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IL CASTAGNO (Castanea sativa Miller)

Caratteristiche botaniche
E' il re del bosco fino a 600 m sul livello del mare. E' un albero diffuso nelle nostre regioni e nelle migliori condizioni pu
raggiungere notevoli dimensioni (20-30 m di altezza), vegetando per secoli nella sua imponente struttura legnosa.
Insieme al Faggio e alla Quercia appartiene alla famiglia delle Fugacee e come questa una pianta monoica: i fiori
maschili e femminili sono separati, ma entrambi presenti sulla stessa pianta.
Il fusto rivestito da una corteccia bruna, profondamente fessurata che tende ad assumere un andamento a spirale. I
giovani rami hanno corteccia liscia, le foglie sono caduche, alterne, lanceolate e con margini dentati. I fiori maschili sono
raggruppati in amenti eretti di 20-30 cm, i femminili sono riuniti alla base delle infiorescenze maschili e protetti da un
involucro che, a fecondazione avvenuta, costituir il riccio. Il castagno fiorisce nel mese di giugno, diffondendo nell'aria
un caratteristico profumo. Molti insetti visitano questi fiori ricchi di polline garantendo, con il concorso del vento, la
fecondazione incrociata a questa specie, che talvolta autosterile.
Il frutto un achenio, la castagna, avvolta dal riccio: un involucro spinoso che a maturit si apre in due o quattro valve.
Principali avversit del castagno
Come tutti i vegetali anche il castagno subisce l'attacco di parassiti di varia natura.
Oltre agli insetti (in particolare lepidotteri tortricidi e coleotteri curculionidi) che danneggiano il frutto, quest'albero pu
essere attaccato da funghi microscopici, agenti del cancro e del mal d'inchiostro.
Il cancro corticale (Cyphonectria parasitica) provoca vistose fessurazioni della corteccia sulle pareti colpite e il
dissecamento dei rami soprastanti il punto d'infezione, conducendo la pianta a un progressivo deperimento e alla morte.
Questa malattia, sconosciuta nel nostro paese fino al 1940, stata introdotta probabilmente dalla Cina o dal Giappone e da
allora ha drasticamente ridotto la coltura del castagno, peraltro gi in una situazione di crisi.
L'Osservatorio per le Malattie delle Piante di Milano e l'Azienda Regionale delle Foreste hanno fatto indagini sulla
situazione sanitaria del Castagno in Lombardia. Negli ultimi anni stata individuata nei castagneti la presenza di ceppi
"ipovirulenti" del fungo: questi danno luogo ad attacchi lievi, che cicatrizzano spontaneamente. La presenza di questa
forma "benigna" del fungo da considerarsi positivamente, in quanto riduce, fino a sostituirli, i ceppi virulenti pi
dannosi.
Nell'area del parco vi oggi una discreta presenza di questa forma benigna del fungo Cyphonectria parasitica, cosa che
offre buone prospettive per la sopravvivenza e il recupero dei castagni.
Il mal d'inchiostro causato da un altro fungo (Phytophtora cambivora), che si diffonde dalle radici al colletto della pianta,
segnalandoci la sua presenza con caratteristiche fiammate nere alla base del fusto. Pur non avendo avuto la diffusione
devastante del cancro, tuttora presente nei castagneti locali, soprattutto nei terreni con ristagni idrici o eccessivamente
compatti.
Gli interventi di recupero nel Parco
Il recupero delle selve castanili di et secolare si basata su fasi d'intervento successive, realizzate nell'arco del
quinquennio 1994-1998.
E' stato realizzato un primo censimento dei Castagni secolari tuttora presenti in selve: ne sono stati contati oltre 1.000
esemplari collocati prevalentemente nei Comuni di Brinzio, Castello Cabiaglio, Cocquio Trevisago, Comerio, Orino e
nella frazione Bregazzana di Varese.
Successivamente stata realizzata l'indagine patrimoniale per rintracciare i proprietari dei terreni su cui sono radicati i
castagni censiti: la selva, infatti, risulta essere pressoch sempre di propriet privata, per cui ogni intervento diretto del
Parco subordinato all'ottenimento della relativa autorizzazione da parte della propriet.
L'Ente Parco pu cos intervenire su oltre 300 castagni suddivisi in una decina di selve, i cui proprietari oltre ad
acconsentire ai lavori di recupero, si impegnano a mantenere priva di vegetazione invadente la selva per un periodo di
almeno 5 anni dalla fine dei lavori.
Nel 1997 e 1998 il Parco ha eseguito i lavori di recupero, che consistono in:
Potatura fitosanitaria con taglio di tutti i rami secchi e colpiti dal cancro corticale. Tali operazioni sono state eseguite
con l'impiego di autoscala o con il sistema del "tree-climbing", pratica innovativa che consente di operare in
chioma assicurati con corde, salendo sulla pianta.
Distruzione di tutte le ramaglie infette, mediante abbruciamento in aree lontane dai cantieri.
Taglio e controllo della vegetazione arbustiva e arborea invadente con cippatura di tutti i residui vegetali e recupero
dell'aspetto originario della selva.
L'ottimo risultato conseguito con il primo intervento ha consentito al Parco nel 1998 di eseguire un secondo lotto di lavori
d'intervento per il recupero di altri 60 castagni secolari. Il progetto proseguito con l'individuazione di 40 esemplari
campione che sono stati classificati da un punto di vista varietale.
La coltivazione del castagno nella cultura e nella tradizione
La presenza della castanicoltura da frutto documentata nella zona, cos come nelle valli vicine, a partire dal periodo
medioevale. La presenza di questa coltura e dei suoi prodotti rintracciabile chiaramente in numerose fonti anche per i
secoli seguenti, notizie confermate e arricchite di particolari dalle fonti orali, riferibili all'ultimo periodo di coltivazione
del castagno. Albero presente sui fondi spesso in associazione con le colture foraggiere, ha avuto un'importanza
considerevole sia nell'alimentazione degli abitanti della zona, sia negli scambi commerciali. La possibilt di conservare a

lungo il frutto essiccandolo, ha certamente favorito il mercato di questo prodotto, ottenuto da una coltura estremamente
specializzata, declinata in modo definitivo nell'ultimo dopoguerra.
La coltivazione tradizionale prevedeva l'impianto e l'innesto di esemplari di castagno distribuiti a una certa distanza su
fondi dai quali si ottenevano molteplici produzioni. Frequentemente piantato sui prati permanenti ("i prati magri"), dai
quali si otteneva una discreta produzione di fieno, il castagno era comunemente coltivato anche nelle selve: boschi
estremamnte controllati, nei quali si effettuava il pascolo del bestiame nei periodi privi di neve dell'inverno, e si tagliava
periodicamente la vegetazione del sottobosco, per rendere pi agevole la raccolta autunnale dei frutti. Questi terreni
garantivano inoltre una discreta produzione di mirtilli, funghi e lettiera, utile come lettiera nelle stalle.
La tutela di ci che rimane di questi ambienti tipici potr essere assicurata riattivando in forma controllata alcune delle
pratiche (pascolo o sfalcio periodico) che per secoli hanno garantito la manutenzione e conservazione.
La conservazione delle castagne
La necessit di poter disporre di questo frutto nutriente tutto l'anno, ha dato luogo a diverse strategie di conservazione.
Oltre a diversi sistemi per conservare le castagne verdi o fresche per alcune settimane o qualche mese (con il sistema della
novena, della riscera, in fosse, ecc.), pi comunemente si provveduto a essiccarle per assicurarne il consumo durante
tutto l'anno.
L'essiccazione delle castagne, a cui seguiva la battitura e la vagliatura veniva effettuate nelle Gr, costituite in appositi
edifici o ricavate nella canna fumaria dei camini domestici. Qui un fuoco lento e continuo assicurava una progressiva
disidratazione delle castagne e una leggera affumicatura.
Nel territorio del Parco si possono ancora osservare alcune Gr che conservano la struttura originaria, anche se ormai
destinate ad altra funzione.
Questi sistemi di conservazione, ancora ben conosciuti localmente, non vengono pi praticati.