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I figli della maledizione

fra la Medea di Euripide


e la Seconda Lettera di Pietro :
una nota al v. 15 del Christus Patiens*

da
Giorgio Scrofani
(Pisa)

La tecnica centonaria del Christus Patiens, tragedia cristiana


composta in un periodo imprecisato tra il iv e il xii secolo, e
stata oggetto di numerosi studi tesi per lo piu a identificare i
versi delle tragedie greche che l'opera pseudo-nazianzena ri1

prende . Sebbene alcuni studiosi, a cominciare da Francesco

* Questo lavoro e stato presentato in forma preliminare nel corso del seminario di ricerca coordinato dal prof. G. W. Most presso la Scuola Normale Superiore di Pisa nell'a.a 2004/05 e ha potuto trarre beneficio dai consigli
e dai suggerimenti emersi in quell'occasione. Ringrazio inoltre il dott. Peter
Van Nuffelen (Universita di Exeter) per averlo letto e discusso con me.
1

Si vedano ad esempio I. Giudice Rizzo, Sul Christus Patiens e le Bac-

canti di Euripide , Siculorum Gymnasium, 30 (1977), p. 1-63 ; R. Roncali,


Euripide,

Ippolito 43 -

Christus

patiens 745 ,

Bollettino

dei

classici,

17

(1996), p. 116-118 ; I. Privitera, L'Agamennone di Eschilo in Christus


Patiens 44 , Studi classici e orientali, 48 (2002), p. 415-416. L'edizione critica
di riferimento e quella di A. Tuilier, Gregoire de Nazianze. La Passion du
Christ, Paris 1969 (rimando all'introduzione alle p. 11-121 per un'analisi
dettagliata della tradizione manoscritta, dello stile e del contenuto dell'opera). L'unica traduzione italiana disponibile e quella curata da F. Trisoglio,
2

Gregorio di Nazianzo. La Passione di Cristo, Roma 1990 . Un elenco completo


delle attribuzioni proposte (da Gregorio di Nazianzo ad Apollinare di Laodicea a Romano il Melodo e Teodoro Prodromo) in F. Trisoglio, Il
Christus patiens. Rassegna delle attribuzioni , Rivista di Studi Classici, 22
(1974), p. 351-423, ripreso e sviluppato in Id., San Gregorio di Nazianzo e il
Christus Patiens. Il problema dell'autenticita gregoriana del dramma, Firenze 1996.

DOI 10.1484/J.SE.1.100333

Sacris Erudiri 47 (2008): 147-154

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GIORGIO SCROFANI

Trisoglio, abbiano cercato di mostrarne l'originalita, riconoscendole, non senza esagerazioni, una dignita letteraria paragonabile o addirittura superiore a quella dei modelli classici
cui si ispira , la tragedia continua per lo piu ad essere conside2

rata e trattata come un mero contenitore di versi.


In questo breve intervento intendo mostrare, a partire dalla
presenza in Chr. Pat. 15 di un riferimento alla Seconda Lettera

di Pietro, presenza che in base alle mie conoscenze non e stata


finora riconosciuta, in che modo l'espressione

araq te` kna

vada correttamente intesa (i discendenti di Eva in quanto figli


non di Eva ma della maledizione che Dio ha scagliato su di
lei). Mostero inoltre, a partire da questo esempio, come la tec nica compositiva dell'opera non si limiti a trasferire tout court
in contesto cristiano il patrimonio tragico del passato a scopo
puramente esornativo, ma come questo sia tipologicamente
adattato alla rivelazione del Cristo e utilizzato per creare delle
precise assonanze e riferimenti intratestuali : la ripresa di un
passo tragico o neotestamentario non e fine a se stesso ma si
3

inserisce pienamente nell'economia del testo .


I versi 1-19 del Christus Patiens, modellati sullo

pro`teron

usteron

del prologo della Medea di Euripide, rivestono una

funzione fondamentale nell'economia del dramma al di la del


loro valore proemiale, individuando nella caduta originaria

Si vedano in particolare F. Trisoglio, I deuteragonisti del Christus

patiens , Dioniso, 49 (1978), p. 117-187 ; Id., Forme e sviluppi del monologo nella tragedia classica greca e nel Christus patiens , Civilta classica e cri-

stiana, 1 (1980), p. 7-48 ; Id., La tecnica centonica nel Christus patiens , in


I. Gallo (ed.), Studi salernitani in memoria di R. Cantarella , Salerno 1981,
p. 371-409 ; e in particolare Id., Il Christus patiens e la tragedia classica greca ,

Dioniso, 63 (1993), p. 83-119, che nel tentativo di mostrare come

l'autore del centone non dipenda passivamente dalle sue fonti, si spinge ad
affermare, forse troppo audacemente, che la tragedia merita di essere considerata una delle espressioni piu alte della drammaturgia classica.
3

Su questa stessa linea interpretativa A. Comsa, Le `Promethee encha|-

ne' et le `Christus patiens' , Kentron, 13 (1997), p. 133-138, e J. M. Mathieu,


`C'est mon enfant, je sais comment je l'ai engendre ' : Gregoire de Nazianze ( ?), `Christus Patiens' , Kentron, 13 (1997), p. 111-117. Invece secondo
Starowieyki, Entre Euripide, la Bible et les apocryphes , in A. Jerzy W. Go
rler, Scaenica Saravi-Varsoviensia : Beitra ge zum antiken Theater und zu

seinem Nachleben , Warszava 1997, p. 142-155, i classici costituirebbero solo


la materia con cui il dramma espone la rivelazione cristiana.

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I FIGLI DELLA MALEDIZIONE

l'antefatto della tragedia che ha luogo sul Golgota : Eva, con


il suo peccato e la maledizione divina che ne e seguita, e la pri
ma

responsabile

dell'incarnazione

della

morte

di

Cristo

(vv. 20 25). All'origine e al culmine della storia della salvezza

my`tyr ge` nouq my`tyr te` knwn


my`tyr parhe` noq

si pongono due donne : Eva,

origine del peccato e fonte di maledizione per tutto il genere


umano (v. 15), e Maria,
4

(v. 23), portatrice,

invece, di salvezza . Risulta chiara in questo contesto la centra

lita del v. 15, che descrive le conseguenze della maledizione


che colpendo Eva si e trasmessa a tutto il genere umano :

idrwt a n w kei ty` nde gy n o lehri`an


su n a ndri kai te` knoisin a raq u sta` tyq

Non abiterebbe con sudore questa terra funesta,


5

con il marito e i figli della maledizione estrema .

La fuga dal Paradiso terrestre richiama all'autore la condi

zione di esule di Medea, che lascio la Colchide, e quindi Iolco,

Med. 9-10
Christ. Pat. 14-15 :

per seguire Giasone.


naturale di

e, di conseguenza, il modello

ou d a n ktanein pei`sasa Pelia` daq ko` raq


pate` ra katw` kei ty` nde gyn Korinhi`an
xun a ndri kai te` knoisin

Solo il parto virginale di Maria ha potuto sciogliere la maledizione di

Eva si e trasmessa. Si vedano ad esempio [Greg. Nyss.],


Procl.

hom.

5 ; Rom.,

cant.

annunt.

p. 79-83 ;

13.7.4. Dio ha voluto ricondurre all'innocenza

delle origini la storia umana per quella stessa via per la quale essa era precipi questo il senso del parallelismo
tata nel baratro del peccato e della morte. E
antitetico istituito tra Eva e Maria, i cui vertici sono rispettivamente la disobbedienza dell'una e l'obbedienza dell'altra : ai due poli opposti, peccato e
salvezza, c'e una vergine. Cfr. Sfameni-Gasparro, La donna nell'esegesi
patristica di Gn 1-3 , in U. Mattioli (ed.),

co, Genova 1992, p.

La donna nel pensiero cristiano anti-

17-50, (soprattutto 26 ss.). Sull'opposizione Eva/Maria

Maria nuova Eva nella patristica


Eva und Maria. Eine Antithese als

nel pensiero dei Padri rimando a L. Cignelli,

greca (sec.
Bildmotiv,

ii-v , Assisi 1966 ; E. Guldan,

Graz 1966 ; e al recente M. C. Steenberg, The Role of Mary as

Co-Recapitulator in St. Irenaeus of Lyons ,

Vigiliae Christianae,

58 (2004),

p. 117-137. Sull'origine di questo tema nel Giudaismo del Secondo Tempio


e

nel

primo

Cristianesimo,

vedi

B. Heininger,

Die

`mystische'

Eva :

1 Tim 2, 8-15 und die Folgen des Su ndenfalls in der `Apokalypsis Mosis' ,

Biblische Zeitschrift, 46 (2002), p.


Christ. Pat. 14-15.
5

205-221.

150

GIORGIO SCROFANI

E non avrebbe persuaso le figlie di Pelia a uccidere il padre,


non abiterebbe adesso in questa terra corinzia
6

con il marito e i figli .

Eva e l'unica vera responsabile della caduta come Medea lo


e delle sventure che si sono abbattute su Corinto. Il superlativo

usta`ty non va inteso in senso temporale (tra le maledizio-

ni che Dio scaglia sui tre colpevoli, quella della donna occupa
il secondo posto) ma di grado : la maledizione e ultima nel
senso di estrema . La maledizione che grava sulla donna, su
tutte le donne, e la piu
pesante, la piu umiliante, e l'estrema punizione che Dio ha riservato ai trasgressori e che ha per conseguenza la morte. Questa particolare interpretazione di Gen
3, 16 e sostenuta in particolar modo in quelle opere dedicate
all'esaltazione della verginita (solo la vergine sfugge alla condanna di Eva), che si diffondono in Oriente a partire dal iv se7

colo . L'atteggiamento di Giovanni Crisostomo nei confronti


della donna, quale si esprime nel De Verginitate, risulta esemplare di una tendenza che rimarra praticamente immutata nel
corso dei secoli e fornisce al tempo stesso il contesto ideale in
cui inserire il riferimento alla maledizione di Christ. Pat. 15 :

Eur. Med. 8-10.

Cfr. Sfameni Gasparro, La donna, p. 30. Questo tipo di interpretazione

e cos| generalizzata da rendere impossibile il suo utilizzo per datare il Christus. Trisoglio, Il Christus patiens, p. 14 nel tentativo di attribuire a tutti i
costi la tragedia a Gregorio di Nazianzo, a proposito dei vv. 14-15 nota una
concomitanza concettuale ed enunciativa con Carm. I, 2, 10, 479, col.
714 che ricorda che la trasgressione dei protoplasti condanno l'uomo alle fatiche della terra, e tace invece sul riferimento al concetto di maledizione e
alla sua funzione drammatica. Piuttosto mi sembrerebbe piu opportuno accostare il passo al tema della verginita di Maria che pone fine alla maledizione di Eva. Cfr. V. Limberis, Hymns to Mary, the Mother of God, the
Theotokos , in R. Valantatis (ed.), Religions of Late Antiquity in practice,
Princeton 2000, p. 357-363. Sulla figura della vergine nel Christus Patiens alla
luce della riflessione teologica dei Cappadoci vedi J. A. de Aldama, La
tragedia Christus patiens y la doctrina mariana en la Capadocia del siglo iv ,
in J. Fontaine - C. Kannengiesser (ed.), Epektasis. Me langes patristiques offerts a Jean Danie lou, Paris 1972, p. 417-423 ; F. Trisoglio, La Theotokos
quale `signora' nel Christus patiens , Sileno, 23 (1997), p. 225-241. Per
un'introduzione generale sulla presenza di Maria nel pensiero dei Padri rimando a L. Gambero, Mary and the Fathers of the Church : The Blessed Virgin
Mary in Patristic Thought, San Francisco 1999.

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I FIGLI DELLA MALEDIZIONE

q kai
Tosau`ty gar tyq algydo`noq tau`tyq y turanniq w
tyn hei`an grafyn yni`ka an aijmalwsi`an kai limon kai
loimon kai ta afo`ryta tw
n kakw
n aini`tteshai bou`ly dinaq pa`nta ta toiauta kalein. Kai o Heoq de
tai, w
anti timwri`aq auto kai araq epe`hyke t gunaiki`, ou
to ti`ktein le`gw alla to outw ti`ktein meta po`nwn kai
di`nwn.
w
Tale e la tirannia di simile sofferenza (scill. la maternita) che le
Scritture quando vogliono riferirsi alla schiavitu, alla fame,
alla peste e in genere ai mali peggiori, li rapportano ai dolori
del parto. Infatti come castigo e maledizione Dio impose alla
donna questo : non solo di partorire, ma di partorire con do 8

lori e doglie .

Il Crisostomo si spinge fino a negare il significato letterale


di Gen 1, 28 ( Crescete e moltiplicatevi ) : come dimostra il
fatto che proprio i progenitori vennero alla luce senza atto ses suale, il Creatore non aveva bisogno della sessualita per popolare il mondo. Secondo la sua interpretazione del racconto del la

Genesi,

la

storia

dell'umanita

si

sviluppa

da

uno

stato

virginale originario, che avvicinava l'uomo a Dio, per precipi tare nella maledizione del peccato e finalmente ritrovare nella
castita il modello ideale della vita paradisiaca . Gli uomini ge9

nerati da Eva sono

araq te`kna non tanto nel senso che sono


10

gravati dalla maledizione dei progenitori , ma in quanto


hanno avuto origine dalla maledizione che Eva ha attirato su
di se : non sono figli di Eva, che non e stata creata allo scopo
di procreare, ma della procreazione stessa che e il castigo che
Dio ha inflitto alla donna.
Il riferimento alla maledizione connette idealmente le Scrit ture con la cultura greca gia a livello lessicale e stilistico

de. Verg. 65, 5-11.

Ibidem 14.

10

Secondo

la

traduzione

fornita

da

Trisoglio,

11

: la

Gregorio di Nazianzo ,

p. 38.
11

L'uso del sostantivo

ara`, rispetto a kata`ra, oltre che ad esigenze me-

triche, dipende dalla sua diffusione nella tragedia classica. Cfr. ad esempio
Aesch. Prom. 910 ; Agamenn . 457 ; Soph. Oed. Col. 151-152 ; Eur. Phoen. 67.
Sul significato storico-religioso di

ara` rimando a S. Pulleyn, Prayer in

Greek religion, Oxford 1997, p. 70-95.

152

GIORGIO SCROFANI

concezione giudaico-cristiana della maledizione divina trova,


infatti, una perfetta corrispondenza nel destino che colpisce i
grandi eroi tragici e la loro discendenza, secondo il principio
dell'ereditarieta della colpa presente gia in Omero e formulato
12

da Solone . Esso crea inoltre una corrispondenza ulteriore tra


Eva e Medea : entrambe sono strumenti di vendetta e fonte di
maledizione, causa di sciagura per il marito e di morte per i fi gli ; entrambe sono esuli in una terra straniera per una colpa
commessa. Nella versione di Euripide, Medea maledice i suoi
stessi figli al v. 112, quando invoca vendetta divina su Giaso ne e la sua nuova sposa :

kata`ratoi
w
paideq oloishe stugeraq matroq
sun patri`, kai paq do`moq erroi
Maledetti figli di una madre miserabile,
possiate morire con vostro padre e che questa casa precipiti in
13

rovina .

La vendetta, che avra compimento nella morte dei due bambini, e presentata nei termini di una maledizione ancora al
v. 608 nelle parole di Medea a Giasone :

kai soiq arai`a g ousa tugja`nw do`moiq


14

Io sono una maledizione per la tua casa .

12

Basti pensare alla maledizione che si abbatte sui Tantalidi e sui Labdaci-

di e che domina interamente il dramma classico. Cfr. ad esempio Aesch.

Agam. 1577-1582 ; Coeph. 503-504 ; Eum. 934 ; Soph. Ant. 583-603 ; Oed.
Col. 367-370 ; Eur. Iph. Taur. 186-202 ; Or. 811-818. Quest'argomento e
troppo conosciuto e studiato per pter fornire qui una bibliografia di riferimento. Per un'analisi di carattere storico-religioso rimando a R.

Parker,

Miasma : Pollution and Purification in early Greek Religion , Oxford 1983, p. 191206.
13

Eur. Med. 112-114.

14

La maledizione e conseguenza di un giuramento infranto, e anche se e

Medea a compiere materialmente la vendetta si intravede, nello svolgimento


della vicenda, la mano divina. Cfr. A. P.

Burnett, Revenge in Attic and Later

importante precisare che la ripresa di


Tragedy, Berkeley 1998, p. 192-224. E
modelli classici non condiziona l' ortodossia del messaggio evangelico.
Sul ruolo della donna nel dramma antico rimando alla recente analisi di
H. P.

Foley, Female Acts in Greek Tragedy, Princeton 2001.

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I FIGLI DELLA MALEDIZIONE

L'aggiunta del genitivo

araq al modello euripideo fornito

da Med. 10 risponde, a mio avviso, ad un preciso criterio compositivo. Il v. 15 ha un chiaro modello letterario in 2 Pt 2, 14
a proposito dei falsi maestri che hanno abbandonato abbando-

nato la via di verita (y

odoq tyq alyhei`aq) per il vizio, gua-

dagnandosi il buio delle tenebre (o

zo`foq tou sko`touq)

15

ofhalmouq ejonteq mestouq moijali`doq kai akatapau`stou amarti`aq, delea`zonteq vujaq astyri`ktouq, kardi`an gegumnasme`nyn pleonexi`aq ejonteq, kata`raq te`kna.
Hanno gli occhi gonfi di adulterio e insaziabili di peccato,
adescano le anime deboli, il loro cuore e allenato alla cupidi16

gia, sono figli di maledizione .

altamente improbabile che con l'espressione


E

te`kna araq,

sconosciuta in questa forma al greco profano, l'autore del


Christus non volesse richiamarsi al passo neotestamentario. La
ripresa e giustificata dalla connessione concettuale e argomentativa tra Med. 10 e 2 Pt, 14, che l'autore riteneva adatta a descrivere la condizione di Eva, condannata secondo Gen 3, 16
a partorire con dolore (en

lu`paiq te`x te`kna), e del genere

umano legato, a causa sua, ad un destino di morte e sofferenza

17

Riprendendo il v. 10 della Medea, e apponendovi il riferimento alla maledizione di Eva con un'espressione ricalcata
sulla Seconda lettera di Pietro, l'autore del Christus istituisce un
nesso, una corrispondenza ideale, tra Medea, il simbolo della

15

Cfr. ad esempio Sir. 41, 8-10 :

ouai umin, andreq asebeiq, oitineq eg-

kateli`pete no`mon heou uvi`stou : kai ean gennyhy te, eiq kata`ran
gennyhy`seshe, kai ean apoha`nyte, eiq kata`ran merishy`seshe. pa` nta,
osa ek gyq, eiq gyn apeleu`setai, outwq asebeiq apo kata`raq eiq
` leian. Ulteriori riferimenti in F. Buchsel, ara`, katara`omai, kata`ra,
apw
epikata`ratoq, epa`ratoq, Grande Lessico del Nuovo Testamento, I, col. 11971204.
16

L'espressione ricorre inoltre in [Joh. Chrys], Pseud. 59, 557 in cui

2 Pt, 14 e citato espressamente in riferimento a Simon Mago,

mahytyn tou

diabo`lou en taiq airesesin. Sull'uso e la funzione della maledizione negli


scritti agiografici fra ii e vi secolo, in particolare nelle Passioni dei martiri,
rimando a P. Boulhol, La priere dangereuse : Impre cations et maledictions dans
l'hagiographie antique ( ii-vi siecle), in G. Dorival - D. Pralon, Prieres mediterraneennes hier et auaujourd'hui, Aix-en-Provence 2000, p. 177-199.
17

Cfr. Christ. Pat. 19 :

` pwn apan.
oud an ge`noq t olwlen anhrw

154

GIORGIO SCROFANI

donna-strega, ed Eva, l'origine del peccato e piu in generale


tra la concezione scritturistica e quella greca della trasgressio ne come di una macchia ereditaria. Se queste sono le premesse
teologiche del confronto, dal punto di vista drammatico la
Vergine si presenta come l'antitipo dell'eroina della tragedia
greca, di cui e invece Eva, nuova Medea, a costituire il simbolo : nel gioco di rimandi e corrispondenze che compongono la
trama del Christus, la Nutrice e la Vergine sono opposte a Medea e ad Eva. La disinvoltura con cui l'autore si muove all'in terno della tragedia classica, la liberta con cui interpreta temi e
situazioni alla luce del messaggio evangelico suggeriscono un
rapporto profondo ed estremamente complesso che non si li mita alla citazione di un verso come mero artificio retorico.
La ripresa di un verso della Medea o delle Baccanti e funzionale
all'intreccio drammatico del Christus e sottintende la creazione
di una rete di corrispondenze tra il dramma antico e quello cri stiano :

componendo

la

sua

tragedia

secondo

Euripide ,

l'autore del Christus non poteva non trasportare nel nuovo


mondo cristiano, risanandolo attraverso la parola di Cristo, il
vecchio mondo degli dei e degli eroi cos| come appariva ai
suoi occhi e alla luce della sua cultura.

Sommario
In Chr. Pat. 15 i figli di Eva sono definiti

araq te` kna. I discendenti

di Eva in quanto figli non di Eva ma della maledizione che Dio ha


scagliato su di lei La fuga dal Paradiso terrestre richiama all'autore
del dramma la fuga di Medea dalla Colchide e la sua condizione di
Esule a Corinto (Med. 9-10). I figli di Eva sono maledetti a causa della colpa della madre come ifigli di Medea. Al tempo stesso l'espressione

araq te` kna

ha la sua unica attestazione in 2 Pt 2,14, dov'e

usata a proposito dei falsi maestri che con il loro vizio si sono gua dagnati il buio delle tenebre. La tecnica compositiva dell'opera non
si limita a trasferire tout court in contesto cristiano il patrimonio tragico del passato a scopo puramente esornativo, ma come questo sia tipologicamente adattato alla rivelazione del Cristo e utilizzato per
creare delle precise assonanze e riferimenti intratestuali. Modellando
il v. 15 su Med. 10 e apponendovi il riferimento alla maledizione di
Eva con un'espressione ricalcata sulla Seconda lettera di Pietro, l'autore del Christus istituisce un nesso, una corrispondenza ideale tra
Medea, il simbolo della donna-strega, ed Eva, l'origine del peccato.