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SACRI
IN

TERZA RIMA
D

GIAN CARLO

GENOVA
DALLA TIPOGRAFIA

NEGRO.

DI

/(

PONT11F.NIER.

M.D.CCCXXV.

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Immisi! in os menni canlicnm

Carmen Dco

novum

nostro.

Psalm. 3y.

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LA MORTE.
Memento homo qua
et in

pulverem

pulvis es

reverteris.
S.

_A_ura celeste che


Dietro

me

io,

Cantor

Morte rammenti
se stesso simil

Che

L
Spinto

del

Vero

lidi

mio poetico pensiero,

il

Ond

errante gnidi

orme santissime

cercar de beati eterni

Seconda

Chiesa.

delle divine cose,


all

universo intero.

Dio Tuoni compose,

poi fatto ribelle al suo

infelice sua schiatta

Eden

dell

comando

in doglia pose.

fortunato in bando,

Circondollo la schiera ampia de mali,

morte alz

Allor vibr Giustizia

gi

inesorabil brando.
i

primi

strali,

di brevi del gioir svaniti,

Mortali fur quei eh erano immortali.

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, ,,

LA MORTE.

Oli quanti imperi sorti e poi

Quante diverse

Quanti nel mare

Ma

dell obblio smarriti

me

voi, cbe orecchio a

fra di

Qual
Il

finiti

genti rinnovate
!

prestate,

che umile coll oprar disveli

timor dell offesa Maestate ?

Forse colui cbe nutre odii crudeli

quei cbe spende

Vagheggiando

Oh

nostra cecitade,

Che

alle

nell'

oli

Della grazia perdiamo

la

or

il

frutto c

sovrumani

mondo

orecchio aprite

il

fiore

suoi figli,

ornai perduti ?

suoi consigli,

Mentre ricorda alluom,

eh polve ed
In questo suol dambasce e di perigli :

Da

tale idea,

Raggio

De

la

di

ombra

che di terror c ingombra,


luce di ritrar

m attento

Santi Padri e del Vangelo allombra.

morte un invito
Ci

ajuti

Chiesa qual madre offre

Nel torrente del

Meco

errore,

folle

voci del Cielo irresoluti

Perch spregiarne

Che

ebbrezza bore

Dalile infedeli ?

le

fia

al

pentimento:

conforto Penitenza in morte;

Cos partito

il

mio ragionamento.

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LA
Se volto

MORT E.

occltio su

lumana sorte

Chaita varietade in se racchiude

Ed

apre

nostro immaginar

al

porte,

le

Ben a ragion ogni mortai conchiude

Che un Ente

Sommo
E come

arbitro lien nostro governo,

poter del pari ed in virtude:

in

in oriuol dal centrai

perno

In se stesse volgendosi le ruote

Prendono a mano a man

lor

moto

alterno;

Cosi nostro pensier discerner puote,

Che il mirabile giro degli


Muove da Dio per leggi a

Or

chi colui, che in

mezzo

eventi
lui

sol

tai

note.

portenti

Non

rivolga se stesso a quella fonte,

Che

di

grazia ha ineffabili sorgenti?

Forse non son

visibili

le

impronte

Del celeste poter nel vivo raggio,

Che

tante maraviglie alluom

fa

conte?

Fora verso del Ciel grave loltraggio

Se

fosse in

mezzo

a tal luce divina,

Posto in non cale lultimo viaggio.

Sogno non

di

Che Morte
11

vii

mente pellegrina
calchi

con uguale piede

tugurio, e la regai cortina.

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LA MORTE.

8
Ella sovra

immota

passato

il

siede,

Al presente comanda, e del futuro

sovrana universale erede.

la

col Profeta gir fra labituro

Degli estinti

Le

duopo, o fra quell ossa

che

vestigia cercar di quei

Fiume, che

furo.

picciol sorge e che singrossa

Senza posa in sua rapida carriera,

perde poi nel mare e

Vapor che

a misura che

Va perdendo
Fior die fra

gli

sul mattin

altri

locchio mortai pi noi vagheggia,

di

nostra vita

si

il

al

suolo,

-breve volo

legge inevitabile ha segnato;

ogni sperar in Dio riposto solo.


il

come,

Lo stame

sera poi

curva

primeggia,

Onde

dove,

si

Sole lo dardeggia

il

sua forma primiera;

la

la

Che

e possa;

Vizzo

Tal

Il

nome

lieve sale in su la sfera,

quando

il

a cui

ha de mortali

fatto mistero in

al

il

viver sattiene,

guardo Iddio

celato.

se contiene

Forza che imprime sovra


Della colpa

troncato

fa

uman

nostri sensi

timor, del ben

la

spene.

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LA MORTE.

Ma

tu, o mortale, a

avvenir non pensi?

senti in core di virt lo sprone,

Ed

hai nel

mondo

sol gli sguardi

intensi?

traviando tua stessa ragione

Pi rapido

Che

di

Ahi nulla giova che

Da moltanni

pi ricche

si

le

in

meta

a quella

taffretti

un tardo pentir

sar cagione?

sembianza

lieta

mostri a te fortuna

messi ognor

mieta!

ti

Ve Faraon charmi ed armati aduna,

Ma
N

tronca Morte in
di lui pi

mar

la

sua speranza

riman gloria veruna.

Ve Baldassar, che vile in sua baldanza

Vede

scritta sua

morte

dal Convito nella

in la parete,

tomba ha

stanza.

Ve Gezabel, eh empia di sangue ha sete,

Piombar

dall' alto,

e fatta esca de cani

Pria che morte lavvolga nella rete.

Ah

fallace sentir dcpctti

Che

fra le avverse

umani!

o prospere vicende

Sperali sempre di morte

E accumulando
Quel Dator

colpe ognor

d lontani;

offende

infinito dogni cosa,

Quel Dio che quanto ha

vita in se

comprende.

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LA MORTE.

IO
Della speme sud

Di tutta pace

L dove

all

e disiosa

ali,
,

ah rivolgiam quest alma

Tinta del sangue

di quellOstia eletta,

Adam

Si

alla prole di

al

il

uopo

ai

pravi

affetti

vii

tenendo

perch

il

le

veglie e

fior vital

con secura

mente

11

pentirsi, e

Che

A
Ch

soggiorno

terrene

pompe,

con preci a Dio ritorno.

morte corrompe,

mezzo

il

corso rompe,

conoscer chiaramente

peregrini siamo in questa valle,

darne scampo

se al

e notte e giorno,

man barbaramente

Nostri disegni a

affretta,

oppor saldo ritegno:

in questo di dolor tristo

futuro regno

drizzar la

Far con

mar

turbine, londa e la saetta;

tragitto del

di vita e calma!

al

prepara collarte, e colf ingegno

Contro

noi posa!

Che

Quale cauto nocchier, che

Cosi

avrem

errar luogo

opre mercliiam leterna palma,

coll

mondo

il

volgesse

sol

mezzo possente.

affili

le

spalle

Luoni, bench cinto di caduco ammanto,

Non

calchera de vizj

il

turpe calle;

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LA MORTE.

1 <

N dannerebbe linnocenza al pianto,


N castit spesso a vestirsi a bruno,
N a giustizia torra la frode il manto;

N senza
Di

spirto di pietade alcuno,

se stesso

dimentico, e di Dio,

ogni bene del

Or da quanto

ciel

vivra digiuno.

qui accenna

labbro mio,

il

Chi rivolgersi niega a penitenza

Prima che morte

ella

adopra sua

vibri

fatai

Inesorabilmente sovra

Offre ben largo

nostra semenza,

e assai fecondo

raccor secura messe in vita

Incontro

Se

campo

colpo rio?

mondo,

il

Adamo macchi

Poich

Onde

il

potenza

al

soffio

daquilone immondo.

in ogni cor fosse l'idea scolpita

Ch altro non

il

mortai che polve ed ombra,

qual tela recisa appena ordita,

Scosso dal ferreo sonno, che lingombra,


Nella luce di grazia avra sua speme,

Chella sola del ciel

giunto sul confin

dell

Larghi godi la delle

Onde

la

via

disgombra.

ore estreme
bell

opre

Eterno in noi poneva

frutti

il

seme ;

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LA MORTE.

ia

vedra volti in gaudio gli aspri lutti

Di questo nostro pelago terreno,

Sempre

Ma

agitato da contrarii

errar lunga stagione, e in

Sperar del

flutti.

un baleno

conseguir lemenda,

fallo

colpevol fidanza in urnan seno.

Pria che su noi lultrice ira discenda,

Finch Giudice n,
11

la vita

Si

ma

retto calle di virt

mutando,

torca

il

si

Padre

Nume,

il

prenda.

reo costume,

pi dal periglioso varco,

il

Che quel che porge


Di penitenza sotto

il

il

mondo,

falso lume.

grave incarco

Vissuto Uar'ion, rise allestremo

Quando morte

fatto

il

corpo

di

scocc lo strai dall arco:


vigor gi scemo

Gli Anacoreti, in

Sclamavan

Or

se

il

lieti

mezzo

timore di futuri

Sovente

a lunghi affanni,

in morte: a

Dio

andremo.

danni

Giusto a lagrimare invoglia

il

In questo giro rapido degli anni,

peccator,

dimmi, qual

Toffusca
11

cieca voglia

sensi, e a trascurar

ti

sforza

bel senticr della celeste soglia?

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LA MORTE.
Fa senno alfn e

De pravi

Che

Che

al

foco

il

afletti,

sciolta in

l3

impuro ammorza

ed a tuo scampo

pensa

ali

polve andr tua frale scorza:

penitente ogni penar compensa

Leterno premio, e se alza a Dio sua voce


Ei lutto ottico dalla boutade
Chella

rammenta

al

Padre

Quando esclam: deh

il

immensa

Figlio in croce

salva

il

popol mio,

Per cui sostengo lunga pena atroce,

Ed

ogni suo

fallir

pongo

in obblo.

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l'J

y^ yyy y y y yy yy yyy

TRIONFO

IL

DELLA. RELIGIONE.
Docete omnes gentes.
S.

Matteo.

Sorgi, o nuova Sionne, incoronala


Delle palme idumee, spandi

Che

il

tuo lume,

su te del Signor la gloria nata.

Popoli e Regi, dogni et e costume,


Seguir vedransi

Come

sta

Al seno tuo verran,


Illustri

Adorne
Contro

te

di

le

tue chiare insegne,

scritto nel divin

figlie,

di

te

numerosa prole,

di fulgor che

non

Satan larmi e

le

Pian vane, eterno suoner

volume.

ben degne,

si

spegne.

fole
il

dove nasce, e dove muore

tuo grido
il

sole.

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i6

TRIONFO

IL

I/arbor tuo trionfai per ogni lido

Spander lombra

Pochi rozzi ed inermi


Schiusa

Ad

la

figli

Ma

voce, condurran

di

compier

qual

la

sei

incarco,

custode della

apristi

viventi.

ai

grande opra divina

e rcina.

luminoso varco

traverso le tenebre mortali

Onde da prima

E come al suon de
L aline schiave

il

mondo andava

tuoi

Eia scopo del

mio

de sensi e dell

in

me

la

tuoi devoti in petto

argomento

errore,

l'ali.

dir oggi, che in core

Ferve pi viva

Che

carco:

donimi immortali,

Al solo Vero dirizzaron

genti

questi portenti,

Religion fid

te

Che

le

dincreata essenza unica e trina

Arcani incomprensibili

nido.

tuoi,

adorar quel Dio, che adoriam noi.

umani non son

Sforzi

rami suoi,

de bei

numi non avran pi

falsi

infallibile

alla

fiamma ardente.

unqua non muore.

mente

Di sovra naturai forza operante,


Se dalla causa

leffetto dissente.

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DELLA RELIGIONE.

'7

Lacqua in vino cambiar in un istante,


Calcar con fermo pi

Dar
Son

di lui
I

che nel vel nostro sasconde

se, di sua virt nell aline infonde.

questi sono alle mortali ciglia


Forieri solo del

die

Non

mobil onde,

le

morti con parole sante,

primieri prodigj, e meraviglia

Di

Ma

vita ai

alla

maggior portento,

credenza in Dio

circoscritto a misura, e a

N ad un

di

sol

tutto

il

Con nuovo ordin

punto,

ma

aline consiglia,

momento,

in suo

giro eterno,

creato a salvamento
di

bene sempiterno,

Darcana sapienza magistero,


Del Ciel a laude ed a scorno

E come

tutte cose allalto

Del

sommo

Ubbidienti

d Averno.

impero

Facitor ad un sol detto


al

suo voler

si

fero;

Cosi udendo lo stuol di Cristo eletto,


Ite,

Ch

o miei

Tosto sen corre

fidi,

a illuminar

ogni poter per


di saper

me

il

in voi

mondo
ristretto,

profondo

versar larga vena, e

il

labbro suona

In diverse favelle oguor facondo;

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IL

l8

E muove dove

TRIONFO

santo zel lo sprona

Per regioni opposte e immensi mari


Di cui appena

la

fama ragiona.

Nulla d inciampo; degli Iddi

Cadono

La nuova

istessa

avean pi

gli

cari.

legge dal Vangelo espressa

Per vera densi, e


Della rcdcnzion

altari

gli

mano

suolo per la

al

Di quei che in prima se

qui traspare

Che dare
Morti

la
ai

uom

nell

Dio compita

alta promessa.

bont infinita
della colpa volle,

figli

seconda vita;

alla grazia, la

Scegliendo mezzi,

al

mondo

dir del

folle,

Dall ignoranza e dall error sol nati,

Mentre virtude in

mano

Chera in

Ben

di

lor,

Lui che

che

ci

ha

altra via tener, allora

anzi

il

modo

dassai n pi

Quanto pi sopra

alla

Che umil ne adora

della fede ai

rai

il

scuopre

dubbio

tolle.

creati

quando

Merc del sangue suo fummo

Ch

il

rinati.

ammirando,

ragion trasvola,

profondo comando;
la sola

Cagion che chiusa nelleterna idea

alma nel suo terren career consola.

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DELLA RELIGIONE.

ben, questa damor fonte dovea

La

terra fecondar

Che da

Ed

alla
l

pi

Oli

oflrir

sotto

somma

movea;

felice et futura

frutti

Che

con londa pura,

celeste origine

di

quella eletta pianta,

lombra sua

tutti

assecura.

eterna veritade, oh santa

Di ben semenza, e dii seguire

Rapido pu

Or

medesmo

trionfar te sul

suolo

Io veggio u dianzi sotto

Trafitto di Maria giacque

a mille a mille di Sion

La

le

Di Menfi, e
Estinto

il

E nuove palme

miro, indi

al

Figliuolo:

sul lito

tuo fulgor d Osiri e Belo

culto, ed

il

poter schernito.

aver sotto quel cielo

del greco saper

Sull are

Ma come

il

torme

le

sonno della morte dorme.

il

in Antiochia io

Che

umane forme

abbracciar del Nazaren tradito,

Che non pi

Te

volo

il

della tua gloria tanta?

impure

il

fiore

aduna

di Citer, e Deio.

tue vittorie ad

una ad una

mondano

Ritrar possio contro

il

Che

danno tuo laguna?

foize ed armi a

orgoglio,

TRIONFO

IL

30

Sol dire anelo allor che sovra

De Cesari per te

LInno sacro

intonasti in Campidoglio;

Inno del creder nostro in cui

immortal

la legge

soglio

il

Croce eretta

la

ristretta

di

sapiente

Immutabil consiglio idea

perfetta.

Credo

Dio Padre nostro onnipotente

in

Del tutto creator, e in Ges Cristo

Unico, parto

Che due nature

Da Maria

dell eterna

mente

nato,

in croce, e a

fitto

Di Satan sceso nell Averno

Che

tomba

dalla

al

sorto

Padre in

Per indi

far

in terra unir fu visto,

scorno

tristo;

terzo giorno

il

ciel, e alla sua destra siede,

qual giudice ritorno;

Nel Santo Spirto, e nella Chiesa ho fede,

credo che de Santi

il

sommo merto

Torni sempre a comun nostra mercede;

Credo

perdon de

al

Ed

al

di

falli

calle aperto,

il

risorgimento un d del frale,

una eterna

vita

il

corso certo.

Folla d ingegno e vison mortale

Questo non

ma

Della sua luce; e

verit, che splende


il

contrastar

non

vale.

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DELLA RELIGIONE.

un

razionale ossequio che

21

rende

si

Al Creator, ed lanello primo

Che

Come

ne stringe onde in noi grazia scende.

a lui

la vita al

damasceno limo

Iddio spir, cos alluman lignaggio,

Sceso

dall alto

Entro lanima mise

grado ov era

Della virtude, e

qual voleva

dell

amor

nebbe

ei

imo,

verace,

Arbitro d Tesser,

Ogni cosa creata


il

la

puro omaggio.

il

In Dio tutto rinchiuso; a se

Tal' Religon, ed

all

santo raggio

il

sol

vita,

il

piace,

moto,

a lui soggiace.

devoto

Misterioso incarco, ancor che lieve,

Qual

Ad

essa

il

offra

guiderdone in terra noto.

social ordin

Fuorch belva a

So ben che

si

deve;

che luom fora di sua luce privo,

al

Non

lice

Solo

ai

guardo

se stesso e agli altri .greve?


di ente

intellettivo

spaziar nel gran segreto,


beati spirti in ciel visivo;

so che la virt del gran decreto

Libero vuol di nostra fede Tatto,

di

rapirlo a forza fa divieto.

TRIONFO

IL

23

Ma

giusto egli che ouor a Dio sia fatto;

Giusto rivolger grati a

Che

quel dono,

lui

ampio

a lui di morte, e a noi

Ges

Pria che scendesse a dar

riscatto.

perdono,

il

Al male oprar luom per natura vlto,


De

Ma

abbandono

suoi vivea nell

vizj

poich

fior fu

il

della grazia colto

Per sua mercede, luniverso venne


Dalle tenbre dellerror disciolto.

Sicch

il

portento salutare avvenne,

De tempi andati meraviglia e nostra,

Che tramandar

fatidiche

le

Contro cui fero sempre

Dacume

Come

e di poter sofi e tiranni,

che poteano
falso

le

di costor gli

argomentar,

minacce

le

futuri

di

inganni,

pene,

bandi

danni,

comandi

fronte de vangelici

Ove

penne;

mostra

girar de secoli lo mostra.

il

II

inutil

Iddio tanta sapienza ha messo

Chiusa in questi damor sensi ammirandi?


Il

tuo signore io son

Amar mi
Farlo ad

pi di

te

devi, e ci che tu
altri

non

unqua

stesso

non ami
concesso.

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DELLA RELIGIONE.
Se meco aver

vita

a3

immortai tu brami,

Segui mia legge, e quel che a te

Impone con
mia sposa;

Ella

La potenza

vicende

Tacciar su cote pi risplende,

Ereticai, che le
fu

di

infernal recarle offesa.

Cos Religon sotto

Chiesa

a sua difesa,

io veglio

N mai potr per volger

Come

la

dolcissimi legami.

il

fe

il

sangue de Martiri

Seme

flagello

piaghe orrende.
il

novello

fecondator di veritade

Sparso a torrenti in questo lido e in

N prove

altre di

D uopo cercar

Onde

su

lei

cieli

ch tutte

le

rinserra,

dubbio od error non cade

dice Iddio, di cui


L'intelletto

non bene

deUuom

le

afferra

ascose vie:

passeran, non che la terra,

Ma non

il

quello.

sua divinitade

suon delle parole mie.

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IL

GIUDIZIO UNIVERSALE.
Exibunt Angeli

separabunt

et

mulos de medio justorum.


S.

C^ual

voce per

Ciel alto

Io

Minio.

rimbomba,

Che tutte chiama alla seconda vita


Le morte genti fuora della tomba?
Delle

umane vicende ecco compita


La carriera prescritta dall Eterno

E
E

si

il

suon

feral

invita.

tube

Valle sol di Giosafat io scemo.

in quella al chiaror di crocea

Tutti risurti

Che

ne

spezza sul centrai suo perno

allo squillar delle angeliche

La
Veggo

gran giudicio

al

L Orbe

popoli del

nube

mondo,

cos in Cielo la giustizia jube.

L aere tace e

ode

al

basso fondo,

Come suono di mare in lontananza,


Un gemer cupo, un sospirar profondo.

26

GIUDIZIO

IL

nella maest di sua possanza

Larbitro

Nume

scende dalle sfere,

Scende: o perversi, uscite di speranza.

Primo ministro

del divin pensiere

LAngelo move, chentro

lEritreo

Sospinse Faraon colle sue schiere.


Indi vien quei, che la gran strage feo

Sovra

gli

E scampo
E

in

nebbe rabbattuto Ebreo.

doppio giro
In

brando,

Assiri col terribil

la

spada ruotando

un punto dividono

leletto

Stuol dal dannato ad un eterno bando.

Tinta ancora del sangue benedetto

Oh

comun

La Croce appar non pi

Ma

e di dispetto.

di terrore all

empio,

giorno pieno di gioja e amarezza

Giorno che eternitade

salvezza,

in se contiene,

Giorno, che fiacca lumana alterezza

Or quanto

a tutti

meditar conviene

Sul prescritto da Dio giorno finale,

Apertamente dimostrarvi ho spene.


Voi mi seguite mentre spiego
Caldo di santo amor,

di

lale
f,

Quella pingendo a voi scena

di zelo
ferale.

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UNIVERSALE.

37

De cuori umani ecco squarciato

velo,

il

Dell opre e dei pensier ragion

E
Lo

Scrutatore dogni cor


Gli

si

chiede,
cielo.

vede

equabilmente in sua virt misura

Quel che mcrta

Pende

si

mortai preco pi non sale in

il

castigo

ower

mercede.

dai labbri suoi nostra ventura

Che durer
Quanto

senz altro

mutamento

listessa eternitade

dura;

Idea che vince ciascun sentimento,

che se fosse ognor nellalma sculta

Fora a nostra salvezza


Tutto scopre

Che

ni una cosa

Puote a sua

somma

tal

argomento.

o nascosta od espressa

vista

giustizia

Dio

Clie in

alto

giustizia e nulla occulta,

si

mai
eli

starsi

sepulta:

pur dessa

trova, e in sua

mente

Parte di sua divinitade istessa.

Se

inconsolabil pianto Tuoni destina

Opra

Che

ci sol dell alta sapienza

dal retto giudizio

non declina;

Talch a maggiore nostra intelligenza


I

Padri dimostrar di Santa Chiesa

Come

giustizia pieghi invr

clemenza

divina

GIUDIZIO

IL

28

Allor che, in ceppi umanit compresa,


Il

divin figlio al divin padre irato

Se stesso

Ma

Alto

ei

Da un
11

solleva

il

onnipotenza spira,

quel guardo un fulgor tale diffonde

Che invano

occhio mortai ver

chi

lui

e n ha

si

gira.

ben donde,

dietro al trono umile e riverente

Tutta del Ciel

offesa.

calice dell ira,

Luom che pecc ne trema,

in ogni lato,

vortice di fuoco circondato:

guardo suo

offerse a riparar

suona sua voce

gi

sei

Un

la

Gerarchia sasconde

tu? e in cos dir repente

gelido terror corre per Tossa

Della diversa innumerabil gente:


Sospir non esce, n palpebra mossa,

sta la

Entro

turba raggruppata in giro

la cavit

di quella fossa.

Perso, Greco, Caldeo, Romano, Assiro

Rege, guerrier, saggio, mendico e stolto,

quanti dogni sesso

al

mondo

uscir,

Confusamente stanno a basso volto


Senza speranza,
Al Giudizio

final

di

temenza

in atto

lanimo vlto.

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UNIVERSALE.
Chi

tu? su questo loco tratto,

sei

Dice Iddio, vlto

al

peccator:

Qual merc rendi per


Qual uso

festi

de miei santi doni,

che lopre e

pensier furo diretti

Onde mertar un

dei celesti troni?

Di qual fuoco nudristi in sen

Non

Ma

gi piet

ti

mondani

lesca vile de

lalma tua

Onde

si

Forse non fu

Che
De

che

non

fu dall

di

mia luce cospersa,

a dissipar la nebbia avversa?

tua malvagit credea

Lalma mortale, e

Questo non diero a

la

te

sol del caso figlio

mia divina idea?


falso consiglio

banditori della legge mia

Che

Oh

tuo cuore?

onda aspersa

cancell lantico errore?

Quanto form

obbietti.
il

sette doni dello Spirto crea

vizii

la

affetti?

gli

mosse o un casto amore,

L immagin mia non era entro

Che apponi,

lo tuo riscatto?

avesti a guida nel terreno esiglio.

maledetto in sempiterno
De perversi

lo

sia

stuol; a lui

si

Dell infernale carcere la via.

schiuda

IL GIUDIZIO

3o

fiamme

tra le

la

Lira del Padre

men

Esce

giustizia

chiuda;

il

vuol, la mia vendetta,

il

speme abbia

nulla

in sua doglia cruda

pronta dallarco saetta,

Di quel che

al

Conquiso

suolo

al

risuonar di

tai

peccator

il

parole
si

getta;

Alto bestemmia, innabissarsi vuole,

Sente

Ora

peso di sue colpe infinito,

il

ei

vorrebbe,

ogni suo

fallir

ma

tardi

duole:

si

noi pu, pentito

Invocar di Maria, Madre pietosa,

nome

11

Ora

Che ognor

E
Non

ma

coscienza glie nemica,

la

che pensi
nell

non ha

posa.

misero e che dica,

a cercare indarno

Sol ben conosce

il

gli

affatica;

suo destin diverso

fine di color

lieto

Fuggir

il

orrendo turbamento immerso

Scampo

Dal

riverito.

pi non osa,

nel dargli marlir mai

sa

non

in pria da lui

invocar,

santi

inganni del

che accorti

mondo

perverso:

E mentre che lo strazian mille morti


Ode Colui, che lo dann per sempre,
Chiamar

gli

eletti,

farli

suoi consorti.

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UNIVERSALE.
Venite benedetti, e

si

distempre

Nella mia gloria quell

Che

Venite in seno

amor verace,

di al cor vostro cos dolci


dell

tempre;

eterna pace

trionfar colle milizie sante

Qual

all

speranza

alta

si

conface,

Voi della vigna mia gradite piante,


Voi che dal puro mio sangue redenti
Aveste

mi

Sol chi

in

in

ben amarmi alma costante.

offese lira

mia paventi,

faccia a tutti di

vergogna tinto

Precipiti nel centro de tormenti.

In cos dir da spessa nebbia cinto


Il

basso aere

Da un

gi di Giosafatte

Da
Da
N

fia

ode ripercosso

disperato e cupo urlo indistinto,

orribile

il

suolo scosso

tremuoto, e gi saffonda

mille ultrici folgori percosso.

che alcuno

in

quel gran d sasconda

Alla giustizia, che ha

Che

tutto stringe

Ahi tremendo pensier che

Oh momento
Che

il

larghe braccia,

quanto ne circonda.
il

core agghiaccia,

di tardo disinganno

corso intero della vita abbraccia

GIUDIZIO

IL

3a

Oh

quanti

il

marchio della colpa avranno,

Ch ebber fama di giusti, e

al

mondo

furo

Sotto vel di piet fabbri dinganno!


Dall avvenir

non

mortai securo

il

Sia che porpora cinga, o stola, o lauro,

Ossia che viva fra


Dell

la

plebe oscuro.

immensa bont schiuso


Finche risplende della

al

che indugiar?

A un

il

vita

il

tesauro
raggio,

peccator pentito offre ristauro.

che far nuovo oltraggio

Dio, che inesorabile vedrassi

Ne suoi decreti arcanamente saggio?

Morte c incalza con rapidi

segna

all

uomo

passi,

ignoti

giorno e lora

il

In cui nostr alma a eternit trapassi.

Lultimo d del mondo

La Chiesa, che
Oggi dunque

il

il

ben

nostro ancora,

rammenta
sempre ne incuora.

far

mortai meco

si

penta,

cuor stemprando in lagrime ed omei

Le man
Piet,

il

nel giro dell anno lo

rivolte al Ciel sciamar

mio Dio, che

Or che

clemente

si

senta:

sei

contrito a te chieggo perdono

Del lungo traviar,

de falli miei.

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UNIVERSALE.
T

offesi,

Ma

33

ver, ed un inarato io sono,


pi d ogni altra cosa

Nel mar

di

io

tamo e adoro

tua pietade io m abbandono

Mentre mie colpe amaramente ploro.

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35

IPOCRISIA.
Sic

et

vos a foris quidcm paretis

homi nibus j usti: intus autern pieni


estis hjrpocrisi et iniquitate.
S.

Oggi

mia

udrassi suonar la voce

Contro color che traggono


Sotto

Che

il

vessillo

un basso

la

muovono

favella, e

guerra

ognor mentita;

nuovi Farisei su questa terra

Mostrau zelar del tempio

Onde

la vita

ipocrisia;

livor lalma nodrita

virtude e al saper

Con devota

de

Matteo.

quale

il

Cova

il

fiele

sacro culto

il

eruttar, che

il

cor rinserra.

serpe suo veneno occulto


fra

lerbc e

fiori,

Astutamente a danno

e star

altrui

si

gode

sepulto;

Cos costor che vivono di frode

Col miei sul labbro, e amaro tosco

Mordono, e pi

chi

merta

al

mondo

in core,

lode.

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36

lipocrisia.

Ond' che

il

Quando

divin nostro Redentore,


gravossi del terreno incarco,

legge dett eh pace, e amore,

la

Di sua saetta

linfallibil

Lor contro

E
E

svelonne

ei
il

arco

pensier di fraude carco:

sempre fur del suo disprezzo

Ed

Che son qual tomba ad

ignora

Cercan con

Romper

di

mio regno;

il

arte in fuor lucente,

Ma che dentro racchiude e


E puzzo tal, che ammorba
infetti

segno,

il

turbe ad ascoltarne intente

le

Per costoro, dicea, non

ebbe a sdegno,

volse, tanto gli

polve e ossame
ogni vivente.

nefande brame

falso

maligni

spirto di pietade
il

social legame.

tanta, e tale in lor liniqutade

Che

virt convertono in delitto,

la

In menzogna listessa veritade,

per doppio

Muovon

cammin non mai


fallaci;

onde

diritto

lor tristo fato

Nel volume evangelico sta scritto:

Che periranno ad un

sol trar di

fiato

Del vilipeso giudice severo,

cui

de luman cor nulla

celato.

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ipocrisia.

Onde rivolto ad essi oggi il


Vedrem che a Dio, che
Costor non calcan mai

37

pensiero
al

prossimo nemici

Torme

del vero.

Pianta che spunta in floride pendici,

Se dentro

Muore

non ha

vital

sostanza,

pria di gittar ferme radici.

Cos non abbia in cor nulla speranza


L ipocrita che vive in mezzo al

Come

mondo

larva che veste ogni sembianza.

Questo mostro nel male-oprar profondo

Due

Una

diverse nature in se contiene,

mortai occhio non ne scerne

le

forme

il

fondo.

di virt ritiene,

E T altra
seme dogni vizio asconde,
Ambo rivolte al mal, nemiche al bene.
il

Sua mentita pietade

Con

si

confonde

quella spesso che da pura fonte

Limpide tragge e non corrotte Tonde;

Con

Ha

della fede

Voglie nutrica

quella stessa che le sacre impronte

per cui lalma accesa


al

ben

sol atte e

pronte;

da verace carit compresa,

Umile sempre

e alle sant opre intenta

Altrui facil perdona e obblia T offesa.

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38

t*

ipocrisia.

Ria ipocrisia limmagine presenta

De

nel terrea cresciuta

la zizzania

Fra

de

solchi

Che quanto pi

Del mietitore rigogliosa


Pi sente

Dove

Su

in

veduta

in vista

sua forza acquista

la

pregio virtude, e destra sempre

altrui fallo

perch suo veneno

Su

la

colpi de la falce acuta.

Essa maggiore

sementa.

fertile

la

mostra a

si

alme

piange e
si

si

contrista.

distempre

vizio avverse e a

al

Dio devote

Ostenta alluopo sue diverse tempre.

qual nequizia macchinar non puote?

qual riparo avrassi a colpi suoi,

Se quanto molce tanto pi percuote?


Lipocrita con noi, vive fra noi

Coperto a

ombra d una santa

legge,

Chei loda in prima e che calpesta poi.

Mentre conosce

Con

allor
11

il

bene,

onde carpir fama


atti

che

il

umili

il

il

male elegge,

di giusto e pio

rio pensier corregge.

labbro suo d lode a Dio,

cor n lunge, e a l'odio e a

Appresta

il

morso velenoso e

la

vendetta

rio.

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N pone

all

ipocrisia.

invisibile saetta

Scopo un obbietto
Fere

Han

il

tutti

Non

in se visibil segno;

vizj

gi quel dell ipocrita

Quindi

Doppio

securo

ipocrita spergiuro,

par volga

al

ben

Cova trama pi rea


In securt di fede e
Fra suoi

ordisce lempio suo disegno;

egli

di cor,
se

senza ritegno

sol,

trono e la turba pi negletta.

amor

germani

alma

ritrosa

lo spirto

di

impuro.

riposa

Giacobbe

il

figlio,

trova in lor fraude ed invidia ascosa.

Fugge Davidde per divin consiglio


Lira nemica, e incontra u

In Assalonne

il

men

attende

suo maggior periglio.

Voci d iniquo ardir Susanna intende

Da chi devoto
E poi la fama
Or

a la virt credea,

perfido n offende.

se taut oltre la sua

Spinge

Da

la

trama rea

ipocrisia, che a suo talento

fonte del bene

il

male crea,

Qual mezzo rinvenir, quale argomento


Per discernerla appieno

le

fila

in sua doppiezza,

troncar del tradimento?

Ges

ipocrisia.

nella infallibil sua chiarezza


disse allor che la mortai natura

11

Vesti per la

comun

nostra salvezza:

Larbor che buono, buon frutto matura,

malo n, che

Il

ognor da quello

frutto

Provien di qualitade acerba, impura.

Non

conosce luom solo

si

Da

Perch a dir sabbia,

N valgou forme

segli giusto o fello;

esterne, od atti austeri

Se prevai senso a

E non

saccorda

la

il

virt

In pi drizzato

il

nemico

dir coi suoi pensieri.

Nel tempio a Dio schiudeva

vedello,

al

opre giudicarlo di mestieri

labbro amico

il

Fariseo mendace,

in cor forte nudriva lodio antico.

Per tua merc, Signor, quel che a te piace

Seguo costante,

e simile

non sono

Al peccator adultero, rapace.


Pi lungi

il

Pubblican pentito e prono

Con sommesso

E
Ei

sol

di

sospir batteasi

il

petto,

sue colpe a Dio chiedea perdono.

grazia rinvenne, e al patrio tetto

Giustificato mosse: a Dio d innante

Lumile

in pregio, ed

il

superbo abbietto.

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ipocrisia.

Ogni opra, ogni voler


Giusta

il

fin,

che

41

uom

dell

nel core impresso,

sta

gli

pensante

Vizio diventa ovver virt prestante.

Sotto ristesse forme latto istesso

Ora

colpa leggiera ed ora grave;

Cos sovente

al

ben va

Ipocrita colui che in sen

ma

Virtude e carit,

A
Che

che

infnge

trionfar nelle sue voglie prave;

occhi altrui s a dura vita astringe,

agli

Tradisce

male appresso.

il

non ave

tribunal di penitenza,

il

di mestizia

E ingannando

la

il

suo volto dipinge.

facile

credenza

Merca fama ed onor con pio linguaggio,


Sordo

ai

rimorsi de la coscienza.

Tanto a Dio pesa

Che

cos

prorompe

enorme

oltraggio

in sua ira divina

Mirabilmente in ogni detto saggio:

Son

gl'ipocriti

E
Di

schiatta viperina

lupi, che vestir d agnello


delitti

vivendo e

di

il

manto,

rapina,

primi a salmeggiar nel tempio santo

Assediano

Onde

gli

la

vedova e

attende

il

il

pupillo,

sempiterno pianto.

4a

lipocrisia.

Son divine parole; ecco

Che segna

lor

Egli troppo

sigillo

il

condanna: ahi che severo

non

con chi

tradillo.

Di sua vita Ges nel corso intero


Col peccator conversa,

sua legge a

di

Siede coi Saducei,

De

la

'

nebbia folta

lume

verace via Tallirne volta.

uomo,

Di Samaria a

indi qual vero


la

donna, e

Grazia, che muta in


in

fallo

il

mistero,

il

error sgombra, e con celeste

la

Parla qual

Scusa

ne ascolta,

dir

il

svolge

lui

lei

Nume

in essa infonde

vita e costume.

l'adultera, e confonde

De Farisei T orgoglio, e

fitto

in croce

Al ladro in suono di perdon risponde.

Ma

sol

contro lipocrita

la

Alza mai sempre e

Che

voce
braccio appresta a lira.

ritardata pi, tanto pi nuoce.

E Tempio

intanto che alle colpe aspira

Iddio dispregia, e

Se dato

il

gli

fosse a chi

torria sua gloria,

quaggi respira:

ogni dono del ciel perde memoria,

lieto

Quando

pi del viver suo nel corso

in meglio tradir

ha sua

vittoria.

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Sordo ha, rabbioso

per

oli

Al

ipocrisia.

e qua! di serpe

morso,

il

quante vittime innocenti,

lui

vendetta chieggono e soccorso.

ciel

Costui ne gode, e nuovi tradimentiDispone,-

Per

la

ma

istesse

piet mostra

da

ed affanno

tradite genti

lui

ragion vestendo con l'inganno

Lodio fomenta e

la

maligna voglia,

In far danno gioisce e piange

danno.

il

Tel senti dir ognor con santa doglia,

Che profanato

che

il

Che quale un

d Sofa,

L oscure menti,

E
Il

non pi

ma

mani giunte,

ara,

rischiara

induce

in error le

e in lui traluce

durezza, e lavarizia, e

la

Che

tempio, oppressa

orrende scene a umanit prepara.

dice a

il

peccato alberga in ogni soglia,

il

fasto,

universale scandalo produce.

in detti solo e

non ne lopre casto,

Di sacrilega veste ricoperto


Al vorace suo cor largisce

danno
Tutte

Con

altrui
le

fila

il

pasto,

divotamente esperto
de

la

traina

move

frode iniqua, e chi la tesse incerto.

lipocrisia.

44
Senso

di

umanit non

commove,

Io

se per basso intrico in alto sale,

Pi crudo

allor

maligno

influsso piove;

In ostentar virt tantei prevale

Curvo

il

Che

deboli ed

dorso, e a pallor dipintb

Ogni suo detto

E
E

di

volto,

menzogna avvolto,

qual saetta, che se parte, fere,

misero colui che ne vien colto!"

Larti son queste, son

impronte vere,

Che svelano 1 ipocrita, qual suole


Lombra il corpo additar lungo il

Oh

il

l'uopo assale.

forti a

sentiere.

tu di veritade eterno sole

Che

penetri del cor ne

Arbitro e padre de

Coi raggi tuoi dirada

Che circondan

Deh

le

E
Come

prole

costor, di tua minaccia

sospendi per essi

vizio tal

latebre,

tenbre

il

Per te, scorto lerror, lascin

Di

le

umana

suon funebre!
la

traccia

che a tanto mal trascina,

mentita pietade a terra giaccia,


Jerico giacque, a la divina

Levitica armonia, distrutta al suolo,

Argomento lasciando

in

Ai buoni di speranza,

ai

sua ruina
rei

di duolo.

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45

PARADISO.

IL

Et postquam audissem
ut aderarem

cecidi

et

vidissem

ante pedes

angeli qui mi hi haec ostendebat.


Apocalisse.

Dolce

pensier pien di celeste riso,

Che
Per

guidi lalma in estasi


le

damore

sacrate vie del Paradiso,

Ove congiunta

alfin

Sciolta da tutte

col suo Fattore,

umane

qualitati,

Starassi cinta del divin splendore,

fra

gli

spirti

Compagna
Vivr

angelici beati,
indivisibile di Dio,

secoli

eterni fortunati;

Santo pensier, che infiammi

il

petto mio,

Alzami fuor del vel, che mi circonda,

E
Ch

io

volgi

a lieto fine

non anelo a

Ma
Che

al

la

ramoscel de

Immerso

il

bel desio,

Peneja fronda
la

pianta Jessea,

di Aita seconda.

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4G

A la
Ove

PARADISO.

IL

Gi pieno

cor

il

gradita idea

cara Sioune io levo


l

alma rapita

gi lascio

il

Ove non

Ma

eli

iin

volo,

bea

splende mai raggio sereno,

speme

alla

natio misero suolo

Un nuovo aer mi cinge


E cotal si diffonde
Da

il

si

ne cinge cupa ombra

sol

Che

Dio

in

di

duolo.

un baleno,

un armonia

e al desir allenta

il

freno.

mille astri schiarita quella via,

Per cui trasvolo, ed ecco


Offrirsi cosa

Pieno

di

non veduta

alla

in

mia

vista

pria.

maraviglia a gaudio mista,

Come

or faveller senza l'aita

Del rapito di Patino evangelista?

Che

tratto

da

Su

armoniche

L
E

il

di

alta di

la

sua terra romita,


sfere del creato

Dio mir gloria

infinita,

sangue de lagnello immacolato,

E
E
E

le

candelabri ardenti e

arbor de

popoli

Curvi

Che

il

eletti

al

la

vita e del

nappi d oro,
peccato;

immenso coro,

trono immortai del Dio vivente,

suo fulgor riverbera su

loto.

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IL

PARADISO.

Lui prego e invoco ad

illustrar

mia mente,

Onde fedele il labbro mio ripeta


La dolce vision a me presente.
Salve , oh del giusto sospirata meta

Alma

Citt che sei centro di luce,

beatitudine repleta.

di

Eterno aprii soave aura

te

adduce,

ti

lidumee palme, a

te le rose

Di Gaden volontario ih suol produce.

L'inno

in

te sode

che intuonar festose

Lebree turbe, l'aperta onda varcando,

Linno

La colomba

al

cui suono

Girar sovra

il

Eritreo rispose.

portando

l'ulivo a voi

celeste arco

si

vede,

Deterna pace segno memorando.

Ne

l'

immensa sua

Che

De lumano

sperar

Queir infinito, ed
Quel torrente

Onde
Visibile

E
E

si

luce

Nume

il

in se laugusta

siede

Triade contiene

magna mercede.

inefTabil

bene,

inlallibil di

dolcezza,

lessenza del gioir ne viene.

mostra in sua chiarezza

su l'animo imprime in

un

istante

sua propria natura, e sua bellezza:

IL PARADISO.

48

Come

immago rende simigliante


Lucido corpo, come raggio suole
l'

Addoppiarsi ne londa tremolante.

Quanto lalma

lass vuole, o disvuole

Ottiene, o lo disvia dal suo pensiero

Pi ratto che

congiunta in

Ch

la

Ogni

celeste

Lamor

il

al

cagion de

ben

le

cagioni eterne

le

fruisce

intero.

sovressa a rincontro egli riversa


le

fonti

sempiterne;

del hello, entro a cui viene

parole;

sommo Vero,

chella a lui porta Iddio discerne,

De l'amor suo
Gode

suonar de

affetti

sente

armonia de

Dal nostro

frale

immersa,

attributi

gli

immaginar diversa.

Ricca di tanti sovrumani ajuti

Non vha segno per


La possa spiritai de

che circoscriva

lei,

sensi acuti.

Posseditrice de leterna e viva

Immagine

Che

Come

agli

di

Dio, tutto comprende

altissimo mistero ricopriva.


esseri

d vita

ella

Iddio che sempre lebbe

Leggi ad

altri

ei

intende
,

come impone

che mai legge non prende;

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PARADISO.

IL

Come distinte in lui son tre persone,


E come il Verbo si sommise a morte
Per la nostra comun redenzione.
Oli avventurosa incomprensibil sorte

Spirar laura del

E
Ed

Nume

al

Nume

salmeggiar colla celeste corte

appresso,

abbellire a quel divin riflesso

Nostra forma corporea unita a lalma


Glie porta

sotto

immortai suggello impresso,

lombra de

la

sacra palina,

In sicurt di amore e di contento,


Posarsi in seno di perpetua calma

Tante non son


Quanti

le

stelle

in

abitator di quella sfera,

gli

Divini al volto, agli atti,

Stan

ivi

firmamento,

al

portamento.

Padri de let primiera,

Che

aspettaro nel sen d

Che

lor fu

nuncio de

la

bramo un

raggio

grazia intiera,

color che compier luman viaggio

Quando

il

Verbo

di

fral

spoglia vestito

Sul Golgota soffr lestremo oltraggio:


Assisi

stanno a leternai convito

In santo social

Nuotando

in

nodo congiunti,

mar

di letizia infinito;

5o

PARADISO.

IL

mai disgiunti

in volont di affetti

De

gloria di

la

Dio parte pi cara,

Vi\on d amor soavemente punti.


LOnnipossente in

Ed

Che nuova

Oh

fonte di piacer prepara.

colma damore e di pace,

vita

Ove

la

Grazia versa

Mirabilmente
I

Le

suoi

tesori

suoi splendori

in variato ordin diffusi

gerarchie degli angelici cori;

bench

tutti

ne

la luce chiusi

Di queir eterno Sol,

Ch

in sua virt loquace

suoi doni e

diversi

Formano

lor lidea rischiara

alimenta quell ardor verace

cle

ugual fiammeggia,

Non

son tocchi da invidia, u confusi;

tutti

han loco ne

la

santa reggia

Podest, Dominazioni e Troni,

Cui nel vivo fulgor nulla pareggia.

Cherubini, e Arcangeli che proni


Ascoltano di Dio

Nunzj

felici

gli

alti

de celesti

decreti,

doni.

Patriarchi, Dottori e Profeti,

E
E

Martiri,

le

Vergini, e

stuol di Confessori,

gli

Eletti,

e Anacoreti.

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PARADISO.

IL

Ne

de l'eterno regno

Clie coeredi

De

ben

divina idea son primi obbietti.

la

di

somma

meraviglia degno

Questo universo ricco

Che de

Ma

nostri pensier

sormonta

segno.

il

Dio deternit nel giro

S stretti a

Che

di portenti

qual maggior prodigio ofFron questi enti

Il

5l

lessenza immortal cos perfetti

in Dio,

eli

centro del lor gaudio, intenti,

a quella altezza di gloria salir

Di cui

la

sazia dell

che

lor voler

Un

Deitade paga,

stessa

alma ogni

da Dio non

si

desiro.

dismaga

solo istante, perch in lui

si

aduna

Lesca soave, eh ogni senso appaga,

le

voglie ne

Che da

la

tempra ad una ad una,


grazia riprodotte

Fan che lalma non

sia

sempre

giammai digiuna;

Anzi passando per diverse tempre

Per

Che

lei

saccresce quel foco immortale,

solo in Dio fa d

Al giusto che

altrui

Ch

al

uopo che

si

tempre.

sereno empireo sale

felicit

reca diletto,

nel suo gaudio agli altri

spirti

uguale.

52

PARADISO.

IL

Tutta vede schierata

suo cospetto

al

La storia de Beati ove


Quanto dar pu virt,

a la santa ainistade

raccolto
fede, intelletto.

fren disciolto

il

Trasvola in mezzo a lamine

Fra
11

felici

plausi, e gl inni de la gloria accolto.


tanti e varj

letiziar di

Riaccende in

amici

damore

lui

le

faville

Di variata gioja produttrici:

stanno

lui

intorno a mille a mille,

come per

intende

Al colmo de

E come
De
Ne

sentier diverso

grazia Iddio sortille

la

gi sfuggir al soffio avverso

impure

laure
le

fallaci

De Padri ascolta
Clic a la

illusioni
il

mondo

immerso.

ragionar profondo,

Romana ed

Dier fama con

nel basso

a la

Greca Chiesa

esempio, e

il

dir facondo.

Mira quei che saccinsero a limpresa


D instituir

De
Che

la

in ogni et

Co
S

sacri

ordini egregi

religion specchio e difesa.

lopre

colmi

di

tanti

memorande,

incoronr

di

pregi

e col consiglio

non caduchi

fregi.

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53

IL PARADISO.

quelle

ammira che

sfuggir lartiglio

Del mondano piacer, serbando


Intatto

La

novit di tanti spirti, e

Che diffondon
Vincou

E come

il

su (pianto

forza de

la

lume
il

labbro suona,

umano acume.

pi dolci, or con pi

Secondo

Nume

corda tesa che risuona,

Or con

Cosi

al

verginal candido giglio.

il

il

forti

note,

desiar de la persona,

commossa lanima

si

scuote,

degli afletti riprodotti

gode

Il

soave alternar, che

percuote:

la

quanto bene intorno mira ed ode

Simmedesima

ne forma

Che compie

tutto in sua natura,

angelica melode,

e volge in Dio la sua misura,

Unendo con
Il

Fattor

dolcissimo legame

sommo

all'umile fattura.

Tutto racchiude quel santo Reame

Ed un pcnsier a mille idee d loco,


E ivi lalma fedel queta sue brame:

Come

pietra che ha in se lucido foco,

Se locchio indagator

vi

si

riposa,

Offre nuove bellezze a poco a poco.

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IL

54

Ma

PARADISO.

schiera beata e luminosa

la

Di

tanti

eletti

dal trionfo vinta

Di Lei, eh madre a un tempore

che

De
Da

figlia, e

sposa;

dolce maest dipinta

di

la

santa citt siede Reina,

tutti

rai

del Paradiso cinta.

Oppressa lalma mia dalla vicina

Luce immortai,

La possente

di

pura

ripiena,

inton prece di\ina:

Salve, salve Maria, di grazia piena,


Sii

benedetta con quel caro pegno,

Che per amor


Il

misero mortai

De

fa

vest spoglia terrena

che

sia

degno

eterno gioir; tu fra

le

tante

Vergini Prima nel celeste regno:

umile in

cos dir gli caddi innante.

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55

IL

GIUSEPPE.

S.

Viriun Marine de
est

Matteo.

S.

De
(

T increato Dio Padre e custode,

Giuseppe
Oggi a

Muti

qua natus

Jesus

il

me

giusto:
s

Oh

quale, oh qual subbietto

offre di prodigio e lode!

Profeti son: cos perfetto

nel bujo de secoli traspare

Quale astro a grandi meraviglie

Tanto

ei

E
De

sale

in virt,

son fidate a
la

lui

redenzion

Come lombra

eletto.

che non ha pare,


sotto mistero

opre preclare.

che appar sopra

il

sentiero

Serve de monti a misurar laltezza

Che cingono

luml nostro emisfero,

Cos de lammirabile grandezza

Del Patriarca a noi verr


Di quanto

alzarsi

l'idea

pu nostra

fralezza.

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56
Gi

IL

GIUSEPPE.

S.

suo voler

ciel prescelto in

il

avea

Sposo a Maria che dogni grazia abbonda.


Immaculata Vergine Jesseat
Chindi sarebbe

Unico

Ges feconda,

di

dell eterno

figlio

Che dato

al 1

uomo

Chi a larduo volo mi dar

Come
De la
Iddio

Nume,

avria vita seconda.

piume?

le

pinger Giuseppe a >oi dinante


sua gloria

nell

immenso lume?

medesmo, sempre amor

spirante

Sul nato in Bellem, seco

lui

divide

Leccelsa autorit di padre amante,

Poich di cor

giusto e retto

Atto in terra a prestarsi

Che

pria del

tempo

egli

il

vide,

gran disegno

al

ordin, e previde.

Della virt di lui securo pegno

la

Che

sua fede ed umiltade insieme,


di

nostro intelletto or varca

Sposo a Maria?
Il

Oh

celeste a impetrare

In vita e

al

il

segno*

qual raggio di speme

amico ajuto

tramontar de

ore estreme

Padre a Ges? Qual non avr tributo


D inni e di voti in questo d solenne

Che

riede,

lannual corso compiuto.

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IL

S.

GIUSEPPE.

57

Quel Dio dogni saper fonte perenne,

De

la

cui voce al suono luniverso

Mirabilmente fuor dal nulla venne,

Per

modi

varj

e per sentier diverso

Lalme guida

a virt con voi sublime

mondo

Sciolte dal fango del

Or de

Sceglie

Or

perverso.

Orebbe sovra berte cime

Mos

donimi a

fra

portenti

legislatore e
lui

de

la

duce,

sua legge esprime;

Gedeon conduce

Del Madianita a trionfar securo,

Che iuvan

ricche falangi in

Or Daviddc da unni

campo adduce;

rozzo abituro

Inalza sul regai trono di

Giuda

Altro a formar di regi ordin venturo;

Tal

si

piacque in Giuseppe, a cui

Povert fu retaggio, oudei

la

la

nuda

vita

sostener in fabril arte suda.

Sposo eletto a Maria da


Bont, che

Ove

il

infinita

trasse ad inclita ventura,

tanta dal ciel grazia largita;

Grazia che degna sublimar loscura

Condiziou del Giusto ondei maggiore


Gloria avrauue immortal splendida e pura.

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58

IL

Iddio ne stringe

GIUSEPPE.
nodo damore

man, che

Con

quella

Un

de primi

Oh come
Ed

S.

bel

il

gi

dEden

duo parenti

il

ne corse

in ciel pronto

sul

lido

core.
il

grido,

beati sallegraro appieno,

Rugg Satan con disperato strido

Non ardono

di vii foco terreno

Gli affetti lor,

ma

di virtude al raggio,

Di sovranatural grazia ripieno;


Casto Giuseppe per fede ed omaggio,

a lombra sua la Vergine riposa

Senza temer

Son due

spirti

in

al

suo decoro oltraggio.

un cor

in cui nascosa

P incarnazion

de lEterno e madre e

onde Maria
figlia

e sposa:

forman quella nube, che copria


Larca divina de lantica legge

Che
Delle

tutta Iddio de la sua gloria empia.

bell

alme

gara

moti regge

Concordia e Carit, che sempre


Fide compagne

Ma

tanta f

Turbato

al

non basta
il

il

cielo

bene-oprar elegge.
e tanto zelo.

cor palpita in seno al Veglio,

Gli occhi ne

appanna tenebroso un

velo.

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IL

Sa che Maria

Ed

E
Ma

in

madre

or

S.

GIUSEPPE.

59

puritade speglio,

di

la

scorge, in dubbio pende,

lunge andarne avvisa esser

sogno a

lui

lo

meglio.

lAngiol di Dio discende:

Non temer, dice, e resta a la Consorte,


Che nulla macchia sua virtude offende:
Quel che vedi non

Lanimo tuo,

Che

Divo Spirto

a se la trasse, e a

lopra

felice

sorte.

questo dir virt celeste adopra

in

Tal che

le

il

Onde
*

buon Veglio con aperta mente

mortali idee poggi di sopra.

Se di di fede

Oh

turbi anzi conforte


del

il

Abram prova eminente,

Messia dal suo ceppo discese,

padre detto fu d ogni credente,

a qual gloria maggior

Giuseppe ascese

Ne obbedir, e per la cieca fede


Onde nomar di un Dio padre sintese!
1

11

celeste tesor

eli egli

possiede

Apprezza e adora, e quel misterio santo

Che un Redentor
Stassi

amoroso

Ne

nell

Uomo

Dio ci diede.

a la diletta accanto,

spia le voglie, e ad ogni caro accento

per dolcezza

la

pupilla in pianto;

6o

IL
in

Va

coi voti affrettando

Del

Ed

GIUSEPPE.

S.

rapito di contento

estasi

di vin

ecco alfin brillar

Apre

alla

luce

me

divo Infante

Che
in

dir nostro e

la-

il

un

Dargli baci di padre

ci

bambinel alzando

pupille

le

Fra

Ed

il

il

a mille

consiglia;

faville:

e la consorte ha

n loprar per lor

il

gli

cor diviso,
grave;

un aura gentil di paradiso

Ne

rinfranca la Iena,

come

Lieve pioggia d aprii su

ciglia,

goder confin non ave,

figlio

let,

si

le

a mille

in bellatto soave

Di sua divinit pure


Di Giuseppe

mai

pensier vince dassai.

il

pria le ginocchia e in

.Tramanda fuor

rai

meraviglia

Qual Dio ladora, e quindi

dir quanti c quai fosscr

il

ora

suo pianto plora.

al

Gli affetti suoi, lamor,

China

bella aurora,

la

il

Ei sei careggia ed

Chi a

giorno e

il

sospirato nascimento.

fior

suole

conquiso;

con guardo d'amor rimira e cole

Quanto
Per

la

in lor sotto vel mortai

salvezza de

l'umana

si

aduna

prole.

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IL

S.

GIUSEPPE.

se vide le stelle,

il

sol,

Quel prisco Josef


Annunziatrici de

il

fra

quelli

fra

notturne larve

gran fortuna,

la

manipol che solo


Posto

alto

in

apparve

germani a fronte,

dei

Talch su dessi primeggiar


Questi pi

lieto

mira

Lastro, che

6l

luna

la

mena

Regi d Oriente

parve.

gli

in Orizzonte

Riverenti a piegar quivi la fronte

E domaggio

e stupor lalma ripiena

Offrire in

dono

al

Pargolo divino,

mirra, e incenso, ed auro in ricca vena.

Tale esultava

Quando

al

Redentor vicino,

del ciel per provido consiglio

Gli duopo in ver

addurre seco colla Madre

LAngiol

Che per

Egitto
il

impone onde

imminente barbaro

il

far

cammino;

Figlio

fuggir la frode,

periglio,

voler del regnatore Erode

prepara a Ges col fero bando,

Si

Che
Grave

gl

gi tuonar sui pargoletti


l

incarco, e pur fido al

ode.

comando

Piega e savvia, n gi rigor di verno

Va lamoroso

spirito

scemando;
8

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62

IL 9

GIUSEPPE.

Solo ed inerme stassi egli

De

la futura

Dell

governo

al

speranza del inondo.

umauato Dio

figlio a

stretto fra le braccia

il

Eterno.

caro pondo

Passa a traverso di piaggia deserta

Di lunghe notti

in

ferma

La

il

profondo;

fra lorror

Dio tutto fidando

si

raccerta,

corso ove son rischi e dove

volont del Ciel chiaro

aperta.

gli
*

Ivi

forza che sua virt rinnove.

Che duro

si

all

alma

chieggon da

dell esilio

ben

lui

altre

il

peso

prove;

Egli al lavoro giornaliero inteso

La

famiglia sostiene al ciel diletta,

Dal santo foco de lamore acceso.

Oh

quale in lor bella armonia perfetta

Di costumi, d

Non

affetti,

e di pensieri,

a terrena variet soggetta

Visser gran

tempo

Finch

Spenti

in quei

Angiol chiainolli

stranieri

lidi

al

patrio suolo.

nemici loro ingiusti e

feri.

Di Giuseppe e Maria conforto solo

Era Ges, soggetto ad

Quanto pi deve

ai

essi

e umile

genitor figliolo,

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IL

S.

GIUSEPPE.

63

negli atti e nel dir tanto gentile,

Che esprimerlo non pu lingua mortale


Che nulla

Ma

Dio

in terra e in ciel a

simile.

qual dolor al tuo dolor fu eguale

Ed

Quando

in

Ahi per

tre giorni

traccia di

gisti

lui

affannoso?

lagrimar non vale!

il

nel tempio al guardo tuo nascoso

ei

Udiasi assiso de dottori a lato

Contr essi argomentar vittorioso;

che

allor

Oh
Ed

fu dato

d abbracciarlo a te

che

tuo labbro

il

al

suo labbro

accorsa

la

madre. ... ah

il

un'io

Ti cercavam dolenti
Iddio che avea sua
Allei iar volle

il

mio

figlio

Ecco, esclam, poi disse a

Ma

qual ne usci d amor suono affannato!

lui

rivolta

Padre ed

il

mente

in te

io....

rivolta

lungo tuo rammarco

Di questa terra, ove lambascia molta.

E morte
Che

in verso te drizzato
l

incauto Parente in

Sciolse

il

arco

man

le

pose

tuo spirto dal terreno incarco;

tu spirasti allor fra l'amorose


Braccia del caro figlio e di Maria

Fra

gli

amplessi e

le

voci lagrimosc;

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IL

(>4

S.

GIUSEPPI'.

qual colomba lalma tua sen gi


In sen dbramo, lieta annunziatrice

Del venuto

fra noi divin

redenzion

di vicina

Messia

felice.

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PURGATORIO

IL

Aon

exies inde donec reddas

novissimum quadrantem.

voi, che certe di miglior fortuna

Chiuse gemete in carcere


Si

purgano

le

colpe ad

dove

una ad una.

Di ragionar di voi piet mi move,

Onde

scolpir nel core de viventi

Quanto uman preco


Di voi che

Un

affligge

di

a consolarvi giove;

tormenti

tanti

Dio giudice a un tempo, e padre amante,

Saggio ne suoi decreti onnipossenti,

Che

di

sua gloria nel centro raggiante

Sciolte dal

nodo che

Vi attende, e

Odo

vi

peccati ordiro

desira ad ogni istante.

le

voci rotte dal sospiro,

la

Tutta

commossa mia alma comprende


la

forza del vostro martiro.

66
So

foco temporal

sommo

Per atto

Che

PURGATORIO.

IL

un

chivi

suo

col divin

accende

si

di giustizia eterna,

raccende;

fiato lo

sua natura tale che

s'

interna

Nellalma peccatrice, ed alta in quella

Doppia pena

N dato
Se

tempo

di

uscire da

Cos ferm del

Per

Onde

di

ciel

estinti

noi non

in

volontade

la

voce devangelico
gli

alterna.

a Tirata maestade

loffesa

Fino a un quadrante

Ma

danno

ignea procella

cancella.

comando

impetrar da Dio pietade;

quel che vanno desiando

Superno ben, giungan mcn tarde

Da

si

cui

si

al

fonte,

stanno dolorose in bando.

Sacro e dolce dover che ha in se T impronte

De

la

grazia, che in vita, e in morte ancora

Di caritade lopre sue

fa

Di ferro ben colui, che non

Per quei, che a

Ed

Che

di

ei

speri mai:

sua

mano

il

si

accora

soccorse in

lui

oggi invan merc

Niun bene

conte.

gli

tempo

lieto

chiede, e plora.

questo

il

decreto

Creatore istesso

Scrisse di sua giustizia entro

il

segreto.

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PUKGATORIO.

IL

Un

67

foco inesauribile, indefesso


Il

Purgatorio chiude, e gente accoglie,

cui la pena

Pari in poter

d espiar concesso;

conformi nelle voglie

Misericordia e Giustizia

Se amaro

stanno

si

Sul limitar delle dolenti

soglie.

pianto, se crudel

il

affanno,

Questo debbe Giustizia in sua potenza

E
Ma

dover

tal

anime

afflitte

sanno.

savvicenda col rigor clemenza

Che

voti accetta, gli olocausti e


dell alme

pr

Qui pi che altrove


Quivi leterna

Onde

Come

il

il

man

vapor che esala

Luminoso

alla

prieghi

duol; forza che spieghi


la

sua virtude

ciascun di sue colpe

Se tocco dal

volte a penitenza.

la

si

sleghi;

palude

solar fervido raggio


vista

si

dischiude.

Spose

di

Dio

quell

alme

in reo

Vari gridando: Signor, e

Compito
Pi

assai

il

servaggio

quando

fia

giro dellaspro viaggio?

che morte questa pena

ria,

Gimmo

per acqua e foco, n conforto

Ebbe

cor che d unirsi a te desia.

il

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68

PURGATORIO.

IL

Dov

securo e sospirato porto?

il

Schiudetevi del Ciel porte eternali

Che ancor per

Quando

par

al

di

noi

intatto Agnello morto.

colomba aperte

D amore iu atto innanzi

Spirerem con

gli

eletti

Cos dunirsi in Cielo

Agognan

esse,

aure immortali ?

il

desio

Che san che dinnocenza

Un

tal

Oh

si

affiena

in lor difetto.

pensiero esprime in larga vena

Dagli occhi

La

ali

divo obbietto

al

ma

tuo cospetto

al

fiera

il

pianto e tutta mostra

al

guardo

acerbit della lor pena.

dolor tormentoso a

un tempo, oh tardo

Della colpa rimorso a cui di rado


In vita ha l'uom, qual

Ma

per

speme che

la

si

dovria, riguardo.

a lor torna in grado

Soffrono in pace quegli spirti eletti,


Certi alfin di varcar a miglior guado.

sebben a peccar non pi soggetti,


Perch mutata

lor

Pur

quel foco, e in

si

stanno

in

mortai natura

Tanto ogni alma divien pi


Se pi

Che

di

Dio

del peccato

stretti;

bella e pura,

aggrava in

scema

ferri

la

lei

la

mano,

misura.

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PURGATORIO.

IL

Come

69

raggio che parte da lontano

il

Nullo effetto di sua virt produce

Su corpo, che coperto


Cosi su lalma

di colpe ella ravvolta,

corso de leterna luce:

il

incarco suo

gir disciolta,

pensier Iddio discerne e libra

N per

volger det dal giusto peso

L immutabil bilancia

N corso

di giudizio

Che qui

la

delibra.

infallibile

il

guiderdone

compreso.

perversa volont cagione


Nell

Ad

uom

di colpa, e al Creator sol

fallo

Eternamente

Che

lice

ogni istante chiederne ragione.

Se in grave

Ma

si

mai sospeso,

pena, e in Cielo

Nel decreto
la

cribr.

falli

rintegra la seconda volta.

la

opre e

pu

fuoco affnator, che

il

Non

piano;

Se nel brago

Se

il

Che tronca
N da

sovra

vero Sol non luce

il

di

colto, ahi

nell

infelice

inferno ha stanza,

Dio vuol

la

giustizia ultrice

se grave fu tanto sua fallanza

Che appieno

ei

non pot

Perch morte tronc

la

scontarla in vita

sua speranza,

IMMORTALIT

DELL ANIMA.
Videte ne quis vos decipiet per philo-

sophiam

et

irumem fallaciam.

S.

(-ihe

il

sol fecondi la

Pol. a Coloss.

natura intera

con ordin prefisso a mano

mano

Alterni le stagioni in sua carriera;

Che

sen corra ogni fiume a loceano,

Che luom de la mortai parte si svesta,


E che il mondo opra sia deterna mano;
Tai veritadi son,

La

si

manifesta

luce lor, che al dir degli

empj

fora

Trita materia e forse anco molesta.

Eppur

forte desire oggi

mincuora

Di ragionar di cosa a voi mortali


Infallibile al pari e chiara

ancora.

Oh somma Sapienza dammi lali,


E spandi su la mia debole mente
Un raggio sol de tuoi raggi immortali.

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IL

PURGATORIO.

dar poi gode larga ricompensa

A
Che

alme prigioniere

chi giova a quelle

Da

redente della prisca offensa.

lui

per noi, pago

se

Una

sola

Chiamata

il

divin volere,

ne fosse in questo giorno


in

mezzo

alle celesti

schiere,

L atto devoto di pietade adorno

Come amorosa

allor faria palese

Innanzi a Dio nell immortal soggiorno


Ella, al

ben nostro

le

sue

brame

intese,

Quale non fora a noi saldo sostegno


Nel

mondo ove Satan

sue

reti

ha tese

Quell alme oppresse oggi di fede in

Abbian

di nostro

giunte in

ciel

pegno

amor prova verace,


di

grato core in segno

Preghili per noi quella che avransi pace.

IL

PURGATORIO.

>

Essa avvocata ognor supplice chiede

Lopra nostra pietosa a un tempo e cara,

Che mai non torna vuota

il

di

mercede.

Sacrifizio mistico dellara

Le aggrada in cui
Che valse di Ges

di grazia

il

gran tesoro,

morte amara.

la

Questo possente a tanto duol

ristoro

Per quelle alme che gemono in desio


Gravi del peso delle colpe

Se lolocausto

tal,

Se duopo avremo un
Perch quelle

Quanto tempo per

loro.

se grato a

lasciar

Dio,

d ugual

dunque

soccorso,

in obblio?

lor di doglia scorso

Forse per nostra colpa e ancor ne resta,

Se tocco

il

cor non da alcun rimorso

Esse a ragion diran: che non questa

La le promessa gi
Che non serbata

ne

tempi andati,

a noi tanto molesta.

Parenti e amici, ahi quanto furo ingrati!

Fer uso indegno, immemori


Del nostro aver, dal reo

Che opporran

essi

al

di

mondo

noi,

ingannati.

tribunal di Lui,

Che adoprer

quella misura istessa

Per misurare

il

ben

fatto

ad altrui?

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,,

dell anima.

Ma

Perocch fu

sua

di

Prova dar volle

Onde

Tanto
mutata

al

Ore de

formato,

primo

mondo

alii

fallo

stato,
il

trasse a

morte,

cost quel gran peccato

sorte

conoscenza!

le

penose

sua vita incerte e corte;

la

nel giro variabil de le cose,

Che

al

Sovra

il

cos sua lieta

Conobbe,

mano

maggiore affetto,

di

degno dimmortale

fe

il

Se non che

77

luom, del suo pensier pi caro obbietto,

suo sguardo natura offria dinante,

dicea: se ritornano

A
E

ragionar

se stesso a

si

pose

piante

le

rinverdirsi, e al suol veste, e colori,


i

mesi e

gli

anni in ordine costante;

Se nella maest de suoi splendori


Il

sole riede a ravvivar la terra,

Chiusa nel velo di notturni orrori


lo sol di

morte vittima sotterra

Andronne

a ricader nel nulla antico,

Senza pace trovar d'ogni mia guerra?


Io che a svolger le glebe

Pianto

al

mi

affatico,

sudor mescendo di mia fronte,

Conforto non avr

di

speme amico?
io

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78

immortalit

che

ci

io

sento che

Le immagini

lascia

mi guida,

moltiplica e

e pronte
affina,

le

impronte.

sensi miei varie le

ai

Forse desso non parte divina


Ch estranea

Eterna
Cos

il

ai

nervi, a le fibre ed

gaudio o

al

ossa,

mortai dritto estimava e scossa

Quindi sua mente

Vien

Ma

all

duolo Iddio destina?

al

si

dove

rivolse

col pentirsi ogni colpa rimossa.

a rintracciar maggiori e aperte prove

Della incorrotta ed immortale essenza


L infiammato pensiero

amor mi move.

Nellaureo libro della sapienza,

Ch di tutta dottrina almo tesoro

scorta dellumana intelligenza,

Chiaro ne appar che eterno avran ristoro,

E
E
E

sian

dogni pena

immuni

giusti

che

in eterno Iddio sar

pur

essi

dignominia e danno

In terra carchi, alfin di loro


Affidata al futuro

Che sebbene

il

andranno,

con loro;

il

speme

premio avranno;

cultor confuso

il

seme

Sul terren sparga e dellerba e del fiore,

Pur nascendo non van confusi insieme.

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dell anima.

il

solo eterno Iddio loperatore

Di

incomprensibili portenti,

tanti

Ei sol chiam dal nulla

Sua voce udir appena

Che

Da mane

al

Per

sol tragitto,

a mille e a mille

globi erranti e

fissi

suono del di%ino editto:

al

lui

fecondit sopra

Le

tepidali rapida distese,

Ma

il

fuore.

prescritto

divin cenno ubbidienti

a sera fece

Ruotaro

mondo

il

elementi,

nell immenso circolo

Corsero

gli

gli

abissi

a bella vita la natura aprissi.

da qual labbro dubitar sintese


Dellessenza dellalma, e chi con fole
Figlie di

Fra

le

vana ambiz'ion

vetuste e le

moderne

offese?

sco'e

Filosofia gett suo falso raggio

Onde

a ragion

avverte a

Apostolo sen duole,

non dar fede

un

tal

linguaggio

Che sempre al dolce suo mista la


E scaltra muove a veritade oltraggio

frode
:

che del vero interprete e custode


Ella

non

Pur anco

ma

spesso biasmo merta

in ci,

che

le potria

dar lode.

80

immortalit

Pari a colui che per piaggia deserta

Abbandona
Per

sentier u appar gi

il

Esser delPuom sempre perpetua

Dee

serbili

le

Che ha lumano

chi

folle

suo confine,

il

varcar oltre sattenta

Dio porta

se tutto di

Che

spine.

a lui

come

fia

spenta?

quale schiera in salda lega unita,

Audace
Di

le

impronta,

della veritade centro e vita,

Lalma simile

Ma

norma

cose essenza e forma;

pensier

Rose cercando coglier

Or

orma,

ragion rivolta a retto fine,

la

Onde

pruni ingombra, e incerta.

altra via di

in

strali

con sofismi

campo

dialettici

a contrastar discende
fornita!

e novit pretende,

D astratte idee nel vortice perduta

Di cosa ragionar, che non intende.

Ecco prima

affacciarsi

Lassurda

di

veduta

a la

Spinosa teoria

Nel germanico suolo combattuta,

Che de

lo spazio crea

Una

per

ampia

via

material varia sostanza,

questa vuol che Dio

medesmo

sia.

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dell anima.

81

che modificata abbia possanza

Corpi ed alme formar a

Dando

moto,

lor qualit,

linfinito,

e sembianza.

Cos empio sistema ed abborrito


Elvezio, Bolimbrok, Bayle seguir

Sotto diverse foggie travestito.

Quanto costor

dal ver

dipartir

si

Molti chiaro lo fer con dotto

Sanando

E come pu

il

stile

filosofico deliro.

questa materia vile

Divisibile, informe, bruta e crassa

Cosa produr che a

lei

non

sia

simile?

Come le idee ne la memoria lassa,


Come le svolge, e il bene e il mal

E
Come

secoli

de corpi

Dissolve a

le

anco

le

parti interne

mano

mano

a suo talento,

cagion ne spiega interne e esterne?

Qualunque corpo

in

calma o in movimento

Produr non pu sostanze a

Secondo

il

lui

diverse,

naturale intendimento.

Or come un Dio da

Come

discerne,

misura ed oltre passa?

la

materia emerse,

aver potr mai sua vita in

Se questa

in sen del

vuoto

si

ella

disperse?

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82

Tenendo

dietro a

immortalit
s

strana favella,

Senza principio e senza mira alcuna


Il

tutto fora eh

sol gioco di caso,

Quanto nel

E
Ma

Che

in quella

di fortuna

giro eterno vien prodotto,

con ordin

non

su di ci

compreso

grande in

di

il

Dio sarebbe

Altri errando vi fur, che a

Minutissimo corpo a

pensiero,
rotto.

alina diero

lei

saduna.

motto,

dando

a la materia vii

Lalto fato

lui

lece pi far

compagno,

Parte integrai de lo sviluppo intero;

valse a la ragion dar forte lagno

Contro Tertullian e

che osaro

altri

Aprire a un nuovo error scampo

Ma

vinca

Che
Ove

il
il

ver, e a tutti sia

Creatore

eterni

con

gli

lui

esseri

magno.

ben caro
conduca

vivran del paro.

che lonnipotenza sua traluca

Su

Ialine che vestir dovran lor

membra

Sciolte dal gel de la funerea buca.

Tal verit, che tanto bene assembra,

Quanto

luom

giovi

Facil cosa a vederlo a

ne

me

uman

periglio,

pur sembra.

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dell anima.

Fu

83

giusta idea daltissimo consiglio

Farci immortali, e senza un

Che

Se tutto ha

fin

dell ultim

Se oltre lavel
Inutili

A che
E

serbar

ora al suono

non v per noi,

vita

memoria
ai

degli eroi,

parenti ed agli amici,

Rispetto e ubbidienza

maggior suoi?

Se polve e altro non son questi


pianta

vii

Che invan
Si

direbbe

De

la

il

gitt le sterili radici.

delitto istinto solo

natura, e di ugual sorte degno

pone

lo

in

duolo;

qual torrente senza alcun ritegno

Sarebbe

Che

infelici,

di questo basso suolo

Chi luom soccorre, e chi

bel dono,

pensieri e lopre sono.

lamore

noi fora in questo tristo esiglio?

di

alma

il

social ordin disciolto,

di bella esistenza

immortai, ed

il

mutuo pegno.

corporeo involto

Al libero voler non legame,

Ch puro

Son

gli

spirto dogni legge sciolto.

attributi suoi diversi,

Di pensieri e didee solo

Al lume sempre

di

immensi,
si

pasce,

ragione accensi

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immortalit

84

Lamor

sommo ben

del

seco

N perder puote mai

Ove

sentiero di virt

il

nasce,

lei

sua santa traccia,

non

lasce.

Tutto disceme, misura, ed abbraccia


Talch duopo che ogni

uom

in suo contesto

Di Dio lopra conosca, adori, e

Onde

infallibil

taccia.

argomento questo:

Se lalma vive dalimento eterno,


Ch esser debba immortale manifesto;

per

forza del voler superno,

la

S nel gaudio vivr,

come

nel pianto

Incorruttibilmente in sempiterno.

che? forse non diero a


Tutti

lei

vanto

tal

antichi popoli del

gli

mondo

Colle fole di Pluto, e Radainanto?

Ed

il

Greco Filosofo profondo

Non ragion
Dun eterno

allor

che

il

velen serpe nelle vene

Che lanima

immortale

si

consola,

limmutabil sua forma sostiene.

Ogni cosa

Ed

nei portici d Atene

avvenir tristo o giocondo?

il

al

suo fm rapida vola,

tempo ue strugge ogni memoria

trionfo ne avr l'anima sola;

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dell anima.
Essa

nelluom desio

lesta

Infra

Su

perigli

e fa die colga

lonorato agon de

per via

se

Trova
Il

difficile

lauro

il

vittoria;

la

AI dotto del saper schiude

8!

gloria

di

tesauro,

il

mena

lo

in esso dolcissimo

ri

stauro.

traviato alla virt rimena,

di

Che

relig'ion
il

la

luce spande,

varco schiude a

Lidea duneternal vita

Che

il

ragionarne senza
di

Ma

lassai

vince

la

vita

serena.

grande,
f

non

>ale.

Dio sono ammirande,

Tutte lopre
le

lalma immortale.

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ANNUNZIATA

fcee Ancilla Domini.


S.

_cco

istante,

in

Leu.

che compiuto appieno

Fia quanto divis

eterna idea

Di pura ancella nel vergineo seno.

Spunter ornai

dall arbore Jessea

Davidico fiore immacolato,

11

Che

nelle mistiche

ombre

avvolgea.

Dallo spirto profetico annunziato

Ei fu di Dauiel sovra
In

Mei c

dell

amor suo

Il

mal seme

paga

ile

1'

Eufrate

breve spazio di tempo segnato.

la

mortali

di

di sua piet te

Adam

la

all

tolto a

morte

futura sorte

Sculta in Cielo per

Che

fia

Divina voluntate;

man

umana natura

del

Verbo

istesso

oggi consorte.

88

Ed
In.

annunziata.

move

Gabriel

voi

il

messo

celeste

supremo annunzio

il

che

arcano

dell

Messaggiero dal Ciel a

Maria Vergine

detti

Turbamento

L Angiol soggiunge

Quanto

di

madre

esser

avr

la

eletta

la

cagion

affretta.

In te vide

Signore

il

un Dio

fia

tuo

mondo,

onore.

seno tuo fecondo

il

un

di

reco.,,

giusto e di pi puro al

Supernalmente
Sar

mi

te

e stupor sent nel core

dimandarne

teco,

sia

donne benedetta,

Infra tutte le

tai

porta seco,

ei

Eterno espresso.

Salve, Vergine, dice; Iddio

che Ges

figlio,

terra in

AllAltissimo Dio

lui

detto,

fia

Adam

secondo

diletto,

figlio

Ei di Davidde su

augusto trono

Vedrassi assiso, in sua virt perfetto.

La

Ed

11

di

suo voler

Sono

iu

dono,

in eterno regner su quella

Questi

Giacobbe avrallo

stirpe di
'

di

passa

Dio
si

gli

alti

faccia,

decreti sono.

umile ancella

Dio,, risponde: inchina


il

creator spirito in

il

ciglio,

ella.

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annunziata.

Il

89

gran mistero del divin consiglio

Oh

uom

Mi attento

a celebrar, se ad

Spiccar

volo dal terreno esiglio.

tal

si

addice

santa fede, d ogni ver radice,

Che sovra Palme nostre


Ch nel mortai cammin
Pi viva nel mio cor sapra

infondi

il

raggio

scorta felice!

passaggio

il

In questo d la tua luce possente,

Ond
Del trino

io

presti a

Nume

Maria

di

Cui lordine mirabil de


Pria del

Te

laudi omaggio.

feconda mente,

la

tempo

le

moto

e del

cose
era presente,

vide, egregia donna, in te ripose

Ogni cura ed amor, nulla

al

suo sguardo,

Nulla di tua perfezion sascose:

Gi antivedea,

La

nell avvenir pi tardo,

tua vittoria su labisso intero,

per te in ceppi Satana bugiardo:

Ed ecco giunto
Che

il

il

gran mistero

d del

Creatore da

creatura

la

La
In te

vita trae, dainor

per magistero.

l'umana ed eternai natura


Stanno indivise, e chiude un

La sospirata redenzion

futura.

tal

portento

annunziata.

Da

vuole che prenda nascimento

te

Lunico

Da

cui

suo, l'eccelso

figlio

debbe

il

increato nel tuo seno assume

Egli

Terrena spoglia, e sovra


Coiti

Nume,

mortale esser redento.

uomo

te rin versa,

Dio, della sua gloria

il

lume:

tua bell alma immacolata e tersa

Vien dal divino Spirto


Mirabilmente de

De

un

istante

grazia perenne e trionfante

la

Poi

in

suoi doni aspersa.

Si

dischiudono a

sei

come

madre, e

te
sei

speglio, che

settemplici raggi

gli

ampj

figlia,

tramanda

tesori

sposa amante.
fuori

esso uniti,

in

In uguale vaghezza di splendori,

Quei doni incomprensibili

Su noi tu pur diffondi

infiniti

in

tua clemenza,

Dal foco del tuo amor sempre nudrili.

fu dato

te

Di piet,

D
E

sei

il

don

di

di

sapienza,

consiglio, e di fortezza,

umilt, dintelletto, e di scienza:

perfetta nella tua bellezza,

Eccelsa e umile insiem ne tuoi pensieri,

sola

degna

di

cotanta altezza.

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ANNUNZIATA.

L
Pria de secoli tu

immagin

eri

Alluopo scelta, e quindi


Nel tuo seno a compir

Quanto segnar
Di

misteri.

penne

fatidiche

forme

sotto varie

rinvenne,

si

nel vello di rugiada asperso.

Ora

Tonde

nell'arca sovra

Allor che tutto

Ora

Verbo venne

alti

te, visibil fessi a luniverso,

E
Ora

le

il

gli

in Esterre intenta a

cui

morte per

lei

difesa

la

Del conculcato popolo

illesa,

mondo and sommerso

il

Dio,

di

venne sospesa.

Dio

L onnipotenza altissima di

Potea salvarne da la colpa antica

Volgendo ad

di redeuzion

altra

Crear, come cre


Saettando

come

udir

E diede
A Mos
Ma

la

fe

di

meta

il

suo

lesio

luce amica

la

il

sua

stelle e

le

notte

suon

man

il

sole

d nimica;

al

di

sue parole,

sculta la legge

condottier deletta prole:

dabitar in sen virgiueo elegge,

E ne
La

chiede lassenso

ei

che ab eterno

vita de mortali arbitro regge.

9*

Oli forza

Oh
Il

sol

immensa

annunziata.
dell

amor superno.

che venuta or

te felice

mostro a debellar

fero

Dio prende vita oggi da

Come uom, ma luomo


S

essa

La

la

lei

ancor per sua mercede,


costei.

puro seu pone sua sede

celestial

Che

Averno!

due volte madre oggi

clic

nel

sei

divinit di Cristo,

Tessere a

gi

prole di

Adam,

lei

nel

qui in terra diede:

nuovo acquisto

Del promesso Messia,

seconda

vita

Ottiene, e torna in gaudio

Ecco T augusta

La cui mistica
Che il guardo
Ecco spuntar

il

viver tristo.

verit profonda,

la

luce tale e tanta,

nostro forza

si

confonda;

fortunata pianta,

Che dilatando

le

fertili

fronde

Tutti raccoglie sotto T ombra santa:

Che sempre

dove

fiorir su
il

Trover Taure
Mostro crudel

nostre sponde

gregge dal pastor condutto

di

al

suo desir seconde.

sangue lordo tutto

Sbucher invan da nordica foresta

Per devastare

la

radice e

il

frutto.

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annunziata.

Da

lui

quale da feral tempesta

fia

Assalito

E
Pur

pastor, sparso larmento,

il

pastura rovinata e pesta;

la

salda nel fatai

ella

cimento

Trionfer del suo nemico a fronte,

Secura

mezzo

in

N per andar
N per

di

alla

burrasca e al vento:

sole in orizzonte,

umano

sforzo di folle

orgoglio

Fia mai bersaglio di disprezzi ed onte:

intrepido

il

non pi

pastor,

Non pi tremante

nuovo Davidde

Risalir

pplauda
Dell

il

mondo!

uom

in

cordoglio,

pel suo gregge caro,

nodi

con Dio, e

in soglio.
si

di

formaro

Maria con noi:

LArbor d va non d pi frutto amaro.


Anzi nel giro de bei rami suoi
Di giustizia

vittime e de lira

le

Saran ostie di pace ora e da poi.


Il

divo amor, che santamente spira,

Fa ognor dolce

blea del coinun bene

In cui lalto mistero

in

un punto

la

si

raggira:

Vergine diviene

Cooperatrice del

comun

Onde

salvezza alfin ne viene.

al

mondo

riscatto,

annunziata.

g4

Ella modesta e tutta umile in atto

qual arco lucido nel cielo,

Brilla

Che

Tuoni segna e Dio leterno patto.

fra

Quanto appar de

fede sotto

la

il

velo

Chiaro a T augusta Donna in questo giorno,


(die tan topra per noi

a noi

rivolge dal divin

Qual madre amante,

Sempre

suo sguardo amoroso,

il

pietade adorno,

di grazie, e di

invita

tutti

materno zelo;

soggiorno,

all

Additando

immortai riposo,

il

sentier della virtute,

Cagion del suo trionfo luminoso

Quanto havvi

possente

Che de
Chi

in

in cielo, tutto in

fonte a

il

lei

schiude.

si

mai non abbandona,

fida ella

lei

racchiude,

sua voce suona,

la

prodigj

se

Suo favor

nelle

volentieri Iddio perdona.

Essa

per
la

lei

stella

che

ambasce

ci

guida

Fuor del mar tempestoso

0\e immenso

il

le

Di chi

calde preci,
ti

in

porto

della vita,

periglio e

Vergine santa, in tua virt

Odi

di conforto,

il

tempo

corto.

infinita,

voti ascolta

chiede sospirando aita;

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se la

annunziata.

preda fu da

Del serpe astuto

Da
Non

9*

ritolta

te
al

velenoso morso,

inganno

cui nel grande

fu colta,

isdegnar di dare a noi soccorso

Oggi che segna


Di

la

vittoria

sole in sua carriera

il

bel giorno

che

il

ti

fortunato corso,
arrise intera.

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S7

INFERNO.

Quantum
illi

in delciis fuit date

tormentimi

et

luctum.

Apoc. C. 18.

.A.h che

forza

ben

Le pene
Morte

il

il

vai

atroci del dolente

al

nostro peusier scene

la

vita

De
di

ferali.

verit, che di terror vai carca,

E
Che

pene orrende:

E ben folle colui che

De

regno

Giudizio final che incerto pende

linferno datre

dumano ingegno

occhi de mortali

peggiore e lultimo de mali,

Schiude

Luogo

non

ritrar agli

il

tutti

confin presto

chiama

luniverso

si

non

a eterni tade
il

tintende!

varca,
in seno

Creator Monarca;

giustizia e insiem dira ripieno

Cribrer

Nel vaglio

falli,
il

come

il

pastor suole

gran che sparge sul terreno;

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g8

inferno.

chi di verit spuntare

Unqua non

Sole

il

vide, e di lume sprovisto

Si piacque errar fra le tenbre sole,

Cadr

un foco ardente

in

Che

il

giudizio di

zolfo misto,

Dio giammai non erra,

Senza speranza eternamente

tristo.

Quanti tormenti e tormentati serra


Linferno, e

Onde

come

il

mio labbro oggi spiegar

Qual subbietto

Che avr
La

perdita di

A un

al

suo dir,
del

tardi

chi

disserra.

il

sattenta,

doppia pena

la

fallir

penta.

si

un Dio che l'alma mena

disperato inutil pentimento,

Che dogni

foco salimenta,

il

Vangelo a luman guardo

11

altro dolor vince la

piena;

del foco lorribile tormento,

Che proveranno
Sarau

di

ugual

in

mie parole

modo

sensi

alto argomento.

Oh come son di Dio gli arcani immensi


Oh immagine terribile di lutto

Mortai dunque
la

terra,

il

al

tuo fin perch non pensi?

mar,

il

mondo

Offrir [>uonno dorribile, e

tutto

tremendo

Nello inferna.'c carcere ridutto.

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inferno.

Quel foco

soffio

al

In vorticose

de

99

Eterno ardendo

fiamme

si

dilata,

Di negro fumo laere tingendo:


Ivi

del peccator lalma dannata

Conosce, ahi conoscenza acerba tanto

L enorme
E

fra

peso de

langoscia, le strida,

compianto

il

rammentarsi Iddio,

forza tratta a

Sente pi acuto

sue peccata;

le

il

duol, pi amaro

Al perduto suo ben volge

il

il

pianto.

desio,

N mai pago il voler, a suo dispetto,


Che sempre la respinge un fato rio.
Tutte

fiamme dun amante ha

le

legge

La sua condanna
Vede quanto perde

in atto,

nel divin cospetto.

col suo misfatto,

E quanto

egli era

Con Dio,

pietoso allor, serbare

forsennata a

petto,

in

bestemmiando, ontosa

facil

cosa in vita

un tempo, ed

il

patto;

atterrita

Tenta obliarlo, ma non pu che sculto

Le
Trova,

sta

nel cor, cagion d alta ferita.

in vece

damor, disprezzo

se cerca la calma,

Pone

le

varie idee

e insulto,

immensa rabbia

tutte in

tumulto.

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OO

inferno.

Siccome nave per bufera chabbia


Contrarj

venti, e piega a destra, e a

manca

lammontata sabbia,

in ver gli scogli o

Quell alma, trista in suo disastro e stanca,

Arde

dentro del foco pi forte,

di

Che n per tempo, n per

E non
E

ha tregua o speranza
trascorsi suoi

de

di

conoscenza

la

Rende pi grave sua immutabil

La

dilacera

ognor

della

le

sta fitto nel core,

somma

Tutto ravvolge in mente

E come

in

un

Dell'

A
Il

impresso mira

cristallo

proprio errore.

il

corso dei secoli gira,

il

Averno

ei

vivr nellabituro,

Dio rubelle ed

passato,

onnipotenza:
peccatore,

il

Laltrui felicitade, e

E quanto

sorte.

coscienza

la

Che qual verme


Per voler

manca;

forza

morte,

il

a se stesso in ira.

presente, ed

il

futuro

Gli son dalto cordoglio acuto morso:

Oh come

il

solo

rammentarlo duro!

Sa che nullo aver pu dal

ciel

soccorso,

scorge in quellabisso spa\entoso

Il

fantasma

feral del

suo rimorso.

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inferno.

Oh

oh peua, oh

vista,

Di un alma priva

Per

Che

quel Dio che amante

di

spir sul tronco doloroso!

lei

tante ingiurie soffr al

Per

trarla seco alla

Fra glinni e

chiodi,

mondo

magion

e tante

celeste

plausi delle schiere sante;

Che mostra ancora

Ed

tot

fato lagrimoso

la

sortita veste,

flagelli,

e delle spine

Le sanguinanti piaghe manifeste,

de

aperto seno

Stille,

le

cui sol

di

Se cauto

egli

S, quel seno ove

divine

una

cor forte battea

il

Per amor nostro, e

Di grazia e
Chora

di

scintille al

S rapide,

Che

gi potea,

era, trarlo a lieto fine:

infallibil

peccatore invia
acute,

possenti,

morte

in quelle chiusa crede

Ma vano immaginar

questi tormenti

danno

Diversi sono, e a quei del

Doppian

E come

al

Lesca

la

via

perdon a luom schiudea,

pena

sia.

uniti

a le perdute genti.

foco di raggi riuniti


si

accende, ardonsi

Dalla giusta del

Nume

ira

nervi e Tossa,

colpiti;

i3

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102

INFERNO.

Chivi rotando con orribil possa


Delle passate colpe corre in traccia,

Dal divin
D uopo che

eternamente mossa.

fiato
il

corpo e

Ad un perpetuo
Di terrore,

sotto

anima soggiaccia

incomprensibil giro

minaccia;

di doglia, e di

colpi del flagello diro,

Ogni senso abbia

in se lacerba

impronta

Del goduto piacer volto in martiro.

Come

fiamma

la

Cos

si

Tutti

Entro

duol che in se raduna

il

dolori, e tutti

fumo

il

in dilatarsi pronta,

spande

di

li

sormonta.

quella atra laguna

Locchio del peccator sannebbia e stringe,

Che

riaperto ha mille pene in una.

Poich giustizia vindice

Lo
Che
Vede

gli

pinge

stuolo innumerevol de beati,


di

palma immortai virtude cinge.

miseri in terra abbandonati,

Or

lieti

Su

lali

e assorti in estasi

felice

deir amore a Dio portati.

pi saddoglia, e freme linfelice

Che

riconosce a

padre, e

le

figlio,

sembianze note,
e sposa, e genitrice.

Digitized

by

Googl

inferno.

Lo

stridor delle

Entro

A
E

io3

fiamme che percuote

dei cavi seni delludito,

lacerbo penar serve di cote;

angelico suon dolce infinito

Da

sdeg io del

lo

ciel

per

lui

solo

In eco spaventevol convertito;


Il

fetido

vapor chesala

suolo,

il

ed

terren che

preme

L aria eh

ei

E quanto

lo circonda, orrore e duolo.

spira

il

Questo labisso vuoto dogni speme,

Dove mena

colpa e

la

mali tutti, che

la

ci

rinchiude

buon scevra

QuellIddio, che dal

il

mal seme

terra chiude

Raduner su lalme maledette,,


Tal

annunzia lEterno

si

De larco mio
Sovra
Sar

lor
il

le

in

piomberanno, e

segno

fatai

lo le calpester nel

Del sangue

sua virtude.

vindici saette

di

mal

lor sar

il

romlio fero

mie vendette.

sentiero,

mia veste

Saranno obietto dira

al

tinta,

mio pensiero;

Vivranno in notte di tenbre cinta

Sempre morte cercando, e sempre invano;

fia

lor

speme

in

sempiterno

estinta.

io4

Parole di spavento

al

Che dentro
Incise

Che
se

umano,
volume
mano.

nei gorghi di queir igneo

Quanti! ahi,

Che

core

levangelico

dalla superna

fui*

Stanno

inferno.

mondo

del

un momento

seguir

falso

il

il

lume

come

fora

dolore della colpa espresso

noi stolti sprezziamo

fosse concesso

sol

Di pentirsi a quell alme, oh

Chiaro

fiume

sepolti dogni etade e sesso,

il

tempo

e lora,

Forse del viver nostro, ohim! lestrema,

tarda

al

pentimento

alina

ancora?

Pensaci, peccator, pensaci e trema.

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LA MISERICORDIA
Ubi abuudavit

tlcliclum

superabundavit et grafia.

Paolo

S.

on parole infallibili di Dio:


Non voglio, no, del peccator

Ma

che torni pentito

Sia pur

al

delle sue colpe

Grande

il

il

11

buon pastore

io

peso forte,
se

chiede aita.

serra porte.

son, che

Sua pecorella cerca

morte,

seno mio;

numero ancor,

La Caritade mai non

la

a R.

al

smarrita

la

bosco intorno

in riaverla nha gioja infinita;

Son qual tenero padre a cui ritorno


Fe ingrato figlio, lo

a gioir tutti

si

chiama

stringe al seno
in

bel giorno.

Alto argomento ove ogni dir vien

meno

Tanto sorvola sulluman pensiero,

tanto a bella

speme

allarga

il

freno!

LA MISERICORDIA.

106

Che

se lunga stagion, lungi dal vero,

gimmo

Noi

A
E

se

certo

dove

ciechi brancolando

danno schiuso era

rimorso ed onta

il

sentiero;

il

move,

cor ne

Meravigliando meco ora venite


Presso

la

fonte chogni grazia piove.

Misericordia le contrite

Ivi

Anime attende al
Che tante al cor
L

desiato varco,

aspre

le aprir

ferite.

Giustizia rattien lo strale e larco,

Quando

del molto traviare alfine

Vergognoso
Essa

tutti

il

mortai provi rammarco.

vuol trarre a lieto fine,

Adam rompendo

Dal d che

a Dio la fede

Pi in Eden non spir laure divine.


Se a

se

stesso

il

mortale ragion chiede

Dell esser suo, appien sar convinto,

Chogni cosa che in

Che

da Dio procede;

lui

fra gli enti creati, ondegli cinto,

Privilegiar

il

Perch su

gli

volle, e sen
altri

se alla terra volge

dove

Chiam

la

la

il

compiacque,

rimanea
guardo e

distinto.
all

acque,

voce dellEterno

luce e allor la luce nacque,

LA

Non men vedr


1

di

segni

chiari

Far veggiamo

MISERICORDIA

IO7

quell amor paterno

amor che

sua pietade

in

di noi dolce

governo;

che diffuso detade in etade


Sotto diverse foggie appar costante,

Bench

libera in lui

Di Provvidenza or sotto

la

volontade.

nome

il

tante

Sparge benefiche opre a larga mano,

un tempo,

Maravigliose a dirsi a

Or

Trionfatrice sempre,
I

Che

e sante.

umano

della Grazia che sul cuore

possenti

doni son del suo poter sovrano,

ben

dritto

se al

guardo de viventi

Altro non questa bont divina

Che un

giro incomprensibil di portenti.

N and per

lei

dallultima ruina

la

terra, allor che in

Parea

la

sua perdiz'ion vicina;

per essa Israel

Mir

non

visti

all

onde

altronde

prodigj che le sacre carte

Fer manifesti

mezzo

Salva

alle etadi

pur questa bont, che

seconde.

a noi

comparte

Celesti e temporali almi tesori

Con

benigna ed ammirabil

arte.

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MISERICORDIA.

LA

lo8

In vita e in morte,

Per redimerci

Le

pr

dolori

e aprir pietosa

tutti

non posa,
mortale che non senta in core

noi ella giammai

Suonar sempre
Gli anzi

soffr

vie della salvezza ai peccatori

di

quai

oli

la

sua voce amorosa

pi dove colpa, o cieco errore,

Sovrabbonda
Lalma

la grazia,

ricongiunge

si

ond che pura

al Creatore.

Piegar alla clemenza in Dio natura,


Moltiplicarsi ei volle ostia di pace

Dando

Ma

speranza

al

sua fattura;

vuol, e ferma idea

si

certo fora

la

amor, fede verace,

Di non seguir

Che

per

se stesso

ben mertar

mondo

ci, che pi al

brama

piace:

ingiusta e rea

Voler che taccia in Dio giustizia, quando

Luomo

calpesta

il

don che Dio

gli

fea;

Quindi un contrito ed umil cor, pregando,


Schiude a se stesso della grazia

E
Cos

la

di

man

Donna

toglie alla Giustizia


gi proterva in

Trova perdono,
Di Cristo

il

il

fonte,

brando;

fronte

Quei che

in croce spira
'

a destra sul funereo

monte.

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LA MISERICORDIA.
Chi dei

Raduna per

il

Tesor funesto

Giorno

IO9

l'impura aura respira

vizj

d della vendetta
di

terribil ira:

in cui solo alla piet interdetta

La voce

opra

che cos pur vuole

Quei cui punisce e cui premiar

aspetta.

si

noi, sordi agli inviti e alle parole

Del Redentore, attenderemo ingrati,

Che pi non splenda

il

lungo

fallir

della grazia

il

Sole?

tempi andati

de

Posto in ohblio, nandremo arditi in traccia


Di nuovi innumerevoli peccati?

Quanto

Dio pesi, e amaramente

Veder unalma, chuopo ha

spiaccia

di conforto,

Disdegnosa fuggir dalle sue braccia,


Il

Verbo

il

disse,

onde

far

luomo accorto

Nel mare della vita, ancorch presso

rimaner entro

dell

lo per luom venni in

cerco

Tosto

il

onde

peccator, ed

egli ottien nel

assorto.

terra, offrii
il

me

stesso,

perdono

mio paterno amplesso.

A un verace gioir io m abbandono;


Ei messo appena ha il pi nel santo

ovile

Poste in eterno oblio sue colpe sono.,,

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che mai

Che

E
Oh

MISERICORDIA.

LA

Ilo

Ma

inerti,

uom,

lurido fango e

ile,

o Dio, lonor del tuo pensiere

che non abbi di crearlo a vile?

misteri daltissimo sapere!

Oh sommo antiveder di sapienza


Oh di piet e damor sorgenti vere!
!

Che

11

fuor della nostra intelligenza

penetrar in quanti modi e forme

Iddio chiami noi tutti a penitenza

Al desir nostro verit conforme


Chegli pietoso sempre, e

Quanto

nell

pi lalma al

umana

il

manifesta

guardo suo deforme.

vita a finir presta

Ogni vicenda

ei

volge al ben,

Nel rapido alternar, o


Forse non del

ciel

sia

sia

lieta

molesta.

voce segreta

Quellinterno sentir errore e tema,

Ond Ialina che pecca irrequieta?

udir

come per

rio

morbo gema

Congiunto e amico, e come

affligga

il

mondo

La provocata maest suprema?

E come

dal sorriso

il

pi giocondo

Della fortuna luom passi repente

Entro

il

letargo di morte profondo ?

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MISERICORDIA.

LA
S

Che chiama, attende,

N sovvenir
Che vedr

ben che

e del tardar

ricusa a chi

In cui

lascia, e

Ah

attrista,

mal che acquista

il
il

falso raggio,

perde intendimento e

si

si

pente;

si

Quei che del mondo segue

vista.

qual mai forza in cos rio servaggio


Infrena

E
Forse

sensi

alla grazia
1

la

ragion

le voglie

Dio chiude

il

passaggio

toglie

falli

speme dun perdon perfetto,

di salire alle celesti soglie?

non

di

enormit de

In noi la

No

mai che

fia

in

noi tro\

ricetto

Quell allanno crudele e disperato

Che
Di lor

ci

Che

di

di

Caino e Giuda entr nel petto

aviisa
la

Fu per
Tal

il

essi

Satanno
1

il

maggior

ogni peccato.

la scaltrita usanza:

uomo

al

peccar presti

Infonde nel suo cuor cieca baldanza


in

lui

volto a rio scopo

il

assenso
;

mortai senso,

Per breve gioja mista ad amarezza


De

vizj

deplorabil fato

smarrita in Dio giusta fidanza

Pria che

1 I

queste cure son di un Dio clemente

il

tragge nell abisso immenso.

Colui beato che conosce e apprezza

Del nemico

E
E

in

sol

gli

tempo
In

Dio

infornai le antiche frodi

cale della sua salvezza;

scioglie delle colpe


si

affisa,

Voci alternando

di

Seguiam dunque del ver

E
Ed

nodi,

piet e di lodi.
la

valga a noi del santo

Che

e solo in Dio confida,

scorta fida,

Re lesempio,

alz pentito al ciel supplici grida,

or siede immorsai di Dio nel tempio.

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LA MADDALENA
Muler quae erat in

civitate

peccatrix.
S. Luca.

Di

pentimento
Oggi

E
Non

alta felice idea

Donna

di

innanzi

al

arde pi di

vii

di gran

Tutta

ella

Dio

buon Ges;
fatto a

il

Quanto avea caro


sparsa

Corre

il

al

amor

mondo

fra se
s

e vano:

ella

abbandona,

la

sprona.

Mastro ascolta:

salva

ombra

ragiona,

grave oltraggio.

bruno manto avvolta,

dove lamor suo

u Vanne che
ogni

lui

crine, in

cos dir dal divin

Ed

della grazia al raggio

sol, e ogn altro

del

piange

fu rea.

pende dal soave e saggio

Labbro

guardo umano,

al

fallir

foco profano

Suo cor, che vinto

Ama

me, che

in

ciel

il

grande amor

ti

rende,

di colpa a te vien tolta.

MADDALENA.

LA
Ecco

esempio

che splende

virt,

di

Nel volume evangelico

Onde
Se

alto

ed amoroso e pio

costei pianto

il

Dio,

di

pensier mio subbietto prende.

il

Cotanto valse, oggi un sospiro almeno

Tragga

alfin

suo amor dal vostro petto e mio.

il

cessato

Dietro

desiar terreno,

il

scorta di miglior consiglio,

la

Simponga

contumaci

sensi

ai

il

freno,

Sicch rimosso ogni mondati periglio,

Come

leccelsa

donna, abbiam perdono,

Ai pi gemendo

Quei che

peccator

al

Porge pietoso, e

Tosto

Tu

di

ei

vestito,

avvenir alluom fa dono,

felice

Di convertirsi

Io son chi sono

umanit

di terrena

D un

eterno Figlio.

dell

di se gi disse

invito

puro Taffetto,

vien di sua grazia rivestito.

Maddalo

il

sai,

donna, che obbietto

In pria fosti dobbrobrio, e di peccato,

il

poi di

un santo amor

speglio perfetto

piacer, da profani desiato,

Tutto torn

Non

in

pi rubelle

amaro
,

al

tuo bel core,

e al suo Signore ingrato.

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LA MADDALENA.
Saggirava per vie di tristo errore

Di se superba, e dellaltrui rovina,

Di lusinghevol giovent

nel loco, e nell ora ella

In cui
I

Ges spiega

dommi

sul fiore.

cammina,

alle

turbe intente

della sua legge divina.

Passa e noi cura, chaltro volge in mente;

E pur tempo
Che
Che

da Dio

se

verr, n molto lunge,

del tardo pentir sar dolente.


la

colpa r

Qual disraello
Si abbellir, se

ancorch

il

volto,

il

II

disgiunge,
al

sole,

ad ascoltarlo giunge.
gli

Esca sian sempre

Come

la

fango incontro

atti, e

al

le

parole

traviar de sensi

decreto del ciel far sua la vuole.


a

ben

far

per bellesempio vieusi,

Cos del Redentore in traccia

Con mente

move,

e cor a retto fin propensi.

Iv i la porta sua ventura

La sovrannatural

dove

grazia operante

Di sua virtude doppio influsso piove,

per

le

vie la guida in

Della salvezza, e

un

istante

quando men

savvisa

vinta al suon delle parole sante.

LA MADDALENA.

Il6

Forte nell alma

la

scossa improvvisa,

del celeste inspiramento piena

Lenormit

di

sue colpe ravvisa;

Senta nel cor dalto dolor


Smarrita

Che

di se

piena,

la

ella sinvola all altrui

forza irresistibile

vista,

mena,

la

vergognando a un tempo e

Nel pi riposto loco

al

trista,

suol prostrata,

Grazia maggior, in Dio fidando, acquista.

Dai rimorsi

trafitta e

lacerata

Deporre agogna, e lindugiar

grave,

Lorribil peso de le sue peccata.

Disadorna savvia, scherno non pav,

Quel che am

in

prima abborre, e ben savvede

Ch altro che inganno

calda

il

il

reo inondo

non ave

cor di speme, amore, e fede,

Seco recando un odorato unguento,


Al fonte di piet cerca mercede.

Non

chiesta gi,

ma

per santo ardimento

Del ricco Fariseo vanne

Affannoso

prona

ai

il

alla

mensa,

sospir traendo a stento.

pi del Redentor

immensa

Sua doglia esprime, lagrime versando


Dal sacro foco de lamore incensa,

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MADDALENA.

LA

1 1

uinilemente sue piante baciando

Le imbalsama amorosa,
Le

asterge e

Or qual

indi col crine,

ribacia sospirando.

le

sar di tanto oprare

Come
Che

il

fine?

alina sanar dalla ferita

sue colpe

aprir senza confine?

vi

Tanto somma pietade,

alta,

Potr d un Dio, che

infinita,

sol

potere in

Di scrutar luman core, e dargli

Conobbe

ei

bene

tutti

Disse: grande

Che ramarmi

il

lui

aita:

desia sui,

suo amore, e

di pi

non dato

mama

tanto,

altrui.

Della colpa lemenda nel suo pianto:


Sorgi, o donna,

La
La

rincora quel dir,

E la grazia
Un contrito
E

qual

ti

allegra, e

si

non mai

a loprar

Lodio

in

pace;

fosse in

fisso
al

fallace,

non d

intervallo:

e umil cor tanto a Dio piace!


lei

l'

antico fallo,

Arde duu puro amor

vanne

grazia teco de lo Spirto Santo.

in cor

oltre

misura,

eternamente avrallo.

peccar, lamor a Dio, secura

Penitenza faran, che a luomo spene

De

la

beata in ciel vita futura.

*4
/

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LA MADDALENA.

Il8

Essa, lorda di colpe, a Dio sen viene,

Monda ne

torna, quale infermo implora

Salute, e in implorarla essa lottiene.

meritar merc v tempo ancora,

il

disperar de

Nuovo

Oh

chi ha in

felice

sommo

Al

Che non

la di

Dio clemenza

imperdonabil

delitto

fora.

Dio ferma credenza

di virt

tant alto ei

sale,

giunge umana intelligenza.

vi

Iddio d forza al Pastorei che assale

In Terebinto

Che

al

Ad Abramo che
Sul

E
E

all

figlio

il

Filisteo Gigante,

suoi stramazza al fier colpo mortale;

Dio

padre, e padre amante

ubbidiente alza
sta

per

umil Cananea di

Ed al Centuriou,
Non trovai tanta

Ma

le

il

offrirlo al
f

coltello,

rogo innante;

modello,

cui Dio risponde:


fede in Israello.

voglie del cor calde e profonde,

Della nuova dEngaddi e

Di

figlia

e sposa,

sospiri e di lagrime feconde,

La rendon

felice e gloriosa,

Che al dir delfumanato Verbo


Fu lamor suo la pi laudabil

istesso,

cosa.

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MADDALENA.

LA
Ogni terren pensiero

Fu

prima a implorar salvezza e lume

la

Allalma, e

suo pregar fu

al

il

don concesso.

Ella cangia di vita e di costume,

Ognor conforto

tien

Che appare
quale

Vivo

di

il

ai

occhi suoi senza velame,

quale

Prodigo

morso

Dio sue vive brame,

in

suoi

ha

ne segue Torme,

iusaz'iabil

fame.

fallire

enorme,

e ne ripiange e notte e giorno,

Sia sola, o in

trascorso

cor pentito cruccio e

peusier del suo

Qual pecorella

Nume.

agli

solo

Ne piange

chiede e soccorso,

tempo

consigli

lui

ciel

solo e vero

del

al

Tutte concentra
Fida

al

Ges per

La rimembranza

Oh

fa

al

mezzo

alle

devote torme.

alTovil ritorno,

genitor in atto umile

figlio

fra dolore e scorno,

Cosi quella prescelta alma gentile


Si volge al

Redentor,

lo

adora, e forte

Farsi agogna in penar a lui simile;

E quando

bando messo

in

il

mira poi

fra le ritorte

Flagellato, deriso, e fitto in Croce,


Farsi per noi preda dorribil morte,

MADDALENA.

LA

120

Non

abbandona nel travaglio atroce

Sange amorosa a dare a

Sebben quasi
Grida

al

alla

loffesa a torto,

fia

scorto.

dir lamor, la f, la piet,

Alta ella

move acerba lamentanza,


di ci far le vieta.

vile

fuor che lacrimar nulla le avanza,

Che

gi lo scorge sul Calvario estinto,

Tanto pot lumana


Dell

animo

lo strazio

in

ha

il

erme piagge

laccio in cui suo core avvinto

guardo altrui

al

Di penitenza sotto

Che lamore

scelleranza.
in volto pinto,

Dio stringere anela

tutta assorta in

Pi saldo

conforto,

destra del Padre in ciel

N timor

lui

e lena e voce;

Dio cui predisse ogni profeta,

il

La sprona a

Ma

manchi

malnato stuol:

Egli

le

il

il

si

grave incarco,

dolor chiaro le svela;

ad un nuovo penar dischiude

il

varco,

Provar volendo in se tutto

il

martire,

Onde lamato suo Ges


Visse gran

tempo

fra

cela,

fu carco.

tanto languire,

Dalle vigilie e dal digiun consunta,

Non mai paga abbastanza

di

soffrire.

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MADDALENA.

I.

Finche

alma, dal suo

Dinanzi

Fu

al

al

Trono

delleterno Spiro,

suo termin beato ricongiunta.

La Previdenza con

mirabil giro

L aline a se tragge, e
In virt de

cambiando

Pecca Davidde entro


Gli rinfaccia

il

121

frale disgiunta,

le

mal

il

suo delitto,

in lacrime

Move Saul da Tarso,

il

desilo.

regie soglie,

Natanno

Re pentito

error le toglie,

dall
il

scioglie;

si

fere editto

Seco recando del roman tiranno,


In cui lo scempio de Cristiani scritto

Ma

voci ascolta che a ferir lo

E
E
Come

son voci del ciel, vinto


a

Dio confessa

spiri

d'amore

e al

al

mondo

suol cade,
il

proprio inganno.

e di pietade

La superna bont, mostra lesempio


Dogni rimota e pi vicina etade.

Or

col castigo parla al cor dell

Or
Or
Quanto

empio,

dei rimorsi coll acuto sprone,


col tuonar dai pergami nel tempio.
nell

ordin della grazia pone

se converte,

vanno,

sovrumana

lopra,

Essa sola cagion dogni cagione.

LA MADDALENA.

122

In duro cor forza maggiore adopra,

in

queUalme ravviva

In cui debile tempra

Come

si

il

santo zelo,

discopra.

appar nella donna del Vangelo,

Di

cui

Che per

chiaro oggi risuona


fede ed

amor

il

nome

ascese in cielo

Di corona immortal cinta

le

chiome.

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LA PROVIDENZA
Pupillum
et

et

magnurn

ipse fecit

aequaliter cura est

illi

de

omnibus.
Sapienza

Tutto

vive,

si

move,

Ogni cosa creata

esiste

c.

in Dio,

sua fattura:

Quello chio sono,

ei

disse

un

d,

son

io.

Obbediente ognor pende natura


Dall infallibil suo

Leggi a tutto

comando eterno,
di, spazio, e misura.

egli

Regolatrice del voler superno

Previdenza che devarj eventi

La
Il

cagion

gioire,

il

move,

ne siede

penar, lozio,

Onde

si

Volge

al

gli

al

governo.

stenti

pasce nostra breve vita,

suo fin per vie chiuse

ai

Daurea tempra celeste rivestita

La

benefica luce intorno spande

Su

la

schiera degli

esseri infinita:

viventi.

6.

LA PROVIDENZA.

in terra e in ciel mirabilmente grande

Vince ogni avverso argomentar terreno


Col portento

di sue

opre ammirande.

dcssa tal che a pingerla vien

meno

Mortai concetto, e invano occhio mortale

Tenta esplorar

Che a giunger

Umano

lei

de suoi

fino a

lei

segreti in seno.

ben corte ha

Or che un

vivo desio

Sollevando ver

mi

ale

amore

ardire: riverenza,

dobbiam qual madre

universale.

ferve in core,

lumil pensiero,

lei

Di tributarle e fede a un tempo e onore,

Te, Santo Spirto, invoco

Lume
I

e favor,

e da te spero

onde adombrare

Quanto

rinchiuso nelle sacre carte,

Norma

virtude, e di saper tesoro,

Mai dal fonte del ver non


S

avvicendare
I

si

diparte.

fra loro,

secoli

popoli, glimperi, ed

E fama

Ma

in parte

prodigi dellalto magistero.

regnanti,

dessi alz grido sonoro.

quel che avvenne preveduto innanti

Era da Dio che


Tutto con

il

leggi al

volle: Egli

movea

suo voler costanti.

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LA PROVIDENZA.
Dio volge appena

la

125

feconda idea

L del Caosse sull orror profondo


Ove annnasso delle cose stea,

Ed ecco

uscir alla su? voce

Comporsi
Librarsi
Indi crea

gli

corpi con misura e pondo.

uom

mondo,

il

elementi, e in infinito

nel

damasceno

lito,

Quale deUopre sue pi cara meta,


Di nervi, polpe, ed ossa rivestito.

bench

fatto dellinerte creta

Coll alito divin

E
E

gl

infonde

il

moto,

animatrice potenza segreta.

pago, Egli dal centro immoto

di ci

Deternitade equabilmente impera


Sulle cose create, e

come

il

ignoto:

Sol Previdenza, unica foste vera

Dogni saper, conscia de suoi disegni,

Sempre
Essa

al

al

lor fin

ben
li

volti di

Offre del suo poter

E
Ma

natura intera.

tragge, e chiari segni

non

circoscritto,

della sua divinitade degni.

contro quel chella ha nel

Non sapienza

il

non

ciel

prescritto

vale, u consiglio,

fidare in

lei

guida al delitto.
i5

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LA PROVIDENZA.

126

Essa volge sull'uom pietosa


In alta, o

Onde

in

bassa

ei

ciglio,

il

sede locato,

sia

segua virt, fugga

il

periglio.

Fia pur tristo, mendico, abbandonato,

in gaudio viva, o

Od
Con

vigil

gema

fra

ritorte.

terra ospitai, o in lido ingrato,

in

cura, dolce a un tempo e forte,

Per occulti sentier guida e dispone


vario corso

Il

dell

umana

sorte.

Sola prima cagion d ogni cagione,

Vede quel

De

cui

miriamo,

che ne giova

pravi affetti nella ria tenzone.

Spesso addivien chama

di

noi far prova,

Ma pietosa ne regge nel cimento


Come suoi nati augel difende e
i

cova.

Ci che da pria sembr danno o tormento


Sorpassa ogni terrena dilettanza,

E
Se

produce

ineffabile contento,

divina volont e possanza

la

Luom

vi

ravvisa, e pien di viva fede

Ai mali oppone impavida costanza;

se ne beni

Securo
11

il

della terra vede

mal, quando non sian conversi

mendico a nutrir che geme e chiede.

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LA PROVVIDENZA.
So ben che molti,

alla

127

ragione avversi,

Van pur sciamando: perch

Iddio nellira

Si vai di regi e cittadin perversi?

Perch lor

Ma
E

sua grazia Ei non ritira,

la

ma

gloria,

empj

Oli, degli

palme appresta,

sar breve la festa,

Che sebbene
Gli attende,

Che

trionfi e

linnocente popolo martira?

ministri di vendetta

par dAssur, notte funesta!

al

se talvolta a tender l'arco aspetta

Nume,

Loffeso

perch ognor pietade,

Pi che sdegno e rigore,

che possa in suo cor pi

Che

ira,

Vestendo

Che

segli

Copia

il

la

tal,

si

alletta.

bontade

fece in chiari sensi piano

terrena umanitade.
se versa a larga

di beni

Temprando

in lui

la

il

mano

con paterno core,


rio tenor del fato

umano,

Noi ciechi, e sconoscenti a tanto amore

Non seguirem quanto


Legge

Come

il

eli

in

sua legge espresso,

don d un Dio riparatore?

Vasajo a mobil ruota appresso,

Qualor

la

molle creta mal risponde

Al modello che avea

nell

alma impresso

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PROVIDENZA.

LA

128

La trasforma

via

a sua voglia, e la rifonde,

la

gitta sicch al suolo

Coll inutile polve

che ha

Dell noni cos,

Nella

mano

Bench

ciel

ilei

mancar
d

Ogni grandezza, ogni sua


Di chimere,

Ma

destino.

mai che per voler divino

favore

Eorza che tragga

il

nobili pregi altero vanta.

se avvidi
Il

se fralezza tanta,

in

Dio posto

di

infranta

confonde;

si

si

senta,

sempre tapino.

gloria spenta,

larve ognor va in traccia,

di

invan desser felice

avventuroso quei che

si

ei

s'argomenta.

procaccia

L amor di Providenza, e sabbandona


Nelle pietose sue materne braccia:

ognor

quella

di

Magnificando

il

le

labbro suo risuona,


benefic opre

Di cui lantica, e questa et ragiona.

allor

che

di

Giuseppe

Linnocenza e
Il

fallo ilei

quando

il

un tempo scopre

saper ondei pietoso

gcrman d obblio ricopre;

a Daniel nellarenoso

Carcere appare, e da leoni

Securo poi

lo

illeso

traggo, e glorioso.

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LA

Ma

PROV1DENZA.

chi sostien del mortai frale

Dir non potr quanta

in

sia

Ci non fu mai da spirto

E non

per laria augello

peso
lei

virtude,

uman compreso.

voi dischiude,

il

bela armento, o guizza pesce in onda,

aleggia insetto vii

di

ammantasi

bei fiori

sulla
la

palude,

sponda,

la

vallea verdeggia e la collina,

il

suol del

Se non soccorre

Che

E
Ma

il

le

la

seme sparso

si

feconda,

virt divina

negli astri rotanti avviva

nubi distempra

il

foco,

neve e brina.

in

tu, o mortai, che in tuo pensier dai loco

fole, e stolto vuoi che sia

dubbj e

S costante

Dimmi, perch
Contro

di

Pur quella

armonia del caso un gioco,


se tange sorte ria

Providenza
dessa

fai

lamento?

che negavi in pria:

Perch nel tuo sublime intendimento

Non

credi tu chir possa onusto legno

Senza esperto nocchiero a salvamento?

delle leggi senza laureo

pegno,

Fidato a un rege, ed amoroso e saggio,

Felicemente governarsi un regno?

LA

l3o

PROVIDENZA.

poi facendo a tua ragione oltraggio

Sdegni lidea d una virt motrice,

Che

trae tutto a bel fine, e

Mentre voce segreta


Gli ella

al

pur regna

cor

ti

merta omaggio.

dice

sulla terra e

cielo,

in

Delf umano penar consolatrice.

Che

se

tuoi sensi alla ragion fan velo

Drizza lo sguardo nelleterno Sole

Di verit, che splende nel Vangelo;

ti

rimembra
Chi

Ch

delle sue parole:

fida in
io

me

Padre son

securo attinge
di

al

porto,

mia redenta prole,

Sola, e fida delluom speme e conforto.

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i3i

EUCARISTIA.
Panis quem ego dabo
caro

mea
S.

(guanto opr
La somma
Nella

Ove

il

per

il

santo

del

in

memoria

Amore,

eucaristica celato;

mondo Redentore,

Del suo corpo e suo sangue

c. 6.

del peccato

Sapienza e

mensa

Verbo

figli

est.

Giovanni

noi fa dono,

eternai del gran dolore.

dare a luomo

il

Nazaren perdono,

Sciama: quei che saran

di

me

nudriti

Fian meco a parte del celeste trono.

Che

si

gli

piacque usar degl

infiniti

Doni

di

Nella

mente increata concepiti;

grazia, di bont e clemenza,

Perch damor sentia

Ver

Che

di colpa

l'alta

potenza

infelice schiatta di colui

macchi

la

sua semenza.

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i.ia

Ed

eucaristia.

maggior sua laude, e a pr

nui,

di

In vincol d' unit se stesso uuio

la

Chiesa, a noi madre, e sposa a

Chi dar nuova luce

Onde

al

guardo mio

a tra>erso la nebbia mortale

Giunga

Dio?

e penetri gli arcani di

Tu, o Santo

Spirto, al Padre, e al Figlio uguale,

arder fosti, e visibil fu

Cli

lui.

portento,

il

Gli Apostoli del tuo foco immortale,

M infiamma onde
Per

dir

scior possa

quanto

la

Quale olocausto insieme

Come

pasce nostr alma e

Da

A
E come

rozzo accento

il

sacra ostia

la

comprende,

Sagramenlo;

difende

terrene insidie, sicch lieta

le

Dio- conforme nel desir la rende;

ognor

se

di

Temprando

pi quella asseta,

della vita

molto amaro

il

Colla speranza di uneterna meta.


Dell umano fallir chiedea riparo

Giustizia in cielo, e di

nemica

in

atto.

N.

Su

noi

Allor che

il

li

morte

Verbo da

Se stesso

al

Unico prezzo

fea girar

pieta<le

atxiaro,

tratto

Genitor vittima offerse,


dell

urnan riscatto

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eucaristia.

Ed

in

un punto

Restar

vita

33

profondo,

frodi nellobblio

le

nuova

Satan sommerse

di

per noi

emerse,

tutti

De profeti lo spirito facondo


Sotto diverse mistiche figure
Il

suo venir vaticin nel mondo;

poscia appare, seco due nature

Unendo, una mortai,

divina,

laltra

Ai nostri sensi incognite fatture:

Finche

lume,

il

Salvando

Un

dottrina

dell' infallibile

Diffuso

uom

tanto amor, ed

ei

da

giacque in grembo a morte


la

rovina.

fatai

un penar

forte

Terse lalma che daltro foco accensa

A
Ma

di

Dio torn qual era

Ges

la

Sommessa

caritade
al

genitor, varc quel segno

Che posto avea

la

maestade offensa.

innanzi di morir daffetto in pegno


Institu tal

Si
Il

in pria consorte.

immensa

Sagramento, e

dona a noi qual mor

santo,

il

in quello
fitto

legno,

al

vero immacolato agnello,

Che da

LAdam

noi tutti

le

peccata toglie,

secondo, lIsacco novello;


16

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l34

Che

eucaristia.

religione in se raccoglie

di

Laugusta veritade a cui

attiene

"ioir delle celesti sogliebel O


O

11

siccome ogni ben da

ne viene,

lui

Egli cos lardor cresce in noi stessi

Quanto

maggior

poco vai che sieno


Gli

alti

misteri

Dassai pi giova

Che

Onde

lo contiene.

eh anzi in lor

velame

credenza in essi;

la

le

Mai non potrian in Dio

Quale

che

guardo espressi

infermi saziar

sensi

la

al

brame
fatto visivo

aline beate in suo reame.

a lo spirto solo intellettivo

Lasci di sua divinit lidea,

E
Che

di cibo in corpo ed

si

alma vivo;

del Calvario egli eternar volea


I

sofferti

tormenti, e in su laltare

Mostrar quaggi quanto lass potea.

Oh amor
Che

che in cielo e
alla salvezza

l'

in

terra

non ha pare,

anime conduce

In questo della vita instabil mare!

Urto

di

Cile

venti spesso
la

nembo adduce

parte del Sole luminosa

Vela, n spenta per l'alma luce:

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eucaristia.

Cosi nell'ostia di pace nascosa

la spoglia
Ed ora viva
E

del calice

Cristo

di

un giorno esangue,

in cielo e gloriosa.

vin nel vero sangue

il

di Ges converso,
Onde non pi Tumanitade langue.

Mirabilmente

Iddio clemente

nell universo

nostra ricordanza

alti

portenti,

Nella pienezza di sua luce immerso;

Molti

guardo palesi dei viventi,

al

Ed

altri

Di sotto

Sommo

occulti,

come

occulto

di piet

perenne fonte,

Quale a padre amoroso


a

giace

ne suoi consigli, e in dir verace,

Schiudendo

Ora

ei

eucaristici accidenti:

gli

Mos

fra

si

conface.

lampi appar sul monte,

a lui la sorte dIsraello affida

Per vendicar

Egizio orgoglio e Tonte;

E mentre per deserte piagge il guida


La manna invia, onde nudrir la
Che

schiera,

nelleletto Condottier confida;

Or copre in nube la sua immagin vera,


Nube visibil sempre a Tara innante,
Sia che

il

sole risorga,

o volga a sera;

i36

Ma

fra

eucaristia.

tante meraviglie e tante

le

miraeoi maggior oprassi in questo

11

Sagramento, damor pegno costante.

nodo manifesto

ipostatico
Si fe

delluom col Verbo, e de mortali

Si volse

E dove

in

gaudio laspettar molesto;

in pria inondar le colpe e

Piove

la

E punge
N pi chiuso

grazia che ogni

lalma damorosi

il

cammin

mali

bene eccede,
strali.

della

mercede,

Chauzi nel pane angelico di vita


Riposto

il

guiderdon di nostra fede.

Lalma pel suo Fattor da morte uscita


In esso vive, ed egli vive in

De

E ben

la

lei

spiritual esca nudrita.

gioje tutte io dir vorrei,

le

E come amante e riamata sempre,


Ma il vieta
mortai peso ai desir miei.
il

Letizia in

risuona in dolci tempre,

ne forma laccesa desianza,

U
In se

lei

lamor suo

la

E
E

caritade e

fa

la

scudo incontro

morte

duopo che

si

tempre.

speranza
al

perigliar terreno,

vinta dalla sua costanza.

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eucaristia.

Oh

N per tempo, n
La grazia, onde il

come per

Dite voi

Arse

il

quell

divin foco ripieno,

Santo Spiro

lo

foco

moti dallegrezza e speme,

soavi degli occhi

amor che

scintille

le

sovrumano uscir:

bench a mille a mille,

fur dolci,

Le piaghe,
Quanto

forza di martiro

cuor vostro, e quali

Da questo
Quanto

i3 7

mai non venne meno,

voi alme, a cui

vi

le

stille

accende e preme,

Cui pria provaste in terra e or pi nel cielo.


Dite
S: che

il

come

in voi regni eterno insieme.

vero tu

sei

Dio

dIsraelo,

Bench nasconda tua divina forma


In su laltar
Il

impenetrabil velo.

creder nostro ha in te secura lorma,


Chiarita della Fede al vivo raggio,

Che

di

tua essenza e tuo voler

informa.

Salvo cos per te luman lignaggio,

Che

darti in sua fralezza egli

mai puote

Altro che amore, ubbidienza e omaggio?

Che

il

vuoi, tu lo dicesti a chiare note,

Nella promessa

Che

dei secoli

esser nosco in sino

in eie! girin

le

ruote.

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18

Oh

eucaristia.

Amor

Padre, oh Verbo, oh
Nello

immenso poter non

unico e trino

circoscritto,

Eterno, incomprensibile, divino!


S grande in ciel

Ch

Quanto

schiere invitto,

fra le

tua gloria

di

adombramento appena

di te dai tuoi profeti

scritto.

Cotanta amando noi sofferta hai pena

Che dato all'uom non era


Non che il pensarlo, s di
Che

se laugusto

in lei

dei sensi

il

Vita immortai ha su

Che

le

Dei gravi

al

Ges congiunta

di

beati cori,

avverr quando da

Osi cibarsi

errori,

lievi

sangue

al

alina ainpj tesori,

vago corso arresta;

Se col perdon, anche de


Al corpo e

farne inchiesta,

grazia piena.

Sagramento appresta

In vita e in morte a

il

lui

disgiunta

suo convito eletto

non ancor compunta?

falli

la sua sentenza obbictto


Inghiottir
O

De

lo

sdegno del Ciel,

Rea del sangue

Siam dunque

grati

di

a chi di

Per noi fu preda, e or


Per

man

di

un Giuda

al

pari

Cristo benedetto.
strazj

amari

s offre

sacerdotal in su

gli

ostia

incruenta

altari.

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eucaristia.

x3g

E ognun devoto il gran favor nc senta


E nadori, stemprato in largo pianto,
Dicendo: chi sou

io,

Signor, rammenta;

Figlio di colpa, in questo frale

Che

ammanto,

nulla ha in se fuor che dabbietto e vile,

Se per

Non mi

la

tua piet, che valse tanto,

fai

degno del tuo sacro

ovile.

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PECCATORE

IL

MORIBONDO.

Quaerctis

me

et in

peccato

veltro moriemini.
S.

Ei

fino a

Giovanni

c. 8.

quando, o peccatore ingrato,

Tabuserai della bont divina

Accumulando peccato

Non

vedi

come

a peccato?

viver tuo declina,

il

quasi larva

si

dilegua al guardo?

Morte tincalza, eternit

vicina.

Misericordia, stanca alfin del tardo

Tuo

pentir, chiude della grazia

Stringe larco giustizia e incocca

Che

di

te fia, di

Che pag

un Dio

le

il

fonte:

dardo.

giudice a fronte

del suo sangue

a cui tutte

il

il

tuo riscatto,

umane opre son conte?


*7

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PECCATORE

IL

Dove incanto

qual suona

Olii

A
.,

trasse

ti

il

il

tuo misfatto

non serba

chi seco

che de Tuoni penetro

lo

labbro dell Eterno


in vita

il

patto;

nell' interno,

Rider dell inutile rimorso,

fia

ma

Avranne e

preda a un disperato affanno

in

annunzio

fero

lo scherno.

invan, nullo soccorso

tristo finir vital

11

Oh

anche peggior

del riso

Mi cercher,

suo corso.,,

pi fero danno,

di

Dello sdegno di Dio giusta misura

Oh momento

fatai di

Quanto comprende
Conosce

Che

fra

si

il

la

disinganno!

vita futura

peccator in quello istante

dissolve sua mortai natura;

incerte idee diverse e tante,

le

mente ed

Alla

al

cor terribil pondo,

Orror, doglia, vergogna a

lui

dinante:

Duo!, per lamaro dipartir dal mondo;


Orror, perch va a eteruitade in seno;
Rossor di girne a Dio cotanto immondo.

Ah!

se a

Le

Tuman

fallir

posero

voci de Profeti

Una

favilla del

il

freno

tempi andati,

lor foco

almeno

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MORIBONDO.
Caldo renda

A Dio

il

mio

dir

l4-3

che tornati

mal

veggia color cui

talento

Fe nemici a se stessi, e a Cristo ingrati.

Se chiuso a luomo

come

il

il

quando spento

Fia suo raggio vital, volger l'idea

Deve

suo

al

pensier dalto argomento.

fin:

Di quanto ben vivendo oprar potea

un giorno

Farsi

udr lesame

Che corso

di giudizio

giunto

al

non

sarresta,

guardo divin

peccatore

il

Cade

de sensi

passate cose

le

move,

Ecco

il

al

manifesta.

si

passo dove

lusinghiero incanto,

han forme nuove,

amaramente e tanto

lacerarlo
il

rimorso vicn che in sua possanza

Gli volge

sua vita rea.

se la lance in alto o in basso

Sempre

udr severa inchiesta,

egli

di

il

riso

in doloroso pianto;

d aspro testimon sotto sembianza


In suon di sdegno

favella

gli

al

core

Colla puntura della rimembranza:

Tal che con tra se stesso ha

Che per moltanni


Fatto

al

lume

il

del ver

il

proprio errore

tenne

in

vii

servaggio,

sempre maggiore.

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l44

Or

PECCATORE

IL

giunto

al

Come
Se

fine del mortai viaggio,

sperare in Dio clemenza e pace

per recargli oltraggio?

visse solo

Ogni speranza torner


Volgendo

il

De gravi
Essi tutti

falli

suoi

cuore che da duol compunto

al

pieg tardi

la trascorsa etade,

specchio verace.

siccome acute spade

Sarangli

Ahi

fallace

guardo a

al

ciel

la

volontade

naufrago siimi di forze emunto,

Cui ora incalza ed or sormonta londa,

lido anela eh invisibil punto.

al

Altra sorgente di dolor feconda

abbandono

Ove mal cauto


Invescati

de
1

mortali obbietti

uom

iuvan

si

fonda.

suoi sensi in turpi affetti

Non vede morte

e lavvenir che

cui gi

dva

figli

il

preme

andar soggetti.

Al trapassare di quell ore estreme

Pi cari

avralli

che non

gli

ebbe

in vita,

Tutti in la mente sua schierati insieme.

E sciamer con alma

sbigottita:

Cosi crudel dunque dividi, o morte,

Luomo

dal

mondo? Ahi dura

dipartita!

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MORIBONDO.
Dunque

Gli agi,

pompe,

le

speranze

le

Svaniranno
Polve

di

un punto

in

alto voler di

in se

il

il

nome,

guardo, come

al

restando solo

gravose some?

le

Lui che solo

per se, ed a

Che premia

forte

lieta sorte,

in lui

soffiata,

ricchezze,

le

pi

De suoi trascorsi

Tale

am

quel frale chegli

nuli' altro uguale,

giusto e

pon liniquo

in

duolo.

Preco o pianto con morte usar non vale

Che ognor pi cruda ed inclemente appare

chi

si

piacque amar cosa mortale.

Mane

Baldassar legge:

Ne chiede

il

Thecel Fhare,

senso; orror, tema, cordoglio,

Pria di morir nel suo volto traspare.

Questa nemica dellumano orgoglio

Che
Il

co

suoi colpi equabilmente fere

pastor nel tugurio, e

Del peccatore schiuder

al

il

re sul soglio,

pensiere

Deternit limmensurabil giro

Che

il

far inorridir

non che temere;

Talch terrore sentir e martiro


Al pari di color che eterna han sed

Gi dentro

infernal carcere diro.

IL

1^6

PECCATORE

Ei tratto in un istante allor

si

vede

tenebrosa ed ampia via deserta:

In

Tutto svanisce, e quel che fu non

La

riede.

verit gli solo discoverta

vede

la

Di cui

cos siccome in lago

ei

lima parte al guardo aperta.

fia

Allor del falso ben onde fu pago,

Quel Dio sprezzando che d amore


Di morte a noi
Forte dorrassi con
I

Che sempre

segno,

perdon fan luomo degno;

il

cor

gli

agghiaccia,

un abisso immenso

Giustizia in atto di minaccia,

a se lo

chiama alzando

Che copre
Di danno

leternai

pi d'assai

Onde va

il

velo denso

sua condanna in cui sta scritto

Ahi quanto amaro a

Ma

gisse in traccia,

\olse in uso empio, profano.

li

sul confine di

Vede

nand lontano,

ne

se parve talor

segreto spavento

Che

di

prcgiolli, anzi

Sempre

Un

pegno

Sagramenti rammentando invano

Che non

visibil

in

cruenta immago,

s offr

pena e

dirsi
la

tema

di
il

e la

senso.

tragitto!

vergogna

carco per lo suo delitto.

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MORIBONDO.

Ci chei gi fu non esser stato agogna,

Non
Che

gli

esser nato meglio fora a lui

udire Iddio, che forte lo rampogna,

rinfaccia

beneficj

Dicendo:

Qual

fosti

sui

tempo or

meco

di

mente

ridurre a

e quale io teco

fui.

Al suon di quella voce onnipossente

Conosce, ahi dolorosa conoscenza

Quanto

Come non

ei

fu ingrato a chi gli fu clemente.

ebbe, qual dovea

credenza

Nei domini eterni delle sacre carte,

Certa guida a lumana intelligenza,

Sprezzando

doni che quaggi comparte

Liberal sempre

Con
Si, quell

il

Cielo in mille forme

tanto amore, ed ammirabil arte.

alma per suoi

vizii

deforme,

Dolente, vergognosa e fuor

Avr tormento
Questa

lora fatai

al

di

spene

suo peccar conforme.

che incerta viene,

Ma che in ciel gi segn l'eterno Sole


A cui nostra vital fiamma sattiene.
Tutti

pensieri,

gli

atti

e le parole

Al suonar dessa giudicati sono

Come

alta giustizia e

debbe e vuole.

PECCATORE

IL

148

Duro ad Acabbo,

ad

anzi

tempo

fine

tal

sperar perdono.

lo

luman confine,

toccr

torrente di lor sfrenate voglie

il

Mise foce nel mar del nulla

Alfcmpio
Fra

suono

fu quel

chempiet trasse a

altri

Chera gi vano

Aman

e ad

mal

e lauro e le
palpiti,

singulti,

alfine.

tolte spoglie,

manco,

venir

il

Lasciar d uopo allor che morte

schiude

pupilla al vero

la

Se non quando

Ove
Sedea

immerge

sull alba

sovra

nembi

sfida

altri

E
Finche

Non

sonno

fatai

donno,

che assalir

la

ponno.

la

sera,

poca polve appena

lo ricopre
il

il

cima altera

cui

cadavere, unombra su

Che

pi calpesta, e sperde aura leggiera.

suoi giorni in odio al cielo

versa Iddio dal calice de

Che poche

Ma

gli

la

coglie.

suoi vizj stanco.

de

Siccome cedro,

Un

preme

lo

il

unquanco

stille,

stanco alfm se

il

ch piet
fatai

La penitenza invano
Di Lui che

il

mena,

lira

lo frena:

arco tira,
ai

colpi scudo

fato limali arbitro gira.

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,,

MORIBONDO.
Ali! che far

Oda

quando

dal labbro de congiunti e amici

Charte non vai pi contro

Che poche ha ancor

la

Parti da questo

Deh

Di Ges Cristo che

suo desio

il

preco pio:

mondo, alma

nome

parti in

il

Chiesa ultimi uffici?

sacerdote iutuoni

il

morbo crudo?

il

vita ore infelici,

di

Ond duopo che volga


Ai sacri de

la

cristiana,

del tuo padre Iddio

umana

spoglia

Vesti soffrendo tanto strazio c tanto

E
E

in

fe

la

prima colpa in

nome ancora dello


Che t infiamm de
Nobilitando

In

terra vana;

Spirto Santo
suoi celesti doni

esser tuo cotanto:

nome degli Arcangeli, de Troni,


E di tutte del ciel le Gerarchie,
Principi, Potest, Dominazioni.

Ahi

4o

ignudo

di inerti

ei

qui
Sotto

si
il

troncali le parole

Maledicendo

Qual sar

il

mie

fascio ei cadr de
le

sue voglie

nostro fin?

Del suo morir conosce

falli

suoi

rie.

chi fra noi


il

modo

ora

Per pentirsi da prima ovver da poi?

Ogni mezzo, ogni tempo

nullo allora.

18

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DOLORI

MARIA

DI

Stabat juxta Crucem Mater ejus.


Giovanni

S.

(^ual donna

Ma

questa,

immobil

stassi

che non

Doude pende lamato


Quanto intorno

ella ascolta,

lei

natura,

il

Sol

cor de fiede.
fronte

la

luna in cielo;

la

forte la valle, e balza

In due parti del tempio scisso

Tutto intorno converso

in

il

il

monte.

velo,

triste aspetto,

Di morte nelle tombe sciolto


la

piede

fonte

la
il

Copre, e sanguigna appar

Ben

lamento,
al

e quanto vede

Per lintenso martir che

Trema

ig.

spento?

figlio

Delle lagrime sue chiude

Piange per

fa

duna Croce

c.

il

gelo.

ravviso; dal bel germe eletto

Di Davidde Ella nacque, ed ab eterno


Della divina idea fu primo obbietto.

l5a

DOLORI

poich

Adam

di noi fe

mal governo

il

Prescelta venne a concepir

lUom-Dio

Entro del verginal grembo materno.

Ed

or nellatto sovrumano e pio


In

lei

brilla

virt tanta ed

Clic invan dirlo sattenta

Come madre d un Dio

piega

Luomo perduto per


di

Vorria celar
Il

fral

labbro mio.
rigore
vita

lantico errore;

spoglia vestita

guardo de mortali

al

profondo dolor

Vergili santa, se son

Da pinger

al

onde abbia

Dell offesa giustizia,

Come donna,

amore,

il

vivo

sua

di

mie voci
il

fiero

ferita.
tali

tuo rammarco,

Vivran nella futura et immortali.


Giustizia

arm quel Dio

Che espose

di

strali

e darco

colpi suoi lunico figlio,

Per cui fu alluom del cielo aperto


In sapienza

sommo

Antiveggente, e
Stassi

Ei volle
Il

al

il

ed

in

tal

il

varco;

consiglio,

che tutto ad esso

presente e lavvenir sul ciglio,

suo voler pari e sommesso

core di Maria, riverberando

Sovra quello limmagin di se stesso:

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MARIA.

DI
Tal che nel
In cui

la

La colpa
Lo

l53

memorando,

sacrifizio

santa umanit di Cristo


originai giva espiando;

spirto della Vergine fu visto

Dio conforme, del mistero a parte

Che

E ben

di

un eterno ben

chiaro segnr

Quanto

fra

tutte Iddio cara la tenne,

Perch tante

Come

valse lacquisto.

sacre carte

le

egli

mirabilmente

noi grazie comparte.

sostenne

si

Nel martirio del Figlio, e in sua costanza

mondo

Corredentrice del

Fin da quel d, che

divenne.

comun

alla

speranza

Verbo, Maria nel dar lassenso,

Scese

il

Onde

in cielo

feo tanta esultanza,

si

Forte turbossi; e forse

duolo immenso

il

Antivedea da Simon predetto

Di

Quando

profetico spirto
nel

Tempio

il

il

labbro accenso:

Divo pargoletto

Benedicendo, disse ad essa vlto:


Ahi, quale spada

ti

sovrasta al petto!

qual madre potria lanimo e

il

volto

Fiso tener sulla diletta spoglia

D'un

figlio a lei

spietatamente tolto,

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r4

Fuor che

tanta doglia,

in

tempra alma divina,

costei di

Ubbidiente

Era

DOLORI*

Superando natura

suprema voglia?

alla

ora prescritta ornai vicina,

Quando Ges,

giusta

il

voler del Padre,

Iuver Gerusalein gi sincammina.

Giuda ingrato

Gi

lattende, e lempie squadre

Dispone:

ali!

Che mai

sar di lui

adempia

il

giro,

madre?

e della

crudi manigoldi lassaliro,

Freme

pria che notte

tumulto

in

il

popolo feroce,

abbandonan quei che

lo

seguir.

Tutti gridano insieme ad una voce:

Muora Ges; cede

E
E

alle

verghe

il

al

timor Pilato,

condanna,

indi alla Croce.

noi segue Maria? Forse negato


11

Ah! no, che

farlo a lei?

in

quellistante

Lofferse al Padre in sua ragione irato,

Che

al

gran riscatto uinan solo anelante,

Pone

in

non

cale ogni

Supernalmente

Degli affanni alla piena


(die

penar terreno,

in sua virt costante.

pugnan due

il

cor vien

meno,

diversi affetti in

lei,

L intrepid alma a lacerarle in seno.

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MARIA.

DI

Quai

soffre insulti

Come un
Lo
Ella

Pietro

trascinano

ben volve

Figlio e strazj rei,

il

mente; e

in

morte

a lui consorte

pena che non ha confine,

nella

Di cui non fu, n

E brama

come

rinnega, c

il

perfidi Giudei,

e prega, che

fia

mai

la

compiuto

pi forte.

alfine

Venga f irrevocabile decreto,


Di nuova

ne va per

vita

(livin

Del Golgota

Con

sullardua vetta

feral

trafitta

f ostia eletta,

sull istesso aitar

baciarsi insieme

Giustizia e Pace in le
Il

vede in Croce

in

Girare intorno

Fermo
Non

fa

Ma

stassi

damor

moribondi

fra

rai

sospiro dal dolor che

il

braccia stringe

le

in

come

perfetta.

quelle angosce estreme

motto, n tragge mesti

Dolente

fine.

segreto

santo spirto di valor repleto;

Onde mirar

alluom principio e

moto

suo tacer pi

a strale

Damore offrendo

il

il

preme.

lai,

duro legno,

eli

altra mai.

immobil segno,
in atto e di pietade

Delle viscere sue lamato pegno.

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l56

DOLORI

Quanto ordin

nel sen detcrnitade

La somma Onnipotenza umile adora,


Clic suo voler di

Fede

la

Dio

la

volontade.

regge, e nel dolor lincora,

Dolor che immenso, come immenso

Dolor

si

Non turbamento o tema

Ma

il

mare,

acerbo non sentito ancora.


in lei traspare,

di se vincitrice e di natura

Stassi despiazion presso laltare.

Delle sue ambasce

Amor

di

Non

Unombra

si

il

sdegn

il

un Dio, che
di

farsi

sol

per noi

sua fattura.

di visse

dappoi:

duol di quella invitta a Dio fedele,


vide

Per lempia
Di Maria

amor suo misura,

pianto per lanciso Abele,

tristi

Che cader

solo de tormenti suoi

Fu d va
Onde pi

madre

alma

man
in

si

Fu come speglio
Che riflettea del
di mille martirj

SofFria quel

Per

la

forza

il

sette figli

spenti

d Antioco crudele.
feri

momenti

per luce rifratta


figlio

patimenti

centro fatta

che Ges

damor

sofifria

nel frale,

in se contratta.

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DI MARIA.

fra

T angustie e lo spasmo mortale

Requie non cerca, non brama conforto,

Che

Donna,
Si

Dove

penar nulla

fuori del

in s funeste

idee

cale.

le

animo assorto,

non madre, ode chiamarsi,

scuote, alza

per

le voci

ciglia, e

le

ahi

suono

vede morto.

il

sono

ritrarla

Tutta impietrata nel dolore acuto,


In cos triste, orribile

Chi

la

soccorre, chi

pur dessa, o Gabriele, quella

Ella

Che

Ma

abbandono?

presta ajuto?

le

ud da te langelico saluto.

nullo appar alleviamento in ella,

Che dellamaro
Dee pur
Bens per

le

Onde

calice le stille

tutte libar lumile ancella.

profetiche faville,

pieno

suo cor, rattempra

il

il

Nell avvenir fissando le pupille:

Che

in sen

dbramo
lo

Ergere

cielo

al

fra

vedea

De Padri

il

leletto

di luce

stuolo

adorno

glorioso volo:

udia Satan dall infernal soggiorno,

Acceso dira

in

suo rabbioso orgoglio

Disperato levar grido d intorno:

>9

duolo

58

te

DOLORI DI MARIA.

primo vedeva, o Piero,

in soglio

Nel reame novel di Chiesa santa


Lieto sgombrar luniversal cordoglio;

di

relig'ion

Spargere

laugusta pianta
i

rami sul redento mondo,


cadere infranta.

lara degl Iddi

Poi giunto

il

fin

del suo penar profondo,

L amor non cessa in

ver noi

lei

sua prole

Di grazie innumerevoli fecondo.

(piai

tenera madre

Amorosa

esempio,

Coll

Tale

si

coll

mostra, ed

Fra

figli

tanti error,

opre e

che

ingrati a tanto

Sarem
Dell

Ah

Sia

fia
il

dritti

dalla

amor, a tanta pena

mai , che

immensa piena?

di

dure tempre

nostro cor; e se fu tale, almeno

Al fuoco del suo amor oggi

posto

ai

Dio ne mena

mortai palude.

ver lei, rinnovellando sempre

amarezze sue

non

parole;

le

ne schiude

sentier

il

Quando che usciam

suole

piegare alla virtude

sensi

e a rei desiri

si

il

stempre.
freno

Sotto quel tronco riverito e santo,


In questo giorno di mestizia pieno

Vegga misto

al

suo duolo

il

nostro pianto.

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LA MORTE DEL GIUSTO.


Justorum animae in manu
Dei sunt , et non tanget
illos

tormentum moitis.
Sapienza Cap.

3.

Ideato luom dalma serena e pura,

Che

Lui rincora

non avr

sventura.

grazia, a se lo chiama,

la

dai beni fallaci lo disvia,

Cui segue sol chi

Sua

brama!

vive e spera in Dio, e Dio sol

In vita e in morte

mondo

il

apprezza ed ama.

tempra, e questa breve via

fragil

ha nome,

Che

vita

Egli

non mai per volger danni obblia;

fassi

degno dimmortale

Chiedendo

al

il

gir

gli

dato,

stato

suo Signor e quale e quando

Fia de suoi giorni

E bench

che calcar

il

termine segnato.

da questa terra

in

bando

Pesi a chi veste la corporea creta,

Che

mano

mano

si

va consumando

MORTE

LA

l6o

Pur

cura noi punge, anzi

tal

Qual peregrin

si

allieta,

che in mezzo

Gi scorge e crede

al

cammino

suo

di toccar la meta.

amor divino,
Che quel che ad altri di cordoglio

S forte vinto dall'

E
Il

tema,

a lui speranza di miglior destino.

giusto

all

appressar dellora estrema

Tranquillamente

Che

concentra in Dio

si

suo voler la volont suprema.

Nullo altro

ha che

egli

tornar desio

di

Al suo Fattor, che per piet di noi

Sceso dal

Morte

ciel

de mali

Che

lo

quaggi nacque e moro.


fine agli occhi suoi,

il

conduce

alla celeste

Di Cristo preparata

ai

fidi

palma
eroi.

Angelo santo, a cui fid nostr alma

Quel Sol che non conosce occaso ed orto,

Tu
Me

dubbio mar privo

in questo

me

guida errante, a

Ondio

fra

calma

urto di contrarii venti

Securo attinga

Suon che passa

di

presta conforto,

il

fortunato porto.

la vita de viventi;

Eco

di questo

Son

tali

suono morte solo:

de Profeti

sacri accenti.

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DEL GIUSTO.

Costei risponde in tuon di gaudio o duolo

Secondo che

pensieri e lopre furo

In questo dell etade incerto volo.

Chi

la

giustizia esercit, securo

Laude e premio ne avr,


Obbrobrio
Il

chi scelleranza,

pena, nel tempo futuro.

mortale, che in Dio pose fidanza,

la

diede di

ragion

sommise

a falso obbietto,

menzogna

ver sembianza;

al

che macchiato un d dimpuro affetto,

Tanto sen

Non

sol

dolse, che trov

perdon,

Viver non pregia, n

ma
il

Che scevro d ogni


Tutta ha la mente
Gi della fede

il

offesa

salutare effetto;

morir

gli

pesa,

vii

terrena idea

al

sommo bene

lume, ond

egli

intesa.

ardea,

Gli discopre quel vero, a cui de sensi

Giunger lacume

sien

morte anco

di

In tumulto

E men

Pur lanima sen


Per

gli

pronti

invali
gli

affetti
gli

parte,

per

se potea.

spasmi immensi
e le parole,

spirti

come

meno

intensi,

suole

aere agitato e nubiloso

Passar pi bello in sua carriera

il

sole.

62

Dal

MORTE

LA

mondo

il

dipartir

non gravoso

Per chi in tempo

gli

Cercando

ben

Ci che
trae

la

lui

non

cale;

ha duol, gioja immortale.

altri

lui

Tela del viver suo

Compenso

riposo.

stabil

in altri morir, in esso vita;

donde

Per suprema virtude a

di lestremo vale

che a molti caro, a

Clic quel

in altro

ordita

para innante

si

grazia final legge compita,


alfin

delle fatiche tante,

Del lungo sospirar, del pianger molto,

dellardor di carit costante.

Mistero ad ogni

uman guardo

Che Providenza

Ha

di

E come

profonde tenebre ra\ volto,

faccia Iddio vario

Di chi stima virt,

Non deviando
Talch

il

sepolto,

suo consiglio eterno

in

giusto

dall

governo

di chi

amor

vediam

Gemere oppresso da

lofFende,

paterno.

in sue vicende

miseria e lutto,

Mentre allempio fortuna amica splende.

Ma

del

penar avr ben largo

Allor che

Miri

il

Palma

il

frutto,

dal suo career fuore

suo frale in cenere ridutto.

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DEL GIUSTO.

Che

dir

Io volger del giusto in


In gaudio eterno

Dva

riso

al

mondo

Partor morte, e della colpa

Vider

la

Finch per

li

pena

il

grazia

Non

Verbo,

e di Satan ritolse

fra

per

fior

il

immensa bont

Noi dal dover


Anzi

ai

lui

feri
si

sua

mano

artigli.

colse,

nel gran riscatto

penitenza sciolse:

di

l'uomo e Dio ne strinse

di

figli

a lor d accanto;

starsi

La mal ghermita preda


se di

,,

tanto,

divini alti consigli

S' incarn

Ma

pianto,

il

temporal dolore.

il

che nocque

fallir,

il

l63

piacque lincreato Amore:

si

il

patto,

scolpi limpronta

vi

Col proprio sangue nel medcsimatto.


Sicch luom giusto de

Toccando

trascorsi

ad onta,

de suoi di lultima sera,

Ferino in sua speme ogni timor sormonta.

Chi

visse

ben,

di

morir meglio spera:

vivendo a ben morir sapprende,

Che questa

del saper la luce vera:

Luce, che in tempo

Onde

il

piange

il

priego ed

al

Re Davidde splende,

suo
il

fallo e

sospir

al

notte e giorno,
ciel

sintende.

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LA

lG/f

Luce per

Ed

MORTE
Dio ritorno,

cui fer tanti a

altri

di

virt speglio perfetto

Mertaro

in

premio

Morte

eternai soggiorno.

giusto principio di diletto,

al

Termin dun aspro

periglioso corso

Dall aura impura de rei vizj infetto.

Soltanto

peccator n amaro

al

morso,

il

Perche, stolto! non seppe in tempo e alluopo


Nella sua fede rinvenir soccorso.

quei non gi, che a Dio,


Rivolto

pose

al

Qui patendo, onde


Lascia

spirto volando in quel sereno,

Allor che
il

dopo.

avverale le promesse vede,

E, qual No

freno

in ciel bearsi

scossa polve, quasi in propria sede,

Puro

Ove

a suo scopo

il

tranquillo del sepolcro in seno

ei

La

come

mal talento

la

fra

Tonde

colomba

Dio fedele,

a lui

sen riede,

vilipeso popol dIsraele

Che,

dal pi sciolta la servii catena,

Cambia

in

inno

Dineffabil dolcezza

di

gaudio

ogni parte T inonda, e

Dalme

delizie

le

querele.

immensa piena
il

cor

gli

pasce

inessiccabil vena.

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DEL GIUSTO.

benedice

le

la via

che calc fra

Sprezzando

l65

ambasce,

sofferte

sassi e

spine

ben che dallinganno nasce.

il

assorta l'alma in estasi divine

Nella gloria di Dio sinnebria, e gode

Secura ornai del suo beato fine;

Ed

melode

ascolta in angelica

Quel che

disse

Ges

amore

in

pegno

nostro scampo ed immortai sua lode:

Beati quelli, che umilt dingegno


Ebber mai sempre; in guiderdone ad

E
Beati

serbato de
i

Che

miti,

cieli

casti

di giustizia

il

e in

Che

lor a

un

gli

oppressi,

amanti e della pace,

Vissero in duolo e

La morte

essi

santo regno.

al

mio voler sommessi.

,,

Dio cotanto piace,

preziosa dal suo labbro detta

Nel sovrumano ragionar verace.

Troppo

la

Per

Per

mente da confin

dir d un

In

grembo

f,

speranza, carit beata,

ristretta

alma a miglior di rinata

a Dio, qual ne part perfetta,

dal novello suo sposo celeste

Del serto nuziale incoronata.

20

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LA MORTE DEL GIUSTO.

66

gi

posta in obblio

Nei

rai

E nuove
Chi

la

mortai veste

amor

del divo

tutta

si

abbella,

forme e pi leggiadre investe.

falso raggio di mondana stella


Non si accese vivendo, avr ben donde
Dopo morte sperar sorte s bella.

al

Che quando da

di

profonde

caligini

scaglier

lo

strai costei

che

Gli eccelsi e gl'imi, e tutti in

Umilemente

Dio vlto

il

pensiere

Dir: questo mio spirto a

Quale

il

fe

In tua clemenza

Non

suo ab eterno

ebbe

fere

un confonde,

Te ne
il

viene,

tuo volere.

fiducia e spene,

gi ne merti suoi, che indegno fora

aspirar per se stesso a tanto bene,

Bench

irritato

non

ti

avesse ancora.

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LA PASSIONE.
Passio Domini nostri.
S.

(Questo

In cui

Per

la

S abbuja

Su

giorno di pianto e di squallore

il

ostia innocente

il

sanguigno

ciel,

aprirsi e

ombre

la

di

sotterra

e a la vista ferale

Ciascuna in sen dbramo


Alto spavento

magi

Sul disordin del

Vede

il

si

rinserra.

natura assale

la

attoniti

terra,

rimugghiar lInfemo;

de padri

Maravigliando

Ed

Verbo eterno

Sol discerno,

il

lasse vacillar scossa

il

nostra salvezza in croce muore.

Le tombe
S alzan

Matteo.

incerti

mondo

sono

universale.

pietoso Dio dal divin trono,

Chaltri

Far che

non pu che
i

figli

di

umanato

Adamo

Figlio

abbiali perdono.

LA PASSIONE.

68

abbandona nel

fatai

periglio

Allatroce furor di popol

Che qual

tigre su

Gerusalemme

Ove

lui

ingrata, ov

empio

spiega

lartiglio.

tuo tempio?

il

mistico vel? Ali! perch

il

fai

Cos del tuo Signor barbaro scempio ?


Tutti

mali su te piombar vedrai

Stretta da lungo assedio, e vinta alfine

Sotto

peso de tuoi

il

Passeggeranno su

le

falli

cadrai.

tue ruine

Solitudine, orror, la fame e

vii

Questo sar

di tue nequizie

fglj

Ed

di

il

il

frutto,

marchio avran pel mondo

tutto.

morte, ohim! son pronte,

incomincio a udir dolenti note:

Venite meco per

Chi

il

tuoi, dispersi ognora, in fronte

Dinfamia

Ecco loro

lutto,

il

schiava n audrai con raso crine.

al

salire

monte.

pianto raffrenar sul ciglio puote,

Chi non calcar

Cui

sol

Pari in ardor

le

sante

orme d un Dio

per noi giustizia oggi percuote?


il

voler vostro al

mio

Si mostri, e ottenga del fallir

Quello che abbiam

di

perdono

lagrimar disio.

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LA PASSIONE.

Or che

169

a riedere al Padre io vicin sono,

Dicea Ges, nellultimo convito,

Di mio corpo e mio sangue a

Ma

Ed

or

meco

indugio

pi cari

Cedron scorre,
li

venian

sia

d
l

messo;

appresso.

do\e

varca, e ad essi vlto

il

consiglia, e

si

rimove.

suol prostrato e tutto in se raccolto

al

Trema,

vacilla, e duol

Che sanguigno sudor

Che lalma
il

sia

Padre che

puoi, deh! lunge

il

si

il

amaro

compia

mi compunge;

mio m caro,
il

gran desiro,
inai riparo.

nelleterno empir,

Delluom perduto, deh!

E non

punge
volto.

calice

mia morte a tanto


siedi

il
il

quasi a morte

tuo voler, e non

Di giustizia

me

fiero

bagna

gli

Padre, esclama, deh! se

Questo vada da

Ma

dito.

il

move

degli olivi
gli

dono;

istesso

grande oprar

giunto appena in suo camin


11

pane

il

al

monte

il

Di pregar

divide

voi fo

tradito,

nel piatello va intingendo

Ma non pi
E verso
E tre
E

mi ha

siede tra voi che

tal

del figlio, e

piet

ti

prenda,

non del mio martiro:

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LA PASSIONE.

17"

come

In quella,

se dal ciel discenda,

Voce risuona nellalma

par pi

la

agitata,

contristi, e pi

offenda.

Clic da quel d vedea nostralma ingrata

tanto amore, a tanto patimento:

La maggior pena

questa a lui serbata.

pi tristo dassai solleva a stento


Il

fianco dal terreno, e volge

Ai discepoli sordi
In sonno profondissimo

dice:

abbandonate: e

Tre volte surse

questo

il

piede

suo lamento;

al

vede

li

pregar vostro? solo

il

Padre a pregar riede.

il

e tre ricadde al suolo

Allaspetto terribile di morte,

Tanto

in esso pot

Quand ecco appar

forza di duolo.

per vie segrete e torte

Linfido amico, e appena

Fatto

il

figlio

dell

uom

al

bacio spinto

preda del

forte.

armi e darmati in un istante cinto

Che
11

Non

gli

insulti

alternando e

le

percosse

traggon seco in doppie funi avvinto:

duolsi no, bench innocente

Solo a Pietro rivolto

lo

Perch ostilmente contro

ei

fosse

rampogna
lor

si

mosse:

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LA PASSIONE.
Quei

clic

col

agogna

ferro di ferire

Col ferro istesso duopo

Non

chieggo ajuto a

che pera;

alfin

ne

te,

ni

abbisogna.

Forse chi sovra luniverso impera,

Se voluto lavesse,

Non
Che

si

avria

mossa

consumi

mia

in

la

di costor

impresa

volume,

Scritto nell infallibile

Per riparar

Oh

dell

uom

antica offesa.

somma dun amante Nume,

bont

Che per schiudere

a noi del cielo

Di nostre colpe tutto

Alcun non v che

difesa

celeste schiera?

nauti ad

sia

il

il

peso assume

varco
!

ingiurie parco,

Anna sacerdote

Qual uom d obbrobrio e

tratto,

di delitti carco.

Scribi, seniori, di giudizio in atto

Stanno

E dan

in

circolo tutti radunati,

sentenza ove non misfatto.

False le accuse son,

Due

falsi

chiamati

testimonj scelti a graii fatica,

Solo a mentir da

vii

lucro guidati.

Bugiardo ognun, bench giurando

il

dica,

Sciama: del tempio voleva costui

Nuova mole innalzar, strugger

lantica.

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LA PASSIONE.

v-jl

Caifa, che suo voler fa dellaltrui,

11

Primo

gli

Sei tu

il

chiede: o Galileo, che opponi?


figlio

Dio sceso

di

Che delluomo

nui?

figliuolo assunto in cielo

il

Scender vedrassi un di
Senti

fra

ben ragioni;

dicesti, risponde, e

lampi e tuoni.

fra

giudice in petto orrore e gelo,

il

Raccapricci, sammutol; poi scosso,

Tutto avvampante
Udiste

bestemmia?

la

Duopo non

mentito zelo:

di

e ad

ira

mosso,

dinterrogar pi alcuno,

Disse, e le vesti

strapp di dosso.

si

Mora, mora, gridar sud ciascuno,

sputi, di risa, e di guanciate

di

Insulto

di

benda

gli

le

faccano ad uno ad uno.


luci a lui velate,

Indovina, diceano, or chi

Se
Ei non

ver che in
fa

si

lagna, e nha ben donde

a lui spergiuro per timor

Dalla ancella richiesto e come, e

Ei venne, e se

Tre

offende,

motto; tutto vede e intende,

Sol di Pietro

Che

te di\ ina potcstate.

volte

il

compagno

niega e

si

rende.

donde

al Nazareno,

menzogner risponde.

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LA PASSIONE.
('.aut

gallo tre volte: ondegli

il

Riconobbe

suo fallo, a

il

Intanto

il

buon Ges

appieno

lui

predetto,

amaramente

sciolse al pianto

freno.

il

tra ferri stretto

Strascinato dal popol delirante


Dellarbitro Pilato

Ei

incammina

al

fier cospetto.

pallido ed ansante,

Lo precede

la

fisclij

urli e di

calca, e sode intorno

un risuonar costante.

Allora Giuda pentimento e scorno


Sent,

Al
Pilato

ma

tardo, e volontario corse

laccio in quel

fatai

Le accuse udinne,

E
Ma

medesmo

e dubit di frode,

condannarlo stette alquanto

in forse

vinto alfine, con Barabba gode

Proporlo ond abbia uno dei due

Ma

giorno.

popolar tumulto scorse,

il

salvarlo

farisei

la

vita,

ad un tempo e averne lode.

han

gi la

trama ordita

Ond lUom giusto a nuovo oltraggio segno,

orribil vedrassi

opra compita

Salvo Barabba sia, gridano,

dottener
n

il

ei

alto favor d

degno
Augusto,

rubelle Nazareno indegno.

LA passione.

74

Il

Giudice turbossi

E addimand
Come severo
Barabba, replic

morte

il

al

grido ingiusto,

chi

liberar do\ea,

giudice,

ma

giusto.

turba rea,

la

Nazaren dannato

sia:

Tantera l'empiet che in cor chiudea.

muto Ges,

Stava

trasparla

sol

Dell innocenza in lui raggio soave,

Che

di Pilato

Onde esclam
N

dubbio cor

il

che volontario

fia

feria,

non bave

costui colpa

mondo

al

Io nel sangue del Giusto oggi

Vano

tinior, nostro voler

Su noi,
Grill

su

il

Ei soggiunse:

non

iu atto di minaccia.

vo

Si flagelli bens

che a morte vada;


folle

a che valse

Scernere e non seguir del ver

Pi che giustizia un

lo

falso

il

Cadon

le

gli

la strada.

calse;

inumano

Redentore

Ai colpi delle verghe a

(ihc

ouor

sluol de carnefici

Ferocemente

lave.

faccia,

questo sangue cada,

figli

popolo

si

in faccia

mi

mano

assalse.

mano

carni miste a vivo sangue,

bagna, ahi

vista!

in

larga copia

il

piano.

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LA PASSIONE.

Ma

vanno

col vigor del braccio

Ges

Nel flagellar

Ridevol seggio a

daceto e di

lo saluta

prepara,

ciel

il

corona

la

bevanda amara.

fiel

Dimproperj nefandi
Chi

si

cauna, e

la

a gara

gi quasi esangue.

poi

lui

La porpora,

1-^5

non langue,

lor feroce crudelt

risuona.

regnator di Giuda,

Chi beffeggia laugusta sua persona.

Ma

il

timor chei soccomba e

Prima che

gli occhi

salga del Calvario

il

chiuda

colle

Desta nell alme loro idea pi cruda.

Una

croce

gli

addossano

alle spalle

Grave

cosi che meraviglia

Come

egli la sostenga e

Sinasprano

le

piaghe delle

sembra

non

traballe:

membra

Nel sacro corpo, e sotto

il

pondo enorme

L estreme forze a gran fatica assembra.


Egli

stampa
Il

Or

cor
si

il

gli

a destra

per

terren di sanguigne orme,

trema,

la

lena

gli

manca

ravvisan pi le antiche forme;


si
l

piega, ed or a

manca

incarco, e pel dolore acuto

Cadendo cede

la

natura stanca.

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LA PASSIONE.

176

Non

pi in lui vigor,

ma

tratto a viva forza

Che

Cireneo

cammino

a caso sul

Oli fortunato

a dargli ajuto

il

era venuto.

che almen dar poteo

Al gemente Signor qualche conforto,

per

Erto

la

lunge

carnefici

sentier

il

la vetta

Che duopo

Ma

compagno

via

giogo, e

il

gli

si

feo.

scabro e torto,

appare

al

guardo

pur che ogni vigor

a cui duole

il

Bestemmiali forte, e ribollenti d

moto pi

Lincalzano con
Soffre in pace

A
su

sol gli occhi

dice,

gira

non piangete, o donne,

voi piangete e sopra

Chio fra poco

Ma

ira

gagliardo.

in lagrime stemprarsi le rimira.

me,
Su

morto.

dolenti figlie di Sionne,

le

Che

Ges,

sia

ritardo

gi tocca la

al

figli

mio Padre

meta, e

vostri,

in cielo aiidronne.

crudi mostri

Alto sollevan grido di esultanza,

Dicendo: ecco compiuti

render vie maggior

Lo

traggon su
incrudelir

la

la rea

voti nostri.

fallanza

Croce, e ognuu

adopra

che ogni dire avanza.

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LA PASSIONE.
Ecco

chiodi e

il

martel prestami

opra,

all

Chi braccia e mani allunga, e chi

Le membra aggrava,

Oh Madre, non

Chi

che

fia

se

non piange
al

Pallido, esangue
dice:

ho

lo

a la

mondo

le

Son due

E
A

si

scioglia,

dolente scena
l

invoglia?

sete; e tosto offrir

amaro

fiel

si

vide

ripiena.

te

poter cotanto;

ladroni in croce a lui da canto,

essi

falli

Pentito

sopra.

percuote e lo deride:

quel pianto,

Oggi

salto

sta

sortite sue vesti divide.

lun

Suoi

in alto

non

a lagrimar

Scendi, dice, se in

un

lumi muove appena,

Spugna daceto

La turba

gli

qual fu tua doglia

al cor,

largo pianto

in

calca e

Croce fu levata

la

Qual cosa

il

pi madre! oh quale assalto

Di pene avesti

Quando

il

in

Ges

accusa e
il

si

tien locchio fiso,


discioglie in pianto.

Signore, agli atti,

vede, e proffer

sarai tu

meco

tal

al

viso

^oce:

in Paradiso.

nellultimo suo dolore atroce,

Padre, esclam, perch

Mi abbandoni

nell ore

estreme

cos trafitto in croce?

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LA PASSIONE.

178

Vede Maria che appi

Vede Giovanni
Qual madre e

Ed

del legno

geme,

e dice a lor rivolto:


figlio

voi vivrete insieme.

inclinando poi sul petto

il

volto

Di un forte grido dal seno affannato,

membra

fu lo spirto dalle

sciolto.

Ecco paga Giustizia, ecco segnato


Lalto riscatto dellumana prole

Col sangue

dell

Queste disse dal


11

santo

Amore ,

Squarci
Cos fra

il

sol

Agnello immacolato.

cielo

le

nubi che copriano

per

la

Chi ne sente

il

sua legge,

il

dono apprezza,

valore, e

ne misura,
lice,

la

grandezza?

soave e pura,

Ama seguir, che nei perigli


E nel retto cammin speme
Ah

suo mortai viaggio.

Quanto almeno ad uom


la

sole.

cornuti nostra salvezza

chi fra noi, chi tanto

Chi

il

duol dogni tormento e oltraggio

Ges ha compito

Ma

alme parole
e col divin suo raggio

scorta

secura?

che nel nostro ingrato core morta

Da gran tempo

il

lidea della virtude,

torrente del

mondo

ne trasporta.

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LA PASSIONE.

son

anime nostre

Del reo Preside

vii, di

Giuda

fero,

delle turbe di pietade ignude.

Quante

volte collopre e col pensiero,

Dietro vane lusinghe e

Raddoppiane

di sue

E mentre rinnoviamo

Ei mostra al Padre
Misericordia per

*7 9

pi crude

assai

che sino

sar ver

li

all

il

D Averno

Domo

il

della

sue piaghe e implora

le

nostri errori.

ultim ora
ingiuria tanta

pieghi lalma eh tra

Oggi che a fronte

corso intero

suoi dolori

Tanto sangue versato, e

Non

onori,

falsi

pene

ancora?

falli

Croce santa

regnator freme sotterra,

lorgoglio, e la possanza infranta.

Oggi che

il

fine dellantica guerra,

E colla morte dell Adam secondo


Luomo risorge a nuova vita in terra,
Deh!

la

Croce nbbracciam, speme del mondo,

Sotto

il

vessillo

suo certa vittoria:


r

Per

lei

chi delle colpe

Securo attinge

ha duol profondo

alla celeste gloria.

ritto per V autorit Ect

Irsi ostica

D. P. Picconi.

r. u se ne permette In Stmmpa ,

Oiataioia

Sena!.* Hcv.' per la

Gran

Cancelleria.

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3 DE

53

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INDICE.

La Morie ....

Pa fr

II

Trionfo della Religione.

Il

Giudizio universale

5
i5

V Ipocrisia
Il

Paradiso

Il

San Giuseppe

Il

Purgatorio

35

45
55
65

IJ Immortalit dell anima.


L' Annunziata

L Inferno

La Misericordia
La Maddalena
Previdenza
L Eucaristia
Il

Peccator moribondo

I Dolori di Maria

La Morte del Giusto


La Passione

75

87

97
io5
1

13

i5t3

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