteresse

preciso.

un poco

et dcdisfis

hospes eram,

disinteressata.

Per

pi nobile, pi

Sentenza verissima,
s'applichi

disinteresse

un con-

s'intende

in

in confuso, la disposizione a rinun-

inihi

et collegistis

manducare

me;

nudus,

sitivi,

et

dedistis

et cooperuistis

me;

mihi bibere

infirtnus, et

me, in carcere eram, et venistis ad me


qtiamdiu fecistis
uni ex frqfribus mcis minimis, viihi fecistis. Matth. XXV, 34 et seq.
(Manzoni).
(i) Non est enim ci bene pui assiduus est in malis, et eleemosynas
non danti. Eccles. XII, 3. (Manzoni).
(2) Beuefacit aniniae stiae vir misericors. Prov. XI, 17. (Manzoni).
comandamenti in genere ed in ispecie detto nella
(3) Di tutti
Sacra Scrittura Chi (a.^ coyi avr, la vita eterna (o viceversa nel
caso di un precetto negativo). Questa sanzione quindi non potrv.n

visitasiis

mancare per

il

precetto dell'elemosina.


ziare a

delle utilit.

314
cos'

bella questa disposizione, e

che fa riguardare come

come

ignobile, o

meno

disposizione contraria? In primo luogo,

la

molti

uomo opposta

d'un

un'utilit

casi,

d'un altro, o d'altri; dimanierach

il

nobile,
in

l'essere,

a un'utilit

rinunziare a quella

posporre un godimento privato alla benevolenza

sia

sentimento

pii nobile,

per consenso univ^ersale; anzi

il

solo de' due, al quale s'attribuisca questa qualit. L'altra

cagione

il

consenso divenuto comune dopo

Cristia-

il

nesimo (quantunque pi o meno avvertito e ragionato),


che tutte

l'utilit nelle

godimento di chi

il

quali unicamente contemplato

le

acquista, sono d'un prezzo in-

feriore a quello della virt

proporsi alcuna di esse, o in

d'onde viene che


altri

il

non

termini alcuna ricom-

come motivo, nemmeno accessorio, d'un'azione


una giusta stima della virt, e riconoscere col fatto, che essa un motivo sufficiente, anzi

pensa,

virtuosa, avere

soprabbondante, di qualunque azione. Ragioni

vere,

ma

che non sono intrinseche all'idea stessa di ricompensa;


e

non

si

possono quindi applicare a ogni genere di

ricompensa, se non per uno di que' sofismi che scap-

pano

facilmente nelle conclusioni precipitate

cos

Considerata in astratto,

idea

di

d'

bona

una cosa

e giusta

non solo bona

(i).

ricompensa non

che quella d'un bene dato al merito, cio

altro

dea

1'

e giusta

ma

l'i-

la sola

nel caso, s'intende, d'un vero merito e

E un vizioso ragionariiento e quindi sofistico (cio errato) il


con una precipitata conclusione che ogni genere di ricompensa
rende meno perfetta la virt, senza pensare che vi pu essere una
ricompensa, la quale, lungi dal rendere meno nobile la virt, la fa
pi pura e sublime, e questo il possesso di Dio, a cui ogni cristiano
operando virtuosamente aspira. Tale ricompensa infatti non implica
quelle due necessit che necessariamente implicano le ricompense,
temporali: cio che l'utilit cercata sempre opposta a quella di altri
e che nessuna ricompensa pu superare quella soddisfazione che si
prova operando per la virt che premio a s stessa. Dio un
bene infinito e quindi godibile da tutti egualmonto di pi l'aspirare
(i)

dire

;i

possudi^rlo

i-

la

pi alta delle

virt'.

315

d'una vera ricompensa. Si supponga quindi una ricompensa, contro la quale non militi ne l'una n l'altra
di quelle

due ragioni

il

proporsela per motivo non

potr levar nulla alla nobilt dell'azioni e de' senti-

menti

il

non proporsela .(senza cercare ora come deva


non potr meritare l'onorevole qualifica-

qualificarsi),

zione di disinteresse.
,

Di questo genere appunto,


genere, la ricompensa di cui

anzi
si

l'unica

questo

di

Essendo

tratta.

infi-

non pu essere da verun uomo ceduta a verun


altro, come il goderla non pu mai essere a scapito
di verun altro. E non pu nemmeno essere inferiore in
dignit alla virt, poich non altro che il pi perfetto
nita,

esercizio della virt

medesima.

Infatti, cosa intende

nima sua? Riguardo

il

cristiano per

bene delVa-

il

all'altra vita, intende

una

felicit

di perfezione, un riposo che consister nell'esser asso-

lutamente nell'ordine,

non avere

nell'amar Dio

pienamente,

nel

altra volont che la sua, nell'esser privo d'ogn]

dolore, perch privo d'ogni inclinazione al male. Beati,

disse la Sapienza incarnata, quelli che

quanto dire:

E
una

in

saranno eternamente giustissimi.

riguardo alla vita presente,

il

cristiano

intende

felicit di perfezionamento, che consiste nell'avan-

zarsi verso quell'ordine. Felicit

ma

hanno fame

della giustizia; perch saranno satollati! (i) che

s