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Dott.

Antonio Marfella Oncologo e dermatologo dellOspedale Pascale di Napoli, difensore civico e


membro del direttivo regionale Medici per lAmbiente.
Pericolosit discariche rifiuti urbani. Lemergenza rifiuti non mai esistita ma la tragica e messa
in scena di un sistema di un sistema industriale ben collaudato ed estremamente redditizio, di cui
Napoli solamente la punta delliceberg, ma che soprattutto non provocato dalla malavita
organizzata ma utilizza la malavita organizzata.
Sul problema si inizi ad aprire gli occhi con gli incredibili (per entit e qualit) resoconti di
Saviano in Gomorra.
Purtroppo ci si resi conto ben presto che ci che descriveva Saviano non solo corrispondeva a
verit ma forse veniva sottostimato (specie per quanto riguarda la pericolosit delle discariche) ed
inoltre stato possibile registrare una sorta di dissociazione, da parte della manovalanza
camorristica che si stava rendendo conto che, cos, stavano avvelenando i loro stessi figli.
Il teatrino ufficiale della munnezza in Campania parla 2'800'000 tonnellate/anno di rifiuti urbani,
ma in realt occorre aggiungere una parte di rifiuti industriali pari a 4'000'000 tonnellate/anno di cui
nessuno parla.
La parte non dichiarata, o per meglio dire evasa di questi rifiuti industriali, per problematiche
inerenti alla crisi economica, tende, su scala nazionale ad incrementarsi in quantit, variet e
pericolosit.
E proprio di questi giorni un rapporto della G.d.F. che afferma che un terzo delle ditte nazionali
evadono e che, per quanto riguarda Napoli, levasione dagli obblighi relativi alla gestione dei
rifiuti industriali a carico di quel terzo di imprese edili per la maggior parte, abusive, fuori norma
o irregolari.
Tutto ci ha innescato un commercio estremamente fiorente di rifiuti industriali, ufficialmente in
uscita dalla Campania, ufficiosamente in entrata a tal punto che dai registri ISPRA (con i quali si
monitorano le emissioni industriali degli stati mebri CE) risulta che, nel 2008, mentre tutto il mondo
vedeva Napoli sommersa dai rifiuti (urbani), la Regione risultava (in base ai documenti) la pi
virtuosa nello smaltimento di ben 4'000'000 tonnellate di rifiuti industriali (abbiamo detto inerti
provenienti in massima parte dai cantieri edili) che a fronte della mancanza in regione, di discariche
adatte allo scopo, risultavano smaltite nelle 68 (!) discariche di cui dispone il Veneto a fronte di
300'000 t/anno legali ed ufficiali di rifiuti industriali provenienti da altre regioni.
Cosa c sotto questo paradosso? Come descritto nellindagine Terra Mia del magistrato Donato
Ceglie, troviamo un turpe flusso di rifiuti industriali da e verso la Campania, che sfruttando alcune
smagliature della normativa vigente che assoggetta i rifiuti industriali a merce qualsiasi della quale
responsabile il privato e che perci libera di circolare sul territorio nazionale, fa si (da quanto
risulta dai dalle documentazioni delle agenzie ARPA regionali) che 900'000 tonnellate lanno di
rifiuti inerti non pericolosi o indifferenziati in uscita dalla Campania vengono regolarmente smaltiti
tra Emilia Romagna, Veneto e Lombardia e che una uguale quantit di rifiuti industriali pericolosi
(il meglio della produzione delle industrie del Nord, come ad esempio i fanghi di Porto Marghera
(categoria D1, rifiuti altamente pericolosi) che non possono essere smaltite nelle 68 discariche
venete destinate a rifiuti industriali pericolosi, tornano con gli stessi TIR nelle discariche campane
(nella fattispecie quella di Castelvolturno).
E evidente quindi che questo sistema per autosostenersi ha bisogno della foglia di fico del
trasferimento di rifiuti indifferenziati urbani dalla Campania verso le altre regioni e che la necessit
di smaltire i rifiuti industriali provenienti da fuori regione impedisce di fatto limplementazione, a
Napoli, di una filiera per lo smaltimento differenziato dei RSU.
Inoltre la (parziale) mancanza di un sistema di smaltimento differenziato dei RSU operata anche
attraverso linspiegabile riconversione della intera dotazione di impianti di compostaggio (STIR) in
sminuzzatori di rifiuti indifferenziati) risponde al preciso disegno industriale: di camuffare i rifiuti
tossici (come per esempio i percolati o i fanghi, ricordate le misteriose autobotti che passavano da
Terzigno ampiamente scortate dalla PS ?) con lumido o il percolato i rifiuti urbani indifferenziati:

Quanto sopra giustifica anche il dimensionamento delle discariche e degli impianti di incenerimento
proposti. Linceneritore di Acerra per esempio, basterebbe ed avanzerebbe per incenerire quel 20%
di RU urbani che non potrebbero essere smaltiti con la filiera della differenziazione e del riciclo (il
20% di 2'800'000 tonnellate circa 600'000 tonnellate/anno che era la cifra sulla base del
dimensionamento di questo supertossico inceneritore).
Perch Acerra non pi sufficiente e si propone il maxi inceneritore da 3'000 tonnellate/giorno
previsto pochi chilometri dal centro di Napoli, pari a tuti e nove inceneritori attivi in Austria
(Vienna compresa)?
Perch 2'800'000 t/anno di rifiuti urbani pi 4'000000t/anno di rifiuti industriali (in parte tossici) fa
6'800'000 t/anno, il 20% di questo volume fa pi di 1'300'000 t/anno cio quasi 3000 t/giorno di
rifiuti da incenerire