Sei sulla pagina 1di 8

Anarchismo, socialismo rivoluzionario e idealit massonica nella

seconda met dellOttocento.


Il trinomio massonico -Libert Uguaglianza Fratellanza- ha per molto tempo
affascinato i portatori di ideali politici e sociali che per brevit iniziale
potremmo definire alternativi.
Sono noti i nessi pur non sempre lineari e definiti tra idealit massonica e
Riv. Franc., cos come quelli, ovviamente, instauratisi con il Risorgimento (e
soprattutto nella sua prima fase rivoluzionaria). E noto dunque il portato e il
peso rivoluzionario del pensiero massonico nella storia europea. Intendo qui
rivoluzione nel significato pi autentico dellaccezione politica del termine,
quello cio di sovvertimento del sistema politico, generalmente con mezzi
violenti, volto allinstaurazione di un sistema alternativo, fondato su valori
diversi da quelli esistenti.
Si tratta tuttavia di unevidenza storica che, analizzata pi a fondo, oggi ci pu
apparire strana, se non del tutto estranea, in unattualit dominata da certi
perbenismi intellettuali, da certi atteggiamenti di bigottismo laico dove
imperano sovrani termini e pratiche liberal, politically correct che relegano
lalternativa al sistema alla sfera dellutopia chimerica quando non della
distopia o utopia negativa.
Ma, proprio in tal senso, anche noto non solo ai massoni il nesso
massoneria-utopia: lintera idealit massonica, lintero complesso di idee e
prassi (finanche rituali) della massoneria sono impregnate di utopia. Unutopia,
o meglio, un utopismo, unidealit utopica che viene espressa in nuce,
allorquando i massoni nei loro templi lavorano al bene e al progresso
dellumanit, retti e guidati dalla costante e indefettibile ispirazione alla
realizzazione del trinomio Libert Uguaglianza Fratellanza. Dopo gli studi di Karl
Mannheim1 (1929) conosciamo il portato rivoluzionario dellutopia (la tensione
al mondo che dovr essere e che sar) che si scontra con lideologia (il mondo
e il sistema che ).
Utopia e rivoluzione (in questo senso non necessariamente cruenta n
necessariamente dirompente rispetto alla tradizione) dunque sono un tuttuno,
un insieme inscindibile nel quale giacciono e che sottendono le forze del
cambiamento e del progresso sociale. Questo sempre stato e sempre sar,
molla e volano del divenire storico.
Lutopia non pu non essere rivoluzionaria, cos come il pensiero massonico
non pu rinunciare ad essere utopico.
Ma si tratta di unaltra apparente stranezza, oggi, in un sistema culturale (in
senso antropologico) dominato nuovamente dal timore dellutopia, perch
dominato dal timore della rivoluzione. Basti pensare alle trasformazioni valoriali
che proprio in questi ultimi venti/trentanni hanno subito i termini utopia e
rivoluzione nel linguaggio politico sia dotto sia comune. Dalla valenza
1

K. Mannheim, Utopie und Ideologie, 1929 (trad.it. K. Mannheim, Ideologia e utopia, Bologna,
19683).

positiva avuta fino alla fine della contestazione del decennio 68-78 alla valenza
negativa odierna, esito di alcune dinamiche concorrenti, tra le quali possiamo
ricordare (perch a noi italiani pi vicine) gli anni di piombo e, sul piano
globale, la fine della divisione del mondo in blocchi contrapposti. La caduta del
muro di Berlino ha inverato, soltanto per un istante, lutopia della libert
politica tout-court e si quasi immediatamente e storicamente trasformata
nellideologia della libert occidentale, caratterizzata dallideologia della
morte delle ideologie. A ben vedere una Ideologia che non ha permesso n
permette lesistenza dellalternativa, tacciata quasi sempre come peggiore di
quellesistente in cui conviene invece crogiolarsi e di cui occorre accontentarsi.
E cos il sorgere o il risorgere di unideologia borghese, portata da una
borghesia priva del suo originario senso rivoluzionario. Una borghesia, ceto
sempre pi medio, magmatico e indistinto che, ancora una volta, ha
compiuto un tradimento (secondo la nota espressione di Braudel) disegnando
un sistema forgiato su unacquiescenza a un benessere ottenuto mediante uno
strisciante e surrettizio (ma pur sempre inaccettabile) sfruttamento delluomo
sulluomo, di pochi consapevoli su molti, sempre pi inconsapevoli strumenti
del loro stesso sfruttamento.
Unideologia assai lontana, come quotidianamente avvertiamo, da quel valore
della centralit delluomo (o pure dellindividuo) che ha rappresentato per
secoli lelemento propulsivo della borghesia stessa ridiventata, per lennesima
volta nella sua storia, forza conservatrice anzich di progresso.
Oggi dunque anche la Massoneria soffre di tali contraddizioni. Non potrebbe
non essere cos, vista la derivazione e prevalente composizione borghese della
stessa.
Ora, si pu iniziare a comprendere la difficolt insita
approfonditamente i legami tra Massoneria e anarchismo.

nellanalizzare

Minori difficolt si riscontrano evidentemente nel considerare il legame con il


pensiero e lidealit del socialismo, almeno nella sua variante non
rivoluzionaria e dunque, in ultima analisi, riformista (e quindi ancora
borghese). Gli indicatori di tali legami giungono quasi fino ai giorni nostri ed
superfluo soffermarvisi in questa sede.
Vale per almeno la pena, a tal proposito, di notare una curiosit che spesso
sfugge a ricostruzioni che inevitabilmente risentono di quel noto e ottuso
ostracismo operato nei confronti della tematica massonica, diffuso
soprattutto in Italia.
Il termine socialisme nella sua accezione pi propriamente politica venne
coniato dallintellettuale e politico francese Pierre Leroux (1797-1871),
massone, iniziato nella Loggia Les Artistes Runis del GOF nel 1848. (Fino ad
allora il neologismo indicava soltanto i sostenitori della teoria del
contrattualismo).
Qualche anno prima Leroux aveva scritto un noto saggio dal titolo De
lindividualisme et du socialisme (1834)2 nel quale postulava lantinomia

Oeuvres de Pierre Leroux (1825-1850), I, Paris, Soc. Typographique, Lesourd, 1850, pp. 365
ss.

individualismo/socialismo valorizzando questultimo in senso negativo. Ma nel


1845 cambiava tendenza e scriveva:
nous sommes socialistes, si lon veut entendre pour socialisme la
doctrine qui ne sacrifiera aucun des termes de la formule: Libert,
Fraternit, galit, Unit, mais qui les conciliera tous.3
Come si detto pi arduo invece, almeno apparentemente, far luce sui nessi
tra idealit e prassi massonica e anarchismo.
Su tale difficolt pesa gravemente, tra laltro, la lettura tradizionale di una
parte della storiografia e dellapproccio culturale pi generale. Tale lettura
risulta influenzata da un lato dallinterpretazione di matrice cattolica, ripresa
ancora attualmente da un certo pensiero di estrema destra (Forza Nuova) che
postula una diretta filiazione del movimento anarchico dalla massoneria 4
ovviamente funzionale alla negativizzazione e demonizzazione di entrambe le
componenti. Dallaltro, ben pi importante, linterpretazione sia di parte della
stessa cultura anarchica (come si sa assai variegata) sia da parte pi
genericamente marxista che esclude qualsiasi legame tra massoneria e
pensiero anarchico non solo sulla scorta di diffuse ignoranze di fondo ma anche
- e forse soprattutto sulla scorta dellimponente giudizio di Gramsci e della
sua interpretazione della massoneria come partito della borghesia. 5
Eppure quando ci si accosti con maggior rigore e minor pregiudizio si scoprono
o si ricordano intersecazioni e affiliazioni illustri molte delle quali magari
comunemente note, altre forse meno, sulle quali per quasi sempre si tende a
sorvolare.
Compito della ricerca storica appunto quello di rischiarare le zone di
penombra, soffermarsi a meglio indagarle, evitare (e impedire) silenzi perfino
sulle evidenze che possono risultare scomode, almeno ricostruire e riportare
alla memoria, per quanto ci riguarda, i fatti e le personalit che di questi
strani legami furono protagonisti attivi.
A cominciare da chi il pensiero anarchico ha partorito, Pierre Joseph Proudhon
(1809-1865). Proudhon, cui si deve il merito (o demerito, a seconda dei punti di
vista) di aver in qualche modo sdoganato e cos nobilitato il concetto di
anarchia dal significato negativo fino ad allora attribuito al termine, identificato
con il caos o, meglio, il disordine morale e politico, sosteneva invece, com
noto, lesistenza di un naturale nesso tra anarchia e ordine:
L'anarchia una forma di governo o di costituzione nella quale la
coscienza pubblica e privata, formata dallo sviluppo della scienza e del
diritto, basta da sola a mantenere l'ordine e a garantire tutte le libert
(circa 1860).6
3

Ibid., p. 376.
Cfr. L. Corvaglia, Massoneria e Anarchismo, Tarantula, rivista libertaria, 2010, riv.
telematica.
5
Interv. dell'on. A. Gramsci, Discussione Legge sulle Associazioni, Atti Parlamentari, Camera dei
Deputati, Legislatura XXVII, tornata del 16 maggio 1925.
6
Cit., tra gli altri, in D. De Masi, Mappa mundi: modelli di vita per una societ senza
orientamento, Milano, Rizzoli, 2013.
4

Concetto daltronde che fu ripreso lapidariamente da Elise Reclus (18301905), il comunardo anarchico il quale sostenne che lanarchie cest la plus
haute expression de lordre. 7 Strana (ma forse nemmeno tanto) coincidenza,
anche Reclus fu massone, iniziato nel 1858 o 1861 a Parigi nella Loggia Les
Emules dHiram del GOF. Massone non molto attivo, per la verit, ma che
svolse un importante ruolo di diffusione degli ideali anarchici nelle Logge fino a
fine secolo. Lo ritroviamo infatti nel 1894 con una conferenza su Lanarchie
pronunciata il 18 giugno presso la Loggia Les Amis Philantropes di Bruxelles.
Tornando a Proudhon, altrettanto noto ci che lui stesso narra rammentando
la sua iniziazione:
L'8 gennaio 1847, venni accolto come Massone, col grado di
apprendista, nella Loggia Sincerit, Perfetta Unione e Costante Amicizia,
'Oriente di Besanon'. Come ogni neofita, prima di ricevere la Luce,
dovetti rispondere a tre quesiti d'uso: Cosa deve l'uomo ai suoi simili?
Cosa deve alla sua patria? Cosa deve a Dio? Alle due prime domande, la
mia prima risposta fu all'incirca, quella prevedibile; alla terza io risposi
con questa parola: la GUERRA. Giustizia a tutti gli uomini, Devozione al
proprio paese, Guerra a Dio, cio all'Assoluto. Tale fu la mia professione
di fede. Io domando perdono ai miei rispettabili fratelli per la sorpresa
che caus loro questa parola, specie di smentita al motto massonico,
che io ricordo qui senza derisione, ALLA GLORIA DEL GRANDE
ARCHITETTO DELL'UNIVERSO. () Segu una lunga discussione che le
usanze massoniche mi impediscono di riferire. (..) L'antiteismo, non
l'ateismo: verr un tempo, io spero, in cui la conoscenza delle leggi
dell'animo umano, dei principi della giustizia e della ragione,
giustificher questa distinzione, tanto profonda quanto apparentemente
puerile.8
Testimonianza assai interessante e assai eloquente su molti aspetti, a iniziare
da quellelemento che Corvaglia chiama il misto di fascinazione e conflittualit
su cui si fonda la relazione fra pensiero anarchico e massoneria. 9
Per continuare poi su altri rapporti, non sempre pacifici come spesso a prima
vista pu sembrare, tra ragione e progresso, tra giustizia e uguaglianza, tra
patria e nazione, infine e in ultima analisi, tra le differenti modalit di
declinazione e composizione degli elementi del trinomio massonico.
Fascinazione e conflittualit assai simile a quella che mosse spiriti sia
illuministi sia romantici, irrequieti ma liberi, a cercare negli ambienti latomistici
una giusta composizione tra razionale e cosiddetto irrazionale, tra esoterismo
ed essoterismo, quindi tra pensiero e azione. Soltanto a titolo di esempio cito
due figure distanti e diverse tra loro: lutopista e massone Louis Sbastien
7

Cit., tra gli altri, in Th. Maricour, Histoire de la littrature libertaire en France, Paris, Albin
Michel, 1990, p. 12.
8
9

P.J. Proudhon, La giustizia nella Rivoluzione e nella Chiesa, 1858.


L. Corvaglia, art. cit.

Mercier (1740-1814), che nella sua ucronia (Lan 2440, reve sil en fut jamais,
1770) sognava un progetto politico fondato su elementi tipicamente anarchici e
contemporaneamente, membro dellAcadmie Franaise e della famosa Loggia
razionalista Les Noeuf Soeurs , si scagliava contro il sistema copernicano
(1797). Oppure la pi famosa (e recente) M.me Blavatsky, la fondatrice della
Societ teosofica (1875) che imbracci il fucile per cadere ferita a Mentana al
fianco di Garibaldi (1867).
Forse ancora poca luce stata gettata sul peculiare rapporto che tra Sette e
Ottocento si instaurato, in ultima analisi, tra Tradizione e Progresso e che ha
visto la Massoneria tra i luoghi privilegiati dei tentativi di una sua declinazione.
Lappartenenza massonica di Proudhon evoca direttamente e inevitabilmente
quella coeva di Michail Bakunin (1814-1876), la cui adesione alla massoneria
(avvenuta probabilmente in Svezia nel 1845) , secondo il giudizio di Luigi Polo
Friz fatto storicamente sopravvalutato o negletto. Curiosamente
sopravvalutato da parte cattolica, avversaria della massoneria e della
rivoluzione e negletto da parte della recente storiografia anarchica o
rivoluzionaria, sovente, al pari della cattolica, timorosa della verit storica,
come soltanto le chiese possono esserlo.
Durante il suo soggiorno italiano Bakunin com noto, incontra a Caprera
Garibaldi, leterno G.M. Onorario (Polo Friz); viene elevato al grado di
Rosacroce nel 1864 da Ludovico Frapolli, futuro G.M. del GOI il quale teneva le
redini di una parte cospicua dellobbedienza al RSAA; viene delegato
allAssemblea massonica di Firenze in rappresentanza del Conclave della
capitale Toscana. Vive cio attivamente gli ambienti latomistici della Penisola.
Sempre nel 1864 (lo stesso anno della creazione della I Internazionale) Bakunin
fonda la Fratellanza Internazionale o Alleanza dei Socialisti Rivoluzionari (in cui
lanno dopo entrarono anche i fratelli Reclus). La Fratellanza, che tra laltro fu
tra le cause della rottura con Engels) era stata creata da Bakunin con una
struttura rigidamente piramidale ed era stata dotata di un impianto ritualistico
di chiaro stampo massonico. Si tratt evidentemente di unoperazione volta a
utilizzare collegamenti e contatti a fini di propaganda e azione rivoluzionaria
con lo scopo parallelo di disorganizzare la massoneria governativa e sostituirla
con una democratica (Bakunin, lettera a Garibaldi sullelevazione di Blanche al
30 grado in Svezia).
Si noti la nemmeno tanto curiosa similitudine con lo spirito che aveva gi
caratterizzato lazione mazziniana.
Tuttavia Bakunin non impieg molto tempo per capire che la Massoneria di
quegli anni era ormai assai diversa da quella settecentesca che avendo riunito
nel suo seno, con poche eccezioni, tutti gli spiriti elevati, i cuori pi ardenti, le
volont pi fiere, i caratteri pi audaci aveva rappresentato lincarnazione
energica e la messa in pratica dellidea umanitaria del XVIII secolo (Bakunin).
E anni dopo fu impietoso il giudizio che lagitatore russo diede sulla
Massoneria: scesa al triste ruolo di vecchia intrigante rimbambita, che non
vale nulla essendo inutile, qualche volta nociva e sempre ridicola.
Ma ancora balza agli occhi il parallelismo con Mazzini che, narrando la
fantomatica trasmissione di gradi massonici fattagli dal Da Passano nel carcere
del Priamar (1830) aveva tempo prima (1861) descritto lapidariamente:

una scena ridicola ch'io m'ebbi col Passano (il quale incontrato da me
per caso nel corritojo mentre si ripulivano le nostre celle, al mio
susurrargli affrettato: ho modo certo di corrispondenza; datemi nomi,
rispose col rivestirmi di tutti i poteri e battermi sulla testa per conferirmi
non so qual grado indispensabile di Massoneria), raffermavano me nel
concetto formato gi da pi mesi: che la Carboneria era fatta cadavere e
che invece di spendere tempo e fatica a galvanizzarla, era meglio cercar
la vita dov'era, e fondare un edificio nuovo di pianta.
Ideai dunque, in quei mesi d'imprigionamento in Savona, il disegno della
Giovine Italia.10
Sostenere per, come da molte parti stato fatto, linteresse esclusivamente
strumentale di Bakunin e di altri esponenti dellanarchismo rispetto
allIstituzione massonica, quasi a voler dimostrare con certezza limpossibilit
di vicinanze e nessi ideali, significherebbe probabilmente dover sostenere la
medesima interpretazione per quanto riguarda il Genovese.
Certo, non possibile negare luso politico che alcuni agitatori fecero
dellIstituzione massonica e delle sue Logge, ma tale utilizzo, pure strumentale,
non pu non contemplare lesistenza di una progettualit politica nella quale la
massoneria e i suoi ideali pi politici, secondo le intenzioni di quegli attori,
avrebbe potuto e dovuto svolgere un ruolo determinante. Daltronde, come
ricorda Polo Friz, nel 1864 la Massoneria Italiana non era quell'insieme
omogeneo che pu apparire dalla saggistica su Bakunin e deboli erano le sue
connessioni con l'apparato dottrinario Andersoniano. 11 E questo intelligente
giudizio potrebbe risolvere, a mio modesto avviso, tanti degli interrogativi che
anche noi ci siamo fin qui posti
Analoga sorte accadde, ancora pi tardi, a Errico Malatesta del quale non si
conosce la data di iniziazione ma tale attestata dallesistenza di una patente
di IX grado del RSAA rilasciata nel 1876 e da una dichiarazione dello stesso
agitatore scritta su Umanit Nuova nel 1920: io fui massone quando ero un
po pi giovane.12 Resistette poco lanarchico tra le Colonne, e le abbandon
dopo due anni quando la sua Loggia decise di accogliere il Ministro Nicotera
con musica e bandiere13, vedendo fallire il suo progetto di ripetere il tentativo
fallito a Bakunin di riportare la massoneria alle sue origini ideali e farne
unassociazione realmente rivoluzionaria. 14 Tuttavia la lettura degli scritti di
Malatesta ci fa comprendere quale fascino possa aver esercitato gli ideali di
Libert, Uguaglianza e Fratellanza che lanarchico di Santa Maria Capua a
Vetere declinava, talora perfino ingenuamente, nel senso della pi alta
umanit.
Tra gli ultimi eredi della tradizione bakuniana occorre evidentemente ricordare
Andrea Costa (1851-1910), poi passato, in seguito a una profonda crisi ideale
10

G. Mazzini, Scritti di Politica ed Economia, I, Milano, Sonzogno, s.d., p. 19.


L. Polo Friz, Bakunin e la Massoneria, Rassegna storica del Risorgimento, 1989, pp. 41-138,
p. 45.
12
V. Gnocchini, LItalia dei Liberi Muratori, Piccole biografie di personaggi famosi, Roma, Erasmo
ed., 2005, p. 175
13
L. Corvaglia, art. cit.
14
M. Novarino, La massoneria e la I Internazionale, in http://www.bicentenariogoi.it/Relatori_Palermo.pdf
11

dallanarchismo al socialismo riformistico (1889). Iniziato nel 1883 nella Loggia


Rienzi di Roma, fu, com noto, G,M. Aggiunto del GOI.
Altri esponenti della variegata galassia anarchica tuttavia sono ancor pi esenti
da sospetti utilitaristici e strumentali.
Si pensi a Francisco Ferrer y Guardia (1859-1909), lanarchico catalano
fondatore della Escuela moderna, progetto pedagogico fondato sullidea di
uneducazione razionale e scientifica da impartire senza instillare idee
preconcette n dogmi, di cui il bambino ancora sprovvisto.
La scuola di Ferrer pubblicava, tra laltro, anche dei bollettini ai quali
collaborarono illustri esponenti del mondo anarchico e/o massonico, come il gi
citato Reclus, Tolstoj e lantropologo Petr Kropotkin.
Fucilato dalla Guardia Civil nel 1909, a causa del suo impegno rivoluzionario e
delle sue posizioni pacifiste e anticlericali, divenne il simbolo del martirio del
libero pensiero in quegli inizi del Novecento. In quegli stessi anni in cui, sempre
in Spagna, il gruppo anarco-sindacalista della Asociacin Internacional de los
Trabajadores coniava quel suo simbolo con una livella iscritta in un cerchio e
con un filo a piombo, poi reinterpretata, con parziale erroneit, come la A di
Anarchia.
Pietro Gori (1869-1912) lultimo anarchico di cui ci occupiamo brevemente,
forsanche lultimo anarchico della originale tradizione ottocentesca, avvocato
collaboratore di Filippo Turati, iniziato massone nel 1901 (Loggia Rivadavia
n51 allOriente di Buenos Aires) e rimasto massone fino alla morte. Ultimo
anarchico e forse ultimo esponente di quel tentativo di unire anarchismo,
socialismo rivoluzionario e massoneria, ormai destinato a fallire, allinizio del
secolo breve.
Soprattutto in Italia, laddove dal 1904 iniziarono le prime crisi tra Massoneria e
Partito socialista che sfociarono nella nota ostilit di Salvemini, sulla scorta
della quale Mussolini socialista (1909) elabor la formula Il socialismo
movimento, la Massoneria immobilit; il primo operaio, lultimo
borghese.15
Probabilmente anche il GOI non fatic in tale contesto a rispolverare e ridar
lustro ai principi stabiliti da Anderson.
Forse occorre quindi posticipare di qualche decennio e inserire in tale contesto
il giudizio di Marco Novarino che individuava le ragioni del fallimento del
tentativo di Bakunin e dei suoi nella difficolt, per un anarchico,
fondamentalmente refrattario al concetto di trascendenza e alla struttura
gerarchica, di trovarsi in sintonia con la spiritualit e lorganizzazione
ritualistica massonica, pur se i principi di libert, fratellanza ed uguaglianza
erano condivisi.
Ancora nel 1909 dunque il fratello Pietro Gori scriveva in una lapide posta in
memoria di Ferrer:
Francisco Ferrer volea la scuola e linfanzia redimere con le verit
razionali onde libera da ogni servaggio crescesse una gente nova, a le
15

Cit. in I. Montanelli, LItalia in camicia nera, Milano, Rizzoli, 1976, p.8.

glorie del lavoro e del pensiero. Ma lodio lo travolse de la violenza e de


la tenebra e luccise. Firenze artigiana ricorda che al riscatto de le
braccia e de le menti codesto sangue sacro.16
Parole che bastano a comprendere, anche dal punto di vista lessicale e
semantico, i nessi stabilitisi in quel particolare periodo della storia occidentale
delle idee, allorch la massoneria venne da molti ribelli considerata come un
luogo privilegiato di laboratorio politico (nel senso pi alto del termine), come
fucina di idee libere e progressive capaci di dettare le norme e le forme
naturali di una futura umanit.

Renzo Repetti

16

Pubblic. in P. Gori, Per la vita e in morte di Francisco Ferrer, Roma, Libreria Editrice Libertaria,
1909