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Zolfo e Mercurio Concorso in Omicidio 2: la vendetta - www.zolfoemercurio.blogs.it www.zemedizioni.blogs.

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Zolfo e Mercurio Edizioni


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Concorso in Omicidio 2
LA VENDETTA
A cura di
Zolfo & Mercurio

Z&M edizioni 2008


copyright Zolfo & Mercurio e i rispettivi autori
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MOVENTE
CONCORSO IN OMICIDIO un concorso letterario per racconti brevi
lanciato nel 2006. Visto il grande interesse e la forte partecipazione abbiamo
pensato a due anni di distanza di riproporlo. Da allora sono cambiate
molte cose: le visite al blog sono arrivate anche a 18000 al mese, siamo
stati intervistati a Radio Due e stiamo collaborando con alcune associazioni
culturali. Cos abbiamo replicato con CONCORSO IN OMICIDIO 2 LA
VENDETTA. All'iniziativa si sono aggiunti degli sponsor (Edizioni XII e Luca
Ducceschi, curatore dell'antologia weird Polpa e Colpa), e i partecipanti sono
raddoppiati, segno evidente che il concorso ancora vivo e attuale.
Questo concorso, come ogni altro promosso da noi, non prevedeva tasse di
partecipazione o obblighi di acquisto. Rimaniamo fedeli al principio che
lautore non dovrebbe mai pagare per pubblicare. Grazie al web il nostro
sogno di creare una vetrina virtuale per autori italiani assolutamente gratuita
divenuto realt, dando la possibilit di acquistare il libro sullo store di Lul
o di scaricarlo gratuitamente in formato .pdf sul sito della nostra casa
editrice online Z&M Edizioni. Crediamo che niente sia possibile senza la
sincerit nei confronti di chi ci segue. Detto questo passiamo ai moventi
che ci hanno portato a scegliere i vincitori. I racconti premiati spiccano
soprattutto per loriginalit. Parlare di un omicidio facile: basta larma, una
vittima e un assassino. A volte pu anche non esserci un movente. Scrivere
bene non difficile: basta lesercizio. Scrivere meglio significa essere
originali, creativi. Ecco perch il racconto di Cor, NUMERI PRIMI, stato
subito apprezzato. Oltre allidea inusuale dellelencazione per numeri primi, il
racconto stupisce per il colpo di scena e la sottile vena ironica. Il finale
spezza la routine descritta portando il lettore a unamara risata.
Originale il colpo di scena e la descrizione nel secondo racconto, HO
SOGNATO, di Franceschini. Un banale sogno, una gelosia sopita diventa il
movente del delitto. In una dimensione antropologica interessante la
relazione tra cibo e morte (basti pensare allusanza del banchetto funebre
nellantica Roma) evidenziata nel racconto. I dettagli, dai biscotti light alla
miscela arabica da 3 e 80 letto, hanno una specifica funzione: dando
maggior risalto ai piccoli particolari passa in secondo piano lomicidio che
diventa cos una banale azione quotidiana.
Il racconto di Brasili, NON MAI TROPPO TARDI, ricco di spunti
interpretativi. Prima di tutto il rapporto, da molti analizzato, tra eros e
morte. Interessante, poi, la relazione che Brasili ci propone tra fiaba e
erotismo. Diversi studi, infatti, sostengono che ci sia un forte legame tra la
sessualit e le fiabe. Il colpo di scena lascia tutti sbalorditi. Complimenti
dunque all'autore per loriginalit e il talento.
Restate con noi,
Zolfo & Mercurio

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I RACCONTI
OPERA VINCITRICE: NON MAI TROPPO TARDI - LUIGI BRASILI
SECONDO CLASSIFICATO: HO SOGNATO - FRANCESCO FRANCESCHINI
TERZO CLASSIFICATO: NUMERI PRIMI - SIMONE COR

BAMMBIIINO - GELOSTELLATO
EPILOGO DI UNA SCONFITTA - MARTINA DEI CAS
VOGLIA DI VENDETTA - ELISA BENEDETTI
CLICK - MICHELE BOLETTIERI
ONE SHOT, ONE KILL - MATTEO MANCINI
LA PROMOZIONE -BARBARA BISERNI
LA NOTTE IN... FIAMMA - DELIA MASTINO
NOTTURNO D'ARGENTO - SIMONA AIUTI
PER CARMELA - MILENA
INCUBO - ADELE BERTOLINO
IL MIGLIOR SPETTACOLO - ANNA PORCHETTI
PER ME, ROSE ROSSE - ALEC VALSCHI
IL SEGRETO DI LUCA - STEFANIA GARINI
VENGEANCE BLUES - CARLO DUTTO
PIOGGIA. - LAURA POLETTI
CI CHE MIO - ELISA BENEDETTI
LA MOSCA E IL RAGNO - RAGNO
CONFESSIONE - ANNA MARCHISIO
LA VOCE DEL PADRONE - CABIDDU MORENA
CRONACHE POSTUME - FRANCESCO MOLLO
NEMESI SAPIDA - VITO NICASSIO
MILLE E MILLE VOLTE - GAIA CONVENTI
MARINA - VINCENZO COMITO
LA (DI)PARTITA - ELENA MAZZANTI
LA LAMPADINA - GIULIO CIARDULLI
UN PIATTO DA SERVIRE CALDO - MARIA SILVIA AVANZATO
TI RICORDI? - MARINA LIZZI
SENZA CAPIRE IL PERCH - LUIGIA BENCIVENGA
CUORE - YLENIA D'AUTILIA
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UNA GIORNATA DI PRIMAVERA - ROBERTA MORELLI


AZIONI - STEFANO PINTO
DURA LEX - VALTER MALENOTTI
A SANGUE FREDDO - ARIANNA E SELENA MANNELLA
SAREBBE BASTATO TANTO POCO... - FABIANO SPEZIARI
IL RATTO - WOLFANGO HORN
AMORE FRATERNO - ALESSANDRA DE LORENZI
MORTE CON VENDETTA - JACOPO LUBICH
DOLCE VENDETTA - STEFANIA GARGANO
L'ANIMA DELLA COMMESSA - FEDERICO BRANCALEONE
APPARENZE - ROSSANA ARNONE
DISTOPIA - ANDREA RESNYK
IL VERDETTO - JAY DEMM
IL CIRCO - MIRKO DALLASERRA
CORVI NERI - MICHELANGELO SCANNIELLO
RACHE - MARGHERITA TERCON
INCOMINCIA DALLA FINE - GIORGIA COCOLA
PADRE... - ANTONINO LO IACONO
LA FUGA DI GI - JACOPO MONDINI
MORTE DI UN INGRATO - ANTONIO SCARPONE
MORTE DI UN GIUDICE - SARA PETTARINI
LO SPECCHIO - EMANUELE MARCONI
TANTO LEI LA LUCE DEI TUOI OCCHI CHE TI RENDER CIECO - GATTACA
LA FAMIGLIA - ANTONINO ALESSANDRO
VITO - STEFANO MASCELLA
IL GRAFFIO - DELTA
IL VOLO - SUSANNA BOCCALARI
L'ELOQUENZA DEL DITTATORE - GIOELE MIRAGLIA FACIANO
FUORI CONCORSO
SOPRA OGNI COSA - RAFFAELE IORIO
LA STANZA D'ALBERGO - ZOLFO
OGGI SONO FELICE - MERCURIO

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OPERA VINCITRICE
LUIGI BRASILI
NON MAI TROPPO TARDI
Scrut a lungo, in silenzio, la sua figura emaciata riflessa dalla
superficie polverosa.
I capelli biondi cadevano disordinati sulle spalle, sul viso; macchie
viola avvolgevano gli occhi tra i boccoli umidi e spenti.
Il suo respiro ansimante spostava i fili dorati scoprendo le labbra
tumefatte e incrostate.
In fondo allo specchio, nel buio, lui sorrideva facendo schioccare le
nocche insanguinate. Sei una lurida puttana... sussurrava alle sue
spalle. Meriti una lezione... diceva, agitando la cintura dei pantaloni
come una frusta. Ogni sferzata nell'aria la faceva sussultare. Ora
inginocchiati, comportati da brava moglie... continuava suadente,
puntando l'indice sul suo pene ingrossato.
Lei cerc di dominare il pianto, restando in piedi davanti allo specchio,
senza voltarsi, pregando che fosse solo un sogno, cercando con tutta
l'anima di svegliarsi, di muoversi. Devo andarmene, devo farlo, ora,
subito...
Una forza misteriosa la inchiodava davanti alla sua immagine, mani
invisibili strette sul collo livido, spire avvolte in un abbraccio intorno al
suo seno nudo. Voci fantasma ad attirarla.
Che aspetti? Non ne hai abbastanza? Inginocchiati!
Lei si volt girando le spalle a mani e serpenti, voci e lamenti.
Si abbass, e raccolse la camicia strappata.
S hai ragione, ne ho abbastanza disse; poi gett a terra la pistola e
scavalc il cadavere del marito.
Lo specchio divenne liquido e lei lattravers.
Bentornata Alice dissero le voci.
Bentornata! squitt il Bianconiglio

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SECONDO CLASSIFICATO
FRANCESCO FRANCESCHINI
HO SOGNATO
Ho sognato che eri morta disse Arturo Ronchi a sua moglie. Era
apparso sulla porta della cucina. La donna, in vestaglia, preparava il
caff. Non lo guard che di sfuggita.
Ho sognato pure che al funerale ero vestito di arancione. Come i cos
l, quei preti mezzo orientali che si danno fuoco
I bonzi puntualizz Ingrid.
Eh, quelli In America mangiano, dopo che morto qualcuno. Beh,
non ci crederai, ma io e tua sorella andavamo al ristorante, dopo averti
sotterrata.
E poi a letto immagino, per festeggiare. O lo avevate gi fatto
prima?
Ancora con questa storia! Come te lo devo dire che volevamo solo
farti uno scherzo?
Vi ho trovati nudi, a letto.
Ti avevamo vista arrivare, era uno scherzo
Ingrid mise il caff sul fuoco. Apr una scatola di biscotti light.
E insomma ti dicevo del sogno: al tuo funerale ci facevamo delle gran
risate
La donna continu a ignorarlo. Dispose i biscotti su un piatto, apr un
barattolo di marmellata.
Ehi, non prendertela! E poi guarda che sognare uno che muore vuol
dire allungargli la vita.
E a chi sogna? chiese la donna si allunga la vita anche a lui?
Beh, non lo so. Non credo ci siano statistiche
Il caff cominci a borbottare, uscendo denso dalla valvola.
Secondo me no disse secca Ingrid, e gli gett in faccia, bollente, la
miscela arabica da 3 e 80 letto. Arturo url, si copr la faccia con le
mani. Si dimen come un forsennato. La sua pelle era rossa come un
cesto di lava. Guardati tesoro, sembri anche tu un monaco che s
dato fuoco. Ci detto, pul il coltello della marmellata e lo piant nel
cuore del marito.
Poi, come fanno in America, fece colazione.

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TERZO CLASSIFICATO
SIMONE COR
NUMERI PRIMI
Sette sono i denti.
Stesa sul pavimento, un cerchio di sangue le incoronava la testa.
Le mani inesperte di Luca la accudivano, portandole pi dolore che
sollievo. Mamma balbett. S-sei caduta dal letto.
Gli occhi rabbiosi di lei risposero al posto della voce, intrappolata dal
sangue dei denti spezzati: le gambe del letto avevano ceduto sotto il
suo peso, e cadere era lunica cosa che avesse potuto fare.
Tre invece le dita.
Stesa sul pavimento, sepolta dai resti di una sedia a dondolo,
sventolava tre dita grassocce prive di articolazioni.
Luca corse verso di lei. Mamma balbett. S-sei caduta dalla
sedia.
Lei rimase in silenzio. Digrignare i denti nuovi era gi abbastanza per
dire quanto quella seggiola fosse stata poco resistente.
Uno soltanto locchio.
Stesa sul pavimento, ricordava la scala in legno, il cigolio di un gradino
e lo spigolo della credenza. Era sicura che, assieme al suo peso,
fossero tutti elementi collegati tra loro.
Luca la soccorse subito. Mamma balbett. S-sei caduta dalle
scale.
Getta a terra luncinetto, ormai inutilizzabile. Pulisce il martello con la
gonna. Ripone con cura la tenaglia.
Luca la guarda anche con un occhio che cola sulla guancia. Mmamma farfuglia. Sputa un fiotto di sangue e un dente dimenticato
dalla furia vendicativa. Non ricorda pi se ha delle dita, l sotto.
Mamma un cazzo dice lei. Hai quarantanni: chiama il falegname
se non sei capace di rinforzare quelle tre cosette.
Poi lo spinge gi dalla terrazza. Sono undici piani.

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OPERE SELEZIONATE

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BAMMBIIINO
GELOSTELLATO
La vendetta non esiste
solo rabbia
Che indossa la sua maschera
Migliore
Ma dai! Sei solo un bambino!
Lui laveva fissata torvo, riempiendosi di collera, con gli incisivi che
avevano cominciato a mordere il labbro inferiore, sbiancandolo.
Come poteva permettersi? Con quel tono poi. Gli pareva che la m
raddoppiasse e la i scivolasse via, lungo la parola, come uno strascico
troppo lungo. Bammbiiino, continuava a ripetersi rabbiosamente.
Lui? Lui che aveva un QI di 130!
E poi cera quel sorriso, comprensivo e bonario, che lo mortificava.
No. Quelloffesa non poteva essere perdonata.
Non gli fu difficile raschiare via la pace dai suoi giorni.
Il bancomat smagnetizzato, le password modificate, le chiavi smarrite,
la rubrica vuota del cellulare.
E una faccia innocente da mostrare, con gli occhi timidi e spalancati,
mentre lei si graffiava il viso, piangendo dal nervoso. Una faccia da
bambino, insomma.
La stessa che stava costruendo prima di tranciare la coda a Kyra, per
farla schizzare, furibonda e soffiante, nella porta socchiusa del bagno,
mentre lacqua riempiva la vasca.
Sorrise, quando sent il grido, ma poi uno scroscio e un rumore
fortissimo lo annichilirono.
Trov il coraggio di sbirciare quando lacqua era ormai color mattone
bagnato e il vapore soffocava la stanza.
In quellistante, sprofond nelloceano confinato del rimorso.
Suo padre lo trov cos, in lacrime, mentre ancora strattonava il corpo
di sua madre, bollito fino a spellarsi, cercando inutilmente di
strapparlo a quella tomba di ceramica.
Ma non era che un bambino, cosaltro avrebbe potuto fare?

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EPILOGO DI UNA SCONFITTA


MARTINA DEI CAS

Una stanza in penombra, una cittadina di provincia, un bagliore


metallico, uno schizzo rossastro e un uomo, disteso a terra in una
posizione innaturale. Josh si guard intorno, chiedendosi come diavolo
avesse fatto a infilarsi in un casino simile. Doveva andarsene,
mantenendo una facciata di solida noncuranza. Si pass una mano tra
i folti capelli grigi e si infil con grazia nella sua decappottabile.
Una volta arrivato nella sua villa, vers in un bicchiere del vino, rosso
come i suoi coltelli. L pul con mani tremanti, il che, per un killer
professionista come lui, non lasciava presagire nulla di buono.
Daltronde aveva appena ammazzato un collega e ci avrebbe siglato
la fine della sua carriera per la Cosca. Un conato di vomito gli sal
spontaneo alle labbra: questo era il primo omicidio in tutta la sua vita
che non sarebbe stato ricompensato con una borsa sportiva piena di
dollari. Ma quelluomo si meritava di morire: era stato lui infatti, tanti
anni prima, a far fuori suo fratello e DOVEVA PAGARE!
Josh si ripeteva continuamente questa frase, eppure capiva che non
poteva ignorare la brutalit che lo aveva avvinghiato mentre si
slanciava contro quel vecchio criminale e gli affondava il coltello dritto
nel pettoora che la vendetta era stata consumata poteva finalmente
riposare. Avrebbe dovuto essere felice, euforico, eppure lunica cosa
che provava in quel momento era la certezza di essere stato sconfitto
dalla propria bestialit.

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VOGLIA DI VENDETTA
ELISA BENEDETTI

Tutti sostengono che la vendetta va consumata fredda, io penso che


non sia cos. La vendetta una cosa premeditata, la vendetta arriva
quando meno te laspetti, quando non sei pronto; la vendetta come
un piatto prelibato che va cucinato con meticolosa attenzione
seguendo ogni punto delle istruzioni, e soprattutto deve essere
consumato quando ancora fumante come un piatto di pasta.
Tutto era iniziato due anni fa durante la scalata del K2. Eravamo in tre:
io, Gorge il mio migliore amico e Clary. La scalata era andata bene fino
alla valanga che aveva travolto Clary, la mia ragazza. Io vidi Gorge,
sapevo che lui la poteva salvare, era legato a lei dalla corda, ma se la
slacci appena percep la slavina, senza avvertire Clary
Dopo due anni dallaccaduto, due anni di telefonate anonime e di
minacce di morte, prima di farlo cadere nelle profonde acque del lago
ben sapendo che lui non sapeva nuotare Gorge mi fece una semplice
domanda: Perch?. Lui ha osato chiedermi il perch, ma io sapevo
che lui si sentiva colpevole per ci che successo a Clary, perch
anche lui sapeva che avvertendola e trascinandola pi in su lei si
sarebbe salvata. Gorge lo sapeva, ma non ha fatto nulla; ecco perch.
Ora sono solo in una regione sperduta in capo al mondo, vivo in
unauto nascondendomi per aver commesso un crimine, per aver
ucciso il mio migliore amico. Solo. Sento il peso di questa parola. Ho
perso la mia ragazza, il mio migliore amico e mi chiedo: n valsa la
pena?

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CLICK
MICHELE BOLETTIERI
Aprite la bocca, gli ordino. Lui spalanca la mascella, e io faccio
scorrere la canna della pistola sui suoi denti fino a farle toccare il
palato.
Ci sapete giocare alla roulette russa, don Gaetano? Adesso vedremo
quanto siete bravo. Tiro indietro il cane e inizio a contare.
Uno. Questo per mio padre, che avete ammazzato perch si
rifiutava di pagarvi il pizzo. Premo il grilletto e sento un click, un
suono che mi segnala che larma andata a vuoto.
Due. Questo per mia madre, che avete ucciso perch vi chiam
uomo di merda. Click.
Tre. Questo per mio fratello Mario, che avete ammazzato perch
alle serpi bisogna scazzarle la testa da piccole. Click.
Quattro. Questo per zi Nicola, che mi ha aiutato quando nessuno
voleva avere nulla a che fare con gli Sculicchia, e voi gli avete sparato
di persona. Click.
Cinque. Questo per la vita che mi avete costretto a vivere, perch
le cose accuminciate vanno firnute. Click.
Sei. Questo per me, e per gli anni che ho dovuto attendere prima di
vedervi in ginocchio ai miei piedi. Tiro il grilletto, e la pistola fa click
per lultima volta.
Fatto. finita. Tolgo larma dalla sua bocca e riprendo a respirare
normalmente.
Ma come, non mammazzi?, mi domanda.
Sorrido.
Voi siete gi morto, don Gaetano, avete il cancro alle ossa, e non vi
restano che pochi mesi di vita. Voi morirete male, e morirete solo, e
non sar certo io a rendervi il trapasso pi semplice.
Esco fuori allaria aperta, e mi sento bene.

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ONE SHOT, ONE KILL


MATTEO MANCINI
La canna del Dragunov riluceva sotto i raggi solari. Sporgeva dal tetto
dellhotel Continental, simile a un arto disciolto nellazzurro mattutino.
Il Gatto era l. Locchio nel mirino ottico, lindice sul grilletto.
La villa del Porco gli inondava la retina. Le pareti, le finestre, il
marciapiede, infine lingresso. Ed eccolo l, finalmente. Incravattato
come al solito, il Porco stava uscendo in compagnia di tre dei suoi
cinque gorilla. Un quarto emerse da una berlina e si inchin al suo
cospetto.
Il Gatto era nervoso. Un crampo allo stomaco lo tormentava. Avrebbe
voluto vomitare il caff ingurgitato per tenersi sveglio, ma non poteva.
Doveva agire.
Unimmagine gli ronzava nella testa: il faccione del Porco, mentre gli
puntava una calibro 9 in faccia. Tre mesi di coma e un proiettile
conficcato a pochi millimetri dal cervello non avevano cancellato il
ricordo. Allepoca non sapeva chi fosse, n cosa volesse.
Inspir. Le mani tremanti, il cuore impazzito: prese la mira.
One shot, one kill farfugli, in memoria dei tempi della legione, poi
Nel quartiere echeggi un urlo, seguito da un tonfo e dal rumore di
vetri frantumati.
Un assassino giaceva nel sangue. La testa sfondata, il corpo devastato.
Lo squillo! tuon una voce al cellulare del quinto gorilla Dovevi fare
lo squillo!
Chiedo venia; ho sottovalutato il fattore tempo balbett il gorilla.
Comunque, almeno sta volta, sua sorella stata vendicata
aggiunse, riponendo una boccetta di arsenico nella giacca da
cameriere

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LA PROMOZIONE
BARBARA BISERNI
Che strana sensazione di benessere. Dovrei avere almeno un
rimorso, invece niente, mi sento solo terribilmente leggera, pensava
la ragazza, avvolta nel cappotto di lana.
Camminava senza una meta precisa, respirando laria fredda
dellinverno a pieni polmoni.
La sua rivale, colei che era riuscita a sottrarle la promozione per la
quale aveva lavorato duramente, aveva fatto un passo falso.
Come non approfittarne?
Prima di tutto ne aveva parlato proprio con lei.
Come hai fatto a fare un errore cos grossolano? le aveva detto un
bel giorno. Non credo che tu non te ne sia accorta. Milioni di
risparmiatori truffati. Famiglie ridotte sul lastrico. Stai sicura che
lazienda non ti aiuter. Vedrai, saranno tutti pronti a puntare il dito
contro di te
Erano sedute al tavolino di un affollatissimo bar del centro.
Intorno a loro, un via vai di persone.
E lei, terribilmente pallida, tentava di spiegare Qualcuno mi ha fatto
arrivare informazioni false. Non colpa mia, non avrei fatto una cosa
del genere se avessi saputo. un errore madornale, mi crederanno
sicuramente.
Che sciocca, era cos agitata che neanche si era accorta di ci che le
avevo fatto cadere nel caff.
La lasciai sola a logorarsi nel rimorso.
La trovarono accasciata nel bagno del bar. Lautopsia rivel che si
trattava di avvelenamento.
Sicuramente, si disse, un suicidio dovuto al crack finanziario che aveva
causato.
Linchiesta fu archiviata.
Io ebbi la meritata promozione.

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LA NOTTE IN... FIAMMA


DELIA MASTINO
Trovai la casa sottosopra,impronte sulle lenzuola,cassetti rovesciati, i
ladri avevano rubato tutto, oro e preziosi, poca roba in realt tuttavia,
non trovando denaro in contanti, si accanirono sui mobili
danneggiandoli e sfregiando tende e divani. La circostanza pi abbietta
fu quella di immaginarmeli attorno al tavolo mentre ingurgitavano cibo
e liquori di ogni tipo, alla mia faccia. Tobia,il mio cane, quella sera non
fece la guardia era riverso in giardino,lo strangolarono, un rivolo di
sangue gli colava dal muso. Bastardi. Raccolsi dal pavimento un
oggetto, un accendino che mi era vagamente familiare. La refurtiva fu
smerciata subito,i responsabili non furono mai rintracciati. Il caso
chiuso, un altro fascicolo da archiviare. Non ci dormivo la notte. Due
settimane dopo andai con mio fratello Ugo direttamente da Alfredo, il
mio migliore amico che non vedevo da tempo, non era una visita di
cortesia. Guardammo in direzione della finestra di casa sua. Era buio.
Dormiva. Alfredo aveva parcheggiato lauto poco lontano e Ugo, al mio
cenno, cominci a far schizzare la benzina tuttintorno, una fiammata e
via lincendio divamp con una luce intensa ed accecante. Ci
allontanammo ma non troppo,volevo godermi lo spettacolo,ad un
tratto vidi rotolare fuori dallauto proprio Alfredo, forse quella sera
aveva dormito l. Non mi meravigliai. Il suo corpo divorato dalle
fiamme era ormai senza vita. Hai dimenticato laccendino, a casa
mia. Buonanotte gli dissi. Finalmente andai a dormire.

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NOTTURNO D'ARGENTO
SIMONA AIUTI
Damian e Sasha erano sul tappeto in silenzio. Dallo scignon di Sasha,
tenuto insieme da tre lunghe punte antiche dargento, sfuggivano
alcuni sottilissimi capelli che seguivano il dondolio lieve del ventilatore.
Damian beveva la sua birra, chiudeva gli occhi e sognava la sua barca
a vela, poi si volt verso Sasha, la baci e la strinse! Lattenzione dei
due fu attratta da un rumore di passi. Dalla porta entr Lilian, con un
abito dozzinale, capelli corti informi e quegli occhi di un celeste freddo
e crudele, segno di malvagit. Damian si ritrasse, ma Sasha rimase
immobile e Lilian si avvicin come un serpente. Sasha sferr a Lilian
un calcio cos forte da farla cadere sbattendo la testa sul pavimento,
poi scatt in piedi, port le braccia dietro la nuca, poi di nuovo in
avanti e la malcapitata non ebbe il tempo di capire, poich aveva gi
piantata nella giugulare una delle punte dargento di Sasha, imbrattata
dal fiotto di sangue che sgorgava copioso. Damian non ebbe tempo di
battere le palpebre, che Sasha aveva inchiodato la seconda punta nel
parquet, attraversando il palmo della mano di Lilian, poi prese la
crostata alle more che prima stavano mangiando, la rovesci sul
cadavere mescolandola al sangue. Sasha riprese le punte, le pul,
afferr le corde della tenda, le tranci e arrotol il tappeto sulla
meretrice! Damian guardava la ragazza, fissando la punta che aveva
ancora tra i capelli chiedendosi che n'avrebbe fatto! Eh... Damian
quando esci in barca ricordati di dare da mangiare ai pesci!

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PER CARMELA
MILENA
Exeter, due Dicembre, sono le ventitr.
Voglio un whisky, cammino sotto la pioggia, cammino a cosce larghe:
entro in un bar. Oltre al barman, c' solo un uomo: lo riconosco.
Non voglio discussioni; ho appena preso un palo con una di
Casavatore, che faceva la snob inglese per non darla a me, per questo
devo camminare a cosce larghe.
Ehi amico lui ringhia Ti ricordi di me?.
Amico? lo fisso Ma chi ti sa?.
Ok, non mi riconosci? Sono Joe Lo Sorice. Scannai quella mentecatta
di Carmela, la tossica, la battona della statale; non era tua sorella?
Non rispondo. Mi rivolgo al barista: Un whisky.
Forse non ci siamo capiti, amico, sono stato in galera vent'anni per
colpa tua squittisce spingendo una pistola sotto il cappotto Oggi
voglio ringraziarti: ho bel un regalo per te sibila con lo sguardo da
duro vieni fuori con me, che te lo do'.
Non sei il mio tipo: gonfia il pacco per un altrogli rispondo.
Poi dico: Sai? Ignoravo che ad Exeter non si potesse bere senza
dover uccidere! Preferirei uno con un motivo: tu mi sembri quello
giusto.
Tiro fuori la mia pistola. Quello non capisce, ma dopo un po' di
straniamento, quasi fulminato, grugnisce: Dai, ti offro da bere! e
fissa la mia pistola.
Ok!- rispondo.
Lui fa le fusa dal sollievo. Scatto il clic della sicura della pistola. Lui
guaisce: Offro io da bere!.
Gli punto la pistola sul cranio e, senza possibilit di mancarlo, schiaccio
il grilletto. Offri tu... se non riesco a vendicarmi

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INCUBO
ADELE BERTOLINO
Si lecc le labbra.
No, non avresti dovuto, no. Digrign i denti, avanz di qualche
passo. Lei indietreggiava. Indietreggiava, inciampava, si rialzava, e
ancora e ancora e ancora. Ma non aveva tempo di guardarsi alle
spalle. Non aveva senso, comunque.
Lui sorrise.
Ti va di morire, Anna? Eh?! Ti va? Si lecc nuovamente le labbra,
nella penombra del magazzino. Lei sibil un timido no.
Si guard un attimo alle spalle, lo perse di vista, si rigir di scatto e si
trov distesa a terra, con la caviglia destra incastrata in una scatola di
cartone. Cerc di localizzarlo, in qualche punto del magazzino, mentre
cercava di liberarsi con le mani tremanti e il cuore in gola.
Pietro era mio fratello. E ha sofferto per te fino a morirne. Si pass
la lingua sulle labbra. Anna scalciava, prov a rialzarsi ma ricadde a
terra, proprio di fronte a lui.
Aveva grandi occhi neri, che luccicavano nella tenebra tenue di quel
magazzino. Occhi da predatore, occhi da pazzo. E quel suo continuo
passarsi la lingua sulle labbra, come se pregustasse il sapore
dolcissimo della vendetta.
Non io Lui si ferm un attimo a guardarla, come incantato. Poi,
con un urlo, le balz addosso, urlandole ingiurie dogni genere. Ogni
insulto era un affondo del grande coltello da cucina che stringeva nella
mano destra.
Poi si alz da quel corpo e si accorse di essere, anche lui,
completamente macchiato di sangue. Sui vestiti, sulle mani, sui
capelli.
Rise forte, quasi urlando. Poi usc dal magazzino, leccandosi le labbra.

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IL MIGLIOR SPETTACOLO
ANNA PORCHETTI
Ugo si guard allo specchio. Non era pi bello, ma fama e ricchezza gli
davano fascino. Pur a sessantanni suonati, frequentava donne giovani
e bellissime. Quella sera aveva appuntamento con una bruna dalla
pelle setosa, nella hall del suo hotel. La ragazza era gi l. Sembrava
tesa. Salirono subito in camera. Sul divano della sua suite, le pass la
mano fra i capelli, scoprendo una riga ramata alla radice dei capelli.
Sei rossa disse. Lo ero ammise. Ho avuto una rossa, tanti anni
fa. Ero un giovane esordiente. Vagavo per i teatrini di provincia a
caccia di ingaggi minori disse, accarezzandole le gambe. Lei lo lasci
fare. Comera lei? gli chiese Tutte le donne sono belle, a ventanni
osserv lui con indifferenza e aggiunse Ci amammo unestate. Non
ricordo neanche il suo nome. Voleva incastrarmi, ma io sparii e non la
cercai pi. Lei estrasse qualcosa dalla tasca della giacca. Oddio,
cos? url Ugo. Una pistola disse lei, puntandogliela contro.
Quella ragazza si chiamava Ada? chiese. Pu darsi balbett lui. E
supplic. Prendi tutto quello che vuoi, soldi, gioielli, ma non
uccidermi Ada era mia madre. Tu lhai messa incinta e sei scappato.
Ha passato linferno, mentre tu ti godevi la vita, infischiandotene di
noi. E morta un anno fa. Oggi pagherai tutto. Ma non con i soldi.
disse, e spar, colpendolo alla testa. Il cervello ed il sangue di Ugo
schizzarono ovunque. Questo il tuo miglior spettacolo, Ugo disse
lei, e usc, sbattendo la porta.

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PER ME, ROSE ROSSE


ALEC VALSCHI
Ho finito il pasto, ricevuto la benedizione.
Sistemato le mie poche cose.
Per i corridoi, ceppi mi mordono caviglie e polsi, sguardi attenti e
braccia tese mi stanno addosso, pronte a reprimere ogni mia possibile
reazione.
Preoccupazioni vane.
Stretto tra increduli secondini, io sorrido.
Fa freddo nella stanza.
Sdraiato sul lettino, immobilizzato da cinghie, ho lago mortale gi nel
braccio, gli occhi sullorologio alla parete.
Mancano cinque minuti.
Cazzo hai da ridere, eh? mi chiedono, ma non riesco a smettere.
Fantastico sui probabili spettatori presenti.
Penso ai tre soci che mi hanno tradito. Allavvocato che mi ha difeso a
stento. Ai due testimoni chiave. Al presidente della giuria che mi ha
condannato. Al sentaore che non ha concesso la grazia.
Tre minuti.
Si spalancano le tende, il vetro protettivo nudo, gli intervenuti
possono finalmente vedere. Volgo lo sguardo, non trovo che sedie
vuote e pochi sconosciuti.
Il direttore del carcere deluso. Lesecuzione che ha messo in scena
non quello spettacolo ambito che aveva sperato: in molti hanno
defezionato.
Niente senatore. N avvocato o presidente. Nessun testimone, tanto
meno ex soci.
Seduta in disparte, con la testa china, c invece mia sorella.
Col suo ultimo regalo: un mazzo di otto rose.
Otto come i volti noti assenti.
Alza lo sguardo su di me per un attimo, i suoi occhi due fessure strette
e buie come la canna di una pistola.
Sapevo di poter contare su di lei.
Mi sorride. La ricambio.
Poi il buio.

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IL SEGRETO DI LUCA
STEFANIA GARINI
Si contemplava la mano destra, schizzata di sangue. Un brivido di
disgusto gli fece rizzare la pelle della schiena rendendola simile a
quella dei polli. Non avrebbe mai immaginato che ci si potesse sentire
cos dopo aver ucciso qualcuno. Luca era stordito, quasi sorpreso da
quel che aveva fatto. Ma non si sentiva in colpa; provava piuttosto una
strana esaltazione, un misto di ribrezzo e delirio di potenza, di
raccapriccio e rivincita. Rendere la pariglia a chi l'aveva colpito a
tradimento era stato facile, pi facile del previsto, quasi inaspettato.
Una voce lontana, ma nitida, ripeteva dentro la sua testa: "Se l'
voluta, se l voluta". Assapor il gusto agrodolce della rivalsa, simile
al sangue che cola in gola quando inavvertitamente ci si morde un
labbro. Rimase incerto su cosa fare della spoglia inerte. Nasconderla,
gettarla lontano, ripulire svelto prima che qualcuno se ne accorgesse.
Alla fine decise di lasciare tutto comera. Malgrado l'accaduto, Luca
non aveva dimenticato che quello era un giorno speciale, il 2 agosto.
Sapeva che al piano di sotto lo stavano aspettando. Per un po'
continu a fissare pensoso il nemico atterrato, reso ormai innocuo;
quellinvadente che l'aveva tormentato tutta la notte, lasciandogli in
ricordo un bel bozzo violaceo sulla gamba sinistra. Lanci un'ultima
occhiata alla zanzara spiaccicata sul cuscino, poi tir via il lenzuolo e
balz dal letto,pregustando la torta che la madre aveva preparato per
festeggiare il suo quarto compleanno.

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VENGEANCE BLUES
CARLO DUTTO
Ora son nel mio salotto, il suo sangue scorre sotto. Ho atteso per dei
mesi, con sorrisi assai cortesi, i pedinamenti eran sottesi, ho studiato
le sue mosse, come terrorista fosse, seguito al bar dagli amici, a parlar
di meretrici, con pane olive e alici, maledicendo lIci. Se ne andava
dalleletta, lui massone di una setta, la domenica in loggetta venti euro
alla colletta e io covavo la vendetta. Mica una la ragione che di questa
cagione, anche se andr in prigione, ora sono un tifone. Della banca
direttore, del mio mutuo assertore, ma il prestito ha bloccato,
quellinfame congiurato, dei miei debiti ha spifferato nel paese
sciagurato. Il suo cane ha sotterrato il bellosso nel mio prato, con il
Suv poi passato sulle aiuole e ha triturato il mio giglio tanto amato.
Malumori, dissapori, rancori di tutti i colori sopportai tra stoici sentori.
Ma quel capello sul cuscino, tanto biondo e tanto fino, ha scattato in
me qualcosa, la vendetta generosa, fantasiosa, perniciosa. Il sangue
dunque scorse a iosa, una scena assai chiassosa da sembrar quasi
noiosa. Qui le gambe e qui le braccia, schizzi ovunque sulla faccia da
riempirne una bisaccia. Mentre svelta cala lascia penso alla mia
Natascia e alla vita che lo lascia. Torno quindi cheto a casa, il suo
cervello sulla blusa, bevo un vino gi in cambusa e mentre il micio fa
le fusa penso non ancor conclusa, perch attendo la collusa. Ecco
entra dal portone con la spesa sul groppone, interrompo confessione e
finisco la missione.

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PIOGGIA.
LAURA POLETTI
quasi ora. Ormai sono giorni che studio i suoi movimenti e non mi
posso sbagliare. C solo questa pioggia, come quella sera, torrenziale.
Ti avevo detto che era meglio non uscire con quel tempo, ma non mi
avevi ascoltato, non lo facevi mai: avevi detto che se fosse stato per
me avresti perso met delle tue lezioni. Se fosse stato per me, saresti
ancora viva.
Ha detto che aveva perso il controllo dellautomobile per colpa della
pioggia. Diceva di non andare veloce, e gli hanno creduto. E diceva di
essere sobrio, e i medici gli hanno dato ragione. Ma si sono sbagliati,
degli incompetenti che non sono riusciti a salvarti. Forse non ci hanno
nemmeno provato, era pi facile dire che eri morta sul colpo.
Cos questa sera sono qui, a fare ci che nessuno stato in grado di
fare. Giustizia. Lo vedo, sceso dallauto e si prepara a attraversare la
strada. Accendo i fari e accelero.
Morto sul colpo, dottore?
S, non si accorto di nulla per fortuna. Come andata?
Colpa della strada bagnata: ha perso il controllo, forse andava troppo
veloce. andata di lusso a quel tipo: se non si fosse dimenticato il
cellulare nellauto, ora avremmo due cadaveri.

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CI CHE MIO
ELISA BENEDETTI
Eccola! scesa ora.
Ha acceso l'auto. Il mio piccolo congegno comincia a bippare. E' mia
ora. Accendo anch'io la mia; devo prestare attenzione.
Lui sar ancora nel garage sotterraneo; si star fumando la sigaretta
prima di ripartire. Lo fa sempre, dopo. Ne ho ancora un vago ricordo.
Chiss com' stato il loro ultimo incontro? Avrei dovuto informarli che
non ne sarebbero seguiti altri, mi sento quasi in colpa.
Sorrido, mentre svolto verso la tangenziale. Lei corre.
Dopo questa curva inizia un lungo rettilineo. Non c' nessuno a
quest'ora.
Vorrei essere accanto a lei per cogliere il suo ultimo flebile respiro.
Accendo il congegno. Questione di attimi, ora.
Il gas far il suo effetto fra breve.
Ecco, ti vedo. L'auto inizia a sbandare. Dapprima piano, piccoli
movimenti, poi sempre pi ampi. Il sonno ti sta ormai offuscando la
mente, cerchi di reagire ma non puoi. Ti lasci andare, non puoi fare
altro. Colpisci il guardrail.
Una, due volte... la terza lo sfondi e precipiti di sotto.
Ti raggiungo e mi accosto. Il dirupo ti ha ingoiato.
Un vero peccato! Cosi giovane!
Risalgo in auto e proseguo la mia strada.
Domani mattina quando ti troveranno penseranno ad un colpo di
sonno. Nessuno penser mai a cercare una fialetta che si rotta sotto
il sedile; con il passare delle ore anche il pi piccolo residuo di quel
gas sar volatilizzato.
Per giorni lui rifar il tuo numero, forse qualcuno gli dir di te.
Io sar l a consolarlo, a tenere la sua testa sulla mia spalla a
riprendermi ci che era mio.

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LA MOSCA E IL RAGNO
RAGNO
Lei aspettava, lo faceva senza posa. L'attesa era diventata il suo
principale impiego.
Se ne stava le ore nascosta ad osservare ogni lieve vibrazione della
tela.
Aveva molta fame, avrebbe goduto della carne nella sua vendetta.
Lui passava ogni istante della vita prendendo pi che poteva, sapendo
quanto fosse breve la sua esistenza. Arrogante, le ronzava intorno.
Volava rapido guardandola, ferma quasi fosse morta. L'affascinavano i
suoi profondi occhi neri.
Passava ogni giorno troppo vicino alla sua tana, tutti dicevano che era
un pazzo.
Era l'unico che capiva la sua solitudine e giorno dopo giorno,
guardando quegli occhi, se ne innamor.
Fu quasi per avvicinarsi e parlarle, avrebbe dichiarato tutti i suoi
sentimenti e se ne sarebbe andato consapevole dell'assurdit ma
felice.
Gli altri ridevano di lui.
Lei lo odiava, odiava i suoi voli, la sua costanza nel canzonarlo con la
sua libert di vivere prendendo ci che voleva.
Lei per un pasto era costretta ad attendere giorni e giorni.
Pensava a lungo nella sua pazzia che cresceva con la fame.
Detestava le ali che pi di ogni altra cosa rappresentavano la sconfitta.
Un giorno lo vide arrivare deciso, volava molto lentamente, non si
muoveva frenetico come gli altri avviluppato dalla tela.
Lei si avvicin veloce al pasto.
Lui era ora immobile e non diceva niente, contemplava i suoi occhi
neri.
Lei lo avvelen, lui sorrise. Ebbe finalmente la sua vendetta e dai suoi
occhi seppe tutto.
Mentre sentiva nuova energia pervaderla, pianse amaramente.

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CONFESSIONE
ANNA MARCHISIO
Erano circa le tre di un caldo pomeriggio autunnale quando,
casualmente la trovarono. Era distesa sullerba, allombra di un vecchio
albero. Pareva dormire. Accanto a se, giaceva, il suo romanzo
preferito. Tra le pagine pizzicate del libro spuntava un piccolo fiore,
quasi un pegno damore. Pochi istante, pochi terribili momenti e
qualcuno aveva posto fine alla sua semplice vita.
Aveva poco pi di ventanni. Era giovane, carina e allegra e non aveva
strani grilli per la testa. Nella piccola borgata di montagna, dove
viveva con la sua famiglia, la conoscevano tutti.
La gente sconvolta risposte a tutte le domande che gli furono poste.
Scavarono nella vita di ognuno, della vittima e di ogni singolo abitante.
Ma non trovarono nulla, non cerano macchie nel passato di nessuno,
non cerano indizi e soprattutto non cera un movente.
La ragazza aveva lasciato la sua casa dopo pranzo. Lui, lassassino,
aveva aspettato che lei si fosse allontana, poi laveva seguita. Rimase
stupita nel vederlo, non ebbe il tempo di reagire quando lui le strinse
le mani intorno alla gola sussurrandole parole damore e
rimproverandola per aver scelto un altro.
Come dissi alla polizia, vidi la ragazza lasciare il paese. La vidi
camminare lungo il sentiero fin quando scomparve alla mia vista. Non
vidi invece lassassino seguirla. Ma vidi i suoi occhi mente moriva.

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LA VOCE DEL PADRONE


CABIDDU MORENA
Leila? Muovi quel culone grosso e portami subito una birra!
Saverio non conosceva modi gentili, la sua vita era un imperativo
assoluto e sua moglie lo sfogo. Saverio la picchiava. La gente lo
sapeva ma nessuno parlava. Lunica ragione di vita per la povera Leila:
il piccolo barboncino Ship. Saverio aveva un pitt bull che si chiamava
Foster e che faceva combattere con altri cani. Scommetteva molti
soldi. Leila doveva fare molta attenzione con il piccolo Schip. Lo
teneva sempre in braccio e diverse volte Foster aveva provato ad
ucciderlo.
Quel giorno Saverio aveva perso parecchio denaro. Aveva picchiato
Leila come valvola di sfogo. Poi non contento aveva avventato Foster
contro il povero Ship che stava riposando nella sua culletta. Foster
azzann Schip alla gola e lo uccise. Le urla di Leila non servirono a
nulla. Saverio soddisfatto and in sala a guardare la tv.
Leila reggeva il corpicino di Schip privo di vita.
Ti ho detto portami subito una birra! Sei sorda lardosa cicciona?
Vendetta.
Leila mise un paio di sonniferi nella birra. Quando Saverio si
addorment prese il corpo del povero Ship e lo strofin sul collo del
marito che si sporc di sangue. Gli sollev la testa in modo che il collo
fosse ben in vista. Poi apr la cella del povero Foster e grid: ATTACCA!
Indicando il collo di Saverio. Foster che era un povero cane impazzito
non ebbe piet neppure del suo padrone, sentito lodore del sangue di
Ship si avvent sul collo di Saverio recidendogli la giugulare.

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CRONACHE POSTUME
FRANCESCO MOLLO
stato trovato con i pantaloni abbassati fino alle ginocchia, bocconi, in
un campo di restuccia appena tagliato nelle macchie tra Santo Iorio e
contrada Petrone. A qualche metro dal cadavere di Egidio Patitucci, 22
anni bracciante agricolo di Roggiano, i carabinieri che hanno condotto
le indagini, hanno rinvenuto in un grumo di terra, gi rossa di suo, uno
scroto mezzo vuoto, e un po' pi in l l'altro testicolo e il membro
mozzato del Patitucci. La morte per dissanguamento - ha decretato il
medico legale - avvenuta tra le sei e le dodici del 27 giugno: le
mosche erano sul luogo del delitto da poche ore e le carcarazze non
avevano ancora fatto scempio dei reperti n del corpo, che sarebbe
stato altrimenti un carcame se fosse rimasto in quello stato un po' pi
a lungo.
Le indagini degli inquirenti hanno facilmente portato all'arresto di
Antonino Discianni, 28 anni di San Marco, bracciante anch'egli e
conoscente della vittima. Trovato in casa in orario di fatica, in attesa ha dichiarato - dei "carbunari".
Il Discianni, dopo poco pi di mezz'ora di interrogatorio, ha ammesso
ogni addebito sul suo conto e si dichiarato autore dell'efferato delitto
ma "annebbiato negli occhi e nella mente dall'infamia che il farabutto
ha gettato su una stimata famiglia di fatigatori", facendo intendere ai
tutori della legge, ma senza mai dichiararlo espressamente, il movente
del fattaccio: una "liaison" - cos l'ha chiamata il reo confesso, che
stato qualche anno emigrato in Francia - "non benedetta da chi porta il
pane in casa". E, per le norme ferree di quel codice non scritto che
l'onore, toccato a lui, ultimo dei maschi e sesto di sette figli, far
giustizia senza dover ricorre in giudizio.

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NEMESI SAPIDA
VITO NICASSIO
Vigliacco, hai picchiato a sangue mio figlio. Un bambino di soli 11
anni esord furioso Francesco.
Gi e ora tu stai per prenderne il resto rispose Filippo il Cantatore.
I due si fronteggiavano sotto il noce di Macchialeone. Un albero nato
proprio sul confine delle propriet dei due. Era quella la causa
dellaggressione al bambino sorpreso a raccoglierne i frutti. Quello
della propriet dellalbero era una contesa che si rinnovava da
generazioni. Un albero troppo generoso per non considerarlo vitale in
un secolo di miseria. Correva lanno 1888.
I due uomini sguainarono i coltelli. Si squadravano pronti a scagliarsi
luno contro laltro. Ora la definiamo una volta per tutte questa
storia soggiunse il Cantatore, sicuro di s, prima di partire come un
toro infuriato in una nuvola di polvere.
Un velo scarlatto scese sugli occhi di Francesco. Una esplosione
adrenalinica come una folgore nella tempesta. E proprio come la
scarica di un fulmine, la collera divenne furia. Uno slancio. Un
fendente. Il Cantatore stramazz al suolo. Un rivolo di sangue
zampillava dal suo volto. La lama di Francesco si era conficcata
nellocchio sinistro dellavversario perforando il suo cervello attraverso
lorbita oculare. Il sangue percol nel terreno ad imbibire le radici di
quellalbero malefico.
Francesco si lecc le mani lorde di quel sangue. Una bestia ancestrale
era emersa, ormai, dal buio del suo inconscio. Il gusto sapido della
nemesi laveva liberata.

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MILLE E MILLE VOLTE


GAIA CONVENTI
Mille e mille volte riflessa. Uno specchio rimanda un'immagine che
forse la tua. Un accendino d'argento, sul bordo di una panchina,
riflette sornione un pacchetto di sigarette, dalla bocca spalancata. Lo
sapeva
che
stavi
cercando
di
smettere.
L'accendino d'argento rimanda alla tua mente il sorriso cinico di lei.
Sarcasmo. Quante volte hai giurato di smettere? Mille e mille volte.
Sull'accendino, in quelle occasioni, il riflesso della tua menzogna.
Solo un tiro. Sar l'ultima sigaretta. Lo dicevi, ma una boccata di fumo
straziava il tuo proposito. Lei sapeva e ci provava gusto a tormentarti.
Un pacchetto di sigarette e un accendino su quella panchina.
Distogli lo sguardo e lo punti su di lei. La tua retina e l'accendino ne
riflettono le orbite vuote.
Un solo fendente allo stomaco.
Il punteruolo lo porti sempre con te, per difenderti dalla cattiveria del
mondo.
Lei era cattiva, non credi? Come definire altrimenti chi si prende gioco
di una nostra piccola debolezza?
Ora, per, lo devi confessare a qualcuno. Devi dirlo al medico che
l'astinenza, quell'agonia senza fumo, ti rende nervosa.
Lei lo sapeva. Se nemmeno la tua amica pi cara lo capisce...
Un
pacchetto
di
sigarette
aperto
su
quella
panchina.
L'accendino ti rimanda mille e mille volte riflessa un'immagine che
pare essere la tua.
Soltanto un tiro, che sar mai? Lo specchio zigrinato e sadico ti riflette
in una nuvola di fumo.
Che buon sapore ha una sigaretta, dopo aver ucciso qualcuno.

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MARINA
VINCENZO COMITO
Polistirolo, straccio, tanica di benzina, bottiglia, spago. Tra poco
diverranno una cosa sola; un amico altamente infiammabile. Aspetter
sul sedile del passeggero, dove fino a poco tempo fa sedeva Marina; le
gambe fresche e profumate che amavo.
Riempio met bottiglia.
Avevamo bevuto un po', quella notte. Il solito pub; Marco e Luca che
sparavano cazzate, mentre Marina e io volevamo solo squagliarcela.
Infine, i saluti.
Lego il polistirolo.
Mi fermai alla pompa della Shell. Infilai la pistola nel serbatoio. Marina
mi lanciava sguardi maliziosi dall'abitacolo, le labbra rosse attorno alla
sigaretta.
Poi due fari mi abbagliarono. Ehi! grid qualcuno.
Annodo lo straccio.
Uno straccio, ecco cosa sono. Eppure, quella sera mi sentivo un dio.
Ehi, hai dimenticato questo! url Marco. Marina scese dall'auto per
prendere il portafogli. Poi si volt. Il suo viso rimarr impresso nella
memoria, dietro la cortina di fuoco.
Sulla via appare un'ombra. Scendo, tiro fuori l'accendino e do fuoco
allo straccio.
Lancio la bottiglia.
Vola in aria, come quel portafogli, quella notte. Dietro a esso, la
sigaretta spruzzava scintille come una girandola di capodanno. Marina
rimase col braccio alzato, incapace di capire perch aveva tirato
proprio con quella mano.
I vetri si frantumano al suolo, il liquido vischioso aderisce alla pelle e
brucia. Le sue belle gambe. Quelle che, dopo allora, lei ha nascosto
alle mie mani ustionate.
Marina urla, si dibatte, forse capisce.
Mi ficco una sigaretta in bocca e aspetto.

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LA (DI)PARTITA
ELENA MAZZANTI

Vuoi stare zitta per favore?


Lei lo fissa indignata.
No, certo che no. Ti sto dicendo che nostro figlio ha un problema, che
dobbiamo parlarne. O vuoi svicolare come al solito?
Lui la guarda avvilito.
Possiamo parlarne dopo. Adesso c' la partita. la finale dei
mondiali.
Lei gli rivolge un'occhiata incredula.
Vuoi dire che preferisci una stupida partita a nostro figlio?
No, naturalmente no. Dico soltanto che possiamo discuterne dopo.
Lei lo ignora e continua a discorrere.
Lui riporta lo sguardo al televisore, cercando di seguire comunque la
partita ma lei se ne accorge e si mette davanti.
Lui la fissa, impotente. Quella stronza lo fa apposta. Un sorrisetto
malevolo le piega gli angoli della bocca mentre continua imperterrita a
parlare, rovesciandogli addosso parole come lava incandescente.
Guarda sconsolato il piatto dei panini che si preparato, le birre
fresche. E' da giorni che pregusta quel momento e lei glielo sta
rovinando intenzionalmente. Come sempre, d'altronde....
Osserva di nuovo la moglie che parla con foga, un'espressione di
maligna soddisfazione negli occhi. Un moto di rabbia lo travolge. E' la
finale dei mondiali, gioca l'Italia contro la Francia, di loro figlio possono
discuterne dopo, perch non lo capisce? In un attimo in piedi,
l'afferra alla gola e stringe forte, per farla tacere. Vede lo sguardo
stupefatto di lei. Poi, finalmente, il silenzio....
Pi tardi, al Commissariato, cerca di spiegare: "Volevo solo vedere la
partita.

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LA LAMPADINA
GIULIO CIARDULLI
Le ore si trascinavano stancamente, seduto in cucina. La pistola con
cui solo la sera prima aveva sancito la fine di quel vecchio strozzino
era sul tavolo, l dove laveva appoggiata appena rientrato. Vedeva la
sua disperazione riflessa dallacciaio della canna, alla luce di una
lampadina che illuminava debolmente lambiente. Improvvisamente
nel riflesso gli parve di intravedere le immagini di quei momenti. Si era
sentito esasperato per lennesima richiesta; era stato un pazzo quando
aveva deciso di andare allappuntamento con una pistola; accecato
dallira poi aveva sparato; infine la fuga . E adesso, protetto dalle mura
casalinghe, al di sopra di ogni sospetto, non riusciva a sopportare il
pensiero di aver ucciso. Aveva posto fine ad unesistenza, arrogandosi
un diritto che solo un dio poteva avere. Il corpo...adesso il corpo
giaceva in chiss quale freddo vano dellobitorio...
Prese tra le mani la pistola, vi erano ancora un paio di proiettili: ne
osserv i dettagli del calcio ed infil un dito nel grilletto. Un tremolio
della luce lo port a sollevare il proprio sguardo verso la lampadina,
poi di nuovo si sofferm sullacciaio dellarma: scorrevano le immagini
dei volti in lacrime a causa di quelluomo; e ancora gli occhi di quel
maledetto, quando pretendeva con quei modi viscidi; e poi rideva in
faccia a te che eri disperato...
Si alz bruscamente, prese il soprabito, infil nella tasca la pistola e
usc: sapeva dove trovare lo scagnozzo di quel bastardo.

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UN PIATTO DA SERVIRE CALDO


MARIA SILVIA AVANZATO
Tutto ci che era rimasto a Jocelyn, a ricordo del suo primo
matrimonio, era la presenza di sua suocera Myra, in giro per casa:
vecchia, inacidita dal tempo, esasperante nel suo lento ciabattare,
spaventosamente testarda.
Ti vedo sciupata, cara diceva Myra, studiandola con i piccoli occhietti
acquiginosi , e tornava ad impartire ordini con quella sua stridula voce.
Spesso Jocelyn usciva nel cuore della notte, per procurare a Myra le
sue vitamine o il giornale e, sebbene la odiasse, non sapeva che
obbedirle.
Ecco perch, quella sera, prima di cena, Jocelyn sgusci nella camera
da letto della vecchia e sostitu con meticolosa freddezza, le sue
vitamine in polvere con un potente composto di barbiturici: richiuse la
boccetta in silenzio e torn nella dimessa cucina, a mescolare il
minestrone.
Jocelyn era di poche parole, daltronde: non voleva contraddire
nessuno, ma agire in modo efficace.
La vecchia si trascin a tavola, sedette di fronte alla nuora e la cena si
svolse nel pi totale silenzio, come di consueto.
Hai una brutta cera, cara lapostrof Myra, guardandola di sottecchi.
Finite di mangiare replic Jocelyn, svuotando con una sola
cucchiaiata il fondo della sua scodella.
Fortuna che ci sono io a curarmi di te prosegu Myra sospirando
Proprio stasera ho aggiunto un po delle mie vitamine in polvere al
tuo minestrone, spero che ti giovino.
Jocelyn allontan da s la scodella, rantol: un timido ghigno affior
sulle labbra della suocera.

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TI RICORDI?
MARINA LIZZI

Ti ricordi di me?
Disse una voce cos sottile che sembr appartenere al vento di quella
notte gelida.
Albert rabbrivid stringendosi nel cappotto. Quella zona della citt non
gli era mainon gli era pi piaciuta. Era buia, deserta, e le persone
sembravano cos lontane da fare parte di un mondo parallelo. Ecco
cosa ti fa e come ti riduce, la povert. Per questo Albert aveva lavorato
cos tanto e cos sodo per arrivare dove era arrivato. Per questo Albert
poteva camminare in quella zona della citt senza temere di divenire
uno di loro.
Unaltra folata di vento penetr nella sua sciarpa girandogli e
rigirandogli intorno al collo, come dita di ghiaccio a fare il solletico.
Ti ricordi, ti ricordi di me?
Albert alz gli occhi e la paura gli col addosso, nel riconoscere quel
vicolo. La sua elegante valigetta nera cadde, aprendosi e spargendo
fogli blateranti di polizze assicurative nel buio. Una sagoma nera
avanzava dal fondo del vicolo, molto diversa dal bambino di quindici
anni prima, ma il modo di camminare, per, non cambia mai.
Una trappola. Come aveva potuto non accorgersene? Lora
dellappuntamento, il luogo, la data.
Albert cadde in ginocchio piagnucolando.
Ti prego scusami non colpa mia, sono malato, una malattia, ti
prego
La sagoma scura affior dal buio sorridendo di un sorriso senza gioia,
e annu, mentre sollevava il braccio possente che reggeva una mazza
da baseball scheggiata.
Io mi ricordo di te, Albert
E la testa di Albert esplose.

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SENZA CAPIRE IL PERCH


LUIGIA BENCIVENGA

All'ultimo colpo, la donna sospira di soddisfazione. Si riveste e si fa un


caff. L'uomo che muore nel letto sono io con il torace aperto da una
dozzina di colpi di un coltello da cucina. La morte, almeno la mia,
lenta. Tutto il tempo di avvertire l'aroma del caff Kimbo diffondersi
nella stanza. Pare poco! La donna che mi ha ucciso, un tempo stata
la mia amante ma stanotte quando l'ho rivista non ne ricordavo
nemmeno il nome! Un'ora di chiacchiere e l'ho portata nel mio
appartamento, sorvolando sui motivi della mia scomparsa. Dopo due
mesi di convivenza, un giorno decisi di andarmene senza alcuna
spiegazione. Giunti ai preliminari, la donna mi ha bendato, mi ha
ficcato il coltello nel torace mentre raccontava. Uno strazio! Nei giorni
successivi la mia fuga, evit di mangiare ripiegando su alcool e
ansiolitici. Poi, il tentato suicidio aggravato dal fatto di aver subito un
aborto. La donna lei sostiene a causa mia - ha trascorso gli ultimi sei
anni tra ricoveri ospedalieri e brevi momenti di lucidit. Non mi
venuto in mente di chiedere scusa. Cos comincio a parlare di libert,
di senso del possesso, di autonomia e divertimento ... E' stato un
discorso mai finito. La donna ha ripreso a squarciarmi il torace. Il
dolore adesso mi supera, non riesco a frenarlo. Mentre respiro per
l'ultima volta, la donna di l in cucina. Ha bevuto il caff, asciugato
le sue lacrime, ora felice. Io muoio e non ho capito nemmeno
perch.

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CUORE
YLENIA D'AUTILIA

Al primo piano cerco di non fare rumore. Silenzio.


Al secondo sento il battito del mio cuore a rallentatore. Si ferma.
Riprende. Posso ancora scegliere.
Al terzo la luce delle scale si spenta. Avremmo dovuto prendere
lascensore, ma odio gli ascensori.
Al quarto affretto il passo. La ringhiera fredda, come era freddo
latrio. Eppure quasi aprile.
Al quinto lui ansima: mi afferra la vita. Mi fermo. Mi giro. Lo bacio sulla
fronte tre gradini pi su. Sento il suo respiro sul mio collo nudo. Mi
prende la nuca e sale di due passi. Lo spingo gi.
Al sesto ho scelto. Il buio risucchia il freddo e i contorni. Me. Lui.
E tu dove sei? Certo non qui. Davanti alla porta la sua lingua si fatta
spazio tra le mie labbra. Apro.
E tu con chi sei? Di sicuro non con me. Povero il mio amante alle prese
col cappotto. Ha le mani che tremano.
E tu? Com il suo corpo sotto le tue dita?
Povero il mio amante che mi spoglia e mi chiede se lamo.
E tu? La ami?
Povero il mio amante timido che mi bacia sul cuore.
E tu? Dove la baci?
Povero il mio amante che rallenta per tenerezza.
E tu? Rallenti?
Povero il mio amante.
Tutto finito: lui ancora caldo. Non ha fatto in tempo neppure a
raggiungere il letto. Neppure a gridare. Mi alzo dal tappeto. Passo
davanti al comodino e prendo la tua foto. Vieni a vedere, amore mio. Il
crocefisso mi guarda: che Dio ti perdoni. Entro in cucina e raggiungo il
congelatore. Toccher anche a te, prima o poi. Forse domani, forse
dopodomani, ti strapper il cuore.

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UNA GIORNATA DI PRIMAVERA


ROBERTA MORELLI

Ecco, solo adesso il coltello che brandisco entrato nel tuo stomaco.
Lo affondo sempre pi, fino alla base dellimpugnatura.
Sento il tuo sangue caldo che mi bagna la mano, e la tua faccia
assume unespressione mista tra dolore e stupore.
Dalla tua bocca esce un gemito e prima di accasciarti al suolo,
guardandomi negli occhi, mi chiedi: perch????
Con voce dura rispondo: non ti ricordi? Sono la piccola Clara.
Lespressione del tuo viso si tramuta in terrore, mentre sulle mie
labbra spunta un sorriso di compiacimento.
Vendetta fatta, finalmente!
Ti lascio agonizzante sul pavimento.
Intorno al tuo corpo una pozza di sangue si allarga a vista docchio e le
tue mani stringono il manico del coltello piantato nel tuo ventre quasi
volessi lenire il dolore atroce.
Esco sbattendo la porta, mentre con una salvietta umida tolgo il tuo
sangue ormai rappreso sulla mia mano destra.
Scendo con tutta calma le due rampe di scale.
Mi ritrovo allaria aperta in questa dolce giornata di maggio.
Respiro profondamente.
Il sole scalda tanto da poter stare in camicia e una leggera brezza mi
scompiglia i capelli.
Sono felice di aver fatto giustizia.
Dopo trentanni hai pagato con la vita lignobile violenza perpetrata sul
mio corpo di bambina.
Senza nemmeno immaginare quali e quante sofferenze mi hai
provocato: incubi notturni, paura di tutti gli uomini che mi si sono
avvicinati, paura persino della mia ombra.
La tua morte segna linizio della mia nuova vita di donna adulta e
libera.

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AZIONI
STEFANO PINTO
La forte luce del neon illuminava a giorno il garage. Carlo si vers un
bicchiere di whisky senza degnare di uno sguardo luomo alle sue
spalle.
Sa dott. Loi ruppe il silenzio Carlo, armeggiando al bancone degli
attrezzi non dovrebbe mai essere sufficiente con le persone, anche se
queste non le sembrano alla sua altezza gett a terra una sigaretta
fumata fino al filtro e riprese Per lei seduto in quel bellufficio della
banca, con vestiti alla moda e comportandosi come fosse la persona
pi affidabile che si possa incontrare, non sar stato certo difficile
illudere ed annientare economicamente i suoi clienti. Carlo volse lo
sguardo, senza muovere n busto n spalle, in direzione del dott. Loi.
Mah! Forse mi sto sbagliando, magari non ha poi ingannato cos tanta
gente come credo, sinterruppe per voltarsi completamente fino a
trovarsi di fronte al Loi Ma ci che conta che ha fregato di brutto
me. Grave errore dottore. Molto pi grave del mio che ho seguito la
sua dritta sicura perdendo tutti i miei soldi nelle azioni Rivetti.
Carlo osserv luomo legato ed appeso al soffitto come fosse un sacco
per pugili. Lo vide dimenarsi come un pesce fuor dacqua alla vista del
grosso martello nella sua mano.Non tanto per i soldi che io adesso
lammazzo dottore. Lei mi insegna che i soldi vanno e vengono, le
azioni salgono e scendono. Io lammazzo per mia moglie che mi
considera un fallito. Io lammazzo per mio figlio che si vergogna di me.
Io lammazzo perch la odio.

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DURA LEX
VALTER MALENOTTI
Bussano, devessere lui. Prima daprire mi guardo alle spalle: tutto a
posto. Appoggio la mano allaltezza della cintura, sulla camicia che
porto fuori dei pantaloni. Rassicurato, abbasso la maniglia e apro.
Buongiorno Fabio mi saluta sorridendo. Giorgio davvero gentile e
affascinante, la posso anche capire la Luciana, ma fino a un certo
punto. E pur sempre mia moglie.
Sono felice tu mabbia chiamato continua Giorgio, sai, io e
Luciana preferiamo rimanere in buoni rapporti con te e.
Lo sospingo in casa. Prego, accomodiamoci di l gli dico. Giorgio
soffoca unimprecazione: Ma cosa successo qua dentro? Ti hanno
svaligiato la casa?
Mi guardo attorno compiaciuto. I cassetti e le ante dei mobili aperte,
vasi fracassati, carte e oggetti sparpagliati sul pavimento.
Gi gli dico. Estraggo la Smith&Wesson, regolarmente denunciata.
Non ha il tempo di dire nulla. Esplodo due colpi. Cade riverso a terra,
gli occhi sbarrati.
Non perdo tempo: con un fazzoletto prendo un coltello a scatto trovato
per strada tempo addietro. Glielo stringo nel pugno. Poi glinfilo nelle
tasche della giacca alcune centinaia di euro, il mio orologio, la mia
catenina, e altri oggetti personali. Gli sento il polso, occhi:
completamente morto.
Afferro il telefono: Devo denunciare una rapina S Il ladro ancora
qui. Do nome e indirizzo e riattacco.
Mi siedo in poltrona ad aspettare i carabinieri. La nuova legge sulla
legittima difesa entrata in vigore oggi. Dura lex sed lex.

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A SANGUE FREDDO
ARIANNA E SELENA MANNELLA

Aspettava dietro a quellangolo ormai da due ore. La notte incombeva.


In quelle ore notturne i singhiozzi di lei lo avevano tormentato.
Nascondere la testa sotto il cuscino non era servito. Poteva udire
anche da quella distanza i suoi singhiozzi, il vento gelido e sibilante
della strada non era riuscito ad attenuarli. Lui sapeva parlare solo
attraverso i pugni e le ingiurie. La macchina parcheggi nel viale,
sembrava addomesticata come aveva fatto con il cane. Eccolo
scendere, incurante di lei al piano di sopra. Strinse il metallo freddo, la
presa forse meno sicura. Il corpo un fremito di eccitazione mista a
terrore. Sarebbero seguiti altri pugni e altre urla se non lo avesse fatto
e lei, avrebbe ancora continuato ad illudersi che sarebbe cambiato, che
avrebbe potuto avere una vita migliore. Il suo impermeabile lungo lo
faceva apparire quieto ma, lo sapeva bene che luomo che stava
venendo verso di lui, suo padre, non era altro che lombra di quello
che era stato una volta. Il veleno che scorreva nelle sue braccia lo
aveva cambiato. La cravatta non riusc a nascondere quel fiotto che
stava sgorgando ora dalla sua gola. Che stava imbrattando i suoi
vestiti. Lei probabilmente aveva sentito il fragore ma, oramai poco
importava. Sarebbe stata una donna libera domani. Quando la vide
sporgersi dalla finestra spaventata, occhi gonfi tumefatti, lo guard e
poi rivolse il suo sguardo in direzione delluomo riverso a terra, il
terrore che velava i suoi occhi, si stava gi dissolvendo.

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SAREBBE BASTATO TANTO POCO...


FABIANO SPEZIARI

Quindici anni passati ad aspettare questo momento, una manciata di


secondi, nulla di pi, per poterti rendere quello che mi hai dato.
Non ho potuto pi avvicinarmi a te, telefonarti, guardarti negli occhi.
Ho dovuto cambiare citt, vita ed abitudini. Lespressione soddisfatta
del tuo viso durante la sentenza la ricordo ancora bene. Nulla mi ha
fatto pi male. Ora guarda il mio di viso. Nessuna lacrima lo ha pi
attraversato, le ha asciugate tutte la rabbia. Prova ad ascoltare il mio
cuore. Il suo un suono sordo, il rancore lo ha trasformato in pietra.
Tocca le mie mani, sono gelide, nulla
riuscito pi a scaldarle. Ho pochissimo tempo prima che qualcuno
arrivi, molto probabilmente sono gi qua fuori. Mi uccideranno lo so,
ma non lascer questo posto da solo, saremo in due. Eppure sarebbe
bastato cos poco per far andare tutto diversamente. Adesso troppo
tardi. I tuoi occhi sono pieni di terrore, e la mia
pistola ti troppo vicina. Tremi come una foglia. Mi dispiace, in
unaltra situazione avrei desiderato consolarti, ora no. Ora voglio solo il
tuo ultimo sguardo, prima che si spenga per sempre. I miei occhi
freddi e pieni dodio devono essere lultima cosa che tu vedrai. Stanno
cercando di sfondare la porta, il tempo scaduto. ora. Quando
entrano non oppongo nessuna resistenza, in fondo loro non mi hanno
fatto nulla. Ho un proiettile solo, ed per te.

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IL RATTO
WOLFANGO HORN

Giaceva esanime sul fondo della cella, stremato da continui


interrogatori e feroci torture. Ma non aveva ceduto. Con le ultime
energie, si trasform in un grosso ratto nero: avrebbe scatenato i
demoni nella chiesa, per uccidere tutti quei maledetti.
Sgusci sotto la porta e corse a perdifiato sullacciottolato del chiostro.
Pi in fretta! Ansimava ancora affannosamente, quando giunse alla
scalinata: era fatta, pochi balzi e sarebbe stato dentro.
Maddalena correva, come al solito era in ritardo. Era elegante:
corpetto di seta, gonna a balze, calzettoni bianchi e, cosa che la
rendeva fiera, scarpette nuove di vernice.
Sal i gradini poi, con la coda dellocchio vide muoversi qualcosa di
nero. Si volt: un enorme ratto, ritto sulle zampe posteriori, stava
puntando al portone della chiesa.
I penetranti occhietti della creatura la fissarono, cattivi e neri come la
notte senza luna. Il cuore dellanimale batteva allimpazzata. Fu un
attimo: Maddalena diede un calcio a quella bestia ributtante. Poi un
altro, e un altro ancora.
Il grosso ratto si rovesci sul dorso, squarciato da quei calci
inaspettati. Maddalena osserv le contrazioni convulse, poi la rigida
immobilit della morte. Si inumid un dito con la saliva e lo pass sulla
striscia di sangue scuro che sporcava le lucide scarpette di vernice.
Fatic un po ad aprire il pesante portone, poi sgattaiol dentro
cercando di non farsi notare. Era fortunata, la messa iniziava in quel
momento: le amiche non lavrebbero presa in giro.

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AMORE FRATERNO
ALESSANDRA DE LORENZI

Come aveva potuto credere che sarebbe stato difficile? Pur


impegnatissima riusc a trovare uno spicchio di cervello libero per
pensare a quanto tempo aveva sprecato. Una volta che cominci, va;
non senti lo sforzo, va quasi avanti da solo. In un certo senso come
quando, da bambina, aiutava la mamma a preparare gli involtini. Che
soddisfazione spiaccicare con il batticarne quelle fettine cicciotte, e che
piacevole quello spiacc splatt. Uguale. O forse no, stavolta c tutto
questo sangue. E quellimprevisto e sgradito rumore di ossicini che
scricchiolano. E poi a dirla tutta neanche a fare gli involtini era mai
riuscita senza scocciature. Cera sempre quella scimmia a mettersi in
mezzo. A rubarle la scena. Sempre. Eh s, una vita dietro, la sua. Ma
non stavolta. Stavolta finalmente lultima parola la stava dicendo lei.
Definitivamente. E prendi questo, stronza! Disse sferrando lennesimo
colpo sul corpo ormai maciullato della sorella.

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MORTE CON VENDETTA


JACOPO LUBICH

Non ricordo quando ho smesso di dar conto alla ragione. Ma ora mi


ritrovo in penombra, nascosto dietro un lungo drappo color porpora e
osservo i movimenti delluomo con ferale vivacit. bastato scassinare
la serratura di ingresso e sgattaiolare prima che il bastardo rincasasse.
Mi assicuro che i guanti di pelle siano ben infilati mentre noto con
quanta voracit lolezzoso ciccione si ingozza di cibo sul divano, come
un maiale nel suo trogolo. Allora lampi mi sovvengono, il lavoro perso,
mia moglie che mi lascia, mio figlio fuori di casa e il porco del mio
capo che ride tossendo davanti a me. Un fuoco iracondo mi rizza i peli
delle braccia, sento le pupille esplodermi e i denti serrati quasi si
frantumano. La mia vita finita con le sue false accuse e raggiri di
potere. Mi avvento sul suo collo con la rabbia di anni infelici sotto di
lui. Si dimena, ma la mia presa lo attanaglia alla gola con la
disperazione della mia vita. Sento le dita trafiggergli il collo adiposo
fino a raggiungere la trachea. Il tizio volta la testa indietro e osserva
nei miei occhi lindomabile sofferenza di chi ha perso tutto in un
attimo. Non lo mollo, agita le gambe come un porco nel fango. Allora
stringo le mie mani fino a sentirle toccarsi attraverso le carni trafitte.
Io sono per lui langelo della morte, il suo cazzo di biglietto di sola
andata. Lentamente perde forza, il toro tracolla piano piano. Non
smetto di stringere per, come se potessi restare tutta la vita ad
ammazzare quelluomo.

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DOLCE VENDETTA
STEFANIA GARGANO

Le porsi la tazza di cioccolata calda. Grazie caro mi disse Ti ricordi


che il mio punto debole la dolcezza nel cibo come nella vita. Inizi a
soffiare sul liquido scuro e mi guard con i suoi occhi color ghiaccio
che un tempo io, ragazzino ingenuo, avevo imparato ad amare. Devo
ammettere sussurrai che gli anni trascorrono per tutti, ma non per
teOra bevi: ricordo che la cioccolata ti piace quasi bollente. Lei,
sorridendo, si inumid le labbra: Sei sempre il solito premuroso. Mi
sei mancato. E bevve un lungo sorso. Anche tu mi sei mancata.
Anzi, no. Mi mancata la tua indifferenza mentre sgomitavo nella vita
per occupare un posto meritevole ai tuoi occhi. Mi sono mancate le tue
effimere promesse che non avevi mai il tempo di mantenere. Mi sono
mancate le tue parole damore perse nel vento.. Lei mi fiss
sgomenta, sorseggiando la sua cioccolata: Caro, ma che dici? Mi hai
sempre detto che il tuo sogno era diventare uno scrittore da quando
eri bambino. Concordavi con me sul fatto che rimanere solo amici
fosse la scelta migliore
Tutta la vita non ho fatto altro che assecondarti. Una spalla su cui
piangere, un amante tra i tuoi cento, una fotografia sulla copertina di
un libro che ha venduto 10 milioni di copie e TU hai definito
mediocre. Ecco cosa sono stato. Ma ora finalmente si compie la mia
vendetta. Lei sbarr gli occhi. La testa le girava. Si accasci a terra
accanto alla tazza in frantumi con le labbra ancora bagnate di liquido
scuro.

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L'ANIMA DELLA COMMESSA


FEDERICO BRANCALEONE

Mi ero sempre chiesto se i commessi avessero un'anima. Ora mi


rispondo che: no, decisamente non ce l'hanno. Sono corpi vacui e
frigidi, con occhi atoni e menzogneri. I loro visi, sempre disponibili e
gentili, nascondono in realt palesi chissenefrega.
Alla cassa di unenorme libreria cera Giovanna. Avevo letto il suo
nome sul cartellino appeso sopra il seno sinistro. Per sei volte, tutti i
giorni, mi sono messo in fila e ho acquistato lo stesso libro. Lei me lha
infilato sei volte in una borsa; sei volte ho pagato la stessa identica
cifra e lei niente! Non un sorriso, non un grazie, solo un ostinato
fottuto arrivederci. Per lei ero uno tra tanti anonimi, e io non potevo
accettarlo. Cos, non mi rimasto che rovesciarle addosso lo scaffale
che aveva alle spalle. Ma quella non voleva saperne di crepare, cos
lho presa a calci e pugni, tra altre marionette che gridavano e
guardavano incredule, ma, attaccate comerano ai loro fili, non
potevano aiutarla.
I giornali oggi parlano di me. Ne parlano in due modi. A volte mi
descrivono come uno scrittore pazzo, che sfrutta i media per farsi
conoscere. Certo, la cella mi ha dato tanta notoriet, e la mia opera
scala le classifiche pi di prima. Altre volte, sono ritratto come un
pericoloso assassino. Ma io ho solamente squartato un fantoccio cavo
che meritava la morte! Il libro, che avevo comprato sei volte, era il
mio. Adesso, dietro le sbarre, sto scrivendo il secondo. Sintitola
Lanima della commessa e lo dedico a Giovanna.

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APPARENZE
ROSSANA ARNONE
Avete presente quei momenti della vita in cui tutto procede
esattamente secondo i vostri piani?
No, vero? Lo sospettavo.
Anchio qualche anno fa avevo una vita normale, poi arrivata lei.
Mica con irruenza, intendiamoci. Una cosa graduale, normale.
stata una delle tante conoscenze che si fanno quando ci si sente
talmente soli da attaccare bottone con chiunque.
Peccato che di questi tempi non ci si possa fidare neanche di se stessi.
Abbiamo cominciato a parlare del pi e del meno e poi, col tempo,
siamo entrate in confidenza.
Eravamo amiche. Le ero affezionata. Riusciva a risollevarmi il morale
come nessun altro e i suoi incoraggiamenti erano rassicuranti.
Ora non sono pi libera di fare quello che voglio della mia vita perch
le sue parole mi rimbombano costantemente in testa. Parla sempre.
Non c verso di farla tacere. soffocante. Da claustrofobia.
Non riesco pi a prendere una decisione senza consultarla anche se so
che per me ha solo critiche. Ho provato ad allontanarla da me, ma non
sono abbastanza forte da impedirle di ritornare.
Mi sta distruggendo, ma lesasperazione, si sa, gioca brutti scherzi.
Toglierla di mezzo lunica soluzione possibile. Mi sembra equo, no?
Vediamo Cianuro. Profuma di mandorle Almeno questo glielo devo.
Cosa dir la gente? Non ha importanza. Devo fare in fretta. Lei gi lo
sa. Cosa sto facendo? davvero lunica soluzione? Addio per sempre.
Chi se lo sarebbe mai aspettato Dicono gli amici.
Suicidarsi in quel modo poi

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DISTOPIA
ANDREA RESNYK
Per anni, ho desiderato essere voi.
Vi ho osservato e invidiato. Era lunica cosa che potessi fare, dal
momento che ero quasi sempre nascosta. Tentavo di rendermi
invisibile. Ma alla fine, riuscivano a trovarmi. Mio zio e mio padre. Di
solito, mi legavano al letto per punizione, e quando cominciavano a
soffocarmi e penetrarmi, dovevo dire che ero stata cattiva.
Ho deciso che sarei morta a nove anni. Il giorno in cui mi diedero al
primo cliente, e lui disse che ero bella.
Tuttavia, non cos facile morire. Quando ci ho provato, mi avete
salvata. Ricordo questo dottore: Vomita! diceva. Dopo una
settimana ero fuori. Avevo dodici anni.
E stato a quel punto, che ho cominciato a seguirvi. Non importava chi.
Vi seguivo tutti, indiscriminatamente: quando camminavate con la
vostra ragazza ai giardini pubblici, quando insegnavate a vostro figlio a
far volare gli aquiloni, mentre baciavate vostro marito il giorno delle
nozze
E vi ho odiati.
Ho desiderato che qualcuno di voi scendesse allinferno con me.
Vedervi cadere nella disperazione, e piangere fino ad esaurire il corpo
e le lacrime
A diciotto anni, ho seguito due ragazzi sulla spiaggia. Erano luce di
carne. Perle bianche. Poco prima che facessero lamore li ho raggiunti,
ho preso una pietra, e ho fracassato il cranio di lui
Lei svenuta. Con gli occhi rivoltati nel cranio. E ha capito. Io so, che
ha capito. Mi sono sentita meno sola, quaggi, nel mondo in cui mi
avete abbandonato
Ma non basta. Dovete capire anche voi

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IL VERDETTO
JAY DEMM
Ti avevo detto di non parlare, non , forse, vero Giuseppe? Quante
volte, ho chiesto il tuo silenzio? QQQQuante volte guardandoti negli
occhi, te lo chiesto? Tante. E tu, ogni volta a rassicurarmi, a fare
professione damicizia e soprattutto di silenzio. Un uomo vero deve
onorare sempre le palle e la parola. Sempre. Tu invece fai lesatto
contrario, dici una cosa ne fai unaltra, ti ho dato occasioni, ma tu,
puntualmente hai sbagliato, offendendo me e soprattutto la mia
intelligenza. Mi hai preso in giro e questo, non posso sopportarlo. Mi
disgusti, sembri uno di quei moccosi1 che tradiscono gli amici per
andare appresso alla prima gonnella. Ti ho sempre reputato un amico,
naturalmente mai considerazione stata pi sbagliata, mi hai venduto
al primo, fottuto sbirro che ti ha messo alle strette, dimostrandoti un
debole, un senza palle. Devo dire che per qualcosa di buono lhai
fatto: hai scavato una fossa ineccepibile, lavorando di gran lena.
Nonostante tutto non ti reputo un cretino, e sono sicuro che tu abbia
capito che questo sar il tuo giaciglio per leternit, l riposerai fino a
che non verr il giorno della resurrezione per tutti noi, l dovrai
aspettare, pazientemente, il giudizio finale. Per il momento
accontentati del mio: Colpevole. Per una volta le palle le hai avute,
non hai chiesto piet dopo il verdetto e ti sei fatto sparare
preservando, almeno un po di dignit, bravo Peppe e pace allanima
tua.

1Tipica espressione napoletana italianizzata. Loriginale muccus.


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IL CIRCO
MIRKO DALLASERRA
Mi ricordo di una serata calda, mentre ti struccavi davanti allo
specchio.
Le luci degli spot ti avevano sciolto il viso.
Eri bellissima.
Tu invece osservavi la tua immagine con disgusto.
Non mi riconosco. Non sono io. E ti affrettavi, sfregando forte.
Non ti riconosci? Eppure sei tu. Non la maschera che indossi
attraverso lo specchio a nasconderti. E' lo specchio stesso che lo fa. Il
pubblico ti guarda da lontano, mentre aspetti davanti al fondale nero,
ed in realt non ti vede: tu sei per lui come lo specchio per la tua
immagine. Ma io ti conosco veramente. Ogni centimetro, ogni
dettaglio.
Hai continuato a struccarti, in silenzio.
Oggi ho tagliato la gola a Martino.
Prima, mi ha raccontato tutto. Forse non ti amava nemmeno.
Mentre mi vesto rapidamente, mi guarda con occhi di vetro, stupefatti.
Preparo la sacca scura, ed il gesso per le mani: ferme, nemmeno un
accenno di tremore.
Fuori c' silenzio, fuori ci sei tu a braccia spalancate davanti al fondale
nero.
Chiudo gli occhi per un secondo, li riapro e guardo la mia immagine
truccata riflessa nello specchio. Non sono io.
Esco.
La sabbia bianca scricchiola sotto i miei piedi. Il pubblico tace.
Trenta passi davanti a me, il tuo corpo a braccia spalancate.
Ne conosco ogni centimetro.
Per un istante, mentre impugno la lama fredda, vedo un mondo in
bianco e nero: il fondale, la sabbia, il tuo corpo, il pubblico sfocato.
un attimo. Ruoto l'avambraccio, apro le dita.
Il mondo in bianco e nero acquista un colore. Rosso.

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CORVI NERI
MICHELANGELO SCANNIELLO
un tempo da lupi fuori. Aspetto il bastardo, per strappargli il cuore.
Eccolo, con la sua pupa bionda. S, cammina pure con calma, verme.
Vai pure su a spupazzartela.
Aspetto che abbia finito, dopo che si divertito con quella sventola.
Eccoli, escono di nuovo. Mi avvicino, piano. E' questo l'attimo in cui il
cuore come se rinascesse, come se gridasse vendetta, anche lui.
Il coltello, Cristo, devo far presto. Apro il coltello. Piove che Dio la
manda, ma cosa importa? I miei passi sono sonori nella pioggia fitta.
Non doveva. Non dovevano. Lui gi morto da tempo, solo che non
lo sa. A lei penser poi.
Lo raggiungo, lui sembra avermi visto, ma non mi conosce. Lei grida
qualcosa ma non c' tempo.
Il coltello. Il mio coltello affonda, ancora, e ancora, come una lingua di
fuoco nel burro. Lo giro dentro di lui, per dargli pi dolore. Ah! Le sue
budella.
Lui mi guarda. Ha capito. E' pentito, credo. Ma tardi. Digrigno i denti
come una bestia, poi mi mordo cos forte le labbra che sanguinano.
Lei grida e grida e si guarda attorno. Poi si avvicina mi colpisce con la
borsa. E' sempre stata stupida, penso.
Lei ferma, davanti a me. E' fradicia. Ora il suo turno. E' il suo turno
di dolore.
Il coltello nella mia mano, che piange sangue. Lo giro. Me lo pianto
nel collo. Vedo il mio sangue schizzare.
Cos oltre all'orrore ci sar il pentimento per te, cara la mia
mogliettina.
Cos finir.
E i tuoi giorni saranno corvi neri che volano lenti in un cielo d'autunno.

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RACHE
MARGHERITA TERCON
Rache era una ragazza sulla ventina. Passeggiava svelta cos che le
sue forme si intravedessero danzare attraverso le scollature dei vestiti
in pelle. Il suo percorso era sempre lo stesso: tutte le mattine
incrociava il signor Mike.
Dove lavori?
Non lavoro.
Dove sarai questa notte?
Qui.
Mike entr in casa, conquistato. La sera, la invit.
Vado a cambiarmi.
Nellattesa, la ragazza si accomod e cominci ad analizzare la stanza:
muro spoglio,donne nude sulle riviste nel comodino, manette nel
cassetto, pinze, fruste...
Quanto vuoi? Luomo entr nella camera in perizoma. Afferr Rache
per le spalle e la sbatt sul letto.
Non parli? Ti piace sadomaso? Mi guardi sempre, non sarai gelosa del
via vai? Ce n anche per te. Rachel, giusto?
Rache.
Beh, adesso spogliati e fai il tuo lavoro.
La giovane si alz e si spogli. Bend luomo, lo leg al letto e lo
graffi. Brava Rachel.
Prese
la
frusta
e
lo
picchi.
Sempre
di
pi.
Rachel vai pi piano, mi fai male cos...
Sempre di pi. Ho cinquantanni ormai
Sempre di pi. Rache!
Continu lei, sempre con pi violenza.
Smettila! Basta! Ti prego!
Tu non hai smesso di stuprare mia madre mentre ti supplicava!
Ribatt lei imbestialita.
Ma chi sei?!
Grid luomo in lacrime nel breve momento di respiro che gli don la
ragazza scendendogli di dosso. Ma poi fu silenzio. Le grida furono
lacerate dallo scoppio del colpo di pistola. Seguito da un altro, un
altro, un altro. E poi, silenzio.
Rache si rivest, apr la porta, Comunque in tedesco Rache vuol dire
vendetta, pap e la chiuse alle sue spalle.

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INCOMINCIA DALLA FINE


GIORGIA COCOLA
Un ultimo sguardo poi fu fuori dal cloro e dal suo rancore.
Indietro, stop. Uno, due, tre: ora mi sveglio.
LEI usc dalla piscina e tutti si chiesero se una cellula impazzita
nelluniverso non avesse contaminato quella scena stravagante.
Indietro, stop.
LUI url.
Chiss se qualcuno avrebbe capito quanto fosse beffardo il suo
sgomento.
Indietro, stop.
I capelli ramati galleggiavano in ordine sparso lungo una sagoma
lattea; ecco il fotogramma che smorz quella mattina il via vai di cuffie
e mascherine.
Indietro, stop.
Laveva scaraventata in acqua. La gola strizzata col suo giro di perle
preferito. Quello indossato il giorno delle nozze, quando una promessa
di fedelt laveva posto al riparo da ventanni di differenza tra loro. LUI
si era fidato, confidandole i fallimenti di una vita. Ricchezza s ma a
quale prezzo? In tutti quegli anni non uno straccio di rapporto.
Innamorarsi della psicoterapeuta fu la naturale conseguenza al suo
bisogno di calore.
Gli aveva ipnotizzato i sensi, la psicologa. Si era fatta bene i conti.
Anche LEI lamava, certo. Con sforzo maldestro.
Indietro, stop. Vendetta. Indietro, stop.
Poi la tresca era saltata fuori come una molla dal materasso:
dolorosamente.
Li aveva sorpresi a tubare, ingrati come predatori famelici, e realizzato
in quellistante quanto fosse stato sventurato a lasciarsi lusingare da
ventanni di differenza tra loro.
Indietro, stop. Nessun altro avrebbe mai potuto averla.
Oltre ogni aspettativa sarebbe stata sua moglie. Ora e per sempre.

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PADRE...
ANTONINO LO IACONO
Guardavo i fulmini in lontananza. Sarebbe scoppiato un gran bel
temporale di l a poco. Uscendo di casa e mettendomi in auto per
raggiungerlo, vidi un fulmine colpire un albero, un segno, pensai.
Lasciati ed abbandonati, il tutto per seguire una puttana. Questo
aveva fatto. Oggi era il suo grande giorno, oggi aveva organizzato il
suo matrimonio, la pioggia gli avrebbe rovinato un po la giornata, ma
non come avrei fatto io. Lauto era carica, la chiesa l, gli ipocriti,
giulivi per un evento che avrebbe dovuto esser lieto, pure.
Lieto, come se una moglie abbandonata ed ormai ridotta ad un
vegetale dallalcol sia una cosa lieta; come se un figlio che osserva la
madre morir lentamente, non fisicamente, ma dentro, sia una cosa
lieta; beh, se credono questa sia roba lieta, saranno felici dei fuochi
dartificio che di l a poco avrei scatenato. Bravo pap, hai scelto un
posto perfetto per completare il tuo tradimento, ed hai scelto anche
una bella macchina a quel che vedo, sar un peccato non poterla
restituire. Dissi, ridendo tra me e me. Lasciai la mia auto accanto alla
sua, presi il telecomando ed il registratore ed usci dallauto, mettendo
questultimo nellauto di lui. Lautista idiota aveva lasciato lauto
aperta. Lo vidi, cos lasciai partire il nastro con cui lo salutavo, osserva
la mia auto ed ascolta la mia voce registrata. Capisce. Premo un tasto
e la mia auto salta.
Arrivederci padre.

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LA FUGA DI GI
JACOPO MONDINI
Il piccolo Gi corre pi forte che pu, ancora una volta, come ha fatto
del resto negli ultimi dieci mesi.
Riccardo e la sua banda lo hanno preso di mira, sono dei bulli, dei
vigliacchi. Hanno deciso di picchiare e derubare Gi per la
quindicesima volta, ormai una promessa.
Appena fuori dal paese, Gi scappa verso laperta campagna, senza
mai voltarsi.
Quando sicuro di essere arrivato al punto giusto, si ferma per fissarli
dritti negli occhi.
Una casa abbandonata tutto ci che resta al centro di un campo
deserto.
Riccardo sogghigna.
Adesso ti rompiamo il culo frocetto!
In quellistante escono dalla casa diroccata tre uomini grossi ed armati
di spranghe dacciao.
In pochi secondi massacrano selvaggiamente i membri della baby
gang.
Nessuno si era mai accanito tanto su dei ragazzini.
Come te lo paghi il favore Giovanni? Tuo padre ci deve gi parecchi
soldi. Avverte il capo degli uomini.
Signore, so che trattate anche il traffico dorgani vorrei saldare il
debito di mio padre offrendovi questi ragazzi, se per voi non un
problema. Risponde Gi tremando.
Luomo sorride guardandolo con una vena di ammirazione.
Hai talento bimbo caricate questi stronzetti!
Gli uomini cominciano ad ammassare i corpi dei cinque ragazzini sul
furgone che sta dietro la casa.
Resta nei paraggi, forse un giorno ti trovo un bel lavoro, per adesso
vattene e dimentica. Ordina luomo.
Il piccolo Gi torna verso il paese con le lacrime agli occhi ed un
diabolico sorriso sulle labbra.

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MORTE DI UN INGRATO
ANTONIO SCARPONE

Io e Alfonso eravamo stati amici di infanzia, ma poi ceravamo


allontanati per tutta una serie di motivi: non ci vedevamo di buon
occhio.
Alfonso era sempre stato un tipo invidioso e questo a me non piaceva.
Lultimo litigio, stupido, aveva avuto un brutto epilogo. Dopo avermi a
lungo ingiuriato, nei modi pi diversi, concluse la sua arringa con un
comunista di merda! di troppo! Questo epiteto proprio non mi
andava gi!
Non potevo fargliela passare liscia: dovevo trovare una buona
occasione, lontano da occhi indiscreti, per fargliela pagare una volta
per tutte!
Io e te dobbiamo parlare, gli dissi appena mi capit a tiro. Lui lasci
intendere che ci sarebbe accaduto ben presto.
Loccasione la ebbi poche sere dopo, incrociandolo nei pressi del ponte,
poco lontano dalle nostre abitazioni, dove lui amava fare qualche
passeggiata sul tardi. Subito sbirciai intorno: non cera nessuno, non
potevo sperare di meglio.
Con un cenno gli indicai di incamminarci e subito cominciai a
balbettare qualche parola. In prossimit del punto pi alto del ponte
improvvisamente mi avventai su di lui e lo strinsi alla gola: sorpresolo,
mi fu facile sollevarlo e scaraventarlo gi; il tonfo fu forte, il suo corpo
fu subito travolto dallacqua e trascinato via.
Mi guardai di nuovo intorno: nessuno!
Questa la fine che fanno i veri uomini di merda, quelli come te!,
gridai ad alta voce, per sfogo e perch ero sicuro di non essere
sentito, e mi allontanai: la mia vendetta era consumata.

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MORTE DI UN GIUDICE
SARA PETTARINI

Filtrava poca luce nella stanza.


Luomo stava riprendendo conoscenza. Tent di alzarsi ma si accorse di
essere legato.
Dove si trovava? La paura lo inond.
Hai ucciso mio figlio disse la donna.
Luomo sussult. La sua vista era annebbiata e la testa dolorante.
Non capisco ansim il ragazzo non morto. Mi dispiace di avere
investito suo figlio, mi creda, ma ho gi pagato: la mia carriera
rovinata.
Si pent di averlo detto. Immagin una reazione isterica che non
venne.
La donna respirava lentamente.Me lhai ammazzato ripet.
Non vero impossibile!
La donna gli si avvicin Mio figlio si ucciso 8 anni fa a soli 15 anni.
E la colpa tua che me lhai tolto.
Luomo inizi a vedere pi nitidamente.
Davanti a lui non cera la madre del ragazzo che aveva investito quel
maledetto giorno ma la nuova cameriera del bar in cui cercava
conforto ogni sera.
Dovevo essere io a crescerlo, IO url la donna. Una lacrima le rig il
volto.
Sullangolo di pelle struccata ora riluceva una vecchia cicatrice.
Qualcosa scatt nella mente delluomo.
Ricord unaula di tribunale. Una sensazione di potere da tempo non
provata. E una ragazzina macilenta, la guancia deturpata da una
cicatrice, che lo guardava con occhi gonfi di dolore e odio.
Mi hai portato via il mio bambino. Cercarti mi ha dato uno scopo per
tutti questi anni. Adesso finalmente pagherai.
Per una frazione di secondo nella mente delluomo la sorpresa super
la paura.
Poi la donna tese il braccio e con mano ferma premette il grilletto.

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LO SPECCHIO
EMANUELE MARCONI

Teneva stretta nella mano destra la pistola, disperato, indiavolato,


colmo di rancore. Guarda come fai soffrire le persone! urlava Ti
diverti e noi siamo disperati, e neanche ti importa.
Stava per premere il grilletto e in quei momenti ripens alla sua
povera e tormentata vita: ripens alla deformazione della sua schiena,
al problema allocchio e alla sua disfunzione cardiaca congenita, che
tanti problemi gli aveva procurato a scuola, da giovane, rendendogli
impossibile qualsiasi relazione. E il tumore stava urlando di rabbia,
sempre pi forte che a breve lavrebbe ucciso, e la moglie
interessata solo ai suoi soldi che, dopo averlo spremuto a sufficienza,
lo aveva abbandonato come uno straccio rotto e sporco. Dannati,
dannatissimi soldi!! Che razza di vita questa? ormai la rabbia era
incontrollabile che razza di vita la mia? E stata solo sofferenza,
solo sofferenza! Noi crediamo in Te. E Tu ti prendi gioco di noi. Ora
Basta. Sparo e la far finita per sempre, basta con le sofferenze.
Questa una vendetta per quello che mi hai fatto! ormai gli occhi
erano carichi dira e la testa stava per esplodergli.
Spar allo specchio, che rifletteva quella maledetta immagine. Vari
frammenti gli procurarono alcune ferite e cadde. Osserv il suo occhio
sinistro riflesso su un frammento: il sangue gli sgorgava senza
interruzione, misto a lacrime.
Dio neppure lo ascolt, ma la Vita, sentendosi insultata, si vendic,
provocandogli un arresto cardiaco.
E giustizia fu.

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TANTO LEI LA LUCE DEI TUOI OCCHI CHE TI RENDER CIECO


GATTACA

Tanto lei la luce dei tuoi occhi che ti render cieco cos disse e fece
il mio ex marito al mio amante. Ex agenti speciali, ex colleghi diventati
nemici. In una notte le sue dita entrarono nelle orbite per togliere il
dono della vista, consapevole di avermi rubata mai lo denunci e io da
quel giorno lo curo e gli sto vicino, grazie al suo addestramento supera
ogni difficolt come se avesse ancora gli occhi. Insceno la mia
scomparsa e attraverso la strada che mi separa dalla mia vecchia
casa, tanto vicini e tanto lontani ma indivisibili, sono ancora legata a
lui e il mio nuovo compagno non pu darmi quello che sto per perdere
e che non voglio perdere. Anche se passato un anno non abbiamo
divorziato, come se non volessimo parlare di ci che successo, ho
saputo dal mio legale che sto per essere estromessa dai titoli che
abbiamo in comune. Da giorni parlo delle mie paure, sento lo sguardo
sul collo del mio lontano ma ancora marito. Lo vedo uscire di casa e
attraversare la strada incurante di tutto, nella sua notte perenne, a tre
metri da lui lo osservo aprire la porta di casa con le mie chiavi, lo
seguo a distanza dopo che entrato lasciando la porta aperta, sento il
mio ex alzarsi allarmato, nella luce dei lampioni e nelle silhouette vedo
la scena di lotta e morte sua per mano del mio compagno cieco, sento
in lontananza la polizia arrivare, chiamata da me poco fa, torno in casa
prima che mi vedano e sento urlare il mio nome dal mio ex compagno.

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LA FAMIGLIA
ANTONINO ALESSANDRO

Luomo cadde riverso sul pavimento di linoleum, mentre un bambino


piangeva saturando laria con i suoi gemiti.
Sangue sotto di lui macchiava la camicia bianca, perfettamente stirata.
Se lo meritava per quello che aveva fatto.
La famiglia tutto.
Non poteva farla franca. Fin dallinizio ne era stato cosciente.
Nessuno scappa alla sua vendetta.
E, infatti, eccola qui: puntuale come la scadenza del mutuo.
Era arrivata a lui in pochi giorni.
Era stato un idiota a credere che lavrebbe fatta franca. In cosa si era
tradito? In quegli ultimi istanti di vita non lo comprendeva.
Avrebbe rifatto nuovamente tutto quanto? Ne era valsa la pena? A
quelle domanda, una sola risposta era scolpita nei suoi pensieri Si.
Fin dal primo incontro la sua vita era cambiata; non poteva negarlo.
Gi, da allora, il peso che gli opprimeva il cuore era diventato leggero
e, come una piuma, era volato via.
Aveva parlato, ecco cosa aveva fatto.
Aveva parlato di tutto: di lei, di se stesso, di politica, di lavoro.
In poche ore aveva spezzato la pesante cappa di silenzio che lo
soffocava, quel muro eretto negli ultimi dieci anni.
Ma non si tradisce la famiglia.
Adesso era li, sanguinate, ad osservare con occhi liquidi, le scarpe
rosse indossate dal suo assassino. Scarpe che mille volte aveva visto
gettate l, per terra, ai piedi del letto.
Non cera pi tempo, la vita stava sfuggendo via veloce.
Trasse lultimo respiro.
Il bambino piangeva.
Le ultime parole che ud furono: Hai avuto quello che meritavi.
Porco.

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VITO
STEFANO MASCELLA
Sorseggio un Margarita, bello fresco, sdraiato su una sedia del bar
della spiaggia. Lascialo l il bicchiere che chiudo, se ne parla
domattina. Ok. La mia schiena spalmata ben bene mentre osservo il
sole che affoga in mare. Gli ombrelloni sono gi chiusi. Respiro.
Allimprovviso mi sento picchiettare su una spalla.
Sono Vito, ti ricordi vero?
Io non conosco nessun Vito. Mi tiro su e glielo dico, ma quello insiste.
Senti, io non so chi sei. Credimi.
Tu vuoi fare il furbo vero?
Furbo? Guarda che finora sono stato calmo Quello mi d uno
spintone di sfida. Allora esplodo. Ma chi cazzo sei? Sbuca fuori un
coltello, e io mi cago addosso. Modero subito i toni. Oh, giuro che non
ti conosco, spiegati meglio tento di ricondurlo alla ragione. Niente, mi
pianta la punta della lama sotto il mento: fredda, molto pi fredda del
mio Margarita.
Giusy la dovevi lasciar stare!
Giusy? Oddio, Giusy! Chi se la ricordava quella puttana? E vero, suo
marito si chiamava Vito: un cornuto professionista Beh proprio con
me se la deve prendere, tra tanti? Decine, centinaia se n ripassata
Giusy. Scopava e rideva.
Giusy morta
Adesso quasi gli viene da piangere. Oh cazzo, mi dispiace Il coltello
punge e ho le mani gelate.
Sei tu che le hai passato lAIDS?
No! Senti, allora non colpa mia! Io non ho lAIDS (porc- non mavr
mica contagiato, quella puttana)
Non importa. Girati.
Non morta di AIDS Giusy. Non si muore pi AIDS. Le ho dovuto
tagliare la gola, invece. Come agli altri. Come a questo qui.

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IL GRAFFIO
DELTA
Mi hai graffiato la macchina Roberto la voce di Luca fredda, senza
inflessioni.
Mi sono appena appoggiato con la fibbia della cintura, dai, non ho
fatto apposta quella di Roberto appena un pigolio.
Mi hai graffiato la macchina Luca minaccioso, e Roberto, per la
prima volta nota quanto sia alto e robusto.
Adesso non ti incazzare, dai. Facciamo i conti, te la faccio sistemare,
contento? Pago tutto io!
Non hai capito. Tu hai graffiato la mia macchina.
vero: Roberto non capisce. Si sforza, ma non riesce davvero a
spiegarsi quella reazione. Il graffio minuscolo e Luca un amico e
una persona tranquilla, per giunta. Non lo aveva mai visto arrabbiarsi,
prima.
Mi hai graffiato la macchina ripete Luce in una sorta di tetro mantra.
Roberto si guarda intorno, ma il parcheggio deserto e gli occhi di
Luca troppo vicini ai suoi. Poi, il lancinante dolore alladdome gli toglie
la capacit di pensiero. Un altro colpo, questa volta al volto, lo
scaraventa con violenza al suolo. Luca non sorride. Non ancora
soddisfatto. Roberto ansima a terra, fatica a riprendersi e il labbro
inferiore prende a sanguinare copiosamente. Luca intanto torna alla
macchina, mette in moto e accende i fari.
Se ne va, se ne va, se ne va il muto pensiero di Roberto, quasi
una preghiera al cielo.
La macchina prende ad avanzare. Roberto non ancora riuscito a
mettersi in piedi. I fari gli si fanno vicino, molto vicino, tanto quanto
prima lo erano stati gli occhi di Luca.
Poi di pi, di pi, di pi

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IL VOLO
SUSANNA BOCCALARI

Ely entr nello studiolo, elegante e curato come il resto della casa. Il
ragazzo seduto scompostamente alla scrivania era la sola nota
stonata.
Che ci fai ancora qui? Allora? Ti ho fatto una domanda.
I morti non rispondono alle domande, semmai ne lasciano, e Juri non
poteva essere che morto: un foro alla tempia non lascia alternative. A
terra, un foglietto.
Quando Ely fin di leggere le poche righe era sconvolta.
Laids, avevi laids!
Sent il cuore spazzar via con battiti furiosi i suoi pensieri: un ultimo
sguardo al ragazzo poi apr la finestra e si butt, senza un grido.
Nessuno sent il tonfo: Villa Elsa era circondata da un folto giardino e
la sera Ely era sempre sola.
Il ragazzo si alz, si ripul il viso e prese dalle mani delluomo che era
comparso silenziosamente una busta ben rigonfia.
Non si scambiarono una parola, non ce nera bisogno. Nellanima di
entrambi i graffi della cattiveria di Ely , che li aveva usati per le sue
mire arriviste e per il suo piacere.
Juri era stato solo un bel giocattolo biondo, umiliato dai soldi che lei gli
gettava addosso, dopo averlo usato.
Invece David laveva amata davvero, fino quando LEI aveva deciso che
il loro matrimonio era finito. Le foto di David in compagnia di trafficanti
dopere darte avevano garantito a Ely Villa Elsa.
Il momento di gloria le aveva fatto scordare che David conosceva il
suo segreto: la paura incontrollabile delle malattie e del dolore fisico.
Piuttosto che soffrire, mi butterei dalla finestra. Un bel volo

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L'ELOQUENZA DEL DITTATORE


GIOELE MIRAGLIA FACIANO

In dieci minuti avevo progettato il mio futuro: una vita piena di


sentimento. In dieci minuti di assenza alla mia porta aveva bussato un
Dio e lui stesso, in penombra, mi aveva sorriso e io l'avevo visto! Capii
dunque bene che a dividermi da tutti quei passanti, quelle storie
apparentemente vivaci inventate attraverso il vetro di una finestra,era
un velo sottile, filato dalle mani di una sarta dall'esperienza inusuale.
Il resto fu solo razionalit: d'impulso spinsi il portone,ascesi le scale di
marmo ignorando i paesaggi ritratti sui muri del corridoio,lucido spinsi
la porta semi aperta e sempre pi vivo negai a me stesso ogni parola,
fissando quella figura alla sua scrivania. Una stanza piena di libri e
scaffali familiari.
Un uomo innanzi le mie pupille e nelle sue il riflesso dello schermo
acceso di un computer. Mi guard per un attimo, sorpreso di trovarmi
in quello stato. Subito dopo mi vide ed il suo animo si plac. Anch'egli
aveva ora trovato il seguito del suo racconto. Cos sorrise chinando il
capo,sapendo di non poter niente contro l'energia dei miei muscoli.
Limitandosi a spegnere il lume, apprestandosi ad un finale
rocambolesco per la storia che stava scrivendo, si avvicin a me e mi
abbracci.
Mi sorpresi a non fantasticare. La amo. Sussurr. Io non le credo
pi. Sentenziai. E con l'eloquenza di un dittatore infilzai la mia
stilografica nelle vene del suo collo. Fu allora che il buio ci ingoi
entrambi ed il nostro sangue affog la nostra voglia di raccontare.

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FUORI CONCORSO

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SOPRA OGNI COSA


RAFFAELE IORIO
Quando a un certo punto capirai cosa successo.
Il caff senza sapore stamani. Le labbra si arricciano di conseguenza.
Lo sputo nella neve, che poi mi pulisce la bocca, chiudo il thermos e
cammino, a fatica, avanzando nel bianco che mi fa male agli occhi.
Penso. E sento le mani che lentamente riacquistano calore,
dolorosamente, come se trecentoventi gocce di sangue semiassiderato
si trasformassero in trecentoventi aghi e stessero per aprirmi la pelle
dall'interno. Sar troppo tardi.
Guarda che fa male crescere senza amore.
Non mi fraintendere, non sto dicendo che non mi fosse stato dato, sto
dicendo che io non l'ho mai ricevuto. Come una raccomandata che non
arriva. Che per dovrebbe assolutamente arrivare, perch l'unica
via: l'unico modo giusto, la sola cosa che davvero costruisce il muro
del bene, della tenerezza, della dolcezza delle lacrime, di tenersi per
mano, di scegliere il nome pi bello che c' per tuo figlio, di chiudere
gli occhi per sempre credendo che ci sia un motivo e forse pure un
dopo e se il dopo non c' pazienza.
Cos quando l'ho ammazzata non ho sentito niente. O meglio, niente
riguardo a lei, ma una grande tristezza per me. Cos quando andata
gi, sulle piastrelle pulite, dopo 20 anni che non la vedevo. Io. No,
niente. Un cliente la chiamava Bocca di Rosa. Non era l'unico a farlo,
ma a lei piaceva come lo diceva lui. Mi sembra si chiamasse Mariotti,
forse faceva il farmacista.
Dio come risplende la neve, ed io che non ho neppure gli occhiali scuri.
Li ho lasciati apposta a casa, per camminare ed accecarmi, piano
piano, senza fretta.
Ed io avrei voluto dire a mia madre: mamma, mammina bella, tu metti
l'amore, metti l'amore. Questo signore ti chiama Bocca di Rosa, e tu
metti l'amore sopra ogni cosa.
Anche sopra di me.
E non ci sar pi modo di tornare indietro.
Potrei prenderne un bel po' di questa neve, tornare indietro e lavare
via il sangue dalle piastrelle. Potrei lavarle nel freddo i capelli, nettarle
il viso, porla a giacere sul letto, quel letto dove ogni giorno si
dimenticava di me. Lo stesso letto nella stessa casa. Rintracciarla
stato facile come ricordarsi la mattina dove si tiene il caff. Per
stamani era senza sapore.
Ha messo l'amore sopra di me, fuori della mia portata, ed io ci ho
provato a raggiungerlo con le mie manine ma proprio non ci arrivavo.
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Lo vedevo eh, cos vicino, cos vicino, ma sempre una spanna troppo
lontano. Potrei tornare con la neve, ma non ho gli occhiali scuri con
me, i raggi del sole penetrano indisturbati nella mia retina,
martoriandola e dopo un'ora di cammino oramai non vedo pi niente.
Cos vado avanti, ogni tanto inciampo in una radice d'albero, ho
sbattuto la faccia contro un tronco. Vado avanti cos, senza particolari
scossoni, c'ho solo 'sta tristezza di sottofondo, che mi impedisce di
fregarmene se la cecit solo temporanea, del
naso rotto, del grilletto che sta per scattare vicino al mio orecchio,
senza credere o non credere che ci sia un motivo e forse pure un dopo
e se il dopo non c', pazienza.

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LA STANZA D'ALBERGO
ZOLFO

Roma. La citt degli anonimi. Le strade si diramano come vene


pulsanti di traffico, qua e l rombi di lamiere e vetri infranti. Non amo
la capitale, troppo rumore, troppa notte e troppo giorno. Sono qui per
lavoro, una convention di quattro giorni. Ultima notte.
Quella sera, il bar alla periferia della capitale pullulava di gente. Verso
le dieci mi ha attaccato bottone un ubriacone, alitandomi in faccia
parole romanesche. Poi, un paio di ore dopo, un depresso mi ha
raccontato della sua vita, del suo lavoro in fabbrica, della sua gatta,
che ecc ecc. Non me ne frega niente degli altri. E non certo un
problema.
Avevo chiesto una bottiglia di vino per brindare con un collega alla fine
della convention annuale. Una bottiglia tira laltra, alla fine ci
scolammo un litro a testa pi una grappa per finire in bellezza. Sulla
strada del ritorno fermai un taxi, feci appena in tempo a dirgli
lindirizzo dellhotel e piombai in un sonno profondo. Quando lautista
mi svegli, forse mezzora dopo, avevo la bocca impastata di vino e la
testa che girava vorticosamente. Mi chiese settanta euro. I casi sono
due: o cera troppo traffico o ha fatto il giro largo per arrivare allhotel.
Poggiai i piedi per terra e pagai lautista che mi ringrazi con un
sorriso a settanta denti. Figlio di una cagna puttana. Ogni passo che
facevo era una fitta alla testa. Sembrava che il cervello galleggiasse
nel vino e sobbalzasse ad ogni passo. I piedi seguivano una linea retta
tutta loro, le mani suonavano una tastiera immaginaria. Arrivai
annaspando alla reception dove il concierge stava riordinando alcune
carte dietro il desk.
Barcollai fino ad una poltrona di velluto e mi ci lasciai cadere a peso
morto.
Il giovane alz lo sguardo.
Buonasera.
Rispose il dito medio per me. Accennai un sorriso, ma il guardiano
notturno si rimise a scartabellare lo schedario delle prenotazioni per il
giorno dopo. Guardai la mia faccia pallida allo specchio, i miei occhi
arrossati che lottavano per stare aperti. Li chiusi per un po.
Quando li riaprii il concierge era ancora l, mezzo addormentato che
sorseggiava un caff dal thermos facendo le parole crociate. Mi alzai,
andai verso di lui e chiesi la chiave.
Ecco a lei. Buonanotte signore.
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Notte biascicai barcollando verso lascensore.


Luomo mi guard ancora un po mentre la mia puzza dalcool mi
accompagnava allascensore.
Premetti il tasto di chiamata e aspettai che si aprisse. Una volta dentro
premetti il quattro e aspettai appoggiato alla parete in finto marmo.
Adesso si trattava di trovare la stanza 418. Quarta porta a destra. I
piedi strisciavano pesanti sul tappeto rosso, mentre canticchiavo nella
mente una vecchia reclame.
Gli occhi seguivano i passi sul tappeto e mi stupivo di come riuscivo a
camminare quasi diritto. Contavo le camere vedendo gli stipiti. Qua e
l alcune paia di scarpe da lustrare. La mia porta era socchiusa.
Improvvisamente tornai in me, come se non avessi bevuto. Ma fu solo
questione di un attimo, poi il vino si impossess impetuoso della mia
mente.
Cazzo. Avevo lasciato la porta aperta? Era entrato qualcuno? Appoggiai
lorecchio al muro. Rumori. Qualcuno era nella mia stanza. Lo sentivo
rovistare nei cassetti. Che cazzo voleva nella mia camera? Soldi e
cellulare ce li ho in tasca. Mi voltai. Accanto a me un posacenere
dacciaio verniciato di bianco. Dentro un mozzicone di sigaretta e un
mucchietto di cenere.
Lo impugnai come una mazza da baseball. Il cuore mi batteva
allimpazzata, era il momento di agire. Dovevo esser calmo, una
cazzata e potevo andare al creatore. Ero ubriaco, non potevo
permettermi di muovermi troppo. Un colpo secco e poi avrei infierito
quando sarebbe stato a terra. Mi avvicinai alla porta socchiusa.
Lingresso era illuminato dalla debole luce di una candela. Vicino al
mobile dellingresso cera un uomo vestito di nero che rovistava nei
cassetti. Aveva una specie di tuta, attillata. Per agire indisturbato nella
notte scura. E chiss cosa stava cercando nei miei cassetti.
Trovato! disse tirando fuori dal primo cassetto un pacchetto. I
risultati delle analisi di mercato, ecco cosa stava cercando quel
bastardo! Era uno della concorrenza
Fu quello il momento giusto per agire. Entrai nella stanza, mi avventai
contro di lui, e con un colpo secco lo stesi. Poi lo colpii ancora in testa,
macchiando il posacenere di sangue. Colpii e colpii ancora e pi forte.
La testa era deformata ormai. Tuttintorno un lago di sangue e pezzi di
cervello.
Accesi la luce. Luomo era vestito di lattice nero e indossava un collare
da cane. Un anello di ferro stringeva il pene scoperto. In mano aveva
una scatola trasparente. Dentro, un vibratore rosa con le perline
trasparenti.
Oh, cazzo. Dalla camera da letto qualcuno bofonchiava qualcosa Un
suono ovattato Mi affacciai. Distesa sul letto cera una giovane donna
legata e ammanettata. Per terra un gatto a nove code. La donna aveva
in bocca una pallina rosa e sbavava mentre cercava di liberarsi. Per un
attimo pensai Wow, poi le dissi imbarazzato: Mi scusi signora, scusi
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se la interrompo che stanza questa?


La donna pianse e pieg il pollice sinistro, chiudendo la mano destra.
Quattro. Poi chiuse la mano sinistra e alz il pollice destro. Uno. Le
chiuse di nuovo e le riapr, abbassando il mignolo destro. Nove.
Quattrocentodiciannove?
La donna annu piangendo.
Oh Mi scusi. Tolgo subito il disturbo. Notte!
Feci per andare verso la porta quando mi voltai e dissi: Ehi questo
non da me! Con passo sicuro, andai dalla donna e me la pompai
per bene. Urlava a pi non posso, ma non potevo sentirla. Sembrava
che anche le lacrime fossero ovattate. Alla fine mi riallacciai i pantaloni
e le dissi sorridendo: Notte!. La donna continuava a piangere. Chiusi
la porta dietro di me e infilai la chiave nella toppa della porta davanti.
Entrava. Era questa la quattrocentodiciotto. Mi sedetti sul letto e mi
misi a fissare il vuoto. Sentivo ancora i mugolii della donna. Bevvi un
bicchiere dacqua e chiamai concierge.
Ricevimento? mi rispose la voce dallaltro capo del telefono.
S, sono quello della camera quattrocentodiciotto. Chi c nella
camera davanti?
Oh un momento i coniugi Von Stauffenberg, sono in viaggio di
nozze abbia pazienza la loro notte di nozze
Gli dica di fare pi piano, che domani mi alzo presto.
Va bene. Scusi il disturbo. rispose il concierge.
Si figuri, buonanotte.
BuonanotteIl concierge aveva messo gi.
Nella stanza 419 suonava il telefono. I mugolii si fecero sempre pi
sordi stanchi ed infine tacquero. Dopo un po il telefono smise di
trillare e mi addormentai. Se io sono a Roma da solo non vedo perch
devo avere vicino gente che copula come maiali, no?

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OGGI SONO FELICE


MERCURIO

I
Oggi sono felice, davvero...
Mi sembra di non sorridere da tutta la vita, eppure trascorso solo un
mese da quando sono qui. Da quando LUI mi ha portata qui. I primi
tempi stata dura, langoscia e la paura di morire aumentavano il
dolore ogni volta che riprendevo i sensi. Ma questultima settimana le
cose sono cambiate. Mi ha aumentato le dosi di morfina.
Non lho mai visto in viso, n lho mai sentito parlare. Indossa sempre
un cappuccio nero ed un camice da chirurgo. Mi ha rapito una notte
che stavo rincasando da sola dopo essere stata ad una festa con delle
amiche. Non ricordo cosa sia accaduto. Non ce la faccio o forse non
voglio ricordare. Poco importa, ormai il gioco finito. Questo mi basta.
Allinizio LUI mi asportava parti di poco conto, come un dito o un
orecchio, usando un comune coltello da macellaio; poi ha cominciato a
prendere parti pi consistenti. Lo faceva dopo avermi narcotizzata,
cos, ogni volta che mi risvegliavo, un altro pezzo di me era sparito.
Il sonno era diventato una piccola morte e riaprire gli occhi era la
tortura pi grande. LUI aspettava che guardassi. La mia disperazione
lo deliziava. Ogni volta che mi narcotizzava pregavo fosse lultima, che
mi ammazzasse una volta per tutte, ma ad ogni risveglio un nuovo
dolore strisciava dai nervi recisi e, come una cascata di spilli nelle
carni, spazzava via le mie sempre pi misere illusioni.
Oggi per il suo gioco avr termine... non rimasto pi nulla; solo la
mia testa calva e martoriata attaccata al tronco. Lultimo pezzo prima
della fine, quella vera. Eccolo, lo sento... i suoi passi risuonano lungo il
corridoio.
Entra con calma nella stanza in cui mi tiene imprigionata,
trascinandosi dietro la motosega. I denti metallici sfregano lungo le
piastrelle in una risata stridula.
II
LUI incappucciato, come sempre, ma questa volta non ha con s la
bottiglia di cloroformio per addormentarmi. Forse vuole concedermi il
lusso di assistere da sveglia alla mia morte. Non mimporta, basta che
mi liberi da questo pezzo di carne sanguinante che divenuto il mio
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corpo. E in fretta.
LUI si avvicina, mi studia... Io quasi gli sorrido. Sappiamo entrambi
che oggi lultimo giro di giostra. Tento di alzare il capo per guardare
unultima volta la motosega che tante volte affondata dentro me
macinando pelle, muscoli, ossa, nervi e tendini; ma la mia mossa si
esaurisce in un patetico dondolio, e ricado sul lettino metallico.
LUI getta a terra il suo strumento, lasciandomi interdetta, ansiosa per
il desiderio di morte.
E comincia a sbottonarsi i jeans.
Io urlo, urlo di pazzia, di orrore e disgusto. Urlo con quanto fiato mi
resta, urlo per tutto il tempo di quellultimo assurdo supplizio. LUI
viene dentro di me, straziandomi anche lanima e lasciandomi il solo
desiderio della lama rotante sulla mia gola. Il resto confuso... LUI
raccoglie la motosega, la accende e poi si sente un rumore venire dal
piano di sopra... LUI mi lascia sola spegnendo la luce nella stanza...
odo il rumore di una porta che viene sbattuta... delle urla... il ronzio
sordo della lama rotante che violenta nuove carni... degli spari... e il
tonfo di un corpo... il SUO corpo.
III
Il primo agente che entr nello stanza dove LUI mia aveva
imprigionata accese la luce e vomit un fiotto verdastro. Il secondo si
limit ad imprecare prima di chiamare unambulanza. Io piangevo per
la disperazione, mi era stata rubata lultima possibilit di salvezza.
Pregai gli agenti di spararmi, supplicai gli infermieri di somministrarmi
una qualsiasi sostanza letale, ma senza risultato. Ero viva e mi sentivo
maledetta per questo.
Adesso mi trovo in una stanza dospedale, circondata da una tenda
bianco sporco che mi nasconde alla vista dei pazienti accanto a me. Ho
provato pi volte a staccarmi a morsi i tubi delle flebo e dei macchinari
che mi tengono in vita, poi mi hanno legata con delle cinghie. Persino
il prete ha smesso di venire a trovarmi, tanto lodio con cui accolgo
chiunque mi si avvicini, colpevole di lasciarmi in vita, di non aiutarmi a
farla finita... di permettere al mio assassino di continuare la sua
tortura.
Dottore, eccole gli esami sulla vittima delle amputazioni multiple.
Grazie infermiere...
Il Dottor Meyrink apr la busta e lesse con attenzione i dati impressi
sul foglio. Si sent mancare. Le lettere presero a scorrere impazzite
davanti ai suoi occhi.
Mio Dio... riusc poi ad articolare, incinta!
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BIOGRAFIE

Luigi Brasili nato a Tivoli, dove vive tuttora, nel 1964. Scrive fin da
ragazzino ma ci si messo dimpegno a partire dal 2004. Ha scritto
decine di racconti, spaziando tra i generi pi disparati, ottenendo
riconoscimenti in diversi concorsi letterari. Molte delle storie che ha
scritto sono state pubblicate su libri e riviste, e trasmesse in diretta
radiofonica. Alcuni racconti compaiono in pubblicazioni edite da
Fanucci e Rai-Eri nonch nella rivista specializzata Writers Magazine
Italia e nel settimanale Cronaca Vera. Il suo primo romanzo Le
lacrime del drago stato selezionato per la pubblicazione nella
collana fantasy Storie di draghi, maghi e guerrieri DelosBooks,
febbraio 2009.
Sito web dell'autore: luigibrasili.altervista.org
***
Francesco Franceschini nato a Narni nel 1967. Insegna letteratura
italiana in una scuola privata ed responsabile della programmazione
di radio TNA Terni (www.radiotna.it). Ha pubblicato due libri di racconti
("Lievi racconti per ogni Natale" e "Paspart") e ha stampato a proprie
spese un romanzo dal titolo "Ama la tua vita". Ha vinto alcuni concorsi
letterari di narrativa e di poesia. Ha pronta un'altra raccolta di racconti
noir-fantastici ed in cerca di un editore che voglia prenderli in
considerazione.
***
Simone Cor, classe 82, laureando in Scienze dellEducazione, scrive
da quando ha un PC. stato finalista, podista e vincitore di vari
concorsi, e ha pubblicato racconti con Edizioni XII, Ferrara Edizioni,
Larcher
e
Magnetica.
Collabora
con
i
siti
Scheletri.com,
LaTelaNera.com, CinemaHorror.it e con la casa editrice Edizioni XII. Ha
scritto per la rivista Necro. Una sua sceneggiatura, Il Sapore della
Ciliegia, diventata un cortometraggio per i tipi della Filmhorror.com.
Cura un blog, e potete diventare suoi fan cliccando qui:
http://welcome-to-midian.blogspot.com
Da grande vuole essere Herbert West.

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