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INTRODUZIONE

Lantica formula di origine tacitiana arcana imperii non sembra


aver perso nel corso degli anni quellalone di fascino e mistero che la
contraddistingue, continuando a rappresentare un insieme di poteri, o
doveri, o addirittura mere attribuzioni, imputabili in capo a chi gestisce e
detiene le redini della convivenza sociale.
Nel corso della storia ogni sovrano ha in determinate occasioni
ritenuto

opportuno

svolgere

attivit

lontano

dallo

sguardo

dallattenzione dei propri sudditi, nella convinzione che determinati e


specifici interessi da perseguire non potessero essere compresi nella loro
completezza dalla ragione, definita semplice, di coloro che non vivono e
si occupano di politica.
Che, per la sicurezza dellintera comunit, lo Stato istituzione
debba coprire con la segretazione atti, documenti, notizie, attivit e tutto
quanto possa con la divulgazione e la conoscenza recarvi danno, un
dato di fatto, unanimemente condiviso.
Ed proprio la gestione occulta, ed occultabile, di tutte quelle
situazioni non visibili nellarco del vissuto quotidiano che diventa
oggetto di questo lavoro, e della sua analisi.
Sebbene

lattivit

di

segretazione

sia

condotta

per

il

raggiungimento di importanti e preziose finalit per il comune vivere,


tuttavia essa si sempre resa invisa agli occhi di chi soggetto al potere,
ed sempre stata considerata come unattivit mistificatrice, piena di
ombre, se non anche di inganni e tradimenti.
Questo lavoro intende ripercorrere le tappe significative
dellevoluzione della stessa nozione di segreto di Stato.

Tale nozione, sviluppatasi nei secoli, passata dalla tipica


accezione medievale che la pone in stretta correlazione con la volont del
principe, il cui potere rimaneva per subordinato alla legge, alla
concezione assolutistica con cui si veniva a saldare linteresse del
governante con la ragion di Stato.
Nella realt moderna, ed in specie negli ordinamenti
liberaldemocratici, il segreto di Stato ha dimostrato di essere una
componente assolutamente necessaria ed irrinunciabile dellattivit
politica.
Con una breve esposizione di carattere giuridico e teorico si
dimostra come listituto del segreto si sia profondamente radicato nelle
attivit politiche, amministrative e giudiziarie di ogni Stato, ed in
particolar modo del nostro, pur rimanendo strettamente legato alle
tematiche della comunicazione istituzionale, di cui rappresenta laltra
faccia della medaglia.
Da un punto di vista squisitamente teorico viene considerata la
questione della necessit del segreto, e contestualmente dellautorit che
lo pone in essere, enucleando le teorie della volont e dellinteresse, in
base alle quali la volont, soggettiva ed individuale, di chi legittimato
dallordinamento a segretare, o sono gli stessi interessi di carattere
generale, che lo Stato intende salvaguardare, a giustificare il segreto di
Stato.
La trattazione intende svilupparsi analizzando levoluzione che
la nozione di segreto di Stato ha avuto nellordinamento italiano, con la
sua comparsa ufficiale nel codice penale sardo-piemontese del 1859, e di
come listituto, seppure con iniziali lacune giuridiche, abbia acquistato
sempre maggiore importanza e tutela, sino ad ottenere una piena
formulazione legislativa con la legge 24 ottobre 1977, n. 801, chiave di

volta con cui si esplicitato lo spirito democratico della nostra


Repubblica.
La legge n. 801/1977 rappresenta il superamento di tutte quelle
lacune giudiziarie e costituzionali sorte nellimmediato dopoguerra, alle
quali si ovviato con una disciplina legislativa organica ed innovativa,
tutta imperniata su un concetto unitario di segreto di Stato, abolendo le
precedenti distinzioni tra segreto politico e militare, che in passato
generarono dubbie e controverse conseguenze, soprattutto in ambito
giudiziario.
La riforma ha avuto come oggetto anche gli apparati di
intelligence, settore ritenuto bisognoso di unaltrettanto organica
disciplina; lanalisi intende soffermarsi sugli aspetti prettamente tecnici e
operativi degli apparati di informazione e sicurezza, dei loro specifici
compiti, di come sono stati rinnovati, e delle loro finalit istituzionali.
Il vero punto di raccordo della legge di riforma rappresentato
dalla figura del Presidente del Consiglio, a cui demandata la gestione
del segreto di Stato, e dai rinnovati ruoli di controllo ricoperti dal
Parlamento, che nellattivit di segretazione si inserisce a buon diritto
incarnando il principio democratico della rappresentanza popolare.
Successivamente viene svolta una comparazione del segreto di
Stato con altri istituti di carattere penale o amministrativo, quali il
segreto professionale ed il segreto dufficio, entrambi giuridicamente
tutelati, ed in stretta relazione con loggetto principale di questo lavoro.
E proprio da queste comparazioni scaturisce un collegamento tra
il segreto di Stato e il principio di pubblicit, considerato come il cardine
su cui poggiano le istituzioni democratiche, imprescindibile valore che
regola i moderni sistemi di comunicazione istituzionale.

Il nostro ordinamento per ci che concerne gli aspetti


comunicativi ha subito unevoluzione che potrebbe essere paragonata a
quella subita relativamente alla disciplina del segreto di Stato: si infatti
passati da unamministrazione totalmente autoritaria, tutta basata sul
comando e sullassoluta mancanza di partecipazione dei consociati ai
processi della vita politica, ad una gestione pi condivisa degli interessi
comuni, grazie soprattutto al rilancio legislativo del diritto alla
comunicazione, e alla creazione di istituti giuridici con i quali si
permesso ai cittadini di avere sempre maggiore accesso allattivit
statuale e alla sua gestione.
Lattenzione si concentra allora nellintensa attivit legislativa
che a partire dalla met degli anni ottanta si sviluppata per circa un
ventennio: ruoli primari in questa analisi sono svolti dalla innovativa
legge 7 agosto 1990, n. 241, pietra miliare dellevoluzione dellattivit
comunicativa istituzionale, e dalla legge 7 giugno 2000, n. 150, sulla
ridefinizione degli ambiti della comunicazione pubblica.
Riprendendo il tema del segreto di Stato, necessaria una analisi
dei principali tentativi di riforma della disciplina in materia,
concretizzatisi in numerosi disegni di legge di iniziativa governativa e
parlamentare, con i quali si auspica una risoluzione di quei problemi e di
quelle tematiche che la riforma del 1977 non riuscita pienamente a
risolvere, soprattutto nellattuale contesto in cui versa la nostra societ.
Il lavoro svolto intende allora trovare il filo rosso che unisce le
tematiche del segreto di Stato con il diritto allinformazione, nella
convinzione che gli ultimi disegni di legge presentati possano migliorare
la gestione dellattivit di segretazione, che non deve ovviamente essere
palesata, ma pi improntata ai principi democratici della pubblicit e
della trasparenza, soprattutto attraverso una riforma della normativa
dellaccesso ai documenti coperti da segreto di Stato, e attraverso una

scrupolosa aderenza delloperato dei Servizi di sicurezza al dettato


costituzionale, allontanando lo spettro di quelle ombrose e cupe
deviazioni che hanno caratterizzato la storia della Repubblica Italiana.

CAPITOLO PRIMO

IL SEGRETO DI STATO

1.1 Introduzione
Negli ultimi decenni eclatanti vicende politiche e giudiziarie
hanno drammaticamente e clamorosamente proposto allattenzione di
studiosi, operatori del diritto, uomini politici e opinione pubblica il
problema del segreto di Stato, del suo significato, dei suoi limiti e della
sua tutela.
Gli eccessi e i non ingiustificati abusi commessi hanno indotto la
dottrina ad individuare nellordinamento giuridico limitazioni del segreto
da porre a garanzia di eventuali abusi, e ad individuare idonee procedure
di controllo.
In alcuni casi il segreto di Stato stato posto come ostacolo
nellaccertamento giudiziale di alcuni processi penali, relativi a tentativi
di eversione della societ civile e delle istituzioni democratiche; in altri
casi il segreto di Stato stato posto come limite anche per lattivit del
Parlamento, le cui commissioni di inchiesta hanno trovato in esso un
impedimento allo sviluppo dei propri poteri di indagine.
Nel corso degli anni si sviluppata e rafforzata lesigenza di un
intervento legislativo di riforma della disciplina del segreto di Stato, che
ha trovato una parziale accoglienza nella legge di delega al Governo per
la formulazione ed emanazione del nuovo codice di procedura penale1, e
_______________
1

Art. 2, legge 3 aprile 1974, n. 108.

particolarmente nella legge sullistituzione e ordinamento dei servizi di


informazione e sicurezza e sulla disciplina del segreto di Stato2.

1.2 Nozione storica del segreto


La nozione di segreto e la relativa disciplina hanno subito nel
corso della storia unevoluzione, parallelamente a quella subita dalla
dottrina dello Stato.
Decisamente antica la convinzione che il potere politico non
potrebbe esistere ed essere tollerato se apparisse per quello che in realt
e fa; nella realt contemporanea questo stato di illusione, con cui
vengono mascherati intenti di carattere politico o militare, connaturato
alle ideologie totalitarie3
Fu lo storico Tacito ad usare per primo quella famosa
espressione che arcana imperii 4, termine sempre caro alla dottrina
pubblicistica e da essa mai abbandonato, con cui veniva indicato il potere
occulto, o anche occultato, al quale si rifar in seguito la teorizzazione
del segreto di stato.
Nellet medievale la segretezza relativa alla sicurezza dello
Stato strettamente legata alla volont del principe, ma tuttavia il potere
del sovrano non era ritenuto illimitato, ma subordinato alla legge5, e lo
stesso diritto era considerato originario e indipendente rispetto allo Stato;
_______________
2

Legge 24 ottobre 1977, n. 801, Istituzione e ordinamento dei servizi per le informazioni e la

sicurezza e disciplina del segreto di Stato.


3

Tema oggetto di diffusa trattazione da parte di H. ARENDT, in Le origini del totalitarismo,

New York, 1966.


4

P. C. TACITO, Annali, libro II.

Cfr. A. PASSERIN DENTREVES, La dottrina dello Stato, Torino, 1962, pp. 114 ss., 219 s.,

288s.

si venne a creare una piattaforma giuridica ben salda, per cui esistevano
limitazioni giuridiche insormontabili anche per le pi alte potest, sia
temporali che spirituali.
La ragion di Stato si sposer perfettamente con il mendacio6;
chi esercita e detiene il potere, secondo la dottrina di origine
machiavelliana, ha il diritto di mentire, cio di simulare, facendo
apparire quello che non , e dissimulare, per non fare apparire quello
che .
Frutto del pensiero assolutistico il principio del quod principi
placuit, legis habet vigorem, principio con cui si stabiliva la supremazia
del sovrano sulla legge, la perfetta identificazione degli interessi del
principe con la stessa ragion di Stato.
Anche Hobbes non richiedeva la fedelt ai patti se a postulare
ci era la sicurezza dello Stato7.
Si pu dire che alle origini dello Stato moderno, grazie
alloperato di funzionari ben addestrati, fu elaborato un concetto di
arcanum

politico, il cui significato, dal punto di vista strettamente

tecnico, non potrebbe essere considerato n pi, n meno mistico dei


moderni concetti di segreto aziendale, di affari o di fabbricazione.
Fu Carl Joachim Friederich a dimostrare efficacemente la
necessit di mantenere sempre e costantemente numerosi i segreti negli
affari del governo e della pubblica amministrazione anche negli
ordinamenti liberaldemocratici8.

_______________
6

Cfr. R. DE MATTEI, Il problema della ragion di Stato nel seicento. Ragion di Stato e

emendacio, Rivista internazionale di filosofia del diritto, 1960; F. GENTILE, Intelligenza


politica e ragion di Stato, Milano, 1984.
7

T. HOBBES, Leviatano, libro I, cap. 14.

C. FRIEDRICH, Governo costituzionale e democrazia, Venezia, 1963 , p. 70 s., 74 ss.

1.3 Il rapporto segreto-pubblicit


Il concetto di segreto saldamente legato a quello della
pubblicit: segretezza e pubblicit sono aspetti contrapposti della
conoscenza giuridica9. La notoriet un dato di fatto, rilevante dal punto
di vista giuridico: basti pensare allimportanza svolta dalla funzione
probatoria nel processo con cui si porta alla collettivit la conoscenza di
un dato che ne forma oggetto.
In un ordinamento liberaldemocratico il criterio della pubblicit
nellesercizio dei poteri pubblici deve essere la regola10. In tal senso i
casi per cui si ammette il segreto sono da ritenersi eccezionali11.
La dottrina pubblicistica esalta il ruolo svolto dalla circolazione
delle conoscenze, sottolineando come la facolt di conoscere dei cittadini
sia il presupposto essenziale per la formazione dellopinione pubblica,
gradino fondamentale su cui poggia lintera costruzione democratica12.
_______________
9

Successivamente saranno trattati appositi capitoli relativi al tema.

10

Una posizione di rilievo nella dottrina storica occupata dal Romagnosi, il quale sosteneva

la necessit e il diritto di unassoluta pubblicit degli atti dellamministrazione, della completa


libert, pubblicit e circolazione delle opinioni sulla legislazione ed amministrazione dello
Stato. Le eccezioni sono poche e devono essere sanzionate dalla legge; G. D. ROMAGNOSI, La
scienza delle Costituzioni, Torino, 1849, p. 30.
11

D. DI RAGO, Laccesso ai documenti amministrativi, Roma 1994, pp. 1- 37.

12

Cfr. sul tema V. E. ORLANDO, Principi di diritto costituzionale, Firenze, 1919, p. 167, il

quale in merito alle teorie sulla forma di governo e sulle funzioni del Parlamento, osservava
che: una ragione delle caratteristiche della forma rappresentativa la completa e piena
pubblicit degli atti del governo, uno dei migliori e pi adeguati modi con cui questo fine pu
raggiungersi sta in questo diritto, che ha ogni rappresentante del popolo, di sottoporre ad una
pubblica discussione gli argomenti che per avventura preoccupino o commuovano lo spirito
pubblico. Della dottrina pi recente cfr. anche C. MORTATI, Istituzioni di Diritto Pubblico,
Padova, 1976, p. 1066 ss., il quale aveva incluso linformazione tra le esigenze fondamentali
dellordinamento democratico, come premessa indefettibile del controllo popolare e della
correlata responsabilit di chi esercita il potere.

Pubblicit dunque il facere notum, e pubblico il factum


notum, ci che diviene di tutti e che tutti possono giudicare, in
contrapposizione a quanto privato, cio relativo alla persona singola,
o a quanto segreto, riferito a ci che si sceglie di non divulgare o
comunque solo a determinati soggetti13.
In opposizione alla segretezza la pubblicit consente la
conoscenza o per lo meno la conoscibilit dei fatti od atti produttivi di
conseguenze giuridiche.
Il diritto pubblico utilizza diversi mezzi tecnici per ovviare
allesigenza di rendere nota lattivit degli organi pubblici e gli atti
risultanti.
Tra questi mezzi bisogna distinguere quelli destinati a soggetti
determinati o determinabili (comunicazioni, notificazioni), e quelli che
invece sono destinati a soggetti indeterminati e indeterminabili.
Le misure della pubblicit possono consistere o in semplici
operazioni, come le riproduzioni di documenti, o in dichiarazioni che,
una volta pubblicate, permettono di conoscere a terzi i fatti determinati di
cui sono depositari gli organi pubblici (es: iscrizioni, trascrizioni, ecc.).
La tipicit del settore pubblicistico consiste per lo pi nel dare
conoscibilit, in modo totale o parziale, del contenuto degli atti di un
procedimento mediante i fogli legali, quali ad esempio la Gazzetta
Ufficiale, il Bollettino Ufficiale o i fogli degli annunci legali.
In verit allorigine del rapporto esistente tra pubblicit e
segretezza esiste un conflitto reale tra le necessit proprie della
conservazione dello Stato, che tendono ad attenuarsi come esistenziali al
di fuori di ogni vincolo formale prestabilito, e i postulati propri del

_______________
13

V. N. BOBBIO, La democrazia e il potere invisibile, in Riv. It. Sc. Pol., n. 2, 1980, p. 182.

10

costituzionalismo liberaldemocratico, concepiti per imporre dei limiti


allesercizio delle competenze statali.
Contrapposte esigenze impongono di tenere segreti fatti, cose,
notizie o per lo meno di limitare la diffusione della conoscenza pubblica.
Lesigenza della segretezza si realizza sotto diversi aspetti, e
presenta una gamma piuttosto ricca di gradazioni, allinterno della quale
si passa dal segreto in senso stretto e rigoroso al semplice riserbo14.
A favore della pubblicit vengono invocate immagini idealizzate
di libert e giustizia, secondo una filosofia di pensiero derivata dalla
teorizzazione illuminista contro gli abusi e gli eccessi della segretezza
compiuti dai regimi assolutistici.
E proprio del pensiero di Kant la tesi per cui qualsiasi cosa che
non possa venire resa pubblica da giudicare di per se ingiusta15.
In favore della conservazione dei segreti sono state addotte,
invece, motivazioni di carattere realistico, tra cui la necessit temporanea
di sicurezza, ordine, prudenza, cautela e riservatezza.
Il concetto di segreto molto relativo, a seconda dellambito in
cui esso si espliciti.

_______________
14

S. PUGLIATTI, La pubblicit in generale, Milano, 1957, pp. 4, 6; cfr. L. FERRARA, Relativit

del notorio, in Foro it., 1940, I, coll. 965, 972 s.


15

Cfr. I. KANT, Appendice al saggio Per la pace perpetua, 1795, uno dei pochi scritti in cui

esprime il suo pensiero politico in merito al diritto internazionale, sostenendo un


cosmopolitismo politico, tendente ad una configurazione mondiale di stati liberi come unica
possibile garanzia della pace perpetua che il fine supremo di tutta la storia.
Cfr. anche N. BOBBIO, Il futuro della democrazia (raccolta di saggi), Torino, 1984, p. 82, il
quale ricorda che Kant definisce concetto trascendentale del diritto pubblico quello per cui
tutte le azioni relative al diritto di altri uomini, la cui massima non suscettibile di pubblicit
sono ingiuste.

11

Nella sfera della vita privata bisogna fare i conti con quei valori
che attengono allesistenza dellindividuo16, della comunit familiare17;
un ambito in cui la regola principale quella della riservatezza e del
segreto, e nel quale ogni individuo indipendente e libero da ogni
regola, soggetto esclusivamente alla propria volont ed unico giudice
delle proprie azioni18.
Nel settore pubblico, e pi specificatamente nellambito
dellapparato statale, il diritto alla riservatezza, invece, sicuramente
circoscritto dalla pubblicit; si tratta di una zona in cui nessun individuo
pu pretendere di essere considerato solo e indipendente.
Con lavvento dello Stato di diritto e delle garanzie costituzionali
il rapporto pubblicit-segreto cambia: la prima diventa regola, mentre il
secondo giustificato solo se limitato nel tempo; con ci non si intende
rendere il segreto incompatibile con la democrazia, anche perch il
riconoscimento di alcuni segreti meritevoli di tutela rappresentano un
connotato tipico della democrazia stessa, e tra questi, appunto, la
segretezza della corrispondenza, la segretezza del voto ed anche le
facolt riconosciute alle Assemblee legislative ed al Parlamento in seduta
comune di riunirsi in seduta segreta.

_______________
16

G. MARTINOTTI, La difesa della privacy, in Politica del diritto, 1971.

17

P. RESCIGNO, Il diritto allintimit nella vita privata, in AA.VV. , Studi in onore di Santoro

Passarelli, Napoli, 1974, IV.


18

Tema ampiamente trattato da F. GENTILE, in Intelligenza politica e ragion di Stato, cit.

12

1.4 Il segreto nellattivit amministrativa


Nellambito dellorganizzazione amministrativa e del relativo
procedimento il rapporto tra segreto e pubblicit rimane una questione
aperta.
Nel nostro ordinamento vigono alcuni principi, tra cui quelli
della

partecipazione,

dellimparzialit

della

trasparenza

dellamministrazione, per cui ogni procedura amministrativa deve essere


connotata dal carattere della pubblicit19, e lattivit preparatoria degli
atti pur svolgendosi negli uffici, deve poter essere quanto pi aperta
possibile.
Sembrerebbe pertanto impensabile ipotizzare lestraneit del
cittadino dallattivit amministrativa, e a conferma di ci la legislazione
in

materia20prevede

la

trasparenza

lefficacia

dellazione

amministrativa, favorendo inoltre i processi interni di semplificazione


delle procedure e di modernizzazione degli apparati nonch la
conoscenza dellavvio e del percorso dei procedimenti amministrativi.
Questi ultimi principi appaiono, ad esempio, coerenti sia con la
consueta pratica di raccogliere agli atti tutto ci che riguarda un
procedimento, a tutela stessa dellAmministrazione pubblica, sia con la
legislazione in merito agli archivi di Stato, la quale prevede la
consultabilit dei documenti riservati dopo 40 anni, a significare che la
natura segreta dei documenti soggetta ad affievolimento, e perci la
_______________
19

Lattivit dellamministrazione, in virt del principio di imparzialit si svolgerebbe sempre

in un ideale contraddittorio con tutti gli interessati, C. ESPOSITO, Riforma dellamministrazione


e diritti costituzionali dei cittadini, in La Costituzione Italiana, Saggi, Padova, 1954, p. 256 ss.
20

Cfr. la Legge 7 giugno 2000, n. 150, Disciplina delle attivit di informazione e di

comunicazione delle pubbliche amministrazioni, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 136 del
13 giugno 2000, in particolare lart. 1 co. 1, 3, 5 e 6.

13

stessa segretezza ha un carattere temporaneo21.


Il diritto di accesso ai documenti amministrativi riconosciuto a
chiunque vi abbia interesse per la tutela delle situazioni giuridicamente
rilevanti, eccezion fatta per i documenti coperti da segreto di stato22, o
nei casi di segreto o divieto di divulgazione previsti altrimenti
dallordinamento23.
Sono previste ipotesi di esclusione del diritto di accesso in
relazione ad esigenze connesse alla sicurezza, la difesa nazionale e le
relazioni internazionali, la politica monetaria e quella valutaria, lordine
pubblico e la prevenzione e repressione della criminalit; inoltre la vita
privata, la riservatezza di terzi, persone, gruppi ed imprese24.
Restano ferme tutte le altre disposizioni vigenti che limitano
laccesso ai documenti amministrativi.
Nei casi di rifiuto, differimento e limitazione dellaccesso ai
documenti ammesso ricorso al T.A.R. e, in appello, al Consiglio di
Stato: in questi casi il giudice amministrativo potr ordinare lesibizione
dei documenti richiesti, ma il Presidente del Consiglio avr il potere di
opporre nel corso del giudizio il segreto di Stato, ove lo ritenga, sulla
_______________
21

Artt. 21 e 23 del D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409.

22

Art. 12 L. n. 801/1977

23

Alla normativa in merito alla consultabilit dei documenti versati negli archivi di Stato fanno

eccezione:
1.

I documenti del Ministero degli Esteri, che di norma non vengono versati negli
Archivi di Stato;

2.

i documenti di carattere riservato relativi alla politica estera o interna dello Stato,
che diventano consultabili 50 anni dopo la loro formazione;

3.

i documenti riservati relativi a situazioni puramente private di persone, consultabili


dopo 70 anni;

4.

i documenti dei processi penali (tranne le sentenze e le ordinanze pubbliche non


pronunciate a porte chiuse), consultabili dopo 70 anni dalla conclusione del processo.

24

Artt. 8-12 D.P.R. 27 giugno 1992, n. 352.

14

base del combinato disposto dell art. 12 Legge n. 801/1977, e dellart.


24 Legge 7 agosto 1990 n. 241, Nuove norme in materia di
procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti
amministrativi25.
Di conseguenza allindividuazione degli aventi o meno diritto
alla conoscenza di informazioni o notizie si giunge ad accertare
lesistenza di soggetti, pubblici o privati, legittimati a ricevere
informazioni, cosicch appare di certo rilevante la determinazione degli
elementi che portano a riconoscere ad un determinato soggetto la
legittimazione alla conoscenza di informazioni o notizie; ci posto anche
il rilascio di copie ed estratti di atti consentito in tutti i casi non vietati
dallordinamento.

1.5 Il segreto nelle attivit parlamentari e giurisdizionali


Il principio di pubblicit osservato e rispettato con ampiezza
nelle procedure parlamentari; in tal senso anche tutti quegli atti propri
della fase istruttoria delliter legislativo vengono pubblicizzati nei
Bollettini delle Giunte e delle Commissioni parlamentari26.

_______________
25

A tal proposito si veda in appendice il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10

marzo 1999, n. 294, Regolamento recante norme per la disciplina delle categorie dei
documenti in possesso degli organismi di informazione e sicurezza sottratti al diritto di
accesso ai documenti amministrativi, in attuazione dellart. 24, co. 4, della Legge 7 agosto
1990, n. 241.
26

Cfr. gli specifici capitoli di L. MAZZONI HONORATI, Lezioni di diritto parlamentare, Torino,

1999.

15