Sei sulla pagina 1di 10

Sensore Il CCD costituito da una griglia di sensori disposti su un'area rettangolare.

La
scena fotografata viene scomposta in un insieme di punti rettangolari chiamati pixel, il
cui colore determinato da ciascuno dei sensori della griglia (se un sensore colpito da
luce rossa, produrr un pixel rosso). Pi elevato il numero di punti del sensore, pi alta
la definizione dell'immagine prodotta; pi informazione contenuta nell'immagine, pi
spazio sar necessario per salvarla in memoria ( quindi, a parit di spazio, sar possibile
archiviare un minor numero di foto ). Il numero di pixel presenti su un CCD in realt
molto pi elevato degli esempi sopracitati, al punto che ormai l'unit di misura della
definizione di un sensore CCD il MegaPixel ( MPixel, 1.000.000 di pixel ).
Quanti Megapixel? Attualmente possibile acquistare fotocamere con sensori da 1 a
35MPixel, partendo da quella grossa come una carta di credito per arrivare alla reflex
professionale con obiettivi intercambiabili. Per stabilire quanti megapixel dovr avere la
propria macchina fotografica digitale, necessario pensare che destinazione avranno le
foto scattate. Se si convinti di vedere le foto esclusivamente sul monitor del proprio
computer, potrebbe essere sufficiente una macchina da 1 Mpixel. Se oltre a vedere le
foto sul computer si desidera farle stampare in formato 10x15cm, d'obbligo acquistare
un modello da 2Mpixel. E se capitasse di voler stampare una foto particolarmente
significativa in formato 20x30cm ? Sar meglio orientarsi su una macchina da 3Mpixel in
su (questo il mio consiglio). Tutte le macchine fotografiche con sensori da 2Mpixel in su
permettono di scattare foto a risoluzioni minori della massima, per sfruttare meglio la
memoria a disposizione. Fotografare la stessa scena a risoluzioni diverse permette di
scoprire come cambiano i dettagli al variare del numero di megapixel del sensore.
Obiettivo E' sbagliato pensare che la bont dell'obiettivo di una macchina digitale sia
un fattore di secondaria importanza: i raggi luminosi, per arrivare al sensore CCD,
passano per l'obiettivo. Anche il miglior sensore al mondo, posto dietro ad un obiettivo
scadente, produrr immagini di scadenti. Una buona garanzia sulla qualit delle ottiche
la marca: aziende con molta esperienza nel campo della fotografia tradizionale
monteranno sulle proprie fotocamere digitali ottiche di alta qualit. Possiamo dividere le
macchine fotografiche digitali in tre categorie in base alle ottiche montate. I modelli pi
piccoli ed economici montano ottiche fisse, senza alcuno zoom. A meno che non si
abbiano particolari esigenze di miniaturizzazione, sconsiglio di acquistarle. Vi sono poi i
modelli con obiettivo fisso e zoom ottico. Questi modelli coprono la maggior parte delle
esigenze dell'utilizzatore medio (punterei su queste). Infine troviamo i modelli con ottiche
intercambiabili. Pi costosi e ingombranti, sono destinati ai professionisti o a chi
disposto a spendere anche molto per amore della fotografia. La maggior parte delle
macchine fotografiche sopra i 2 megapixel hanno obiettivi di tipo macro, in grado cio di
fotografare oggetti a distanza ravvicinata. E' impossibile riprendere soggetti di piccole
dimensioni (fiori, insetti, etc) senza funzione macro, pertanto sconsiglio di acquistare
fotocamere che ne siano prive. Attenzione alle truffe sulle ottiche Spesso i costruttori
pubblicizzano i propri prodotti generando confusione sui concetti di zoom ottico e zoom
digitale. Lo zoom ottico indica quante volte l'obiettivo in grado di ingrandire l'immagine
originale; lo zoom digitale invece un procedimento simile all'interpolazione (vengono
creati nuovi pixel cercando di indovinarne il colore). Quando si acquista una fotocamera
bisogna quindi tenere conto dello zoom ottico.
Display LCD Uno degli indubbi vantaggi delle fotocamere digitali il vedere subito se
una foto venuta. Se venuta male, la si potr cancellare (liberando spazio in memoria)
e rifarla subito, senza che l'occasione della fotografia svanisca. Oltre che per visualizzare
le foto, il display LCD permette di leggere informazioni sullo stato della fotocamera

(scatti rimanenti, livello delle batterie, etc.) e di muoversi nei men di configurazione
(tempo di esposizione, regolazione del diaframma, correzione dei colori in base alla luce
ambientale, etc). Attenzione, pi un display grande maggiore sar il suo assorbimento
energetico: buona parte dell'energia delle batteria viene assorbita dal display, al punto
che su molte fotocamere possibile spegnerlo.
Dimensioni Le dimensioni della fotocamera sono un aspetto che viene spesso
trascurato a favore delle caratteristiche pi tecniche. Se per vero che le macchine
digitali professionali sono tecnicamente ineccepibili, sono anche molto pi ingombranti di
quelle di fascia media e bassa. Una macchina fotografica ingombrante finisce per essere
lasciata spesso a casa, se non quando si esce gi sapendo che si faranno foto (feste,
compleanni, etc). Una fotocamera di dimensioni ridotte pu invece essere portata
sempre appresso senza dare fastidio, ed usata ogniqualvolta lo si voglia: sar possibile
immortalare una situazione insolita a scuola o sul lavoro, uno scorcio particolare,
un'albero le cui foglie domani potrebbero essere di un'altro colore,..
Batterie Possiamo dividere le macchine fotografiche in due categorie in base al tipo di
batteria utilizzato: quelle che usano battery pack e quelle che usano batterie standard (di
solito stilo, size AA). Non so consigliarvi quale dei due tipi sia migliore, tuttavia cercher
di sottolineare i pregi e i difetti di entrambi. Battery-pack: sono pacchi di batterie, spesso
acquistabili solo originali (per questa ragione sono costosi). Di solito le fotocamere che
usano battery-pack includono il caricabatterie nella confezione. Il vantaggio dei batterypack che sono costituiti da elementi al litio, quindi caricabili molte volte senza il
cosiddetto "effetto memoria". Batterie stilo (o di altro formato standard): lo svantaggio
che attualmente non esistono ancora al litio: l'acquisto obbligatorio di batterie ni-mh
(hanno effetto memoria quindi andrebbero scaricate completamente prima di ricaricarle).
Il vantaggio dato dalla loro standardizzazione: si trovano ovunque, cos come i
caricabatterie, e se proprio necessario scattare quell'ultima foto, sar sempre possibile
acquistare una confezione di batterie anche non ricaricabili.
Diaframma e profondit di campo
Il diaframma un mezzo con cui possiamo regolare la quantit di luce che arriva al
sensore, esso composto da una serie di lamelle che scorrono l'una sull'altra chiudendo
o aprendo un foto centrale attraverso cui passa la luce, come fa l'iride con l'occhio. Per
capirci meglio facciamo un esempio idraulico: perch la foto venga bene il sensore deve
ricevere la corretta quantit di luce, immaginiamo che il sensore sia una vasca da bagno,
per farsi bagno serve una certa quantit di acqua (acqua=luce) il rubinetto
(=diaframma) dosa il flusso di acqua ed il tempo che impiega la vasca a riempirsi il
tempo di esposizione. Osserviamo subito come i numeri pi piccoli indicano maggiore
luce, mentre i numeri pi grandi indicano meno luce. Valori tipici del diaframma sono: f/1
f/1,4 - f/2 f/2,8 - f/4 f/5,6 - f/8 - f/11 - f/16 - f/22 f/32 naturalmente esistono anche i
valori intermedi (vedi Approfondimenti). A questo punto necessario un altro sforzo per
capire cosa la profondit di campo o pi brevem0ente la PDC. Il nostro occhio non ha
una risoluzione infinita, ad un certo punto non riesce pi a distinguere quando due punti
sono semplicemente molto vicini o quando effettivamente sono un punto unico, proprio
su questo fatto si basa il concetto di circolo di confusione, ovvero noi vediamo come un
punto unico quello che in realt composto da due o pi punti. Se mettiamo a fuoco un
soggetto posto alla distanza di 4 metri, tutto ci che posto a 4 metri sar
perfettamente a fuoco, mentre ci che pi lontano (anche a 4,01m) o pi vicino sar
fuori fuoco, in realt proprio grazie all'incapacit del nostro occhio di distinguere i punti
troppo vicini, la messa a fuoco non cos selettiva, abbiamo cos incontrato la profondit

di campo cio la misura di quanto questa zona di nitidezza sia estesa.


Focale equivalente e PDC del digitale Bisogna fare una piccola premessa, ci che
distingue principalmente una focale da un'altra l'angolo di campo, ovvero quanta fetta
di mondo riesco a infilare nella mia foto, con un grandangolare riesco ad abbracciare
grandi spazi, mentre con un teleobiettivo posso cogliere solo particolari, in linea di
principio, potrei fotografare con un grandangolare un gruppo di amici poi ritagliare la
testa di uno e farci un primo piano, ed otterrei lo stesso primo piano che avrei potuto fare
usando un teleobiettivo per isolarlo dal gruppo. Quando si dice che nel digitale la PDC
maggiore, in realt si dice una mezza verit, nel digitale utilizzando un sensore pi
piccolo del formato pieno, si sfrutta solo la parte pi centrale dell'immagine fornita
dall'ottica, quindi si ottiene quella che viene chiamata focale equivalente, in realt si
effettua solo un ritaglio della parte centrale della foto, col risultato che sembra fatta con
una focale pi spinta (verso il tele) ma poi in stampa si deve ingrandire maggiormente
per coprire lo stesso foglio di carta. Cos un 50mm per il formato pieno, dar un
inquadratura pari ad un 80mm in formato pieno, per la PDC legata solo a focale e
diaframma resta la stessa! Ecco perch si ha la sensazione di una maggiore PDC a parit
di foto .Una vera pacchia per gli amanti della macro fotografia ed una vera disgrazia per
gli amanti dei ritratti. Per gettare acqua sul fuoco vorrei ricordare che passando ad un
formato superiore ad esempio dal full frame o 35mm o formato Leica che dir si voglia,
avviene il fenomeno opposto, il 50mm che nelle digitali con formato ridotto era un
piccolo teleobiettivo, e nelle fotocamere a formato pieno era un ottica normale, nel
medio formato (formato 120 o 6x6) si comporta come un grandangolo, quindi il digitale
non ha scoperto nuovi fenomeni ottici, ma ha solo fornito spunti agli addetti di marketing
per creare false illusioni per vendere meglio. Calcolo della PDC e dell'iperfocale
Questa parte dovrebbe essere letta solo dopo avere compreso e sperimentato la prima
parte. Prima dell'invenzione dell'autofocus, ed ancora adesso nelle situazioni in cui non
possibile mettere a fuoco con precisione, si pu ricorrere a questa tecnica per assicurarsi
un'immagine tutta a fuoco da una certa distanza in poi. Ogni volta che scegliamo una
focale ed un diaframma esiste un particolare valore della distanza di messa a fuoco,
detto iperfocale grazie al quale tutto quello che si trova da met dell'iperfocale fino
all'infinito risulta a fuoco. Una volta sulle ottiche era sempre riportata la scala delle
profondit di campo e vi era anche una tacca che aiutava ad impostare la distanza
iperfocale in un paio di secondi, adesso non si usa pi riportala, ma fortunatamente e
sempre pi diffuso il tasto per vedere la PDC direttamente in ripresa, eliminando ogni
calcolo relativo alla previsione della PDC, ma se volete conoscere la distanza iperfocale di
una vostra ottica dovrete armarvi di penna, calcolatrice e pazienza! Vediamo una formula
approssimata, per il calcolo della PDC e dell'iperfocale poniamo: F = lunghezza focale
dell'obiettivo in millimetri f = valore di diaframma c = diametro circolo di confusione,
normalmente lo si considera uguale a 0.025mm d = distanza dal soggetto I = iperfocale I
= (F x F) / (f x c) Punto a fuoco pi vicino = (I x d) / (I + d) Punto a fuoco pi lontano = (I
x d) / (I - d) Profondit di campo = Punto a fuoco pi lontano Punto a fuoco pi vicino
vediamo un esempio: focale = 50mm diaframma = f/8 c = 0,025mm I = (F x F) / (f x c) =
(50 x 50) / (8 x 0,025) = 12500mm = 12,5metri quindi col 50mm ad f16 con messa a
fuoco alla distanza di 12,5m risulter tutto a fuoco da 6,25m in poi, o come si suol dire
dal 6,25 metri all'infinito. Punto a fuoco pi vicino = (I x d) / (I + d) = (12,5 x 12,5)/
(12,5+12,5) = 6,25metri Punto a fuoco pi lontano = (I x d) / (I - d) = (12,5x12,5)/(12,512,5) = 156,25/0 = infinito.
Perch i diaframmi hanno una numerazione cos strana? Perch l'intensit della

luce diminuisce con il quadrato della distanza, per esempio: se ad un 1 metro vale
100lux a 2 metri ne vale 25lux, per rendere uniforme il passaggio dei parametri anche
con il cambio di ottica, si deciso di impostare il diaframma in funzione dell'obiettivo,
quindi f/8 fa arrivare al sensore la stessa luce sia che ci si riferisca ad un 300mm sia che
si tratti di un 17mm, quella f, indica proprio la focale, se facciamo focale/8 otteniamo
l'apertura effettiva in millimetri del diaframma, per esempio con il 300mm avremo
300/8=37,5mm mentre con il 17mm avremo 17/8=2,1mm, osservate come pur essendo
sempre un diaframma f/8, l'apertura effettiva sia cos diversa! Passando da un valore al
successivo la quantit di luce che arriva raddoppia, infatti raddoppia l'area, proprio a
causa della natura della luce che si attenua cos' velocemente! Ecco spiegato perch i
diaframmi hanno valori cos insoliti e perch sono multipli di radice quadrata di 2. Da
notare che l'apertura massima corrisponde al diametro della lente frontale dell'obiettivo.
Apertura dell'obbiettivo e tempo d'esposizione, cio diaframma e otturatore
influiscono entrambi sull'immagine in due modi diversi.

Modificando la quantit di luce che arriva al sensore: il diaframma mutandone


l'intensit, l'otturatore mutando il tempo in cui la luce agisce.
Ciascuno esercita sull'immagine un effetto diverso, il diaframma modifica la
profondit di campo, cosa importante quando il soggetto comprende elementi
situati a differenti distanze dalla fotocamera.

Il tempo d'esposizione influisce sull'immagine quando l'apparecchio o il soggetto sono in


movimento. COMBINAZIONI TEMPO-DIAFRAMMA Per registrare chiaramente
l'immagine il sensore deve ricevere la giusta quantit di luce. In condizioni
d'illuminazione normali c' ben poca differenza fra l'usare un tempo d'esposizione breve
con un diaframma aperto o un tempo d'esposizione lungo con un diaframma chiuso:
entrambe le combinazioni danno al sensore la stessa quantit di luce. In basso potete
vedere il rapporto di raddoppio e di dimezzamento fra diaframmi e tempi. Questo
rapporto vi permette di combinare valori diversi, modificando l'effetto sull'immagine ma
facendo entrare sempre la stessa quantit di luce. Tempi - Diaframmi 1/500 - f2.8 1/250 f4 1/125 - f5.6 1/60 - f8 1/30 - f11 1/15 - f16 A volte il livello d'illuminazione determina da
solo la regolazione dell'esposizione. L'illuminazione pu essere cos scarsa da rendere
necessario un tempo d'esposizione lungo e un diaframma molto aperto perch il sensore
registri l'immagine correttamente. Oppure l'illuminazione pu essere cos forte da
imporre il tempo d'esposizione pi breve e il diaframma pi chiuso.
L'otturatore solitamente composto da una tendina metallica sottilissima e
delicatissima che alzandosi fa entrare la luce ( come la tenda di casa alle finestre ) e
richiudendosi fa finire il flusso di luce. In alcune reflex digitali e in alcune compatte, non
presente un otturatore, ma viene acceso/spento il sensore per simularne il
funzionamento.I tempi d'esposizione, o pi brevemente il tempo, l'altro parametro con
cui possiamo dosare la luce, a parit di diaframma un tempo lento far passare pi luce
rispetto ad un tempo pi rapido, riprendendo l'esempio del rubinetto e della vasca da
bagno, se lasciamo aperto il rubinetto per pi tempo ( tempo d'esposizione pi lungo )
entrer molta acqua ( luce ) nella nostra vasca, mentre se apriamo il rubinetto per poco
tempo ne entrer meno. Per avere la nostra esposizione corretta dobbiamo aprire il
rubinetto abbastanza per avere avere la giusta quantit di acqua, nel tempo che
vogliamo attendere per il riempimento. Solitamente i tempi vengono indicati in frazioni di
secondo, tempi tipici ( in secondi ) sono: 4 - 2 - 1 - 1/2 - 1/4 - 1/8 - 1/15 - 1/30 - 1/60 1/125 - 1/250 - 1/500 - 1/1000 - 1/2000 1/4000 le fotocamere permettono di usare

anche frazioni intermedie per cui possiamo avere un tempo di 1/100 come anche quello
di 1/750. Spesso i tempi utilizzati sono le frazioni di secondo, quindi frequentemente
negli schermi e nei mirini si omette l' 1/ e si scrive il numero senza indicare la frazione,
una gran brutta abitudine! Raramente gli otturatori riescono a fornire tempi pi brevi di
1/4000 di secondo, mentre tutte le reflex utilizzano la posa B o T che permette l'uso di
tempi nell'ordine di secondi, minuti o anche ore, che tornano utilissime in alcuni generi
fotografici come la fotografia notturna. Una buona regola di base per la scelta del tempo
d'esposizione : Per fotografare a mano libera scegliere un tempo che sia almeno
l'inverso della focale in uso. Per esempio: se stiamo fotografando con un 300mm a mano
libera dovremo usare almeno un tempo di 1/300, se invece usiamo un 28mm a mano
libera dobbiamo usare un tempo di 1/30. Questa regoletta funziona con soggetti fermi o
comunque piuttosto lenti, nel caso in cui il soggetto si muova velocemente o
diagonalmente le cose si complicano, e specie per i primi tempi meglio usare sempre il
tempo pi veloce che possiamo permetterci. Se usiamo una digitale con sensore a
formato ridotto come un APS-C il tempo non varia. Se ci serve un tempo troppo lento,
come evitiamo di fare una foto mossa? Se non possiamo aprire il diaframma, e non
possiamo aumentare gli ISO per far diminuire il tempo possiamo comunque ricorrere a
varie alternative, la classica l'utilizzo di un cavalletto o di un monopiede oppure ci si
pu appoggiare ad un muretto, ad un albero o qualunque altro sostegno che ci renda pi
stabili.
ISO L'ultimo importante parametro su cui possiamo
agire la sensibilit del sensore/pellicola. L'International Standard Organization pi
brevemente ISO, l'unit di misura della sensibilit della pellicola, ad ogni raddoppio del
valore corrisponde un raddoppio della sensibilit alla luce e viceversa ad og0ni
dimezzamento del valore si ha un dimezzamento di sensibilit. Partiamo con una
considerazione: maggiore il numero di ISO meno luce serve per fotografare, ma il
rumore ( la grana della foto ) diventa pi evidente, viceversa, minore la sensibilit
( valori ISO pi piccoli ) pi luce serve per fare la fotografia, per la qualit maggiore!
ogni volta dovremo scegliere da che parte tirare la nostra coperta per trovare un
compromesso. Detto questo una regoletta pratica per i primi tempi potrebbe essere, usa
sempre il valore ISO minimo per quello che vuoi fotografare, cos otterrai sempre la
massima qualit della foto. L'impostazione degli ISO si potrebbe lasciare in automatico,
per non detto che la fotocamera imposti il valore che serve a noi. Se stiamo
fotografando a mano libera sar necessario usare un tempo sufficiente per non fare la
foto mossa, spesso la fotocamera ci viene in aiuto aprendo il diaframma, ma potremmo
non volere un diaframma pi aperto, perch vogliamo sfruttare la profondit di campo!
tra i vari parametri su cui possiamo agire c' appunto la sensibilit ISO, ogni raddoppio
del valore corrisponde ad 1 EV in pi, viceversa ad ogni dimezzamento del valore
corrisponde 1 EV in meno. Vediamo di capirci con un esempio: con un 50mm abbiamo un
tempo di 1/30 il diaframma gi all'apertura massima di f2,8 e la sensibilit impostata
su 200ISO, in queste condizioni per la nota regola del tempo di sicurezza avremmo una
foto mossa, accettando una minima perdita di qualit, passiamo da 200ISO a 400ISO
( che il valore successivo ) ed il tempo passa da 1/30 ad 1/60 ( abbiamo aggiunto 1
EV ), se invece abbiamo un cavalletto su cui montare la fotocamera potremmo voler
usare una sensibilit minore per avere una maggiore qualit, per cui portiamo gli ISO da
200 a 100ISO ( il valore inferiore ) ed il tempo cala cos da 1/30 ad 1/15 ( -1 EV ). Quanti
ISO deve avere la fotocamera? importante che abbia una sensibilit minima di almeno
100 o 200 ISO ed una massima il pi alta possibile, per poter fotografare senza flash
nelle condizioni di luce pi scarse, orientativamente una reflex parte dai 100 ed arriva

almeno fino ai 1600ISO, alcuni recenti modelli anche a 26500ISO, naturalmente ai valori
pi elevati la qualit cala vistosamente, producendo spesso foto inutilizzabili! Cos'
l'esposimetro? L'esposimetro il dispositivo che misura la luce della scena e ci dice
che coppia tempo/diaframma usare in base agli ISO impostati, ed importante avere un
idea del suo funzionamento per capire quando e come usarlo e soprattutto quando non
fidarci di lui! Vediamo brevemente come funziona, come si pu notare ad occhio un foglio
bianco riflette molto la luce mentre un foglio nero ne riflette poca, dato che ogni colore
riflette diversamente la luce si deciso di usare come riferimento un grigio neutro con
riflettanza del 18%, a cosa ci serve saperlo? Se in una scena sono presenti troppi
elementi chiari l'esposimetro fornir una coppia tempo/diaframma tale da scurirli,
viceversa se sono presenti troppi elementi scuri, tender a schiarirli, e qui sta il nocciolo
della faccenda, se inquadro un abito bianco, l'esposimetro far il possibile per farmelo
venire fuori grigio, viceversa se inquadro un abito nero, l'esposimetro mi indicher come
schiarirlo, ignorando che l'abito bianco deve restare bianco e l'abito nero deve restare
nero! In casi estremi come questo conviene puntare la fotocamera su un soggetto di tinta
pi neutra posto vicino al soggetto che vogliamo fotografare, leggere l'esposizione su
quello ed usare quei dati per il nostro soggetto, oppure compensare manualmente
l'esposizione, ad esempio diminuendo il tempo d'esposizione nel caso di un soggetto
chiaro o aumentandolo per un soggetto scuro. Gli esposimetri incorporati nelle reflex per
misurare la luce si servono solitamente di 5 metodi abbastanza standard, ma solo nei
modelli pi costosi si riescono a trovare tutti assieme, vediamoli:

1)Media a prevalenza centrale: come dice il nome la luce viene misurata in tutta la
scena inquadrata ma si da pi peso alla parte centrale, in cui si presuppone ci sia il
soggetto, per anni stata la modalit d'esposizione pi diffusa, ed ancora oggi
apprezzata, basta ricordarsi di mettere il soggetto al centro, io la prediligo nei
ritratti, specie nei primi piani.
2)Multizona o valutativa: la scena viene divisa in zone ( alcuni multizona arrivano a
35 zone distinte! ) la luce viene misurata e mediata secondo delle scene standard
memorizzate nella fotocamera, una modalit di misurazione che si rivela
vincente nella quasi totalit dei casi. A seconda delle case produttrici prende un
nome diverso.
3)Spot: la misurazione avviene in una piccolissima fetta dell'immagine
indicativamente 3, a causa di questa sua particolarit risulta difficile calcolare
l'esposizione per l'intera scena, perch l'esposimetro fornisce la coppia
tempo/diaframma solo per quella piccolissima porzione inquadrata ignorando il resto!
pu toglierci d'impaccio nelle situazioni pi complesse, ma richiede una certa
dimestichezza nel uso.
4)Semispot: e simile alla spot, ma l'angolo inquadrato pi ampio indicativamente
9, risulta pi gestibile della predente, ma comunque complessa per chi alle prime
armi, e non solo per loro.
5)Multispot: invece di lasciare decidere al sistema multizona quali sono le parti
importanti della scena, siamo noi a sceglierle inquadrando successivamente in
modalit spot tutte le parti che ci interessano (di solito si arriva fino a 9 letture spot),
sar poi la fotocamera a fare la media per trovare l'esposizione corretta.
Diamo ora uno sguardo alle varie modalit d'esposizione:

Manuale: siamo noi a scegliere tempo e diaframma, la modalit che lascia pi


controllo al fotografo, la fotocamera ci avverte quando l'esposizione corretta o di
quanto stiamo sbagliando, solitamente con una barra colorata.
Priorit dei tempi: noi scegliamo il tempo e la fotocamera imposta il diaframma,
utile quando il soggetto veloce o utilizziamo un teleobiettivo o il flash non
vogliamo andare sotto il tempo di sicurezza
Priorit dei diaframmi: noi scegliamo il diaframma e la fotocamera imposta il
tempo, il mio preferito , permette di giocare con la PDC senza preoccuparsi del
tempo.
Programmi vari: la fotocamera imposta tempo e diaframma ed eventualmente
anche il flash in modo del tutto automatico seguendo dei canoni standard per il
tipo di programma scelto.

Solitamente imposta un tempo sufficientemente veloce per non muovere la foto a mano
libera, eventualmente attivando il flash. Esistono una miriade di programmi dedicati ad
ogni cosa, vediamone i principali:

a)Automatico o Program: in base ad una serie di informazioni memorizzate nella


fotocamera sceglie tempo/diaframma tentando di riconoscere la scena, e si adatta
di conseguenza, per cui il suo funzionamento ricalca spesso i programmi dedicati.
b)Ritratto: imposta sempre il diaframma pi aperto, e predilige la messa a fuoco
del soggetto pi vicino
c)Sport: imposta sempre il tempo pi veloce, spesso si accoppia con la funzione di
inseguimento del sistema autofocus.
d)Profondit di campo: l'autofocus rileva il soggetto pi vicino e quello pi lontano
impostando il diaframma pi chiuso in modo che siano entrambi a fuoco.
e)Paesaggi: imposta diaframmi chiusi e predilige la messa a fuoco del soggetto pi
lontano. f)Macro: imposta diaframmi chiusi e mette a fuoco il soggetto pi vicino.
g)Ritratto notturno: come il ritratto per la fotocamera imposta un tempo lento per
esporre correttamente lo sfondo ed usa un colpo di flash per esporre il soggetto in
primo piano, questa tecnica detta slow-sync. Dato che volete imparare ad usare
la reflex, evitateli, c' sempre tempo per impigrirsi.

Messa a fuoco manuale ed autofocus In questa sede non ci interessa sapere come
funziona, ma solo come utilizzarlo. Le moderne reflex hanno solitamente 4 modalit di
messa a fuoco, i cui nomi cambiano da ditta a ditta, ma la cui sostanza rimane uguale,
vediamoli:
1)AF one shot: messa a fuoco del soggetto solo premendo il pulsante di scatto,
ideale per soggetti fermi, come persone in posa o cose.
2)AF predittivo: la fotocamera sa di avere a che fare con un soggetto in
movimento e corregge la messa a fuoco stimando lo spostamento del soggetto nel
breve intervallo di tempo dello scatto, l'ideale per soggetti in movimento.
3)AF intelligente: la fotocamera commuta tra i due metodi precedenti a seconda
del soggetto.
4)Manuale: il fotografo deve disattivare l'autofocus e ruotare la ghiera
dell'obiettivo fino a che l'immagine non appare nitida.
Nelle vecchie reflex che avevano solo la messa a fuoco manuale, nel mirino si vedeva
una corona di quadratini ( corona di microprismi ) ed al centro un immagine spezzata,
per avere la messa a fuoco bastava ruotare la ghiera dell'obiettivo finch l'immagine
appariva nitida sulla corona o equivalentemente l'immagine spezzata diventava intera.
Da notare che la fotocamera mette a fuoco il soggetto solo se questo si trova in

corrispondenza di uno dei sensori dell'autofocus, solitamente indicati con un punto che
s'illumina quando aggancia un soggetto. Le moderne reflex hanno dai 5 ai 45 punti di
messa a fuoco, per individuare da sole il soggetto nella scena, ma sempre possibile
scegliere il punto di messa a fuoco, nel caso in cui l'autofocus voglia mettere a fuoco il
soggetto sbagliato! Otturatore, tempi ed esposizione - parte seconda
HDR ( High Dynamic Range ) Per compensare la scarsa latitudine di posa dei sensori si
ricorsi a questo artificio, talmente efficace quanto semplice: si scattano varie foto del
soggetto esponendo per avere dettagli nelle ombre e nelle alte luci, tramite un software
queste foto vengono sovrapposte alla foto normale ottenendo una compensazione
selettiva. Nella foto finale le parti in ombra saranno quelle della foto fatta per le ombre,
le alte luci saranno quelle della foto fatta per le alte luci, cos si estende artificialmente la
gamma dinamica della foto.
Tipi di esposimetri
Esistono due tipi di esposimetro, anzi due modi diversi per leggere la luce! gli
esposimetri a luce riflessa e quelli a luce incidente. Gli esposimetri a luce riflessa leggono
la luce riflessa dal soggetto, sono quindi influenzati dai colori del soggetto, in quanto ogni
colore riflette una diversa quantit di luce, per esempio il giallo riflette pi luce del blu,
come valore medio si usa il grigio di cui abbiamo gi parlato. Nelle reflex si usano
esposimetri a luce riflessa, per questo quando il soggetto non ha un colore simile al
grigio, finiscono ingannati! Gli esposimetri a luce incidente, non vanno puntati contro il
soggetto come la reflex, ma dando le spalle al soggetto in modo da leggere la luce che
colpisce il soggetto, non facendosi cos ingannare dal suo colore, solitamente vengono
venduti come esposimetri separati, richiedono una certa dimestichezza per essere usati.
Tipi di autofocus Per comodit gli autofocus si dividono in attivi e passivi: Gli autofocus
attivi, mandano un raggio solitamente infrarosso contro il soggetto e calcolando il tempo
di ritorno del raggio riflesso stimano la distanza, questo sistema presenta due svantaggi
il primo la necessita di un raggio che arrivi a colpire il soggetto, che quindi deve essere
vicino! il secondo pi di natura tecnica, implementare il sistema per ogni distanza
renderebbe il meccanismo costoso, quindi si divide in zone lo spazio davanti alla
fotocamere e si fa una stima approssimata, giocando sulla PDC. Funzionano benissimo
anche con scarsa luce ma possono essere tratti in inganno dal sole troppo forte, o da
fonti di calore. Questo sistema viene comunemente utilizzato nelle compatte. Gli
autofocus passivi, si dividono in due tipi:

Rilevamento di fase: si basa su un idea tanto semplice quanto geniale, se un punto


non a fuoco questo appare come un disco se invece a fuoco appare come un
punto! disponendo due sensori sul piano della pellicola/sensore e comparandoli si
pu misurare quando effettivamente la messa a fuoco corretta, il tutto si riduce alla
ricerca della posizione in cui il punto pi piccolo. Attualmente il sistema migliore.
Misurazione del contrasto: quando l'immagine a fuoco il contrasto massimo, in
questo caso il sensore si limita a spostare la messa a fuoco fino a trovare il massimo
contrasto. L'unica pecca dei sistemi passivi che in presenza di soggetti con scarso
contrasto o con poca luce, non riescono a mettere a fuoco, il vantaggio che non
sono tenuti a calcolare la distanza del soggetto, anche se poi lo fanno comunque per
ottimizzare altre funzioni.

Nelle moderne reflex oltre ad un sistema passivo, sempre presente anche un sistema
attivo, accoppiato al flash incorporato ( o pi raramente ad un emettitore IR ) o a quelli
acquistabili separatamente, il principio simile, uno o pi lampi illuminano la scena per
la frazione di secondo che serve all'autofocus per funzionare, talvolta viene letta anche la

quantit di luce riflessa ed il suo tempo di ritorno, questo dato viene usato per stimare in
modo ancora pi preciso la distanza del soggetto, e l'esposizione che quasi certamente
richieder anche l'uso del flash. Curiosit Nelle fotocamere usa e getta e nei fotocellulari
spesso si mette un solo diaframma chiuso per sfruttare l'iperfocale e risparmiare
sull'autofocus e si usa un obiettivo con focale tendente al grandangolo per usare bassi
tempi d'esposizione, solitamente ottenuti spegnendo ed accendendo il sensore senza
l'utilizzo di un vero otturatore. Uno degli elementi fondamentali in fotografia lo
strumento di regolazione del contrasto e della luminosit. Regolare il contrasto e la
luminosit un'operazione necessaria, soprattutto per chi usa macchine fotografiche di
tipo Bridgee o Reflex, esse scattano con un contrasto e una luminosit pi bassa del
normale per dare la possibilit al fotografo di regolare da se questi valori. Aumentando il
contrasto in una foto otterrete colori pi vivi, prendete una foto appena scattata,
aumentate un p il contrasto e regolate la luminosit, salvate l'immagine con un altro
nome e chiudete tutto, riaprite la foto originale e quella appena "trattata" mettendole a
confronto. Noterete che la differenza qualitativa fra le due foto evidente . Uno
strumento molto utile il ritaglio. Esso essenziale nella maggior parte dei nostri scatti,
per realizzare un'immagine perfetta e valorizzare il significato che si vuole trasmettere.
Quando fotografiamo qualcosa che ci attrae spesso non facciamo in tempo a inquadrare
perfettamente il soggetto che ci interessa e nella foto risulteranno elementi di disturbo
che disperdono l'attenzione. Prima del processo di post produzione, nell'immagine vi
erano elementi che non mi interessavano tagliando via quegli elementi che distraevano
l'occhio da ci che essenziale il significato che desideravo dare alla foto dopo tale
processo molto pi chiaro.
Come
colorare gli occhi con Photoshop Il ritocco degli occhi molto usato in ambito
pubblicitario, questi sono i passaggi principali che servono a realizzare tale effetto:

Apro l'immagine che mi interessa con Photoshop.


Aperta l'immagine avremo un livello denominato "sfondo" ( background ), duplicate
questo livello e cliccate sulla copia che otterrete.
Ora vi serve uno strumento per selezionare l'iride, per maggiore precisione vi
consiglio di utilizzare lo strumento di selezione "Lazo magnetico", i valori di tale
strumento dovranno essere "Sfuma = 2px" e selezionate il quadratino "Anti-alias"
( come nella figura di esempio qui sotto ).

Ora andate su Immagine-->Adjustments-->Bilanciamento colore e settate questo


strumento fino a trovare il colore che pi vi aggrada ( consiglio tonalit di colore
molto accese ).
A seconda della fotografia potreste aver bisogno di regolare la luminosit e il
contrasto del colore appena selezionato per i vostri begli occhietti.
Ora utilizziamo lo strumento "Brucia" sulle pupille e sui contorni dell'iride per scurire
queste parti.

Adesso per rendere pi realistica l'immagine, sul livello su cui avete lavorato finora
ovvero quello copiato da livello "Sfondo" diminuite l'opacit e settatela su 40%
( come ho fatto io ) oppure su un valore a vostro piacimento finch il colore degli
occhi non risulta pi realistico. Ora salvate il file ed il gioco fatto.