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P R O G E T TA R E

METODOLOGIA

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v e n t i c i n q u e s i m o

a n n o

VITTORIO MARCHIS,
Politecnico di Torino

Borderline.
Ai confini del progetto

In questa nostra societ il progetto, cardine dellingegneria, sta subendo


forti trasformazioni. Anche il prodotto pi concreto sta entrando in una fase
di smaterializzazione e di fronte a questo cambiamento sostanziale, dove i
sistemi informativi diventano baricentrici rispetto agli stessi sistemi produttivi e alle risorse materiali, il progettare richiede un allargamento di orizzonti
che mai prima si era incontrato. E anche lingegneria pi dura e specialistica deve trovare il proprio futuro creativo nella contaminazione con altri
linguaggi e altre conoscenze.
Di fronte alle sempre pi
incalzanti innovazioni e ai
rapidi cambiamenti che la
societ contemporanea deve affrontare quotidianamente, anche nei confronti
del progettare, come attivit primaria del tecnico,
dellingegnere, necessario soffermarci per una
pausa di meditazione.
Se osserviamo con un po
di attenzione quello che
succede sulla scena di chi
traffica la tecnologia: dalla
scuola allofficina, dallo
studio di progettazione al

magazzino, dalla rivista


tecnica al manuale per lingegnere, ben raramente
troviamo quella dimensione riflessiva che dovrebbe
stare alla base di ogni nostra azione. Se la risposta
che troppo spesso riceviamo quella della mancanza di tempo, nella necessit
di rispettare le scadenze,
dellincalzare della concorrenza, della obsolescenza
dei prodotti e di tutto ci
che ancora non ci viene in
mente, allora forse bisogna
davvero ricuperare un bre-

ve spazio per quello che i


Romani chiamavano lotium, che non il dolce far
niente, quellozio che il proverbio dice il padre di tutti i
vizi, ma il tempo che dobbiamo imporci per pensare. Luomo contemporaneo pensa sempre di meno
e, del resto, poich a dispetto di ogni progresso
tecnologico dalla velocit
dei mezzi di trasporto alla
capacit di calcolo degli
elaboratori la sua scatola
cranica e il suo contenuto
in termini di sinapsi neuro-

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nali non ha subito, da un


punto di vista evolutivo,
grandi incrementi dallinizio della storia, chiaro che
se congestioniamo il nostro cervello con una grande quantit di informazioni
(multimediali, perch
questo che sta cambiando
nella cosiddetta societ
dellinformazione) allora
poco spazio resta per le
congetture.
Ma questo non un elogio
della filosofia e deve piuttosto essere una critica alla
ragione tecnologica e al pericolo delle sue derive. E
del resto, in uno spazio editoriale come quello della
Rivista che ospita questo
scritto, sarebbe assolutamente inopportuno aprire
un discorso filosofico che
nessuno si prenderebbe la
briga di leggere: perch
proprio questo il problema.
La nostra societ legge
sempre meno perch la televisione e il bombardamento di segnali che proviene dallo schermo (anche
quello del computer) ci sta
abituando ad una ricezione
passiva, ad un subire il continuo martellamento da
parte delle notizie senza
che ci (apparentemente)
comporti sforzo alcuno. Ci
che accade alle riviste tecniche (solo per rimanere in
tema e senza generalizzare
o colpevolizzare troppo) sta
subdolamente entrando
anche nel mondo dellistruzione e della scuola e le recenti trasformazioni del
mondo universitario sto
pensando in particolar mo-

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do a quello politecnico
dimostrano che anche in
questi ambiti si vorrebbe
applicare, soprattutto pensando che ci possa portare ad una maggiore efficienza e qualit del
prodotto, un modello
aziendale. Ma ben altri sono i tempi e i ritmi di una
produzione di oggetti e sistemi tecnologici, e altri
quelli della formazione e
della cultura, i quali viaggiano con costanti di tempo e qui incomincio volutamente ad utilizzare un
linguaggio ingegneresco
che non sono dellordine di
grandezza del mese o del
semestre, ma piuttosto
quelli dei lustri o meglio dei
decenni. E allora, poich
probabilmente molti ormai
avranno letto distrattamente questo prologo, se non
lo hanno addirittura saltato
a pi pari, abituati come sono a volere andare subito al
sodo, allora incomincio a
mascherare le mie considerazioni dietro una struttura
che (apparentemente) ricopia quella standard degli
articoli delle pagine che oggi mi ospitano, nella speranza che questo trucco
possa invogliare almeno alcuni benevoli lettori a dedicare un po del loro tempo ad una attivit a favore
del summenzionato otium.

Condizioni
al contorno
Ogni progetto deve fare i
conti con ci che sta al suo
intorno perch proprio

sul suo confine che si


scambiano quei segnali (di
forza, di energia, di informazione, ecc.) che sono responsabili delle variazioni
dello stato (ovvero del modo di essere) del sistema
medesimo. Ora poich solo
conoscendo il contorno del
sistema se ne pu definire
la struttura, assolutamente necessario guardare prima allesterno, perch ci
aiuta a meglio comprendere ci che avviene allinternodi ci che alcuni amerebbero chiamare black box
(scatola nera), ma che
Nathan Rosenberg sul tavolo delleconomia, ci ha
insegnato meglio non lasciare come tale.
Poich proprio alla perife-

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ria del sistema giacciono


quelle che solitamente vengono definite le aree di contesto, esse dovranno diventare oggetto essenziale
nella conoscenza
del progettista il
quale, solo avendo
piena consapevolezza di esse, potr
valutarne le potenzialit.
In questo senso
anche le regole che
sottostanno ai processi formativi
del futuro progettista e
qui non si parla soltanto
della formazione dei futuri
ingegneri, ma anche e soprattutto di quella continuing education di cui troppi parlano ma di cui troppo
poco si presa piena coscienza - sar necessario
aprire nuove prospettive a
quelle aree disciplinari che
di solito potrebbero essere
considerate come estranee
alla specifica integrit di un
sapere strettamente tecnoscientifico.
La capacit di interrelazionare con le dimensioni economiche e sociali, ma anche
congetturali
e
narrative, nelle quali si sviluppano i sistemi tecnologici, quindi una delle caratteristiche essenziali del
perfetto progettista che dovr possedete, nel suo bagaglio culturale non solo
una profonda conoscenza
dei paradigmi della progettazione, intrisi di rigore
scientifico e di concretezza
ingegneristica, ma dovr

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anche possedere
quelle capacit discorsive e narrative, come
pure quelle sensibilit argomentative che sono proprie della storia e della filosofia. Non sono queste solo
semplici velleit culturali,
destinate solo ad abbellire
le prestazioni intellettuali
del futuro progettista, ma
doti essenziali per una conoscenza dei linguaggi per
mezzo dei quali altri scambiano i propri segnali attraverso le proprie interfacce.
Se adesso si dovesse obbiettare che questa una
novit del momento e che
sinora gli ingegneri hanno
fatto gli ingegneri e basta,
due sono le risposte che
complementari tra di loro,
potranno essere portate alla ribalta.
Da un lato la societ ha raggiunto un tale livello di
complessit, passando da
una logica del saper fare
(lartigianato) a quella del
saper far fare (la tecnica)
e ancora oltre sino al saper chi sa far fare che non
pi possibile fare affidamento a singole unit in
grado di elaborare un sistema di conoscenze destinate alla produzione di un
completo oggetto tecnolo-

gico. Dallaltra la scuola,


asse portante
della societ,
ha dimenticato il suo ruolo
formativo e
oggi rischia
pesantemente di soccombere di fronte alle seduzioni
di
una
sedicente cultura efficientistica, che sempre pi pretende di inviare segnali
senza dovere rispondere alle reazioni di coloro ai quali
questi segnali sono stati inviati. La logica di una formazione passiva (e qui bisognerebbe aprire un serio
dibattito intorno alle-learning) rischia di ridurre i
processi di apprendimento
alla stregua di quelli produttivi, per i quali invece le
logiche di un profitto, come
pure le dinamiche evolutive, ben lontanamente si
possono assimilare a quelle cognitive che si devono
adattare alla caratteristiche
biologiche dei soggetti.
Pensare di riproporre schemi e modelli anche solo
adatti ad una societ di
venti anni orsono sarebbe
errore gravissimo.
Ma si ritorni a questo punto al contorno del sistema
e al modo in cui esso vincolato, e quindi collegato al
suo esterno.

Vincoli strutturali
Per ben definire lossatura
di un progetto, nella relazione che ogni sistema ha

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con il proprio esterno, sono


di fondamentale importanza i vincoli strutturali (altrimenti chiamati interfacce)
attraverso i quali si trasmettono i segnali e le
informazioni tra interno ed
esterno.
Ma poich lesterno di un
sistema si relaziona con
paradigmi che non sono
quelli propri della tecnica,
ossia della cultura del fare,
ecco che i vincoli strutturali di cui bisogna tenere
conto non sono quelli a cui
siamo abituati a fare affidamento: non solo le forze,
gli scambi di calore e di
energia, i flussi di Byte che
attraversano le interfacce
devono entrare nel gioco
delle parti, ma anche tutto
ci che al di fuori si gioca
sul tavolo della suggestione, della narrazione, della
argomentazione, come pure su quello dellillusione e
della fantasia.
Ogni processo cognitivo
che guarda al di l del presente, come nella sua essenzialit il progetto,
ogni organizzazione del
sapere che si fonda su un
modello il quale dovr essere utilizzato per prevedere il futuro e per condizionarne, in una dimensione
di sperabile certezza, la rispondenza alle aspettative,
non pu n deve dimenticare in quali elementi esso
si rapporter con la realt:
consenso, sicurezza, affidabilit, ma anche gradevolezza estetica, armonizzazione con lambiente e
semplice epidermica accet-

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tazione del prodotto in un


confronto con il suo intorno sono parametri che solo alcuni ingegneri integrali pretendono di poter
sottoporre ad una valutazione quantitativa e algoritmizzabile.
I rischi di un determinismo
globale, che sconfini oltre
le dovute competenze di
una valutazione funzionale
del prodotto, che pretenda
di mappare tutto il conoscibile in termine di numeri
oggettivi e inoppugnabili,
sono enormi perch spesso non tengono conto che
la costruzione della conoscenza non avviene solo
sulle strade della certezza
assoluta ma anche sui sentieri dellambiguit e della
percezione soggettiva.
A questo punto sar bene
ricordare che, nonostante
il cuore del progetto debba
fondarsi sulle prestazioni
funzionali che loggetto/sistema tecnico dovr realizzare, i vincoli di cui il progettista deve tener conto
non sono soltanto di natura ingegneristica. Lattenzione per una dimensione
umana e sociale della tecnologia deve entrare positivamente nelle mappe
mentali di quanti si trovano ad operare nei contesti
della societ industriale e
poich il paradigma del
postindustriale ancora
velato da molte incertezze,
ecco che tutte le attenzioni
verso una apertura critica
ai linguaggi degli altri saperi non pi solo un accessorio che accresce la

cultura personale, ma un
indispensabile componente della cultura di base del
progettista. Ci che gi nei
primi anni 50 alcuni analisti della societ contemporanea individuarono nella
dicotomia strutturale delle
due culture diventata
oggi una necessit e i fenomeni che si incominciano a
individuare nei processi
formativi di molte facolt
tecnico-scientifiche, le quali aprono i loro fondamenti
del sapere anche alle epistemologie, alle storie, alle
sociologie, sta solo a significare che il progettista di
domani deve sapere dialogare con quanti gli staranno intorno e che le loro visioni del mondo non
dovranno essere viste solo
come vincoli di contrasto
nella definizione delle condizioni al contorno, ma come condizioni essenziali
per assicurare al futuro sistema tecnico, oggetto della progettazione, un equilibrio
almeno
dinamicamente stabile.

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Definizione ed elaborazione di un modello


Per procedere alla formalizzazione del progetto bisogna innanzitutto procedere
alla definizione del sistema,
alla impostazione di ci che
con termine inglese viene
chiamata la Procurement
Specification, nella quale
sono enunciati i parametri
caratteristici e funzionali
che dovranno essere soddisfatti dal prodotto.
Poich il progetto una
rappresentazione anticipata di un prodotto (sia esso
materiale o funzionale) e
poich tutta la tecnologia
in fondo una scommessa

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sul futuro, dove si proiettano le proprie conoscenze,


indispensabile che il modello, a cui si fa riferimento
e che serve per valutare in
anticipo gli effetti del progetto medesimo, sia fedele
e realistico. La sua complessit, per contro, non
condizione essenziale per
la sua bont. Molte cose
a questo punto si potrebbero affermare e, in questa
sede, pretendere di esaurire in poche righe tutte le
ricette per una definizione del modello previsionale di funzionamento del futuro oggetto/sistema che si
sta progettando sarebbe
quantomeno una cosa ridicola. Passando invece a
questo punto a un caso
esemplificativo, che si fonda su una recente esperienza fatta dallautore nellambito di un corso di Storia
della cultura materiale, tenuto nellambito della Laurea specialistica in Disegno
industriale del prodotto
ecocompatibile presso il
Politecnico di Torino, si pu
capire come anche un
aspetto marginale come la
definizione del nome del
prodotto possa venire
caricato di significati che
aprono il modello a nuove
dimensioni valutative. Poich questanno agli studenti di questo Corso di Laurea stato assegnato come
tema della loro attivit,
singola e di gruppo, lanalisi critica e la progettazione
di una macchina lavabiancheria o lavastoviglie ho
scelto di fare oggetto delle

lezioni del mio Corso una


lettura storica e antropologica del lavare cercando
di identificare sia sul piano
storico-evolutivo, sia su
quello antropologico, che
cosa abbia comportato questa importante attivit sia in
termini di evoluzione tecnologica, sia su quello assai
pi vasto della evoluzione
della nostra cultura e societ.
Dal mito alla letteratura, dallarte alle norme, dalla scelta dei materiali alla pubblicit, il processo tecnologico
del lavare stato guardato
con un occhio diverso da
quello del tecnico che deve
soddisfare le richieste funzionali impostate dal committente. La sintesi del modello interpretativo che
stato elaborato da ciascuno
studente ha cos trovato in
un atto finale la sua definizione: la scelta di un nome e la sua spiegazione
motivata da ragioni assolutamente aliene da ogni logica di marketing, ma piuttosto da ritrovarsi in una
continuit del processo
evolutivo delloggetto tecnico, supportato da prove
documentarie di natura
storica e sociale ha portato
a una serie di parole che
anche se analizzate da sole, al di fuori della loro storia lanciano segnali in grado di allargare i confini
conoscitivi non solo del
progettista ma anche e soprattutto di chi di questi
oggetti dovr fare uso. Il
processo di nominazione,
antico quanto la tecnica

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basti pensare ai riti del battesimo delle navi, dei cannoni, delle grandi costruzioni architettoniche pu
cos diventare la conclusione di unattivit di modellazione in grado di uscire
dalla autoreferenzialit (peraltro necessaria e indispensabile) della tecnica e
rapportarsi con il mondo
esterno. Si spera allora che
lelenco dei nomi proposti e documentati dai miei
studenti, che qui si riporta
in semplice ordine alfabetico e senza alcuna ulteriore
spiegazione, possa scatenare nuove curiosit in una
tecnica che deve avere il
coraggio di aprirsi sulle sue
frontiere e confrontarsi con
mondi che solo apparentemente le sono alieni. Le
nostre macchine si chiameranno:
1 Hour Wash, Athena, Augusta, Caravella, CiclOpica,
De Stijl, Esmeralda, FiorDiLoto, GiOtto, Grete, H2O,
in 2, Intreccio, Jumbo, La
buna pera, La maestra, La
Zorra / La Volpe, LaVatussa,
Maggiordomus, Marina ,
Mary, MaryQuant, Maura,
Meridiana, Mirandolina,
Pacasmayo, Pantagruelica,
Penelope, Rietveld, SantaChiara, Sciabord, Serendipity, Virtus.

Processi di
ottimizzazione e
ingegnerizzazione
Non vi sarebbe progetto,
degno di portare questo
nome, se esso non fosse il
risultato di una scelta in cui

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i criteri di bont e di ottimo


sono lunica logica da seguire. Ma che cosa il
massimo che dobbiamo
raggiungere nel nostro processo di ottimizzazione?
Uscendo da uno schema
prevedibile e gi tracciato
si provi ora a sconfinare
dove alcuni tecnici hanno
sperimentato nuove strade
nella comunicazione delle
loro idee: di certo ci potr
aiutare a capire le difficili
connessioni di ci che si
produce nella costruzione
delle mappe mentali e cognitive di chi traffica o ha
trafficato con gli oggetti
tecnici. Le interazioni tra il
prodotto finale della progettazione (e con una parola ancorch desueta pu
essere chiamato artefatto) e ci che lo circonda
avvengono in ogni caso in
una dimensione che presuppone uno spazio e un
tempo. Ogni atto di ingegnerizzazione considerato
allinterno di un processo
produttivo, diventa quindi
automaticamente parte di
un fenomeno storico. Scriveva Carlo Emilio Gadda
nella sua Meditazione milanese: La movibilit e
deformabilit de fenomeni
storici e la deformazione
delloscuro sistema integrante son correlate alla
movibilit del metodo della
conoscenza, al flusso della
attitudine, della vis conoscitiva: e ci sia che pensiamo questo metodo come asserimento, e quasi
volont despressione, o
come invece un pi blando

coordinare apprensioni fortuite, di che resulti il tessuto realt. Non intendo qui
proporre una scelta fra le
due tesi diverse o fra le
molteplici tesi possibili a
questo riguardo. Intendo
solo chiarire e concludere:
il flusso fenomenale si identifica in una deformazione
conoscitiva, in un processo
conoscitivo. Procedere, conoscere inserire alcunch
nel reale, , quindi, deformare il reale. Pretendere
che latto primario dellingegnere

possa essere astratto ed


enucleato dalla realt al fine
di garantirne la intrinseca
coerenza scientifica e tecnologica quindi solo una mera utopia.

Qualit del prodotto


Recenti, e apparenti, rivoluzioni nel mondo degli ingegneri hanno portato alla ribalta la parola magica della
qualit, che in un certo
senso ha rivoluzionato una
tecnologia che culturalmente aveva fatto un pieno affidamento a ci che
era quantitativamente
piuttosto che qualitativa-

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mente. Al di l del gioco di


parole, che si fonda sulla
stessa ambiguit del termine qualit, necessario allargare i nostri orizzonti.
Nello Zen e larte della manutenzione della motocicletta Robert Pirsig introduce una sua filosofia della
qualit che si riallaccia, anche se con qualche discutibile legame, con la filosofia
greca, la quale peraltro lasciava alle tecniche ben
poco spazio sul piano culturale e speculativo.
Il sole della Qualit non gira intorno ai soggetti e
agli oggetti della nostra
esistenza. Non si limita
a illuminarli passivamente. [] La risposta che
Fedro diede alla domanda:
Se non sai definire la
Qualit, che cosa ti fa pensare che esista? era improntata a un procedimento classico della scuola del
realismo filosofico. Una
cosa esiste egli disse se
il mondo non pu funzionare normalmente senza
di essa. Se riusciamo a dimostrare che un mondo
senza Qualit non funziona normalmente, allora
avremo dimostrato che la
Qualit esiste, che sia definita o no. A questo punto
Fedro procedette a sottrarre la Qualit dalla descrizione del mondo cos
come lo conosciamo. []
Fedro sapeva che eliminando la Qualit dalla descrizione del mondo cos
come lo conosciamo aveva messo in luce limportanza di questa nozione,

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che diventava fondamentale in un modo che lui non


aveva neanche sospettato.
Il mondo pu funzionare
senza di essa, ma la vita
sarebbe cos insulsa che
non varrebbe neanche la
pena di viverla. La Qualit
non una cosa. E un evento. [] E levento che vede
il soggetto prendere coscienza delloggetto. Questo vuol dire che la Qualit
non solo conseguenza di
una collisione tra soggetto e oggetto. Lesistenza stessa di soggetto
e oggetto dedotta
dallevento Qualit. Leven-

to Qualit causa del soggetto e delloggetto,


erroneamente considerati
causa della Qualit.
Lascio ogni considerazione
intorno alla qualit a coloro che di essa hanno fatto
loggetto della loro professionalit, ma ricordo con
un pizzico di ironia solamente che essa come peraltro ogni parametro valutativo essa deve essere
inserita allinterno di un
contesto culturale che dipende dalla Storia e dalla
Geografia. In altre parole, facendo un semplice esempio
e senza alcuna volont di entrare nel merito, unauto
progettata per il Giappone
non sar egualmente valu-

tata nella sua qualit di prodotto in Grecia e solo la conoscenza della cultura e della storia giapponese come
pure di quella greca potranno aiutare a fare un prodotto
migliore. Se poi qualcuno
vorr obbiettare che in una
societ globalizzata non esistono culture particolari ma
un unico prodotto sovraculturale, frutto di unottimizzazione che trascende le diversit, allora non so se
compiacermi o se
devo precipitare nel
pessimismo perch
questo la ulteriore
dimostrazione che il
Principio dellEntropia sta entrando
anche nelle nostre
mappe
mentali, dove
le montagne
tendono
tutte a
diventare la sabbia di un
unico deserto.

Critica
dei risultati
Gli ingegneri americani, soprattutto nel settore aeronautico, hanno introdotto,
a valle del processo di ingegnerizzazione una fase di
valutazione del prodotto, al
fine di procedere alla sua
eventuale modifica e ottimizzazione. La Critical Design Review (CDR) come
chiamata questa procedura
spesso sembra ridursi a una
semplice esecuzione di
azioni codificate e pianificate in partenza che, in altri
luoghi e in altri tempi si sa-

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rebbero riportate a ci che


definiamo buon senso.
Ma non tutto cos semplice. Non vi sarebbe completezza in questo breve e extravagante saggio se non si
tentasse una analisi critica
dei risultati, ma qui ancora
una volta mi permetto di ribaltare il punto di vista e
uscire dal prevedibile.
Kurt Gdel ha provato che
nessun sistema pu dimostrare la propria coerenza
operando dal proprio interno, il che significa che necessario uscire dal sistema
per poterlo valutare. Anche
se pu sembrare strano, un
progetto ineccepibile dal
punto di vista della sua
struttura tecnica ha bisogno di un osservatore
esterno per potere essere
giudicato, e questa affermazione, portata alle sue
conseguenze significa in
fondo che solo un non ingegnere pu giudicare definitivamente ci che lingegnere
medesimo ha progettato.
Passando alle vie di fatto,
come nella prassi comune
si pu quotidianamente verificare, un oggetto tecnico, anche se progettato nel
modo pi corretto, spesso
una volta entrato nella dimensione quotidiana non
svolge bene le funzioni
per cui era previsto e, per
contro, altri oggetti, previsti
per una funzione, di fatto
trovano il loro successo in
campi del tutto inaspettati e
del tutto imprevedibili. Le
sorti subite dagli elaboratori elettronici mainframe negli anni 70 lo dimostrano e

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le stesse grandi case costruttrici che non seppero


prevedere il successo dei
personal computer, in gran
parte decretato dal loro impiego domestico e come
strumento da divertimento,
piuttosto che da calcolo, sono una prova tangibile e
chiara a tutti che spesso le
dinamiche dellinnovazione
sono difficili da prevedere.
Lo stesso termine calcolatore sta scomparendo dalla
lingua comune. Se invece
diamo uno sguardo a Internet le sorprese non finiscono
mai e di certo il riferimento
alle autostrade dellinformazione e della conoscenza
svanisce di fronte ad altre
metafore certamente pi
efficaci: la grande rete
molto pi simile a un suk,
allintrico di un mercato dove la razionalit soccombe
di fronte allimprovvisazione, il bello soccombe di
fronte allosceno e dove le
occasioni di nuove conoscenze sfumano in infiniti
giochi di specchi e fate
morgane. Questi sono gli
scenari sui quali si dovranno giocare le partite di domani e dove, anche gli ingegneri dovranno con
frontarsi con nuove babeli
di verit e di inganni. Il titolo Borderline, che ho assegnato a questo scritto, sta
solo a significare che in
gran parte le partite si giocano ai bordi del campo.

Bibliografia
Come ogni bibliografia non si riportano in questa sede
solo i testi che sono serviti da supporto a quanto si
scritto, ma anche i suggerimenti per approfondimenti e
per continuare a lavorare sul tema. Gli scritti di cui riportato qui sotto lelenco, anche se opera di ingegneri o
tecnici, non appartengono intenzionalmente alla letteratura tecnica. Si spera che non restino lettera morta.
Carlo Emilio Gadda, La meditazione milanese, Milano :
Garzanti, 2002.
Vittorio Marchis, Dialogo (tra un idraulico e un videotecnico) Sceneggiatura per un improbabile battibecco
tra le due (o tre, o pi) culture, Genova : Ed. San Marco
dei Giustiniani (in corso di pubblicazione).
Robert Musil, Luomo senza qualit, Torino : Einaudi,
1972.
Robert Pirsig, Lo Zen e larte della manutenzione della
motocicletta, Milano : Adelphi, 1980.
Thomas Pynchon, Lincanto del lotto 49, Roma : e/o, 1998.
Salvatore Quasimodo, Tutte le poesie, Milano : Mondadori, 1973.
Leonardo Sinisgalli, Ellisse. Poesie 1932-1972, Milano :
Mondadori, 1974.
Mario Silvestri, La decadenza dellEuropa occidentale,
Torino : Einaudi, 1977.
Nota conclusiva
A questo punto trarre delle conclusioni potrebbe solamente dare lidea che si voglia a tutti i costi giungere a
una morale. Anche se etimologicamente la morale si
allaccia al termine latino mos, che vuol dire costume e
che quindi va a toccare il comportamento della societ
a cui apparteniamo, e di cui vorremmo che i nostri figli
trovassero qualit almeno non peggiori di quella in cui
oggi viviamo, non ritengo che sia opportuno aggiungere
altro. Forse lunica cosa che si pu fare, se prima lo si
fatto distrattamente, rileggere la Premessa. Se poi, per
motivi di reciprocit, alcuni potranno affermare che anche i non-tecnici dovrebbero sentirsi spiegare qualcosa
del mondo degli ingegneri, che i pi ritengono una realt
a loro del tutto aliena, non posso che sottoscrivere questo desiderio: perch la cultura solo una, e chi ne vede di pi ha qualche problema di sdoppiamento...
I disegni che marginalmente seguono il testo escono
dalla penna dellautore.

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