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Pisi - Elettrotecnica

ELETTROTECNICA
(prof. MARIA MARTELLI)
PARTE 0
PREREQUISITI
operatori di uso frequente e loro propriet notevoli
Gradiente:
Definito per un campo scalare f come:
grad f = f/x i + f/y j + f/z k
Per spostamenti infinitesimi dl = dx i + dy j + dz k risulta:
(grad f)(dl) = (f/x)dx + (f/y)dy + (f/z)dz = df = differenziale di f
e quindi:
.data una qls. superficie S su cui f=costante:
0 = df = (grad f)(dl)
grad f dl

dl S
.data una qls. linea ldomf:
2
2
indipendente dal percorso l tra 1e 2
l1 (grad f)(dl) = l1 df = f2-f1
Rotazionale:
Definito per un campo vettoriale A come:

Teorema Di Stokes:
( )
Cl(rotA)
l Adl = Sl (rotA)n dS =
Risultano rilevanti le propriet dei campi vettoriali a rotazionale nullo, definiamo quindi:
.vettore irrotazionale
A t.c. rotA0

Tali vettori risultano godere delle seguenti propriet:


.sono esprimibili come gradiente di un opportuno campo scalare f (detto potenziale di A):
f t.c. A = gradf
Divergenza:
Definita per un campo vettoriale A come:
div A = (Ax/x) + (Ay/y) + (Az/z)
Teorema della divergenza:
( )
S An dS = V divA dV
Risultano rilevanti le propriet dei campi vettoriali a divergenza nulla, definiamo quindi:
.vettore solenoidale
A t.c. divA0

Tali vettori risultano godere delle seguenti propriet:


.hanno flusso nullo attraverso una qualsiasi superficie chiusa (immediato dal teorema della divergenza,
considerando che un vettore solenoidale pu essere pensato come rotazionale di un altro vettore):
( )
S An dS 0
.hanno tubi di flusso chiusi e, allinterno di questi, flusso costante per ogni loro sezione:
1 = 2 = ... = n
.data una superficie aperta S di bordo l, possibile parlare di flusso di A attraverso S concatenato alla linea
chiusa l (in quanto tale flusso di dipende appunto solo dai valori assunti da A su di essa - v. th. Stokes; la
dipendenza della normale di S dal verso di percorrenza di l viene desunto dalla regola del cavatappi):
(A) = Cl(A)
.essendo div(rot)0, il rotazionale di un qualsiasi vettore A un vettore solenoidale:
divB = 0 B t.c. B = rotA, A qualsiasi
S

Appunti

Pisi - Elettrotecnica
richiami di elettromagnetismo
Sistema elettrico

regione dello spazio, contenente corpi di diversa natura, che diviene sede di fenomeni
elettromagnetici quando in essa agiscono sollecitazioni (generalmente coincidenti con
trasformazioni di energia non elettrica in elettrica e viceversa.

La caratterizzazione quantitativa di tali fenomeni richiede luso delle grandezze (funzioni dello spazio e del tempo):
volt
E
campo elettrico
coulomb/m2
D
induzione elettrica

0 volte il campo elettrico che si avrebbe in


assenza di materia polarizzata
(il campo magnetico di Fisica II)
weber/m2
B
induzione magnetica

ampre-spire/m
1/0 volte il campo B in assenza di materia
H
campo magnetico
magnetizzata (linduzione magnetica di Fisica II)
(la densit di carica f di Fisica II)
coulomb/m3
densit volumetrica di carica

(la corrente jf di Fisica II)


ampre/m2
densit di corrente di conduzione G

costante dielettrica
permeabilit magnetica
conducibilit elettrica

Tali grandezze risultano legate dalle:


(MM1 L)
rot E = - B/t
(MM2 L)
rot H = G + D/t
(C L)

div G = - /t

farad/m
henry/m
ohm-1

(la permittivit elettrica =0(1+e) di Fisica II)

equazione di Maxwell (3 eq. Maxwell nella materia)


equazione di Maxwell (4 eq. Maxwell nella materia)

equazione di continuit (conserv. carica, forma locale)

(la permittivit magnetica =0(1+m) di Fisica II)


(in Fisica II era, nei conduttori ohmici, la costante di
proporzionalit di
j=E; il suo inverso 1/ la
resistivit; per un filo lungo d e di sezione S si definisce la
resistenza R=d/S, da cui V=iR)

Da esse, tramite i teoremi di Stokes e della Divergenza, si possono ricavare (e per questo vengono qui riportate separate
dalle precedenti) le seguenti:
(D1 L)
div D =
equazione della divergenza (1 eq. Maxwell materia)

(D2 L)
div B = 0
equazione della divergenza (2 eq. Maxwell materia)

Tutte e 5 possono poi essere riscritte in forma integrale anzich locale:


( )
(MM1 I)
l Edl = - dCl(B)/dt
-B
( )
/t)n dS = - d/dt Sl Bn dS = - dCl(B)/dt
...da:
l Edl = Sl (rotE)n dS = Sl (
( )
(MM2 I)
l Hdl = iCl
D
( )
...da:
l Hdl = Sl (rotH)n dS = Sl Gn dS + Sl ( /t)n dS = i + is = iCl = iracc Sl
( )
(C I)
S Gn dS = iuscente = - dq/dt
-
d
( )
...da:
S Gn dS = VS divG dV = VS ( /t) dV = - /dt VS dV = - dq/dt = iuscente
( )
(D1 I)
S Dn dS = Qin
( )
...da:
S Dn dS = VS divD dV = VS dV = Qin
( )
(D2 I)
S Bn dS = 0
( )
...da:
S Bn dS = VS divB dV = VS 0 dV = 0
Lesperienza suggerisce inoltre alcune equazioni che traducono analiticamente linfluenza sui fenomeni elettromagnetici
trattati (siano Ei e Gi i campi impressi di tensione e corrente) dei mezzi materiali (supposti lineari, omogenei, isotropi e
tempo-invarianti):
(LM1)
equazione di legame materiale
D = E

(LM2)
equazione di legame materiale
B = H

equazione di legame materiale


(LM3)
G = (E+Ei) + Gi

condizioni al contorno
Nel passaggio da una parte allaltra di una superficie di separazione tra due mezzi materiali 1 e 2:
E//1 = E//2
H//1 = H//2
i vettori E ed H conservano le componenti tangenziali:
B 1 = B 2
D 1 = D 2
i vettori D, B e G conservano le componenti normali:

G1 = G2

Appunti

Pisi - Elettrotecnica
relazioni energetiche

Vettore di Poynting

E^H

Teorema di Poynting:
E la pi generica equazione di bilancio energetico per un sistema elettromagnetico racchiuso da una superficie chiusa S:
[ VS GEi dV ]dt

energia fornita
dal campo impresso

[ S() (E^H)n dS ]dt

d[VS H2 + E2 dV ]

energia irradiata

incremento di energia elm

[ VS G2/ dV ]dt

energia dissipata

Dimostrazione:
step 1. div(E^H) =
(rotE)H - (rotH)E =
= by calcolo vettoriale
(-B/t)H - (G+D/t)E =
= by equazioni di Maxwell
= by equazioni di legame materiale (-H/t)H - (G+E/t)E =
-HH/t - GE - EE/t =
= by passaggi algebrici
= by equaizoni di legame materiale -HH/t - G(G/ - Ei) - EE/t =
Nota: Gi = 0
-HH/t - G2/ + GEi - EE/t
= by passaggi algebrici
step 2. S() (E^H)n dS =
= by teorema della divergenza
VS div(E^H) dV =
H
E
2
= by sostituzione del punto a.
VS [-H /t - G / + GEi - E /t ] dV =
H
E
2
= by passaggi algebrici
VS [-H /t - E /t] dV VS [G /] dV + VS [GEi] dV =
-d/dt VS [ H2 + E2 ] dV - VS [G2/] dV + VS [GEi] dV
= by passaggi algebrici
quindi, avendo tutti i termini le dimensioni di una potenza:
VS

[GEi] dV

potenza fornita
dal campo impresso

( )
S

(E^H)n dS +

potenza irradiata verso


lesterno del sistema

/dt VS [ H2 + E2 ] dV +
variazione di energia elm
nel tempo infinitesimo dt

VS

[G2/] dV

potenza dissipata

step 3. Moltiplicando per il tempo dt avr quindi il bilancio energetico richiesto.

Appunti

Pisi - Elettrotecnica
PARTE 1
INTRODUZIONE AL MODELLO CIRCUITALE A COSTANTI CONCENTRATE
ipotesi
Teorema di Shannon:
Fissa lintervallo di tempo massimo con cui possibile campionare (in pratica sostituire allonda continua unonda
discreta) una grandezza avente frequenza f in:
t0 = 1/2f
Ipotesi di costanti concentrate:
Lindividuazione (in ogni punto dello spazio e in ogni istante del tempo) delle grandezze elettriche rappresentative di un
sistema elettrico pu essere notevolmente semplificata se la regione di spazio in esame soddisfa allipotesi che...:
la velocit di propagazione dei fenomeni elettromagnetici sia cos elevata da poter essere idealmente ritenuta infinita
ovvero
sia nullo il tempo di trasmissione di un qls. fenomeno elettromagnetico tra due qualsiasi punti della regione interessata
Limiti di validit dellipotesi di costanti concentrate:
Sia S la regione di spazio considerata ed Lmax la massima distanza percorribile al suo interno dal fenomeno elm studiato;
poich la velocit di propagazione di questo , come noto, pari alla velocit della luce c, il tempo da esso impiegato ad
attraversare il tratto Lmax sar dato da:
t = Lmax/c
Sia ora fmax la frequenza massima associata alle grandezze elettriche presenti nella regione; grazie al teorema di Shannon
e alla seconda formulazione dellipotesi di costanti concentrate, si pu dunque asserire che essa sar valida se:
Lmax/c = t << t0 = 1/2fmax
Occorre dunque che le dimensioni della regione dinteresse e le frequenze delle grandezze elettriche presenti siano tali
da soddisfare la relazione:
2Lmaxfmax/c << 1
Modello circuitale a costanti concentrate:
Supposte valide le precedenti relazioni, essendo t<<t0 si pu quindi approssimare come se fosse t=0, cio c=.
Essendo c2=1/, questo equivale a ritenere nullo il prodotto .
E immediato constatare che risulta = 0 per:
.fenomeni induttivi
(B elevato; es: un solenoide con dentro un ferromagnetico)
=0, 0
.fenomeni capacitivi
(E elevato; es: un condensatore)
0, =0
.altri fenomeni t.c.
==0
Segue la possibilit di concentrare ognuno di questi fenomeni in una certa regione di spazio e quindi separare i
fenomeni elettromagnetici nello spazio per studiare i singoli sistemi cos ottenuti senza ricorrere alle equazioni di
Maxwell; ci che si ottiene un modello circuitale.

Appunti

Pisi - Elettrotecnica
caratterizzazione in tensione e corrente
Fenomeni induttivi
Da
Da

=0
0
=0 segue

0 segue

D=E=0,
quindi
e divD==0
B=H0,
quindi

D/t=0 da cui
da cui /t=0
-B/t=rotE0

G solenoidale, tubi di flusso chiusi, corrente


solo di conduzione, non di spostamento

rotH=G

Teorema di Hopkinson:
Considerando materiali lineari si avr che B=H.
Sia la sezione di un generico tubo di flusso di B; risulta allora che:
dove
.R l() 1/ dl = riluttanza
ic = R (B)
.(B) = flusso di B nei tubi che si appoggiano ad l
Esistono tubi di flusso di B se e solo se esiste corrente concatenata a tali tubi
(che cio attraversa le superfici da essi racchiuse).
Dimostrazione:
ic =

()

Hdl =

()

(B/)dl =

()

(B/)dl =

no accumulo di cariche
non esiste potenziale di E
Altre definizioni:
tubo di flusso insieme/fascio di linee di forza
di un vettore che si appoggiano a una
stessa linea (detta linea media)
tubo di flusso elementare tubo di flusso sottile,
infinitesimo, tale cio che si possa
considerare la linea media come il tubo
di flusso stesso (allo scopo di avere
q.t iftsm e non dover integrare).

()

(B/)dl = (B)l() dl/ = R(B) Data un tubo di flusso di B avente sezione ,


essendo B parallelo ai suoi tubi di flusso, sar:
(B) = B

Solenoidalit della corrente di conduzione:


Dove la costante dielettrica nulla (0) risulta D=E0
quindi
Segue perci che
rotH=G+D/t=G quindi

D/t=0 (densit nulla di corrente di spostamento).


divG=div(rotH)=0

Alla corrente di conduzione G resta associato un campo solenoidale: i suoi tubi di flussi saranno
perci chiusi (e concatenati ai tubi di flusso di B, v. th. Hopkinson).

(Auto)-induttore:
Si pu identificare una regione induttiva con lo spazio occupato da una bobina con N spire (avvolta attorno a un materiale con >>1
o composta da un numero di spire N>>0), nelle quali circoli una corrente i.
Il flusso di B concatenato alla n-esima spira sar dato da (v. th. Hopkinson)...
Cn(B) = (1/R)ic = (1/R)Ni
Il flusso totale di B nelle spire della bobina sar quindi dato da...
C(B) = nCn(B) = NCn(B) = (N2/R)i
Data la proporzionalit del flusso totale con la corrente che attraversa le spire, si usa allora esprimere:
dove
.L = N2/R = coefficiente di autoinduzione
C(B) = L i
Supponendo che sia, lungo la bobina, =, Ei=0, Gi=0, risulta:
12Edl = 12(G/)dl = 12(G/)dl = 0
E circuitando anche su l+l (v.figura) risulta, per additivit dellintegrale (nota: l+l() = 0)
0 = 12Edl = 12Edl + l+l()Edl = bobina+l()Edl + l12Edl = - dC(B)/dt + V1-V2
Derivando, si ha dC(B)/dt = Ldi/dt; esprimendo la tensione v12 tra i morsetti 1 e 2 come la differenza di potenziale V1-V2, si ha:
v12 = V1-V2 = dC(B)/dt = d/dt(Li) = L di/dt
Da cui la relazione costitutiva in tensione e corrente:
v12 = L di/dt

Mutuo-induttore:

Una regione induttiva pu anche essere costituita da due (o pi) bobine accoppiate magneticamente, in modo che ogni bobina, oltre
ai propri flussi concatenati, sia attraversata anche da alcuni dei flussi di B prodotti dalla corrente che circola nellaltra. bobina. Siano:
.Aj il valore del flusso di B nel suo generico tubo di flusso prodotto dalla corrente nelle spire
della bobina j e non concatenati alle spire della bobina i.
.Bj il valore del flusso di B nel suo generico tubo di flusso prodotto dalla corrente nelle spire
della bobina j e concatenato alle spire della bobina i.
Possiamo esprimere il flusso di B prodotto dalla bobina i e concatenato alla bobina i come:
Cii
= Ai+Bi = Li ii
Possiamo esprimere il flusso di B prodotto dalla bobina j e concatenato alla bobina j come:
Cjj = Aj+Bj = Lj ij
Possiamo esprimere il flusso di B prodotto dalla bobina j e concatenato alla bobina i come:
Cij = Bj = M ij
Possiamo esprimere il flusso di B prodotto dalla bobina i e concatenato alla bobina j come:
Cji = Bi = M ii
Avremo dunque che il flusso totale di B concatenato alla bobina j sar dato da:
Cj = Cjj+Cji = Ljij+Mii
Si giunge perci ad esprimere il sistema:
C1 = L1i1 + Mi2
C2 = L2i2 + Mi1

Da cui, essendo banalmente vi = dCi/dt, la relazione costitutiva in tensione e corrente:


v1 = L1(di1/dt) + M(di2/dt)
v2 = L2(di2/dt) + M(di1/dt)

Appunti

Pisi - Elettrotecnica
Fenomeni capacitivi
Da
Da

0
=0
0 segue
e
=0 segue

D=E0,
divD=0
B=H=0,

quindi
da cui
quindi

D/t0
/t0
-B/t=rotE=0

da cui
e

GrotH

E=-gradV

corrente anche di spostamento


accumulo di cariche
esiste potenziale di E

Condensatore:

E gi nota dalla Fisica II la relazione costitutiva:


v12 = V1-V2 = Q/C
Che pu essere espressa in termini di tensione e corrente ponendo
v12 = 1/C -t i(t)dt

Q = 0Qdq = -t i(t)dt

da cui la relazione costitutiva:

Altri fenomeni:
Da
Da

=0
=0
=0 segue
e
=0 segue

D=E=0,
divD==0
B=H=0,

quindi
da cui
quindi

D/t=0
/t=0
-B/t=rotE=0

da cui
e

rotH=G

E=-gradV

G solenoidale, tubi di flusso chiusi, corrente


solo di conduzione, non di spostamento

no accumulo di cariche
esiste potenziale di E

Resistenza:

Ei=0
Gi=0
0<
Si pu identificare la regione resistiva con un conduttore reale filiforme di sezione percorso da corrente i.
v12 = V1-V2 = 12Edl = 12Edl = 12 (G-Gi)/ -Ei dl = 12 G/ dl = 12 G/ dl = 12 i/ dl = i12 dl/ = i R
Da cui la relazione costitutiva (peraltro gi nota):
v12 = R i

Lato di cortocircuito:

Ei=0
Gi=0
0=
Si pu identificare tale regione con un conduttore ideale a conducibilit infinita.
Dalla precedente v12 = V1-V2 = 12 G/ dl si ricava, banalmente, che v12 = 0
V 1 = V2

Vuoto:

=0

Ei=0

Generatore di tensione:

Ei0
=
Dallequazione di legame materiale
E=-Ei segue che
E quindi, da
v12 = 21Eidl

Generatore di corrente:

Ei=0
=0
Dallequazione di legame materiale

e quindi la relazione costitutiva:

Gi=0

Gi=0
G=(E+Ei)+Gi segue, in questo caso, G=(E+Ei) da cui E+Ei=G/=0
v12 = V1-V2 = 12Edl = -12Eidl = 21Eidl e, infine, la relazione:

Gi0
G=(E+Ei)+Gi

segue, in questo caso,

G=Gi

Appunti

Pisi - Elettrotecnica
PARTI 2, 3 e 5
COMPONENTI DI UN CIRCUITO ELETTRICO E LORO PROPRIETA
Circuito elettrico

Struttura costituita dalla connessione di componenti ideali caratterizzati da opportuni legami


di tensione e corrente ad essi applicati (ciascuna connessione considerata a potenziale
costante e priva di dimensioni geometriche.

Componenti

Elementi costitutivi di un circuito elettrico, generalmente rappresentabili con un rettangolo da


cui emergono due o pi terminali filiformi, ciascuno dei quali avente per estremo un punto,
detto morsetto. I componenti possono godere o meno delle propriet di:
.linearit rispetto a una causa agente e ad un corrispondente effetto, nel caso leffetto
sia direttamente proporzionale rispetto alla causa considerata.
.permanenza o tempo-invarianza, se leffetto non dipende dallistante in cui la causa
viene applicata (cio se il componente non si modifica nel tempo).
.passivit, se il componente impossibilitato a fornire unenergia quantitativamente
superiore a quella acquisita fino allistante considerato.
Indicata con p(t) la potenza istantaneamente assorbita dal componente, deve risultare:
E(t) = -t p(t) dt 0 t
In caso contrario il componente si dice attivo.

Porta (di un componente)

Coppia di morsetti tali che la corrente entrante nelluno uguale ed opposta a quella entrante
nellaltro.

Bipolo

Componente a due terminali, caratterizzato - dal punto di vista elettrico - dalla tensione tra i
suoi morsetti e dalla corrente che lo attraversa.
.Un bipolo un componente ad una porta.
La dimostrazione si ottiene immediatamente, considerando il flusso di G=rotH
attraverso una superficie chiusa S che racchiuda il bipolo senza attraversare alcun
condensatori (su S risulta dunque D/t=0):
i2-i1 = S()GndS = VsdivGdV = Vsdiv(rotH)dV=0)
.I versi positivi per tensione e corrente possono essere scelti
.arbitrariamente; tuttavia usuale sceglierli coordinati
secondo la convenzione da utente, in modo che il loro
prodotto v i coincida con la potenza elettrica assorbita dal
bipolo.
La dimostrazione si avvale del fatto che, racchiuso il componente in una superficie
S con normale rivolta allinterno, il flusso del vettore di Poynting attraverso S
rappresenta la potenza irradiata: assorbita/ceduta se, rispettivamente, positivo/negativo.
( )
( )
V^H)ndS = S()-
^(VH)ndS + S()V(
^H)ndS =
S (E^H)ndS = S -(
( )
( )
= V div(rot(VH)dV + S V(
^H)ndS =
= S()V(
^H)ndS = S()VGndS = G0 solo nei punti in cui il filo esce da S
= V1(+i)+V2(-i) = (V1-V2)i = vi
E quindi, sostituendo [S()(E^H)ndS]dt = vidt al gi noto bilancio energetico (e
tenendo conto, nel segno del flusso del v. di Poynting, del verso, qui opposto, di n):
vidt + [VSGEidV]dt = dVSH2+E2dV + [VS(G2/)dV]dt
lenergia vidt fornita ad un bipolo tramite la coppia dei suoi morsetti, sommata
allenergia fornita dai generatori di tensione interni ad esso, in parte va ad
incrementare lenergia elettromagnetica e in parte viene dissipata.
.Nel caso di generatori di tensione o corrente, invece uso scegliere versi concordi
per tensione e corrente, secondo la cosiddetta convenzione da generatore; in questo
modo, il valore del prodotto v i viene a coincidere con la potenza erogata dal
generatore al circuito cui collegato.
S

N-polo

Componente avente n terminali.

Appunti

Pisi - Elettrotecnica
componenti, loro relazioni costitutive fondamentali e bilanci energetici
Resistore:
Relazione costitutiva:
v=Ri
Equazione di bilancio energetico:
E(t) = -t R i2 dt 0
- E un componente bipolare, lineare e tempo-invariante (ma esistono anche resistori non lineari,
come i diodi, o tempo-varianti).
- R detta resistenza e si misura in Ohm []; il suo inverso g = 1/R detto conduttanza e viene misurata in Mho [-1].
- Nel piano v,i il legame tra tensione e corrente rappresentato da una retta per lorigine
detta caratteristica del resistore.
- Lespressione dellenergia deriva da
dE = pdt = vidt = Ri2dt 0
da cui
E(t) = dE = -t Ri2dt
- E un componente passivo, il flusso di energia sempre entrante.
Condensatore / Capacitore:
Relazione costitutiva:
q=vC
Equazione di bilancio energetico:
E(t) = q2/c 0
- E un componente bipolare, lineare e tempo-invariante.
- C detta capacit e si misura in Farad [F].
- Nel piano q,v il legame tra carica sulle armature e tensione rappresentato da una retta
per lorigine detta caratteristica del condensatore.
- Lespressione dellenergia deriva da
dE = pdt = vidt = (q/c)(dq/dt)dt = 1/cq dq = d(1/2cq2)
con q(t=-)=0
da cui
E(t) = dE = -t d(1/2c q2) = 1/C Q2
- E un componente passivo, ma la direzione, istante per istante, del flusso di energia non decidibile.
Induttore:
Relazione costitutiva:
C = L i
Equazione di bilancio energetico:
E(t) = L i2 0
- E un componente bipolare, lineare e tempo-invariante.
- L detta induttanza e si misura in Henry [H].
- Nel piano C,i il legame tra flusso del campo magnetico nella bobina e corrente
rappresentato da una retta per lorigine detta caratteristica dellinduttore.
- Lespressione dellenergia deriva da
dE = pdt = vidt = (dc/dt)idt = di/dtLidt = d(Li2)
da cui
E(t) dE = d(Li2) = Li2
- E un componente passivo, ma la direzione del flusso di energia non decidibile.

Induttori mutuamente accoppiati:


C1 = L1i1 + Mi2
Relazione costitutiva:
C2 = L2i2 + Mi1
Equazione di bilancio energetico:
E(t) = L1i12 + L2i22 + Mi1i2
- E costituito da una coppia di componenti bipolari, lineari e tempo-invarianti.
- L ed M sono rispettivamente auto-induttanza e mutua-induttanza, misurate in Henry [H].
- Lespressione dellenergia deriva da
dE1 = p1dt = v1i1dt = (dc1/dt)i1dt = (di1/dtL + di2/dtM)i1dt = Li1di1 + Mi1di2
dE2 = p2dt = v2i2dt = (dc2/dt)i1dt = (di2/dtL + di1/dtM)i2dt = Li2di2 + Mi2di1
dE = dE1+dE2 = Li1di1 + Mi1di2 + Li2di2 + Mi2di1 = d(L1i12) + d(L2i22) + d(Mi1i2)
da cui
E(t) dE = -td(L1i12)+d(L2i22)+d(Mi1i2) = L1i12 + L2i22 + Mi1i2
- Il valore di M decide della passivit del componente (compare infatti nellunico termine di E(t) che pu essere negativo)
Escluso il caso (in cui il mutuo induttore banalmente passivo) in cui i1=i2=0, esprimendo x=i1/i2 ed y=2E/i22
avr che il segno di E coincide con quello di y; lequazione pu essere riscritta nella forma di quella di una parabola:
y = L1x2 + 2Mx + L2
Essendo la concavit rivolta verso lalto, noto che y non assume valori negativi solo se tale equazione non
ammette radici reali distinte, cio se risulta ____ /4 = (b2-4ac)/4 = M2-L1L2 0
Il componente dunque passivo per |M| L1L2
Introdotto k = |M|/L1L2 (detto coefficiente di accoppiamento), il componente risulta dunque passivo per
(induttori disaccoppiati) 0 k 1 (induttori strettamente accoppiati)

Appunti

Pisi - Elettrotecnica
Generatore indipendente di tensione:
Relazione costitutiva:
v=E
Equazione di bilancio energetico:
E(t) = -t E i dt
- E un componente bipolare, e lineare.
- E rappresenta la tensione, ovviamente misurata in volt [V], che il generatore mantiene tra i suoi
morsetti, qualunque sia il valore della corrente i che lo attraversa.
- Lespressione dellenergia (che, seguendo la convenzione da generatore per i versi di v e i, risulta positiva se erogata al
circuito, non se assorbita dal bipolo) : dE = pdt = vidt = Eidt
da cui
E(t) dE = -tEidt
- Il valore della corrente i che attraversa il componente decide della sua passivit o attivit.
Generatore indipendente di corrente:
Relazione costitutiva:
i=I
Equazione di bilancio energetico:
E(t) = -t v I dt
- E un componente bipolare e lineare.
- I rappresenta la corrente, ovviamente misurata in ampere [A], che il generatore fa circolare in
entrata e in uscita dai suoi morsetti, qualunque sia il valore della tensione v che gli si applica.
- Lespressione dellenergia (che, seguendo la convenzione da generatore per i versi di v e i, risulta positiva se erogata al
circuito, non se assorbita dal bipolo) : dE = pdt = vidt = vIdt
da cui
E(t) dE = -tvIdt
- Il valore della tensione v applicata al componente decide della sua passivit o attivit.
- Pi che come modellizzazione di un elemento di un circuito reale, usato per costruire circuiti equivalenti di altri
circuiti reali.
Generatore di tensione/corrente pilotati in tensione/corrente:
- Sono componenti la cui grandezza impressa (tensione o corrente) proporzionale, tramite una costante k che detta
parametro di controllo, ad unaltra grandezza elettrica (tensione o corrente) presente su un altro lato del circuito.
Relazione costitutiva:
Equazione di bilancio energetico:

vg = kvi ip
E(t) = -t kviip ig dt

}(gen.ten.pil.in corr.)

Relazione costitutiva:
Equazione di bilancio energetico:

vg = kvv vp
E(t) = -t kvvvp ig dt

}(gen.ten.pil.in ten.)

Relazione costitutiva:
Equazione di bilancio energetico:

ig = kii ip
E(t) = -t vg kiiip dt

}(gen.corr.pil.in corr.)

Relazione costitutiva:
Equazione di bilancio energetico:

E(t) = -t vg kivvp dt

ig = kiv vp

}(gen.corr.pil.in ten.)

- Si tratta comunque di componenti bipolari e lineari.


- Lespressione dellenergia segue banalmente da quella vista a proposito dei generatori indipendenti.
- Si tratta ovviamente di componenti che possono essere attivi.

Appunti

Pisi - Elettrotecnica
topologia
Grafo di un circuito

Figura che si ottiene dal circuito stesso sostituendone con segmenti i componenti.
.A ogni circuito possono evidentemente essere associati pi grafi, mentre lo
stesso grafo pu corrispondere a diversi circuiti.
.Il grafo viene orientato assegnando a ogni suo lato un verso di percorrenza
(di solito coincidente col verso positivo della corrente che lo percorre).

Lato / Ramo

Un qualsiasi segmento del grafo.

Nodo

Punto del grafo che sia unione di due o pi lati (cio toccato contemporaneamente da
3 o pi componenti; il punto di congiunzione di 2 componenti in serie non
costituisce un nodo, in quanto entrambi i componenti sono visti come appartenenti
allo stesso lato).

Taglio

Insieme di lati del grafo che possono venire intersecati da una linea chiusa che taglia
ognuno di essi in uno e un sol punto (nel caso di un grado tridimensionale si ricorre
ad una superficie chiusa).

Maglia

Insieme di lati del grafo, ciascuno considerato una volta sola, costituenti un percorso
chiuso che a partire da un nodo ritorna al nodo stesso.

Albero

Insieme di lati del grafo, ciascuno considerato una volta sola, che collega a due a due
tutti i nodi presenti, senza formare percorsi chiusi.
.Per uno stesso grafo esistono, evidentemente, pi possibili alberi.
.Dato un grafo con N nodi, ogni suo possibile albero avr [N-1] lati

Coalbero di un albero

Insieme di lati del grafo che non appartengono a un dato suo albero.
.Dato un grafo con N nodi e R lati, ogni suo possibile coalbero avr
ovviamente R-[N-1] lati (cio il n totale di lati, meno quelli dellalbero).

Maglia fondamentale

Maglia individuata dallaggiunta di uno dei rami di coalbero a un dato albero.


.Laggiunta di un ramo di coalbero allalbero individua sempre una maglia.
.Dato un grafo con N nodi e R lati, esso avr ovviamente R-[N-1] maglie
fondamentali (cio tante quanti i rami di coalbero).
.Una maglia fondamentale contiene sempre uno e un solo lato di coalbero e
ogni lato di coalbero compare sempre in una e una sola maglia
fondamentale del suo grafo.

Taglio fondamentale

Taglio i cui lati appartengono tutti al coalbero tranne uno che appartiene allalbero.
.Dato un grafo con N nodi e R lati, esso avr ovviamente [N-1] tagli
fondamentali (cio tanti quanti i rami di albero).

Appunti 10

Pisi - Elettrotecnica
PARTI 4, 6,7 e 8
TEOREMI FONDAMENTALI
leggi di Kirchhoff
Si tratta di approssimazioni delle leggi di Maxwell, che tuttavia risultano valide nellambito dei circuiti a costanti
concentrate (e devono dunque essere soddisfatte dalle tensioni e dalle correnti presenti in tali circuiti).
Prima legge di Kirchhoff (o leggei di Kirchhoff sulle correnti):
La corrente che complessivamente esce da una superficie chiusa che interseca il circuito solo in presenza di terminali
uguale a quella che vi entra.
Motivazioni:
Segue dallequazione di continuit in forma integrale:

0 =

( )
S

Gn dS = iuscente

Osservazioni:
Lapplicazione della legge delle correnti ad un bipolo (che viene dunque idealmente racchiuso da una superficie
chiusa, collocata al suo esterno in modo tale che non intersechi altri componenti) mostra che la corrente che entra in
un morsetto uguale ed opposta a quella che entra nellaltro.
Lapplicazione della legge delle correnti ad un nodo (quindi circondato da una superficie chiusa che interseca i lati
che vi entrano senza attraversare nessun componente ivi contenuto) conduce alla seguente equazione algebrica:
con k che assume i valori da 1 al numero di lati che toccano il nodo scelto
k ik = 0
(trattandosi di quantit algebriche, quindi con segno, il verso positivo di ogni corrente pu essere scelto
arbitrariamente; trovato poi un eventuale valore negativo, il verso positivo della corrente corrispondente sar dunque
opposto a quello scelto).
la legge delle correnti
Essendo la carica elettrica lintegrale rispetto al tempo della corrente q(t) = -t i(t) dt,
implica limpossibilit di un accumulo di carica entra una superficie chiusa (che non attraversi alcun componente!!)
in un circuito a costanti concentrate.
Seconda legge di Kirchhoff (legge delle tensioni):
E nulla la somma algebrica delle tensioni (= differenze di potenziale) che si incontrano spostandosi lungo una linea
chiusa e finita che incontra il circuito solo in corrispondenza di morsetti
Motivazioni:
Segue dallequazione dalla seconda legge di Maxwell:

/t = 0 ^E = -B/t = 0

( )
l Edl

=0

Osservazioni:
Lapplicazione della legge delle tensioni ad una maglia (presa dunque una linea chiusa che la tocchi nei soli morsetti
dei componenti su essa presenti) conduce alla seguente equazione algebrica:
con k che assume i valori da 1 al numero di componenti che appartengono alla maglia scelta
k vk = 0
(si tratta sempre di quantit algebriche, quindi con segno; le tensioni vanno sommate col proprio segno se il loro
verso concorde - cio opposto !!! - a quello scelto per la circuitazione).
E uso scrivere le equazioni di Kirchhoff delle tensioni separando le grandezze impresse (es: tensioni corrispondenti
a generatori di tensioni) dalle altre e portandole, col segno cambiato, allaltro membro.

Le equazioni che esprimono le leggi di Kirchhoff sono lineari e omogenee nelle correnti e nelle tensioni dei
componenti del circuito. Esse non dipendono dalla natura dei componenti, ma solo dal loro numero e dal modo in
cui sono collegati, cio dalla topologia del circuito.
Per un circuito con R lati ed N nodi si avranno si potranno avere da determinare R possibili correnti (presenti su detti
suoi rami) o, equivalentemente, R possibili tensioni (tra i loro estremi).
Per un tale circuito possibile, grazie alle equazioni di Kirchhoff (sulle tensioni EKT, sulle correnti EKC), scrivere
un sistema di R equazioni in tali R incognite:
R lati
N nodi

coalberi con R-[N-1] lati


alberi con [N-1] lati

R-[N-1] maglie fondamentali


[N-1] tagli fondamentali

R-[N-1] EKT
[N-1] EKC

Svolgendo, a seconda delle necessit, il legame tra tensione e corrente di ogni singolo componente a favore delluna
o dellaltra caratteristica elettrica si ottengono R equazioni linearmente indipendenti (a causa della presenza di un
ramo unico in ogni taglio/maglia fondamentale) nelle R incognite costituite dalle tensioni o dalle correnti presenti.

Appunti 11

Pisi - Elettrotecnica
teorema di Tellegen e principio di conservazione della potenza elettrica
Sono entrambi immediate conseguenze delle leggi di Kirchhoff e si dimostrano con riferimento ad esse.

Teorema di Tellegen:
Dati due circuiti chiusi C e C aventi lo stesso grafo orientato e a cui corrispondano i sistemi di tensioni e correnti
coordinate (vi) e (vi), risulta:
k vk ik = k vk ik = 0
(con k che varia da 1 al numero di lati del comune grafo dei due circuiti).
Dimostrazione:
Consideriamo l n-esimo lato del grafo; siano:
.Pn e Qn i suoi estremi
.in e vn le sue corrente e tensione coordinate
.a,b i lati del grafo che toccano il nodo Pk (solo indicativamente in numero di due; la dimostrazione valida comunque)
.c,d i lati del grafo che toccano il nodo Qk (solo indicativamente in numero di due; la dimostrazione valida comunque)
.A,B,C,D gli altri estremi dei succitati lati
(altri lati che non toccano ln-esimo)
Risulta, allora:
k vk ik = (VP-VQ)in + (VP-VA)ia + (VP-VB)ib + (VC-VQ)ic (VD-VQ)id + ... =
= by raccoglimenti VP( correnti al nodo P) + VQ( correnti al nodo Q) + ...altri raccoglimenti analoghi =
= by EKC VP(0) + VQ(0) + ...altri prodotti analoghi per gli altri nodi = 0
Osservazioni:
Il suddetto teorema valido per un qualsiasi tipo di circuito a costanti concentrate, quali che siano i suoi elementi
(lineari, passivi, tempo-invarianti oppure no)

Principio di conservazione della potenza elettrica:


Bilancio di potenza per un circuito chiuso:
La potenza complessiva assorbita da un circuito chiuso nulla
Dimostrazione:
E immediata conseguenza del Th. di Tellegen, preso come secondo circuito, omografo al primo, lo stesso circuito:
p = k pk = k vk ik = k vkik = k vkik = 0
Bilancio di potenza per un circuito aperto:
La potenza assorbita da un N-polo uguale alla potenza in ingresso allN-polo stesso
Dimostrazione:
Note introduttive: prendendo nullo il potenziale (che tanto definito a meno di una costante additiva) relativo a uno
degli N morsetti, ad esempio il morsetto N (cio mettendolo a terra: VN=0 ), si pu far coincidere la tensione tra
un qualsiasi altro morsetto e questo (cio la differenza di potenziale tra di essi) con il potenziale del morsetto di volta
in volta considerato:
vk = Vk-VN = Vk-0 = Vk
In questo modo, la potenza p = vi rimane espressa da:
pk = vkik = Vkik
E la potenza totale:
P = k=1N-1 pk = k=1N-1 Vkik
LN-polo un modo per rappresentare un circuito aperto, dotato di un certo numero di lati, di un certo numero di
nodi interni (non accessibili dallesterno) e di N nodi esterni (accessibili dallesterno).
Per i nodi interni Pj varr, come per il bilancio di potenza di un circuito chiuso, che:
P = j pj = j Vj ij = j Vj ( corrente in Pj) = by EKC j Vj (0) = 0
Per i nodi esterni Pk, in ognuno dei quali entra una corrente iextk, sar invece:
P = k pk = k Vk ik = k Vk ( corrente in Pk) = by EKC j Vj (iextk)
La potenza entrante dai morsetti di un circuito aperto dunque pari a quella dissipata
nei vari componenti dei suoi lati interni, cio alla potenza assorbita dal circuito stesso.

Appunti 12

Pisi - Elettrotecnica
caratterizzazione esterna di un bipolo lineare e tempoinvariante
Teorema di sostituzione:
Ogni bipolo lineare tempo-invariante caratterizzato, esternamente ai suoi morsetti, da una equazione lineare non
omogenea che lega la tensione in ingresso v alla corrente in ingresso i
Dimostrazione:
Il bipolo sopra descritto rappresenta un circuito aperto accessibile da due morsetti. Assunto, ad esempio, come
riferimento il morsetto 2 (quindi messo a terra: V2=0 ) la tensione tra il morsetto 1 e quello di riferimento
coincide con il potenziale del morsetto 1: v = V1.
Sia N il numero dei nodi interni ed R il numero dei lati interni al bipolo, possiamo distinguere:
.R correnti negli R lati interni
.la corrente in ingresso i
.N tensioni tra gli N nodi interni ed il morsetto 2 di riferimento
.la tensione v
tali R+N+2 grandezze elettriche non sono tuttavia indipendenti tra loro, ma risultano legate da:
.R relazioni costitutive per i componenti sugli R lati
.N+1 equazioni di Kirchhoff delle correnti
cio da R+N+1 relazioni lineari non omogenee; al sistema lasciato dunque un solo grado di libert, dato dai
possibili valori della corrente in ingresso (oppure della tensione applicata, a seconda di quale delle due sia scelta
come variabile indipendente).
v = ai+b
o anche
i = cv+d
Dunque, per caratterizzare il bipolo esternamente ai suoi morsetti sufficiente conoscere i valori di a e b (misurati
rispettivamente in e V), oppure di c e d (misurati rispettivamente in -1 e A).
Teorema di Thevenin:
Un generico bipolo sempre equivalente, esternamente ai suoi morsetti di
accesso, ad un bipolo costituito da un generatore di tensione in serie ad un
resistore, tali che:
la f.e.m. E del generatore di tensione pari alla tensione a vuoto v0 tra i morsetti (cio per i=0)
la resistenza R data dal rapporto tra la tensione a vuoto v0 e la corrente icc su un lato di cortocircuito tra tali morsetti
Il bipolo equivalente di Thevenin il modello circuitale che soddisfa, vedi il teorema di sostituzione, alla relazione:
v=-Ri+E
Per quanto detto sopra, possibile conoscere i valori di E ed R analizzando durante due particolari (e separati !!) tipi di
funzionamento del circuito le tensioni e le correnti tra i morsetti interessati:
.funzionamento a vuoto
i=0
E = v0
.funzionamento in cortocircuito
v = 0 R = E/icc = v0/icc
un altro possibile modo per trovare R (sse nel bipolo interessato non vi sono generatori pilotati) consiste
nellannullare i generatori indipendenti (sostituendoli con un lato di cortocircuito, se di tensione; sostituendoli con un
tasto aperto,
se di corrente) e calcolare R come una normale resistenza equivalente:
.funzionamento a generatori annullati
R = v/i
(...da v = -Ri + 0 )
Teorema di Norton:
Un generico bipolo sempre equivalente, esternamente ai suoi morsetti di accesso, ad un bipolo
costituito da un generatore di corrente in parallelo ad un resistore, tali che:
la corrente I impressa dal generatore di corrente pari alla corrente icc su un lato di cortocircuito tra i morsetti
la resistenza R data dal rapporto tra la tensione a vuoto v0 e la corrente impressa I.
Il bipolo equivalente di Norton il modello circuitale che soddisfa, vedi il teorema di sostituzione, alla relazione:
i=-gv+I
oppure
i = -1/R v + I
Per quanto detto sopra, possibile conoscere i valori di I ed R analizzando durante due particolari (e separati !!) tipi di
funzionamento del circuito le tensioni e le correnti tra i morsetti interessati:
.funzionamento in cortocircuito
v = 0 I = icc
.funzionamento a vuoto
i=0
R = v0/I = v0/icc = 1/g
anche qui possibile trovare R annullando i generatori indipendenti:
.funzionamento a generatori annullati
R = 1/g = v/i
(...da i = -gv + 0 )
Appunti 13

Pisi - Elettrotecnica
Teorema di Millman:
E poco pi di unapplicazione del teorema di Thevenin; recita:
Un bipolo costituito dal parallelo di vari bipoli di Thevenin sempre equivalente, esternamente ai suoi morsetti di
accesso, ad un unico bipolo di Thevenin
Per quanto gi visto a riguardo del teorema di Thevenin, possibile conoscere i valori delle E ed R equivalenti
analizzando il circuto durante:
.funzionamento a vuoto
i=0
E = v0
.funzionamento in cortocircuito
v = 0 R = E/icc = v0/icc
Calcolando v0, risulta in particolare che:
v0 = R1 i1 + E1
v0 = R2 i2 + E2
...
v0 = Rn in + En
dividendo entrambi i membri di ogni equazione per il corrispondente Rj e sommando
membro a membro si ottiene:
v0 (1/R1+1/R2+...+1/Rn) = (E1/R1+E2/R2+...+E3/R3) + (i1+i2+...+in)
poich nel funzionamento a vuoto risulta iext = k ik = 0, allora immediato che:
E = v0 = (k Ek/Rk) / (k 1/Rk)
Per calcolare icc, si ottiene che v12 = 0 = Rkik+Ek k da cui ik = Ek/Rk e quindi:
icc = k ik = k Ek/Rk
E dunque immediato che:
R = E/icc = [ (k Ek/Rk) / (k 1/Rk) ] / [ 1 / k Ek/Rk ] = 1 / (k 1/Rk)
Era anche qui possibile calcolare R annullando i generatori e ottenendo, come un normale parallelo di resistenze:
R = 1 / (k 1/Rk)
Passaggio dal bipolo equivalente di Thevenin al bipolo equivalente di Norton, e viceversa:
Le resistenze dei due bipoli equivalenti sono evidentemente le stesse e valgono quanto:
R = 1/g = v0/icc
Dalla relazione per il bipolo di Norton si ricava:
i = -gv + I = -(1/R)v + I
Ri = -v + RI
RI = Ri + v
Dalla relazione per il bipolo di Thevenin si ricava:
v = -Ri + E
E = v + Ri
E dal confronto:
E = RI
Altre equivalenze notevoli e/o utili:
a) Generatori di tensione in serie

b) Generatori di corrente in parallelo

c) Generatori di tensione e corrente in serie: la corrente tra 1 e


2 viene definita da I, la tensione resta indefinita (la presenza
di E vanificata da quella di I in serie).
d) Generatori di tensione e corrente in parallelo: la tensione tra
1 e 2 viene definita da E, la corrente resta indefinita (la
presenza di I vanificata da quella di E in parallelo).

Appunti 14

Pisi - Elettrotecnica
Resistori in serie e in parallelo:
serie

parallelo

Siano dati N resistori in serie, collegati uno dopo laltro tramite i Siano dati N resistori in parallelo, tutti collegati tra la stessa
morsetti A,B,..,N+1 (ogni resistore ha un morsetto di ingresso e coppia di morsetti A e B.
Essendo la tensione v ad essi applicata sempre la stessa, si avr:
uno duscita; per questo N+1 il loro numero totale).
Essendo la corrente i che li attraversa sempre la stessa, si avr:
vAB = R1 i1

vA N+1 = VA-VN+1 =
= (VA-VB)+(VB-VC)+...+(VN-VN+1) =
= vAB + vBC + ... + vNN+1 =
= RA i + RB i + ... + RN i =
= (RA+RB+...+RN) i

vAB = R2 i2
...
vAB = RN iN

Dividendo entrambi i membri di ogni equazione per il


corrispondente Rj si ottiene:

vAB/Rk = ik
Da questo si evince che, volendo sostituire gli N resistori in serie
Sommando membro a membro, e considerando che la somma
tra A e N+1 con un unico resistore equivalente, tale che...
delle correnti ik sui resistori pari alla corrente totale i che passa
vA N+1 = Req i
tra i morsetti A e B, si giunge a:
...dovr essere:
Req = k Rk

Da cui:

vAB ( k 1/Rk ) = k ik = i

vAB = [ 1 / ( k 1/Rk ) ] i
Volendo sostituire gli N resistori in parallelo tra A e B con un
unico resistore equivalente, tale che...

vA B = Req i

...dovr essere:

Req = 1 / ( k 1/Rk )

Capacitori in serie e in parallelo:


serie

parallelo

Siano dati N capacitori in serie, collegati uno dopo laltro tramite i Siano dati N capacitori in parallelo, tutti collegati tra la stessa
morsetti A,B,..,N+1. Abbiamo gi visto la possibilit di esprimere coppia di morsetti A e B.
Essendo la tensione v ad essi applicata sempre la stessa, si avr:
la tensione tra il morsetto A e il morsetto N+1 come:

vA N+1 = VA-VN+1 =
= (VA-VB)+(VB-VC)+...+(VN-VN+1) =
= vAB + vBC + ... + vN N+1 =
= i=1N vi

Da cui:

vAB = vi = Qi/Ci
Ci = Qi/vAB

Sommando membro a membro tra tutti gli N capacitori si ha:

i Ci = i (Qi/vAB) = (i Qi) / vAB = Qtot/vAB


Essendo i capacitori in serie, la carica su ognuna delle loro 2N
Da cui la possibilit di sostituire tutti i condensatori in parallelo
armatura sar sempre la stessa (a meno del segno):
con un unico condensatore tra A e B, di capacit equivalente:
Qi = Q
E quindi:

vA N+1 = i vi = i Qi/Ci = i Q/Ci = Q

i1/Ci

Ceq = Q/vAB = i Ci

Da cui la possibilit di sostituire la serie di condensatori con un


unico condensatore di capacit equivalente:

Ceq = Q/vA N+1 = Q / (Qi1/C ) = 1/(i 1/C )


i

Appunti 15

Pisi - Elettrotecnica
Partitore di Tensione:
Essendo il circuito in figura costituito da un unica maglia...:
.la corrente i che vi circola uguale per ogni componente
.la tensione v = E, fornita dal generatore, si ripartisce sulle resistenze in
modo direttamente proporzionale alle resistenze stesse: vk Rk
Pensando le resistenze presenti (in serie) come ununica resistenza equivalente Req; tale
resistenza evidentemente in parallelo col generatore tra i morsetti A e B, tra cui vi
ovviamente una tensione pari ad E. Posso allora scrivere:
i = v / Req = E / kRk
Per ogni singola resistenza avr dunque:
vk = Rk i = Rk (E / kRk ) = E Rk / kRk = E [ Rk ] [ 1 / kRk ]
E inoltre verificato, ovviamente, il fatto che v = k vk.
Partitore di Corrente:
Nel circuito rappresentato in figura...:
.la tensione v tra i morsetti A e B la stessa su ogni ramo.
.la corrente i = I, fornita dal generatore, si ripartisce sulle resistenze in
modo inversamente proporzionale alle resistenze stesse: ik 1/ Rk
Pensando le resistenze presenti (in parallelo) come ununica resistenza equivalente
Req; tale resistenza verr evidentemente attraversata da una corrente
pari a ieq = k ik = I. Posso allora scrivere:
vAB = v = Req ieq = [ 1/(k 1/Rk) ] I = I / (k 1/Rk)
Per ogni singola resistenza avr dunque:
ik = v / Rk = [ I / (k 1/Rk) ] / Rk = I / [ Rk (k 1/Rk) ] = I [ 1/Rk] [ 1 / k1/Rk ]
O pi semplicemente, tramite le ammettenze gk = 1/Rk:
ik = I [ gk ] [ 1 / k gk ]

Appunti 16

Pisi - Elettrotecnica
caratterizzazione esterna di un 3-polo lineare e tempoinvariante
Posto a terra uno dei suoi morsetti (ad esempio il 3) e indicate con:
.v1 e v2 le tensioni tra, rispettivamente, i morsetti 1 e 3 e i morsetti 2 e 3
.i1 e i2 le correnti in ingresso, rispettivamente, ai morsetti 1 e 2
un tale 3-polo risulta caratterizzato, esternamente ai suoi morsetti, dalle relazioni:
v1 = R11 i1 + R12 i2 + E1
v1 R11 R12 i1 E1
v = R
+
v2 = R21 i1 + R22 i2 + E2
ovvero
2 21 R22 i2 E 2

Equivalenza stella-triangolo:
Due tripoli passivi (dove dunque Ek=0 k), costituiti rispettivamente da:
.3 resistenze Rk disposte a triangolo
.3 resistenze rk disposte a stella
sono equivalenti, esternamente ai loro morsetti, nel caso diano luogo allo
stesso sistema del tipo sopra enunciato.
Occorre dunque, preliminarmente, esplicitare le relazioni che intercorrono tra le Rjk del sistema sopra scritto e le
resistenze interne ai tripoli considerati.
triangolo
Le relazioni tra le Rij del sistema e le Rk del tripolo a triangolo si
possono facilmente desumere lasciando staccato uno dei 2
morsetti non a terra e collegando
gli altri 2 tramite un generatore
di corrente unitario I=1
(e facendo poi viceversa).
Sia 1 connesso con 3 e 2 staccato.
In questo modo risultano:
i1 = I = 1
i2 = 0
da cui:
v1 = R11i1+R12i2+E1 = R11i1+R120+0 = R11i1
v2 = R21i1+R22i2+E1 = R21i1+R220+0 = R21i1
Per trovare R11 si riduce, ragionando sui resistori in serie e
parallelo presenti, il partitore di corrente ottenuto ad ununica
maglia formata dal al generatore I in serie/parallelo un semplice
resistore Req,, su cui circoli dunque la I=1 fornita dal generatore
e che condivida la stessa tensione con esso:
v1 = Req I = R2(R1+R3)/(R1+R2+R3) = R11
Per trovare R21, che coincide cos (v. sistema sopra) con la
tensione v2, si trovano le correnti che percorrono i lati del
partitore di corrente e si ricava v2 di conseguenza come la
tensione sulla resistenza R1. Risulta:
R21 = (R1R2)/(R1+R2+R3)

stella
Le relazioni tra le Rij del sistema e le rk del tripolo a stella si
desumono, analogamente, lasciando
staccato uno dei 2 morsetti non a
terra e collegando gli altri 2
tramite un generatore di corrente
unitario I=1 (e facendo poi viceversa).
Ci che si ottiene stavolta un
circuito a una sola maglia con un
generatore di corrente in serie a due
resistori. Con procedimenti analoghi a
quelli esposti a lato si trovano le
tensioni espresse in funzione delle resistenze equivalenti,
da cui le relazioni:
R11 = r1+r3
R21 = r3
Analogamente, si trovano:
R12 = R21
R22 = R1(R2+R3)/(R1+R2+R3)

Analogamente, si trovano:
R12 = R21
R22 = R1(R2+R3)/(R1+R2+R3)

Mettendo a confronto le relazioni fin qui trovate, si ottiene dunque la relazione tra le Rk e le rk che stabilisce
lequivalenza stella-triangolo dei loro rispettivi tripoli:
Rk = (rirj + rjrk + rkri ) / rk
rk = ( Ri Rj ) / ( Ri + Rj + Rk )

Appunti 17

Pisi - Elettrotecnica
PARTE 9
ANALISI DI CIRCUITI LINEARI TEMPOINVARIANTI SENZA MEMORIA
Note le caratteristiche dei suoi componenti, le loro interconnessioni e le eccitazioni presenti, lanalisi di un circuito
elettrico consiste nella determinazione del suo comportamento (correnti e tensioni). Per circuiti lineari e tempoinvarianti, nelle relazioni costitutive (in tensione e corrente) dei cui componenti non compaiano legami integrodifferenziali (*), i
seguenti metodi permettono la scrittura immediata del sistema algrebrico risolvente.
(*) = Tali circuiti sono detti senza memoria in quanto il valore assuntovi da ciascuna grandezza elettrica u(t), tensione o corrente, non dipende dai valori assunti negli istanti
precedenti.

Dato un circuito con R lati ed N nodi, la premessa comune ad entrambi lutilizzo delle R equazioni di Kirchhoff
linearmente indipendenti che si possono applicarvi:
.R-(N-1) EKT relative alle R-(N-1) maglie fondamentali
.N-1 EKC relative a N-1 degli N nodi presenti
Metodo di analisi su base maglie:
1) Scelta di un albero qls e scrittura delle R-(N-1) EKT relative alle R-(N-1) maglie fondamentali
2) Espressione in funzione delle correnti, tramite le relazioni costitutive dei singoli componenti (eccezion fatta per i
generatori di tensione, da cui avremo i termini noti), delle tensioni presenti nelle R-(N-1) EKT: v = v(i)
(allo scopo di far s che le R-(N-1) incognite siano tutte correnti: le correnti presenti sui lati di coalbero che
individuano le maglie fondamentali scelte)
3) Espressione, tramite le EKC, delle N-1 correnti di albero in funzione di quelle di coalbero iak = iak(ico1,...,icoR-(N-1))
4) Loro sostituzione nelle EKT.
Si giunge al seguente sistema di R-(N-1) equazioni indipendenti nelle R-(N-1) incognite date dalle correnti di coalbero:
dove
.ek = somma algebrica delle tensioni impresse dai
generatori presenti sulla maglia k-esima (col
segno - se la maglia percorsa in senso
opposto al verso dato alla tensione ek secondo
la convenzione da generatore)
.ik = corrente sul ramo di coalbero presente sulla
k-esima maglia fondamentale
.(rik) = matrice diagonale composta da opportune
combinazioni delle resistenze presenti:
rkk = somma delle resistenze presenti sulla
maglia k-esima (tutte col segno +:
maglia percorsa sempre nello stesso verso)

rhk = somma algebrica delle resistenze in


comune alle maglie fondamentali h e k
(resistenze sommate col segno - se il
lato su cui si trovano percorso in sensi
opposti a seconda della maglia h o k).

Risolvendo il sistema si trovano le R-(N-1) correnti di coalbero ico1, ..., icoR-(N-1)


Per trovare le restanti N-1 correnti di albero si sostituiscono i valori trovati nelle equazioni, precedentemente
ricavate:
iak = iak (ico1,...,icoR-(N-1))
In presenza di generatori di tensione pilotati, si affianca semplicemente al sistema la loro relazione costitutiva:
ek = f(ij)
oppure
ek = f(ej)
In presenza di generatori di corrente si pu:
.sostituirli tutti, tramite opportune ed eventualmente successive equivalenze circuitali, fino ad ottenere un
circuito con soli generatori di tensione (metodo lungo e, a mio parere, incasinante non poco)
.fare in modo che tali generatori cadano su lati di coalbero; in tal modo si risparmia anche unequazione del
sistema (in quanto per simili maglie, la corrente di coalbero icok gi definita e data dalla corrente Ik fornita dal
generatore ivi presente).
NOTA BENE: se lo stesso si vuole scrivere lequazione del sistema, ad essa dovr essere assegnata un
ek = indefinito
NON ek = 0 OPPURE ek = epresenti sulla maglia k
in quanto la tensione ai morsetti di un generatore di corrente non definita.

Appunti 18

Pisi - Elettrotecnica

Metodo di analisi su base nodi:


1) Scelta di un albero necessariamente a stella (al limite aggiungendo, per ottenerlo, un ramo a resistenza infinita) con
verso di percorrenza orientato verso il centro stella (posto a terra) scelto; scrittura delle N-1 EKC relative agli N-1
tagli fondamentali (cio ai nodi diversi dal centro stella).
2) Espressione in funzione delle tensioni, tramite le relazioni costitutive dei singoli componenti (eccezion fatta per i
generatori di corrente, da cui avremo i termini noti), delle correnti presenti nelle N-1 EKC: i = i(v)
(allo scopo di far s che le N-1 incognite siano tutte tensioni: le tensioni presenti sui lati dellalbero)
3) Espressione, tramite le EKT, delle R-(N-1) tensioni di coalbero in funzione di quelle di albero vcok = vcok(va1,...,vaN-1)
4) Loro sostituzione nelle EKC.
Si giunge al seguente sistema di N-1 equazioni indipendenti nelle N-1 incognite date dalle tensioni di albero:
dove
.Ik = somma algebrica delle correnti impresse che
fluiscono al k-esimo nodo (col segno + se
entranti, - se uscenti)
.vk = tensione sul k-esimo ramo di albero
.(gik) = matrice diagonale composta da opportune
combinazioni delle conduttanze presenti:
gkk = somma delle conduttanze presenti sui
lati che toccano il k-esimo nodo (tutte
col segno +)

ghk = somma cambiata di segno (quindi

sempre segno -, in buona sostanza) delle


conduttanze presenti sul lato di
coalbero che collega i nodi h e k (il
segno - si spiega col fatto che la corrente
esce in un nodo ed entra nellaltro: sempre
versi di percorrenza opposti rispetto ai due
nodi, dunque).

Risolvendo il sistema si trovano le N-1 tensioni di albero va1, ..., vaN-1


Per trovare le restanti R-(N-1) tensioni di coalbero si sostituiscono i valori trovati nelle gi ricavate equazioni:
vcok = vcok (va1,...,vaN-1)
In presenza di generatori di corrente pilotati, si affianca semplicemente al sistema la loro relazione costitutiva:
Ik = f(vj)
oppure
Ik = f(ij)
In presenza di generatori di tensione si pu:
.sostituirli tutti, tramite opportune ed eventualmente successive equivalenze circuitali, fino ad ottenere un
circuito con soli generatori di corrente (metodo anche questo lungo e, a mio parere, incasinante non poco)
.fare in modo che tali generatori cadano su lati di albero; in tal modo si risparmia anche unequazione del
sistema (in quanto per simili maglie, la tensione di albero vak gi definita e data dalla tensione vk mantenuta
dal generatore ivi presente).
NOTA BENE: se lo stesso si vuole scrivere lequazione del sistema, ad essa dovr essere assegnata un
Ik = indefinito
NON Ik = 0 OPPURE Ik = Iimpresse che fluiscono al nodo k
in quanto la corrente ai morsetti di un generatore di tensione non definita.
Principio di sovrapposizione degli effetti:
In circuiti costituiti da soli bipoli con relazioni costitutive (in tensione e corrente) lineari, evidente che lespressione
di una qualsiasi grandezza u(t), tensione o corrente, si pu ottenere sommando gli effetti di tutti i generatori presenti nel
circuito, cio facendone a turno agire uno solo e annullando gli altri
NOTA 1: annullare un gen. tensione significa sostituirlo con un lato di cortocircuito; annullare un gen. corrente sostituirlo con un tasto aperto.
NOTA 2: Non vanno mai annullati i generatori pilotati !!!
NOTA 3: rimane evidentemente escluso dallambito di applicazione di tale principio, il calcolo della potenza (non lineare: v=Ri2 !!)

Altre osservazioni:
Se le eccitazioni che agiscono sul circuito senza memoria hanno tutte lo stesso andamento nel tempo (costante,
sinusoidale con pari frequenza, ecc...), ogni grandezza u(t) avr tale stesso tipo di andamento nel tempo.
Tutta la disquisizione sui circuiti senza memoria limitatamente ai soli resistori ben poco utile; torner invece
parecchio utile trasportando i circuiti nel dominio complesso: tutte impedenze, tutto lineare.
Appunti 19

Pisi - Elettrotecnica
PARTI 10, 11 e 12
ANALISI DI CIRCUITI LINEARI TEMPO-INVARIANTI CON MEMORIA
Condensatori, induttori e induttori mutuamente accoppiati, poich presentano relazioni costitutive prevedenti operazioni
di integrazione e derivazione, vengono detti componenti con memoria. Lintegrazione estende infatti la dipendenza
dei valori istantanei delle grandezze elettriche a tutti gli istanti precedenti quello attuale, mentre la derivazione li lega
alla loro rapidit di variazione nel tempo.
In presenza di eccitazioni costanti, eventuali induttori e condensatori presenti nel circuito si comportano rispettivamente
come lati di cortocircuito e tasti aperti, riportando lanalisi al caso particolare dei circuiti senza memoria; per questo
motivo le eccitazioni che si considerano sono generalmente di tipo sinusoidale.
L analisi di questi circuiti consiste sovente nel determinare le correnti (in funzione del tempo: i(t) ) che circolano su
alcuni suoi lati, si possono a tal proposito distinguere due diversi tipi di analisi effettuabili su tali circuiti:
Analisi in condizioni transitorie:
.Al tempo iniziale t=0 si verifica un evento (generalmente lapertura / chiusura di tasti) che instaura nel circuito,
oltre alla corrente che normalmente vi si avrebbe, una ulteriore componente di corrente detta transitoria (in
quanto tendente a zero col procedere del tempo). Tale corrente dipende solo dallevento verificatosi e non
dalle eccitazioni presenti nel circuito; si parla, infatti di corrente presente in assenza di eccitazioni (viene
infatti calcolata ponendo queste a 0 e tende perci ad esaurirsi col tempo, da cui il nome).
.Si suppone che, allistante precedente quello iniziale, fosse esaurito ogni eventuale altro transitorio.
.Agli istanti t>0, la corrente interessata sar dunque data dalla somma dei contributi della corrente di regime
(v.sotto) e della corrente transitoria.
Analisi in regime sinusoidale:
.Si tratta di una specie di caso particolare del precedente (e, come tale, non ha nemmeno beneficiato di un
trattamento autonomo da parte della Maria). E infatti evidente come, anche durante lanalisi in condizioni
transitorie, si incontri un tale tipo di funzionamento durante il calcolo della componente di regime della
corrente e delle condizioni del circuito agli istanti precedenti quello iniziale.
.Si parla di regime sinusoidale supponendo esaurito ogni altro transitorio eventualmente presente.
Data la palese inclusione del 2 tipo di analisi nel 1, nel seguito si tratter direttamente dellanalisi di circuiti con
memoria in presenza di condizioni transitorie (eccezion fatta per quanto riguarda largomento potenze, v. parte 14).
In particolare, il discorso sulla trasformazione simbolica di Steinmetz (che consente di trasportare i singoli componenti
in un dominio diverso da quello del tempo, linearizzandone le relazioni costitutive in tensione e corrente) verr
affrontato come mero strumento per il calcolo della corrente di regime (come durante il corso per scelta -opinabile- didattica, cos qui per mia
pigrizia).

analisi matematica di un circuito con memoria


1) Individuare il sistema integro-differenziale risolvente (procedimento immodificato rispetto ai circuiti senza memoria,
data lindipendenza delle equazioni di Kirchhoff dalla natura dei componenti presenti):
.scelta delle grandezze elettriche incognite e scrittura delle equazioni di equilibrio EKT ed EKC
.esplicitazione delle grandezze elettriche note (o comunque non interessate) in funzione di quelle incognite
utilizzando le relazioni costitutive dei componenti
2) Risoluzione del sistema integro-differenziale
Oltre alle imprecazioni contro Pontini (docente di Analisi I e II), ai fini dello svolgimento del passo 2, utile
ricordare che nel sistema ottenuto:
a) lunica variabile presente il tempo, quindi tutte le derivate presenti sono totali
[grazie all ipotesi di costanti concentrate: no variabili spaziali n dimensioni geometriche]

b) il sistema lineare, quindi tutte le funzioni incognite compaiono sempre alla prima potenza
[grazie alla linearit del circuito, cio dei suoi componenti]

c) i coefficienti delle equazioni che compongono il sistema sono costanti reali indipendenti dal tempo
[grazie alla tempo-invarianza del circuito, cio dei suoi componenti]

Appunti 20

Pisi - Elettrotecnica
risposta di un circuito con memoria ad eccitazioni cisoidali:
trasformata di Steinmetz e metodo delle cisoidi
Lanalisi matematica procede allindividuazione dellintegrale generale di tale equazione come somma di una soluzione
particolare della completa e dellintegrale generale dellomogenea associata, risolvendo poi le costanti di integrazione
comparse imponendo le condizioni iniziali.
Il metodo delle cisoidi ricalca, avvalendosi delle propriet gi viste per i circuiti elettrici a costanti concentrate, il
suddetto procedimento analitico; poich la tensione v(t) ai morsetti rappresenta (nellEKT scritta) il termine noto,
mentre la corrente i(t) gioca il ruolo della funzione da cercare, vige il seguente parallelo:
1) Integrale particolare della completa
Componente ir(t), detta corrente di regime (in quanto le

altre componenti tendono a 0 col tempo) della corrente


totale i(t). Per linearit, anche ir(t) deve soddisfare alla
stessa EKT scritta per il circuito in questione
2) Integrale generale dellomogenea
Componente it(t), detta corrente transitoria (in quanto

tendente a 0 col tempo) della corrente totale i(t). Dato il


ruolo visto per v(t), it(t) corrisponde alla corrente che
circola nel circuito in assenza di eccitazioni esterne (ed
per questo ovviamente decrescente col tempo).
3) Integrale generale della completa
Dato semplicemente dalla corrente totale i(t) = ir(t) + it(t)

4) Condizioni iniziali
Da trovare ragionando sulle condizioni del circuito al

tempo t=0- (in quanto al tempo t=0 si verifica un evento,


dato dal problema, che d luogo a un transitorio it) e su
quali sue propriet si conservano allistante t=0+.
Sostituendo i valori trovati di i(t=0+) e delle sue derivate
successive (se necessario, a seconda del numero di
costanti di integrazione presenti) nellintegrale generale si
ricavano i valori delle costanti di integrazione.
5) Integrale richiesto della completa
E la i(t) con le costanti di integrazione risolte.

Funzione cisoidale:
E una funzione y(t) del tipo:
y(t) = Y et cos(t + )

dove

.YR detta ampiezza


.R detto coefficiente di smorzamento (<0)
o coefficiente di amplificazione (>0)
.R detta pulsazione
.R detta fase

Le funzioni sinusoidali, esponenziali e costanti sono casi particolari di funzioni cisoidali:


y(t) = Ycos(t+)
funzione (co)sinusoidale
=0

y(t) = [Ycos()]et
funzione esponenziale
= 0

y(t) = Y
funzione costante
= = 0

Una funzione cisoidale pu essere riscritta come:


y(t) = Yetcos(t+) = Re[Yetcos(t+) + j(qls cosa)] = Re[Yetcos(t+) + j Yetsin(t+)] =
= Re[ Yet (cos(t+)+jsin(t+)) ] = Re[Yetej(t+)] = Re[Yetejtej] =
= Re[ (Yej) (e(+j)t) ] = Re [ Y est ]
che mostra come, a parit di s, detta pulsazione complessa (cio a parit di smorzamento e frequenza ) per una
funzione cisoidale y(t) resti definita la corrispondenza biunivoca col numero complesso Y:
(nellinsieme delle y(t) t.c. s = +j )
y(t) Y = Yej
Dove possiamo notare le relazioni:
Y
= ampiezza della funzione cisoidale
=
modulo del numero complesso Y associato
= fase della funzione cisoidale
=
argomento di Y (angolo con lasse reale in C)

E immediato verificare che anche le derivate successive di una funzione cisoidale appartengono allo stesso insieme
di pari pulsazione complessa:
y(t) = Re[Yest]
y(t) = Re[sYest]
y(t) = Re[s2Yest]
e quindi, anche per tali derivate successive resta definita una corrispondenza biunivoca con un numero complesso:
y(t) Y
y(t) sY
y(t) s2Y

Appunti 21

Pisi - Elettrotecnica
Risposta di un bipolo R-L-C ad uneccitazione cisoidale:
Per esso, il legame tra tensione ai morsetti v = v(t) e corrente i = i(t) si traduce,
grazie allEKT e alle relazioni costitutive dei componenti, nella equazione integro
differenziale:
v = R i + L di/dt + 1/C -t i(t)dt
o anche, derivando una volta rispetto al tempo, nellequazione differenziale lineare
del secondo ordine a coefficienti costanti:
dv
/dt = R di/dt + L d2i/dt2 + 1/C i
1) Corrente di regime:
Si cerca una componente ir(t) della corrente che abbia uguale pulsazione complessa s (nessuna richiesta, invece, per quanto riguarda
la fase i) alla eccitazione applicata:
v(t) = V et cos(t+v) = Re[Vest]
dove
.V = V ej
quindiv V
.s = + j
v

Tale componente esiste (e risulter essere quella che permane a regime, mentre le altre tendono a 0) ed della forma:
ir(t) = I et cos(t+i) = Re[Iest]
dove
.I = I ej
quindiir I
i

da cui, banalmente, anche le derivate:


ir = Re[Iest] I
dir/dt = Re[sIest] sI
d2ir/dt2 = Re[s2Iest] s2I
Sostituendo quanto ottenuto nella EKT scritta per il bipolo (in quella differenziale, per evidente comodit) si ottiene:
dv
/dt
=
R di/dt +
L d2i/dt2 + 1/C i
Re[sVest] = R Re[sIest] + L Re[s2Iest] + 1/C Re[Iest] = Re[ est ( R sI + L s2I + 1/C I ) ]
Poich v e ir appartengono alla stessa famiglia di ugual pulsazione complessa, questa uguaglianza implica quella tra i numeri
complessi che le rappresentano:
sV = R sI + L s2I + 1/C I = ( R s + L s2 + 1/C ) I
dove
.Z = Z(s) detta impedenza
V = ( R + L s + 1/Cs ) I = Z I
E in generale possibile trasportare singolarmente tutti i componenti del
circuito in esame nel dominio complesso
(v. riquadro a lato) ottenendo un circuito costituito da soli bipoli ai
quali siano associate impedenze, e quindi relazioni costitutive lineari (!)
nelle tensioni e corrente espresse anchesse in funzione della variabile
complessa s; tale operazione detta
trasformazione simbolica di Steinmetz.

Trasformazioni simboliche di Steinmetz:

Risulta cos possibile ragionare in termini di serie e paralleli di


impedenze negli stessi modi (e con gli stessi strumenti) visti per i
circuiti costituiti da soli resistori.
Si procede dunque a calcolare limpedenza equivalente Z del ramo in
esame, che sar un numero complesso del tipo:
Z = Z ej
Nota la tensione (anchessa portata nel piano complesso) V ai capi del
ramo, si ricava la corrente di regime complessa I tramite la relazione:
I = V/Z = (V/Z)ej( -) = I ej
Da cui la corrente nel dominio del tempo:
dove
.I = | I |
ir(t) = I et cos(t+i)
. = la stessa di v
. = la stessa di v
.i = angolo di I con lasse Re
v

Casi particolari:
Poich nellespressione delle impedenze di induttori e condensatori entra in gioco il valore di s = +j cio lo smorzamento e la
frequenza della tensione data, saltano immediatamente agli occhi i seguenti casi particolari:

Alimentazione costante:
Resistore
Induttore
Condensatore

Alimentazione sinusoidale:
Resistore
Induttore
Condensatore

v(t) = V
Zresistore = R = R
Zinduttore = sL = 0
Zcondensatore = 1/sC =

s = +j = 0

lato di cortocircuito (nel dominio complesso)


tasto aperto (nel domino complesso)

v(t) = Vcos(t+v)
Zresistore = R = R
Zinduttore = sL = jL
Zcondensatore = 1/sC = - j/C

s = +j = j
valori di tensione e corrente in fase
valori di corrente in ritardo di /2 sulla tensione
valori di corrente in anticipo di /2 sulla tensione

Appunti 22

Pisi - Elettrotecnica
2) Corrente transitoria:
Si cerca lintegrale generale dellequazione differenziale lineare omogenea associata allEKT trovata, quindi
dellequazione (che si ottiene con ragionamenti analoghi a quelli visti per la corrente di regime):
(cio, come annunciato, la corrente che sussiste in assenza di eccitazioni)
0 = ZI
Poich non interessa una soluzione particolare (quale potrebbe essere ovviamente, ad esempio, I = 0 ) e sia I che Z
sono in funzione di s, si cerca allora un valore di s che renda vera la suddetta equazione.
Dal momento che Z = Z(s), tale valore pu essere quello per cui risulta:
Z(s) = 0
che si risolve uguagliando a 0 lespressione di Z trovata e ricavando s di conseguenza.
Nel caso di un bipolo R-L-C, deve risultare Z(s) = R + sL + 1/sC = 0 da cui (moltiplicando ambo i membri per sC):
s2LC + sRC + 1 = 0
che permette di ricavare s come da una normale equazione di 2 grado:
_
s1,2 = ( -RC R2C2 - 4CL ) / 2LC = ( - R R2 - 4(L/C) ) / 2L = ( - R ) / 2L
Distinguiamo i seguenti 3 casi:
>0
<0
=0
Soluzioni reali distinte:
Soluzioni complesse coniugate:
Soluzioni reali coincidenti:
s1,2 = - R / 2L
s1,2 = ( - R j|| ) / 2L
s1,2 = ( - R ) / 2L
it(t) = I1e(-R/2L)tcos(||/2L t) + I2e(R/2L)t
sin(||/2L t)

it(t) = I1 e(-R/2L)t + I2 t e(-R/2L)t

it(t) = I1 e[(-R+)/2L]t + I2 e[(-R-)/2L]t

La parte reale della pulsazione complessa s, cio , sempre negativa: in tutti e tre i casi si ha effettivamente uno
smorzamento e dunque verificato che it(t) t 0
Lantireciproco del coefficiente di t nellargomento dellesponenziale prende il nome di costante di tempo e
rappresenta la rapidit con cui la componente transitoria tende ad annullarsi (cio la rapidit con cui la componente
di regime tende ad identificarsi con la corrente totale).
3) Integrale generale:
Si ottiene banalmente come:
I et cos(t+i) + I1 e(-R/2L)t cos(/2Lt) + I2 e(-R/2L)t sin(/2Lt)
i(t) = ir(t) + it(t) = I et cos(t+i) + I1 e(-R/2L)t + I2 t e(-R/2L)t
I et cos(t+i) + I1 e[(-R+)/2L]t + I2 e[(-R-)/2L]t
4 e 5) Condizioni iniziali e soluzione richiesta
Si ricavano ragionando sulle condizioni del circuito al tempo t=0- e su quali sue propriet si conservano allistante t=0+.
Alla base di questa indagine, sta limposizione che lenergia conservativa immagazzinata nel circuito non pu subire
variazioni con discontinuit in assenza di sorgenti di potenza infinita:
dE = P dt
dE = iftsm per P<

Ci permette di asserire che, in assenza di sorgenti di potenza infinita, si conserva il valore della corrente in un induttore
e della tensione ai morsetti di un condensatore:
iL(0-) = iL(0+)
LiL2 per t=0- = LiL2 per t=0+
Em(0-) = Em(0+)

+
+
2
2
vc(0-) = vc(0+)
Cvc per t=0 = Cvc per t=0
Ee(0 ) = Ee(0 )

+
Sapendo questo, dallanalisi del circuito dato si riesce a ricavare il valore di i(t=0 ) e lespressione delle sue derivate
successive, da sostituire nellintegrale generale per ricavare le costanti di integrazione.
La soluzione richiesta si ottiene semplicemente riscrivendo lintegrale generale sostituendo alle costanti di integrazione i
valori precedentemente trovati per esse.
Quando le eccitazioni che agiscono non sono tutte nella stessa pulsazione, grazie alla linearit del circuito, possibile trovare le grandezze elettriche
di interesse applicando il principio di sovrapposizione degli effetti, facendo agire separatamente le eccitazioni di diversa frequenza. LE VARIE
COMPONENTI DI UNA STESSA GRANDEZZA, RELATIVE A ECCITAZIONI DI DIVERSA FREQUENZA, POSSONO ESSERE SOMMATE
TRA LORO SOLO DOPO ESSERE STATE RICONDOTTE NEL DOMINIO DEL TEMPO!!!

Utilizzando, dunque, opportune corrispondenze possibile ottenere un componente elettrico fittizio associato ad ogni
componente di un circuito a costanti concentrate; la relazione costitutiva di tale componente fittizio si ottiene
trasformando la relazione costitutiva del corrispondente componente nel dominio del tempo. Nelleffettuare questa
trasformazione spariscono le operazioni di derivazione ed integrazione e pertanto i componenti fittizi si comportano nel
dominio complesso come se fossero senza memoria. Tutte le equazioni che caratterizzano il circuito, e precisamente le
equazioni di Kirchhoff che impongono lequilibrio delle correnti nei nodi e delle tensioni lungo le maglie, sono
soddisfatte dalle grandezze elettriche trasformate. Lanalisi del circuito trasformato pu dunque essere effettuata
applicando tutti i metodi visti per lanalisi dei circuiti senza memoria nel dominio del tempo.

Appunti 23

Pisi - Elettrotecnica
Risposta di un circuito con memoria ad eccitazioni
trasformabili secondo Laplace
Analogamente al metodo delle cisoidi, anche questo metodo propone di trasportare le relazioni costitutive dei
componenti in un dominio differente da quello del tempo e tale che lequazione integro-differenziale fornita dallEKT
diventi una normale equazione algebrica.
Essendo scontate le minori difficolt presentate dalla risoluzione di questultima, la convenienza complessiva del
metodo legata alla facilit di eseguire le operazioni di trasformazione e anti-trasformazione nel dominio di Laplace
(ma esistono tabelle da consultare per questo,... peccato non poter tenere i testi durante lesame, vero Maria?).
Tale metodo certamente pi automatico, ma offre meno padronanza fisica di ci che avviene nel circuito; in particolare
non presenta distinzione tra parte transitoria e parte a regime della corrente: gli elementi con memoria portano con s nel
dominio di Laplace (a causa di particolari propriet delle stesse trasformate secondo Laplace) il loro stato iniziale, sotto
forma di opportuni generatori di tensione.
Vengono tuttavia anche prese in considerazione (grazie allinclusione dellistante t=0-) le discontinuit nellorigine
dovute a sorgenti di potenza infinita quali, ad esempio, distribuzioni impulsive.
Trasformata (unilaterale) di Laplace:
Data una funzione f(t) nel dominio del tempo, si definisce sua trasformata
di Laplace F(p), dove p = variabile complessa = + j, il limite:
F(p) = L[f(t)] = lim 0- f(t) e-pt dt
Loperazione inversa si pu effettuare in modo univoco e prende il nome di
antitrasformata di Laplace:
f(t) = L-1[F(p)]
Linsieme dei valori di p per cui tale limite esiste ed finito viene detto
dominio di convergenza.
Lestremo inferiore di integrazione preso uguale a t=0- per considerare
anche eventuali impulsi nellorigine presentati dalla f(t), quali ad esempio
distribuzioni impulsive unitarie .
Trasformate di funzioni di uso frequente:
f(t) = E
Costante
...in quanto: lim 0- E e-pt dt =
...che resta definita per Re[p] > 0

Esponenziale

f(t) = ekt

Impulsiva

f(t) = (t)

...in quanto: lim 0- e(k-p)t dt =


...che resta definita per Re[p] > k

F[p] = E/p

lim

[-Ee-pt/p]0- = E/p

lim

[-e(k-p)t/(k-p)]0- = -1/(k-p) = 1/(p-k)

...in quanto: lim 0- (t) e-pt dt =


...che resta definita Re[p]

Distribuzione impulsiva:
E una funzione u0,(t) che vale 0 ovunque
tranne che nellintervallo [0,], dove vale 1/:

In questo modo risulta:


-+ u0,(t) dt = 1
Studiando cosa accade per distribuzioni
impulsive con 0 otteniamo gli effetti di una
sorgente di tensione/corrente che agisce
istantaneamente ma con un valore non
trascurabile.
Tuttavia, poich...
+
lim
u0,(t) dt = 1
0 -
+ lim
-
0 u0,(t) dt = 0
...allora u0,(t) non rientra nellinsieme delle
funzioni, ma nelle distribuzioni.

F[p] = 1/(p-k)

Distribuzione unitaria (o di Dirac):


(t)

F[p] = 1

lim

e-0t =

lim

1 = 1

e tale che:

{ = 00

lim
+
0 -

t0
per t = 0

(t) dt =

Propriet:
Le seguenti propriet valgono sotto ipotesi certamente verificate per quanto riguarda le espressioni di correnti e tensioni.
Date due funzioni f1(t), f2(t) L-trasformabili, rispettivamente, in F1(p), F2(p):
Unicit:
dove q.o. intende tranne sui punti di un insieme di misura nulla
F1(p) = F2(p)
f1(t) =q.o.= f2(t)

Linearit:
f(t) = c1f1(t) + c2f2(t)

F(p) = c1F1(p) + c2F2(p)

dove c1, c2 siano costanti reali

Derivazione rispetto al tempo:


L[ df1/dt ] = pF1(p) - f1(t=0-)

dove f1(0-) il limite sinistro di f1 nellorigine: in questo


modo si considerano eventuali discontinuit di f1 in 0 !!

Integrazione rispetto al tempo:


L[ 0-t f1() d ] = F1(p)/p

Prodotto integrale (o di convoluzione):


f1(t)*f2(t) = 0t f1() f2(t-) d
Gode della propriet commutativa

Trasformabilit del prodotto integrale:


L[ f1(t)*f2(t) ] = F1(p)F2(p)
Antitrasformabilit delle funzioni razionali:
L-1[H(p)] = L-1[i Ai/(p+pi)ni] = L-1[j Aj/(p+pj)] = j Aj e-p t
j

Funzioni razionali:
H(p) = [a0+a1p+..+anpn] / [b0+b1p+..+brpr]
H(p) = Ai/(p+pi)ni
Esprimibili come
dove pi radice del denom. con moltepl. = ni
Sono dette proprie se n<r

Appunti 24

Pisi - Elettrotecnica
Risposta di un bipolo R-L-C ad uneccitazione trasformabile secondo Laplace:
Abbiamo gi visto che il legame tra la tensione v = v(t) ai morsetti e la corrente i = i(t) si traduce, grazie allEKT e
alle relazioni costitutive dei componenti, nellequazione integro differenziale:
v = R i + L di/dt + 1/C -t i(t)dt
Supposto di conoscere la L-trasformata V(p) di v(t) e che i(t) sia L-trasformabile nella funzione I(p) (ipotesi questa che
sar poi verificata quando, trovata I(p), questultima risulter effettivamente anti-L-trasformabile in una funzione i(t) nel
dominio del tempo), grazie alle propriet viste, possiamo esprimere tale equazione nel dominio di Laplace come:
v(t) = R i(t) +
L di/dt
+ 1/C -t i(t)dt
NOTA: / i(t)dt = / i(t)dt + / i(t)dt =
+ / i(t)dt
=
v (0 )
V(p) = R I(p) + L pI(p) - L i(t=0 ) + I(p)/Cp + v (t=0-)/p
v (0 )/p + I(p)/Cp
L
1

C -

C -

0-

t
C 0t
C 0-

V(p) = I(p) { R + Lp + 1/Cp } + { - Li(0 ) + vc(0 )/p }


V(p) = I(p){impedenza Z(p)} + {condizioni iniziali}
Da cui immediato ricavare I(p) come somma delle seguenti funzioni razionali proprie (e quindi anti-L-trasformabile):
I(p) = E(p)/Z(p) + Li(0-)/Z(p) - vc(0-)/ pZ(p)
infatti:
.L-1[E(p)/Z(p)] = L-1[E(p) 1/Z(p)] = L-1[E(p) H(p)] = L-1[ L[e(t)] L[h(t)] ] = e(t)*h(t)
.L-1[Li(0-)/Z(p)] = L-1[Li(0-) 1/Z(p)] = L-1[Li(0-) H(p)] = Li(0-)h(t)
.L-1[vc(0-)/pZ(p)] = L-1[vc(0-) 1/pZ(p)] = L-1[vc(0-) K(p)] vc(0-)k(t)
Anzich in parte permanente e transitoria, la corrente
i(t) ottenuta anti-L-trasformando la I(p) calcolata nel
dominio di Laplace viene suddivisa in:
.risposta libera: ottenuta facendo agire solo le
eccitazioni interne (cio i generatori ottenuti
L-trasformando i componenti con memoria)
iL(t) = L-1[IL(p)]
.risposta forzata: ottenuta facendo agire solo le
eccitazioni esterne (cio gli L-trasformati dei
generatori presenti anche nel domino del tempo)
iF(t) = L-1[IF(p)]
Il procedimento visto, articolato nei seguenti passi,
pu essere facilmente esteso ad un qualsiasi circuito a
costanti concentrate, lineare e tempo-invariante:
1) Individuazione del sistema risolvente il circuito nel
dominio di Laplace:
.trasformazione, come da tabella, dei singoli
componenti del circuito nel dominio della
variabile p
.espressione degli equilibri del circuito
trasformato tramite le equazioni di Kirchhoff
(che immediato verificare essere soddisfatte
anche dalle grandezze elettriche trasformate).
2) Soluzione del sistema nel dominio di Laplace:
.conseguimento dellespressione esplicita in p delle grandezze di interesse
3) Antitrasformazione dal dominio di Laplace a quello del tempo delle grandezze trovate
Sorgenti di potenza infinita:
E possibile affermare che ad un certo istante t0 in un circuito insorgono degli impulsi di tensione o corrente se,
ipotizzato che le correnti di ogni induttore e le tensioni ai capi di ogni condensatore non subiscono discontinuit
allistante considerato, le equazioni di Kirchhoff scritte per il circuito non sono violate nellistante immediatamente
successivo a t0.
In tal caso si parla della presenza di sorgenti di potenza infinita, le quali rendono non pi possibile la conservazione
della correnti negli induttori e delle tensioni ai capi dei condensatori. Si conservano tuttavia:
.il flusso complessivo concatenato con gli induttori presenti nel circuito, indipendentemente da come sia
realizzato il loro collegamento:
k Lk ik(0-) = totCL(0-) = totCL(0+) = k Lk ik(0+)
..la carica complessivamente immagazzinata sui condensatori presenti nel circuito:
k Ck vk(0-) = k qk(0-) = qtot(0-) = qtot(0+) = k qk(0+) = k Ck vk(0+)
Appunti 25

Pisi - Elettrotecnica
PARTE 13
FUNZIONI DI RETE
Nel dominio complesso (del piano di Gauss):
Un qualsiasi circuito, anche a pi maglie, risulta descritto da sistemi matriciali del tipo:
[E]=[Z][I]
oppure
[I]=[Y][V]
vettore colonna
matrice vettore colonna
delle eccitazioni
delle
delle correnti sui
sulle varie maglie impedenze lati di coalbero
fondamentali

vettore colonna
matrice
delle correnti che
delle
fluiscono ai vari ammettenze
nodi

vettore colonna
delle tensioni tra i
vari nodi e il centro
dellalbero

Dalla suddetta descrizione si ricavano dunque, per le singole eccitazioni, relazioni del tipo:
Ei = k Zik Ik
e per le singole correnti:
Ii = k Yik Vk
Se definiamo...
cause o eccitazioni i singoli elementi del vettore colonna di destra
effetti o risposte i singoli elementi del vettore colonna di sinistra
...otteniamo che facendo agire una sola causa per volta, chiamata (infelicemente) E, e considerandone un solo effetto,
detto U, il legame tra di essi risulta di proporzionalit diretta, dato da:
U=HE
dove
.H una combinazione di impedenze/ammettenze (ed
quindi funzione della variabile complessa s: H=H(s)) che
prende il nome di funzione di rete ed definita come
rapporto tra la risposta U e leccitazione E.
H(s) U(s) / E(s)
Nel dominio di Laplace:
Eccitazioni E e risposte U saranno espresse tramite le loro L-trasformate, dunque in funzione della variabile complessa p.
Continuando a valere la linearit del circuito, tra di esse sussister il legame di proporzionalit diretta; la loro funzione
di rete H resta allora analogamente definita come:
H(p) U(p) / E(p)
Propriet:
Per come stata definita, una funzione di rete dipende solo dalla struttura del circuito, cio da:
.tipo e posizione del generatore di eccitazione
.tipo e posizione della grandezza elettrica considerata come risposta
Ogni funzione di rete una funzione razionale e a coefficienti reali nella variabile complessa (s o p); ci immediato
pensando allespressione dellimpedenza come combinazione lineari di termini del tipo R+Lx+1/Cx
(dove
x
rappresenta la variabile complessa s o p)
Risposta impulsiva:
E cos chiamata una grandezza elettrica che si instaura in un circuito quando la causa che la ha generato ha andamento
nel tempo coincidente con un impulso unitario.
Poich L[(t)] = 1 facile verificare che:
.nel dominio di Laplace, la risposta di un circuito coincide con la corrispondente funzione di rete quando leccitazione vale 1

U(p) H(p)

se

E(p) = L[(t)] = 1

.nel dominio del tempo, la risposta ad un impulso uguale allanti-L-trasformata della corrispondente funzione di rete

u(t) L-1[H(p)] se

e(t) = (t)

.in un circuito, nota la risposta h(t) ad un impulso, determinata la risposta u(t) a una generica eccitazione e(t):
u(t) = L-1[U(p)] = L-1[H(p)E(p)]
(??? v.pag.109 dispense)
.la risposta u(t) di un circuito uguale al prodotto integrale tra la risposta h(t) ad un impulso e la funzione di eccitazione e(t):

u(t) = h(t)*e(t)

(??? v.pag.109 dispense)

Stabilit:
Un circuito si dice asintoticamente stabile se sottoposto ad eccitazioni esterne di durata limitata capace di ritornare
alla situazione di riposo dopo che le eccitazioni esterne hanno finito di agire ovvero, nellipotesi di costanti concentrate
(potendosi trattare, senza perdere di generalit, come impulsive le eccitazioni di breve durata), se tutte le sue risposte
impulsive tendono a zero col crescere del tempo.
Si pu dimostrare che condizione necessaria e sufficiente affinch una risposta impulsiva tenda a zero al crescere del
tempo che la L-trasformata della corrispondente funzione di rete abbia tutti i poli con parte reale negativa
Per analizzare la stabilit dei circuiti elettrici, essi vengono suddivisi in:
.passivi: componenti solo immagazzinatori di energia (L,M,C) o disspatori (R); stabili (Re[poli di H(p)] 0)
.attivi: anche componenti capaci di fornire energia (es: generatori dipendenti); stabili o instabili.
PARTE 14
Appunti 26

Pisi - Elettrotecnica
POTENZE ASSORBITE E SCAMBIATE
NEL FUNZIONAMENTO IN REGIME PERMANENTE SINUSOIDALE
Le grandezze impresse dai generatori che pi comunemente si incontrano nelle applicazioni hanno andamento
sinusoidale. In presenza di circuiti stabili, la risposta cui ci si interessa quella che predomina al passare del tempo.
Potenza assorbita da un bipolo in regime permanente sinusoidale:
Scelte su di esso la tensione v(t) e la corrente i(t) coordinate, sfasate tra loro,
sul piano complesso, di un angolo = v-i (detto angolo di sfasamento tra
tensione e corrente):
_
_
v(t) = V cos(t+v) = VE2 cos(t+v) = _ VE2 cos(t)
i(t) = I cos(t+i) = IE2 cos(t+i) = IE2 cos(t-)
la potenza istantanea p(t) assorbita dal bipolo pu essere espressa come:
p(t) = v(t)i(t) = VE2 cos(t) IE2 cos(t-) =
= 2VEIEcos()cos2(t) + 2VEIEsin()cos(t)sin(t) =
= 2VEIEcos()cos2(t) + VEIEsin()sin(2t) =
=
pa(t)
+
pr(t)
dove i due termini finali ottenuti sono detti:
.pa(t) = 2VEIEcos()cos2(t) potenza attiva istantanea
.cosinusoidale
.positiva (se cos>0)
.in pulsazione doppia (?)
.valor medio Pam positivo
.sempre in ingresso (quindi effettivamente assorbita dal bipolo)

Valore efficace (di grandezze periodiche):


YE = 1/T 0T y2(t) dt
Valore massimo (di grandezze sinusoidali):
Coincide con lampezza; dato:
y(t) = Ycos(t+)
il suo valore massimo sar:
YM = Y
Poich 0Tcos2(t+)dt = T/2 facile
verificare che per esse risulta:
YE = YM/2
da cui lespressione:
y(t) = YE2 cos(t+)

.pr(t) = VEIEsin()sin(2t) potenza reattiva istantanea


.sinusoidale
.in pulsazione doppia
.valor medio Prm nullo
.scambiata dal bipolo con lesterno
In riferimento a un periodo T delloscillazione, si definiscono invece:
.P = 1/T 0T p(t) dt potenza attiva non istantanea
. definita come il valor medio su di un periodo della potenza istantanea p(t), ma poich il valor medio
della potenza reattiva istantanea pr(t) nullo, allora P coincide col valor medio su di un periodo della
potenza attiva istantanea pa(t):
P = 1/T 0T pa(t) dt = VEIE cos() = (VMIM/2) cos()
dove il fattore cos() detto fattore di potenza
.P viene misurata in watt [W]
.Q =

max
tT{

pr(t) } sign() potenza reattiva non istantanea


.E definito come il valor massimo della potenza reattiva istantanea pr(t) con il segno dellangolo ;
poich il seno sente il segno dellangolo, pu dunque essere espressa come:
Q = VEIE sin() = (VMIM/2) sin()
.Dalla positivit di sin(), quindi di Q, si vede se la corrente in ritardo (>0) o in anticipo (<0) sulla tensione.
.Q viene misurata in volt.ampre reattivi [VAr]

PA = VEIE potenza apparente


.Essendo definita come prodotto dei valori efficaci di tensione e corrente, ovviamente:
PA P
.PA viene misurata in volt.ampre [VA]

Appunti 27

Pisi - Elettrotecnica
Potenza complessa:
Date la tensione e la corrente ai morsetti del bipolo:
_
_
da cui VE = VE
v(t) = VE2 cos(t+v) = Re[ VE2 ej e(0+j)t]
V = VE2 ej = VE2
i(t) = IE2 cos(t+i) = Re[VE2 ej e(0+j)t]
I = IE2 ej = IE2 e-j
da cui IE = IE e-j

si definisce potenza complessa il numero complesso dato dal prodotto:


N VEIE* = VE IE e+j = VEIE [ cos() + jsin() ] = VEIEcos() + jVEIEsin() = P + jQ
v

Nel caso di eccitazioni sinusoidali (smorzamento nullo s = +j = j) limpedenza di un bipolo si presenta come:
Z = R + sL + 1/sC = R + jL + 1/jC = R + jL - j/C
e, indicando con R la resistenza e con X = L - 1/C lammettenza del bipolo, pu essere riscritta come:
Z = R + j(L - 1/C) = R + jX
da cui la tensione:
V = Z I = (R+jX) I
e, per linearit, i numeri complessi derivati dai valori efficaci:
VE = Z IE = (R+jX) IE
La potenza complessa vale dunque:
N = VEIE* = (ZIE )IE* = Z (IE IE*) = Z |IE|2 = (R+jX) IE2 = RIE2 + jXIE2
da cui:
Q = VEIEsin() = Im[N] = X IE2
P = VEIEcos() = Re[N] = R IE2
Casi particolari:
Resistore:
Z = RR
V = ZI = RI = 0
P = VEIEcos() = VEIEcos(0) = VEIE = RIEIE = R IE2
Q = VEIEsin() = VEIEsin(0) = 0
Come gi visto, tensione e corrente sono in fase.
Si ha il massimo assorbimento possibile di potenza, mentre non vi scambio di potenza con lesterno.
Induttore:
Z = jL
V = ZI = +jLI = +/2

P = VEIEcos() = VEIEcos(+ /2) = 0


Q = VEIEsin(+/2) = VEIE > 0
Come gi visto, poich i = - = -/2, la corrente in ritardo sulla tensione di /2.
Non vi assorbimento di potenza: tutta la potenza viene scambiata con lesterno.
Condensatore: Z = -j/C
V = ZI = (-j/C)I = -/2

P = VEIEcos() = VEIEcos(- /2) = 0


Q = VEIEsin() = VEIEsin(-/2) = VEIE < 0
Come gi visto, poich i = - = +/2, la corrente in anticipo sulla tensione di /2.
Non vi assorbimento di potenza: tutta la potenza viene scambiata con lesterno.
Conservazione della potenza complessa:
La somma delle potenze complesse assorbite da tutti i i bipoli presenti nel circuito nulla
k Nk = 0
La dimostrazione conseguenza delle propriet topologiche del circuito gi viste a proposito del Teorema di Tellegen.
Da quanto detto segue immediatamente che, in regime permanente sinusoidale:
La somma delle potenza attive assorbite da tutti i i bipoli presenti nel circuito nulla
k Pk = 0
La somma delle potenza reattive assorbite da tutti i i bipoli presenti nel circuito nulla
k Qk = 0
Additivit della potenza attiva non istantanea (per gruppi non isofrequenziali di eccitazioni):
La potenza attiva non istantanea P assorbita da un bipolo ottenibile per sovrapposizione degli effetti dei vari gruppi
non isofrequenziali di eccitazioni (isofrequenziali tra loro allinterno di ogni singolo gruppo).
Linghippo che i(t)=kik(t) e v(t)=kvk(t) da cui
e non
p(t) = kpk(t) = kik(t)vk(t)
p(t)=i(t)v(t)=[kik(t)][kvk(t)] = kik(t)vk(t) + altri_termini
Scegliendo come periodo T il minimo comune multiplo tra i periodi Tk dei vari gruppi (e anche tra le loro somme e differenze), si avr:
Pk = 1/T 0T pk(t) dt
P = 1/T0Tp(t)dt = 1/T0T[kik(t)][kvk(t)]dt =

/T0T[kik(t)vk(t) + altri]dt =

/T0Tpk(t)dt + 1/T0T(altri)dt = kPk + altro

e il termine altro risulta nullo se e solo se si prendono le varie pk appartenenti a gruppi non isofrequenziali tra loro (in
quanto contiene integrali di coseni di somme o differenze delle varie frequenze che, poich calcolati tra 0 e il periodo T
m.c.m. anche di somme e differenze, risulta nullo solo se le frequenze sono diverse tra loro, quindi cos(ab)cos(0)=1
che integrato tra 0 e T non si annulla di certo).

Appunti 28

Pisi - Elettrotecnica
Trasferimento della potenza attiva ad un bipolo attraverso i suoi morsetti:
E questo un problema di grande interesse pratico, ma che si presenta sotto due
aspetti fondamentalmente diversi, a seconda che il bipolo in questione faccia parte
di un sistema di trasmissione di segnali o di potenza elettrica.

Definiamo rendimento del trasferimento di potenza attiva il rapporto:


(potenza attiva in ingresso al bipolo) / (potenza attiva erogata dal generatore)
Nel circuito in figura, utilizzando i valori efficaci (in seguito, per brevit di notazione, V=VE, I=IE et similia), poich...
Pbipolo = Re[N] = Re[VI*] = Re[ZII*] = Re[Z I2] = R I2
NOTA BENE !!
Pgeneratore = Re[N] = Re[EI*] = Re[(Z+ZL)II*] = Re[(Z+ZL) I2] = (R+RL) I2
... immediato verificare che il rendimento vale:
= Passorbita dal bipolo / Pfornita dal generatore = R I2 / (R+RL) I2 = R / (R+RL)
generatore = fornitore di potenza (a pagamento)
bipolo = utente con specifiche (P=assegnata, V=costante)
scopo = guadagno sul servizio fornito

generatore = emettitore di un segnale


bipolo = ricevente
scopo = ricezione del segnale

massimo rendimento

massima potenza (che il bipolo poi assorbir) sul circuito

Dalla EKT per il circuito dato, segue la tensione sul


bipolo:
V = E - ZLI
Per poter fornire allutente la tensione nominale
richiesta, necessario limitare entro prefissati limiti le
cadute di tensione dovute allimpedenza di linea ZL;
poich questa risulta per solito non trascurabile a causa
della lunghezza della linea stessa, per ottenere questo
risultato
necessario che la corrente I sia opportunamente piccola.

Dallespressione della potenza assorbita dal bipolo...


P = RI2 = R|I|2 = R | E/(R+RL)2+(X+XL)2 |2
segue che, a parit di generatore E, giocando sulla
impedenza di linea, si ottiene la funzione:
P = P(RL,XL) = RE2 / [(R+RL)2+(X+XL)2]
che dovremmo sapere dallanalisi essere massimizzata per:
P/RL = 0
P/XL = 0

Ci nondimeno, necessario garantire allutente anche la


corretta potenza nominale per cui stato progettato,
cio il giusto valore di P=VIcos().

Soluzioni di questo sistema sono i valori (teorema del


massimo trasferimento di potenza attiva):
RL = R
ovvero
Z = ZL*
XL = -X
In tale situazione si ottiene un rendimento pari a:
= R/(R+RL) = R/2R =

Tale operazione detta rifasamento del bipolo.

molto basso, ma lo stesso accettabile in quanto non era questo


Utente di tipo R-L:
lobiettivo posto dal problema.
Il rifasamento ottenuto mettendo lutente in parallelo con un
condensatore, la cui presenza conduce a unEKC al nodo A del tipo:
I = IC + I
invarianza della tensione V, della corrente I e del fattore di potenza cos() sullutente

sfasamento di +/2 della corrente IC rispetto alla tensione V


(supposta giacente sullasse Im per comodit di rappresentazione; v. figura)
riduzione ad I della corrente di linea; tale valore si ottiene anche come
semplice somma vettoriale (sul piano complesso) di IC con I e risulta sfasato
di un nuovo angolo rispetto a V.
Risulta evidente che:
I cos() = I cos()
la potenza attiva P assorbita dal bipolo utente (inalterata) :
la potenza reattiva Q scambiata dal bipolo utente data da:
la potenza attiva Pc assorbita dal condensatore , come noto:
la potenza attiva P assorbita dal complesso utente-condensatore :

P = VI cos()
Q = VI sin() = P tg()
Pc = 0
P = P+Pc = P

tale potenza inoltre pari (v. th.cons.pot.compl.) a quella erogata dal


generatore meno quella dissipata sulla linea; data I corrente di linea,
sfasata di rispetto alla tensione V ai suoi capi, risulta:
P = VIcos() = P
la potenza reattiva Q scambiata dal complesso utente-condensatore
pari (v. th.cons.pot.compl.) a quella scambiata dal complesso generatore
pi linea e risulta; risulta evidentemente:
Q = P tg() = P tg()
Qc = Q-Q = Ptg()-Ptg() = P[tg()-tg()]
la potenza reattiva Qc scambiata dal condensatore quindi:
Dal confronto di questultima equazione con lespressione
Qc = XcIc2 = (-1/C) |V2/(- j/C)|2 = -V2C
C = P[tg()-tg()] / V2
si ricava la capacit richiesta al condensatore per ottenere :
Il rendimento migliora in quanto, essendo I<I, vi minore dissipazione di potenza sulla linea:
rifasato = RI2/(RI2+RLI2) > RI2/(R+RL)I2 = non rifasato

Appunti 29

Pisi - Elettrotecnica
Eccitazioni periodiche:
Una eccitazione f(t) si dice periodica se il suo andamento si ripete ad intervalli regolari di tempo (WOW!) cio se
soddisfa alla condizione:
f(t) = f(t+T)
t [-,+]
Serie di Fourier:
Una qualsiasi funzione periodica che soddisfi alle condizioni di Dirichlet pu essere rappresentata tramite una somma di
funzioni sinusoidali, detta appunto serie di Fourier, del tipo:
f(t) = a0 + k=1 [ak cos(k0t) + bk sin(k0t)]
dove
.0 = 2/T
.a0 = 1/T 0T f(t) dt
.ak = 2/T 0T f(t)cos(k0t) dt
.bk = 2/T 0T f(t)sin(k0t) dt
Il termine a0 risulta nullo se londa simmetrica rispetto allasse del tempo (ne infatti il valor medio)
La componente di pulsazione 0 (cio per k=1) prende il nome di componente fondamentale
La componente di pulsazione k0 (con k1) prende il nome di armonica di ordine k
Onda quadra:
E un caso particolare di funzione periodica che pu essere rappresentata come limite di una serie di Fourier avente:
.termini cosinusoidali tutti nulli
.termini sinusoidali pari tutti nulli

Appunti 30

Pisi - Elettrotecnica
PARTE 14
CIRCUITI RISONANTI E ANTI-RISONANTI
Risonanza:
E una situazione particolare in cui, nei circuiti del tipo in
figura, si verifica una notevole intensificazione delleffetto
delleccitazione.

Anti-risonanza:
E una situazione particolare in cui, nei circuiti del tipo in
figura, si verifica un notevole smorzamento delleffetto
delleccitazione.

Sia lalimentazione V una tensione sinusoidale di valore


efficace costante e frequenza variabile.
Studiamo come varia, al variare di , il modulo H della
funzione di rete H() relativa al generatore di tensione V
(eccitazione) e alla tensione VR sul resistore (risposta).

Sia lalimentazione V una tensione sinusoidale di valore


efficace costante e frequenza variabile.
Studiamo come varia, al variare di , il modulo H della
funzione di rete H() relativa al generatore di tensione V
(eccitazione) e alla corrente IR nel resistore (risposta).

VR = RI = R V/[R+j(L-1/C)]
H = VR/V = R/[R+j(L-1/C)]
E cos come |a+jb| = a2+b2 allora avremo:
H = H() = |H| = R / R2+(L-1/C)2

Linduttanza offerta dallinduttore e dal condensatore in


parallelo sar data da:

per 0, il denominatore tende a e H0


per +, il denominatore tende a e H0
HMAX = 1 per = 0 = 1/LC
0 detta pulsazione di risonanza

Per 0 si avr VR << E


Vengono quindi tagliate le frequenze molto lontane da
quella di risonanza, come in un filtro.
Altre note:
La forma della campana pu essere ristretta/allargata
variando i valori di L,R,C.
Largomento di H() rappresenta lo sfasamento tra
tensione V del generatore e corrente I sul resistore
.<0 se <0: corrente in anticipo e reattanza
capacitiva che prevale su quella induttiva
.>0 se >0: corrente in ritardo e reattanza
induttiva che prevale su quella capacitiva.

Da cui:

ZLC = (-jL)(j/C) / (jL - j/C) = -j (L/C) / (L - 1/C)

IR = I = V/Ztot = V / [R - j(L/C)/(L-1/C)]
H = I/E = 1 / [R - j(L/C)/(L-1/C)]
E cos come |a+jb| = a2+b2 allora avremo:
d
H = H() = |H| = 1 / R2+[(L/C)/(L-1/C)]2

per 0, avr che H1/R


per +, avr che H1/R___
HMIN = 0 per = 0 = 1/LC
0 detta pulsazione di anti-risonanza

Per 0 si avr IR 0
Vengono quindi tagliate le correnti con frequenze molto
vicine a quella di anti-risonanza, come in un filtro.
Altre note:
La forma della cuspide pu essere ristretta/allargata
variando i valori di L,R,C.
Per le frequenze 0 si ottiene una impedenza che
tende allinfinito sul parallelo LC, ai capi del quale
dunque presente la tensione V (non essendovi cali di
tensione causati dal resistore, in quanto IR=0).

Appunti 31

Pisi - Elettrotecnica
PARTE 15
I SISTEMI TRIFASE
Il trasporto dellenergia elettrica dai luoghi di produzione ai luoghi di utilizzazione avviene prevalentemente per mezzo
di linee elettriche a tre fili; le linee, i generatori che le alimentano e gli utilizzatori (carichi) ad esse collegati
costituiscono nel loro insieme i cosiddetti sistemi trifase.
Linsieme G dei generatori in genere costituito da 3 generatori di
tensione collegati a stella (o a triangolo).
Il carico U sempre rappresentabile tramite 3 impedenze collegate a
stella (v. nozioni di equivalenza e teorema di equivalenza)
Le correnti I1, I2, I3 prendono il nome di correnti di linea e soddisfano, ovviamente, alla EKC:
I1 + I2 + I3 = 0
Le tensioni V12, V23, V31 tra le linee elettriche prendono il nome di tensioni concatenate calcolate in
corrispondenza di una loro generica sezione b (ma che lecito supporre indipendenti dalla sezione scelta, risultando
trascurabili le cadute di tensione in linea) sono date dalle differenze di potenziale tra i punti L1, L2, L3 (o, per quanto
detto sopra, tra punti qls delle corrispondenti linee 1, 2, 3):
V12 = VL1 - VL2
V23 = VL2 - VL3
V31 = VL3 - VL1
da cui segue, banalmente, che:
V12 + V23 + V31 = 0
Studio di un generico sistema trifase:
Sia dato un circuito del tipo in figura, dove:
Le tensioni Egk indicano le tensioni erogate dai generatori e
prendono il nome di tensioni stellate
Le impedenze Zk sono lequivalente del generico carico U
Le tensioni Ek sulle tre impedenze dellutente prendono il
nome di tensioni di fase
La generica tensione concatenata Vhk ottenibile come (EKT):
Vhk = Egh - Egk

(tali tensioni sono dunque rappresentabili, sul piano complesso, come i


lati del triangolo i cui vertici sono dati dalle 3 tensioni stellate).

Correnti di linea:
1) Calcolo della tensione E0 tra il centro stella O dellutente e il
centro stella O dei generatori (ci si serve a questo proposito delle
formule viste per il Teorema di Millman; il bipolo OO presenta infatti
3 lati in parallelo, ognuno costituito da un generatore in serie a
unimpedenza):

E0 = [ k=13 Ek/Zk ] / [ k=13 1/Zk ]

1bis) Collocamento nel piano del complesso dei vettori (fasori)


rappresentanti le tensioni stellate Egk e la tensione E0
2) Calcolo delle tensioni di fase Ek (possibile anche graficamente sul piano complesso come congiungenti le Egk ed E0)
Ek = Egk - E0
3)) Calcolo delle correnti di linea, banalmente ottenibili da:
Ik = Ek / Zk
Potenza complessa (richiesta dal carico U alla linea):
Applicando la definizione si ha la formula (che richiede lutilizzo di 3 voltmetri per le misurazioni):
N = k=13 Ek Ik*
Tuttavia, poich possibile esprimere una delle correnti (es: I2) in funzione delle altre, risulta:
N = k EkIk* = k (Egk-E0)Ik* = k EgkIk* - E0(k Ik*) = k EgkIk* = Eg1I1* + Eg2(-I1*-I3*) + Eg3I3* =
= (Eg1-Eg2)I1* + (Eg3-Eg2)I3* = V12 I1* + V32 I3* = V12 I1* - V23 I3*

Appunti 32

Pisi - Elettrotecnica
Equivalenza di 2 carichi U e U:
Sottoposti alle stesse tensioni concatenate assorbono le medesime correnti (quindi la stessa potenza).
Teorema di equivalenza:
Per definizione, le impedenze di una stella equivalente ad U devono soddisfare il sistema:
V12 = E1 - E2 = Z1I1 - Z2I2
V23 = E2 - E3 = Z2I2 - Z3I3

(la terza equazione superflua, risultando combinazione lineare delle prime due)

che presentando 2 equazioni nelle 3 incognite Zk ammette quindi infinite soluzioni; esistono perci uninfinit di stelle
equivalenti ad U, una generica delle quali pu essere individuata fissando arbitrariamente unincognita e ricavando le altre.
Simmetria di un sistema trifase (condizione sui generatori):
Definite le 3 radici cubiche complesse dellunit ( n+3 = n ) come:
1 = 1
= e+j(2/3) = - + j 3/2
2 = e-j(2/3) = - - j 3/2
Avremo simmetria diretta se le tensioni stellate sono del tipo:
Eg1 = 1 E
Eg2 = 2 E
Eg3 = E
Avremo simmetria inversa se le tensioni stellate sono del tipo:
Eg1 = 1 E
Eg2 = E
Eg3 = 2 E
In entrambi i casi risulta che:
k Egk = 0
Le tensioni concatenate hanno somma nulla (come nel caso generale) e tutte modulo:
(ottenibile immediatamente, per propriet geometriche, v. figura)
V = 3 E
e costituiscono anchesse una terna simmetrica dello stesso tipo di quella delle tensioni stellate; ad esempio, se diretta:
V12 = Eg1-Eg2 = E(1-2) = 1[E(1-2)] = 1 qlc
V23 = Eg2-Eg3 = E(2-) = E(2-4) = 2[E(1-2)] = 2 qlc
V31 = Eg3-Eg1 = E(-1) = E(-3) = [E(1-2)] = qlc
Sistema trifase equilibrato (condizione sulle impedenze):
E un sistema tale che le impedenze (o, analogamente, le ammettenze) nel carico U sono tutte uguali fra loro:
Zk = Z k[1,3]
1/Zk = Yk = Y k[1,3]
Propriet di un sistema trifase simmetrico ed equilibrato:
Risulta nulla la tensione E0 tra il centro stella O dellutente U e il centro stella O del sistema di generatori G:
E0 = [k=13 Ek/Zk]/[k=13 1/Zk] = [k=13 EkYk]/[k=13 Yk] = Y[k=13 Ek]/3Y = 1[0]/3 = 0
Le tensioni di fase coincidono (essendo nulla E0) con le tensioni stellate:
Ek = Egk
Anche la terna delle correnti di linea risulta simmetrica dello stesso tipo di quella delle tensioni stellate:
3
Ik = Ek/Zk = (31 E)/Z = 31 (E/Z)
dove
1 = 1,,2
e tutte le Ik risultano sfasate rispetto alla relativa Egk di uno stesso angolo .
La potenza complessa richiesta dallutente vale (intendendo i seguenti come valori efficaci):
N = k EkIk* = k EgkIk* = 3|Eg||I|ej = 3EgIcos + j 3EgIsin = P+jQ
da cui le potenze attive e reattive:
_
_
_
P = 3EgIcos = 3EIcos = 3 (E3)Icos = 3VIcos
Q = 3EgIsin = 3EIsin = 3 (E3)Isin = 3VIsin
La potenza istantanea complessiva assorbita dal carico U costante (non lo sono invece,
ovviamente, le pk(t) dissipate sulle singole impedenze Zk essendo gli Egk sinusoidali) ed pari alla potenza attiva
totale.
Appunti 33

Pisi - Elettrotecnica
Riconducibilit di un sistema trifase non simmetrico e non equilibrato al caso simmetrico equilibrato:
Le seguenti propriet matematiche permettono di ricondurre il caso generale di un sistema trifase qualsiasi al caso simmetrico.

Dati 3 numeri complessi qualsiasi A1, A 2, A 3 possibile associare ad essi una terna di altri vettori A o, A d, A i
tali che sia soddisfatto il sistema:

A 1

A2
A
3

=
=
=

A o
A o
A o

A d
+
+  2 A d
+  A d

A i
+
+  A i
+  2 A i

ovvero

A 1

A2 =
A 3

1 1

2
1 
1 

Essendo non nullo il determinante della matrice dei coefficienti, esister una e una sola terna
soluzione del sistema dato; tale terna sar ottenibile (dopo brevi calcoli) come:

A o

Ad =

Ai

13
1
3
13

( A
( A

( A

+ A 2
+  A 2
+  2 A 2

+ A 3 )

+  2 A 3 ) =
+  A 3 )

1 A o

 A d
 2 A i
(Ao, Ad, Ai)

che sia

c om ponente di sequenza om opolare

c om ponente di sequenza diretta


c om ponente di sequenza inversa

Se la terna data (Ao, Ad, Ai) rappresenta le terna delle tensioni stellate di un sistema trifase qualsiasi, valendo per
linearit il principio di sovrapposizione degli effetti, possibile studiare il sistema dato facendo agire una alla volta le
terne o, d, i sopra evidenziate nel sistema in forma cartesiana...
terna
omopolare:
...si vede che:

A 1

A2 =
A 3

A o

Ao
A o

terna
simmetrica
diretta:

A 1

A2 =
A 3

A d
2 
Ad
 A d

terna
simmetrica
inversa:

A 1

A2 =
A 3

A i
 
Ai
 2 A i

la terna omopolare d sempre contributi nulli, in quanto per essa risulta:


Ek = Egk - E0 = Egk - (k EgkYk)/(k Yk) = Ao - Ao(k Yk)/(k Yk) = Ao - Ao = 0
lo studio del sistema pu dunque essere ricondotto allo studio di 2 sistemi trifase simmetrici (uno diretto e uno
inverso) di cui sommare poi gli effetti.
Potenza complessa trasportata:
La potenza complessa trasportata da un generico sistema trifase uguale ala somma delle potenze complesse
trasportate singolarmente dai due sistemi trifase simmetrici ed equilibrati diretto ed inverso ottenibili sostituendo alla
terna di tensioni e di correnti le loro componenti di sequenza:
N = 3 Ed Id* + 3 Ei Ii*
Dimostrazione:
.Poich Ao = 1/3(A1+A2+A3) allora non esiste componente omopolare di una terna di vettori la cui somma sia
nulla; da k Ik = 0 segue dunque che Io = 0.
(2)* =
.Si osserva che per i coniugati delle radici cubiche dellunit risulta: * = 2
.Sostituendo a Egk e Ik le terne omopolari, dirette e inverse, e sommandone gli effetti, si ottiene lespressione:
N = E1I1* + E2I2* + E3I3* =
= (Ego+Egd+Egi)(Id*+Ii*) + (Ego+2Egd+Egi)(Id*+2Ii*) + (Ego+Egd+2Egi)(2Id*+Ii*) =
= ... =
= 3 Ed Id* + 3 Ei Ii*

Appunti 34

Pisi - Elettrotecnica
PARTE 17
STRUMENTI ELETTRODINAMICI DI MISURA
concetto alla base
Consideriamo due bobine accoppiate 1 e 2 tali che:
a) possano muoversi ruotando attorno a un comune asse di rotazione
quindi, per semplicit, considereremo che la prima sia fissa e
che la seconda, ruotando, descriva un angolo rispetto a essa
b) siano immerse in un materiale lineare e isotropo le cui
caratteristiche abbiano simmetria cilindrica rispetto allasse di
rotazione
in modo tale che i coefficienti di auto-induzione L1 e L2 si
mantengano costanti quale che sia la posizione occupata dalla
corrispondente bobina, mentre per quello di mutua induzione
varr la dipendenza M=M().
A posizioni fissate, ad esse corrisponder, come noto, la variazione infinitesima di energia (nel tempo dt):
dE = pdt = v1i1dt + v2i2dt = (dC1/dt)i1dt + (dC2/dt)i2dt = i1dC1 + i2dC2
Non essendovi altre energie in gioco, tale variazione di energia dE coincider con la variazione di energia magnetica
dEm del sistema. Il valore di tale energia magnetica pu essere calcolato, come noto, da:
i2C2

Em = L1i12 + L2i22 + Mi1i2 = L1i12 + L2i22 + Mi1i2 + Mi1i2 = i1(L1i1+Mi2) + i2(L2i2+Mi1) = i1C1 +

Da cui la variazione:
dEm = d(L1i12 + L2i22 + Mi1i2) = d(i1C1 + i2C2)
Si pu inoltre determinare, come segue, il valore della coppia C esercitata dallavvolgimento fisso su quello mobile.
In corrispondenza di uno spostamento infinitesimo d, tale coppia dar luogo a un termine di lavoro meccanico
esprimibile, per una trasformazione infinitesima virtuale (cio arbitraria, purch concettualmente realizzabile
compatibilmente con i vincoli imposti al sistema) come:
Cio il consueto
dLm = (C+dC)d = Cd + dCd = a meno di iftsm di ordine superiore Cd
forza per spostamento
Facendo entrare tale termine nel computo della variazione di energia dE del sistema, si avr:
dE = dEm + dLm
Da cui, banalmente:
dLm = dE - dEm

Scegliendo una trasformazione virtuale in cui rimangano costanti i valori delle correnti i1 e i2 (discorso che torner
dunque utile a proposito delle macchine a corrente continua) e confrontando questa quantit con i risultati
precedentemente trovati, si ottiene:
Cd = ( i1dC1 + i2dC2 ) - d(i1C1 + i2C2) = i1dC1 + i2dC2 - i1dC1 - i2dC2 =
= i1dC1 + i2dC2 = d(i1C1 + i2C2)
Come evidente, tale valore coincide con quello ricavabile per dEm:
Cd = d(i1C1 + i2C2) = d(L1i12 + L2i22 + Mi1i2) = dEm
A correnti i1, i2 mantenute costanti, il modulo della coppia C tra le due bobine dunque pari alla variazione di energia
magnetica dEm che accompagna la variazione d dellangolo che esse formano:
C = dEm/d
Tenuto conto che Em = L1i12 + L2i22 + Mi1i2 ma che a causa delle ipotesi fatte riguardo al mezzo magnetico
L1,L2 risultano indipendenti da , nonch della costanza delle correnti i1, i2, risulter:
ovvero
C = i1 i2 dM/rdt
C = i1 i2 dM/d
Negli strumenti di misura si realizzano in genere condizioni costruttive tali da poter ritenere M funzione lineare di ;
da M , risulter allora che dM/d = costante = h, e quindi:
C = i1 i2 h
In tali strumenti, la coppia C che si esercita tra i due avvolgimenti dunque proporzionale, secondo una costante h, al
prodotto delle correnti che li attraversano.
NOTA per gli esercizi:
In presenza di tali tipi di avvolgimenti mobili accoppiati, la forza contro-elettromotrice che ognuno
di essi induce pari a:
e = dC/dt = d(Ljij+Mik)/dt = Ljdij/dt + Mdik/dt + ikdM/dt =
= Ljdij/dt + Mdik/dt + ik(dM/d)(d/dt) = Ljdij/dt + Mdik/dt + ikrdM/d
Il segno - che dovrebbe precedere dC/dt gi incluso nel prefisso contro; si intende cio che,
tale f.c.em. e dovr essere inserita nel circuito elettrico cui appartiene lavvolgimento j-esimo
(accoppiato col k-esimo) con verso opposto a quello della corrente ij che vi circola.

Appunti 35

Pisi - Elettrotecnica
realizzazione degli strumenti di misura
Uno strumento elettrodinamico costituito fondamentalmente da due avvolgimenti del tipo di quelli precedentemente descritti e da
una molla che contrasta il movimento dellavvolgimento mobile. Sono quindi presenti nel funzionamento di tale strumento due
coppie:
.una elettromagnetica, la cui espressione data da
Celm = i1 i2 dM/d = i1 i2 h
.laltra elastica, il cui valore proporzionale allangolo di deviazione dalla posizione di riposo dellavvolgimento mobile:
Cel = c

Nel funzionamento di regime in corrente continua, in condizioni di equilibrio le due coppie si equivarranno:
c eq = i1 i2 h
Il valore dellangolo in condizioni di equilibrio sar dunque dato da:
eq = h/c i1 i2 = k i1 i2
dove, poich dM/d si pu ritenere di valore costante h, come si osservato precedentemente, allora anche k, rapporto tra dM/d e
la costante elastica c della molla, pu essere ritenuto costante.
Lo strumento misura quindi, tramite langolo di deviazione del suo indice, il prodotto delle correnti dei due avvolgimenti.

Nel funzionamento di regime in corrente alternata, variando nel tempo le correnti i1 e i2, varier anche la coppia elettromagnetica.

In conseguenza di ci lavvolgimento mobile oscilla attorno alla posizione di equilibrio anche se, a causa della sua inerzia, lindice
dellapparecchio appare fermo.
Il valore che esso indica corrisponde ovviamente al valor medio della coppia elettromagnetica; vale pertanto la relazione:
dove langolo di sfasamento tra le due correnti.
eq = k (i1i2)medio = k 1/T 0T i1i2 dt = k i1eff i2eff cos
Amperometro:
Misura la corrente che attraversa un bipolo (utilizzatore).
E costituito da due avvolgimenti in serie tra loro e col bipolo interessato (limpedenza interna
dei due avvolgimenti deve essere molto piccola rispetto a quella del bipolo per non alterare
sensibilmente il valore della corrente che si vuole misurare); risulta:
i1eff = i2eff = ieff
= 0
Segue allora immediatamente che:
eq = k ieff2
Noti i valori di k e di eq immediato risalire al valore efficace ieff della corrente I nel bipolo
(nel caso di corrente continua, i valori considerati rappresentano invece, ovviamente, quelli effettivi).
Voltmetro:
Misura la tensione ai morsetti di un bipolo.
E costituito da due avvolgimenti in serie tra loro e con una resistenza RV di elevato valore (per avere IV
molto piccola e non alterare la tensione V misuranda) posti in parallelo con il bipolo interessato; risulta:
i1eff = i2eff = iVeff
= 0
veff = ZV iVeff
Segue allora immediatamente che:
eq = k iVeff2 = k (veff/ZV)2 = kV veff2
Noti i valori di kV e di eq immediato risalire al valore efficace veff della tensione V da misure (nel
caso di corrente continua, i valori considerati rappresentano invece, ovviamente, quelli effettivi).
Wattmetro:
Misura la potenza attiva assorbita da un bipolo (nel funzionamento in corrente alternata).
E costituito da un avvolgimento in serie con una resistenza RV di elevato valore e posti in parallelo
con la serie formata da un secondo avvolgimento (accoppiato al primo) e dal bipolo interessato.
Per rendere trascurabile la perturbazione introdotta nel sistema dallo strumento, lavvolgimento in
serie al bipolo dovr avere una bassa impedenza, mentre dovr averne una alta laltro avvolgimento.
Sar, allora:
i1eff = ieff
i2eff = iVeff
Risulta, dunque:
eq = k i1eff i2eff cos = k ieff iVeff cos = k ieff (veff/ZV) cos = kV ieff veff cos = kV P
Noti i valori di kV e di eq immediato risalire al valore P della potenza attiva assorbita dal bipolo.

Appunti 36

Pisi - Elettrotecnica
PARTE 16
I CIRCUITI MAGNETICI
descrizione
Gran parte dei dispositivi elettrici sono costituiti da avvolgimenti percorsi da corrente e nuclei di ferromagnetici, quindi
di materiali aventi permeabilit magnetica >> aria, che li sorreggono (il funzionamento avviene spesso in presenza di
parti in movimento e implica quindi una trasformazione di energia meccanica in energia elettromagnetica e viceversa).
Tali materiali diventano dunque sede di un flusso dellinduzione magnetica B, il quale, se variabile nel tempo, induce
nelle bobine (composte da N spire) avvolte attorno ad essi una forza contro-elettromotrice pari a:
E = -dC(B)/dt = - N d(B)/dt

Per analizzare tali strutture opportuno introdurre dunque una nuova categoria di circuiti, detti magnetici, la cui
seguente modellizzazione da ritenersi valida sotto le stesse ipotesi semplificative introdotte per i circuiti elettrici a
costanti concentrate.
Consideriamo una struttura fisica costituita da un insieme di materiali magnetici aventi le seguenti caratteristiche:
isotropia, per esprimere il legame tra B e H tramite una quantit scalare (costante in caso di linearit)
validit dellipotesi di velocit infinita di propagazione del fenomeno elettromagnetico; essendo come gi visto 0,
ci equivale a porre nulla la costante dielettrica e dunque a considerare nullo il vettore D. E quindi nulla la densit
di corrente di spostamento D/t e il campo magnetico H vorticher attorno alle sole correnti di conduzione G.
conducibilit nulla
Le grandezze in gioco risultano dunque essere legate dalle seguenti equazioni:
rotE = - B/t
(divD = )
rotH = G + D/t = G
(divB = 0)
B = H
La struttura magnetica in questione pu dunque essere schematizzata come un insieme di regioni di spazio, ciascuna
occupata da un materiale omogeneo avente conducibilit elettrica nulla e permeabilit magnetica molto maggiore di
quella della regione di spazio in cui la struttura immersa; tale regione viene dunque considerata con buona
approssimazione a permeabilit nulla (viene infatti, ad esempio, posto che sia aria 0 ).

Come conseguenza immediata di queste ipotesi, linduzione magnetica B (e con essa il suo flusso ) diversa da zero
solo allinterno della struttura magnetica (dove cio B = H con 0).

Appunti 37

Pisi - Elettrotecnica
equivalenti delle leggi di Kirchhoff
Legge di Kirchhoff sul flusso dellinduzione magnetica:
E uguale a zero la somma algebrica dei flussi di B entranti in una superficie
chiusa che tagli le varie regioni di una struttura magnetica.
k k(B) = 0
Dimostrazione:
Essendo 0 solo nelle intersezioni che S forma con la struttura magnetica,
immediatamente evidente che si avr (B)0 solo attraverso le superfici cos
individuate.
Con riferimento alla figura, si avr dunque:
(B) = k k(B) = 1(B) + 2(B) + 3(B)
Per la solenoidalit di B (in quanto divB = 0 ) risulta tuttavia:
(B) = S() Bn dS = V divB dV = V 0 dV = 0
S

Legge di Kirchhoff sulle tensioni magnetiche:


La circuitazione del campo magnetico H su una linea chiusa b totalmente
interna alla struttura magnetica pari al valore della corrente ic concatenata
alla superficie racchiusa da b (tale valore ovviamente nullo se attorno alla
regione magnetica non vi sono avvolgimenti le cui spire attraversino Sb)
( )
b Hdl = ic
Dimostrazione:
Data lipotesi di conducibilit elettrica nulla dei materiali costituenti la
struttura magnetica, nonch di assenza di densit di corrente di spostamento,
risulta (scelto un verso di percorrenza su b e la conseguente orientazione della
normale su Sb):
( )
b Hdl = Sb rotHn dS = Sb Gn dS = ic
Osservazioni:
ic
leffetto di una azione esterna alla struttura
La quantit
elettromagnetica ( infatti nulla se non esistono bobine le cui spire
attraversano Sb) e prende il nome di forza magnetomotrice.
Considerando le m diverse regioni della struttura magnetica attraversate da b, posso dividere la circuitazione di H in
m termini bk Hdl = Uk, ognuno dei quali prende il nome di tensione magnetica.

La presente legge di Kirchhoff pu dunque essere espressa nella forma:


La somma algebrica delle tensioni magnetiche delle regioni toccate da una linea chiusa interna ad una struttura
magnetica uguale alla forza magnetomotrice impressa dagli avvolgimenti concatenati con essa; tale f.m.m. coincide
con la corrente che attraversa una generica superficie Sb avente la linea considerata b come contorno.
k U k = ic

Appunti 38

Pisi - Elettrotecnica
bipoli magnetici
Facendo le ipotesi che...
ciascuna regione della struttura magnetica sia a connessione semplice
ciascuna regione della struttura magnetica sia accessibile solo da due superfici
...si ottiene che ogni regione cos definita, che prende il nome di bipolo magnetico,
caratterizzata da due grandezze univocamente definite, dette tensione magnetica e flusso magnetico.
Ad ogni struttura magnetica costituita da regioni di questo tipo dunque possibile associare un circuito magnetico,
sostituendo alle sue varie parti opportuni bipoli caratterizzati in tensione e flusso e inserendo opportunamente i
generatori di forza magnetomotrice (che schematizzeranno dunque gli avvolgimenti percorsi da correnti che possono o
meno circondare le regioni in questione).
Univocit di definizione della tensione magnetica:
la tensione magnetica di una generica regione univocamente definita quando sulle
due superfici di accesso siano stati scelti due punti di riferimento
Dimostrazione:
Data lassenza sia di correnti di spostamento D/t (per lipotesi di velocit di propagazione infinita dei fenomeni
elettromagnetici) che di conduzione G (per lipotesi di conducibilit elettrica nulla), il campo H risulta conservativo
(rotH = G+D/t = 0+0 = 0) allinterno di ogni regione. Da...
0 = b() Hdl = 12 Hdl + 21 Hdl
...segue immediatamente che...
U = 12 Hdl
...non dipende dalla linea scelta tra i punti 1 e 2.
Univocit di definizione del flusso magnetico:
E possibile identificare la regione considerata con un tubo di flusso di B; il valore di tale flusso sar univocamente
definito e costante per ogni sezione della regione il cui piano secante intersechi la sola superficie laterale.
Dimostrazione:
Parte I: Il flusso di B in ingresso da una superficie di accesso uguale a quello in uscita dallaltra superficie.
La superficie che delimita lintera regione sar infatti costituita dalle due basi (accessibili per ipotesi) e dalla superficie
laterale (non accessibile) che le collega. Data lirrotazionalit di B, risulta:
0 = S() Bn dS S chiusa
E nel nostro caso:
0 = S() Bn dS = base1B + base2(B) + laterale(B)
Potendo ritenere (con buona approssimazione, date le ipotesi fatte) che sia...
laterale(B) = 0
...risulta evidentemente che:
base1B = - base2(B) =
Parte II: lo stesso anche per ogni sezione della regione il cui piano secante intersechi la sola superficie laterale.
Per dimostrare questo sufficiente ripetere il ragionamento, considerando come superficie chiusa quella formata da una
delle due basi daccesso, dalla superficie laterale e dalla sezione interessata.

Appunti 39

Pisi - Elettrotecnica
componenti
Generatore di forza magnetomotrice:
E chiaro il suo significato, anche grazie allevidente parallelo col generatore di tensione dei circuiti elettrici (la f.m.m.
ic lanalogo della f.e.m. E). Data, inoltre, la possibilit di rappresentare i circuiti magnetici tramite il simbolismo
gi visto per i circuiti elettrici, immagino che la relazione costitutiva di tale generatore sar data da:
U = ic = N i
dove: .i = corrente che circola nellavvolgimento che circonda il bipolo magnetico dato
.N = numero di spire dellavvolgimento
Regione resistiva:
E una regione avente conducibilit elettrica nulla e permeabilit tale che il legame tra B ed H risulti lineare.
La sua relazione costitutiva (analoga della legge di Ohm per le resistenze elettriche) risulta data dalla legge di
Hopkinson:
dove: . la generica sezione vista per lunivocit di
U = 12 Hdl = 12 B/dl =
.R = 12 dl/ detta riluttanza magnetica
= 12 B/dl = (B) 12 dl/ = R
Ovvero, in breve:
U = R
- Supponendo di avere una regione lineare cilindrica di altezza b e base S (quindi tale che la sua generica sezione
normale allasse sar parallela ed equiestesa ad S), che in essa sia B // asse e B=costante P, si pu porre:
= B = H
R = 12 dl/ = b/
Da cui:
U = bH

- Uneccezione alla ipotesi di poter considerare praticamente nulla la permeabilit magnetica della regione esterna alla
struttura magnetica rappresentata dai cosiddetti traferri.
Sono essi tratti di materiale non ferromagnetico (generalmente aria) interposti tra due
tratti contigui di materiale ferromagnetico e aventi spessore inferiore di molti ordini
di grandezza alla lunghezza b del circuito ferromagnetico.
In tali condizioni sono presenti valori molto alti, ma non infiniti, di riluttanza R0 nel
traferro (in tal modo si possono chiudere i tubi di flusso di ) e non pi possibile,
dunque, considerare 0 0.
Risulta, infatti:
_
dove:
. = spessore del traferro << S << b
R0 = / 0S >> 0
.S = area della sua sezione
Se in un circuito magnetico presente un traferro, la riluttanza di questo predominante rispetto alle riluttanze delle
parti costituite da materiale ferromagnetico.

Appunti 40

Pisi - Elettrotecnica
Induttore elettrico e forza magnetomotrice:
Data la situazione rappresentata in figura,...
.gli eventuali tubi di flusso di B si chiuderanno allinterno della regione
magnetica, in quanto al di fuori di essa =0.
.la corrente i che percorre lavvolgimento sostiene linduzione magnetica
H e quindi il flusso di B=H concatenato alle spire dellavvolgimento
stesso, risultando C = N (prendiamo, per semplicit, i versi di e C concordi con la normale delle
superfici racchiuse dalle spire, il cui verso ricavato in base alla regola del cavaturaccioli, dal verso di i).
.se il flusso di B non costante nel tempo, esso induce sulla bobina una forza contro-elettromotrice di valore
e = dC/dt = N d/dt
- Nel circuito magnetico, la presenza della forza magnetomotrice
causata da i pu essere modellizzata come un generatore di f.m.m.
pilotato in corrente elettrica; il valore di questo si ricava dalla
( )
b Hdl = ic ed dunque pari a ic = Ni.
Segue lequazione di Kirchhoff delle tensioni magentiche (EKTM):
Ni = R
Da cui immediato ricavare lespressione del flusso :
= Ni/R
- Nel circuito elettrico, la forza contro-elettromotrice causata dal variare di C nel tempo pu essere modellizzata come
un generatore di tensione pilotato in modo non lineare dallo stesso flusso concatenato; il suo valore sar e = dC/dt,
da cui si ricava lEKT:
eg - e = Ri
eg = Ri + e = Ri + dC/dt
Svolgendo la dipendenza di C dalla corrente i e introducendo il coefficiente di autoinduzione L (che viene appunto
ricavato proprio in questo modo)...
e = dC/dt = N d/dt = N d(Ni/R)/dt = (N2/R) di/dt = L di/dt
si ottiene la gi ben nota EKT:
eg = Ri + Ldi/dt
Induttori elettrici mutuamente accoppiati:
Il loro accoppiamento realizzato tramite una struttura magnetica del tipo in figura, dove:
.gli eventuali tubi di flusso di B si chiuderanno allinterno della regione
magnetica, in quanto al di fuori di essa =0.
.le correnti i1 e i2 che percorrono gli avvolgimenti sostengono linduzione
magnetica H e quindi i flussi di B=H concatenati alle spire degli avvolgimenti,
risultando C1 = N1, C2 = N2 (i segni dei vari C vanno presi a seconda che le normali delle spire
degli avvolgimenti 1 e 2, il cui verso dato dalle correnti i1 e i2, siano concordi o meno con il verso di .
Relativamente alla figura, si avr: C1 = +N1, C2 = -N2).
.se i flussi concatenati di B non sono costanti nel tempo, indurranno sulle relative bobine delle forze
contro-elettromotrici di valore ei = dCi/dt
- Nel circuito magnetico risulteranno dunque essere presenti due generatori di f.m.m.
pilotati in corrente N1i1 ed N2i2; segue la EKTM:
N1i1 -N2i2 = R
E immediato ricavare lespressione del flusso :
= (N1i1 -N2i2)/R
Analogamente a quanto fatto sopra, svolgendo la dipendenza dei C1 e C2 dalle correnti
i1 e i2 si introducono (e ricavano) i coefficienti di auto e mutua induzione L1, L2 e M:
C1 = N1 = N1 (N1i1 -N2i2)/R = (N12/R)i1 - (N1N2/R)i2 = L1i1 - Mi2
C2 = -N2 = -N2 (N1i1 -N2i2)/R = (N22/R)i2 - (N1N2/R)i1 = L2i2 - Mi1

Appunti 41

Pisi - Elettrotecnica
assorbimento di energia e tipo di legame U-

Senza fare ipotesi sulla linearit della struttura magnetica considerata (quindi
senza sfruttare n il Th.Hopkinson n il concetto di riluttanza) possibile, dato un
circuito del tipo in figura, calcolare lenergia da essa assorbita attraverso i
morsetti A e B durante lintervallo di tempo [t1,t2].
Tale energia sar infatti pari a quella erogata dal generatore di corrente i(t), ed
essendo e(t) = dC/dt = Nd/dt, sar dunque esprimibile come:
E12 = t1t2 e(t)i(t) dt = t1t2 (Nd/dt)i(t) dt = (t=1)(t=2) Ni d = 12 Ud
Detta energia corrisponde, graficamente, allarea sottesa dalla curva che fornisce lo stato
del circuito nel piano U.
A seconda del tipo di legame che intercorre tra ed U si ha una diversificazione dei
comportamenti energetici della struttura considerata, soprattutto per quanto riguarda la
sua capacit di restituire o meno lenergia assorbita. Distinguiamo a questo proposito i
seguenti 2 casi...
Relazione tra ed U di tipo lineare:
Risulta essere B=H con =cost; valendo il teorema di Hopkinson si avr dunque:
Ni = U = R
da cui, sostituendo nellespressione dellenergia:
E12 = 12 (R)d = differenziale esatto 12 d(R2) = [R2]12
che volendo, posso riscrivere come:
[R2]12 = [R22/R]12 = [N2i2/R]i1i2 = [Li2]i1i2
E immediato constatare che, invertendo gli estremi di integrazione si ottiene unenergia non assorbita, ma restituita: gli
induttori lineari scambiano solo energia: non la bruciano!!!
Relazione tra ed U di tipo isteresi (simmetrico):
La dipendenza di da U (e quindi da i, essendo U=Ni) risulta non lineare, ma tale che:

.partendo da unistante iniziale in cui il materiale sia smagnetizzato (B=H=0, =U=0),


al crescere di i, aumenta in modo lineare fino a un punto detto ginocchio di
saturazione.
.Oltre tale punto non cresce pi in modo direttamente proporzionale a U, quindi a i,
ma giunge, anzi, ad un valore massimo detto di saturazione.
.Diminuendo il valore di i (finanche a valori negativi) i valori di decrescono ma
disegnando un percorso diverso da quello finora seguito; si giunge a un valore minimo,
simmetrico di quello massimo di saturazione.
.Incrementando di nuovo i (a cui pu dunque essere ad esempio assegnato un andamento
sinusoidale) cresce di nuovo fino al suo valore massimo gi incontrato, percorrendo un cammino simmetrico a quello
tracciato in precedenza.
.Il ciclo si ripete, senza passare pi per lorigine.

Poich il verso di percorrenza dei vari tratti fissato, invertendo gli estremi di integrazione (che poi quanto fatto
appena sopra, nella descrizione del ciclo) si ottiene solo di percorrerne alternativamente uno dei due lati. Lenergia
assorbita, anche in questo caso rappresentata dallarea sottesa alla curva (e quindi dallarea interna allintero laccio, per
un ciclo intero, v. pag. dopo) non viene mai restituita!!!

Appunti 42

Pisi - Elettrotecnica
PARTI 18 e 19
MACCHINE ELETTRICHE
Le macchine elettriche in seguito illustrate sono schematizzabili come linsieme di due avvolgimenti magneticamente accoppiati.
Tale accoppiamento viene realizzato avvolgendo le due bobine attorno a una stessa struttura magnetica, generalmente realizzata in
ferro (o comunque in materiale ferromagnetico, ma sempre considerando un funzionamento lineare, sotto al ginocchio di
saturazione).
La scelta del ferro si giustifica a causa del basso valore di riluttanza Rfe di questultimo (o,
equivalentemente, della sua alta permeabilit magnetica fe): in tal modo si ottiene un elevato
valore del flusso dellinduzione magnetica B senza che le correnti negli avvolgimenti
debbano assumere valori troppo elevati.
Dalla legge di Hopkinson segue infatti che, preso un normale avvolgimento come quello in figura:
Ni=R
A parit di numero di spire N e di corrente i che le attraversa, il flusso ottenuto sar
tanto maggiore quanto pi piccola la riluttanza R considerata.

perdite del ferro


Si tratta di dissipazioni di energia, introdotte dalla struttura magnetica con esso realizzata, essenzialmente di due tipi:

Perdite per isteresi:


Considerando, graficamente, le energie assorbite durante l andata e il ritorno di
un ciclo di isteresi (vedi figura a lato), facile constatare come lenergia in totale
assorbita corrisponda allarea sottesa in un periodo.
Si tratta, come visto, di unenergia che non possibile restituire invertendo i valori
di i (come fatto nel caso lineare); col procedere sinusoidale di i non viene dunque
scambiata con lesterno, ma anzi, ne viene consumata
altrettanta ad ogni ciclo: in condizioni di non linearit,
la struttura magnetica contenuta nellavvolgimento
dissipa energia!!!

(Anche in presenza di materiali ferromagnetici non lineari


tuttavia possibile ottenere andamenti abbastanza lineari:
occorre soltanto considerare valori di i non troppo alti, cio
tali che rimanga al di sotto del ginocchio di saturazione).

Il valore dellenergia dissipata ad ogni ciclo dipende,


come evidente, dal valore massimo Bmax assunto dallinduzione magnetica B (o, analogamente dal
valore massimo max assunto dal suo flusso ). A valori massimi maggiori corrisponderanno infatti aree
di maggiori dimensioni racchiuse dalla curva tracciata sul piano U,.

Perdite per correnti parassite:


Lipotesi semplificativa (volta a evitare che la struttura magnetica divenisse sede di fenomeni elettrici), a suo tempo fatta ponendo
nulla la conducibilit del ferro (fe=0), non in realt esatta.
La pur modesta conducibilit del ferro lo rende sede di tubi di flusso di G (che si chiudono allinterno della struttura); tali flussi sono
sostenuti da una forza contro-elettromotrice e = -dC/dt (indotta nel ferro stesso dal variare del flusso in esso) e dissipano
energia a causa della resistenza elettrica R che la struttura magnetica oppone al passaggio di cariche.
Anche il valore di tali perdite dipende dal valore massimo Bmax assunto dallinduzione magnetica B = Bmaxcos(t):
.Preso un generico tubo di flusso di G interno al ferro, esso racchiuder una superficie S attraverso la quale si avr un
flusso concatenato:
C = SB = SBmaxcos(t)
.La forza contro-elettromotrice indotta su tale tubo (pensabile in effetti come una specie di circuito) sar dunque pari a:
e(t) = -dC/dt = -SBmaxsin(t)
.La potenza dissipata sar quindi:
p(t) = Ri2 = R(e/R)2 = e2/R = -S2Bmax22sin2(t)/R
.E la potenza attiva non istantanea:
P = 1/T0Tp(t)dt = S2Bmax22/2R = P(Bmax)
E possibile arginare le perdite per correnti parassite (a differenza di quelle per isteresi) prendendo nuclei in ferro non massicci, ma
laminati (costituiti, cio, da un insieme di lamierini isolati elettricamente luno dallaltro e disposti in modo da riprodurre la
geometria voluta per la struttura); i circuiti elettrici dati dai tubi di flusso di G sono cos costretti a chiudersi allinterno di ogni
lamierino, ottenendo dunque che:
.Calano le superfici S da essi racchiuse, quindi i flussi C ad esse concatenati, quindi le forze contro-elettromotrici, che
stanno, come visto, al numeratore dellespressione della potenza:
p = e2/R e0 0
.Calando le possibili sezioni dei tubi di flusso di G, aumentano le resistenze elettriche R=l/ (offerte dal ferro al
passaggio delle cariche in essi), che si trovano ai denominatori delle potenze dissipate: p = e2/R R 0

Appunti 43

trasformatore monofase spazi

Un trasformatore trifase presenterebbe, invece, gli


avvolgimenti primario e secondario costituiti non da una
sola bobina, ma ciascuno da una terna di bobine
collegate a stella o a triangolo.

E una macchina statica (schematizzabile come in figura) costituita essenzialmente da 2 avvolgimenti avvolti su di un
nucleo laminato di materiale ferromagnetico (il cui comportamento sia supposto lineare, tramite un utilizzo al di sotto
del ginocchio di saturazione ed altre approssimazioni).
.Il primo di essi viene alimentato dallesterno con una
tensione v1 e prende il nome di avvolgimento primario;
le grandezze elettriche i1 e v1 che lo descrivono sono prese
.coordinate in modo che il loro prodotto p1 rappresenti la
potenza assorbita dallalimentazione esterna.
.Il secondo, detto avvolgimento secondario, alimenta
invece un carico C; le grandezze elettriche i2 e v2 che lo
descrivono sono prese in modo che il loro prodotto p2
indichi la potenza fornita al carico (cio quella da esso
assorbita).
Alimentando con un generatore di tensione sinusoidale v1 il primario, la corrente i1 che si instaura genera un flusso
dellinduzione magnetica B. Tale flusso, variando nel tempo, induce forze contro-elettromotrici in entrambi gli
avvolgimenti; tali forze sono valutabili tramite i flussi concatenati.
Facendo cadere lapprossimazione di permeabilit nulla dellaria (0=0), non tutti i tubi di flusso di B si chiuderanno
allinterno della struttura magnetica concatenandosi ad entrambi gli
avvolgimenti; oltre al flusso principale esisteranno, infatti, anche i
flussi di dispersione primario e secondario Cd1 e Cd2, aventi tubi di
flusso chiusi nellaria e concatenati solo ad una delle due bobine
(rispettivamente, la primaria e la secondaria; essendo chiusi in aria, tali
flussi avranno andamento lineare nonostante la saturazione della
struttura magnetica - Maria dixit).
Il flusso totale concatenato a ogni singola bobina pu essere perci
calcolato, supponendo un comportamento lineare anche per il flusso
principale, come:
dove:
. = (N i +N i )/R
C1 = N1 + Cd1
. = l i
. = l i
C2 = N2 + Cd2
Sostituendo le espressioni dei vari flussi nel sistema descrivente il circuito elettrico dato...
v1 - dC1/dt = R1i1
-v2 - dC2/dt = R2i2
...si ottiene (in forma embrionale) il sistema matematico che rappresenta il funzionamento di un trasformatore monofase
avente rappresentazione circuitale come quella in figura (anchessa embrionale, perch di scarsa utilit):
.L = N /R
v1 = R1i1 + (L1 + ld1)di1/dt + M di2/dt
.L = N /R
.M = N N /R
- v2 = R2i2 + (L2 + ld2)di2/dt + M di1/dt
11

Cd1

d1 1

Cd2

d2 2

22

{
{

2
2

Appunti 44

Pisi - Elettrotecnica
E possibile ottenere una pi semplice e utile rappresentazione circuitale del trasformatore esprimendo luno in funzione
dellaltro, dato il loro evidente legame, i coefficienti di induzione...
L1 = N12/R = L1
L2 = N22/R = L1(N2/N1)2 = L1/n2
M = N1N2/R = L1(N2/N1) = L1/n
...ed operando opportuni cambi di variabile per introdurre le cosiddette grandezze di secondario riferite a primario
(dove il rapporto n = N1/N2 tra il numero di spire dellavvolgimento primario e del secondario prende il nome di
rapporto di trasformazione):
v12 = v2(N1/N2) = v2 n
i12
= i2(N2/N1) = i2 / n
R12 = R2(N1/N2)2 = R2 n2
ld12 = ld2(N1/N2)2 = ld2 n2
Tali grandezze, introdotte nel sistema scritto in precedenza, portano alla descrizione di un nuovo sistema elettrico detto
rete equivalente del trasformatore...

{ - vv

= R1i1 + (L1 + ld1)di1/dt + M di2/dt


= R2i2 + (L2 + ld2)di2/dt + M di1/dt

1
2

{ {-v v
1

=
R1i1 +
(L1 + ld1)di1/dt
+ L1(N2/N1)di2/dt
} (N1/N2) = { R2i2 + [L1(N2/N1)2 + ld2]di2/dt + L1(N2/N1)di1/dt } (N1/N2)

{ - vv

1
12

=
R1i1
+
(L1 + ld1)di1/dt
+ L1di12/dt
= (N1/N2)2R2(N2/N1)i2 + [L1(N2/N1) + ld2(N1/N2)]di2/dt + L1di1/dt

{ - vv

1
12

= R1i1 +
(L1 + ld1)di1/dt
+ L1di12/dt
= R12i12 + [L1 + ld2(N1/N2)2](N2/N1)di2/dt + L1di1/dt

{ - vv

1
12

= R1i1 + (L1 + ld1)di1/dt + L1di12/dt


= R12i12 + (L1 + ld12)di12/dt + L1di1/dt

...avente rappresentazione circuitale del tipo:

Le EKT relative alle due maglie di tale


circuito sono infatti:
v1 = R1i1 + ld1di1/dt + L1d(i1+i12)/dt
-v12 = R12i12 + ld12di12/dt + L1d(i1+i12)/dt
dove:
i1 + i12 = i

Note le grandezze di secondario riferite a primario v12 e i12, sono note anche le grandezze di secondario v2 e i2.
La corrente i detta corrente magnetizzante ed nota se noto il flusso (e viceversa); risulta infatti:
i = i1 + i12 = i1 + (N2/N1)i2 = (N1i1+N2i2)/N1 = R/N1
Tale corrente pu essere vista come la corrente di primario che, in assenza di corrente nel secondario, sosterrebbe lo
stesso flusso nella struttura magnetica; dalla precedente equazione risulta infatti:
R = N1i = N1i + N2i2
E immediato osservare che la potenza p12 valutata sulle grandezze di secondario riferite a primario uguale alla
potenza p2 realmente fornita al carico C:
p12 = R12i122 = [R2 n2] [i2 / n2] = R2i22 = p2

Appunti 45

Pisi - Elettrotecnica
Il circuito ottenuto non tiene, tuttavia, ancora conto delle perdite del ferro. Queste possono essere simulate, nella
rappresentazione strutturale e circuitale del trasformatore, introducendo un terzo avvolgimento fittizio percorso da una
corrente i3 e chiuso su unopportuna resistenza R3 tale che la potenza ivi dissipata coincida con quella realmente
dissipata nel ferro (si considerano trascurabili i flussi di dispersione ad esso corrispondenti - non si tratta infatti di un
avvolgimento fisicamente presente, ma di un semplice barbatrucco costruito ad hoc).
Dallo schema in figura si ottiene:
v1 = R1i1 + dC1/dt = R1i1 + N1d/dt + ld1di1/dt
- v2 = R2i2 + dC2/dt = R2i2 + N2d/dt + ld2di2/dt
0 = R3i3 + dC3/dt = R3i3 + N3d/dt
Dalla EKTM applicata alla struttura magnetica data si ha...
R = N1i1 + N2i2 + N3i3
...che sostituita nel precedente sistema permette di ricavare i
coefficienti di induzione...
k=1,2,3
Lk = Nk2/R
h,k=1,2,3 hk
Mhk = NhNk/R
...da cui il sistema equivalente:
v1 = R1i1 + (L1+ld1)di1/dt + M12di2/dt + M13di3/dt
- v2 = R2i2 + (L2+ld2)di2/dt + M12di1/dt + M23di3/dt
0 = R3i3 +
L3di3/dt + M13di1/dt + M23di2/dt
Introdotte le gi viste grandezze di secondario riferite a primario e posto che sia (detto m = N1/N3)...
ia = -(N3/N1)i3 = - i3 / m
R0 = (N1/N3)2R3 = R3 m2
...sostituendo nel precedente sistema si ottengono le equazioni della rete equivalente del trasformatore che tiene conto
anche delle perdite del ferro:
v1 = R1i1 + (L1+ld1)di1/dt + L1di12/dt - L1dia/dt
- v12 = R12i12 + (L1+ld12)di12/dt + L1di1/dt - L1dia/dt
0 = R0ia + L1dia/dt
- L1di1/dt - L1di12/dt
Tale rete ha la seguente rappresentazione circuitale:

{
{

La corrente ia prende il nome di corrente attiva.


La corrente i = i1+i12-ia ancora detta corrente magnetizzante

Appunti 46

Pisi - Elettrotecnica
Rete equivalente del trasformatore (con perdite del ferro) in regime di funzionamento in corrente alternata:
Siano, per ipotesi, il circuito magnetico lineare e lavvolgimento primario alimentato con tensione sinusoidale v1 in
pulsazione . Operando le trasformate di Steinmetz delle equazioni fin qui ottenute, si ha:
v1 = R1i1 + (L1+ld1)di1/dt + L1di12/dt - L1dia/dt
- v12 = R12i12 + (L1+ld12)di12/dt + L1di1/dt - L1dia/dt
0 = R0ia + L1dia/dt
- L1di1/dt - L1di12/dt

(Steinmetz)

V1 = [R1 + j(X0+Xd1)] I1 + jX0 I12 - jX0 Ia


- V12 = [R12 + j(X0+Xd12)] I12 + jX0 I1 - jX0 Ia
0 =
[R0 + jX0] Ia
- jX0 I1 - jX0 I12

X0 = L1 detta reattanza magnetizzante


Xd1 = ld1 detta reattanza di dispersione primaria
Xd12 = ld12 detta reattanza di dispersione di secondario riferita a primario
A regime (in particolare per f = /2 = 50 Hz) i valori delle resistenze R1 ed R12 e della reattanze di dispersione Xd1
e Xd12 sono qualche percento della impedenza del carico, la quale a sua volta qualche percento di R0 e X0.

Riprendendo in mano il circuito con ancora le grandezze di secondario non riferite a primario e considerando la
trasformata di Steinmetz del sistema che lega le correnti e il flusso dellinduzione magnetica...
+
v1 - N1d/dt = R1i1 + ld1di1/dt
-v2 - N2d/dt = R2i2 + ld2di2/dt
0 - N3d/dt = R3i3
R = N1i1 + N2i2 + N3i3

(Steinmetz)

V1 - jN1 = (R1 + jld1) I1


- V2 - jN2 = (R2 + jld2) I2
+ 0 - jN3 = R3 I3
R = N1I1 + N2I 2 + N3I 3

Nota: non disponendo di altro carattere,


rappresenta il numero complesso ej associato
a nellinsieme di pulsazione complessa s=j)

...si ottiene che, risultando molto piccoli i coefficienti di I1 e I2, possibile approssimare che i valori delle tensioni di
primario e secondario siano direttamente proporzionali al numero di spire che costituisce il relativo avvolgimento (ci
valido, per quanto detto sopra, in particolare per il primario: fissato un certo N1, linduzione magnetica sar fortemente
condizionata dal valore assunto da V1):

{ -VV

1
2

= jN1
jN2

Da cui, volendo, anche lapprossimazione:

Scopo di un trasformatore di potenza infatti quello


di passare da potenze alte a basse e viceversa
Esempio: ponendo N2>>N1 si pu ottenere V2>>V1
da cui p2 (V2) >> p1 (V1)

V1/V2 N1/N2

Appunti 47

Pisi - Elettrotecnica
Funzionamenti particolari:
Il funzionamento per cui un dispositivo (in questo caso il trasformatore) stato progettato detto nominale; tuttavia,
per il trasformatore, hanno particolare interesse due tipi particolari di funzionamento, dai quali possibile ricavare
informazioni utili per gli altri tipi:
Funzionamento a vuoto:
- La corrente secondaria nulla (I12o=0 I2o=0)
- La corrente primaria molto piccola rispetto al suo valore nominale
(I1o=I+Ia= somma di percenti della corrente nominale)

- Le perdite nel rame sono trascurabili

(R12 ignorata perch I12o=0; R1 ignorabile perch in serie con la pi grande Z0=R0//jX0
e perch, inoltre, I1o molto piccola)

- Se V1 = nominale, allora le perdite nel ferro coincidono con quelle riscontrabili nel funzionamento nominale

(Dati i punti precedenti, qui particolarmente valida lapprossimazione V1 = jN1; pertanto V1 nominale nominale perdite nominali)

- V1/V2 = N1/N2

(In quanto nel presente funzionamento risulta: V1 = V12 = V2 n = V2(N1/N2) )

Funzionamento in cortocircuito:
- La tensione secondaria nulla (V12cc=0 V2cc=0)
- La tensione primaria molto piccola rispetto al suo valore nominale
(Essendo limpedenza complessiva molto bassa, ci duopo per evitare alti valori di I1cc e
funzionamenti pericolosi o dannosi per lapparrecchio)

- Le perdite nel ferro sono trascurabili

(Anche se con minor precisione, si pu anche qui approssimare V1=jN1; ma V1cc molto piccola!)

Rete di Kapp: R0//jX0 viene in pratica by-passata, essendo


molto maggiore di R12+jX12

- Le perdite nel rame coincidono in pratica con quelle riscontrabili nel funzionamento nominale
(Alimentando il primario con unadeguata V1cc, si ottengono infatti praticamente le correnti nominali)

- I1/I2 = N2/N1

(Immediata conseguenza del fatto che I1cc = -I2cc = -I2 / n = -I2(N2/N1) )

Dato un trasformatore reale, servendosi di questi funzionamenti e dei valori di V1eff, I1eff, P (rilevati di volta in volta
da opportuni strumenti di misura) possibile ricavare i valori da assegnare ai componenti che compaiono nella rete che
modellizza il trasformatore stesso. [Nota: i valori di seguito sono tutti moduli!!!].
Dal funzionamento a vuoto...
.Resistenza R0:
Po = Pdissipata dal ferro = R0Ia2 = R0(V1/R0)2 = V12/R0
.Reattanza magnetizzante X0:
Po = V1I1ocos(o)
Qo = X0I2 = X0(V1/X0)2 = V12/X0

R0 = V12/Po

o = acos(Po/V1I1o)
X0 = V12/Qo = V12/Potg(o)

Dal funzionamento in cortocircuito...


( possibile calcolare solamente il valore complessivo delle impedenze di primario e di secondario riferito a primario, cio i
valori RT=R1+R12, XT=Xd1+Xd12; lesperienza mostra, per, che possibile ottenere una buona modellizzazione
semplicemente assegnando ad ognuno dei due avvolgimenti la met del valore totale trovato)

.Resistenza totale RT:


Pcc = V1ccI1cccos(cc)
RT = ZTcos(cc) = (V1cc/I1cc)(Pcc/V1ccI1cc)
.Induttanza di dispersione totale Xdt:
.XdT = ZT2 - RT2

cos(cc) = Pcc/V1ccI1cc
RT = Pcc/I1cc2
________
XdT = ZT2 - RT2

Appunti 48

Pisi - Elettrotecnica
Trasformatori di misura:
Una applicazione pratica di un trasformatore, sempre facendo ricorso ai due suddetti particolari tipi di funzionamento,
riguarda la misurazione di correnti e tensioni talmente elevate da non poter essere direttamente misurate dai normali
voltmetri e amperometri.
Trasformatore voltmetrico:
Il suo primario alimentato con la tensione V1 che si vuole misurare, mentre il
secondario chiuso su di un volt-metro. Poich, come noto, limpedenza del voltmetro
molto elevata, il funzionamento del trasformatore pu essere approssimato a un
funzionamento a vuoto, nel quale risulta V1/V2 = N1/N2.
Il voltmetro fornisce il valore di V2 dal quale, noto il rapporto di trasformazione N1/N2,
si risale alla tensione V1.
A causa delle limitazioni dovute al voltmetro, la tensione V2 deve per essere mantenuta
sufficientemente bassa; questo risultato ottenuto facendo s che, per caratteristiche
costruttive, risulti N2<<N1, da cui V2<<V1.
Trasformatore ampermetrico:
Il suo primario percorso dalla corrente I1 che si vuole misurare, mentre il secondario
chiuso su di un amperometro. Poich, come noto, limpedenza dellamperometro
molto bassa, il funzionamento del trasformatore pu essere approssimato a un
funzionamento in cortocircuito, nel quale risulta I1/I2 = N2/N1.
Lamperometro fornisce il valore di I2 dal quale, noto linverso N2/N1 del rapporto di
trasformazione, si risale alla corrente I1.
A causa delle limitazioni dovute allamperometro, la corrente I2 deve per essere mantenuta sufficientemente bassa;
questo risultato ottenuto facendo s che, per caratteristiche costruttive, risulti N1<<N2, da cui I2<<I1.
(Nota: la presenza del tasto aperto, in figura, dovuta alla necessit di impedire un funzionamento a vuoto del trasformatore
in un eventuale istante in cui fosse disinserito lamperometro (il tasto viene dunque chiuso ad amperometro scollegato)

Rendimento di un trasformatore:
Analogamente a quanto visto in precedenza, si definisce rendimento del trasformatore il rapporto tra la potenza attiva
non istantanea P2 fornita al carico dal suo secondario e la potenza attiva non istantanea P1 assorbita dal suo primario:
P 2 / P1
Essendo il valore del rendimento di un trasformatore molto vicino a uno, un piccolo errore nella misurazione di P1 o P2
pu portare anche a notevoli errori (del tipo rendimenti >1 !!!). Si preferisce pertanto ricorrere ad una definizione
convenzionale di rendimento, quale quella data dalla relazione:
dove
.P2 rappresenta la potenza fornita la carico
P2 / ( P2 + PFe + PCu )
.PFe rappresenta la potenza dissipata a causa delle perdite del ferro
.PCu rappresenta la potenza dissipata a causa delle perdite del rame

In tal modo, la misura del rendimento dunque ricondotta alla misura delle perdite del ferro e del ramo (mentre il
valore di P2 quanto si legge sulla targa del trasformatore stesso). Tali perdite vengono desunte misurando, tramite un
wattmetro, la potenza assorbita dal trasformatore nei funzionamenti...
Passorbita (e misurata dal wattmetro) = PFe
.a vuoto + V1 nominale

.in cortocircuito + V1cc t.c. correnti nominali


Passorbita (e misurata dal wattmetro) = PCu

Appunti 49

Pisi - Elettrotecnica
macchine a corrente continua
A differenza che nel trasformatore, in una macchina a corrente continua vi sono parti in movimento; in essa avviene dunque una
trasformazione di energia meccanica in elettromagnetica (funzionamento da generatore) o viceversa (funzionamento da motore).
La struttura di una tale macchina rappresentabile tramite la sezione riprodotta in figura.
Il cilindro esterno, detto statore in quanto fisso, cavo e la sua superficie
interna presenta due espansioni (o poli sud e nord) attorno ai quali sono
presenti due avvolgimenti in qui circola una stessa corrente continua I1.
Detta corrente provoca dunque un flusso allinterno di tali avvolgimenti e
quindi delle espansioni.
Lanello interno, detto rotore in quanto mobile, ha la possibilit di ruotare
(sia r la sua velocit angolare). Lavvolgimento che lo circonda presenta
un altissimo numero di spire, tutte disposte in modo perfettamente
simmetrico rispetto al centro (data una qls spira, ne esister anche una
opposta ad essa). In esse pu circolare una corrente I2.
Le due (o anche pi, purch sempre a coppie) spazzole A e B, dotate
ognuna di un morsetto di accesso, sono corpi conduttori (es: grafite) che
garantiscono un contatto elettrico al passaggio della generica spira
dellavvolgimento di rotore. Tra di essi presente (raccolta dalle spire di
rotore, o imposta ad esse dalle spazzole stesse) una tensione E.
Essendo B un campo ovunque solenoidale (divB=0), i suoi tubi di flusso che attraversano gli
avvolgimenti statorici saranno poi catturati (a meno delle linee di dispersione, qui trascurate)
dallanello interno e si chiuderanno come illustrato in figura. Data la perfetta simmetria dellintera
struttura rispetto allasse orizzontale e verticale, lecito porre che il flusso che, in totale,
attraversa ogni avvolgimento statorico si equiripartisca come /2 e /2 tra il tubo superiore e quello
inferiore.
A causa del passaggio di nellanello interno, sugli avvolgimenti di rotore vi potranno essere f.e.m.
indotte dalle sue variazioni. Pur essendo costante (essendo continua la corrente I1 che
lo genera), per valutare i flussi concatenati alle spire occorre tuttavia tenere conto del
fatto che, a causa della rotazione r, una stessa spira si trover ad occupare
successivamente le posizioni A, B, C, D in figura. Fissata la normale n, il flusso
concatenato sar di volta in volta pari a...
CA = /2
CC = - /2
CB = 0
CD = 0
...assumendo con continuit tutti i valori intermedi (si potrebbe pensare ad un
andamento sinusoidale, ma a causa della saturazione del ferro si possono avvertire gli
effetti dovuti anche ad una terza armonica).
Variando il flusso concatenato a ogni spira di rotore, su ognuna di esse sar indotta una
forza contro-elettromotrice pari a e = - d /dt. Ciononostante, data la simmetria
dellavvolgimento rotorico, linsieme delle coppie di spire opposte presenter flussi
concatenati e f.e.m. uguali e opposte, quindi in totale nulle.
C

In mancanza delle spazzole A e B, la situazione creatasi non porterebbe a nulla. Tali spazzole, invece, essendo istante per istante in
contatto elettrico con le spire di rotore, raccolgono una tensione E equivalente alla somma delle forze contro-elettromotrici presenti
su una delle due met dellavvolgimento rotorico.
Tale tensione pu essere espressa come:
.il dipende dalla positivit degli avvolgimenti (le spire di rotore potrebbero infatti venire
percorse da una corrente che generi una normale opposta a quella assegnata per trovare )
E = k r
dove:
C

.k una costante di macchina che tiene conto di , N, etc...

Nellavvolgimento rotorico si generer allora unadeguata corrente di rotore I2, la quale sosterr un ulteriore flusso di B che andr a
sovrapporsi (anche se non vi , a rigore, linearit) a quello principale entrante/uscente dai poli, senza tuttavia alterarlo
complessivamente a causa della simmetria costruttiva della macchina (eventuali apporti a /2 nella met superiore vengono bilanciati
da pari smorzamenti di /2 in quella inferiore, o viceversa).
Il flusso totale risulta quindi essere in pratica sostenuto dalla sola corrente di statore I1, permettendo cos di scrivere:
R = N1I1
Schematizzazione circuitale:
Da cui lespressione di E come:
.k tiene ora conto anche di R e N1.
E = k I1 r
dove:
Analogamente a quanto gi visto a proposito degli avvolgimenti mobili, tra lavvolgimento di
statore e quello di rotore esister infine una coppia C, di segno sempre opposto a E, la cui
espressione sar data, come noto, da:
C = - k I1 I 2
A seconda che tale coppia C sia concorde o meno alla velocit angolare r, si avr, rispettivamente
un motore (cio lomonimo funzionamento) o una dinamo (cio un funzionamento da
generatore).

Appunti 50

Pisi - Elettrotecnica
Esempio di funzionamento da motore:
Dato un circuito come quello in figura (in cui, dunque, lavvolgimento di
statore sia collegato in parallelo alla corrente di rotore), chiudendo il tasto T1
in figura si d origine a un transitorio elettrico e a un transitorio meccanico.
Si raccolgono dunque delle correnti i1 e i2 entrambe diverse da zero, da cui
una coppia meccanica C = k i1i2 0.
Il carico collegato allalbero offrir, invece, una coppia resistente Cr
(eventualmente data soltanto dallattrito se nessun carico agganciato) che
supponiamo essere minore della coppia C (anche perch, altrimenti, non si
muove nulla, anzi...): Cr < C.
La coppia C, presente tra lavvolgimento di statore e quello di rotore,
prevale e mette in moto lavvolgimento di rotore con velocit angolare r 0.
Le spazzole raccolgono dunque una tensione E non nulla, ma pari a: E = k i1r.
Tale tensione operer come una forza contro-elettromotrice sulla corrente di rotore i2, la quale dunque decresce;
conseguentemente, anche la coppia C verr decrementata fino ad eguagliare il valore di Cr.
Ricordando che (coppia totale C-Cr)=(momento dinerzia J)(variazione della velocit angolare dr/dt), il processo
sopra descritto pu essere seguito tramite le equazioni...
v = R1i1 + L1di1/dt
v = k ri1 + R2i2 + L2di2/dt
dr/dt = 1/J(C-Cr) = 1/J(k i1i2-Cr)
...che costituiscono, come evidente, un sistema di 3 equazioni differenziali
non lineari (data la presenza dei termini in ri1 e i1i2) a coefficienti costanti
nelle 3 variabili i1 i2 e r.

A regime, la coppia C uguaglia in modulo la coppia resistente Cr.


Ragionando, ma anche semplicemente guardando la terza equazione del
precedente sistema, si vede che questo comporta che la velocit angolare r
rimanga costante (dr/dt=0). La tensione v costante per ipotesi (dovendo
produrre una corrente i1 che sia continua) e stabilizzandosi C diverr dunque
costante anche la corrente i2 (essendo C=ki1i2).
In tali condizioni, il sistema matematico descrivente il circuito si semplifica
notevolmente, risultando:
v = R1i1
v = k ri1 + R2i2
dr/dt = 0

Langolo di SPICE:
La terza equazione dei sistemi precedenti esprime una relazione meccanica; una possibile interpretazione circuitale della
stessa (ad esempio per introdurre le relative grandezze in un programma quale SPICE) potrebbe essere quella riportata
in figura (dove si supposto che il carico agganciato allalbero sia
nullo).
Possibili valori per i componenti presenti potrebbero essere, ad
esempio:
R1 = 200
<<
R2 = 0,75
<<
L2 = 10 mH
L1 = 10 H
V = 120 V
J = 1,7 Kgm
NOTA: un generatore pilotato descritto,
k = 1,3333...
in SPICE, da qualcosa del tipo:_
Dati questi valori, e avendo assunto che sia Cr = 0, a regime si avr:
+3PP32/<boh?)
Ma
non
ce
lha
un
help in linea sto programma?
.una coppia motrice C = k i1i2 = 0
.una corrente di rotore i2 = 0
Altri valori a regime (ma non ho capito il perch, n ho avuto la voglia di provare a farlo...) sono:
.E = 120
.r = 150giri/min

Appunti 51